Sanità, Calcinaro ordina l’Ast esegue? Così Macerata non fa ombra a Fermo
Sanità
28/09/2026 11:00

Sanità, Calcinaro ordina l’Ast esegue? Così Macerata non fa ombra a Fermo

Potremmo chiamarla sindrome del tertium non datur che attanaglia il nostro presidente della Regione e il sindaco di Macerata che hanno mollato la presa sul futuro. In sanità è particolarmente grave perché la programmazione è essenziale e c’è qualcuno, l’assessore Paolo Calcinaro, che invece ha intenzione di durare e coltiva il suo orto elettorale lasciando che attorno il resto del territorio inaridisca. La situazione a Macerata in particolare e nella Ast 3 in generale è preoccupante, ma a quanto pare la salute dei cittadini è diventata da queste parti una sine-cura. La dimostrazione emergente è il taglio degli interventi chirurgici a Macerata, ospedale ormai vetusto che viene piano piano spolpato di specialità a beneficio di Civitanova Marche che non solo è il capoluogo di fatto dove il partito di Acquaroli ha ormai del tutto perduto la presa, ma è anche la città dove operava da medico la direttrice sanitaria dottoressa Daniela Corsi – è noto che la Corsi è stata bocciata fino in Cassazione come direttore generale perché non aveva i titoli - che non può dirsi certo indipendente dalla politica e quindi subisce le pressioni di Calcinaro senza colpo ferire. Del pari Alessandro Marini, che della Ast 3 è direttore generale, non ha dato certo prova di amare Macerata visto che nell’atto aziendale varato in agosto solo Civitanova sale d’importanza e di reparti. La domanda è: Paolo Calcinaro ha deciso che l’ospedale di Macerata non si fa più perché partendo tra poche settimane il nuovissimo nosocomio di Campiglione di Fermo lui vuole promuovere quel presidio sanitario là dove ha il suo feudo elettorale? Non ci sono prove, ma il taglio delle chirurgie a Macerata è un indizio pesante. Del resto tanto la Corsi quanto e soprattutto Marini che tutti sanano che vuole tornarsene ad Ancona e dunque non può mettersi di traverso all’assessore hanno annunciato che la situazione finanziaria della Ast 3 è alquanto precaria e dunque bisogna stare allineati e coperti. Macerata è tornata a essere la cenerentola della sanità regionale, ma a quanto pare a nessuno interessa. E forse un motivo c’è. Al di là dei proclami dei partiti che hanno fatto spallucce non avere alcun consigliere regionale espresso dal capoluogo porta a queste conseguenze. Il presidente Francesco Acquaroli – giunto all’irripetibile mandato: il secondo – sta lavorando a consolidare la propria immagine e a portare risultati immediati dacché le elezioni politiche s’intravvedono tra meno di un anno e quindi la tanto decantata “filiera” Ancona-Roma potrebbe grippare. Così ha “mollato” alcuni obbiettivi. In primis la sanità in mano a Paolo Calcinaro che di certo non è organico al Centrodestra. Anzi si sussurra che a palazzo Raffaello più volte abbia apostrofato Acquaroli con ruvida presa di distanza politica. Non a caso Calcinaro ha provenienza politica opposta a quella della giunta regionale e la sua è una affiliazione più di convenienza che di appartenenza il che dimostra come il Centrodestra ed in particolare Fratelli d’Italia che fanno della fedeltà (anche al capo) un discrimine imprescindibile non abbia sul territorio quadri dirigenti all’altezza. Basta vedere la miserrima figura che sta facendo il Centrodestra a Civitanova dove peraltro opera il segretario provinciale dei “Fratelli” Massimo Belvederesi. Non a caso Arianna Meloni e Giovanni Donzelli sono da settimane chiusi in conclave per offrire a Giorgia Meloni una lista di candidature presentabili. In questo contesto Paolo Calcinaro più che occuparsi della sanità si preoccupa dell’assistenza ai suoi feudi attraverso la spesa sanitaria che – va ricordato – assorbe il 78% del bilancio regionale. Dire che da Saltamartini a Calcinaro si è fatto un salto nel buio nella qualità dei servizi offerti è sottostimare quello che è accaduto. La relazione della Corte dei Conti sulla sanità marchigiana a fine 2025 al proposito è esemplificativa. Converrà ricordare che i giudici contabili hanno evidenziato come nel 2025 le cure inevase siano arrivate a 110 mila da 85 mila che erano l’anno prima, come circa il 10% dei cittadini rinuncino a curarsi, come il tasso di mobilità passiva sia incrementato (cioè i marchigiani vanno fuori regione a curarsi) il che determina che “il saldo è peggiorato da meno 48,69 milioni del bilancio 2024 a meno 52,95 milioni del 2025”. Giusto per memoria: sono soldi dei cittadini marchigiani che sono, per dirla alla napoletana, cornuti e mazziati: pagano le tasse per essere curati, poi si devono rivolgere ad altri ospedali e ripagano con le tasse il conto della trasferta! A dispetto dello stesso Acquaroli che sulla sanità ha costruito alla prima elezione. Che Calcinaro si curi solo di Fermo e Ascoli è nelle cose. A fine anno si inaugura il nuovo ospedale di Fermo ad Ascoli c’è il massimo sforzo sulle case di comunità e si potrebbe dare un’occhiata a certi concorsi con un’informata di primari senza precedenti. Calcinaro accortosi che le liste d’attesa erano chilometriche ha preteso il lavoro anche domenicale degli specialisti, ha tolto alcuni paletti alle prestazioni, si è inventato l’overbooking che a detta dei medici è un disastro e ha raggiunto un risultato: ha aumentato le prestazioni di circa 75 mila visite in più tra marzo e luglio. Ma anche qui c’è un dato che suona d’allarme per Corsi e Marini e che non consente loro di opporsi a nessun disegno di Calcinaro: Macerata è ultimissima nello smaltimento delle liste d’attesa. Qualcosa vorrà dire? Al netto del fatto che ad Ascoli piovono primari e Fermo sale chirurgiche. Non va trascurato che nel 2025 il Murri ha festeggiato il record d’interventi, 4686, e che da settembre 2025 è in funzione il robot chirurgico che è stato negato all’Ospedale di Macerata. A dimostrazione che è tra Fermo e Ascoli – data l’intangibilità di Torrette - che l’attuale assessore alla sanità vuole rafforzare il suo consenso e data la ristrettezza di risorse c’è la totale dimenticanza dell’ospedale di Macerata come nuovo polo d’eccellenza. Anzi c’è un costante peggioramento nell’assistenza e un deterioramento inesorabile della centralità del nosocomio. Tutto questo nel più totale silenzio di Sandro Parcaroli. Non deve essere stato informato che fare il Sindaco comporta oltre all’onere di fare pace con la lingua italiana il che lo pone in contrasto con il leghista, come lui, ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara che invece sull’italico idioma costruisce e giustamente un progetto di governo, anche quello di essere la prima autorità sanitaria del Comune. Ma ora avrà un capo di gabinetto – forse il sindaco si scorda ti tirare lo scarico e ha bisogno di questo ausilio? Chissà se per l’acquisto della carta igienica ci si conformerà al modello lucchetto; gara d’appalto al ribasso e immediata revisione prezzi in aumento - che potrebbe fargli notare che stanno svuotando le chirurgie a Macerata. Ma è solo l’ultimo episodio che dimostra l’assoluta ininfluenza di Macerata nelle politiche e nella gestione della Sanità. Oddio anche Parcaroli è in preda alla sindrome del tertium non datur per cui si occupa più di sé (c’è chi dice che punti ad un seggio romano anche se i ridotti consensi della Lega lo rendono complicato) che della città. E questo forse non è necessariamente un male. Disse lo sventurato che se non avessimo avuto il nuovo ospedale entro il 2026 si sarebbe incatenato. Lui gira libero, ma l’ospedale non solo non c’è, non ci sono proprio i presupposti. Tranne uno: l’abnorme e inspiegabile – in realtà a pensar male sarebbe spiegabilissimo - dimensionamento dell’area su cui dovrebbe sorgere l’ospedale. Si parla di 23 ettari, in realtà ne servono meno di 10 e cinque consiglieri – tra cui i due ex assessori Silvano Iommi e Laura Laviano – hanno chiesto perché fare un regalo ai privati espropriando così tanta area agricola quando non ve ne è necessità? La Regione per togliere d’imbarazzo ha risposto: 9 ettari servono solo per le corsie, il resto – come ha sostenuto, e non se ne comprende il motivo, anche l’ex consigliere di minoranza del Pd ed ex sindaco Romano Carancini – per servizi, case d’accoglienza e via argomentando. Resta però che quella risposta è l’unico e ultimo atto sin qui compiuto dalla Regione sul nuovo ospedale di Macerata che pare il matrimonio di Renzo e Lucia: non s’ha da fare né domani né mai. Sandro Parcaroli – che appare sempre di più Sindaco a sua insaputa – prima o poi dovrà affrontare la mozione promossa da Iommi & Co che l’hanno sospesa in attesa del triangolare Comune-Provincia-Regione sull’ospedale e sarà complicato spiegare che faremo il grande nosocomio se di fronte al taglio delle chirurgie non ha detto un fiato. Così come sarà complicato per Francesco Acquaroli e per Fratelli d’Italia spiegare perché Paolo Calcinaro possa fare il bello e il cattivo tempo senza tener conto del peso dei territori. L’operazione è delicata: forse converrà affidarsi ai chirurghi di Fermo!

Sanità, Calcinaro ordina l’Ast esegue? Così Macerata non fa ombra a Fermo

Sanità, Calcinaro ordina l’Ast esegue? Così Macerata non fa ombra a Fermo
28/09/2026 11:00

Potremmo chiamarla sindrome del tertium non datur che attanaglia il nostro presidente della Regione e il sindaco di Macerata che hanno mollato la presa sul futuro. In sanità è particolarmente grave perché la programmazione è essenziale e c’è qualcuno, l’assessore Paolo Calcinaro, che invece ha intenzione di durare e coltiva il suo orto elettorale lasciando che attorno il resto del territorio inaridisca. La situazione a Macerata in particolare e nella Ast 3 in generale è preoccupante, ma a quanto pare la salute dei cittadini è diventata da queste parti una sine-cura. La dimostrazione emergente è il taglio degli interventi chirurgici a Macerata, ospedale ormai vetusto che viene piano piano spolpato di specialità a beneficio di Civitanova Marche che non solo è il capoluogo di fatto dove il partito di Acquaroli ha ormai del tutto perduto la presa, ma è anche la città dove operava da medico la direttrice sanitaria dottoressa Daniela Corsi – è noto che la Corsi è stata bocciata fino in Cassazione come direttore generale perché non aveva i titoli - che non può dirsi certo indipendente dalla politica e quindi subisce le pressioni di Calcinaro senza colpo ferire. Del pari Alessandro Marini, che della Ast 3 è direttore generale, non ha dato certo prova di amare Macerata visto che nell’atto aziendale varato in agosto solo Civitanova sale d’importanza e di reparti. La domanda è: Paolo Calcinaro ha deciso che l’ospedale di Macerata non si fa più perché partendo tra poche settimane il nuovissimo nosocomio di Campiglione di Fermo lui vuole promuovere quel presidio sanitario là dove ha il suo feudo elettorale? Non ci sono prove, ma il taglio delle chirurgie a Macerata è un indizio pesante. Del resto tanto la Corsi quanto e soprattutto Marini che tutti sanano che vuole tornarsene ad Ancona e dunque non può mettersi di traverso all’assessore hanno annunciato che la situazione finanziaria della Ast 3 è alquanto precaria e dunque bisogna stare allineati e coperti. Macerata è tornata a essere la cenerentola della sanità regionale, ma a quanto pare a nessuno interessa. E forse un motivo c’è. Al di là dei proclami dei partiti che hanno fatto spallucce non avere alcun consigliere regionale espresso dal capoluogo porta a queste conseguenze. Il presidente Francesco Acquaroli – giunto all’irripetibile mandato: il secondo – sta lavorando a consolidare la propria immagine e a portare risultati immediati dacché le elezioni politiche s’intravvedono tra meno di un anno e quindi la tanto decantata “filiera” Ancona-Roma potrebbe grippare. Così ha “mollato” alcuni obbiettivi. In primis la sanità in mano a Paolo Calcinaro che di certo non è organico al Centrodestra. Anzi si sussurra che a palazzo Raffaello più volte abbia apostrofato Acquaroli con ruvida presa di distanza politica. Non a caso Calcinaro ha provenienza politica opposta a quella della giunta regionale e la sua è una affiliazione più di convenienza che di appartenenza il che dimostra come il Centrodestra ed in particolare Fratelli d’Italia che fanno della fedeltà (anche al capo) un discrimine imprescindibile non abbia sul territorio quadri dirigenti all’altezza. Basta vedere la miserrima figura che sta facendo il Centrodestra a Civitanova dove peraltro opera il segretario provinciale dei “Fratelli” Massimo Belvederesi. Non a caso Arianna Meloni e Giovanni Donzelli sono da settimane chiusi in conclave per offrire a Giorgia Meloni una lista di candidature presentabili. In questo contesto Paolo Calcinaro più che occuparsi della sanità si preoccupa dell’assistenza ai suoi feudi attraverso la spesa sanitaria che – va ricordato – assorbe il 78% del bilancio regionale. Dire che da Saltamartini a Calcinaro si è fatto un salto nel buio nella qualità dei servizi offerti è sottostimare quello che è accaduto. La relazione della Corte dei Conti sulla sanità marchigiana a fine 2025 al proposito è esemplificativa. Converrà ricordare che i giudici contabili hanno evidenziato come nel 2025 le cure inevase siano arrivate a 110 mila da 85 mila che erano l’anno prima, come circa il 10% dei cittadini rinuncino a curarsi, come il tasso di mobilità passiva sia incrementato (cioè i marchigiani vanno fuori regione a curarsi) il che determina che “il saldo è peggiorato da meno 48,69 milioni del bilancio 2024 a meno 52,95 milioni del 2025”. Giusto per memoria: sono soldi dei cittadini marchigiani che sono, per dirla alla napoletana, cornuti e mazziati: pagano le tasse per essere curati, poi si devono rivolgere ad altri ospedali e ripagano con le tasse il conto della trasferta! A dispetto dello stesso Acquaroli che sulla sanità ha costruito alla prima elezione. Che Calcinaro si curi solo di Fermo e Ascoli è nelle cose. A fine anno si inaugura il nuovo ospedale di Fermo ad Ascoli c’è il massimo sforzo sulle case di comunità e si potrebbe dare un’occhiata a certi concorsi con un’informata di primari senza precedenti. Calcinaro accortosi che le liste d’attesa erano chilometriche ha preteso il lavoro anche domenicale degli specialisti, ha tolto alcuni paletti alle prestazioni, si è inventato l’overbooking che a detta dei medici è un disastro e ha raggiunto un risultato: ha aumentato le prestazioni di circa 75 mila visite in più tra marzo e luglio. Ma anche qui c’è un dato che suona d’allarme per Corsi e Marini e che non consente loro di opporsi a nessun disegno di Calcinaro: Macerata è ultimissima nello smaltimento delle liste d’attesa. Qualcosa vorrà dire? Al netto del fatto che ad Ascoli piovono primari e Fermo sale chirurgiche. Non va trascurato che nel 2025 il Murri ha festeggiato il record d’interventi, 4686, e che da settembre 2025 è in funzione il robot chirurgico che è stato negato all’Ospedale di Macerata. A dimostrazione che è tra Fermo e Ascoli – data l’intangibilità di Torrette - che l’attuale assessore alla sanità vuole rafforzare il suo consenso e data la ristrettezza di risorse c’è la totale dimenticanza dell’ospedale di Macerata come nuovo polo d’eccellenza. Anzi c’è un costante peggioramento nell’assistenza e un deterioramento inesorabile della centralità del nosocomio. Tutto questo nel più totale silenzio di Sandro Parcaroli. Non deve essere stato informato che fare il Sindaco comporta oltre all’onere di fare pace con la lingua italiana il che lo pone in contrasto con il leghista, come lui, ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara che invece sull’italico idioma costruisce e giustamente un progetto di governo, anche quello di essere la prima autorità sanitaria del Comune. Ma ora avrà un capo di gabinetto – forse il sindaco si scorda ti tirare lo scarico e ha bisogno di questo ausilio? Chissà se per l’acquisto della carta igienica ci si conformerà al modello lucchetto; gara d’appalto al ribasso e immediata revisione prezzi in aumento - che potrebbe fargli notare che stanno svuotando le chirurgie a Macerata. Ma è solo l’ultimo episodio che dimostra l’assoluta ininfluenza di Macerata nelle politiche e nella gestione della Sanità. Oddio anche Parcaroli è in preda alla sindrome del tertium non datur per cui si occupa più di sé (c’è chi dice che punti ad un seggio romano anche se i ridotti consensi della Lega lo rendono complicato) che della città. E questo forse non è necessariamente un male. Disse lo sventurato che se non avessimo avuto il nuovo ospedale entro il 2026 si sarebbe incatenato. Lui gira libero, ma l’ospedale non solo non c’è, non ci sono proprio i presupposti. Tranne uno: l’abnorme e inspiegabile – in realtà a pensar male sarebbe spiegabilissimo - dimensionamento dell’area su cui dovrebbe sorgere l’ospedale. Si parla di 23 ettari, in realtà ne servono meno di 10 e cinque consiglieri – tra cui i due ex assessori Silvano Iommi e Laura Laviano – hanno chiesto perché fare un regalo ai privati espropriando così tanta area agricola quando non ve ne è necessità? La Regione per togliere d’imbarazzo ha risposto: 9 ettari servono solo per le corsie, il resto – come ha sostenuto, e non se ne comprende il motivo, anche l’ex consigliere di minoranza del Pd ed ex sindaco Romano Carancini – per servizi, case d’accoglienza e via argomentando. Resta però che quella risposta è l’unico e ultimo atto sin qui compiuto dalla Regione sul nuovo ospedale di Macerata che pare il matrimonio di Renzo e Lucia: non s’ha da fare né domani né mai. Sandro Parcaroli – che appare sempre di più Sindaco a sua insaputa – prima o poi dovrà affrontare la mozione promossa da Iommi & Co che l’hanno sospesa in attesa del triangolare Comune-Provincia-Regione sull’ospedale e sarà complicato spiegare che faremo il grande nosocomio se di fronte al taglio delle chirurgie non ha detto un fiato. Così come sarà complicato per Francesco Acquaroli e per Fratelli d’Italia spiegare perché Paolo Calcinaro possa fare il bello e il cattivo tempo senza tener conto del peso dei territori. L’operazione è delicata: forse converrà affidarsi ai chirurghi di Fermo!

Cronaca

Uccisione del corvo imperiale, Federcaccia: "Chi sbaglia paga, ma non si criminalizzi l’intera categoria"

Uccisione del corvo imperiale, Federcaccia: "Chi sbaglia paga, ma non si criminalizzi l’intera categoria"

28/09/2026 10:00

 «Se c’è un errore, chi sbaglia paga». È il presidente provinciale di Federcaccia Macerata, Nazzareno Galassi, a intervenire sul caso della morte del corvo imperiale Morla, avvenuta a Caldarola, esprimendo innanzitutto «dispiacere per quanto accaduto» e vicinanza alla giovane proprietaria dell’animale. Una presa di posizione che, da un lato, ribadisce la necessità di accertare eventuali responsabilità individuali e, dall’altro, invita a non trasformare il comportamento di una singola persona in un atto d’accusa nei confronti dell’intera categoria dei cacciatori. «La morte di un animale al quale una persona era profondamente legata – afferma Galassi – è un fatto doloroso che merita rispetto e sensibilità». Ma altrettanto chiaro è il principio che Federcaccia intende ribadire: «Se un cacciatore commette un errore, viola una norma o tiene un comportamento incompatibile con le responsabilità che derivano dall’utilizzo di un’arma e dall’esercizio dell’attività venatoria, è giusto che ne risponda nelle sedi competenti, secondo quanto previsto dalla legge». «Se c’è errore, chi sbaglia paga – aggiunge Galassi – e deve assumersi personalmente le conseguenze delle proprie azioni». Il presidente di Federcaccia Macerata prende però le distanze dalle accuse generalizzate rivolte all’intera categoria, soprattutto attraverso i social. «In questi giorni abbiamo letto espressioni che non si limitano alla comprensibile critica nei confronti dell’episodio – osserva – ma arrivano a rivolgere insulti, offese e accuse indiscriminate nei confronti dell’intera categoria venatoria». Per Galassi, il diritto di esprimere dissenso deve essere tutelato, ma senza oltrepassare i limiti del confronto civile. «La libertà di esprimere il proprio dissenso deve essere sempre rispettata, anche quando le posizioni sono profondamente differenti dalle nostre. Altra cosa, però, è trasformare un episodio individuale nell’occasione per diffondere odio, offese o accuse generalizzate contro migliaia di persone». Federcaccia sottolinea quindi come la responsabilità debba rimanere personale. Secondo l’associazione, la maggior parte dei cacciatori esercita l’attività venatoria nel rispetto delle norme, dei periodi, delle specie cacciabili e delle regole di sicurezza, partecipando anche ad attività di gestione, monitoraggio e conoscenza della fauna selvatica e del territorio. Sul fronte della sicurezza, Galassi ribadisce un principio che definisce fondamentale: «Chi impugna un’arma deve farlo con prudenza, preparazione e piena consapevolezza». E aggiunge: «Uno dei principi fondamentali dell’attività venatoria è semplice e non ammette deroghe: prima di sparare occorre avere la certezza di ciò che si ha davanti». Qualora questo principio venga meno, sottolinea Federcaccia, non si tratta di un comportamento che debba essere difeso dalla categoria. «Al contrario – afferma Galassi – è proprio il mondo venatorio il primo ad avere interesse affinché episodi simili non accadano». Da qui l’appello a lasciare che siano le autorità competenti a ricostruire quanto accaduto e ad accertare fatti e responsabilità. «Come non sarebbe corretto attribuire a un’intera categoria professionale o sociale la responsabilità dell’errore commesso da un singolo individuo – conclude Galassi – allo stesso modo non è accettabile utilizzare questo episodio per alimentare odio e disprezzo generalizzato nei confronti di tutti i cacciatori». Federcaccia Macerata conferma infine l’impegno a promuovere, all’interno del mondo venatorio, «conoscenza, responsabilità, sicurezza e rispetto della fauna e del territorio».

Fiastra, infortunio alla gamba durante un' escursione: soccorso un uomo

Fiastra, infortunio alla gamba durante un' escursione: soccorso un uomo

27/09/2026 18:55

Intervento dei Vigili del fuoco nel pomeriggio di oggi a Fiastra, lungo il sentiero che conduce alle Lame Rosse per soccorrere un escursionista infortunatosi ad una gamba.  L'allarme è scattato poco dopo le 16:15. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco di Camerino con il supporto della squadra SAF (Speleo Alpino Fluviale) di Macerata, oltre che gli operatori del Soccorso Alpino. L'escursionista è stato immobilizzato, messo in sicurezza e successivamente trasportato fino all'ambulanza arrivata sul posto, dove è stato affidato alle cure del personale sanitario, che ha potuto procedere con gli accertamenti del caso.        

Attualità

San Severino Marche, al via i lavori per il nuovo ponte sulla Septempedana

San Severino Marche, al via i lavori per il nuovo ponte sulla Septempedana

26/09/2026 18:00

Sono iniziati a San Severino Marche (Mc) i lavori per la realizzazione del nuovo ponte lungo la strada statale 361 “Septempedana”, un intervento destinato a risolvere una delle principali criticità della viabilità cittadina e a migliorare la sicurezza lungo uno dei collegamenti più importanti tra Marche e Umbria. L'opera è finanziata nell'ambito degli interventi per il recupero del tessuto socio-economico delle aree colpite dal sisma, previsti dall'ordinanza commissariale 137 del 2023, e rappresenta un tassello strategico del progetto di potenziamento delle infrastrutture dell'entroterra. «Con l'apertura del cantiere si entra nella fase operativa di un'opera attesa da anni, frutto della intensa collaborazione tra enti, aspetto che rende l’intervento ancor più importante - conferma il commissario straordinario, Guido Castelli -. Comune, Struttura commissariale, Usr e la Regione guidata dal presidente Acquaroli hanno agito in sinergia attraverso uno specifico Accordo di Programma finalizzato a garantire il completamento dell'intervento e la piena copertura delle risorse necessarie. L'obiettivo è quello di eliminare una criticità storica della viabilità severinate, migliorare l'accessibilità all'area urbana e all'ospedale cittadino e rafforzare i collegamenti strategici tra la vallata del Potenza e le aree interne colpite dal terremoto». «L'avvio di questo cantiere rappresenta un momento storico e di straordinaria importanza per la nostra città e per tutto il territorio – dichiara il sindaco di San Severino Marche, Rosa Piermattei –. Finalmente diamo il via a un'opera attesa da anni, fondamentale per cancellare una volta per tutte una criticità viaria che penalizzava la circolazione, la sicurezza dei nostri concittadini e l'accesso ai servizi essenziali, a partire dall'ospedale. Voglio ringraziare vivamente il commissario straordinario Guido Castelli, il presidente della Regione Francesco Acquaroli e gli uffici regionali e comunali per la straordinaria sinergia istituzionale che ci ha permesso di unire gli sforzi, raddoppiare gli obiettivi e sbloccare le risorse necessarie. Questo traguardo dimostra che lavorando in squadra si possono superare gli ostacoli e dare risposte concrete alla nostra comunità e alla ripartenza delle aree interne». L'intervento interessa dunque il cosiddetto Ponte dell'Intagliata, dove l'attuale carreggiata subisce un restringimento che provoca rallentamenti, code e situazioni di potenziale pericolo per automobilisti e pedoni. Il nuovo collegamento consentirà di superare questa strozzatura trasferendo il traffico su una nuova infrastruttura moderna, progettata per accogliere entrambe le corsie di marcia e garantire standard di sicurezza più elevati. Nel corso della progettazione, attraverso il confronto tra gli enti coinvolti e il gestore della strada, si è deciso di andare oltre l'impostazione iniziale dell'intervento. La nuova soluzione ha infatti consentito di unificare in un unico progetto funzionale i due stralci previsti originariamente, realizzando un attraversamento dimensionato sin da subito per entrambe le direzioni di marcia e predisponendo il completo trasferimento della viabilità sul nuovo tracciato. Una scelta che permetterà di ottenere benefici immediati in termini di fluidità del traffico e sicurezza stradale. Per rendere possibile questa soluzione, il quadro economico dell'opera è stato adeguato fino a raggiungere l'importo complessivo di 1,9 milioni di euro. Alla copertura finanziaria concorrono sia la Struttura commissariale, con un finanziamento di 1,25 milioni di euro, sia la Regione Marche, che ha stanziato ulteriori 650.000 euro attraverso la legge di assestamento di bilancio 2025. L'intervento prevede la realizzazione di una nuova bretella stradale, di un nuovo ponte sul fosso dell'Intagliata, del collegamento con la rotatoria esistente e della nuova rampa di accesso proveniente dal centro abitato.

Macerata, il questore Mangino consegna le medaglie di commiato ai poliziotti in pensione

Macerata, il questore Mangino consegna le medaglie di commiato ai poliziotti in pensione

26/09/2026 13:50

Il questore di Macerata, Luigi Mangino, ha consegnato le medaglie di commiato in argento nominative, rilasciate dal capo della Polizia – direttore generale della Pubblica Sicurezza, Prefetto Vittorio Pisani, ai dipendenti che hanno concluso il proprio percorso professionale. La sobria cerimonia si è svolta presso la sala riunioni "Angelozzi-Caucci", all'interno della Caserma della Polizia di Stato "Pasquale Paola" di Macerata, alla presenza del cappellano provinciale per Ascoli Piceno, Macerata e Fermo, Don Adam Krzysztof Barański, e del presidente della Sezione provinciale dell'Associazione Nazionale della Polizia di Stato, Giorgio Iacobone. Nel corso dell'incontro, il questore ha espresso la propria profonda gratitudine e ammirazione per il servizio svolto nel corso degli anni dai colleghi congedati, sottolineando il valore della professionalità, della dedizione e dell'impegno profusi al servizio delle istituzioni e della collettività. «È con particolare orgoglio e sincera gratitudine che consegno queste medaglie ai colleghi che hanno concluso il loro servizio», ha dichiarato Mangino. «In ciascuno di loro riconosciamo il valore di tanti anni dedicati al servizio della comunità. A loro va la mia profonda ammirazione e la riconoscenza di tutta la Polizia di Stato della provincia di Macerata». Nel corso della cerimonia, il cappellano provinciale Don Adam Krzysztof Barański ha rivolto ai presenti parole di vicinanza e di affetto, ricordando il significato del percorso professionale compiuto e il valore dei legami costruiti nel corso degli anni, destinati a proseguire anche dopo la conclusione del servizio.

Politica

Giovani del Pd dicono no alla guerra con la Russia: c'è ancora speranza

Giovani del Pd dicono no alla guerra con la Russia: c'è ancora speranza

27/09/2026 11:30

Nei giorni scorsi, si è scatenato un vero e proprio linciaggio mediatico a reti unificate contro alcuni giovani del Partito Democratico che hanno coraggiosamente preso posizione contro la guerra e addirittura celebrato il comunismo storico novecentesco. Nel loro intervento, alcuni di questi ragazzi disallineati rispetto al verbo unico della globalizzazione neoliberale si sono detti contrari alla guerra contro la Russia e hanno addirittura dichiarato di essere pronti a organizzare la diserzione. Come se non bastasse, violando l'etichetta di quel Partito Democratico che rappresenta non già la continuazione, bensì la tomba del pensiero e dell'azione di Marx e di Gramsci, hanno fatto professione di comunismo, rinnegando in toto l'ordine simbolico neo-liberale dominante. Che la destra li abbia derisi e scherniti, non stupisce: essa vede il nome del comunismo come Superman vede la kryptonite. È, da sempre, la parte che supporta la società così com'è. Che anche larga parte della sinistra abbia agito egualmente, dovrebbe destare qualche riflessione critica: come non mi stanco di sottolineare, la sinistra, o meglio la sinistrash, facendosi indistinguibile dalla destra stessa, ha aderito al pensiero unico della globalizzazione liberale e imperialistica. È divenuta ciò che un tempo combatteva, facendosi in tutto e per tutto guardia arcobaleno della globalizzazione neoliberale. La neo-sinistra post-comunista ha prodotto a propria immagine e somiglianza un presepe deplorevole – o, se si preferisce, un inferno dantesco –, popolato da radical chic tediati e da megalomani del leaderismo, da neofiti zelanti e da boriosi convertiti sulla via di Damasco, da pentiti per puro opportunismo, da “servi volontari”, da gatekeepers di professione e da Mattia Pascal la cui irresponsabilità è pari solo al cinismo: una tribù altamente differenziata al proprio interno, ma i cui abitatori sono accomunati dal transito, convinto o rassegnato, alla difesa della parte che un tempo combattevano e, sinergicamente, dall’abbandono, per inconsapevole oblio o per rivendicata volontà, di una storia e di una tradizione che avevano dato voce e organizzazione agli ultimi e ai loro desideri di migliori libertà. A cagione di ciò, oggi la sinistra appare, se mai è possibile, ancor più spregevole della destra: quest'ultima, in quanto parte della apologia dello status quo, non ha deluso, rivelandosi sempre all'altezza delle aspettative. La sinistra, invece, ha rinnegato ciò che era per diventare ciò che combatteva, assumendo lo sguardo di chi, in alto, ci odia. Sentire dei giovani che ripudiano la guerra e che ugualmente respingono il discorso unico della globalizzazione neoliberale ci segnala incontrovertibilmente che l'encefalogramma della società non è ancora del tutto piatto e che qualche bagliore di speranza, dopo tutto, sopravvive. L'opposizione alla guerra e all'imperialismo è un punto saldo, a cui tutti dovrebbero aderire, soprattutto i cittadini comuni, quelli che, per inciso, in caso di guerra, verranno mandati al fronte a sacrificarsi per i sacri valori dell'Occidente, cioè il mercato, la competitività, il nichilismo. Per quel che riguarda, poi, il richiamo al comunismo, esso potrà apparire vintage e naturalmente la parola non gode oggi, nell'epoca post1989, di grande forza attrattiva: lo si potrà, allora, chiamare comunitarismo, socialismo o in molti altri modi ancora, ma, mutato nomine, resta la sostanza, ossia la sacrosanta esigenza di una rettifica della società iniqua in cui siamo incagliati, vale a dire il desiderio di migliori libertà e di ulteriorità nobilitanti rispetto alla lotta per la sopravvivenza innalzata a solo stile di vita. Con le parole di Bertolt Brecht, è la semplicità che è difficile a farsi. Forse - auspicabilmente - non tutto è perduto.

Macerata, tagliare la chirurgia per salvare i conti. E la telemedicina resta al palo

Macerata, tagliare la chirurgia per salvare i conti. E la telemedicina resta al palo

26/09/2026 17:30

Le elezioni si sono celebrate da tempo perciò diventa incomprensibile l’affannosa ricerca di compiacere chi sta al potere. Ma tant’è. La sanità è il settore dove più immediata è la percezione di questo andazzo. La direttrice sanitaria dell’Ast dottoressa Daniela Corsi che - va ricordato - fu clamorosamente bocciata dal Tribunale perché non aveva sufficienti titoli per essere nominata direttore generale, ha varato un piano di risparmi che prevede la cancellazione di molte attività chirurgiche a Macerata. Mentre le liste d’attesa restano chilometriche, al pronto soccorso perdura il suk delle prestazioni con continue aggressioni ai sanitari. La dottoressa Corsi, che ha bandito diversi concorsi e che sarà probabilmente sommersa dai ricorsi visto che molti punteggi – così si dice – sono stati attribuiti sia tra il personale medico che tra quello infermieristico non per competenza, ma per compiacenza è passata con assoluta entusiastica indifferenza dall’obbedire a Filippo Saltamartini alla genuflessione verso Paolo Calcinaro che nega le difficoltà, soprattutto a Macerata, evidentissime. Con una non trascurabile differenza: Calcinaro conta molto di più soprattutto in prospettiva. Le ragioni le approfondirò, a breve, in altra occasione. Sta di fatto che se avesse voluto risparmiare davvero la dottoressa Corsi avrebbe potuto varare su tutta l’Ast il progetto che il dottor Franco Sopranzi - direttore del dipartimento specialità mediche di Macerata, nefrologo tra i più accreditati in Europa, volto storico della sanità pubblica nelle Marche - ha ideato di tele-medicina nei territori dopo che da anni ha sperimentato con successo la dialisi, per così dire, da remoto. I risparmi sono notevoli, i vantaggi per i pazienti addirittura superiori e le occasioni di crescita professionale degli operatori, siano essi medici o paramedici, assai consistenti. Ebbene la dottoressa Corsi non lo prende neppure in considerazione: taglia la chirurgia a Macerata per fare cassa. Perché? La risposta c’è e significa ridimensionare, rinviando sine die, la costruzione del nuovo ospedale di Macerata con un doppio evidente vantaggio per Paolo Calcinaro. Tra meno di un mese a Macerata i turni in sala operatoria passeranno dalle 25 sedute attuali a 20 alla settimana con una riduzione di interventi su base mensile stimata tra 60 e 80. Non ci vuole la perspicacia del mago Otelma per sapere che questi interventi si faranno nel nuovo ospedale di Fermo - s’inaugura a fine anno - che ha dieci sale operatorie. Quell’ospedale benedetto da Paolo Calcinaro è sovradimensionato e tagliare a Macerata significa dare “carne” ai chirurghi fermani. Con il vantaggio che l’assessore alla sanità può ben dire che il nuovo ospedale di Macerata può attendere perché l’ottima dottoressa Daniela Corsi spegne le stroboscopiche di via Santa Lucia e attiva le sinergie con gli anestesisti piceni. Del resto il paziente in sala operatoria deve stare (a) Fermo! Ecco perché viene bloccato il progetto di tele-medicina e probabilmente cercheranno di dare un segnale allo stesso dottor Sopranzi perché la smetta di sostenere questa sua idea. Chi scrive però è un ficcanaso. Così ho chiesto a Sopranzi: mi spiega come funziona e quali effetti e benefici ha la tele-medicina? “Beh è abbastanza intuitivo: si tratta di rovesciare l’approccio che sin qui si è avuto della spedalizzazione a ogni costo: si tratta di portare l’ospedale dal paziente e non il paziente in ospedale. Il vantaggio in termini operativi è evidente e per quanto riguarda la spesa sanitaria significa tagliare liste d’attesa, ambulanze che vanno su e giù, ridondanza di personale". "Significa anche introdurre un po’ di intelligenza artificiale per fare fronte all’incompetenza gestionale. Ma certo questo impone di pensare alla sanità in termini di efficacia e vantaggio per il paziente e non di progettarla come fosse un business qualsiasi. Perché la sanità ha un difetto difficilmente curabile: è fatta da uomini per gli uomini. E tu puoi inventare tutti i regolamenti che ti pare, ma se un paziente si fida di quel medico tu puoi trasferirlo, lo puoi degradare, puoi pigliare qualsiasi provvedimento quel paziente accetterà di essere curato solo da quel medico e siccome la sanità pubblica – com’è giusto che sia – ha l’obbligo della prestazione il paziente si sposterà verso quel medico e il bilancio della sanità ne pagherà le spese”. Dotto Sopranzi lei ha già lungamente sperimentato la tele-medicina in nefrologia. Dove e con quali risultati? “La facciamo a Camerino con ottimi risultati dove si fa appunto dialisi, per così dire, da remoto. Forse a molti sfugge che un paziente dializzato deve sottoporsi tre volte alla settimana a un trattamento che dura mediamente 4 ore. E’ d’immediata intuizione che un conto è affrontare un viaggio di molti chilometri, dove avere qualcuno che ti assiste, aspettare il turno, poi fare il trattamento magari partendo da Visso o da Fiuminata o in qualche caso da oltre provincia e un conto è trovare un presidio ospedaliero di prossimità dove vieni accolto senza file, fai il trattamento in tranquillità e te ne torni a casa. Per fare questo basta avere un protocollo operativo, una diagnosi aggiornata e controllare da remoto ciò che il tecnico che materialmente opera la dialisi sta facendo. Quali siano i vantaggi mi pare evidente. Aggiungo però che la malattia del rene è in rapidissima espansione perché le patologie renali sono in larga misura connesse con l’invecchiamento”. Le dà del tu al rene e ne rivendica l’importanza. E’ l’emblema della tele-medicina? “Scherzando potrei dire che il rene mi assomiglia e assomiglia alla stragrande maggioranza dei marchigiani, soprattutto a quelli di alta collina e di montagna. Che lavorano in silenzio, faticano, nessuno li considera sin quando dicono basta. E allora sono guai seri. Rene e cuore sono due che devono lavorare insieme. Il cuore pompa, il rene filtra, ma se lui non filtra quell’altro fa fatica a mandare in giro il sangue. Quello che non si considera è che col diabete in crescita, le obesità precoci si andrà incontro a un’espansione delle patologie renali anche tra i giovani, così le insufficienze cardiovascolari, l’ipertensione e l’aterosclerosi connesse con l’età aumentano il carico renale. Siamo già al 7% di popolazione colpita da insufficienza renale severa. Sono 21 mila soggetti e molti di questi, purtroppo, finirà dializzato. Possiamo “lavare” il sangue a tutti contemporaneamente a Macerata? Ecco che la tele-medicina diventa indispensabile. Come bisognerebbe fare molta, ma molta più prevenzione che prima di tutto significa informazione sulla malattia renale”. Come si dovrebbe fare? “Lavorando su reni di maiale modificati si possono fare i trapianti ed evitare la dialisi, si può fare una banca dati del Dna e predire chi patirà di una malattia renale visto che in molti casi la familiarità è la prima causa; si devono fare studi di genetica, si deve lavorare sulle patologia delle arterie e delle articolazioni per consentire all’anziano di camminare molto che è una delle prime precauzioni per allontanare le complicanze renali. Al contempo bisogna cambiare mentalità e gestione della sanità. Va ridata centralità al paziente e vanno valutati i risultati non dai conti, ma dalle guarigioni e dall’impatto sociale che l’operare in sanità consente. Altrimenti vince la sanità privata che dà risposte più immediate. Anche perché lì la convenienza è quella economica e non politica; ma per avere la massima performance di bilancio per via di quel rapporto fiduciario che c’è tra paziente e medico la sanità privata tende a mettere in rilievo la competenza e non l’appartenenza. Ecco che la tele-medicina è una risposta al bisogno di efficienza che c’è e la traduce in efficacia”. Esempi possibili di tele-medicina? “Qualsiasi patologia cronica può essere seguita con la tele-medicina. E moltissimi approcci diagnostici possono avvenire in tele-medicina. Il primo esempio che mi viene in mente l’elettro-cardiogramma si fa a Sefro e si legge a Macerata: la diagnosi arriva via e mail e si va in farmacia. Il carico sull’ospedale è pari a zero, la lista d’attesa sparisce, lo specialista è stato impiegato il tempo che serve. Basta addestrare gli operatori che stanno da una parte del terminale a fornire al medico che sta dà remoto le informazioni corrette e poi guidare nell’operare chi sta accanto al paziente. In Australia – tanto per dirne una – dove le distanze sono enormi da mezzo secolo si curano via radio! Oggi abbiamo scanner, banche dati, strumenti diagnostici fantastici che possono fornirci tutte le informazioni. Si blatera tanto dello spopolamento dei borghi ecco con la tele-medicina si può assistere il paziente ovunque”. E gli ospedali che ci stanno a fare? “Sono la casa degli specialisti che rispondono alla tele-medicina, sono il luogo dove si curano gli acuti, sono il luogo dove si fa ricerca, sono il luogo dove la sofferenza diventa immediato accudimento. Ma come pensano di mitigare l’overbooking al pronto soccorso se non si fa ricorso all’ammortizzatore della medicina di territorio? Come pensano di tagliare le liste d’attesa se i pazienti arrivano dallo specialista senza uno screening preventivo? Andando avanti con la pressione derivante da chi non ha assistenza diretta, penso ai tanti extracomunitari, e dall’invecchiamento della popolazione dovremmo avere dei pronto soccorso che sono cento volte più capienti di quelli attuali. E così le radiologie, i laboratori di analisi, tutte le strutture di screening. Con la tele-medicina si rovescia il problema: devo avere un apparato diagnostico diffuso che fa da device, direbbero gli inglesi, con una “centrale” che legge i dati e prescrive la cura che nel caso di molti cronici può essere a prestazione domiciliare. Pensiamo che oggi con l’IA si possono consultare dati di ricorrenza di patologie raccolti a livello universale, dati di screening, di efficacia di trattamenti. Se si può fare questo con un computer perché non farlo con il paziente da remoto? Tutto questo ovviamente migliora anche le condizioni di operatività del personale sanitario che non è costretto a cambiare domicilio, a fare migliaia di chilometri per andare al lavoro e migliora enormemente i conti”. Insomma per curare il bilancio precario della Ast di Macerata basterebbe un po’ più di tele-medicina E non tagliare chi i tagli deve farli sui pazienti, ma a fin di bene.

Sanità

Sanità, AST Macerata "l’equilibrio economico non è in contraddizione con la tutela della salute"

Sanità, AST Macerata "l’equilibrio economico non è in contraddizione con la tutela della salute"

27/09/2026 16:07

"Nessun arretramento dei servizi: stiamo governando le risorse per garantire qualità, sicurezza e sostenibilità. E farlo mantenendo l’equilibrio economico non è in contraddizione con la tutela della salute: la sostenibilità è la condizione che permette di garantire nel tempo servizi pubblici solidi e di qualità. L’AST di Macerata continuerà quindi a investire nelle proprie professionalità e a programmare le attività con serietà, verificandone concretamente gli esiti". Così l'AST Macerata risponde alle accuse relative al taglio dei servizi sanitari.  "L’AST di Macerata non ha dato alcun mandato di ridurre indiscriminatamente l’attività sanitaria. Sta facendo esattamente il contrario: sta rafforzando la capacità di governo dell’Azienda, responsabilizzando i nuovi Dipartimenti e chiedendo alle strutture di programmare le attività sulla base dei bisogni assistenziali, delle priorità cliniche, delle professionalità disponibili e di un utilizzo appropriato e sostenibile delle risorse". L'obbiettivo dichiarato non è quindi quello di "fare meno", ma piuttosto di organizzare le attività in maniera più efficiente in modo da poter produrre una risposta assistenziale efficace e presente e che veda una programmazione certa e sostenibile.  Sotto lo stesso punto di vista, secondo l'Ast, va letta anche la questione relativa alle sedute operatorie: "Esiste una criticità oggettiva nella disponibilità degli anestesisti, una carenza di 2-3 unità che non si è ancora riusciti a risolvere. La proposta discussa con i professionisti non è quella di tagliare la chirurgia, al contrario la prevista rimodulazione delle attività anestesiologiche non tocca assolutamente le sedute operatorie, che anzi passano da  23 a 24 a settimana a Macerata e rimangono costanti a 20 a settimana a Civitanova, ma consente di mantenere le attività anestesiologiche fuori sala; questo perché l’anestesia non serve soltanto le sale operatorie". L'Azienda Sanitaria Terrritoriale evidenzia come essa sia fondamentale anche nelle procedure di settori come Radiologia interventistica, Emodinamica, Cardiologia, Pneumologia, Gastroenterologia e Radiologia e come mantenere il numero di sedute operatorie invariato, a discapito di queste attività, non rappresenti una soluzione del problema. "La soluzione proposta consente invece di mantenere Chirurgia e Ginecologia operative tutti i giorni, preservare integralmente l’attività Breast Unit  (strutturata con il Primario a Luglio scorso) e mantenere le sedute ordinarie di Urologia, l’attività ortopedica con il progetto femore e le altre attività indicate nella programmazione. Questa si chiama governance, non dismissione".  Per l'Ast il numero nominale di sedute non può essere considerato l'unico indicatore per una corretta gestione, perchè delle sedute vanno presi in considerazione elementi come l'utilizzo, i volumi prodotti e le priorità cliniche.  Anche sotto il punto di vista del piano occupazionale, l'Azienda ricorda i numeri del PIAO 2025 aggiungendo che "Il percorso prosegue nel 2026: il nuovo piano occupazionale approvato dalla Regione programma per l’AST di Macerata altre 172 assunzioni, in larga parte di personale sanitario, con l’obiettivo dichiarato di coprire pensionamenti ma anche posti rimasti vacanti e criticità pregresse degli organici. Dal 1 gennaio 2025 ad oggi la AST di Macerata ha assunto 872 unità di personale garantendo non solo il 100% del turnover ma, al compimento delle procedure in itinere , un saldo attivo di 161 unità. L ’AST sta investendo sul personale, non disinvestendo".        

Tessuto adiposo: cosa succede al corpo quando dimagriamo

Tessuto adiposo: cosa succede al corpo quando dimagriamo

26/09/2026 18:30

Per molto tempo abbiamo pensato al tessuto adiposo come a una sorta di magazzino: un deposito nel quale il nostro organismo accumula l’energia in eccesso sotto forma di grasso, da utilizzare nei momenti di bisogno. Un’immagine semplice, ma oggi sappiamo che è decisamente incompleta. Il tessuto adiposo è infatti un organo metabolicamente molto attivo, capace di produrre e liberare numerose sostanze che comunicano con il resto dell’organismo e partecipano alla regolazione della fame, del metabolismo, dell’infiammazione e dell’equilibrio energetico. Le cellule che lo compongono, gli adipociti, non si limitano quindi a conservare energia: ricevono segnali e ne inviano a loro volta. Tra le sostanze più conosciute ci sono le adipochine, molecole che agiscono come veri e propri messaggeri. Una di queste è la leptina, prodotta in quantità proporzionale alla quantità di tessuto adiposo e coinvolta nella comunicazione con il cervello: in condizioni normali contribuisce a segnalare che le riserve energetiche sono sufficienti e partecipa alla regolazione dell’appetito e del dispendio energetico. Un’altra è l’adiponectina, associata invece a effetti favorevoli sulla sensibilità all’insulina e sul metabolismo dei grassi. Quando il tessuto adiposo aumenta, però, non cresce soltanto il numero o la dimensione delle cellule. Soprattutto quando l’accumulo è importante, gli adipociti possono diventare molto grandi e il tessuto può andare incontro a cambiamenti nella sua struttura e nel suo funzionamento. Si modifica anche la produzione delle sostanze che vengono rilasciate nell’organismo: aumenta la presenza di segnali pro-infiammatori e si altera l’equilibrio tra molecole con funzioni diverse. Si sviluppa così uno stato di infiammazione cronica di basso grado, che può contribuire a rendere meno efficace la risposta all’insulina e a influenzare il metabolismo di altri organi. Non tutto il grasso, inoltre, si comporta allo stesso modo: la posizione conta. Il tessuto adiposo viscerale, quello che si accumula intorno agli organi addominali, presenta caratteristiche metaboliche differenti rispetto a quello sottocutaneo e, quando è presente in eccesso, è maggiormente associato ad alterazioni metaboliche. Per questo motivo peso e composizione corporea raccontano una parte della storia, ma non tutta: anche dove si accumula il tessuto adiposo è importante. E cosa succede quando iniziamo a dimagrire? Anche qui il tessuto adiposo non rimane semplicemente “fermo” mentre diminuisce di volume. Riducendosi le riserve energetiche, diminuisce rapidamente anche la leptina prodotta dal tessuto adiposo. Il cervello interpreta questo cambiamento come un segnale di minore disponibilità energetica e può aumentare la spinta verso la ricerca di cibo e modificare il dispendio energetico. È uno dei motivi per cui, dopo una perdita di peso, mantenere il nuovo peso può risultare più difficile di quanto immaginiamo. Questo non significa che il nostro organismo sia “programmato per farci ingrassare”, né che dimagrire sia inutile. Significa piuttosto che il corpo cerca continuamente di mantenere un equilibrio e reagisce ai cambiamenti delle proprie riserve energetiche. Allo stesso tempo, la riduzione del tessuto adiposo può migliorare il suo funzionamento: possono diminuire alcuni segnali associati all’infiammazione e migliorare diversi aspetti del metabolismo. Ed è proprio qui che vale la pena cambiare prospettiva. Un percorso nutrizionale non dovrebbe essere considerato riuscito soltanto quando porta al raggiungimento di un determinato numero sulla bilancia o di un presunto “peso ideale”. Anche una riduzione della massa grassa più contenuta può accompagnarsi a miglioramenti importanti della salute metabolica, soprattutto quando si associa a un’alimentazione equilibrata, attività fisica e abitudini sostenibili nel tempo. Il beneficio, quindi, non è necessariamente tutto o niente: può iniziare prima di arrivare al peso che ci eravamo prefissati.

Sport

Coppa Marche di freccette, trionfa l’Highlander Rapagnano

Coppa Marche di freccette, trionfa l’Highlander Rapagnano

28/09/2026 11:22

Precisione, spettacolo e sportività. Sono stati questi gli ingredienti della Coppa Marche 2026 di freccette steel, andata in scena a Montecassiano e capace di richiamare atleti e appassionati da tutta la regione. L’atteso appuntamento a squadre, organizzato dall’Asd Montecassiano Darts sotto l’egida della FIGeST – Federazione Italiana Giochi e Sport Tradizionali, ha confermato la crescita del movimento marchigiano legato alla specialità delle freccette con punta in metallo. Al termine di una giornata caratterizzata da sfide combattute e incontri decisi sul filo dei punti, a conquistare il titolo sono stati “I disgraziati de lu trippu” dell’Asd Highlander di Rapagnano, in provincia di Fermo. La formazione fermana ha completato un percorso di alto livello fino alla finale, dove ha affrontato l’All Darts Team di Corridonia, dell’Asd Dart Marche. Una sfida intensa e combattuta, risolta con il punteggio di 9-5 a favore dei futuri campioni, che hanno così potuto alzare al cielo il trofeo della Coppa Marche. Medaglia d’argento dunque per l’All Darts Team, protagonista di un torneo di grande spessore e capace di arrivare fino all’ultimo atto della competizione. Sul terzo gradino del podio, a pari merito, sono saliti i Darts of Heaven di Monsano, dell’Asd Gallica di Senigallia, e i Brian Borù Dart Club di Pollenza, dell’Asd Freccette Marche Il Picchio di Montecassiano. I Darts of Heaven hanno visto interrompersi la propria corsa in semifinale dopo una sfida particolarmente equilibrata contro l’All Darts Team, terminata 9-8. Ancora più combattuto il confronto che ha visto protagonisti i Brian Borù Dart Club, sconfitti 9-7 proprio dai futuri vincitori della competizione. Un bilancio che testimonia il livello raggiunto dalla manifestazione e, più in generale, la crescita della disciplina sul territorio regionale, con diverse realtà capaci di contendersi fino all’ultimo il titolo. La giornata si è conclusa con la cerimonia ufficiale delle premiazioni. A consegnare i riconoscimenti ai vincitori e alle squadre partecipanti sono stati la delegata FIGeST Marche Catia Luciani e l’assessore allo Sport del Comune di Montecassiano Giampiero Virgili. Nel corso della premiazione è stata sottolineata anche la funzione dello sport come strumento di aggregazione, socialità e promozione del territorio, valori che hanno accompagnato l’intera manifestazione. Un ringraziamento particolare è stato rivolto infine all’Asd Montecassiano Darts, protagonista di una macchina organizzativa che ha consentito lo svolgimento della competizione in un clima di grande partecipazione e sportività. Per le freccette marchigiane, dunque, un’altra giornata da ricordare: a Montecassiano il bersaglio più importante lo hanno centrato “I disgraziati de lu trippu”, nuovi campioni della Coppa Marche 2026.

Halley Matelica, che carattere: battuta Nardò all'esordio in campionato

Halley Matelica, che carattere: battuta Nardò all'esordio in campionato

28/09/2026 09:38

La Halley Matelica inaugura il campionato nel migliore dei modi, superando 93-86 una delle formazioni più accreditate del torneo, la A9 Nardò. Un successo ancora più significativo considerando le condizioni con cui la Vigor si è presentata all’appuntamento: assenti Mentonelli, Mazzotti e Prenga, con rotazioni ridotte all’osso. Anche Nardò, però, deve fare a meno di Poletti e Morciano. Nonostante le difficoltà, le due squadre entrano subito in partita e danno vita a un confronto intenso ed equilibrato. I pugliesi si affidano soprattutto ad Adeola, scatenato nei primi due quarti e autore di 16 punti nella prima metà di gara, mentre la zona 2-3 proposta da Nardò crea qualche problema alla Vigor. Matelica, però, risponde con ottime percentuali al tiro dalla distanza e resta sempre agganciata alla partita. L’equilibrio si spezza solo a sprazzi. La Halley deve fare i conti con i problemi di falli di Doneda e Guidolin, entrambi gravati da tre penalità, e coach Barbarossa è costretto a ricorrere a quintetti inediti. L’emergenza nel pitturato, paradossalmente, diventa però l’occasione per trovare nuove risorse: il quintetto extrasmall senza lunghi di ruolo produce il primo allungo biancorosso, con Valle che, con un elegante tiro in controtempo, firma il 45-38 al 17’. Nardò non si scompone e torna sotto grazie soprattutto alle triple di Fraga. All’intervallo la Halley conserva comunque un piccolo margine: 49-47 dopo venti minuti divertenti e combattuti, anche se caratterizzati da qualche errore di troppo da entrambe le parti. Al rientro dagli spogliatoi sono gli ospiti a partire meglio. Un parziale di 4-16 a cavallo tra secondo e terzo quarto porta Nardò avanti 54-49. La Vigor, però, reagisce immediatamente e piazza il break che cambia nuovamente l’inerzia della partita: un devastante 16-0, costruito a suon di triple da Gay e dalle giocate di un incontenibile Milosevic, permette ai padroni di casa di volare sul 65-54 al 26’. Sembra l’allungo decisivo, ma Nardò dimostra di essere squadra di qualità. Fraga prende in mano le operazioni e i granata ricuciono progressivamente lo strappo, tornando a un solo possesso di distanza. All’inizio dell’ultimo quarto il tabellone recita 70-69. È proprio nel momento più delicato che emerge ancora una volta il carattere della Halley. A prendere per mano la squadra è Panzini, che infila due triple pesantissime dalla distanza e riaccende il motore biancorosso. Con il prezioso contributo del solito, imprendibile Milosevic, Matelica torna a +10 sul 82-72 a sei minuti dalla sirena. Questa volta Nardò accusa il colpo. Gli ospiti continuano a lottare fino alla fine, ma la Vigor riesce a controllare il vantaggio e a condurre in porto una vittoria meritata. Finisce 93-86, con Milosevic assoluto protagonista a quota 26 punti, seguito dai 16 di Gay e dai 12 di Panzini. In doppia cifra anche Valle, Liberati e Doneda, tutti fondamentali nel costruire il successo. Una vittoria che vale due punti, naturalmente, ma che soprattutto restituisce alla Halley una prima importante indicazione sul carattere della squadra. In condizioni di assoluta emergenza, la Vigor ha trovato energie, soluzioni e soprattutto disponibilità da parte di tutti. «Sono molto contento e ringrazio i ragazzi perché oggi si sono messi a disposizione in ogni modo – ha commentato coach Barbarossa al termine della gara – in una partita con tante assenze e con enormi problemi di falli. Ci siamo dovuti inventare quintetti anche clamorosi, ma tutti si sono arrangiati e sacrificati e questa è la cosa più importante oggi». Il tecnico invita però a mantenere i piedi ben saldi a terra: «Siamo al 27 settembre e abbiamo avuto una preseason non semplice, ma abbiamo 29 partite davanti, per cui non dobbiamo correre il rischio di esaltarci troppo. Dobbiamo essere lucidi: oggi abbiamo portato a casa i due punti e siamo molto contenti, ma da martedì torniamo a lavorare perché abbiamo enormi margini di crescita». Barbarossa sottolinea poi la capacità della squadra di sopperire alle difficoltà fisiche con energia e spirito di sacrificio: «I ragazzi oggi hanno fatto vedere che l’energia può sopperire a chili e centimetri. È evidente che serva un extrasforzo e che non possa essere una situazione strutturale, però oggi, quando è servito, tutti ci hanno messo quel qualcosa in più ed è molto positivo». Adesso, però, si volta pagina. La Halley è attesa dalla prima trasferta della stagione, domenica prossima sul campo della Tecnoeleva Bari. «Dobbiamo essere bravi in primis nel non montarci la testa – conclude Barbarossa – abbiamo qualità, se riusciamo ad abbinarci la giusta umiltà potremo fare un bel percorso». Per la Halley, dunque, il campionato non poteva iniziare meglio: una vittoria ottenuta contro un’avversaria di valore, nonostante le assenze e le difficoltà, e un primo messaggio chiaro. Questa Vigor ha carattere. HALLEY MATELICA-A9 NARDÒ 93-86Parziali: 21-23, 28-24, 21-20, 23-19. MATELICA: Pacini ne, Valle 10, Panzini 12, Liberati 10, Guidolin 9, Milosevic 26, Mattei ne, Doneda 10, Gay 16, Pierantoni ne. All. Barbarossa. NARDÒ: Bolis 8, Adeola 25, A. Castellitto ne, Valente 5, D’Apice 6, Bartolozzi 5, Fraga 16, Grassi 15, Bissok, Boev 6. All. G. Castellitto. ARBITRI: Piancatelli, Pompei.

Economia

Calzature, nelle Marche export in calo del 9,9%: persi 73 aziende e 1.356 posti di lavoro

Calzature, nelle Marche export in calo del 9,9%: persi 73 aziende e 1.356 posti di lavoro

28/09/2026 11:38

Il calzaturiero marchigiano chiude il primo semestre del 2026 con un bilancio ancora difficile. Nei primi sei mesi dell’anno, infatti, l’export delle Marche è sceso del 9,9% rispetto allo stesso periodo del 2025, fermandosi a 540,3 milioni di euro. A pesare sono soprattutto le difficoltà sui principali mercati internazionali, mentre sul fronte produttivo si registra una contrazione sia del numero delle imprese sia degli occupati. Il dato regionale si inserisce in uno scenario internazionale ancora caratterizzato da instabilità e tensioni geopolitiche. A livello nazionale, il settore calzaturiero ha chiuso il primo semestre con un fatturato in calo del 2,3%, mentre l’export nei primi cinque mesi dell’anno ha segnato una flessione del 2,4%. Nonostante il rallentamento delle vendite all’estero, il saldo commerciale è invece cresciuto del 9,6%, raggiungendo 2,16 miliardi di euro. Per le Marche il quadro appare più complesso. Le prime cinque destinazioni dell’export, che complessivamente rappresentano il 48,1% del totale, mostrano andamenti differenti. La Francia cresce del 4,3%, mentre diminuiscono le esportazioni verso Germania (-3,8%), Stati Uniti (-8,6%), Cina (-19,7%) e Paesi Bassi (-10,7%). Particolarmente pesante è la contrazione registrata verso alcuni mercati extraeuropei. L’export marchigiano di calzature verso il Medio Oriente è diminuito del 33,8%, mentre quello verso la Russia ha registrato un -43,5%. Alle difficoltà sui mercati si aggiunge la contrazione della struttura produttiva. Secondo le stime del Centro Studi Confindustria Accessori Moda, elaborate su dati Infocamere-Movimprese, tra industria e artigianato il numero delle imprese attive – considerando calzaturifici e produttori di parti per calzature – è diminuito di 73 aziende rispetto a dicembre scorso. Ancora più significativo il dato relativo all'occupazione: il saldo è negativo per 1.356 addetti. Sul fronte degli ammortizzatori sociali arriva invece un segnale meno negativo. Le ore di cassa integrazione autorizzate nella filiera della pelle sono diminuite del 20,5%, attestandosi a circa 2,4 milioni di ore. A livello nazionale, Assocalzaturifici sottolinea comunque la capacità del comparto di mantenere una forte presenza sui mercati internazionali. «Il settore calzaturiero italiano continua ad affrontare una congiuntura economica complessa in continuità con il 2025 – commenta la presidente di Assocalzaturifici, Giovanna Ceolini – tiene comunque un certo posizionamento nella manifattura e continua a dimostrare capacità di adattamento e una forte vocazione internazionale». Secondo Ceolini, le imprese stanno reagendo alle tensioni geopolitiche, al rallentamento della domanda e all'aumento dei costi. A rappresentare un elemento di forza resta il saldo commerciale, cresciuto del 9,6% nei primi cinque mesi dell’anno. «È un risultato che testimonia la competitività delle nostre imprese e la capacità del Made in Italy di continuare a creare valore anche in una fase particolarmente difficile», sottolinea la presidente. Qualche segnale positivo arriva anche dal mercato interno. Nel primo semestre gli acquisti delle famiglie italiane di calzature sono aumentati di circa il 2%, sia in volume sia in valore. A trainare la ripresa sono soprattutto le calzature da donna, che registrano una crescita del 4% sia nelle quantità acquistate sia nella spesa. In aumento anche le calzature sportive e le sneakers, che segnano un +1,5% e rappresentano ormai oltre il 42% della spesa complessiva. Per il comparto, dunque, il quadro resta caratterizzato da luci e ombre. Da una parte la capacità del sistema calzaturiero italiano di mantenere un saldo commerciale positivo e di intercettare alcuni segnali di ripresa dei consumi; dall'altra, per le Marche, una contrazione significativa dell’export e un ridimensionamento della base produttiva e occupazionale. Per Assocalzaturifici, la priorità è ora sostenere le imprese attraverso interventi in grado di rafforzare competitività, investimenti e occupazione, così da preservare il ruolo del settore tra le eccellenze del Made in Italy.

Caro carburanti, l’allarme degli autotrasportatori: “Rischiamo di non avere liquidità per fare rifornimento”

Caro carburanti, l’allarme degli autotrasportatori: “Rischiamo di non avere liquidità per fare rifornimento”

25/09/2026 13:15

Il caro carburanti torna a mettere sotto pressione il settore dell’autotrasporto. Una situazione che interessa direttamente anche la provincia di Macerata, dove sono 394 le imprese attive nel trasporto merci, sulle 2.074 complessivamente presenti nelle Marche. Un comparto composto in larga parte da piccole imprese, per le quali il gasolio rappresenta una delle principali voci di costo. Ogni aumento, spiegano gli operatori, si ripercuote quindi immediatamente sulla gestione finanziaria delle aziende. A lanciare l’allarme è Cna Fita, che a livello nazionale chiede al Governo un patto sociale sui carburanti, con misure immediate e strutturali per evitare che l'aumento dei costi finisca per compromettere la continuità operativa delle imprese. «Per un autotrasportatore il carburante non è un costo che può essere rinviato: bisogna fare rifornimento ogni giorno per poter lavorare», sottolinea Nazzareno Latini, imprenditore e presidente degli autotrasportatori Cna Macerata. Il problema, secondo Latini, riguarda soprattutto la liquidità delle aziende di dimensioni più contenute. «Nelle piccole imprese gli aumenti si scaricano immediatamente sui conti e sulla disponibilità finanziaria. Non parliamo quindi soltanto di margini che si riducono: se questa situazione prosegue, per alcune aziende il problema può diventare avere la liquidità sufficiente per mettere il gasolio nei mezzi e continuare a garantire i trasporti». L’autotrasporto rappresenta un anello fondamentale della filiera economica. Ogni giorno garantisce la movimentazione delle merci e collega imprese manifatturiere, artigiane e commerciali, oltre ai settori dell’edilizia e dell’agroalimentare. Per questo Cna Fita riconosce gli interventi già adottati dal Governo, tra crediti d’imposta e misure sulle accise, ma ritiene necessario rafforzare il sostegno al comparto e renderlo maggiormente strutturale. L’allarme dell’associazione non riguarda, in questa fase, l’ipotesi di un fermo organizzato della categoria, considerata una soluzione estrema. Il rischio indicato è piuttosto quello di imprese che, non riuscendo a sostenere i costi anticipati del carburante, possano essere costrette a lasciare i mezzi fermi nei piazzali. Sono sei, secondo Cna Fita, gli interventi prioritari da mettere in campo. La prima richiesta riguarda l’introduzione del fuel surcharge, un meccanismo che consenta di adeguare il prezzo del trasporto all’andamento del costo del carburante, sulla base di criteri pubblici e trasparenti. L’associazione chiede inoltre risorse straordinarie per sostenere la liquidità delle imprese, senza escludere quelle che utilizzano veicoli di minore massa, e procedure più semplici e rapide per l’utilizzo dei crediti d’imposta. Tra le proposte figura anche l’aggiornamento dei valori di riferimento dei costi dell’autotrasporto, con una maggiore precisione nell’indicazione dell’incidenza del carburante e considerando anche i costi dei noli marittimi. Un altro capitolo riguarda la sicurezza: Cna Fita chiede maggiori controlli e tutele nelle aree di sosta e nei parcheggi autostradali per contrastare anche i furti di gasolio. Infine, l’associazione sollecita il Governo a intervenire in sede europea per ottenere misure temporanee sulla tassazione dei carburanti, riducendone il peso fiscale e rivedendo anche le regole relative al gasolio commerciale. «L’aumento del carburante non può ricadere solo ed interamente sull’autotrasportatore», conclude Latini. «Serve una corretta ripartizione dei maggiori costi tra committenti, operatori della logistica e imprese di trasporto, insieme a strumenti rapidi per sostenere la liquidità, soprattutto delle aziende più piccole». Per Cna Macerata, dunque, la priorità è un intervento rapido che consenta di preservare la continuità operativa delle imprese. Una questione che non riguarda soltanto gli autotrasportatori, ma l’intero sistema produttivo, considerando il ruolo che il trasporto su gomma svolge nel garantire ogni giorno la circolazione delle merci.

Scuola e università

San Ginesio, 2,5 milioni per la strada del nuovo Ipsia "Renzo Frau": lavori in vista dell’apertura nel 2027

San Ginesio, 2,5 milioni per la strada del nuovo Ipsia "Renzo Frau": lavori in vista dell’apertura nel 2027

25/09/2026 15:10

Via libera a un finanziamento da 2,5 milioni di euro per via Nunzio Giuliani, la strada comunale che garantisce l’accesso al nuovo plesso dell'Ipsia "Renzo Frau" di San Ginesio. L’intervento servirà a riparare i danni provocati dal sisma e a ripristinare la viabilità in vista dell’ingresso degli studenti nella nuova scuola, previsto per gennaio 2027. L'opera è stata inserita tra gli interventi collegati all'ordinanza speciale numero 9 del 2021, dedicata alla ricostruzione del polo scolastico di San Ginesio. La misura è stata condivisa nella recente Cabina di coordinamento sisma con l’obiettivo di accelerare le procedure e coordinare i lavori sulla strada con quelli del nuovo edificio scolastico, realizzato in collaborazione con la Andrea Bocelli Foundation e ormai prossimo alla conclusione. Il progetto definitivo approvato dal Comune prevede un investimento complessivo di 2,5 milioni di euro, dei quali 1.461.079,20 euro destinati ai lavori e alla sicurezza e 1.038.920,80 euro per le somme a disposizione dell'amministrazione. La progettazione della strada era già stata finanziata nel 2023 con uno stanziamento di 156mila euro. "Con questo intervento interveniamo su un’infrastruttura strettamente connessa al nuovo Ipsia 'Renzo Frau', con l’obiettivo di arrivare pronti all’ingresso degli studenti nel nuovo plesso", ha dichiarato il commissario straordinario alla Ricostruzione sisma 2016 Guido Castelli. "Non avrebbe senso completare una scuola così importante senza garantire contestualmente una viabilità adeguata, sicura e pienamente funzionale". Il sindaco di San Ginesio Giuliano Ciabocco ha sottolineato l'importanza del finanziamento per il percorso di ricostruzione: "L’assegnazione di 2,5 milioni di euro per la sistemazione di via Nunzio Giuliani rappresenta un risultato di grande rilevanza per San Ginesio e per l’intero percorso di ricostruzione del nostro territorio. La nuova sede dell’IPSIA 'Renzo Frau' costituisce un investimento strategico sul futuro della nostra comunità e, proprio per questo, era indispensabile garantire contestualmente una viabilità adeguata, sicura e funzionale all’accesso al nuovo plesso". L'intervento si rende necessario anche alla luce delle condizioni di forte ammaloramento di via Nunzio Giuliani e viale del Tramonto, la viabilità adiacente al nuovo istituto. Inoltre, una parte delle aree interessate dai lavori stradali si sovrappone all’attuale perimetro del cantiere scolastico: sarà quindi necessario coordinare le diverse lavorazioni per evitare interferenze e consentire il completamento delle opere. Per accelerare la realizzazione, il Comune di San Ginesio, in qualità di soggetto attuatore, potrà ricorrere a un appalto integrato, comprendente la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori, avvalendosi delle misure acceleratorie previste dalla disciplina commissariale. L’ordinanza prevede inoltre, qualora ritenuto necessario, la possibilità di ricorrere all’affidamento diretto secondo le deroghe stabilite dal provvedimento.   L’obiettivo è quello di procedere parallelamente sulla scuola e sulla viabilità, così da arrivare a gennaio 2027 con il nuovo IPSIA pronto ad accogliere gli studenti e una strada adeguata a garantire l’accesso al plesso.

Università di Macerata, Domenico Panetta confermato direttore generale

Università di Macerata, Domenico Panetta confermato direttore generale

25/09/2026 13:30

Fiducia e continuità per la guida della macchina amministrativa dell’Università di Macerata. Domenico Panetta è stato confermato direttore generale dell’Ateneo per il triennio 2027-2029. La decisione ha raccolto il consenso unanime sia del Senato accademico sia del Consiglio di amministrazione, a testimonianza dell’apprezzamento per il lavoro svolto nel primo mandato e della volontà di proseguire il percorso avviato negli ultimi tre anni. Panetta era arrivato a Macerata il 1° gennaio 2024. La sua nomina per il triennio 2024-2026 era giunta al termine di una procedura pubblica alla quale avevano partecipato professionisti con elevata qualificazione ed esperienza dirigenziale. Anche allora la proposta del rettore John McCourt aveva ottenuto il consenso unanime degli organi accademici. Nel corso del primo mandato, l’azione della Direzione generale si è concentrata anche sulla riorganizzazione interna della struttura amministrativa e su un ulteriore impulso alla digitalizzazione dei procedimenti, con l’obiettivo di rendere i processi più efficienti, integrati e funzionali alle esigenze della comunità universitaria. “Il voto unanime degli organi esprime con grande chiarezza la fiducia maturata nei confronti del direttore generale e del lavoro condotto insieme in questi anni – commenta il rettore John McCourt –. Domenico Panetta ha saputo accompagnare l’Ateneo in una fase particolarmente intensa, contribuendo alla riorganizzazione interna, al rafforzamento dei processi amministrativi e a una ulteriore spinta verso la digitalizzazione. La sua conferma ci permette di dare continuità a questo lavoro e di affrontare con una struttura amministrativa solida, moderna e sempre più efficiente le sfide e gli obiettivi che ci attendono nei prossimi anni”. “Sono molto grato al rettore, al Senato accademico e al Consiglio di amministrazione per la fiducia che hanno voluto rinnovarmi – dichiara Domenico Panetta –. Considero questo incarico prima di tutto una responsabilità nei confronti dell’intera comunità universitaria. I risultati raggiunti sono il frutto di un lavoro collettivo e della professionalità del personale tecnico-amministrativo e bibliotecario dell’Ateneo. Il prossimo triennio dovrà consentirci di riesaminare, con apertura e senso critico, il percorso compiuto, consolidare quanto realizzato, proseguire nel percorso di innovazione organizzativa e digitale e rendere l’amministrazione sempre più efficace, semplice e capace di sostenere gli obiettivi strategici dell’Università”. Panetta, nato nel 1963 a Melito di Porto Salvo, prima dell’arrivo a Macerata aveva maturato una lunga esperienza nel sistema universitario, lavorando dal 1991 al 2021 all’Università di Brescia e successivamente all’Università di Bergamo, dove aveva ricoperto l’incarico di dirigente dell’Area risorse umane.

Cultura

Lucrezia Ercoli vince il Premio Frontino Montefeltro: è il “Personaggio” della 45ª edizione

Lucrezia Ercoli vince il Premio Frontino Montefeltro: è il “Personaggio” della 45ª edizione

28/09/2026 13:24

Un nuovo importante riconoscimento è stato tributato alla filosofa e docente Lucrezia Ercoli. La direttrice artistica di Popsophia è stata scelta come vincitrice della sezione “Personaggio” della 45ª edizione del Premio Frontino Montefeltro, premio nazionale di cultura nato nel 1981 dalla collaborazione tra Carlo Bo, rettore dell’Università degli Studi di Urbino, e Antonio Mariani, storico sindaco di Frontino. La cerimonia di premiazione si è svolta al Convento di Montefiorentino, nel territorio di Frontino. A consegnare il premio, a nome della giuria, è stata Ebe Francioni, che ha letto le motivazioni del riconoscimento. Un premio che inserisce Ercoli nel prestigioso albo del Premio Frontino Montefeltro, che negli anni ha visto protagonisti esponenti di primo piano della cultura, della scienza, dell’arte e del giornalismo italiano. Tra i nomi più celebri figurano il Nobel Carlo Rubbia, il regista Sergio Leone, il professor Umberto Veronesi e il poeta Mario Luzi, insieme a numerose altre personalità del panorama culturale nazionale, da Gianni Rivera a Goffredo Fofi, Roberto Burioni e Donatella Di Pietrantonio. «Ricevere il Premio Frontino Montefeltro è un grande onore e un grande privilegio – commenta Lucrezia Ercoli – soprattutto perché si tratta di un riconoscimento che negli anni ha saputo costruire una storia culturale importante e un’identità riconoscibile. Farne parte è motivo per me di gratitudine e di responsabilità morale». Per la 45ª edizione, oltre a Lucrezia Ercoli nella sezione “Personaggio”, il Premio ha individuato i vincitori delle diverse categorie. Tra questi figura Sandro Veronesi, premiato nella sezione “Letteratura come vita”. La giuria del Premio è stata presieduta dal rettore dell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”, Giorgio Calcagnini. Il riconoscimento corona un percorso di impegno nella filosofia, nella saggistica e nella divulgazione culturale e si aggiunge al Premio Parmenide, ricevuto poche settimane fa. Un ulteriore riconoscimento che conferma il percorso di Lucrezia Ercoli nella promozione del pensiero contemporaneo e nella valorizzazione del dialogo tra filosofia, cultura pop e società.

Caldarola, sipario sulla nuova stagione teatrale: in cartellone Macchini,  Catà e “Dialettiamoci”

Caldarola, sipario sulla nuova stagione teatrale: in cartellone Macchini, Catà e “Dialettiamoci”

28/09/2026 12:18

Una serata speciale, fatta con il pubblico e per il pubblico, ha alzato ufficialmente il sipario sulla nuova stagione teatrale 2026-2027 del Teatro Comunale di Caldarola. Lontano dalle forme classiche e rigide delle conferenze stampa, il pubblico è stato avvolto in un incontro fatto di musica e parole, arricchito dall'esibizione straordinaria del giovanissimo virtuoso pianista Alberto Cartuccia Cingolani, di soli 9 anni, che ha deliziato la platea con il suo talento e la sua spontaneità. L'evento ha visto la partecipazione del sindaco di Caldarola, Giuseppe Fabbroni, e dei rappresentanti delle amministrazioni comunali di Belforte del Chienti, Camporotondo di Fiastrone, Cessapalombo e Serrapetrona, che insieme compongono la rete dei Cinque Comuni sostenitori dell'iniziativa. Come sottolineato dal sindaco Fabbroni a nome di tutte le istituzioni coinvolte, «il teatro di Caldarola rappresenta il teatro del territorio, a testimonianza di una sinergia culturale salda e condivisa». La complessa macchina organizzativa è curata come sempre dalla Compagnia Teatrale Fabiano Valenti di Treia, con il suo presidente Fabio Macedoni che ne incarna da sempre la vera anima propulsiva. Il ricco cartellone si articola in tre filoni principali che accompagneranno gli spettatori durante tutto l'anno. Si parte con il festival teatrale "Dialettiamoci 15", per il quale è già aperta la campagna abbonamenti su Liveticket. Il programma di dialetto si aprirà sabato 10 ottobre con la Compagnia "G. Lucaroni" di Mogliano in "C'è chi urla, c'è chi strilla. Chi comanda a Villa Arzilla?", proseguirà sabato 17 ottobre con la Compagnia "L'Alternativa" di San Severino Marche in "Chi ce capisce è brau", sabato 24 ottobre con la Compagnia "Don Valerio Fermanelli Luana Moretti" di Camporota di Treia in "La Pinzió", sabato 7 novembre con l'Associazione Teatrale "Briciole d'Arte" di Montefano in "Dietro a 'na nuvola o' sole", per arrivare a sabato 21 novembre con la Compagnia "Sfiguranti de Montesanto" di Potenza Picena in "Lo più pulito porta la rogna" e concludersi sabato 5 dicembre con l'Officina del Teatro Dialettale "Nuovo Oratorio Cristo Re" di Caldarola con "Varietà, che varietà!" e la premiazione delle compagnie. Sempre all'interno di Dialettiamoci si terrà, sabato 12 dicembre alle ore 9, il "Convegno Parlanti e Concorso Scuole" dedicato alla tutela della lingua locale. Il concorso, realizzato con il sostegno della Simonelli Group, vedrà il coinvolgimento attivo degli studenti e, come annunciato dal presidente dell'Unione Montana dei Monti Azzurri Giampiero Feliciotti, sarà intitolato ad Alfonso Leopardi, illustre cittadino caldarolese autore di numerose opere in dialetto. A completare l'offerta culturale, gli appuntamenti ad ingresso gratuito dei "Caffè Letterari", moderati dalla giornalista Giulia Sancricca e accompagnati dalle tisane offerte dall'Erboristeria Il Mondo delle Erbe. Gli incontri toccheranno diversi spazi dei Cinque Comuni: venerdì 20 novembre alla Caffetteria del teatro di Caldarola con "L'assessora inattesa" di Rita Soccio; venerdì 18 dicembre al Vecchio Mulino del Borgo di Serrapetrona con "Manuale di sopravvivenza 2" di Roberto Scorcella; venerdì 29 gennaio 2027 all'Ex Oratorio di Belforte del Chienti con "La taverna dei tre poeti. Cecco e Guido a disputar con cielo di donne e vino" di Giuseppe Porzi; venerdì 12 febbraio alla Mediateca comunale di Camporotondo con "Carpe diem, se puoi sognarlo puoi farlo" di Federico Piancatelli; venerdì 19 febbraio al Giardino delle Farfalle di Cessapalombo con "Trilogia delle ossessioni" di Adrian Bravi; infine, venerdì 12 marzo si tornerà alla Caffetteria del teatro di Caldarola con "Ciò che resta dell'amore" di Gianluca Minocchi. Infine, la rassegna di prosa "Brillanti a Teatro", giunta alla 3ª edizione, per la quale la campagna abbonamenti aprirà più avanti, offrirà sette appuntamenti domenicali nel 2027: si parte il 17 gennaio con Piero Massimo Macchini in "D'Io (la D è muta)"; il 31 gennaio con il Gruppo Teatrale Pedaso in "Maldamore"; il 14 febbraio con Baroni Rampanti in "Venere in pelliccia"; il 28 febbraio con il Gruppo Teatrale "Il Focolare" di Loreto in "Il matrimonio mancato"; il 14 marzo con la Compagnia "Teatro del Sorriso" di Ancona in "La magnolia e il giardiniere"; per chiudersi il 21 marzo con Cesare Catà nella lezione-spettacolo "Tue so' le laude”. Ci sarà poi il quarto filone chiamato “Altri percorsi” che interesserà soprattutto serate di musica e folk: un cartellone in cui confluiranno gli appuntamenti che non rientrano nel dialetto e nel teatro brillante.

Eventi

Avulss Loro Piceno compie 25 anni: "Il dono del tempo" per celebrare una storia di comunità

Avulss Loro Piceno compie 25 anni: "Il dono del tempo" per celebrare una storia di comunità

28/09/2026 13:00

 Venticinque anni di volontariato, relazioni e servizio alla comunità. È un traguardo importante quello che si appresta a celebrare Avulss Odv Loro Piceno, che sabato 3 ottobre propone una giornata aperta a tutta la cittadinanza per festeggiare un quarto di secolo di attività. L’iniziativa, promossa da Avulss Odv Loro Piceno con il patrocinio del Comune di Loro Piceno e il sostegno di Csv Marche, sarà un’occasione per ripercorrere la storia dell’associazione, ma anche per guardare al futuro e al ruolo che il volontariato può continuare ad avere nella comunità. Il programma prenderà il via alle 9.30 all’Orto dei Pensieri con l’appuntamento “Il dono del tempo. 25 anni di Avulss”. Sarà questo il momento dedicato alla storia dell’associazione, attraverso la proiezione di un video con immagini e attività realizzate nel corso degli anni, i saluti delle autorità e dei rappresentanti Avulss e l’intervento della presidente. Alle 10.30 spazio a “Volontariato bene comune”, un incontro rivolto alle associazioni di volontariato attive sul territorio di Loro Piceno. L’obiettivo è favorire la conoscenza reciproca, condividere esperienze e individuare nuove possibilità di collaborazione, anche attraverso momenti formativi comuni con il supporto di Csv Marche. Tra le ipotesi anche la nascita di un coordinamento territoriale. Un momento particolarmente significativo è previsto alle 12 nel piazzale San Francesco, dove sarà presentato il nuovo pulmino donato dalla Fondazione Ing. Agar Bonati Sorbatti. Il mezzo permetterà ad Avulss di disporre di un veicolo moderno e adeguato per i numerosi servizi rivolti ai cittadini del territorio. Seguirà alle 12.30, nel chiostro di San Francesco, un momento conviviale con un aperitivo. La festa riprenderà nel pomeriggio. Alle 15, al Parco Girone, è in programma “Gioia: modalità on”, incontro condotto da Silvia Marchionni e dedicato al valore terapeutico della gioia. L’attività sarà rivolta in particolare ai giovani e proporrà un percorso attraverso strumenti di teatroterapia e comicoterapia, con l’obiettivo di avvicinare i partecipanti all’animazione sociale e alla relazione d’aiuto. Alle 16, nel chiostro di San Francesco, sarà invece il momento di “Pomeriggio al chiostro”, iniziativa pensata per favorire l’incontro tra generazioni. Le nonne insegneranno a preparare la pasta fatta in casa, mentre “Mi filo di te” proporrà attività di uncinetto e Afam animerà il pomeriggio con giochi e canzoni per grandi e bambini. Alle 18.30 sarà celebrata la Santa Messa in ricordo dei volontari scomparsi. La giornata si concluderà alle 19.15, in piazza Matteotti, con una merenda aperta ai partecipanti. I 25 anni di Avulss rappresentano dunque non soltanto un anniversario da festeggiare, ma anche l’occasione per rimettere al centro il valore del volontariato come bene comune: uno strumento capace di costruire relazioni, rispondere ai bisogni delle persone e rafforzare i legami all’interno della comunità.

San Ginesio, nuovo manto allo stadio Corridoni: investimento da 700 mila euro

San Ginesio, nuovo manto allo stadio Corridoni: investimento da 700 mila euro

28/09/2026 12:00

Un “Cambio di passo” sul campo, ma anche nel percorso di ricostruzione e rilancio dei territori colpiti dal sisma. È stato inaugurato domenica pomeriggio (27 settembre) a San Ginesio il nuovo manto erboso dello stadio “Mario Corridoni”, riqualificato nell’ambito del CIS – Contratto Istituzionale di Sviluppo Sisma, con un investimento di circa 700 mila euro. L’intervento rientra nel progetto che vede San Ginesio Comune capofila insieme a Colmurano, Corridonia, Gualdo, Loro Piceno, Ripe San Ginesio, Sant’Angelo in Pontano e Urbisaglia, otto Comuni uniti in un programma di riqualificazione e rilancio del territorio del valore complessivo di circa 10 milioni di euro. A inaugurare simbolicamente il nuovo terreno di gioco, con il calcio d’inizio, è stato il Commissario Straordinario alla Ricostruzione Sisma 2016 Guido Castelli, che ha partecipato al primo torneo “Cambio di passo”. In campo le rappresentative dei sindaci, dei Carabinieri, dell’Ordine degli Ingegneri e una rappresentativa dell’ASD Calcio San Ginesio. Il quadrangolare ha trasformato l’inaugurazione in un momento di incontro tra istituzioni, professionisti, forze dell’ordine e comunità, riconoscendo nello sport e nella convivialità gli strumenti per rafforzare i legami sul territorio. Presenti tra gli altri anche il presidente della Provincia di Macerata Alessandro Gentilucci e, in rappresentanza della Regione Marche, il consigliere regionale Pierpaolo Borroni. «Il nome scelto per questo torneo, “Cambio di passo”, racconta bene quello che stiamo facendo – dichiara il Commissario Guido Castelli –. Negli ultimi tre anni la ricostruzione ha cambiato passo e oggi, accanto alla riparazione e alla ricostruzione materiale di case ed edifici pubblici, dobbiamo continuare a investire sulla qualità della vita, sui servizi e sulle opportunità che rendono questi territori attrattivi e capaci di guardare al futuro. Il CIS va esattamente in questa direzione: mette insieme i Comuni e costruisce una strategia comune di sviluppo. Restituire ai ragazzi e alle famiglie un impianto sportivo riqualificato significa ricostruire comunità. San Ginesio, con il secondo intervento concluso e con i nuovi cantieri già partiti, dimostra concretamente che questa strategia sta diventando realtà». Per San Ginesio si tratta dunque del secondo intervento del CIS portato a termine, dopo l’acquisto dell’Albergo Centrale, destinato a rafforzare l’accoglienza e l’offerta turistica. Sono invece già partiti i lavori per il “Parco lineare”, un percorso di quasi quattro chilometri di pista ciclopedonale intorno alle mura storiche, con aree attrezzate e spazi gioco dedicati ai bambini. Commenta il sindaco di San Ginesio Giuliano Ciabocco: «Una giornata importante per San Ginesio, perché inauguriamo il nuovo manto erboso dello stadio “Mario Corridoni”, un intervento che rende la struttura più funzionale e rafforza gli spazi dedicati allo sport e alla socialità. Un risultato che si inserisce nel percorso di investimenti portato avanti dall’Amministrazione. Desidero ringraziare il Commissario Straordinario alla Ricostruzione Sisma 2016, Sen. Guido Castelli, per la presenza e per l’attenzione riservata al nostro territorio. Grazie anche alla Regione Marche e a tutte le istituzioni e gli enti coinvolti, tra i quali Coni e Figc. Con questa inaugurazione prende il via anche la raccolta fondi “A tutta salute – San Ginesio cardioprotetta”, per acquistare e mettere in funzione nuovi defibrillatori in punti strategici del territorio comunale, rafforzando prevenzione e sicurezza. “Cambio di passo” rappresenta una visione più ampia: vogliamo una San Ginesio che torni ad essere pienamente vissuta, nei suoi spazi, nelle sue piazze e nelle occasioni di incontro. Una città più viva e partecipata, capace di ritrovare senso di appartenenza e guardare con fiducia al futuro».

Curiosità

Leo Gassmann incontra il suo hairstylist a Belforte: “Qui mi sento a casa”

Leo Gassmann incontra il suo hairstylist a Belforte: “Qui mi sento a casa”

26/09/2026 11:19

 Dal palco di Foligno a Belforte del Chienti, per una tappa speciale legata a un rapporto professionale che dura ormai da diversi anni. Il cantautore Leo Gassmann ha fatto visita al salone Idea Due Hair Styling di Andrea Rilli, accogliendo l’invito del professionista che dal 2020, anno della partecipazione e della vittoria a Sanremo Giovani, si occupa della sua acconciatura nelle esperienze sanremesi. Un legame nato dietro le quinte del Festival e consolidatosi negli anni, accompagnando le diverse partecipazioni di Gassmann alla kermesse musicale. Rilli e il suo team sono infatti da tempo tra i professionisti dell’hairstyling impegnati a Sanremo, portando nella manifestazione musicale italiana anche l’esperienza maturata a Belforte del Chienti. Ad accogliere il giovane artista nel salone c’era anche il sindaco Alessio Vita, che ha condiviso con Gassmann, Rilli, il team e alcuni clienti un momento di convivialità. Inevitabili selfie, fotografie e video con l’artista, che si è concesso con disponibilità agli scatti e agli incontri. Nel corso della visita, Rilli – che nel territorio è anche presidente di Confartigianato Tolentino – ha voluto omaggiare Gassmann con alcune opere realizzate da artigiani locali, in un incontro che ha unito musica, professionalità e valorizzazione del territorio. Tra Rilli e Gassmann c'è anche un'altra particolare affinità: entrambi sono figli d'arte, cresciuti in famiglie legate a figure affermate nei rispettivi ambiti professionali. «Essere figli d’arte significa avere la fortuna di crescere accanto a persone che hanno costruito qualcosa di importante – ha spiegato Rilli – ma anche sapere che per affermarsi con il proprio talento bisogna spesso lavorare ancora di più per uscire dall’ombra di chi ci ha preceduto. È una condizione che conosco e che condivido con Leo, al quale sono legato professionalmente da diversi anni. Per questo sono stato particolarmente felice di poterlo accogliere qui, a Belforte, insieme a tutto il mio team». Il sindaco Vita ha sottolineato soprattutto il valore umano dell'incontro e il legame costruito nel tempo tra il professionista belfortese, il suo team e l'artista. «È stato bellissimo vedere il rapporto che si è creato in questi anni tra Andrea, il suo team e Leo Gassmann – ha commentato il sindaco –. Al di là dell’artista, abbiamo incontrato un ragazzo speciale, che ha dimostrato grande disponibilità e umiltà». Per il primo cittadino, la visita rappresenta anche un'occasione per sottolineare il valore del lavoro svolto da Rilli fuori dal territorio: «Quando lavorano fuori dal nostro territorio, professionisti come Andrea riescono a portare con sé non soltanto la loro professionalità, ma anche l’accoglienza, il calore e il valore di Belforte del Chienti». Prima di lasciare il paese, il sindaco ha consegnato a Gassmann una riproduzione di Belforte del Chienti, invitandolo a tornare per conoscere più da vicino il borgo. I tempi stretti, legati all'impegno serale dell'artista a Foligno, non hanno consentito una visita più lunga. Ma l'invito è già partito: Belforte aspetta Leo Gassmann per una prossima occasione.    

AI, le big tech chiedono di rallentare. Il professor Corradini: "Non dobbiamo fermarla, ma governarla"

AI, le big tech chiedono di rallentare. Il professor Corradini: "Non dobbiamo fermarla, ma governarla"

21/09/2026 11:30

Rallentare la corsa all'intelligenza artificiale per avere più tempo da dedicare alla sicurezza e al controllo. È l'appello che è arrivato, qualche giorno fa, proprio da alcuni dei protagonisti dello sviluppo dell'AI. Dario Amodei, cofondatore e ceo di Anthropic, ha chiesto di ridurre il ritmo con cui vengono migliorate le capacità dei modelli più avanzati. Una posizione alla quale si è detto d'accordo anche Sam Altman, ceo di OpenAI. Alla base delle preoccupazioni ci sono anche alcuni incidenti emersi durante i test dei sistemi più avanzati. In un caso citato nelle ultime settimane, un modello sperimentale di OpenAI sarebbe riuscito ad aggirare le barriere che avrebbero dovuto mantenerlo isolato da Internet, arrivando ad accedere a sistemi esterni. Episodi che hanno riacceso il dibattito sulla capacità di mantenere sotto controllo modelli sempre più autonomi. Amodei ha parlato di rischi “gravi” e ha sostenuto la necessità di lasciare più spazio a test, sicurezza e supervisione. Il ceo di Anthropic ha anche affermato che, senza adeguate misure di sicurezza, l'AI potrebbe arrivare nei prossimi 6-12 mesi ad avere un controllo molto maggiore delle infrastrutture Internet. Nelle stesse ore Anthropic ha inoltre riferito di aver bloccato l'utilizzo di Claude da parte di un gruppo legato all'Iran per attività di raccolta e analisi di informazioni sulla Marina statunitense. Non tutti, però, hanno utilizzato gli stessi toni o espresso le stesse valutazioni. Elon Musk, in un primo momento, aveva definito una possibile “messa in scena” le dichiarazioni più allarmistiche di alcuni ricercatori di Anthropic sui rischi estremi dell'intelligenza artificiale. Pochi giorni dopo, però, lo stesso Musk ha scritto di essere d'accordo con Dario Amodei sulla necessità di rallentare il ritmo di sviluppo delle tecnologie di frontiera. Anche Sam Altman ha sostenuto la necessità di gestire con maggiore attenzione i tempi di sviluppo e ha appoggiato l'idea di valutatori indipendenti. Il dibattito, quindi, non si divide semplicemente tra chi considera l'AI un pericolo e chi invece nega i rischi: anche all'interno dell'industria le posizioni possono cambiare e concentrarsi soprattutto su come conciliare innovazione, sicurezza e controllo. Il punto, quindi, non è soltanto chiedersi se l'intelligenza artificiale possa arrivare a scenari estremi, ma capire quanto velocemente stiano crescendo le sue capacità rispetto alla nostra capacità di controllarle. E soprattutto se sia possibile conciliare la necessità di innovare con quella di garantire sicurezza e supervisione. Per provare a distinguere i rischi concreti dagli scenari più estremi e capire cosa significhi davvero rallentare lo sviluppo dell'AI, abbiamo intervistato il professor Flavio Corradini, docente di informatica ed ex rettore dell'Università di Camerino, al quale abbiamo rivolto quattro domande. Professor Corradini, partiamo proprio dall'appello arrivato dai vertici di Anthropic e OpenAI: è davvero necessario rallentare la corsa all'intelligenza artificiale? "La questione posta è interessante, ma molto complessa. I fattori in gioco sono numerosi e di natura diversa. Esiste senza dubbio un problema tecnico reale, poiché la velocità con cui evolvono i modelli rischia di superare la capacità delle nostre attuali metodologie di validazione, verifica e controllo. Non possiamo però ignorare che questi appelli provengono dai vertici delle aziende che oggi occupano posizioni dominanti nel mercato e che dispongono di conoscenze privilegiate sulle potenzialità e sulle vulnerabilità dei propri sistemi. È quindi legittimo domandarsi se, accanto alle autentiche preoccupazioni per la sicurezza, non vi sia anche l’interesse a tutelare le posizioni acquisite. Un rallentamento imposto attraverso vincoli normativi e operativi molto onerosi potrebbe infatti creare nuove barriere all’ingresso e rendere più difficile ai nuovi concorrenti recuperare il divario. Non credo che dovremmo avere paura dell’intelligenza artificiale. Dovremmo però avere rispetto per la sua potenza. La vera sfida non è fermarla, ma svilupparla abbastanza rapidamente da generare valore e abbastanza responsabilmente da mantenerla sotto un effettivo controllo umano. Ciò significa anche fare in modo che le metodologie di verifica e i test di sicurezza evolvano almeno alla stessa velocità dei modelli e accompagnino ogni fase del loro rilascio". Uno dei timori riguarda la crescente autonomia dei sistemi e la possibilità che possano aggirare i meccanismi di sicurezza e interagire con Internet. Quanto è realistico questo scenario e qual è oggi il vero limite nel controllo dell'AI? "Lo scenario di una perdita di controllo “in stile fantascientifico” non rappresenta la minaccia più immediata. Il vero limite, oggi, risiede nella distanza tra la nostra capacità di costruire modelli sempre più potenti e la nostra capacità di comprenderne pienamente il funzionamento, prevederne il comportamento in situazioni nuove e garantire che perseguano gli obiettivi assegnati entro i limiti stabiliti. Gli episodi nei quali alcuni sistemi, durante test controllati, hanno aggirato barriere di isolamento non dimostrano che l’intelligenza artificiale abbia sviluppato una propria volontà o una coscienza. Mostrano, piuttosto, che quando assegniamo a un algoritmo un obiettivo complesso e gli consentiamo di utilizzare strumenti, per esempio navigare in Internet o eseguire codice, esso può individuare strategie inattese e non previste da chi lo ha progettato. Non è il segno di una ribellione, ma un problema tecnico di controllo, reso più serio dalla crescente capacità operativa dei sistemi. Questi episodi, dunque, non ci parlano soltanto delle capacità dell’intelligenza artificiale, ma mettono anche in evidenza la possibile vulnerabilità degli strumenti, delle applicazioni e dei sistemi di protezione che utilizziamo già oggi. La sicurezza, pertanto, non può dipendere soltanto dalle istruzioni impartite al modello. Servono limiti tecnici esterni, come accessi minimi e temporanei, separazione degli ambienti, autorizzazione umana per le azioni più critiche, registrazione delle operazioni, monitoraggio continuo e possibilità di interrompere immediatamente il sistema. Non dobbiamo limitarci a confidare nel fatto che l’AI “obbedisca”. Dobbiamo progettare l’ambiente affinché, anche quando il sistema sbaglia o individua una strada imprevista, non possa produrre conseguenze irreversibili. Il controllo umano non si perde necessariamente da un giorno all’altro. Può erodersi gradualmente, se accettiamo di sacrificare trasparenza e supervisione in nome della velocità di adozione. Sarebbe sbagliato sia presentare come certa una futura catastrofe, sia concludere che non esista alcun rischio. L’intelligenza artificiale è una delle tecnologie più potenti mai sviluppate e richiede livelli di responsabilità, trasparenza e controllo adeguati alla portata delle sue possibili conseguenze". Diversi esperti chiedono anche regole e standard di sicurezza comuni tra le aziende. È possibile rallentare lo sviluppo dell'AI in un settore dove la competizione tecnologica è così forte? "Un rallentamento generale e coordinato dello sviluppo dell’intelligenza artificiale è difficilmente realizzabile. La competizione non coinvolge soltanto le aziende, ma anche Stati e aree geopolitiche che considerano l’AI una tecnologia strategica. Se un’impresa o un Paese decidesse unilateralmente di fermarsi, altri potrebbero continuare ad avanzare. Tutti avrebbero interesse a una maggiore sicurezza, ma ciascuno teme di perdere terreno rispetto agli altri. Questo non significa, però, che non sia possibile intervenire. Più che pretendere di rallentare indiscriminatamente lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, occorre stabilire condizioni comuni per lo sviluppo e soprattutto per l’immissione sul mercato dei sistemi più avanzati. Standard condivisi di valutazione, test indipendenti, obblighi di segnalazione degli incidenti, tracciabilità e requisiti minimi di sicurezza possono impedire che la competizione si trasformi in una corsa al rilascio più rapido a scapito dell’affidabilità. È quanto già avviene in altri settori ad alto rischio. Un nuovo aereo deve essere certificato prima di trasportare passeggeri, un farmaco deve superare sperimentazioni e controlli prima di essere commercializzato e un impianto nucleare deve rispettare rigorosi requisiti di sicurezza. Anche nel sistema delle carte di credito, banche, circuiti e operatori tecnologici continuano a competere, ma devono rispettare standard condivisi per la protezione dei dati, l’autenticazione delle operazioni e la gestione delle frodi. In tutti questi casi le regole non eliminano la competizione e l’innovazione, ma stabiliscono una soglia di sicurezza al di sotto della quale non è consentito operare. Le regole, inoltre, dovrebbero essere proporzionate alle capacità e ai rischi dei sistemi. Imporre gli stessi obblighi a una piccola impresa che sviluppa un’applicazione circoscritta e a una grande azienda che realizza modelli utilizzabili su scala globale sarebbe inefficace e potrebbe rafforzare proprio gli operatori già dominanti. Non è quindi realistico immaginare un unico freno azionato contemporaneamente in tutto il mondo. È invece possibile concordare regole comuni per governare la competizione. Non si tratta di fermare la corsa, ma di impedire che la sicurezza diventi il terreno sul quale risparmiare per arrivare prima e che, per vincere, qualcuno sia incentivato a rinunciare ai controlli essenziali". Infine, guardando alla nostra vita quotidiana: quali sono i rischi dell'intelligenza artificiale ai quali dovremmo prestare maggiore attenzione già oggi, senza però cadere negli allarmismi? "I rischi ai quali dovremmo prestare maggiore attenzione sono probabilmente meno spettacolari di quelli raccontati dalla fantascienza, ma sono già concretamente presenti nella nostra quotidianità. Il primo è l’eccesso di fiducia. I sistemi di intelligenza artificiale producono risposte ben costruite e molto convincenti anche quando contengono errori, informazioni inventate o interpretazioni distorte. Il pericolo aumenta quando iniziamo ad affidare a questi strumenti decisioni delicate che riguardano la salute, il lavoro, l’accesso al credito, l’istruzione o i diritti delle persone senza un’effettiva verifica umana. Un secondo rischio riguarda la manipolazione dell’informazione e la sicurezza informatica. Testi, immagini, clonazioni vocali e video artificiali sono sempre più facili da generare su vasta scala e sempre più difficili da distinguere da contenuti autentici. Questo apre la strada a truffe sofisticate, furti di identità, campagne di disinformazione e forme di condizionamento personalizzato. Non significa che non potremo più credere a nulla, ma che dovremo sviluppare una nuova alfabetizzazione digitale e imparare a verificare le fonti, la provenienza e il contesto dei contenuti. Dobbiamo poi prestare particolare attenzione ai dati che forniamo a questi strumenti. Inserire informazioni personali, documenti riservati o dati aziendali in un sistema di AI può esporli a utilizzi non previsti. A questo si aggiunge il fatto che i modelli, essendo addestrati anche su dati storici, possono riprodurre discriminazioni e pregiudizi già presenti nella società, restituendoci risultati che sembrano neutrali e oggettivi, ma che in realtà non lo sono. Vi è poi un ulteriore rischio, forse il più urgente dal punto di vista economico e sociale, del quale si parla ancora troppo poco. È la nascita di un nuovo e profondo “AI Divide”. L’intelligenza artificiale non è soltanto un acceleratore di produttività, ma anche un moltiplicatore di competitività. Chi impara a integrarla rapidamente ed efficacemente nei propri processi, che si tratti di un’impresa, di un professionista, di un territorio o di un intero Paese, può accumulare un vantaggio crescente. Chi rimane indietro, non dispone delle competenze necessarie o sceglie semplicemente di ignorarla rischia invece una progressiva marginalizzazione. Esiste infine un rischio più silenzioso. È quello di delegare progressivamente non soltanto le attività ripetitive, ma anche la capacità di leggere, scrivere, valutare, scegliere e assumerci la responsabilità delle nostre decisioni. L’indebolimento del pensiero critico è un pericolo concreto. L’intelligenza artificiale ha un potenziale straordinario e può ampliare enormemente le nostre capacità, ma nelle decisioni che incidono sulle persone non deve sostituire il giudizio e la responsabilità umani. Non possiamo permetterci né di guardarla con diffidenza pregiudiziale né di adottarla in maniera acritica. La vera sfida istituzionale e formativa consiste nel democratizzare l’accesso all’AI e la conoscenza dei suoi meccanismi, affinché diventi uno strumento di emancipazione e crescita per tutti e non una leva capace di accentuare le disuguaglianze. Dobbiamo imparare a utilizzarla con consapevolezza, sapendo quando fidarci, quando verificare e quando la decisione deve restare interamente nostra".  

Varie

Civitanova, 78mila euro per sistemare la copertura del palazzetto dello sport

Civitanova, 78mila euro per sistemare la copertura del palazzetto dello sport

28/09/2026 12:30

La Giunta comunale di Covotanova Marche ha approvato l’intervento di manutenzione straordinaria per la sistemazione della copertura del palazzetto dello sport di via Ginocchi, nel quartiere Risorgimento. Le ricorrenti infiltrazioni d’acqua hanno danneggiato parte del rivestimento, per cui è necessario procedere con la rimozione parziale del manto, la realizzazione di una guaina impermeabilizzante e un parapetto come dispositivo di protezione collettivo. Lo scorso anno, l’immobile era stato oggetto di un altro importante intervento di manutenzione straordinaria per rinnovare le componenti dell’impianto idrico e antincendio e di altre opere migliorative che hanno reso l’impianto a norma per lo svolgimento dell’attività sportiva. L’importo complessivo per la riqualificazione del manto di copertura è di Euro 78.000,00.

L'arte dell'attesa e la lezione del mare: la vela insegna a ritrovare la rotta

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Di fronte all’isolamento digitale e all’ossessione contemporanea per il controllo, la tappa napoletana della Louis Vuitton America’s Cup ci ha regalato una lezione tanto inattesa quanto preziosa. Nel Golfo l'orizzonte è immobile, il vento tarda ad arrivare e il programma delle regate slitta di ora in ora. Un tempo mortificante per la nostra società dell'istantaneo, ma una palestra di vita per i giovani atleti in gara. Qui lo sport insegna alle nuove generazioni una virtù ormai dimenticata: l’arte di saper aspettare, dominare l’ansia e affidarsi a ciò che non si può governare. Non ci sono motori da accendere, né algoritmi da interrogare: manca semplicemente l’aria. I ragazzi delle imbarcazioni: italiani, francesi, svizzeri, neozelandesi, americani, sono rimasti tutti sospesi in un tempo vuoto, che per un ventenne di oggi ha del quasi inconcepibile. Abituati alla risposta immediata ad ogni impulso, il mare ci insegna un’ inversione di marcia sia spirituale che mentale. Qui è la natura a dettare le regole, e il velista lo sa bene: contro gli elementi non si vince imponendosi, ma imparando ad assecondarli. Osservare questi giovani nel gestire l'imprevisto offre un'incredibile lezione di maturità emotiva. Per essere fiduciosi e pronti hanno imparato a rimanere saldi, senza disperdere energie mentali. Trasformare il tempo morto in concentrazione pura è un esercizio di disciplina interiore che travalica i confini dello sport. In barca non ci si può rifugiare dietro uno schermo né isolarsi nella propria solitudine. La presenza fisica deve essere assoluta, e la gestione della pressione personale diventa immediatamente una responsabilità collettiva. Ci si affida al compagno di squadra come ci si affida alle correnti. Lo sport ci ricorda che la vera forza giovanile non sta nel piegare il mondo ai propri desideri, ma nel conoscere i propri limiti, e nel non perdere la bussola di fronte all'imprevisto.

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