POLLENZA – I Vigili del Fuoco sono intervenuti alle ore 12:30 lungo la strada statale Piane di Chienti, al chilometro 80, per un incidente stradale che ha coinvolto due furgoni.
Sul posto è intervenuta la squadra del comando di Macerata, che ha provveduto all’estrazione dei conducenti dai rispettivi mezzi utilizzando attrezzature oleodinamiche. I feriti sono stati successivamente affidati alle cure del personale sanitario del 118, che ha richiesto l’intervento dell’eliambulanza.
Nel sinistro sono rimaste ferite due persone: una è stata trasportata in elisoccorso all’ospedale Torrette di Ancona, mentre l’altra è stata inizialmente trasferita al Pronto Soccorso di Macerata e successivamente indirizzata anch’essa all’ospedale Torrette di Ancona per ulteriori accertamenti.
La strada è stata temporaneamente chiusa in entrambe le direzioni per consentire le operazioni di soccorso e messa in sicurezza.
Sul posto sono intervenuti anche i Carabinieri, impegnati nei rilievi per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente.
POLLENZA – I Vigili del Fuoco sono intervenuti alle ore 12:30 lungo la strada statale Piane di Chienti, al chilometro 80, per un incidente stradale che ha coinvolto due furgoni.
Sul posto è intervenuta la squadra del comando di Macerata, che ha provveduto all’estrazione dei conducenti dai rispettivi mezzi utilizzando attrezzature oleodinamiche. I feriti sono stati successivamente affidati alle cure del personale sanitario del 118, che ha richiesto l’intervento dell’eliambulanza.
Nel sinistro sono rimaste ferite due persone: una è stata trasportata in elisoccorso all’ospedale Torrette di Ancona, mentre l’altra è stata inizialmente trasferita al Pronto Soccorso di Macerata e successivamente indirizzata anch’essa all’ospedale Torrette di Ancona per ulteriori accertamenti.
La strada è stata temporaneamente chiusa in entrambe le direzioni per consentire le operazioni di soccorso e messa in sicurezza.
Sul posto sono intervenuti anche i Carabinieri, impegnati nei rilievi per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente.
POLLENZA – Un parterre di autorità e un ospite d’eccezione per testimoniare la svolta storica di una delle realtà più dinamiche del panorama alimentare marchigiano. Filippo Roma, celebre e amato volto della trasmissione televisiva Le Iene, è stato il testimonial d’eccezione all'evento celebrativo di ieri a Pollenza Scalo, dove la CGM SpA ha festeggiato i suoi primi quarant’anni di attività. L’anniversario è coinciso con l'inaugurazione ufficiale di un imponente polo produttivo da 4.000 metri quadrati: una grande festa capace di unire l'intrattenimento, le istituzioni e il mondo dell'impresa in un connubio perfetto
Il momento solenne del taglio del nastro ha visto la partecipazione attiva dei vertici del territorio. Il sindaco di Pollenza, Mauro Romoli, ha espresso l'orgoglio della comunità locale per un’azienda che continua a investire e a radicare valore nella regione. Di forte impatto emotivo è stato l'intervento di Gianluca Pasqui, presidente dell’Assemblea legislativa delle Marche, che ha sottolineato l'importanza del passaggio generazionale e della continuità aziendale: «È fondamentale riuscire a donare ai figli quello che i padri hanno a loro volta consegnato». Successivamente, la nuova struttura è stata consacrata con la benedizione solenne officiata dal parroco, don Jacopo.
Per la CGM SpA si tratta del coronamento di un percorso d'eccellenza iniziato nel lontano 1986. Nata dall’intuizione e dalla sinergia dei tre soci fondatori e storici titolari – Giuseppino Marinangeli (presidente del CdA), Giuseppe Giustozzi e Tonino Crocetti –, l'azienda si è trasformata nel corso di quattro decenni da laboratorio gastronomico artigianale a solida società per azioni, capace di imporsi nel mercato nazionale e internazionale. Il fulcro del successo risiede nella capacità di coniugare il rispetto per le ricette tradizionali, prima fra tutte le celebri olive all’ascolana, con i rigidi standard di efficienza richiesti dalla Grande Distribuzione Organizzata (GDO) e dal canale Ho.Re.Ca.
L’investimento nel nuovo stabilimento risponde a precise necessità di crescita strategica. L'ampliamento della capacità produttiva consentirà infatti di soddisfare una domanda globale in forte aumento, ottimizzando i flussi di lavoro. La vera svolta risiede nell'internalizzazione di alcune fasi cruciali della catena di montaggio che prima venivano affidate a partner esterni, garantendo così un controllo totale e integrato sulla qualità finale del prodotto.
Grazie all'introduzione di nuovi macchinari di ultimissima generazione, l'azienda beneficerà di una maggiore automazione e, al contempo, getterà le basi per la ricerca e sviluppo di linee inedite. L'innovazione tecnologica andrà così a braccetto con le nuove tendenze di consumo, come quelle già presidiate attraverso la linea vegetale “VegeTiAmo”, o i prodotti studiati per la cottura veloce in forno domestico, capaci di mantenere intatta la fragranza del fritto tradizionale riducendo i grassi.
Forte delle più prestigiose certificazioni internazionali, la CGM è oggi pronta a consolidare ulteriormente la propria presenza all’estero, continuando a esportare il gusto autentico del “Made in Marche” non solo in Europa, ma anche in mercati competitivi e complessi come gli Stati Uniti e il Giappone.
MATELICA – Si sono concluse le indagini della Procura della Repubblica di Macerata su un cantiere della ricostruzione post sisma nel territorio di Matelica, dove i Carabinieri Forestali hanno accertato presunte irregolarità nella gestione di materiali contenenti amianto e nella conduzione dei lavori.
Nei giorni scorsi sono stati notificati gli avvisi di conclusione delle indagini a quattro persone: due imprenditori edili, rispettivamente residenti nel Milanese e a Roma, un amministratore di condominio e un direttore dei lavori, entrambi di Matelica. Le contestazioni riguardano, a vario titolo, la gestione illecita di rifiuti speciali pericolosi e violazioni della normativa urbanistico-edilizia.
L'attività investigativa è stata condotta dal Nucleo Carabinieri Forestale di Matelica nell'ambito dei controlli dedicati alla tutela del territorio, con particolare attenzione ai cantieri della ricostruzione dopo il terremoto del 2016.
L'inchiesta ha preso avvio nel maggio 2025, quando era prevista la demolizione di una delle due palazzine ad uso abitativo danneggiate dal sisma. Durante un primo controllo, alcune anomalie documentali hanno spinto i militari ad approfondire gli accertamenti.
Nel corso delle verifiche sono stati individuati elementi edilizi contenenti amianto ancora presenti nell'immobile destinato alla demolizione. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la demolizione, se fosse proseguita senza una preventiva bonifica, avrebbe potuto provocare la dispersione nell'aria di fibre di amianto, con potenziali rischi per la salute degli operai e dei residenti della zona.
Una parte dei manufatti, tra cui canne fumarie e comignoli, era già stata rimossa e depositata nel sottoscala dell'edificio adiacente, senza le necessarie misure di sicurezza e protezione dagli agenti atmosferici o dall'accesso degli addetti ai lavori.
Gli accertamenti hanno evidenziato che la rimozione dell'amianto non sarebbe stata eseguita nel rispetto della normativa vigente.
La legge prevede infatti che tali operazioni siano affidate esclusivamente a ditte specializzate iscritte all'Albo Nazionale Gestori Ambientali, con personale specificamente formato. Inoltre, prima dell'inizio delle attività deve essere predisposto e trasmesso all'AST competente il previsto Piano di Lavoro, documento obbligatorio per gli interventi di bonifica dell'amianto.
Le analisi effettuate dall'Arpam hanno confermato la presenza di materiali contenenti amianto tra i rifiuti derivanti dalla demolizione.
Nel corso del sopralluogo sono state inoltre individuate cisterne in cemento-amianto collocate nel sottotetto e ulteriori porzioni di canne fumarie ancora inglobate nelle murature.
Di fronte al potenziale rischio sanitario e ambientale, i Carabinieri Forestali hanno proceduto al sequestro preventivo dei due edifici, disposto dal Gip su richiesta della Procura. Un immobile è stato posto sotto sequestro per evitare la demolizione in presenza di amianto non bonificato, mentre l'altro ospitava un deposito incontrollato di rifiuti contenenti il materiale pericoloso.
Successivamente, una ditta specializzata ha predisposto il piano operativo previsto dalla normativa e ha provveduto alla messa in sicurezza e alla rimozione dei materiali contenenti amianto.
Dopo la regolarizzazione delle procedure e il completamento delle operazioni di bonifica, il cantiere è stato dissequestrato, consentendo la ripresa dei lavori di demolizione e ricostruzione.
Resta ora aperto il procedimento penale nei confronti dei quattro indagati, ai quali la Procura contesta i reati emersi nel corso dell'inchiesta. La loro posizione sarà valutata nelle successive fasi del procedimento, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
Si è fermato il cuore di Ulderico Lambertucci, il "maratoneta di Dio", l'uomo che ha trasformato la corsa in una testimonianza di fede, speranza e fraternità. Un improvviso arresto cardiaco lo ha strappato all'affetto dei suoi cari e delle tante persone che, nel corso degli anni, hanno seguito con ammirazione le sue straordinarie imprese. Aveva quasi 80 anni.
Originario di Treia, in provincia di Macerata, Lambertucci ha trascorso oltre sessant'anni lavorando come muratore. Solo dopo i cinquant'anni ha scoperto la corsa, una passione che sarebbe presto diventata una vera e propria missione di vita. Da allora ha affrontato migliaia di chilometri attraverso continenti, deserti e città, portando ovunque un messaggio universale di pace e dialogo.
Tra le sue imprese più celebri resta la leggendaria Roma-Pechino del 2006: dodicimila chilometri percorsi a piedi in 187 giorni, attraversando undici Paesi sulle orme di padre Matteo Ricci. Nel 2008 raggiunse Gerusalemme con un pellegrinaggio in Terra Santa, mentre nel 2012 attraversò gli Stati Uniti partendo dalla Porziuncola Nuova di San Francisco fino a Ground Zero, a New York, in memoria delle vittime dell'attentato alle Torri Gemelle.
Negli anni ha corso anche verso alcuni dei più importanti luoghi della cristianità, da Santiago de Compostela a Częstochowa, da Fátima fino all'ultimo pellegrinaggio, compiuto nel 2024, da Loreto a Lourdes. Un viaggio affrontato alla soglia degli ottant'anni, simbolo della sua inesauribile determinazione.
Le sue testimonianze di fede e solidarietà gli hanno valso il riconoscimento di tre Pontefici. Nel corso della sua vita è stato ricevuto e benedetto da San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco, diventando un autentico ambasciatore della pace attraverso lo sport e il pellegrinaggio.
Negli ultimi mesi stava lavorando con entusiasmo, insieme agli autori Daniele Morini e Michele Marinangeli, alla pubblicazione del volume Ulderico Lambertucci – Al passo dell'anima, in uscita per le Edizioni San Paolo. Un libro pensato per raccogliere il racconto della sua straordinaria esperienza umana e spirituale. Non farà in tempo a sfogliarne le pagine, ma quell'opera resterà il suo più prezioso testamento morale.
In queste ore il cordoglio si stringe attorno alla moglie Delia, ai figli Leonardo e Lucilla, ai familiari e ai tanti amici incontrati lungo le strade percorse in Italia e nel mondo. Un pensiero condiviso anche dagli autori del libro e dal comitato promotore della pubblicazione, composto dal Comune di Treia e dalla ColleMar-athon.
Per chi desidera rendergli omaggio, la camera ardente è allestita presso il Centro Funerario Città di Macerata, in via dei Velini 235, dove sarà possibile salutare Ulderico a partire dalle ore 10 di oggi. Le esequie saranno celebrate domani, domenica 28 giugno, alle ore 9.30, nel Santuario del Santissimo Crocifisso di Treia.
Con la scomparsa di Ulderico Lambertucci non si conclude soltanto la storia di un instancabile maratoneta, ma quella di un uomo che ha saputo fare di ogni passo un gesto di fede e di ogni traguardo un messaggio di pace
MACERATA - Per commentare il “parto” della giunta di Macerata si dovrebbero scomodare categorie della politica che vanno da Machiavelli a Winston Churchill, ma il livello della campagna elettorale e quello di alcuni assessori incaricati consiglia di rifugiarsi nel nazional popolare. Va detto però che appena scattata la foto dell’esecutivo cittadino è già sfocata e lunedì si capirà perché. Ci sono due canzonette che, adattate alla civitas Mariae, si prestano. La prima intonata, tra gli altri, da Lando Fiorini fa più o meno così: il “Parcarolo va contro corrente e quando canta l’eco s’arisente”; l’altra portata al successo da Alan Sorrenti ha questo motivetto: “Noi siamo figli della luce, figli della luce che ti porta i voti”. Solo che queste due canzonette rischiano di essere la colonna sonora di una giunta destinata a morire nella culla. Per due peccati originali che Esopo, guardando alla Lega, spiegherebbe con la favola del bue e della rana che per invidia della bestia si gonfiò tanto da scoppiare e, guardando al sindaco, col corvo e la volpe: l’uccello, sentendosi adulato, finisce per dare il suo pezzo di formaggio in pasto alla volpe. Dette così le cose forse anche qualche neo-assessore le capisce.
Partiamo dall’eco che s’arisente. È quello del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli: un signore dai modi felpati soprattutto in politica. Pare che al varo di questa giunta le urla si sentissero dal Passetto. Lui si era raccomandato che la formula fosse 3, 2, 2, 1, 1 (tre assessori a Fratelli d’Italia, due alla Lega e Forza Italia, uno ciascuno alle due formazioni di centro e cattoliche). Acquaroli è ben consapevole che farà fatica a spiegare ai suoi di Fratelli d’Italia perché, avendo vinto le elezioni in Regione e, anche se con qualche patema, a Macerata subisce un k.o. tecnico dalla Lega. In più Acquaroli ha già enormi problemi a Civitanova Marche e a San Benedetto dove il suo partito è di fatto solo un portatore di voti, ma non ha adeguati posti di responsabilità.
Il presidente della Regione guarda lungo: verso le politiche, e sa che la giunta Parcaroli, composta com’è composta, darà durissimi contraccolpi. Sicuramente Acquaroli esce sconfitto dalla partita di Macerata e si vocifera che Mauro Lucentini – commissario ad acta della Lega – vada in giro vantandosene e destinando al Presidente epiteti non proprio da alleato. Questo è il difetto della Lega che si è fatta rana. Perché intanto Acquaroli ha rinfoderato l’idea di allargare la giunta regionale a otto assessori. Significa che Renzo Marinelli resta consigliere, che Filippo Saltamartini non rientra nell’assise regionale e che Giorgia Latini, segretario regionale della Lega, tra un anno, se vuole tornare in Parlamento, dovrà sudare le sette camicie.
Evidentemente a Lucentini deve sfuggire il detto che la vendetta è un piatto che si gusta freddo. Ma una finestra sulle politiche l’ha aperta anche il sindaco Parcaroli: vedremo come. Tra gli sconfitti di questa giunta ci sono sicuramente quattro figure storiche della destra: Pierfrancesco Castiglioni, che resta consigliere semplice e forse viene retrocesso anche da capogruppo di FdI; Simone Livi, che azzoppato in Regione non riemerge neppure a Macerata; Andrea Blarasin, scontentato su tutti i fronti; e soprattutto Massimo Belvederesi, il segretario provinciale di Macerata, che deve spiegare il flop di Civitanova Marche e perché ha ceduto a Macerata alle pretese della Lega.
Dunque la giunta Parcaroli parte con Francesco Acquaroli che la guarda in cagnesco e con Fratelli d’Italia largamente insoddisfatti. C’è l’altra canzonetta. Non è un mistero che don Gianluca Merlini abbia dirottato centinaia di voti sulla Lega. Lui è il “padre” dei cosiddetti “figli della luce” che in realtà sono ragazze e che a Macerata la vulgata popolare ha già ribattezzato come le “sottanone”. Pare che abbia cercato di arginare i “comunisti” facendo votare i leghisti. Ma non era previsto che Deborah Pantana e Marco Caldarelli fossero sfrattati. Pare che il vescovo, che pure ufficialmente si è tenuto lontanissimo dalla disputa elettorale, non abbia gradito e che con molta probabilità don Merlini sia destinato a breve ad altro incarico in un’altra diocesi.
Sin qui le conseguenze meno visibili: Sandro Parcaroli con la sua giunta si è giocato in un colpo solo l’appoggio della Regione e la benevolenza della Chiesa. Ma lui ha la sindrome del corvo e non si accorge che c’è una volpe, anzi ci sono molte volpi, in attesa che lui apra il becco per fargli cadere il formaggio. È sufficiente aspettare lunedì quando il consiglio comunale dovrà votare il nuovo presidente dell’assemblea. L’accordo di maggioranza dice che deve toccare di nuovo a Francesco Luciani, stavolta eletto nei “Maceratesi per Parcaroli” dopo aver lasciato la Lega.
A Luciani servono almeno 17 voti che, sulla carta, il centrodestra ha avendo la coalizione incassato il premio di maggioranza che la porta a venti consiglieri. Ma con la giunta appena formata Sandro Parcaroli è riuscito a fare ciò di cui quasi nessuno è stato capace: perdere il consenso ancora prima di insediarsi. Deborah Pantana ha già annunciato che farà opposizione, Marco Caldarelli ha avuto le mani libere dall’Udc che c’è rimasta malissimo dall’esclusione. Da venti consiglieri di maggioranza siamo già a diciotto.
In Forza Italia ci sono due scontenti (con la nomina degli assessori entrano in consiglio alcuni non eletti e la “Lega rana” di questo non ha tenuto conto) e altri due stanno in Fratelli d’Italia. Se va così, e l’opposizione vota compatta contro, Luciani non va oltre i 14 voti. E a quel punto lui pretenderà un posto in giunta. Chi è disposto Sandro Parcaroli a sacrificare? Teoricamente a farsi da parte dovrebbe essere Giuseppe Romano che, avendo già accettato la delega, si deve dimettere da consigliere. Ma se esce dalla giunta si trova con un pugno di mosche in mano. E cosa questo significhi come conseguenza Sandro Parcaroli lo sa fin troppo bene.
Se Luciani non passa, chi assicura a questa giunta di avere i voti per andare avanti quando ci saranno da approvare atti esiziali come il bilancio? Il Consiglio comunale sarà trasformato in un suk dove si mercanteggiano i voti? Sono considerazioni che, a tutta prima, la Lega pigliatutto (seguendo il manuale Cencelli si è portata a casa 6 posti su 10 avendo solo il 12% dei voti: ha retto grazie all’apparentamento con i commercianti e con gli elettricisti di “mago” Merlini) pare non aver fatto.
C’è il serio rischio che la famosa anatra zoppa di cui si vociferava in caso di vittoria di Gianluca Tittarelli sia la compagna di Sandro Parcaroli. Che però due conti se li deve essere fatti. A lui serve constatare che non ha la maggioranza, ma deve evitare di farsi sfiduciare, altrimenti con la politica ha chiuso, per dimettersi e poi presentarsi da vittima sacrificale a Matteo Salvini (ammesso che il capo attuale della Lega regga un anno) e chiedere la candidatura blindata al Senato fregando sia Giorgia Latini che Filippo Saltamartini.
Perciò si stanno già stampando le nuove schede elettorali per Macerata. Ma è ipotesi remota; molto più prossima è la possibilità che a Parcaroli si ponga un dilemma che fu di Enrico di Navarra: se Luciani vuole il posto da assessore, fare il sindaco val bene un saluto (a) romano?
PS - Queste cose succedono se uno per consigliere politico si sceglie chi per due volte ha cercato di fare il Sindaco in un paese di 4 mila abitanti e al massimo ha raccolto il 23% dei voti. La politica è una scienza: la furbizia non basta.
Si è svolta nella mattinata di venerdì 26 giugno 2026, al Teatro Comunale “Giuseppe Gasparrini” di Appignano, la cerimonia per il 252° anniversario di fondazione della Guardia di Finanza, alla presenza del comandante provinciale, colonnello Ferdinando Mazzacuva, e di numerose autorità civili e militari del territorio.
All’ingresso del teatro è stata allestita una mostra fotografica dedicata all’operato delle Fiamme Gialle nella provincia di Macerata, mentre la cerimonia è stata accompagnata dall’esibizione dell’Orchestra “Insieme per gli altri”, che ha contribuito a dare solennità all’evento.
Nel corso della mattinata sono stati letti i messaggi istituzionali del presidente della Repubblica e del comandante generale della Guardia di Finanza, Andrea De Gennaro. Il messaggio del Capo dello Stato ha espresso un sentito omaggio al Corpo, ricordando il sacrificio dei militari caduti e ringraziando le Fiamme Gialle per l’impegno quotidiano al servizio della Nazione. Quello del comandante generale ha invece ribadito il ruolo della Guardia di Finanza come «sentinella instancabile della legalità», impegnata nella tutela della sicurezza economico-finanziaria e nella difesa della democrazia e della libertà dei cittadini.
Particolarmente articolato l’intervento del colonnello Ferdinando Mazzacuva, che ha sottolineato come il lavoro della Guardia di Finanza, in qualità di polizia economico-finanziaria, significhi presidiare i flussi economici del territorio e contrastare frodi, evasione e illegalità. Il comandante ha ricordato i risultati operativi conseguiti in provincia di Macerata, con oltre 70 milioni di euro sequestrati e circa 700 lavoratori irregolari individuati, evidenziando inoltre l’attenzione crescente verso nuovi fenomeni come le truffe online, i mercati digitali e le criptoattività.
Nel suo intervento Mazzacuva ha richiamato anche l’importanza della collaborazione istituzionale con Corte dei Conti, Inps, Inail, Agenzia delle Dogane, forze di polizia ed enti locali, sottolineando come non possa esserci sicurezza economico-finanziaria senza sicurezza pubblica. Ha poi rivolto un ringraziamento personale al personale del Corpo e alla propria famiglia, ricordando il valore umano che sostiene quotidianamente il servizio.
Nel corso della cerimonia sono state consegnate le ricompense di ordine morale ai militari del comando provinciale Davide Rotondo, Pierluigi Sciamanna, Francesco Mirarchi, Fausto Siciliano, Antonio Mancini, Genesio Manetti, Augusto Soccionovo, Andrea Dottori, Valentina Pia Bruno, Francesco Magliocco, Santo Falcone, Roberto Matteucci, Marcello D’Alessio, Fabrizio Cori Carlitto, Massimiliano Barletta e Giuseppe Scoppettuolo, mentre quattro nuovi finanzieri hanno prestato giuramento al termine del percorso di addestramento.
Un riconoscimento è stato inoltre conferito al luogotenente Alberto Succi, finanziere in congedo. Il colonnello Mazzacuva ha poi consegnato un omaggio al sindaco di Appignano, Mariano Calamita, e a Gianni Silvia, fondatore dell’Orchestra “Insieme per gli altri”, ringraziando entrambi per il contributo all’organizzazione della cerimonia.
L’evento si è concluso con la lettura della Preghiera del Finanziere, momento di raccoglimento che ha chiuso ufficialmente la celebrazione del 252° anniversario della Guardia di Finanza.
Nel primo pomeriggio di oggi il Soccorso Alpino e Speleologico Marche è intervenuto lungo il sentiero che dal Rifugio Colle Le Cese conduce alla Fonte del Vescovo, in località Forca Canapine, per soccorrere un'escursionista romana, classe 1952 (74 anni), colta da un malore durante l'escursione.
Sul posto sono intervenuti i tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico Marche, un'ambulanza medicalizzata del 118 e una squadra dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno.
Una volta raggiunta la donna, il medico ha effettuato la valutazione sanitaria e prestato le prime cure. Successivamente l'escursionista è stata trasportata a bordo del pick-up del Soccorso Alpino fino al punto in cui si trovava l'ambulanza.
Da lì è stata trasferita in ospedale per essere sottoposta agli accertamenti clinici del caso.
Un'esercitazione ad alta intensità operativa per affinare le tecniche di gestione delle situazioni più complesse e verificare l'efficacia delle procedure d'intervento. È quella che nei giorni scorsi ha visto protagonista la Squadra di Negoziazione della Questura di Macerata, impegnata in una simulazione organizzata nell'ambito del programma di addestramento promosso dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza.
Lo scenario, ricostruito in un ambiente controllato, ha simulato una lite familiare degenerata all'interno di un ipotetico ufficio dei servizi sociali. Un uomo, dopo aver raggiunto la moglie e la figlia, si è barricato nei locali trattenendo come ostaggi la coniuge, la bambina e un'assistente sociale.
L'obiettivo dell'attività addestrativa è stato quello di mettere alla prova la capacità di risposta degli operatori, verificando i tempi di intervento e le procedure operative, con particolare attenzione alle tecniche di negoziazione e de-escalation, privilegiando una soluzione della crisi senza ricorrere all'uso della forza.
L'esercitazione ha coinvolto i Negoziatori operativi della Polizia di Stato, affiancati dalla Squadra di supporto e dalla S.I.C. (Squadra Interventi Critici), composta da personale del Reparto Prevenzione Crimine Umbria-Marche e delle U.O.P.I. (Unità Operative di Primo Intervento), pronte a intervenire qualora la situazione simulata fosse evoluta in uno scenario di maggiore rischio.
Presenti anche osservatori della Direzione Centrale Anticrimine del Dipartimento della Pubblica Sicurezza e psicologi della Polizia di Stato, chiamati a valutare le diverse fasi dell'intervento e a contribuire all'analisi delle procedure adottate.
Dopo un briefing tattico iniziale, alle operazioni hanno preso parte, oltre ai negoziatori, anche gli operatori dell'Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico (Squadra Volanti), della Squadra Mobile, della DIGOS, della Polizia Scientifica, dell'Ufficio Sanitario, del Centro Operativo Territoriale della Questura di Macerata e del Numero Unico di Emergenza 112.
L'iniziativa rientra in un più ampio progetto del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, che prevede esercitazioni periodiche finalizzate a consolidare il coordinamento tra le diverse articolazioni della Polizia di Stato, migliorare la preparazione degli operatori e garantire una risposta sempre più efficace nella gestione delle emergenze ad elevata criticità.
CIVITANOVA MARCHE – La dotazione di parcheggi pubblici della zona nord della città si amplia con circa 40 nuovi posti auto, entrati ufficialmente a far parte del patrimonio comunale grazie all'acquisizione delle opere di urbanizzazione della lottizzazione Belvedere.
Con il completamento dell'iter amministrativo, il parcheggio diventa a tutti gli effetti un servizio pubblico, destinato a migliorare l'offerta di sosta per residenti e visitatori in una delle aree più frequentate della città.
«Con questo passaggio acquisiamo un'infrastruttura che rafforza la dotazione di servizi della zona nord», sottolinea l'assessore all'Urbanistica e ai Parcheggi, Roberta Belletti. «Questi posti auto rappresentano una risposta concreta alle esigenze del quartiere e costituiscono un supporto importante anche per il lungomare nord, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza», aggiunge.
Il nuovo parcheggio contribuirà infatti ad aumentare l'accessibilità dell'area, offrendo maggiori possibilità di sosta e alleggerendo la pressione del traffico e dei parcheggi sulle vie circostanti, in particolare durante la stagione estiva.
L'acquisizione delle opere di urbanizzazione rappresenta inoltre un passaggio previsto dalla pianificazione urbanistica, che consente al Comune di mettere definitivamente a disposizione della collettività infrastrutture e servizi realizzati nell'ambito degli interventi edilizi.
«Si tratta di un patrimonio che entra definitivamente nella disponibilità del Comune e che contribuisce a rendere la città più funzionale e meglio attrezzata», conclude Belletti.
Il nuovo parcheggio entra così a far parte della rete dei servizi pubblici della zona nord, rafforzando l'offerta di sosta in un quartiere che registra un'elevata frequentazione durante tutto l'anno e, in particolare, nei mesi estivi.
Martedì pomeriggio, trentaquattro gradi. Una collega mi scrive su WhatsApp: “Non ce la faccio più, sto scoppiando dal caldo.” Le rispondo. Poi non risponde più. La richiamo dopo un’ora, pensando a qualcosa di urgente. “Scusa, mi ero addormentata sotto l’ombrellone con il telefono in mano.”Ecco, è iniziata l’estate.
Quella vera, quella fatta di caldo che ti spalma sul lettino, di serate in cui l’unica cosa sensata da fare è sedersi fuori e guardare il niente, di pranzi che durano tre ore non perché ci sia qualcosa di speciale da dire, ma perché nessuno ha voglia di alzarsi. E in tutta questa bellissima pigrizia collettiva, succede qualcosa che mesi di app per il benessere digitale, articoli sul detox dai social e guru della mindfulness non erano riusciti a ottenere: il telefono finisce in borsa e ci rimane.
Non è una scelta consapevole, non è una disciplina, non è il risultato di settimane di lavoro su se stessi. È il caldo. È l’afa che ti toglie anche solo la voglia di sollevare il braccio per prendere il telefono. È la luce del sole che rende illeggibile qualsiasi display. È quella sensazione fisica, concreta, quasi brutale, per cui quando sei al mare o in piscina o semplicemente seduta fuori in una sera di giugno, scrollare TikTok ti sembra la cosa più inutile del mondo, e non perché sei diventata improvvisamente saggia, ma perché c’è il tramonto davanti e fa troppo caldo per fare anche quello.
Per anni abbiamo inseguito la disconnessione come un obiettivo. Abbiamo comprato app per bloccare le app, abbiamo impostato limiti di tempo sullo schermo che puntualmente ignoravamo dopo tre giorni, abbiamo letto articoli sul digital detox, abbiamo provato il weekend senza telefono con risultati misti e molta ansia. E invece eccolo qui, il segreto che nessuno ci aveva detto: basta aspettare luglio. L’estate risolve tutto da sola, senza sforzo, senza disciplina, senza nemmeno accorgersene.
I dati lo confermano in modo quasi comico: nel 2026 il bisogno di rallentare è diventato un trend globale e il 79% di Millennials e Gen Z dichiara di cercare esperienze che uniscano stimoli intellettuali e manuali, ovvero leggere, cucinare, camminare, stare con le persone. Tutte cose che l’estate favorisce naturalmente, senza che nessuno abbia bisogno di dichiararlo trend o di farci un podcast.
Perché in estate succede qualcosa di molto semplice: la vita reale torna a essere più interessante di quella virtuale. La serata in piazza con gli amici non ha bisogno di filtri per essere bella. Il gelato non va fotografato, va mangiato, e in fretta, prima che si sciolga. La conversazione sotto le stelle non può essere messa in pausa per rispondere a una notifica, perché sarebbe uno spreco. E il mare, quel rumore costante e ipnotico, è l’unico feed che non stanca mai, quello che puoi guardare per ore senza sentire il bisogno di qualcosa di diverso.
Certo, non mancano le eccezioni. C’è chi anche sotto l’ombrellone riesce a fare call di lavoro, chi posta ogni tramonto con caption filosofica, chi non riesce a staccare nemmeno in vacanza perché “ormai sono così”. Ma anche loro, a un certo punto della stagione, si fermano. Magari è il terzo giorno al mare, magari è una sera in cui il telefono è rimasto in camera, magari è semplicemente quella stanchezza buona che viene dopo una giornata di sole e di acqua e di dolce far niente, quella stanchezza che ti fa dormire come non dormivi da mesi. E in quel momento, i social aspettano. E va benissimo così.
La verità è che questo periodo dell’anno ci restituisce qualcosa che durante i mesi invernali dimentichiamo di avere: il tempo presente. Non il tempo da ottimizzare, da riempire, da documentare. Il tempo da vivere, quello un po’ pigro e un po’ felice che sa di crema solare e di cene lunghe e di conversazioni che iniziano senza un argomento preciso e finiscono tardi. È il tempo che nessuna piattaforma riesce a catturare davvero, perché il bello di quei momenti sta esattamente nel fatto che non vengono registrati, non vengono condivisi, non lasciano traccia tranne che nella memoria di chi c’era.
Quindi godetevela, questa disconnessione involontaria. Godetevela voi che potete, voi che non siete condannati a restare svegli a programmare post anche con trentaquattro gradi. Perché chi fa questo lavoro lo sa bene: per i social media manager l’estate non esiste davvero. I contenuti vanno pianificati, i post programmati, i commenti monitorati anche da sotto l’ombrellone, anche con il telefono che scotta tra le mani, anche quando l’unica cosa sensata sarebbe tuffarsi e non tornare a galla fino a settembre.
Noi lavoriamo perché voi possiate disconnettervi. Ed è un lavoro che facciamo volentieri, anche se ogni tanto guardiamo il mare con un filo di invidia. Ma questa è un’altra storia.
MACERATA – Nell’ottica della valorizzazione delle risorse interne, dell’unità d’intenti e della trasparenza nelle scelte, il gruppo consiliare del Partito Democratico ha definito una linea organizzativa basata sulla continuità e, al tempo stesso, sul rinnovamento della propria classe dirigente.
La decisione prevede la conferma di Narciso Ricotta nel ruolo di capogruppo, con un successivo avvicendamento a metà mandato, quando la guida passerà ad Andrea Perticarari.
Si tratta di un passaggio definito dal gruppo come strategico e generazionale, volto a consolidare la nuova classe dirigente attraverso la collaborazione tra l’esperienza delle figure storiche e il contributo dei consiglieri più recenti.
Il gruppo consiliare del Partito Democratico ribadisce inoltre l’impegno a svolgere un’opposizione costruttiva e attenta alle esigenze della città, non limitata ai soli lavori d’aula, ma aperta anche alle istanze che emergono dal territorio.
«Nella piena consapevolezza e volontà di dover essere una forza politica trainante, competente ma anche innovativa, ci prepariamo fin da ora con trasparenza al nostro ruolo di opposizione per poi essere pronti ad amministrare la città», conclude la nota del gruppo consiliare.
MACERATA – “Decreti sicurezza, sicurezza per chi e da chi?” È la domanda al centro del dibattito pubblico svoltosi ieri sera alle 18 al Bar Ginetta, in largo Affede, nel centro storico di Macerata.
L’incontro, promosso da ANPI ed Emergency, è stato introdotto da Chiara Bonotti per l’Anpi e da Giovanna Ciarlantini per Emergency. Numerosi cittadini hanno partecipato ascoltando gli interventi delle avvocate Lucrezia Boari, vicepresidente provinciale Anpi, e Roberta Sforza, dell’Associazione Avvocato di Strada.
Il confronto si è aperto con una riflessione sul significato dei cosiddetti “decreti sicurezza”, varati dal Governo tra il 2023 e il 2026. Secondo quanto emerso nel dibattito, il termine “sicurezza” rappresenterebbe già una scelta politica e comunicativa. In questo contesto è stata richiamata una riflessione critica:“Chiamare ‘Sicurezza’ una legge è già una manipolazione dell’opinione pubblica: chi vorrebbe mai il pericolo o l’insicurezza?”
È stata inoltre posta la questione su chi siano i destinatari delle misure e quali fenomeni vengano effettivamente affrontati.Nel corso dell’incontro è stato sottolineato come i diversi “pacchetti sicurezza” non contengano, secondo i relatori, interventi strutturali su povertà, disagio sociale, abitativo e giovanile, a fronte di un’attenzione prevalentemente rivolta all’ordine pubblico.
Da qui la domanda centrale rivolta ai presenti: se tali provvedimenti siano realmente efficaci nel contrasto alla criminalità e alle criticità sociali, oppure se rappresentino soprattutto uno strumento di comunicazione politica.
Il dibattito si è poi ampliato al tema della progressiva compressione dei diritti costituzionali, spesso giustificata in nome della sicurezza o dell’emergenza, a fronte – è stato osservato – della disponibilità di risorse in altri ambiti, come quello delle spese militari.
Ampio spazio è stato dedicato al tema della sanità pubblica. Giovanna Ciarlantini (Emergency) ha richiamato l’articolo 32 della Costituzione, sottolineando le difficoltà crescenti del sistema sanitario nazionale.
“L’articolo 32 afferma che la salute è un diritto fondamentale dell’individuo, ma liste d’attesa interminabili e carenza di personale fanno sì che chi può si rivolga al privato e chi non può rinunci a curarsi”, è stato evidenziato nel corso dell’intervento.
Emergency ha ricordato anche la propria presenza in Italia, accanto all’attività internazionale, in risposta all’aumento delle richieste di assistenza da parte di cittadini in difficoltà.
Un altro focus ha riguardato le politiche migratorie, con riferimento ai decreti Piantedosi e Cutro, indicati come misure che renderebbero più complesso il soccorso in mare e ridurrebbero gli strumenti di accoglienza e integrazione.
In questo contesto è stata ribadita una posizione sintetizzata nello slogan emerso durante il dibattito:“La sicurezza passa solo attraverso l’integrazione, non con l’emarginazione.”
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema del diritto di manifestare. Le relatrici hanno evidenziato come la questione riguardi potenzialmente tutti i cittadini, anche al di fuori delle appartenenze politiche.
È stato sottolineato il tema dell’equilibrio tra tutela dell’ordine pubblico e diritti costituzionali, soprattutto in relazione a nuove forme di protesta e alle possibili conseguenze normative.
In chiusura, Lucrezia Boari ha evidenziato il rischio di una progressiva marginalizzazione di categorie sociali già fragili e una riduzione degli spazi di espressione del dissenso.
L’incontro si è concluso con un richiamo condiviso al valore della Costituzione e dei diritti fondamentali.
La riflessione finale ha sottolineato come la tutela dei diritti non riguardi solo singole categorie, ma l’intera collettività: la riduzione dei diritti di alcuni può tradursi in una fragilità complessiva del sistema democratico.
Con l’arrivo del caldo estivo si ripete un rito quotidiano: sciogliere una bustina di integratore minerale in un bicchiere d'acqua. La motivazione appare logica: sudiamo, ci sentiamo spossati e quindi dobbiamo reintegrare i minerali persi, identificati quasi sempre nel binomio magnesio e potassio. Se però analizziamo la chimica del sudore, scopriamo che questa abitudine poggia su un’interpretazione parziale di come funziona il nostro corpo.
Iniziamo col dire che il sudore serve ad abbassare la nostra temperatura corporea e si forma a partire dai liquidi che scorrono fuori dalle nostre cellule, come il sangue. Nel nostro organismo i minerali sono distribuiti in modo preciso: il potassio e il magnesio sono presenti principalmente dentro le cellule, mentre il sodio e il cloro si trovano nei liquidi esterni. Di conseguenza, quando sudiamo, i minerali che vengono espulsi in maggiore quantità sono inevitabilmente quelli esterni.
Perciò il minerale principale del sudore è il sodio. In un litro di sudore perdiamo mediamente da dieci a cento volte più sodio rispetto al potassio, mentre il magnesio viene eliminato solo in tracce minime. La classica spossatezza estiva, le gambe pesanti o i crampi che attribuiamo istintivamente alla mancanza di potassio e magnesio sono in realtà la conseguenza diretta del calo della pressione arteriosa dovuto alla vasodilatazione causata dal calore, non di una reale carenza di questi due minerali.
Questo errore di valutazione spiega perché a volte, pur bevendo molto, continuiamo a sentirci spossati. Se reintegriamo i liquidi persi unicamente con acqua molto leggera o con preparati a base di solo potassio e magnesio, non stiamo restituendo al corpo il sodio che ha speso per sudare. Senza una corretta quota di sodio, l'acqua fa più fatica a rimanere nel circolo sanguigno per mantenere stabile la pressione arteriosa. Questo piccolo squilibrio, unito all'effetto del caldo sui vasi, è il vero responsabile di quella sensazione di stanchezza e stordimento nei giorni più afosi.
Affrontare l'estate in modo corretto richiede quindi di ascoltare i reali bisogni dell'organismo. Per contrastare gli effetti del caldo in un soggetto sano, non servono quasi mai formulazioni speciali. È sufficiente una normale idratazione abbinata a un pizzico di sale da cucina in più nei pasti, che fornisce esattamente il sodio di cui il sudore ci ha privato. Per quanto riguarda il potassio e il magnesio, il modo migliore per farne scorta rimane il consumo di frutta e verdura fresca di stagione: alimenti ricchi di acqua e nutrienti che lavorano in perfetta armonia con il nostro corpo.
Una colica addominale apparentemente banale che, nel giro di poche ore, si trasforma in una grave emergenza chirurgica. È quanto accaduto la sera del 13 maggio a una donna poi ricoverata d’urgenza all’ospedale di Fermo, in un intervento che il compagno, Fabrizio Romozzi di Macerata, descrive come “una corsa contro il tempo” in cui determinanti sono stati la tempestività dei soccorsi e la collaborazione tra professionisti sanitari.
Tutto inizia intorno alle 21, quando la donna avverte forti dolori addominali mentre si trova a Marina Palmense. In un primo momento il quadro sembra riconducibile a episodi già avuti in passato, ma nel giro di poco la situazione peggiora rapidamente fino a diventare insostenibile.
"Da quel momento è iniziata una corsa contro il tempo, racconta Romozzi . Ho immediatamente allertato il 112 e, contemporaneamente, ho contattato Vincenzo Flaiani, che le abita d fronte e che aveva le chiavi dell'appartamento. Senza perdere un istante è entrato in casa trovando la mia compagna in condizioni gravissime, incapace persino di alzarsi dal letto a causa dei dolori. Con grande prontezza e senso di responsabilità si è subito adoperato per prestarle assistenza e per agevolare l'intervento dei soccorritori.
"Successivamente, insieme a Roberta Ramadori, l'ha accompagnata al Pronto Soccorso dell'Ospedale di Fermo, rimanendole accanto e garantendole supporto fino al mio arrivo da Macerata. In quelle ore drammatiche la loro presenza, il loro aiuto concreto e la loro umanità hanno rappresentato un sostegno prezioso che non dimenticherò mai".
Nonostante la forte pressione sul reparto, il personale sanitario individua rapidamente la gravità della situazione. Il dolore, riferito come estremamente intenso, richiede anche una doppia somministrazione di morfina per essere controllato.
La svolta arriva con l’intuizione clinica che porta all’esecuzione immediata di una Tac, disposta dal dottor Marco Ercoli insieme al personale infermieristico. L’esame evidenzia un quadro critico: una grave ischemia intestinale massiva da volvolo, con ostruzione del circolo arterioso e rischio imminente di necrosi intestinale.
A quel punto si attiva in tempi rapidissimi la macchina chirurgica. In circa mezz’ora viene predisposta la sala operatoria e richiamata l’équipe composta dai chirurghi Sergio Grani e Marco Massa, insieme al primario dell’Unità di Anestesia e Rianimazione Daniele Elisei, sotto il coordinamento della struttura chirurgica diretta da Silvio Guerriero.
L’intervento, durato circa tre ore, affronta una situazione definita dagli operatori estremamente critica. Il volvolo aveva compromesso in modo severo la vascolarizzazione intestinale. Grazie all’azione chirurgica, viene progressivamente ripristinata la circolazione sanguigna e recuperata la funzionalità dell’intestino, evitando l’esito più grave. Il decorso post-operatorio prevede anche una fase di coma farmacologico, gestita in terapia intensiva con un monitoraggio costante.
Nel racconto viene sottolineato il ruolo centrale non solo dei medici, ma dell’intera équipe sanitaria: infermieri, anestesisti, rianimatori e operatori che hanno garantito continuità assistenziale in tutte le fasi dell’emergenza.
Un ringraziamento viene rivolto da Romozzi anche ai professionisti Catalini e Ferrini, descritti come "figure di riferimento nel supporto informativo e umano durante l’intero percorso".
Il compagno della paziente, che ha raccontato l’intera vicenda, sottolinea come "l’esperienza abbia mostrato che l’efficacia di una struttura sanitaria non dipende solo dalle tecnologie disponibili, ma soprattutto dalla capacità di coordinamento tra professionisti nei momenti di massima emergenza".
“È stata una corsa contro il tempo”, si legge nel suo racconto, “e se oggi possiamo parlarne è grazie alla competenza, alla prontezza e all’umanità di chi è intervenuto”.
Un altro colpo di mercato per la Cucine Lube Civitanova, che continua a rinforzare il roster in vista della stagione 2026/2027. Il club biancorosso ha ufficializzato l'ingaggio dello schiacciatore Davide Gardini, classe 1999, alto 205 centimetri, proveniente dalla Sonepar Padova.
Figlio dell'ex campione azzurro Andrea Gardini, tra i pallavolisti più vincenti della storia italiana e oggi allenatore del Galatasaray HDI Istanbul, Davide approda a Civitanova vivendo quello che lui stesso definisce un vero e proprio ritorno a casa.
Il suo cartellino, infatti, apparteneva già alla Lube negli anni del Club Italia, periodo durante il quale disputò con la maglia biancorossa importanti competizioni giovanili, tra cui Boy League e Junior League.
Il percorso del giocatore è iniziato proprio con il Club Italia, dove si è messo in luce nelle categorie Serie B e Serie A2, attirando l'attenzione della Federazione. Dal 2017 al 2022 ha poi proseguito la propria crescita negli Stati Uniti con la Brigham Young University (BYU), conquistando due titoli della Mountain Pacific Sports Federation (MPSF).
Rientrato in Italia, Gardini ha esordito in SuperLega con la maglia di Padova, dove ha militato dal 2022 al 2024. Successivamente ha vestito la casacca dell'Allianz Milano nella stagione 2024/2025, prima di tornare a Padova nell'ultima annata, conclusa con il raggiungimento dei quarti di finale dei Play Off per il quinto posto.
Nel suo palmarès spicca anche la medaglia d'oro alle Universiadi 2023 conquistata con la Nazionale italiana.
Grande entusiasmo nelle prime dichiarazioni del nuovo schiacciatore della Lube.
«Inizio una nuova avventura in una realtà che in parte sento già mia. Ai tempi del Club Italia il mio cartellino apparteneva alla Lube e ho disputato in biancorosso tornei come Boy League e Junior League. Mi sembra di chiudere un cerchio con grande orgoglio. Far parte del progetto di una società così importante è fantastico. Quando ti cerca un club come la Lube bisogna cogliere al volo l'opportunità. Non vedo l'ora di conoscere la splendida tifoseria biancorossa», ha dichiarato Gardini.
POTENZA PICENA – Quarantadue anni dalla fondazione della squadra e quarant'anni dal primo campionato disputato. Un traguardo speciale che ha riportato insieme i protagonisti di una delle prime esperienze di football americano nel Maceratese.
I Brothers Macerata, formazione nata dagli Yankee Macerata, si sono ritrovati per una serata all'insegna dell'amicizia e dei ricordi al ristorante Maramao di Potenza Picena.
Un'occasione per riabbracciarsi dopo tanti anni, ripercorrendo le emozioni vissute sui campi da gioco e ricordando un periodo che ha segnato la nascita e la crescita del football americano nel territorio.
Nel corso degli anni le loro strade si sono divise: c'è chi è diventato sindaco, chi avvocato, chi imprenditore, ma il legame costruito grazie allo sport è rimasto immutato. Tutti hanno accolto con entusiasmo l'invito alla reunion, condividendo aneddoti, fotografie e ricordi di una stagione che ha lasciato un segno nella storia sportiva locale.
La serata si è trasformata in una vera e propria festa della memoria, durante la quale i protagonisti hanno celebrato non solo i risultati ottenuti sul campo, ma soprattutto i valori di amicizia, spirito di squadra e appartenenza che, a distanza di oltre quattro decenni, continuano a unirli.
L'Assemblea generale di Confindustria Macerata ha approvato a larghissima maggioranza il documento di indirizzo che avvia il percorso verso una rappresentanza più forte, moderna e autorevole delle imprese marchigiane. Una decisione che conferma la volontà degli imprenditori del territorio di essere protagonisti di una nuova fase del sistema confindustriale regionale.
La delibera ratifica il percorso già condiviso all'unanimità dal Consiglio di Presidenza e dal Consiglio Generale dell'associazione e rappresenta un passaggio significativo anche dal punto di vista storico. Dopo aver assunto in passato posizioni differenti rispetto ad analoghi progetti di aggregazione, Confindustria Macerata sceglie oggi di sostenere un modello che punta a coniugare identità territoriale, maggiore massa critica, competenze specialistiche e una più incisiva capacità di rappresentanza.
Il percorso nasce dall'accordo sottoscritto dalle presidenze di Confindustria Ancona, Fermo e Macerata, con l'obiettivo di rafforzare il peso delle imprese marchigiane, migliorare i servizi agli associati e valorizzare le peculiarità dei singoli territori all'interno di una visione condivisa.
«Macerata sceglie di contribuire alla guida del cambiamento», afferma il presidente Marco Ragni. «Lo fa con senso di responsabilità e insieme agli altri territori che hanno deciso di condividere questo cammino. La complessità del contesto economico richiede organizzazioni più forti, più competenti e capaci di incidere nei luoghi in cui si determinano le condizioni di competitività delle nostre imprese».
Nel corso dell'assemblea, Ragni ha illustrato la relazione dal titolo "Il paradosso dell'aggregazione necessaria", soffermandosi sulla necessità di superare logiche di conservazione e affrontare con pragmatismo le sfide future della rappresentanza industriale nelle Marche.
«Dobbiamo distinguere tra identità e immobilismo», ha sottolineato. «L'identità di un territorio è un valore da preservare, mentre l'immobilismo rischia di far coincidere ciò che siamo con il modo in cui siamo organizzati oggi».
Il voto dell'assemblea evidenzia una forte compattezza del sistema imprenditoriale maceratese e rafforza il mandato a proseguire il percorso di aggregazione attraverso il confronto e una visione condivisa. In un contesto caratterizzato dalle trasformazioni tecnologiche, dall'intelligenza artificiale, dalla transizione energetica e dai nuovi equilibri geopolitici, la qualità della rappresentanza viene considerata un elemento strategico per sostenere la competitività delle imprese e lo sviluppo del territorio.
«Il futuro della rappresentanza non può essere costruito limitandosi a difendere gli assetti esistenti», conclude Ragni. «Serve il coraggio di aprire strade nuove, mantenendo saldo il legame con le nostre comunità produttive. L'identità è un patrimonio da custodire. L'immobilismo è un rischio da evitare. I territori non si indeboliscono quando scelgono di costruire insieme il futuro, ma quando smettono di interpretare il cambiamento».
La Banca di Credito Cooperativo di Recanati e Colmurano rinnova anche per il 2026 il proprio sostegno ai giovani del territorio, confermando il bando per l’assegnazione delle borse di studio riservate ai soci, ai figli dei soci, ai dipendenti e ai figli dei dipendenti che si siano distinti nel percorso scolastico o universitario.
L’iniziativa, ormai consolidata, punta a valorizzare il merito e l’impegno nello studio, premiando i risultati raggiunti dagli studenti e rafforzando al tempo stesso il legame mutualistico che unisce la banca alla propria compagine sociale. Un’azione che si inserisce pienamente nei principi statutari dell’istituto, orientati alla crescita culturale e morale dei soci e delle comunità locali.
Le borse di studio saranno assegnate in base al titolo di studio conseguito e alla votazione ottenuta. Per gli studenti che hanno completato la scuola secondaria di primo grado sono previsti 100 euro per chi ha ottenuto una votazione pari a 9 e 150 euro per chi ha conseguito il 10 o il 10 e lode. Per i diplomati della scuola secondaria di secondo grado, il contributo sarà di 150 euro con votazioni comprese tra 95 e 100 e di 200 euro in caso di 100 e lode.
Per quanto riguarda il percorso universitario, le lauree triennali, magistrali, specialistiche e a ciclo unico conseguite nell’anno accademico 2024-2025 daranno diritto a una borsa di studio di 250 euro per votazioni comprese tra 108 e 110 e di 300 euro per chi ha ottenuto il massimo dei voti con lode.
Le domande dovranno essere presentate entro il 31 agosto 2026 esclusivamente tramite posta elettronica all’indirizzo eventi@recanati.bcc.it, utilizzando il modulo disponibile sul sito della banca o presso le filiali. Alla richiesta dovranno essere allegati un documento di identità in corso di validità e la documentazione attestante il titolo di studio conseguito o una certificazione sostitutiva riportante la votazione e l’anno di conseguimento.
Nell’oggetto della mail dovrà essere indicata la dicitura “Borse di studio 2026_Cognome Nome”. L’assegnazione dei contributi avverrà sulla base delle domande pervenute e della documentazione presentata, secondo quanto previsto dal regolamento, a insindacabile giudizio del Consiglio di Amministrazione.
Tutte le informazioni, il modulo di domanda e il regolamento completo sono disponibili sul sito della banca.
MACERATA – Una giornata all’insegna dei ricordi, dell’amicizia e della condivisione ha riunito le ex maturande dell’anno 1974 dell’Istituto Magistrale San Giuseppe di Macerata.
Le protagoniste dell’incontro si sono ritrovate al ristorante di pesce “Km 25” di Macerata, per celebrare un doppio traguardo: i 52 anni dall’esame di maturità e, per molte di loro, anche il raggiungimento dei 70 anni di età.
L’appuntamento è stato l’occasione per ripercorrere insieme gli anni trascorsi tra i banchi di scuola, tra episodi divertenti e momenti più impegnativi del percorso scolastico. Un vero e proprio viaggio nella memoria che ha riportato alla luce amicizie mai dimenticate e il piacere di ritrovarsi dopo tanti anni.
Alla reunion hanno partecipato anche diverse ex alunne arrivate da fuori provincia e, in alcuni casi, da altre regioni, che hanno voluto prendere parte a questo speciale momento di festa e condivisione.
Non è mancato il tradizionale taglio della torta, immortalato in una foto di gruppo, simbolo di una giornata vissuta tra sorrisi, emozioni e affetto reciproco.
Il saluto finale è stato accompagnato da un auspicio condiviso da tutte: «Arrivederci al prossimo incontro! Speriamo di essere ancora di più».
(Nella foto con la torta compaiono, da sinistra, Micozzi Loredana, Nardi Dhera, Borghini Stefania, Conti Stefania (seduta), Gaudenzi Teresa, Zavaglini Daniela, Mazzolini Miriana, Bastianelli Stefania, Tamagnini Floriana, Meschini Daniela, Tombesi Franca, Ciccarelli Carla, Frattani Letizia e Carloni Manuela)
C’è chi ha attraversato confini, anni, carriere e Paesi per rientrare nella città in cui tutto è cominciato. La tradizionale Giornata del Laureato dell’Università di Macerata e dell’Associazione laureati ateneo maceratese (Alam) ha richiamato quasi 130 laureate e laureati di 25 e 50 anni fa, in un grande abbraccio collettivo tra l’Università e la sua comunità più ampia: quella di chi qui si è formato e continua, con il proprio percorso, a portare nel mondo il nome di UniMC. La manifestazione ha concluso i Graduation Day, che tra giovedì e venerdì hanno portato in piazza Vittorio Veneto oltre 600 laureati e laureate di oggi e di ieri.
Tra le storie simbolo c’è quella di Despoina Pappa, arrivata dalla Grecia per celebrare i 25 anni dalla laurea in Giurisprudenza e oggi avvocato.
“Questa non è una semplice cerimonia: è un ritorno”, ha ricordato il rettore John McCourt. “Bentornati nella vostra Università. Bentornati nella vostra casa UniMC”. Il rettore ha sottolineato il valore dell’università pubblica, “accessibile a tutte e a tutti”, e il ruolo delle scienze umane e sociali di fronte alle grandi sfide del presente: transizione digitale, intelligenza artificiale, sostenibilità, nuove disuguaglianze, trasformazioni del lavoro e fragilità democratiche.
A fare gli onori di casa anche Daniela Gasparrini, presidente dell’Alam, che ha richiamato la missione dell’associazione, nata nel 1994 per mantenere vivo il rapporto tra l’Università e i suoi laureati. “Questa giornata è soprattutto un’occasione per ritrovare il senso di appartenenza alla comunità universitaria”, ha ricordato, evidenziando come negli anni della formazione non si acquisiscano soltanto conoscenze e competenze, ma si costruiscano amicizie, relazioni e consapevolezze che accompagnano tutta la vita.
La cerimonia ha visto anche il conferimento dei riconoscimenti a quattro figure che raccontano, da prospettive diverse, la forza di una formazione capace di generare responsabilità, cultura e servizio.
Tra i premiati come “Laureata dell’Anno”, l’Alam ha indicato Sofia Cingolani, laureata con lode in Storia e Conservazione dei Beni Culturali e successivamente dottore di ricerca a Macerata. Archeologa, direttrice dei Musei Archeologici Statali di Ascoli Piceno, Cingoli e Urbisaglia e del Parco archeologico di Urbs Salvia, rappresenta un percorso in cui ricerca, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale diventano responsabilità pubblica e servizio al territorio.
Il riconoscimento di “Laureato dell’Anno” è andato anche all’avvocato Andrea Ballestrazzi, del Foro di Modena, che ha affiancato alla professione un intenso cammino umanistico a UniMC, conseguendo la laurea con lode in Filosofia e la laurea magistrale in Scienze Filosofiche. Il suo percorso, proseguito fino al dottorato sui temi della responsabilità, della solidarietà e dell’azione civile per il bene comune, si intreccia con l’impegno nell’organizzazione di volontariato “Ho Avuto Sete”, attiva in Africa e in Italia nei settori dell’acqua, della salute, dell’educazione e dell’inclusione sociale.
Un altro premio “Laureato dell’Anno” è stato conferito ad Alessandro Aureli, laureato magistrale in Scienze della Politica a UniMC dopo la formazione alla Bocconi. La sua esperienza imprenditoriale in Aureli Mario Società Agricolaè stata valorizzata per la capacità di coniugare competenze manageriali, sensibilità umanistica e sostenibilità.
Il premio “Oscar Olivelli”, istituito in memoria del giurista maceratese, è stato infine attribuito all’avvocato Gianfranco Borgani, laureato in Giurisprudenza a Macerata, che al rigore dell’attività forense ha affiancato un intenso impegno culturale per la riscoperta e la valorizzazione dell’eredità di Giuseppe Tucci, tra i maggiori orientalisti del Novecento.
“Questa sera non celebriamo soltanto ciò che siete stati per l’Ateneo, ma ciò che continuate a essere: una parte viva della nostra storia, della nostra reputazione e del nostro futuro”, ha concluso il rettore.
Da Luca Zingaretti a Stefano Accorsi, da Giuseppe Fiorello a Rocco Papaleo, da Giulia Ottonello a Giulio Scarpati, Amanda Sandrelli e Luca Bizzarri. Otto appuntamenti in abbonamento e due fuori abbonamento per una stagione che intreccia letteratura, grandi storie, musica, danza e contemporaneità.
Il Teatro Rossini di Civitanova Marche apre il sipario sulla Stagione 2026/27, promossa dal Comune di Civitanova Marche, dall'Azienda Teatri di Civitanova e dall'AMAT, con il contributo della Regione Marche e del Ministero della Cultura. Una stagione che conferma il Rossini come punto di riferimento culturale del territorio e che propone un cartellone di grande qualità artistica, capace di coniugare il richiamo dei grandi protagonisti della scena italiana con produzioni di prestigio, nuovi allestimenti e testi che interrogano il nostro tempo.
Ad inaugurare il cartellone, il 7 novembre, è l'anteprima nazionale di Assassinio sull'Orient Express, in residenza di allestimento a Civitanova Marche. Il celebre capolavoro di Agatha Christie, nell'adattamento di Ken Ludwig e con la regia di Roberto Valerio, vede Claudio "Greg" Gregori nei panni dell'infallibile Hercule Poirot, alle prese con uno dei casi più celebri della letteratura gialla. Un thriller teatrale elegante e avvincente che trasforma il celebre viaggio sull'Orient Express in una profonda riflessione sul rapporto tra verità, giustizia e responsabilità collettiva.
Il 17 e 18 novembre Luca Zingaretti è il protagonista di Marco Polo e le città invisibili, spettacolo liberamente tratto dal capolavoro di Italo Calvino nel cinquantesimo anniversario della pubblicazione del libro. L'adattamento di Edoardo Erba e la regia di Giuseppe Dipasquale trasformano l'universo poetico delle Città invisibili in un intenso confronto tra immaginazione e potere, offrendo una lettura sorprendentemente contemporanea dell'opera calviniana.
Il nuovo anno si apre il 19 e 20 gennaio con l'esclusiva regionale di Educazione sentimentale, scritto e diretto da Ivan Cotroneo e interpretato da Giuseppe Fiorello. Attraverso il racconto della vita di un uomo comune, lo spettacolo affronta con ironia e profondità i modelli culturali della mascolinità e le contraddizioni di un'educazione sentimentale che continua a interrogare la società contemporanea.
Il 24 febbraio Stefano Accorsi è il protagonista di Nessuno. Le avventure di Ulisse, testo di Emanuele Aldrovandi con l'adattamento e la regia di Daniele Finzi Pasca. Una rilettura poetica e sorprendente del mito omerico che restituisce un Ulisse fragile e profondamente umano, in un viaggio teatrale dove l'epica incontra l'intimità e la memoria.
Il 9 marzo è la volta di Scheda bianca, tratto dal romanzo Saggio sulla lucidità di José Saramago, con Rocco Papaleodiretto da Serena Sinigaglia in esclusiva regionale. Una parabola politica e civile di straordinaria attualità che racconta la crisi della democrazia attraverso una vicenda surreale e inquietante, sospesa tra ironia e disincanto.
Il 1° aprile il Rossini accoglie Amélie – Il Musical, spettacolo ispirato al celebre film Il favoloso mondo di Amélie. Con Giulia Ottonello protagonista e la regia di Eugenio Contenti, il musical conduce il pubblico in una Parigi poetica e sognante, dove piccoli gesti e grandi emozioni diventano un inno alla gentilezza, alla fantasia e all'amore.
Il 16 aprile Amanda Sandrelli e Giulio Scarpati, diretti da Antonio Zavatteri, guidano il cast di Cari Genitori, grande successo della drammaturgia francese contemporanea firmato da Emmanuel e Armelle Patron. Una commedia brillante e pungente che, tra colpi di scena e situazioni esilaranti, indaga i rapporti familiari, gli affetti e il delicato equilibrio tra sentimenti e interessi.
A chiudere la stagione, il 5 maggio, è Le nostre donne di Éric Assous con Luca Bizzarri, Enzo Paci e Antonio Zavatteri, diretti da Alberto Giusta. Una commedia raffinata e irresistibile che, attraverso il confronto tra tre amici di lunga data, affronta con intelligenza e humour i temi dell'amicizia, della verità e delle relazioni di coppia.
Accanto agli spettacoli in abbonamento, la stagione propone due prestigiosi appuntamenti fuori abbonamento. Il 16 ottobre, nell'ambito del Civitanova Film Festival, Giorgio Pasotti e il Quintetto Saverio Mercadante rendono omaggio a uno dei più grandi compositori del Novecento con Ennio Morricone… la musica senza tempo. Un viaggio emozionante tra parole e musica che ripercorre le colonne sonore indimenticabili del Maestro, capace di trasformare il cinema in emozione universale e patrimonio della memoria collettiva.
Il 28 dicembre spazio alla grande danza internazionale con Il lago dei cigni, interpretato dal Russian Classical Balletdiretto da Evgeniya Bespalova. Considerato il simbolo per eccellenza del balletto classico, il capolavoro di Čajkovskijtorna in scena con tutta la sua forza evocativa, tra virtuosismo tecnico, eleganza coreografica e la magia senza tempo della storia di Odette e Siegfried.
Lo immagino così, affacciato dagli infiniti spazi oltre la siepe a rimirare il finito, assorto ad ascoltare i suoi immortali versi in lingua cinese, idioma che in vita l'aveva a lungo incuriosito ed affascinato. Giacomo Leopardi infatti si interessò della scrittura cinese, confrontando il nostro sistema fonetico con quello logografico del mandarino, già dal 1821 nello Zibaldone.
Un altro rimando all'estremo oriente lo troviamo nella celebre poesia Canto notturno di un pastore errante dell'Asia dove il fascino per l'esotico si mescola alla malia della luna, la stessa che in ogni tempo e in ogni angolo della terra interroga e attrae come le maree l'animo umano. Chissà quale effetto farebbe al poeta recanatese ascoltare L'infinito non solo nella lingua natia, dalla penetrante voce dell'attrice concittadina Giulia Poeta, ma nell'idioma cinese tradotto dall'eminente professor Wen Zheng.
È successo a Pechino e Shanghai grazie a un ispirato e ambizioso progetto che ha gettato ponti nello spazio e nel tempo attingendo a versi sempre attuali ed universali attorno ai quali possiamo dimenticare le nostre mille differenze e riconoscere la nostra comune radice umana assetata d'infinito.
Il 16 giugno 2026, presso l'Istituto di cultura di Pechino, diretto dall'illuminato Federico Roberto Antonelli, è andato infatti in scena lo spettacolo "Leopardi: verso l'infinito", scritto e interpretato dalla stessa Giulia Poeta, in questi giorni non solo in veste di attrice e doppiatrice ma onorata ambasciatrice della cultura leopardiana in Cina.
La particolarità dello spettacolo è stata immaginare il sommo poeta introdurre in prima persona i suoi più celebri canti la cui traduzione in cinese veniva proiettata sul grande schermo. L'ambizioso progetto è riuscito ad accostare due idiomi e due culture apparentemente molto lontane che si sono raggiunte proprio nel punto dove la nostra ragione si ferma attraversando quel limite solo con l'immaginazione e la poesia, col sentimento e l'emozione.
Emozione fatta di versi e di note, quelle struggenti della violinista di Castelfidardo Melissa Cantarini, che ha accompagnato la recitazione delle liriche attraverso il linguaggio universale e magico della musica.
La lettura dei versi in entrambi i due idiomi è avvenuta il giorno seguente nell'ambito della Beijing International Book Fair per la presentazione della prima edizione cinese dell'opera dei Canti di Giacomo Leopardi.
Alcune delle più celebri poesie di Leopardi sono state magistralmente lette in italiano da Giulia Poeta e in mandarino dal prof. Wen Zheng per dare l’opportunità al pubblico cinese di far propri i nostri celebri Canti. E se crediamo con Dostoevskij che “la bellezza salverà il mondo” la condivisione di arte, filosofia e cultura tra i popoli potrebbe essere l’antidoto persino alla guerra. Questo percorso nell'anima del poeta si è concluso il 18 giugno a Shanghai, arricchendo la serata di Gala Dinner del Panda d'Oro dedicata alla premiazione degli italiani in Cina distintisi in campo sociale e imprenditoriale, con un estratto dello spettacolo messo in scena a Pechino, connubio perfetto fra musica e poesia.
In quest’ultima occasione si è colta ancora una volta l'emozione del pubblico e la sensazione che la scrittura del poeta non serva a dar voce solo al proprio intimo, né sia diretta solo ai suoi contemporanei, ma riesca a raggiungere i più lontani confini della terra e l'uomo di ogni tempo, parlando non solo alla mente e alla cultura ma all'animo umano. Ha del miracoloso che un poeta vissuto secoli fa possa risorgere ogni volta che si leggono i suoi versi, soprattutto quando chi li declama è in grado di sprigionarne tutto il pathos celato.
Proprio come riesce a fare Giulia Poeta, il cui cognome diventa destino quando presta la sua voce anche al poeta che non ha più voce terrena, riattivando ad ogni parola quel flusso vitale d'energia che anima i suoi versi. La potenza della poesia riesce a risvegliare perfino lo spirito assopito delle generazioni di nativi digitali che spesso lasciano l'attività creativa a una macchina senz'anima.
L'attualità dei temi trattati e l'emozione che ancora suscita in noi la poesia di Giacomo Leopardi ci rassicura, in fondo, che siamo ancora uomini e come tali siamo ancora in grado di sentire il riverbero di quelle domande di senso che ognuno porta dentro di sé e che il poeta ha espresso in modo così luminoso e affascinante. Infatti, secondo il teorico del romanticismo italiano, la poesia è il recupero della facoltà immaginativa tipica dei fanciulli e degli antichi, capacità che da adulti concreti e razionali quali siamo rischiamo di perdere.
Ma ora a rischio sono persino i piccoli uomini in formazione quando, davanti a un foglio bianco, invece di vedervi uno spazio di libertà per dare respiro al proprio mondo interiore, chiedono a un algoritmo di riempirlo al loro posto. Per questo i poeti come Leopardi sono necessari come il pane, soprattutto oggi, perché non si spenga la nostra vena poetica e creativa, perché nessun confine né alcun limite ci fermi ma anzi ci spinga a immaginare cosa ci sia oltre quella siepe, perché la nostra sete d'infinito non si plachi mai.
[Nella foto da sinistra: Federico Roberto Antonelli (direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Pechino), Melissa Cantarini, Giulia Poeta, Filippo La Rosa (Vice Direttore Generale per la Diplomazia Pubblica e Culturale)].
Si è svolta la tradizionale cerimonia del passaggio delle consegne del Rotary Club Macerata "Matteo Ricci", appuntamento che ha segnato la conclusione dell'anno rotariano 2025/2026 e l'avvio del nuovo mandato. Alla serata hanno partecipato l'assistente del governatore Giorgio Piergiacomi, insieme ai soci, ai familiari e agli amici del Club.
Nel corso della conviviale il presidente uscente Tobia Sardellini ha ripercorso le principali attività svolte durante l'anno, ringraziando il Consiglio Direttivo per la collaborazione e sottolineando l'orgoglio di aver guidato il Club.
Tra i progetti più significativi ricordati figurano la serata in vigna a sostegno della Onlus La Goccia, il 5° Torneo di Padel e Tennis a favore della Fondazione Anffas, il Premio "Silvia Rossi", giunto alla quinta edizione e assegnato a Veronica Berti Bocelli della Fondazione Andrea Bocelli, oltre al progetto "Rivelazioni sotto il loggiato", che ha portato al restauro di due preziose tele sei-settecentesche rinvenute nella Collegiata di Santa Maria Assunta di San Ginesio.
Sardellini ha inoltre ricordato il progetto di prevenzione sanitaria nelle scuole, la conferenza di geopolitica con Dario Fabbri, la partecipazione a un Global Grant destinato a un'iniziativa solidale in Etiopia, il percorso formativo "Pillole di Rotary" e l'ingresso di tre nuovi soci.
Al termine del suo intervento ha consegnato attestati di benemerenza e insegne ai componenti del Consiglio direttivo.
Nel corso della serata sono stati conferiti anche due prestigiosi riconoscimenti Paul Harris Fellow, la massima onorificenza della Rotary Foundation.
Il presidente uscente ha consegnato il riconoscimento al segretario Renzo Tartuferi, mentre l'Assistente del Governatore Giorgio Piergiacomi ha attribuito lo stesso riconoscimento a Tobia Sardellini, per l'impegno profuso durante il suo mandato.
Momento centrale della serata è stato il passaggio del collare alla nuova presidente, la psicologa Francesca Accorsi, che guiderà il club nell'anno rotariano 2026/2027.
Visibilmente emozionata, Accorsi ha ringraziato il suo predecessore per il lavoro svolto e ha presentato il nuovo Consiglio direttivo, paragonandolo a un gruppo di "argonauti", pronti ad affrontare insieme le sfide del nuovo anno rotariano.
La sua presidenza sarà ispirata al motto "Creare un impatto duraturo", con l'obiettivo di proseguire e rafforzare l'impegno del Rotary a favore della comunità.
Il nuovo Consiglio Direttivo è composto da Francesca Accorsi (presidente), Tobia Sardellini (past president), Paolo Piccardoni (presidente eletto), Gianni Giuli (segretario), Andrea Cirilli (tesoriere), Graziano Grelloni (prefetto), Guido Grandinetti (comunicatore) e dai consiglieri Luana Capparuccini, Giorgio Caraffa, Massimiliano Fraticelli, Lucia Isolani, Sabrina Morresi e Laura Ricci.
Recanati– Si è svolta ieri sera, nella suggestiva cornice dell’Orto del Colle dell’Infinito, la decima edizione del Premio “Giuseppe Guzzini”, riconoscimento dedicato all’imprenditoria etica e promosso da UCID Marche (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti) in memoria dell’imprenditore recanatese.
Alla cerimonia hanno preso parte i componenti della famiglia Guzzini, insieme al presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, al vescovo della Diocesi di Macerata, Nazzareno Marconi e a numerose autorità del mondo accademico, economico e istituzionale. Tra questi, Giuseppe Rivetti (presidente FAI Marche), Alessandra Troilo (Orto sul Colle dell’Infinito), Paola Bichisecchi (Confindustria Marche).
Ad accogliere gli ospiti sono stati Stelvio Lorenzetti, vicepresidente nazionale Ucid, Remo Fiori, presidente Ucid Marche, Alessandro Guzzini, Ad di Finlabo Sim e organizzatore del premio, Giuseppe Casali, presidente Ucid Macerata, ed il sindaco di Recanati Emanuele Pepa.
Il riconoscimento 2026 è stato conferito a Giovanni Ciccolini, fondatore di Halley Informatica di Matelica, tra le principali realtà software delle Marche e protagonista del processo di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione italiana.
Sotto la sua guida, l’azienda si è affermata come uno dei principali fornitori nazionali di soluzioni informatiche per gli enti locali, supportando migliaia di amministrazioni pubbliche con piattaforme dedicate ai servizi anagrafici, alla polizia locale, ai servizi sociali e alla gestione digitale dei cittadini.
Nella motivazione ufficiale si sottolinea come Ciccolini, imprenditore di prima generazione, si sia distinto non solo per le competenze gestionali e tecnologiche, ma anche per il forte legame con il territorio e l’impegno sociale ispirato ai valori cristiani.
Halley Informatica viene inoltre riconosciuta per le politiche di inclusività e crescita occupazionale, con una presenza significativa di giovani e donne e un organico che ha raggiunto circa mille dipendenti tra Italia ed estero.
Come da tradizione, il premio è stato inserito nell’ambito di una tavola rotonda economico-sociale, condotta dal giornalista Pietro Saccò, con la partecipazione di monisgnor Gianpiero Palmieri, monsignor Nazzareno Marconi, il presidente Ucid Giovani nazionale Benedetto Delle Site e il docente dell’Università Politecnica delle Marche Michele Germani.
“È una grande emozione premiare un imprenditore di questo spessore” – ha dichiarato il presidente UCID Macerata Giuseppe Casali – sottolineando come il premio valorizzi aziende che coniugano crescita economica, responsabilità sociale e centralità della persona secondo la Dottrina Sociale della Chiesa.
Particolarmente sentito l’intervento di Alessandro Guzzini, che ha ricordato il significato familiare e valoriale del premio, dedicato alla memoria del padre Giuseppe e della madre Silvana Sabbatini: “Questo riconoscimento vuole portare avanti i valori cristiani che hanno sempre guidato la loro visione d’impresa”.
Il premiato Giovanni Ciccolini ha ringraziato sottolineando il ruolo centrale di educazione e fede nella sua vita personale e professionale, definendo il premio un riconoscimento anche alla sua famiglia e al percorso condiviso.
Il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, ha infine evidenziato come i valori rappresentino un elemento essenziale dell’impresa contemporanea, capace di mantenere attenzione verso persone e territorio anche nei momenti più complessi.
Il riconoscimento, rappresentato da una scultura dell’artista Ermenegildo Pannocchia, è giunto alla decima edizione. Tra i premiati delle passate edizioni figurano, tra gli altri, Enrico Loccioni, Andrea Lardini, Nando Ottavi, Battista Faraotti, Emanuela Scavolini, fino al vincitore 2025 Federico Maccari (Ad Pasta di Camerino).
L’evento è stato patrocinato da Confindustria Marche, Comune di Recanati, Recanati città dell’Infinito, FAI Marche e sostenuto da Banco Marchigiano, Finlabo SIM e Algam Eko.
SAN SEVERINO MARCHE – La Congregazione delle Suore Missionarie dell'Amore di Cristo (Smac) ha una nuova guida. Il Consiglio generale dell'ordine, riunito nei giorni scorsi presso la Casa generalizia del Santuario della Madonna dei Lumi di San Severino Marche, ha eletto suor Daniela Buraschi nuova superiora generale della congregazione internazionale.
La religiosa, 64 anni, si trova attualmente nelle Filippine, dove svolge la propria missione. Proprio lì le è stata comunicata ufficialmente l'elezione, che la porterà ad assumere il massimo incarico di governo dell'istituto religioso.
Sebbene sia originaria di Cesta di Copparo, in provincia di Ferrara, suor Daniela è da molti anni profondamente legata a San Severino Marche, città nella quale vive e opera dagli anni Ottanta e dove è maturata la sua vocazione religiosa. Nel tempo è diventata un punto di riferimento per la comunità locale grazie alla sua presenza discreta, alla disponibilità e al costante impegno nel servizio agli altri.
L'elezione è stata accolta con grande soddisfazione nella città settempedana. Il sindaco Rosa Piermattei ha voluto esprimere pubblicamente le felicitazioni dell'intera comunità attraverso una lettera indirizzata alla religiosa.
«Sapere che il Consiglio generale, riunito nel nostro amato Santuario della Madonna dei Lumi, ha scelto lei per ricoprire il ruolo di massimo livello all'interno della comunità missionaria internazionale è motivo di immenso orgoglio per la nostra città», scrive il primo cittadino.
Nel messaggio, il sindaco ha voluto ricordare anche il lungo servizio svolto da suor Daniela a San Severino Marche, sottolineando in particolare la dedizione con cui ha assistito il cardinale Edoardo Menichelli.
«Desidero ricordare con profonda gratitudine la sua straordinaria presenza nel nostro territorio, contrassegnata da un impegno instancabile e, in modo particolare, dall'amorevole e costante assistenza che ha prestato al nostro amatissimo cardinale Edoardo Menichelli. Quella vicinanza, fatta di cura e profonda sensibilità, resta una testimonianza viva della sua totale dedizione al prossimo».
Il messaggio si conclude con un augurio per il nuovo incarico e con la certezza che il legame con San Severino Marche resterà saldo.
«Siamo certi che la sua guida illuminata saprà tracciare strade feconde per l'intera congregazione. Sappia che San Severino Marche continuerà a essere la sua casa e ad accompagnarla, passo dopo passo, con l'affetto di sempre».
Per la comunità settempedana l'elezione di suor Daniela Buraschi rappresenta un importante motivo di orgoglio e il riconoscimento di un percorso di fede e servizio che, partito da San Severino Marche, assume ora una dimensione internazionale.
MATELICA – Un compleanno speciale e un traguardo che rappresenta un patrimonio per l'intera comunità. Nella giornata di ieri, 26 giugno, Ida Montanari ha festeggiato il suo 103° compleanno, circondata dall'affetto dei familiari e dall'abbraccio della città.
Per l'occasione il sindaco Denis Cingolani ha voluto farle visita personalmente, portandole gli auguri dell'amministrazione comunale e di tutta la cittadinanza.
«Oggi la nostra comunità festeggia un traguardo straordinario – ha dichiarato il primo cittadino –. La nostra carissima concittadina, Ida Montanari, compie ben 103 anni. Raggiungere questa età con la sua lucidità e il suo sorriso è un dono immenso, non solo per la sua famiglia, ma per tutti noi».
Il sindaco ha poi sottolineato il valore che figure come Ida rappresentano per il territorio.
«Ida attraversa la storia della nostra comunità. Custodisce la memoria, le tradizioni e i valori più profondi della nostra terra. Rappresenta le nostre radici più forti ed è un esempio vivente di resilienza e saggezza».
A nome dell'amministrazione comunale e dell'intera città, Cingolani ha infine rivolto un messaggio di affetto alla festeggiata.
«Desidero esprimere a Ida i sentimenti più sinceri di stima e ammirazione. Buon compleanno! Che questa giornata sia ricca di gioia e vissuta circondata dall'amore dei suoi cari».
Per consentire il proseguimento dei lavori di miglioramento stradale e di superamento delle barriere architettonichenel primo tratto di Viale della Repubblica e nel tratto di Viale G. Benadduci, nonché per garantire la pubblica incolumità, la sicurezza degli utenti della strada e degli operai impegnati nel cantiere, il Comando di Polizia Locale ha emesso un'ordinanza.
Dal 29 giugno 2026 al 4 luglio 2026, e comunque fino al termine dei lavori, sarà istituito il divieto di transito e il divieto di sosta con rimozione forzata per tutti i veicoli in Viale G. Benadduci, nel tratto compreso tra l'intersezione con Viale della Repubblica e quella con Via Arnaldo Lucentini.
Sarà consentito l'accesso ai residenti e al personale della scuola. Per raggiungere la segreteria della scuola Lucatelli sarà possibile utilizzare l'ingresso situato su Viale della Repubblica.
Alla ditta esecutrice dei lavori spetta il compito di installare e mantenere in perfetta efficienza, per tutta la durata dell'intervento, la prescritta segnaletica stradale temporanea di cantiere e la segnaletica antinfortunistica prevista dalla normativa vigente, provvedendo alla delimitazione, alla protezione e alla messa in sicurezza delle aree interessate dagli interventi.
La ditta dovrà inoltre adottare tutti gli accorgimenti necessari per garantire la sicurezza della circolazione veicolare e pedonale, oltre che delle maestranze impegnate nel cantiere.
Sarà inoltre necessario apporre un'idonea segnaletica di preavviso della chiusura stradale almeno 48 ore primadell'entrata in vigore delle limitazioni, mediante apposita cartellonistica collocata nei tratti interessati dai lavori e nelle principali intersezioni di accesso all'area, indicando il periodo di validità del provvedimento e le eventuali modifiche alla viabilità.
Al termine dei lavori, o quando verranno meno le esigenze che hanno determinato le limitazioni, la ditta dovrà rimuovere completamente la segnaletica temporanea di cantiere e ogni altra installazione provvisoria, ripristinando la normale segnaletica stradale e le consuete condizioni di sicurezza e transitabilità.
La ditta esecutrice resta direttamente responsabile dell'osservanza delle prescrizioni contenute nell'ordinanza, della corretta installazione e manutenzione della segnaletica temporanea e di cantiere, nonché di eventuali danni a persone o cose derivanti da carenze, omissioni o difformità nella segnalazione dei lavori e nella gestione dell'area interessata dal cantiere.
Infine, la stessa dovrà installare e mantenere in perfetta efficienza tutta la segnaletica temporanea prevista dal Codice della Strada, provvedendo anche alla delimitazione e alla messa in sicurezza dell'intera area di cantiere.
La sala degli Stemmi del Palazzo Comunale ha ospitato la presentazione ufficiale della seconda edizione della StraSanseverino, l’evento podistico conosciuto come “la notturna più bella delle Marche”, che quest’anno si arricchisce di un’importante novità: il gemellaggio sportivo con la StraCaldarola.
All’incontro hanno preso parte il sindaco di San Severino Marche, Rosa Piermattei, il sindaco di Caldarola, Giuseppe Fabbroni, il presidente regionale della Fidal Marche, Fabio Romagnoli, il presidente dell’Asd Bike Zone, Gionata Ghergo, il presidente dell’Asd Monti Azzurri, Gino Persicorossi, e l’assessore comunale al Turismo, Michela Pezzanesi.
Nel suo intervento, il sindaco Rosa Piermattei ha ricordato il successo riscosso dalla manifestazione fin dalla prima edizione, sottolineandone non solo il valore sportivo ma anche quello sociale. Il ricavato della passeggiata non competitiva collegata all’evento sarà infatti devoluto interamente alla Casa di Riposo “Lazzarelli”.
"La StraSanseverino è un evento competitivo di livello ma anche una manifestazione che, grazie alla passeggiata non agonistica, farà incontrare famiglie e appassionati di sport e dello stare insieme. Sarà una serata che farà vivere la nostra piazza", ha dichiarato il primo cittadino.
Il sindaco di Caldarola, Giuseppe Fabbroni, ha ricordato come la StraCaldarola rappresenti da anni uno degli appuntamenti più attesi dell’estate e ha evidenziato il valore di manifestazioni capaci di animare e promuovere i Comuni dell’entroterra.
Il presidente regionale della Fidal Marche, Fabio Romagnoli, ha invece posto l’accento sulla crescita del movimento dell’atletica marchigiana, lodando il lavoro dei numerosi volontari e il gioco di squadra che sostiene eventi di questo livello.
A presentare la principale novità della seconda edizione è stato Gionata Ghergo, presidente dell’Asd Bike Zone: "Questa grande occasione permetterà di promuovere lo sport e la condivisione nell’ottica comune della tutela e della valorizzazione del territorio". Ghergo ha inoltre lanciato una proposta destinata a far discutere: "Sarebbe bellissimo far nascere una vera e propria 'Coppa Mille Dollari' della podistica del nostro territorio".
Nel corso della presentazione è stata annunciata la nascita della "combinata", una speciale classifica che sommerà i tempi ottenuti nella StraSanseverino e nella StraCaldarola, assegnando un trofeo ai migliori corridori. Le prospettive di crescita della manifestazione guardano anche al futuro: dal prossimo anno il percorso della StraSanseverino sarà infatti omologato, consentendo alla gara dei 10 chilometri di entrare ufficialmente nel circuito nazionale.
Il gemellaggio tra le due manifestazioni si svilupperà in due venerdì consecutivi all’insegna dello sport e dell’aggregazione. Venerdì 3 luglio, con partenza alle ore 21 da piazza Del Popolo, si correrà la StraSanseverino su un tracciato completamente pianeggiante e illuminato, valido per il Grand Prix Corsa su Strada Master 2026. Il percorso di 10,1 chilometri sarà disponibile sia per la gara competitiva sia per quella non competitiva. Sono previsti premi per i primi tre classificati di ogni categoria maschile e femminile, un ricco pacco gara, medaglia finisher e pasta party finale. Sarà inoltre possibile partecipare a una passeggiata di 4 chilometri aperta a tutti, il cui ricavato sarà devoluto interamente alla Casa di Riposo "Lazzarelli".
La StraCaldarola si svolgerà invece venerdì 10 luglio, con partenza alle ore 21.15 da viale Umberto I. Anche in questo caso la gara agonistica di 10,1 chilometri sarà valida per il Grand Prix Corsa su Strada Master 2026. Alla stessa ora prenderanno il via anche la combinata e il percorso cittadino di 5 chilometri.
Per informazioni sulla StraSanseverino è possibile consultare il sito www.bike-zone.it oppure contattare Emanuele (366 3573516) o Gionata (338 8168729). Per la StraCaldarola sono disponibili il sito www.asdmontiazzurri.it oppure i contatti di Stefano (333 4782078) e Gino (338 3677434).