Nella vita e nel percorso professionale di Andrea Pizzarulli, ingegnere e fondatore di Civitanavi Systems - azienda leader mondiale nella progettazione e produzione di sistemi di navigazione inerziale - l’orientamento non è mai stato soltanto una questione di coordinate geografiche, ma anche una forma di ascolto della propria vocazione.
In questo nuovo episodio del podcast «Nati per…» esploriamo la storia di un uomo che ha trasformato un’intuizione tecnologica in un’eccellenza globale, dimostrando che i grandi traguardi non nascono soltanto negli hub metropolitani, ma anche là dove radici, coraggio e visione sanno incontrarsi.
La storia di Andrea parte da Civitanova Marche, una laurea in Ingegneria Elettronica ad Ancona, fino al grande salto nel vuoto negli anni Duemila, quando arriva nella Silicon Valley per lavorare come Chief Engineer in Terawave Communication.
È il momento in cui il talento, quella scintilla originaria che spinge l'individuo a realizzare la propria natura, si confronta con l'energia e il rischio dell'innovazione.
Pizzarulli avrebbe potuto restare negli Stati Uniti; invece, con grande coraggio, dopo cinque anni decide di tornare nelle Marche, portando con sé il respiro internazionale e la consapevolezza che il talento non ha bisogno di confini prestabiliti. Così, nel 2012, affronta il rischio di creare una propria impresa e fonda Civitanavi Systems.
In un settore dominato da colossi mondiali, l'azienda marchigiana diventa rapidamente un punto di riferimento internazionale nella progettazione di sistemi di navigazione inerziale ad alta precisione: una tecnologia capace di orientare aerei, navi e veicoli complessi anche quando il segnale GPS scompare. Una crescita costruita sulla fiducia in un team di giovani e sulla forza della squadra, anziché sull'ipertrofia del singolo.
Così, Andrea Pizzarulli arriverà a quotare in borsa la sua società.
Poi l’inaspettato: la multinazionale americana Honeywell (il principale competitor mondiale) nota Civitanavi dopo aver perso una gara d'appalto internazionale contro di loro. Chiedendosi chi fosse questo attore emerso dalle Marche, decidono di volerli conoscere.
Nel 2024 Honeywell acquisisce Civitanavi Systems con un'operazione dal valore complessivo di circa 200 milioni di euro, integrando la tecnologia marchigiana nella propria offerta.
La traiettoria di Civitanavi, culminata nella grande operazione industriale che ha portato l'azienda nel network globale di Honeywell, non è soltanto una storia di successo economico, ma anche la dimostrazione di come la visione, unita all'autenticità e alla coerenza, possa ridefinire gli standard di un intero mercato.
In questa conversazione, Andrea Pizzarulli ci accompagna dentro le tappe di un viaggio straordinario: dall'infanzia, le prime domande sul funzionamento del mondo fino alla maturità di un imprenditore che continua a guardare lontano, ricordandoci che il vero talento non è mai un punto d'arrivo, ma una rotta da mantenere sempre viva con nuovi progetti.
Ascolta la storia di Andrea Pizzarulli: la puntata di "Nati per..." è disponibile ora su YouTube, Facebook e Spotify!
Nella vita e nel percorso professionale di Andrea Pizzarulli, ingegnere e fondatore di Civitanavi Systems - azienda leader mondiale nella progettazione e produzione di sistemi di navigazione inerziale - l’orientamento non è mai stato soltanto una questione di coordinate geografiche, ma anche una forma di ascolto della propria vocazione.
In questo nuovo episodio del podcast «Nati per…» esploriamo la storia di un uomo che ha trasformato un’intuizione tecnologica in un’eccellenza globale, dimostrando che i grandi traguardi non nascono soltanto negli hub metropolitani, ma anche là dove radici, coraggio e visione sanno incontrarsi.
La storia di Andrea parte da Civitanova Marche, una laurea in Ingegneria Elettronica ad Ancona, fino al grande salto nel vuoto negli anni Duemila, quando arriva nella Silicon Valley per lavorare come Chief Engineer in Terawave Communication.
È il momento in cui il talento, quella scintilla originaria che spinge l'individuo a realizzare la propria natura, si confronta con l'energia e il rischio dell'innovazione.
Pizzarulli avrebbe potuto restare negli Stati Uniti; invece, con grande coraggio, dopo cinque anni decide di tornare nelle Marche, portando con sé il respiro internazionale e la consapevolezza che il talento non ha bisogno di confini prestabiliti. Così, nel 2012, affronta il rischio di creare una propria impresa e fonda Civitanavi Systems.
In un settore dominato da colossi mondiali, l'azienda marchigiana diventa rapidamente un punto di riferimento internazionale nella progettazione di sistemi di navigazione inerziale ad alta precisione: una tecnologia capace di orientare aerei, navi e veicoli complessi anche quando il segnale GPS scompare. Una crescita costruita sulla fiducia in un team di giovani e sulla forza della squadra, anziché sull'ipertrofia del singolo.
Così, Andrea Pizzarulli arriverà a quotare in borsa la sua società.
Poi l’inaspettato: la multinazionale americana Honeywell (il principale competitor mondiale) nota Civitanavi dopo aver perso una gara d'appalto internazionale contro di loro. Chiedendosi chi fosse questo attore emerso dalle Marche, decidono di volerli conoscere.
Nel 2024 Honeywell acquisisce Civitanavi Systems con un'operazione dal valore complessivo di circa 200 milioni di euro, integrando la tecnologia marchigiana nella propria offerta.
La traiettoria di Civitanavi, culminata nella grande operazione industriale che ha portato l'azienda nel network globale di Honeywell, non è soltanto una storia di successo economico, ma anche la dimostrazione di come la visione, unita all'autenticità e alla coerenza, possa ridefinire gli standard di un intero mercato.
In questa conversazione, Andrea Pizzarulli ci accompagna dentro le tappe di un viaggio straordinario: dall'infanzia, le prime domande sul funzionamento del mondo fino alla maturità di un imprenditore che continua a guardare lontano, ricordandoci che il vero talento non è mai un punto d'arrivo, ma una rotta da mantenere sempre viva con nuovi progetti.
Ascolta la storia di Andrea Pizzarulli: la puntata di "Nati per..." è disponibile ora su YouTube, Facebook e Spotify!
Un architetto capace di leggere il territorio, anticiparne le trasformazioni e immaginare il futuro dei suoi luoghi. A dieci anni dalla scomparsa, Macerata rende omaggio a Paolo Castelli, tra le figure più rappresentative dell'architettura marchigiana del Novecento, con la mostra Dare forma allo spazio. L'architettura di Paolo Castelli, inaugurata a Palazzo Ricci e visitabile fino al 6 gennaio 2027.
L'esposizione, organizzata dalla Fondazione Carima e dalla Fondazione per l'Architettura di Macerata, ripercorre la ricerca professionale e intellettuale dell'architetto attraverso progetti, schizzi, dipinti, scritti e materiali d'archivio. Un percorso che restituisce la complessità di una figura capace di muoversi tra architettura, urbanistica e pittura, mantenendo sempre al centro il rapporto tra spazio, paesaggio e comunità.
Il suo lavoro ha contribuito concretamente a trasformare il volto di città e territori marchigiani, lasciando segni riconoscibili nel paesaggio urbano. Tra questi, a Macerata, il Monumento alla Resistenza, un'opera che esprime bene la sua idea di architettura: non un elemento estraneo da collocare in uno spazio, ma una presenza capace di dialogare con l'ambiente circostante, avvolgerlo, diventarne parte e valorizzarlo. Una visione in cui il progetto non si impone sul luogo, ma entra in relazione con esso, rispettandone e interpretandone l'identità.
A raccontare il lato più personale dell'architetto è stato il figlio Alessandro Castelli, che ha ricordato il metodo di lavoro del padre: «Mio padre non riempiva vasi, non era un maestro perché non saliva in cattedra, era un artigiano dell'architettura, nel senso più vero del mestiere». Un professionista che seguiva personalmente ogni fase del progetto, dai primi schizzi ai disegni di dettaglio. «Io ho imparato dall'esempio quotidiano, non dalle nozioni», ha aggiunto, sottolineando anche il valore che il padre attribuiva al lavoro di squadra e al confronto tra competenze diverse.
La mostra approfondisce anche i riferimenti culturali che hanno influenzato la sua visione, dal Movimento Moderno a Frank Lloyd Wright, fino al rapporto con lo storico dell'architettura Bruno Zevi. Da questi confronti Castelli maturò una concezione dell'architettura che non si esauriva nella realizzazione dell'edificio, ma considerava centrale il dialogo con il contesto e l'identità dei luoghi.
Accanto all'attività progettuale trova spazio anche la pittura, per Castelli uno strumento di osservazione e conoscenza della realtà. «Le sue opere nascono da una sensibilità profonda, legata soprattutto alla terra marchigiana», ha spiegato Roberto Cresti, direttore artistico di Palazzo Ricci e co-curatore della mostra, evidenziando il legame dell'artista con i paesaggi e le esperienze umane del territorio.
Un'attualità riconosciuta anche da Michele Schiavoni, presidente di In/Arch Marche e curatore dell'esposizione, che ha sottolineato il significato della mostra nel decimo anniversario del sisma del 2016. Castelli aveva infatti individuato già decenni fa il ruolo fondamentale dei piccoli centri nell'equilibrio territoriale: «Riscoprire il suo pensiero significa anche riflettere sul futuro di questi luoghi, sulla tutela del loro patrimonio storico, culturale e paesaggistico».
Per Francesco Sabatucci Frisciotti Stendardi, presidente della Fondazione Carima, ospitare la mostra a Palazzo Ricci significa inserire Castelli nel percorso di valorizzazione dei protagonisti del Novecento, riconoscendo nella loro eredità culturale una risorsa per comprendere il presente e immaginare il futuro.
L'esposizione si propone così non soltanto come un omaggio alla memoria di un grande protagonista dell'architettura marchigiana, ma come un'occasione per tornare a interrogarsi sul rapporto tra costruito, territorio e comunità. Un pensiero che, a dieci anni dalla scomparsa di Castelli, continua a parlare al presente.
Le ruba lo smartphone dalla borsa, ma viene inseguito dalla vittima che riesce a recuperare il telefono. A quel punto, pur di garantirsi la fuga, la minaccia di morte e si dilegua per le vie del quartiere. È quanto accaduto a Civitanova Marche nel primo pomeriggio dello scorso 22 ottobre. Per l'episodio i carabinieri hanno identificato e denunciato un 29enne di origini tunisine, residente in città e già noto alle forze dell'ordine, con l'accusa di tentata rapina.
La vicenda ha coinvolto una giovane donna di 33 anni, residente nella città costiera, che stava rientrando a casa quando è stata avvicinata improvvisamente dall'uomo. Quest'ultimo avrebbe infilato la mano nella sua borsa, sottraendole lo smartphone, per poi allontanarsi rapidamente a piedi.
La donna, però, non si è arresa e ha inseguito il presunto responsabile, riuscendo a raggiungerlo dopo pochi metri e a riprendersi il telefono. Nel tentativo di assicurarsi la fuga, il 29enne si sarebbe quindi rivolto a lei con minacce di morte, riuscendo poi a far perdere le proprie tracce nelle strade limitrofe.
La vittima ha successivamente presentato denuncia ai carabinieri della stazione di Civitanova Marche. I militari hanno avviato gli accertamenti investigativi, analizzando gli elementi raccolti e svolgendo le necessarie verifiche, fino a risalire all'identità del presunto autore.
Per il 29enne è quindi scattata la denuncia in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Macerata per il reato di tentata rapina.
«La politica della paura non ci ferma». È uno dei messaggi che ha accompagnato la manifestazione che, questa mattina, ha attraversato le strade di Ancona nell'ambito dello sciopero generale nazionale. Un corteo che ha riunito studenti, insegnanti, lavoratori, rappresentanti dei centri sociali e portuali, scesi in piazza per contestare il caro vita, le politiche di riarmo e le risorse destinate alla guerra a discapito dei servizi pubblici.
La mobilitazione, promossa ad Ancona dallo Spazio Autogestito Arvultùra e dai Centri Sociali Marche, si è ritrovata alle 10:30 in piazza Ugo Bassi. Da qui i manifestanti hanno attraversato corso Carlo Alberto, via Marconi e via XXIX Settembre, per poi raggiungere piazza Stamira passando dal centro cittadino. Una protesta che ha visto migliaia di persone prendere parte al corteo, con studenti in testa, bandiere e striscioni.
Tra le voci raccolte durante la manifestazione c'è quella di un'insegnante della scuola secondaria di primo grado, che ha voluto sottolineare il significato della presenza del mondo dell'istruzione in piazza.
«Penso sia importantissimo che noi insegnanti oggi possiamo essere qui per manifestare contro il caro vita, ma soprattutto contro questo stato di guerra che sta tagliando fondi all'istruzione. Lavoro con i ragazzi, con i minorenni, e penso che non ci sia molta possibilità di un futuro degno per loro. Invito tutti gli insegnanti a scendere in piazza il più possibile».
Una protesta che, nelle parole dei partecipanti, trova una delle sue principali ispirazioni nella situazione in Palestina, ma che guarda anche alle conseguenze delle politiche internazionali sulla vita quotidiana delle persone.
«L'ispirazione è tutto quello che sta succedendo, il massacro in Palestina. È chiaro però che le problematiche del popolo palestinese coinvolgono anche tutte le problematiche dell'Occidente. Speriamo che questo sia solo l'inizio. Veniamo in piazza per manifestare contro uno Stato che dà i soldi alla guerra e non alla scuola e che, invece di ascoltarci, ci reprime».
Il tema della guerra si intreccia così con quello dei salari e delle condizioni economiche delle famiglie. Un altro messaggio arrivato dal corteo è stato quello della solidarietà ai lavoratori e a chi fatica ad arrivare alla fine del mese.
«Noi diamo la nostra parola e il nostro appoggio a tutti i lavoratori e ai manifestanti che sono qui oggi. Questa deve essere una giornata che unisce il Paese. Dobbiamo assolutamente abbassare le armi e alzare i salari».
Non soltanto una contestazione delle scelte politiche nazionali e internazionali, dunque, ma anche una denuncia delle difficoltà concrete che attraversano la società. Tra queste, le condizioni degli edifici scolastici, che rappresentano un'altra delle ragioni della partecipazione alla manifestazione.
Un giovane ha spiegato di essere sceso in piazza soprattutto per esprimere solidarietà agli studenti che frequentano istituti in condizioni strutturali difficili, anche al di fuori delle Marche: «È importante che il popolo sia unito. A spingerci in piazza è la solidarietà verso quelle persone che non riescono ad arrivare a fine mese e verso chi studia in scuole che non sono sostenibili. Non si può studiare bene in queste condizioni: ci sono bagni in cui si vedono le tubature sottostanti, zone completamente rotte e problemi che riguardano anche la salute. E non succede soltanto ad Ancona».
La sua presenza, ha precisato, nasce proprio dalla volontà di sostenere chi vive quotidianamente queste situazioni, anche quando non lo riguardano direttamente:«Sono sceso in piazza sia per i ragazzi di Ancona che studiano in queste scuole, sia per quelli che si trovano in condizioni ancora più precarie, ad esempio a Milano o a Torino. Sono qui per manifestare solidarietà a loro e a tutte le persone che vivono queste situazioni, anche se personalmente non mi riguardano».
Nel corso della mattinata, la manifestazione ha dato spazio anche al ricordo di Sofiane Boutraa e Kabir Mohidul, i due operai morti nell'incidente sul lavoro avvenuto nello stabilimento Fincantieri di Ancona lo scorso 29 settembre. Per loro è stato osservato un minuto di silenzio.
Una giornata che ha quindi messo insieme rivendicazioni diverse, ma legate da un filo comune: la richiesta di maggiori tutele sociali, salari adeguati, investimenti nella scuola e nei servizi pubblici e una presa di posizione contro l'economia di guerra. Dalle condizioni degli istituti scolastici al costo della vita, passando per la solidarietà alla popolazione palestinese, le voci raccolte ad Ancona raccontano una protesta che vuole andare oltre la singola giornata di sciopero.
Sette giovani segnalati alla Prefettura per possesso di droga, con il sequestro complessivo di 16 grammi tra hashish e cocaina, e una patente ritirata a un ragazzo sorpreso con stupefacenti mentre era alla guida di un ciclomotore. È il bilancio dei controlli straordinari condotti nei giorni scorsi dai carabinieri della Compagnia di Tolentino tra il centro e l'entroterra maceratese.
L'operazione ha interessato i comuni di Tolentino, San Severino Marche, Belforte del Chienti e Sarnano, con l'obiettivo di contrastare lo spaccio e il consumo di sostanze stupefacenti, vigilare sulla sicurezza stradale e verificare la regolarità degli esercizi pubblici e dei luoghi di aggregazione.
Nel dettaglio, cinque giovani sono stati individuati a Tolentino in possesso di circa 12 grammi di hashish e un grammo di cocaina. A San Severino Marche, invece, un ragazzo è stato controllato mentre si trovava alla guida di un ciclomotore: con sé aveva un grammo di hashish. Oltre alla segnalazione amministrativa alla Prefettura per detenzione di sostanze stupefacenti destinate all'uso personale, nei suoi confronti è scattato anche il ritiro immediato della patente di guida. Un ulteriore giovane è stato infine sorpreso a Sarnano con un grammo di hashish.
I sette segnalati, di età compresa tra i 17 e i 30 anni, sono italiani e di nazionalità egiziana e senegalese. Per tutti è stata trasmessa comunicazione alle competenti autorità amministrative per i provvedimenti di rispettiva competenza.
Nel corso dello stesso servizio, i militari hanno effettuato verifiche anche negli esercizi pubblici. A Tolentino, il titolare di un bar è stato sanzionato con una multa di 2mila euro per la mancata corretta applicazione delle procedure di autocontrollo igienico-sanitario previste dal sistema HACCP. La violazione è stata contestata in collaborazione con il Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (NAS) di Ancona.
Il dispositivo ha visto impegnati complessivamente 18 carabinieri, suddivisi in otto pattuglie, con il supporto di un'unità cinofila antidroga del Nucleo Cinofili di Pesaro. Nel corso delle attività sono state identificate 87 persone e controllati quattro esercizi pubblici.
Una comunità ancora una volta stretta nel dolore, costretta a fare i conti con una perdita che lascia sgomenti. San Severino Marche piange la prematura scomparsa di Stefano Fiori, il giovane di 21 anni che ha perso la vita nella tarda serata di ieri in un incidente stradale.
A esprimere il cordoglio dell'intera città è il sindaco Rosa Piermattei, che a nome dell'Amministrazione comunale e della cittadinanza ha manifestato la propria vicinanza alla famiglia e a quanti volevano bene al ragazzo.
«Siamo travolti da un dolore incommensurabile. La notizia della perdita di Stefano Fiori ci lascia attoniti, senza parole, immersi in un vuoto angoscioso», ha dichiarato il primo cittadino, ricordando il giovane come un ragazzo pieno di vita, con sogni e passioni, strappato troppo presto all'affetto dei suoi cari.
Un dolore che si aggiunge a quello ancora vivo per la recente scomparsa di Stefano Marrese, anche lui 21enne, morto pochi giorni fa. Due tragedie ravvicinate che hanno profondamente segnato la comunità settempedana, nuovamente chiamata a stringersi attorno alle famiglie colpite.
«La nostra comunità, già gravemente ferita pochissimi giorni fa e ancora in lutto per la recente tragica scomparsa di un altro giovane 21enne, si ritrova nuovamente a piangere la perdita di un suo figlio», ha aggiunto Piermattei, rivolgendo un pensiero particolare alla mamma Florence, agli amici e a tutte le persone che hanno condiviso un pezzo di vita con Stefano.
In segno di vicinanza ai familiari e di partecipazione al loro dolore, il sindaco ha inoltre annunciato la proclamazione del lutto cittadino in occasione dei funerali.
Stefano viveva con la mamma Florence in via del Vallato, nel quartiere di Borgo Conce, a pochi passi dal centro storico. Alla famiglia e a tutti i suoi cari si stringe il cordoglio dell'intera comunità.
In seguito alla tragica e improvvisa scomparsa del giovane ventunenne, il sindaco Rosa Piermattei e l’Amministrazione comunale, d’intesa con gli organizzatori, hanno disposto l’annullamento, con rinvio ad altra data, di tutte le iniziative previste in città nel pomeriggio e nella serata di domani, sabato 31 ottobre, in occasione della Festa di Halloween.
Vengono pertanto momentaneamente cancellati sia l’“Halloween Party”, dedicato ai bambini e alle famiglie e promosso nel pomeriggio dalla Pro Loco in piazza del Popolo, sia la serata musicale “HappyWeen 2026”, che prevedeva, sempre nell’ovale cittadino, i format “90Mania” e “Young Mania”, organizzati da Isolani Spettacoli e D.M. Show Solutions con il patrocinio del Comune.
In un momento di così grave dolore, che ha colpito l’intera comunità settempedana a pochissimi giorni da un’altra dolorosa perdita, l’Amministrazione comunale e le realtà cittadine ritengono doveroso sospendere ogni momento di festa e spensieratezza, stringendosi al dolore della famiglia Fiori, dei parenti e dei tanti amici di Stefano.
I funerali si terranno domani pomeriggio (sabato 31 ottobre), alle ore 15, nella chiesa di San Domenico a San Severino.
La camera ardente è stata allestita presso la Sala del Commiato "Il Tempio degli Angeli", sita in via D'Alessandro n. 13. La struttura resterà aperta alle visite continuativamente dalle ore 8 alle ore 20.
Una caduta nel cuore della notte, il dolore e la difficoltà a rialzarsi. Poi il passaggio provvidenziale di una pattuglia della Polizia di Stato, che si è fermata per prestarle aiuto, rimanendole accanto fino all'arrivo dei soccorritori. Una storia di attenzione e umanità che ha per protagonisti gli agenti del Commissariato di Civitanova Marche e una donna che, nei giorni successivi, ha voluto ringraziarli con una lettera inviata alla Questura di Macerata.
L'episodio è avvenuto nelle prime ore del mattino di un sabato di qualche settimana fa, intorno alle 4, nella zona di un centro commerciale della città. La donna stava raggiungendo la fermata dell'autobus quando, per cause non specificate, è caduta riportando delle lesioni. Dopo essersi rialzata con grande fatica, si è ritrovata dolorante e in stato confusionale, senza riuscire a proseguire il cammino.
In quel momento è transitata una pattuglia della Polizia di Stato, impegnata nel servizio di controllo del territorio. Gli agenti hanno notato i cenni della donna e si sono immediatamente fermati per verificare cosa fosse accaduto e prestarle assistenza.
Compresa la gravità della situazione, hanno richiesto l'intervento del personale sanitario del 118, restando accanto alla donna per confortarla e assisterla fino all'arrivo dei soccorritori. Gli accertamenti successivi hanno evidenziato una frattura delle ossa.
Superato il momento di difficoltà, la donna ha voluto far arrivare il proprio ringraziamento agli agenti attraverso una lettera indirizzata alla Questura di Macerata. Nelle sue parole ha ricordato la premura, la disponibilità e il conforto ricevuti in quei momenti, quando si era trovata sola e impossibilitata a chiedere aiuto.
«Sono stati i miei protettori e salvatori. Con infinita ed eterna gratitudine», ha scritto, esprimendo tutta la riconoscenza per chi non ha esitato a fermarsi e a prendersi cura di lei.
Una testimonianza che restituisce il valore di un intervento forse lontano dai grandi fatti di cronaca, ma significativo per il suo contenuto umano. Perché il lavoro delle donne e degli uomini della Polizia di Stato non si limita ai servizi di prevenzione e sicurezza: significa anche saper riconoscere una situazione di difficoltà, intervenire con tempestività e offrire vicinanza a chi ha bisogno di aiuto.
Hanno utilizzato la tecnica del finto carabiniere per convincere un'anziana a consegnare i gioielli custoditi in casa, ma la fuga è durata poco. Tre persone, due uomini di 33 e 53 anni e una donna di 39, tutti originari della Campania e già noti alle forze dell'ordine, sono state arrestate dai Carabinieri della Sezione Operativa del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Macerata con l'accusa di truffa aggravata in concorso.
L'operazione è scattata nel pomeriggio di ieri, 29 ottobre, al termine di un'attività di controllo e ricerca avviata dopo diverse segnalazioni arrivate alla Centrale Operativa del Comando Provinciale dei Carabinieri. Nel corso della mattinata, alcuni cittadini anziani residenti nei Comuni del Maceratese avevano infatti segnalato tentativi di raggiro messi in atto attraverso la ormai nota tecnica del falso appartenente all'Arma.
I militari hanno avviato immediatamente gli accertamenti, concentrando l'attenzione su una Peugeot 208 a noleggio, notata aggirarsi con fare sospetto nelle zone interessate dalle segnalazioni.
Intorno alle 14 è arrivata la chiamata decisiva. Un uomo di 59 anni, residente a Treia, ha chiesto l'intervento dei Carabinieri dopo aver scoperto che la madre convivente, una donna di 81 anni, era appena stata vittima di una truffa.
Il raggiro era stato organizzato nei dettagli. L'anziana era stata contattata telefonicamente da un uomo che si era presentato come un carabiniere, raccontandole che l'automobile del marito sarebbe stata coinvolta in una rapina. Con questo pretesto, il falso militare era riuscito a convincere il figlio ad allontanarsi dall'abitazione e a recarsi presso la caserma dei Carabinieri di Macerata.
Una volta rimasta sola, la donna era stata nuovamente contattata dai truffatori, che l'avevano convinta a consegnare tutti i preziosi presenti in casa. Poco dopo, alla porta si era presentata una complice, incaricata di ritirare i gioielli.
A quel punto è scattato il piano di ricerca dei Carabinieri, con il supporto dei militari della Stazione di Treia. L'autovettura sospetta è stata individuata e bloccata poco dopo lungo la Strada Provinciale 361, nel territorio comunale di Treia, con a bordo i tre presunti responsabili.
La successiva perquisizione personale e del veicolo ha permesso di recuperare, nella disponibilità della donna, un fazzoletto di stoffa contenente numerosi gioielli in oro, per un peso complessivo di circa 108 grammi e un valore stimato superiore ai 10mila euro. I preziosi sono stati riconosciuti dalla vittima e recuperati.
Nel corso dell'operazione sono stati inoltre sequestrati quattro telefoni cellulari e una bilancia digitale da cucina, che, secondo gli investigatori, potrebbe essere stata utilizzata per pesare immediatamente la refurtiva.
Al termine delle formalità di rito, su disposizione dell'autorità giudiziaria, i due uomini sono stati accompagnati nella casa circondariale di Ancona Montacuto, mentre la donna è stata trasferita nel carcere di Pesaro Villa Fastigi. Tutti e tre sono in attesa dell'udienza di convalida dell'arresto.
L'intervento ha consentito di recuperare l'intero bottino e di interrompere l'attività del gruppo, che secondo quanto emerso stava operando sul territorio con la tecnica del finto carabiniere.
Da martedì 3 novembre e per circa quattro giorni saranno sospese le forniture dell’Acquedotto del Nera a causa di un intervento di manutenzione straordinaria, ritenuto improrogabile, necessario per riparare una tubazione di scarico rotta in località Polverina di Camerino.
Il fuori servizio interesserà i serbatoi idrici che alimentano Macerata, Treia, Pollenza e Appignano, oltre ai Comuni di Tolentino, Caldarola, Belforte del Chienti e Valfornace, già interessati dalla comunicazione diffusa da Assm.
A Tolentino, come annunciato dall’azienda, saranno attivate tutte le fonti di approvvigionamento integrative disponibili sul territorio e finora non utilizzate, tra cui pozzi e potabilizzatore. Verrà, inoltre, modificato temporaneamente l’assetto di alcune reti di distribuzione, con l’obiettivo di contenere i disagi per gli utenti.
La situazione resta tuttavia delicata per l'intero territorio interessato. Le falde delle sorgenti, infatti, non sono ancora entrate nella consueta fase di ricarica stagionale e la portata delle risorse idriche locali risente ancora della siccità degli ultimi mesi. Nonostante l'attivazione delle centrali alimentate dai campi pozzi, l'acqua disponibile potrebbe non essere sufficiente a soddisfare i normali fabbisogni idropotabili.
Il rischio è quindi quello di possibili cali di pressione e, nei casi più critici, di temporanee interruzioni dell'erogazione, qualora non fosse possibile mantenere i livelli necessari nei serbatoi di accumulo.
Da qui l'appello rivolto alle amministrazioni e alla cittadinanza dei Comuni coinvolti: limitare il più possibile i consumi idrici durante i giorni dell'intervento, evitando gli utilizzi non indispensabili e prestando particolare attenzione agli sprechi.
Calda e gustosa in cucina, creativa come decorazione, scenografica quando viene intagliata: la zucca è la vera regina dell’autunno. La diffusione anche in Italia della festa di Halloween ha contribuito a farla riscoprire come ortaggio simbolo dell’appuntamento di Ognissanti. E anche quest’anno gli agricoltori italiani sono riusciti a portarla sulle tavole, nonostante l’aumento dei costi di produzione e i danni causati dai cambiamenti climatici.
Nelle Marche si contano circa 50 ettari coltivati a zucca, con produzioni diffuse in tutte le province. Per rendere omaggio a questo prodotto, i mercati di Campagna Amica, la rete di vendita diretta di Coldiretti, hanno organizzato iniziative e degustazioni all’insegna di stagionalità, gusto e valorizzazione delle produzioni agricole locali.
Ad Ancona, assaggi e erbe aromatiche in omaggio. Domani, sabato 31 ottobre, dalle 10.30 alle 12.30, al Mercato Dorico gli agricoltori proporranno degustazioni e regaleranno ai clienti una selezione di erbe aromatiche, ideali per insaporire la zucca cotta al forno, valorizzandola con ingredienti semplici e naturali.
Ad Ascoli, show cooking al Mercato Coperto. Nel Mercato Coperto di via Tranquilli, a partire dalle 11, spazio a creatività e tradizione culinaria con lo show cooking seguito da degustazione dal titolo “Zucca in incognito: un piatto da morire... dal gusto”.
A Macerata, una mostra delle varietà. Al Mercato di Campagna Amica di via Morbiducci sarà allestita un’esposizione delle numerose varietà di zucca. Tra queste spicca la zucca spaghetti, la cui polpa, dopo la cottura, si separa naturalmente in filamenti simili a quelli della celebre pasta.
“Si tratta di un’occasione per valorizzare un prodotto simbolo della stagione autunnale e la biodiversità agricola italiana”, sottolineano da Coldiretti Marche. “Vogliamo riscoprire il legame tra tradizioni popolari, alimentazione e territorio, promuovere la conoscenza delle varietà stagionali e il valore di una cucina che unisce qualità, semplicità e tradizione”.
Rigore negli accertamenti, ma senza fermare la ricostruzione. È la linea emersa dall’incontro di oggi tra il commissario straordinario alla Ricostruzione Sisma 2016, Guido Castelli, e il prefetto Stefano Gambacurta, a capo della Struttura di prevenzione antimafia. Al centro del confronto, le verifiche avviate dopo la recente inchiesta giudiziaria che ha coinvolto alcune imprese impegnate nei cantieri post-sisma.
Nel corso del colloquio è stato fatto il punto sulle attività istruttorie in corso e sulle iniziative necessarie a garantire il pieno rispetto della legalità. L’obiettivo condiviso, è stato spiegato, è coniugare la massima severità nei controlli con la tempestività delle decisioni, per tutelare cittadini, imprese e l’intera filiera edilizia ed evitare rallentamenti.
Tra i dati emersi, quello più rilevante riguarda tre delle imprese coinvolte nell’inchiesta, che erano già state oggetto di specifiche misure antimafia. Si aggiungono agli oltre cento provvedimenti emanati negli ultimi tre anni. Per la Struttura commissariale, ciò dimostra che i presìdi di prevenzione e controllo previsti dall’ordinamento si sono attivati e hanno funzionato. Le eventuali condotte fraudolente volte ad aggirarli sono ora oggetto di accertamento.
Allo stato attuale, alla Struttura commissariale non risultano comunicati provvedimenti inibitori nei confronti delle imprese coinvolte. Il prefetto Gambacurta ha confermato la massima attenzione sulla vicenda e l’avvio di tutti gli approfondimenti istruttori necessari, propedeutici alle determinazioni di sua competenza.
«La legalità è una condizione imprescindibile della ricostruzione e non può essere oggetto di compromessi», ha dichiarato Castelli. «Allo stesso tempo, abbiamo il dovere di agire con rigore e rapidità, distinguendo le eventuali responsabilità individuali dalla posizione delle tante imprese e dei lavoratori che operano correttamente».
Il commissario ha quindi messo in guardia da possibili ripercussioni sui cantieri: «È fondamentale che gli accertamenti facciano il loro corso senza determinare un blocco indiscriminato, che finirebbe per penalizzare innanzitutto i cittadini che attendono di tornare nelle proprie case». Il confronto con il prefetto, ha aggiunto, «conferma la piena attenzione delle istituzioni e la volontà comune di garantire legalità, trasparenza e continuità alla ricostruzione».
L'inchiesta sulla ricostruzione post-sisma nelle Marche diventa terreno di scontro politico nazionale. A intervenire è Chiara Appendino, deputata del Movimento 5 Stelle ed ex sindaca di Torino, che in una nota attacca Fratelli d'Italia e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiedendo chiarimenti sulle persone coinvolte nell'indagine e sulle eventuali responsabilità politiche.
Nel mirino della parlamentare pentastellata finiscono soprattutto Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Francesco Acquaroli, e lo stesso governatore marchigiano. Appendino contesta quello che definisce il silenzio dei vertici di FdI sulla vicenda e chiede alla premier di intervenire.
"Sulla spregevole ‘cricca’ che ha speculato e condizionato gli appalti della ricostruzione post-sisma nelle Marche c’è un dato politico devastante ed inaccettabile: il silenzio assordante e vergognoso di Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni e i vertici del suo partito si stanno nascondendo dietro l'omertà mediatica, sperando di far passare sotto silenzio l'ennesimo scandalo che colpisce la loro classe dirigente. Ma il M5S non intende fare sconti: FdI deve rispondere chiaramente di quanto sta emergendo nelle Marche. A gestire questo sistema marcio c’era Fabio Pistarelli, uomo chiave e fidatissimo del governatore meloniano Francesco Acquaroli. Non possiamo derubricare tutto a una mera vicenda giudiziaria".
La deputata attribuisce quindi una responsabilità politica diretta al partito della presidente del Consiglio e pone l'accento sul ruolo di Acquaroli, chiedendo se fosse a conoscenza di quanto contestato nell'ambito dell'inchiesta: "La responsabilità politica di Fratelli d'Italia è totale: o Acquaroli sapeva e ha taciuto, oppure non si è accorto di nulla dimostrando una totale inadeguatezza a guidare una regione ferita dal terremoto. Non è certo la prima volta che Fratelli d'Italia si trova al centro di vicende torbide che evidenziano legami imbarazzanti, affari loschi e contiguità con la criminalità organizzata e ambienti di malaffare".
L'affondo si sposta poi direttamente su Giorgia Meloni. Appendino critica la posizione della premier e richiama il ruolo della struttura commissariale per la ricostruzione, che fa capo alla presidenza del Consiglio: "Mentre Giorgia Meloni è sempre pronta a fare la morale agli altri, oggi sceglie di tacere, scaricando sottobanco il suo governatore pur di non metterci la faccia. Ricordiamo che la struttura commissariale fa capo direttamente a Palazzo Chigi: la Premier interrompa questo silenzio complice, chieda scusa e condanni con fermezza questo ennesimo insulto alle migliaia di famiglie terremotate che nel 2016 hanno perso tutto".
Una nuova prospettiva nella lotta contro il mieloma multiplo, con l'obiettivo di arrivare alla guarigione evitando il trapianto di cellule staminali. Due pazienti marchigiani, entrambi uomini di 53 e 58 anni, sono stati arruolati in un innovativo trial clinico internazionale avviato dalla Clinica Ematologica dell'Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche.
I due pazienti, residenti rispettivamente nella provincia di Fermo e nel Maceratese, sono stati ricoverati nei giorni scorsi all'ospedale di Torrette, dove sono stati presi in carico sotto il profilo clinico, logistico e organizzativo. La struttura, diretta dalla professoressa Antonella Poloni, partecipa così a uno studio multicentrico globale che potrebbe segnare un'importante evoluzione nel trattamento di questa patologia. Altri pazienti sono già in attesa di poter entrare nel protocollo.
Il mieloma multiplo è un tumore del sangue che interessa prevalentemente la popolazione anziana, con un'età media alla diagnosi intorno ai 70 anni. Per i pazienti più giovani e idonei, il percorso terapeutico tradizionale prevede generalmente cicli di chemio-immunoterapia seguiti dal trapianto autologo di cellule staminali, una procedura efficace ma particolarmente impegnativa per l'organismo e associata a importanti effetti tossici.
La sperimentazione internazionale introduce una strategia differente, basata sull'impiego di un anticorpo trispecifico di ultima generazione. Si tratta di una molecola progettata per legarsi contemporaneamente alle cellule tumorali e a quelle del sistema immunitario, potenziando la risposta di quest'ultimo e indirizzandola in maniera mirata contro la malattia.
La novità più significativa riguarda proprio la possibilità di superare il ricorso al trapianto autologo e alla relativa chemioterapia. Il protocollo prevede inoltre un trattamento immunoterapico limitato nel tempo, anziché una terapia cronica. L'obiettivo è eliminare completamente la malattia residua fin dalle prime fasi della diagnosi, puntando alla guarigione.
"L'arruolamento dei primi due pazienti giovani in un protocollo così ambizioso rappresenta un momento di grande orgoglio e speranza per la nostra ematologia e per l'intera comunità scientifica – spiega la professoressa Antonella Poloni –. Essere parte attiva di questo network internazionale ci consente di offrire ai nostri pazienti l'accesso immediato alle terapie più avanzate al mondo".
La direttrice della Clinica Ematologica sottolinea il cambio di prospettiva offerto dalla sperimentazione: "L'obiettivo non è più solo cronicizzare la malattia o prolungare la sopravvivenza, ma eradicare il mieloma all'esordio sfruttando la massima potenza dell'immunoterapia ed evitando procedure invasive come il trapianto".
Poloni ha inoltre rivolto un ringraziamento al dottor Offidani e alla dottoressa Morè, responsabili del Team Mieloma, per la professionalità nella gestione dei pazienti, e al professor Gianluca Moroncini, direttore della Clinica Medica dell'AOUM, per la collaborazione che consente di seguire i casi più complessi.
L'avvio del trattamento sui primi due pazienti è avvenuto nel rispetto dei rigorosi standard di monitoraggio previsti dal protocollo internazionale. La sperimentazione dovrà verificare non soltanto l'efficacia della nuova terapia, ma anche il suo profilo di tollerabilità. Un percorso ancora in fase di studio, che apre tuttavia nuove prospettive per il trattamento del mieloma multiplo e per i pazienti più giovani.
L’Azienda sanitaria territoriale di Macerata rafforza il proprio percorso di miglioramento della qualità dei servizi. Al termine delle verifiche condotte nei giorni scorsi dagli organismi accreditati, l’Ast ha ottenuto la conferma della certificazione ISO 9001:2015 per 11 Unità operative, estendendo il riconoscimento ad altre due strutture, che lo conseguono per la prima volta.
Le nuove certificazioni riguardano la Patologia clinica degli ospedali di Macerata, San Severino Marche e Camerino e la Radiodiagnostica delle strutture di Macerata, Tolentino e Treia. Il risultato porta a 13 il numero complessivo delle Unità operative certificate.
Le attività di verifica si sono svolte con la supervisione del direttore amministrativo, il dottor Milco Coacci, e il coordinamento operativo della coordinatrice infermieristica, la dottoressa Beatrice Venanzetti.
La certificazione ISO 9001:2015 attesta la conformità del sistema di gestione della qualità a uno standard internazionale che punta a garantire processi organizzativi strutturati, procedure controllate e un costante monitoraggio delle attività. Il modello prevede l’analisi e la gestione dei rischi, l’ottimizzazione delle risorse e la verifica dell’efficacia dei processi, con particolare attenzione alla sicurezza, alla trasparenza e ai bisogni degli utenti.
«L’estensione del perimetro di certificazione ad altre due Unità operative evidenzia la volontà dell’Ast di diffondere in modo capillare le buone pratiche organizzative su tutta la rete dei servizi territoriali e ospedalieri, grazie all’impegno costante di tutto il personale medico, infermieristico, tecnico e amministrativo», ha dichiarato il direttore generale dell’Ast di Macerata, Alessandro Marini. «Mantenere ed estendere questi standard significa offrire ai cittadini servizi sanitari sempre più efficienti, tracciabili e orientati all’eccellenza», ha aggiunto.
Il riconoscimento ISO 9001:2015 interessa complessivamente l’Oncologia di Macerata, la Fisica medica, la Medicina nucleare, la Terapia del dolore, la Radioterapia oncologica, il Servizio di prevenzione e protezione, il Blocco operatorio di Macerata, le Professioni sanitarie, la Farmacia ospedaliera di Macerata, la Centrale operativa 118 di Macerata e l’Anestesia e rianimazione di Macerata, oltre alla Patologia clinica degli ospedali di Macerata, San Severino Marche e Camerino e alla Radiodiagnostica degli ospedali di Macerata, Tolentino e Treia.
La conferma della certificazione e la sua estensione rappresentano un ulteriore passaggio nel percorso intrapreso dall’Ast di Macerata per consolidare procedure organizzative condivise e promuovere il miglioramento continuo delle prestazioni. Un lavoro che coinvolge le diverse professionalità sanitarie e amministrative e che punta a rendere i servizi sempre più rispondenti alle esigenze dei cittadini.
Due vittorie per 3-0 nelle prime due giornate di campionato e una laurea magistrale in Scienze dello Sport. È una settimana da ricordare per Francesco Bisotto, libero della Cucine Lube Civitanova, che ha concluso il proprio percorso universitario all'Università degli Studi Niccolò Cusano di Roma, discutendo una tesi dedicata all'importanza del sonno nel recupero fisico e neurocognitivo del pallavolista.
Una soddisfazione personale che arriva alla vigilia di un altro appuntamento speciale: il ritorno a Cuneo, sua città d'origine, per affrontare l'Acqua Sant'Anna nella terza giornata di campionato. Proprio con la formazione piemontese Bisotto ha mosso i primi passi nel mondo della pallavolo, arrivando a esordire in Serie A.
"Per me è una settimana particolare e non solo per la laurea - ha raccontato il libero biancorosso -. Sono riuscito a concludere il percorso universitario con grande soddisfazione, superando le difficoltà oggettive nel conciliare lo studio e l'attività di un club d'eccellenza come la Lube. Ringrazio la famiglia e la mia fidanzata Anastasia per il supporto".
Un traguardo raggiunto conciliando gli impegni accademici con quelli di una squadra di vertice, che rappresenta un motivo di orgoglio per il giocatore piemontese. La tesi ha approfondito il ruolo del sonno nella gestione del recupero degli atleti, un aspetto importante nella preparazione e nella prestazione sportiva.
Ora, però, l'attenzione si sposta sul campo. Il prossimo fine settimana Bisotto tornerà nella sua terra per affrontare la squadra con cui è cresciuto pallavolisticamente: "Proprio nel fine settimana tornerò a Cuneo per sfidare la mia ex squadra. Si tratta del club in cui ho mosso i primi passi nella pallavolo ed è sempre una bella emozione ritrovare gli amici nella mia terra d'origine".
Il libero della Lube non sottovaluta comunque le difficoltà della trasferta: "Sul piano sportivo siamo certi di dover tenere alto il livello contro una squadra ben strutturata che ha mostrato le sue qualità nei primi due turni e che può creare problemi a qualsiasi rivale. Dalla nostra parte del campo siamo carichi e convinti dei nostri mezzi".
Per Bisotto, dunque, una settimana tra il traguardo universitario e il ritorno alle origini, mentre la Cucine Lube Civitanova punta a proseguire il proprio avvio di stagione, dopo aver conquistato due successi consecutivi senza concedere set agli avversari.
(Credit foto: Cecoli)
C'è anche un pezzo di Macerata dietro gli ottimi risultati della scherma universitaria americana. Il merito è di Leonardo Affede, ex azzurro di sciabola e consigliere della Macerata Scherma, che per il secondo anno consecutivo ricopre il ruolo di coach del Wagner College di Staten Island, a New York.
La stagione dei Seahawks è iniziata nel migliore dei modi al Coach Nikki Franke Classic di Filadelfia, torneo inaugurale del calendario universitario della costa est. Gli sciabolatori del Wagner College hanno infatti firmato una prestazione di rilievo: Flavio Vinci ha conquistato il secondo posto nella competizione maschile, mentre la francese Louann Perrier ha raggiunto i quarti di finale nella gara femminile, entrando tra le prime otto classificate.
Un avvio che conferma la crescita del programma schermistico del college, nel quale Affede svolge un ruolo importante. Attualmente negli Stati Uniti anche per completare un MBA, dopo aver conseguito la laurea in Ingegneria Spaziale, il maceratese mette a disposizione della squadra la propria esperienza maturata sulle pedane internazionali.
Sotto la guida tecnica del coach madrileno David Sierra, Affede contribuisce allo sviluppo del settore schermistico dei Seahawks, una realtà che lo scorso marzo ha raggiunto un traguardo storico: il primo titolo All-American della sua storia, conquistato proprio da Flavio Vinci.
Un risultato prestigioso che ha dato ulteriore visibilità al programma universitario e che testimonia il lavoro svolto dallo staff tecnico.
Per la Macerata Scherma, guidata dal presidente Alberto Affede e dal direttore tecnico, la maestra Carola Cicconetti, questa esperienza oltreoceano rappresenta anche un'importante occasione di visibilità internazionale. Il percorso di Leonardo Affede e i risultati ottenuti dagli atleti del Wagner College sono infatti un motivo di orgoglio per la società maceratese, che vede riconosciuto anche negli Stati Uniti il valore del proprio ambiente schermistico.
Il prossimo appuntamento è già in calendario: domenica 1 novembre i Seahawks saranno impegnati al NYU Invitational di New York City. E da Macerata, naturalmente, il tifo è già pronto a sostenere la squadra.
Il Sal zero rappresenta uno strumento importante per garantire liquidità alle imprese impegnate nella ricostruzione post sisma e permettere anche alle piccole aziende artigiane di partecipare ai lavori. A sottolinearne il valore è Simone Giglietti, presidente di Cna Macerata, che interviene nel dibattito sull'utilizzo del meccanismo, invitando a valutarne la funzione originaria e le esigenze concrete a cui risponde.
Il cosiddetto SAL zero, acronimo di Stato di Avanzamento Lavori, si differenzia dai normali Sal perché consente alle imprese di ottenere un'anticipazione su un contributo già concesso, prima che siano raggiunti i consueti livelli di avanzamento delle lavorazioni. L'erogazione è subordinata alla presentazione di una garanzia fideiussoria.
Introdotto nel dicembre 2016 per gli interventi relativi ai danni lievi e successivamente esteso, dall'aprile 2017, anche a quelli gravi, il meccanismo prevedeva inizialmente un'anticipazione massima del 20%. La percentuale è stata portata al 30% nel settembre 2021, per poi tornare al 20% con la modifica dell'8 maggio scorso.
Alla base della sua introduzione c'è una necessità concreta: evitare che le imprese debbano sostenere interamente con risorse proprie i costi iniziali dei cantieri, aspettando mesi prima di ricevere i primi pagamenti.
«Il Sal zero è nato per rispondere a un problema concreto: consentire alle imprese di lavorare senza dover anticipare per mesi, con risorse proprie, tutti i costi di avvio e delle prime lavorazioni nei cantieri», spiega Giglietti. La disponibilità immediata di liquidità permette di acquistare materiali, pagare i dipendenti, saldare i fornitori e remunerare gli artigiani coinvolti nelle diverse fasi degli interventi.
Il nodo principale riguarda la differenza tra i tempi di pagamento delle spese sostenute dalle aziende e quelli necessari per ottenere la liquidazione dei normali stati di avanzamento. Secondo quanto riferito da Cna sulla base dell'esperienza delle imprese, fornitori e artigiani vengono generalmente pagati entro 60-90 giorni, mentre per incassare un SAL ordinario possono trascorrere anche più di otto mesi.
Un'attesa legata ai diversi passaggi burocratici e tecnici: dall'esecuzione e contabilizzazione delle lavorazioni alla predisposizione della documentazione, fino alle istruttorie degli uffici della ricostruzione e alle successive procedure bancarie.
Una situazione che pesa soprattutto sulle realtà di dimensioni ridotte. «Una grande impresa strutturata ha generalmente maggiori disponibilità finanziarie per sostenere queste anticipazioni, mentre una piccola impresa edile artigiana spesso non dispone di tutte le risorse necessarie», osserva il presidente di CNA Macerata.
Il SAL zero, inoltre, può agevolare anche l'accesso al credito bancario, offrendo maggiore prevedibilità ai flussi finanziari. I benefici non riguardano soltanto le imprese edili, ma l'intera filiera della ricostruzione: elettricisti, termoidraulici, falegnami, fabbri e tutte le attività artigiane che contribuiscono alla realizzazione degli interventi.
Questo, tuttavia, non significa che il sistema non debba essere accompagnato da verifiche adeguate. Cna Macerata riconosce la necessità di controlli rigorosi ed efficaci, soprattutto alla luce delle criticità emerse nel dibattito sul funzionamento dello strumento.
«Alcuni strumenti di verifica erano previsti e sono tuttora presenti. Occorre accertare dove e perché non abbiano funzionato adeguatamente e, se necessario, rafforzarli», sottolinea Giglietti.
Tra le possibili soluzioni indicate dall'associazione ci sono anche una revisione al ribasso del tetto massimo dell'anticipazione, qualora ritenuto eccessivo, e controlli più puntuali sull'effettivo avanzamento delle attività, sulla capacità operativa delle imprese, sul numero di cantieri gestiti contemporaneamente e sulla filiera dei subappalti.
La posizione di Cna è dunque quella di preservare la funzione dello strumento, intervenendo sulle eventuali criticità senza penalizzare l'intero sistema produttivo. «Non bisogna confondere l'utilità di uno strumento con gli eventuali utilizzi irregolari che ne possono essere stati fatti», precisa il presidente.
In gioco, secondo l'associazione, c'è anche la possibilità di mantenere sul territorio le ricadute economiche e occupazionali della ricostruzione, favorendo la partecipazione delle piccole imprese locali e sostenendo l'indotto artigiano.
«Senza uno strumento come il SAL zero, la ricostruzione rischierebbe di diventare appannaggio quasi esclusivo delle grandi imprese, le sole con la capacità finanziaria di sostenere per mesi e mesi i costi dei cantieri. A farne le spese sarebbero le piccole aziende del territorio e tutto l'indotto artigiano, con gravi conseguenze per l'economia locale», conclude Giglietti.
La provincia di Macerata ha perso il 44,7% degli sportelli bancari in dieci anni, un dato che la colloca al secondo posto nelle Marche per intensità della riduzione, subito dopo Ancona. È uno dei numeri più significativi dell'analisi sulla desertificazione bancaria diffusa dalla Cgil Marche e dalla Fisac Cgil Marche, elaborata a partire dai dati Ires Marche.
Il fenomeno riguarda l'intero territorio regionale. Dal 2016 a oggi, il numero degli sportelli bancari tradizionali e di credito cooperativo è passato da 1.046 a 584, con una perdita complessiva di 462 filiali, pari al 44,2%. Un calo superiore alla media nazionale, ferma al 35,2%, che secondo il sindacato colloca le Marche al primo posto in Italia per desertificazione bancaria.
Nel confronto tra i territori marchigiani, la provincia di Macerata registra una contrazione del 44,7%. A fare peggio è soltanto quella di Ancona, con il 48,5%. Seguono Pesaro e Urbino, con il 44,3%, Ascoli Piceno, con il 40,4%, e Fermo, con il 33,7%.
La riduzione degli sportelli pesa soprattutto sulla possibilità di accedere ai servizi bancari vicino a casa, con ricadute per cittadini, anziani, famiglie e imprese. Una questione particolarmente rilevante per le aree interne del Maceratese, dove la distanza dai principali centri abitati può rendere più difficile raggiungere una filiale.
"La tutela delle aree interne e di una parte così consistente del territorio marchigiano passa anche dal mantenimento dei servizi bancari, necessari ai cittadini, fondamentali per le imprese. Su questo, la Regione intervenga al più presto", afferma Giuseppe Santarelli, segretario generale della Cgil Marche.
I dati evidenziano una progressiva riduzione della presenza bancaria anche nei territori più periferici. Nei comuni periferici marchigiani la diminuzione degli sportelli raggiunge il 49,4%. La contrazione è del 44,4% nei centri e del 43,1% nelle aree interne considerate nel loro complesso.
Dal 2016, 53 comuni marchigiani che disponevano di almeno uno sportello bancario sono rimasti senza filiali. A questi si aggiungono 31 comuni che erano già privi del servizio: oggi, quindi, sono 84 i comuni senza sportelli, pari al 37,3% del totale regionale.
Il fenomeno interessa oltre 12mila residenti, secondo i dati diffusi dal sindacato, mentre il peso dei comuni senza filiali sale al 49,5% nelle aree interne e al 52,5% nei comuni periferici. In queste zone, dunque, più della metà dei comuni risulta priva di uno sportello bancario.
Anche il cratere del sisma presenta una situazione significativa: 22 comuni hanno perso l'ultimo sportello dal 2016, pari al 25,9% dei territori considerati. Complessivamente, nell'area del cratere sono 42 i comuni senza filiali, con circa 45mila residenti coinvolti.
Per Daniele Boccetti, segretario regionale della Cgil Marche, la riduzione dei servizi bancari si inserisce in un quadro più ampio di arretramento dei presidi territoriali: "Nel territorio si dimezzano gli sportelli bancari e diminuiscono significativamente anche gli uffici postali, almeno in termini di orari di apertura e presenza territoriale. Questo contribuisce ad alimentare un senso di abbandono e di assenza dello Stato, che mina la coesione sociale della comunità".
Riccardo Romano, segretario della Fisac Cgil Marche, richiama invece le conseguenze per lavoratori e clienti, oltre all'impatto sull'occupazione nel settore: "Questa politica di desertificazione causa disagi anche alle lavoratrici e ai lavoratori proprio in un periodo in cui la digitalizzazione dovrebbe favorire un lavoro che va verso i lavoratori, e i clienti e non viceversa. Non va inoltre dimenticato che alla desertificazione fa seguito la riduzione degli addetti di settore tramite il fondo di solidarietà che implica una riduzione del reddito dei prepensionati residenti in Regione. Da ultimo non dimentichiamo come le Banche siano un presidio di legalità a tutela del fenomeno dell’usura e come il carattere di servizio a interesse pubblico del servizio bancario deve essere fatto valere dalla politica".
L'Università di Macerata mette a disposizione un percorso di formazione dedicato ai doveri civici e alle regole del seggio elettorale. Promuovere la conoscenza dei doveri civici e delle regole che disciplinano lo svolgimento delle operazioni elettorali, contribuendo a rafforzare la consapevolezza del valore della partecipazione democratica. È questo il tema al centro di “Cittadinanza e diritto di voto. Per-corso di formazione su doveri civici e regole del seggio elettorale”, promosso da Università e Prefettura di Macerata.
Il percorso affronta un aspetto fondamentale della vita democratica: il rapporto tra l'esercizio del diritto di voto, i doveri civici e il rispetto delle regole che ne garantiscono il corretto svolgimento. Un tema che coinvolge non soltanto la dimensione giuridica, ma anche il significato della responsabilità individuale e collettiva nella partecipazione alla vita pubblica.
Il corso è gratuito e prevede 12 ore di lezione e un laboratorio pratico di 4 ore, svolto con la collaborazione del Comune di Macerata - servizi demografici. Al termine sarà rilasciato un attestato di partecipazione. Le iscrizioni sono aperte e la prima lezione si svolgerà il 9 novembre. Tutte le informazioni sono disponibili nel sito del Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Macerata https://giurisprudenza.unimc.it.
Il voto, riconosciuto dall'articolo 48 della Costituzione come personale, eguale, libero e segreto, rappresenta uno degli strumenti fondamentali della democrazia. La sua attuazione richiede un sistema di regole e garanzie, la cui conoscenza contribuisce a comprendere il funzionamento delle istituzioni democratiche. In questa prospettiva, il percorso formativo unisce la riflessione sui principi della cittadinanza all'attenzione per gli aspetti che riguardano il funzionamento del seggio elettorale, offrendo anche una preparazione utile a coloro che intendano iscriversi all’albo degli scrutatori di seggio elettorale.
La collaborazione tra Università e Prefettura assume così un particolare significato sul piano dell'educazione alla cittadinanza: un'iniziativa che mette in dialogo il mondo accademico e le istituzioni del territorio, valorizzando la formazione come strumento per diffondere la conoscenza delle regole democratiche e favorire una partecipazione più consapevole alla vita della comunità
Un riconoscimento al valore della ricerca scientifica e al suo contributo alle sfide ambientali del futuro. La dottoressa, Paola Stabile, ricercatrice della Sezione di Geologia della Scuola di Scienze e Tecnologie dell’Università di Camerino, ha ricevuto il Premio Mazzi nel corso del Congresso nazionale congiunto della Società Geologica Italiana e della Società Italiana di Mineralogia e Petrologia.
Un premio che valorizza il lavoro svolto nello studio dei materiali derivati dai rifiuti e delle loro potenzialità nell'ambito dell'economia circolare. Durante il congresso, Stabile ha inoltre coordinato per la quarta volta la sessione scientifica dedicata ai geomateriali derivati dai rifiuti e al loro riutilizzo sostenibile, con particolare attenzione alle tecniche avanzate di caratterizzazione mineralogica.
Nel corso dell'appuntamento scientifico la ricercatrice ha presentato uno studio sul comportamento e sulla stabilizzazione dei metalli pesanti presenti nel bottom ash, ovvero le ceneri pesanti prodotte dagli impianti di incenerimento dei rifiuti solidi urbani. Si tratta di materiali complessi, composti da fasi vetrose e cristalline, che possono contenere sia elementi potenzialmente inquinanti sia sostanze di interesse strategico e tecnologico.
Comprendere come questi elementi si distribuiscono nelle diverse componenti mineralogiche è fondamentale per valutarne i possibili rischi ambientali e individuare modalità di recupero e riutilizzo. Proprio su questo aspetto si concentra il lavoro di ricerca di Paola Stabile, che punta a individuare nuove opportunità per trasformare residui e scarti in materiali utili.
Il premio ottenuto sarà destinato a sostenere un ulteriore approfondimento scientifico ad alta temperatura sulla cristallochimica e sulla distribuzione degli elementi durante la vetrificazione degli scarti da incenerimento. Particolare attenzione sarà riservata al possibile recupero di elementi minori di valore.
«La mia attuale attività di ricerca si concentra sullo studio dei materiali derivati da rifiuti e residui industriali, con particolare attenzione ai processi che permettono di trasformare uno scarto in una nuova risorsa», spiega la ricercatrice. «Comprendere come questi elementi si distribuiscono tra le diverse fasi mineralogiche è fondamentale per valutare sia il loro impatto ambientale sia le possibili strategie di recupero e riutilizzo».
Per raggiungere questi obiettivi vengono impiegate diverse tecniche di indagine, tra cui la diffrazione a raggi X, le analisi chimiche, la microscopia elettronica e le spettroscopie infrarossa e Raman. Un insieme di strumenti che consente di studiare le trasformazioni delle ceneri durante i trattamenti termici, approfondendo i processi di cristallizzazione, fusione e vetrificazione e il modo in cui gli elementi metallici vengono incorporati e stabilizzati nelle componenti vetrose o cristalline.
Il lavoro si inserisce in una prospettiva più ampia di economia circolare, nella quale il rifiuto non viene considerato soltanto un materiale da smaltire, ma una possibile risorsa da conoscere, caratterizzare e valorizzare. Le conoscenze mineralogiche e cristallochimiche possono infatti contribuire allo sviluppo di nuovi geomateriali, vetri e vetro-ceramiche ottenuti da materie seconde.
«La ricerca scientifica può offrire un contributo concreto alle grandi sfide ambientali contemporanee», sottolinea infine Stabile. «Studiare in profondità la struttura e la composizione dei materiali significa acquisire conoscenze fondamentali per ridurre l'impatto ambientale, utilizzare in modo più efficiente le risorse e sviluppare nuove soluzioni tecnologiche per trasformare ciò che oggi consideriamo uno scarto in una possibile risorsa per il futuro».
Un risultato che premia dunque il lavoro della ricercatrice e conferma il ruolo della ricerca universitaria nello sviluppo di soluzioni innovative per una gestione più sostenibile dei materiali e delle risorse.
Parte il nuovo progetto Marchestorie della rete che comprende i comuni tra il Fiastrone ed il Chienti: Caldarola, Camporotondo, Cessapalombo, Belforte. Una staffetta che l’Associazione Esteuropaovest idealmente fa con l’altro progetto "Antigone e Francesco”, che dopo Fiastra ha toccato Serrapetrona.
Nel nome di San Francesco parte questo secondo progetto: proprio da quel territorio dell'Italia centrale di cui le Marche fa parte, dove fece il suo primo pellegrinaggio fuori dall'Ubria. Da qui, Francesco continuò a viaggiare per altri dieci anni, fino al 1219, divenendo nel mondo il più italiano dei Santi, oltre che uno dei padri della nostra lingua.
Per diffondere il pensiero francescano, è stato scelto il mezzo del teatro dal vivo, quello che riesce a tramandare la memoria umana e sacra di Francesco e dei luoghi che a lui rimandano, trovando ascolto specie nelle giovani generazioni. È il Francesco più legato alla natura il protagonista della giornata di domenica 1 novembre a Belforte del Chienti, il suo pensiero ecologista e naturista: la giornata inizierà alle ore 16:00 nella Chiesa di S.Eustachio, con la Conferenza sull’ enciclica di Papa Leone XIV “Magnifica humanitas” con relatore Don Oreste Campagna.
L’enciclica di papa Leone XIV sostiene la centralità dell’essere umano, il valore infinito di ogni persona contro i rischi di disumanizzazione derivanti dal modello tecnocratico. Sostiene il primato della coscienza e della responsabilità morale per la gestione della tecnologia e dell’intelligenza artificiale che rischia di essere strumento di esclusione, profitto asimmetrico o controllo geopolitico da parte di pochi monopoli.
La conferenza è curata dalla Biblioteca Comunale. A seguire, alle ore 17:30 l’evento principale "Cercando Francesco tra la Montagna Sacra" di Giorgio Felicetti, con Moira Ciccioli, Gian Paolo Valentini, Rachele Morelli e Giovanni Aiardo Esposito. Per cercare Francesco bisogna ripartire da quel primo cammino che dall’Umbria passava attraverso l’Appennino fino alla Marca. Lo spettacolo ripercorre nella memoria quelle vie che San Francesco utilizzò ottocento anni fa per le sue predicazioni tra le Marche meridionali e quelle del centro-nord della regione.
Un viaggio che dal paganesimo arriva ai giorni nostri, indica una religiosità fatta di luoghi, di popoli e gente in cammino, alla ricerca del Sacro. Francesco ricerca Dio nel mondo della sofferenza, della miseria, della emarginazione, ed è quella ricerca che gli attori e le attrici in scena saranno chiamati ad affrontare, nella sofferenza ancor viva nel cratere sismico. Così come le sue parole per la “cura” del mondo e della natura saranno guida a questo “viaggio teatrale” davanti al polittico capolavoro di Giovanni Boccati, dentro la bellissima chiesa di Sant’Eustachio di Belforte, le cui origini sono coeve al Santo Francesco. Alla fine dello spettacolo risuonerà forte una domanda: e se Francesco tornasse oggi, come sarebbero accolti lui e le sue parole, e quale aspetto avrebbe?
A chiusura di un pomeriggio denso di significati, alle ore 19:00 in piazza la Castagnata di Ognissanti, un rito comunitario di profondo senso sociale, che va oltre la degustazione del frutto autunnale. Storicamente la Castagnata di Ognissanti è legata alla cultura rurale e parrocchiale italiana, rappresenta un momento di coesione, inclusione e solidarietà fra i cittadini.
Tutti gli eventi sono ad ingresso gratuito.
L’arte sepolta e poi salvata, quella che ha rischiato di scomparire per sempre sotto le macerie del terremoto e che non dobbiamo dimenticare. Torna in mostra a San Severino attraverso gli scatti di Luca Maria Cristini, che hanno fissato l’impatto emotivo del ritrovamento di statue e opere sacre dopo il sisma. Si intitola “Scherza coi fanti e lascia stare i santi” l’esposizione fotografica riallestita il 26 ottobre nello “Scrigno della Gioia”, nella chiesa di San Giovanni. Il progetto aveva già offerto in passato un piccolo contributo a quella ricostruzione sociale necessaria quanto quella fisica, ormai avviata. Questa volta ha in più una finalità benefica.
Cristini, architetto, nei giorni del terremoto era responsabile dei beni culturali dell’Arcidiocesi di Camerino e San Severino. Ha lavorato a lungo insieme ai Vigili del Fuoco, ai volontari e ai “Monuments Men” dell’Arma, i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale guidati dal colonnello Carmelo Grasso, per mettere in salvo il maggior numero possibile di opere dai luoghi di culto distrutti o a rischio crollo. In quei frangenti coglieva anche istantanee non tecniche, dal forte accento emozionale.
“Ho scattato queste foto, senza alcuna velleità artistica, con uno smartphone o, nel migliore dei casi, con una fotocamera amatoriale”, racconta. “Quello che ho voluto fissare è il sentimento vivo che le statue sacre, anche ridotte in frammenti, mi trasmettevano in quei momenti concitati”. Calate forzatamente dagli altari, quelle sculture sembravano animarsi, trasmettendo paura, dolore, smarrimento, talvolta abbandono e rassegnazione.
La mostra, già ospitata in passato al Pino’s Bar, nella Pinacoteca comunale “Pietro Tacchi-Venturi” di San Severino e sul bus Setra del 1975 della Contram, in versione itinerante tra Camerino e Visso, raccoglie immagini riprese tra settembre 2016 e marzo 2017 durante le decine di operazioni di recupero in chiese e musei danneggiati. Tra le migliaia di foto scattate per documentare la messa in sicurezza, Cristini ne ha selezionate venti. L’allestimento è stato possibile anche grazie alla collaborazione dello store Upim di San Severino e di Gammario Borri.
Il catalogo, edito dalla settempedana Hexagon di Pamela Natalini, raccoglie i contributi della giornalista Maria Francesca Alfonsi e del critico fotografico Alberto Pellegrino. Quest’ultimo osserva come le fotografie siano la prova di quanto possano cambiare la vita e l’ambiente di una comunità quando un evento naturale tragico frantuma o cancella una memoria stratificata nei secoli. Pellegrino firma anche un saggio sulla devozione popolare, ne analizza gli aspetti sociologici e umani.
Alfonsi, nella presentazione, sottolinea che le immagini ricordano quanto sia poco il tempo rimasto per non disperdere una memoria preziosa, fatta non solo di grande arte ma anche di una lunga pratica democratica: su questi monti, ricorda, nacque anzitempo l’idea d’Europa. Il tempo è poco e l’avversario è l’indifferenza, perché senza memoria non si costruisce il futuro.
A dieci anni dal sisma emergono anche segnali positivi: alcune delle opere riprodotte sono state restaurate e sono tornate a disposizione di fedeli e appassionati. Tra queste la celebre “Madonna delle Rose” di San Placido di Ussita, oggi al MARec, il museo allestito dalla diocesi di Camerino nell’ex palazzo vescovile di San Severino. Fu proprio Cristini a suggerire e ottenere, superate le prime perplessità degli enti di tutela, che gran parte delle opere provenienti dall’area epicentrale vi fossero depositate.
La mostra è dedicata alle tante donne e uomini della Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco, delle Forze dell’ordine, del volontariato, degli enti di tutela e della comunicazione che, con sacrificio, fatica e dolore, animati da un inspiegabile “sacro furore” tipico dei momenti di emergenza, hanno lavorato al recupero delle testimonianze di devozione e d’arte nel territorio ferito dal Sisma Centro Italia 2016.
Il ricavato della vendita dei cataloghi sarà interamente devoluto alle missioni dei padri Cappuccini di San Severino nel Corno d’Africa, attive soprattutto nella regione del Wolayta, tramite l’associazione “Sorrisi per l’Etiopia”. Chi lo desidera può inoltre contribuire con donazioni dirette all’associazione (Sorrisi per l’Etiopia ETS).
Sette appartamenti di proprietà dell'Erap nel condominio di via Sciamanna 4, a Matelica, sono stati interessati da un intervento di manutenzione straordinaria che ha consentito di migliorare la sicurezza sismica e l’efficienza energetica dell’edificio. Sei abitazioni sono state consegnate oggi alle famiglie assegnatarie, mentre la settima sarà riservata alla mobilità.
La cerimonia si è svolta direttamente nello stabile, dopo un primo incontro in Comune. Presenti il presidente di Erap Marche, Tommaso Fagioli, l’ingegnere Ettore Pandolfi, responsabile del presidio Erap di Macerata, il sindaco Denis Cingolani, l’assessore Barbara Cacciolari e il presidente del Consiglio comunale Sauro Falzetti.
Gli interventi hanno riguardato il miglioramento sismico e l'efficientamento energetico del condominio. In particolare, sono state coibentate tutte le superfici, sostituiti gli infissi e i generatori autonomi con caldaie a condensazione da 24 kW per il riscaldamento e la produzione di acqua calda sanitaria. Sono state inoltre inserite le canne fumarie, ripristinata la pavimentazione dei marciapiedi esterni e sostituiti i parapetti.
A queste opere si sono aggiunti ulteriori lavori di manutenzione ordinaria finanziati con fondi dell'ente: tra questi, la sostituzione dei portoncini d'ingresso e l'installazione di nuovi sanitari, con l'obiettivo di rendere gli appartamenti immediatamente abitabili.
Soddisfazione è stata espressa dal sindaco Denis Cingolani, che ha sottolineato il valore della consegna anche in occasione del decimo anniversario dal terremoto del 2016. "Come amministrazione comunale, siamo davvero molto contenti, in occasione del decimo anniversario dal sisma, di poter riconsegnare alla comunità un altro pezzetto di Matelica. Dopo diversi anni di attesa la consegna di questi sette alloggi rappresenta finalmente una risposta positiva e concreta per la nostra comunità, perché significa mettere a disposizione nuove opportunità abitative per famiglie che ne hanno bisogno".
Il primo cittadino ha evidenziato l'importanza di poter disporre di abitazioni pubbliche rinnovate e più sicure: "La casa è un elemento fondamentale e poter contare su alloggi pubblici rinnovati, più sicuri ed efficienti dal punto di vista energetico è un valore aggiunto per tutto il territorio".
Cingolani ha quindi ringraziato Erap Marche per aver seguito il progetto e gli uffici comunali impegnati nelle procedure di assegnazione, insieme ai condomini, all'amministratore, alla ditta esecutrice, ai legali e ai tecnici coinvolti. "Avere una casa per una famiglia significa dignità e stabilità. Continueremo a lavorare insieme agli enti competenti affinché il patrimonio di edilizia residenziale pubblica possa rappresentare sempre più uno strumento efficace per sostenere le famiglie e garantire il diritto alla casa", ha concluso.
Quattro giorni di incontri, proiezioni, dibattiti, musica e testimonianze per promuovere una cultura di pace e approfondire il valore dell'obiezione di coscienza. Dal 5 all'8 novembre la Palazzina Lido Cluana di Civitanova Marche ospiterà "R1PUD1A LA GUERRA", l'iniziativa promossa da EMERGENCY per richiamare l'attenzione sull'articolo 11 della Costituzione e sul ruolo che cittadini e lavoratori possono avere nel rifiuto della guerra.
Al centro della manifestazione ci sarà la campagna di EMERGENCY per la legge di iniziativa popolare "Io obietto la guerra", che punta a riconoscere il diritto all'obiezione di coscienza non soltanto in relazione al servizio militare, ma anche rispetto al coinvolgimento, attraverso il proprio lavoro e le proprie scelte, in attività connesse ai conflitti armati.
Un tema che riguarda, ad esempio, i lavoratori portuali che intendono opporsi alla movimentazione di armi e materiali destinati alle zone di guerra. Nel comunicato viene inoltre ricordato che la leva obbligatoria non è stata abolita, ma sospesa e che può essere ripristinata nei casi previsti dalla legge.
L'iniziativa vuole rispondere ad alcune domande: come si può rifiutare la guerra attraverso le scelte individuali e collettive? Quali strumenti hanno i cittadini per opporsi ai conflitti? E come immaginare un futuro di pace quando la guerra continua a essere proposta come risposta alle crisi internazionali?
Una parte degli appuntamenti sarà dedicata anche alla situazione in Palestina, con un'attenzione particolare alle responsabilità e alle conseguenze della guerra sulla popolazione. Il focus su Gaza guarderà non soltanto alla devastazione, ma anche ai diritti delle persone, alla ricostruzione e alla possibilità di restituire un futuro alla popolazione palestinese.
Il programma prenderà il via giovedì 5 novembre alle 18 con l'inaugurazione della mostra dedicata alle attività di EMERGENCY. Venerdì 6 novembre, alle 21, sarà invece proiettato il docufilm "Articolo 11 – L'Italia ripudia la guerra". Alla proiezione seguirà un approfondimento sulla proposta di legge "Io obietto la guerra", con l'intervento dell'avvocata Letizia Murri.
La giornata di sabato 7 novembre si aprirà alle 17.30 con la tavola rotonda "Disarmiamo l'economia", organizzata da Civitanova per la Pace e Università per la Pace delle Marche. Interverranno Margherita Paolucci, coordinatrice provinciale della Rete degli Studenti Medi di Macerata, Luciano Benini, presidente dell'Università per la Pace delle Marche, e un rappresentante dei portuali di Genova, collegato online. In programma anche un contributo video di Francesco Vignarca, esponente della Rete Pace e Disarmo.
Alle 21 spazio alla musica con il concerto del duo acustico "Libera Mente", composto da Fabio Pietrella e Sabrina Scapeccia. Domenica 8 novembre, alle 17, si terrà infine la presentazione della graphic novel "Shattered", con la partecipazione in collegamento video da Gaza dell'autrice Yara Yousef Abu-Kwaik. Previsti anche gli interventi di Giaconi Editore e della curatrice Maria Cleary, accompagnati da contributi video.
La mostra di EMERGENCY sarà visitabile giovedì e venerdì dalle 16 alle 20, mentre sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20. La manifestazione si svolge con il patrocinio del Comune di Civitanova Marche e la collaborazione di Civitanova per la Pace e Università per la Pace delle Marche. Quattro giornate per portare anche a Civitanova il tema del ripudio della guerra, attraverso il confronto pubblico, la cultura e la testimonianza.
A dieci anni dal terremoto del 30 ottobre 2016, San Severino Marche torna al centro del racconto internazionale sul sisma. La rivista National Geographic ha dedicato uno speciale alla ricostruzione dell'Appennino umbro-marchigiano, con un reportage dal titolo "Terremoto umbro-marchigiano: dieci anni dopo, la ricostruzione è ancora in corso".
Il servizio, pubblicato sul sito italiano della rivista e corredato dalle fotografie del settempedano Claudio Scarponi, ripercorre lo stato dei cantieri e le ferite ancora aperte nei territori colpiti dal terremoto. Tra le immagini scelte per documentare le conseguenze del sisma e il lungo percorso di ripartenza c'è anche uno scatto dell'interno del palasport comunale Albino Ciarapica di viale Mazzini, a San Severino Marche.
Il palasport che accolse 180 sfollati
La fotografia riporta alla memoria i giorni più difficili dell'emergenza, quando la struttura sportiva fu trasformata in uno dei principali centri di accoglienza allestiti dal Comune. Il palasport mise a disposizione 180 posti letto per gli sfollati, offrendo un primo riparo alle persone costrette a lasciare le proprie abitazioni dopo le scosse.
L'accoglienza a San Severino non si limitò al palasport. Altri centri furono attivati nelle palestre dell'Istituto comprensivo "P. Tacchi Venturi" e del plesso scolastico di Cesolo, oltre che in una struttura modulare installata nei pressi della chiesa della frazione.
Una rete di spazi e interventi che testimoniò la risposta della comunità settempedana nelle ore e nei giorni più complessi, quando fu necessario trovare rapidamente una sistemazione per le persone rimaste senza casa.
La ricostruzione ancora in corso
Il reportage di National Geographic riporta l'attenzione su un territorio che, a distanza di dieci anni dal terremoto, continua a fare i conti con la ricostruzione. Le immagini di Scarponi raccontano non soltanto i segni lasciati dalle scosse e l'avanzamento dei lavori, ma anche la memoria di quanto accadde e la capacità delle comunità locali di affrontare l'emergenza.
Per San Severino Marche, la presenza del palasport Albino Ciarapica tra gli scatti pubblicati rappresenta anche l'occasione per ricordare la solidarietà e l'organizzazione messe in campo per assistere gli sfollati. Un frammento della storia del terremoto che torna oggi sotto i riflettori, mentre il percorso di ricostruzione dell'Appennino umbro-marchigiano non è ancora concluso.
Il reportage completo è disponibile sul sito di National Geographic a questo link: Terremoto umbro-marchigiano: dieci anni dopo, la ricostruzione è ancora in corso.
Cento anni di ricordi, esperienze e legami familiari. Celestino Morosi ha raggiunto lo straordinario traguardo del secolo di vita e ha festeggiato il compleanno nella casa di riposo di Castelraimondo, dove è attualmente ospite, circondato dall'affetto dei figli Simonetta e Aurelio, dei nipoti e dei suoi cari.
Originario di Castelraimondo, Morosi ha trascorso gran parte della propria vita a Matelica, mantenendo il legame con il territorio d'origine. La ricorrenza è stata l'occasione per riunire la famiglia e celebrare un percorso lungo un secolo, caratterizzato da tante esperienze e dagli affetti costruiti nel tempo.
Alla festa ha partecipato anche Barbara Cacciolari, assessore del comune di Matelica, che ha portato al centenario gli auguri e i saluti del sindaco Denis Cingolani. Gli auguri sono arrivati anche dall'amministrazione comunale di Castelraimondo. Il sindaco Patrizio Leonelli e l'assessore Ilenia Cittadini hanno rivolto a Celestino un messaggio di affetto: "Raggiungere i cento anni è un traguardo davvero speciale, che porta con sé una vita intera di ricordi, esperienze e affetti. A Celestino rivolgiamo i nostri più affettuosi auguri e l'abbraccio di tutta Castelraimondo".
Gli amministratori hanno sottolineato anche il valore della festa organizzata nella struttura cittadina: "Siamo felici che questo compleanno sia stato festeggiato nella nostra Casa di riposo, circondato dall'affetto della sua famiglia e delle persone che ogni giorno se ne prendono cura. A Celestino auguriamo serenità e ancora tanti momenti belli da condividere". Un ringraziamento è stato infine rivolto alla Casa di riposo di Castelraimondo per aver accolto e celebrato questo importante traguardo, rendendo speciale il compleanno del centenario.
Oltre un milione e 200mila euro per rifare gli asfalti e migliorare la sicurezza delle strade di Civitanova Marche. La giunta comunale ha approvato un nuovo piano di manutenzione straordinaria che interesserà diverse arterie cittadine, dal centro alle zone periferiche, con interventi di rifacimento del manto stradale e sistemazione di alcuni tratti di marciapiede.
Il primo intervento è già stato completato: si tratta dei lavori in via Dante Alighieri, nel tratto compreso tra la rotatoria di San Marone e via Quasimodo, per un investimento di 204.600 euro. Il programma proseguirà con una serie di opere distribuite in diversi quartieri della città.
Tra gli interventi economicamente più consistenti figurano quelli in via Regina Elena, dove saranno investiti 211mila euro per il rifacimento del manto stradale, e in via Nino Bixio, che sarà interessata da una nuova asfaltatura completa per un importo di 210mila euro.
Altri 150mila euro sono stati stanziati per via Einaudi, dove i lavori riguarderanno una porzione delle corsie est, a partire dalla rotatoria all'intersezione con via Quintino Sella. La stessa cifra sarà destinata a corso Umberto I, nel tratto compreso tra via Lauro Rossi e via Duca degli Abruzzi.
Il piano comprende anche interventi nelle zone periferiche. In via Querini sono previsti lavori per 60mila euro, che oltre al rifacimento dell'asfalto comprenderanno la realizzazione di alcuni tratti di marciapiede per completare e raccordare la rete pedonale esistente. In via Costa, a partire da via Dalla Chiesa, sarà realizzata una nuova asfaltatura con uno stanziamento di 90mila euro.
Ulteriori 95mila euro serviranno per sistemare alcuni tratti di via James Cook, via Vasco de Gama e via Pisani. Chiude il programma un intervento da 50mila euro sulla strada della Chiusa, in contrada Piane di Chienti, nel tratto compreso tra strada del Vallato e strada provinciale Montecosaro.
"Con questo piano andiamo ad agire su numerose strade, dal centro alle periferie, confermando la volontà di prestare attenzione a tutto il territorio comunale. È un impegno concreto che portiamo avanti con programmazione e responsabilità", dichiara il sindaco Fabrizio Ciarapica.
Sull'importanza degli interventi si è soffermato anche l'assessore ai Lavori pubblici Ermanno Carassai: "Si tratta di un programma di interventi articolato, che ci consentirà di agire su diverse criticità della viabilità cittadina. Non si tratta soltanto di stendere nuovo asfalto, ma di migliorare concretamente la sicurezza e la funzionalità della rete stradale".
Nessuno stato di agitazione, almeno per il momento, e un monitoraggio costante sulla situazione aziendale. È la posizione espressa dai lavoratori della Crucianelli Rest/Edile di Tolentino, al termine dell'assemblea sindacale che si è svolta oggi, alla presenza delle organizzazioni Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil. Al centro del confronto, le preoccupazioni per il futuro dell'impresa e per la tutela dei posti di lavoro, in un quadro ancora condizionato dagli sviluppi dell'inchiesta "Ricostruzione".
A fare il punto sono le stesse sigle sindacali, che riferiscono come, allo stato attuale, l'azienda abbia dichiarato di proseguire regolarmente la propria attività lavorativa. "Sulla base delle informazioni attualmente disponibili, inoltre, non risultano ordinanze giudiziarie che abbiano disposto il blocco dei conti correnti aziendali o impedito l'esecuzione dei pagamenti", sottolineano i sindaco.
Un quadro che, almeno per il momento, consentirebbe di guardare con maggiore fiducia alla corresponsione delle retribuzioni. Le organizzazioni sindacali precisano, tuttavia, che la regolarità degli stipendi resta legata al mantenimento delle condizioni attuali e all'eventuale assenza di provvedimenti giudiziari che possano disporre il blocco dei SAL, gli stati di avanzamento dei lavori.
Proprio su questo aspetto si concentra una delle principali incognite per il futuro della società, il cui ruolo nella ricostruzione post-sisma è emerso nell'ambito dell'indagine condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Ancona. L'inchiesta ha portato all'arresto dell'imprenditore Enrico Crucianelli e ha acceso i riflettori sulle attività e sui rapporti economici legati alla ricostruzione.
Durante l'assemblea di oggi, i dipendenti hanno avuto modo di confrontarsi con i rappresentanti sindacali, esprimendo le proprie preoccupazioni e chiedendo che l'evoluzione della situazione venga seguita con attenzione. Al termine del confronto è maturata la decisione di non proclamare, almeno in questa fase, alcuno stato di agitazione, riservandosi comunque di rivalutare la posizione qualora dovessero emergere nuovi elementi.
Le tre organizzazioni sindacali hanno ribadito l'impegno a vigilare sulla salvaguardia dei posti di lavoro, sulla continuità occupazionale e sulla regolarità dei pagamenti. Un'attività di monitoraggio che potrà contare anche sulla disponibilità manifestata dall'azienda a incontrare le rappresentanze di categoria e ad aggiornarle sugli sviluppi di natura finanziaria e organizzativa. La priorità, sottolineano Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil, resta la "tutela dei lavoratori e dei loro diritti, attraverso un'azione unitaria e responsabile".