Dramma a San Severino, perde il controllo dell'auto e si schianta: muore un giovane di 21 annni
Cronaca
29/10/2026 22:00

Dramma a San Severino, perde il controllo dell'auto e si schianta: muore un giovane di 21 annni

Un giovane di 21 anni ha perso la vita in un drammatico incidente stradale avvenuto a San Severino Marche. Il ragazzo, alla guida di una Bmw, ha perso il controllo del veicolo, che dopo l’impatto è rimasta completamente distrutta, con la carrozzeria accartocciata. Lo schianto si è verificato, intorno alle 20:15, lungo la strada Septempedana che collega San Severino a Castelraimondo, in prossimità della Valle dei Grilli. Sul posto sono arrivati con urgenza i sanitari del 118, i vigili del fuoco e i carabinieri, che hanno effettuato i rilievi per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto. Per il giovane, però, ogni tentativo di soccorso si è rivelato inutile: i medici non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso. Le cause del sinistro sono ancora al vaglio delle forze dell’ordine.  (In aggiornamento)

Dramma a San Severino, perde il controllo dell'auto e si schianta: muore un giovane di 21 annni

Dramma a San Severino, perde il controllo dell'auto e si schianta: muore un giovane di 21 annni
29/10/2026 22:00

Un giovane di 21 anni ha perso la vita in un drammatico incidente stradale avvenuto a San Severino Marche. Il ragazzo, alla guida di una Bmw, ha perso il controllo del veicolo, che dopo l’impatto è rimasta completamente distrutta, con la carrozzeria accartocciata. Lo schianto si è verificato, intorno alle 20:15, lungo la strada Septempedana che collega San Severino a Castelraimondo, in prossimità della Valle dei Grilli. Sul posto sono arrivati con urgenza i sanitari del 118, i vigili del fuoco e i carabinieri, che hanno effettuato i rilievi per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto. Per il giovane, però, ogni tentativo di soccorso si è rivelato inutile: i medici non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso. Le cause del sinistro sono ancora al vaglio delle forze dell’ordine.  (In aggiornamento)

Cronaca

Inchiesta Dda, rientra dalla Cina e viene fermato in aeroporto: Antonio Ezechielli è l'ottavo in carcere

Inchiesta Dda, rientra dalla Cina e viene fermato in aeroporto: Antonio Ezechielli è l'ottavo in carcere

29/10/2026 10:30

L'inchiesta "Ricostruzione" registra un nuovo arresto: Antonio Ezechielli, 62 anni, maceratese, è stato fermato al suo rientro in Italia dalla Cina ed è l'ottavo destinatario della misura cautelare in carcere nell'indagine della Direzione distrettuale antimafia di Ancona sugli appalti legati alla ricostruzione post-terremoto. L'imprenditore è atterrato nelle Marche nel pomeriggio di due giorni fa, dove ad attenderlo c'erano i militari della guardia di finanza per dare esecuzione all'ordinanza di custodia cautelare. Dopo aver appreso di essere coinvolto nell'inchiesta, Ezechielli aveva manifestato, tramite il proprio legale, l'avvocato Sergio Del Medico, la volontà di rientrare dall'estero e mettersi a disposizione dell'autorità giudiziaria. Una volta arrivato a Falconara, è stato accompagnato nel carcere di Montacuto, dove resterà in attesa dell'interrogatorio di garanzia, previsto entro cinque giorni dall'esecuzione della misura. In quella sede potrà rispondere alle contestazioni e fornire la propria versione dei fatti. La difesa potrà inoltre valutare un ricorso al tribunale del Riesame. Secondo la ricostruzione della Procura, a Ezechielli viene contestato il reato di corruzione. Il suo nome ricorrerebbe 456 volte nell'ordinanza cautelare, nella quale gli investigatori ricostruiscono i rapporti con altri indagati, tra cui Antonio Cervigni, Fabio Pistarelli ed Enrico Crucianelli. Stando agli elementi raccolti nell'indagine, il maceratese avrebbe avuto un ruolo nella pianificazione e nella gestione di diverse operazioni legate agli appalti pubblici. Tra quelle citate negli atti figurano l'intervento delle Monachette, i lavori relativi a Torrette e all'Azienda sanitaria territoriale di Fermo, oltre alle commesse dell'Università di Camerino. L'ordinanza evidenzia, inoltre, rapporti di lunga data tra Ezechielli, Cervigni e Pistarelli, ritenuti dagli inquirenti significativi per ricostruire i collegamenti e le dinamiche tra le persone coinvolte nell'inchiesta. Tra gli elementi più delicati riportati nel provvedimento figura anche la presunta gestione delle comunicazioni e dei materiali dopo l'intervento del presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, che aveva contestato a Pistarelli presunte pressioni su dirigenti e funzionari pubblici. Secondo quanto ricostruito dal giudice Piermartini nell'ordinanza, Pistarelli, Cervigni ed Ezechielli avrebbero concordato una linea comune per affrontare la situazione. Gli atti fanno riferimento alla presunta distruzione di documenti, alla cancellazione di messaggi, alla sostituzione dei telefoni e all'eliminazione di dati archiviati sui computer. Si tratta di circostanze contestate nell'ambito dell'indagine, che dovranno essere sottoposte alle verifiche nelle successive fasi giudiziarie. La ricostruzione accusatoria dovrà essere confrontata con le eventuali difese degli indagati e con gli elementi che emergeranno nel corso del procedimento. Con l'arrivo di Ezechielli nel carcere di Montacuto, sale dunque a otto il numero delle persone raggiunte dalla misura cautelare in carcere nell'ambito dell'operazione "Ricostruzione". I prossimi passaggi riguarderanno gli interrogatori di garanzia e le eventuali iniziative difensive, mentre proseguono gli accertamenti sugli appalti pubblici e sui rapporti tra i soggetti coinvolti.

Tolentino piange Adriano Marzioni: storico presidente della sezione Avis

Tolentino piange Adriano Marzioni: storico presidente della sezione Avis

28/10/2026 17:50

In queste ore è venuto a mancare Adriano Marzioni, storico presidente della sezione Avis di Tolentino. Per anni ha lavorato alla Conceria del Chienti nel settore economico, ha ricoperto la carica di Console provinciale (poi Console onorario) dei Maestri del Lavoro e, soprattutto, sarà ricordato per il suo costante impegno all'interno dell'Avis, associazione dei donatori di sangue e per le sue attività nel Coro Polifonico Città di Tolentino e l’associazione San Vicenzo. Sempre sorridente, incarnava i più alti valori di cui era difensore e testimone. Si distingueva per la sua educazione e per la sua intelligenza. Ha dato un apporto fondamentale ala crescita esponenziale delle donazioni di sangue, facendo percepire a tutta la Comunità tolentinate e non solo l’importanza del donare e di sacrificarsi per gli altri. "Ricordiamo con affetto e stima Adriano Marzioni - ha detto il sindaco Mauro Sclavi in una nota di cordoglio - che ha dedicato la propria vita alla valorizzazione dell’importanza del lavoro e della donazione. Ha lasciato un segno indelebile nelle nostre associazioni e, soprattutto grazie al suo impegno nel volontariato e alla sua continua disponibilità, ha contribuito ad educare tanti tolentinati sulla bellezza e sull’utilità del donare senza chiedere, con una attenzione particolare alle giovani generazioni. Il nostro pensiero, dell'amministrazione comunale e di tutta la comunità va alla moglie che ricordo sempre insieme, mano nella mano, sorridenti, ai figli e a tutti i familiari".

Attualità

Terremoto, dieci anni dopo: oltre la politica, le voci di chi aspetta ancora la ricostruzione (VIDEO)

Terremoto, dieci anni dopo: oltre la politica, le voci di chi aspetta ancora la ricostruzione (VIDEO)

29/10/2026 19:43

A dieci anni dal terremoto del 2016, accanto al confronto politico andato in scena ieri durante il consiglio comunale aperto di Muccia, emergono anche le voci di chi la ricostruzione la vive ogni giorno, tra attese, difficoltà e timori per il futuro. Diego Camillozzi, dell’associazione "La terra trema noi noi", nata per dare voce alle esigenze dei terremotati, e Antonella Gamberoni, avvocato di Camerino che rappresenta numerose famiglie colpite dal sisma, raccontano le preoccupazioni di chi aspetta ancora di tornare a casa. Sullo sfondo, anche le recenti vicende giudiziarie legate alla ricostruzione e il rischio che le loro conseguenze possano ripercuotersi sui cantieri. Per Diego Camillozzi, il percorso dell’associazione è iniziato nel gennaio del 2017, quando le criticità dell’emergenza e della ricostruzione erano già evidenti. «Ci siamo costituiti subito dopo, quando vedevamo che le criticità erano molte e che la ricostruzione, anche nei casi dell’emergenza, non era come doveva. Non si era partiti con il giusto passo e quindi abbiamo iniziato a manifestare, fino a diventare un punto fermo, come intermediari con i vari commissari che si sono succeduti». Oggi, nonostante il tempo perso e le difficoltà incontrate, Camillozzi intravede qualche segnale positivo. «La ricostruzione è partita e, anche se purtroppo abbiamo perso svariati anni, abbiamo un barlume di speranza che questi magnifici luoghi possano rinascere». Resta però una domanda fondamentale: quale sentimento accompagna chi, a distanza di dieci anni, non ha ancora una casa e continua a vivere in una sistemazione provvisoria? «Il sentimento per molti purtroppo è un po’ la rassegnazione. Chi se n’è andato è difficile da poter far rientrare», spiega Camillozzi. Il problema, infatti, non riguarda soltanto la ricostruzione degli edifici. Per riportare le persone nei territori colpiti dal sisma occorre creare le condizioni per vivere e lavorare. «La bellezza dei luoghi purtroppo non basta, quindi bisogna riportare il lavoro e i servizi, come noi ci stiamo adoperando per poterlo fare, e poi eventualmente magari attirare altre persone». Tra le preoccupazioni più immediate c’è anche l’inchiesta giudiziaria sulla ricostruzione, al centro del dibattito degli ultimi giorni. L’eventualità di un rallentamento o di un blocco dei lavori alimenta l’incertezza di chi aspetta da anni di rientrare nella propria abitazione. «Sicuramente ci auguriamo che non ci sia il fermo dei cantieri», afferma Camillozzi. L’associazione, spiega, si è già attivata per scongiurare il rischio che le vicende giudiziarie possano tradursi in un nuovo arresto del percorso di ricostruzione. «Nell’eventualità di questo fermo dei cantieri non bisognerà aspettare i vari gradi di giudizio, perché abbiamo già chiesto al commissario che, nell’eventualità, si possa sciogliere il contratto in essere per i committenti, perché altrimenti si bloccherebbero moltissimi cantieri». La richiesta è dunque quella di individuare soluzioni che consentano di tutelare la continuità dei lavori, evitando che le conseguenze di eventuali provvedimenti sulle imprese coinvolte ricadano ancora una volta sulle famiglie terremotate. Sulla stessa vicenda si sofferma Antonella Gamberoni, avvocato di Camerino professionalmente impegnata nella ricostruzione e rappresentante di numerose famiglie colpite dal sisma. Per lei, la situazione attuale è motivo di forte preoccupazione, non soltanto per le possibili ripercussioni sui lavori, ma anche per il clima politico che si sta creando attorno alla vicenda. «Questa situazione, ovviamente, rappresentando io moltissimi terremotati, preoccupa, preoccupa tanto», sottolinea. A pesare è soprattutto il confronto tra le forze politiche, che rischia di mettere in secondo piano le esigenze concrete di chi attende ancora una risposta. «Quello che preoccupa anche e soprattutto è questo scontro politico che si sta generando sulla pelle dei terremotati, che sono le uniche vere vittime». Gamberoni richiama quindi la responsabilità di chi ricopre ruoli istituzionali e rappresenta le comunità marchigiane. «Tutte le persone che avrebbero dovuto essere sedute al consiglio regionale rappresentano la comunità marchigiana, perché sono tutte persone regolarmente elette». Da qui l’appello a evitare che la ricostruzione diventi terreno di contrapposizione politica. «Queste vicende, piuttosto che essere strumentalizzate, dovrebbero impegnarli in maniera diversa», conclude. A dieci anni dal sisma, le testimonianze raccolte a margine del consiglio comunale aperto di Muccia riportano così l’attenzione sulle questioni che restano aperte: il ritorno nelle abitazioni, la ripartenza dei servizi e del lavoro, la continuità dei cantieri e la necessità di non disperdere ulteriormente le comunità. Perché la ricostruzione non si misura soltanto attraverso gli edifici recuperati, ma anche nella possibilità concreta per chi se n’è andato di tornare e per chi è rimasto di continuare a vivere in questi territori.

Pieve Torina, il decennale del sisma con due nuove inaugurazioni: il ristorante panoramico e la vasca Kneipp

Pieve Torina, il decennale del sisma con due nuove inaugurazioni: il ristorante panoramico e la vasca Kneipp

28/10/2026 17:00

Un anniversario che non sia solo il ricordo di un trauma, ma il simbolo del desiderio di rinascita di un territorio. Con questo spirito Pieve Torina si prepara a vivere venerdì 30 ottobre la giornata dedicata al decimo anniversario del terremoto, tra inaugurazioni, memoria e momenti di festa. A illustrare il programma è il sindaco, Alessandro Gentilucci. “Noi festeggeremo il decennale del sisma: non può essere solo un anniversario che segna un trauma per tutto il cratere, ma una data che simboleggia il desiderio di rinascita di un territorio. Una rinascita concreta, reale, tangibile”, sottolinea il primo cittadino, spiegando che le due inaugurazioni, quella del ristorante panoramico e quella della vasca riscaldata del percorso Kneipp, “rappresentano due nuovi passi avanti verso il futuro”. Il calendario si aprirà al mattino: i tagli del nastro sono fissati alle 11 e alle 11.30. Nel tardo pomeriggio, al Palazzetto dello Sport, sarà proiettato un documentario che ripercorre i dieci anni trascorsi dalle scosse, con immagini e testimonianze dirette. “Vogliamo dare voce ai nostri cittadini, a chi finalmente ha ritrovato una casa e a chi ancora vive nelle SAE e coltiva la speranza di abbandonarla presto”, spiega Gentilucci. L’obiettivo, aggiunge il sindaco, è restituire il senso di “una comunità vera, che ha creduto nella possibilità di ripartire dimostrando coraggio e visione del futuro”. La giornata prevede anche un momento ludico, con spettacoli teatrali al Museo della Nostra Terra, e si concluderà con una degustazione al ristorante panoramico.

Politica

Inchiesta sulla ricostruzione, vertice Castelli-Gambacurta: "Legalità sì, ma i cantieri non si fermano"

Inchiesta sulla ricostruzione, vertice Castelli-Gambacurta: "Legalità sì, ma i cantieri non si fermano"

29/10/2026 17:04

 Rigore negli accertamenti, ma senza fermare la ricostruzione. È la linea emersa dall’incontro di oggi tra il commissario straordinario alla Ricostruzione Sisma 2016, Guido Castelli, e il prefetto Stefano Gambacurta, a capo della Struttura di prevenzione antimafia. Al centro del confronto, le verifiche avviate dopo la recente inchiesta giudiziaria che ha coinvolto alcune imprese impegnate nei cantieri post-sisma. Nel corso del colloquio è stato fatto il punto sulle attività istruttorie in corso e sulle iniziative necessarie a garantire il pieno rispetto della legalità. L’obiettivo condiviso, è stato spiegato, è coniugare la massima severità nei controlli con la tempestività delle decisioni, per tutelare cittadini, imprese e l’intera filiera edilizia ed evitare rallentamenti. Tra i dati emersi, quello più rilevante riguarda tre delle imprese coinvolte nell’inchiesta, che erano già state oggetto di specifiche misure antimafia. Si aggiungono agli oltre cento provvedimenti emanati negli ultimi tre anni. Per la Struttura commissariale, ciò dimostra che i presìdi di prevenzione e controllo previsti dall’ordinamento si sono attivati e hanno funzionato. Le eventuali condotte fraudolente volte ad aggirarli sono ora oggetto di accertamento. Allo stato attuale, alla Struttura commissariale non risultano comunicati provvedimenti inibitori nei confronti delle imprese coinvolte. Il prefetto Gambacurta ha confermato la massima attenzione sulla vicenda e l’avvio di tutti gli approfondimenti istruttori necessari, propedeutici alle determinazioni di sua competenza. «La legalità è una condizione imprescindibile della ricostruzione e non può essere oggetto di compromessi», ha dichiarato Castelli. «Allo stesso tempo, abbiamo il dovere di agire con rigore e rapidità, distinguendo le eventuali responsabilità individuali dalla posizione delle tante imprese e dei lavoratori che operano correttamente». Il commissario ha quindi messo in guardia da possibili ripercussioni sui cantieri: «È fondamentale che gli accertamenti facciano il loro corso senza determinare un blocco indiscriminato, che finirebbe per penalizzare innanzitutto i cittadini che attendono di tornare nelle proprie case». Il confronto con il prefetto, ha aggiunto, «conferma la piena attenzione delle istituzioni e la volontà comune di garantire legalità, trasparenza e continuità alla ricostruzione».    

Inchiesta sisma, Appendino (M5S) contro Meloni: "Interrompa il silenzio complice"

Inchiesta sisma, Appendino (M5S) contro Meloni: "Interrompa il silenzio complice"

29/10/2026 12:40

L'inchiesta sulla ricostruzione post-sisma nelle Marche diventa terreno di scontro politico nazionale. A intervenire è Chiara Appendino, deputata del Movimento 5 Stelle ed ex sindaca di Torino, che in una nota attacca Fratelli d'Italia e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiedendo chiarimenti sulle persone coinvolte nell'indagine e sulle eventuali responsabilità politiche. Nel mirino della parlamentare pentastellata finiscono soprattutto Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Francesco Acquaroli, e lo stesso governatore marchigiano. Appendino contesta quello che definisce il silenzio dei vertici di FdI sulla vicenda e chiede alla premier di intervenire. "Sulla spregevole ‘cricca’ che ha speculato e condizionato gli appalti della ricostruzione post-sisma nelle Marche c’è un dato politico devastante ed inaccettabile: il silenzio assordante e vergognoso di Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni e i vertici del suo partito si stanno nascondendo dietro l'omertà mediatica, sperando di far passare sotto silenzio l'ennesimo scandalo che colpisce la loro classe dirigente. Ma il M5S non intende fare sconti: FdI deve rispondere chiaramente di quanto sta emergendo nelle Marche. A gestire questo sistema marcio c’era Fabio Pistarelli, uomo chiave e fidatissimo del governatore meloniano Francesco Acquaroli. Non possiamo derubricare tutto a una mera vicenda giudiziaria". La deputata attribuisce quindi una responsabilità politica diretta al partito della presidente del Consiglio e pone l'accento sul ruolo di Acquaroli, chiedendo se fosse a conoscenza di quanto contestato nell'ambito dell'inchiesta: "La responsabilità politica di Fratelli d'Italia è totale: o Acquaroli sapeva e ha taciuto, oppure non si è accorto di nulla dimostrando una totale inadeguatezza a guidare una regione ferita dal terremoto. Non è certo la prima volta che Fratelli d'Italia si trova al centro di vicende torbide che evidenziano legami imbarazzanti, affari loschi e contiguità con la criminalità organizzata e ambienti di malaffare". L'affondo si sposta poi direttamente su Giorgia Meloni. Appendino critica la posizione della premier e richiama il ruolo della struttura commissariale per la ricostruzione, che fa capo alla presidenza del Consiglio: "Mentre Giorgia Meloni è sempre pronta a fare la morale agli altri, oggi sceglie di tacere, scaricando sottobanco il suo governatore pur di non metterci la faccia. Ricordiamo che la struttura commissariale fa capo direttamente a Palazzo Chigi: la Premier interrompa questo silenzio complice, chieda scusa e condanni con fermezza questo ennesimo insulto alle migliaia di famiglie terremotate che nel 2016 hanno perso tutto".

Sanità

Qualità e sicurezza in sanità, l’Ast Macerata certifica 13 Unità operative

Qualità e sicurezza in sanità, l’Ast Macerata certifica 13 Unità operative

26/10/2026 14:00

L’Azienda sanitaria territoriale di Macerata rafforza il proprio percorso di miglioramento della qualità dei servizi. Al termine delle verifiche condotte nei giorni scorsi dagli organismi accreditati, l’Ast ha ottenuto la conferma della certificazione ISO 9001:2015 per 11 Unità operative, estendendo il riconoscimento ad altre due strutture, che lo conseguono per la prima volta. Le nuove certificazioni riguardano la Patologia clinica degli ospedali di Macerata, San Severino Marche e Camerino e la Radiodiagnostica delle strutture di Macerata, Tolentino e Treia. Il risultato porta a 13 il numero complessivo delle Unità operative certificate. Le attività di verifica si sono svolte con la supervisione del direttore amministrativo, il dottor Milco Coacci, e il coordinamento operativo della coordinatrice infermieristica, la dottoressa Beatrice Venanzetti. La certificazione ISO 9001:2015 attesta la conformità del sistema di gestione della qualità a uno standard internazionale che punta a garantire processi organizzativi strutturati, procedure controllate e un costante monitoraggio delle attività. Il modello prevede l’analisi e la gestione dei rischi, l’ottimizzazione delle risorse e la verifica dell’efficacia dei processi, con particolare attenzione alla sicurezza, alla trasparenza e ai bisogni degli utenti. «L’estensione del perimetro di certificazione ad altre due Unità operative evidenzia la volontà dell’Ast di diffondere in modo capillare le buone pratiche organizzative su tutta la rete dei servizi territoriali e ospedalieri, grazie all’impegno costante di tutto il personale medico, infermieristico, tecnico e amministrativo», ha dichiarato il direttore generale dell’Ast di Macerata, Alessandro Marini. «Mantenere ed estendere questi standard significa offrire ai cittadini servizi sanitari sempre più efficienti, tracciabili e orientati all’eccellenza», ha aggiunto. Il riconoscimento ISO 9001:2015 interessa complessivamente l’Oncologia di Macerata, la Fisica medica, la Medicina nucleare, la Terapia del dolore, la Radioterapia oncologica, il Servizio di prevenzione e protezione, il Blocco operatorio di Macerata, le Professioni sanitarie, la Farmacia ospedaliera di Macerata, la Centrale operativa 118 di Macerata e l’Anestesia e rianimazione di Macerata, oltre alla Patologia clinica degli ospedali di Macerata, San Severino Marche e Camerino e alla Radiodiagnostica degli ospedali di Macerata, Tolentino e Treia. La conferma della certificazione e la sua estensione rappresentano un ulteriore passaggio nel percorso intrapreso dall’Ast di Macerata per consolidare procedure organizzative condivise e promuovere il miglioramento continuo delle prestazioni. Un lavoro che coinvolge le diverse professionalità sanitarie e amministrative e che punta a rendere i servizi sempre più rispondenti alle esigenze dei cittadini.

Menopausa e alimentazione: prendersi cura del corpo che cambia

Menopausa e alimentazione: prendersi cura del corpo che cambia

24/10/2026 16:00

La menopausa è una fase naturale della vita, eppure è spesso accompagnata da preoccupazioni che riguardano soprattutto il peso, la forma fisica e i cambiamenti che si riflettono sul corpo. Si parla meno, invece, di ciò che accade alla massa muscolare, alle ossa e alla salute metabolica. Proprio da qui vale la pena partire per comprendere come l'alimentazione possa diventare un'alleata in questa fase. La riduzione degli estrogeni che accompagna la menopausa favorisce alcuni cambiamenti nella distribuzione del grasso corporeo, con una maggiore tendenza ad accumularlo nella zona addominale. L'aumento di peso osservato nella mezza età, tuttavia, non dipende esclusivamente dagli ormoni: anche l'invecchiamento, la riduzione dell'attività fisica e i cambiamenti del dispendio energetico contribuiscono. Non è quindi inevitabile ingrassare, né è necessario ricorrere a diete drastiche per contrastare ogni cambiamento. Un aspetto particolarmente importante riguarda la massa muscolare. Con l'avanzare dell'età, questa tende progressivamente a ridursi, soprattutto in assenza di un'attività fisica adeguata. Preservarla significa sostenere la forza, l'autonomia e la funzionalità dell'organismo. In questo contesto, le proteine assumono un ruolo importante: pesce, uova, latticini, legumi e altre fonti proteiche possono contribuire a soddisfare il fabbisogno, all'interno di un'alimentazione varia e adeguata alle necessità individuali.  A completare il quadro è il movimento, in particolare l'esercizio contro resistenza, che aiuta a mantenere massa e forza muscolare. Anche le ossa meritano attenzione. La diminuzione degli estrogeni accelera la perdita di massa ossea e può aumentare, nel tempo, il rischio di osteoporosi. Per sostenerne la salute è importante assicurare un apporto adeguato di calcio, presente per esempio in latte e derivati, in alcune acque minerali e in alimenti vegetali come alcune verdure e semi di sesamo. La vitamina D contribuisce all'assorbimento del calcio e alla salute ossea; l'eventuale integrazione va valutata in base alle esigenze individuali e al rischio di carenza. Anche in questo caso, l'alimentazione lavora insieme all'attività fisica e agli altri fattori di prevenzione. Non esiste, dunque, un alimento capace di riequilibrare da solo gli ormoni o una dieta specifica adatta a tutte le donne in menopausa. Un modello alimentare ispirato alla dieta mediterranea, ricco di vegetali, legumi, cereali integrali, fonti proteiche varie e grassi insaturi, rappresenta una buona base per la salute complessiva. Infine, vampate, disturbi del sonno e cambiamenti dell'umore non devono essere semplicemente sopportati: quando incidono sulla qualità della vita, meritano un confronto con il medico. L'alimentazione può sostenere la salute, ma non sostituisce le terapie indicate per i sintomi. La menopausa non è una condizione da combattere, ma una fase naturale della vita da vivere con consapevolezza, imparando a comprendere i cambiamenti del proprio corpo e a rispondere alle sue nuove esigenze con strumenti adeguati, senza rincorrere soluzioni rapide o modelli estetici irrealistici.

Sport

Fisiomed e Pallavolo Macerata ancora insieme: "Lo sport è l’antidoto” (VIDEO e FOTO)

Fisiomed e Pallavolo Macerata ancora insieme: "Lo sport è l’antidoto” (VIDEO e FOTO)

29/10/2026 18:00

Anche quest'anno il Gruppo Fisiomed è al fianco della Pallavolo Macerata come co-title sponsor e medical partner, insieme ad Alema Energy. Gruppo Fisiomed Alema Energy Macerata è quindi pronta ad affrontare il campionato di Serie A2 con positività e con la certezza di avere accanto un supporto medico altamente qualificato. "Oggi si afferra in maniera plastica l'alleanza tra pubblico e privato" commenta l'assessore allo sport Riccardo Sacchi, presente oggi alla conferenza stampa nella sede Fisiomed di Sforzacosta. "Devo fare un plauso a tutto lo staff della società e a Fisiomed proprio perché oggi si celebra questo matrimonio di intenti e il supporto concreto allo sport". Un'apertura sociale allo sport, che vede il Gruppo Fisiomed impegnarsi nella vicinanza al territorio e alle squadre, come tiene a sottolineare anche l'amministratore del Gruppo Fisiomed Enrico Falistocco, ricordando che questa partnership è un legame che supera la semplice sponsorizzazione e che unisce piacere e senso di responsabilità. "Portare in giro per l'Italia il nome della nostra città è una responsabilità che va gestita con la massima professionalità. E noi siamo contenti di mettere al vostro servizio personale, macchinari e tecnologie. Riuscire a fornire servizi come la risonanza magnetica ad alto campo, la tac 128 strati ma anche servizi cardiologi o legati al settore della vista ci fa molto piacere" - sostiene Falistocco, che si prende un momento anche per ringraziare i 350 professionisti che operano in Fisiomed, ormai distribuita su 11 strutture - "Noi non dimentichiamo le nostre radici: nasciamo da Sforzacosta ma poi abbiamo avuto fame di vincere e abbiamo ambito al massimo, proprio come fa la vostra squadra" afferma rivolgendosi agli atleti. Il dirigente Gianluca Tittarelli ricorda che la collaborazione con Fisiomed va avanti dal 2019, un rapporto "cresciuto negli anni, che non si limita solo all'aspetto commerciale ma si basa soprattutto sulla professionalità, fondamentale per una realtà come la nostra". Tittarelli riserva delle parole anche per la squadra "formata da giocatori esperti, atleti formati e ragazzi più giovani che possono dire la loro. "Noi rappresentiamo questo territorio tramite la squadra e chiediamo al territorio che venga a seguirci, perché il pubblico testimonia l'interesse della città", e prosegue, "Il sostegno è importante perché lo sport è l'antidoto principale per rispondere ad alcune delle problematiche che sempre più spesso sentiamo colpire i giovani". Il direttore generale Italo Vullo ha fatto il punto anche sull'andamento della stagione iniziata da poco: "Abbiamo perso una partita e ne abbiamo vinta un'altra. Ma al di là di questo non è fondamentale aver vinto o perso. Quello che deve essere presente nella mente di tutti noi è il percorso che vogliamo fare e dove vogliamo arrivare, e noi questo lo sappiamo perfettamente e stiamo facendo di tutto per arrivarci", concludendo con una riflessione sull'importanza dello sport della pallavolo che descrive come capace di aiutare a lavorare in team, sopportare gli errori altrui e di far comprendere il ruolo fondamentale della sinergia nel raggiungimento degli obiettivi.  Alla conferenza erano presenti anche Mario Marinelli di Rhutten e Irene Croceri come rappresentante di Banca Macerata.  

Cirulli, la prima doppietta in cremisi non si scorda mai: "Fare gol è il massimo"

Cirulli, la prima doppietta in cremisi non si scorda mai: "Fare gol è il massimo"

29/10/2026 16:40

È alle porte una nuova giornata di campionato di Eccellenza. Per il nono turno il Tolentino affronterà a domicilio la Jesina, in una sfida importante per il prosieguo di stagione cremisi. Nell’ambiente tolentinate c’è ancora soddisfazione per aver espugnato Treia, vincendo 1-3 sul campo dei biancorossi, secondi in graduatoria: il Tolentino con questi tre punti è salito a quota 14 rimanendo in quinta piazza. Uno dei protagonisti del match e autore di due gol, Mirco Cirulli, a distanza di qualche giorno descrive così lo scontro diretto vinto al 'Capponi': "È stata una partita difficile, l'Aurora Treia è un'ottima squadra che lotterà per il campionato. Noi abbiamo giocato bene anche nel primo tempo ma ci mancava il gol che è arrivato nel secondo tempo".  L'attaccante classe 2004, ex Maceratese e mattatore del match, poi continua così: "Segnare sicuramente è stata una bella soddisfazione, per un attaccante fare gol è fondamentale e una doppietta, per giunta, il massimo, ma la cosa importante è stata la vittoria, che è stata cercata e voluta. E ciò si è visto in campo". Adesso testa ai leoncelli, che si presenteranno alle 15:00 di domenica al 'Della Vittoria' con quella che Cirulli, definisce una posizione bugiarda (10 punti accumulati sinora): "Affronteremo la Jesina, una formazione non semplice da sfidare. Noi lo sappiamo che il livello dell'Eccellenza di quest'anno è molto alto e che la classifica a volte mente: ciò che dobbiamo fare è affrontare ogni partita come sempre al massimo, lavorando sui nostri principi e valori e cercando di fare male agli avversari che avremo davanti". Parola al campo adesso per l'incontro di domenica. 

Economia

Banche "in fuga" dalle Marche: Macerata perde il 44,7% degli sportelli in dieci anni

Banche "in fuga" dalle Marche: Macerata perde il 44,7% degli sportelli in dieci anni

29/10/2026 15:15

La provincia di Macerata ha perso il 44,7% degli sportelli bancari in dieci anni, un dato che la colloca al secondo posto nelle Marche per intensità della riduzione, subito dopo Ancona. È uno dei numeri più significativi dell'analisi sulla desertificazione bancaria diffusa dalla Cgil Marche e dalla Fisac Cgil Marche, elaborata a partire dai dati Ires Marche. Il fenomeno riguarda l'intero territorio regionale. Dal 2016 a oggi, il numero degli sportelli bancari tradizionali e di credito cooperativo è passato da 1.046 a 584, con una perdita complessiva di 462 filiali, pari al 44,2%. Un calo superiore alla media nazionale, ferma al 35,2%, che secondo il sindacato colloca le Marche al primo posto in Italia per desertificazione bancaria. Nel confronto tra i territori marchigiani, la provincia di Macerata registra una contrazione del 44,7%. A fare peggio è soltanto quella di Ancona, con il 48,5%. Seguono Pesaro e Urbino, con il 44,3%, Ascoli Piceno, con il 40,4%, e Fermo, con il 33,7%. La riduzione degli sportelli pesa soprattutto sulla possibilità di accedere ai servizi bancari vicino a casa, con ricadute per cittadini, anziani, famiglie e imprese. Una questione particolarmente rilevante per le aree interne del Maceratese, dove la distanza dai principali centri abitati può rendere più difficile raggiungere una filiale. "La tutela delle aree interne e di una parte così consistente del territorio marchigiano passa anche dal mantenimento dei servizi bancari, necessari ai cittadini, fondamentali per le imprese. Su questo, la Regione intervenga al più presto", afferma Giuseppe Santarelli, segretario generale della Cgil Marche. I dati evidenziano una progressiva riduzione della presenza bancaria anche nei territori più periferici. Nei comuni periferici marchigiani la diminuzione degli sportelli raggiunge il 49,4%. La contrazione è del 44,4% nei centri e del 43,1% nelle aree interne considerate nel loro complesso. Dal 2016, 53 comuni marchigiani che disponevano di almeno uno sportello bancario sono rimasti senza filiali. A questi si aggiungono 31 comuni che erano già privi del servizio: oggi, quindi, sono 84 i comuni senza sportelli, pari al 37,3% del totale regionale. Il fenomeno interessa oltre 12mila residenti, secondo i dati diffusi dal sindacato, mentre il peso dei comuni senza filiali sale al 49,5% nelle aree interne e al 52,5% nei comuni periferici. In queste zone, dunque, più della metà dei comuni risulta priva di uno sportello bancario. Anche il cratere del sisma presenta una situazione significativa: 22 comuni hanno perso l'ultimo sportello dal 2016, pari al 25,9% dei territori considerati. Complessivamente, nell'area del cratere sono 42 i comuni senza filiali, con circa 45mila residenti coinvolti. Per Daniele Boccetti, segretario regionale della Cgil Marche, la riduzione dei servizi bancari si inserisce in un quadro più ampio di arretramento dei presidi territoriali: "Nel territorio si dimezzano gli sportelli bancari e diminuiscono significativamente anche gli uffici postali, almeno in termini di orari di apertura e presenza territoriale. Questo contribuisce ad alimentare un senso di abbandono e di assenza dello Stato, che mina la coesione sociale della comunità". Riccardo Romano, segretario della Fisac Cgil Marche, richiama invece le conseguenze per lavoratori e clienti, oltre all'impatto sull'occupazione nel settore: "Questa politica di desertificazione causa disagi anche alle lavoratrici e ai lavoratori proprio in un periodo in cui la digitalizzazione dovrebbe favorire un lavoro che va verso i lavoratori, e i clienti e non viceversa. Non va inoltre dimenticato che alla desertificazione fa seguito la riduzione degli addetti di settore tramite il fondo di solidarietà che implica una riduzione del reddito dei prepensionati residenti in Regione. Da ultimo non dimentichiamo come le Banche siano un presidio di legalità a tutela del fenomeno dell’usura e come il carattere di servizio a interesse pubblico del servizio bancario deve essere fatto valere dalla politica".  

Inchiesta sulla ricostruzione, Cna Macerata: "Tutelare le imprese oneste, i cantieri regolari non si fermino"

Inchiesta sulla ricostruzione, Cna Macerata: "Tutelare le imprese oneste, i cantieri regolari non si fermino"

28/10/2026 09:40

Le notizie emerse dall’inchiesta sulla ricostruzione post sisma hanno colpito duramente il mondo produttivo maceratese. A commentarle è Simone Giglietti, presidente di Cna Macerata, che parla di un quadro «inquietante» e di un colpo pesante per il territorio, per le famiglie e per l’economia locale. L’attenzione dell’associazione, che rappresenta le piccole e medie imprese della provincia, si concentra soprattutto sulle aziende corrette, che rischiano di pagare le conseguenze di condotte altrui. Si tratta di imprese che potrebbero aver già perso occasioni di lavoro a causa di una concorrenza falsata da pratiche illecite e che ora rischiano un’ulteriore penalizzazione per le ricadute dell’indagine. La preoccupazione, spiega Giglietti, non riguarda solo le imprese edili ma l’intera filiera della ricostruzione: elettricisti, impiantisti, termoidraulici, fornitori e le molte attività artigiane presenti nei cantieri, con i loro dipendenti e le rispettive famiglie. Eventuali sospensioni dei lavori, ritardi nei pagamenti e difficoltà operative potrebbero innescare un effetto a catena sull’intera economia locale, già alle prese con una fase complessa. Da Cna arriva comunque un messaggio di rassicurazione per chi ha lavorato nel rispetto delle norme: la ricostruzione deve andare avanti e c’è fiducia che i cantieri estranei all’inchiesta possano proseguire regolarmente. Per quelli coinvolti nelle indagini, l’auspicio è che si trovino rapidamente soluzioni che garantiscano la continuità degli interventi, nel rispetto della legalità e nell’interesse delle famiglie e delle comunità colpite dal sisma. Giglietti, che è anche costruttore, solleva poi un interrogativo: le irregolarità contestate riguardano solo gli aspetti economici e amministrativi o hanno toccato anche l’esecuzione dei lavori? Il presidente pensa, ad esempio, all’eventuale impiego di materiali di qualità inferiore a quella prevista o in quantità non conformi al progetto, oppure a errori di lavorazione e posa da parte di manodopera non adeguatamente formata. Circostanze che, se verificate, potrebbero compromettere la sicurezza e la stabilità di edifici e opere. «Per quanto ci risulta non ci sono elementi per affermare che sia accaduto», precisa, ma in un territorio ad alto rischio sismico è fondamentale fugare ogni dubbio. Su questo fronte le imprese del territorio si dicono pronte a mettere a disposizione competenze e professionalità, nelle forme opportune, per collaborare con istituzioni e organismi competenti. «Dobbiamo impegnarci tutti affinché questa vicenda non provochi una nuova paralisi della ricostruzione», conclude Giglietti, «penalizzando ancora una volta proprio chi è stato vittima del terremoto».

Scuola e università

Diritto e musica a confronto: a Camerino e Pesaro il convegno sui “confini dell’interpretazione”

Diritto e musica a confronto: a Camerino e Pesaro il convegno sui “confini dell’interpretazione”

29/10/2026 18:52

Che cosa significa interpretare una norma o uno spartito? Quanta libertà ha chi legge ed esegue un testo e quali limiti deve rispettare? Sono le domande da cui parte il convegno “Confini dell’interpretazione tra testo giuridico e testo musicale”, promosso dall’Università di Camerino insieme al Conservatorio di Musica “G. Rossini” di Pesaro. L’iniziativa è iniziata oggi, 29 ottobre, a Camerino e proseguirà domani, 30 ottobre, a Pesaro. Al tavolo si confrontano studiosi di diritto, musica e traduzione, chiamati a indagare due ambiti solo in apparenza lontani. In entrambi, infatti, c’è un autore che scrive, un testo che prescrive e un interprete che deve tradurre quelle indicazioni in scelte concrete. Il convegno esplora gli spazi di discrezionalità che questo passaggio comporta e si interroga sulla possibilità, e sui limiti, di un’interpretazione puramente letterale. Per il Rettore di Unicam, Graziano Leoni, il confronto “invita a riflettere sul rapporto tra conoscenza, libertà e responsabilità”: interpretare, spiega, vuol dire misurarsi con un testo, comprenderlo e farsi carico delle proprie scelte. La collaborazione con il Conservatorio, aggiunge, favorisce il dialogo tra competenze e sensibilità diverse e unisce ricerca universitaria e cultura musicale. Sulla stessa linea il Presidente del Conservatorio, Paolo De Biagi, secondo cui accostare realtà giuridica e musicale può sembrare arduo, ma è in realtà un esercizio nuovo e utile per conoscere e interpretare la realtà. Musica e diritto, osserva, sono mondi diversi che si misurano entrambi con la prescrittività del testo e con la libertà dell’interprete, che può tradursi in iniziative e responsabilità individuali rilevanti. De Biagi guarda inoltre a possibili sviluppi futuri della collaborazione tra le due istituzioni. La prima giornata, introdotta da Sonia L’Innocente, delegata del rettore a inclusione e partecipazione, si è aperta con i saluti del Rettore, della vicedirettrice della Scuola di Giurisprudenza Carlotta Latini, del presidente De Biagi, del direttore del Conservatorio Fabio Masini e di Luca Petrelli, del Consiglio di amministrazione della Fondazione Emilio Betti. I lavori, moderati da Tatiana Guarnier (Unicam) e Lamberto Lugli (Conservatorio), hanno visto le relazioni di Paolo Di Lucia, Paolo Carnevale e Patrizia Ruth Pancaldi, seguite dagli interventi di Alba Crea e Filippo Maria Fiore. Il dibattito si è concentrato sulle forme dell’interpretazione, sulle analogie tra diritto e musica e sul contributo di studiosi come Salvatore Pugliatti ed Emilio Betti. In serata, all’Accademia della Musica “Franco Corelli” – Andrea Bocelli Foundation, il concerto a cura della Società Italiana di Musica Contemporanea, con Marco Toro alla tromba e il duo pianistico composto da Ileana Frontini e Paolo Porto. Il programma di domani a Pesaro Il convegno si sposta venerdì 30 ottobre a Palazzo Olivieri, sede del Conservatorio Rossini. La sessione mattutina, moderata da Sara Spuntarelli, prorettrice alla Persona, benessere e opportunità e docente della Scuola di Giurisprudenza di Unicam, e da Mariateresa Storino del Conservatorio, ospiterà gli interventi di Roberto Russo, Gregorio Fracchia e Fabrizio Fracchia, Carmelo Imbesi ed Enrico Verdolini. Dalle 14.30 prenderanno la parola Samuele Guerzoni e Gloria Mancini Palamoni. Alle 16 un dibattito e un momento musicale chiuderanno le due giornate. Il comitato scientifico è composto da Tatiana Guarnier, Sonia L’Innocente e Sara Spuntarelli per Unicam, Lamberto Lugli e Mariateresa Storino per il Conservatorio Rossini.

UniMc, il successo del progetto Edvance: un'infrastruttura di cittadinanza per la formazione digitale

UniMc, il successo del progetto Edvance: un'infrastruttura di cittadinanza per la formazione digitale

29/10/2026 16:30

Oltre 150 mila studenti e professionisti formati, oltre 360 corsi gratuiti e aperti a tutti, oltre 530 CFU erogati: sono alcuni dei numeri presentati oggi a Milano per raccontare il successo di Edvance, la rete nazionale per la Cultura Digitale Avanzata coordinata dal Politecnico di Milano attraverso METID di cui fa parte anche l’Università di Macerata. Nata nell'ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e con il finanziamento dell'Unione europea — NextGenerationEU, Edvance è stata progettata per essere il primo Digital Education Hub italiano dedicato alla Cultura Digitale Avanzata: 16 istituzioni universitarie e AFAM riunite sotto il coordinamento del Politecnico di Milano per rendere la formazione digitale, legata in particolare ad un uso consapevole e virtuoso dell’intelligenza artificiale, più semplice e a disposizione di tutti, attraverso una piattaforma online gratuita. Edvance si propone così come un’infrastruttura di cittadinanza che connette università e territori, offrendo alle persone conoscenze e strumenti per comprendere le trasformazioni digitali, esercitare i propri diritti e partecipare in modo critico e consapevole alla vita sociale nell’era dell’IA. L’evento è stato anche l’occasione per lanciare la nuova fase, denominata Edvance 2.0. Se la tappa finanziata dal PNRR si è infatti chiusa, il grande successo del progetto ha portato gli organizzatori a decidere di aprire un nuovo capitolo. Edvance 2.0 vuole infatti valorizzare il lavoro svolto negli ultimi due anni, le competenze sviluppate e le relazioni costruite tra le istituzioni partner, mettendo contenuti e strumenti a disposizione anche di chi, fuori dall'università, forma e accompagna le persone: scuole, enti locali, organizzazioni del terzo settore. Il progetto ha già prodotto capacità condivise tra le istituzioni: un portale unico che aggrega i MOOC degli atenei a cui si accede con credenziali universitarie, SPID o CIE; linee guida e criteri comuni per progettare i corsi e monitorarne la qualità; un sistema di Open Badge e micro-credenziali che documenta le competenze acquisite e, dove le istituzioni lo prevedono, le fa riconoscere nei percorsi formativi; attività di formazione per i docenti e sperimentazioni sull'uso dell'intelligenza artificiale nella didattica. "Edvance dimostra quanto possiamo fare quando le università mettono in comune competenze, idee e risorse: insieme raggiungiamo risultati che nessuno di noi potrebbe ottenere da solo. Siamo orgogliosi di contribuire a questa rete con i saperi umanistici dell’Università di Macerata e di proseguire un’esperienza che costruisce sistema, rendendo la formazione digitale un patrimonio accessibile a tutti", ha dichiarato John McCourt, rettore dell’Università di Macerata. La volontà di proseguire nasce dalla consapevolezza di aver costruito un patrimonio prezioso e necessario in un Paese come l’Italia dove, come evidenzia la Relazione nazionale sul Decennio Digitale 2026 della Commissione europea, solo il 54,27% delle persone di età compresa tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali di base, al di sotto della media UE del 60,4%. A conferma della bontà del progetto anche l’elevato gradimento di coloro che hanno seguito i corsi organizzati: gli iscritti hanno infatti espresso un gradimento superiore al 4 in una scala Likert tra 1 e 5. La prosecuzione di Edvance si colloca inoltre in sintonia con l’esigenza di promuovere alfabetizzazione e formazione sull’intelligenza artificiale, richiamata anche dal decreto legislativo 7 ottobre 2026, n. 179, di adeguamento della normativa nazionale al regolamento europeo sull’intelligenza artificiale. Entrato in vigore il 23 ottobre, il decreto prevede, tra l’altro, attività formative per favorire la comprensione dei sistemi di IA e un loro utilizzo sicuro e consapevole. Con Edvance 2.0, la rete intende contribuire a questa esigenza, mettendo a disposizione percorsi e competenze accessibili a una platea ampia. Durante l’evento si è svolto il panel “Educare nell’era dell’intelligenza artificiale: conoscenza, senso e responsabilità”, a cui hanno partecipato Claudia Paganini, filosofa e teologa dell’Università di Innsbruck, e Massimo Chiriatti, tecnologo e fondatore di Metatecnica, con la moderazione di Susanna Sancassani, Project Manager Rete Edvance e Managing Director di METID. "La formazione sta diventando un’esigenza trasversale alle età, alle professioni e al ruolo che ciascuno ha nel mondo. Le trasformazioni in corso non riguardano soltanto il piano professionale, ma la nostra quotidianità e l’esercizio dei diritti di cittadinanza. Per questo la formazione va vista come una necessità delle persone lungo tutto il corso della vita, e dovrà integrarsi sempre di più con i processi che viviamo ogni giorno" ha commentato Federico Caniato, Professore di Gestione e Organizzazione Aziendale e Delegato alla Formazione continua del Politecnico di Milano. I corsi di Edvance restano gratuiti e accessibili dal portale della rete con credenziali universitarie, SPID o CIE. Il catalogo è disponibile su edvance.it.

Cultura

San Severino, a dieci anni dal sisma torna la mostra fotografica di Luca Maria Cristini: l’arte salvata dalle macerie

San Severino, a dieci anni dal sisma torna la mostra fotografica di Luca Maria Cristini: l’arte salvata dalle macerie

29/10/2026 15:52

L’arte sepolta e poi salvata, quella che ha rischiato di scomparire per sempre sotto le macerie del terremoto e che non dobbiamo dimenticare. Torna in mostra a San Severino attraverso gli scatti di Luca Maria Cristini, che hanno fissato l’impatto emotivo del ritrovamento di statue e opere sacre dopo il sisma. Si intitola “Scherza coi fanti e lascia stare i santi” l’esposizione fotografica riallestita il 26 ottobre nello “Scrigno della Gioia”, nella chiesa di San Giovanni. Il progetto aveva già offerto in passato un piccolo contributo a quella ricostruzione sociale necessaria quanto quella fisica, ormai avviata. Questa volta ha in più una finalità benefica. Cristini, architetto, nei giorni del terremoto era responsabile dei beni culturali dell’Arcidiocesi di Camerino e San Severino. Ha lavorato a lungo insieme ai Vigili del Fuoco, ai volontari e ai “Monuments Men” dell’Arma, i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale guidati dal colonnello Carmelo Grasso, per mettere in salvo il maggior numero possibile di opere dai luoghi di culto distrutti o a rischio crollo. In quei frangenti coglieva anche istantanee non tecniche, dal forte accento emozionale. “Ho scattato queste foto, senza alcuna velleità artistica, con uno smartphone o, nel migliore dei casi, con una fotocamera amatoriale”, racconta. “Quello che ho voluto fissare è il sentimento vivo che le statue sacre, anche ridotte in frammenti, mi trasmettevano in quei momenti concitati”. Calate forzatamente dagli altari, quelle sculture sembravano animarsi, trasmettendo paura, dolore, smarrimento, talvolta abbandono e rassegnazione. La mostra, già ospitata in passato al Pino’s Bar, nella Pinacoteca comunale “Pietro Tacchi-Venturi” di San Severino e sul bus Setra del 1975 della Contram, in versione itinerante tra Camerino e Visso, raccoglie immagini riprese tra settembre 2016 e marzo 2017 durante le decine di operazioni di recupero in chiese e musei danneggiati. Tra le migliaia di foto scattate per documentare la messa in sicurezza, Cristini ne ha selezionate venti. L’allestimento è stato possibile anche grazie alla collaborazione dello store Upim di San Severino e di Gammario Borri. Il catalogo, edito dalla settempedana Hexagon di Pamela Natalini, raccoglie i contributi della giornalista Maria Francesca Alfonsi e del critico fotografico Alberto Pellegrino. Quest’ultimo osserva come le fotografie siano la prova di quanto possano cambiare la vita e l’ambiente di una comunità quando un evento naturale tragico frantuma o cancella una memoria stratificata nei secoli. Pellegrino firma anche un saggio sulla devozione popolare, ne analizza gli aspetti sociologici e umani. Alfonsi, nella presentazione, sottolinea che le immagini ricordano quanto sia poco il tempo rimasto per non disperdere una memoria preziosa, fatta non solo di grande arte ma anche di una lunga pratica democratica: su questi monti, ricorda, nacque anzitempo l’idea d’Europa. Il tempo è poco e l’avversario è l’indifferenza, perché senza memoria non si costruisce il futuro. A dieci anni dal sisma emergono anche segnali positivi: alcune delle opere riprodotte sono state restaurate e sono tornate a disposizione di fedeli e appassionati. Tra queste la celebre “Madonna delle Rose” di San Placido di Ussita, oggi al MARec, il museo allestito dalla diocesi di Camerino nell’ex palazzo vescovile di San Severino. Fu proprio Cristini a suggerire e ottenere, superate le prime perplessità degli enti di tutela, che gran parte delle opere provenienti dall’area epicentrale vi fossero depositate. La mostra è dedicata alle tante donne e uomini della Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco, delle Forze dell’ordine, del volontariato, degli enti di tutela e della comunicazione che, con sacrificio, fatica e dolore, animati da un inspiegabile “sacro furore” tipico dei momenti di emergenza, hanno lavorato al recupero delle testimonianze di devozione e d’arte nel territorio ferito dal Sisma Centro Italia 2016. Il ricavato della vendita dei cataloghi sarà interamente devoluto alle missioni dei padri Cappuccini di San Severino nel Corno d’Africa, attive soprattutto nella regione del Wolayta, tramite l’associazione “Sorrisi per l’Etiopia”. Chi lo desidera può inoltre contribuire con donazioni dirette all’associazione (Sorrisi per l’Etiopia ETS).

Colmurano, una tela racconta le stigmate di san Francesco: i dettagli nascosti e l’ipotesi della presenza della città di Damietta

Colmurano, una tela racconta le stigmate di san Francesco: i dettagli nascosti e l’ipotesi della presenza della città di Damietta

Nelle prime ore di domenica 4 ottobre 2026, giorno in cui la Chiesa cattolica fa cadere l’ottavo centenario della morte di san Francesco di Assisi, ho avuto il piacere di ricevere un messaggio digitale nel quale il mittente, conoscendo la mia ricerca quasi maniacale dei particolari, mi chiedeva che cosa riuscissi a vedere e che cosa si potesse celare nell'immagine digitale che aveva allegato alla comunicazione e che raffigurava una tela, gravemente danneggiata, dove san Francesco riceve le stigmate. Ora, sebbene la bellezza in tutte le sue espressioni mi affascini in modo particolare e che la Cultura in generale mi interessi anche dal punto di vista storico, iconografico, religioso e simbolico...io, sono e resto un semplice cittadino, che non ha nulla da insegnare a chi restaura professionalmente e digitalmente le opere d’arte; questo però mi permette, proprio in qualità di privato cittadino, di poter esprimere liberamente un mio giudizio in merito a questa tela, con la speranza, che possa essere d’aiuto a chi vorrà, in qualsiasi modo, prenderla in considerazione. Credo che il miglioramento della nostra società si costruisca, giorno dopo giorno, attraverso le azioni quotidiane dei singoli cittadini. Perché tutto ciò che diciamo e facciamo rappresenta anche un esempio per gli altri, nel bene e nel male; ecco perché i nostri pensieri e le nostre azioni dovrebbero sempre avere come fondamento il bene comune, perché solo così possono avere il potere di migliorare profondamente la nostra cultura. A tale riguardo mi permetto di rivolgere a tutte le autorità competenti e alle moderne figure di “mecenatismo culturale”, il mio accorato messaggio di aiuto, perché non si perda un’opera che potrebbe essere molto preziosa, e non solo a livello artistico, considerando ciò che sicuramente nasconde; ecco perché credo che varrebbe la pena tentarne un restauro anche se l’incuria l'ha abbandonata in pessime condizioni. Non nascondo che sono stati fatti vari tentativi di ricostruzione digitale, utilizzando la cosiddetta “intelligenza artificiale”. Ma malgrado sia stata usata una famosa IA a pagamento, considerata di medio livello (livello nel quale ritengo possano essere collocate la mia intelligenza e la mia cultura), utilizzata anche da professionisti... e che siano state poste diverse domande, anche molto complesse e ricche di informazioni... ebbene, tutti i risultati sono stati a dir poco deludenti e in alcuni casi addirittura sconcertanti, quando, solo per fare pochi esempi, l’IA ha spostato sul braccio sinistro di Francesco la stigmate che avrebbe dovuto essere nel costato; quando ha inserito un’aureola, chiaramente non presente sulla tela originale; o quando ha letteralmente schiacciato, sotto un blocco di roccia, la figura di un povero frate inginocchiato in preghiera... Questo ci dovrebbe far riflettere sui tempi che la moderna società si sta imponendo, perché occorre veramente poco tempo per compiere degli errori, che però ne richiedono molto, anche solo per tentare di portarli alla luce. Naturalmente nel restauro professionale e digitale delle opere d’arte, per ricostruire le parti mancanti o danneggiate... sono utilizzate IA particolarmente evolute; questo però, non può inficiare le mie conclusioni negative riguardanti i risultati ottenuti con uno specifico sistema tecnologico che gli “ingegneri” hanno chiamano “intelligenza artificiale”, e che non ha visto ciò che avrebbe potuto facilmente vedere, ha tolto ciò che doveva essere lasciato e aggiunto ciò che non era presente... usando qualcosa di molto simile a quella che negli esseri umani si chiama... fantasia. Purtroppo però, anzi, per fortuna, il ripristino delle parti mancanti di un’opera d’arte non dovrebbe mai essere fatto seguendo la fantasia, ma attenendosi scrupolosamente a vari criteri fondamentali, come ad esempio quello di intervenire, in modo riconoscibile, solo laddove fosse necessario. Oltre a questo sarebbe doveroso studiare anche i materiali usati dall’artista, la sua tecnica pittorica, la storia dell’evento e dei personaggi in essa raffigurati; e, non da ultimo, cercare di approfondire i significati simbolici che la tradizione artistica normalmente applica, sia al tema rappresentato nell’opera presa in esame, sia ai soggetti e agli oggetti che “vivono” in essa. Ecco perché in questo caso, come prima cosa, parlerò della storia che si cela dietro l’evento raffigurato nella tela, mentre, successivamente, avrò ben cura di parlare dei suoi contenuti simbolici. Nel maggio del 1213, nel castello di San Leo (nel Montefeltro), il conte Orlando Cattani di Chiusi, profondamente colpito dalla predicazione di Francesco d’Assisi, gli fece dono del monte della Verna (o Vernia e anticamente Laverna). Il Conte definì il monte “divotissimo”, adatto alla vita solitaria e alla penitenza. Prima dell’arrivo dei frati, la presenza umana in quei luoghi isolati era esclusivamente composta da persone che sfuggivano ad altri uomini o alla Legge. Francesco si recò diverse volte sul monte, e costruì insieme ai confratelli una chiesetta in legno e pietra, sul modello della Porziuncola di Assisi. Era un minuscolo luogo di preghiera, isolato e pensato per raccogliere pochi frati in un contesto di totale solitudine e contemplazione. Pertanto, quando Francesco nel settembre del 1224 giunse sul monte accompagnato da frate Leone per ritirarsi in preghiera, non trovò grandi edifici, conventi, o costruzioni di altro genere, ma solamente quella chiesetta immersa in una natura selvaggia, e in un bosco plurisecolare famoso per le sue imponenti rocce dalle profonde fenditure prodotte, secondo alcune credenze devozionali religiose, da una sorta di “risonanza sismica cosmica” ... originatasi nel momento in cui Gesù morì sulla croce. Frate Leone era uno dei compagni più fidati e vicini a Francesco; e ci sono opinioni discordanti riguardanti ciò che vide e dove si trovasse quando il 17 settembre del 1224 il “Poverello di Assisi”, che si era appartato in preghiera, ricevette le stigmate. I documenti più accreditati parlano solamente di ciò che vide Francesco (anche se non amava affrontare l’argomento o mostrare le ferite), e cioè la figura di un angelo Serafino con sei ali tanto luminose quanto infuocate, che disceso dai cieli con un rapidissimo volo e tenendosi librato nell’aria, gli giunse talmente vicino da permettergli di vedere che tra le sue ali si trovava la figura di un uomo che aveva braccia e gambe distese su una croce, dove le mani e i piedi erano stati inchiodati. Vide due ali che si alzavano sopra il capo dell’uomo, due che si dispiegavano in volo e due che coprivano parte del corpo. Sul Monte della Verna Francesco spesso dialogava con Gesù chiedendogli di sentire, nella sua anima e nel suo corpo, il dolore che il Signore sostenne nell’ora della “acerbissima passione”, e che potesse sentire nel suo cuore quell’ “eccessivo amore” del quale Gesù era “acceso”, per tutti gli esseri umani. I fatti miracolosi accaduti quel 17 settembre avevano dato compimento all’intenso anelito di condividere umanamente quel dolore, poiché il corpo di Francesco fu segnato da profonde ferite alle mani, ai piedi e al costato (chiamate stigmate), simili a quelle subite da Gesù prima di essere deposto dalla croce. Passiamo ora alla tela. In alto a sinistra (guardando) si vede abbastanza chiaramente la figura di Gesù crocifisso portato in volo da un angelo, che però non sembra essere un Serafino, poiché questi angeli hanno la particolarità di possedere sei ali, mentre nella tela le due ali superiori non si vedono e questo, o perché in quella zona la tela è particolarmente deteriorata, oppure perché l’autore le ha volutamente omesse, per non so quali motivi. In diversi dipinti che rappresentano l’evento (così come in questo caso), Francesco riceve le stigmate per mezzo di raggi luminosi che partono dalle ferite inferte a Gesù e giungono specularmente sui punti delle corrispondenti stigmate. Nella tela analizzata, Francesco è colto in ginocchio ed è privo di aureola, questo ci dice che l’artista ha voluto rappresentare il “Poverello di Assisi” nel preciso momento storico in cui ha ricevuto le stigmate, cioè prima che fosse dichiarata ufficialmente la sua santità, iconograficamente identificata con l’aureola. Altro elemento interessante, che ci servirà più avanti, è dato dal colore del saio, che ai tempi di Francesco era “bruno bigio” (o, se preferite, “grigio cenere”), poiché rispettando il concetto di semplicità e il voto di povertà, era fatto con lana grezza non tinta, che poteva essere più o meno scura in relazione alla sua qualità, e naturalmente, al degrado dovuto dal trascorrere del tempo. Infatti, osservando attentamente la tela in prossimità del fondo del saio di Francesco, è possibile trovare una zona non particolarmente danneggiata che mostra ancora il colore “bruno bigio” dell’indumento.  Un’ultima nota utile alla ricostruzione delle parti mancanti si riferisce al cingolo, cioè alla corda che i francescani usavano (e usano) per cingere i loro sai intorno alla vita. Nel cingolo usato originariamente dai francescani non era presente alcun nodo lungo i due capi che pendevano; successivamente i capi presero a mostrare tre nodi (esistono dipinti raffiguranti Francesco con questo tipo di cingolo) per simboleggiare i tre voti della “Professione Religiosa” cioè: povertà, castità e obbedienza; infine, i nodi diventarono cinque, come il numero di ferite inferte al corpo di Gesù sul Golgota e ricevute miracolosamente da Francesco. A mio giudizio, proprio considerando il fatto che l’artista ha voluto cogliere Francesco in un preciso momento storico, propenderei per la scelta di un cingolo senza nodi. Passiamo al paesaggio. Nei dipinti che raffigurano Francesco nel momento del miracolo, le case, le grandi chiese o le intere città cinte da mura; visibili in lontananza o separate da barriere naturali dal luogo isolato e selvaggio in cui si trova il santo, rappresentano, in una buona parte di casi, il simbolico allontanamento fisico e spirituale dalla civiltà e dai “valori materiali” del “Poverello di Assisi”. In questo caso però le cose si complicano, perché sulla parte destra della tela, nella zona alta, è parzialmente visibile l'inizio di un agglomerato urbano. Guardando con maggiore attenzione si possono notare almeno cinque case con il tetto piano; almeno due torri slanciate che terminano con il tetto conico allungato e che hanno un ballatoio sottostante (probabilmente tre, una delle quali in una zona molto danneggiata del dipinto); una cupola semisferica e una specie di duna in corrispondenza di una porta. Da notare, inoltre, che all’interno della città le case sono particolarmente ammassate tra loro, mentre nella parte esterna sono attaccate l’una all’altra, formando così una sorta di muro protettivo. È presente anche una costruzione con il tetto spiovente. Dunque, considerando che la maggior parte delle costruzioni e la conformazione sia interna sia esterna del centro abitato, mostrano le caratteristiche tipiche dell’architettura e della cultura islamica, mi sento di ritenere valide due possibilità: o l’artista ha voluto rappresentare una città del meridione italiano (largamente influenzato da tale cultura), oppure, una città situata in un paese islamico non italiano. Non mi risulta che san Francesco d’Assisi abbia compiuto una grande attività missionaria nel meridione d’Italia, con importanti viaggi strutturati o permanenze prolungate, così come non mi risulta che vi abbia compiuto qualcosa di particolare rilevanza storica; quindi, mi domando: perché inserire in una tela ricca di simboli una città del sud Italia? La cosa acquisirebbe ben altra consistenza se considerassimo la possibilità che quell'agglomerato urbano si fosse trovato in un paese arabo. Questo perché Francesco compì un viaggio di straordinaria rilevanza storica e dai profondi significati sia religiosi, sia umani, proprio in Egitto, giungendo a Damietta per incontrare il Sultano al-Malik al-Kamil. E questo avvenne nel 1219, proprio durante la quinta crociata. L'unico elemento discordante con questa ipotesi, è la presenza nella tela di una costruzione con il tetto spiovente, quando, nel periodo della quinta crociata, tale tipologia costruttiva non era in uso a Damietta. L’artista però potrebbe averla inserita perché ignorava questo fatto, oppure, perché ha voluto usarla in modo simbolico indicando una sorta di presenza cattolico-cristiana in quei luoghi. Per confermare in qualche modo la scelta della città, vorrei farvi notare che, più o meno all’altezza dei fianchi di Francesco e sulla destra, si intravedono almeno due arcate dotate di un piano stradale che, sempre a mio opinabile giudizio, appartengono a un ponte. Il mio parere è che anche in questo caso l'artista abbia inserito come elemento simbolico la struttura piuttosto importante di un ponte, volendo rappresentare il “vero e proprio ponte di pace” costruito da Francesco in quell'incontro con il Sultano. Rivolgiamo ora il nostro sguardo alla sinistra della figura di Francesco, dove, sotto una specie di riparo che non sembrerebbe naturale, si possono facilmente notare le classiche pieghe (o se preferite, panneggi) di un saio con il cappuccio abbassato. Il colore della stoffa non lascia spazio a dubbi: si tratta di un saio francescano. Nelle rappresentazioni artistiche classiche del miracolo delle stigmate, è spesso presente anche la figura di frate Leone, raffigurata mentre sta dormendo, oppure mentre sta pregando o leggendo, non molto distante da Francesco. Questo, per testimoniare simbolicamente la sua vicinanza al “Poverello di Assisi”, anche se, molto probabilmente, pur essendo alla Verna insieme a Francesco, non assistette direttamente all’evento miracoloso.  Ora, qualcuno potrebbe azzardare l’ipotesi che si possa trattare dello stesso Francesco, colto in un’altra situazione, ma sinceramente non riesco a trovare una valida motivazione che giustifichi questa inconsueta scelta storico-artistica, oltre che simbolica, in una tela che a partire dalla parte centrale fino a sinistra, a mio giudizio, esprime chiaramente una vicenda storica ben precisa, immortalata nel preciso momento in cui si è realizzata. D’altro canto però, quella zona, ci mostra qualcosa che potrebbe aiutarci a capire cosa in realtà ci fosse; ma questo solo osservando con estrema attenzione la tela. Alla sinistra del frate inginocchiato sotto una copertura che sembrerebbe una sorta di arco, si intravede una zona biancastra recante alcuni frammenti di lettere; il tutto poggiato sul piano superiore di qualcosa di squadrato. In questo caso sono più che certo che si tratti di un libro aperto e rivolto più o meno verso di noi, poggiato su una specie di altare. Quindi, ricollegando tutti i dati, posso avanzare con maggiore sicurezza l’ipotesi che il frate inginocchiato sotto l’arcata sia frate Leone che sta pregando davanti a un altare sul quale è poggiato un libro con le pagine aperte, e tutto questo, dentro l’unica costruzione in legno e pietra presente in quel momento sul monte della Verna, cioè la piccola chiesa edificata da Francesco insieme ai suoi confratelli. Dulcis in fundo, prendiamo in esame i tre riquadri posti nella parte bassa della tela (va detto che questa fascia orizzontale inferiore, solitamente si trova nelle pale d’altare lignee e nei trittici...) dove a sinistra possiamo vedere una figura femminile.  Questa figura, che appartiene decisamente a una “santa” laica (considerando la presenza dell’aureola e il fatto che non indossi il saio o una tunica penitenziale, ma vesti civili bianche e rosse), ci fa di fatto escludere tutte le figure femminili legate all’Ordine francescano che indossavano il saio o indumenti simili, come ad esempio santa Chiara (che fondò l’Ordine delle Povere Dame di san Damiano, poi chiamate Clarisse) o come sua sorella sant’Agnese (che entrò nello stesso Ordine monastico). Questo fatto orienta la mia scelta sulle figure femminili laiche, che condivisero, protessero e diffusero il carisma di Francesco d’Assisi; come ad esempio Jacopa de’ Settesoli, legata alla nobile e potente Casata dei Frangipane; presente al capezzale di Francesco alla Porziuncola nei suoi ultimi istanti di vita, in quel tragico 3 ottobre 1226, e le cui spoglie riposano nei pressi della tomba del santo. Il pittore e miniatore, Simone Martini, la ritrasse con indumenti bianchi e rossicci e con l’aureola (anche se non era stata proclamata santa). Un’altra candidata a occupare il riquadro in questione, potrebbe essere santa Elisabetta d’Ungheria, una nobile, più precisamente una principessa, protettrice e principale patrona dell’Ordine Francescano Secolare o Terzo Ordine, nel quale entrò dopo la morte del marito. Entrambe le donne rappresentavano il modello perfetto per comprovare che il messaggio di Francesco poteva essere vissuto anche dai laici che rimanevano nel “mondo” e persino tra le più alte sfere della nobiltà europea. La particolare presenza femminile nella tela mi fa arrischiare un’altra ipotesi, e cioè che questa simbolica opera sia stata commissionata, o quanto meno finanziata, da una donna... Il riquadro centrale mostra uno scritto che probabilmente ci darebbe informazioni utili sul significato della tela, su chi l’avesse commissionata, sul suo autore e sulla data di esecuzione, ma le parole, quasi certamente in latino, non sono facilmente distinguibili; quindi, purtroppo, non ho nessuna ipotesi valida da sottoporvi, almeno per il momento. Al centro del riquadro di destra si intravede un’unica figura, purtroppo non ben definita, che secondo un’altra delle mie stravaganti congetture, potrebbe essere persino una donna, cosa questa, che si accorderebbe con l’ipotesi relativa alla committenza della tela e con la presenza di un’altra donna nel riquadro di sinistra. Per concludere, sostengo che ci troviamo davanti a un’opera di particolare pregio storico, religioso, artistico e simbolico, che merita di ritornare ai suoi antichi onori e... splendori, considerando anche l’ottima qualità d’esecuzione di ciò che rimane del volto di san Francesco e soprattutto considerando che non casualmente “si sia rivelata” in un preciso momento storico in cui l’intera umanità sembra aver cancellato dal cuore i fondamentali valori della Fraternità, della Pace... dell’Amore; tanto cari a san Francesco d’Assisi. N.B. Ringrazio, per la sua preziosa collaborazione, l’amico Mario Lambertucci.

Eventi

Tolentino, un weekend da brividi: Halloween tra Rancia, piazza Madama e teatro

Tolentino, un weekend da brividi: Halloween tra Rancia, piazza Madama e teatro

29/10/2026 16:07

Tolentino si prepara a vivere un fine settimana ricco di appuntamenti per tutte le età, tra il 30 e il 31 ottobre. Si va dalle iniziative per i più piccoli agli eventi musicali in centro storico, fino al teatro e alla cultura. Il Fantasma della Rancia: la caccia al tesoro per famiglieVenerdì 30 ottobre, alle 17.30, il Castello della Rancia ospita “Il Fantasma della Rancia. Caccia al tesoro di Halloween”, organizzata da Orologio Network in collaborazione con i Musei Civici e il Comune di Tolentino. I partecipanti sono invitati a indossare il costume di Halloween e a risolvere gli enigmi per liberare il fantasma. L’attività è pensata per bambini dai 6 ai 10 anni e per le loro famiglie. Il costo è di 5 euro a bambino, mentre l’ingresso è gratuito per gli adulti accompagnatori. La prenotazione è obbligatoria. Madama Halloween: due serate in piazzaSempre venerdì 30, dalle 18, piazza Madama, nel cuore del centro storico, si anima con “Madama Halloween”: street food, birre di qualità e tanta musica. Sul palco Amedino dj, il mini live degli Scroto e i Down South London, con il loro omaggio ai Pink Floyd. Sabato 31 ottobre la festa torna con un programma speciale. Dalle 17 il giardino della Biblioteca Filelfica ospita lo spazio bimbi, con laboratori, intrattenimento musicale e un giocoliere, per un pomeriggio “da paura” a cura di Mattatoio 5 e Collettivo. In piazza Madama la musica sarà affidata a dj Leonardo, Serenase dj e dj Elena Menguzzi. L’organizzazione è de L’Oste e il Birraio e della Pro Loco TCT, in collaborazione e con il patrocinio del Comune di Tolentino, insieme a Mattatoio 5, Tonico Service e Collettivo. A teatro “Il senso dell’umano”Venerdì 30 ottobre, alle 21.15, al Teatro Nicola Vaccaj va in scena lo spettacolo “Il senso dell’umano” con Domenico Iannacone, con musiche di Samuele Giacomozzi. L’evento, promosso dall’Assessorato alle Politiche sociali, è aperto a tutta la cittadinanza con ingresso gratuito su prenotazione. Ci si può prenotare ai numeri 0733.901320 e 0733.901299, dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 13.30 e il martedì e giovedì pomeriggio dalle 16 alle 18.   La mostra “Album” a Palazzo SangalloProsegue infine la mostra “Album”, allestita nelle sale espositive di Palazzo Sangallo e visitabile fino al 1° novembre. Gli orari di apertura sono: venerdì 18-20; sabato e domenica 10.30-12.30 e 18-20. Curata da Antonio Mercuri, l’esposizione raccoglie oltre 100 opere di sette artisti locali: Lanfranco Casadidio, Alberto Cespi, Franca Di Filippo, Elmore Ferretti, Luigi Ferretti, Mauro Miconi e Angelo Tonnarelli.

"Mattei è parte della nostra identità": Matelica ricorda il fondatore dell’Eni a 64 anni dalla scomparsa

"Mattei è parte della nostra identità": Matelica ricorda il fondatore dell’Eni a 64 anni dalla scomparsa

27/10/2026 18:56

 A 64 anni dalla morte, Matelica torna a rendere omaggio a Enrico Mattei, protagonista della storia industriale ed energetica italiana e autore di una visione che ha inciso profondamente sul futuro del Paese. Il legame tra la città e Mattei affonda le radici nella sua vicenda personale e imprenditoriale, ed è un rapporto che l’Amministrazione comunale continua a custodire e valorizzare, nella convinzione che il suo pensiero conservi intatta la sua attualità. Le celebrazioni sono iniziate lunedì 26 ottobre con il convegno “Il Metodo Mattei: cooperazione, sviluppo e opportunità per le imprese marchigiane in Africa”, promosso dalla Fondazione Enrico Mattei di Matelica e ospitato al Teatro Piermarini e nella sala Boldrini. L’incontro è stato un momento di confronto sull’attualità dell’approccio di Mattei, con particolare attenzione alla cooperazione internazionale, alle prospettive di crescita del continente africano e alle opportunità di internazionalizzazione per le aziende marchigiane. Al centro del dibattito anche il Piano Mattei e la possibilità di costruire partenariati basati sul dialogo, sulla crescita condivisa e sulla valorizzazione delle competenze. L’obiettivo dell’iniziativa è stato mettere in relazione l’eredità storica e culturale di Mattei con le sfide economiche e internazionali di oggi, favorendo il confronto tra istituzioni e mondo imprenditoriale. Presente ai lavori il sindaco di Matelica, Denis Cingolani. Oggi, martedì 27 ottobre, l’Amministrazione comunale ha preso parte alla commemorazione ufficiale nell’anniversario della scomparsa. La cerimonia è cominciata alle 10.30 nella chiesa di Santa Maria Cattedrale con la Santa Messa in suffragio. Al termine della funzione, i partecipanti si sono trasferiti al Cimitero comunale, dove è stata deposta una corona d’alloro sulla tomba di Mattei.   «Ricordare Enrico Mattei significa rendere omaggio a una figura che ha saputo guardare lontano, contribuendo a scrivere una pagina fondamentale della storia del nostro Paese – ha dichiarato il sindaco Cingolani –. Il suo coraggio, la sua capacità di innovare e la sua visione dello sviluppo sono ancora oggi un patrimonio prezioso, da cui trarre ispirazione per affrontare le sfide del presente e costruire nuove opportunità. Per Matelica, Mattei è molto più di una figura storica: è parte della nostra identità e un motivo di orgoglio che abbiamo il dovere di custodire e tramandare. Come Amministrazione continueremo a sostenere le iniziative che ne valorizzano la memoria e il pensiero, perché il suo esempio possa parlare anche alle nuove generazioni».

Curiosità

San Severino su National Geographic a dieci anni dal sisma: lo scatto del palasport simbolo dell'emergenza

San Severino su National Geographic a dieci anni dal sisma: lo scatto del palasport simbolo dell'emergenza

29/10/2026 17:30

A dieci anni dal terremoto del 30 ottobre 2016, San Severino Marche torna al centro del racconto internazionale sul sisma. La rivista National Geographic ha dedicato uno speciale alla ricostruzione dell'Appennino umbro-marchigiano, con un reportage dal titolo "Terremoto umbro-marchigiano: dieci anni dopo, la ricostruzione è ancora in corso". Il servizio, pubblicato sul sito italiano della rivista e corredato dalle fotografie del settempedano Claudio Scarponi, ripercorre lo stato dei cantieri e le ferite ancora aperte nei territori colpiti dal terremoto. Tra le immagini scelte per documentare le conseguenze del sisma e il lungo percorso di ripartenza c'è anche uno scatto dell'interno del palasport comunale Albino Ciarapica di viale Mazzini, a San Severino Marche. Il palasport che accolse 180 sfollati La fotografia riporta alla memoria i giorni più difficili dell'emergenza, quando la struttura sportiva fu trasformata in uno dei principali centri di accoglienza allestiti dal Comune. Il palasport mise a disposizione 180 posti letto per gli sfollati, offrendo un primo riparo alle persone costrette a lasciare le proprie abitazioni dopo le scosse. L'accoglienza a San Severino non si limitò al palasport. Altri centri furono attivati nelle palestre dell'Istituto comprensivo "P. Tacchi Venturi" e del plesso scolastico di Cesolo, oltre che in una struttura modulare installata nei pressi della chiesa della frazione. Una rete di spazi e interventi che testimoniò la risposta della comunità settempedana nelle ore e nei giorni più complessi, quando fu necessario trovare rapidamente una sistemazione per le persone rimaste senza casa. La ricostruzione ancora in corso Il reportage di National Geographic riporta l'attenzione su un territorio che, a distanza di dieci anni dal terremoto, continua a fare i conti con la ricostruzione. Le immagini di Scarponi raccontano non soltanto i segni lasciati dalle scosse e l'avanzamento dei lavori, ma anche la memoria di quanto accadde e la capacità delle comunità locali di affrontare l'emergenza. Per San Severino Marche, la presenza del palasport Albino Ciarapica tra gli scatti pubblicati rappresenta anche l'occasione per ricordare la solidarietà e l'organizzazione messe in campo per assistere gli sfollati. Un frammento della storia del terremoto che torna oggi sotto i riflettori, mentre il percorso di ricostruzione dell'Appennino umbro-marchigiano non è ancora concluso. Il reportage completo è disponibile sul sito di National Geographic a questo link: Terremoto umbro-marchigiano: dieci anni dopo, la ricostruzione è ancora in corso.

Castelraimondo festeggia i 100 anni di Celestino Morosi

Castelraimondo festeggia i 100 anni di Celestino Morosi

27/10/2026 17:00

Cento anni di ricordi, esperienze e legami familiari. Celestino Morosi ha raggiunto lo straordinario traguardo del secolo di vita e ha festeggiato il compleanno nella casa di riposo di Castelraimondo, dove è attualmente ospite, circondato dall'affetto dei figli Simonetta e Aurelio, dei nipoti e dei suoi cari. Originario di Castelraimondo, Morosi ha trascorso gran parte della propria vita a Matelica, mantenendo il legame con il territorio d'origine. La ricorrenza è stata l'occasione per riunire la famiglia e celebrare un percorso lungo un secolo, caratterizzato da tante esperienze e dagli affetti costruiti nel tempo. Alla festa ha partecipato anche Barbara Cacciolari, assessore del comune di Matelica, che ha portato al centenario gli auguri e i saluti del sindaco Denis Cingolani. Gli auguri sono arrivati anche dall'amministrazione comunale di Castelraimondo. Il sindaco Patrizio Leonelli e l'assessore Ilenia Cittadini hanno rivolto a Celestino un messaggio di affetto: "Raggiungere i cento anni è un traguardo davvero speciale, che porta con sé una vita intera di ricordi, esperienze e affetti. A Celestino rivolgiamo i nostri più affettuosi auguri e l'abbraccio di tutta Castelraimondo". Gli amministratori hanno sottolineato anche il valore della festa organizzata nella struttura cittadina: "Siamo felici che questo compleanno sia stato festeggiato nella nostra Casa di riposo, circondato dall'affetto della sua famiglia e delle persone che ogni giorno se ne prendono cura. A Celestino auguriamo serenità e ancora tanti momenti belli da condividere". Un ringraziamento è stato infine rivolto alla Casa di riposo di Castelraimondo per aver accolto e celebrato questo importante traguardo, rendendo speciale il compleanno del centenario.

Varie

Cosa regalare all'uomo che "ha già tutto"

Cosa regalare all'uomo che "ha già tutto"

29/10/2026 15:00

Che cosa si può regalare a una persona che sembra possedere tutto ciò che le serve? La risposta raramente dipende dal prezzo. Un dono scelto ascoltando le sue abitudini può risultare più riuscito di un oggetto costoso ma lontano dai suoi gusti. Laurea, promozione e anniversario richiedono attenzioni differenti: nel primo caso può contare il ricordo di un traguardo, nel secondo l'utilità quotidiana, nel terzo un riferimento a un'esperienza condivisa. Un accessorio personale è una possibilità, non la risposta obbligata. Prima di entrare in negozio è utile fissare un budget, considerare quanto la persona ami indossare gioielli e verificare se preferisca oggetti materiali o esperienze. Anche un regalo semplice, accompagnato da una dedica precisa, può evitare l'effetto impersonale di un acquisto frettoloso. Partire dal destinatario Il primo passo per trovare il regalo giusto è osservare la persona a cui è destinato. Cosa ama fare nel tempo libero? Quali sono i suoi interessi, le sue passioni, il suo stile personale? Un uomo che apprezza la cura dei dettagli probabilmente prediligerà accessori discreti ma di qualità, mentre chi ama distinguersi potrebbe preferire oggetti dal design più audace. Anche il contesto in cui il dono sarà consegnato ha il suo peso: una laurea richiede un pensiero che suggelli il passaggio a una nuova fase della vita, mentre un anniversario può essere l’occasione per regalare qualcosa che ricordi un momento condiviso. Ascoltare e osservare sono strategie preziose per cogliere indizi e sorprendere davvero. Regalo personale Un regalo personale è quello che riesce a raccontare una storia, magari legata a un ricordo comune o a una passione condivisa. Un libro raro, una penna stilografica di pregio, una bottiglia di vino da collezione o un accessorio per la scrivania possono essere scelte vincenti, specialmente se accompagnate da un biglietto scritto a mano. Anche un’esperienza, come una cena in un ristorante particolare o un weekend fuori porta, può rappresentare un’alternativa apprezzata, soprattutto per chi predilige i momenti da vivere rispetto agli oggetti da possedere. In ogni caso, la personalizzazione resta la chiave: un’incisione, una dedica o la scelta di un oggetto che richiami un aspetto importante della vita del destinatario fanno la differenza. Bracciale maschile Il bracciale in argento è una possibilità per chi indossa già accessori al polso oppure desidera provarne uno. Quando si è alla ricerca di un bracciale da uomo dimentichiamoci dei classici pezzi sempre uguali, perché ormai questa categoria comprende modelli molto diversi: catene flessibili, strutture rigide, superfici lisce o lavorate, chiusure a moschettone e altri sistemi. Non è dunque sufficiente scegliere in base alla fotografia. Conviene osservare il peso, la misura e l'eventuale possibilità di regolarla, oltre a verificare come il metallo si abbini a un orologio già posseduto. Chi lavora spesso con le mani potrebbe preferire un gioiello che si sfili facilmente; chi ama accessori più evidenti potrebbe apprezzare una superficie materica. Se si pensa a un'incisione, prima bisogna chiedere se il modello la consenta e se la personalizzazione comprometta il diritto di cambio. Anche la pulizia dipende dalla finitura e dalla presenza di altri materiali: meglio seguire le indicazioni del produttore invece di utilizzare rimedi domestici indistintamente. Il regalo resta personale quando rispecchia chi lo riceve, non un'idea astratta di eleganza maschile. Lauree e promozioni Le lauree e le promozioni sono occasioni che segnano traguardi importanti, spesso frutto di anni di impegno e dedizione. In queste occasioni vale la pena capire se il destinatario preferisce un ricordo da conservare oppure un oggetto utile nella nuova routine. Oltre agli accessori classici, come orologi e penne di design, si possono considerare soluzioni più contemporanee, come un portachiavi in argento, un fermacravatta originale o un accessorio da scrivania dal design ricercato. Anche un bracciale in metallo prezioso, magari personalizzato con un’incisione che ricordi la data dell’evento, può rappresentare un’idea raffinata e significativa. Prima di personalizzare un oggetto con un'incisione è meglio verificare che la scelta piaccia al destinatario e informarsi sulle condizioni di cambio. Anniversari Gli anniversari sono ricorrenze che invitano a celebrare il tempo trascorso insieme, sia in ambito personale che professionale. In queste occasioni, il regalo ideale è quello che riesce a trasmettere emozione e memoria. Un accessorio in argento, come un bracciale dal design essenziale o una coppia di gemelli, può essere scelto per la sua capacità di adattarsi a diversi stili e situazioni. Per chi desidera qualcosa di ancora più personale, si può optare per un oggetto che richiami un momento significativo del passato, come una fotografia (d’altronde, la stampa delle foto è tornata molto di moda) o un dettaglio legato a una passione comune. Una dedica che richiami un episodio vissuto insieme può risultare più personale di una confezione elaborata o di un accessorio scelto soltanto perché costoso. Misura e cambio La misura è uno degli aspetti da verificare prima di regalare un gioiello da indossare. Se non è possibile conoscere la circonferenza del polso senza rovinare la sorpresa, un modello regolabile può essere una soluzione; in alternativa conviene informarsi sulle condizioni di cambio del venditore. Occorre leggere anche le eventuali esclusioni per articoli personalizzati e i tempi concessi per richiedere una sostituzione. La confezione può proteggere il gioiello durante il trasporto, ma vale la pena conservarne separatamente scontrino o prova d'acquisto. Chi sceglie un bracciale in argento dovrebbe inoltre controllare le istruzioni di cura e valutare se la persona abbia davvero voglia di seguirle. Per un destinatario che non porta mai accessori, un libro legato a una passione, un oggetto utile sul lavoro o un'esperienza concordata potrebbero avere più senso. La riuscita del regalo non dipende dal fatto che venga indossato ogni giorno, ma dal pensiero riconoscibile dietro alla scelta.

Foliage a Canfaito, parcheggio a 5 euro nei weekend: tutte le regole per visitare la faggeta

Foliage a Canfaito, parcheggio a 5 euro nei weekend: tutte le regole per visitare la faggeta

29/10/2026 13:00

Il foliage richiama visitatori ed escursionisti a Canfaito, dove nelle prossime settimane è atteso un importante afflusso di persone per ammirare i colori autunnali della monumentale faggeta. In vista dei fine settimana più frequentati, le autorità invitano a rispettare l'ambiente, le regole di sosta e le disposizioni sulla viabilità, per tutelare il patrimonio naturale e garantire la sicurezza di tutti. La prima indicazione riguarda il parcheggio: all'interno della faggeta è vietato sostare al di fuori delle aree appositamente individuate, sia lungo la strada sia in prossimità degli alberi. Un comportamento che può compromettere la sicurezza della circolazione e danneggiare l'ambiente. Parcheggio a pagamento: le date e le tariffe Per gestire l'afflusso di automobili, l'Unione Montana Potenza Esino Musone, ente gestore della Riserva Naturale Regionale del Monte San Vicino e del Monte Canfaito, ha predisposto un'area attrezzata in prossimità dell'ingresso alla faggeta. Il Comune di San Severino Marche ha comunicato l'introduzione di un contributo giornaliero di 5 euro per la sosta, valido dalle 8 alle 20, per auto, camper, motorhome e van. Il pagamento sarà richiesto nelle giornate di sabato 31 ottobre, domenica 1 novembre, lunedì 2 novembre, sabato 7, domenica 8, sabato 14, domenica 15 e domenica 22 novembre. La sosta resterà invece gratuita per i motocicli e per i veicoli muniti di regolare contrassegno al servizio delle persone con disabilità. Chi desidera evitare il pagamento può scegliere i giorni feriali, quando è previsto un afflusso minore e il parcheggio è gratuito. Elcito, parcheggio gratuito prima del borgo Un'ulteriore possibilità per chi raggiunge la zona è rappresentata dall'area di sosta gratuita e adeguatamente segnalata poco prima del borgo di Elcito. Il Comune ricorda che all'interno del paese non sono disponibili parcheggi per i visitatori e che i pochi spazi presenti sono riservati ai veicoli al servizio delle persone con disabilità. L'invito è a raggiungere la faggeta, quando possibile, a piedi o con mezzi ecologici alternativi, limitando l'utilizzo dell'automobile e contribuendo così a ridurre la pressione sull'area naturale. Canfaito, le modifiche alla viabilità da Matelica Particolare attenzione dovrà essere prestata anche alle disposizioni sulla circolazione previste per sabato 31 ottobre e domenica 1 novembre. Il Comune di Matelica ha annunciato che, in caso di forte afflusso e congestione del traffico, potrà essere interdetto il transito veicolare lungo la strada provinciale 14 di San Vicino, in località Monte La Forcella, nel punto conosciuto come il "curvone", in direzione della faggeta. Durante le due giornate, in caso di attivazione del provvedimento, dal versante matelicese sarà possibile raggiungere Canfaito esclusivamente a piedi, in bicicletta, con ciclomotori o motocicli a due ruote. Chi intende arrivare in automobile dovrà quindi accedere obbligatoriamente dal versante di San Severino Marche. Le regole per proteggere la faggeta Oltre alle indicazioni sulla sosta e sulla viabilità, i visitatori sono invitati a rispettare le norme che regolano l'accesso alla Riserva Naturale. È vietato circolare o parcheggiare con veicoli a motore su prati, pascoli e boschi, così come raccogliere o danneggiare piante, fossili e minerali. È, inoltre, obbligatorio riportare a casa i propri rifiuti e non è consentito catturare, disturbare o danneggiare gli animali selvatici. I cani devono essere sempre tenuti al guinzaglio. Un richiamo specifico riguarda anche le mucche che pascolano liberamente nella zona: non devono essere infastidite né spaventate, per evitare situazioni potenzialmente pericolose per gli animali e per le persone. L'obiettivo è consentire a tutti di godere dello spettacolo del foliage senza compromettere l'equilibrio di uno degli ambienti naturali più caratteristici dell'entroterra maceratese. Un turismo consapevole, rispettoso delle regole e dei luoghi, è fondamentale per preservare Canfaito anche per le prossime stagioni.

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