A guardarla così, sembra quasi che qualcuno abbia premuto il tasto pausa. Le strade del centro sono vuote, le piazze attraversate da poche persone, il rumore della città sembra essersi ritirato insieme a chi è partito per le vacanze.
Restano le mura, i palazzi, le vie di pietra e il sole di agosto, che nelle ore più calde sembra occupare ogni spazio. Macerata, nella settimana di Ferragosto, assume quasi le sembianze di un quadro metafisico: una città reale, ma sospesa, dove il tempo sembra essersi fermato.
Eppure basta tornare indietro di qualche settimana per ritrovare un'immagine completamente diversa. È stata un'estate piena di appuntamenti, concerti, spettacoli e iniziative che hanno portato persone nel centro storico, restituendo alle piazze il loro vociare e alle strade quel movimento che oggi sembra lontanissimo.
Una Macerata che, di fronte agli eventi, ha risposto con presenze e partecipazione. Ora, invece, il centro sembra essersi svuotato proprio nel momento in cui l'estate raggiunge il suo culmine.
C'è anche un'altra assenza che si percepisce: quella degli studenti. Una delle componenti più riconoscibili della vita quotidiana maceratese, ad agosto, lascia spazio a una città prevalentemente abitata da chi è rimasto.
Le voci che normalmente animano le vie del centro, i gruppi che si spostano tra una lezione e un aperitivo, i tavolini occupati e il continuo viavai legato alla vita universitaria sembrano improvvisamente appartenere a un'altra stagione. È come se, insieme agli studenti, fosse partito anche una parte del ritmo quotidiano della città.
Non è una città morta, naturalmente. È una città che, per qualche giorno, ha semplicemente smesso di correre. Le sue pietre sono ancora lì, le serrande torneranno ad alzarsi e le piazze torneranno a riempirsi.
Ma nella settimana di Ferragosto Macerata sembra appartenere a un'altra dimensione: quella delle città sospese, dove il sole allunga le ombre e il silenzio fa sembrare infinito anche il tempo che separa un'estate dalla successiva.
A guardarla così, sembra quasi che qualcuno abbia premuto il tasto pausa. Le strade del centro sono vuote, le piazze attraversate da poche persone, il rumore della città sembra essersi ritirato insieme a chi è partito per le vacanze.
Restano le mura, i palazzi, le vie di pietra e il sole di agosto, che nelle ore più calde sembra occupare ogni spazio. Macerata, nella settimana di Ferragosto, assume quasi le sembianze di un quadro metafisico: una città reale, ma sospesa, dove il tempo sembra essersi fermato.
Eppure basta tornare indietro di qualche settimana per ritrovare un'immagine completamente diversa. È stata un'estate piena di appuntamenti, concerti, spettacoli e iniziative che hanno portato persone nel centro storico, restituendo alle piazze il loro vociare e alle strade quel movimento che oggi sembra lontanissimo.
Una Macerata che, di fronte agli eventi, ha risposto con presenze e partecipazione. Ora, invece, il centro sembra essersi svuotato proprio nel momento in cui l'estate raggiunge il suo culmine.
C'è anche un'altra assenza che si percepisce: quella degli studenti. Una delle componenti più riconoscibili della vita quotidiana maceratese, ad agosto, lascia spazio a una città prevalentemente abitata da chi è rimasto.
Le voci che normalmente animano le vie del centro, i gruppi che si spostano tra una lezione e un aperitivo, i tavolini occupati e il continuo viavai legato alla vita universitaria sembrano improvvisamente appartenere a un'altra stagione. È come se, insieme agli studenti, fosse partito anche una parte del ritmo quotidiano della città.
Non è una città morta, naturalmente. È una città che, per qualche giorno, ha semplicemente smesso di correre. Le sue pietre sono ancora lì, le serrande torneranno ad alzarsi e le piazze torneranno a riempirsi.
Ma nella settimana di Ferragosto Macerata sembra appartenere a un'altra dimensione: quella delle città sospese, dove il sole allunga le ombre e il silenzio fa sembrare infinito anche il tempo che separa un'estate dalla successiva.
È stato trasferito al Centro di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr) di Ponte Galeria, a Roma, un cittadino nigeriano di poco più di cinquant'anni, rintracciato dopo una segnalazione dei vigili del fuoco.
L'intervento è scattato nella giornata di ieri, quando le squadre di soccorso erano impegnate a spegnere alcuni incendi di sterpaglie nel giardino di uno stabile. Durante le operazioni, i vigili del fuoco hanno notato la presenza dell'uomo, che avrebbe continuato ad appiccare ulteriori roghi nonostante gli inviti a interrompere l'attività.
Sul posto è quindi intervenuta la Polizia, che ha avviato le ricerche riuscendo a rintracciare il cinquantenne all'interno di un appartamento situato al piano interrato dello stesso stabile. L'uomo, già noto alle forze dell'ordine per precedenti penali, tra cui episodi di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, è stato accompagnato in Questura per gli accertamenti del caso.
Gli approfondimenti effettuati dall'Ufficio Immigrazione hanno permesso di accertare che il cittadino nigeriano era sprovvisto di un valido permesso di soggiorno. Il documento risultava infatti scaduto nel dicembre 2025 e non era stato rinnovato.
Al termine degli accertamenti, l'uomo è stato quindi trasferito al Cpr di Ponte Galeria, dove sono state avviate le procedure previste per la sua espulsione dal territorio nazionale.
Un confronto fuori dagli schemi, tra provocazioni, attualità, politica, esoterismo e complottismo. Giuseppe Cruciani, giornalista e conduttore de La Zanzara, è stato protagonista martedì sera al Madeira Beach di Civitanova, nell'ambito degli appuntamenti organizzati da Filosofarte, in una serata dal titolo “Satanismo, cabala e poteri occulti” che lo ha visto dialogare con Gianmarco Landi. A presentare e introdurre l'incontro è stato Gianluca Crocetti.
Una serata che ha richiamato oltre 400 persone, come spiegato dallo stesso Crocetti, e che ha mantenuto le promesse della vigilia, alternando momenti più leggeri e ironici a riflessioni su temi particolarmente divisivi.
«A Landi chiederò cosa significa essere complottista oggi, perché passa per pazzo, perché passa per uno che ha delle idee bislacche», aveva anticipato Cruciani prima dell'incontro. Il giornalista ha spiegato di voler affrontare anche le idee di Landi sui grandi poteri e sui meccanismi che governerebbero il mondo, mantenendo però una posizione critica rispetto alle sue tesi.
Landi, da parte sua, ha definito il rapporto con Cruciani come una comune matrice di politicamente scorretto. «Lui rappresenta il politicamente scorretto nel politicamente corretto, io invece mi sento un politicamente scorretto tout court», ha spiegato, aggiungendo di auspicare che Cruciani possa spingersi ancora più verso una posizione antisistema.
Il tema dell'esoterismo ha occupato una parte importante della serata. Landi ha spiegato la propria concezione, distinguendola dalla percezione comune che spesso lo associa esclusivamente alla massoneria o a un'accezione negativa. «Il mio concetto di esoterismo è riuscire a comprendere i misteri che ci circondano interrogandosi sull'invisibile e trovando i significati, le chiavi di comprensione che non si ritrovano in una logica pura», ha detto. Secondo Landi, segni, simboli e coincidenze possono diventare strumenti attraverso i quali cercare chiavi di lettura della realtà.
Una visione che è stata messa a confronto con il concetto di spiritualità, considerato più frequentemente in senso positivo e collegato, nella percezione comune, alla religione e alla ricerca di una dimensione superiore.
Il dibattito si è poi spostato su alcuni temi di stretta attualità. Tra gli argomenti affrontati anche il caso di Mario Roggero, utilizzato come esempio per discutere della legittima difesa e dei limiti della legge. Nel confronto è emersa la posizione secondo cui la normativa sulla legittima difesa dovrebbe essere modificata, anche alla luce delle conseguenze giudiziarie e delle richieste di risarcimento collegate al caso.
Landi ha quindi ricondotto la vicenda all'interno di una propria lettura complottista, sostenendo che dietro situazioni come quella di Roggero possano svilupparsi dinamiche funzionali ad alimentare lo scontro politico. Un ragionamento esteso anche al caso che riguarda Sigfrido Ranucci, rispetto al quale Landi ha parlato di una dinamica complottista e di una costruzione del personaggio come vittima, inserendola nel più ampio confronto tra destra e sinistra.
Uno dei momenti più accesi della serata è arrivato quando il confronto si è spostato sul rapporto tra Italia e Russia. Cruciani ha sostenuto che si viva meglio in Italia, mentre Landi ha espresso una posizione opposta, sostenendo che la vita sarebbe migliore in Russia. La discussione ha coinvolto anche il pubblico: dalla platea si è alzata una voce in disaccordo con Cruciani, quella di un uomo che ha spiegato di avere una moglie russa.
Un episodio che ha contribuito a rendere ancora più vivace un appuntamento costruito proprio sulla contrapposizione di opinioni e sulla volontà di mettere a confronto punti di vista differenti.
A spiegare lo spirito dell'iniziativa è stato Gianluca Crocetti, consigliere comunale e tra gli organizzatori, che ha sottolineato come la missione di Filosofarte sia quella di creare connessioni e proporre occasioni di confronto andando oltre quello che viene definito il “pensiero unico”. «La mission di Filosofarte è andare sempre al di fuori dal pensiero unico, cercare di andare in profondità della critica di questo pensiero unico», ha spiegato Crocetti. «Questa sera sarà anche un po' goliardica, ma parleremo di argomenti molto importanti, tra occulto, esoterismo e spiritualità».
Anche Mauro Alberti, direttore del Madeira, ha ricordato come Cruciani fosse già stato protagonista della struttura due anni fa, insieme ad altri personaggi considerati alternativi. «È stata forse la serata più bella che abbiamo fatto extra musica o balli brasiliani, che è il nostro format», ha raccontato. «Abbiamo voluto ripartire da lui perché è stata una delle serate più belle che abbiamo fatto».
Il Madeira guarda inoltre già alla stagione invernale con l'obiettivo di restare aperto tutto l'anno, proseguendo anche la collaborazione con Filosofarte e con gli altri organizzatori. Un progetto che, secondo Alberti, consentirà di sviluppare nuovi appuntamenti anche al di fuori della stagione estiva.
Alla serata era presente anche il sindaco di Civitanova Fabrizio Ciarapica, che ha definito Cruciani un amico della città e ha sottolineato il valore di appuntamenti capaci di proporre punti di vista differenti. «Giuseppe Cruciani ci ha abituato a riflettere profondamente sulle questioni, avendo anche un pensiero diverso, un pensiero critico», ha dichiarato Ciarapica. «Le sue serate sono molto interessanti perché ci dà sempre una chiave di lettura diversa che ci invita a riflettere sui temi di grande attualità».
L'appuntamento con Cruciani apre così una nuova serie di eventi che accompagneranno l'estate civitanovese. Tra i prossimi appuntamenti ricordati dal sindaco ci sono i festeggiamenti di San Marone, lo spettacolo pirotecnico di Ferragosto, l'Alba Musicale del 14 agosto, Miss Italia, Onda d'Arte a fine agosto e la successiva ripresa della stagione teatrale.
E per Cruciani gli appuntamenti marchigiani non finiscono qui: mercoledì 12 agosto il giornalista sarà infatti al White Beach Club di Numana, per un incontro completamente diverso, dedicato al suo libro “Libertà”.
Il neo candidato sindaco di Milano indicato da Futuro Nazionale, Carmelo Burgio, è molto conosciuto nelle Marche. Il generale dei carabinieri in ausiliaria nelle varie missioni internazionali svolte, ha avuto alle sue dipendenze numerosi commilitoni provenienti dal maceratese, oltre che per aver guidato per un biennio la divisione Italia centrale dell'Arma.
In primis l'ex comandante di stazione Claudio Fiori, medaglia d'argento al valor militare per atto di eroismo compiuto nella guerra in ex Jugoslavia. Il maggiore Fiori è stato uno dei più stretti collaboratori di Burgio all'indomani del tragico attentato del 12 novembre 2003 a Nassiriya. Stretti rapporti anche con il sarnanese maestro di karate Remo Grassetti di cui è stato ospite nel fermano in un paio d'occasioni. Non si contano gli incontri sul terreno col nostro direttore Guido Picchio, nei Balcani e Afghanistan. In Albania, a Valona nel '97, Picchio ricorda quando Burgio giovane tenente colonello fu scelto come caposcorta di Romano Prodi premier, una visita ad altissimo rischio. Picchio non dimentica quando il ras locale Zani Caushi voleva gestire il convoglio italiano e si rivolse a Burgio con un "fratello, ci penso io" e l'ufficiale perentoriamente si oppose rispondendo "sono figlio unico".
Durante una visita istituzionale a Macerata nel '22 il generale Burgio apprezzò molto il volume fotografico "Afghanstan-Italia" che ricevette in dono dallo stesso direttore di PicchioNews.
Anche Andrea Angeli, funzionario Onu nelle principali missioni di pace, vanta una ventennale frequentazione con Burgio, a cui nel suo secondo libro, Senza Pace, ha dedicato un intero capitolo "da Casal di Principe a Kabul", ricordando quando da comandante CC di Caserta venne scelto nel 2008 per guidare la controffensiva ai talibani, una spedizione che fu ripetutamente lodata dal Pentagono.
(Foto: Senza Pace, Rubbettino, 2011)
La foce del Musone, sulla costa della provincia di Macerata, torna sotto i riflettori di Goletta Verde. Nel bilancio finale 2026 della campagna di Legambiente, il punto di campionamento è stato classificato come “fortemente inquinato”, confermando una criticità che si ripete nel tempo: secondo l'associazione, la foce del Musone ha superato i limiti nei monitoraggi degli ultimi sei anni, con la sola eccezione del 2024.
Un dato che inserisce il corso d'acqua tra i punti considerati più problematici lungo le coste italiane. Nel monitoraggio di quest'anno, infatti, su 391 campioni analizzati in 19 regioni, il 34% è risultato oltre i limiti di legge. La situazione appare ancora più critica alle foci: dei 188 punti campionati, il 54% è risultato inquinato o fortemente inquinato.
Il Musone non è l'unico punto sotto osservazione nella regione. Nel monitoraggio marchigiano sono risultati inquinati anche il punto della Calata Caio Duilio a Pesaro e la foce del torrente Arzilla a Fano, in provincia di Pesaro Urbino.
Il quadro regionale conferma così una tendenza evidenziata anche a livello nazionale: foci di fiumi, torrenti e canali sono tra i punti più vulnerabili, perché rappresentano il punto di arrivo al mare di acque che possono trasportare contaminanti.
I campionamenti di Goletta Verde vengono realizzati dai volontari formati da Legambiente e riguardano sia aree di mare frequentate dai bagnanti sia punti considerati maggiormente esposti al rischio di inquinamento, come appunto le foci.
Le analisi prendono in considerazione principalmente la presenza di Escherichia coli ed enterococchi intestinali, parametri utilizzati anche dalla normativa italiana per valutare la qualità delle acque di balneazione. I risultati vengono poi confrontati con i limiti previsti dalla legge.
Per Legambiente, tra le principali cause delle criticità rilevate c'è la mala depurazione, un problema che continua a interessare diversi territori italiani. L'associazione richiama quindi la necessità di migliorare il trattamento delle acque reflue e il controllo degli scarichi, soprattutto nei territori dove i superamenti dei limiti si ripetono negli anni.
Nel caso del Musone, proprio la continuità delle criticità nel tempo rende il dato particolarmente significativo.
C'è infine anche il tema della sicurezza e dell'informazione ai bagnanti. Secondo il bilancio nazionale di Goletta Verde, nel 70% delle foci monitorate non sono stati trovati cartelli che indicassero il divieto di balneazione.
Un elemento che Legambiente considera problematico, perché le aree in prossimità delle foci possono essere frequentate dai bagnanti nonostante rappresentino, dati alla mano, alcuni dei punti maggiormente esposti all'inquinamento.
(foto e fonte: sito Legambiente)
di Giovanni Paolo Carlino Giuliani
Un anno fa, ci lasciava Mario Graziosi, conosciuto a Colmurano come il "poeta contadino". Questa indiscutibile e triste verità però nasconde tra le sue pieghe un'altra realtà, e cioè che Mario è ancora qui, vicino a noi, talmente vicino che se solo volessimo le sue parole risuonerebbero distintamente nel nostro cuore.
Il ricordo è fondamentale per la nostra esistenza. Senza la memoria non esisterebbe l'esperienza e nessuno tra noi riuscirebbe a parlare neppure di sé stesso. Mario Graziosi scriveva della vita di campagna, degli usi e dei costumi di tempi passati, intimamente legati alla terra, all'aria, al fuoco, all'acqua...
Ci parlava dell'importanza della semplicità e di come la "moderna società" ci stava cambiando profondamente senza che ce ne rendessimo conto... e questo produceva in lui una lacerante malinconia.
Parlava di un passato amaro, faticoso, povero, fatto sì di grandi sacrifici, ma anche di profonda dignità. Un passato che, a ben guardare, non è peggiore del futuro che ci stiamo costruendo, fatto per lo più di fin troppo facili e vuote aspettative... imposte da altri.
Ecco perché in questo nostro ricordo di Mario, lasciamo che sia Mario a ricordare: "Sono nato nei primi minuti del 2 febbraio 1948, al numero sei di contrada San Valentino Campolargo di Loro Piceno. Sono cresciuto "a pangótto" (pane bollito), come si diceva in quel tempo. Sì, nella "sotto-alimentazione" consentita dai circa ottomila metri quadrati di terreno [poco più della superficie di un campo di calcio per professionisti] di proprietà di nonna Carolina da cui attingere il sostentamento per la nostra famiglia composta da cinque persone; unitamente ai proventi di qualche giornata che, qua e là, mio padre poteva guadagnarsi grazie al suo duro lavoro.
La nostra casa era più o meno simile alle altre della stessa zona: pavimento in mattoni, soffitto con travature in legno a vista, porte e finestre in legno... laddove per le porte, non esisteva il telaio, e questo consentiva l'agevole passaggio di insetti e di topi.
A proposito di topi… quella casa, era attaccata a un'altra abitazione che era stata la prima a restare inabitata nell'ormai desolata contrada. Il proprietario, che a volte veniva per lavorare, spesso ci dormiva. Una di quelle notti sentimmo provenire dalla casa del vicino dei forti e ripetuti rumori. Al mattino ci raccontò di avere ucciso, con pugni e bastonate, ben quattordici topi, che avevano aperto un passaggio nell'angolo di muro prossimo al letto...
Nella nostra casa gli interstizi delle porte lasciavano passare anche l'aria, che in inverno sembrava unirsi subdolamente alla drammatica scarsità di legna, e al fatto che i bambini, da dopo "la fasciatura" e fino alla cresima, circa sette/otto anni di età, vestivano con i pantaloni corti: a gambe nude...
Ho ancora il vivo ricordo del dolore che provocavano i geloni ai piedi unitamente ai lividi di calore che si formavano per cercare di stare con le gambe il più possibile vicino al fuoco. Fuoco acceso in un camino che spesso rigurgitava una grande quantità di fumo che bruciava la gola e arrossava a tal punto gli occhi da farli lacrimare...".
Cosa dire?
Non si può aggiungere altro se non che Mario, dietro un volto scolpito dall'esperienza e dal sole della sua amata campagna, nella sua apparente semplicità fatta anche di prolungati silenzi e da un comportamento particolarmente schivo, contrario al moderno e assai comune desiderio di essere al centro di qualsiasi tipo di situazione... spesso ci stupiva, specialmente quando ricordava e raccontava aneddoti: storie più o meno vere e più o meno fantasiose, tramandate dalle "voci dei paesi" e, non da ultima, anche dalla sua.
Questo è uno di quei racconti che ci aiuterà a sentirlo ancora qui, accanto a noi: "A Sarnano, molto tempo fa, viveva un bizzarro personaggio, famoso per la sua 'battuta facile'. I suoi numerosi racconti poi, oltre a suscitare ilarità, spesso lasciavano ampio spazio alla riflessione, il che non era poca cosa. Si chiamava Normato. Normato possedeva un piccolo cane che era libero di muoversi dove e come voleva. Un giorno, il macellaio del paese, pensò che fosse giunta l'ora di prendersi gioco di Normato e del suo cane, avrebbe così avuto anche lui la sua storiella da raccontare in giro. Con fare adirato il macellaio si avvicinò a Normato e gesticolando gli urlò: 'guarda che il tuo cane mi ha mangiato un chilo di carne!'. Normato, senza por tempo in mezzo e senza dire una sola parola, prese il cagnolino in braccio, mosse qualche passo, lo poggiò sulla bilancia della macelleria e finalmente parlò: 'Amico mio... vedi la bilancia? Segna poco meno di un chilo. Immaginiamo che questa sia la carne che ti manca... Ma ora, il mio cane dov'è?'"
Grazie Mario. Aiutaci sempre a... ricordare.
La Maceratese piange la scomparsa di Franco Del Medico, conosciuto da tutti come "Franco De Gagliole", storico tifoso biancorosso morto all'età di 89 anni.
Una vita vissuta al fianco della sua Rata, con una passione rimasta intatta fino all'ultimo. Franco era conosciuto come il "Tifoso numero 1", proprio come recitava la maglia biancorossa che indossava, ed era tra i sostenitori più longevi e fedeli della squadra.
Fino a quando le forze glielo hanno permesso, è stato una presenza fissa all'Helvia Recina, agli allenamenti e vicino alla squadra. Il suo posto era sempre quello: il seggiolino dello stadio, con il cappellino e la sciarpa biancorossa, pronto a seguire ogni partita e a far sentire il proprio sostegno.
Il presidente Alberto Crocioni e tutta la società hanno espresso il proprio cordoglio alla famiglia e ai suoi cari, ricordando anche i momenti di gioia condivisi negli anni della presidenza Crocioni, tra cui le vittorie di due campionati, vissute da Franco con l'entusiasmo e la passione di sempre.
A restare nella memoria saranno anche i suoi interventi durante i momenti più istituzionali e le conferenze stampa. Franco non si tirava mai indietro e, con la sua proverbiale schiettezza, trovava sempre il modo di far sentire la propria voce e ribadire il suo amore per i colori biancorossi.
È stata recuperata con il verricello dall'elisoccorso regionale Icaro 02 un'escursionista che nel pomeriggio di oggi ha riportato un trauma distorsivo alla caviglia sul Monte Vettore, non riuscendo più a proseguire autonomamente lungo il sentiero.
L'allarme ha fatto scattare l'intervento del Soccorso Alpino e Speleologico Marche, che ha raggiunto la zona del sentiero che dal Rifugio Zilioli scende verso Forca di Presta, nel tratto conosciuto come "le Scalette".
Considerata la posizione della donna e l'impossibilità di proseguire a piedi, è stato richiesto l'intervento dell'elisoccorso regionale Icaro 02. L'elicottero ha raggiunto l'area e il Tecnico di Elisoccorso del Soccorso Alpino e Speleologico Marche ha effettuato il recupero della donna tramite verricello.
Una volta issata a bordo, l'escursionista è stata trasferita al parcheggio di Forca di Presta, dove ad attenderla c'era un'ambulanza della Croce Verde. I sanitari hanno quindi preso in carico la donna per le successive cure e valutazioni.
Durante le operazioni è rimasta attiva anche una squadra di terra del Soccorso Alpino e Speleologico Marche, intervenuta per assistere i compagni della donna e accompagnarli nel rientro fino alla loro automobile. Sul posto hanno inoltre operato i Vigili del Fuoco, che hanno collaborato alle attività di soccorso.
(Foto di repertorio)
Un riconoscimento ufficiale per valorizzare chi, nei momenti più difficili, mette tempo, competenze e disponibilità al servizio delle comunità. La Regione Marche istituisce la Benemerenza di Protezione civile, destinata ai volontari che si distinguono per il loro impegno durante emergenze e interventi di particolare rilevanza per il territorio.
La nuova benemerenza nasce dalla legge regionale 7/2025 sul Sistema Marche di Protezione civile e vuole dare un riconoscimento pubblico a chi ha offerto un contributo importante alla collettività e al sistema regionale di protezione civile.
“I volontari della protezione civile sono una colonna portante del nostro sistema regionale. Intervengono nelle emergenze, affiancano le istituzioni nei momenti più delicati e svolgono un ruolo fondamentale nella tutela delle persone e del territorio. Con questa benemerenza vogliamo riconoscere concretamente il valore del loro impegno e ringraziare chi, spesso lontano dai riflettori, opera con professionalità, competenza e spirito di servizio a favore della collettività”, dichiara l'assessore regionale alla Protezione civile Tiziano Consoli.
Il riconoscimento sarà assegnato a volontari appartenenti alle organizzazioni di protezione civile delle Marche iscritte nell'Elenco territoriale regionale.
Potranno essere premiate, in particolare, le attività svolte durante eventi per i quali sia stato dichiarato lo stato di emergenza nazionale o regionale. In casi eccezionali, la benemerenza potrà essere conferita anche in assenza di una formale dichiarazione di emergenza, quando il contributo prestato sia considerato di particolare valore per la collettività.
Il provvedimento prevede inoltre l'istituzione del Registro delle Benemerenze di Protezione civile della Regione Marche, nel quale saranno riportati i nominativi dei volontari insigniti del riconoscimento e gli estremi dei relativi provvedimenti.
Le candidature saranno presentate dalle organizzazioni di volontariato di appartenenza e dovranno essere corredate dalla documentazione utile a descrivere le attività svolte e i risultati ottenuti.
Il Dipartimento di Protezione civile e Sicurezza del Territorio curerà l'istruttoria delle domande, acquisendo anche il parere del Comitato regionale del volontariato di protezione civile. Al termine della procedura, la benemerenza sarà conferita con decreto del direttore del Dipartimento e accompagnata da un diploma ufficiale.
Una chiamata al numero di emergenza, l’allerta ai First Responder tramite l’App DAE Marche, un defibrillatore disponibile nelle vicinanze e un intervento immediato: è così che è stata salvata la vita a un uomo di 40 anni, colpito da arresto cardiaco nel pomeriggio di ieri a Fano.
L’allarme è scattato alle 16:33, quando la Centrale 112 ha ricevuto e localizzato precisamente l'evento e la Centrale Operativa dell'Emergenza Sanitaria di Pesaro ha assegnato la massima priorità all’intervento, attivato il sistema DAE Marche e inviato una richiesta di supporto ai soccorritori presenti nelle vicinanze tramite l' App. Due i First Responder che hanno accettato l’intervento.
Le persone sul luogo dell'evento sono state determinanti: dopo appena quattro minuti, il paziente aveva già le piastre del defibrillatore collegate al torace. Il DAE ha erogato una scarica e il cuore ha ripreso a battere. Tutto ciò sotto la guida in teleassistenza tramite videochiamata con la Centrale Operativa. L’ambulanza è arrivata dopo circa otto minuti dalla chiamata.
Una vicenda che dimostra quanto il fattore tempo sia determinante. In caso di arresto cardiaco, infatti, ogni minuto che passa senza intervento riduce di circa il 10% le probabilità di sopravvivenza. Per questo non basta contare soltanto sull’arrivo dei mezzi di soccorso: serve un sistema capace di portare il primo intervento nei primissimi minuti.
“Questa è la dimostrazione che la scelta della Regione Marche è quella giusta – dichiara l’assessore alla Sanità Paolo Calcinaro –. Sull’arresto cardiaco non è possibile intervenire in maniera efficace e tempestiva con le sole ambulanze che corrono in strada. Serve un sistema di tecnologie e di persone che consenta di prendere in carico questi pazienti in tempi strettissimi. Le Marche hanno saputo costruire un sistema che salva vite. Questo episodio dimostra che una rete di defibrillatori monitorata e collegata alla Centrale operativa, insieme all’impegno dei First Responder, può fare la differenza”.
La migliore letteratura internazionale evidenzia da tempo che la sopravvivenza dipende dalla capacità di mettere in rete centrali operative, cittadini formati, defibrillatori e servizi di emergenza. È il modello su cui la Regione Marche ha costruito DAE Marche, la piattaforma che collega il sistema 118 con la rete dei defibrillatori e dei First Responder presenti sul territorio.
Per essere efficace, però, la rete deve essere costantemente aggiornata e monitorata: i defibrillatori devono essere censiti, geolocalizzati, funzionanti e immediatamente individuabili. Attraverso l'App DAE Marche, i cittadini e gli operatori possono essere allertati in caso di emergenza, ma anche segnalare nuovi defibrillatori e comunicare eventuali malfunzionamenti o criticità. In questo modo la mappa regionale resta aggiornata e i dispositivi possono essere individuati rapidamente.
Perché salvare vite significa non solo intervenire in tempi rapidi, ma mantenere efficiente un sistema che mette in rete tecnologie, soccorritori e cittadini.
"Passi in avanti" per il progetto della nuova strada che collegherà lo svincolo della SS77 a Civitanova Marche con Sant'Elpidio a Mare e Porto Sant'Elpidio. Ad annunciarlo è il presidente della regione Marche Francesco Acquaroli, in un post pubblicato sulla propria pagina Facebook.
"Avanza a grandi passi un'altra opera strategica che abbiamo messo in campo e finanziato in questi anni, la strada che dallo svincolo della SS77 a Civitanova, via Einaudi, proseguirà verso sud a Sant’Elpidio a Mare e Porto Sant’Elpidio. Un'opera volta a decongestionare la SS16 e dare a chi transita dal Maceratese al Fermano la possibilità di raggiungere in pochi minuti i principali centri senza dover attraversare Civitanova", scrive Acquaroli.
"Siamo alla fase di valutazione ambientale e fra poco partirà la gara per l’appalto definitivo: quello che potete vedere nella foto (vedi copertina, ndr) è un rendering dell'opera", aggiunge Acquaroli. "Un percorso lungo che consegnerà alla nostra Regione un'opera strategica per collegare due territori e centri molto popolosi e ricchi di importanti imprese", sottolinea il presidente.
"In questi giorni che per molti sono di ferie e riposo, giorni di spostamenti, di eventi sul nostro territorio, pensavo alle opere infrastrutturali che stiamo realizzando per le Marche. Da nord a sud, dall'entroterra alla costa, da grandi reti viarie a bretelle e intervallive, il lavoro di questi anni si è orientato sempre nel potenziare la nostra viabilità, perché il primo passo per lo sviluppo della Regione è quello di migliorarne i collegamenti, la percorribilità e l'accessibilità", conclude il presidente della Regione Marche.
Il tema della sicurezza torna al centro del dibattito politico a Civitanova Marche. Il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia ha protocollato una mozione che sarà discussa nel prossimo Consiglio comunale, chiedendo all'amministrazione di rafforzare le politiche di sicurezza urbana e di intervenire sui fenomeni legati alla cosiddetta “mala movida”.
La mozione riprende le richieste già avanzate dal gruppo durante una precedente conferenza stampa e punta, secondo FdI, a trasformare il tema della sicurezza in una serie di interventi concreti. I consiglieri, nel documento, ringraziano innanzitutto le Forze dell'ordine per il lavoro svolto sul territorio e per i controlli interforze effettuati soprattutto nei fine settimana, ma chiedono al Comune di intervenire nell'ambito delle proprie competenze.
Sei le direttrici indicate nella mozione. FdI propone il rafforzamento dei presidi di sicurezza nelle zone considerate più critiche, l'istituzione di un Osservatorio istituzionale sul disagio giovanile e la creazione di un Tavolo permanente per la sicurezza urbana.
Tra le richieste c'è poi la definizione di protocolli di collaborazione tra Comune, Forze dell'ordine, Polizia Locale, attività economiche e vigilanza privata, con l'obiettivo di prevenire e contrastare i fenomeni legati alla “mala movida”.
Particolare attenzione viene dedicata anche agli strumenti tecnologici. FdI chiede infatti il potenziamento della videosorveglianza, con l'obiettivo di arrivare progressivamente a dotare tutti i parchi comunali di telecamere, oltre al rafforzamento dei sistemi di lettura delle targhe e degli strumenti tecnologici a supporto delle attività investigative.
L'ultima richiesta riguarda invece la possibilità di intercettare finanziamenti regionali, statali ed europei destinati alla sicurezza, così da sostenere gli interventi e potenziare ulteriormente il servizio.
Secondo il gruppo consiliare, si tratta di misure che rientrano nelle competenze dell'amministrazione comunale e che dovrebbero affiancare il lavoro svolto dalle Forze dell'ordine. «Il problema – sostiene FdI – è che non può essere sempre e soltanto lo Stato a dover intervenire. Anche il Comune deve fare la propria parte».
Nel mirino del gruppo finisce quindi l'amministrazione guidata dal sindaco Fabrizio Ciarapica, accusata di non aver dato seguito alle richieste già avanzate sul tema. La mozione viene presentata da FdI come un passaggio attraverso il quale il primo cittadino sarà chiamato a esprimersi sulle proposte.
«La sicurezza non si governa con i comunicati stampa dopo le risse, né con gli annunci quando la situazione diventa politicamente imbarazzante», afferma il gruppo consiliare, chiedendo che prevenzione, coordinamento e presenza sul territorio diventino parte di una strategia strutturale.
La discussione della mozione in Consiglio comunale rappresenterà ora il prossimo passaggio. FdI chiede all'amministrazione di chiarire se intenda mettere in pratica le misure proposte e, più in generale, quale strategia intenda adottare sul fronte della sicurezza urbana e della “mala movida”.
Facilitare l’accesso alle cure per i cittadini delle aree di confine: è questo l’obiettivo dello schema di accordo tra Marche e Umbria, approvato dalla Regione Marche e valido per il periodo 2026-2028.
L’intesa stabilisce regole condivise per le prestazioni sanitarie erogate ai cittadini che si rivolgono alle strutture dell’altra regione, con l’obiettivo di garantire percorsi più semplici e appropriati e una migliore integrazione tra i due sistemi sanitari.
"È un accordo che mette al centro i cittadini - ha commentato l’assessore alla Sanità, Paolo Calcinaro -. Chi vive nelle aree di confine deve poter accedere alle cure nel modo più semplice e rapido possibile, con regole chiare e senza ostacoli burocratici. Allo stesso tempo, l’intesa ci permette di programmare meglio i servizi, monitorare i flussi dei pazienti e utilizzare in modo più efficace le risorse del sistema sanitario. È una scelta che migliora l’assistenza e rafforza la collaborazione tra Marche e Umbria”.
L'accordo riguarda le principali prestazioni sanitarie per i cittadini delle due regioni, dai ricoveri alle visite specialistichee agli esami. Sono comprese anche prestazioni complesse come trapianti, cure oncologiche, dialisi, ricoveri urgenti e percorsi riabilitativi specialistici. Sono escluse le prestazioni che non rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) garantiti dal Servizio Sanitario Nazionale.
Per le Marche, l’intesa consente di gestire in modo più efficace la mobilità sanitaria, cioè gli spostamenti dei cittadini che scelgono di curarsi fuori dalla propria regione. Le regole condivise permetteranno di programmare con maggiore precisione l’offerta sanitaria, monitorare i flussi e i costi e garantire ai pazienti l’accesso ai servizi più appropriati, nel rispetto della libertà di scelta del luogo di cura.
Una parte dell’accordo riguarda poi il comune di Cantiano. In caso di emergenze gravi, quando la Centrale operativa 118 di Pesaro lo riterrà necessario, i pazienti potranno essere trasportati all’ospedale di Gubbio-Gualdo Tadino. Per chi vive in quella zona, l’ospedale umbro può infatti essere più vicino rispetto ad altri presidi. Questo permetterà, quando previsto, di ridurre i tempi di intervento e di assicurare cure più rapide nelle situazioni in cui ogni minuto può fare la differenza.
Il grande caldo mette alla prova soprattutto le persone più fragili. E tra queste ci sono gli anziani, in particolare quelli che vivono soli. È uno degli aspetti che emerge dal pronto soccorso dell'ospedale di Macerata durante questo inizio di agosto (e non solo) caratterizzato da temperature assai elevate, insieme al tema della medicina territoriale e dell'accesso alla guardia medica.
Nelle giornate più calde non si è registrata un'impennata degli accessi al pronto soccorso, ma a farsi notare è stata soprattutto la presenza di pazienti molto anziani. Per questa fascia di popolazione il caldo può rappresentare un rischio concreto, soprattutto quando alla fragilità si aggiunge la solitudine.
Uno dei principali pericoli è la disidratazione. Con le alte temperature si tende a bere meno e, per chi assume farmaci diuretici, la perdita di liquidi può essere ancora maggiore. Una situazione che può diventare più delicata durante l'estate, quando molte famiglie si spostano verso la costa e alcune persone anziane rimangono sole nell'entroterra.
Il quadro del pronto soccorso di Macerata va inoltre letto tenendo conto delle caratteristiche del territorio. Nei mesi estivi molti cittadini si spostano verso il litorale e la pressione sulle strutture sanitarie della costa può, quindi ,essere diversa rispetto a quella registrata nell'entroterra.
A questo si aggiunge il tema della medicina territoriale. Domenica 9 agosto, all'esterno della guardia medica di Macerata, era stato affisso un cartello che avvisava gli utenti della chiusura del servizio per l'intera giornata. Il cartello non è più presente.
Una situazione che riporta l'attenzione sulla disponibilità dell'assistenza territoriale e sul rischio che il pronto soccorso diventi il punto di riferimento anche per problemi che non hanno carattere di urgenza e che potrebbero essere gestiti attraverso i servizi territoriali.
Con l'aumento delle temperature, resta quindi centrale la prevenzione, soprattutto per le persone anziane che vivono sole: controllare le loro condizioni, assicurarsi che assumano regolarmente liquidi e prestare attenzione ai possibili segnali di disidratazione. Per i problemi non urgenti, quando disponibile, è invece importante rivolgersi alla medicina territoriale, lasciando il pronto soccorso alle situazioni che richiedono realmente un intervento d'emergenza.
Sconfitta 2-0 della Maceratese nell’amichevole di questo pomeriggio contro il Castelfidardo. Una Maceratese troppo contratta in terra fidardense che cede alla doppietta dell’ex Cognigni nel primo tempo, non riuscendo poi più a recuperare.
Indicazioni per ambo le parti sorte al Mancini, con la Rat che deve continuare a lavorare su vari ambiti difensivi ed offensivi. L’equilibrio si rompe subito al 10′ con Nacciarriti che viene steso in area di rigore, l’ex Cognigni non sbaglia dal dischetto.
Al 26′ Nacciarriti non trova il bersaglio grosso. Il 2-0 per i biancoverdi arriva comunque un minuto dopo sempre con Cognigni, pescato al 27′ in mezzo all’area da Vrioni e perfetto davanti Grillo. Cognigni da una parte e Brunet dall’altra in finale di tempo cercano la segnatura senza fortuna, per un primo tempo che si chiude sul 2-0 locale.
Nella ripresa parte meglio la Maceratese, con un colpo di testa Baraboglia di poco a lato e un tentativo di Di Dio respinto da Fallani. con un rasoterra intercettato dall’estremo difensore locale. Al 61’ bravo ancora Fallani su Manini.
I ritmi poi scendono e da segnalare restano solo un tentativo di Taddei da fuori respinta con i pugni dall’estremo difensore avversario e all’83’la traversa centrata da Ruocco. Prossimo e ultimo test prestagionale per la Rata il 19 agosto contro il Montefano allo stadio Spivach.
CASTELFIDARDO 2: Fallani, Vallorani, Piccini, Maccarone, Zinfollino, Raparo, Maffini, Diarra, Cognigni, Vrioni, Nacciarriti. All. Mancinelli
MACERATESE 0: Grillo, Soura, Conson, Ruggeri, Di Dio, Branco, Pesaresi, D’Aloia, Brunet, Pampano, Pierluigi. All. Alfonsi
Reti: 10′ rig., 27′ Cognigni
(Credit foto: Francesco Tartari)
Si è conclusa con la promozione di tutti gli allievi la sessione di esami di karate tradizionale stile Shotokan organizzata dall'Hachiman Dojo, già Centro Studi Karate Marche, per gli iscritti delle sedi di Recanati e Montefano.
Gli esami si sono svolti recentemente nella palestra della scuola primaria "Lorenzo Lotto", nel quartiere Villa Teresa di Recanati, al termine dell'anno sportivo 2025-2026. A presiedere la commissione tecnica è stato il maestro Alberto Cristofanetti, cintura nera 7° dan ed ex atleta della nazionale, affiancato dagli istruttori Nicola Buschi, cintura nera 3° dan, e Antonio Stortoni, cintura nera 1° dan.
Gli allievi della sede recanatese sono stati preparati nei mesi precedenti dai tecnici della scuola, mentre per la sede di Montefano il lavoro è stato seguito dall'istruttore Matteo Fiorentini, cintura nera 3° dan.
Le prove hanno previsto esercizi di kihon, ovvero le tecniche fondamentali del karate, e di kata, le forme codificate della disciplina. Tutti gli allievi hanno superato gli esami, conseguendo il nuovo grado.
Per la cintura gialla (8° kyu) sono stati promossi Annabelle Fiorentini e Miriam Mancini. Hanno invece conquistato la cintura arancione (7° kyu) Baudouin Borsella, Giuseppe Falco Di Guglielmo, Alex Leonardi e Jason Simonacci.
Il passaggio alla cintura verde (6° kyu) è stato ottenuto da Gioele Barbini, Irene Catena, Manila Ferri, Nathan Fiorentini, Elia Laureti e Sofia Toma.
Per la cintura blu hanno superato l'esame Aida Llika, che ha raggiunto il 5° kyu, mentre Nami Bonacci, Costanza Cocciarini, Diego Girolimini, Elisa Serafini, Adrian Toma, Elena Valentini e Marta Valentini hanno conseguito il 4° kyu.
Infine, hanno raggiunto la cintura marrone (3° kyu) Aurora Alili, Matilde Bartolozzi, Caterina Pani, Stella Savoretti e Gabriel Toma.
L'Hachiman Dojo si è congratulato con tutti gli allievi che hanno affrontato e superato le prove, sottolineando anche il valore educativo della pratica del karate, in particolare per bambini e ragazzi. L'allenamento, infatti, comprende ginnastica, esercizi di acrobatica, allungamento muscolare e tecniche specifiche, contribuendo allo sviluppo dell'equilibrio, della forza, dell'agilità e della resistenza.
La disciplina punta inoltre a trasmettere rispetto delle regole, disciplina e capacità di socializzazione, favorendo al tempo stesso lo sviluppo delle capacità motorie e dell'equilibrio fisico e mentale.
Intanto è già fissato l'appuntamento con la nuova stagione sportiva. I corsi di Karate e Difesa Personale per bambini e adulti riprenderanno il 3 settembre 2026 nelle due sedi dell'Hachiman Dojo: alla palestra della scuola "Lorenzo Lotto" di via dei Politi, nel quartiere Villa Teresa di Recanati, e alla palestra "Bocciofila Montefanese" di via Imbrecciata a Montefano.
A luglio il tasso fisso medio sui finanziamenti a 20 e 30 anni si è attestato al 3,33%, mentre il variabile, dopo il rialzo dei tassi deciso dalla Bce a giugno, è salito al 2,80%. Il mercato dei mutui torna quindi a vedere il variabile come l’opzione più conveniente, anche se il vantaggio rispetto al fisso si è ridotto.
Secondo i dati dell’Osservatorio MutuiOnline.it, la differenza tra le due tipologie di finanziamento è passata dagli 80 ai 53 punti base in media. Considerando un mutuo ventennale da 140mila euro, la rata media con tasso variabile si attesta oggi intorno ai 762 euro al mese, contro gli 800 euro del fisso: una differenza di circa 37 euro mensili.
Si riduce anche il risparmio complessivo sugli interessi da versare durante il periodo del finanziamento: il vantaggio del variabile è passato dagli oltre 13.400 euro di giugno agli 8.900 euro di luglio.
Nelle Marche il quadro resta comunque caratterizzato da richieste più contenute rispetto alla media nazionale. A luglio l’importo medio richiesto per un mutuo è stato di 118.382 euro, contro i 143.200 euro registrati in Italia. Anche il valore medio degli immobili acquistati risulta inferiore: 200.109 euro nella regione, rispetto ai 227mila euro della media nazionale.
La durata media dei mutui nelle Marche è di 24 anni e 3 mesi, leggermente inferiore al dato italiano di 24 anni e 6 mesi. Anche l’età dei richiedenti è più bassa: in regione la media si ferma a 38 anni e 7 mesi, contro i 40 anni e 2 mesi a livello nazionale.
Analizzando i dati delle singole province marchigiane, Macerata è il territorio dove i richiedenti risultano più giovani: l’età media di chi ha presentato domanda di mutuo a luglio è di 33 anni e 10 mesi.
Il Maceratese registra però anche gli importi medi più bassi della regione: per acquistare casa vengono richiesti in media 64.600 euro, mentre il valore medio degli immobili si attesta sui 110mila euro. Sempre in provincia di Macerata si trovano i finanziamenti con la durata media più breve, pari a circa 18 anni.
All’opposto, è la provincia di Fermo a far registrare gli importi medi più elevati, con richieste pari a 152.400 euro, e il valore medio degli immobili più alto delle Marche, pari a 272mila euro. I mutui più lunghi invece si registrano ad Ascoli Piceno, con una durata media di circa 30 anni.
Secondo l’analisi di MutuiOnline.it, nonostante l’incertezza dei mercati e il contesto internazionale ancora instabile, i tassi sui mutui si mantengono comunque su livelli favorevoli rispetto agli anni precedenti, con variazioni contenute rispetto ai minimi registrati alla fine del 2025.
Carburanti ancora sotto osservazione in pieno esodo estivo, ma arriva una novità dal Governo: il Consiglio dei ministri ha approvato la proroga del taglio delle accise sul gasolio fino al 25 agosto, estendendo la misura che sarebbe scaduta il 6 agosto.
Il provvedimento prevede una riduzione di 17 centesimi al litro sul diesel e arriva mentre i prezzi alla pompa continuano a mantenersi su livelli elevati. La decisione è maturata dopo un confronto tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il gasolio self supera ovunque la soglia dei 2 euro al litro, con una media nazionale che resta attorno ai livelli record registrati nelle ultime settimane. La benzina si mantiene invece poco sotto o poco sopra i 2 euro al litro a seconda dei territori.
A livello regionale emergono differenze significative. Il prezzo più alto del gasolio self si registra nella Provincia di Bolzano con 2,136 euro al litro, seguita dalla Sicilia con 2,123 euro e dalla Calabria con 2,120 euro. Tra i valori più bassi si confermano invece le Marche con 2,078 euro al litro, seguite dal Veneto con 2,082 euro e dall’Umbria con 2,085 euro.
Per la benzina self, il prezzo più elevato resta nella Provincia di Bolzano con 2,030 euro al litro, seguita dalla Valle d’Aosta con 2,018 euro e dalla Calabria con 2,016 euro. I prezzi più contenuti si registrano invece nelle Marche e nel Lazio, entrambe a 1,986 euro al litro, seguite dal Veneto con 1,988 euro.
Anche GPL e metano mostrano differenze territoriali. Il GPL servito varia dai 0,707 euro al litro della Campania agli 0,857 euro della Sardegna, mentre per il metano il prezzo più elevato si registra in Sicilia con 1,867 euro, davanti a Calabria (1,746 euro) e Provincia di Bolzano (1,730 euro).
Nelle Marche, il monitoraggio evidenzia un prezzo medio di 2,078 euro al litro per il gasolio self, 1,986 euro per la benzina self, 0,779 euro per il GPL servito e 1,589 euro per il metano servito, confermando la regione tra quelle con i costi più contenuti a livello nazionale.
Il nuovo intervento sulle accise punta ad alleggerire almeno in parte il peso dei rincari durante il periodo di maggiore mobilità estiva. L’aumento dei costi di rifornimento continua però a preoccupare non solo le famiglie in partenza per le vacanze, ma anche il settore dell’autotrasporto e della logistica, fortemente dipendente dal diesel e quindi particolarmente esposto alle oscillazioni dei prezzi.
L’attenzione resta ora concentrata sull’andamento dei mercati energetici nelle prossime settimane. Con la proroga fino al 25 agosto, il Governo prova a contenere l’impatto dei rincari sul gasolio, ma resta da capire quale sarà l’evoluzione dei prezzi alla pompa una volta terminata la misura.
L'Università di Macerata amplia la propria offerta formativa con due nuovi corsi di laurea dedicati a settori in rapida trasformazione: da una parte sport, benessere e inclusione, dall'altra digitalizzazione, gestione documentale e intelligenza artificiale.
L'Anvur, Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, ha concluso positivamente la procedura di accreditamento per la laurea triennale in “Scienze motorie e sportive per l'inclusione” e per la laurea magistrale in “Progettazione, gestione e conservazione di archivi digitali nativi e digitalizzati”. Entrambi i percorsi prenderanno il via con il nuovo anno accademico.
«Con questi due nuovi corsi vogliamo offrire ai giovani percorsi capaci di unire interessi, competenze e concrete opportunità professionali», sottolinea il rettore John McCourt, evidenziando come sport, inclusione e trasformazione digitale stiano modificando profondamente la società e il mercato del lavoro.
Il corso triennale in Scienze motorie e sportive per l'inclusione formerà professionisti capaci di progettare e gestire attività motorie, sportive ed educative. Lo sport viene considerato non soltanto come attività fisica, ma anche come strumento di benessere, educazione, inclusione e partecipazione sociale.
Il percorso, della classe L-22R, combina discipline biomediche, pedagogiche, psicologiche, sociali e gestionali, con laboratori, attività pratiche e tirocinio. Tra gli sbocchi previsti figurano l'esperto nelle attività motorio-sportive e nell'educazione psicomotoria e il chinesiologo di base.
Guarda invece alla trasformazione digitale la nuova laurea magistrale in Progettazione, gestione e conservazione di archivi digitali nativi e digitalizzati. Il corso nasce dalla crescente necessità di figure professionali in grado di gestire l'intero ciclo di vita dei documenti digitali, dalla produzione alla conservazione.
Archivistica, diritto delle tecnologie, protezione dei dati personali, sicurezza delle informazioni e intelligenza artificiale applicata agli archivi saranno alcuni degli ambiti affrontati durante il percorso, affiancati da laboratori specialistici e da un tirocinio obbligatorio.
Tra gli sbocchi professionali ci sono i ruoli di responsabile della gestione documentale, della conservazione e della transizione digitale, oltre alle figure di archivista digitale e consulente per la digitalizzazione, tanto nella pubblica amministrazione quanto nelle imprese e negli istituti culturali.
Entrambi i corsi prevedono inoltre una didattica mista, con parte delle lezioni teoriche fruibile online. Una modalità pensata anche per gli studenti fuori sede e per chi deve conciliare lo studio con il lavoro, l'attività professionale o lo sport agonistico.
Per gli studenti-atleti sono previste le agevolazioni del programma “Dual Career”, mentre entrambi i corsi rientrano nell'offerta dell'Ateneo nell'ambito di “PA 110 e lode”, rivolto ai dipendenti pubblici.
Con i due nuovi percorsi, l'Unimc aggiorna così la propria offerta intercettando due trasformazioni già in atto nel mondo del lavoro: la crescente centralità dello sport come strumento di benessere e inclusione e la necessità di governare la rivoluzione digitale e l'intelligenza artificiale.
L'amministrazione comunale di Macerata ha approvato la rimodulazione delle tariffe per l’utilizzo delle palestre degli istituti scolastici in orario extrascolastico, in vigore a partire dalla stagione sportiva 2026/2027. Il provvedimento, adottato con deliberazione della Giunta comunale n. 319 del 6 agosto 2026, recepisce le disposizioni introdotte dalla Legge 7 aprile 2026, n. 53.
L’adeguamento si rende necessario per conformare il regolamento comunale al nuovo quadro normativo, che disciplina in maniera uniforme le modalità di concessione degli impianti scolastici alle società e alle associazioni sportive al di fuori dell’orario delle attività didattiche.
La nuova disciplina prevede che il Comune, d’intesa con le istituzioni scolastiche interessate, metta a disposizione le palestre e le relative attrezzature attraverso apposite convenzioni, mentre ai concessionari fanno capo gli obblighi di custodia, cura e pulizia degli spazi, oltre agli adempimenti necessari a garantire la piena funzionalità delle strutture al termine di ogni utilizzo.
La rimodulazione delle tariffe per l’utilizzo delle palestre comunali tiene conto anche del fatto che le stesse erano ferme da 13 anni, rendendosi dunque necessario un adeguamento in forza sia dell’evoluzione normativa sia dei costi di gestione delle strutture che nel negli ultimi anni sono sensibilmente aumentati. Il ritocco della quota dovuta al Comune, fissata in 7 euro l’ora oltre IVA, non determina tuttavia un aumento sostanziale dell’onere complessivo a carico delle società sportive.
Contestualmente all’aggiornamento della tariffa comunale è stata infatti eliminata la quota mensile di 19 euro, moltiplicata per le ore di utilizzo settimanali, precedentemente destinata agli Istituti Comprensivi. Una modifica che consente di compensare in larga parte l’adeguamento della tariffa comunale e di mantenere sostanzialmente invariato il costo complessivo per le associazioni, nel rispetto delle nuove disposizioni legislative.
Le tariffe saranno aggiornate annualmente con deliberazione della Giunta comunale sulla base della variazione dell’indice ISTAT FOI. Per informazioni e chiarimenti è possibile rivolgersi all’Ufficio Sport del Comune di Macerata ai numeri 0733 256250 e 0733 256287 oppure scrivere all’indirizzo e-mail ufficiosport@comune.macerata.it.
Oltre 1,5 milioni di euro di incassi, circa 30mila spettatori, un riempimento medio superiore al 90% e quattro sold out consecutivi. Si chiude con numeri da record la 62ª edizione del Macerata Opera Festival, che secondo la nuova governance segna la stagione di maggior successo degli ultimi sette anni sia sul fronte del pubblico sia per la ricaduta mediatica e territoriale.
A trascinare i risultati è stato un cartellone che ha visto Il barbiere di Siviglia firmato da Daniele Menghini esaurito in tutte le recite, mentre Nabucco ha registrato una crescita costante fino al tutto esaurito dell'ultima rappresentazione. In aumento anche il successo de Il trovatore, mentre i Carmina Burana hanno fatto registrare il sold-out.
Nel complesso, il Festival ha raggiunto un coefficiente medio di riempimento delle sale superiore al 90%, con un incasso medio che, secondo i dati diffusi dall'organizzazione, è il più alto degli ultimi nove anni. Un risultato che il Macerata Opera Festival interpreta come una conferma della validità delle scelte gestionali, artistiche e comunicative intraprese dalla nuova governance.
Particolarmente significativo anche il dato relativo al pubblico internazionale: gli spettatori stranieri hanno rappresentato circa il 12% del totale, confermando la capacità dello Sferisterio di attrarre visitatori da fuori regione e dall'estero. Una componente che, secondo gli organizzatori, contribuisce a rafforzare il ruolo del Festival come motore turistico ed economico per Macerata e per l'intero territorio marchigiano.
Il bilancio della stagione è positivo anche per l'indotto generato dalla manifestazione. Le migliaia di spettatori, insieme alle circa cinquecento maestranze coinvolte nella realizzazione degli spettacoli, hanno prodotto ricadute su strutture ricettive, ristorazione e attività commerciali, consolidando il ruolo dello Sferisterio come uno dei principali attrattori culturali e turistici della regione.
A sottolineare il valore dei risultati è il sindaco di Macerata e presidente dell'Associazione Sferisterio, Sandro Parcaroli: "Tre sold out nelle tre serate finali del Macerata Opera Festival. Non poteva esserci chiusura migliore per sancire il successo della edizione numero 62 del Mof".
Parcaroli evidenzia come il risultato non sia soltanto artistico, ma anche economico: "I circa trentamila spettatori della stagione lirica appena archiviata, le centinaia di maestranze hanno determinato numeri da capogiro anche rapportati a un investimento importante quale quello sostenuto per l'allestimento della stagione lirica".
Il sindaco rimarca inoltre il ruolo dello Sferisterio nel sistema turistico regionale, sottolineando la presenza sempre più consistente di visitatori stranieri e il ritorno dei gruppi organizzati. "Tutte persone che hanno affollato le strutture ricettive, bar e ristoranti di larga parte della regione: lo Sferisterio è un formidabile attrattore turistico e si è confermato in questa veste aumentando i numeri", afferma Parcaroli. Gli incassi della biglietteria hanno raggiunto quota 1,5 milioni di euro.
Soddisfatta anche la sovrintendente Lucia Chiatti, che guarda soprattutto al percorso intrapreso dalla nuova governance: "Esprimo grande soddisfazione per la stagione appena conclusa. Il percorso intrapreso lo scorso anno sta dando i suoi frutti: cresce lo spirito di squadra e si rafforza un clima di collaborazione e partecipazione che rende il lavoro più produttivo, stimolante e anche più piacevole per tutti coloro che contribuiscono alla realizzazione della stagione".
Per Chiatti, i dati economici rappresentano un ulteriore incentivo a proseguire sulla strada intrapresa: "Ci incoraggiano a proseguire con convinzione nella direzione intrapresa, senza esitazioni e con sempre maggiore impegno, entusiasmo ed energia".
Bilancio positivo anche sul fronte artistico per il direttore artistico Marco Vinco, che rivendica le scelte compiute per l'edizione 2026: "Il coraggio delle scelte artistiche ci ha premiati". Al centro della programmazione, sottolinea Vinco, c'è stata una forte presenza di giovani talenti affiancati da interpreti già affermati sulla scena internazionale.
"Non posso dunque che festeggiare assieme alla Sovrintendente e a tutto lo staff questo grandissimo successo e guardare con positività e slancio al prossimo 2027", conclude il direttore artistico.
Archiviata la stagione dei record, però, per il Macerata Opera Festival è già tempo di guardare avanti. La programmazione della prossima edizione è destinata a passare anche attraverso la promozione internazionale, con la partecipazione alle principali fiere di settore e nuovi progetti rivolti al tessuto economico italiano. L'obiettivo è consolidare il brand del Festival e rafforzare ulteriormente il legame tra Sferisterio, cultura, turismo ed economia del territorio marchigiano.
(Credit foto: Simoncini)
C’è qualcosa di profondamente teatrale nei Carmina Burana: la loro forza non risiede soltanto nella celeberrima O Fortuna, ma nella capacità di mettere in scena, attraverso il suono, l’instabilità stessa dell’esistenza. Fortuna, desiderio, piacere, primavera, vino, amore, carne e morte si susseguono in una giostra che non conosce equilibrio. È una musica fatta di contrasti, di improvvise esplosioni e altrettanto improvvise sospensioni, che chiede all’interprete soprattutto una cosa: il dominio del tempo.
È proprio su questo terreno che si misura la prova del Macerata Opera Festival, che affida l’apertura dell’ultimo weekend della 62ª edizione a un’unica, attesissima serata dei Carmina Burana di Carl Orff, sold out allo Sferisterio. Sul podio Ramón Tebar, alla guida della FORM-Orchestra Filarmonica Marchigiana; Christian Starinieri, direttore del Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini”; Gian Luca Paolucci, maestro del coro di voci bianche Pueri Cantores “D. Zamberletti”; e i solisti Ruzil Gatin, Grisha Martirosyan e Karen Gardeazabal.
Una prova che cresce nel corso dell’esecuzione e che trova il proprio punto di forza soprattutto nella seconda parte. L’impressione iniziale è infatti quella di un organismo ancora non perfettamente oleato: alcune entrate appaiono prudenti, gli ottoni non sempre compatti e il rapporto tra le masse sonore sembra per qualche momento più una rincorsa al tempo che il suo effettivo governo.
È proprio qui, però, che la direzione di Tebar diventa interessante. Il direttore non cerca una facile spettacolarizzazione della partitura, né lascia che la potenza sonora finisca per schiacciare le diverse componenti dell’organico. Costruisce invece progressivamente una maggiore coesione, lavorando sulle dinamiche e sulla stratificazione dei blocchi orchestrali. Il suono prende corpo, il ritmo si fa più netto e l’esecuzione acquista quella necessaria fisicità che Orff pretende.
È in “In taberna” che l’organico trova finalmente piena compattezza: scattante, brillante e scherzoso. Ed è qui che Ruzil Gatin, nell'ironico Cigno arrosto, affronta una delle pagine più complesse della serata, dimostrando notevole sicurezza tecnica e una spiccata capacità interpretativa. Una prova in cui la componente vocale e quella teatrale si fondono efficacemente.
La direzione di Tebar segue la stessa traiettoria: dopo un avvio più incerto, orchestra e coro acquistano progressivamente coesione, fino a compiere un finale equilibrato e pienamente convincente. Quando la ruota di O Fortuna torna a chiudere il cerchio, la macchina sonora è ormai compatta e il direttore sembra reggerne con sicurezza le redini. Una lettura non priva di asperità, ma capace di crescere e di trasformare progressivamente un organico complesso in un corpo unico.
Il Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini”, diretto da Christian Starinieri, attraversa un percorso analogo. L’avvio appare leggermente trattenuto, ma il coro acquista sicurezza con il procedere della partitura, fino a raggiungere una presenza più autorevole e brillante. È in “Ecce gratum” che mostra forse la sua prova migliore: qui il coro trova particolare capacità e brillantezza, restituendo con efficacia il senso di quel fiorire primaverile che attraversa la pagina, tra energia ritmica e slancio vitale.
Accanto al coro, i Pueri Cantores, rappresentano una delle componenti più delicate della serata. Le loro voci introducono una qualità quasi sospesa, soprattutto in “Amor volat undique”, affidato a Karen Gardeazabal. È uno dei momenti più riusciti dell’esecuzione: il soprano spagnolo, al debutto al Macerata Opera Festival, dimostra grande agilità vocale e, allo stesso tempo, una notevole presenza espressiva. La voce assume una dimensione lirica, luminosa e quasi ultraterrena, capace di restituire ai Carmina il loro volto più intimo. Molto efficace anche il brevissimo e complicatissimo virtuosismo di “Dulcissime”, affrontato con naturalezza e precisione.
Più discontinua la prova di Grisha Martirosyan, che conferma le qualità attoriali già mostrate nel Barbiere di Siviglia, ma appare meno sicuro nei passaggi in falsetto, dove il controllo vocale non raggiunge ancora la stessa maturità della presenza scenica.
Se la componente musicale procede per accumulo e progressiva conquista, quella visiva compie invece fin dall’inizio una scelta precisa. Il grande fondale dello Sferisterio viene trasformato attraverso imponenti proiezioni affidate a Luca Agnani, che non si limitano a fare da sfondo, ma diventano parte integrante della lettura.
Il riferimento a Hieronymus Bosch appare particolarmente felice. Le immagini evocano un vero e proprio giardino delle delizie: un universo popolato di corpi, mostri, piaceri e tormenti che sembra trovare nei Carmina Burana una naturale corrispondenza. È lo stesso mondo di eccessi e contraddizioni evocato dalla musica di Orff: la gioia che convive con la morte, la sensualità con la spiritualità, la festa con la caducità.
Le immagini ampliano ciò che la musica racconta e, soprattutto, aiutano ad avvicinare una composizione che può risultare ostica proprio per la sua natura, restituendole una dimensione immediatamente sensoriale. Non è soltanto qualcosa da ascoltare: è qualcosa da guardare, attraversare, quasi abitare.
Del resto, facendoci prestare le parole da Hans Mayer, «la musica di Orff non è solo musica, ma è anche danza; non solo melodia, ma anche timbro; non solo canto ma anche scena e teatro».
Ed è forse questo il senso più profondo della serata maceratese.
I Carmina Burana sembrano riportare in vita un Medioevo fatto di luci e ombre, di sacro e profano, un Medioevo lontanissimo nel tempo, ma incredibilmente vicino nel modo in cui racconta l’uomo: fragile davanti alla sorte, affamato di piacere, innamorato, peccatore, spirituale, ironico.
La Fortuna, allora, non è soltanto quella che apre e chiude la composizione. È la struttura stessa dei Carmina: una ruota che sale e precipita, che concede e toglie, che rifiorisce per poi appassire; ed è proprio questo quello che succede durante la messa in scena: l'esitazione iniziale trova progressivamente il proprio centro, per arrivare a un finale in cui le diverse anime — orchestra, coro, solisti e immagini — finalmente coincidono.
Non una lettura perfetta, dunque, ma una lettura capace di conquistare la propria forza strada facendo. E, per un’opera che ha fatto della mutevolezza il proprio cuore, non poteva esserci conclusione più coerente.
Circa duemila persone hanno riempito la spiaggia di Porto Potenza Picena per assistere alle prime luci del giorno accompagnate dalle note del violino e del pianoforte e dalla danza. È il bilancio di "Alba Musicale – Dove la musica incontra il mare", l'evento organizzato mercoledì 12 agosto dallo Chalet Lo Scoglio, che ha richiamato un pubblico numeroso fin dalle prime ore del mattino.
La spiaggia si è trasformata in un vero e proprio palcoscenico naturale, dove musica, danza e paesaggio si sono incontrati per accompagnare il pubblico verso il sorgere del sole. Un'esperienza pensata non soltanto come concerto, ma come momento di condivisione immerso nella cornice del mare.
Protagonisti della performance sono stati Valentino Alessandrini al violino, Samuele Giacomozzi al pianoforte e Francesca Santoni nella danza, impegnati in uno spettacolo che ha seguito il passaggio dalla notte alle prime luci del giorno.
Il pubblico, raccolto sulla spiaggia, ha seguito con attenzione l'esibizione fino alla conclusione, in un'atmosfera resa ancora più suggestiva dal sorgere del sole sul mare.
"Volevamo creare qualcosa che non fosse semplicemente un concerto, ma un'esperienza da vivere insieme e da ricordare. Vedere circa duemila persone condividere con noi questa alba è stata un'emozione difficile da descrivere e la soddisfazione più bella per tutto il lavoro fatto", commentano gli organizzatori.
La riuscita dell'iniziativa è stata possibile anche grazie al supporto degli sponsor Centro Time, Studio Fitness & Pilates con Deborah, Rescue 539, Recchioni Beverage, Elia Mazziero Centro Massaggi, Olympia Centro Medico Polispecialistico, Ristorante Hotel La Terrazza, Serenella Style, Romcaffè, Metox e Centro Degradé Joelle Mattia.
Un ringraziamento è stato rivolto inoltre ai fotografi e videomaker che hanno documentato la mattinata, alle persone impegnate dietro le quinte e a tutto lo staff dello Chalet Lo Scoglio, che ha curato l'organizzazione e l'accoglienza del pubblico.
Ma il ringraziamento più sentito degli organizzatori è andato proprio alle circa duemila persone che hanno scelto di svegliarsi quando era ancora buio, raggiungere la spiaggia e attendere insieme il sorgere del sole, accompagnate dalla musica.
"Dove la musica incontra il mare" era la frase scelta per raccontare l'evento. Al termine della mattinata, però, a restare è soprattutto l'immagine di una spiaggia gremita e di una comunità riunita attraverso la musica, per vivere un momento insolito e suggestivo.
La prima edizione di Alba Musicale lascia così agli organizzatori la soddisfazione per una risposta oltre le aspettative e la volontà di trasformare questa esperienza in un appuntamento destinato a tornare, con nuovi momenti da immaginare e condividere sul territorio.
Il Festival “Terranostra” di Apiro si avvicina a grandi passi al suo momento più atteso: il Galà del folclore di venerdì 14 agosto. Si tratta della serata più attesa di ogni edizione di questa manifestazione che, ormai da 53 anni, viene organizzata con successo dal Comune e dall’Associazione Urbanitas.
Ma prima ancora del grande appuntamento, giovedì 13 agosto, Apiro vivrà l'importante Festa paesana, uno dei momenti più sentiti e partecipati del festival.
Questi due appuntamenti racchiudono perfettamente lo spirito di “Terranostra”: da una parte il coinvolgimento dell’intero paese, dall’altra il grande palcoscenico internazionale sul quale culture, tradizioni e identità diverse si incontrano attraverso la musica e la danza. Non è un caso, infatti, che in questa edizione si sia rafforzato anche il legame con Ancona, che nel 2028 sarà Capitale italiana della Cultura.
Un rapporto che potrebbe tradursi in forme di collaborazione interessanti: alla serata inaugurale della rassegna, infatti, è intervenuto l’assessore ai Grandi Eventi del Comune di Ancona, Angelo Eliantonio, portando il saluto dell’Amministrazione dorica e manifestando interesse per l'avvio di una partnership col Festival proprio alla luce del percorso che attende Ancona verso il 2028.
Un’apertura significativa per una manifestazione che da oltre mezzo secolo fa dell’incontro fra culture la propria ragione d’essere. L’avvio dell'edizione 2026, del resto, ha confermato il forte richiamo di “Terranostra”: oltre 1.400 spettatori hanno assistito alla serata inaugurale, alla presenza anche di diversi sindaci del territorio.
Bella anche la sorpresa che ha atteso il pubblico: l’esibizione del Minigruppo Urbanitas, protagonista di una storia che affonda le radici nel 1968, quando la maestra Pacifica Saracini e Maria Albanesi coinvolsero i bambini nella riscoperta degli usi e costumi locali. Una tradizione poi rinata nel 1996 e arrivata oggi a coinvolgere oltre 50 bambini, col testimone passato di generazione in generazione.
Ora, però, l’attenzione è tutta concentrata sui prossimi due giorni.
Giovedì 13 agosto: alle ore 19:00 inizia la Festa paesana, che coinvolgerà piazza Baldini, l’ex pista di pattinaggio e le vie del centro storico. Sarà una serata all’insegna della convivialità e dell’incontro fra culture.
Musica, danze e colori accompagneranno il pubblico lungo le vie di Apiro, mentre le specialità tipiche dei Paesi ospiti potranno essere scoperte anche attraverso le degustazioni. Un evento che porta il festival fuori dal palco e lo consegna direttamente alla comunità, trasformando il centro storico in un luogo di incontro tra pubblico, artisti e delegazioni internazionali. A chiudere la serata sarà il concerto degli Zio Pecos, per un finale all’insegna della musica e del divertimento.
Poi, venerdì 14 agosto, sarà il giorno del Galà: alle 21:30, nell’ex pista di pattinaggio, andrà in scena lo spettacolo in cui “Terranostra” raggiunge il suo apice, riunendo sullo stesso palco tutti i gruppi internazionali protagonisti della 53^ edizione insieme al Gruppo Urbanitas. Argentina, Colombia, Francia, Isola di Pasqua, Serbia e Ucraina incontreranno così la tradizione marchigiana in una serata che sintetizza meglio di ogni altra l’anima del festival.
Dopo il successo sul palco dell'Hard Rock Café di Firenze, i Midnight Breakout si preparano al prossimo appuntamento della loro corsa verso Sanremo. La giovane band marchigiana sarà protagonista il 16 agosto a Livorno, nell'ambito del Food and Rock Festival alla Rotonda di Ardenza, dove si giocherà un pass per le finali nazionali di Sanremo Rock & Trend 2026.
Per il gruppo nato nel 2024 a Potenza Picena, quella di Livorno rappresenta una tappa decisiva verso il sogno di esibirsi sul leggendario palco del Teatro Ariston, dove a metà settembre sono in programma le finali nazionali della 39ª edizione della manifestazione.
Il percorso dei Midnight Breakout è iniziato con la partecipazione alla competizione regionale e ha trovato un importante riscontro nell'appuntamento fiorentino. Sul palco dell'Hard Rock Café di Firenze, i cinque giovani musicisti hanno conquistato pubblico e giuria grazie a una proposta caratterizzata da energia, sonorità graffianti e un'identità musicale ben definita.
La band propone un modern alternative rock costruito su chitarre distorte, ritmiche incalzanti e una presenza vocale particolarmente intensa. Nei loro brani originali trovano spazio anche tematiche legate alla realtà sociale contemporanea, elemento che contribuisce a definire il carattere della formazione marchigiana.
La tappa del Food and Rock Festival di Livorno rappresenta dunque un passaggio fondamentale: sarà il penultimo appuntamento prima dell'eventuale accesso alle finali nazionali di Sanremo Rock & Trend 2026. Sul palco della Rotonda di Ardenza, i Midnight Breakout avranno l'opportunità di confrontarsi con altre giovani realtà emergenti del panorama rock italiano e presentare al pubblico i propri brani.
"Il nostro obiettivo è portare la nostra musica e la nostra grinta sul palco dell'Ariston. Suonare a Livorno sarà un'ulteriore occasione per dare il massimo e dimostrare chi siamo", raccontano i componenti della band.
L'appuntamento è quindi fissato per la sera di domenica 16 agosto. Per i Midnight Breakout la strada verso il sogno dell'Ariston passa ora da Livorno.
Ha ottenuto consensi unanimi l’edizione “zero” del concorso “RubbishArt” promosso dagli organizzatori di Montelago Celtic Festival e da Cosmari che da anni collaborano insieme per la preservazione e la puliza dei luoghi che ospitano l’evento.
L’iniziativa è nata con l’intento di promuovere e preservare il patrimonio ambientale e culturale proprio di Montelago e delle terre alte della Marca come elemento fondante per uno sviluppo inclusivo e sostenibile della comunità, valorizzare il talento e la creatività, promuovere la consapevolezza dell’importanza della raccolta differenziata e della minor produzione dei rifiuti.
Il concorso prevedeva la realizzazione di opere, installazioni e scultore eseguite obbligatoriamente con rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata, in piena libertà stilistica.
Le opere partecipanti sono state valutate da una giuria composta da: Maurizio Serafini ideatore di Montelago, Paolo Gattafoni Presidente Cosmari, Marzia Mattioli Direttore Legambiente Marche, Michela Bussolotto e Andrea Bernabei di Cosmari. Organizzazione e segreteria Luca Romagnoli Ufficio Stampa Cosmari.
E’ stato deciso di fare una classifica a parte per gli under 10 Leone e Ettore Magnaterra che hanno realizzato un “bigliardino pazzo” e una “spada” utilizzando cartone cannucce, posate, colori lattine e bottiglie.
Tra gli adulti, ai primi posti, il simpatico cane “Whiskey”, ormai adottato come mascotte del festival, di razza “best bau”, realizzato con lattine di alluminio e plastica da Riccardo Serafini, seguita da “Perlifica”, un’opera di Elisa Sezlini, ispirata alla canzone di Caparezza, composta da lattine, filo di cotone, plastica e scotch.
Molto apprezzato l’ecosistema fantasy intitolato “”Eco-Lives” fabbricato con semi, fil di ferro, the scaduto, carta, tela, cartone, gusci, bottiglie, fiammiferi usati, sale grosso e altri materiali usati.
Al terzo posto la giuria ha voluto premiare “Il suono della fratellanza”, un’arpa ideata da Manolo Veroli e Cinzia Scarponi con l’intento di richiamare con gli elementi della natura tutti i fratelli del popolo di Montelago, utilizzando legno, alluminio e plastica.
Al secondo posto la “Rinascita dopo il temporale” realizzata dopo la tempesta che ha distrutto 3 gazebi si 4 che come una fenice sono rinati sotto una nuova forma, usando proprio i resti di gazebo, nastro adesivo e “tanta speranza” dal gruppo capitanato da Stefano Bisonni.
A vincere il concorso “RubbishArt” è stato il gruppo proveniente da La Spezia di Raffaele Biancalani che ha realizzato un maestoso “Trono di gazebi”, una originale istallazione fatta di bancali di legno, alluminio, acciaio e plastica dei gazebi “sacrificati dalla furia di Thor”. L’opera è stata particolarmente apprezzata tanto che moltissime persone hanno voluto sedersi sul trono per farsi fotografare.
Abbiamo voluto promuovere questa originale iniziativa – sottolinea il Presidente di Cosmari Paolo Gattafoni – insieme agli amici di Montelago con i quali abbiamo una partnership importante da diversi anni per questo grande evento considerato eco-green per sensibilizzare i partecipanti sulle tematiche ambientali, sulla raccolta differenziata e sul riuso dei rifiuti e soprattutto sul rifiuto dei luoghi che ospita la manifestazione. Siamo certi che il nostro concorso “RubbishArt” sarà, negli anni a venire, istituzionalizzato all’interno del programma ufficiale di Montelago.
Il concetto del contest voluto dal Cosmari a Montelago ha l'intento di trasformare in arte il rifiuto del festival – aggiunge Maurizio Serafini –, sviluppare creatività e riciclo è stato sempre un obiettivo da perseguire e quest' anno è stato lanciata la prima edizione del concorso tra il popolo di Montelago. Non avevo dubbi che avrebbe risposto alla grande. Dieci concorrenti per dieci opere, tutte profondamente legate allo spirito del festival. Ha vinto quella che reputavo più vicina alla filosofia che unisce i partecipanti, ovvero un trono (non di spade) realizzato con i resti della paletteria di un gazebo distrutto da un’improvvisa tempesta di pioggia e vento. Rappresenta la capacità di saper vedere oltre la disgrazia, la capacità di ricostruire, di dare un senso alle macerie e allo scarto. È una forma liquida di pensiero che simboleggia il valore effimero delle cose e la transitorietà della vita e della stessa città nomade.
Tempo di bilanci per la 62esima edizione del Macerata Opera Festival. I numeri lusinghieri registrati al botteghino non sono l’unico dato positivo da rilevare per la stagione che si è appena chiusa allo Sferisterio contribuendo alla promozione della Città a livello nazionale ed internazionale. A questi si aggiunge infatti il pieno di presenze ottenuto dagli appuntamenti di “InOpera” e “Trovatore Audiotour”, iniziative di punta del cartellone ExtraMof, pensate e realizzate dal Comune di Macerata – Assessorato alle Politiche Sociali in collaborazione con l’associazione Arena Sferisterio, per portare l’Opera ad incontrare la città.
Dieci eventi, di cui sette audiotour dedicati al capolavoro verdiano e tre appuntamenti di “In Opera live”, concerti ispirati alle opere in cartellone che si sono svolti nella cornice di Piazza Limadou, per un totale di circa 600 partecipanti.
«Iniziative pensate per avvicinare la lirica anche a quelle persone che, per condizioni economiche, sociali, ambientali o per la presenza di una disabilità, possono incontrare maggiori difficoltà nell’accesso alle opportunità culturali – spiega l’assessore alle Politiche Sociali, Pari Opportunità e Welfare Culturale Francesca D’Alessandro - Il progetto ha portato l’opera fuori dai luoghi tradizionali della rappresentazione, creando occasioni di incontro e partecipazione rivolte all’intera comunità».
Durante i concerti in piazza Limadou le arie erano accompagnate da una spiegazione filologica dei testi, dei personaggi, delle vicende narrate e della storia dei compositori in una vera e propria esperienza di conoscenza e avvicinamento all’opera lirica coadiuvato dall’interprete Lis e da una performance artistica a beneficio delle persone non udenti. A questi si sono aggiunti tre appuntamenti nella casa di riposo Villa Cozza.
«L’obiettivo – continua D’Alessandro – era portare la musica e la cultura anche all’interno di un luogo di vita quotidiana per molti cittadini, abbattendo una barriera di tipo fisico e rendendo possibile la partecipazione anche a chi non avrebbe potuto recarsi allo Sferisterio».
Significativo inoltre il percorso dedicato ai giovani, con la realizzazione di tre tirocini di inclusione sociale rivolti alle giovani maschere impegnate durante la stagione lirica.
«Un’esperienza che ha permesso di declinare concretamente il principio dell’inclusione sul piano lavorativo e formativo – specifica l’assessore d’Alessandro - trasformando lo Sferisterio in un luogo di opportunità, crescita e partecipazione. La cultura è davvero patrimonio di una comunità quando riesce a raggiungere anche chi rischia di rimanerne escluso. Come Amministrazione abbiamo voluto affiancare alla straordinaria dimensione nazionale e internazionale della nostra stagione lirica una precisa responsabilità nei confronti della nostra città. Non volevamo semplicemente portare l’opera fuori dallo Sferisterio, ma costruire occasioni concrete perché più persone potessero sentirsi parte di questa esperienza. È questa, la vera sfida: fare della cultura uno strumento di partecipazione, di inclusione e di pari opportunità, perché la crescita del territorio sia una crescita realmente condivisa, di tutti e di ciascuno».
È morto don Nazareno Quintabà, per tutti don Neno, sacerdote originario di Corridonia e per lunghi anni al servizio della comunità parrocchiale. La notizia della sua scomparsa è stata comunicata dal Vicario generale e ha suscitato numerosi messaggi di cordoglio e affetto da parte di chi negli anni ha avuto modo di conoscerlo.
Da tempo don Neno era ospite della Casa del Clero presso il Seminario arcivescovile di Fermo, dove aveva continuato a essere vicino alla comunità sacerdotale. La sua salma, a partire dalla tarda mattinata di oggi, mercoledì 12 agosto, sarà visitabile presso il Seminario.
I funerali, secondo la volontà dei familiari, saranno celebrati giovedì 13 agosto alle ore 10 nella chiesa parrocchiale di Sant'Alessandro a Fermo.
A raccontare quanto fosse profondo il legame costruito da don Neno con le persone sono soprattutto i messaggi comparsi in queste ore sui social. Parole che restituiscono il ritratto di un sacerdote capace di entrare nella vita della comunità con semplicità, simpatia e umanità.
«Per tutti noi resterà sempre quel sacerdote incredibilmente alla mano, simpatico e accogliente che abbiamo tanto amato», scrive una persona che lo ha conosciuto. E ancora: «La tua immensa autenticità mi faceva sentire il bisogno di correre a Messa».
Sono solo alcune delle testimonianze che stanno accompagnando la notizia della sua morte. In molti ricordano infatti la sua capacità di stare accanto alle persone nei momenti più difficili, soprattutto durante il dolore di un lutto, ma anche di condividere con loro i momenti di gioia, grazie a quella simpatia che chi lo ha incontrato descrive come uno dei suoi tratti più riconoscibili.
Il ricordo che emerge è dunque quello di un sacerdote profondamente legato alla sua comunità, capace di farsi vicino alle persone senza formalità e di accompagnarle nelle diverse stagioni della vita. Una presenza che oggi, a Corridonia e tra quanti lo hanno conosciuto, lascia un vuoto e insieme molti ricordi.
La comunità dei sacerdoti del Seminario di Fermo e quella parrocchiale si sono strette nella preghiera, chiedendo che il Signore accolga don Neno e porti conforto a tutti coloro che ne piangono la scomparsa.