Una comunità ancora una volta stretta nel dolore, costretta a fare i conti con una perdita che lascia sgomenti. San Severino Marche piange la prematura scomparsa di Stefano Fiori, il giovane di 21 anni che ha perso la vita nella tarda serata di ieri in un incidente stradale.
A esprimere il cordoglio dell'intera città è il sindaco Rosa Piermattei, che a nome dell'Amministrazione comunale e della cittadinanza ha manifestato la propria vicinanza alla famiglia e a quanti volevano bene al ragazzo.
«Siamo travolti da un dolore incommensurabile. La notizia della perdita di Stefano Fiori ci lascia attoniti, senza parole, immersi in un vuoto angoscioso», ha dichiarato il primo cittadino, ricordando il giovane come un ragazzo pieno di vita, con sogni e passioni, strappato troppo presto all'affetto dei suoi cari.
Un dolore che si aggiunge a quello ancora vivo per la recente scomparsa di Stefano Marrese, anche lui 21enne, morto pochi giorni fa. Due tragedie ravvicinate che hanno profondamente segnato la comunità settempedana, nuovamente chiamata a stringersi attorno alle famiglie colpite.
«La nostra comunità, già gravemente ferita pochissimi giorni fa e ancora in lutto per la recente tragica scomparsa di un altro giovane 21enne, si ritrova nuovamente a piangere la perdita di un suo figlio», ha aggiunto Piermattei, rivolgendo un pensiero particolare alla mamma Florence, agli amici e a tutte le persone che hanno condiviso un pezzo di vita con Stefano.
In segno di vicinanza ai familiari e di partecipazione al loro dolore, il sindaco ha inoltre annunciato la proclamazione del lutto cittadino in occasione dei funerali.
Stefano viveva con la mamma Florence in via del Vallato, nel quartiere di Borgo Conce, a pochi passi dal centro storico. Alla famiglia e a tutti i suoi cari si stringe il cordoglio dell'intera comunità.
In seguito alla tragica e improvvisa scomparsa del giovane ventunenne, il sindaco Rosa Piermattei e l’Amministrazione comunale, d’intesa con gli organizzatori, hanno disposto l’annullamento, con rinvio ad altra data, di tutte le iniziative previste in città nel pomeriggio e nella serata di domani, sabato 31 ottobre, in occasione della Festa di Halloween.
Vengono pertanto momentaneamente cancellati sia l’“Halloween Party”, dedicato ai bambini e alle famiglie e promosso nel pomeriggio dalla Pro Loco in piazza del Popolo, sia la serata musicale “HappyWeen 2026”, che prevedeva, sempre nell’ovale cittadino, i format “90Mania” e “Young Mania”, organizzati da Isolani Spettacoli e D.M. Show Solutions con il patrocinio del Comune.
In un momento di così grave dolore, che ha colpito l’intera comunità settempedana a pochissimi giorni da un’altra dolorosa perdita, l’Amministrazione comunale e le realtà cittadine ritengono doveroso sospendere ogni momento di festa e spensieratezza, stringendosi al dolore della famiglia Fiori, dei parenti e dei tanti amici di Stefano.
Una comunità ancora una volta stretta nel dolore, costretta a fare i conti con una perdita che lascia sgomenti. San Severino Marche piange la prematura scomparsa di Stefano Fiori, il giovane di 21 anni che ha perso la vita nella tarda serata di ieri in un incidente stradale.
A esprimere il cordoglio dell'intera città è il sindaco Rosa Piermattei, che a nome dell'Amministrazione comunale e della cittadinanza ha manifestato la propria vicinanza alla famiglia e a quanti volevano bene al ragazzo.
«Siamo travolti da un dolore incommensurabile. La notizia della perdita di Stefano Fiori ci lascia attoniti, senza parole, immersi in un vuoto angoscioso», ha dichiarato il primo cittadino, ricordando il giovane come un ragazzo pieno di vita, con sogni e passioni, strappato troppo presto all'affetto dei suoi cari.
Un dolore che si aggiunge a quello ancora vivo per la recente scomparsa di Stefano Marrese, anche lui 21enne, morto pochi giorni fa. Due tragedie ravvicinate che hanno profondamente segnato la comunità settempedana, nuovamente chiamata a stringersi attorno alle famiglie colpite.
«La nostra comunità, già gravemente ferita pochissimi giorni fa e ancora in lutto per la recente tragica scomparsa di un altro giovane 21enne, si ritrova nuovamente a piangere la perdita di un suo figlio», ha aggiunto Piermattei, rivolgendo un pensiero particolare alla mamma Florence, agli amici e a tutte le persone che hanno condiviso un pezzo di vita con Stefano.
In segno di vicinanza ai familiari e di partecipazione al loro dolore, il sindaco ha inoltre annunciato la proclamazione del lutto cittadino in occasione dei funerali.
Stefano viveva con la mamma Florence in via del Vallato, nel quartiere di Borgo Conce, a pochi passi dal centro storico. Alla famiglia e a tutti i suoi cari si stringe il cordoglio dell'intera comunità.
In seguito alla tragica e improvvisa scomparsa del giovane ventunenne, il sindaco Rosa Piermattei e l’Amministrazione comunale, d’intesa con gli organizzatori, hanno disposto l’annullamento, con rinvio ad altra data, di tutte le iniziative previste in città nel pomeriggio e nella serata di domani, sabato 31 ottobre, in occasione della Festa di Halloween.
Vengono pertanto momentaneamente cancellati sia l’“Halloween Party”, dedicato ai bambini e alle famiglie e promosso nel pomeriggio dalla Pro Loco in piazza del Popolo, sia la serata musicale “HappyWeen 2026”, che prevedeva, sempre nell’ovale cittadino, i format “90Mania” e “Young Mania”, organizzati da Isolani Spettacoli e D.M. Show Solutions con il patrocinio del Comune.
In un momento di così grave dolore, che ha colpito l’intera comunità settempedana a pochissimi giorni da un’altra dolorosa perdita, l’Amministrazione comunale e le realtà cittadine ritengono doveroso sospendere ogni momento di festa e spensieratezza, stringendosi al dolore della famiglia Fiori, dei parenti e dei tanti amici di Stefano.
Il Papa sta bene, le Marche un po' meno. Eppure, a guardare i telegiornali nazionali, si potrebbe non accorgersene. Non perché l'inchiesta sulla ricostruzione post-sisma non esista, né perché nessuno ne abbia scritto. Le agenzie di stampa e diverse testate online hanno raccontato gli arresti e i numeri dell'operazione. Il problema è un altro: quanto di tutto questo è arrivato al pubblico televisivo nazionale?
L'inchiesta Ricostruzione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Ancona e condotta dalla Guardia di finanza, ha portato a otto arresti, 51 indagati e sequestri preventivi per oltre 57 milioni di euro. Al centro, presunti illeciti nella gestione di appalti e lavori legati alla ricostruzione post-sisma, con il coinvolgimento anche di commesse della Regione Marche, dell'Erdis e dell'Università di Camerino. Tra gli arrestati figurano Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Francesco Acquaroli, esponente di Fratelli d'Italia, e l'imprenditore edile Enrico Crucianelli, titolare della Crucianelli Rest-Edile di Tolentino.
E allora la domanda è semplice: possibile che una vicenda di queste dimensioni, con 51 indagati, decine di milioni di euro sequestrati e un ex uomo di fiducia del governatore marchigiano tra gli arrestati, non trovi nei principali telegiornali nazionali uno spazio capace di restituirne davvero la portata?
Abbiamo guardato il Tg1 delle 13:30 del 22 ottobre. Un servizio sull'operazione c'era, ma senza nominare le Marche: il riferimento geografico era «un'inchiesta da Accumoli a Norcia». Nessun nome degli arrestati, nessun riferimento al peso politico di uno degli uomini coinvolti. Fabio Pistarelli non è un nome qualsiasi nella vicenda: è stato capo di gabinetto di Acquaroli, presidente della Regione ed esponente di Fratelli d'Italia. Un elemento tutt'altro che secondario per comprendere la rilevanza pubblica dell'inchiesta.
Si tratta anche dell'unico riferimento alla vicenda fatto all'interno delle principali edizioni del Tg1, perlomeno sino alla giornata odierna. Il coinvolgimento dell'ex capo di gabinetto di Acquaroli all'interno di una trasmissione di Rai Uno è stato menzionato, in base alle nostre ricerche, soltanto durante la trasmissione "Cinque Minuti" condotta da Bruno Vespa andata in onda nella serata del 22 ottobre scorso. A citarlo, nel corso di un dibattito con il collega Massimo Lupi, è stato Angelo Bonelli, leader di Avs. Un accenno subito caduto nel vuoto per via dell'intervento immediato del conduttore che ha riportato l'attenzione su altri argomenti.
Nelle edizioni di Tg2, Tg5 e Tg La7 che abbiamo verificato non abbiamo trovato un racconto televisivo che desse conto di questi elementi. Questo non significa che l'indagine sia stata ignorata da tutta l'informazione nazionale: sui siti delle testate e attraverso le agenzie la notizia è circolata. Ma una cosa è pubblicare una notizia online, un'altra è darle spazio, contesto e visibilità nel principale appuntamento televisivo con l'informazione.
La questione, del resto, non riguarda soltanto la cronaca giudiziaria. Perché qui non si parla di un appalto qualsiasi, in una regione qualsiasi. Si parla della ricostruzione dopo il terremoto del 2016, la ferita ancora aperta di un territorio che comprende le Marche e attraversa tutto il Centro Italia. Una ferita fatta di case perdute, attività sospese, comunità che resistono e paesi che, a dieci anni dalle prime scosse, continuano a misurare la distanza tra ciò che è stato promesso e ciò che è diventato realtà.
Nei primi dieci anni dopo il sisma qualcosa è stato ricostruito, e negarlo sarebbe ingiusto. I dati della struttura commissariale guidata da Guido Castelli raccontano il lavoro svolto, le risorse mobilitate e gli interventi portati avanti. Non è nostra intenzione contestare quei numeri per partito preso. Ma i numeri sull'avanzamento dei lavori non esauriscono la domanda sulla ricostruzione: quanto resta ancora da fare e, soprattutto, come sono state gestite le risorse pubbliche destinate a restituire un futuro a questi territori?
Basta attraversare i paesi del cratere per capire che il percorso non è concluso. A Muccia, dove si è svolto il Consiglio regionale aperto dedicato al sisma, campanili ed edifici sono ancora incatenati da strutture lignee. A Tolentino, prima ancora di osservare le facciate, lo sguardo incontra le gru che punteggiano il cielo. Sono immagini quotidiane per chi vive qui, forse meno familiari per chi osserva il terremoto da lontano.
E non è la prima volta che il racconto della ricostruzione mostra differenze di prospettiva. Il confronto tra i dati della struttura commissariale e le analisi di ActionAid ha già evidenziato come gli stessi processi possano essere letti attraverso parametri e valutazioni differenti: da una parte l'avanzamento degli interventi, dall'altra le criticità, i ritardi e le esigenze ancora insoddisfatte delle comunità. Due prospettive che meritano di essere messe a confronto, non ridotte a una contrapposizione tra chi sostiene che tutto proceda e chi vede soltanto ciò che manca.
L'inchiesta giudiziaria apre ora un altro fronte, ancora più delicato. Non dimostra che la ricostruzione nel suo complesso sia stata illegale, né autorizza a mettere sotto accusa indiscriminatamente chi ha lavorato nei cantieri. Ma pone interrogativi seri sulla gestione di una parte degli appalti e sull'impiego delle risorse pubbliche in un territorio che aveva, e ha ancora, un bisogno enorme di fiducia.
È proprio per questo che la vicenda avrebbe meritato un racconto televisivo capace di spiegare dove siamo, che cosa viene contestato e chi sono le figure coinvolte, senza confondere le accuse con le condanne e senza sacrificare la complessità sull'altare dei pochi secondi a disposizione.
Non si tratta di pretendere che ogni telegiornale apra con le Marche. Si tratta di chiedersi perché un'inchiesta di questa portata, che tocca la ricostruzione post-sisma e coinvolge figure di rilievo istituzionale e imprenditoriale, rischi di arrivare al pubblico nazionale senza i nomi, il contesto e il significato necessari a comprenderla.
Perché il terremoto non è stato soltanto una tragedia consumata in pochi secondi. È una storia che continua da dieci anni, con conseguenze politiche, economiche e sociali che riguardano l'intero Paese. E se oggi, oltre alle macerie ancora visibili, emergono ipotesi di illeciti nella gestione di una parte della ricostruzione, la notizia non riguarda soltanto chi abita nei comuni del cratere.
Il Papa sta bene, dunque. Ma le Marche hanno ancora parecchie domande a cui qualcuno dovrà rispondere. E sarebbe auspicabile che, almeno questa volta, il resto d'Italia potesse ascoltarle.
Tragedia a San Severino Marche, dove un ragazzo di 21 anni, Stefano Fiori, ha perso la vita in un incidente stradale. Il giovane, residente in città, era alla guida di una Bmw quando, per cause ancora da chiarire, ha perso il controllo del veicolo.
L’auto ha prima urtato un cordolo, poi è finita contro un muretto di contenimento. Nel violentissimo impatto la vettura si è letteralmente accartocciata.
L’incidente è avvenuto, intorno alle 20:20, lungo la Semptempedana, nel tratto che collega San Severino a Castelraimondo, all’altezza della Valle dei Grilli. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, i vigili del fuoco e i carabinieri. Per il 21enne, però, non c’è stato nulla da fare: i medici hanno potuto solo constatarne il decesso.
I carabinieri hanno effettuato i rilievi per ricostruire con precisione l’accaduto. Le cause del sinistro sono ancora al vaglio delle forze dell’ordine.
La tragedia arriva a poco più di due settimane da un altro terribile schianto, avvenuto in Umbria, che aveva scosso profondamente la comunità settempedana. In quell’incidente avevano perso la vita Stefano Marrese, 21 anni, residente a San Severino, e la giovane Gaia Stronati, 20 anni, di Castelbellino.
Due fucili da caccia, una pistola e oltre 100 cartucce di vario calibro. È quanto trovato dai carabinieri a Pieve Torina durante i controlli sulla detenzione e sulla corretta custodia delle armi. Per la vicenda è stato denunciato in stato di libertà un uomo di 81 anni, originario di Roma, con l'accusa di detenzione abusiva di armi e munizioni.
L'intervento è stato condotto dai militari della locale stazione nell'ambito delle attività di verifica portate avanti dalla Compagnia dei carabinieri di Camerino. Dagli accertamenti sarebbe emerso che l'anziano aveva omesso di comunicare il trasferimento delle proprie armi e il nuovo luogo in cui erano custodite.
Al termine delle verifiche, i carabinieri hanno proceduto al sequestro penale di tutte le armi e delle munizioni rinvenute. Il materiale è stato messo in sicurezza in attesa delle successive disposizioni dell'autorità giudiziaria competente, quella maceratese.
Scontro frontale tra un'automobile e un mezzo pesante lungo la strada provinciale 25, nel territorio comunale di Appignano. L'incidente si è verificato intorno alle 12 di oggi e ha richiesto l'intervento dei vigili del fuoco di Macerata e del personale sanitario.
A scontrarsi frontalmente sono stati una Opel Meriva, che viaggiava in direzione Appignano con a bordo un uomo della zona, e un camion del Cosmari, che procedeva da Chiesanuova verso Macerata.
Il conducente dell'auto, rimasto bloccato nell'abitacolo, è stato estratto e trasferito d'urgenza in eliambulanza all'ospedale regionale di Torrette di Ancona. Secondo le prime informazioni, non sarebbe in pericolo di vita.
La squadra dei vigili del fuoco ha collaborato con i sanitari nelle operazioni di estricazione dell'uomo, rimasto intrappolato nell'abitacolo dopo l'impatto. Una volta liberato, il conducente è stato affidato alle cure del personale sanitario e trasportato in ospedale con l'eliambulanza.
I pompieri hanno inoltre provveduto alla messa in sicurezza dei veicoli coinvolti nell'incidente. Per la messa in sicurezza del tratto interessato dal sinistro e la rimozione della vettura è intervenuta, come soccorso stradale, l'Autocarrozzeria Giganti Mario. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri della stazione di Treia, impegnati nei rilievi per ricostruire la dinamica dello scontro.
Per consentire le operazioni di soccorso e la gestione dell'emergenza, la strada provinciale è stata chiusa al traffico. Restano da chiarire le cause dell'impatto tra l'automobile e il mezzo pesante.
Da un mese non si hanno notizie di Marcello Roveda, artista muralista di 44 anni, milanese di origine ma residente a Potenza Picena. L’uomo è scomparso a Ibiza nella notte tra il 28 e il 29 settembre scorsi.
A rendere pubblica la vicenda è la compagna, Federica Frulla, che era sull’isola al momento della scomparsa e che ha lanciato un appello “a divulgare la nostra richiesta di aiuto”. Il motivo, spiega, è che “quello a cui ci troviamo di fronte io e la sua famiglia è immobilismo”.
Roveda, street artist, è un nome noto a livello internazionale. “Marcello è un artista muralista molto famoso – racconta la compagna – lavora ed ha lavorato in 44 Paesi del mondo”. Ma a un mese dalla scomparsa, aggiunge, “non abbiamo novità”.
Frulla lamenta soprattutto la mancanza di informazioni da parte delle autorità. “La polizia spagnola non dà informazioni – dice – risponde di aver richiesto l’accesso agli atti alla Magistratura e di essere in attesa del rilascio, ma ad oggi è passato un mese e non abbiamo nessuna informazione”. La donna segnala inoltre ritardi nelle comunicazioni tra la Procura di Macerata e le autorità spagnole.
Il timore principale riguarda le condizioni di salute dell’artista, che è diabetico. Per questo, sottolinea la compagna, bisognerebbe “agire con urgenza per pericolo di vita”.
Travolto da un'auto mentre era impegnato in un cantiere sull'autostrada A14. Il conducente non si è fermato a prestare soccorso e ora è ricercato dalla Polizia stradale. Sono gravi le condizioni di un operaio di 24 anni, investito intorno alle 2.30 della scorsa notte nel tratto marchigiano dell'autostrada, all'altezza del territorio di Pedaso, in direzione nord.
Il giovane era al lavoro per la sistemazione della segnaletica stradale quando è stato investito da un'autovettura. Dopo l'impatto, il conducente del mezzo si sarebbe allontanato senza fermarsi.
A prestare i primi soccorsi sono stati i colleghi dell'operaio, in attesa dell'arrivo del personale sanitario del 118. Le condizioni del 24enne sono apparse subito serie: il giovane ha riportato diversi traumi, in particolare al torace e agli arti inferiori. È stato quindi trasferito in codice rosso all'ospedale regionale di Torrette, ad Ancona.
Sul luogo dell'incidente sono intervenuti anche i vigili del fuoco e il personale dell'Ispettorato del lavoro.
Intanto sono in corso le indagini della Polizia stradale di Porto San Giorgio per risalire all'identità del conducente che ha investito l'operaio e poi si è allontanato. Gli investigatori stanno passando al vaglio le immagini registrate dalle telecamere di sicurezza presenti lungo il tratto autostradale, nella speranza di individuare il veicolo coinvolto e ricostruire la dinamica dell'accaduto.
L'inchiesta "Ricostruzione" registra un nuovo arresto: Antonio Ezechielli, 62 anni, maceratese, è stato fermato al suo rientro in Italia dalla Cina ed è l'ottavo destinatario della misura cautelare in carcere nell'indagine della Direzione distrettuale antimafia di Ancona sugli appalti legati alla ricostruzione post-terremoto.
L'imprenditore è atterrato nelle Marche nel pomeriggio di due giorni fa, dove ad attenderlo c'erano i militari della guardia di finanza per dare esecuzione all'ordinanza di custodia cautelare. Dopo aver appreso di essere coinvolto nell'inchiesta, Ezechielli aveva manifestato, tramite il proprio legale, l'avvocato Sergio Del Medico, la volontà di rientrare dall'estero e mettersi a disposizione dell'autorità giudiziaria.
Una volta arrivato a Falconara, è stato accompagnato nel carcere di Montacuto, dove resterà in attesa dell'interrogatorio di garanzia, previsto entro cinque giorni dall'esecuzione della misura. In quella sede potrà rispondere alle contestazioni e fornire la propria versione dei fatti. La difesa potrà inoltre valutare un ricorso al tribunale del Riesame.
Secondo la ricostruzione della Procura, a Ezechielli viene contestato il reato di corruzione. Il suo nome ricorrerebbe 456 volte nell'ordinanza cautelare, nella quale gli investigatori ricostruiscono i rapporti con altri indagati, tra cui Antonio Cervigni, Fabio Pistarelli ed Enrico Crucianelli.
Stando agli elementi raccolti nell'indagine, il maceratese avrebbe avuto un ruolo nella pianificazione e nella gestione di diverse operazioni legate agli appalti pubblici. Tra quelle citate negli atti figurano l'intervento delle Monachette, i lavori relativi a Torrette e all'Azienda sanitaria territoriale di Fermo, oltre alle commesse dell'Università di Camerino.
L'ordinanza evidenzia, inoltre, rapporti di lunga data tra Ezechielli, Cervigni e Pistarelli, ritenuti dagli inquirenti significativi per ricostruire i collegamenti e le dinamiche tra le persone coinvolte nell'inchiesta.
Tra gli elementi più delicati riportati nel provvedimento figura anche la presunta gestione delle comunicazioni e dei materiali dopo l'intervento del presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, che aveva contestato a Pistarelli presunte pressioni su dirigenti e funzionari pubblici.
Secondo quanto ricostruito dal giudice Piermartini nell'ordinanza, Pistarelli, Cervigni ed Ezechielli avrebbero concordato una linea comune per affrontare la situazione. Gli atti fanno riferimento alla presunta distruzione di documenti, alla cancellazione di messaggi, alla sostituzione dei telefoni e all'eliminazione di dati archiviati sui computer.
Si tratta di circostanze contestate nell'ambito dell'indagine, che dovranno essere sottoposte alle verifiche nelle successive fasi giudiziarie. La ricostruzione accusatoria dovrà essere confrontata con le eventuali difese degli indagati e con gli elementi che emergeranno nel corso del procedimento.
Con l'arrivo di Ezechielli nel carcere di Montacuto, sale dunque a otto il numero delle persone raggiunte dalla misura cautelare in carcere nell'ambito dell'operazione "Ricostruzione". I prossimi passaggi riguarderanno gli interrogatori di garanzia e le eventuali iniziative difensive, mentre proseguono gli accertamenti sugli appalti pubblici e sui rapporti tra i soggetti coinvolti.
A dieci anni dal terremoto del 2016, accanto al confronto politico andato in scena ieri durante il consiglio comunale aperto di Muccia, emergono anche le voci di chi la ricostruzione la vive ogni giorno, tra attese, difficoltà e timori per il futuro. Diego Camillozzi, dell’associazione "La terra trema noi noi", nata per dare voce alle esigenze dei terremotati, e Antonella Gamberoni, avvocato di Camerino che rappresenta numerose famiglie colpite dal sisma, raccontano le preoccupazioni di chi aspetta ancora di tornare a casa. Sullo sfondo, anche le recenti vicende giudiziarie legate alla ricostruzione e il rischio che le loro conseguenze possano ripercuotersi sui cantieri.
Per Diego Camillozzi, il percorso dell’associazione è iniziato nel gennaio del 2017, quando le criticità dell’emergenza e della ricostruzione erano già evidenti. «Ci siamo costituiti subito dopo, quando vedevamo che le criticità erano molte e che la ricostruzione, anche nei casi dell’emergenza, non era come doveva. Non si era partiti con il giusto passo e quindi abbiamo iniziato a manifestare, fino a diventare un punto fermo, come intermediari con i vari commissari che si sono succeduti».
Oggi, nonostante il tempo perso e le difficoltà incontrate, Camillozzi intravede qualche segnale positivo. «La ricostruzione è partita e, anche se purtroppo abbiamo perso svariati anni, abbiamo un barlume di speranza che questi magnifici luoghi possano rinascere».
Resta però una domanda fondamentale: quale sentimento accompagna chi, a distanza di dieci anni, non ha ancora una casa e continua a vivere in una sistemazione provvisoria? «Il sentimento per molti purtroppo è un po’ la rassegnazione. Chi se n’è andato è difficile da poter far rientrare», spiega Camillozzi.
Il problema, infatti, non riguarda soltanto la ricostruzione degli edifici. Per riportare le persone nei territori colpiti dal sisma occorre creare le condizioni per vivere e lavorare. «La bellezza dei luoghi purtroppo non basta, quindi bisogna riportare il lavoro e i servizi, come noi ci stiamo adoperando per poterlo fare, e poi eventualmente magari attirare altre persone».
Tra le preoccupazioni più immediate c’è anche l’inchiesta giudiziaria sulla ricostruzione, al centro del dibattito degli ultimi giorni. L’eventualità di un rallentamento o di un blocco dei lavori alimenta l’incertezza di chi aspetta da anni di rientrare nella propria abitazione.
«Sicuramente ci auguriamo che non ci sia il fermo dei cantieri», afferma Camillozzi. L’associazione, spiega, si è già attivata per scongiurare il rischio che le vicende giudiziarie possano tradursi in un nuovo arresto del percorso di ricostruzione.
«Nell’eventualità di questo fermo dei cantieri non bisognerà aspettare i vari gradi di giudizio, perché abbiamo già chiesto al commissario che, nell’eventualità, si possa sciogliere il contratto in essere per i committenti, perché altrimenti si bloccherebbero moltissimi cantieri».
La richiesta è dunque quella di individuare soluzioni che consentano di tutelare la continuità dei lavori, evitando che le conseguenze di eventuali provvedimenti sulle imprese coinvolte ricadano ancora una volta sulle famiglie terremotate.
Sulla stessa vicenda si sofferma Antonella Gamberoni, avvocato di Camerino professionalmente impegnata nella ricostruzione e rappresentante di numerose famiglie colpite dal sisma. Per lei, la situazione attuale è motivo di forte preoccupazione, non soltanto per le possibili ripercussioni sui lavori, ma anche per il clima politico che si sta creando attorno alla vicenda.
«Questa situazione, ovviamente, rappresentando io moltissimi terremotati, preoccupa, preoccupa tanto», sottolinea. A pesare è soprattutto il confronto tra le forze politiche, che rischia di mettere in secondo piano le esigenze concrete di chi attende ancora una risposta.
«Quello che preoccupa anche e soprattutto è questo scontro politico che si sta generando sulla pelle dei terremotati, che sono le uniche vere vittime».
Gamberoni richiama quindi la responsabilità di chi ricopre ruoli istituzionali e rappresenta le comunità marchigiane. «Tutte le persone che avrebbero dovuto essere sedute al consiglio regionale rappresentano la comunità marchigiana, perché sono tutte persone regolarmente elette».
Da qui l’appello a evitare che la ricostruzione diventi terreno di contrapposizione politica. «Queste vicende, piuttosto che essere strumentalizzate, dovrebbero impegnarli in maniera diversa», conclude.
A dieci anni dal sisma, le testimonianze raccolte a margine del consiglio comunale aperto di Muccia riportano così l’attenzione sulle questioni che restano aperte: il ritorno nelle abitazioni, la ripartenza dei servizi e del lavoro, la continuità dei cantieri e la necessità di non disperdere ulteriormente le comunità. Perché la ricostruzione non si misura soltanto attraverso gli edifici recuperati, ma anche nella possibilità concreta per chi se n’è andato di tornare e per chi è rimasto di continuare a vivere in questi territori.
Un anniversario che non sia solo il ricordo di un trauma, ma il simbolo del desiderio di rinascita di un territorio. Con questo spirito Pieve Torina si prepara a vivere venerdì 30 ottobre la giornata dedicata al decimo anniversario del terremoto, tra inaugurazioni, memoria e momenti di festa.
A illustrare il programma è il sindaco, Alessandro Gentilucci. “Noi festeggeremo il decennale del sisma: non può essere solo un anniversario che segna un trauma per tutto il cratere, ma una data che simboleggia il desiderio di rinascita di un territorio. Una rinascita concreta, reale, tangibile”, sottolinea il primo cittadino, spiegando che le due inaugurazioni, quella del ristorante panoramico e quella della vasca riscaldata del percorso Kneipp, “rappresentano due nuovi passi avanti verso il futuro”.
Il calendario si aprirà al mattino: i tagli del nastro sono fissati alle 11 e alle 11.30. Nel tardo pomeriggio, al Palazzetto dello Sport, sarà proiettato un documentario che ripercorre i dieci anni trascorsi dalle scosse, con immagini e testimonianze dirette. “Vogliamo dare voce ai nostri cittadini, a chi finalmente ha ritrovato una casa e a chi ancora vive nelle SAE e coltiva la speranza di abbandonarla presto”, spiega Gentilucci.
L’obiettivo, aggiunge il sindaco, è restituire il senso di “una comunità vera, che ha creduto nella possibilità di ripartire dimostrando coraggio e visione del futuro”. La giornata prevede anche un momento ludico, con spettacoli teatrali al Museo della Nostra Terra, e si concluderà con una degustazione al ristorante panoramico.
Rigore negli accertamenti, ma senza fermare la ricostruzione. È la linea emersa dall’incontro di oggi tra il commissario straordinario alla Ricostruzione Sisma 2016, Guido Castelli, e il prefetto Stefano Gambacurta, a capo della Struttura di prevenzione antimafia. Al centro del confronto, le verifiche avviate dopo la recente inchiesta giudiziaria che ha coinvolto alcune imprese impegnate nei cantieri post-sisma.
Nel corso del colloquio è stato fatto il punto sulle attività istruttorie in corso e sulle iniziative necessarie a garantire il pieno rispetto della legalità. L’obiettivo condiviso, è stato spiegato, è coniugare la massima severità nei controlli con la tempestività delle decisioni, per tutelare cittadini, imprese e l’intera filiera edilizia ed evitare rallentamenti.
Tra i dati emersi, quello più rilevante riguarda tre delle imprese coinvolte nell’inchiesta, che erano già state oggetto di specifiche misure antimafia. Si aggiungono agli oltre cento provvedimenti emanati negli ultimi tre anni. Per la Struttura commissariale, ciò dimostra che i presìdi di prevenzione e controllo previsti dall’ordinamento si sono attivati e hanno funzionato. Le eventuali condotte fraudolente volte ad aggirarli sono ora oggetto di accertamento.
Allo stato attuale, alla Struttura commissariale non risultano comunicati provvedimenti inibitori nei confronti delle imprese coinvolte. Il prefetto Gambacurta ha confermato la massima attenzione sulla vicenda e l’avvio di tutti gli approfondimenti istruttori necessari, propedeutici alle determinazioni di sua competenza.
«La legalità è una condizione imprescindibile della ricostruzione e non può essere oggetto di compromessi», ha dichiarato Castelli. «Allo stesso tempo, abbiamo il dovere di agire con rigore e rapidità, distinguendo le eventuali responsabilità individuali dalla posizione delle tante imprese e dei lavoratori che operano correttamente».
Il commissario ha quindi messo in guardia da possibili ripercussioni sui cantieri: «È fondamentale che gli accertamenti facciano il loro corso senza determinare un blocco indiscriminato, che finirebbe per penalizzare innanzitutto i cittadini che attendono di tornare nelle proprie case». Il confronto con il prefetto, ha aggiunto, «conferma la piena attenzione delle istituzioni e la volontà comune di garantire legalità, trasparenza e continuità alla ricostruzione».
L'inchiesta sulla ricostruzione post-sisma nelle Marche diventa terreno di scontro politico nazionale. A intervenire è Chiara Appendino, deputata del Movimento 5 Stelle ed ex sindaca di Torino, che in una nota attacca Fratelli d'Italia e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiedendo chiarimenti sulle persone coinvolte nell'indagine e sulle eventuali responsabilità politiche.
Nel mirino della parlamentare pentastellata finiscono soprattutto Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Francesco Acquaroli, e lo stesso governatore marchigiano. Appendino contesta quello che definisce il silenzio dei vertici di FdI sulla vicenda e chiede alla premier di intervenire.
"Sulla spregevole ‘cricca’ che ha speculato e condizionato gli appalti della ricostruzione post-sisma nelle Marche c’è un dato politico devastante ed inaccettabile: il silenzio assordante e vergognoso di Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni e i vertici del suo partito si stanno nascondendo dietro l'omertà mediatica, sperando di far passare sotto silenzio l'ennesimo scandalo che colpisce la loro classe dirigente. Ma il M5S non intende fare sconti: FdI deve rispondere chiaramente di quanto sta emergendo nelle Marche. A gestire questo sistema marcio c’era Fabio Pistarelli, uomo chiave e fidatissimo del governatore meloniano Francesco Acquaroli. Non possiamo derubricare tutto a una mera vicenda giudiziaria".
La deputata attribuisce quindi una responsabilità politica diretta al partito della presidente del Consiglio e pone l'accento sul ruolo di Acquaroli, chiedendo se fosse a conoscenza di quanto contestato nell'ambito dell'inchiesta: "La responsabilità politica di Fratelli d'Italia è totale: o Acquaroli sapeva e ha taciuto, oppure non si è accorto di nulla dimostrando una totale inadeguatezza a guidare una regione ferita dal terremoto. Non è certo la prima volta che Fratelli d'Italia si trova al centro di vicende torbide che evidenziano legami imbarazzanti, affari loschi e contiguità con la criminalità organizzata e ambienti di malaffare".
L'affondo si sposta poi direttamente su Giorgia Meloni. Appendino critica la posizione della premier e richiama il ruolo della struttura commissariale per la ricostruzione, che fa capo alla presidenza del Consiglio: "Mentre Giorgia Meloni è sempre pronta a fare la morale agli altri, oggi sceglie di tacere, scaricando sottobanco il suo governatore pur di non metterci la faccia. Ricordiamo che la struttura commissariale fa capo direttamente a Palazzo Chigi: la Premier interrompa questo silenzio complice, chieda scusa e condanni con fermezza questo ennesimo insulto alle migliaia di famiglie terremotate che nel 2016 hanno perso tutto".
L’Azienda sanitaria territoriale di Macerata rafforza il proprio percorso di miglioramento della qualità dei servizi. Al termine delle verifiche condotte nei giorni scorsi dagli organismi accreditati, l’Ast ha ottenuto la conferma della certificazione ISO 9001:2015 per 11 Unità operative, estendendo il riconoscimento ad altre due strutture, che lo conseguono per la prima volta.
Le nuove certificazioni riguardano la Patologia clinica degli ospedali di Macerata, San Severino Marche e Camerino e la Radiodiagnostica delle strutture di Macerata, Tolentino e Treia. Il risultato porta a 13 il numero complessivo delle Unità operative certificate.
Le attività di verifica si sono svolte con la supervisione del direttore amministrativo, il dottor Milco Coacci, e il coordinamento operativo della coordinatrice infermieristica, la dottoressa Beatrice Venanzetti.
La certificazione ISO 9001:2015 attesta la conformità del sistema di gestione della qualità a uno standard internazionale che punta a garantire processi organizzativi strutturati, procedure controllate e un costante monitoraggio delle attività. Il modello prevede l’analisi e la gestione dei rischi, l’ottimizzazione delle risorse e la verifica dell’efficacia dei processi, con particolare attenzione alla sicurezza, alla trasparenza e ai bisogni degli utenti.
«L’estensione del perimetro di certificazione ad altre due Unità operative evidenzia la volontà dell’Ast di diffondere in modo capillare le buone pratiche organizzative su tutta la rete dei servizi territoriali e ospedalieri, grazie all’impegno costante di tutto il personale medico, infermieristico, tecnico e amministrativo», ha dichiarato il direttore generale dell’Ast di Macerata, Alessandro Marini. «Mantenere ed estendere questi standard significa offrire ai cittadini servizi sanitari sempre più efficienti, tracciabili e orientati all’eccellenza», ha aggiunto.
Il riconoscimento ISO 9001:2015 interessa complessivamente l’Oncologia di Macerata, la Fisica medica, la Medicina nucleare, la Terapia del dolore, la Radioterapia oncologica, il Servizio di prevenzione e protezione, il Blocco operatorio di Macerata, le Professioni sanitarie, la Farmacia ospedaliera di Macerata, la Centrale operativa 118 di Macerata e l’Anestesia e rianimazione di Macerata, oltre alla Patologia clinica degli ospedali di Macerata, San Severino Marche e Camerino e alla Radiodiagnostica degli ospedali di Macerata, Tolentino e Treia.
La conferma della certificazione e la sua estensione rappresentano un ulteriore passaggio nel percorso intrapreso dall’Ast di Macerata per consolidare procedure organizzative condivise e promuovere il miglioramento continuo delle prestazioni. Un lavoro che coinvolge le diverse professionalità sanitarie e amministrative e che punta a rendere i servizi sempre più rispondenti alle esigenze dei cittadini.
La menopausa è una fase naturale della vita, eppure è spesso accompagnata da preoccupazioni che riguardano soprattutto il peso, la forma fisica e i cambiamenti che si riflettono sul corpo. Si parla meno, invece, di ciò che accade alla massa muscolare, alle ossa e alla salute metabolica.
Proprio da qui vale la pena partire per comprendere come l'alimentazione possa diventare un'alleata in questa fase. La riduzione degli estrogeni che accompagna la menopausa favorisce alcuni cambiamenti nella distribuzione del grasso corporeo, con una maggiore tendenza ad accumularlo nella zona addominale. L'aumento di peso osservato nella mezza età, tuttavia, non dipende esclusivamente dagli ormoni: anche l'invecchiamento, la riduzione dell'attività fisica e i cambiamenti del dispendio energetico contribuiscono.
Non è quindi inevitabile ingrassare, né è necessario ricorrere a diete drastiche per contrastare ogni cambiamento.
Un aspetto particolarmente importante riguarda la massa muscolare. Con l'avanzare dell'età, questa tende progressivamente a ridursi, soprattutto in assenza di un'attività fisica adeguata. Preservarla significa sostenere la forza, l'autonomia e la funzionalità dell'organismo. In questo contesto, le proteine assumono un ruolo importante: pesce, uova, latticini, legumi e altre fonti proteiche possono contribuire a soddisfare il fabbisogno, all'interno di un'alimentazione varia e adeguata alle necessità individuali. A completare il quadro è il movimento, in particolare l'esercizio contro resistenza, che aiuta a mantenere massa e forza muscolare.
Anche le ossa meritano attenzione. La diminuzione degli estrogeni accelera la perdita di massa ossea e può aumentare, nel tempo, il rischio di osteoporosi. Per sostenerne la salute è importante assicurare un apporto adeguato di calcio, presente per esempio in latte e derivati, in alcune acque minerali e in alimenti vegetali come alcune verdure e semi di sesamo. La vitamina D contribuisce all'assorbimento del calcio e alla salute ossea; l'eventuale integrazione va valutata in base alle esigenze individuali e al rischio di carenza. Anche in questo caso, l'alimentazione lavora insieme all'attività fisica e agli altri fattori di prevenzione.
Non esiste, dunque, un alimento capace di riequilibrare da solo gli ormoni o una dieta specifica adatta a tutte le donne in menopausa. Un modello alimentare ispirato alla dieta mediterranea, ricco di vegetali, legumi, cereali integrali, fonti proteiche varie e grassi insaturi, rappresenta una buona base per la salute complessiva.
Infine, vampate, disturbi del sonno e cambiamenti dell'umore non devono essere semplicemente sopportati: quando incidono sulla qualità della vita, meritano un confronto con il medico. L'alimentazione può sostenere la salute, ma non sostituisce le terapie indicate per i sintomi. La menopausa non è una condizione da combattere, ma una fase naturale della vita da vivere con consapevolezza, imparando a comprendere i cambiamenti del proprio corpo e a rispondere alle sue nuove esigenze con strumenti adeguati, senza rincorrere soluzioni rapide o modelli estetici irrealistici.
Anche quest'anno il Gruppo Fisiomed è al fianco della Pallavolo Macerata come co-title sponsor e medical partner, insieme ad Alema Energy. Gruppo Fisiomed Alema Energy Macerata è quindi pronta ad affrontare il campionato di Serie A2 con positività e con la certezza di avere accanto un supporto medico altamente qualificato.
"Oggi si afferra in maniera plastica l'alleanza tra pubblico e privato" commenta l'assessore allo sport Riccardo Sacchi, presente oggi alla conferenza stampa nella sede Fisiomed di Sforzacosta. "Devo fare un plauso a tutto lo staff della società e a Fisiomed proprio perché oggi si celebra questo matrimonio di intenti e il supporto concreto allo sport".
Un'apertura sociale allo sport, che vede il Gruppo Fisiomed impegnarsi nella vicinanza al territorio e alle squadre, come tiene a sottolineare anche l'amministratore del Gruppo Fisiomed Enrico Falistocco, ricordando che questa partnership è un legame che supera la semplice sponsorizzazione e che unisce piacere e senso di responsabilità.
"Portare in giro per l'Italia il nome della nostra città è una responsabilità che va gestita con la massima professionalità. E noi siamo contenti di mettere al vostro servizio personale, macchinari e tecnologie. Riuscire a fornire servizi come la risonanza magnetica ad alto campo, la tac 128 strati ma anche servizi cardiologi o legati al settore della vista ci fa molto piacere" - sostiene Falistocco, che si prende un momento anche per ringraziare i 350 professionisti che operano in Fisiomed, ormai distribuita su 11 strutture - "Noi non dimentichiamo le nostre radici: nasciamo da Sforzacosta ma poi abbiamo avuto fame di vincere e abbiamo ambito al massimo, proprio come fa la vostra squadra" afferma rivolgendosi agli atleti.
Il dirigente Gianluca Tittarelli ricorda che la collaborazione con Fisiomed va avanti dal 2019, un rapporto "cresciuto negli anni, che non si limita solo all'aspetto commerciale ma si basa soprattutto sulla professionalità, fondamentale per una realtà come la nostra". Tittarelli riserva delle parole anche per la squadra "formata da giocatori esperti, atleti formati e ragazzi più giovani che possono dire la loro.
"Noi rappresentiamo questo territorio tramite la squadra e chiediamo al territorio che venga a seguirci, perché il pubblico testimonia l'interesse della città", e prosegue, "Il sostegno è importante perché lo sport è l'antidoto principale per rispondere ad alcune delle problematiche che sempre più spesso sentiamo colpire i giovani".
Il direttore generale Italo Vullo ha fatto il punto anche sull'andamento della stagione iniziata da poco: "Abbiamo perso una partita e ne abbiamo vinta un'altra. Ma al di là di questo non è fondamentale aver vinto o perso. Quello che deve essere presente nella mente di tutti noi è il percorso che vogliamo fare e dove vogliamo arrivare, e noi questo lo sappiamo perfettamente e stiamo facendo di tutto per arrivarci", concludendo con una riflessione sull'importanza dello sport della pallavolo che descrive come capace di aiutare a lavorare in team, sopportare gli errori altrui e di far comprendere il ruolo fondamentale della sinergia nel raggiungimento degli obiettivi.
Alla conferenza erano presenti anche Mario Marinelli di Rhutten e Irene Croceri come rappresentante di Banca Macerata.
È alle porte una nuova giornata di campionato di Eccellenza. Per il nono turno il Tolentino affronterà a domicilio la Jesina, in una sfida importante per il prosieguo di stagione cremisi. Nell’ambiente tolentinate c’è ancora soddisfazione per aver espugnato Treia, vincendo 1-3 sul campo dei biancorossi, secondi in graduatoria: il Tolentino con questi tre punti è salito a quota 14 rimanendo in quinta piazza.
Uno dei protagonisti del match e autore di due gol, Mirco Cirulli, a distanza di qualche giorno descrive così lo scontro diretto vinto al 'Capponi': "È stata una partita difficile, l'Aurora Treia è un'ottima squadra che lotterà per il campionato. Noi abbiamo giocato bene anche nel primo tempo ma ci mancava il gol che è arrivato nel secondo tempo".
L'attaccante classe 2004, ex Maceratese e mattatore del match, poi continua così: "Segnare sicuramente è stata una bella soddisfazione, per un attaccante fare gol è fondamentale e una doppietta, per giunta, il massimo, ma la cosa importante è stata la vittoria, che è stata cercata e voluta. E ciò si è visto in campo".
Adesso testa ai leoncelli, che si presenteranno alle 15:00 di domenica al 'Della Vittoria' con quella che Cirulli, definisce una posizione bugiarda (10 punti accumulati sinora): "Affronteremo la Jesina, una formazione non semplice da sfidare. Noi lo sappiamo che il livello dell'Eccellenza di quest'anno è molto alto e che la classifica a volte mente: ciò che dobbiamo fare è affrontare ogni partita come sempre al massimo, lavorando sui nostri principi e valori e cercando di fare male agli avversari che avremo davanti". Parola al campo adesso per l'incontro di domenica.
Il Sal zero rappresenta uno strumento importante per garantire liquidità alle imprese impegnate nella ricostruzione post sisma e permettere anche alle piccole aziende artigiane di partecipare ai lavori. A sottolinearne il valore è Simone Giglietti, presidente di Cna Macerata, che interviene nel dibattito sull'utilizzo del meccanismo, invitando a valutarne la funzione originaria e le esigenze concrete a cui risponde.
Il cosiddetto SAL zero, acronimo di Stato di Avanzamento Lavori, si differenzia dai normali Sal perché consente alle imprese di ottenere un'anticipazione su un contributo già concesso, prima che siano raggiunti i consueti livelli di avanzamento delle lavorazioni. L'erogazione è subordinata alla presentazione di una garanzia fideiussoria.
Introdotto nel dicembre 2016 per gli interventi relativi ai danni lievi e successivamente esteso, dall'aprile 2017, anche a quelli gravi, il meccanismo prevedeva inizialmente un'anticipazione massima del 20%. La percentuale è stata portata al 30% nel settembre 2021, per poi tornare al 20% con la modifica dell'8 maggio scorso.
Alla base della sua introduzione c'è una necessità concreta: evitare che le imprese debbano sostenere interamente con risorse proprie i costi iniziali dei cantieri, aspettando mesi prima di ricevere i primi pagamenti.
«Il Sal zero è nato per rispondere a un problema concreto: consentire alle imprese di lavorare senza dover anticipare per mesi, con risorse proprie, tutti i costi di avvio e delle prime lavorazioni nei cantieri», spiega Giglietti. La disponibilità immediata di liquidità permette di acquistare materiali, pagare i dipendenti, saldare i fornitori e remunerare gli artigiani coinvolti nelle diverse fasi degli interventi.
Il nodo principale riguarda la differenza tra i tempi di pagamento delle spese sostenute dalle aziende e quelli necessari per ottenere la liquidazione dei normali stati di avanzamento. Secondo quanto riferito da Cna sulla base dell'esperienza delle imprese, fornitori e artigiani vengono generalmente pagati entro 60-90 giorni, mentre per incassare un SAL ordinario possono trascorrere anche più di otto mesi.
Un'attesa legata ai diversi passaggi burocratici e tecnici: dall'esecuzione e contabilizzazione delle lavorazioni alla predisposizione della documentazione, fino alle istruttorie degli uffici della ricostruzione e alle successive procedure bancarie.
Una situazione che pesa soprattutto sulle realtà di dimensioni ridotte. «Una grande impresa strutturata ha generalmente maggiori disponibilità finanziarie per sostenere queste anticipazioni, mentre una piccola impresa edile artigiana spesso non dispone di tutte le risorse necessarie», osserva il presidente di CNA Macerata.
Il SAL zero, inoltre, può agevolare anche l'accesso al credito bancario, offrendo maggiore prevedibilità ai flussi finanziari. I benefici non riguardano soltanto le imprese edili, ma l'intera filiera della ricostruzione: elettricisti, termoidraulici, falegnami, fabbri e tutte le attività artigiane che contribuiscono alla realizzazione degli interventi.
Questo, tuttavia, non significa che il sistema non debba essere accompagnato da verifiche adeguate. Cna Macerata riconosce la necessità di controlli rigorosi ed efficaci, soprattutto alla luce delle criticità emerse nel dibattito sul funzionamento dello strumento.
«Alcuni strumenti di verifica erano previsti e sono tuttora presenti. Occorre accertare dove e perché non abbiano funzionato adeguatamente e, se necessario, rafforzarli», sottolinea Giglietti.
Tra le possibili soluzioni indicate dall'associazione ci sono anche una revisione al ribasso del tetto massimo dell'anticipazione, qualora ritenuto eccessivo, e controlli più puntuali sull'effettivo avanzamento delle attività, sulla capacità operativa delle imprese, sul numero di cantieri gestiti contemporaneamente e sulla filiera dei subappalti.
La posizione di Cna è dunque quella di preservare la funzione dello strumento, intervenendo sulle eventuali criticità senza penalizzare l'intero sistema produttivo. «Non bisogna confondere l'utilità di uno strumento con gli eventuali utilizzi irregolari che ne possono essere stati fatti», precisa il presidente.
In gioco, secondo l'associazione, c'è anche la possibilità di mantenere sul territorio le ricadute economiche e occupazionali della ricostruzione, favorendo la partecipazione delle piccole imprese locali e sostenendo l'indotto artigiano.
«Senza uno strumento come il SAL zero, la ricostruzione rischierebbe di diventare appannaggio quasi esclusivo delle grandi imprese, le sole con la capacità finanziaria di sostenere per mesi e mesi i costi dei cantieri. A farne le spese sarebbero le piccole aziende del territorio e tutto l'indotto artigiano, con gravi conseguenze per l'economia locale», conclude Giglietti.
La provincia di Macerata ha perso il 44,7% degli sportelli bancari in dieci anni, un dato che la colloca al secondo posto nelle Marche per intensità della riduzione, subito dopo Ancona. È uno dei numeri più significativi dell'analisi sulla desertificazione bancaria diffusa dalla Cgil Marche e dalla Fisac Cgil Marche, elaborata a partire dai dati Ires Marche.
Il fenomeno riguarda l'intero territorio regionale. Dal 2016 a oggi, il numero degli sportelli bancari tradizionali e di credito cooperativo è passato da 1.046 a 584, con una perdita complessiva di 462 filiali, pari al 44,2%. Un calo superiore alla media nazionale, ferma al 35,2%, che secondo il sindacato colloca le Marche al primo posto in Italia per desertificazione bancaria.
Nel confronto tra i territori marchigiani, la provincia di Macerata registra una contrazione del 44,7%. A fare peggio è soltanto quella di Ancona, con il 48,5%. Seguono Pesaro e Urbino, con il 44,3%, Ascoli Piceno, con il 40,4%, e Fermo, con il 33,7%.
La riduzione degli sportelli pesa soprattutto sulla possibilità di accedere ai servizi bancari vicino a casa, con ricadute per cittadini, anziani, famiglie e imprese. Una questione particolarmente rilevante per le aree interne del Maceratese, dove la distanza dai principali centri abitati può rendere più difficile raggiungere una filiale.
"La tutela delle aree interne e di una parte così consistente del territorio marchigiano passa anche dal mantenimento dei servizi bancari, necessari ai cittadini, fondamentali per le imprese. Su questo, la Regione intervenga al più presto", afferma Giuseppe Santarelli, segretario generale della Cgil Marche.
I dati evidenziano una progressiva riduzione della presenza bancaria anche nei territori più periferici. Nei comuni periferici marchigiani la diminuzione degli sportelli raggiunge il 49,4%. La contrazione è del 44,4% nei centri e del 43,1% nelle aree interne considerate nel loro complesso.
Dal 2016, 53 comuni marchigiani che disponevano di almeno uno sportello bancario sono rimasti senza filiali. A questi si aggiungono 31 comuni che erano già privi del servizio: oggi, quindi, sono 84 i comuni senza sportelli, pari al 37,3% del totale regionale.
Il fenomeno interessa oltre 12mila residenti, secondo i dati diffusi dal sindacato, mentre il peso dei comuni senza filiali sale al 49,5% nelle aree interne e al 52,5% nei comuni periferici. In queste zone, dunque, più della metà dei comuni risulta priva di uno sportello bancario.
Anche il cratere del sisma presenta una situazione significativa: 22 comuni hanno perso l'ultimo sportello dal 2016, pari al 25,9% dei territori considerati. Complessivamente, nell'area del cratere sono 42 i comuni senza filiali, con circa 45mila residenti coinvolti.
Per Daniele Boccetti, segretario regionale della Cgil Marche, la riduzione dei servizi bancari si inserisce in un quadro più ampio di arretramento dei presidi territoriali: "Nel territorio si dimezzano gli sportelli bancari e diminuiscono significativamente anche gli uffici postali, almeno in termini di orari di apertura e presenza territoriale. Questo contribuisce ad alimentare un senso di abbandono e di assenza dello Stato, che mina la coesione sociale della comunità".
Riccardo Romano, segretario della Fisac Cgil Marche, richiama invece le conseguenze per lavoratori e clienti, oltre all'impatto sull'occupazione nel settore: "Questa politica di desertificazione causa disagi anche alle lavoratrici e ai lavoratori proprio in un periodo in cui la digitalizzazione dovrebbe favorire un lavoro che va verso i lavoratori, e i clienti e non viceversa. Non va inoltre dimenticato che alla desertificazione fa seguito la riduzione degli addetti di settore tramite il fondo di solidarietà che implica una riduzione del reddito dei prepensionati residenti in Regione. Da ultimo non dimentichiamo come le Banche siano un presidio di legalità a tutela del fenomeno dell’usura e come il carattere di servizio a interesse pubblico del servizio bancario deve essere fatto valere dalla politica".
Nella giornata di ieri, nella Sala Organi Accademici dell'Università degli Studi di Camerino, si è tenuta un' importante seduta aperta del Consiglio delle Studentesse e degli Studenti, che ha ospitato un momento di confronto e dialogo con i vertici di ERDIS Marche, aperto anche alle associazioni studentesche dell’Ateneo.
"Questo appuntamento – dichiara Edoardo Pettinari, presidente del Consiglio delle Studentesse e degli Studenti – segna l'avvio di una serie di incontri periodici strutturati, pensati per mantenere un canale di collaborazione e comunicazione costante fra la componente studentesca e l'Erdis Marche, nell'esclusivo interesse del benessere e della qualità della vita della componente studentesca. Noi crediamo fermamente che un dialogo corretto, sano e trasparente con gli enti permetta di risolvere molti problemi e, se del caso, come è avvenuto oggi, di fare i complimenti e gli apprezzamenti per i servizi di altissimo livello che vengono erogati".
All’incontro hanno preso parte la presidente di Erdis Marche Agnese Sacchi, il direttore Generale Giovanni Pozzari, la responsabile dei Servizi Accessori Sara Caiterzi, e la responsabile Mense e Alloggi del presidio di Camerino Andreina Castelli. La riunione ha visto inoltre la partecipazione, collegata da remoto, delle rappresentanti e dei rappresentanti delle sedi collegate di San Benedetto del Tronto, Ascoli Piceno e Matelica.
La scelta di ospitare la riunione nella Sala Organi Accademici riveste un forte significato simbolico, testimoniando la vicinanza concreta che esiste tra l'ente regionale per il diritto allo studio e la comunità studentesca di Unicam. L'appuntamento ha rappresentato l'occasione per affrontare apertamente le sfide e le criticità quotidiane, ma anche per condividere ciò che funziona e valorizzare l'eccellenza dei servizi erogati, a partire dal presidio di ristorazione, i cui standard qualitativi eccezionali sono stati oggetto di particolare apprezzamento.
Al termine dell'incontro è emerso inoltre che Erdis Marche procederà con questi incontri periodici anche coinvolgendo i consigli studenteschi degli altri atenei della Regione Marche, estendendo così un modello virtuoso di ascolto e programmazione condivisa a livello territoriale.
La seduta si conferma così come il primo passo di un percorso stabile di cooperazione, orientato a dare risposte concrete e condivise alle esigenze delle studentesse e degli studenti.
Che cosa significa interpretare una norma o uno spartito? Quanta libertà ha chi legge ed esegue un testo e quali limiti deve rispettare? Sono le domande da cui parte il convegno “Confini dell’interpretazione tra testo giuridico e testo musicale”, promosso dall’Università di Camerino insieme al Conservatorio di Musica “G. Rossini” di Pesaro. L’iniziativa è iniziata oggi, 29 ottobre, a Camerino e proseguirà domani, 30 ottobre, a Pesaro.
Al tavolo si confrontano studiosi di diritto, musica e traduzione, chiamati a indagare due ambiti solo in apparenza lontani. In entrambi, infatti, c’è un autore che scrive, un testo che prescrive e un interprete che deve tradurre quelle indicazioni in scelte concrete. Il convegno esplora gli spazi di discrezionalità che questo passaggio comporta e si interroga sulla possibilità, e sui limiti, di un’interpretazione puramente letterale.
Per il Rettore di Unicam, Graziano Leoni, il confronto “invita a riflettere sul rapporto tra conoscenza, libertà e responsabilità”: interpretare, spiega, vuol dire misurarsi con un testo, comprenderlo e farsi carico delle proprie scelte. La collaborazione con il Conservatorio, aggiunge, favorisce il dialogo tra competenze e sensibilità diverse e unisce ricerca universitaria e cultura musicale.
Sulla stessa linea il Presidente del Conservatorio, Paolo De Biagi, secondo cui accostare realtà giuridica e musicale può sembrare arduo, ma è in realtà un esercizio nuovo e utile per conoscere e interpretare la realtà. Musica e diritto, osserva, sono mondi diversi che si misurano entrambi con la prescrittività del testo e con la libertà dell’interprete, che può tradursi in iniziative e responsabilità individuali rilevanti. De Biagi guarda inoltre a possibili sviluppi futuri della collaborazione tra le due istituzioni.
La prima giornata, introdotta da Sonia L’Innocente, delegata del rettore a inclusione e partecipazione, si è aperta con i saluti del Rettore, della vicedirettrice della Scuola di Giurisprudenza Carlotta Latini, del presidente De Biagi, del direttore del Conservatorio Fabio Masini e di Luca Petrelli, del Consiglio di amministrazione della Fondazione Emilio Betti.
I lavori, moderati da Tatiana Guarnier (Unicam) e Lamberto Lugli (Conservatorio), hanno visto le relazioni di Paolo Di Lucia, Paolo Carnevale e Patrizia Ruth Pancaldi, seguite dagli interventi di Alba Crea e Filippo Maria Fiore. Il dibattito si è concentrato sulle forme dell’interpretazione, sulle analogie tra diritto e musica e sul contributo di studiosi come Salvatore Pugliatti ed Emilio Betti.
In serata, all’Accademia della Musica “Franco Corelli” – Andrea Bocelli Foundation, il concerto a cura della Società Italiana di Musica Contemporanea, con Marco Toro alla tromba e il duo pianistico composto da Ileana Frontini e Paolo Porto.
Il programma di domani a Pesaro
Il convegno si sposta venerdì 30 ottobre a Palazzo Olivieri, sede del Conservatorio Rossini. La sessione mattutina, moderata da Sara Spuntarelli, prorettrice alla Persona, benessere e opportunità e docente della Scuola di Giurisprudenza di Unicam, e da Mariateresa Storino del Conservatorio, ospiterà gli interventi di Roberto Russo, Gregorio Fracchia e Fabrizio Fracchia, Carmelo Imbesi ed Enrico Verdolini. Dalle 14.30 prenderanno la parola Samuele Guerzoni e Gloria Mancini Palamoni. Alle 16 un dibattito e un momento musicale chiuderanno le due giornate.
Il comitato scientifico è composto da Tatiana Guarnier, Sonia L’Innocente e Sara Spuntarelli per Unicam, Lamberto Lugli e Mariateresa Storino per il Conservatorio Rossini.
L’arte sepolta e poi salvata, quella che ha rischiato di scomparire per sempre sotto le macerie del terremoto e che non dobbiamo dimenticare. Torna in mostra a San Severino attraverso gli scatti di Luca Maria Cristini, che hanno fissato l’impatto emotivo del ritrovamento di statue e opere sacre dopo il sisma. Si intitola “Scherza coi fanti e lascia stare i santi” l’esposizione fotografica riallestita il 26 ottobre nello “Scrigno della Gioia”, nella chiesa di San Giovanni. Il progetto aveva già offerto in passato un piccolo contributo a quella ricostruzione sociale necessaria quanto quella fisica, ormai avviata. Questa volta ha in più una finalità benefica.
Cristini, architetto, nei giorni del terremoto era responsabile dei beni culturali dell’Arcidiocesi di Camerino e San Severino. Ha lavorato a lungo insieme ai Vigili del Fuoco, ai volontari e ai “Monuments Men” dell’Arma, i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale guidati dal colonnello Carmelo Grasso, per mettere in salvo il maggior numero possibile di opere dai luoghi di culto distrutti o a rischio crollo. In quei frangenti coglieva anche istantanee non tecniche, dal forte accento emozionale.
“Ho scattato queste foto, senza alcuna velleità artistica, con uno smartphone o, nel migliore dei casi, con una fotocamera amatoriale”, racconta. “Quello che ho voluto fissare è il sentimento vivo che le statue sacre, anche ridotte in frammenti, mi trasmettevano in quei momenti concitati”. Calate forzatamente dagli altari, quelle sculture sembravano animarsi, trasmettendo paura, dolore, smarrimento, talvolta abbandono e rassegnazione.
La mostra, già ospitata in passato al Pino’s Bar, nella Pinacoteca comunale “Pietro Tacchi-Venturi” di San Severino e sul bus Setra del 1975 della Contram, in versione itinerante tra Camerino e Visso, raccoglie immagini riprese tra settembre 2016 e marzo 2017 durante le decine di operazioni di recupero in chiese e musei danneggiati. Tra le migliaia di foto scattate per documentare la messa in sicurezza, Cristini ne ha selezionate venti. L’allestimento è stato possibile anche grazie alla collaborazione dello store Upim di San Severino e di Gammario Borri.
Il catalogo, edito dalla settempedana Hexagon di Pamela Natalini, raccoglie i contributi della giornalista Maria Francesca Alfonsi e del critico fotografico Alberto Pellegrino. Quest’ultimo osserva come le fotografie siano la prova di quanto possano cambiare la vita e l’ambiente di una comunità quando un evento naturale tragico frantuma o cancella una memoria stratificata nei secoli. Pellegrino firma anche un saggio sulla devozione popolare, ne analizza gli aspetti sociologici e umani.
Alfonsi, nella presentazione, sottolinea che le immagini ricordano quanto sia poco il tempo rimasto per non disperdere una memoria preziosa, fatta non solo di grande arte ma anche di una lunga pratica democratica: su questi monti, ricorda, nacque anzitempo l’idea d’Europa. Il tempo è poco e l’avversario è l’indifferenza, perché senza memoria non si costruisce il futuro.
A dieci anni dal sisma emergono anche segnali positivi: alcune delle opere riprodotte sono state restaurate e sono tornate a disposizione di fedeli e appassionati. Tra queste la celebre “Madonna delle Rose” di San Placido di Ussita, oggi al MARec, il museo allestito dalla diocesi di Camerino nell’ex palazzo vescovile di San Severino. Fu proprio Cristini a suggerire e ottenere, superate le prime perplessità degli enti di tutela, che gran parte delle opere provenienti dall’area epicentrale vi fossero depositate.
La mostra è dedicata alle tante donne e uomini della Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco, delle Forze dell’ordine, del volontariato, degli enti di tutela e della comunicazione che, con sacrificio, fatica e dolore, animati da un inspiegabile “sacro furore” tipico dei momenti di emergenza, hanno lavorato al recupero delle testimonianze di devozione e d’arte nel territorio ferito dal Sisma Centro Italia 2016.
Il ricavato della vendita dei cataloghi sarà interamente devoluto alle missioni dei padri Cappuccini di San Severino nel Corno d’Africa, attive soprattutto nella regione del Wolayta, tramite l’associazione “Sorrisi per l’Etiopia”. Chi lo desidera può inoltre contribuire con donazioni dirette all’associazione (Sorrisi per l’Etiopia ETS).
Nelle prime ore di domenica 4 ottobre 2026, giorno in cui la Chiesa cattolica fa cadere l’ottavo centenario della morte di san Francesco di Assisi, ho avuto il piacere di ricevere un messaggio digitale nel quale il mittente, conoscendo la mia ricerca quasi maniacale dei particolari, mi chiedeva che cosa riuscissi a vedere e che cosa si potesse celare nell'immagine digitale che aveva allegato alla comunicazione e che raffigurava una tela, gravemente danneggiata, dove san Francesco riceve le stigmate.
Ora, sebbene la bellezza in tutte le sue espressioni mi affascini in modo particolare e che la Cultura in generale mi interessi anche dal punto di vista storico, iconografico, religioso e simbolico...io, sono e resto un semplice cittadino, che non ha nulla da insegnare a chi restaura professionalmente e digitalmente le opere d’arte; questo però mi permette, proprio in qualità di privato cittadino, di poter esprimere liberamente un mio giudizio in merito a questa tela, con la speranza, che possa essere d’aiuto a chi vorrà, in qualsiasi modo, prenderla in considerazione.
Credo che il miglioramento della nostra società si costruisca, giorno dopo giorno, attraverso le azioni quotidiane dei singoli cittadini. Perché tutto ciò che diciamo e facciamo rappresenta anche un esempio per gli altri, nel bene e nel male; ecco perché i nostri pensieri e le nostre azioni dovrebbero sempre avere come fondamento il bene comune, perché solo così possono avere il potere di migliorare profondamente la nostra cultura. A tale riguardo mi permetto di rivolgere a tutte le autorità competenti e alle moderne figure di “mecenatismo culturale”, il mio accorato messaggio di aiuto, perché non si perda un’opera che potrebbe essere molto preziosa, e non solo a livello artistico, considerando ciò che sicuramente nasconde; ecco perché credo che varrebbe la pena tentarne un restauro anche se l’incuria l'ha abbandonata in pessime condizioni. Non nascondo che sono stati fatti vari tentativi di ricostruzione digitale, utilizzando la cosiddetta “intelligenza artificiale”.
Ma malgrado sia stata usata una famosa IA a pagamento, considerata di medio livello (livello nel quale ritengo possano essere collocate la mia intelligenza e la mia cultura), utilizzata anche da professionisti... e che siano state poste diverse domande, anche molto complesse e ricche di informazioni... ebbene, tutti i risultati sono stati a dir poco deludenti e in alcuni casi addirittura sconcertanti, quando, solo per fare pochi esempi, l’IA ha spostato sul braccio sinistro di Francesco la stigmate che avrebbe dovuto essere nel costato; quando ha inserito un’aureola, chiaramente non presente sulla tela originale; o quando ha letteralmente schiacciato, sotto un blocco di roccia, la figura di un povero frate inginocchiato in preghiera...
Questo ci dovrebbe far riflettere sui tempi che la moderna società si sta imponendo, perché occorre veramente poco tempo per compiere degli errori, che però ne richiedono molto, anche solo per tentare di portarli alla luce. Naturalmente nel restauro professionale e digitale delle opere d’arte, per ricostruire le parti mancanti o danneggiate... sono utilizzate IA particolarmente evolute; questo però, non può inficiare le mie conclusioni negative riguardanti i risultati ottenuti con uno specifico sistema tecnologico che gli “ingegneri” hanno chiamano “intelligenza artificiale”, e che non ha visto ciò che avrebbe potuto facilmente vedere, ha tolto ciò che doveva essere lasciato e aggiunto ciò che non era presente... usando qualcosa di molto simile a quella che negli esseri umani si chiama... fantasia.
Purtroppo però, anzi, per fortuna, il ripristino delle parti mancanti di un’opera d’arte non dovrebbe mai essere fatto seguendo la fantasia, ma attenendosi scrupolosamente a vari criteri fondamentali, come ad esempio quello di intervenire, in modo riconoscibile, solo laddove fosse necessario. Oltre a questo sarebbe doveroso studiare anche i materiali usati dall’artista, la sua tecnica pittorica, la storia dell’evento e dei personaggi in essa raffigurati; e, non da ultimo, cercare di approfondire i significati simbolici che la tradizione artistica normalmente applica, sia al tema rappresentato nell’opera presa in esame, sia ai soggetti e agli oggetti che “vivono” in essa. Ecco perché in questo caso, come prima cosa, parlerò della storia che si cela dietro l’evento raffigurato nella tela, mentre, successivamente, avrò ben cura di parlare dei suoi contenuti simbolici.
Nel maggio del 1213, nel castello di San Leo (nel Montefeltro), il conte Orlando Cattani di Chiusi, profondamente colpito dalla predicazione di Francesco d’Assisi, gli fece dono del monte della Verna (o Vernia e anticamente Laverna). Il Conte definì il monte “divotissimo”, adatto alla vita solitaria e alla penitenza. Prima dell’arrivo dei frati, la presenza umana in quei luoghi isolati era esclusivamente composta da persone che sfuggivano ad altri uomini o alla Legge.
Francesco si recò diverse volte sul monte, e costruì insieme ai confratelli una chiesetta in legno e pietra, sul modello della Porziuncola di Assisi. Era un minuscolo luogo di preghiera, isolato e pensato per raccogliere pochi frati in un contesto di totale solitudine e contemplazione. Pertanto, quando Francesco nel settembre del 1224 giunse sul monte accompagnato da frate Leone per ritirarsi in preghiera, non trovò grandi edifici, conventi, o costruzioni di altro genere, ma solamente quella chiesetta immersa in una natura selvaggia, e in un bosco plurisecolare famoso per le sue imponenti rocce dalle profonde fenditure prodotte, secondo alcune credenze devozionali religiose, da una sorta di “risonanza sismica cosmica” ... originatasi nel momento in cui Gesù morì sulla croce. Frate Leone era uno dei compagni più fidati e vicini a Francesco; e ci sono opinioni discordanti riguardanti ciò che vide e dove si trovasse quando il 17 settembre del 1224 il “Poverello di Assisi”, che si era appartato in preghiera, ricevette le stigmate.
I documenti più accreditati parlano solamente di ciò che vide Francesco (anche se non amava affrontare l’argomento o mostrare le ferite), e cioè la figura di un angelo Serafino con sei ali tanto luminose quanto infuocate, che disceso dai cieli con un rapidissimo volo e tenendosi librato nell’aria, gli giunse talmente vicino da permettergli di vedere che tra le sue ali si trovava la figura di un uomo che aveva braccia e gambe distese su una croce, dove le mani e i piedi erano stati inchiodati. Vide due ali che si alzavano sopra il capo dell’uomo, due che si dispiegavano in volo e due che coprivano parte del corpo. Sul Monte della Verna Francesco spesso dialogava con Gesù chiedendogli di sentire, nella sua anima e nel suo corpo, il dolore che il Signore sostenne nell’ora della “acerbissima passione”, e che potesse sentire nel suo cuore quell’ “eccessivo amore” del quale Gesù era “acceso”, per tutti gli esseri umani.
I fatti miracolosi accaduti quel 17 settembre avevano dato compimento all’intenso anelito di condividere umanamente quel dolore, poiché il corpo di Francesco fu segnato da profonde ferite alle mani, ai piedi e al costato (chiamate stigmate), simili a quelle subite da Gesù prima di essere deposto dalla croce. Passiamo ora alla tela. In alto a sinistra (guardando) si vede abbastanza chiaramente la figura di Gesù crocifisso portato in volo da un angelo, che però non sembra essere un Serafino, poiché questi angeli hanno la particolarità di possedere sei ali, mentre nella tela le due ali superiori non si vedono e questo, o perché in quella zona la tela è particolarmente deteriorata, oppure perché l’autore le ha volutamente omesse, per non so quali motivi.
In diversi dipinti che rappresentano l’evento (così come in questo caso), Francesco riceve le stigmate per mezzo di raggi luminosi che partono dalle ferite inferte a Gesù e giungono specularmente sui punti delle corrispondenti stigmate. Nella tela analizzata, Francesco è colto in ginocchio ed è privo di aureola, questo ci dice che l’artista ha voluto rappresentare il “Poverello di Assisi” nel preciso momento storico in cui ha ricevuto le stigmate, cioè prima che fosse dichiarata ufficialmente la sua santità, iconograficamente identificata con l’aureola. Altro elemento interessante, che ci servirà più avanti, è dato dal colore del saio, che ai tempi di Francesco era “bruno bigio” (o, se preferite, “grigio cenere”), poiché rispettando il concetto di semplicità e il voto di povertà, era fatto con lana grezza non tinta, che poteva essere più o meno scura in relazione alla sua qualità, e naturalmente, al degrado dovuto dal trascorrere del tempo. Infatti, osservando attentamente la tela in prossimità del fondo del saio di Francesco, è possibile trovare una zona non particolarmente danneggiata che mostra ancora il colore “bruno bigio” dell’indumento.
Un’ultima nota utile alla ricostruzione delle parti mancanti si riferisce al cingolo, cioè alla corda che i francescani usavano (e usano) per cingere i loro sai intorno alla vita. Nel cingolo usato originariamente dai francescani non era presente alcun nodo lungo i due capi che pendevano; successivamente i capi presero a mostrare tre nodi (esistono dipinti raffiguranti Francesco con questo tipo di cingolo) per simboleggiare i tre voti della “Professione Religiosa” cioè: povertà, castità e obbedienza; infine, i nodi diventarono cinque, come il numero di ferite inferte al corpo di Gesù sul Golgota e ricevute miracolosamente da Francesco.
A mio giudizio, proprio considerando il fatto che l’artista ha voluto cogliere Francesco in un preciso momento storico, propenderei per la scelta di un cingolo senza nodi. Passiamo al paesaggio. Nei dipinti che raffigurano Francesco nel momento del miracolo, le case, le grandi chiese o le intere città cinte da mura; visibili in lontananza o separate da barriere naturali dal luogo isolato e selvaggio in cui si trova il santo, rappresentano, in una buona parte di casi, il simbolico allontanamento fisico e spirituale dalla civiltà e dai “valori materiali” del “Poverello di Assisi”.
In questo caso però le cose si complicano, perché sulla parte destra della tela, nella zona alta, è parzialmente visibile l'inizio di un agglomerato urbano. Guardando con maggiore attenzione si possono notare almeno cinque case con il tetto piano; almeno due torri slanciate che terminano con il tetto conico allungato e che hanno un ballatoio sottostante (probabilmente tre, una delle quali in una zona molto danneggiata del dipinto); una cupola semisferica e una specie di duna in corrispondenza di una porta. Da notare, inoltre, che all’interno della città le case sono particolarmente ammassate tra loro, mentre nella parte esterna sono attaccate l’una all’altra, formando così una sorta di muro protettivo. È presente anche una costruzione con il tetto spiovente.
Dunque, considerando che la maggior parte delle costruzioni e la conformazione sia interna sia esterna del centro abitato, mostrano le caratteristiche tipiche dell’architettura e della cultura islamica, mi sento di ritenere valide due possibilità: o l’artista ha voluto rappresentare una città del meridione italiano (largamente influenzato da tale cultura), oppure, una città situata in un paese islamico non italiano. Non mi risulta che san Francesco d’Assisi abbia compiuto una grande attività missionaria nel meridione d’Italia, con importanti viaggi strutturati o permanenze prolungate, così come non mi risulta che vi abbia compiuto qualcosa di particolare rilevanza storica; quindi, mi domando: perché inserire in una tela ricca di simboli una città del sud Italia?
La cosa acquisirebbe ben altra consistenza se considerassimo la possibilità che quell'agglomerato urbano si fosse trovato in un paese arabo. Questo perché Francesco compì un viaggio di straordinaria rilevanza storica e dai profondi significati sia religiosi, sia umani, proprio in Egitto, giungendo a Damietta per incontrare il Sultano al-Malik al-Kamil. E questo avvenne nel 1219, proprio durante la quinta crociata. L'unico elemento discordante con questa ipotesi, è la presenza nella tela di una costruzione con il tetto spiovente, quando, nel periodo della quinta crociata, tale tipologia costruttiva non era in uso a Damietta.
L’artista però potrebbe averla inserita perché ignorava questo fatto, oppure, perché ha voluto usarla in modo simbolico indicando una sorta di presenza cattolico-cristiana in quei luoghi. Per confermare in qualche modo la scelta della città, vorrei farvi notare che, più o meno all’altezza dei fianchi di Francesco e sulla destra, si intravedono almeno due arcate dotate di un piano stradale che, sempre a mio opinabile giudizio, appartengono a un ponte.
Il mio parere è che anche in questo caso l'artista abbia inserito come elemento simbolico la struttura piuttosto importante di un ponte, volendo rappresentare il “vero e proprio ponte di pace” costruito da Francesco in quell'incontro con il Sultano. Rivolgiamo ora il nostro sguardo alla sinistra della figura di Francesco, dove, sotto una specie di riparo che non sembrerebbe naturale, si possono facilmente notare le classiche pieghe (o se preferite, panneggi) di un saio con il cappuccio abbassato. Il colore della stoffa non lascia spazio a dubbi: si tratta di un saio francescano.
Nelle rappresentazioni artistiche classiche del miracolo delle stigmate, è spesso presente anche la figura di frate Leone, raffigurata mentre sta dormendo, oppure mentre sta pregando o leggendo, non molto distante da Francesco. Questo, per testimoniare simbolicamente la sua vicinanza al “Poverello di Assisi”, anche se, molto probabilmente, pur essendo alla Verna insieme a Francesco, non assistette direttamente all’evento miracoloso.
Ora, qualcuno potrebbe azzardare l’ipotesi che si possa trattare dello stesso Francesco, colto in un’altra situazione, ma sinceramente non riesco a trovare una valida motivazione che giustifichi questa inconsueta scelta storico-artistica, oltre che simbolica, in una tela che a partire dalla parte centrale fino a sinistra, a mio giudizio, esprime chiaramente una vicenda storica ben precisa, immortalata nel preciso momento in cui si è realizzata. D’altro canto però, quella zona, ci mostra qualcosa che potrebbe aiutarci a capire cosa in realtà ci fosse; ma questo solo osservando con estrema attenzione la tela. Alla sinistra del frate inginocchiato sotto una copertura che sembrerebbe una sorta di arco, si intravede una zona biancastra recante alcuni frammenti di lettere; il tutto poggiato sul piano superiore di qualcosa di squadrato. In questo caso sono più che certo che si tratti di un libro aperto e rivolto più o meno verso di noi, poggiato su una specie di altare.
Quindi, ricollegando tutti i dati, posso avanzare con maggiore sicurezza l’ipotesi che il frate inginocchiato sotto l’arcata sia frate Leone che sta pregando davanti a un altare sul quale è poggiato un libro con le pagine aperte, e tutto questo, dentro l’unica costruzione in legno e pietra presente in quel momento sul monte della Verna, cioè la piccola chiesa edificata da Francesco insieme ai suoi confratelli. Dulcis in fundo, prendiamo in esame i tre riquadri posti nella parte bassa della tela (va detto che questa fascia orizzontale inferiore, solitamente si trova nelle pale d’altare lignee e nei trittici...) dove a sinistra possiamo vedere una figura femminile.
Questa figura, che appartiene decisamente a una “santa” laica (considerando la presenza dell’aureola e il fatto che non indossi il saio o una tunica penitenziale, ma vesti civili bianche e rosse), ci fa di fatto escludere tutte le figure femminili legate all’Ordine francescano che indossavano il saio o indumenti simili, come ad esempio santa Chiara (che fondò l’Ordine delle Povere Dame di san Damiano, poi chiamate Clarisse) o come sua sorella sant’Agnese (che entrò nello stesso Ordine monastico). Questo fatto orienta la mia scelta sulle figure femminili laiche, che condivisero, protessero e diffusero il carisma di Francesco d’Assisi; come ad esempio Jacopa de’ Settesoli, legata alla nobile e potente Casata dei Frangipane; presente al capezzale di Francesco alla Porziuncola nei suoi ultimi istanti di vita, in quel tragico 3 ottobre 1226, e le cui spoglie riposano nei pressi della tomba del santo. Il pittore e miniatore, Simone Martini, la ritrasse con indumenti bianchi e rossicci e con l’aureola (anche se non era stata proclamata santa).
Un’altra candidata a occupare il riquadro in questione, potrebbe essere santa Elisabetta d’Ungheria, una nobile, più precisamente una principessa, protettrice e principale patrona dell’Ordine Francescano Secolare o Terzo Ordine, nel quale entrò dopo la morte del marito. Entrambe le donne rappresentavano il modello perfetto per comprovare che il messaggio di Francesco poteva essere vissuto anche dai laici che rimanevano nel “mondo” e persino tra le più alte sfere della nobiltà europea. La particolare presenza femminile nella tela mi fa arrischiare un’altra ipotesi, e cioè che questa simbolica opera sia stata commissionata, o quanto meno finanziata, da una donna... Il riquadro centrale mostra uno scritto che probabilmente ci darebbe informazioni utili sul significato della tela, su chi l’avesse commissionata, sul suo autore e sulla data di esecuzione, ma le parole, quasi certamente in latino, non sono facilmente distinguibili; quindi, purtroppo, non ho nessuna ipotesi valida da sottoporvi, almeno per il momento.
Al centro del riquadro di destra si intravede un’unica figura, purtroppo non ben definita, che secondo un’altra delle mie stravaganti congetture, potrebbe essere persino una donna, cosa questa, che si accorderebbe con l’ipotesi relativa alla committenza della tela e con la presenza di un’altra donna nel riquadro di sinistra.
Per concludere, sostengo che ci troviamo davanti a un’opera di particolare pregio storico, religioso, artistico e simbolico, che merita di ritornare ai suoi antichi onori e... splendori, considerando anche l’ottima qualità d’esecuzione di ciò che rimane del volto di san Francesco e soprattutto considerando che non casualmente “si sia rivelata” in un preciso momento storico in cui l’intera umanità sembra aver cancellato dal cuore i fondamentali valori della Fraternità, della Pace... dell’Amore; tanto cari a san Francesco d’Assisi.
N.B. Ringrazio, per la sua preziosa collaborazione, l’amico Mario Lambertucci.
Il progetto Erasmus BIP del Conservatorio Rossini di Pesaro culminerà in una pubblicazione discografica mondiale con Brilliant Classics. Sabato 7 novembre il concerto ad ingresso libero presso l'Auditorium del Centro Mondiale della Poesia di Recanati.
Un evento culturale di respiro internazionale interamente dedicato alla produzione pianistica di Gioachino Rossini. L' iniziativa vede la collaborazione dell' Associazione Beniamino Gigli e si pone un obiettivo di straordinario prestigio: la registrazione integrale dei Péchés de vieillesse (Peccati di vecchiaia), una delle raccolte più originali, ironiche e affascinanti dell’ultimo periodo del compositore pesarese.
Il progetto unisce la formazione accademica, la ricerca interpretativa e la produzione discografica, riunendo nelle Marche ben 34 giovani talenti del pianoforte provenienti da cinque tra le più importanti istituzioni musicali del continente.
I protagonisti arrivano infatti dal Conservatorio Statale di Musica "G.Rossini" di Pesaro, dal Pôle Superieur d'Enseignement Artistique della Francia, dalla University of Music and Performing Arts di Vienna, dalla LUCA School of Arts di Lovanio e dalla National Academy of Music di Sofia.
Il percorso artistico offrirà al pubblico eccezionali occasioni di ascolto dal vivo. L'appuntamento di sabato 7 novembre, alle ore 18:00 a Recanati, presso l'Auditorium del Centro Mondiale della Poesia (Piazzale Foschi) si intitola "Il Salotto di Rossini – Les Péchés de vieillesse" e proporrà una selezione dei brani della raccolta, offrendo una panoramica sulla straordinaria libertà espressiva e sulla creatività dell'autore. L'ingresso all'evento è libero, ma è gradita la prenotazione.
Oltre alla tappa recanatese, che gode del patrocinio dell'Amministrazione Comunale, gli studenti si esibiranno in un appuntamento dal forte valore simbolico al Teatro Rossini di Pesaro, la città natale del compositore.
I concerti non saranno solo un momento di musica dal vivo, ma rappresentano il tassello di un mosaico ancora più ampio. I brani eseguiti dai 34 pianisti internazionali saranno infatti registrati per far parte dell'integrale pianistica rossiniana, che verrà successivamente pubblicata e distribuita a livello mondiale dalla prestigiosa etichetta Brilliant Classics. Un’opportunità unica per portare il nome del territorio e dei grandi interpreti di domani nel panorama discografico internazionale.
L'organizzazione del progetto è interamente curata dall'Ufficio Erasmus del Conservatorio Rossini, che conferma così il proprio impegno nel promuovere la mobilità internazionale, lo scambio di esperienze e la valorizzazione dell'identità culturale europea attraverso la musica.
MONTEFANO – Halloween a Montefano non è soltanto una festa a tema per bambini, ma anche un’occasione d’arte e di riflessione civile su una questione che sta a cuore alla comunità: la possibile nuova discarica. A maggio l’Assemblea d’Ambito ATO 3 Macerata ha approvato l’aggiornamento dei criteri di localizzazione dell’impianto, portando a sorpresa dal fondo al vertice della classifica due siti di Montefano. Una scelta che mette a rischio aree abitate, vocate all’agricoltura di qualità, ricche di falde acquifere e di grande pregio paesaggistico.
Il tema era già stato al centro dello spettacolo del 23 giugno, andato in scena in aperta campagna a Fratte, uno dei due siti individuati dalla Provincia di Macerata come possibile sede della discarica. In quella Notte di San Giovanni, la “notte delle streghe”, gli attori della Compagnia della Rondinella avevano portato in scena storie del folklore locale, guidando il pubblico a una riflessione: l’antica paura del soprannaturale svanisce davanti alla minaccia concreta di un impianto di rifiuti vicino a casa.
Ora il regista e autore Marco Bragaglia torna sul tema con una nuova pièce, in scena sabato 31 ottobre: “Halloween infernale atto sesto – Mazzamurello e l’inquietante arrivo di Re Monnezza”.
Se a giugno i toni erano quelli di miti e leggende del solstizio, stavolta la narrazione sceglie lo stile divertente e parodistico della Commedia dell’Arte. Re Monnezza vuole invadere Montefano per farne il suo regno, ma a fermarlo c’è il Mazzamurello, spiritello dispettoso e rumoroso del folklore marchigiano, presenza fissa delle precedenti edizioni dell’Halloween teatrale montefanese. Un “teatro sociale” a misura di bambino, che diverte, appassiona e fa pensare.
La rappresentazione comincerà al Teatro La Rondinella e proseguirà con un percorso suggestivo tra le vie del paese, le piazze del centro e i giardini pubblici. Tra zombie, fantasmi e figure folkloristiche, la grande novità di quest’anno è la partecipazione straordinaria di Nosferatu, illusionista vampirico giunto dalla Transilvania. Il gran finale sarà affidato ai giochi di fuoco.
“Halloween infernale” è una produzione dell’Associazione Culturale La Rondinella Montefano, con regia e testi di Marco Bragaglia e direzione artistica di Valentina Pigliapoco e della Witch Squad (Selene Cecconi, Maura Bonacci, Stefania Stura, Roberta e Alessia Palpacelli, Margherita Monti, Claudia Mazzieri). Sul palco si alterneranno la Compagnia La Zandella, Corinna Barboni, Mago Cristian, Daria Barbetta, Stella Savoretti, Mattia Piccinno e, per la prima volta, la scuola ASD Ginnastica Élite, insieme a Re Monnezza, alle Monnezzine e ai Monnezzini. Le luci sono di Franco Coppetta e Giuseppe Biagiola.
Il programma della serata
I festeggiamenti prenderanno il via nel tardo pomeriggio con il tradizionale “Dolcetto o Scherzetto” per le vie del centro. Dalle 19:00, in Piazza Bracaccini, sarà allestita l’area gastronomica con cibo d’asporto, dove si potrà cenare con panini per tutti i gusti, comprese opzioni vegane. Alle 21:00 si apriranno le porte del Teatro La Rondinella per l’ingresso allo spettacolo. A seguire, la festa proseguirà per le vie del borgo con artisti di strada, giochi di magia, luoghi misteriosi da esplorare e spettacoli con il fuoco.
A dieci anni dal terremoto del 30 ottobre 2016, San Severino Marche torna al centro del racconto internazionale sul sisma. La rivista National Geographic ha dedicato uno speciale alla ricostruzione dell'Appennino umbro-marchigiano, con un reportage dal titolo "Terremoto umbro-marchigiano: dieci anni dopo, la ricostruzione è ancora in corso".
Il servizio, pubblicato sul sito italiano della rivista e corredato dalle fotografie del settempedano Claudio Scarponi, ripercorre lo stato dei cantieri e le ferite ancora aperte nei territori colpiti dal terremoto. Tra le immagini scelte per documentare le conseguenze del sisma e il lungo percorso di ripartenza c'è anche uno scatto dell'interno del palasport comunale Albino Ciarapica di viale Mazzini, a San Severino Marche.
Il palasport che accolse 180 sfollati
La fotografia riporta alla memoria i giorni più difficili dell'emergenza, quando la struttura sportiva fu trasformata in uno dei principali centri di accoglienza allestiti dal Comune. Il palasport mise a disposizione 180 posti letto per gli sfollati, offrendo un primo riparo alle persone costrette a lasciare le proprie abitazioni dopo le scosse.
L'accoglienza a San Severino non si limitò al palasport. Altri centri furono attivati nelle palestre dell'Istituto comprensivo "P. Tacchi Venturi" e del plesso scolastico di Cesolo, oltre che in una struttura modulare installata nei pressi della chiesa della frazione.
Una rete di spazi e interventi che testimoniò la risposta della comunità settempedana nelle ore e nei giorni più complessi, quando fu necessario trovare rapidamente una sistemazione per le persone rimaste senza casa.
La ricostruzione ancora in corso
Il reportage di National Geographic riporta l'attenzione su un territorio che, a distanza di dieci anni dal terremoto, continua a fare i conti con la ricostruzione. Le immagini di Scarponi raccontano non soltanto i segni lasciati dalle scosse e l'avanzamento dei lavori, ma anche la memoria di quanto accadde e la capacità delle comunità locali di affrontare l'emergenza.
Per San Severino Marche, la presenza del palasport Albino Ciarapica tra gli scatti pubblicati rappresenta anche l'occasione per ricordare la solidarietà e l'organizzazione messe in campo per assistere gli sfollati. Un frammento della storia del terremoto che torna oggi sotto i riflettori, mentre il percorso di ricostruzione dell'Appennino umbro-marchigiano non è ancora concluso.
Il reportage completo è disponibile sul sito di National Geographic a questo link: Terremoto umbro-marchigiano: dieci anni dopo, la ricostruzione è ancora in corso.
Cento anni di ricordi, esperienze e legami familiari. Celestino Morosi ha raggiunto lo straordinario traguardo del secolo di vita e ha festeggiato il compleanno nella casa di riposo di Castelraimondo, dove è attualmente ospite, circondato dall'affetto dei figli Simonetta e Aurelio, dei nipoti e dei suoi cari.
Originario di Castelraimondo, Morosi ha trascorso gran parte della propria vita a Matelica, mantenendo il legame con il territorio d'origine. La ricorrenza è stata l'occasione per riunire la famiglia e celebrare un percorso lungo un secolo, caratterizzato da tante esperienze e dagli affetti costruiti nel tempo.
Alla festa ha partecipato anche Barbara Cacciolari, assessore del comune di Matelica, che ha portato al centenario gli auguri e i saluti del sindaco Denis Cingolani. Gli auguri sono arrivati anche dall'amministrazione comunale di Castelraimondo. Il sindaco Patrizio Leonelli e l'assessore Ilenia Cittadini hanno rivolto a Celestino un messaggio di affetto: "Raggiungere i cento anni è un traguardo davvero speciale, che porta con sé una vita intera di ricordi, esperienze e affetti. A Celestino rivolgiamo i nostri più affettuosi auguri e l'abbraccio di tutta Castelraimondo".
Gli amministratori hanno sottolineato anche il valore della festa organizzata nella struttura cittadina: "Siamo felici che questo compleanno sia stato festeggiato nella nostra Casa di riposo, circondato dall'affetto della sua famiglia e delle persone che ogni giorno se ne prendono cura. A Celestino auguriamo serenità e ancora tanti momenti belli da condividere". Un ringraziamento è stato infine rivolto alla Casa di riposo di Castelraimondo per aver accolto e celebrato questo importante traguardo, rendendo speciale il compleanno del centenario.
La Prefettura ha reso noto il calendario delle postazioni degli autovelox che saranno installati lungo la superstrada SS77 della Val di Chienti e sulla SS77 Var (Sfercia-Fonte Mattinate) per il mese di novembre 2026. Sul sito dell'ente, nella sezione dedicata, è possibile consultare l'elenco completo delle postazioni attive giorno per giorno: l'elenco viene aggiornato mensilmente e comprende sia i servizi gestiti dalla Polizia Stradale di Macerata sia le postazioni delle Polizie Locali dei singoli Comuni.
I controlli interesseranno diversi tratti della superstrada, con postazioni nei territori di Camerino, Caldarola, Belforte del Chienti, Tolentino, Corridonia e Montecosaro. Numerosi anche i servizi programmati dalla Polizia Stradale di Macerata, che presidierà in particolare i chilometri 79+070, in direzione mare-monti, e 104+200, in direzione monti-mare, con controlli dalle 8 alle 20.
IL CALENDARIO COMPLETO DI NOVEMBRE 2026
Domenica 1 novembre i controlli saranno effettuati dalla Polizia Stradale di Macerata al chilometro 79+070, in direzione mare-monti, e al chilometro 104+200, in direzione monti-mare. Entrambe le postazioni saranno operative dalle 8 alle 20. Lunedì 2 novembre sarà invece la Polizia Locale di Camerino a effettuare i controlli al chilometro 39+590, in direzione monti-mare, dalle 8 alle 13.
Martedì 3 novembre doppio appuntamento con le Polizie Locali: a Caldarola, al chilometro 58+600, in direzione monti-mare, dalle 8 alle 13, e a Corridonia, al chilometro 85+020, in direzione mare-monti, dalle 13 alle 18. Mercoledì 4 e giovedì 5 novembre tornerà in azione la Polizia Stradale di Macerata, con le postazioni al chilometro 79+070, direzione mare-monti, e al chilometro 104+200, direzione monti-mare, entrambe dalle 8 alle 20.
Venerdì 6 novembre la Polizia Locale di Camerino sarà presente al chilometro 39+590, in direzione monti-mare, dalle 13 alle 18. Sabato 7 novembre i controlli interesseranno Tolentino, al chilometro 77+270, in direzione monti-mare, dalle 8 alle 13, e Belforte del Chienti, al chilometro 62+200, in direzione mare-monti, dalle 13 alle 18.
Domenica 8 novembre nuovo servizio della Polizia Stradale di Macerata ai chilometri 79+070, direzione mare-monti, e 104+200, direzione monti-mare, dalle 8 alle 20. Lunedì 9 novembre saranno quattro le postazioni delle Polizie Locali: a Caldarola, al chilometro 58+600, e a Corridonia, al chilometro 85+020, entrambe dalle 8 alle 13; a Tolentino, al chilometro 77+270, dalle 13 alle 18, e a Montecosaro, al chilometro 102+400, dalle 13 alle 18. Per Caldarola la direzione prevista è monti-mare, per Corridonia mare-monti, per Tolentino monti-mare e per Montecosaro mare-monti.
Martedì 10 e mercoledì 11 novembre la Polizia Stradale di Macerata sarà impegnata con i controlli ai chilometri 79+070, in direzione mare-monti, e 104+200, in direzione monti-mare, dalle 8 alle 20. Giovedì 12 novembre la Polizia Locale di Camerino effettuerà verifiche al chilometro 39+590, in direzione monti-mare, dalle 8 alle 13. Venerdì 13 novembre sarà invece la volta di Belforte del Chienti, con la postazione della Polizia Locale al chilometro 62+200, in direzione mare-monti, dalle 8 alle 13.
Sabato 14 novembre i controlli saranno distribuiti tra tre Comuni: a Tolentino, al chilometro 77+270, in direzione monti-mare, dalle 8 alle 13; a Caldarola, al chilometro 58+600, in direzione monti-mare, dalle 13 alle 18; e a Corridonia, al chilometro 85+020, in direzione mare-monti, dalle 13 alle 18.
Domenica 15 novembre la Polizia Stradale di Macerata tornerà a presidiare i chilometri 79+070, direzione mare-monti, e 104+200, direzione monti-mare, dalle 8 alle 20. Lo stesso servizio sarà ripetuto lunedì 16 novembre, sempre dalle 8 alle 20.
Martedì 17 novembre sono previste tre postazioni delle Polizie Locali: a Montecosaro, al chilometro 102+400, in direzione mare-monti, dalle 8 alle 13; a Tolentino, al chilometro 77+270, in direzione monti-mare, dalle 13 alle 18; e a Belforte del Chienti, al chilometro 62+200, in direzione mare-monti, dalle 13 alle 18.
Mercoledì 18 e giovedì 19 novembre la Polizia Stradale di Macerata sarà nuovamente presente con i controlli ai chilometri 79+070, in direzione mare-monti, e 104+200, in direzione monti-mare, dalle 8 alle 20. Venerdì 20 novembre le verifiche delle Polizie Locali interesseranno Caldarola, al chilometro 58+600, e Corridonia, al chilometro 85+020, entrambe dalle 8 alle 13. La prima postazione sarà in direzione monti-mare, la seconda in direzione mare-monti.
Sabato 21 novembre la Polizia Locale di Camerino effettuerà controlli al chilometro 39+590, in direzione monti-mare, dalle 8 alle 13. Domenica 22 novembre tornerà invece la Polizia Stradale di Macerata, con le postazioni ai chilometri 79+070 e 104+200, rispettivamente in direzione mare-monti e monti-mare, dalle 8 alle 20.
Lunedì 23 novembre doppio appuntamento con le Polizie Locali di Tolentino e Belforte del Chienti. A Tolentino i controlli saranno effettuati al chilometro 77+270, in direzione monti-mare, mentre a Belforte del Chienti la postazione sarà al chilometro 62+200, in direzione mare-monti. Entrambi i servizi sono programmati dalle 8 alle 13.
Martedì 24 e mercoledì 25 novembre la Polizia Stradale di Macerata sarà operativa ai chilometri 79+070, direzione mare-monti, e 104+200, direzione monti-mare, dalle 8 alle 20. Giovedì 26 novembre la Polizia Locale di Montecosaro sarà invece presente al chilometro 102+400, in direzione mare-monti, dalle 8 alle 13.
Venerdì 27 novembre i controlli saranno effettuati a Tolentino, al chilometro 77+270, in direzione monti-mare, dalle 8 alle 13; a Caldarola, al chilometro 58+600, in direzione monti-mare, dalle 13 alle 18; e a Corridonia, al chilometro 85+020, in direzione mare-monti, sempre dalle 13 alle 18.
Sabato 28 novembre doppio servizio delle Polizie Locali: a Belforte del Chienti, al chilometro 62+200, in direzione mare-monti, dalle 8 alle 13, e a Camerino, al chilometro 39+590, in direzione monti-mare, dalle 13 alle 18.
Domenica 29 e lunedì 30 novembre il mese si chiuderà con i controlli della Polizia Stradale di Macerata. In entrambe le giornate le postazioni saranno al chilometro 79+070, in direzione mare-monti, e al chilometro 104+200, in direzione monti-mare, con orario dalle 8 alle 20.
Gli automobilisti sono invitati a prestare attenzione ai limiti di velocità e alla segnaletica stradale lungo i tratti interessati dai controlli.
Che cosa si può regalare a una persona che sembra possedere tutto ciò che le serve? La risposta raramente dipende dal prezzo. Un dono scelto ascoltando le sue abitudini può risultare più riuscito di un oggetto costoso ma lontano dai suoi gusti. Laurea, promozione e anniversario richiedono attenzioni differenti: nel primo caso può contare il ricordo di un traguardo, nel secondo l'utilità quotidiana, nel terzo un riferimento a un'esperienza condivisa. Un accessorio personale è una possibilità, non la risposta obbligata. Prima di entrare in negozio è utile fissare un budget, considerare quanto la persona ami indossare gioielli e verificare se preferisca oggetti materiali o esperienze. Anche un regalo semplice, accompagnato da una dedica precisa, può evitare l'effetto impersonale di un acquisto frettoloso.
Partire dal destinatario
Il primo passo per trovare il regalo giusto è osservare la persona a cui è destinato. Cosa ama fare nel tempo libero? Quali sono i suoi interessi, le sue passioni, il suo stile personale? Un uomo che apprezza la cura dei dettagli probabilmente prediligerà accessori discreti ma di qualità, mentre chi ama distinguersi potrebbe preferire oggetti dal design più audace. Anche il contesto in cui il dono sarà consegnato ha il suo peso: una laurea richiede un pensiero che suggelli il passaggio a una nuova fase della vita, mentre un anniversario può essere l’occasione per regalare qualcosa che ricordi un momento condiviso. Ascoltare e osservare sono strategie preziose per cogliere indizi e sorprendere davvero.
Regalo personale
Un regalo personale è quello che riesce a raccontare una storia, magari legata a un ricordo comune o a una passione condivisa. Un libro raro, una penna stilografica di pregio, una bottiglia di vino da collezione o un accessorio per la scrivania possono essere scelte vincenti, specialmente se accompagnate da un biglietto scritto a mano. Anche un’esperienza, come una cena in un ristorante particolare o un weekend fuori porta, può rappresentare un’alternativa apprezzata, soprattutto per chi predilige i momenti da vivere rispetto agli oggetti da possedere. In ogni caso, la personalizzazione resta la chiave: un’incisione, una dedica o la scelta di un oggetto che richiami un aspetto importante della vita del destinatario fanno la differenza.
Bracciale maschile
Il bracciale in argento è una possibilità per chi indossa già accessori al polso oppure desidera provarne uno. Quando si è alla ricerca di un bracciale da uomo dimentichiamoci dei classici pezzi sempre uguali, perché ormai questa categoria comprende modelli molto diversi: catene flessibili, strutture rigide, superfici lisce o lavorate, chiusure a moschettone e altri sistemi. Non è dunque sufficiente scegliere in base alla fotografia. Conviene osservare il peso, la misura e l'eventuale possibilità di regolarla, oltre a verificare come il metallo si abbini a un orologio già posseduto. Chi lavora spesso con le mani potrebbe preferire un gioiello che si sfili facilmente; chi ama accessori più evidenti potrebbe apprezzare una superficie materica. Se si pensa a un'incisione, prima bisogna chiedere se il modello la consenta e se la personalizzazione comprometta il diritto di cambio. Anche la pulizia dipende dalla finitura e dalla presenza di altri materiali: meglio seguire le indicazioni del produttore invece di utilizzare rimedi domestici indistintamente. Il regalo resta personale quando rispecchia chi lo riceve, non un'idea astratta di eleganza maschile.
Lauree e promozioni
Le lauree e le promozioni sono occasioni che segnano traguardi importanti, spesso frutto di anni di impegno e dedizione. In queste occasioni vale la pena capire se il destinatario preferisce un ricordo da conservare oppure un oggetto utile nella nuova routine. Oltre agli accessori classici, come orologi e penne di design, si possono considerare soluzioni più contemporanee, come un portachiavi in argento, un fermacravatta originale o un accessorio da scrivania dal design ricercato. Anche un bracciale in metallo prezioso, magari personalizzato con un’incisione che ricordi la data dell’evento, può rappresentare un’idea raffinata e significativa. Prima di personalizzare un oggetto con un'incisione è meglio verificare che la scelta piaccia al destinatario e informarsi sulle condizioni di cambio.
Anniversari
Gli anniversari sono ricorrenze che invitano a celebrare il tempo trascorso insieme, sia in ambito personale che professionale. In queste occasioni, il regalo ideale è quello che riesce a trasmettere emozione e memoria. Un accessorio in argento, come un bracciale dal design essenziale o una coppia di gemelli, può essere scelto per la sua capacità di adattarsi a diversi stili e situazioni. Per chi desidera qualcosa di ancora più personale, si può optare per un oggetto che richiami un momento significativo del passato, come una fotografia (d’altronde, la stampa delle foto è tornata molto di moda) o un dettaglio legato a una passione comune. Una dedica che richiami un episodio vissuto insieme può risultare più personale di una confezione elaborata o di un accessorio scelto soltanto perché costoso.
Misura e cambio
La misura è uno degli aspetti da verificare prima di regalare un gioiello da indossare. Se non è possibile conoscere la circonferenza del polso senza rovinare la sorpresa, un modello regolabile può essere una soluzione; in alternativa conviene informarsi sulle condizioni di cambio del venditore. Occorre leggere anche le eventuali esclusioni per articoli personalizzati e i tempi concessi per richiedere una sostituzione. La confezione può proteggere il gioiello durante il trasporto, ma vale la pena conservarne separatamente scontrino o prova d'acquisto. Chi sceglie un bracciale in argento dovrebbe inoltre controllare le istruzioni di cura e valutare se la persona abbia davvero voglia di seguirle. Per un destinatario che non porta mai accessori, un libro legato a una passione, un oggetto utile sul lavoro o un'esperienza concordata potrebbero avere più senso. La riuscita del regalo non dipende dal fatto che venga indossato ogni giorno, ma dal pensiero riconoscibile dietro alla scelta.