Lotta alla violenza di genere, nel 2026 oltre 340 donne si sono rivolte al Cav di Macerata (VIDEO)
Attualità
01/11/2026 10:00

Lotta alla violenza di genere, nel 2026 oltre 340 donne si sono rivolte al Cav di Macerata (VIDEO)

Nella lotta alla violenza di genere, la programmazione approvata dalla giunta regionale per il biennio 2026-2027 si prefigge l’obiettivo di rafforzare e ampliare gli interventi in merito. Sono 2,8 i milioni di euro destinati a strutture per donne che devono lasciare situazioni di violenza, percorsi che favoriscono l’autonomia lavorativa e personale, servizi di ascolto e accoglienza che puntano a un miglioramento nel territorio marchigiano. Sono, invece, 538 mila gli euro stanziati per sei nuove strutture, tra Case Rifugio e case di semi-autonomia, arrivate nel 2026 nelle province. Le prime sono strutture che ospitano donne vittima di violenza che lasciano le proprie abitazioni, mentre le seconde sono strutture che aiutano le vittime nei percorsi di indipendenza economica, lavorativa e abitativa. Ai centri antiviolenza e alle strutture di accoglienza presenti sul territorio, invece, spettano all’incirca 873.454 euro e ulteriori 132.245 euro saranno messi a disposizione per potenziare gli sportelli territoriali, con premura verso le aree interne della regione. La prossimità territoriale, infatti, rappresenta uno degli elementi fondamentali quando si parla di violenza di genere. Un sistema funziona nella misura in cui ogni soggetto, vale a dire centro antiviolenza, servizio sociale, CUAV, magistratura, forze dell’ordine, è capace di svolgere il proprio mandato nel rispetto degli altri attori. I dati Istat presenti all’interno del report “Prevenire e combattere la violenza contro le donne: le reti territoriali”, mappano a livello regionale gli accordi, i protocolli e le intese che realizzano reti collaborative di contrasto alla violenza sulle donne. Quando ci si riferisce a una rete territoriale, difatti, si intende un accordo formale tra enti pubblici e privati, come quelli elencati sopra, che si occupano del processo di accoglienza, protezione, indirizzamento. L’istituzione di una rete territoriale si può realizzare tramite un protocollo d’intesa, un accordo o una convenzione. Serve ricordare che il numero dei protocolli d’intesa relativi alle varie regioni non è sintomatico di una maggiore o minore presenza sul territorio, in quanto la presenza di un solo protocollo equivale a un assetto centralizzato relativo alle politiche di attivazione delle reti. La necessità che queste reti territoriali siano presenti fa capo alla firma e alla ratifica da parte dell’Italia della Convenzione di Istanbul (Convenzione sulla prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne e la violenza domestica) nel 2013, entrata poi in vigore nell’anno successivo. Nella regione Marche sono presenti 5 protocolli formali firmati, vale a dire che sono presenti 5 attori proponenti e promotori che hanno effettivamente avviato un accordo. Nel territorio del Centro il 96,3% dei centri antiviolenza aderiscono alle reti territoriali e fanno da enti dominanti alle reti metropolitane diffuse, inserendosi all’interno del modello ‘a ragnatela’. Il perno centrale attorno a cui ruotano le azioni di rete sono gli Ambiti Territoriali Sociali, che ammontano a 23 nella Regione. “L’attività legata al contrasto alla violenza di genere è un’attività molto fervente nel comune di Macerata, comune capofila dell’Ambito Territoriale Sociale 15 che contempla la presenza di 9 comuni: Macerata, Appignano, Corridonia, Mogliano, Montecassiano, Petriolo, Pollenza, Treia e Urbisaglia. L’attività riguarda quindi tutto il territorio provinciale, con circa 343 donne da tutta la Provincia che si sono rivolte al centro antiviolenza di Macerata dal 1 gennaio 2026” afferma la Vicesindaca del Comune di Macerata e assessore alle Politiche Sociali e alle Pari Opportunità Francesca D’Alessandro. D’Alessandro spiega che “Il CAV di Macerata non è l’unico punto a cui le donne si possono rivolgere. Ci sono altri sportelli dislocati in tutto il territorio, dalla costa fino all’entroterra: Civitanova, Porto Recanati, Tolentino, Sarnano, Castelraimondo. Insomma ci sono diversi punti che consentono di essere presenti capillarmente all’interno del territorio”, fondamentali non solo in un’azione successiva alla violenza ma anche prima che determinati comportamenti possano manifestarsi. Il CAV infatti si propone come centro in cui la donna può recarsi per un confronto, per ottenere gli strumenti utili a comprendere le dinamiche di una potenziale relazione disfunzionale in cui i comportamenti espressamente violenti ancora non sono manifesti. “Parlando anche con il personale altamente formato all’interno dei nostri centri anti-violenza, si ravvisa una certa reticenza da parte delle donne, quasi una paura a rivolgersi ai nostri centri anti-violenza perché magari si associa la possibilità di essere supportate all’obbligatorietà di rivolgersi alle forze di polizia. Questo può sicuramente accadere, quando c’è la necessità, ma non è assolutamente automatico”. Se il desiderio e il dovere sono quelli di supportare le donne vittima di violenza, è altresì necessario accendere una luce sull’altra faccia della medaglia: chi la commette. È evidente che si tratti di un problema insito all’interno della società, anche gli uomini sono vittima dello stesso sistema che poi li rende carnefici. Oltre che condannare questi comportamenti, quindi, è necessario agire proprio su coloro che riescono a riconoscere la possibilità di presentare atteggiamenti violenti o che lo hanno già fatto. Riuscire a rompere il meccanismo che porta gli uomini a credere che determinati comportamenti, anche quelli meno evidenti come chiedere di controllare il telefono, siano sinonimo di amore o che l’essere gelosi equivalga all’avere a cuore l’altra persona è elemento fondamentale nel riuscire a prevenire le richieste ai CAV. Per questo l’Ambito territoriale prende in carico anche la gestione del CUAV, il centro uomini autori di violenza, che ha come scopo quello di far riflettere gli uomini sul proprio comportamento tramite un percorso che veda in prima battuta l’assunzione di responsabilità della violenza agita. Inoltre, gli scopi principali riguardano la messa in sicurezza della donna e la diminuzione del rischio di recidiva. L’ATS 15, nello specifico, si occupa della gestione dei servizi nelle province di Macerata, Fermo e Ascoli Piceno. “Il CUAV, il centro uomini autori di violenza, è un centro importante perché pone la prospettiva dal punto di vista dell’uomo che agisce violenza e questo fa sì che si lavori nel senso della consapevolezza di chi mette in atto determinati comportamenti. Non è sempre facile perché questo percorso può essere suggerito e caldamente promosso da parte del questore, ma non è obbligatorio” afferma D’Alessandro. È fondamentale riuscire a condividere una cultura che non si basi sulla colpevolizzazione della vittima, sullo scarico di responsabilità e sulla minimizzazione e negazione della violenza. Per questo il percorso all’interno del CUAV si concentra anche sulla necessità che all’interno degli uomini autori di violenza si installi la percezione e la consapevolezza degli effetti dannosi che le loro azioni hanno, oltre che sulla vittima, anche su chi sta intorno, come ad esempio possibili figli. Inoltre, è prioritario rendere capaci di riflessione critica sull’identità maschile e sull’idea di virilità, e su come questi due elementi siano strettamente connessi alla violenza di genere, cercando di destrutturare atteggiamenti ostili e stereotipi. Le modalità che permettono la presa in carico da parte del CUAV si differenziano in base alle circostanze legate alla situazione dell’individuo. L’accesso può essere spontaneo, a seguito di ammonimento, su disposizione del Tribunale, su invio dell’Ufficio esecuzione Penale Esterna, a seguito della sospensione condizionale della pena. Le difficoltà che vengono riscontrate maggiormente all’interno di questo percorso sono la resistenza a riconoscere l’effettiva responsabilità, la motivazione iniziale e anche la continuità del percorso. Il fatto che gli interessati partecipino agli incontri non coincide necessariamente con un cambiamento che possa essere considerato effettivo e soprattutto duraturo. “Andare alla radice di questi comportamenti disfunzionali e capire insieme all’uomo perché agisce violenza permette di rielaborare anche certi comportamenti. I risultati sono abbastanza soddisfacenti”.   Nonostante questo, però, sulla reale efficacia dei CUAV e del loro operato non sono ancora presenti dati strutturati che consentano di parlare di questo aspetto, in quanto questi centri hanno iniziato ad agire sul nostro territorio a partire da fine 2022. Al netto di un aumento considerevole delle richieste di accesso, ciò che è da prendere in considerazione nei prossimi anni per riuscire ad avere un quadro più a fuoco dovrà concentrarsi sulla riduzione della violenza e sul mantenimento dei cambamenti nel tempo, piuttosto che sui numeri relativi all’inizio e alla conclusione di un percorso.

Lotta alla violenza di genere, nel 2026 oltre 340 donne si sono rivolte al Cav di Macerata (VIDEO)

Lotta alla violenza di genere, nel 2026 oltre 340 donne si sono rivolte al Cav di Macerata (VIDEO)
01/11/2026 10:00

Nella lotta alla violenza di genere, la programmazione approvata dalla giunta regionale per il biennio 2026-2027 si prefigge l’obiettivo di rafforzare e ampliare gli interventi in merito. Sono 2,8 i milioni di euro destinati a strutture per donne che devono lasciare situazioni di violenza, percorsi che favoriscono l’autonomia lavorativa e personale, servizi di ascolto e accoglienza che puntano a un miglioramento nel territorio marchigiano. Sono, invece, 538 mila gli euro stanziati per sei nuove strutture, tra Case Rifugio e case di semi-autonomia, arrivate nel 2026 nelle province. Le prime sono strutture che ospitano donne vittima di violenza che lasciano le proprie abitazioni, mentre le seconde sono strutture che aiutano le vittime nei percorsi di indipendenza economica, lavorativa e abitativa. Ai centri antiviolenza e alle strutture di accoglienza presenti sul territorio, invece, spettano all’incirca 873.454 euro e ulteriori 132.245 euro saranno messi a disposizione per potenziare gli sportelli territoriali, con premura verso le aree interne della regione. La prossimità territoriale, infatti, rappresenta uno degli elementi fondamentali quando si parla di violenza di genere. Un sistema funziona nella misura in cui ogni soggetto, vale a dire centro antiviolenza, servizio sociale, CUAV, magistratura, forze dell’ordine, è capace di svolgere il proprio mandato nel rispetto degli altri attori. I dati Istat presenti all’interno del report “Prevenire e combattere la violenza contro le donne: le reti territoriali”, mappano a livello regionale gli accordi, i protocolli e le intese che realizzano reti collaborative di contrasto alla violenza sulle donne. Quando ci si riferisce a una rete territoriale, difatti, si intende un accordo formale tra enti pubblici e privati, come quelli elencati sopra, che si occupano del processo di accoglienza, protezione, indirizzamento. L’istituzione di una rete territoriale si può realizzare tramite un protocollo d’intesa, un accordo o una convenzione. Serve ricordare che il numero dei protocolli d’intesa relativi alle varie regioni non è sintomatico di una maggiore o minore presenza sul territorio, in quanto la presenza di un solo protocollo equivale a un assetto centralizzato relativo alle politiche di attivazione delle reti. La necessità che queste reti territoriali siano presenti fa capo alla firma e alla ratifica da parte dell’Italia della Convenzione di Istanbul (Convenzione sulla prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne e la violenza domestica) nel 2013, entrata poi in vigore nell’anno successivo. Nella regione Marche sono presenti 5 protocolli formali firmati, vale a dire che sono presenti 5 attori proponenti e promotori che hanno effettivamente avviato un accordo. Nel territorio del Centro il 96,3% dei centri antiviolenza aderiscono alle reti territoriali e fanno da enti dominanti alle reti metropolitane diffuse, inserendosi all’interno del modello ‘a ragnatela’. Il perno centrale attorno a cui ruotano le azioni di rete sono gli Ambiti Territoriali Sociali, che ammontano a 23 nella Regione. “L’attività legata al contrasto alla violenza di genere è un’attività molto fervente nel comune di Macerata, comune capofila dell’Ambito Territoriale Sociale 15 che contempla la presenza di 9 comuni: Macerata, Appignano, Corridonia, Mogliano, Montecassiano, Petriolo, Pollenza, Treia e Urbisaglia. L’attività riguarda quindi tutto il territorio provinciale, con circa 343 donne da tutta la Provincia che si sono rivolte al centro antiviolenza di Macerata dal 1 gennaio 2026” afferma la Vicesindaca del Comune di Macerata e assessore alle Politiche Sociali e alle Pari Opportunità Francesca D’Alessandro. D’Alessandro spiega che “Il CAV di Macerata non è l’unico punto a cui le donne si possono rivolgere. Ci sono altri sportelli dislocati in tutto il territorio, dalla costa fino all’entroterra: Civitanova, Porto Recanati, Tolentino, Sarnano, Castelraimondo. Insomma ci sono diversi punti che consentono di essere presenti capillarmente all’interno del territorio”, fondamentali non solo in un’azione successiva alla violenza ma anche prima che determinati comportamenti possano manifestarsi. Il CAV infatti si propone come centro in cui la donna può recarsi per un confronto, per ottenere gli strumenti utili a comprendere le dinamiche di una potenziale relazione disfunzionale in cui i comportamenti espressamente violenti ancora non sono manifesti. “Parlando anche con il personale altamente formato all’interno dei nostri centri anti-violenza, si ravvisa una certa reticenza da parte delle donne, quasi una paura a rivolgersi ai nostri centri anti-violenza perché magari si associa la possibilità di essere supportate all’obbligatorietà di rivolgersi alle forze di polizia. Questo può sicuramente accadere, quando c’è la necessità, ma non è assolutamente automatico”. Se il desiderio e il dovere sono quelli di supportare le donne vittima di violenza, è altresì necessario accendere una luce sull’altra faccia della medaglia: chi la commette. È evidente che si tratti di un problema insito all’interno della società, anche gli uomini sono vittima dello stesso sistema che poi li rende carnefici. Oltre che condannare questi comportamenti, quindi, è necessario agire proprio su coloro che riescono a riconoscere la possibilità di presentare atteggiamenti violenti o che lo hanno già fatto. Riuscire a rompere il meccanismo che porta gli uomini a credere che determinati comportamenti, anche quelli meno evidenti come chiedere di controllare il telefono, siano sinonimo di amore o che l’essere gelosi equivalga all’avere a cuore l’altra persona è elemento fondamentale nel riuscire a prevenire le richieste ai CAV. Per questo l’Ambito territoriale prende in carico anche la gestione del CUAV, il centro uomini autori di violenza, che ha come scopo quello di far riflettere gli uomini sul proprio comportamento tramite un percorso che veda in prima battuta l’assunzione di responsabilità della violenza agita. Inoltre, gli scopi principali riguardano la messa in sicurezza della donna e la diminuzione del rischio di recidiva. L’ATS 15, nello specifico, si occupa della gestione dei servizi nelle province di Macerata, Fermo e Ascoli Piceno. “Il CUAV, il centro uomini autori di violenza, è un centro importante perché pone la prospettiva dal punto di vista dell’uomo che agisce violenza e questo fa sì che si lavori nel senso della consapevolezza di chi mette in atto determinati comportamenti. Non è sempre facile perché questo percorso può essere suggerito e caldamente promosso da parte del questore, ma non è obbligatorio” afferma D’Alessandro. È fondamentale riuscire a condividere una cultura che non si basi sulla colpevolizzazione della vittima, sullo scarico di responsabilità e sulla minimizzazione e negazione della violenza. Per questo il percorso all’interno del CUAV si concentra anche sulla necessità che all’interno degli uomini autori di violenza si installi la percezione e la consapevolezza degli effetti dannosi che le loro azioni hanno, oltre che sulla vittima, anche su chi sta intorno, come ad esempio possibili figli. Inoltre, è prioritario rendere capaci di riflessione critica sull’identità maschile e sull’idea di virilità, e su come questi due elementi siano strettamente connessi alla violenza di genere, cercando di destrutturare atteggiamenti ostili e stereotipi. Le modalità che permettono la presa in carico da parte del CUAV si differenziano in base alle circostanze legate alla situazione dell’individuo. L’accesso può essere spontaneo, a seguito di ammonimento, su disposizione del Tribunale, su invio dell’Ufficio esecuzione Penale Esterna, a seguito della sospensione condizionale della pena. Le difficoltà che vengono riscontrate maggiormente all’interno di questo percorso sono la resistenza a riconoscere l’effettiva responsabilità, la motivazione iniziale e anche la continuità del percorso. Il fatto che gli interessati partecipino agli incontri non coincide necessariamente con un cambiamento che possa essere considerato effettivo e soprattutto duraturo. “Andare alla radice di questi comportamenti disfunzionali e capire insieme all’uomo perché agisce violenza permette di rielaborare anche certi comportamenti. I risultati sono abbastanza soddisfacenti”.   Nonostante questo, però, sulla reale efficacia dei CUAV e del loro operato non sono ancora presenti dati strutturati che consentano di parlare di questo aspetto, in quanto questi centri hanno iniziato ad agire sul nostro territorio a partire da fine 2022. Al netto di un aumento considerevole delle richieste di accesso, ciò che è da prendere in considerazione nei prossimi anni per riuscire ad avere un quadro più a fuoco dovrà concentrarsi sulla riduzione della violenza e sul mantenimento dei cambamenti nel tempo, piuttosto che sui numeri relativi all’inizio e alla conclusione di un percorso.

Cronaca

Tolentino piange Cristian Ferretti, stroncato da un malore a Milano

Tolentino piange Cristian Ferretti, stroncato da un malore a Milano

01/11/2026 13:31

Lutto a Tolentino per la scomparsa di Cristian Ferretti, 46 anni, morto venerdì scorso a Milano. Originario della città di San Nicola, lavorava al Politecnico di Milano, dove ricopriva il ruolo di responsabile di laboratorio. Nei giorni scorsi era stato colto da un malore e ricoverato al Policlinico del capoluogo lombardo. Nonostante le cure dei medici, le sue condizioni sono peggiorate fino al tragico epilogo, arrivato dopo alcuni giorni di degenza. La notizia ha suscitato profondo cordoglio a Tolentino, dove Cristian era molto conosciuto. Lascia i genitori Raimondo e Pia,  il fratello Rudy e la compagna Desi. La salma dovrebbe rientrare a Tolentino giovedì prossimo, giorno in cui la comunità potrà dargli l’ultimo saluto con la celebrazione dei funerale.

Civitanova - Tenta di rubarle il cellulare dalla borsa, poi la minaccia di morte: 29enne denunciato

Civitanova - Tenta di rubarle il cellulare dalla borsa, poi la minaccia di morte: 29enne denunciato

31/10/2026 10:10

Le ruba lo smartphone dalla borsa, ma viene inseguito dalla vittima che riesce a recuperare il telefono. A quel punto, pur di garantirsi la fuga, la minaccia di morte e si dilegua per le vie del quartiere. È quanto accaduto a Civitanova Marche nel primo pomeriggio dello scorso 22 ottobre. Per l'episodio i carabinieri hanno identificato e denunciato un 29enne di origini tunisine, residente in città e già noto alle forze dell'ordine, con l'accusa di tentata rapina. La vicenda ha coinvolto una giovane donna di 33 anni, residente nella città costiera, che stava rientrando a casa quando è stata avvicinata improvvisamente dall'uomo. Quest'ultimo avrebbe infilato la mano nella sua borsa, sottraendole lo smartphone, per poi allontanarsi rapidamente a piedi. La donna, però, non si è arresa e ha inseguito il presunto responsabile, riuscendo a raggiungerlo dopo pochi metri e a riprendersi il telefono. Nel tentativo di assicurarsi la fuga, il 29enne si sarebbe quindi rivolto a lei con minacce di morte, riuscendo poi a far perdere le proprie tracce nelle strade limitrofe. La vittima ha successivamente presentato denuncia ai carabinieri della stazione di Civitanova Marche. I militari hanno avviato gli accertamenti investigativi, analizzando gli elementi raccolti e svolgendo le necessarie verifiche, fino a risalire all'identità del presunto autore. Per il 29enne è quindi scattata la denuncia in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Macerata per il reato di tentata rapina.

Attualità

La fine di un amore: ieri e oggi

La fine di un amore: ieri e oggi

Lasciarsi non significa solo cancellare un ipotetico futuro insieme, ma anche dover rinunciare a quella sfumatura irripetibile di noi, che si era accesa di riflesso all’altra persona. La fine di una relazione provoca da un lato dolore per l’aspettativa di un amore che improvvisamente si dissolve, lasciando il vuoto delle innumerevoli possibilità; dall’altro per aver perso quella parte che eravamo con lui o con lei. Quando ci leghiamo in maniera autentica a una persona, questa attiva in noi una parte che esiste soltanto in risonanza con l’altro, perché ogni legame fiorisce esclusivamente dalle sfumature del mondo interiore di quelle due esistenze: scopriamo, così, un particolare modo di sorridere che, senza di lui o di lei, non avremmo mai visto. Ogni essere umano è irripetibile e, proprio per questo, ogni relazione a due è un microcosmo irriproducibile. Quando la storia si interrompe, è la fine di un vero ecosistema emotivo, in cui perdiamo non solo un compagno, ma quella specifica versione di noi stessi che solo quella persona sapeva accendere. La sua assenza ci rende orfani della nostra stessa luce. A sostegno di tale tesi, Carl Gustav Jung definisce le relazioni come l’incontro tra due universi psichici che si trasformano a vicenda: l’altro agisce come uno specchio di parti inesplorate del nostro inconscio. Oggi questa realtà è difficile da esplorare perché ci si ferma molto prima che una relazione possa raggiungere questo grado di intensità. Raramente si ha il coraggio di vivere una storia in maniera profonda e autentica, perché l’esperienza con l’altro rischierebbe di derubarci della nostra precedente identità per condurci verso altre strade, portando inevitabilmente a una trasformazione. È più semplice rimanere in superficie, circondarsi di tante relazioni illudendosi di non essere soli, restando nel proprio mondo di certezze capaci di sostenere l’immagine che abbiamo scelto di dare al mondo. In questo modo l’ego è soddisfatto e la dopamina quotidiana è garantita, così l’essenza vera della nostra identità viene messa a tacere, perché ritenuta troppo difficile da sostenere. Quindi perché preoccuparsi? Dopotutto, la soluzione più comoda l’abbiamo già trovata. Nessun dramma da separazione, zero rischi di risvegliare l’inconscio: oggi ci si ferma prudentemente appena si profila il pericolo che l’altro possa smuovere qualcosa dentro di noi e costringerci a cambiare. Un piano di salvataggio perfetto: un bel taglio e via verso la prossima distrazione. In fondo, che bisogno c’è di mettersi in gioco e rischiare di scoprire chi siamo davvero. Il vero eroe di oggi è chi ha “coraggio”: colui che, nel significato etimologico del termine, - cor habeo - , ha cuore e lo mette fino in fondo nelle relazioni, anche a costo di soffrire.   In tal modo si può crescere attraverso l’esperienza, accogliere ed integrare le nuove parti di noi, scoperte insieme all’altro.

Matrimonio "per prova", il marito ha diritto al risarcimento?

Matrimonio "per prova", il marito ha diritto al risarcimento?

01/11/2026 11:00

Torna come ogni domenica la rubrica curata dall’avvocato Oberdan Pantana “Chiedilo all'Avvocato”. Questa settimana, le numerose mail arrivate hanno interessato principalmente la tematica relativa ai rapporti interpersonali e nello specifico alle problematiche inerenti le separazioni dei coniugi. Ecco la risposta del legale Oberdan Pantana, alla domanda posta da un lettore di Macerata che chiede: “Se la moglie contrae comunque matrimonio nonostante l’incertezza dei propri sentimenti verso il futuro marito e poco dopo infatti viene lasciato il marito ha diritto ad un risarcimento danni?” Il caso di specie ci porta ad analizzare una vicenda di recente affrontata dalla Suprema Corte nella quale, a sei mesi dalle nozze, lei chiede e ottiene in un Tribunale ecclesiastico la nullità del vincolo matrimoniale. A tale scopo sono decisive le parole della donna, la quale riconosce di «avere escluso il bene della indissolubilità del matrimonio e di essersi sposata con l'intenzione di rimanere tale per lo stretto tempo necessario a fare una prova, onde verificare se l'unione potesse reggere», e spiega che «tale intendimento» è stato da lei «totalmente sottaciuto al marito, che ne è venuto a conoscenza soltanto in occasione della causa canonica per la nullità del matrimonio religioso». A fronte di tale quadro, il marito reagisce citando in giudizio la moglie al fine di ottenere un adeguato risarcimento, addebitandole la colpa di «avergli celato la determinazione di sposarsi per prova». Per i giudici di merito però, la pretesa avanzata dall'uomo è priva di fondamento. Così, sia in primo che in secondo grado, si vede respinta la richiesta risarcitoria avanzata. In Tribunale e in Appello infatti, i giudici sottolineano «l'irrilevanza per l'ordinamento italiano dell'esistenza di una causa di invalidità del matrimonio religioso». La vicenda finisce in Cassazione, e gli stessi magistrati pongono in evidenza, come fatto anche dai giudici d'Appello, «l'assenza di un comportamento da parte della donna che possa essere configurato quale produttivo di un danno ingiusto, o altrimenti pregiudizievole sulla base di una sorta di responsabilità prenegoziale». L'assunto di fondo dell'uomo è «la denuncia della portata dannosa della mancata comunicazione da parte di uno dei coniugi, prima della celebrazione delle nozze, della riserva mentale di contrarre il matrimonio per prova, ossia quale esperimento derivante dalla condizione di incertezza della futura sposa circa la possibilità dell'insorgenza di fatti che avrebbero potuto rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza». Per quanto concerne la responsabilità risarcitoria per la mancata comunicazione, da parte della donna, della riserva mentale sulla possibile dissolubilità del matrimonio a causa del ravvisato concreto rischio di emersione di fatti che avrebbero potuto rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza, rischio che la futura sposa si era rappresentata al punto di contrarre il matrimonio per prova, i magistrati osservano che «la libertà matrimoniale è un diritto della personalità, sancito anche dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo» e «benché il matrimonio sia un atto di autonomia privata, non può esservi attribuito l'effetto impegnativo del vincolo» previsto in materia di efficacia dei contratti, anche perché non si può ignorare l'esistente «diritto di chiedere la separazione giudiziale al cospetto di un fatto tale da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza». Non a caso, in materia di famiglia è previsto «il diritto di ciascun coniuge, a prescindere dalla volontà o da colpe dell'altro coniuge, di separarsi e divorziare, in attuazione di un diritto individuale di libertà riconducibile alla Costituzione». Per fare chiarezza poi, sottolineano che «l'atto di impegno matrimoniale è rimesso alla libera e responsabile scelta del soggetto, quale espressione della piena libertà di autodeterminarsi al fine della celebrazione del matrimonio. Tale libertà non può essere limitata da un obbligo giuridico di comunicare al proprio coniuge uno stato soggettivo quale l'incertezza circa la permanenza del vincolo matrimoniale, avvertendo il soggetto il rischio concreto della sua dissoluzione ed effettuando la scelta matrimoniale nella consapevolezza di tale rischio, ciò che in altri termini comporta un tentativo o prova di convivenza matrimoniale. Affinché tale libertà non sia compromessa dall'incombenza di una conseguenza quale la responsabilità risarcitoria derivante dall'inottemperanza ad un dovere giuridico, la comunicazione, in quanto relativa alla sfera personale affettiva, può comportare esclusivamente un dovere morale o sociale». Pertanto, in risposta alla domanda del nostro lettore e in adesione con il più autorevole orientamento della Suprema Corte, si può affermare che, «La riserva mentale circa la concreta possibilità della dissoluzione del matrimonio è così improduttiva di effetti per l'ordinamento italiano, sia dal lato del coniuge portatore della riserva, che non può avvantaggiarsene fino a conseguire la nullità del matrimonio – in conformità, del resto, alla generale irrilevanza della riserva mentale in materiale negoziale –, sia dal lato dell'altro coniuge, che non è titolare di un interesse meritevole di tutela risarcitoria per l'ordinamento, per avere fatto affidamento sulla mancanza di quella riserva» (Cass. Civ. Sez. III, Ord. 05.11.2024 n. 28390). Rimango in attesa come sempre delle vostre richieste via mail, dandovi appuntamento alla prossima settimana.

Politica

Civitanova, i riformisti bocciano (per ora) la candidatura di Foglia: "Parla al popolo ignorando i partiti"

Civitanova, i riformisti bocciano (per ora) la candidatura di Foglia: "Parla al popolo ignorando i partiti"

31/10/2026 15:20

"Riteniamo che Andrea Foglia sia brava persona, un professionista molto capace e che vada ascoltata, ma per essere il nostro candidato sindaco deve dimostrare di diventare un cammello che riesce a entrare nella cruna dell'ago". È la conclusione, tutt'altro che diplomatica, della presa di posizione del mondo riformista civitanovese dopo la presentazione ufficiale di Andrea Foglia e del suo 'Progetto Civitanova', l'associazione civica e indipendente che ha annunciato il percorso verso le elezioni comunali del 2027. A firmare il documento sono esponenti di Marche in Azione con Calenda, ovvero Ivo Costamagna, Alessio Botticelli, Alessandro Marinozzi e Federico Valori, e della Federazione dei Riformatori, con Luca Sollini, Giovanna Marchionni e Carmine Sbrescia. Una presa di posizione che mette in discussione contenuti e soprattutto metodo dell'iniziativa presentata da Foglia all'Hotel Miramare, dove ha ufficializzato la propria disponibilità a guidare un progetto per il futuro della città. Il primo affondo riguarda proprio le modalità con cui il fisioterapista ha scelto di lanciare la sua proposta politica: "Foglia invita tutti, senza alcuna differenziazione, parla al "popolo" (quello stesso che scelse... Barabba) ignorando la funzione, costituzionalmente fondamentale, dei partiti politici, non esprime alcun giudizio sull'operato dell'attuale amministrazione, che infatti è presente in prima fila con il sindaco Ciarapica e la sua 'splendida' giunta". Nel mirino dei firmatari finisce anche la prospettiva decennale illustrata da Foglia, che guarda alla Civitanova del 2037 senza, secondo i riformisti, affrontare adeguatamente le emergenze del presente. "Ci illustra il programma per il... 2037 mentre invece Civitanova è impegnata in una battaglia di sopravvivenza quotidiana", scrivono, contestando anche quella che definiscono una nuova, ennesima variante edilizia: "L'edificazione etica", totalmente arbitraria e, secondo i rappresentanti di Azione e Riformatori, non soggetta alle leggi e al regolamento urbanistico in vigore. Altra questione sollevata riguarda gli ispiratori politici del progetto. "Foglia, inoltre, nasconde i suoi 'ispiratori' ma non le loro lunghe... 'ombre' (come sempre accade quando ci avviciniamo al tramonto)", attaccano i firmatari. Critiche anche sui temi della sanità e della sicurezza, indicati da Foglia tra i punti cardine della sua proposta: "Ci parla di sanità e sicurezza che sono questioni che abbiamo a cuore tutti ma che non sono di competenza del sindaco, se non in modo del tutto residuale". La presa di posizione si trasforma, quindi, in un appello alla mobilitazione dei cittadini e dello stesso mondo riformista, che rivendica il proprio ruolo nella storia amministrativa della città: "Il nostro vuole essere un richiamo alla mobilitazione a tutti i cittadini di Civitanova Marche che è, ancora oggi, emarginata economicamente e politicamente ed al mondo riformista troppo a lungo ingiustamente criminalizzato". E ancora: "Lo diciamo con l'orgoglio di chi ha caratterizzato e guidato, con sindaci rimasti nei cuori dei civitanovesi, le fasi più significative dello sviluppo della città. Non abdicheremo dinanzi ad una... foglia al vento d'autunno".  Il messaggio finale a Foglia, dunque, lascia aperta la porta al confronto, ma non equivale a un sostegno alla sua candidatura. Il riconoscimento delle qualità personali e professionali del promotore di Progetto Civitanova non basta, almeno per ora, a convincere il fronte riformista. 

Inchiesta sulla ricostruzione, vertice Castelli-Gambacurta: "Legalità sì, ma i cantieri non si fermano"

Inchiesta sulla ricostruzione, vertice Castelli-Gambacurta: "Legalità sì, ma i cantieri non si fermano"

29/10/2026 17:04

 Rigore negli accertamenti, ma senza fermare la ricostruzione. È la linea emersa dall’incontro di oggi tra il commissario straordinario alla Ricostruzione Sisma 2016, Guido Castelli, e il prefetto Stefano Gambacurta, a capo della Struttura di prevenzione antimafia. Al centro del confronto, le verifiche avviate dopo la recente inchiesta giudiziaria che ha coinvolto alcune imprese impegnate nei cantieri post-sisma. Nel corso del colloquio è stato fatto il punto sulle attività istruttorie in corso e sulle iniziative necessarie a garantire il pieno rispetto della legalità. L’obiettivo condiviso, è stato spiegato, è coniugare la massima severità nei controlli con la tempestività delle decisioni, per tutelare cittadini, imprese e l’intera filiera edilizia ed evitare rallentamenti. Tra i dati emersi, quello più rilevante riguarda tre delle imprese coinvolte nell’inchiesta, che erano già state oggetto di specifiche misure antimafia. Si aggiungono agli oltre cento provvedimenti emanati negli ultimi tre anni. Per la Struttura commissariale, ciò dimostra che i presìdi di prevenzione e controllo previsti dall’ordinamento si sono attivati e hanno funzionato. Le eventuali condotte fraudolente volte ad aggirarli sono ora oggetto di accertamento. Allo stato attuale, alla Struttura commissariale non risultano comunicati provvedimenti inibitori nei confronti delle imprese coinvolte. Il prefetto Gambacurta ha confermato la massima attenzione sulla vicenda e l’avvio di tutti gli approfondimenti istruttori necessari, propedeutici alle determinazioni di sua competenza. «La legalità è una condizione imprescindibile della ricostruzione e non può essere oggetto di compromessi», ha dichiarato Castelli. «Allo stesso tempo, abbiamo il dovere di agire con rigore e rapidità, distinguendo le eventuali responsabilità individuali dalla posizione delle tante imprese e dei lavoratori che operano correttamente». Il commissario ha quindi messo in guardia da possibili ripercussioni sui cantieri: «È fondamentale che gli accertamenti facciano il loro corso senza determinare un blocco indiscriminato, che finirebbe per penalizzare innanzitutto i cittadini che attendono di tornare nelle proprie case». Il confronto con il prefetto, ha aggiunto, «conferma la piena attenzione delle istituzioni e la volontà comune di garantire legalità, trasparenza e continuità alla ricostruzione».    

Sanità

Giorni della Ricerca, l’AIRC compie 61 anni e riparte dal Quirinale

Giorni della Ricerca, l’AIRC compie 61 anni e riparte dal Quirinale

01/11/2026 12:00

Mercoledì 28 ottobre, con una cerimonia al Quirinale alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del Ministro della Salute Schillaci, del Ministro della Ricerca Anna Maria Bernini, del Presidente della Fondazione AIRC Andrea Sironi e della direttrice scientifica Anna Mondino, si è aperta la nuova edizione dei “Giorni della Ricerca”, la campagna nazionale dell’AIRC, di cui quest’anno ricorrono 61 anni di attività. Molti mezzi di comunicazione pubblici e privati stanno ricordando il numero 45521, attraverso il quale, con un semplice SMS o una telefonata da numero fisso o da cellulare, tutti possono contribuire al finanziamento della ricerca contro il cancro. In tantissime piazze, sabato 7 novembre, sarà possibile contribuire acquistando i cioccolatini della ricerca. Anche nei nostri territori si stanno svolgendo manifestazioni culturali e sportive per stimolare l’attenzione dei cittadini verso una delle problematiche più importanti per la prevenzione e la preservazione della salute. Il cancro è una patologia con grande incidenza, può colpire tutti gli organi del nostro corpo e la mortalità è ancora alta, seconda solo a quella delle patologie cardiovascolari. Se fino a non molti anni fa il malato di cancro vedeva di molto ridotta la sua aspettativa di vita, in tanti casi ridottissima, oggi possiamo dire che la situazione è radicalmente cambiata. Tanti malati di cancro sopravvivono a lungo e parecchi, soprattutto per certe tipologie di tumore, guariscono; la sensazione è che siamo avviati verso un percorso virtuoso della scienza che approderà in tempi non troppo lunghi alla sconfitta del cancro. Il merito di questa esaltante aspettativa è della ricerca. L’AIRC ne è un veicolo importante: non solo riesce a procurare i fondi, ma negli ultimi 50 anni è riuscita a creare una comunicazione che stimola la prevenzione, fondamentale per le patologie oncologiche, e la diagnosi precoce, alla base di una vittoria sulla malattia. L’AIRC significa anche l’impegno di tanti ricercatori, giovani e meno giovani, che assaporano il piacere e la soddisfazione di vedere pian piano sgretolarsi il mito dell’invincibilità di un’anomala e devastante mutazione di tessuti, con la grande probabilità, attraverso le metastasi, di infiltrare altri organi con una progressiva distruzione dei principi vitali. La ricerca, con applicazione, pazienza e costanza, ha trovato sempre uno spiraglio nella diagnosi e nella cura; gli spiragli ne hanno aperti altri e le specialità medico-scientifiche più interessate all’argomento (la radiologia, nelle sue varie forme diagnostiche ma anche terapeutiche, la chirurgia, la farmacologia), con una simbiosi operativa e di supporto continuo, hanno ottenuto risultati fino alla grande speranza di oggi. Gli input e le indicazioni per tutti, però, arrivano dagli anonimi laboratori di ricerca, dall’osservazione di un numero infinito di reazioni chimiche e biochimiche, dalle sperimentazioni tra provette e sofisticate macchine dell’ingegneria medicale. Il ricercatore e le squadre di ricercatori elaborano un progetto, lo perseguono, e devono essere pronti a persistere o a cambiare strada a seconda dei risultati quotidiani. Se oggi il cancro può essere curato con una chirurgia molto conservativa, con una chemioterapia mirata e specifica, priva dei devastanti effetti collaterali generali, e se possiamo addirittura pensare a una stimolazione del nostro sistema immunitario che blocchi subito le cellule anomale, lo dobbiamo ai comunicati che escono da quelle stanze appartate e qualche volta buie, dove uomini e donne lavorano per raggiungere un risultato scientifico di successo, utile a tutti. A volte la vita dei ricercatori riserva sorprese inaspettate: non raramente cercavano un risultato e ne hanno scoperto per caso uno più importante. Un esempio non proprio calzante, ma attinente, sono gli studi sull’mRNA per ricercare la via immunitaria contro il cancro: pur conservando la sua originaria finalità, questa ricerca è risultata essenziale per la realizzazione, in tempi record, di un vaccino contro il Covid. Ultimamente è arrivata una notizia davvero confortante: la scoperta di un intervento terapeutico nell’ambito di una ricerca internazionale con protagonista il Policlinico Gemelli di Roma. Si tratta di un intervento sui malati di tumore del pancreas non operabile, con l’iniezione di un farmaco denominato “colla radioattiva” che riduce il tumore e ne ferma l’espansione, aumentando di molto la prospettiva di vita. La ricerca e i suoi attori sono il fulcro dello sviluppo della civiltà umana. Oggi abbiamo riservato la nostra attenzione alla ricerca medico-scientifica e, specificatamente, alla ricerca contro il cancro, ma la ricerca è alla base di ogni attività umana, per migliorarla e renderla più utile alla nostra vita. Escluderei da questa virtuosa compagnia tutti quelli che si adoperano per trovare le armi più sofisticate e i metodi per distruggere la vita.   Ho avuto occasione, per il mio lavoro, di conoscere due tra i più grandi ricercatori della scienza medica insigniti del premio Nobel: la professoressa Rita Levi Montalcini e il professore Renato Dulbecco. La professoressa Montalcini in due occasioni ha cercato di spiegarmi i suoi studi sulle cellule del cervello; il professor Dulbecco, in un incontro di più di tre ore, mi parlò del DNA, dei cromosomi e del nostro patrimonio genetico. Due occasioni che non potrò mai dimenticare. Cercai di incamerare le loro nozioni, ma soprattutto rimasi colpito dal loro sguardo, dalla loro espressione serena e gentile di sognatori… I ricercatori possono trasformare il sogno in realtà.

Mieloma multiplo, via al trial internazionale a Torrette: l'obiettivo è la guarigione senza trapianto

Mieloma multiplo, via al trial internazionale a Torrette: l'obiettivo è la guarigione senza trapianto

31/10/2026 09:50

Una nuova prospettiva nella lotta contro il mieloma multiplo, con l'obiettivo di arrivare alla guarigione evitando il trapianto di cellule staminali. Due pazienti marchigiani, entrambi uomini di 53 e 58 anni, sono stati arruolati in un innovativo trial clinico internazionale avviato dalla Clinica Ematologica dell'Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche. I due pazienti, residenti rispettivamente nella provincia di Fermo e nel Maceratese, sono stati ricoverati nei giorni scorsi all'ospedale di Torrette, dove sono stati presi in carico sotto il profilo clinico, logistico e organizzativo. La struttura, diretta dalla professoressa Antonella Poloni, partecipa così a uno studio multicentrico globale che potrebbe segnare un'importante evoluzione nel trattamento di questa patologia. Altri pazienti sono già in attesa di poter entrare nel protocollo. Il mieloma multiplo è un tumore del sangue che interessa prevalentemente la popolazione anziana, con un'età media alla diagnosi intorno ai 70 anni. Per i pazienti più giovani e idonei, il percorso terapeutico tradizionale prevede generalmente cicli di chemio-immunoterapia seguiti dal trapianto autologo di cellule staminali, una procedura efficace ma particolarmente impegnativa per l'organismo e associata a importanti effetti tossici. La sperimentazione internazionale introduce una strategia differente, basata sull'impiego di un anticorpo trispecifico di ultima generazione. Si tratta di una molecola progettata per legarsi contemporaneamente alle cellule tumorali e a quelle del sistema immunitario, potenziando la risposta di quest'ultimo e indirizzandola in maniera mirata contro la malattia. La novità più significativa riguarda proprio la possibilità di superare il ricorso al trapianto autologo e alla relativa chemioterapia. Il protocollo prevede inoltre un trattamento immunoterapico limitato nel tempo, anziché una terapia cronica. L'obiettivo è eliminare completamente la malattia residua fin dalle prime fasi della diagnosi, puntando alla guarigione. "L'arruolamento dei primi due pazienti giovani in un protocollo così ambizioso rappresenta un momento di grande orgoglio e speranza per la nostra ematologia e per l'intera comunità scientifica – spiega la professoressa Antonella Poloni –. Essere parte attiva di questo network internazionale ci consente di offrire ai nostri pazienti l'accesso immediato alle terapie più avanzate al mondo". La direttrice della Clinica Ematologica sottolinea il cambio di prospettiva offerto dalla sperimentazione: "L'obiettivo non è più solo cronicizzare la malattia o prolungare la sopravvivenza, ma eradicare il mieloma all'esordio sfruttando la massima potenza dell'immunoterapia ed evitando procedure invasive come il trapianto". Poloni ha inoltre rivolto un ringraziamento al dottor Offidani e alla dottoressa Morè, responsabili del Team Mieloma, per la professionalità nella gestione dei pazienti, e al professor Gianluca Moroncini, direttore della Clinica Medica dell'AOUM, per la collaborazione che consente di seguire i casi più complessi. L'avvio del trattamento sui primi due pazienti è avvenuto nel rispetto dei rigorosi standard di monitoraggio previsti dal protocollo internazionale. La sperimentazione dovrà verificare non soltanto l'efficacia della nuova terapia, ma anche il suo profilo di tollerabilità. Un percorso ancora in fase di studio, che apre tuttavia nuove prospettive per il trattamento del mieloma multiplo e per i pazienti più giovani.

Sport

Basket in carrozzina, il Santo Stefano Kos non si ferma: Bergamo espugnata, secondo successo di fila

Basket in carrozzina, il Santo Stefano Kos non si ferma: Bergamo espugnata, secondo successo di fila

01/11/2026 13:00

 Il Santo Stefano Kos Group continua a vincere. Nella seconda giornata del campionato di Serie A di basket in carrozzina, la formazione marchigiana si impone 74-62 sul campo del SBS Montello Bergamo e, dopo il successo casalingo all’esordio contro Treviso, conquista il secondo risultato utile consecutivo, restando in vetta alla classifica. Per la squadra di coach Roberto Ceriscioli sono due punti di grande valore, ma anche un segnale incoraggiante sul piano del gioco. Il gruppo, profondamente rinnovato rispetto alla scorsa stagione, sta costruendo la propria identità, con una coesione in crescita, buone trame offensive e quella solidità che aveva contraddistinto la squadra vice campione d’Italia. Gli adriatici partono con grande determinazione, imponendo sin dalle prime battute ritmo e intensità. Nei primi due quarti il Santo Stefano conduce con autorevolezza e costruisce un vantaggio significativo grazie a un attacco efficace e a una gestione attenta del match. Nella terza frazione, però, i padroni di casa reagiscono con orgoglio. Il Montello alza il livello della prestazione, prova a riaprire la partita e riduce in modo considerevole il divario, mettendo pressione ai marchigiani. È qui che si vede la lettura della gara di coach Ceriscioli, che chiede alla squadra di cambiare ancora ritmo. L’ultimo quarto premia la scelta: il Santo Stefano ritrova energia e lucidità, irrobustisce la difesa e torna a colpire con efficacia in attacco. Gli ospiti riprendono saldamente in mano la gara e allungano fino al 74-62 finale, dodici punti di margine al suono della sirena. Sul piano individuale spicca Zack Blair, vero trascinatore con 34 punti e 9 rimbalzi, protagonista di una gara giocata con personalità e concretezza. Buona anche la prova del capitano Samuele Cini, autore di 14 punti e punto di riferimento dentro e fuori dal campo.   Archiviata la trasferta lombarda, il Santo Stefano guarda già al prossimo impegno: sabato alle 15.30 tornerà davanti al proprio pubblico al PalaPrincipi di Porto Potenza Picena per sfidare la Menarini Firenze, con l’obiettivo di dare continuità a un avvio di stagione che lascia ben sperare.

Sette su sette: la Settempeda batte la Palmense e resta a un punto dalla vetta

Sette su sette: la Settempeda batte la Palmense e resta a un punto dalla vetta

01/11/2026 09:24

La Settempeda non si ferma più. Nel big match del nono turno del girone B, la formazione di mister Pierantoni supera 2-0 la Palmense e centra la settima vittoria consecutiva. Un successo che vale il secondo posto in solitaria, a un punto dalla capolista Azzurra Colli, e che porta a sette il numero delle partite senza subire reti: una difesa imbattuta in cui si esalta tutto il reparto, con Pepi ancora una volta baluardo insuperabile. Il momento dei biancorossi è eccellente: la squadra non sbaglia nulla e vive un’ottima condizione sotto ogni aspetto, dalla consapevolezza all’applicazione tattica, fino alla resa tecnica. Merito di un gruppo che assimila le indicazioni del tecnico e le mette in pratica. Il successo, arrivato su un campo difficile e contro un avversario ostico, è stato meritato e mai in discussione. Ottime le prove del capitano Pagliari, di Sfrappini, Cicconetti e dei giovani. Il primo tempo: tante occasioni, nessun gol. Alla vigilia la sfida metteva di fronte la Palmense, quinta, e la Settempeda, seconda, separate da due punti. Tra i locali Senghor parte dalla panchina e Ricci agisce in attacco. Pierantoni cambia tre elementi: Cappelletti prima punta (assente Guermandi), Romagnoli esterno al posto di Uncini e Brandi in difesa al posto di Zappasodi. L’approccio è quello giusto fin dai primi secondi: Cicconetti fa partire un destro dalla distanza, Testa respinge in tuffo e Ceesay ribatte in rete, ma il guardalinee segnala il fuorigioco. Rete annullata, con qualche dubbio sulla decisione. Al 19' è ancora fuorigioco, stavolta più evidente, a vanificare la deviazione di Cappelletti sul diagonale di Bonifazi. La Settempeda gioca bene, in velocità e spesso di prima. Al 21' Romagnoli tira da posizione centrale e Testa blocca. Al 33' Ceesay, incontenibile sulla sinistra, arriva sul fondo e crossa basso: Testa devia in tuffo, ma nessun compagno riesce a girare la palla in porta. Al 42' l’azione più pericolosa: Cicconetti imbuca per Ceesay, che trova Testa sulla sua strada; la palla arriva a Pagliari, il cui tiro viene murato, e infine Romagnoli viene rimpallato. Si va al riposo sullo 0-0, risultato stretto per i biancorossi, con la Palmense mai pericolosa. La ripresa: Cicconetti sblocca, Sfrappini incanta. I padroni di casa rientrano con un altro spirito e al 7' sfiorano il vantaggio: destro dal limite di Ruggeri verso l’angolino e super intervento di Giachetta, che in tuffo devia in corner. Scampato il pericolo, la Settempeda passa. Cappelletti parte dalla trequarti, vede l’inserimento di Cicconetti e lo serve; Testa esce in modo incerto, non controlla il pallone e lascia al numero 10 il comodo appoggio nella porta vuota. Per Cicconetti è il quinto gol in campionato. I biancorossi continuano a manovrare con sicurezza, senza pensare a gestire. Al 12' Cappelletti calcia dal limite, Testa alza sopra la traversa, e sul corner Dutto di testa sbaglia mira. Al 24' Ceesay si inserisce e tira rasoterra, facile per Testa. Al 30' arriva il colpo del ko, firmato dal neo entrato Francesco Sfrappini. Pagliari difende palla a centrocampo e lancia lungo a destra, Uncini (anche lui subentrato) scatta e vince la rincorsa, quindi crossa in area. Sfrappini, marcato da vicino, controlla e colpisce al volo in girata: una traiettoria diagonale imprendibile che si infila, dopo il palo, sotto l’incrocio più lontano. Un gol da copertina, festeggiato con tutta la panchina in campo sotto il settore occupato dai Boys.   Al 35' ancora Settempeda: Ceesay accelera sulla sinistra, entra in area e dal fondo supera Testa, ma la palla si ferma sul palo esterno. Poi quattro minuti di recupero (cinque secondo il tabellino) per chiudere una gara controllata fino al fischio finale. IL TABELLINO PALMENSE - SETTEMPEDA 0-2 Marcatori: st 8' Cicconetti, 30' Sfrappini Palmense: Testa, Donzelli, Cosignani, Cappella (22' st Virgili), De Vito, Ballanti, Ruggeri (36' st Ciarrocchi), Malavolta (18' st Oddi), Arias, Nazziconi (38' st Urbani), Ricci (33' st Senghor). A disp. Gasparroni, Silenzi, Vallasciani, Crosta. All. Bucci. Settempeda: Giachetta, Brandi (32' st Zappasodi), Romagnoli, Pagliari, Pepi, Dutto, Bonifazi (44' st Meschini), Paciaroni (16' st Uncini), Cappelletti (26' st Sfrappini), Cicconetti (34' st Farroni), Ceesay. A disp. Giulietti, Monachesi, Massacci, Scocco. All. Pierantoni. Arbitro: Alfredi di Macerata. Assistenti: Domenella e Busilacchi di Ancona.   Note: ammoniti Ricci, Sfrappini, Romagnoli. Angoli 2-3. Recupero: st 5'.

Economia

Ricostruzione post sisma, Cna Macerata difende il Sal zero: "Fondamentale per le piccole imprese"

Ricostruzione post sisma, Cna Macerata difende il Sal zero: "Fondamentale per le piccole imprese"

30/10/2026 11:18

 Il Sal zero rappresenta uno strumento importante per garantire liquidità alle imprese impegnate nella ricostruzione post sisma e permettere anche alle piccole aziende artigiane di partecipare ai lavori. A sottolinearne il valore è Simone Giglietti, presidente di Cna Macerata, che interviene nel dibattito sull'utilizzo del meccanismo, invitando a valutarne la funzione originaria e le esigenze concrete a cui risponde. Il cosiddetto SAL zero, acronimo di Stato di Avanzamento Lavori, si differenzia dai normali Sal perché consente alle imprese di ottenere un'anticipazione su un contributo già concesso, prima che siano raggiunti i consueti livelli di avanzamento delle lavorazioni. L'erogazione è subordinata alla presentazione di una garanzia fideiussoria. Introdotto nel dicembre 2016 per gli interventi relativi ai danni lievi e successivamente esteso, dall'aprile 2017, anche a quelli gravi, il meccanismo prevedeva inizialmente un'anticipazione massima del 20%. La percentuale è stata portata al 30% nel settembre 2021, per poi tornare al 20% con la modifica dell'8 maggio scorso. Alla base della sua introduzione c'è una necessità concreta: evitare che le imprese debbano sostenere interamente con risorse proprie i costi iniziali dei cantieri, aspettando mesi prima di ricevere i primi pagamenti. «Il Sal zero è nato per rispondere a un problema concreto: consentire alle imprese di lavorare senza dover anticipare per mesi, con risorse proprie, tutti i costi di avvio e delle prime lavorazioni nei cantieri», spiega Giglietti. La disponibilità immediata di liquidità permette di acquistare materiali, pagare i dipendenti, saldare i fornitori e remunerare gli artigiani coinvolti nelle diverse fasi degli interventi. Il nodo principale riguarda la differenza tra i tempi di pagamento delle spese sostenute dalle aziende e quelli necessari per ottenere la liquidazione dei normali stati di avanzamento. Secondo quanto riferito da Cna sulla base dell'esperienza delle imprese, fornitori e artigiani vengono generalmente pagati entro 60-90 giorni, mentre per incassare un SAL ordinario possono trascorrere anche più di otto mesi. Un'attesa legata ai diversi passaggi burocratici e tecnici: dall'esecuzione e contabilizzazione delle lavorazioni alla predisposizione della documentazione, fino alle istruttorie degli uffici della ricostruzione e alle successive procedure bancarie. Una situazione che pesa soprattutto sulle realtà di dimensioni ridotte. «Una grande impresa strutturata ha generalmente maggiori disponibilità finanziarie per sostenere queste anticipazioni, mentre una piccola impresa edile artigiana spesso non dispone di tutte le risorse necessarie», osserva il presidente di CNA Macerata. Il SAL zero, inoltre, può agevolare anche l'accesso al credito bancario, offrendo maggiore prevedibilità ai flussi finanziari. I benefici non riguardano soltanto le imprese edili, ma l'intera filiera della ricostruzione: elettricisti, termoidraulici, falegnami, fabbri e tutte le attività artigiane che contribuiscono alla realizzazione degli interventi. Questo, tuttavia, non significa che il sistema non debba essere accompagnato da verifiche adeguate. Cna Macerata riconosce la necessità di controlli rigorosi ed efficaci, soprattutto alla luce delle criticità emerse nel dibattito sul funzionamento dello strumento. «Alcuni strumenti di verifica erano previsti e sono tuttora presenti. Occorre accertare dove e perché non abbiano funzionato adeguatamente e, se necessario, rafforzarli», sottolinea Giglietti. Tra le possibili soluzioni indicate dall'associazione ci sono anche una revisione al ribasso del tetto massimo dell'anticipazione, qualora ritenuto eccessivo, e controlli più puntuali sull'effettivo avanzamento delle attività, sulla capacità operativa delle imprese, sul numero di cantieri gestiti contemporaneamente e sulla filiera dei subappalti. La posizione di Cna è dunque quella di preservare la funzione dello strumento, intervenendo sulle eventuali criticità senza penalizzare l'intero sistema produttivo. «Non bisogna confondere l'utilità di uno strumento con gli eventuali utilizzi irregolari che ne possono essere stati fatti», precisa il presidente. In gioco, secondo l'associazione, c'è anche la possibilità di mantenere sul territorio le ricadute economiche e occupazionali della ricostruzione, favorendo la partecipazione delle piccole imprese locali e sostenendo l'indotto artigiano. «Senza uno strumento come il SAL zero, la ricostruzione rischierebbe di diventare appannaggio quasi esclusivo delle grandi imprese, le sole con la capacità finanziaria di sostenere per mesi e mesi i costi dei cantieri. A farne le spese sarebbero le piccole aziende del territorio e tutto l'indotto artigiano, con gravi conseguenze per l'economia locale», conclude Giglietti.

Banche "in fuga" dalle Marche: Macerata perde il 44,7% degli sportelli in dieci anni

Banche "in fuga" dalle Marche: Macerata perde il 44,7% degli sportelli in dieci anni

29/10/2026 15:15

La provincia di Macerata ha perso il 44,7% degli sportelli bancari in dieci anni, un dato che la colloca al secondo posto nelle Marche per intensità della riduzione, subito dopo Ancona. È uno dei numeri più significativi dell'analisi sulla desertificazione bancaria diffusa dalla Cgil Marche e dalla Fisac Cgil Marche, elaborata a partire dai dati Ires Marche. Il fenomeno riguarda l'intero territorio regionale. Dal 2016 a oggi, il numero degli sportelli bancari tradizionali e di credito cooperativo è passato da 1.046 a 584, con una perdita complessiva di 462 filiali, pari al 44,2%. Un calo superiore alla media nazionale, ferma al 35,2%, che secondo il sindacato colloca le Marche al primo posto in Italia per desertificazione bancaria. Nel confronto tra i territori marchigiani, la provincia di Macerata registra una contrazione del 44,7%. A fare peggio è soltanto quella di Ancona, con il 48,5%. Seguono Pesaro e Urbino, con il 44,3%, Ascoli Piceno, con il 40,4%, e Fermo, con il 33,7%. La riduzione degli sportelli pesa soprattutto sulla possibilità di accedere ai servizi bancari vicino a casa, con ricadute per cittadini, anziani, famiglie e imprese. Una questione particolarmente rilevante per le aree interne del Maceratese, dove la distanza dai principali centri abitati può rendere più difficile raggiungere una filiale. "La tutela delle aree interne e di una parte così consistente del territorio marchigiano passa anche dal mantenimento dei servizi bancari, necessari ai cittadini, fondamentali per le imprese. Su questo, la Regione intervenga al più presto", afferma Giuseppe Santarelli, segretario generale della Cgil Marche. I dati evidenziano una progressiva riduzione della presenza bancaria anche nei territori più periferici. Nei comuni periferici marchigiani la diminuzione degli sportelli raggiunge il 49,4%. La contrazione è del 44,4% nei centri e del 43,1% nelle aree interne considerate nel loro complesso. Dal 2016, 53 comuni marchigiani che disponevano di almeno uno sportello bancario sono rimasti senza filiali. A questi si aggiungono 31 comuni che erano già privi del servizio: oggi, quindi, sono 84 i comuni senza sportelli, pari al 37,3% del totale regionale. Il fenomeno interessa oltre 12mila residenti, secondo i dati diffusi dal sindacato, mentre il peso dei comuni senza filiali sale al 49,5% nelle aree interne e al 52,5% nei comuni periferici. In queste zone, dunque, più della metà dei comuni risulta priva di uno sportello bancario. Anche il cratere del sisma presenta una situazione significativa: 22 comuni hanno perso l'ultimo sportello dal 2016, pari al 25,9% dei territori considerati. Complessivamente, nell'area del cratere sono 42 i comuni senza filiali, con circa 45mila residenti coinvolti. Per Daniele Boccetti, segretario regionale della Cgil Marche, la riduzione dei servizi bancari si inserisce in un quadro più ampio di arretramento dei presidi territoriali: "Nel territorio si dimezzano gli sportelli bancari e diminuiscono significativamente anche gli uffici postali, almeno in termini di orari di apertura e presenza territoriale. Questo contribuisce ad alimentare un senso di abbandono e di assenza dello Stato, che mina la coesione sociale della comunità". Riccardo Romano, segretario della Fisac Cgil Marche, richiama invece le conseguenze per lavoratori e clienti, oltre all'impatto sull'occupazione nel settore: "Questa politica di desertificazione causa disagi anche alle lavoratrici e ai lavoratori proprio in un periodo in cui la digitalizzazione dovrebbe favorire un lavoro che va verso i lavoratori, e i clienti e non viceversa. Non va inoltre dimenticato che alla desertificazione fa seguito la riduzione degli addetti di settore tramite il fondo di solidarietà che implica una riduzione del reddito dei prepensionati residenti in Regione. Da ultimo non dimentichiamo come le Banche siano un presidio di legalità a tutela del fenomeno dell’usura e come il carattere di servizio a interesse pubblico del servizio bancario deve essere fatto valere dalla politica".  

Scuola e università

Diritto di voto e doveri civici, l'Università di Macerata lancia un corso gratuito

Diritto di voto e doveri civici, l'Università di Macerata lancia un corso gratuito

30/10/2026 15:30

L'Università di Macerata mette a disposizione un percorso di formazione dedicato ai doveri civici e alle regole del seggio elettorale. Promuovere la conoscenza dei doveri civici e delle regole che disciplinano lo svolgimento delle operazioni elettorali, contribuendo a rafforzare la consapevolezza del valore della partecipazione democratica. È questo il tema al centro di “Cittadinanza e diritto di voto. Per-corso di formazione su doveri civici e regole del seggio elettorale”, promosso da Università e Prefettura di Macerata.   Il percorso affronta un aspetto fondamentale della vita democratica: il rapporto tra l'esercizio del diritto di voto, i doveri civici e il rispetto delle regole che ne garantiscono il corretto svolgimento. Un tema che coinvolge non soltanto la dimensione giuridica, ma anche il significato della responsabilità individuale e collettiva nella partecipazione alla vita pubblica.   Il corso è gratuito e prevede 12 ore di lezione e un laboratorio pratico di 4 ore, svolto con la collaborazione del Comune di Macerata - servizi demografici. Al termine sarà rilasciato un attestato di partecipazione. Le iscrizioni sono aperte e la prima lezione si svolgerà il 9 novembre. Tutte le informazioni sono disponibili nel sito del Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Macerata https://giurisprudenza.unimc.it.     Il voto, riconosciuto dall'articolo 48 della Costituzione come personale, eguale, libero e segreto, rappresenta uno degli strumenti fondamentali della democrazia. La sua attuazione richiede un sistema di regole e garanzie, la cui conoscenza contribuisce a comprendere il funzionamento delle istituzioni democratiche. In questa prospettiva, il percorso formativo unisce la riflessione sui principi della cittadinanza all'attenzione per gli aspetti che riguardano il funzionamento del seggio elettorale, offrendo anche una preparazione utile a coloro che intendano iscriversi all’albo degli scrutatori di seggio elettorale.   La collaborazione tra Università e Prefettura assume così un particolare significato sul piano dell'educazione alla cittadinanza: un'iniziativa che mette in dialogo il mondo accademico e le istituzioni del territorio, valorizzando la formazione come strumento per diffondere la conoscenza delle regole democratiche e favorire una partecipazione più consapevole alla vita della comunità

Unicam, Premio Mazzi alla ricercatrice Paola Stabile per gli studi sull'economia circolare

Unicam, Premio Mazzi alla ricercatrice Paola Stabile per gli studi sull'economia circolare

30/10/2026 15:00

Un riconoscimento al valore della ricerca scientifica e al suo contributo alle sfide ambientali del futuro. La dottoressa, Paola Stabile, ricercatrice della Sezione di Geologia della Scuola di Scienze e Tecnologie dell’Università di Camerino, ha ricevuto il Premio Mazzi nel corso del Congresso nazionale congiunto della Società Geologica Italiana e della Società Italiana di Mineralogia e Petrologia. Un premio che valorizza il lavoro svolto nello studio dei materiali derivati dai rifiuti e delle loro potenzialità nell'ambito dell'economia circolare. Durante il congresso, Stabile ha inoltre coordinato per la quarta volta la sessione scientifica dedicata ai geomateriali derivati dai rifiuti e al loro riutilizzo sostenibile, con particolare attenzione alle tecniche avanzate di caratterizzazione mineralogica. Nel corso dell'appuntamento scientifico la ricercatrice ha presentato uno studio sul comportamento e sulla stabilizzazione dei metalli pesanti presenti nel bottom ash, ovvero le ceneri pesanti prodotte dagli impianti di incenerimento dei rifiuti solidi urbani. Si tratta di materiali complessi, composti da fasi vetrose e cristalline, che possono contenere sia elementi potenzialmente inquinanti sia sostanze di interesse strategico e tecnologico. Comprendere come questi elementi si distribuiscono nelle diverse componenti mineralogiche è fondamentale per valutarne i possibili rischi ambientali e individuare modalità di recupero e riutilizzo. Proprio su questo aspetto si concentra il lavoro di ricerca di Paola Stabile, che punta a individuare nuove opportunità per trasformare residui e scarti in materiali utili. Il premio ottenuto sarà destinato a sostenere un ulteriore approfondimento scientifico ad alta temperatura sulla cristallochimica e sulla distribuzione degli elementi durante la vetrificazione degli scarti da incenerimento. Particolare attenzione sarà riservata al possibile recupero di elementi minori di valore. «La mia attuale attività di ricerca si concentra sullo studio dei materiali derivati da rifiuti e residui industriali, con particolare attenzione ai processi che permettono di trasformare uno scarto in una nuova risorsa», spiega la ricercatrice. «Comprendere come questi elementi si distribuiscono tra le diverse fasi mineralogiche è fondamentale per valutare sia il loro impatto ambientale sia le possibili strategie di recupero e riutilizzo». Per raggiungere questi obiettivi vengono impiegate diverse tecniche di indagine, tra cui la diffrazione a raggi X, le analisi chimiche, la microscopia elettronica e le spettroscopie infrarossa e Raman. Un insieme di strumenti che consente di studiare le trasformazioni delle ceneri durante i trattamenti termici, approfondendo i processi di cristallizzazione, fusione e vetrificazione e il modo in cui gli elementi metallici vengono incorporati e stabilizzati nelle componenti vetrose o cristalline. Il lavoro si inserisce in una prospettiva più ampia di economia circolare, nella quale il rifiuto non viene considerato soltanto un materiale da smaltire, ma una possibile risorsa da conoscere, caratterizzare e valorizzare. Le conoscenze mineralogiche e cristallochimiche possono infatti contribuire allo sviluppo di nuovi geomateriali, vetri e vetro-ceramiche ottenuti da materie seconde. «La ricerca scientifica può offrire un contributo concreto alle grandi sfide ambientali contemporanee», sottolinea infine Stabile. «Studiare in profondità la struttura e la composizione dei materiali significa acquisire conoscenze fondamentali per ridurre l'impatto ambientale, utilizzare in modo più efficiente le risorse e sviluppare nuove soluzioni tecnologiche per trasformare ciò che oggi consideriamo uno scarto in una possibile risorsa per il futuro». Un risultato che premia dunque il lavoro della ricercatrice e conferma il ruolo della ricerca universitaria nello sviluppo di soluzioni innovative per una gestione più sostenibile dei materiali e delle risorse.

Cultura

Macerata riscopre Paolo Castelli: a Palazzo Ricci la mostra dedicata all'architetto marchigiano (VIDEO)

Macerata riscopre Paolo Castelli: a Palazzo Ricci la mostra dedicata all'architetto marchigiano (VIDEO)

31/10/2026 12:20

Un architetto capace di leggere il territorio, anticiparne le trasformazioni e immaginare il futuro dei suoi luoghi. A dieci anni dalla scomparsa, Macerata rende omaggio a Paolo Castelli, tra le figure più rappresentative dell'architettura marchigiana del Novecento, con la mostra Dare forma allo spazio. L'architettura di Paolo Castelli, inaugurata a Palazzo Ricci e visitabile fino al 6 gennaio 2027. L'esposizione, organizzata dalla Fondazione Carima e dalla Fondazione per l'Architettura di Macerata, ripercorre la ricerca professionale e intellettuale dell'architetto attraverso progetti, schizzi, dipinti, scritti e materiali d'archivio. Un percorso che restituisce la complessità di una figura capace di muoversi tra architettura, urbanistica e pittura, mantenendo sempre al centro il rapporto tra spazio, paesaggio e comunità. Il suo lavoro ha contribuito concretamente a trasformare il volto di città e territori marchigiani, lasciando segni riconoscibili nel paesaggio urbano. Tra questi, a Macerata, il Monumento alla Resistenza, un'opera che esprime bene la sua idea di architettura: non un elemento estraneo da collocare in uno spazio, ma una presenza capace di dialogare con l'ambiente circostante, avvolgerlo, diventarne parte e valorizzarlo. Una visione in cui il progetto non si impone sul luogo, ma entra in relazione con esso, rispettandone e interpretandone l'identità. A raccontare il lato più personale dell'architetto è stato il figlio Alessandro Castelli, che ha ricordato il metodo di lavoro del padre: «Mio padre non riempiva vasi, non era un maestro perché non saliva in cattedra, era un artigiano dell'architettura, nel senso più vero del mestiere». Un professionista che seguiva personalmente ogni fase del progetto, dai primi schizzi ai disegni di dettaglio. «Io ho imparato dall'esempio quotidiano, non dalle nozioni», ha aggiunto, sottolineando anche il valore che il padre attribuiva al lavoro di squadra e al confronto tra competenze diverse. La mostra approfondisce anche i riferimenti culturali che hanno influenzato la sua visione, dal Movimento Moderno a Frank Lloyd Wright, fino al rapporto con lo storico dell'architettura Bruno Zevi. Da questi confronti Castelli maturò una concezione dell'architettura che non si esauriva nella realizzazione dell'edificio, ma considerava centrale il dialogo con il contesto e l'identità dei luoghi. Accanto all'attività progettuale trova spazio anche la pittura, per Castelli uno strumento di osservazione e conoscenza della realtà. «Le sue opere nascono da una sensibilità profonda, legata soprattutto alla terra marchigiana», ha spiegato Roberto Cresti, direttore artistico di Palazzo Ricci e co-curatore della mostra, evidenziando il legame dell'artista con i paesaggi e le esperienze umane del territorio. Un'attualità riconosciuta anche da Michele Schiavoni, presidente di In/Arch Marche e curatore dell'esposizione, che ha sottolineato il significato della mostra nel decimo anniversario del sisma del 2016. Castelli aveva infatti individuato già decenni fa il ruolo fondamentale dei piccoli centri nell'equilibrio territoriale: «Riscoprire il suo pensiero significa anche riflettere sul futuro di questi luoghi, sulla tutela del loro patrimonio storico, culturale e paesaggistico». Per Francesco Sabatucci Frisciotti Stendardi, presidente della Fondazione Carima, ospitare la mostra a Palazzo Ricci significa inserire Castelli nel percorso di valorizzazione dei protagonisti del Novecento, riconoscendo nella loro eredità culturale una risorsa per comprendere il presente e immaginare il futuro. L'esposizione si propone così non soltanto come un omaggio alla memoria di un grande protagonista dell'architettura marchigiana, ma come un'occasione per tornare a interrogarsi sul rapporto tra costruito, territorio e comunità. Un pensiero che, a dieci anni dalla scomparsa di Castelli, continua a parlare al presente.

MarcheStorie porta San Francesco a Belforte del Chienti: ripercorrendo le vie del cammino

MarcheStorie porta San Francesco a Belforte del Chienti: ripercorrendo le vie del cammino

30/10/2026 14:00

Parte il nuovo progetto Marchestorie della rete che comprende i comuni tra il Fiastrone ed il Chienti: Caldarola, Camporotondo, Cessapalombo, Belforte.  Una staffetta che l’Associazione Esteuropaovest idealmente fa con l’altro progetto "Antigone e Francesco”, che dopo Fiastra ha toccato Serrapetrona.  Nel nome di San Francesco parte questo secondo progetto: proprio da quel territorio dell'Italia centrale di cui le Marche fa parte, dove fece il suo primo pellegrinaggio fuori dall'Ubria. Da qui, Francesco continuò a viaggiare per altri dieci anni, fino al 1219, divenendo nel mondo il più italiano dei Santi, oltre che uno dei padri della nostra lingua. Per diffondere il pensiero francescano, è stato scelto il mezzo del teatro dal vivo, quello che riesce a tramandare la memoria umana e sacra di Francesco e dei luoghi che a lui rimandano, trovando ascolto specie nelle giovani generazioni. È il Francesco più legato alla natura il protagonista della giornata di domenica 1 novembre a Belforte del Chienti, il suo pensiero ecologista e naturista: la giornata inizierà alle ore 16:00 nella Chiesa di S.Eustachio, con la Conferenza sull’ enciclica di Papa Leone XIV “Magnifica humanitas” con relatore Don Oreste Campagna. L’enciclica di papa Leone XIV sostiene la centralità dell’essere umano, il valore infinito di ogni persona contro i rischi di disumanizzazione derivanti dal modello tecnocratico. Sostiene il primato della coscienza e della responsabilità morale per la gestione della tecnologia e dell’intelligenza artificiale che rischia di essere strumento di esclusione, profitto asimmetrico o controllo geopolitico da parte di pochi monopoli. La conferenza è curata dalla Biblioteca Comunale. A seguire, alle ore 17:30 l’evento principale "Cercando Francesco tra la Montagna Sacra" di Giorgio Felicetti, con Moira Ciccioli, Gian Paolo Valentini, Rachele Morelli e Giovanni Aiardo Esposito. Per cercare Francesco bisogna ripartire da quel primo cammino che dall’Umbria passava attraverso l’Appennino fino alla Marca. Lo spettacolo ripercorre nella memoria quelle vie che San Francesco utilizzò ottocento anni fa per le sue predicazioni tra le Marche meridionali e quelle del centro-nord della regione. Un viaggio che dal paganesimo arriva ai giorni nostri, indica una religiosità fatta di luoghi, di popoli e gente in cammino, alla ricerca del Sacro. Francesco ricerca Dio nel mondo della sofferenza, della miseria, della emarginazione, ed è quella ricerca che gli attori e le attrici in scena saranno chiamati ad affrontare, nella sofferenza ancor viva nel cratere sismico. Così come le sue parole per la “cura” del mondo e della natura saranno guida a questo “viaggio teatrale” davanti al polittico capolavoro di Giovanni Boccati, dentro la bellissima chiesa di Sant’Eustachio di Belforte, le cui origini sono coeve al Santo Francesco.  Alla fine dello spettacolo risuonerà forte una domanda: e se Francesco tornasse oggi, come sarebbero accolti lui e le sue parole, e quale aspetto avrebbe?  A chiusura di un pomeriggio denso di significati, alle ore 19:00 in piazza la Castagnata di Ognissanti, un rito comunitario di profondo senso sociale, che va oltre la degustazione del frutto autunnale. Storicamente la Castagnata di Ognissanti è legata alla cultura rurale e parrocchiale italiana, rappresenta un momento di coesione, inclusione e solidarietà fra i cittadini.    Tutti gli eventi sono ad ingresso gratuito. 

Eventi

Kiwanis Club Macerata, Francesco Tasso è il nuovo presidente

Kiwanis Club Macerata, Francesco Tasso è il nuovo presidente

01/11/2026 15:20

Una serata di festa, partecipazione e solidarietà, nel segno dell'impegno a favore dei bambini più fragili. Nella cornice della Filarmonica, nel cuore di Macerata, il Kiwanis Club ha celebrato il tradizionale passaggio di consegne tra il presidente uscente Renato Galeotti e il nuovo presidente Francesco Tasso, alla presenza di numerosi ospiti. Galeotti ha ripercorso con entusiasmo il lavoro svolto durante il proprio mandato, sottolineando in particolare l'importante donazione di una culla termica destinata all'Eritrea, risultato significativo dell'attività solidale del Club. A raccoglierne il testimone è Francesco Tasso, che ha espresso entusiasmo e determinazione per le iniziative future, confermando la volontà di mantenere al centro dei service i bambini in condizioni di fragilità, in Italia e nel mondo. La serata ha segnato anche un altro importante avvicendamento: Patrizia Papetti è la nuova Luogotenente Governatore della XX Divisione, incarico ricevuto da Andrea Aquilanti attraverso il tradizionale scambio del collare. Nel corso dell'incontro, Papetti ha presentato una nuova realtà associativa: il Club Voices Kiwanis, composto da giovani tra i 18 e i 26 anni. Si tratta del primo club di questo tipo nel Centro Italia, una novità accolta con particolare entusiasmo dal Governatore del Distretto Italia-San Marino, Nunzio Spampinato, e pensata per coinvolgere le nuove generazioni nelle attività di volontariato e solidarietà promosse dal Kiwanis. Nel corso della stessa serata è arrivata anche la riconferma di Sara Alesi alla presidenza del Kiwanis Club di Fermo. La solidarietà ha accompagnato l'intero appuntamento: i proventi raccolti saranno infatti destinati al Service distrettuale dedicato alla lotta contro la malnutrizione infantile in Africa, confermando l'attenzione dell'associazione verso le emergenze che colpiscono i più piccoli e le comunità più vulnerabili.  

Montecassiano, passione e storia nell'incontro dedicato alle moto d'epoca

Montecassiano, passione e storia nell'incontro dedicato alle moto d'epoca

31/10/2026 19:58

In un sabato autunnale, la sede sociale del CAEM/Scarfiotti ha organizzato l’appuntamento annuale con la seduta di omologazione ASI per le moto storiche, riservato ai suoi soci ed agli appassionati dei club vicini. Sono state 27 le moto analizzate dalla Commissione Tecnica ASI rappresentata dal presidente Stefano Antoniazzi e dai Commissari Paolo Fontana, Francesco Quattrocchi, Sandro Mattioli e Claudio Sozzi. A supportare i lavori erano presenti i Referenti Tecnici Moto del CAEM Michele Meriggi, Mirko Recanatesi e Gabriele Teodori. Tra i mezzi conservati o restaurati una Harley-Davidson T side del 1917, Moto Guzzi C4V del 1925, Moto Guzzi Airone del 1934, Benelli 4TSSR del 1937, Moto Guzzi GTV del 1946 e GTW del 1947. Presenti anche Gilera, Honda, Bmw, Lambretta Innocenti, Kawasaki, Vespa Piaggio, fino alle Ducati 916 e 996 di fine anni ‘90. Prosegue quindi l’impegnativa e capillare attività di valorizzazione dei mezzi storici collezionati con attaccamento e competenza dagli appassionati, sotto le direttive tecniche dell’Automotoclub Storico Italiano, che assicura il rispetto della loro originalità e storicità. Il CAEM/Scarfiotti comunica, inoltre, che la Mostra Scambio Auto, Moto, Ricambi e Accessori d’Epoca non si svolgerà quest’anno, a causa della ripresa dei lavori di ristrutturazione del Quartiere Fieristico di Macerata. Lo staff ringrazia gli espositori, i visitatori e gli appassionati che con la loro presenza assicurano sempre il successo dell’iniziativa. L’appuntamento è fissato per il 2027. Il prossimo 29 novembre si terranno le elezioni del Consiglio Direttivo per il triennio 2027-2029 presso la sede di Montecassiano e a seguire si svolgerà il Pranzo degli Auguri presso il Ristorante Chiaroscuro di Tolentino.  

Curiosità

San Severino su National Geographic a dieci anni dal sisma: lo scatto del palasport simbolo dell'emergenza

San Severino su National Geographic a dieci anni dal sisma: lo scatto del palasport simbolo dell'emergenza

29/10/2026 17:30

A dieci anni dal terremoto del 30 ottobre 2016, San Severino Marche torna al centro del racconto internazionale sul sisma. La rivista National Geographic ha dedicato uno speciale alla ricostruzione dell'Appennino umbro-marchigiano, con un reportage dal titolo "Terremoto umbro-marchigiano: dieci anni dopo, la ricostruzione è ancora in corso". Il servizio, pubblicato sul sito italiano della rivista e corredato dalle fotografie del settempedano Claudio Scarponi, ripercorre lo stato dei cantieri e le ferite ancora aperte nei territori colpiti dal terremoto. Tra le immagini scelte per documentare le conseguenze del sisma e il lungo percorso di ripartenza c'è anche uno scatto dell'interno del palasport comunale Albino Ciarapica di viale Mazzini, a San Severino Marche. Il palasport che accolse 180 sfollati La fotografia riporta alla memoria i giorni più difficili dell'emergenza, quando la struttura sportiva fu trasformata in uno dei principali centri di accoglienza allestiti dal Comune. Il palasport mise a disposizione 180 posti letto per gli sfollati, offrendo un primo riparo alle persone costrette a lasciare le proprie abitazioni dopo le scosse. L'accoglienza a San Severino non si limitò al palasport. Altri centri furono attivati nelle palestre dell'Istituto comprensivo "P. Tacchi Venturi" e del plesso scolastico di Cesolo, oltre che in una struttura modulare installata nei pressi della chiesa della frazione. Una rete di spazi e interventi che testimoniò la risposta della comunità settempedana nelle ore e nei giorni più complessi, quando fu necessario trovare rapidamente una sistemazione per le persone rimaste senza casa. La ricostruzione ancora in corso Il reportage di National Geographic riporta l'attenzione su un territorio che, a distanza di dieci anni dal terremoto, continua a fare i conti con la ricostruzione. Le immagini di Scarponi raccontano non soltanto i segni lasciati dalle scosse e l'avanzamento dei lavori, ma anche la memoria di quanto accadde e la capacità delle comunità locali di affrontare l'emergenza. Per San Severino Marche, la presenza del palasport Albino Ciarapica tra gli scatti pubblicati rappresenta anche l'occasione per ricordare la solidarietà e l'organizzazione messe in campo per assistere gli sfollati. Un frammento della storia del terremoto che torna oggi sotto i riflettori, mentre il percorso di ricostruzione dell'Appennino umbro-marchigiano non è ancora concluso. Il reportage completo è disponibile sul sito di National Geographic a questo link: Terremoto umbro-marchigiano: dieci anni dopo, la ricostruzione è ancora in corso.

Castelraimondo festeggia i 100 anni di Celestino Morosi

Castelraimondo festeggia i 100 anni di Celestino Morosi

27/10/2026 17:00

Cento anni di ricordi, esperienze e legami familiari. Celestino Morosi ha raggiunto lo straordinario traguardo del secolo di vita e ha festeggiato il compleanno nella casa di riposo di Castelraimondo, dove è attualmente ospite, circondato dall'affetto dei figli Simonetta e Aurelio, dei nipoti e dei suoi cari. Originario di Castelraimondo, Morosi ha trascorso gran parte della propria vita a Matelica, mantenendo il legame con il territorio d'origine. La ricorrenza è stata l'occasione per riunire la famiglia e celebrare un percorso lungo un secolo, caratterizzato da tante esperienze e dagli affetti costruiti nel tempo. Alla festa ha partecipato anche Barbara Cacciolari, assessore del comune di Matelica, che ha portato al centenario gli auguri e i saluti del sindaco Denis Cingolani. Gli auguri sono arrivati anche dall'amministrazione comunale di Castelraimondo. Il sindaco Patrizio Leonelli e l'assessore Ilenia Cittadini hanno rivolto a Celestino un messaggio di affetto: "Raggiungere i cento anni è un traguardo davvero speciale, che porta con sé una vita intera di ricordi, esperienze e affetti. A Celestino rivolgiamo i nostri più affettuosi auguri e l'abbraccio di tutta Castelraimondo". Gli amministratori hanno sottolineato anche il valore della festa organizzata nella struttura cittadina: "Siamo felici che questo compleanno sia stato festeggiato nella nostra Casa di riposo, circondato dall'affetto della sua famiglia e delle persone che ogni giorno se ne prendono cura. A Celestino auguriamo serenità e ancora tanti momenti belli da condividere". Un ringraziamento è stato infine rivolto alla Casa di riposo di Castelraimondo per aver accolto e celebrato questo importante traguardo, rendendo speciale il compleanno del centenario.

Varie

Civitanova, oltre 1,2 milioni di euro per rifare le strade: ecco tutte le vie interessate dai lavori

Civitanova, oltre 1,2 milioni di euro per rifare le strade: ecco tutte le vie interessate dai lavori

31/10/2026 11:40

Oltre un milione e 200mila euro per rifare gli asfalti e migliorare la sicurezza delle strade di Civitanova Marche. La giunta comunale ha approvato un nuovo piano di manutenzione straordinaria che interesserà diverse arterie cittadine, dal centro alle zone periferiche, con interventi di rifacimento del manto stradale e sistemazione di alcuni tratti di marciapiede. Il primo intervento è già stato completato: si tratta dei lavori in via Dante Alighieri, nel tratto compreso tra la rotatoria di San Marone e via Quasimodo, per un investimento di 204.600 euro. Il programma proseguirà con una serie di opere distribuite in diversi quartieri della città. Tra gli interventi economicamente più consistenti figurano quelli in via Regina Elena, dove saranno investiti 211mila euro per il rifacimento del manto stradale, e in via Nino Bixio, che sarà interessata da una nuova asfaltatura completa per un importo di 210mila euro. Altri 150mila euro sono stati stanziati per via Einaudi, dove i lavori riguarderanno una porzione delle corsie est, a partire dalla rotatoria all'intersezione con via Quintino Sella. La stessa cifra sarà destinata a corso Umberto I, nel tratto compreso tra via Lauro Rossi e via Duca degli Abruzzi. Il piano comprende anche interventi nelle zone periferiche. In via Querini sono previsti lavori per 60mila euro, che oltre al rifacimento dell'asfalto comprenderanno la realizzazione di alcuni tratti di marciapiede per completare e raccordare la rete pedonale esistente. In via Costa, a partire da via Dalla Chiesa, sarà realizzata una nuova asfaltatura con uno stanziamento di 90mila euro. Ulteriori 95mila euro serviranno per sistemare alcuni tratti di via James Cook, via Vasco de Gama e via Pisani. Chiude il programma un intervento da 50mila euro sulla strada della Chiusa, in contrada Piane di Chienti, nel tratto compreso tra strada del Vallato e strada provinciale Montecosaro. "Con questo piano andiamo ad agire su numerose strade, dal centro alle periferie, confermando la volontà di prestare attenzione a tutto il territorio comunale. È un impegno concreto che portiamo avanti con programmazione e responsabilità", dichiara il sindaco Fabrizio Ciarapica. Sull'importanza degli interventi si è soffermato anche l'assessore ai Lavori pubblici Ermanno Carassai: "Si tratta di un programma di interventi articolato, che ci consentirà di agire su diverse criticità della viabilità cittadina. Non si tratta soltanto di stendere nuovo asfalto, ma di migliorare concretamente la sicurezza e la funzionalità della rete stradale".

Crucianelli Rest/Edile, i lavoratori per ora escludono lo sciopero: "Monitoriamo la situazione"

Crucianelli Rest/Edile, i lavoratori per ora escludono lo sciopero: "Monitoriamo la situazione"

31/10/2026 11:30

Nessuno stato di agitazione, almeno per il momento, e un monitoraggio costante sulla situazione aziendale. È la posizione espressa dai lavoratori della Crucianelli Rest/Edile di Tolentino, al termine dell'assemblea sindacale che si è svolta oggi, alla presenza delle organizzazioni Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil. Al centro del confronto, le preoccupazioni per il futuro dell'impresa e per la tutela dei posti di lavoro, in un quadro ancora condizionato dagli sviluppi dell'inchiesta "Ricostruzione". A fare il punto sono le stesse sigle sindacali, che riferiscono come, allo stato attuale, l'azienda abbia dichiarato di proseguire regolarmente la propria attività lavorativa. "Sulla base delle informazioni attualmente disponibili, inoltre, non risultano ordinanze giudiziarie che abbiano disposto il blocco dei conti correnti aziendali o impedito l'esecuzione dei pagamenti", sottolineano i sindaco. Un quadro che, almeno per il momento, consentirebbe di guardare con maggiore fiducia alla corresponsione delle retribuzioni. Le organizzazioni sindacali precisano, tuttavia, che la regolarità degli stipendi resta legata al mantenimento delle condizioni attuali e all'eventuale assenza di provvedimenti giudiziari che possano disporre il blocco dei SAL, gli stati di avanzamento dei lavori. Proprio su questo aspetto si concentra una delle principali incognite per il futuro della società, il cui ruolo nella ricostruzione post-sisma è emerso nell'ambito dell'indagine condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Ancona. L'inchiesta ha portato all'arresto dell'imprenditore Enrico Crucianelli e ha acceso i riflettori sulle attività e sui rapporti economici legati alla ricostruzione. Durante l'assemblea di oggi, i dipendenti hanno avuto modo di confrontarsi con i rappresentanti sindacali, esprimendo le proprie preoccupazioni e chiedendo che l'evoluzione della situazione venga seguita con attenzione. Al termine del confronto è maturata la decisione di non proclamare, almeno in questa fase, alcuno stato di agitazione, riservandosi comunque di rivalutare la posizione qualora dovessero emergere nuovi elementi. Le tre organizzazioni sindacali hanno ribadito l'impegno a vigilare sulla salvaguardia dei posti di lavoro, sulla continuità occupazionale e sulla regolarità dei pagamenti. Un'attività di monitoraggio che potrà contare anche sulla disponibilità manifestata dall'azienda a incontrare le rappresentanze di categoria e ad aggiornarle sugli sviluppi di natura finanziaria e organizzativa. La priorità, sottolineano Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil, resta la "tutela dei lavoratori e dei loro diritti, attraverso un'azione unitaria e responsabile". 

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