Taglio accise, il diesel sempre oltre due euro. Parola agli automobilisti: "Misure temporanee, servono soluzioni" (FOTO)
È prorogato sino al 5 settembre il taglio sulle accise che riguarda la diminuzione di 17 centesimi al litro sul prezzo del gasolio, istituito lo scorso 4 agosto e rinnovato nella riunione del Consiglio dei ministri tenutasi lo scorso 26 agosto. Il decreto legge n. 153 sulle “disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della nuova crisi dei mercati internazionali”, proposto dalla Presidente del Consiglio e dai Ministri dell’economia e delle finanze, dell’ambiente e della sicurezza energetica, delle infrastrutture e dei trasporti, segue le decisioni già adottate con i decreti precedenti (n.33/2026, n.133/2026 e n.139/2026). Il Consiglio dei Ministri, nel comunicato stampa diffuso, ha precisato che la riduzione di 17 centesimi prevede “una riduzione dell’aliquota di accisa di 14 centesimi e dell’IVA di ulteriori 3 centesimi. Per lo stesso periodo, la stessa aliquota si applica ai gasoli paraffinici ottenuti da sintesi o da idro-trattamento e al biodiesel immessi in consumo come carburanti”. La proroga ha validità anche per le imprese di autotrasporto. Come è prevista la copertura del taglio delle accise lo spiega l’articolo 2 del decreto: i grandi gruppi energetici dovranno anticipare allo Stato una somma, relativa alle ritenute sui dividendi, con cui lo Stato potrà finanziare le misure sul gasolio. La cifra che le aziende energetiche verseranno verrà “scalata” dalle tasse che queste ultime dovrebbero pagare i prossimi anni, sulla medesima distribuzione di utili. Nonostante il tentativo del Governo di calmierare le spese del carburante, i prezzi continuano ad essere elevati e questo impatta fortemente sullo stile di vita dei cittadini che vedono un notevole cambiamento del loro budget mensile, a cui si aggiungono le conseguenze che l’aumento del gasolio ha anche sugli altri beni. Su quest'ultimo punto, ai rifornimenti di benzina, tutti sono d’accordo, ma non mancano opinioni contrastanti sulle modalità adottate dal Governo per gestire la situazione e sulle possibili decisioni future. “Io faccio molta strada e molti chilometri e questo aumento del carburante ha impattato in maniera notevole sul mio bilancio mensile. Però dovremmo concentrarci sulle soluzioni più che sul problema. Questa situazione nello stretto di Hormuz va avanti da mesi e mi sembra che il Governo in Italia abbia tamponato con delle misure temporanee, ma il problema si ripropone puntualmente alla scadenza di questo taglio delle accise - spiega un lavoratore autonomo -. Dovremmo redistribuire il reddito perché tutti i giorni sentiamo che le compagnie energetiche si sono arricchite e hanno fatto extraprofitti. Quei soldi potrebbero essere utili per distribuirli ai privati che hanno sostenuto gran parte del costo di questo aumento”. Sono numerose le persone che, per questioni di lavoro, sono costrette a fare molti chilometri con i propri mezzi: “Io vengo dalla Puglia, dalla provincia di Bari, quindi incide molto l'aumento carburante: nell'ordine di una cinquantina di euro a pieno praticamente. Sono costretto a farne 3 a settimana, quindi sono 150 euro” dichiara un lavoratore nel campo dell’approvvigionamento di fiori freschi. "Al di là del caro carburante in sé, è su tutto il resto che incide perché le differenze si notano sui prezzi a 360°. Ma anche se vai ad erodere quello che è il tuo guadagno, vai avanti, certamente non possiamo stare fermi - continua - Non mi sento di puntare il dito contro la corrente politica al Governo, perché io credo che in questo caso il capo del Governo non possa fare niente per accontentare tutti. Mi rendo conto delle difficoltà. Sarebbe facile e comodo, a livello politico, abbassare le tariffe e fare contenti tutti”. Anche dal punto di vista di chi lavora tutti i giorni ai distributori, la sensazione è quella di non poter fare molto nei confronti dell’aumento dei prezzi. “Il gestore del distributore è l’ultima ruota del carro. Il privato che apre un suo impianto si può rifornire dove vuole e prendere il carburante al prezzo migliore ma i distributori gestiti dalle grandi compagnie energetiche sono costretti ad applicare i prezzi che loro forniscono – afferma il gestore di una pompa di benzina -. Erano diversi giorni che il prezzo non aumentava, ma questa mattina è salito di due centesimi, e noi abbiamo dovuto applicare l’aumento”. Nonostante questo, alcuni gestori non notano un particolare cambiamento nelle abitudini di chi fa rifornimento: "Chi è fidelizzato al distributore continua a fare il pieno perché magari ritiene che il prodotto sia migliore rispetto ad un altro e gli consente di fare più chilometri. Chi faceva il pieno prima continua a farlo, magari l’anziano che prima si riforniva di più ora decide di spendere dieci euro in meno, ma non ci sono stati grandi cambiamenti”. Altri adetti ai lavori invece, hanno evidenziato una diminuzione nella spesa per il rifornimento: “Chi prima decideva di spendere 50 euro, ora ne spende 10. Aspettano che i prezzi diminuiscano”.

cielo sereno (MC)
