Un acquisto online di un motore rigenerato si è trasformato in una truffa da 1.220 euro. È quanto accaduto a un pensionato di 64 anni residente a Penna San Giovanni, raggirato durante una compravendita su una piattaforma internet specializzata nella vendita di autoricambi.
Al termine di un'articolata attività investigativa, i Carabinieri della Stazione di Penna San Giovanni hanno denunciato in stato di libertà una donna di 29 anni, residente in provincia di Napoli e già nota alle forze dell'ordine. La giovane è ritenuta responsabile, secondo l'ipotesi investigativa, dei reati di truffa e falsità materiale commessa da privato.
La vicenda è emersa lo scorso 29 settembre, quando il pensionato si è presentato in caserma per sporgere denuncia. L'uomo ha raccontato di aver individuato online un motore rigenerato per veicoli e di aver lasciato i propri recapiti sul sito per essere ricontattato.
Poco dopo era stato contattato da una persona che si era presentata come dipendente dell'azienda venditrice. L'interlocutore gli aveva quindi trasmesso un contratto apparentemente regolare, convincendolo a effettuare un bonifico istantaneo di 1.220 euro.
Una volta ricevuto il denaro, il venditore aveva iniziato a rinviare la consegna del motore con una serie di giustificazioni, fino a diventare completamente irreperibile.
Le successive indagini dei Carabinieri hanno permesso di ricostruire il presunto meccanismo della truffa. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, la 29enne si sarebbe sostituita al reale titolare della ditta di ricambi, realizzando un falso sito internet e contraffacendo una visura camerale. Nel documento sarebbe stato inserito il proprio nome al posto di quello del socio effettivo dell'impresa, così da rendere più credibile l'attività commerciale e convincere l'acquirente ad effettuare il pagamento.
Gli accertamenti hanno consentito di risalire alla presunta responsabile, che è stata quindi deferita all'autorità giudiziaria. La vicenda richiama ancora una volta l'attenzione sui rischi degli acquisti online, soprattutto quando si tratta di pagamenti anticipati e venditori la cui identità non è stata verificata.
Un acquisto online di un motore rigenerato si è trasformato in una truffa da 1.220 euro. È quanto accaduto a un pensionato di 64 anni residente a Penna San Giovanni, raggirato durante una compravendita su una piattaforma internet specializzata nella vendita di autoricambi.
Al termine di un'articolata attività investigativa, i Carabinieri della Stazione di Penna San Giovanni hanno denunciato in stato di libertà una donna di 29 anni, residente in provincia di Napoli e già nota alle forze dell'ordine. La giovane è ritenuta responsabile, secondo l'ipotesi investigativa, dei reati di truffa e falsità materiale commessa da privato.
La vicenda è emersa lo scorso 29 settembre, quando il pensionato si è presentato in caserma per sporgere denuncia. L'uomo ha raccontato di aver individuato online un motore rigenerato per veicoli e di aver lasciato i propri recapiti sul sito per essere ricontattato.
Poco dopo era stato contattato da una persona che si era presentata come dipendente dell'azienda venditrice. L'interlocutore gli aveva quindi trasmesso un contratto apparentemente regolare, convincendolo a effettuare un bonifico istantaneo di 1.220 euro.
Una volta ricevuto il denaro, il venditore aveva iniziato a rinviare la consegna del motore con una serie di giustificazioni, fino a diventare completamente irreperibile.
Le successive indagini dei Carabinieri hanno permesso di ricostruire il presunto meccanismo della truffa. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, la 29enne si sarebbe sostituita al reale titolare della ditta di ricambi, realizzando un falso sito internet e contraffacendo una visura camerale. Nel documento sarebbe stato inserito il proprio nome al posto di quello del socio effettivo dell'impresa, così da rendere più credibile l'attività commerciale e convincere l'acquirente ad effettuare il pagamento.
Gli accertamenti hanno consentito di risalire alla presunta responsabile, che è stata quindi deferita all'autorità giudiziaria. La vicenda richiama ancora una volta l'attenzione sui rischi degli acquisti online, soprattutto quando si tratta di pagamenti anticipati e venditori la cui identità non è stata verificata.
Si sarebbe impossessato di un bancomat smarrito e lo avrebbe utilizzato per effettuare diversi acquisti in alcuni esercizi commerciali di Macerata. Per questa ragione i Carabinieri della Stazione del capoluogo hanno denunciato un uomo di 39 anni, di origini pakistane e residente in città, ritenuto responsabile di indebito utilizzo di strumenti di pagamento diversi dai contanti.
L'indagine è partita dalla denuncia presentata da un cittadino che, nel mese di luglio, aveva smarrito la propria tessera bancomat. Dopo la segnalazione, i militari dell'Arma hanno avviato una serie di accertamenti per ricostruire quanto accaduto e verificare eventuali utilizzi non autorizzati della carta.
Le verifiche investigative avrebbero permesso di ricostruire la sequenza degli eventi e di individuare il presunto responsabile. Secondo quanto emerso, il 39enne, dopo essere entrato in possesso della tessera smarrita, l'avrebbe utilizzata per effettuare diversi pagamenti fraudolenti presso attività commerciali della città.
Al termine degli accertamenti, i Carabinieri hanno raccolto elementi ritenuti utili a sostenere l'accusa e hanno deferito l'uomo all'autorità giudiziaria. La sua posizione resta ora al vaglio della magistratura.
Dopo una lunga trattativa, durata circa 30 ore e proseguita anche durante la notte, è stata raggiunta al Ministero delle Imprese e del Made in Italy l'intesa sul nuovo piano industriale di Electrolux. Un accordo che punta a salvaguardare tutti gli stabilimenti italiani del gruppo, garantendo nuovi investimenti e ridimensionando sensibilmente il numero degli esuberi inizialmente annunciati dall'azienda.
Il piano prevede investimenti complessivi superiori a 100 milioni di euro e una produzione a regime di circa 3,2 milioni di pezzi all'anno, confermando il ruolo strategico dei siti produttivi italiani.
Uno dei risultati più significativi riguarda proprio il fronte occupazionale. Rispetto ai 1.719 esuberi inizialmente prospettati, il nuovo accordo prevede un massimo di 902 uscite, che dovranno avvenire esclusivamente su base volontaria e incentivata, con il supporto degli ammortizzatori sociali. Sarà inoltre coinvolto il Ministero del Lavoro per individuare gli strumenti più adeguati, affiancando alle misure di sostegno percorsi di formazione e riqualificazione professionale.
«Abbiamo raggiunto l'obiettivo: un accordo che tutela i lavoratori e salvaguarda tutti gli stabilimenti di Electrolux in Italia, con oltre 100 milioni di euro di investimenti per garantire prospettive produttive di lungo periodo», ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
Particolare attenzione è rivolta allo stabilimento marchigiano di Cerreto d'Esi, per il quale l'intesa prevede il mantenimento dell'attività produttiva, con volumi in linea con quelli attuali e con la media degli ultimi anni.
Si tratta di una conferma importante per il sito fabrianese, anche se resta aperta la questione del suo futuro industriale. L'obiettivo indicato nell'accordo è infatti quello di individuare una soluzione di reindustrializzazione capace di garantire la continuità occupazionale dei 149 lavoratori attualmente coinvolti.
La prospettiva è dunque quella di mantenere la produzione nel periodo necessario a individuare un nuovo progetto industriale, evitando che il percorso di riorganizzazione si traduca in una perdita di posti di lavoro.
Il piano riguarda anche gli altri siti produttivi del gruppo. A Porcia è previsto un ampliamento del portafoglio prodotti, con il consolidamento delle produzioni di lavatrici e lavasciuga su entrambe le piattaforme.
Confermati inoltre gli investimenti e le prospettive produttive per gli stabilimenti di Susegana, Solaro e Forlì.
L'intesa raggiunta al Mimit rappresenta quindi un passaggio importante nella vertenza Electrolux, dopo settimane di confronto tra azienda, organizzazioni sindacali e istituzioni. Il ridimensionamento degli esuberi, la conferma degli investimenti e la salvaguardia di tutti i siti italiani costituiscono i punti centrali dell'accordo.
Per Cerreto d'Esi, in particolare, si apre ora una fase decisiva: la produzione proseguirà, ma sarà fondamentale individuare una soluzione industriale in grado di assicurare un futuro stabile ai 149 lavoratori e al territorio.
L'acquisto dell'immobile da parte di ERDIS per 3,3 milioni di euro, il successivo appalto per la ristrutturazione da oltre 5,8 milioni e una serie di presunti accordi economici tra imprenditori, intermediari e figure legate alla pubblica amministrazione. È uno dei filoni ricostruiti nell'ambito dell'inchiesta “Ricostruzione”, che nelle carte della magistratura dedica ampio spazio alla vicenda dell'ex monastero Corpus Domini, conosciuto a Macerata come Le Monachette, destinato a diventare uno studentato universitario.
La vicenda parte dalla procedura avviata da ERDIS Marche, l'ente regionale per il diritto allo studio, con un avviso pubblico del 30 novembre 2021 per la ricerca di un immobile da destinare a studentato universitario, previo miglioramento sismico e riqualificazione energetica. La procedura si conclude con la delibera del Consiglio di amministrazione ERDIS del 29 gennaio 2024, che autorizza l'acquisto dell'ex monastero per 3 milioni e 300mila euro. L'immobile era riconducibile alle società Avinstas e Mabi, collegate alla famiglia Intermesoli. Il successivo atto di compravendita viene formalizzato il 28 maggio 2024.
Secondo la ricostruzione della Procura, dietro l'operazione ci sarebbe stato un sistema di rapporti e accordi economici. Le carte attribuiscono a Fabio Pistarelli un ruolo di collegamento tra Andrea Intermesoli, Antonio Cervigni e Michele Pompili, all'epoca dirigente dell'Area tecnica di ERDIS e responsabile del procedimento. L'ipotesi investigativa è che l'acquisto dell'immobile sia stato agevolato attraverso l'intervento di più soggetti e che, in cambio, fosse stato concordato un compenso illecito.
Un aspetto centrale riguarda le condizioni dell'edificio. L'ordinanza ricorda che il complesso era stato dichiarato inagibile il 28 febbraio 2017, dopo le verifiche successive al terremoto. Secondo quanto contestato dalla Procura, l'immobile non avrebbe avuto i requisiti di resistenza sismica necessari per essere utilizzato come studentato. Le carte contestano, inoltre, a Pompili di aver presentato l'investimento come congruo e particolarmente vantaggioso per l'ente, senza affrontare adeguatamente le criticità legate alla sicurezza sismica.
Alla compravendita si affianca il capitolo dei finanziamenti per il recupero dell'edificio. Per gli interventi sull'ex monastero è stato previsto un finanziamento di 3.951.011,47 euro, concesso attraverso l'Ordinanza speciale numero 68 del 21 dicembre 2023, nell'ambito della ricostruzione post-sisma. Anche su questo passaggio l'ordinanza attribuisce a Pistarelli un intervento volto a favorire l'ottenimento delle risorse attraverso l'Ufficio speciale per la ricostruzione.
Il secondo capitolo riguarda l'appalto per i lavori di restauro e risanamento conservativo. Le indagini si concentrano in particolare su un incontro avvenuto il 14 maggio 2024 tra Andrea Intermesoli ed Enrico Crucianelli, legale rappresentante della Crucianelli Rest/Edile. Secondo quanto riportato nell'ordinanza, i due si sarebbero incontrati nell'automobile dell'imprenditore, dopo aver spento i telefoni, per parlare della gara e della possibilità di favorire l'impresa.
È proprio la conversazione intercettata in quell'occasione a rappresentare uno dei passaggi più significativi delle carte. Nella trascrizione riportata nell'ordinanza, prima della frase di Intermesoli «Due vogliono, va bene?», compare un'annotazione degli investigatori secondo cui l'imprenditore avrebbe indicato il numero due con la mano. Crucianelli avrebbe quindi chiesto se le somme sarebbero passate attraverso fatturazione, ricevendo una risposta affermativa. Poco dopo, alla precisazione di Intermesoli, Crucianelli avrebbe replicato: «No no, il problema della percentuale non c'è». Nel dialogo si fa anche riferimento al fatto che il costo sarebbe stato considerato nel ribasso dell'offerta economica. Per gli investigatori, la conversazione riguarderebbe una percentuale del 2% sul valore dell'appalto, quantificata in circa 120mila euro.
Secondo la ricostruzione accusatoria, una quota di 40mila euro sarebbe stata destinata ad Antonio Cervigni e Antonio Ezechielli e, attraverso di loro, a Fabio Pistarelli, per il quale sarebbero stati previsti 10mila euro. La parte restante sarebbe stata trattenuta da Intermesoli. Le carte ricostruiscono inoltre un passaggio economico specifico: una fattura da 40mila euro più Iva, emessa da L2A Energia nei confronti della società di Crucianelli, e un bonifico di 48.800 euro effettuato il 19 maggio 2026. Si tratta di un pagamento che gli investigatori collegano alla quota destinata agli intermediari; non significa, però, che l'intera somma di 120mila euro risulti versata.
La gara per i lavori, del valore di 5.801.984,88 euro al netto dell'Iva, è stata aggiudicata a un raggruppamento temporaneo di imprese composto da Crucianelli Rest/Edile ed Eredi Paci Gerardo. L'aggiudicazione è uno degli elementi che gli investigatori mettono in relazione con la conversazione intercettata tra Intermesoli e Crucianelli.
Le intercettazioni tornano al centro della ricostruzione anche alcuni mesi dopo, quando emergono difficoltà nella fase esecutiva dei lavori. Nel febbraio 2025, secondo quanto riportato nell'ordinanza, Pistarelli si sarebbe attivato affinché Michele Pompili tornasse a ricoprire il ruolo di responsabile unico del procedimento. In una conversazione del 24 febbraio 2025 con la moglie, Cervigni riferisce di aver chiesto l'intervento di Pistarelli: «Ho dovuto chiamare Fabio […] Fabio parla con il direttore generale e digli che desse l'incarico a Michele, sennò il cantiere va a fondo quassù». Il riferimento è alla nomina di Pompili, poi formalizzata con la determina ERDIS numero 38 del 14 marzo 2025.
Nelle carte compare poi un ulteriore importo: 350mila euro che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori attraverso le intercettazioni, Intermesoli sarebbe stato debitore nei confronti di Cervigni ed Ezechielli. Una parte rilevante di questa somma sarebbe stata il compenso per aver agevolato la compravendita delle Monachette da parte delle società della famiglia Intermesoli a favore di ERDIS. La parte restante sarebbe invece collegata alla stipula del contratto di locazione dell'ex hotel Claudiani, sempre riconducibile alla famiglia Intermesoli e destinato anch'esso a ospitare studenti universitari. Su quest'ultimo aspetto, tuttavia, la stessa ordinanza precisa che le indagini erano ancora in corso e che sarebbero stati necessari ulteriori approfondimenti documentali e testimoniali.
Un altro dialogo, datato 2 agosto 2025, tra Cervigni ed Ezechielli riguarda proprio la ripartizione delle somme provenienti da Crucianelli. Secondo la lettura degli investigatori, nel corso della conversazione i due fanno riferimento ai 10mila euro destinati a Pistarelli, ricondotti alla quota di 40mila euro collegata all'appalto delle Monachette.
Dall'acquisto dell'immobile all'affidamento dei lavori, passando per i finanziamenti e i rapporti con i vertici dell'ente, le carte descrivono dunque una vicenda articolata, nella quale la Procura ipotizza l'esistenza di accordi e passaggi di denaro finalizzati a condizionare procedure pubbliche. Si tratta di contestazioni e ricostruzioni investigative che dovranno essere verificate nelle successive fasi del procedimento.
Anche quest'anno è stata elaborata la classifica delle principali imprese marchigiane, esposta nel rapporto presentato nella sede di Confindustria di Ancona lo scorso 29 ottobre. Il rapporto, promosso dalla fondazione Aristide Merloni è realizzato in collaborazione con l'Università Politecnica delle Marche e rappresenta uno strumento importante per l'analisi dell'economia regionale.
I criteri su cui si basa la classifica sono quello dimensionale (valore delle vendite) e quello territoriale (principale sede operativa nelle Marche). La classifica prende in considerazione le prime 500 imprese per valore delle vendite nel 2025. Ovviamente queste ultime possono subire variazioni in base al cambiamento del valore delle vendite. Inoltre, per realtà come cantieristica navale, impiantistica e costruzioni viene preso in considerazione il valore della produzione e non quello delle vendite.
Nella classifica, occupano le prime quattro posizioni in ordine: Ariston Group (2,7 miliardi di fatturato), Conad Adriatico (1,4 miliardi di fatturato), Magazzini Gabrielli (1,3 miliardi) e Tod's (quasi un miliardo di fatturato). Di queste, le prime tre superano un miliardo di euro di vendite, mentre nelle prime dieci posizioni rientrano le imprese che superano i 500 milioni di euro di vendite. Sono, invece, 74 le imprese che superano i 100 milioni di euro di vendite.
Per quanto riguarda la provincia di Macerata, sono 98 le aziende che rientrano all'interno della classifica, con una vendita complessiva che raggiunge i 5,6 miliardi. I settori delle società maceratesi mostrano una grande diversificazione: tessile e abbigliamento, legno, mobili e arredamento, commercio, gomma e plastica, impianti e costruzioni, agenzie e servizi, apparecchi elettrici. Le prime posizioni della graduatoria sono occupate da Rema Tarlazzi (358,1 milioni), Lube Industries (273.1 milioni) e Finproject (265 milioni).
Nella prime dieci posizioni della provincia (quinta classificata) è presente anche la ditta Crucianelli Rest/Edile, con vendite pari a 244.168 milioni e una crescita del 63,9% rispetto al 2024 che la porta a salire di quattro posizioni rispetto allo scorso anno.
La lista delle 10 imprese marchigiane è la seguente:
L'innovazione nelle Marche
Un tema importante che ha caratterizzato l'analisi è quello dell'innovazione e della performance innovativa delle imprese, fattori fondamentali per mantenere competitività e crescita economica. Lo studio si è concentrato, quindi, anche sull'apporto che le aziende marchigiane forniscono nell'attività innovativa. Gli elementi presi in considerazione sono prevalentemente quelli della ricerca e dello sviluppo e l'attività brevettuale.
La spesa regionale in ricerca e sviluppo in rapporto al PIL e dello 0,94%, valore distante sia dalla media italiana (1,37%) che da quella dell'Unione Europea (2,2%). Nel periodo 2000-2023 le domande per brevetti industriali sono state 7.517 (di cui risulta concesso circa il 63%) e 2.382 per brevetti europei.
Il sistema brevettuale regionale appare relativamente diffuso e poco concentrato, dove piuttosto che l'intensità brevettuale, prevale la presenza di una base ampia di soggetti che accedono alla tutela brevettuale. Nel periodo 2000-2008 la crescita brevettuale era diffusa, mentre nel 2009-2022 viene sostenuta dalle imprese maggiormente brevettanti e la propensione a innovare e brevettare si è arrestata.
Per quanto riguarda la ricerca e lo sviluppo, invece, fino al 2015 la regione ha evidenziato una crescita superiore alla media nazionale ed europea che ha visto un forte arresto dopo la crisi pandemica e una conseguente diminuzione della dinamica di crescita.
Ciò che preoccupa maggiormente, in ogni caso, non è il divario che può essere presente rispetto alla media nazionale o europea (che dipende dalle caratteristiche strutturallil del sistema produttivo regionale) ma piuttosto il poco margine di evoluzione registrato nell'ultimo decennio.
Il Giro d'Italia torna nelle Marche e questa volta lo fa con un appuntamento destinato a lasciare il segno nel territorio maceratese. La 110ª edizione della corsa rosa, in programma dall'8 al 30 maggio 2027, prevede infatti una tappa con partenza da Filottrano e arrivo a Sassotetto, nel territorio di Sarnano. Un traguardo in salita che avrà un significato particolare: rendere omaggio a Michele Scarponi, il campione marchigiano scomparso il 22 aprile 2017, nel decennale della sua morte.
La frazione Filottrano-Sassotetto sarà uno dei primi appuntamenti importanti per gli uomini di classifica. Secondo le informazioni sul percorso pubblicate da Eurosport in occasione della presentazione del Giro, la salita dell'entroterra maceratese rappresenterà uno dei primi banchi di prova per i corridori che puntano alla maglia rosa. L'arrivo sarà nei pressi del Valico di Santa Maria Maddalena, dove dal 2021 si trova la stele dedicata a Scarponi.
Non si tratta soltanto di un ritorno della grande corsa a tappe nel Maceratese, ma di un riconoscimento sportivo e simbolico a un territorio profondamente legato alla storia del ciclismo. La partenza dalla città natale di Scarponi, Filottrano, e il traguardo in prossimità del monumento a lui dedicato uniranno idealmente due luoghi nel ricordo dell'Aquila di Filottrano, vincitore del Giro d'Italia nel 2011.
In provincia di Macerata saranno toccate dalla Corsa Rosa le seguenti località: Appignano, Chiesanuova, Treia, Passo di Treia, Bivio di Cantagallo, Tolentino, Taccoli, San Severino Marche, Castelraimondo, Gpm di Camerino, Sfercia, Campolarzo, Caccamo, Caldarola, Bivio di Camporotondo di Fiastrone, Gpm di San Ginesio, Passo San Ginesio, Sant'Angelo In Pontano, Gpm di Gualdo, Sarnano, Stinco.
Per Sassotetto si tratterebbe di una prima volta assoluta come sede di arrivo del Giro d'Italia. La salita è invece una presenza consolidata nel calendario ciclistico, soprattutto grazie alla Tirreno-Adriatico. L'ultima volta che ha ospitato un arrivo di una corsa è stata proprio nel 2023, quando a imporsi fu Primož Roglič. Nel 2025 il Giro era già transitato lungo la salita durante l'ottava tappa, la Giulianova-Castelraimondo, poi vinta dall'australiano Luke Plapp.
E proprio il 2025 rappresenta il precedente più recente per il Giro d'Italia nel territorio maceratese. Il 17 maggio la carovana rosa aveva raggiunto Castelraimondo dopo una frazione di 197 chilometri partita dall'Abruzzo. Una tappa che aveva attraversato l'entroterra, passando anche per la zona di Sarnano e Sassotetto, prima di proseguire verso il traguardo.
Le precedenti visite nelle Marche risalgono al 2022 e al 2021. Il 17 maggio 2022 la decima tappa, da Pescara a Jesi, aveva attraversato anche la provincia di Macerata, con passaggi a Civitanova Marche, Morrovalle, Montecosaro, Recanati, Montelupone e Filottrano. A vincere quella frazione era stato Biniam Girmay.
Un anno prima, il 13 maggio 2021, il Giro aveva invece attraversato l'entroterra maceratese durante la sesta tappa, da Grotte di Frasassi ad Ascoli Piceno (San Giacomo). Il gruppo aveva percorso le strade di Matelica, Castelraimondo, Camerino, Muccia, Pieve Torina, Valfornace, Visso, Ussita e Castel Sant'Angelo sul Nera, prima di raggiungere il traguardo ascolano.
Il 2027 porterà dunque nuovamente la corsa rosa nel Maceratese, ma con una differenza sostanziale rispetto alle precedenti occasioni: questa volta il territorio non sarà soltanto attraversato dai corridori, ma ospiterà un arrivo di tappa in quota, con le attenzioni di appassionati e media nazionali puntate su Sassotetto.
La 110ª edizione del Giro d'Italia si svilupperà su 21 tappe, per un totale di 3.418,9 chilometri e 50.250 metri di dislivello. Tra gli appuntamenti più attesi figurano il ritorno del Mortirolo e del Gavia, l'arrivo a Madonna di Campiglio e la penultima frazione sullo Zoncolan, prima della conclusione a Roma il 30 maggio.
Cade dal terzo piano di un condominio e finisce in ospedale. È successo oggi pomeriggio, intorno alle 19, in via Don Orione a Monte San Giusto, dove una ragazza di 19 anni è precipitata da una finestra.
Sul posto sono arrivati i sanitari del 118, che hanno prestato le prime cure alla giovane e, dopo averla stabilizzata, l’hanno trasferita all’ospedale regionale di Torrette, ad Ancona.
Sono intervenuti anche i carabinieri, ora al lavoro per ricostruire quanto accaduto. Le cause della caduta sono ancora in corso di accertamento.
Momenti di apprensione nel pomeriggio di oggi nel centro di Recanati, dove una fuga di gas ha fatto evacuare un condominio di via Calcagni e ha costretto a chiudere al traffico una delle vie centrali della città. L’allarme è poi rientrato: la perdita è stata individuata in una traversa della strada, anche grazie al lavoro dei tecnici di Astea.
Tutto è iniziato intorno alle 18, quando una residente della zona, avvertito un forte odore acre di gas, ha dato subito l’allarme chiamando i soccorsi. Tutti i residenti sono usciti dal palazzo, mentre otto vigili del fuoco, affiancati dagli operai di Astea con la strumentazione in dotazione, hanno cercato l’origine della fuga. Le ricerche hanno richiesto diverso tempo prima di arrivare al punto esatto della perdita.
Non sono stati segnalati né feriti né persone bisognose di soccorso. Durante le operazioni la Polizia Locale ha presidiato la zona e ha dovuto far fare marcia indietro alle auto che nel frattempo erano già entrate in via Calcagni.
Nelle Marche il numero degli infortuni sul lavoro rimane sostanzialmente stabile, ma a preoccupare è soprattutto la crescita delle malattie professionali, aumentate del 19,23% nei primi nove mesi del 2026. È quanto emerge dai dati relativi alle denunce presentate nel periodo gennaio-settembre, che fotografano un fenomeno in evoluzione e richiamano l'attenzione sulla necessità di rafforzare le misure di prevenzione e tutela della salute dei lavoratori.
Nel dettaglio, nelle Marche sono state presentate 12.603 denunce di infortunio sul lavoro, contro le 12.450 registrate nello stesso periodo del 2025, con un incremento dell'1,23%. Ben più marcata la crescita delle patologie legate all'attività lavorativa: le denunce sono passate da 5.960 a 7.106, con 1.146 casi in più rispetto all'anno precedente.
Per quanto riguarda gli infortuni, la provincia di Ascoli Piceno registra l'aumento più consistente (+4,64%), seguita da Ancona (+2,91%) e Fermo (+2,49%). In controtendenza Macerata, dove le denunce sono diminuite del 2,79%. Uno scenario differente emerge invece sul fronte delle malattie professionali: proprio il territorio maceratese figura tra quelli con gli incrementi più significativi, con un aumento del 20,47%, secondo soltanto a Pesaro e Urbino (+23,65%). Ad Ancona la crescita si attesta al 18,78%.
A livello regionale, tra le tipologie di infortunio in aumento spiccano quelli in itinere, ovvero quelli che si verificano durante il tragitto casa-lavoro e viceversa, cresciuti del 3,67%. Particolarmente rilevante anche il dato relativo al comparto della sanità e dell'assistenza sociale, dove le denunce sono passate da 469 a 859, con un incremento dell'83,16%.
In diminuzione, invece, gli infortuni denunciati in agricoltura (-7,63%) e nel settore delle costruzioni (-6,20%). Segnale positivo anche sul fronte degli incidenti con esito mortale: nei primi nove mesi dell'anno sono stati 17, contro i 19 dello stesso periodo del 2025 (-10,53%).
L'analisi delle malattie professionali evidenzia una netta prevalenza delle patologie a carico del sistema osteomuscolare, che rappresentano la categoria più denunciata con 5.095 casi (+23,45%). Seguono le malattie del sistema nervoso, arrivate a quota 1.195, in crescita del 17,39%.
"La crescita delle malattie professionali è l'elemento che desta maggiore preoccupazione", ha dichiarato Guido Bianchini, past president del Co.Co.Pro. Inail di Ascoli Piceno, richiamando l'attenzione sull'importanza di investire maggiormente nella prevenzione ergonomica, nella sorveglianza sanitaria e nella formazione dei lavoratori.
Un quadro che, soprattutto alla luce dei numeri registrati nel Maceratese, evidenzia come alla sostanziale stabilità degli infortuni si accompagni una criticità crescente sul versante delle patologie legate all'attività lavorativa.
I cittadini italiani fuori sede possono finalmente votare senza doversi recare nel comune in cui sono iscritti nelle liste elettorali.
La nuova disciplina sul voto fuori sede, approvata in via definitiva lo scorso 8 ottobre dalla Camera dei deputati, permette quindi di esercitare il diritto di voto nel comune di domicilio temporaneo per chi si trova fuori dalla propria regione per motivi di studio, lavoro, cura e assistenza familiare.
Le elezioni interessate da questa novità sono quelle politiche, europee e i referendum nazionali (abrogativi e costituzionali), ma non votazioni relative a consultazioni regionali e comunali.
La legge prende vita da un emendamento proposto dalla maggioranza, firmato da Paolo Emilio Russo (Forza Italia), Fabio Roscani (Fratelli d'Italia), Luca Toccalini (Lega) e Franco Tirelli (Noi Moderati) e fa seguito alla costante interlocuzione che The Good Lobby Italia, Will Media e Rete voto Fuorisede, le organizzazioni principali che da anni si battono per permettere ai cittadini fuorisede di votare nel comune diverso da quello di residenza, hanno portato avanti con gli esponenti di maggioranza e di opposizione.
L'emendamento, dunque, prevede l'istituzione di un elenco degli elettori fuorisede ammessi a votare nel luogo di domicilio presso gli uffici elettorali di ogni Comune, ma è necessario capire l'iter che consente di esercitare questo diritto per poter compilare in maniera ottimale il modulo di richiesta pubblicato dal ministero dell'Interno.
Chi può fare domanda per il voto fuori sede
Per poter votare in una regione diversa da quella di residenza è necessario rispettare determinate condizioni. Chi vota deve rientrare in una delle seguenti categorie: studente e/o lavoratore fuori sede, persona fuori sede per motivi di cura, caregiver familiare.
È considerato studente/lavoratore fuori sede chi è temporaneamente in un Comune di un'altra regione per questioni di studio o lavoro, con permanenza prevista di almeno nove mesi.
Rientra nella categoria delle persone fuori sede per motivi di cura chi riceve assistenza sanitaria, trattamenti medici o terapie in una struttura di un Comune di un'altra regione, a patto che questo avvenga per un periodo di almeno tre mesi (la data del voto deve essere compresa in questi tre mesi).
Sono inseriti all'interno del gruppo dei caregiver familiari coloro che assistono, per almeno tre mesi, a familiari o minori che sono esposti a cure riabilitative, terapie o trattamenti medici in strutture sanitarie situate in regioni diverse da quella del comune di residenza.
Entro quando presentare la domanda
Molta attenzione va fatta alle scadenze da rispettare per l'invio della domanda, che cambiano a seconda della condizione in cui si trova chi deve votare. Va poi ricordato che l'iscrizione ha durata annuale, di conseguenza è necessario presentare nuovamente la domanda per poter votare l'anno successivo.
Se sei già studente o lavoratore fuori sede e prevedi di non cambiare tale condizione per almeno nove mesi, la richiesta va presentata entro il 31 dicembre dell'anno precedente a quello delle consultazioni. Ciò significa che per le elezioni Politiche del 2027 bisognerà inviare la richiesta entro il 31 dicembre 2026.
Se lo status di fuori sede si presenta dopo il 31 dicembre, la domanda può essere presentata entro 30 giorni dal maturamento dei requisiti e entro 45 giorni dalla data del voto.
Se rientri nella categoria dei fuori sede per motivi di cura o caregiving devi presentare la domanda entro i 45 giorni precedenti alla consultazione.
Come ci si registra
Dopo aver esserti accertato di rientrare in una delle categorie descritte sopra, scarica e compila il modulo ufficiale presente sul sito del ministero dell'Interno. Il modulo comparirà come PDF compilabile, quindi potrai procedere direttamente da pc o telefono.
All'interno della richiesta dovrai inserire dati anagrafici e codice fiscale, l'attuale Comune dove risulti iscritto nelle liste elettorali e l'indirizzo di residenza; indirizzo di posta elettronica, numero di telefono e eventuale recapito PEC; l'indirizzo completo e il Comune del tuo domicilio temporaneo; il motivo della richiesta (studio, lavoro, cura), il periodo previsto e il luogo di permanenza presso cui studi, lavori, ricevi cure o presti assistenza.
Verranno inoltre richiesti l'anno per cui si richiede l'iscrizione e la propria firma.
Una volta compilato il modulo, occorre prestare attenzione anche agli allegati da accompagnare. Al modulo vanno annessi anche una copia del proprio documento di riconoscimento in corso di validità e il documento che attesti la condizione da fuori sede (può trattarsi del certificato di iscrizione all'Università, del contratto di lavoro o di un'attestazione fornita da medico o datore) o una dichiarazione sostitutiva.
La domanda va inviata al Comune di domicilio temporaneo, presentandola di persona o tramite e-mail o PEC che trovi sul sito istituzionale del Comune di domicilio. Dopo questo passaggio, il Comune verificherà il possesso dei requisiti e, in caso di accoglimento della domanda, rilascerà, entro il decimo giorno precedente alla consultazione, un'attestazione di ammissione al voto, anche in formato telematico.
In essa sarà presente il numero e l'indirizzo della sezione elettorale in cui dovrai recarti per votare.
Cosa portare il giorno del voto
Dopo aver ricevuto l'attestazione di ammissione, il giorno del voto porta con te il documento di riconoscimento in corso di validità, l'attestazione di ammissione e la tessera elettorale personale. Il voto fuorisede permette di esercitare il proprio diritto per le liste e per i candidati della circoscrizione e del collegio del Comune in cui sei temporaneamente domiciliato, non per quello di residenza.
Un tavolo tecnico permanente per monitorare e contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata nelle istituzioni e nell'economia marchigiana, con particolare attenzione agli appalti pubblici, alla ricostruzione post-sisma e ai flussi finanziari. È la proposta contenuta nella mozione numero 133 presentata dal gruppo di Fratelli d'Italia in Consiglio regionale, con primo firmatario il consigliere Corrado Canafoglia e sottoscritta dagli altri componenti del gruppo.
L'iniziativa, illustrata durante una conferenza stampa a Palazzo delle Marche, prende le mosse anche dall'inchiesta "Ricostruzione", che ha portato alla luce presunti illeciti legati alla ricostruzione post-sisma, ma punta ad allargare il campo di osservazione ad altri settori considerati esposti al rischio di infiltrazioni: dagli appalti pubblici all'edilizia, passando per il credito e le attività produttive.
La maggioranza intende trasformare la mozione in un ordine del giorno da sottoporre al voto dell'Assemblea legislativa nella seduta del 10 novembre. A presentare la proposta sono stati Canafoglia e il capogruppo di Fratelli d'Italia, Andrea Putzu, che hanno colto l'occasione anche per ribadire la posizione del partito rispetto all'inchiesta giudiziaria.
"La posizione di Fratelli d'Italia non è in discussione e non accettiamo strumentalizzazioni. La legalità, il rispetto delle regole, la trasparenza e la lotta alla criminalità organizzata sono i capisaldi del nostro partito e la ragione per cui facciamo politica", hanno dichiarato congiuntamente. I due esponenti hanno, inoltre, sostenuto che "il presidente Francesco Acquaroli, Fratelli d'Italia e la Regione Marche sono estranei alla vicenda e parte lesa in questa storia".
"È una responsabilità che deve unire le istituzioni e tradursi in iniziative concrete. Con questa mozione vogliamo istituire uno strumento istituzionale ulteriore e stabile di analisi, prevenzione e confronto, capace di coinvolgere tutte le componenti istituzionali, politiche e sociali", hanno aggiunto.
Canafoglia ha, quindi, illustrato nel dettaglio il funzionamento del futuro organismo, che dovrebbe essere costituito dalla giunta regionale e coinvolgere consiglieri di maggioranza e minoranza, forze dell'ordine, prefetture, enti territoriali, associazioni di categoria, sindacati, Camere di commercio e ordini professionali.
Tra gli ambiti di intervento figurano appalti e subappalti, a partire dalla ricostruzione post-sisma, e i rischi di frode e riciclaggio legati al Superbonus 110% e alla cessione dei crediti fiscali. Il tavolo dovrebbe inoltre approfondire le difficoltà di accesso al credito per le imprese, con un riferimento alla crisi del 2015 del principale istituto bancario marchigiano.
"Il Tavolo lavorerà poi su trasparenza e tracciabilità dei flussi finanziari, formazione e sensibilizzazione e sul sostegno a chi trova il coraggio di denunciare intimidazioni ed estorsioni", ha spiegato Canafoglia.
L'organismo dovrà elaborare un programma annuale di attività, formulare proposte operative e riferire periodicamente al Consiglio regionale. La proposta prevede anche un primo resoconto entro sei mesi dalla sua costituzione.
I promotori precisano che non si tratterebbe di un organismo investigativo, né di uno strumento destinato a sovrapporsi alle attività della magistratura e delle forze di polizia, ma di uno spazio di collaborazione e prevenzione, in raccordo con gli strumenti di controllo già esistenti.
Nel corso della presentazione, Canafoglia ha sottolineato la necessità di un impegno condiviso: "Le mafie si combattono tutti insieme". Il consigliere ha evidenziato come la criminalità organizzata riesca a penetrare nell'economia quando trova punti di debolezza, richiamando anche le responsabilità della politica nell'intercettare e prevenire questi fenomeni. "Ci sono vari piani di controlli, quello della magistratura, quello delle forze dell'ordine e quello della politica, perché la politica probabilmente non ha ben inquadrato, da circa 30 anni, come queste persone entrano nel nostro territorio".
A chiudere è stato Putzu, che ha rivendicato la posizione del partito e contestato le critiche delle opposizioni, accusate di utilizzare l'inchiesta come strumento di scontro politico. "Se qualcuno ha sbagliato deve rispondere davanti alla legge, ma con la stessa fermezza non accettiamo lezioni da chi prova a trasformare un'inchiesta giudiziaria in uno strumento di propaganda", ha dichiarato il capogruppo, aggiungendo che la risposta di Fratelli d'Italia sarà quella di rafforzare prevenzione, trasparenza e controlli.
L'invito rivolto alle minoranze è quindi a sostenere la proposta in Consiglio regionale: "Chi vuole davvero difendere le Marche dalle mafie ha ora l'occasione di dimostrarlo, votando con noi".
Non luogo a procedere per Luca Buldorini, consigliere comunale della Lega di Appignano e vicepresidente della Provincia, accusato di diffamazione ai danni del sindaco Mariano Calamita. La decisione è stata presa dal giudice Francesca Grassi del tribunale di Macerata al termine dell’udienza predibattimentale, per assenza di una ragionevole previsione di condanna.
I fatti contestati risalgono al 16 aprile dello scorso anno. Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Stefano Lanari, Buldorini avrebbe offeso il primo cittadino con un post su Facebook. Nel testo il consigliere scriveva che la sua mozione d’ordine era stata approvata all’unanimità dal consiglio comunale, «un atto che mette nero su bianco ciò che denuncio da mesi: atti viziati, procedure irregolari, documenti inviati a soggetti terzi». Aggiungeva poi che la maggioranza, votando a favore, avrebbe dichiarato «implicitamente e pubblicamente la propria totale incapacità di amministrare questo Comune». L’immagine che accompagnava il post ritraeva il sindaco con la scritta «Voleva fare il parlamentare e il presidente della Provincia».
Nel procedimento il Comune si era costituito parte civile, rappresentato dall’avvocato Federico Valori. Buldorini è stato difeso dagli avvocati Donatello Prete e Paolo Giustozzi.
Al termine dell’udienza il consigliere ha commentato la decisione con soddisfazione:
«Fare opposizione non è un reato: è una garanzia della democrazia. Mi sono sottoposto volontariamente a interrogatorio per spiegare le ragioni delle mie critiche all’amministrazione, che ho formulato nell’ambito del mandato ricevuto dai cittadini. Non c’è mai stato alcun attacco personale, ma contestazioni di natura esclusivamente politica e amministrativa: gli incarichi professionali che meritavano una verifica, i tempi del parere dei revisori sul rendiconto, la mozione d’ordine approvata all’unanimità dal Consiglio dopo aver sentito il parere del segretario comunale. Su questi temi ho esercitato il mio diritto-dovere di controllo e di critica politica».
«Rispetto la scelta del sindaco e della Giunta di costituirsi parte civile, quando ne ricorrono i presupposti, ma la ritengo politicamente discutibile. Avrei preferito che quelle risorse pubbliche fossero destinate alle famiglie in difficoltà, ai servizi sociali, agli anziani soli o alla riduzione delle rette dell’asilo nido. Io, invece, ho dovuto sostenere di tasca mia le spese della difesa, sottraendo risorse alla mia famiglia e ai miei figli».
«Mi auguro che il sindaco e la Giunta possano trarre da questa decisione un’occasione di riflessione sul rispetto del ruolo e delle prerogative delle forze di opposizione. Se il procedimento fosse proseguito, avrei avuto molto altro da dire e da documentare sulle questioni amministrative al centro delle mie critiche».
«Ringrazio i miei legali, Paolo Giustozzi e Donatello Prete, per la professionalità e la determinazione dimostrate. Non saranno le querele a farmi rinunciare al mandato democraticamente ricevuto: continuerò a controllare, criticare e chiedere trasparenza, con fermezza e nel rispetto della legge».
Russare non è sempre un semplice fastidio, né soltanto un problema per chi dorme accanto a chi ne soffre. Dietro il russamento possono infatti nascondersi disturbi respiratori del sonno, come la sindrome delle apnee ostruttive (OSAS), una condizione che può avere conseguenze importanti sulla salute. Per sensibilizzare la popolazione e favorire la diagnosi precoce, il Gruppo Fisiomed organizza un Open Day con screening gratuito dedicato ai disturbi del sonno.
L'appuntamento è fissato per mercoledì 11 novembre nella sede di via Carducci 1 a Civitanova Marche. L'iniziativa si svolgerà con la collaborazione della professoressa e dottoressa Simoneta Calamita, specialista in Otorinolaringoiatria, Foniatria, Disturbi respiratori del sonno e Allergologia pediatrica.
L'obiettivo dell'iniziativa è richiamare l'attenzione su una problematica spesso sottovalutata. Il russamento, soprattutto quando è accompagnato da interruzioni della respirazione durante il riposo, può essere un campanello d'allarme della sindrome delle apnee ostruttive del sonno.
Si parla di Osas in presenza di almeno cinque episodi di apnea per ora di sonno. Queste interruzioni della respirazione possono provocare frequenti risvegli, sensazioni di soffocamento e un riposo poco efficace.
Le conseguenze si manifestano anche durante il giorno: stanchezza persistente, difficoltà di concentrazione e sonnolenza, con il rischio di addormentarsi in situazioni potenzialmente pericolose, come durante la guida o nello svolgimento delle attività lavorative.
Tra i principali fattori predisponenti figurano il sovrappeso e l'obesità, oltre ad alcune caratteristiche anatomiche delle vie aeree superiori. La sindrome è inoltre associata a un aumento del rischio cardiovascolare, con possibili ripercussioni come ipertensione, ictus e patologie cardiache.
Attraverso l'Open Day, il Gruppo Fisiomed intende offrire un'occasione di informazione e valutazione specialistica, aiutando le persone a riconoscere eventuali segnali di un disturbo che spesso rimane senza diagnosi.
La partecipazione è gratuita, ma i posti disponibili sono limitati. Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare il numero 0733 81 21 (numero da verificare, perché incompleto nel comunicato ricevuto).
PORTO RECANATI - Sono 40 le persone che domenica mattina si sono sottoposte allo screening cardiovascolare gratuito della Croce Rossa Italiana nel piazzale della Scuola Diaz. Organizzata dal Comitato di Porto Potenza Picena, la mattinata ha registrato una grande partecipazione e la soddisfazione di quanti hanno preso parte all’iniziativa.
Gli screening sono stati effettuati dal dottor Francesco Pellone, direttore dell’Unità Operativa Semplice Dipartimentale (UOSD) di Cardiologia Interventistica dell’Ospedale di Macerata, che ha messo a disposizione la propria professionalità a titolo gratuito. Il controllo comprende la misurazione di peso, altezza, pressione arteriosa, glicemia e colesterolo, con eventuali approfondimenti, come elettrocardiogramma ed ecografia, quando ritenuti necessari dal medico.
L’appuntamento rientra in Itinerari della Salute, il progetto nazionale con cui la Croce Rossa Italiana porta la prevenzione nelle piazze. Nel 2026 il tour prevede otto tappe in tutta Italia.
Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte in Italia: secondo l’Istituto Superiore di Sanità, nel 2021 hanno causato il 30,8% dei decessi. Pressione alta, glicemia e colesterolo elevati possono restare silenziosi per anni. Un controllo periodico permette di individuarli in tempo e di intervenire insieme al proprio medico prima che possano determinare conseguenze più gravi, come un infarto o un ictus.
A sottolineare il valore della giornata è Matteo Carlocchia, presidente del Comitato di Porto Potenza Picena della Croce Rossa Italiana: «Quaranta persone, in una mattina di festa, hanno scelto di dedicare un po’ di tempo al proprio cuore e tantissime se ne sono andate ringraziandoci. Quel grazie è la cosa più bella che ci portiamo a casa. Siamo abituati a pensare alla Croce Rossa quando arriva l’emergenza. Ma il soccorso più efficace è quello che non serve, perché un rischio è stato scoperto in tempo. Il dottor Francesco Pellone ha scelto ancora una volta di esserci a titolo gratuito, e questo dice molto del medico e della persona. Grazie all’Amministrazione comunale e alla Farmacia Comunale di Porto Recanati, che hanno creduto in questa giornata, e ai nostri volontari, che l’hanno resa possibile. La prevenzione è un’abitudine, non un evento: mi auguro che chi è passato oggi lo racconti a casa e convinca qualcun altro a fare un controllo».
Soddisfazione anche da parte dell’Amministrazione comunale, che ha patrocinato l’iniziativa. «Siamo molto soddisfatti della partecipazione registrata e della riuscita di questa giornata dedicata alla prevenzione», dichiara il sindaco di Porto Recanati Andrea Michelini. «Desidero ringraziare il presidente Matteo Carlocchia e tutti i volontari della Croce Rossa Italiana per l’impegno, la disponibilità e il prezioso lavoro che svolgono sul territorio. Iniziative come questa offrono ai cittadini un’opportunità concreta per prendersi cura della propria salute e contribuiscono a diffondere una maggiore cultura della prevenzione».
Nuovi movimenti in casa Maceratese. La società biancorossa ha comunicato nelle ultime ore la risoluzione del rapporto con Federico Pierluigi, attaccante classe 2006. Per il giocatore, secondo indiscrezioni, si prospetta l’approdo alla Settempeda, anche se al momento non c’è ancora l'ufficialità.
Nel comunicato diffuso dal club si legge: «La società ringrazia Federico per l’impegno, la serietà e la disponibilità dimostrati durante la sua esperienza in biancorosso, augurandogli un sincero in bocca al lupo per il futuro, dentro e fuori dal campo».
Si chiude così l’avventura dell’ala sinistra, originario di Macerata e cresciuto nel vivaio della squadra della sua città. Dopo il debutto in Eccellenza Marche con la prima squadra, Pierluigi aveva maturato esperienza con la Vis Pesaro e successivamente con il Catanzaro.
Se un elemento lascia la Rata, un altro entra a far parte della famiglia biancorossa. La S.S. Maceratese ha infatti comunicato l’ingresso nel proprio staff di Ivan Menghi, che ricoprirà il ruolo di collaboratore tecnico e responsabile della gestione sportiva. Dopo una lunga carriera da portiere, Menghi ha intrapreso il percorso dirigenziale, ricoprendo l’incarico di direttore sportivo del Chiesanuova, in Eccellenza. In biancorosso farà da raccordo tra la prima squadra e lo staff tecnico, contribuendo alla gestione e al coordinamento dell’area sportiva. La società gli ha dato il benvenuto, augurandogli buon lavoro.
Sul fronte del mercato, nei prossimi giorni sono attesi movimenti in entrata, stando alle voci di corridoio. Intanto la Maceratese guarda già al campo: sono state aperte le prevendite per la trasferta di Lanciano, valida per l’undicesima giornata del campionato di Serie D. I biglietti per lo scontro diretto contro i rossoneri allo stadio Biondi sono disponibili su Vivaticket, presso i rivenditori autorizzati oppure online.
È ripresa in casa Trodica la preparazione in vista della prossima trasferta contro la Jesina, gara valida per la decima giornata di campionato. La formazione biancazzurra, con 14 punti in classifica e ai margini della zona playoff, arriva all'appuntamento dopo il pareggio a reti bianche contro il Lunano.
Contro la formazione pesarese, l'undici guidato da mister Buratti ha offerto una buona prestazione, senza però riuscire a concretizzare le numerose occasioni create. A commentare la gara è il centrocampista Manuel Covarelli: «È stata una partita tosta. Come sempre, in casa cerchiamo di imporre il nostro gioco, ma questa volta non siamo riusciti a sbloccare la gara, malgrado le tante occasioni create. Tutto sommato abbiamo giocato ad alta intensità contro una squadra forte, che fino a questo momento ha subito un solo gol in campionato».
Il centrocampista classe 2001 allarga poi lo sguardo all'andamento della stagione e alle ambizioni della squadra: «È un torneo difficile, nel quale secondo me stiamo mettendo in difficoltà tutte le squadre che abbiamo incontrato finora. Sono molto contento del mio percorso personale, mi sto trovando benissimo in questo campionato e spero di fare sempre meglio. Ma soprattutto sono veramente soddisfatto della squadra che abbiamo e del gruppo che si è creato».
Covarelli riconosce il valore delle avversarie, ma guarda con fiducia alle possibilità del Trodica: «Ci sono tante formazioni forti e piazze che meritano sicuramente altre categorie. Noi siamo una squadra giovane, forte e consapevole dei propri mezzi. Faremo il possibile per arrivare in alto».
Adesso la concentrazione è tutta rivolta alla sfida con la Jesina, un nuovo banco di prova per i biancazzurri, determinati a ripartire dopo il pareggio con il Lunano e a proseguire il proprio cammino nelle zone alte della classifica.
Il Sal zero rappresenta uno strumento importante per garantire liquidità alle imprese impegnate nella ricostruzione post sisma e permettere anche alle piccole aziende artigiane di partecipare ai lavori. A sottolinearne il valore è Simone Giglietti, presidente di Cna Macerata, che interviene nel dibattito sull'utilizzo del meccanismo, invitando a valutarne la funzione originaria e le esigenze concrete a cui risponde.
Il cosiddetto SAL zero, acronimo di Stato di Avanzamento Lavori, si differenzia dai normali Sal perché consente alle imprese di ottenere un'anticipazione su un contributo già concesso, prima che siano raggiunti i consueti livelli di avanzamento delle lavorazioni. L'erogazione è subordinata alla presentazione di una garanzia fideiussoria.
Introdotto nel dicembre 2016 per gli interventi relativi ai danni lievi e successivamente esteso, dall'aprile 2017, anche a quelli gravi, il meccanismo prevedeva inizialmente un'anticipazione massima del 20%. La percentuale è stata portata al 30% nel settembre 2021, per poi tornare al 20% con la modifica dell'8 maggio scorso.
Alla base della sua introduzione c'è una necessità concreta: evitare che le imprese debbano sostenere interamente con risorse proprie i costi iniziali dei cantieri, aspettando mesi prima di ricevere i primi pagamenti.
«Il Sal zero è nato per rispondere a un problema concreto: consentire alle imprese di lavorare senza dover anticipare per mesi, con risorse proprie, tutti i costi di avvio e delle prime lavorazioni nei cantieri», spiega Giglietti. La disponibilità immediata di liquidità permette di acquistare materiali, pagare i dipendenti, saldare i fornitori e remunerare gli artigiani coinvolti nelle diverse fasi degli interventi.
Il nodo principale riguarda la differenza tra i tempi di pagamento delle spese sostenute dalle aziende e quelli necessari per ottenere la liquidazione dei normali stati di avanzamento. Secondo quanto riferito da Cna sulla base dell'esperienza delle imprese, fornitori e artigiani vengono generalmente pagati entro 60-90 giorni, mentre per incassare un SAL ordinario possono trascorrere anche più di otto mesi.
Un'attesa legata ai diversi passaggi burocratici e tecnici: dall'esecuzione e contabilizzazione delle lavorazioni alla predisposizione della documentazione, fino alle istruttorie degli uffici della ricostruzione e alle successive procedure bancarie.
Una situazione che pesa soprattutto sulle realtà di dimensioni ridotte. «Una grande impresa strutturata ha generalmente maggiori disponibilità finanziarie per sostenere queste anticipazioni, mentre una piccola impresa edile artigiana spesso non dispone di tutte le risorse necessarie», osserva il presidente di CNA Macerata.
Il SAL zero, inoltre, può agevolare anche l'accesso al credito bancario, offrendo maggiore prevedibilità ai flussi finanziari. I benefici non riguardano soltanto le imprese edili, ma l'intera filiera della ricostruzione: elettricisti, termoidraulici, falegnami, fabbri e tutte le attività artigiane che contribuiscono alla realizzazione degli interventi.
Questo, tuttavia, non significa che il sistema non debba essere accompagnato da verifiche adeguate. Cna Macerata riconosce la necessità di controlli rigorosi ed efficaci, soprattutto alla luce delle criticità emerse nel dibattito sul funzionamento dello strumento.
«Alcuni strumenti di verifica erano previsti e sono tuttora presenti. Occorre accertare dove e perché non abbiano funzionato adeguatamente e, se necessario, rafforzarli», sottolinea Giglietti.
Tra le possibili soluzioni indicate dall'associazione ci sono anche una revisione al ribasso del tetto massimo dell'anticipazione, qualora ritenuto eccessivo, e controlli più puntuali sull'effettivo avanzamento delle attività, sulla capacità operativa delle imprese, sul numero di cantieri gestiti contemporaneamente e sulla filiera dei subappalti.
La posizione di Cna è dunque quella di preservare la funzione dello strumento, intervenendo sulle eventuali criticità senza penalizzare l'intero sistema produttivo. «Non bisogna confondere l'utilità di uno strumento con gli eventuali utilizzi irregolari che ne possono essere stati fatti», precisa il presidente.
In gioco, secondo l'associazione, c'è anche la possibilità di mantenere sul territorio le ricadute economiche e occupazionali della ricostruzione, favorendo la partecipazione delle piccole imprese locali e sostenendo l'indotto artigiano.
«Senza uno strumento come il SAL zero, la ricostruzione rischierebbe di diventare appannaggio quasi esclusivo delle grandi imprese, le sole con la capacità finanziaria di sostenere per mesi e mesi i costi dei cantieri. A farne le spese sarebbero le piccole aziende del territorio e tutto l'indotto artigiano, con gravi conseguenze per l'economia locale», conclude Giglietti.
La provincia di Macerata ha perso il 44,7% degli sportelli bancari in dieci anni, un dato che la colloca al secondo posto nelle Marche per intensità della riduzione, subito dopo Ancona. È uno dei numeri più significativi dell'analisi sulla desertificazione bancaria diffusa dalla Cgil Marche e dalla Fisac Cgil Marche, elaborata a partire dai dati Ires Marche.
Il fenomeno riguarda l'intero territorio regionale. Dal 2016 a oggi, il numero degli sportelli bancari tradizionali e di credito cooperativo è passato da 1.046 a 584, con una perdita complessiva di 462 filiali, pari al 44,2%. Un calo superiore alla media nazionale, ferma al 35,2%, che secondo il sindacato colloca le Marche al primo posto in Italia per desertificazione bancaria.
Nel confronto tra i territori marchigiani, la provincia di Macerata registra una contrazione del 44,7%. A fare peggio è soltanto quella di Ancona, con il 48,5%. Seguono Pesaro e Urbino, con il 44,3%, Ascoli Piceno, con il 40,4%, e Fermo, con il 33,7%.
La riduzione degli sportelli pesa soprattutto sulla possibilità di accedere ai servizi bancari vicino a casa, con ricadute per cittadini, anziani, famiglie e imprese. Una questione particolarmente rilevante per le aree interne del Maceratese, dove la distanza dai principali centri abitati può rendere più difficile raggiungere una filiale.
"La tutela delle aree interne e di una parte così consistente del territorio marchigiano passa anche dal mantenimento dei servizi bancari, necessari ai cittadini, fondamentali per le imprese. Su questo, la Regione intervenga al più presto", afferma Giuseppe Santarelli, segretario generale della Cgil Marche.
I dati evidenziano una progressiva riduzione della presenza bancaria anche nei territori più periferici. Nei comuni periferici marchigiani la diminuzione degli sportelli raggiunge il 49,4%. La contrazione è del 44,4% nei centri e del 43,1% nelle aree interne considerate nel loro complesso.
Dal 2016, 53 comuni marchigiani che disponevano di almeno uno sportello bancario sono rimasti senza filiali. A questi si aggiungono 31 comuni che erano già privi del servizio: oggi, quindi, sono 84 i comuni senza sportelli, pari al 37,3% del totale regionale.
Il fenomeno interessa oltre 12mila residenti, secondo i dati diffusi dal sindacato, mentre il peso dei comuni senza filiali sale al 49,5% nelle aree interne e al 52,5% nei comuni periferici. In queste zone, dunque, più della metà dei comuni risulta priva di uno sportello bancario.
Anche il cratere del sisma presenta una situazione significativa: 22 comuni hanno perso l'ultimo sportello dal 2016, pari al 25,9% dei territori considerati. Complessivamente, nell'area del cratere sono 42 i comuni senza filiali, con circa 45mila residenti coinvolti.
Per Daniele Boccetti, segretario regionale della Cgil Marche, la riduzione dei servizi bancari si inserisce in un quadro più ampio di arretramento dei presidi territoriali: "Nel territorio si dimezzano gli sportelli bancari e diminuiscono significativamente anche gli uffici postali, almeno in termini di orari di apertura e presenza territoriale. Questo contribuisce ad alimentare un senso di abbandono e di assenza dello Stato, che mina la coesione sociale della comunità".
Riccardo Romano, segretario della Fisac Cgil Marche, richiama invece le conseguenze per lavoratori e clienti, oltre all'impatto sull'occupazione nel settore: "Questa politica di desertificazione causa disagi anche alle lavoratrici e ai lavoratori proprio in un periodo in cui la digitalizzazione dovrebbe favorire un lavoro che va verso i lavoratori, e i clienti e non viceversa. Non va inoltre dimenticato che alla desertificazione fa seguito la riduzione degli addetti di settore tramite il fondo di solidarietà che implica una riduzione del reddito dei prepensionati residenti in Regione. Da ultimo non dimentichiamo come le Banche siano un presidio di legalità a tutela del fenomeno dell’usura e come il carattere di servizio a interesse pubblico del servizio bancario deve essere fatto valere dalla politica".
Camerino ha ospitato una settimana di confronto sul futuro dell'università europea, riunendo circa 120 partecipanti in rappresentanza degli undici atenei che compongono l'Alleanza KreativEU. Dal 26 al 31 ottobre l'Università di Camerino è stata infatti sede della KreativEU Week, appuntamento che ha coinvolto rettori e loro delegati, docenti e personale amministrativo delle istituzioni partner.
L'obiettivo dell'iniziativa è stato rafforzare la collaborazione tra le comunità accademiche e proseguire il percorso verso la creazione di un campus europeo condiviso, con nuove opportunità nella didattica, nella ricerca e nella mobilità internazionale. Un progetto che punta a coinvolgere direttamente studenti, ricercatori, docenti e personale degli undici atenei.
Ad aprire ufficialmente i lavori, il 27 ottobre nell'Agorà del ChIP, sono stati il rettore di Unicam, Graziano Leoni, e il coordinatore istituzionale di KreativEU per l'Ateneo, Renato De Leone. Alla sessione inaugurale hanno partecipato anche il presidente dell'Alleanza, João Freitas Coroado, il segretario generale Célio Gonçalo Marques, il prorettore vicario con delega all'internazionalizzazione Emanuele Tondi e i rappresentanti della Student Union KreativEU, Rebeka Juhászova ed Edoardo Pettinari.
Tra gli appuntamenti principali della settimana, il 28 ottobre all'Auditorium Benedetto XIII, si è svolta l'inaugurazione del 691esimo anno accademico dell'Università di Camerino, dedicata al tema "Essere Università, costruire Europa". La cerimonia, inserita nel programma della KreativEU Week, ha sottolineato il legame tra la storia dell'Ateneo e la sua dimensione internazionale, richiamando il ruolo della conoscenza e della cooperazione nella costruzione europea. Il KreativEU Day ha inoltre permesso di conoscere più da vicino le undici università partner attraverso apposite postazioni informative.
Il programma ha alternato riunioni degli organismi dell'Alleanza e dei gruppi di lavoro a momenti di incontro tra le delegazioni. Spazio anche alla scoperta del patrimonio culturale e naturale del territorio, elemento centrale nell'identità di KreativEU, che individua nella cultura e nelle risorse locali strumenti per promuovere innovazione, inclusione e sviluppo sostenibile.
"KreativEU riunisce undici università di undici Paesi con l'obiettivo di dare vita a un'università pienamente europea", ha dichiarato il rettore Graziano Leoni. "Scegliere di costruire un'istituzione comune assume, in questo contesto, un significato che va oltre la collaborazione accademica: significa investire nella conoscenza come fondamento di un futuro condiviso". Leoni ha poi richiamato il valore del patrimonio culturale europeo, della creatività e delle specificità ambientali dei territori, sottolineando come la condivisione di formazione, ricerca e innovazione possa trasformare le diverse identità degli atenei in opportunità e legami duraturi.
Sulla stessa linea il presidente dell'Alleanza, João Freitas Coroado, secondo cui costruire un'università europea significa sviluppare "reti che vadano oltre la mera collaborazione internazionale" per dare vita a comunità integrate in tutto il continente. L'ambizione, ha spiegato, è arrivare a un'unica università europea capace di generare un impatto duraturo attraverso conoscenza, inclusione e cooperazione.
Per Renato De Leone, KreativEU rappresenta invece "una grande opportunità di internazionalizzazione per Unicam", soprattutto per le possibilità che potrà offrire a studenti, ricercatori e personale. Tra le prossime priorità indicate dal coordinatore istituzionale c'è proprio il rafforzamento della mobilità studentesca: "Gli studenti delle nostre undici università sono il centro dell'Alleanza: è intorno a loro che vogliamo costruire nuove opportunità".
Avviata nel gennaio 2025 e cofinanziata dalla Commissione europea attraverso l'azione "European Universities" del programma Erasmus+, KreativEU coinvolge atenei di Italia, Portogallo, Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia, Svezia e Turchia. La settimana organizzata a Camerino ha rappresentato una nuova tappa del percorso, con l'obiettivo di consolidare i rapporti tra i partner e sviluppare ulteriori occasioni di formazione, ricerca e scambio internazionale.
Come cambiano le tutele assicurative di fronte all'evoluzione del mondo del lavoro? È la domanda al centro del convegno "L'infortunio in itinere al crocevia dell'assicurazione infortuni tra tradizione e nuovi modelli lavorativi", in programma giovedì 5 novembre, dalle 15 alle 18, nell'Aula 2 del Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Macerata, in Piaggia dell'Università 2.
L'incontro sarà dedicato alle questioni giuridiche legate agli incidenti che si verificano durante il tragitto tra casa e luogo di lavoro, una fattispecie che può essere riconosciuta come infortunio sul lavoro e che assume nuove sfumature alla luce delle trasformazioni dell'organizzazione professionale e dei modelli lavorativi.
L'iniziativa nasce nell'ambito della convenzione tra l'Università di Macerata e la Direzione regionale dell'Inail e vedrà la partecipazione di rappresentanti del mondo accademico e dell'Avvocatura dell'istituto assicurativo. Il confronto metterà a dialogo giurisprudenza, ricerca scientifica ed esperienza sul campo, con l'obiettivo di approfondire le nuove sfide della tutela assicurativa.
Nel corso del pomeriggio ci sarà spazio anche per la seconda edizione del Premio di Laurea in diritto del lavoro intitolato alla memoria dell'avvocata Daniela Carbone, relativo all'anno accademico 2024/2025. Il riconoscimento, del valore di mille euro, è stato istituito grazie a una convenzione tra Unimc, Associazione giuslavoristi italiani – sezione Marche, Centro Studi in diritto del lavoro "Domenico Napoletano" – sezione Marche e Camera civile picena.
L'obiettivo è valorizzare il merito accademico e incentivare lo studio del diritto del lavoro e della previdenza sociale, mantenendo vivo il ricordo di una professionista che ha lasciato un segno nel panorama giuridico.
Daniela Carbone, giuslavorista di grande competenza e passione civile, era stata allieva della Scuola di specializzazione in Diritto sindacale, del lavoro e della previdenza dell'Università di Macerata. Laureata con lode alla Sapienza, aveva firmato numerosi contributi scientifici ed era stata coautrice del volume "Ordinamento previdenziale dell'Avvocatura" (2021). Nel corso della sua carriera aveva ricoperto anche gli incarichi di consigliera dell'Ordine degli avvocati di Ascoli Piceno e di segretaria generale aggiunta del Centro Studi nazionale in diritto del lavoro "Domenico Napoletano".
Il premio intende quindi ricordarne non soltanto il percorso professionale e scientifico, ma anche l'impegno umano e civile, offrendo alle nuove generazioni di giuristi un esempio di dedizione allo studio e alla professione.
Il convegno potrà essere seguito anche da remoto. Ulteriori informazioni e dettagli sull'evento sono disponibili sul sito del Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Macerata, all'indirizzo www.giurisprudenza.unimc.it.
MACERATA - Un viaggio alla scoperta del Messico, lontano dalle immagini convenzionali e dagli stereotipi, attraverso uno sguardo personale, ironico e curioso. È quello proposto da Margherita Reali nel suo libro «Scettico Messico», al centro dell'incontro in programma venerdì 6 novembre, alle ore 17, nella Sala Castiglioni della Biblioteca comunale Mozzi Borgetti di Macerata.
A conversare con l'autrice sarà Rodolfo Mogetta, in un appuntamento che offrirà al pubblico l'occasione di entrare nelle pagine del libro e approfondire la genesi di un racconto capace di intrecciare esperienze di viaggio, osservazioni e riflessioni.
Con uno stile originale e mai convenzionale, Reali accompagna il lettore alla scoperta di un Messico complesso e ricco di contraddizioni, restituendone le peculiarità attraverso incontri, situazioni e dettagli che sfuggono alle rappresentazioni più comuni. Non una semplice descrizione dei luoghi visitati, ma un percorso fatto di curiosità, ironia e capacità di osservazione.
Il viaggio diventa così molto più di uno spostamento geografico: è un'occasione per mettersi in discussione, superare i propri pregiudizi e guardare il mondo da prospettive differenti. Un'esperienza che, attraverso il confronto con culture e realtà lontane, invita anche a riflettere sul nostro modo di osservare gli altri.
L'appuntamento alla Mozzi Borgetti sarà dunque un'occasione per conoscere da vicino Margherita Reali e il suo lavoro, ripercorrendo le esperienze e le suggestioni che hanno dato vita a «Scettico Messico». Un pomeriggio dedicato alla letteratura di viaggio e al piacere della scoperta, nel segno della curiosità e dell'incontro tra culture.
Camerino torna al centro del dibattito storico e culturale con il 61° Convegno del Centro Studi Storici Maceratesi, in programma sabato 7 e domenica 8 novembre all'Auditorium della Musica. Il tema scelto per questa edizione è particolarmente suggestivo: “Non più Umbria, non sempre Marche: l’evanescente confine tra due regioni. Legami religiosi, politici, economici, culturali”.
Un titolo che riprende un'espressione di Ugo Betti e che richiama la particolare identità di un territorio come quello camerte, marchigiano per collocazione geografica, ma profondamente legato all'Umbria per vicende storiche, relazioni culturali e rapporti economici e religiosi.
Il convegno, organizzato dal Centro Studi Storici Maceratesi con il sostegno del Comune di Camerino e in collaborazione con l'Università degli Studi di Camerino, si propone di approfondire da diverse prospettive le relazioni sviluppatesi nel corso dei secoli lungo il crinale appenninico umbro-marchigiano.
L'appuntamento assume un significato particolare anche perché si svolge nell'anno del decimo anniversario del terremoto del 2016. Una scelta che rinnova il legame tra il Centro Studi e Camerino, città che aveva già ospitato due convegni dell'associazione nel 1967 e nel 1982.
L'iniziativa gode inoltre del patrocinio dell'Accademia Fulginia di Foligno e della sezione camerte dell'Archeoclub d'Italia.
Saranno diciotto i relatori che si alterneranno nel corso delle due giornate, affrontando argomenti che spaziano dalla geologia all'archeologia, dalla storia religiosa a quella economica, fino agli approfondimenti artistici e letterari.
Un percorso multidisciplinare che attraverserà le diverse epoche storiche, soffermandosi sulle caratteristiche ambientali dell'Appennino, sulle vicende del territorio camerte e sui rapporti che nel corso dei secoli si sono sviluppati con l'Umbria.
Tra gli interventi è prevista anche una relazione del professor Piero Farabollini dedicata alla storia dei terremoti dell'Appennino centrale, tema particolarmente significativo per una città come Camerino, che ancora oggi porta i segni del sisma del 2016.
I lavori prenderanno il via sabato 7 novembre alle 9.30 con l'introduzione del presidente del Centro Studi Storici Maceratesi, professor Alberto Meriggi, seguita dai saluti delle autorità.
A seguire è prevista la prolusione del professor Pier Luigi Falaschi, figura di riferimento per la cultura e la ricerca storica camerte, con un'attività scientifica che ha superato da tempo i confini regionali.
Per cinquant'anni docente di Storia del Diritto Italiano all'Università di Camerino, Falaschi ha dedicato i suoi studi alla storia dell'Ateneo e alle istituzioni cittadine della città ducale. È stato inoltre socio e dirigente di importanti istituzioni culturali marchigiane, tra cui la Deputazione di Storia patria per le Marche e lo stesso Centro Studi Storici Maceratesi, del quale ha ricoperto anche il ruolo di vicepresidente.
Il convegno si concluderà nella mattinata di domenica 8 novembre. Durante le due giornate la segreteria sarà a disposizione dei partecipanti per nuove adesioni, rinnovi delle iscrizioni e distribuzione dei volumi pubblicati dal Centro Studi.
Un appuntamento che mette al centro la storia e l'identità di un territorio di confine, dove le appartenenze regionali si intrecciano e si arricchiscono reciprocamente, restituendo un quadro complesso delle relazioni tra Marche e Umbria.
Una mostra che mette in primo piano i materiali recuperati dalla spiaggia. L’ 8 novembre alle 11:45 il Municipio di Torre San Patrizio accoglie l’arte di Mirko Amaolo, artista originario del borgo fermano, in un evento di grande suggestione.
Un’esposizione che rimarrà aperta alla cittadinanza fino al 31 dicembre e che permetterà, a quelli che solitamente vengono considerati materiali di scarto, di essere i protagonisti di opere d'arte.
Frammenti plastici, materiali abbandonati e legni erosi dal mare che prenderanno nuova vita e racconteranno storie di fragilità umana, di incertezza e di rinascita. Una rinascita anche per l’arte stessa, che lascia gli spazi tradizionali per incontrare direttamente i cittadini nei luoghi del Municipio.
Un progetto che rappresenta un tributo sentito al suo paese di origine e la volontà di accompagnare gli spettatori a guardare gli oggetti in maniera diversa, attribuendo loro un valore che va oltre il semplice primo impatto. Un percorso di riscoperta della dignità nascosta.
È stato fissato per domenica 15 novembre l'appuntamento con Nicola Porro nell'ambito di Kontempora 2026. L'incontro, inizialmente previsto a settembre e successivamente rinviato, è stato riprogrammato alle 17:30 all'Accademia della Musica "Franco Corelli" – Andrea Bocelli Foundation, a San Paolo di Camerino.
Il giornalista, conduttore televisivo e saggista sarà protagonista dell'incontro dal titolo "Il presente senza filtri", dedicato ai temi della politica, dell'economia e della società in un'epoca caratterizzata da verità contrapposte e visioni differenti della realtà.
L'iniziativa rientra nel programma di Kontempora 2026, il progetto che promuove occasioni di confronto e dialogo sui principali temi dell'attualità, attraverso la partecipazione di voci e punti di vista differenti, con l'obiettivo di stimolare la riflessione e il coinvolgimento del pubblico.
L'appuntamento è a ingresso libero, ma i posti disponibili sono limitati. Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare i numeri 345/8855294 e 0737/632534. L'incontro si terrà all'Accademia della Musica "Franco Corelli" – Andrea Bocelli Foundation, in via E. Savonanzi, a San Paolo di Camerino, con inizio alle ore 17:30.
A dieci anni dal terremoto del 30 ottobre 2016, San Severino Marche torna al centro del racconto internazionale sul sisma. La rivista National Geographic ha dedicato uno speciale alla ricostruzione dell'Appennino umbro-marchigiano, con un reportage dal titolo "Terremoto umbro-marchigiano: dieci anni dopo, la ricostruzione è ancora in corso".
Il servizio, pubblicato sul sito italiano della rivista e corredato dalle fotografie del settempedano Claudio Scarponi, ripercorre lo stato dei cantieri e le ferite ancora aperte nei territori colpiti dal terremoto. Tra le immagini scelte per documentare le conseguenze del sisma e il lungo percorso di ripartenza c'è anche uno scatto dell'interno del palasport comunale Albino Ciarapica di viale Mazzini, a San Severino Marche.
Il palasport che accolse 180 sfollati
La fotografia riporta alla memoria i giorni più difficili dell'emergenza, quando la struttura sportiva fu trasformata in uno dei principali centri di accoglienza allestiti dal Comune. Il palasport mise a disposizione 180 posti letto per gli sfollati, offrendo un primo riparo alle persone costrette a lasciare le proprie abitazioni dopo le scosse.
L'accoglienza a San Severino non si limitò al palasport. Altri centri furono attivati nelle palestre dell'Istituto comprensivo "P. Tacchi Venturi" e del plesso scolastico di Cesolo, oltre che in una struttura modulare installata nei pressi della chiesa della frazione.
Una rete di spazi e interventi che testimoniò la risposta della comunità settempedana nelle ore e nei giorni più complessi, quando fu necessario trovare rapidamente una sistemazione per le persone rimaste senza casa.
La ricostruzione ancora in corso
Il reportage di National Geographic riporta l'attenzione su un territorio che, a distanza di dieci anni dal terremoto, continua a fare i conti con la ricostruzione. Le immagini di Scarponi raccontano non soltanto i segni lasciati dalle scosse e l'avanzamento dei lavori, ma anche la memoria di quanto accadde e la capacità delle comunità locali di affrontare l'emergenza.
Per San Severino Marche, la presenza del palasport Albino Ciarapica tra gli scatti pubblicati rappresenta anche l'occasione per ricordare la solidarietà e l'organizzazione messe in campo per assistere gli sfollati. Un frammento della storia del terremoto che torna oggi sotto i riflettori, mentre il percorso di ricostruzione dell'Appennino umbro-marchigiano non è ancora concluso.
Il reportage completo è disponibile sul sito di National Geographic a questo link: Terremoto umbro-marchigiano: dieci anni dopo, la ricostruzione è ancora in corso.
Cento anni di ricordi, esperienze e legami familiari. Celestino Morosi ha raggiunto lo straordinario traguardo del secolo di vita e ha festeggiato il compleanno nella casa di riposo di Castelraimondo, dove è attualmente ospite, circondato dall'affetto dei figli Simonetta e Aurelio, dei nipoti e dei suoi cari.
Originario di Castelraimondo, Morosi ha trascorso gran parte della propria vita a Matelica, mantenendo il legame con il territorio d'origine. La ricorrenza è stata l'occasione per riunire la famiglia e celebrare un percorso lungo un secolo, caratterizzato da tante esperienze e dagli affetti costruiti nel tempo.
Alla festa ha partecipato anche Barbara Cacciolari, assessore del comune di Matelica, che ha portato al centenario gli auguri e i saluti del sindaco Denis Cingolani. Gli auguri sono arrivati anche dall'amministrazione comunale di Castelraimondo. Il sindaco Patrizio Leonelli e l'assessore Ilenia Cittadini hanno rivolto a Celestino un messaggio di affetto: "Raggiungere i cento anni è un traguardo davvero speciale, che porta con sé una vita intera di ricordi, esperienze e affetti. A Celestino rivolgiamo i nostri più affettuosi auguri e l'abbraccio di tutta Castelraimondo".
Gli amministratori hanno sottolineato anche il valore della festa organizzata nella struttura cittadina: "Siamo felici che questo compleanno sia stato festeggiato nella nostra Casa di riposo, circondato dall'affetto della sua famiglia e delle persone che ogni giorno se ne prendono cura. A Celestino auguriamo serenità e ancora tanti momenti belli da condividere". Un ringraziamento è stato infine rivolto alla Casa di riposo di Castelraimondo per aver accolto e celebrato questo importante traguardo, rendendo speciale il compleanno del centenario.
Le guerre non lasciano soltanto vittime, città distrutte e patrimoni culturali perduti, ma provocano anche conseguenze profonde sull'ambiente, con effetti che possono protrarsi per decenni. È stato questo il tema al centro dell'incontro organizzato dal Rotary Club Tolentino, presieduto da Annarita Ortolani, al ristorante Chiaroscuro di Belforte del Chienti.
La serata, dedicata al rapporto tra "Guerra e cambiamento climatico. Vite umane, città distrutte, patrimonio culturale perduto e conseguenze sull'ambiente", ha visto come relatore Gianni Corvatta, già dirigente chimico e direttore del Dipartimento provinciale Arpam di Macerata, docente e autore di diverse pubblicazioni scientifiche in campo ambientale.
Nel corso del suo intervento, Corvatta ha approfondito il legame, spesso poco conosciuto, tra conflitti armati e inquinamento, evidenziando come le operazioni militari possano compromettere la qualità del suolo, delle risorse idriche e dell'aria. "Le guerre producono inquinamento del suolo, dell'acqua e dell'aria", ha sottolineato il relatore, ricordando anche le difficoltà legate alla conoscenza di questi fenomeni, in parte dovute ai segreti che circondano gli armamenti e le attività militari.
Prima di entrare nel merito dell'impatto ambientale dei conflitti, l'incontro ha offerto un approfondimento sui principali concetti legati alla crisi climatica, distinguendo tra cambiamento climatico, riscaldamento globale e variabilità naturale del clima. Quest'ultima, influenzata da fenomeni come l'attività solare e le eruzioni vulcaniche, si differenzia dai cambiamenti provocati dalle attività umane, che si aggiungono alle dinamiche naturali.
Un passaggio è stato dedicato alle conseguenze dell'utilizzo dei combustibili fossili, a partire dalla rivoluzione industriale, che ha determinato un progressivo aumento dei gas serra e uno squilibrio nel ciclo naturale del carbonio.
Attraverso dati, grafici scientifici e riferimenti agli scenari internazionali, Corvatta ha ripercorso l'andamento delle emissioni globali, soffermandosi sulle responsabilità dei principali Paesi e sugli accordi internazionali sottoscritti per contrastare il fenomeno: dal Protocollo di Kyoto all'Accordo di Parigi, fino agli obiettivi fissati dall'Agenda 2030.
Un quadro che evidenzia come, nonostante gli impegni assunti dalla comunità internazionale, il contenimento del riscaldamento globale resti una sfida ancora aperta. In questo scenario, i conflitti armati rappresentano un ulteriore fattore di pressione sugli ecosistemi, aggravando problematiche ambientali già complesse e lasciando conseguenze che possono interessare territori e popolazioni anche molto tempo dopo la fine delle ostilità.
Un aiuto concreto alle famiglie che sostengono le spese per l'assistenza di un proprio caro ospite di una struttura residenziale. Anche l'Ambito Territoriale Sociale 16 – Unione Montana dei Monti Azzurri, presieduto da Giampiero Feliciotti, ha aperto le domande per accedere ai contributi economici previsti dal progetto Multileva della Regione Marche. L'intervento prevede 250 euro mensili, fino a un massimo di 3.000 euro per il 2026, per alleggerire i costi delle rette di strutture sociali e sociosanitarie che accolgono anziani, persone con disabilità e persone con problemi di salute mentale.
Le domande possono essere presentate fino al 16 novembre 2026 e le misure di sostegno si articolano in due distinti interventi, rivolti a differenti categorie di beneficiari.
Il primo, denominato "Donne in equilibrio: tempi di vita, di cura e di lavoro" (Multileva 3.1), è riservato alle donne residenti nei Comuni dell'ATS 16, maggiorenni e fino a 67 anni, che contribuiscono al pagamento della retta di un familiare ospite di una struttura residenziale. Possono accedere al beneficio sia le donne occupate, con diverse tipologie contrattuali, sia quelle disoccupate, inoccupate o inattive. Sono invece escluse le pensionate. L'obiettivo è alleggerire il carico economico e assistenziale, favorendo la conciliazione tra responsabilità familiari e attività lavorativa.
La seconda misura (Multileva 3.2) estende il sostegno ai familiari maggiorenni che contribuiscono al pagamento della retta e, in determinati casi, direttamente alle persone ospitate nelle strutture che sostengono autonomamente il costo dell'assistenza, senza ricevere un contributo economico dai familiari.
Per entrambe le misure è previsto un limite ISEE di 25mila euro: ordinario per il familiare richiedente e sociosanitario residenziale per la persona ospite della struttura. Sono inoltre richiesti specifici requisiti relativi alla residenza, al rapporto di parentela o affinità e alle caratteristiche della struttura. Per ciascun ospite può essere riconosciuto un solo contributo, senza possibilità di cumulare le due misure o altri sostegni pubblici destinati alla stessa quota della retta.
I moduli e gli avvisi completi sono disponibili sui siti www.ats16.it e www.unione.montiazzurri.it. Per informazioni e chiarimenti è possibile contattare l'Ufficio Servizi Sociali dell'ATS 16 al numero 0733/656336. L'assegnazione dei contributi avverrà dopo la verifica dei requisiti e la formazione delle graduatorie regionali, sulla base dei valori ISEE e fino all'esaurimento delle risorse disponibili.