Ha tentato di sottrarsi al controllo delle forze dell'ordine, ha aggredito due operatori e ha finito la serata agli arresti domiciliari. È quanto accaduto ieri sera alla bocciofila di Sambucheto, frazione di Montecassiano, dove un servizio interforze della polizia di Stato e dei carabinieri ha portato all'arresto di un 21enne residente in paese.
Il giovane è accusato, a vario titolo, di violenza e minaccia a pubblico ufficiale, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali a pubblico ufficiale.
L'operazione, disposta dalla Questura di Macerata e condotta insieme ai carabinieri della Stazione di Montecassiano, rientrava nelle attività di prevenzione e contrasto dei reati, con particolare attenzione ai fenomeni legati all'uso e allo spaccio di sostanze stupefacenti.
Il controllo ha interessato la bocciofila di Sambucheto, dove era in corso una serata con intrattenimento musicale e la presenza di numerose persone. Nel corso del servizio sono stati identificati circa venti avventori.
Oltre agli accertamenti sul fronte della sicurezza, la Squadra amministrativa della Questura ha effettuato verifiche sulla regolarità dell'attività, rilevando la mancata esposizione della Scia (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) del comune di Montecassiano. Saranno ora svolti ulteriori controlli per accertare la sussistenza dei necessari titoli autorizzativi e la regolarità delle modalità con cui si è svolta la serata.
Proprio durante le operazioni, i carabinieri hanno notato il 21enne, già conosciuto alle forze dell'ordine per precedenti di polizia. Il giovane, uscito da una porta laterale del locale, avrebbe tentato di evitare il controllo allontanandosi rapidamente. Alla vista dei militari si è quindi dato alla fuga a piedi, venendo notato mentre lanciava un oggetto nella vegetazione.
Una volta raggiunto, avrebbe riferito di essersi disfatto di una quantità di hashish detenuta per uso personale. Le ricerche effettuate nella zona, tuttavia, non hanno permesso di recuperare la sostanza.
La situazione sarebbe poi degenerata quando il giovane ha assunto un atteggiamento ostile, opponendo resistenza e minacciando i militari. Nel corso delle successive operazioni avrebbe tentato nuovamente di allontanarsi, aggredendo gli operatori dopo essere stato raggiunto. Secondo quanto riferito dalla Questura, il 21enne avrebbe colpito al volto un vicebrigadiere dei carabinieri e un agente della polizia di Stato.
È stato necessario l'intervento congiunto delle due forze di polizia per immobilizzarlo e metterlo in sicurezza. I due operatori feriti sono stati accompagnati al Pronto soccorso di Macerata: per loro i medici hanno stabilito prognosi rispettivamente di 25 e 5 giorni.
Gli accertamenti sono proseguiti nella caserma dei carabinieri, dove il giovane è stato trovato in possesso di una dose di cocaina del peso lordo di 0,80 grammi. Per il possesso della sostanza è stata contestata la violazione amministrativa prevista dalla normativa sugli stupefacenti.
Al termine delle operazioni è scattato l'arresto in flagranza. Informato il pubblico ministero di turno della Procura della Repubblica di Macerata, il 21enne è stato posto agli arresti domiciliari a disposizione dell'autorità giudiziaria.
Ha tentato di sottrarsi al controllo delle forze dell'ordine, ha aggredito due operatori e ha finito la serata agli arresti domiciliari. È quanto accaduto ieri sera alla bocciofila di Sambucheto, frazione di Montecassiano, dove un servizio interforze della polizia di Stato e dei carabinieri ha portato all'arresto di un 21enne residente in paese.
Il giovane è accusato, a vario titolo, di violenza e minaccia a pubblico ufficiale, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali a pubblico ufficiale.
L'operazione, disposta dalla Questura di Macerata e condotta insieme ai carabinieri della Stazione di Montecassiano, rientrava nelle attività di prevenzione e contrasto dei reati, con particolare attenzione ai fenomeni legati all'uso e allo spaccio di sostanze stupefacenti.
Il controllo ha interessato la bocciofila di Sambucheto, dove era in corso una serata con intrattenimento musicale e la presenza di numerose persone. Nel corso del servizio sono stati identificati circa venti avventori.
Oltre agli accertamenti sul fronte della sicurezza, la Squadra amministrativa della Questura ha effettuato verifiche sulla regolarità dell'attività, rilevando la mancata esposizione della Scia (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) del comune di Montecassiano. Saranno ora svolti ulteriori controlli per accertare la sussistenza dei necessari titoli autorizzativi e la regolarità delle modalità con cui si è svolta la serata.
Proprio durante le operazioni, i carabinieri hanno notato il 21enne, già conosciuto alle forze dell'ordine per precedenti di polizia. Il giovane, uscito da una porta laterale del locale, avrebbe tentato di evitare il controllo allontanandosi rapidamente. Alla vista dei militari si è quindi dato alla fuga a piedi, venendo notato mentre lanciava un oggetto nella vegetazione.
Una volta raggiunto, avrebbe riferito di essersi disfatto di una quantità di hashish detenuta per uso personale. Le ricerche effettuate nella zona, tuttavia, non hanno permesso di recuperare la sostanza.
La situazione sarebbe poi degenerata quando il giovane ha assunto un atteggiamento ostile, opponendo resistenza e minacciando i militari. Nel corso delle successive operazioni avrebbe tentato nuovamente di allontanarsi, aggredendo gli operatori dopo essere stato raggiunto. Secondo quanto riferito dalla Questura, il 21enne avrebbe colpito al volto un vicebrigadiere dei carabinieri e un agente della polizia di Stato.
È stato necessario l'intervento congiunto delle due forze di polizia per immobilizzarlo e metterlo in sicurezza. I due operatori feriti sono stati accompagnati al Pronto soccorso di Macerata: per loro i medici hanno stabilito prognosi rispettivamente di 25 e 5 giorni.
Gli accertamenti sono proseguiti nella caserma dei carabinieri, dove il giovane è stato trovato in possesso di una dose di cocaina del peso lordo di 0,80 grammi. Per il possesso della sostanza è stata contestata la violazione amministrativa prevista dalla normativa sugli stupefacenti.
Al termine delle operazioni è scattato l'arresto in flagranza. Informato il pubblico ministero di turno della Procura della Repubblica di Macerata, il 21enne è stato posto agli arresti domiciliari a disposizione dell'autorità giudiziaria.
Due persone denunciate e sanzioni per oltre 32mila euro: è il bilancio dei controlli effettuati dai carabinieri della Compagnia di Camerino, con il supporto del Nucleo ispettorato del lavoro di Macerata, nei cantieri edili impegnati nella ricostruzione post-sisma del 2016.
L’attività ispettiva, finalizzata a verificare il rispetto delle norme sulla sicurezza e a tutelare la salute dei lavoratori, ha fatto emergere diverse irregolarità nei cantieri sottoposti a controllo, sia nell’ambito della ricostruzione pubblica sia in quella privata.
A finire nei guai sono stati un ingegnere residente in provincia di Macerata e un imprenditore edile di 30 anni, nato in Egitto e residente nel Viterbese. Entrambi sono stati denunciati in stato di libertà alla competente autorità giudiziaria per presunte violazioni della normativa sulla prevenzione degli infortuni e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, prevista dal decreto legislativo 81 del 2008.
Nel dettaglio, al professionista, che ricopriva il ruolo di coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione dei lavori, viene contestata l'omissione delle attività di controllo e di adeguamento delle condizioni di sicurezza del cantiere.
L'imprenditore, socio e preposto di un'impresa edile con sede legale nella provincia di Viterbo, è invece stato denunciato per presunte carenze nelle misure ambientali e procedurali necessarie a prevenire i rischi di caduta dall'alto, oltre che per questioni relative all'idoneità delle opere provvisionali e delle impalcature.
Il bilancio economico dei controlli ammonta complessivamente a oltre 32mila euro tra ammende e sanzioni. Nel dettaglio, sono state elevate ammende per 26mila euro per violazioni di natura penale in materia di sicurezza sul lavoro e sanzioni amministrative per 6.300 euro per irregolarità relative alla normativa lavoristica.
(Foto di repertorio)
Momenti di apprensione questa mattina, intorno alle 12.20, in via Pitignano a Civitanova Marche, dove un uomo di 78 anni è finito in un fosso mentre si trovava a caccia. A permettere di rintracciarlo è stato un residente della zona, che ha udito le richieste di aiuto provenire dalla vegetazione e si è messo a cercarne l’origine, fino a individuare l’uomo in difficoltà e chiamare i soccorsi.
L’allarme ha mobilitato i vigili del fuoco, il personale sanitario del 118 e i carabinieri. I pompieri si sono addentrati nella boscaglia per individuare il punto in cui era caduto il settantottenne, riuscendo a raggiungerlo nel giro di pochi minuti.
Una volta localizzato, l’uomo è stato aiutato a risalire dal fosso e sistemato su una barella, per poi essere affidato agli operatori sanitari. Il cacciatore è stato infine trasportato all’ospedale di Macerata per ricevere le cure necessarie.
Foto di repertorio.
Valorizzare il talento, le competenze e il ruolo delle donne nel mondo del lavoro e dell’impresa. È questo l’obiettivo del Premio Donna Cultura 2026, che venerdì 9 ottobre ha fatto tappa a Macerata, al ristorante e resort Le Case, per celebrare Francesca Orlandi ed Eleonora Guzzini, protagoniste di due percorsi professionali distintisi nei rispettivi ambiti.
L’iniziativa è stata organizzata dall’Associazione Donne e Cultura Marche, in collaborazione con Confindustria Macerata, con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni regionali, comunali e provinciali. La cerimonia è stata anche l’occasione per ribadire l’importanza di riconoscere modelli professionali capaci di ispirare le nuove generazioni, soprattutto in settori nei quali la presenza femminile ha storicamente incontrato maggiori ostacoli.
«Quest’anno abbiamo voluto essere in modo particolare vicini a Confindustria Macerata e quindi evidenziare due donne che si sono fortemente distinte nell’ambito lavorativo», ha spiegato Graziella Vitali, presidente dell’associazione. Nata 17 anni fa come ANDE, l’organizzazione promuove iniziative e momenti di confronto sui temi di interesse nazionale e sociale. Il premio, ha sottolineato Vitali, nasce proprio dalla volontà di mettere in luce le donne che contribuiscono alla crescita del territorio.
La collaborazione con Confindustria si inserisce in un percorso condiviso di attenzione alle competenze, alla responsabilità sociale e al rapporto tra imprese e comunità. «Quando metti sul piatto la promozione delle competenze, del talento, della leadership femminile, quando invochi principi come responsabilità sociale d’impresa e identità territoriale, vai a riscoprire un modo di fare impresa qualitativo», ha affermato Gianni Niccolò, direttore di Confindustria Macerata, sottolineando il valore della crescita professionale delle donne e dei modelli imprenditoriali capaci di contribuire allo sviluppo del territorio.
Per Francesca Orlandi, il riconoscimento è arrivato con emozione e gratitudine. «Sono felice di questa riconoscenza, anche perché è la prima che ricevo e quindi l’onore è ancora maggiore», ha raccontato. La premiata ha voluto condividere il merito del percorso con le persone che l’hanno accompagnata, a partire dalla famiglia, fino all’esperienza in Confindustria, che le ha trasmesso i valori della partecipazione e del lavoro di squadra.
Anche Eleonora Guzzini ha accolto il riconoscimento con emozione, interpretandolo come un nuovo punto di partenza. Il suo messaggio è rivolto in particolare alle donne che intraprendono percorsi nelle discipline tecniche e ingegneristiche, ambiti nei quali ritiene importante continuare a promuovere la presenza e il contributo femminile.
Il valore dell’iniziativa è stato sottolineato anche dai rappresentanti delle istituzioni presenti. Marco Ausili, consigliere regionale, ha evidenziato l’importanza di offrire alle nuove generazioni modelli fondati su responsabilità, impegno e sacrificio, mentre Lorella Benedetti, assessore alla Cultura del Comune di Macerata, ha richiamato il legame tra cultura e impresa: «Fare impresa è cultura anche questa».
La vicesindaca Francesca D’Alessandro, presente in rappresentanza del Comune, ha a sua volta sottolineato il contributo delle donne in ambiti professionali tradizionalmente considerati maschili, riconoscendo alle premiate la capacità di valorizzare un’eredità familiare e, allo stesso tempo, di costruire un percorso personale.
Nel corso dell’evento è stata inoltre conferita a Diego Mingarelli la qualifica di socio onorario dell’associazione.
La serata si è conclusa con un’intervista alle due premiate, moderata dalla conduttrice Catia Ventura, e con l’annuncio della prossima edizione del Premio Donna Cultura, prevista nel 2027 a Fermo. Un appuntamento che rinnova l’intento dell’associazione: dare visibilità alle donne che, attraverso il proprio lavoro, contribuiscono alla crescita economica, sociale e culturale delle Marche.
Minacce di morte rivolte a un educatore, una svastica e gli ambienti messi a soqquadro. È quanto denunciato dal Centro Fonti San Lorenzo APS ETS di Recanati, dove nella notte tra venerdì e sabato ignoti si sono introdotti nella struttura, svuotando due estintori negli spazi interni accessibili. L’associazione ha presentato denuncia alle autorità competenti e lancia un appello alla città: «I luoghi educativi devono restare luoghi sicuri».
L’episodio, secondo quanto riferito dal Centro, arriva a pochi giorni da altre minacce analoghe e si inserisce in una serie di fatti che da circa un anno interessano gli spazi dell’associazione. Nel tempo si sono verificati atti vandalici, minacce e aggressioni fisiche, in un contesto di disagio giovanile che coinvolge la città.
La struttura dal 2012 ospita anche la Ludoteca comunale e il Centro di aggregazione giovanile. Proprio la convivenza tra la necessità di affrontare i comportamenti problematici e la tutela di chi frequenta quotidianamente gli spazi ha guidato finora l’azione dell’associazione.
In accordo con l’amministrazione comunale, il Centro ha cercato di mantenere aperto il dialogo con i gruppi di ragazzi coinvolti negli episodi, puntando sull’educazione e sulla possibilità di favorire un cambiamento. Allo stesso tempo, ha continuato a informare il Comune, la Polizia Locale e i Carabinieri, segnalando quanto accaduto e collaborando con le istituzioni. Per alcuni soggetti è stato inoltre disposto il divieto di accesso alla struttura.
Una strategia che, denuncia l’associazione, non ha impedito il ripetersi degli episodi, culminati nelle recenti minacce di morte e nell’irruzione. Il limite, sottolinea il Centro, resta la sicurezza dei tanti bambini, bambine e giovani che utilizzano quotidianamente gli spazi e che non possono essere penalizzati dalle condotte violente di gruppi che li frequentano saltuariamente.
L’associazione ribadisce la volontà di proseguire il lavoro educativo e di collaborare con le istituzioni, ma ritiene che la situazione richieda ora una risposta più ampia. Gli atti denunciati, evidenzia il Centro, non colpiscono soltanto chi vi lavora: rischiano anche di compromettere la serenità di chi trova nella struttura un luogo di incontro, crescita e partecipazione.
Da qui la richiesta di un sostegno pubblico da parte della comunità recanatese. Il Centro Fonti San Lorenzo si rivolge ad associazioni, scuole, famiglie, istituzioni e cittadini, chiedendo di fare fronte comune per difendere gli spazi educativi dalla violenza e dalle intimidazioni.
Nei prossimi giorni l’associazione annuncia nuove iniziative pubbliche per coinvolgere la cittadinanza e raccogliere attorno al Centro un segnale concreto di vicinanza. L’obiettivo è riaffermare il valore di luoghi in cui ragazzi e ragazze possano incontrarsi, costruire relazioni e sviluppare un senso di comunità in condizioni di sicurezza.
Negli studi di Picchio News abbiamo ospitato Gigi Riva e Faruk Hadžibegić, ospiti di questa edizione di Overtime, che li ha portati davanti alle nostre telecamere per ripercorrere la genesi di L’ultimo rigore di Faruk. Nel libro, Riva ricostruisce una vicenda in cui la memoria di un singolo gesto sportivo si intreccia con la dissoluzione della Jugoslavia e con le conseguenze umane di una delle pagine più drammatiche della storia europea recente. Al centro del racconto c’è il rigore sbagliato da Hadžibegić il 30 giugno 1990, a Firenze, nei quarti di finale dei Mondiali di Italia ’90 contro l’Argentina di Diego Armando Maradona.
Quella sera, dopo lo 0-0 nei tempi regolamentari e supplementari, la Jugoslavia venne eliminata ai calci di rigore. La nazionale, ricca di talento e capace di riunire giocatori provenienti da diverse realtà del Paese, sarebbe rimasta l’ultima rappresentativa jugoslava a disputare una fase finale dei Mondiali prima della dissoluzione dello Stato. Negli anni successivi, il tiro fallito dal suo capitano avrebbe assunto un significato ben più ampio di quello legato alla sconfitta sportiva, fino a diventare, nella memoria collettiva, una sorta di immagine simbolica della fine di un Paese. Non fu quel rigore a provocare la guerra, ma gli eventi che seguirono finirono per caricarlo di un peso che, in quel momento, nessuno avrebbe potuto prevedere.
La genesi del libro risale al 1994, quando Gigi Riva, giornalista e inviato nei Balcani durante i conflitti degli anni Novanta, incontrò per la prima volta Hadžibegić. In quell’occasione, l’ex capitano jugoslavo si presentò come «l’uomo che con un calcio di rigore aveva distrutto la Jugoslavia». Una frase rimasta impressa nella memoria di Riva, che continuò a interrogarsi sul significato di quelle parole e sul modo in cui un episodio calcistico potesse trasformarsi, agli occhi di chi lo aveva vissuto, in una responsabilità personale per una tragedia collettiva. Circa vent’anni dopo, il giornalista decise di ricontattarlo per tornare su quella storia. Da quel confronto nacque L’ultimo rigore di Faruk. Una storia di calcio e guerra, pubblicato nel 2016.
Nel ricordare quel momento, Hadžibegić ha spiegato che, quando si presentò sul dischetto, pensava soltanto alla partita e alla responsabilità che sentiva nei confronti dei compagni. Non avvertiva il peso delle tensioni politiche che attraversavano il Paese, né immaginava che quel tiro sarebbe rimasto legato, negli anni, alla dissoluzione della Jugoslavia. Anche all’interno della nazionale, ha raccontato, le divisioni che agitavano il Paese non si traducevano in scontri tra i giocatori. L’allenatore Ivica Osim contribuiva a mantenere il gruppo concentrato sul calcio, senza aggiungere ulteriori pressioni. La sconfitta lasciò spazio alla delusione, ma fu solo negli anni successivi, con lo scoppio della guerra e la fine della Jugoslavia, che Faruk iniziò a sentire il peso di quell’errore in modo diverso. Un ricordo che, ancora oggi, riaffiora quando qualcuno lo ferma per strada per parlargli di quel rigore, spesso con un rimprovero scherzoso.
Da questa vicenda individuale, il racconto si allarga al rapporto tra calcio e politica, uno dei temi centrali del lavoro di Riva. Nel corso dell’intervista, il giornalista ha ricordato come lo sport sia stato spesso utilizzato dal potere per alimentare il consenso e rafforzare un’identità nazionale. È quanto accadde anche in Italia, con i Mondiali vinti nel 1934 e nel 1938, successi che il regime fascista sfruttò a fini propagandistici. Nella ex Jugoslavia, il legame tra appartenenza nazionale e calcio assunse contorni particolarmente drammatici: le divisioni politiche e identitarie attraversavano anche il mondo sportivo, mentre gli stadi diventavano luoghi in cui quelle tensioni potevano manifestarsi apertamente. La storia della nazionale jugoslava restituisce così l’immagine di un Paese in cui le fratture della società si riflettevano anche sul campo, fino a diventare parte di una crisi destinata a travolgerlo.
L’ultimo rigore di Faruk ha trovato una nuova forma anche a teatro, attraverso il monologo scritto dallo stesso Riva e interpretato da Damiano Grasselli, attore e direttore artistico di Teatro Caverna. Ai microfoni di Picchio News, Grasselli ha sottolineato l’universalità di una storia che, pur partendo dal calcio, finisce per parlare di esperienze e sentimenti condivisi. Al centro della rappresentazione c’è un personaggio complesso, attraversato da emozioni diverse, che cambiano con il passare del tempo e assumono significati nuovi senza scomparire. Il percorso di Faruk diventa così il modo per raccontare come un episodio apparentemente circoscritto possa continuare a influenzare la vita di una persona, soprattutto quando la storia collettiva finisce per sovrapporsi a quella individuale.
Dal libro al palcoscenico, la vicenda di Hadžibegić continua a offrire una prospettiva umana sulla dissoluzione della Jugoslavia. Il rigore di Firenze resta il punto di partenza di un racconto che va oltre il risultato di una partita e restituisce voce a chi si è trovato, suo malgrado, a portare il peso simbolico di una tragedia molto più grande.
Tolentino perde uno dei protagonisti della propria storia imprenditoriale. Renzo Foglia, fondatore della Erreuno, è morto a 72 anni a causa di una malattia improvvisa. Il suo nome è legato a un’attività che, nata nel 1997 con sei dipendenti, è arrivata a dare lavoro a circa 90 persone, affermandosi nella produzione di rivestimenti in pelle e nella pelletteria artigianale per importanti marchi della moda e del lusso.
Il 2025 era stato un anno particolarmente significativo per l’imprenditore, che aveva ricevuto due riconoscimenti per il percorso professionale e il contributo dato alla comunità. A giugno, durante le celebrazioni per la Festa della Repubblica a Macerata, gli era stato conferito il titolo di commendatore. L’onorificenza gli era stata attribuita per l’impegno dimostrato in ambito lavorativo.
"Voglio mantenere vivo nella memoria di tutti noi il ricordo di un uomo molto amato dai suoi dipendenti ma anche così provvido a favore della nostra società perchè aveva una azienda florida e perché era un vero filantropo che aiutava senza farsi vedere, sempre nascosto, senza clamore o pubblicità, era una persona che incarnava il vero significato della carità cristiana. Ci mancheranno il suo esempio, la sua personalità di imprenditore, la sua umanità. Siamo vicini alla famiglia e a tutte le persone care a cui la sua morte crea un vuoto incolmabile", il ricordo del sindaco di Tolentino Mauro Scalvi.
A ottobre era arrivato anche il riconoscimento cittadino: Foglia era stato scelto come Cittadino dell’anno 2025 nell’ambito del premio Ponte del diavolo. Una scelta che aveva valorizzato la sua capacità di fare impresa e di consolidare rapporti destinati a lasciare un segno nel tessuto economico e sociale del territorio.
La sua avventura imprenditoriale era cominciata dopo una lunga esperienza da dipendente. Per oltre vent’anni aveva lavorato alla Nazzareno Gabrielli, azienda storica della pelletteria tolentinate. Proprio lì, trascorrendo circa metà di quel periodo nell’ufficio tecnico, aveva acquisito le competenze sui materiali e sui processi produttivi che sarebbero diventate una componente centrale della sua attività.
Nel 1997 la decisione di intraprendere una strada autonoma e fondare la Erreuno. La crescita è passata attraverso la ricerca sui materiali, la precisione delle lavorazioni e l’investimento nella qualità, elementi che hanno permesso all’impresa di conquistare commesse di rilievo nel settore della moda. L’azienda è arrivata inoltre a collocarsi tra le prime 150 della provincia di Macerata per volume d’affari.
Foglia era presidente del consiglio di amministrazione della Erreuno e guidava anche la Monologo Design Industry, società attiva nella produzione di mobili per l’arredamento domestico, dove ricopriva il ruolo di amministratore unico.
La sua scomparsa lascia un vuoto in una realtà produttiva che ha contribuito a mantenere viva la tradizione manifatturiera di Tolentino, accompagnandola verso nuove dimensioni di mercato. Resta il percorso di un imprenditore che ha costruito la propria azienda partendo dall’esperienza sul campo, trasformando un progetto di piccole dimensioni in una realtà capace di offrire occupazione a decine di persone.
Nel pomeriggio di ieri, 9 ottobre 2026, i Carabinieri della Sezione Operativa del N.O.R.M. della Compagnia di Macerata hanno arrestato in flagranza di reato due cittadini di origine albanese, rispettivamente di 21 e 23 anni, entrambi incensurati e senza fissa dimora sul territorio nazionale, ritenuti responsabili del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti in concorso. L’operazione si inserisce nell'ambito dei mirati servizi di contrasto al traffico di stupefacenti disposti sul territorio provinciale.
Nel primo pomeriggio, i militari dell'Arma hanno avviato un servizio dinamico di osservazione, nella frazione Sforzacosta, individuando un’autovettura con a bordo il primo dei due soggetti attenzionati. Dopo averlo seguito negli spostamenti lungo la SP 78 fino al confinante comune di Urbisaglia, il conducente è stato visto scendere dal mezzo e addentrarsi brevemente in una vicina area boschiva. All'uscita dal bosco, il giovane è stato fermato e sottoposto a perquisizione personale: difatti, nella sua disponibilità, sono stati rinvenuti diversi involucri contenenti complessivamente 59,38 grammi di cocaina suddivisi in microdosi, la somma contante di 850 euro in banconote di vario taglio, due smartphone e una scatola in latta dotata di calamita per il trasporto dissimulato.
Gli approfondimenti investigativi condotti nell'immediato hanno spinto i Carabinieri a riprendere tempestivamente il servizio di appostamento nel medesimo punto, teatro del primo controllo. Poco dopo, infatti, i militari hanno sorpreso un secondo soggetto, rivelatosi poi essere il complice del primo, mentre usciva dalla stessa area boschiva per ripartire a bordo di un'altra autovettura, questa volta una Fiat Panda. La successiva perquisizione personale a suo carico ha permesso di rinvenire un'ulteriore scatola in latta magnetica contenente 13 microdosi di cocaina per un peso complessivo di 8,76 grammi, due smartphone e 1.250 euro in contanti.
L'operazione si è conclusa con il sequestro di oltre 68 grammi complessivi di cocaina, quattro smartphone, le scatole metalliche impiegate per l'occultamento e la somma totale di 2.100 euro, ritenuta provento dell'attività illecita e destinata al versamento sul Fondo Unico di Giustizia. Al termine delle formalità di rito, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria competente, i due arrestati sono stati tradotti presso la Casa Circondariale di Ancona Montacuto, in attesa dell’udienza di convalida.
Le risorse europee destinate all’agricoltura devono essere garantite da norme vincolanti, senza lasciare ai singoli Stati la possibilità di decidere come e quanto finanziare il settore. È la posizione di Cia-Agricoltori Italiani Marche, che esprime preoccupazione per il prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea e chiede garanzie sulla dotazione della Politica agricola comune (Pac).
«Gli agricoltori devono sapere su quali risorse potranno contare – afferma il presidente regionale Alessandro Taddei –. Non possiamo considerare acquisiti finanziamenti che dipendono dalla volontà dei singoli Stati di destinarli al settore». Per Taddei, le rassicurazioni politiche devono tradursi in disposizioni legislative chiare, così da permettere alle imprese di programmare investimenti e attività senza incertezze.
Al centro della questione c’è la possibilità di destinare all’agricoltura il 10% del target rurale e le risorse previste dalla revisione di medio termine. Secondo quanto evidenziato da Cia nazionale, queste misure potrebbero garantire all’Italia circa un miliardo di euro aggiuntivo rispetto all’attuale dotazione della Pac. Per l’organizzazione agricola, però, i fondi devono essere effettivamente assicurati e non dipendere da decisioni discrezionali.
La discussione sul bilancio europeo riporta inoltre l’attenzione sul rischio, segnalato da Cia, che l’inserimento della Pac in un Fondo unico ne riduca l’autonomia e favorisca una maggiore differenziazione delle politiche agricole nazionali. Uno scenario che, secondo l’associazione, potrebbe generare disparità tra gli agricoltori europei e una competizione tra risorse agricole e fondi destinati alla coesione.
«Una politica agricola è davvero comune se mette gli agricoltori nelle condizioni di competere con regole e garanzie condivise», prosegue Taddei. Nelle Marche, sottolinea il presidente, la disponibilità di sostegni adeguati è particolarmente importante per le aziende che investono nella qualità e operano in territori dove produrre può risultare più complesso e meno remunerativo.
La questione non riguarda soltanto il sostegno economico alle imprese. Le risorse europee incidono anche sulla possibilità di innovare, affrontare gli effetti del cambiamento climatico e favorire il ricambio generazionale. Nelle aree interne, inoltre, l’agricoltura contribuisce a mantenere occupazione, presidiare il territorio e sostenere la permanenza delle comunità.
«Alle nostre aziende chiediamo qualità, sicurezza alimentare, sostenibilità e presidio del territorio – aggiunge Taddei –. Sono impegni che hanno un costo e che richiedono prospettive stabili». Senza redditi adeguati e strumenti di sostegno affidabili, avverte il presidente, diventa più difficile incentivare i giovani a investire nel settore e consentire alle imprese di proseguire la propria attività.
Cia Marche ribadisce infine la disponibilità a confrontarsi con la Regione e con le altre organizzazioni agricole, affinché le esigenze delle aziende marchigiane siano rappresentate nel negoziato nazionale ed europeo sul futuro bilancio dell’Unione.
SAN SEVERINO MARCHE - Un nuovo passo per la valorizzazione di Elcito, il suggestivo borgo del territorio di San Severino Marche conosciuto come il «Piccolo Tibet delle Marche». Prende ufficialmente forma il progetto di recupero e rilancio del paese, con l’affidamento del cantiere per il restauro dell’antico fontanile e la riqualificazione delle aree circostanti.
L’intervento rientra nel bando regionale «Borgo Accogliente», inserito nel progetto «Genus Marche», iniziativa che punta a preservare, rigenerare e promuovere il patrimonio storico e paesaggistico dei borghi marchigiani.
Il Comune di San Severino Marche, ente capofila, coordina il progetto insieme ai Comuni di Cingoli e Filottrano. L’obiettivo è restituire piena dignità a uno dei luoghi simbolo di Elcito, migliorandone la funzionalità e l’accoglienza nel rispetto dell’identità architettonica del borgo.
Il cuore dell’intervento sarà il recupero conservativo dell’antico fontanile, con particolare attenzione alla salvaguardia degli elementi originari. Le murature esistenti saranno mantenute e integrate, valorizzandole con un nuovo rivestimento in pietra locale.
Anche la copertura sarà completamente rinnovata: quella attuale in cemento armato lascerà spazio a una struttura lignea, completata da pianelle in cotto e da un manto in coppi, in armonia con i materiali e le caratteristiche dell’architettura tradizionale.
Il progetto prevede inoltre il restauro delle vasche del lavatoio, per recuperarne la piena funzionalità, e l’installazione di una nuova rubinetteria. A completare l’intervento sarà un sistema di illuminazione artistica sulla parete di fondo, studiato per valorizzare la pietra e rendere il fontanile suggestivo anche nelle ore serali.
La riqualificazione interesserà anche l’area esterna, con una trasformazione degli spazi che oggi circondano il manufatto.
L’asfalto esistente sarà sostituito da una nuova pavimentazione in pietra arenaria, così da creare una superficie più omogenea e coerente con il contesto storico. Sarà inoltre ricavato uno spazio dedicato alla sosta e verranno sistemate le scale laterali al fontanile.
Anche i gradoni che conducono alle aree verdi saranno riprofilati, mentre saranno eliminate le recinzioni improprie attualmente ancorate al fabbricato, con l’obiettivo di restituire maggiore ordine e continuità visiva all’insieme.
Una parte importante dei lavori riguarderà gli aspetti tecnici necessari a garantire la durata dell’intervento. Sono previste l’impermeabilizzazione delle superfici esterne e la realizzazione di un sistema di drenaggio per favorire il corretto deflusso delle acque meteoriche e proteggere le murature controterra.
Le opere saranno eseguite nel rispetto delle prescrizioni di tutela e del Piano di recupero di Elcito, con una particolare attenzione alla conservazione dei caratteri storici del borgo.
L’intervento punta così a migliorare non soltanto l’aspetto del fontanile, ma anche la qualità e la fruibilità dell’area che rappresenta una sorta di porta d’ingresso al nucleo abitato.
È l’avvocato Gianvittorio Galeota di Porto Sant’Elpidio, figura di alto profilo professionale e giurista di comprovata esperienza con oltre 35 anni di attività forense, il nuovo Responsabile regionale del Dipartimento Sicurezza, Remigrazione e Relazioni con le Forze dell’ordine di Futuro Nazionale nelle Marche. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Urbino Carlo Bo e insignito del titolo di Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana, Galeota è iscritto dal 1991 all’Albo degli Avvocati dell’Ordine di Fermo e dal 2001 all’Albo speciale per il patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori. È Presidente onorario dell’Associazione Europea Protezione Dati Personali e il suo profilo si distingue anche sul fronte accademico e formativo: è stato cultore della materia in Diritto Penale e Diritto Penale dell’Economia presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Camerino, professore a contratto all’Università di Macerata e già docente nei master in criminologia dell’Università dell’Aquila. Ha inoltre tenuto corsi di formazione per la Polizia di Stato presso la Questura di Macerata e per investigatori privati Federpol, ed è membro della Commissione Giustizia ex parlamentari a Roma.
“L'ingresso dell'Avvocato Gianvittorio Galeota alla guida del Dipartimento Sicurezza rappresenta un valore aggiunto straordinario per Futuro Nazionale Marche – dichiara il Coordinatore regionale Fabrizio Ciarapica – Parliamo di un professionista di altissimo spessore, la cui competenza, autorevolezza e profonda esperienza saranno centrali e determinanti per sviluppare le nostre proposte programmatiche in tema di sicurezza e strutturare una rete territoriale efficiente, radicata e vicina ai cittadini e alle forze dell'ordine. A lui va il mio più sentito e convinto augurio di buon lavoro, certo che saprà interpretare al meglio questo ruolo cruciale”.
“Ringrazio il Generale Roberto Vannacci, il coordinatore nazionale Massimiliano Simoni, il coordinatore regionale Fabrizio Ciarapica e il Vicario Danilo Zampaloni per la fiducia accordata – dichiara Gianvittorio Galeota –. Ho subito raccolto questa sfida e sono già al lavoro per individuare figure professionali di altissimo profilo che mi affiancheranno in questo percorso. Nello stesso tempo, ho già avviato un proficuo dialogo con l’Avvocato Carta, Responsabile nazionale del Dipartimento, che ho avuto il piacere di conoscere personalmente in occasione della sua recente visita a Porto San Giorgio. Siamo pronti a lavorare con dedizione per la sicurezza del nostro territorio e per raccogliere le istanze e le necessità delle nostre Forze dell'ordine”.
Con il Congresso fondativo tenutosi a Roma domenica 3 ottobre 2026, che ha visto la partecipazione di centinaia di delegati e moltissimi dei cinquemila iscritti, prende forma anche nelle Marche l'organizzazione del nuovo movimento politico "Italia Domani – Marco Rizzo".
Andrea Loccioni è stato nominato coordinatore regionale per le Marche, incarico che lo vede anche componente della Direzione nazionale. Insieme a lui, sono stati eletti per l'Assemblea Nazionale Claudio Bolletta e Luciano Astolfi (Ancona) e Giorgio Falghera (Pesaro Urbino), a comporre la rappresentanza marchigiana nel massimo organo del movimento.
Il Congresso nazionale ha eletto Marco Rizzo come leader politico e Francesca Antinozzi – avvocato che, con i suoi 28 anni, è ad oggi la più giovane segretaria nazionale di una forza politica italiana.
"Ringrazio Marco Rizzo per la fiducia accordatami" – dichiara Andrea Loccioni – "Accolgo questo incarico come una responsabilità, non come un privilegio. Le Marche hanno una solida tradizione produttiva, manifatturiera e agricola: artigiani, piccoli imprenditori, agricoltori, lavoratori dipendenti, autonomi e pensionati rappresentano quella straordinaria forza di popolo maggioritaria ed espropriata da una globalizzazione selvaggia, dei propri diritti economici, sociali e di sicurezza. La politica deve tornare a unire e rappresentare il popolo. Noi siamo nati per questo".
"Ringrazio tutti i territori e so che i dirigenti sapranno organizzare gli amici marchigiani", ha affermato Rizzo.
"Il programma di Italia Domani – unica forza sovranista – contro il partito unico del rigore e delle armi, è articolato in sette capitoli principali. Sul piano internazionale – spiega Rizzo – proponiamo un'Italia neutrale, lo stop all'invio di armi all'Ucraina, la fine delle sanzioni alla Russia e il superamento degli attuali schemi legati a UE e alla NATO.
Sul fronte economico, tra le proposte ci sono aumento dei salari, riduzione delle tasse, difesa delle piccole e medie imprese, il no all'euro digitale e la tutela costituzionale del contante.
Sul piano sociale, il programma prevede sanità pubblica accessibile, detassazione delle pensioni, sostegno a persone con disabilità e caregiver, oltre a misure per casa, famiglia e natalità.
Sul tema dell'immigrazione, vogliamo il controllo dei confini e il blocco vero dei flussi".
La fibromialgia esce dall'invisibilità, ma la strada per garantire pieno riconoscimento e tutela a chi ne soffre è ancora lunga. Nelle Marche sono circa 30mila le persone che convivono con questa patologia, al centro del convegno pubblico organizzato sabato pomeriggio alla Gran Sala Cesanelli di Macerata da CFU-Italia, sezione Marche, in collaborazione con ACM, l'Associazione commercianti Macerat. L'incontro, intitolato "Fibromialgia, tra dolore e astenia", è stato il primo appuntamento pubblico dopo l'inserimento della malattia nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), avvenuto lo scorso primo ottobre.
Un passaggio importante per il riconoscimento della patologia all'interno del Servizio sanitario nazionale, frutto anche dell'impegno portato avanti negli anni da CFU-Italia e dal suo direttivo, presieduto da Barbara Suzzi, attraverso un confronto costante con il legislatore.
"Siamo usciti dall'invisibilità", ha dichiarato Suzzi in apertura del convegno, sottolineando però la necessità di proseguire il percorso: "È un passo importante per portare avanti le nostre istanze e raggiungere il vero traguardo, ossia l'approvazione di una legge che tenga in considerazione, tra i molti aspetti, anche quello lavorativo".
L'inserimento nei Lea rappresenta infatti una novità significativa per le persone affette da fibromialgia, perché apre la strada a specifiche prestazioni assistenziali nell'ambito del Servizio sanitario nazionale, sulla base dei criteri previsti.
In particolare, il riconoscimento contempla, in presenza dei requisiti di gravità stabiliti, una visita di controllo ogni 12 mesi e un ciclo di dieci sedute di rieducazione motoria di gruppo. Sono inoltre previste cure termali indipendentemente dai criteri di severità e, in caso di comorbilità psichiatrica, una visita psichiatrica annuale.
A fare gli onori di casa è stata Barbara Bastianelli, referente di CFU-Italia per Macerata e le Marche, che ha introdotto i temi dell'incontro, dedicato anche alle prassi terapeutiche e alle possibilità di gestione della malattia.
"Il fatto che il convegno abbia ricevuto il sostegno di tante realtà del territorio conferma che finalmente si è compreso che la fibromialgia non riguarda solo chi ne è affetto e i familiari, ma la comunità tutta, perché chiama in causa il lavoro, le relazioni sociali, gli aspetti assistenziali e tutti i livelli istituzionali", ha osservato Bastianelli.
Un coinvolgimento che si è tradotto nel patrocinio del Comune di Macerata e nella partecipazione di numerose realtà locali e regionali, tra cui Pro Loco, Croce Verde Macerata, Ambalt, Gruppo Fisiomed, Commissione Parità della Regione Marche e Istituto Ellenico della Diplomazia Culturale.
Dopo i saluti di Paolo Perini, presidente di ACM, e di Noemi Ortenzi, in rappresentanza della Commissione Parità della Regione Marche, si sono susseguiti gli interventi di Barbara Suzzi, della vicepresidente Catia Bugli e di Michele Gardarelli, medico, docente universitario di Medicina integrata e presidente del Comitato medico-scientifico dell'associazione. Spazio anche agli approfondimenti di Laura Calza ed Evelin Battistini, in qualità di nutrizioniste, e della psicologa Virginia Brillantini.
La fibromialgia è una patologia caratterizzata da dolori muscolo-scheletrici diffusi e persistenti, che possono incidere profondamente sulla qualità della vita. Secondo i dati dell'Organizzazione mondiale della sanità citati da CFU-Italia, interessa circa il 3% della popolazione, una stima che, secondo l'associazione, potrebbe essere inferiore alla reale diffusione della malattia.
A esserne colpite sono prevalentemente le donne, ma la patologia interessa anche uomini e bambini in età scolare. Tra le difficoltà segnalate da chi ne soffre figurano la complessità del percorso diagnostico e terapeutico, l'assenza di farmaci specifici e la mancanza di prassi uniformi per la diagnosi e la cura.
Proprio per questo, l'inserimento nei Lea viene considerato un primo risultato, ma non un punto di arrivo. La richiesta di CFU-Italia è quella di arrivare a una legge organica che affronti anche le ricadute della fibromialgia sulla vita quotidiana e professionale, riconoscendo le esigenze di chi convive con una condizione spesso difficile da comprendere dall'esterno.
Un impegno che ha visto Barbara Suzzi protagonista anche a livello nazionale: nel 2023 la presidente di CFU-Italia è stata insignita dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella dell'onorificenza di Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica italiana per la sua attività di sensibilizzazione sulla fibromialgia.
Il convegno di Macerata ha così rappresentato un'occasione di confronto tra associazioni, professionisti e istituzioni, con un messaggio condiviso: il riconoscimento nei Lea è un passo avanti, ma la piena tutela delle persone con fibromialgia passa anche attraverso il lavoro, l'assistenza e una maggiore consapevolezza sociale.
Giovedì 8 si è celebrata la Giornata mondiale della vista. La salute dei nostri occhi e la buona conservazione della vista sono argomenti molto importanti per una buona gestione ed una buona qualità della nostra vita. Anche nella comunicazione ed informazione per una cultura generale della salute sono abbastanza le difficoltà di trattazione dell’argomento con la consapevolezza che le fonti di buona informazione devono essere ben verificate. Noi abbiamo l’opportunità di consultare uno specialista oculista di grande esperienza, il Dr. Cristian Pollio, Direttore di un Centro Oculistico di riferimento nazionale a Chieti e consulente del centro medico del nostro territorio Associati Fisiomed.
Dott Pollio ci parli della sua specialità: l’oculistica
"Ovviamente il medico oculista si occupa dell’occhio e del senso della vista. Spesso si ritiene non necessario un controllo perché si ha la percezione di una buona vista, invece bisogna comunicare che alcune patologie di cui vorrei parlare come il glaucoma e la maculopatia possono essere individuate ancora prima che ci siano dei sintomi negativi evidenti. Quindi una visita oculistica dopo i 50 anni è consigliabile a tutti, ancor più se ci sono episodi di familiarità riscontrabili".
Dr. Pollio l’invecchiamento della popolazione, siamo alla media di attesa di vita di circa 86 anni per le donne e 82 per gli uomini, comporta un aumento dell’incidenza di queste patologie dell’occhio?
"Sicuramente sì. Nei nostri paesi industrializzati il glaucoma e la maculopatia rappresentano circa il 70% delle patologie oculari riscontrate. La cataratta, che invece è la prima patologia riscontrata nei paesi non industrializzati, ha avuto da noi una particolare attenzione per cui possiamo dire che con un semplice intervento chirurgico è risolvibile. In quei paesi invece è ancora un gravissimo problema per mancanza di strutture sanitarie adeguate per interventi generalizzati. Per noi il problema è la prevenzione del glaucoma e della maculopatia. Lo ripeto ma penso sia utile: è indispensabile una visita oculistica almeno annuale a partire dai 50 anni".
Quali sono le ultime indicazioni terapeutiche per il trattamento della maculopatia e del glaucoma?
"La maculopatia nella forma secca rappresenta circa il 70% della causa di abbassamento della vista, determina un deterioramento dello spessore della retina che diventa sempre più sottile. Una volta si faceva uso essenzialmente di una simil vitamina, la luteina; oggi abbiamo a disposizione tecniche molto più efficaci come la fotobiomodulazione e la iontoretina, armi che riescono a rallentare o addirittura a fermare il deterioramento dello spessore retinico.
I pazienti trattati devono essere già però consapevoli insieme allo specialista che li segue della malattia. Per il glaucoma si utilizza il laser sotto soglia, una sorta di laser freddo che non comporta ustioni e ritarda l’uso di colliri abbassando la pressione oculare preservando il campo visivo. Infine possiamo dire che il protocollo, l’iter per il trattamento di maculopatia inizia con un accertamento tramite OCT, sorta di tac dell’occhio ed angio-OCT.
Questi hanno sostituito la fluoroangiografia che utilizzava coloranti in vena. Se l’accertamento rivela una maculopatia secca abbiamo già descritto il protocollo terapeutico, se umida bisogna ricorrere alla sala operatoria con iniezioni intravitreali che hanno anch’esse approfittato di una ricerca che le rendono meno frequenti".
Dr. Pollio lei a Chieti è Direttore di un importante centro dove tutto quello che ci ha descritto è possibile. Qui nel nostro territorio lei è consulente di Associati Fisiomed. Siamo nelle stesse condizioni?
"A livello diagnostico sicuramente sì, a livello terapeutico stiamo completando la disponibilità delle tecniche citate in attesa che si abbia a disposizione anche il blocco operatorio. Permetterebbe a quel punto di completare tutta l’offerta, siamo davvero a buon punto. La sanità privata deve fare investimenti importanti perché quello che era vero 3 anni fa, spesso in tecnologia sanitaria non è vero oggi.
Fortunatamente la ricerca è in continua evoluzione, propone sempre nuove e più efficaci soluzioni. Sono soddisfatto della collaborazione con Associati Fisiomed perché ho la percezione che gli investimenti e l’innovazione vadano di pari passo. Sono anche molto propenso ad aiutare Associati Fisiomed nel loro grande impegno nell’informazione e comunicazione medico-scientifica.
Nel nostro colloquio abbiamo sottolineato di quanto sia importante la prevenzione che può essere stimolata da una cultura della salute rivolta a tutti e che deve essere alla base di tutto il servizio sanitario. Ad Associati Fisiomed anche in questo ambito c’è grande impegno".
Una doppia frattura scomposta di tibia e perone, una partita sospesa e una dura polemica sulla direzione arbitrale. È quanto accaduto durante Vis Civitanova-Porto Potenza Calcio, gara di Seconda Categoria (girone E) terminata anticipatamente dopo il grave infortunio riportato da Clemenz, attaccante della formazione ospite, al 70' della partita, quando il risultato era sull'1-1.
Un episodio che ha scosso entrambe le società, con la Vis Civitanova che ha contestato duramente l'operato del direttore di gara e il Porto Potenza che ha espresso la propria vicinanza al calciatore e al club rossoblù.
Secondo la ricostruzione fornita dalla società civitanovese, l'episodio si è verificato in occasione dell'azione che ha portato al gol del vantaggio del Porto Potenza. Su un pallone vagante, Clemenz ha calciato trovando la rete, ma nello stesso frangente ha subito un intervento di Paolo Mengaroni che gli ha provocato il grave infortunio. La partita, fino a quel momento equilibrata e combattuta, si è così interrotta per consentire i soccorsi al giocatore.
A far esplodere la polemica è stata soprattutto la gestione dell'episodio da parte del direttore di gara, il signor Rinaldi di Macerata. La Vis Civitanova contesta la mancata espulsione del giocatore del Porto Potenza e i provvedimenti disciplinari adottati nei confronti dei propri calciatori e dello staff tecnico, intervenuti in campo per sincerarsi delle condizioni dell'attaccante.
Secondo quanto riferito dal club civitanovese, i sanitari del 118 avevano indicato di non spostare Clemenz in attesa dell'arrivo dell'ambulanza. La società sostiene che, nonostante le indicazioni ricevute, l'arbitro avrebbe insistito affinché il giocatore venisse portato fuori dal terreno di gioco per consentire la ripresa della gara. Dopo circa venti minuti, constatata l'impossibilità di proseguire, il direttore di gara ha disposto la sospensione dell'incontro e il rientro delle squadre negli spogliatoi.
Durissimo il commento del presidente Paolo Biancucci, che ha attaccato apertamente la direzione arbitrale: "Quello a cui ho assistito oggi è veramente assurdo e vergognoso. Certi personaggi non dovrebbero più arbitrare nemmeno in un campionato amatoriale".
Il numero uno della Vis Civitanova ha contestato la gestione complessiva della partita, sostenendo che il direttore di gara non sarebbe riuscito a contenere il nervosismo in campo: "L'arbitro, oltre a non aver gestito bene la partita facendola diventare troppo nervosa con il passare dei minuti, ha tenuto un atteggiamento ostile nell'occasione del fallo subito da Clemenz. Al di là che il nostro giocatore abbia fatto gol, l'entrata del giocatore del Porto Potenza era da espulsione senza se e senza ma".
Biancucci ha poi ricostruito quanto accaduto dopo l'infortunio, criticando in particolare la richiesta di spostare il calciatore nonostante le indicazioni dei sanitari: "In tutti questi anni di calcio non avevo mai assistito a una scena del genere, con il direttore di gara che poi si accanisce contro la nostra squadra e aveva la pretesa di spostare Clemenz fuori dal campo nonostante lo avessimo avvertito delle indicazioni dei sanitari".
Le parole del presidente si sono fatte ancora più pesanti quando ha allargato la riflessione alle conseguenze che episodi simili possono avere sul futuro della società e sulla sicurezza dei giocatori: "Sono cose che fanno male al calcio e mi lasciano arrabbiato ma anche amareggiato: che senso ha giocare una partita, con il rischio che i nostri giocatori si possano far male, perché il direttore di gara è un incapace e non ha un minimo di buon senso? Fatti del genere ti portano a fare delle profonde riflessioni e anche a pensare di ritirare la squadra dal campionato, perché non è ammissibile che possano accadere cose di questo tipo".
Una presa di posizione netta, accompagnata dalla richiesta di un intervento nei confronti del direttore di gara. "Rimango fortemente adirato per la conduzione dell'arbitro, individuo che dovrebbe essere allontanato dalla possibilità di arbitrare", ha concluso Biancucci.
Sul fronte opposto, il Porto Potenza Calcio ha diffuso un comunicato per manifestare la propria vicinanza a Clemenz e alla Vis Civitanova, sottolineando il dispiacere per quanto accaduto e la convinzione che l'intervento non fosse intenzionale.
Il presidente Andrea Mataloni ha dichiarato: "Siamo molto dispiaciuti per quello che è successo, conosciamo bene il nostro ragazzo e siamo sicuri che non voleva fargli del male". La società ha, inoltre, confermato le scuse rivolte al club civitanovese e la visita effettuata dal calciatore in ospedale nella stessa serata.
"Ci siamo scusati con la società e il ragazzo è andato a trovare il giocatore all'ospedale ieri sera", ha aggiunto Mataloni.
Un gesto apprezzato dalla Vis Civitanova, come confermato dallo stesso Biancucci, che ha distinto il comportamento del giocatore dalle proprie contestazioni nei confronti dell'arbitro. Al centro della vicenda resta ora il grave infortunio di Clemenz, al quale entrambe le società hanno rivolto l'augurio di una pronta e completa guarigione.
La Settempeda cala il poker e conquista la quarta vittoria consecutiva, superando per 2-0 l’AFC Fermo al “Soverchia” nella sesta giornata di campionato. Un successo che permette ai biancorossi di salire al terzo posto in classifica, guadagnando una posizione, e conferma il buon momento della squadra, sempre più continua ed efficace in questa fase della stagione.
Per i ragazzi di mister Pierantoni si tratta del terzo 2-0 consecutivo e della quarta partita senza subire reti. La Settempeda condivide con l’Azzurra Mariner il primato di miglior difesa, dimostrando solidità e capacità di sfruttare al meglio gli episodi favorevoli. Una vittoria importante, arrivata però al termine di una prestazione non tra le migliori, con qualche imprecisione nel fraseggio e una manovra a tratti discontinua.
Merito anche di un’AFC Fermo positiva, arrivata a San Severino con coraggio e senza timori reverenziali. Gli ospiti hanno disputato un buon primo tempo, costruendo trame interessanti e sfiorando il pareggio nel finale di frazione. Nella ripresa la Settempeda è cresciuta, ha occupato meglio il campo e trovato il raddoppio a metà tempo, riuscendo poi a controllare la gara. A rendere più complicato il compito delle due squadre anche la pioggia battente, che ha reso il terreno di gioco progressivamente pesante e scivoloso.
Per la sesta giornata di campionato, la Settempeda ospita la matricola AFC Fermo con l’obiettivo di centrare il quarto successo consecutivo. Tra i titolari torna Cicconetti, mentre a centrocampo Codoni agisce sulla fascia sinistra e Romagnoli si sposta sull’altra corsia. Tra gli under, Paciaroni prende il posto di Massacci. Gli ospiti devono fare i conti con diverse assenze, tra cui quella del portiere titolare: tra i pali c’è l’under 2008 Pettinari.
La gara si apre con un tentativo di testa in girata di Cicconetti, sul quale il portiere ospite è attento. La risposta del Fermo arriva con Trombetta, che prova dalla distanza con una traiettoria a scendere, sfiorando la traversa.
Al 13’ la Settempeda passa in vantaggio grazie a un episodio particolare. Un difensore fermano effettua un retropassaggio in scivolata verso il portiere Pettinari, che raccoglie il pallone con le mani anziché rinviarlo di piede. L’arbitro giudica irregolare la giocata e assegna una punizione indiretta in area. Cicconetti appoggia corto per Codoni, il cui rasoterra mancino viene respinto dalla barriera. Nella mischia successiva, Ceesay è il più rapido a intercettare il pallone e a trovare lo spazio per calciare in rete con il destro. Per il centrocampista, ex Cluentina, è il primo gol stagionale.
Dopo lo svantaggio, l’AFC Fermo aumenta la pressione e mette in difficoltà i padroni di casa, costretti ad abbassare il baricentro. La Settempeda si rende pericolosa con Paciaroni, che prova una girata di testa in tuffo dal dischetto dell’area, mandando però il pallone sopra la traversa.
Le occasioni più nitide degli ospiti arrivano negli ultimi dieci minuti del primo tempo. Al 36’ Murazzo controlla il pallone in area, si gira e calcia di sinistro, trovando la pronta risposta in tuffo di Giachetta. Al 43’ è Gentile a tentare la conclusione dalla distanza, indirizzata verso il palo, ma il portiere biancorosso si distende e devia ancora. Al 45’, infine, Murazzo centra clamorosamente il palo da pochi passi con una deviazione di coscia. La Settempeda riesce così a raggiungere l’intervallo in vantaggio, nonostante le occasioni costruite dal Fermo.
La ripresa segue inizialmente il copione del primo tempo, ma i biancorossi appaiono più compatti e attenti, oltre che più lineari nella manovra. Ceesay apre le ostilità con una delle sue accelerazioni e serve Guermandi, che riesce a calciare verso la porta, ma la conclusione deviata termina sul fondo.
Il Fermo fatica maggiormente a riproporre le trame della prima frazione e perde progressivamente pericolosità. Dopo circa un’ora di gioco, mister Pierantoni effettua tre cambi e proprio uno dei subentrati, Cappelletti, si rivela decisivo.
Al 69’ circa, Cicconetti recupera palla sulla trequarti e lancia in area Cappelletti, appena entrato al posto di Guermandi. L’attaccante punta il portiere in uscita bassa, viene toccato da Pettinari e finisce a terra. L’arbitro indica il dischetto. Cappelletti si incarica della battuta e con freddezza spiazza il portiere, firmando il 2-0 con un rasoterra di piatto destro nell’angolino basso.
Con il doppio vantaggio, la Settempeda può gestire la gara. Il Fermo continua a provarci con generosità, ma le occasioni scarseggiano. Al 35’ della ripresa Trombetta avanza e calcia di sinistro verso l’incrocio più lontano: Giachetta vola e con la mano di richiamo compie un grande intervento, alzando il pallone in corner.
Nel finale sono invece i biancorossi a sfruttare gli spazi in contropiede. Tra i subentrati si mettono in evidenza Uncini e soprattutto Sfrappini. Il primo tenta un rasoterra dal limite, bloccato a terra da Pettinari. Il secondo, dopo una bella accelerazione sulla destra e un assist mancato di poco per Cappelletti, sfiora il gol con una scivolata davanti alla porta su invito da sinistra di Ceesay, ma il pallone si alza troppo e termina sul fondo.
È l’ultima occasione della partita: la Settempeda festeggia altri tre punti e si prepara a una settimana con due impegni in trasferta, entrambi sul campo del Borgo Mogliano. Mercoledì 14, alle 20, è in programma l’andata dei quarti di Coppa Italia; sabato 17, alle 15.30, si torna in campo per il campionato.
SETTEMPEDA-AFC FERMO 2-0
MARCATORI: pt 13’ Ceesay; st 24’ Cappelletti su rigore
SETTEMPEDA: Giachetta, Zappasodi, Codoni(12’st Bonifazi), Pagliari, Pepi, Dutto(32’st Brandi), Ceesay, Paciaroni(12’st Uncini), Guermandi(23’st Cappelletti), Cicconetti(28’st Sfrappini), Romagnoli. A disp. Giulietti, Monachesi, Massacci, Scocco. All. Pierantoni
AFC FERMO: Pettinari, Smerilli(30’st Iachini), Gentile, Cerquozzi, Arcangeli, Trombetta, Murazzo(46’st Malaspina Andrea), Rossi(15’st Pazzi), Parmegiani, Paglialunga(30’st Scotucci), Amici. A disp. Mecozzi, Malaspina Mattia, Matacotta, Germani, Qafoku. All. Malaspina Giampaolo
ARBITRO: Bastiani di SBT. Assistenti: Virgini di AN e Dandio di SBT
NOTE: ammoniti: Romagnoli, Dutto, Rossi, Giachetta. Angoli: 5-5. Recupero: st 3’
Ottanta imprese marchigiane hanno incontrato 16 Camere di Commercio Italiane all’Estero per confrontarsi sui mercati internazionali, individuare nuovi partner e costruire opportunità commerciali. È il cuore di “Open Marche”, l’iniziativa promossa dalla Camera di Commercio delle Marche e ospitata all’Hotel Il Casale di Colli del Tronto.
Una giornata dedicata all’internazionalizzazione del sistema produttivo regionale, che ha messo direttamente in contatto le aziende con rappresentanti delle Camere italiane presenti nei principali mercati mondiali.
«Le adesioni confermano quanto le nostre imprese vogliano confrontarsi direttamente con i mercati internazionali», ha sottolineato il presidente della Camera di Commercio delle Marche Gino Sabatini, evidenziando il ruolo del sistema camerale nel sostenere le aziende impegnate sui mercati esteri.
L’auspicio del sindaco di Colli del Tronto Luca Morganti è invece che dall’iniziativa possano nascere nuove collaborazioni e iniziative imprenditoriali.
Incontri diretti per conoscere i mercati
La mattinata è stata dedicata agli incontri individuali tra gli imprenditori e i rappresentanti delle CCIE. Ogni azienda ha potuto indicare fino a cinque mercati di interesse, approfondendo possibilità commerciali, potenziali partner, canali distributivi e modalità di accesso ai diversi Paesi.
«Crediamo fortemente che il sistema camerale possa essere un volano importante per l’internazionalizzazione», ha spiegato Sabatini, ricordando la presenza a Colli del Tronto di rappresentanti di Camere attive nei mercati più importanti.
L’appuntamento si inserisce nel percorso avviato nel 2023 con la Convention Mondiale delle Camere di Commercio Italiane all’Estero, ospitata proprio a Colli del Tronto. Mario Pozza, presidente di Assocamerestero, ha sottolineato la volontà di consolidare il rapporto con le Marche, definendole un territorio dinamico e fortemente orientato all’export.
Secondo Pozza, le opportunità per il Made in Italy sui mercati internazionali sono numerose, soprattutto per le produzioni di qualità. Manifattura, design, agroalimentare e moda rappresentano alcuni dei comparti sui quali le imprese italiane possono continuare a competere.
L'export come leva di crescita
L’internazionalizzazione è stata indicata come una delle principali sfide per il sistema produttivo anche dal presidente di Confindustria Marche Roberto Cardinali.
«È un tema fondamentale per le nostre imprese», ha sottolineato, definendolo uno dei veicoli più importanti per sostenere la crescita del sistema industriale regionale in un contesto internazionale complesso.
Un’opportunità che riguarda diversi comparti dell’economia marchigiana, dal legno-arredo alla moda, dall’agroalimentare alla manifattura. Lorena Fulgini, coordinatrice Legno e Arredo di Confindustria Marche, ha evidenziato l’importanza di creare un rapporto diretto con le Camere italiane all’estero per individuare percorsi utili alla competitività delle aziende.
Anche Doriana Marini, consigliera della Camera di Commercio delle Marche per l’artigianato e consigliera nazionale Federmoda, ha sottolineato la capacità delle imprese regionali di continuare a investire e crescere nonostante le difficoltà. «Siamo una regione manifatturiera e abbiamo molto da dire», ha osservato, richiamando in particolare le potenzialità del settore della moda e del Made in Marche.
Le opportunità nei mercati esteri
Il confronto con le Camere italiane all’estero ha permesso alle imprese di entrare in contatto con realtà che operano quotidianamente sui diversi mercati.
Gabriele Musto, segretario generale della Camera di Commercio italiana in Guatemala e Honduras, ha ricordato i rapporti avviati con le aziende marchigiane dalla Convention del 2023 e le prime collaborazioni sviluppate nel settore della tecnologia applicata all’agroalimentare. Tra i comparti con prospettive interessanti anche vino, tartufo, moda, costruzioni e infrastrutture.
Dalla Polonia, Alessio Racioppoli, business service manager della Camera di Commercio italiana, ha evidenziato il valore dell’incontro diretto con le imprese e la possibilità di offrire loro un supporto concreto nei percorsi di internazionalizzazione.
Per la Francia, Simona Manzi, assistente commerciale estero della Camera di Commercio italiana a Lione, ha sottolineato l’interesse delle aziende marchigiane verso il mercato francese.
Francia primo mercato, forte crescita negli Usa
I dati elaborati dall’Ufficio Statistica e Studi di Camera Marche su fonte ISTAT restituiscono una presenza internazionale diversificata.
La Francia si conferma il principale mercato, con un interscambio che nel 2025 ha raggiunto 1,37 miliardi di euro. Nei primi sei mesi del 2026 l’export marchigiano verso il Paese è cresciuto del 12,8%.
Positivo anche il dato della Spagna, che nel 2025 ha registrato 789 milioni di euro di export marchigiano, con una crescita dell’8,4% nel primo semestre 2026. In aumento anche il Canada, dove le esportazioni regionali sono cresciute del 20,4%.
Tra i mercati più importanti ci sono gli Stati Uniti, che nel 2025 hanno rappresentato 956 milioni di euro di export marchigiano. Nei primi sei mesi del 2026 le esportazioni verso gli Usa hanno registrato una forte accelerazione, con macchinari e moda tra i comparti principali.
Guardando all’Asia, la Cina vale 296 milioni di euro di export, mentre il Giappone raggiunge quota 101 milioni. Particolarmente significativo il dato del Vietnam, che, pur partendo da valori ancora contenuti, registra una crescita del 62,6% nel primo semestre 2026.
Segnali positivi arrivano anche da Australia e Sudafrica, dove nello stesso periodo l’export marchigiano è cresciuto rispettivamente del 21,2% e del 19,7%.
Il quadro restituisce una presenza internazionale sempre più articolata. Accanto ai mercati europei consolidati, le imprese marchigiane stanno guardando con crescente interesse alle opportunità offerte da America, Asia, Oceania e Africa.
“Open Marche” ha messo così attorno allo stesso tavolo chi produce nelle Marche e chi presidia quotidianamente i mercati internazionali. Un confronto pensato per trasformare informazioni e relazioni in nuove partnership, nuovi sbocchi commerciali e occasioni di crescita per il Made in Marche.
L’iniziativa è stata realizzata dalla Camera di Commercio delle Marche, in collaborazione con le Aziende Speciali TECNE, LINEA e LINFA e con Assocamerestero.
Il caro carburanti torna a pesare sui bilanci delle aziende agricole marchigiane. Per questo Coldiretti Marche ha scritto alla Regione chiedendo un ulteriore intervento sul costo del gasolio agricolo, da affiancare alle misure già previste a livello nazionale.
Secondo l'organizzazione agricola, dall'inizio della guerra in Iran il prezzo del gasolio destinato alle aziende agricole è passato da circa 85 centesimi al litro fino a punte di 1,75 euro, con un impatto significativo sui costi di produzione.
La richiesta rivolta alla Regione Marche è quella di prevedere uno stanziamento dedicato per ridurre il costo al litro del gasolio agricolo acquistato dalle imprese, seguendo l'esempio di quanto già messo in campo, con modalità e risorse differenti, da altre Regioni come Lazio, Sardegna e Sicilia.
L'obiettivo di Coldiretti è quello di sommare il nuovo eventuale sostegno regionale alle misure già esistenti, riportando il costo effettivamente sostenuto dagli agricoltori verso la soglia di un euro al litro.
Un primo intervento contro l'impennata dei prezzi è arrivato da Eni e altre compagnie, che, a seguito del confronto con i vertici nazionali di Coldiretti e con il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida, hanno introdotto uno sconto del 20% al netto dell'Iva sui carburanti destinati all'agricoltura e alla pesca.
«Da anni guerre e tensioni internazionali hanno ricadute pesantissime sull'agricoltura, incidendo soprattutto sui costi di produzione – sottolinea Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche –. Nel caso del gasolio agricolo, lo sconto del 20% deciso da Eni e altri è un segnale di attenzione verso le imprese agricole e della pesca e consente di dare continuità al processo produttivo, contribuendo a garantire alle famiglie la disponibilità e l'accessibilità di cibo sano e sicuro».
Coldiretti Marche ricorda inoltre di aver già ottenuto dalla Giunta Acquaroli un incremento del 30% della quota di gasolio agricolo agevolato che le aziende possono acquistare.
Il confronto con le istituzioni prosegue ora con l'obiettivo di individuare ulteriori strumenti di sostegno per il comparto agricolo, alle prese con l'aumento dei costi e con un quadro internazionale caratterizzato da forti tensioni.
«È in questo confronto che si inserisce ora la richiesta di un ulteriore intervento regionale sul prezzo – conclude Gardoni – con l'obiettivo di alleggerire una delle voci di costo che maggiormente incidono sui bilanci delle aziende agricole marchigiane».
Un riconoscimento internazionale per la ricerca giuridica dell’Università di Macerata e per il lavoro svolto negli anni nel rafforzare i rapporti con gli atenei europei. Il professor Ermanno Calzolaio, ordinario di Diritto privato comparato nel Dipartimento di Giurisprudenza e direttore della Scuola di Dottorato dell’Ateneo maceratese, ha ricevuto venerdì 9 ottobre la laurea honoris causa in Giurisprudenza dall’Università di Orléans, in Francia.
La cerimonia si è svolta nell’ambito delle celebrazioni per i 720 anni dalla fondazione dell’università francese. Alla base del conferimento, le ricerche condotte da Calzolaio nel campo del diritto privato comparato e il contributo offerto allo sviluppo della collaborazione tra le due istituzioni accademiche. L’assegnazione del titolo ha seguito un percorso istituzionale che ha ottenuto l’approvazione del Ministero degli Affari Esteri francese.
Per il Dipartimento di Giurisprudenza di UniMC, già riconosciuto come Dipartimento di Eccellenza, il premio rappresenta anche un riconoscimento del percorso scientifico e della proiezione internazionale raggiunti negli ultimi anni. «La laurea honoris causa al collega Calzolaio ci rallegra e ci onora», ha commentato la direttrice Claudia Cesari, sottolineando come il titolo valorizzi sia la carriera del docente sia il prestigio conquistato dal Dipartimento nella ricerca e nella didattica giuridica anche fuori dai confini nazionali.
Il ruolo di Calzolaio è stato significativo anche nella costruzione di due percorsi strategici per la crescita della struttura: i progetti ministeriali dedicati ai Dipartimenti di Eccellenza e l’accordo per il doppio titolo con l’Università di Orléans. Quest’ultimo, attivo da oltre dieci anni, permette agli studenti ammessi di svolgere una parte del proprio percorso formativo in Francia e conseguire un titolo riconosciuto da entrambi gli atenei. Si tratta di un’opportunità ancora poco diffusa in Italia nell’ambito degli studi giuridici, che offre una dimensione europea alla formazione universitaria.
La visita in Francia era iniziata già giovedì 8 ottobre, quando il docente ha tenuto una conferenza per i professori della Faculté de Droit, Economie, Gestion. Il suo intervento, intitolato “Creare il diritto senza dirlo: il volto del giudice tra civil law e common law”, ha affrontato il tema del ruolo del giudice nei diversi sistemi giuridici.
Insieme a Calzolaio, l’Università di Orléans ha conferito la laurea honoris causa anche a Petra Reinke, docente di Scienza e Tecnologia dei Materiali all’Università di Costanza, e a Peter Haring-Bolivar, professore di Elettronica delle Alte Frequenze e Quantistica all’Università di Siegen.
Il riconoscimento attribuito al docente maceratese premia dunque il suo percorso accademico e, allo stesso tempo, il lavoro di cooperazione internazionale sviluppato tra i due atenei, con ricadute sulla ricerca e sulle opportunità formative per gli studenti.
Le Grotte di Frasassi ampliano la propria offerta dedicata alle scuole con l’apertura della nuova Aula Didattica, realizzata negli spazi al piano inferiore della biglietteria e dell’ufficio informazioni.
Ambienti prima inutilizzati sono stati recuperati e trasformati in uno spazio stabile destinato a laboratori, attività interattive e percorsi educativi, con l’obiettivo di rafforzare il legame tra visita, conoscenza scientifica e tutela dell’ambiente.
Tra le attività principali c’è il Frasassi Green Challenge, il progetto che coinvolge bambini e ragazzi sui temi della sostenibilità attraverso giochi, prove pratiche e sfide a squadre. Risparmio idrico, gestione dei rifiuti, inquinamento atmosferico ed economia circolare diventano così contenuti da comprendere e sperimentare in modo diretto.
La nuova Aula ospita anche laboratori in realtà virtuale, dedicati alla speleologia, alla geologia e alla scoperta di ambienti delle Grotte normalmente non accessibili al pubblico. Le tecnologie immersive permettono agli studenti di approfondire ciò che hanno osservato durante la visita e di esplorare il mondo sotterraneo da nuove prospettive.
Il progetto si integra con il vicino Museo Speleo-Paleontologico e Archeologico di San Vittore, contribuendo a costruire un vero e proprio polo didattico Frasassi, nel quale Grotte, Museo, laboratori e strumenti digitali diventano parti di un unico percorso educativo.
L’intervento rappresenta inoltre un investimento nella valorizzazione del patrimonio immobiliare della società: spazi precedentemente inutilizzati acquisiscono oggi una funzione permanente e strategica, destinata a produrre valore nel tempo.
«Le Grotte di Frasassi, società controllata dal Comune di Genga, investono per migliorare la qualità dell’offerta didattica rivolta agli insegnanti e agli studenti provenienti da tutta Italia – dichiara il Sindaco di Genga, Avvocato Marco Filipponi –. La nuova Aula offre ambienti moderni e accoglienti, dotati di tecnologie avanzate, dove la visita alle Grotte si arricchisce di esperienze di apprendimento e partecipazione.»
Con la nuova Aula Didattica, Frasassi rafforza così il proprio ruolo non soltanto come luogo da visitare, ma come spazio in cui la meraviglia della natura diventa conoscenza, consapevolezza e cura.
TOLENTINO - Sette artisti, oltre cento opere e un legame comune con la città. Si intitola “Album” la mostra che sarà inaugurata giovedì 15 ottobre, alle 18, nelle sale espositive delle Grotte di Palazzo Sangallo, a Tolentino. Un’esposizione che riunisce le esperienze artistiche di sette autori locali, accomunati dalle origini tolentinati e da un percorso di ricerca portato avanti negli anni attraverso tecniche, materiali e sensibilità differenti.
Curata da Antonio Mercuri, con il patrocinio dell’Amministrazione comunale e dell’Accademia Filelfica, la mostra resterà aperta fino al 1° novembre. In esposizione le opere di Lanfranco Casadidio, Alberto Cespi, Franca Di Filippo, Elmore Ferretti, Luigi Ferretti, Mauro Miconi e Angelo Tonnarelli.
Il titolo richiama l’idea di un album di ricordi, nel quale esperienze e visioni diverse trovano spazio una accanto all’altra, componendo un racconto collettivo dell’arte e del territorio.
Le opere esposte restituiscono la varietà dei linguaggi dei sette protagonisti. Lanfranco Casadidio lavora con collage, stele e sculture in legno realizzate anche attraverso materiali di recupero, ai quali restituisce nuova vita, affiancando composizioni pittoriche dalle campiture calde ed equilibrate.
Alberto Cespi presenta sculture e dipinti nei quali emerge il legame con la figura, insieme a una costante ricerca nell’ambito dell’informale e dell’astrazione. La pittura di Franca Di Filippo si distingue invece per una tavolozza ricca di cromatismi simbolici, attraverso cui l’artista propone una lettura critica della realtà, affidata a composizioni dal carattere deciso.
Elmore Ferretti esplora un linguaggio astratto basato sull’equilibrio tra forme e colori, mentre Luigi Ferretti propone sculture informali che prendono origine dal legno, talvolta trattato con patine scure capaci di conferirgli un aspetto simile al metallo.
Il percorso di Mauro Miconi si sviluppa attorno alla rappresentazione realistica e allo studio del rapporto tra gli oggetti e l’ambiente che li circonda. Angelo Tonnarelli, infine, espone disegni a matita e acquerelli dedicati a volti e ambienti particolarmente significativi, nei quali prendono forma le emozioni e le suggestioni del momento.
Come sottolinea il curatore nel catalogo, la mostra mette insieme artisti con linguaggi, temi, tecniche e sensibilità differenti, invitandoli a condividere un’esperienza comune, proprio come accade sfogliando un album di ricordi.
Tra le particolarità dell’esposizione c’è anche la presenza di un’opera dello stesso Antonio Mercuri, che torna a essere esposta al pubblico a oltre trent’anni dalla sua realizzazione.
“Album” avrà inoltre un significato speciale per la sede che la ospita: sarà infatti l’ultima occasione per visitare gli spazi espositivi delle Grotte di Palazzo Sangallo prima dell’avvio dei lavori di restauro.
Un appuntamento che unisce così la valorizzazione dell’arte locale alla possibilità di riscoprire uno degli ambienti storici della città, attraverso un percorso che racconta la creatività e le esperienze di sette artisti legati a Tolentino.
Il catalogo della mostra sarà disponibile in sede.
Una villa cinquecentesca, una contessa misteriosa, sette giovani e un tesoro da scoprire. Ma dietro le atmosfere da ghost story si nasconde una riflessione sulle relazioni umane, sulla memoria e sul valore delle scelte. È questo il cuore di Quello che resta di noi, il nuovo film diretto da Simone Riccioni ed Emilio Mercanti, prodotto da Linfa Crowd 2.0 e presentato ufficialmente questa mattina nella Sala consiliare del Comune di Corridonia.
La storia prende avvio quando sette ragazzi, ciascuno spinto da motivazioni differenti, varcano la soglia di un antico maniero appartenuto a una contessa scomparsa nel tempo. Quello che sembra un’avventura alla ricerca di un tesoro si trasforma presto in un’esperienza sospesa tra paura, mistero e realtà.
Corridoi bui, stanze abbandonate, antichi ritratti e presenze inquietanti costruiscono un’atmosfera da racconto soprannaturale, mentre il confine tra realtà e spettacolo si fa progressivamente più sottile. Quando il mistero sembra ormai risolto, però, la vicenda prende una nuova direzione: la contessa si rivela e accompagna i protagonisti verso una scoperta destinata a cambiare il significato della loro esperienza.
Il vero tesoro, infatti, non è quello che i ragazzi immaginavano di trovare, ma qualcosa di più prezioso: la memoria, la storia condivisa, i legami e la possibilità di comprendere ciò che conta davvero.
«Il titolo Quello che resta di noi racchiude il senso più profondo del film – spiega Simone Riccioni –. Quando tutto finisce, quando le luci si spengono e le telecamere non stanno più registrando, ciò che rimane sono le scelte che abbiamo fatto, i legami che abbiamo costruito e il modo in cui abbiamo scelto di comportarci con gli altri».
Un messaggio che attraversa l’intera pellicola, nella quale gli elementi del giallo, del mistery e del soprannaturale diventano strumenti per affrontare temi attuali, come il rapporto con la propria immagine, la ricerca del successo e il bisogno di essere osservati.
«Con Quello che resta di noi abbiamo voluto raccontare una storia che partisse dal mistero e dall’intrattenimento per arrivare a qualcosa di più profondo – sottolinea il regista Emilio Mercanti –. La villa, la contessa e il tesoro sono gli elementi attraverso cui i protagonisti vengono messi davanti alle proprie paure, alle proprie ambizioni e soprattutto alle proprie scelte».
La villa diventa così molto più di una semplice ambientazione: è il luogo in cui i personaggi sono costretti a confrontarsi con se stessi e con il valore delle relazioni umane. Una storia di mistero che lascia spazio a una riflessione sull’amicizia, sulla solidarietà e su ciò che rimane quando lo spettacolo finisce.
Il legame con il territorio è uno degli elementi centrali del progetto. Il film è stato girato in gran parte a Corridonia e coinvolge numerosi attori marchigiani, molti dei quali hanno intrapreso il percorso professionale dopo aver frequentato la scuola di recitazione Cinema che passione, diretta da Simone Riccioni proprio nella città.
Una scelta che valorizza le competenze artistiche locali e offre ai giovani del territorio l’opportunità di misurarsi con una produzione cinematografica.
Alla presentazione è intervenuta anche la sindaca Giuliana Giampaoli, che ha sottolineato il legame tra il film e la comunità.
«È un piacere presentare quello che non è solo un film, ma un racconto che, oltre ad avere un legame stretto con la nostra città, spinge a una riflessione profonda sul senso della bellezza e sulla necessità di guardarsi dentro. Una riflessione che deve servire come leva per spingerci a un nuovo legame con gli altri, con la comunità». La sindaca ha quindi rivolto, a nome suo e dell’intera città, un augurio di successo al progetto, capace di credere nelle nuove generazioni.
Sull’importanza culturale e sociale dell’iniziativa si è soffermato anche l’assessore alla Cultura Massimo Cesca.
«In questa società che mette da parte i dubbi c’è bisogno di “testimoni”. Questo film cerca di dare delle risposte senza dover per forza anestetizzare le domande», ha affermato, ringraziando la produzione e i registi per aver scelto Corridonia come luogo delle riprese. «Sono convinto che oggi più che mai il cinema possa essere un volano per la promozione dei nostri territori».
Il debutto di Quello che resta di noi è fissato per il 24 ottobre a Roma, nell’ambito del festival Alice nella Città. Nei giorni successivi il film arriverà anche nelle sale della provincia di Macerata, con tre appuntamenti dedicati al pubblico marchigiano.
Il 25 ottobre sono previste due proiezioni: alle 18 al Cinema Giometti di Tolentino e alle 20.45 al Cinema Giometti di Matelica. Il giorno successivo, 26 ottobre, sarà la volta del Cinema Multiplex di Macerata, con inizio alle 20.45.
Un percorso che parte da Corridonia e porta sul grande schermo una storia capace di intrecciare mistero, crescita personale e relazioni umane, dando spazio anche ai talenti e alle professionalità del territorio. Perché, come suggerisce il titolo, quando le luci si spengono e la scena si svuota, a fare la differenza sono le scelte compiute e i legami che restano.
Circa mille persone si sono ritrovate ieri sera, 9 ottobre, al Palazzetto dello Sport di Matelica per l’incontro con Paolo Borzacchiello, tra i principali esperti italiani di intelligenza linguistica e programmazione neurolinguistica (PNL). Un pubblico numeroso ha seguito l’appuntamento “Il potere delle parole – Un viaggio alla scoperta del linguaggio che educa, ispira e trasforma”, dedicato al ruolo della comunicazione nella vita quotidiana e nelle relazioni.
In dialogo con la giornalista e docente dell’Università di Macerata Alessandra Pierini, Borzacchiello ha approfondito il modo in cui le parole possono influenzare pensieri, emozioni e comportamenti. Il linguaggio, oltre a essere alla base dei rapporti interpersonali, può diventare uno strumento per educare, motivare e favorire una maggiore consapevolezza di sé e degli altri.
L’iniziativa è stata promossa dall’Assessorato alla Cultura e all’Istruzione del Comune di Matelica in collaborazione con HELP S.O.S. Salute e Famiglia ODV, A.Ge. Marche, il Forum delle Associazioni Familiari delle Marche e l’Associazione Italiana Maestri Cattolici delle Marche. L’incontro si inserisce nel format “Parole che curano, parole che costruiscono”, pensato per valorizzare la comunicazione nei percorsi educativi, nelle relazioni e nella crescita individuale e collettiva.
Soddisfazione per la partecipazione è stata espressa dall’assessore alla Cultura Barbara Cacciolari, che ha sottolineato come la presenza di circa mille persone rappresenti un risultato significativo, non soltanto per il successo dell’iniziativa, ma anche per l’interesse dimostrato verso occasioni di approfondimento culturale.
«Paolo Borzacchiello è stato semplicemente straordinario», ha dichiarato Cacciolari, evidenziando la capacità dell’esperto di trasformare un tema quotidiano in «un’esperienza di grande valore umano e culturale». Per l’assessore, le parole possono «costruire ponti o innalzare muri, incoraggiare o ferire, creare fiducia oppure alimentare divisioni»: una responsabilità che riguarda tutti, in particolare gli adulti chiamati a essere un riferimento per le nuove generazioni.
Cacciolari ha infine ringraziato Cristina Marcucci, l’associazione HELP e tutte le realtà coinvolte nell’organizzazione. «Investire nella cultura e nell’educazione significa investire nel futuro della nostra comunità», ha concluso l’assessore, indicando nella partecipazione registrata al Palazzetto uno stimolo a proseguire con nuove iniziative rivolte alla cittadinanza.
Quattro incontri tra libri, storie di campioni e memoria sportiva hanno animato il venerdì di Overtime, il Festival nazionale del racconto, dell’etica e del giornalismo sportivo in corso a Macerata. La terza giornata della sedicesima edizione, venerdì 9 ottobre, ha portato sul palco Giuseppe Pastore, Marco Cattaneo, Alessandro Antinelli e Luca Telese, accompagnando il pubblico tra vicende personali, grandi imprese e pagine indimenticabili dello sport.
Ad aprire il programma all’Overtime Arena di piazza Cesare Battisti è stato Giuseppe Pastore, che ha presentato in anteprima nazionale il suo libro La migliore delle ipotesi. Dieci atleti olimpici e il giorno della vita. In dialogo con la giornalista Marta Elena Casanova, l’autore ha raccontato dieci percorsi sportivi e umani, soffermandosi sui passaggi decisivi che hanno segnato le vite e le carriere dei protagonisti.
Al Teatro della Filarmonica, Marco Cattaneo ha invece ripercorso con Fabrizio Maiello e Antonino Di Gregorio la vicenda narrata nel volume Rapirò Gianfranco Zola. La vera storia di Fabrizio Maiello, il Maradona delle carceri. Al centro dell’incontro, la storia dell’ex promessa del calcio italiano e il suo rapporto con il campione sardo. Nell’autunno del 1994, l’incontro con il proprio idolo, Gianfranco Zola, e un gesto di umanità contribuirono a cambiare il corso della sua vita, portandolo ad abbandonare il progetto di rapirlo per ottenere un riscatto.
La Nazionale italiana e i suoi momenti più significativi sono stati invece al centro del confronto tra Alessandro Antinelli, caporedattore calcio di Rai Sport, e Dario Ricci, giornalista di Radio 24. Partendo dal libro Desideri mondiali, i due hanno ripercorso le tappe della storia azzurra, dalla celebre semifinale Italia-Germania 4-3 ai più recenti passaggi della nazionale, compreso il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina italiana.
L’ultimo appuntamento della serata ha riportato il pubblico alle emozioni del calcio di una volta. Luca Telese, tifoso del Cagliari, ha dialogato con Marco Ardemagni, autore e conduttore Rai, nell’incontro Desideri a confronto. Il filo conduttore è stato lo storico scudetto conquistato dal Cagliari nel 1970, con il ricordo di Gigi Riva e di una squadra entrata nella storia del calcio italiano. Un racconto approfondito nel libro Cuori rossoblù, nel quale Telese intreccia ricostruzione giornalistica e testimonianze per raccontare quella stagione.
Il Festival si avvia ora alla conclusione, con gli ultimi appuntamenti in programma tra sabato 10 e domenica 11 ottobre. Questa sera, al Teatro Lauro Rossi, è atteso Rocco Papaleo, mentre la giornata conclusiva di domani propone incontri dedicati alla fede calcistica, al mondo arbitrale, alla boxe e alla storia dei grandi attaccanti.
Il programma di domenica 11 ottobre si apre alle 10 alla libreria Giunti al Punto, in corso Matteotti, con Fulvio Paglialunga, giornalista Rai, che presenterà Nel nome del pallone. Il calcio come religione: la fede e i santi, i templi e i rituali, intervistato da Andrea Capretti, direttore di Radio Sportiva.
Alle 11 la Galleria Antichi Forni ospiterà Marco Severini con 120 motivi (e anni) per tifare Toro, in dialogo con Vincenzo Federiconi. Nella stessa sede, alle 12, il giornalista Valentino Losito presenterà Un uomo «solo» al comando. Storie, segreti e silenzi di un giovane arbitro, insieme a Katia Senesi dell’Aia e con la moderazione di Andrea Capretti.
Nel pomeriggio, alle 17, il Macerata Boxing Club, in via Roma, ospiterà Il desiderio sul ring, incontro con la pugile Pamela Malvina Noutcho Sawa, intervistata da Alberto Facchinetti del Foglio. Alle 18 si tornerà agli Antichi Forni per la presentazione in anteprima nazionale di Pasquale Luiso. Il guerriero del gol, con l’ex attaccante in dialogo con Andrea Capretti.
La chiusura della sedicesima edizione è affidata alle 19 al Teatro della Filarmonica, dove Fabrizio Gabrielli proporrà il reading Splendori e miserie del gioco del calcio, dedicato ai testi di Eduardo Galeano. A seguire, il tradizionale brindisi finale anticiperà il tema della prossima edizione di Overtime.
A un mese circa dal delicato intervento conclusosi con il ritorno a casa di un 17enne, il comune di San Severino Marche ha accolto e premiato la squadra dei vigili del fuoco protagonista del soccorso. La cerimonia si è svolta nella Sala del Consiglio di Palazzo Comunale, dove il sindaco Rosa Piermattei ha voluto tributare un riconoscimento all'intero Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco per il lavoro svolto quotidianamente a tutela della comunità.
All'incontro hanno partecipato il comandante provinciale dei vigili del fuoco di Macerata, il primo dirigente ingegner Leonardo Rampino, il Direttore Coordinatore Speciale, ingegner Carlo Iammarino, e i componenti della squadra intervenuta nell'operazione: il capo squadra esperto Michele Sciapichetti, i vigili del fuoco coordinatori Roberto Savoretti e Federico Girolimini e la giovane settempedana Nicoletta Raggi, prima donna vigile del fuoco nella storia di San Severino Marche.
Proprio Raggi, insieme ai colleghi, era stata protagonista dell'intervento che aveva permesso di riportare a casa il ragazzo, con sindrome dello spettro autistico, allontanatosi dalla propria abitazione di Villa Potenza. Dopo essere stato individuato dai soccorritori, il 17enne non era stato immediatamente convinto a seguirli. Era stata quindi la giovane vigile del fuoco ad avvicinarsi con cautela, rispettando i suoi tempi e conquistandone progressivamente la fiducia attraverso il dialogo, fino a convincerlo a tornare verso casa e a ricongiungersi con la famiglia.
Un approccio basato sulla pazienza e sulla sensibilità che aveva permesso di portare a termine positivamente una fase particolarmente delicata del soccorso.
Nel corso della cerimonia, alla presenza anche del comandante della Polizia Locale, vice commissario Adriano Bizzarri, il sindaco Piermattei ha espresso la gratitudine della comunità settempedana all'intero Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco.
"Si è colta l'occasione di questa ennesima operazione conclusasi positivamente per tutti per presentare un ringraziamento sentito all'intero Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco da cui la nostra comunità ha ricevuto sempre tantissimo – ha sottolineato il primo cittadino -. Sapere che voi ci siete sempre mette sicurezza e dà tranquillità, anche nelle situazioni più difficili".
Piermattei ha quindi consegnato ai componenti della squadra una speciale pergamena di encomio, come riconoscimento per la professionalità, il coraggio e la sensibilità dimostrati nell'intervento e, più in generale, per il servizio quotidiano svolto a tutela della collettività.
Un attestato che il Comune ha voluto rivolgere non soltanto ai protagonisti dell'operazione, ma simbolicamente all'intero Corpo dei Vigili del Fuoco, indicato dall'amministrazione come un presidio costante di sicurezza e un esempio di dedizione al bene comune.
Al comandante Rampino e all'ingegner Iammarino, infine, il sindaco ha consegnato una guida della città, come segno di accoglienza e di riconoscenza da parte dell'intera comunità di San Severino Marche.
Al via le iscrizioni al corso di formazione per il riconoscimento dei funghi epigei organizzato dall'Unione Montana Potenza Esino Musone. L'iniziativa, prevista dalla Legge Regionale n. 18/2022, è rivolta a tutti i cittadini interessati e punta a preparare i partecipanti all'esame necessario per ottenere l'abilitazione alla raccolta dei funghi.
Il corso avrà una durata complessiva di 21 ore e si svolgerà nel mese di novembre. Le lezioni in presenza sono state fissate per le serate dell'11, 12, 13, 18, 19, 24 e 25 novembre e si terranno a San Severino Marche, al teatro Italia di via Roma 24.
L'obiettivo è fornire ai partecipanti le conoscenze necessarie per affrontare e superare l'esame di abilitazione previsto dalla normativa regionale, passaggio propedeutico e obbligatorio per il successivo rilascio del tesserino che consente la raccolta dei funghi.
La partecipazione è aperta a tutti. Nel caso in cui le domande dovessero superare la capienza massima della sala, sarà data priorità ai residenti nei Comuni che fanno parte dell'Unione Montana Potenza Esino Musone.
Per iscriversi è necessario compilare l'apposito modulo, richiedibile all'ufficio competente, e inviarlo entro e non oltre il 31 ottobre all'indirizzo email demanio@umpotenzaesino.it. Per ulteriori informazioni e chiarimenti è possibile rivolgersi allo stesso indirizzo di posta elettronica oppure contattare il numero 0733 637245 (interno 6) negli orari di apertura al pubblico degli uffici.
Aspettiamo di sentirci pronti, di aver risolto i nostri irrisolti, di essere «guariti» dalle ferite del passato. Aspettiamo di essere amati, di accumulare una quantità minima di certezze prima di compiere un solo passo. Nel frattempo consumiamo la vita nell'ombra di un'inconsapevole sala d'attesa.
È una forma di miopia che rinvia l'esistenza ad un ipotetico “dopo” che si realizzerà solo quando saremo «all’altezza». Una costante sensazione di incompletezza che, spesso, altro non è che un elegante alibi per le nostre paure.
La trappola dell'attesa diventa ancora più insidiosa nelle relazioni sentimentali. Quante volte mettiamo la nostra vita in pausa per un «prima o poi» dai confini indefinibili? Rimaniamo sospesi, aspettando che l’altro impari ad amarci con la profondità e la presenza che desideriamo. Ci raccontiamo che questa pazienza sia una prova d’amore o un atto di maturità. In realtà, è una forma mascherata di resa, fonte di frustrazione.
Aspettare che sia la decisione o la maturazione di qualcun altro a dare forma alla nostra realtà significa silenziare i nostri bisogni fondamentali, abdicando al timone della nostra esistenza. Una relazione autentica non si fonda sulla speranza di ciò che l'altro potrebbe diventare un giorno, ma su ciò che c'è oggi: sulla presenza reale, sui piccoli passi compiuti nel quotidiano e su una progettualità condivisa nel presente.
Ciò che ci spinge a rimanere incastrati in queste sospensioni sentimentali, professionali o personali è spesso l'incapacità di rinunciare a un'aspettativa che non risponde alla realtà. Ci adattiamo a legami che ci prosciugano, ad amicizie in cui siamo costretti a recitare una parte, a occupazioni che soffocano chi siamo. Finiamo per commettere il tradimento più grave a noi stessi: ci rimpiccioliamo per adattarci agli altri.
Comprendere, invece, che la solitudine non è una condanna, ma la più alta forma di fedeltà a se stessi, è un passo doloroso ma necessario. Richiede coraggio, ma restituisce libertà. Sconnettersi da ciò che ci spegne e ci tiene in sospeso non è un gesto di superbia, ma un atto d'amore verso la propria vita.
Riprendersi il piacere della solitudine significa darsi la possibilità di svuotare il contenitore per poter accogliere il nuovo. L’evoluzione personale è, in fondo, un esercizio di sottrazione. Si cresce togliendo il superfluo e le aspettative in un’attesa inerme di felicità che possa arrivare dagli altri.
Siamo già esseri interi. Non abbiamo bisogno di conferme o di permessi per esistere pienamente. La svolta non arriva quando le circostanze esterne si compiono, ma nell'istante in cui smettiamo di attendere il domani e iniziamo ad abitare, con coraggio e pienezza il presente.
Torna, come ogni domenica, la rubrica curata dall’avv. Oberdan Pantana, “Chiedilo all'avvocato”. In questa settimana, le numerose mail arrivate hanno interessato tematiche riferibili alle problematiche della fine delle relazioni amorose.
Ecco di seguito la risposta dell’avv. Oberdan Pantana ad una domanda pervenutaci in Redazione, quale: "È responsabile colui che diffonde, senza il consenso della persona ritratta, delle immagini anche sessualmente esplicite riprese di comune accordo con il telefonino?".
A tal proposito risulta utile riportare una vicenda giudiziaria terminata in Cassazione il cui protagonista è un uomo che, dopo essere stato lasciato dalla fidanzata, al posto di applicare la regola del “commodus discessus”, la infastidiva con molestie, minacce, ingiurie e – per finire – inviava alla madre e allo zio fotografie a contenuto sessualmente esplicito dei loro momenti intimi volutamente condivisi ma senza il consenso della donna della loro successiva diffusione.
Concentrandoci solamente a tale espetto delittuoso del c.d. “revenge porn”, l'art. 612-ter cod. pen. rubricato "Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti", introdotto dalla legge n. 69 del 2019 (c.d. Codice Rosso), sanziona due fattispecie identiche per condotta (invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate) e oggetto materiale (immagini o video a contenuto sessualmente esplicito destinati a rimanere privati), ma diverse per presupposto (nel primo caso, aver realizzato o sottratto, nel secondo caso, aver ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video) e per fine (irrilevante, nel primo caso, trovandoci quindi in presenza di fattispecie a dolo generico; essenziale, nel secondo, il "fine di recare nocumento" alla vittima costituendo l'oggetto del dolo specifico).
Il delitto in esame è inserito tra quelli a tutela della libertà morale individuale ed è diretto alla protezione della sfera di intimità e della privacy, intesa quale diritto a controllare l'esposizione del proprio corpo e della propria sessualità, in un'ottica di autodeterminazione della sfera sessuale individuale. La prassi giurisprudenziale ha fatto propria un'interpretazione ampia della fattispecie, volta a estendere la tutela di una delle sfere più intime della persona.
E così, ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 612-ter c.p., si è ritenuto che la diffusione illecita di contenuti sessualmente espliciti possa avere ad oggetto immagini o video che ritraggano atti sessuali ovvero organi genitali ovvero anche altre parti erogene del corpo umano, come i seni o i glutei, nudi o in condizioni e contesto tali da evocare la sessualità.
La norma sanziona, così, condotte di carattere plurioffensivo, che non comportano solo la lesione dell'onore e della reputazione della vittima, come, peraltro, si evince dalla collocazione sistematica del delitto, subito dopo le fattispecie di violenza privata, minaccia e atti persecutori, palesando un'oggettività giuridica che ricomprende l'area della libertà di autodeterminazione, anche (ma non solo) sessuale, in una tutela della sfera intima della persona che si è reso necessario rafforzare anche a fronte della maggiore offensività ai beni protetti derivante dal massiccio utilizzo di mezzi informatici.
Parimenti, per l'integrazione del delitto di cui all'art. 612-ter c.p., non assume alcuna rilevanza il consenso della vittima a farsi ritrarre nel video a contenuto sessualmente esplicito, poiché ciò che è determinante è il non aver prestato consenso alla divulgazione dello stesso ad altri soggetti.
Pertanto, quello che caratterizza la condotta illecita è che la persona offesa, della quale viene violata la sfera più intima che costituisce il bene protetto dalla norma incriminatrice, non abbia prestato consenso alla divulgazione delle proprie immagini sessuali a soggetti differenti da quelli con i quali abbia realizzato le immagini o il video a contenuto sessualmente esplicito.
Il reato di cui all'art. 612-ter c.p. è integrato dalla condotta di chi, avendo ricevuto o comunque acquisito, anche dalla stessa persona ritratta, immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso della persona rappresentata, al fine specifico di recarle nocumento (Sez. 5, n. 14927 del 22/02/2023, T., Rv. 284576 - 01), ha natura istantanea e si consuma al momento del primo invio a un destinatario del video dal contenuto sessualmente esplicito, senza il consenso della persona in esso ritratta, indipendentemente dal rapporto esistente tra quest'ultima e lo stesso destinatario (Sez. 5, n. 14927 del 22/02/2023, T., Rv. 284576-02).
Pertanto, è irrilevante sia la circostanza che la persona offesa abbia inviato al ricorrente le riproduzioni fotografiche, e video (ma non evidentemente alla successiva loro diffusione), sia il fatto che la medesima abbia personalmente condiviso con altra persona una delle stesse fotografie. Il reato, infatti, è configurabile come istantaneo, secondo la lettera normativa, e si consuma nel momento in cui avviene il primo invio dei contenuti sessualmente espliciti, non importa se diretto a familiari della vittima, che possano, eventualmente, avere interesse a non alimentare una successiva diffusione.
In realtà, con il primo invio, la diffusione è già avvenuta, per quanto stabilito dalla disposizione incriminatrice, che non fa questione di reiterazione della condotta diffusiva né "quantifica" o qualifica in alcun modo la diffusione lesiva del bene protetto; il reato è inserito tra quelli a tutela della libertà morale individuale e si rivolge alla sfera d'intimità personale e della privacy, intesa quale diritto a controllare l'esposizione del proprio corpo e della propria sessualità, in un'ottica di autodeterminazione della sfera sessuale individuale.
L'intenzione di arrecare nocumento alla vittima non si esclude nemmeno se l’invio viene fatto ai familiari della vittima, tenuto conto della volontà di minarne la reputazione aggredendone la moralità spinto nel suo agire da quel finalismo ulteriore e tipico del cd. revenge porn, dato dalla "vendetta" nei suoi confronti ed integrato dal movente di "punirla" per aver deciso unilateralmente di interrompere il rapporto tra loro; finalismo che è parte preponderante, a monte, della scelta legislativa di nuova criminalizzazione.
Pertanto, in risposta alla domanda, risulta corretto affermare che: “Integra il reato previsto dal comma secondo dell'art. 612-ter cod. pen. la condotta di chi, avendo ricevuto o comunque acquisito - anche dalla stessa persona ritratta - immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde, senza il consenso della persona rappresentata e con il dolo specifico di recarle nocumento” (Cass. Pen., Sez. V, 10.09.2026, n. 34567).
Rimango in attesa come sempre delle vostre richieste via mail, dandovi appuntamento alla prossima settimana.