Al polo museale di Pioraco, città della carta, prende forma una storia che affonda le sue radici nel Medioevo e arriva fino all’arte cartaria contemporanea. A raccontarla è Luisella Tamagnini, assessore alla cultura del Comune di Pioraco, che guida idealmente il visitatore in un viaggio unico nel suo genere. Non si conosce con certezza come la carta sia arrivata a Pioraco, ma si sa con precisione quando: nel 1264. A testimoniarlo è un documento conservato presso l’Archivio di Stato di Camerino, dove si legge chiaramente che in quell’anno la carta veniva già fabbricata a Pioraco.
Questa lunga tradizione è oggi racchiusa all’interno del museo, che ripercorre secoli di produzione cartaria attraverso immagini, strumenti ed esempi di filigrane. Si parte dalle più antiche, risalenti al Duecento e al Trecento, per arrivare a quelle moderne, estremamente elaborate e raffinate, vere e proprie opere d'arte. Un ruolo di grande rilievo è occupato dalle carte valori, come banconote e documenti ufficiali, dove la filigrana diventa elemento di sicurezza ma anche di altissimo valore artistico.
Tra gli esempi più significativi spiccano le filigrane incise da Luigi Casoni, incisore piorachese che lavorò presso il Poligrafico dello Stato. Le sue opere testimoniano l’eccellenza raggiunta da Pioraco nel campo della carta destinata a moneta, assegni, passaporti e documenti ufficiali utilizzati anche in paesi come Libia e Iran. Nel museo sono presenti anche filigrane artistiche in chiaroscuro, con raffigurazioni di papi, personalità politiche e figure storiche, realizzate da incisori celebri come Librari di Fabriano e Cilotti di Pioraco.
Proseguendo idealmente a ritroso nel tempo, si scopre che Pioraco non aveva una sola cartiera, ma numerose. Nel Settecento se ne contavano circa quindici o sedici, ognuna caratterizzata da un proprio simbolo distintivo inserito nella filigrana, utile a rendere riconoscibile e tracciabile la produzione. Questo sistema racconta non solo una storia industriale, ma anche un’organizzazione avanzata e consapevole della qualità del prodotto.
Le condizioni che resero Pioraco ideale per la produzione cartaria erano straordinarie. La posizione logistica, con il paese sviluppato in discesa, e la presenza di numerosi corsi d’acqua valsero al borgo il soprannome di "piccola Venezia delle Marche". L’acqua, di qualità eccellente e potabile, era fondamentale per la lavorazione della carta, così come la possibilità di sfruttare la forza delle cascate come energia motrice.
Il museo attuale è anche il simbolo della rinascita dopo il terremoto del 2016. Con il Comune inagibile, si è scelto di salvare e riallestire questa parte fondamentale dell’identità pioarachese, riorganizzando un’ala del precedente museo. Dopo un lavoro impegnativo ma affrontato con determinazione, il polo museale è stato riaperto il 26 ottobre 2018, due anni dopo il sisma.
Oggi il museo è visitabile, con prenotazione soprattutto nel periodo invernale, ed è considerato un patrimonio da tutelare e valorizzare. Visitare il Museo della Carta di Pioraco significa riscoprire un sapere antico che rischia di andare disperso in un'epoca in cui la carta sembra aver perso importanza. All'interno sono contenuti anche i macchinari storici per la fabbricazione della carta. Eppure, dietro ogni foglio, resta vivo quel saper fare artigianale, fatto di mani, acqua, ingegno e arte, che ha reso Pioraco un punto di riferimento nella storia della carta italiana ed europea.
Al polo museale di Pioraco, città della carta, prende forma una storia che affonda le sue radici nel Medioevo e arriva fino all’arte cartaria contemporanea. A raccontarla è Luisella Tamagnini, assessore alla cultura del Comune di Pioraco, che guida idealmente il visitatore in un viaggio unico nel suo genere. Non si conosce con certezza come la carta sia arrivata a Pioraco, ma si sa con precisione quando: nel 1264. A testimoniarlo è un documento conservato presso l’Archivio di Stato di Camerino, dove si legge chiaramente che in quell’anno la carta veniva già fabbricata a Pioraco.
Questa lunga tradizione è oggi racchiusa all’interno del museo, che ripercorre secoli di produzione cartaria attraverso immagini, strumenti ed esempi di filigrane. Si parte dalle più antiche, risalenti al Duecento e al Trecento, per arrivare a quelle moderne, estremamente elaborate e raffinate, vere e proprie opere d'arte. Un ruolo di grande rilievo è occupato dalle carte valori, come banconote e documenti ufficiali, dove la filigrana diventa elemento di sicurezza ma anche di altissimo valore artistico.
Tra gli esempi più significativi spiccano le filigrane incise da Luigi Casoni, incisore piorachese che lavorò presso il Poligrafico dello Stato. Le sue opere testimoniano l’eccellenza raggiunta da Pioraco nel campo della carta destinata a moneta, assegni, passaporti e documenti ufficiali utilizzati anche in paesi come Libia e Iran. Nel museo sono presenti anche filigrane artistiche in chiaroscuro, con raffigurazioni di papi, personalità politiche e figure storiche, realizzate da incisori celebri come Librari di Fabriano e Cilotti di Pioraco.
Proseguendo idealmente a ritroso nel tempo, si scopre che Pioraco non aveva una sola cartiera, ma numerose. Nel Settecento se ne contavano circa quindici o sedici, ognuna caratterizzata da un proprio simbolo distintivo inserito nella filigrana, utile a rendere riconoscibile e tracciabile la produzione. Questo sistema racconta non solo una storia industriale, ma anche un’organizzazione avanzata e consapevole della qualità del prodotto.
Le condizioni che resero Pioraco ideale per la produzione cartaria erano straordinarie. La posizione logistica, con il paese sviluppato in discesa, e la presenza di numerosi corsi d’acqua valsero al borgo il soprannome di "piccola Venezia delle Marche". L’acqua, di qualità eccellente e potabile, era fondamentale per la lavorazione della carta, così come la possibilità di sfruttare la forza delle cascate come energia motrice.
Il museo attuale è anche il simbolo della rinascita dopo il terremoto del 2016. Con il Comune inagibile, si è scelto di salvare e riallestire questa parte fondamentale dell’identità pioarachese, riorganizzando un’ala del precedente museo. Dopo un lavoro impegnativo ma affrontato con determinazione, il polo museale è stato riaperto il 26 ottobre 2018, due anni dopo il sisma.
Oggi il museo è visitabile, con prenotazione soprattutto nel periodo invernale, ed è considerato un patrimonio da tutelare e valorizzare. Visitare il Museo della Carta di Pioraco significa riscoprire un sapere antico che rischia di andare disperso in un'epoca in cui la carta sembra aver perso importanza. All'interno sono contenuti anche i macchinari storici per la fabbricazione della carta. Eppure, dietro ogni foglio, resta vivo quel saper fare artigianale, fatto di mani, acqua, ingegno e arte, che ha reso Pioraco un punto di riferimento nella storia della carta italiana ed europea.
I Carabinieri della Stazione di Tolentino hanno individuato e denunciato due uomini, di 32 e 39 anni, ritenuti responsabili di una truffa online ai danni di un cittadino del posto. L’attività investigativa è scattata a seguito della denuncia presentata dalla vittima nel maggio 2025.
Le indagini, condotte attraverso accertamenti telematici e bancari, hanno permesso ai militari di risalire ai due soggetti, residenti rispettivamente in provincia di Vicenza e a Milano. Secondo quanto ricostruito, gli indagati avrebbero pubblicato su un noto portale specializzato nella compravendita di veicoli, Autoscout24, un annuncio per la vendita di un’auto senza il consenso del legittimo proprietario.
Attraverso una serie di artifici e raggiri, i due sono riusciti a convincere l’acquirente a versare 4.185 euro tramite bonifico bancario, somma indicata come prezzo di acquisto dell’autovettura. Il denaro è stato accreditato su un conto corrente intestato agli stessi indagati, ma il veicolo non è mai stato consegnato.
Al termine degli accertamenti, i due uomini sono stati denunciati all’autorità giudiziaria per il reato di truffa. L’Arma dei Carabinieri rinnova l’invito ai cittadini a prestare la massima attenzione nelle compravendite online, raccomandando di verificare sempre l’affidabilità degli annunci e dei venditori e di evitare pagamenti anticipati in assenza di adeguate garanzie.
Infortunio nel cantiere del nuovo ponte sul fiume Chienti: operaio soccorso in eliambulanza. È quanto avvenuto nella mattinata di oggi, intorno alle 11:30, a Piediripa. Vittima dell'incidente è stato un operaio di origini napoletane: le sue condizioni hanno richiesto l'attivazione immediata della macchina dei soccorsi e l'intervento dell'eliambulanza da Ancona.
Secondo una prima ricostruzione della dinamica, l'uomo sarebbe stato impegnato in alcune operazioni di saldatura su un'impalcatura posizionata sotto la struttura del ponte. Per cause che restano tuttora al vaglio delle autorità, l'incidente si sarebbe verificato mentre l'operaio scendeva da una scala: l'uomo sarebbe scivolato e, stando ai primi rilievi effettuati sul posto, una gamba potrebbe essere rimasta incastrata tra i pioli, causando una caduta da un’altezza stimata di circa due metri.
I soccorsi del 118 sono giunti tempestivamente sul luogo con un’ambulanza e l’automedica. Valutata la situazione, i sanitari hanno ritenuto opportuno richiedere l'intervento dell’elicottero per velocizzare il trasporto in ospedale. Il velivolo è atterrato in un’area verde poco distante dal cantiere e ha provveduto al trasferimento del ferito presso il nosocomio regionale di Torrette. Fortunatamente, le condizioni dell'operaio non risulterebbero gravi.
Sul posto sono intervenuti gli ispettori dello Spsal (Servizio Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro) dell'azienda sanitaria territoriale di Macerata per i rilievi di rito. A loro spetterà il compito di accertare con esattezza come si siano svolti i fatti e verificare che tutte le misure di sicurezza previste fossero regolarmente attuate.
MACERATA - Villa Potenza, Borgo Peranzoni, una vetrina che da mezzo secolo racconta volti, famiglie, eventi e cambiamenti di un territorio. Qui, il 13 gennaio 1996, un giovane ventiduenne di nome Mirko Isidori decideva di fare una scommessa: aprire il proprio studio fotografico. Oggi, 13 gennaio 2026, a distanza di trent’anni, quella scommessa è diventata una storia di lavoro, passione e legame con il territorio.
«È nato tutto quasi una scommessa», racconta Mirko. Il fotografo storico di Villa Potenza stava chiudendo e l’idea fu del padre, Giuseppe Isidori, già attivo nel mondo delle foto e dei video. «Mi chiese se me la sentivo. Avevo 22 anni, una piccola esperienza di due anni da Photoshop, uno studio di via Roma a Macerata, e il militare appena finito. Non avevo un lavoro stabile e mi sono buttato».
Una passione, quella per la fotografia, nata quasi per osmosi. «All’inizio aiutavo mio padre, lo seguivo nei matrimoni. Diciamo che la passione c’è sempre stata. Poi è diventata un mestiere».
In trent’anni il mondo della fotografia è stato rivoluzionato e Mirko ha vissuto tutte le epoche: dalla pellicola al digitale, dalla camera oscura ai software di post-produzione. «Nel ’96 esisteva solo l’analogico, il rullino. La gente veniva in negozio a portare le pellicole da sviluppare. Oggi il fotografo è anche grafico, videomaker, content creator. È cambiato tutto».
Un cambiamento che non è stato indolore. «L’avvento del digitale è stato devastante dal punto di vista commerciale: niente più sviluppo, niente più stampe. Le foto finivano negli hard disk e non uscivano più». A questo si sono aggiunte le crisi del 2003, quando la vendita di fotocamere digitali superò quella delle analogiche, quella economica del 2008, la pandemia. «Eppure siamo riusciti a superarle tutte».
Ma proprio mentre il digitale prendeva il sopravvento, l’analogico — il “primo amore” — non ha mai smesso di far battere il cuore. «Sta tornando forte, soprattutto tra i giovani. Ragazzi stanchi del “tutto e subito” che rispolverano le macchine dei padri e dei nonni». Un segnale chiaro: «Dopo dodici anni, a novembre, ho ricomprato i rullini, un evento eccezionale per uno studio fotografico. Fuji, Kodak e altri grandi marchi hanno rimesso in commercio le pellicole storiche degli anni ’80 e ’90. Quando entra in negozio un ragazzo con una vecchia reflex, a me si riempie il cuore».
Il legame con Villa Potenza resta fortissimo. Lo studio è un punto di riferimento da quasi cinquant’anni: «Qui il fotografo c’è dal 1976. Prima Paolo Rossi di Montecassiano, poi Giovanni Scarpetta di Morrovalle, dal ’96 ci sono io». Terzo proprietario, stesso luogo e stessa funzione sociale, con quello studio che da mezzo secolo racconta la vita della Val Potenza attraverso immagini, volti e storie.
Se dovesse scegliere un’immagine simbolo di questi trent’anni, Mirko un'idea ce l'ha: «La nevicata del ’96 a Macerata. Uscii alle tre di notte per fotografare il Monumento ai Caduti, con corso Cavour completamente innevato. Ero agli inizi, ma venne fuori uno scatto incredibile».
Tra i ricordi più forti c’è anche la magia della camera oscura, vissuta in prima persona agli inizi dell’attività. «Nei primi anni avevo tutta l’attrezzatura qui in negozio, addirittura nel bagnetto. Sviluppavo e stampavo le foto da solo», racconta. «La fotografia ha una magia incredibile: dal nulla, sotto i tuoi occhi, viene fuori la stampa. È un’emozione pazzesca, difficile da spiegare a chi non l’ha mai vissuta».
E sul finale dell’intervista non poteva mancare una battuta, inevitabile conoscendo la sua fede calcistica (nerazzurra, ndr). Lo abbiamo stuzzicato chiedendogli se, per celebrare i trent’anni di attività, avesse in programma di pitturare lo studio di bianconero. Mirko sorride e ricorda un episodio diventato ormai leggenda tra gli amici: «Nel 2017 ho rischiato fortissimo. Se la Juve avesse fatto il triplete, mi avevano promesso di murarmi il negozio». Per sua fortuna, la storia ha preso un’altra piega: «Grazie a Dio – e al 4-1 segnato da Asensio – non è successo». E lo studio, oggi come allora, resta orgogliosamente e rigorosamente… di tutt’altri colori.
Trent’anni dopo, la tecnologia è cambiata, il mondo corre veloce, ma dietro quell’obiettivo a Villa Potenza c’è ancora la stessa passione di un ragazzo di 22 anni che, nel 1996, decise di crederci.
«So partito dall’Apiro, co l’apittu rusciu e niro… me so spinto tanto giù e so arrivato a Ouagadougou». Chiunque sia cresciuto tra Macerata e dintorni ha cantato almeno una volta questo verso, uno dei passaggi più iconici e surreali del repertorio dei Vincisgrassi. La storia è quella di Vincè, che scappa da Apiro a bordo dell’Ape rossa e nera del padre per arrivare fino in Burkina Faso, salvo poi tornare a casa dopo la “gita del buon Gesù con Don Terno e mezza Apiro a Ouagadougou”. Ecco, oggi possiamo finalmente dirlo: l’apittu rusciu e niro esiste davvero.
Due giorni fa, infatti, al Salone dell’Auto di Bruxelles 2026, ha debuttato ufficialmente Fiat Tris, il nuovo veicolo commerciale elettrico a tre ruote che raccoglie l’eredità della storica Ape Piaggio e la rilancia in chiave moderna, urbana e sostenibile. Un mezzo compatto, agile e pensato per districarsi nei centri storici più congestionati, con tanto spazio di carico e zero emissioni. In poche parole: piccolo fuori, pratico dentro. Fiat Tris è lungo poco più di tre metri, gira praticamente su sé stesso, può trasportare carichi importanti ed è spinto da un motore elettrico con un’autonomia più che sufficiente per le consegne quotidiane in città. Arriverà sul mercato nel 2026: partirà dall’Italia, ed entrerà a far parte della gamma Fiat Professional. Altro che fuga da Apiro: qui si punta a conquistare le ZTL.
Ma non è finita qui, perché la storia si fa ancora più marchigiana. In arrivo c’è anche uno spot pubblicitario girato proprio nelle Marche, tra Jesi, il Monte Conero ed Elcito. Ed è stato proprio Maurizio Serafini, storico cantante e fondatore dei Vincisgrassi (oltre che anima del Montelago Celtic Festival), a imbattersi quasi per caso nella troupe.
«Abito a Elcito e alle prime ore della mattina vedo arrivare una fila di automobili e camion. Mi sono chiesto: che succede, è arrivata una produzione hollywoodiana?», racconta Serafini. «C’era di tutto: camion, truccatori, oggetti di scena… e ovviamente gli apetti Fiat».
Lo scorso novembre Serafini aveva anche pubblicato un video sui social con le riprese dello spot (GUARDA QUI), accompagnato – manco a dirlo – proprio dal celebre brano dei Vincisgrassi. E la chicca finale è tutta per i fan storici: «Io nella canzone l’avevo messo rusciu e niro… e il caso ha voluto che sia stato realizzato proprio così».
Alla domanda su come commenta l’arrivo del Fiat Tris, Maurizio Serafini risponde con una battuta che è già storia: «Chissà se ci arriva a Ouagadougou?» Per ora si ferma alle città europee. Ma, come ci hanno insegnato i Vincisgrassi, con l’apittu giusto non si sa mai dove si può arrivare.
Immaginate di chiudere gli occhi a Porto Recanati e riaprirli su un jet privato tra coperte di cachemire, fiori freschi e passeggeri che governano pezzi di mondo. È la vita che ha vissuto Michela Gasparrini, portorecanatese doc, che ha lavorato per anni come assistente di volo executive negli Emirati Arabi per la famiglia reale. L’abbiamo incontrata per farci raccontare cosa si prova a vivere "tra le nuvole" del jet-set internazionale.
Michela, ci descrivi l'inizio di una tua giornata tipo?
"Trolley pronto, uniforme indossata e un ultimo tocco di rossetto. Quando arrivavo in aeroporto, sapevo che tutto doveva essere perfetto: la cabina del jet privato veniva tirata a lucido, i fiori dovevano essere in tinta con l’allestimento e le copertine in cachemire di Hermès adagiate con cura nella stanza da letto. Frutti rossi e macaron erano pronti vicino ai calici per il welcome drink. Non dimenticavo mai la musica del boarding suggerita dall’entourage: ogni dettaglio doveva far sentire Sua Altezza a casa".
È vero che le destinazioni restavano segrete fino all'ultimo?
"Sì, per motivi di sicurezza mi veniva comunicata solo poco prima del decollo. Una volta in volo i nostri compiti si dividevano: i piloti in cabina di pilotaggio ed io mi occupavo dei passeggeri. Il volo poteva durare otto ore, durante le quali servivo pranzo e merenda ordinati nei migliori ristoranti del mondo in base ai gusti dello sceicco. Avevo informazioni dettagliatissime: sapevo persino come preferiva l’acqua e quale profumo voleva che io indossassi".
Come si gestiscono i capricci di passeggeri così importanti?
"Bisogna essere sempre accondiscendenti, gentili e sorridenti, pronti a gestire imprevisti di ogni genere. Ricordo un volo di otto ore dove il passeggero aveva preso un sonnifero: abbiamo sorvolato la città di destinazione per più di un'ora in attesa del suo risveglio. Un'altra volta, sopra l’oceano verso Washington, il VVIP ha cambiato idea e siamo dovuti tornare a Londra. Quando si vola con donne e bambini i 'capricci' aumentano, ma si fa di tutto per accontentarli".
Si parla spesso di stipendi da favola e regali incredibili. È così?
"Lo stipendio era alto, ma la differenza la facevano le consistenti mance di migliaia di euro a volo e i regali in gioielli o orologi. Una volta, una sceicca particolarmente difficile creò molto scompiglio a bordo solo per fare un dispetto al marito; all'atterraggio ricevemmo un 2mila dollari di mancia ciascuna per scusarsi delle sue maniere".
C'è stato un momento in cui hai avuto paura o soggezione?
"Ricordo un volo verso l’Arabia Saudita al tramonto. Ero seduta in mezzo a cinque uomini arabi armati di fucili che parlavano solo arabo e facevano apprezzamenti su di me. Io, con un sorriso da ebete che cercava di trasmettere sicurezza, cercavo di non guardarli in faccia mentre ammiravo le torrette del petrolio che bruciavano altissime sotto di noi. Per fortuna avevo consegnato le loro armi ai piloti in cabina per sicurezza".
Cosa ti porti dietro di quell'esperienza oggi?
"Ero l’unica italiana in una compagnia VVIP, quindi spesso gli sceicchi mi cercavano per chiacchierare di moda, cibo o dell'Italia, lasciando alle mie colleghe straniere il servizio. È stato un periodo da sogno, una vacanza continua in un mondo di jet-set distante anni luce dalla nostra cultura, ma anche dalla vita degli arabi comuni. Un'esperienza che va ben oltre la semplice mansione di hostess".
Aggredisce la compagna all’interno dell’abitazione, causandole lesioni giudicate guaribili in 30 giorni. Per questo motivo il questore della provincia di Ancona, Cesare Capocasa, ha emesso un provvedimento di ammonimento nei confronti di un uomo di 45 anni, di origini extracomunitarie.
L’episodio di violenza domestica si è verificato in ambito familiare e ha richiesto l’intervento delle forze di polizia, allertate a seguito dell’aggressione. Una volta giunti nell’appartamento della coppia, gli operatori hanno riscontrato evidenti segni di colluttazione: vetri infranti e suppellettili danneggiate, a conferma della violenza dell’episodio.
La donna, soccorsa, ha riportato ferite per le quali i sanitari hanno stabilito una prognosi di 30 giorni.
Alla luce degli accertamenti svolti e della gravità dei fatti, la questura ha disposto la misura di prevenzione dell’ammonimento, ritenendo la condotta dell’uomo riconducibile alla fattispecie di violenza domestica. Il provvedimento ha lo scopo di interrompere comportamenti violenti e prevenire ulteriori episodi, rappresentando un primo e formale richiamo nei confronti dell’autore delle aggressioni.
Eubava all’interno delle auto in sosta nei pressi degli spogliatoi di impianti sportivi, approfittando di momenti di distrazione per sottrarre portafogli ed effetti personali. Un giovane residente a Fano è stato arrestato dalla Polizia di Stato al termine di un’attività investigativa che ha permesso di ricostruire una serie di furti rapidi, avvenuti in contesti diversi e prevalentemente in orario notturno.
Nei giorni scorsi il Commissariato di Pubblica Sicurezza di Fano ha dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari, emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pesaro, su richiesta della Procura della Repubblica, che ha coordinato le indagini.
Fondamentale il lavoro svolto dagli agenti del Commissariato fanese, supportati dalla Polizia Locale di Fano, in particolare nell’analisi delle immagini di videosorveglianza e nelle attività di collaborazione sul territorio, che hanno consentito di individuare il presunto responsabile.
Sull’operazione è intervenuto il sindaco di Fano, Luca Serfilippi, che ha espresso il proprio apprezzamento alle forze dell’ordine:
«Desidero ringraziare la Polizia di Stato, e in particolare il Commissariato di Fano, per il lavoro costante di presidio e investigazione svolto con professionalità e rapidità, e la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pesaro per il coordinamento delle indagini».
Il primo cittadino ha inoltre sottolineato l’importanza del lavoro di squadra tra istituzioni: «Un ringraziamento va anche alla Polizia Locale di Fano per il supporto operativo, in particolare nell’analisi delle immagini e nelle attività di collaborazione sul territorio».
«Il contrasto ai reati predatori e la tutela della tranquillità dei cittadini sono una priorità – ha ribadito Serfilippi –. La sicurezza si costruisce con una presenza continua, la prevenzione e una sinergia reale tra istituzioni. Anche la comunità ha un ruolo decisivo: invito tutti a segnalare tempestivamente situazioni sospette e a denunciare sempre. Ogni informazione può essere utile per l’accertamento e la ricostruzione dei fatti».
Nei primi undici mesi del 2025 torna a crescere il numero degli infortuni sul lavoro nelle Marche, segnando un’inversione di tendenza che desta forte allarme. Secondo i dati Inail rielaborati, tra gennaio e novembre sono state presentate 15.661 denunce, con un incremento dell’1,6% rispetto allo stesso periodo del 2024.
Il dato più grave riguarda però i decessi, che passano da 19 a 28 vittime, registrando un aumento del 47,4% in un solo anno. Di questi, 19 lavoratori hanno perso la vita durante l'attività lavorativa, mentre quattro decessi sono avvenuti in itinere, cioè nel tragitto casa-lavoro.
Particolarmente critico risulta il settore manifatturiero, dove i morti salgono da 2 a 9, evidenziando un forte peggioramento delle condizioni di sicurezza. Sul piano territoriale, la provincia più colpita è Macerata con 9 vittime, seguita da Pesaro Urbino con 6. Ancona, Ascoli Piceno e Fermo contano 4 decessi ciascuna, ma proprio Ascoli Piceno mostra l’aumento più marcato, passando da una a quattro vittime in dodici mesi.
L’analisi del profilo delle persone coinvolte conferma criticità strutturali già note. Il 71,4% delle vittime aveva un’età compresa tra 50 e 75 anni. I decessi riguardano in larga parte uomini, 25 su 28, mentre tre sono donne, con una netta prevalenza di lavoratori italiani. La maggioranza degli incidenti mortali si concentra nei comparti industria e servizi, mentre l’agricoltura registra quattro casi.
Restano elevati anche gli infortuni non mortali, con Ancona che guida la classifica per numero di denunce, seguita da Pesaro Urbino, Macerata e Ascoli Piceno. Si segnala una crescita significativa nei settori delle costruzioni, della sanità, dell’istruzione e dell’industria alimentare. Preoccupa inoltre l’aumento delle malattie professionali, in particolare quelle legate a disturbi psichici, al sistema respiratorio e a quello nervoso.
I primi dati diffusi da ARPA Marche sulla qualità dell’aria nel 2025 consegnano un bilancio estremamente positivo per il territorio maceratese, inserendosi in un trend regionale di netto miglioramento. Per quanto riguarda il PM10, l'anno appena trascorso viene definito come il "migliore di sempre". In particolare, la centralina di Macerata si è distinta come una delle sei località regionali in cui non è stato registrato alcun superamento del limite giornaliero di 50 μg/m³. Insieme a Civitanova Marche, il capoluogo ha fatto segnare i valori medi annuali più bassi degli ultimi cinque anni, restando ampiamente al di sotto del limite di legge di 40 μg/m³.
Anche per gli altri inquinanti i risultati sono rassicuranti. Il PM2,5, la frazione più fine e pericolosa del particolato, è rimasto sotto i limiti in tutte le stazioni della regione. Allo stesso modo, il biossido di azoto (NO2) non ha presentato criticità, mantenendo concentrazioni basse anche nelle zone più esposte al traffico veicolare. Questo quadro complessivo di miglioramento fa ben sperare in vista del 2030, quando entreranno in vigore i nuovi e più stringenti limiti imposti dalla Direttiva Europea 2024/2881.
Tuttavia, non mancano le note dolenti, rappresentate principalmente dall'ozono (O3). Questo gas, che si forma soprattutto durante i mesi estivi a causa delle alte temperature e del forte irraggiamento solare, continua a essere la principale criticità per le aree interne. Macerata figura infatti tra le cinque stazioni regionali che nel 2025 hanno superato il limite dell’Obiettivo a Lungo Termine.
Secondo le analisi di ARPA Marche, le ondate di calore sempre più frequenti giocano un ruolo determinante in questo fenomeno, rendendo la gestione dell’ozono la sfida principale per il futuro. Se da un lato i cittadini possono godere di un'aria sensibilmente più povera di polveri sottili, dall'altro la combinazione tra emissioni da traffico e cambiamenti climatici richiede ancora attenzione e misure mirate per i picchi di calore estivi.
Il Consiglio dei ministri ha prorogato fino al 31 dicembre 2026 l'incarico di Guido Castelli come commissario straordinario del governo per la ricostruzione e la riparazione post-sisma 2016. Una decisione accolta con "senso del dovere" dallo stesso Castelli, che ha ringraziato il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci e l'intero Cdm per la fiducia accordata.
"È una responsabilità che accolgo consapevole che l'anno che si apre ha un valore particolare. - ha detto - Il 2026 segna infatti il decennale di uno degli eventi catastrofali più drammatici della storia recente del nostro Paese". Una ricorrenza che, secondo il commissario, "impone di custodire la memoria per quanto accaduto e un sempre maggiore, concreto impegno per rendere ancora più efficace il lavoro svolto fin qui, nel segno dei cantieri e della velocizzazione della macchina amministrativa".
Castelli ha sottolineato come l'obiettivo primario resti "riportare nelle loro case tutti i nostri cittadini, il prima possibile", con una particolare attenzione alla realtà di Amatrice, che "necessita di una dedizione specifica".
Ripercorrendo il lavoro degli ultimi tre anni, il commissario ha evidenziato il cambio di passo impresso alla ricostruzione grazie al sostegno del governo e alla collaborazione di Regioni, enti locali, Uffici speciali e di tutti i soggetti coinvolti.
"I numeri testimoniano questa accelerazione - ha spiegato Castelli -. Quasi 13.000 cantieri chiusi, 9.000 in corso e 1.500 opere pubbliche già avviate". Dei circa 14.000 nuclei familiari che avevano perso l'abitazione, un terzo è già rientrato nelle proprie case. "Un risultato favorito anche dalle misure introdotte da governo e maggioranza, a partire dall'intervento diretto dello Stato per la chiusura delle cosiddette 'code' del Superbonus, previsto dalla legge di bilancio, che consente la prosecuzione di circa 5.000 cantieri", ha sottolineato Castelli.
La sicurezza, nel Maceratese, riceve una boccata d'ossigeno grazie al nuovo Piano di incrementi e assegnazioni reso noto dal Viminale. Il provvedimento, che riguarda il 231° corso Allievi Agenti e il 19° corso Ispettori della Polizia di Stato, prevede il potenziamento dei presidi di sicurezza su tutto il territorio regionale, con un focus rilevante per la provincia di Macerata dove verranno destinate dodici nuove unità.
Nello specifico, la ripartizione dei rinforzi per il territorio maceratese vede l'arrivo di tre ispettori presso la Questura di Macerata. Importante l'investimento sulla costa: il Commissariato di Civitanova Marche potrà contare su sette nuovi innesti, suddivisi tra due ispettori e cinque agenti. Completano il quadro provinciale due ulteriori agenti assegnati alla Polizia Stradale. Questo potenziamento mira a garantire una risposta più efficace e capillare in un territorio complesso, con particolare attenzione alla realtà civitanovese, nodo cruciale per la sicurezza provinciale.
L'operazione è stata accolta con estremo favore da Giorgia Latini, segretario regionale della Lega Marche e vicepresidente della Commissione Cultura: "È motivo di grande soddisfazione, e per questo ringrazio il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, la notizia di un incremento concreto degli organici della Polizia di Stato nelle Marche, che rafforza in maniera significativa la presenza dello Stato e la capacità operativa sui territori".
"Si tratta di presidi assolutamente vitali, che da tempo soffrivano una carenza strutturale di personale. Il rafforzamento della Polizia di Stato, insieme ai recenti incrementi dell'Arma dei Carabinieri, consente oggi una risposta più efficace, tempestiva e capillare alle esigenze di sicurezza di un territorio complesso come il nostro. Un risultato concreto - conclude Latini - che conferma l’attenzione del Governo e del Ministero dell’Interno verso la sicurezza delle Marche e il rafforzamento della presenza dello Stato sui territori".
A livello regionale, il piano prevede l'ingresso di un totale di 72 nuove unità, tra 31 ispettori e 41 agenti. Sebbene la provincia di Ancona faccia la parte del leone con 32 innesti, il rafforzamento della provincia di Macerata si pone come il terzo per rilevanza numerica dopo il capoluogo di regione e Pesaro Urbino.
Lo stato di attuazione del Pnrr sulla Missione 6 – Tutela della salute nelle Marche, con la Regione nel ruolo di soggetto attuatore, mostra un avanzamento rilevante, con impegni pari all’80% delle risorse assegnate. È quanto emerge dalla relazione della Corte dei Conti – Sezione delle autonomie, basata sulle rilevazioni della Sezione regionale di controllo delle Marche, diffusa nel 2025 su dati aggiornati al 2024.
Nel dettaglio risultano attivi 206 progetti, per un costo complessivo di 402,6 milioni di euro. Di questi, 301,9 milionisono finanziati dal Pnrr, pari al 75%, mentre 78 milioni provengono da risorse statali per il 19,4%. Il cofinanziamento regionale ammonta a 16,1 milioni di euro, corrispondenti a circa il 4%, a cui si aggiungono 6,4 milioni di risorse proprie delle aziende sanitarie, pari all’1,6%.
La Corte dei Conti segnala positivamente l’attivazione del portale regionale Easy Pnrr Marche, uno strumento pensato per monitorare l’insieme degli interventi locali, con particolare attenzione a quelli in cui la Regione svolge il ruolo di attuatore. Pur riconoscendone l’utilità come supporto al controllo dei dati contabili, come impegni e pagamenti, la Sezione autonomie sottolinea la necessità di affiancare a queste informazioni indicatori fisici, ritenuti fondamentali per valutare l’effettivo avanzamento degli interventi.
Nel corso del 2024, gli impegni di spesa nelle Marche si sono ridotti rispetto al 2023, passando da 170,4 milioni a 56,4 milioni di euro. Un dato che, secondo la Corte, potrebbe riflettere sia la conclusione della fase più intensa nel 2023, sia possibili rallentamenti nell’avvio di nuove iniziative. La media dei pagamenti si colloca intorno all’8%, mentre al 31 dicembre 2024 risultano raggiunti 238 indicatori su 336, con una percentuale di completamento dei progetti pari al 70,8%, un livello di avanzamento giudicato complessivamente in linea con il cronoprogramma.
Restano tuttavia criticità su alcune misure strategiche. Le Case di Comunità, ad esempio, non risultano ancora attivate e l’avanzamento medio dei lavori si ferma all’1%. Persistono inoltre difficoltà di integrazione con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, un elemento che potrebbe compromettere l’efficacia del modello organizzativo territoriale. Problemi analoghi riguardano la misura “Verso un nuovo ospedale sicuro e sostenibile”, che registra ritardi significativi nella progettazione delle nuove palazzine destinate ai reparti di emergenza degli ospedali di Senigallia e Fano. Secondo la Corte, questi ritardi, legati alla complessità degli interventi e alla gestione di numerosi stakeholder, mettono in dubbio il rispetto del target europeo fissato per il secondo semestre del 2026.
In senso opposto, viene registrata la conclusione dei progetti per la realizzazione delle Centrali operative territoriali (Cot). Positivo anche l’esito dei controlli sull’avanzamento della fornitura delle grandi apparecchiature sanitarie, così come il raggiungimento del target annuale relativo all’incremento dell’assistenza domiciliare alla popolazione over 65.
Dalle istruttorie della Sezione regionale di controllo emerge infine una criticità trasversale legata alla carenza di personale, che assume connotazioni diverse tra Regione ed enti locali. Nell’ambito della Missione Salute, la scarsa disponibilità di personale medico e infermieristico rischia di mettere a repentaglio la sostenibilità futura dei servizi attivati, mentre gli enti locali soffrono soprattutto la mancanza di personale amministrativo, in particolare nelle fasi di rendicontazione dei progetti. Sul versante della spesa, i Comuni segnalano inoltre difficoltà connesse all’aumento dei costi di costruzione, come nel caso dei nuovi asili nido.
Anche la Regione ha dovuto fronteggiare un incremento inatteso dei costi in fase di attuazione, intervenendo con risorse proprie destinate al cofinanziamento delle opere previste. Con riferimento specifico alla Missione 6 – Salute, il cofinanziamento regionale supera i 16 milioni di euro, pari a circa il 4% del valore complessivo dei progetti, confermando l’impegno diretto dell’ente nel sostenere l’attuazione del Pnrr sanitario.
(fonte Ansa)
Un appello diretto alla popolazione più vulnerabile affinché si sottoponga alla vaccinazione antinfluenzale. A lanciarlo è l’assessore regionale alla Sanità, Paolo Calcinaro, intervenuto a margine della seduta odierna del Consiglio regionale delle Marche.
“In queste settimane ho girato molti ospedali e pronto soccorso e ho visto l’età media e i tipi di patologia presenti. Il mio appello è di vaccinare i più fragili”, ha spiegato Calcinaro, sottolineando come l’afflusso nei reparti di emergenza riguardi in larga parte anziani e persone con patologie pregresse. “Nel 2026 il nostro impegno sarà quello di insistere su una campagna di comunicazione efficace, soprattutto rivolta agli anziani e ai soggetti più fragili, per diminuire la pressione sanitaria sui pronto soccorso”, ha aggiunto.
Calcinaro è poi tornato sulle criticità emerse durante il periodo natalizio, in particolare per quanto riguarda il funzionamento delle guardie mediche. “È necessario attivare un tavolo di confronto per fare una fotografia aggiornata della situazione – ha spiegato – e dobbiamo chiederci, laddove possibile, di mettere qualche risorsa in più per garantire maggiori coperture”.
Un primo passo in questa direzione è già stato calendarizzato. “Posso dire che già nella prima settimana di febbraio incontreremo tutti i territori – ha concluso l’assessore – per avere un quadro preciso di ciò che funziona e di ciò che invece va migliorato”.
Per la prima volta Emma Paoloni, atleta della ASD Arcieri del Medio Chienti, parteciperà ad un Campionato Italiano Para-Archery indoor nella categoria visually impaired. L’appuntamento è fissato per il 24 e 25 gennaio a Lamezia Terme, dove si svolgerà il più importante evento nazionale indoor dedicato al tiro con l'arco paralimpico.
L’arciera quattordicenne di San Ginesio, attualmente al primo anno del liceo linguistico, raggiungerà la Calabria accompagnata dalla famiglia e dai suoi tecnici, coronando un percorso sportivo costruito con impegno e costanza. La qualificazione al Campionato Italiano è arrivata dopo aver preso parte alle gare disputate a Pesaro, Civitanova Marche e Belforte del Chienti, tappe fondamentali che hanno permesso all’atleta di confrontarsi con il panorama nazionale della specialità.
La partecipazione di Emma Paoloni rappresenta un risultato di grande valore non solo a livello personale, ma anche per la sua società. Per la Asd Arcieri del Medio Chienti, realtà belfortese in continua crescita, si tratta infatti della prima partecipazione ad un Campionato Italiano Para-Archery, un traguardo che testimonia l’attenzione al settore paralimpico e il lavoro svolto sul territorio nella promozione dello sport inclusivo.
Il sindaco Mauro Sclavi, il vicesindaco Alessia Pupo e l'assessore al Bilancio e Turismo Diego Aloisi hanno ricevuto ufficialmente in Comune Aluccio, Antonio Muccichini e Thomas Tordini che hanno partecipato all'emozionante viaggio della fiaccola olimpica verso Milano - Cortina 2026.
Aluccio, al secolo Alessandro Andreozzi è ambassador su mandato diretto della Fondazione Milano - Cortina e unico Ambassador in rappresentanza della Regione Marche. É uno dei 20 creator al mondo selezionati per testimoniare sui canali social il viaggio della Fiamma da Olimpia a Milano. È salito sul palco lo scorso 4 gennaio ad Ancona e ha raccontato con il suo personalissimo stile il viaggio della fiaccola olimpica al popolo social.
Antonio Muccichini è stato il tedoforo che ha portato la fiaccola nella terza tappa a Fermo mentre Thomas Tordini ha fatto l'ultimo tratto a Civitanova Marche. Con loro Stefano Baldassarri che ha corso con la fiaccola nella prima tappa a Fermo.
"Con questo breve incontro - hanno sottolineato il sindaco e gli assessori - abbiamo voluto ringraziare personalmente questi nostri concittadini che hanno preso parte come protagonisti al passaggio della fiaccola olimpica in tutte le regioni italiane. Un momento significativo che ci porta verso le prossime olimpiadi invernali".
Il territorio marchigiano segna un passo storico nel percorso verso la transizione ecologica con la nascita ufficiale di CERTIS Marche, la nuova Comunità Energetica Rinnovabile (CER) tra imprese solidali che mette in rete per la prima volta tutte le cabine primarie della regione. L'iniziativa, presentata a Civitanova Marche, si pone l'ambizioso obiettivo di favorire la produzione e il consumo di energia rinnovabile reale, tracciata e misurata direttamente tra le realtà produttive del territorio. Il progetto vanta come partner capofila il Banco Marchigiano e la Claai Federazione Artigiani e PMI delle province di Fermo e Ascoli Piceno, con il supporto tecnico di Solar Info Community e dell'Associazione Centro per le Comunità Solari.
Grazie a questo nuovo ecosistema, il Banco Marchigiano si distingue come la prima banca della regione a consumare "vera energia verde", ovvero energia prodotta e scambiata fisicamente all'interno della comunità e monitorata tramite smart meter. A differenza dei semplici certificati "green" d’acquisto, questo modello garantisce una filiera corta dell'energia che entra direttamente nei contatori delle imprese aderenti, introducendo uno standard ESG basato sulla tracciabilità territoriale. CERTIS Marche rappresenta un'evoluzione delle CER tradizionali, superandone i limiti normativi grazie a una piattaforma tecnologica inclusiva che permette anche a grandi soggetti come gli istituti bancari di certificare l'energia condivisa con la collettività.
Il progetto si innesta su un'esperienza già consolidata dal 2023 nelle sezioni locali di Civitanova Marche, Pesaro e Montegiorgio, dove circa cinquanta famiglie condividono oltre 120 MWh di energia fotovoltaica domestica ogni anno. Di questa produzione, circa la metà viene ceduta a utenti esterni come lo stesso Banco Marchigiano, generando premialità per quasi 15.000 euro già erogati sotto forma di coupon spendibili nei negozi di prossimità.
L’iniziativa punta dunque a rafforzare il tessuto produttivo regionale riducendo i costi energetici e migliorando il rating di sostenibilità delle imprese, trasformando progressivamente i centri urbani in vere "Città Solari" inclusive. Per illustrare nel dettaglio i vantaggi e le modalità di adesione, CERTIS Marche verrà presentata ufficialmente alla cittadinanza e alle imprese il prossimo 29 gennaio alle ore 17:30 presso la sala conferenze del Banco Marchigiano a Civitanova
Con il via libera del 9 gennaio dei 27 ambasciatori dell’Unione europea, l’accordo di libero scambio Ue-Mercosur entra nella fase conclusiva. Sabato 17 gennaio la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen firmerà ufficialmente l’intesa in Paraguay, aprendo a un mercato integrato da oltre 700 milioni di consumatori tra Europa e Sud America. L’accordo mira a ridurre o eliminare la maggior parte dei dazi doganali (91%), favorendo le esportazioni europee di auto, macchinari e farmaceutica e, al contempo, l’ingresso nel Mercato unico di prodotti agricoli sudamericani, dalla carne alla soia. Per Bruxelles è anche una scelta strategica per diversificare i partner commerciali e ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti, in un contesto internazionale segnato da nuove tensioni geopolitiche.
Il percorso resta però politicamente fragile. Dopo oltre 25 anni di negoziati e un’intesa preliminare fallita nel 2019, l’accordo è stato sbloccato solo nel dicembre 2024, per poi subire un nuovo rallentamento a causa delle proteste degli agricoltori europei. Le garanzie offerte dalla Commissione, tra cui una clausola di salvaguardia sulle importazioni agricole e maggiori risorse per la Politica agricola comune, hanno convinto anche l’Italia a dare il proprio assenso. Resta ora il passaggio più delicato: la ratifica da parte del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali, dove il rischio di bocciature non è scongiurato.
Tra i territori più esposti alle conseguenze dell’accordo ci sono le Marche e, in particolare, la filiera della carne bovina marchigiana. La regione rischia di trovarsi a competere direttamente con produzioni sudamericane ottenute dalla stessa razza Marchigiana, esportata geneticamente all’estero decenni fa ma allevata oggi con costi molto più bassi e regole meno stringenti. Un paradosso che mette in difficoltà un comparto già in declino da anni, caratterizzato da rese inferiori ma da una qualità elevata, non adeguatamente valorizzata né sostenuta da politiche strutturali di lungo periodo. (fonte Marche Agricole)
Preoccupazioni analoghe arrivano anche da Assalzoo, che vede nell’accordo un rischio concreto di distorsione competitiva per l’intera filiera agro-zootecnica italiana. Le normative europee impongono standard molto elevati su sostenibilità, sicurezza alimentare e benessere animale, con costi che non trovano equivalenti nei Paesi del Mercosur. Senza una reale reciprocità delle regole e controlli efficaci, l’apertura del mercato potrebbe favorire importazioni a basso costo, mettendo sotto pressione il valore del Made in Italy e la trasparenza verso il consumatore finale. (Fonte Adriaeco)
La firma in Paraguay segnerà solo l’inizio dell’ultima fase dell’accordo. Il confronto tra opportunità economiche e tutela delle filiere agricole è tutt’altro che chiuso. Sarà nelle ratifiche nazionali che si deciderà se il libero scambio prevarrà sulle paure del mondo rurale europeo.
(foto Ansa)
Porte aperte alla Marche International School, che nei prossimi giorni accoglierà famiglie, bambini e ragazzi in occasione dell'Open Day dedicato alla presentazione dell'offerta formativa bilingue e internazionale dell’istituto.
L’iniziativa si svolgerà nella sede di Contrada Foce Asola 28/A con un doppio appuntamento: sabato 24 gennaio, dalle 15.30 alle 18.30, sarà dedicato alla Scuola Secondaria di primo grado, mentre domenica 25 gennaio, dalle 9.30 alle 12.30, l’Open Day coinvolgerà la Scuola Primaria e la Scuola dell’Infanzia.
Durante le giornate, le famiglie avranno la possibilità di visitare gli spazi scolastici, incontrare docenti e staff educativo e approfondire il modello didattico della scuola, che affianca il curriculum italiano a un percorso strutturato di insegnamento in lingua inglese fin dalla prima infanzia. Un'impostazione pensata per favorire lo sviluppo di competenze linguistiche solide e un approccio aperto e internazionale all’apprendimento.
Ampio spazio sarà riservato ai laboratori didattici attivi, ideati per coinvolgere direttamente bambini e ragazzi in attività pratiche, creative e collaborative. Un’occasione concreta per sperimentare l’approccio educativo della Marche International School, fondato sull’apprendimento esperienziale, sullo sviluppo del pensiero critico e sull’educazione interculturale.
L’Open Day rappresenterà anche un momento di confronto diretto con la direzione e il personale scolastico, durante il quale sarà possibile approfondire temi legati alla continuità didattica, alla preparazione linguistica, all’attenzione per la crescita emotiva degli studenti e all’orientamento verso il futuro scolastico e professionale. La partecipazione è aperta alle famiglie interessate; è gradita la prenotazione.
Si aprono domani, 13 gennaio, le iscrizioni all’anno scolastico 2026-2027, una scadenza importante per famiglie e studenti chiamati a scegliere il proprio futuro formativo. Tra le proposte più innovative del territorio spicca quella dell’Ipsia “Renzo Pocognoni”, sede “Ercole Rosa” di San Severino Marche, che introduce il nuovo modello di studi “4+2”, destinato a rappresentare il futuro dell’istruzione professionale.
Il percorso 4+2 consente di conseguire il diploma in quattro anni, allineando l’Italia agli standard europei che prevedono il completamento del ciclo scolastico a 18 anni. Si tratta di un titolo di studio pienamente equivalente al tradizionale percorso quinquennale, ottenuto attraverso una riorganizzazione del monte orario, senza riduzione dei contenuti formativi e con l’eliminazione delle lezioni del sabato.
A San Severino Marche il nuovo indirizzo prende il nome di “Tecnologie per gli impianti termici e le energie rinnovabili” e punta a formare tecnici specializzati nel settore impiantistico e termico, con competenze avanzate legate alle fonti energetiche rinnovabili, ambito sempre più centrale nel mercato del lavoro.
Il modello 4+2 offre ai diplomati un accesso più rapido al mondo del lavoro, ma non preclude la possibilità di proseguire gli studi, sia all’Università sia negli Istituti Tecnici Superiori (ITS). Un’opportunità concreta in un contesto in cui gli istituti professionali registrano tassi di occupazione prossimi al 100%.
Le aziende dell’alto maceratese manifestano infatti una crescente difficoltà nel reperire personale tecnico qualificato, a fronte di una domanda di competenze specialistiche che spesso rimane insoddisfatta. Il nuovo percorso mira a colmare questo divario, rafforzando il legame tra scuola e sistema produttivo.
Un ruolo centrale sarà svolto dalle attività pratiche e laboratoriali, realizzate anche all’interno delle aziende partner, per favorire un approccio diretto e concreto al lavoro. L’obiettivo è permettere agli studenti di “imparare facendo” e di visualizzare fin da subito il proprio futuro professionale.
Per conoscere nel dettaglio l’offerta formativa e le date delle giornate di scuola aperta, è possibile consultare il sito ufficiale dell’istituto: www.ipiapocognoni.edu.it.
L’Ipsia “Ercole Rosa” rappresenta una delle realtà scolastiche più storiche del territorio. Fondato nel 1895 come scuola serale complementare per operai, nel corso dei decenni ha attraversato numerose trasformazioni, diventando nel 1911 scuola d’arte applicata all’industria e assumendo successivamente la denominazione di Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato. Intitolato al concittadino Ercole Rosa, l’istituto ha accorpato negli anni diverse sedi dell’entroterra maceratese, mantenendo intatto il proprio prestigio e la capacità di evolversi.
Oggi, con l’introduzione del percorso 4+2, il Professionale di San Severino Marche conferma la propria vocazione: coniugare tradizione e innovazione, formando le professionalità di cui il territorio ha bisogno.
Nel cinema di Pedro Almodóvar, come nella vita di tutti i giorni, il design non è solo estetica ma una presenza silenziosa che influenza emozioni, ricordi, identità. È da questa visione che prende forma il secondo appuntamento di Millimetri, la rassegna che esplora il mondo dell’architettura e del design attraverso la settima arte. In programma domenica 18 gennaio alle ore 18,00 al Politeama Franco Moschini di Tolentino, la proiezione del film Dolor y Gloria introdotta da un talk sul tema della Design Therapy, condotto dal designer e presidente di Adi MAM Piero Sabatini e da Cesario Calcagni, psicologo sistemico-relazionale.
Gli oggetti hanno sempre accompagnato l’evoluzione umana, andando ben oltre la semplice risposta ai bisogni materiali. Le cose sono diventate nel tempo strumenti di identità, veicoli di appartenenza, stima e autorealizzazione. Oggi più che mai siamo consapevoli di quanto il legame emotivo con le cose influenzi il nostro benessere e persino la loro capacità di durare nel tempo. Da qui l’approccio con il cinema, e in particolare con il film di Pedro Almodóvar, dove spazi, arredi e oggetti si trasformano in una vera e propria estensione dell’anima del protagonista. Gli ambienti parlano quanto i dialoghi: raccontano il dolore, custodiscono la memoria e aprono alla possibilità di una rinascita.
Il design diventa così terapia e rifugio, ma anche specchio emotivo.
Partendo da questo Piero Sabatini e Cesario Calcagni offriranno uno sguardo sulle dinamiche emotive e simboliche che le persone costruiscono intorno agli oggetti e agli spazi, mettendo in luce il potere evocativo del design e la sua capacità di incarnare idee, emozioni e storie, personali e collettive.
Dolor y Gloria è forse il film più autobiografico di Pedro Almodóvar, regista di Donne sull’orlo di una crisi di nervi, Volver, Tutto su mia madre, La mala educación e tanti altri. Il protagonista del film è Salvador Mallo (Antonio Banderas), regista cinematografico ormai sul viale del tramonto. Un incontro fortuito lo spinge a ricordare il suo passato, dall'infanzia difficile a Valencia, al primo amore struggente nella Madrid degli anni '80, fino alla dipendenza da sostanze. Nel recupero del suo passato, Salvador sente l’urgente necessità di narrarlo, e in quel bisogno, trova anche la sua salvezza.
Biglietti 12€+prev. in vendita al Botteghino del Politeama, aperto dal lunedì al venerdì dalle ore 16 alle ore 19 e da tre ore prima di ciascun spettacolo oppure online all’indirizzo www.politeama.org/biglietti
Millimetri. Il design a misura di tutti è organizzata dalla Fondazione Franco Moschini in collaborazione con la Fondazione Design Terrae, con il patrocinio del Comune di Tolentino, della Fondazione Marche Cultura e di ADI MAM, con il contributo di Estra Prometeo, Zurich Antinori Assifin – Agenzia di Macerata, ORAstudio, Carifermo – Cassa di risparmio di Fermo spa, Gruppo Medico Fisiomed e con la partecipazione di Officine Mattòli.
La Stagione Musicale Appassionata 2026 si sviluppa come un percorso musicale diffuso a Macerata, coinvolgendo non solo il Teatro Lauro Rossi ma anche il Teatro della Filarmonica, la Gran Sala Cesanelli e l’Orto dei Pensatori. La programmazione si articola in tre momenti principali, con una prima parte da gennaio ad aprile, un intermezzo estivo e una seconda parte da ottobre a dicembre, rafforzando il dialogo tra musica, luoghi e città.
Consonanze musicali, la stagione che segna il diciannovesimo anno di attività di Appassionata, è organizzata in collaborazione con il Comune di Macerata e si configura come un progetto unitario e riconoscibile, capace di mettere in relazione interpreti, spazi e pubblici diversi all’interno di una progettualità culturale condivisa.
«Consonanze musicali è una stagione che racconta con chiarezza la visione culturale che come Amministrazione vogliamo continuare a sostenere», afferma Katiuscia Cassetta, assessore alla Cultura del Comune di Macerata. «Appassionata rappresenta una delle esperienze più significative del panorama musicale cittadino, capace di coniugare qualità artistica, attenzione ai pubblici e dialogo costante con la città. La scelta di mettere in relazione interpreti affermati e giovani talenti, luoghi storici e spazi più raccolti, musica colta e nuovi linguaggi restituisce un’idea di cultura viva e dinamica».
«Il lavoro portato avanti in questi anni dimostra quanto sia importante costruire progettualità solide e condivise, capaci di crescere nel tempo senza perdere coerenza», prosegue l’assessore Cassetta. «La diffusione della stagione in più luoghi rafforza il legame tra musica e spazio urbano, valorizza il patrimonio culturale di Macerata e favorisce la partecipazione di pubblici diversi, dalle famiglie ai giovani, dagli appassionati ai nuovi ascoltatori. Come Comune continuiamo a sostenere con convinzione un percorso che contribuisce in modo concreto alla vitalità culturale e all’attrattività della città».
La stagione 2026 di Appassionata propone un’idea di ascolto fondata su equilibrio, relazione e coesistenza tra linguaggi differenti, messi in dialogo in un disegno unitario che attraversa recital solistici, musica da camera e repertorio orchestrale, mantenendo una forte coerenza artistica. Le consonanze sono quelle tra interpreti affermati e giovani talenti, tra luoghi storici e spazi più intimi, tra pubblico fidelizzato e nuovi ascoltatori, famiglie e studenti.
«Il 2026 rappresenta per Appassionata un momento di passaggio», sottolinea Luciano Pingi, presidente dell’associazione. «È una stagione importante che consolida il lavoro svolto negli ultimi anni ed è un passo verso il ventennale che celebreremo nel 2027. I risultati del 2025, con un incremento di pubblico di circa il 20%, confermano la solidità del percorso intrapreso. Consonanze musicali poggia su una base costruita nel tempo, nel rispetto reciproco. Ideare una stagione richiede visione, ascolto e responsabilità, evitando dispersioni che rischierebbero di indebolirne la qualità».
L’apertura della stagione, domenica 25 gennaio alle ore 17, è affidata al Movie Concert con la FORM – Orchestra Filarmonica Marchigiana e Federico Mondelci nel doppio ruolo di sassofono solista e direttore, in un programma dedicato alle musiche di Leonard Bernstein ed Ennio Morricone. La collaborazione con la FORM prosegue nel 2026 con un secondo appuntamento orchestrale, segnando un raddoppio rispetto al 2025.
«Il cartellone 2026 nasce dall’idea di far dialogare mondi diversi secondo una logica di equilibrio e coerenza», spiega il direttore artistico Giulio Starnoni. «Nel quadro della sostenibilità economica, la stagione conferma un’alta qualità degli interpreti, con artisti affermati, giovani talenti e musicisti di profilo internazionale. Il programma valorizza le collaborazioni e rende la stagione un progetto condiviso, non una semplice successione di concerti».
Due concerti sono realizzati nell’ambito della collaborazione con l’Istituto Confucio. Il 18 febbraio alle ore 21 al Teatro Lauro Rossi il violinista Ning Feng, Premio Paganini 2009, sarà protagonista di un recital per violino solo. Il 3 marzo alle ore 21 seguirà il recital pianistico di William Wei, in occasione della Festa delle Lanterne, che chiude il Capodanno Cinese.
Grande attenzione è dedicata a famiglie e giovani. Domenica 26 aprile, al Teatro Lauro Rossi, va in scena Pierino e il lupo di Sergej Prokof’ev, Family Concert in collaborazione con la FORM. In questa occasione si rinnova la collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Macerata, con un progetto visivo realizzato dagli studenti della sezione di pittura della prof.ssa Marina Mentoni, ispirato alla fiaba musicale.
Appassionata continua inoltre a sostenere giovani interpreti e artisti legati al territorio con i concerti Paesaggi Sonori del Quartetto Sineforma e con il concerto del Duo Zen-Miccoli, il 26 giugno. La seconda parte dell’anno riprende a ottobre con il Trio Spagnolo-Piccotti-Consonni, prosegue con il Quartetto GoYa al Teatro della Filarmonica, con il Duo Mazzon in collaborazione con il Concorso Violinistico Andrea Postacchini alla Gran Sala Cesanelli, e si conclude a dicembre con il recital della pianista Anna Kravchenko.
Tra le novità della stagione 2026 si segnala l’avvio di una collaborazione con il Comune di San Severino Marche, che porterà alla realizzazione di tre concerti autunnali al Teatro Feronia. Il ciclo si apre a ottobre con CantaNapoli, affidato al Sineforma Ensemble, un viaggio nella storia musicale di Napoli dalla Scuola Napoletana tra Sei e Settecento alla canzone classica del Novecento. Segue Gershwin Reloaded, domenica 8 novembre 2026, con l’Alessandro Menichelli Trio, progetto che rilegge George Gershwin tra jazz, musica colta e improvvisazione. A chiudere il ciclo, sabato 28 novembre 2026, la Sinfonia n. 6 di Gustav Mahler in trascrizione per ottetto da camera, affidata all’Ensemble Progetto Pierrot diretto dal M° Alessandro Maria Carnielli.
A questi appuntamenti si aggiungeranno due concerti estivi in via di definizione nell’ambito di Marche Concerti e del percorso Musica con Vista, promosso dal Comitato AMUR, progetto nazionale dedicato alla valorizzazione di giovani ensemble in contesti di particolare interesse culturale e paesaggistico.
Per informazioni sul programma completo della Stagione Musicale Appassionata 2026 è possibile consultare www.appassionataonline.it e le pagine social ufficiali dell’associazione. I biglietti, con prezzi compresi tra 5 e 20 euro, sono disponibili presso la biglietteria dei teatri di Piazza Mazzini e online su Vivaticket. È inoltre possibile sostenere le attività di Appassionata attraverso l’adesione all’associazione e tramite Art Bonus, contribuendo allo sviluppo dei progetti culturali promossi.
La Stagione 2026 è realizzata con il contributo del Ministero della Cultura attraverso il Fondo Unico per lo Spettacolo dal Vivo e della Regione Marche, grazie al sostegno dei soci, degli sponsor e dei partner che affiancano da sempre l’associazione, ai quali va un sentito ringraziamento per il supporto e la fiducia.
In occasione dell’ottocentenario della morte di San Francesco d’Assisi, VianDante Ass. Culturale / Arte Nomade, in collaborazione con i Comuni di Venarotta, Comunanza, Sarnano, Valfornace e Serravalle di Chienti, promuove “Festival in Cammino”, il primo festival culturale itinerante lungo il Cammino Francescano della Marca, in programma dal 30 maggio al 6 giugno 2026, da Ascoli Piceno ad Assisi.
L’iniziativa propone un’edizione speciale del cammino francescano marchigiano, inserita in un progetto condiviso con tutti i cammini francescani d’Italia. L’obiettivo è quello di celebrare l’Ottocentenario attraverso un pellegrinaggio collettivo che, come i raggi di una ruota, vedrà idealmente convergere ad Assisi percorsi, persone e comunità diverse, unite dal messaggio universale di San Francesco.
Cuore del progetto è il Festival in Cammino, un format culturale diffuso che accompagnerà i partecipanti lungo il percorso o al termine delle singole tappe. Il programma prevede musica, reading, teatro, conferenze e interventi artistici ispirati alla figura di San Francesco e al francescanesimo, trasformando il cammino in un’esperienza che intreccia spiritualità, cultura e partecipazione.
Il percorso si svilupperà in otto tappe, con partenza da Ascoli Piceno il 30 maggio e arrivo ad Assisi il 6 giugno, attraversando Venarotta, Comunanza, Sarnano, Montalto di Cessapalombo, Pievebovigliana, Serravalle di Chienti e Pale. Il cammino potrà essere percorso esclusivamente a piedi, integralmente o per singole tappe, e si svolgerà al raggiungimento di un minimo di trenta partecipanti, fino a un massimo di settantasei.
Sono previste due modalità di partecipazione. L'opzione comfort, a numero chiuso, comprende pernottamenti in strutture di accoglienza e pasti organizzati. L’opzione francescana, più essenziale, prevede invece la sistemazione in tenda o bivacco, con spazi di campeggio temporaneo autorizzati dai Comuni di fine tappa e dotati di servizi igienici, sia in aree all’aperto sia in strutture comunali. Nei pressi dei punti di accoglienza dei pellegrini saranno presenti stand gastronomici a cura di food truck o Pro Loco locali, con consumazioni a carico dei partecipanti.
Il Cammino Francescano della Marca ripercorre l’itinerario seguito da San Francesco nel 1215 durante le sue predicazioni nelle Marche meridionali e collega idealmente il sepolcro di Sant’Emidio, ad Ascoli Piceno, con la tomba del Santo ad Assisi. Lungo i suoi circa 166 chilometri, il percorso attraversa territori di straordinario valore naturalistico e storico, toccando quattro parchi naturali – Monte Subasio, Altolina, Colfiorito e Parco Nazionale dei Monti Sibillini – e offrendo una grande varietà di paesaggi, dalle sorgenti e dai corsi d’acqua agli altopiani, dai boschi alle forre, fino ai crinali panoramici che si affacciano sull’Adriatico.
Il cammino interesserà anche aree colpite dal sisma del 2016, di cui ricorre il decennale, assumendo così un significato ulteriore di memoria e vicinanza alle comunità locali, e toccherà importanti centri di interesse storico e artistico come Ascoli Piceno, Amandola, Sarnano, Foligno, Spello e Assisi. Per informazioni e adesioni è possibile scrivere all’indirizzo camminofrancescano@gmail.com.
Per la prima volta, il grande cinema documentario d’attualità fa tappa nel capoluogo con "Mondovisioni", la celebre rassegna curata da CineAgenzia che porta nelle sale italiane i titoli più urgenti selezionati dai principali festival mondiali. Gli appuntamenti, proposti in prima visione, si terranno presso il Cinema Excelsior di Macerata grazie alla collaborazione con l’Associazione Calcifer.
Il ciclo di proiezioni punta a offrire uno spazio di confronto critico su temi cruciali come l’informazione, i diritti e le libertà civili. Attraverso lo stile editoriale che contraddistingue la rivista Internazionale, la rassegna propone storie senza censure su un mondo globale sempre più complesso e instabile, cercando però di rintracciare barlumi di speranza tra le pieghe della cronaca.
Il via ufficiale è previsto per giovedì 15 gennaio alle ore 21:15 con la proiezione di The Dialogue Police di Susanna Edwards. Il film segue il delicato lavoro di un’unità speciale della polizia svedese, impegnata quotidianamente nella tutela della libertà di espressione all'interno di un panorama geopolitico fortemente polarizzato.
Il secondo incontro della rassegna si terrà giovedì 12 febbraio, sempre alle 21:15, con l’inchiesta The Shadow Scholars firmata da Eloise King. Il documentario svela le contraddizioni del sistema universitario contemporaneo, esplorando il mercato globale della compravendita di tesi e articoli accademici prodotti in Kenya per conto di studenti occidentali.
La chiusura di Mondovisioni a Macerata è affidata, giovedì 5 marzo, a Night Is Not Eternal di Nanfu Wang. Per la prima volta la rassegna volge lo sguardo a Cuba, offrendo un racconto intenso sulla crisi dell'isola e sulla fragile lotta per la democrazia, intrecciando la cronaca locale a una riflessione più ampia sui rischi dell'autoritarismo nel mondo attuale. Tutte le proiezioni saranno trasmesse in lingua originale con sottotitoli in italiano.
Le colline maceratesi e il fascino dei borghi leopardiani si sono presi la scena nazionale nell’ultima puntata di "4 Ristoranti", la celebre sfida televisiva condotta da Alessandro Borghese, andata in onda in anteprima sui canali Sky e visibile da oggi "on demand" su Now Tv. Come avevamo già anticipato le riprese erano state realizzate nel marzo del 2025 (leggi qui).
A trionfare nel confronto dedicato alla migliore cucina contadina del territorio è stata la Country House ‘I Gelsi’ di Sambucheto. La titolare Francesca, visibilmente commossa al momento della proclamazione, ha saputo conquistare il titolo insieme al marito Pietro, portando alta la bandiera di un’accoglienza che affonda le radici nella vita di campagna e nella cura dei prodotti della terra.
Il viaggio dello chef Borghese tra le valli rigogliose della provincia ha messo in luce un patrimonio gastronomico fatto di sapori schietti e tradizioni secolari. Il percorso è iniziato da Recanati, dove Mirko, il carismatico "oste macellaio" dell’osteria-macelleria Poesia a tavola, ha proposto una cucina legata ai ricordi della nonna a pochi passi dalla dimora del Giovane Favoloso.
La gara si è poi spostata a Montecassiano alla Taverna San Nicolò, guidata dal giovane e ambizioso Alessio. Definito il "contadino innovatore", lo chef ha mostrato come la tradizione possa evolversi attraverso lo studio e la sperimentazione costante, supportato in sala dalla sua compagna.
Anche il centro storico di Macerata ha detto la sua con Jacopo del ristorante "L’infinito a tavola", che insieme alla moglie Valeria ha puntato tutto su una cucina emozionale, fatta di entusiasmo e memorie d'infanzia. La competizione è stata serrata e si è giocata su piatti iconici come i vincisgrassi e il coniglio in porchetta, ma il vero banco di prova è stato lo "special" della serata: il ragù di papera.
Questo pilastro della tavola maceratese ha permesso ai ristoratori di sfidarsi non solo sulla tecnica, ma sulla capacità di trasmettere l'identità rurale del territorio.
Tra una battuta e un brindisi a base di ciauscolo, la puntata ha offerto una vetrina d’eccezione per l’intera provincia, confermando quanto la cucina contadina sia ancora il cuore pulsante dell’economia e del turismo locale. A confermarlo anche l'assessore Riccardo Sacchi: "Sempre pronti a cogliere preziose occasioni di promozione della nostra meravigliosa città e delle sue eccellenze".
Pochi giorni dopo la sua partecipazione al celebre quiz televisivo La Ruota della Fortuna (LEGGI QUI), Luca Bartolini, calciatore dell’Aurora Treia, ha voluto condividere sui social l’emozione di due serate indimenticabili. Il 28enne di Falconara Marittima aveva conquistato i riflettori vincendo 130.000 € grazie alla sua abilità e a una buona dose di fortuna.
Nel post pubblicato sui social, Bartolini ha scritto: “Sono state due serate meravigliose, un’esperienza che auguro a tutti di fare almeno una volta nella vita! Ringrazio innanzitutto la produzione per avermi dato questa possibilità e per tutto il lavoro che fanno ogni giorno. Ringrazio di cuore Gerry Scotti e Samira Lui per l'empatia e le bellissime parole che hanno speso per me in queste 2 puntate. E infine, ma non per importanza, ringrazio tutte le persone che mi hanno seguito, tifato, gioito e pianto dall'emozione al momento dell'ultima busta".
Bartolini ha deciso di puntare tutto sull’ultima busta della “Ruota delle Meraviglie”, riuscendo a vincere il premio massimo e sorprendere il pubblico con la sua scelta coraggiosa. Il giovane calciatore ha spiegato chiaramente il motivo: un’opportunità unica da giocarsi fino in fondo, senza rimpianti: "In altro modo, mi scuso con tutte le persone che hanno pensato che non dessi valore ai soldi rifiutando un'importantissima cifra. In quel momento ho pensato di avere un'occasione unica nella vita e volevo giocarmela fino in fondo. Ho rischiato! In questo gioco bisogna essere un po' bravi ed avere tanta fortuna (altrimenti non si sarebbe chiamato così) e io ne ho avuta veramente tantissima”.
"Da mesi cerchiamo risposte dall'amministrazione": con queste parole il Comitato Civico Centro Storico di Macerata torna a farsi sentire sul tema dei parcheggi riservati ai residenti. Nella mattinata di oggi è stata inviata una nuova Pec al sindaco e al comandante della polizia locale.
Nel documento, il Comitato segnala che "a causa dei lavori di rifacimento dei marciapiedi di Rampa Zara sono stati momentaneamente soppressi numerosi stalli di sosta riservati ai residenti", chiedendo all'amministrazione se vi sia "l'intenzione di individuare soluzioni alternative per garantire il recupero, almeno temporaneo, dei parcheggi".
Tra le ipotesi indicate nella comunicazione ufficiale figurano "piazza della Libertà", "piazza Vittorio Veneto" e "il piazzale antistante Rampa Zara di fronte al locale La Gramaccia", individuati dal Comitato come possibili aree dove ricollocare gli stalli soppressi.
Nella stessa Pec viene evidenziato, inoltre, come non sia mai arrivata risposta a una precedente segnalazione: "Non avendo mai ricevuto risposta alla nostra Pec del 9 ottobre scorso - si legge – nella quale chiedevamo il ripristino dei dieci stalli gialli soppressi in largo Beligatti, chiediamo cortesemente che venga risolta anche la suddetta situazione".
In attesa di riscontri ufficiali, il Comitato Civico Centro Storico allarga il discorso alla vivibilità complessiva del centro, osservando come "sia sotto gli occhi di tutti che il centro storico si riempie di persone quando la Ztl è attiva". Un dato che, secondo i residenti, emerge "sia che vi siano eventi in corso, sia che l’unica attrattiva sia quella tradizionale delle vetrine illuminate ed aperte. Preannunciamo dunque, come Comitato Civico Centro Storico, che organizzeremo un dibattito aperto alla cittadinanza su residenza, commercio, viabilità e prospettive per il futuro del centro storico della città di Macerata".
Il ruolo del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) rappresenta un elemento centrale nella tutela della Salute e Sicurezza dei Lavoratori all’interno delle aziende italiane. Istituito formalmente con il Decreto Legislativo 81/2008, questo incarico ha radici legislative che risalgono al 1994, quando il recepimento delle direttive europee ha segnato un salto di qualità nella normativa italiana. L’RSPP, nominato dal Datore di Lavoro, possiede competenze tecniche e organizzative specifiche e svolge una funzione consulenziale fondamentale nella valutazione e gestione dei rischi, collaborando con medici competenti e rappresentanti dei Lavoratori. La normativa definisce chiaramente le responsabilità, i requisiti formativi e le modalità di svolgimento dell’incarico, sottolineando il ruolo imprescindibile del Datore di Lavoro come garante della sicurezza.
La Genesi e la Funzione dell’RSPP
L’istituzione del ruolo di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione è stata sancita in Italia prima con il Decreto Legislativo n. 626 del 19 settembre 1994, un provvedimento che ha recepito importanti direttive europee mirate a migliorare la Sicurezza sul Lavoro. Successivamente, il D.Lgs. 81/2008 ha rappresentato il punto di riferimento normativo attuale, regolando in modo più dettagliato le competenze e le responsabilità di questa figura.
L’RSPP è designato dal Datore di Lavoro e può essere una persona interna all’azienda, un consulente esterno o, in alcuni casi, lo stesso Datore di Lavoro. Il suo compito principale consiste nel coordinare il Servizio di Prevenzione e Protezione (SPP), ossia l’insieme delle risorse umane e tecniche impiegate per prevenire rischi professionali e tutelare la salute dei Lavoratori. La nomina è obbligatoria e non può essere delegata, conferendo all’RSPP un ruolo strategico nella gestione della sicurezza.
Compiti e Collaborazioni Strategiche
Le mansioni affidate a questa figura sono molteplici e spaziano dall’identificazione e valutazione dei fattori di rischio fino all’individuazione di misure preventive idonee a garantire ambienti di lavoro salubri e sicuri. L’RSPP elabora procedure di sicurezza, propone programmi formativi per i Lavoratori e partecipa attivamente alle consultazioni in materia di tutela della salute sul luogo di lavoro.
Importante è la collaborazione con il Medico Competente e il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), soprattutto durante le fasi di stesura del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), strumento essenziale per monitorare e gestire i pericoli presenti nell’ambiente lavorativo. La presenza di questi attori consente un approccio multidisciplinare e condiviso nella prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali.
A commentare questo passaggio è il Sig. Raffaele Poleo, RSPP e Formatore sulla Sicurezza, professionista che in GDM – nota azienda del campo medicina del lavoro a Torino (https://www.gdmsanita.it/) - si occupa anche dell’analisi del fabbisogno delle imprese che richiedono supporto, proponendo soluzioni personalizzate sulla base della reale situazione aziendale. Poleo evidenzia come la collaborazione tra RSPP, Medico Competente e RLS sia determinante per garantire un approccio realmente efficace alla prevenzione: «Un Documento di Valutazione dei Rischi costruito in modo accurato richiede un confronto costante tra tutte le figure della sicurezza, perché solo così si individuano misure realmente applicabili in azienda». Allo stesso tempo, sottolinea il valore della consulenza personalizzata: «Ogni contesto produttivo presenta criticità differenti, e il compito dell’RSPP è aiutare il Datore di Lavoro a riconoscerle e ad affrontarle con strumenti mirati».
Responsabilità e Limiti Normativi
Nonostante l’RSPP svolga un ruolo cruciale nella Prevenzione, la legge lo configura come un consulente che agisce in posizione di neutralità e senza poteri decisionali diretti. La responsabilità ultima per l’attuazione delle misure di Sicurezza resta in capo al Datore di Lavoro, così come a Dirigenti e Preposti, i quali sono investiti di una posizione di garanzia normativa.
La giurisprudenza ha più volte ribadito che l’RSPP non può essere considerato un garante della sicurezza, ma il suo lavoro di consulenza è fondamentale per fornire al Datore di Lavoro le competenze necessarie a rispettare gli obblighi di legge. Tuttavia, in alcuni casi, la magistratura ha ipotizzato forme di responsabilità concorrente anche per l’RSPP, qualora si riscontrino omissioni gravi nella prevenzione degli infortuni e nell’espletamento dei compiti previsti nell’articolo 33 del D.Lgs 81/08 e s.m.i..
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito che, pur riconoscendo l’importanza della qualifica di RSPP, la responsabilità principale ricade sul Datore di Lavoro, il quale mantiene il dovere giuridico di elaborare e attuare le misure di prevenzione, avvalendosi dei contributi tecnici del responsabile del servizio.
Requisiti Formativi e Aggiornamento Professionale
Per assumere la carica di RSPP è richiesto un titolo di studio non inferiore al diploma di scuola secondaria superiore, accompagnato dal superamento di corsi di formazione specifici, articolati in tre moduli: A, B e C.
Il modulo A, della durata di 28 ore, fornisce una panoramica generale sulle normative e i concetti base relativi ai rischi sul lavoro, fungendo da prerequisito per i moduli successivi. Il modulo B, invece, approfondisce le tematiche specifiche in relazione ai diversi settori produttivi, definiti secondo la classificazione ATECO, e dura circa 48 ore. Alcuni settori, come agricoltura e pesca o industria chimica, prevedono integrazioni formative dedicate. Il modulo C, riservato esclusivamente agli RSPP, si concentra sui rischi di natura psicosociale, ergonomica e organizzativa.
La normativa prevede esenzioni per i laureati in discipline specifiche. Per mantenere la qualifica, è obbligatorio un aggiornamento quinquennale pari a 40 ore, al fine di garantire l’adeguamento alle evoluzioni normative e tecniche.
Il Datore di Lavoro e l’Assunzione Diretta dei Compiti di Prevenzione
In alcune realtà aziendali, il Datore di Lavoro può assumere direttamente le responsabilità proprie del servizio di prevenzione, soprattutto nelle piccole imprese artigianali, agricole e della pesca con un numero limitato di dipendenti (fino a 30 o 20, a seconda del settore). Tale possibilità esclude però specifici ambiti ad alto rischio, come le industrie chimiche, le centrali termoelettriche o le strutture sanitarie di grandi dimensioni.
Il Datore di Lavoro che decide di svolgere personalmente questo incarico deve seguire un percorso formativo con una durata minima di 16 ore e massima di 24 ore, adeguato ai rischi presenti nel contesto lavorativo e al settore produttivo in cui ricade l’azienda. Anche in questi casi, è prevista una formazione continua di aggiornamento.