Inchiesta Ricostruzione, i soldi consegnati a Pistarelli e le intercettazioni su Crucianelli: "Il patto corruttivo ancora operativo"
Il contatto telefonico per fissare un incontro, le banconote contate in auto e poi inserite in una busta acquistata poco prima, infine la consegna fuori da una pizzeria nel Maceratese. È una delle sequenze ricostruite dalla Guardia di Finanza nell'ambito dell'inchiesta "Ricostruzione", condotta dalla Dda di Ancona, che ha portato all'arresto dell'imprenditore Antonio Cervigni e di Fabio Pistarelli, ex capo di Gabinetto del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli. È il 9 novembre 2024, come riporta Ansa, quando i finanzieri documentano i passaggi grazie a una periferica di registrazione installata sull'auto di Cervigni. L'imprenditore conta le banconote, acquista una busta di grandi dimensioni per contenerle e, successivamente, consegna il denaro a Pistarelli all'esterno di una pizzeria nel Maceratese. Il passaggio di denaro viene ricondotto dagli investigatori ai presunti componenti della cosiddetta "cricca" o "comitato d'affari", che, secondo l'impianto accusatorio, avrebbe agito per indirizzare appalti in cambio di una percentuale del 2%. "È risultato chiaro - scrive la gip - come la disponibilità costante di Pistarelli, comprata con denaro e altre utilità apparentemente giustificate con documentazione fiscale soggettivamente falsa, avesse fornito all'asse Cervigni-Ezechielli (altro arrestato, ndr) un indubbio prestigio, e strumento per acquisire vantaggi economici da ditte corruttrici con utilizzo strumentale di Pistarelli collocato nella stanza dei bottoni al vertice del centro di spesa regionale". Le intercettazioni su Enrico Crucianelli Nell'inchiesta compare anche l'imprenditore tolentinate Enrico Crucianelli, considerato dagli inquirenti una figura centrale. Il 14 maggio 2024, i finanzieri avevano registrato un colloquio in auto nel corso del quale un interlocutore gli parlava di presunte "informazioni privilegiate", ottenute "da persone vicino a una commissione di gara su parametri tabellari", e di un'asserita "volontà/possibilità di agevolare la Crucianelli Rest/Edile". Queste conversazioni hanno contribuito ad avviare gli approfondimenti sul gruppo, il cui "asset principale", secondo l'accusa, sarebbe stato proprio Pistarelli. Per gli inquirenti, l'ex capo di Gabinetto avrebbe messo a disposizione del presunto sodalizio "conoscenze, relazioni, funzioni, poteri", consentendo agli altri componenti di esercitare pressioni e condizionamenti su dirigenti e funzionari pubblici della Regione e di altre amministrazioni. Tra le condotte contestate figurano anche la proposta di imprese compiacenti per le gare pubbliche e la rivelazione di informazioni riservate che avrebbero potuto influenzare le procedure di appalto. La gip: "Concreto e attuale pericolo di reiterazione dei reati" Nel provvedimento cautelare, la giudice per le indagini preliminari si sofferma anche sulle esigenze cautelari relative a Pistarelli, ritenendo che sussista un "concreto ed attuale pericolo di reiterazione dei reati della stessa specie". A sostegno di questa valutazione, la gip evidenzia che il presunto patto corruttivo sarebbe rimasto operativo anche dopo la cessazione dell'incarico di capo di Gabinetto della Presidenza della Regione. "Le conversazioni intercettate nel gennaio 2026 - annota la giudice - attestano che le utilità economiche promesse a Pistarelli continuano ad essere erogate e che i correi intendevano rispettare integralmente gli accordi assunti, dimostrando la permanenza del vincolo illecito e della disponibilità reciproca a proseguire il rapporto". La valutazione del rischio di reiterazione, secondo la gip, sarebbe rafforzata dalla possibilità che Pistarelli possa assumere nuovi incarichi pubblici nelle Marche, tornando così a utilizzare il proprio patrimonio di relazioni istituzionali e conoscenze amministrative. "La piena conservazione della rete relazionale e l'ininterrotta frequentazione dei coindagati, ancora comprovata anche nel gennaio 2026 - si legge nel provvedimento - rendono particolarmente elevata la probabilità che analoghe condotte vengano reiterate ove si presentino nuove occasioni operative". La giudice richiama inoltre l'esposizione politica di Pistarelli, citando fonti aperte relative alle elezioni comunali di Macerata. Pur non avendo ottenuto incarichi presso quell'ente, secondo la gip l'ex capo di Gabinetto potrebbe reiterare condotte analoghe avvalendosi dei propri contatti e delle relazioni politiche negli enti pubblici. Le valutazioni riportate nel provvedimento riguardano le ipotesi accusatorie e le motivazioni cautelari formulate nell'ambito dell'inchiesta, non una dichiarazione di responsabilità definitiva degli indagati.

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