Era stata allevata fin da piccola, abituata a volare libera nei dintorni di casa per poi tornare, docile, tra le braccia della sua padrona. Si chiamava "Morla", un esemplare femmina di corvo imperiale (Corvus corax), diventata una compagna inseparabile per una giovane di Caldarola.
Il 6 settembre, giorno della preapertura della stagione venatoria, la sua vita è stata spezzata da un colpo di fucile esploso da un cacciatore. La ragazza aveva portato "Morla", come faceva abitualmente, per la consueta passeggiata nei dintorni dell'abitazione: un'abitudine ormai consolidata, che prevedeva per il corvo la libertà di volare per poi fare ritorno da lei. Quella domenica, però, durante quella che doveva essere una normale uscita, la giovane ha sentito distintamente uno sparo. È andata immediatamente alla ricerca dell'animale e lo ha trovato a terra, morto, colpito da un proiettile di fucile.
Sul posto era ancora presente il cacciatore che aveva esploso il colpo: secondo quanto da lui dichiarato, avrebbe pensato che l'animale fosse una cornacchia. Una giustificazione che, tuttavia, non elimina gli aspetti critici della vicenda, sui quali sono intervenuti nell'immediatezza i Carabinieri della Stazione di Caldarola e, successivamente, per le indagini e i provvedimenti, i Carabinieri Forestali del Nucleo di Camerino. La cornacchia, infatti, non sarebbe stata comunque tra le specie cacciabili nella giornata di preapertura, secondo il calendario venatorio regionale. Inoltre, la ragazza si trovava sulla strada, dove le norme sulla sicurezza dell'attività venatoria impongono precise distanze e condizioni per l'esplosione di colpi d'arma da fuoco.
La giovane, ancora sotto shock per l'accaduto, è riuscita a riprendere con il telefono cellulare il cacciatore mentre si allontanava dal luogo del fatto: una testimonianza raccolta nell'immediatezza degli eventi, che ha permesso di identificare il responsabile. Per la proprietaria non si trattava semplicemente di un animale selvatico: "Morla" era stata cresciuta e addestrata da lei fin da piccola, con un rapporto costruito nel tempo attraverso le quotidiane attività di volo e il ritorno spontaneo dalla sua padrona. La sua morte ha rappresentato quindi un grave dolore personale.
I Carabinieri Forestali del Nucleo di Camerino hanno provveduto a deferire all'autorità giudiziaria il cacciatore, ritenuto responsabile della morte del corvo imperiale, che ora rischia una pena prevista dalla legge tra l'arresto da due a otto mesi o l'ammenda da 774 a 2.065 euro. È inoltre scattato il sequestro del fucile e la sospensione della licenza di caccia e del titolo di detenzione delle armi possedute dall'uomo.
Il corvo imperiale è una specie protetta, inserita nell'allegato III della Convenzione di Berna e tutelata in Italia dalla Legge 157/1992 sulla protezione della fauna selvatica omeoterma. Di conseguenza, la sua detenzione è severamente regolamentata: è legale detenerlo solo se nato in cattività, proveniente da allevamenti autorizzati, munito di apposito anello inamovibile e accompagnato da documentazione che ne attesti la lecita provenienza, nel rispetto delle normative statali e regionali sulla gestione degli animali selvatici. I corvi imperiali sono tra gli uccelli più intelligenti in assoluto: possono imparare comandi simili a quelli di un cane e risolvere problemi complessi. Per essere educato, l'animale deve però essere preso da piccolissimo e abituato fin da subito alla presenza umana.
Quello di "Morla" non è stato l'unico episodio che, nella giornata di preapertura della caccia, ha impegnato i Carabinieri Forestali di Camerino. Gli stessi militari hanno infatti ricevuto e verificato altre segnalazioni da parte di cittadini nel capoluogo di provincia, preoccupati per la presenza di cacciatori nelle vicinanze delle proprie abitazioni. Diverse persone hanno riferito di essere state disturbate dai colpi d'arma da fuoco esplosi fin dalle prime ore dell'alba, manifestando timori legati alla vicinanza delle abitazioni e alla sicurezza. Una giornata che ha visto quindi impegnata la vigilanza dei Carabinieri Forestali nel garantire il delicato equilibrio tra attività venatoria, sicurezza dei cittadini e tutela della fauna.
(corvo e cornacchia)
Era stata allevata fin da piccola, abituata a volare libera nei dintorni di casa per poi tornare, docile, tra le braccia della sua padrona. Si chiamava "Morla", un esemplare femmina di corvo imperiale (Corvus corax), diventata una compagna inseparabile per una giovane di Caldarola.
Il 6 settembre, giorno della preapertura della stagione venatoria, la sua vita è stata spezzata da un colpo di fucile esploso da un cacciatore. La ragazza aveva portato "Morla", come faceva abitualmente, per la consueta passeggiata nei dintorni dell'abitazione: un'abitudine ormai consolidata, che prevedeva per il corvo la libertà di volare per poi fare ritorno da lei. Quella domenica, però, durante quella che doveva essere una normale uscita, la giovane ha sentito distintamente uno sparo. È andata immediatamente alla ricerca dell'animale e lo ha trovato a terra, morto, colpito da un proiettile di fucile.
Sul posto era ancora presente il cacciatore che aveva esploso il colpo: secondo quanto da lui dichiarato, avrebbe pensato che l'animale fosse una cornacchia. Una giustificazione che, tuttavia, non elimina gli aspetti critici della vicenda, sui quali sono intervenuti nell'immediatezza i Carabinieri della Stazione di Caldarola e, successivamente, per le indagini e i provvedimenti, i Carabinieri Forestali del Nucleo di Camerino. La cornacchia, infatti, non sarebbe stata comunque tra le specie cacciabili nella giornata di preapertura, secondo il calendario venatorio regionale. Inoltre, la ragazza si trovava sulla strada, dove le norme sulla sicurezza dell'attività venatoria impongono precise distanze e condizioni per l'esplosione di colpi d'arma da fuoco.
La giovane, ancora sotto shock per l'accaduto, è riuscita a riprendere con il telefono cellulare il cacciatore mentre si allontanava dal luogo del fatto: una testimonianza raccolta nell'immediatezza degli eventi, che ha permesso di identificare il responsabile. Per la proprietaria non si trattava semplicemente di un animale selvatico: "Morla" era stata cresciuta e addestrata da lei fin da piccola, con un rapporto costruito nel tempo attraverso le quotidiane attività di volo e il ritorno spontaneo dalla sua padrona. La sua morte ha rappresentato quindi un grave dolore personale.
I Carabinieri Forestali del Nucleo di Camerino hanno provveduto a deferire all'autorità giudiziaria il cacciatore, ritenuto responsabile della morte del corvo imperiale, che ora rischia una pena prevista dalla legge tra l'arresto da due a otto mesi o l'ammenda da 774 a 2.065 euro. È inoltre scattato il sequestro del fucile e la sospensione della licenza di caccia e del titolo di detenzione delle armi possedute dall'uomo.
Il corvo imperiale è una specie protetta, inserita nell'allegato III della Convenzione di Berna e tutelata in Italia dalla Legge 157/1992 sulla protezione della fauna selvatica omeoterma. Di conseguenza, la sua detenzione è severamente regolamentata: è legale detenerlo solo se nato in cattività, proveniente da allevamenti autorizzati, munito di apposito anello inamovibile e accompagnato da documentazione che ne attesti la lecita provenienza, nel rispetto delle normative statali e regionali sulla gestione degli animali selvatici. I corvi imperiali sono tra gli uccelli più intelligenti in assoluto: possono imparare comandi simili a quelli di un cane e risolvere problemi complessi. Per essere educato, l'animale deve però essere preso da piccolissimo e abituato fin da subito alla presenza umana.
Quello di "Morla" non è stato l'unico episodio che, nella giornata di preapertura della caccia, ha impegnato i Carabinieri Forestali di Camerino. Gli stessi militari hanno infatti ricevuto e verificato altre segnalazioni da parte di cittadini nel capoluogo di provincia, preoccupati per la presenza di cacciatori nelle vicinanze delle proprie abitazioni. Diverse persone hanno riferito di essere state disturbate dai colpi d'arma da fuoco esplosi fin dalle prime ore dell'alba, manifestando timori legati alla vicinanza delle abitazioni e alla sicurezza. Una giornata che ha visto quindi impegnata la vigilanza dei Carabinieri Forestali nel garantire il delicato equilibrio tra attività venatoria, sicurezza dei cittadini e tutela della fauna.
(corvo e cornacchia)
Nelle Marche l'incidenza degli infortuni mortali sul lavoro si mantiene sotto la media nazionale, ma il fenomeno continua a mostrare numeri significativi. È quanto emerge dall'elaborazione dell'Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega Engineering sui dati Inail relativi al primo semestre 2026, aggiornati al 30 giugno e confrontati con lo stesso periodo degli ultimi quattro anni.
Tra gennaio e giugno 2026, nelle Marche l'indice di incidenza degli infortuni mortali, esclusi quelli avvenuti in itinere, si è attestato a 13,8 morti ogni milione di occupati, a fronte di una media nazionale di 14,5. La regione rientra quindi nella cosiddetta zona gialla, quella con un'incidenza inferiore alla media italiana.
Fonte: Mappa creata da Vega osservatorio sicurezza e ambiente
Il dato marchigiano segna un miglioramento rispetto allo stesso periodo del 2025, quando l'incidenza era arrivata a 17,6, mentre nel 2024 era pari a 12,4 e nel 2023 a 14,0. Il valore del 2026 è dunque inferiore a quello dello scorso anno, ma superiore a quello registrato due anni fa.
A livello nazionale, nei primi sei mesi del 2026 sono stati registrati 482 infortuni mortali, contro i 502 dello stesso periodo del 2025. Si tratta di 20 decessi in meno. Di questi, 350 sono avvenuti in occasione di lavoro e 132 durante il tragitto casa-lavoro o lavoro-casa. Nel 2025 erano stati rispettivamente 362 e 140.
Il quadro cambia però se si guardano gli infortuni complessivi. Le denunce presentate all'INAIL nei primi sei mesi del 2026 sono state 315.452, contro le 299.130 dello stesso periodo del 2025: 16.322 in più, pari a un incremento di circa il 5,5%.
A crescere sono sia gli infortuni avvenuti durante l'attività lavorativa, passati da 252.839 a 264.890, sia quelli in itinere, saliti da 46.291 a 50.562.
Il report evidenzia inoltre quali siano i settori maggiormente coinvolti negli infortuni mortali. Nel primo semestre 2026 è il comparto delle costruzioni a registrare il maggior numero di vittime, seguito da trasporto, commercio e attività manifatturiere.
Un altro elemento riguarda l'età dei lavoratori. L'incidenza degli infortuni mortali cresce sensibilmente con l'aumentare dell'età: nel primo semestre 2026 raggiunge 45 vittime ogni milione di occupati tra gli over 65, contro 22,8 nella fascia 55-64 anni. Il dato va letto come indice di incidenza e non come numero assoluto di decessi.
Anche la modalità dell'infortunio presenta differenze significative. Nel quadriennio analizzato gli uomini registrano un'incidenza maggiore di infortuni mortali rispetto alle donne sia durante l'attività lavorativa sia in itinere. Per le denunce complessive, invece, l'incidenza degli infortuni in itinere risulta più elevata tra le donne.
Sul fronte della prevenzione, il Governo ha introdotto nuove misure con il decreto sicurezza sul lavoro, convertito nella legge 198 del 29 dicembre 2025. Il provvedimento interviene su più fronti: dalla formazione e dai controlli al rafforzamento degli organici impegnati nella vigilanza, fino al badge di cantiere e ai sistemi di premialità per le imprese legati all'andamento degli infortuni.
A queste misure si aggiunge, dal 2026, un Fondo da 500mila euro l'anno destinato a sostenere programmi aziendali di screening e prevenzione delle malattie cardiovascolari e oncologiche, oltre all'acquisto di defibrillatori da parte delle imprese. Per il 2026 il Ministero ha previsto rimborsi fino a 2mila euro per gli screening e fino a mille euro per l'acquisto dei DAE.
Il quadro restituito dall'Osservatorio, dunque, è quello di un fenomeno che presenta luci e ombre: le morti sul lavoro diminuiscono rispetto al primo semestre 2025, mentre le denunce complessive di infortunio tornano a crescere in maniera significativa. Le nuove misure sulla prevenzione si inseriscono quindi in un contesto nel quale, accanto alla riduzione degli incidenti mortali, resta alta l'attenzione sul numero complessivo degli infortuni.
Una serata fresca ieri sera allo Sferisterio, forse la prima dopo la lunga estate afosa, ma calda e dolce, creata dalla tanta gente che gremiva la platea, le gradinate e la caratteristica mezza corona dei palchi del monumento simbolo dello spettacolo a Macerata. Sul palco, lungo e largo, un'orchestra di più musicisti guidati dal maestro Luca Colombo e un coro ad accompagnare la performance di poesia cantata di Gianni Morandi, "l'eterno ragazzo" della musica leggera italiana, amato dalle generazioni che sono scivolate via negli ultimi 65 anni. Tante signore, molti signori con i capelli grigi, ma anche tanti giovani tra loro, con il viso stupito nell'ascoltare quell'ultraottantenne che canta con una sua particolare prestazione atletica fatta di contorsioni e corse con il microfono in mano.
Lo Sferisterio non è un teatro, non è un'arena: è un ambiente particolare, unico, costruito nella prima metà dell'800 per praticare un adesso estinto "pallone al bracciale". Negli ultimi decenni è diventato un ambiente inclusivo dove artisti e spettatori si sentono ugualmente protagonisti di un unico spettacolo, sempre coinvolgente sia nelle opere liriche sia nei concerti di musica leggera. Quest'anno il cartellone lirico è stato molto ricco, ancora di più quello dei big della musica leggera, ultima proprio la tappa del tour di Gianni Morandi ieri sera.
Il Gianni nazionale ha esordito con "C'era un ragazzo…" per scaldare subito i cuori, seguita da una riflessione, ispirata al testo della canzone, sul brutto periodo di guerre che stiamo vivendo. A seguire altri classici del suo repertorio, tutti nella nostra memoria e cantati a gran voce anche dal pubblico: "Occhi di ragazza", "Se non avessi più te", "Se perdo te", "Un modo d'amore"… fino all'omaggio al grande amico e complice artistico Lucio Dalla. "Vita", cantata insieme a lui nell'indimenticabile tour di coppia di tanti anni fa, poi due classici dello stesso Dalla: "Futura" e "Piazza Grande". Divertenti i racconti di Gianni sul suo rapporto amico-rivale con un tipo particolare come Lucio Dalla, ed esilaranti le imitazioni, ripetute insieme al pubblico, dei vocalismi inediti dell'amico cantautore bolognese.
Non sono mancate, nello svolgimento del concerto, le performance con il suo coro di tre elementi, due ragazze e un ragazzo: "Grazie perché", "In amore"… Poi altre canzoni dell'immenso repertorio — 608 incise, come lui stesso ha ricordato, dicendo con la sua naturale modestia che alcune sono belle, molte normali, diverse brutte. "Bella signora" ha fatto scatenare il pubblico, e Gianni non si è sottratto all'entusiasmo, andando proprio in mezzo agli spettatori con una particolare attenzione ai disabili presenti in prima fila.
"In ginocchio da te", "La fisarmonica", "Andavo a 100 all'ora", fino all'immancabile "Fatti mandare dalla mamma", per ricordare i bei tempi dei favolosi anni '60.
"Canzoni stonate" è il brano che rappresenta la rinascita di Gianni dopo un periodo "oscuro" della sua carriera. Non poteva mancare l'omaggio all'amico e complice artistico degli ultimi tempi, Jovanotti, autore di alcuni dei suoi ultimi successi come "Allegria", "Apri tutte le porte" e l'ultimissima "Hit Parade". Per finire, la canzone simbolo del suo messaggio umano e di solidarietà per tutti, ma soprattutto per i più deboli del suo immenso pubblico: "Uno su mille".
Che dire? Una serata allegra, piena di bei ricordi e stimolo di buoni sentimenti, attraverso le canzoni dell'"eterno ragazzo". Questa definizione, che spesso ricorre, Gianni Morandi l'ha così commentata ridendo: "Come dice Fiorello: dall'eterno ragazzo all'eterno riposo… è un attimo!"
Il fanclub Morandimania, le "morandine" sempre presenti e sempre in prima fila — alcune venute da molto lontano, una l'ho perfino in casa — soddisfattissime, hanno ritrovato il loro idolo in gran forma.
(Le ultime tre foto sono di Massimo Zanconi)
Ci sono edifici che raccontano una città anche quando sembrano aver smesso di farlo. È il caso di Palazzo Cortesi, nel cuore del centro storico di Macerata, una dimora le cui prime testimonianze documentarie risalgono al 1580 e che oggi, dopo un importante intervento di recupero, è tornata a vivere con una nuova funzione.
Il palazzo ospita oggi Palazzo Cortesi Boutique Hotel, una struttura quattro stelle che ha trasformato gli spazi della dimora in un luogo di accoglienza, mantenendo però il più possibile leggibili le tracce della sua storia. Non una semplice struttura ricettiva, dunque, ma un intervento che restituisce alla città ambienti rimasti per anni nascosti e oggi nuovamente fruibili.
«Questa era una perla incastonata nel centro di Macerata ma nascosta da tanti anni – racconta Sara Longarini di Palazzo Cortesi – e abbiamo deciso di ridargli una vita rendendolo interamente fruibile sia dagli ospiti sia dagli utenti della città o da chi vuole venire soltanto per una giornata senza pernottare».
Il recupero ha interessato l'intero edificio, dall'ultimo piano fino agli spazi al piano terra. Le camere occupano gli ultimi livelli, mentre il piano nobile ospita in parte altre camere e in parte uffici. Al piano terra, affacciato su piazza Cesare Battisti, trovano spazio la reception, il ristorante e la lounge. Al livello inferiore si estende invece un'area benessere di oltre 300 metri quadrati, con spa, sale trattamenti e sala fitness.
È però la storia dell'edificio a rappresentare uno degli elementi più caratterizzanti dell'esperienza. I primi documenti rinvenuti nel palazzo risalgano al 1580 e attestano come l'edificio sia stato legato a famiglie nobili e a una delle tipografie più importanti di Macerata nel periodo dei moti risorgimentali e della Carboneria.
Durante i lavori sono emerse ulteriori tracce di questo passato, che la proprietà ha scelto di conservare anziché cancellare. «In tantissimi ambienti non siamo mai intervenuti sulle pareti – spiega Longarini – abbiamo lasciato i decori, gli affreschi e qualsiasi traccia del passato potesse essere raccontata ancora».
Così gli elementi storici convivono con un progetto contemporaneo fatto di pietra, marmo, legno e arredi su misura, con l'obiettivo dichiarato di unire architettura, design, eleganza e comfort. È la filosofia sintetizzata dallo stesso Palazzo Cortesi: «recuperare il passato per valorizzare il presente, in un continuo divenire».
Ma il rapporto con la città non passa soltanto dalla storia custodita nelle sue stanze. I diversi affacci del palazzo aprono scorci sul centro storico e permettono di osservare Macerata da una prospettiva diversa, più intima e raccolta. Un modo per vivere gli spazi della città e, allo stesso tempo, per riscoprirne angoli e atmosfere.
E la struttura non si esaurisce nell'ospitalità alberghiera. Il ristorante e l'enoteca Cucina & Vino, ospitati nella dimora, puntano sulla tradizione enogastronomica e sugli ingredienti locali, mentre gli spazi dedicati al benessere ampliano l'offerta anche a chi vuole trascorrere qualche ora nel palazzo senza soggiornarvi.
«Dalla mattina fino alla sera abbiamo tantissime opportunità – conclude Longarini – per chi vuole dedicarsi una coccola al ristorante o al bar e per chi vuole rilassarsi o concedersi del fitness qui in centro storico a Macerata».
Il risultato è un palazzo che non è stato semplicemente riportato a nuova vita, ma restituito a una funzione contemporanea senza rinunciare alla propria identità. Gli affreschi, le volte, i mattoni, gli ambienti che si susseguono e gli affacci sul centro diventano così parte di una nuova storia: quella di una dimora cinquecentesca che torna a essere vissuta, non soltanto conservata.
Una donna di 38 anni è stata investita questo pomeriggio a Sforzacosta, mentre stava attraversando la strada insieme a un uomo. L'incidente si è verificato intorno alle 17:30 in via Borgo Sforzacosta, all'altezza del Caffè Dino e Dina.
Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli agenti della polizia locale di Macerata, i due pedoni stavano attraversando la strada quando sono stati travolti da un'auto, condotta da un uomo di 57 anni, che aveva appena svoltato da via Natali.
Ad avere la peggio è stata la donna, soccorsa sul posto dal personale sanitario intervenuto con il 118 e successivamente trasferita all'ospedale di Torrette di Ancona, dove è arrivata intorno alle 19:30 in gravi condizioni.
Anche l'uomo che si trovava con lei è stato colpito dalla vettura. Dopo essere stato soccorso, ha però rifiutato il trasferimento in ospedale. Sul luogo dell'incidente sono intervenuti i sanitari, la polizia e la polizia locale, impegnata anche nella gestione della viabilità. L'investimento ha, infatti, provocato pesanti ripercussioni sul traffico, con code che si sono formate fino alla superstrada.
Per consentire le operazioni di soccorso e limitare ulteriori rallentamenti, la polizia locale ha deviato i mezzi in direzione di Piediripa. Restano in corso gli accertamenti per ricostruire con precisione la dinamica dell'incidente.
La chiusura delle gallerie di Pioraco sulla SS 361 Septempedana è destinata a proseguire fino alla fine di ottobre e i sindaci di Pioraco, Sefro e Fiuminata alzano il livello della protesta. Matteo Cicconi, Pietro Tapanelli e Vincenzo Felicioli contestano le modalità con cui Anas sta gestendo i lavori e chiedono che venga garantito il transito continuativo sulla strada, annunciando, in caso contrario, il ricorso alle sedi giudiziarie competenti.
Il provvedimento, inizialmente previsto per il periodo dal 14 al 25 settembre, era stato disposto per consentire il completamento dei lavori di unione tra le gallerie "Scoglio del Paradiso" e "della Cartiera". La nuova proroga porta invece le limitazioni fino alla fine di ottobre, prolungando ulteriormente i disagi per le comunità dell'Alta Valle del Potenza.
Secondo i tre sindaci, la decisione sarebbe stata comunicata senza un preventivo confronto istituzionale. La vicenda, ricordano, affonda le proprie radici nel distacco roccioso dell'autunno 2021, quando alcuni massi caddero sulla carreggiata colpendo un'automobile. Da allora, quello che avrebbe dovuto essere un intervento risolutivo si è protratto nel tempo tra ritardi nell'acquisizione dei casseri, periodi di stallo dei cantieri e successive proroghe delle scadenze.
La chiusura notturna della strada rappresenta un problema particolarmente rilevante per il territorio. La SS 361 è infatti il principale collegamento della vallata e l'unico accesso stradale diretto a Pioraco, oltre a costituire un collegamento fondamentale per Sefro e Fiuminata. Le limitazioni alla circolazione nelle ore notturne incidono, secondo i primi cittadini, sui turni serali e notturni degli addetti alle attività industriali del polo cartario, sul rientro delle famiglie e sulla mobilità quotidiana dei residenti, costretti a ricorrere a percorsi alternativi.
A guidare la protesta è il sindaco di Pioraco Matteo Cicconi, che contesta soprattutto l'ulteriore allungamento dei tempi: "Siamo stanchi di subire la totale indifferenza per le comunità montane. Avevamo concordato due settimane di sacrificio dal 14 al 25 settembre per chiudere una partita aperta nel novembre 2021. Apprendere solo per vie traverse che la chiusura notturna slitterà fino a fine ottobre costituisce un insulto al nostro senso civico e alla lealtà istituzionale".
Cicconi ribadisce quindi la necessità di una soluzione che permetta di mantenere aperta la strada: "La SS 361 non è un cantiere sperimentale abbandonato a sé stesso: è l'unica via d'accesso a Pioraco. Non accetteremo più rinvii, né chiusure di nessun tipo, né di giorno né di notte. Non lasceremo i nostri borghi ostaggio di un cantiere eterno".
Dura anche la posizione del sindaco di Fiuminata Vincenzo Felicioli, che parla di una situazione legata a una programmazione che, a suo giudizio, non sarebbe stata adeguata: "Abbiamo dimostrato comprensione negli anni scorsi, riconoscendo che i lavori di consolidamento fossero necessari dopo l'evento franoso del 2021. Oggi però siamo di fronte a una totale incapacità di programmazione".
Il primo cittadino di Fiuminata contesta anche le modalità di comunicazione delle decisioni: "Dilatare i tempi all'infinito e farlo comunicando le decisioni all'ultimo minuto significa paralizzare l'intera economia locale". Da qui la richiesta ad Anas di intervenire per garantire la continuità della circolazione: "L'Alta Valle del Potenza non è una periferia dimenticata: o si adotta all'istante un modello operativo che mantenga aperta la carreggiata senza alcuna interruzione, oppure chiameremo la magistratura a fare piena luce su ritardi, varianti e responsabilità contrattuali".
Il sindaco di Sefro Pietro Tapanelli parla invece di "pazienza finita", dopo anni di modifiche ai cronoprogrammi e periodi di stallo. "Non è ammissibile che per collegare due gallerie e mettere in sicurezza poche decine di metri si impieghino anni di transito a singhiozzo e si chieda ancora di chiudere la strada", afferma.
Tapanelli chiede quindi la revoca immediata dei blocchi alla circolazione notturna e soluzioni tecniche compatibili con il transito continuo. "Il diritto alla mobilità non si svende. Il comportamento dei vertici di Anas è ingiustificabile sotto il profilo tecnico e amministrativo", sostiene il sindaco, annunciando anche possibili iniziative legali: "In caso contrario, affiancheremo la protesta civile con ogni azione legale consentita dalla legge: presenteremo un esposto per interruzione di pubblico servizio e chiederemo il risarcimento dei danni arrecati ai nostri territori".
I tre sindaci chiedono infine la convocazione immediata di un tavolo di crisi in Prefettura, alla presenza dei dirigenti regionali e nazionali di Anas. La richiesta è quella di ottenere garanzie formali sul mantenimento del transito e sulla conclusione definitiva dei lavori. "Nessuna nuova proroga sarà accettata", ribadiscono i primi cittadini, avvertendo che, in assenza di risposte, la vertenza approderà nelle aule giudiziarie competenti.
È morta ieri sera, dopo un giorno e mezzo di agonia, una donna di 84 anni che da anni viveva a Fiastra e che da tempo soffriva di depressione.
Il dramma si è consumato lunedì, poco prima delle 13, in una zona isolata di campagna, dove l'anziana ha compiuto un gesto estremo contro se stessa. A dare l'allarme è stato un agricoltore che si trovava nelle vicinanze e che, avendo sentito le urla della donna, ha immediatamente richiesto soccorso.
Sul posto sono intervenuti tempestivamente i sanitari del 118 e i carabinieri. Le condizioni dell'84enne sono apparse fin da subito gravissime: dopo le prime cure, la donna è stata trasportata all'ospedale di Torrette e successivamente trasferita in elicottero al Centro ustioni di Pisa, struttura specializzata nella cura dei casi più critici.
Nonostante l'impegno dei sanitari e i tentativi di salvarle la vita, l'anziana è morta ieri sera: il suo cuore ha smesso di battere a circa un giorno e mezzo di distanza dal drammatico gesto.
È finito in carcere un 56enne residente a Civitanova Marche, nei cui confronti il Tribunale di Macerata ha disposto l’aggravamento della misura cautelare dopo una serie di violazioni delle prescrizioni legate al braccialetto elettronico. L’uomo era sottoposto, dalla fine di agosto, al divieto di avvicinamento alla madre, persona offesa, con l’applicazione del dispositivo.
Nel corso delle settimane successive, però, avrebbe più volte violato le prescrizioni, rendendosi irreperibile e sottraendosi ai controlli della polizia di Stato. In una delle circostanze contestate, dopo essere stato informato che la batteria del dispositivo era scarica, si sarebbe rifiutato di metterlo in carica, arrivando a dire agli operatori: "Io non sto alle vostre dipendenze. Venitemi ad arrestare".
Durante la notte l'uomo si era poi reso irreperibile. Il mattino seguente avrebbe riferito di aver lasciato il dispositivo mobile collegato al sistema di controllo all'interno di un night club di un comune limitrofo, dove lo aveva lasciato in carica, impedendo di fatto il monitoraggio della sua posizione.
Nonostante un successivo richiamo formale del Tribunale al rispetto delle prescrizioni e all'obbligo di mantenere la costante reperibilità telefonica, il 56enne avrebbe nuovamente spento il cellulare, risultando irreperibile. Gli accertamenti condotti dagli investigatori del Commissariato di pubblica sicurezza di Civitanova Marche hanno inoltre evidenziato che l'unità mobile risultava scarica e non più sincronizzata con il braccialetto elettronico.
La situazione aveva reso necessario anche rafforzare la vigilanza presso l'abitazione della madre, ultraottantenne, per garantirne la sicurezza. Alla luce delle reiterate violazioni e dell'impossibilità di assicurare il controllo attraverso il dispositivo elettronico, il Tribunale di Macerata ha disposto la sostituzione della misura dell'allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento con la custodia cautelare in carcere.
Il provvedimento è stato eseguito nella serata di ieri dagli agenti dell'Ufficio anticrimine del Commissariato di Civitanova Marche. Il 56enne è stato accompagnato nella casa circondariale di Montacuto, dove è stato posto a disposizione dell'autorità giudiziaria.
Il Pil si discute, le bollette si pagano. E il giorno dopo la polemica di Giorgia Meloni con l'Istat sulle stime della crescita, arriva dalle Marche un numero che porta la discussione sui problemi strutturali dell'economia italiana molto più vicino alla realtà quotidiana delle imprese: 103 milioni di euro.
Ieri sera, ospite di Porta a Porta, la presidente del Consiglio ha contestato le revisioni delle stime Istat sulla crescita, chiedendosi se «Istat sottostima gli italiani o il governo». Ma nel corso dell'intervista ha parlato anche di altro: secondo Meloni, l'Italia non cresce come dovrebbe per ragioni «prevalentemente di carattere strutturale». Tra queste ha indicato la bassa produttività, legata anche alla particolare composizione del tessuto produttivo italiano, fatto di moltissime micro e piccole imprese, oltre alla necessità di maggiori investimenti in innovazione e capitale umano.
E quanto pesa questa struttura nell'economia italiana? Tantissimo. Secondo i dati raccolti da Confartigianato, le micro e piccole imprese, quelle fino a 49 addetti, sono 4,68 milioni e rappresentano il 99,3% delle imprese attive. Gli occupati sono oltre 11,59 milioni, pari al 62,2% degli occupati nelle imprese attive.
Insomma, non si tratta di una componente marginale del sistema produttivo: è praticamente l'intero tessuto imprenditoriale italiano. Ed è proprio qui che il discorso sulla crescita si incrocia con quello sui costi.
Secondo l'analisi dell'Ufficio Studi di Confartigianato, le micro e piccole imprese marchigiane sostengono un extracosto energetico di 103 milioni di euro rispetto alla media europea.
Per la provincia di Macerata, il conto è di 22 milioni di euro, pari allo 0,22% del Pil provinciale. Una cifra che colloca Macerata, a pari merito con Pesaro-Urbino, subito dietro Ancona, che raggiunge i 33 milioni. Ascoli Piceno è a 15 milioni, Fermo a 11.
E qui il collegamento con la discussione sulla crescita diventa meno astratto. Se le micro e piccole imprese rappresentano il 99,3% delle imprese attive e oltre il 60% dell'occupazione nelle imprese, i costi che gravano su questo sistema non sono un dettaglio. L'energia è uno di questi.
In Italia le piccole imprese pagano mediamente 25,99 centesimi di euro per kWh, contro i 22,04 centesimi della media europea: il divario è del 17,9%. A pesare è anche la componente fiscale e parafiscale della bolletta, che secondo Confartigianato è superiore del 47,4% rispetto alla media Ue.
E il momento non sembra particolarmente favorevole per chi sperava in un alleggerimento. A settembre, fino al 22 del mese, il prezzo del gas sul mercato italiano è aumentato del 24,1% rispetto alla media di agosto, mentre il prezzo all'ingrosso dell'elettricità, il PUN, è salito del 17,3%.
C'è poi l'altro lato della questione, quello della produttività. L'OCSE, nel suo rapporto sull'Italia 2026, sottolinea che le imprese più piccole sono mediamente meno produttive di quelle più grandi e che il divario italiano è più ampio rispetto ad altre grandi economie europee. Tra i fattori indicati ci sono le minori economie di scala, livelli più bassi di investimento e innovazione e maggiori difficoltà nell'attrarre personale qualificato.
Così la discussione sul Pil e sulle stime di crescita si può anche fare sui decimali. Ma per le imprese che compongono quasi tutto il tessuto produttivo italiano, la crescita passa anche da questioni molto meno teoriche: quanto costa produrre, quanto costa l'energia e quanto rimane da investire.
A Macerata, secondo la stima di Confartigianato, solo il primo di questi conti vale già 22 milioni di euro.
Sono in corso, e termineranno oggi, i lavori di demolizione di una struttura in cemento situata all'interno del Porto di Civitanova Marche, nei pressi dei cantieri portuali. L'edificio, in origine destinato alla raccolta differenziata a servizio degli operatori portuali, era diventato negli anni una vera e propria discarica a cielo aperto, a causa del mancato rispetto delle modalità di conferimento da parte di chi vi si serviva. Una situazione che aveva trasformato progressivamente l'area in una grave criticità sotto il profilo del decoro, dell'ambiente, della sicurezza e dei costi per la collettività.
L'intervento risolutivo arriva al termine di un percorso di incontri operativi che hanno coinvolto l'assessore all'Ambiente Giuseppe Cognigni, l'assessore con delega al Porto Roberto Pantella, il funzionario del Demanio Paolo Raganini, insieme alle aziende che operano nell'area portuale. "Con questo intervento chiudiamo una pagina di degrado e restituiamo decoro, sicurezza e dignità a un'area situata all'interno del Porto", dichiara il Sindaco Fabrizio Ciarapica, che ringrazia gli assessori Cognigni e Pantella, il Demanio e le società portuali per aver affrontato la criticità, trasformando quello che definisce un costo insostenibile e un grave problema di sicurezza e decoro in un'opportunità di civiltà e rispetto per il territorio.
I numeri raccontano bene la gravità della situazione: l'area produceva dai 50 ai 60 quintali al mese di rifiuti indifferenziati di ogni genere, con un costo per le casse pubbliche di circa 90 mila euro all'anno solo per il trasporto e lo smaltimento fuori provincia. A questo si sommavano gravi criticità legate alla sicurezza, tra cui la presenza sul posto di materiali pericolosi come bombole di gas. Con l'abbattimento della struttura il problema viene ora risolto alla radice, e d'ora in avanti la gestione della raccolta differenziata all'interno del porto avverrà in modo regolare e controllato, affidata direttamente alle aziende preposte.
"Mettere fine a questa situazione era un atto dovuto nei confronti della città e dei cittadini", dichiara l'assessore Giuseppe Cognigni, che ricorda come il sito generasse decine di quintali al mese di rifiuti indifferenziati, con un esborso per la collettività di circa 90 mila euro annui per lo smaltimento fuori provincia. Oltre al danno economico e ambientale, sottolinea l'assessore, c'erano evidenti e impellenti problemi di sicurezza: l'area torna ora libera e, da questo momento in avanti, la gestione della differenziata avverrà in modo ordinato e sicuro attraverso le ditte preposte.
Il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, ha espresso pieno sostegno alla misura annunciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni sull'introduzione di un tetto al numero di alunni stranieri per classe.
"Voglio fare un plauso alla presidente Meloni e al governo, perché questo è un tema molto sentito che aspettava una risposta da tanto tempo", ha dichiarato Acquaroli, spiegando di aver raccolto negli anni le testimonianze di numerosi insegnanti in difficoltà nel gestire classi con un'alta concentrazione di studenti stranieri.
Il tema ha aperto un fronte di tensione all'interno del centrodestra marchigiano dopo le critiche mosse ieri da Daniele Silvetti, sindaco di Ancona (Forza Italia) e vicepresidente vicario dell'Anci, secondo cui le scuole avrebbero bisogno di "integrazione vera, autentica, e non di numeri".
Interpellato sul punto, Acquaroli ha preso le distanze dalla posizione del collega di partito: "Quella è la posizione personale di Silvetti e non c'entra niente con la posizione del centrodestra, che è compatta sul tema".
Il governatore ha poi ribadito la sua lettura della misura, sottolineando che introduce un riferimento amministrativo su una questione già molto sentita nelle scuole. Ha infine chiarito che, a suo avviso, il tema dell'integrazione resta distinto dalla capacità didattica dei docenti: "Credo che l'integrazione sia un fenomeno che non abbia nulla a che vedere con la capacità di insegnare bene nelle nostre scuole".
Ci sono annunci politici che arrivano con il fragore della novità e poi, andando a scavare appena sotto la superficie, si scopre che la novità era già lì. Magari da qualche anno. A volte da qualche decennio.
È un po' quello che sta succedendo in questi giorni con Giorgia Meloni, il tetto agli studenti stranieri nelle classi e il divieto di burqa e niqab a scuola.
La premier, alla festa di Gioventù Nazionale, ha annunciato che in Consiglio dei ministri arriverà un provvedimento per introdurre per legge un numero massimo di studenti stranieri per classe e per vietare a scuola burqa e hijab, parlando anche dell'obbligo per i genitori degli studenti stranieri con gravi problemi di inserimento scolastico di imparare l'italiano.
Un annuncio bello carico. Poi, però, arrivano le carte.
Il famoso 30 per cento degli stranieri in classe esiste già dal 2010. Non è una scoperta dell'altro ieri e nemmeno un'idea partorita nelle stanze di Palazzo Chigi dopo il caldo dell'estate. È scritto nella circolare ministeriale n. 2 dell'8 gennaio 2010, che fissava proprio quel limite come criterio ordinario per la composizione delle classi. Lo scriveva allora lo stesso Ministero dell'Istruzione, nero su bianco.
Certo, una circolare non è una legge. Ed è proprio questo l’argomento del governo: secondo il ministro Giuseppe Valditara, il limite non è stato applicato efficacemente e ora serve una norma con forza di legge. Anche i presidi hanno ricordato che una circolare non ha valore cogente e che il problema, soprattutto nelle scuole di quartiere, è come applicare concretamente il tetto.
Ma il punto resta: il 30 per cento non nasce oggi.
E nelle Marche il tema non è affatto astratto. Secondo i dati dell’Ufficio scolastico regionale per il 2026/27, nella provincia di Macerata il 18,33% degli alunni ha cittadinanza non italiana: 7.114 studenti su 38.804, la percentuale più alta tra gli ambiti territoriali marchigiani. La media regionale è del 15,57%.
Il dato, però, va letto insieme a un’altra informazione: 191 delle 208 istituzioni scolastiche marchigiane sono sotto la soglia del 30%. Le sedi che la superano sono 17, cinque delle quali sono CPIA, cioè centri per l’istruzione degli adulti.
Poi c’è il capitolo del velo. E qui serve un piccolo corso accelerato di vocabolario.
Hijab, niqab e burqa non sono la stessa cosa. L’hijab copre i capelli e lascia scoperto il volto; il niqab copre anche il volto, lasciando normalmente visibili gli occhi; il burqa copre integralmente corpo e volto.
La distinzione non è secondaria, perché nelle cronache sull’annuncio di Meloni si sono alternati riferimenti a burqa e hijab e, in altre ricostruzioni, a burqa e niqab.
E anche qui la novità va maneggiata con cautela. Il problema del volto coperto non è comparso nel settembre 2026: l’Italia dispone dal 1975 di una norma generale sull’identificabilità delle persone nei luoghi pubblici. Il tema della sua applicazione a burqa e niqab è discusso da anni. L’hijab, invece, lascia scoperto il volto ed è un’altra questione.
A questo punto entra in scena l’altro elemento politico del racconto: Roberto Vannacci e lo spazio a destra di Fratelli d’Italia.
Il 4 settembre un sondaggio YouTrend per Sky TG24 attribuiva a Futuro Nazionale il 7,9%, contro il 7,1% di Forza Italia, mentre Fratelli d’Italia era al 26,5%. Un dato che fotografa un consenso rilevato in quel momento, non una previsione elettorale.
È quindi inevitabile che l’annuncio di Meloni venga letto anche alla luce della competizione politica a destra. Immigrazione, identità, integrazione, sicurezza e scuola sono infatti temi sui quali Vannacci ha costruito una parte importante della propria proposta politica.
E lo stesso Vannacci, dopo l’annuncio della premier, si è detto «assolutamente d’accordo» con i provvedimenti, aggiungendo però che sarebbero dovuti arrivare anni fa.
Perché annunciare come una nuova battaglia qualcosa che in parte esiste già? Perché trasformare una vecchia circolare in una nuova bandiera politica? Perché riprendere il tema del volto coperto come se l'Italia fosse improvvisamente diventata un Paese senza strumenti normativi per affrontarlo?
La comunicazione politica non serve soltanto a cambiare le regole. Serve anche a dire agli elettori da che parte stai.
E quando scegli di parlare proprio di stranieri nelle classi, di burqa, di integrazione, di identità e di "bambini italiani diventati minoranza", stai scegliendo un terreno politico. E quel terreno, oggi, è esattamente quello sul quale Vannacci sta cercando di costruire la propria casa.
Ed è qui che la faccenda smette di essere soltanto una discussione sul burqa o sugli studenti stranieri. Diventa una discussione sul modo in cui la politica costruisce le proprie emergenze.
Perché forse il vero obiettivo non è soltanto dire cosa farà il governo.Forse è anche ricordare chi è il governo a quegli elettori che cominciano a guardare qualche centimetro più a destra di Fratelli d'Italia.
Coincidenza? Può darsi. Ma in politica, quando le coincidenze iniziano a presentarsi tutte insieme, almeno una domanda vale la pena farsela.
A chiudere il discorso è arrivato poi il presidente Sergio Mattarella, che ad Amatrice ha ricordato come “la scuola è la più efficace leva di integrazione”, richiamando anche l’articolo 34 della Costituzione: “La scuola è aperta a tutti”. Parole che, nel pieno del dibattito sul tetto agli studenti stranieri, suonano come un richiamo alla funzione della scuola: includere, non alzare barriere, produrre coesione sociale.
Una giornata dedicata alla prevenzione cardiovascolare con controlli gratuiti aperti a tutti. Sabato 26 settembre l’Unità Mobile di Prevenzione Sanitaria sarà presente nel piazzale del Centro Commerciale Val di Chienti, dove i cittadini potranno sottoporsi a uno screening cardiologico senza costi.
L’iniziativa è promossa dal Rotary Club di Macerata e dal Rotary Club Macerata "Matteo Ricci", in collaborazione con il Rotary International – Distretto 2090, con il supporto di Croce Verde e Croce Rossa.
Le attività si svolgeranno dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 17.30. A bordo dell’unità mobile saranno presenti il dottor Palpacelli e il dottor Luzi, direttore dell'UOC di Cardiologia di Macerata.
L'obiettivo è portare la prevenzione direttamente nei luoghi frequentati quotidianamente dalla popolazione, favorendo l'accesso ai controlli e richiamando l'attenzione sull'importanza della salute cardiovascolare e della prevenzione dei fattori di rischio.
Lo screening rappresenta anche un'occasione per sensibilizzare i cittadini sull'importanza dei controlli periodici e di uno stile di vita corretto, nell'ottica di una maggiore attenzione alla propria salute.
"La prevenzione è tanto più efficace quanto più riesce a raggiungere le persone nei luoghi della loro quotidianità spiegano i promotori –. Con questa iniziativa vogliamo offrire ai cittadini un’opportunità semplice e gratuita per dedicare attenzione alla propria salute e, allo stesso tempo, contribuire a diffondere una maggiore cultura della prevenzione".
L'appuntamento è aperto alla cittadinanza e rientra nelle attività attraverso cui il Rotary rinnova il proprio impegno sul territorio sui temi della salute, della prevenzione e della sensibilizzazione della comunità.
"Una politica che significhi anche cuore e sentimento": con queste parole il presidente dell'ATS XVIII Alessandro Gentilucci ha aperto ieri l'inaugurazione dei nuovi spazi del centro diurno dedicato ai malati di Alzheimer e demenza a Camerino, in concomitanza con la Giornata Mondiale dell'Alzheimer.
Il centro, che porta il nome "Tempo alle famiglie", ha ampliato la propria capacità di accoglienza proprio pensando ai nuclei familiari coinvolti nella gestione della patologia. "È stata una straordinaria sinergia che ha messo insieme varie sensibilità, istituzionali, associative e private, per dare il segno di una operatività forte e concreta in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini e proporre servizi di qualità", ha spiegato Gentilucci.
La struttura può oggi ospitare fino a 20 persone, assistite da personale qualificato, con attività pensate per stimolare la memoria e le capacità cognitive. Il presidente dell'ATS XVIII ha ricordato come il progetto si inserisca in un percorso avviato più di dieci anni fa, reso oggi ancora più necessario dall'invecchiamento della popolazione e dal conseguente aumento del rischio di patologie legate alla sfera cognitiva: un'esperienza che colloca l'ATS XVIII tra le più avanzate a livello regionale.
All'inaugurazione erano presenti numerosi sindaci del territorio, tra cui Roberto Lucarelli, primo cittadino di Camerino, che ha definito l'ampliamento "un punto importante per tutta la comunità", sottolineando come il servizio, già di eccellenza, si arricchisca ora di nuovi spazi e nuovi arredi, diventando "un fiore all'occhiello" per la città e per l'intero territorio.
Per la Regione Marche è intervenuto il presidente del consiglio regionale Gianluca Pasqui, che ha evidenziato il valore della collaborazione istituzionale: "Quando le istituzioni fanno rete e mettono al centro le persone e le famiglie, i progetti non restano sulla carta: crescono e diventano servizi concreti per la comunità".
Alla cerimonia hanno preso parte anche i rappresentanti degli altri enti e realtà che hanno contribuito al progetto: l'Unione Montana Potenza Esino Musone, con il presidente Denis Cingolani; l'AST 3, con il direttore sanitario Massimiliano Cannas; l'Università di Camerino; il GAL Sibilla; i sindacati dei pensionati Spi-Cgil, FNP-CISL e UILP-UIL; la Fondazione Carima; l'AFAM; il Rotary Club Camerino; l'Inner Wheel Camerino e Micarelli Costruzioni.
Come ricordato dal direttore dell'ATS XVIII Valerio Valeriani, l'inaugurazione "non rappresenta un punto di arrivo ma una nuova partenza: è già in programma un ulteriore ampliamento del centro diurno, con la realizzazione di un percorso sportivo e cognitivo all'aperto".
Il Trodica è rientrato in campo dopo la sosta, e nell'ambiente aleggiano più emozioni: da un lato la contentezza per la prima vittoria stagionale in casa, arrivata contro il Montegranaro, dall'altro la consapevolezza che ora, a partire dalla trasferta sul campo dell'Osimana, bisogna dare continuità a questo percorso.
A fare il punto è il centrocampista trodicense Alessio Sputore, che parte proprio dal match contro i veregrensi:
«Domenica col Montegranaro l'abbiamo approcciata nel modo giusto, ascoltando quello che ci ha detto di fare il mister per metterli in difficoltà. Sapevamo che togliendogli la profondità e riconquistando palla gli avremmo potuto fare male in ripartenza: è andata bene e siamo contenti di questo».
Sputore è stato tra i protagonisti principali della gara, autore anche della rete del momentaneo 1-0:
«Riguardo alla rete sono molto felice, sia per la squadra perché ci ha aiutato a trovare la vittoria in campionato, sia personalmente perché mi serviva per sbloccarmi non solo dal punto di vista realizzativo ma anche mentale. Sono molto felice, ma so che devo fare di più: sono tanti gli aspetti su cui lavorare».
Domenica il Trodica sarà di scena sul campo dell'Osimana, formazione blasonata ma alle prese con diverse problematiche extracampo che stanno condizionando pesantemente la sua stagione. I giallorossi sono infatti il fanalino di coda del girone, ma per Sputore non è il caso di sottovalutare l'impegno:
«Per quanto riguarda la partita di domenica contro l'Osimana, non bisogna sottovalutarla guardando semplicemente la classifica. Dovremo approcciare la sfida sempre allo stesso modo, ovvero con grinta e determinazione, e ci alleneremo per farci trovare pronti».
Infine, Sputore si sofferma sul suo ambientamento allo stadio "San Francesco", essendo arrivato da poco alla corte del Trodica:
«Mi sto trovando sempre meglio con compagni e staff. È un ambiente sereno, che ti fa lavorare ed esprimerti al meglio: spero di toglierci grandi soddisfazioni tutti insieme».
Il palasport comunale "Albino Ciarapica" di San Severino Marche si prepara a ospitare, sabato 26 settembre, un appuntamento che da ventitré anni scandisce l'autunno sportivo cittadino: il Memorial "Toti Barone", organizzato dalla Società Amatori Basket presieduta da Enrico Bonci, con il patrocinio dell'Amministrazione comunale.
La manifestazione, ormai un classico per gli appassionati di pallacanestro regionale, unisce da sempre due anime: l'agonismo del basket marchigiano e la promozione dei valori educativi e sociali dello sport giovanile.
Il torneo è dedicato ad Antonino "Toti" Barone, storico allenatore della Società Amatori Basket e figura di riferimento per generazioni di cestisti settempedani. Tecnico di grande esperienza, Barone ha collaborato con la Federazione e firmato pubblicazioni tecniche di rilievo, tra cui il manuale "Basket Minestrone", diventato un punto di riferimento per numerose realtà cestistiche. Alla sua memoria è intitolata anche la palestra dell'Istituto Comprensivo "P. Tacchi Venturi".
Il parquet del "Ciarapica" ospiterà un pomeriggio ricco di appuntamenti, con spazio sia ai più giovani sia alle sfide tra formazioni di rilievo del basket marchigiano. Protagoniste, insieme ai padroni di casa dell'Amatori Basket San Severino Marche, la Vigor Matelica e il Cus Macerata. Il programma prenderà il via alle ore 16 con un'amichevole giovanile, per poi proseguire alle 17 con l'inizio del triangolare tra le tre squadre. Alle 18:45 è in programma la presentazione ufficiale del minibasket e del settore giovanile della Società Amatori Basket, a cui seguiranno gli ultimi incontri sul parquet e la presentazione della prima squadra in vista della nuova stagione agonistica. La giornata si chiuderà alle ore 20 con le premiazioni finali, alla presenza delle autorità cittadine e dei vertici della società organizzatrice.
Cittadinanza, sportivi, famiglie e tifosi biancorossi sono invitati a partecipare numerosi per vivere un pomeriggio all'insegna della grande pallacanestro e per ritrovarsi ancora una volta nel ricordo di Toti Barone, figura che continua a rappresentare un'eredità viva per lo sport settempedano.
Importante novità ai vertici dell’industria cinematografica italiana: il Gruppo Rainbow ha annunciato la nomina di Nicola Maccanico nel ruolo di amministratore delegato di Colorado Film, la celebre società di produzione e distribuzione controllata dal gruppo.
Figura di riferimento nel panorama dell’intrattenimento nazionale, Maccanico vanta una consolidata traiettoria manageriale tra distribuzione, produzione audiovisiva e gestione strategica. Il suo percorso inizia in Sky Italia come European Affairs Manager, per poi proseguire nel 2004 in Warner Bros. Pictures, dove ricopre il ruolo di Marketing Director e, dal 2009 al 2016, quello di managing director theatrical, posizionando la major tra i leader di mercato in Italia e sostenendo rilevanti produzioni locali.
Successivamente, dal 2016 al 2021, guida in veste di Ceo Vision Distribution — la realtà nata dall'alleanza tra Sky Italia e importanti produttori indipendenti —, ricoprendo parallelamente la carica di executive vice president programming di Sky Italia. Tra il maggio 2021 e il giugno 2024, Maccanico ha guidato Cinecittà S.p.A. nel ruolo di amministratore delegato, gestendo il piano di rilancio e valorizzazione industriale degli iconici studi romani.
L'innesto di Maccanico si colloca nella strategia di crescita del Gruppo Rainbow, con l'intento di consolidare la presenza di Colorado Film sia sul mercato italiano che su quello internazionale, incrementando la capacità produttiva e valorizzandone il patrimonio d'autore.
«L’arrivo di Nicola Maccanico è il motore di una nuova fase strategica per il futuro di Colorado Film», ha dichiarato Iginio Straffi, presidente del Gruppo Rainbow. «La sua competenza e la capacità di coniugare visione creativa e strategia industriale saranno fondamentali per la nostra espansione. Continueremo a puntare sull’eccellenza e sul talento italiano per farli emergere anche all'estero. Un sincero ringraziamento va a Thomas J. Ciampa per l’eccellente lavoro svolto in questi anni».
Entusiasta anche il commento del neo Ad Nicola Maccanico: «Contribuire allo sviluppo di Colorado Film è una sfida importante, e farlo al fianco di un imprenditore visionario come Iginio Straffi è un privilegio. Il settore audiovisivo necessita di case di produzione italiane con una forte vocazione industriale, capaci di competere a livello globale. È esattamente questo il ruolo che intendiamo consolidare per Colorado Film».
Con questo nuovo assetto manageriale, la società conferma la volontà di investire su racconti d'impatto, innovazione linguistica e produzioni di alta qualità rivolte al pubblico globale.
"A Civitanova Marche le imprese attive sono aumentate di 30 unità in un anno, passando dalle 4.466 di agosto 2025 alle 4.496 di agosto 2026". Un dato che, secondo ViviAmo Civitanova, racconta di una città che continua a fare impresa nonostante le difficoltà del commercio urbano. L'associazione presieduta da Manola Gironacci accende però i riflettori sulle dinamiche interne al settore e chiede all'amministrazione comunale maggiore attenzione alle attività commerciali.
"I dati mostrano una città che continua a fare impresa", sottolinea ViviAmo Civitanova, invitando però a leggere più nel dettaglio i numeri relativi al commercio. Il settore G, che comprende commercio all'ingrosso e al dettaglio, tra agosto 2025 e agosto 2026 è infatti passato da 1.164 a 1.131 imprese, con una diminuzione di 33 unità.
L'associazione ha quindi approfondito il dato prendendo in considerazione la situazione al 30 giugno 2026 e confrontandola con quella dello stesso periodo dell'anno precedente.
Il commercio complessivo è passato da 1.165 a 1.133 imprese, con un calo di 32 unità. La flessione, però, riguarda soprattutto il commercio all'ingrosso, sceso da 559 a 522 imprese, mentre il commercio al dettaglio è cresciuto da 606 a 611 attività, con un saldo positivo di cinque imprese.
Anche nei singoli comparti del dettaglio emergono andamenti differenti. L'abbigliamento resta stabile a quota 116 imprese, mentre calzature e articoli in pelle passano da 30 a 31, orologi e gioielleria da 5 a 6 e gli articoli sportivi da 5 a 8. In diminuzione, invece, il comparto del pesce, da 30 a 28 imprese, e quello delle farmacie, da 12 a 10. Le altre categorie risultano nel complesso sostanzialmente stabili.
Numeri che, precisa ViviAmo Civitanova, devono essere letti con attenzione. Si tratta infatti di imprese registrate e classificate in base all'attività economica e non necessariamente di singoli negozi o vetrine fisiche presenti nelle strade della città.
"Proprio per questo", evidenzia l'associazione, "l'approfondimento consente di comprendere meglio ciò che sta accadendo all'interno del settore". E il dato che viene considerato più significativo è quello relativo alla capacità del commercio al dettaglio di mantenere una sostanziale tenuta in un contesto nazionale caratterizzato da difficoltà per i centri urbani.
"Nonostante un contesto nazionale difficile per il commercio urbano, Civitanova conserva una struttura commerciale e imprenditoriale capace di resistere e trasformarsi", sostiene ViviAmo Civitanova.
Da qui la richiesta di una strategia più strutturata da parte dell'amministrazione. L'associazione indica tra le priorità "una programmazione costante, un confronto con le categorie, interventi sull'accessibilità e sui parcheggi, la promozione commerciale e iniziative in grado di portare persone in città durante tutto l'anno".
"Civitanova possiede tutte le potenzialità per andare ben oltre il ruolo di città commerciale di riferimento delle Marche e per diventare uno dei punti di riferimento del commercio urbano del Centro Italia", afferma ViviAmo Civitanova. "La forza imprenditoriale c'è. Quello che manca è una politica capace di riconoscerla, sostenerla e accompagnarla".
L'associazione presieduta da Manola Gironacci torna quindi a chiedere che il commercio urbano venga riportato tra le priorità della programmazione cittadina. "Le strategie - conclude ViviAmo Civitanova - devono essere costruite insieme a chi ogni giorno investe, lavora e alza una serranda a Civitanova".
I dati citati nel comunicato provengono dalla Camera di Commercio delle Marche – InfoCamere, Registro delle Imprese, con elaborazione di ViviAmo Civitanova APS.
Intelligenza artificiale, neuroscienze, matematica, fisica quantistica, diritto, biodiversità e sostenibilità saranno al centro della settima edizione di Sharper all'Università di Camerino. L'appuntamento con la Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori è fissato per venerdì 25 settembre, con un programma che coinvolgerà non solo Camerino, ma anche Civitanova Marche, Castelraimondo e San Benedetto del Tronto.
"SHARPER – SHAring Researchers' Passion for Extreme Regions" è un evento associato all'iniziativa Msca and Citizens dell'Unione Europea e finanziato nell'ambito delle Azioni Marie Skłodowska-Curie del programma Horizon Europe. L'edizione 2026 interesserà 13 città italiane, tra cui Camerino, con il coordinamento della società di comunicazione scientifica Psiquadro e la partecipazione di università, enti di ricerca e istituzioni culturali. A Camerino l'iniziativa si svolge con il patrocinio del Comune.
"È per noi una grande soddisfazione poter far parte anche quest'anno del progetto Sharper", sottolinea il rettore di Unicam Graziano Leoni, ricordando come l'ateneo aderisca alla Notte dei Ricercatori fin dalla sua istituzione, nel 2005. "Raccontare ai cittadini, partendo dai giovanissimi, come la buona ricerca contribuisca al loro benessere è fondamentale per la democrazia e la crescita sociale del Paese ed è uno dei compiti più alti dell'università", aggiunge.
A Camerino il programma prenderà il via già alle 8.15 all'I.I.S. Varano-Antinori con "Pov: sei un algoritmo. Decisioni amministrative e nuove tecnologie", attività curata dalla professoressa Gloria Mancini Palamoni e dalla dottoressa Sara Scalini della Scuola di Giurisprudenza. Gli studenti si confronteranno con casi concreti nei quali algoritmi e intelligenza artificiale entrano nei processi decisionali della Pubblica Amministrazione, analizzando opportunità e rischi dell'amministrazione digitale.
Sempre in mattinata spazio alle neuroscienze con "Brain, una questione di equilibrio", percorso interattivo dedicato al funzionamento del cervello attraverso quiz, domande e video. I temi saranno piacere e dipendenza, sonno e insonnia, socialità e isolamento. L'iniziativa, curata dal Center for Neuroscience Unicam, coinvolgerà l'I.I.S. Varano-Antinori di Camerino e successivamente la Scuola dell'Infanzia "Manfredi-Gravina" di Castelraimondo.
Tra gli appuntamenti della mattinata anche "JustPlay Unicam", gioco interattivo sul diritto del lavoro rivolto agli studenti delle scuole superiori e organizzato dalla Scuola di Giurisprudenza nell'ambito di JustFest.
Dalle 10 alle 18, al Polo di Bioscienze, sarà invece possibile cimentarsi con "Wire Loop – Earthworm Game", un'installazione interattiva che riproduce la rete di tane e gallerie realizzate dai lombrichi nel terreno. L'attività permetterà di conoscere più da vicino il ruolo di questi organismi nell'ecosistema ed è curata dalla dottoressa Martina Coletta del Laboratorio di Biodiversità del Suolo e Monitoraggio.
Alle 10:30, ancora al Varano-Antinori, la professoressa Paola Scocco e il CIS Lab proporranno "Tra consapevolezza e responsabilità: la Citizen Science come strumento di umanesimo scientifico", incontro dedicato alla partecipazione dei cittadini nei processi di ricerca e alla sensibilizzazione sui temi dello sviluppo sostenibile.
SHARPER farà quindi tappa a Civitanova Marche, dove alle 13.45, all'I.I.S. Da Vinci, la Sezione di Matematica della Scuola di Scienze e Tecnologie presenterà "Accendi i sensi: la Matematica 'in Viaggio'". Partendo dal funzionamento del navigatore dello smartphone, l'incontro mostrerà quanta matematica sia presente in attività quotidiane come localizzare la propria posizione, scegliere un percorso o proteggere i propri dati.
Nel pomeriggio il programma tornerà a Camerino, alla Rocca del Borgia presso Enjoy & Friends. Alle 15 è in programma "Disegnare le Terre Mutate", dialogo tra immagini, parole e territori dedicato al fumetto sul Cammino nelle Terre Mutate realizzato da Valerio Barchi. Il fumettista dialogherà con Marco Giovagnoli, docente della Scuola di Giurisprudenza e autore del Piccolo dizionario sociale del terremoto, in un incontro coordinato dalla professoressa Catia Eliana Gentilucci.
Alle 16 sarà la volta della fisica quantistica con "Giocare (e vincere) con la Fisica Quantistica!", incontro curato dal professor David Vitali. Il pubblico sarà accompagnato alla scoperta di alcuni dei principi della teoria quantistica attraverso il gioco e la probabilità, con la possibilità di sperimentare anche il gioco QTRIS.
A chiudere gli appuntamenti camerti, dalle 17.30 alle 19, sarà la "Staffetta giuridica – Passaggi di diritto. Il lavoro in 8 prospettive", inserita nel Just Fest. Otto docenti della Scuola di Giurisprudenza si passeranno simbolicamente il testimone attraverso brevi interventi dedicati ai diversi modi in cui il lavoro può essere analizzato dal punto di vista giuridico e alle trasformazioni di diritti, regole e società.
L'ultima tappa sarà San Benedetto del Tronto, dove SHARPER si intreccerà con il Nutrimente Festival, in programma il 25 e 26 settembre al Polo didattico Unicam e al Mercato Ittico. Laboratori, conferenze e spettacoli proporranno un percorso attraverso le connessioni tra scienza, cibo, cultura, tradizione e innovazione.
Con SHARPER, Unicam porta così la ricerca fuori dai laboratori, proponendo attività pensate per pubblici diversi e linguaggi accessibili. Una giornata che punta a favorire il confronto diretto tra il mondo scientifico e la cittadinanza e a mostrare come la ricerca sia già parte della vita quotidiana e possa contribuire ad affrontare le sfide del futuro.
(Foto di repertorio)
In occasione della Settimana Europea della Mobilità 2026, Contram S.p.A. ha aperto le porte agli studenti IPSIA "Gilberto Ercoli" di Camerino per una mattinata dedicata alla formazione e all'informazione sulla sostenibilità nei trasporti.
L'iniziativa nasce per sensibilizzare i giovani sulle sfide ambientali e sull'importanza di una mobilità sempre più ecologica, integrata e smart. Nel corso dell'incontro sono intervenuti il Presidente di Contram S.p.A., Stefano Belardinelli, Stelvio Calafiore e l'architetto Valentina Gagliardi, che hanno condiviso con gli studenti e con i docenti visioni, progetti e tecnologie adottate dall'azienda per ridurre l'impatto ambientale sul territorio.
«Investire nella formazione delle giovani generazioni significa porre le basi per un futuro davvero sostenibile», sottolinea la dirigenza aziendale, ribadendo l'impegno costante di Contram S.p.A. nel promuovere la cultura del trasporto pubblico sostenibile.
Non sono state sottaciute le problematiche attuali, cioè i costi oramai astronomici del gasolio e del metano, e la scarsa propensione al lavoro di conducente di autobus che può causare problematiche organizzative.
Allo stesso tempo è stato rilevato come l’autobus resta il mezzo più economico per gli utenti rispetto all’auto privata, all’aereo e al treno e, quindi, sicuramente vicino ai giovani.
Gli studenti hanno raggiunto l’azienda con un moderno autobus elettrico fabbricato in Turchia che utilizza la tecnologia di propulsione e le batterie agli ioni di litio derivate dal settore automotive di BMW i (in particolare dal BMW i3). Nell’occasione si è parlato di automobili e autobus a guida autonoma, tecnologia ormai matura per superare anche le vecchie tramvie cittadine.
Sul fronte energetico si è sottolineato come Contram S.p.A. consumi circa 255.000 kW di energia elettrica ogni anno e ne produce con i propri impianti fotovoltaici circa 220.000 kW raggiungendo quasi una situazione Zerocarbon.
È stato un autentico incontro fra storia, tradizione, arte e musica il concerto di sabato, inserito nel programma della 37ª edizione del Settembre Musicale Montecosarese. Una serata pensata per riscoprire le radici del territorio e far rivivere, attraverso le note, la memoria di un luogo ricco di storia e tradizioni.
A valorizzare ulteriormente la suggestiva cornice che ha accolto l’evento è stata la presentazione iniziale dedicata alla storia e alle particolarità della Chiesa delle Anime, curata dal prof. Fabrizio Quattrini, presidente del Centro Studi Montecosaresi. Un momento introduttivo che ha permesso al pubblico di conoscere meglio il luogo nel quale, di lì a poco, la musica avrebbe preso vita.
Il concerto, dal titolo “Florilegio”, ha visto protagonisti due straordinari musicisti: il soprano Chiara Marangoni e il chitarrista classico Vincenzo Ruggiero. I due artisti hanno accompagnato l’esecuzione con spiegazioni e racconti sui brani proposti, creando un rapporto particolarmente diretto con il pubblico e un’atmosfera di ascolto e attenzione davvero speciale.
“Florilegio” significa letteralmente “raccolta di fiori” e il titolo non è stato scelto casualmente. Tutti i brani eseguiti erano infatti legati, in modi diversi, al mondo dei fiori, divenuti il filo conduttore dell’intero percorso musicale.
Nella tradizione cristiana e popolare, i fiori assumono anche un profondo significato spirituale: rappresentano un ponte tra il mondo terreno e quello dell’aldilà, diventando simbolo di preghiera, memoria e suffragio per le anime sante del Purgatorio. Ed è così che la Chiesa delle Anime ha incontrato “Florilegio”: un luogo legato alla memoria e alla preghiera si è idealmente vestito di fiori, trasformando la musica in un delicato omaggio alla vita e alla spiritualità.
Al termine del concerto, la serata ha lasciato spazio a un momento particolarmente significativo, dedicato alle famiglie Regini di Civitanova Marche e Centioni di Montecosaro: la Chiesa delle Anime è stata scelta anche come luogo di custodia del pianoforte che oggi si può ammirare al suo interno, uno strumento generosamente donato alla Corale Santa Cecilia dalle due famiglie. Un gesto di grande generosità che la Corale ha voluto pubblicamente riconoscere con la consegna di un attestato di ringraziamento ai rappresentanti delle famiglie. Un semplice riconoscimento, ma carico di significato, per esprimere gratitudine per la sensibilità e la generosità dimostrate.
È stata così una conclusione particolarmente sentita per una serata che ha saputo unire la bellezza della musica alla valorizzazione della storia locale, in un luogo capace di raccontare, attraverso le sue pietre, la sua spiritualità e le sue tradizioni, una parte importante della memoria di Montecosaro.
Il Settembre Musicale Montecosarese, coordinato dal direttore artistico Giorgio Quattrini e condotto dalla presentatrice ufficiale Maria Tiziana Pepi, è organizzato dalla Corale Santa Cecilia di Montecosaro e dal blog Montecorriere, con il sostegno del Banco Marchigiano e del Comune di Montecosaro, che ha dato anche il patrocinio.
Terzo appuntamento con la ventesima edizione de I Martedì dell’Arte, la tradizionale rassegna culturale curata dall’Associazione Arte, guidata da Anna Donati, con il contributo del Comune di Civitanova e dell’Azienda Teatri.
Martedì 22 settembre 2026 la professoressa Maria Letizia Papiri terrà una lectio su Dal ‘900 ad oggi: Le accademie e la rivoluzione dell’elettronica.
Tutti gli incontri si terranno alle 18 al cine-teatro Cecchetti di Civitanova, sempre ad ingresso libero.
Il calendario di quest’edizione prevede trenta incontri di alto profilo, che si snoderanno lungo un fitto percorso culturale da settembre a maggio. Tra gli ospiti che saliranno in cattedra figurano: Mauro Perugini, Valerio Vernesi, Maria Letizia Papiri, Roberto Mancini, Giorgio Medori, Giancarlo Trapanese, Yuri Marano, Sauro Bedini, Vito Mancino; Andrea Foresi, Stefano Papetti, Fulvio Rusticucci, Stefano Finocchi, Andrea Baffoni, Mario Savini; Giulio Vesprini, Francesco Sagripanti, Peppe Barbera, Andrea Rebichini, Luciano Mei, Pierluigi Cavalieri.
Al termine dei corsi, se richiesto, verrà rilasciato un attestato di partecipazione dall’Azienda Teatri di Civitanova. Il programma potrebbe subire variazioni.
Si sono conclusi i lavori di rifacimento del manto stradale nella frazione di Santa Lucia, a Camerino. L’intervento rientra nel programma di manutenzione della viabilità comunale avviato dall’amministrazione e segue quello già realizzato nella frazione di Valdiea, con l’obiettivo di migliorare la sicurezza e la qualità della percorrenza, oltre a garantire maggiore decoro alle strade del territorio.
Il programma di interventi proseguirà nei prossimi giorni con nuovi lavori lungo la strada Rio-San Marcello e nel quartiere San Paolo, coinvolgendo quindi anche alcune zone del capoluogo. L'amministrazione comunale ha, inoltre, previsto il rifacimento dell'asfalto e la sistemazione dell'illuminazione pubblica nella frazione di Statte, dove è programmato un intervento di riqualificazione complessiva.
"Si tratta di un ulteriore intervento che non è solo di rifacimento del manto stradale, ma di valorizzazione delle nostre frazioni. Nei prossimi giorni continueremo con altri interventi anche nei quartieri di Camerino, proseguendo nell’attività di manutenzione della viabilità comunale iniziata sin dai primi giorni del nostro mandato", sottolinea l’assessore ai Lavori pubblici Stefano Falcioni.
Lo spettacolo teatrale tratto dal capolavoro di Mario Rigoni Stern andrà in scena sabato 26 settembre allo Spazio Multimediale San Francesco di Civitanova Alta alle ore 17:00. Tra musica, monologhi e testimonianze, un evento gratuito con una raccolta fondi per i rifugiati ucraini.
Riconoscere l’essere umano anche nell’incubo della guerra, là dove il gelo della steppa e l’assurdità dei conflitti sembrano voler cancellare ogni traccia di dignità. È questo il cuore pulsante de Il Sergente, la rappresentazione teatrale ispirata al capolavoro autobiografico di Mario Rigoni Stern Il sergente nella neve.
L’iniziativa, concepita per trasformare il ricordo individuale in memoria storica e civile condivisa, propone non soltanto il tema della guerra in quanto tale, ma ciò che riesce a sopravvivere nonostante tutto: la solidarietà tra gli uomini che può nascere anche tra nemici e la difesa della dignità umana nelle condizioni più estreme.
Quest’opera vuole ricordare tutti quegli uomini e famiglie che subirono a lungo le conseguenze di questa tragedia.
Al centro della scena vi sarà l’intensa interpretazione dell’attore Giorgio Rossi, affiancato da un cast artistico poliedrico: il musicista Alessandro Rossi e la cantante Cristina Domenella. Insieme daranno vita a un dialogo suggestivo in cui la parola recitata si fonderà con il canto, la musica e l’arte grafico-pittorica.
Ripercorrendo le drammatiche vicende dell'inverno del 1943 e la disperata marcia degli Alpini del Battaglione Vestone, lo spettacolo riporta a galla scene emblematiche come quella celeberrima della "minestra". Soldati italiani e sovietici, formalmente nemici, condividono per un attimo il cibo e lo stesso viscerale bisogno di sopravvivenza, dimostrando come la sofferenza comune sia capace di sospendere la follia delle armi.
Lo spettacolo vuole, così, rendere omaggio ai tanti giovani mandati a combattere lontano da casa, restituendo loro e alle loro famiglie quel riconoscimento morale e umano spesso negato dalle successive vicissitudini storiche, comprese le prigionie patite dopo l’8 settembre dallo stesso Rigoni Stern.
La memoria storica, tuttavia, non si limita al passato. In un'Europa nuovamente attraversata dalla guerra, l'evento sceglie di lanciare un messaggio concreto di pace e vicinanza.
L’ingresso allo spettacolo sarà libero e gratuito. All'entrata verrà consegnata a ciascun partecipante una busta bianca per lasciare una donazione volontaria. L'intero ricavato sarà devoluto, attraverso la Caritas di Fermo, a sostegno dei rifugiati ucraini.
Al termine della rappresentazione, il pomeriggio della memoria proseguirà in un clima di condivisione presso il bar del teatro. Qui si terrà un momento conviviale animato dall'esibizione musicale dal vivo di due musicisti ex Carabinieri, in uno spirito di comunità e fratellanza.
L’evento, organizzato da Maura Gazzani in collaborazione con l’Unitre di Civitanova Marche, si avvale dello Spazio Multimediale San Francesco messo a disposizione da Enrico Lattanzi (direttore del MAGMA e produttore di Carta Canta).
INFO E DETTAGLI
- Spettacolo: Il Sergente (tratto da Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern)
- Quando: Sabato 26 settembre 2026, ore 17:00
- Dove: Spazio Multimediale San Francesco – Civitanova Alta (MC)
- Ingresso: Gratuito (con raccolta fondi libera per la Caritas di Fermo a favore dei profughi ucraini)
- Interpreti: Giorgio Rossi attore, Maria Cristina Domenella cantante e Alessandro Rossi musicista
- Organizzazione: Maura Gazzani ( tel. 339 207 1111) & UNITRE Civitanova Marche
Rallentare la corsa all'intelligenza artificiale per avere più tempo da dedicare alla sicurezza e al controllo. È l'appello che è arrivato, qualche giorno fa, proprio da alcuni dei protagonisti dello sviluppo dell'AI. Dario Amodei, cofondatore e ceo di Anthropic, ha chiesto di ridurre il ritmo con cui vengono migliorate le capacità dei modelli più avanzati. Una posizione alla quale si è detto d'accordo anche Sam Altman, ceo di OpenAI.
Alla base delle preoccupazioni ci sono anche alcuni incidenti emersi durante i test dei sistemi più avanzati. In un caso citato nelle ultime settimane, un modello sperimentale di OpenAI sarebbe riuscito ad aggirare le barriere che avrebbero dovuto mantenerlo isolato da Internet, arrivando ad accedere a sistemi esterni. Episodi che hanno riacceso il dibattito sulla capacità di mantenere sotto controllo modelli sempre più autonomi.
Amodei ha parlato di rischi “gravi” e ha sostenuto la necessità di lasciare più spazio a test, sicurezza e supervisione. Il ceo di Anthropic ha anche affermato che, senza adeguate misure di sicurezza, l'AI potrebbe arrivare nei prossimi 6-12 mesi ad avere un controllo molto maggiore delle infrastrutture Internet. Nelle stesse ore Anthropic ha inoltre riferito di aver bloccato l'utilizzo di Claude da parte di un gruppo legato all'Iran per attività di raccolta e analisi di informazioni sulla Marina statunitense.
Non tutti, però, hanno utilizzato gli stessi toni o espresso le stesse valutazioni. Elon Musk, in un primo momento, aveva definito una possibile “messa in scena” le dichiarazioni più allarmistiche di alcuni ricercatori di Anthropic sui rischi estremi dell'intelligenza artificiale. Pochi giorni dopo, però, lo stesso Musk ha scritto di essere d'accordo con Dario Amodei sulla necessità di rallentare il ritmo di sviluppo delle tecnologie di frontiera. Anche Sam Altman ha sostenuto la necessità di gestire con maggiore attenzione i tempi di sviluppo e ha appoggiato l'idea di valutatori indipendenti. Il dibattito, quindi, non si divide semplicemente tra chi considera l'AI un pericolo e chi invece nega i rischi: anche all'interno dell'industria le posizioni possono cambiare e concentrarsi soprattutto su come conciliare innovazione, sicurezza e controllo.
Il punto, quindi, non è soltanto chiedersi se l'intelligenza artificiale possa arrivare a scenari estremi, ma capire quanto velocemente stiano crescendo le sue capacità rispetto alla nostra capacità di controllarle. E soprattutto se sia possibile conciliare la necessità di innovare con quella di garantire sicurezza e supervisione.
Per provare a distinguere i rischi concreti dagli scenari più estremi e capire cosa significhi davvero rallentare lo sviluppo dell'AI, abbiamo intervistato il professor Flavio Corradini, docente di informatica ed ex rettore dell'Università di Camerino, al quale abbiamo rivolto quattro domande.
Professor Corradini, partiamo proprio dall'appello arrivato dai vertici di Anthropic e OpenAI: è davvero necessario rallentare la corsa all'intelligenza artificiale?
"La questione posta è interessante, ma molto complessa. I fattori in gioco sono numerosi e di natura diversa. Esiste senza dubbio un problema tecnico reale, poiché la velocità con cui evolvono i modelli rischia di superare la capacità delle nostre attuali metodologie di validazione, verifica e controllo.
Non possiamo però ignorare che questi appelli provengono dai vertici delle aziende che oggi occupano posizioni dominanti nel mercato e che dispongono di conoscenze privilegiate sulle potenzialità e sulle vulnerabilità dei propri sistemi. È quindi legittimo domandarsi se, accanto alle autentiche preoccupazioni per la sicurezza, non vi sia anche l’interesse a tutelare le posizioni acquisite. Un rallentamento imposto attraverso vincoli normativi e operativi molto onerosi potrebbe infatti creare nuove barriere all’ingresso e rendere più difficile ai nuovi concorrenti recuperare il divario.
Non credo che dovremmo avere paura dell’intelligenza artificiale. Dovremmo però avere rispetto per la sua potenza. La vera sfida non è fermarla, ma svilupparla abbastanza rapidamente da generare valore e abbastanza responsabilmente da mantenerla sotto un effettivo controllo umano. Ciò significa anche fare in modo che le metodologie di verifica e i test di sicurezza evolvano almeno alla stessa velocità dei modelli e accompagnino ogni fase del loro rilascio".
Uno dei timori riguarda la crescente autonomia dei sistemi e la possibilità che possano aggirare i meccanismi di sicurezza e interagire con Internet. Quanto è realistico questo scenario e qual è oggi il vero limite nel controllo dell'AI?
"Lo scenario di una perdita di controllo “in stile fantascientifico” non rappresenta la minaccia più immediata. Il vero limite, oggi, risiede nella distanza tra la nostra capacità di costruire modelli sempre più potenti e la nostra capacità di comprenderne pienamente il funzionamento, prevederne il comportamento in situazioni nuove e garantire che perseguano gli obiettivi assegnati entro i limiti stabiliti.
Gli episodi nei quali alcuni sistemi, durante test controllati, hanno aggirato barriere di isolamento non dimostrano che l’intelligenza artificiale abbia sviluppato una propria volontà o una coscienza. Mostrano, piuttosto, che quando assegniamo a un algoritmo un obiettivo complesso e gli consentiamo di utilizzare strumenti, per esempio navigare in Internet o eseguire codice, esso può individuare strategie inattese e non previste da chi lo ha progettato. Non è il segno di una ribellione, ma un problema tecnico di controllo, reso più serio dalla crescente capacità operativa dei sistemi. Questi episodi, dunque, non ci parlano soltanto delle capacità dell’intelligenza artificiale, ma mettono anche in evidenza la possibile vulnerabilità degli strumenti, delle applicazioni e dei sistemi di protezione che utilizziamo già oggi.
La sicurezza, pertanto, non può dipendere soltanto dalle istruzioni impartite al modello. Servono limiti tecnici esterni, come accessi minimi e temporanei, separazione degli ambienti, autorizzazione umana per le azioni più critiche, registrazione delle operazioni, monitoraggio continuo e possibilità di interrompere immediatamente il sistema. Non dobbiamo limitarci a confidare nel fatto che l’AI “obbedisca”. Dobbiamo progettare l’ambiente affinché, anche quando il sistema sbaglia o individua una strada imprevista, non possa produrre conseguenze irreversibili.
Il controllo umano non si perde necessariamente da un giorno all’altro. Può erodersi gradualmente, se accettiamo di sacrificare trasparenza e supervisione in nome della velocità di adozione. Sarebbe sbagliato sia presentare come certa una futura catastrofe, sia concludere che non esista alcun rischio. L’intelligenza artificiale è una delle tecnologie più potenti mai sviluppate e richiede livelli di responsabilità, trasparenza e controllo adeguati alla portata delle sue possibili conseguenze".
Diversi esperti chiedono anche regole e standard di sicurezza comuni tra le aziende. È possibile rallentare lo sviluppo dell'AI in un settore dove la competizione tecnologica è così forte?
"Un rallentamento generale e coordinato dello sviluppo dell’intelligenza artificiale è difficilmente realizzabile. La competizione non coinvolge soltanto le aziende, ma anche Stati e aree geopolitiche che considerano l’AI una tecnologia strategica. Se un’impresa o un Paese decidesse unilateralmente di fermarsi, altri potrebbero continuare ad avanzare. Tutti avrebbero interesse a una maggiore sicurezza, ma ciascuno teme di perdere terreno rispetto agli altri.
Questo non significa, però, che non sia possibile intervenire. Più che pretendere di rallentare indiscriminatamente lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, occorre stabilire condizioni comuni per lo sviluppo e soprattutto per l’immissione sul mercato dei sistemi più avanzati. Standard condivisi di valutazione, test indipendenti, obblighi di segnalazione degli incidenti, tracciabilità e requisiti minimi di sicurezza possono impedire che la competizione si trasformi in una corsa al rilascio più rapido a scapito dell’affidabilità.
È quanto già avviene in altri settori ad alto rischio. Un nuovo aereo deve essere certificato prima di trasportare passeggeri, un farmaco deve superare sperimentazioni e controlli prima di essere commercializzato e un impianto nucleare deve rispettare rigorosi requisiti di sicurezza. Anche nel sistema delle carte di credito, banche, circuiti e operatori tecnologici continuano a competere, ma devono rispettare standard condivisi per la protezione dei dati, l’autenticazione delle operazioni e la gestione delle frodi. In tutti questi casi le regole non eliminano la competizione e l’innovazione, ma stabiliscono una soglia di sicurezza al di sotto della quale non è consentito operare.
Le regole, inoltre, dovrebbero essere proporzionate alle capacità e ai rischi dei sistemi. Imporre gli stessi obblighi a una piccola impresa che sviluppa un’applicazione circoscritta e a una grande azienda che realizza modelli utilizzabili su scala globale sarebbe inefficace e potrebbe rafforzare proprio gli operatori già dominanti.
Non è quindi realistico immaginare un unico freno azionato contemporaneamente in tutto il mondo. È invece possibile concordare regole comuni per governare la competizione. Non si tratta di fermare la corsa, ma di impedire che la sicurezza diventi il terreno sul quale risparmiare per arrivare prima e che, per vincere, qualcuno sia incentivato a rinunciare ai controlli essenziali".
Infine, guardando alla nostra vita quotidiana: quali sono i rischi dell'intelligenza artificiale ai quali dovremmo prestare maggiore attenzione già oggi, senza però cadere negli allarmismi?
"I rischi ai quali dovremmo prestare maggiore attenzione sono probabilmente meno spettacolari di quelli raccontati dalla fantascienza, ma sono già concretamente presenti nella nostra quotidianità.
Il primo è l’eccesso di fiducia. I sistemi di intelligenza artificiale producono risposte ben costruite e molto convincenti anche quando contengono errori, informazioni inventate o interpretazioni distorte. Il pericolo aumenta quando iniziamo ad affidare a questi strumenti decisioni delicate che riguardano la salute, il lavoro, l’accesso al credito, l’istruzione o i diritti delle persone senza un’effettiva verifica umana.
Un secondo rischio riguarda la manipolazione dell’informazione e la sicurezza informatica. Testi, immagini, clonazioni vocali e video artificiali sono sempre più facili da generare su vasta scala e sempre più difficili da distinguere da contenuti autentici. Questo apre la strada a truffe sofisticate, furti di identità, campagne di disinformazione e forme di condizionamento personalizzato. Non significa che non potremo più credere a nulla, ma che dovremo sviluppare una nuova alfabetizzazione digitale e imparare a verificare le fonti, la provenienza e il contesto dei contenuti.
Dobbiamo poi prestare particolare attenzione ai dati che forniamo a questi strumenti. Inserire informazioni personali, documenti riservati o dati aziendali in un sistema di AI può esporli a utilizzi non previsti. A questo si aggiunge il fatto che i modelli, essendo addestrati anche su dati storici, possono riprodurre discriminazioni e pregiudizi già presenti nella società, restituendoci risultati che sembrano neutrali e oggettivi, ma che in realtà non lo sono.
Vi è poi un ulteriore rischio, forse il più urgente dal punto di vista economico e sociale, del quale si parla ancora troppo poco. È la nascita di un nuovo e profondo “AI Divide”. L’intelligenza artificiale non è soltanto un acceleratore di produttività, ma anche un moltiplicatore di competitività. Chi impara a integrarla rapidamente ed efficacemente nei propri processi, che si tratti di un’impresa, di un professionista, di un territorio o di un intero Paese, può accumulare un vantaggio crescente. Chi rimane indietro, non dispone delle competenze necessarie o sceglie semplicemente di ignorarla rischia invece una progressiva marginalizzazione.
Esiste infine un rischio più silenzioso. È quello di delegare progressivamente non soltanto le attività ripetitive, ma anche la capacità di leggere, scrivere, valutare, scegliere e assumerci la responsabilità delle nostre decisioni. L’indebolimento del pensiero critico è un pericolo concreto.
L’intelligenza artificiale ha un potenziale straordinario e può ampliare enormemente le nostre capacità, ma nelle decisioni che incidono sulle persone non deve sostituire il giudizio e la responsabilità umani. Non possiamo permetterci né di guardarla con diffidenza pregiudiziale né di adottarla in maniera acritica. La vera sfida istituzionale e formativa consiste nel democratizzare l’accesso all’AI e la conoscenza dei suoi meccanismi, affinché diventi uno strumento di emancipazione e crescita per tutti e non una leva capace di accentuare le disuguaglianze. Dobbiamo imparare a utilizzarla con consapevolezza, sapendo quando fidarci, quando verificare e quando la decisione deve restare interamente nostra".
Un incontro nel Palazzo Apostolico che ha portato idealmente Porto Recanati e la sua comunità davanti a Papa Leone XIV. È quello vissuto ieri, domenica 20 settembre, dal sindaco Andrea Michelini, che dopo aver partecipato alla Santa Messa presieduta dal Santo Padre nel Palazzo Apostolico ha avuto l'opportunità di incontrarlo personalmente nella Sala Ducale.
Durante il momento di saluto e fraternità, Michelini ha omaggiato Papa Leone XIV con lo Stemma del Comune di Porto Recanati, realizzato dal conterraneo Biagio Biagetti, artista che nel 1921-1922 fu nominato da Papa Benedetto XV Direttore Artistico per le pitture dei Sacri Palazzi Apostolici e dei Musei Vaticani.
Un dono dal forte valore simbolico, che il sindaco ha consegnato a nome dell'intera comunità portorecanatese. "In quel momento non ero solo: con me c'era idealmente tutta Porto Recanati", ha raccontato Michelini, sottolineando come l'incontro abbia rappresentato l'occasione per portare al Santo Padre "il calore della nostra comunità, il volto della nostra gente, le nostre tradizioni e l'affetto di una città".
A rendere possibile l'incontro è stato padre Bruno Silvestrini, concittadino di Porto Recanati, Custode del Sacrario Apostolico e priore della comunità della Sagrestia Pontificia. Proprio nella giornata di domenica padre Bruno ha celebrato inoltre il 50° anniversario della sua professione religiosa.
Il religioso, legato da un rapporto di amicizia e fraternità con il Santo Padre, ha avuto un ruolo centrale nel presentare il sindaco Michelini a Papa Leone XIV in occasione della giornata di festa.
Per Porto Recanati, dunque, un momento particolare che ha unito la dimensione istituzionale a quella religiosa e al legame con una figura della comunità cittadina che da cinquant'anni vive la propria missione all'interno della Chiesa.
"Un filo indissolubile di amicizia, fraternità e appartenenza che unisce Porto Recanati al cuore della Chiesa", ha sottolineato il sindaco, che al termine dell'incontro ha espresso la propria emozione per aver potuto rappresentare la città davanti al Santo Padre.
"Grazie, Santità, per questo momento che conserveremo nel cuore. E grazie a Padre Bruno per aver reso possibile questo incontro così significativo per la nostra comunità", ha concluso Michelini.
Un esempio di economia circolare e di collaborazione tra realtà del territorio. La Clinica del Sale di Macerata ha raggiunto un accordo con il comune di Caldarola per la donazione di circa una tonnellata e mezza di sale esausto, che sarà riutilizzato dall’amministrazione comunale per le attività di prevenzione e contrasto alla formazione del ghiaccio durante il periodo invernale.
Il sale viene utilizzato all’interno delle stanze della Clinica del Sale e, per le caratteristiche legate al suo impiego in un dispositivo medico, deve essere periodicamente sostituito. Da qui nasce l’idea di individuare una nuova destinazione per un materiale che, pur non potendo più essere utilizzato all’interno della struttura, può ancora svolgere un’importante funzione in altri ambiti.
«Ogni anno, essendo un dispositivo medico, dobbiamo cambiare il sale che viene utilizzato a terra nelle grotte del sale e dobbiamo provvedere al suo smaltimento. Si tratta però di un materiale che può essere utilizzato per una serie di attività, ad esempio sulle strade durante l’inverno - spiega la titolare della Clinica del Sale, Tania Marroquin Rayme -. Ogni cabina contiene quasi 750 chili di sale e, complessivamente, al Comune ne doniamo circa una tonnellata e mezza».
L’accordo con il Comune di Caldarola rappresenta quindi una modalità concreta per evitare lo smaltimento di un materiale ancora utilizzabile e trasformarlo in una risorsa per il territorio. «È uno spirito di economia circolare: utilizzare in un altro modo un sale che è stato per un anno a terra nelle stanze della clinica e che, terminato il suo utilizzo, può invece trovare una nuova funzione», aggiunge Tania Marroquin Rayme.
«Il sale sarà utilizzato principalmente per le strade comunali durante l’inverno, in particolare per contrastare la formazione del ghiaccio attraverso la macchina spargisale - spiega il sindaco di Caldarola -. Potrà essere utilizzato anche per garantire la sicurezza degli spazi davanti agli edifici pubblici, come le scuole e il Comune, ma la destinazione principale sarà quella della viabilità comunale».
Tania Marroquin Rayme ha aperto questa attività dopo aver sperimentato su di sé e sulle sue figlie i benefici della haloterapia medica, confermati dalle esperienze positive di molte altre famiglie. «Da quel cambiamento - dice -, vissuto in prima persona, è nata una scelta di cuore: offrire ai miei concittadini un metodo naturale, certificato come dispositivo medico, e un luogo sicuro dove respirare meglio, sentirsi protetti e prendersi cura della salute propria e dei figli».
A Tolentino sono state elevate sanzioni a seguito dei problemi provocati dal maltempo sulle strade di campagna, dove l'acqua piovana proveniente dai terreni ha trascinato sulla carreggiata fango e detriti. Le contestazioni, secondo quanto riferito dal Comune, hanno riguardato i casi in cui sono state riscontrate responsabilità dirette.
La forte ondata di pioggia che ha interessato nei giorni scorsi il territorio comunale ha provocato diversi smottamenti, soprattutto lungo la viabilità rurale. In alcuni punti, il dilavamento del terreno ha invaso la sede stradale, rendendo più difficoltosa la circolazione.
Il Comune ricorda quindi a proprietari dei terreni e terzisti l'importanza di realizzare e mantenere fossi di scolo in grado di convogliare correttamente le acque meteoriche, come previsto dal Regolamento di Polizia Rurale.
L'ente sottolinea che proprio la "mancata corretta regimentazione delle acque provenienti dai campi ha contribuito, in alcuni casi, al riversamento di terreno e detriti sulle strade". Laddove sono state accertate responsabilità, sono state quindi elevate le relative sanzioni.
Per ripristinare le condizioni di normalità sono intervenuti il servizio di reperibilità e gli operai dell'Ufficio Lavori Pubblici – Manutenzioni del Comune di Tolentino, impegnati nelle operazioni di pulizia e messa in sicurezza delle diverse situazioni riscontrate.