Il Papa sta bene, le Marche un po' meno. Eppure, a guardare i telegiornali nazionali, si potrebbe non accorgersene. Non perché l'inchiesta sulla ricostruzione post-sisma non esista, né perché nessuno ne abbia scritto. Le agenzie di stampa e diverse testate online hanno raccontato gli arresti e i numeri dell'operazione. Il problema è un altro: quanto di tutto questo è arrivato al pubblico televisivo nazionale?
L'inchiesta Ricostruzione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Ancona e condotta dalla Guardia di finanza, ha portato a otto arresti, 51 indagati e sequestri preventivi per oltre 57 milioni di euro. Al centro, presunti illeciti nella gestione di appalti e lavori legati alla ricostruzione post-sisma, con il coinvolgimento anche di commesse della Regione Marche, dell'Erdis e dell'Università di Camerino. Tra gli arrestati figurano Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Francesco Acquaroli, esponente di Fratelli d'Italia, e l'imprenditore edile Enrico Crucianelli, titolare della Crucianelli Rest-Edile di Tolentino.
E allora la domanda è semplice: possibile che una vicenda di queste dimensioni, con 51 indagati, decine di milioni di euro sequestrati e un ex uomo di fiducia del governatore marchigiano tra gli arrestati, non trovi nei principali telegiornali nazionali uno spazio capace di restituirne davvero la portata?
Abbiamo guardato il Tg1 delle 13:30 del 22 ottobre. Un servizio sull'operazione c'era, ma senza nominare le Marche: il riferimento geografico era «un'inchiesta da Accumoli a Norcia». Nessun nome degli arrestati, nessun riferimento al peso politico di uno degli uomini coinvolti. Fabio Pistarelli non è un nome qualsiasi nella vicenda: è stato capo di gabinetto di Acquaroli, presidente della Regione ed esponente di Fratelli d'Italia. Un elemento tutt'altro che secondario per comprendere la rilevanza pubblica dell'inchiesta.
Si tratta anche dell'unico riferimento alla vicenda fatto all'interno delle principali edizioni del Tg1, perlomeno sino alla giornata odierna. Il coinvolgimento dell'ex capo di gabinetto di Acquaroli all'interno di una trasmissione di Rai Uno è stato menzionato, in base alle nostre ricerche, soltanto durante la trasmissione "Cinque Minuti" condotta da Bruno Vespa andata in onda nella serata del 22 ottobre scorso. A citarlo, nel corso di un dibattito con il collega Massimo Lupi, è stato Angelo Bonelli, leader di Avs. Un accenno subito caduto nel vuoto per via dell'intervento immediato del conduttore che ha riportato l'attenzione su altri argomenti.
Nelle edizioni di Tg2, Tg5 e Tg La7 che abbiamo verificato non abbiamo trovato un racconto televisivo che desse conto di questi elementi. Questo non significa che l'indagine sia stata ignorata da tutta l'informazione nazionale: sui siti delle testate e attraverso le agenzie la notizia è circolata. Ma una cosa è pubblicare una notizia online, un'altra è darle spazio, contesto e visibilità nel principale appuntamento televisivo con l'informazione.
La questione, del resto, non riguarda soltanto la cronaca giudiziaria. Perché qui non si parla di un appalto qualsiasi, in una regione qualsiasi. Si parla della ricostruzione dopo il terremoto del 2016, la ferita ancora aperta di un territorio che comprende le Marche e attraversa tutto il Centro Italia. Una ferita fatta di case perdute, attività sospese, comunità che resistono e paesi che, a dieci anni dalle prime scosse, continuano a misurare la distanza tra ciò che è stato promesso e ciò che è diventato realtà.
Nei primi dieci anni dopo il sisma qualcosa è stato ricostruito, e negarlo sarebbe ingiusto. I dati della struttura commissariale guidata da Guido Castelli raccontano il lavoro svolto, le risorse mobilitate e gli interventi portati avanti. Non è nostra intenzione contestare quei numeri per partito preso. Ma i numeri sull'avanzamento dei lavori non esauriscono la domanda sulla ricostruzione: quanto resta ancora da fare e, soprattutto, come sono state gestite le risorse pubbliche destinate a restituire un futuro a questi territori?
Basta attraversare i paesi del cratere per capire che il percorso non è concluso. A Muccia, dove si è svolto il Consiglio regionale aperto dedicato al sisma, campanili ed edifici sono ancora incatenati da strutture lignee. A Tolentino, prima ancora di osservare le facciate, lo sguardo incontra le gru che punteggiano il cielo. Sono immagini quotidiane per chi vive qui, forse meno familiari per chi osserva il terremoto da lontano.
E non è la prima volta che il racconto della ricostruzione mostra differenze di prospettiva. Il confronto tra i dati della struttura commissariale e le analisi di ActionAid ha già evidenziato come gli stessi processi possano essere letti attraverso parametri e valutazioni differenti: da una parte l'avanzamento degli interventi, dall'altra le criticità, i ritardi e le esigenze ancora insoddisfatte delle comunità. Due prospettive che meritano di essere messe a confronto, non ridotte a una contrapposizione tra chi sostiene che tutto proceda e chi vede soltanto ciò che manca.
L'inchiesta giudiziaria apre ora un altro fronte, ancora più delicato. Non dimostra che la ricostruzione nel suo complesso sia stata illegale, né autorizza a mettere sotto accusa indiscriminatamente chi ha lavorato nei cantieri. Ma pone interrogativi seri sulla gestione di una parte degli appalti e sull'impiego delle risorse pubbliche in un territorio che aveva, e ha ancora, un bisogno enorme di fiducia.
È proprio per questo che la vicenda avrebbe meritato un racconto televisivo capace di spiegare dove siamo, che cosa viene contestato e chi sono le figure coinvolte, senza confondere le accuse con le condanne e senza sacrificare la complessità sull'altare dei pochi secondi a disposizione.
Non si tratta di pretendere che ogni telegiornale apra con le Marche. Si tratta di chiedersi perché un'inchiesta di questa portata, che tocca la ricostruzione post-sisma e coinvolge figure di rilievo istituzionale e imprenditoriale, rischi di arrivare al pubblico nazionale senza i nomi, il contesto e il significato necessari a comprenderla.
Perché il terremoto non è stato soltanto una tragedia consumata in pochi secondi. È una storia che continua da dieci anni, con conseguenze politiche, economiche e sociali che riguardano l'intero Paese. E se oggi, oltre alle macerie ancora visibili, emergono ipotesi di illeciti nella gestione di una parte della ricostruzione, la notizia non riguarda soltanto chi abita nei comuni del cratere.
Il Papa sta bene, dunque. Ma le Marche hanno ancora parecchie domande a cui qualcuno dovrà rispondere. E sarebbe auspicabile che, almeno questa volta, il resto d'Italia potesse ascoltarle.
Il Papa sta bene, le Marche un po' meno. Eppure, a guardare i telegiornali nazionali, si potrebbe non accorgersene. Non perché l'inchiesta sulla ricostruzione post-sisma non esista, né perché nessuno ne abbia scritto. Le agenzie di stampa e diverse testate online hanno raccontato gli arresti e i numeri dell'operazione. Il problema è un altro: quanto di tutto questo è arrivato al pubblico televisivo nazionale?
L'inchiesta Ricostruzione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Ancona e condotta dalla Guardia di finanza, ha portato a otto arresti, 51 indagati e sequestri preventivi per oltre 57 milioni di euro. Al centro, presunti illeciti nella gestione di appalti e lavori legati alla ricostruzione post-sisma, con il coinvolgimento anche di commesse della Regione Marche, dell'Erdis e dell'Università di Camerino. Tra gli arrestati figurano Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Francesco Acquaroli, esponente di Fratelli d'Italia, e l'imprenditore edile Enrico Crucianelli, titolare della Crucianelli Rest-Edile di Tolentino.
E allora la domanda è semplice: possibile che una vicenda di queste dimensioni, con 51 indagati, decine di milioni di euro sequestrati e un ex uomo di fiducia del governatore marchigiano tra gli arrestati, non trovi nei principali telegiornali nazionali uno spazio capace di restituirne davvero la portata?
Abbiamo guardato il Tg1 delle 13:30 del 22 ottobre. Un servizio sull'operazione c'era, ma senza nominare le Marche: il riferimento geografico era «un'inchiesta da Accumoli a Norcia». Nessun nome degli arrestati, nessun riferimento al peso politico di uno degli uomini coinvolti. Fabio Pistarelli non è un nome qualsiasi nella vicenda: è stato capo di gabinetto di Acquaroli, presidente della Regione ed esponente di Fratelli d'Italia. Un elemento tutt'altro che secondario per comprendere la rilevanza pubblica dell'inchiesta.
Si tratta anche dell'unico riferimento alla vicenda fatto all'interno delle principali edizioni del Tg1, perlomeno sino alla giornata odierna. Il coinvolgimento dell'ex capo di gabinetto di Acquaroli all'interno di una trasmissione di Rai Uno è stato menzionato, in base alle nostre ricerche, soltanto durante la trasmissione "Cinque Minuti" condotta da Bruno Vespa andata in onda nella serata del 22 ottobre scorso. A citarlo, nel corso di un dibattito con il collega Massimo Lupi, è stato Angelo Bonelli, leader di Avs. Un accenno subito caduto nel vuoto per via dell'intervento immediato del conduttore che ha riportato l'attenzione su altri argomenti.
Nelle edizioni di Tg2, Tg5 e Tg La7 che abbiamo verificato non abbiamo trovato un racconto televisivo che desse conto di questi elementi. Questo non significa che l'indagine sia stata ignorata da tutta l'informazione nazionale: sui siti delle testate e attraverso le agenzie la notizia è circolata. Ma una cosa è pubblicare una notizia online, un'altra è darle spazio, contesto e visibilità nel principale appuntamento televisivo con l'informazione.
La questione, del resto, non riguarda soltanto la cronaca giudiziaria. Perché qui non si parla di un appalto qualsiasi, in una regione qualsiasi. Si parla della ricostruzione dopo il terremoto del 2016, la ferita ancora aperta di un territorio che comprende le Marche e attraversa tutto il Centro Italia. Una ferita fatta di case perdute, attività sospese, comunità che resistono e paesi che, a dieci anni dalle prime scosse, continuano a misurare la distanza tra ciò che è stato promesso e ciò che è diventato realtà.
Nei primi dieci anni dopo il sisma qualcosa è stato ricostruito, e negarlo sarebbe ingiusto. I dati della struttura commissariale guidata da Guido Castelli raccontano il lavoro svolto, le risorse mobilitate e gli interventi portati avanti. Non è nostra intenzione contestare quei numeri per partito preso. Ma i numeri sull'avanzamento dei lavori non esauriscono la domanda sulla ricostruzione: quanto resta ancora da fare e, soprattutto, come sono state gestite le risorse pubbliche destinate a restituire un futuro a questi territori?
Basta attraversare i paesi del cratere per capire che il percorso non è concluso. A Muccia, dove si è svolto il Consiglio regionale aperto dedicato al sisma, campanili ed edifici sono ancora incatenati da strutture lignee. A Tolentino, prima ancora di osservare le facciate, lo sguardo incontra le gru che punteggiano il cielo. Sono immagini quotidiane per chi vive qui, forse meno familiari per chi osserva il terremoto da lontano.
E non è la prima volta che il racconto della ricostruzione mostra differenze di prospettiva. Il confronto tra i dati della struttura commissariale e le analisi di ActionAid ha già evidenziato come gli stessi processi possano essere letti attraverso parametri e valutazioni differenti: da una parte l'avanzamento degli interventi, dall'altra le criticità, i ritardi e le esigenze ancora insoddisfatte delle comunità. Due prospettive che meritano di essere messe a confronto, non ridotte a una contrapposizione tra chi sostiene che tutto proceda e chi vede soltanto ciò che manca.
L'inchiesta giudiziaria apre ora un altro fronte, ancora più delicato. Non dimostra che la ricostruzione nel suo complesso sia stata illegale, né autorizza a mettere sotto accusa indiscriminatamente chi ha lavorato nei cantieri. Ma pone interrogativi seri sulla gestione di una parte degli appalti e sull'impiego delle risorse pubbliche in un territorio che aveva, e ha ancora, un bisogno enorme di fiducia.
È proprio per questo che la vicenda avrebbe meritato un racconto televisivo capace di spiegare dove siamo, che cosa viene contestato e chi sono le figure coinvolte, senza confondere le accuse con le condanne e senza sacrificare la complessità sull'altare dei pochi secondi a disposizione.
Non si tratta di pretendere che ogni telegiornale apra con le Marche. Si tratta di chiedersi perché un'inchiesta di questa portata, che tocca la ricostruzione post-sisma e coinvolge figure di rilievo istituzionale e imprenditoriale, rischi di arrivare al pubblico nazionale senza i nomi, il contesto e il significato necessari a comprenderla.
Perché il terremoto non è stato soltanto una tragedia consumata in pochi secondi. È una storia che continua da dieci anni, con conseguenze politiche, economiche e sociali che riguardano l'intero Paese. E se oggi, oltre alle macerie ancora visibili, emergono ipotesi di illeciti nella gestione di una parte della ricostruzione, la notizia non riguarda soltanto chi abita nei comuni del cratere.
Il Papa sta bene, dunque. Ma le Marche hanno ancora parecchie domande a cui qualcuno dovrà rispondere. E sarebbe auspicabile che, almeno questa volta, il resto d'Italia potesse ascoltarle.
Due fucili da caccia, una pistola e oltre 100 cartucce di vario calibro. È quanto trovato dai carabinieri a Pieve Torina durante i controlli sulla detenzione e sulla corretta custodia delle armi. Per la vicenda è stato denunciato in stato di libertà un uomo di 81 anni, originario di Roma, con l'accusa di detenzione abusiva di armi e munizioni.
L'intervento è stato condotto dai militari della locale stazione nell'ambito delle attività di verifica portate avanti dalla Compagnia dei carabinieri di Camerino. Dagli accertamenti sarebbe emerso che l'anziano aveva omesso di comunicare il trasferimento delle proprie armi e il nuovo luogo in cui erano custodite.
Al termine delle verifiche, i carabinieri hanno proceduto al sequestro penale di tutte le armi e delle munizioni rinvenute. Il materiale è stato messo in sicurezza in attesa delle successive disposizioni dell'autorità giudiziaria competente, quella maceratese.
Scontro frontale tra un'automobile e un mezzo pesante lungo la strada provinciale 25, nel territorio comunale di Appignano. L'incidente si è verificato intorno alle 12 di oggi e ha richiesto l'intervento dei vigili del fuoco di Macerata e del personale sanitario.
A scontrarsi frontalmente sono stati una Opel Meriva, che viaggiava in direzione Appignano con a bordo un uomo della zona, e un camion del Cosmari, che procedeva da Chiesanuova verso Macerata.
Il conducente dell'auto, rimasto bloccato nell'abitacolo, è stato estratto e trasferito d'urgenza in eliambulanza all'ospedale regionale di Torrette di Ancona. Secondo le prime informazioni, non sarebbe in pericolo di vita.
La squadra dei vigili del fuoco ha collaborato con i sanitari nelle operazioni di estricazione dell'uomo, rimasto intrappolato nell'abitacolo dopo l'impatto. Una volta liberato, il conducente è stato affidato alle cure del personale sanitario e trasportato in ospedale con l'eliambulanza.
I pompieri hanno inoltre provveduto alla messa in sicurezza dei veicoli coinvolti nell'incidente. Per la messa in sicurezza del tratto interessato dal sinistro e la rimozione della vettura è intervenuta, come soccorso stradale, l'Autocarrozzeria Giganti Mario. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri della stazione di Treia, impegnati nei rilievi per ricostruire la dinamica dello scontro.
Per consentire le operazioni di soccorso e la gestione dell'emergenza, la strada provinciale è stata chiusa al traffico. Restano da chiarire le cause dell'impatto tra l'automobile e il mezzo pesante.
Sala piena e clima teso a Muccia, uno dei centri più colpiti dal terremoto del 2016, dove si è riunito il Consiglio regionale delle Marche in seduta aperta, intitolata «A dieci anni dal sisma, le istituzioni nei territori». Un appuntamento atteso da amministratori e cittadini del cratere, ma che si è svolto con sullo sfondo l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia sulla ricostruzione, culminata in otto arresti e 51 indagati complessivi. L’indagine ipotizza appalti pubblici pilotati e infiltrazioni della criminalità organizzata nei cantieri privati attraverso i subappalti.
All’ingresso, fin dal mattino, è comparso uno striscione di Rifondazione comunista che chiede le dimissioni del presidente della Regione Francesco Acquaroli e del commissario alla ricostruzione Guido Castelli.
Al centro delle critiche delle opposizioni c’è proprio Acquaroli, perché tra gli arrestati figura Fabio Pistarelli, suo ex capo di gabinetto, dimessosi nel dicembre 2025. Il governatore ha parlato di un «tradimento» e ha riferito di aver chiesto verifiche interne dopo alcune segnalazioni, senza che emergessero elementi. Le minoranze avevano chiesto di modificare l’ordine del giorno per aprire i lavori con le comunicazioni del presidente sull’indagine e un successivo dibattito. La proposta è stata respinta a maggioranza dalla Conferenza dei capigruppo, e i gruppi di opposizione hanno contestato la decisione, chiedendo chiarezza e risposte per le comunità colpite dal sisma.
La tensione è esplosa durante l’intervento di Castelli. Il commissario ha richiamato i numeri dell’impresa Crucianelli: 415 cantieri in corso e 396 conclusi, tra cui una decina di interventi pubblici. Quanto all’affidamento dei lavori, ha spiegato che nella ricostruzione privata «sono i proprietari degli immobili a scegliere le imprese» e che «non li dà il pubblico»: «In Europa c’è la libera concorrenza, non si può limitare il libero mercato». Una delle letture emerse sul perché tanti committenti si siano rivolti alla stessa ditta, ha aggiunto, riguarda la capacità di neutralizzare l’accollo grazie al Superbonus 110%, cioè di evitare ai proprietari di sostenere una parte dei costi non coperti dai contributi. Un meccanismo delicato, che secondo Castelli ha inciso anche sull’aumento dei costi della ricostruzione.
Respingendo poi le accuse di una gestione politica della ricostruzione, il commissario ha assicurato che nel cratere «non ci sono stati sindaci genuflessi». Molti sindaci del Pd, ha riferito, lo hanno chiamato per chiedere aiuto, che a suo dire è sempre stato dato. Ha quindi citato Leonardo Catena, ex sindaco di Montecassiano e oggi consigliere regionale dem, in relazione alla vicenda della casa di riposo, invitando i sindaci che avessero subito pressioni a farsi avanti. Ipotesi che ha respinto.
Il riferimento a Catena ha fatto scattare la protesta. La capogruppo del Pd Valeria Mancinelli e il consigliere Fabrizio Cesetti si sono alzati contestando che non fosse concesso il diritto di replica, e Cesetti ha chiamato in causa Acquaroli e il presidente del Consiglio regionale Gianluca Pasqui: «Non potete permettere a Castelli di citare il sindaco senza dargli la possibilità di replicare». Pronta la risposta: «Venga qui il sindaco e mi dica che non è vero». Castelli ha respinto l’immagine di un «Castelli belzebù» e ha attaccato: «I voti non li prendete così, strumentalizzando la vicenda giudiziaria».
I consiglieri di opposizione hanno quindi lasciato l’aula, tranne Mancinelli, rimasta per replicare. All’esterno Cesetti ha rincarato: «Il commissario ha ribadito diverse volte di non aver chiesto a nessun sindaco di genuflettersi: ma se per la ricostruzione del mio paese fossi costretto a genuflettermi, sa come si chiama questo? Concussione. Perché Castelli ha dovuto dirlo? Perché il presidente del Consiglio e il governatore hanno consentito di dirlo?».
Una presa di distanza netta dal suo ex capo di gabinetto, Fabio Pistarelli, e una altrettanto forte presa di distanza, anche dal punto di vista dei toni, da qualsiasi ipotesi di collusione o contiguità con la criminalità organizzata che possa riguardarlo: "Corruzione e mafia, sono due parole che non conosco". Così il presidente della regione Marche, Francesco Acquaroli, ha chiuso il discorso, durato oltre mezz'ora, che ha posto fine ai lavori del Consiglio regionale riunito a Muccia, in occasione della seduta aperta dedicata ai dieci anni dal terremoto del 2016.
Un intervento nel quale Acquaroli ha proceduto quasi integralmente a braccio, inizialmente con voce un poco incerta, ma poi divenuta - nel corso dell'eloquio - progressivamente più decisa, in un climax voluto e ricercato. Tra i temi affrontati, la spiegazione della natura del rapporto con Pistarelli è quella che ha coperto il maggior minutaggio. Andiamo per ordine.
La nomina di Pistarelli e il rapporto di fiducia
Dopo aver messo anche in discussione l'opportunità di svolgere il Consiglio regionale aperto a Muccia - "forse sarebbe stato più opportuno rinviarlo, ma abbiamo ritenuto importante comunque essere qui" - Acquaroli ha spiegato che la scelta di affidare a Pistarelli il ruolo di capo di gabinetto, nel 2020, era stata motivata dalla conoscenza del territorio e dell’attività istituzionale. L’ex collaboratore, ha ricordato, era stato consigliere regionale per tre legislature, oltre ad aver ricoperto il ruolo di capogruppo, ed era avvocato.
"L’elemento principale era la fiducia", ha sottolineato il governatore. Con l’avvio della nuova legislatura, tuttavia, Acquaroli ha raccontato di aver manifestato alcune perplessità sulla prosecuzione dell’incarico. Le ragioni indicate erano soprattutto operative: l’impegno richiesto dal ruolo, le modalità di lavoro e l’efficacia dell’azione amministrativa. "Non posso fare io il capo di gabinetto di me stesso", ha ribadito.
Per questo, secondo la sua ricostruzione, venne concordata una proroga di tre mesi per consentire di individuare una soluzione alternativa. "Il primo arcano è chiarito", ha detto il presidente.
Le voci, le verifiche e le dimissioni del 2 dicembre
Il passaggio successivo dell’intervento ha riguardato le segnalazioni ricevute, sempre nel mese di novembre 2025. Acquaroli ha raccontato di essere venuto a conoscenza, intorno alla metà del mese, di "alcune voci" relative a un possibile interessamento del suo ex capo di gabinetto su "determinate procedure". "Non erano notizie di reato, ma per l'appunto voci, visto che qualcuno ha fatto dell'ironia anche su questo" ha precisato, aggiungendo di aver trasmesso le informazioni "agli uffici regionali".
Il presidente ha riferito di aver chiesto approfondimenti al segretario generale e ad altri dirigenti, coinvolgendo anche persone esterne alla struttura regionale per verificare quanto segnalato. Secondo il suo racconto, dagli accertamenti emerse una conferma, almeno da parte di alcune delle persone interessate, dell’interessamento di Pistarelli a una procedura.
A quel punto, ha spiegato, la decisione fu immediata: "Io lo chiamo e gli dico che era incompatibile la sua presenza nel palazzo Raffaello e quindi, o dava le dimissioni o le avrei rimosso io la sera stessa".
Acquaroli ha collocato l'episodio al 2 dicembre 2025, data in cui, secondo la sua ricostruzione, si interruppe il rapporto di lavoro con Pistarelli. Il governatore ha insistito sulla sequenza temporale, sostenendo che, dopo le prime informazioni e gli approfondimenti, la decisione venne presa quando emersero elementi che riteneva incompatibili con la permanenza dell’ex collaboratore nell’incarico.
"Un atteggiamento di uno che vuole coprire qualcuno?"
Nel corso del discorso Acquaroli ha richiamato le regole che, a suo dire, aveva imposto ai collaboratori: rispetto della legalità e nessuna interferenza nelle procedure, negli appalti e nei bandi regionali. Il termine utilizzato per sintetizzare tale orientamento è stato "regole d'ingaggio". Da qui la domanda rivolta all’aula: "Ma secondo voi, quello che ho tenuto, è un atteggiamento di uno che vuole coprire qualcuno?".
Sul comportamento che viene contestato a Pistarelli, Acquaroli ha parlato di un possibile errore nella scelta politica: "Ho sbagliato, perché una persona che si comporta così è una persona che non poteva aiutarmi a fare quello che era il grande progetto che noi avevamo e abbiamo in mente per la nostra regione", ha dichiarato. Ha, quindi, aggiunto: "Fare una scelta sbagliata non significa diventare complice".
Il crescendo finale: "La prima vittima sono io"
Nell'ultima parte dell’intervento, il tono del presidente si è fatto più netto. Acquaroli ha rivendicato la necessità di non confondere la vicenda giudiziaria che coinvolge l'ex capo di gabinetto con l’intera attività di ricostruzione e con il lavoro delle istituzioni regionali.
Ha ricordato le misure e i protocolli messi in campo per contrastare le infiltrazioni mafiose, riconoscendo al tempo stesso che l’inchiesta può evidenziare fragilità nella ricostruzione privata, in particolare nelle scelte delle imprese affidatarie e nei subappalti. "La riflessione che dobbiamo fare è cosa possiamo fare di più", ha detto.
In ogni caso, "da quello che mi risulta non sono indagato io, non è indagato nessuno della Giunta, non sono indagati i consiglieri regionali", ha dichiarato con fermezza Acquaroli, aggiungendo che, sempre secondo le informazioni in suo possesso, non risultavano indagati neppure dirigenti e funzionari regionali. Quindi la frase che ha segnato il crescendo conclusivo: "La prima vittima, se volete, insieme ai terremotati, ai marchigiani e alle istituzioni sono io".
Il Superbonus 110% e la possibilità di neutralizzare l’accollo per i proprietari degli immobili danneggiati dal terremoto. È uno dei temi affrontati dal commissario straordinario alla ricostruzione post-sisma Guido Castelli durante la seduta aperta del Consiglio regionale delle Marche a Muccia, dedicata ai dieci anni dal terremoto del 2016.
Il suo intervento è stato segnato anche dalla protesta dei consiglieri di opposizione, che hanno contestato alcune sue dichiarazioni e la mancata possibilità di replica. Al centro del dibattito anche i cantieri affidati alla Rest Edile di Tolentino, il cui titolare Enrico Crucianelli è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Ancona sulle presunte infiltrazioni criminali nella ricostruzione.
"I cantieri di Rest Edile sono tutti in parte del territorio di Macerata", ha dichiarato Castelli, citando in particolare le zone di San Severino Marche e Tolentino. Il commissario ha quindi richiamato quella che ha definito la lettura data da molti alla concentrazione degli interventi affidati alla stessa impresa: "Quella ditta garantiva la neutralizzazione dell'accollo con il 110%, una scelta che abbiamo pagato tanto".
Il riferimento è al meccanismo che consentiva di evitare ai proprietari di sostenere direttamente la quota dei costi dei lavori non coperta dai contributi pubblici, grazie all'intervento del Superbonus. Un elemento che, secondo Castelli, avrebbe contribuito a orientare le scelte dei committenti nella ricostruzione privata.
Nel corso dell'intervento, il commissario ha ricordato che gli appalti della ricostruzione privata vengono affidati direttamente dai proprietari degli immobili danneggiati, senza intermediazione pubblica. "Avranno sempre la mia tutela", ha assicurato, ribadendo che la struttura commissariale non poteva limitare il numero dei contratti affidati alle singole imprese. "In Europa c'è la libera concorrenza", ha affermato, richiamando le norme che prevedono limiti per gli incarichi tecnici nei lavori post-sisma, ma non per il numero di contratti affidati alle imprese.
Questi passaggi si sono inseriti in una seduta caratterizzata da momenti di tensione. Quando Castelli ha affrontato il tema della gestione della ricostruzione e ha respinto le accuse di pressioni politiche sui sindaci, citando anche il consigliere regionale del Pd Leonardo Catena, la capogruppo dem Valeria Mancinelli e il consigliere Fabrizio Cesetti si sono alzati per contestare il mancato diritto di replica.
Cesetti ha chiamato in causa il presidente della Regione Francesco Acquaroli e il presidente del Consiglio regionale Gianluca Pasqui, chiedendo perché fosse stato consentito al commissario di citare un sindaco senza dargli la possibilità di rispondere. Castelli ha replicato invitando il sindaco a intervenire direttamente e accusando le opposizioni di strumentalizzare la vicenda giudiziaria. La protesta è poi sfociata nell'uscita dall'aula dei consiglieri di opposizione, con l'eccezione di Mancinelli, rimasta per replicare.
Un altro passaggio dell'intervento ha riguardato l'impatto del Superbonus sui costi della demolizione e ricostruzione. "Con il 110% abbiamo registrato un aumento esponenziale del costo delle demolizioni-ricostruzione: da 2.800 euro a 4.500 al metro quadrato", ha spiegato il commissario.
"Chi aveva capacità bancarie e di plafond ha fatto queste cose", ha aggiunto, riferendosi alle possibilità offerte dal meccanismo fiscale. Secondo Castelli, le pratiche di questo tipo avviate nei cantieri tra il 2020 e il 2022 sarebbero state circa 400. Un fenomeno che, nella sua ricostruzione, ha contribuito alla crescita dei costi nella provincia di Macerata, dove sono comunque presenti tavoli e protocolli per la legalità.
Castelli ha inoltre ripercorso i provvedimenti adottati dal 2023 dalla struttura commissariale per rafforzare la vigilanza e garantire la legalità negli appalti della ricostruzione, ribadendo che gli affidamenti nella ricostruzione privata sono una scelta dei proprietari degli immobili danneggiati.
Le dichiarazioni si inseriscono nel dibattito sulla ricostruzione post-sisma apertosi a Muccia, in una seduta segnata dalle polemiche politiche e dalle richieste di chiarimenti sull'inchiesta della Dda di Ancona, che coinvolge anche il settore dei subappalti nei cantieri privati.
L'inchiesta "Ricostruzione" registra un nuovo arresto: Antonio Ezechielli, 62 anni, maceratese, è stato fermato al suo rientro in Italia dalla Cina ed è l'ottavo destinatario della misura cautelare in carcere nell'indagine della Direzione distrettuale antimafia di Ancona sugli appalti legati alla ricostruzione post-terremoto.
L'imprenditore è atterrato nelle Marche nel pomeriggio di due giorni fa, dove ad attenderlo c'erano i militari della guardia di finanza per dare esecuzione all'ordinanza di custodia cautelare. Dopo aver appreso di essere coinvolto nell'inchiesta, Ezechielli aveva manifestato, tramite il proprio legale, l'avvocato Sergio Del Medico, la volontà di rientrare dall'estero e mettersi a disposizione dell'autorità giudiziaria.
Una volta arrivato a Falconara, è stato accompagnato nel carcere di Montacuto, dove resterà in attesa dell'interrogatorio di garanzia, previsto entro cinque giorni dall'esecuzione della misura. In quella sede potrà rispondere alle contestazioni e fornire la propria versione dei fatti. La difesa potrà inoltre valutare un ricorso al tribunale del Riesame.
Secondo la ricostruzione della Procura, a Ezechielli viene contestato il reato di corruzione. Il suo nome ricorrerebbe 456 volte nell'ordinanza cautelare, nella quale gli investigatori ricostruiscono i rapporti con altri indagati, tra cui Antonio Cervigni, Fabio Pistarelli ed Enrico Crucianelli.
Stando agli elementi raccolti nell'indagine, il maceratese avrebbe avuto un ruolo nella pianificazione e nella gestione di diverse operazioni legate agli appalti pubblici. Tra quelle citate negli atti figurano l'intervento delle Monachette, i lavori relativi a Torrette e all'Azienda sanitaria territoriale di Fermo, oltre alle commesse dell'Università di Camerino.
L'ordinanza evidenzia, inoltre, rapporti di lunga data tra Ezechielli, Cervigni e Pistarelli, ritenuti dagli inquirenti significativi per ricostruire i collegamenti e le dinamiche tra le persone coinvolte nell'inchiesta.
Tra gli elementi più delicati riportati nel provvedimento figura anche la presunta gestione delle comunicazioni e dei materiali dopo l'intervento del presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, che aveva contestato a Pistarelli presunte pressioni su dirigenti e funzionari pubblici.
Secondo quanto ricostruito dal giudice Piermartini nell'ordinanza, Pistarelli, Cervigni ed Ezechielli avrebbero concordato una linea comune per affrontare la situazione. Gli atti fanno riferimento alla presunta distruzione di documenti, alla cancellazione di messaggi, alla sostituzione dei telefoni e all'eliminazione di dati archiviati sui computer.
Si tratta di circostanze contestate nell'ambito dell'indagine, che dovranno essere sottoposte alle verifiche nelle successive fasi giudiziarie. La ricostruzione accusatoria dovrà essere confrontata con le eventuali difese degli indagati e con gli elementi che emergeranno nel corso del procedimento.
Con l'arrivo di Ezechielli nel carcere di Montacuto, sale dunque a otto il numero delle persone raggiunte dalla misura cautelare in carcere nell'ambito dell'operazione "Ricostruzione". I prossimi passaggi riguarderanno gli interrogatori di garanzia e le eventuali iniziative difensive, mentre proseguono gli accertamenti sugli appalti pubblici e sui rapporti tra i soggetti coinvolti.
In queste ore è venuto a mancare Adriano Marzioni, storico presidente della sezione Avis di Tolentino. Per anni ha lavorato alla Conceria del Chienti nel settore economico, ha ricoperto la carica di Console provinciale (poi Console onorario) dei Maestri del Lavoro e, soprattutto, sarà ricordato per il suo costante impegno all'interno dell'Avis, associazione dei donatori di sangue e per le sue attività nel Coro Polifonico Città di Tolentino e l’associazione San Vicenzo.
Sempre sorridente, incarnava i più alti valori di cui era difensore e testimone. Si distingueva per la sua educazione e per la sua intelligenza. Ha dato un apporto fondamentale ala crescita esponenziale delle donazioni di sangue, facendo percepire a tutta la Comunità tolentinate e non solo l’importanza del donare e di sacrificarsi per gli altri.
"Ricordiamo con affetto e stima Adriano Marzioni - ha detto il sindaco Mauro Sclavi in una nota di cordoglio - che ha dedicato la propria vita alla valorizzazione dell’importanza del lavoro e della donazione. Ha lasciato un segno indelebile nelle nostre associazioni e, soprattutto grazie al suo impegno nel volontariato e alla sua continua disponibilità, ha contribuito ad educare tanti tolentinati sulla bellezza e sull’utilità del donare senza chiedere, con una attenzione particolare alle giovani generazioni. Il nostro pensiero, dell'amministrazione comunale e di tutta la comunità va alla moglie che ricordo sempre insieme, mano nella mano, sorridenti, ai figli e a tutti i familiari".
Un anniversario che non sia solo il ricordo di un trauma, ma il simbolo del desiderio di rinascita di un territorio. Con questo spirito Pieve Torina si prepara a vivere venerdì 30 ottobre la giornata dedicata al decimo anniversario del terremoto, tra inaugurazioni, memoria e momenti di festa.
A illustrare il programma è il sindaco, Alessandro Gentilucci. “Noi festeggeremo il decennale del sisma: non può essere solo un anniversario che segna un trauma per tutto il cratere, ma una data che simboleggia il desiderio di rinascita di un territorio. Una rinascita concreta, reale, tangibile”, sottolinea il primo cittadino, spiegando che le due inaugurazioni, quella del ristorante panoramico e quella della vasca riscaldata del percorso Kneipp, “rappresentano due nuovi passi avanti verso il futuro”.
Il calendario si aprirà al mattino: i tagli del nastro sono fissati alle 11 e alle 11.30. Nel tardo pomeriggio, al Palazzetto dello Sport, sarà proiettato un documentario che ripercorre i dieci anni trascorsi dalle scosse, con immagini e testimonianze dirette. “Vogliamo dare voce ai nostri cittadini, a chi finalmente ha ritrovato una casa e a chi ancora vive nelle SAE e coltiva la speranza di abbandonarla presto”, spiega Gentilucci.
L’obiettivo, aggiunge il sindaco, è restituire il senso di “una comunità vera, che ha creduto nella possibilità di ripartire dimostrando coraggio e visione del futuro”. La giornata prevede anche un momento ludico, con spettacoli teatrali al Museo della Nostra Terra, e si concluderà con una degustazione al ristorante panoramico.
Cambio al vertice dell’Area territoriale sindacale della Cisl di Tolentino-Camerino: David Ballini passa il testimone a Marco Squartini, eletto ieri a Tolentino dal Consiglio generale della Cisl Marche.
Squartini opera da vent’anni nel sindacato e ha ricoperto il ruolo di responsabile della categoria del commercio e dei servizi nella provincia di Macerata. Assume l’incarico in una fase delicata per il territorio, nell’anno in cui ricorrono i dieci anni dal sisma che ha segnato profondamente l’entroterra maceratese.
«È un incarico di responsabilità in territori che conosco molto bene e ai quali sono profondamente legato», ha dichiarato a margine della proclamazione. «La ricorrenza dei dieci anni dal sisma avrebbe dovuto raccontare una ricostruzione ormai compiuta, fatta di cantieri terminati e comunità tornate a guardare avanti. Invece attraversiamo giorni difficili».
Il riferimento è all’inchiesta che ha investito il settore della ricostruzione. Su questo fronte Squartini ribadisce la linea del sindacato: «Continueremo a chiedere che siano accertate le responsabilità e contrastate con fermezza tutte le situazioni di illegalità, come abbiamo fatto fin dall’inizio, vigilando perché non si verificassero».
La priorità, però, è un’altra: trovare soluzioni che tutelino l’occupazione. Sono centinaia, se non migliaia, i lavoratori diretti e dell’indotto coinvolti, e interi paesi rischiano di vedere bloccata una ricostruzione che in alcuni casi era arrivata quasi a conclusione. «Lavoreremo perché si trovino soluzioni capaci di salvaguardare i posti di lavoro e dare continuità alla rinascita di questi territori», assicura il neosegretario. «Non dobbiamo lasciare che la fiducia venga meno: queste comunità hanno il diritto di tornare a costruire il proprio futuro».
Rigore negli accertamenti, ma senza fermare la ricostruzione. È la linea emersa dall’incontro di oggi tra il commissario straordinario alla Ricostruzione Sisma 2016, Guido Castelli, e il prefetto Stefano Gambacurta, a capo della Struttura di prevenzione antimafia. Al centro del confronto, le verifiche avviate dopo la recente inchiesta giudiziaria che ha coinvolto alcune imprese impegnate nei cantieri post-sisma.
Nel corso del colloquio è stato fatto il punto sulle attività istruttorie in corso e sulle iniziative necessarie a garantire il pieno rispetto della legalità. L’obiettivo condiviso, è stato spiegato, è coniugare la massima severità nei controlli con la tempestività delle decisioni, per tutelare cittadini, imprese e l’intera filiera edilizia ed evitare rallentamenti.
Tra i dati emersi, quello più rilevante riguarda tre delle imprese coinvolte nell’inchiesta, che erano già state oggetto di specifiche misure antimafia. Si aggiungono agli oltre cento provvedimenti emanati negli ultimi tre anni. Per la Struttura commissariale, ciò dimostra che i presìdi di prevenzione e controllo previsti dall’ordinamento si sono attivati e hanno funzionato. Le eventuali condotte fraudolente volte ad aggirarli sono ora oggetto di accertamento.
Allo stato attuale, alla Struttura commissariale non risultano comunicati provvedimenti inibitori nei confronti delle imprese coinvolte. Il prefetto Gambacurta ha confermato la massima attenzione sulla vicenda e l’avvio di tutti gli approfondimenti istruttori necessari, propedeutici alle determinazioni di sua competenza.
«La legalità è una condizione imprescindibile della ricostruzione e non può essere oggetto di compromessi», ha dichiarato Castelli. «Allo stesso tempo, abbiamo il dovere di agire con rigore e rapidità, distinguendo le eventuali responsabilità individuali dalla posizione delle tante imprese e dei lavoratori che operano correttamente».
Il commissario ha quindi messo in guardia da possibili ripercussioni sui cantieri: «È fondamentale che gli accertamenti facciano il loro corso senza determinare un blocco indiscriminato, che finirebbe per penalizzare innanzitutto i cittadini che attendono di tornare nelle proprie case». Il confronto con il prefetto, ha aggiunto, «conferma la piena attenzione delle istituzioni e la volontà comune di garantire legalità, trasparenza e continuità alla ricostruzione».
L'inchiesta sulla ricostruzione post-sisma nelle Marche diventa terreno di scontro politico nazionale. A intervenire è Chiara Appendino, deputata del Movimento 5 Stelle ed ex sindaca di Torino, che in una nota attacca Fratelli d'Italia e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiedendo chiarimenti sulle persone coinvolte nell'indagine e sulle eventuali responsabilità politiche.
Nel mirino della parlamentare pentastellata finiscono soprattutto Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Francesco Acquaroli, e lo stesso governatore marchigiano. Appendino contesta quello che definisce il silenzio dei vertici di FdI sulla vicenda e chiede alla premier di intervenire.
"Sulla spregevole ‘cricca’ che ha speculato e condizionato gli appalti della ricostruzione post-sisma nelle Marche c’è un dato politico devastante ed inaccettabile: il silenzio assordante e vergognoso di Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni e i vertici del suo partito si stanno nascondendo dietro l'omertà mediatica, sperando di far passare sotto silenzio l'ennesimo scandalo che colpisce la loro classe dirigente. Ma il M5S non intende fare sconti: FdI deve rispondere chiaramente di quanto sta emergendo nelle Marche. A gestire questo sistema marcio c’era Fabio Pistarelli, uomo chiave e fidatissimo del governatore meloniano Francesco Acquaroli. Non possiamo derubricare tutto a una mera vicenda giudiziaria".
La deputata attribuisce quindi una responsabilità politica diretta al partito della presidente del Consiglio e pone l'accento sul ruolo di Acquaroli, chiedendo se fosse a conoscenza di quanto contestato nell'ambito dell'inchiesta: "La responsabilità politica di Fratelli d'Italia è totale: o Acquaroli sapeva e ha taciuto, oppure non si è accorto di nulla dimostrando una totale inadeguatezza a guidare una regione ferita dal terremoto. Non è certo la prima volta che Fratelli d'Italia si trova al centro di vicende torbide che evidenziano legami imbarazzanti, affari loschi e contiguità con la criminalità organizzata e ambienti di malaffare".
L'affondo si sposta poi direttamente su Giorgia Meloni. Appendino critica la posizione della premier e richiama il ruolo della struttura commissariale per la ricostruzione, che fa capo alla presidenza del Consiglio: "Mentre Giorgia Meloni è sempre pronta a fare la morale agli altri, oggi sceglie di tacere, scaricando sottobanco il suo governatore pur di non metterci la faccia. Ricordiamo che la struttura commissariale fa capo direttamente a Palazzo Chigi: la Premier interrompa questo silenzio complice, chieda scusa e condanni con fermezza questo ennesimo insulto alle migliaia di famiglie terremotate che nel 2016 hanno perso tutto".
L’Azienda sanitaria territoriale di Macerata rafforza il proprio percorso di miglioramento della qualità dei servizi. Al termine delle verifiche condotte nei giorni scorsi dagli organismi accreditati, l’Ast ha ottenuto la conferma della certificazione ISO 9001:2015 per 11 Unità operative, estendendo il riconoscimento ad altre due strutture, che lo conseguono per la prima volta.
Le nuove certificazioni riguardano la Patologia clinica degli ospedali di Macerata, San Severino Marche e Camerino e la Radiodiagnostica delle strutture di Macerata, Tolentino e Treia. Il risultato porta a 13 il numero complessivo delle Unità operative certificate.
Le attività di verifica si sono svolte con la supervisione del direttore amministrativo, il dottor Milco Coacci, e il coordinamento operativo della coordinatrice infermieristica, la dottoressa Beatrice Venanzetti.
La certificazione ISO 9001:2015 attesta la conformità del sistema di gestione della qualità a uno standard internazionale che punta a garantire processi organizzativi strutturati, procedure controllate e un costante monitoraggio delle attività. Il modello prevede l’analisi e la gestione dei rischi, l’ottimizzazione delle risorse e la verifica dell’efficacia dei processi, con particolare attenzione alla sicurezza, alla trasparenza e ai bisogni degli utenti.
«L’estensione del perimetro di certificazione ad altre due Unità operative evidenzia la volontà dell’Ast di diffondere in modo capillare le buone pratiche organizzative su tutta la rete dei servizi territoriali e ospedalieri, grazie all’impegno costante di tutto il personale medico, infermieristico, tecnico e amministrativo», ha dichiarato il direttore generale dell’Ast di Macerata, Alessandro Marini. «Mantenere ed estendere questi standard significa offrire ai cittadini servizi sanitari sempre più efficienti, tracciabili e orientati all’eccellenza», ha aggiunto.
Il riconoscimento ISO 9001:2015 interessa complessivamente l’Oncologia di Macerata, la Fisica medica, la Medicina nucleare, la Terapia del dolore, la Radioterapia oncologica, il Servizio di prevenzione e protezione, il Blocco operatorio di Macerata, le Professioni sanitarie, la Farmacia ospedaliera di Macerata, la Centrale operativa 118 di Macerata e l’Anestesia e rianimazione di Macerata, oltre alla Patologia clinica degli ospedali di Macerata, San Severino Marche e Camerino e alla Radiodiagnostica degli ospedali di Macerata, Tolentino e Treia.
La conferma della certificazione e la sua estensione rappresentano un ulteriore passaggio nel percorso intrapreso dall’Ast di Macerata per consolidare procedure organizzative condivise e promuovere il miglioramento continuo delle prestazioni. Un lavoro che coinvolge le diverse professionalità sanitarie e amministrative e che punta a rendere i servizi sempre più rispondenti alle esigenze dei cittadini.
La menopausa è una fase naturale della vita, eppure è spesso accompagnata da preoccupazioni che riguardano soprattutto il peso, la forma fisica e i cambiamenti che si riflettono sul corpo. Si parla meno, invece, di ciò che accade alla massa muscolare, alle ossa e alla salute metabolica.
Proprio da qui vale la pena partire per comprendere come l'alimentazione possa diventare un'alleata in questa fase. La riduzione degli estrogeni che accompagna la menopausa favorisce alcuni cambiamenti nella distribuzione del grasso corporeo, con una maggiore tendenza ad accumularlo nella zona addominale. L'aumento di peso osservato nella mezza età, tuttavia, non dipende esclusivamente dagli ormoni: anche l'invecchiamento, la riduzione dell'attività fisica e i cambiamenti del dispendio energetico contribuiscono.
Non è quindi inevitabile ingrassare, né è necessario ricorrere a diete drastiche per contrastare ogni cambiamento.
Un aspetto particolarmente importante riguarda la massa muscolare. Con l'avanzare dell'età, questa tende progressivamente a ridursi, soprattutto in assenza di un'attività fisica adeguata. Preservarla significa sostenere la forza, l'autonomia e la funzionalità dell'organismo. In questo contesto, le proteine assumono un ruolo importante: pesce, uova, latticini, legumi e altre fonti proteiche possono contribuire a soddisfare il fabbisogno, all'interno di un'alimentazione varia e adeguata alle necessità individuali. A completare il quadro è il movimento, in particolare l'esercizio contro resistenza, che aiuta a mantenere massa e forza muscolare.
Anche le ossa meritano attenzione. La diminuzione degli estrogeni accelera la perdita di massa ossea e può aumentare, nel tempo, il rischio di osteoporosi. Per sostenerne la salute è importante assicurare un apporto adeguato di calcio, presente per esempio in latte e derivati, in alcune acque minerali e in alimenti vegetali come alcune verdure e semi di sesamo. La vitamina D contribuisce all'assorbimento del calcio e alla salute ossea; l'eventuale integrazione va valutata in base alle esigenze individuali e al rischio di carenza. Anche in questo caso, l'alimentazione lavora insieme all'attività fisica e agli altri fattori di prevenzione.
Non esiste, dunque, un alimento capace di riequilibrare da solo gli ormoni o una dieta specifica adatta a tutte le donne in menopausa. Un modello alimentare ispirato alla dieta mediterranea, ricco di vegetali, legumi, cereali integrali, fonti proteiche varie e grassi insaturi, rappresenta una buona base per la salute complessiva.
Infine, vampate, disturbi del sonno e cambiamenti dell'umore non devono essere semplicemente sopportati: quando incidono sulla qualità della vita, meritano un confronto con il medico. L'alimentazione può sostenere la salute, ma non sostituisce le terapie indicate per i sintomi. La menopausa non è una condizione da combattere, ma una fase naturale della vita da vivere con consapevolezza, imparando a comprendere i cambiamenti del proprio corpo e a rispondere alle sue nuove esigenze con strumenti adeguati, senza rincorrere soluzioni rapide o modelli estetici irrealistici.
È alle porte una nuova giornata di campionato di Eccellenza. Per il nono turno il Tolentino affronterà a domicilio la Jesina, in una sfida importante per il prosieguo di stagione cremisi. Nell’ambiente tolentinate c’è ancora soddisfazione per aver espugnato Treia, vincendo 1-3 sul campo dei biancorossi, secondi in graduatoria: il Tolentino con questi tre punti è salito a quota 14 rimanendo in quinta piazza.
Uno dei protagonisti del match e autore di due gol, Mirco Cirulli, a distanza di qualche giorno descrive così lo scontro diretto vinto al 'Capponi': "È stata una partita difficile, l'Aurora Treia è un'ottima squadra che lotterà per il campionato. Noi abbiamo giocato bene anche nel primo tempo ma ci mancava il gol che è arrivato nel secondo tempo".
L'attaccante classe 2004, ex Maceratese e mattatore del match, poi continua così: "Segnare sicuramente è stata una bella soddisfazione, per un attaccante fare gol è fondamentale e una doppietta, per giunta, il massimo, ma la cosa importante è stata la vittoria, che è stata cercata e voluta. E ciò si è visto in campo".
Adesso testa ai leoncelli, che si presenteranno alle 15:00 di domenica al 'Della Vittoria' con quella che Cirulli, definisce una posizione bugiarda (10 punti accumulati sinora): "Affronteremo la Jesina, una formazione non semplice da sfidare. Noi lo sappiamo che il livello dell'Eccellenza di quest'anno è molto alto e che la classifica a volte mente: ciò che dobbiamo fare è affrontare ogni partita come sempre al massimo, lavorando sui nostri principi e valori e cercando di fare male agli avversari che avremo davanti". Parola al campo adesso per l'incontro di domenica.
I Carabinieri della Stazione di Montefano hanno denunciato in stato di libertà un 26enne residente a Osimo per aver violato il divieto di accesso ai luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive, il cosiddetto Daspo. Il giovane è stato deferito alla competente autorità giudiziaria.
L’episodio risale allo scorso 25 ottobre, durante la partita disputata allo stadio comunale di Montefano tra la squadra di casa e il Castelfidardo. Durante i consueti controlli all’interno dell’impianto, i militari hanno notato e identificato il giovane. Dagli accertamenti effettuati è emerso che il 26enne non avrebbe potuto trovarsi lì: a suo carico pendeva infatti un provvedimento della Questura di Macerata che gli vietava espressamente l’accesso agli impianti sportivi.
Per il giovane è scattata immediatamente la denuncia a piede libero.
La provincia di Macerata ha perso il 44,7% degli sportelli bancari in dieci anni, un dato che la colloca al secondo posto nelle Marche per intensità della riduzione, subito dopo Ancona. È uno dei numeri più significativi dell'analisi sulla desertificazione bancaria diffusa dalla Cgil Marche e dalla Fisac Cgil Marche, elaborata a partire dai dati Ires Marche.
Il fenomeno riguarda l'intero territorio regionale. Dal 2016 a oggi, il numero degli sportelli bancari tradizionali e di credito cooperativo è passato da 1.046 a 584, con una perdita complessiva di 462 filiali, pari al 44,2%. Un calo superiore alla media nazionale, ferma al 35,2%, che secondo il sindacato colloca le Marche al primo posto in Italia per desertificazione bancaria.
Nel confronto tra i territori marchigiani, la provincia di Macerata registra una contrazione del 44,7%. A fare peggio è soltanto quella di Ancona, con il 48,5%. Seguono Pesaro e Urbino, con il 44,3%, Ascoli Piceno, con il 40,4%, e Fermo, con il 33,7%.
La riduzione degli sportelli pesa soprattutto sulla possibilità di accedere ai servizi bancari vicino a casa, con ricadute per cittadini, anziani, famiglie e imprese. Una questione particolarmente rilevante per le aree interne del Maceratese, dove la distanza dai principali centri abitati può rendere più difficile raggiungere una filiale.
"La tutela delle aree interne e di una parte così consistente del territorio marchigiano passa anche dal mantenimento dei servizi bancari, necessari ai cittadini, fondamentali per le imprese. Su questo, la Regione intervenga al più presto", afferma Giuseppe Santarelli, segretario generale della Cgil Marche.
I dati evidenziano una progressiva riduzione della presenza bancaria anche nei territori più periferici. Nei comuni periferici marchigiani la diminuzione degli sportelli raggiunge il 49,4%. La contrazione è del 44,4% nei centri e del 43,1% nelle aree interne considerate nel loro complesso.
Dal 2016, 53 comuni marchigiani che disponevano di almeno uno sportello bancario sono rimasti senza filiali. A questi si aggiungono 31 comuni che erano già privi del servizio: oggi, quindi, sono 84 i comuni senza sportelli, pari al 37,3% del totale regionale.
Il fenomeno interessa oltre 12mila residenti, secondo i dati diffusi dal sindacato, mentre il peso dei comuni senza filiali sale al 49,5% nelle aree interne e al 52,5% nei comuni periferici. In queste zone, dunque, più della metà dei comuni risulta priva di uno sportello bancario.
Anche il cratere del sisma presenta una situazione significativa: 22 comuni hanno perso l'ultimo sportello dal 2016, pari al 25,9% dei territori considerati. Complessivamente, nell'area del cratere sono 42 i comuni senza filiali, con circa 45mila residenti coinvolti.
Per Daniele Boccetti, segretario regionale della Cgil Marche, la riduzione dei servizi bancari si inserisce in un quadro più ampio di arretramento dei presidi territoriali: "Nel territorio si dimezzano gli sportelli bancari e diminuiscono significativamente anche gli uffici postali, almeno in termini di orari di apertura e presenza territoriale. Questo contribuisce ad alimentare un senso di abbandono e di assenza dello Stato, che mina la coesione sociale della comunità".
Riccardo Romano, segretario della Fisac Cgil Marche, richiama invece le conseguenze per lavoratori e clienti, oltre all'impatto sull'occupazione nel settore: "Questa politica di desertificazione causa disagi anche alle lavoratrici e ai lavoratori proprio in un periodo in cui la digitalizzazione dovrebbe favorire un lavoro che va verso i lavoratori, e i clienti e non viceversa. Non va inoltre dimenticato che alla desertificazione fa seguito la riduzione degli addetti di settore tramite il fondo di solidarietà che implica una riduzione del reddito dei prepensionati residenti in Regione. Da ultimo non dimentichiamo come le Banche siano un presidio di legalità a tutela del fenomeno dell’usura e come il carattere di servizio a interesse pubblico del servizio bancario deve essere fatto valere dalla politica".
Le notizie emerse dall’inchiesta sulla ricostruzione post sisma hanno colpito duramente il mondo produttivo maceratese. A commentarle è Simone Giglietti, presidente di Cna Macerata, che parla di un quadro «inquietante» e di un colpo pesante per il territorio, per le famiglie e per l’economia locale.
L’attenzione dell’associazione, che rappresenta le piccole e medie imprese della provincia, si concentra soprattutto sulle aziende corrette, che rischiano di pagare le conseguenze di condotte altrui. Si tratta di imprese che potrebbero aver già perso occasioni di lavoro a causa di una concorrenza falsata da pratiche illecite e che ora rischiano un’ulteriore penalizzazione per le ricadute dell’indagine.
La preoccupazione, spiega Giglietti, non riguarda solo le imprese edili ma l’intera filiera della ricostruzione: elettricisti, impiantisti, termoidraulici, fornitori e le molte attività artigiane presenti nei cantieri, con i loro dipendenti e le rispettive famiglie. Eventuali sospensioni dei lavori, ritardi nei pagamenti e difficoltà operative potrebbero innescare un effetto a catena sull’intera economia locale, già alle prese con una fase complessa.
Da Cna arriva comunque un messaggio di rassicurazione per chi ha lavorato nel rispetto delle norme: la ricostruzione deve andare avanti e c’è fiducia che i cantieri estranei all’inchiesta possano proseguire regolarmente. Per quelli coinvolti nelle indagini, l’auspicio è che si trovino rapidamente soluzioni che garantiscano la continuità degli interventi, nel rispetto della legalità e nell’interesse delle famiglie e delle comunità colpite dal sisma.
Giglietti, che è anche costruttore, solleva poi un interrogativo: le irregolarità contestate riguardano solo gli aspetti economici e amministrativi o hanno toccato anche l’esecuzione dei lavori? Il presidente pensa, ad esempio, all’eventuale impiego di materiali di qualità inferiore a quella prevista o in quantità non conformi al progetto, oppure a errori di lavorazione e posa da parte di manodopera non adeguatamente formata. Circostanze che, se verificate, potrebbero compromettere la sicurezza e la stabilità di edifici e opere.
«Per quanto ci risulta non ci sono elementi per affermare che sia accaduto», precisa, ma in un territorio ad alto rischio sismico è fondamentale fugare ogni dubbio. Su questo fronte le imprese del territorio si dicono pronte a mettere a disposizione competenze e professionalità, nelle forme opportune, per collaborare con istituzioni e organismi competenti.
«Dobbiamo impegnarci tutti affinché questa vicenda non provochi una nuova paralisi della ricostruzione», conclude Giglietti, «penalizzando ancora una volta proprio chi è stato vittima del terremoto».
Oltre 150 mila studenti e professionisti formati, oltre 360 corsi gratuiti e aperti a tutti, oltre 530 CFU erogati: sono alcuni dei numeri presentati oggi a Milano per raccontare il successo di Edvance, la rete nazionale per la Cultura Digitale Avanzata coordinata dal Politecnico di Milano attraverso METID di cui fa parte anche l’Università di Macerata.
Nata nell'ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e con il finanziamento dell'Unione europea — NextGenerationEU, Edvance è stata progettata per essere il primo Digital Education Hub italiano dedicato alla Cultura Digitale Avanzata: 16 istituzioni universitarie e AFAM riunite sotto il coordinamento del Politecnico di Milano per rendere la formazione digitale, legata in particolare ad un uso consapevole e virtuoso dell’intelligenza artificiale, più semplice e a disposizione di tutti, attraverso una piattaforma online gratuita.
Edvance si propone così come un’infrastruttura di cittadinanza che connette università e territori, offrendo alle persone conoscenze e strumenti per comprendere le trasformazioni digitali, esercitare i propri diritti e partecipare in modo critico e consapevole alla vita sociale nell’era dell’IA.
L’evento è stato anche l’occasione per lanciare la nuova fase, denominata Edvance 2.0. Se la tappa finanziata dal PNRR si è infatti chiusa, il grande successo del progetto ha portato gli organizzatori a decidere di aprire un nuovo capitolo. Edvance 2.0 vuole infatti valorizzare il lavoro svolto negli ultimi due anni, le competenze sviluppate e le relazioni costruite tra le istituzioni partner, mettendo contenuti e strumenti a disposizione anche di chi, fuori dall'università, forma e accompagna le persone: scuole, enti locali, organizzazioni del terzo settore.
Il progetto ha già prodotto capacità condivise tra le istituzioni: un portale unico che aggrega i MOOC degli atenei a cui si accede con credenziali universitarie, SPID o CIE; linee guida e criteri comuni per progettare i corsi e monitorarne la qualità; un sistema di Open Badge e micro-credenziali che documenta le competenze acquisite e, dove le istituzioni lo prevedono, le fa riconoscere nei percorsi formativi; attività di formazione per i docenti e sperimentazioni sull'uso dell'intelligenza artificiale nella didattica.
"Edvance dimostra quanto possiamo fare quando le università mettono in comune competenze, idee e risorse: insieme raggiungiamo risultati che nessuno di noi potrebbe ottenere da solo. Siamo orgogliosi di contribuire a questa rete con i saperi umanistici dell’Università di Macerata e di proseguire un’esperienza che costruisce sistema, rendendo la formazione digitale un patrimonio accessibile a tutti", ha dichiarato John McCourt, rettore dell’Università di Macerata.
La volontà di proseguire nasce dalla consapevolezza di aver costruito un patrimonio prezioso e necessario in un Paese come l’Italia dove, come evidenzia la Relazione nazionale sul Decennio Digitale 2026 della Commissione europea, solo il 54,27% delle persone di età compresa tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali di base, al di sotto della media UE del 60,4%. A conferma della bontà del progetto anche l’elevato gradimento di coloro che hanno seguito i corsi organizzati: gli iscritti hanno infatti espresso un gradimento superiore al 4 in una scala Likert tra 1 e 5.
La prosecuzione di Edvance si colloca inoltre in sintonia con l’esigenza di promuovere alfabetizzazione e formazione sull’intelligenza artificiale, richiamata anche dal decreto legislativo 7 ottobre 2026, n. 179, di adeguamento della normativa nazionale al regolamento europeo sull’intelligenza artificiale. Entrato in vigore il 23 ottobre, il decreto prevede, tra l’altro, attività formative per favorire la comprensione dei sistemi di IA e un loro utilizzo sicuro e consapevole. Con Edvance 2.0, la rete intende contribuire a questa esigenza, mettendo a disposizione percorsi e competenze accessibili a una platea ampia.
Durante l’evento si è svolto il panel “Educare nell’era dell’intelligenza artificiale: conoscenza, senso e responsabilità”, a cui hanno partecipato Claudia Paganini, filosofa e teologa dell’Università di Innsbruck, e Massimo Chiriatti, tecnologo e fondatore di Metatecnica, con la moderazione di Susanna Sancassani, Project Manager Rete Edvance e Managing Director di METID.
"La formazione sta diventando un’esigenza trasversale alle età, alle professioni e al ruolo che ciascuno ha nel mondo. Le trasformazioni in corso non riguardano soltanto il piano professionale, ma la nostra quotidianità e l’esercizio dei diritti di cittadinanza. Per questo la formazione va vista come una necessità delle persone lungo tutto il corso della vita, e dovrà integrarsi sempre di più con i processi che viviamo ogni giorno" ha commentato Federico Caniato, Professore di Gestione e Organizzazione Aziendale e Delegato alla Formazione continua del Politecnico di Milano.
I corsi di Edvance restano gratuiti e accessibili dal portale della rete con credenziali universitarie, SPID o CIE. Il catalogo è disponibile su edvance.it.
Undici nazioni oggi si sono ritrovate questa mattina all'Auditorium Benedetto XIII per l'inaugurazione del 691esimo anno accademico dell'Università di Camerino. Accanto all'Italia, Portogallo, Olanda, Bulgaria, Slovacchia, Svezia, Repubblica Ceca,Polonia, Turchia, Germania e Romania nella settimana dedicata a KreativEU, l'alleanza nata con l'obiettivo di dar vita ad un' Università Europea fondata sulla cultura e sul patrimonio condiviso, tema che ha poi costituito gli interventi della conferenza.
"Non solo l'Europa delle istituzioni, ma delle persone che insieme studiano, progettano e fanno ricerca. Camerino puo dire con orgoglio di dare il proprio contributo. Grazie ad Unicam vediamo arrivare qui studenti e ricercatori che creano la ricchezza che appartiene all'intera comunità" afferma il sindaco di Camerino Roberto Lucarelli. "L'Europa - prosegue - cresce anche nei piccoli territori che coltivano la capacità di coniugare radicamento territoriale e apertura internazionale".
Una menzione poi, anche all'anniversario dei dieci anni dal sisma che ha segnato profondamente il territorio di Camerino: "Credo sia giusto ricordare come in questi anni città e università abbiamo guardato avanti insieme. La rinascita del territorio si fonda sulla presenza di persone, sulla vitalità delle istituzioni e sulla capacità di creare fiducia nel futuro".
Anche l'intervento di Enrico Rossi, vicepresidente della giunta regionale delle Marche si è soffermato sul valore dell'identità territoriale, parlando dell'ateneo come di un luogo che "non è solo uno spazio e una sommatoria di luoghi dove gli studenti assimilato conoscenza, ma è soprattutto un luogo che deve diventare una casa accogliente". Un asset strategico di crescita sociale, culturale e economica di cui cuore e cervello sono il motore principale.
Altri valori importanti, come quello della pace e della democrazia, al centro del discorso di Edoardo Pettinari, Presidente del Consiglio degli Studenti e delle Studentesse dell'Università di Camerino: "A noi studenti è stato detto di far sentire la nostra voce. Oggi, quindi, la prima parola che vogliamo pronunciare è pace", ha sostenuto, affermando che le manifestazioni pacifiche che hanno interessato l'Italia in questi giorni non debbano essere temute, ma incoraggiate.
Un incoraggiamento e un faro acceso anche nei confronti dell'importanza di sentirsi parte della comunità Europea: "Siamo figli della stessa scelta di essere Europa. La scienza e il sapere al posto delle armi, costruendo ponti e non innalzando muri. Oggi diciamo all'Europa che la pace comincia da chi resta".
Creatività e Europa, le parole scelte dal Direttore generale Andrea Braschi che ha investito gli studenti, i ricercatori e il personale universitario di due impegni. "Siate creativi e siate europei. Di una creatività che diventa cura e di un'Europa che diventa alleanza".
A prendere parola anche il Presidente dell’Alleanza João Freitas Coroado. che ha ripercorso la storia e le sfide di KreativEU, il cui volere era quello di dare vita ad un'Università europea basata su impegno, sulla salvaguardia e sull'interazione con il patrimonio culturale: "Oggi vogliamo che il patrimonio culturale europeo sia il centro delle attività di insegnamento, ricerca e trasferimento delle conoscenze. Desideriamo creare un sistema europeo di istruzione e ricerca competitivo e attraente che promuova una stretta collaborazione tra università, amministrazioni locali e regionali, imprenditori e società civile".
Ha poi sottolineato il ruolo che Unicam svolge nella gestione operativa del Campus europeo KreativEU Heritage, fondato sulla sostenibilità intelligente, contribuendo a sviluppare spazi e strumenti condivisi per studenti, docenti, ricercatori e personale degli atenei partner.
Una strada impegnativa ma che Unicam sta portando avanti con dedizione e impegno, senza perdere di vista il mantenimento del livello accademico che ogni anno propone ai nuovi studenti. Successi presentati e raccontati dal rettore Graziano Leoni: "L'Università di Camerino è prima di tutto 'Universitas'. ovvero comunità di maestri e studenti uniti dal desiderio di conoscere. Questo è quello che vogliamo dimostrare in primis, non vogliamo diventare altro. In KreativEU portiamo la nostra storia e il nostro territorio".
Traguardi che vedono l'Università di Camerino al primo posto degli atenei entro i 10mila iscritti, che hanno portato a nuove iniziative come quello del progetto "Metaverso Unicam", dell'apertura di percorsi di due nuovi corsi di laurea dedicati al settore del benessere (Scienze delle attività motorie e sportive e Biotecnologie per le scienze mediche e veterinarie).
Alcune parole anche nei confronti della situazione relativa all'inchiesta sulla ricostruzione, ricordando le recenti inaugurazioni del Polo Santa Caterina e della foresteria di Palazzo Ribechi: "Avrei voluto dire che la ricostruzione sta procedendo con ritmo sostenuto, ma su di essa è calata un'ombra. I progetti Unicam non si fermeranno, anche questa volta sapremo reagire".
Un'apertura di anno accademico che volge lo sguardo alla dimensione internazionale, ma che rimane fortemente ancorata allo sviluppo territoriale e alla promozione dell'impegno e della cultura che si costruiscono quotidianamente all'interno delle aule.
L’arte sepolta e poi salvata, quella che ha rischiato di scomparire per sempre sotto le macerie del terremoto e che non dobbiamo dimenticare. Torna in mostra a San Severino attraverso gli scatti di Luca Maria Cristini, che hanno fissato l’impatto emotivo del ritrovamento di statue e opere sacre dopo il sisma. Si intitola “Scherza coi fanti e lascia stare i santi” l’esposizione fotografica riallestita il 26 ottobre nello “Scrigno della Gioia”, nella chiesa di San Giovanni. Il progetto aveva già offerto in passato un piccolo contributo a quella ricostruzione sociale necessaria quanto quella fisica, ormai avviata. Questa volta ha in più una finalità benefica.
Cristini, architetto, nei giorni del terremoto era responsabile dei beni culturali dell’Arcidiocesi di Camerino e San Severino. Ha lavorato a lungo insieme ai Vigili del Fuoco, ai volontari e ai “Monuments Men” dell’Arma, i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale guidati dal colonnello Carmelo Grasso, per mettere in salvo il maggior numero possibile di opere dai luoghi di culto distrutti o a rischio crollo. In quei frangenti coglieva anche istantanee non tecniche, dal forte accento emozionale.
“Ho scattato queste foto, senza alcuna velleità artistica, con uno smartphone o, nel migliore dei casi, con una fotocamera amatoriale”, racconta. “Quello che ho voluto fissare è il sentimento vivo che le statue sacre, anche ridotte in frammenti, mi trasmettevano in quei momenti concitati”. Calate forzatamente dagli altari, quelle sculture sembravano animarsi, trasmettendo paura, dolore, smarrimento, talvolta abbandono e rassegnazione.
La mostra, già ospitata in passato al Pino’s Bar, nella Pinacoteca comunale “Pietro Tacchi-Venturi” di San Severino e sul bus Setra del 1975 della Contram, in versione itinerante tra Camerino e Visso, raccoglie immagini riprese tra settembre 2016 e marzo 2017 durante le decine di operazioni di recupero in chiese e musei danneggiati. Tra le migliaia di foto scattate per documentare la messa in sicurezza, Cristini ne ha selezionate venti. L’allestimento è stato possibile anche grazie alla collaborazione dello store Upim di San Severino e di Gammario Borri.
Il catalogo, edito dalla settempedana Hexagon di Pamela Natalini, raccoglie i contributi della giornalista Maria Francesca Alfonsi e del critico fotografico Alberto Pellegrino. Quest’ultimo osserva come le fotografie siano la prova di quanto possano cambiare la vita e l’ambiente di una comunità quando un evento naturale tragico frantuma o cancella una memoria stratificata nei secoli. Pellegrino firma anche un saggio sulla devozione popolare, ne analizza gli aspetti sociologici e umani.
Alfonsi, nella presentazione, sottolinea che le immagini ricordano quanto sia poco il tempo rimasto per non disperdere una memoria preziosa, fatta non solo di grande arte ma anche di una lunga pratica democratica: su questi monti, ricorda, nacque anzitempo l’idea d’Europa. Il tempo è poco e l’avversario è l’indifferenza, perché senza memoria non si costruisce il futuro.
A dieci anni dal sisma emergono anche segnali positivi: alcune delle opere riprodotte sono state restaurate e sono tornate a disposizione di fedeli e appassionati. Tra queste la celebre “Madonna delle Rose” di San Placido di Ussita, oggi al MARec, il museo allestito dalla diocesi di Camerino nell’ex palazzo vescovile di San Severino. Fu proprio Cristini a suggerire e ottenere, superate le prime perplessità degli enti di tutela, che gran parte delle opere provenienti dall’area epicentrale vi fossero depositate.
La mostra è dedicata alle tante donne e uomini della Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco, delle Forze dell’ordine, del volontariato, degli enti di tutela e della comunicazione che, con sacrificio, fatica e dolore, animati da un inspiegabile “sacro furore” tipico dei momenti di emergenza, hanno lavorato al recupero delle testimonianze di devozione e d’arte nel territorio ferito dal Sisma Centro Italia 2016.
Il ricavato della vendita dei cataloghi sarà interamente devoluto alle missioni dei padri Cappuccini di San Severino nel Corno d’Africa, attive soprattutto nella regione del Wolayta, tramite l’associazione “Sorrisi per l’Etiopia”. Chi lo desidera può inoltre contribuire con donazioni dirette all’associazione (Sorrisi per l’Etiopia ETS).
Nelle prime ore di domenica 4 ottobre 2026, giorno in cui la Chiesa cattolica fa cadere l’ottavo centenario della morte di san Francesco di Assisi, ho avuto il piacere di ricevere un messaggio digitale nel quale il mittente, conoscendo la mia ricerca quasi maniacale dei particolari, mi chiedeva che cosa riuscissi a vedere e che cosa si potesse celare nell'immagine digitale che aveva allegato alla comunicazione e che raffigurava una tela, gravemente danneggiata, dove san Francesco riceve le stigmate.
Ora, sebbene la bellezza in tutte le sue espressioni mi affascini in modo particolare e che la Cultura in generale mi interessi anche dal punto di vista storico, iconografico, religioso e simbolico...io, sono e resto un semplice cittadino, che non ha nulla da insegnare a chi restaura professionalmente e digitalmente le opere d’arte; questo però mi permette, proprio in qualità di privato cittadino, di poter esprimere liberamente un mio giudizio in merito a questa tela, con la speranza, che possa essere d’aiuto a chi vorrà, in qualsiasi modo, prenderla in considerazione.
Credo che il miglioramento della nostra società si costruisca, giorno dopo giorno, attraverso le azioni quotidiane dei singoli cittadini. Perché tutto ciò che diciamo e facciamo rappresenta anche un esempio per gli altri, nel bene e nel male; ecco perché i nostri pensieri e le nostre azioni dovrebbero sempre avere come fondamento il bene comune, perché solo così possono avere il potere di migliorare profondamente la nostra cultura. A tale riguardo mi permetto di rivolgere a tutte le autorità competenti e alle moderne figure di “mecenatismo culturale”, il mio accorato messaggio di aiuto, perché non si perda un’opera che potrebbe essere molto preziosa, e non solo a livello artistico, considerando ciò che sicuramente nasconde; ecco perché credo che varrebbe la pena tentarne un restauro anche se l’incuria l'ha abbandonata in pessime condizioni. Non nascondo che sono stati fatti vari tentativi di ricostruzione digitale, utilizzando la cosiddetta “intelligenza artificiale”.
Ma malgrado sia stata usata una famosa IA a pagamento, considerata di medio livello (livello nel quale ritengo possano essere collocate la mia intelligenza e la mia cultura), utilizzata anche da professionisti... e che siano state poste diverse domande, anche molto complesse e ricche di informazioni... ebbene, tutti i risultati sono stati a dir poco deludenti e in alcuni casi addirittura sconcertanti, quando, solo per fare pochi esempi, l’IA ha spostato sul braccio sinistro di Francesco la stigmate che avrebbe dovuto essere nel costato; quando ha inserito un’aureola, chiaramente non presente sulla tela originale; o quando ha letteralmente schiacciato, sotto un blocco di roccia, la figura di un povero frate inginocchiato in preghiera...
Questo ci dovrebbe far riflettere sui tempi che la moderna società si sta imponendo, perché occorre veramente poco tempo per compiere degli errori, che però ne richiedono molto, anche solo per tentare di portarli alla luce. Naturalmente nel restauro professionale e digitale delle opere d’arte, per ricostruire le parti mancanti o danneggiate... sono utilizzate IA particolarmente evolute; questo però, non può inficiare le mie conclusioni negative riguardanti i risultati ottenuti con uno specifico sistema tecnologico che gli “ingegneri” hanno chiamano “intelligenza artificiale”, e che non ha visto ciò che avrebbe potuto facilmente vedere, ha tolto ciò che doveva essere lasciato e aggiunto ciò che non era presente... usando qualcosa di molto simile a quella che negli esseri umani si chiama... fantasia.
Purtroppo però, anzi, per fortuna, il ripristino delle parti mancanti di un’opera d’arte non dovrebbe mai essere fatto seguendo la fantasia, ma attenendosi scrupolosamente a vari criteri fondamentali, come ad esempio quello di intervenire, in modo riconoscibile, solo laddove fosse necessario. Oltre a questo sarebbe doveroso studiare anche i materiali usati dall’artista, la sua tecnica pittorica, la storia dell’evento e dei personaggi in essa raffigurati; e, non da ultimo, cercare di approfondire i significati simbolici che la tradizione artistica normalmente applica, sia al tema rappresentato nell’opera presa in esame, sia ai soggetti e agli oggetti che “vivono” in essa. Ecco perché in questo caso, come prima cosa, parlerò della storia che si cela dietro l’evento raffigurato nella tela, mentre, successivamente, avrò ben cura di parlare dei suoi contenuti simbolici.
Nel maggio del 1213, nel castello di San Leo (nel Montefeltro), il conte Orlando Cattani di Chiusi, profondamente colpito dalla predicazione di Francesco d’Assisi, gli fece dono del monte della Verna (o Vernia e anticamente Laverna). Il Conte definì il monte “divotissimo”, adatto alla vita solitaria e alla penitenza. Prima dell’arrivo dei frati, la presenza umana in quei luoghi isolati era esclusivamente composta da persone che sfuggivano ad altri uomini o alla Legge.
Francesco si recò diverse volte sul monte, e costruì insieme ai confratelli una chiesetta in legno e pietra, sul modello della Porziuncola di Assisi. Era un minuscolo luogo di preghiera, isolato e pensato per raccogliere pochi frati in un contesto di totale solitudine e contemplazione. Pertanto, quando Francesco nel settembre del 1224 giunse sul monte accompagnato da frate Leone per ritirarsi in preghiera, non trovò grandi edifici, conventi, o costruzioni di altro genere, ma solamente quella chiesetta immersa in una natura selvaggia, e in un bosco plurisecolare famoso per le sue imponenti rocce dalle profonde fenditure prodotte, secondo alcune credenze devozionali religiose, da una sorta di “risonanza sismica cosmica” ... originatasi nel momento in cui Gesù morì sulla croce. Frate Leone era uno dei compagni più fidati e vicini a Francesco; e ci sono opinioni discordanti riguardanti ciò che vide e dove si trovasse quando il 17 settembre del 1224 il “Poverello di Assisi”, che si era appartato in preghiera, ricevette le stigmate.
I documenti più accreditati parlano solamente di ciò che vide Francesco (anche se non amava affrontare l’argomento o mostrare le ferite), e cioè la figura di un angelo Serafino con sei ali tanto luminose quanto infuocate, che disceso dai cieli con un rapidissimo volo e tenendosi librato nell’aria, gli giunse talmente vicino da permettergli di vedere che tra le sue ali si trovava la figura di un uomo che aveva braccia e gambe distese su una croce, dove le mani e i piedi erano stati inchiodati. Vide due ali che si alzavano sopra il capo dell’uomo, due che si dispiegavano in volo e due che coprivano parte del corpo. Sul Monte della Verna Francesco spesso dialogava con Gesù chiedendogli di sentire, nella sua anima e nel suo corpo, il dolore che il Signore sostenne nell’ora della “acerbissima passione”, e che potesse sentire nel suo cuore quell’ “eccessivo amore” del quale Gesù era “acceso”, per tutti gli esseri umani.
I fatti miracolosi accaduti quel 17 settembre avevano dato compimento all’intenso anelito di condividere umanamente quel dolore, poiché il corpo di Francesco fu segnato da profonde ferite alle mani, ai piedi e al costato (chiamate stigmate), simili a quelle subite da Gesù prima di essere deposto dalla croce. Passiamo ora alla tela. In alto a sinistra (guardando) si vede abbastanza chiaramente la figura di Gesù crocifisso portato in volo da un angelo, che però non sembra essere un Serafino, poiché questi angeli hanno la particolarità di possedere sei ali, mentre nella tela le due ali superiori non si vedono e questo, o perché in quella zona la tela è particolarmente deteriorata, oppure perché l’autore le ha volutamente omesse, per non so quali motivi.
In diversi dipinti che rappresentano l’evento (così come in questo caso), Francesco riceve le stigmate per mezzo di raggi luminosi che partono dalle ferite inferte a Gesù e giungono specularmente sui punti delle corrispondenti stigmate. Nella tela analizzata, Francesco è colto in ginocchio ed è privo di aureola, questo ci dice che l’artista ha voluto rappresentare il “Poverello di Assisi” nel preciso momento storico in cui ha ricevuto le stigmate, cioè prima che fosse dichiarata ufficialmente la sua santità, iconograficamente identificata con l’aureola. Altro elemento interessante, che ci servirà più avanti, è dato dal colore del saio, che ai tempi di Francesco era “bruno bigio” (o, se preferite, “grigio cenere”), poiché rispettando il concetto di semplicità e il voto di povertà, era fatto con lana grezza non tinta, che poteva essere più o meno scura in relazione alla sua qualità, e naturalmente, al degrado dovuto dal trascorrere del tempo. Infatti, osservando attentamente la tela in prossimità del fondo del saio di Francesco, è possibile trovare una zona non particolarmente danneggiata che mostra ancora il colore “bruno bigio” dell’indumento.
Un’ultima nota utile alla ricostruzione delle parti mancanti si riferisce al cingolo, cioè alla corda che i francescani usavano (e usano) per cingere i loro sai intorno alla vita. Nel cingolo usato originariamente dai francescani non era presente alcun nodo lungo i due capi che pendevano; successivamente i capi presero a mostrare tre nodi (esistono dipinti raffiguranti Francesco con questo tipo di cingolo) per simboleggiare i tre voti della “Professione Religiosa” cioè: povertà, castità e obbedienza; infine, i nodi diventarono cinque, come il numero di ferite inferte al corpo di Gesù sul Golgota e ricevute miracolosamente da Francesco.
A mio giudizio, proprio considerando il fatto che l’artista ha voluto cogliere Francesco in un preciso momento storico, propenderei per la scelta di un cingolo senza nodi. Passiamo al paesaggio. Nei dipinti che raffigurano Francesco nel momento del miracolo, le case, le grandi chiese o le intere città cinte da mura; visibili in lontananza o separate da barriere naturali dal luogo isolato e selvaggio in cui si trova il santo, rappresentano, in una buona parte di casi, il simbolico allontanamento fisico e spirituale dalla civiltà e dai “valori materiali” del “Poverello di Assisi”.
In questo caso però le cose si complicano, perché sulla parte destra della tela, nella zona alta, è parzialmente visibile l'inizio di un agglomerato urbano. Guardando con maggiore attenzione si possono notare almeno cinque case con il tetto piano; almeno due torri slanciate che terminano con il tetto conico allungato e che hanno un ballatoio sottostante (probabilmente tre, una delle quali in una zona molto danneggiata del dipinto); una cupola semisferica e una specie di duna in corrispondenza di una porta. Da notare, inoltre, che all’interno della città le case sono particolarmente ammassate tra loro, mentre nella parte esterna sono attaccate l’una all’altra, formando così una sorta di muro protettivo. È presente anche una costruzione con il tetto spiovente.
Dunque, considerando che la maggior parte delle costruzioni e la conformazione sia interna sia esterna del centro abitato, mostrano le caratteristiche tipiche dell’architettura e della cultura islamica, mi sento di ritenere valide due possibilità: o l’artista ha voluto rappresentare una città del meridione italiano (largamente influenzato da tale cultura), oppure, una città situata in un paese islamico non italiano. Non mi risulta che san Francesco d’Assisi abbia compiuto una grande attività missionaria nel meridione d’Italia, con importanti viaggi strutturati o permanenze prolungate, così come non mi risulta che vi abbia compiuto qualcosa di particolare rilevanza storica; quindi, mi domando: perché inserire in una tela ricca di simboli una città del sud Italia?
La cosa acquisirebbe ben altra consistenza se considerassimo la possibilità che quell'agglomerato urbano si fosse trovato in un paese arabo. Questo perché Francesco compì un viaggio di straordinaria rilevanza storica e dai profondi significati sia religiosi, sia umani, proprio in Egitto, giungendo a Damietta per incontrare il Sultano al-Malik al-Kamil. E questo avvenne nel 1219, proprio durante la quinta crociata. L'unico elemento discordante con questa ipotesi, è la presenza nella tela di una costruzione con il tetto spiovente, quando, nel periodo della quinta crociata, tale tipologia costruttiva non era in uso a Damietta.
L’artista però potrebbe averla inserita perché ignorava questo fatto, oppure, perché ha voluto usarla in modo simbolico indicando una sorta di presenza cattolico-cristiana in quei luoghi. Per confermare in qualche modo la scelta della città, vorrei farvi notare che, più o meno all’altezza dei fianchi di Francesco e sulla destra, si intravedono almeno due arcate dotate di un piano stradale che, sempre a mio opinabile giudizio, appartengono a un ponte.
Il mio parere è che anche in questo caso l'artista abbia inserito come elemento simbolico la struttura piuttosto importante di un ponte, volendo rappresentare il “vero e proprio ponte di pace” costruito da Francesco in quell'incontro con il Sultano. Rivolgiamo ora il nostro sguardo alla sinistra della figura di Francesco, dove, sotto una specie di riparo che non sembrerebbe naturale, si possono facilmente notare le classiche pieghe (o se preferite, panneggi) di un saio con il cappuccio abbassato. Il colore della stoffa non lascia spazio a dubbi: si tratta di un saio francescano.
Nelle rappresentazioni artistiche classiche del miracolo delle stigmate, è spesso presente anche la figura di frate Leone, raffigurata mentre sta dormendo, oppure mentre sta pregando o leggendo, non molto distante da Francesco. Questo, per testimoniare simbolicamente la sua vicinanza al “Poverello di Assisi”, anche se, molto probabilmente, pur essendo alla Verna insieme a Francesco, non assistette direttamente all’evento miracoloso.
Ora, qualcuno potrebbe azzardare l’ipotesi che si possa trattare dello stesso Francesco, colto in un’altra situazione, ma sinceramente non riesco a trovare una valida motivazione che giustifichi questa inconsueta scelta storico-artistica, oltre che simbolica, in una tela che a partire dalla parte centrale fino a sinistra, a mio giudizio, esprime chiaramente una vicenda storica ben precisa, immortalata nel preciso momento in cui si è realizzata. D’altro canto però, quella zona, ci mostra qualcosa che potrebbe aiutarci a capire cosa in realtà ci fosse; ma questo solo osservando con estrema attenzione la tela. Alla sinistra del frate inginocchiato sotto una copertura che sembrerebbe una sorta di arco, si intravede una zona biancastra recante alcuni frammenti di lettere; il tutto poggiato sul piano superiore di qualcosa di squadrato. In questo caso sono più che certo che si tratti di un libro aperto e rivolto più o meno verso di noi, poggiato su una specie di altare.
Quindi, ricollegando tutti i dati, posso avanzare con maggiore sicurezza l’ipotesi che il frate inginocchiato sotto l’arcata sia frate Leone che sta pregando davanti a un altare sul quale è poggiato un libro con le pagine aperte, e tutto questo, dentro l’unica costruzione in legno e pietra presente in quel momento sul monte della Verna, cioè la piccola chiesa edificata da Francesco insieme ai suoi confratelli. Dulcis in fundo, prendiamo in esame i tre riquadri posti nella parte bassa della tela (va detto che questa fascia orizzontale inferiore, solitamente si trova nelle pale d’altare lignee e nei trittici...) dove a sinistra possiamo vedere una figura femminile.
Questa figura, che appartiene decisamente a una “santa” laica (considerando la presenza dell’aureola e il fatto che non indossi il saio o una tunica penitenziale, ma vesti civili bianche e rosse), ci fa di fatto escludere tutte le figure femminili legate all’Ordine francescano che indossavano il saio o indumenti simili, come ad esempio santa Chiara (che fondò l’Ordine delle Povere Dame di san Damiano, poi chiamate Clarisse) o come sua sorella sant’Agnese (che entrò nello stesso Ordine monastico). Questo fatto orienta la mia scelta sulle figure femminili laiche, che condivisero, protessero e diffusero il carisma di Francesco d’Assisi; come ad esempio Jacopa de’ Settesoli, legata alla nobile e potente Casata dei Frangipane; presente al capezzale di Francesco alla Porziuncola nei suoi ultimi istanti di vita, in quel tragico 3 ottobre 1226, e le cui spoglie riposano nei pressi della tomba del santo. Il pittore e miniatore, Simone Martini, la ritrasse con indumenti bianchi e rossicci e con l’aureola (anche se non era stata proclamata santa).
Un’altra candidata a occupare il riquadro in questione, potrebbe essere santa Elisabetta d’Ungheria, una nobile, più precisamente una principessa, protettrice e principale patrona dell’Ordine Francescano Secolare o Terzo Ordine, nel quale entrò dopo la morte del marito. Entrambe le donne rappresentavano il modello perfetto per comprovare che il messaggio di Francesco poteva essere vissuto anche dai laici che rimanevano nel “mondo” e persino tra le più alte sfere della nobiltà europea. La particolare presenza femminile nella tela mi fa arrischiare un’altra ipotesi, e cioè che questa simbolica opera sia stata commissionata, o quanto meno finanziata, da una donna... Il riquadro centrale mostra uno scritto che probabilmente ci darebbe informazioni utili sul significato della tela, su chi l’avesse commissionata, sul suo autore e sulla data di esecuzione, ma le parole, quasi certamente in latino, non sono facilmente distinguibili; quindi, purtroppo, non ho nessuna ipotesi valida da sottoporvi, almeno per il momento.
Al centro del riquadro di destra si intravede un’unica figura, purtroppo non ben definita, che secondo un’altra delle mie stravaganti congetture, potrebbe essere persino una donna, cosa questa, che si accorderebbe con l’ipotesi relativa alla committenza della tela e con la presenza di un’altra donna nel riquadro di sinistra.
Per concludere, sostengo che ci troviamo davanti a un’opera di particolare pregio storico, religioso, artistico e simbolico, che merita di ritornare ai suoi antichi onori e... splendori, considerando anche l’ottima qualità d’esecuzione di ciò che rimane del volto di san Francesco e soprattutto considerando che non casualmente “si sia rivelata” in un preciso momento storico in cui l’intera umanità sembra aver cancellato dal cuore i fondamentali valori della Fraternità, della Pace... dell’Amore; tanto cari a san Francesco d’Assisi.
N.B. Ringrazio, per la sua preziosa collaborazione, l’amico Mario Lambertucci.
Tolentino si prepara a vivere un fine settimana ricco di appuntamenti per tutte le età, tra il 30 e il 31 ottobre. Si va dalle iniziative per i più piccoli agli eventi musicali in centro storico, fino al teatro e alla cultura.
Il Fantasma della Rancia: la caccia al tesoro per famiglieVenerdì 30 ottobre, alle 17.30, il Castello della Rancia ospita “Il Fantasma della Rancia. Caccia al tesoro di Halloween”, organizzata da Orologio Network in collaborazione con i Musei Civici e il Comune di Tolentino. I partecipanti sono invitati a indossare il costume di Halloween e a risolvere gli enigmi per liberare il fantasma. L’attività è pensata per bambini dai 6 ai 10 anni e per le loro famiglie. Il costo è di 5 euro a bambino, mentre l’ingresso è gratuito per gli adulti accompagnatori. La prenotazione è obbligatoria.
Madama Halloween: due serate in piazzaSempre venerdì 30, dalle 18, piazza Madama, nel cuore del centro storico, si anima con “Madama Halloween”: street food, birre di qualità e tanta musica. Sul palco Amedino dj, il mini live degli Scroto e i Down South London, con il loro omaggio ai Pink Floyd.
Sabato 31 ottobre la festa torna con un programma speciale. Dalle 17 il giardino della Biblioteca Filelfica ospita lo spazio bimbi, con laboratori, intrattenimento musicale e un giocoliere, per un pomeriggio “da paura” a cura di Mattatoio 5 e Collettivo. In piazza Madama la musica sarà affidata a dj Leonardo, Serenase dj e dj Elena Menguzzi. L’organizzazione è de L’Oste e il Birraio e della Pro Loco TCT, in collaborazione e con il patrocinio del Comune di Tolentino, insieme a Mattatoio 5, Tonico Service e Collettivo.
A teatro “Il senso dell’umano”Venerdì 30 ottobre, alle 21.15, al Teatro Nicola Vaccaj va in scena lo spettacolo “Il senso dell’umano” con Domenico Iannacone, con musiche di Samuele Giacomozzi. L’evento, promosso dall’Assessorato alle Politiche sociali, è aperto a tutta la cittadinanza con ingresso gratuito su prenotazione. Ci si può prenotare ai numeri 0733.901320 e 0733.901299, dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 13.30 e il martedì e giovedì pomeriggio dalle 16 alle 18.
La mostra “Album” a Palazzo SangalloProsegue infine la mostra “Album”, allestita nelle sale espositive di Palazzo Sangallo e visitabile fino al 1° novembre. Gli orari di apertura sono: venerdì 18-20; sabato e domenica 10.30-12.30 e 18-20. Curata da Antonio Mercuri, l’esposizione raccoglie oltre 100 opere di sette artisti locali: Lanfranco Casadidio, Alberto Cespi, Franca Di Filippo, Elmore Ferretti, Luigi Ferretti, Mauro Miconi e Angelo Tonnarelli.
A 64 anni dalla morte, Matelica torna a rendere omaggio a Enrico Mattei, protagonista della storia industriale ed energetica italiana e autore di una visione che ha inciso profondamente sul futuro del Paese. Il legame tra la città e Mattei affonda le radici nella sua vicenda personale e imprenditoriale, ed è un rapporto che l’Amministrazione comunale continua a custodire e valorizzare, nella convinzione che il suo pensiero conservi intatta la sua attualità.
Le celebrazioni sono iniziate lunedì 26 ottobre con il convegno “Il Metodo Mattei: cooperazione, sviluppo e opportunità per le imprese marchigiane in Africa”, promosso dalla Fondazione Enrico Mattei di Matelica e ospitato al Teatro Piermarini e nella sala Boldrini. L’incontro è stato un momento di confronto sull’attualità dell’approccio di Mattei, con particolare attenzione alla cooperazione internazionale, alle prospettive di crescita del continente africano e alle opportunità di internazionalizzazione per le aziende marchigiane.
Al centro del dibattito anche il Piano Mattei e la possibilità di costruire partenariati basati sul dialogo, sulla crescita condivisa e sulla valorizzazione delle competenze. L’obiettivo dell’iniziativa è stato mettere in relazione l’eredità storica e culturale di Mattei con le sfide economiche e internazionali di oggi, favorendo il confronto tra istituzioni e mondo imprenditoriale. Presente ai lavori il sindaco di Matelica, Denis Cingolani.
Oggi, martedì 27 ottobre, l’Amministrazione comunale ha preso parte alla commemorazione ufficiale nell’anniversario della scomparsa. La cerimonia è cominciata alle 10.30 nella chiesa di Santa Maria Cattedrale con la Santa Messa in suffragio. Al termine della funzione, i partecipanti si sono trasferiti al Cimitero comunale, dove è stata deposta una corona d’alloro sulla tomba di Mattei.
«Ricordare Enrico Mattei significa rendere omaggio a una figura che ha saputo guardare lontano, contribuendo a scrivere una pagina fondamentale della storia del nostro Paese – ha dichiarato il sindaco Cingolani –. Il suo coraggio, la sua capacità di innovare e la sua visione dello sviluppo sono ancora oggi un patrimonio prezioso, da cui trarre ispirazione per affrontare le sfide del presente e costruire nuove opportunità. Per Matelica, Mattei è molto più di una figura storica: è parte della nostra identità e un motivo di orgoglio che abbiamo il dovere di custodire e tramandare. Come Amministrazione continueremo a sostenere le iniziative che ne valorizzano la memoria e il pensiero, perché il suo esempio possa parlare anche alle nuove generazioni».
Cento anni di ricordi, esperienze e legami familiari. Celestino Morosi ha raggiunto lo straordinario traguardo del secolo di vita e ha festeggiato il compleanno nella casa di riposo di Castelraimondo, dove è attualmente ospite, circondato dall'affetto dei figli Simonetta e Aurelio, dei nipoti e dei suoi cari.
Originario di Castelraimondo, Morosi ha trascorso gran parte della propria vita a Matelica, mantenendo il legame con il territorio d'origine. La ricorrenza è stata l'occasione per riunire la famiglia e celebrare un percorso lungo un secolo, caratterizzato da tante esperienze e dagli affetti costruiti nel tempo.
Alla festa ha partecipato anche Barbara Cacciolari, assessore del comune di Matelica, che ha portato al centenario gli auguri e i saluti del sindaco Denis Cingolani. Gli auguri sono arrivati anche dall'amministrazione comunale di Castelraimondo. Il sindaco Patrizio Leonelli e l'assessore Ilenia Cittadini hanno rivolto a Celestino un messaggio di affetto: "Raggiungere i cento anni è un traguardo davvero speciale, che porta con sé una vita intera di ricordi, esperienze e affetti. A Celestino rivolgiamo i nostri più affettuosi auguri e l'abbraccio di tutta Castelraimondo".
Gli amministratori hanno sottolineato anche il valore della festa organizzata nella struttura cittadina: "Siamo felici che questo compleanno sia stato festeggiato nella nostra Casa di riposo, circondato dall'affetto della sua famiglia e delle persone che ogni giorno se ne prendono cura. A Celestino auguriamo serenità e ancora tanti momenti belli da condividere". Un ringraziamento è stato infine rivolto alla Casa di riposo di Castelraimondo per aver accolto e celebrato questo importante traguardo, rendendo speciale il compleanno del centenario.
Cucine Lube rinnova la propria presenza nella casa di Amici, con un nuovo allestimento dello spazio cucina per l'edizione 2026. È il modello Immagina quello scelto per il talent show condotto da Maria De Filippi. Modello contraddistinto da materiali innovativi, eleganza delle forme e soluzioni progettuali capaci di coniugare estetica e funzionalità.
Il progetto per la "casetta" di Amici 26 si distingue per un linguaggio architettonico essenziale, caratterizzato dalla pulizia delle linee e da un'organizzazione funzionale degli spazi. Al centro si sviluppa una grande isola multifunzionale, che integra la zona cottura e un'ampia superficie di lavoro, prolungandosi in un'area snack pensata per i momenti di condivisione. La particolare composizione garantisce elevate prestazioni tecniche e un'estetica materica ispirata alle texture del mondo naturale.
La collaborazione tra Cucine Lube e Amici si conferma un'occasione per portare la cultura del design italiano in un contesto vicino alle nuove generazioni. Nella casa, la cucina accompagna gli allievi nei momenti che scandiscono la vita al di fuori delle attività artistiche, contribuendo a creare un'atmosfera familiare durante un'esperienza di formazione e confronto.
Con la nuova cucina Immagina per l'edizione 2026, Cucine Lube prosegue un percorso che unisce qualità del Made in Italy, innovazione e attenzione alle persone, riaffermando il valore della cucina come elemento centrale dell'abitare e della vita domestica.
Che cosa si può regalare a una persona che sembra possedere tutto ciò che le serve? La risposta raramente dipende dal prezzo. Un dono scelto ascoltando le sue abitudini può risultare più riuscito di un oggetto costoso ma lontano dai suoi gusti. Laurea, promozione e anniversario richiedono attenzioni differenti: nel primo caso può contare il ricordo di un traguardo, nel secondo l'utilità quotidiana, nel terzo un riferimento a un'esperienza condivisa. Un accessorio personale è una possibilità, non la risposta obbligata. Prima di entrare in negozio è utile fissare un budget, considerare quanto la persona ami indossare gioielli e verificare se preferisca oggetti materiali o esperienze. Anche un regalo semplice, accompagnato da una dedica precisa, può evitare l'effetto impersonale di un acquisto frettoloso.
Partire dal destinatario
Il primo passo per trovare il regalo giusto è osservare la persona a cui è destinato. Cosa ama fare nel tempo libero? Quali sono i suoi interessi, le sue passioni, il suo stile personale? Un uomo che apprezza la cura dei dettagli probabilmente prediligerà accessori discreti ma di qualità, mentre chi ama distinguersi potrebbe preferire oggetti dal design più audace. Anche il contesto in cui il dono sarà consegnato ha il suo peso: una laurea richiede un pensiero che suggelli il passaggio a una nuova fase della vita, mentre un anniversario può essere l’occasione per regalare qualcosa che ricordi un momento condiviso. Ascoltare e osservare sono strategie preziose per cogliere indizi e sorprendere davvero.
Regalo personale
Un regalo personale è quello che riesce a raccontare una storia, magari legata a un ricordo comune o a una passione condivisa. Un libro raro, una penna stilografica di pregio, una bottiglia di vino da collezione o un accessorio per la scrivania possono essere scelte vincenti, specialmente se accompagnate da un biglietto scritto a mano. Anche un’esperienza, come una cena in un ristorante particolare o un weekend fuori porta, può rappresentare un’alternativa apprezzata, soprattutto per chi predilige i momenti da vivere rispetto agli oggetti da possedere. In ogni caso, la personalizzazione resta la chiave: un’incisione, una dedica o la scelta di un oggetto che richiami un aspetto importante della vita del destinatario fanno la differenza.
Bracciale maschile
Il bracciale in argento è una possibilità per chi indossa già accessori al polso oppure desidera provarne uno. Quando si è alla ricerca di un bracciale da uomo dimentichiamoci dei classici pezzi sempre uguali, perché ormai questa categoria comprende modelli molto diversi: catene flessibili, strutture rigide, superfici lisce o lavorate, chiusure a moschettone e altri sistemi. Non è dunque sufficiente scegliere in base alla fotografia. Conviene osservare il peso, la misura e l'eventuale possibilità di regolarla, oltre a verificare come il metallo si abbini a un orologio già posseduto. Chi lavora spesso con le mani potrebbe preferire un gioiello che si sfili facilmente; chi ama accessori più evidenti potrebbe apprezzare una superficie materica. Se si pensa a un'incisione, prima bisogna chiedere se il modello la consenta e se la personalizzazione comprometta il diritto di cambio. Anche la pulizia dipende dalla finitura e dalla presenza di altri materiali: meglio seguire le indicazioni del produttore invece di utilizzare rimedi domestici indistintamente. Il regalo resta personale quando rispecchia chi lo riceve, non un'idea astratta di eleganza maschile.
Lauree e promozioni
Le lauree e le promozioni sono occasioni che segnano traguardi importanti, spesso frutto di anni di impegno e dedizione. In queste occasioni vale la pena capire se il destinatario preferisce un ricordo da conservare oppure un oggetto utile nella nuova routine. Oltre agli accessori classici, come orologi e penne di design, si possono considerare soluzioni più contemporanee, come un portachiavi in argento, un fermacravatta originale o un accessorio da scrivania dal design ricercato. Anche un bracciale in metallo prezioso, magari personalizzato con un’incisione che ricordi la data dell’evento, può rappresentare un’idea raffinata e significativa. Prima di personalizzare un oggetto con un'incisione è meglio verificare che la scelta piaccia al destinatario e informarsi sulle condizioni di cambio.
Anniversari
Gli anniversari sono ricorrenze che invitano a celebrare il tempo trascorso insieme, sia in ambito personale che professionale. In queste occasioni, il regalo ideale è quello che riesce a trasmettere emozione e memoria. Un accessorio in argento, come un bracciale dal design essenziale o una coppia di gemelli, può essere scelto per la sua capacità di adattarsi a diversi stili e situazioni. Per chi desidera qualcosa di ancora più personale, si può optare per un oggetto che richiami un momento significativo del passato, come una fotografia (d’altronde, la stampa delle foto è tornata molto di moda) o un dettaglio legato a una passione comune. Una dedica che richiami un episodio vissuto insieme può risultare più personale di una confezione elaborata o di un accessorio scelto soltanto perché costoso.
Misura e cambio
La misura è uno degli aspetti da verificare prima di regalare un gioiello da indossare. Se non è possibile conoscere la circonferenza del polso senza rovinare la sorpresa, un modello regolabile può essere una soluzione; in alternativa conviene informarsi sulle condizioni di cambio del venditore. Occorre leggere anche le eventuali esclusioni per articoli personalizzati e i tempi concessi per richiedere una sostituzione. La confezione può proteggere il gioiello durante il trasporto, ma vale la pena conservarne separatamente scontrino o prova d'acquisto. Chi sceglie un bracciale in argento dovrebbe inoltre controllare le istruzioni di cura e valutare se la persona abbia davvero voglia di seguirle. Per un destinatario che non porta mai accessori, un libro legato a una passione, un oggetto utile sul lavoro o un'esperienza concordata potrebbero avere più senso. La riuscita del regalo non dipende dal fatto che venga indossato ogni giorno, ma dal pensiero riconoscibile dietro alla scelta.
Il foliage richiama visitatori ed escursionisti a Canfaito, dove nelle prossime settimane è atteso un importante afflusso di persone per ammirare i colori autunnali della monumentale faggeta. In vista dei fine settimana più frequentati, le autorità invitano a rispettare l'ambiente, le regole di sosta e le disposizioni sulla viabilità, per tutelare il patrimonio naturale e garantire la sicurezza di tutti.
La prima indicazione riguarda il parcheggio: all'interno della faggeta è vietato sostare al di fuori delle aree appositamente individuate, sia lungo la strada sia in prossimità degli alberi. Un comportamento che può compromettere la sicurezza della circolazione e danneggiare l'ambiente.
Parcheggio a pagamento: le date e le tariffe
Per gestire l'afflusso di automobili, l'Unione Montana Potenza Esino Musone, ente gestore della Riserva Naturale Regionale del Monte San Vicino e del Monte Canfaito, ha predisposto un'area attrezzata in prossimità dell'ingresso alla faggeta.
Il Comune di San Severino Marche ha comunicato l'introduzione di un contributo giornaliero di 5 euro per la sosta, valido dalle 8 alle 20, per auto, camper, motorhome e van.
Il pagamento sarà richiesto nelle giornate di sabato 31 ottobre, domenica 1 novembre, lunedì 2 novembre, sabato 7, domenica 8, sabato 14, domenica 15 e domenica 22 novembre.
La sosta resterà invece gratuita per i motocicli e per i veicoli muniti di regolare contrassegno al servizio delle persone con disabilità.
Chi desidera evitare il pagamento può scegliere i giorni feriali, quando è previsto un afflusso minore e il parcheggio è gratuito.
Elcito, parcheggio gratuito prima del borgo
Un'ulteriore possibilità per chi raggiunge la zona è rappresentata dall'area di sosta gratuita e adeguatamente segnalata poco prima del borgo di Elcito. Il Comune ricorda che all'interno del paese non sono disponibili parcheggi per i visitatori e che i pochi spazi presenti sono riservati ai veicoli al servizio delle persone con disabilità.
L'invito è a raggiungere la faggeta, quando possibile, a piedi o con mezzi ecologici alternativi, limitando l'utilizzo dell'automobile e contribuendo così a ridurre la pressione sull'area naturale.
Canfaito, le modifiche alla viabilità da Matelica
Particolare attenzione dovrà essere prestata anche alle disposizioni sulla circolazione previste per sabato 31 ottobre e domenica 1 novembre.
Il Comune di Matelica ha annunciato che, in caso di forte afflusso e congestione del traffico, potrà essere interdetto il transito veicolare lungo la strada provinciale 14 di San Vicino, in località Monte La Forcella, nel punto conosciuto come il "curvone", in direzione della faggeta.
Durante le due giornate, in caso di attivazione del provvedimento, dal versante matelicese sarà possibile raggiungere Canfaito esclusivamente a piedi, in bicicletta, con ciclomotori o motocicli a due ruote. Chi intende arrivare in automobile dovrà quindi accedere obbligatoriamente dal versante di San Severino Marche.
Le regole per proteggere la faggeta
Oltre alle indicazioni sulla sosta e sulla viabilità, i visitatori sono invitati a rispettare le norme che regolano l'accesso alla Riserva Naturale. È vietato circolare o parcheggiare con veicoli a motore su prati, pascoli e boschi, così come raccogliere o danneggiare piante, fossili e minerali.
È, inoltre, obbligatorio riportare a casa i propri rifiuti e non è consentito catturare, disturbare o danneggiare gli animali selvatici. I cani devono essere sempre tenuti al guinzaglio.
Un richiamo specifico riguarda anche le mucche che pascolano liberamente nella zona: non devono essere infastidite né spaventate, per evitare situazioni potenzialmente pericolose per gli animali e per le persone.
L'obiettivo è consentire a tutti di godere dello spettacolo del foliage senza compromettere l'equilibrio di uno degli ambienti naturali più caratteristici dell'entroterra maceratese. Un turismo consapevole, rispettoso delle regole e dei luoghi, è fondamentale per preservare Canfaito anche per le prossime stagioni.