A dieci anni dal terremoto del 2016, lo scenario che ci si sarebbe aspettati per la ricostruzione è inevitabilmente diverso da quello che oggi si presenta davanti agli occhi di cittadini, amministratori e lavoratori. Un percorso lungo, fatto di attese e cantieri ancora aperti, che ora deve fare i conti con l'inchiesta Ricostruzione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Ancona, con otto arresti e 51 indagati. Una vicenda giudiziaria che rischia di segnare ulteriormente un territorio ancora in attesa di tornare alla normalità.
A Tolentino, uno dei Comuni maggiormente interessati dagli interventi post-sisma, la preoccupazione è che l'inchiesta finisca per rallentare i lavori. Tra gli arrestati figura l'imprenditore Enrico Crucianelli, la cui azienda è impegnata in numerosi cantieri della ricostruzione. Intanto, Crucianelli ha lasciato la carica di amministratore unico della Crucianelli Rest Edile, con la nomina di Luca Mira al suo posto.
A fare il punto è il sindaco di Tolentino, Mauro Sclavi, che invita a tenere alta l'attenzione sulle conseguenze concrete della vicenda: «L'auspicio che ho è quello di non far fermare la ricostruzione. Il terremotato vuole rientrare a casa, l'operaio vuole essere pagato, i fornitori vogliono essere pagati». La necessità, ribadisce, è quella di consentire alla magistratura di fare il proprio corso senza compromettere la continuità dei cantieri.
La preoccupazione riguarda soprattutto i lavoratori e le imprese coinvolte. Nei giorni scorsi, tre operai erano saliti su una gru in piazza San Nicola per protestare contro il mancato pagamento degli stipendi. Proprio da quella mobilitazione era nato il confronto in Prefettura, svoltosi nel pomeriggio di ieri, che ha inevitabilmente affrontato anche gli sviluppi dell'inchiesta.
«Abbiamo parlato di cosa accadrà dopo. L'interesse è cercare di non far fermare questa macchina, questo volano che ormai gira», spiega Sclavi. Il sindaco ribadisce tuttavia che gli sviluppi dipenderanno anche dalle valutazioni degli organi competenti, dalla magistratura alla Dda.
Sulla decisione di Enrico Crucianelli di lasciare la guida dell'azienda, Sclavi mantiene una posizione prudente. «Se l'ha fatto per mettere a disposizione la ditta e tutelare i suoi lavoratori e coloro che devono rientrare a casa, è un bel gesto. Dobbiamo però capire dove ci porterà».
Il Comune, assicura il sindaco, è pronto a svolgere un ruolo di mediazione, se necessario, affinché siano tutelati sia i lavoratori sia le famiglie che attendono di rientrare nelle proprie abitazioni.
Sul fronte politico, Sclavi invita a evitare contrapposizioni che rischiano di distogliere l'attenzione dal problema principale: «Al di là delle appartenenze politiche, che sono legittime, bisognerebbe essere più solidali verso un problema sociale, che riguarda gli uomini e le donne che vivono e lavorano in questo territorio. La politica faccia la politica, ma non cavalchi o strumentalizzi qualcosa che può ledere questa società e questi cittadini».
Il messaggio finale è rivolto a chi, dopo dieci anni, aspetta ancora di riprendere in mano la propria vita: «I lavoratori hanno la loro vita: se togliamo loro la possibilità di avere uno stipendio, la loro vita cambia. Coloro che devono rientrare a casa hanno la loro vita e la loro speranza: se togliamo loro la speranza, la loro vita cambia». La priorità, per il sindaco, resta quindi una sola: fare chiarezza sulle responsabilità senza fermare la ricostruzione.
A dieci anni dal terremoto del 2016, lo scenario che ci si sarebbe aspettati per la ricostruzione è inevitabilmente diverso da quello che oggi si presenta davanti agli occhi di cittadini, amministratori e lavoratori. Un percorso lungo, fatto di attese e cantieri ancora aperti, che ora deve fare i conti con l'inchiesta Ricostruzione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Ancona, con otto arresti e 51 indagati. Una vicenda giudiziaria che rischia di segnare ulteriormente un territorio ancora in attesa di tornare alla normalità.
A Tolentino, uno dei Comuni maggiormente interessati dagli interventi post-sisma, la preoccupazione è che l'inchiesta finisca per rallentare i lavori. Tra gli arrestati figura l'imprenditore Enrico Crucianelli, la cui azienda è impegnata in numerosi cantieri della ricostruzione. Intanto, Crucianelli ha lasciato la carica di amministratore unico della Crucianelli Rest Edile, con la nomina di Luca Mira al suo posto.
A fare il punto è il sindaco di Tolentino, Mauro Sclavi, che invita a tenere alta l'attenzione sulle conseguenze concrete della vicenda: «L'auspicio che ho è quello di non far fermare la ricostruzione. Il terremotato vuole rientrare a casa, l'operaio vuole essere pagato, i fornitori vogliono essere pagati». La necessità, ribadisce, è quella di consentire alla magistratura di fare il proprio corso senza compromettere la continuità dei cantieri.
La preoccupazione riguarda soprattutto i lavoratori e le imprese coinvolte. Nei giorni scorsi, tre operai erano saliti su una gru in piazza San Nicola per protestare contro il mancato pagamento degli stipendi. Proprio da quella mobilitazione era nato il confronto in Prefettura, svoltosi nel pomeriggio di ieri, che ha inevitabilmente affrontato anche gli sviluppi dell'inchiesta.
«Abbiamo parlato di cosa accadrà dopo. L'interesse è cercare di non far fermare questa macchina, questo volano che ormai gira», spiega Sclavi. Il sindaco ribadisce tuttavia che gli sviluppi dipenderanno anche dalle valutazioni degli organi competenti, dalla magistratura alla Dda.
Sulla decisione di Enrico Crucianelli di lasciare la guida dell'azienda, Sclavi mantiene una posizione prudente. «Se l'ha fatto per mettere a disposizione la ditta e tutelare i suoi lavoratori e coloro che devono rientrare a casa, è un bel gesto. Dobbiamo però capire dove ci porterà».
Il Comune, assicura il sindaco, è pronto a svolgere un ruolo di mediazione, se necessario, affinché siano tutelati sia i lavoratori sia le famiglie che attendono di rientrare nelle proprie abitazioni.
Sul fronte politico, Sclavi invita a evitare contrapposizioni che rischiano di distogliere l'attenzione dal problema principale: «Al di là delle appartenenze politiche, che sono legittime, bisognerebbe essere più solidali verso un problema sociale, che riguarda gli uomini e le donne che vivono e lavorano in questo territorio. La politica faccia la politica, ma non cavalchi o strumentalizzi qualcosa che può ledere questa società e questi cittadini».
Il messaggio finale è rivolto a chi, dopo dieci anni, aspetta ancora di riprendere in mano la propria vita: «I lavoratori hanno la loro vita: se togliamo loro la possibilità di avere uno stipendio, la loro vita cambia. Coloro che devono rientrare a casa hanno la loro vita e la loro speranza: se togliamo loro la speranza, la loro vita cambia». La priorità, per il sindaco, resta quindi una sola: fare chiarezza sulle responsabilità senza fermare la ricostruzione.
Bisogna porsi una domanda: com’è possibile che la criminalità organizzata abbia così profondamente e al tempo stesso silenziosamente infiltrato l’economia e la società maceratese? La risposta purtroppo sta anche in quanto accade in queste ore e nel manifestarsi dell’inesistente senso delle istituzioni della nostra classe politica ed in particolare del Centrodestra a Macerata: il presidente dell’Apm società pubblica del Comune va a guidare la società cardine delle intese corruttive (stando sempre alle accuse) senza che nessuno sollevi l’opportunità che egli si dimetta dal vertice della società pubblica.
Va detto che già nel lontano 2016 il procuratore generale della Corte d’Appello di Ancona dottor Vincenzo Macrì denunciò questo pericolo. Lo fece in due momenti successivi: all’inaugurazione dell’anno giudiziario in cui smentì il luogo comune delle Marche isola felice e successivamente, dopo il devastante terremoto di cui in queste ore si commemora il decimo anniversario, disse a chiare lettere: "La mafia qui è dappertutto, non usa le pallottole, ma spara cemento".
Il Pd allora al “governo” negava la possibilità dell’infiltrazione mafiosa così come oggi Fratelli d’Italia sta imbastendo una cortina fumogena di annunci di querele per separare il partito dall’inchiesta. Comportamento che esclude che si stia operando nell’interesse dei cittadini e se ne voglia recuperare la fiducia.
Ciò detto è’ accaduto che ieri sera con metaforico squillo di trombe il dottor Luca Mira sia stato scelto e annunciato quale nuovo amministratore unico incaricato di guidare l'azienda Crucianelli Rest-Edile di Enrico Crucianelli attualmente ristretto nel carcere di Monte Acuto ad Ancona dove si trova agli arresti anche Fabio Pistarelli esponente di primo piano di Fratelli d’Italia a Macerata e già capo di gabinetto del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli sempre di Fratelli d’Italia.
Crucianelli si è dimesso da tutte le cariche societarie e anche da presidente della sezione provinciale di Macerata dell’Ance, l’associazione delle imprese edili. Da qui la scelta del dottor Mira uno dei commercialisti di maggior prestigio professionale del centro Italia, già presidente dell’ordine provinciale. Dunque un nome prestigioso per cercare di evitare il tracollo di un’azienda cresciuta in frettissima: è passata da 20 milioni di euro di fatturato nel 2019 a oltre 230 milioni nel 2025 (utile netto di quasi 11 milioni) con un balzo sorprendente dal 2021. Ha all’attivo, solo in provincia di Macerata, attualmente più di 400 cantieri.
La Rest-Edile però ha meno di 270 dipendenti, circa mezzo operaio per cantiere. È di tutta evidenza che ha lavorato solo con i sub-appalti e le proteste dei lavoratori sfruttati sono state reiterate e reiteratamente ignorate. La politica che avesse contezza di sé, del proprio ruolo qualche domanda sull’azienda di Enrico Crucianelli se la sarebbe pur dovuta porre. E invece no: tutti genuflessi.
Così come verso altri costruttori: emblematico a Macerata l’affare delle Monachette che interessa Andrea Intermesoli (indagato), illuminanti le intercettazioni tra Cervigni ed Ezechielli che dicono apertamente: dobbiamo pagare la campagna elettorale ai partiti. Il clima che l’inchiesta rivela è questo: un sodalizio tra politica, anzi esplicitamente alcuni esponenti dei partiti del Centrodestra, e affari sulla pelle dei cittadini.
Ma la postura di sudditanza e insieme di compiacimento verso i costruttori (e ora sappiamo anche corruttori) si legge in ogni capitolo dell’euforia cementizia che soprattutto a Macerata ha segnato la narrazione del Sindaco e dell’assessore Lego. Viene in mente la gag di Petrolini che nei panni di Nerone di fronte all’incendio che devasta Roma ripete: "E Roma rinascerà più bella e più superba che pria". E il popolo rispondeva: Bravo: E lui: grazie!
Per poi concludere: "Il popolo quando si abitua a dire che sei bravo, pure che non fai niente, sei sempre bravo". Ebbene questo spiega perché ieri all’annuncio della salita del dottor Luca Mira al vertice di Rest-edile il Sindaco non abbia detto nulla. Eppure Sandro Parcaroli è in quanto Sindaco pro tempore di Macerata il primo azionista dell’Apm di cui detiene il 99,6% del capitale. Si dà il caso che il dottor Mira sia il presidente dell’Apm voluto da Parcaroli.
Che "ne sapìo io" peraltro non può neppure invocare una distrazione perché ieri il Consiglio Comunale (con una interrogazione ottima di Claudio Carbonari presidente della commissione urbanistica e una risposta stizzita e poco motivata dell’assessora forzista al bilancio Barbara Antolini che dà l’impressione di non avere dimestichezza né con le cifre né con la materia contabile) si è lungamente occupato dell’Apm.
Come ha dimostrato il bilancio consolidato del Comune (anche qui la Antolini non ha dato prova di volare alto),ben criticato da Alice Verdicchio (pentastellata) che dimostra una invidiabile competenza tecnica e dal capogruppo del Pd Narciso Ricotta, Apm è un buco nero nei conti: 3,5 milioni di debito verso la controllante (il Comune), un indebitamento cumulato vicino ai 30 milioni, una gestione deludente al netto dei ricchi premi stipendiali riservati solo ai dirigenti.
Ebbene a fronte di una Apm in grave sofferenza e al presidente che si mette al soldo della società perno del malaffare (almeno stando all’inchiesta della Dda di Ancona) il Sindaco sempre più in modalità “che ne sapìo io” non reagisce, non avverte la necessità di mettere quanta più distanza possibile tra l’amministrazione cittadina e l’inchiesta. Sia chiaro: il dottor Mira ha pienissimo diritto di assumere l’incarico di vertice alla Rest-Edil e a quel che pare (anche questo però è singolare) non ci sono ragioni d’incompatibilità tra questa posizione e la sua condizione di presidente dell’Apm.
Ma c’è una questione di opportunità grossa come uno dei condomini che Crucianelli andava restaurando in combutta con la Ndrangheta (stando sempre alle accuse ancora da provare). Il fatto che il Sindaco non la colga dice tutto. Anzi, com’è nello stile dell’assessore Lego, arriveremo a sentire dire che Mira si prodiga per evitare il blocco dei cantieri (non dipende da lui, dipende se la Procura chiede il sequestro e il Gip lo accorda) per assicurare i terremotati che aspettano la casa e il lavoro degli operai.
Ci diranno che Mira lavora per il bene della società. Di una di certo: la Rest-Edile. Si tratta di capire se lavorerà anche per il patrimonio dei cittadini che è l’Apm e quanto riuscirà a tenere distante l’ombra che grava inevitabilmente sulle attività Crucianelli dalla partecipata del Comune. Ma l’aspetto più grave di questa ulteriore distrazione del Sindaco è che si avverte l’assoluta non considerazione del bene pubblico e la proterva pretesa di trattare il Comune come cosa sua, non avendo ancora compreso - da ex commerciante qual è - che un conto è la propria azienda un conto è la rappresentanza della città e che i suoi azionisti di riferimento oggi sono i cittadini.
È un atteggiamento che lo accomuna all’assessore Lego. Siamo ancora in attesa di sapere se le certificazioni di collaudo delle scuole alle Vergini ci sono o no e di sapere perché, come abbiamo appresso ieri nonostante l’incerta rappresentazione dei conti da parte dell’assessora al bilancio Antolini, vi è un abnorme e sistematico ricorso alle anticipazioni di cassa per saldare, anzi meglio per evitare che si chiudano, i cantieri Pnrr. Anche quelli sono soldi dei cittadini.
Di cui non si tiene minimo conto e sui quali si arzigogola anche un po’. Viene in mente un’interrogazione di circa un anno fa dell’allora consigliera Sabrina De Padova – forse l’hanno fatta fuori per questo? - che chiedeva perché fosse stato riconfermato l’incarico all’ingegner Tristano Luchetti come unico responsabile dell’ufficio tecnico (edilizia privata più lavori pubblici) nonostante una previsione di legge imponga la rotazione degli incarichi e vi sia una indicazione cogente in tal senso dell’Autorità anti-corruzione.
Rispondeva i Sindaco in data 28 aprile 2025: "Si ritiene che la rotazione è auspicabile, tuttavia tenendo in considerazione il numero esiguo di dirigenti in organico e la carenza di risorse, che rende difficile e talvolta impossibile inserire nuove figure dirigenziali nella dotazione organica del Comune di Macerata"; manca la subordinata, ma il Sindaco di Macerata scrive così.
La sostanza però è che a fronte di un dilagare corruttivo che riguarda gli appalti Sandro Parcaroli oltre un anno fa non riteneva di rafforzare l’operatività del Comune nel settore nevralgico dell’edilizia, ma anzi ha cercato una strada per evitare di dare piena attuazione alla legge.
Accampa che non vi sono risorse, ma a distanza di un anno e con un bilancio peggiorato sta cercando un capo di Gabinetto e un addetto stampa personale (con un contratto configurato sull’unico candidato da lui individuato) e in più non ritiene di operare perché il presidente dell’Apm, società che dovrebbe fornire e non drenare come attualmente accade risorse al Comune, assicuri totale operatività, ma anzi acconsente tacendo che egli si metta al servizio della società cardine nello scandalo delle sisma-tangenti. Se questo è il senso delle istituzioni di chi oggi sta al vertice della città non c’è da stupirsi se poi la criminalità organizzata trova spazi immensi dove infiltrarsi.
Avrebbe cercato di fuggire dopo essere stata sorpresa a rubare, arrivando a minacciare un dipendente del negozio. Una 18enne originaria di Roma, senza fissa dimora e già nota alle forze dell'ordine, è stata arrestata dai carabinieri a Corridonia con l'accusa di rapina impropria. Durante la perquisizione è stata trovata anche una pistola ad aria compressa, che ha portato a un'ulteriore denuncia.
L'intervento è scattato intorno alle 15 di ieri, dopo una segnalazione al numero unico di emergenza 112 da parte del personale di Risparmio Casa, all'interno del parco commerciale Corridomnia. Secondo la ricostruzione dei militari della stazione di Corridonia, la giovane avrebbe prelevato diversi articoli dagli scaffali, nascondendoli nella propria borsa.
Sorpresa da un dipendente, avrebbe quindi minacciato l'addetto alla vendita nel tentativo di assicurarsi la fuga e mantenere il possesso della merce. La pattuglia dei carabinieri, intervenuta tempestivamente sul posto, è riuscita a bloccarla all'interno del punto vendita.
La successiva perquisizione personale ha permesso ai militari di rinvenire una pistola ad aria compressa di marca ASG, nascosta sotto gli indumenti. L'arma è stata sequestrata. Per questo episodio, oltre all'arresto per rapina impropria, la 18enne è stata denunciata in stato di libertà per porto illegale di armi od oggetti atti a offendere.
La refurtiva, del valore commerciale di circa 50 euro, è stata interamente recuperata. Al termine delle formalità di rito, la giovane è stata trasferita nella camera di sicurezza della stazione dei carabinieri di Macerata, come disposto dall'autorità giudiziaria competente. Per la giornata di oggi è prevista l'udienza di convalida dell'arresto con rito direttissimo.
Scrive Niccolò Machiavelli nel celeberrimo capitolo XVIII de Il Principe: «Né mai a un Principe mancheranno cagioni legittime di colorare l’inosservanza». Si discetta di volpe e leone e si capisce che un governante non deve andare per il sottile se gli conviene mancare alla parola data o alla buona fede. Il problema è quando uno non sa essere né volpe né leone perché è solo un «bianconiglio». Il riferimento al sindaco Sandro Parcaroli è volutamente causale.
Si sente a Macerata, che è l’epicentro del malaffare, deflagrata la questione della «cricca» – me ne occuperò con cognizione, avendo però le carte, e dunque tra un po’ – un fragoroso silenzio. S’è acquetata la frenesia cementizia che in alcuni momenti, non sporadici né brevi, è diventata tracotanza e il sindaco è rapidamente rientrato in modalità «che ne sapìo io».
Però sarà complicato levarsela fingendosi estranei alla terra. M’accingo a ragionare delle conseguenze cittadine di un’inchiesta che, se confermata, è capace di seppellire il centrodestra per i prossimi secoli, anche perché appare evidente che il centrodestra maceratese, ma direi marchigiano, è in larga misura popolato da nani e ballerine. Manca il coraggio di metterci la faccia e manca la forza politica di portare elementi a discarico.
Ciò che andrò argomentando parte tuttavia da un’inderogabile esigenza: affermare che la presunzione d’innocenza è sacra e che chiunque sia incappato in questa inchiesta deve essere considerato non colpevole fino a sentenza passata in giudicato. Proprio in forza di questa considerazione, se si debbono avere cautele nella cronaca, non si debbono invece tacere le conseguenze che sono manifeste. E che investono quattro ambiti: la maggioranza e la giunta che governano il Comune di Macerata; la statura del personale politico, tanto di maggioranza quanto di opposizione; il tessuto economico e sociale della città e della provincia; la dignità e i bisogni tanto delle popolazioni colpite dal sisma, che da dieci anni (tra quattro giorni sarà l’anniversario di quella gigantesca tragedia) attendono una casa, quanto degli operai impegnati nel cratere.
Comune di Macerata
Appare di tutta evidenza che non sono più tollerabili opacità di alcun tipo. L’accesso agli atti promosso dalla minoranza sui lavori pubblici in città dovrà essere il più rapido e il più esaustivo possibile e sarà il caso che il presidente del Consiglio comunale, Francesco Luciani, dia la massima priorità e pubblicità ai lavori d’assemblea in cui queste risultanze saranno affrontate.
Resta infatti un mistero come a Macerata, a ogni gara al ribasso, corrisponda un sistematico rialzo in corso d’opera e nel volgere di poche settimane, che finisce per superare la base d’asta. Resta un mistero come una medesima ditta abbia avuto 14 incarichi sotto soglia. Resta un mistero come mai i cantieri a Macerata non si chiudano mai.
Il garrulo assessore Lego parla adesso solo nelle chat della maggioranza per esprimere solidarietà ai colleghi di Fratelli d’Italia, avvisare che vi saranno attacchi e che bisogna avere la schiena dritta. Beh, forse bisognerebbe cominciare a dire la verità.
Le mamme e i papà dei bambini della scuola materna sorta alle Vergini stanno ancora aspettando di sapere se quella scuola abbia o non abbia tutti i collaudi. E io sono in trepida attesa della denuncia che «che ne sapìo io» ha annunciato contro di me per procurato allarme, solo perché, facendo il mio mestiere, ho osato chiedere se quelle scuole abbiano tutte le certificazioni di legge.
L’assessore Andrea Marchiori – in arte Lego – ieri, 25 ottobre, in un articolo comparso sulla cronaca locale de Il Resto del Carlino, spiega che ogni giorno si reca al cantiere del polo delle Vergini per sorvegliare che sia tutto a posto. Certo, slitta un po’ l’apertura della scuola, ma pazienza. E tuttavia, in un passaggio, dice: «In questa settimana sono stati allestiti i nuovi arredi nella scuola dell’infanzia già operativa».
Dunque, la scuola dell’infanzia è stata aperta incompleta. E allora sorge una domanda: come ha ottenuto la certificazione antincendio, visto che per averla è indispensabile che l’edificio sia arredato?
Ora, è vero che alcuni autorevoli esponenti politici affini all’assessore Marchiori sono componenti del meritorio corpo dei pompieri e che addirittura si è parlato di un ex comandante come possibile capo di gabinetto del sindaco, ma una risposta sarebbe d’uopo, sempre per la trasparenza.
Andiamo avanti, avvertendo che questo è solo il primo atto di una più ampia riflessione.
Il Comune di Macerata è uno dei pochi in cui le funzioni di dirigente dell’ufficio Urbanistica e dell’ufficio Lavori pubblici sono in capo alla medesima persona: l’ingegnere Tristano Luchetti. A novembre 2025 il sindaco ha prorogato, in zona Cesarini rispetto alla fine del mandato del precedente segretario comunale Francesco Massi, per altri tre anni l’incarico a Luchetti alla guida dei servizi tecnici del Comune, sia per l’edilizia privata sia per i lavori pubblici. E questo nonostante la legge 190/2012 obblighi la rotazione degli incarichi dirigenziali.
In particolare, l’Anac – Autorità nazionale anticorruzione – fin dal giugno 2022, con una propria circolare, richiama: «La rotazione è necessaria per prevenire la corruzione soprattutto in quei servizi a più alta probabilità di fenomeni corruttivi».
Alla luce dell’inchiesta sulla cricca degli appalti, è ancora sostenibile la posizione del sindaco Parcaroli di strenua difesa del doppio incarico all’ingegner Luchetti?
Andando avanti, ci si domanda perché «che ne sapìo io» abbia voluto tenere per sé la delega all’Urbanistica. Magari è in grado di spiegarci come l’ex hotel Claudiani abbia ottenuto il cambio di destinazione d’uso e, parimenti, com’è stato possibile per l’ex complesso delle Monachette. Ma ci torno tra qualche riga.
Forse ha tenuto la delega perché i cantieri aperti dalla Rest-edil a Macerata sono troppo pochi e andavano incrementati? Di certo l’assessore Lego avrà modo di spiegare perché il Centro Fiere – costato, pare, 13 milioni – non sia ancora operativo e perché sul Centro agroalimentare ci siano tante domande aperte.
Perché improvvisamente Marchiori, che si è vantato del profluvio di quattrini e di cemento piovuto su Macerata, ora tace? Una domanda: quanti sono i lavori finiti e collaudati? E quanto hanno pesato i SAL (stati di avanzamento dei lavori) sulla cassa comunale?
Torno sulle Monachette. Al netto del fatto che il cantiere sia stato un’utile zona di sosta per l’auto di una neoconsigliera, che talvolta ha lasciato il posto anche a un neoassessore a lei particolarmente vicino, si ricorderà che l’assessore Lego se la prese con gli abitanti del centro storico che lamentavano la carenza di parcheggi per i troppi cantieri. Che fa, Marchiori, si scusa? E soprattutto è in grado, visto che i cantieri saranno tutti sotto sequestro, di dire alla città come si convive con questi fantasmi? E ancora: che sapeva lui dell’appalto Monachette, visto che lo ha tanto magnificato?
Resta aperto il mistero glorioso delle Giuseppine: 18 milioni di contributo. Evidentemente, tra monache e suore, a Macerata l’edilizia è una faccenda confessionale! Da qui partirà un successivo approfondimento.
La politica
È stupefacente constatare come nessun segretario cittadino di partito del centrodestra abbia detto un fiato sull’inchiesta che riguarda la cricca. Eppure Macerata è l’epicentro dello scandalo, sempre stando alle accuse – ancora tutte da provare, poiché non passate al vaglio del processo – della Direzione distrettuale antimafia.
Non ha parlato il sindaco, ma è scontato, perché quasi mai costui ha qualcosa da dire che superi il confine della banalità. Non ha parlato l’assessore Lego, che però è anche segretario della Lega. Non un fiato da Barbara Antolini, segretaria di Forza Italia. Fratelli d’Italia non dà cenni d’esistenza in vita.
Il che rende palese come assommare il doppio incarico di assessore e rappresentante di partito ingessi il dibattito. Ma anche l’opposizione appare molto cauta. Pare che non ci sia la sufficiente consapevolezza che la mafia è tra noi!
Eppure, in questa inchiesta c’è un salto di qualità. Si parla d’infiltrazione della malavita organizzata nel tessuto economico della città. A nessuno viene in mente il collegamento con le bande criminali che gestiscono un imponente traffico di stupefacenti a Macerata? A nessuno viene in mente di chiedersi quanto le attività economiche – che so? Negozi di abbigliamento, sedicenti ristoranti, pseudo-consulenti, affittacamere – siano implicate e impiegate per il riciclaggio? Se e quanto le liste dei partiti siano state infiltrate?
Se e quanto alcune esclusioni – viene in mente il caso dell’ex consigliera Sabrina De Padova, che molto si è impegnata nel chiedere lumi su lavori e appalti – alcune resistenze – il non volere l’architetto Silvano Iommi presidente della commissione Urbanistica – e alcune dimenticanze – la commissione d’inchiesta sul mattatoio – siano state condizionate da poteri esterni e opachi alla vita democratica della città?
Fa meraviglia che su questo punto le opposizioni e il Pd in particolare non chiedano non solo un dibattito, ma un impegno serio alla trasparenza.
E che il personale politico della città, ma anche della Regione, non sia del tutto attrezzato a sostenere l’urto della «cricca» che lo ha infiltrato e manovrato a suo piacimento, forse spartendo un po’ di tornaconto, appare evidente da due fatti.
Il primo è che il presidente della Regione, Francesco Acquaroli, è venuto a Macerata a ragionare del nuovo ospedale sapendo tre cose: i soldi per farlo non ci sono, l’area è sovradimensionata e pone problemi di trasparenza sull’esproprio; da Fermo emergono intercettazioni che coinvolgono direttamente l’edificazione dell’ospedale di quella città, in diretta concorrenza con il futuro e del tutto incerto nosocomio maceratese.
Il secondo fatto è che si continua a sostenere che il presidente Acquaroli, sapute di voci attorno al suo ex capo di gabinetto, abbia attivato un audit interno e che ciò soddisfi ogni esigenza di trasparenza.
Vengono almeno due dubbi: se le «voci» erano consistenti, perché non si è attivata la magistratura? E, in ogni caso, perché si è dato – di certo involontariamente – al sospettato il tempo di eliminare le prove (che peraltro la Guardia di Finanza già possedeva, almeno così risulterebbe dall’inchiesta) dai computer della Regione?
Ebbene, a questi interrogativi la sinistra risponde con un’aggressione, la destra con una difesa tanto scontata quanto sconclusionata. Nessuno che sin qui abbia condotto una seria riflessione su come recuperare la fiducia dei cittadini.
Eppure un modo c’è: si chiama trasparenza. Si chiama mettere in piazza le carte, si chiama mettersi a disposizione della magistratura sul piano della legittimità e accettare il confronto sui dati di realtà – a partire dal famoso accesso agli atti – sul piano politico.
Il tessuto economico-sociale
Non è sin qui emersa alcuna riflessione attorno a tre temi. Primo: con i cantieri bloccati e sotto sequestro, per quanto tempo la cittadinanza dovrà sopportare i disagi? E, se del caso, come si possono alleviare? L’euforia cementizia e la protervia dei cantieri quanto distacco hanno oggi prodotto tra cittadino e istituzioni?
Secondo tema: a che livello di credibilità sono scese le istituzioni? Quando si parlerà di nuovi appalti, di lavori che vanno a rilento, di proclami come in passato sulla famosa filiera di governo che da Roma arriva a Macerata passando per Ancona, scaricando miliardi, c’è qualcuno ancora disposto a crederci? E cosa fanno i dirigenti del centrodestra per porre rimedio a questa caduta verticale di fiducia e credibilità? Continueranno come in passato a chiedere atti di fede o saranno disposti a passare la mano?
Non sfuggirà a nessuno che l’avvocato Fabio Pistarelli – per il quale deve valere la massima garanzia del rispetto della presunzione d’innocenza – era stato presentato da Fratelli d’Italia come il tutore della rielezione di Sandro Parcaroli. Né sfuggirà che esponenti della Lega hanno affinità con alcuni degli indagati.
È possibile che dagli interrogatori programmati da mercoledì al 4 novembre emergano verità scomode. Sono attrezzati i partiti per farvi fronte? Hanno aperto al loro interno un dibattito di chiarimento? Nulla di tutto ciò è accaduto.
Egualmente, si è misurato l’impatto economico che il blocco della ricostruzione avrà sul Pil provinciale? «Che ne sapìo io» fino a qualche mese fa era al vertice della Provincia. A proposito: non si è accorto di nulla delle attività di Crucianelli? E che rapporti aveva con i costruttori? È questione che dovrà essere attentamente approfondita.
Senza dimenticare che il coinvolgimento, a vario titolo, dell’Università di Macerata e di quella di Camerino toglie ulteriore credibilità e, dunque, attrattività ai nostri territori.
Le vittime
Con una dichiarazione che sa di assoluta improvvisazione, la senatrice nonché coordinatrice regionale di Fratelli d’Italia, Elena Leonardi, ha detto: «Le famiglie terremotate e le imprese sane non devono pagare colpe altrui: la loro tutela è la nostra priorità».
Sembra un pezzo di cabaret. Viene da chiedersi come tutto ciò si realizzi se i cantieri hanno i sigilli. Viene da chiedersi come tutto ciò sia possibile se il Governo – giustamente – che ella sostiene ha decretato al 31 dicembre la fine dell’emergenza terremoto. Al punto che i mutui non saranno più sospesi e i contributi per la sistemazione temporanea non ci saranno più.
Ecco qui altre domande. Possibile che nessuno abbia vigilato sui subappalti? Che il grido di chi lavorava sottopagato non sia stato ascoltato? Possibile che la «destra sociale» non si sia fatta carico di comprendere come stavano davvero le cose? Era meglio tagliare nastri e farsi le foto opportunity che vigilare? Che interrogare direttamente i territori?
È da questo deficit di credibilità che difficilmente il centrodestra troverà il modo di uscire.
Per ora non si è vista alcuna iniziativa di legge che tenti di attutire il colpo, di dare una prospettiva alle famiglie – e sono ancora tante, troppe – che non hanno un tetto.
Con uno strano fenomeno: sul caso Marche si fanno solo sussurri. Nei territori di mafia si chiama omertà. E che piaccia o no, oggi i nostri sono territori di mafia.
Si sarebbe introdotto in un casolare approfittando dell'assenza del proprietario, forzando una finestra e trascorrendo nell'immobile alcuni giorni. Poi, prima di allontanarsi, avrebbe portato via anche due mazzi di chiavi. Un 21enne di origini algerine, residente nel Fermano e già noto alle forze dell'ordine, è stato denunciato dai carabinieri di Morrovalle con l'accusa di violazione di domicilio e furto in abitazione.
La vicenda è emersa durante i controlli del territorio svolti dai militari della stazione locale, con particolare attenzione alle zone rurali più distanti dal centro abitato. Durante un passaggio in contrada Burella, i carabinieri hanno notato evidenti segni di effrazione a una finestra di un casolare.
Gli accertamenti successivi hanno permesso di rilevare all'interno dell'edificio tracce di una presenza abusiva, nonostante il proprietario fosse stato assente soltanto per un breve periodo. Le testimonianze raccolte tra alcuni vicini hanno contribuito a ricostruire quanto sarebbe accaduto.
Secondo la ricostruzione investigativa, il giovane avrebbe forzato la finestra per entrare nell'immobile e vi avrebbe soggiornato abusivamente per alcuni giorni. Al momento di lasciare il casolare, si sarebbe impossessato di due mazzi di chiavi appartenenti all'abitazione, lasciando però all'interno diversi elementi riconducibili alla propria presenza.
I riscontri sugli oggetti e sui documenti rinvenuti, insieme ai successivi rilievi investigativi, hanno consentito ai militari di risalire all'identità del presunto responsabile.
Il 21enne, disoccupato e già noto alle forze dell'ordine per precedenti specifici, è stato quindi denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Macerata. Le accuse contestate sono quelle di violazione di domicilio e furto in abitazione.
Un'attività online con centinaia di migliaia di follower, ricavi dalla vendita di contenuti per adulti e compensi mai dichiarati. È quanto hanno ricostruito i finanzieri del Comando provinciale di Ascoli Piceno al termine di una verifica fiscale nei confronti di una digital content creator della provincia ascolana, risultata sconosciuta al Fisco. L'evasione contestata ammonta a circa 160mila euro in quattro anni.
Gli accertamenti, condotti dal Nucleo di polizia economico-finanziaria, hanno riguardato gli anni d'imposta dal 2022 al 2025. Secondo quanto emerso, la giovane avrebbe svolto in modo abituale e professionale l'attività di creatrice di contenuti digitali, senza dichiarare i compensi percepiti. Il suo seguito su Instagram e TikTok raggiungeva complessivamente circa 220mila follower.
Il principale giro d'affari sarebbe stato legato a OnlyFans, piattaforma sulla quale i guadagni provenivano sia dagli abbonamenti sia dai pagamenti per accedere a contenuti esclusivi attraverso chat private.
I conti all'estero e la società in Spagna
Per ricostruire i flussi finanziari, le Fiamme Gialle hanno individuato due conti correnti esteri sui quali venivano accreditate le somme: uno in Lituania e l'altro in Spagna. Quest'ultimo risultava collegato a una società di diritto iberico amministrata dalla stessa creator. Nei confronti della società sarebbe stata riscontrata anche una presunta esterovestizione, ovvero una localizzazione all'estero che, secondo gli accertamenti, non corrisponderebbe alla reale sede dell'attività.
Le verifiche hanno richiesto indagini bancarie e il ricorso agli strumenti di cooperazione internazionale in materia fiscale e finanziaria, utilizzati per ricostruire i movimenti di denaro e individuare i redditi non dichiarati.
Investimenti in oro in Svizzera
Gli approfondimenti hanno portato alla luce anche investimenti in oro detenuti in Svizzera per un valore superiore a 70mila euro. Da queste operazioni sarebbero derivate plusvalenze non dichiarate per circa 25mila euro, segnalate all'Agenzia delle Entrate per gli adempimenti previsti dalla normativa sul monitoraggio fiscale.
Al termine della verifica sono state contestate violazioni in materia di imposte dirette, Iva e tassa etica, l'addizionale del 25% prevista sui redditi derivanti dalla produzione, distribuzione e vendita di contenuti per adulti.
Due motociclisti sono rimasti feriti in un incidente stradale avvenuto nel pomeriggio a Castelraimondo, lungo la statale 256. Erano circa le 16:15 quando la moto sulla quale viaggiavano una ragazza di 31 anni e un uomo di 45 anni si è scontrata con un’automobile.
A seguito dell’impatto, entrambi sono rimasti feriti. Considerata la dinamica dell’incidente, per la 31enne è stato disposto il trasferimento in eliambulanza all’ospedale regionale di Torrette, ad Ancona. Il 45enne è stato invece trasportato in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale di Camerino.
Sul luogo dello scontro sono intervenuti i sanitari del 118, i vigili del fuoco e i carabinieri, impegnati nei soccorsi e negli accertamenti per ricostruire quanto accaduto. Entrambi i feriti sono rimasti coscienti durante le operazioni di soccorso. Le cause dell’incidente sono ancora in fase di accertamento.
Nove patenti ritirate, quattro denunce per violazioni di natura penale e cinque sanzioni amministrative. È il bilancio dei controlli straordinari effettuati dalla polizia di Stato nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre a Civitanova Marche, nell'ambito delle attività di prevenzione e contrasto alle condotte pericolose alla guida.
Gli agenti della polizia stradale di Macerata hanno sottoposto a verifica nove conducenti, tutti uomini di età compresa tra i 20 e i 43 anni, risultati positivi ai test per alcol o sostanze stupefacenti, tra cui THC e cocaina. In quattro casi sono state contestate violazioni di natura penale, due delle quali relative a conducenti risultati positivi ai test per gli stupefacenti. Per gli altri cinque sono scattate sanzioni amministrative.
Nel corso del servizio, un automobilista di nazionalità egiziana è risultato positivo al test preliminare per gli stupefacenti. L'uomo è stato denunciato per aver rifiutato il successivo prelievo salivare, necessario per gli ulteriori accertamenti.
Un secondo intervento ha riguardato un conducente di nazionalità indiana, trovato in possesso di una patente greca risultata falsa. Nei suoi confronti è scattata la denuncia e sono state contestate anche le violazioni per guida senza patente. Il veicolo è stato inoltre sottoposto a fermo amministrativo per 60 giorni.
Durante i controlli, gli agenti hanno intimato l'alt a una BMW, il cui conducente si è però allontanato a forte velocità senza fermarsi. Le verifiche sulla targa del veicolo hanno consentito di avviare gli accertamenti nei confronti dell'intestatario, per ricostruire quanto accaduto e individuare le eventuali responsabilità.
La ricostruzione post sisma nelle Marche non pone soltanto questioni legate ai finanziamenti, agli appalti e ai tempi di realizzazione degli interventi, ma richiama anche l’attenzione sulle condizioni di lavoro delle maestranze impiegate nei cantieri. A evidenziarlo è Mariagrazia Tiritiello, segretaria regionale della Uil Marche, intervenuta alla presentazione del Dossier statistico sull’immigrazione curato da Idos, che ha richiamato i rischi dello sfruttamento lavorativo, del caporalato e del dumping sociale.
Secondo Tiritiello, l’inchiesta sulla ricostruzione ha riportato l’attenzione anche sulla precarietà che può coinvolgere i lavoratori stranieri, in particolare nei casi di distacchi transnazionali irregolari. Si tratta di situazioni nelle quali lavoratori formalmente assunti all’estero vengono impiegati in Italia attraverso condizioni contrattuali e contributive che, secondo quanto segnalato dalla sindacalista, possono non rispettare gli standard previsti per il settore edile italiano.
«L’inchiesta sulla ricostruzione ha messo a nudo anche le difficili condizioni di precarietà lavorativa degli stranieri, tra profili di caporalato e sfruttamento lavorativo», osserva Tiritiello, sottolineando la necessità di mantenere alta l’attenzione sulle condizioni occupazionali nei cantieri del cratere sismico.
A rendere particolarmente rilevante il tema è il peso della manodopera straniera nel settore edile. Durante le fasi di maggiore intensità dei lavori, sia pubblici sia privati, i lavoratori provenienti dall’estero avrebbero rappresentato, secondo i dati richiamati dalla segretaria regionale della Uil, oltre il 30-35% degli operai registrati nelle Casse edili del cratere marchigiano.
Una presenza significativa, composta in larga parte da lavoratori provenienti dai Balcani, dall’Europa orientale e dal Nord Africa, che contribuisce in modo concreto al percorso di ricostruzione dei territori colpiti dal terremoto.
Proprio per questo, secondo Tiritiello, è necessario monitorare con attenzione le condizioni di impiego e prevenire possibili situazioni di irregolarità, soprattutto nei casi in cui il ricorso a contratti esteri e al distacco transnazionale possa tradursi in una riduzione delle tutele salariali e contributive.
La questione, sottolinea la sindacalista, riguarda non soltanto la protezione dei singoli lavoratori, ma anche la correttezza della concorrenza tra le imprese e il rispetto delle regole in un settore strategico per la ripresa economica e sociale dell’Appennino marchigiano.
Per la Uil Marche, conoscere le caratteristiche della popolazione straniera e le condizioni in cui vive e lavora è fondamentale per rafforzare la rappresentanza sindacale e rendere più efficaci le politiche territoriali.
«La conoscenza di queste realtà significa rafforzare la capacità di rappresentanza e rendere più incisiva la contrattazione sociale territoriale», evidenzia Tiritiello, indicando alcuni ambiti prioritari di intervento: accesso alla casa e ai servizi, tutela del lavoro e contrasto alle discriminazioni.
L’obiettivo è trasformare i dati in proposte concrete, capaci di rispondere ai bisogni delle persone e di favorire condizioni di vita e di lavoro più dignitose. Un percorso che, secondo la Uil, deve coinvolgere istituzioni, parti sociali e comunità locali.
Attenzione anche alle lavoratrici straniere
Un ulteriore elemento di riflessione riguarda la componente femminile della popolazione immigrata. La presenza delle donne straniere, osserva Tiritiello, richiama la necessità di affrontare gli ostacoli che possono limitare l’autonomia, l’accesso ai servizi e la partecipazione alla vita sociale e lavorativa.
Per la segretaria regionale della Uil Marche, le persone straniere sono ormai "parte integrante delle comunità del territorio e devono poter contare su opportunità e diritti effettivi".
"Superare gli stereotipi, contrastare le discriminazioni e promuovere politiche di inclusione significa quindi investire in una società più equa, nella quale il contributo dei lavoratori e delle lavoratrici immigrati sia accompagnato da garanzie adeguate".
Il messaggio della Uil Marche è chiaro: la ricostruzione non può essere valutata soltanto in base alle opere realizzate, ma anche alla qualità del lavoro che le rende possibili. Legalità, sicurezza, rispetto dei contratti e inclusione rappresentano condizioni essenziali affinché la ripartenza dei territori colpiti dal sisma sia anche un’occasione di crescita sociale e di tutela dei diritti.
Gli stranieri residenti nelle Marche nel 2025 salgono al 9,5% della popolazione. Forte spinta all'imprenditorialità e all'occupazione, ma quasi un lavoratore straniero su due è più qualificato rispetto alla mansione che svolge. La maggior parte degli alunni stranieri è nata in Italia.
Questo è quanto emerge dai dati regionali del Dossier Statistico Immigrazione 2026, presentato ad Ancona alla Facoltà di Economia dell'Università Politecnica delle Marche, redatto a cura del Centro Studi e Ricerche Idos in collaborazione con il Centro Studi Confronti, grazie al sostegno dell’Otto per mille della Tavola Valdese e dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”.
La popolazione straniera nelle Marche continua a crescere (+5.273 unità), in controtendenza rispetto al calo demografico generale, raggiungendo quota 140.296 residenti (il 9,5% del totale regionale).
Nell'anno scolastico 2024/2025 gli studenti con cittadinanza straniera sono saliti a 25.157, rappresentando il 12,6% della popolazione scolastica regionale. Un dato significativo evidenzia che ben il 60,5% di questi alunni è nato in Italia, a testimonianza di un radicamento ormai strutturale. Per quanto riguarda le scuole superiori, gli studenti stranieri si orientano prevalentemente verso gli istituti professionali (37,1%) e tecnici (33,0%), a differenza dei coetanei italiani che scelgono in maggioranza i licei (53,7%).
Il 2025 ha visto una crescita della partecipazione degli stranieri al mercato del lavoro, con il tasso di occupazione salito al 60,2%. Gli immigrati trovano impiego soprattutto nei servizi (56,3%) e nell'industria (41,0%, in forte aumento).
Tuttavia, il rapporto evidenzia un forte segnale d'allarme: il 45,6% dei lavoratori stranieri è sovraistruito. In soli dodici mesi si è registrato un balzo di ben 6 punti percentuali di persone che svolgono mansioni inferiori rispetto al proprio titolo di studio, un sintomo evidente di un mercato del lavoro che fatica a valorizzare appieno le competenze delle risorse straniere.
Sul fronte dell’iniziativa economica, cresce con forza l'imprenditorialità: le imprese guidate da nati all'estero sono 13.862 (pari al 9,5% delle aziende totali delle Marche), concentrate principalmente nel settore dei servizi e delle costruzioni.
La vicenda giudiziaria che sta interessando la ricostruzione post sisma nelle Marche approda alla Camera dei deputati. Giorgio Fede, deputato e coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle, ha presentato una richiesta di informativa urgente alla Presidenza del Consiglio per chiedere al Governo chiarimenti sull’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Ancona, che ipotizza irregolarità nella gestione degli appalti e dei finanziamenti pubblici destinati ai territori colpiti dal terremoto del 2016.
«La ricostruzione è una responsabilità dello Stato e il Parlamento ha il diritto di sapere quali controlli siano stati esercitati», afferma Fede, sottolineando la necessità che le istituzioni nazionali forniscano risposte sulla vicenda. Secondo il parlamentare, non è possibile lasciare che un’inchiesta di tale portata rimanga senza chiarimenti sul piano politico e istituzionale, mentre numerose famiglie attendono ancora il completamento del percorso di ricostruzione.
Nel suo intervento a Montecitorio, Fede richiama i numeri dell’indagine: otto arresti, 51 persone indagate e sequestri per oltre 57 milioni di euro. Il quadro investigativo, ancora al vaglio della magistratura, riguarda ipotesi di corruzione, truffe e infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti e nei finanziamenti pubblici.
Tra le persone coinvolte figurano Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, ed Enrico Crucianelli, presidente di Ance Macerata. Due figure di rilievo nel panorama politico e imprenditoriale regionale, la cui presenza nell’inchiesta, secondo il deputato pentastellato, rende necessario approfondire i rapporti istituzionali e i meccanismi di controllo attivati nella gestione delle risorse pubbliche.
Fede richiama in particolare il ruolo ricoperto da Pistarelli nell'ambito della struttura regionale, chiedendo che venga chiarito quali funzioni abbia svolto e quali verifiche siano state effettuate. Si tratta di aspetti sui quali, precisa il parlamentare, occorre fare piena luce nel rispetto della presunzione di innocenza e senza anticipare valutazioni sulle eventuali responsabilità penali, che spettano esclusivamente alla magistratura.
Per Fede, la questione assume una rilevanza nazionale anche alla luce del ruolo istituzionale di Francesco Acquaroli, presidente della Regione Marche e vicecommissario straordinario per la ricostruzione post sisma.
Il deputato del M5S ritiene quindi necessario che il Governo chiarisca quali strumenti di vigilanza siano stati predisposti per tutelare i fondi pubblici, quali verifiche antimafia siano state effettuate e quali garanzie siano state adottate nelle procedure di affidamento.
Nel suo intervento, Fede richiama inoltre i giudizi positivi espressi in passato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni sull’operato amministrativo di Acquaroli, sostenendo che la gravità della vicenda richieda ora risposte puntuali e verificabili.
«La presunzione di innocenza deve valere per tutti», ribadisce il parlamentare, precisando tuttavia che questo principio non può impedire i necessari chiarimenti politici e istituzionali.
La richiesta di informativa urgente punta dunque a portare il caso all’attenzione del Parlamento, con particolare riferimento ai controlli sugli appalti e sull’impiego dei finanziamenti destinati alla ricostruzione. Risorse che, sottolinea Fede, «devono essere utilizzate esclusivamente per restituire abitazioni, servizi e prospettive alle comunità colpite dal terremoto».
L’inchiesta sulla ricostruzione post-sisma nelle Marche continua ad alimentare il confronto politico. A intervenire sono la sottosegretaria alla Giunta regionale Silvia Luconi e il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Pierpaolo Borroni, che respingono le critiche delle opposizioni e confermano la fiducia nel presidente Francesco Acquaroli.
Entrambi chiedono che siano gli inquirenti a fare piena luce sui fatti, contestando al centrosinistra quello che considerano un tentativo di utilizzare la vicenda per colpire politicamente l’amministrazione regionale. Luconi esprime «pieno sostegno» alla magistratura e alla Guardia di Finanza, affinché «facciano luce su ogni fatto, perché ciascuno risponda delle proprie condotte».
Allo stesso tempo, ribadisce la fiducia in Acquaroli e respinge «con fermezza ogni generalizzazione contro Fratelli d'Italia», criticando le posizioni espresse da Catena, Carancini e dagli altri esponenti dell’opposizione regionale. «Usare una vicenda così grave e delicata per colpire l'avversario politico è semplicemente raccapricciante», afferma la sottosegretaria, che invita chi formula accuse a dimostrarne la fondatezza.
Rivolgendosi direttamente a Catena, lo sollecita a indicare eventuali passaggi degli atti ufficiali che attesterebbero una responsabilità del presidente della Regione: «Se negli atti ufficiali trova una responsabilità del presidente Acquaroli, indichi il passaggio preciso. Altrimenti abbia il pudore di fermarsi». Nel suo intervento, Luconi richiama anche la propria esperienza personale di cittadina che vive nel cratere sismico, sottolineando le difficoltà di chi attende ancora di rientrare nella propria abitazione e di chi lavora ogni giorno per portare avanti la ricostruzione.
Famiglie preoccupate per i cantieri, lavoratori che temono per il proprio posto e imprese che aspettano risposte rappresentano, secondo la sottosegretaria, le priorità da tutelare. «Un intero indotto che tiene in piedi le comunità colpite dal sisma», osserva, evidenziando la necessità di evitare che le polemiche politiche finiscano per mettere in secondo piano le esigenze dei territori.
Sulla stessa linea si colloca Borroni, che concentra il proprio intervento sul principio del garantismo e su quello che definisce il «doppiopesismo della sinistra». Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia sottolinea che, allo stato delle informazioni da lui richiamate, non risultano indagati Acquaroli, consiglieri regionali, assessori o dirigenti dell’Ufficio speciale per la ricostruzione (Usr). Per questo contesta le richieste di dimissioni rivolte al presidente e invita l’opposizione a mantenere lo stesso atteggiamento garantista adottato in altre circostanze.
Borroni richiama in particolare il caso di Matteo Ricci, candidato del Pd alla presidenza della Regione, sostenendo che Fratelli d’Italia non ne abbia chiesto il ritiro della candidatura né le dimissioni da europarlamentare. «La sinistra invocò il garantismo e giustamente. Perché oggi quel principio non vale più?», domanda, ribadendo che «non si può trasformare un’indagine in uno strumento per colpire un’intera amministrazione regionale, tanto meno un presidente che non risulta indagato».
Il consigliere precisa, comunque, che la difesa dell’amministrazione non significa sminuire la gravità dei fatti oggetto dell’inchiesta, che nel suo intervento riconduce a un ex collaboratore del presidente. «Le istituzioni devono essere trasparenti, ispirate alla legalità e utilizzare correttamente le risorse pubbliche. Sarà la magistratura a valutare le responsabilità individuali», dichiara, ringraziando gli inquirenti per il lavoro svolto e aggiungendo: «Chi ha sbagliato pagherà».
Nel finale, Borroni riporta l’attenzione sulla ricostruzione, sostenendo che da quando la struttura commissariale è guidata dal centrodestra il processo abbia registrato «un’accelerazione significativa». «Speculare sui terremotati e su un cantiere ereditato fermo è un atteggiamento vergognoso, che si ritorcerà contro chi lo pratica. Così come lo è lanciare dubbi su eventuali finanziamenti pubblici per fini elettorali, che sono solo illazioni e per le quali è giusto che il nostro partito si tuteli nelle sedi opportune», conclude il consigliere regionale.
L’Azienda sanitaria territoriale di Macerata rafforza il proprio percorso di miglioramento della qualità dei servizi. Al termine delle verifiche condotte nei giorni scorsi dagli organismi accreditati, l’Ast ha ottenuto la conferma della certificazione ISO 9001:2015 per 11 Unità operative, estendendo il riconoscimento ad altre due strutture, che lo conseguono per la prima volta.
Le nuove certificazioni riguardano la Patologia clinica degli ospedali di Macerata, San Severino Marche e Camerino e la Radiodiagnostica delle strutture di Macerata, Tolentino e Treia. Il risultato porta a 13 il numero complessivo delle Unità operative certificate.
Le attività di verifica si sono svolte con la supervisione del direttore amministrativo, il dottor Milco Coacci, e il coordinamento operativo della coordinatrice infermieristica, la dottoressa Beatrice Venanzetti.
La certificazione ISO 9001:2015 attesta la conformità del sistema di gestione della qualità a uno standard internazionale che punta a garantire processi organizzativi strutturati, procedure controllate e un costante monitoraggio delle attività. Il modello prevede l’analisi e la gestione dei rischi, l’ottimizzazione delle risorse e la verifica dell’efficacia dei processi, con particolare attenzione alla sicurezza, alla trasparenza e ai bisogni degli utenti.
«L’estensione del perimetro di certificazione ad altre due Unità operative evidenzia la volontà dell’Ast di diffondere in modo capillare le buone pratiche organizzative su tutta la rete dei servizi territoriali e ospedalieri, grazie all’impegno costante di tutto il personale medico, infermieristico, tecnico e amministrativo», ha dichiarato il direttore generale dell’Ast di Macerata, Alessandro Marini. «Mantenere ed estendere questi standard significa offrire ai cittadini servizi sanitari sempre più efficienti, tracciabili e orientati all’eccellenza», ha aggiunto.
Il riconoscimento ISO 9001:2015 interessa complessivamente l’Oncologia di Macerata, la Fisica medica, la Medicina nucleare, la Terapia del dolore, la Radioterapia oncologica, il Servizio di prevenzione e protezione, il Blocco operatorio di Macerata, le Professioni sanitarie, la Farmacia ospedaliera di Macerata, la Centrale operativa 118 di Macerata e l’Anestesia e rianimazione di Macerata, oltre alla Patologia clinica degli ospedali di Macerata, San Severino Marche e Camerino e alla Radiodiagnostica degli ospedali di Macerata, Tolentino e Treia.
La conferma della certificazione e la sua estensione rappresentano un ulteriore passaggio nel percorso intrapreso dall’Ast di Macerata per consolidare procedure organizzative condivise e promuovere il miglioramento continuo delle prestazioni. Un lavoro che coinvolge le diverse professionalità sanitarie e amministrative e che punta a rendere i servizi sempre più rispondenti alle esigenze dei cittadini.
La menopausa è una fase naturale della vita, eppure è spesso accompagnata da preoccupazioni che riguardano soprattutto il peso, la forma fisica e i cambiamenti che si riflettono sul corpo. Si parla meno, invece, di ciò che accade alla massa muscolare, alle ossa e alla salute metabolica.
Proprio da qui vale la pena partire per comprendere come l'alimentazione possa diventare un'alleata in questa fase. La riduzione degli estrogeni che accompagna la menopausa favorisce alcuni cambiamenti nella distribuzione del grasso corporeo, con una maggiore tendenza ad accumularlo nella zona addominale. L'aumento di peso osservato nella mezza età, tuttavia, non dipende esclusivamente dagli ormoni: anche l'invecchiamento, la riduzione dell'attività fisica e i cambiamenti del dispendio energetico contribuiscono.
Non è quindi inevitabile ingrassare, né è necessario ricorrere a diete drastiche per contrastare ogni cambiamento.
Un aspetto particolarmente importante riguarda la massa muscolare. Con l'avanzare dell'età, questa tende progressivamente a ridursi, soprattutto in assenza di un'attività fisica adeguata. Preservarla significa sostenere la forza, l'autonomia e la funzionalità dell'organismo. In questo contesto, le proteine assumono un ruolo importante: pesce, uova, latticini, legumi e altre fonti proteiche possono contribuire a soddisfare il fabbisogno, all'interno di un'alimentazione varia e adeguata alle necessità individuali. A completare il quadro è il movimento, in particolare l'esercizio contro resistenza, che aiuta a mantenere massa e forza muscolare.
Anche le ossa meritano attenzione. La diminuzione degli estrogeni accelera la perdita di massa ossea e può aumentare, nel tempo, il rischio di osteoporosi. Per sostenerne la salute è importante assicurare un apporto adeguato di calcio, presente per esempio in latte e derivati, in alcune acque minerali e in alimenti vegetali come alcune verdure e semi di sesamo. La vitamina D contribuisce all'assorbimento del calcio e alla salute ossea; l'eventuale integrazione va valutata in base alle esigenze individuali e al rischio di carenza. Anche in questo caso, l'alimentazione lavora insieme all'attività fisica e agli altri fattori di prevenzione.
Non esiste, dunque, un alimento capace di riequilibrare da solo gli ormoni o una dieta specifica adatta a tutte le donne in menopausa. Un modello alimentare ispirato alla dieta mediterranea, ricco di vegetali, legumi, cereali integrali, fonti proteiche varie e grassi insaturi, rappresenta una buona base per la salute complessiva.
Infine, vampate, disturbi del sonno e cambiamenti dell'umore non devono essere semplicemente sopportati: quando incidono sulla qualità della vita, meritano un confronto con il medico. L'alimentazione può sostenere la salute, ma non sostituisce le terapie indicate per i sintomi. La menopausa non è una condizione da combattere, ma una fase naturale della vita da vivere con consapevolezza, imparando a comprendere i cambiamenti del proprio corpo e a rispondere alle sue nuove esigenze con strumenti adeguati, senza rincorrere soluzioni rapide o modelli estetici irrealistici.
È tempo di tornare al lavoro in casa Trodica. I biancazzurri hanno ricominciato ad allenarsi dopo aver superato in trasferta per 1-2 il Matelica, recuperando terreno rispetto alle posizioni alte della classifica. Sono ora 13 i punti per i ragazzi di Buratti, che domenica ospiteranno il Lunano, quarta forza del campionato, in uno scontro diretto.
Il centrocampista Alessandro Evangelisti commenta così la vittoria di domenica scorsa: «Col Matelica abbiamo fatto esattamente la partita che avevamo preparato in settimana. Sapevamo che sarebbe stata una trasferta complicata contro una squadra organizzata. Siamo stati bravi a concretizzare le occasioni create e a non ripetere lo stesso errore fatto contro l’Urbino».
Il trodicense prosegue parlando dell’avvio di stagione della sua squadra: «In questo inizio di stagione abbiamo creato un bel gruppo, ci stiamo togliendo delle soddisfazioni e dobbiamo continuare su questa strada, senza abbassare il livello di attenzione. Forse dovremmo migliorare la gestione di alcune fasi della partita, ma sono sicuro che con il tempo riusciremo a curare anche questo».
Il Gruppo Medico entra nella squadra dei partner biancorossi. Balaso e Bottolo hanno visitato la sede di via Carducci, dove potranno contare su tecnologie avanzate e servizi specialistici. Il logo Fisiomed sarà presente sulla divisa pre-gara per tutta la stagione.
C’è anche il supporto del Gruppo Medico Fisiomed dietro i successi della Cucine Lube Civitanova. È stata ufficializzata una nuova e importante collaborazione che vede Fisiomed diventare medical partner e sponsor della formazione maschile biancorossa, vicecampione d’Italia.
Una partnership strategica per il panorama sportivo e sanitario marchigiano, già entrata nel vivo grazie alla possibilità per la squadra di usufruire della sede che il Gruppo Medico ha aperto a Civitanova Marche, in via Carducci. La struttura, inaugurata pochi mesi fa come undicesimo centro Fisiomed, ha raddoppiato la presenza e gli investimenti del gruppo in città, affiancandosi al centralissimo FisiomedLab.
Proprio nella nuova sede si sono recati Fabio Balaso e Mattia Bottolo, rispettivamente capitano e vicecapitano della Lube, oltre che punti di riferimento della Nazionale italiana. I due giocatori hanno avuto modo di conoscere da vicino gli ambienti del poliambulatorio e testare le apparecchiature, sempre accompagnati dal medico sociale della squadra, Danilo Compagnucci.
Il logo del Gruppo Medico Fisiomed comparirà per tutta la stagione sulla divisa pre-gara della Lube, quella indossata dai giocatori durante il riscaldamento.
Una mattinata speciale per i due campioni biancorossi e per Enrico Falistocco, amministratore del Gruppo Medico Fisiomed, che vede così consolidarsi il legame della struttura con lo sport di alto livello.
Da tempo radicato nel territorio grazie a una presenza capillare, Fisiomed collabora con numerose società sportive del Maceratese, offrendo servizi e supporto alle attività agonistiche. La nuova intesa con la Lube, uno dei club simbolo dello sport marchigiano e tra i più titolati della pallavolo maschile italiana nel nuovo millennio, rappresenta un ulteriore passo in questo percorso.
Anche nella sede di Civitanova, il Gruppo Medico mette a disposizione efficienza, rapidità nelle risposte, tecnologie avanzate e professionisti qualificati. Sono 46 gli specialisti presenti in città, insieme a numerosi servizi: risonanza magnetica, palestra riabilitativa, fisioterapia, medicina dello sport, visite specialistiche e laboratorio analisi.
Enrico Crucianelli, presidente di Ance Macerata e componente del Consiglio di presidenza di Confindustria Macerata, ha deciso di autosospendersi dagli incarichi associativi in seguito al suo coinvolgimento nell'inchiesta giudiziaria sulla ricostruzione post-sisma. La decisione è stata accolta da Confindustria Macerata, che ha diffuso una nota ufficiale per esprimere la propria posizione sulla vicenda.
L'indagine riguarda presunti illeciti negli appalti pubblici e nei cantieri della ricostruzione dopo il terremoto, nell'ambito di un'inchiesta che ha portato all'esecuzione di misure cautelari. Una vicenda delicata, sulla quale l'associazione imprenditoriale dichiara di voler mantenere la massima attenzione, nel rispetto dell'attività degli inquirenti e delle garanzie riconosciute alle persone coinvolte.
Nel comunicato diffuso il 23 ottobre, Confindustria Macerata prende atto della scelta di Crucianelli, riconoscendo «il senso di tempestiva responsabilità» che, secondo l'associazione, caratterizza la decisione di autosospendersi in questa fase.
L'organizzazione sottolinea inoltre di seguire con attenzione gli sviluppi dell'indagine, ribadendo il pieno rispetto per il lavoro della magistratura e delle autorità competenti, insieme alla necessità di tutelare le garanzie individuali e il principio di presunzione di non colpevolezza.
Nel documento, Confindustria Macerata richiama con fermezza i valori sui quali si fonda l'attività associativa. «La legalità, l'integrità e la trasparenza sono principi costitutivi dichiarati nel proprio codice etico e nella carta dei valori associativi, e condizioni non negoziabili», si legge nella nota.
Una presa di posizione con cui l'associazione ribadisce la propria linea di condotta in una fase in cui l'inchiesta sulla ricostruzione post-sisma ha acceso i riflettori sul sistema degli appalti e sugli interessi economici legati agli interventi nei territori colpiti dal terremoto.
Confindustria Macerata conferma quindi l'intenzione di proseguire il proprio impegno nel segno dei principi etici dichiarati, sottolineando la responsabilità nei confronti degli associati, delle istituzioni e dell'intera comunità.
Il sistema imprenditoriale marchigiano chiude il terzo trimestre del 2026 con 251 imprese in più, di cui 77 nella provincia di Macerata. Tra luglio e settembre le iscrizioni al Registro delle imprese sono state 1.425, a fronte di 1.174 cessazioni nette. Il tasso di crescita regionale si attesta così allo 0,17%, al di sotto della media nazionale dello 0,32%.
È quanto emerge da Movimprese, l’elaborazione statistica trimestrale di Unioncamere basata sui dati del Registro delle imprese, con l’approfondimento regionale curato dalla Camera di Commercio delle Marche.
Il risultato conferma una dinamica positiva per il tessuto economico regionale, seppure con un ritmo più contenuto rispetto al dato italiano. L’andamento del 2026 mostra due trimestri in crescita, dopo la partenza negativa dei primi tre mesi dell’anno: al -0,26% del primo trimestre sono seguiti il +0,51% del secondo e il +0,17% del terzo.
Nel Maceratese il saldo è positivo per 77 imprese, con un tasso di crescita dello 0,23%. Un risultato che colloca la provincia al secondo posto nelle Marche per incremento percentuale, dietro ad Ascoli Piceno, che registra 88 attività in più e una crescita dello 0,41%.
Segue Pesaro e Urbino, con 81 imprese aggiuntive e un tasso dello 0,24%. Più contenuta la crescita di Ancona, che chiude il trimestre con un saldo positivo di 25 imprese e una variazione dello 0,07%. L’unica provincia in controtendenza è Fermo, dove si registra una perdita di 20 attività e un tasso negativo dello 0,11%.
Al 30 settembre 2026, le imprese registrate nelle Marche sono complessivamente 145.704, delle quali 131.128 attive.
A trainare la crescita sono soprattutto le società di capitali, che nel trimestre fanno segnare un saldo positivo di 330 imprese, con un tasso dello 0,73%, in linea con quello nazionale. Un dato che conferma una tendenza ormai consolidata verso forme societarie più strutturate.
Sul fronte dei settori economici, gli aumenti più consistenti riguardano i servizi di alloggio e ristorazione, con 76 imprese in più, seguiti dalle costruzioni (+65) e dalle attività immobiliari (+62). Positivi anche i risultati delle attività professionali, scientifiche e tecniche (+49) e dei servizi finanziari e assicurativi (+48).
Segnali favorevoli arrivano inoltre dagli altri servizi, dalle attività amministrative e di supporto, dai comparti artistici e sportivi e dai servizi informatici.
Non mancano, tuttavia, le criticità. Il commercio registra una flessione di 13 imprese, l’agricoltura, la silvicoltura e la pesca perdono 12 attività, mentre il manifatturiero segna un saldo negativo di cinque imprese.
"I dati restituiscono un quadro articolato: il sistema imprenditoriale marchigiano mantiene un saldo positivo, ma con differenze significative tra settori e territori", commenta Gino Sabatini, presidente della Camera di Commercio delle Marche.
"Le variazioni negative di comparti tradizionali richiedono attenzione. Il nostro impegno è accompagnare le imprese nelle sfide della competitività, sostenendole nell’apertura ai mercati internazionali attraverso incontri B2B e iniziative di internazionalizzazione, nei percorsi di digitalizzazione e nell’adozione di modelli di sviluppo sostenibili, capaci di coniugare solidità economica, responsabilità sociale e attenzione all’ambiente", aggiunge Sabatini.
L’obiettivo, sottolinea il presidente, è mettere a disposizione strumenti concreti per rafforzare la capacità delle imprese di affrontare i cambiamenti e cogliere nuove opportunità di crescita.
Cinquant'anni dopo l'interruzione degli studi in Argentina, Julio Velasco riceverà dall'Università di Macerata la laurea magistrale honoris causa in Scienze filosofiche, riallacciando un percorso accademico lasciato incompiuto a pochi esami dal traguardo. La cerimonia è in programma mercoledì 11 novembre alle 11 al Teatro Lauro Rossi e sarà uno dei due appuntamenti che uniranno sport, formazione e università nella città.
Nella stessa giornata, infatti, verrà inaugurata anche la nuova sede del Centro universitario sportivo (Cus) in viale Indipendenza 10, nel quartiere di Santa Croce. L'apertura della struttura è prevista alle 9.30 e rappresenta un nuovo tassello nel progetto di campus diffuso dell'ateneo maceratese.
Prima di diventare uno degli allenatori più vincenti della pallavolo mondiale, Velasco sognava di insegnare Filosofia. Aveva studiato per cinque anni all'Università di La Plata, in Argentina, ma il colpo di Stato militare del 1976 lo costrinse a lasciare la città e trasferirsi a Buenos Aires, interrompendo il percorso universitario.
La pallavolo divenne così la sua strada professionale. Dopo aver avviato la carriera italiana a Jesi nel 1983, Velasco è stato protagonista dei successi della "Generazione di fenomeni" con la nazionale maschile negli anni Novanta. Più recentemente ha guidato la nazionale italiana femminile alla conquista del primo oro olimpico della sua storia, a Parigi 2024, e al titolo mondiale nel 2025.
Il riconoscimento dell'Università di Macerata vuole valorizzare non soltanto i risultati sportivi, ma anche il legame tra il pensiero filosofico e il suo modo di guidare le squadre e valorizzare le persone.
"Per Julio, aver dovuto interrompere gli studi di Filosofia a pochi esami dalla laurea è sempre stato un cruccio", ha ricordato Marcello Mancini, presidente e amministratore delegato di ROI Group, che collabora con Velasco dal 2010. "Ma la filosofia l'ha sempre portata in campo, nel modo di guidare le squadre e valorizzare le persone". Mancini ha sottolineato anche una delle caratteristiche del tecnico: "La sua forza è che non motiva gli altri, ma li aiuta a sviluppare le motivazioni che hanno già".
La nuova sede del Cus: palestra, fitness e spazi accessibili
L'inaugurazione del nuovo polo sportivo aprirà la giornata alle 9:30 in viale Indipendenza 10. La struttura, nel quartiere di Santa Croce e a poca distanza dalle residenze universitarie Matteo Ricci, è pensata per ampliare le opportunità sportive e di socialità della comunità accademica.
"Il nuovo polo, nel quartiere di Santa Croce, diventerà uno dei cuori della nostra Università", ha dichiarato il rettore John McCourt, sottolineando che lo sport deve essere un'opportunità sia per chi pratica attività agonistica sia per chi cerca occasioni di benessere e incontro. Le strutture saranno inoltre una risorsa per il corso di laurea in Scienze motorie, che ha già raggiunto 175 iscrizioni.
Il complesso comprende una grande palestra attrezzata per ospitare competizioni di pallavolo, pallacanestro e calcio a cinque anche di livello nazionale, con una tribuna da oltre 300 posti. Sono previsti inoltre spazi per il fitness, una sala pesi e una palestra per il judo.
Particolare attenzione è stata riservata all'accessibilità e alla sostenibilità ambientale, con la riqualificazione delle aree esterne e la piantumazione di 88 nuovi alberi. "Con il nuovo polo sportivo non solo offriamo ulteriori spazi alla comunità universitaria, ma contribuiamo a valorizzare il quartiere di Santa Croce", ha evidenziato il direttore generale dell'ateneo, Domenico Panetta.
Come seguire la cerimonia
La cerimonia per il conferimento della laurea honoris causa a Julio Velasco sarà riservata agli invitati, ma potrà essere seguita in diretta dall'Auditorium UniMc, in via Padre Matteo Ricci 2, e online sul sito www.unimc.it/velasco.
La giornata unirà così il riconoscimento a una figura simbolo dello sport italiano all'apertura di un nuovo spazio universitario, nel segno del valore educativo e sociale dello sport.
Camerino si apre all’Europa e rafforza il proprio ruolo nella costruzione di uno spazio universitario comune. Ha preso il via questa mattina, nell’Agorà del ChIP dell’Università di Camerino, la settimana di incontri e attività dedicata a KreativEU, l’Alleanza europea che riunisce undici università di altrettanti Paesi e che vede Unicam come unico partner italiano.
Fino al 31 ottobre, l’Ateneo camerte ospita rettori e rappresentanti delle università aderenti, docenti e personale amministrativo impegnati nelle attività del progetto, per un totale di circa 120 partecipanti. Una settimana di confronto e progettazione per rafforzare le relazioni tra gli atenei e costruire un campus europeo condiviso, capace di ampliare le opportunità di formazione, ricerca e mobilità per studenti e personale universitario.
La giornata inaugurale si è aperta con il saluto del rettore di Unicam, Graziano Leoni, seguito dall’introduzione di Renato De Leone, coordinatore istituzionale di KreativEU per l’Università di Camerino. Sono quindi intervenuti il presidente dell’Alleanza, João Freitas Coroado, il segretario generale Célio Gonçalo Marques e il prorettore vicario con delega all’internazionalizzazione Emanuele Tondi, componente del Managing Board di KreativEU. Spazio anche alla rappresentanza studentesca con Rebeka Juhászova ed Edoardo Pettinari, rispettivamente presidente e vicepresidente della Student Union dell’Alleanza. Le conclusioni sono state affidate a Renato De Leone.
Avviata nel gennaio 2025 e cofinanziata dalla Commissione europea nell’ambito dell’iniziativa European Universities del programma Erasmus+, KreativEU coinvolge università di Italia, Portogallo, Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia, Svezia e Turchia.
Il progetto proseguirà fino al 2028 e può contare su un finanziamento complessivo di 14,4 milioni di euro, di cui oltre 1,5 milioni destinati all’Università di Camerino. Cultura, creatività e patrimonio condiviso costituiscono le basi di un percorso che punta a rendere sempre più stretta la collaborazione tra gli atenei, favorendo nuove forme di didattica e ricerca e promuovendo innovazione, inclusione e sviluppo sostenibile.
L’obiettivo è superare i confini tradizionali delle singole istituzioni per dare vita a una comunità accademica europea in cui competenze, esperienze e patrimoni culturali possano dialogare e arricchirsi reciprocamente.
Il programma della settimana proseguirà con incontri istituzionali e sessioni di lavoro dedicate alle attività dell’Alleanza. Tra gli appuntamenti principali figura la cerimonia di inaugurazione del 691° anno accademico dell’Università di Camerino, in programma mercoledì 28 ottobre e dedicata al tema “Essere Università, costruire Europa”.
La cerimonia vedrà anche l’intervento del presidente di KreativEU, João Freitas Coroado, e sarà seguita dal KreativEU Day. Le università partner presenteranno le proprie attività attraverso apposite postazioni, offrendo alla comunità universitaria l’occasione di conoscere da vicino gli atenei coinvolti e le opportunità di collaborazione sviluppate nell’ambito dell’Alleanza.
Un dialogo artistico che attraversa le Alpi e unisce due tradizioni rinascimentali. Questa mattina, 24 ottobre, il Museo Civico di Villa Colloredo Mels ha svelato al pubblico la Madonna delle fragole di Lucas Cranach il Vecchio, arrivata dal Museo Diocesano di Freising-Monaco nell’ambito di uno scambio di opere che ha portato l’Annunciazione di Lorenzo Lotto in terra bavarese.
Alla cerimonia, intitolata “Un Sì che viaggia”, hanno partecipato il sindaco di Recanati Emanuele Pepa, l’assessore alla Cultura Ettore Pelati, il direttore del Museo diocesano di Freising Christoph Kürzeder, la vicedirettrice Carmen Roll, il responsabile della collezione Steffen Mensch e il professor Stefano Papetti.”
«Siamo onorati di ospitare la Madonna delle fragole nella nostra città», ha dichiarato Pepa. «Per Recanati significa diventare protagonista nel panorama artistico europeo, dando ampia visibilità al nostro territorio anche all’estero. Vedere l’immagine della nostra Annunciazione diffusa per tutta la città di Freising ci riempie d’orgoglio». Il primo cittadino ha infine ringraziato quanti si sono impegnati per rendere possibile lo scambio.
Sulla stessa linea l’assessore Pelati, secondo cui l’operazione va oltre le due opere coinvolte: «Vogliamo che diventi un’iniziativa di promozione territoriale in Germania, area da sempre attratta dai nostri luoghi». Attraverso il ruolo di “ambasciatore” del Lotto, ha spiegato, il progetto punta a far conoscere meglio Recanati e le sue risorse, rafforzando al tempo stesso l’identità culturale europea intesa come dialogo tra le diverse tradizioni nazionali.
Pelati ha ricordato anche la trasferta di domenica scorsa a Freising, dove l’Annunciazione di Lotto è stata esposta all’inaugurazione della mostra “Save Our Souls”, in cui ha un ruolo di rilievo. Ad accompagnarlo, tra gli altri, numerosi amministratori marchigiani e il commissario alla ricostruzione post-sisma Guido Castelli. «Aspettiamo cittadini, turisti e appassionati a Villa Colloredo per ammirare questo splendido gioiello di arte rinascimentale», ha aggiunto.
Per il Museo Diocesano di Freising si tratta di un evento senza precedenti. «È la prima volta che la Madonna delle fragole si sposta dalla nostra sede», ha sottolineato Kürzeder. «Abbiamo compreso l’importanza che l’Annunciazione di Lotto riveste per Recanati e abbiamo deciso di scambiarla con quello che riteniamo il nostro pezzo più pregiato, credendo fortemente nel suo alto valore culturale».
Prima dello svelamento, la vicedirettrice Carmen Roll ha ripercorso davanti alle autorità e al pubblico la storia del dipinto e la poetica di Cranach il Vecchio. Gli studi approfonditi condotti proprio in occasione dello scambio ne hanno attribuito in via definitiva la paternità: decisiva, in particolare, l’identificazione del serpente, che ha permesso di dare un nome all’autore. La Madonna delle fragole resta a oggi una delle opere di Cranach meglio conservate.
Il professor Papetti, con la sua lezione, ha infine ricostruito le analogie iconografiche tra Lotto e Cranach, offrendo una chiave di lettura fondamentale per comprendere i contesti artistici e culturali del Cinquecento.
L’opera resterà esposta a Villa Colloredo Mels fino al prossimo marzo, all’interno del Museo Civico, accanto a una copia “d’autore” dell’Annunciazione realizzata dal maestro Cesare Peruzzi e custodita nei locali della Fondazione Ircer, ente proprietario dell’originale di Lotto.
Una pagina della storia culturale di Macerata si prepara a tornare alla bellezza originaria grazie alla collaborazione tra istituzioni e imprese. È stata firmata la convenzione tra la Provincia, il Comune di Macerata e la ditta Sardellini Costruzioni per il restauro della tela Torquato Tasso che sottopone la Gerusalemme liberata all’Accademia dei Catenati di Macerata, realizzata nel 1903 dal pittore maceratese Giovanni Cingolani e di proprietà della Provincia.
L’iniziativa nasce dalla volontà della Sardellini che, per celebrare gli 80 anni di attività, ha chiesto alla Provincia di poter restaurare gratuitamente il dipinto. La tela racconta il 1° novembre 1587, quando Torquato Tasso, durante un breve soggiorno a Macerata, sottopose il poema Gerusalemme liberata agli accademici dei Catenati. Un episodio che testimonia il ruolo della città nella vita culturale dell’epoca e che Cingolani ha tradotto in una preziosa testimonianza pittorica.
Il restauro sarà realizzato dai restauratori della Sardellini Costruzioni, coordinati dalla direzione tecnica del restauratore Alfredo Beleggia. Per l’intervento sono stati acquisiti tutti i pareri della Soprintendenza. Una volta concluso, il dipinto sarà esposto a Palazzo Buonaccorsi, grazie alla collaborazione con il Comune e con i Musei Civici, e vi resterà visibile al pubblico fino al termine dei lavori alla Prefettura.
La valorizzazione della tela si inserisce in un quadro avviato dalla Provincia, promotrice nel 2024 di un accordo di collaborazione scientifica con l’Università di Macerata per catalogare le opere d’arte mobili della Prefettura, in vista dei lavori di miglioramento sismico. Le responsabili scientifiche per l’ateneo sono state le professoresse Francesca Coltrinari e Patrizia Dragoni, del Dipartimento di Scienze della Formazione, dei Beni culturali e del Turismo.
«Questa operazione rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione tra istituzioni e imprese possa tradursi in un risultato importante per l’intera comunità», sottolinea il presidente della Provincia, Alessandro Gentilucci. Per lui non si tratta solo di riportare allo splendore una tela di grande valore, ma di restituirla ai cittadini e ai visitatori: «Prendersene cura significa investire nella cultura e rafforzare il legame con la storia del nostro territorio». Gentilucci ha ringraziato il Comune per la disponibilità e la Sardellini per la scelta di celebrare i suoi 80 anni con «un gesto di autentico mecenatismo».
Soddisfazione anche dal sindaco Sandro Parcaroli, secondo cui la collaborazione tra enti pubblici e imprese è «la chiave vincente per la cura del nostro patrimonio». La tela di Cingolani, aggiunge, «tornerà così a splendere e a essere pienamente fruibile da parte di cittadini e visitatori».
Tobia Sardellini, direttore tecnico e commerciale dell’azienda, spiega che la scelta nasce dal «profondo legame» con il territorio maceratese e si inserisce in un percorso di specializzazione nel restauro dei beni culturali, che l’azienda intende ora estendere alle opere d’arte mobili, come i dipinti su tela. Celebrare gli 80 anni con un gesto concreto per la comunità, conclude, significa «dare continuità alla nostra storia imprenditoriale».
A 64 anni dalla morte, Matelica torna a rendere omaggio a Enrico Mattei, protagonista della storia industriale ed energetica italiana e autore di una visione che ha inciso profondamente sul futuro del Paese. Il legame tra la città e Mattei affonda le radici nella sua vicenda personale e imprenditoriale, ed è un rapporto che l’Amministrazione comunale continua a custodire e valorizzare, nella convinzione che il suo pensiero conservi intatta la sua attualità.
Le celebrazioni sono iniziate lunedì 26 ottobre con il convegno “Il Metodo Mattei: cooperazione, sviluppo e opportunità per le imprese marchigiane in Africa”, promosso dalla Fondazione Enrico Mattei di Matelica e ospitato al Teatro Piermarini e nella sala Boldrini. L’incontro è stato un momento di confronto sull’attualità dell’approccio di Mattei, con particolare attenzione alla cooperazione internazionale, alle prospettive di crescita del continente africano e alle opportunità di internazionalizzazione per le aziende marchigiane.
Al centro del dibattito anche il Piano Mattei e la possibilità di costruire partenariati basati sul dialogo, sulla crescita condivisa e sulla valorizzazione delle competenze. L’obiettivo dell’iniziativa è stato mettere in relazione l’eredità storica e culturale di Mattei con le sfide economiche e internazionali di oggi, favorendo il confronto tra istituzioni e mondo imprenditoriale. Presente ai lavori il sindaco di Matelica, Denis Cingolani.
Oggi, martedì 27 ottobre, l’Amministrazione comunale ha preso parte alla commemorazione ufficiale nell’anniversario della scomparsa. La cerimonia è cominciata alle 10.30 nella chiesa di Santa Maria Cattedrale con la Santa Messa in suffragio. Al termine della funzione, i partecipanti si sono trasferiti al Cimitero comunale, dove è stata deposta una corona d’alloro sulla tomba di Mattei.
«Ricordare Enrico Mattei significa rendere omaggio a una figura che ha saputo guardare lontano, contribuendo a scrivere una pagina fondamentale della storia del nostro Paese – ha dichiarato il sindaco Cingolani –. Il suo coraggio, la sua capacità di innovare e la sua visione dello sviluppo sono ancora oggi un patrimonio prezioso, da cui trarre ispirazione per affrontare le sfide del presente e costruire nuove opportunità. Per Matelica, Mattei è molto più di una figura storica: è parte della nostra identità e un motivo di orgoglio che abbiamo il dovere di custodire e tramandare. Come Amministrazione continueremo a sostenere le iniziative che ne valorizzano la memoria e il pensiero, perché il suo esempio possa parlare anche alle nuove generazioni».
San Severino Marche si prepara a festeggiare Halloween con una giornata all’insegna del divertimento, tra animazione per bambini, musica e intrattenimento per tutte le generazioni. Sabato 31 ottobre il programma si svilupperà in due momenti distinti, pensati per coinvolgere famiglie, giovani e appassionati di musica.
Ad aprire la festa sarà, a partire dalle ore 16, l’Halloween Party promosso dalla Pro Loco. Il pomeriggio sarà dedicato soprattutto ai più piccoli, con laboratori creativi, giochi, animazione e attività di intrattenimento. Non mancherà l’immancabile postazione “truccamostri”, dove i bambini potranno trasformarsi nei loro personaggi più spaventosi, dando libero sfogo alla fantasia.
Con l’arrivo della sera, l’atmosfera cambierà per lasciare spazio alla musica e ai dj set di “HappyWeen 2026”, l’evento che punta a riunire pubblici di età e gusti diversi attraverso una formula originale: due palchi in contemporanea e due proposte musicali, nel segno dello slogan “Doppio lato, doppio divertimento”.
Da una parte tornerà “90Mania”, il format dedicato ai grandi successi dance ed eurodance degli anni Novanta. Sul palco si alterneranno il frontman Lelemari, Igor Dj e le performance dal vivo di Mas Flow, per una serata all’insegna delle sonorità che hanno segnato un’intera generazione.
Sull’altro palco spazio a “Young Mania”, il format rivolto ai più giovani e agli amanti delle tendenze musicali più attuali. Alla voce ci sarà Matteo Panichelli, affiancato in consolle dai dj Emanuele Saltari, Dj Sant, Leonardo Simoncini e Francesco Pugnotti.
Una proposta che punta a trasformare Halloween in una festa condivisa, capace di mettere insieme generazioni diverse attraverso il gioco, la creatività e la musica, con un programma che accompagnerà il pubblico dal pomeriggio fino alla serata.
L’iniziativa è organizzata con il patrocinio del Comune di San Severino Marche, in collaborazione con Isolani Spettacoli, ed è curata da D.M. Show Solutions, con il supporto di Ecosystem Noleggio.
L’ingresso a tutte le manifestazioni è libero
Cento anni di ricordi, esperienze e legami familiari. Celestino Morosi ha raggiunto lo straordinario traguardo del secolo di vita e ha festeggiato il compleanno nella casa di riposo di Castelraimondo, dove è attualmente ospite, circondato dall'affetto dei figli Simonetta e Aurelio, dei nipoti e dei suoi cari.
Originario di Castelraimondo, Morosi ha trascorso gran parte della propria vita a Matelica, mantenendo il legame con il territorio d'origine. La ricorrenza è stata l'occasione per riunire la famiglia e celebrare un percorso lungo un secolo, caratterizzato da tante esperienze e dagli affetti costruiti nel tempo.
Alla festa ha partecipato anche Barbara Cacciolari, assessore del comune di Matelica, che ha portato al centenario gli auguri e i saluti del sindaco Denis Cingolani. Gli auguri sono arrivati anche dall'amministrazione comunale di Castelraimondo. Il sindaco Patrizio Leonelli e l'assessore Ilenia Cittadini hanno rivolto a Celestino un messaggio di affetto: "Raggiungere i cento anni è un traguardo davvero speciale, che porta con sé una vita intera di ricordi, esperienze e affetti. A Celestino rivolgiamo i nostri più affettuosi auguri e l'abbraccio di tutta Castelraimondo".
Gli amministratori hanno sottolineato anche il valore della festa organizzata nella struttura cittadina: "Siamo felici che questo compleanno sia stato festeggiato nella nostra Casa di riposo, circondato dall'affetto della sua famiglia e delle persone che ogni giorno se ne prendono cura. A Celestino auguriamo serenità e ancora tanti momenti belli da condividere". Un ringraziamento è stato infine rivolto alla Casa di riposo di Castelraimondo per aver accolto e celebrato questo importante traguardo, rendendo speciale il compleanno del centenario.
Cucine Lube rinnova la propria presenza nella casa di Amici, con un nuovo allestimento dello spazio cucina per l'edizione 2026. È il modello Immagina quello scelto per il talent show condotto da Maria De Filippi. Modello contraddistinto da materiali innovativi, eleganza delle forme e soluzioni progettuali capaci di coniugare estetica e funzionalità.
Il progetto per la "casetta" di Amici 26 si distingue per un linguaggio architettonico essenziale, caratterizzato dalla pulizia delle linee e da un'organizzazione funzionale degli spazi. Al centro si sviluppa una grande isola multifunzionale, che integra la zona cottura e un'ampia superficie di lavoro, prolungandosi in un'area snack pensata per i momenti di condivisione. La particolare composizione garantisce elevate prestazioni tecniche e un'estetica materica ispirata alle texture del mondo naturale.
La collaborazione tra Cucine Lube e Amici si conferma un'occasione per portare la cultura del design italiano in un contesto vicino alle nuove generazioni. Nella casa, la cucina accompagna gli allievi nei momenti che scandiscono la vita al di fuori delle attività artistiche, contribuendo a creare un'atmosfera familiare durante un'esperienza di formazione e confronto.
Con la nuova cucina Immagina per l'edizione 2026, Cucine Lube prosegue un percorso che unisce qualità del Made in Italy, innovazione e attenzione alle persone, riaffermando il valore della cucina come elemento centrale dell'abitare e della vita domestica.
L’affitto di un immobile rappresenta per molti proprietari una fonte di reddito importante, ma comporta anche rischi legati all’inadempienza dell’inquilino. Per tutelarsi, il mercato immobiliare offre diverse soluzioni di garanzia, tra cui la fideiussione bancaria e quella assicurativa. Comprendere le differenze tra queste forme di tutela, i relativi costi, le condizioni di attivazione e le procedure in caso di morosità è essenziale sia per i locatori che per gli inquilini e le agenzie. In questo scenario, servizi evoluti come quelli proposti da AffittoAssicurato, che affiancano alla garanzia anche la gestione della morosità e l’assistenza legale, stanno modificando le aspettative e le esigenze di chi si muove nel settore della locazione.
Fideiussione bancaria e assicurativa: i soggetti coinvolti
La fideiussione bancaria e quella assicurativa sono strumenti giuridici diversi, emessi rispettivamente da banche e da compagnie di assicurazione. Nel caso della fideiussione bancaria, l’istituto di credito si impegna a garantire il pagamento dei canoni o di altri obblighi contrattuali dell’inquilino, subentrando nel caso di inadempienza. Il rapporto si instaura tra banca, locatore e conduttore, ma la banca richiede spesso garanzie patrimoniali, analisi di affidabilità e talvolta il vincolo di somme a deposito.
La fideiussione assicurativa, invece, viene emessa da una compagnia assicurativa che, dietro il pagamento di un premio, si assume l’obbligo di risarcire il proprietario in caso di mancato pagamento dei canoni o di altri danni coperti dal contratto. In questo caso, l’iter di rilascio può risultare più snello e meno vincolante dal punto di vista patrimoniale per l’inquilino. Entrambe le soluzioni prevedono la stipula di un contratto accessorio al contratto di locazione, ma coinvolgono attori diversi e rispondono a logiche differenti in termini di valutazione del rischio e di gestione delle pratiche.
Premi, commissioni ed eventuale liquidità vincolata
Uno degli aspetti più rilevanti nella scelta tra fideiussione bancaria e assicurativa riguarda il costo effettivo della garanzia. Nel caso della banca, il rilascio della fideiussione comporta generalmente il pagamento di una commissione annuale calcolata in percentuale sull’importo garantito. A questa spesa si possono aggiungere costi di istruttoria e, non di rado, la richiesta di un deposito cauzionale vincolato a garanzia dell’operazione. Questo può rappresentare un ostacolo per molti inquilini, che si trovano a dover immobilizzare somme rilevanti per tutta la durata del contratto.
La fideiussione assicurativa, invece, prevede il pagamento di un premio assicurativo una tantum o annuale. Il premio varia in base a diversi fattori: durata della garanzia, importo coperto, profilo di rischio dell’inquilino e condizioni specifiche della polizza. In genere, non è richiesta la costituzione di un deposito vincolato, il che rende questa soluzione più accessibile per chi non dispone di liquidità immediata. Tuttavia, il premio non è rimborsabile e non costituisce una cauzione restituibile a fine contratto.
Nella scelta tra le due forme di garanzia, è quindi importante valutare non solo l’importo della commissione o del premio, ma anche l’eventuale immobilizzazione di capitali e le condizioni di rimborso o restituzione delle somme versate.
Massimali, durata e documentazione per l’attivazione
Un altro elemento di confronto riguarda i massimali di copertura, la durata della garanzia e la documentazione richiesta per l’attivazione. La fideiussione bancaria copre solitamente un importo pari a un certo numero di mensilità di canone, stabilito nel contratto, e può includere anche somme relative a spese condominiali o danni, se espressamente previsto. La durata è di norma coincidente con quella del contratto di locazione, ma può essere soggetta a rinnovo annuale con relativo pagamento della commissione.
La fideiussione assicurativa offre massimali analoghi, ma alcune polizze consentono una maggiore flessibilità nella scelta della copertura, includendo anche danni all’immobile o spese accessorie. La documentazione richiesta per l’attivazione varia: la banca può esigere attestazioni reddituali, garanzie personali e informazioni patrimoniali dettagliate, mentre la compagnia assicurativa si concentra maggiormente sulla valutazione del rischio locativo, talvolta tramite la verifica del merito creditizio dell’inquilino. Per entrambe le soluzioni, la chiarezza sulle condizioni di attivazione, la durata della copertura e la possibilità di estensione o rinnovo sono elementi da verificare attentamente prima della scelta.
Inadempimento dell’inquilino: cosa accade dopo
Quando l’inquilino non adempie al pagamento dei canoni, la procedura di attivazione della garanzia si differenzia tra fideiussione bancaria e assicurativa. Nel caso della banca, il locatore deve presentare una richiesta formale, corredata dalla documentazione che attesti l’inadempienza (ad esempio, copia del contratto, solleciti inviati, estratti conto). La banca, dopo le verifiche di rito, provvede al pagamento nei limiti del massimale e secondo le tempistiche previste dal contratto. Tuttavia, la procedura può risultare burocraticamente complessa e non sempre tempestiva, soprattutto se la banca solleva eccezioni o richiede integrazioni documentali.
La fideiussione assicurativa segue un iter simile, ma spesso con tempistiche più snelle, grazie a processi digitalizzati e a una minore rigidità nella valutazione della documentazione. Anche in questo caso, il pagamento avviene nei limiti del massimale e solo per le voci espressamente previste dalla polizza. È importante sottolineare che nessuna delle due forme di garanzia copre automaticamente tutte le spese o i danni: occorre verificare cosa sia effettivamente incluso e quali siano le esclusioni.
Nel panorama attuale, le garanzie assicurative per l'affitto si stanno affermando anche grazie alla possibilità di integrare la copertura con servizi aggiuntivi, come la gestione della morosità e l’assistenza legale, che si rivelano particolarmente utili nei casi più complessi.
Gestione della morosità e assistenza legale previste dal servizio
Un elemento distintivo introdotto da operatori come AffittoAssicurato riguarda la gestione della morosità e l’assistenza legale integrata nel servizio. A differenza della semplice fideiussione, che si limita a garantire il pagamento di somme dovute, questi servizi prevedono un supporto attivo nella fase di recupero dei crediti e, se necessario, nella procedura di sfratto.
Il servizio di gestione della morosità comprende la verifica preventiva dell’affidabilità dell’inquilino, la gestione stragiudiziale dei solleciti e, nei casi più gravi, l’attivazione di avvocati convenzionati che si occupano delle pratiche giudiziarie. Il vantaggio pratico per il proprietario consiste nel non dover anticipare i compensi legali per l’avvio dello sfratto: la società che offre il servizio remunera direttamente i professionisti secondo quanto previsto dal contratto, riducendo l’impatto economico immediato sul locatore. Questo approccio è stato particolarmente apprezzato da chi, in passato, si è trovato a dover sostenere spese legali senza la certezza di recuperare i canoni dovuti.
Va precisato che la presenza dell’assistenza legale non garantisce automaticamente il recupero integrale delle somme o tempi certi per lo sfratto, ma offre un supporto concreto nella gestione delle controversie, alleggerendo il carico operativo e finanziario per il proprietario.
Come confrontare davvero due offerte
La scelta tra fideiussione bancaria, assicurativa e servizi integrati di gestione della morosità non può basarsi solo sul confronto dei costi. È essenziale valutare attentamente il livello di copertura, le condizioni di attivazione, la flessibilità della durata, la presenza di servizi aggiuntivi e la facilità di accesso alle risorse in caso di inadempienza. Un’analisi accurata deve considerare anche la solidità dell’ente emittente, la chiarezza delle clausole contrattuali e la presenza di eventuali franchigie o esclusioni.
Per proprietari, inquilini e agenzie, la scelta migliore dipende dalle esigenze specifiche: chi privilegia la rapidità e la semplicità può orientarsi verso la fideiussione assicurativa; chi dispone di liquidità e cerca una soluzione tradizionale può preferire quella bancaria; chi desidera un supporto completo nella gestione della morosità e nell’assistenza legale può trovare nei servizi integrati un valore aggiunto, soprattutto in contesti di maggiore rischio locativo. In ogni caso, è consigliabile leggere con attenzione le condizioni contrattuali, confrontare più preventivi e valutare il rapporto tra costi, benefici e servizi inclusi, senza trascurare l’importanza di un’assistenza qualificata nella gestione di eventuali controversie.
Il Giudice di Pace di Rimini ha annullato una sanzione per eccesso di velocità elevata a un cittadino di Civitanova Marche, dopo che non è stata dimostrata l'omologazione dell'autovelox utilizzato per rilevare l'infrazione a Misano Adriatico, in Romagna. Il ricorso è stato presentato con l'assistenza del Movimento Consumatori di Civitanova Marche, presieduto dall'avvocato Gianluigi Mucciaccio.
La multa era stata notificata al cittadino durante il periodo estivo. Invece di pagare la sanzione, l'automobilista ha deciso di contestarla davanti al giudice di pace, ottenendo una decisione favorevole. Il giudice Federico Tocco ha disposto l'annullamento del verbale, rilevando la mancata dimostrazione dell'omologazione dell'apparecchiatura utilizzata per l'accertamento.
La pronuncia si inserisce nel dibattito giuridico sulla distinzione tra approvazione e omologazione degli autovelox, una questione che continua a essere al centro di numerosi contenziosi. A commentare la decisione è stato l'avvocato Gianluigi Mucciaccio, presidente del Movimento Consumatori di Civitanova Marche, che ha assistito il cittadino nel ricorso.
"La pronuncia del giudice riminese si innesta in una accesa diaspora che continua ad imperversare nelle aule giudiziarie riguardo l'approvazione e l'omologazione dei dispositivi di rilevamento della velocità nonostante la recente introduzione del nuovo decreto ministeriale in materia di autovelox che tendenzialmente mira a equiparare entrambe le procedure", ha spiegato Mucciaccio.
L'avvocato ha quindi sottolineato come, secondo la decisione, le due procedure mantengano una distinzione sostanziale, richiamando la giurisprudenza della Cassazione che in diverse occasioni ne ha evidenziato la diversità. "Non a caso – ha aggiunto il presidente del Movimento Consumatori – nel giudizio svoltosi davanti al Giudice di Pace di Rimini, l'amministrazione resistente non ha prodotto, come da noi eccepito, alcuna attestazione dell'avvenuta omologazione del dispositivo di rilevazione della velocità, elemento che è stato considerato, dallo stesso giudicante, dirimente ai fini della decisione favorevole al cittadino civitanovese".
Oltre all'annullamento della multa, il giudice ha condannato l'ente locale alla restituzione del contributo unificato versato per il ricorso. "I controlli stradali sono certamente fondamentali per la sicurezza degli utenti della strada, in ogni caso, i medesimi devono rispettare rigorosamente le diverse disposizioni previste per il funzionamento delle apparecchiature utilizzate per il controllo della velocità", ha aggiunto l'avvocato civitanovese.
Il presidente del Movimento Consumatori ha concluso ribadendo il diritto dei cittadini a contestare le sanzioni quando sussistono motivi fondati: "Quando sussistono fondati motivi per contestare una sanzione che si manifesta, di fatto, illegittima, il cittadino ha il pieno diritto difendere le proprie ragioni, come nel caso del nostro iscritto tutelandosi con gli strumenti offerti dal nostro ordinamento".