Anastasia Bartoli, Abigaille tra dramma e redenzione al Macerata Opera Festival (FOTO e VIDEO)
Non convenzionale, rock, moderna, aggettivi che descrivono pienamente la soprano Anastasia Bartoli, ma che possono essere accostati senza nessuna forzatura, anche al personaggio di cui vestirà i panni allo Sferisterio di Macerata: l’Abigaille del Nabucco di Giuseppe Verdi, che verrà messo in scena per il Macerata Opera Festival a partire dal 17 luglio. Anastasia Bartoli è per la prima volta a Macerata e, ciò che ci racconta in un caldo pomeriggio estivo, è il primo impatto con la città e con lo Sferisterio. Teatro atipico, molto ampio e soprattutto all’aperto. Infatti se per Anastasia Bartoli questa non sarà la prima volta in cui interpreterà Abigaille, sarà invece la prima occasione di cantare in un teatro all’aperto. Di certo non è spaventata ma «rinvigorita», «accolta» e coccolata dall’«acustica meravigliosamente generosa» che offre lo Sferisterio. Ci racconta della sua "vita precedente" in cui praticava paracadutismo acrobatico, e di quel «click» che le ha fatto desiderare di diventare una cantante, di tornare al canto che per lei «è sempre stata la prima parola, la prima attività». Scelta rischiosa, anche se poteva apparire naturale essendo lei cresciuta nella musica lirica sin da dentro il ventre materno, quello della celebre soprano Cecilia Gasdia che non è stata solo madre, ma anche insegnante. La verve «metallara», alternativa che la caratterizza come persona, non viene dimenticata quando sale sul palco, anzi, viene utilizzata come motore per donare ai personaggi il meglio di sé; quelle donne (Abigaille in questo caso, ma anche l’Ermione o la Zelmira Rossiniane), che spesso vengono inquadrate in personaggi monodimensionali, ma che nascondono sfaccettature complesse e squisitamente moderne. L’Abigaille della Bartoli non sarà sicuramente solo la cattiva Abigaille: «perché sembra la cattivona di turno ma fondamentalmente si incattivisce, perché lei vuole solo una cosa, l'amore»; ci regalerà la sofferenza, il desiderio d’amore e la dignità di un’antagonista femminile che è tra le più complesse (vocalmente e interpretativamente) del panorama verdiano. E quale ambientazione migliore per un’opera, il Nabucco, se non lo Sferisterio? Un’opera caratterizzata da monumentali scene corali (basti pensare al celeberrimo Va’ pensiero) e epicità del dramma sia personale che storico, che, come ci anticipa la Bartoli, sarà fuso sapientemente alla tipologia dei costumi (a cura di Giovanna Fiorentini) e alle scenografie (a cura di Benito Leonori) in questo insieme studiato perfettamente sotto la direzione della regia di Paul-Émile Fourny. Per chi non ha mai avuto l’occasione di lasciarsi avvolgere da un’opera lirica, il Macerata Opera Festival sembra disegnare un invito difficile da ignorare. Questo Nabucco si annuncia come un’esperienza capace di unire spettacolo e suggestione, affidata a un cast che vede accanto ad Anastasia Bartoli il giovane baritono rivelazione di quest’anno Ariun Ganbaatar nel ruolo del titolo, Laura Verrecchia nei panni di Fenena, Alessandro Scotto di Luzio come Ismaele e il basso Alberto Comes, al debutto nel ruolo di Zaccaria. E sarà proprio Anastasia Bartoli, con la sua Abigaille intensa, moderna e profondamente umana, a rappresentarne una delle interpretazioni più attese. Voci e presenze che, sotto il cielo dello Sferisterio, promettono di accendere la scena e di restituire, in tutta la sua potenza, il respiro epico e insieme intimo del capolavoro verdiano.

nubi sparse (MC)
