Era stata allevata fin da piccola, abituata a volare libera nei dintorni di casa per poi tornare, docile, tra le braccia della sua padrona. Si chiamava "Morla", un esemplare femmina di corvo imperiale (Corvus corax), diventata una compagna inseparabile per una giovane di Caldarola.
Il 6 settembre, giorno della preapertura della stagione venatoria, la sua vita è stata spezzata da un colpo di fucile esploso da un cacciatore. La ragazza aveva portato "Morla", come faceva abitualmente, per la consueta passeggiata nei dintorni dell'abitazione: un'abitudine ormai consolidata, che prevedeva per il corvo la libertà di volare per poi fare ritorno da lei. Quella domenica, però, durante quella che doveva essere una normale uscita, la giovane ha sentito distintamente uno sparo. È andata immediatamente alla ricerca dell'animale e lo ha trovato a terra, morto, colpito da un proiettile di fucile.
Sul posto era ancora presente il cacciatore che aveva esploso il colpo: secondo quanto da lui dichiarato, avrebbe pensato che l'animale fosse una cornacchia. Una giustificazione che, tuttavia, non elimina gli aspetti critici della vicenda, sui quali sono intervenuti nell'immediatezza i Carabinieri della Stazione di Caldarola e, successivamente, per le indagini e i provvedimenti, i Carabinieri Forestali del Nucleo di Camerino. La cornacchia, infatti, non sarebbe stata comunque tra le specie cacciabili nella giornata di preapertura, secondo il calendario venatorio regionale. Inoltre, la ragazza si trovava sulla strada, dove le norme sulla sicurezza dell'attività venatoria impongono precise distanze e condizioni per l'esplosione di colpi d'arma da fuoco.
La giovane, ancora sotto shock per l'accaduto, è riuscita a riprendere con il telefono cellulare il cacciatore mentre si allontanava dal luogo del fatto: una testimonianza raccolta nell'immediatezza degli eventi, che ha permesso di identificare il responsabile. Per la proprietaria non si trattava semplicemente di un animale selvatico: "Morla" era stata cresciuta e addestrata da lei fin da piccola, con un rapporto costruito nel tempo attraverso le quotidiane attività di volo e il ritorno spontaneo dalla sua padrona. La sua morte ha rappresentato quindi un grave dolore personale.
I Carabinieri Forestali del Nucleo di Camerino hanno provveduto a deferire all'autorità giudiziaria il cacciatore, ritenuto responsabile della morte del corvo imperiale, che ora rischia una pena prevista dalla legge tra l'arresto da due a otto mesi o l'ammenda da 774 a 2.065 euro. È inoltre scattato il sequestro del fucile e la sospensione della licenza di caccia e del titolo di detenzione delle armi possedute dall'uomo.
Il corvo imperiale è una specie protetta, inserita nell'allegato III della Convenzione di Berna e tutelata in Italia dalla Legge 157/1992 sulla protezione della fauna selvatica omeoterma. Di conseguenza, la sua detenzione è severamente regolamentata: è legale detenerlo solo se nato in cattività, proveniente da allevamenti autorizzati, munito di apposito anello inamovibile e accompagnato da documentazione che ne attesti la lecita provenienza, nel rispetto delle normative statali e regionali sulla gestione degli animali selvatici. I corvi imperiali sono tra gli uccelli più intelligenti in assoluto: possono imparare comandi simili a quelli di un cane e risolvere problemi complessi. Per essere educato, l'animale deve però essere preso da piccolissimo e abituato fin da subito alla presenza umana.
Quello di "Morla" non è stato l'unico episodio che, nella giornata di preapertura della caccia, ha impegnato i Carabinieri Forestali di Camerino. Gli stessi militari hanno infatti ricevuto e verificato altre segnalazioni da parte di cittadini nel capoluogo di provincia, preoccupati per la presenza di cacciatori nelle vicinanze delle proprie abitazioni. Diverse persone hanno riferito di essere state disturbate dai colpi d'arma da fuoco esplosi fin dalle prime ore dell'alba, manifestando timori legati alla vicinanza delle abitazioni e alla sicurezza. Una giornata che ha visto quindi impegnata la vigilanza dei Carabinieri Forestali nel garantire il delicato equilibrio tra attività venatoria, sicurezza dei cittadini e tutela della fauna.
(corvo e cornacchia)
Era stata allevata fin da piccola, abituata a volare libera nei dintorni di casa per poi tornare, docile, tra le braccia della sua padrona. Si chiamava "Morla", un esemplare femmina di corvo imperiale (Corvus corax), diventata una compagna inseparabile per una giovane di Caldarola.
Il 6 settembre, giorno della preapertura della stagione venatoria, la sua vita è stata spezzata da un colpo di fucile esploso da un cacciatore. La ragazza aveva portato "Morla", come faceva abitualmente, per la consueta passeggiata nei dintorni dell'abitazione: un'abitudine ormai consolidata, che prevedeva per il corvo la libertà di volare per poi fare ritorno da lei. Quella domenica, però, durante quella che doveva essere una normale uscita, la giovane ha sentito distintamente uno sparo. È andata immediatamente alla ricerca dell'animale e lo ha trovato a terra, morto, colpito da un proiettile di fucile.
Sul posto era ancora presente il cacciatore che aveva esploso il colpo: secondo quanto da lui dichiarato, avrebbe pensato che l'animale fosse una cornacchia. Una giustificazione che, tuttavia, non elimina gli aspetti critici della vicenda, sui quali sono intervenuti nell'immediatezza i Carabinieri della Stazione di Caldarola e, successivamente, per le indagini e i provvedimenti, i Carabinieri Forestali del Nucleo di Camerino. La cornacchia, infatti, non sarebbe stata comunque tra le specie cacciabili nella giornata di preapertura, secondo il calendario venatorio regionale. Inoltre, la ragazza si trovava sulla strada, dove le norme sulla sicurezza dell'attività venatoria impongono precise distanze e condizioni per l'esplosione di colpi d'arma da fuoco.
La giovane, ancora sotto shock per l'accaduto, è riuscita a riprendere con il telefono cellulare il cacciatore mentre si allontanava dal luogo del fatto: una testimonianza raccolta nell'immediatezza degli eventi, che ha permesso di identificare il responsabile. Per la proprietaria non si trattava semplicemente di un animale selvatico: "Morla" era stata cresciuta e addestrata da lei fin da piccola, con un rapporto costruito nel tempo attraverso le quotidiane attività di volo e il ritorno spontaneo dalla sua padrona. La sua morte ha rappresentato quindi un grave dolore personale.
I Carabinieri Forestali del Nucleo di Camerino hanno provveduto a deferire all'autorità giudiziaria il cacciatore, ritenuto responsabile della morte del corvo imperiale, che ora rischia una pena prevista dalla legge tra l'arresto da due a otto mesi o l'ammenda da 774 a 2.065 euro. È inoltre scattato il sequestro del fucile e la sospensione della licenza di caccia e del titolo di detenzione delle armi possedute dall'uomo.
Il corvo imperiale è una specie protetta, inserita nell'allegato III della Convenzione di Berna e tutelata in Italia dalla Legge 157/1992 sulla protezione della fauna selvatica omeoterma. Di conseguenza, la sua detenzione è severamente regolamentata: è legale detenerlo solo se nato in cattività, proveniente da allevamenti autorizzati, munito di apposito anello inamovibile e accompagnato da documentazione che ne attesti la lecita provenienza, nel rispetto delle normative statali e regionali sulla gestione degli animali selvatici. I corvi imperiali sono tra gli uccelli più intelligenti in assoluto: possono imparare comandi simili a quelli di un cane e risolvere problemi complessi. Per essere educato, l'animale deve però essere preso da piccolissimo e abituato fin da subito alla presenza umana.
Quello di "Morla" non è stato l'unico episodio che, nella giornata di preapertura della caccia, ha impegnato i Carabinieri Forestali di Camerino. Gli stessi militari hanno infatti ricevuto e verificato altre segnalazioni da parte di cittadini nel capoluogo di provincia, preoccupati per la presenza di cacciatori nelle vicinanze delle proprie abitazioni. Diverse persone hanno riferito di essere state disturbate dai colpi d'arma da fuoco esplosi fin dalle prime ore dell'alba, manifestando timori legati alla vicinanza delle abitazioni e alla sicurezza. Una giornata che ha visto quindi impegnata la vigilanza dei Carabinieri Forestali nel garantire il delicato equilibrio tra attività venatoria, sicurezza dei cittadini e tutela della fauna.
(corvo e cornacchia)
Era sottoposto al divieto di dimora nel comune di Macerata, ma è stato sorpreso nuovamente in città e, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, avrebbe infastidito una giovane all'interno di un locale. Per un 21enne di origine algerina, già noto alle forze dell'ordine, è così scattata la custodia cautelare in carcere, disposta dal Tribunale Monocratico di Macerata.
Il provvedimento è stato eseguito dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Macerata e arriva a seguito della richiesta di aggravamento della misura cautelare avanzata dall'Arma dopo quanto accaduto lo scorso 14 settembre.
Il giovane, classe 2005, disoccupato e residente ad Amandola, nonostante il divieto di dimora è stato individuato e controllato nel centro di Macerata. L'intervento dei carabinieri era scattato dopo la richiesta di una 24enne del posto, che aveva segnalato il comportamento molesto del giovane all'interno di un esercizio commerciale, un kebab.
A pesare sulla posizione del 21enne anche un precedente episodio avvenuto all'inizio di settembre ai Giardini Diaz, quando, secondo quanto riferito dalle forze dell'ordine, avrebbe avvicinato e importunato una donna, inducendola a chiedere l'intervento della Polizia.
In quella circostanza, durante le operazioni di identificazione, il giovane avrebbe inoltre assunto un atteggiamento violento nei confronti degli agenti della Questura di Macerata, venendo arrestato con l'accusa di resistenza e violenza a pubblico ufficiale.
Gli episodi successivi e la segnalazione all'autorità giudiziaria da parte dei carabinieri hanno portato all'aggravamento della precedente misura cautelare, sostituita con la custodia in carcere. Terminate le formalità di rito, il 21enne è stato quindi trasferito nella Casa Circondariale di Ancona, dove si trova a disposizione dell'autorità giudiziaria.
Il costo dell'Rc Auto continua a crescere anche nella provincia di Macerata. Ad agosto 2026 il premio medio per assicurare un'auto nel Maceratese si è attestato a 502,92 euro, con un aumento dell’8,6% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. È il terzo valore più alto tra le province marchigiane, alle spalle di Fermo e Pesaro e Urbino.
Il dato emerge dall’Osservatorio assicurativo di Segugio.it, che fotografa l’andamento dei prezzi delle polizze RC Auto a livello nazionale e regionale. Nelle Marche, nel complesso, il premio medio ad agosto è stato di 484,92 euro, 17,67 euro in meno rispetto alla media italiana, ma in aumento del 6,4% su base annua.
A livello provinciale, Fermo risulta la provincia marchigiana con il premio medio più elevato, pari a 509,08 euro, anch’esso in crescita del 6,4% rispetto ad agosto 2025. Al secondo posto si trova Pesaro e Urbino, con un premio medio di 504,51 euro e un incremento particolarmente marcato, pari al 14,4%.
Segue quindi Macerata con 502,92 euro, dove l'aumento annuo dell'8,6% risulta superiore alla media regionale. Ad Ancona il premio medio raggiunge invece 485,34 euro, con una crescita del 4,1%, mentre Ascoli Piceno è la provincia meno cara della regione, con un prezzo medio di 409 euro.
Guardando al quadro nazionale, ad agosto il premio medio per l’RC Auto in Italia ha raggiunto 502,59 euro, circa 17 euro in più rispetto allo stesso mese del 2025, per un incremento del 3,5%.
A sostenere maggiormente la spesa sono i giovani. Gli Under 25 pagano mediamente 1.053,64 euro, seppure in leggero calo rispetto ai 1.069,77 euro di un anno fa. La cifra resta comunque nettamente superiore a quella delle altre fasce d'età: tra i 25 e i 34 anni il premio medio è di 587,92 euro, mentre tra i 35 e i 44 anni scende a 475,41 euro. Per la fascia 45-59 anni il costo medio è di 452,32 euro, mentre gli Over 60 registrano il premio più basso, pari a 420,47 euro.
Secondo i dati relativi agli ultimi dodici mesi, la fascia più numerosa tra i proprietari di veicoli in Italia è quella compresa tra i 45 e i 59 anni, che rappresenta il 36,5% del totale. Seguono gli Over 60 con il 23,1%, i 35-44enni con il 19,6%, la fascia 25-34 anni con il 16,5% e gli Under 25, che costituiscono il 4,2%.
Secondo Emanuele Anzaghi, amministratore delegato di Segugio.it, il mercato sarebbe arrivato "all’apice della fase rialzista dei prezzi RC Auto". L’aspettativa indicata dall’AD è quella di prezzi che nei prossimi mesi potrebbero mantenersi stabili o registrare una lieve contrazione. Tra i fattori considerati viene indicato anche l’aumento dei costi del carburante, che potrebbe portare a una riduzione delle percorrenze e, di conseguenza, del numero di sinistri.
Quello del 3 e 4 ottobre sarà un fine settimana ricco di eventi e appuntamenti dedicati alla scoperta delle realtà del territorio, alla cultura, alla natura e all'enogastronomia firmato Copagri Marche. Agricoltura in Festa torna per la sua qundicesima edizione nella riserva naturale dell'Abbadia di Fiastra con due giornate dedicate alla sostenibilità e al benessere.
Per tutta la durata della manifestazione, dalle 9:30 alle 19:00 i visitatori potranno visitare la Mostra Mercato di prodotti enogastronomici e la mostra fotografica "Nominare-Ecologia della cultura". Una mostra ed un progetto nati dalla volontà di riscoprire la cultura del dialetto e dell'attività contadina e per donare ai giovani la visione rurale del territorio marchigiano.
Il 3 ottobre, dopo l'inaugurazione della manifestazione avrà inizio alle 9:30 la passeggiata lauretana a cura di Marche Active Tourism, per proseguire alle ore 10:00 con gli appuntamenti di Yin Yoga e Sound Bath e l'appuntamento con il Silent Book Party alle ore 14:00. Nel pomeriggio lo spettacolo dialettale "E morto vabbu & lLa zampa matta" e la presentazione del libro "Dolci Borghi e Legumi Affettivi". Oltre agli appuntamenti culturali, saranno presenti anche appuntamenti dedicati alle degustazioni di Ribona e della vernaccia di Serraptetrona. La giornata si concluderà con la seconda edizione della Cena Mezzadra.
Domenica 4 ottobre ad aprire gli eventi sarà il convegno "Seminare innovazione, raccogliere risorse: gli incentivi per il settore agroalimentare marchigiano" alle ore 10:00. Alla stessa ora appuntamento per i più piccoli con il laboratorio di decorazione con le piante officinali e la passeggiata nella selva dell'Abbadia.
Nella mattinata anche l'esposizione di Lambrette, Trattori e 500 d'epoca: un viaggio nella memoria per riscoprire il percorso della meccanizzazione agricola. Nel pomeriggio preseguirà il percorso enogastronomico e culturale, con momenti dedicati al miele, all'olio, al dibattito sull'enogastronomia della Via Lauretana e allo spettacolo teatrale "Il pittore delle colline chiare".
L' appuntamento di Agricoltori in Festa rappresenta un importante momento di confronto per i protagonisti del mondo dell'agricoltura. "Parleremo di giovani agricoltori perchè è su di loro che bisogna puntare nel campo dell'agricoltura - afferma il Presidente di Copagri Marche Gian Luigi Silvestri -. "La difese delle aree interne è il secondo grande tema che è a cuore a Copagri e che vogliamo mettere al centro di questa manifestazione".
Anche il vicepresidente di Regione Enrico Rossi conferma l'impegno in questo ambito: "Con le risorse del Csr abbiamo lavorato per dedicare misure ai giovani, alle aree interne e alla valorizzazione del territorio - sottolinea -. Per rendere di nuovo attrattivo il nostro settore primario per il futuro prossimo, anche in ambito internazionale, dobbiamo rendere particolarmente redditiva l'attività agrticola. Come Regione Marche metteremo a terra gli strumenti a nostra disposizione, sostenendo anche il trasferimento tecnologico tra la ricerca e ciò che concretamente le nostre aziende agricole possono mettere in campo. Iniziative come questa contribuiscono inoltre a diffondere la cultura agricola tra famiglie e bambini e a rafforzare l’identità rurale e zootecnica della nostra regione. Il settore primario, nonostante le criticità attuali, può e deve continuare a rappresentare un settore strategico per il territorio marchigiano”.
Sul tema dell'internazionalizzazione torna anche Gino Sabbatini, presidente della Camera di Commercio delle Marche, ntervenuto in videocollegamento:"Fondamentale integrare sempre di più la rete dell'accoglienza e del turismo con la filiera agricola ed enogastronomica: le Marche nanno straordinari numeri ed eccellenze da spendere su tutti i palcoscenici nazionali, europei e internazionali".
Il sindaco di Urbisaglia Riccardo Natalini tramite un messaggio letto in conferenza ha scritto: "L’agricoltore non è soltanto colui che produce: è, a tutti gli effetti, un custode del territorio. La manifestazione rappresenta proprio questa idea: un’occasione per incontrarsi, conoscere, degustare, imparare e riscoprire il legame profondo tra agricoltura e territorio. Rivolgo quindi un sincero ringraziamento agli organizzatori, agli agricoltori, alle imprese e a tutte le realtà che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento”.
Infine, anche il direttore di Confedicop Marche Emanuela D'Angelo ha dichiarato l'importanza dell'evento, sottolineando l'importanza dell'imprendoria femminile: "Nelle aree interne è necessario contrastare lo spopolamento con presidi creditizi sul territorio che supportino le idee degli imprenditori agricoli e che possano avvicinarli al sistema finanziario".
Una serata fresca ieri sera allo Sferisterio, forse la prima dopo la lunga estate afosa, ma calda e dolce, creata dalla tanta gente che gremiva la platea, le gradinate e la caratteristica mezza corona dei palchi del monumento simbolo dello spettacolo a Macerata. Sul palco, lungo e largo, un'orchestra di più musicisti guidati dal maestro Luca Colombo e un coro ad accompagnare la performance di poesia cantata di Gianni Morandi, "l'eterno ragazzo" della musica leggera italiana, amato dalle generazioni che sono scivolate via negli ultimi 65 anni. Tante signore, molti signori con i capelli grigi, ma anche tanti giovani tra loro, con il viso stupito nell'ascoltare quell'ultraottantenne che canta con una sua particolare prestazione atletica fatta di contorsioni e corse con il microfono in mano.
Lo Sferisterio non è un teatro, non è un'arena: è un ambiente particolare, unico, costruito nella prima metà dell'800 per praticare un adesso estinto "pallone al bracciale". Negli ultimi decenni è diventato un ambiente inclusivo dove artisti e spettatori si sentono ugualmente protagonisti di un unico spettacolo, sempre coinvolgente sia nelle opere liriche sia nei concerti di musica leggera. Quest'anno il cartellone lirico è stato molto ricco, ancora di più quello dei big della musica leggera, ultima proprio la tappa del tour di Gianni Morandi ieri sera.
Il Gianni nazionale ha esordito con "C'era un ragazzo…" per scaldare subito i cuori, seguita da una riflessione, ispirata al testo della canzone, sul brutto periodo di guerre che stiamo vivendo. A seguire altri classici del suo repertorio, tutti nella nostra memoria e cantati a gran voce anche dal pubblico: "Occhi di ragazza", "Se non avessi più te", "Se perdo te", "Un modo d'amore"… fino all'omaggio al grande amico e complice artistico Lucio Dalla. "Vita", cantata insieme a lui nell'indimenticabile tour di coppia di tanti anni fa, poi due classici dello stesso Dalla: "Futura" e "Piazza Grande". Divertenti i racconti di Gianni sul suo rapporto amico-rivale con un tipo particolare come Lucio Dalla, ed esilaranti le imitazioni, ripetute insieme al pubblico, dei vocalismi inediti dell'amico cantautore bolognese.
Non sono mancate, nello svolgimento del concerto, le performance con il suo coro di tre elementi, due ragazze e un ragazzo: "Grazie perché", "In amore"… Poi altre canzoni dell'immenso repertorio — 608 incise, come lui stesso ha ricordato, dicendo con la sua naturale modestia che alcune sono belle, molte normali, diverse brutte. "Bella signora" ha fatto scatenare il pubblico, e Gianni non si è sottratto all'entusiasmo, andando proprio in mezzo agli spettatori con una particolare attenzione ai disabili presenti in prima fila.
"In ginocchio da te", "La fisarmonica", "Andavo a 100 all'ora", fino all'immancabile "Fatti mandare dalla mamma", per ricordare i bei tempi dei favolosi anni '60.
"Canzoni stonate" è il brano che rappresenta la rinascita di Gianni dopo un periodo "oscuro" della sua carriera. Non poteva mancare l'omaggio all'amico e complice artistico degli ultimi tempi, Jovanotti, autore di alcuni dei suoi ultimi successi come "Allegria", "Apri tutte le porte" e l'ultimissima "Hit Parade". Per finire, la canzone simbolo del suo messaggio umano e di solidarietà per tutti, ma soprattutto per i più deboli del suo immenso pubblico: "Uno su mille".
Che dire? Una serata allegra, piena di bei ricordi e stimolo di buoni sentimenti, attraverso le canzoni dell'"eterno ragazzo". Questa definizione, che spesso ricorre, Gianni Morandi l'ha così commentata ridendo: "Come dice Fiorello: dall'eterno ragazzo all'eterno riposo… è un attimo!"
Il fanclub Morandimania, le "morandine" sempre presenti e sempre in prima fila — alcune venute da molto lontano, una l'ho perfino in casa — soddisfattissime, hanno ritrovato il loro idolo in gran forma.
(Le ultime tre foto sono di Massimo Zanconi)
Ci sono edifici che raccontano una città anche quando sembrano aver smesso di farlo. È il caso di Palazzo Cortesi, nel cuore del centro storico di Macerata, una dimora le cui prime testimonianze documentarie risalgono al 1580 e che oggi, dopo un importante intervento di recupero, è tornata a vivere con una nuova funzione.
Il palazzo ospita oggi Palazzo Cortesi Boutique Hotel, una struttura quattro stelle che ha trasformato gli spazi della dimora in un luogo di accoglienza, mantenendo però il più possibile leggibili le tracce della sua storia. Non una semplice struttura ricettiva, dunque, ma un intervento che restituisce alla città ambienti rimasti per anni nascosti e oggi nuovamente fruibili.
«Questa era una perla incastonata nel centro di Macerata ma nascosta da tanti anni – racconta Sara Longarini di Palazzo Cortesi – e abbiamo deciso di ridargli una vita rendendolo interamente fruibile sia dagli ospiti sia dagli utenti della città o da chi vuole venire soltanto per una giornata senza pernottare».
Il recupero ha interessato l'intero edificio, dall'ultimo piano fino agli spazi al piano terra. Le camere occupano gli ultimi livelli, mentre il piano nobile ospita in parte altre camere e in parte uffici. Al piano terra, affacciato su piazza Cesare Battisti, trovano spazio la reception, il ristorante e la lounge. Al livello inferiore si estende invece un'area benessere di oltre 300 metri quadrati, con spa, sale trattamenti e sala fitness.
È però la storia dell'edificio a rappresentare uno degli elementi più caratterizzanti dell'esperienza. I primi documenti rinvenuti nel palazzo risalgano al 1580 e attestano come l'edificio sia stato legato a famiglie nobili e a una delle tipografie più importanti di Macerata nel periodo dei moti risorgimentali e della Carboneria.
Durante i lavori sono emerse ulteriori tracce di questo passato, che la proprietà ha scelto di conservare anziché cancellare. «In tantissimi ambienti non siamo mai intervenuti sulle pareti – spiega Longarini – abbiamo lasciato i decori, gli affreschi e qualsiasi traccia del passato potesse essere raccontata ancora».
Così gli elementi storici convivono con un progetto contemporaneo fatto di pietra, marmo, legno e arredi su misura, con l'obiettivo dichiarato di unire architettura, design, eleganza e comfort. È la filosofia sintetizzata dallo stesso Palazzo Cortesi: «recuperare il passato per valorizzare il presente, in un continuo divenire».
Ma il rapporto con la città non passa soltanto dalla storia custodita nelle sue stanze. I diversi affacci del palazzo aprono scorci sul centro storico e permettono di osservare Macerata da una prospettiva diversa, più intima e raccolta. Un modo per vivere gli spazi della città e, allo stesso tempo, per riscoprirne angoli e atmosfere.
E la struttura non si esaurisce nell'ospitalità alberghiera. Il ristorante e l'enoteca Cucina & Vino, ospitati nella dimora, puntano sulla tradizione enogastronomica e sugli ingredienti locali, mentre gli spazi dedicati al benessere ampliano l'offerta anche a chi vuole trascorrere qualche ora nel palazzo senza soggiornarvi.
«Dalla mattina fino alla sera abbiamo tantissime opportunità – conclude Longarini – per chi vuole dedicarsi una coccola al ristorante o al bar e per chi vuole rilassarsi o concedersi del fitness qui in centro storico a Macerata».
Il risultato è un palazzo che non è stato semplicemente riportato a nuova vita, ma restituito a una funzione contemporanea senza rinunciare alla propria identità. Gli affreschi, le volte, i mattoni, gli ambienti che si susseguono e gli affacci sul centro diventano così parte di una nuova storia: quella di una dimora cinquecentesca che torna a essere vissuta, non soltanto conservata.
I Carabinieri della Stazione di Montefano hanno denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Macerata un giovane di 26 anni, originario di Noto (Siracusa), disoccupato e già noto alle forze dell'ordine. Il reato contestato è quello di tentata truffa.
L'episodio risale al 1° agosto scorso, nel centro cittadino. Una donna di 78 anni, residente in zona, si trovava alla guida della propria auto quando è stata affiancata dal giovane, che ha cercato di mettere in atto la cosiddetta "truffa dello specchietto". Si tratta di un raggiro ormai diffuso, che consiste nel simulare un falso incidente stradale per ottenere dalla vittima denaro contante come risarcimento immediato.
La pronta reazione dell'anziana ha però mandato a monte il piano. A seguito della segnalazione, i militari hanno avviato gli accertamenti e, attraverso l'attività investigativa, hanno raccolto elementi concordanti a carico del 26enne, arrivando a identificarlo come presunto responsabile.
Il giovane è stato quindi denunciato all'autorità giudiziaria.
È morta ieri sera, dopo un giorno e mezzo di agonia, una donna di 84 anni che da anni viveva a Fiastra e che da tempo soffriva di depressione.
Il dramma si è consumato lunedì, poco prima delle 13, in una zona isolata di campagna, dove l'anziana ha compiuto un gesto estremo contro se stessa. A dare l'allarme è stato un agricoltore che si trovava nelle vicinanze e che, avendo sentito le urla della donna, ha immediatamente richiesto soccorso.
Sul posto sono intervenuti tempestivamente i sanitari del 118 e i carabinieri. Le condizioni dell'84enne sono apparse fin da subito gravissime: dopo le prime cure, la donna è stata trasportata all'ospedale di Torrette e successivamente trasferita in elicottero al Centro ustioni di Pisa, struttura specializzata nella cura dei casi più critici.
Nonostante l'impegno dei sanitari e i tentativi di salvarle la vita, l'anziana è morta ieri sera: il suo cuore ha smesso di battere a circa un giorno e mezzo di distanza dal drammatico gesto.
Il Pil si discute, le bollette si pagano. E il giorno dopo la polemica di Giorgia Meloni con l'Istat sulle stime della crescita, arriva dalle Marche un numero che porta la discussione sui problemi strutturali dell'economia italiana molto più vicino alla realtà quotidiana delle imprese: 103 milioni di euro.
Ieri sera, ospite di Porta a Porta, la presidente del Consiglio ha contestato le revisioni delle stime Istat sulla crescita, chiedendosi se «Istat sottostima gli italiani o il governo». Ma nel corso dell'intervista ha parlato anche di altro: secondo Meloni, l'Italia non cresce come dovrebbe per ragioni «prevalentemente di carattere strutturale». Tra queste ha indicato la bassa produttività, legata anche alla particolare composizione del tessuto produttivo italiano, fatto di moltissime micro e piccole imprese, oltre alla necessità di maggiori investimenti in innovazione e capitale umano.
E quanto pesa questa struttura nell'economia italiana? Tantissimo. Secondo i dati raccolti da Confartigianato, le micro e piccole imprese, quelle fino a 49 addetti, sono 4,68 milioni e rappresentano il 99,3% delle imprese attive. Gli occupati sono oltre 11,59 milioni, pari al 62,2% degli occupati nelle imprese attive.
Insomma, non si tratta di una componente marginale del sistema produttivo: è praticamente l'intero tessuto imprenditoriale italiano. Ed è proprio qui che il discorso sulla crescita si incrocia con quello sui costi.
Secondo l'analisi dell'Ufficio Studi di Confartigianato, le micro e piccole imprese marchigiane sostengono un extracosto energetico di 103 milioni di euro rispetto alla media europea.
Per la provincia di Macerata, il conto è di 22 milioni di euro, pari allo 0,22% del Pil provinciale. Una cifra che colloca Macerata, a pari merito con Pesaro-Urbino, subito dietro Ancona, che raggiunge i 33 milioni. Ascoli Piceno è a 15 milioni, Fermo a 11.
E qui il collegamento con la discussione sulla crescita diventa meno astratto. Se le micro e piccole imprese rappresentano il 99,3% delle imprese attive e oltre il 60% dell'occupazione nelle imprese, i costi che gravano su questo sistema non sono un dettaglio. L'energia è uno di questi.
In Italia le piccole imprese pagano mediamente 25,99 centesimi di euro per kWh, contro i 22,04 centesimi della media europea: il divario è del 17,9%. A pesare è anche la componente fiscale e parafiscale della bolletta, che secondo Confartigianato è superiore del 47,4% rispetto alla media Ue.
E il momento non sembra particolarmente favorevole per chi sperava in un alleggerimento. A settembre, fino al 22 del mese, il prezzo del gas sul mercato italiano è aumentato del 24,1% rispetto alla media di agosto, mentre il prezzo all'ingrosso dell'elettricità, il PUN, è salito del 17,3%.
C'è poi l'altro lato della questione, quello della produttività. L'OCSE, nel suo rapporto sull'Italia 2026, sottolinea che le imprese più piccole sono mediamente meno produttive di quelle più grandi e che il divario italiano è più ampio rispetto ad altre grandi economie europee. Tra i fattori indicati ci sono le minori economie di scala, livelli più bassi di investimento e innovazione e maggiori difficoltà nell'attrarre personale qualificato.
Così la discussione sul Pil e sulle stime di crescita si può anche fare sui decimali. Ma per le imprese che compongono quasi tutto il tessuto produttivo italiano, la crescita passa anche da questioni molto meno teoriche: quanto costa produrre, quanto costa l'energia e quanto rimane da investire.
A Macerata, secondo la stima di Confartigianato, solo il primo di questi conti vale già 22 milioni di euro.
Sono in corso, e termineranno oggi, i lavori di demolizione di una struttura in cemento situata all'interno del Porto di Civitanova Marche, nei pressi dei cantieri portuali. L'edificio, in origine destinato alla raccolta differenziata a servizio degli operatori portuali, era diventato negli anni una vera e propria discarica a cielo aperto, a causa del mancato rispetto delle modalità di conferimento da parte di chi vi si serviva. Una situazione che aveva trasformato progressivamente l'area in una grave criticità sotto il profilo del decoro, dell'ambiente, della sicurezza e dei costi per la collettività.
L'intervento risolutivo arriva al termine di un percorso di incontri operativi che hanno coinvolto l'assessore all'Ambiente Giuseppe Cognigni, l'assessore con delega al Porto Roberto Pantella, il funzionario del Demanio Paolo Raganini, insieme alle aziende che operano nell'area portuale. "Con questo intervento chiudiamo una pagina di degrado e restituiamo decoro, sicurezza e dignità a un'area situata all'interno del Porto", dichiara il Sindaco Fabrizio Ciarapica, che ringrazia gli assessori Cognigni e Pantella, il Demanio e le società portuali per aver affrontato la criticità, trasformando quello che definisce un costo insostenibile e un grave problema di sicurezza e decoro in un'opportunità di civiltà e rispetto per il territorio.
I numeri raccontano bene la gravità della situazione: l'area produceva dai 50 ai 60 quintali al mese di rifiuti indifferenziati di ogni genere, con un costo per le casse pubbliche di circa 90 mila euro all'anno solo per il trasporto e lo smaltimento fuori provincia. A questo si sommavano gravi criticità legate alla sicurezza, tra cui la presenza sul posto di materiali pericolosi come bombole di gas. Con l'abbattimento della struttura il problema viene ora risolto alla radice, e d'ora in avanti la gestione della raccolta differenziata all'interno del porto avverrà in modo regolare e controllato, affidata direttamente alle aziende preposte.
"Mettere fine a questa situazione era un atto dovuto nei confronti della città e dei cittadini", dichiara l'assessore Giuseppe Cognigni, che ricorda come il sito generasse decine di quintali al mese di rifiuti indifferenziati, con un esborso per la collettività di circa 90 mila euro annui per lo smaltimento fuori provincia. Oltre al danno economico e ambientale, sottolinea l'assessore, c'erano evidenti e impellenti problemi di sicurezza: l'area torna ora libera e, da questo momento in avanti, la gestione della differenziata avverrà in modo ordinato e sicuro attraverso le ditte preposte.
La chiusura delle gallerie di Pioraco sulla SS 361 Septempedana è destinata a proseguire fino alla fine di ottobre e i sindaci di Pioraco, Sefro e Fiuminata alzano il livello della protesta. Matteo Cicconi, Pietro Tapanelli e Vincenzo Felicioli contestano le modalità con cui Anas sta gestendo i lavori e chiedono che venga garantito il transito continuativo sulla strada, annunciando, in caso contrario, il ricorso alle sedi giudiziarie competenti.
Il provvedimento, inizialmente previsto per il periodo dal 14 al 25 settembre, era stato disposto per consentire il completamento dei lavori di unione tra le gallerie "Scoglio del Paradiso" e "della Cartiera". La nuova proroga porta invece le limitazioni fino alla fine di ottobre, prolungando ulteriormente i disagi per le comunità dell'Alta Valle del Potenza.
Secondo i tre sindaci, la decisione sarebbe stata comunicata senza un preventivo confronto istituzionale. La vicenda, ricordano, affonda le proprie radici nel distacco roccioso dell'autunno 2021, quando alcuni massi caddero sulla carreggiata colpendo un'automobile. Da allora, quello che avrebbe dovuto essere un intervento risolutivo si è protratto nel tempo tra ritardi nell'acquisizione dei casseri, periodi di stallo dei cantieri e successive proroghe delle scadenze.
La chiusura notturna della strada rappresenta un problema particolarmente rilevante per il territorio. La SS 361 è infatti il principale collegamento della vallata e l'unico accesso stradale diretto a Pioraco, oltre a costituire un collegamento fondamentale per Sefro e Fiuminata. Le limitazioni alla circolazione nelle ore notturne incidono, secondo i primi cittadini, sui turni serali e notturni degli addetti alle attività industriali del polo cartario, sul rientro delle famiglie e sulla mobilità quotidiana dei residenti, costretti a ricorrere a percorsi alternativi.
A guidare la protesta è il sindaco di Pioraco Matteo Cicconi, che contesta soprattutto l'ulteriore allungamento dei tempi: "Siamo stanchi di subire la totale indifferenza per le comunità montane. Avevamo concordato due settimane di sacrificio dal 14 al 25 settembre per chiudere una partita aperta nel novembre 2021. Apprendere solo per vie traverse che la chiusura notturna slitterà fino a fine ottobre costituisce un insulto al nostro senso civico e alla lealtà istituzionale".
Cicconi ribadisce quindi la necessità di una soluzione che permetta di mantenere aperta la strada: "La SS 361 non è un cantiere sperimentale abbandonato a sé stesso: è l'unica via d'accesso a Pioraco. Non accetteremo più rinvii, né chiusure di nessun tipo, né di giorno né di notte. Non lasceremo i nostri borghi ostaggio di un cantiere eterno".
Dura anche la posizione del sindaco di Fiuminata Vincenzo Felicioli, che parla di una situazione legata a una programmazione che, a suo giudizio, non sarebbe stata adeguata: "Abbiamo dimostrato comprensione negli anni scorsi, riconoscendo che i lavori di consolidamento fossero necessari dopo l'evento franoso del 2021. Oggi però siamo di fronte a una totale incapacità di programmazione".
Il primo cittadino di Fiuminata contesta anche le modalità di comunicazione delle decisioni: "Dilatare i tempi all'infinito e farlo comunicando le decisioni all'ultimo minuto significa paralizzare l'intera economia locale". Da qui la richiesta ad Anas di intervenire per garantire la continuità della circolazione: "L'Alta Valle del Potenza non è una periferia dimenticata: o si adotta all'istante un modello operativo che mantenga aperta la carreggiata senza alcuna interruzione, oppure chiameremo la magistratura a fare piena luce su ritardi, varianti e responsabilità contrattuali".
Il sindaco di Sefro Pietro Tapanelli parla invece di "pazienza finita", dopo anni di modifiche ai cronoprogrammi e periodi di stallo. "Non è ammissibile che per collegare due gallerie e mettere in sicurezza poche decine di metri si impieghino anni di transito a singhiozzo e si chieda ancora di chiudere la strada", afferma.
Tapanelli chiede quindi la revoca immediata dei blocchi alla circolazione notturna e soluzioni tecniche compatibili con il transito continuo. "Il diritto alla mobilità non si svende. Il comportamento dei vertici di Anas è ingiustificabile sotto il profilo tecnico e amministrativo", sostiene il sindaco, annunciando anche possibili iniziative legali: "In caso contrario, affiancheremo la protesta civile con ogni azione legale consentita dalla legge: presenteremo un esposto per interruzione di pubblico servizio e chiederemo il risarcimento dei danni arrecati ai nostri territori".
I tre sindaci chiedono infine la convocazione immediata di un tavolo di crisi in Prefettura, alla presenza dei dirigenti regionali e nazionali di Anas. La richiesta è quella di ottenere garanzie formali sul mantenimento del transito e sulla conclusione definitiva dei lavori. "Nessuna nuova proroga sarà accettata", ribadiscono i primi cittadini, avvertendo che, in assenza di risposte, la vertenza approderà nelle aule giudiziarie competenti.
Il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, ha espresso pieno sostegno alla misura annunciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni sull'introduzione di un tetto al numero di alunni stranieri per classe.
"Voglio fare un plauso alla presidente Meloni e al governo, perché questo è un tema molto sentito che aspettava una risposta da tanto tempo", ha dichiarato Acquaroli, spiegando di aver raccolto negli anni le testimonianze di numerosi insegnanti in difficoltà nel gestire classi con un'alta concentrazione di studenti stranieri.
Il tema ha aperto un fronte di tensione all'interno del centrodestra marchigiano dopo le critiche mosse ieri da Daniele Silvetti, sindaco di Ancona (Forza Italia) e vicepresidente vicario dell'Anci, secondo cui le scuole avrebbero bisogno di "integrazione vera, autentica, e non di numeri".
Interpellato sul punto, Acquaroli ha preso le distanze dalla posizione del collega di partito: "Quella è la posizione personale di Silvetti e non c'entra niente con la posizione del centrodestra, che è compatta sul tema".
Il governatore ha poi ribadito la sua lettura della misura, sottolineando che introduce un riferimento amministrativo su una questione già molto sentita nelle scuole. Ha infine chiarito che, a suo avviso, il tema dell'integrazione resta distinto dalla capacità didattica dei docenti: "Credo che l'integrazione sia un fenomeno che non abbia nulla a che vedere con la capacità di insegnare bene nelle nostre scuole".
Le Marche restano adempienti nei Livelli essenziali di assistenza (LEA), ma nel 2024 registrano un peggioramento dei punteggi rispetto all'anno precedente. A pesare maggiormente è la prevenzione, che perde 9 punti, mentre cresce l'assistenza distrettuale e diminuisce quella ospedaliera.
Nel dettaglio, secondo il monitoraggio 2024 del Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) del Ministero della Salute, il punteggio delle Marche per la prevenzione collettiva e sanità pubblica passa da 74 a 65 punti. È il calo più marcato tra le tre aree considerate e porta la regione a collocarsi al 18° posto per questo indicatore nel confronto nazionale.
Diverso il dato dell'assistenza distrettuale, che sale da 83 a 85 punti, mentre l'assistenza ospedaliera scende da 91 a 87. Tutti e tre i valori restano comunque sopra la soglia di 60 punti, fissata dal sistema come livello di sufficienza.
Il Nuovo Sistema di Garanzia monitora infatti i LEA attraverso una serie di indicatori distribuiti in tre macro-aree: prevenzione, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera. Ogni area riceve un punteggio da 0 a 100 e, per essere considerata adempiente, una Regione deve raggiungere almeno 60 punti in tutte e tre: i risultati non possono compensarsi tra loro.
Nel 2024 le Marche superano la soglia in tutte le aree. A livello nazionale, le uniche realtà che non raggiungono il livello richiesto in almeno una macro-area sono Calabria, Provincia autonoma di Bolzano e Sicilia.
Guardando invece al confronto complessivo, le Marche totalizzano 237 punti, contro i 248 del 2023. Si tratta della somma dei tre punteggi di macro-area, elaborata dalla Fondazione GIMBE sui dati del Ministero della Salute: il Ministero, infatti, non attribuisce un unico punteggio complessivo alle Regioni.
Con 237 punti, le Marche si trovano all'11° posto, a pari merito con il Lazio. In testa al confronto elaborato da GIMBE ci sono Veneto (288), Emilia-Romagna (282) e Toscana (280).
Il dato marchigiano restituisce quindi un quadro a due velocità: l'assistenza distrettuale migliora di 2 punti, mentre la prevenzione perde 9 punti e l'assistenza ospedaliera 4. Il risultato complessivo elaborato da GIMBE scende così di 11 punti in un anno, pur mantenendo le Marche sopra la soglia di garanzia in tutte e tre le aree.
Una giornata dedicata alla prevenzione cardiovascolare con controlli gratuiti aperti a tutti. Sabato 26 settembre l’Unità Mobile di Prevenzione Sanitaria sarà presente nel piazzale del Centro Commerciale Val di Chienti, dove i cittadini potranno sottoporsi a uno screening cardiologico senza costi.
L’iniziativa è promossa dal Rotary Club di Macerata e dal Rotary Club Macerata "Matteo Ricci", in collaborazione con il Rotary International – Distretto 2090, con il supporto di Croce Verde e Croce Rossa.
Le attività si svolgeranno dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 17.30. A bordo dell’unità mobile saranno presenti il dottor Palpacelli e il dottor Luzi, direttore dell'UOC di Cardiologia di Macerata.
L'obiettivo è portare la prevenzione direttamente nei luoghi frequentati quotidianamente dalla popolazione, favorendo l'accesso ai controlli e richiamando l'attenzione sull'importanza della salute cardiovascolare e della prevenzione dei fattori di rischio.
Lo screening rappresenta anche un'occasione per sensibilizzare i cittadini sull'importanza dei controlli periodici e di uno stile di vita corretto, nell'ottica di una maggiore attenzione alla propria salute.
"La prevenzione è tanto più efficace quanto più riesce a raggiungere le persone nei luoghi della loro quotidianità spiegano i promotori –. Con questa iniziativa vogliamo offrire ai cittadini un’opportunità semplice e gratuita per dedicare attenzione alla propria salute e, allo stesso tempo, contribuire a diffondere una maggiore cultura della prevenzione".
L'appuntamento è aperto alla cittadinanza e rientra nelle attività attraverso cui il Rotary rinnova il proprio impegno sul territorio sui temi della salute, della prevenzione e della sensibilizzazione della comunità.
Gianni Motta torna a Urbisaglia, a 56 anni da quella che lui stesso ha ricordato come una delle vittorie più significative della sua carriera. Il campione lombardo è stato infatti l'ospite d'onore della presentazione della settima edizione del Papà Elio Gran Premio GiorgioMare, appuntamento ciclistico in programma sabato 26 e domenica 27 settembre e dedicato soprattutto ai giovani talenti delle due ruote.
La presentazione si è svolta nel caratteristico loggiato Augusto Pantanetti, con la conduzione dell'ex giornalista Rai Giorgio Martino. Al centro della serata proprio il racconto di Motta e del suo particolare legame con Urbisaglia, nato in un momento delicato della sua carriera.
Nel 1970, infatti, un grave problema circolatorio a una gamba, manifestatosi durante il Giro di Romandia, e il successivo intervento chirurgico a Padova avevano messo in dubbio la possibilità di proseguire l'attività agonistica. Il ciclista lombardo non si arrese e proprio a Urbisaglia trovò uno dei momenti simbolo della sua ripartenza. Il 19 luglio 1970, al “Circuito degli Assi”, Motta conquistò la vittoria, ritrovando fiducia ed entusiasmo in una stagione poi impreziosita anche dal successo al Giro dell'Umbria.
Un'edizione del Circuito degli Assi che aveva visto al via alcuni dei grandi nomi del ciclismo italiano dell'epoca, tra cui Vittorio Adorni, Felice Gimondi, Michele Dancelli e Franco Bitossi. Durante la serata, Motta ha ricordato soprattutto l'accoglienza ricevuta dalla comunità di Urbisaglia, sottolineando il calore dimostratogli in una fase particolarmente importante della sua vita sportiva.
Accanto a lui sono intervenuti il sindaco di Urbisaglia Riccardo Natalini, il vice sindaco Lorenzo Ferranti, l'ex professionista degli anni Settanta Enrico Maggioni e il presidente del comitato regionale FCI Marche Massimo Romanelli.
Il nuovo appuntamento nasce ancora una volta dalla collaborazione tra il comitato organizzatore guidato da Vincenzo Santoni, l'amministrazione comunale e GiorgioMare, main sponsor dell'evento. Per Giorgio Longhi il rapporto con la manifestazione ha anche un significato personale: il Gran Premio è nato infatti per ricordare il padre Elio, che da bambino lo accompagnava a vedere le gare ciclistiche, contribuendo a far nascere quella passione che oggi lo porta a sostenere direttamente l'iniziativa.
Il programma guarda soprattutto al futuro del ciclismo, con i migliori talenti delle categorie giovanili protagonisti nelle due giornate. Sabato 26 settembre, a partire dalle 15:30, è in programma la cronometro individuale, riservata alle categorie dagli esordienti fino agli under 23-élite. La partenza sarà nei pressi dello stabilimento GiorgioMare, in contrada Montedoro, mentre il percorso di circa 4 chilometri terminerà in salita nel centro di Urbisaglia, con arrivo in piazza Garibaldi davanti alla Rocca Medievale.
Domenica 27 settembre sarà invece la volta della gara in linea juniores. La partenza è fissata alle 14:30 dallo stabilimento GiorgioMare e il percorso prevede la ripetizione per 15 volte del circuito tra il centro di Urbisaglia e contrada Montedoro, per un totale di 118,4 chilometri. Anche in questo caso il traguardo sarà allestito in piazza Garibaldi.
L'interesse per la manifestazione è già significativo: sono circa 200 gli iscritti complessivi alle due giornate, con il numero destinato a crescere nei prossimi giorni. Il Gran Premio si prepara così a riportare sulle strade di Urbisaglia un appuntamento dedicato alle nuove generazioni del ciclismo, mantenendo al tempo stesso vivo il legame con la storia sportiva del territorio.
(Credit foto: Sandro Pettinari)
La Essence Hotels Fano si aggiudica per 1-3 l’allenamento congiunto contro la Gruppo Associati Fisiomed Macerata. Al Banca Macerata Forum sono i fanesi a farla da padrone nell’amichevole contro i biancorossi, per un ritorno dolce per l’ex Karyagin.
Gli ospiti vincono meritatamente, facendo la differenza a muro e in battuta, mentre Macerata, reduce dalla vittoria nel derby contro la Lube Civitanova, soffre specialmente nel secondo e terzo parziale. Nessun dramma in casa biancorossa, dato che la preparazione è ancora lunga, mentre Fano mostra un buon potenziale per un’A2 da protagonista.
Si parte e Macerata trova il break (10-8), rintuzzato dal turno in battuta di Tondo (11-11). Gli ospiti mettono la testa avanti grazie ad un muro su Randazzo (17-18), per poi trovare il +2 grazie ad un errore in ricezione locale (20-22). Randazzo mura Pinali alla prima palla set Essence, ma alla seconda a disposizione l’opposto campione del mondo 2022 chiude (23-25).
Si torna in campo e mentre il muro fanese fa male, i maceratesi sono troppo fallosi: il vantaggio ospite tocca il +6 (7-13). L’ace di Bisotto rintuzza il tentativo di avvicinamento Fisiomed (10-16), mentre un errore di Dadash aumenta il distacco (12-19). I ragazzi di Bonitta tengono senza grossi patemi e raddoppiano, chiudendo 17-25.
Nel terzo parziale Macerata soffre: Pinali fa subito male al servizio (1-6), e il muro ospite fa buona guardia (2-8). Macerata soffre per superare i centrali avversari (4-12), mentre Fano controlla agevolmente e sfrutta i problemi in ricezione della Fisiomed per allungare ancora (13-22). Un servizio di Diaferia gonfia la rete e fissa il 16-25.
Nel quarto parziale continua il copione, con il muro Essence e i troppi errori in avanti a condizionare l’avvio (4-8). Fisiomed reagisce di orgoglio e tra le battute di Dadash e una reazione del proprio muro ribalta il punteggio (10-8). Il persiano fa il suo dovere sotto rete, mentre gli ospiti invece non trovano il campo (14-9). Meschiari va in battuta e riduce il distacco ma Frage chiude il miniset (15-12).
Capitolo allenamenti congiunti futuri: il 4 i due sestetti si ritroveranno a campi invertiti. Intanto la Fisiomed tornerà in campo sabato 26 per il Memorial Furiassi Valenti da ospitare al Banca Macerata Forum contro Pineto e Campobasso. La Essence invece affronterà al Palas Allende la Volley Terni Academy, mentre sabato farà visita alla Conad Reggio Emilia.
Nota a margine: Simon Plaskie è stato eliminato con il suo Belgio dalla Slovenia (3-1) ai quarti di finale dell’Europeo e rientrerà presto a disposizione di coach Giannini.
GRUPPO ASSOCIATI FISIOMED MACERATA 1: Novello 4, Dadash 9, Marchetti 4, Esposito, Zillio 6, Diaferia 4, Becchio, Frage 6, Randazzo 8, Sandu 4, Marchisio (L), Dolcini (L). All. Giannini.
ESSENCE HOTELS FANO 3: Pinali 14, Trillini 8, Cattaneo 5, Tondo 10, Falcioni 1, Bisotto 3, Boschini 4, Meschiari 5, Karyagin 8, Pascucci 2, Zenolla 2, Benedicenti (L), Usanza (L). All. Bonitta.
PARZIALI: 23-25, 17-25, 16-25, 15-12.
Ace: Macerata 2, Fano 9. Errori in battuta: Macerata 17, Fano 16. Muri: Macerata 5, Fano 9.
Importante novità ai vertici dell’industria cinematografica italiana: il Gruppo Rainbow ha annunciato la nomina di Nicola Maccanico nel ruolo di amministratore delegato di Colorado Film, la celebre società di produzione e distribuzione controllata dal gruppo.
Figura di riferimento nel panorama dell’intrattenimento nazionale, Maccanico vanta una consolidata traiettoria manageriale tra distribuzione, produzione audiovisiva e gestione strategica. Il suo percorso inizia in Sky Italia come European Affairs Manager, per poi proseguire nel 2004 in Warner Bros. Pictures, dove ricopre il ruolo di Marketing Director e, dal 2009 al 2016, quello di managing director theatrical, posizionando la major tra i leader di mercato in Italia e sostenendo rilevanti produzioni locali.
Successivamente, dal 2016 al 2021, guida in veste di Ceo Vision Distribution — la realtà nata dall'alleanza tra Sky Italia e importanti produttori indipendenti —, ricoprendo parallelamente la carica di executive vice president programming di Sky Italia. Tra il maggio 2021 e il giugno 2024, Maccanico ha guidato Cinecittà S.p.A. nel ruolo di amministratore delegato, gestendo il piano di rilancio e valorizzazione industriale degli iconici studi romani.
L'innesto di Maccanico si colloca nella strategia di crescita del Gruppo Rainbow, con l'intento di consolidare la presenza di Colorado Film sia sul mercato italiano che su quello internazionale, incrementando la capacità produttiva e valorizzandone il patrimonio d'autore.
«L’arrivo di Nicola Maccanico è il motore di una nuova fase strategica per il futuro di Colorado Film», ha dichiarato Iginio Straffi, presidente del Gruppo Rainbow. «La sua competenza e la capacità di coniugare visione creativa e strategia industriale saranno fondamentali per la nostra espansione. Continueremo a puntare sull’eccellenza e sul talento italiano per farli emergere anche all'estero. Un sincero ringraziamento va a Thomas J. Ciampa per l’eccellente lavoro svolto in questi anni».
Entusiasta anche il commento del neo Ad Nicola Maccanico: «Contribuire allo sviluppo di Colorado Film è una sfida importante, e farlo al fianco di un imprenditore visionario come Iginio Straffi è un privilegio. Il settore audiovisivo necessita di case di produzione italiane con una forte vocazione industriale, capaci di competere a livello globale. È esattamente questo il ruolo che intendiamo consolidare per Colorado Film».
Con questo nuovo assetto manageriale, la società conferma la volontà di investire su racconti d'impatto, innovazione linguistica e produzioni di alta qualità rivolte al pubblico globale.
"A Civitanova Marche le imprese attive sono aumentate di 30 unità in un anno, passando dalle 4.466 di agosto 2025 alle 4.496 di agosto 2026". Un dato che, secondo ViviAmo Civitanova, racconta di una città che continua a fare impresa nonostante le difficoltà del commercio urbano. L'associazione presieduta da Manola Gironacci accende però i riflettori sulle dinamiche interne al settore e chiede all'amministrazione comunale maggiore attenzione alle attività commerciali.
"I dati mostrano una città che continua a fare impresa", sottolinea ViviAmo Civitanova, invitando però a leggere più nel dettaglio i numeri relativi al commercio. Il settore G, che comprende commercio all'ingrosso e al dettaglio, tra agosto 2025 e agosto 2026 è infatti passato da 1.164 a 1.131 imprese, con una diminuzione di 33 unità.
L'associazione ha quindi approfondito il dato prendendo in considerazione la situazione al 30 giugno 2026 e confrontandola con quella dello stesso periodo dell'anno precedente.
Il commercio complessivo è passato da 1.165 a 1.133 imprese, con un calo di 32 unità. La flessione, però, riguarda soprattutto il commercio all'ingrosso, sceso da 559 a 522 imprese, mentre il commercio al dettaglio è cresciuto da 606 a 611 attività, con un saldo positivo di cinque imprese.
Anche nei singoli comparti del dettaglio emergono andamenti differenti. L'abbigliamento resta stabile a quota 116 imprese, mentre calzature e articoli in pelle passano da 30 a 31, orologi e gioielleria da 5 a 6 e gli articoli sportivi da 5 a 8. In diminuzione, invece, il comparto del pesce, da 30 a 28 imprese, e quello delle farmacie, da 12 a 10. Le altre categorie risultano nel complesso sostanzialmente stabili.
Numeri che, precisa ViviAmo Civitanova, devono essere letti con attenzione. Si tratta infatti di imprese registrate e classificate in base all'attività economica e non necessariamente di singoli negozi o vetrine fisiche presenti nelle strade della città.
"Proprio per questo", evidenzia l'associazione, "l'approfondimento consente di comprendere meglio ciò che sta accadendo all'interno del settore". E il dato che viene considerato più significativo è quello relativo alla capacità del commercio al dettaglio di mantenere una sostanziale tenuta in un contesto nazionale caratterizzato da difficoltà per i centri urbani.
"Nonostante un contesto nazionale difficile per il commercio urbano, Civitanova conserva una struttura commerciale e imprenditoriale capace di resistere e trasformarsi", sostiene ViviAmo Civitanova.
Da qui la richiesta di una strategia più strutturata da parte dell'amministrazione. L'associazione indica tra le priorità "una programmazione costante, un confronto con le categorie, interventi sull'accessibilità e sui parcheggi, la promozione commerciale e iniziative in grado di portare persone in città durante tutto l'anno".
"Civitanova possiede tutte le potenzialità per andare ben oltre il ruolo di città commerciale di riferimento delle Marche e per diventare uno dei punti di riferimento del commercio urbano del Centro Italia", afferma ViviAmo Civitanova. "La forza imprenditoriale c'è. Quello che manca è una politica capace di riconoscerla, sostenerla e accompagnarla".
L'associazione presieduta da Manola Gironacci torna quindi a chiedere che il commercio urbano venga riportato tra le priorità della programmazione cittadina. "Le strategie - conclude ViviAmo Civitanova - devono essere costruite insieme a chi ogni giorno investe, lavora e alza una serranda a Civitanova".
I dati citati nel comunicato provengono dalla Camera di Commercio delle Marche – InfoCamere, Registro delle Imprese, con elaborazione di ViviAmo Civitanova APS.
Portare gli studenti più vicino alle piccole imprese e, allo stesso tempo, avvicinare il mondo universitario alle esigenze concrete delle aziende. È questa la prospettiva emersa dall'incontro tra il sistema universitario marchigiano e Confartigianato Marche, ospitato mercoledì 23 settembre nel Rettorato dell'Università di Macerata.
Al confronto hanno partecipato il rettore dell'Università di Macerata e presidente del Comitato regionale di coordinamento delle università marchigiane John McCourt, la prorettrice vicaria Catia Giaconi, la presidente di Confartigianato Marche Moira Amaranti, il segretario regionale Gilberto Gasparoni e la responsabile del servizio Formazione di Confartigianato Annalisa Caracini.
Al centro della discussione c'è soprattutto la necessità di rendere più stabile il rapporto tra formazione universitaria e mondo del lavoro, andando oltre gli appuntamenti occasionali come i Career Day. L'obiettivo è creare occasioni di incontro già durante gli anni universitari, attraverso tirocini, tesi sviluppate insieme alle aziende, incontri con imprenditori e professionisti, attività didattiche condivise e progetti di ricerca rivolti a laureandi e dottorandi.
Una collaborazione che potrebbe contribuire anche a far conoscere meglio agli studenti una realtà produttiva spesso poco esplorata. Nelle Marche sono numerose le piccole e medie imprese e le attività artigiane nelle quali innovazione, creatività e apertura ai mercati internazionali fanno parte del lavoro quotidiano. Per le aziende, invece, il rapporto con gli atenei può rappresentare un'opportunità per intercettare nuove competenze e avvicinare giovani con una preparazione adeguata alle trasformazioni in corso.
"La necessità è aiutare i giovani a cambiare il modo di guardare alle Marche", sottolinea John McCourt. "Il loro futuro professionale non comincia dopo la laurea, ma durante gli anni universitari. Nel nostro territorio esistono tante imprese, grandi e piccole, nelle quali creatività, innovazione e visione internazionale sono all'ordine del giorno, ma spesso gli studenti non le conoscono. I quattro atenei possono fare molto per favorire questo incontro e per mettere le proprie competenze a disposizione delle necessità formative delle aziende".
Un altro tema affrontato durante l'incontro riguarda il fabbisogno di figure professionali da parte delle imprese. La trasformazione digitale, l'intelligenza artificiale, la sostenibilità, i cambiamenti climatici e l'evoluzione dello scenario internazionale stanno modificando rapidamente processi produttivi e competenze richieste.
Da qui l'ipotesi di sviluppare anche percorsi formativi brevi e professionalizzanti, costruiti sulle esigenze concrete delle aziende e organizzati con modalità flessibili, sia in presenza sia online. L'università potrebbe così affiancare alla formazione tradizionale proposte più mirate, capaci di rispondere alle necessità che emergono dal tessuto produttivo regionale.
"Le imprese artigiane non sono soltanto luoghi di produzione, ma anche luoghi nei quali si creano conoscenze, innovazione e cultura del lavoro", afferma Moira Amaranti. "Abbiamo bisogno di giovani preparati, curiosi e capaci di accompagnare il cambiamento. Una collaborazione più stretta con le università può aiutarci sia a far conoscere queste opportunità sia a costruire percorsi formativi realmente utili alle imprese e alle persone che vi lavorano e a progetti di valorizzazione e sviluppo delle piccole imprese".
Come primo passo è stata proposta una mappatura delle figure professionali maggiormente richieste dalle aziende, insieme all'individuazione di possibili collaborazioni su tesi di laurea, attività didattiche, ricerca e innovazione.
Sulla base di questo lavoro potranno quindi essere individuati alcuni ambiti prioritari sui quali avviare una collaborazione più strutturata tra Confartigianato Marche, le sue articolazioni territoriali e i quattro atenei della regione, con l'obiettivo di rendere più diretto il collegamento tra università, studenti e tessuto produttivo marchigiano.
L'Europa finanzia a Camerino un nuovo Centro di Eccellenza Jean Monnet dedicato al "diritto a restare". Si chiama Stay-Eu il progetto della Scuola di Giurisprudenza dell'Università di Camerino, sostenuto dall'Unione europea attraverso il programma Erasmus+, che punta a trasformare la possibilità di rimanere nei territori in una questione concreta di servizi, lavoro, opportunità e qualità della vita.
Il progetto nasce dall'esperienza delle aree interne e dei territori colpiti dal sisma, con l'obiettivo di studiare quali condizioni debbano essere garantite affinché persone e comunità possano scegliere di costruire il proprio futuro nei luoghi in cui vivono.
STAY-EU analizzerà quindi il "diritto a restare" come chiave di lettura delle politiche europee di solidarietà e coesione territoriale, concentrandosi su alcune delle principali criticità che interessano le aree interne: spopolamento, accesso ai servizi essenziali, abitazione e perdita di opportunità. Particolare attenzione sarà dedicata anche ai territori colpiti da calamità e agli effetti del cambiamento climatico.
In questo percorso Camerino e il territorio interessato dal sisma diventeranno un vero e proprio living laboratory europeo, dal quale sviluppare conoscenze e metodologie che potranno essere applicate anche ad altre aree interne, remote o interessate da situazioni post-emergenziali.
Il nuovo Centro di Eccellenza svilupperà attività di ricerca e didattica universitaria, ma anche formazione destinata a professionisti, dipendenti pubblici e amministratori, laboratori territoriali e iniziative rivolte alla società civile. Il progetto coinvolgerà inoltre studiosi europei e internazionali.
"L'Europa ha costruito una grande libertà: quella di muoversi. Oggi dobbiamo interrogarci anche sulle condizioni necessarie per essere liberi di restare. Restare non può significare rinunciare a servizi, lavoro e opportunità", sottolinea la professoressa Lucia Ruggeri, direttrice della Scuola di Giurisprudenza Unicam. "Con STAY-EU vogliamo trasformare l'esperienza delle aree interne e dei territori colpiti dalle calamità in conoscenza utile anche alla definizione delle politiche europee".
La nascita di STAY-EU si inserisce inoltre nel percorso di JUSTFEST 2026, quest'anno dedicato al tema "Il lavoro che (ci) cambia". Il 24 settembre, all'Auditorium dell'Accademia della Musica "Franco Corelli" di Camerino, il TALK JUSTFEST ospiterà tra gli altri Carla Michelini, Programme Manager della DG REGIO della Commissione europea.
Il confronto metterà in relazione trasformazioni del lavoro, politiche europee di coesione e capacità dei territori di offrire alle nuove generazioni opportunità per costruire il proprio futuro.
JUSTFEST proseguirà poi il 25 settembre con due appuntamenti inseriti nel programma di SHARPER – Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori. In mattinata, all'Auditorium Benedetto XIII, JUSTPLAY UNICAM coinvolgerà gli studenti delle scuole superiori in un'attività interattiva dedicata al diritto e al lavoro.
Alle 17.30, alla Rocca del Borgia, il festival si concluderà invece con "Passaggi di diritto. Il lavoro in 8 prospettive", una staffetta giuridica aperta alla cittadinanza durante la quale otto docenti della Scuola di Giurisprudenza affronteranno il tema del lavoro attraverso differenti prospettive del diritto.
Con STAY-EU, dunque, l'esperienza di Camerino e delle aree interne marchigiane entra in un progetto di dimensione europea, con l'obiettivo di trasformare le difficoltà vissute dai territori in conoscenze e strumenti utili per affrontare il futuro.
Cingoli si arricchisce di un nuovo spazio dedicato all’arte, all’artigianato e alla valorizzazione delle tradizioni locali. Sabato 26 settembre, alle 16.30, in Corso Garibaldi, sarà inaugurato il Laboratorio d’Arte Ivana Marchegiani, un progetto che punta a diventare un punto di riferimento per la comunità, mettendo insieme creatività, tipicità del territorio e formazione.
A dare vita all'iniziativa è Ivana Marchegiani, imprenditrice cingolana con 36 anni di esperienza professionale nel settore. Un ritorno alle origini per la fondatrice, che torna a vivere nel luogo in cui è nata attraverso un progetto rinnovato e più ampio, pensato come un piccolo polo culturale aperto alla comunità.
Nel nuovo laboratorio troveranno spazio l'artigianato artistico, la valorizzazione dei prodotti tipici e delle identità locali, insieme a momenti dedicati alla formazione e alla crescita culturale. L'obiettivo è creare un luogo d'incontro dove poter creare, apprendere e condividere esperienze legate al sapere artigiano e alla bellezza.
Marchegiani ha ricevuto dalla Regione Marche il riconoscimento di Maestra Artigiana e Bottega Scuola ed è iscritta all'Albo dei mestieri artistici e tradizionali. Per i suoi meriti professionali le è stata inoltre riconosciuta l'iscrizione all'Albo d'Oro delle imprese artigiane della Camera di Commercio di Macerata.
Il progetto guarda quindi al futuro senza rinunciare al legame con la storia e con l'identità di Cingoli, proponendo uno spazio nel quale tradizione e creatività possano incontrarsi e diventare occasione di formazione e condivisione.
L'inaugurazione di sabato sarà anche un momento di festa e convivialità, con un brindisi aperto a tutti coloro che vorranno partecipare all'avvio della nuova attività.
È stato un autentico incontro fra storia, tradizione, arte e musica il concerto di sabato, inserito nel programma della 37ª edizione del Settembre Musicale Montecosarese. Una serata pensata per riscoprire le radici del territorio e far rivivere, attraverso le note, la memoria di un luogo ricco di storia e tradizioni.
A valorizzare ulteriormente la suggestiva cornice che ha accolto l’evento è stata la presentazione iniziale dedicata alla storia e alle particolarità della Chiesa delle Anime, curata dal prof. Fabrizio Quattrini, presidente del Centro Studi Montecosaresi. Un momento introduttivo che ha permesso al pubblico di conoscere meglio il luogo nel quale, di lì a poco, la musica avrebbe preso vita.
Il concerto, dal titolo “Florilegio”, ha visto protagonisti due straordinari musicisti: il soprano Chiara Marangoni e il chitarrista classico Vincenzo Ruggiero. I due artisti hanno accompagnato l’esecuzione con spiegazioni e racconti sui brani proposti, creando un rapporto particolarmente diretto con il pubblico e un’atmosfera di ascolto e attenzione davvero speciale.
“Florilegio” significa letteralmente “raccolta di fiori” e il titolo non è stato scelto casualmente. Tutti i brani eseguiti erano infatti legati, in modi diversi, al mondo dei fiori, divenuti il filo conduttore dell’intero percorso musicale.
Nella tradizione cristiana e popolare, i fiori assumono anche un profondo significato spirituale: rappresentano un ponte tra il mondo terreno e quello dell’aldilà, diventando simbolo di preghiera, memoria e suffragio per le anime sante del Purgatorio. Ed è così che la Chiesa delle Anime ha incontrato “Florilegio”: un luogo legato alla memoria e alla preghiera si è idealmente vestito di fiori, trasformando la musica in un delicato omaggio alla vita e alla spiritualità.
Al termine del concerto, la serata ha lasciato spazio a un momento particolarmente significativo, dedicato alle famiglie Regini di Civitanova Marche e Centioni di Montecosaro: la Chiesa delle Anime è stata scelta anche come luogo di custodia del pianoforte che oggi si può ammirare al suo interno, uno strumento generosamente donato alla Corale Santa Cecilia dalle due famiglie. Un gesto di grande generosità che la Corale ha voluto pubblicamente riconoscere con la consegna di un attestato di ringraziamento ai rappresentanti delle famiglie. Un semplice riconoscimento, ma carico di significato, per esprimere gratitudine per la sensibilità e la generosità dimostrate.
È stata così una conclusione particolarmente sentita per una serata che ha saputo unire la bellezza della musica alla valorizzazione della storia locale, in un luogo capace di raccontare, attraverso le sue pietre, la sua spiritualità e le sue tradizioni, una parte importante della memoria di Montecosaro.
Il Settembre Musicale Montecosarese, coordinato dal direttore artistico Giorgio Quattrini e condotto dalla presentatrice ufficiale Maria Tiziana Pepi, è organizzato dalla Corale Santa Cecilia di Montecosaro e dal blog Montecorriere, con il sostegno del Banco Marchigiano e del Comune di Montecosaro, che ha dato anche il patrocinio.
Un percorso completamente nuovo, tra sentieri montani, strade secondarie e single track, per la quinta edizione del “Colline Settempedane Bike Tour”, in programma domenica 27 settembre a San Severino Marche. L'appuntamento, patrocinato dal Comune, sarà valido come 7ª tappa del Transubike 2026 e richiamerà gli appassionati di Mtb, E-Bike e Gravel.
Il ritrovo e l'apertura delle iscrizioni sono previsti dalle 7:30 in piazza del Popolo, mentre alle 9 sarà il sindaco Rosa Piermattei a dare ufficialmente il via alla manifestazione. Tra le novità di quest'anno c'è anche una nuova organizzazione logistica: il parcheggio consigliato ai partecipanti sarà quello del campo sportivo del rione Miliani, all'incrocio tra viale Varsavia e via Padre Giuseppe Zampa. Nella stessa zona si terrà anche il tradizionale pasta party conclusivo.
Il tracciato rappresenta una delle principali novità dell'edizione 2026. I partecipanti lasceranno infatti il percorso delle precedenti edizioni per cambiare vallata e raggiungere il rifugio Vallonica, attraversando sentieri montani e strade secondarie. Qui sarà allestito un punto ristoro prima di affrontare il rientro, caratterizzato da discese e single track.
Tra le tappe più suggestive ci sarà anche quella alla Big Bench di Serripola, la grande panchina panoramica che domina il belvedere e offre una vista ampia sulla città di San Severino Marche: un punto pensato anche per una foto ricordo lungo il percorso.
Sono due le opzioni a disposizione dei partecipanti, entrambe completamente segnalate. Il percorso lungo misura 33 chilometri con 1.300 metri di dislivello positivo, mentre quello corto si sviluppa per 20 chilometri e presenta 700 metri di dislivello positivo.
La quota standard di iscrizione al circuito Transubike è di 20 euro e comprende ristoro lungo il percorso, pasta party finale, assistenza medica e tecnica, premi individuali a sorteggio e riconoscimenti per i tre gruppi più numerosi. Il pacco gara è garantito ai primi 100 iscritti. Per chi non è tesserato è inoltre possibile sottoscrivere una tessera giornaliera assicurativa al costo di 5 euro.
Gli organizzatori invitano a effettuare la preiscrizione online, così da garantirsi il pacco gara e usufruire di una corsia preferenziale per le operazioni di registrazione nella mattinata di domenica. Il modulo è disponibile a questo indirizzo: preiscrizione Colline Settempedane Bike Tour.
Per i partecipanti che non dispongono di una E-Bike è previsto anche un servizio di noleggio al costo convenzionato di 30 euro, con consegna direttamente alla partenza. Il servizio deve essere prenotato entro sabato 26 settembre contattando Matteo al 347 7915440.
Durante la manifestazione sarà obbligatorio l'uso del casco e il rispetto del Codice della Strada. Per ulteriori informazioni sull'evento è possibile contattare Gionata al 338 8168729.
Perché una città costruita accanto a un fiume ha smesso di guardarlo? È la domanda da cui nasce "Il Chienti che non vediamo", il progetto di ricerca culturale ideato e curato da Stefania Minciullo, con la co-curatela di Alvise Manni, presidente del Centro Studi Civitanovesi. L'iniziativa, promossa in occasione della Giornata Mondiale dei Fiumi 2026, propone a Civitanova Marche due giornate dedicate alla riscoperta del fiume attraverso storia, ambiente, paesaggio, memoria e partecipazione della comunità.
Gli appuntamenti sono in programma venerdì 25 e domenica 27 settembre e coinvolgeranno prima gli studenti dell'IIS "Leonardo da Vinci" e poi l'intera cittadinanza. L'obiettivo è riportare il Chienti al centro dell'attenzione, ricostruendone il ruolo nella storia del territorio e osservandone le trasformazioni dal punto di vista ambientale e paesaggistico.
Il Chienti attraversa per oltre novanta chilometri il territorio marchigiano, collegando l'Appennino al mare e contribuendo nel corso dei secoli a modellare il paesaggio e lo sviluppo della valle. A Civitanova, tuttavia, il rapporto con il fiume appare oggi meno presente nell'immaginario collettivo rispetto a quello con il mare.
"Noi civitanovesi abbiamo un rapporto fortissimo con il mare, ma che rapporto abbiamo con il Chienti? Quando un luogo esce dal nostro sguardo e dal nostro immaginario, rischiamo anche di smettere di riconoscerne il valore e di prendercene cura", spiega Stefania Minciullo. "Tornare a guardare il Chienti significa tornare a conoscerlo, capire quale ruolo ha avuto e continua ad avere per il nostro territorio. Per farlo abbiamo scelto di mettere insieme persone, competenze, storie e saperi diversi. Queste due giornate sono soltanto l'inizio".
Il percorso intreccia ricerca storica e scientifica, associazioni, scuola e testimonianze di chi vive il territorio. Anche la storia di Civitanova è infatti legata al fiume, come sottolinea Alvise Manni: "Nasce prima il Fiume Cluentum (Chienti) e poi la Città Cluana (Civitanova Marche)". Secondo gli studi richiamati dal presidente del Centro Studi Civitanovesi, nell'antichità gli approdi della zona erano prevalentemente di tipo fluviale, mentre la foce del Chienti ha modificato più volte la propria posizione nel corso dei secoli. Il fiume sarebbe stato inoltre navigabile verso l'entroterra fino alla fine del Medioevo e oltre, per diversi chilometri.
Il programma
Il primo appuntamento è fissato per venerdì 25 settembre, dalle 10:45 alle 12:30, all'IIS "Leonardo da Vinci", con "Il Chienti che ricordiamo ed osserviamo", incontro rivolto agli studenti.
La mattinata attraverserà diversi periodi storici e ambiti di ricerca. Anna Maria Vecchiarelli e Roberto Giannoni di Archeoclub d'Italia parleranno del rapporto tra il Chienti e Cluana, mentre Alvise Manni ricostruirà il ruolo del fiume nel 1944. Il biologo David Fiacchini affronterà invece i temi dell'ecosistema, della biodiversità e delle trasformazioni del Chienti. A chiudere gli interventi saranno Paolo Squadroni e Domenico Bevilacqua del Comitato Bonifica Chienti, con un approfondimento sul risanamento del fiume.
Domenica 27 settembre, dalle 9:30 alle 12:30, l'iniziativa si sposterà nella Biblioteca Comunale "Silvio Zavatti", nella Sala E. Cecchetti, per un appuntamento aperto a tutta la cittadinanza dal titolo "Il Chienti che osserviamo e ricordiamo".
La mattinata proporrà interventi dedicati a storia, geologia, paesaggio, fotografia, ambiente e biodiversità. Giorgio Medori e Angelo Quintabà parleranno del Chienti e del suo Torrione, mentre lo storico locale Duilio Lanchini ricostruirà la storia della Passarella dell'Annunziata sul fiume. La geologa e guida ambientale Rosanna Bevilacqua approfondirà il rapporto tra geologia e territorio, mentre il fotografo naturalista Antonio Pettinari proporrà il proprio sguardo sul Chienti attraverso la fotografia. David Fiacchini tornerà sui temi dell'ecosistema e della biodiversità, mentre Paolo Squadroni e Domenico Bevilacqua affronteranno nuovamente la questione del risanamento.
Particolare spazio sarà dedicato alla memoria dei civitanovesi. I cittadini sono infatti invitati a portare fotografie, documenti, ricordi, racconti e testimonianze legati al Chienti. I materiali raccolti contribuiranno alla costruzione di una memoria condivisa del fiume e potranno diventare parte del percorso di ricerca che proseguirà nei prossimi mesi.
Le due giornate, infatti, rappresentano soltanto l'avvio del progetto. L'intenzione è quella di coinvolgere progressivamente scuole, associazioni, cittadini, ricercatori e artisti per ampliare la raccolta di conoscenze e testimonianze e costruire un percorso più strutturato in vista della Giornata Mondiale dei Fiumi 2027.
"Il Chienti che non vediamo" fa parte di "Atlante delle Rive", progetto ideato da Marco Paolini per La Fabbrica del Mondo e realizzato da Jolefilm, con il coinvolgimento di numerosi enti e realtà impegnate sui temi dell'ambiente, della biodiversità, della gestione delle acque e del territorio.
Rallentare la corsa all'intelligenza artificiale per avere più tempo da dedicare alla sicurezza e al controllo. È l'appello che è arrivato, qualche giorno fa, proprio da alcuni dei protagonisti dello sviluppo dell'AI. Dario Amodei, cofondatore e ceo di Anthropic, ha chiesto di ridurre il ritmo con cui vengono migliorate le capacità dei modelli più avanzati. Una posizione alla quale si è detto d'accordo anche Sam Altman, ceo di OpenAI.
Alla base delle preoccupazioni ci sono anche alcuni incidenti emersi durante i test dei sistemi più avanzati. In un caso citato nelle ultime settimane, un modello sperimentale di OpenAI sarebbe riuscito ad aggirare le barriere che avrebbero dovuto mantenerlo isolato da Internet, arrivando ad accedere a sistemi esterni. Episodi che hanno riacceso il dibattito sulla capacità di mantenere sotto controllo modelli sempre più autonomi.
Amodei ha parlato di rischi “gravi” e ha sostenuto la necessità di lasciare più spazio a test, sicurezza e supervisione. Il ceo di Anthropic ha anche affermato che, senza adeguate misure di sicurezza, l'AI potrebbe arrivare nei prossimi 6-12 mesi ad avere un controllo molto maggiore delle infrastrutture Internet. Nelle stesse ore Anthropic ha inoltre riferito di aver bloccato l'utilizzo di Claude da parte di un gruppo legato all'Iran per attività di raccolta e analisi di informazioni sulla Marina statunitense.
Non tutti, però, hanno utilizzato gli stessi toni o espresso le stesse valutazioni. Elon Musk, in un primo momento, aveva definito una possibile “messa in scena” le dichiarazioni più allarmistiche di alcuni ricercatori di Anthropic sui rischi estremi dell'intelligenza artificiale. Pochi giorni dopo, però, lo stesso Musk ha scritto di essere d'accordo con Dario Amodei sulla necessità di rallentare il ritmo di sviluppo delle tecnologie di frontiera. Anche Sam Altman ha sostenuto la necessità di gestire con maggiore attenzione i tempi di sviluppo e ha appoggiato l'idea di valutatori indipendenti. Il dibattito, quindi, non si divide semplicemente tra chi considera l'AI un pericolo e chi invece nega i rischi: anche all'interno dell'industria le posizioni possono cambiare e concentrarsi soprattutto su come conciliare innovazione, sicurezza e controllo.
Il punto, quindi, non è soltanto chiedersi se l'intelligenza artificiale possa arrivare a scenari estremi, ma capire quanto velocemente stiano crescendo le sue capacità rispetto alla nostra capacità di controllarle. E soprattutto se sia possibile conciliare la necessità di innovare con quella di garantire sicurezza e supervisione.
Per provare a distinguere i rischi concreti dagli scenari più estremi e capire cosa significhi davvero rallentare lo sviluppo dell'AI, abbiamo intervistato il professor Flavio Corradini, docente di informatica ed ex rettore dell'Università di Camerino, al quale abbiamo rivolto quattro domande.
Professor Corradini, partiamo proprio dall'appello arrivato dai vertici di Anthropic e OpenAI: è davvero necessario rallentare la corsa all'intelligenza artificiale?
"La questione posta è interessante, ma molto complessa. I fattori in gioco sono numerosi e di natura diversa. Esiste senza dubbio un problema tecnico reale, poiché la velocità con cui evolvono i modelli rischia di superare la capacità delle nostre attuali metodologie di validazione, verifica e controllo.
Non possiamo però ignorare che questi appelli provengono dai vertici delle aziende che oggi occupano posizioni dominanti nel mercato e che dispongono di conoscenze privilegiate sulle potenzialità e sulle vulnerabilità dei propri sistemi. È quindi legittimo domandarsi se, accanto alle autentiche preoccupazioni per la sicurezza, non vi sia anche l’interesse a tutelare le posizioni acquisite. Un rallentamento imposto attraverso vincoli normativi e operativi molto onerosi potrebbe infatti creare nuove barriere all’ingresso e rendere più difficile ai nuovi concorrenti recuperare il divario.
Non credo che dovremmo avere paura dell’intelligenza artificiale. Dovremmo però avere rispetto per la sua potenza. La vera sfida non è fermarla, ma svilupparla abbastanza rapidamente da generare valore e abbastanza responsabilmente da mantenerla sotto un effettivo controllo umano. Ciò significa anche fare in modo che le metodologie di verifica e i test di sicurezza evolvano almeno alla stessa velocità dei modelli e accompagnino ogni fase del loro rilascio".
Uno dei timori riguarda la crescente autonomia dei sistemi e la possibilità che possano aggirare i meccanismi di sicurezza e interagire con Internet. Quanto è realistico questo scenario e qual è oggi il vero limite nel controllo dell'AI?
"Lo scenario di una perdita di controllo “in stile fantascientifico” non rappresenta la minaccia più immediata. Il vero limite, oggi, risiede nella distanza tra la nostra capacità di costruire modelli sempre più potenti e la nostra capacità di comprenderne pienamente il funzionamento, prevederne il comportamento in situazioni nuove e garantire che perseguano gli obiettivi assegnati entro i limiti stabiliti.
Gli episodi nei quali alcuni sistemi, durante test controllati, hanno aggirato barriere di isolamento non dimostrano che l’intelligenza artificiale abbia sviluppato una propria volontà o una coscienza. Mostrano, piuttosto, che quando assegniamo a un algoritmo un obiettivo complesso e gli consentiamo di utilizzare strumenti, per esempio navigare in Internet o eseguire codice, esso può individuare strategie inattese e non previste da chi lo ha progettato. Non è il segno di una ribellione, ma un problema tecnico di controllo, reso più serio dalla crescente capacità operativa dei sistemi. Questi episodi, dunque, non ci parlano soltanto delle capacità dell’intelligenza artificiale, ma mettono anche in evidenza la possibile vulnerabilità degli strumenti, delle applicazioni e dei sistemi di protezione che utilizziamo già oggi.
La sicurezza, pertanto, non può dipendere soltanto dalle istruzioni impartite al modello. Servono limiti tecnici esterni, come accessi minimi e temporanei, separazione degli ambienti, autorizzazione umana per le azioni più critiche, registrazione delle operazioni, monitoraggio continuo e possibilità di interrompere immediatamente il sistema. Non dobbiamo limitarci a confidare nel fatto che l’AI “obbedisca”. Dobbiamo progettare l’ambiente affinché, anche quando il sistema sbaglia o individua una strada imprevista, non possa produrre conseguenze irreversibili.
Il controllo umano non si perde necessariamente da un giorno all’altro. Può erodersi gradualmente, se accettiamo di sacrificare trasparenza e supervisione in nome della velocità di adozione. Sarebbe sbagliato sia presentare come certa una futura catastrofe, sia concludere che non esista alcun rischio. L’intelligenza artificiale è una delle tecnologie più potenti mai sviluppate e richiede livelli di responsabilità, trasparenza e controllo adeguati alla portata delle sue possibili conseguenze".
Diversi esperti chiedono anche regole e standard di sicurezza comuni tra le aziende. È possibile rallentare lo sviluppo dell'AI in un settore dove la competizione tecnologica è così forte?
"Un rallentamento generale e coordinato dello sviluppo dell’intelligenza artificiale è difficilmente realizzabile. La competizione non coinvolge soltanto le aziende, ma anche Stati e aree geopolitiche che considerano l’AI una tecnologia strategica. Se un’impresa o un Paese decidesse unilateralmente di fermarsi, altri potrebbero continuare ad avanzare. Tutti avrebbero interesse a una maggiore sicurezza, ma ciascuno teme di perdere terreno rispetto agli altri.
Questo non significa, però, che non sia possibile intervenire. Più che pretendere di rallentare indiscriminatamente lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, occorre stabilire condizioni comuni per lo sviluppo e soprattutto per l’immissione sul mercato dei sistemi più avanzati. Standard condivisi di valutazione, test indipendenti, obblighi di segnalazione degli incidenti, tracciabilità e requisiti minimi di sicurezza possono impedire che la competizione si trasformi in una corsa al rilascio più rapido a scapito dell’affidabilità.
È quanto già avviene in altri settori ad alto rischio. Un nuovo aereo deve essere certificato prima di trasportare passeggeri, un farmaco deve superare sperimentazioni e controlli prima di essere commercializzato e un impianto nucleare deve rispettare rigorosi requisiti di sicurezza. Anche nel sistema delle carte di credito, banche, circuiti e operatori tecnologici continuano a competere, ma devono rispettare standard condivisi per la protezione dei dati, l’autenticazione delle operazioni e la gestione delle frodi. In tutti questi casi le regole non eliminano la competizione e l’innovazione, ma stabiliscono una soglia di sicurezza al di sotto della quale non è consentito operare.
Le regole, inoltre, dovrebbero essere proporzionate alle capacità e ai rischi dei sistemi. Imporre gli stessi obblighi a una piccola impresa che sviluppa un’applicazione circoscritta e a una grande azienda che realizza modelli utilizzabili su scala globale sarebbe inefficace e potrebbe rafforzare proprio gli operatori già dominanti.
Non è quindi realistico immaginare un unico freno azionato contemporaneamente in tutto il mondo. È invece possibile concordare regole comuni per governare la competizione. Non si tratta di fermare la corsa, ma di impedire che la sicurezza diventi il terreno sul quale risparmiare per arrivare prima e che, per vincere, qualcuno sia incentivato a rinunciare ai controlli essenziali".
Infine, guardando alla nostra vita quotidiana: quali sono i rischi dell'intelligenza artificiale ai quali dovremmo prestare maggiore attenzione già oggi, senza però cadere negli allarmismi?
"I rischi ai quali dovremmo prestare maggiore attenzione sono probabilmente meno spettacolari di quelli raccontati dalla fantascienza, ma sono già concretamente presenti nella nostra quotidianità.
Il primo è l’eccesso di fiducia. I sistemi di intelligenza artificiale producono risposte ben costruite e molto convincenti anche quando contengono errori, informazioni inventate o interpretazioni distorte. Il pericolo aumenta quando iniziamo ad affidare a questi strumenti decisioni delicate che riguardano la salute, il lavoro, l’accesso al credito, l’istruzione o i diritti delle persone senza un’effettiva verifica umana.
Un secondo rischio riguarda la manipolazione dell’informazione e la sicurezza informatica. Testi, immagini, clonazioni vocali e video artificiali sono sempre più facili da generare su vasta scala e sempre più difficili da distinguere da contenuti autentici. Questo apre la strada a truffe sofisticate, furti di identità, campagne di disinformazione e forme di condizionamento personalizzato. Non significa che non potremo più credere a nulla, ma che dovremo sviluppare una nuova alfabetizzazione digitale e imparare a verificare le fonti, la provenienza e il contesto dei contenuti.
Dobbiamo poi prestare particolare attenzione ai dati che forniamo a questi strumenti. Inserire informazioni personali, documenti riservati o dati aziendali in un sistema di AI può esporli a utilizzi non previsti. A questo si aggiunge il fatto che i modelli, essendo addestrati anche su dati storici, possono riprodurre discriminazioni e pregiudizi già presenti nella società, restituendoci risultati che sembrano neutrali e oggettivi, ma che in realtà non lo sono.
Vi è poi un ulteriore rischio, forse il più urgente dal punto di vista economico e sociale, del quale si parla ancora troppo poco. È la nascita di un nuovo e profondo “AI Divide”. L’intelligenza artificiale non è soltanto un acceleratore di produttività, ma anche un moltiplicatore di competitività. Chi impara a integrarla rapidamente ed efficacemente nei propri processi, che si tratti di un’impresa, di un professionista, di un territorio o di un intero Paese, può accumulare un vantaggio crescente. Chi rimane indietro, non dispone delle competenze necessarie o sceglie semplicemente di ignorarla rischia invece una progressiva marginalizzazione.
Esiste infine un rischio più silenzioso. È quello di delegare progressivamente non soltanto le attività ripetitive, ma anche la capacità di leggere, scrivere, valutare, scegliere e assumerci la responsabilità delle nostre decisioni. L’indebolimento del pensiero critico è un pericolo concreto.
L’intelligenza artificiale ha un potenziale straordinario e può ampliare enormemente le nostre capacità, ma nelle decisioni che incidono sulle persone non deve sostituire il giudizio e la responsabilità umani. Non possiamo permetterci né di guardarla con diffidenza pregiudiziale né di adottarla in maniera acritica. La vera sfida istituzionale e formativa consiste nel democratizzare l’accesso all’AI e la conoscenza dei suoi meccanismi, affinché diventi uno strumento di emancipazione e crescita per tutti e non una leva capace di accentuare le disuguaglianze. Dobbiamo imparare a utilizzarla con consapevolezza, sapendo quando fidarci, quando verificare e quando la decisione deve restare interamente nostra".
Un incontro nel Palazzo Apostolico che ha portato idealmente Porto Recanati e la sua comunità davanti a Papa Leone XIV. È quello vissuto ieri, domenica 20 settembre, dal sindaco Andrea Michelini, che dopo aver partecipato alla Santa Messa presieduta dal Santo Padre nel Palazzo Apostolico ha avuto l'opportunità di incontrarlo personalmente nella Sala Ducale.
Durante il momento di saluto e fraternità, Michelini ha omaggiato Papa Leone XIV con lo Stemma del Comune di Porto Recanati, realizzato dal conterraneo Biagio Biagetti, artista che nel 1921-1922 fu nominato da Papa Benedetto XV Direttore Artistico per le pitture dei Sacri Palazzi Apostolici e dei Musei Vaticani.
Un dono dal forte valore simbolico, che il sindaco ha consegnato a nome dell'intera comunità portorecanatese. "In quel momento non ero solo: con me c'era idealmente tutta Porto Recanati", ha raccontato Michelini, sottolineando come l'incontro abbia rappresentato l'occasione per portare al Santo Padre "il calore della nostra comunità, il volto della nostra gente, le nostre tradizioni e l'affetto di una città".
A rendere possibile l'incontro è stato padre Bruno Silvestrini, concittadino di Porto Recanati, Custode del Sacrario Apostolico e priore della comunità della Sagrestia Pontificia. Proprio nella giornata di domenica padre Bruno ha celebrato inoltre il 50° anniversario della sua professione religiosa.
Il religioso, legato da un rapporto di amicizia e fraternità con il Santo Padre, ha avuto un ruolo centrale nel presentare il sindaco Michelini a Papa Leone XIV in occasione della giornata di festa.
Per Porto Recanati, dunque, un momento particolare che ha unito la dimensione istituzionale a quella religiosa e al legame con una figura della comunità cittadina che da cinquant'anni vive la propria missione all'interno della Chiesa.
"Un filo indissolubile di amicizia, fraternità e appartenenza che unisce Porto Recanati al cuore della Chiesa", ha sottolineato il sindaco, che al termine dell'incontro ha espresso la propria emozione per aver potuto rappresentare la città davanti al Santo Padre.
"Grazie, Santità, per questo momento che conserveremo nel cuore. E grazie a Padre Bruno per aver reso possibile questo incontro così significativo per la nostra comunità", ha concluso Michelini.
Un esempio di economia circolare e di collaborazione tra realtà del territorio. La Clinica del Sale di Macerata ha raggiunto un accordo con il comune di Caldarola per la donazione di circa una tonnellata e mezza di sale esausto, che sarà riutilizzato dall’amministrazione comunale per le attività di prevenzione e contrasto alla formazione del ghiaccio durante il periodo invernale.
Il sale viene utilizzato all’interno delle stanze della Clinica del Sale e, per le caratteristiche legate al suo impiego in un dispositivo medico, deve essere periodicamente sostituito. Da qui nasce l’idea di individuare una nuova destinazione per un materiale che, pur non potendo più essere utilizzato all’interno della struttura, può ancora svolgere un’importante funzione in altri ambiti.
«Ogni anno, essendo un dispositivo medico, dobbiamo cambiare il sale che viene utilizzato a terra nelle grotte del sale e dobbiamo provvedere al suo smaltimento. Si tratta però di un materiale che può essere utilizzato per una serie di attività, ad esempio sulle strade durante l’inverno - spiega la titolare della Clinica del Sale, Tania Marroquin Rayme -. Ogni cabina contiene quasi 750 chili di sale e, complessivamente, al Comune ne doniamo circa una tonnellata e mezza».
L’accordo con il Comune di Caldarola rappresenta quindi una modalità concreta per evitare lo smaltimento di un materiale ancora utilizzabile e trasformarlo in una risorsa per il territorio. «È uno spirito di economia circolare: utilizzare in un altro modo un sale che è stato per un anno a terra nelle stanze della clinica e che, terminato il suo utilizzo, può invece trovare una nuova funzione», aggiunge Tania Marroquin Rayme.
«Il sale sarà utilizzato principalmente per le strade comunali durante l’inverno, in particolare per contrastare la formazione del ghiaccio attraverso la macchina spargisale - spiega il sindaco di Caldarola -. Potrà essere utilizzato anche per garantire la sicurezza degli spazi davanti agli edifici pubblici, come le scuole e il Comune, ma la destinazione principale sarà quella della viabilità comunale».
Tania Marroquin Rayme ha aperto questa attività dopo aver sperimentato su di sé e sulle sue figlie i benefici della haloterapia medica, confermati dalle esperienze positive di molte altre famiglie. «Da quel cambiamento - dice -, vissuto in prima persona, è nata una scelta di cuore: offrire ai miei concittadini un metodo naturale, certificato come dispositivo medico, e un luogo sicuro dove respirare meglio, sentirsi protetti e prendersi cura della salute propria e dei figli».
A Tolentino sono state elevate sanzioni a seguito dei problemi provocati dal maltempo sulle strade di campagna, dove l'acqua piovana proveniente dai terreni ha trascinato sulla carreggiata fango e detriti. Le contestazioni, secondo quanto riferito dal Comune, hanno riguardato i casi in cui sono state riscontrate responsabilità dirette.
La forte ondata di pioggia che ha interessato nei giorni scorsi il territorio comunale ha provocato diversi smottamenti, soprattutto lungo la viabilità rurale. In alcuni punti, il dilavamento del terreno ha invaso la sede stradale, rendendo più difficoltosa la circolazione.
Il Comune ricorda quindi a proprietari dei terreni e terzisti l'importanza di realizzare e mantenere fossi di scolo in grado di convogliare correttamente le acque meteoriche, come previsto dal Regolamento di Polizia Rurale.
L'ente sottolinea che proprio la "mancata corretta regimentazione delle acque provenienti dai campi ha contribuito, in alcuni casi, al riversamento di terreno e detriti sulle strade". Laddove sono state accertate responsabilità, sono state quindi elevate le relative sanzioni.
Per ripristinare le condizioni di normalità sono intervenuti il servizio di reperibilità e gli operai dell'Ufficio Lavori Pubblici – Manutenzioni del Comune di Tolentino, impegnati nelle operazioni di pulizia e messa in sicurezza delle diverse situazioni riscontrate.