Muccia, dieci anni dopo il terremoto la ricostruzione è al 31%: «Stringiamo i denti ancora un po'» (VIDEO)
Dieci anni possono sembrare un tempo lunghissimo quando si aspetta di tornare nella propria casa. A Muccia il terremoto del 2016 ha lasciato una ferita ancora visibile, ma il percorso della ricostruzione procede e cominciano ad arrivare anche alcuni segnali positivi. A raccontare lo stato dell'arte è il sindaco Stefano Antonelli, che fotografa una situazione ancora complessa ma con una parte importante del percorso già avviata. «La ricostruzione sta andando discretamente bene», spiega il primo cittadino. Sono circa 880 gli edifici inagibili, mentre 112 sono già stati conclusi e le persone sono rientrate nelle proprie abitazioni. Le pratiche attualmente in gestione sono circa 280: numeri che portano il Comune a una percentuale di ricostruzione intorno al 31%. Accanto alla ricostruzione privata procede quella pubblica, con diversi interventi già decretati. Tra questi ci sono il teatro Leopoldo Marenco e la casa di riposo, mentre a breve dovrebbe partire il condominio di via Clementina, dove il Comune dispone di due appartamenti. Ci sono poi gli edifici storici, tra cui l'ex palazzo Paparelli, destinato a diventare la nuova sede comunale. Anche in questo caso il percorso attraverso l'Ufficio speciale per la ricostruzione è in corso e il decreto è atteso a breve. Ma il terremoto non ha cambiato soltanto il volto degli edifici. Ha modificato anche le abitudini delle persone, soprattutto di chi da dieci anni vive nelle SAE, le soluzioni abitative di emergenza realizzate dopo il sisma. Una permanenza che, con il passare del tempo, ha finito in alcuni casi per trasformarsi in una nuova normalità. «La gente nelle SAE ormai si è abituata», racconta Antonelli. Per alcune persone anziane, addirittura, lasciare queste abitazioni non è necessariamente percepito come un miglioramento: «Qualcuno non vorrebbe nemmeno uscire perché ha la comodità di stare tutto su un piano e quindi per loro è più accessibile, è più facile la vita». Un paradosso prodotto da dieci anni di emergenza: ciò che era nato come una soluzione temporanea è diventato, per alcune famiglie, un ambiente nel quale ci si è abituati a vivere. Il sindaco, però, guarda alla necessità di tornare alla normalità. «Piano piano bisogna andare avanti», sottolinea, perché la ricostruzione delle abitazioni significa anche ricostruire una comunità e restituire vitalità al paese. E proprio sul fronte demografico arriva uno dei segnali più incoraggianti. Nonostante le difficoltà e i tempi lunghi della ricostruzione, qualcuno ha scelto di vivere a Muccia. Due abitazioni sono state acquistate da privati provenienti da fuori comune e questo rappresenta un segnale tutt'altro che secondario. «Qualcuno che vuole tornare ad abitare a Muccia c'è, accogliamo queste due nuove famiglie», osserva Antonelli. Una controtendenza ancora limitata, ma importante perché dimostra che il paese può continuare a essere una scelta abitativa anche dopo la devastazione del terremoto e gli anni trascorsi lontano dalle proprie case. Il bilancio, a dieci anni dal sisma, resta quindi fatto di luci e ombre. La ricostruzione è partita, alcune famiglie sono rientrate, gli interventi pubblici avanzano e arrivano anche nuovi residenti, ma una parte consistente del lavoro deve ancora essere completata. Il messaggio del sindaco alla comunità è soprattutto un invito alla pazienza, senza però nascondere la fatica di un'attesa ormai decennale: «Dieci anni sono lunghi, stringiamo i denti per un altro po'». L'obiettivo è riuscire, «nel breve, tra cinque e dieci anni», a vedere il territorio tornare «quasi tutto alla normalità». Un traguardo che oggi può sembrare ancora lontano, ma che per Muccia significa soprattutto una cosa: tornare a essere un paese abitato, vissuto e non soltanto un territorio in ricostruzione.

cielo coperto (MC)
