Si scrive Parcaroli, ma si legge Carancini. Il centro-destra si domanda: "È davvero dei nostri?"
Che lo stellone di Sandro Parcaroli cominci ad appannarsi? Il Sindaco-yogurt ha fissato a fine mese la sua scadenza per svelare l’arcano sulla ri-candidatura. Non ha fatto in tempo a comunicarlo "con la massima trasparenza" – evidentemente ha sprezzo dell’ossimoro – visto che "la data delle amministrative non è stata ancora fissata" che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, anche lui come Godo in quota Lega, specifica: a Macerata si vota il 24 e il 25 maggio. Tutto questo mentre la presunta maggioranza si stringe a coorte per decidere se dire sì o no alla commissione d’inchiesta sul mattatoio chiesta dal consigliere del Pd Andrea Perticarari (ha impallinato Parcaroli facendogli notare: ma se hai fatto tutto nell’interesse della città perché devi aspettare a farci sapere se ti ricandidi?) argomento su cui il Sindaco, in nome della "massima trasparenza", dà di matto. Quelli del Centrodestra in obbedienza al 24 maggio hanno così reagito: muti passaron quella notte i fanti, tacere e bisognava andare avanti. E però nella Canzone del Piave c’è anche un'altra strofa che dovrebbe suonare a monito e spiega perché Parcaroli tema tanto la commissione d'inchiesta: "Ma in una notte triste si parlò di tradimento, e il Piave udiva l’ira e lo sgomento. Ahi, quanta gente ha visto venir giù, lasciare il tetto, per l’onta consumata a Caporetto!". Comincia a serpeggiare un dubbio e anche un senso di disfacimento. Il dubbio è: ma Sandro Parcaroli è davvero di Centrodestra o ci ha usati perché nel 2020 eravamo dati per vincenti? E un altro dubbio, sorto anch’esso nelle ultime ore, è sulla tenuta del quadro politico ingessato da Francesco Acquaroli. Il sindaco di Filottrano Luca Paolorossi, camerata della prim’ora di Luca Buldorini nelle file del generale Roberto Vannacci, ha rotto il fronte facendo capire che la pretesa di Acquaroli di gestire il Centrodestra sul territorio come fosse una sezione di Fratelli d’Italia fedeli perinde ac cadaver al capo non solo non regge perché è fondata sul nulla, ma è contestabile proprio da destra. Di fronte a queste non dichiarate, ma presentissime incognite il Sindaco yogurt ha fatto finta di nulla e ha affermato con la sicumera che gli è caratteristica: "Voglio ricordare che nel 2020 è stata fatta una campagna elettorale di un mese e mezzo, per cui c’è ancora tutto il tempo per prendere le decisioni". Sandro Parcaroli è incapace di qualsiasi lettura politica e sia chiaro non è un difetto: nel 2020 per lui è stato un vantaggio perché si è presentato ai cittadini come l’imprenditore, l’uomo del fare. E ha vinto. Non gli sfuggirà però che molti di quella stagione sono stati da lui cocentemente delusi e sono lontanissimi dall’idea di sostenerlo di nuovo. E’ vero che in una prospettiva, più da pentastellato che da liberale, lui pensa che uno vale uno perché lui basta a sé stesso, ma sostituire chi lo aiutò nella corsa del 2020 col "quartetto eccetera" Festino, Valigetta, Lego e Imballo forse non è a valore. Giusto per fare un esempio: che ne sapio io? Degli Epstein Files per cui tutto il mondo è paese, della posizione del Centrodestra sul board of peace, di Karola Rachete o del Mercosur piuttosto che dell’accordo con Nerendra Modi. Che l’export sia fondamentale per le poche imprese di Macerata, che la moralità pubblica di chi amministra o amministrerà, che il contesto internazionale, che la gestione dei migranti (e per gli errori del centro sinistra a Macerata sulla gestione dei clandestini oggi lui è ancora Sindaco) siano fondamentali anche nell'azione amministrativa evidentemente a Sandro Parcaroli sfugge. Il Sindaco-yogurt si è interpretato come il gran questuante che "porta li sordi" e che finiscano nel "sottobasso" o nella festa di (alcuni) commercianti poco importa. Deve sapere però il Sindaco-yogurt che stavolta deve contare solo sui partiti. Di certo non può contare sui civici. Con estrema coerenza Gianluca Micucci Cecchi ha puntualizzato: prima il programma poi i nomi. Ha con intelligenza politica capito che un dubbio su Parcaroli davvero uomo di Centrodestra è più che legittimo. E l’area dei civici non si limita solo a Pensiero e Azione: c’è la lista che sta mettendo su Claudio Carbonari, c’è la lista di Giordano Ripa, c’è l’ottima candidatura del dermatologo Marco Sigona, c’è la lista “azionista-popolare” che propone Mattia Orioli, dunque al centro c’è una evidente insoddisfazione di Parcaroli che così viene confinato in un’area di destra destra. È un problema che si dovrà porre Forza Italia che rischia di vedersi risucchiata, per le ambizioni sbagliate di qualcuno, in un ristretto dove farà fatica a far risaltare la sua diversità. Della Lega converrà occuparsi più diffusamente in un’altra occasione, ma risulta evidente che il quadro attorno al Sindaco-yogurt è in questi sei anni (privilegio che è toccato solo a lui) radicalmente mutato. E il suo consenso si è eroso. Allora torna l’interrogativo: Parcaroli è di destra? A cui se ne aggiunge un altro: oggi chi è davvero Parcaroli? Sul primo esprimere dubbi è più che lecito. Appena si è saputo che Gianluca Tittarelli è il candidato designato del Centrosinistra sono circolate le foto di Stefano Parcaroli, figlio di Godo, insieme al medesimo Tittarelli e all’allora sindaco del Pd Romano Carancini. L’occasione era l’annuncio della sponsorizzazione da parte della Med (come passa il tempo!) del volley Macerata squadra che ha sempre avuto Tittarelli come presidente. La conferenza si svolgeva a Vere Italie (e di nuovo come passa il tempo) il ristorante dei Parcaroli, poi chiuso ora diventato Di Gusto che con altra gestione va alla grandissima. Quella foto racconta più di mille articoli! Tra Parcaroli e Carancini c’è sempre stata una solida amicizia. Più volte il primo cittadino Pd è stato ospite ai mitici veglioni di Capodanno a Villa Parcaroli in quel di Crispiero e tutti sanno che il primo approccio a una possibile candidatura di Parcaroli in politica è stato col Pd. Ne discussero con il vescovo di Camerino, Carancini, Marcolini e ovviamente Parcaroli per una candidatura alle regionali del ’20. Non se ne fece di nulla e il buon Sandro fu dirottato su Macerata consapevole il Pd che dopo il caso di Pamela Mastropietro avrebbe perso le elezioni. Piuttosto che niente, si disse dalle parti del Pd, meglio piuttosto: uno che non ci è ostile è già un ottimo risultato. Ecco perché la candidatura emerse all’ultimo! Il Centrodestra dilaniato l’afferrò senza farsi troppe domande. Ma la continuità tra Carancini e Parcaroli è nelle cose. Si è tenuto il Sindaco presunto di Centrodestra lo stesso ingegnere capo di Carancini e se si va a vedere le opere pubbliche iniziate (e ancora non terminate) sono tutte quelle del programma del Pd caranciniano: piscine, centro fiere, via dei Velini, gli ex Capannoni Rossini, ex casa del custode e giardini Diaz. Le opere che il Centrodestra aveva posto come prioritarie del suo programma sono state accantonate, sparite: Convitto, Belvedere Leopardi (o Rampa Zara), palazzo della Prefettura. Dell’ospedale è inutile parlare: è la barzelletta del secolo. Stiamo ancora aspettando che il Sindaco s’incateni e che la famosa cinghia di trasmissione con la Regione che doveva finanziare subito l’opera si metta in moto. Lo stesso vale per le manifestazioni culturali, per l’inesistente rapporto con l’università. Ma ciò che più conta sono gli ambiti economici di riferimento. Parcaroli ha detto sì ai Simonetti, ha detto sì alle ditte che già lavoravano con Carancini, ha di fatto confermato nei vertici delle partecipate tutti gli uomini di Carancini sacrificando solo l’unico che era emerso dal Centrodestra, anzi meglio da quella che si chiamava Lista Parcaroli: Gianluca Micucci Cecchi. Sul non fatto e il malfatto di questa giunta ci sarà ampio modo di ritornare. È la cifra del cambiamento che non è emersa. E non poteva essere altrimenti perché Sandro Parcaroli non è un uomo del Centrodestra. Non ha ancora detto se al referendum sulla riforma Nordio voterà si o no, e anzi non ha fatto proprio nulla per impegnare sé medesimo e i partiti nella campagna referendaria. Ha aumentato tutte le tariffe senza alcun ritegno per le imprese, non ha posta la minima attenzione a uno sviluppo economico imprenditoriale del territorio. Non si sa cosa pensa sull’immigrazione, sulla famiglia, niente ci dice sul fisco. Anzi pare avere una linea decisamente statalista. Sulle politiche culturali non si è reso conto che le manifestazioni più importanti a Macerata sono esattamente quelle del Centrosinistra. Non è mai intervenuto sulle autonomie. Lo sfidiamo a indicare un tema di Centrodestra su cui lui si sia espresso. Perfino sul mattatoio non ha saputo dire che il via libera al privato è stata una scelta politica che da un ex imprenditore di Centrodestra ci si deve attendere. Anche sui lavori si è molto vantato di aver impegnato soldi dei contribuenti, ma non ha mai fatto una conferenza per spiegare quante siano le aziende maceratesi che hanno eseguito quei lavori. Per dirne una; il calvario di via dei Velini è costato le pene agli abitanti di Villa Potenza, ma gli utili sono andati a Caserta. Se si vanno a vedere gli incarichi tecnici, e il Comune spende per questi un sacco di soldi, i beneficiari sono quasi tutti quelli che già lavoravano col Centrosinistra. Si dice che ci sarà un evento da oltre centomila euro affidato a un’azienda di Ascoli, perfino la famosa festa di (alcuni) commercianti è stata appaltata fuori città. La sgangherata Rassegna Esplicita accenno di una cultura di destra da Radiocorriere tv l’hanno appaltata a Voghera, ma quelli erano i giorni in cui andava adorato Roberto Vannacci. Sandro Parcaroli non è un uomo di Centrodestra perché non ha mai detto nulla che incarni una cultura liberale, nulla rispetto al valore dell’università, si è persa nel nulla l’idea di fare di Valle Verde un incubatoio d’impresa ad alta tecnologia. Sarà il caso che il Centrodestra rifletta: le elezioni del 2020 non le ha vinte, le ha perse il Centrosinistra che però ha avuto una continuità in Carancini. E quella fotografia, per dirla con i Rigueira, è tutto quel che ho. Rispetto al 2020 una domanda riguarda direttamente anche Sandro Parcaroli. Perché non è più l’imprenditore prestato alla politica di quasi sei anni fa. Con la discrezione del caso si è fatto di tutto per non far sapere che la Med, l’azienda commerciale della famiglia Parcaroli, non esiste più così come non esistono più le software-house collegate. Ora si chiama tutto R-Store grande gruppo campano che ha comprato dai Parcaroli (i due figli e la moglie del Sindaco restano però per un certo periodo a libro paga della nuova azienda) l’intero capitale della Med-Store. Dunque Sandro Parcaroli non è più un imprenditore, ma un politico a tutto tondo. E a lui è lecito fare domande da politico. Vedremo se sarà disposto a rispondere o si limiterà a "che ne sapio io?".

cielo coperto (MC)
