Infastidiva i clienti di un bar e, all'arrivo dei militari, avrebbe reagito con minacce, insulti e spintoni. È quanto accaduto a Civitanova Marche, dove una donna di 28 anni, di origine peruviana, è stata denunciata a piede libero dai carabinieri dell'aliquota radiomobile della Compagnia di Civitanova Marche.
L'intervento è scattato dopo una segnalazione arrivata alla Centrale Operativa, che ha richiesto la presenza delle forze dell'ordine in un esercizio commerciale della città. Quando i militari sono arrivati sul posto, hanno individuato la 28enne, che avrebbe arrecato disturbo agli avventori del locale e si trovava, secondo quanto riferito dai carabinieri, in evidente stato di alterazione psicofisica riconducibile all'eccessivo consumo di alcol.
Durante le operazioni per la richiesta dei documenti e la successiva identificazione, la donna avrebbe opposto resistenza sia verbale sia fisica, rivolgendo minacce e frasi ingiuriose ai militari. Tra le espressioni riportate dai carabinieri: "Vi accoltello, non mi toccate figli di...".
La 28enne avrebbe inoltre spintonato più volte i carabinieri impegnati nell'intervento. La situazione è stata riportata alla calma dai militari, che hanno portato a termine le operazioni senza che né gli operatori né le altre persone presenti nel locale riportassero lesioni.
La donna, già nota alle forze dell'ordine e senza fissa dimora in Italia, è stata quindi denunciata a piede libero alla competente autorità giudiziaria per i reati di minaccia e oltraggio a pubblico ufficiale.
Infastidiva i clienti di un bar e, all'arrivo dei militari, avrebbe reagito con minacce, insulti e spintoni. È quanto accaduto a Civitanova Marche, dove una donna di 28 anni, di origine peruviana, è stata denunciata a piede libero dai carabinieri dell'aliquota radiomobile della Compagnia di Civitanova Marche.
L'intervento è scattato dopo una segnalazione arrivata alla Centrale Operativa, che ha richiesto la presenza delle forze dell'ordine in un esercizio commerciale della città. Quando i militari sono arrivati sul posto, hanno individuato la 28enne, che avrebbe arrecato disturbo agli avventori del locale e si trovava, secondo quanto riferito dai carabinieri, in evidente stato di alterazione psicofisica riconducibile all'eccessivo consumo di alcol.
Durante le operazioni per la richiesta dei documenti e la successiva identificazione, la donna avrebbe opposto resistenza sia verbale sia fisica, rivolgendo minacce e frasi ingiuriose ai militari. Tra le espressioni riportate dai carabinieri: "Vi accoltello, non mi toccate figli di...".
La 28enne avrebbe inoltre spintonato più volte i carabinieri impegnati nell'intervento. La situazione è stata riportata alla calma dai militari, che hanno portato a termine le operazioni senza che né gli operatori né le altre persone presenti nel locale riportassero lesioni.
La donna, già nota alle forze dell'ordine e senza fissa dimora in Italia, è stata quindi denunciata a piede libero alla competente autorità giudiziaria per i reati di minaccia e oltraggio a pubblico ufficiale.
È morto nello scontro con un mezzo pesante mentre percorreva la Salaria in direzione di Rieti. La vittima dell'incidente avvenuto nel pomeriggio di ieri ad Accumoli, in provincia di Rieti, è Andrea Storani, 59 anni, originario di Civitanova Marche.
L'incidente si è verificato poco dopo le 15 lungo la strada statale 4 Salaria, nel territorio comunale di Accumoli, a pochi chilometri dal confine con le Marche e da Arquata del Tronto. Per cause ancora in fase di accertamento, la moto condotta dal 59enne è entrata in collisione con un autoarticolato che procedeva nella direzione opposta.
Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio delle autorità, il mezzo pesante avrebbe effettuato una manovra di svolta proprio mentre sopraggiungeva la moto. L'impatto è stato molto violento e per il motociclista non c'è stato nulla da fare.
La segnalazione al numero unico di emergenza 112 ha fatto scattare immediatamente la macchina dei soccorsi. Sul posto sono arrivati i sanitari del 118, che hanno tentato di rianimare l'uomo, ma ogni intervento si è rivelato inutile. Il 59enne è deceduto a seguito delle gravi conseguenze riportate nello scontro.
Per consentire i soccorsi e mettere in sicurezza l'area sono intervenuti anche vigili del fuoco, carabinieri, polizia di Stato e personale Anas. La Salaria è stata inizialmente regolata a senso unico alternato e successivamente chiusa al traffico per permettere ai carabinieri della Compagnia di Cittaducale, competenti per territorio, di effettuare i rilievi necessari a ricostruire con precisione l'accaduto.
I due mezzi coinvolti sono stati posti sotto sequestro. Restano ora da chiarire tutti gli aspetti della dinamica dell'incidente. I rilievi effettuati sul posto saranno utili a stabilire l'esatta sequenza dello scontro e le eventuali responsabilità.
(Foto di repertorio)
Mancata formazione dei lavoratori sulla sicurezza e irregolarità nei Piani Operativi di Sicurezza (POS). Sono queste le violazioni contestate dai carabinieri ai titolari di due imprese edili impegnate nei lavori della ricostruzione post-sisma a Fiastra. Al termine degli accertamenti, entrambi sono stati denunciati a piede libero alla competente autorità giudiziaria.
I controlli sono stati effettuati nell'ambito di un servizio straordinario a largo raggio predisposto dai carabinieri del Comando Provinciale di Macerata per verificare il rispetto delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e sulla tutela delle maestranze nei cantieri della ricostruzione.
L'attività ha visto impegnati i militari della Compagnia di Camerino insieme ai colleghi del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Macerata. Nel corso delle verifiche sono stati individuati due imprenditori: un 57enne di origini macedoni residente a Tolentino, titolare di un'impresa edile con sede proprio a Tolentino, e un 53enne nato e residente in provincia di Frosinone, titolare di una ditta con sede nel Frusinate.
Secondo quanto accertato dai militari, a carico delle due imprese sono emerse, a vario titolo, omesse attività di formazione dei lavoratori in materia di salute e sicurezza e carenze nella redazione del Piano Operativo di Sicurezza, documento necessario per individuare e gestire i rischi presenti all'interno dei cantieri.
Per le violazioni contestate sono state applicate ammende per complessivi 13.100 euro, alle quali si aggiunge una sanzione amministrativa di 300 euro.
Le elezioni si sono celebrate da tempo perciò diventa incomprensibile l’affannosa ricerca di compiacere chi sta al potere. Ma tant’è. La sanità è il settore dove più immediata è la percezione di questo andazzo. La direttrice sanitaria dell’Ast dottoressa Daniela Corsi che - va ricordato - fu clamorosamente bocciata dal Tribunale perché non aveva sufficienti titoli per essere nominata direttore generale, ha varato un piano di risparmi che prevede la cancellazione di molte attività chirurgiche a Macerata.
Mentre le liste d’attesa restano chilometriche, al pronto soccorso perdura il suk delle prestazioni con continue aggressioni ai sanitari. La dottoressa Corsi, che ha bandito diversi concorsi e che sarà probabilmente sommersa dai ricorsi visto che molti punteggi – così si dice – sono stati attribuiti sia tra il personale medico che tra quello infermieristico non per competenza, ma per compiacenza è passata con assoluta entusiastica indifferenza dall’obbedire a Filippo Saltamartini alla genuflessione verso Paolo Calcinaro che nega le difficoltà, soprattutto a Macerata, evidentissime. Con una non trascurabile differenza: Calcinaro conta molto di più soprattutto in prospettiva. Le ragioni le approfondirò, a breve, in altra occasione.
Sta di fatto che se avesse voluto risparmiare davvero la dottoressa Corsi avrebbe potuto varare su tutta l’Ast il progetto che il dottor Franco Sopranzi - direttore del dipartimento specialità mediche di Macerata, nefrologo tra i più accreditati in Europa, volto storico della sanità pubblica nelle Marche - ha ideato di tele-medicina nei territori dopo che da anni ha sperimentato con successo la dialisi, per così dire, da remoto. I risparmi sono notevoli, i vantaggi per i pazienti addirittura superiori e le occasioni di crescita professionale degli operatori, siano essi medici o paramedici, assai consistenti. Ebbene la dottoressa Corsi non lo prende neppure in considerazione: taglia la chirurgia a Macerata per fare cassa.
Perché? La risposta c’è e significa ridimensionare, rinviando sine die, la costruzione del nuovo ospedale di Macerata con un doppio evidente vantaggio per Paolo Calcinaro. Tra meno di un mese a Macerata i turni in sala operatoria passeranno dalle 25 sedute attuali a 20 alla settimana con una riduzione di interventi su base mensile stimata tra 60 e 80. Non ci vuole la perspicacia del mago Otelma per sapere che questi interventi si faranno nel nuovo ospedale di Fermo - s’inaugura a fine anno - che ha dieci sale operatorie. Quell’ospedale benedetto da Paolo Calcinaro è sovradimensionato e tagliare a Macerata significa dare “carne” ai chirurghi fermani.
Con il vantaggio che l’assessore alla sanità può ben dire che il nuovo ospedale di Macerata può attendere perché l’ottima dottoressa Daniela Corsi spegne le stroboscopiche di via Santa Lucia e attiva le sinergie con gli anestesisti piceni. Del resto il paziente in sala operatoria deve stare (a) Fermo! Ecco perché viene bloccato il progetto di tele-medicina e probabilmente cercheranno di dare un segnale allo stesso dottor Sopranzi perché la smetta di sostenere questa sua idea. Chi scrive però è un ficcanaso. Così ho chiesto a Sopranzi: mi spiega come funziona e quali effetti e benefici ha la tele-medicina?
“Beh è abbastanza intuitivo: si tratta di rovesciare l’approccio che sin qui si è avuto della spedalizzazione a ogni costo: si tratta di portare l’ospedale dal paziente e non il paziente in ospedale. Il vantaggio in termini operativi è evidente e per quanto riguarda la spesa sanitaria significa tagliare liste d’attesa, ambulanze che vanno su e giù, ridondanza di personale".
"Significa anche introdurre un po’ di intelligenza artificiale per fare fronte all’incompetenza gestionale. Ma certo questo impone di pensare alla sanità in termini di efficacia e vantaggio per il paziente e non di progettarla come fosse un business qualsiasi. Perché la sanità ha un difetto difficilmente curabile: è fatta da uomini per gli uomini. E tu puoi inventare tutti i regolamenti che ti pare, ma se un paziente si fida di quel medico tu puoi trasferirlo, lo puoi degradare, puoi pigliare qualsiasi provvedimento quel paziente accetterà di essere curato solo da quel medico e siccome la sanità pubblica – com’è giusto che sia – ha l’obbligo della prestazione il paziente si sposterà verso quel medico e il bilancio della sanità ne pagherà le spese”.
Dotto Sopranzi lei ha già lungamente sperimentato la tele-medicina in nefrologia. Dove e con quali risultati?
“La facciamo a Camerino con ottimi risultati dove si fa appunto dialisi, per così dire, da remoto. Forse a molti sfugge che un paziente dializzato deve sottoporsi tre volte alla settimana a un trattamento che dura mediamente 4 ore. E’ d’immediata intuizione che un conto è affrontare un viaggio di molti chilometri, dove avere qualcuno che ti assiste, aspettare il turno, poi fare il trattamento magari partendo da Visso o da Fiuminata o in qualche caso da oltre provincia e un conto è trovare un presidio ospedaliero di prossimità dove vieni accolto senza file, fai il trattamento in tranquillità e te ne torni a casa. Per fare questo basta avere un protocollo operativo, una diagnosi aggiornata e controllare da remoto ciò che il tecnico che materialmente opera la dialisi sta facendo. Quali siano i vantaggi mi pare evidente. Aggiungo però che la malattia del rene è in rapidissima espansione perché le patologie renali sono in larga misura connesse con l’invecchiamento”.
Le dà del tu al rene e ne rivendica l’importanza. E’ l’emblema della tele-medicina?
“Scherzando potrei dire che il rene mi assomiglia e assomiglia alla stragrande maggioranza dei marchigiani, soprattutto a quelli di alta collina e di montagna. Che lavorano in silenzio, faticano, nessuno li considera sin quando dicono basta. E allora sono guai seri. Rene e cuore sono due che devono lavorare insieme. Il cuore pompa, il rene filtra, ma se lui non filtra quell’altro fa fatica a mandare in giro il sangue. Quello che non si considera è che col diabete in crescita, le obesità precoci si andrà incontro a un’espansione delle patologie renali anche tra i giovani, così le insufficienze cardiovascolari, l’ipertensione e l’aterosclerosi connesse con l’età aumentano il carico renale. Siamo già al 7% di popolazione colpita da insufficienza renale severa. Sono 21 mila soggetti e molti di questi, purtroppo, finirà dializzato. Possiamo “lavare” il sangue a tutti contemporaneamente a Macerata? Ecco che la tele-medicina diventa indispensabile. Come bisognerebbe fare molta, ma molta più prevenzione che prima di tutto significa informazione sulla malattia renale”.
Come si dovrebbe fare?
“Lavorando su reni di maiale modificati si possono fare i trapianti ed evitare la dialisi, si può fare una banca dati del Dna e predire chi patirà di una malattia renale visto che in molti casi la familiarità è la prima causa; si devono fare studi di genetica, si deve lavorare sulle patologia delle arterie e delle articolazioni per consentire all’anziano di camminare molto che è una delle prime precauzioni per allontanare le complicanze renali. Al contempo bisogna cambiare mentalità e gestione della sanità. Va ridata centralità al paziente e vanno valutati i risultati non dai conti, ma dalle guarigioni e dall’impatto sociale che l’operare in sanità consente. Altrimenti vince la sanità privata che dà risposte più immediate. Anche perché lì la convenienza è quella economica e non politica; ma per avere la massima performance di bilancio per via di quel rapporto fiduciario che c’è tra paziente e medico la sanità privata tende a mettere in rilievo la competenza e non l’appartenenza. Ecco che la tele-medicina è una risposta al bisogno di efficienza che c’è e la traduce in efficacia”.
Esempi possibili di tele-medicina?
“Qualsiasi patologia cronica può essere seguita con la tele-medicina. E moltissimi approcci diagnostici possono avvenire in tele-medicina. Il primo esempio che mi viene in mente l’elettro-cardiogramma si fa a Sefro e si legge a Macerata: la diagnosi arriva via e mail e si va in farmacia. Il carico sull’ospedale è pari a zero, la lista d’attesa sparisce, lo specialista è stato impiegato il tempo che serve. Basta addestrare gli operatori che stanno da una parte del terminale a fornire al medico che sta dà remoto le informazioni corrette e poi guidare nell’operare chi sta accanto al paziente. In Australia – tanto per dirne una – dove le distanze sono enormi da mezzo secolo si curano via radio! Oggi abbiamo scanner, banche dati, strumenti diagnostici fantastici che possono fornirci tutte le informazioni. Si blatera tanto dello spopolamento dei borghi ecco con la tele-medicina si può assistere il paziente ovunque”.
E gli ospedali che ci stanno a fare?
“Sono la casa degli specialisti che rispondono alla tele-medicina, sono il luogo dove si curano gli acuti, sono il luogo dove si fa ricerca, sono il luogo dove la sofferenza diventa immediato accudimento. Ma come pensano di mitigare l’overbooking al pronto soccorso se non si fa ricorso all’ammortizzatore della medicina di territorio? Come pensano di tagliare le liste d’attesa se i pazienti arrivano dallo specialista senza uno screening preventivo? Andando avanti con la pressione derivante da chi non ha assistenza diretta, penso ai tanti extracomunitari, e dall’invecchiamento della popolazione dovremmo avere dei pronto soccorso che sono cento volte più capienti di quelli attuali.
E così le radiologie, i laboratori di analisi, tutte le strutture di screening. Con la tele-medicina si rovescia il problema: devo avere un apparato diagnostico diffuso che fa da device, direbbero gli inglesi, con una “centrale” che legge i dati e prescrive la cura che nel caso di molti cronici può essere a prestazione domiciliare. Pensiamo che oggi con l’IA si possono consultare dati di ricorrenza di patologie raccolti a livello universale, dati di screening, di efficacia di trattamenti. Se si può fare questo con un computer perché non farlo con il paziente da remoto? Tutto questo ovviamente migliora anche le condizioni di operatività del personale sanitario che non è costretto a cambiare domicilio, a fare migliaia di chilometri per andare al lavoro e migliora enormemente i conti”. Insomma per curare il bilancio precario della Ast di Macerata basterebbe un po’ più di tele-medicina E non tagliare chi i tagli deve farli sui pazienti, ma a fin di bene.
Un ritrovamento a dir poco insolito quello avvenuto nei giorni scorsi davanti alla porta del Museo delle Scienze dell'Università di Camerino: qualcuno ha lasciato uno scatolone contenente testa e pelle di tigre, in parte danneggiate e visibilmente segnate dal tempo.
Trattandosi di un reperto appartenente a una specie protetta dalla Convenzione di Washington, il responsabile del museo ha subito allertato gli organismi competenti. Il primo contatto è stato con il Nucleo Carabinieri CITES di Fermo, data la rigorosa normativa (Legge 150/1992) che regola detenzione, commercio e movimentazione di esemplari di specie tutelate. È intervenuto poi il Nucleo Carabinieri Forestale di Camerino, che ha proceduto al sequestro penale della pelle, informando l'Autorità Giudiziaria e avviando gli accertamenti per ricostruire provenienza e circostanze dell'abbandono.
Sarà il MASE (Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica) a stabilire la destinazione definitiva del reperto: non è escluso che possa trovare collocazione nel laboratorio di Paleontologia del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Ateneo camerte, in uno spazio a disposizione del museo.
Il dettaglio più singolare della vicenda è la presenza, all'interno dello scatolone, di una lettera in cui la tigre "parla" in prima persona, raccontando la propria storia e chiedendo di restare a Camerino. Un gesto che sembra tradire un legame affettivo profondo da parte di chi ha custodito per anni il reperto.
«Ciao, vengo da lontano, ma da tanti anni sto qui a Camerino. Non sono stata rubata, ma acquistata in un periodo in cui non c'erano leggi che mi tutelavano», si legge nel messaggio.
La lettera ripercorre una presenza ormai storica in città: la tigre sarebbe stata esposta per anni in un'abitazione privata, ammirata da molte persone, prima di finire dimenticata in una cantina. «Sono uscita fuori per caso durante un trasloco», racconta ancora il testo, «il mio posto è qui a Camerino. Voglio rimanere qui dove sono sempre stata».
Il passaggio più duro riguarda la fine dell'animale: «Sono stata uccisa per essere ammirata», recita la lettera, che non nasconde il rifiuto per quel destino, pur rivendicando il desiderio di continuare a essere vista e conosciuta: «Nonostante la mia atroce fine, voglio continuare ad essere ammirata, perché sono bella, fiera e soprattutto vera».
Il messaggio si chiude con un appello diretto a chi avrebbe trovato il reperto, affinché non venga rinchiuso e dimenticato né finisca nel mercato illegale: «Per favore ascoltatemi e almeno ora rispettate me e le mie volontà». Firma: «Grazie, Tiger»
I Carabinieri Forestali colgono l'occasione per ricordare che detenere animali, piante o parti di essi appartenenti a specie in via di estinzione, in violazione della normativa CITES, costituisce reato penale, punito con l'arresto da sei mesi a due anni e un'ammenda da 15.000 a 150.000 euro, oltre a rappresentare una grave minaccia per la biodiversità.
Era ricercata dallo scorso febbraio e, quando i Carabinieri sono arrivati per arrestarla, ha tentato di far perdere le proprie tracce nascondendosi all’interno di una cassapanca, ricoperta da numerosi indumenti. Il tentativo, però, non è sfuggito ai militari, che l’hanno individuata durante la perquisizione dell’abitazione.
A finire in manette è una donna di 45 anni, originaria della Bosnia e residente a Foggia, rintracciata a Sant’Elpidio a Mare dai Carabinieri dell’Aliquota Operativa della Compagnia di Civitanova Marche.
L’arresto è scattato in esecuzione di un provvedimento emesso dal Tribunale di Fermo il 24 febbraio 2026, con il quale era stata disposta la revoca della sospensione dell’ordine di esecuzione per la carcerazione e il contestuale ripristino dello stesso. Da quel momento la donna si era resa irreperibile.
I Carabinieri hanno avviato un’attività informativa che ha permesso di individuare la presenza della 45enne all’interno di un’abitazione nel centro di Sant’Elpidio a Mare. Quando i militari hanno fatto ingresso nell’appartamento, la donna si trovava insieme ad alcuni familiari.
Nel tentativo di evitare la cattura, si è nascosta all’interno di una cassapanca, cercando di confondersi tra gli abiti. La perquisizione, tuttavia, ha permesso ai militari di scoprire il nascondiglio e procedere all’arresto.
Dopo le formalità di rito, la donna è stata accompagnata, come disposto dall’autorità giudiziaria, alla Casa circondariale di Pesaro.
Dovrà scontare una pena di un anno e sei mesi di reclusione per furto aggravato, reato commesso nella provincia di Fermo nel 2017.
Intervento dei Vigili del fuoco nel pomeriggio di oggi a Fiastra, lungo il sentiero che conduce alle Lame Rosse per soccorrere un escursionista infortunatosi ad una gamba.
L'allarme è scattato poco dopo le 16:15. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco di Camerino con il supporto della squadra SAF (Speleo Alpino Fluviale) di Macerata, oltre che gli operatori del Soccorso Alpino.
L'escursionista è stato immobilizzato, messo in sicurezza e successivamente trasportato fino all'ambulanza arrivata sul posto, dove è stato affidato alle cure del personale sanitario, che ha potuto procedere con gli accertamenti del caso.
Quella sera, un sabato, erano circa le 21.30 quando Vinicio Fungo, allora 22enne, guidava la sua Volkswagen Polo lungo la provinciale Rotelli, in via Galilei, diretto verso Macerata per gli Aperitivi Europei. Per cause ancora da accertare, perse il controllo dell'auto, che finì fuori strada sull'erba prima di cappottarsi più volte. Nessun altro veicolo fu coinvolto.
I soccorsi arrivarono subito, ma la situazione apparve drammatica fin dai primi minuti: i Vigili del Fuoco dovettero estrarre il ragazzo dalle lamiere contorte, trovandolo in arresto cardiaco. Rianimato sul posto dal personale del 118 e intubato d'urgenza, Vinicio fu trasportato al pronto soccorso di Macerata e poi trasferito in Rianimazione all'ospedale di Torrette, ad Ancona. Da lì è iniziato un calvario clinico durato oltre trentasei mesi, segnato dalla speranza costante di familiari e amici.
Nei giorni scorsi, però, il cuore di Vinicio Fungo ha smesso di battere. La notizia della sua morte ha scosso profondamente Pollenza e i paesi limitrofi, stringendosi con affetto attorno al dolore della famiglia, che in questi tre anni non ha mai smesso di stargli accanto.
La camera ardente è stata allestita presso la Casa del Commiato dell'impresa funebre Pelagalli, a Casette Verdini, dalle 8 alle 20. I funerali si terranno lunedì mattina alle 10 nella chiesa della Natività della Beata Vergine Maria, a Passo di Treia.
Sono iniziati a San Severino Marche (Mc) i lavori per la realizzazione del nuovo ponte lungo la strada statale 361 “Septempedana”, un intervento destinato a risolvere una delle principali criticità della viabilità cittadina e a migliorare la sicurezza lungo uno dei collegamenti più importanti tra Marche e Umbria.
L'opera è finanziata nell'ambito degli interventi per il recupero del tessuto socio-economico delle aree colpite dal sisma, previsti dall'ordinanza commissariale 137 del 2023, e rappresenta un tassello strategico del progetto di potenziamento delle infrastrutture dell'entroterra.
«Con l'apertura del cantiere si entra nella fase operativa di un'opera attesa da anni, frutto della intensa collaborazione tra enti, aspetto che rende l’intervento ancor più importante - conferma il commissario straordinario, Guido Castelli -. Comune, Struttura commissariale, Usr e la Regione guidata dal presidente Acquaroli hanno agito in sinergia attraverso uno specifico Accordo di Programma finalizzato a garantire il completamento dell'intervento e la piena copertura delle risorse necessarie. L'obiettivo è quello di eliminare una criticità storica della viabilità severinate, migliorare l'accessibilità all'area urbana e all'ospedale cittadino e rafforzare i collegamenti strategici tra la vallata del Potenza e le aree interne colpite dal terremoto».
«L'avvio di questo cantiere rappresenta un momento storico e di straordinaria importanza per la nostra città e per tutto il territorio – dichiara il sindaco di San Severino Marche, Rosa Piermattei –. Finalmente diamo il via a un'opera attesa da anni, fondamentale per cancellare una volta per tutte una criticità viaria che penalizzava la circolazione, la sicurezza dei nostri concittadini e l'accesso ai servizi essenziali, a partire dall'ospedale. Voglio ringraziare vivamente il commissario straordinario Guido Castelli, il presidente della Regione Francesco Acquaroli e gli uffici regionali e comunali per la straordinaria sinergia istituzionale che ci ha permesso di unire gli sforzi, raddoppiare gli obiettivi e sbloccare le risorse necessarie. Questo traguardo dimostra che lavorando in squadra si possono superare gli ostacoli e dare risposte concrete alla nostra comunità e alla ripartenza delle aree interne».
L'intervento interessa dunque il cosiddetto Ponte dell'Intagliata, dove l'attuale carreggiata subisce un restringimento che provoca rallentamenti, code e situazioni di potenziale pericolo per automobilisti e pedoni. Il nuovo collegamento consentirà di superare questa strozzatura trasferendo il traffico su una nuova infrastruttura moderna, progettata per accogliere entrambe le corsie di marcia e garantire standard di sicurezza più elevati.
Nel corso della progettazione, attraverso il confronto tra gli enti coinvolti e il gestore della strada, si è deciso di andare oltre l'impostazione iniziale dell'intervento. La nuova soluzione ha infatti consentito di unificare in un unico progetto funzionale i due stralci previsti originariamente, realizzando un attraversamento dimensionato sin da subito per entrambe le direzioni di marcia e predisponendo il completo trasferimento della viabilità sul nuovo tracciato. Una scelta che permetterà di ottenere benefici immediati in termini di fluidità del traffico e sicurezza stradale.
Per rendere possibile questa soluzione, il quadro economico dell'opera è stato adeguato fino a raggiungere l'importo complessivo di 1,9 milioni di euro. Alla copertura finanziaria concorrono sia la Struttura commissariale, con un finanziamento di 1,25 milioni di euro, sia la Regione Marche, che ha stanziato ulteriori 650.000 euro attraverso la legge di assestamento di bilancio 2025.
L'intervento prevede la realizzazione di una nuova bretella stradale, di un nuovo ponte sul fosso dell'Intagliata, del collegamento con la rotatoria esistente e della nuova rampa di accesso proveniente dal centro abitato.
Il questore di Macerata, Luigi Mangino, ha consegnato le medaglie di commiato in argento nominative, rilasciate dal capo della Polizia – direttore generale della Pubblica Sicurezza, Prefetto Vittorio Pisani, ai dipendenti che hanno concluso il proprio percorso professionale.
La sobria cerimonia si è svolta presso la sala riunioni "Angelozzi-Caucci", all'interno della Caserma della Polizia di Stato "Pasquale Paola" di Macerata, alla presenza del cappellano provinciale per Ascoli Piceno, Macerata e Fermo, Don Adam Krzysztof Barański, e del presidente della Sezione provinciale dell'Associazione Nazionale della Polizia di Stato, Giorgio Iacobone.
Nel corso dell'incontro, il questore ha espresso la propria profonda gratitudine e ammirazione per il servizio svolto nel corso degli anni dai colleghi congedati, sottolineando il valore della professionalità, della dedizione e dell'impegno profusi al servizio delle istituzioni e della collettività.
«È con particolare orgoglio e sincera gratitudine che consegno queste medaglie ai colleghi che hanno concluso il loro servizio», ha dichiarato Mangino. «In ciascuno di loro riconosciamo il valore di tanti anni dedicati al servizio della comunità. A loro va la mia profonda ammirazione e la riconoscenza di tutta la Polizia di Stato della provincia di Macerata».
Nel corso della cerimonia, il cappellano provinciale Don Adam Krzysztof Barański ha rivolto ai presenti parole di vicinanza e di affetto, ricordando il significato del percorso professionale compiuto e il valore dei legami costruiti nel corso degli anni, destinati a proseguire anche dopo la conclusione del servizio.
Nei giorni scorsi, si è scatenato un vero e proprio linciaggio mediatico a reti unificate contro alcuni giovani del Partito Democratico che hanno coraggiosamente preso posizione contro la guerra e addirittura celebrato il comunismo storico novecentesco. Nel loro intervento, alcuni di questi ragazzi disallineati rispetto al verbo unico della globalizzazione neoliberale si sono detti contrari alla guerra contro la Russia e hanno addirittura dichiarato di essere pronti a organizzare la diserzione.
Come se non bastasse, violando l'etichetta di quel Partito Democratico che rappresenta non già la continuazione, bensì la tomba del pensiero e dell'azione di Marx e di Gramsci, hanno fatto professione di comunismo, rinnegando in toto l'ordine simbolico neo-liberale dominante.
Che la destra li abbia derisi e scherniti, non stupisce: essa vede il nome del comunismo come Superman vede la kryptonite. È, da sempre, la parte che supporta la società così com'è. Che anche larga parte della sinistra abbia agito egualmente, dovrebbe destare qualche riflessione critica: come non mi stanco di sottolineare, la sinistra, o meglio la sinistrash, facendosi indistinguibile dalla destra stessa, ha aderito al pensiero unico della globalizzazione liberale e imperialistica. È divenuta ciò che un tempo combatteva, facendosi in tutto e per tutto guardia arcobaleno della globalizzazione neoliberale.
La neo-sinistra post-comunista ha prodotto a propria immagine e somiglianza un presepe deplorevole – o, se si preferisce, un inferno dantesco –, popolato da radical chic tediati e da megalomani del leaderismo, da neofiti zelanti e da boriosi convertiti sulla via di Damasco, da pentiti per puro opportunismo, da “servi volontari”, da gatekeepers di professione e da Mattia Pascal la cui irresponsabilità è pari solo al cinismo: una tribù altamente differenziata al proprio interno, ma i cui abitatori sono accomunati dal transito, convinto o rassegnato, alla difesa della parte che un tempo combattevano e, sinergicamente, dall’abbandono, per inconsapevole oblio o per rivendicata volontà, di una storia e di una tradizione che avevano dato voce e organizzazione agli ultimi e ai loro desideri di migliori libertà.
A cagione di ciò, oggi la sinistra appare, se mai è possibile, ancor più spregevole della destra: quest'ultima, in quanto parte della apologia dello status quo, non ha deluso, rivelandosi sempre all'altezza delle aspettative. La sinistra, invece, ha rinnegato ciò che era per diventare ciò che combatteva, assumendo lo sguardo di chi, in alto, ci odia.
Sentire dei giovani che ripudiano la guerra e che ugualmente respingono il discorso unico della globalizzazione neoliberale ci segnala incontrovertibilmente che l'encefalogramma della società non è ancora del tutto piatto e che qualche bagliore di speranza, dopo tutto, sopravvive. L'opposizione alla guerra e all'imperialismo è un punto saldo, a cui tutti dovrebbero aderire, soprattutto i cittadini comuni, quelli che, per inciso, in caso di guerra, verranno mandati al fronte a sacrificarsi per i sacri valori dell'Occidente, cioè il mercato, la competitività, il nichilismo.
Per quel che riguarda, poi, il richiamo al comunismo, esso potrà apparire vintage e naturalmente la parola non gode oggi, nell'epoca post1989, di grande forza attrattiva: lo si potrà, allora, chiamare comunitarismo, socialismo o in molti altri modi ancora, ma, mutato nomine, resta la sostanza, ossia la sacrosanta esigenza di una rettifica della società iniqua in cui siamo incagliati, vale a dire il desiderio di migliori libertà e di ulteriorità nobilitanti rispetto alla lotta per la sopravvivenza innalzata a solo stile di vita. Con le parole di Bertolt Brecht, è la semplicità che è difficile a farsi. Forse - auspicabilmente - non tutto è perduto.
Il ricorso è stato presentato nei giorni scorsi dallo Studio Legale Grimaldi di Roma, rappresentato dal professor Mattarella, che segue la vicenda fin dalle sue prime fasi.
Al centro delle contestazioni del Comitato No discarica Monteano-Recanati ci sono i criteri utilizzati per individuare e valutare i possibili siti destinati a ospitare la nuova discarica. Secondo il Comitato, nel corso del procedimento i criteri sarebbero stati più volte modificati.
«Si continuano a cambiare le carte in tavola come se nulla fosse – sostiene il Comitato – si inseriscono criteri di valutazione, poi gli stessi vengono tolti, modificati o ne vengono aggiunti altri, spesso con logiche al di fuori di ogni regola».
Una situazione che, secondo i rappresentanti del Comitato, non avrebbe comunque modificato la determinazione dei cittadini contrari all'ipotesi della nuova discarica.
«I membri del Comitato e migliaia di cittadini restano fermamente convinti che le regole ci siano e che vadano rispettate», si legge nella nota diffusa dal presidente pro tempore Fabio Lanari.
Il Comitato pone inoltre l'attenzione sul rapporto tra gli indirizzi regionali e le successive decisioni adottate a livello provinciale. «Ancora più sbalorditivo e deludente – affermano i rappresentanti – è il fatto che la Regione detti delle regole che poi la Provincia sembra non recepire».
La vicenda della localizzazione della discarica ha coinvolto nelle ultime settimane anche cittadini del territorio osimano. Due dei possibili siti individuati, infatti, si trovano nel territorio di Montefano, in prossimità del confine con Osimo.
Il Comitato ha quindi avviato un'attività di sensibilizzazione anche nella vicina realtà anconetana. In questo contesto si è svolto un incontro pubblico con l'associazione Senso Unico di Passatempo di Osimo, al quale ha partecipato il presidente del Comitato No Discarica Territorio Montefano-Recanati.
L'incontro ha portato anche a una mobilitazione concreta. Un gruppo consistente di cittadini osimani ha infatti deciso di contribuire economicamente alle spese necessarie per la presentazione del nuovo ricorso al Tar.
Il Comitato ha voluto ringraziare pubblicamente l'associazione e tutti i cittadini che hanno scelto di sostenere l'iniziativa.
«Cogliamo l'occasione per ringraziare l'associazione e tutti coloro che hanno creduto in noi», conclude Lanari.
La battaglia sulla localizzazione della nuova discarica provinciale prosegue dunque anche sul piano giudiziario, mentre resta aperto il confronto sui criteri adottati per individuare il sito destinato a ospitare l'impianto.
"Nessun arretramento dei servizi: stiamo governando le risorse per garantire qualità, sicurezza e sostenibilità. E farlo mantenendo l’equilibrio economico non è in contraddizione con la tutela della salute: la sostenibilità è la condizione che permette di garantire nel tempo servizi pubblici solidi e di qualità. L’AST di Macerata continuerà quindi a investire nelle proprie professionalità e a programmare le attività con serietà, verificandone concretamente gli esiti". Così l'AST Macerata risponde alle accuse relative al taglio dei servizi sanitari.
"L’AST di Macerata non ha dato alcun mandato di ridurre indiscriminatamente l’attività sanitaria. Sta facendo esattamente il contrario: sta rafforzando la capacità di governo dell’Azienda, responsabilizzando i nuovi Dipartimenti e chiedendo alle strutture di programmare le attività sulla base dei bisogni assistenziali, delle priorità cliniche, delle professionalità disponibili e di un utilizzo appropriato e sostenibile delle risorse".
L'obbiettivo dichiarato non è quindi quello di "fare meno", ma piuttosto di organizzare le attività in maniera più efficiente in modo da poter produrre una risposta assistenziale efficace e presente e che veda una programmazione certa e sostenibile.
Sotto lo stesso punto di vista, secondo l'Ast, va letta anche la questione relativa alle sedute operatorie: "Esiste una criticità oggettiva nella disponibilità degli anestesisti, una carenza di 2-3 unità che non si è ancora riusciti a risolvere. La proposta discussa con i professionisti non è quella di tagliare la chirurgia, al contrario la prevista rimodulazione delle attività anestesiologiche non tocca assolutamente le sedute operatorie, che anzi passano da 23 a 24 a settimana a Macerata e rimangono costanti a 20 a settimana a Civitanova, ma consente di mantenere le attività anestesiologiche fuori sala; questo perché l’anestesia non serve soltanto le sale operatorie".
L'Azienda Sanitaria Terrritoriale evidenzia come essa sia fondamentale anche nelle procedure di settori come Radiologia interventistica, Emodinamica, Cardiologia, Pneumologia, Gastroenterologia e Radiologia e come mantenere il numero di sedute operatorie invariato, a discapito di queste attività, non rappresenti una soluzione del problema.
"La soluzione proposta consente invece di mantenere Chirurgia e Ginecologia operative tutti i giorni, preservare integralmente l’attività Breast Unit (strutturata con il Primario a Luglio scorso) e mantenere le sedute ordinarie di Urologia, l’attività ortopedica con il progetto femore e le altre attività indicate nella programmazione. Questa si chiama governance, non dismissione".
Per l'Ast il numero nominale di sedute non può essere considerato l'unico indicatore per una corretta gestione, perchè delle sedute vanno presi in considerazione elementi come l'utilizzo, i volumi prodotti e le priorità cliniche.
Anche sotto il punto di vista del piano occupazionale, l'Azienda ricorda i numeri del PIAO 2025 aggiungendo che "Il percorso prosegue nel 2026: il nuovo piano occupazionale approvato dalla Regione programma per l’AST di Macerata altre 172 assunzioni, in larga parte di personale sanitario, con l’obiettivo dichiarato di coprire pensionamenti ma anche posti rimasti vacanti e criticità pregresse degli organici. Dal 1 gennaio 2025 ad oggi la AST di Macerata ha assunto 872 unità di personale garantendo non solo il 100% del turnover ma, al compimento delle procedure in itinere , un saldo attivo di 161 unità. L ’AST sta investendo sul personale, non disinvestendo".
Per molto tempo abbiamo pensato al tessuto adiposo come a una sorta di magazzino: un deposito nel quale il nostro organismo accumula l’energia in eccesso sotto forma di grasso, da utilizzare nei momenti di bisogno. Un’immagine semplice, ma oggi sappiamo che è decisamente incompleta. Il tessuto adiposo è infatti un organo metabolicamente molto attivo, capace di produrre e liberare numerose sostanze che comunicano con il resto dell’organismo e partecipano alla regolazione della fame, del metabolismo, dell’infiammazione e dell’equilibrio energetico.
Le cellule che lo compongono, gli adipociti, non si limitano quindi a conservare energia: ricevono segnali e ne inviano a loro volta. Tra le sostanze più conosciute ci sono le adipochine, molecole che agiscono come veri e propri messaggeri. Una di queste è la leptina, prodotta in quantità proporzionale alla quantità di tessuto adiposo e coinvolta nella comunicazione con il cervello: in condizioni normali contribuisce a segnalare che le riserve energetiche sono sufficienti e partecipa alla regolazione dell’appetito e del dispendio energetico. Un’altra è l’adiponectina, associata invece a effetti favorevoli sulla sensibilità all’insulina e sul metabolismo dei grassi.
Quando il tessuto adiposo aumenta, però, non cresce soltanto il numero o la dimensione delle cellule. Soprattutto quando l’accumulo è importante, gli adipociti possono diventare molto grandi e il tessuto può andare incontro a cambiamenti nella sua struttura e nel suo funzionamento. Si modifica anche la produzione delle sostanze che vengono rilasciate nell’organismo: aumenta la presenza di segnali pro-infiammatori e si altera l’equilibrio tra molecole con funzioni diverse. Si sviluppa così uno stato di infiammazione cronica di basso grado, che può contribuire a rendere meno efficace la risposta all’insulina e a influenzare il metabolismo di altri organi.
Non tutto il grasso, inoltre, si comporta allo stesso modo: la posizione conta. Il tessuto adiposo viscerale, quello che si accumula intorno agli organi addominali, presenta caratteristiche metaboliche differenti rispetto a quello sottocutaneo e, quando è presente in eccesso, è maggiormente associato ad alterazioni metaboliche. Per questo motivo peso e composizione corporea raccontano una parte della storia, ma non tutta: anche dove si accumula il tessuto adiposo è importante.
E cosa succede quando iniziamo a dimagrire? Anche qui il tessuto adiposo non rimane semplicemente “fermo” mentre diminuisce di volume. Riducendosi le riserve energetiche, diminuisce rapidamente anche la leptina prodotta dal tessuto adiposo. Il cervello interpreta questo cambiamento come un segnale di minore disponibilità energetica e può aumentare la spinta verso la ricerca di cibo e modificare il dispendio energetico. È uno dei motivi per cui, dopo una perdita di peso, mantenere il nuovo peso può risultare più difficile di quanto immaginiamo.
Questo non significa che il nostro organismo sia “programmato per farci ingrassare”, né che dimagrire sia inutile. Significa piuttosto che il corpo cerca continuamente di mantenere un equilibrio e reagisce ai cambiamenti delle proprie riserve energetiche. Allo stesso tempo, la riduzione del tessuto adiposo può migliorare il suo funzionamento: possono diminuire alcuni segnali associati all’infiammazione e migliorare diversi aspetti del metabolismo.
Ed è proprio qui che vale la pena cambiare prospettiva. Un percorso nutrizionale non dovrebbe essere considerato riuscito soltanto quando porta al raggiungimento di un determinato numero sulla bilancia o di un presunto “peso ideale”. Anche una riduzione della massa grassa più contenuta può accompagnarsi a miglioramenti importanti della salute metabolica, soprattutto quando si associa a un’alimentazione equilibrata, attività fisica e abitudini sostenibili nel tempo. Il beneficio, quindi, non è necessariamente tutto o niente: può iniziare prima di arrivare al peso che ci eravamo prefissati.
Risultati a due facce per le maceratesi nella quarta giornata di campionato di Eccellenza.
2 vittorie, 2 pareggi e 3 sconfitte per le formazioni della nostra provincia impegnate nel massimo campionato dilettantistico regionale. Aurora Treia e Tolentino danno spettacolo vincendo rispettivamente 7-2 contro la Jesina a domicilio e 4-3 contro il Castelfidardo in trasferta.
Reti bianche invece per Chiesanuova e Trodica in trasferta contro Fermignanese ed Osimana, che a sua volta si prende il primo punto stagionale.
Cade invece tra le mura amiche il Montefano contro la capolista Fermana: 3-0 dei canarini all’Immacolata targato Fofi (doppietta) ed Hussein.
Roboante sconfitta anche per il Matelica, che soccombe 0-4 contro l’Urbino: i ducali volano grazie a De Arriba, Bardeggia e la doppietta di Cusimano. Cede in casa anche la Sangiustese di misura al Lunano, con la rete nel primo tempo di Di Pollina che basta agli ospiti.
Chiude il quadro il pirotecnico 2-2 tra Montegranaro ed Alma Juventus Fano.
Il tabellino
Aurora Treia Jesina 7-2 (2’ 30’ 56’ Sbaffo, 14’ 17’ Senigagliesi, 32’ Angeletti, 46’ Minnozzi, 84’ Alla, 93’ Cirrottola)
Castelfidardo Tolentino 3-4 (8’ Capponi, 9’ D’Angelo, 12’ Diouane, 36’ Zanichelli, 42’ Piccinin, 80’ Zinfollino, 90+4’ Panichelli)
Osimana Trodica 0-0
Fermignanese Chiesanuova 0-0
Montefano Fermana 0-3 (15’ 55’ Fofi, 40’ Hussein)
Matelica Urbino 0-4 (15’ De Arriba, 47’ Bardeggia, 68’ 72’ Cusimano)
Sangiustese Lunano 0-1 (31’ Di Pollina)
Montegranaro Alma Juventus Fano 2-2
Storica prima al “Leonardo Capponi” in Eccellenza per l’Aurora Treia, che inaugura il nuovo impianto con una prestazione spettacolare e travolge la Jesina con un roboante 7-2. Una giornata destinata a rimanere negli annali della società, celebrata nel modo più bello dalla squadra di mister Ricci, capace di conquistare la terza vittoria nelle prime quattro giornate di campionato e di portarsi a quota 10 punti in classifica.
Per l’esordio nel massimo campionato regionale davanti al proprio pubblico, mister Ricci ripropone il tridente delle meraviglie composto da Sbaffo, Melchiorri e Senigagliesi, dovendo però rinunciare all’infortunato Buonavoglia. Dal primo minuto spazio a Smetana e Calamita.
Sul fronte jesino, mister Puddu punta su una formazione equilibrata, affidandosi a Minnozzi come riferimento offensivo, supportato da Angeletti e Nacciarriti.
La cronaca
L’avvio degli ospiti è intraprendente, ma è l’Aurora a trovare subito la via del gol. Al 2’ Senigagliesi batte una lunga rimessa laterale e pesca sulla testa di Sbaffo, che indirizza la sfera alle spalle di Beri per l’immediato vantaggio dei padroni di casa.
La Jesina prova a riorganizzarsi attraverso un buon giro palla e al 7’ Massei cerca la conclusione dalla distanza, con il pallone che sfiora il palo. Al 10’ Minnozzi trova anche la rete del possibile pareggio, ma la gioia dei leoncelli viene strozzata dalla segnalazione dell’assistente: gol annullato e Aurora ancora avanti.
I padroni di casa, però, continuano a spingere e al 12’ approfittano di una grave disattenzione a centrocampo della Jesina. Sbaffo serve Senigagliesi, che si avventa sulla sfera e approfitta dell’uscita avventata di Beri: l’attaccante anticipa il portiere e deposita comodamente il pallone in rete per il 2-0.
L’Aurora non si accontenta e continua a macinare gioco. Al 17’ arriva anche il tris: Melchiorri sfonda dalla sinistra, entra in area e serve Senigagliesi, che non perdona e firma la sua prima doppietta in carriera, facendo esplodere ancora una volta il “Capponi”.
La Jesina prova a reagire e Petronelli cerca di riaprire la partita, ma la sua conclusione trova la risposta attenta di Barbacani. L’Aurora, invece, sembra avere una marcia in più e al 30’ cala il poker. Ancora Senigagliesi protagonista sulla corsia destra: il suo cross trova Sbaffo, che di testa firma la doppietta personale e porta i cucinieri sul 4-0.
Prima dell’intervallo, però, la Jesina riesce ad accorciare le distanze. È Angeletti, con una deviazione vincente, a sorprendere Barbacani e a firmare il 4-1 con cui le due squadre vanno al riposo.
La ripresa si apre con una Jesina determinata a riaprire la contesa. Dopo pochi secondi arriva infatti il secondo gol dei leoncelli, ancora con Minnozzi, che trova la deviazione vincente di testa. Sul 4-2 gli ospiti sembrano poter dare vita a una rimonta, ma l’Aurora mantiene lucidità e controllo.
Alla va vicino alla quinta rete con una gran conclusione, ma il gol è soltanto rimandato. Al 56’, infatti, Sbaffo completa la propria giornata da protagonista firmando la tripletta personale: splendido il suggerimento di Smetana, perfetta la finalizzazione dell’attaccante.
Al rientro in campo la Jesina prova comunque a non arrendersi. Al 77’ Cingolani centra la traversa, mentre poco dopo Nacciarriti manca il bersaglio grosso. L’Aurora, però, continua a controllare la gara e nel finale torna a colpire.
All’84’ è Alla a trovare la rete con un gran destro, dopo diversi tentativi a vuoto nel corso della partita. La festa del “Capponi” si completa in pieno recupero, quando Cirrottola trova la sua prima rete stagionale con un bel diagonale di sinistro che vale il definitivo 7-2.
Dopo quattro minuti di recupero arriva il triplice fischio. È festa grande per l’Aurora Treia, che inaugura nel modo migliore la propria storia al “Leonardo Capponi” nel massimo campionato regionale: tre vittorie in quattro giornate, 10 punti in classifica e un 7-2 che consegna agli annali la prima apparizione casalinga in Eccellenza nel nuovo impianto.
Per la Jesina, invece, arriva il secondo stop consecutivo. I leoncelli incassano ben 11 reti nelle ultime due gare di campionato, un dato che fotografa le difficoltà attraversate dalla formazione jesina in questo avvio di stagione.
Il tabellino
AURORA TREIA: Barbacani, Calamita, Bartolini (82’ Ale), Alla, Hutsol, Cantarini, Senigagliesi (84’ Cirrottola), Favo (87’ Manna), Melchiorri, Sbaffo (63’ Nasic), Smetana (Petraglia 67’).
A disposizione: Linares, Vanzan, Giuliodori, Seye. Allenatore: Simone Ricci.
JESINA: Beri, Lorenzoni (70’ Borocci), Bucari, Massei (70’ Mancini), Stefoni (85’ Coppari), Balzani, Petronelli (70’ Loretucci), Cingolani (77’ Perri), Angeletti, Minnozzi, Nacciarriti.
A disposizione: Chionne, Romitelli, D’Angelo, Lorenzetti. Allenatore: Giuseppe Puddu.
MARCATORI: Sbaffo 2’, 30’, 56’, Senigagliesi 14’, 17’, Angeletti 31’, Minnozzi 45’, Alla 84’,
Cirrottola 93’.
ARBITRO: Edoardo Cristofori – Sezione di Finale Emilia ASSISTENTI: Riccardo Negusanti – Sezione di Pesaro; Nicola Verdicchio – Sezione di
Macerata.
Ammoniti Cantarini, Petraglia, Lorenzoni, Stefoni, angoli 3-4, recuperi 2’-4’, presenti oltre 450 spettatori al “Leonardo Capponi” di Treia
Il caro carburanti torna a mettere sotto pressione il settore dell’autotrasporto. Una situazione che interessa direttamente anche la provincia di Macerata, dove sono 394 le imprese attive nel trasporto merci, sulle 2.074 complessivamente presenti nelle Marche.
Un comparto composto in larga parte da piccole imprese, per le quali il gasolio rappresenta una delle principali voci di costo. Ogni aumento, spiegano gli operatori, si ripercuote quindi immediatamente sulla gestione finanziaria delle aziende.
A lanciare l’allarme è Cna Fita, che a livello nazionale chiede al Governo un patto sociale sui carburanti, con misure immediate e strutturali per evitare che l'aumento dei costi finisca per compromettere la continuità operativa delle imprese.
«Per un autotrasportatore il carburante non è un costo che può essere rinviato: bisogna fare rifornimento ogni giorno per poter lavorare», sottolinea Nazzareno Latini, imprenditore e presidente degli autotrasportatori Cna Macerata.
Il problema, secondo Latini, riguarda soprattutto la liquidità delle aziende di dimensioni più contenute. «Nelle piccole imprese gli aumenti si scaricano immediatamente sui conti e sulla disponibilità finanziaria. Non parliamo quindi soltanto di margini che si riducono: se questa situazione prosegue, per alcune aziende il problema può diventare avere la liquidità sufficiente per mettere il gasolio nei mezzi e continuare a garantire i trasporti».
L’autotrasporto rappresenta un anello fondamentale della filiera economica. Ogni giorno garantisce la movimentazione delle merci e collega imprese manifatturiere, artigiane e commerciali, oltre ai settori dell’edilizia e dell’agroalimentare.
Per questo Cna Fita riconosce gli interventi già adottati dal Governo, tra crediti d’imposta e misure sulle accise, ma ritiene necessario rafforzare il sostegno al comparto e renderlo maggiormente strutturale.
L’allarme dell’associazione non riguarda, in questa fase, l’ipotesi di un fermo organizzato della categoria, considerata una soluzione estrema. Il rischio indicato è piuttosto quello di imprese che, non riuscendo a sostenere i costi anticipati del carburante, possano essere costrette a lasciare i mezzi fermi nei piazzali.
Sono sei, secondo Cna Fita, gli interventi prioritari da mettere in campo. La prima richiesta riguarda l’introduzione del fuel surcharge, un meccanismo che consenta di adeguare il prezzo del trasporto all’andamento del costo del carburante, sulla base di criteri pubblici e trasparenti.
L’associazione chiede inoltre risorse straordinarie per sostenere la liquidità delle imprese, senza escludere quelle che utilizzano veicoli di minore massa, e procedure più semplici e rapide per l’utilizzo dei crediti d’imposta.
Tra le proposte figura anche l’aggiornamento dei valori di riferimento dei costi dell’autotrasporto, con una maggiore precisione nell’indicazione dell’incidenza del carburante e considerando anche i costi dei noli marittimi.
Un altro capitolo riguarda la sicurezza: Cna Fita chiede maggiori controlli e tutele nelle aree di sosta e nei parcheggi autostradali per contrastare anche i furti di gasolio.
Infine, l’associazione sollecita il Governo a intervenire in sede europea per ottenere misure temporanee sulla tassazione dei carburanti, riducendone il peso fiscale e rivedendo anche le regole relative al gasolio commerciale.
«L’aumento del carburante non può ricadere solo ed interamente sull’autotrasportatore», conclude Latini. «Serve una corretta ripartizione dei maggiori costi tra committenti, operatori della logistica e imprese di trasporto, insieme a strumenti rapidi per sostenere la liquidità, soprattutto delle aziende più piccole».
Per Cna Macerata, dunque, la priorità è un intervento rapido che consenta di preservare la continuità operativa delle imprese. Una questione che non riguarda soltanto gli autotrasportatori, ma l’intero sistema produttivo, considerando il ruolo che il trasporto su gomma svolge nel garantire ogni giorno la circolazione delle merci.
Importante novità ai vertici dell’industria cinematografica italiana: il Gruppo Rainbow ha annunciato la nomina di Nicola Maccanico nel ruolo di amministratore delegato di Colorado Film, la celebre società di produzione e distribuzione controllata dal gruppo.
Figura di riferimento nel panorama dell’intrattenimento nazionale, Maccanico vanta una consolidata traiettoria manageriale tra distribuzione, produzione audiovisiva e gestione strategica. Il suo percorso inizia in Sky Italia come European Affairs Manager, per poi proseguire nel 2004 in Warner Bros. Pictures, dove ricopre il ruolo di Marketing Director e, dal 2009 al 2016, quello di managing director theatrical, posizionando la major tra i leader di mercato in Italia e sostenendo rilevanti produzioni locali.
Successivamente, dal 2016 al 2021, guida in veste di Ceo Vision Distribution — la realtà nata dall'alleanza tra Sky Italia e importanti produttori indipendenti —, ricoprendo parallelamente la carica di executive vice president programming di Sky Italia. Tra il maggio 2021 e il giugno 2024, Maccanico ha guidato Cinecittà S.p.A. nel ruolo di amministratore delegato, gestendo il piano di rilancio e valorizzazione industriale degli iconici studi romani.
L'innesto di Maccanico si colloca nella strategia di crescita del Gruppo Rainbow, con l'intento di consolidare la presenza di Colorado Film sia sul mercato italiano che su quello internazionale, incrementando la capacità produttiva e valorizzandone il patrimonio d'autore.
«L’arrivo di Nicola Maccanico è il motore di una nuova fase strategica per il futuro di Colorado Film», ha dichiarato Iginio Straffi, presidente del Gruppo Rainbow. «La sua competenza e la capacità di coniugare visione creativa e strategia industriale saranno fondamentali per la nostra espansione. Continueremo a puntare sull’eccellenza e sul talento italiano per farli emergere anche all'estero. Un sincero ringraziamento va a Thomas J. Ciampa per l’eccellente lavoro svolto in questi anni».
Entusiasta anche il commento del neo Ad Nicola Maccanico: «Contribuire allo sviluppo di Colorado Film è una sfida importante, e farlo al fianco di un imprenditore visionario come Iginio Straffi è un privilegio. Il settore audiovisivo necessita di case di produzione italiane con una forte vocazione industriale, capaci di competere a livello globale. È esattamente questo il ruolo che intendiamo consolidare per Colorado Film».
Con questo nuovo assetto manageriale, la società conferma la volontà di investire su racconti d'impatto, innovazione linguistica e produzioni di alta qualità rivolte al pubblico globale.
Via libera a un finanziamento da 2,5 milioni di euro per via Nunzio Giuliani, la strada comunale che garantisce l’accesso al nuovo plesso dell'Ipsia "Renzo Frau" di San Ginesio. L’intervento servirà a riparare i danni provocati dal sisma e a ripristinare la viabilità in vista dell’ingresso degli studenti nella nuova scuola, previsto per gennaio 2027.
L'opera è stata inserita tra gli interventi collegati all'ordinanza speciale numero 9 del 2021, dedicata alla ricostruzione del polo scolastico di San Ginesio. La misura è stata condivisa nella recente Cabina di coordinamento sisma con l’obiettivo di accelerare le procedure e coordinare i lavori sulla strada con quelli del nuovo edificio scolastico, realizzato in collaborazione con la Andrea Bocelli Foundation e ormai prossimo alla conclusione.
Il progetto definitivo approvato dal Comune prevede un investimento complessivo di 2,5 milioni di euro, dei quali 1.461.079,20 euro destinati ai lavori e alla sicurezza e 1.038.920,80 euro per le somme a disposizione dell'amministrazione. La progettazione della strada era già stata finanziata nel 2023 con uno stanziamento di 156mila euro.
"Con questo intervento interveniamo su un’infrastruttura strettamente connessa al nuovo Ipsia 'Renzo Frau', con l’obiettivo di arrivare pronti all’ingresso degli studenti nel nuovo plesso", ha dichiarato il commissario straordinario alla Ricostruzione sisma 2016 Guido Castelli. "Non avrebbe senso completare una scuola così importante senza garantire contestualmente una viabilità adeguata, sicura e pienamente funzionale".
Il sindaco di San Ginesio Giuliano Ciabocco ha sottolineato l'importanza del finanziamento per il percorso di ricostruzione: "L’assegnazione di 2,5 milioni di euro per la sistemazione di via Nunzio Giuliani rappresenta un risultato di grande rilevanza per San Ginesio e per l’intero percorso di ricostruzione del nostro territorio. La nuova sede dell’IPSIA 'Renzo Frau' costituisce un investimento strategico sul futuro della nostra comunità e, proprio per questo, era indispensabile garantire contestualmente una viabilità adeguata, sicura e funzionale all’accesso al nuovo plesso".
L'intervento si rende necessario anche alla luce delle condizioni di forte ammaloramento di via Nunzio Giuliani e viale del Tramonto, la viabilità adiacente al nuovo istituto. Inoltre, una parte delle aree interessate dai lavori stradali si sovrappone all’attuale perimetro del cantiere scolastico: sarà quindi necessario coordinare le diverse lavorazioni per evitare interferenze e consentire il completamento delle opere.
Per accelerare la realizzazione, il Comune di San Ginesio, in qualità di soggetto attuatore, potrà ricorrere a un appalto integrato, comprendente la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori, avvalendosi delle misure acceleratorie previste dalla disciplina commissariale. L’ordinanza prevede inoltre, qualora ritenuto necessario, la possibilità di ricorrere all’affidamento diretto secondo le deroghe stabilite dal provvedimento.
L’obiettivo è quello di procedere parallelamente sulla scuola e sulla viabilità, così da arrivare a gennaio 2027 con il nuovo IPSIA pronto ad accogliere gli studenti e una strada adeguata a garantire l’accesso al plesso.
Fiducia e continuità per la guida della macchina amministrativa dell’Università di Macerata. Domenico Panetta è stato confermato direttore generale dell’Ateneo per il triennio 2027-2029. La decisione ha raccolto il consenso unanime sia del Senato accademico sia del Consiglio di amministrazione, a testimonianza dell’apprezzamento per il lavoro svolto nel primo mandato e della volontà di proseguire il percorso avviato negli ultimi tre anni.
Panetta era arrivato a Macerata il 1° gennaio 2024. La sua nomina per il triennio 2024-2026 era giunta al termine di una procedura pubblica alla quale avevano partecipato professionisti con elevata qualificazione ed esperienza dirigenziale. Anche allora la proposta del rettore John McCourt aveva ottenuto il consenso unanime degli organi accademici.
Nel corso del primo mandato, l’azione della Direzione generale si è concentrata anche sulla riorganizzazione interna della struttura amministrativa e su un ulteriore impulso alla digitalizzazione dei procedimenti, con l’obiettivo di rendere i processi più efficienti, integrati e funzionali alle esigenze della comunità universitaria.
“Il voto unanime degli organi esprime con grande chiarezza la fiducia maturata nei confronti del direttore generale e del lavoro condotto insieme in questi anni – commenta il rettore John McCourt –. Domenico Panetta ha saputo accompagnare l’Ateneo in una fase particolarmente intensa, contribuendo alla riorganizzazione interna, al rafforzamento dei processi amministrativi e a una ulteriore spinta verso la digitalizzazione.
La sua conferma ci permette di dare continuità a questo lavoro e di affrontare con una struttura amministrativa solida, moderna e sempre più efficiente le sfide e gli obiettivi che ci attendono nei prossimi anni”.
“Sono molto grato al rettore, al Senato accademico e al Consiglio di amministrazione per la fiducia che hanno voluto rinnovarmi – dichiara Domenico Panetta –. Considero questo incarico prima di tutto una responsabilità nei confronti dell’intera comunità universitaria. I risultati raggiunti sono il frutto di un lavoro collettivo e della professionalità del personale tecnico-amministrativo e bibliotecario dell’Ateneo. Il prossimo triennio dovrà consentirci di riesaminare, con apertura e senso critico, il percorso compiuto, consolidare quanto realizzato, proseguire nel percorso di innovazione organizzativa e digitale e rendere l’amministrazione sempre più efficace, semplice e capace di sostenere gli obiettivi strategici dell’Università”.
Panetta, nato nel 1963 a Melito di Porto Salvo, prima dell’arrivo a Macerata aveva maturato una lunga esperienza nel sistema universitario, lavorando dal 1991 al 2021 all’Università di Brescia e successivamente all’Università di Bergamo, dove aveva ricoperto l’incarico di dirigente dell’Area risorse umane.
Prosegue la ventesima edizione de I Martedì dell'Arte, la storica rassegna culturale curata dall'Associazione Arte e promossa dalla presidente Anna Donati, realizzata con il sostegno del Comune di Civitanova e dell'Azienda Teatri.
Il prossimo appuntamento è in programma martedì 29 settembre 2026, quando salirà in cattedra il professor Roberto Mancini, protagonista di una lectio dal titolo Seguire la verità: Maria Zambrano, dedicata alla figura della filosofa e pensatrice spagnola.
Come da tradizione, l'incontro si terrà alle ore 18 al cine-teatro Cecchetti di Civitanova, con ingresso libero.
Un traguardo importante, quello dei vent'anni, che l'Associazione Arte festeggia con un calendario particolarmente ricco: trenta incontri di alto profilo distribuiti lungo un percorso culturale che, da settembre a maggio, attraverserà i più diversi ambiti del sapere. Tra i relatori che si alterneranno sul palco del Cecchetti figurano, tra gli altri: Mauro Perugini, Valerio Vernesi, Maria Letizia Papiri, lo stesso Roberto Mancini, Giorgio Medori, Giancarlo Trapanese, Yuri Marano, Sauro Bedini, Vito Mancino, Andrea Foresi, Stefano Papetti, Fulvio Rusticucci, Stefano Finocchi, Andrea Baffoni, Mario Savini, Giulio Vesprini, Francesco Sagripanti, Peppe Barbera, Andrea Rebichini, Luciano Mei e Pierluigi Cavalieri.
Per chi lo desidera, al termine del percorso l'Azienda Teatri di Civitanova rilascerà un attestato di partecipazione.
Cingoli si arricchisce di un nuovo spazio dedicato all’arte, all’artigianato e alla valorizzazione delle tradizioni locali. Sabato 26 settembre, alle 16.30, in Corso Garibaldi, sarà inaugurato il Laboratorio d’Arte Ivana Marchegiani, un progetto che punta a diventare un punto di riferimento per la comunità, mettendo insieme creatività, tipicità del territorio e formazione.
A dare vita all'iniziativa è Ivana Marchegiani, imprenditrice cingolana con 36 anni di esperienza professionale nel settore. Un ritorno alle origini per la fondatrice, che torna a vivere nel luogo in cui è nata attraverso un progetto rinnovato e più ampio, pensato come un piccolo polo culturale aperto alla comunità.
Nel nuovo laboratorio troveranno spazio l'artigianato artistico, la valorizzazione dei prodotti tipici e delle identità locali, insieme a momenti dedicati alla formazione e alla crescita culturale. L'obiettivo è creare un luogo d'incontro dove poter creare, apprendere e condividere esperienze legate al sapere artigiano e alla bellezza.
Marchegiani ha ricevuto dalla Regione Marche il riconoscimento di Maestra Artigiana e Bottega Scuola ed è iscritta all'Albo dei mestieri artistici e tradizionali. Per i suoi meriti professionali le è stata inoltre riconosciuta l'iscrizione all'Albo d'Oro delle imprese artigiane della Camera di Commercio di Macerata.
Il progetto guarda quindi al futuro senza rinunciare al legame con la storia e con l'identità di Cingoli, proponendo uno spazio nel quale tradizione e creatività possano incontrarsi e diventare occasione di formazione e condivisione.
L'inaugurazione di sabato sarà anche un momento di festa e convivialità, con un brindisi aperto a tutti coloro che vorranno partecipare all'avvio della nuova attività.
Anche il trentasettesimo Settembre Musicale Montecosarese è terminato. Quattro concerti di grande interesse culturale e di alto profilo qualitativo, in location straordinarie come la Chiesa delle Anime e la Chiesa di Sant’Agostino, organizzati dalla Corale Santa Cecilia, dal Comitato Giovani Allegri e dal Blog Montecorriere.
Ha iniziato lo straordinario organista messicano Felipe Adriàn Rojero Herrera, per la seconda volta a Montecosaro, che ci ha deliziato con le varie sonorità del Callido della chiesa di Sant’Agostino, con musiche provenienti da varie parti del mondo.
Protagonisti della seconda serata, sono stati il soprano Chiara Marangoni e il chitarrista classico Vincenzo Ruggiero con suggestive musiche del periodo fra il classicismo musicale e il romanticismo. Una prefazione del Professor Fabrizio Quattrini del Centro Studi Montecosaresi che ha fatto sì che si siano incontrate storia, tradizione, arte e musica.
Quindi è stata la volta del fisarmonicista Diego Trivellini che ha lasciato senza fiato il pubblico con la sua fisarmonica che racchiudeva le sonorità di una vera orchestra. Con brani famosissimi, partendo dalla lirica, fino ad arrivare alle colonne sonore, passando per i valzer viennesi.
Il Settembre Musicale Montecosarese, come al solito, si è concluso con una Rassegna di Cori Polifonici. La Corale Santa Cecilia ha dato il benvenuto con alcuni brani, lasciando poi spazio al Coro Città di Sassoferrato e al Chorus Marignanensis di San Giovanni in Marignano di Rimini che, grazie alla potenza espressiva delle voci, hanno offerto un suggestiva, emozionante e coinvolgente serata.
Il direttore artistico Giorgio Quattrini, a nome di tutti gli organizzatori, ringrazia il Comune di Montecosaro per il patrocino, il costante sostegno e la vicinanza alla manifestazione, il Banco Marchigiano per la sponsorizzazione, la brava e professionale presentatrice ufficiale della rassegna Tiziana Pepi, l’azienda agricola Castignani per la fornitura di eccellenti vini e tutte le persone che con il loro lavoro hanno contribuito alla riuscita del festival.
Credit foto: Marco Castignani
Torna uno degli appuntamenti culturali più attesi dell'autunno: dal 2 al 4 ottobre si alza il sipario sulla quarta edizione del Festival di Poesia "Visioni", ideato e diretto artisticamente da Marco Onofrio e organizzato dalla Casa Editrice Edilazio, in collaborazione con l'Associazione Acab/BiblioPop APS e la FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori.
Il festival, che gode del patrocinio dei Comuni di Valfornace, Camerino, Muccia e Sarnano, oltre che dell'Unione Montana dei Monti Azzurri e di importanti realtà del territorio, si conferma un presidio culturale d'eccellenza: un evento diffuso che valorizza il patrimonio paesaggistico, storico e spirituale dei Monti Sibillini attraverso il potere evocativo della parola poetica, dell'arte e della musica.
La manifestazione prenderà il via presso la sala Ciccotti con l'inaugurazione ufficiale e i saluti istituzionali. Nel pomeriggio spazio al vernissage della mostra fotografica "Intimi orizzonti. La forma dei Sibillini" di Benedetta Micheli e all'approfondimento "La poesia nei Monti Sibillini. Paesaggi umani e letterari", curato da Augusto Ciuffetti. La giornata si chiuderà con il reading "Distillati d'amore", arricchito dal tradizionale brindisi Varnelli e dagli intermezzi musicali di Lorenzo Giammarioli e Valentina Onofrio, per poi proseguire nella canonica della chiesa di San Giusto a San Maroto con il momento poetico "Visioni del silenzio".
Il Festival si sposterà nell'Auditorium Corelli di Camerino, dove, dopo i saluti istituzionali del sindaco Roberto Lucarelli e dei rappresentanti delle associazioni culturali locali, la mattinata proporrà una conversazione sulla poesia tra Paolo Di Paolo e Marco Onofrio, seguita dall'adattamento poetico-musicale "Maledizione della guerra" con i Primo Consumo e la partecipazione straordinaria di Sonia Miranda e Fabio Sebastiani. Nel pomeriggio, tappa al Museo Diocesano per un focus sul sacro nella poesia rumena a cura di Simona Stancu, prima di raggiungere Muccia, dove nella sala Lami andrà in scena la sessione "Preghiere laiche" e "Inni alla vita", concerto poetico dei Primo Consumo.
Gran finale tra le due località: si parte al mattino sulle sponde del lago di Boccafornace con "Specchio delle emozioni", impreziosito dal flauto traverso di Bibiana Carusi. A seguire, spostamento a Sarnano: prima alla pinacoteca comunale per l'esposizione temporanea del dipinto "San Francesco d'Assisi" del maestro Maurizio Caruso, poi in biblioteca per l'approfondimento "Poesia e Intelligenza Artificiale", a cura di Fabio Sebastiani. Il sipario calerà nella chiesa di San Francesco con il reading "Creatura di parole", la partecipazione di P. Reniel Alì Ramirez Herrera e i canti del Coro "Monti Azzurri", diretto dal maestro Maurizio Maffezzoli.
La quarta edizione vanta ospiti di spicco: accanto al direttore artistico Marco Onofrio, parteciperanno i poeti Cinzia Demi, Maresa Elia, Gabriele Garofalo, Maria Lenti, Chiara Moimas, Cristina Polli e Fabio Sebastiani, affiancati dai poeti uditori Emanuela Dalla Libera, Gabriella Maggio, Sonia Miranda, Lucia Ileana Pop e Anna Valenza. Arricchiranno il festival gli ospiti internazionali Simona Stancu e P. Reniel Alì Ramirez Herrera, insieme agli ospiti d'onore Maurizio Caruso, Augusto Ciuffetti e Paolo Di Paolo.
Tutti gli eventi in programma sono a ingresso libero e gratuito.
Dal palco di Foligno a Belforte del Chienti, per una tappa speciale legata a un rapporto professionale che dura ormai da diversi anni. Il cantautore Leo Gassmann ha fatto visita al salone Idea Due Hair Styling di Andrea Rilli, accogliendo l’invito del professionista che dal 2020, anno della partecipazione e della vittoria a Sanremo Giovani, si occupa della sua acconciatura nelle esperienze sanremesi.
Un legame nato dietro le quinte del Festival e consolidatosi negli anni, accompagnando le diverse partecipazioni di Gassmann alla kermesse musicale. Rilli e il suo team sono infatti da tempo tra i professionisti dell’hairstyling impegnati a Sanremo, portando nella manifestazione musicale italiana anche l’esperienza maturata a Belforte del Chienti.
Ad accogliere il giovane artista nel salone c’era anche il sindaco Alessio Vita, che ha condiviso con Gassmann, Rilli, il team e alcuni clienti un momento di convivialità. Inevitabili selfie, fotografie e video con l’artista, che si è concesso con disponibilità agli scatti e agli incontri.
Nel corso della visita, Rilli – che nel territorio è anche presidente di Confartigianato Tolentino – ha voluto omaggiare Gassmann con alcune opere realizzate da artigiani locali, in un incontro che ha unito musica, professionalità e valorizzazione del territorio.
Tra Rilli e Gassmann c'è anche un'altra particolare affinità: entrambi sono figli d'arte, cresciuti in famiglie legate a figure affermate nei rispettivi ambiti professionali.
«Essere figli d’arte significa avere la fortuna di crescere accanto a persone che hanno costruito qualcosa di importante – ha spiegato Rilli – ma anche sapere che per affermarsi con il proprio talento bisogna spesso lavorare ancora di più per uscire dall’ombra di chi ci ha preceduto. È una condizione che conosco e che condivido con Leo, al quale sono legato professionalmente da diversi anni. Per questo sono stato particolarmente felice di poterlo accogliere qui, a Belforte, insieme a tutto il mio team».
Il sindaco Vita ha sottolineato soprattutto il valore umano dell'incontro e il legame costruito nel tempo tra il professionista belfortese, il suo team e l'artista.
«È stato bellissimo vedere il rapporto che si è creato in questi anni tra Andrea, il suo team e Leo Gassmann – ha commentato il sindaco –. Al di là dell’artista, abbiamo incontrato un ragazzo speciale, che ha dimostrato grande disponibilità e umiltà».
Per il primo cittadino, la visita rappresenta anche un'occasione per sottolineare il valore del lavoro svolto da Rilli fuori dal territorio: «Quando lavorano fuori dal nostro territorio, professionisti come Andrea riescono a portare con sé non soltanto la loro professionalità, ma anche l’accoglienza, il calore e il valore di Belforte del Chienti».
Prima di lasciare il paese, il sindaco ha consegnato a Gassmann una riproduzione di Belforte del Chienti, invitandolo a tornare per conoscere più da vicino il borgo.
I tempi stretti, legati all'impegno serale dell'artista a Foligno, non hanno consentito una visita più lunga. Ma l'invito è già partito: Belforte aspetta Leo Gassmann per una prossima occasione.
Rallentare la corsa all'intelligenza artificiale per avere più tempo da dedicare alla sicurezza e al controllo. È l'appello che è arrivato, qualche giorno fa, proprio da alcuni dei protagonisti dello sviluppo dell'AI. Dario Amodei, cofondatore e ceo di Anthropic, ha chiesto di ridurre il ritmo con cui vengono migliorate le capacità dei modelli più avanzati. Una posizione alla quale si è detto d'accordo anche Sam Altman, ceo di OpenAI.
Alla base delle preoccupazioni ci sono anche alcuni incidenti emersi durante i test dei sistemi più avanzati. In un caso citato nelle ultime settimane, un modello sperimentale di OpenAI sarebbe riuscito ad aggirare le barriere che avrebbero dovuto mantenerlo isolato da Internet, arrivando ad accedere a sistemi esterni. Episodi che hanno riacceso il dibattito sulla capacità di mantenere sotto controllo modelli sempre più autonomi.
Amodei ha parlato di rischi “gravi” e ha sostenuto la necessità di lasciare più spazio a test, sicurezza e supervisione. Il ceo di Anthropic ha anche affermato che, senza adeguate misure di sicurezza, l'AI potrebbe arrivare nei prossimi 6-12 mesi ad avere un controllo molto maggiore delle infrastrutture Internet. Nelle stesse ore Anthropic ha inoltre riferito di aver bloccato l'utilizzo di Claude da parte di un gruppo legato all'Iran per attività di raccolta e analisi di informazioni sulla Marina statunitense.
Non tutti, però, hanno utilizzato gli stessi toni o espresso le stesse valutazioni. Elon Musk, in un primo momento, aveva definito una possibile “messa in scena” le dichiarazioni più allarmistiche di alcuni ricercatori di Anthropic sui rischi estremi dell'intelligenza artificiale. Pochi giorni dopo, però, lo stesso Musk ha scritto di essere d'accordo con Dario Amodei sulla necessità di rallentare il ritmo di sviluppo delle tecnologie di frontiera. Anche Sam Altman ha sostenuto la necessità di gestire con maggiore attenzione i tempi di sviluppo e ha appoggiato l'idea di valutatori indipendenti. Il dibattito, quindi, non si divide semplicemente tra chi considera l'AI un pericolo e chi invece nega i rischi: anche all'interno dell'industria le posizioni possono cambiare e concentrarsi soprattutto su come conciliare innovazione, sicurezza e controllo.
Il punto, quindi, non è soltanto chiedersi se l'intelligenza artificiale possa arrivare a scenari estremi, ma capire quanto velocemente stiano crescendo le sue capacità rispetto alla nostra capacità di controllarle. E soprattutto se sia possibile conciliare la necessità di innovare con quella di garantire sicurezza e supervisione.
Per provare a distinguere i rischi concreti dagli scenari più estremi e capire cosa significhi davvero rallentare lo sviluppo dell'AI, abbiamo intervistato il professor Flavio Corradini, docente di informatica ed ex rettore dell'Università di Camerino, al quale abbiamo rivolto quattro domande.
Professor Corradini, partiamo proprio dall'appello arrivato dai vertici di Anthropic e OpenAI: è davvero necessario rallentare la corsa all'intelligenza artificiale?
"La questione posta è interessante, ma molto complessa. I fattori in gioco sono numerosi e di natura diversa. Esiste senza dubbio un problema tecnico reale, poiché la velocità con cui evolvono i modelli rischia di superare la capacità delle nostre attuali metodologie di validazione, verifica e controllo.
Non possiamo però ignorare che questi appelli provengono dai vertici delle aziende che oggi occupano posizioni dominanti nel mercato e che dispongono di conoscenze privilegiate sulle potenzialità e sulle vulnerabilità dei propri sistemi. È quindi legittimo domandarsi se, accanto alle autentiche preoccupazioni per la sicurezza, non vi sia anche l’interesse a tutelare le posizioni acquisite. Un rallentamento imposto attraverso vincoli normativi e operativi molto onerosi potrebbe infatti creare nuove barriere all’ingresso e rendere più difficile ai nuovi concorrenti recuperare il divario.
Non credo che dovremmo avere paura dell’intelligenza artificiale. Dovremmo però avere rispetto per la sua potenza. La vera sfida non è fermarla, ma svilupparla abbastanza rapidamente da generare valore e abbastanza responsabilmente da mantenerla sotto un effettivo controllo umano. Ciò significa anche fare in modo che le metodologie di verifica e i test di sicurezza evolvano almeno alla stessa velocità dei modelli e accompagnino ogni fase del loro rilascio".
Uno dei timori riguarda la crescente autonomia dei sistemi e la possibilità che possano aggirare i meccanismi di sicurezza e interagire con Internet. Quanto è realistico questo scenario e qual è oggi il vero limite nel controllo dell'AI?
"Lo scenario di una perdita di controllo “in stile fantascientifico” non rappresenta la minaccia più immediata. Il vero limite, oggi, risiede nella distanza tra la nostra capacità di costruire modelli sempre più potenti e la nostra capacità di comprenderne pienamente il funzionamento, prevederne il comportamento in situazioni nuove e garantire che perseguano gli obiettivi assegnati entro i limiti stabiliti.
Gli episodi nei quali alcuni sistemi, durante test controllati, hanno aggirato barriere di isolamento non dimostrano che l’intelligenza artificiale abbia sviluppato una propria volontà o una coscienza. Mostrano, piuttosto, che quando assegniamo a un algoritmo un obiettivo complesso e gli consentiamo di utilizzare strumenti, per esempio navigare in Internet o eseguire codice, esso può individuare strategie inattese e non previste da chi lo ha progettato. Non è il segno di una ribellione, ma un problema tecnico di controllo, reso più serio dalla crescente capacità operativa dei sistemi. Questi episodi, dunque, non ci parlano soltanto delle capacità dell’intelligenza artificiale, ma mettono anche in evidenza la possibile vulnerabilità degli strumenti, delle applicazioni e dei sistemi di protezione che utilizziamo già oggi.
La sicurezza, pertanto, non può dipendere soltanto dalle istruzioni impartite al modello. Servono limiti tecnici esterni, come accessi minimi e temporanei, separazione degli ambienti, autorizzazione umana per le azioni più critiche, registrazione delle operazioni, monitoraggio continuo e possibilità di interrompere immediatamente il sistema. Non dobbiamo limitarci a confidare nel fatto che l’AI “obbedisca”. Dobbiamo progettare l’ambiente affinché, anche quando il sistema sbaglia o individua una strada imprevista, non possa produrre conseguenze irreversibili.
Il controllo umano non si perde necessariamente da un giorno all’altro. Può erodersi gradualmente, se accettiamo di sacrificare trasparenza e supervisione in nome della velocità di adozione. Sarebbe sbagliato sia presentare come certa una futura catastrofe, sia concludere che non esista alcun rischio. L’intelligenza artificiale è una delle tecnologie più potenti mai sviluppate e richiede livelli di responsabilità, trasparenza e controllo adeguati alla portata delle sue possibili conseguenze".
Diversi esperti chiedono anche regole e standard di sicurezza comuni tra le aziende. È possibile rallentare lo sviluppo dell'AI in un settore dove la competizione tecnologica è così forte?
"Un rallentamento generale e coordinato dello sviluppo dell’intelligenza artificiale è difficilmente realizzabile. La competizione non coinvolge soltanto le aziende, ma anche Stati e aree geopolitiche che considerano l’AI una tecnologia strategica. Se un’impresa o un Paese decidesse unilateralmente di fermarsi, altri potrebbero continuare ad avanzare. Tutti avrebbero interesse a una maggiore sicurezza, ma ciascuno teme di perdere terreno rispetto agli altri.
Questo non significa, però, che non sia possibile intervenire. Più che pretendere di rallentare indiscriminatamente lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, occorre stabilire condizioni comuni per lo sviluppo e soprattutto per l’immissione sul mercato dei sistemi più avanzati. Standard condivisi di valutazione, test indipendenti, obblighi di segnalazione degli incidenti, tracciabilità e requisiti minimi di sicurezza possono impedire che la competizione si trasformi in una corsa al rilascio più rapido a scapito dell’affidabilità.
È quanto già avviene in altri settori ad alto rischio. Un nuovo aereo deve essere certificato prima di trasportare passeggeri, un farmaco deve superare sperimentazioni e controlli prima di essere commercializzato e un impianto nucleare deve rispettare rigorosi requisiti di sicurezza. Anche nel sistema delle carte di credito, banche, circuiti e operatori tecnologici continuano a competere, ma devono rispettare standard condivisi per la protezione dei dati, l’autenticazione delle operazioni e la gestione delle frodi. In tutti questi casi le regole non eliminano la competizione e l’innovazione, ma stabiliscono una soglia di sicurezza al di sotto della quale non è consentito operare.
Le regole, inoltre, dovrebbero essere proporzionate alle capacità e ai rischi dei sistemi. Imporre gli stessi obblighi a una piccola impresa che sviluppa un’applicazione circoscritta e a una grande azienda che realizza modelli utilizzabili su scala globale sarebbe inefficace e potrebbe rafforzare proprio gli operatori già dominanti.
Non è quindi realistico immaginare un unico freno azionato contemporaneamente in tutto il mondo. È invece possibile concordare regole comuni per governare la competizione. Non si tratta di fermare la corsa, ma di impedire che la sicurezza diventi il terreno sul quale risparmiare per arrivare prima e che, per vincere, qualcuno sia incentivato a rinunciare ai controlli essenziali".
Infine, guardando alla nostra vita quotidiana: quali sono i rischi dell'intelligenza artificiale ai quali dovremmo prestare maggiore attenzione già oggi, senza però cadere negli allarmismi?
"I rischi ai quali dovremmo prestare maggiore attenzione sono probabilmente meno spettacolari di quelli raccontati dalla fantascienza, ma sono già concretamente presenti nella nostra quotidianità.
Il primo è l’eccesso di fiducia. I sistemi di intelligenza artificiale producono risposte ben costruite e molto convincenti anche quando contengono errori, informazioni inventate o interpretazioni distorte. Il pericolo aumenta quando iniziamo ad affidare a questi strumenti decisioni delicate che riguardano la salute, il lavoro, l’accesso al credito, l’istruzione o i diritti delle persone senza un’effettiva verifica umana.
Un secondo rischio riguarda la manipolazione dell’informazione e la sicurezza informatica. Testi, immagini, clonazioni vocali e video artificiali sono sempre più facili da generare su vasta scala e sempre più difficili da distinguere da contenuti autentici. Questo apre la strada a truffe sofisticate, furti di identità, campagne di disinformazione e forme di condizionamento personalizzato. Non significa che non potremo più credere a nulla, ma che dovremo sviluppare una nuova alfabetizzazione digitale e imparare a verificare le fonti, la provenienza e il contesto dei contenuti.
Dobbiamo poi prestare particolare attenzione ai dati che forniamo a questi strumenti. Inserire informazioni personali, documenti riservati o dati aziendali in un sistema di AI può esporli a utilizzi non previsti. A questo si aggiunge il fatto che i modelli, essendo addestrati anche su dati storici, possono riprodurre discriminazioni e pregiudizi già presenti nella società, restituendoci risultati che sembrano neutrali e oggettivi, ma che in realtà non lo sono.
Vi è poi un ulteriore rischio, forse il più urgente dal punto di vista economico e sociale, del quale si parla ancora troppo poco. È la nascita di un nuovo e profondo “AI Divide”. L’intelligenza artificiale non è soltanto un acceleratore di produttività, ma anche un moltiplicatore di competitività. Chi impara a integrarla rapidamente ed efficacemente nei propri processi, che si tratti di un’impresa, di un professionista, di un territorio o di un intero Paese, può accumulare un vantaggio crescente. Chi rimane indietro, non dispone delle competenze necessarie o sceglie semplicemente di ignorarla rischia invece una progressiva marginalizzazione.
Esiste infine un rischio più silenzioso. È quello di delegare progressivamente non soltanto le attività ripetitive, ma anche la capacità di leggere, scrivere, valutare, scegliere e assumerci la responsabilità delle nostre decisioni. L’indebolimento del pensiero critico è un pericolo concreto.
L’intelligenza artificiale ha un potenziale straordinario e può ampliare enormemente le nostre capacità, ma nelle decisioni che incidono sulle persone non deve sostituire il giudizio e la responsabilità umani. Non possiamo permetterci né di guardarla con diffidenza pregiudiziale né di adottarla in maniera acritica. La vera sfida istituzionale e formativa consiste nel democratizzare l’accesso all’AI e la conoscenza dei suoi meccanismi, affinché diventi uno strumento di emancipazione e crescita per tutti e non una leva capace di accentuare le disuguaglianze. Dobbiamo imparare a utilizzarla con consapevolezza, sapendo quando fidarci, quando verificare e quando la decisione deve restare interamente nostra".
Di fronte all’isolamento digitale e all’ossessione contemporanea per il controllo, la tappa napoletana della Louis Vuitton America’s Cup ci ha regalato una lezione tanto inattesa quanto preziosa. Nel Golfo l'orizzonte è immobile, il vento tarda ad arrivare e il programma delle regate slitta di ora in ora.
Un tempo mortificante per la nostra società dell'istantaneo, ma una palestra di vita per i giovani atleti in gara. Qui lo sport insegna alle nuove generazioni una virtù ormai dimenticata: l’arte di saper aspettare, dominare l’ansia e affidarsi a ciò che non si può governare.
Non ci sono motori da accendere, né algoritmi da interrogare: manca semplicemente l’aria. I ragazzi delle imbarcazioni: italiani, francesi, svizzeri, neozelandesi, americani, sono rimasti tutti sospesi in un tempo vuoto, che per un ventenne di oggi ha del quasi inconcepibile.
Abituati alla risposta immediata ad ogni impulso, il mare ci insegna un’ inversione di marcia sia spirituale che mentale. Qui è la natura a dettare le regole, e il velista lo sa bene: contro gli elementi non si vince imponendosi, ma imparando ad assecondarli.
Osservare questi giovani nel gestire l'imprevisto offre un'incredibile lezione di maturità emotiva. Per essere fiduciosi e pronti hanno imparato a rimanere saldi, senza disperdere energie mentali. Trasformare il tempo morto in concentrazione pura è un esercizio di disciplina interiore che travalica i confini dello sport.
In barca non ci si può rifugiare dietro uno schermo né isolarsi nella propria solitudine. La presenza fisica deve essere assoluta, e la gestione della pressione personale diventa immediatamente una responsabilità collettiva. Ci si affida al compagno di squadra come ci si affida alle correnti.
Lo sport ci ricorda che la vera forza giovanile non sta nel piegare il mondo ai propri desideri, ma nel conoscere i propri limiti, e nel non perdere la bussola di fronte all'imprevisto.
Dopo sei anni al servizio delle comunità dell'entroterra, il carabiniere scelto Alex D’Ancona si prepara a lasciare il territorio. In vista della conclusione del suo incarico al Comando Stazione carabinieri di Pieve Torina, dove presta servizio dal novembre 2020, il militare è stato ricevuto anche dal sindaco di Monte Cavallo Pietro Cecoli, insieme al comandante della Stazione, maresciallo Raffaello Montanaro.
Un incontro che ha rappresentato l'occasione per ringraziare D’Ancona per il lavoro svolto in questi anni, durante i quali la sua attività si è intrecciata con un periodo particolarmente delicato per le comunità dell'entroterra maceratese, segnato prima dall'emergenza Covid e poi dal percorso di ricostruzione e ripartenza dopo il sisma.
Il carabiniere scelto D’Ancona ha terminato il servizio presso la stazione di Pieve Torina, per fare ritorno nella sua terra d'origine e proseguire il proprio percorso professionale.
Il sindaco Cecoli ha voluto sottolineare in particolare il servizio prestato durante l'emergenza sanitaria, ricordando la presenza dell'Arma al fianco della popolazione in uno dei momenti più complessi vissuti dalle comunità locali.
"Oggi ci è venuto a trovare il comandante della stazione dei carabinieri di Pieve Torina Montanaro con il carabiniere scelto D’Ancona, che dopo sei anni di onorato servizio ci lascia per tornare nella sua terra", ha scritto il primo cittadino di Monte Cavallo.
Un ringraziamento particolare è stato rivolto al militare per l'impegno dimostrato durante il periodo del Covid, quando i carabinieri hanno continuato a garantire la presenza sul territorio e il rapporto quotidiano con la popolazione.
"Grazie per il servizio svolto durante il Covid, servizio encomiabile al servizio della popolazione", ha aggiunto Cecoli, formulando poi a D’Ancona i migliori auguri per il futuro professionale. "I più sentiti auguri per una splendida carriera. Buon tutto", il messaggio conclusivo del sindaco.
Il saluto di Monte Cavallo arriva a poche ore da quello rivolto a D’Ancona dal sindaco di Pieve Torina Alessandro Gentilucci, che aveva ricordato come il carabiniere abbia accompagnato per sei anni la ripartenza della comunità, sottolineandone disponibilità e generosità. Un riconoscimento che si aggiunge alla gratitudine espressa nei confronti dell'Arma per la presenza quotidiana nelle comunità dell'entroterra.