Saranno celebrati sabato 5 settembre, alle ore 11, nella chiesa di Santa Croce a Macerata, i funerali di Andrea Angeli, scomparso ieri sera all'età di 69 anni. La cerimonia rappresenterà l'occasione per familiari, amici, conoscenti e per l'intera comunità maceratese di dare l'ultimo saluto all'ex funzionario delle Nazioni Unite, peacekeeper e scrittore, protagonista di una lunga carriera trascorsa in alcune delle aree di crisi più difficili del mondo.
Per quanti desiderassero rendergli omaggio prima delle esequie, la camera ardente è stata allestita presso il Centro Funerario Città di Macerata, in via Velini 235, dove è possibile recarsi per l'ultimo saluto.
La notizia della morte di Angeli ha suscitato profondo cordoglio in città e in particolare nella redazione di Picchio News, alla quale era legato da una profonda amicizia e, soprattutto, da un rapporto decennale con il direttore responsabile Guido Picchio.
Andrea Angeli ha lasciato un segno profondo nella storia della diplomazia internazionale e nella memoria di quanti hanno avuto modo di conoscerlo. Dal Cile all'Iraq, dalla Namibia alla Cambogia, fino alla Sarajevo assediata, ha trascorso decenni al servizio delle Nazioni Unite, scegliendo spesso di operare nei luoghi dove il rischio era maggiore e dove la presenza di un uomo di pace poteva fare la differenza.
Proprio la sua straordinaria esperienza era stata raccontata dallo stesso Angeli ai microfoni del Picchio Podcast, in un'intervista nella quale aveva ripercorso le missioni, gli incontri, i momenti di paura e le storie umane che avevano accompagnato la sua vita (guarda qui).
Negli ultimi mesi stava inoltre lavorando alla sua ultima fatica editoriale, che era ormai prossima alla stampa. Sabato, nella chiesa di Santa Croce, Macerata si raccoglierà dunque per salutare per l'ultima volta uno dei suoi figli più illustri, ricordandone l'impegno professionale, l'umanità e quell'eleganza innata che chi lo ha conosciuto ricorda come uno dei suoi tratti distintivi.
Saranno celebrati sabato 5 settembre, alle ore 11, nella chiesa di Santa Croce a Macerata, i funerali di Andrea Angeli, scomparso ieri sera all'età di 69 anni. La cerimonia rappresenterà l'occasione per familiari, amici, conoscenti e per l'intera comunità maceratese di dare l'ultimo saluto all'ex funzionario delle Nazioni Unite, peacekeeper e scrittore, protagonista di una lunga carriera trascorsa in alcune delle aree di crisi più difficili del mondo.
Per quanti desiderassero rendergli omaggio prima delle esequie, la camera ardente è stata allestita presso il Centro Funerario Città di Macerata, in via Velini 235, dove è possibile recarsi per l'ultimo saluto.
La notizia della morte di Angeli ha suscitato profondo cordoglio in città e in particolare nella redazione di Picchio News, alla quale era legato da una profonda amicizia e, soprattutto, da un rapporto decennale con il direttore responsabile Guido Picchio.
Andrea Angeli ha lasciato un segno profondo nella storia della diplomazia internazionale e nella memoria di quanti hanno avuto modo di conoscerlo. Dal Cile all'Iraq, dalla Namibia alla Cambogia, fino alla Sarajevo assediata, ha trascorso decenni al servizio delle Nazioni Unite, scegliendo spesso di operare nei luoghi dove il rischio era maggiore e dove la presenza di un uomo di pace poteva fare la differenza.
Proprio la sua straordinaria esperienza era stata raccontata dallo stesso Angeli ai microfoni del Picchio Podcast, in un'intervista nella quale aveva ripercorso le missioni, gli incontri, i momenti di paura e le storie umane che avevano accompagnato la sua vita (guarda qui).
Negli ultimi mesi stava inoltre lavorando alla sua ultima fatica editoriale, che era ormai prossima alla stampa. Sabato, nella chiesa di Santa Croce, Macerata si raccoglierà dunque per salutare per l'ultima volta uno dei suoi figli più illustri, ricordandone l'impegno professionale, l'umanità e quell'eleganza innata che chi lo ha conosciuto ricorda come uno dei suoi tratti distintivi.
Sgomento a Macerata per la scomparsa di Andrea Angeli - 69 anni, ex funzionario Onu in molte aree di crisi, peacekeeper, scrittore di grande sensibilità - trovato senza vita all'interno della sua abitazione di via Antonio Gramsci. Il corpo è stato scoperto nella serata di oggi, intorno alle 21. Resta ancora da chiarire il momento esatto del decesso, avvenuto per cause naturali.
A dare l'allarme sono stati familiari e conoscenti, preoccupati dopo alcuni giorni trascorsi senza riuscire a mettersi in contatto telefonicamente con lui. Raggiunta l'abitazione, lo hanno trovato privo di vita sul letto.
Sul posto sono intervenuti i sanitari della Croce Verde di Macerata, che non hanno potuto fare altro che constatare il decesso, e gli agenti della Polizia di Stato, impegnati negli accertamenti del caso per ricostruire quanto accaduto.
La notizia ha colpito profondamente anche la redazione di Picchio News. Andrea Angeli era infatti un caro amico della testata e, in particolare, del direttore responsabile Guido Picchio, con il quale aveva instaurato un rapporto decennale di profonda amicizia e stima.
La sua scomparsa lascia un grande vuoto nella redazione, che si stringe attorno alla famiglia e alle persone a lui più vicine in questo momento di dolore.
Tutta la redazione di Picchio News esprime il proprio cordoglio per la scomparsa di Andrea Angeli, ricordandone l'umanità, la disponibilità e l'eleganza innata.
Andrea, proprio in questi ultimi mesi, stava completando la sua ultima fatica editoriale, pronta per essere mandata in stampa. Macerata perde uno dei suoi figli più illustri.
Fu proprio Andrea a raccontarci la sua straordinaria vita in un episodio del Picchio Podcast (qui la puntata integrale). Un'intervista che oggi assume un significato ancora più importante e che riproponiamo per ricordare il grande spessore umano e professionale di Angeli e fare in modo che la sua storia non venga dimenticata.
Una vita attraverso le guerre del mondo
Dal Cile di Pinochet all'Iraq, dalla Namibia alla Cambogia, fino alla Sarajevo assediata, Angeli ha vissuto la guerra con il compito più difficile: servire la pace. Una vita trascorsa tra diplomazia e umanità, coraggio e paura, silenzi e scelte impossibili.
"Ho sempre ricordato che la strada l'ha aperta Giorgio Pagnanelli, il primo funzionario italiano dell'ONU nel 1957", raccontava Angeli nel nostro podcast. "Quando entrai io, nel 1987, non feci nulla di nuovo: la via era già stata tracciata".
Un ragazzo curioso, attratto dal mondo e dalle persone, che aveva scelto di non cercare le sedi più comode della diplomazia internazionale. "Molti cercavano sedi comode come New York o Ginevra", spiegava, "io invece accettai missioni difficili: Cile, Iraq, Namibia, Sarajevo. Luoghi dove si rischiava, ma dove serviva davvero esserci".
Dal Cile sotto dittatura alle sabbie dell'Iraq, Angeli ha attraversato decenni di crisi internazionali. E in ogni luogo ha incontrato soprattutto la sofferenza delle persone comuni.
"C'è un filo che lega tutte queste esperienze: la sofferenza delle persone comuni", raccontava. "In Cile si respirava ancora paura, in Iraq la gente cercava solo di sopravvivere. Ogni guerra è diversa, ma la disperazione ha sempre lo stesso volto".
Sarajevo e quella donna salvata dall'assedio
Tra le pagine più intense della sua esperienza c'era quella vissuta a Sarajevo, nell'inverno del 1993, quando la città era ormai da due anni sotto assedio.
"Le istruzioni da New York furono chiare: non abbiamo nulla da offrire ai sarajevesi, tenete le posizioni e buona fortuna. Era una missione quasi impossibile", ricordava.
In mezzo a quella tragedia si inserisce una delle storie a cui Angeli era più legato: quella del salvataggio di Rosaria Bartoletti, 69 anni, l'ultima italiana rimasta a Sarajevo.
Un giorno Angeli si trovò tra le mani una busta contenente mille marchi tedeschi, un contributo di emergenza destinato alla donna. Decise di rintracciarla. Con l'aiuto del gruppo cattolico Beati Costruttori di Pace, che garantiva anche un servizio postale umanitario, dopo giorni di ricerche riuscì a scoprire dove si trovava.
Rosaria viveva in uno scantinato sulla linea del fronte.
Quando finalmente riuscì a raggiungerla, lei lo abbracciò e gli disse: "Sei mio figlio".
Grazie all'aiuto dell'Alto Commissariato ONU e di una famiglia siciliana pronta ad accoglierla, Rosaria riuscì a tornare in Italia nel febbraio del 1994.
"È tornata a casa, e per me quella fu la vittoria più bella", raccontava Angeli.
"La paura c'è sempre, ma diventa abitudine"
In una vita trascorsa nei teatri di guerra, la paura era una presenza costante. Angeli non la negava, ma la raccontava con la semplicità che lo contraddistingueva.
"La paura c'è sempre, ma diventa abitudine", confessava. "Io non avevo moglie né figli, quindi spesso mi esponevo più degli altri. Ma ogni parola sbagliata, in quei contesti, può costare vite".
Nel corso della sua carriera subì anche un rapimento, un episodio che raccontava con estrema discrezione: "Fa parte del mestiere. Noi non siamo lì per fare le star, ma per aiutare. Il silenzio, a volte, è l'unica protezione".
Nel libro J'accuse l'Onu, di Zlatko Dizdarević e Gigi Riva, Angeli viene ricordato come "uno dei pochi che hanno fatto la differenza". Una definizione che lui stesso riconduceva al rapporto costruito sul campo con le popolazioni: "L'ONU nei palazzi di New York era paralizzata. Ma sul campo c'erano pochi di noi, rimasti anni in mezzo alle bombe. E la gente del posto lo capiva. Ci rispettavano perché rischiavamo con loro".
Tra i ricordi più forti, quello di una messa di Natale a Sarajevo: cinque posti riservati in prima fila, due civili e tre militari. "La gente ci guardava come a dire: questi o sono pazzi, o sono venuti a rischiare con noi. Forse avevano ragione".
I riconoscimenti e l'ultima opera
Per il suo impegno, Angeli aveva ricevuto numerosi riconoscimenti, dal Premio San Tommaso Apostolo al Premio Antonio Russo, fino alla nomina a Commendatore dell'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana.
Nel 2019 era stato inoltre onorato nel Giardino Virtuale del Monte Stella di Milano per le sue azioni di coraggio a Sarajevo.
La sua esperienza internazionale era confluita anche nei suoi libri. Tra le opere più recenti, "Fede, ultima speranza", con la prefazione del cardinale Camillo Ruini, nel quale Angeli raccontava gli incontri con religiosi di ogni credo conosciuti nei luoghi di guerra.
Missionari, suore, cappellani militari, vescovi, monsignori, archimandriti sotto assedio e rabbini erranti: figure incontrate dal Cile all'Iraq, dalla Cambogia a Timor Est, dai Balcani all'Afghanistan, accomunate dalla scelta di rimanere accanto ai più deboli anche sotto le bombe.
Proprio per quest'opera Angeli si era aggiudicato la sesta edizione del Premio Letterario degli Ambasciatori presso la Santa Sede, riconoscimento consegnatogli dal cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, che aveva definito il volume un "caleidoscopio di storie di presenza di religiosi in aree di conflitto".
Una testimonianza che resta
Anche davanti ai conflitti contemporanei Angeli non aveva rinunciato alla speranza. "Dobbiamo restare con i piedi per terra, ma credere che la pace, prima o poi, vincerà. Perché ogni guerra, prima o poi, finisce".
E alla domanda su un possibile rimpianto per il proprio operato aveva risposto con la consueta lucidità: "Forse, a Sarajevo, avrei potuto fare di più".
Dalla Macerata dei suoi studi al fango di Sarajevo, dalla quiete dei palazzi dell'ONU al fragore delle bombe, Andrea Angeli ha costruito una testimonianza che non appartiene soltanto al passato.
Oggi quella voce torna ancora più preziosa. Perché raccontare la sua storia significa ricordare un uomo che ha scelto di esserci quando sarebbe stato più semplice andare via, e che ha fatto della presenza accanto agli altri la propria forma di servizio alla pace.
Il podcast in cui Andrea ci raccontava la sua vita diventa così anche un modo per salutarlo, riascoltarne la voce e custodire il ricordo di un maceratese illustre, un professionista delle Nazioni Unite, uno scrittore e soprattutto un uomo di straordinaria sensibilità. Qui sotto potete trovare il video integrale.
Pugni in faccia ed una sassata al parabrezza dell'auto. Così si è conclusa la serata di un uomo che l'altra sera si trovava nel centro di Civitanova, in corso Garibaldi. Intorno all'una di notte, nei pressi del bar 'La Parigina', la vittima, un uomo tunisino di 50 anni che era insieme ad un suo amico, è stato avvicinato dall'aggressore, che senza apparente motivo, avrebbe iniziato a prenderlo a pugni per poi lanciare una pietra sul parabrezza della sua auto, prendendo il telefono dell'uomo e, in seguito, scappando facendo perdere le sue tracce.
Sul posto sono intervenuti gli operatori del 118 e della Croce Verde, che hanno prestato soccorso all'uomo, trasportato al pronto soccorso dell'ospedale di Civitanova Alta e sottoposto agli accertamenti e alle cure del caso.
Dopo l'arrivo dei carabinieri e degli agenti del commissariato di polizia, sono iniziate le operazioni per ricostruire la dinamica dei fatti e identificare il responsabile. L'uomo aggredito, che sostiene di non conoscere l'aggressore, ha confermato l'intenzione di sporgere denuncia. Una volta formalizzata quest'ultima, sarà possibile l'inizio delle indagini da parte delle forze dell'ordine.
(Foto di repertorio)
È prorogato sino al 5 settembre il taglio sulle accise che riguarda la diminuzione di 17 centesimi al litro sul prezzo del gasolio, istituito lo scorso 4 agosto e rinnovato nella riunione del Consiglio dei ministri tenutasi lo scorso 26 agosto.
Il decreto legge n. 153 sulle “disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della nuova crisi dei mercati internazionali”, proposto dalla Presidente del Consiglio e dai Ministri dell’economia e delle finanze, dell’ambiente e della sicurezza energetica, delle infrastrutture e dei trasporti, segue le decisioni già adottate con i decreti precedenti (n.33/2026, n.133/2026 e n.139/2026).
Il Consiglio dei Ministri, nel comunicato stampa diffuso, ha precisato che la riduzione di 17 centesimi prevede “una riduzione dell’aliquota di accisa di 14 centesimi e dell’IVA di ulteriori 3 centesimi. Per lo stesso periodo, la stessa aliquota si applica ai gasoli paraffinici ottenuti da sintesi o da idro-trattamento e al biodiesel immessi in consumo come carburanti”. La proroga ha validità anche per le imprese di autotrasporto.
Come è prevista la copertura del taglio delle accise lo spiega l’articolo 2 del decreto: i grandi gruppi energetici dovranno anticipare allo Stato una somma, relativa alle ritenute sui dividendi, con cui lo Stato potrà finanziare le misure sul gasolio. La cifra che le aziende energetiche verseranno verrà “scalata” dalle tasse che queste ultime dovrebbero pagare i prossimi anni, sulla medesima distribuzione di utili.
Nonostante il tentativo del Governo di calmierare le spese del carburante, i prezzi continuano ad essere elevati e questo impatta fortemente sullo stile di vita dei cittadini che vedono un notevole cambiamento del loro budget mensile, a cui si aggiungono le conseguenze che l’aumento del gasolio ha anche sugli altri beni.
Su quest'ultimo punto, ai rifornimenti di benzina, tutti sono d’accordo, ma non mancano opinioni contrastanti sulle modalità adottate dal Governo per gestire la situazione e sulle possibili decisioni future.
“Io faccio molta strada e molti chilometri e questo aumento del carburante ha impattato in maniera notevole sul mio bilancio mensile. Però dovremmo concentrarci sulle soluzioni più che sul problema. Questa situazione nello stretto di Hormuz va avanti da mesi e mi sembra che il Governo in Italia abbia tamponato con delle misure temporanee, ma il problema si ripropone puntualmente alla scadenza di questo taglio delle accise - spiega un lavoratore autonomo -. Dovremmo redistribuire il reddito perché tutti i giorni sentiamo che le compagnie energetiche si sono arricchite e hanno fatto extraprofitti. Quei soldi potrebbero essere utili per distribuirli ai privati che hanno sostenuto gran parte del costo di questo aumento”.
Sono numerose le persone che, per questioni di lavoro, sono costrette a fare molti chilometri con i propri mezzi: “Io vengo dalla Puglia, dalla provincia di Bari, quindi incide molto l'aumento carburante: nell'ordine di una cinquantina di euro a pieno praticamente. Sono costretto a farne 3 a settimana, quindi sono 150 euro” dichiara un lavoratore nel campo dell’approvvigionamento di fiori freschi.
"Al di là del caro carburante in sé, è su tutto il resto che incide perché le differenze si notano sui prezzi a 360°. Ma anche se vai ad erodere quello che è il tuo guadagno, vai avanti, certamente non possiamo stare fermi - continua - Non mi sento di puntare il dito contro la corrente politica al Governo, perché io credo che in questo caso il capo del Governo non possa fare niente per accontentare tutti. Mi rendo conto delle difficoltà. Sarebbe facile e comodo, a livello politico, abbassare le tariffe e fare contenti tutti”.
Anche dal punto di vista di chi lavora tutti i giorni ai distributori, la sensazione è quella di non poter fare molto nei confronti dell’aumento dei prezzi.
“Il gestore del distributore è l’ultima ruota del carro. Il privato che apre un suo impianto si può rifornire dove vuole e prendere il carburante al prezzo migliore ma i distributori gestiti dalle grandi compagnie energetiche sono costretti ad applicare i prezzi che loro forniscono – afferma il gestore di una pompa di benzina -. Erano diversi giorni che il prezzo non aumentava, ma questa mattina è salito di due centesimi, e noi abbiamo dovuto applicare l’aumento”.
Nonostante questo, alcuni gestori non notano un particolare cambiamento nelle abitudini di chi fa rifornimento: "Chi è fidelizzato al distributore continua a fare il pieno perché magari ritiene che il prodotto sia migliore rispetto ad un altro e gli consente di fare più chilometri. Chi faceva il pieno prima continua a farlo, magari l’anziano che prima si riforniva di più ora decide di spendere dieci euro in meno, ma non ci sono stati grandi cambiamenti”.
Altri adetti ai lavori invece, hanno evidenziato una diminuzione nella spesa per il rifornimento: “Chi prima decideva di spendere 50 euro, ora ne spende 10. Aspettano che i prezzi diminuiscano”.
Si sono spacciati per un carabiniere e per un incaricato del Tribunale, riuscendo a convincere un 70enne di Morrovalle a consegnare contanti e oggetti in oro per un valore complessivo di circa 10mila euro. Al termine delle indagini, i carabinieri della stazione di Morrovalle hanno denunciato un 19enne originario di Pompei, ritenuto il presunto autore materiale della truffa.
L'indagine è partita dalla denuncia presentata dalla vittima presso la locale stazione dei carabinieri. Il raggiro sarebbe avvenuto nel primo pomeriggio dello scorso 23 giugno, quando il pensionato ha ricevuto una telefonata sul proprio cellulare da un giovane che si è presentato falsamente come appartenente all'Arma.
Il finto militare ha raccontato all'anziano di un ingente furto di denaro e gioielli in oro avvenuto poco prima nella zona, spiegando che sarebbe stato necessario effettuare un controllo immediato sui contanti e sui preziosi custoditi nella sua abitazione, così da verificarne la provenienza.
Per rendere ancora più credibile la storia, il sedicente carabiniere ha annunciato alla vittima l'imminente arrivo di un incaricato del Tribunale, che avrebbe dovuto svolgere gli accertamenti.
Pochi istanti dopo, un complice si è effettivamente presentato davanti alla porta dell'abitazione. Il 70enne, ormai convinto di trovarsi di fronte a una procedura istituzionale, lo ha fatto entrare e gli ha consegnato 200 euro in contanti e diversi oggetti in oro, per un valore complessivo di circa 10mila euro.
I carabinieri di Morrovalle hanno quindi avviato una serie di accertamenti e riscontri investigativi che hanno permesso di identificare il 19enne campano, già noto alle forze dell'ordine e attualmente disoccupato, come presunto autore materiale del raggiro. Il giovane è stato denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Macerata per il reato di truffa aggravata in concorso.
Le indagini, tuttavia, non sono concluse: i militari stanno infatti lavorando per identificare il secondo soggetto coinvolto nella truffa, che avrebbe materialmente raggiunto l'abitazione del pensionato.
CIVITANOVA – Un autobus bloccato in mezzo alla strada e una voragine che si apre improvvisamente sotto le ruote. È lo scenario che si sono trovati davanti questa mattina, poco dopo le 7.15, in viale Matteotti, nella zona di Cristo Re.
Il cedimento ha interessato una parte della carreggiata proprio mentre il pullman stava transitando. Il peso del mezzo ha fatto cedere l’asfalto, che ha lasciato spazio a una profonda buca nella quale l’autobus è rimasto incastrato. Impossibile, per il conducente, proseguire la marcia.
Dietro al cedimento ci sarebbe una perdita d’acqua che aveva iniziato a interessare il lato mare di viale Matteotti già dalla serata precedente. L’acqua fuoriuscita dalla rete sarebbe penetrata nel terreno sottostante, provocandone progressivamente l’erosione e indebolendo la sede stradale fino al cedimento avvenuto questa mattina.
L’allarme è scattato immediatamente e sul posto sono arrivati i vigili del fuoco, impegnati nelle operazioni per liberare l’autobus. Un intervento non semplice, considerati il peso e le dimensioni del mezzo. A supporto delle operazioni sono intervenuti anche polizia locale e carabinieri, che hanno provveduto a gestire la viabilità e a mettere in sicurezza la zona.
Per permettere ai tecnici e ai soccorritori di lavorare senza rischi è stata anche interrotta temporaneamente l’erogazione dell’acqua nella zona. Nel frattempo, la strada è stata chiusa al traffico all’altezza dell’incrocio con via Duca degli Abruzzi.
Il problema ha inevitabilmente avuto conseguenze sulla circolazione, in una fascia oraria particolarmente delicata per il traffico cittadino. Automobilisti e mezzi in transito hanno dovuto fare i conti con la chiusura del tratto e con le modifiche alla viabilità necessarie per consentire le operazioni di soccorso.
Ora l’attenzione è concentrata sulle condizioni della carreggiata e sull’origine della perdita che ha provocato il cedimento. Saranno i tecnici a stabilire l’entità del danno e gli interventi necessari per ripristinare la strada.
Intervento dei Vigili del Fuoco questa mattina sul Monte Ragnolo, in una zona non distante dai Piani di Ragnolo, nel territorio di Fiastra. Poco dopo le 9, la squadra del distaccamento di Camerino è stata chiamata a intervenire per il recupero di un bovino adulto finito in un dirupo.
Considerata la particolare conformazione del terreno e la posizione dell'animale, alle operazioni ha preso parte anche l'elicottero Drago del Reparto Volo di Pescara, che ha affiancato i Vigili del Fuoco nelle delicate fasi del recupero.
Dopo le operazioni, il bovino è stato portato in salvo e recuperato vivo. Al termine dell'intervento è stato affidato alle cure del veterinario, che si è occupato di verificarne le condizioni. Un'operazione complessa, portata a termine dalla squadra di Camerino con il supporto dell'elicottero dei Vigili del Fuoco, che ha permesso di mettere in salvo l'animale finito nel dirupo.
Si era perso sul Monte Conero dopo essere stato sorpreso dal buio, finendo fuori sentiero in una delle zone più impervie del promontorio. È stato ritrovato nella notte un ragazzo austriaco di 19 anni, al termine di un'operazione di ricerca condotta da Soccorso Alpino e Speleologico Marche e Vigili del Fuoco, con il supporto dei Carabinieri e del 118.
L'allarme è scattato nella serata di ieri, quando il giovane, che si trovava nella zona di Valle Ombrosa, sopra la Spiaggia dei Forni, ha perso l'orientamento con il sopraggiungere dell'oscurità. A un certo punto non era più raggiungibile telefonicamente, facendo scattare le operazioni di ricerca.
Considerata la conformazione particolarmente impervia dell'area, il Soccorso Alpino e Speleologico Marche ha attivato anche la propria squadra droni, mentre era stato richiesto l'intervento di un elicottero HH-139B dell'83° Gruppo SAR del 15° Stormo dell'Aeronautica Militare, decollato da Cervia.
Prima dell'arrivo dell'elicottero, però, le squadre di terra del CNSAS e dei Vigili del Fuoco sono riuscite a individuare il ragazzo. Il giovane è stato trovato in buone condizioni fisiche, ma disorientato a causa dell'oscurità, all'interno di un ghiaione fuori sentiero, in una zona sovrastante la Spiaggia dei Gabbiani.
I soccorritori lo hanno raggiunto dopo meno di un'ora di avvicinamento e calate. Il ragazzo era in grado di camminare autonomamente e presentava soltanto lievi escoriazioni, compatibili con una caduta sul ghiaione.
A quel punto è iniziata l'operazione di recupero: il giovane è stato assicurato con un imbrago e accompagnato in risalita lungo il ghiaione, fino a raggiungere la cima del Monte Conero. Le operazioni di recupero sono durate circa un'ora e mezza.
Una volta arrivato in cima, il 19enne è stato valutato dal personale sanitario del 118, che non ha riscontrato particolari problematiche. L'intervento dell'elicottero dell'Aeronautica Militare, già in volo verso la zona, è stato quindi annullato.
Concluso il soccorso, il giovane è stato accompagnato da un operatore del Soccorso Alpino e Speleologico presso il campeggio dove sta soggiornando per una vacanza. Sul posto erano presenti anche i Carabinieri.
La scomparsa di Andrea Angeli continua a suscitare cordoglio e ricordi a Macerata. Tra i messaggi arrivati in queste ore c'è anche quello del Comitato del Pellegrinaggio Macerata-Loreto, che ha voluto stringersi alla famiglia e agli amici del 69enne, ex funzionario delle Nazioni Unite e protagonista per oltre trent'anni di missioni internazionali in alcuni degli scenari più difficili del mondo.
Andrea Angeli, impegnato come funzionario Onu e peacekeeper, ha portato il proprio lavoro nei luoghi segnati dalle guerre e dalle crisi internazionali, mettendo a disposizione professionalità, esperienza e soprattutto una profonda attenzione alla costruzione della pace.
Un percorso umano e professionale nel quale, come lui stesso aveva raccontato in più occasioni, aveva avuto un'importanza particolare l'incontro con don Giancarlo Vecerrica e con il Pellegrinaggio Macerata-Loreto.
Un legame che, nel tempo, era diventato parte della sua storia e della sua riflessione personale sulla pace, proprio a partire dalle esperienze vissute nei teatri di guerra.
"Lo ricorderemo al prossimo Pellegrinaggio Macerata-Loreto come una testimonianza vivente che ci ha portato ad aprire il cuore alla pace nel mondo", sono le parole con cui don Giancarlo Vecerrica ha voluto accompagnare il ricordo di Andrea.
Un messaggio che racchiude il senso di un rapporto costruito negli anni e di una testimonianza che il Comitato intende custodire anche nel prossimo appuntamento del Pellegrinaggio.
"Pregheremo per lui, affidando al Signore la sua vita e il suo desiderio di pace", conclude il Comitato del Pellegrinaggio Macerata-Loreto, unendosi al dolore della famiglia e delle tante persone che hanno conosciuto e accompagnato Andrea Angeli nel corso della sua vita.
Terminati i lavori di riqualificazione e manutenzione straordinaria dei campi 1 e 2 del Tennis Club di San Severino Marche.
Domenica 6 settembre il taglio del nastro ufficiale, a partire dalle ore 19:00, alla presenza del sindaco Rosa Piermattei e dell'assessore comunale allo Sport Paolo Paoloni, insieme ai dirigenti e al presidente di Tc Andra Tacchi.
L'investimento di 70mila euro, finanziato tramite mutuo agevolato dall'Istituto per il Credito Sportivo e Culturale e sostenuto dall'Amministrazione comunale, segna il compimento di un percorso di modernizzazione dell'impianto di via Campo Fiera.
La struttura ha osservato un' accurata opera di retopping e sistemazione del fondo, seguita da un completo rifacimento delle superfici da gioco.
Anche la recinzione perimentrale è stata completamente sostituita e rinnovata, garantendo così standard elevati di sicurezza, performance e comfort visivo per atleti e spettatori.
Il Tennis Club di San Severino Marche, dotato di quattro campi, di cui due all'aperto e due al coperto, con quest'ultima opera di riqualificazione conferma il suo ruolo nella promozione del tennis sul territorio.
In concomitanza con la serata inaugurale, si terrà anche la celebrazione di premiazione finale del Torneo Memorial Gheroni, appuntamento agonistico di riferimento della stagione tennistica locale.
Quale sicurezza serve oggi alle nostre città? E come conciliare la tutela dei cittadini con la difesa delle libertà e dei diritti? Saranno questi alcuni degli interrogativi al centro dell’incontro con Franco Gabrielli, in programma venerdì 4 settembre alle 21.15 al Cinema Cecchetti di Civitanova Marche.
L’appuntamento, organizzato dal Partito Democratico di Civitanova Marche, vedrà protagonista una delle figure più autorevoli del panorama italiano sui temi della sicurezza e dell’ordine pubblico. Gabrielli, nel corso della sua carriera, è stato capo della Polizia, capo del Dipartimento della Protezione civile e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai servizi di informazione e sicurezza.
A intervistarlo sarà il giornalista Maurizio Blasi, in una serata che prenderà spunto dal volume “Contro la paura – Manifesto per una sicurezza democratica”, scritto da Gabrielli insieme a Carlo Bonini, vicedirettore di Repubblica, e pubblicato da Feltrinelli nell’aprile 2026.
Il libro sarà il punto di partenza per affrontare un tema particolarmente presente anche nel dibattito pubblico cittadino: quello della sicurezza, spesso al centro di contrapposizioni politiche e di narrazioni contrapposte.
Gabrielli e Bonini propongono nel volume un'idea di sicurezza democratica e relazionale, nella quale sicurezza e libertà non vengono considerate come valori contrapposti, ma come elementi entrambi necessari alla convivenza civile.
Un approccio sintetizzato dagli stessi autori nell’idea che «è possibile difendersi senza perdersi» e che «la sicurezza non è il privilegio dei più forti, ma il diritto dei più deboli».
Nel corso dell’incontro saranno quindi affrontate alcune delle questioni più attuali legate alla sicurezza: migrazioni, gestione dell’ordine pubblico, zone rosse, tutela delle forze dell’ordine, carceri, minori e sicurezza digitale.
Uno dei temi centrali sarà anche il rapporto tra sicurezza reale e percezione dell’insicurezza. Il confronto partirà dalla necessità di guardare ai dati e ai fenomeni concreti, senza tuttavia trascurare il modo in cui i cittadini vivono e percepiscono il tema della sicurezza nella quotidianità.
La serata offrirà così l’occasione per approfondire una questione complessa, andando oltre le semplificazioni e le contrapposizioni: come rendere le città più sicure senza comprimere diritti, libertà e coesione sociale.
L’incontro con Gabrielli rientra nel programma della Festa dell’Unità provinciale itinerante e rappresenta uno degli appuntamenti dedicati al confronto sui temi di maggiore attualità.
L’appuntamento è per venerdì 4 settembre alle 21.15 al Cinema Cecchetti di Civitanova Marche.
Sono in corso a Monte Cavallo i lavori per la messa in sicurezza della parete rocciosa che sovrasta Piazza Caduti di Nassiriya e una parte del centro abitato. L'intervento, finanziato con 1,08 milioni di euro attraverso l'ordinanza commissariale 137 del 2023, è stato affidato al Comune, individuato come soggetto attuatore.
Si tratta di un'opera considerata strategica per la sicurezza del capoluogo, in un'area caratterizzata da scarpate rocciose di notevole altezza e pendenza che nel corso degli anni hanno evidenziato fenomeni di crollo e scivolamento di materiale lapideo.
L'obiettivo è ridurre il rischio di distacco di massi e garantire una maggiore protezione non soltanto agli spazi pubblici e alla viabilità, ma anche alle abitazioni situate nella zona sottostante. Proprio nell'ambito dell'avanzamento dell'intervento, l'Ufficio Speciale per la Ricostruzione ha recentemente liquidato un importo di 82.405 euro.
Nel dettaglio, le opere prevedono il disgaggio e la rimozione controllata dei massi instabili, il rafforzamento dei tratti più critici della parete attraverso reti metalliche e chiodature, oltre alla fasciatura e all'imbragaggio dei blocchi rocciosi maggiormente esposti al rischio di distacco. È inoltre prevista l'installazione di nuove barriere paramassi ad alta resistenza.
"La prevenzione e la sicurezza dei territori sono elementi fondamentali del percorso di ricostruzione", ha sottolineato il commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli, evidenziando come l'intervento vada ad affrontare una criticità che interessa direttamente il centro abitato di Monte Cavallo. "Continuiamo a lavorare affinché la ricostruzione significhi non soltanto ripristino, ma anche maggiore resilienza dei territori", ha aggiunto, ringraziando il Comune, l'Usr e la Regione Marche.
Soddisfazione anche da parte del sindaco Pietro Cecoli, che ha rimarcato l'importanza dell'intervento per rendere il capoluogo "più sicuro e resiliente al dissesto da caduta massi". Il primo cittadino ha inoltre sottolineato il ruolo della collaborazione tra Comune, Usr e struttura commissariale nel portare avanti l'opera.
Niente più trasferimenti in ambulanza verso Torrette per le radiologie d'urgenza durante la notte o nei giorni festivi. Al presidio ospedaliero Materno Infantile Salesi di Ancona è stata attivata, per la prima volta, la guardia radiologica continuativa 24 ore su 24, sette giorni su sette.
Il nuovo servizio, presentato dall'Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche, punta a garantire diagnosi più rapide e una maggiore autonomia assistenziale del Salesi, evitando gli spostamenti dei piccoli pazienti e delle loro famiglie tra i due presidi ospedalieri.
La nuova organizzazione riguarda non soltanto i bambini, ma anche le mamme partorienti: non sarà infatti più necessario trasferirle da una struttura all'altra per effettuare esami radiologici urgenti legati a problematiche ginecologiche.
All'incontro di presentazione hanno partecipato l'assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro, l'assessore alle Politiche comunitarie Giacomo Bugaro, il direttore generale dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche Armando Marco Gozzini e il direttore sanitario Claudio Martini.
Presenti anche Andrea Giovagnoni, direttore del Dipartimento di Scienze Radiologiche e della Clinica di Radiologia; Andrea Ciavattini, direttore del Dipartimento Materno-Infantile e della Clinica di Ostetricia e Ginecologia; Laura Polenta, responsabile della Direzione medica ospedaliera del Salesi; e Giovanni Cobellis, direttore della SOD Chirurgia Pediatrica.
La presenza del radiologo direttamente all'interno del Salesi consentirà di ridurre disagi e stress per i pazienti e per le famiglie, oltre a ottimizzare l'impiego di ambulanze e personale sanitario. L'obiettivo è rendere più rapido l'intero percorso diagnostico, mantenendo all'interno del presidio le competenze necessarie anche nelle ore notturne e durante i festivi.
Il servizio, inoltre, non sarà riservato esclusivamente alle emergenze. La disponibilità continuativa della radiologia potrà essere utilizzata anche per l'attività diagnostica programmata e si integrerà con la nuova risonanza magnetica installata al Salesi pochi mesi fa.
Secondo quanto spiegato durante la presentazione, il nuovo assetto rafforza la collaborazione tra radiologi, pediatri, neonatologi, chirurghi pediatrici, anestesisti e specialisti dell'area ostetrico-ginecologica, favorendo una presa in carico multidisciplinare e continuativa dei pazienti.
L'attivazione della guardia radiologica H24 è stata realizzata senza costi aggiuntivi, attraverso una rimodulazione dell'attività del Dipartimento di Radiologia e la valorizzazione delle professionalità già presenti nell'organico.
"La guardia radiologica attiva h24 rappresenta un risultato atteso da sempre e un passo in avanti fondamentale per la qualità della cura dei piccoli pazienti del Salesi", ha sottolineato l'assessore alla Sanità Paolo Calcinaro. "Con la presenza del radiologo direttamente in struttura, superiamo il vecchio sistema della reperibilità notturna per garantire diagnosi tempestive e azzerare i trasferimenti in ambulanza verso Torrette, valorizzando anche la nuova risonanza magnetica installata al Salesi pochi mesi fa e rendendo possibile eseguire gli esami direttamente qui in sede".
Calcinaro ha poi evidenziato come l'intervento si inserisca in un percorso più ampio di potenziamento del presidio. "Accanto al lavoro ordinario e al miglioramento delle liste d'attesa, intendiamo guardare al presente della nostra sanità regionale senza attendere solo la realizzazione del nuovo ospedale Salesi. Attraverso l'impiego di nostre risorse e l'intercettazione di finanziamenti europei, realizzeremo investimenti destinati al blocco parto e alla climatizzazione di tutti gli ambienti".
Anche l'assessore alle Politiche comunitarie Giacomo Bugaro ha ribadito la volontà di investire sull'attuale struttura del Salesi, in attesa di definire i tempi del nuovo plesso. "Investire sulla struttura attuale del Salesi è una priorità assoluta e un dovere verso la nostra comunità", ha dichiarato. "Stiamo già lavorando per individuare formule di finanziamento dedicate, attingendo anche ai residui dei fondi europei, da destinare a questa struttura".
Per il direttore generale Armando Marco Gozzini, si tratta di una "fase ri-organizzativa importantissima", resa possibile anche grazie al lavoro del professor Giovagnoni. "Finalmente, dopo tanti anni, anche il presidio materno-infantile 'Salesi' avrà a disposizione un radiologo fisso anche di notte, una figura professionale in grado di poter soddisfare tutte le necessità evitando di spostare continuamente i pazienti avanti e indietro al sito di Torrette".
A spiegare la portata del cambiamento è stato proprio Andrea Giovagnoni. "La continuità assistenziale radiologica H24 in un ospedale di II° Livello consentirà al presidio 'Salesi' di avere una sua radiologia autonoma", ha precisato. "Si tratta di un numero di viaggi molto rilevante, con una media di oltre 500 pazienti l'anno" che, con il nuovo sistema, non dovranno più essere trasferiti per effettuare le indagini diagnostiche.
"Finalmente abbiamo la certezza che in qualsiasi ora del giorno e della notte, nei fine settimana, feste incluse, il bambino che arriva in ospedale avrà a disposizione l'intero parco macchine e tutte le professionalità necessarie senza doversi spostare", ha aggiunto Giovagnoni.
Nei casi di particolare complessità resterà inoltre attiva la possibilità di trasmettere le immagini a Torrette, dove è già presente una squadra di radiologi operativa H24. Un sistema che, secondo Giovagnoni, consente di raggiungere una situazione "ottimale" e non ancora così diffusa negli ospedali italiani.
Dal dolore per la perdita di una persona cara a un gesto capace di offrire una nuova possibilità di vita ad altre persone. È quanto accaduto nella notte all’ospedale di Macerata, dove è stata effettuata una donazione di organi grazie alla scelta della famiglia di un uomo di 75 anni.
In un momento particolarmente difficile, i familiari hanno deciso di trasformare il dolore della perdita in un atto di solidarietà e di amore verso gli altri, consentendo a persone in lista d’attesa di poter accedere alla terapia trapiantologica.
Un gesto di grande generosità che ha permesso di procedere al prelievo di reni, fegato e cornee. L’intervento è stato realizzato da un’équipe multidisciplinare coordinata dal Centro Regionale Trapianti e dal NITp (Circuito Nord Italia Transplant).
Dietro ogni donazione c’è una scelta che può avere conseguenze concrete sulla vita di altre persone. Gli organi prelevati potranno infatti essere destinati a pazienti in attesa di trapianto, offrendo loro una nuova prospettiva e la possibilità di tornare a una vita più normale.
L’Azienda Sanitaria Territoriale di Macerata ha espresso gratitudine alla famiglia del donatore e a tutti i professionisti che hanno contribuito alle procedure di prelievo.
«Si ringrazia la famiglia del donatore per la solidarietà dimostrata e tutti i professionisti dell’ospedale di Macerata, coordinati dalla dottoressa Valeria Zompanti, che hanno contribuito al successo dell’intervento di prelievo», ha dichiarato il direttore generale dell’Ast di Macerata Alessandro Marini.
Il direttore generale ha inoltre sottolineato il valore della cultura della donazione, definendola una scelta capace di «restituire futuro e speranza a chi attende» e di rafforzare l’idea di una comunità attenta e solidale.
La donazione rappresenta un esempio concreto di come, anche nel momento più doloroso, una scelta possa trasformarsi in un’opportunità per altre persone. La generosità della famiglia ha infatti permesso di attivare un percorso che potrà offrire nuove possibilità ai pazienti in attesa di un trapianto.
Si è conclusa la prima edizione della NGD Cup. A sfidarsi Juniores Maceratese e VR Macerata, insieme nel ricordo. È stato questo il mantra della manifestazione, nata per ricordare Nicolas Calabrese, Giorgio Franceschini e Daniele Francalancia, i tre ragazzi rimasti uccisi in un incidente la mattina dello scorso 15 Giugno sulla SS 77. Il fatto sconvolse, oltre alle tre famiglie delle vittime, l'intera comunità di Macerata.
Dalla tragedia sono nate però varie manifestazioni di solidarietà e beneficenza, tra cui tale torneo, organizzato dall'associazione Tristar, e dalle società sportive Cluentina e VR Macerata, in cui militava uno dei tre ragazzi coinvolti nell'incidente mortale, Nicolas. Molta la commozione nel corso della serata.
Presente allo stadio San Giuliano un grande pubblico, i congiunti dei tre giovani che hanno premiato i vincitori e la squadra seconda classificata e varie presenze istituzionali, come la vicesindaca Francesca D'Alessandro, oltre all'arbitro Juan Liuca Sacchi.
La finale, in un giorno in cui il risultato contava relativamente, se l'è aggiudicata dopo una partita combattuta la Juniores Maceratese, 7-6 ai calci di rigore contro la VR Macerata dopo il 4-4 mozzafiato dei tempi regolamentari, col pareggio raggiunto all'ultimo secondo di gioco.
Dopo il match infine tutti si sono riuniti a tavola in un gioioso terzo tempo, come dovrebbe sempre essere nelle manifestazioni sportive.
Palazzo Venieri ha fatto da cornice alla presentazione ufficiale della nuova stagione della Recanatese, insieme al Csi Recanati e al Recanati Calcio a 5. Una serata caratterizzata da una grande partecipazione, con dirigenti, tecnici, giocatori, collaboratori, settore giovanile, famiglie e tifosi riuniti per dare ufficialmente il via a una nuova annata sportiva.
Il suggestivo cortile di Palazzo Venieri si è riempito di persone, tra applausi e grande entusiasmo, in un appuntamento che ha rappresentato anche l'occasione per ribadire la volontà delle tre realtà sportive cittadine di collaborare e sviluppare progetti comuni.
Ad aprire la serata sono stati i presidenti Massimiliano Guzzini, Graziano Bravi e Romano Frenquelli, rispettivamente alla guida delle società coinvolte. Sul palco sono poi saliti il sindaco di Recanati Emanuele Pepa, il vicepresidente vicario del Coni Marche Marco Porcarelli e il vicepresidente della Divisione Calcio a 5 Andrea Farabini, che hanno sottolineato l'importanza della progettualità e della partecipazione.
Presente anche la Banca di Credito Cooperativo, rappresentata dal presidente Gabriele Brandoni e dal direttore Celani.
Nel corso della serata è stata presentata anche la nuova società della Recanatese. Adolfo Guzzini ricopre il ruolo di presidente onorario, mentre la presidenza è affidata a Massimiliano Guzzini. Al suo fianco il vicepresidente Andrea Tubaldi e i consiglieri Andrea Manciola, Ivan Marconi, Francesco Fiordomo e Tommaso Valentini. A coordinare l'evento è stato proprio Francesco Fiordomo.
Al centro del nuovo corso societario ci sono soprattutto aggregazione, sostenibilità e valorizzazione dei giovani, con l'obiettivo di coinvolgere maggiormente la comunità e rafforzare il rapporto tra società, settore giovanile, famiglie e tifoseria.
"Lavorare insieme, unire e coinvolgere, progetti sostenibili e giovani al centro, questo il nostro programma – ha affermato il presidente Massimiliano Guzzini -. Ci stiamo impegnando molto per mettere a punto l'organizzazione, puntando a stimolare interesse e partecipazione".
Una linea che punta dunque a costruire non soltanto una nuova stagione sportiva, ma anche un progetto condiviso per il futuro del calcio e dello sport recanatese, mettendo al centro il territorio e le nuove generazioni.
La crisi nazionale ed europea del riciclo della plastica comincia a farsi sentire anche nel Maceratese e rischia di avere conseguenze sulla gestione della raccolta differenziata. Il problema nasce dalla crescente difficoltà di trovare sbocchi di mercato per la plastica raccolta e selezionata, condizionata da una domanda debole, dagli elevati costi di lavorazione e dalla concorrenza della plastica vergine, anche di provenienza extraeuropea, spesso disponibile a prezzi più competitivi.
Le difficoltà del mercato stanno producendo effetti sull’intera filiera. Corepla, il Consorzio nazionale per il recupero degli imballaggi in plastica, ha ridotto la frequenza dei ritiri del materiale già selezionato e pressato. Di conseguenza, le ecoballe restano più a lungo negli impianti, occupando progressivamente gli spazi disponibili per lo stoccaggio.
Una situazione che nelle ultime settimane è diventata particolarmente evidente anche nel territorio maceratese, dove il Cosmari ha segnalato il progressivo esaurimento della propria capacità di stoccaggio. Se il sistema non dovesse tornare rapidamente alla normalità, il rischio è che la difficoltà di smaltire il materiale accumulato possa arrivare a ripercuotersi sulla raccolta della plastica nei Comuni.
Tra le ipotesi per fronteggiare temporaneamente l’emergenza c’è il trasferimento del materiale in eccesso verso impianti di termovalorizzazione dell’Emilia-Romagna. Una soluzione che consentirebbe di liberare spazio negli impianti, ma che avrebbe inevitabilmente un costo maggiore, legato soprattutto al trasporto e alla gestione fuori regione. Un aggravio che potrebbe finire per incidere sui piani economico-finanziari del servizio rifiuti e, di conseguenza, sulla Tari.
È proprio per evitare questo scenario che Cna Macerata chiede di valutare con urgenza la possibilità di consentire al Cosmari, in via temporanea e nel rispetto di tutte le condizioni di sicurezza, di aumentare la quantità di ecoballe stoccabili nei propri spazi.
«Dobbiamo impedire che una crisi della filiera nazionale del riciclo si trasformi nell’ennesimo aumento a carico del nostro territorio – afferma il presidente di Cna Macerata Simone Giglietti –. La Tari rappresenta già una voce molto pesante per le famiglie e ancora di più per tante attività economiche. Se esiste la possibilità di gestire temporaneamente maggiori quantitativi di materiale negli spazi del Cosmari, naturalmente garantendo tutte le condizioni di sicurezza, crediamo sia una strada da percorrere rapidamente».
Per Giglietti, infatti, il ricorso a trasferimenti fuori regione dovrebbe essere valutato come extrema ratio: «Non possiamo accettare che per liberare i magazzini si scelga automaticamente la soluzione più costosa e che alla fine il conto venga presentato, come troppo spesso accade, a cittadini e imprese».
Secondo Cna Macerata, la vicenda pone anche un problema di credibilità dell’intero sistema della raccolta differenziata. Da anni cittadini, imprese e amministrazioni vengono invitati a migliorare quantità e qualità della differenziazione dei rifiuti, un’attività che richiede organizzazione, investimenti e costi per il servizio. Se, una volta raccolta e selezionata, una parte della plastica viene destinata alla termovalorizzazione perché il mercato del riciclo non riesce ad assorbirla, il rischio è quello di indebolire la fiducia nel sistema.
«Alle persone chiediamo ogni giorno attenzione, responsabilità e impegno nel separare correttamente i rifiuti – sottolinea Giglietti –. Se poi quel materiale, dopo essere stato raccolto separatamente e selezionato, deve essere trasportato per centinaia di chilometri e avviato a termovalorizzazione, mandiamo ai cittadini un messaggio difficile da spiegare».
La richiesta, quindi, è che l’eventuale ricorso alla termovalorizzazione rimanga una misura eccezionale e temporanea, in attesa di una soluzione strutturale alle difficoltà della filiera.
Per Cna, infatti, l’emergenza attuale rende ancora più evidente la necessità di intervenire sulle cause economiche che stanno mettendo sotto pressione il settore del riciclo. Tra le priorità indicate dalla Confederazione ci sono la creazione di un mercato più solido per le materie prime seconde, incentivi al loro utilizzo, sostegno agli investimenti delle piccole imprese nell’economia circolare e una semplificazione delle norme che ancora ostacolano il recupero e il riutilizzo dei materiali.
L’obiettivo è rendere più conveniente il ricorso alle materie prime seconde rispetto a quelle vergini, favorendo così lo sviluppo di una filiera del riciclo capace di assorbire e valorizzare i materiali provenienti dalla raccolta differenziata. Per Cna, inoltre, le nuove regole sulla responsabilità dei produttori dovranno tradursi in risultati ambientali concreti e non semplicemente in nuovi costi per imprese e consumatori.
La questione, dunque, non riguarda soltanto la gestione dell’emergenza attuale, ma la tenuta dell’intero modello dell’economia circolare. «La raccolta differenziata è soltanto il primo anello della catena – conclude Giglietti –. Perché l’economia circolare funzioni davvero, ciò che recuperiamo deve tornare ad avere un valore economico e trovare un mercato».
Una sfida che, secondo Cna, richiede interventi strutturali: «È qui che occorre intervenire, rendendo le materie prime-seconde competitive rispetto a quelle vergini e aiutando le imprese che investono nel recupero e nel riutilizzo. Cna lo sostiene da tempo: senza una politica industriale del riciclo rischiamo di avere cittadini sempre più bravi a differenziare e un sistema produttivo che, paradossalmente, non riesce più a utilizzare ciò che raccogliamo».
"Non bisogna abbassare la guardia. Questo è il momento di fare uno scatto di reni: poche chiacchiere e tanti fatti". A dieci anni dal terremoto che devastò il Centro Italia, Diego Della Valle torna a Pescara del Tronto e rilancia il proprio impegno per la rinascita del territorio. L'imprenditore marchigiano, presidente del gruppo Tod's, ha annunciato la volontà di realizzare almeno un altro stabilimento, se non due, con l'obiettivo di continuare a creare occupazione e contrastare lo spopolamento dell'entroterra.
Della Valle fu tra i primi, subito dopo il sisma del 24 agosto 2016, a individuare nel lavoro uno degli strumenti fondamentali per mantenere vivo il territorio. Nel dicembre dello stesso anno presentò il progetto per la realizzazione di una nuova fabbrica ad Arquata del Tronto.
I lavori procedettero rapidamente e lo stabilimento venne inaugurato il 20 dicembre 2017, a meno di un anno dalla presentazione del progetto. Un investimento di circa 10 milioni di euro per una struttura di duemila metri quadrati, inizialmente avviata con una cinquantina di dipendenti e progettata per arrivare a un organico di circa cento lavoratori.
Ora, a dieci anni dal sisma, arriva l'annuncio di un possibile nuovo passo in avanti. "In 12 mesi abbiamo costruito uno stabilimento, ne vorremmo fare almeno un altro, se non due", ha dichiarato Della Valle, come riporta Ansa, spiegando che la sfida sarà anche quella di individuare le professionalità necessarie.
"Adesso si tratta di coordinarsi per capire le maestranze, come prenderle e dove trovarle", ha aggiunto l'imprenditore, sottolineando la necessità di una collaborazione concreta tra istituzioni e imprese.
Un modello che, secondo Della Valle, ha già dimostrato di poter funzionare proprio nel caso di Arquata. "La politica locale deve funzionare bene come ha funzionato quando abbiamo costruito l'azienda", ha osservato, ricordando anche il sostegno ricevuto a livello nazionale nella fase di realizzazione dello stabilimento.
"Oggi le imprese devono mettersi a disposizione anche del forte problema sociale che c'è - ha affermato -. Guadagniamo, pensiamo al profitto, ma pensiamo anche a come agevolare la vita delle persone".
Un ragionamento che l'imprenditore estende al rapporto tra mondo economico e istituzioni: "Dobbiamo metterci al centro della vita sociale italiana, insieme alla politica, per cercare di dare risposte sociali vere e farlo in fretta".
Ventotto posti per i bambini, spazi moderni e un'attenzione particolare all'efficienza energetica. Prende forma a Chiesanuova di Treia il nuovo asilo nido realizzato dal comune di Treia all'interno del complesso scolastico della frazione, nell'ambito degli interventi per il potenziamento dell'offerta educativa dedicata alla fascia 0-6 anni.
La nuova struttura, pensata per offrire alle famiglie un servizio stabile e qualificato, ha richiesto un investimento complessivo di 872.200 euro, di cui 672mila euro finanziati attraverso il Pnrr e oltre 200mila euro con fondi di bilancio comunale.
L'edificio si sviluppa interamente al piano terra ed è affiancato da un'area verde destinata alle attività all'aperto e al gioco. La progettazione prevede inoltre una componente costruttiva in legno e soluzioni orientate alla sostenibilità: il nido sarà infatti classificato come NZEB (Nearly Zero Energy Building), grazie alla presenza di un impianto fotovoltaico, una pompa di calore, sistemi di isolamento e un impianto di ventilazione meccanica con recupero di calore.
Gli ambienti sono stati organizzati in due sezioni, entrambe dotate di spazi dedicati al soggiorno-pranzo, al riposo e ai servizi igienici. A questi si aggiunge un'area comune destinata alle attività e alla conservazione del materiale didattico. Una distribuzione degli spazi pensata per garantire funzionalità e sicurezza e, allo stesso tempo, rispondere alle esigenze dei bambini e degli operatori.
La realizzazione del nuovo nido rientra negli interventi finanziati dal PNRR per il potenziamento dei servizi per la prima infanzia. A completare il progetto è arrivato anche un ulteriore finanziamento di oltre 56mila euro per gli arredi.
Il Comune di Treia si è, infatti, classificato al secondo posto nella graduatoria marchigiana del Programma operativo complementare al Programma operativo nazionale "Per la Scuola" 2014-2020, cofinanziato da fondi europei. Le risorse permetteranno di dotare il nuovo asilo di arredi innovativi, con l'obiettivo di rendere gli ambienti ancora più funzionali e accoglienti.
"Con la realizzazione del nido di Chiesanuova si arricchisce ulteriormente l'offerta scolastica del nostro territorio, ma soprattutto si mette a disposizione delle famiglie un servizio importante per la prima infanzia", sottolinea il sindaco Franco Capponi.
L'obiettivo dell'amministrazione è costruire una rete di servizi per la prima infanzia distribuita sul territorio comunale. "A Passo Treia il nido è già presente, a Chiesanuova abbiamo realizzato questa nuova struttura e nel nuovo polo scolastico di Treia è previsto anche un asilo nido - aggiunge il primo cittadino -. In questo modo possiamo offrire un servizio rivolto alle famiglie e ai bambini di tutto il territorio comunale, avvicinando le opportunità alle diverse realtà del nostro Comune".
Per Capponi, il progetto presenta anche una valenza sociale. "Questi servizi possono favorire una maggiore integrazione tra i bambini. Bambini che magari non avrebbero occasione di incontrarsi prima della scuola primaria possono, invece, iniziare a conoscersi, giocare insieme e costruire relazioni già nell'età prescolare".
Con il nuovo asilo nido di Chiesanuova, dunque, Treia amplia il sistema dei servizi dedicati alla prima infanzia, puntando su una struttura inserita direttamente nel complesso scolastico della frazione e pensata per accompagnare bambini e famiglie già nei primi anni del percorso educativo.
Giovani, ragazzi con disabilità e anziani insieme per prendersi cura di uno spazio della comunità. È partito a Morrovalle il progetto di cittadinanza attiva “Insieme si può! Educhiamoci al bene comune”, promosso dall’associazione di volontariato Amici del Talento con il patrocinio del Comune.
Per due settimane, dal 31 agosto all’11 settembre, trenta giovani morrovallesi tra i 14 e i 18 anni, cinque tutor, sei ragazzi con disabilità della cooperativa sociale Il Talento e gli anziani della Caritas Interparrocchiale e dei circoli di Morrovalle e Trodica lavoreranno fianco a fianco per riqualificare l’ex scuola dell’infanzia dell’Ente Canale.
Le attività si svolgono dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 12.30. Lo spazio, al termine degli interventi, sarà destinato in autunno ai laboratori mattutini e pomeridiani rivolti ai ragazzi con disabilità.
L’iniziativa si inserisce nel Programma 2024-2027 del Patto educativo territoriale di Morrovalle, nell’ambito dell’annualità 2026-2027 dedicata al quarto valore del Patto: “Educare al Bene Comune”.
L’obiettivo non è soltanto quello di restituire alla comunità uno spazio più curato e funzionale, ma soprattutto creare un’occasione concreta di incontro tra generazioni e di inclusione. Giovani e ragazzi della cooperativa Il Talento lavoreranno come un unico gruppo, affiancati dai tutor e dall’esperienza degli adulti e degli anziani.
La riqualificazione diventa così uno strumento educativo. Attraverso le attività pratiche condivise, i partecipanti potranno sviluppare capacità relazionali e cooperative e sperimentare direttamente il valore dell’impegno civico e della collaborazione.
Non mancheranno anche momenti di convivialità, con merende e pause condivise pensate per favorire la conoscenza reciproca e la nascita di nuove relazioni.
Il progetto prevede inoltre un riconoscimento economico per i giovani partecipanti: ogni ragazzo, regolarmente assicurato, riceverà un buono spesa di 60 euro a settimana per il proprio impegno.
«Un progetto che parla di cittadinanza attiva, inclusione, conoscenza e cooperazione intergenerazionale», sottolinea la vicesindaco e assessore alle Politiche sociali Fabiana Scarpetta. «Quando un Comune, Enti del Terzo settore e i circoli anziani del territorio decidono di camminare nella stessa direzione – aggiunge – il risultato non è solo la riqualificazione di uno spazio, ma la costruzione di legami che resteranno ben oltre le due settimane di attività».
Per Scarpetta, vedere «ragazzi con abilità diverse lavorare fianco a fianco, imparare gli uni dagli altri e riscoprire insieme il valore del prendersi cura di ciò che è di tutti» rappresenta «la dimostrazione più concreta di cosa significhi davvero educare al bene comune».
“Insieme si può!” vuole essere infatti solo il primo passo di un percorso educativo più ampio, con l’obiettivo di trasformare l’impegno civico in una pratica quotidiana. I giovani partecipanti saranno chiamati a raccontare e condividere l’esperienza con i propri coetanei, diventando promotori di una cultura della partecipazione.
Il progetto punta infine a rafforzare la rete educativa del territorio, mettendo in relazione giovani, famiglie, scuola, associazioni, enti del Terzo settore e istituzioni locali. Un lavoro comune che parte dalla cura di uno spazio fisico per arrivare alla costruzione di una comunità più partecipata e inclusiva.
Un viaggio nella ricerca artistica di Ugo Caggiano, attraverso le opere realizzate negli anni Settanta, decennio segnato da sperimentazioni, materiali, colori e nuove forme espressive. È il percorso proposto dalla nuova mostra ospitata nelle stanze di Nino Caffè, in via Roma a Macerata, curata da Daniele Taddei e dedicata a uno dei periodi più significativi della produzione dell’artista, scomparso nel 2020.
Il taglio del nastro è in programma domenica alle 18. L’esposizione sarà poi visitabile gratuitamente fino al 3 gennaio 2027.
La mostra nasce dal lungo rapporto di Taddei con Caggiano e dal desiderio di riportare al centro quelle opere che, secondo il curatore, rappresentano in modo particolare la sua continua ricerca. Un artista che amava sperimentare con materiali e linguaggi diversi, trasformando elementi di uso comune in nuove possibilità espressive.
«La stanza a cui miro sempre era quella dove vengono gelosamente custoditi i lavori degli anni ’70», racconta Taddei, ricordando le visite nello studio di Caggiano a Serrapetrona. Opere nelle quali, spiega, accanto alla pittura compaiono «assemblaggi, applicazioni di materiali poveri» capaci di creare «un equilibrio di forme e di cromatismi di rara bellezza».
Il percorso espositivo restituisce proprio questa dimensione sperimentale: dalle plastiche alle stoffe, dalle grandi tele dai colori accesi alle opere realizzate con materiali poveri, fino alle sculture semoventi. Un universo nel quale ricorrono il gioco, il movimento, l’ironia e una particolare attenzione alla musicalità delle forme e dei colori.
Elementi che, secondo Taddei, raccontano anche l’uomo oltre che l’artista. Caggiano era infatti appassionato di lettura, natura, storia e musica, in particolare di jazz, e suonava il sax. «In quei lavori degli anni ’70 si incontrano tutte queste componenti», sottolinea il curatore.
Il decennio diventa così anche lo specchio di un’epoca attraversata da profonde trasformazioni sociali e culturali e da nuove correnti artistiche, dalla Pop Art all’Arte Povera.
Al centro della mostra resta però il linguaggio personale di Caggiano, fatto di ricerca e sperimentazione, ma anche di quel legame con l’infanzia e con il gioco che ha accompagnato tutta la sua produzione.
Un filo che oggi, attraverso queste opere, «viene ripreso e proseguito con questo straordinario evento che magicamente ci riporterà nuovamente a Lui».
Due appuntamenti per parlare del presente, delle sue contraddizioni e dei cambiamenti che attraversano la società. È questo il filo conduttore di Kontempora 2026, il festival culturale ideato da Marca APS che torna a Camerino dopo il debutto dello scorso anno con il messaggio “Il coraggio del confronto”.
La rassegna nasce con l’obiettivo di creare uno spazio aperto di ascolto e dialogo, portando sul territorio voci, idee e punti di vista differenti sui temi della contemporaneità. Il confronto viene così inteso non come contrapposizione, ma come occasione per ascoltare, approfondire e interrogarsi su ciò che sta accadendo nella società.
A raccogliere l’invito saranno quest’anno Tommaso Cerno e Nicola Porro, due protagonisti del giornalismo e del dibattito pubblico nazionale, chiamati a confrontarsi con il pubblico di Camerino attraverso due incontri dedicati a temi e prospettive differenti.
Il primo appuntamento è fissato per domenica 6 settembre, alle ore 19, con Tommaso Cerno, giornalista e conduttore televisivo. Il titolo della serata sarà “Le ragioni di Giuda”, un incontro pensato come momento di riflessione attraverso lo sguardo e l’esperienza di Cerno.
Due settimane più tardi, domenica 20 settembre alle 19, sarà invece la volta di Nicola Porro, giornalista, conduttore televisivo e saggista. “Il presente senza filtri” è il titolo scelto per l’appuntamento, che sarà dedicato alla lettura dell’attualità e ai principali fenomeni politici, economici e sociali che caratterizzano il nostro tempo.
Entrambe le serate si svolgeranno nell’Auditorium dell’Accademia della Musica ABF “Franco Corelli”, a San Paolo di Camerino. Una struttura che negli ultimi anni ha assunto un ruolo importante nella vita culturale del territorio e che ospiterà così due occasioni di incontro rivolte non soltanto alla comunità camerte, ma a un pubblico più ampio.
La scelta di Camerino si inserisce nel percorso di Kontempora e conferma il legame della manifestazione con un territorio dalla forte tradizione culturale. L’intento degli organizzatori è infatti quello di proporre occasioni di discussione accessibili e capaci di coinvolgere persone con sensibilità e punti di vista diversi.
L’ingresso a entrambi gli appuntamenti sarà libero.
È stata Campofilone a ospitare la festa regionale dedicata alle Bandiere Blu 2026, il riconoscimento assegnato dalla FEE ai Comuni che si distinguono per qualità delle acque, servizi, attenzione all'ambiente e sostenibilità. Le Marche confermano quest'anno 20 località premiate, distribuite lungo circa 185 chilometri di costa.
La cerimonia si è svolta nell'area anfiteatro sul lungomare di Ponte Nina, proprio nel territorio di Campofilone, che ha conquistato il prestigioso riconoscimento per la prima volta. Un appuntamento dedicato non soltanto al mare, ma anche alla capacità del territorio marchigiano di coniugare qualità dell'accoglienza, tutela ambientale e attrattività turistica.
Ad aprire la manifestazione è stato il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, che ha sottolineato il valore del riconoscimento e il percorso compiuto dalla regione negli ultimi anni.
"Il riconoscimento delle Bandiere Blu ha un valore sempre attuale, perché la qualità dell'offerta dei nostri servizi e delle nostre acque rappresenta un fiore all'occhiello", ha dichiarato Acquaroli. "È un risultato straordinario che sprona a continuare a lavorare insieme su questa strada".
Il presidente ha evidenziato come il risultato sia frutto del lavoro portato avanti da amministrazioni locali, istituzioni e imprese, sottolineando anche la crescita dell'attrattività turistica delle Marche. Un turismo che, secondo Acquaroli, non è più legato esclusivamente alle spiagge, ma sempre più orientato alla ricerca di esperienze diverse.
"Non c'è più soltanto il turismo balneare, ma anche quello dei borghi, gastronomico, la curiosità, la ricerca, la voglia di vivere qualcosa di unico. E le Marche hanno sicuramente tanto da raccontare anche da questo punto di vista", ha aggiunto. A fare gli onori di casa è stato il sindaco di Campofilone Riccardo Verdecchia, che ha definito motivo di "grande soddisfazione e orgoglio" l'aver ospitato la cerimonia regionale.
Il primo cittadino ha sottolineato come dietro la Bandiera Blu ci sia "una comunità intera", composta da amministratori, uffici comunali, operatori turistici e commerciali, associazioni, volontari e cittadini.
"La Bandiera Blu non è soltanto un traguardo, ma anche una responsabilità e uno stimolo a proseguire con determinazione sulla strada della sostenibilità, della collaborazione tra territori e della crescita dell'attrattività delle nostre comunità", ha spiegato Verdecchia. "La Bandiera Blu è un traguardo. Ma, soprattutto, è un nuovo punto di partenza".
Nel corso dell'evento è intervenuto anche il presidente della Fondazione FEE Italia Claudio Mazza, che ha ribadito come il riconoscimento rappresenti il risultato di un percorso che mette insieme tutela dell'ambiente, qualità dei servizi, gestione responsabile del territorio ed educazione alla sostenibilità.
"Le 20 Bandiere Blu delle Marche confermate anche per il 2026 testimoniano una qualità diffusa e soprattutto la capacità dei Comuni marchigiani di lavorare insieme per tutelare il territorio e offrire un'accoglienza di eccellenza", ha affermato Mazza.
Le 20 Bandiere Blu delle Marche
Durante la cerimonia sono stati consegnati i riconoscimenti ai rappresentanti delle 20 località marchigiane premiate nel 2026: Gabicce Mare, Pesaro, Fano, Mondolfo, Senigallia, Ancona (Portonovo), Sirolo, Numana, Porto Recanati, Potenza Picena, Civitanova Marche, Porto Sant'Elpidio, Fermo, Porto San Giorgio, Altidona, Pedaso, Campofilone, Cupra Marittima, Grottammare e San Benedetto del Tronto.
Alla manifestazione hanno partecipato, tra gli altri, gli assessori regionali Paolo Calcinaro e Francesca Pantaloni, numerosi consiglieri regionali, autorità locali e cittadini. Con 20 Bandiere Blu su circa 185 chilometri di costa, le Marche si confermano tra le regioni italiane più virtuose per densità di riconoscimenti: in media, si registra infatti una Bandiera Blu ogni 9,2 chilometri di litorale.
Il riconoscimento tiene conto di numerosi parametri, tra cui qualità delle acque di balneazione, gestione ambientale, efficienza dei servizi, raccolta differenziata, mobilità sostenibile, piste ciclabili, aree verdi, servizi turistici, accessibilità e sicurezza delle spiagge.
Un risultato che, oltre a premiare la qualità del mare marchigiano, guarda quindi alla capacità dei territori di costruire un modello turistico sempre più attento alla sostenibilità e alla valorizzazione complessiva della costa.
Cinquant'anni fa, sui 99 MHz in FM, prendevano vita le prime trasmissioni di Radio Caldarola, un'avventura nata quasi per gioco dall'entusiasmo di un gruppo di giovani e diventata, nel giro di poco tempo, una presenza importante nella quotidianità della comunità.
Erano gli anni delle radio libere, quando iniziare a trasmettere significava soprattutto avere inventiva, capacità di arrangiarsi e una buona dose di passione. A Caldarola, infatti, non c'erano apparecchiature pronte all'uso: trasmettitori, antenne, collegamenti e strumenti tecnici venivano recuperati, modificati o addirittura costruiti direttamente dai ragazzi.
Dietro una voce trasmessa nell'etere c'erano saldature, fili, componenti recuperati e numerose prove. Ogni problema diventava una sfida da risolvere e ogni soluzione contribuiva a rendere quella radio qualcosa di unico. Più che una semplice emittente, Radio Caldarola era diventata un luogo di incontro, di sperimentazione e di condivisione, dove i giovani potevano imparare e mettere a disposizione le proprie idee.
Tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta furono tanti i ragazzi del paese a lasciarsi coinvolgere dall'esperienza. La radio finì così per diventare un punto di riferimento per la comunità, dando voce alle associazioni, alle iniziative locali e alle attività del territorio, oltre ad accompagnare le giornate dei caldarolesi con musica e programmi.
Il legame con il paese era profondo: chi stava davanti al microfono, chi preparava le trasmissioni e chi si occupava della parte tecnica non si limitava a fare radio. Stava contribuendo a costruire una nuova forma di comunicazione locale, capace di coinvolgere direttamente la comunità.
A distanza di mezzo secolo, quell'esperienza è tornata a rivivere nei racconti dei suoi protagonisti. I "ragazzi di Radio Caldarola" si sono recentemente ritrovati per una serata insieme, riscoprendo persone, episodi e ricordi di una stagione che per molti ha rappresentato molto più di un semplice passatempo.
È stato un vero e proprio tuffo nel passato, ma anche l'occasione per ritrovare quello spirito di amicizia e aggregazione che aveva accompagnato l'avventura della radio. Per tanti giovani di allora, quelle ore trascorse insieme tra microfoni, musica e apparecchiature erano diventate un modo per stare insieme e, allo stesso tempo, contribuire alla vita del paese.
Oggi, tra Internet, social network, podcast e piattaforme digitali, quel mondo fatto di apparecchi autocostruiti e soluzioni artigianali sembra lontanissimo. Eppure proprio la semplicità di quell'esperienza ne racconta ancora il valore: non erano i mezzi a fare la differenza, ma la capacità di costruire qualcosa insieme.
Il cinquantesimo anniversario di Radio Caldarola non è quindi soltanto una ricorrenza dal sapore nostalgico. È il ricordo di una generazione che, con strumenti limitati ma tanta inventiva, riuscì a creare una voce per il proprio paese.
Un amarcord che diventa anche una riflessione sul presente: perché, cinquant'anni dopo, l'eredità più preziosa di quella radio resta forse proprio quella fatta di amicizia, partecipazione e senso di comunità.
È già un successo la collaborazione esclusiva realizzata tra l'artista Zara Larsson e Winx Club, un duo che ha acceso l'attenzione del pubblico e dei social. L'universo delle amatissime fate incontra quello della popstar internazionale in un crossover che porta la magia di WInx nel cuore della cultura pop contemporanea e che unisce musica, animazione, moda e nuove generazioni.
Oltre 50.2 milioni di visualizzazioni complessive in tutto il mondo tra Instagram, TikTok e YouTube per i contenuti dedicati alla collaborazione, accompagnate da più di 600.000 condivisioni e repost.
Questi numeri sono testimoni della capacità del progetto di intercettare pubblici diversi, unendo la fanbase internazionale di Zara Larsson a quella di Winx club, che attraversa le generazioni.
La performance live di "Midnight Sun", successo dell'artista del 2025 nominato ai Grammy Awards come Best Dance Pop Recording, si fonde perfettamente con la presenza delle fate e con l'inconfondibile stile animato che ha reso Winx Club un classico internazionale.
Un estratto del video sarà disponibile all'interno dei nuovi episodi di "Winx Club: The Magic is Back", la cui stagione completa sarà lanciata in Italia su Rai Gulp e RaiPlay nel mese di settembre. Sei nuovi episodi sono inoltre già disponibili su Netflix.
Anche la 'Dance Challenge', format ormai consolidato sui social che invita il pubblico a replicare alcuni passa di danza 'reinterpretati' dalla popstar nel mondo Winx sulle note di Midnight Sun, ha ottenuto grande partecipazione ed un elevato numero di visualizzazioni sui profili social ufficiali di Winx Club.
Chi è Zara Larsson
Zara Larsson è una delle artiste più influenti della scena pop contemporanea. A soli dieci anni aveva già conquistato il grande pubblico, vincendo “Talang” (la versione svedese di “Got Talent”).
Da allora è diventata una vera star mondiale, con una solida fanbase e miliardi di stream. I suoi successi, tra cui “Symphony” (realizzato insieme ai Clean Bandit), “Lush Life” e “Never Forget You”, hanno ottenuto numerose certificazioni multi-platino e raggiunto le classifiche di tutta Europa, Regno Unito e Stati Uniti.
Nel corso della sua carriera si è aggiudicata cinque MTV Europe Music Awards, quattro Grammy Awards, tre Nickelodeon Kids' Choice Awards, ed è stata candidata ai BRIT Award e agli MTV Video Music Awards.
Il successo di Raimbow e Winx Club
Fondato nel 1995, il Gruppo Rainbow è una delle eccellenze della creatività italiana nel mondo dell’intrattenimento, in grado di competere con i colossi globali, vantando prodotti trasmessi in oltre 130 Paesi che spaziano dall’animazione al live action fino al licensing.
Rainbow si afferma con il successo planetario della saga Winx Club, divenuto un fenomeno della cultura pop. Winx è entrato nell’immaginario collettivo e continua a ispirare nuove generazioni di fan in tutto il mondo. Tra i principali motivi di questo grande successo, la capacità del concept originario di svilupparsi in nuovi percorsi di racconto, sempre al passo con i tempi e senza mai perdere di vista i valori identitari della saga.
Sin dal suo esordio nel 2004 Winx Club ha conquistato milioni di giovani e ha raggiunto traguardi straordinari: 9 stagioni animate coprodotte con Rai, 3 film per il cinema, 4 film per la TV, 2 serie animate coprodotte con Netflix, 2 stagioni live-action Netflix Original "Fate - The Winx Saga" e milioni di fan in tutto il mondo.
Dopo la pausa dello scorso anno, il Saltarello Folk Festival "Pitriò' mmia" torna a Petriolo per la sua terza edizione. Sabato 5 e domenica 6 settembre il centro storico del paese si trasformerà in un palcoscenico dedicato alla musica popolare, con una grande novità: il confronto tra la tradizione folkloristica petriolese, quella napoletana e quella della Murgia.
Due giornate tra concerti, laboratori, incontri e momenti di condivisione, con la presenza di artisti di rilievo nazionale. Per la prima volta nella terra di Giovanni Ginobili, poeta vernacolare, folklorista e considerato uno dei padri dell'etnomusicologia moderna nelle Marche, arriveranno Carlo Faiello, direttore artistico della Notte della Tammorra di Napoli, e Maria Moramarco, tra le più autorevoli interpreti della tradizione musicale della Murgia.
Ma la terza edizione del festival avrà anche un significato particolare per la comunità di Petriolo. Domenica sera, durante il concerto di Maria Moramarco, sarà ricordato Domenico Ciccioli, detto "Dumì", uno degli ultimi custodi dei canti della tradizione petriolese e ideatore e anima del gruppo folkloristico Pitriò' mmia. Un momento dedicato alla memoria di chi ha contribuito a mantenere vive le radici musicali del paese.
Il programma di sabato
La manifestazione prenderà il via sabato 5 settembre alle 10 con il laboratorio di strumenti popolari dedicato ad adulti e ragazzi. "Suoni Erranti", primo Dipartimento di musiche tradizionali e world music delle Marche, proporrà una giornata di seminari dalle 10 alle 12:30 e dalle 14:30 alle 17, con i docenti Anissa Gouizi per il canto tradizionale, Francesco Savoretti per le percussioni tradizionali, Mattia Console per il violino popolare e Andrea Branchetti per l'organetto.
Alle 18, sul belvedere davanti al Bar Centrale, si terrà l'esibizione dei partecipanti al laboratorio.
La giornata proseguirà alle 21 in piazza Umberto I con il concerto napoletano di Carlo Faiello "Ensemble in Ballanza", insieme a Paola Salurso, interprete della canzone popolare cilentana. Compositore, cantautore e musicologo napoletano, Faiello ha dedicato gran parte della sua carriera alla valorizzazione della musica popolare campana, proponendo un ponte tra passato e presente.
Domenica tra stornelli, folklore e tradizioni
La giornata di domenica 6 settembre inizierà alle 10 sul belvedere con la presentazione di "Radeche Fonne", ultimo lavoro del fiuminatese Matteo Stella, definito come un "ecosistema sonoro che trasforma l'entroterra marchigiano in un organismo musicale vivente".
Alle 10:45 spazio al confronto con "Tradizioni a confronto", un dibattito dedicato alla tradizione napoletana e a quella petriolese. A seguire, alle 11:30, l'"Aperitivo musicale tra stornelli e tammurriate", una libera esecuzione di canti tradizionali che vedrà da una parte Carlo Faiello, Biagio De Prisco e Paola Salurso per la tradizione napoletana e dall'altra i "Moschettieri dello stornello petriolese", Elia Salvucci, Mattia Ranalli e Samuele Tammaro.
Alle 17, le vie del paese torneranno a riempirsi di suoni e colori con il folklore. In piazza Umberto I si esibirà il gruppo folk "Città di Matelica", mentre il pomeriggio sarà arricchito dalla sfilata dei trattori d'epoca, con il loro caratteristico ritmo e scoppio.
Il gran finale è in programma alle 21, sempre in piazza Umberto I, con Maria Moramarco e il suo ensemble nel concerto "Sulle tracce della terra: canti e ritmi della Murgia".
Originaria di Altamura e appartenente a una famiglia di cantori, Moramarco è cantante, ricercatrice e interprete della musica popolare pugliese. Dagli anni Settanta si dedica alla ricerca e alla valorizzazione delle tradizioni musicali e della cultura contadina dell'Alta Murgia. La sua voce, profondamente legata alla tradizione orale, l'ha portata a collaborare con numerosi artisti italiani e internazionali.
Nel corso della serata ci sarà anche il momento dedicato a Domenico Ciccioli, con un omaggio sulle note del gruppo folkloristico Pitriò' mmia. "Un appuntamento con la memoria, la musica e le nostre radici sulle note del gruppo folkloristico Pitriò' mmia", anticipano gli organizzatori.
"Riscoprire ciò che siamo stati e trasmetterlo ai giovani"
Il festival è fortemente voluto dall'amministrazione comunale, con la direzione artistica di Massimiliano Luciani e Francesco Savoretti.
"Petriolo torna il centro dei canti e dei balli tradizionali – dichiara il sindaco Matteo Santinelli – non solo marchigiani ma con un respiro nazionale, ospitando anche gruppi campani e pugliesi. Il Saltarello Folk Festival non vuole essere solo uno sguardo nostalgico sul passato, ma una riaffermazione delle nostre radici e tradizioni, una riscoperta della nostra cultura soprattutto rivolta alle fasce più giovani, che saranno protagoniste di questa manifestazione".
"A Petriolo abbiamo un patrimonio di canti, musiche, balli, racconti e consuetudini che rischierebbe di perdersi se non riuscissimo a trasmetterlo alle nuove generazioni. È questo il senso del festival: riscoprire ciò che siamo stati, valorizzare il prezioso lavoro di ricerca di studiosi come Giovanni Ginobili e, soprattutto, creare le condizioni perché quella cultura possa continuare a vivere, reinterpretata e condivisa anche dai giovani".
"La terza edizione – conclude il sindaco – conferma la volontà dell'amministrazione di investire nella cultura popolare come elemento di identità, di comunità e, nello stesso tempo, di apertura e di incontro con altre esperienze".
A chiudere è il maestro Massimiliano Luciani, direttore artistico del festival: "Riprendiamo con grande gioia il nostro festival del saltarello. Quest'anno sarò affiancato dalla figura magistrale di Francesco Savoretti. Tanti eventi in due giorni, che porteranno a Petriolo emozioni uniche".
Tutti gli aggiornamenti sulla manifestazione sono disponibili sulle pagine Facebook e Instagram del Saltarello Folk Festival.
Le fiere sono momenti intensi: incontri brevi, materiali raccolti in fretta e decine di conversazioni da riprendere nei giorni successivi. Per le piccole e medie imprese marchigiane, il valore non si esaurisce nella presenza allo stand, ma dipende dalla capacità di trasformare un contatto in una relazione. Anche un oggetto semplice può aiutare, se viene collegato a un messaggio preciso e utilizzato nel lavoro quotidiano.
Prima dello stand, progettare il dopo
La preparazione dovrebbe includere una domanda: quale azione vogliamo compiere dopo ogni incontro? Può essere l’invio di una scheda, una telefonata, una visita o un approfondimento tecnico. Materiali e omaggi devono sostenere quel passaggio, non competere con esso.
Le penne personalizzate sono tra gli oggetti più comuni in fiera, ma possono ancora avere senso quando scrivono bene, sono comode e vengono consegnate nel contesto giusto. Usarle durante la compilazione di una nota, una dimostrazione o un confronto rende immediata la loro funzione. Lasciarle in grandi contenitori all’ingresso riduce invece il legame con l’impresa.
Il prodotto semplice richiede più attenzione
Proprio perché una penna appare familiare, è facile sottovalutare qualità e dettagli. Impugnatura, apertura, tratto, colore dell’inchiostro e resistenza incidono sull’uso reale. Un campione dovrebbe essere provato da più persone prima di scegliere, soprattutto se l’articolo è destinato anche a clienti e partner.
La superficie disponibile impone una grafica essenziale. Ragione sociale, simbolo o indirizzo web possono essere sufficienti; aggiungere più messaggi rende difficile la lettura. Il contrasto tra corpo e stampa deve essere verificato nella dimensione effettiva, non soltanto su una visualizzazione ingrandita.
Distretti e reti: dare ordine ai marchi
Quando una fiera riunisce consorzi, reti o progetti territoriali, più soggetti desiderano essere rappresentati. Su un oggetto piccolo, la somma dei loghi raramente funziona. È preferibile dare priorità all’identità comune e spiegare i partner nei materiali di accompagnamento.
Le penne personalizzate possono adottare colori o dettagli che richiamano il territorio senza ricorrere a stereotipi. Una serie coordinata per settori o tappe di un progetto permette di differenziare gli incontri mantenendo coerenza. L’importante è che ogni variante abbia una funzione e non moltiplichi inutilmente le scorte.
Segmentare la distribuzione
Non tutti i visitatori hanno lo stesso rapporto con l’impresa. Per il pubblico generale può bastare materiale informativo essenziale; a chi partecipa a un colloquio approfondito si può consegnare un piccolo set utile al follow-up; partner e clienti consolidati possono ricevere un oggetto diverso. Questa segmentazione tutela il budget e rende il gesto più pertinente.
Lo staff deve conoscere criteri e quantità. Se la decisione viene lasciata al momento, gli articoli possono esaurirsi nelle prime ore o rimanere inutilizzati. Una dotazione giornaliera e una riserva separata facilitano la gestione.
Trasformare l’oggetto in promemoria
Il vero vantaggio di un articolo da scrivania è la continuità. Per favorirla, la consegna può essere accompagnata da un riferimento alla conversazione: una scheda annotata, il nome del referente o l’invito a un passaggio concordato. Nei giorni successivi, il messaggio di follow-up dovrebbe riprendere quell’elemento senza artifici.
È meglio evitare meccaniche digitali inutili. Un codice o un collegamento ha senso se porta a documentazione, prenotazioni o contenuti pertinenti; se apre soltanto una pagina generica, aggiunge attrito. Anche in una campagna moderna, semplicità e utilità restano decisive.
Valutare rimanenze e risultati
Al termine della fiera vanno registrati pezzi distribuiti, rimanenze e osservazioni dello staff. Il dato può essere confrontato con numero e qualità dei contatti, senza attribuire all’omaggio risultati che dipendono dall’intera attività commerciale. Se molti articoli restano sul tavolo o non vengono usati, il progetto va ripensato.
Per le imprese marchigiane, la fiera continua nelle telefonate, nelle visite e nelle proposte che seguono. Un oggetto semplice può sostenere questa continuità quando resta sulla scrivania perché funziona bene e ricorda un incontro utile. Il marchio viene dopo: prima viene la relazione che quel piccolo strumento aiuta a riprendere.
Cambio al vertice della 114ª Squadriglia Radar Remota dell'Aeronautica Militare di Potenza Picena. Dopo oltre tre anni alla guida del reparto, il Maggiore Luciano Speranza ha lasciato il comando, cedendo il testimone al Capitano Giorgio De Simone, che assume ora la responsabilità della struttura radar potentino.
La cerimonia si è svolta questa mattina alla presenza del Generale di Brigata Giacomo Ghiglierio, comandante della 4ª Brigata Telecomunicazioni e Sistemi per la Difesa Aerea e l'Assistenza al Volo di Borgo Piave. All'appuntamento hanno preso parte numerose autorità civili e militari della provincia di Macerata, a testimonianza del legame consolidato negli anni tra la Squadriglia e il territorio.
Tra i presenti anche il sindaco di Potenza Picena Noemi Tartabini, il vicesindaco di Macerata Francesca D'Alessandro, il viceprefetto aggiunto di Macerata Maria Strino, la presidente regionale della Croce Rossa Italiana Rosaria Del Balzo Ruiti e il comandante del Presidio aeronautico di Macerata e Ancona, Colonnello Marco Attanasio.
Alla cerimonia hanno partecipato inoltre alcuni dei precedenti comandanti della 114ª Squadriglia Radar Remota: Raimondo Lanzarini, primo comandante del reparto, Nunzio Pisano e Alessandro Grossi. Una presenza che ha sottolineato la continuità e il forte legame costruito nel tempo attorno alla struttura dell'Aeronautica Militare.
Nel corso della cerimonia, il Generale Ghiglierio ha conferito al Maggiore Luciano Speranza un encomio per l'attività svolta durante i suoi oltre tre anni di comando. Il riconoscimento ha premiato non soltanto l'operato professionale, ma anche l'impegno nelle iniziative sociali e di sensibilizzazione promosse per far conoscere più da vicino l'attività dell'Aeronautica Militare e rafforzare il rapporto tra la Forza Armata e la comunità maceratese.
Durante il suo incarico, Speranza ha infatti contribuito a consolidare il rapporto tra la 114ª Squadriglia e il territorio, favorendo occasioni di incontro, collaborazione e conoscenza reciproca con istituzioni e cittadini.
Parole di stima e gratitudine sono arrivate anche dal sindaco di Potenza Picena Noemi Tartabini, che ha sottolineato l'importanza della presenza della Squadriglia sul territorio e il rapporto costruito negli anni con le istituzioni e la cittadinanza.
Con il passaggio di consegne si apre ora una nuova fase per la 114ª Squadriglia Radar Remota, che proseguirà la propria attività sotto la guida del Capitano Giorgio De Simone, nel solco della professionalità e dell'impegno che hanno caratterizzato il reparto.