Il Papa sta bene, le Marche meno. Ma nei Tg nazionali (quasi) non si vede
Attualità
29/10/2026 12:30

Il Papa sta bene, le Marche meno. Ma nei Tg nazionali (quasi) non si vede

Il Papa sta bene, le Marche un po' meno. Eppure, a guardare i telegiornali nazionali, si potrebbe non accorgersene. Non perché l'inchiesta sulla ricostruzione post-sisma non esista, né perché nessuno ne abbia scritto. Le agenzie di stampa e diverse testate online hanno raccontato gli arresti e i numeri dell'operazione. Il problema è un altro: quanto di tutto questo è arrivato al pubblico televisivo nazionale? L'inchiesta Ricostruzione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Ancona e condotta dalla Guardia di finanza, ha portato a otto arresti, 51 indagati e sequestri preventivi per oltre 57 milioni di euro. Al centro, presunti illeciti nella gestione di appalti e lavori legati alla ricostruzione post-sisma, con il coinvolgimento anche di commesse della Regione Marche, dell'Erdis e dell'Università di Camerino. Tra gli arrestati figurano Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Francesco Acquaroli, esponente di Fratelli d'Italia, e l'imprenditore edile Enrico Crucianelli, titolare della Crucianelli Rest-Edile di Tolentino. E allora la domanda è semplice: possibile che una vicenda di queste dimensioni, con 51 indagati, decine di milioni di euro sequestrati e un ex uomo di fiducia del governatore marchigiano tra gli arrestati, non trovi nei principali telegiornali nazionali uno spazio capace di restituirne davvero la portata? Abbiamo guardato il Tg1 delle 13:30 del 22 ottobre. Un servizio sull'operazione c'era, ma senza nominare le Marche: il riferimento geografico era «un'inchiesta da Accumoli a Norcia». Nessun nome degli arrestati, nessun riferimento al peso politico di uno degli uomini coinvolti. Fabio Pistarelli non è un nome qualsiasi nella vicenda: è stato capo di gabinetto di Acquaroli, presidente della Regione ed esponente di Fratelli d'Italia. Un elemento tutt'altro che secondario per comprendere la rilevanza pubblica dell'inchiesta. Si tratta anche dell'unico riferimento alla vicenda fatto all'interno delle principali edizioni del Tg1, perlomeno sino alla giornata odierna. Il coinvolgimento dell'ex capo di gabinetto di Acquaroli all'interno di una trasmissione di Rai Uno è stato menzionato, in base alle nostre ricerche, soltanto durante la trasmissione "Cinque Minuti" condotta da Bruno Vespa andata in onda nella serata del 22 ottobre scorso. A citarlo, nel corso di un dibattito con il collega Massimo Lupi, è stato Angelo Bonelli, leader di Avs. Un accenno subito caduto nel vuoto per via dell'intervento immediato del conduttore che ha riportato l'attenzione su altri argomenti.  Nelle edizioni di Tg2, Tg5 e Tg La7 che abbiamo verificato non abbiamo trovato un racconto televisivo che desse conto di questi elementi. Questo non significa che l'indagine sia stata ignorata da tutta l'informazione nazionale: sui siti delle testate e attraverso le agenzie la notizia è circolata. Ma una cosa è pubblicare una notizia online, un'altra è darle spazio, contesto e visibilità nel principale appuntamento televisivo con l'informazione. La questione, del resto, non riguarda soltanto la cronaca giudiziaria. Perché qui non si parla di un appalto qualsiasi, in una regione qualsiasi. Si parla della ricostruzione dopo il terremoto del 2016, la ferita ancora aperta di un territorio che comprende le Marche e attraversa tutto il Centro Italia. Una ferita fatta di case perdute, attività sospese, comunità che resistono e paesi che, a dieci anni dalle prime scosse, continuano a misurare la distanza tra ciò che è stato promesso e ciò che è diventato realtà. Nei primi dieci anni dopo il sisma qualcosa è stato ricostruito, e negarlo sarebbe ingiusto. I dati della struttura commissariale guidata da Guido Castelli raccontano il lavoro svolto, le risorse mobilitate e gli interventi portati avanti. Non è nostra intenzione contestare quei numeri per partito preso. Ma i numeri sull'avanzamento dei lavori non esauriscono la domanda sulla ricostruzione: quanto resta ancora da fare e, soprattutto, come sono state gestite le risorse pubbliche destinate a restituire un futuro a questi territori? Basta attraversare i paesi del cratere per capire che il percorso non è concluso. A Muccia, dove si è svolto il Consiglio regionale aperto dedicato al sisma, campanili ed edifici sono ancora incatenati da strutture lignee. A Tolentino, prima ancora di osservare le facciate, lo sguardo incontra le gru che punteggiano il cielo. Sono immagini quotidiane per chi vive qui, forse meno familiari per chi osserva il terremoto da lontano. E non è la prima volta che il racconto della ricostruzione mostra differenze di prospettiva. Il confronto tra i dati della struttura commissariale e le analisi di ActionAid ha già evidenziato come gli stessi processi possano essere letti attraverso parametri e valutazioni differenti: da una parte l'avanzamento degli interventi, dall'altra le criticità, i ritardi e le esigenze ancora insoddisfatte delle comunità. Due prospettive che meritano di essere messe a confronto, non ridotte a una contrapposizione tra chi sostiene che tutto proceda e chi vede soltanto ciò che manca. L'inchiesta giudiziaria apre ora un altro fronte, ancora più delicato. Non dimostra che la ricostruzione nel suo complesso sia stata illegale, né autorizza a mettere sotto accusa indiscriminatamente chi ha lavorato nei cantieri. Ma pone interrogativi seri sulla gestione di una parte degli appalti e sull'impiego delle risorse pubbliche in un territorio che aveva, e ha ancora, un bisogno enorme di fiducia. È proprio per questo che la vicenda avrebbe meritato un racconto televisivo capace di spiegare dove siamo, che cosa viene contestato e chi sono le figure coinvolte, senza confondere le accuse con le condanne e senza sacrificare la complessità sull'altare dei pochi secondi a disposizione. Non si tratta di pretendere che ogni telegiornale apra con le Marche. Si tratta di chiedersi perché un'inchiesta di questa portata, che tocca la ricostruzione post-sisma e coinvolge figure di rilievo istituzionale e imprenditoriale, rischi di arrivare al pubblico nazionale senza i nomi, il contesto e il significato necessari a comprenderla. Perché il terremoto non è stato soltanto una tragedia consumata in pochi secondi. È una storia che continua da dieci anni, con conseguenze politiche, economiche e sociali che riguardano l'intero Paese. E se oggi, oltre alle macerie ancora visibili, emergono ipotesi di illeciti nella gestione di una parte della ricostruzione, la notizia non riguarda soltanto chi abita nei comuni del cratere. Il Papa sta bene, dunque. Ma le Marche hanno ancora parecchie domande a cui qualcuno dovrà rispondere. E sarebbe auspicabile che, almeno questa volta, il resto d'Italia potesse ascoltarle.

Il Papa sta bene, le Marche meno. Ma nei Tg nazionali (quasi) non si vede

Il Papa sta bene, le Marche meno. Ma nei Tg nazionali (quasi) non si vede
29/10/2026 12:30

Il Papa sta bene, le Marche un po' meno. Eppure, a guardare i telegiornali nazionali, si potrebbe non accorgersene. Non perché l'inchiesta sulla ricostruzione post-sisma non esista, né perché nessuno ne abbia scritto. Le agenzie di stampa e diverse testate online hanno raccontato gli arresti e i numeri dell'operazione. Il problema è un altro: quanto di tutto questo è arrivato al pubblico televisivo nazionale? L'inchiesta Ricostruzione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Ancona e condotta dalla Guardia di finanza, ha portato a otto arresti, 51 indagati e sequestri preventivi per oltre 57 milioni di euro. Al centro, presunti illeciti nella gestione di appalti e lavori legati alla ricostruzione post-sisma, con il coinvolgimento anche di commesse della Regione Marche, dell'Erdis e dell'Università di Camerino. Tra gli arrestati figurano Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Francesco Acquaroli, esponente di Fratelli d'Italia, e l'imprenditore edile Enrico Crucianelli, titolare della Crucianelli Rest-Edile di Tolentino. E allora la domanda è semplice: possibile che una vicenda di queste dimensioni, con 51 indagati, decine di milioni di euro sequestrati e un ex uomo di fiducia del governatore marchigiano tra gli arrestati, non trovi nei principali telegiornali nazionali uno spazio capace di restituirne davvero la portata? Abbiamo guardato il Tg1 delle 13:30 del 22 ottobre. Un servizio sull'operazione c'era, ma senza nominare le Marche: il riferimento geografico era «un'inchiesta da Accumoli a Norcia». Nessun nome degli arrestati, nessun riferimento al peso politico di uno degli uomini coinvolti. Fabio Pistarelli non è un nome qualsiasi nella vicenda: è stato capo di gabinetto di Acquaroli, presidente della Regione ed esponente di Fratelli d'Italia. Un elemento tutt'altro che secondario per comprendere la rilevanza pubblica dell'inchiesta. Si tratta anche dell'unico riferimento alla vicenda fatto all'interno delle principali edizioni del Tg1, perlomeno sino alla giornata odierna. Il coinvolgimento dell'ex capo di gabinetto di Acquaroli all'interno di una trasmissione di Rai Uno è stato menzionato, in base alle nostre ricerche, soltanto durante la trasmissione "Cinque Minuti" condotta da Bruno Vespa andata in onda nella serata del 22 ottobre scorso. A citarlo, nel corso di un dibattito con il collega Massimo Lupi, è stato Angelo Bonelli, leader di Avs. Un accenno subito caduto nel vuoto per via dell'intervento immediato del conduttore che ha riportato l'attenzione su altri argomenti.  Nelle edizioni di Tg2, Tg5 e Tg La7 che abbiamo verificato non abbiamo trovato un racconto televisivo che desse conto di questi elementi. Questo non significa che l'indagine sia stata ignorata da tutta l'informazione nazionale: sui siti delle testate e attraverso le agenzie la notizia è circolata. Ma una cosa è pubblicare una notizia online, un'altra è darle spazio, contesto e visibilità nel principale appuntamento televisivo con l'informazione. La questione, del resto, non riguarda soltanto la cronaca giudiziaria. Perché qui non si parla di un appalto qualsiasi, in una regione qualsiasi. Si parla della ricostruzione dopo il terremoto del 2016, la ferita ancora aperta di un territorio che comprende le Marche e attraversa tutto il Centro Italia. Una ferita fatta di case perdute, attività sospese, comunità che resistono e paesi che, a dieci anni dalle prime scosse, continuano a misurare la distanza tra ciò che è stato promesso e ciò che è diventato realtà. Nei primi dieci anni dopo il sisma qualcosa è stato ricostruito, e negarlo sarebbe ingiusto. I dati della struttura commissariale guidata da Guido Castelli raccontano il lavoro svolto, le risorse mobilitate e gli interventi portati avanti. Non è nostra intenzione contestare quei numeri per partito preso. Ma i numeri sull'avanzamento dei lavori non esauriscono la domanda sulla ricostruzione: quanto resta ancora da fare e, soprattutto, come sono state gestite le risorse pubbliche destinate a restituire un futuro a questi territori? Basta attraversare i paesi del cratere per capire che il percorso non è concluso. A Muccia, dove si è svolto il Consiglio regionale aperto dedicato al sisma, campanili ed edifici sono ancora incatenati da strutture lignee. A Tolentino, prima ancora di osservare le facciate, lo sguardo incontra le gru che punteggiano il cielo. Sono immagini quotidiane per chi vive qui, forse meno familiari per chi osserva il terremoto da lontano. E non è la prima volta che il racconto della ricostruzione mostra differenze di prospettiva. Il confronto tra i dati della struttura commissariale e le analisi di ActionAid ha già evidenziato come gli stessi processi possano essere letti attraverso parametri e valutazioni differenti: da una parte l'avanzamento degli interventi, dall'altra le criticità, i ritardi e le esigenze ancora insoddisfatte delle comunità. Due prospettive che meritano di essere messe a confronto, non ridotte a una contrapposizione tra chi sostiene che tutto proceda e chi vede soltanto ciò che manca. L'inchiesta giudiziaria apre ora un altro fronte, ancora più delicato. Non dimostra che la ricostruzione nel suo complesso sia stata illegale, né autorizza a mettere sotto accusa indiscriminatamente chi ha lavorato nei cantieri. Ma pone interrogativi seri sulla gestione di una parte degli appalti e sull'impiego delle risorse pubbliche in un territorio che aveva, e ha ancora, un bisogno enorme di fiducia. È proprio per questo che la vicenda avrebbe meritato un racconto televisivo capace di spiegare dove siamo, che cosa viene contestato e chi sono le figure coinvolte, senza confondere le accuse con le condanne e senza sacrificare la complessità sull'altare dei pochi secondi a disposizione. Non si tratta di pretendere che ogni telegiornale apra con le Marche. Si tratta di chiedersi perché un'inchiesta di questa portata, che tocca la ricostruzione post-sisma e coinvolge figure di rilievo istituzionale e imprenditoriale, rischi di arrivare al pubblico nazionale senza i nomi, il contesto e il significato necessari a comprenderla. Perché il terremoto non è stato soltanto una tragedia consumata in pochi secondi. È una storia che continua da dieci anni, con conseguenze politiche, economiche e sociali che riguardano l'intero Paese. E se oggi, oltre alle macerie ancora visibili, emergono ipotesi di illeciti nella gestione di una parte della ricostruzione, la notizia non riguarda soltanto chi abita nei comuni del cratere. Il Papa sta bene, dunque. Ma le Marche hanno ancora parecchie domande a cui qualcuno dovrà rispondere. E sarebbe auspicabile che, almeno questa volta, il resto d'Italia potesse ascoltarle.

Cronaca

Inchiesta Dda, rientra dalla Cina e viene fermato in aeroporto: Antonio Ezechielli è l'ottavo in carcere

Inchiesta Dda, rientra dalla Cina e viene fermato in aeroporto: Antonio Ezechielli è l'ottavo in carcere

29/10/2026 10:30

L'inchiesta "Ricostruzione" registra un nuovo arresto: Antonio Ezechielli, 62 anni, maceratese, è stato fermato al suo rientro in Italia dalla Cina ed è l'ottavo destinatario della misura cautelare in carcere nell'indagine della Direzione distrettuale antimafia di Ancona sugli appalti legati alla ricostruzione post-terremoto. L'imprenditore è atterrato nelle Marche nel pomeriggio di due giorni fa, dove ad attenderlo c'erano i militari della guardia di finanza per dare esecuzione all'ordinanza di custodia cautelare. Dopo aver appreso di essere coinvolto nell'inchiesta, Ezechielli aveva manifestato, tramite il proprio legale, l'avvocato Sergio Del Medico, la volontà di rientrare dall'estero e mettersi a disposizione dell'autorità giudiziaria. Una volta arrivato a Falconara, è stato accompagnato nel carcere di Montacuto, dove resterà in attesa dell'interrogatorio di garanzia, previsto entro cinque giorni dall'esecuzione della misura. In quella sede potrà rispondere alle contestazioni e fornire la propria versione dei fatti. La difesa potrà inoltre valutare un ricorso al tribunale del Riesame. Secondo la ricostruzione della Procura, a Ezechielli viene contestato il reato di corruzione. Il suo nome ricorrerebbe 456 volte nell'ordinanza cautelare, nella quale gli investigatori ricostruiscono i rapporti con altri indagati, tra cui Antonio Cervigni, Fabio Pistarelli ed Enrico Crucianelli. Stando agli elementi raccolti nell'indagine, il maceratese avrebbe avuto un ruolo nella pianificazione e nella gestione di diverse operazioni legate agli appalti pubblici. Tra quelle citate negli atti figurano l'intervento delle Monachette, i lavori relativi a Torrette e all'Azienda sanitaria territoriale di Fermo, oltre alle commesse dell'Università di Camerino. L'ordinanza evidenzia, inoltre, rapporti di lunga data tra Ezechielli, Cervigni e Pistarelli, ritenuti dagli inquirenti significativi per ricostruire i collegamenti e le dinamiche tra le persone coinvolte nell'inchiesta. Tra gli elementi più delicati riportati nel provvedimento figura anche la presunta gestione delle comunicazioni e dei materiali dopo l'intervento del presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, che aveva contestato a Pistarelli presunte pressioni su dirigenti e funzionari pubblici. Secondo quanto ricostruito dal giudice Piermartini nell'ordinanza, Pistarelli, Cervigni ed Ezechielli avrebbero concordato una linea comune per affrontare la situazione. Gli atti fanno riferimento alla presunta distruzione di documenti, alla cancellazione di messaggi, alla sostituzione dei telefoni e all'eliminazione di dati archiviati sui computer. Si tratta di circostanze contestate nell'ambito dell'indagine, che dovranno essere sottoposte alle verifiche nelle successive fasi giudiziarie. La ricostruzione accusatoria dovrà essere confrontata con le eventuali difese degli indagati e con gli elementi che emergeranno nel corso del procedimento. Con l'arrivo di Ezechielli nel carcere di Montacuto, sale dunque a otto il numero delle persone raggiunte dalla misura cautelare in carcere nell'ambito dell'operazione "Ricostruzione". I prossimi passaggi riguarderanno gli interrogatori di garanzia e le eventuali iniziative difensive, mentre proseguono gli accertamenti sugli appalti pubblici e sui rapporti tra i soggetti coinvolti.

Tolentino piange Adriano Marzioni: storico presidente della sezione Avis

Tolentino piange Adriano Marzioni: storico presidente della sezione Avis

28/10/2026 17:50

In queste ore è venuto a mancare Adriano Marzioni, storico presidente della sezione Avis di Tolentino. Per anni ha lavorato alla Conceria del Chienti nel settore economico, ha ricoperto la carica di Console provinciale (poi Console onorario) dei Maestri del Lavoro e, soprattutto, sarà ricordato per il suo costante impegno all'interno dell'Avis, associazione dei donatori di sangue e per le sue attività nel Coro Polifonico Città di Tolentino e l’associazione San Vicenzo. Sempre sorridente, incarnava i più alti valori di cui era difensore e testimone. Si distingueva per la sua educazione e per la sua intelligenza. Ha dato un apporto fondamentale ala crescita esponenziale delle donazioni di sangue, facendo percepire a tutta la Comunità tolentinate e non solo l’importanza del donare e di sacrificarsi per gli altri. "Ricordiamo con affetto e stima Adriano Marzioni - ha detto il sindaco Mauro Sclavi in una nota di cordoglio - che ha dedicato la propria vita alla valorizzazione dell’importanza del lavoro e della donazione. Ha lasciato un segno indelebile nelle nostre associazioni e, soprattutto grazie al suo impegno nel volontariato e alla sua continua disponibilità, ha contribuito ad educare tanti tolentinati sulla bellezza e sull’utilità del donare senza chiedere, con una attenzione particolare alle giovani generazioni. Il nostro pensiero, dell'amministrazione comunale e di tutta la comunità va alla moglie che ricordo sempre insieme, mano nella mano, sorridenti, ai figli e a tutti i familiari".

Attualità

Pieve Torina, il decennale del sisma con due nuove inaugurazioni: il ristorante panoramico e la vasca Kneipp

Pieve Torina, il decennale del sisma con due nuove inaugurazioni: il ristorante panoramico e la vasca Kneipp

28/10/2026 17:00

Un anniversario che non sia solo il ricordo di un trauma, ma il simbolo del desiderio di rinascita di un territorio. Con questo spirito Pieve Torina si prepara a vivere venerdì 30 ottobre la giornata dedicata al decimo anniversario del terremoto, tra inaugurazioni, memoria e momenti di festa. A illustrare il programma è il sindaco, Alessandro Gentilucci. “Noi festeggeremo il decennale del sisma: non può essere solo un anniversario che segna un trauma per tutto il cratere, ma una data che simboleggia il desiderio di rinascita di un territorio. Una rinascita concreta, reale, tangibile”, sottolinea il primo cittadino, spiegando che le due inaugurazioni, quella del ristorante panoramico e quella della vasca riscaldata del percorso Kneipp, “rappresentano due nuovi passi avanti verso il futuro”. Il calendario si aprirà al mattino: i tagli del nastro sono fissati alle 11 e alle 11.30. Nel tardo pomeriggio, al Palazzetto dello Sport, sarà proiettato un documentario che ripercorre i dieci anni trascorsi dalle scosse, con immagini e testimonianze dirette. “Vogliamo dare voce ai nostri cittadini, a chi finalmente ha ritrovato una casa e a chi ancora vive nelle SAE e coltiva la speranza di abbandonarla presto”, spiega Gentilucci. L’obiettivo, aggiunge il sindaco, è restituire il senso di “una comunità vera, che ha creduto nella possibilità di ripartire dimostrando coraggio e visione del futuro”. La giornata prevede anche un momento ludico, con spettacoli teatrali al Museo della Nostra Terra, e si concluderà con una degustazione al ristorante panoramico.

Cisl Tolentino-Camerino, Squartini subentra a Ballini: "Tutelare i lavoratori della ricostruzione"

Cisl Tolentino-Camerino, Squartini subentra a Ballini: "Tutelare i lavoratori della ricostruzione"

28/10/2026 13:00

Cambio al vertice dell’Area territoriale sindacale della Cisl di Tolentino-Camerino: David Ballini passa il testimone a Marco Squartini, eletto ieri a Tolentino dal Consiglio generale della Cisl Marche. Squartini opera da vent’anni nel sindacato e ha ricoperto il ruolo di responsabile della categoria del commercio e dei servizi nella provincia di Macerata. Assume l’incarico in una fase delicata per il territorio, nell’anno in cui ricorrono i dieci anni dal sisma che ha segnato profondamente l’entroterra maceratese. «È un incarico di responsabilità in territori che conosco molto bene e ai quali sono profondamente legato», ha dichiarato a margine della proclamazione. «La ricorrenza dei dieci anni dal sisma avrebbe dovuto raccontare una ricostruzione ormai compiuta, fatta di cantieri terminati e comunità tornate a guardare avanti. Invece attraversiamo giorni difficili». Il riferimento è all’inchiesta che ha investito il settore della ricostruzione. Su questo fronte Squartini ribadisce la linea del sindacato: «Continueremo a chiedere che siano accertate le responsabilità e contrastate con fermezza tutte le situazioni di illegalità, come abbiamo fatto fin dall’inizio, vigilando perché non si verificassero». La priorità, però, è un’altra: trovare soluzioni che tutelino l’occupazione. Sono centinaia, se non migliaia, i lavoratori diretti e dell’indotto coinvolti, e interi paesi rischiano di vedere bloccata una ricostruzione che in alcuni casi era arrivata quasi a conclusione. «Lavoreremo perché si trovino soluzioni capaci di salvaguardare i posti di lavoro e dare continuità alla rinascita di questi territori», assicura il neosegretario. «Non dobbiamo lasciare che la fiducia venga meno: queste comunità hanno il diritto di tornare a costruire il proprio futuro».

Politica

Inchiesta sisma, Appendino (M5S) contro Meloni: "Interrompa il silenzio complice"

Inchiesta sisma, Appendino (M5S) contro Meloni: "Interrompa il silenzio complice"

29/10/2026 12:40

L'inchiesta sulla ricostruzione post-sisma nelle Marche diventa terreno di scontro politico nazionale. A intervenire è Chiara Appendino, deputata del Movimento 5 Stelle ed ex sindaca di Torino, che in una nota attacca Fratelli d'Italia e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiedendo chiarimenti sulle persone coinvolte nell'indagine e sulle eventuali responsabilità politiche. Nel mirino della parlamentare pentastellata finiscono soprattutto Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Francesco Acquaroli, e lo stesso governatore marchigiano. Appendino contesta quello che definisce il silenzio dei vertici di FdI sulla vicenda e chiede alla premier di intervenire. "Sulla spregevole ‘cricca’ che ha speculato e condizionato gli appalti della ricostruzione post-sisma nelle Marche c’è un dato politico devastante ed inaccettabile: il silenzio assordante e vergognoso di Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni e i vertici del suo partito si stanno nascondendo dietro l'omertà mediatica, sperando di far passare sotto silenzio l'ennesimo scandalo che colpisce la loro classe dirigente. Ma il M5S non intende fare sconti: FdI deve rispondere chiaramente di quanto sta emergendo nelle Marche. A gestire questo sistema marcio c’era Fabio Pistarelli, uomo chiave e fidatissimo del governatore meloniano Francesco Acquaroli. Non possiamo derubricare tutto a una mera vicenda giudiziaria". La deputata attribuisce quindi una responsabilità politica diretta al partito della presidente del Consiglio e pone l'accento sul ruolo di Acquaroli, chiedendo se fosse a conoscenza di quanto contestato nell'ambito dell'inchiesta: "La responsabilità politica di Fratelli d'Italia è totale: o Acquaroli sapeva e ha taciuto, oppure non si è accorto di nulla dimostrando una totale inadeguatezza a guidare una regione ferita dal terremoto. Non è certo la prima volta che Fratelli d'Italia si trova al centro di vicende torbide che evidenziano legami imbarazzanti, affari loschi e contiguità con la criminalità organizzata e ambienti di malaffare". L'affondo si sposta poi direttamente su Giorgia Meloni. Appendino critica la posizione della premier e richiama il ruolo della struttura commissariale per la ricostruzione, che fa capo alla presidenza del Consiglio: "Mentre Giorgia Meloni è sempre pronta a fare la morale agli altri, oggi sceglie di tacere, scaricando sottobanco il suo governatore pur di non metterci la faccia. Ricordiamo che la struttura commissariale fa capo direttamente a Palazzo Chigi: la Premier interrompa questo silenzio complice, chieda scusa e condanni con fermezza questo ennesimo insulto alle migliaia di famiglie terremotate che nel 2016 hanno perso tutto".

Elezioni Tolentino, Civico22 rompe gli indugi: "Siamo alternativi sia alla destra sia al sindaco Sclavi"

Elezioni Tolentino, Civico22 rompe gli indugi: "Siamo alternativi sia alla destra sia al sindaco Sclavi"

29/10/2026 10:10

In vista delle prossime elezioni amministrative di Tolentino, Civico22 ribadisce la propria collocazione politica e prende le distanze sia dal centrodestra sia dall'amministrazione del sindaco Mauro Sclavi. A mettere nero su bianco la posizione del movimento è Paolo Dignani, coordinatore di Civico22, che in una nota stampa rivendica la coerenza del percorso politico del gruppo e la volontà di costruire un'alternativa fondata su valori progressisti e riformatori. "Ma voi di Civico22, da che parte state?", è la domanda da cui parte la riflessione di Dignani. Una richiesta di chiarimento alla quale il coordinatore risponde rivendicando un'identità precisa: "La politica non può essere ridotta a semplice tifoseria". Il movimento, spiega, si riconosce in una visione che mette insieme libertà individuale, merito, giustizia sociale e tutela dei più fragili, con uno sviluppo economico legato all'inclusione, all'istruzione e alla qualità dei servizi pubblici. La linea politica viene quindi definita senza ambiguità: "La nostra posizione è di netta alternativa sia alla destra, di cui rifiutiamo la visione regressiva sui diritti, l'approccio propagandistico e l'idea di una società fondata sulle disuguaglianze e sui rapporti di forza, sia al sindaco Sclavi". Dignani torna sulla scelta compiuta da Civico22 quattro anni fa, quando il movimento si oppose al progetto politico dell'attuale sindaco. Una contrarietà che, secondo il coordinatore, non è venuta meno con il passare del tempo. "La prova dei fatti e gli anni del suo governo cittadino hanno confermato le nostre riserve", sostiene, contestando una gestione che giudica "priva di una reale pianificazione strategica e incapace di incidere sulle vere emergenze strutturali della città, dalla sanità territoriale al rilancio sociale del centro storico, dalla gestione dei rifiuti e la gestione dell’acqua pubblica che rischia di finire in mani private (con tutto quello che ne consegue in negativo per la nostra ASSM)".  Nel mirino finisce anche il rapporto politico del primo cittadino con il centrodestra. Secondo il coordinatore di Civico22, Sclavi "in ogni circostanza utile si è sempre posto accanto agli uomini di potere del centrodestra", una posizione che Dignani considera "in antitesi con la nostra visione politica". In vista della prossima tornata elettorale, Civico22 rivendica il proprio ruolo autonomo e si propone come punto di riferimento per i cittadini alla ricerca di una proposta alternativa. "Essere civici non significa essere neutrali o privi di valori", evidenzia Dignani, sottolineando la volontà di sottrarsi alle logiche dei partiti senza rinunciare a un'identità politica ed etica riconoscibile. Il movimento, aggiunge, non intende inseguire intese dettate esclusivamente dalla convenienza elettorale. "Per le imminenti amministrative, Civico22 non cerca accordi di comodo né scorciatoie elettorali". L'obiettivo dichiarato è costruire per Tolentino un'alternativa "seria, progressista e riformatrice", basata sulla sobrietà, sul buon senso e sulla buona amministrazione. "Siamo stati e saremo disponibili al dialogo e al confronto anche con chi ha svolto un ruolo diverso dal nostro in questi anni - precisa Dignani -, secondo la logica dell’inclusione e della contaminazione di idee e valori, in un contesto di reale rispetto della nostra identità e secondo un percorso chiaro, al di là di tutte le possibili ambiguità e giochi di tattica politica. A chi cerca alleanze di facciata o logiche di potere lasciamo i soliti calcoli". "Prendiamo inoltre le distanze da chi, quattro anni fa, in sede di ballottaggio stracciandosi le vesti pretendeva che Civico22 indicasse il voto per Sclavi in contrapposizione alla candidata del centrodestra Luconi, per poi bollare oggi lo stesso Sclavi come "fascista" nel più classico dei trasformismi politici. La differenza tra Civico22 e chi si limita a recitare il ruolo del rappresentante del popolo sta tutta qui, nella coerenza e nell'esserci sempre battuti sul terreno delle idee e dei progetti, senza mai far venire meno il rispetto per le persone", conclude Dignani.  

Sanità

Qualità e sicurezza in sanità, l’Ast Macerata certifica 13 Unità operative

Qualità e sicurezza in sanità, l’Ast Macerata certifica 13 Unità operative

26/10/2026 14:00

L’Azienda sanitaria territoriale di Macerata rafforza il proprio percorso di miglioramento della qualità dei servizi. Al termine delle verifiche condotte nei giorni scorsi dagli organismi accreditati, l’Ast ha ottenuto la conferma della certificazione ISO 9001:2015 per 11 Unità operative, estendendo il riconoscimento ad altre due strutture, che lo conseguono per la prima volta. Le nuove certificazioni riguardano la Patologia clinica degli ospedali di Macerata, San Severino Marche e Camerino e la Radiodiagnostica delle strutture di Macerata, Tolentino e Treia. Il risultato porta a 13 il numero complessivo delle Unità operative certificate. Le attività di verifica si sono svolte con la supervisione del direttore amministrativo, il dottor Milco Coacci, e il coordinamento operativo della coordinatrice infermieristica, la dottoressa Beatrice Venanzetti. La certificazione ISO 9001:2015 attesta la conformità del sistema di gestione della qualità a uno standard internazionale che punta a garantire processi organizzativi strutturati, procedure controllate e un costante monitoraggio delle attività. Il modello prevede l’analisi e la gestione dei rischi, l’ottimizzazione delle risorse e la verifica dell’efficacia dei processi, con particolare attenzione alla sicurezza, alla trasparenza e ai bisogni degli utenti. «L’estensione del perimetro di certificazione ad altre due Unità operative evidenzia la volontà dell’Ast di diffondere in modo capillare le buone pratiche organizzative su tutta la rete dei servizi territoriali e ospedalieri, grazie all’impegno costante di tutto il personale medico, infermieristico, tecnico e amministrativo», ha dichiarato il direttore generale dell’Ast di Macerata, Alessandro Marini. «Mantenere ed estendere questi standard significa offrire ai cittadini servizi sanitari sempre più efficienti, tracciabili e orientati all’eccellenza», ha aggiunto. Il riconoscimento ISO 9001:2015 interessa complessivamente l’Oncologia di Macerata, la Fisica medica, la Medicina nucleare, la Terapia del dolore, la Radioterapia oncologica, il Servizio di prevenzione e protezione, il Blocco operatorio di Macerata, le Professioni sanitarie, la Farmacia ospedaliera di Macerata, la Centrale operativa 118 di Macerata e l’Anestesia e rianimazione di Macerata, oltre alla Patologia clinica degli ospedali di Macerata, San Severino Marche e Camerino e alla Radiodiagnostica degli ospedali di Macerata, Tolentino e Treia. La conferma della certificazione e la sua estensione rappresentano un ulteriore passaggio nel percorso intrapreso dall’Ast di Macerata per consolidare procedure organizzative condivise e promuovere il miglioramento continuo delle prestazioni. Un lavoro che coinvolge le diverse professionalità sanitarie e amministrative e che punta a rendere i servizi sempre più rispondenti alle esigenze dei cittadini.

Menopausa e alimentazione: prendersi cura del corpo che cambia

Menopausa e alimentazione: prendersi cura del corpo che cambia

24/10/2026 16:00

La menopausa è una fase naturale della vita, eppure è spesso accompagnata da preoccupazioni che riguardano soprattutto il peso, la forma fisica e i cambiamenti che si riflettono sul corpo. Si parla meno, invece, di ciò che accade alla massa muscolare, alle ossa e alla salute metabolica. Proprio da qui vale la pena partire per comprendere come l'alimentazione possa diventare un'alleata in questa fase. La riduzione degli estrogeni che accompagna la menopausa favorisce alcuni cambiamenti nella distribuzione del grasso corporeo, con una maggiore tendenza ad accumularlo nella zona addominale. L'aumento di peso osservato nella mezza età, tuttavia, non dipende esclusivamente dagli ormoni: anche l'invecchiamento, la riduzione dell'attività fisica e i cambiamenti del dispendio energetico contribuiscono. Non è quindi inevitabile ingrassare, né è necessario ricorrere a diete drastiche per contrastare ogni cambiamento. Un aspetto particolarmente importante riguarda la massa muscolare. Con l'avanzare dell'età, questa tende progressivamente a ridursi, soprattutto in assenza di un'attività fisica adeguata. Preservarla significa sostenere la forza, l'autonomia e la funzionalità dell'organismo. In questo contesto, le proteine assumono un ruolo importante: pesce, uova, latticini, legumi e altre fonti proteiche possono contribuire a soddisfare il fabbisogno, all'interno di un'alimentazione varia e adeguata alle necessità individuali.  A completare il quadro è il movimento, in particolare l'esercizio contro resistenza, che aiuta a mantenere massa e forza muscolare. Anche le ossa meritano attenzione. La diminuzione degli estrogeni accelera la perdita di massa ossea e può aumentare, nel tempo, il rischio di osteoporosi. Per sostenerne la salute è importante assicurare un apporto adeguato di calcio, presente per esempio in latte e derivati, in alcune acque minerali e in alimenti vegetali come alcune verdure e semi di sesamo. La vitamina D contribuisce all'assorbimento del calcio e alla salute ossea; l'eventuale integrazione va valutata in base alle esigenze individuali e al rischio di carenza. Anche in questo caso, l'alimentazione lavora insieme all'attività fisica e agli altri fattori di prevenzione. Non esiste, dunque, un alimento capace di riequilibrare da solo gli ormoni o una dieta specifica adatta a tutte le donne in menopausa. Un modello alimentare ispirato alla dieta mediterranea, ricco di vegetali, legumi, cereali integrali, fonti proteiche varie e grassi insaturi, rappresenta una buona base per la salute complessiva. Infine, vampate, disturbi del sonno e cambiamenti dell'umore non devono essere semplicemente sopportati: quando incidono sulla qualità della vita, meritano un confronto con il medico. L'alimentazione può sostenere la salute, ma non sostituisce le terapie indicate per i sintomi. La menopausa non è una condizione da combattere, ma una fase naturale della vita da vivere con consapevolezza, imparando a comprendere i cambiamenti del proprio corpo e a rispondere alle sue nuove esigenze con strumenti adeguati, senza rincorrere soluzioni rapide o modelli estetici irrealistici.

Sport

Pallavolo Macerata, Alema Energy nuovo co-title sponsor: i biancorossi cambiano nome

Pallavolo Macerata, Alema Energy nuovo co-title sponsor: i biancorossi cambiano nome

29/10/2026 12:00

La Pallavolo Macerata accoglie un nuovo partner per la stagione 2026-2027. Alema Energy entra come co-title sponsor al fianco del Gruppo Fisiomed, dando vita alla nuova denominazione ufficiale della squadra: Gruppo Fisiomed Alema Energy Macerata. La collaborazione rafforza il legame tra sport e imprese del territorio. Alema Energy è il marchio di Alema Solutions, azienda con sede a Piediripa di Macerata, specializzata nei settori della compressione del metano, dell'automazione e del fotovoltaico. La società è certificata ISO 9001, standard che attesta la conformità del proprio sistema di gestione della qualità. Il nuovo sponsor affiancherà così il Gruppo Fisiomed, realtà attiva in ambito medico-sanitario, nel percorso dei biancorossi, impegnati nel quarto campionato di Serie A2 della loro storia. La squadra, composta da un mix di giovani ed elementi d'esperienza, è guidata da coach Romano Giannini e dal capitano Luigi Randazzo. Il punto di riferimento per la squadra e i tifosi resta il Banca Macerata Forum. A spiegare le ragioni della partnership è la stessa Alema Solutions, che sottolinea il legame con la comunità locale e la volontà di sostenere lo sport cittadino: "Siamo orgogliosi di affiancare Gruppo Fisiomed a sostegno della Pallavolo Macerata. Questa collaborazione esprime il nostro legame con il territorio e la volontà di sostenere lo sport locale. Ai giocatori, allo staff e a tutta la società rivolgiamo il nostro augurio per la stagione, con il piacere di condividere questo percorso insieme ai tifosi ed alla città". Soddisfazione anche da parte della società biancorossa. Gianluca Tittarelli ha accolto positivamente l'ingresso del nuovo partner, evidenziando il valore della collaborazione con una realtà imprenditoriale del Maceratese: "È sempre bello quando una grande realtà del nostro territorio decide di legarsi alla nostra Società sportiva e al nostro progetto. Ringraziamo molto Alema Solutions per l'entusiasmo dimostrato nel condividere la nostra proposta e speriamo che si possano scrivere insieme belle pagine di sport". L'ingresso di Alema Energy accompagna dunque una nuova fase del progetto biancorosso, con l'obiettivo di consolidare il percorso sportivo della squadra anche attraverso il sostegno delle aziende del territorio.

Aurora beffata nel finale: la Fermana pareggia al 91' e la semifinale di Coppa resta aperta

Aurora beffata nel finale: la Fermana pareggia al 91' e la semifinale di Coppa resta aperta

28/10/2026 17:32

Finisce 1-1 tra Aurora Treia e Fermana la semifinale di andata di Coppa Italia Eccellenza Marche. Non ha deluso la partita del Capponi, che al suo termine lascia tutto in equilibrio: i biancorossi conducono dopo il vantaggio iniziale, ma vengono riagganciati nel finale. Tutto aperto per il return match al Recchioni, con la tegola per il tecnico cuciniero Ricci degli infortuni di Sbaffo e Melchiorri (neanche convocato) a cui pensare per la prossima sfida di campionato. La Fermana parte meglio e al minuto 11 si fa pericolosa con Hussein, che, servito dal traversone di Thiakane dalla destra, non trova sottoporta lo specchio col piattone. L’Aurora replica col gol al 18': punizione dalla mancina affilata di Senigagliesi che sorprende Gagliardini. I treiesi sono più pericolosi degli avversari e praticamente creano tutte le chance della prima frazione: al 23' richiesto un fallo da rigore dalla formazione di casa per tocco di mano, si prosegue. Al 26' Sbaffo pesca al centro Senigagliesi che gira col mancino, riflessi di Gagliardini che salva. Al 28' Senigagliesi parte in contropiede, triangola con Sbaffo e scarica per Nasic al limite, che fa partire una fucilata che centra la traversa. Al 40' cross per Seye a centro area che colpisce male da buona posizione. Si riprende e al 53' Fofi chiama alla parata in presa Barbacani dal limite. Un minuto dopo, in un’azione convulsa, un tiro deviato di Calamita porta Smetana davanti a Gagliardini, ma il portiere fermano mura l’avanti rivale. Al 58' Senigagliesi ci prova dalla distanza, la sfera sorvola la traversa. Fofi ed Hussein cercano successivamente da fuori la porta, ma i tiri sono deboli. Al 78' invece Hussein colpisce l’esterno della rete su punizione. Un minuto dopo Seye va in terra dopo un contrasto in area, ma si prosegue. Al minuto 87' si lamenta invece la Fermana per un contatto tra Fofi e Barbacani in uscita, giallo per proteste a Bert Alan. Al 91' la Fermana impatta: una combinazione di prima intenzione porta Fofi davanti a Barbacani, il numero 9 ospite scavalca col cucchiaio il portiere avversario e regala l’1-1 definitivo. AURORA TREIA 1: Barbacani, Calamita, Vanzan, Favo, Cantarini, Ale (79' Bartolini), Senigagliesi, Nasic (89' Giuliodori), Sbaffo (31' Seye), Alla, Smetana (77' Nouri). All. Ricci. FERMANA 1: Gagliardini, Malafronte (52' Incelli), Ruano Castellanos (46' Lattanzi), Barellini, Barculli (67' Carosi), Fofi, Hussein, Thiakane, Matini, Seproni, Bert Alan (89' Raparo). All. Sansovini. ARBITRO: Houssam Eddin Chenouf di Pesaro RETI: 18' Senigagliesi, 91' Fofi.   Note: ammoniti Vanzan, Ruano, Bert Alan, Fofi. Corner: 3 a 2. Recupero: 1', 6'.

Economia

Inchiesta sulla ricostruzione, Cna Macerata: "Tutelare le imprese oneste, i cantieri regolari non si fermino"

Inchiesta sulla ricostruzione, Cna Macerata: "Tutelare le imprese oneste, i cantieri regolari non si fermino"

28/10/2026 09:40

Le notizie emerse dall’inchiesta sulla ricostruzione post sisma hanno colpito duramente il mondo produttivo maceratese. A commentarle è Simone Giglietti, presidente di Cna Macerata, che parla di un quadro «inquietante» e di un colpo pesante per il territorio, per le famiglie e per l’economia locale. L’attenzione dell’associazione, che rappresenta le piccole e medie imprese della provincia, si concentra soprattutto sulle aziende corrette, che rischiano di pagare le conseguenze di condotte altrui. Si tratta di imprese che potrebbero aver già perso occasioni di lavoro a causa di una concorrenza falsata da pratiche illecite e che ora rischiano un’ulteriore penalizzazione per le ricadute dell’indagine. La preoccupazione, spiega Giglietti, non riguarda solo le imprese edili ma l’intera filiera della ricostruzione: elettricisti, impiantisti, termoidraulici, fornitori e le molte attività artigiane presenti nei cantieri, con i loro dipendenti e le rispettive famiglie. Eventuali sospensioni dei lavori, ritardi nei pagamenti e difficoltà operative potrebbero innescare un effetto a catena sull’intera economia locale, già alle prese con una fase complessa. Da Cna arriva comunque un messaggio di rassicurazione per chi ha lavorato nel rispetto delle norme: la ricostruzione deve andare avanti e c’è fiducia che i cantieri estranei all’inchiesta possano proseguire regolarmente. Per quelli coinvolti nelle indagini, l’auspicio è che si trovino rapidamente soluzioni che garantiscano la continuità degli interventi, nel rispetto della legalità e nell’interesse delle famiglie e delle comunità colpite dal sisma. Giglietti, che è anche costruttore, solleva poi un interrogativo: le irregolarità contestate riguardano solo gli aspetti economici e amministrativi o hanno toccato anche l’esecuzione dei lavori? Il presidente pensa, ad esempio, all’eventuale impiego di materiali di qualità inferiore a quella prevista o in quantità non conformi al progetto, oppure a errori di lavorazione e posa da parte di manodopera non adeguatamente formata. Circostanze che, se verificate, potrebbero compromettere la sicurezza e la stabilità di edifici e opere. «Per quanto ci risulta non ci sono elementi per affermare che sia accaduto», precisa, ma in un territorio ad alto rischio sismico è fondamentale fugare ogni dubbio. Su questo fronte le imprese del territorio si dicono pronte a mettere a disposizione competenze e professionalità, nelle forme opportune, per collaborare con istituzioni e organismi competenti. «Dobbiamo impegnarci tutti affinché questa vicenda non provochi una nuova paralisi della ricostruzione», conclude Giglietti, «penalizzando ancora una volta proprio chi è stato vittima del terremoto».

Caso Crucianelli, Confindustria Macerata: "Legalità e trasparenza principi non negoziabili"

Caso Crucianelli, Confindustria Macerata: "Legalità e trasparenza principi non negoziabili"

24/10/2026 12:00

 Enrico Crucianelli, presidente di Ance Macerata e componente del Consiglio di presidenza di Confindustria Macerata, ha deciso di autosospendersi dagli incarichi associativi in seguito al suo coinvolgimento nell'inchiesta giudiziaria sulla ricostruzione post-sisma. La decisione è stata accolta da Confindustria Macerata, che ha diffuso una nota ufficiale per esprimere la propria posizione sulla vicenda. L'indagine riguarda presunti illeciti negli appalti pubblici e nei cantieri della ricostruzione dopo il terremoto, nell'ambito di un'inchiesta che ha portato all'esecuzione di misure cautelari. Una vicenda delicata, sulla quale l'associazione imprenditoriale dichiara di voler mantenere la massima attenzione, nel rispetto dell'attività degli inquirenti e delle garanzie riconosciute alle persone coinvolte. Nel comunicato diffuso il 23 ottobre, Confindustria Macerata prende atto della scelta di Crucianelli, riconoscendo «il senso di tempestiva responsabilità» che, secondo l'associazione, caratterizza la decisione di autosospendersi in questa fase. L'organizzazione sottolinea inoltre di seguire con attenzione gli sviluppi dell'indagine, ribadendo il pieno rispetto per il lavoro della magistratura e delle autorità competenti, insieme alla necessità di tutelare le garanzie individuali e il principio di presunzione di non colpevolezza. Nel documento, Confindustria Macerata richiama con fermezza i valori sui quali si fonda l'attività associativa. «La legalità, l'integrità e la trasparenza sono principi costitutivi dichiarati nel proprio codice etico e nella carta dei valori associativi, e condizioni non negoziabili», si legge nella nota. Una presa di posizione con cui l'associazione ribadisce la propria linea di condotta in una fase in cui l'inchiesta sulla ricostruzione post-sisma ha acceso i riflettori sul sistema degli appalti e sugli interessi economici legati agli interventi nei territori colpiti dal terremoto. Confindustria Macerata conferma quindi l'intenzione di proseguire il proprio impegno nel segno dei principi etici dichiarati, sottolineando la responsabilità nei confronti degli associati, delle istituzioni e dell'intera comunità.  

Scuola e università

L'Università di Macerata consegnerà la laurea honoris causa a Julio Velasco

L'Università di Macerata consegnerà la laurea honoris causa a Julio Velasco

27/10/2026 17:50

Cinquant'anni dopo l'interruzione degli studi in Argentina, Julio Velasco riceverà dall'Università di Macerata la laurea magistrale honoris causa in Scienze filosofiche, riallacciando un percorso accademico lasciato incompiuto a pochi esami dal traguardo. La cerimonia è in programma mercoledì 11 novembre alle 11 al Teatro Lauro Rossi e sarà uno dei due appuntamenti che uniranno sport, formazione e università nella città. Nella stessa giornata, infatti, verrà inaugurata anche la nuova sede del Centro universitario sportivo (Cus) in viale Indipendenza 10, nel quartiere di Santa Croce. L'apertura della struttura è prevista alle 9.30 e rappresenta un nuovo tassello nel progetto di campus diffuso dell'ateneo maceratese. Prima di diventare uno degli allenatori più vincenti della pallavolo mondiale, Velasco sognava di insegnare Filosofia. Aveva studiato per cinque anni all'Università di La Plata, in Argentina, ma il colpo di Stato militare del 1976 lo costrinse a lasciare la città e trasferirsi a Buenos Aires, interrompendo il percorso universitario. La pallavolo divenne così la sua strada professionale. Dopo aver avviato la carriera italiana a Jesi nel 1983, Velasco è stato protagonista dei successi della "Generazione di fenomeni" con la nazionale maschile negli anni Novanta. Più recentemente ha guidato la nazionale italiana femminile alla conquista del primo oro olimpico della sua storia, a Parigi 2024, e al titolo mondiale nel 2025. Il riconoscimento dell'Università di Macerata vuole valorizzare non soltanto i risultati sportivi, ma anche il legame tra il pensiero filosofico e il suo modo di guidare le squadre e valorizzare le persone. "Per Julio, aver dovuto interrompere gli studi di Filosofia a pochi esami dalla laurea è sempre stato un cruccio", ha ricordato Marcello Mancini, presidente e amministratore delegato di ROI Group, che collabora con Velasco dal 2010. "Ma la filosofia l'ha sempre portata in campo, nel modo di guidare le squadre e valorizzare le persone". Mancini ha sottolineato anche una delle caratteristiche del tecnico: "La sua forza è che non motiva gli altri, ma li aiuta a sviluppare le motivazioni che hanno già". La nuova sede del Cus: palestra, fitness e spazi accessibili L'inaugurazione del nuovo polo sportivo aprirà la giornata alle 9:30 in viale Indipendenza 10. La struttura, nel quartiere di Santa Croce e a poca distanza dalle residenze universitarie Matteo Ricci, è pensata per ampliare le opportunità sportive e di socialità della comunità accademica. "Il nuovo polo, nel quartiere di Santa Croce, diventerà uno dei cuori della nostra Università", ha dichiarato il rettore John McCourt, sottolineando che lo sport deve essere un'opportunità sia per chi pratica attività agonistica sia per chi cerca occasioni di benessere e incontro. Le strutture saranno inoltre una risorsa per il corso di laurea in Scienze motorie, che ha già raggiunto 175 iscrizioni. Il complesso comprende una grande palestra attrezzata per ospitare competizioni di pallavolo, pallacanestro e calcio a cinque anche di livello nazionale, con una tribuna da oltre 300 posti. Sono previsti inoltre spazi per il fitness, una sala pesi e una palestra per il judo. Particolare attenzione è stata riservata all'accessibilità e alla sostenibilità ambientale, con la riqualificazione delle aree esterne e la piantumazione di 88 nuovi alberi. "Con il nuovo polo sportivo non solo offriamo ulteriori spazi alla comunità universitaria, ma contribuiamo a valorizzare il quartiere di Santa Croce", ha evidenziato il direttore generale dell'ateneo, Domenico Panetta. Come seguire la cerimonia La cerimonia per il conferimento della laurea honoris causa a Julio Velasco sarà riservata agli invitati, ma potrà essere seguita in diretta dall'Auditorium UniMc, in via Padre Matteo Ricci 2, e online sul sito www.unimc.it/velasco. La giornata unirà così il riconoscimento a una figura simbolo dello sport italiano all'apertura di un nuovo spazio universitario, nel segno del valore educativo e sociale dello sport.

KreativEU, Camerino al centro dell’Europa universitaria: undici atenei a confronto

KreativEU, Camerino al centro dell’Europa universitaria: undici atenei a confronto

27/10/2026 15:00

Camerino si apre all’Europa e rafforza il proprio ruolo nella costruzione di uno spazio universitario comune. Ha preso il via questa mattina, nell’Agorà del ChIP dell’Università di Camerino, la settimana di incontri e attività dedicata a KreativEU, l’Alleanza europea che riunisce undici università di altrettanti Paesi e che vede Unicam come unico partner italiano. Fino al 31 ottobre, l’Ateneo camerte ospita rettori e rappresentanti delle università aderenti, docenti e personale amministrativo impegnati nelle attività del progetto, per un totale di circa 120 partecipanti. Una settimana di confronto e progettazione per rafforzare le relazioni tra gli atenei e costruire un campus europeo condiviso, capace di ampliare le opportunità di formazione, ricerca e mobilità per studenti e personale universitario. La giornata inaugurale si è aperta con il saluto del rettore di Unicam, Graziano Leoni, seguito dall’introduzione di Renato De Leone, coordinatore istituzionale di KreativEU per l’Università di Camerino. Sono quindi intervenuti il presidente dell’Alleanza, João Freitas Coroado, il segretario generale Célio Gonçalo Marques e il prorettore vicario con delega all’internazionalizzazione Emanuele Tondi, componente del Managing Board di KreativEU. Spazio anche alla rappresentanza studentesca con Rebeka Juhászova ed Edoardo Pettinari, rispettivamente presidente e vicepresidente della Student Union dell’Alleanza. Le conclusioni sono state affidate a Renato De Leone. Avviata nel gennaio 2025 e cofinanziata dalla Commissione europea nell’ambito dell’iniziativa European Universities del programma Erasmus+, KreativEU coinvolge università di Italia, Portogallo, Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia, Svezia e Turchia. Il progetto proseguirà fino al 2028 e può contare su un finanziamento complessivo di 14,4 milioni di euro, di cui oltre 1,5 milioni destinati all’Università di Camerino. Cultura, creatività e patrimonio condiviso costituiscono le basi di un percorso che punta a rendere sempre più stretta la collaborazione tra gli atenei, favorendo nuove forme di didattica e ricerca e promuovendo innovazione, inclusione e sviluppo sostenibile. L’obiettivo è superare i confini tradizionali delle singole istituzioni per dare vita a una comunità accademica europea in cui competenze, esperienze e patrimoni culturali possano dialogare e arricchirsi reciprocamente. Il programma della settimana proseguirà con incontri istituzionali e sessioni di lavoro dedicate alle attività dell’Alleanza. Tra gli appuntamenti principali figura la cerimonia di inaugurazione del 691° anno accademico dell’Università di Camerino, in programma mercoledì 28 ottobre e dedicata al tema “Essere Università, costruire Europa”. La cerimonia vedrà anche l’intervento del presidente di KreativEU, João Freitas Coroado, e sarà seguita dal KreativEU Day. Le università partner presenteranno le proprie attività attraverso apposite postazioni, offrendo alla comunità universitaria l’occasione di conoscere da vicino gli atenei coinvolti e le opportunità di collaborazione sviluppate nell’ambito dell’Alleanza.

Cultura

Colmurano, una tela racconta le stigmate di san Francesco: i dettagli nascosti e l’ipotesi della presenza della città di Damietta

Colmurano, una tela racconta le stigmate di san Francesco: i dettagli nascosti e l’ipotesi della presenza della città di Damietta

Nelle prime ore di domenica 4 ottobre 2026, giorno in cui la Chiesa cattolica fa cadere l’ottavo centenario della morte di san Francesco di Assisi, ho avuto il piacere di ricevere un messaggio digitale nel quale il mittente, conoscendo la mia ricerca quasi maniacale dei particolari, mi chiedeva che cosa riuscissi a vedere e che cosa si potesse celare nell'immagine digitale che aveva allegato alla comunicazione e che raffigurava una tela, gravemente danneggiata, dove san Francesco riceve le stigmate. Ora, sebbene la bellezza in tutte le sue espressioni mi affascini in modo particolare e che la Cultura in generale mi interessi anche dal punto di vista storico, iconografico, religioso e simbolico...io, sono e resto un semplice cittadino, che non ha nulla da insegnare a chi restaura professionalmente e digitalmente le opere d’arte; questo però mi permette, proprio in qualità di privato cittadino, di poter esprimere liberamente un mio giudizio in merito a questa tela, con la speranza, che possa essere d’aiuto a chi vorrà, in qualsiasi modo, prenderla in considerazione. Credo che il miglioramento della nostra società si costruisca, giorno dopo giorno, attraverso le azioni quotidiane dei singoli cittadini. Perché tutto ciò che diciamo e facciamo rappresenta anche un esempio per gli altri, nel bene e nel male; ecco perché i nostri pensieri e le nostre azioni dovrebbero sempre avere come fondamento il bene comune, perché solo così possono avere il potere di migliorare profondamente la nostra cultura. A tale riguardo mi permetto di rivolgere a tutte le autorità competenti e alle moderne figure di “mecenatismo culturale”, il mio accorato messaggio di aiuto, perché non si perda un’opera che potrebbe essere molto preziosa, e non solo a livello artistico, considerando ciò che sicuramente nasconde; ecco perché credo che varrebbe la pena tentarne un restauro anche se l’incuria l'ha abbandonata in pessime condizioni. Non nascondo che sono stati fatti vari tentativi di ricostruzione digitale, utilizzando la cosiddetta “intelligenza artificiale”. Ma malgrado sia stata usata una famosa IA a pagamento, considerata di medio livello (livello nel quale ritengo possano essere collocate la mia intelligenza e la mia cultura), utilizzata anche da professionisti... e che siano state poste diverse domande, anche molto complesse e ricche di informazioni... ebbene, tutti i risultati sono stati a dir poco deludenti e in alcuni casi addirittura sconcertanti, quando, solo per fare pochi esempi, l’IA ha spostato sul braccio sinistro di Francesco la stigmate che avrebbe dovuto essere nel costato; quando ha inserito un’aureola, chiaramente non presente sulla tela originale; o quando ha letteralmente schiacciato, sotto un blocco di roccia, la figura di un povero frate inginocchiato in preghiera... Questo ci dovrebbe far riflettere sui tempi che la moderna società si sta imponendo, perché occorre veramente poco tempo per compiere degli errori, che però ne richiedono molto, anche solo per tentare di portarli alla luce. Naturalmente nel restauro professionale e digitale delle opere d’arte, per ricostruire le parti mancanti o danneggiate... sono utilizzate IA particolarmente evolute; questo però, non può inficiare le mie conclusioni negative riguardanti i risultati ottenuti con uno specifico sistema tecnologico che gli “ingegneri” hanno chiamano “intelligenza artificiale”, e che non ha visto ciò che avrebbe potuto facilmente vedere, ha tolto ciò che doveva essere lasciato e aggiunto ciò che non era presente... usando qualcosa di molto simile a quella che negli esseri umani si chiama... fantasia. Purtroppo però, anzi, per fortuna, il ripristino delle parti mancanti di un’opera d’arte non dovrebbe mai essere fatto seguendo la fantasia, ma attenendosi scrupolosamente a vari criteri fondamentali, come ad esempio quello di intervenire, in modo riconoscibile, solo laddove fosse necessario. Oltre a questo sarebbe doveroso studiare anche i materiali usati dall’artista, la sua tecnica pittorica, la storia dell’evento e dei personaggi in essa raffigurati; e, non da ultimo, cercare di approfondire i significati simbolici che la tradizione artistica normalmente applica, sia al tema rappresentato nell’opera presa in esame, sia ai soggetti e agli oggetti che “vivono” in essa. Ecco perché in questo caso, come prima cosa, parlerò della storia che si cela dietro l’evento raffigurato nella tela, mentre, successivamente, avrò ben cura di parlare dei suoi contenuti simbolici. Nel maggio del 1213, nel castello di San Leo (nel Montefeltro), il conte Orlando Cattani di Chiusi, profondamente colpito dalla predicazione di Francesco d’Assisi, gli fece dono del monte della Verna (o Vernia e anticamente Laverna). Il Conte definì il monte “divotissimo”, adatto alla vita solitaria e alla penitenza. Prima dell’arrivo dei frati, la presenza umana in quei luoghi isolati era esclusivamente composta da persone che sfuggivano ad altri uomini o alla Legge. Francesco si recò diverse volte sul monte, e costruì insieme ai confratelli una chiesetta in legno e pietra, sul modello della Porziuncola di Assisi. Era un minuscolo luogo di preghiera, isolato e pensato per raccogliere pochi frati in un contesto di totale solitudine e contemplazione. Pertanto, quando Francesco nel settembre del 1224 giunse sul monte accompagnato da frate Leone per ritirarsi in preghiera, non trovò grandi edifici, conventi, o costruzioni di altro genere, ma solamente quella chiesetta immersa in una natura selvaggia, e in un bosco plurisecolare famoso per le sue imponenti rocce dalle profonde fenditure prodotte, secondo alcune credenze devozionali religiose, da una sorta di “risonanza sismica cosmica” ... originatasi nel momento in cui Gesù morì sulla croce. Frate Leone era uno dei compagni più fidati e vicini a Francesco; e ci sono opinioni discordanti riguardanti ciò che vide e dove si trovasse quando il 17 settembre del 1224 il “Poverello di Assisi”, che si era appartato in preghiera, ricevette le stigmate. I documenti più accreditati parlano solamente di ciò che vide Francesco (anche se non amava affrontare l’argomento o mostrare le ferite), e cioè la figura di un angelo Serafino con sei ali tanto luminose quanto infuocate, che disceso dai cieli con un rapidissimo volo e tenendosi librato nell’aria, gli giunse talmente vicino da permettergli di vedere che tra le sue ali si trovava la figura di un uomo che aveva braccia e gambe distese su una croce, dove le mani e i piedi erano stati inchiodati. Vide due ali che si alzavano sopra il capo dell’uomo, due che si dispiegavano in volo e due che coprivano parte del corpo. Sul Monte della Verna Francesco spesso dialogava con Gesù chiedendogli di sentire, nella sua anima e nel suo corpo, il dolore che il Signore sostenne nell’ora della “acerbissima passione”, e che potesse sentire nel suo cuore quell’ “eccessivo amore” del quale Gesù era “acceso”, per tutti gli esseri umani. I fatti miracolosi accaduti quel 17 settembre avevano dato compimento all’intenso anelito di condividere umanamente quel dolore, poiché il corpo di Francesco fu segnato da profonde ferite alle mani, ai piedi e al costato (chiamate stigmate), simili a quelle subite da Gesù prima di essere deposto dalla croce. Passiamo ora alla tela. In alto a sinistra (guardando) si vede abbastanza chiaramente la figura di Gesù crocifisso portato in volo da un angelo, che però non sembra essere un Serafino, poiché questi angeli hanno la particolarità di possedere sei ali, mentre nella tela le due ali superiori non si vedono e questo, o perché in quella zona la tela è particolarmente deteriorata, oppure perché l’autore le ha volutamente omesse, per non so quali motivi. In diversi dipinti che rappresentano l’evento (così come in questo caso), Francesco riceve le stigmate per mezzo di raggi luminosi che partono dalle ferite inferte a Gesù e giungono specularmente sui punti delle corrispondenti stigmate. Nella tela analizzata, Francesco è colto in ginocchio ed è privo di aureola, questo ci dice che l’artista ha voluto rappresentare il “Poverello di Assisi” nel preciso momento storico in cui ha ricevuto le stigmate, cioè prima che fosse dichiarata ufficialmente la sua santità, iconograficamente identificata con l’aureola. Altro elemento interessante, che ci servirà più avanti, è dato dal colore del saio, che ai tempi di Francesco era “bruno bigio” (o, se preferite, “grigio cenere”), poiché rispettando il concetto di semplicità e il voto di povertà, era fatto con lana grezza non tinta, che poteva essere più o meno scura in relazione alla sua qualità, e naturalmente, al degrado dovuto dal trascorrere del tempo. Infatti, osservando attentamente la tela in prossimità del fondo del saio di Francesco, è possibile trovare una zona non particolarmente danneggiata che mostra ancora il colore “bruno bigio” dell’indumento.  Un’ultima nota utile alla ricostruzione delle parti mancanti si riferisce al cingolo, cioè alla corda che i francescani usavano (e usano) per cingere i loro sai intorno alla vita. Nel cingolo usato originariamente dai francescani non era presente alcun nodo lungo i due capi che pendevano; successivamente i capi presero a mostrare tre nodi (esistono dipinti raffiguranti Francesco con questo tipo di cingolo) per simboleggiare i tre voti della “Professione Religiosa” cioè: povertà, castità e obbedienza; infine, i nodi diventarono cinque, come il numero di ferite inferte al corpo di Gesù sul Golgota e ricevute miracolosamente da Francesco. A mio giudizio, proprio considerando il fatto che l’artista ha voluto cogliere Francesco in un preciso momento storico, propenderei per la scelta di un cingolo senza nodi. Passiamo al paesaggio. Nei dipinti che raffigurano Francesco nel momento del miracolo, le case, le grandi chiese o le intere città cinte da mura; visibili in lontananza o separate da barriere naturali dal luogo isolato e selvaggio in cui si trova il santo, rappresentano, in una buona parte di casi, il simbolico allontanamento fisico e spirituale dalla civiltà e dai “valori materiali” del “Poverello di Assisi”. In questo caso però le cose si complicano, perché sulla parte destra della tela, nella zona alta, è parzialmente visibile l'inizio di un agglomerato urbano. Guardando con maggiore attenzione si possono notare almeno cinque case con il tetto piano; almeno due torri slanciate che terminano con il tetto conico allungato e che hanno un ballatoio sottostante (probabilmente tre, una delle quali in una zona molto danneggiata del dipinto); una cupola semisferica e una specie di duna in corrispondenza di una porta. Da notare, inoltre, che all’interno della città le case sono particolarmente ammassate tra loro, mentre nella parte esterna sono attaccate l’una all’altra, formando così una sorta di muro protettivo. È presente anche una costruzione con il tetto spiovente. Dunque, considerando che la maggior parte delle costruzioni e la conformazione sia interna sia esterna del centro abitato, mostrano le caratteristiche tipiche dell’architettura e della cultura islamica, mi sento di ritenere valide due possibilità: o l’artista ha voluto rappresentare una città del meridione italiano (largamente influenzato da tale cultura), oppure, una città situata in un paese islamico non italiano. Non mi risulta che san Francesco d’Assisi abbia compiuto una grande attività missionaria nel meridione d’Italia, con importanti viaggi strutturati o permanenze prolungate, così come non mi risulta che vi abbia compiuto qualcosa di particolare rilevanza storica; quindi, mi domando: perché inserire in una tela ricca di simboli una città del sud Italia? La cosa acquisirebbe ben altra consistenza se considerassimo la possibilità che quell'agglomerato urbano si fosse trovato in un paese arabo. Questo perché Francesco compì un viaggio di straordinaria rilevanza storica e dai profondi significati sia religiosi, sia umani, proprio in Egitto, giungendo a Damietta per incontrare il Sultano al-Malik al-Kamil. E questo avvenne nel 1219, proprio durante la quinta crociata. L'unico elemento discordante con questa ipotesi, è la presenza nella tela di una costruzione con il tetto spiovente, quando, nel periodo della quinta crociata, tale tipologia costruttiva non era in uso a Damietta. L’artista però potrebbe averla inserita perché ignorava questo fatto, oppure, perché ha voluto usarla in modo simbolico indicando una sorta di presenza cattolico-cristiana in quei luoghi. Per confermare in qualche modo la scelta della città, vorrei farvi notare che, più o meno all’altezza dei fianchi di Francesco e sulla destra, si intravedono almeno due arcate dotate di un piano stradale che, sempre a mio opinabile giudizio, appartengono a un ponte. Il mio parere è che anche in questo caso l'artista abbia inserito come elemento simbolico la struttura piuttosto importante di un ponte, volendo rappresentare il “vero e proprio ponte di pace” costruito da Francesco in quell'incontro con il Sultano. Rivolgiamo ora il nostro sguardo alla sinistra della figura di Francesco, dove, sotto una specie di riparo che non sembrerebbe naturale, si possono facilmente notare le classiche pieghe (o se preferite, panneggi) di un saio con il cappuccio abbassato. Il colore della stoffa non lascia spazio a dubbi: si tratta di un saio francescano. Nelle rappresentazioni artistiche classiche del miracolo delle stigmate, è spesso presente anche la figura di frate Leone, raffigurata mentre sta dormendo, oppure mentre sta pregando o leggendo, non molto distante da Francesco. Questo, per testimoniare simbolicamente la sua vicinanza al “Poverello di Assisi”, anche se, molto probabilmente, pur essendo alla Verna insieme a Francesco, non assistette direttamente all’evento miracoloso.  Ora, qualcuno potrebbe azzardare l’ipotesi che si possa trattare dello stesso Francesco, colto in un’altra situazione, ma sinceramente non riesco a trovare una valida motivazione che giustifichi questa inconsueta scelta storico-artistica, oltre che simbolica, in una tela che a partire dalla parte centrale fino a sinistra, a mio giudizio, esprime chiaramente una vicenda storica ben precisa, immortalata nel preciso momento in cui si è realizzata. D’altro canto però, quella zona, ci mostra qualcosa che potrebbe aiutarci a capire cosa in realtà ci fosse; ma questo solo osservando con estrema attenzione la tela. Alla sinistra del frate inginocchiato sotto una copertura che sembrerebbe una sorta di arco, si intravede una zona biancastra recante alcuni frammenti di lettere; il tutto poggiato sul piano superiore di qualcosa di squadrato. In questo caso sono più che certo che si tratti di un libro aperto e rivolto più o meno verso di noi, poggiato su una specie di altare. Quindi, ricollegando tutti i dati, posso avanzare con maggiore sicurezza l’ipotesi che il frate inginocchiato sotto l’arcata sia frate Leone che sta pregando davanti a un altare sul quale è poggiato un libro con le pagine aperte, e tutto questo, dentro l’unica costruzione in legno e pietra presente in quel momento sul monte della Verna, cioè la piccola chiesa edificata da Francesco insieme ai suoi confratelli. Dulcis in fundo, prendiamo in esame i tre riquadri posti nella parte bassa della tela (va detto che questa fascia orizzontale inferiore, solitamente si trova nelle pale d’altare lignee e nei trittici...) dove a sinistra possiamo vedere una figura femminile.  Questa figura, che appartiene decisamente a una “santa” laica (considerando la presenza dell’aureola e il fatto che non indossi il saio o una tunica penitenziale, ma vesti civili bianche e rosse), ci fa di fatto escludere tutte le figure femminili legate all’Ordine francescano che indossavano il saio o indumenti simili, come ad esempio santa Chiara (che fondò l’Ordine delle Povere Dame di san Damiano, poi chiamate Clarisse) o come sua sorella sant’Agnese (che entrò nello stesso Ordine monastico). Questo fatto orienta la mia scelta sulle figure femminili laiche, che condivisero, protessero e diffusero il carisma di Francesco d’Assisi; come ad esempio Jacopa de’ Settesoli, legata alla nobile e potente Casata dei Frangipane; presente al capezzale di Francesco alla Porziuncola nei suoi ultimi istanti di vita, in quel tragico 3 ottobre 1226, e le cui spoglie riposano nei pressi della tomba del santo. Il pittore e miniatore, Simone Martini, la ritrasse con indumenti bianchi e rossicci e con l’aureola (anche se non era stata proclamata santa). Un’altra candidata a occupare il riquadro in questione, potrebbe essere santa Elisabetta d’Ungheria, una nobile, più precisamente una principessa, protettrice e principale patrona dell’Ordine Francescano Secolare o Terzo Ordine, nel quale entrò dopo la morte del marito. Entrambe le donne rappresentavano il modello perfetto per comprovare che il messaggio di Francesco poteva essere vissuto anche dai laici che rimanevano nel “mondo” e persino tra le più alte sfere della nobiltà europea. La particolare presenza femminile nella tela mi fa arrischiare un’altra ipotesi, e cioè che questa simbolica opera sia stata commissionata, o quanto meno finanziata, da una donna... Il riquadro centrale mostra uno scritto che probabilmente ci darebbe informazioni utili sul significato della tela, su chi l’avesse commissionata, sul suo autore e sulla data di esecuzione, ma le parole, quasi certamente in latino, non sono facilmente distinguibili; quindi, purtroppo, non ho nessuna ipotesi valida da sottoporvi, almeno per il momento. Al centro del riquadro di destra si intravede un’unica figura, purtroppo non ben definita, che secondo un’altra delle mie stravaganti congetture, potrebbe essere persino una donna, cosa questa, che si accorderebbe con l’ipotesi relativa alla committenza della tela e con la presenza di un’altra donna nel riquadro di sinistra. Per concludere, sostengo che ci troviamo davanti a un’opera di particolare pregio storico, religioso, artistico e simbolico, che merita di ritornare ai suoi antichi onori e... splendori, considerando anche l’ottima qualità d’esecuzione di ciò che rimane del volto di san Francesco e soprattutto considerando che non casualmente “si sia rivelata” in un preciso momento storico in cui l’intera umanità sembra aver cancellato dal cuore i fondamentali valori della Fraternità, della Pace... dell’Amore; tanto cari a san Francesco d’Assisi. N.B. Ringrazio, per la sua preziosa collaborazione, l’amico Mario Lambertucci.

Tolentino, Iannacone al Vaccaj con «Il senso dell’umano»: ingresso gratuito su prenotazione

Tolentino, Iannacone al Vaccaj con «Il senso dell’umano»: ingresso gratuito su prenotazione

28/10/2026 13:17

Doppio appuntamento venerdì 30 ottobre a Tolentino con Domenico Iannacone e lo spettacolo «Il senso dell’umano», con le musiche di Samuele Giacomozzi. L’iniziativa è promossa dall’Assessorato alle Politiche sociali. Al mattino, dalle 9.30 alle 12, il giornalista incontrerà al Teatro Spirito Santo gli studenti dell’Istituto di istruzione superiore «Filelfo» e dell’Istituto «Leopardi-Frau». La sera, alle 21.15, al Teatro Nicola Vaccaj, andrà in scena lo spettacolo, aperto a tutta la cittadinanza con ingresso gratuito su prenotazione. Ci si può prenotare ai numeri 0733.901320 e 0733.901299, dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 13.30 e il martedì e giovedì anche dalle 16 alle 18. Iannacone, da sempre voce autorevole del giornalismo d’inchiesta e narratore degli «ultimi», già premio Ilaria Alpi e autore di programmi come «I Dieci Comandamenti» e «Che ci faccio qui», porta in teatro la sua capacità di scavo interiore. «Il senso dell’umano» è un viaggio di impatto civile e sociale, prodotto da Vincenzo Fazio e Arturo Morano per Art Show. In un’epoca segnata dall’alienazione tecnologica e dalla perdita dei legami comunitari, lo spettacolo prova a squarciare il velo dell’indifferenza attraverso storie di riscatto, di dolore, di bellezza e di profonda dignità. Al racconto si affianca la dimensione sonora, interamente curata dal compositore Samuele Giacomozzi. Le sue musiche e sonorizzazioni, eseguite dal vivo, non sono un semplice sfondo ma agiscono come una seconda voce narrante, capace di amplificare le suggestioni poetiche e la tensione civile dei racconti.

Eventi

"Mattei è parte della nostra identità": Matelica ricorda il fondatore dell’Eni a 64 anni dalla scomparsa

"Mattei è parte della nostra identità": Matelica ricorda il fondatore dell’Eni a 64 anni dalla scomparsa

27/10/2026 18:56

 A 64 anni dalla morte, Matelica torna a rendere omaggio a Enrico Mattei, protagonista della storia industriale ed energetica italiana e autore di una visione che ha inciso profondamente sul futuro del Paese. Il legame tra la città e Mattei affonda le radici nella sua vicenda personale e imprenditoriale, ed è un rapporto che l’Amministrazione comunale continua a custodire e valorizzare, nella convinzione che il suo pensiero conservi intatta la sua attualità. Le celebrazioni sono iniziate lunedì 26 ottobre con il convegno “Il Metodo Mattei: cooperazione, sviluppo e opportunità per le imprese marchigiane in Africa”, promosso dalla Fondazione Enrico Mattei di Matelica e ospitato al Teatro Piermarini e nella sala Boldrini. L’incontro è stato un momento di confronto sull’attualità dell’approccio di Mattei, con particolare attenzione alla cooperazione internazionale, alle prospettive di crescita del continente africano e alle opportunità di internazionalizzazione per le aziende marchigiane. Al centro del dibattito anche il Piano Mattei e la possibilità di costruire partenariati basati sul dialogo, sulla crescita condivisa e sulla valorizzazione delle competenze. L’obiettivo dell’iniziativa è stato mettere in relazione l’eredità storica e culturale di Mattei con le sfide economiche e internazionali di oggi, favorendo il confronto tra istituzioni e mondo imprenditoriale. Presente ai lavori il sindaco di Matelica, Denis Cingolani. Oggi, martedì 27 ottobre, l’Amministrazione comunale ha preso parte alla commemorazione ufficiale nell’anniversario della scomparsa. La cerimonia è cominciata alle 10.30 nella chiesa di Santa Maria Cattedrale con la Santa Messa in suffragio. Al termine della funzione, i partecipanti si sono trasferiti al Cimitero comunale, dove è stata deposta una corona d’alloro sulla tomba di Mattei.   «Ricordare Enrico Mattei significa rendere omaggio a una figura che ha saputo guardare lontano, contribuendo a scrivere una pagina fondamentale della storia del nostro Paese – ha dichiarato il sindaco Cingolani –. Il suo coraggio, la sua capacità di innovare e la sua visione dello sviluppo sono ancora oggi un patrimonio prezioso, da cui trarre ispirazione per affrontare le sfide del presente e costruire nuove opportunità. Per Matelica, Mattei è molto più di una figura storica: è parte della nostra identità e un motivo di orgoglio che abbiamo il dovere di custodire e tramandare. Come Amministrazione continueremo a sostenere le iniziative che ne valorizzano la memoria e il pensiero, perché il suo esempio possa parlare anche alle nuove generazioni».

Halloween, San Severino raddoppia: festa nel pomeriggio e musica in serata

Halloween, San Severino raddoppia: festa nel pomeriggio e musica in serata

27/10/2026 15:24

San Severino Marche si prepara a festeggiare Halloween con una giornata all’insegna del divertimento, tra animazione per bambini, musica e intrattenimento per tutte le generazioni. Sabato 31 ottobre il programma si svilupperà in due momenti distinti, pensati per coinvolgere famiglie, giovani e appassionati di musica. Ad aprire la festa sarà, a partire dalle ore 16, l’Halloween Party promosso dalla Pro Loco. Il pomeriggio sarà dedicato soprattutto ai più piccoli, con laboratori creativi, giochi, animazione e attività di intrattenimento. Non mancherà l’immancabile postazione “truccamostri”, dove i bambini potranno trasformarsi nei loro personaggi più spaventosi, dando libero sfogo alla fantasia. Con l’arrivo della sera, l’atmosfera cambierà per lasciare spazio alla musica e ai dj set di “HappyWeen 2026”, l’evento che punta a riunire pubblici di età e gusti diversi attraverso una formula originale: due palchi in contemporanea e due proposte musicali, nel segno dello slogan “Doppio lato, doppio divertimento”. Da una parte tornerà “90Mania”, il format dedicato ai grandi successi dance ed eurodance degli anni Novanta. Sul palco si alterneranno il frontman Lelemari, Igor Dj e le performance dal vivo di Mas Flow, per una serata all’insegna delle sonorità che hanno segnato un’intera generazione. Sull’altro palco spazio a “Young Mania”, il format rivolto ai più giovani e agli amanti delle tendenze musicali più attuali. Alla voce ci sarà Matteo Panichelli, affiancato in consolle dai dj Emanuele Saltari, Dj Sant, Leonardo Simoncini e Francesco Pugnotti. Una proposta che punta a trasformare Halloween in una festa condivisa, capace di mettere insieme generazioni diverse attraverso il gioco, la creatività e la musica, con un programma che accompagnerà il pubblico dal pomeriggio fino alla serata. L’iniziativa è organizzata con il patrocinio del Comune di San Severino Marche, in collaborazione con Isolani Spettacoli, ed è curata da D.M. Show Solutions, con il supporto di Ecosystem Noleggio. L’ingresso a tutte le manifestazioni è libero

Curiosità

Castelraimondo festeggia i 100 anni di Celestino Morosi

Castelraimondo festeggia i 100 anni di Celestino Morosi

27/10/2026 17:00

Cento anni di ricordi, esperienze e legami familiari. Celestino Morosi ha raggiunto lo straordinario traguardo del secolo di vita e ha festeggiato il compleanno nella casa di riposo di Castelraimondo, dove è attualmente ospite, circondato dall'affetto dei figli Simonetta e Aurelio, dei nipoti e dei suoi cari. Originario di Castelraimondo, Morosi ha trascorso gran parte della propria vita a Matelica, mantenendo il legame con il territorio d'origine. La ricorrenza è stata l'occasione per riunire la famiglia e celebrare un percorso lungo un secolo, caratterizzato da tante esperienze e dagli affetti costruiti nel tempo. Alla festa ha partecipato anche Barbara Cacciolari, assessore del comune di Matelica, che ha portato al centenario gli auguri e i saluti del sindaco Denis Cingolani. Gli auguri sono arrivati anche dall'amministrazione comunale di Castelraimondo. Il sindaco Patrizio Leonelli e l'assessore Ilenia Cittadini hanno rivolto a Celestino un messaggio di affetto: "Raggiungere i cento anni è un traguardo davvero speciale, che porta con sé una vita intera di ricordi, esperienze e affetti. A Celestino rivolgiamo i nostri più affettuosi auguri e l'abbraccio di tutta Castelraimondo". Gli amministratori hanno sottolineato anche il valore della festa organizzata nella struttura cittadina: "Siamo felici che questo compleanno sia stato festeggiato nella nostra Casa di riposo, circondato dall'affetto della sua famiglia e delle persone che ogni giorno se ne prendono cura. A Celestino auguriamo serenità e ancora tanti momenti belli da condividere". Un ringraziamento è stato infine rivolto alla Casa di riposo di Castelraimondo per aver accolto e celebrato questo importante traguardo, rendendo speciale il compleanno del centenario.

La "casetta" di Amici 2026 avrà una cucina firmata Lube: prosegue la partership

La "casetta" di Amici 2026 avrà una cucina firmata Lube: prosegue la partership

27/10/2026 11:10

Cucine Lube rinnova la propria presenza nella casa di Amici, con un nuovo allestimento dello spazio cucina per l'edizione 2026. È il modello Immagina quello scelto per il talent show condotto da Maria De Filippi. Modello contraddistinto da materiali innovativi, eleganza delle forme e soluzioni progettuali capaci di coniugare estetica e funzionalità. Il progetto per la "casetta" di Amici 26 si distingue per un linguaggio architettonico essenziale, caratterizzato dalla pulizia delle linee e da un'organizzazione funzionale degli spazi. Al centro si sviluppa una grande isola multifunzionale, che integra la zona cottura e un'ampia superficie di lavoro, prolungandosi in un'area snack pensata per i momenti di condivisione. La particolare composizione garantisce elevate prestazioni tecniche e un'estetica materica ispirata alle texture del mondo naturale. La collaborazione tra Cucine Lube e Amici si conferma un'occasione per portare la cultura del design italiano in un contesto vicino alle nuove generazioni. Nella casa, la cucina accompagna gli allievi nei momenti che scandiscono la vita al di fuori delle attività artistiche, contribuendo a creare un'atmosfera familiare durante un'esperienza di formazione e confronto. Con la nuova cucina Immagina per l'edizione 2026, Cucine Lube prosegue un percorso che unisce qualità del Made in Italy, innovazione e attenzione alle persone, riaffermando il valore della cucina come elemento centrale dell'abitare e della vita domestica.  

Varie

Foliage a Canfaito, parcheggio a 5 euro nei weekend: tutte le regole per visitare la faggeta

Foliage a Canfaito, parcheggio a 5 euro nei weekend: tutte le regole per visitare la faggeta

29/10/2026 13:00

Il foliage richiama visitatori ed escursionisti a Canfaito, dove nelle prossime settimane è atteso un importante afflusso di persone per ammirare i colori autunnali della monumentale faggeta. In vista dei fine settimana più frequentati, le autorità invitano a rispettare l'ambiente, le regole di sosta e le disposizioni sulla viabilità, per tutelare il patrimonio naturale e garantire la sicurezza di tutti. La prima indicazione riguarda il parcheggio: all'interno della faggeta è vietato sostare al di fuori delle aree appositamente individuate, sia lungo la strada sia in prossimità degli alberi. Un comportamento che può compromettere la sicurezza della circolazione e danneggiare l'ambiente. Parcheggio a pagamento: le date e le tariffe Per gestire l'afflusso di automobili, l'Unione Montana Potenza Esino Musone, ente gestore della Riserva Naturale Regionale del Monte San Vicino e del Monte Canfaito, ha predisposto un'area attrezzata in prossimità dell'ingresso alla faggeta. Il Comune di San Severino Marche ha comunicato l'introduzione di un contributo giornaliero di 5 euro per la sosta, valido dalle 8 alle 20, per auto, camper, motorhome e van. Il pagamento sarà richiesto nelle giornate di sabato 31 ottobre, domenica 1 novembre, lunedì 2 novembre, sabato 7, domenica 8, sabato 14, domenica 15 e domenica 22 novembre. La sosta resterà invece gratuita per i motocicli e per i veicoli muniti di regolare contrassegno al servizio delle persone con disabilità. Chi desidera evitare il pagamento può scegliere i giorni feriali, quando è previsto un afflusso minore e il parcheggio è gratuito. Elcito, parcheggio gratuito prima del borgo Un'ulteriore possibilità per chi raggiunge la zona è rappresentata dall'area di sosta gratuita e adeguatamente segnalata poco prima del borgo di Elcito. Il Comune ricorda che all'interno del paese non sono disponibili parcheggi per i visitatori e che i pochi spazi presenti sono riservati ai veicoli al servizio delle persone con disabilità. L'invito è a raggiungere la faggeta, quando possibile, a piedi o con mezzi ecologici alternativi, limitando l'utilizzo dell'automobile e contribuendo così a ridurre la pressione sull'area naturale. Canfaito, le modifiche alla viabilità da Matelica Particolare attenzione dovrà essere prestata anche alle disposizioni sulla circolazione previste per sabato 31 ottobre e domenica 1 novembre. Il Comune di Matelica ha annunciato che, in caso di forte afflusso e congestione del traffico, potrà essere interdetto il transito veicolare lungo la strada provinciale 14 di San Vicino, in località Monte La Forcella, nel punto conosciuto come il "curvone", in direzione della faggeta. Durante le due giornate, in caso di attivazione del provvedimento, dal versante matelicese sarà possibile raggiungere Canfaito esclusivamente a piedi, in bicicletta, con ciclomotori o motocicli a due ruote. Chi intende arrivare in automobile dovrà quindi accedere obbligatoriamente dal versante di San Severino Marche. Le regole per proteggere la faggeta Oltre alle indicazioni sulla sosta e sulla viabilità, i visitatori sono invitati a rispettare le norme che regolano l'accesso alla Riserva Naturale. È vietato circolare o parcheggiare con veicoli a motore su prati, pascoli e boschi, così come raccogliere o danneggiare piante, fossili e minerali. È, inoltre, obbligatorio riportare a casa i propri rifiuti e non è consentito catturare, disturbare o danneggiare gli animali selvatici. I cani devono essere sempre tenuti al guinzaglio. Un richiamo specifico riguarda anche le mucche che pascolano liberamente nella zona: non devono essere infastidite né spaventate, per evitare situazioni potenzialmente pericolose per gli animali e per le persone. L'obiettivo è consentire a tutti di godere dello spettacolo del foliage senza compromettere l'equilibrio di uno degli ambienti naturali più caratteristici dell'entroterra maceratese. Un turismo consapevole, rispettoso delle regole e dei luoghi, è fondamentale per preservare Canfaito anche per le prossime stagioni.

Cibo e prevenzione, a Colmurano il confronto sull’alimentazione sana: "La prevenzione inizia a tavola"

Cibo e prevenzione, a Colmurano il confronto sull’alimentazione sana: "La prevenzione inizia a tavola"

29/10/2026 12:00

Il rapporto tra alimentazione e salute si costruisce ogni giorno, a partire dalle scelte che portiamo in tavola. Un tema che riguarda non soltanto il benessere individuale, ma anche l’educazione alimentare fin dall’infanzia, la qualità delle produzioni e il legame con il territorio. Se n’è parlato a Colmurano, durante il convegno organizzato nell’ambito di “Paccucce in festa”, in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione, che ha riunito professionisti di diversi settori per approfondire il valore del cibo nella prevenzione. Tra i temi affrontati, particolare attenzione è stata dedicata all’obesità infantile, per la quale durante l’incontro è stato richiamato un dato del 35% dei bambini. Un elemento che riporta al centro l’importanza di intervenire fin dai primi anni di vita, promuovendo abitudini equilibrate e aiutando le famiglie a compiere scelte più consapevoli. L’educazione alimentare rappresenta infatti uno strumento fondamentale per sviluppare un rapporto corretto con il cibo, andando oltre la semplice attenzione alla dieta. Al confronto hanno partecipato Andrea Fabiani, medico chirurgo specializzato in urologia e andrologia; Simone Menin, biologo nutrizionista, docente Haccp, membro del Cnbn nella sezione “Dieta Mediterranea” ed educatore alimentare Fitp; Pierpaolo Simonelli, delegato dell’Accademia nazionale della cucina; Demetrio Ruffini, dottore agronomo specializzato nel settore dell’olivicoltura; e Raffaele Pozzi, socio fondatore della Società agricola Terraprospera. Competenze diverse che hanno permesso di mettere in relazione salute, cultura gastronomica e produzione agricola, evidenziando come la qualità dell’alimentazione passi anche dalla conoscenza degli alimenti e delle loro caratteristiche. Dietro ciò che arriva sulle nostre tavole ci sono infatti il lavoro di chi coltiva la terra, le scelte produttive e un patrimonio di tradizioni che può contribuire a orientare abitudini più consapevoli. Il convegno si inserisce così nel programma di “Paccucce in festa” con un messaggio che unisce cultura e quotidianità: mangiare bene significa anche conoscere ciò che si mangia. Un percorso che parte dall’educazione, coinvolge le famiglie e guarda alla prevenzione come a un impegno da costruire nel tempo, attraverso le scelte di ogni giorno.

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