Quando si parla di organizzazioni internazionali sembra sempre difficile mettere a fuoco ciò che fa quotidianamente chi lavora in questo settore. Abbiamo avuto la possibilità di avvicinarci e conoscere meglio le dinamiche di un campo di cui, pur comprendendone la rilevanza, molto spesso se ne ignorano gli attori e le dinamiche.
Emanuele Tacconi, attualmente impegnato nella Striscia di Gaza per il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, specificatamente nella logistica degli aiuti umanitari, racconta la sua esperienza, partendo da ciò che lo ha spinto a intraprendere questa carriera professionale.
È già su questo termine che Tacconi si sofferma. Si tratta di una carriera professionale a tutti gli effetti, è vero, ma per lui l’interesse di 'fare carriera' non c’è mai stato. Quello che lo ha portato a iniziare nel 1997 è stato piuttosto il desiderio di viaggiare, di conoscere il mondo e di avere uno scambio interculturale con i Paesi.
Inizia con la Somalia, lasciandosi alle spalle una posizione da dipendente dell’ENI e intraprendendo un percorso con una ONG che porterà avanti fino al 2002. Poi l’ingresso nell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dove resta fino al 2023, quando inizia a lavorare per un’altra agenzia delle Nazioni Unite, l’UNFPA, che si occupa di salute sessuale e riproduttiva.
Un percorso che inizia, quindi, trent'anni fa con decine di lettere scritte per fare domanda e formulari compilati nella speranza che tornasse indietro una risposta positiva. Risposta che, con la perseveranza, arriva e che permette a Tacconi di viaggiare non solo in Somalia, ma anche in Kenya, Sud Sudan, Balcani, Afghanistan.
Operare in questo settore non significa solamente "partire per l’Africa e far giocare i bambini”, ci tiene a sottolineare Tacconi. La professione di è impiegato nell’ambito degli aiuti umanitari è largamente eterogenea, e si dirama in progetti differenti nei campi dell' agricoltura, dell'educazione e della sanità. Sono richieste professionalità ben precise e chi decide di finanziare determinati progetti vuole sapere da chi sono gestiti e portano avanti monitoraggi costanti.
“Il nostro lavoro ha come obiettivo il benessere e il miglioramento della vita, e il salvare delle vite umane. Con quello che noi facciamo, se lo facciamo bene, possiamo migliorare la vita di tante persone”.
Nell’ambito della logistica, dell’amministrazione e degli acquisti per i Paesi in via di sviluppo e in guerra, le difficoltà a cui ci si interfaccia sono molteplici: “Innanzitutto bisogna acquistare, e molto spesso non è possibile farlo in loco. Quindi per risparmiare in termini di costi di trasporto si scelgono i paesi limitrofi. Poi una volta che i materiali sono stati acquistati bisogna riceverli e stoccarli in un luogo quanto più possibile idoneo, cercando di mantenere anche una certa sicurezza per poi distribuirli ai vari partner”. In questi scenari, infatti, la frustrazione e la miseria rendono molto spesso i carichi di aiuti umanitari preda di attacchi mirati e assalti.
Non solo difficoltà nell’approvvigionamento, ma anche nella comunicazione. Quando Tacconi ha iniziato a svolgere questo lavoro era impossibile avere una connessione Internet nei luoghi in cui operava, per cui le comunicazioni avvenivano via radio, nelle ore in cui questo era possibile. Altre volte era necessario ricorrere al passaparola, istruendo le persone in loco. “Ora - dice Tacconi - la comunicazione è un po’ più semplice, tuttavia spesso i telefoni non funzionano perché i satelliti vengono disattivati o non ti permettono di portare ripetitori”.
Anche la comunicazione fatta dai media e dalle raccolte fondi è un tema importante e da prendere in considerazione secondo Tacconi, perché se si arriva in questi luoghi e vi si resta per meno tempo del necessario, non si può pretendere di capire tutto. Questo porta a scrivere in modo non veritiero: "Trattare un Paese e i suoi aspetti politici e sociali ed evitare che la realtà venga distorta richiede tempo".
L’elemento su cui per Tacconi è necessario lavorare è quello del pietismo che molto spesso caratterizza le campagne di comunicazione. Sarebbe necessario, piuttosto, soffermarsi su “come funzionano i progetti e su quello che realmente si sta facendo”, lasciando spazio ad un maggiore pragmatismo e più delucidazioni tecniche.
Una professione in cui serve trovare un equilibrio tra emotività e lucidità, cosa che Tacconi è riuscito a mantenere, anche se non sempre è stato facile. “Quando si sceglie fare questo mestiere, si mettono da parte i sentimenti e l'emotività. Poi magari si piange dopo ci si dispera dopo, si impreca dopo”.
Nonostante questo, il desiderio di Tacconi rimane quello di far scoprire questa professione a chi è spinto dalle stesse motivazioni che 30 anni fa lo hanno portato ad intraprenderla; non evidenziandone unicamente gli aspetti positivi, ma anche i difetti e le difficoltà che potrebbero far parte del percorso.
Quando si parla di organizzazioni internazionali sembra sempre difficile mettere a fuoco ciò che fa quotidianamente chi lavora in questo settore. Abbiamo avuto la possibilità di avvicinarci e conoscere meglio le dinamiche di un campo di cui, pur comprendendone la rilevanza, molto spesso se ne ignorano gli attori e le dinamiche.
Emanuele Tacconi, attualmente impegnato nella Striscia di Gaza per il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, specificatamente nella logistica degli aiuti umanitari, racconta la sua esperienza, partendo da ciò che lo ha spinto a intraprendere questa carriera professionale.
È già su questo termine che Tacconi si sofferma. Si tratta di una carriera professionale a tutti gli effetti, è vero, ma per lui l’interesse di 'fare carriera' non c’è mai stato. Quello che lo ha portato a iniziare nel 1997 è stato piuttosto il desiderio di viaggiare, di conoscere il mondo e di avere uno scambio interculturale con i Paesi.
Inizia con la Somalia, lasciandosi alle spalle una posizione da dipendente dell’ENI e intraprendendo un percorso con una ONG che porterà avanti fino al 2002. Poi l’ingresso nell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dove resta fino al 2023, quando inizia a lavorare per un’altra agenzia delle Nazioni Unite, l’UNFPA, che si occupa di salute sessuale e riproduttiva.
Un percorso che inizia, quindi, trent'anni fa con decine di lettere scritte per fare domanda e formulari compilati nella speranza che tornasse indietro una risposta positiva. Risposta che, con la perseveranza, arriva e che permette a Tacconi di viaggiare non solo in Somalia, ma anche in Kenya, Sud Sudan, Balcani, Afghanistan.
Operare in questo settore non significa solamente "partire per l’Africa e far giocare i bambini”, ci tiene a sottolineare Tacconi. La professione di è impiegato nell’ambito degli aiuti umanitari è largamente eterogenea, e si dirama in progetti differenti nei campi dell' agricoltura, dell'educazione e della sanità. Sono richieste professionalità ben precise e chi decide di finanziare determinati progetti vuole sapere da chi sono gestiti e portano avanti monitoraggi costanti.
“Il nostro lavoro ha come obiettivo il benessere e il miglioramento della vita, e il salvare delle vite umane. Con quello che noi facciamo, se lo facciamo bene, possiamo migliorare la vita di tante persone”.
Nell’ambito della logistica, dell’amministrazione e degli acquisti per i Paesi in via di sviluppo e in guerra, le difficoltà a cui ci si interfaccia sono molteplici: “Innanzitutto bisogna acquistare, e molto spesso non è possibile farlo in loco. Quindi per risparmiare in termini di costi di trasporto si scelgono i paesi limitrofi. Poi una volta che i materiali sono stati acquistati bisogna riceverli e stoccarli in un luogo quanto più possibile idoneo, cercando di mantenere anche una certa sicurezza per poi distribuirli ai vari partner”. In questi scenari, infatti, la frustrazione e la miseria rendono molto spesso i carichi di aiuti umanitari preda di attacchi mirati e assalti.
Non solo difficoltà nell’approvvigionamento, ma anche nella comunicazione. Quando Tacconi ha iniziato a svolgere questo lavoro era impossibile avere una connessione Internet nei luoghi in cui operava, per cui le comunicazioni avvenivano via radio, nelle ore in cui questo era possibile. Altre volte era necessario ricorrere al passaparola, istruendo le persone in loco. “Ora - dice Tacconi - la comunicazione è un po’ più semplice, tuttavia spesso i telefoni non funzionano perché i satelliti vengono disattivati o non ti permettono di portare ripetitori”.
Anche la comunicazione fatta dai media e dalle raccolte fondi è un tema importante e da prendere in considerazione secondo Tacconi, perché se si arriva in questi luoghi e vi si resta per meno tempo del necessario, non si può pretendere di capire tutto. Questo porta a scrivere in modo non veritiero: "Trattare un Paese e i suoi aspetti politici e sociali ed evitare che la realtà venga distorta richiede tempo".
L’elemento su cui per Tacconi è necessario lavorare è quello del pietismo che molto spesso caratterizza le campagne di comunicazione. Sarebbe necessario, piuttosto, soffermarsi su “come funzionano i progetti e su quello che realmente si sta facendo”, lasciando spazio ad un maggiore pragmatismo e più delucidazioni tecniche.
Una professione in cui serve trovare un equilibrio tra emotività e lucidità, cosa che Tacconi è riuscito a mantenere, anche se non sempre è stato facile. “Quando si sceglie fare questo mestiere, si mettono da parte i sentimenti e l'emotività. Poi magari si piange dopo ci si dispera dopo, si impreca dopo”.
Nonostante questo, il desiderio di Tacconi rimane quello di far scoprire questa professione a chi è spinto dalle stesse motivazioni che 30 anni fa lo hanno portato ad intraprenderla; non evidenziandone unicamente gli aspetti positivi, ma anche i difetti e le difficoltà che potrebbero far parte del percorso.
Quattro operai sono saliti questa mattina sulla gru del cantiere di piazza San Nicola, a Tolentino, per protestare contro il mancato pagamento degli stipendi in uno dei cantieri della ricostruzione post sisma. Sono dipendenti di una ditta subappaltatrice della Crucianelli. Dopo alcune ore sono scesi, una volta ricevute assicurazioni sui pagamenti.
Non è la prima volta. Lo stesso episodio, sulla stessa gru, si era verificato lo scorso 19 ottobre, quando tre operai edili erano saliti intorno alle 8.30 minacciando di gettarsi da un’altezza di 35 metri. «Vogliamo i nostri soldi, adesso. Altrimenti ci buttiamo», avevano gridato, reclamando tre mesi di stipendi non ancora versati. In quell’occasione il sindaco di Tolentino li aveva definiti «nuovi schiavi».
L’inchiesta sulla ricostruzione
La protesta arriva all’indomani dell’inchiesta sulla ricostruzione post sisma condotta dalla Guardia di finanza, che ha portato ad alcuni arresti, tra cui quelli dell’imprenditore Enrico Crucianelli e dell’avvocato Fabio Pistarelli. Spetterà alla magistratura accertare i fatti e le eventuali responsabilità, che per gli indagati restano da provare.
Intanto, al di là delle vicende giudiziarie, resta il problema di chi nei cantieri lavora e attende ancora le proprie retribuzioni. Dietro le proteste ci sono lavoratori e famiglie che reclamano quanto spetta loro, in un territorio che attende ancora di completare la ricostruzione.
Dai subappalti nei cantieri del terremoto alle presunte corruzioni negli affidamenti pubblici: il gip presso il Tribunale di Ancona ha disposto otto arresti in carcere e sequestri per oltre 57 milioni di euro. Sono 51 le persone indagate.
Un sistema che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe intrecciato gli appalti della ricostruzione privata post-sisma con presunti rapporti con ambienti della criminalità organizzata, e un secondo filone relativo alla corruzione negli affidamenti pubblici. È il quadro delineato dalla Procura di Ancona nell’ambito dell’operazione "Ricostruzione", che vede tra i nomi di maggior rilievo quelli dell'imprenditore Enrico Crucianelli, già presidente Ance Macerata, e dell’avvocato Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente regionale Francesco Acquaroli, ruolo lasciato nel dicembre 2025.
Il primo filone dell'inchiesta riguarda i finanziamenti pubblici destinati alla ricostruzione privata dopo il terremoto del 2016. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, "pur disponendo di una forza lavoro incompatibile con il numero degli appalti acquisiti", Crucianelli avrebbe acquisito una "posizione monopolistica nel settore della ricostruzione".
Per realizzare gli interventi avrebbe fatto ricorso in maniera "sistematica" al subappalto di manodopera. Gli investigatori ipotizzano che, attraverso questo meccanismo, sarebbero entrate nella filiera imprese con criticità sotto il profilo antimafia o riconducibili, secondo l’accusa, a soggetti vicini alla criminalità organizzata. Il valore complessivo degli appalti e delle risorse esaminati si aggirerebbe intorno ai 200 milioni di euro. Le stime investigative indicano profitti per circa 39 milioni per l’impresa appaltatrice e 18 milioni per i subappaltatori.
In questo filone compare anche Vincenzo Chiappalone, imprenditore edile stanziatosi a Sassoferrato dalla fine degli anni Novanta, indicato tra le persone coinvolte nell’inchiesta. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe avuto rapporti con ambienti della ’ndrangheta calabrese e avrebbe utilizzato società attive nei subappalti per operazioni fatturate solo formalmente.
L'indagine, in particolare, riferisce di rapporti con la famiglia Avignone di Taurianova e Cittanova e con la cosca Crea di Rizziconi, quest'ultima già coinvolta in precedenti indagini relative all’omicidio, avvenuto a Pesaro nel 2018, del fratello del collaboratore di giustizia Gerolamo Bruzzese.
Le fatture per operazioni inesistenti contestate ammonterebbero a circa 8 milioni di euro. Una parte dei pagamenti sarebbe poi stata restituita in contanti o trasferita a soggetti ritenuti legati a famiglie criminali calabresi.
Tra i nomi citati nell’ambito delle società formalmente intestate a terzi figurano anche Giuseppe e Raffaele Diana, che secondo l’ipotesi investigativa sarebbero riconducibili ad ambienti vicini al clan dei Casalesi, fazione Zagaria. Secondo gli investigatori, alcune società sarebbero state intestate formalmente a prestanome per celare i soggetti che ne avrebbero avuto il controllo effettivo.
Il meccanismo ipotizzato avrebbe consentito di aggirare vincoli e ostacoli amministrativi attraverso l’impiego di società formalmente riconducibili a persone diverse dai soggetti che, secondo gli inquirenti, ne avrebbero avuto il controllo effettivo. Tra le contestazioni figurano la presunta truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, la fittizia intestazione di attività economiche e, in alcuni casi, l’aggravante mafiosa.
Il presunto sistema di corruzione negli appalti pubblici
Un secondo filone riguarda l’ipotizzata esistenza di un "comitato d'affari" in grado di influenzare procedure pubbliche, attraverso relazioni con funzionari e amministratori e la corresponsione di denaro o altre utilità. Tra i nomi di rilievo figura Fabio Pistarelli, avvocato ed ex capo di gabinetto del presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli.
Secondo l’accusa, Pistarelli avrebbe ricevuto benefici per circa 105mila euro, di cui almeno 60mila in contanti e altri 45mila sotto forma di utilità, comprese opere di ristrutturazione edilizia. Nel presunto sistema sarebbero stati coinvolti intermediari, tra i quali Antonio Cervigni, imprenditore del settore termoidraulico di Pollenza, e Antonio Esposito, originario della provincia di Caserta. Le posizioni individuali e le singole contestazioni restano da valutare nelle sedi giudiziarie.
Tra gli episodi esaminati dagli investigatori c’è la compravendita dell'ex monastero "Corpus Domini Le Monachette", destinato a diventare una residenza universitaria. L’immobile, di proprietà di una famiglia di imprenditori maceratesi e danneggiato dal terremoto, sarebbe stato acquistato prima del sisma per circa 2 milioni di euro e rivenduto nel 2024 per oltre 3,3 milioni.
Il progetto di recupero, finanziato con risorse del ministero dell’Università e della ricerca e dell’Ufficio speciale per la ricostruzione, avrebbe previsto interventi per circa 12 milioni di euro, di cui circa 6 milioni affidati a Crucianelli e successivamente subappaltati a società riconducibili, secondo l’ipotesi accusatoria, a Chiappalone.
Gli inquirenti ipotizzano che, in cambio di una somma di circa 250mila euro, l'immobile sia stato fatto acquistare da Erdis Marche per destinarlo a studentato. Sarebbe stata inoltre promessa una somma pari al 2% del valore dei lavori, circa 120mila euro, al gruppo e agli altri soggetti coinvolti, tra cui il precedente proprietario dell'immobile.
Nel filone degli appalti pubblici sono state esaminate anche altre procedure, tra cui la riconversione di un edificio militare ad Ancona in alloggi per studenti, alcuni affidamenti nel settore sanitario e contratti relativi alla gestione energetica e manutentiva e a strutture assistenziali. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alcune delle iniziative ipotizzate non sarebbero arrivate a conclusione dopo le dimissioni di Pistarelli, avvenute nel dicembre del 2025.
Il filone dell’Università di Camerino e gli altri indagati maceratesi
Un ulteriore ramo dell’inchiesta riguarda procedure di appalto dell’Università di Camerino. Secondo l’ipotesi investigativa, alcuni soggetti dell’area tecnica dell’ateneo avrebbero ricevuto denaro o altre utilità in relazione a gare e affidamenti; i flussi contestati, per circa 350mila euro, sarebbero stati giustificati attraverso fatture ritenute false. Per questo filone il giudice per le indagini preliminari ha dichiarato l’incompetenza territoriale, disponendo la trasmissione degli atti all’autorità giudiziaria competente. Questo ramo non coinvolge Pistarelli.
Tra gli indagati figurano Gian Luca Marucci, ingegnere e responsabile dell'area tecnica dell'Università di Camerino, e Bruno Mogliani e Francesco Tomassetti, geometri collegati all'ufficio tecnico dell'ateneo.
Nell'elenco compaiono anche Francesco Ascenzi, architetto dell'ufficio tecnico dell'Università di Macerata, gli imprenditori maceratesi Andrea Intermesoli e Antonio Ezechielli, l'avvocato Fiorenzo Principi e l'imprenditore Adrian Tanasie, residente a Tolentino e indicato come legale rappresentante della Adriatica Costruzioni.
La loro iscrizione nel registro degli indagati non implica che a ciascuno siano contestate le medesime condotte: le singole posizioni vanno distinte sulla base degli atti giudiziari.
Sequestri per oltre 57 milioni di euro
Il bilancio dell’operazione comprende un sequestro preventivo da 56.802.639,57 euro relativo alle presunte frodi aggravate per il conseguimento di erogazioni pubbliche e un ulteriore sequestro preventivo da 257.200 euro nell’ambito del filone sulla corruzione. Sono inoltre tre le società sottoposte a sequestro.
Le attività hanno interessato, oltre alle Marche, numerose altre regioni italiane, tra cui Lazio, Campania, Calabria, Emilia-Romagna, Umbria, Abruzzo, Veneto e Toscana. Alle operazioni hanno preso parte circa 230 finanzieri, impegnati anche in oltre 50 perquisizioni e acquisizioni documentali.
L’inchiesta è ancora nella fase delle indagini preliminari: le contestazioni dovranno essere verificate nel corso del procedimento e per tutte le persone coinvolte vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.
Ci sono anche il costruttore Enrico Crucianelli e l’avvocato Fabio Pistarelli tra le otto persone arrestate nell’ambito dell’operazione "Ricostruzione", la maxi inchiesta della Guardia di Finanza di Ancona, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, sulle presunte irregolarità negli appalti pubblici e privati legati alla ricostruzione post-sisma del 2016.
La vicenda coinvolge figure di primo piano del mondo imprenditoriale e politico marchigiano. Crucianelli è un noto costruttore e presidente dell'Ance Macerata, l’associazione nazionale dei costruttori edili. Pistarelli, avvocato ed ex consigliere regionale, è un esponente di Fratelli d’Italia e ha ricoperto l’incarico di capo di gabinetto del presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, durante il primo mandato.
Le contestazioni formulate nei confronti dei due indagati sono differenti. Crucianelli è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, in relazione al presunto coinvolgimento di imprese edili legate alla criminalità organizzata come subappaltatrici nei lavori della ricostruzione.
Pistarelli è invece indagato per corruzione. Secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe ricevuto somme di denaro, per un importo che si aggirerebbe intorno ai 100mila euro, per favorire negli appalti un’impresa termoidraulica riconducibile ad Antonio Cervigni, anche lui arrestato nell’ambito dell’operazione.
Le accuse dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie competenti, nel rispetto della presunzione di innocenza degli indagati.
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Parallelamente all’esecuzione delle misure cautelari, la Guardia di Finanza sta effettuando perquisizioni nelle sedi delle imprese coinvolte, con l’obiettivo di acquisire documenti e strumenti informatici utili alle indagini.
Le attività hanno interessato anche lo studio professionale di Pistarelli, dove sono intervenuti il sostituto procuratore di Ancona Valeria Cigliola e il presidente dell’Ordine degli avvocati, Paolo Parisella, secondo quanto previsto per le operazioni di questo tipo.
Gli arrestati sono assistiti dagli avvocati Gabriele Cofanelli, Massimiliano Cofanelli e Marcello De Santis. L'indagine coordinata dalla Dda di Ancona coinvolge complessivamente 51 persone e ha portato a otto misure di custodia cautelare in carcere e al sequestro di beni per oltre 57 milioni di euro.
Al centro degli accertamenti ci sono le commesse per la ricostruzione privata degli edifici danneggiati dal terremoto del 2016 e gli appalti pubblici banditi dalla Regione Marche, dall’Erdis e dall'Università di Camerino.
L’inchiesta si sviluppa su più filoni, che riguardano presunte truffe aggravate per ottenere erogazioni pubbliche, possibili infiltrazioni della criminalità organizzata nei subappalti e ipotesi di corruzione tra pubblici ufficiali e imprenditori.
Sono oltre 50 le perquisizioni e le acquisizioni documentali disposte nelle province di Ancona, Macerata, Pesaro-Urbino, Fermo, Roma, Caserta, Napoli, Reggio Calabria, Modena, Terni, Chieti, Treviso e Piacenza. Maggiori dettagli verranno forniti nel corso di una conferenza stampa indetta per le ore 15:00 di questo pomeriggio.
Questa mattina a Macerata, davanti ai cancelli di Porta Romana, in fondo a Corso Garibaldi, uno sciopero indetto da parte della Rete Studenti Medi di Macerata. Dopo le mobilitazioni che hanno coinvolto la Francia e la Spagna, oggi dalle 8:00 alle 12:00 più di 150 studenti sono scesi in piazza per far sentire la loro voce e per chiedere condizioni migliori per le scuole maceratesi e una risposta concreta all'aumento del costo della vita.
Con lo sciopero "Studenti Fuoriclasse" si evidenziano le problematiche legate ai costi troppo alti del materiale scolastico e degli abbonamenti dei mezzi, che non permettono agli studenti di poter accedere completamente ai servizi scolastici e che risultano essere problematici sopratutto per i ragazzi che provengono dalle aree interne.
Oltre a questo, si condannano le condizioni fatiscenti degli edifici scolastici e si rivendica anche l’opposizione al decreto legge per l’avvio dell’anno scolastico che prevede la presenza di un tetto massimo per gli studenti stranieri nelle classi.
Bandiere sventolanti, striscioni, cartelloni, canti, cori e un megafono ad amplificare le voci di chi chiede che il diritto allo studio venga garantito sotto forma di condizioni dignitose, piuttosto che percepito come sempre più elitario.
Gli studenti che hanno preso la parola durante il presidio hanno evidenziato il malessere, le paure, i dubbi sul loro futuro e la percezione di abbandono da parte dello Stato: “Io voglio diventare madre, ma non è questa la vita che voglio dare ai miei figli”, dice una ragazza al megafono.
Margherita Paolucci, coordinatrice di “La Ginestra”, la base maceratese della Rete Studenti spiega che non è più possibile andare avanti in condizioni in cui ci sono "buchi nei muri, topi nei corridoi, muffa e intonaco staccato. Non è possibile che il nostro governo pensi al tetto massimo degli studenti in classe quando invece, anche a Macerata, ci sono scuole dove l'edilizia è fatiscente e i costi per l'istruzione sono inaccessibili per tantissime famiglie".
Accanto ai ragazzi, anche le voci di chi, anni fa, prima di loro rivendicava gli stessi diritti e che oggi vuole mostrarsi solidale nei loro confronti. Una signora di 76 anni afferma che "la loro lotta è anche la nostra lotta. Questi giovani hanno grandi problemi: il problema della scuola, di una futura occupazione, di un diritto allo studio, di un diritto a vivere e a lavorare".
Nelle prossime settimane sono previste alte mobilitazioni nella regione, in vista anche del 20 novembre, giornata dello studente, che prevede lo sciopero generale indetto dalla CGIL e accanto a cui parteciperanno anche gli studenti.
Tragedia questa mattina a Urbisaglia: il panettiere 56enne Catalin Costantin Zaharia ha perso la vita in un incidente stradale. Erano circa le 7:15 quando il furgoncino che stava conducendo lungo la strada provinciale 83, in via Sacrario, è finito contro un muretto di recinzione di un edificio, nella zona del centro storico. L'uomo lascia la moglie Claudia, le figlie Emma e Letizia e il nipotino Matteo.
L'impatto si è rivelato fatale per il conducente, di origine romena ma da quasi 30 anni residente nel comune. Lavorava al panificio Carnevali di Villa Potenza e stava rientrando verso casa con il mezzo aziendale. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, i vigili del fuoco e i carabinieri della Compagnia di Tolentino, ma per il 56enne non c'è stato nulla da fare.
Per consentire le operazioni di soccorso e gli accertamenti, il tratto interessato dall'incidente è stato interdetto al traffico. Sono in corso le verifiche per ricostruire la dinamica dell'accaduto.
Non ci sono stati altri mezzi coinvolti nel sinistro. In un primo momento era stato richiesto anche l'intervento dell'eliambulanza, il cui atterraggio non si è reso necessario dopo la constatazione del decesso dell'uomo. All'origine dell'incidente sembrerebbe esserci stato un malore.
I funerali di Catalin Costantin Zaharia si terranno sabato 24 ottobre alle ore 11 nella chiesa parrocchiale di Urbisaglia. La camera ardente è allestita presso la Casa funeraria Croce Verde di Sforzacosta.
(Servizio in aggiornamento)
Incidente stradale nel tardo pomeriggio di oggi in via Fratelli Sciamanna, a Matelica, dove un autocarro e un’autovettura si sono scontrati. L’allarme è scattato intorno alle 18.
All’arrivo della squadra dei vigili del fuoco di Camerino, l’autista dell’autocarro era rimasto incastrato nell’abitacolo. I pompieri, in collaborazione con il personale sanitario, hanno eseguito le operazioni di estricazione e lo hanno liberato. Il ferito è stato poi trasportato all'ospedale. Le sue condizioni non sarebbero gravi.
Terminati i soccorsi, la squadra ha messo in sicurezza i veicoli e l’area interessata. Per consentire le operazioni la strada è stata temporaneamente chiusa al traffico. Sul posto sono intervenuti anche i Carabinieri.
Auto ribaltata e intervento dell’eliambulanza nel pomeriggio di oggi in via Matteotti, a Montecassiano. L’incidente è avvenuto intorno alle 16:15.
Secondo una prima ricostruzione, una vettura condotta da una donna si è ribaltata dopo che la conducente ha perso il controllo del mezzo. Le cause sono ancora in fase di accertamento.
Sul posto sono intervenuti il personale del 118, i vigili del fuoco e le forze dell’ordine, che hanno messo in sicurezza l’area. Per la conducente è stato disposto il trasporto in elisoccorso all’ospedale regionale di Torrette, ad Ancona.
Nuovo asfalto su via Costa a Civitanova Marche, con inizio da via Dalla Chiesa. La Giunta comunale ha approvato il progetto di fattibilità tecnico economica per i lavori di manutenzione straordinaria, che prevedono la fresatura dell’intera sede stradale, la risagomatura e la rasatura degli avvallamenti in conglomerato bituminoso e la realizzazione dello strato di usura finale in conglomerato bituminoso tipo “tappettino”.
Allo stato attuale la strada presenta numerose buche e avvallamenti, dovuti principalmente agli interventi di manutenzione dei sotto-servizi eseguiti nel corso degli anni ed al naturale deterioramento dei materiali, usurati dal transito veicolare, con le fisiologiche criticità che si possono riscontrare ogni volta che si presentano condizioni meteo avverse.
“L’intervento di asfaltatura – spiega l’assessore ai Lavori Pubblici Ermanno Carassai - andrà a migliorare la sicurezza della circolazione veicolare e pedonale, oltre che ridurre i costi per le manutenzioni puntuali, che vengono effettuate in amministrazione diretta dal personale a disposizione dell’Ente. La somma prevista nel piano triennale OO.PP. 2026/28 è pari a Euro 90.000,00”.
"Nella provincia di Macerata la spesa per la casa assorbe ormai il 40% del reddito familiare medio. Trovare un appartamento in affitto a canoni sostenibili è diventato un'impresa quasi impossibile". È l'allarme lanciato da Rocco Gravina (Cisl Macerata-Civitanova Marche) ed Emanuela Ripari (Sicet Cisl Marche) della Cisl, che tracciano un quadro preoccupante del mercato abitativo nel territorio maceratese, tra aumento dei canoni, difficoltà economiche delle famiglie e crescita degli sfratti.
I numeri riportati nell'analisi dell'organizzazione sindacale fotografano una situazione sempre più difficile: sono 133 gli sfratti calendarizzati in provincia, di cui 104 per morosità incolpevole. Nel capoluogo, inoltre, "l'incidenza raggiunge l'8% ogni mille famiglie", un valore che, secondo la Cisl, colloca Macerata "tra le città italiane di dimensioni demografiche analoghe con i livelli più elevati di tensione abitativa".
"Accelerare gli sfratti significa scegliere di far esplodere un'emergenza abitativa", avvertono Gravina e Ripari, sottolineando come la crisi colpisca soprattutto chi dispone di risorse economiche limitate. Secondo i dati citati dai sindacalisti, oltre il 47% degli inquilini appartiene a famiglie in condizione di povertà e circa il 13% dei residenti vive in affitto. Tra i nuclei più fragili figurano anche numerose famiglie con figli minorenni.
La questione abitativa, evidenzia la Cisl, si intreccia con quella sociale e con le politiche rivolte ai giovani e alle persone straniere. "Senza una casa a costi sostenibili nessuna politica di integrazione, come nessuna politica per i giovani, può davvero funzionare", osservano i rappresentanti sindacali.
A rendere ancora più complesso il quadro è la crescita dei prezzi degli affitti, che negli ultimi anni ha superato nettamente quella delle retribuzioni. "Dal 2019 a oggi i canoni di locazione in città sono cresciuti più del doppio rispetto alle retribuzioni medie", rilevano Gravina e Ripari.
Una dinamica che costringe i nuclei familiari a comprimere altre voci di spesa, dai consumi alle cure sanitarie, fino al risparmio. La difficoltà nel trovare abitazioni a prezzi accessibili riguarda Macerata e le città della costa, dove la disponibilità di alloggi destinati alla locazione stabile viene descritta come "cronicamente insufficiente".
Tra i fattori che incidono sul mercato, la Cisl indica "la diffusione degli affitti turistici e delle locazioni brevi stagionali, che possono spingere i proprietari a privilegiare formule temporanee rispetto ai contratti di lunga durata". Il risultato è una riduzione delle opportunità per famiglie, lavoratori e giovani coppie, mentre i pochi appartamenti disponibili raggiungono prezzi difficilmente sostenibili per chi percepisce stipendi ordinari.
Anche l'accesso all'edilizia residenziale pubblica incontra ostacoli. I bandi per le case popolari producono "graduatorie lunghe, a fronte di un numero limitato di alloggi immediatamente disponibili". Per il sindacato, il piano casa del Governo deve quindi essere accompagnato da misure concrete di sostegno, capaci di rispondere alle necessità di chi non riesce a sostenere i costi del mercato privato.
Nel capoluogo sono già state avviate alcune iniziative per ampliare l'offerta abitativa. Il comune di Macerata ha attivato un protocollo d'intesa con Erap Marche per il recupero di un immobile degradato nel centro storico, da trasformare in alloggi destinati alle giovani coppie. È stata inoltre avviata un'indagine esplorativa di mercato per individuare complessi immobiliari privati da destinare all'edilizia residenziale sociale.
Interventi che rappresentano un primo passo, ma che, secondo Gravina e Ripari, non esauriscono le necessità del territorio. Tra le proposte avanzate dalle parti sociali c'è l'attivazione di "vere e proprie agenzie comunali di intermediazione immobiliare".
Riguardo Macerata, la "domanda di stanze è altissima, ma la disponibilità di appartamenti in centro storico è crollata per via dei tanti cantieri legati alla ricostruzione post-sisma e alle ristrutturazioni edilizie - dicono i sindacalisti -. Le stanze singole sono passate da una media storica di 170 euro a un punto di partenza minimo di 200-240 euro al mese, escluse le utenze. Nelle zone più richieste i prezzi per una camera di qualità medio-alta oscillano stabilmente sopra questa soglia. Le stanze doppie mantengono una forbice compresa tra i 150 e i 200 euro al mese per posto letto. A questo aumento lineare si somma il rincaro dei costi di gestione (luce, gas, condominio)".
"A fronte - concludono i sindacalisti Cisl Emanuela Ripari e Rocco Gravina - di un'entrata mensile media di circa 700 euro per chi vive con la pensione minima, un affitto concordato per un bilocale in quartieri come Collevario o Santa Croce richiede mediamente tra i 380 e i 450 euro, escluse le spese. L'anziano si trova a dover scegliere se pagare il locatore o destinare le restanti poche decine di euro all'acquisto di generi di prima necessità e farmaci".
La Lega Marche prende posizione sull’inchiesta “Ricostruzione” della Procura di Ancona, che ha portato a otto arresti in carcere e a sequestri per oltre 57 milioni di euro, con 51 indagati. Tra i nomi più noti figurano l’imprenditore Enrico Crucianelli e l’avvocato Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Marche.
Con una nota, il partito esprime sostegno al presidente Francesco Acquaroli: «Esprimiamo la nostra massima solidarietà al presidente, totalmente estraneo ai fatti, a cui rinnoviamo la nostra fiducia e stima». Secondo la Lega, Acquaroli ha dimostrato in questi anni «grande rettitudine, onestà ed etica», spendendosi con dedizione per la ricostruzione e per le aree del cratere. Per questo il partito intende continuare a lavorare al suo fianco, perché la ricostruzione prosegua «nella legalità e nella trasparenza», restituendo ai marchigiani ciò che il terremoto ha tolto loro.
Il partito sostiene che la Regione Marche e il territorio siano parte lesa nella vicenda. Sfruttare una tragedia come il terremoto del 2016, che ha colpito intere comunità e costretto migliaia di famiglie a lasciare le proprie case, è per la Lega «un fatto gravissimo».
La Lega dice di essere «in prima linea» nel chiedere la massima chiarezza sui fatti e di riporre piena fiducia nel lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine. «Chi ha commesso illeciti deve pagare, senza sconti per nessuno, a cominciare da chi ha avuto la fiducia dei cittadini e delle forze politiche a sostegno della maggioranza», sottolinea la nota.
Le accuse, se comprovate, sarebbero secondo il partito «inaccettabili» e rappresenterebbero un tradimento della fiducia dei marchigiani, delle comunità colpite dal sisma e della stessa Lega, «come consiglieri e come forza politica». Chi avesse speculato sulla sofferenza dei terremotati, aggiunge, dovrà risponderne personalmente davanti alla legge.
Il passaggio finale è un avvertimento: «Non accettiamo che le responsabilità individuali vengano scaricate su un’intera istituzione e su una comunità che è la prima vittima di quanto accaduto».
La verità non ha bisogno di tifoserie. Ha bisogno di giustizia, trasparenza e coraggio. Anche quello di guardare dove, fino a ieri, forse non conveniva guardare». Lo dice Massimo D’Este, esponente di Civico 22 Tolentino, dopo l’arresto di Enrico Crucianelli, imprenditore molto attivo nella ricostruzione post sisma.
D’Este avverte il rischio che una vicenda giudiziaria diventi terreno di scontro politico. «La macchina del fango è già in movimento», afferma, ma la verità non si stabilisce con insinuazioni e condanne preventive: accertare i fatti e le eventuali responsabilità spetta alla magistratura. Non è la difesa di qualcuno, precisa, ma «una questione di civiltà e di rispetto della giustizia».
La prima preoccupazione dell’esponente di Civico 22 riguarda il futuro dei tanti lavoratori e delle loro famiglie. Chi ha sbagliato dovrà risponderne, ma a pagarne le conseguenze non devono essere anche le persone che hanno soltanto svolto il proprio lavoro.
D’Este prende le distanze da chi oggi esclama «Si sapeva». E domanda: «Davvero si sapeva?». Si chiede dove fossero allora quelli che oggi si indignano, quando i costi della ricostruzione lievitavano a dismisura, e chi abbia denunciato con la stessa determinazione i casi in cui si è arrivati a parlare di 5.000 euro al metro quadrato, anche per appartamenti realizzati con materiali di qualità medio-bassa e risultati non sempre soddisfacenti.
Il discorso si allarga alle distorsioni legate alla circolazione di un’enorme quantità di denaro pubblico: il mercato degli affitti, i possibili contratti in nero, i contributi per l’autonoma sistemazione (CAS) e i benefici economici che, direttamente o indirettamente, hanno interessato una parte del territorio per anni.
La ricostruzione, osserva D’Este, ha generato lavoro e ricchezza, ma avrebbe richiesto anche controlli rigorosi e una vigilanza collettiva. «Non tutto è illecito e non tutti sono responsabili», e proprio per questo occorre guardare all’intero sistema.
D’Este richiama poi la lezione dell’Aquila: la sofferenza di una popolazione non può diventare un’occasione di guadagno senza scrupoli. La ricostruzione deve essere un impegno verso le persone, non un’opportunità di speculazione.
La disonestà, aggiunge, non ha un solo volto: riguarda chi viola la legge, chi specula sul bisogno, chi affitta in nero, chi sfrutta il lavoro e chi, avendo responsabilità pubbliche, chiude gli occhi davanti alle storture. Le responsabilità individuali, naturalmente, devono essere provate e non presunte.
«L’indignazione è credibile soltanto quando è coerente», sostiene D’Este, spiegando che non può accendersi solo quando una vicenda serve a una battaglia politica e spegnersi davanti a domande scomode che toccano interessi più vicini.
L’invito è dunque a lasciar lavorare la magistratura, tutelare i diritti di tutti e fare piena luce sui fatti, senza trasformare un’inchiesta in un regolamento di conti politico. Dietro la ricostruzione, ricorda, ci sono case, imprese, stipendi e famiglie che aspettano ancora di ritrovare una normalità troppo a lungo negata. «Il terremoto ha già distrutto abbastanza», conclude D’Este: non si deve permettere che siano ancora i cittadini più fragili a pagare il prezzo di errori, omissioni ed eventuali speculazioni altrui.
Altri 2 milioni di euro per aumentare la capacità di assunzione della sanità marchigiana. La Giunta regionale ha approvato un nuovo incremento del tetto di spesa per il personale delle aziende sanitarie e ospedaliere, portando a oltre 970 milioni di euro il limite complessivo del Servizio sanitario regionale. Per l’Ast di Macerata sono previsti 205.185 euro aggiuntivi, destinati a sostenere il potenziamento dei servizi sul territorio.
Si tratta del terzo intervento del 2026, dopo i 9,5 milioni di euro approvati a gennaio e i 4,6 milioni di giugno. Con l’ultimo provvedimento, l’aumento complessivo del tetto di spesa autorizzato nel corso dell’anno supera così i 16 milioni di euro.
Le risorse sono ripartite tra le cinque Aziende sanitarie territoriali, l’Azienda ospedaliero-universitaria delle Marche e l’Inrca. Nel dettaglio, 335.100 euro sono destinati all’Ast di Pesaro Urbino, 610.323 euro a quella di Ancona, 205.185 euro a Macerata, 313.208 euro a Fermo e 236.184 euro ad Ascoli Piceno. All’Azienda ospedaliero-universitaria delle Marche spettano 250mila euro, mentre all’Inrca sono assegnati 50mila euro.
L’obiettivo è rafforzare la sanità territoriale, sostenere l’attivazione delle Case della Comunità e potenziare i nuovi ambulatori dedicati ai bisogni non differibili, collegati con i pronto soccorso. Per queste strutture sono previste anche risorse aggiuntive destinate alle Case della Comunità di Vallefoglia, Cupramontana, Sassoferrato, Arcevia, Porto Sant’Elpidio, Montegiorgio e Ripatransone, che si aggiungono alle 29 inizialmente individuate con personale già finanziato.
«Con questo provvedimento diamo ulteriore sostegno alla sanità marchigiana. È il terzo intervento della Giunta dall’inizio dell’anno per aumentare la capacità di assunzione delle aziende del Servizio sanitario regionale», ha dichiarato l’assessore regionale alla Sanità, Paolo Calcinaro, sottolineando la necessità di rafforzare i servizi negli ospedali e sul territorio.
Tra gli esempi citati dall’assessore figura Montegiorgio, dove il personale aggiuntivo dovrà contribuire anche al progetto Smart Village: un modello di welfare e assistenza sociosanitaria domiciliare personalizzata rivolto soprattutto agli over 75, con l’obiettivo di favorire l’autonomia delle persone anziane e la permanenza nella propria abitazione.
L’aumento delle risorse si inserisce in un percorso che, nei mesi scorsi, ha già interessato anche l’Ast di Macerata. Ad aprile la Regione aveva approvato i nuovi piani occupazionali per le aziende sanitarie di Macerata e Fermo, programmando rispettivamente 172 e 104 nuove assunzioni. I posti riguardano in larga parte personale sanitario, tra medici, infermieri, tecnici e operatori sociosanitari, oltre a figure amministrative.
Resta tuttavia da verificare in quale misura gli incrementi del tetto di spesa si traducano in nuovi ingressi e in un effettivo rafforzamento dei servizi. Il tema è stato sollevato anche dalla Cisl Fp Marche, che il 14 ottobre, dopo un incontro con la Regione, ha definito positivo l’aumento delle risorse per il personale, giudicandolo però ancora parziale rispetto al fabbisogno delle aziende sanitarie.
Il sindacato ha chiesto di conoscere i dati sulle assunzioni già effettuate e ha espresso la preoccupazione che una parte dei reclutamenti possa essere stata assorbita dalle necessità della rete ospedaliera, anziché essere destinata al potenziamento dell’assistenza territoriale. Una questione rilevante soprattutto in vista dell’operatività delle Case della Comunità e dei nuovi servizi che dovrebbero contribuire a garantire risposte più vicine ai cittadini.
L’incremento del tetto di spesa rappresenta quindi un margine economico aggiuntivo per il reclutamento del personale. La sua ricaduta concreta dipenderà dalle procedure di assunzione, dalla disponibilità dei professionisti e dalla capacità delle aziende sanitarie di destinare le nuove risorse ai servizi che ne hanno maggiore necessità.
Il titolo dell’argomento che oggi trattiamo nella rubrica “Sano a sapersi” è un detto popolare che si sente ripetere spesso in più ambiti, nel sociale, nel culturale, nel religioso e persino in quello economico. Riusciamo a comprendere che è un modo efficace per alimentare il nostro benessere se facciamo del bene a noi stessi, ma anche agli altri così da costruire un bene sempre più allargato intorno a noi.
È un ragionamento che sconfina nella valutazione dei valori umani, nei principi morali, negli insegnamenti cristiani e nelle migliori speculazioni di pensiero che ci sono state tramandate. Che tanti uomini e donne non riescano a difendersi e fuggire dalle tentazioni che creano malessere e negatività fa parte della nostra natura, ma una volta trovati gli antidoti, risulta chiaro che fare del bene ci fa bene, proprio alla nostra salute, alimenta il benessere.
Fare del bene però è un vago concetto generale, bisogna riempirlo di contenuti. Ognuno nella sua vita deve trovare la sua via del bene, o più vie, ricercando e confrontandosi con la realtà che sta vivendo.
Proprio per riempire di contenuti la lunga prefazione che ci siamo permessi, oggi incontriamo una signora, Beatrice Bistocco, che da qualche anno, oltre che al suo lavoro di estetista alle Terme S. Lucia di Tolentino, anche in questo caso distribuendo benessere, coltiva un altro impegno di grande valenza benefica, un contributo all’alleviamento di sofferenze e limiti di tanti uomini e donne residenti nelle zone più povere del mondo. Lo fa come collaboratrice di un’associazione umanitaria denominata “Africa Mission”.
Signora Beatrice, ci parli di “Africa Mission” e della sua attività.
“Africa Mission” è un’associazione umanitaria nata 50 anni fa ad opera di Vittorio Pastori, un ristoratore di Varese, che aveva seguito il suo vescovo curandone le attività curiali nella diocesi di Piacenza.
Proprio su istigazione del vescovo Monsignor Manfredini, egli fece un viaggio in Africa e precisamente in una zona tra le più povere dell’Uganda, la regione di Karamoja, un territorio semidesertico tre volte grande quello delle Marche dove vivono circa 1 milione di abitanti, tutti piccoli agricoltori e pastori con grossi problemi per la loro stessa sopravvivenza soprattutto per la mancanza di acqua. Fu un impulso per creare “Africa Mission” con la sede principale a Piacenza.
In seguito, Vittorio Pastori fu consacrato presbitero e conosciuto da tutti come don Vittorione per la sua imponente stazza. È venuto a mancare 30 anni fa, ma la sua opera si è ingrandita. Negli anni ha contribuito all’assistenza in molte parti del mondo, ma la sua operatività principale è rimasta proprio in quella zona dell’Uganda. Oggi “Africa Mission” conta organizzazioni di collaborazione in tredici regioni italiane, una delle più importanti si trova nella provincia di Pesaro qui nelle Marche. Poi a Tolentino ci sono anch’io che posso contare sull’aiuto di tanti amici.
Cosa fa “Africa Mission” nella regione di Karamoja in Uganda?
“In un territorio come quello, non molto diverso da come lo vide allora don Vittorione, “Africa Mission” si occupa soprattutto della realizzazione di pozzi d’acqua. Non è un’opera semplice, perché per arrivare alle falde acquifere bisogna scavare ben oltre 50 metri. Ne sono stati realizzati molti e questa opportunità dell’acqua ha aiutato in qualche maniera a migliorare la vita degli abitanti.
Altre emergenze della zona sono la scuola e la sanità. “Africa Mission” anche in queste necessità sta facendo molto, in collaborazione con i missionari Comboniani che hanno una buona presenza in quella terra. Io stessa mi sono recata come altri volontari in Karamoja per un mese negli ultimi due anni.
È davvero speciale la sensazione che hai nel constatare il grande bisogno che quella gente ha di te e la loro riconoscenza. Nell’ambito di un’educazione a nuovi mestieri per loro sconosciuti soprattutto nel campo artigianale, sto seguendo un progetto per insegnare a tagliare e cucire le stoffe”.
Oltre al bene che portate a chi ha bisogno, qual è il bene che ricevete da questa vostra azione?
“Sicuramente io sono soddisfatta, più serena, più disponibile, più aperta in tutti i contesti della mia vita quotidiana, quando sono qui a casa. È una sensazione di benessere che ho ricevuto cercando il benessere di chi, proprio per la loro estrazione geografica, ne ha ricevuto davvero poco. A volte con i miei amici volontari dell’associazione diciamo che dobbiamo ringraziare piuttosto che essere ringraziati”.
Penso che abbiate bisogno di un sostegno economico. Come lo recherate?
“Ci sono donazioni liberali di vario tipo, manifestazioni per recuperare risorse. Vorrei segnalare e invitare tutti a partecipare ad una cena di beneficenza per “Africa Mission” che si svolgerà a Tolentino nel ristorante Bellini venerdì 13 novembre alle ore 20.30. Era stata comunicata in precedenza un’altra data, ma ripeto presso il ristorante Bellini il 13 novembre alle ore 20.30. La cena molto gustosa ha un costo di 30 euro, una parte andrà a favore della nostra missione”.
Mercato attivo su più fronti in casa Maceratese. L’undici biancorosso si sta muovendo in entrata e in uscita in queste ore per fornire una rosa ancora più competitiva a mister Sante Alfonsi. Dopo l’ufficialità dell’ingaggio di Simone Tardini, nelle ultime ore è arrivata la comunicazione di un addio, quello del difensore Elliott Branco. Il giocatore franco-portoghese, come ufficializzato dalla Rata, lascia la squadra dopo aver iniziato la stagione con la formazione del capoluogo di provincia.
In entrata, invece, si vocifera di due giocatori vicini all’approdo nella Maceratese. Il primo sarebbe l’ex centrale dell’Aurora Treia (con esperienze anche con la Vigor Senigallia e il Notaresco) Eneo Pjetri. Il ragazzo, classe 2000, ha lasciato la truppa di mister Ricci a inizio stagione per problemi personali legati alla gestione della propria scuola calcio. Il secondo sarebbe il centrocampista Aliuone Mbaye, classe 2008, attualmente in forza alla Recanatese. Su tali fronti, però, non si hanno ancora effettive certezze né conferme, almeno al momento in cui si scrive. Non resta che aspettare.
Arrivano rinforzi nella Maceratese. La società biancorossa ha ufficializzato nelle scorse ore l'acquisto di Simone Tardini, che vestirà la maglia biancorossa nella stagione 2026/2027. Corridoniense, classe 2008, Tardini è un esterno difensivo mancino. Nonostante la giovane età, il ragazzo mostra un curriculum ricco: dopo i primi passi nel Corridonia, ha proseguito il suo percorso nelle giovanili della Fermana e del Gubbio, dove ha militato fino alla categoria Primavera.
Lo scorso anno ha debuttato tra i grandi, militando in Eccellenza con la maglia del Trodica. Tardini sposa la causa biancorossa dopo i primi mesi del 2026-27 nella Vigor Senigallia, dove ha militato nella prima parte di questa stagione. Il suo innesto sicuramente rinforza il pacchetto 'under' a disposizione di mister Alfonsi.
Il giocatore si presente così ai microfoni della Rata: "Sono contento di approdare in una squadra che ho sempre seguito e a cui sono legato fin da bambino. Sono pronto a dare tutto per questi colori". Tardini, appena arrivato, ha preso parte ad una prima seduta di allenamento con la squadra nella giornata odierna sul campo Dei Pini. Forza fresche perciò su cui contare per la difficile ed importante prossima giornata, che prevede il derby a domicilio contro il K-Sport Montecchio Gallo.
Il sistema imprenditoriale marchigiano chiude il terzo trimestre del 2026 con 251 imprese in più, di cui 77 nella provincia di Macerata. Tra luglio e settembre le iscrizioni al Registro delle imprese sono state 1.425, a fronte di 1.174 cessazioni nette. Il tasso di crescita regionale si attesta così allo 0,17%, al di sotto della media nazionale dello 0,32%.
È quanto emerge da Movimprese, l’elaborazione statistica trimestrale di Unioncamere basata sui dati del Registro delle imprese, con l’approfondimento regionale curato dalla Camera di Commercio delle Marche.
Il risultato conferma una dinamica positiva per il tessuto economico regionale, seppure con un ritmo più contenuto rispetto al dato italiano. L’andamento del 2026 mostra due trimestri in crescita, dopo la partenza negativa dei primi tre mesi dell’anno: al -0,26% del primo trimestre sono seguiti il +0,51% del secondo e il +0,17% del terzo.
Nel Maceratese il saldo è positivo per 77 imprese, con un tasso di crescita dello 0,23%. Un risultato che colloca la provincia al secondo posto nelle Marche per incremento percentuale, dietro ad Ascoli Piceno, che registra 88 attività in più e una crescita dello 0,41%.
Segue Pesaro e Urbino, con 81 imprese aggiuntive e un tasso dello 0,24%. Più contenuta la crescita di Ancona, che chiude il trimestre con un saldo positivo di 25 imprese e una variazione dello 0,07%. L’unica provincia in controtendenza è Fermo, dove si registra una perdita di 20 attività e un tasso negativo dello 0,11%.
Al 30 settembre 2026, le imprese registrate nelle Marche sono complessivamente 145.704, delle quali 131.128 attive.
A trainare la crescita sono soprattutto le società di capitali, che nel trimestre fanno segnare un saldo positivo di 330 imprese, con un tasso dello 0,73%, in linea con quello nazionale. Un dato che conferma una tendenza ormai consolidata verso forme societarie più strutturate.
Sul fronte dei settori economici, gli aumenti più consistenti riguardano i servizi di alloggio e ristorazione, con 76 imprese in più, seguiti dalle costruzioni (+65) e dalle attività immobiliari (+62). Positivi anche i risultati delle attività professionali, scientifiche e tecniche (+49) e dei servizi finanziari e assicurativi (+48).
Segnali favorevoli arrivano inoltre dagli altri servizi, dalle attività amministrative e di supporto, dai comparti artistici e sportivi e dai servizi informatici.
Non mancano, tuttavia, le criticità. Il commercio registra una flessione di 13 imprese, l’agricoltura, la silvicoltura e la pesca perdono 12 attività, mentre il manifatturiero segna un saldo negativo di cinque imprese.
"I dati restituiscono un quadro articolato: il sistema imprenditoriale marchigiano mantiene un saldo positivo, ma con differenze significative tra settori e territori", commenta Gino Sabatini, presidente della Camera di Commercio delle Marche.
"Le variazioni negative di comparti tradizionali richiedono attenzione. Il nostro impegno è accompagnare le imprese nelle sfide della competitività, sostenendole nell’apertura ai mercati internazionali attraverso incontri B2B e iniziative di internazionalizzazione, nei percorsi di digitalizzazione e nell’adozione di modelli di sviluppo sostenibili, capaci di coniugare solidità economica, responsabilità sociale e attenzione all’ambiente", aggiunge Sabatini.
L’obiettivo, sottolinea il presidente, è mettere a disposizione strumenti concreti per rafforzare la capacità delle imprese di affrontare i cambiamenti e cogliere nuove opportunità di crescita.
Il caro energia torna a pesare sui bilanci di famiglie e imprese, con una stangata che, nelle Marche, potrebbe avvicinarsi ai 918 milioni di euro nel 2026. È la stima elaborata dal Centro Studi Cna Marche sulla base di un aumento medio del 20% dei prezzi di energia e carburanti. Un rincaro che rischia di sottrarre risorse ai consumi delle famiglie e agli investimenti delle aziende, mettendo sotto pressione la competitività del sistema produttivo regionale.
Secondo l'analisi della Cna che proietta sull'intero anno l'andamento dei consumi e della spesa energetica, a livello nazionale il conto complessivo per benzina, gasolio, elettricità e gas potrebbe raggiungere i 206 miliardi di euro. Si tratta di oltre 33 miliardi in più rispetto al 2025 e di una cifra superiore anche ai 202 miliardi registrati nel 2022, durante la precedente crisi energetica.
Le conseguenze sarebbero significative sia per le famiglie, con un aggravio medio superiore ai 500 euro annui, sia per le imprese, per le quali il costo aggiuntivo medio supererebbe i 4.500 euro.
Nel dettaglio regionale, la maggiore spesa stimata ammonta a circa 918 milioni di euro. Di questi, oltre 328 milioni ricadrebbero sulle famiglie marchigiane, mentre circa 589 milioni graverebbero sulle imprese. Un impatto rilevante per un territorio in cui il tessuto economico è composto in larga parte da piccole e medie attività, spesso particolarmente esposte alle variazioni dei costi energetici.
A incidere è soprattutto la dinamica dei carburanti. Nei primi otto mesi del 2026, secondo i dati richiamati dalla CNA, i consumi di gasolio per autotrazione sono diminuiti del 4,3%, ma la spesa è aumentata del 12,6%. Per la benzina si registra invece una crescita dei consumi del 4,8%, accompagnata da un incremento della spesa del 9,6%.
Se la tendenza dovesse proseguire, il conto annuale dei carburanti arriverebbe a 74,4 miliardi di euro, contro i 66,6 miliardi dell'anno precedente.
La pressione sui bilanci si avverte anche nel Maceratese, dove i prezzi dei carburanti restano elevati. In base ai dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy aggiornati al 13 ottobre, la benzina self-service costa in media 2,020 euro al litro, mentre il gasolio raggiunge i 2,224 euro.
Valori che incidono direttamente sui costi di esercizio di numerose attività economiche del territorio, dal manifatturiero al sistema casa, dall'agroalimentare all'autoriparazione, fino al settore dei trasporti. Per queste imprese, l'aumento delle spese per carburanti, elettricità e gas rischia di comprimere i margini e ridurre la capacità di investire.
«Ogni misura che contribuisce a ridurre il prezzo alla pompa è positiva – sottolinea Simone Giglietti, presidente di Cna Macerata – ma occorre prestare attenzione a come viene distribuito lo sforzo lungo la filiera. Non sarebbe equilibrato se una parte rilevante della calmierazione finisse per gravare proprio sui gestori degli impianti, spesso piccole imprese che rappresentano l'ultimo anello della catena. È necessario che il contributo alla riduzione dei prezzi sia sostenibile e proporzionato lungo tutti i passaggi della filiera».
Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto i carburanti. Anche le bollette di elettricità e gas continuano a rappresentare una voce di spesa critica, rendendo necessario un intervento che vada oltre le misure temporanee.
Per la CNA, la riduzione strutturale del costo dell'energia deve diventare una priorità della politica economica. Tra le proposte avanzate a livello nazionale figura l'istituzione, nella prossima legge di bilancio, di un fondo da un miliardo di euro all'anno per sostenere la realizzazione di piccoli impianti fotovoltaici destinati all'autoproduzione delle imprese. L'obiettivo è ridurre la spesa energetica e limitare la dipendenza dalle oscillazioni dei mercati.
«Per le nostre imprese bollette e carburanti più cari significano meno risorse per investire, innovare e creare occupazione – conclude Giglietti –. Servono interventi immediati, ma anche strumenti che consentano alle aziende di diventare progressivamente meno dipendenti dalle oscillazioni dei mercati energetici. Per un territorio produttivo come il nostro è una questione di competitività e di capacità di programmare il futuro».
Questa mattina alla Loggia del Grano apertura dell’anno accademico per il dipartimento di Scienze politiche, della Comunicazione e delle Relazioni Internazionali.
Una mattinata che ha avuto l’onore di ospitare il presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso e che ha concentrato la sua attenzione su due importanti anniversari; quello degli ottanta anni dalla nascita della Repubblica Italiana e quello dei settanta anni dall’istituzione della Corte Costituzionale.
"La Costituzione è in buona salute, oggi voglio portare un messaggio di ottimismo" - afferma il presidente -. "Parlare agli studenti della Costituzione è importante perché è il patto fondativo che ci tiene assieme e che fa comunità, quindi è importante che la conoscano e che sappiano come è nata".
Per il presidente un ritorno nella città di Macerata, dove alla fine degli anni Ottanta è stato professore di diritto civile: "Ritorno molto volentieri e ricordo che quando venivo qui stavo bene, perché sentivo una città universitaria, incontravo gli studenti e sentivo questa sensazione di vicinanza e di college che mi ha lasciato proprio un bel ricordo".
Nel corso degli interventi si è ricordato il valore che il voto di ottanta anni fa ebbe per il nostro paese, conferendo alla “nascente Repubblica una legittimazione pienamente popolare” per riprendere le parole della professoressa Laura Vagni, prorettrice per la Didattica, che continua: “Oggi il referendum resta uno strumento prezioso di democrazia”. La professoressa ha anche annunciato l’avvio di un corso di formazione in collaborazione con la Prefettura di Macerata, che unisce i principi costituzionali alla pratica del seggio elettorale, aperto agli studenti e alle studentesse.
A intervenire anche il professor Ronald Car, presidente del Consiglio della Classe LM-52 che ha ricordato il traguardo dei quindici anni del corso di laurea e le soddisfazioni raccolte sotto il punto di vista dell’accoglienza degli studenti stranieri arrivati a Macerata tramite programmi di mobilità.
Il professor Uoldelul Chelati Dirar, delegato della presidente del Consiglio unificato delle Classi L-36 e LM-62 si è invece soffermato sulla trasformazione che è stata fatta al corso di studi di scienze politiche ed internazionali, ricalibrando la centralità del percorso formativo sulla realtà contemporanea e sulle sue sfide.
Linguaggio e comunicazione, le parole al centro dell’intervento della professoressa Alessia Bertolazzi, presidente del Consiglio Unificato delle Classi L-20 e LM-19, che ha ripreso l’articolo 3 della Costituzione definendolo “un testo che ha immaginato un paese più giusto di quello che esisteva precedentemente e ha chiesto alla Repubblica di raggiungerlo”.
"Più domande farete, più dubbi solleverete, più conoscerete ciò che vi circonda, più sarete liberi, perché la libertà è sempre libertà di scelta", ha detto rivolgendosi agli studenti il direttore del Dipartimento Angelo Ventrone.
Infine, la parola anche al rappresentante della Comunità Studentessa, il dottor Stefano di Carlo che ha ribadito l’importanza della garanzia di quei diritti costituzionali: “La presenza del presidente della Consulta ci ricorda che la Costituzione è stata pensata proprio per questo, per impedire che si travalichino i diritti. La Costituzione è un testo vivo, scritto con la resistenza, con le lotte per il suffragio e per la giustizia sociale, e vive solo se la difendiamo nelle aule, nelle piazze, nei luoghi di lavoro e nella vita di ogni giorno”.
Nella seconda parte dell’incontro la proiezione di filmati dell’Archivio storico dell’Istituto Luce sulle date storiche del 1946 e 1956 e la lectio inaugurale del presidente Giovanni Amoroso che ne ha ripercorso le tappe fondamentali per il loro raggiungimento.
Quarant’anni dopo il diploma, il registro è ancora aperto. Qualche capello è sparito, qualcuno è diventato bianco e gli occhiali sono ormai quasi indispensabili, ma lo spirito è rimasto quello dei ragazzi del 1986.
Da luglio 1986 a ottobre 2026: gli ex studenti dell’Istituto tecnico commerciale “F. Corridoni” si sono ritrovati per festeggiare i 40 anni dal diploma di ragioniere, in una rimpatriata che, più che una cena, si è trasformata in un viaggio nel tempo.
C’è chi ha percorso centinaia di chilometri pur di non mancare all’appello. Perché certi appuntamenti non si possono perdere, soprattutto quando ad aspettarti ci sono persone con cui hai condiviso cinque anni di scuola e una quantità imprecisata di marachelle.
È bastato sedersi a tavola perché tornassero a galla interrogazioni da incubo, compiti in classe, episodi esilaranti e gli indimenticabili professori e professoresse. Quelli che quarant’anni fa facevano tremare le ginocchia e che oggi, incredibilmente, fanno sorridere al solo ricordo.
Tra un aneddoto e l’altro, qualcuno ha dimostrato una memoria sorprendente, riportando alla luce episodi che altri avrebbero volentieri lasciato sepolti nel 1986. Qualcun altro, invece, ha continuato a negare ogni responsabilità. Proprio come allora.
Ma dietro le risate e le immancabili prese in giro c’è qualcosa che va ben oltre la nostalgia. Quei ragazzi, infatti, non sono rimasti soltanto ex compagni di scuola: sono diventati amici, per alcuni amici veri, di quelli che ci sono sempre, nei momenti belli e in quelli difficili. Legami costruiti sulla fiducia e sul sostegno reciproco, che nemmeno quarant’anni sono riusciti a scalfire.
Anche chi non ha potuto partecipare ha voluto essere presente con messaggi e abbracci a distanza. Un segno che, in fondo, quella classe non si è mai davvero sciolta.
A rispondere all’appello, questa volta senza il timore di un’interrogazione, sono stati Alfredo Benedetti, Paolo Carpineti, Tonino Marini, Paolo Sciocchetti, Claudio Santini, Gianluca Bevilacqua, Antonio Santini, Bibiana Vagni, Sabina Boschi, Fabio Scoponi, Silvia Biondi, Giuseppe Berrettoni, Simona Tassetti, Franco Moschini, Fabio Compieta e Paola Gnocchini.
Un elenco che, quarant’anni dopo, somiglia ancora a quello del vecchio registro di classe. Con una differenza: stavolta nessuno rischiava un brutto voto, al massimo qualche presa in giro.
E quando è arrivata la torta con quel numero, 40, qualcuno avrà certamente pensato a un errore di contabilità. Possibile che sia passato tutto questo tempo? Eppure è bastata una serata per ritrovarsi di nuovo diciottenni, con la stessa voglia di ridere, scherzare e stare insieme.
Una cosa ha messo tutti d’accordo: mai più aspettare così tanto per rivedersi. Meglio organizzare incontri più frequenti, prima che per riconoscersi servano le fotografie dell’album di classe.
Del resto, dopo quarant’anni di bilanci, dare e avere, entrate e uscite, questi ragionieri un conto lo sanno ancora fare benissimo: 40 anni trascorsi, migliaia di ricordi, infinite risate e amicizie che non hanno prezzo. Il bilancio? Decisamente in attivo.
Calato il sipario sulla settima edizione del diVento Festival, andata in scena lo scorso weekend a Tolentino. Il tema scelto, «Il tempo è quando ci sei tu», ha trovato riscontro nelle giornate di festival: organizzatori, artisti e pubblico parlano di un clima di accoglienza e di attenzione reciproca, in cui gli incontri culturali hanno lasciato spazio anche alla condivisione e alla nascita di nuove amicizie.
Sabato. La giornata si è aperta con la riapertura di Fabrica City, spazio restituito alla comunità e pensato come luogo di incontro. Qui il pubblico ha ascoltato lo scrittore Giancarlo Pontiggia, protagonista di un intenso approfondimento sul cinema di Tarkovskij. Spazio poi a un lavoro teatrale e sonoro dedicato ad Anna Claudi, figura anticonformista la cui opera pittorica e il cui pensiero, è stato sottolineato, hanno ancora molto da dire all’oggi. In serata il concerto del musicista torinese Bianco, che ha alternato canzoni e racconti personali, coinvolgendo la platea con un registro semplice e diretto.
Domenica. Al Politeama Franco Moschini la giornata è iniziata con Sara Cipolletti e il suo studio sul paesaggio, sulle ferite che lo segnano e sulle trasformazioni nel tempo. Poi il momento più atteso, dedicato a Andrej Tarkovskij. Moderati dal direttore artistico Gianfranco Lauretano, sono intervenuti l’editore e fotografo Andrea Ulivi, la docente Giuseppina Larocca e Andrej Andreevič Tarkovskij, figlio del regista. È stato proiettato il film-documentario da lui realizzato,"Andrej Tarkovskij. Il cinema come preghiera", che ripercorre una biografia segnata da sofferenze, difficoltà storiche e dalla lontananza forzata dagli affetti e dalla patria, trasformata in arte e testimonianza universali.
Tra gli interventi, quello di Ulivi, che ha raccontato il proprio legame con il regista: «Tarkovskij e i suoi film mi hanno cambiato la vita». Un cinema, è stato ricordato nel corso della serata, che abbraccia spiritualità, affetti, natura e politica e che mette lo spettatore davanti al contrasto tra bene e male e alla libertà della scelta.
Il bilancio. L’associazione «Tolentino Arte e Cultura» e lo staff del festival chiudono l’edizione con un ringraziamento a quanti hanno partecipato. Per gli organizzatori il diVento Festival si conferma un appuntamento importante per la crescita del territorio, un progetto che «vince la scommessa» quando arte e conoscenza si mettono al servizio delle relazioni umane.
È uscito "Inviati di guerra. Una vita al loro fianco", il libro postumo di Andrea Angeli, pubblicato da Rubbettino lo scorso 16 ottobre. Il diplomatico delle Nazioni Unite lo aveva terminato poco prima di morire, a fine agosto, nella sua Macerata e, in parte, anche all'interno della redazione di Picchio News, ospitato dall'amico fraterno Guido Picchio. Per presentarlo la giornalista Elisabetta Burba, nel quotidiano online Krisis di cui è direttrice, ha selezionato alcuni brani: cartoline dall’inferno che ripercorrono le sue esperienze in diversi teatri di crisi, dalla Cambogia alla Bosnia, dall’Iraq al Kosovo.
Una selezione che dimostra la profondità dello sguardo e offre uno spaccato del rigore professionale di Andrea Angeli. Con queste pagine, Krisis desidera rendere omaggio a un uomo che ha operato nei luoghi più difficili del nostro tempo con competenza, riservatezza e, soprattutto, profonda umanità.
Come scrive nella prefazione del libro il giornalista Jas Gawronsky, "Andrea non ha mai fatto mancare un aiuto ai giornalisti che conoscevano il mestiere, ma non è mai venuto meno ai suoi obblighi di riservatezza e rispetto delle istituzioni". E conclude: "Questa sua equidistanza dalla fonte e dalla foce, in quel terreno scivoloso in cui galleggiano le notizie, le indiscrezioni e a volte gli avvelenatori di pozzi, ne ha caratterizzato non solo i 16 anni di servizio in ex Jugoslavia e i sette tra Irak e Afghanistan, ma anche i periodi trascorsi su scenari apparentemente meno decisivi, eppure sensibilissimi, come la Cambogia o Timor Est".
Di seguito gli stralci del libro di Andrea Angeli, selezionati da Elisabetta Burba:
In Cambogia con Tiziano Terzani
«Ai primi del ’92 si chiuse l’entusiasmante esperienza newyorkese e, come preannunciato, mi ritrovai nella lista del personale in partenza per la mega spedizione in Cambogia. Un contingente Onu di 22.000 effettivi tra militari e civili in via di dispiegamento nell’ex colonia francese, con lo scopo di creare un governo legittimo dopo quattro anni di Khmer rossi e nove di occupazione vietnamita. Passare dai grattacieli di 50 piani alle palafitte non fu facile, come pure allontanarsi da una cerchia di conoscenze di lavoro di notevole interesse, divenute nel tempo buone amicizie; ma la vita dell’espatriato è così, anche se gli “sbalzi” all’Onu sono maggiori che in una multinazionale […].
Chi nel giro della stampa – italiana e non – dominava incontrastato era Tiziano Terzani, approdato a Bangkok dopo un ventennale peregrinare per varie capitali asiatiche. Ogni mese si faceva vedere a Phnom Penh. Conosceva alla perfezione il Paese – da cui era stato cacciato dai Khmer rossi nel ’77 – e non aveva molta pazienza e tempo da perdere con noi novellini. Normalmente lo si incontrava tramite Peppino De Vincentiis, il quale si era guadagnato la sua stima per essere giunto con la primissima avanguardia Onu insieme a Sergio Vieira de Mello, o in occasione di fugaci apparizioni la domenica nella piscina dell’hotel Cambodiana. In Italia Terzani era conosciuto dagli attenti lettori del Corriere, con cui collaborava in occasione di fatti eclatanti, ma soprattutto dagli appassionati di Indocina per via del suo “Giai Phong” in cui raccontava la caduta di Saigon, un best seller della fine degli anni Settanta tradotto in varie lingue. Ben più noto era tuttavia in Germania dove i suoi articoli uscivano regolarmente da anni su Der Spiegel e su Stern.
Anche chi non sapeva più di tanto su di lui – io tra questi – ne rimaneva profondamente colpito. Portamento solenne, rigorosamente vestito di bianco, eloquio forbito, racconti formidabili, memoria d’acciaio, affascinava l’interlocutore. Proprio in quel periodo prese la decisione di non viaggiare in aereo per un anno, lo confidò per primo a noi amici cambogiani. Ne scaturì Un indovino mi disse, libro che lo fece conoscere al grande pubblico italico».
In Bosnia con Christiane Amanpour
«Il passo da Phnom Penh a Sarajevo fu quindi assai breve e questa volta press officer lo ero ufficialmente e non dietro le quinte, perdipiù nella missione del Palazzo di vetro di maggiore importanza in quel momento. Tuttavia, incoscientemente non mi rendevo conto quanto rischioso e impegnativo sarebbe stato vivere in quelle zone né quanto delicato potesse essere quell’incarico. Realizzai entrambe le cose già nei primi giorni.
Il viaggio in auto non blindata da Zagabria alla capitale bosniaca, seppur in convoglio di tre mezzi, fu un incubo, tant’è che da quel giorno vennero messi al bando quegli spostamenti via terra. I primi due impegni professionali furono di accompagnare Christiane Amanpour della CNN e Flora Lewis del NY Times all’aeroporto per assistere allo sbarco di aiuti umanitari e il giorno dopo di scortare in una postazione avanzata di caschi blu la scrittrice e filosofa americana Susan Sontag. Le prime due erano autentiche star dell’informazione. Christiane monopolizzava il canale americano all-news, faceva dirette praticamente senza sosta, aggiornava i servizi ogni tre ore, dormiva a singhiozzo; l’altra inviata dello stesso canale, Jackie Shymanski, venticinquenne canadese di Winnipeg, pur bravissima, non aveva lo stesso fisico della collega angloiraniana, ogni tanto quando andavo negli scantinati dell’ Eurovisione da dove trasmetteva la trovavo con il capo appoggiato sulle braccia conserte per sfruttare anche una breve pausa per il riposo.
La Lewis era la principale foreign correspondent e columnist del quotidiano newyorkese dopo essere stata per vent’anni in giro per il mondo con la Associated Press. Susan Sontag aveva sposato la causa dei sarajevesi trascorrendo nonostante le ristrettezze e i rischi lunghi periodi nella capitale bosniaca. Era divenuta un simbolo della capitale insanguinata. Mesi prima aveva sfidato l’assedio portando in scena Aspettando Godot di Samuel Beckett nel grottesco teatro nazionale illuminato da tante piccole candele. Per quel gesto coraggioso e la profonda vicinanza ai circoli intellettuali, il sindaco Kreševljaković le aveva concesso la cittadinanza onoraria di Sarajevo mentre il consiglio comunale nel Dopoguerra intitolerà a lei la piazza del teatro».
In Iraq con Bernardo Valli
«Dei tanti incontri con Bernardo sul campo, ricordo in particolare una notte sotto le stelle di Nassiriya. Leonardo Leso, responsabile dei reparti dell’Arma impiegati all’estero, si trovava in visita ai carabinieri lì dislocati e mi aveva invitato a seguirlo in un pattugliamento a piedi. “Passo verso l’una dall’hotel Janoob, quello sulle rive dell’Eufrate”, mi aveva detto. Chiesi permesso di far venire l’inviato di Repubblica. “Certo – rispose – così anche lui si capacita del nostro impegno per la sicurezza. Ma – aggiunse – verrà a quell’ora?”. Per Leso, come per i paracadutisti del Tuscania, di cui è stato a lungo comandante, giorno e notte pari erano. Dare appuntamenti a ore in cui generalmente si dorme è perfettamente normale. Non avendo atteso il mio assenso, dava per scontato che lo stesso fosse per me: cosa purtroppo vera. Valli all’idea di vederci all’una nella notte di Nassiriya non batté ciglio. “Ok – disse Bernardo – così vediamo bene la città, di giorno c’è sempre un tal casino”. All’una, puntuale, dal buio Lungoeufrate spuntò la footpatrol dell’Arma. Accompagnavano Leso il comandante Carmelo Burgio, anche lui da una vita al Tuscania e lo scrittore-regista Pino Agnetti. Agli angoli, quasi invisibili, silenziosi come gatti, quattro brigadieri baschi amaranto. Ci incamminammo insieme. Bernardo iniziò a parlare dell’Iraq ai tempi di Re Faysal II, da lui incontrato nel ’57; i due ufficiali e l’inviato legarono subito. Le due ore di marcia passarono senza che ce ne accorgessimo. Valli, solitamente parco nella citazione di individui, il giorno dopo raccontando la ricognizione notturna nel reportage da Nassiriya, menzionò i due carabinieri “d’azione” per nome e cognome, segno che lo avevano impressionato favorevolmente».
In Kosovo con Guido Picchio ed Elisabetta Burba
«All’indomani del ritiro delle forze di sicurezza serbe dal Kosovo si aprì una stagione di vendette che le forze internazionali con molte difficoltà cercarono di arginare. Non sempre fu possibile. Tra gli obiettivi sensibili vi erano i pochi serbi rimasti oltre che, in alcuni casi, kosovari fedeli alla linea moderata del leader pacifista Ibrahim Rugova. A rischio anche chiese e monasteri serbo-ortodossi. Nel giro di pochi mesi ne fecero le spese un centinaio di edifici religiosi, in gran parte nelle aree occidentali. Ci fu senza dubbio una sottovalutazione del fenomeno. Il grido d’allarme fu sintetizzato da un’eloquente pubblicazione dell’antico Patriarcato di Peć, dove stazionavano le truppe italiane. Crucified Kosovo mostrava inequivocabilmente un centinaio di chiese e monasteri prima e dopo il dispiegamento dei soldati stranieri: un documento agghiacciante […].
Ricordo ancora un pomeriggio di dicembre 2001, un venerdì, piombarono in ufficio Elisabetta Burba di Panorama accompagnata dal fotografo Guido Picchio. Dovevano seguire un’operazione riservata che reparti speciali dei carabinieri avrebbero condotto all’alba del giorno dopo nell’area Sud-Ovest del Kosovo e fare una breve ricognizione a Kukës domenica. «Dato che siamo nel fine settimana vi accompagno volentieri – gli dissi – anche a me interessa vedere come è diventato l’avamposto albanese e poi tengo molto a farvi vedere Dečani». «Dobbiamo però prendere la mia Pandina – aggiunsi – la jeep UN può attraversare la frontiera solo con un permesso speciale».
Dopo il monastero concordammo cena al vicino comando italiano e pernottamento in hotel a Dakovica, pronti per il giorno dopo. Entrambe le visite si protrassero più del programmato. Elisabetta – fondatrice di Krisis, sito di geopolitica – rimase affascinata dai racconti di padre Sava e ottenne utili dritte per il suo reportage del giorno dopo. Fuori aveva iniziato a fioccare ma nell’affollato bar della truppa una grappa tirò l’altra ed Elisabetta da buona carnica non volle rinunciare al bicchiere della staffa. Il comandante ci aveva offerto gentilmente una branda, ma preferimmo proseguire.
Non c’era un cane per strada, classica notte da lupi. Contavo almeno in uno spalaneve, sapevo che la Nato ne aveva donati cinque alla forza di protezione civile locale. Neanche quello. Con l’aumentare del manto nevoso pigiai l’acceleratore sperando di superare eventuali accumuli. Ce l’avrei forse fatta se l’impatto con un montarozzo non avesse fatto sganciare il cavo d’acciaio del cambio: bloccati a folle. Passò un camioncino che ci avrebbe trainato nella direzione opposta. Preferimmo aspettare. Nel frattempo, riuscimmo a contattare la pattuglia Onu della Guardia di finanza in servizio al confine con l’Albania, Davide Marchese e Paul Giaquinto erano già a letto ma in meno di un’ora ci raggiunsero trainandoci fino a Dakovica. La gelida notte in Panda fu scongiurata anche se i due reporter se la videro brutta, e io con loro.
L’operazione Nato del giorno dopo scattò simultaneamente in varie città del mondo. Nel mirino degli investigatori internazionali la Global relief foundation, ong islamica con base in Illinois messa sotto inchiesta dall’Fbi per supposta affiliazione ad al Qaeda. I due iracheni che gestivano l’antenna di Dakovica furono presi in consegna dai carabinieri del generale Garelli che provvidero anche a sequestrare vari scatoloni di materiale informativo inneggiante alla jihad. Lo scoop c’era tutto. Da tempo si sospettava che la lunga fase transitoria del nuovo Kosovo potesse creare terreno fertile per infiltrazioni di estremisti religiosi, ma la notizia che ci fossero veri e propri covi di seguaci di Bin Laden in un territorio sotto controllo NATO colse di sorpresa i più».
Arriva a Macerata la prima edizione di Epicomics, l'evento dedicato all'universo Comics & Games che si terrà al Centro Fiere Villa Potenza il 7 e l'8 novembre 2026.
Un fine settimana immerso nel mondo dei fumetti, dei videogiochi e del cosplay, in cui anche la musica sarà protagonista.
I JeegRobots, infatti, si preparano a salire sul palco EpicStage il 7 movembre alle 17:30 per uno spettacolo in cui le melodie delle sigle TV dei cartoni animati degli anni '80, '90 e 2000 saranno le protagoniste. Sette musicisti di Ancona, costumi di scena e la voglia di fare un salto nel passato per riportare gli eterni adolescenti a rivivere le emozioni delle loro sigle preferite.
Uno spettacolo dedicato anche a famiglie e nuove generazioni che potranno scoprire un mondo fatto di robot, eroi e grandi avventure.
Tra le attività proposte durante l'evento ci saranno anche incontri con ospiti del settore e diverse esposizioni dedicate al mondo Comics & Game.
Sarà Simona Molinari con "La donna è mobile" a inaugurare la 57ª edizione di Macerata Jazz Winter, al via venerdì 23 ottobre. Il primo appuntamento della rassegna porterà sul palco del Teatro Lauro Rossi uno spettacolo tra musica e teatro dedicato alla libertà espressiva delle donne, inserito in un programma che coinvolgerà anche il Centrale, nel cuore del centro storico.
La serata si svilupperà in tre momenti: alle 19.30 l’aperitivo in concerto con Naima al Centrale, alle 21.15 lo spettacolo di Simona Molinari al teatro e, dalle 23.30, il ritorno al locale per la prima jam session della stagione.
Organizzata da Musicamdo Jazz, con la direzione artistica di Daniele Massimi e la promozione del Comune di Macerata attraverso l’assessorato alla Cultura, la rassegna è sostenuta dal Ministero della Cultura e dalla Regione Marche, in collaborazione con I-Jazz, Università di Macerata e Consorzio Marche Spettacolo. Il cartellone proseguirà fino al 5 gennaio 2027, con sei concerti al Teatro Lauro Rossi, altrettanti aperitivi musicali e jam session al Centrale.
Un percorso che rinnova una tradizione nata nel 1970 con Paolo Piangiarelli, quando allo Sferisterio prese vita il primo Festival Internazionale del Jazz di Macerata.
Simona Molinari al Lauro Rossi con “La donna è mobile”
Il momento centrale della serata inaugurale sarà alle 21.15 al Teatro Lauro Rossi, dove Simona Molinari presenterà "La donna è mobile", spettacolo scritto insieme a Simona Orlando che intreccia canzoni, narrazione e teatro per raccontare le molteplici sfaccettature dell’identità femminile.
Il titolo richiama la celebre aria del Rigoletto di Giuseppe Verdi, ma ne propone una lettura diversa: la donna “mobile” diventa simbolo di libertà, cambiamento e capacità di scegliere autonomamente il proprio percorso, superando convenzioni e stereotipi.
Il viaggio musicale attraversa generi ed epoche, dall’opera lirica alle sonorità contemporanee, passando per Lucio Dalla, Milly e Billie Eilish. Ironia e leggerezza si alternano a momenti più intensi, in uno spettacolo che mette al centro le storie di donne capaci di affermare la propria voce e di aprire nuove strade.
Ad accompagnare la cantautrice sarà una band interamente femminile: Sade Mangiaracina al pianoforte e alle tastiere, Francesca Remigi alla batteria, Chiara Lucchini ai sassofoni e al flauto ed Elisabetta Pasquale al basso elettrico. Un organico che valorizza il contributo delle donne non soltanto come interpreti, ma anche come musiciste e protagoniste della creazione artistica.
Dal Centrale alla jam session: una serata tra musica e convivialità
L’apertura della 57ª edizione è fissata alle 19.30 al Centrale, in piazza della Libertà, con “Il gusto del jazz”, il progetto che affianca agli spettacoli in teatro appuntamenti musicali più informali.
A inaugurare il ciclo sarà Naima, formazione composta da Marta Giulioni alla voce, Nico Tangherlini al pianoforte, Lorenzo Scipioni al contrabbasso e Tommaso Agostinelli alla batteria. L’aperitivo in concerto offrirà al pubblico un primo momento di incontro con la musica dal vivo, confermando il ruolo del Centrale come spazio di riferimento per la rassegna e per la vita culturale del centro storico.
Alle 23.30 la serata tornerà nello stesso locale con la prima jam session della stagione. Musicisti e appassionati potranno così prolungare l’esperienza del concerto attraverso l’improvvisazione e il confronto musicale, in un appuntamento destinato ad accompagnare le diverse serate del festival.
Una mostra per ricordare Carlo Pieroni
L’edizione 2026 di Macerata Jazz sarà anche l’occasione per ricordare Carlo Pieroni, fotografo e amico del festival, scomparso lasciando un patrimonio di immagini legate alla musica dal vivo e alla storia della manifestazione.
A lui sarà dedicata una mostra fotografica che ripercorrerà, attraverso il suo sguardo, il rapporto costruito negli anni con musicisti, organizzatori e pubblico. Un omaggio alla sensibilità artistica di Pieroni e al contributo della fotografia nel custodire la memoria dei concerti e dei protagonisti della rassegna.
Si rinnova inoltre la collaborazione con l’Università di Macerata attraverso IMPROVEisACTION, il laboratorio curato da Emanuela Sabbatini, responsabile dell’ufficio stampa e della comunicazione del festival. Gli studenti saranno coinvolti direttamente nelle attività dello staff di Musicamdo, sperimentando sul campo il lavoro di comunicazione culturale e il racconto degli eventi.
Il 3 novembre arriva Matteo Paggi con Fabrizio Bosso
Il secondo appuntamento di Macerata Jazz Winter è in programma martedì 3 novembre, alle 21.15, al Teatro Lauro Rossi, con il progetto “Giraffe” del trombonista marchigiano Matteo Paggi e la partecipazione straordinaria del trombettista Fabrizio Bosso.
L’incontro porterà sul palco le composizioni originali di Paggi, in un percorso musicale che intreccia jazz, influenze rock, ricerca melodica ed elettronica. La presenza di Bosso arricchirà il progetto con il suono della sua tromba, per un nuovo appuntamento del cartellone che accompagnerà Macerata fino all’inizio del 2027.
Una maceratese è campionessa italiana di peperoncino estremo. Sabato 17 ottobre, a Jesolo, durante la festa «M’illumino di spezie» nel centro storico, Milena Magrini, di Muccia, ha conquistato il titolo Superhot a pari merito con il pluricampione Carmelo Francavilla, detto il «Gladiatore», di Mesagne.
La strada verso la finale era cominciata ad agosto a Serravalle di Chienti, durante la Festa del Peperoncino, dove si disputava una tappa di qualificazione. Il favorito era il campione uscente Andrea Liberati, ma a imporsi è stata Magrini, che ha affrontato il Carolina Reaper (oltre due milioni di unità Scoville) addirittura sorridendo. Liberati si è classificato secondo e lei ha ottenuto il pass per Jesolo.
Anche in finale i pronostici erano per Francavilla, già vincitore di numerosi titoli nel circuito Superhot Italia e in altre competizioni. Il testa a testa è andato avanti fino agli ultimi peperoncini: Francavilla si è alzato un attimo prima della sfidante, ma giudici e pubblico hanno deciso di assegnare il primo posto a entrambi.
Magrini è iscritta alla Delegazione Strampelli dell’Accademia Italiana del Peperoncino, la prima delegazione marchigiana, nata a Serravalle di Chienti. In gara ha avuto il sostegno dei Balacco’s Pepper di Grottazzolina, produttori legati alla stessa delegazione. Compagni e amici hanno seguito la finale in diretta Facebook.
La delegazione Strampelli ha contribuito anche alla parte espositiva dell’evento, inviando alla mostra «Spezie di Fuoco» circa cento varietà di peperoncino da tutto il mondo, ognuna con una scheda informativa curata da Mirco Santacchi e Marco D’Ercole, che da anni si occupano della cultura e della coltivazione di queste piante.
Il campionato, giunto alla quinta edizione, è organizzato da Jack Pepper e Adriano Pepper De Luca che, con Daniele Berto, hanno fondato il marchio The Chilli Pirates, specializzato in eventi dedicati al peperoncino.
Sessant'anni da festeggiare insieme, tra ricordi, sorrisi e amicizie che resistono al passare del tempo. È stato questo lo spirito che ha accompagnato la festa dei coscritti del 1966 di Caldarola, Camporotondo di Fiastrone, Cessapalombo e Serrapetrona, ai quali si è unito anche un rappresentante di Belforte del Chienti, ritrovatisi sabato scorso per celebrare il raggiungimento dei sessant'anni.
Un compleanno speciale, trasformato in un'occasione per ritrovarsi, ripercorrere le tappe della propria vita e riscoprire il valore delle radici comuni. Perché, al di là delle esperienze e dei percorsi personali, ci sono ricordi e legami capaci di attraversare gli anni e mantenere intatto il senso di appartenenza a una comunità.
La serata, organizzata da Noemi Paola Riccardi, Maria Staffolani, Alberto Girolami e Paolo Mariantoni, si è aperta al centro di comunità, nella chiesa Beato Francesco Piani di Caldarola. Qui i partecipanti si sono riuniti per ringraziare per il dono della vita e dedicare un pensiero ai coetanei scomparsi, Tullia Biondi e don Salvatore Sicignano, ricordati con affetto.
La festa è proseguita al ristorante La Torre del Parco di Camerino, dove la cena conviviale ha lasciato spazio ai racconti e ai tanti ricordi condivisi.
Tra una battuta e un aneddoto, sono riaffiorati gli anni dell'infanzia, i tempi della scuola, le amicizie e le esperienze della giovinezza. Momenti di vita che hanno riportato i presenti indietro nel tempo, quando si cresceva insieme e il futuro appariva ancora tutto da scoprire.
Sessant'anni rappresentano una tappa importante, fatta di esperienze, famiglie, soddisfazioni e cambiamenti. Ritrovarsi per festeggiarla insieme ha significato anche riconoscere il valore di una storia condivisa, costruita negli anni e capace di unire persone e territori.
Una serata all'insegna della convivialità e della memoria, con la consapevolezza che, anche quando la vita porta ciascuno lungo strade diverse, le amicizie di un tempo e le radici comuni continuano a rappresentare un patrimonio prezioso da custodire.
Lettere informative in ritardo, ma il censimento prosegue regolarmente. A Civitanova Marche l’amministrazione comunale informa i cittadini sui possibili disguidi nella consegna delle comunicazioni relative al Censimento permanente della popolazione 2026, in programma dal 5 ottobre al 23 dicembre. A causare i ritardi, secondo quanto comunicato dall’Istat, sono rallentamenti logistici da parte del corriere incaricato della distribuzione.
La rilevazione non riguarda tutte le famiglie, ma soltanto un campione selezionato. Per quelle coinvolte, tuttavia, rispondere al questionario è un obbligo di legge, anche nel caso in cui la lettera con le credenziali non sia ancora arrivata.
Per verificare se il proprio nucleo familiare è stato selezionato è possibile contattare il Numero unico Istat 1510, attivo dal lunedì al sabato dalle 9 alle 21. In alternativa, si può controllare la propria casella Pec, consultare l’app IO oppure rivolgersi al Centro comunale di rilevazione, situato presso l’Ufficio elettorale del Comune di Civitanova Marche.
È possibile compilare il questionario anche senza attendere la lettera con le credenziali. Fino al 6 dicembre 2026, le famiglie coinvolte possono rispondere online accedendo al portale ufficiale del censimento Istat tramite Carta d’identità elettronica (Cie) o Spid. Una volta completata la compilazione, occorre inviare il questionario e scaricare la ricevuta che attesta l'avvenuta trasmissione.
Chi preferisce un supporto diretto può, invece, contattare o raggiungere di persona il Centro comunale di rilevazione presso l’Ufficio elettorale. Il servizio sarà disponibile fino al 23 dicembre, con i seguenti orari: dal lunedì al venerdì dalle 9:30 alle 13 e il martedì e giovedì anche dalle 15 alle 18.
Dal 12 novembre 2026 è inoltre previsto l’intervento dei rilevatori incaricati dal Comune, che si recheranno nelle abitazioni delle famiglie che non avranno ancora compilato autonomamente il questionario. Gli operatori saranno muniti di apposito cartellino identificativo.
E se nei vostri quartieri
Tutto è rimasto come ieri
Senza le barricate
Senza feriti, senza granate
Se avete preso per buone
Le "verità" della televisione
Anche se allora vi siete assolti
Siete lo stesso coinvolti
Era il 1973 quando "Storia di un impiegato" di Fabrizio De Andrè usciva sul mercato discografico italiano. Un concept album che parla, per l’appunto, della storia di un impiegato. La vita di un uomo che osserva da lontano le rivolte del Sessantotto e che poi decide di ribellarsi in maniera violenta e solitaria, costruendo una bomba artigianale da far esplodere davanti al Parlamento.
A spingere l'impiegato verso questa decisione sono i venti del Maggio Francese, la serie di rivolte che avevano interessato la città di Parigi proprio nel 1968, quando i gruppi studenteschi della città decidono di organizzarsi per protestare contro l’intervento sproporzionato della polizia che aveva caricato i manifestanti dopo l’occupazione dell’università della Sorbona.
Questa miccia trova riscontro nell’opinione pubblica e il 13 maggio venne indetto uno sciopero generale che vide la partecipazione di 9 milioni di persone.
E se vi siete detti
Non sta succedendo niente
Le fabbriche riapriranno
Arresteranno qualche studente
Convinti che fosse un gioco
A cui avremmo giocato poco
E proprio in quel maggio francese De Andrè trova l’ispirazione per scrivere "Canzone del Maggio", adattamento di "Chacun de vous est concerné" della cantautrice francese Dominique Grange.
De André riprende i concetti espressi dal brano di Grange per veicolare un messaggio diretto proprio all'impiegato: "Siete lo stesso coinvolti". Anche se non attivamente, anche se non come parte effettiva della protesta, siete lo stesso coinvolti perché ognuno ha una responsabilità.
Allora, forse, quello che si tenta di evidenziare è l’immobilismo e la poca solidarietà verso chi cerca di protestare. Una paura che può essere compresa, perché la manifestazione che esplode in violenza può spaventare, ma pone allo stesso tempo davanti a problemi e difficoltà che non andrebbero ignorati. Problemi che, molto spesso, vengono messi all'angolo con altrettanta violenza nella speranza di cancellare un messaggio.
L'attualità in un brano di cinquantatrè anni fa, dovrebbe far riflettere, senza polarizzare, sulle motivazioni che spingono ancora oggi i cittadini a continuare quel gioco a cui si credeva avrebbero giocato poco.