Macerata, in tanti da tutta Italia per l’ultimo saluto ad Andrea Angeli: “Non è un addio, ma un arrivederci” (VIDEO e FOTO)
Centinaia di persone, una folla silenziosa e profondamente commossa, hanno accompagnato l’ultimo viaggio di Andrea Angeli, il peacekeeper e funzionario delle Nazioni Unite scomparso lo scorso 2 settembre nella sua abitazione di Macerata. Nella chiesa di Santa Croce, una comunità composta e partecipe si è stretta attorno al feretro: ambasciatori, giornalisti, rappresentanti delle istituzioni e delle forze armate, religiosi e tante persone comuni, unite nel ricordo di un uomo che, nella sua vita e nelle sue missioni in giro per il mondo, aveva la rara capacità di mettere insieme persone e mondi apparentemente lontani. Tra i presenti anche l’ex presidente della Camera Laura Boldrini, il rettore dell’Università di Macerata John Mc Court, il sindaco di Macerata Sandro Parcaroli, l’ex sindaco Romano Carancini e, naturalmente, la sorella Teresa, insieme al cognato e ai nipoti di Andrea Angeli. Una comunità trasversale, proprio come era stata la sua vita: diplomazia e quotidianità, grandi scenari internazionali e legami personali, incontri con i potenti della Terra e rapporti con le persone più semplici. Tutti riuniti nel giorno dell’addio a quell’uomo che sapeva costruire ponti ovunque si trovasse. A celebrare le esequie è stato padre Mariano Asunis, cappellano dell’Esercito e amico di vecchia data di Andrea Angeli. Un’omelia intensa, ma senza retorica, affidata a poche immagini capaci di restituire il senso di una vita trascorsa al servizio degli altri. «Grazie per quello che hai seminato. Non è un addio, è un arrivederci». È stato questo uno dei passaggi più intensi. Padre Mariano ha ricordato le parole delle Scritture, «le anime dei giusti sono tra le braccia del Signore», prima di ripercorrere alcune delle tante missioni che avevano portato Angeli in alcuni dei luoghi più difficili del mondo. Da Medellín al Kenya, dal Kosovo a Sarajevo fino a Nassiriya, attraversando alcuni dei luoghi più tormentati del mondo e incontrando popolazioni colpite dalla guerra e comunità costrette a ricominciare, il racconto è stato quello di un uomo che aveva fatto del dialogo una forma concreta di impegno. Per Andrea Angeli la pace non era soltanto una parola, ma la capacità di incontrare l’altro, comprenderne le ragioni e costruire relazioni anche là dove sembrava più difficile, trasformando il confronto in uno strumento per avvicinare persone e mondi lontani. E proprio il verbo seminare è diventato la chiave dell’omelia. «Semina, semina, semina. Perché ciò che semini, prima o poi, diventa frutto». Un’immagine semplice, ma perfetta per descrivere il modo in cui Angeli aveva attraversato il mondo: lasciando relazioni, amicizie, gesti e piccoli segni destinati a rimanere. «Per Andrea la pace non era soltanto una parola», è stato ricordato. Era incontro, dialogo, capacità di riconoscere la diversità e di costruire ponti tra realtà apparentemente inconciliabili. Nel finale, anche un sorriso, con il ricordo della bicicletta rubata e una battuta rivolta idealmente ad Andrea: «Se incontri coloro che mi hanno rubato la bicicletta, sia ancora tua la missione di andare in giro per il mio Paradiso». Poi il grazie conclusivo: «Grazie per il tuo esempio, per la tua vicinanza e per la tua amabilità». E ancora: «Non è un addio. È un arrivederci». Tra gli intervenuti anche il generale di divisione Michele Risi, già comandante delle Truppe Alpine, che ha ricordato la vicinanza di Angeli nel corso delle diverse missioni e un rapporto consolidato nel tempo, nato dall’intreccio tra impegno professionale, stima e amicizia. Molto commosso anche il direttore della nostra testata, amico fraterno di Andrea Angeli, Guido Picchio, che ha ricordato come, negli ultimi tempi, stesse ultimando il suo ultimo libro proprio all’interno della nostra redazione. Un luogo nel quale Andrea era ormai diventato una presenza familiare, un riferimento, «un buon amico che torna sempre a trovarti». Particolarmente sentiti, infine, i ricordi dei giornalisti Lao Petrilli e Toni Capuozzo. Lao Petrilli ha ricordato la capacità di Andrea di sorridere anche nelle circostanze più difficili, quella leggerezza che non era superficialità ma una delle forme con cui riusciva ad affrontare le situazioni più dure. Tra gli insegnamenti lasciati da Angeli, Petrilli ha indicato anche «l’importanza della cerimonia e non della cerimonialità»: il valore autentico dei gesti, degli incontri e delle persone, oltre le formalità e le apparenze. Toni Capuozzo, storico inviato di guerra, ha ricordato l’eleganza innata di Angeli, mantenuta anche nei momenti più complicati, la sua generosità e soprattutto la capacità di esserci sempre quando serviva, senza clamori o troppe parole. «Una delle lezioni che ho imparato da Andrea è che le parole servono fino a un certo punto», ha detto Capuozzo, ricordando un uomo che «non aveva bisogno di simboli o clamori». Un’aura innata, quella di Angeli, insieme a quel suo inseparabile pilot bag, sempre pronta a ogni evenienza, come se una nuova partenza potesse arrivare da un momento all’altro. E poi un ricordo ancora più personale: «Mai visto piangere, sempre visto consolare chi piangeva». A chiudere gli interventi, il colonnello della riserva dei Carabinieri Bruno Tammaro Iannelli ha affidato alle parole del Cantico delle Creature l’ultimo omaggio ad Andrea, richiamando gli 800 anni dalla morte di San Francesco. Nel Cantico, ha ricordato Tammaro, la morte corporale è quella dalla quale «nullu homo vivente pò scappare»: una presenza inevitabile, ma che non può cancellare ciò che una persona ha lasciato nel mondo e, soprattutto, negli altri. E resta allora il ricordo di quella sua «ineffabilità», di quel modo unico di attraversare il mondo, partire e poi ricomparire all’improvviso, quasi senza preavviso, a casa degli amici. Un’assenza che proprio per questo appare ancora più difficile da accettare come definitiva. Forse è qui che trova posto quella speranza, quasi impossibile, evocata da Toni Capuozzo: che la scomparsa di Andrea sia soltanto un inganno. Che sia partito ancora una volta per un viaggio e che, prima o poi, possa tornare a bussare a una porta, con la naturalezza con cui lo aveva fatto tante volte nella sua vita. (Interviste video di Federica Ciminari)

cielo sereno (MC)
