Dalle Marche alla corsa agli Oscar, Giulia Grandinetti: "Come regista vorrei far sentire le persone meno sole" (VIDEO)
Attualità
15/03/2026 13:30

Dalle Marche alla corsa agli Oscar, Giulia Grandinetti: "Come regista vorrei far sentire le persone meno sole" (VIDEO)

Nel corso della conversazione emerge una visione molto chiara del cinema: non come evasione, ma come uno strumento per interrogare il presente. Per Giulia Grandinetti i film più importanti sono quelli capaci di aiutare a orientarsi nel mondo e a non sentirsi soli. Una riflessione che arriva proprio alla vigilia della notte più importante per il cinema mondiale. Tra poche ore, infatti, gli occhi dell’industria cinematografica saranno puntati sulla cerimonia degli Academy Awards, gli Oscar. Un appuntamento che quest’anno ha sfiorato da vicino anche il percorso della regista originaria di Potenza Picena, che abbiamo ospitato nel Picchio Podcast, il format di Picchio News dedicato alle figure più interessanti del territorio che hanno saputo affermarsi anche oltre i confini locali. Negli ultimi anni il suo nome ha iniziato a circolare nei festival internazionali grazie ai suoi cortometraggi e in particolare a Majonezë, film che ha attraversato il circuito mondiale entrando nella corsa agli Oscar grazie alla vittoria in festival qualificanti, tra cui quello di Los Angeles. Ma dietro ai riconoscimenti c’è soprattutto una visione del cinema molto precisa: non tanto un traguardo, quanto un processo. La storia di Giulia Grandinetti parte da una realtà piccola, quella di Potenza Picena. Un contesto lontano dai grandi centri cinematografici, ma proprio per questo fertile per l’immaginazione. «Da bambina passavo molto tempo a inventare giochi e storie con gli altri», racconta. «Sono cresciuta in un’epoca in cui non eravamo ancora sommersi dalla tecnologia e quella noia diventava quasi una necessità creativa». Il primo contatto con il linguaggio delle immagini arriva presto, grazie al padre, appassionato di fotografia. A tredici anni le affida una videocamera di casa: da quel momento inizia a esplorare il mondo attraverso l’obiettivo. Non c’è però un momento preciso in cui decide di diventare regista. Piuttosto, un lungo atto di fiducia nel processo creativo. «Non ho mai creduto al risultato finale – spiega – ma alla necessità di provare. È stato un atto di fede nel processo. Ho avuto anche tanti fallimenti, ma sono stati fondamentali». Curiosamente, una delle caratteristiche più singolari del suo percorso è proprio l’assenza iniziale di una formazione cinematografica tradizionale. «Sono cresciuta senza cinema», ammette. «Nel mio paese non c’era un cinema facilmente raggiungibile, quindi ho visto soprattutto film in televisione. Quando sono arrivata a Roma a diciotto anni per studiare recitazione mi sono accorta di avere enormi lacune». I suoi coetanei citavano autori, correnti e film. Lei invece non aveva mai sentito nominare giganti come Fellini, Pasolini o Kubrick. «All’inizio mi sono sentita in difetto, poi ho capito che era anche una grande opportunità: potevo scoprire tutto da zero mentre iniziavo a fare i primi passi in questo mondo». Tra i pochi riferimenti dell’infanzia c’era Steven Spielberg, scoperto anche grazie alla serie Dawson's Creek, dove il protagonista Dawson Leery sognava di diventare regista. Per Grandinetti il cinema non è mai un gesto puramente autobiografico. I film nascono piuttosto come strumenti per mettere sul tavolo domande collettive. «Cerco sempre di non parlare direttamente di me», spiega. «Mi interessa mettere al centro qualcosa che riguarda tutti e che possa far sentire le persone meno sole». Questo approccio si riflette anche nel suo modo di vivere il lavoro di regista: una continua attenzione ai dettagli. «Nella vita ho molti difetti», scherza, «ma quando faccio regia quei difetti diventano qualità. La mia pignoleria, per esempio, sul set diventa una risorsa». Molti dei suoi lavori hanno esplorato universi distopici. Ma oggi, osservando il mondo contemporaneo, la regista ammette di sentirsi in una fase diversa. «Negli ultimi anni ho la sensazione che non ci sia più bisogno di inventare la distopia: la stiamo vivendo», riflette. Una riflessione maturata anche attraverso la lettura del sociologo Zygmunt Bauman, autore del concetto di “retrotopia”, la nostalgia per un passato percepito come più stabile rispetto a un futuro incerto. Da qui nasce una posizione sempre più esigente nei confronti del cinema. «Oggi sento il bisogno che i film si assumano una responsabilità rispetto al tempo che stiamo vivendo. Non importa il budget o la dimensione del progetto: conta la domanda che il film pone al mondo». Il cortometraggio Majonezë è stato il progetto che più di tutti ha portato la regista marchigiana sulla scena internazionale. La partecipazione alla corsa agli Oscar è arrivata grazie alla vittoria in festival qualificanti, tra cui l’AFI Fest di Los Angeles. Da lì è partita una campagna di promozione durata circa un mese e mezzo tra New York, Los Angeles, Parigi e Londra. «Non abbiamo pensato agli Oscar come obiettivo finale», racconta. «La cosa importante era continuare a far vedere il film». Negli Stati Uniti l’opera ha sorpreso molti spettatori per la sua natura europea e per il modo in cui è stata realizzata con mezzi limitati ma grande inventiva. «Lì sono rimasti colpiti anche dal retroscena della produzione. Noi europei spesso dobbiamo essere creativi perché abbiamo meno risorse». Il vero premio, però, non sono state le candidature o i riconoscimenti. «La cosa più bella è stata incontrare artisti con carriere straordinarie e poter parlare con loro del film. Anche solo prendere un caffè insieme e ascoltare le loro storie». Tra gli incontri più sorprendenti del viaggio americano c’è quello con Oliver Stone, regista premio Oscar e autore di film come Platoon e JFK. Durante una cena tra amici, Stone – che aveva visto il corto – ha improvvisamente proposto un brindisi dedicato proprio a Majonezë. «Mi ha detto che trovava il film estremamente depresso e mi ha chiesto se fossi depressa anche io», racconta sorridendo. «Ma il fatto che un regista di quella statura si sia fermato a fare un brindisi per una regista emergente è stato incredibile». Per Grandinetti momenti come questo dimostrano una cosa semplice: i grandi artisti restano profondamente umani. «Credo che abbiano bisogno di rimanere in contatto con il mondo reale. Altrimenti come potrebbero continuare a fare film che parlano del mondo?». Dopo una trilogia di cortometraggi, la regista sta lavorando al suo primo lungometraggio, un progetto che porta avanti da diversi anni. La domanda centrale è tanto "semplice" quanto universale: che cos’è l’amore? «È un film che mi ha già insegnato moltissimo anche prima di essere girato», racconta. «Spero di realizzarlo presto». Nel cinema, del resto, il tempo ha ritmi molto diversi: tra scrittura, produzione, riprese e distribuzione possono passare anni. «È una sorta di condanna», scherza, «ma fa parte del processo». Prima di chiudere, Grandinetti torna a parlare del territorio da cui tutto è iniziato. Le Marche negli ultimi anni stanno diventando sempre più un set cinematografico. Ma per la regista il vero valore non sta solo nei paesaggi. «Quando si sceglie un luogo per un film bisogna sentire che ha a che fare con la storia che si sta raccontando», spiega. Secondo lei la regione custodisce un elemento ancora poco esplorato: una dimensione quasi mistica. «Le Marche hanno un’energia particolare che spesso viene raccontata solo come cartolina. In realtà c’è molto di più da indagare». E forse è proprio qui che si misura il senso del percorso di Giulia Grandinetti. Non nei premi, nei festival o nella corsa agli Oscar che ha accompagnato Majonezë, ma nella domanda che continua a inseguire attraverso il cinema: che cosa può ancora dirci un film sul mondo che stiamo vivendo? Per la regista marchigiana il cinema non è una fuga dalla realtà, ma uno spazio in cui provare a rimettere ordine dentro un tempo confuso. Un luogo dove porre domande, accendere discussioni, creare incontri. Anche scomodi. È forse questo il paradosso più affascinante del suo percorso: partire da una piccola città delle Marche, senza una vera educazione cinematografica alle spalle, e arrivare a dialogare con alcuni dei protagonisti del cinema mondiale. Ma senza perdere quella stessa curiosità con cui, a tredici anni, prendeva in mano per la prima volta una videocamera per provare a raccontare una storia. Perché alla fine, più che la carriera o il successo, ciò che sembra muovere davvero il suo lavoro è un’altra urgenza: continuare a cercare immagini e storie capaci di restituire un senso al presente. Anche quando quel senso, come accade spesso nel cinema migliore, non arriva come una risposta ma come una domanda che resta aperta.  

Dalle Marche alla corsa agli Oscar, Giulia Grandinetti: "Come regista vorrei far sentire le persone meno sole" (VIDEO)

Dalle Marche alla corsa agli Oscar, Giulia Grandinetti: "Come regista vorrei far sentire le persone meno sole" (VIDEO)
15/03/2026 13:30

Nel corso della conversazione emerge una visione molto chiara del cinema: non come evasione, ma come uno strumento per interrogare il presente. Per Giulia Grandinetti i film più importanti sono quelli capaci di aiutare a orientarsi nel mondo e a non sentirsi soli. Una riflessione che arriva proprio alla vigilia della notte più importante per il cinema mondiale. Tra poche ore, infatti, gli occhi dell’industria cinematografica saranno puntati sulla cerimonia degli Academy Awards, gli Oscar. Un appuntamento che quest’anno ha sfiorato da vicino anche il percorso della regista originaria di Potenza Picena, che abbiamo ospitato nel Picchio Podcast, il format di Picchio News dedicato alle figure più interessanti del territorio che hanno saputo affermarsi anche oltre i confini locali. Negli ultimi anni il suo nome ha iniziato a circolare nei festival internazionali grazie ai suoi cortometraggi e in particolare a Majonezë, film che ha attraversato il circuito mondiale entrando nella corsa agli Oscar grazie alla vittoria in festival qualificanti, tra cui quello di Los Angeles. Ma dietro ai riconoscimenti c’è soprattutto una visione del cinema molto precisa: non tanto un traguardo, quanto un processo. La storia di Giulia Grandinetti parte da una realtà piccola, quella di Potenza Picena. Un contesto lontano dai grandi centri cinematografici, ma proprio per questo fertile per l’immaginazione. «Da bambina passavo molto tempo a inventare giochi e storie con gli altri», racconta. «Sono cresciuta in un’epoca in cui non eravamo ancora sommersi dalla tecnologia e quella noia diventava quasi una necessità creativa». Il primo contatto con il linguaggio delle immagini arriva presto, grazie al padre, appassionato di fotografia. A tredici anni le affida una videocamera di casa: da quel momento inizia a esplorare il mondo attraverso l’obiettivo. Non c’è però un momento preciso in cui decide di diventare regista. Piuttosto, un lungo atto di fiducia nel processo creativo. «Non ho mai creduto al risultato finale – spiega – ma alla necessità di provare. È stato un atto di fede nel processo. Ho avuto anche tanti fallimenti, ma sono stati fondamentali». Curiosamente, una delle caratteristiche più singolari del suo percorso è proprio l’assenza iniziale di una formazione cinematografica tradizionale. «Sono cresciuta senza cinema», ammette. «Nel mio paese non c’era un cinema facilmente raggiungibile, quindi ho visto soprattutto film in televisione. Quando sono arrivata a Roma a diciotto anni per studiare recitazione mi sono accorta di avere enormi lacune». I suoi coetanei citavano autori, correnti e film. Lei invece non aveva mai sentito nominare giganti come Fellini, Pasolini o Kubrick. «All’inizio mi sono sentita in difetto, poi ho capito che era anche una grande opportunità: potevo scoprire tutto da zero mentre iniziavo a fare i primi passi in questo mondo». Tra i pochi riferimenti dell’infanzia c’era Steven Spielberg, scoperto anche grazie alla serie Dawson's Creek, dove il protagonista Dawson Leery sognava di diventare regista. Per Grandinetti il cinema non è mai un gesto puramente autobiografico. I film nascono piuttosto come strumenti per mettere sul tavolo domande collettive. «Cerco sempre di non parlare direttamente di me», spiega. «Mi interessa mettere al centro qualcosa che riguarda tutti e che possa far sentire le persone meno sole». Questo approccio si riflette anche nel suo modo di vivere il lavoro di regista: una continua attenzione ai dettagli. «Nella vita ho molti difetti», scherza, «ma quando faccio regia quei difetti diventano qualità. La mia pignoleria, per esempio, sul set diventa una risorsa». Molti dei suoi lavori hanno esplorato universi distopici. Ma oggi, osservando il mondo contemporaneo, la regista ammette di sentirsi in una fase diversa. «Negli ultimi anni ho la sensazione che non ci sia più bisogno di inventare la distopia: la stiamo vivendo», riflette. Una riflessione maturata anche attraverso la lettura del sociologo Zygmunt Bauman, autore del concetto di “retrotopia”, la nostalgia per un passato percepito come più stabile rispetto a un futuro incerto. Da qui nasce una posizione sempre più esigente nei confronti del cinema. «Oggi sento il bisogno che i film si assumano una responsabilità rispetto al tempo che stiamo vivendo. Non importa il budget o la dimensione del progetto: conta la domanda che il film pone al mondo». Il cortometraggio Majonezë è stato il progetto che più di tutti ha portato la regista marchigiana sulla scena internazionale. La partecipazione alla corsa agli Oscar è arrivata grazie alla vittoria in festival qualificanti, tra cui l’AFI Fest di Los Angeles. Da lì è partita una campagna di promozione durata circa un mese e mezzo tra New York, Los Angeles, Parigi e Londra. «Non abbiamo pensato agli Oscar come obiettivo finale», racconta. «La cosa importante era continuare a far vedere il film». Negli Stati Uniti l’opera ha sorpreso molti spettatori per la sua natura europea e per il modo in cui è stata realizzata con mezzi limitati ma grande inventiva. «Lì sono rimasti colpiti anche dal retroscena della produzione. Noi europei spesso dobbiamo essere creativi perché abbiamo meno risorse». Il vero premio, però, non sono state le candidature o i riconoscimenti. «La cosa più bella è stata incontrare artisti con carriere straordinarie e poter parlare con loro del film. Anche solo prendere un caffè insieme e ascoltare le loro storie». Tra gli incontri più sorprendenti del viaggio americano c’è quello con Oliver Stone, regista premio Oscar e autore di film come Platoon e JFK. Durante una cena tra amici, Stone – che aveva visto il corto – ha improvvisamente proposto un brindisi dedicato proprio a Majonezë. «Mi ha detto che trovava il film estremamente depresso e mi ha chiesto se fossi depressa anche io», racconta sorridendo. «Ma il fatto che un regista di quella statura si sia fermato a fare un brindisi per una regista emergente è stato incredibile». Per Grandinetti momenti come questo dimostrano una cosa semplice: i grandi artisti restano profondamente umani. «Credo che abbiano bisogno di rimanere in contatto con il mondo reale. Altrimenti come potrebbero continuare a fare film che parlano del mondo?». Dopo una trilogia di cortometraggi, la regista sta lavorando al suo primo lungometraggio, un progetto che porta avanti da diversi anni. La domanda centrale è tanto "semplice" quanto universale: che cos’è l’amore? «È un film che mi ha già insegnato moltissimo anche prima di essere girato», racconta. «Spero di realizzarlo presto». Nel cinema, del resto, il tempo ha ritmi molto diversi: tra scrittura, produzione, riprese e distribuzione possono passare anni. «È una sorta di condanna», scherza, «ma fa parte del processo». Prima di chiudere, Grandinetti torna a parlare del territorio da cui tutto è iniziato. Le Marche negli ultimi anni stanno diventando sempre più un set cinematografico. Ma per la regista il vero valore non sta solo nei paesaggi. «Quando si sceglie un luogo per un film bisogna sentire che ha a che fare con la storia che si sta raccontando», spiega. Secondo lei la regione custodisce un elemento ancora poco esplorato: una dimensione quasi mistica. «Le Marche hanno un’energia particolare che spesso viene raccontata solo come cartolina. In realtà c’è molto di più da indagare». E forse è proprio qui che si misura il senso del percorso di Giulia Grandinetti. Non nei premi, nei festival o nella corsa agli Oscar che ha accompagnato Majonezë, ma nella domanda che continua a inseguire attraverso il cinema: che cosa può ancora dirci un film sul mondo che stiamo vivendo? Per la regista marchigiana il cinema non è una fuga dalla realtà, ma uno spazio in cui provare a rimettere ordine dentro un tempo confuso. Un luogo dove porre domande, accendere discussioni, creare incontri. Anche scomodi. È forse questo il paradosso più affascinante del suo percorso: partire da una piccola città delle Marche, senza una vera educazione cinematografica alle spalle, e arrivare a dialogare con alcuni dei protagonisti del cinema mondiale. Ma senza perdere quella stessa curiosità con cui, a tredici anni, prendeva in mano per la prima volta una videocamera per provare a raccontare una storia. Perché alla fine, più che la carriera o il successo, ciò che sembra muovere davvero il suo lavoro è un’altra urgenza: continuare a cercare immagini e storie capaci di restituire un senso al presente. Anche quando quel senso, come accade spesso nel cinema migliore, non arriva come una risposta ma come una domanda che resta aperta.  

Cronaca

Castelraimondo, guida senza patente e documento contraffatto: denunciato 43enne

Castelraimondo, guida senza patente e documento contraffatto: denunciato 43enne

14/03/2026 11:53

I Carabinieri del Nucleo Radiomobile della Compagnia di Camerino hanno denunciato un uomo di 43 anni per possesso di patente contraffatta e guida senza aver mai conseguito il documento. L’episodio è avvenuto ieri sera a Castelraimondo, durante un posto di controllo nell’ambito dei servizi di prevenzione. All’alt dei militari, il conducente – di origini egiziane, residente nell’Ascolano e con regolare permesso di soggiorno – ha esibito una patente di guida risultata palesemente contraffatta. Il documento è stato ritirato e sottoposto a sequestro penale, mentre il veicolo è stato fermato amministrativamente per tre mesi. L’uomo è stato denunciato in stato di libertà all’autorità giudiziaria per falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e guida senza aver mai conseguito la patente. 

Parte un colpo di fucile, uomo muore durante una battuta di caccia

Parte un colpo di fucile, uomo muore durante una battuta di caccia

14/03/2026 11:00

Montegranaro – Tragedia questa mattina nelle campagne di Montegranaro, nel Fermano, dove un uomo di 43 anni, di origini russe, è morto dopo essere stato colpito da un colpo di fucile durante una battuta di caccia alla volpe regolarmente autorizzata. L’allarme è scattato intorno alle 8, quando la centrale operativa del 118 ha ricevuto la richiesta di soccorso per un cacciatore gravemente ferito. Sul posto sono intervenuti immediatamente i sanitari con le ambulanze, insieme ai carabinieri del Nucleo Radiomobile della compagnia di Fermo. In un primo momento era stato attivato anche l’elisoccorso, ma la richiesta è stata successivamente annullata: per l’uomo non c’era ormai più nulla da fare. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, il colpo sarebbe partito accidentalmente dal fucile di un operatore faunistico di 82 anni, cacciatore esperto che partecipava alla stessa battuta. Il proiettile ha raggiunto la vittima alla gola, provocando una ferita mortale. Sul posto.oltre agli operatori sanitari, sono intervenuti anche i vigili del fuoco, mentre la Polizia provinciale sta conducendo le indagini per ricostruire con esattezza la dinamica dell’accaduto.   L’82enne, coinvolto nell’incidente, è assistito dall’avvocato Rossano Romagnoli.

Attualità

Gemelle di Porto Recanati ad ‘Affari Tuoi’: il colpo grosso sfuma ma arrivano 10mila euro

Gemelle di Porto Recanati ad ‘Affari Tuoi’: il colpo grosso sfuma ma arrivano 10mila euro

15/03/2026 21:51

Serata ricca di colpi di scena su Affari Tuoi, con protagonista Valentina, 33 anni, titolare di un centro estetico a Porto Recanati, accompagnata dalla sorella gemella Elisa, che vive a Montefano. Single e amante delle sfide, Valentina si è presentata in studio con il pacco numero 17, pronta a tentare la fortuna insieme al conduttore Stefano De Martino e al celebre “Dottore” del programma. Dietro la partecipazione delle gemelle c’era un desiderio chiaro: vincere abbastanza soldi per organizzare una bella vacanza con la loro comitiva di amici. La partita però non è stata affatto semplice. Il primo pacco aperto, il numero 4 della Liguria, conteneva l’invenzione di Herbert Ballerina, la “fretta di torta”. Da lì in poi, la fortuna ha voltato le spalle: quattro pacchi rossi consecutivi venivano eliminati (50mila, 75mila, 15mila e 100mila euro), lasciando solo un pacco blu da 10 euro. Il Dottore propone un cambio pacco: Valentina lascia il 17 per il numero 12 dell’Umbria. Dopo un primo tiro fortunato, però, viene eliminato il pacco da 200mila euro. Stefano De Martino invoca il “mantra” per aiutarla, e le gemelle sembrano riprendere fiducia. Arriva una prima offerta da 19mila euro, che viene tritata senza esitazioni. Eliminati anche lo zero e i pacchi di Gennarino e Ballerina, la partita sembra girare a loro favore. Le emozioni aumentano: rifiutano un cambio pacco e un’offerta da 25mila euro. Via anche il pacco da 20mila, fino ad arrivare al finale mozzafiato: due pacchi blu, tre rossi (tra cui il tanto ambito 300mila) e quello nero. Il Dottore alza l’offerta a 29mila euro, ma le sorelle non si fermano. Valentina apre il pacco numero 17, quello iniziale: è il pacco nero, dal valore di 10mila euro. Poi arriva l’offerta finale del Dottore, 39mila euro. “Sono le pecora nera della famiglia, tanti sono tanti, è la scelta più difficile che abbia mai fatto finora. Io mi sento di andare avanti però, rifiuto e vado avanti”, dichiara Valentina. La decisione di continuare si rivela purtroppo un azzardo: i 300mila euro erano nel pacco numero 3. All’ultimo momento le gemelle accettano un cambio pacco: lasciano il 12 e prendono il 15. Il pacco finale contiene 10mila euro. “Almeno non torni a casa a mani vuote”, commenta De Martino.   Una partita intensa, fatta di coraggio e scelte difficili, che ha regalato a Valentina ed Elisa una serata da protagoniste e un premio comunque significativo, con tutta la provincia di Macerata che già celebra le due gemelle di Porto Recanati.

Colonia felina al cimitero, la promotrice della petizione non ci sta: "I gatti sono sani solo grazie ai privati"

Colonia felina al cimitero, la promotrice della petizione non ci sta: "I gatti sono sani solo grazie ai privati"

14/03/2026 18:40

MACERATA – Non si placa la polemica sulla gestione della colonia felina del cimitero cittadino. Dopo i recenti comunicati dell'amministrazione comunale (leggi qui) e i verbali dell'AST (leggi qui), che parlavano di una situazione sotto controllo e di una popolazione felina stabile, arriva la ferma replica di Anna Maria Simonelli, promotrice della petizione che ha raccolto l'impressionante cifra di oltre 25.800 firme. La Simonelli contesta punto su punto le versioni ufficiali, definendo le dichiarazioni di Comune e associazione Argo come "poco verosimili". Secondo la promotrice, i sopralluoghi effettuati dagli organi competenti non sarebbero in grado di fotografare la realtà. "L’Ast, con un sopralluogo di pochi minuti, non può valutare seriamente lo stato di salute dei felini - spiega Simonelli - poiché i gatti sono solitamente nascosti e si mostrano solo a chi li accudisce davvero bene. Abbiamo video che dimostrano come gli animali accolgano chi se ne occupa quotidianamente, e non si tratta dei volontari dell'associazione incaricata". Il punto centrale della contestazione riguarda proprio il merito della buona salute degli animali riscontrata dai veterinari. "Se i gatti sono in forma - attacca Simonelli - è merito di persone di buon cuore che forniscono cibo di qualità ogni giorno e puliscono i residui, a differenza di quanto dichiarato su Argo, che secondo alcune testimonianze somministrerebbe cibo solo una volta a settimana. Sono i privati a farsi carico di cure, sterilizzazioni e vaccinazioni presso ambulatori veterinari privati, agendo secondo coscienza per aiutare animali in difficoltà". La replica affronta anche il tema del decoro cimiteriale. La Simonelli definisce "assurdo" pretendere che gli animali non lascino tracce del loro passaggio o che vengano addestrati a usare postazioni specifiche. "L’unica soluzione per chi non tollera tali disagi è che i responsabili, siano essi il Comune o l'associazione incaricata, provvedano a migliorare la pulizia generale del cimitero, che spesso versa in condizioni di incuria indipendentemente dalla presenza dei gatti". In chiusura, la Simonelli rilancia: "Se la convivenza nel cimitero non è tollerata, il Comune provveda a spostare la colonia in un luogo idoneo e attrezzato, un rifugio adeguato al cui allestimento potrebbero partecipare economicamente anche i privati". La battaglia delle 25 mila firme, dunque, non si ferma qui. "A questa petizione verrà dato sicuramente un seguito - conclude - per accertare la correttezza delle modalità con cui viene svolto l'incarico di gestione della colonia".

Politica

Provincia di Macerata: si chiudono le urne con l’85% di affluenza, domani lo scrutinio per eleggere il nuovo presidente

Provincia di Macerata: si chiudono le urne con l’85% di affluenza, domani lo scrutinio per eleggere il nuovo presidente

15/03/2026 20:35

Si sono concluse alle ore 20 le operazioni di voto per l’elezione del nuovo presidente della Provincia di Macerata. Alla chiusura del seggio, i votanti (sindaci e consiglieri comunali in carica) sono stati complessivamente 595 su 697 aventi diritto (85,36%). Quattro anni fa, il 18 dicembre 2021, alle elezioni avevano partecipato 554 votanti su 718 elettori. Nel corso della giornata si sono recati al voto anche i due candidati alla presidenza: Robertino Paoloni (sindaco di Loro Piceno) ha espresso il proprio voto in mattinata, mentre Alessandro Gentilucci (sindaco di Pieve Torina) ha votato nel pomeriggio. Non è mancato il presidente uscente Sandro Parcaroli, che ha votato in tarda mattinata. Le operazioni di scrutinio delle schede inizieranno domani mattina alle ore 9. Al termine dello spoglio si procederà con la proclamazione del nuovo presidente.

Elezioni Provinciali, aggiornamento alle 18: oltre 500 votanti su 697

Elezioni Provinciali, aggiornamento alle 18: oltre 500 votanti su 697

15/03/2026 18:25

L’elezione del nuovo presidente della Provincia ha registrato una partecipazione significativa già nelle prime ore. Alle 12 erano già oltre 300 i voti espressi da sindaci e consiglieri comunali, quasi la metà dei 697 aventi diritto, e alle 18 il dato è salito ulteriormente: più di 500 votanti, pari al 73%. Le urne rimarranno aperte fino alle 20 e lo spoglio avverrà domani. La scelta è tra Alessandro Gentilucci, sindaco di Pieve Torina sostenuto dal centrodestra, e Roberto Paoloni, sindaco di Loro Piceno e candidato civico appoggiato dal centrosinistra (che hanno già votato). Questa mattina si sono visti recarsi alle urne, tra gli altri, l’attuale presidente della Provincia, Sandro Parcaroli. I risultati ufficiali saranno disponibili domani con l’inizio dello scrutinio e la proclamazione del nuovo presidente. Ogni elettore può esprimere un solo voto ponderato, calcolato in base alla fascia demografica del proprio Comune: dalla fascia A (Comuni fino a 3mila abitanti) fino alla fascia E (Comuni tra 30mila e 100mila abitanti). Il sistema di ponderazione determina il “peso” di ciascun voto, rapportando la popolazione di ogni Comune al totale provinciale e moltiplicando il valore arrotondato per mille. In questo modo, ogni voto contribuisce equamente alla rappresentanza territoriale, garantendo una scelta bilanciata e proporzionata tra Comuni di diverse dimensioni.

Sanità

Le patologie dell’addome: quando e perché bisogna intervenire chirurgicamente

Le patologie dell’addome: quando e perché bisogna intervenire chirurgicamente

15/03/2026 12:00

L’addome è sicuramente quell’ambito del nostro corpo dove è più frequente la necessità di interventi chirurgici per eliminare patologie degli organi e preservarne la loro funzione. La chirurgia addominale è forse, della specialità chirurgica generale, quella che ha avuto un maggiore sviluppo di utilizzo tecnologico e di protocolli sempre meno invasivi. Ne parliamo con il Dr. Giuseppe Musolino, chirurgo addominale, già dirigente medico dell’U.O. di chirurgia dell’ospedale di Macerata, operativo poi in varie strutture ed oggi anche consulente del centro medico Associati Fisiomed. Dr. Musolino, di che cosa si occupa nello specifico il chirurgo addominale? "Il chirurgo addominale si occupa delle patologie che riguardano gli organi che si trovano all’interno dell’addome come lo stomaco, l’intestino (per polipi, diverticolite o tumori) il fegato, la colecisti e la parete addominale dove possono formarsi le ernie". Parlando di ernia: cos’è esattamente e perché talvolta occorre operarla? "L’ernia è la fuoriuscita di una parte dell’intestino o del tessuto addominale attraverso un punto di debolezza della parete muscolare. Spesso si manifesta come un piccolo rigonfiamento che può comparire in alcuni momenti come, ad esempio, quando si solleva qualcosa di pesante, si tossisce o si sta in piedi a lungo. L’ernia non provoca sempre dolore immediato, ma nel tempo può crescere e l’intervento chirurgico si rende necessario quando appaiono sintomi importanti, oppure quando esiste il rischio che l’intestino rimanga “incastrato” nell’ernia provocandone lo strozzamento. Si tratta di un intervento rapido, quasi sempre eseguito in anestesia locale, che generalmente dura meno di un’ora e il paziente può tornare a casa il giorno stesso. Anche il recupero è relativamente veloce, con ripresa della vita normale dopo pochi giorni, seppure con qualche accortezza (evitare sforzi fisici intensi o attività sportiva per qualche settimana)". Negli ultimi decenni la chirurgia è molto evoluta, quali sono i benefici per i pazienti? "È così, negli ultimi decenni la chirurgia addominale è diventata sempre meno invasiva con l’avvento, ad esempio, della laparoscopia, che consente di eseguire interventi attraverso piccole incisioni e con l’aiuto di una telecamera e di strumentazione dedicata. Uno degli interventi che ormai viene eseguito quasi sempre con chirurgia laparoscopica è l’asportazione della colecisti, necessaria in presenza di calcoli biliari che causano dolore o infiammazione. I benefici di queste nuove tecniche sono evidenti per il paziente: meno dolore dopo l’intervento, tempi di recupero molto più brevi e cicatrici più piccole o addirittura invisibili". Cosa consiglia a chi dovesse affrontare un intervento di chirurgia addominale? "Il consiglio che darei, per poter affrontare questo percorso con serenità, è di essere ben informato e capire quali sono le ragioni che hanno reso l’intervento necessario, come si svolgerà e quali saranno i tempi di recupero. La paura di non sapere cosa accadrà è il principale nemico, non bisogna quindi esitare a porre domande al proprio chirurgo con il quale ci deve essere un dialogo aperto e sincero. È altrettanto importante seguire le indicazioni prima e dopo l’intervento, perché la collaborazione del paziente è fondamentale per il buon esito di qualsiasi intervento chirurgico".

Protesi d’anca a 16 anni: intervento record all'ospedale Torrette di Ancona

Protesi d’anca a 16 anni: intervento record all'ospedale Torrette di Ancona

14/03/2026 10:00

Un intervento raro e particolarmente complesso è stato eseguito con successo alla Clinica di Ortopedia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche: a un ragazzo di appena 16 anni è stata impiantata una protesi d’anca, una procedura solitamente riservata a pazienti adulti o anziani. L’operazione, eseguita all’interno dell’ospedale di Ospedali Riuniti di Ancona - Torrette, rappresenta un risultato di grande rilievo per la sanità marchigiana. A una settimana dall’intervento il giovane, residente con la famiglia nel Maceratese, sta bene, ha già ripreso a camminare e potrebbe essere dimesso nei prossimi giorni. L’intervento è stato eseguito con accesso anteriore mediante tecnica mini-invasiva dai chirurghi Nicola Giampaolini e Leonard Meco, sotto la guida del direttore della clinica, il professor Antonio Pompilio Gigante, insieme all’équipe medica e infermieristica di sala operatoria. «La giovane età del paziente rappresenta l’unicità di questo intervento – spiegano i chirurghi – che siamo riusciti a portare a termine in maniera perfetta e brillante all’interno delle strutture aziendali. In passato casi clinici simili avrebbero richiesto il trasferimento verso istituti altamente specializzati del Nord Italia». Il risultato è stato possibile anche grazie alla collaborazione tra i due presidi dell’azienda ospedaliera: quello di Torrette e l’ospedale Salesi, centro materno-infantile di riferimento della regione. La storia clinica del sedicenne è infatti particolarmente complessa. In passato il ragazzo era stato seguito proprio al Salesi dall’unità operativa di oncoematologia pediatrica per una malattia del sangue. Le conseguenze della patologia avevano provocato una necrosi della testa del femore. In precedenza si era tentato di intervenire in modo conservativo con una osteotomia correttiva, ma la grave deformità dell’anca rendeva improbabile un risultato soddisfacente. Con il passare del tempo il dolore era diventato sempre più intenso e invalidante, fino a rendere necessario un ricovero urgente nei giorni scorsi per la gestione della sintomatologia in attesa dell’intervento. La situazione era talmente compromessa da non lasciare alternative: l’impianto della protesi d’anca era l’unica soluzione possibile per restituire al giovane la possibilità di camminare. Durante l’operazione i chirurghi hanno inoltre affrontato un’altra complicazione significativa, una dismetria tra gli arti inferiori di circa sei centimetri. L’intervento ha consentito di recuperarne circa la metà; la parte restante è stata compensata con un rialzo anatomico. Le prospettive, senza l’operazione, sarebbero state drammatiche. «Senza questo intervento il paziente non avrebbe più camminato – spiegano i medici – e il blocco dell’anca avrebbe portato a una condizione di immobilità totale». Oggi, invece, a pochi giorni dall’intervento, il sedicenne cammina già autonomamente e, una volta tornato a casa, potrà gradualmente riprendere la sua vita quotidiana.

Sport

Dopo Termoli la Halley rialza la testa: Vasto ko 89-70 al PalaChemiba

Dopo Termoli la Halley rialza la testa: Vasto ko 89-70 al PalaChemiba

16/03/2026 09:50

Pronta risposta della Halley Matelica, che cancella il ko di Termoli con una vittoria autoritaria in casa contro la Gevi Vasto. I biancorossi prendono il comando delle operazioni con un fantastico primo periodo e poi non lasciano più spazio agli abruzzesi, che ci provano ma senza mai impensierire davvero i padroni di casa. L’avvio ricalca quello di sette giorni fa, con la Halley pressoché perfetta tanto in attacco quanto in difesa. Il resto lo fanno le percentuali dall’arco, con uno scatenato Panzini a indicare la via (17 punti con cinque triple tutti nel primo tempo) e i biancorossi esondano, toccando più volte anche il +18. Stavolta la Vigor però non si spegne, non soffre la zona 2-3 di coach Cazzorla anche se qualche tiro libero fallito di troppo e un Laffitte in grande serata balistica tengono gli ospiti a -12 (55-43) sulla sirena di fine secondo periodo. Le percentuali vigorine calano nella ripresa e non poteva essere altrimenti visto che nel primo tempo erano state da fantascienza. Ma la difesa funziona, Vasto si aggrappa a un Oluic fin lì silente ma non riesce a ricucire il gap. Il punteggio fa l’elastico, ma la Gevi riesce al massimo ad arrivare un paio di volte a -9 venendo puntualmente ricacciata indietro da Panzini e compagni. Nel finale, poi, c’è gloria anche per i talentini vigorini Pacini e Ferretti, con il primo che trova pure la bomba sulla sirena che fissa il punteggio sull’89-70 finale. Una bella prestazione e 2 punti preziosi, quello che ci voleva per fare il pieno di fiducia in vista del ciclo terribile che attende la Halley, che affronta nelle prossime tre giornate le prime tre della classe: Goldengas Senigallia e B-Chem Civitanova in trasferta, Sì con te Porto Recanati in casa. Così coach Trullo a fine partita: "Siamo stati molto bravi in difesa soprattutto nel primo tempo, peccato per i tanti liberi che abbiamo sbagliato: facendo meglio del 10/26 che abbiamo tirato avremmo potuto chiuderla già nel terzo quarto e invece, pur se sempre in controllo, l’abbiamo chiusa solo nel finale. Vasto è stata brava a tenersi sempre sui 12-14 punti di distanza, ma nel complesso abbiamo fatto una buona partita. Dobbiamo ancora metabolizzare l’inserimento di Davico, è la prima volta che gioca con tutti i giocatori di questa squadra e anche a livello di forma fisica ha ancora bisogno di tempo. Stiamo cambiando alcune cose, ci siamo e ce la continuiamo a giocare. Quello che conta, lo sappiamo bene, sono i playoff: l’importante è cercare di arrivare il più in alto possibile, meglio se tra le prime quattro per avere il primo turno di playoff in casa. Ma lì inizierà un altro campionato".  HALLEY MATELICA-GEVI VASTO 89-70 MATELICA: Marrucci 11, Pacini 3, Panzini 17, Mentonelli ne, Fea 5, Ferretti, Davico 12, Dell’Anna 10, Mazzotti 11, Mattarelli 7, Mozzi 13. All.: Trullo. VASTO: Laffitte 25, Spadaccini ne, Mascoli 5, Fiore ne, Massotti 12, Arnaut, Oluic 14, Buscaroli 14, Frigerio, Gauzzi. All.: Cazzorla. ARBITRI: De Rosa, Falamesca. PARZIALI: 31-16, 24-27, 15-14, 19-13.  

Volley A2, Banca Macerata Fisiome cede 3-2 contro Aversa dopo una battaglia al tie-break

Volley A2, Banca Macerata Fisiome cede 3-2 contro Aversa dopo una battaglia al tie-break

15/03/2026 22:08

È una Banca Macerata Fisiomed contenta a metà quella che deve arrendersi per 2-3 (30-32; 25-16; 25-23; 22-25; 12-15) alla Virtus Aversa nell’incontro valido per la decima giornata di ritorno del campionato di Serie A2 Credem Banca. Una partita dai due volti quella dei biancorossi, che si fanno nettamente preferire nei parziali vinti, ma che subiscono una rimonta normanna al tiebreak, inaspettata a un certo punto del match. Un incontro molto equilibrato e pronosticabile alla vigilia, una battaglia di quasi due ore e 30’ che consegna ai biancorossi comunque un buon punto in ottica playoff. Se vincere avrebbe significato un passo decisivo verso la salvezza, tutto rimane quindi ancora aperto per entrambe le prospettive. Macerata si fa preferire a muro e nel conto degli aces (6 contro 4), ma non è cinica e precisa in alcuni frangenti nel match, come la scarsa efficienza in attacco nel tiebreak (38% contro 62%). Nel primo set ai vantaggi, pesano molto anche i tredici errori dei biancorossi, oggi più fallosi del solito. Il top scorer è Novello, 27 punti per l’opposto maceratese. C’è una novità lato Banca Macerata Fisiomed: primo gettone da titolare per il regista Becchio, visto un Pedron ancora non in perfette condizioni. Il resto del sestetto è quello collaudato con Zhelev e Karyagin in posto 4, Novello in 2, Fall e Diaferia dal centro, Gabbanelli e Dolcini in seconda linea. Risponde la Virtus Aversa di coach Graziosi con l’esperto Garnica in cabina di regia, Vattovaz è l’opposto, Tallone e Tiozzo i posti quattro, Mattei e Volpato al centro, Raffa libero. Primo set. L’approccio migliore al match è quello dei campani: Novello sbatte prima su Raffa e poi sulle mani di Mattei (5-9). Macerata prova a rimanere incollata a un’Aversa molto precisa e sempre avanti nel punteggio: Becchio prova a riportare sotto i suoi col muro del -2 (13-15). È il capitano a sbarrare le strade a Tallone e a riportare in equilibrio il parziale, arriva la prima parità a quota 17. Karyagin spara in diagonale per il 22-21 per un finale di set che si preannuncia al cardiopalma. Macerata ha qualche occasione di portarsi in vantaggio anche grazie al muro del neoentrato Fabi, ma non può nulla sul muro del subentrante Guerrini su Karyagin (30-32). Secondo set. Tra le fila degli ospiti, Guerrini in campo per Tiozzo. Due pallonetti di fila consecutivi dal centro sono un inedito: 7-7 in avvio del parziale. Macerata prova a spingere col doppio tocco intelligente di Novello dalla battuta, è +4 (11-7). Macerata continua a spingere dai nove metri, ma è poi Fall a dire la sua a muro: 16-12. Tallone è un brutto cliente al servizio, ma ci pensa ancora Novello dalla seconda linea: la sua diagonale corta e il successivo errore di Garnica valgono il successivo 20-15. Zhelev in parallela mette il marchio su un set mai in discussione, chiude il capitano 25-16. Terzo set. L’essere efficaci in battuta porta notevoli vantaggi al sistema muro-difesa: lo sa bene Diaferia che ringrazia Novello e porta i suoi sul +2 (4-2). Ottimo momento dei biancorossi, Fall non chiude dal centro in modo imperdonabile, ma può ringraziare la pestata in battuta di Guerrini (8-5). Karyagin ringrazia il videocheck in una fase confusa e spezzettata del match, con i suoi che mantengono il +3 (14-11). Garnica prova a far riavvicinare i suoi, ma si arriva sempre sul triplo vantaggio al finale di set. Macerata si vede annullare due setball, ma chiude all’ultima occasione utile (25-23). Quarto set. Partono meglio i normanni (3-8) con coach Giannini che è subito costretto a bloccare il flusso. Fall prova a riavvicinare i suoi dopo un’azione interminabile in cui entrambe le squadre dimostrano di essere ben dentro il match (7- 9). Arrivano alcune imprecisioni degli ospiti, Zhelev ringrazia e porta la contesa sul -1 (12-13). Il muro subito di Fall avvicinava il tiebreak (14-19), Vattovaz sigla poi il 18- 22. Si rivede Pedron, poi Garello, ma non basta: chiude l’errore di Zhelev (22-25). Quinto set. La parità si interrompe a favore dei campani con Vattovaz, ma il gioco si interrompe subito dopo per una decisione degli arbitri davvero difficile e contestata dalle due squadra (4-5). Si va al cambio campo con la frustata di Mattei dal centro che I biancorossi non riescono a contenere (7-8). Punto a punto fino alla parità a quota 11, infranta dagli errori di Novello e Karyagin che lanciano gli ospiti al match point (11-14). Chiudono gli ospiti al secondo tentative (12-15). Il tabellino. BANCA MACERATA FISIOMED – VIRTUS AVERSA 2-3 (30-32; 25-16; 25-23; 22-25; 12-15) Macerata: Fabi 1, Novello 27, Pedron, Garello, Fall 12, Diaferia 14, Zhelev 13, Karyagin 21, Becchio 1, Gabbanelli (L1), Dolcini (L2). NE: Pesciaioli, Talevi, Maccarone. All: Giannini, Ass: Leoni Aversa: Vattovaz 13, Tallone 20, Mattei 8, Mazza, Tiozzo, Garnica 2, Guerrini 14, Benavides, Volpato 14, Raffa (L1). NE: Minelli, Agouzoul, Motzo (L2). All: Graziosi, Ass: Zambolin Durata: 37’, 23’, 33’, 30’, 21’ per due ore e 24 minuti Note: Battute punto Macerata 6 con 26 errori, Aversa 4 con 20 errori. Muri punto Macerata 13, Aversa 7, Attacco punto Macerata 52%, Aversa 48%, Ricezione positiva Macerata 49% (26% perfetta), Aversa 53% (34% perfetta). Photo Credits: Mauro Pianesi | Pallavolo Macerata

Economia

Hugo Boss Shoes & Accessories Italia premiata per la salute nei luoghi di lavoro

Hugo Boss Shoes & Accessories Italia premiata per la salute nei luoghi di lavoro

13/03/2026 16:19

L’impresa Hugo Boss Shoes & Accessories Italia S.p.A., azienda associata a Confindustria Macerata, è tra le diciotto aziende delle province di Macerata, Fermo e Ascoli Piceno premiate nell’edizione 2025 del programma Workplace Health Promotion (WHP), dedicato alla promozione della salute nei luoghi di lavoro. La cerimonia di consegna dei riconoscimenti si è svolta nella sede della Regione Marche, su iniziativa dell’Agenzia Regionale Sanitaria delle Marche, alla presenza dell’assessore alla Sanità Paolo Calcinaro e dell’assessore al Lavoro Tiziano Consoli, che hanno evidenziato il ruolo fondamentale della prevenzione nei contesti lavorativi e il valore delle imprese che investono nel benessere dei propri dipendenti. Il riconoscimento viene assegnato alle aziende che adottano buone pratiche volontarie e percorsi condivisi tra lavoratori e datori di lavoro, con l’obiettivo di promuovere stili di vita salutari, prevenire le malattie croniche, favorire l’invecchiamento attivo e ridurre le disuguaglianze di salute. Un impegno che contribuisce a rafforzare la responsabilità sociale d’impresa e a costruire ambienti lavorativi più sani e inclusivi. In questo contesto risulta centrale il ruolo di Confindustria Macerata, da sempre impegnata nel promuovere iniziative orientate alla parità di genere e alla diffusione della cultura della prevenzione nei luoghi di lavoro. Investire nella salute dei lavoratori significa infatti costruire un modello di impresa capace di coniugare produttività, benessere e realizzazione personale. Il programma rientra nel Programma Predefinito 03 “Luoghi di lavoro che promuovono salute”, previsto dal Piano Regionale della Prevenzione 2020–2025 e ispirato al modello WHP promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo il quale l’azienda rappresenta una comunità in grado di generare benessere, qualità della vita e partecipazione attiva. A sostenere l’iniziativa è anche il protocollo d’intesa tra Regione, INAIL e parti sociali, che valorizza gli investimenti delle imprese attraverso strumenti dedicati, tra cui la riduzione del tasso assicurativo OT23, beneficio riconosciuto alle aziende che realizzano interventi volontari per migliorare sicurezza e salute sul lavoro.   La rete WHP è in costante crescita: dalle 19 aziende coinvolte nel 2024, con circa 4.200 lavoratori, si è passati nel 2025 a 41 realtà, coinvolgendo oltre 9.300 lavoratori. Un risultato reso possibile grazie al lavoro del Gruppo Tecnico Interistituzionale, che ha ampliato le buone pratiche disponibili, semplificato gli strumenti rivolti a piccole e medie imprese e microimprese, rafforzato il coordinamento territoriale e integrato il programma con iniziative di screening sanitario.

Zes Marche, stanziamento record da 2,3 miliardi: ecco la "mappa" per lo sviluppo del territorio

Zes Marche, stanziamento record da 2,3 miliardi: ecco la "mappa" per lo sviluppo del territorio

13/03/2026 16:10

Un vero e proprio motore per la crescita economica e il rilancio dell’Appennino e del Medio Adriatico. È questo il cuore del monitoraggio-evento "ZES Unica: il motore di crescita per l’Appennino e il Medio Adriatico", che si terrà martedì 17 marzo 2026 (ore 14:30) presso la Mole Vanvitelliana di Ancona. L'incontro, promosso dalla Federazione degli Ordini degli Ingegneri delle Marche, svelerà la nuova "geografia" degli aiuti e delle opportunità legate alla Zona Economica Speciale. Il piano è sostenuto da cifre imponenti: il Governo ha finanziato la ZES con 2,3 miliardi di euro per il 2026, seguiti da un miliardo per il 2027 e 750 milioni per il 2028. Per le imprese del territorio si aprono vantaggi concreti, a partire dal credito d'imposta sugli investimenti (fino al 35% per le piccole imprese), passando per una radicale semplificazione amministrativa, fino a pacchetti per l’occupazione mirata. Tra questi, spiccano l'esonero contributivo al 70% per l'assunzione di giovani under 35 e lo sgravio del 100% per l'assunzione di donne a tempo indeterminato, prorogato per tutto il 2026. All'evento parteciperanno i vertici istituzionali, tra cui il Presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, il Sottosegretario al MEF Lucia Albano e il Commissario Straordinario per il Sisma Guido Castelli. Proprio il coordinamento con la ricostruzione post-sisma rappresenta una leva strategica per la "riparazione economica" delle aree interne. "L'ingegneria marchigiana è pronta a trasformare questa opportunità in progetti concreti", ha dichiarato Massimo Conti, Presidente della Federazione Ingegneri delle Marche. Gli esperti del settore avranno infatti il ruolo cruciale di "collegamento" tra le imprese che intendono investire e gli enti pubblici, facilitando l'accesso ai fondi e la gestione delle pratiche semplificate.

Scuola e università

Civitanova, studentesse del “da Vinci” vincono il concorso nazionale di filosofia

Civitanova, studentesse del “da Vinci” vincono il concorso nazionale di filosofia

14/03/2026 12:36

Un altro successo per l’IIS “L. da Vinci” di Civitanova Marche: le studentesse Irene Mandolesi, Nicole Simonella e Valentina Tiengo, guidate dalla professoressa, Barbara Amato, hanno conquistato il primo posto nella categoria ‘scritto junior’ alla XIII edizione del Concorso nazionale di filosofia Romanae Disputationes. La premiazione si è svolta al Teatro Duse di Bologna, durante il convegno finale del concorso, che quest’anno aveva come tema “Ed io che sono? Individuo, persona, soggetto”. Le giovani filosofe della 3^B del Liceo Classico si sono distinte tra 85 team provenienti da tutta Italia con la tesina “Un oracolo alternativο: άλλοτριοῦ σεαυτόν, ‘trascendi te stesso’”, in cui hanno reinterpretato in chiave originale il celebre motto socratico “Conosci te stesso”, esplorando il concetto dell’io dai presocratici fino alle filosofie dell’alterità del Novecento. “La filosofia sviluppa nei giovani uno spirito critico orientandoli verso un sé autentico, soprattutto in un’epoca dominata dai modelli preconfezionati dei social”, sottolinea la professoressa Amato. La motivazione del premio evidenzia come il lavoro delle studentesse dimostri che l’identità umana è un processo in continua ridefinizione, aperto al confronto autentico con l’altro. Le Romanae Disputationes, riconosciute dal Ministero dell’Istruzione, vedono ogni anno la partecipazione di centinaia di scuole italiane, con più di 5.000 studenti coinvolti tra elaborati scritti, video, monologhi e tornei di disputa filosofica “Age contra”. Non è la prima volta che il Leonardo da Vinci si distingue in questa competizione, collezionando vittorie in tutte le categorie nelle edizioni precedenti. Le studentesse riceveranno un buono libri di 500 euro, l’iscrizione nell’Albo delle Eccellenze del Ministero dell’Istruzione e la pubblicazione del loro elaborato ne I quaderni della Ricerca della casa editrice Loescher.

Lube e Unicam fanno squadra, nasce UNICAMACE: atleti e staff diventano mentori degli studenti (FOTO e VIDEO)

Lube e Unicam fanno squadra, nasce UNICAMACE: atleti e staff diventano mentori degli studenti (FOTO e VIDEO)

13/03/2026 16:40

Un ponte tra sport professionistico e formazione universitaria per favorire la crescita personale e professionale degli studenti. È questo l’obiettivo del progetto UNICAMACE – Academics and Champions for Excellence, l’iniziativa nata dalla collaborazione tra Lube Volley e Università di Camerino e presentata questa mattina all’Eurosuole Forum dal vicepresidente della Lube Volley Albino Massaccesi e dal rettore dell’ateneo Graziano Leoni. Il programma prevede attività di mentoring, incontri dedicati allo sviluppo delle soft skill e momenti di confronto con atleti e membri dello staff biancorosso, che entreranno nel mondo accademico per condividere con gli studenti esperienze e competenze maturate nello sport di alto livello. Il progetto nasce dalla volontà condivisa di valorizzare il patrimonio di competenze, esperienze e valori che caratterizzano lo sport di alto livello e di metterlo al servizio del percorso formativo universitario. Atleti e membri dello staff cuciniero entreranno nel mondo accademico come mentori, contribuendo a trasferire agli studenti conoscenze ed esperienze maturate sul campo. Il programma, come detto, prevede attività di mentoring, incontri dedicati allo sviluppo delle soft skill e momenti di confronto sui temi della leadership, del lavoro di squadra, della comunicazione efficace e della gestione delle sfide in contesti competitivi. Inoltre, sono previste esperienze di apprendimento diretto legate al mondo dello sport professionistico. Il progetto pilota, rivolto a un gruppo selezionato di studenti dell’Ateneo, consentirà di integrare il percorso accademico con attività formative riconosciute dal punto di vista universitario, offrendo l’opportunità di acquisire competenze trasversali molto richieste nel mondo del lavoro. L’iniziativa conferma l’impegno della Lube Volley nel promuovere progetti che uniscono sport, formazione e responsabilità sociale, rendendo più solido il legame con le istituzioni e il tessuto educativo del territorio. A testimoniare l’importanza della collaborazione sono intervenuti all’Eurosuole Forum nel corso del lancio Albino Massaccesi, vicepresidente della Lube Volley, e il professor Graziano Leoni, rettore dell’Università di Camerino. Sotto gli occhi attenti di una delegazione di nove studenti, entrambi i relatori hanno sottolineato il valore strategico di un progetto capace di mettere in relazione due mondi apparentemente diversi ma accomunati dagli stessi principi di impegno, crescita e ricerca dell’eccellenza. In sala anche Mirko Giardetti, responsabile sponsorizzazioni della Lube Volley, che ha colto l’occasione per ringraziare anche i precedenti rettori nell’ambito della lunga collaborazione, e Filippo Maggi, delegato UNICAM al benessere fisico e allo sport, che ha introdotto un tema caro agli sportivi professionisti, quello della dual career per portare avanti il percorso di studi. Al termine dell’incontro, blitz a sorpresa di Alex Nikolov e Mattia Boninfante, reduci dalla sala pesi, per salutare gli ospiti e posare insieme ai presenti per qualche foto ricordo con la maglia della Cucine Lube Civitanova. Albino Massaccesi (Vicepresidente e AD Lube Volley) ha commentato: “UNICAMACE rafforza una proficua e duratura collaborazione tra Lube Volley e UNICAM, due eccellenze del territorio. Condividiamo la consapevolezza che la crescita degli studenti non si basi solo sulla formazione disciplinare, ma debba procedere di pari passo all’acquisizione di altre competenze da sviluppare nel mondo del lavoro. In questo caso interfacciandosi con i professionisti della Lube, abituati a risolvere problemi con la forza della squadra e ad affrontare le sfide quotidiane nel rispetto di regole e comportamenti. Le nostre sono attività che richiedono disciplina e capacità di reggere la pressione. Puntiamo molto sui giovani e crediamo nel dialogo tra sport e università, due mondi complementari in cui formarsi per superare le sfide del campo e vincere nella vita”. Graziano Leoni (Rettore Università di Camerino) ha detto: “UNICAMACE rappresenta per l’Università di Camerino un progetto di grande valore innovativo, perché unisce in modo concreto il mondo della formazione universitaria e quello dello sport professionistico. Siamo davvero orgogliosi della collaborazione con Lube Volley, avviata diversi anni fa, attraverso la quale vogliamo offrire alle nostre studentesse e ai nostri studenti un’esperienza capace di trasmettere competenze fondamentali come leadership, resilienza, gestione della pressione e capacità di lavorare in squadra. È una scelta che guarda al futuro e conferma l’impegno di UNICAM nel costruire percorsi formativi sempre più completi, dinamici e vicini alle sfide reali che i giovani saranno chiamati ad affrontare”. Filippo Maggi (Delegato al benessere fisico e allo sport di UNICAM) ha sottolineato: “UNICAMACE è un progetto che valorizza pienamente il ruolo dello sport come esperienza formativa, capace di trasmettere competenze fondamentali anche nel percorso universitario. Rappresenta inoltre una delle tante opportunità che forniamo alle atlete e agli atleti professionisti che scelgono la dual career in UNICAM, così come a coloro che sceglieranno di iscriversi al nuovo corso di laurea in Scienze per le attività motorie e sportive, che sarà attivato dal prossimo anno accademico”.

Cultura

Musicultura, Giovanni Toscano conquista il Lauro Rossi: è lui il preferito del pubblico

Musicultura, Giovanni Toscano conquista il Lauro Rossi: è lui il preferito del pubblico

15/03/2026 14:00

Il cuore di Macerata batte al ritmo della nuova musica d'autore. Nel sempre gremito Teatro Lauro Rossi, le Audizioni Live della XXXVII edizione di Musicultura continuano a regalare emozioni e scoperte. La terza serata ha visto trionfare Giovanni Toscano, che si è aggiudicato il Premio del Pubblico Banca Macerata, consegnato dal direttore della filiale di Porto San Giorgio, Marco Turtu’, insieme al critico musicale di Rai Radio 1 John Vignola. Toscano, classe 1996, è un artista poliedrico già noto al grande pubblico per i suoi ruoli cinematografici con Paolo Virzì e nelle fiction Rai. Sul palco maceratese ha convinto tutti con "Emma" e "A volte", brani di un cantautorato intimo capace di unire narrazione profonda e respiro internazionale. A valutare i 60 artisti convocati in città (selezionati su ben 1328 candidature) è una giuria di altissimo profilo guidata dal direttore artistico Ezio Nannipieri. Tra i giurati figurano nomi illustri come Stefano Bonagura, la cantautrice Roberta Giallo e la regista Giulia Grandinetti, reduce dai successi internazionali. Fondamentale, come da tradizione, l’apporto del mondo accademico con la presenza della prof.ssa Gillian Susan Philip per l'Università di Macerata e del prof. Daniele Tomassoni per l'Università di Camerino, oltre alle giurie composte dagli studenti dei due atenei, partner storici del Festival. La serata ha offerto un caleidoscopio di generi e storie. Grande curiosità per il debutto del duo Dea Culpa e Ciao sono Vale: le due artiste, coppia nella vita e già note al circuito di Sanremo Giovani, hanno portato sul palco una scrittura senza filtri intrisa di complicità. Atmosfere diametralmente opposte per Kresta, che ha scosso il teatro con la sua elettronica tagliente e cinica, mentre la siciliana Daniela Spalletta ha incantato la platea con una voce di rara estensione, fondendo jazz e influenze ethno-world. Hanno completato il quadro delle audizioni il romano DIECI, con i suoi ritratti intimi dedicati alla "Città Eterna", e la milanese Carillon, che ha saputo mescolare la disciplina del karate (praticato per vent'anni) con sonorità urban e R&B. La kermesse non si ferma. Oggi, domenica 15 marzo, i riflettori si accendono nel pomeriggio: alle ore 17:00 saliranno sul palco MilleAlice, SCURO, ZEROFILTRO, LaMar, Mìvola e Mirall. L'attesa cresce però per la serata di domani, lunedì 16 marzo (ore 21:00), che vedrà protagonista il talento locale con l'esibizione di Giovanni Neve da Civitanova Marche e dei XGIOVE da Porto Sant’Elpidio. Gli spettacoli sono a ingresso libero fino a sabato 21 marzo e possono essere seguiti in streaming sui canali social del Festival e su èTv Marche.

Dalla Via Lauretana al Cammino dei Forti: il Maceratese protagonista a Milano

Dalla Via Lauretana al Cammino dei Forti: il Maceratese protagonista a Milano

14/03/2026 17:50

Il turismo lento come motore per la ricostruzione economica e sociale dell'entroterra. È questo il messaggio lanciato oggi da Milano, nell'ambito della fiera "Fa’ la cosa giusta!", dove il Commissario Straordinario Guido Castelli ha presentato la guida "I Cammini della Rinascita" e il podcast "Camminando nel Cratere". Due strumenti innovativi nati per valorizzare i territori dell'Appennino centrale colpiti dal sisma 2016, sostenuti da un investimento complessivo di 47 milioni di euro destinato al potenziamento dei sentieri, alla sicurezza dei percorsi e ai servizi per i pellegrini. Alla presentazione ha partecipato una folta delegazione marchigiana, tra cui la sottosegretaria Silvia Luconi. Il territorio della provincia di Macerata ricopre un ruolo strategico nel progetto, ospitando alcuni dei percorsi più suggestivi e carichi di storia della regione. Nel corso dei panel tecnici, grande risalto è stato dato alla Via Lauretana, l’antico cammino che unisce Roma a Loreto, con gli interventi del sindaco di Tolentino, Mauro Sclavi, e dell’assessore del Comune di Macerata, Paolo Renna. Particolare attenzione è stata riservata anche al Cammino dei Forti, un affascinante itinerario ad anello lungo 120 km che parte e torna a San Severino Marche, toccando località come Serrapetrona, Castelraimondo, Gagliole e Matelica. La provincia di Macerata è attraversata dai principali assi del turismo "slow" presentati in fiera, come il Cammino dei Cappuccini, che percorre la dorsale marchigiana toccando Camerino, luogo di nascita dell’ordine, e il Cammino Francescano della Marca, che unisce Assisi e Ascoli Piceno attraversando il cuore dei Monti Sibillini. A questi si aggiunge il Cammino di San Giuseppe da Leonessa, che coinvolge Arquata del Tronto in un abbraccio tra natura e spiritualità. "Camminare in questi territori significa scoprire luoghi di grande bellezza ma anche sostenere concretamente la rinascita delle aree colpite dal sisma", ha dichiarato il Commissario Guido Castelli, sottolineando come l’idea di fondo sia quella di trasformare il turismo in un volano capace di restituire vitalità e prospettive all’Italia interna.

Eventi

Civitanova, torna la festa di San Giuseppe Operaio: una settimana di eventi nel quartiere

Civitanova, torna la festa di San Giuseppe Operaio: una settimana di eventi nel quartiere

13/03/2026 16:50

A Civitanova Marche torna uno degli appuntamenti più sentiti della tradizione cittadina: la festa di San Giuseppe Operaio, storica manifestazione del quartiere organizzata dalla Parrocchia di San Giuseppe Operaio insieme al Comitato festeggiamenti, che ogni anno si impegnano con grande spirito di volontariato per offrire alla comunità un momento di fede, socialità e divertimento. I festeggiamenti prenderanno il via domenica 15 marzo e accompagneranno la città per un’intera settimana, fino a domenica 22 marzo, quando alle 18.30 si terrà la messa conclusiva animata dalla Corale “A. Angeletti”, seguita dall’estrazione dei biglietti vincenti della lotteria. La manifestazione, patrocinata dal Comune di Civitanova Marche, inizierà già dalla mattinata di domenica 15 marzo. Dalle ore 10 il quartiere si animerà con mercatino e area street food, creando un clima di festa che accompagnerà i visitatori per tutta la giornata. Alle 11.00 è prevista l’inaugurazione della mostra d’arte contemporanea “Il Segno della Luce – L’esperienza del Divino nell’arte”, allestita dalla sezione cittadina della U.C.A.I. (Unione Cattolica Artisti Italiani), che offrirà uno spazio di riflessione artistica e spirituale all’interno del programma della festa. Il momento più atteso arriverà nel pomeriggio. Alle ore 16.00, nel piazzale della chiesa di San Giuseppe Operaio, prenderanno il via gli spettacoli con il duo comico Lando & Dino “I Marchisciani”, pronti a coinvolgere il pubblico con il loro repertorio brillante e legato alla tradizione marchigiana. A seguire salirà sul palco la Mirko Casadei Popular Folk Orchestra Big Band, che porterà a Civitanova il grande repertorio del folk romagnolo, tra musica e ritmo travolgente. A rendere ancora più vivace l’atmosfera contribuiranno giostre per bambini, ruota a premi e iniziative dedicate alle famiglie, trasformando il quartiere in un vero punto di incontro per cittadini e visitatori. Per il terzo anno consecutivo collaborerà all’organizzazione anche MYLOVE Eventi, che curerà il mercatino e l’area street food con stand di artigianato creativo, prodotti tipici e specialità gastronomiche, contribuendo ad animare la festa con colori, sapori e profumi della tradizione. «È sempre bello vedere un quartiere che si mobilita con passione per organizzare una festa così sentita – spiegano gli organizzatori – grazie all’impegno gratuito di tanti volontari e alla collaborazione con realtà del territorio come MYLOVE Eventi, che da tre anni arricchisce l’iniziativa con il mercatino e lo street food».   L’appuntamento è dunque fissato per domenica 15 marzo, dalle ore 16, nel piazzale della Parrocchia di San Giuseppe Operaio, in via San Giuseppe 20 a Civitanova Marche, per un pomeriggio all’insegna di spettacolo, musica, mercatini e divertimento per tutta la famiglia.    

Castelraimondo celebra Carlotta Parisani: i giardini pubblici intitolati alla "madre" del grano moderno

Castelraimondo celebra Carlotta Parisani: i giardini pubblici intitolati alla "madre" del grano moderno

13/03/2026 15:30

Castelraimondo riscopre le proprie radici e rende omaggio a una protagonista silenziosa della storia scientifica italiana. Ieri, 12 marzo, la comunità si è stretta attorno ai giardini pubblici per la cerimonia di intitolazione a Carlotta Parisani, esperta di ibridazione agraria e moglie del celebre genetista Nazareno Strampelli. L'iniziativa, nata da una proposta della cittadina Lucilla Oliva, ha visto una partecipazione straordinaria: dalle autorità civili e militari alle numerose associazioni locali, fino ai giovanissimi studenti delle scuole "Gravina", "De Amicis" e "Strampelli". Un momento che ha trasformato un'area verde in un presidio di memoria collettiva. "Carlotta Parisani non fu solo una presenza familiare accanto a Strampelli, ma una collaboratrice attiva nelle sperimentazioni che hanno rivoluzionato l'agricoltura moderna - ha dichiarato il sindaco Patrizio Leonelli -. Intitolare questo spazio a lei significa offrire alle nuove generazioni un esempio di studio e dedizione, valorizzando una storia troppo spesso rimasta nell'ombra". Particolarmente toccanti gli interventi dell'assessora alla Cultura Valeria Lucarini, che ha sottolineato l'importanza di restituire visibilità alle figure femminili nella toponomastica urbana, e del sindaco dei ragazzi Flavio Cipolletta, che ha ricordato come i giardini siano luoghi vivi dove il gioco incontra la conoscenza del passato. Con questo gesto, Castelraimondo compie un passo significativo verso una memoria pubblica più equilibrata, celebrando una donna colta e determinata che ha contribuito al progresso sociale e scientifico del Paese.

Curiosità

Star del teatro a Urbisaglia: Maria Grazia Cucinotta e Pino Quartullo conquistati dalla Locanda Le Logge

Star del teatro a Urbisaglia: Maria Grazia Cucinotta e Pino Quartullo conquistati dalla Locanda Le Logge

14/03/2026 18:10

Non capita tutti i giorni di incrociare il fascino di Maria Grazia Cucinotta. La celebre attrice, insieme a Pino Quartullo e al cast della commedia teatrale "La moglie fantasma", ha scelto Urbisaglia come propria base durante il tour che li ha portati sul palco del Teatro Verdi di Pollenza. Gli attori - tra cui Alessandra Faiella, Giorgio Verduci, Giorgio Centamore e Roberta Petrozzi - hanno soggiornato nelle esclusive suite della Locanda Le Logge, trasformando per una notte la struttura in un vero e proprio "foyer" d'eccezione. Dopo il successo dello spettacolo a Pollenza, la compagnia si è riunita a tavola per una cena firmata dallo chef Andrea Tombolini e dal suo staff. Protagonista della serata, oltre agli ospiti illustri, è stato il menù della Locanda: i protagonisti della pièce hanno potuto degustare i piatti tipici della tradizione locale rivisitati con maestria. Su tutti, ha trionfato il "must" della casa: il maialino al forno cotto 50 ore a bassa temperatura, impreziosito dalla riduzione alla salsa di vino cotto, un’eccellenza che ha letteralmente conquistato il palato degli artisti.

Vincisgrassi alla maceratese, la tradizione si evolve: a Cingoli il vertice sul nuovo disciplinare

Vincisgrassi alla maceratese, la tradizione si evolve: a Cingoli il vertice sul nuovo disciplinare

12/03/2026 10:00

Prosegue il percorso di tutela per il piatto simbolo della tavola marchigiana. Mercoledì 18 marzo 2026, alle ore 16:00, il Salone di Palazzo Cima a Cingoli ospiterà un’importante riunione di pubblico accertamento dedicata alla modifica del disciplinare di produzione della Specialità Tradizionale Garantita (STG) dei "Vincisgrassi alla maceratese". L’obiettivo dell’incontro è illustrare una serie di aggiornamenti tecnici volti a rendere i parametri di produzione più chiari e facilmente verificabili, garantendo al contempo il massimo rispetto per la ricetta storica e identitaria del territorio. Si tratta di un passaggio burocratico e culturale fondamentale per armonizzare la tradizione gastronomica con i moderni sistemi di controllo e le prassi produttive attuali. Un ruolo di primo piano in questo processo è svolto dall’I.P.S.E.O.A. “G. Varnelli” di Cingoli, attualmente l’unico ente iscritto nell’elenco dei produttori della STG. L’istituto alberghiero si è confermato negli anni un vero custode della tradizione, grazie a un lavoro costante di ricerca e formazione che ha permesso di tramandare l’autenticità dei vincisgrassi alle nuove generazioni di chef. La riunione di mercoledì, che si terrà presso la sede della segreteria del Varnelli in Corso Garibaldi, è aperta a tutti i portatori di interesse: dai comuni del territorio alle organizzazioni di categoria, fino ai singoli operatori del settore e ai produttori. La partecipazione della comunità è considerata essenziale dalle istituzioni per validare un percorso che mira a blindare il valore culturale di una delle preparazioni più rappresentative della cucina provinciale e regionale. Aggiornare il disciplinare significa, in ultima analisi, proteggere il nome e la qualità dei vincisgrassi da imitazioni, offrendo ai consumatori la certezza di gustare un prodotto che rispecchia fedelmente la storia gastronomica maceratese.

Varie

Vic Gravel Day: oltre 200 ciclisti fanno tappa alla RE.I.CAL. per il ristoro della cicloturistica

Vic Gravel Day: oltre 200 ciclisti fanno tappa alla RE.I.CAL. per il ristoro della cicloturistica

15/03/2026 17:00

Alle ore 11.15 la cicloturistica Vic Gravel Day ha fatto tappa presso la sede dell’azienda RE.I.CAL., scelta come punto di ristoro di metà percorso. Un momento molto atteso dai partecipanti, che hanno potuto fermarsi per una breve pausa prima di riprendere il tragitto. Sono oltre 200 i ciclisti arrivati da tutta la regione Marche per prendere parte a questa giornata all’insegna dello sport, della natura e della scoperta del territorio. Il percorso si snoda tra alcune delle località più suggestive dell’entroterra maceratese, attraversando i comuni di Treia, Pollenza e Tolentino, tra colline, strade bianche e panorami tipici del paesaggio marchigiano. La manifestazione rappresenta un’importante occasione per unire la passione per la bicicletta alla valorizzazione del territorio. Eventi come il Vic Gravel Day confermano infatti il crescente interesse per il cicloturismo, una modalità di viaggio lento che permette di vivere e scoprire in modo autentico le bellezze dell’entroterra.  

Donna tra eccellenza e quotidianità: incontro culturale allo Scrigno della Gioia a San Severino Marche

Donna tra eccellenza e quotidianità: incontro culturale allo Scrigno della Gioia a San Severino Marche

15/03/2026 16:30

L’incontro culturale “Donna tra eccellenza e quotidianità”, ospitato presso lo Scrigno della Gioia di San Severino Marche, ha rappresentato un momento di riflessione, condivisione e valorizzazione del ruolo della donna nella società contemporanea. Un’occasione preziosa per ricordare quanto il contributo femminile sia stato determinante nella costruzione di una società più giusta, inclusiva e attenta ai valori della persona. Un sentito ringraziamento per il piacevole invito culturale va al docente Giammario Borri, presidente dello Scrigno della Gioia, e alla professoressa Nazzarena Lambertucci, responsabile regionale CISL, per l’impegno e la sensibilità dimostrati nel promuovere un’iniziativa capace di unire cultura, memoria e riflessione sociale. Nel corso dell’incontro è stato naturale celebrare figure femminili che hanno segnato profondamente la storia e la società italiana, ognuna nel proprio ambito. Tra queste spicca Tina Anselmi, simbolo di impegno politico e sociale, e donne dello sport come Samantha Cristoforetti, Arianna Brignone e Lollobrigida, che con talento e determinazione hanno rappresentato l’eccellenza italiana nelle rispettive discipline. La moda è stata onorata dalle sorelle Fendi, icone internazionali di stile e creatività, mentre l’arte culinaria e i mestieri domestici hanno trovato spazio grazie a Suor Germana e alle abilità delle artigiane degli uncinetti, in un riconoscimento della grandezza anche dei lavori più quotidiani e domestici. L’evento ha incluso un intermezzo danzato di Studio Danza 91 e momenti poetici con poesie in dialetto di Mariella Scattolini, magistralmente recitate da Cesare Bordo e Alberta Ricottini, che hanno aggiunto profondità culturale e legame con le tradizioni locali. Non meno importante, seppur in un ambito diverso, è stata ricordata Sandra Mondaini, attrice e conduttrice televisiva che, insieme al compagno di vita e di scena Raimondo Vianello, ha saputo raccontare con ironia e leggerezza la vita domestica, trasformando situazioni comuni in momenti di riflessione sorridente e avvicinando il pubblico italiano alla realtà della vita di coppia. Queste donne hanno avuto un impatto profondo sulla società italiana, innovando in politica, sport, moda, cultura, cucina e spettacolo, e dimostrando come talento, passione e determinazione possano creare cambiamento e ispirare le nuove generazioni. Celebrare oggi il ruolo della donna significa riconoscere l’impegno, la dedizione e il coraggio di chi ha aperto nuove strade e contribuito a una società più equa e inclusiva. Le donne portano una prospettiva unica e una sensibilità che arricchisce ogni ambito della vita sociale, dalla famiglia alla comunità fino al tessuto culturale più ampio. Il loro contributo rappresenta una delle forze più dinamiche per il progresso collettivo, e celebrare il loro ruolo significa guardare al futuro con consapevolezza, valorizzando ogni talento e costruendo una società più equilibrata e prospera.   

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