Pasqua dai monti al mare: cinque ristoranti per capire che cosa resta della tradizione nel Maceratese
Attualità
30/03/2026 18:20

Pasqua dai monti al mare: cinque ristoranti per capire che cosa resta della tradizione nel Maceratese

In un tempo in cui tutto cambia, si aggiorna, si consuma in fretta, il menù pasquale continua a custodire una certezza: quella dei "piatti dei nonni", delle preparazioni attese, dei sapori che non hanno bisogno di essere reinventati per restare vivi. Non è un caso. La tradizione gastronomica italiana si è costruita proprio nell’intreccio fra territori, stagioni e consuetudini familiari, con la tavola delle feste a fare da archivio vivente di memorie e identità. L’Accademia italiana della Cucina sottolinea da anni come la Pasqua continui a essere uno dei momenti più riconoscibili della tradizione, dove ritornano preparazioni antiche, dall’agnello ai pani rituali, dalle uova ai dolci di ricorrenza. Ed è proprio lungo questo crinale, tra memoria e permanenza, che si può leggere un piccolo viaggio di Pasqua: dai monti fino al mare, seguendo cinque tavole diverse; eppure, unite da un filo chiarissimo. Cambia il paesaggio, cambiano i panorami, cambiano persino gli accenti dei piatti. Ma una cosa prevale su tutto: la tradizione. Si parte in alto, a quota 1400 metri, dove l’aria è ancora quella frizzante di montagna, in particolare a Baita Solaria, a Sassotetto; qui l’apertura è affidata a un grande centrotavola di affettati, salumi del territorio e coratella della tradizione profumata al limone: già qui c’è tutto, la festa, la condivisione, il gusto netto delle campagne interne. Poi arrivano le lasagne bianche con piselli, speck e crema di zucca, interpretazione morbida e avvolgente del primo festivo, e soprattutto la grigliata mista: costina, salsiccia, braciola di maiale, arista, agnello, arrosticini. È una Pasqua di sostanza, che parla il linguaggio della brace, della convivialità, della montagna che non addolcisce i sapori ma li esalta. Le patate al forno fanno il resto, mentre la chiusura con colomba pasquale e crema pasticciera rimette tutto nel solco della ricorrenza. Cambiando itinerario e volgendo verso Monte Cavallo, il passaggio al Nido dell’Aquila conferma quanto la Pasqua, da queste parti, resti anzitutto un esercizio di fedeltà alla cucina delle occasioni solenni. Il menù è dichiaratamente tradizionale pasquale e mette subito in primo piano due cardini identitari: coratella d’agnello e agnello fritto. In mezzo, però, trova spazio una novità che non tradisce, ma accompagna la tradizione: una chitarrina di colore con ragù di chianina e porcini, primo che aggiunge una sfumatura contemporanea senza spezzare il racconto del pranzo festivo. I contorni e la pizza pasquale completano un quadro coerente, in cui il rito non viene messo in discussione ma aggiornato con discrezione. È forse questo il punto più interessante: la tradizione regge perché non si irrigidisce, ma resta riconoscibile. Scendendo verso l’area settempedana, la Pasqua assume i tratti più dolci della collina. Villa Berta, a San Severino Marche, costruisce un percorso ampio, capace di tenere insieme raffinatezza e memoria. Negli antipasti il carpaccio affumicato con cannoli di pasta fillo e mousse di caprino introduce una nota più composita, ma subito riequilibrata dalla presenza della coratella d’agnello, che riporta la tavola al cuore della ricorrenza. Nei primi, le tagliatelle con coniglio e carciofi e i ravioli di ricotta con speck, fave e pachino mostrano bene il dialogo tra stagione e tradizione: la primavera entra nei piatti senza cancellarne l’impianto festivo. I secondi sono una dichiarazione di abbondanza: frittura di carne, contorni fritti all’ascolana, filetto di maiale in crosta di parmigiano, pomodoro arrosto. E poi i dolci, che a Pasqua non sono mai solo un finale ma quasi un sigillo domestico: cestino con crema di mascarpone e fragole, colomba e uovo pasquale.  Arrivati nel pieno centro storico di Macerata, la tavola di Verde Caffè riassume perfettamente il carattere urbano della tradizione marchigiana: meno rustica solo in apparenza, in realtà profondamente ancorata ai suoi simboli gastronomici. Si comincia con il tagliere di affettati, ciauscolo, formaggi e salumi, quasi una dichiarazione di appartenenza territoriale. Poi le fritture alla maceratese e i cremini, che restituiscono al pranzo quel tono domestico e festoso che appartiene alle cucine di casa. I primi fanno il resto: gnocco alla papera e vincisgrassi “Anton Nebbia”, nome che evoca una memoria colta e storica della cucina marchigiana, ma che soprattutto ribadisce come certi piatti, a Pasqua, non siano semplici portate: sono presenze attese. Infine, agnello alla cacciatora, uno dei grandi classici che più di ogni altro continua a definire l’idea stessa del pranzo pasquale. E infine la costa. L’approdo al mare potrebbe suggerire uno scarto, una rottura, quasi un alleggerimento definitivo. Invece no: al ristorante Il Veneziano, storico approdo della riviera civitanovese, la Pasqua cambia tono ma resta fedele allo spirito della festa. La proposta è quella di una giornata semplice, ma la semplicità qui è semmai nella chiarezza della formula: antipasti caldi e freddi, paccheri allo scoglio, risotto all’arca di Noè — definizione giocosa, metaforica, dove dentro c’è “un po’ di tutto” —a seguire frittura, arrosto, insalata, patate, dolci pasquali, sorbetto, con acqua, vino e caffè. Dopo tanta terra, è il mare a prendersi la scena. Eppure, anche qui resta intatto il principio della Pasqua italiana: il pranzo come racconto corale, come successione larga di portate, come gesto di ospitalità piena. Cambiano gli ingredienti, non la struttura del rito.  

Pasqua dai monti al mare: cinque ristoranti per capire che cosa resta della tradizione nel Maceratese

Pasqua dai monti al mare: cinque ristoranti per capire che cosa resta della tradizione nel Maceratese
30/03/2026 18:20

In un tempo in cui tutto cambia, si aggiorna, si consuma in fretta, il menù pasquale continua a custodire una certezza: quella dei "piatti dei nonni", delle preparazioni attese, dei sapori che non hanno bisogno di essere reinventati per restare vivi. Non è un caso. La tradizione gastronomica italiana si è costruita proprio nell’intreccio fra territori, stagioni e consuetudini familiari, con la tavola delle feste a fare da archivio vivente di memorie e identità. L’Accademia italiana della Cucina sottolinea da anni come la Pasqua continui a essere uno dei momenti più riconoscibili della tradizione, dove ritornano preparazioni antiche, dall’agnello ai pani rituali, dalle uova ai dolci di ricorrenza. Ed è proprio lungo questo crinale, tra memoria e permanenza, che si può leggere un piccolo viaggio di Pasqua: dai monti fino al mare, seguendo cinque tavole diverse; eppure, unite da un filo chiarissimo. Cambia il paesaggio, cambiano i panorami, cambiano persino gli accenti dei piatti. Ma una cosa prevale su tutto: la tradizione. Si parte in alto, a quota 1400 metri, dove l’aria è ancora quella frizzante di montagna, in particolare a Baita Solaria, a Sassotetto; qui l’apertura è affidata a un grande centrotavola di affettati, salumi del territorio e coratella della tradizione profumata al limone: già qui c’è tutto, la festa, la condivisione, il gusto netto delle campagne interne. Poi arrivano le lasagne bianche con piselli, speck e crema di zucca, interpretazione morbida e avvolgente del primo festivo, e soprattutto la grigliata mista: costina, salsiccia, braciola di maiale, arista, agnello, arrosticini. È una Pasqua di sostanza, che parla il linguaggio della brace, della convivialità, della montagna che non addolcisce i sapori ma li esalta. Le patate al forno fanno il resto, mentre la chiusura con colomba pasquale e crema pasticciera rimette tutto nel solco della ricorrenza. Cambiando itinerario e volgendo verso Monte Cavallo, il passaggio al Nido dell’Aquila conferma quanto la Pasqua, da queste parti, resti anzitutto un esercizio di fedeltà alla cucina delle occasioni solenni. Il menù è dichiaratamente tradizionale pasquale e mette subito in primo piano due cardini identitari: coratella d’agnello e agnello fritto. In mezzo, però, trova spazio una novità che non tradisce, ma accompagna la tradizione: una chitarrina di colore con ragù di chianina e porcini, primo che aggiunge una sfumatura contemporanea senza spezzare il racconto del pranzo festivo. I contorni e la pizza pasquale completano un quadro coerente, in cui il rito non viene messo in discussione ma aggiornato con discrezione. È forse questo il punto più interessante: la tradizione regge perché non si irrigidisce, ma resta riconoscibile. Scendendo verso l’area settempedana, la Pasqua assume i tratti più dolci della collina. Villa Berta, a San Severino Marche, costruisce un percorso ampio, capace di tenere insieme raffinatezza e memoria. Negli antipasti il carpaccio affumicato con cannoli di pasta fillo e mousse di caprino introduce una nota più composita, ma subito riequilibrata dalla presenza della coratella d’agnello, che riporta la tavola al cuore della ricorrenza. Nei primi, le tagliatelle con coniglio e carciofi e i ravioli di ricotta con speck, fave e pachino mostrano bene il dialogo tra stagione e tradizione: la primavera entra nei piatti senza cancellarne l’impianto festivo. I secondi sono una dichiarazione di abbondanza: frittura di carne, contorni fritti all’ascolana, filetto di maiale in crosta di parmigiano, pomodoro arrosto. E poi i dolci, che a Pasqua non sono mai solo un finale ma quasi un sigillo domestico: cestino con crema di mascarpone e fragole, colomba e uovo pasquale.  Arrivati nel pieno centro storico di Macerata, la tavola di Verde Caffè riassume perfettamente il carattere urbano della tradizione marchigiana: meno rustica solo in apparenza, in realtà profondamente ancorata ai suoi simboli gastronomici. Si comincia con il tagliere di affettati, ciauscolo, formaggi e salumi, quasi una dichiarazione di appartenenza territoriale. Poi le fritture alla maceratese e i cremini, che restituiscono al pranzo quel tono domestico e festoso che appartiene alle cucine di casa. I primi fanno il resto: gnocco alla papera e vincisgrassi “Anton Nebbia”, nome che evoca una memoria colta e storica della cucina marchigiana, ma che soprattutto ribadisce come certi piatti, a Pasqua, non siano semplici portate: sono presenze attese. Infine, agnello alla cacciatora, uno dei grandi classici che più di ogni altro continua a definire l’idea stessa del pranzo pasquale. E infine la costa. L’approdo al mare potrebbe suggerire uno scarto, una rottura, quasi un alleggerimento definitivo. Invece no: al ristorante Il Veneziano, storico approdo della riviera civitanovese, la Pasqua cambia tono ma resta fedele allo spirito della festa. La proposta è quella di una giornata semplice, ma la semplicità qui è semmai nella chiarezza della formula: antipasti caldi e freddi, paccheri allo scoglio, risotto all’arca di Noè — definizione giocosa, metaforica, dove dentro c’è “un po’ di tutto” —a seguire frittura, arrosto, insalata, patate, dolci pasquali, sorbetto, con acqua, vino e caffè. Dopo tanta terra, è il mare a prendersi la scena. Eppure, anche qui resta intatto il principio della Pasqua italiana: il pranzo come racconto corale, come successione larga di portate, come gesto di ospitalità piena. Cambiano gli ingredienti, non la struttura del rito.  

Cronaca

Appignano, il parco in balia dei vandali: staccionate distrutte e alcolici abbandonati nella notte (VIDEO)

Appignano, il parco in balia dei vandali: staccionate distrutte e alcolici abbandonati nella notte (VIDEO)

30/03/2026 16:00

Ad Appignano torna al centro dell'attenzione il tema del rispetto degli spazi pubblici dopo quanto accaduto nella notte tra venerdì 27 e sabato 28 marzo al parco di via Fratelli Falcone. Secondo diverse segnalazioni arrivate e documentate anche da immagini, l’area verde sarebbe stata oggetto di atti vandalici che hanno causato danni evidenti alle strutture presenti. In particolare, risultano danneggiate gran parte delle staccionate in legno che delimitano il parco, con assi divelte e parti compromesse lungo diversi tratti. All’indomani, la scena che si è presentata agli occhi dei frequentatori abituali non è stata delle migliori. Il parco, luogo quotidianamente vissuto da famiglie, bambini e cittadini che lo scelgono per passeggiare o trascorrere momenti all’aria aperta, si è mostrato in condizioni di degrado. Oltre ai danni materiali, sono state rinvenute numerose bottiglie di superalcolici abbandonate nell’area, segno di una possibile presenza notturna degenerata in comportamenti incivili. Un episodio che riaccende l’attenzione sulla tutela degli spazi pubblici e sulla necessità di maggiore controllo, soprattutto nelle ore serali e notturne. Il parco di via Fratelli Falcone rappresenta infatti un punto di riferimento per la comunità locale, un luogo di aggregazione e socialità che, proprio per questo, merita rispetto e cura.

Montelupone, auto si schianta contro insegna: coppia soccorsa

Montelupone, auto si schianta contro insegna: coppia soccorsa

29/03/2026 19:20

Perde il controllo dell’auto e si schianta contro l’insegna, causando momenti di grande paura per una coppia di anziani. È successo poco dopo le 18 a Montelupone, lungo via Enrico Fermi, davanti allo stabilimento dell’azienda Cementor. Per cause in corso di accertamento, una Renault Mégane con a bordo l’uomo e la donna è uscita a sinistra della carreggiata, terminando la corsa contro l’insegna dell’azienda, che è stata distrutta dall’impatto. I passanti hanno subito lanciato l’allarme e sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Macerata e il 118 con l’ambulanza della Croce Gialla di Recanati.   Entrambe le persone coinvolte non hanno riportato lesioni gravi, anche se l’uomo è stato trasferito al pronto soccorso dell’ospedale di Macerata in codice giallo. La vicenda ha destato preoccupazione, ma fortunatamente si è risolta senza conseguenze gravi per la coppia.

Attualità

Pasqua offline? La sfida di staccarsi dai social: "Può funzionare se fatto collettivamente"

Pasqua offline? La sfida di staccarsi dai social: "Può funzionare se fatto collettivamente"

Ti pago per andartene (siamo tutti in trappola)  Mercoledì sera, cena con amici. A un certo punto una dice: "Ragazzi, facciamo un esperimento. Chi riesce a stare un'ora senza guardare il telefono?" Silenzio imbarazzato. "Ok, mezz'ora". Altri tre secondi di silenzio. "Va bene, facciamo quindici minuti". E lì abbiamo capito. Siamo in trappola. E lo sappiamo benissimo. Il World Happiness Report ci mette davanti allo specchio. È uscito il World Happiness Report 2026. E c'è un dato che fa riflettere: i giovani definiscono i social una "trappola collettiva". Non una cosa che piace. Non una dipendenza personale. Una trappola. E sai qual è la cosa più assurda? Che hanno fatto un esperimento con studenti universitari. Gli hanno chiesto: "Ti paghiamo 50 dollari per stare un mese senza Instagram e TikTok. Accetti?" La maggior parte ha detto sì. Normale, dirai tu. 50 dollari sono 50 dollari. Ma poi gli hanno fatto la seconda domanda: "E se invece fossi tu a pagare per far scomparire Instagram e TikTok dal mondo, ma solo se spariscono per tutti contemporaneamente, quanto pagheresti?" E lì viene il bello. Molti hanno risposto: "Pagherei io. Pur di non averli più". Capisci il paradosso? Preferirebbero pagare per liberarsi, piuttosto che essere pagati per uscirne da soli. Il problema del gruppo Il punto è questo. Se smetti tu da solo, vieni tagliato fuori. Non sai più cosa succede. Non vieni invitato. Non sei nel gruppo. Diventi invisibile. È come quando tutti fumavano e tu eri l'unico che non fumava. Risultato? Restavi solo fuori dal bar mentre gli altri facevano amicizia con la sigaretta in mano. Solo che qui è peggio. Perché i social non sono solo svago. Sono anche comunicazione, informazione, lavoro. Se esci, perdi tutto il pacchetto. E i dati lo confermano: l'84% degli adolescenti dice di passare più tempo davanti allo schermo di quanto vorrebbe. E il 62% chiede esplicitamente aiuto per imparare a stare meno online. Tradotto: "Lo so che fa male. Ma non riesco a smettere. Aiutatemi." Quando ChatGPT diventa il tuo migliore amico E mentre succede questo, un adolescente su quattro si confida con ChatGPT invece che con gli amici veri. Pensa alla scena. Hai un problema. Sei triste. Ti senti solo. E invece di chiamare qualcuno, apri ChatGPT e scrivi: "Sono giù, parlami". E ChatGPT ti risponde. Gentile. Paziente. Sempre disponibile. Non ti giudica. Non ha fretta. Non ti molla dopo cinque minuti per andare a vedere le stories. Solo che non è vero. Non è una relazione. È un algoritmo. E quando chiudi la chat, sei ancora solo. Ultimo weekend prima di Pasqua: resurrezione digitale? E se quest'anno provassimo una resurrezione diversa? No, non sto dicendo di buttare il telefono. Non sono pazza. Ma magari, per questo weekend, proviamo a fare pace con il fatto che i social sono una trappola. E che ne siamo tutti consapevoli. Primo trucco: il patto collettivo. Se sei con amici o famiglia questo weekend, fate un accordo. Telefoni via durante i pranzi. Tutti. Non uno sì e uno no. Tutti insieme. Perché il punto è proprio questo: funziona solo se lo fanno tutti. Secondo: l'app Uno. Scegli Un'app social e tienila. Chiudi tutte le altre per il weekend. Instagram sì, TikTok no. O viceversa. Ma non tutte. Perché "tutte" significa scrollare in loop senza fine. Terzo: sostituisci lo scroll con un'azione fisica. Ogni volta che ti viene voglia di aprire Instagram, fai qualcos'altro con le mani. Prendi un libro. Bevi acqua. Fai una telefonata vera. Deve diventare riflesso. Quarto: il test di realtà. Domenica sera chiediti: quanto tempo ho passato davvero con le persone, e quanto tempo l'ho passato a fotografarle per Instagram? Se la seconda supera la prima, c'è un problema. La verità pasquale Forse quest'anno potremmo celebrare la resurrezione delle relazioni vere. Perché i social sono una trappola. Lo sappiamo. I dati lo dicono. I giovani lo ammettono. E noi adulti facciamo finta di niente mentre scrolliamo per ore. Ma la bella notizia è questa: se è una trappola collettiva, serve una liberazione collettiva. E Pasqua, almeno per un weekend, potrebbe essere il momento giusto. Inizia con un pranzo. Telefoni via. Tutti insieme. E vedi cosa succede. Magari scopri che parlare con persone vere è meglio che parlare con ChatGPT. O magari no. Ma almeno ci hai provato.  

Macerata, bando per la gestione del bar della Torretta a Villa Cozza: come fare domanda

Macerata, bando per la gestione del bar della Torretta a Villa Cozza: come fare domanda

28/03/2026 10:00

L’Irc Macerata ha pubblicato ieri un bando di gara per l’individuazione di un soggetto a cui affidare in locazione l’immobile attrezzato a bar situato al piano terra della Torretta del Parco di Villa Cozza. L’iniziativa rientra in un più ampio percorso di valorizzazione del patrimonio dell’Ente, con particolare attenzione proprio al Parco di Villa Cozza, uno degli spazi verdi più frequentati e rappresentativi di Macerata. Un luogo centrale per la vita cittadina, punto di riferimento per attività all’aperto, socialità e benessere, frequentato da persone di tutte le età. Il bando prevede non solo la gestione del bar, ma anche l’utilizzo delle aree esterne adiacenti. È inoltre prevista la possibilità di organizzare eventi e iniziative in linea con le finalità dell’Ircr, con l’obiettivo di restituire piena funzionalità a un servizio importante per il parco e contribuire alla valorizzazione complessiva dell’area sotto il profilo sociale, culturale, aggregativo e ambientale. L’intento è quello di incentivare proposte capaci di rendere ancora più vivo e attrattivo il contesto, attraverso attività sostenibili e innovative, in grado di integrarsi con il valore naturalistico del parco. Il bando è rivolto a operatori economici interessati a investire in un contesto di grande rilevanza ambientale e sociale, offrendo l’opportunità di sviluppare un’attività in una posizione strategica e ad alta frequentazione. Tutta la documentazione e i dettagli per partecipare sono disponibili sul sito istituzionale dell’IRCR Macerata, nella sezione “Bandi di Gara”.

Politica

Dai cinema-teatri storici di Cingoli e Sarnano all'ex Monastero di Apiro: la Regione "crede" nell'entroterra

Dai cinema-teatri storici di Cingoli e Sarnano all'ex Monastero di Apiro: la Regione "crede" nell'entroterra

30/03/2026 16:30

Il futuro dell’entroterra maceratese passa per la cultura e la rigenerazione urbana. Sono stati presentati ad Urbino i progetti ammessi al maxicontributo regionale da 8 milioni di euro - che arrivano a 11 con la compartecipazione degli enti locali - destinato allo sviluppo dei territori interni. L’assessore regionale alle infrastrutture e ai lavori pubblici, Francesco Baldelli, ha svelato la graduatoria del bando 2025/2026 che premia 15 comuni marchigiani.  Il piano della regione Marche punta sulla qualità architettonica e sulla velocità di realizzazione, premiando i comuni che hanno saputo fare rete e valorizzare i propri simboli identitari. Tra i grandi beneficiari spiccano tre realtà del territorio maceratese, a partire da Apiro, che vedrà la nascita di un innovativo polo turistico dedicato ai prodotti tipici e all'arte all'interno dei suggestivi spazi dell'ex Monastero di Santa Maria Maddalena, un intervento che mira a trasformare il complesso storico in un volano per l’economia locale e l’accoglienza. Parallelamente, il comune di Cingoli si prepara a restituire alla propria comunità e ai visitatori lo storico cinema-teatro, un'opera di recupero fondamentale per la socialità del borgo che punta a diventare un centro culturale di riferimento per l'intero comprensorio. Anche Sarnano, borgo ai piedi dei Sibillini, seguirà una direzione simile puntando sulla rinascita del proprio cinema-teatro storico: il finanziamento permetterà di riqualificare una struttura vitale per l'offerta turistica e culturale, rafforzando l'attrattività di uno dei Borghi più belli d'Italia. Oltre a questi interventi, la provincia di Macerata festeggia anche il finanziamento per Castelraimondo, dove i fondi saranno destinati alla rivitalizzazione del quartiere Feggiani per finalità ricreative. L'assessore Baldelli, durante la conferenza stampa tenuta insieme al sindaco di Urbino Maurizio Gambini, ha sottolineato come queste risorse siano destinate a interventi di qualità capaci di creare sviluppo e nuova occupazione, offrendo opportunità concrete soprattutto per i giovani. La graduatoria ha premiato i comuni con progetti già esecutivi e dunque cantierabili in tempi brevi, oltre a quelli in possesso di riconoscimenti d'eccellenza come la Bandiera Arancione. L'impatto economico stimato è notevole, poiché ogni euro investito in queste opere pubbliche è capace di generare un valore 3,3 volte superiore, trasformando i restauri in vere e proprie infrastrutture della conoscenza e dell'accoglienza per tutto l'appennino marchigiano.

Plasma nei rifiuti, il Pd attacca: “È il fallimento di chi governa la  Regione”

Plasma nei rifiuti, il Pd attacca: “È il fallimento di chi governa la Regione”

30/03/2026 16:12

Il caso delle sacche di plasma finite nei rifiuti scuote la sanità regionale e accende lo scontro politico. Il Partito Democratico delle Marche parla di un episodio gravissimo, che evidenzierebbe criticità profonde nella gestione del sistema sanitario. A intervenire è la segretaria regionale Chantal Bomprezzi, che sottolinea la gravità della vicenda: “Non si tratta di un errore secondario, ma di plasma, un bene sanitario prezioso raccolto grazie ai donatori e fondamentale per la cura dei pazienti, finito nella spazzatura. Una situazione che assume contorni sempre più inquietanti”. Nel mirino anche un possibile conflitto di ruoli all’interno del sistema sangue, che – se confermato – aggraverebbe ulteriormente il quadro. “Si parla addirittura di una sovrapposizione tra controllore e controllato”, aggiunge Bomprezzi. Dura la posizione del responsabile del tavolo sanità del Pd Marche, Andrea Vecchi, che punta il dito contro la gestione della Regione: “Se in una Regione si arriva al punto che sacche di plasma finiscono nei rifiuti, significa che la catena dei controlli non funziona. È il fallimento di chi governa”. Il Partito Democratico chiama direttamente in causa il presidente della Regione Francesco Acquaroli e l’assessore alla sanità Paolo Calcinaro, chiedendo chiarimenti su diversi aspetti: dalle responsabilità dell’accaduto al numero di sacche coinvolte, fino alle eventuali falle nella gestione del materiale ematico. Secondo il Pd, il caso si inserisce in un contesto già complesso per la sanità marchigiana, tra liste d’attesa lunghe, carenza di personale e servizi in difficoltà. Un sistema che, sostengono, rischia di non garantire adeguati livelli di controllo e prevenzione. Tra le richieste avanzate dal partito figurano una relazione pubblica immediata, la trasmissione degli atti agli organi competenti, un controllo straordinario sull’intera filiera del plasma e un’informativa urgente in Consiglio regionale. Sulla stessa linea anche Daniele Sturani, membro della segreteria regionale, che sollecita un intervento diretto della giunta: “I cittadini hanno diritto a risposte chiare. Non bastano dichiarazioni di circostanza: serve trasparenza e assunzione di responsabilità”. Il caso resta ora al centro dell’attenzione politica e istituzionale, mentre si attendono sviluppi sulle verifiche in corso e sulle eventuali responsabilità.

Sanità

Avis Nazionale sul caso plasma Marche: "Si faccia luce sull’accaduto"

Avis Nazionale sul caso plasma Marche: "Si faccia luce sull’accaduto"

30/03/2026 18:40

Dopo le recenti notizie sullo smaltimento di alcune sacche di plasma nelle Marche, Avis Nazionale è intervenuta sottolineando l’importanza del valore dei donatori. "Insieme alla nostra sede regionale - spiega il Presidente di Avis Nazionale, Oscar Bianchi - stiamo seguendo con attenzione l’evolversi della situazione. Il nostro desiderio è che si faccia luce sull’accaduto, non per puntare il dito, ma per proteggere l’impegno di chi dona". L’associazione ha espresso un profondo dispiacere nel constatare che il gesto generoso di molti non ha potuto trasformarsi nell'aiuto sperato. "Ogni goccia di sangue e plasma è un dono prezioso - continua Bianchi - perché nasce dalla generosità gratuita e anonima dei donatori. Vive grazie all'energia dei nostri volontari e richiede una cura attenta e responsabile, la stessa che Avis coltiva da sempre per onorare la fiducia di chi sceglie di donare". L’obiettivo, secondo Avis, è comprendere cosa sia accaduto, imparare e migliorare affinché la dedizione dei donatori trovi sempre la strada più efficiente per aiutare il prossimo. "Rappresentiamo una famiglia di oltre un milione e trecentomila persone. Ogni giorno, le nostre 3.300 sedi lavorano con amore per coordinare questo flusso di solidarietà, in armonia con le istituzioni e le strutture trasfusionali". A seguito dell'emersione del caso, la regione Marche ha istituito una commissione di verifica per fare piena luce sulle presunte criticità legate allo smaltimento delle sacche. L'assessore regionale alla sanità, Paolo Calcinaro, ha precisato che si sarebbe trattato di circa 300 sacche e che l'episodio sarebbe stato causato da una "criticità temporanea dovuta alla carenza di personale".  Il presidente della Regione, Francesco Acquaroli, ha sottolineato che "non esiste sfiducia verso l’assessore" e ha ricordato che l'indirizzo politico e la gestione operativa sono distinte. "Prima di tutto vogliamo tutelare chi dona sangue - ha dichiarato - eventuali responsabilità tecniche saranno valutate dalla commissione interna, il cui lavoro dovrebbe concludersi entro 30 giorni". Il Partito Democratico ha invece definito l’episodio gravissimo, sottolineando criticità nella gestione del sistema sanitario e della filiera del plasma. Secondo i dem, la vicenda evidenzia "la necessità di maggiore trasparenza e controlli, e richiede una relazione pubblica immediata e interventi urgenti per garantire la sicurezza delle donazioni".

Medici di base, emergenza nel Maceratese: sono 53 i posti scoperti

Medici di base, emergenza nel Maceratese: sono 53 i posti scoperti

30/03/2026 16:53

Nel territorio dell’Ast di Macerata si registra una situazione emergenziale sul fronte dell’assistenza sanitaria: sono 53 i medici di base che mancano per coprire il fabbisogno, a cui si aggiungono due pediatri e 22 incarichi da 38 ore settimanali nelle Postazione Territoriale di Emergenza Sanitaria. Il dato emerge da una recente determina che fotografa le carenze previste per il 2026. Il quadro che ne esce è preoccupante e strutturale, legato da un lato a una programmazione del fabbisogno sanitario ritenuta non adeguata negli anni passati e dall’altro a una progressiva perdita di attrattività della professione medica tra i giovani. I nuovi ingressi non riescono a compensare i pensionamenti e, in parallelo, cresce il fenomeno delle dimissioni volontarie: sempre più giovani medici lasciano a causa dei carichi di lavoro e delle retribuzioni considerate insufficienti. Per far fronte all’emergenza, l’Ast sta cercando soluzioni tampone, tra cui l’aumento del numero di pazienti assegnati a ciascun medico. Una misura che però sta generando forti criticità, tanto che i camici bianchi denunciano una situazione ormai insostenibile. Emblematico il caso di Tolentino, dove circa 2mila pazienti sono rimasti senza medico di base. La recente disponibilità di due medici ad aumentare il massimale ha innescato una vera e propria corsa tra i cittadini per assicurarsi un’assistenza. Sul tema, nei giorni scorsi, è intevenuta anche la sottosegretario alla presidenza della regione Silvia Luconi: "negli ultimi anni abbiamo ereditato un gap profondo, frutto della mancata programmazione del passato e del turnover non gestito, che ha lasciato territori scoperti o in difficoltà". Nel frattempo, la riforma regionale del sistema sanitario prevede un potenziamento della medicina territoriale: entro giugno entreranno in funzione nel Maceratese le Case della comunità, accompagnate da circa 120 assunzioni annunciate. Tuttavia, resta il nodo principale: i bandi di concorso non riescono a coprire i posti disponibili. Ricapitolando la situazione, la riorganizzazione ha introdotto undici aggregazioni funzionali territoriali della medicina generale, distribuite nei distretti di Macerata, Civitanova e Camerino, ma le carenze restano diffuse. Nel dettaglio, mancano otto medici a Civitanova, quattro a Monte San Giusto, quattro a Recanati, quattro a Porto Recanati, sette a Macerata, quattro a Corridonia, cinque a Tolentino, quattro a Treia, quattro a Sarnano, tre a Camerino e sei a San Severino. Nel settore dell’emergenza territoriale sono invece previsti 10 incarichi da 38 ore settimanali nelle Potes del distretto di Macerata, sette nel distretto di Camerino e cinque nel distretto di Civitanova.

Sport

Club Vela Portocivitanova, Riccardo Pianosi diventa socio onorario: il giusto tributo al fuoriclasse del Kite

Club Vela Portocivitanova, Riccardo Pianosi diventa socio onorario: il giusto tributo al fuoriclasse del Kite

30/03/2026 19:10

Il legame tra il Club Vela Portocivitanova e il suo campione più splendente si stringe ulteriormente. Durante l'ultima assemblea dei soci, svoltasi lo scorso 21 marzo, il sodalizio civitanovese ha deciso all'unanimità di nominare Riccardo Pianosi socio onorario. Si tratta di un riconoscimento di altissimo prestigio per il giovane talento della tavola con foil, un premio ai meriti sportivi straordinari ottenuti indossando i colori della società che lo ha visto muovere i primi passi in acqua fino a scalare, con una velocità impressionante, i vertici del ranking mondiale. Il percorso di Pianosi, oggi ventunenne, è costellato di successi che lo hanno reso un punto di riferimento assoluto nel panorama velico internazionale. Dopo il prestigioso quarto posto ai Giochi Olimpici di Marsiglia, il fuoriclasse marchigiano è stato il dominatore assoluto di un 2025 stratosferico, durante il quale ha conquistato contemporaneamente i titoli iridati ed europei, sia nella categoria assoluta che in quella giovanile. Risultati storici che gli sono valsi anche il Collare d'Oro al Merito Sportivo, la massima onorificenza concessa dal Coni agli atleti d'élite. "Si tratta di un riconoscimento dato con tanta passione e attaccamento - sottolinea Cristiana Mazzaferro, presidente CVP -. In passato lo abbiamo conferito a Michele Regolo, già azzurro del Laser a Londra 2012, e all'indimenticato maestro d'ascia Mauro Merani, simbolo dell'arte cantieristica e della marineria civitanovese".  

Aurora Treia, le voci dei protagonisti dopo la storica vittoria in Coppa: "Primo obiettivo completato" (VIDEO)

Aurora Treia, le voci dei protagonisti dopo la storica vittoria in Coppa: "Primo obiettivo completato" (VIDEO)

30/03/2026 18:00

La Coppa Italia Promozione entra per la prima volta nella storia dell’Aurora Treia e a parlare non sono solo i numeri e le statistiche: a raccontare emozioni, sacrificio e gioia ci sono i protagonisti di questo trionfo. A sollevare la coppa al cielo è stato Luca Bartolini, capitano e leader in campo: "Sapevamo che era una partita dura e il primo tempo l'abbiamo approcciato bene, costruendo subito due-tre occasioni. Siamo riusciti a sbloccarla con una perla di Alla su punizione. Dopo il secondo tempo, l'espulsione loro ha un po' facilitato le cose. Appena abbiamo trovato il 2-0 siamo stati in controllo fino alla fine della partita, quindi bene così. Il primo obiettivo è andato in porto. Adesso abbiamo una settimana di pausa dove cerchiamo di recuperare più energie possibile, dopo pensiamo subito alla trasferta di Cascinare". A firmare il gol del 2-0 è stato Federico Melchiorri, il "cigno di Treia", tornato quest’anno a casa dopo una lunga carriera tra i professionisti. Sulla coppa c'è anche il suo marchio. "È stata una bellissima partita, abbiamo fatto una grande soddisfazione, portando a casa un titolo importante. Oggi festeggiamo, ma domani ricominciamo a pensare al campionato, un altro traguardo da raggiungere assolutamente. È divertente giocare con questa squadra, però rimaniamo concentrati: è bello festeggiare, ma l’anno non è finito". Emozioni forti anche per Roman Chornopyshchuk, che dopo la Coppa vinta lo scorso anno con il Trodica, si è ripetuto con la squadra della sua città: “È stata una grande emozione, perché vincere con la propria squadra del paese è bellissimo. Sono contentissimo di riaverla rialzata e spero di tenermela stretta”. Dietro il successo, però, c’è anche la strategia e la guida di mister Simone Ricci, grande artefice del trionfo: “È stata una partita approcciata bene, abbiamo fatto un ottimo primo tempo. Sapevamo che affrontavamo una squadra fisica con alcune individualità importanti, però la squadra è entrata nella maniera corretta. Nel secondo tempo siamo stati bravi a gestire il vantaggio e a colpire anche con il 2-0 di Melchiorri; una volta fatto il 2-0 l'abbiamo gestita bene, anche se loro sono rimasti in 10. Siamo contenti: era il primo obiettivo prefissato a inizio anno e siamo felici di averlo raggiunto. Questo è il 36° risultato utile, non capita sempre di fare una striscia così. Ora abbiamo questa sosta che ci permette di ricaricare le pile, recuperare gli infortunati e affrontare le ultime tre partite con grande determinazione”. Dopo la gioia della Coppa Italia Promozione, l’Aurora Treia è già proiettata sul campionato: con un punto di vantaggio sull’Azzurra Colli a sole tre giornate dalla fine, i biancorossi vogliono chiudere la stagione in vetta, confermando la continuità e la determinazione che hanno caratterizzato tutto l’anno. La Coppa è il primo trofeo stagionale, ma l’obiettivo finale resta il campionato, e la squadra di mister Ricci è pronta a lottare fino all’ultimo minuto per conquistarlo.

Economia

Confindustria, svolta storica: Ancona, Fermo e Macerata si uniscono per sfidare il mercato globale

Confindustria, svolta storica: Ancona, Fermo e Macerata si uniscono per sfidare il mercato globale

30/03/2026 19:50

Superare i campanilismi per costruire un gruppo industriale composto da 1.200 imprese. A Portonovo è stato ufficialmente siglato il percorso di aggregazione tra le associazioni territoriali di Confindustria di Ancona, Fermo e Macerata. La firma dei tre presidenti - Marco Ragni (Macerata), Diego Mingarelli (Ancona) e Fabrizio Luciani (Fermo) - segna l'avvio di una nuova rete regionale che punta a rappresentare oltre il 60% delle aziende e degli addetti del sistema confindustriale marchigiano. Il progetto, sostenuto dai vertici nazionali, nasce dalla necessità di dare una risposta dimensionale adeguata alle sfide della transizione energetica, dell’innovazione digitale e dell'internazionalizzazione. L’obiettivo è integrare i servizi e rafforzare le filiere produttive, permettendo anche alle realtà più piccole di accedere a un ecosistema di competenze avanzate. Il percorso sarà graduale e partecipato, con una tabella di marcia che prevede il completamento dell'integrazione entro il 2028. Per Marco Ragni, presidente di Confindustria Macerata, la sfida è anzitutto di credibilità e peso politico: "Le trasformazioni in atto stanno cambiando profondamente il perimetro in cui operano le imprese: oggi la vera sfida è avere il peso e la credibilità per incidere dove si decidono le politiche industriali. Restare ancorati a una dimensione esclusivamente locale significa esporsi a un rischio di marginalità. Dobbiamo invece scegliere di stare dentro un sistema più ampio, con una visione chiara e ambiziosa. Questo percorso ha un valore diverso rispetto al passato: non nasce da un disegno imposto, ma dalla consapevolezza condivisa delle imprese. È un’integrazione che parte dalle filiere, dai legami industriali reali, e che punta a costruire un sistema più solido, capace di generare opportunità concrete e rafforzare la competitività dei nostri territori".  Anche Diego Mingarelli, presidente di Confindustria Ancona, ha ribadito la necessità di superare le frammentazioni: "Per sostenere davvero le imprese in questa fase complessa serve una dimensione adeguata. Dobbiamo superare campanilismi e frammentazioni che oggi non sono più sostenibili: solo un sistema più integrato può offrire servizi avanzati e garantire una rappresentanza forte e autorevole. L’obiettivo è costruire una Confindustria capace di agire come moltiplicatore di opportunità per ogni impresa, indipendentemente dal territorio in cui opera, perché collaborazione e integrazione sono oggi leve decisive per competere".  Infine, Fabrizio Luciani, presidente di Confindustria Fermo, ha inquadrato l'iniziativa nel solco della responsabilità istituzionale: "Siamo arrivati a questo percorso aggregativo interpretando con grande senso di responsabilità il nostro mandato di Presidenti. In un contesto economico che cambia repentinamente le Confindustrie territoriali non possono essere immobili. Le aziende chiedono una rappresentanza adeguata al mondo che cambia. Siamo convinti che questo percorso aggregativo sia la risposta appropriata". 

Banco Marchigiano, 2025 da record: "Utile netto oltre 15 milioni e forte crescita territoriale"

Banco Marchigiano, 2025 da record: "Utile netto oltre 15 milioni e forte crescita territoriale"

28/03/2026 13:13

Il Banco Marchigiano chiude il 2025 con risultati storici, consolidando un triennio di crescita strutturale, rafforzamento patrimoniale e consolidamento del ruolo di banca territoriale. Il bilancio al 31 dicembre 2025, approvato dal Consiglio di Amministrazione, registra un utile netto superiore ai 15 milioni di euro, il più alto mai conseguito dalla Banca, con un incremento del 20,5% rispetto al 2024. Il patrimonio netto ha superato i 115 milioni di euro, segnando una crescita del 13,5% rispetto all’anno precedente, mentre il Cet 1 ratio si attesta al 28,2%, ben al di sopra dei livelli medi di sistema, confermando la solidità patrimoniale della banca. In questo contesto di crescita, il Banco Marchigiano ha supportato famiglie e imprese con 140 milioni di euro di nuove erogazioni (+16,6% rispetto al 2024), rafforzando il suo ruolo a sostegno dell’economia reale. La raccolta complessiva è aumentata di circa 70 milioni (+4,6%), raggiungendo quasi 1,6 miliardi di euro, mentre gli impieghi netti hanno superato i 583 milioni (+4,3%). Particolare attenzione è stata riservata alla qualità del credito, con un Npl ratio lordo al 2,65% (netto 0,65%) e una copertura del credito deteriorato pari al 76,1%, a conferma di una gestione prudente e rigorosa del rischio. Il direttore generale, Massimo Tombolini, commenta: “I risultati del 2025 confermano la validità del percorso intrapreso tre anni fa. Abbiamo costruito una crescita solida, equilibrata e sostenibile, fondata su prudenza ed efficienza. È il risultato del lavoro quotidiano di tutte le nostre persone: un vero gioco di squadra che ha permesso alla Banca di rafforzarsi anno dopo anno, generando valore stabile nel tempo”. Il presidente, Sandro Palombini, sottolinea l’impegno verso il territorio: “Una Bcc solida ha il dovere di restituire valore alla comunità. Nel 2025 abbiamo destinato oltre 800 mila euro a iniziative sociali, sportive, culturali e sanitarie, come l’acquisto di un’ambulanza di ultima generazione per la Croce Verde di Civitanova Marche. La forza di una banca mutualistica si misura anche dalla capacità di sostenere persone e realtà locali”. Il vice presidente, Marco Bindelli, evidenzia il progresso nell’ambito del Gruppo Cassa Centrale Banca: “Negli ultimi tre anni il Banco Marchigiano ha scalato posizioni tra le 65 banche affiliate, migliorando costantemente le proprie performance. Il supporto di Cassa Centrale Banca ci permette di operare con la logica di una grande banca nazionale, mantenendo però la focalizzazione sul territorio e sui rapporti diretti con soci e clienti”. 

Scuola e università

Unicam e Purple 2.0: un ponte verso il lavoro per le donne reduci da patologie oncologiche

Unicam e Purple 2.0: un ponte verso il lavoro per le donne reduci da patologie oncologiche

30/03/2026 17:10

È stata presentata ufficialmente presso il Rettorato dell'Università di Camerino la seconda edizione di "Purple 2.0", l’iniziativa finanziata dalla regione Marche che mira a sostenere le donne nel delicato percorso di ripresa dopo aver affrontato una patologia oncologica. Il progetto si rivolge specificamente a chi ha lottato contro tumori al seno, al colon-retto, al polmone o all'utero, offrendo un sistema integrato di supporto che mette al centro la dignità della persona e la sua piena partecipazione alla vita attiva. La forza della proposta risiede in un partenariato d'eccellenza guidato da Unicam come capofila, che vede la collaborazione attiva dell'Associazione Le OrchiDee, di COOSS Marche Onlus e dell'Ast Macerata, creando un ponte concreto tra il mondo accademico, quello sanitario e il terzo settore. Durante la conferenza stampa, il rettore Graziano Leoni ha sottolineato come questa nuova edizione consolidi un modello di intervento già sperimentato con successo, capace di rispondere ai bisogni complessi che emergono dopo la fase acuta della malattia. L’obiettivo dichiarato è quello di restituire autonomia e fiducia attraverso strumenti e competenze che permettano una vera ripartenza professionale e sociale. All'incontro hanno preso parte figure chiave del progetto e delle istituzioni coinvolte, tra cui la coordinatrice Barbara Re, la delegata alla parità di genere Maria Paola Mantovani, oltre ai vertici dell'Ast Macerata, della Lilt e della regione Marche, tutti concordi nel definire "Purple 2.0" un modello di presa in carico multidisciplinare unico nel suo genere. Le attività previste dal programma offrono un percorso strutturato che include consulenza orientativa, sviluppo delle competenze e azioni di politica attiva del lavoro. Una delle opportunità più significative è rappresentata dalla possibilità di accedere a una borsa lavoro della durata di 7 mesi da svolgersi direttamente in azienda, un passaggio fondamentale per rientrare nel circuito produttivo con tutele e supporto costante. Il bando è riservato a donne tra i 18 e i 65 anni, residenti o domiciliate nelle Marche, che abbiano una pregressa patologia tumorale e si trovino attualmente in condizione di disoccupazione. L'Università di Camerino, attraverso questa iniziativa, conferma la propria visione di ateneo aperto al territorio e attento alle fragilità, promuovendo una cultura dell'inclusione che trasforma la vulnerabilità in una nuova occasione di crescita. Le interessate hanno tempo fino al prossimo 4 maggio per presentare la propria candidatura. Tutte le informazioni dettagliate e la modulistica necessaria sono consultabili sul portale ufficiale del progetto all'indirizzo https://purple.unicam.it/.

San Severino, laboratorio di fisica del 'Divini' dedicato al professor Donati: “Un maestro che ha lasciato il segno”

San Severino, laboratorio di fisica del 'Divini' dedicato al professor Donati: “Un maestro che ha lasciato il segno”

30/03/2026 11:07

SAN SEVERINO MARCHE – Una mattinata carica di emozione e significato quella vissuta all’Istituto Tecnico Tecnologico Statale “Eustachio Divini”, dove la comunità scolastica si è riunita per onorare la memoria dell’ingegner Riccardo Donati, storico docente di fisica, con l’intitolazione del nuovo laboratorio di specializzazione. Scomparso nel 2018 all’età di 64 anni, il professor Donati ha lasciato un segno profondo non solo all’interno dell’istituto, ma in tutto il territorio maceratese. Alla cerimonia hanno preso parte i familiari, numerosi ex colleghi e tanti studenti, a testimonianza di un legame rimasto intatto nel tempo. Oltre al suo valore scientifico, Donati è stato ricordato per il suo straordinario profilo umano e civile. Originario di Caldarola, dove è stato anche consigliere comunale e presidente dell’Unione Sportiva locale, è stato un punto di riferimento nel mondo del volontariato e del sociale, distinguendosi per disponibilità e impegno verso la comunità. Alla cerimonia sono intervenuti il dirigente scolastico dell’Itis “Divini”, Sandro Luciani, il sindaco di San Severino Marche, Rosa Piermattei, il sindaco di Caldarola, Giuseppe Fabbroni, e padre Luciano Genga, parroco di San Lorenzo in Doliolo e guardiano del santuario di San Pacifico, che ha officiato un momento di benedizione. Il nuovo laboratorio di fisica, all’interno della sede recentemente ricostruita e inaugurata come polo d’eccellenza tecnologica post-sisma, rappresenta oggi il luogo ideale per custodire e trasmettere l’eredità del docente. Non solo uno spazio all’avanguardia, ma un’aula viva, dove il rigore scientifico si unisce ai valori umani che hanno contraddistinto Donati. “Donati non era solo un professore preparato, ma un uomo capace di guidare con l’esempio – ha ricordato il dirigente Luciani –. Dedicargli questo laboratorio significa fare in modo che la sua passione per la fisica e il suo amore per i giovani continuino a ispirare le future generazioni”.   La mattinata si è conclusa con lo svelamento della targa commemorativa, in un clima di grande partecipazione, simbolo dell’affetto di una comunità che non dimentica i propri maestri.

Cultura

Sarnano, riapre la chiesa di Santa Chiara: rinascita culturale e ricostruzione post terremoto (FOTO e VIDEO)

Sarnano, riapre la chiesa di Santa Chiara: rinascita culturale e ricostruzione post terremoto (FOTO e VIDEO)

28/03/2026 17:30

A Sarnano si celebra una nuova tappa nel percorso di rinascita del territorio con l’inaugurazione e la riapertura della chiesa di Santa Chiara, nel cuore del centro storico. Un evento che arriva dopo un primo importante giro di interventi nel polo museale adiacente e che rappresenta un simbolo concreto della ricostruzione post sisma, non solo materiale ma anche culturale e sociale. Il sindaco Fabio Fantegrossi ha sottolineato il valore identitario dell’edificio: "Una chiesa che si connette al tessuto urbano. È un edificio simbolico del comune di Sarnano", ricordando come l’attuale struttura sorga sull’antica chiesa di San Pietro. L’edificio, in stile barocco, si distingue per la sua verticalità ed eleganza, con una facciata convessa e un linguaggio architettonico dinamico caratterizzato dall’uso del mattone. Il recupero della chiesa assume un significato ancora più ampio perché inserito all’interno di un sistema culturale più articolato. "È fondamentale il suo recupero perché la chiesa è annessa al polo museale, che è stato recentemente ristrutturato e riallestito", ha aggiunto il sindaco, evidenziando l’obiettivo di creare un percorso culturale diffuso che colleghi pinacoteca, teatro, chiesa e altri luoghi simbolo del territorio. A rimarcare l’importanza del momento è stato anche Guido Castelli, commissario alla ricostruzione, che ha parlato di un percorso lungo e complesso: "È una giornata importante. I km che faccio ogni giorno aumentano perché stiamo vedendo i frutti di un lavoro che è iniziato anni fa". Dopo un decennio dal terremoto, i segnali sono concreti: "Dopo dieci anni tutto si sta mettendo per il meglio", ha affermato, ricordando come siano state già ristrutturate circa 1200 chiese. Castelli ha poi sottolineato un aspetto cruciale della ricostruzione: "La ricostruzione è anche prevenzione. Questo serve anche a prepararci alla prossima scossa che verrà", evidenziando come l’esperienza maturata rappresenti un patrimonio di competenze fondamentale per il futuro. Il tema della rinascita sociale è stato al centro anche dell’intervento di Silvia Luconi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che ha evidenziato il cambiamento vissuto negli ultimi anni: "Dopo dieci anni, in cui all'inizio vedevamo le persone che se ne andavano, oggi vediamo riaprire luoghi e tornare gente". Un processo che va oltre la ricostruzione fisica: "Oltre alla costruzione materiale ci deve essere una ricostruzione immateriale, che faccia rivivere l'entroterra". Sulla stessa linea Pierpaolo Borroni ha ribadito la necessità di un impegno parallelo sul piano sociale: "Dobbiamo ricostruire un tessuto sociale contemporaneamente alla valorizzazione del nostro territorio". Fondamentale anche il lavoro di recupero delle opere d’arte, come spiegato da Pierluigi Morriconi della Soprintendenza Marche Sud: "Abbiamo portato via le opere, ristrutturandole e salvandole alla Mole Vanvitelliana di Ancona. Ed oggi le possiamo rivedere di nuovo qui". Le opere, provenienti dalla pinacoteca e dalla chiesa, tornano così alla comunità, mentre alcune saranno protagoniste anche di una mostra internazionale a Monaco di Baviera. La direttrice dei lavori Deborah Licastro ha evidenziato l’importanza dell’intervento, dal valore di 300mila euro, definendolo uno degli ultimi completati: "Restituirla oggi alla comunità di Sarnano è un momento di grande emozione, arrivato grazie a un lavoro di sinergia tra ministero, impresa, amministratori e soprintendenza". I lavori sono stati eseguiti dalla ditta AR di Alessandrini Nello, contribuendo a riportare alla luce un edificio che nel tempo ha già affrontato due terremoti. La riapertura della chiesa di Santa Chiara rappresenta così molto più di un semplice recupero architettonico: è il segno tangibile di una comunità che, dopo anni difficili, torna a vivere i propri spazi, a valorizzare la propria storia e a guardare con fiducia al futuro.

Cinquant'anni di carta e tv: il giornalista Carlo Cambi premiato ad Ancona

Cinquant'anni di carta e tv: il giornalista Carlo Cambi premiato ad Ancona

28/03/2026 10:27

"Fa un certo effetto essere decano e sentirsi ancora un praticante: questo mestiere non smetti mai d’impararlo, guai se ti senti arrivato perché il giornalismo è una forma altissima di artigianato”. Parole di Carlo Cambi che sabato 28 marzo ha ricevuto da Franco Elisei, presidente dei giornalisti marchigiani, al Teatro Le Muse di Ancona, nel corso dell’annuale assemblea dei giornalisti, il premio per cinquanta anni d’iscrizione all’Ordine. A vent’anni pubblicista, a ventidue professionista, il più giovane d’Italia allora, inseguendo una profezia di una maestra ebrea, Emma Azria. “Stava in casa dai nonni; avevo tre anni quando scoppiò il caso Fenaroli. Una Garlasco degli anni del boom con cui imparai a leggere e a scrivere ma soprattutto a essere curioso. La buona Emma disse: dovresti immaginarti giornalista”. Caso ha voluto che l’assunzione venne a Il Tirreno, evoluzione del Telegrafo, poi c’è stato tanto: la rivolta al carcere di Volterra con il procuratore Iosto Ladu che lo mandò a trattare con i carcerati dove finì ostaggio con un coltello alla gola, la strage di Bologna con i Nar che volevano farlo secco, le indagini su Sereno Freato, il segretario particolare di Aldo Moro. Poi c’è stato l’approdo a La Repubblica, diventando caporedattore alle pagine di economia, intervistando i potenti della terra e i politici: tutti uguali in fin dei conti. Oddio tutti no, racconta Carlo Cambi: “Giovanni Paolo II mi mise i brividi. La prima volta che lo incontrai avevo la febbre: dovevo scrivere. Lui si fermò, mi accarezzò: la febbre scomparve e feci un gran pezzo". "Da membro del comitato di redazione dovetti gestire l’addio di Eugenio Scalfari. Ho pianto così solo quando sono morti babbo Pietro e Mauro Mancini a cui devo tutto: è stato il mio maestro di giornalismo. Di lui mi restano le lettere e due insegnamenti: i tuoi occhi, i tuoi orecchi, le tue mani sono quelli attraverso cui sentono, vedono, operano centinaia di migliaia di lettori: non tradirli mai, cerca sempre la verità. L’altro: nel nostro mestiere ognuno è solo con la sua macchina per scrivere. Me ne sono accorto da vecchio”. Spenti i riflettori de La Repubblica, anche se la sua creatura I Viaggi di Repubblica resta un unicum, come poi Il Mangiarozzo, c’è stata tanta televisione: La Prova del Cuoco, decenni di Linea Verde, In Viaggio con Marcello, i talk show come opinionista da Di Martedì a ReStart, Agorà, Uno Mattina, “ma io resto un uomo di carta”. Tanta carta: La Repubblica, L’Espresso, Epoca, Panorama, poi Il Giornale, Libero oggi La Verità e di nuovo Panorama. L’insegnamento presso l’Università di Macerata in Marketing del Turismo e in Teorie e politiche del Turismo, i master tenuti alla Bocconi e alla Sapienza, la mia passione per il mondo dell’enologia e l’Oscar del vino vinto come miglior giornalista|scrittore. Un desiderio? “Poter dire ai ragazzi: fatelo anche se sembra impossibile”. Successe così cinquant’anni fa.

Eventi

Civitanova Alta, tornano i Presepi Pasquali: inaugurata la quinta edizione dell'esposizione

Civitanova Alta, tornano i Presepi Pasquali: inaugurata la quinta edizione dell'esposizione

30/03/2026 16:00

È stata inaugurata ieri, a Civitanova Alta, nello spazio multimediale San Francesco, la quinta edizione dell’“Esposizione dei Presepi Pasquali – Passione di Cristo”, un evento che unisce arte, tradizione e spiritualità, richiamando ogni anno numerosi visitatori. L’iniziativa, organizzata dalla Pro Loco di Civitanova Alta, si è aperta alla presenza dell’Assessore al Turismo Mara Orazi, del Presidente del Consiglio Comunale Roberto Tiberi, del Consigliere Regionale Pierpaolo Borroni, del Consigliere Comunale Gianluca Crocetti oltre alla Proloco guidata dal Presidente Aldo Foresi. Curata dal maestro Antonino Savarese, con la collaborazione della famiglia Broglia, presente al taglio del nastro, l’esposizione propone un suggestivo percorso artistico dedicato alla Passione di Cristo, raccontata attraverso originali presepi pasquali di grande valore artigianale e simbolico. All’interno degli spazi espositivi è inoltre possibile visitare la mostra di quadri, sculture e uova d’artista intitolata “La bellezza che oltrepassa la morte”, a cura della sezione U.C.A.I. di Civitanova Marche. “Questa esposizione rappresenta un appuntamento di grande valore per la nostra città – ha dichiarato l’Assessore al Turismo Mara Orazi – capace di coniugare fede, arte e tradizione in un percorso coinvolgente e suggestivo. Eventi come questo contribuiscono a valorizzare Civitanova Alta, rendendola sempre più punto di riferimento culturale e turistico, soprattutto in un periodo significativo come quello pasquale. Un sentito ringraziamento alla Pro Loco di Civitanova Alta e alla sezione U.C.A.I. per l’impegno, la passione e la qualità con cui hanno da cinque anni portano avanti questa iniziativa.” L’esposizione resterà aperta al pubblico il 2, 3, 4, 5 e 6 aprile. Ingresso libero.

Eccidi di Chigiano e Valdiola, commemorazione nel giorno storico: “Un atto di giustizia”

Eccidi di Chigiano e Valdiola, commemorazione nel giorno storico: “Un atto di giustizia”

30/03/2026 15:14

In un’atmosfera di profondo raccoglimento e verità storica, la città di San Severino Marche, medaglia d’oro al merito civile, ha celebrato la commemorazione degli Eccidi di Chigiano e Valdiola. Una cerimonia che quest'anno ha segnato una svolta civile importante: la volontà dell'Amministrazione comunale e dell’Anpi di riallineare il ricordo alla reale cronologia degli eventi, riportando la celebrazione a ridosso della tragica data del 24 marzo 1944. Il sindaco, Rosa Piermattei, ha aperto gli interventi ringraziando le numerose autorità intervenute a testimonianza di una memoria condivisa che unisce diversi territori delle Marche. Tra i partecipanti il vice sindaco di Camerano, Giacomo Marincioni, il presidente del Consiglio comunale di Osimo, Eliana Flamini, e il consigliere comunale di Serra San Quirico, Pier Luigi Adorisio. A rappresentare l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, il presidente provinciale di Macerata, Francesco Rocchetti, e la presidente della sezione “Capitano Salvatore Valerio” di San Severino Marche, Donella Bellabarba. Quest’ultima, nel suo intervento, ha offerto una precisa ricostruzione storica degli eventi che colpirono l’intero territorio del Monte San Vicino, mentre Lorenzo Marconi ha sottolineato il legame indissolubile tra il sacrificio dei martiri e la nascita della Costituzione, evidenziando come la cultura della pace e della partecipazione rappresenti ancora oggi l’unico vero antidoto contro ogni forma di violenza e prepotenza. Nel suo discorso il sindaco ha spiegato la scelta di modificare le date delle celebrazioni: “Per troppo tempo le date sono state adattate per comodità, ma abbiamo voluto che il ricordo cadesse nelle stesse ore in cui, nel 1944, la terra del San Vicino veniva bagnata dal sangue. Restituire coerenza significava restituire dignità alle vittime e precisione al racconto che tramanderemo”. Il primo cittadino ha poi ricordato l’eroismo dei sette giovani partigiani caduti a Chigiano, tra cui la Medaglia d’Oro al Valor Militare, Capitano Salvatore Valerio, e la ferocia che colpì Valdiola, dove la violenza nazifascista non risparmiò i civili, colpevoli solo di aver aiutato i ribelli. La cerimonia ha voluto unire idealmente tutte le vittime della repressione sul San Vicino, includendo anche la figura di don Enrico Pocognoni, parroco di Braccano ucciso dai nazifascisti.   “Riunire oggi il suo ricordo a quello degli eccidi di Chigiano e Valdiola è un atto di giustizia storica”, ha concluso il sindaco, aggiungendo: “Non stiamo solo guardando al passato; stiamo alimentando le radici del nostro presente. I valori di libertà e giustizia restano la nostra unica direzione”.

Curiosità

C’è una giovane ingegnere dietro l’Anello della Val di Fiastra: il progetto di Lucia Barchetta per rigenerare i borghi

C’è una giovane ingegnere dietro l’Anello della Val di Fiastra: il progetto di Lucia Barchetta per rigenerare i borghi

24/03/2026 10:30

C’è un filo invisibile che unisce i borghi della Val di Fiastra, un tracciato che non è solo una linea su una mappa, ma il risultato di un’esperienza collettiva nata "dal basso". A raccontare la genesi e l’anima dell’Anello della Val di Fiastra è Lucia Barchetta, ingegnere edile e coordinatrice della progettazione, figura che incarna perfettamente l'unione tra rigore tecnico e passione per il territorio. Il legame di Lucia Barchetta con queste terre nasce nel cratere sismico. "Sono arrivata nella valle dopo anni di lavoro sulla ricostruzione e ricerca dedicata alla resilienza dei centri storici", spiega l'ingegnere. Una formazione tecnica che si è intrecciata con la sua esperienza nel CAI di Fermo: "L’Anello è stata l'occasione per unire la dimensione personale del cammino a un lavoro di progettazione territoriale. Questo progetto ha rafforzato la mia decisione di restare e contribuire allo sviluppo della valle". L'idea dell'Anello affonda le radici nell'estate del 2020, in piena epoca post-lockdown, grazie a un'intuizione del festival Borgofuturo. In quell'occasione nacque il cosiddetto "buon contagio": eventi diffusi nei paesi della valle da raggiungere rigorosamente a piedi. Sotto la guida dei Comuni di Ripe San Ginesio, Colmurano e Loro Piceno, il progetto si è trasformato in un processo di partecipazione diffusa. "Abbiamo avviato un lavoro complesso di mappatura e revisione dei tracciati - racconta Barchetta - cercando percorsi che fossero accessibili ma anche significativi dal punto di vista paesaggistico. Camminando si vedono cose che in macchina sfuggono completamente". L'Anello si sviluppa in sette tappe, una per ogni comune della valle. Non si tratta solo di una destinazione turistica, ma di uno spazio di cura condiviso da amministrazioni, abitanti e associazioni. Il lavoro di comunicazione dell'agenzia Tonidigrigio ha poi contribuito a rendere visibile questa natura plurale e partecipata. Per Lucia Barchetta, l’Anello è "un’infrastruttura leggera che mette in relazione paesaggio, borghi e persone", trasformando il semplice atto di camminare in una pratica concreta di presidio e valorizzazione del patrimonio marchigiano.

I Beatles parlano (anche) maceratese: i Ladders conquistano la Francia con "Hey Jude"

I Beatles parlano (anche) maceratese: i Ladders conquistano la Francia con "Hey Jude"

24/03/2026 10:10

Le note dei Fab Four risuonano con accento marchigiano nel nord della Francia. Si è conclusa con un autentico trionfo la partecipazione dei The Ladders alla "Beatles Night 2026" di Wasquehal, vicino a Lille. La band, colonna portante del tributo beatlesiano in Italia, è stata tra i grandi protagonisti della 21ª edizione di uno degli eventi europei più prestigiosi dedicati alla band di Liverpool. Il successo in terra francese porta la firma di un quintetto che unisce diverse anime della nostra regione. Sul palco dell’Espace Gérard Philipe, davanti a un teatro sold out, hanno brillato il maceratese Riccardo Scarponi e Mauro Cimarra di Jesi. A completare l'ossatura della band, portando alta la bandiera di Camerino, sono stati i due storici musicisti camerti Massimo Gerini e Brizio Romagnoli. Insieme a loro, a chiudere il cerchio di questa eccellenza regionale, anche Gabriele Chiappa di Fabriano. I Ladders hanno infiammato il pubblico francese con un set dedicato ai brani più rock’n’roll dei Beatles, culminato in un momento di rara intensità emotiva. Per il gran finale, la band marchigiana ha chiamato sul palco le altre formazioni della serata – i francesi The Eggmen e i belgi The Beatlephonics – per un'esecuzione corale di "Hey Jude" che ha fatto scattare la standing ovation dell'intero palazzetto. "È stata una serata fantastica - hanno commentato i membri della band al rientro - ma il merito va ai Beatles e alla splendida organizzazione di Pierre e di tutto lo staff francese che ci ha accolto come amici di vecchia data". Attivi da ormai 15 anni, i Ladders si confermano una realtà internazionale capace di esportare il talento marchigiano oltre confine. Dopo il successo d'oltralpe, il tour tributo ai Fab Four non si ferma: il prossimo appuntamento è fissato per il 4 aprile allo Skylight Club di Foligno, per poi proseguire con le date estive in tutta la penisola.

Varie

Macerata, Domenica delle Palme: il vescovo “Gesù re umile conquista i cuori e invita alla fede autentica”

Macerata, Domenica delle Palme: il vescovo “Gesù re umile conquista i cuori e invita alla fede autentica”

29/03/2026 16:30

  Una riflessione profonda sul significato della Domenica delle Palme arriva dall’omelia del vescovo, che invita i fedeli a guardare oltre il gesto simbolico per riscoprire il valore autentico dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme e il suo messaggio di umiltà, amore e fede. “Oggi siamo entrati con Gesù a Gerusalemme. La liturgia ci ha messo in cammino dietro di Lui, tra la folla che acclama, tra i rami di palma agitati, tra i mantelli stesi sulla strada. È un momento di festa, di entusiasmo, quasi di trionfo. Ma se guardiamo bene, ci accorgiamo che questo ingresso è diverso da tutti gli altri ingressi che la storia ha conosciuto. Gerusalemme aveva già visto tanti conquistatori. Il re Davide entrò da vincitore. Poi vennero gli Assiri, i Babilonesi, e più tardi i Romani. Dopo ancora, altri eserciti, altri imperi: tutti con la forza delle armi, con cavalli, carri, spade. Tutti convinti di possedere la città. Tutti, prima o poi, sconfitti, cacciati, dimenticati. Gesù invece entra in modo “disarmato e disarmante” direbbe Papa Leone. Non cavalca un cavallo da guerra, ma un asinello, la cavalcatura semplice di un uomo del popolo, come poteva esserlo Giuseppe, il falegname. Non è circondato da soldati, ma da gente comune. Non ci sono stendardi di potere, bandiere di parte, ma rami di palma, segni di pace. Non si impone con la forza: si offre. Eppure, proprio questo ingresso così fragile, così umile, è quello che ha lasciato il segno più profondo nella storia. Perché Gesù non viene a conquistare una città: viene a conquistare i cuori. Non prende possesso delle mura, ma apre una strada dentro l’anima dell’uomo. Tutti gli altri conquistatori hanno avuto un tempo limitato. Il loro dominio è finito. Gesù invece continua ad entrare. Da duemila anni, il suo ingresso non si è mai fermato. Finché la fede che Lui ha portato continuerà a vivere, Gerusalemme resterà la città della croce e del sepolcro, della morte e della risurrezione. Anche se la fede venisse respinta, anche se fosse messa ai margini, quel segno rimarrebbe: perché ciò che Gesù ha compiuto non può essere cancellato. E allora oggi siamo chiamati a chiederci: che tipo di re vogliamo seguire? Il re potente, che domina e impone, o il re mite, che ama e si dona? Perché Gesù entra anche nella nostra vita nello stesso modo: senza forzare, senza imporsi. Entra se lo accogliamo. La folla di Gerusalemme gridava “Osanna!”, ma pochi giorni dopo griderà “Crocifiggilo!”. È facile esultare quando tutto sembra glorioso; è più difficile restare fedeli quando la via passa attraverso la croce. La gloria di Gesù non è quella che il mondo cerca. Non è fatta di successo, di applausi, di vittorie immediate. È una gloria più vera, più profonda, più duratura: la gloria dell’amore che arriva fino in fondo, la gloria di chi dona la vita e proprio così la salva. Oggi anche noi abbiamo in mano i nostri “rami di palma”. Sono i nostri gesti, le nostre parole, la nostra fede. Possiamo accogliere Gesù davvero, non solo con un momento di entusiasmo, ma con una vita che gli fa spazio ogni giorno. Chiediamo allora la grazia di riconoscere questo Re umile, di seguirlo anche quando la strada si fa difficile, e di lasciare che la sua presenza trasformi il nostro cuore. Perché è questa la vera conquista: non quella delle città, ma quella dell’amore che non passa”,  

Referendum giustizia: la sacrosanta vittoria del No e la crisi del governo

Referendum giustizia: la sacrosanta vittoria del No e la crisi del governo

29/03/2026 11:10

L'esito del referendum sulla giustizia chiede di essere serenamente commentato, al di là del vitreo teatro delle ideologie e delle posizioni partitiche. Il no ha trionfato con un non trascurabile scarto sul sì e questo risultato deve essere reso oggetto di una attenta riflessione. Se è vero che la destra bluette neoliberale attualmente è maggioritaria nel Paese, ciò significa inequivocabilmente che anche parte del suo elettorato si è espressa per il no. E verosimilmente per il no si è espressa anche quella parte degli italiani, compreso il sottoscritto, che non si identifica né con la destra bluette neoliberale, né con la sinistra fucsia neoliberale. Questo significa che l'esito referendario rappresenta indubbiamente una sconfitta per Giorgia Meloni, ma niente affatto una vittoria per Elly Schlein, che pure ha provato goffamente a intestarsi la vittoria, facendo finta di non sapere che molta parte di coloro i quali hanno votato no, compreso il sottoscritto, mai metterebbero la x sul suo nome e sul suo partito atlantista e neoliberale tanto quanto lo schieramento di Giorgia Meloni. Non si tratta allora di una vittoria della sinistra sulla destra, ma di un trionfo del basso contro l’alto, delle classi popolari italiane contro l'ennesimo tentativo infausto di riforma neoliberale della nostra Costituzione. Inutile ribadirlo: in regime neoliberale, ogni tentativo di riforma della Costituzione avviene in direzione neoliberale, cioè al fine di decostruire quegli ultimi residui di socialità presenti nella nostra Costituzione che si rivelano intrinsecamente incompatibili con la galoppante neoliberalizzazione integrale del mondo della vita. Ed è per questa ragione che occorre sempre respingere tutte le riforme della Costituzione, che provengano da destra o da sinistra poco cambia, essendo attualmente destra e sinistra le due propaggini del Partito Unico del capitale. Dobbiamo agire, nel nostro piccolo, come il grande filosofo Parmenide, il quale, dopo aver dato le leggi a Elea, abbandonò la città perché il suo ordinamento prevedeva che non si potessero più cambiare le leggi della polis in assenza di colui che le aveva date. Così dobbiamo fare: adoperarci per non far cambiare la Costituzione. Non perché essa sia in sé perfetta, ma semplicemente perché, lo ripeto, in regime neoliberale, ogni tentativo di trasformarla equivale a un tentativo di abbattere gli ultimi suoi residui di socialità. Intanto Elly Schlein, vestale della sinistra fucsia padronale, che ha tradito Marx e le classi lavoratrici, ha dichiarato di essere pronta a governare il Paese. Lo ha detto in relazione all'esito del referendum sulla giustizia, che ha visto la catastrofe di Giorgia Meloni e del suo giullaresco governo genuflesso pateticamente a Washington e Israele. Sarebbe d'uopo che qualcuno spiegasse a Elly Schlein e alla sinistrash della upper class che gli italiani che hanno votato No al referendum non hanno votato il Partito Democratico e anzi molto difficilmente lo voterebbero qualora si andasse alle urne. Gli italiani hanno votato no alla deplorevole riforma della Giustizia e della Costituzione proposta dal giullaresco governo di Giorgia Meloni ma sanno bene che la sinistrash di Elly Schlein non rappresenta affatto l'alternativa, essendo il gioco della politica secondo lo schemino logoro di destra e sinistra il trionfo della alternanza che nega l'alternativa e garantisce sempre e comunque la vittoria a senso unico del partito del capitale fintamente articolato. Come già ho detto, il fatto che con questo referendum Giorgia Meloni abbia indubbiamente perso non significa in alcun modo che Elly Schlein abbia vinto. La destrash bluette e la sinistrash fucsia rappresentano l'omogeneità bipolare, figurando come i due zelanti maggiordomi, diversi solo per il colore della livrea indossata, pronti a servire cadavericamente il padrone rappresentato dal capitale senza frontiere. Sottrarsi al demenziale giuoco dell'alternanza senza alternativa tra destra neoliberale e sinistra neoliberale è il primo passo da compiere per poter fare la rivoluzione copernicana del pensiero politico e pensare realmente la politica, nonché per poter cercare piste di emancipazione dalla contraddizione in cui siamo, nostro malgrado.

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