Schianto nella tarda mattinata lungo la provinciale 78, all’incrocio che conduce alla superstrada, nel tratto compreso tra l’Abbadia di Fiastra e Colbuccaro di Corridonia. L’incidente è avvenuto intorno alle 11.45, nel punto che si trova al termine del rettilineo subito dopo la rotatoria di Colbuccaro. Cinque le persone rimaste ferite, tra cui un bambino di un anno e mezzo, fortunatamente senza gravi conseguenze.
Per cause ancora in fase di accertamento si sono scontrate due vetture. Su una Alfa Romeo Stelvio viaggiavano una giovane mamma di 23 anni, il padre di 32 anni e il loro bambino. Sull’altra auto, una Suzuki, si trovavano invece un uomo di 52 anni e la figlia di 17 anni. L’impatto è stato particolarmente violento: la Stelvio ha riportato gravi danni alla parte anteriore e, dopo lo scontro, si è fermata di traverso sulla carreggiata, occupandola anche oltre la linea di mezzeria.
La Suzuki è stata colpita sulla fiancata lato passeggero e, a seguito dell’urto, si è ribaltata su un lato, quello del conducente, terminando la corsa con il muso disposto parallelamente alla strada e in parte sul prato adiacente. Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco, personale del 118 con più ambulanze e automedica, la polizia stradale di Camerino per i rilievi, la polizia locale e il soccorso ACI Carlini. L’incidente si è verificato nel territorio al confine tra i comuni di Tolentino e Corridonia.
I sanitari hanno prestato assistenza a tutti e cinque gli occupanti dei veicoli, che sono stati successivamente trasportati al pronto soccorso di Macerata. Le ferite riportate sono risultate di lieve entità. Per permettere le operazioni di soccorso e la messa in sicurezza dell’area, la strada è rimasta temporaneamente chiusa al traffico.
Schianto nella tarda mattinata lungo la provinciale 78, all’incrocio che conduce alla superstrada, nel tratto compreso tra l’Abbadia di Fiastra e Colbuccaro di Corridonia. L’incidente è avvenuto intorno alle 11.45, nel punto che si trova al termine del rettilineo subito dopo la rotatoria di Colbuccaro. Cinque le persone rimaste ferite, tra cui un bambino di un anno e mezzo, fortunatamente senza gravi conseguenze.
Per cause ancora in fase di accertamento si sono scontrate due vetture. Su una Alfa Romeo Stelvio viaggiavano una giovane mamma di 23 anni, il padre di 32 anni e il loro bambino. Sull’altra auto, una Suzuki, si trovavano invece un uomo di 52 anni e la figlia di 17 anni. L’impatto è stato particolarmente violento: la Stelvio ha riportato gravi danni alla parte anteriore e, dopo lo scontro, si è fermata di traverso sulla carreggiata, occupandola anche oltre la linea di mezzeria.
La Suzuki è stata colpita sulla fiancata lato passeggero e, a seguito dell’urto, si è ribaltata su un lato, quello del conducente, terminando la corsa con il muso disposto parallelamente alla strada e in parte sul prato adiacente. Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco, personale del 118 con più ambulanze e automedica, la polizia stradale di Camerino per i rilievi, la polizia locale e il soccorso ACI Carlini. L’incidente si è verificato nel territorio al confine tra i comuni di Tolentino e Corridonia.
I sanitari hanno prestato assistenza a tutti e cinque gli occupanti dei veicoli, che sono stati successivamente trasportati al pronto soccorso di Macerata. Le ferite riportate sono risultate di lieve entità. Per permettere le operazioni di soccorso e la messa in sicurezza dell’area, la strada è rimasta temporaneamente chiusa al traffico.
Intervento di soccorso intorno alle 12.00 nella zona delle Lame Rosse, dove un escursionista è rimasto infortunato a un arto inferiore durante un’uscita in montagna. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco di Camerino insieme all’elicottero Drago 155 del Reparto volo di Pescara, oltre al personale del Soccorso Alpino e Speleologico Marche (CNSAS) e al 118.
La persona soccorsa è un ragazzo classe 2005, che non è riuscito a proseguire l’escursione a causa di una forte distorsione al ginocchio. Considerata la zona impervia, è stato necessario l’intervento dell’elicottero: l’uomo è stato recuperato con il verricello, utilizzando il pannolone, e trasportato in sicurezza fino al punto in cui era presente l’ambulanza del 118, che ha poi provveduto al trasferimento all’ospedale di Camerino.
Nel frattempo i tecnici del Soccorso Alpino hanno assistito e accompagnato a valle il compagno di escursione, garantendo la sicurezza dell’intera operazione. Al termine dell’intervento, il CNSAS ha ricordato l’importanza di pianificare con attenzione gli itinerari, valutando preparazione personale e condizioni fisiche, di dotarsi di equipaggiamento adeguato e di considerare sempre tempi di rientro e condizioni del terreno prima di affrontare un’escursione.
I carabinieri della compagnia di Macerata - nell'ultimo fine settimana - hanno intensificato i controlli sul territorio per contrastare lo spaccio di stupefacenti, la guida pericolosa e i reati predatori, presidiando con particolare attenzione i centri urbani e le principali arterie stradali della provincia.
L’operazione più significativa è stata portata a termine dai militari della stazione di Treia, i quali hanno arrestato un 38enne di origini tunisine residente in città in esecuzione di un ordine di carcerazione. L'uomo deve scontare una condanna a 3 anni e 4 mesi di reclusione per i reati di rapina, lesioni e porto di armi o oggetti atti ad offendere, commessi in concorso nel 2022; al termine delle formalità di rito, l’arrestato è stato condotto presso la casa circondariale di Fermo.
Parallelamente, il nucleo operativo e radiomobile è intervenuto sul fronte della sicurezza stradale a seguito di alcuni sinistri avvenuti tra Macerata e Monte San Giusto. In un primo episodio, un giovane di 21 anni è stato deferito in stato di libertà poiché, dopo essere rimasto coinvolto in un incidente con feriti, è risultato positivo ai cannabinoidi a seguito degli accertamenti clinici. Sorte simile è toccata a un 51enne di Monte San Giusto che, protagonista di un incidente che ha causato danni ai soli mezzi, è stato trovato con un tasso alcolemico di 1,77 g/l (oltre tre volte più alto rispetto al limite di legge). Per l'uomo sono scattati immediatamente il ritiro della patente, il sequestro del veicolo e la denuncia all’autorità giudiziaria.
L’attività di prevenzione si è estesa anche al centro di Pollenza, dove i carabinieri della locale stazione hanno controllato un cittadino argentino di 30 anni residente nel capoluogo. L’uomo, fermato durante la notte, è stato trovato in possesso di circa due grammi e mezzo di hashish per uso personale, circostanza che ha fatto scattare il sequestro della sostanza e la segnalazione amministrativa alla prefettura.
La segreteria provinciale del SIULP (Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia) di Macerata, per voce del segretario generale provinciale Damiano Cioppettini, ha espresso totale solidarietà e profonda vicinanza al poliziotto vittima del "brutale linciaggio avvenuto a Torino".
"Le immagini del poliziotto a terra, accerchiato e colpito con ferocia criminale, non sono solo un attacco a un singolo operatore, ma un insulto a tutto lo Stato" ha dichiarato fermamente Cioppettini, sottolineando come il legame con quanto accaduto in Piemonte sia per la polizia maceratese diretto e profondamente sentito. Gran parte del personale che oggi garantisce la sicurezza nella provincia di Macerata, tra questura, commissariati e specialità, ha infatti prestato servizio per anni proprio presso i reparti mobili di tutta Italia.
"Molti di noi sanno perfettamente cosa significa stare in quella linea – ha sottolineato il segretario – conosciamo la delicatezza e l’estrema difficoltà del servizio di ordine pubblico; abbiamo vissuto sulla nostra pelle la tensione di chi deve difendere la democrazia tra il fango e le pietre".
Secondo Cioppettini, vedere un collega trattato in quel modo colpisce ogni operatore del territorio maceratese, poiché "sotto quella divisa sporca di sangue c’è la stessa storia e lo stesso sacrificio" che molti poliziotti hanno vissuto in prima persona. Il segretario ha poi ribadito con forza che il diritto a manifestare non può e non deve mai diventare una "licenza di caccia all'uomo", aggiungendo che "chi scende in piazza con il volto coperto e la volontà di linciare un servitore dello Stato è un delinquente che va perseguito senza esitazioni".
Un pensiero particolare è stato rivolto ai numerosi agenti rimasti coinvolti negli scontri: "Siamo vicini ai quasi 70 colleghi feriti. La loro professionalità e il loro equilibrio, mantenuti nonostante l'aggressione subita, sono il vanto del nostro Paese".
La ferma condanna del SIULP nasce anche dalla memoria ancora fresca di quanto accaduto proprio nel maceratese il 10 dicembre 2023, in occasione dell'incontro Maceratese-Osimana, dove le forze dell'ordine furono bersaglio di un ininterrotto lancio di bottiglie per oltre mezz'ora."Sebbene la matrice sia differente, politica a Torino e sportiva a Macerata, la violenza non ha colori né scuse e va condannata sempre". ha ribadito il segretario.
"Non permetteremo che la divisa diventi un bersaglio per sfogare frustrazioni ideologiche o tifoserie malate – ha concluso Damiano Cioppettini – la tutela dei nostri colleghi deve tornare a essere una priorità assoluta per le istituzioni".
Un viaggio lungo venticinque anni, fatto di intuizioni, errori, passione e libertà. È quello di Alfredo Celiberti, imprenditore marchigiano, fondatore e amministratore delegato di Drop|e-business & Love! protagonista dell’ultima intervista realizzata da Picchio News. Un racconto che attraversa la nascita del web, lo scoppio della bolla delle dot-com e l’evoluzione dell’e-commerce fino a diventare oggi una leva strategica per le aziende.
Originario di Macerata, Celiberti si definisce prima di tutto un appassionato. Di musica, di tecnologia, di creatività. «Lavoravo alla Roland, un’azienda straordinaria ma molto strutturata. A un certo punto mi sono stancato di quella rigidità», racconta. È la fine degli anni ’90 quando, spinto anche da un amico, prende una decisione radicale: lascia il posto fisso e fonda la sua azienda, in un’epoca in cui Internet era ancora una scommessa.
Nasce così Drop, un nome scelto quasi per caso, ispirato ai cerchi concentrici disegnati su un pacchetto di sigarette e all’idea di una goccia che cade nell’acqua. «Non avevo né il mindset né l’organizzazione per fare grandi ragionamenti sul branding. Mi piaceva quel suono, era semplice, funzionava». E funziona ancora oggi.
Accanto al nome, anche il payoff racconta una visione fuori dagli schemi: Business Love. In piena new economy, mentre il mercato era dominato da immagini fredde e consulenti in giacca blu, Drop sceglie il rosa, i fiori, l’ironia. «Volevamo entrare nel digitale passando dalla creatività e dalla moda, non dalla finanza». Non a caso, i primi clienti arrivano proprio dal distretto calzaturiero marchigiano, con nomi come Fornarina, Sixty, Santoni, Fabi, Cesare Paciotti.
Il 2000, però, è anche l’anno dello scoppio della bolla speculativa. Internet smette improvvisamente di sembrare il futuro per molte aziende. «Per anni l’e-commerce non interessava a nessuno. Ci chiedevano solo siti belli, animati, creativi». Una falsa partenza che diventa però un terreno fertile: alla formazione da ingegnere, Celiberti affianca un’anima artistica che segnerà profondamente l’identità di Drop.
Nel 2003 nasce Grafola, un progetto visionario che anticipa i social network e il commercio digitale dell’arte. Un portale dedicato agli artisti che lavorano in digitale, con opere stampate in tiratura limitata e vendute online. «Non guadagnavamo nulla, ma è stato un incubatore incredibile di idee e relazioni». Da lì passano artisti che diventeranno celebri, come TVBoy e Tokidoki, e prende forma una rete creativa internazionale che ancora oggi rappresenta un patrimonio umano e professionale.
Dal 2007 in poi arriva la vera svolta: Drop diventa un e-commerce provider a 360 gradi. Non più solo siti web, ma piattaforme complesse, gestione delle vendite, logistica, pagamenti, frodi, spedizioni internazionali. L’e-commerce smette di essere un canale e diventa una parte centrale dei processi aziendali, integrandosi con CRM, retail fisico e organizzazione interna delle imprese.
Oggi Drop conta circa 120 persone tra la sede di Montegranaro, al confine con Casette d’Ete, e quella di Milano, per oltre 2.000 metri quadri complessivi. Ma la crescita non è solo numerica. Nel 2023 arriva un passaggio decisivo: il gruppo Horsa acquisisce il 70% dell’azienda.
Una scelta non dettata solo dal fatturato, ma dall’esigenza di evolvere. «Il digitale è diventato sempre più complesso. In sessanta persone non puoi essere eccellente su tutti i fronti». Horsa, realtà composta da oltre 40 aziende, copre ambiti che vanno dal commerce ai gestionali, dalla consulenza alla UX, permettendo a Drop di lavorare su progetti sempre più strutturati attraverso team multidisciplinari.
Al centro di tutto resta però la cultura aziendale. Drop rifiuta le strutture verticali e i modelli rigidi. «Non siamo un’azienda che vive di regole e processi. Preferiamo fiducia, autonomia e collaborazione». Un’organizzazione molto piatta, in cui i gruppi si formano in modo dinamico in base ai progetti e alle competenze richieste. «Funziona perché lavoriamo con clienti molto più grandi di noi e dobbiamo essere in grado di adattarci continuamente».
Un approccio che ha portato risultati concreti: Drop è presente da diversi anni nei ranking del Financial Times, del Sole 24 Ore e di Affari & Finanza tra le aziende italiane a maggior crescita.
Guardando indietro, Celiberti sorride: «Non è stata una visione lucida fin dall’inizio. È stato entusiasmo». Ed è proprio quell’entusiasmo, unito alla libertà di sperimentare, che continua ancora oggi a guidare il percorso di Drop. Un viaggio imprenditoriale e umano che parte da una goccia e continua a generare cerchi sempre più ampi.
"Il Tribunale minorile delle Marche è sempre più vicino alla paralisi operativa". A lanciare l’allarme è il presidente Sergio Cutrona, intervenuto questa mattina a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario in corso ad Ancona, dove ha denunciato una situazione ormai critica legata alla grave carenza di personale, in particolare amministrativo.
«Ci troviamo veramente alla disperazione e non riusciamo più a garantire la gestione delle udienze – ha spiegato Cutrona –. Sarò costretto necessariamente a sospendere quelle penali». Una prospettiva concreta che potrebbe tradursi in una riorganizzazione forzata dell’attività giudiziaria, con sospensioni a rotazione delle diverse tipologie di udienze.
Il presidente sta infatti valutando diverse ipotesi: «Sto riflettendo se sospendere per qualche mese tutte le udienze gup o se procedere a una sospensione “a macchia di leopardo”: un mese le udienze gup, un mese quelle dibattimentali, un mese quelle gip».
Alla base della crisi c’è un organico ridotto all’osso. «I dipendenti sono eccessivamente stressati e non hanno alcuna speranza di ricevere rinforzi – ha aggiunto Cutrona –. Dobbiamo evitare che il sistema crolli, perché attualmente il personale in servizio è circa la metà di quello previsto».
Una situazione che, secondo il presidente del Tribunale minorile delle Marche, resta critica anche nell’ipotesi di una copertura completa dei posti: «Anche se l’organico fosse pienamente coperto, sarebbe comunque insufficiente a garantire tutte le esigenze del Tribunale».
Un quadro che apre interrogativi seri sulla tenuta del sistema giudiziario minorile regionale e sulla capacità di assicurare continuità ed efficacia alla tutela dei minori.
(Foto Ansa)
Negli ultimi mesi, nell’area del Terminal–Pizzarello, si sono verificati episodi che hanno acceso una forte preoccupazione tra le famiglie. Alcuni genitori hanno deciso di rendere pubblico il proprio punto di vista attraverso una lettera, nella quale ricostruiscono una serie di fatti avvenuti a partire da dicembre 2025 e già segnalati alle autorità competenti.
"Abbiamo deciso di scrivere questa lettera perché nella nostra città sono accaduti dei fatti che non possono essere più ignorati. Nel mese di dicembre 2025 alcuni ragazzini, perché di questo si tratta, 14/15 anni, sono stati derubati da coetanei, in pieno giorno nella zona Terminal-Pizzarello.
Il primo episodio denunciato è stato il furto di scarpe e soldi subito da un quattordicenne mentre aspettava l’autobus per rientrare a casa all’uscita di scuola. Allontanato dai compagni con una scusa banale è stato accerchiato da tre coetanei che, dopo un tira e molla di “richieste” e velate intimidazioni, lo hanno obbligato a consegnare le scarpe e il denaro che aveva con sé".
Nei giorni successivi, secondo quanto riportato, la situazione si sarebbe aggravata: "Pochi giorni dopo nella stessa zona, la storia si ripete, questa volta vengono sottratti cellulari, giubbetti con l’aggravante che il gruppo di teppisti è più numeroso e armato di coltelli. I fatti sono stati tutti regolarmente denunciati alle autorità competenti".
Secondo i firmatari, quanto accaduto non può più essere letto come una semplice sequenza di episodi sporadici: "Ci sentiamo di dire che non si tratta più di episodi isolati o di ragazzate ma di atti criminali veri e propri che stanno generando paura, insicurezza e senso di abbandono.
I nostri ragazzi devono uscire di casa per andare a scuola, incontrare gli amici, vivere la loro età invece si trovano esposti a minacce, intimidazioni e violenza. Questo è inaccettabile".
Da qui nasce l’appello alle istituzioni, ritenuto urgente: "La situazione è grave e se non si interviene può sfuggirci di mano. Per questo chiediamo al sindaco di assumere un ruolo attivo, coordinando interventi concreti e al questore di rafforzare la presenza e i controlli nelle aree più a rischio. Chi ha responsabilità istituzionali ha anche il dovere di agire e lo deve fare adesso. Non possiamo aspettare che accada l’irreparabile".
I genitori sottolineano inoltre che gli autori dei fatti sarebbero noti nell’ambiente cittadino: "I giovani responsabili di questi gesti agiscono a volto scoperto e sono noti, Macerata non è una metropoli, i nomi girano e in virtù di questo chiediamo un’accelerazione nella loro identificazione e nel risolvere il problema. Invitiamo tutti coloro che sono stati infastiditi da questo gruppo di farsi avanti e denunciare alle autorità competenti. Inoltre chiediamo ai ragazzi di confidarsi con i genitori che sono sempre pronti ad aiutarvi".
"Infine- concludono - volevamo fare un appello anche ai genitori dei responsabili di questi gesti orribili: non possiamo credere che non sappiano proprio nulla. Sicuramente mettere la testa sotto la sabbia non giova. L’amore verso un figlio si dimostra anche con il coraggio di ammettere che c’è un problema, avere la forza di mettersi da parte e affidarlo a chi può aiutarlo con razionalità e competenza, cose che una mamma e un papà emotivamente coinvolti non hanno".
Il dibattito sul decoro urbano e sull'attrattività del cuore antico della città di Macerata si accende prepotentemente a seguito della proposta di mantenere attive, per tutto l'anno, le luminarie decorative nel centro storico. Una scelta che ha spinto il Comitato centro storico di Macerata a intervenire con una nota ufficiale estremamente critica, volta a tutelare l'identità architettonica del capoluogo.
"C’è chi le chiama 'atmosfera', chi 'accoglienza', chi semplicemente 'allegria'. Ma la proposta di installare lucette stile festa di quartiere per tutto l’anno nel centro storico di Macerata solleva più di un dubbio, soprattutto quando si sposta lo sguardo dall’effetto immediato alle conseguenze sul lungo periodo" esordisce il Comitato, mettendo subito in guardia contro un approccio giudicato superficiale.
Secondo i rappresentanti dei residenti, l'estetica della città non può essere trattata come un elemento ornamentale qualsiasi, poiché "il centro storico di Macerata non è una scenografia neutra da riempire a piacere. È un tessuto urbano di grande valore architettonico, fatto di palazzi storici, chiese, scorci e prospettive che già oggi sono valorizzati da un’illuminazione pubblica studiata appositamente per metterne in risalto forme, materiali e volumi".
Il Comitato sottolinea come l'attuale assetto sia "un progetto pensato, non casuale, che dialoga con la storia della città e ne restituisce identità e prestigio", un equilibrio che risulterebbe compromesso da interventi estemporanei.
La critica si fa particolarmente serrata nei confronti delle motivazioni che avrebbero spinto alcuni esercenti a caldeggiare l'iniziativa. "Inserire in modo permanente lucette decorative, per l'idea quantomeno balzana di alcuni commercianti convinti di attrarre clienti con effetti non tanto speciali, rischia di ottenere l’effetto opposto: invece di valorizzare, coprire. Invece di esaltare l’architettura, appiattirla" si legge nella nota.
Il timore principale è quello di uno snaturamento dell'area: "Il centro storico potrebbe finire per assomigliare più a una sagra permanente che a uno dei luoghi simbolo della città, perdendo quella sobrietà elegante che lo distingue".
Oltre al piano estetico, la nota affronta con decisione il tema economico e la gestione delle risorse collettive. "C’è poi un altro aspetto, tutt’altro che secondario: il costo. Anche ammettendo che la spesa per l’energia elettrica sia 'solo' di un migliaio di euro, resta il fatto che si tratta comunque di denaro pubblico" incalza il Comitato.
Pur ammettendo che si tratti di una cifra modesta, i firmatari pongono una questione di principio etico e amministrativo: "È giusto che i cittadini paghino, in bolletta, un’illuminazione decorativa permanente che non risponde a esigenze di sicurezza né a un reale progetto culturale o urbano?".
In chiusura, il Comitato centro storico tiene a precisare che la posizione assunta non deriva da un pregiudizio verso lo sviluppo economico della città, ma da un profondo senso civico. "La questione, dunque, non è essere contrari alla vivacità o all’attrattività del centro. Al contrario: è proprio per rispetto verso Macerata che vale la pena chiedersi se la strada delle lucette tutto l’anno sia davvero quella giusta". La riflessione finale è un invito a guardare con occhi diversi il patrimonio esistente: "Forse la vera bellezza sta già lì, nelle pietre, nelle facciate, nelle luci pensate per raccontarle. E forse basterebbe non coprirla".
Nel confronto politico sulla gestione dei rifiuti e sull’individuazione del nuovo sito di discarica provinciale interviene l’onorevole Mario Morgoni, che in una presa di posizione pubblica critica duramente tempi, modalità e responsabilità delle decisioni in corso. Al centro dell’intervento, le ricadute economiche sui cittadini, le prospettive del Cosmari e il rischio di una crisi strutturale del sistema.
"Invece di coprirsi dietro la foglia di fico del termovalorizzatore, come ha fatto di recente nella conferenza stampa con l’Ordine dei giornalisti, Acquaroli intervenga per far cessare il gioco delle tre carte di cui la destra della nostra provincia si sta rendendo protagonista con la procedura dell’individuazione del sito della nuova discarica"
Secondo Morgoni, a pagare il prezzo di questa situazione sarebbero cittadini e lavoratori: "Un gioco di cui pagano il conto salato i cittadini che tra il 2026 e il 2027 subiranno ulteriori aumenti della Tari, nell’ordine, ben che vada, del 15%, e le centinaia di dipendenti del Cosmari che guardano con legittima preoccupazione al loro futuro".
Inoltre, ricorda come gli strumenti tecnici per arrivare a una decisione siano già disponibili e si pone critico nei confronti della maggioranza: "La graduatoria dei siti è stata stilata dall’Università Politecnica delle Marche ed è a disposizione dell’assemblea dei sindaci dell’ATA.
La destra ha una maggioranza schiacciante nell’assemblea, la smetta di esercitarsi in manovre dilatorie dal sapore francamente tragicomico, assolva ai suoi doveri e si prenda la responsabilità di decidere, evitando di continuare a prendere per il naso l’intera comunità provinciale, come hanno fatto di recente gli imbarazzanti responsabili provinciali di Fratelli d’Italia e della Lega.
In mancanza dell’individuazione del sito che dovrà subentrare a quello del suo Comune, il sindaco di Cingoli, Vittori, ha già pubblicamente e ufficialmente chiarito, a pieno diritto, che non ci sarà alcun ampliamento della discarica di Cingoli".
Secondo l’onorevole, questo scenario avrebbe conseguenze immediate sull’intero sistema provinciale: "Questo vuol dire che il sistema sarà condannato al fallimento, visto che a fine anno non sarà più disponibile, in quanto esaurita, neanche la discarica di Corinaldo. Sarebbe una disfatta che ricadrebbe direttamente sul Cosmari, in quanto già oggi l’azienda ha maturato crediti milionari non fatturati verso i Comuni soci, crediti destinati a lievitare in modo esponenziale, trascinando il Cosmari verso una grave crisi finanziaria".
Da qui l’invito ad agire rapidamente: "Gravi danni sono stati già fatti, bisogna correre velocemente ai ripari. In questa situazione paradossale, cosa aspetta il presidente del Cosmari a porre con la dovuta drammaticità e in termini ultimativi la questione, anziché lanciare sottovoce timidi appelli per non mettere a disagio la destra che lo ha premiato per la sua fedeltà?"
La conclusione è un appello rivolto agli amministratori locali e agli organi di controllo: "E cosa aspettano i sindaci più responsabili ad alzare la loro voce per far cessare questo teatrino? O dobbiamo attendere la valutazione della Corte dei Conti sulle risorse impegnate per la progettazione della nuova vasca di Cingoli e per l’individuazione del nuovo sito, visto il rischio concreto che siano risorse sperperate che non produrranno alcun effetto?".
Scoppia la polemica politica a Tolentino all'indomani della presentazione del libro di Andrea Muccioli presso il Politeama "Franco Moschini". In una nota congiunta diffusa dai capigruppo di maggioranza - Fabio Montemarani (Tolentino Popolare), Alba Mosca (Riformisti Tolentino) e Luigino Luconi (Tolentino Civica e Solidale) - viene espresso un durissimo atto di accusa per quanto accaduto durante l'evento organizzato dall'associazione Tolentino Arte e Cultura.
Sotto la lente dei firmatari è finita la partecipazione attiva dei consiglieri comunali di Fratelli d’Italia, Silvia Luconi e Silvia Tatò, intervenute durante la mattinata dedicata alle scuole. "Quanto accaduto rappresenta un grave e inaccettabile scivolone istituzionale - dichiarano i tre capigruppo nella nota ufficiale -. Alcuni genitori ci hanno segnalato che nel corso dell’iniziativa, organizzata senza il patrocinio dell’amministrazione né il coinvolgimento del Sindaco, sono intervenuti i consiglieri di Fratelli d’Italia in un contesto che avrebbe dovuto mantenere un carattere esclusivamente culturale e apolitico".
Secondo la ricostruzione della maggioranza, il problema risiederebbe proprio nella natura dell'uditorio, composto da studenti delle scuole superiori. "I genitori dei ragazzi e delle ragazze hanno dato l’assenso per l'ascolto di un prestigioso relatore, ma nulla sapevano dell’intervento dei consiglieri comunali" proseguono Montemarani, Mosca e Luconi.
I rappresentanti delle liste civiche e riformiste sottolineano come la presenza politica abbia alterato lo spirito dell'incontro: "È evidente che chi ricopre una carica politica non può intervenire in simili occasioni senza attribuire al suo intervento una valenza politica, del tutto fuori luogo e in contrasto con le finalità dichiarate".
La critica dei firmatari si sposta poi sulla gestione dei saluti ufficiali. "I saluti istituzionali sarebbero dovuti essere affidati esclusivamente ai dirigenti scolastici" incalzano i capigruppo, aggiungendo che "se l’intento era dare visibilità a qualcuno, ci saremmo aspettati che a intervenire fosse stato il sindaco".
La nota sottolinea inoltre lo stupore per il coinvolgimento degli istituti scolastici in un format giudicato poco trasparente: "A sorprendere è che ciò sia avvenuto alla presenza degli studenti senza garantire pluralismo e apertura a tutte le espressioni. Sinceramente siamo molto stupiti perché a Tolentino mai si era verificata una circostanza del genere".
In conclusione, Montemarani, Mosca e Luconi lanciano un monito per il futuro: "Chiediamo che quanto accaduto non si ripeta e che tutti i soggetti politici si assumano la responsabilità di rispettare il principio di neutralità in simili iniziative".
Il Programma Straordinario della Ricostruzione (PSR) diventa realtà anche nel Comune di Cessapalombo. Il documento, che definisce le linee guida per una ricostruzione uniforme e coordinata dell’intero territorio comunale, è stato presentato questa mattina nella sala consiliare del municipio alla presenza del sindaco Giuseppina Feliciotti, del commissario straordinario alla ricostruzione, senatore Guido Castelli, e di numerosi cittadini.
L’incontro ha rappresentato un momento di confronto e informazione, durante il quale i presenti hanno potuto porre domande, chiarire dubbi e approfondire le finalità e le opportunità offerte dal Programma. Il PSR è uno strumento facoltativo che i Comuni del cratere sismico del 2016 hanno potuto scegliere di adottare per semplificare e velocizzare i processi di ricostruzione: Cessapalombo ha deciso di dotarsene, riconoscendone il valore strategico.
«Il PSR rappresenta un passaggio fondamentale soprattutto per un Comune come il nostro, interamente inserito nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini e soggetto a numerosi vincoli paesaggistici e della Soprintendenza – ha spiegato il sindaco Feliciotti –. Questo strumento consente di superare molte delle lungaggini burocratiche che, senza una visione unitaria, avrebbero rallentato sia la ricostruzione privata sia quella pubblica».
Sul valore del Programma è intervenuto anche il commissario straordinario Guido Castelli, sottolineando come i PSR siano fondamentali per dare certezze, regole chiare e tempi più rapidi alla ricostruzione. «Dove esiste una visione condivisa tra Comune, cittadini e istituzioni, la ricostruzione accelera davvero – ha affermato –. Il PSR permette di passare dalla gestione caso per caso a un disegno unitario, riducendo i passaggi autorizzativi e restituendo qualità e coerenza ai centri colpiti dal sisma».
Castelli ha inoltre evidenziato come, in un Comune interamente inserito nel Parco dei Sibillini, il Programma assuma un valore ancora più ampio: non solo ricostruzione edilizia, ma una vera e propria visione di rilancio socio-economico, capace di valorizzare le risorse ambientali, culturali e infrastrutturali come opportunità di sviluppo.
Il PSR introduce regole condivise attraverso abachi della ricostruzione, indicazioni su materiali, colori, infissi e finiture, con l’obiettivo di garantire edifici di qualità, coerenti con il contesto storico e paesaggistico. Un elemento centrale è il concetto di “ricostruzione conforme”: in molti casi, demolendo e ricostruendo secondo i parametri del Programma, non sarà necessario richiedere ulteriori pareri a Soprintendenza o Parco, con una significativa riduzione dei tempi autorizzativi.
Il documento non si limita agli aspetti architettonici, ma definisce anche una programmazione complessiva della ricostruzione, stabilendo priorità, cronoprogrammi, interventi sulle opere pubbliche, sulla viabilità, sugli aggregati edilizi e, se necessario, su eventuali delocalizzazioni. «A quasi dieci anni dal sisma – ha concluso il sindaco Feliciotti – il PSR rappresenta una spinta concreta per accelerare la ricostruzione e offrire certezze a cittadini e operatori».
Dopo la fase di pubblicazione e informazione alla cittadinanza, il Programma potrà essere portato in Consiglio comunale per l’approvazione definitiva non prima di 30 giorni.
Il quadro della ricostruzione
A Cessapalombo la ricostruzione privata entra pienamente nella fase operativa nel triennio 2023–2025. Nel 2023 le liquidazioni per la ricostruzione privata e produttiva hanno superato i 3,6 milioni di euro; nel 2024 i contributi liquidati sono stati circa 3,8 milioni; il 2025 segna l’anno di massima accelerazione con oltre 5 milioni di euro erogati. Al 31 gennaio 2026, la ricostruzione privata e produttiva ha mobilitato circa 20 milioni di euro di contributi liquidati, a fronte dei quasi 40 milioni concessi per le 140 pratiche complessive presentate.
Parallelamente procede la ricostruzione pubblica, che nel territorio comunale vale circa 18 milioni di euro complessivi tra opere finanziate, progettate e cantierate, riguardanti edifici pubblici, infrastrutture, beni culturali, edifici di culto e interventi di rigenerazione urbana.
Negli ultimi anni si registra un aumento delle patologie gastrointestinali, dai disturbi funzionali fino alle malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI). Un trend che riguarda anche le Marche.
Ne parliamo con il dottor Giovanni Falzetta, medico gastroenterologo ed endoscopista digestivo che attualmente svolge la professione di dirigente medico presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria dell’Ospedale regionale di Torrette, consulente del centro medico Associati Fisiomed.
Dottore, c’è davvero un aumento globale delle patologie intestinali?
"Sì, osserviamo un incremento generale dei disturbi gastrointestinali. Accanto ai problemi più comuni, come gonfiore e irregolarità intestinale, stiamo diagnosticando con maggiore frequenza anche patologie più complesse, che hanno alla base un’alterazione del sistema immunitario, comprese le MICI".
A cosa è dovuto questo aumento?
"Le cause sono diverse. Da un lato c’è una maggiore attenzione e capacità diagnostica, dall’altro incidono fattori ambientali, alimentazione, stress e stili di vita che possono favorire l’insorgenza di queste malattie. Un ruolo importante è svolto anche dagli squilibri del microbiota intestinale, cioè l’insieme dei batteri che vivono nel nostro intestino e contribuiscono al suo equilibrio".
Cosa sono le MICI e chi colpiscono?
"Le malattie infiammatorie croniche intestinali colpiscono soprattutto persone giovani e in età adulta. Si tratta di patologie che richiedono un monitoraggio costante e un approccio specialistico in centri di riferimento regionali".
Quali segnali non vanno sottovalutati?
"Dolore addominale persistente, diarrea cronica, ma anche stitichezza estrema, dimagrimento non intenzionale e stanchezza marcata. In presenza di questi sintomi è importante rivolgersi al medico".
Si può intervenire in modo precoce?
"Sì, certamente. Una diagnosi tempestiva consente di impostare terapie efficaci e migliorare la qualità della vita dei pazienti".
Un messaggio ai lettori?
"Quello di non sottovalutare i primi sintomi e di non rimandare i controlli. Riconoscere i segnali che l’organismo ci manda è fondamentale per una corretta gestione di queste patologie".
Negli ultimi anni abbiamo imparato a guardare il cibo soprattutto attraverso la lente delle proteine: quante ne mangiamo, se sono “complete”, se bastano per dimagrire o tonificare. Nel 2026, però, il centro della scena nutrizionale si sta spostando silenziosamente verso un altro protagonista, meno appariscente ma decisivo per la salute: la fibra. Non è una novità in senso stretto, ma una riscoperta. Le evidenze scientifiche più recenti mostrano con chiarezza che la fibra non è un semplice “aiuto per l’intestino pigro”, bensì un elemento chiave nella regolazione del metabolismo, dell’infiammazione e del benessere generale.
Per molto tempo la fibra è stata raccontata in modo riduttivo, quasi come un dettaglio tecnico legato alla regolarità intestinale. Oggi sappiamo che le cose sono più complesse. Le fibre non sono tutte uguali: alcune si sciolgono in acqua formando gel viscosi, altre rimangono insolubili, altre ancora vengono fermentate dal microbiota intestinale. Da questa fermentazione nascono gli acidi grassi a corta catena, molecole al centro di numerosi studi per il loro ruolo nel controllo dell’infiammazione, nella protezione della barriera intestinale e nella comunicazione tra intestino e cervello. In altre parole, ciò che mangiamo ha effetti che vanno ben oltre la digestione.
Il legame tra fibra e salute intestinale, infatti, non riguarda solo la frequenza con cui andiamo in bagno. Un apporto adeguato contribuisce a mantenere un microbiota più diversificato, associato a un minor rischio di malattie metaboliche e cardiovascolari. Un intestino in equilibrio è meno permeabile, meno infiammato e più efficiente nel dialogo con il sistema immunitario. Questo spiega perché da anni la ricerca confermi che le diete ricche di fibre sono associate a un minor rischio di diabete di tipo 2, obesità e altre patologie croniche.
Un altro aspetto che sta riportando la fibra al centro dell’attenzione è il suo ruolo nel controllo della glicemia e della fame. Le fibre, soprattutto quelle solubili, rallentano l’assorbimento dei carboidrati, rendendo più graduale l’aumento della glicemia dopo i pasti. Il risultato sono livelli di energia più stabili e una riduzione di quei cali improvvisi che spesso alimentano la fame nervosa.
Anche la salute del cuore beneficia di un’alimentazione ricca di fibre. Numerosi studi mostrano una riduzione del colesterolo LDL, ma l’effetto non si ferma qui. Migliore controllo glicemico, minore infiammazione sistemica e un microbiota più favorevole contribuiscono a creare un ambiente metabolico più protettivo. È per questo che i modelli alimentari più solidi dal punto di vista scientifico, come la dieta mediterranea, continuano a essere raccomandati: non per singoli alimenti “miracolosi”, ma per l’equilibrio complessivo che favoriscono.
Eppure, nonostante se ne parli sempre di più, la maggior parte delle persone ne consuma ancora troppo poca. I fabbisogni raccomandati sono lontani dalle quantità che mediamente arrivano sulle nostre tavole, anche tra chi pensa di mangiare in modo sano. Spesso il problema è la confusione: prodotti “integrali” che lo sono solo di nome, porzioni ridotte di legumi, verdure presenti ma non centrali nel pasto.
Va però chiarito che più fibra non significa automaticamente meglio. Un aumento troppo rapido o non adatto alla propria sensibilità intestinale può causare gonfiore e fastidi. La chiave, come sempre in nutrizione, è la personalizzazione e la gradualità.
Il ritorno della fibra al centro della nutrizione non è quindi una moda passeggera, ma un segnale importante. In un’epoca in cui cerchiamo soluzioni rapide, la scienza ci ricorda che la salute si costruisce soprattutto con scelte semplici, ripetute e sostenibili. La fibra non promette miracoli, ma lavora in silenzio, pasto dopo pasto. Ed è proprio questa discrezione, oggi, a renderla così preziosa.
Mai recitare il De profundis prima del tempo davanti alla maglia biancorossa, la Cucine Lube Civitanova è viva e vegeta in SuperLega Credem Banca.
I vice campioni d’Italia si presentano a sorpresa con Bisotto e Tenorio titolari, seppelliscono le incertezze dei precedenti match lontano dalle Marche e centrano un successo di peso al Pala Agsm AIM nel 19° turno della Regular Season. La vittoria in tre set (25-27, 21-25, 17-25) contro i padroni di casa di Rana Verona, davanti a oltre 5.000 spettatori e a una rappresentanza di Predators, consente agli uomini di Giampaolo Medei di muovere la classifica e staccare nuovamente Milano, mentre rallenta la corsa degli scaligeri, che perdono terreno sulla capolista Sir Safety Conad Perugia.
La gestione del muro-difesa (9 block a 4), una ricezione solida, gli ace vincenti nei momenti clou (6 a 3) e gli attacchi dei fuoriclasse sono alla base di un successo molto voluto. Anche le scelte tattiche di Medei sono elementi chiave nella dinamica della gara viste le ottime prove di Bisotto e Tenorio. Monumentali i bomber biancorossi, il top scorer ed MVP Nikolov (20 punti con 1 ace e 2 muri) e Loeppky (18 con 3 ace e 2 muri). In doppia cifra anche Bottolo (10). Tra i padroni di casa i migliori sono Keita (13) e Mozic (10).
Nel primo set (25-27) le due squadre sbagliano molto, ma Loeppky (6 punti con il 63% con 1 ace) e Nikolov (5 punti con il 71%) garantiscono un buon bottino agli ospiti, mentre tra i padroni di casa il migliore è Keita (6 con il 75%). A fare la differenza l’ace del canadese e i 2 muri a 1 dei cucinieri.
Nel secondo set (21-25) Alex Nikolov sale in cattedra in attacco con 9 punti e il 70% di positività, la Lube attacca, riceve e difende meglio alzando i giri nel finale. Nel terzo atto (17-25) entra in campo una Lube più centrata, mentre Verona fatica mentalmente, incassa 5 muri e 3 ace rimanendo in balia dello strapotere di Loeppky (9 punti) e Nikolov (6). Civitanova domina in lungo e in largo.
Biancorossi in campo con Boninfante al palleggio e ad aggredire i palloni gli schiacciatori Loeppky, Nikolov e Bottolo, Gargiulo e Tenorio al centro, Bisotto libero. Ospiti in campo con l’ex biancorosso Christenson in cabina di regia e Darlan opposto, Keita e Mozic laterali, Cortesia e l’ex Lube Vitelli al centro, Staforini nel ruolo di libero.
Avvio di gara senza tregua con tanti servizi errati e partita punto a punto (11-12). Christenson spazia sul fronte offensivo, ma il muro di Gargiulo e l’errore di Darlan valgono il break (13-15). Civitanova allunga su un’infrazione veronese (16-19), ma poi perde incisività e si ritrova agganciata (19-19). Il sorpasso dei padroni di casa arriva con la pipe di Keita (23-22), ma la Lube gira il set con l’ace di Loeppky (23-24), che coincide con il punto n. 200 nella Regular Season 2025/26. Verona impatta e il canadese firma il nuovo vantaggio in attacco e si ripete per una terza volta (25-26). Medei inserisce Orduna al servizio, il nuovo entrato mette in difficoltà Keita e Bottolo firma il muro vincente (25-27).
La Lube parte forte nel secondo set, prende 3 punti di vantaggio (3-6) e tiene a distanza Verona dopo il primo tempo di Gargiulo (6-9). Gli scaligeri serrano le fila per poi portarsi a -1 a muro (9-10). Tra i padroni di casa entrano Sani e Nedeljkovic, ma i riflettori sono per l’ace di Keita (10-10). Dopo un pallonetto di Bottolo e uno slash biancorosso propiziato dal servizio di Tenorio, la Lube si riprende il break (12-14), mentre Loeppky firma il +3 (13-16). La Lube mura e attacca con ordine (16-19), ma un errore al servizio biancorosso e un ace dei veneti tengono vivo il parziale (18-19). Loeppky e Nikolov attaccano da ogni posizione (21-23), Bottolo si esalta al servizio e chiude con due ace (21-25).
Anche nel terzo set Civitanova è più vorace in avvio, come in occasione del +4 firmato da Nikolov (1-5). Il bulgaro dà tutto anche a muro (2-7), ma sono l’ace di Loeppky, l’errore di Keita e il muro di Nikolov a spaccare il set (4-11). Tra i padroni di casa rientra Darlan. Civitanova difende come se non ci fosse un domani e vola con la pipe di Nikolov (7-15). L’ennesimo ace di Loeppky lancia la Lube verso la vittoria del match (11-19), il muro biancorosso e l’ace di Nikolov fugano ogni dubbio (12-22). Nel finale è Loeppky a chiudere (17-25).
Rana Verona – Cucine Lube Civitanova 0-3 (25-27, 21-25, 17-25)
VERONA: Christenson 1, Mozic 10, Vitelli 1, Ferreira Souza 5, Keita 13, Cortesia 3, Zingel 2, Planinsic 0, D'Amico (L), Staforini (L), Sani 1, Bonisoli 0, Glatz 0, Nedeljkovic 4. N.E. All. Soli.
CIVITANOVA: Boninfante 1, Bottolo 10, Gargiulo 3, Loeppky 18, Nikolov 20, Tenorio 2, Balaso (L), Orduna 0, Bisotto (L), Kukartsev 0. N.E. D'Heer, Podrascanin, Duflos-Rossi. All. Medei.
Arbitri: Carcione (RM) e Simbari (MI)
Note: durata set 29’, 29’, 26’. Totale: 1h 24’.Verona: errori al servizio 17, ace 3, muri 4, attacco 49%, ricezione 32% (11%).Civitanova: errori al servizio 18, ace 6, muri 9, attacco 57%, ricezione 46% (17%).Spettatori: 5.146.MVP: Nikolov.
Si ferma a quattro la serie positiva della Banca Macerata Fisiomed. I maceratesi cadono 3-0 (25-22, 25-18, 25-22) contro la Romeo Sorrento in un’ora e ventotto di gioco, in un incontro dove si combinano in maniera decisiva dettagli e alcune mancanze. Sorrento - come nella gara d’andata - disputa un’ottima partita, mentre i biancorossi se la giocano alla pari, ma complice errori nei momenti decisivi e un secondo set sottotono, devono ancora cedere contro i campani. Quota 24 per ambo le squadre in settima piazza, best scorer della sfida l’opposto di casa Baldi con 17 punti.
Primo set. Macerata parte bene sospinta dai servizi di Diaferia e Zhelev (2-6). Sorrento però rosicchia qualche punto sfruttando errori sottorete biancorossi (6-8), per poi stabilizzarsi ad un break di distanza (15-17). Il set si ribalta al turno di servizio di Pol, che fa centro dai nove metri, mentre i biancorossi sbagliano subito dopo in attacco (20-19). Parraguirre sale in cattedra mette a segno due mani out decisivi in contrattacco per l’1-0 Sorrento (25-22).
Secondo set. Secondo parziale controllato dai campani, che sotto i colpi di Pol e Parraguirre dal servizio scappano via (11-7). Macerata soffre specialmente Pol, che va ancora a segno per il 15-10 in contrattacco. La Fisiomed abbozza una reazione (18-14) ma crolla sotto i colpi in battuta di Baldi (22-17) e Pol (25-18), che con un servizio vincente chiude.
Terzo set. L’inizio del parziale è punto a punto (5-5), in una fase dove nessuna delle due sembra riuscire a strappare un break (12-12). Tulone piazza un ace e Baldi un contrattacco a cui rispondono un errore locale e Novello dal servizio (17-18). Petkov di seguito mura l’opposto biancorosso che poi sbaglia il successivo attacco, errore sanguinoso (22-20). Parraguirre mette giù il 24-21 sfruttando una difesa dei suoi. Garello ci prova dai nove metri ma manda sul net, per il 25-22 Sorrento e 3-0 finale.
Il tabellino.ROMEO SORRENTO - BANCA MACERATA FISIOMED 3-0 (25-22, 25-18, 25-22)
ROMEO SORRENTO: Tulone 1, Parraguirre 15, Pol 10, Petkov 8, Patriarca 8, Baldi 17, Petrone, Ferrato 1, Russo (L). NE: Iurisci, Malavasi, Fortes, Brignach, Gargiulo (L). All. Esposito. BANCA MACERATA FISIOMED: Novello 14, Pedron 1, Garello 1, Fall 9, Diaferia 4, Zhelev 6, Karyagin 7, Becchio, Maccarone, Gabbanelli (L), Dolcini (L). NE: Fabi, Talevi. All. Giannini.
Durata: 25-22 (32’), 25-18 (28’), 25-22 (28’).Note: Ace: Sorrento 5, Macerata 4. Errori in battuta: Sorrento 12, Macerata 10. Muri: Sorrento 10, Macerata 2. Attacco punto: Sorrento 67 %, Macerata 46 %. Ricezione positiva: Sorrento 43 % (24 % perfetta), Macerata 54 % (16 % perfetta)Photo Credits: Romeo Sorrento
La Zona Economica Speciale può incidere anche sul comparto agricolo marchigiano. Per questo Coldiretti Marche ha avviato una serie di incontri informativi sul territorio, rivolti alle imprese, per illustrare contenuti, strumenti e ricadute operative della Zes, con il supporto di tecnici ed esperti del settore.
Una delle tappe si è svolta all’Abbadia di Fiastra, dove Coldiretti Macerata, con il presidente Francesco Fucili e il direttore David Donninelli, ha approfondito temi centrali come lo sportello unico, il credito d’imposta Zes, il piano Industria 4.0, l’iperammortamento e le opportunità legate all’innovazione tecnologica.
“In vista dell’apertura dei nuovi bandi – ha spiegato il presidente Fucili – abbiamo voluto avviare questo percorso di incontri insieme ai nostri fiscalisti per far comprendere fino in fondo la portata di uno strumento strategico, capace di sostenere la crescita e la competitività dei territori e rafforzare il ruolo dell’agricoltura come motore di sviluppo economico, occupazionale e ambientale”.
Oltre alle semplificazioni amministrative valide su tutto il territorio marchigiano, le PMI agricole con sede nei Comuni ricadenti nelle aree più svantaggiate – 48 solo nella provincia di Macerata – possono accedere a un credito d’imposta pari al 58,78% per investimenti in macchinari agricoli, tecnologie 4.0, impianti di irrigazione, laboratori di trasformazione, energie rinnovabili ed efficientamento energetico.
Gli esempi concreti illustrati durante l’incontro rendono evidente l’impatto della misura: a fronte di un investimento di 250mila euro per trattore e attrezzature, l’azienda può ottenere un beneficio fiscale di 146.950 euro, riducendo il costo reale a poco più di 103mila euro. Ancora più vantaggioso il caso di un trattore 4.0 interconnesso da 150mila euro, che consente di cumulare il credito Zes con Industria 4.0, arrivando a un recupero complessivo di oltre 118mila euro, pari a quasi il 79% dell’investimento.
“Le imprese agricole – ha sottolineato il direttore Donninelli – avranno la possibilità di programmare gli investimenti con una visione di medio-lungo periodo, ammodernando il settore nel segno dell’innovazione tecnologica, al servizio dell’imprenditore e di una gestione sempre più efficiente”.
Un ponte commerciale tra le colline maceratesi e le metropoli indiane. Il Gruppo CBF Balducci di Montecassiano, punto di riferimento europeo nell’abbigliamento professionale, consolida la sua strategia di espansione globale puntando con decisione sul mercato asiatico. Una scommessa che i numeri premiano: il 2025 si è chiuso con un fatturato di 51,5 milioni di euro, segnando una crescita record del 20% rispetto all'anno precedente.
Al centro di questa visione internazionale c'è l'acquisizione, avvenuta nel luglio 2024, del 49,5% di P&P Loyal, azienda di La Spezia (da 20 milioni di fatturato) che controlla una filiera tessile integrata a Chennai e in altre tre città indiane: Sattur, Kovilpatti e Cuddalore.
"L'accordo commerciale siglato tra UE e India apre nuove frontiere e rappresenta una straordinaria opportunità sia per l’import che per l’export", spiega Massimiliano Balducci, Ceo di CBF Balducci Group. Secondo l'imprenditore, il nuovo trattato di libero scambio, che porterà i dazi vicino allo zero, garantirà un risparmio consistente e una maggiore competitività per le imprese del territorio che scelgono di internazionalizzarsi.
L'operazione, tuttavia, non guarda solo ai profitti ma anche all'etica del lavoro. "Sotto l’aspetto sociale vi sono ancora disuguaglianze da sanare – aggiunge Balducci – e noi abbiamo preteso negli stabilimenti standard di sicurezza per la manodopera in linea con quelli europei. Per chi produce abbigliamento antinfortunistico, era inaccettabile qualsiasi compromesso".
Il futuro del Gruppo è già tracciato: l'India non sarà più solo un centro produttivo, ma un mercato di destinazione dove il know-how italiano sarà fondamentale. "Molto presto il settore tessile indiano richiederà la nostra qualità, così come già accade per la meccanica e la chimica", conclude Balducci, sottolineando come l’eccellenza di Montecassiano sia pronta a rispondere alle sfide di un mondo che cambia velocemente.
La Sezione di Geologia della Scuola di Scienze e Tecnologie di Unicam organizza per il prossimo martedì 3 febbraio a Camerino un incontro con l’obiettivo di confrontarsi sullo stato delle conoscenze geologiche, sismologiche, geotecniche e geoingegneristiche necessarie per fare del ponte sullo Stretto di Messina una struttura quanto più possibile sicura.
La giornata ha lo scopo di fornire informazioni chiare ai partecipanti, sia studentesse e studenti dei corsi di laurea di Geologia sia alunne e alunni dell'IIS Varano-Antinori, che saranno presenti accompagnati dai loro insegnanti. L’incontro è aperto a chiunque interessato.
La giornata organizzata presso il Polo di Geologia vuole mettere al centro dell’attenzione i dati scientifici spiegati da un team interdisciplinare di esperti. I geologi, geofisici e ingegneri Unicam, Eleonora Paris, Stefano Mazzoli, Nicola Alessandro Pino, Andrea Dall’Asta e Francesca Dezi, si alterneranno nell’illustrare le caratteristiche dell’area tra Calabria e Sicilia, la sua storia geologica e il rischio sismico, e presenteranno anche il progetto del ponte, le soluzioni tecniche ingegneristiche e le problematiche, insieme alle strutture geotecniche necessarie per opere di questo tipo.
Questo evento è il primo di una serie di "Incontri di Geo-attualità", un’iniziativa per la cittadinanza e le scuole per evidenziare in forma divulgativa non solo quanto sia importante conoscere il territorio in cui si vive e i temi ambientali, ma anche per illustrare il lavoro dei tecnici che lavorano in questi ambiti.
Si è svolta ieri, 29 gennaio, presso l’Istituto comprensivo “Mattei” di Matelica la cerimonia di premiazione del concorso internazionale “Un poster per la pace”, promosso da Lions International. Il tema dell’edizione 2025/2026 era “Uniti per una sola cosa”.
Alla cerimonia erano presenti la dirigente scolastica Roberta Carboni, la presidente del Lions Club Matelica Matilde Amina Murani Mattozzi, il sindaco di Matelica Denis Cingolani e il vicesindaco di Esanatoglia Debora Brugnola.
Il progetto ha visto la partecipazione degli studenti delle scuole secondarie di primo grado “Mattei” di Matelica e “Dalla Chiesa” di Esanatoglia. Sotto la guida delle professoresse di arte Antonella Servili e Alice Clementi, i ragazzi hanno realizzato lavori espressivi e ricchi di significato, interpretando con sensibilità il tema proposto.
“Un’occasione importante, che da oltre un decennio educa le nuove generazioni ai valori del dialogo e dell’integrazione, promuovendo una cultura del rispetto e della pace per un mondo migliore”, sottolineano gli organizzatori.
Anche il sindaco Denis Cingolani ha voluto complimentarsi con gli studenti: “Una bella occasione insieme ai ragazzi delle terze medie del nostro istituto comprensivo, che hanno realizzato i poster e sono poi stati premiati. Grazie al Lions Club e alle insegnanti che hanno seguito il progetto in questi mesi”.
Il concorso rappresenta, anno dopo anno, un’opportunità per i giovani di esprimere la propria creatività al servizio di un messaggio universale di pace e solidarietà.
Presentato in anteprima al MAXXI di Roma, alla presenza del Ministro della Cultura Alessandro Giuli “Vita di un uomo – Giuseppe Ungaretti”, il nuovo docu-film nato da un’idea di Davide Rondoni, diretto da Massimo Popolizio e Mario Vitale, interpretato dallo stesso Popolizio e girato nelle Marche, già visibile su Rai Play e in onda in prima serata su Rai 3 venerdì 27 febbraio.
Massimo Popolizio guida lo spettatore in un intenso viaggio tra memoria personale e grande storia, nel ritratto inedito di uno dei più grandi poeti del Novecento. L’opera è prodotta da Gloria Giorgianni per Anele, Rai Documentari e Luce Cinecittà, con il contributo di Rai Teche e in associazione con Kublai Film ed è realizzata con il contributo del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, Regione Marche – PR FESR 2021-2027, Fondazione Marche Cultura e Marche Film Commission, con il sostegno di Friuli-Venezia Giulia Film Commission – PromoTurismoFVG e della Camera di Commercio Venezia Giulia Trieste Gorizia – Fondo Gorizia.
“Un docu-film di grande valore, che intreccia magistralmente due linee narrative, la fiction e il racconto documentaristico nella prova intensa di Massimo Popolizio, che oltre ad essere il coregista dell’opera, veste i panni di un attore in crisi che ritrova sé stesso attraverso la poesia di Ungaretti – Ha spiegato Andrea Agostini presidente della Fondazione Marche Cultura Marche Film Commission – nel docu-film, dove hanno lavorato per una settimana nove maestranze marchigiane su quindici a conferma dell’impegno della produzione nel valorizzare il talento e il patrimonio locale, si potrà ammirare la bellezza della biblioteca comunale Planettiana di Jesi, di alcune ville della zona e del lungomare di Senigallia”.
Il docu-film si snoda attraverso due forme di racconto: la narrazione fiction vede come protagonista Massimo Popolizio in un viaggio tra i suoi ricordi personali - dall’infanzia all’adolescenza alla giovinezza - alla ricerca delle tracce lasciate nella sua esistenza da Giuseppe Ungaretti, con l’obiettivo di trovare l’ispirazione per scrivere il suo nuovo spettacolo teatrale; in parallelo vengono narrati, attraverso il linguaggio documentaristico, le fasi cruciali di vita del grande poeta, e di come i suoi scritti ma soprattutto la sua filosofia, dettata dall’amore per l’amore, siano ancora oggi una lezione senza tempo di grande ispirazione. Si viene quindi a delineare un dialogo immaginario, un confronto tra due uomini entrambi amanti della poesia e della parola, che hanno messo la loro vita, in due epoche completamente differenti, al servizio totale dell’espressione artistica.
Lungo questo viaggio, la presenza femminile, interpretata da Gaja Masciale, incarna diverse figure chiave della vita di Popolizio, divenendo simbolo dell’amore come forza vitale e musa ispiratrice, tema centrale sia per l’attore sia per Ungaretti.
La ricostruzione documentaristica, che intervalla il suggestivo viaggio nella vita personale di Massimo, si avvale di immagini e video di repertorio e interviste a testimoni illustri tra cui Bruna Bianco, Enrica Bonaccorti, Nicola Bultrini, Davide Rondoni, Sarah Stride e Iva Zanicchi, che regaleranno agli spettatori uno sguardo inedito sul poeta ermetico, attraverso aneddoti, frammenti di vita, ricordi e approfondimenti di chi ha avuto l’immensa fortuna di condividere momenti indimenticabili con Giuseppe Ungaretti.
La vita del Maestro verrà ripercorsa dagli anni dell’infanzia ad Alessandria d’Egitto, alla giovinezza a Parigi, in cui ribolle il fermento artistico e culturale dell’epoca, all’esperienza sul fronte della Prima Guerra Mondiale in trincea, che tanto lo segnò, fino alla vita pubblica del secondo dopoguerra e a quella privata con i suoi amori quali Jeanne Dupoix e Bruna Bianco.
Sarà il prestigioso Auditorium del Centro Mondiale della Poesia “Giacomo Leopardi” di Recanati a ospitare, sabato 31 gennaio alle ore 17, la presentazione del libro Figlie dell’Infinito, una raccolta di memorie che dà voce a 17 donne emigrate, accomunate da un’esperienza formativa decisiva: gli anni di studio trascorsi nel collegio femminile che sorgeva sul Colle dell’Infinito.
Il volume raccoglie racconti intensi e personali che riportano a un tempo non lontano, quando erano le famiglie italiane a lasciare il Paese per cercare lavoro e fortuna all’estero. Storie di partenze, sacrifici e speranze, viste attraverso lo sguardo di ragazze che hanno vissuto lontano dai propri affetti, ma che proprio a Recanati hanno costruito legami destinati a durare nel tempo.
Nonostante la distanza geografica, le ex allieve del collegio hanno mantenuto un rapporto vivo con la città che le ha accompagnate nella crescita. Il libro nasce anche con questo intento: custodire e rinnovare un patrimonio di relazioni, affetti e memoria condivisa, trasformando il ricordo in narrazione collettiva.
Tra le testimonianze più significative spicca quella di Cosima Santoro, oggi residente in Germania. La sua storia è già stata presentata a Colonia, nell’ambito di una mostra organizzata dall’associazione di emigrate italiane Makkaroni Settanta, in occasione dell’anniversario dell’accordo italo-tedesco del 1955 che regolava l’espatrio temporaneo dei lavoratori italiani.
Figlie dell’Infinito non è solo un libro di memorie, ma un ponte tra generazioni e Paesi, un racconto corale che intreccia identità, migrazione e appartenenza, restituendo dignità e voce a un capitolo fondamentale della storia sociale italiana.
MACERATA - Si è svolta questa mattina a Corneto, accanto all’area dove sorgerà il nuovo polo scolastico, la cerimonia di intitolazione del piazzale ad Antonietta Piombini ed Elisabetta Sensini. L’iniziativa, promossa dall’Amministrazione Comunale, conclude le celebrazioni per il 130esimo anniversario dell’Associazione a loro intitolata, che si sono svolte nel corso del 2025, e intende onorare la loro dedizione alla tutela dell’infanzia e il legame storico con l’ex Asilo della Pietà.
“Da anni l’Associazione Piombini Sensini promuove percorsi strutturati, seminari e giornate di studio rivolti a operatori, famiglie, insegnanti e studenti, mettendo al centro la cura del sé, la tutela dell’infanzia e la sensibilizzazione all’accoglienza – ha dichiarato il sindaco Sandro Parcaroli -. Temi fondamentali, che parlano di attenzione, responsabilità e umanità, e che contribuiscono a costruire una comunità più consapevole, inclusiva e solidale. Intitolare uno spazio pubblico a questa realtà significa affermare che questi valori ci rappresentano e ci uniscono. Questo piazzale vuole essere un luogo aperto, di incontro e di passaggio, proprio come l’idea di accoglienza e di crescita che l’Associazione porta avanti ogni giorno”.
Alla cerimonia ha partecipato anche la vicesindaco e assessore alle Politiche sociali, Francesca D’Alessandro, che ha sottolineato il valore simbolico dell’intitolazione: “Attraverso i nomi che scegliamo di incidere nei luoghi della città raccontiamo i valori in cui crediamo e la memoria che vogliamo custodire. Antonietta Piombini ed Elisabetta Sensini rappresentano un esempio di dedizione, umanità e legame con la comunità. Intitolare loro questo spazio significa riconoscere il valore di chi, con il proprio impegno quotidiano, contribuisce a costruire il tessuto umano e sociale del territorio”.
A ricordare il lungo percorso dell’Associazione sono intervenuti la presidente Carla Maria Francalancia, il responsabile dei Servizi Andrea Marangoni e Stefano Perugini, nipote di Antonietta Piombini, che hanno ringraziato l’Amministrazione Comunale per la vicinanza e per aver dedicato questo spazio pubblico alle due figure storiche.
Torna in piena attività, con una nuova gestione familiare, la pasticceria e caffetteria “La Pasticciona” in via Giuseppe Collio, a San Severino Marche. Il locale, punto di riferimento per le colazioni e i momenti di pausa, riparte con l’entusiasmo della nuova titolare, Nadire Cani, affiancata dai figli Jurgen ed Elis.
L’attività punta sulla freschezza e sulla qualità delle materie prime, offrendo un’ampia scelta di prodotti dolci e salati artigianali. La vera novità risiede però nell'integrazione culturale dell’offerta: accanto ai classici della pasticceria italiana, i clienti potranno scoprire e gustare alcune specialità tipiche dell’Albania, portando un tocco di internazionalità e golosità.
Al tradizionale taglio del nastro ha voluto partecipare anche il sindaco della città di San Severino Marche, Rosa Piermattei, che ha portato il saluto dell’Amministrazione comunale a questa nuova sfida imprenditoriale.
“È sempre un momento di grande gioia quando un’attività del nostro territorio riparte con lo stesso slancio di chi l’aveva preceduta e, anche in questo caso, con il coinvolgimento delle famiglie e della nostra comunità. A Nadire e ai suoi figli vanno i miei migliori auguri: il loro coraggio e la volontà di investire nella nostra città, portando anche un pizzico della loro cultura d'origine, sono segnali importanti di vitalità e integrazione per la nostra realtà”.
La festa d’inaugurazione è stata un momento di grande calore umano, che ha visto la partecipazione della famiglia di Nadire, dei precedenti titolari, dei collaboratori, di tutto lo staff e di moltissimi amici e parenti accorsi per festeggiare il nuovo inizio.
Era il 6 febbraio 1972 quando, presso la Balera di Pianello Vallesina, le vite di Liliana Mecarelli e Furio Severini iniziarono a intrecciarsi per non separarsi mai più. Furio, che all'epoca era un giovanissimo istruttore alla Scuola della Stradale di Cesena, approfittava delle domeniche libere per tornare a casa a Monteroberto e proprio in quella sala da ballo scattò la scintilla.
Tra timidi approcci e la scoperta di conoscenze comuni, come la parentela con zia Nunzia, vicina di casa di Liliana, ebbe inizio una storia che ha attraversato cinquant'anni di vita coniugale.
Il fidanzamento è durato quattro anni, fino a quando la coppia ha approfittato del cambiamento delle norme interne alla Polizia, che abbassò l’età minima per contrarre matrimonio da 28 a 26 anni. Appena un mese dopo il ventiseiesimo compleanno di Furio, il 1° febbraio 1976, i due sono convolati a nozze.
Dopo il matrimonio la coppia si è stabilita a Corridonia, comune dove la famiglia Severini risiede tuttora. La loro unione è stata allietata dalla nascita di due figli, Moreno (1977) e Maurizio (1986). Un dettaglio curioso lega quest'ultima nascita alla storia locale, poiché Maurizio è stato uno degli ultimi bambini nati nell’ospedale cittadino prima della chiusura definitiva.
Negli anni la famiglia si è allargata con l’arrivo delle nuore Maria Giovanna ed Eleonora e dei due amati nipoti, Matilda e Geremia, che oggi rappresentano il vanto di Liliana e Furio e il frutto di un amore solido e duraturo.
Furio ha concluso la sua onorata carriera nella Polizia di Stato con la qualifica di Ispettore Superiore e oggi, insieme alla sua Liliana, si gode la meritata pensione. Nonostante il passare degli anni, i due non hanno perso la passione che li ha fatti incontrare: ogni fine settimana continuano a frequentare le sale da ballo della zona, segno che quel primo incontro in balera ha lasciato un’impronta indelebile.
La loro storia rappresenta un esempio bellissimo per le nuove generazioni, testimonianza di come un legame nato quasi per caso possa trasformarsi in una solida realtà capace di resistere al tempo. A Liliana e Furio vanno i più sinceri auguri per questo straordinario traguardo dei 50 anni di matrimonio.
Il fascino senza tempo di Elcito, borgo settempedano noto come il “Piccolo Tibet delle Marche”, supera i confini locali e approda online su Turisti per Caso, uno dei portali di riferimento del turismo nazionale fondato da Syusy Blady e Patrizio Roversi, volti storici della televisione italiana.
L’approfondimento celebra Elcito come meta ideale per chi desidera staccare dalla frenesia quotidiana, definendolo un “prezioso regno di pace” dove corpo e spirito possono riconciliarsi. Arroccato su uno sperone di roccia a 821 metri d’altezza, alle pendici del Monte La Pereta, il borgo conquista per le sue case in pietra, le atmosfere sospese e i grandi silenzi che caratterizzano l’ambiente naturale circostante.
Turisti per Caso sottolinea diversi punti di forza del borgeo: la vista panoramica sulle colline e le montagne limitrofe, la storia di Elcito come fortificazione a difesa dell’abbazia di Valfucina e il forte legame con le tradizioni locali. Gli amanti delle escursioni possono scoprire numerosi percorsi immersi nel verde, mentre feste e rievocazioni permettono di degustare la cucina tipica e conoscere il folklore della zona.
La pubblicazione sul portale rappresenta un riconoscimento importante per il turismo di San Severino Marche e delle sue frazioni, confermando il valore culturale e naturalistico di Elcito. Non solo meta estiva per proprietari di seconde case, il borgo è simbolo di un turismo autentico e sostenibile, dove aria pulita e panorami suggestivi richiamano atmosfere che evocano addirittura il fascino dell’Oriente.
Nella notte tra venerdì 30 e sabato 31 gennaio, Macerata si è svegliata con il cuore rivolto a otto anni fa, a quel crimine atroce che ha segnato per sempre la storia della città e dell'Italia intera. Una delegazione di giovani, insieme ad Alessandra Verni, madre di Pamela Mastropietro, si è ritrovata nel luogo più simbolico e doloroso della vicenda: quel palazzo di via Spalato che, secondo i partecipanti, sembra essere diventato un tabù per la memoria istituzionale cittadina.
Il gesto simbolico della notte scorsa ha voluto rompere un silenzio giudicato "inquietante". In una nota diffusa dal gruppo, la critica verso le amministrazioni che si sono susseguite è frontale: "Siamo qui per lanciare un segnale e un invito alle istituzioni". Sebbene ogni anno venga organizzata una cerimonia ufficiale ai Giardini Diaz, i giovani la percepiscono come un atto formale svuotato di vera partecipazione. "Organizzare un ricordo alle 11:30 di un giorno lavorativo, senza preavviso alla cittadinanza, significa voler mantenere una facciata pulita senza alimentare un vero ricordo collettivo", si legge nel duro comunicato.
Il racconto di chi è sceso in strada descrive una ferita ancora aperta ma spesso ignorata: "Davanti al palazzo dove Pamela incontrò i suoi 'orchi', le tapparelle si abbassano e gli sguardi si voltano. Ci è stato detto che la gente vuole voltare pagina, che parlarne svaluta il valore degli immobili". Per i ragazzi, assecondare questo atteggiamento spostando le celebrazioni lontano dal luogo del delitto è un errore profondo: "Assecondare questo silenzio omertoso è un errore profondo. Un silenzio che abbiamo deciso di rompere ancora una volta, esponendo il nostro striscione in quel maledetto posto".
Richiamando le parole del prefetto Giovanni Signer, secondo cui la sicurezza si alimenta coltivando la coscienza dei singoli e non solo con uno "stato di polizia", i giovani lanciano un ultimo, accorato appello: "Pamela, quella notte, ha incontrato persone che invece di aiutarla hanno scelto di approfittare della sua fragilità. Oggi, non possiamo permettere che la città continui a girarsi dall’altra parte".
Come ampiamente prevedibile, il prode generale Vannacci, autore del fortunato e controverso best seller "Il mondo al contrario", ha depositato il simbolo e il nome del suo nuovo movimento. Si chiama "Futuro nazionale" e presenta le classiche sfumature della destra bluette neoliberale.
Che vi fosse aria di divorzio tra il generale e la Lega del ruspante Salvini (dico ruspante perché lo ricordiamo a bordo della ruspa) era evidente ormai da tempo. Molte delle posizioni del Vannacci erano in effetti ormai incompatibili con quelle del Carroccio, anzitutto l'opposizione del generale rispetto al continuo invio sciagurato di armi all'Ucraina del guitto di Kiev.
Che cosa accadrà realmente, se il generale fonderà un proprio partito e attuerà la secessione dalla Lega? Sparirà il generale o sparirà la Lega? Sembra non trascurabile il consenso del generale, un consenso che forse potrebbe generare uno smottamento nel partito di Salvini, oltretutto in caduta libera nei consensi per l'evidente tradimento delle proprie premesse e delle proprie promesse, in primo luogo l'antica opposizione all'Unione Europea e la antica vicinanza alla Russia.
Se la fondazione del partito di Vannacci rappresentasse realmente un colpo al partito di Salvini e a quello della Meloni – partiti sistemici al cento per cento – sarebbe indubbiamente una buona cosa. Ma non pensiamo affatto che il generale rappresenti un'alternativa: rappresenta invece l’eterno ritorno del medesimo, voglio dire dell'ordine neoliberale egemonico a destra come a sinistra.
Molti si ostinano scioccamente a dire che il generale è fascista: in realtà è un liberista classico, che riconosce la superiorità dell'economia sulla politica, del mercato sullo Stato, proprio come Meloni, Salvini e Schlein. Per non tacere, poi, della vannacciana vicinanza a Israele e della sua conseguente opposizione alle ragioni del popolo palestinese.
I limiti macroscopici delle tesi espresse nel best seller "Il mondo al contrario" li ho evidenziati a più riprese in passato. In sintesi, è nel vero Vannacci, allorché sostiene che viviamo in un “mondo al contrario”. E però egli omette di evidenziare quali sono i due pilastri del mondo al contrario, dai quali derivano le altre contraddizioni dell’esistente: il capitalismo globalizzato e l’imperialismo statunitense.
Se si accettano questi due punti, allora si è parte del mondo al contrario che pure si dice di voler contestare. Ed è appunto ciò che accade, volens nolens, al Vannacci, liberista e atlantista.
Del resto, il generale ha apertamente sostenuto una prospettiva liberale, riconoscendo l’importanza del mercato e di fatto negando che esso possa coincidere con il mondo al contrario. Di fatto, egli ha difeso l’idea del trickle down o sgocciolamento: facendo crescere la ricchezza, il mercato lascia sgocciolare verso il basso quote di ricchezza quote di ricchezza.
Si tratta di un mantra del pensiero neoliberale, un mantra che però è intrinsecamente falso: se di sgocciolamento vogliamo parlare, nella società capitalistica, allora dobbiamo riconoscere che è in atto uno sgocciolamento inverso, tale per cui dai più poveri le gocce di ricchezza salgono verso i piani alti, poiché il capitalismo sta strutturalmente impoverendo la base per arricchire il vertice, come peraltro dimostrato scientificamente da quanto accaduto con la crisi economica del 2007 e con il salvataggio delle banche con i soldi dei cittadini.
Insomma, con il generale Vannacci ci ritroviamo dinanzi all'eterno ritorno del medesimo, ossia del Partito Unico fintamente articolato del capitale, che trova sempre gonzi e citrulli pronti a credere che il partitino di volta in volta emergente rappresenti la novità e l'alternativa, quando in realtà si tratta sempre della solita alternanza che nega ogni reale alternativa.
Già si vedono torme di gonzi, citrulli e militonti che si esaltano per il possibile partito del Vannacci come alternativa all'ordine dominante: vulgus vult decipi, ergo decipiatur. Non siamo andati poi molto più in là rispetto alla caverna di Platone.