Paura questa mattina a Civitanova Marche, dove una donna di circa 75 anni è rimasta ferita dopo essere stata investita da un camion lungo la Statale Adriatica, all'altezza del bar Milan.
L'incidente è avvenuto intorno alle 9.45 in uno dei tratti più trafficati della città. Secondo una prima ricostruzione, l'anziana stava percorrendo la strada in sella alla propria bicicletta e, giunta sul lato monte della carreggiata, avrebbe iniziato l'attraversamento di via Martiri di Belfiore quando è stata travolta dal mezzo pesante.
L'impatto è avvenuto di fronte a numerosi automobilisti e passanti presenti nella zona, che hanno immediatamente lanciato l'allarme facendo scattare i soccorsi.
La donna è rimasta sempre cosciente dopo l'investimento, ma avrebbe riportato un trauma a una gamba, lamentando forti dolori. Dopo le prime cure ricevute sul posto, i sanitari l'hanno trasferita al pronto soccorso dell'ospedale di Civitanova Marche per gli accertamenti e le cure del caso.
Sul luogo dell'incidente sono intervenuti anche gli agenti della Polizia locale, che hanno eseguito i rilievi necessari per ricostruire con precisione la dinamica del sinistro e accertare eventuali responsabilità.
Paura questa mattina a Civitanova Marche, dove una donna di circa 75 anni è rimasta ferita dopo essere stata investita da un camion lungo la Statale Adriatica, all'altezza del bar Milan.
L'incidente è avvenuto intorno alle 9.45 in uno dei tratti più trafficati della città. Secondo una prima ricostruzione, l'anziana stava percorrendo la strada in sella alla propria bicicletta e, giunta sul lato monte della carreggiata, avrebbe iniziato l'attraversamento di via Martiri di Belfiore quando è stata travolta dal mezzo pesante.
L'impatto è avvenuto di fronte a numerosi automobilisti e passanti presenti nella zona, che hanno immediatamente lanciato l'allarme facendo scattare i soccorsi.
La donna è rimasta sempre cosciente dopo l'investimento, ma avrebbe riportato un trauma a una gamba, lamentando forti dolori. Dopo le prime cure ricevute sul posto, i sanitari l'hanno trasferita al pronto soccorso dell'ospedale di Civitanova Marche per gli accertamenti e le cure del caso.
Sul luogo dell'incidente sono intervenuti anche gli agenti della Polizia locale, che hanno eseguito i rilievi necessari per ricostruire con precisione la dinamica del sinistro e accertare eventuali responsabilità.
Tra sabato 25 e domenica 26 luglio, la Polizia di Stato ha guidato un servizio straordinario di controllo del territorio a Civitanova Marche, setacciando il lungomare, le vie del centro storico e i principali luoghi di aggregazione giovanile. L'operazione, pianificata dal questore della Provincia di Macerata e concordata in sede di Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica, ha visto un massiccio impiego congiunto di personale della Questura, del Commissariato locale, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.
L'azione coordinata delle forze dell'ordine ha puntato a prevenire i reati predatori, contrastare lo spaccio di sostanze stupefacenti e, soprattutto, arginare i fenomeni di degrado legati all'abuso di bevande alcoliche, garantendo una presenza visibile e dissuasiva.
Il momento di maggiore tensione si è registrato poco dopo la mezzanotte, quando gli agenti dell’Ufficio Controllo del Territorio del Commissariato sono dovuti intervenire d'urgenza in un bar della città. Un uomo di 55 anni, residente a Civitanova e in evidente stato di ubriachezza, stava creando una forte turbativa, infastidendo e molestando pesantemente gli avventori del locale. I poliziotti hanno tentato a lungo di riportarlo alla calma, ma l'uomo ha continuato a urlare frasi sconnesse e si è rifiutato categoricamente di fornire le proprie generalità.
Accompagnato presso gli uffici del Commissariato, il cinquantacinquenne ha persino respinto l'assistenza sanitaria del personale del 118, fatto giungere sul posto. Dopo le procedure di fotosegnalamento, l'uomo è stato deferito all’Autorità Giudiziaria per il rifiuto di fornire i propri dati personali e per ubriachezza molesta.
Il resto della notte ha visto gli operatori impegnati in numerosi interventi di soccorso, in particolare nei confronti di diversi ragazzi che hanno accusato malori presumibilmente legati all’abuso di alcolici. La situazione ha richiesto il supporto dei sanitari e, in due circostanze, si è reso necessario il trasporto dei giovani in autoambulanza presso il Pronto Soccorso cittadino per le cure del caso.
Alle prime luci dell'alba, verso le 5:30, le pattuglie sono poi intervenute sul lungomare Piermanni per sedare una violenta lite tra due ragazze che continuavano a spintonarsi e a urlare ad alta voce. Una volta separate e calmate, gli agenti hanno appurato che si trattava di due sorelle che, vista la giovane età, sono state successivamente riaffidate ai genitori, rintracciati e fatti giungere sul posto dalla Polizia.
La massiccia presenza e la tempestività degli interventi delle forze dell'ordine hanno evitato che le situazioni di tensione sfociassero in risse o pericoli più gravi per l’ordine pubblico, consentendo alle migliaia di giovani affluiti sul lungomare di trascorrere la notte in tranquillità. Al termine del servizio, il bilancio complessivo tracciato dalle autorità fotografa l'intensità delle verifiche effettuate, che hanno portato al controllo di settanta persone e nove veicoli nel corso di tre distinti posti di blocco. Tra i soggetti identificati, dodici sono risultati già gravati da precedenti di polizia, mentre una persona è stata denunciata a piede libero all'autorità giudiziaria.
Un incubo familiare fatto di continue minacce, intemperanze, danneggiamenti e violenze fisiche, culminato nell'ennesima aggressione in cui il padre ha riportato la frattura di un polso. È lo scenario emerso dalle indagini condotte dai Carabinieri della Stazione di Pollenza, in stretta collaborazione con i colleghi di Corridonia, che ha portato all'allontanamento forzato di un 31enne.
I militari dell'Arma hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari (GIP) del Tribunale di Macerata, su richiesta della locale Procura della Repubblica. Per l'uomo, un 31enne residente a Corridonia e domiciliato a Pollenza, già noto alle forze dell'ordine, è scattato il divieto assoluto di avvicinarsi a meno di 500 metri dalla casa familiare e da tutti i luoghi abitualmente frequentati dai suoi congiunti. A garanzia del rispetto del provvedimento, i giudici hanno disposto anche l'applicazione immediata del braccialetto elettronico per il controllo a distanza.
L'attività investigativa era scattata a seguito delle disperate denunce presentate dai familiari dell'indagato. Gli accertamenti dei Carabinieri hanno subito delineato un quadro drammatico e reiterato nel tempo: l'uomo tormentava da mesi i genitori e la sorella con comportamenti violenti, il cui scopo principale era quello di estorcere somme di denaro.
L'escalation di violenza ha toccato il punto più critico lo scorso febbraio quando, durante l'ennesimo acceso litigio per motivi economici, il padre del 31enne è caduto a terra a seguito dell'aggressione, riportando la frattura del polso sinistro, lesione giudicata guaribile dai sanitari con una prognosi di 30 giorni.
Sta facendo assai dibattere la sentenza di questi giorni, che prevede il carcere per il gioielliere del cuneese che ha ucciso due rapinatori che stavano fuggendo dalla sua gioielleria dopo aver compiuto una rapina. Come sempre accade, l’opinione pubblica risulta divisa secondo le due tifoserie dei sostenitori e degli avversari: ma, si sa, l’opinione pubblica non pensa e si muove solo per istinti privi di riflessione (gli stessi che, con ogni probabilità, troverete a commento di queste mie riflessioni…).
Sgombriamo subito il campo da ogni equivoco: i due uomini uccisi non sono eroi ma delinquenti, che certo hanno pagato in modo esageratamente alto la loro colpa. Il fatto che addirittura lo Stato risarcisca le loro famiglie è un pessimo segnale, considerato il fatto che non sono morti sul lavoro, a meno che per lavoro non si intenda lo svaligiare le gioiellerie puntando la pistola contro il proprietario. Ugualmente non deve passare per eroe il gioielliere, come invece stanno provando a fare i militonti della destra neoliberale: ricordiamo infatti che il gioielliere ha aperto il fuoco sui ladri quando questi erano già in fuga. Non è legittima difesa, con buona pace di chi la va evocando in relazione all’accaduto. Se si spara a qualcuno che sta fuggendo come può essere legittima difesa?
Va tuttavia detto che, se volessimo ragionare con il paradigma di Tommaso Hobbes, chi punta la pistola contro un cittadino sta per ciò stesso uscendo dai perimetri dello Stato per ricadere in quelli dello stato di natura, ove prevale la legge del più forte. Per ciò stesso, l’uomo a cui viene puntata la pistola si deve egli stesso muovere nello stato di natura, poiché là lo ha condotto, contro la sua volontà, l’aggressore. Come si può a questo punto pretendere che l’aggredito rispetti le leggi dello stato che sono state violate dall’aggressore, il quale ha così precipitato se stesso e l’aggredito nello stato di natura? Questo mi pare un punto dirimente: se il gioielliere avesse sparato quando gli stavano puntando l’arma, avrebbe per ciò stesso agito per legittima difesa e andrebbe assolto.
Ma il fatto che egli abbia aperto il fuoco quando i malviventi erano già in fuga non ha giustificazioni possibili: il crimine dei rapinatori, che merita indubbiamente di essere punito come la legge prevede, appare poca cosa rispetto a quello compiuto dal gioielliere. Il reato dei malviventi riguarda la proprietà privata, quello del gioielliere concerne la vita: solo la dilagante idiozia neoliberale, che anima i militonti di destra e la loro ottusità inscalfibile, può giustificare la morte per chi violi la proprietà privata, con ciò riconfermando, oltretutto, che per il liberalismo nella sua variante odierna la sola libertà che realmente conti è quella della proprietà e del mercato. Dunque, nessuna giustificazione per i malviventi, ma nessuna giustificazione ugualmente per il gioielliere che ha sparato a delinquenti che stavano fuggendo senza più mettere in pericolo la sua vita.
In molti stanno evocando la possibilità della grazia per il gioielliere del cuneese Roggero, colpevole di aver freddato a colpi di revolver i delinquenti che avevano svaligiato la sua gioielleria. Si tratta di una richiesta profondamente sbagliata, anzitutto in ragione del fatto che non siamo al cospetto di un caso di legittima difesa o di eccesso di legittima difesa: giuridicamente parlando, si tratta di ritorsione, considerato il fatto che i malviventi (come tali vanno qualificati) stavano fuggendo e che il gioielliere – a cui era stato revocato il porto d’armi – ha sparato loro alle spalle e per di più in mezzo alla strada, con il rischio di colpire i passanti. Reato è quello dei malviventi che hanno compiuto la rapina e ugualmente reato, ancora più grave, è quello commesso dal gioielliere, che ha vigliaccamente sparato alle spalle.
Se, oltretutto, venisse concessa la grazia, si creerebbe un precedente pericoloso: un precedente che, oltre a costituire una palese ingiustizia per quanti hanno subito una condanna per motivi analoghi senza ricevere la grazia, finirebbe per sdoganare la folle idea che in Italia vale la legge del taglione o, se si preferisce, il Far West per cui ognuno può farsi giustizia da sé. Sbagliano tanto coloro i quali stanno provando a santificare i delinquenti che hanno compiuto la rapina e che sono sciaguratamente stati uccisi, quanto coloro i quali stanno glorificando il gioielliere, che oltretutto propriamente un santo non era: nel 2005, aveva puntato la pistola contro il fidanzato della figlia e, a cagione di ciò, aveva patteggiato due mesi di carcere.
Quella del gioielliere sarebbe stata legittima difesa, se egli avesse sparato mentre la rapina si stava svolgendo, quando la vita sua e dei suoi familiari effettivamente era in pericolo. Questo dice la legge: tutto il resto sono chiacchiere ideologiche, care soprattutto a quella demenziale e squallida destra neoliberale che è talmente serva di Washington da averne metabolizzato il concetto stesso di “giustizia” come far west legalizzato e fai da te.
(Foto Roggero Ansa)
Il comitato del patrimonio mondiale dell'Unesco, riunito a Busan in Corea del Sud per la sua quarantottesima sessione, ha iscritto ufficialmente nella Lista dei beni protetti "Il sistema dei teatri condominiali all’italiana del XVIII e XIX secolo nell’Italia centrale". Il verdetto, giunto nella giornata di domenica 26 luglio, riconosce il valore storico e architettonico di una rete di strutture diffusa in particolare nel territorio marchigiano. Con questo nuovo inserimento, l'Italia consolida il primato per il maggior numero di siti registrati all'interno della lista internazionale, raggiungendo una quota complessiva di sessantadue beni.
Il progetto di candidatura, avviato nel 2020, ha visto come capofila la Regione Marche, affiancata dalle amministrazioni regionali di Umbria ed Emilia-Romagna, in collaborazione con numerosi enti locali e sotto il coordinamento tecnico-scientifico del Ministero della Cultura e del Ministero degli Affari Esteri. Alla sessione coreana del comitato, per la delegazione italiana, hanno preso parte la dirigente della Direzione Cultura regionale Daniela Tisi e la sottosegretaria alla presidenza delle Marche Silvia Luconi, insieme all'ambasciatore Liborio Stellino, rappresentante permanente d’Italia presso l’Unesco, e all'ambasciatrice a Seul Emilia Gatto.
In una nota ufficiale, il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, ha espresso soddisfazione per il traguardo istituzionale raggiunto, definendolo il compimento di un percorso formale lungo e rigoroso. Il governatore ha sottolineato come il provvedimento dell'agenzia ONU ratifichi la peculiarità di un territorio che presenta un'elevata densità di questo tipo di strutture storiche, rivolgendo un ringraziamento alle strutture tecniche regionali, al Ministero della Cultura guidato da Alessandro Giuli e alle iniziative avviate nella precedente legislatura con l'allora assessora Giorgia Latini. Da Busan, il sottosegretario Luconi ha evidenziato come il riconoscimento non costituisca un punto d'arrivo, bensì l'inizio di una fase che richiederà nuovi impegni sul fronte della tutela, della conservazione e della gestione cooperativa del sito seriale.
La designazione Unesco si concentra sulle caratteristiche specifiche del teatro condominiale, un modello architettonico e gestionale sviluppatosi tra il diciassettesimo e il diciannovesimo secolo. In base a questa formula, la costruzione e la manutenzione degli edifici venivano finanziate direttamente dalle famiglie residenti nei borghi e nelle città attraverso l'acquisto e la proprietà dei singoli palchi. Secondo i dati tecnici presentati nel dossier, tali istituzioni hanno storicamente svolto una funzione di aggregazione civica e sociale per le comunità locali, oltre a quella strettamente legata all'attività culturale. Nelle intenzioni dei promotori, l'inserimento nella lista globale mira ora a incrementare la tutela del patrimonio immobiliare diffuso, favorire lo studio accademico di queste strutture e razionalizzare i flussi turistici legati ai beni storici dell'Italia centrale.
Dopo quasi dieci anni dalla chiusura causata dal sisma del 2016, la Collegiata di Santa Maria Assunta riaprirà eccezionalmente le sue porte al pubblico. Martedì 28 luglio sarà possibile visitare il cantiere di restauro con due turni guidati, prima della presentazione delle due tele ritrovate e restaurate.
L'iniziativa, promossa dalla Rete Museale Terre d'Appennino insieme all'Arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche, al Comune di San Ginesio e alla Sardellini Costruzioni, consentirà ai visitatori di accedere alla chiesa ancora interessata dai lavori.
Le visite guidate sono in programma alle 16.30 e alle 17.15, con ritrovo in piazza Alberico Gentili. I partecipanti potranno osservare da vicino alcuni dei luoghi più significativi della Collegiata, tra cui la Cappella del Perdono, decorata da Adolfo De Carolis, la Cripta dei Salimbeni e l'Oratorio di San Biagio con gli affreschi dei maestri sanseverinati. Si tratta di un'occasione rara per visitare l'unico esempio marchigiano di chiesa in stile gotico fiorito ancora avvolta dai ponteggi del restauro.
L'iniziativa rientra nelle celebrazioni del VI centenario della morte di Jacopo Salimbeni, promosse dal Comitato Nazionale istituito dal Ministero della Cultura.
Alle 18.15, al Loggiato dei Lumi, si terrà invece la conclusione della mostra "Rivelazioni sotto il loggiato", dedicata a due tele inedite rinvenute durante i lavori di restauro dietro un cassone della sagrestia, arrotolate e in condizioni di forte degrado. Le opere, dopo il recupero conservativo, saranno presentate al pubblico insieme al secondo numero del Quaderno dei Lumi, che raccoglie gli studi e la relazione sul restauro.
All'incontro interverranno, tra gli altri, l'arcivescovo Francesco Massara, il sindaco Giuliano Ciabocco, gli studiosi Matteo Mazzalupi e Luca Barbini, la direttrice del Museo Diocesano Barbara Mastrocola, il direttore della Rete Museale Ivan Antognozzi e Tobia Sardellini, sponsor del restauro.
L'iniziativa sarà riproposta anche il 28 agosto, in occasione del Ginesio Fest. La partecipazione alle visite è gratuita ma è consentita solo su prenotazione, con posti limitati per motivi di sicurezza.
La segnalazione di un residente ha permesso alla Polizia locale di Macerata di intervenire in uno stabile disabitato di via Beniamino Gigli, dove un uomo aveva trovato un alloggio abusivo. Durante il controllo gli agenti hanno anche recuperato una moto Yamaha Ys125 risultata rubata. Nel corso del weekend denunciato inoltre un automobilista trovato alla guida con una patente falsa.
Prosegue l’attività di controllo del territorio della Polizia locale di Macerata, impegnata nella prevenzione del degrado urbano e nel contrasto alle violazioni della legge. Due gli interventi portati a termine dagli agenti nel fine settimana.
Il primo episodio si è verificato nel pomeriggio di sabato 25 luglio in via Beniamino Gigli, al civico 105, dopo la segnalazione di un residente insospettito dalla presenza di un materasso su un terrazzo e da alcuni movimenti all’interno di uno stabile disabitato.
Arrivati sul posto, gli agenti hanno verificato che la proprietà privata risultava facilmente accessibile, in assenza di recinzioni esterne. Nel cortile sono stati inoltre notati alcuni panni stesi, elemento che ha portato a ulteriori accertamenti.
L’ispezione si è concentrata su un locale adibito a garage, con aperture commerciali, lasciato aperto e vicino alla palazzina. All’interno, in un contesto di forte degrado, gli operatori hanno trovato un uomo di 32 anni, cittadino extracomunitario, che ha ammesso di essersi introdotto abusivamente nella struttura per utilizzarla come abitazione insieme ad altre due persone, in quel momento non presenti.
Durante la perquisizione dei locali è stata inoltre rinvenuta una Yamaha Ys125 nascosta all’interno dell’immobile. Gli accertamenti effettuati tramite la Sala Operativa hanno confermato che il mezzo risultava rubato ed era oggetto di una denuncia presentata recentemente ai Carabinieri di Macerata. La moto è stata quindi recuperata e restituita al legittimo proprietario.
Il titolare dell’immobile, intervenuto sul posto, ha presentato formale denuncia e si è attivato per la messa in sicurezza e la chiusura definitiva degli accessi. L’uomo fermato è stato accompagnato per il fotosegnalamento e denunciato all’Autorità Giudiziaria per ricettazione, invasione di edifici e inosservanza del provvedimento di allontanamento dall’Italia.
Nel corso del weekend gli agenti della Polizia locale sono intervenuti anche durante un controllo stradale. Una pattuglia ha fermato una Peugeot 307 condotta da un cittadino extracomunitario di 39 anni.
Dai primi accertamenti è emerso che il conducente stava guidando con una patente estera non convertita, nonostante fosse residente in Italia da oltre un anno, violando quanto previsto dall’articolo 135 del Codice della Strada.
Fin dai primi controlli gli agenti hanno però avuto dubbi sull’autenticità del documento. Le verifiche tecniche successive hanno confermato i sospetti: la patente è risultata falsa e difforme dagli originali. Il documento è stato sequestrato penalmente e il conducente è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria per uso di atto falso e falsità materiale commessa da privato.
“Questi interventi dimostrano l’importanza della collaborazione tra cittadini e istituzioni – ha dichiarato il comandante della Polizia locale Danilo Doria -. La segnalazione del residente in via Gigli ci ha permesso di intervenire tempestivamente, restituire una moto rubata al proprietario e fermare un’occupazione abusiva prima che potesse radicarsi. Parallelamente, l’accuratezza degli agenti nei controlli stradali ha permesso di togliere dalla circolazione un documento falso, a tutela della sicurezza di tutti”.
Momenti di apprensione nel pomeriggio di oggi a Gualdo, dove un incidente ha interrotto temporaneamente la 42ª edizione del Campionato europeo dei carretti.
L'episodio è avvenuto intorno alle 17 durante una delle prove riservate agli equipaggi composti da pilota e copilota. Un carretto condotto da due fratelli francesi è uscito di traiettoria all'altezza di una curva, andando a schiantarsi contro le tavole di protezione sistemate lungo il percorso.
Ad avere la peggio è stato il copilota, sbalzato fuori dal mezzo dopo l'impatto. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 che hanno prestato le prime cure e richiesto l'intervento dell'eliambulanza, prevista dal piano di sicurezza della manifestazione. Il ferito è stato quindi trasferito all'ospedale regionale di Torrette ad Ancona, in codice medio-grave, per tutti gli accertamenti del caso. Illeso, invece, il pilota.
Dopo la conclusione delle operazioni di soccorso, la competizione è ripresa regolarmente.
La manifestazione, iniziata ieri, vede la partecipazione di 128 equipaggi provenienti da otto nazioni: Italia, Francia, Spagna, Belgio, Germania, Lituania, Repubblica Ceca e Svizzera.
Per generazioni abbiamo creduto che l’amore romantico fosse fusione. Condividere tutto - spazio, tempo, amicizie - è stato a lungo considerato il metro di misura della solidità di una coppia, una garanzia contro l'infedeltà e l'abbandono. Eppure, questa presenza fisica costante ha spesso rivelato i suoi limiti: la saturazione, l'illusione di possedere l'altro e il progressivo spegnimento del desiderio.
Nella contemporaneità sta emergendo una nuova consapevolezza: l’allontanamento non è più vissuto come una minaccia, ma come un luogo psichico in cui far nascere la mancanza e, con essa, la passione. La psicoterapeuta e saggista belga Esther Perel lo spiega nel suo lavoro Mating in Captivity: la scrittrice si chiede come possiamo desiderare ciò che già abbiamo, dato che il desiderio non si nutre di certezza, ma di mistero e di spazio.
Perel evidenzia un paradosso fondamentale della vita di coppia: «L'amore vuole accorciare le distanze per unire, ma il desiderio ha bisogno di distanza per esistere». Da un lato l’amore necessita di vicinanza e sicurezza, mentre dall'altro il desiderio trae linfa da ciò che è imprevedibile e nuovo. Sono due forze intense e al contempo opposte: la spinta a fondersi rischia di far morire l’erotismo, che al contrario vive di conquista. Per cui il problema non è scegliere tra amore e sesso, ma trovare il giusto equilibrio tra il bisogno di sicurezza e libertà.
Quando l'altro diventa del tutto prevedibile, quando la trasparenza è totale e l'individualità viene sacrificata per il "noi", l'eros si spegne perché non c'è più nulla da scoprire o da rincorrere. Spesso pretendiamo che il nostro partner racchiuda in sé la figura del genitore ideale, del migliore amico e del supporto emotivo, ma tutto ciò finisce per schiacciare la passione.
Secondo la scrittrice, un modo per mantenere viva la fascinazione è permettere al proprio compagno di alimentare la sua sfera autonoma, in cui continuare a crescere ed evolvere con le proprie inclinazioni. Solo così è possibile vederlo come un individuo indipendente anche in contesti diversi, ricreando la giusta distanza emotiva. Il concetto di "presenza ad ogni costo" confonde la vicinanza con la sicurezza. Ma la presenza fisica non è garanzia di presenza emotiva: l'amore adulto richiede il passaggio dall'invischiamento ad una relazione matura.
Questa capacità di vivere serenamente la distanza affonda le radici nella teoria dell'attaccamento di John Bowlby. Solo chi ha sviluppato un attaccamento sicuro possiede la vera "capacità di stare solo": la certezza interna che l'altro continui ad esistere e ad amarci anche quando non si trova nel nostro campo visivo. Ciò richiede la facoltà di rimanere se stessi, pur all'interno di un legame profondo in cui l'individualità è una risorsa (poiché i momenti di separazione permettono di coltivare i propri interessi, la carriera e il proprio mondo interiore) e il ritorno è un arricchimento, dato che tornare dall'altro con nuove esperienze e nuovi racconti impedisce alla coppia di ripiegarsi su se stessa.
Il coraggio di un amore adulto sta nel superare la convinzione per cui "se non ti vedo, ti perdo". Richiede invece fiducia in se stessi, nella propria stabilità emotiva e nel legame stabilito con il partner. La solidità nasce dalla libera scelta di ritrovarsi ogni volta. La distanza elimina il superfluo del quotidiano e trasforma il riavvicinamento in una riconquista consapevole.
Torna, come ogni domenica, la rubrica curata dall’avv. Oberdan Pantana “Chiedilo all'Avvocato”.
In questa settimana, le numerose mail arrivate hanno interessato tematiche riferibili ai prodotti alimentari, soprattutto quelli proposti dai ristoratori. Il caso di specie scelto è di una lettrice di Civitanova Marche che è capitato di mangiare durante una cena dei prodotti surgelati dati per freschi e pertanto non indicati nel menù consegnato al tavolo, e che chiede: “A quali responsabilità va in contro il ristoratore di uno chalet che fa passare per fresco del pesce invece surgelato?”.
Tale circostanza ci porta subito ad applicare il principio giuridico oramai divenuto consolidato espresso dalla Suprema Corte con la sentenza n. 4735/2018 secondo il quale: “ Il menù, sistemato sui tavoli di un ristorante o consegnato ai clienti, equivale ad una proposta contrattuale nei confronti degli avventori e manifesta l’intenzione del ristoratore di offrire i prodotti indicati nella lista. Da ciò consegue che la mera disponibilità di alimenti surgelati nel ristorante, non indicati nel menù, configura il reato di frode in commercio”.
Difatti, la Cassazione ha ribadito che la frode prevista dall’art. 515 c.p. si configura quando «l’alienante compie atti idonei diretti in modo non equivoco a consegnare all’acquirente una cosa per un’altra ovvero una cosa, per origine, qualità o quantità diversa da quella pattuita o dichiarata».
Inoltre, osserva la Suprema Corte, costituisce il delitto di frode in commercio anche il non indicare nella lista delle pietanze che determinati prodotti sono congelati, “giacché il ristoratore ha l’obbligo di dichiarare la qualità della merce offerta ai consumatori indipendentemente dall’inizio di una concreta contrattazione con il singolo avventore”.
Infine, la Corte ha precisato che “In relazione alle modalità di rappresentazione dell’offerta dei prodotti è corretto ritenere che anche l’esposizione di immagini del prodotto offerto, in luogo della sua descrizione nel menù, sia idonea a configurare la condotta di reato, state proprio la natura delle immagini, volta ad incentivare la consumazione del prodotto” (Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza n. 4735/18; depositata il 1° febbraio 2018).
Pertanto, in risposta alla nostra lettrice risulta corretto affermare che “La disponibilità di alimenti surgelati, non indicati come tali nel menù o negli espositori nei quali gli stessi siano esposti a disposizione della clientela, integra il reato di tentativo di frode in commercio da parte del titolare” (Cass. Pen. Sez. III, sentenza n. 10375/20).
Rimango in attesa come sempre delle vostre richieste via mail, dandovi appuntamento alla prossima settimana.
Un errore di stampa sui manifesti del Macerata Opera Festival finisce al centro del dibattito politico. A segnalarlo è Andrea Perticarari, consigliere comunale di minoranza del Partito Democratico a Macerata, che in un post pubblicato sui social richiama l'attenzione su una svista presente nella cartellonistica della manifestazione: il nome del compositore Giuseppe Verdi compare infatti scritto "Gioseppe Verdi".
Nel suo intervento, Perticarari mette in relazione questo episodio con altri fatti avvenuti negli ultimi giorni. Il consigliere ricorda innanzitutto la presa di posizione del sindaco di Filottrano, che il 23 luglio aveva chiesto pubblicamente delle scuse per un errore di stampa in occasione delle lauree in piazza ad Ancona, dove la parola "Ingegneria" era stata riportata in maniera errata.
Il secondo episodio richiamato riguarda invece i manifesti del Macerata Opera Festival, alcuni dei quali erano stati ricoperti con locandine di protesta contro le scelte stilistiche della campagna di comunicazione della manifestazione.
Infine, Perticarari evidenzia la scoperta dell'errore nel nome del celebre compositore, osservando che la svista sarebbe presente proprio nei manifesti del festival.
Pur prendendo le distanze dagli atti di danneggiamento della cartellonistica, il consigliere ritiene che il contenuto delle contestazioni possa rappresentare un tema di discussione.
ecco il testo completo del post:
"GIOSEPPE VERDI In questi giorni, per una serie di coincidenze, 2-3 episodi apparentemente slegati tra loro possono essere valutati insieme. Il primo: in data 23 luglio il Sindaco di Filottrano chiedeva a gran voce delle scuse per un errore (INGENGERIA invece di Ingegneria) su delle stampe in occasione delle lauree in piazza ad Ancona. Il secondo: in data 25 luglio sulla cronaca locale, veniva pubblicata la notizia che i manifesti del Mof erano stati imbrattati con delle locandine critiche sulle scelte stilistiche degli stessi e non solo. Il terzo: nella giornata di ieri - ma la cosa risale a prima sicuramente - ci si accorge che sempre nei manifesti del Mof il nome di Verdi è GIOSEPPE. Ora, seppur condannando il gesto di rovinare la cartellonistica del Mof, il contenuto della stessa è sicuramente tema su cui discutere. Io non ho le competenze per valutare scelte stilistiche ed artistiche e quindi aspetto le valutazioni di altri, ma certamente so che il maggiore compositore italiano si chiamasse GIUSEPPE".
Il Partito Democratico provinciale di Macerata interviene sul tema della gestione dei rifiuti e sulle recenti vicende politiche locali, puntando l’attenzione sulle tensioni interne al centrodestra e sulle scelte relative all’individuazione della nuova discarica provinciale.
A firmare la nota è il segretario provinciale del Pd di Macerata Angelo Sciapichetti, che analizza il quadro politico dopo le recenti vicende che hanno riguardato il Comune di Macerata e la Provincia.
“Dopo quello che è accaduto nel comune di Macerata (nomina giunta, presidenza del consiglio, commissioni ecc.) e in provincia, una cosa è certa: la destra ha perso la sua verginità che era rappresentata dalla tanto sbandierata unità e compattezza”, scrive Sciapichetti. Secondo il segretario provinciale del Pd, la maggioranza di centrodestra sarebbe entrata in una fase di forte conflittualità interna: “Tutti contro tutti, si naviga a vista e a farne le spese è la comunità maceratese. Ogni giorno assistiamo infatti a composizioni e scomposizioni che cambiano equilibri, la nascita dei futuristi di Vannacci, tutti forieri di nuove battaglie fratricide”.
Nel mirino del Pd provinciale finisce anche la questione della nuova discarica provinciale. Sciapichetti sottolinea come la Regione Marche, guidata dal presidente Francesco Acquaroli, sia intervenuta attraverso la Direzione ambiente nei confronti dell’Ata 3, in merito alle procedure adottate per le modifiche della graduatoria dei siti individuati e ai ritardi nella valutazione ambientale strategica.
Secondo il segretario provinciale del Pd, la nuova graduatoria avrebbe portato ai primi posti due siti nel territorio di Montefano e uno a Pollenza, modificando il lavoro precedentemente affidato alla Politecnica delle Marche.
“Esattamente quello che il Pd della provincia di Macerata ha messo in evidenza e contestato nei mesi scorsi con comunicati, documenti e assemblee pubbliche”, afferma Sciapichetti, secondo il quale quanto emerso avrebbe dovuto spingere a una revisione del percorso intrapreso, anche alla luce dei possibili ricorsi al Tar.
Il segretario provinciale dem critica inoltre la gestione della comunicazione relativa alla nota inviata dalla Regione: “La provincia tiene di fatto nascosta per circa un mese la missiva della Regione, certamente non usuale, che chiede di fare chiarezza sui criteri adottati per la stesura della nuova graduatoria che stravolge completamente il lavoro affidato alla Politecnica delle Marche e poi se ne esce con la risposta piccata del presidente che rivendica con orgoglio il percorso adottato”.
Rivolgendosi al presidente della Provincia Giuseppe Gentilucci, Sciapichetti aggiunge: “La politica è scelta, caro presidente Gentilucci, è vero, ma un conto è scegliere nell’interesse del bene comune e un conto scegliere secondo criteri politici punitivi che anziché risolvere il problema lo aggrava”.
In conclusione, il Pd provinciale di Macerata chiede di riprendere un confronto tra tutte le forze politiche e civiche del territorio sul tema della gestione dei rifiuti: “Un percorso virtuoso del confronto costruttivo tra tutte le forze politiche e civiche della provincia di Macerata, interrotto unilateralmente dalla bramosia di potere della destra”.
Tra le richieste avanzate dal Partito Democratico provinciale c’è anche l’azzeramento della gestione del Cosmari, con l’obiettivo di tornare a un modello che, secondo il Pd, aveva portato negli anni scorsi la provincia di Macerata a essere considerata un riferimento regionale e nazionale nella gestione dei rifiuti.
Mattinata di disagi nelle strutture sanitarie delle Marche a causa di un problema tecnico che ha interessato il sistema CupHiWeb, il software utilizzato per le prenotazioni e i pagamenti delle prestazioni sanitarie.
Il malfunzionamento si è verificato intorno alle 7.35-7.50 e ha coinvolto le postazioni collegate al sistema in tutta la regione. Secondo quanto appreso, il programma non riusciva a collegarsi ai server centrali, impedendo agli operatori di effettuare regolarmente le operazioni di prenotazione e di incasso delle prestazioni.
I disagi non hanno riguardato un singolo presidio sanitario, ma l'intera rete regionale: il software è infatti utilizzato negli ospedali, nei distretti sanitari e anche nelle farmacie abilitate alle prenotazioni tramite Cup.
Oltre ai problemi del sistema CupHiWeb, sono stati registrati anche rallentamenti nelle procedure di accettazione per le prestazioni di laboratorio analisi. Pur restando operativo il software dedicato agli esami di laboratorio, le operazioni di registrazione degli utenti hanno richiesto tempi sensibilmente più lunghi rispetto al normale, con conseguenti attese agli sportelli.
Il disservizio ha provocato code e disagi tra gli utenti che si sono presentati nelle prime ore della mattinata per prenotare visite, effettuare pagamenti o accedere agli esami di laboratorio.
Le cause del malfunzionamento sono in fase di accertamento. Al momento non risultano comunicazioni ufficiali sull'origine del guasto né sui tempi necessari per il completo ripristino del servizio.
Morrovalle registra un caso accertato di infezione da virus Toscana. A segnalarlo al Comune è stata l’Azienda sanitaria territoriale di Macerata, che ha comunicato la presenza del contagio sul territorio comunale.
Come spiegato nella nota della dottoressa Franca Laici, direttore dell’Unità operativa complessa Isp – Igiene ambienti aperti e confinati dell’Ast, "il virus Toscana viene trasmesso dalla puntura dei pappataci, piccoli insetti ematofagi attivi soprattutto nelle ore crepuscolari e notturne nei mesi più caldi".
"Nella maggior parte dei casi l’infezione può avere un decorso lieve, ma in una piccola percentuale di persone può provocare forme più gravi come meningiti e meningo-encefaliti".
L’Ast evidenzia che la deposizione delle uova da parte dei pappataci "può avvenire in diversi substrati ricchi di materiale organico e umidità, non esposti alla luce solare, sia in ambienti domestici e peridomestici sia in aree selvatiche. Per questo motivo, spiega l’azienda sanitaria, non è possibile individuare e aggregare tutti i focolai larvali, mentre risulta poco efficace la disinfestazione con prodotti adulticidi ad azione residua."
Per ridurre la proliferazione degli insetti, il Comune di Morrovalle invita quindi i cittadini a seguire alcune indicazioni di prevenzione: "mantenere puliti gli ambienti domestici, sia interni sia esterni, verificare l’assenza di raccolte d’acqua non drenate e procedere alla loro bonifica, curare la manutenzione del verde privato ed eliminare i rifiuti organici che possono favorire la riproduzione dei pappataci".
Particolare attenzione viene richiesta anche per edifici abbandonati o in stato di degrado, che possono rappresentare luoghi favorevoli alla presenza degli insetti.
Per chi svolge attività all’aperto, come agricoltura, pastorizia, manutenzione del verde e delle strade, attività forestali, oppure pratica escursionismo, il consiglio è di "utilizzare sostanze repellenti contro zanzare e pappataci e, quando possibile, indossare indumenti chiari che coprano il più possibile il corpo".
Il Comune di Morrovalle ha già attivato gli uffici competenti per verificare la corretta manutenzione del verde pubblico e degli argini dei corsi d’acqua di propria competenza, in linea con le indicazioni dell’Ast di Macerata, e invita la popolazione a seguire le misure di prevenzione indicate.
Conto alla rovescia per la 48ª Marcia dei Quattro Ponti, storica manifestazione podistica in programma domenica 2 agosto a Fiuminata. L'evento, tra gli appuntamenti più longevi del calendario nazionale Fidal e valido per il Grand Prix Goba Strada 2026, richiamerà atleti di alto livello insieme a centinaia di appassionati e amatori.
Organizzata dall'Associazione Marcia dei Quattro Ponti con il Comune di Fiuminata, la sezione locale dell'Associazione Nazionale Carabinieri, l'Università di Camerino, l'Avis Intercomunale Fiuminata-Pioraco-Sefro, il Consorzio Turistico Alta Valle Potenza e Scarsito e numerosi partner, la manifestazione propone una gara competitiva di 12,5 chilometri su un percorso tecnico e selettivo, caratterizzato da asfalto, sterrato, salite e discese.
La partenza è fissata alle 9.30 da Pontile, dove prenderà il via anche la passeggiata ludico-motoria di 2,2 chilometri, aperta a tutti.
Tra i protagonisti annunciati spicca la presenza del Gruppo Sportivo Carabinieri di Bologna, accompagnato da Stefano La Rosa, ex azzurro con oltre trenta presenze in Nazionale, due volte vincitore della Marcia dei Quattro Ponti e medagliato agli Europei di cross e alle Universiadi. Con lui saranno al via anche due giovani talenti dell'atletica italiana: Vittore Simone Borromini, classe 2007 e argento europeo Under 18 nei 3.000 metri nel 2024, e Aurora Bado, classe 2002, campionessa italiana juniores dei 10 chilometri su strada e medaglia di bronzo agli Europei Under 23.
Come da tradizione, la manifestazione assegnerà anche diversi riconoscimenti: il 46° Trofeo "Alfredo Beni" al primo classificato appartenente alle Forze Armate, il 15° Trofeo "Alfredo Costantini" alla prima donna delle Forze Armate, il 25° Trofeo "Giovanni Grelloni" al vincitore assoluto e il 3° Trofeo "Alta Valle del Potenza e Scarsito" alla prima classificata femminile.
Anche quest'anno la Marcia dei Quattro Ponti si prepara così a coniugare agonismo e partecipazione popolare, confermandosi uno degli appuntamenti sportivi più attesi dell'estate marchigiana.
La Bocciofila di Matelica ha ospitato sabato scorso i Campionati Regionali di bocce riservati alle categorie A e Juniores, con i migliori atleti marchigiani impegnati nelle diverse specialità. I vincitori rappresenteranno le Marche ai prossimi Campionati Italiani Assoluti e Juniores.
Nella categoria A, il titolo individuale maschile è andato a Michele Magnaterra della Castelfidardo, mentre quello femminile è stato conquistato da Benedetta Necchi della San Cristoforo. Nella prova a coppie hanno trionfato Davide Paolucci e Silvano Girolimini dell'Oikos Fossombrone, mentre nella terna si sono imposti Cesare Carbonari, Andrea Grilli e Daniele Pieggi, sempre dell'Oikos Fossombrone.
Tra gli Juniores, i campioni regionali Under 18 sono Matteo Pergolesi e Sofia Pistolesi, entrambi della Morrovalle. Negli Under 15 hanno conquistato il titolo Nicolò Caimmi della Castelfidardo e Marisol Orrù dell'Oikos Fossombrone.
Soddisfazione da parte dell'assessore allo Sport Filippo Maria Conti, che ha ringraziato il presidente regionale della Federazione Bocce e i suoi collaboratori per l'organizzazione dell'evento, oltre al presidente della Bocciofila Matelica, Luciano Milanese, per l'impegno profuso nella riuscita della manifestazione. Conti ha inoltre evidenziato come la scelta di Matelica quale sede del campionato rappresenti un importante riconoscimento per le capacità organizzative della città e un'occasione di valorizzazione del territorio.
È nato ufficialmente il Gruppo Giovani Imprenditori CNA Macerata. Venerdì scorso, allo Chalet Mosquito di Potenza Picena, si è svolta l'assemblea costitutiva del nuovo raggruppamento di interesse dell'associazione territoriale, al termine di un pomeriggio di confronto, ascolto e lavoro dedicato alle nuove generazioni di imprenditori.
L'iniziativa, dal titolo "Giovani Talenti. Strumenti pratici per crescere insieme", ha riunito imprenditrici e imprenditori provenienti da settori diversi e con esperienze differenti: imprese già strutturate, attività familiari, ditte individuali e giovani che si stanno affacciando al mondo dell'impresa. Una platea eterogenea che rappresenta la composizione del nuovo gruppo e il valore di un percorso pensato per dare spazio a idee, bisogni e proposte concrete.
Al pomeriggio di lavoro hanno preso parte anche la presidente nazionale dei Giovani Imprenditori CNA Selene Re, la direttrice di CNA Macerata Lucia Pistelli e il presidente di CNA Macerata Simone Giglietti. Nel suo intervento, Selene Re ha sottolineato l'importanza dell'iniziativa, evidenziando la volontà di creare anche nel territorio maceratese uno spazio stabile di confronto e collaborazione, capace di favorire il ricambio generazionale, stimolare l'innovazione e rafforzare la rete tra chi ogni giorno fa impresa.
La giornata si è aperta con gli interventi degli esperti di Uni.Co. e Unipol, che hanno affrontato rispettivamente i temi del credito, dei bandi e dei contributi, e quelli del welfare aziendale, della valorizzazione delle persone e della tutela dell'impresa. Successivamente, il confronto facilitato dai professionisti di Atteggiamento Digitale ha consentito ai partecipanti di lavorare direttamente sulle principali criticità che gli imprenditori affrontano nella gestione quotidiana delle proprie attività.
Dai lavori sono emersi temi molto concreti, tra cui la difficoltà di conciliare lavoro e vita privata, la gestione del tempo e dell'organizzazione interna, il rapporto con i clienti, la ricerca di collaboratori e manodopera qualificata, il peso della burocrazia, l'incertezza economica e le difficoltà di accesso alla liquidità necessaria per sostenere investimenti e crescita.
Accanto alle criticità, i partecipanti hanno individuato anche gli elementi sui quali costruire il percorso del nuovo gruppo: formazione mirata, capacità di fare rete, pianificazione, creatività, leadership, ascolto, empatia e una maggiore consapevolezza nella gestione dell'impresa. Un lavoro che consentirà a CNA Macerata di sviluppare nei prossimi mesi iniziative, servizi e momenti di confronto partendo dalle reali esigenze espresse dai giovani imprenditori.
Al termine dell'assemblea è stato eletto Filippo Salerno, imprenditore del settore costruzioni, come presidente dei Giovani Imprenditori CNA Macerata. A lui il compito di coordinare il percorso appena avviato e rappresentare le istanze delle nuove generazioni all'interno dell'associazione.
«È stata un'ottima iniziativa e sono convinto che riusciremo a creare un bel team – ha dichiarato il neo presidente Filippo Salerno –. Abbiamo trovato una CNA disponibile ad ascoltarci e per noi questo è molto stimolante, perché significa poter portare idee, esigenze e proposte dentro un'associazione che vuole costruire insieme a noi un percorso vero».
Il neo presidente ha poi indicato le priorità sulle quali il gruppo inizierà a lavorare.
«Nel corso del pomeriggio – ha aggiunto Salerno – sono stati affrontati molti temi sentiti dai giovani imprenditori e abbiamo ragionato su ciò di cui abbiamo bisogno per crescere. Accesso al credito, manodopera e formazione sono alcuni dei punti più delicati emersi dal confronto: saranno anche i primi fronti sui quali lavoreremo come gruppo».
I costi delle assicurazioni auto continuano a crescere in Italia. Secondo l’Osservatorio assicurativo di Segugio.it, a giugno 2026 il premio medio per una polizza RC Auto ha raggiunto 490,66 euro, con un aumento del 5,2% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Un incremento che interessa tutte le fasce d’età, con differenze particolarmente marcate per i più giovani: gli automobilisti Under 25 arrivano infatti a sostenere una spesa media superiore ai mille euro l’anno.
Nella regione Marche il prezzo medio dell’RC Auto a giugno 2026 si è attestato a 465,23 euro, un valore inferiore di 25,43 euro rispetto alla media nazionale, ma comunque in crescita del 4,2% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Anche nelle Marche la copertura aggiuntiva più scelta è l’Assistenza Stradale, inserita nel 33,5% delle polizze, con un costo medio di 25,90 euro l’anno. Seguono l’Infortuni del Conducente, scelta dal 23% degli automobilisti e con un prezzo medio di 30,68 euro, e la Tutela Legale, presente nel 18,1% dei contratti con una spesa media di 14,74 euro.
Per quanto riguarda le garanzie opzionali, nella regione la più onerosa è quella relativa agli Eventi Naturali, con un costo medio annuo di 89,23 euro, comunque molto inferiore rispetto al dato nazionale di 193,60 euro.
Il quadro che emerge è quello di un mercato assicurativo in cui i costi continuano a crescere, con differenze legate all’età degli automobilisti e alle diverse esigenze di protezione.
Quaranta promossi su 43 candidati agli esami di abilitazione sostenuti martedì a Coverciano e alcuni corsisti già entrati a lavorare nelle società di calcio. Sono i risultati con cui l'Università di Macerata, attraverso il Dipartimento di Giurisprudenza, ha presentato la terza edizione del corso di formazione per l'accesso all'esame di abilitazione a direttore sportivo, accreditato dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio (Figc).
La presentazione si è svolta nell'Aula Verde del Polo Pantaleoni, alla presenza del presidente del Comitato regionale della Lega Nazionale Dilettanti, Ivo Panichi, del componente della commissione federale Figc e coordinatore del Dipartimento interregionale Lnd Luigi Barbiero e del giornalista di Sky Sport Maurizio Compagnoni, laureato dell'Università di Macerata, che ha dedicato il proprio intervento al ruolo del direttore sportivo nella gestione delle notizie di mercato.
Nel corso dell'incontro è stato annunciato anche il nuovo bando, già pubblicato e aperto fino al 22 settembre, una scelta che consentirà di iscriversi anche a chi in questo periodo è impegnato fuori sede con le squadre.
Il corso dell'Università di Macerata è oggi il più frequentato in Italia tra quelli organizzati dagli atenei e propone una formazione che integra competenze giuridiche, organizzative e manageriali, con l'obiettivo di preparare figure professionali capaci di operare nelle società calcistiche in un settore in continua evoluzione.
«L'impegno del Dipartimento di Giurisprudenza in questo settore rappresenta un apripista del lavoro che l'Università di Macerata sta sviluppando con il mondo dello sport. Il nostro Ateneo vuole diventare un punto di riferimento per la formazione sportiva, anche con il nuovo corso in Scienze motorie, mettendo a disposizione competenze accademiche e costruendo percorsi capaci di offrire reali opportunità di occupazione», ha sottolineato il rettore John McCourt.
Il Dipartimento di Giurisprudenza di Unimc è tra i pochi in Italia a includere il diritto dello sport nella propria offerta formativa.
«Il dato di Coverciano conferma la solidità del progetto. La preparazione dei nostri corsisti è stata particolarmente apprezzata. È un percorso impegnativo, ma i risultati si vedono anche nel confronto con altre esperienze italiane. Alcuni partecipanti sono già stati assunti da società calcistiche», ha evidenziato il direttore del corso Stefano Pollastrelli.
Anche l'assessore regionale allo Sport Tiziano Consoli ha rimarcato il valore dell'iniziativa, sottolineando come «l'elevata qualità delle figure professionali passi anche attraverso la formazione accademica e una collaborazione operativa tra le diverse filiere istituzionali».
Consoli ha inoltre ricordato che le Marche sono la prima regione italiana per numero di atleti e la terza per associazioni affiliate, evidenziando la vivacità del movimento sportivo regionale anche nelle discipline considerate in passato minori.
Per la direttrice del Dipartimento di Giurisprudenza, Claudia Cesari, il corso «si inserisce nella strategia di Ateneo che affianca alla formazione di base percorsi professionalizzanti capaci di intercettare i bisogni del territorio».
Alla presentazione hanno partecipato anche l'arbitro di Serie A Gianluca Sacchi, il neo presidente della Figc Marche Stefano Giombetti, il direttore sportivo della Maceratese Giulio Spadoni, il presidente degli arbitri delle Marche Riccardo Piccioni e il direttore tecnico Fabio Massimo Conti.
Vent’anni di formazione, ricerca e rapporto con il territorio. Il Dipartimento di Scienze della formazione, dei Beni culturali e del Turismo dell’Università di Macerata ha celebrato il ventennale del Polo didattico “Luigi Bertelli” a Vallebona, un traguardo che racconta una crescita costante e il consolidamento di una vera comunità accademica.
La cerimonia ha riunito studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo in un momento dedicato ai ricordi, ai risultati raggiunti e alle nuove prospettive. Oggi il Polo rappresenta un punto di riferimento per oltre 3.500 studentesse e studenti, con una squadra composta da 65 docenti e 33 unità di personale tecnico, amministrativo e bibliotecario.
All’incontro hanno partecipato il rettore dell’Università di Macerata John McCourt, il direttore del Dipartimento Simone Betti e il professore emerito Michele Corsi, già preside della Facoltà di Scienze della formazione dal 2003 al 2009 e successivamente direttore del Dipartimento fino al 2018.
«Il Polo Bertelli dimostra come una sede universitaria possa diventare un motore di conoscenza e sviluppo per il territorio – ha sottolineato il rettore McCourt –. I nuovi corsi e i centri di ricerca rappresentano investimenti concreti per migliorare la qualità dello studio e dei servizi, rafforzando il legame tra Università e città».
A testimoniare la vitalità del Dipartimento sono i nuovi progetti sul fronte della didattica e della ricerca. Dall’anno accademico 2026/2027 partirà il nuovo corso di laurea triennale in Scienze motorie e sportive per l’inclusione, ampliando ulteriormente l’offerta formativa.
Importante anche il percorso del Centro “TIncTec”, dedicato alle tecnologie educative e al rapporto tra innovazione, scuola e società, che ha recentemente ottenuto l’ingresso ufficiale nel Disability Health Equity Network dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, riconoscimento che ne valorizza l’attività nel campo dell’inclusione e dell’accessibilità.
«Crescere significa non soltanto avere più studenti e nuovi spazi, ma costruire relazioni tra didattica, ricerca, comunità e territorio – ha spiegato il direttore di Dipartimento Simone Betti –. Questo risultato nasce dall’impegno condiviso di docenti, personale e studenti e dalla capacità di rispondere insieme alle nuove esigenze».
La giornata celebrativa si è conclusa con un momento conviviale sulle terrazze del Polo, occasione per ripercorrere tappe e successi di questi vent’anni e rafforzare il senso di appartenenza della comunità accademica.
Il futuro del Polo Bertelli passa anche dagli interventi sulla struttura: sono infatti in fase di ultimazione i lavori di ampliamento che consentiranno di mettere a disposizione nuove aule e laboratori, migliorando ulteriormente gli spazi dedicati alla formazione e alla ricerca.
«The show must go on», cantavano i Queen. Ma a quale prezzo? Cosa spinge l’essere umano a ricercare il riconoscimento pubblico pur di non rimanere nell'ombra? Se lo chiede Popsophia, il festival nato 15 anni fa e che fino a lunedì trasformerà Civitanova Alta in un laboratorio di riflessioni sul presente. L’apertura di ieri sera, sotto la direzione artistica di Lucrezia Ercoli, ha inaugurato tre giorni dedicati al mondo dello spettacolo, all’illusione della fama e alla complessa anatomia del successo.
La prima giornata si è aperta con una potente immersione nell'immaginario femminile del Novecento. Tre dive, tre icone universali, esplorate e svelate oltre la superficie della pura estetica.
Brigitte Bardot e il mito della liberazione: Il sociologo Ivo Stefano Germano ha ripercorso l'impatto culturale della B.B. nazionale. Non una semplice stella del cinema, ma il simbolo di un'emancipazione sfrontata, capace di scandalizzare e rivoluzionare i costumi di un'intera epoca.
Marilyn Monroe, cent'anni di enigma: nel centenario della nascita dell'attrice, lo scrittore Guido Vitiello ha tratteggiato la parabola tragica della diva per eccellenza. Monroe viene restituita come icona di una fragilità specchio di Hollywood: un corpo desiderato da tutti, ma una solitudine compresa da pochi.
Claudia Cardinale, la metamorfosi della voce: ampio spazio è stato dedicato alla stella del nostro cinema da Gennaro Carillo. Per anni la Cardinale è stata solo «un corpo bellissimo senza voce», costretta a farsi doppiare per via della cadenza francese. È stato Federico Fellini, nel suo capolavoro 8½, a compiere il miracolo: restituirle la sua voce profonda, permettendole di abitare il film non più solo come oggetto dello sguardo, ma come soggetto narrativo.
«Che cos'è la bellezza?» si è chiesto Carillo durante l’incontro. La risposta è stata: «Tutto ciò che turba, che sgomenta, che spezza l’equilibrio». Esattamente ciò che la Cardinale ha saputo fare sul grande schermo.
La serata è poi proseguita con il primo Philoshow: “È nata una stella. Filosofia del musical da Moulin Rouge a La La Land”.
Sotto la direzione artistica di Lucrezia Ercoli, affiancata dalla filosofa e scrittrice Ilaria Gaspari, la musica diventa una lente d'ingrandimento filosofica. Tra le note dei brani più celebri di Broadway e Hollywood, eseguiti dal vivo, l'analisi si è mossa sui seguenti temi:
Il bisogno primordiale di “essere visti”: Quanto la ricerca del successo risponde a una necessità identitaria e quanto alla paura dell'oblio? Il prezzo dell'ambizione: la gloria chiede sempre un prezzo, che spesso coincide con il sacrificio degli affetti o della propria autenticità.
Il confine sottile tra finzione e realtà: Quando il riflettore si spegne, cosa rimane dell'artista?
PopSophia conferma la sua cifra stilistica unica: abbattere la distanza tra cultura alta e pop, dimostrando che anche dietro le luci di un musical si nascondono le grandi domande che da sempre tormentano la filosofia. Lo spettacolo continuerà nella giornata di oggi e domani con altri incontri, spettacoli e philoshow.
Il Teatro Comunale Feronia scrive la pagina più gloriosa della sua storia recente. Da oggi, il gioiello architettonico settempedano entra ufficialmente a far parte del patrimonio dell'umanità Unesco, inserito in una ristrettissima e selezionata cerchia di teatri storici distribuiti tra le regioni Marche, Umbria ed Emilia Romagna.
Una consacrazione globale che premia non solo il valore artistico e monumentale della struttura, ma anche il legame indissolubile che, nei secoli, ha unito questo capolavoro di eleganza alla sua comunità, rendendolo il simbolo indiscusso della vita culturale cittadina.
La notizia è stata accolta con profondo orgoglio e commozione dai vertici dell'amministrazione e della cultura locale, pronti a cogliere le enormi opportunità di visibilità internazionale che questo sigillo comporta.
«Siamo immensamente orgogliosi di questo traguardo storico che dà lustro non solo a San Severino Marche ma all'intera regione, afferma il sindaco Rosa Piermattei. Questo riconoscimento premia la cura, la tutela e la costante valorizzazione del nostro patrimonio. Il Feronia è il cuore pulsante della nostra città, un luogo in cui la storia incontra il futuro. Continueremo a lavorare affinché questo tempio dell'arte resti un faro di crescita e coesione sociale».
Francesco Rapaccioni (direttore de "I Teatri di Sanseverino"): «Entrare nel patrimonio Unesco è la consacrazione definitiva della nostra grandezza artistica e storica. Un risultato che premia la qualità della nostra programmazione e la capacità di mantenere vivo un palcoscenico che sa dialogare con il presente. Si apre ora una stagione di grandissime opportunità per la valorizzazione internazionale delle nostre attività culturali e di tutto il territorio».
Con il prestigioso riconoscimento dell'Unesco, il Teatro Feronia si appresta a inaugurare una nuova era. L'obiettivo immediato è l'apertura a una platea globale, posizionando la città come meta imperdibile per gli amanti del turismo culturale e dello spettacolo dal vivo. Il sipario del Feronia è pronto ad alzarsi su grandi eventi internazionali, riaffermando con forza il suo ruolo centrale nella vita sociale e artistica della comunità marchigiana.
Una piazza gremita, le note dei Queen e il racconto di uno degli artisti più iconici della storia della musica. È stato Freddie Mercury il protagonista della seconda serata di Popsophia 2026, che ha portato sul palco di Piazza della Libertà il philoshow “The Show Must Go On. Filosofia dei Queen”.
La frase tratta dall’omonimo brano – «Il mio trucco si sta sciogliendo, ma il mio sorriso rimane» – ha rappresentato il filo conduttore della serata, unendo il personaggio pubblico di Mercury, capace di trasformare ogni esibizione in uno spettacolo irripetibile, alla dimensione più intima e fragile dell’uomo che affrontava gli ultimi anni della sua vita.
Sul palco la direttrice artistica Lucrezia Ercoli, insieme al giornalista e conduttore Carlo Massarini, ha guidato il pubblico attraverso la storia dei Queen, accompagnata dalle esecuzioni dal vivo della Factory, che ha interpretato alcuni dei brani più celebri della band britannica.
Da “Bohemian Rhapsody” a “Somebody to Love”, da “I Want to Break Free” fino a “We Are the Champions” e “Who Wants to Live Forever”, il philoshow ha raccontato l’universo creativo dei Queen, tra glam rock, contaminazioni con l’opera lirica, musical e pop.
Al centro del racconto anche l’estetica della band e il concetto di camp, citato da Ercoli attraverso le parole di Susan Sontag: «amore per l’artificio e per l’esagerazione». Un linguaggio che Freddie Mercury ha portato all’estremo, trasformando il palco in uno spazio di libertà e costruzione dell’identità.
«Freddie diceva di voler essere il Nureyev della musica – ha spiegato Carlo Massarini –. I Queen hanno trasformato il rock in uno spettacolo grandioso, teatrale, volutamente eccessivo». Simbolo di questa rivoluzione è proprio “Bohemian Rhapsody”, brano fuori dagli schemi con oltre 180 sovraincisioni vocali e una struttura capace di unire rock, opera e suggestioni classiche.
Il percorso ha raccontato anche l’incontro tra Mercury e Montserrat Caballé, che con il progetto “Barcelona” contribuì ad abbattere il confine tra musica popolare e musica colta, fino all’ultimo messaggio artistico affidato a “The Show Must Go On”.
Nel pomeriggio Popsophia aveva invece approfondito altri grandi protagonisti della musica contemporanea. Alessandro Alfieri ha analizzato il fenomeno di Bad Bunny, accostandolo a Bob Marley e raccontando il ruolo del reggaeton come strumento di consapevolezza culturale e politica.
La giornalista Viola Stefanello ha invece affrontato il fenomeno Taylor Swift, dalla costruzione della celebrità contemporanea al rapporto con milioni di fan, mentre Davide Sisto ha dedicato il suo intervento a Ozzy Osbourne, raccontando il lato più umano del “Principe delle tenebre” e il ruolo dei Black Sabbath nella nascita dell’heavy metal.
La rassegna si chiuderà questa sera con una giornata dedicata al rapporto tra filosofia e territorio. Nel pomeriggio spazio all’omaggio a Cesare Paciotti, protagonista della prima edizione di Popsophia nel 2011, mentre in serata il festival saluterà il pubblico con il philoshow “A fari spenti”, dedicato a Lucio Battisti, con la partecipazione di Leo Turrini e della Factory.
Saranno Paolo Fresu e Rita Marcotulli a chiudere la 40ª edizione del Camerino Festival. L'appuntamento è in programma sabato 1 agosto alle 21.15 in Piazza Cavour, dove due tra i più autorevoli interpreti del jazz italiano daranno vita a un concerto che promette di essere uno dei momenti più intensi della rassegna.
Sul palco prenderà forma un dialogo musicale tra tromba, flicorno, pianoforte ed elettronica, nel segno dell'improvvisazione e dell'ascolto reciproco. Quello tra Fresu e Marcotulli è infatti un sodalizio artistico consolidato, capace di fondere melodie raffinate, atmosfere sospese e sonorità mediterranee in un percorso musicale fatto di ricerca e sensibilità.
Tra i trombettisti più apprezzati della scena jazz europea, Paolo Fresu è noto per uno stile che attraversa jazz, musica contemporanea e tradizioni mediterranee. Al suo fianco Rita Marcotulli, pianista e compositrice di fama internazionale, riconosciuta per la profondità interpretativa e la capacità di coniugare libertà espressiva e intensità narrativa.
Il concerto concluderà un'edizione speciale del festival che, in occasione del quarantesimo anniversario, ha proposto un cartellone ricco di appuntamenti tra musica classica, jazz, musica da camera, linguaggi contemporanei e attività formative, valorizzando alcuni dei luoghi più suggestivi di Camerino, dall'Accademia ABF Bocelli al Convento dei Cappuccini di Renacavata, passando per il Cortile del Palazzo Arcivescovile fino alla stessa Piazza Cavour.
La giornata del 1° agosto sarà anche l'ultima occasione per visitare, al Palazzo Arcivescovile – Museo Diocesano, la mostra "40 anni di Camerino Festival", che ripercorre la storia della manifestazione attraverso fotografie, documenti e testimonianze dei protagonisti che ne hanno segnato il cammino.
Il Camerino Festival è organizzato da Musicamdo, Adesso Musica, Gioventù Musicale d'Italia – sede di Camerino, Andrea Bocelli Foundation e Comune di Camerino, con la collaborazione dell'Arcidiocesi di Camerino e il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Marche, dell'Università di Camerino, della Fondazione Carima e degli sponsor della manifestazione.
Il successo di pubblico premia “Il verde itinerante”. L’Amministrazione comunale di San Severino Marche ha deciso di prorogare fino alla fine di agosto l’allestimento temporaneo che ha trasformato piazza del Popolo in un elegante giardino a cielo aperto.
L’iniziativa, inaugurata all’inizio di luglio e realizzata dall’azienda settempedana Manfrica Service di Filippo Sfrappini, ha riscosso grande apprezzamento da parte di cittadini, turisti, visitatori e operatori commerciali, diventando uno degli elementi caratterizzanti dell’estate settempedana.
Il suggestivo ovale simbolo della città degli Smeducci si è arricchito di una scenografia verde composta da alberature ed essenze pregiate, capaci di creare un originale connubio tra natura e architettura storica. Tra le varietà presenti figurano olivi, meli, melograni, corbezzoli e lagerstroemie in piena fioritura, che hanno donato colore e freschezza alla piazza.
Pensato inizialmente come allestimento limitato al solo mese di luglio, il progetto di decoro urbano proseguirà quindi per tutta la seconda parte della stagione estiva, continuando a valorizzare il centro storico e offrendo ai visitatori uno spazio accogliente dove sostare e vivere la piazza.
«La risposta della comunità e dei tanti turisti che stanno frequentando San Severino Marche in queste settimane è stata straordinariamente positiva – sottolinea il sindaco Rosa Piermattei –. Piazza del Popolo è il salotto buono e il primo biglietto da visita della nostra città: con “Il verde itinerante” siamo riusciti a darle un tocco di freschezza, colore ed eleganza, creando un dialogo armonioso tra il patrimonio storico e la bellezza della natura».
«Visto l’entusiasmo riscontrato – aggiunge il primo cittadino – abbiamo ritenuto importante prorogare l’allestimento per tutto il mese di agosto. La piazza continuerà così a essere un palcoscenico naturale per gli appuntamenti del cartellone estivo “Summer Time 2026” e per le passeggiate serali di residenti e visitatori».
Oltre all’aspetto estetico, infatti, il giardino temporaneo continuerà ad accompagnare gli eventi culturali, musicali e di intrattenimento programmati dall’Amministrazione comunale, contribuendo a rendere ancora più suggestiva l’atmosfera del centro cittadino durante l’estate.
Un traguardo importante per il commercio tolentinate. Il Comune di Tolentino ha voluto celebrare i 50 anni di attività della EMME 2001 Srl - Supermercato Mercurio, realtà fondata nel 1976 e diventata negli anni un punto di riferimento per la comunità.
Il sindaco Mauro Sclavi, a nome dell’Amministrazione comunale e dell’intera città, ha consegnato una targa ricordo ai titolari e alle maestranze per riconoscere il valore di un’attività che da mezzo secolo opera al servizio dei cittadini.
«Con dedizione, professionalità e competenza – ha sottolineato il sindaco Sclavi – titolari e lavoratori hanno collaborato per garantire servizi essenziali alla popolazione, contribuendo alla crescita economica e sociale della comunità tolentinate».
Nel corso dei suoi cinquant’anni di storia, l’azienda ha saputo rinnovarsi e adattarsi ai cambiamenti del settore commerciale, ampliando la propria esperienza nel campo della vendita di generi alimentari e non solo, mantenendo un rapporto costante con il territorio.
Un percorso costruito attraverso l’impegno quotidiano, la qualità del servizio e la capacità di evolversi, caratteristiche che hanno permesso al Supermercato Mercurio di diventare una presenza consolidata nella vita della città.
L’Amministrazione comunale ha espresso ai titolari e ai dipendenti i propri ringraziamenti per il lavoro svolto in questi anni, formulando l’auspicio di nuovi importanti successi per il futuro.
Dopo circa tre anni di attesa torna a disposizione dei musicisti la Sala Prove musicale comunale. La nuova struttura, ospitata all’interno del complesso della scuola comunale di recitazione “Enrico Cecchetti” di Civitanova Alta, restituisce alla città uno spazio dedicato alla creatività, alla formazione e all’aggregazione giovanile.
La riapertura arriva al termine degli interventi di riqualificazione del Comparto Trieste e rappresenta un obiettivo fortemente perseguito dall’amministrazione comunale, che punta a garantire ai musicisti locali un ambiente professionale, accessibile e a costi contenuti.
«La riapertura di questo spazio pubblico ha richiesto un lavoro scrupoloso e complesso – spiega l’assessore alle Politiche Giovanili Roberto Pantella –. Trattandosi di un’area inserita all’interno di un cantiere, l’iter ha subito alcuni ritardi inevitabili. Avremmo potuto riaprire prima, ma non avremmo garantito gli standard di sicurezza necessari. Abbiamo quindi preferito attendere il momento giusto, gestendo le criticità logistiche per tutelare al massimo gli utenti».
La struttura è oggi pienamente agibile, mentre nei prossimi mesi, con il completamento definitivo dei lavori esterni, l’intero complesso potrà raggiungere la piena funzionalità.
Nei giorni scorsi si è svolto anche un sopralluogo tecnico alla presenza di alcuni musicisti della città, che hanno potuto verificare gli spazi e contribuire alla definizione degli ultimi aspetti organizzativi.
Da lunedì 27 luglio sono attive le prenotazioni della sala, effettuabili esclusivamente online attraverso il portale del Comune di Civitanova Marche. Gli utenti potranno accedere alla struttura a partire da lunedì 3 agosto.
L’amministrazione ha previsto una tariffa agevolata di 5 euro all’ora, con l’obiettivo di rendere il servizio facilmente fruibile e sostenere la crescita dei giovani musicisti e delle realtà artistiche del territorio.
Si è conclusa con successo l’edizione 2026 di “Ci Sto? Affare Fatica! – Facciamo il bene comune”, il progetto estivo di cittadinanza attiva giovanile promosso dalla Regione Marche e coordinato da CSV Marche ETS, che ha coinvolto ragazzi e ragazze del territorio in attività di volontariato e cura degli spazi pubblici.
A Pollenza l’iniziativa ha visto la partecipazione di 20 giovani tra i 14 e i 20 anni, affiancati da 2 tutor, impegnati per due settimane in un percorso di collaborazione e responsabilità civica. Il progetto, iniziato il 13 luglio, si è concluso venerdì 24 luglio con la consegna degli attestati di partecipazione alla presenza del vicesindaco del Comune di Pollenza Antonella Menichelli.
Nel corso delle attività i partecipanti si sono dedicati al recupero e alla manutenzione della staccionata in legno del parco Salvo D’Acquisto, attraverso interventi di carteggio e ripristino. Un lavoro concreto che ha permesso ai giovani di mettersi alla prova, acquisire nuove competenze manuali e comprendere il valore della collaborazione per il miglioramento degli spazi della propria comunità.
“Questa esperienza è stata incredibile – ha raccontato uno dei ragazzi al termine del progetto – ho imparato molto sul lavoro di squadra e sull’importanza di prendersi cura del nostro ambiente. Mi sento orgoglioso di aver contribuito a migliorare il mio Paese”.
Anche una delle volontarie ha sottolineato il valore dell’iniziativa: “Ho fatto nuove amicizie e ho scoperto quanto sia gratificante vedere i risultati del nostro lavoro”.
Soddisfazione è stata espressa dall’amministrazione comunale, con il vicesindaco Antonella Menichelli che ha evidenziato i risultati raggiunti e manifestato la volontà di riproporre il progetto anche nei prossimi anni, ampliando le attività dedicate ai giovani.
Apprezzamento anche da parte del sindaco Mauro Romoli, che ha ringraziato i ragazzi partecipanti e i tutor per il tempo e l’impegno messi a disposizione, contribuendo alla buona riuscita dell’iniziativa.
“Ci Sto? Affare Fatica!” si conferma così un’esperienza capace di unire formazione, volontariato e partecipazione, dimostrando come l’energia dei giovani possa diventare una risorsa preziosa per il territorio.