Macerata, trovato senza vita in casa Andrea Angeli: aveva 69 anni
Sgomento a Macerata per la scomparsa di Andrea Angeli - 69 anni, ex funzionario Onu in molte aree di crisi, peacekeeper, scrittore di grande sensibilità - trovato senza vita all'interno della sua abitazione di via Antonio Gramsci. Il corpo è stato scoperto nella serata di oggi, intorno alle 21. Resta ancora da chiarire il momento esatto del decesso, avvenuto per cause naturali. A dare l'allarme sono stati familiari e conoscenti, preoccupati dopo alcuni giorni trascorsi senza riuscire a mettersi in contatto telefonicamente con lui. Raggiunta l'abitazione, lo hanno trovato privo di vita sul letto. Sul posto sono intervenuti i sanitari della Croce Verde di Macerata, che non hanno potuto fare altro che constatare il decesso, e gli agenti della Polizia di Stato, impegnati negli accertamenti del caso per ricostruire quanto accaduto. La notizia ha colpito profondamente anche la redazione di Picchio News. Andrea Angeli era infatti un caro amico della testata e, in particolare, del direttore responsabile Guido Picchio, con il quale aveva instaurato un rapporto decennale di profonda amicizia e stima. La sua scomparsa lascia un grande vuoto nella redazione, che si stringe attorno alla famiglia e alle persone a lui più vicine in questo momento di dolore. Tutta la redazione di Picchio News esprime il proprio cordoglio per la scomparsa di Andrea Angeli, ricordandone l'umanità, la disponibilità e l'eleganza innata. Andrea, proprio in questi ultimi mesi, stava completando la sua ultima fatica editoriale, pronta per essere mandata in stampa. Macerata perde uno dei suoi figli più illustri. Fu proprio Andrea a raccontarci la sua straordinaria vita in un episodio del Picchio Podcast (qui la puntata integrale). Un'intervista che oggi assume un significato ancora più importante e che riproponiamo per ricordare il grande spessore umano e professionale di Angeli e fare in modo che la sua storia non venga dimenticata. Una vita attraverso le guerre del mondo Dal Cile di Pinochet all'Iraq, dalla Namibia alla Cambogia, fino alla Sarajevo assediata, Angeli ha vissuto la guerra con il compito più difficile: servire la pace. Una vita trascorsa tra diplomazia e umanità, coraggio e paura, silenzi e scelte impossibili. "Ho sempre ricordato che la strada l'ha aperta Giorgio Pagnanelli, il primo funzionario italiano dell'ONU nel 1957", raccontava Angeli nel nostro podcast. "Quando entrai io, nel 1987, non feci nulla di nuovo: la via era già stata tracciata". Un ragazzo curioso, attratto dal mondo e dalle persone, che aveva scelto di non cercare le sedi più comode della diplomazia internazionale. "Molti cercavano sedi comode come New York o Ginevra", spiegava, "io invece accettai missioni difficili: Cile, Iraq, Namibia, Sarajevo. Luoghi dove si rischiava, ma dove serviva davvero esserci". Dal Cile sotto dittatura alle sabbie dell'Iraq, Angeli ha attraversato decenni di crisi internazionali. E in ogni luogo ha incontrato soprattutto la sofferenza delle persone comuni. "C'è un filo che lega tutte queste esperienze: la sofferenza delle persone comuni", raccontava. "In Cile si respirava ancora paura, in Iraq la gente cercava solo di sopravvivere. Ogni guerra è diversa, ma la disperazione ha sempre lo stesso volto". Sarajevo e quella donna salvata dall'assedio Tra le pagine più intense della sua esperienza c'era quella vissuta a Sarajevo, nell'inverno del 1993, quando la città era ormai da due anni sotto assedio. "Le istruzioni da New York furono chiare: non abbiamo nulla da offrire ai sarajevesi, tenete le posizioni e buona fortuna. Era una missione quasi impossibile", ricordava. In mezzo a quella tragedia si inserisce una delle storie a cui Angeli era più legato: quella del salvataggio di Rosaria Bartoletti, 69 anni, l'ultima italiana rimasta a Sarajevo. Un giorno Angeli si trovò tra le mani una busta contenente mille marchi tedeschi, un contributo di emergenza destinato alla donna. Decise di rintracciarla. Con l'aiuto del gruppo cattolico Beati Costruttori di Pace, che garantiva anche un servizio postale umanitario, dopo giorni di ricerche riuscì a scoprire dove si trovava. Rosaria viveva in uno scantinato sulla linea del fronte. Quando finalmente riuscì a raggiungerla, lei lo abbracciò e gli disse: "Sei mio figlio". Grazie all'aiuto dell'Alto Commissariato ONU e di una famiglia siciliana pronta ad accoglierla, Rosaria riuscì a tornare in Italia nel febbraio del 1994. "È tornata a casa, e per me quella fu la vittoria più bella", raccontava Angeli. "La paura c'è sempre, ma diventa abitudine" In una vita trascorsa nei teatri di guerra, la paura era una presenza costante. Angeli non la negava, ma la raccontava con la semplicità che lo contraddistingueva. "La paura c'è sempre, ma diventa abitudine", confessava. "Io non avevo moglie né figli, quindi spesso mi esponevo più degli altri. Ma ogni parola sbagliata, in quei contesti, può costare vite". Nel corso della sua carriera subì anche un rapimento, un episodio che raccontava con estrema discrezione: "Fa parte del mestiere. Noi non siamo lì per fare le star, ma per aiutare. Il silenzio, a volte, è l'unica protezione". Nel libro J'accuse l'Onu, di Zlatko Dizdarević e Gigi Riva, Angeli viene ricordato come "uno dei pochi che hanno fatto la differenza". Una definizione che lui stesso riconduceva al rapporto costruito sul campo con le popolazioni: "L'ONU nei palazzi di New York era paralizzata. Ma sul campo c'erano pochi di noi, rimasti anni in mezzo alle bombe. E la gente del posto lo capiva. Ci rispettavano perché rischiavamo con loro". Tra i ricordi più forti, quello di una messa di Natale a Sarajevo: cinque posti riservati in prima fila, due civili e tre militari. "La gente ci guardava come a dire: questi o sono pazzi, o sono venuti a rischiare con noi. Forse avevano ragione". I riconoscimenti e l'ultima opera Per il suo impegno, Angeli aveva ricevuto numerosi riconoscimenti, dal Premio San Tommaso Apostolo al Premio Antonio Russo, fino alla nomina a Commendatore dell'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana. Nel 2019 era stato inoltre onorato nel Giardino Virtuale del Monte Stella di Milano per le sue azioni di coraggio a Sarajevo. La sua esperienza internazionale era confluita anche nei suoi libri. Tra le opere più recenti, "Fede, ultima speranza", con la prefazione del cardinale Camillo Ruini, nel quale Angeli raccontava gli incontri con religiosi di ogni credo conosciuti nei luoghi di guerra. Missionari, suore, cappellani militari, vescovi, monsignori, archimandriti sotto assedio e rabbini erranti: figure incontrate dal Cile all'Iraq, dalla Cambogia a Timor Est, dai Balcani all'Afghanistan, accomunate dalla scelta di rimanere accanto ai più deboli anche sotto le bombe. Proprio per quest'opera Angeli si era aggiudicato la sesta edizione del Premio Letterario degli Ambasciatori presso la Santa Sede, riconoscimento consegnatogli dal cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, che aveva definito il volume un "caleidoscopio di storie di presenza di religiosi in aree di conflitto". Una testimonianza che resta Anche davanti ai conflitti contemporanei Angeli non aveva rinunciato alla speranza. "Dobbiamo restare con i piedi per terra, ma credere che la pace, prima o poi, vincerà. Perché ogni guerra, prima o poi, finisce". E alla domanda su un possibile rimpianto per il proprio operato aveva risposto con la consueta lucidità: "Forse, a Sarajevo, avrei potuto fare di più". Dalla Macerata dei suoi studi al fango di Sarajevo, dalla quiete dei palazzi dell'ONU al fragore delle bombe, Andrea Angeli ha costruito una testimonianza che non appartiene soltanto al passato. Oggi quella voce torna ancora più preziosa. Perché raccontare la sua storia significa ricordare un uomo che ha scelto di esserci quando sarebbe stato più semplice andare via, e che ha fatto della presenza accanto agli altri la propria forma di servizio alla pace. Il podcast in cui Andrea ci raccontava la sua vita diventa così anche un modo per salutarlo, riascoltarne la voce e custodire il ricordo di un maceratese illustre, un professionista delle Nazioni Unite, uno scrittore e soprattutto un uomo di straordinaria sensibilità.

cielo sereno (MC)
