Avrebbe tentato di asportare grondaie ed elementi in rame da un edificio, ma durante il tentativo è precipitato al suolo da un'altezza superiore ai dieci metri, riportando gravi traumi. Protagonista dell'episodio, avvenuto nel centro cittadino, un marocchino di 25 anni, residente a Fermo, soccorso dal personale sanitario e trasportato d'urgenza all'ospedale regionale di Torrette, ad Ancona.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, il giovane si sarebbe trovato sull'edificio mentre era intento a sottrarre le grondaie e altri elementi in rame. Per cause ancora in corso di accertamento, è poi precipitato da oltre dieci metri d'altezza.
L'allarme ha fatto scattare immediatamente i soccorsi. Sul posto è intervenuto il personale del 118, che ha prestato le prime cure al venticinquenne. Considerata la gravità delle lesioni riportate, è stato disposto il trasferimento in eliambulanza all'ospedale di Torrette, dove il giovane è ricoverato in codice rosso.
Sul luogo dell'accaduto sono intervenuti anche i militari dell'Aliquota Radiomobile della Compagnia dei carabinieri di Camerino, che hanno avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica dell'episodio.
Al termine dei primi riscontri, il venticinquenne è stato denunciato alla competente autorità giudiziaria, ritenuto responsabile del reato di furto in abitazione.
I carabinieri proseguono le verifiche per chiarire nel dettaglio le circostanze dell'accaduto.
Avrebbe tentato di asportare grondaie ed elementi in rame da un edificio, ma durante il tentativo è precipitato al suolo da un'altezza superiore ai dieci metri, riportando gravi traumi. Protagonista dell'episodio, avvenuto nel centro cittadino, un marocchino di 25 anni, residente a Fermo, soccorso dal personale sanitario e trasportato d'urgenza all'ospedale regionale di Torrette, ad Ancona.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, il giovane si sarebbe trovato sull'edificio mentre era intento a sottrarre le grondaie e altri elementi in rame. Per cause ancora in corso di accertamento, è poi precipitato da oltre dieci metri d'altezza.
L'allarme ha fatto scattare immediatamente i soccorsi. Sul posto è intervenuto il personale del 118, che ha prestato le prime cure al venticinquenne. Considerata la gravità delle lesioni riportate, è stato disposto il trasferimento in eliambulanza all'ospedale di Torrette, dove il giovane è ricoverato in codice rosso.
Sul luogo dell'accaduto sono intervenuti anche i militari dell'Aliquota Radiomobile della Compagnia dei carabinieri di Camerino, che hanno avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica dell'episodio.
Al termine dei primi riscontri, il venticinquenne è stato denunciato alla competente autorità giudiziaria, ritenuto responsabile del reato di furto in abitazione.
I carabinieri proseguono le verifiche per chiarire nel dettaglio le circostanze dell'accaduto.
Due persone denunciate dai carabinieri in altrettanti controlli del territorio tra Cingoli e Corridonia. Gli interventi hanno riguardato un uomo trovato in possesso di un coltello a serramanico senza averne giustificato il porto e un automobilista risultato positivo all'alcoltest dopo un incidente stradale.
A Cingoli, i militari della locale Stazione dei carabinieri hanno denunciato in stato di libertà un 40enne del posto, disoccupato e già noto alle forze dell'ordine.
L'uomo è stato fermato nel centro cittadino durante un controllo di routine. Nel corso degli accertamenti, i carabinieri gli hanno trovato addosso un coltello a serramanico con una lama lunga 10 centimetri. Il quarantenne non avrebbe saputo fornire una giustificazione per il porto dell'oggetto.
Il coltello è stato sequestrato e sarà depositato presso l'Ufficio Corpi di Reato. Per l'uomo è scattata la denuncia alla Procura della Repubblica di Macerata per porto abusivo di armi od oggetti atti a offendere.
A Corridonia, invece, i carabinieri della Sezione Radiomobile del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Macerata hanno denunciato un 57enne di origine rumena, residente in città e già noto alle forze dell'ordine, per guida in stato di ebbrezza.
L'uomo era alla guida della propria Ford Focus quando è rimasto coinvolto in un incidente stradale autonomo durante le ore notturne. Nonostante il sinistro, non ha riportato lesioni.
Intervenuti per ricostruire la dinamica dell'accaduto, i militari hanno sottoposto il conducente all'alcoltest. L'esame ha rilevato un tasso alcolemico pari a 1,14 grammi per litro, superiore al limite consentito dalla legge.
Per il cinquantasettenne è quindi scattata la denuncia in stato di libertà all'autorità giudiziaria. I carabinieri hanno inoltre provveduto all'immediato ritiro della patente di guida.
Quando si parla di organizzazioni internazionali sembra sempre difficile mettere a fuoco ciò che fa quotidianamente chi lavora in questo settore. Abbiamo avuto la possibilità di avvicinarci e conoscere meglio le dinamiche di un campo di cui, pur comprendendone la rilevanza, molto spesso se ne ignorano gli attori e le dinamiche.
Emanuele Tacconi, attualmente impegnato nella Striscia di Gaza per il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, specificatamente nella logistica degli aiuti umanitari, racconta la sua esperienza, partendo da ciò che lo ha spinto a intraprendere questa carriera professionale.
È già su questo termine che Tacconi si sofferma. Si tratta di una carriera professionale a tutti gli effetti, è vero, ma per lui l’interesse di 'fare carriera' non c’è mai stato. Quello che lo ha portato a iniziare nel 1997 è stato piuttosto il desiderio di viaggiare, di conoscere il mondo e di avere uno scambio interculturale con i Paesi.
Inizia con la Somalia, lasciandosi alle spalle una posizione da dipendente dell’ENI e intraprendendo un percorso con una ONG che porterà avanti fino al 2002. Poi l’ingresso nell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dove resta fino al 2023, quando inizia a lavorare per un’altra agenzia delle Nazioni Unite, l’UNFPA, che si occupa di salute sessuale e riproduttiva.
Un percorso che inizia, quindi, trent'anni fa con decine di lettere scritte per fare domanda e formulari compilati nella speranza che tornasse indietro una risposta positiva. Risposta che, con la perseveranza, arriva e che permette a Tacconi di viaggiare non solo in Somalia, ma anche in Kenya, Sud Sudan, Balcani, Afghanistan.
Operare in questo settore non significa solamente "partire per l’Africa e far giocare i bambini”, ci tiene a sottolineare Tacconi. La professione di è impiegato nell’ambito degli aiuti umanitari è largamente eterogenea, e si dirama in progetti differenti nei campi dell' agricoltura, dell'educazione e della sanità. Sono richieste professionalità ben precise e chi decide di finanziare determinati progetti vuole sapere da chi sono gestiti e portano avanti monitoraggi costanti.
“Il nostro lavoro ha come obiettivo il benessere e il miglioramento della vita, e il salvare delle vite umane. Con quello che noi facciamo, se lo facciamo bene, possiamo migliorare la vita di tante persone”.
Nell’ambito della logistica, dell’amministrazione e degli acquisti per i Paesi in via di sviluppo e in guerra, le difficoltà a cui ci si interfaccia sono molteplici: “Innanzitutto bisogna acquistare, e molto spesso non è possibile farlo in loco. Quindi per risparmiare in termini di costi di trasporto si scelgono i paesi limitrofi. Poi una volta che i materiali sono stati acquistati bisogna riceverli e stoccarli in un luogo quanto più possibile idoneo, cercando di mantenere anche una certa sicurezza per poi distribuirli ai vari partner”. In questi scenari, infatti, la frustrazione e la miseria rendono molto spesso i carichi di aiuti umanitari preda di attacchi mirati e assalti.
Non solo difficoltà nell’approvvigionamento, ma anche nella comunicazione. Quando Tacconi ha iniziato a svolgere questo lavoro era impossibile avere una connessione Internet nei luoghi in cui operava, per cui le comunicazioni avvenivano via radio, nelle ore in cui questo era possibile. Altre volte era necessario ricorrere al passaparola, istruendo le persone in loco. “Ora - dice Tacconi - la comunicazione è un po’ più semplice, tuttavia spesso i telefoni non funzionano perché i satelliti vengono disattivati o non ti permettono di portare ripetitori”.
Anche la comunicazione fatta dai media e dalle raccolte fondi è un tema importante e da prendere in considerazione secondo Tacconi, perché se si arriva in questi luoghi e vi si resta per meno tempo del necessario, non si può pretendere di capire tutto. Questo porta a scrivere in modo non veritiero: "Trattare un Paese e i suoi aspetti politici e sociali ed evitare che la realtà venga distorta richiede tempo".
L’elemento su cui per Tacconi è necessario lavorare è quello del pietismo che molto spesso caratterizza le campagne di comunicazione. Sarebbe necessario, piuttosto, soffermarsi su “come funzionano i progetti e su quello che realmente si sta facendo”, lasciando spazio ad un maggiore pragmatismo e più delucidazioni tecniche.
Una professione in cui serve trovare un equilibrio tra emotività e lucidità, cosa che Tacconi è riuscito a mantenere, anche se non sempre è stato facile. “Quando si sceglie fare questo mestiere, si mettono da parte i sentimenti e l'emotività. Poi magari si piange dopo ci si dispera dopo, si impreca dopo”.
Nonostante questo, il desiderio di Tacconi rimane quello di far scoprire questa professione a chi è spinto dalle stesse motivazioni che 30 anni fa lo hanno portato ad intraprenderla; non evidenziandone unicamente gli aspetti positivi, ma anche i difetti e le difficoltà che potrebbero far parte del percorso.
Quattro operai sono saliti questa mattina sulla gru del cantiere di piazza San Nicola, a Tolentino, per protestare contro il mancato pagamento degli stipendi in uno dei cantieri della ricostruzione post sisma. Sono dipendenti di una ditta subappaltatrice della Crucianelli Rest Edile, con sede a Modena. Dopo alcune ore sono scesi, una volta aver ricevuto rassicurazioni sui pagamenti.
Non è la prima volta. Lo stesso episodio, sulla stessa gru, si era verificato lo scorso 19 ottobre, quando tre operai edili erano saliti intorno alle 8.30 minacciando di gettarsi da un’altezza di 35 metri. «Vogliamo i nostri soldi, adesso. Altrimenti ci buttiamo», avevano gridato, reclamando tre mesi di stipendi non ancora versati. In quell’occasione il sindaco di Tolentino li aveva definiti «nuovi schiavi».
L’inchiesta sulla ricostruzione
La protesta arriva all’indomani dell’inchiesta sulla ricostruzione post sisma condotta dalla Guardia di finanza, che ha portato ad alcuni arresti, tra cui quelli dell’imprenditore Enrico Crucianelli e dell’avvocato Fabio Pistarelli. Spetterà alla magistratura accertare i fatti e le eventuali responsabilità, che per gli indagati restano da provare.
Intanto, al di là delle vicende giudiziarie, resta il problema di chi nei cantieri lavora e attende ancora le proprie retribuzioni. Dietro le proteste ci sono lavoratori e famiglie che reclamano quanto spetta loro, in un territorio che attende ancora di completare la ricostruzione.
«Sono basito, amareggiato e incredulo». Il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, interviene così sull’inchiesta sulla ricostruzione post sisma, che ha portato a otto arresti e a 51 indagati in varie regioni, e respinge ogni ipotesi di un suo coinvolgimento o di responsabilità dell’amministrazione regionale. Lo ha fatto questa mattina a Corridonia, nella conferenza stampa di presentazione dei dati della ricostruzione 2016, a dieci anni dal terremoto.
L’inchiesta, ancora nella fase delle indagini preliminari, vede tra gli arrestati Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto dello stesso Acquaroli, accusato di corruzione nel filone sugli appalti. Per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza.
«Questa indagine riguarda una persona in tutta la regione Marche, ma non ha toccato nessuno all’interno della Regione», ha affermato il presidente. «A chi dice che il presidente poteva non sapere, chiedo di portarmi una prova che io sapessi. Devo difendere la mia integrità morale e quella delle istituzioni regionali».
Acquaroli ha espresso fiducia nel lavoro della Procura e richiamato la presunzione d’innocenza: «Se una persona ha sbagliato è giusto che sia giudicata e, se condannata, paghi. Ma non è giusto cumulare il sacrificio e il lavoro di tanti con gli eventuali errori di qualcuno».
Il presidente ha ricostruito il rapporto con l’avvocato maceratese. Lo conosceva dagli anni Novanta e nel 2020 lo scelse come capo di gabinetto per l’esperienza nelle istituzioni e la conoscenza del territorio. «Alla fine della prima legislatura gli manifestai delle criticità rispetto a quello che mi aspettavo dal suo ruolo», ha raccontato.
Gli chiese poi di prolungare l’incarico per tre mesi e, in quel periodo, gli arrivarono alcune «voci» su Pistarelli. «Le trasmisi alla vigilanza del segretario generale della Regione: non hanno avuto una fondatezza riscontrata, ma chiesi a Pistarelli di fare un passo indietro». Acquaroli ha precisato di non voler entrare nel merito delle contestazioni: «Se ci fosse stata una fondatezza riscontrata sarei stato io a dover procedere con le segnalazioni dovute». Il rapporto di lavoro si è interrotto nel dicembre 2025 e, ha concluso, da allora «non ci sono stati ulteriori rapporti di lavoro con la Regione».
Sulla nomina, Acquaroli ha ammesso: «Al di là di come finirà l’indagine, era chiaro che quella era stata una scelta che oggi ritengo non congrua. È stato un errore di valutazione». Ha però distinto la scelta di un collaboratore da una scelta politica: «Quando si sceglie un collaboratore si hanno delle aspettative. Non è che stiamo nella testa delle persone: giudichiamo per quello che conosciamo». La vicenda emersa dall’inchiesta lo ha lasciato «profondamente amareggiato».
Il presidente ha infine escluso di lasciare l’incarico: «Lasciare sarebbe la conferma di qualcosa che non c’è e l’ingiustizia più grande che potrei fare a me stesso, alla mia squadra e alla mia comunità».
Dai subappalti nei cantieri del terremoto alle presunte corruzioni negli affidamenti pubblici: il gip presso il Tribunale di Ancona ha disposto otto arresti in carcere e sequestri per oltre 57 milioni di euro. Sono 51 le persone indagate.
Un sistema che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe intrecciato gli appalti della ricostruzione privata post-sisma con presunti rapporti con ambienti della criminalità organizzata, e un secondo filone relativo alla corruzione negli affidamenti pubblici. È il quadro delineato dalla Procura di Ancona nell’ambito dell’operazione "Ricostruzione", che vede tra i nomi di maggior rilievo quelli dell'imprenditore Enrico Crucianelli, già presidente Ance Macerata, e dell’avvocato Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente regionale Francesco Acquaroli, ruolo lasciato nel dicembre 2025.
Il primo filone dell'inchiesta riguarda i finanziamenti pubblici destinati alla ricostruzione privata dopo il terremoto del 2016. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, "pur disponendo di una forza lavoro incompatibile con il numero degli appalti acquisiti", Crucianelli avrebbe acquisito una "posizione monopolistica nel settore della ricostruzione".
Per realizzare gli interventi avrebbe fatto ricorso in maniera "sistematica" al subappalto di manodopera. Gli investigatori ipotizzano che, attraverso questo meccanismo, sarebbero entrate nella filiera imprese con criticità sotto il profilo antimafia o riconducibili, secondo l’accusa, a soggetti vicini alla criminalità organizzata. Il valore complessivo degli appalti e delle risorse esaminati si aggirerebbe intorno ai 200 milioni di euro. Le stime investigative indicano profitti per circa 39 milioni per l’impresa appaltatrice e 18 milioni per i subappaltatori.
In questo filone compare anche Vincenzo Chiappalone, imprenditore edile stanziatosi a Sassoferrato dalla fine degli anni Novanta, indicato tra le persone coinvolte nell’inchiesta. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe avuto rapporti con ambienti della ’ndrangheta calabrese e avrebbe utilizzato società attive nei subappalti per operazioni fatturate solo formalmente.
L'indagine, in particolare, riferisce di rapporti con la famiglia Avignone di Taurianova e Cittanova e con la cosca Crea di Rizziconi, quest'ultima già coinvolta in precedenti indagini relative all’omicidio, avvenuto a Pesaro nel 2018, del fratello del collaboratore di giustizia Gerolamo Bruzzese.
Le fatture per operazioni inesistenti contestate ammonterebbero a circa 8 milioni di euro. Una parte dei pagamenti sarebbe poi stata restituita in contanti o trasferita a soggetti ritenuti legati a famiglie criminali calabresi.
Tra i nomi citati nell’ambito delle società formalmente intestate a terzi figurano anche Giuseppe e Raffaele Diana, che secondo l’ipotesi investigativa sarebbero riconducibili ad ambienti vicini al clan dei Casalesi, fazione Zagaria. Secondo gli investigatori, alcune società sarebbero state intestate formalmente a prestanome per celare i soggetti che ne avrebbero avuto il controllo effettivo.
Il meccanismo ipotizzato avrebbe consentito di aggirare vincoli e ostacoli amministrativi attraverso l’impiego di società formalmente riconducibili a persone diverse dai soggetti che, secondo gli inquirenti, ne avrebbero avuto il controllo effettivo. Tra le contestazioni figurano la presunta truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, la fittizia intestazione di attività economiche e, in alcuni casi, l’aggravante mafiosa.
Il presunto sistema di corruzione negli appalti pubblici
Un secondo filone riguarda l’ipotizzata esistenza di un "comitato d'affari" in grado di influenzare procedure pubbliche, attraverso relazioni con funzionari e amministratori e la corresponsione di denaro o altre utilità. Tra i nomi di rilievo figura Fabio Pistarelli, avvocato ed ex capo di gabinetto del presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli.
Secondo l’accusa, Pistarelli avrebbe ricevuto benefici per circa 105mila euro, di cui almeno 60mila in contanti e altri 45mila sotto forma di utilità, comprese opere di ristrutturazione edilizia. Nel presunto sistema sarebbero stati coinvolti intermediari, tra i quali Antonio Cervigni, imprenditore del settore termoidraulico di Pollenza, e Antonio Esposito, originario della provincia di Caserta. Le posizioni individuali e le singole contestazioni restano da valutare nelle sedi giudiziarie.
Tra gli episodi esaminati dagli investigatori c’è la compravendita dell'ex monastero "Corpus Domini Le Monachette", destinato a diventare una residenza universitaria. L’immobile, di proprietà di una famiglia di imprenditori maceratesi e danneggiato dal terremoto, sarebbe stato acquistato prima del sisma per circa 2 milioni di euro e rivenduto nel 2024 per oltre 3,3 milioni.
Il progetto di recupero, finanziato con risorse del ministero dell’Università e della ricerca e dell’Ufficio speciale per la ricostruzione, avrebbe previsto interventi per circa 12 milioni di euro, di cui circa 6 milioni affidati a Crucianelli e successivamente subappaltati a società riconducibili, secondo l’ipotesi accusatoria, a Chiappalone.
Gli inquirenti ipotizzano che, in cambio di una somma di circa 250mila euro, l'immobile sia stato fatto acquistare da Erdis Marche per destinarlo a studentato. Sarebbe stata inoltre promessa una somma pari al 2% del valore dei lavori, circa 120mila euro, al gruppo e agli altri soggetti coinvolti, tra cui il precedente proprietario dell'immobile.
Nel filone degli appalti pubblici sono state esaminate anche altre procedure, tra cui la riconversione di un edificio militare ad Ancona in alloggi per studenti, alcuni affidamenti nel settore sanitario e contratti relativi alla gestione energetica e manutentiva e a strutture assistenziali. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alcune delle iniziative ipotizzate non sarebbero arrivate a conclusione dopo le dimissioni di Pistarelli, avvenute nel dicembre del 2025.
Il filone dell’Università di Camerino e gli altri indagati maceratesi
Un ulteriore ramo dell’inchiesta riguarda procedure di appalto dell’Università di Camerino. Secondo l’ipotesi investigativa, alcuni soggetti dell’area tecnica dell’ateneo avrebbero ricevuto denaro o altre utilità in relazione a gare e affidamenti; i flussi contestati, per circa 350mila euro, sarebbero stati giustificati attraverso fatture ritenute false. Per questo filone il giudice per le indagini preliminari ha dichiarato l’incompetenza territoriale, disponendo la trasmissione degli atti all’autorità giudiziaria competente. Questo ramo non coinvolge Pistarelli.
Tra gli indagati figurano Gian Luca Marucci, ingegnere e responsabile dell'area tecnica dell'Università di Camerino, e Bruno Mogliani e Francesco Tomassetti, geometri collegati all'ufficio tecnico dell'ateneo.
Nell'elenco compaiono anche Francesco Ascenzi, architetto dell'ufficio tecnico dell'Università di Macerata, gli imprenditori maceratesi Andrea Intermesoli e Antonio Ezechielli, l'avvocato Fiorenzo Principi e l'imprenditore Adrian Tanasie, residente a Tolentino e indicato come legale rappresentante della Adriatica Costruzioni.
La loro iscrizione nel registro degli indagati non implica che a ciascuno siano contestate le medesime condotte: le singole posizioni vanno distinte sulla base degli atti giudiziari.
Sequestri per oltre 57 milioni di euro
Il bilancio dell’operazione comprende un sequestro preventivo da 56.802.639,57 euro relativo alle presunte frodi aggravate per il conseguimento di erogazioni pubbliche e un ulteriore sequestro preventivo da 257.200 euro nell’ambito del filone sulla corruzione. Sono inoltre tre le società sottoposte a sequestro.
Le attività hanno interessato, oltre alle Marche, numerose altre regioni italiane, tra cui Lazio, Campania, Calabria, Emilia-Romagna, Umbria, Abruzzo, Veneto e Toscana. Alle operazioni hanno preso parte circa 230 finanzieri, impegnati anche in oltre 50 perquisizioni e acquisizioni documentali.
L’inchiesta è ancora nella fase delle indagini preliminari: le contestazioni dovranno essere verificate nel corso del procedimento e per tutte le persone coinvolte vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.
«Si può ben affermare che una parte consistente della ricostruzione privata del terremoto 2016 sia stata sostanzialmente appaltata da Crucianelli alla criminalità organizzata», consentendole «di foraggiare le cosche di riferimento». A scriverlo è la gip di Ancona Sonia Piermartini nell’ordinanza di custodia cautelare (738 pagine) relativa all’inchiesta “Ricostruzione” della Dda, che tra i vari filoni comprende l’infiltrazione di aziende collegate a ‘ndrangheta e camorra.
Secondo il giudice, ciò sarebbe avvenuto nello stesso periodo in cui Crucianelli stipulava protocolli di legalità contro le infiltrazioni criminali.
Il riferimento è a Enrico Crucianelli, 50 anni, maceratese, titolare della Rest/Edile e presidente, ora autosospeso, di Ance Macerata, uno degli otto arrestati. La gip lo definisce un «imprenditore-cerniera» tra l’economia «rispettabile» e quella rappresentata da soggetti, «pur apparentemente imprenditori», che sua moglie, per sue stesse parole, non intenderebbe neppure far entrare in casa.
Nell’ordinanza si legge che, entrando in affari con Crucianelli, la criminalità organizzata avrebbe usato lo schermo «prestigioso, lucente e affidabile» della Rest/Edile e di un imprenditore «fidato», serio e largamente conosciuto, per accreditarsi nelle Marche ed evitare di destare sospetti.
Secondo la gip, si sarebbe realizzato nella regione «un sistema pressoché unico»: la criminalità non si sarebbe limitata ad associarsi in affari con un’impresa, ma avrebbe permesso a quella legale di diventare di fatto general contractor della ricostruzione post-sisma, ricevendone in cambio, a cascata, un flusso ingente di subappalti.
Il meccanismo, sottolinea il giudice, sarebbe andato avanti nonostante i «pregevoli, attenti e diffusi» controlli di alcune autorità pubbliche, e senza segnalazioni rilevanti da parte di privati, professionisti, istituti di credito ed enti.
La gip parla di una vera «accoglienza» nelle Marche per la «criminalità organizzata che non spara, ma usa il cemento». Sarebbe stata «la benvenuta» perché garantiva un servizio veloce e a prezzi competitivi, la soddisfazione dei proprietari degli immobili lesionati, una ricaduta politica positiva e un’altrettanto imponente ricaduta economica sull’indotto, anche professionale.
(Fonte Ansa)
Civitanova piange Antonio Ciminari, storico titolare del Bar Mario’, scomparso a 76 anni. Per intere generazioni di civitanovesi il suo locale è stato molto più di un semplice bar: un luogo di ritrovo e di socialità, punto di riferimento per il quartiere San Gabriele e testimone di decenni di vita cittadina.
Una storia iniziata con l'attività avviata dal padre e portata avanti da Antonio, che nel tempo ha saputo trasformare il locale in un'istituzione per il quartiere. Già negli anni Sessanta, quando la televisione era ancora poco diffusa nelle abitazioni, il Bar Mario’ accoglieva persone di tutte le età che si ritrovavano per seguire insieme gli appuntamenti sportivi e gli eventi trasmessi sul piccolo schermo.
Tra la metà degli anni Settanta e il 1983, il locale fu anche legato alle partecipate Feste dell'Unità, accompagnate da iniziative che coinvolgevano un pubblico numeroso. Tra queste, le marcialonghe che arrivavano a richiamare oltre mille partecipanti, in una stagione di forte partecipazione popolare alla vita sociale e politica della città.
Ciminari era conosciuto per il carattere deciso e per il suo modo di gestire il locale, improntato alla disciplina, al rispetto delle regole e alla buona educazione. Un atteggiamento che poteva apparire austero, ma che nascondeva una profonda umanità e una particolare attenzione alle persone.
Lo sport era un'altra delle sue passioni. Nel corso degli anni aveva organizzato tornei di calcio, anche con sfide tra vecchie e nuove generazioni, vedendo nel gioco un'occasione per stare insieme e trasmettere valori come il rispetto, la disciplina e lo spirito di gruppo.
Accanto al bar, nello stesso stabile, Ciminari aveva gestito per molti anni anche un ristorante, scelto da numerose famiglie per il pranzo di nozze. Dagli inizi degli anni Settanta in poi, il locale ha ospitato festeggiamenti e momenti importanti, entrando nei ricordi di tante coppie e delle loro famiglie.
Una tradizione che continua con il figlio Marco, che da tempo porta avanti l'attività, mantenendo vivo il legame con la storia familiare e con il quartiere.
Con la scomparsa di Antonio Ciminari, Civitanova perde un protagonista della propria vita quotidiana. Il Bar Mario’ resta legato al ricordo di un'epoca in cui i locali di quartiere erano veri centri di aggregazione, luoghi dove si discuteva di sport e politica, si coltivavano amicizie e si condividevano esperienze.
Ciminari lascia la moglie Patrizia Finocchi, i figli Andrea e Marco e i pronipoti Riccardo, Ludovica, Cesare e Matilde.
I funerali si terranno domenica 25 ottobre alle 14.45 nella chiesa di San Gabriele a Civitanova Marche.
Evitare che le inchieste sulla ricostruzione post-terremoto del 2016 si traducano in nuovi ritardi per le popolazioni colpite. È questo l'obiettivo della proposta che il Cnre, Centro Nazionale Ricostruzione Ecologica, intende sottoporre alla Struttura commissariale straordinaria guidata da Guido Castelli.
L'organizzazione, presieduta e fondata da Claudio Fasano, si propone come possibile interlocutore operativo per assicurare la prosecuzione dei lavori nei cantieri che dovessero rimanere senza un'impresa esecutrice in seguito a provvedimenti giudiziari o amministrativi.
L'iniziativa nasce in una fase delicata per la ricostruzione, segnata dalle recenti indagini sui presunti illeciti negli appalti e dalle verifiche sulla regolarità delle imprese impegnate nei territori del cratere sismico. La preoccupazione principale riguarda le conseguenze che eventuali sospensioni, revoche o contenziosi potrebbero avere sui tempi di completamento delle opere pubbliche e degli interventi sugli edifici privati.
La proposta del Cnre punta a mettere a disposizione una struttura già organizzata, in grado di intervenire rapidamente qualora alcuni cantieri dovessero restare privi di un esecutore. L'intento è limitare le interruzioni e impedire che le conseguenze delle vicende giudiziarie ricadano ulteriormente sui cittadini, sulle imprese dell'indotto e sui lavoratori.
«L'obiettivo prioritario è assicurare la continuità dei cantieri ed evitare che gli strascichi delle inchieste si traducano in ritardi inaccettabili per le comunità e i territori del cratere», spiega il presidente Claudio Fasano.
Secondo il CNRE, la continuità operativa dovrebbe accompagnarsi a un rigoroso rispetto delle norme in materia di trasparenza, sicurezza sul lavoro e sostenibilità ambientale. La proposta viene presentata, quindi, come un possibile strumento per coniugare la prosecuzione degli interventi con le esigenze di legalità e controllo.
Uno degli aspetti centrali dell'iniziativa riguarda le modalità con cui potrebbero essere individuati i nuovi esecutori dei lavori. Il modello prospettato dal Cnre ipotizza la possibilità di affidamenti diretti da parte della Struttura commissariale, nei limiti consentiti dalla normativa applicabile, evitando il ricorso a una filiera articolata di subappalti.
Il tema è particolarmente delicato alla luce delle criticità emerse in alcuni cantieri, dove i ritardi nei pagamenti hanno alimentato tensioni tra i lavoratori e le imprese coinvolte. In episodi recenti, alcuni operai sono arrivati a salire sulle gru per richiamare l'attenzione sugli stipendi arretrati.
La proposta mira anche a evitare che le difficoltà di una singola azienda si ripercuotano sull'intera filiera produttiva, mettendo a rischio i posti di lavoro e le attività economiche che ruotano attorno alla ricostruzione.
La manifestazione di disponibilità annunciata dal Cnre non costituisce, al momento, un affidamento di lavori né una decisione già assunta dal commissario. Sarà la Struttura commissariale a dover valutare la fattibilità tecnica e giuridica della proposta, verificandone la compatibilità con le procedure previste dalla normativa e con i poteri straordinari per la gestione della ricostruzione.
Il punto centrale resta la necessità di garantire che eventuali provvedimenti nei confronti delle imprese non determinino un nuovo rallentamento degli interventi. Per le comunità terremotate, ancora in attesa del completamento di abitazioni e opere pubbliche, la continuità dei cantieri rappresenta infatti una priorità.
La memoria di chi ha sacrificato la propria vita per i valori in cui credeva, l'educazione alla legalità e la formazione dei cittadini di domani. Sono stati questi i temi al centro della cerimonia conclusiva del progetto “I valori che uniscono”, svoltasi nella mattinata di ieri a Penna San Giovanni, alla presenza del generale di Corpo d'Armata Aldo Iacobelli, comandante interregionale Carabinieri “Podgora”.
L'iniziativa, promossa dall'associazione LumbeLumbe, presieduta dal generale in congedo Italo Governatori, è ispirata alla figura del carabiniere Giovanni Burocchi, nato e cresciuto a Penna San Giovanni e insignito della Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria. Il militare perse la vita a Fiume il 3 ottobre 1919, distinguendosi per il proprio coraggio.
La giornata ha riunito numerose autorità civili, militari e istituzionali, insieme agli amministratori locali, ai rappresentanti delle Forze di polizia e ai familiari del carabiniere commemorato. Presenti, tra gli altri, il comandante della Legione Carabinieri Marche, il prefetto e il procuratore della Repubblica di Macerata, il sottosegretario alla presidenza della Giunta regionale, l'Ispettore regionale dell'Associazione Nazionale Carabinieri e il presidente dell'Unione Montana Monti Azzurri.
Hanno partecipato anche i sindaci di Penna San Giovanni, Monte San Martino e Sarnano, il presidente della sezione dell'Associazione Nazionale Carabinieri di Penna San Giovanni e Monte San Martino, i pronipoti di Giovanni Burocchi e i rappresentanti provinciali delle Forze di polizia.
A rendere ancora più significativa la cerimonia è stata la presenza del professor Alessandro D'Acquisto, fratello del venerabile vicebrigadiere Salvo D'Acquisto, anch'egli insignito della Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria.
Il momento commemorativo si è aperto con la celebrazione della Santa Messa nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista. Successivamente, al Belvedere Burocchi, è stata deposta una corona d'alloro presso il monumento dedicato al militare, accompagnata da un momento di raccoglimento scandito dalle note del silenzio d'ordinanza.
Gli interventi delle autorità hanno ricordato il valore della testimonianza di Giovanni Burocchi e il contributo che l'Arma dei Carabinieri continua a offrire alla collettività. Ma il cuore della giornata è stato soprattutto il coinvolgimento degli studenti che hanno partecipato al progetto, realizzato in collaborazione con il Comando Legione Carabinieri Marche e l'Ufficio scolastico regionale.
Gli alunni dell'Istituto omnicomprensivo Leopardi-Frau-De Magistris, accompagnati dai docenti e dalla dirigente scolastica, sono stati i veri protagonisti dell'iniziativa, che ha promosso percorsi di cittadinanza attiva e sensibilizzazione sui temi della legalità, della solidarietà, del rispetto delle regole e della tutela dell'ambiente.
Particolarmente significativo il messaggio rivolto ai ragazzi dal generale Aldo Iacobelli, che ha invitato le nuove generazioni a considerare la legalità non come un principio astratto, ma come una scelta da rinnovare quotidianamente.
«Non vi viene chiesto di diventare degli eroi o dei martiri. Vi viene suggerito di diventare dei cittadini consapevoli, praticando ogni giorno quella che può essere definita la “liturgia della legalità”», ha affermato.
Il comandante ha quindi ricordato come la scelta di comportarsi correttamente possa talvolta apparire difficile o solitaria, ma abbia sempre un valore fondamentale per la società. Agli studenti ha assicurato che, lungo questo percorso, potranno trovare sostegno nella parte sana della comunità e nell'Arma dei Carabinieri, descritta come un punto di riferimento e un «porto sicuro».
Un invito a diventare cittadini responsabili, capaci di scegliere l'onestà, rispettare gli altri e contribuire attivamente alla crescita delle proprie comunità.
La cerimonia si è conclusa con la premiazione degli alunni delle scuole dei Comuni di Penna San Giovanni, Monte San Martino, Gualdo e Sarnano, a riconoscimento del percorso svolto nell'ambito del progetto.
La permanenza nelle Marche del generale Iacobelli è stata anche l'occasione per incontrare il personale dell'Arma impegnato quotidianamente sul territorio delle province di Macerata e Fermo.
L'alto ufficiale ha visitato la Compagnia Carabinieri di Civitanova Marche e le Stazioni di Porto Recanati, Penna San Giovanni, Porto San Giorgio, Porto Sant'Elpidio e Montegranaro, dove è stato accolto dai rispettivi comandanti e da rappresentanze dei militari.
Nel corso degli incontri ha espresso apprezzamento per la professionalità, la dedizione e l'attenzione con cui i Carabinieri operano al servizio delle comunità, richiamando l'importanza di valori quali umanità, ascolto, rispetto, fiducia, inclusione e solidarietà.
Principi che, insieme al senso del dovere e al giuramento prestato, costituiscono il fondamento del rapporto tra l'Arma e i cittadini.
A conclusione delle visite, il generale ha apposto il tradizionale visto sui Memoriali del Servizio, gesto simbolico che testimonia il legame tra i vertici istituzionali e i presidi territoriali.
«Dimettersi». È la richiesta che Romano Carancini, esponente del Partito democratico ed ex consigliere regionale, rivolge al presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, intervenendo con una dura presa di posizione sull'inchiesta relativa alla ricostruzione post-sisma e sui presunti illeciti negli appalti pubblici.
Per Carancini, il rischio è che il dibattito pubblico si concentri esclusivamente sulla sorpresa, sull'indignazione e sulle persone arrestate o indagate, senza interrogarsi sulle responsabilità politiche e amministrative che, a suo giudizio, devono essere approfondite. L'esponente dem invita quindi a guardare oltre gli sviluppi giudiziari, ponendo al centro il funzionamento del sistema regionale e le scelte compiute negli ultimi anni.
Nel mirino finiscono soprattutto Acquaroli e Guido Castelli, commissario straordinario alla ricostruzione. Secondo Carancini, la vicenda non può essere affrontata soltanto come un caso giudiziario circoscritto alle persone coinvolte nell'indagine, ma impone una riflessione più ampia sulle responsabilità di chi ha guidato le istituzioni regionali e sulle modalità con cui sono state gestite le politiche della ricostruzione.
Uno dei punti centrali dell'intervento riguarda le dichiarazioni di Acquaroli sul rapporto con Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente, coinvolto nell'inchiesta.
Il presidente regionale ha riferito di aver ricevuto alcune «voci» su Pistarelli e di averle trasmesse agli organi di vigilanza della Regione, precisando che non ne sarebbe stata riscontrata la fondatezza. Ha inoltre spiegato di aver chiesto all'ex collaboratore di fare un passo indietro.
Carancini chiede ora chiarimenti sulla gestione di quelle informazioni e sui tempi in cui sarebbero arrivate. In particolare, domanda se la Procura sia stata informata, se siano stati indicati i nomi delle persone eventualmente coinvolte nelle segnalazioni e quale ruolo abbiano avuto gli organi regionali di vigilanza.
L'ex consigliere regionale solleva inoltre un interrogativo sul coinvolgimento di Castelli: il commissario straordinario, si chiede Carancini, era stato informato delle presunte segnalazioni?
Si tratta di questioni che, nella ricostruzione dell'esponente del Pd, chiamano in causa non soltanto la gestione del rapporto personale e professionale con l'ex capo di gabinetto, ma anche il dovere delle istituzioni di affrontare tempestivamente eventuali elementi rilevanti.
Per Carancini, la questione investe direttamente il ruolo del presidente della Regione e la scelta dei suoi più stretti collaboratori. L'ex consigliere sottolinea infatti che il capo di gabinetto rappresenta una figura centrale nell'azione politica e amministrativa del governatore.
Da qui la contestazione politica ad Acquaroli: secondo Carancini, le responsabilità di chi guida un'istituzione non possono essere considerate estranee alle scelte delle persone chiamate a ricoprire incarichi strategici e alla capacità di vigilare sul loro operato.
L'esponente dem estende poi la propria critica alla gestione regionale degli ultimi sei anni, chiamando in causa le politiche sulla ricostruzione post-terremoto, la sanità, i trasporti, le aree interne e il sistema sociosanitario. Nel suo intervento contesta anche i criteri con cui sarebbero state distribuite alcune risorse legate al sisma, sostenendo che le scelte di finanziamento avrebbero risposto anche a logiche di consenso politico.
Si tratta di accuse e valutazioni politiche formulate da Carancini, che punta a riportare al centro del dibattito il rapporto tra gestione delle risorse pubbliche, trasparenza amministrativa e fiducia dei cittadini.
L'inchiesta, secondo l'ex consigliere regionale, rischia di riaprire una ferita profonda nelle comunità colpite dal terremoto del 2016. A dieci anni dal sisma, osserva, la vicenda potrebbe alimentare nuovamente sfiducia e preoccupazione tra cittadini, imprese e lavoratori impegnati nella ricostruzione.
Carancini critica anche la conferenza stampa di Acquaroli e Castelli, giudicando contraddittorie alcune delle dichiarazioni rese e chiedendo che vengano forniti chiarimenti sulle circostanze emerse.
Nel suo intervento, l'esponente del Pd sostiene inoltre che gli annunci e le iniziative della Regione, compresi quelli relativi al nuovo ospedale di Macerata, rischino di distogliere l'attenzione dalla vicenda giudiziaria. Una lettura politica che accompagna la sua richiesta di risposte puntuali e verificabili.
La conclusione dell'intervento di Carancini è un attacco diretto al presidente della Regione. Richiamando la decisione di chiedere a Pistarelli di lasciare l'incarico, il rappresentante dem sostiene che Acquaroli dovrebbe applicare a sé stesso lo stesso principio di responsabilità politica.
«Francesco Acquaroli, è più grave, molto più grave il suo tradimento nei confronti delle istituzioni, dei marchigiani, della comunità e soprattutto dei terremotati rispetto a quello che Fabio Pistarelli – lei sostiene – ha avuto nei suoi confronti», afferma Carancini.
Da qui la richiesta conclusiva: «Per le stesse ragioni, spontaneamente, con dignità, dovrebbe fare lo stesso gesto. Dimettersi».
Una presa di posizione che alza il livello dello scontro politico nelle Marche e che sposta il confronto dall'inchiesta giudiziaria alle responsabilità di governo.
Corinna Rotili lascia il gruppo consiliare “Scegliamo Matelica” e resta in Consiglio comunale come consigliera indipendente. La decisione, comunicata nei giorni scorsi, ha avuto ieri la presa d’atto da parte dell’assemblea cittadina.
«Una scelta maturata dopo una riflessione lunga, approfondita e tutt’altro che semplice, che non nasce da un impulso né da una circostanza contingente», spiega Rotili, «ma dalla consapevolezza che le distanze politiche e di metodo, diventate evidenti nel tempo, non siano più colmabili».
La consigliera definisce la decisione «sofferta», perché, afferma, «conosco il valore dell’impegno assunto e il peso della responsabilità che deriva dal rappresentare i cittadini. Ma in politica come nella vita arriva un momento in cui occorre avere il coraggio di compiere scelte difficili, senza rinnegare le proprie convinzioni».
Al centro del dissenso ci sono la linea politica del gruppo e, soprattutto, il modo di intendere il ruolo di opposizione. «Fare opposizione non significa, a mio avviso, contrapporsi per principio, alimentare continuamente lo scontro o trasformare ogni questione in una battaglia politica», sottolinea. «Significa esercitare un controllo serio sull’operato dell’Amministrazione, avanzare proposte, esprimere critiche fondate e agire sempre con un unico obiettivo: l’interesse della comunità. È su questo terreno che le nostre posizioni si sono progressivamente allontanate, fino a rendere impossibile proseguire insieme».
Rotili respinge ogni lettura che parli di abbandono o di tradimento: «La mia decisione non è una rinuncia alle responsabilità che mi sono state affidate, né un tradimento della fiducia degli elettori. Al contrario, è proprio il rispetto per quella fiducia che mi impone di agire con trasparenza e coerenza. Il mandato ricevuto dai cittadini è un impegno personale e istituzionale che intendo onorare fino alla fine».
Il percorso in Aula proseguirà dunque «senza appartenere ad alcun gruppo consiliare, con autonomia di giudizio e piena libertà nelle mie valutazioni». La consigliera non nasconde le difficoltà operative che la nuova collocazione comporta, in particolare per le commissioni consiliari: «Chiederò, dove consentito, di poter partecipare come uditrice e, negli altri casi, di poter disporre dei verbali e della documentazione necessaria per seguire con attenzione il lavoro amministrativo. Nessuna difficoltà organizzativa cambierà la mia volontà di essere presente, informata e responsabile».
Nessuna intenzione, assicura, di trasformare la scelta in una resa dei conti: «Non voglio alimentare polemiche personali e non ho bisogno di delegittimare nessuno per spiegare le mie ragioni. Ritengo però doveroso affermare con chiarezza che l’appartenenza a un gruppo non può venire prima della coerenza con i propri principi e con il modo in cui si ritiene giusto servire la propria comunità».
Poi la conclusione: «La mia collocazione consiliare cambia, ma non cambia il mio impegno per Matelica. Valuterò ogni questione nel merito, con serietà, spirito critico, indipendenza e rispetto per le istituzioni, senza pregiudizi e senza vincoli di appartenenza. Non lascio il mio ruolo, non abbandono i cittadini e non rinuncio alle mie responsabilità: scelgo semplicemente di proseguire il mio percorso con la libertà e la coerenza che ritengo indispensabili per svolgere fino in fondo il compito che mi è stato affidato».
La menopausa è una fase naturale della vita, eppure è spesso accompagnata da preoccupazioni che riguardano soprattutto il peso, la forma fisica e i cambiamenti che si riflettono sul corpo. Si parla meno, invece, di ciò che accade alla massa muscolare, alle ossa e alla salute metabolica.
Proprio da qui vale la pena partire per comprendere come l'alimentazione possa diventare un'alleata in questa fase. La riduzione degli estrogeni che accompagna la menopausa favorisce alcuni cambiamenti nella distribuzione del grasso corporeo, con una maggiore tendenza ad accumularlo nella zona addominale. L'aumento di peso osservato nella mezza età, tuttavia, non dipende esclusivamente dagli ormoni: anche l'invecchiamento, la riduzione dell'attività fisica e i cambiamenti del dispendio energetico contribuiscono.
Non è quindi inevitabile ingrassare, né è necessario ricorrere a diete drastiche per contrastare ogni cambiamento.
Un aspetto particolarmente importante riguarda la massa muscolare. Con l'avanzare dell'età, questa tende progressivamente a ridursi, soprattutto in assenza di un'attività fisica adeguata. Preservarla significa sostenere la forza, l'autonomia e la funzionalità dell'organismo. In questo contesto, le proteine assumono un ruolo importante: pesce, uova, latticini, legumi e altre fonti proteiche possono contribuire a soddisfare il fabbisogno, all'interno di un'alimentazione varia e adeguata alle necessità individuali. A completare il quadro è il movimento, in particolare l'esercizio contro resistenza, che aiuta a mantenere massa e forza muscolare.
Anche le ossa meritano attenzione. La diminuzione degli estrogeni accelera la perdita di massa ossea e può aumentare, nel tempo, il rischio di osteoporosi. Per sostenerne la salute è importante assicurare un apporto adeguato di calcio, presente per esempio in latte e derivati, in alcune acque minerali e in alimenti vegetali come alcune verdure e semi di sesamo. La vitamina D contribuisce all'assorbimento del calcio e alla salute ossea; l'eventuale integrazione va valutata in base alle esigenze individuali e al rischio di carenza. Anche in questo caso, l'alimentazione lavora insieme all'attività fisica e agli altri fattori di prevenzione.
Non esiste, dunque, un alimento capace di riequilibrare da solo gli ormoni o una dieta specifica adatta a tutte le donne in menopausa. Un modello alimentare ispirato alla dieta mediterranea, ricco di vegetali, legumi, cereali integrali, fonti proteiche varie e grassi insaturi, rappresenta una buona base per la salute complessiva.
Infine, vampate, disturbi del sonno e cambiamenti dell'umore non devono essere semplicemente sopportati: quando incidono sulla qualità della vita, meritano un confronto con il medico. L'alimentazione può sostenere la salute, ma non sostituisce le terapie indicate per i sintomi. La menopausa non è una condizione da combattere, ma una fase naturale della vita da vivere con consapevolezza, imparando a comprendere i cambiamenti del proprio corpo e a rispondere alle sue nuove esigenze con strumenti adeguati, senza rincorrere soluzioni rapide o modelli estetici irrealistici.
Dalle parole ai fatti, con la voglia di mettersi in gioco e fare la differenza nella propria comunità. I giovani dell'associazione Martinelli 603 hanno scelto di trasformare la solidarietà in un impegno concreto, dando vita a un progetto di sostegno alle persone più fragili e alle famiglie in difficoltà del territorio.
Un percorso nato dall'ascolto e dalla volontà di conoscere da vicino le realtà che ogni giorno operano al servizio degli altri. Nel pomeriggio di venerdì 23 ottobre, una delegazione dell'associazione, che conta oltre 130 iscritti, ha visitato il Pronto Soccorso Solidarietà della Croce Verde di Macerata. Presenti il presidente Daniele Ercoli e i soci Valerio Virgili, Riccardo Pietrangeli e Matteo Paciaroni, accompagnati dal presidente della Croce Verde, Angelo Sciapichetti.
Durante la visita, i ragazzi hanno potuto conoscere da vicino il funzionamento del servizio, visitando gli spazi in cui vengono distribuiti vestiti, scarpe, coperte, generi alimentari e giocattoli. Un'occasione per ascoltare le testimonianze dei volontari, porre domande e comprendere quanto lavoro, organizzazione e dedizione siano necessari per offrire un aiuto concreto a chi ne ha bisogno.
A colpire particolarmente i giovani sono stati i numeri della povertà sul territorio. Attualmente sono 318 le famiglie che si rivolgono al centro, per un totale di quasi mille persone. «Sono più degli abitanti di tutta Monte San Martino», hanno osservato i ragazzi, rendendosi conto della portata di un fenomeno spesso poco visibile, ma presente anche nelle comunità dell'entroterra.
Il servizio della Croce Verde è rivolto alle persone in difficoltà provenienti da tutti i Comuni della provincia di Macerata, sulla base di criteri di accesso legati all'ISEE. Tra i prodotti maggiormente richiesti figurano pasta, riso, zucchero, olio, pelati, latte, alimenti in scatola, prodotti per l'igiene personale e giocattoli.
Dall'incontro è scaturita una decisione importante: creare a Monte San Martino una rete stabile di raccolta di beni da destinare al Pronto Soccorso Solidarietà.
Presso la sede dell'associazione, nell'ex fabbrica lungo strada Pietrara, sarà allestito un punto di raccolta di abiti e giocattoli, accessibile 24 ore su 24, sette giorni su sette. Parallelamente, grazie alla collaborazione con gli esercizi commerciali alimentari del paese, saranno attivati punti di raccolta per generi alimentari non deperibili e prodotti per l'igiene personale.
A occuparsi del ritiro e del trasporto dei materiali raccolti saranno direttamente i giovani dell'associazione, che si impegneranno a consegnarli ogni settimana alla Croce Verde di Macerata. Un progetto che punta a garantire continuità agli aiuti e a coinvolgere progressivamente un numero sempre maggiore di cittadini.
Un'iniziativa accolta con riconoscenza dai volontari della Croce Verde, che hanno apprezzato la sensibilità e la disponibilità dimostrate dai ragazzi.
«Troppo spesso sentiamo parlare dei giovani soltanto per criticarli, per sottolinearne il disinteresse o la mancanza di valori – ha dichiarato Angelo Sciapichetti –. Ma non è affatto vero e questi ragazzi ne sono una bellissima dimostrazione. Sono persone serie, sensibili, che dedicano tempo ed energie al proprio paese e che oggi hanno scelto di impegnarsi anche per chi è meno fortunato».
Il presidente della Croce Verde ha sottolineato anche il valore dell'approccio scelto dai giovani: conoscere, ascoltare e capire prima di agire. «Vedere ragazzi così giovani assumersi responsabilità concrete è un segnale di speranza per tutta la nostra comunità», ha concluso.
L'impegno di Martinelli 603 non si fermerà alla raccolta dei beni di prima necessità. Tra i prossimi obiettivi c'è l'organizzazione, in collaborazione con la Croce Verde, di un corso di primo soccorso nella sede dell'associazione a Monte San Martino.
Il progetto guarda anche più lontano: gettare le basi per un futuro presidio di soccorso in paese, con volontari adeguatamente formati e, qualora le condizioni lo consentissero, un'ambulanza a disposizione della cittadinanza.
Una prospettiva che nasce dalla consapevolezza delle difficoltà affrontate dai piccoli centri dell'entroterra, dove le distanze dai servizi di emergenza possono rappresentare un problema significativo. L'obiettivo è quindi costruire, nel tempo, una presenza organizzata capace di contribuire alla sicurezza e al benessere della comunità.
Nel corso dell'incontro, la Croce Verde ha inoltre proposto a tutti gli iscritti dell'associazione agevolazioni sulle prestazioni sanitarie erogate nei propri centri, con sconti dal 10 al 20% su esami e visite mediche.
Ora Martinelli 603 si rivolge all'intera comunità di Monte San Martino e ai giovani dei centri limitrofi, invitandoli a partecipare e a sostenere il progetto.
«Racconteremo a tutti quello che abbiamo visto e ascoltato oggi – affermano congiuntamente Daniele Ercoli, Valerio Virgili, Riccardo Pietrangeli e Matteo Paciaroni –. Vogliamo far capire ai nostri amici e a tutta la comunità quanto sia importante aiutare chi ne ha bisogno. Oggi abbiamo conosciuto una realtà che non immaginavamo così grande e abbiamo capito quanto lavoro ci sia dietro ogni aiuto che viene distribuito».
«Ci siamo presi un impegno e vogliamo portarlo avanti seriamente, coinvolgendo più persone possibile. Speriamo che anche tanti altri giovani, a Monte San Martino e nei paesi vicini, decidano di darci una mano», aggiungono.
L'iniziativa di Martinelli 603 dimostra così come l'entusiasmo dei giovani possa trasformarsi in un motore di partecipazione e responsabilità. In un piccolo centro dell'entroterra maceratese, la solidarietà prende forma attraverso gesti quotidiani, impegni condivisi e progetti rivolti al futuro. Perché aiutare chi è in difficoltà significa anche costruire una comunità più forte, attenta e vicina ai bisogni di tutti.
Domenica ci sarà la giornata numero 8 di Eccellenza Marche. L'Aurora Treia, seconda in graduatoria con 16 punti, giocherà la sua partita del turno sfidando a domicilio il Tolentino (cinque lunghezze in meno), per una sfida molto suggestiva. Allo stadio Capponi, orario d'inizio 15:00, andrà in scena il terzo match in un mese tra biancorossi e cremisi.
Lo score stagionale in realtà è positivo per i biancorossi, dato che in Coppa hanno eliminato i futuri avversari e vinto in casa con un netto 4-0, ma come spiega, il centrocampista Diego Manna, stavolta sarà tutta un’altra gara: "Sicuramente col Tolentino sarà una partita complicata, come in questo campionato lo sono tutte. Del Tolentino abbiamo avuto un assaggio in Coppa di come potrà essere la sfida, ma domenica sarà diverso rispetto l’andata di coppa dove abbiamo vinto 4-0".
Manna, uno degli ex della gara, continua poi così: "Avremo davanti una squadra organizzata a cui piace il dominio del gioco, cosa che ho visto avendo conosciuto già l’ambiente e il mister Passarini giocandoci insieme. Rispetto alle gare precedenti loro cercheranno di imporre il gioco: noi dovremo farci trovare dalla nostra ed essere pronti anche a ripartire con le nostre prime punte di attacco".
È il primo anno per Manna allo stadio Capponi ma sin da subito il ragazzo si è trovato bene con il club cuciniero: "Mi sto trovando molto bene: l'Aurora è una società molto organizzata e mi sento di poter dire che credo, per ora, di non aver mai incontrato una società così ben strutturata. Ho visto nella dirigenza una grande convinzione e voglia di vincere del patron Giulianelli. Questi due elementi sono stati fondamentali per decidere ad inizio anno di approdare nell'Aurora quando sono stato contattato dalla società". Arbitra Ballarò di Pesaro, assistenti Federici di Ascoli Piceno e Negusanti di Pesaro.
Nuovo innesto per la Maceratese. La società biancorossa ha ufficializzato nelle scorse ore l’ingaggio del centrocampista Alioune Mbaye, classe 2004 originario del Senegal. Il suo nome circolava da qualche tempo tra le indiscrezioni di mercato.
Il club continua così a muoversi tra entrate e uscite: Mbaye si aggiunge a Tardini, già arrivato, mentre Branco ha lasciato la squadra.
Il giovane centrocampista ha un passato nel Morro d’Oro, nella Sambenedettese, nel Giulianova e nel Chieti. Arriva dalla Recanatese, con cui ha disputato la prima parte della stagione collezionando 9 presenze tra campionato e coppa. Tra queste anche la sfida di coppa dello scorso agosto, vinta dai leopardiani proprio contro la Maceratese.
Queste le sue prime parole da biancorosso: «Sono contento di approdare in una piazza importante e in una squadra storica come la Maceratese. Sono pronto a lottare e dare tutto per questi colori».
Mbaye è un rinforzo in più per mister Alfonsi, che lo avrà a disposizione nei prossimi impegni casalinghi all’Helvia Recina “Pino Brizi”, contro K-Sport Montecchio Gallo e Angelana. Per la squadra sono due occasioni per risalire in classifica.
Prevendite e arbitri. In vista della gara sono già disponibili i biglietti online su Vivaticket. In alternativa si possono acquistare presso la tabaccheria Monachesi, fino alle 20:00 di sabato 24 ottobre.
Il derby di domenica sarà diretto da Fresu di Sassari, coadiuvato dagli assistenti Rotatori di Ciampino e Del Prete di Frattamaggiore.
Enrico Crucianelli, presidente di Ance Macerata e componente del Consiglio di presidenza di Confindustria Macerata, ha deciso di autosospendersi dagli incarichi associativi in seguito al suo coinvolgimento nell'inchiesta giudiziaria sulla ricostruzione post-sisma. La decisione è stata accolta da Confindustria Macerata, che ha diffuso una nota ufficiale per esprimere la propria posizione sulla vicenda.
L'indagine riguarda presunti illeciti negli appalti pubblici e nei cantieri della ricostruzione dopo il terremoto, nell'ambito di un'inchiesta che ha portato all'esecuzione di misure cautelari. Una vicenda delicata, sulla quale l'associazione imprenditoriale dichiara di voler mantenere la massima attenzione, nel rispetto dell'attività degli inquirenti e delle garanzie riconosciute alle persone coinvolte.
Nel comunicato diffuso il 23 ottobre, Confindustria Macerata prende atto della scelta di Crucianelli, riconoscendo «il senso di tempestiva responsabilità» che, secondo l'associazione, caratterizza la decisione di autosospendersi in questa fase.
L'organizzazione sottolinea inoltre di seguire con attenzione gli sviluppi dell'indagine, ribadendo il pieno rispetto per il lavoro della magistratura e delle autorità competenti, insieme alla necessità di tutelare le garanzie individuali e il principio di presunzione di non colpevolezza.
Nel documento, Confindustria Macerata richiama con fermezza i valori sui quali si fonda l'attività associativa. «La legalità, l'integrità e la trasparenza sono principi costitutivi dichiarati nel proprio codice etico e nella carta dei valori associativi, e condizioni non negoziabili», si legge nella nota.
Una presa di posizione con cui l'associazione ribadisce la propria linea di condotta in una fase in cui l'inchiesta sulla ricostruzione post-sisma ha acceso i riflettori sul sistema degli appalti e sugli interessi economici legati agli interventi nei territori colpiti dal terremoto.
Confindustria Macerata conferma quindi l'intenzione di proseguire il proprio impegno nel segno dei principi etici dichiarati, sottolineando la responsabilità nei confronti degli associati, delle istituzioni e dell'intera comunità.
Il sistema imprenditoriale marchigiano chiude il terzo trimestre del 2026 con 251 imprese in più, di cui 77 nella provincia di Macerata. Tra luglio e settembre le iscrizioni al Registro delle imprese sono state 1.425, a fronte di 1.174 cessazioni nette. Il tasso di crescita regionale si attesta così allo 0,17%, al di sotto della media nazionale dello 0,32%.
È quanto emerge da Movimprese, l’elaborazione statistica trimestrale di Unioncamere basata sui dati del Registro delle imprese, con l’approfondimento regionale curato dalla Camera di Commercio delle Marche.
Il risultato conferma una dinamica positiva per il tessuto economico regionale, seppure con un ritmo più contenuto rispetto al dato italiano. L’andamento del 2026 mostra due trimestri in crescita, dopo la partenza negativa dei primi tre mesi dell’anno: al -0,26% del primo trimestre sono seguiti il +0,51% del secondo e il +0,17% del terzo.
Nel Maceratese il saldo è positivo per 77 imprese, con un tasso di crescita dello 0,23%. Un risultato che colloca la provincia al secondo posto nelle Marche per incremento percentuale, dietro ad Ascoli Piceno, che registra 88 attività in più e una crescita dello 0,41%.
Segue Pesaro e Urbino, con 81 imprese aggiuntive e un tasso dello 0,24%. Più contenuta la crescita di Ancona, che chiude il trimestre con un saldo positivo di 25 imprese e una variazione dello 0,07%. L’unica provincia in controtendenza è Fermo, dove si registra una perdita di 20 attività e un tasso negativo dello 0,11%.
Al 30 settembre 2026, le imprese registrate nelle Marche sono complessivamente 145.704, delle quali 131.128 attive.
A trainare la crescita sono soprattutto le società di capitali, che nel trimestre fanno segnare un saldo positivo di 330 imprese, con un tasso dello 0,73%, in linea con quello nazionale. Un dato che conferma una tendenza ormai consolidata verso forme societarie più strutturate.
Sul fronte dei settori economici, gli aumenti più consistenti riguardano i servizi di alloggio e ristorazione, con 76 imprese in più, seguiti dalle costruzioni (+65) e dalle attività immobiliari (+62). Positivi anche i risultati delle attività professionali, scientifiche e tecniche (+49) e dei servizi finanziari e assicurativi (+48).
Segnali favorevoli arrivano inoltre dagli altri servizi, dalle attività amministrative e di supporto, dai comparti artistici e sportivi e dai servizi informatici.
Non mancano, tuttavia, le criticità. Il commercio registra una flessione di 13 imprese, l’agricoltura, la silvicoltura e la pesca perdono 12 attività, mentre il manifatturiero segna un saldo negativo di cinque imprese.
"I dati restituiscono un quadro articolato: il sistema imprenditoriale marchigiano mantiene un saldo positivo, ma con differenze significative tra settori e territori", commenta Gino Sabatini, presidente della Camera di Commercio delle Marche.
"Le variazioni negative di comparti tradizionali richiedono attenzione. Il nostro impegno è accompagnare le imprese nelle sfide della competitività, sostenendole nell’apertura ai mercati internazionali attraverso incontri B2B e iniziative di internazionalizzazione, nei percorsi di digitalizzazione e nell’adozione di modelli di sviluppo sostenibili, capaci di coniugare solidità economica, responsabilità sociale e attenzione all’ambiente", aggiunge Sabatini.
L’obiettivo, sottolinea il presidente, è mettere a disposizione strumenti concreti per rafforzare la capacità delle imprese di affrontare i cambiamenti e cogliere nuove opportunità di crescita.
Questa mattina alla Loggia del Grano apertura dell’anno accademico per il dipartimento di Scienze politiche, della Comunicazione e delle Relazioni Internazionali.
Una mattinata che ha avuto l’onore di ospitare il presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso e che ha concentrato la sua attenzione su due importanti anniversari; quello degli ottanta anni dalla nascita della Repubblica Italiana e quello dei settanta anni dall’istituzione della Corte Costituzionale.
"La Costituzione è in buona salute, oggi voglio portare un messaggio di ottimismo" - afferma il presidente -. "Parlare agli studenti della Costituzione è importante perché è il patto fondativo che ci tiene assieme e che fa comunità, quindi è importante che la conoscano e che sappiano come è nata".
Per il presidente un ritorno nella città di Macerata, dove alla fine degli anni Ottanta è stato professore di diritto civile: "Ritorno molto volentieri e ricordo che quando venivo qui stavo bene, perché sentivo una città universitaria, incontravo gli studenti e sentivo questa sensazione di vicinanza e di college che mi ha lasciato proprio un bel ricordo".
Nel corso degli interventi si è ricordato il valore che il voto di ottanta anni fa ebbe per il nostro paese, conferendo alla “nascente Repubblica una legittimazione pienamente popolare” per riprendere le parole della professoressa Laura Vagni, prorettrice per la Didattica, che continua: “Oggi il referendum resta uno strumento prezioso di democrazia”. La professoressa ha anche annunciato l’avvio di un corso di formazione in collaborazione con la Prefettura di Macerata, che unisce i principi costituzionali alla pratica del seggio elettorale, aperto agli studenti e alle studentesse.
A intervenire anche il professor Ronald Car, presidente del Consiglio della Classe LM-52 che ha ricordato il traguardo dei quindici anni del corso di laurea e le soddisfazioni raccolte sotto il punto di vista dell’accoglienza degli studenti stranieri arrivati a Macerata tramite programmi di mobilità.
Il professor Uoldelul Chelati Dirar, delegato della presidente del Consiglio unificato delle Classi L-36 e LM-62 si è invece soffermato sulla trasformazione che è stata fatta al corso di studi di scienze politiche ed internazionali, ricalibrando la centralità del percorso formativo sulla realtà contemporanea e sulle sue sfide.
Linguaggio e comunicazione, le parole al centro dell’intervento della professoressa Alessia Bertolazzi, presidente del Consiglio Unificato delle Classi L-20 e LM-19, che ha ripreso l’articolo 3 della Costituzione definendolo “un testo che ha immaginato un paese più giusto di quello che esisteva precedentemente e ha chiesto alla Repubblica di raggiungerlo”.
"Più domande farete, più dubbi solleverete, più conoscerete ciò che vi circonda, più sarete liberi, perché la libertà è sempre libertà di scelta", ha detto rivolgendosi agli studenti il direttore del Dipartimento Angelo Ventrone.
Infine, la parola anche al rappresentante della Comunità Studentessa, il dottor Stefano di Carlo che ha ribadito l’importanza della garanzia di quei diritti costituzionali: “La presenza del presidente della Consulta ci ricorda che la Costituzione è stata pensata proprio per questo, per impedire che si travalichino i diritti. La Costituzione è un testo vivo, scritto con la resistenza, con le lotte per il suffragio e per la giustizia sociale, e vive solo se la difendiamo nelle aule, nelle piazze, nei luoghi di lavoro e nella vita di ogni giorno”.
Nella seconda parte dell’incontro la proiezione di filmati dell’Archivio storico dell’Istituto Luce sulle date storiche del 1946 e 1956 e la lectio inaugurale del presidente Giovanni Amoroso che ne ha ripercorso le tappe fondamentali per il loro raggiungimento.
Quarant’anni dopo il diploma, il registro è ancora aperto. Qualche capello è sparito, qualcuno è diventato bianco e gli occhiali sono ormai quasi indispensabili, ma lo spirito è rimasto quello dei ragazzi del 1986.
Da luglio 1986 a ottobre 2026: gli ex studenti dell’Istituto tecnico commerciale “F. Corridoni” si sono ritrovati per festeggiare i 40 anni dal diploma di ragioniere, in una rimpatriata che, più che una cena, si è trasformata in un viaggio nel tempo.
C’è chi ha percorso centinaia di chilometri pur di non mancare all’appello. Perché certi appuntamenti non si possono perdere, soprattutto quando ad aspettarti ci sono persone con cui hai condiviso cinque anni di scuola e una quantità imprecisata di marachelle.
È bastato sedersi a tavola perché tornassero a galla interrogazioni da incubo, compiti in classe, episodi esilaranti e gli indimenticabili professori e professoresse. Quelli che quarant’anni fa facevano tremare le ginocchia e che oggi, incredibilmente, fanno sorridere al solo ricordo.
Tra un aneddoto e l’altro, qualcuno ha dimostrato una memoria sorprendente, riportando alla luce episodi che altri avrebbero volentieri lasciato sepolti nel 1986. Qualcun altro, invece, ha continuato a negare ogni responsabilità. Proprio come allora.
Ma dietro le risate e le immancabili prese in giro c’è qualcosa che va ben oltre la nostalgia. Quei ragazzi, infatti, non sono rimasti soltanto ex compagni di scuola: sono diventati amici, per alcuni amici veri, di quelli che ci sono sempre, nei momenti belli e in quelli difficili. Legami costruiti sulla fiducia e sul sostegno reciproco, che nemmeno quarant’anni sono riusciti a scalfire.
Anche chi non ha potuto partecipare ha voluto essere presente con messaggi e abbracci a distanza. Un segno che, in fondo, quella classe non si è mai davvero sciolta.
A rispondere all’appello, questa volta senza il timore di un’interrogazione, sono stati Alfredo Benedetti, Paolo Carpineti, Tonino Marini, Paolo Sciocchetti, Claudio Santini, Gianluca Bevilacqua, Antonio Santini, Bibiana Vagni, Sabina Boschi, Fabio Scoponi, Silvia Biondi, Giuseppe Berrettoni, Simona Tassetti, Franco Moschini, Fabio Compieta e Paola Gnocchini.
Un elenco che, quarant’anni dopo, somiglia ancora a quello del vecchio registro di classe. Con una differenza: stavolta nessuno rischiava un brutto voto, al massimo qualche presa in giro.
E quando è arrivata la torta con quel numero, 40, qualcuno avrà certamente pensato a un errore di contabilità. Possibile che sia passato tutto questo tempo? Eppure è bastata una serata per ritrovarsi di nuovo diciottenni, con la stessa voglia di ridere, scherzare e stare insieme.
Una cosa ha messo tutti d’accordo: mai più aspettare così tanto per rivedersi. Meglio organizzare incontri più frequenti, prima che per riconoscersi servano le fotografie dell’album di classe.
Del resto, dopo quarant’anni di bilanci, dare e avere, entrate e uscite, questi ragionieri un conto lo sanno ancora fare benissimo: 40 anni trascorsi, migliaia di ricordi, infinite risate e amicizie che non hanno prezzo. Il bilancio? Decisamente in attivo.
Un dialogo artistico che attraversa le Alpi e unisce due tradizioni rinascimentali. Questa mattina, 24 ottobre, il Museo Civico di Villa Colloredo Mels ha svelato al pubblico la Madonna delle fragole di Lucas Cranach il Vecchio, arrivata dal Museo Diocesano di Freising-Monaco nell’ambito di uno scambio di opere che ha portato l’Annunciazione di Lorenzo Lotto in terra bavarese.
Alla cerimonia, intitolata “Un Sì che viaggia”, hanno partecipato il sindaco di Recanati Emanuele Pepa, l’assessore alla Cultura Ettore Pelati, il direttore del Museo diocesano di Freising Christoph Kürzeder, la vicedirettrice Carmen Roll, il responsabile della collezione Steffen Mensch e il professor Stefano Papetti.”
«Siamo onorati di ospitare la Madonna delle fragole nella nostra città», ha dichiarato Pepa. «Per Recanati significa diventare protagonista nel panorama artistico europeo, dando ampia visibilità al nostro territorio anche all’estero. Vedere l’immagine della nostra Annunciazione diffusa per tutta la città di Freising ci riempie d’orgoglio». Il primo cittadino ha infine ringraziato quanti si sono impegnati per rendere possibile lo scambio.
Sulla stessa linea l’assessore Pelati, secondo cui l’operazione va oltre le due opere coinvolte: «Vogliamo che diventi un’iniziativa di promozione territoriale in Germania, area da sempre attratta dai nostri luoghi». Attraverso il ruolo di “ambasciatore” del Lotto, ha spiegato, il progetto punta a far conoscere meglio Recanati e le sue risorse, rafforzando al tempo stesso l’identità culturale europea intesa come dialogo tra le diverse tradizioni nazionali.
Pelati ha ricordato anche la trasferta di domenica scorsa a Freising, dove l’Annunciazione di Lotto è stata esposta all’inaugurazione della mostra “Save Our Souls”, in cui ha un ruolo di rilievo. Ad accompagnarlo, tra gli altri, numerosi amministratori marchigiani e il commissario alla ricostruzione post-sisma Guido Castelli. «Aspettiamo cittadini, turisti e appassionati a Villa Colloredo per ammirare questo splendido gioiello di arte rinascimentale», ha aggiunto.
Per il Museo Diocesano di Freising si tratta di un evento senza precedenti. «È la prima volta che la Madonna delle fragole si sposta dalla nostra sede», ha sottolineato Kürzeder. «Abbiamo compreso l’importanza che l’Annunciazione di Lotto riveste per Recanati e abbiamo deciso di scambiarla con quello che riteniamo il nostro pezzo più pregiato, credendo fortemente nel suo alto valore culturale».
Prima dello svelamento, la vicedirettrice Carmen Roll ha ripercorso davanti alle autorità e al pubblico la storia del dipinto e la poetica di Cranach il Vecchio. Gli studi approfonditi condotti proprio in occasione dello scambio ne hanno attribuito in via definitiva la paternità: decisiva, in particolare, l’identificazione del serpente, che ha permesso di dare un nome all’autore. La Madonna delle fragole resta a oggi una delle opere di Cranach meglio conservate.
Il professor Papetti, con la sua lezione, ha infine ricostruito le analogie iconografiche tra Lotto e Cranach, offrendo una chiave di lettura fondamentale per comprendere i contesti artistici e culturali del Cinquecento.
L’opera resterà esposta a Villa Colloredo Mels fino al prossimo marzo, all’interno del Museo Civico, accanto a una copia “d’autore” dell’Annunciazione realizzata dal maestro Cesare Peruzzi e custodita nei locali della Fondazione Ircer, ente proprietario dell’originale di Lotto.
Una pagina della storia culturale di Macerata si prepara a tornare alla bellezza originaria grazie alla collaborazione tra istituzioni e imprese. È stata firmata la convenzione tra la Provincia, il Comune di Macerata e la ditta Sardellini Costruzioni per il restauro della tela Torquato Tasso che sottopone la Gerusalemme liberata all’Accademia dei Catenati di Macerata, realizzata nel 1903 dal pittore maceratese Giovanni Cingolani e di proprietà della Provincia.
L’iniziativa nasce dalla volontà della Sardellini che, per celebrare gli 80 anni di attività, ha chiesto alla Provincia di poter restaurare gratuitamente il dipinto. La tela racconta il 1° novembre 1587, quando Torquato Tasso, durante un breve soggiorno a Macerata, sottopose il poema Gerusalemme liberata agli accademici dei Catenati. Un episodio che testimonia il ruolo della città nella vita culturale dell’epoca e che Cingolani ha tradotto in una preziosa testimonianza pittorica.
Il restauro sarà realizzato dai restauratori della Sardellini Costruzioni, coordinati dalla direzione tecnica del restauratore Alfredo Beleggia. Per l’intervento sono stati acquisiti tutti i pareri della Soprintendenza. Una volta concluso, il dipinto sarà esposto a Palazzo Buonaccorsi, grazie alla collaborazione con il Comune e con i Musei Civici, e vi resterà visibile al pubblico fino al termine dei lavori alla Prefettura.
La valorizzazione della tela si inserisce in un quadro avviato dalla Provincia, promotrice nel 2024 di un accordo di collaborazione scientifica con l’Università di Macerata per catalogare le opere d’arte mobili della Prefettura, in vista dei lavori di miglioramento sismico. Le responsabili scientifiche per l’ateneo sono state le professoresse Francesca Coltrinari e Patrizia Dragoni, del Dipartimento di Scienze della Formazione, dei Beni culturali e del Turismo.
«Questa operazione rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione tra istituzioni e imprese possa tradursi in un risultato importante per l’intera comunità», sottolinea il presidente della Provincia, Alessandro Gentilucci. Per lui non si tratta solo di riportare allo splendore una tela di grande valore, ma di restituirla ai cittadini e ai visitatori: «Prendersene cura significa investire nella cultura e rafforzare il legame con la storia del nostro territorio». Gentilucci ha ringraziato il Comune per la disponibilità e la Sardellini per la scelta di celebrare i suoi 80 anni con «un gesto di autentico mecenatismo».
Soddisfazione anche dal sindaco Sandro Parcaroli, secondo cui la collaborazione tra enti pubblici e imprese è «la chiave vincente per la cura del nostro patrimonio». La tela di Cingolani, aggiunge, «tornerà così a splendere e a essere pienamente fruibile da parte di cittadini e visitatori».
Tobia Sardellini, direttore tecnico e commerciale dell’azienda, spiega che la scelta nasce dal «profondo legame» con il territorio maceratese e si inserisce in un percorso di specializzazione nel restauro dei beni culturali, che l’azienda intende ora estendere alle opere d’arte mobili, come i dipinti su tela. Celebrare gli 80 anni con un gesto concreto per la comunità, conclude, significa «dare continuità alla nostra storia imprenditoriale».
Superare i propri limiti, credere in se stessi e affrontare le difficoltà senza perdere di vista i valori fondamentali. È il messaggio al centro di "Oltre i confini", l'incontro che ha portato nell'Aula Magna del Palazzo comunale di Recanati Simone Deromedis, campione olimpico di ski cross, e Federica Sileoni, atleta paralimpica recanatese di paradressage. Due percorsi sportivi differenti, accomunati dalla capacità di trasformare impegno, sacrificio e determinazione in strumenti per affrontare le sfide, dentro e fuori dalle competizioni.
L'iniziativa è stata promossa dal consigliere comunale Enrico Gelosi Enrici, con il sostegno dell'amministrazione comunale e in collaborazione con lo Sci Club di Recanati. All'incontro sono stati invitati gli studenti del liceo “Leopardi” e dell'IIS “Bonifazi”, con l'obiettivo di trasmettere ai più giovani il valore della conoscenza di sé e della scoperta delle proprie risorse, mostrando come il percorso verso un obiettivo sia importante tanto quanto il risultato finale.
Deromedis, atleta delle Fiamme Gialle, è reduce dalla medaglia d'oro nello ski cross alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026. Nel suo palmarès figura anche il titolo mondiale conquistato nel 2023 in Georgia, mentre oggi occupa il vertice della classifica mondiale della sua disciplina. Accanto a lui, Federica Sileoni, atleta paralimpica originaria di Recanati, che ha partecipato ai Giochi di Tokyo 2020 e Parigi 2024 nel paradressage.
"Sono molto orgoglioso di questo incontro che unisce lo sport olimpico con quello paralimpico e di aver portato a Recanati un atleta medaglia d'oro", ha dichiarato il consigliere Enrico Gelosi Enrici, ringraziando gli assessori Maurizio Paoletti ed Emanuela Pergolesi per il sostegno all'iniziativa. "Il messaggio di questo evento è molto legato ai ragazzi e vuole ricordare come essere guidati da valori sani come la lealtà, la correttezza, la fiducia in se stessi, l'impegno e il lavoro quotidiano paghi nella vita come nello sport, anche se non tutti possono vincere una medaglia d'oro. L'importante è poter agire perseguendo questi valori tutti i giorni", ha aggiunto.
A raccontare il proprio percorso è stata anche Sileoni, che ha condiviso con gli studenti le scelte, i sacrifici e le esperienze che l'hanno accompagnata nella carriera sportiva. "È un piacere per me essere stata invitata all'evento e poter raccontare e condividere la mia passione e il mio percorso, fatto di scelte sportive ma anche di vita e di sacrifici che mi hanno portato a superare ogni limite", ha spiegato l'atleta recanatese.
"Nello sport, paralimpico e non, noi sportivi ci troviamo spesso a superare i limiti, in primis i nostri, per migliorare di gara in gara. Il mondo paralimpico mi ha permesso a maggior ragione di vivere e conoscere storie di vita dove la voglia di arrivare è molto più grande delle difficoltà da superare", ha aggiunto Sileoni.
Sulla stessa linea il messaggio di Deromedis, che ha sottolineato come la pratica sportiva rappresenti un'occasione continua per riconoscere le proprie capacità e lavorare sui punti deboli: "Lo sport è la disciplina per eccellenza per provare a superare i propri limiti. Siamo chiamati a farlo in ogni prova, negli allenamenti, cercando di riconoscerli prima e poi di attivarsi per andare oltre di loro".
Per il campione olimpico, il valore dello sport non si esaurisce nella vittoria: "Può essere anche maestro di vita, insegnarci a farci condurre dai valori come l'impegno, la lealtà, la forza d'animo per affrontare le prove, sportive e della vita. Poi non è necessario vincere un'Olimpiade, basta riuscire a trovare un proprio equilibrio ed essere in pace con noi stessi".
A chiudere l'incontro è stato l'assessore allo Sport Maurizio Paoletti, che ha evidenziato il ruolo educativo dei due atleti e l'importanza di proporre ai giovani esempi positivi. "Deromedis e Sileoni sono esempi importanti di come attraverso il lavoro, ma anche la lealtà verso gli avversari, si possano raggiungere risultati importanti nello sport, che poi possono tradursi anche in un atteggiamento positivo nella vita quotidiana", ha affermato.
Paoletti ha quindi ringraziato lo Sci Club e il consigliere Gelosi Enrici per aver organizzato l'appuntamento, sottolineando come lo sport possa diventare uno strumento per conoscere i propri limiti e le proprie risorse, ben oltre la dimensione della competizione.
Alla giornata hanno preso parte anche il vicesindaco Roberto Bartomeoli, l'assessore alla Scuola Emanuela Pergolesi, il presidente del Coni Marche Fabio Luna, la senatrice Elena Leonardi e il campione di motociclismo Franco Uncini, insieme agli studenti degli istituti coinvolti.
Il cinema di John Carpenter incontra la stampa serigrafica per inaugurare la seconda edizione di Millimetri, la rassegna che esplora il rapporto tra cinema e design. L'appuntamento è per venerdì 30 ottobre al Politeama Franco Moschini di Tolentino, dove alle 21:15 sarà proiettato in 4K Essi vivono, il celebre film del regista statunitense. Ad anticipare la visione, alle 18:30, sarà un laboratorio di stampa serigrafica dal vivo a cura di MarcheLove.
La manifestazione torna con un programma che punta a «misurare i limiti del visibile», attraversando generi e linguaggi diversi, dall'horror all'animazione fino al cinema d'autore. L'obiettivo è raccontare il design nelle sue molteplici forme attraverso la lente cinematografica, mettendo in relazione temi di attualità, sperimentazione e nuove progettualità. Sono sei gli appuntamenti previsti, con proiezioni affiancate da incontri, performance e laboratori per un'esperienza che va oltre la visione sullo schermo.
Ad aprire la rassegna sarà Essi vivono, film diventato un cult che, a quasi quarant'anni dall'uscita, torna nelle sale in versione restaurata in 4K. La storia segue John Nada, un uomo che arriva a Los Angeles in cerca di lavoro, in una città segnata da povertà, disoccupazione e profonde disuguaglianze.
Il ritrovamento di un paio di strani occhiali da sole gli permette di vedere ciò che normalmente resta nascosto: messaggi subliminali che invitano a obbedire, consumare e accettare il potere senza metterlo in discussione. La scoperta più inquietante riguarda però chi governa la società, perché dietro le sembianze umane si celano esseri extraterrestri.
Un racconto che, attraverso il linguaggio della fantascienza, affronta temi come il controllo sociale, il consumismo e la manipolazione della realtà, in linea con il filo conduttore scelto per questa edizione di Millimetri: esplorare ciò che si nasconde oltre le apparenze.
Prima della proiezione, spazio alla creatività con il laboratorio di stampa serigrafica live organizzato da MarcheLove, in programma alle 18:30. I partecipanti potranno portare una propria t-shirt o una tote bag da personalizzare oppure realizzare una stampa su carta da conservare. Al centro dell'attività ci sarà Strolleche, una delle grafiche originali del progetto MarcheLove, realtà creativa e culturale nata nelle Marche che rielabora parole, espressioni e immaginari del territorio attraverso il design e l'arte contemporanea.
Il biglietto costa 7 euro e comprende sia il laboratorio sia la proiezione del film. Per partecipare al laboratorio, che prevede posti limitati, è obbligatoria la prenotazione attraverso il modulo online. I biglietti sono disponibili al botteghino del Politeama, in corso Garibaldi 80 a Tolentino, aperto dal lunedì al venerdì dalle 16 alle 19 e da tre ore prima di ogni spettacolo, oppure sul sito politeama.org/biglietti.
Per l'occasione, venerdì 30 ottobre sarà aperta anche la Caffetteria del Politeama, dove sarà possibile concedersi un aperitivo o un cocktail prima o dopo la proiezione.
Millimetri è organizzata dalla Fondazione Franco Moschini in collaborazione con la Fondazione Design Terrae, con il patrocinio della Fondazione Marche Cultura e della Marche Film Commission e il contributo di Estra Prometeo. Il prossimo appuntamento è fissato per lunedì 7 dicembre con "ERASERHEAD XIU XIU", live performance che farà tappa nelle Marche con un'unica data regionale del tour.
La Nicchia dei Sapori cresce e apre una seconda sede a Castelraimondo, in piazza della Repubblica 20-21. Il nuovo locale è stato inaugurato giovedì 22 ottobre, con una serata molto partecipata: tante persone hanno assistito al taglio del nastro e hanno festeggiato con i titolari, approfittando dell’occasione per conoscere i nuovi spazi.
L’attività è nata sette anni fa a Sefro dalla volontà dei titolari di realizzare un progetto nel proprio territorio, valorizzandone i prodotti e le tradizioni gastronomiche. Bistrot, gastronomia e alimentari, propone una selezione di prodotti prevalentemente locali e tipici, affiancata da specialità a base di trota a chilometro zero.
Il lavoro quotidiano e la fiducia dei clienti hanno accompagnato la crescita dell’attività, fino alla scelta di aprire a Castelraimondo. La sede di Sefro continua regolarmente a funzionare, mentre il nuovo locale porta nel paese la stessa cura nella scelta dei prodotti e nella preparazione dei piatti.
«A Sefro, casa nostra, abbiamo visto nascere e crescere la nostra attività e il rapporto con i clienti: quest’anno abbiamo festeggiato il settimo anniversario dell’apertura», racconta Paolo, titolare. «Nell’ultimo periodo nutrivamo il desiderio di far crescere ulteriormente la nostra realtà e sentivamo che era il momento giusto per farlo: abbiamo così deciso di rimboccarci le maniche e aprire una seconda sede, per essere ancora più presenti nel territorio e farci conoscere da sempre più persone».
«Siamo felicissimi di iniziare questa nuova avventura e la partecipazione all’inaugurazione ci dà sicuramente una bella spinta per partire nel modo giusto», aggiunge. Poi i ringraziamenti a chi è passato a salutarli e a chi ha dato loro fiducia in questi anni, e l’invito ai clienti: «Ora non ci resta che rinnovare a tutti l’invito anche alla sede di Castelraimondo, vi aspettiamo».
Una maceratese è campionessa italiana di peperoncino estremo. Sabato 17 ottobre, a Jesolo, durante la festa «M’illumino di spezie» nel centro storico, Milena Magrini, di Muccia, ha conquistato il titolo Superhot a pari merito con il pluricampione Carmelo Francavilla, detto il «Gladiatore», di Mesagne.
La strada verso la finale era cominciata ad agosto a Serravalle di Chienti, durante la Festa del Peperoncino, dove si disputava una tappa di qualificazione. Il favorito era il campione uscente Andrea Liberati, ma a imporsi è stata Magrini, che ha affrontato il Carolina Reaper (oltre due milioni di unità Scoville) addirittura sorridendo. Liberati si è classificato secondo e lei ha ottenuto il pass per Jesolo.
Anche in finale i pronostici erano per Francavilla, già vincitore di numerosi titoli nel circuito Superhot Italia e in altre competizioni. Il testa a testa è andato avanti fino agli ultimi peperoncini: Francavilla si è alzato un attimo prima della sfidante, ma giudici e pubblico hanno deciso di assegnare il primo posto a entrambi.
Magrini è iscritta alla Delegazione Strampelli dell’Accademia Italiana del Peperoncino, la prima delegazione marchigiana, nata a Serravalle di Chienti. In gara ha avuto il sostegno dei Balacco’s Pepper di Grottazzolina, produttori legati alla stessa delegazione. Compagni e amici hanno seguito la finale in diretta Facebook.
La delegazione Strampelli ha contribuito anche alla parte espositiva dell’evento, inviando alla mostra «Spezie di Fuoco» circa cento varietà di peperoncino da tutto il mondo, ognuna con una scheda informativa curata da Mirco Santacchi e Marco D’Ercole, che da anni si occupano della cultura e della coltivazione di queste piante.
Il campionato, giunto alla quinta edizione, è organizzato da Jack Pepper e Adriano Pepper De Luca che, con Daniele Berto, hanno fondato il marchio The Chilli Pirates, specializzato in eventi dedicati al peperoncino.
Su TikTok sta girando un trend molto semplice: persone talmente concentrate sul telefono da non accorgersi di quello che succede alle loro spalle. Fa ridere perché è esagerato, o forse perché ci somiglia un po’.
Quante volte ci capita di essere in un posto senza esserci davvero?Siamo a cena e guardiamo il telefono, camminiamo e guardiamo il telefono. Qualcuno ci parla e noi, quasi senza accorgercene, abbassiamo gli occhi verso una notifica. Al concerto filmiamo tutto. Al ristorante fotografiamo il piatto prima ancora di assaggiarlo. In vacanza cerchiamo l’inquadratura giusta e ci perdiamo il momento.
Non è una critica alla tecnologia, sarebbe abbastanza inutile, visto che ormai il telefono è diventato agenda, macchina fotografica, navigatore, giornale, ufficio, televisione e piazza pubblica. Il problema non è averlo sempre con noi, è quando cominciamo a guardare più lui di quello che abbiamo intorno.
E la cosa curiosa è che ormai succede senza pensarci. Non serve nemmeno essere annoiati, basta un attimo di silenzio e la mano va lì, come se ogni momento vuoto dovesse essere immediatamente riempito da qualcosa.
Forse è proprio questo che stiamo perdendo: la capacità di stare dove siamo.
Guardare una persona mentre parla, aspettare senza aprire un’App, camminare senza controllare niente e godersi una serata senza sentire il bisogno di raccontarla in diretta a qualcun altro.
Sembrano piccole cose, ma oggi sono diventate quasi un lusso.
Perché essere presenti richiede attenzione. E l’attenzione, in questo momento, è una delle cose più contese che abbiamo.
Tutto cerca di prenderne un pezzetto: una notifica, un video, un messaggio, una storia, un reel e ancora un altro reel. E alla fine rischiamo di arrivare a sera avendo visto tantissime cose senza averne vissuta davvero nessuna.
La parte più interessante, però, è che non serve buttare il telefono in un cassetto, sparire dai social o sentirci in colpa ogni volta che apriamo Instagram: basterebbe ogni tanto alzare gli occhi.
Perché magari davanti a noi sta succedendo qualcosa che non ha bisogno di essere fotografato, condiviso o salvato, ha solo bisogno di essere vissuto.
CHIC / NON CHIC
CHIC: guardare negli occhi chi ti sta parlando.
NON CHIC: vivere un momento soltanto per poterlo pubblicare.
Il trasferimento in Israele all'età di 14 anni ha introdotto un nuovo ambiente culturale, educativo e professionale. Uri Poliavich ha poi attraversato la formazione universitaria, il business internazionale e l'imprenditorialità. Ogni fase ha aggiunto una diversa area di esperienza, plasmando gradualmente il suo indirizzo professionale.
Il trasferimento che ha cambiato il suo percorso
Uri Poliavich è nato nel 1981. All'età di 14 anni si è trasferito in Israele, iniziando una nuova significativa fase della sua vita. Il cambiamento è avvenuto durante l'adolescenza, quando l'istruzione, l'ambiente sociale e gli interessi per la futura carriera erano ancora in formazione.
Trasferirsi in un altro paese a quell'età significava adattarsi a un ambiente diverso continuando la propria istruzione. La transizione è diventata una prima esperienza di gestione del cambiamento e di costruzione di una nuova routine in un ambiente sconosciuto. Queste esperienze hanno preceduto i suoi studi universitari e la sua carriera professionale.
Il trasferimento ha segnato l'inizio di una sequenza di cambiamenti. A un nuovo paese è seguito un nuovo ambiente educativo, poi l'istruzione superiore e una prima specializzazione professionale.
Per Uri Poliavich, queste fasi hanno infine portato verso il business. Il passaggio da un ambiente all'altro è diventato parte di una più ampia traiettoria professionale che ha continuato a evolversi durante la sua prima età adulta.
Formazione e formazione di una base professionale
L'ambiente in cui Uri Poliavich è cresciuto ha favorito lo sviluppo dell'indipendenza e del desiderio di comprendere come funzionano i sistemi complessi. Già in giovane età era interessato alla logica, ai meccanismi decisionali e all'organizzazione dei processi. Questi interessi hanno gradualmente gettato le basi per il suo futuro approccio professionale, in cui struttura, analisi e pensiero strategico svolgono un ruolo chiave.
Uri ha conseguito un Bachelor of Laws (LLB) presso l'Università Bar-Ilan. Questo periodo ha posto le basi per lo sviluppo di capacità analitiche, attenzione ai dettagli e un approccio strutturato ai processi complessi. La fase iniziale della carriera di Uri Poliavich era incentrata sul lavoro commerciale. Lavorare con contratti, questioni commerciali e accordi internazionali ha fornito una comprensione pratica di come operano le aziende, di come sono strutturati i processi e di quali principi stanno alla base della governance aziendale.
Questa prima formazione ha fornito una base professionale strutturata. Il lavoro accademico coinvolgeva documenti, argomentazioni e processi formali. Queste competenze sono poi diventate rilevanti per il suo lavoro in ambienti commerciali.
La sua prima esperienza professionale ha seguito la stessa direzione. Dal 2007 al 2010, Uri Poliavich ha lavorato presso HBW Law, dove la sua esperienza includeva questioni commerciali e immobiliari. Il suo lavoro includeva anche contratti legati a transazioni internazionali, tra cui fusioni e acquisizioni.
La combinazione di formazione e pratica gli ha dato una base che poteva poi essere applicata in contesti aziendali più ampi. La comprensione dei contratti, delle strutture commerciali e degli accordi aziendali è diventata parte di un più ampio insieme di competenze. Così, questo background è rimasto un elemento della conoscenza professionale che ha portato nei ruoli successivi.
Dal primo lavoro professionale a un'esperienza aziendale più ampia
Uri Poliavich si è poi orientato verso lo sviluppo aziendale. Questo ha rappresentato un cambiamento nelle mansioni professionali e ha ampliato la portata del suo lavoro. Dal 2010 al 2012 ha ricoperto una posizione manageriale nello sviluppo aziendale.
Questo periodo ha aggiunto l'esperienza nel business internazionale al precedente background professionale di Uri Poliavich. Lavorare in diversi ambienti aziendali richiedeva attenzione agli obiettivi commerciali, ai processi organizzativi e alle circostanze mutevoli.
La sua carriera successiva ha continuato lungo questo percorso più ampio. Il suo lavoro ha incluso il coinvolgimento in progetti aziendali negli anni seguenti e la fondazione di un'azienda tecnologica nel 2016.
Il passaggio all'imprenditorialità è quindi seguito a diverse fasi precedenti. A quel punto, Uri Poliavich aveva esperienza nel lavoro commerciale, nello sviluppo aziendale e nelle operazioni internazionali.
Queste esperienze hanno creato un background professionale più ampio di una singola specializzazione. La transizione verso l'imprenditorialità ha riunito queste aree in un nuovo contesto.
Lo sviluppo della leadership attraverso l'esperienza
La formazione di Uri Poliavich come leader aziendale può essere vista attraverso la progressione delle sue responsabilità. Ogni fase ha comportato un diverso livello di responsabilità professionale. Il primo lavoro professionale richiedeva precisione e analisi strutturata. Lo sviluppo aziendale ha aggiunto coordinamento e processo decisionale commerciale. L'imprenditorialità ha introdotto un ruolo per la direzione e lo sviluppo di un'azienda.
Questa progressione ha anche cambiato la natura delle decisioni che affrontava. Nello sviluppo aziendale, la portata è diventata più ampia. L'imprenditorialità richiedeva decisioni che influenzavano la direzione di un'organizzazione su un periodo più lungo.
Le successive riflessioni di Uri Poliavich sul suo percorso professionale sottolineano il valore dell'adattamento alle circostanze mutevoli e del rimanere aperti a nuove opportunità. Queste idee si collegano alla sequenza della sua stessa carriera, che si è mossa attraverso diversi campi professionali invece di rimanere all'interno di una sola specializzazione.
Dal primo lavoro professionale all'imprenditorialità
Il passaggio all'imprenditorialità è diventato una fase decisiva nella carriera di Uri Poliavich. Nel 2016 ha fondato un'azienda tecnologica dopo diversi anni di esperienza nello sviluppo aziendale.
La transizione è stata costruita sull'esperienza accumulata nel tempo. La sua carriera precedente lo aveva esposto ad accordi commerciali, operazioni aziendali e attività internazionali. L'imprenditorialità ha collocato queste esperienze all'interno di un nuovo ruolo organizzativo. Il cambiamento ha anche spostato il suo focus dal lavorare all'interno di funzioni professionali consolidate al dare forma alla direzione di un'azienda.
Il background di Uri Poliavich è rimasto rilevante per questa transizione. La sua esperienza nello sviluppo aziendale ha aggiunto una comprensione pratica dell'attività organizzativa e commerciale. L'imprenditorialità ha poi creato un ambiente in cui queste competenze potevano essere combinate.
Questa fase dimostra che lo sviluppo professionale non avviene necessariamente entro i confini di un singolo campo. Nel caso di Uri Poliavich, la sua formazione è servita come base per la sua prima fase professionale. Il suo lavoro nello sviluppo aziendale ha ampliato la sua esperienza manageriale. L'imprenditorialità è diventata il passo logico successivo.
Di conseguenza, è emerso un approccio in cui diverse competenze professionali non si sostituiscono a vicenda ma si costruiscono l'una sull'altra. L'esperienza aziendale aggiunge un contesto pratico. L'attività imprenditoriale traduce questa conoscenza in soluzioni a lungo termine.
Una carriera plasmata dal cambiamento e dall'esperienza professionale
Il percorso professionale di Uri Poliavich si è sviluppato attraverso diverse fasi distinte. Ogni fase ha aggiunto un diverso tipo di esperienza alla successiva. La transizione verso il business ha segnato un importante cambiamento nell'indirizzo professionale. La formazione ha fornito una base strutturata, mentre la pratica commerciale e l'attività aziendale internazionale hanno ampliato quell'esperienza. L'imprenditorialità ha poi portato queste competenze in un più ampio contesto di leadership.
Il viaggio di Uri Poliavich riflette un graduale accumulo di conoscenza. La sua esperienza personale di adattamento a un nuovo ambiente è stata seguita da cambiamenti professionali che hanno ampliato le sue responsabilità e aree di competenza. Il passaggio all'imprenditorialità tecnologica è diventato la fase successiva di questa progressione. Ha collegato la sua precedente esperienza aziendale con un nuovo campo professionale e ha stabilito le basi per il successivo sviluppo della sua carriera.