Guido Picchio e Andrea Angeli, un legame speciale: "Portavi pace là dove c'erano le bombe. Fa' buon viaggio"
Cronaca
03/09/2026 14:10

Guido Picchio e Andrea Angeli, un legame speciale: "Portavi pace là dove c'erano le bombe. Fa' buon viaggio"

"Guiducciiiii". Così, in maniera inconfondibile, così come lo era il suo sferragliare con le chiavi sulla porta prima di centrare il verso giusto con cui far scattare la serratura, si annunciava e si presentava, ogni volta, nella redazione di Picchio News, Andrea Angeli. Basterebbe soltanto questo particolare a fotografare il rapporto fraterno, a tratti quasi simbiotico, che ha legato Andrea a Guido Picchio, il direttore responsabile di questa testata. È uno di quei casi in cui si scrive con gli occhi umidi. Chiedo a Guido, chi altri meglio di lui, un ricordo del suo amico Andrea. Facendolo so di chiedergli di fare uno sforzo, di scavalcare il dolore per una perdita incolmabile, che ha profondamente toccato tutta la nostra redazione.  Gli chiedo la prima volta che si sono conosciuti: "Il nostro rapporto era già iniziato da tempo, ma è nel 1994 che è diventato qualcosa di molto più profondo. Andrea era a Sarajevo, durante la guerra, e mi propose di andare con lui. Mi lasciò un giubbotto antiproiettile e organizzò tutto perché potessi raggiungerlo. Per me era la prima esperienza in uno scenario di guerra." Guido racconta di essere partito insieme ad altri giornalisti di testate nazionali (Toni Capuozzo, Paolo Liguori, Federico Bugno, Gigi Riva), su un volo che trasportava aiuti umanitari verso Sarajevo. Una volta atterrati, però, non c'era tempo da perdere: bisognava scendere rapidamente dall'aereo e raggiungere il mezzo blindato che attendeva a poche decine di metri, mentre dalle colline arrivavano i colpi: "Andrea aveva già pensato a tutto. Dove dormire, con chi muovermi, dove mangiare, come organizzare il rientro. Io ero un giornalista freelance che non conosceva nessuno. Lui mi aveva preparato il terreno. È stato il mio angelo custode." Da quella prima esperienza sarebbe, per l'appunto, nata un'amicizia fraterna, destinata a durare per oltre trent'anni e a passare attraverso alcuni dei luoghi più difficili del mondo. Sarajevo, il Kosovo, l'Afghanistan e altri scenari di crisi nei quali Andrea continuava a esserci, sempre con quel suo modo discreto di muoversi e di mettere gli altri nelle condizioni di lavorare: "Con Andrea si aprivano porte che altrimenti sarebbero rimaste chiuse. Aveva una rete di rapporti incredibile: giornalisti, funzionari, generali, ambasciatori. Mi ha permesso di fare servizi e di incontrare persone che, da solo, probabilmente non avrei mai potuto avvicinare." Erano anni in cui fare il giornalista in quei luoghi significava anche affrontare difficoltà che oggi sembrano quasi impensabili. Non c'erano i cellulari e da Sarajevo bisognava spesso dettare gli articoli per telefono, sostenendo costi enormi. Per vendere fotografie e servizi Guido doveva poi rientrare in Italia, spostarsi in treno fino a Milano e cercare di trasformare quelle immagini e quei racconti in lavoro. Eppure, anche in quelle condizioni, riuscì a realizzare reportage importanti, collaborando con testate come Corriere della Sera, Oggi, Gente, L'Espresso e Panorama. Nel frattempo, anche Andrea conosceva direttamente il pericolo. Fu sequestrato dai serbi e trattenuto per tre giorni. Un'esperienza che non lo avrebbe però allontanato dagli scenari di crisi. Guido stesso, qualche mese dopo, avrebbe vissuto un'esperienza di sequestro insieme ai giornalisti Lucia Annunziata e Federico Bugno: "Erano situazioni in cui potevi davvero rischiare la vita. Eppure Andrea aveva una capacità incredibile di rimanere lucido. Anche quando intorno c'era il caos, lui riusciva a trasmetterti tranquillità. Mi diceva: 'Stai con me'. E tu sapevi che potevi fidarti." È forse proprio qui che emerge uno dei tratti più caratteristici di Andrea Angeli. La sua autorevolezza non aveva bisogno di essere esibita. Aveva rapporti ai massimi livelli, ma riusciva a parlare con tutti nello stesso modo: "Per Andrea erano tutti uguali. Non faceva differenza tra un generale, un ambasciatore, un giornalista di qualsiasi testata o una persona che incontrava per strada. Se qualcuno aveva bisogno di una mano, lui cercava di fare quello che poteva. Ed era per questo che era così amato." Guido ricorda con particolare affetto le tante occasioni in cui quella sua straordinaria rete di conoscenze diventava quasi surreale. Andrea poteva arrivare alla Farnesina su una Renault 4 sgangherata e muoversi con la stessa naturalezza con cui avrebbe attraversato una strada di Macerata. Conosceva volti, nomi, persone e ambienti di ogni genere. Poteva trovarsi davanti a un ambasciatore, a un generale o a un esponente delle istituzioni e comportarsi esattamente come avrebbe fatto con un vecchio amico: "Questa era la cosa che mi colpiva di più. Aveva le porte aperte ovunque, ma non aveva perso nulla della sua semplicità".  È un tratto che Guido ritrova anche nei tanti viaggi fatti insieme negli anni successivi. Andrea non era soltanto quello che permetteva di arrivare in un luogo: era quello che faceva sentire al sicuro chi arrivava con lui. Una presenza capace di orientarsi in contesti sconosciuti e di trasformare la propria esperienza in una forma di protezione per gli altri: "Abbiamo vissuto tante cose insieme. E ogni volta Andrea c'era. Anche quando sembrava impossibile organizzare qualcosa, lui trovava il modo. È grazie a lui se ho potuto raccontare tante realtà e realizzare servizi che altrimenti non avrei mai potuto fare." Parliamo di un uomo che per professione ha portato pace negli scenari di guerra e questo traspariva nel suo tono placido, nel suo modo di vivere lento, da acuto osservatore, in anacronismo con la realtà attuale, in cui si tende a piegare il tempo, senza rispettarlo. Abbiamo avuto il piacere di conoscere l’uomo nella sua quotidianità, svestito l’impeccabile completo con cui si presentava in ogni occasione pubblica. Di Andrea ci resterà quel suo fisico slanciato che si accompagnava a un portamento elegante per natura e per cultura e che te ne faceva avvertire, soltanto standogli accanto, lo spessore umano. È una sensazione che non capita spesso. Anzi, quasi mai. Ci resteranno i suoi occhi azzurri che spuntavano come fessure gentili dal volto e dietro i quali potevi leggere il suo animo curioso, la sua apertura verso il mondo. Di lui ci resterà il suo amore per la carta stampata. E indubbiamente ci resterà il suo amore per il viaggio. Il modo di vivere itinerante che lo ha sempre accompagnato, senza però mai tradire il legame viscerale per la città natale, Macerata: "Andrea aveva girato il mondo, aveva vissuto in posti diversi, aveva rapporti a Roma, a New York e in tantissimi altri luoghi. Ma Macerata era sempre il punto in cui tornava - ricorda Guido -. Era un maceratese che portava il nome della nostra città in giro per il mondo. E forse Macerata non si è mai resa fino in fondo conto della grandezza di questo suo figlio." "Non è un caso che sia finita così. Negli ultimi giorni Macerata se l'è tenuto con sé". Una frase che Guido pronuncia con la voce spezzata, perché dentro ci sono una vita intera e migliaia di ricordi. Ricordi che non possono essere racchiusi in una sola fotografia, in un solo viaggio, in una sola storia. Non possiamo che concludere queste righe con: "Fa' buon viaggio, anche questa volta, A.A.".

Guido Picchio e Andrea Angeli, un legame speciale: "Portavi pace là dove c'erano le bombe. Fa' buon viaggio"

Guido Picchio e Andrea Angeli, un legame speciale: "Portavi pace là dove c'erano le bombe. Fa' buon viaggio"
03/09/2026 14:10

"Guiducciiiii". Così, in maniera inconfondibile, così come lo era il suo sferragliare con le chiavi sulla porta prima di centrare il verso giusto con cui far scattare la serratura, si annunciava e si presentava, ogni volta, nella redazione di Picchio News, Andrea Angeli. Basterebbe soltanto questo particolare a fotografare il rapporto fraterno, a tratti quasi simbiotico, che ha legato Andrea a Guido Picchio, il direttore responsabile di questa testata. È uno di quei casi in cui si scrive con gli occhi umidi. Chiedo a Guido, chi altri meglio di lui, un ricordo del suo amico Andrea. Facendolo so di chiedergli di fare uno sforzo, di scavalcare il dolore per una perdita incolmabile, che ha profondamente toccato tutta la nostra redazione.  Gli chiedo la prima volta che si sono conosciuti: "Il nostro rapporto era già iniziato da tempo, ma è nel 1994 che è diventato qualcosa di molto più profondo. Andrea era a Sarajevo, durante la guerra, e mi propose di andare con lui. Mi lasciò un giubbotto antiproiettile e organizzò tutto perché potessi raggiungerlo. Per me era la prima esperienza in uno scenario di guerra." Guido racconta di essere partito insieme ad altri giornalisti di testate nazionali (Toni Capuozzo, Paolo Liguori, Federico Bugno, Gigi Riva), su un volo che trasportava aiuti umanitari verso Sarajevo. Una volta atterrati, però, non c'era tempo da perdere: bisognava scendere rapidamente dall'aereo e raggiungere il mezzo blindato che attendeva a poche decine di metri, mentre dalle colline arrivavano i colpi: "Andrea aveva già pensato a tutto. Dove dormire, con chi muovermi, dove mangiare, come organizzare il rientro. Io ero un giornalista freelance che non conosceva nessuno. Lui mi aveva preparato il terreno. È stato il mio angelo custode." Da quella prima esperienza sarebbe, per l'appunto, nata un'amicizia fraterna, destinata a durare per oltre trent'anni e a passare attraverso alcuni dei luoghi più difficili del mondo. Sarajevo, il Kosovo, l'Afghanistan e altri scenari di crisi nei quali Andrea continuava a esserci, sempre con quel suo modo discreto di muoversi e di mettere gli altri nelle condizioni di lavorare: "Con Andrea si aprivano porte che altrimenti sarebbero rimaste chiuse. Aveva una rete di rapporti incredibile: giornalisti, funzionari, generali, ambasciatori. Mi ha permesso di fare servizi e di incontrare persone che, da solo, probabilmente non avrei mai potuto avvicinare." Erano anni in cui fare il giornalista in quei luoghi significava anche affrontare difficoltà che oggi sembrano quasi impensabili. Non c'erano i cellulari e da Sarajevo bisognava spesso dettare gli articoli per telefono, sostenendo costi enormi. Per vendere fotografie e servizi Guido doveva poi rientrare in Italia, spostarsi in treno fino a Milano e cercare di trasformare quelle immagini e quei racconti in lavoro. Eppure, anche in quelle condizioni, riuscì a realizzare reportage importanti, collaborando con testate come Corriere della Sera, Oggi, Gente, L'Espresso e Panorama. Nel frattempo, anche Andrea conosceva direttamente il pericolo. Fu sequestrato dai serbi e trattenuto per tre giorni. Un'esperienza che non lo avrebbe però allontanato dagli scenari di crisi. Guido stesso, qualche mese dopo, avrebbe vissuto un'esperienza di sequestro insieme ai giornalisti Lucia Annunziata e Federico Bugno: "Erano situazioni in cui potevi davvero rischiare la vita. Eppure Andrea aveva una capacità incredibile di rimanere lucido. Anche quando intorno c'era il caos, lui riusciva a trasmetterti tranquillità. Mi diceva: 'Stai con me'. E tu sapevi che potevi fidarti." È forse proprio qui che emerge uno dei tratti più caratteristici di Andrea Angeli. La sua autorevolezza non aveva bisogno di essere esibita. Aveva rapporti ai massimi livelli, ma riusciva a parlare con tutti nello stesso modo: "Per Andrea erano tutti uguali. Non faceva differenza tra un generale, un ambasciatore, un giornalista di qualsiasi testata o una persona che incontrava per strada. Se qualcuno aveva bisogno di una mano, lui cercava di fare quello che poteva. Ed era per questo che era così amato." Guido ricorda con particolare affetto le tante occasioni in cui quella sua straordinaria rete di conoscenze diventava quasi surreale. Andrea poteva arrivare alla Farnesina su una Renault 4 sgangherata e muoversi con la stessa naturalezza con cui avrebbe attraversato una strada di Macerata. Conosceva volti, nomi, persone e ambienti di ogni genere. Poteva trovarsi davanti a un ambasciatore, a un generale o a un esponente delle istituzioni e comportarsi esattamente come avrebbe fatto con un vecchio amico: "Questa era la cosa che mi colpiva di più. Aveva le porte aperte ovunque, ma non aveva perso nulla della sua semplicità".  È un tratto che Guido ritrova anche nei tanti viaggi fatti insieme negli anni successivi. Andrea non era soltanto quello che permetteva di arrivare in un luogo: era quello che faceva sentire al sicuro chi arrivava con lui. Una presenza capace di orientarsi in contesti sconosciuti e di trasformare la propria esperienza in una forma di protezione per gli altri: "Abbiamo vissuto tante cose insieme. E ogni volta Andrea c'era. Anche quando sembrava impossibile organizzare qualcosa, lui trovava il modo. È grazie a lui se ho potuto raccontare tante realtà e realizzare servizi che altrimenti non avrei mai potuto fare." Parliamo di un uomo che per professione ha portato pace negli scenari di guerra e questo traspariva nel suo tono placido, nel suo modo di vivere lento, da acuto osservatore, in anacronismo con la realtà attuale, in cui si tende a piegare il tempo, senza rispettarlo. Abbiamo avuto il piacere di conoscere l’uomo nella sua quotidianità, svestito l’impeccabile completo con cui si presentava in ogni occasione pubblica. Di Andrea ci resterà quel suo fisico slanciato che si accompagnava a un portamento elegante per natura e per cultura e che te ne faceva avvertire, soltanto standogli accanto, lo spessore umano. È una sensazione che non capita spesso. Anzi, quasi mai. Ci resteranno i suoi occhi azzurri che spuntavano come fessure gentili dal volto e dietro i quali potevi leggere il suo animo curioso, la sua apertura verso il mondo. Di lui ci resterà il suo amore per la carta stampata. E indubbiamente ci resterà il suo amore per il viaggio. Il modo di vivere itinerante che lo ha sempre accompagnato, senza però mai tradire il legame viscerale per la città natale, Macerata: "Andrea aveva girato il mondo, aveva vissuto in posti diversi, aveva rapporti a Roma, a New York e in tantissimi altri luoghi. Ma Macerata era sempre il punto in cui tornava - ricorda Guido -. Era un maceratese che portava il nome della nostra città in giro per il mondo. E forse Macerata non si è mai resa fino in fondo conto della grandezza di questo suo figlio." "Non è un caso che sia finita così. Negli ultimi giorni Macerata se l'è tenuto con sé". Una frase che Guido pronuncia con la voce spezzata, perché dentro ci sono una vita intera e migliaia di ricordi. Ricordi che non possono essere racchiusi in una sola fotografia, in un solo viaggio, in una sola storia. Non possiamo che concludere queste righe con: "Fa' buon viaggio, anche questa volta, A.A.".

Cronaca

Moto rubata poche ore prima, carabiniere fuori servizio la riconosce e ferma un giovane

Moto rubata poche ore prima, carabiniere fuori servizio la riconosce e ferma un giovane

03/09/2026 19:34

Era fuori servizio, ma non ha esitato a intervenire dopo aver notato un giovane muoversi con fare sospetto in sella a una moto lungo una strada del centro abitato di Jesi. Protagonista dell'episodio è il comandante della Stazione dei Carabinieri di Jesi, che, durante le ore serali, ha deciso di fermare il ragazzo per un controllo. Gli accertamenti hanno permesso di scoprire che il blocchetto di accensione della moto era stato forzato. Sul posto sono quindi intervenuti anche i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Jesi, che hanno approfondito i controlli sul mezzo e sul giovane. Dalle verifiche è emerso che la moto era stata rubata poche ore prima a un anziano del posto. Il mezzo si trovava parcheggiato lungo la strada, nei pressi dell'abitazione del proprietario, a poca distanza dal luogo in cui il giovane è stato fermato. Al termine degli accertamenti, il conducente è stato denunciato a piede libero all'autorità giudiziaria per ricettazione. La moto è stata invece immediatamente recuperata e restituita al legittimo proprietario. L'intervento del comandante, nonostante fosse fuori servizio, ha così consentito di recuperare in breve tempo il mezzo e di ricostruirne la provenienza.

Matelica, si infortuna alla gamba durante un'escursione sul Monte San Vicino: soccorso un uomo

Matelica, si infortuna alla gamba durante un'escursione sul Monte San Vicino: soccorso un uomo

03/09/2026 18:22

MATELICA - Intervento dei Vigili del fuoco nel primo pomeriggio di oggi sul Monte San Vicino per soccorrere un escursionista rimasto ferito a una gamba durante un’escursione. L’allarme è scattato poco prima delle 15.30. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco volontari di Apiro, che hanno raggiunto l’uomo e prestato le prime operazioni di soccorso. L’escursionista è stato immobilizzato e successivamente trasportato con una barella fino a un luogo sicuro, dove è stato affidato alle cure del personale sanitario intervenuto per prestare assistenza. Nelle operazioni di soccorso è stato coinvolto anche il Soccorso Alpino, impegnato insieme ai Vigili del fuoco nelle attività necessarie per raggiungere e mettere in sicurezza l’escursionista. L’intervento ha permesso di riportare l’uomo in una zona accessibile ai mezzi di soccorso, consentendo così al personale sanitario di procedere con le cure e gli accertamenti del caso.

Attualità

Dopo il sisma, Monte Cavallo riabbraccia il suo Municipio: "Traguardo simbolico e concreto"

Dopo il sisma, Monte Cavallo riabbraccia il suo Municipio: "Traguardo simbolico e concreto"

03/09/2026 18:00

Il Municipio torna a essere la casa della comunità. A dieci anni dagli eventi sismici che hanno colpito il Centro Italia, Monte Cavallo ha inaugurato la nuova sede comunale, ricostruita e riqualificata nell’ambito degli interventi della ricostruzione post sisma. Un momento dal forte valore simbolico e concreto per il piccolo centro dell’entroterra maceratese, che torna a disporre di una struttura sicura, moderna, accessibile e pronta ad accogliere non soltanto gli uffici dell’amministrazione, ma anche servizi e attività a disposizione dei cittadini. Alla cerimonia hanno partecipato la senatrice Elena Leonardi, il sottosegretario alla Presidenza della Regione Marche Silvia Luconi, il presidente della Provincia di Macerata Alessandro Gentilucci, il presidente del Consiglio regionale delle Marche Gianluca Pasqui, diversi consiglieri regionali, numerosi sindaci del territorio e rappresentanti delle istituzioni locali. L’intervento, finanziato con oltre 2,3 milioni di euro nell’ambito della ricostruzione post sisma, ha riguardato il complesso comunale formato da due corpi di fabbrica realizzati in epoche differenti. Sulla porzione storica, risalente alla seconda metà dell’Ottocento, è stato effettuato un importante intervento di miglioramento sismico. I lavori hanno interessato la copertura e il cordolo perimetrale, il consolidamento delle murature e dei solai e l’inserimento di elementi di rinforzo strutturale. La parte più recente del complesso è stata invece demolita e successivamente ricostruita. Particolare attenzione è stata riservata all’accessibilità e alla piena fruibilità degli ambienti. I due edifici sono stati collegati attraverso una rampa interna al piano terra e una scala dotata di montascale al primo piano, consentendo di raggiungere agevolmente i diversi livelli del complesso. Anche le finiture esterne sono state uniformate, con l’obiettivo di inserire armonicamente il nuovo intervento nel tessuto urbano esistente. Il nuovo Municipio ospiterà una pluralità di funzioni. Gli uffici comunali sono collocati al primo piano della parte ricostruita, mentre al piano terra trovano spazio la Protezione civile, la Pro Loco e una sala destinata a manifestazioni, feste e conferenze. Nell’edificio storico sono invece ospitate la sala consiliare, gli spazi espositivi, l’ufficio postale e, al piano terra, locali destinati ai servizi socio-sanitari. «La rinascita della nostra sede comunale rappresenta un traguardo simbolico e concreto di resilienza e ripartenza per tutta la comunità di Monte Cavallo – sottolinea il sindaco Pietro Cecoli –. Con questo intervento restituiamo ai cittadini una struttura moderna, sicura ed efficiente, destinata non solo agli uffici pubblici e ai servizi essenziali, ma anche alla vita sociale e culturale del territorio». Il primo cittadino ha quindi rivolto un ringraziamento alla Struttura commissariale, al commissario Guido Castelli, alla Regione Marche, all’USR Marche, alla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica delle Marche, alla ditta esecutrice e alla direzione dei lavori, oltre ai dipendenti comunali impegnati nel trasloco. Un ringraziamento particolare è stato rivolto anche al pittore Daniele Cristallini, che ha impreziosito i nuovi ambienti con alcune sue opere. Per il commissario straordinario alla Ricostruzione Guido Castelli, la restituzione del Municipio rappresenta un passaggio fondamentale: «Restituire il Municipio a Monte Cavallo significa restituire alla comunità un punto di riferimento fondamentale e dare concretezza a quella ricostruzione che deve creare le condizioni per continuare a vivere e progettare il futuro nei nostri territori». Castelli ha sottolineato inoltre il ruolo particolare che le sedi comunali rivestono nei piccoli centri dell’Appennino, definendole anche «presidi dello Stato e dei servizi». Una ricostruzione, ha evidenziato, che non deve limitarsi alla riparazione degli edifici danneggiati, ma deve contribuire a rendere i borghi «più vivi e attrattivi», garantendo servizi, spazi di socialità e condizioni capaci di contrastare lo spopolamento. I lavori del nuovo Municipio si sono conclusi il 3 giugno 2026, nel rispetto dei tempi previsti, e l’opera è stata successivamente collaudata. Nella parte storica troverà inoltre posto l’archivio storico comunale, attualmente interessato dalle attività di restauro e classificazione finanziate dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica delle Marche. Un ulteriore tassello di un intervento che non guarda soltanto alla sicurezza degli edifici, ma anche alla conservazione dell’identità e della memoria della comunità. L’inaugurazione si è trasformata così in una vera giornata di festa e condivisione con l’intera comunità di Monte Cavallo. Dopo il momento istituzionale, la giornata è proseguita in piazza insieme ai cittadini, tra musica, canti tradizionali e momenti conviviali, per celebrare il ritorno di uno dei luoghi centrali della vita del paese. La restituzione del Municipio rappresenta infatti un passaggio importante nel percorso di ricostruzione di Monte Cavallo, non soltanto per il ritorno degli uffici comunali nella loro sede, ma anche per la possibilità di riavere a disposizione spazi destinati ai servizi, alle attività istituzionali, alla cultura e alla socialità. Nella parte storica del Municipio troverà inoltre posto l’archivio storico comunale, attualmente interessato dalle attività di restauro e classificazione finanziate dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica delle Marche. Un patrimonio documentale che tornerà così a trovare spazio all’interno della sede comunale, contribuendo a custodire e valorizzare la memoria della comunità. Il nuovo edificio diventa quindi un luogo aperto a più funzioni e alle diverse esigenze del paese, con la presenza della Protezione civile, della Pro Loco, dell’ufficio postale, dei servizi socio-sanitari e di una sala destinata a manifestazioni, feste e conferenze, oltre agli uffici comunali e alla sala consiliare. Un risultato che si inserisce nel più ampio percorso della ricostruzione post sisma. A Monte Cavallo, sul fronte della ricostruzione privata, sono 58 le domande di contributo presentate, 38 delle quali già concesse. L’importo complessivamente richiesto ammonta a 19.014.317,21 euro, mentre sono stati concessi 11.858.261,05 euro e già liquidati 7.264.125,79 euro. Sono 27 i cantieri conclusi e 10 quelli attualmente in corso. Per quanto riguarda la ricostruzione pubblica, sono complessivamente 21 le opere: 4 completate, 8 appaltate, 2 con lavori iniziati, 6 in fase di progettazione e una finanziata.   

Andrea Angeli descritto da Toni Capuozzo: "Galantuomo di pace, elegante anche nei luoghi impossibili"

Andrea Angeli descritto da Toni Capuozzo: "Galantuomo di pace, elegante anche nei luoghi impossibili"

03/09/2026 16:00

"Addio Andrea, galantuomo di pace". È con queste parole che Toni Capuozzo ha voluto ricordare Andrea Angeli, scomparso ieri all'età di 69 anni nella sua Macerata. Un ricordo personale, quello del giornalista e storico inviato di guerra, che restituisce il ritratto di un uomo conosciuto per decenni nei luoghi più difficili del mondo, là dove le Nazioni Unite cercavano, spesso senza successo, di portare la pace. "Non lo vedevo da tempo, ma sono certo che Andrea Angeli prima della malattia ne dimostrasse molti di meno", scrive Capuozzo, ricordandone la barba sempre curata, i capelli ravviati con attenzione e quel fisico asciutto che sembrava quasi al riparo dal trascorrere degli anni. Non c'era, del resto, giornalista di guerra che non avesse incontrato Andrea Angeli nei tanti teatri internazionali nei quali aveva lavorato come funzionario delle Nazioni Unite. Il suo compito era spesso quello di tenere i rapporti con la stampa: "Lo faceva con uno spirito amichevole, senza mai negare un lasciapassare, e sempre fondando il suo lavoro sullo studio e la conoscenza della realtà locale", ricorda Capuozzo. Ma è un'altra l'immagine che il giornalista sceglie per raccontare Andrea, quella che più di ogni altra sembra racchiudere la sua personalità. L'eleganza. Un'eleganza che non veniva meno nemmeno nei luoghi dove sembrava fuori posto. "Poteva portare un giubbotto antiproiettile ma in una tasca teneva una cravatta, casomai servisse", racconta Capuozzo. Un dettaglio apparentemente piccolo, ma che per chi lo conosceva diventa il simbolo di un modo di essere. Anche nelle situazioni più dure, Andrea non rinunciava a se stesso, alle proprie abitudini, alla propria dignità. Le abitudini erano spartane. "Spesso il pranzo erano un cappuccino e un cornetto", ricorda Capuozzo. Ma non mancavano le piccole passioni, quelle che riuscivano a ritagliarsi uno spazio persino durante le missioni nei Balcani. Come quella volta in cui i due rientrarono insieme dall'area balcanica con un viaggio decisamente singolare: Capuozzo costretto a tenere con una mano il tettuccio della 500 di Andrea, che si apriva controvento. Il giornalista stava tornando a casa, mentre Angeli aveva altri programmi: due giorni sugli sci a Cortina, prima di tornare nuovamente in guerra. E ancora, dal Kosovo, dove Andrea trascorreva le missioni, alcuni fine settimana arrivava fino in Grecia per concedersi un bagno. Era il suo modo di resistere alla guerra senza permettere alla guerra di diventare la sua normalità. Capuozzo ricorda anche il libro di Angeli, "Professione peacekeeper", un diario che raccontava dall'interno il significato di lavorare per la pace e che ancora oggi rappresenta una testimonianza preziosa per comprendere quanto difficile sia costruirla. "Tenetevi care quelle copie, che lui firmava con una penna stilografica", scrive Capuozzo. Poi arriva il passaggio forse più intenso del suo ricordo. Quell'eleganza, quelle abitudini, quella cura quasi ostinata di sé non erano semplicemente caratteristiche personali. Erano una forma di resistenza: "Ho capito presto che quella sua eleganza era - come il rossetto di Sarajevo su bocche sdentate - una resistenza al dolore e al male, una trincea di dignità, un rifiuto di lasciarsi andare ai burroni dell'odio, e dell'abitudine all'orrore, un rimanere se stessi." Parole che acquistano un significato ancora più forte se accostate alla fotografia scelta per accompagnare questo ricordo. Uno scatto del 1994, la prima notte a Sarajevo, durante la prima cena (qui il racconto completo), quando Guido Picchio e Andrea Angeli si trovavano insieme proprio con Toni Capuozzo e Adriano Sofri, allora corrispondente per "La Repubblica". Un'immagine che arriva da uno dei momenti destinati a segnare la vita professionale e personale di quegli uomini e che oggi, a distanza di oltre trent'anni, assume inevitabilmente un altro significato. E proprio Adriano Sofri, sotto il post con cui Picchio News aveva annunciato la morte di Andrea, ha lasciato poche parole, ma sufficienti a raccontare la profondità del dolore: "Ho il cuore spezzato". Andrea Angeli avrebbe poi continuato a viaggiare, a lavorare nei luoghi di crisi, a incontrare giornalisti, diplomatici, militari e persone comuni. Avrebbe attraversato altri conflitti e altre missioni, portando con sé quella professionalità e quella umanità che tanti, nel corso degli anni, hanno ricordato. Fino al ritorno a casa. A Macerata, la città dove è nato e dove ha scelto di tornare. "Addio Andrea, galantuomo di pace", conclude Toni Capuozzo.  

Politica

Legge suicidio assistito, Ruggeri (M5S): "Dal Veneto lezione di civiltà e umanità"

Legge suicidio assistito, Ruggeri (M5S): "Dal Veneto lezione di civiltà e umanità"

03/09/2026 16:40

Dopo la notizia dell’approvazione della legge sul suicidio medicalmente assistito da parte del Consiglio regionale del Veneto, che lo rende di fatto la prima regione governata dal centrodestra a regolamentare le procedure e le tempistiche della pratica, la questione ha riaperto il dibattito. L’eco di quanto avvenuto, si fa sentire forte anche nella regione Marche, dove già da tempo è depositata in Consiglio regionale una proposta di legge di ugual misura, presentata da parte del consigliere Pd Maurizio Mangialardi nel 2022. La notizia è stata accolta dalla consigliera regionale del M5S Marta Ruggeri come una vittoria di civiltà e un atto di sensibilità e responsabilità politica. Ruggeri osserva come il superamento delle barriere ideologiche rappresenti un elemento importante, soprattutto quando il tema sono la dignità dei cittadini e le loro sofferenze, oltre che i loro diritti fondamentali. "La scelta maturata a Venezia dimostra che anche nell'alveo del centrodestra è possibile un confronto maturo e rispettoso della libertà individuale", afferma Ruggeri. Secondo la consigliera anche all’interno della coalizione di centrodestra si può avviare un "dialogo maturo, che rispetti le libertà individuali e che consenta ai cittadini di accedere a questo servizio nei giusti tempi e modalità". È osservando il modello veneto che Ruggeri si augura che la regione Marche possa trarre spunto ed esempio per "sbloccare la situazione" circa "la proposta di legge ad iniziativa del collega Maurizio Mangialardi, che mi vede cofirmataria con convinzione. È giunto il momento che la maggioranza di centrodestra marchigiana dimostri la stessa maturità del Veneto: non possiamo continuare a voltarci dall'altra parte o a rimandare una discussione che riguarda la vita, la dignità e i diritti delle persone". L’invito è quello di dimostrare pari maturità, avviando il prima possibile un dibattito da svolgersi in Commissione e poi in Aula, due strumenti istituzionali fondamentali e irrinunciabili “per dotare la regione di una norma di civiltà e umanità”. La legge sul 'fine vita' La Toscana è stata la prima regione ad approvare una legge sul suicidio medicalmente assistito, seguita da Sardegna, Emilia Romagna ed ora, Veneto. Il tema di una possibile legge sul 'fine vita' in Italia si muove in uno spazio grigio che non è ancora regolamentato. Per questo le regioni devono muoversi autonomamente, spinte, molto spesso, da numerose raccolte firme indipendenti.  Nonostante questo, nel nostro Paese non è illegale ricorrere ad una pratica simile. Questo è possibile a causa di un precedente storico: una sentenza della Corte costituzionale del 2019 (242/2019) che chiarisce le situazioni in cui il suicidio assistito non può essere punito (e quindi quando è possibile effettuarlo), lasciando comunque grandi difficoltà circa le modalità ed i tempi di attuazione.  Le condizioni da verificare sono che il soggetto richiedente sia capace di prendere decisioni libere e consapevoli, che sia affetto da patologie irreversibili fonti di sofferenza fisica o patologica ritenuta intollerabile e che sia tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale (cosa rientri in quest’ultima dicitura è uno degli aspetti più critici perché interpretabile in maniera differente da parte delle aziende sanitarie). La Corte Costituzionale ha cercato più volte di fare pressione al Parlamento per spingerlo a legiferare sul tema ma senza alcun successo. L'ultimo affossamento risale al 3 giugno scorso, quando il ddl proposto da Alfredo Bazoli durante l'esame in aula di Senato ha subito il rinvio alle commissioni di Giustizia e Affari sociali, con 88 voti favorevoli e 59 contrari.  

"Quale sicurezza?” Franco Gabrielli a Civitanova per parlare di libertà e diritti

"Quale sicurezza?” Franco Gabrielli a Civitanova per parlare di libertà e diritti

02/09/2026 16:00

Quale sicurezza serve oggi alle nostre città? E come conciliare la tutela dei cittadini con la difesa delle libertà e dei diritti? Saranno questi alcuni degli interrogativi al centro dell’incontro con Franco Gabrielli, in programma venerdì 4 settembre alle 21.15 al Cinema Cecchetti di Civitanova Marche. L’appuntamento, organizzato dal Partito Democratico di Civitanova Marche, vedrà protagonista una delle figure più autorevoli del panorama italiano sui temi della sicurezza e dell’ordine pubblico. Gabrielli, nel corso della sua carriera, è stato capo della Polizia, capo del Dipartimento della Protezione civile e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai servizi di informazione e sicurezza. A intervistarlo sarà il giornalista Maurizio Blasi, in una serata che prenderà spunto dal volume “Contro la paura – Manifesto per una sicurezza democratica”, scritto da Gabrielli insieme a Carlo Bonini, vicedirettore di Repubblica, e pubblicato da Feltrinelli nell’aprile 2026. Il libro sarà il punto di partenza per affrontare un tema particolarmente presente anche nel dibattito pubblico cittadino: quello della sicurezza, spesso al centro di contrapposizioni politiche e di narrazioni contrapposte. Gabrielli e Bonini propongono nel volume un'idea di sicurezza democratica e relazionale, nella quale sicurezza e libertà non vengono considerate come valori contrapposti, ma come elementi entrambi necessari alla convivenza civile. Un approccio sintetizzato dagli stessi autori nell’idea che «è possibile difendersi senza perdersi» e che «la sicurezza non è il privilegio dei più forti, ma il diritto dei più deboli». Nel corso dell’incontro saranno quindi affrontate alcune delle questioni più attuali legate alla sicurezza: migrazioni, gestione dell’ordine pubblico, zone rosse, tutela delle forze dell’ordine, carceri, minori e sicurezza digitale. Uno dei temi centrali sarà anche il rapporto tra sicurezza reale e percezione dell’insicurezza. Il confronto partirà dalla necessità di guardare ai dati e ai fenomeni concreti, senza tuttavia trascurare il modo in cui i cittadini vivono e percepiscono il tema della sicurezza nella quotidianità. La serata offrirà così l’occasione per approfondire una questione complessa, andando oltre le semplificazioni e le contrapposizioni: come rendere le città più sicure senza comprimere diritti, libertà e coesione sociale. L’incontro con Gabrielli rientra nel programma della Festa dell’Unità provinciale itinerante e rappresenta uno degli appuntamenti dedicati al confronto sui temi di maggiore attualità. L’appuntamento è per venerdì 4 settembre alle 21.15 al Cinema Cecchetti di Civitanova Marche.

Sanità

Salesi, guardia radiologica attiva H24: stop ai trasferimenti dei bambini verso Torrette

Salesi, guardia radiologica attiva H24: stop ai trasferimenti dei bambini verso Torrette

02/09/2026 14:55

Niente più trasferimenti in ambulanza verso Torrette per le radiologie d'urgenza durante la notte o nei giorni festivi. Al presidio ospedaliero Materno Infantile Salesi di Ancona è stata attivata, per la prima volta, la guardia radiologica continuativa 24 ore su 24, sette giorni su sette. Il nuovo servizio, presentato dall'Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche, punta a garantire diagnosi più rapide e una maggiore autonomia assistenziale del Salesi, evitando gli spostamenti dei piccoli pazienti e delle loro famiglie tra i due presidi ospedalieri. La nuova organizzazione riguarda non soltanto i bambini, ma anche le mamme partorienti: non sarà infatti più necessario trasferirle da una struttura all'altra per effettuare esami radiologici urgenti legati a problematiche ginecologiche. All'incontro di presentazione hanno partecipato l'assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro, l'assessore alle Politiche comunitarie Giacomo Bugaro, il direttore generale dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche Armando Marco Gozzini e il direttore sanitario Claudio Martini. Presenti anche Andrea Giovagnoni, direttore del Dipartimento di Scienze Radiologiche e della Clinica di Radiologia; Andrea Ciavattini, direttore del Dipartimento Materno-Infantile e della Clinica di Ostetricia e Ginecologia; Laura Polenta, responsabile della Direzione medica ospedaliera del Salesi; e Giovanni Cobellis, direttore della SOD Chirurgia Pediatrica. La presenza del radiologo direttamente all'interno del Salesi consentirà di ridurre disagi e stress per i pazienti e per le famiglie, oltre a ottimizzare l'impiego di ambulanze e personale sanitario. L'obiettivo è rendere più rapido l'intero percorso diagnostico, mantenendo all'interno del presidio le competenze necessarie anche nelle ore notturne e durante i festivi. Il servizio, inoltre, non sarà riservato esclusivamente alle emergenze. La disponibilità continuativa della radiologia potrà essere utilizzata anche per l'attività diagnostica programmata e si integrerà con la nuova risonanza magnetica installata al Salesi pochi mesi fa. Secondo quanto spiegato durante la presentazione, il nuovo assetto rafforza la collaborazione tra radiologi, pediatri, neonatologi, chirurghi pediatrici, anestesisti e specialisti dell'area ostetrico-ginecologica, favorendo una presa in carico multidisciplinare e continuativa dei pazienti. L'attivazione della guardia radiologica H24 è stata realizzata senza costi aggiuntivi, attraverso una rimodulazione dell'attività del Dipartimento di Radiologia e la valorizzazione delle professionalità già presenti nell'organico. "La guardia radiologica attiva h24 rappresenta un risultato atteso da sempre e un passo in avanti fondamentale per la qualità della cura dei piccoli pazienti del Salesi", ha sottolineato l'assessore alla Sanità Paolo Calcinaro. "Con la presenza del radiologo direttamente in struttura, superiamo il vecchio sistema della reperibilità notturna per garantire diagnosi tempestive e azzerare i trasferimenti in ambulanza verso Torrette, valorizzando anche la nuova risonanza magnetica installata al Salesi pochi mesi fa e rendendo possibile eseguire gli esami direttamente qui in sede". Calcinaro ha poi evidenziato come l'intervento si inserisca in un percorso più ampio di potenziamento del presidio. "Accanto al lavoro ordinario e al miglioramento delle liste d'attesa, intendiamo guardare al presente della nostra sanità regionale senza attendere solo la realizzazione del nuovo ospedale Salesi. Attraverso l'impiego di nostre risorse e l'intercettazione di finanziamenti europei, realizzeremo investimenti destinati al blocco parto e alla climatizzazione di tutti gli ambienti". Anche l'assessore alle Politiche comunitarie Giacomo Bugaro ha ribadito la volontà di investire sull'attuale struttura del Salesi, in attesa di definire i tempi del nuovo plesso. "Investire sulla struttura attuale del Salesi è una priorità assoluta e un dovere verso la nostra comunità", ha dichiarato. "Stiamo già lavorando per individuare formule di finanziamento dedicate, attingendo anche ai residui dei fondi europei, da destinare a questa struttura". Per il direttore generale Armando Marco Gozzini, si tratta di una "fase ri-organizzativa importantissima", resa possibile anche grazie al lavoro del professor Giovagnoni. "Finalmente, dopo tanti anni, anche il presidio materno-infantile 'Salesi' avrà a disposizione un radiologo fisso anche di notte, una figura professionale in grado di poter soddisfare tutte le necessità evitando di spostare continuamente i pazienti avanti e indietro al sito di Torrette". A spiegare la portata del cambiamento è stato proprio Andrea Giovagnoni. "La continuità assistenziale radiologica H24 in un ospedale di II° Livello consentirà al presidio 'Salesi' di avere una sua radiologia autonoma", ha precisato. "Si tratta di un numero di viaggi molto rilevante, con una media di oltre 500 pazienti l'anno" che, con il nuovo sistema, non dovranno più essere trasferiti per effettuare le indagini diagnostiche. "Finalmente abbiamo la certezza che in qualsiasi ora del giorno e della notte, nei fine settimana, feste incluse, il bambino che arriva in ospedale avrà a disposizione l'intero parco macchine e tutte le professionalità necessarie senza doversi spostare", ha aggiunto Giovagnoni.   Nei casi di particolare complessità resterà inoltre attiva la possibilità di trasmettere le immagini a Torrette, dove è già presente una squadra di radiologi operativa H24. Un sistema che, secondo Giovagnoni, consente di raggiungere una situazione "ottimale" e non ancora così diffusa negli ospedali italiani.

Donati reni, fegato e cornee all'ospedale di Macerata: il gesto di una famiglia trasforma il dolore in speranza

Donati reni, fegato e cornee all'ospedale di Macerata: il gesto di una famiglia trasforma il dolore in speranza

02/09/2026 14:30

Dal dolore per la perdita di una persona cara a un gesto capace di offrire una nuova possibilità di vita ad altre persone. È quanto accaduto nella notte all’ospedale di Macerata, dove è stata effettuata una donazione di organi grazie alla scelta della famiglia di un uomo di 75 anni. In un momento particolarmente difficile, i familiari hanno deciso di trasformare il dolore della perdita in un atto di solidarietà e di amore verso gli altri, consentendo a persone in lista d’attesa di poter accedere alla terapia trapiantologica. Un gesto di grande generosità che ha permesso di procedere al prelievo di reni, fegato e cornee. L’intervento è stato realizzato da un’équipe multidisciplinare coordinata dal Centro Regionale Trapianti e dal NITp (Circuito Nord Italia Transplant). Dietro ogni donazione c’è una scelta che può avere conseguenze concrete sulla vita di altre persone. Gli organi prelevati potranno infatti essere destinati a pazienti in attesa di trapianto, offrendo loro una nuova prospettiva e la possibilità di tornare a una vita più normale. L’Azienda Sanitaria Territoriale di Macerata ha espresso gratitudine alla famiglia del donatore e a tutti i professionisti che hanno contribuito alle procedure di prelievo. «Si ringrazia la famiglia del donatore per la solidarietà dimostrata e tutti i professionisti dell’ospedale di Macerata, coordinati dalla dottoressa Valeria Zompanti, che hanno contribuito al successo dell’intervento di prelievo», ha dichiarato il direttore generale dell’Ast di Macerata Alessandro Marini. Il direttore generale ha inoltre sottolineato il valore della cultura della donazione, definendola una scelta capace di «restituire futuro e speranza a chi attende» e di rafforzare l’idea di una comunità attenta e solidale. La donazione rappresenta un esempio concreto di come, anche nel momento più doloroso, una scelta possa trasformarsi in un’opportunità per altre persone. La generosità della famiglia ha infatti permesso di attivare un percorso che potrà offrire nuove possibilità ai pazienti in attesa di un trapianto.

Sport

L’Associazione Tennis Macerata compie 80 anni: grande festa per celebrare la storia dell’Atm

L’Associazione Tennis Macerata compie 80 anni: grande festa per celebrare la storia dell’Atm

03/09/2026 19:11

Una giornata speciale per celebrare 80 anni di storia, sport e vita associativa. Sabato 5 settembre, l’Associazione Tennis Macerata festeggerà un importante traguardo con una grande festa aperta a tutta la comunità maceratese. L’appuntamento, in programma dalle 16 alle 24, sarà l’occasione per raccontare e valorizzare una realtà che nel corso degli anni è diventata un punto di riferimento per lo sport e la socialità cittadina. Un pomeriggio e una serata dedicati non soltanto al tennis, ma alle numerose attività che durante l’anno trovano spazio all’interno della struttura: padel, pickleball, danza, ginnastica dolce, pilates e tonificazione e balli latino-americani. Nel corso della festa sono previsti anche diversi momenti di approfondimento, con la presenza di numerosi ospiti. Si parlerà di sport e istituzioni, inclusione, medicina e prevenzione ed enogastronomia, attraverso incontri pensati per affrontare temi di interesse per la comunità e per raccontare le tante sfaccettature che ruotano attorno al mondo dello sport. Uno dei momenti più significativi della giornata sarà dedicato alla storia dell’Associazione Tennis Macerata, con l’inaugurazione e l’intitolazione del nuovo Campo Centrale a Massimo Capodaglio. Un omaggio alla storia e alle persone che hanno contribuito a rendere grande l’ATM nel corso dei suoi 80 anni di attività. Non mancherà, naturalmente, il tennis giocato. Sono infatti in programma due appuntamenti da non perdere, con le esibizioni di Tommaso Compagnucci, Alessandro Tombolini e Roberto Palpacelli. Proprio Palpacelli sarà protagonista anche di un altro momento della giornata, con la presentazione del libro dedicato alla sua autobiografia, scritto da Federico Ferrero. A completare il programma saranno musica e Food&Beverage, che accompagneranno il pubblico per tutta la durata della manifestazione.

Recanatese, un giovane attaccante per Giandonato: dalla Cremonese arriva Sivieri

Recanatese, un giovane attaccante per Giandonato: dalla Cremonese arriva Sivieri

03/09/2026 19:10

Un giovane attaccante per mister Giandonato. La Recanatese continua a puntellare la propria rosa e accoglie Lorenzo Sivieri, classe 2006, in arrivo dalla Primavera della Cremonese. Nonostante la giovane età, Sivieri può già vantare un'esperienza nel campionato di Serie D: due anni fa, infatti, ha fatto il suo esordio con la maglia della Mobilieri Ponsacco. Un profilo che porta alla corte di Giandonato centimetri, forza fisica e voglia di emergere, caratteristiche che potranno rappresentare un'importante soluzione per il reparto offensivo giallorosso. Per la Recanatese si tratta di un innesto giovane e di prospettiva, con Sivieri pronto a mettersi a disposizione del gruppo e a ritagliarsi il proprio spazio nel campionato di Serie D.

Economia

Emergenza plastica, il Cosmari verso il tutto esaurito: “Evitare costosi trasferimenti fuori regione”

Emergenza plastica, il Cosmari verso il tutto esaurito: “Evitare costosi trasferimenti fuori regione”

29/08/2026 10:36

La crisi nazionale ed europea del riciclo della plastica comincia a farsi sentire anche nel Maceratese e rischia di avere conseguenze sulla gestione della raccolta differenziata. Il problema nasce dalla crescente difficoltà di trovare sbocchi di mercato per la plastica raccolta e selezionata, condizionata da una domanda debole, dagli elevati costi di lavorazione e dalla concorrenza della plastica vergine, anche di provenienza extraeuropea, spesso disponibile a prezzi più competitivi. Le difficoltà del mercato stanno producendo effetti sull’intera filiera. Corepla, il Consorzio nazionale per il recupero degli imballaggi in plastica, ha ridotto la frequenza dei ritiri del materiale già selezionato e pressato. Di conseguenza, le ecoballe restano più a lungo negli impianti, occupando progressivamente gli spazi disponibili per lo stoccaggio. Una situazione che nelle ultime settimane è diventata particolarmente evidente anche nel territorio maceratese, dove il Cosmari ha segnalato il progressivo esaurimento della propria capacità di stoccaggio. Se il sistema non dovesse tornare rapidamente alla normalità, il rischio è che la difficoltà di smaltire il materiale accumulato possa arrivare a ripercuotersi sulla raccolta della plastica nei Comuni. Tra le ipotesi per fronteggiare temporaneamente l’emergenza c’è il trasferimento del materiale in eccesso verso impianti di termovalorizzazione dell’Emilia-Romagna. Una soluzione che consentirebbe di liberare spazio negli impianti, ma che avrebbe inevitabilmente un costo maggiore, legato soprattutto al trasporto e alla gestione fuori regione. Un aggravio che potrebbe finire per incidere sui piani economico-finanziari del servizio rifiuti e, di conseguenza, sulla Tari. È proprio per evitare questo scenario che Cna Macerata chiede di valutare con urgenza la possibilità di consentire al Cosmari, in via temporanea e nel rispetto di tutte le condizioni di sicurezza, di aumentare la quantità di ecoballe stoccabili nei propri spazi. «Dobbiamo impedire che una crisi della filiera nazionale del riciclo si trasformi nell’ennesimo aumento a carico del nostro territorio – afferma il presidente di Cna Macerata Simone Giglietti –. La Tari rappresenta già una voce molto pesante per le famiglie e ancora di più per tante attività economiche. Se esiste la possibilità di gestire temporaneamente maggiori quantitativi di materiale negli spazi del Cosmari, naturalmente garantendo tutte le condizioni di sicurezza, crediamo sia una strada da percorrere rapidamente». Per Giglietti, infatti, il ricorso a trasferimenti fuori regione dovrebbe essere valutato come extrema ratio: «Non possiamo accettare che per liberare i magazzini si scelga automaticamente la soluzione più costosa e che alla fine il conto venga presentato, come troppo spesso accade, a cittadini e imprese». Secondo Cna Macerata, la vicenda pone anche un problema di credibilità dell’intero sistema della raccolta differenziata. Da anni cittadini, imprese e amministrazioni vengono invitati a migliorare quantità e qualità della differenziazione dei rifiuti, un’attività che richiede organizzazione, investimenti e costi per il servizio. Se, una volta raccolta e selezionata, una parte della plastica viene destinata alla termovalorizzazione perché il mercato del riciclo non riesce ad assorbirla, il rischio è quello di indebolire la fiducia nel sistema. «Alle persone chiediamo ogni giorno attenzione, responsabilità e impegno nel separare correttamente i rifiuti – sottolinea Giglietti –. Se poi quel materiale, dopo essere stato raccolto separatamente e selezionato, deve essere trasportato per centinaia di chilometri e avviato a termovalorizzazione, mandiamo ai cittadini un messaggio difficile da spiegare». La richiesta, quindi, è che l’eventuale ricorso alla termovalorizzazione rimanga una misura eccezionale e temporanea, in attesa di una soluzione strutturale alle difficoltà della filiera. Per Cna, infatti, l’emergenza attuale rende ancora più evidente la necessità di intervenire sulle cause economiche che stanno mettendo sotto pressione il settore del riciclo. Tra le priorità indicate dalla Confederazione ci sono la creazione di un mercato più solido per le materie prime seconde, incentivi al loro utilizzo, sostegno agli investimenti delle piccole imprese nell’economia circolare e una semplificazione delle norme che ancora ostacolano il recupero e il riutilizzo dei materiali. L’obiettivo è rendere più conveniente il ricorso alle materie prime seconde rispetto a quelle vergini, favorendo così lo sviluppo di una filiera del riciclo capace di assorbire e valorizzare i materiali provenienti dalla raccolta differenziata. Per Cna, inoltre, le nuove regole sulla responsabilità dei produttori dovranno tradursi in risultati ambientali concreti e non semplicemente in nuovi costi per imprese e consumatori. La questione, dunque, non riguarda soltanto la gestione dell’emergenza attuale, ma la tenuta dell’intero modello dell’economia circolare. «La raccolta differenziata è soltanto il primo anello della catena – conclude Giglietti –. Perché l’economia circolare funzioni davvero, ciò che recuperiamo deve tornare ad avere un valore economico e trovare un mercato». Una sfida che, secondo Cna, richiede interventi strutturali: «È qui che occorre intervenire, rendendo le materie prime-seconde competitive rispetto a quelle vergini e aiutando le imprese che investono nel recupero e nel riutilizzo. Cna lo sostiene da tempo: senza una politica industriale del riciclo rischiamo di avere cittadini sempre più bravi a differenziare e un sistema produttivo che, paradossalmente, non riesce più a utilizzare ciò che raccogliamo».

Della Valle torna ad Arquata a dieci anni dal terremoto: "Realizzeremo altri due stabilimenti"

Della Valle torna ad Arquata a dieci anni dal terremoto: "Realizzeremo altri due stabilimenti"

24/08/2026 14:50

"Non bisogna abbassare la guardia. Questo è il momento di fare uno scatto di reni: poche chiacchiere e tanti fatti". A dieci anni dal terremoto che devastò il Centro Italia, Diego Della Valle torna a Pescara del Tronto e rilancia il proprio impegno per la rinascita del territorio. L'imprenditore marchigiano, presidente del gruppo Tod's, ha annunciato la volontà di realizzare almeno un altro stabilimento, se non due, con l'obiettivo di continuare a creare occupazione e contrastare lo spopolamento dell'entroterra. Della Valle fu tra i primi, subito dopo il sisma del 24 agosto 2016, a individuare nel lavoro uno degli strumenti fondamentali per mantenere vivo il territorio. Nel dicembre dello stesso anno presentò il progetto per la realizzazione di una nuova fabbrica ad Arquata del Tronto. I lavori procedettero rapidamente e lo stabilimento venne inaugurato il 20 dicembre 2017, a meno di un anno dalla presentazione del progetto. Un investimento di circa 10 milioni di euro per una struttura di duemila metri quadrati, inizialmente avviata con una cinquantina di dipendenti e progettata per arrivare a un organico di circa cento lavoratori. Ora, a dieci anni dal sisma, arriva l'annuncio di un possibile nuovo passo in avanti. "In 12 mesi abbiamo costruito uno stabilimento, ne vorremmo fare almeno un altro, se non due", ha dichiarato Della Valle, come riporta Ansa, spiegando che la sfida sarà anche quella di individuare le professionalità necessarie. "Adesso si tratta di coordinarsi per capire le maestranze, come prenderle e dove trovarle", ha aggiunto l'imprenditore, sottolineando la necessità di una collaborazione concreta tra istituzioni e imprese. Un modello che, secondo Della Valle, ha già dimostrato di poter funzionare proprio nel caso di Arquata. "La politica locale deve funzionare bene come ha funzionato quando abbiamo costruito l'azienda", ha osservato, ricordando anche il sostegno ricevuto a livello nazionale nella fase di realizzazione dello stabilimento. "Oggi le imprese devono mettersi a disposizione anche del forte problema sociale che c'è - ha affermato -. Guadagniamo, pensiamo al profitto, ma pensiamo anche a come agevolare la vita delle persone". Un ragionamento che l'imprenditore estende al rapporto tra mondo economico e istituzioni: "Dobbiamo metterci al centro della vita sociale italiana, insieme alla politica, per cercare di dare risposte sociali vere e farlo in fretta".  

Scuola e università

Andrea Angeli, il cordoglio del sindaco e dell'Unimc: “Un grande concittadino, una vita al servizio della pace”

Andrea Angeli, il cordoglio del sindaco e dell'Unimc: “Un grande concittadino, una vita al servizio della pace”

03/09/2026 15:48

MACERATA – È un cordoglio unanime quello espresso da Macerata per Andrea Angeli. A ricordare la figura del peacekeeper, scrittore ed ex funzionario delle Nazioni Unite sono il sindaco Sandro Parcaroli, la Giunta e l’amministrazione comunale, insieme all’Università di Macerata, con cui Angeli aveva mantenuto negli anni un legame profondo. «Macerata piange la scomparsa di un grande concittadino capace di percorrere le strade del mondo e di tessere trame di pace», sottolinea il sindaco Sandro Parcaroli, ricordando una figura che per diversi decenni è stata protagonista delle missioni internazionali di pace. Dal Cile del dopo Pinochet ai Balcani, passando per il Kosovo e l’Iraq. Angeli era stato per tre anni a Sarajevo durante la guerra in Bosnia-Erzegovina e aveva poi operato in Iraq dopo la caduta di Saddam Hussein, dove fu anche testimone dell’attentato di Nassiriya del 12 novembre 2003. «Una vita trascorsa al servizio della pace e delle istituzioni in giro per il mondo ma sempre con le radici nella nostra città», prosegue Parcaroli. Angeli era infatti tornato a vivere a Macerata, alternando periodi a New York e Roma. Le sue esperienze nei teatri di crisi internazionali erano diventate anche il tema di diversi libri. Il sindaco ne ricorda soprattutto la capacità di creare rapporti umani al di là delle differenze: «Ovunque nel mondo è riuscito a costruire e mantenere rapporti basati sulla disponibilità, sulla lealtà e sulla collaborazione a prescindere dalle barriere culturali, sociali, etniche, religiose». Un ricordo condiviso anche dall’Università di Macerata, dove Angeli si era laureato in Giurisprudenza nel 1980 e in Scienze politiche nel 1982. Nel 2013 l’Ateneo lo aveva scelto tra i primi insigniti del riconoscimento di “Laureato dell’Anno”, assegnato insieme all’Alam, l’Associazione Laureati dell’Ateneo Maceratese. «La scomparsa di Andrea Angeli ci addolora profondamente e rappresenta una perdita molto significativa per tutta la nostra comunità», afferma il rettore John McCourt. «Andrea è stato una figura davvero unica, capace di unire in modo esemplare il profondo attaccamento alle proprie radici e una straordinaria apertura al mondo». McCourt ricorda anche «la grande generosità umana, la disponibilità e la semplicità con cui condivideva le sue esperienze, soprattutto con i giovani». Per l’Università, Angeli è stato non soltanto un laureato illustre, ma una figura capace di trasformare il proprio percorso professionale in una testimonianza concreta di impegno, dialogo e apertura verso il mondo. Un legame con l’Ateneo che avrebbe dovuto rinnovarsi il prossimo 16 ottobre, nell’ambito del Macerata Humanities Festival, con la presentazione del suo ultimo libro, Fede, ultima speranza. Storie di religiosi in aree di conflitto. L’incontro, organizzato dall’Alam, si terrà comunque e sarà dedicato al suo ricordo. «Avevamo fortemente voluto questo incontro e Andrea aveva accolto con entusiasmo il nostro invito», ricorda la presidente dell’Alam Daniela Gasparrini. «Per noi non era soltanto un laureato di successo, ma una persona capace di incarnare i valori più autentici che l’Università cerca di trasmettere: apertura, curiosità, coraggio, responsabilità verso gli altri». Un appuntamento che ora assumerà un significato diverso, ma ancora più profondo: sarà l’occasione per raccontare ai giovani la straordinaria esperienza umana e professionale di Andrea Angeli e mantenere vivo quel filo che, nonostante i tanti anni trascorsi lontano, lo aveva sempre legato a Macerata.

Chiesanuova, prende forma il nuovo asilo nido: 28 posti per i bambini e investimento da 872mila euro

Chiesanuova, prende forma il nuovo asilo nido: 28 posti per i bambini e investimento da 872mila euro

02/09/2026 17:30

Ventotto posti per i bambini, spazi moderni e un'attenzione particolare all'efficienza energetica. Prende forma a Chiesanuova di Treia il nuovo asilo nido realizzato dal comune di Treia all'interno del complesso scolastico della frazione, nell'ambito degli interventi per il potenziamento dell'offerta educativa dedicata alla fascia 0-6 anni. La nuova struttura, pensata per offrire alle famiglie un servizio stabile e qualificato, ha richiesto un investimento complessivo di 872.200 euro, di cui 672mila euro finanziati attraverso il Pnrr e oltre 200mila euro con fondi di bilancio comunale. L'edificio si sviluppa interamente al piano terra ed è affiancato da un'area verde destinata alle attività all'aperto e al gioco. La progettazione prevede inoltre una componente costruttiva in legno e soluzioni orientate alla sostenibilità: il nido sarà infatti classificato come NZEB (Nearly Zero Energy Building), grazie alla presenza di un impianto fotovoltaico, una pompa di calore, sistemi di isolamento e un impianto di ventilazione meccanica con recupero di calore. Gli ambienti sono stati organizzati in due sezioni, entrambe dotate di spazi dedicati al soggiorno-pranzo, al riposo e ai servizi igienici. A questi si aggiunge un'area comune destinata alle attività e alla conservazione del materiale didattico. Una distribuzione degli spazi pensata per garantire funzionalità e sicurezza e, allo stesso tempo, rispondere alle esigenze dei bambini e degli operatori. La realizzazione del nuovo nido rientra negli interventi finanziati dal PNRR per il potenziamento dei servizi per la prima infanzia. A completare il progetto è arrivato anche un ulteriore finanziamento di oltre 56mila euro per gli arredi. Il Comune di Treia si è, infatti, classificato al secondo posto nella graduatoria marchigiana del Programma operativo complementare al Programma operativo nazionale "Per la Scuola" 2014-2020, cofinanziato da fondi europei. Le risorse permetteranno di dotare il nuovo asilo di arredi innovativi, con l'obiettivo di rendere gli ambienti ancora più funzionali e accoglienti. "Con la realizzazione del nido di Chiesanuova si arricchisce ulteriormente l'offerta scolastica del nostro territorio, ma soprattutto si mette a disposizione delle famiglie un servizio importante per la prima infanzia", sottolinea il sindaco Franco Capponi. L'obiettivo dell'amministrazione è costruire una rete di servizi per la prima infanzia distribuita sul territorio comunale. "A Passo Treia il nido è già presente, a Chiesanuova abbiamo realizzato questa nuova struttura e nel nuovo polo scolastico di Treia è previsto anche un asilo nido - aggiunge il primo cittadino -. In questo modo possiamo offrire un servizio rivolto alle famiglie e ai bambini di tutto il territorio comunale, avvicinando le opportunità alle diverse realtà del nostro Comune". Per Capponi, il progetto presenta anche una valenza sociale. "Questi servizi possono favorire una maggiore integrazione tra i bambini. Bambini che magari non avrebbero occasione di incontrarsi prima della scuola primaria possono, invece, iniziare a conoscersi, giocare insieme e costruire relazioni già nell'età prescolare".   Con il nuovo asilo nido di Chiesanuova, dunque, Treia amplia il sistema dei servizi dedicati alla prima infanzia, puntando su una struttura inserita direttamente nel complesso scolastico della frazione e pensata per accompagnare bambini e famiglie già nei primi anni del percorso educativo.

Cultura

Ugo Caggiano, il decennio della ricerca: a Macerata una mostra dedicata agli anni ’70

Ugo Caggiano, il decennio della ricerca: a Macerata una mostra dedicata agli anni ’70

02/09/2026 17:36

Un viaggio nella ricerca artistica di Ugo Caggiano, attraverso le opere realizzate negli anni Settanta, decennio segnato da sperimentazioni, materiali, colori e nuove forme espressive. È il percorso proposto dalla nuova mostra ospitata nelle stanze di Nino Caffè, in via Roma a Macerata, curata da Daniele Taddei e dedicata a uno dei periodi più significativi della produzione dell’artista, scomparso nel 2020. Il taglio del nastro è in programma domenica alle 18. L’esposizione sarà poi visitabile gratuitamente fino al 3 gennaio 2027. La mostra nasce dal lungo rapporto di Taddei con Caggiano e dal desiderio di riportare al centro quelle opere che, secondo il curatore, rappresentano in modo particolare la sua continua ricerca. Un artista che amava sperimentare con materiali e linguaggi diversi, trasformando elementi di uso comune in nuove possibilità espressive. «La stanza a cui miro sempre era quella dove vengono gelosamente custoditi i lavori degli anni ’70», racconta Taddei, ricordando le visite nello studio di Caggiano a Serrapetrona. Opere nelle quali, spiega, accanto alla pittura compaiono «assemblaggi, applicazioni di materiali poveri» capaci di creare «un equilibrio di forme e di cromatismi di rara bellezza». Il percorso espositivo restituisce proprio questa dimensione sperimentale: dalle plastiche alle stoffe, dalle grandi tele dai colori accesi alle opere realizzate con materiali poveri, fino alle sculture semoventi. Un universo nel quale ricorrono il gioco, il movimento, l’ironia e una particolare attenzione alla musicalità delle forme e dei colori. Elementi che, secondo Taddei, raccontano anche l’uomo oltre che l’artista. Caggiano era infatti appassionato di lettura, natura, storia e musica, in particolare di jazz, e suonava il sax. «In quei lavori degli anni ’70 si incontrano tutte queste componenti», sottolinea il curatore. Il decennio diventa così anche lo specchio di un’epoca attraversata da profonde trasformazioni sociali e culturali e da nuove correnti artistiche, dalla Pop Art all’Arte Povera. Al centro della mostra resta però il linguaggio personale di Caggiano, fatto di ricerca e sperimentazione, ma anche di quel legame con l’infanzia e con il gioco che ha accompagnato tutta la sua produzione. Un filo che oggi, attraverso queste opere, «viene ripreso e proseguito con questo straordinario evento che magicamente ci riporterà nuovamente a Lui».

Kontempora torna a Camerino: Cerno e Porro protagonisti del festival

Kontempora torna a Camerino: Cerno e Porro protagonisti del festival

02/09/2026 13:00

Due appuntamenti per parlare del presente, delle sue contraddizioni e dei cambiamenti che attraversano la società. È questo il filo conduttore di Kontempora 2026, il festival culturale ideato da Marca APS che torna a Camerino dopo il debutto dello scorso anno con il messaggio “Il coraggio del confronto”. La rassegna nasce con l’obiettivo di creare uno spazio aperto di ascolto e dialogo, portando sul territorio voci, idee e punti di vista differenti sui temi della contemporaneità. Il confronto viene così inteso non come contrapposizione, ma come occasione per ascoltare, approfondire e interrogarsi su ciò che sta accadendo nella società. A raccogliere l’invito saranno quest’anno Tommaso Cerno e Nicola Porro, due protagonisti del giornalismo e del dibattito pubblico nazionale, chiamati a confrontarsi con il pubblico di Camerino attraverso due incontri dedicati a temi e prospettive differenti. Il primo appuntamento è fissato per domenica 6 settembre, alle ore 19, con Tommaso Cerno, giornalista e conduttore televisivo. Il titolo della serata sarà “Le ragioni di Giuda”, un incontro pensato come momento di riflessione attraverso lo sguardo e l’esperienza di Cerno. Due settimane più tardi, domenica 20 settembre alle 19, sarà invece la volta di Nicola Porro, giornalista, conduttore televisivo e saggista. “Il presente senza filtri” è il titolo scelto per l’appuntamento, che sarà dedicato alla lettura dell’attualità e ai principali fenomeni politici, economici e sociali che caratterizzano il nostro tempo. Entrambe le serate si svolgeranno nell’Auditorium dell’Accademia della Musica ABF “Franco Corelli”, a San Paolo di Camerino. Una struttura che negli ultimi anni ha assunto un ruolo importante nella vita culturale del territorio e che ospiterà così due occasioni di incontro rivolte non soltanto alla comunità camerte, ma a un pubblico più ampio. La scelta di Camerino si inserisce nel percorso di Kontempora e conferma il legame della manifestazione con un territorio dalla forte tradizione culturale. L’intento degli organizzatori è infatti quello di proporre occasioni di discussione accessibili e capaci di coinvolgere persone con sensibilità e punti di vista diversi. L’ingresso a entrambi gli appuntamenti sarà libero. 

Eventi

Sulle tracce dei padri in guerra: le famiglie dei veterani polacchi accolte a Loro Piceno

Sulle tracce dei padri in guerra: le famiglie dei veterani polacchi accolte a Loro Piceno

03/09/2026 17:00

LORO PICENO — Una giornata densa di emozione, memoria e profonda amicizia quella vissuta ieri, mercoledì 2 settembre, a Loro Piceno. Il borgo maceratese ha accolto i familiari di quattro veterani polacchi — Wacław Pacholski, Zygmunt Czarnecki, Zbigniew Nurowski e Józef Matuszewski — protagonisti di alcune delle pagine più difficili e significative della storia europea e della Seconda guerra mondiale anche in terra italiana. Un’iniziativa dal forte valore simbolico che ha permesso ai familiari di ripercorrere idealmente le tracce dei propri cari, riscoprendo i luoghi e le testimonianze del passaggio del II Corpo Polacco guidato dal generale Anders. La giornata ha preso il via nella residenza municipale. Ad accogliere gli ospiti è stato il sindaco Robertino Paoloni, che a nome dell'intera Amministrazione comunale ha espresso grande orgoglio ed emozione per la visita. Nel corso del ricevimento, il Comune ha voluto omaggiare i familiari con una brochure turistica dedicata alle bellezze locali e con alcune bottiglie del tradizionale Vino Cotto, suggellando l'incontro con un momento di convivialità. Tra i momenti più significativi della mattinata, l'omaggio preparato da Luca Cimarosa: una serie di pennette USB contenenti migliaia di fotografie d'epoca raccolte in anni di ricerche. Un vero e proprio archivio della memoria in cui i familiari potranno cercare e, auspicabilmente, riconoscere i volti dei propri padri. All'incontro ha portato il proprio saluto anche Mauro Radici, presidente dell'Ancr di Macerata e co-fondatore del progetto Polovers, da tempo impegnato nella valorizzazione della storia del II Corpo Polacco e dei legami di amicizia tra Italia e Polonia. Successivamente, gli ospiti sono stati guidati da Luca Cimarosa in un percorso immersivo alla scoperta del paese. La visita ha toccato i mezzi corazzati della sua collezione privata, le suggestive Cucine del Castello e, cuore dell'itinerario, il museo dedicato alle due guerre mondiali, con un focus speciale sulla sezione riservata proprio al II Corpo Polacco. Le storie di Wacław, Zygmunt, Zbigniew e Józef sono diverse ma profondamente intrecciate: soldati costretti dalla guerra a lasciare la propria patria, a compiere un lungo viaggio attraverso l'Europa e a stabilirsi in nuove terre alla fine del conflitto. Oggi, grazie ai loro figli e nipoti, quel ricordo torna a vivere nei luoghi che li videro protagonisti, rinsaldando il legame tra Loro Piceno e la storia d'Europa.

Civitanova, 120 opere su rotoli di carta: alla Palazzina Cluana arriva "RotolArt - Arte in Viaggio"

Civitanova, 120 opere su rotoli di carta: alla Palazzina Cluana arriva "RotolArt - Arte in Viaggio"

03/09/2026 16:30

Arriva a Civitanova, dopo aver toccato Emilia Romagna e Trentino Alto Adige, il viaggio di 'RotolArt – Arte in Viaggio'. La mostra sarà ospitata presso la Palazzina Cluana di Civitanova Marche dal 5 al 9 settembre, con inaugurazione ufficiale prevista per il 5 settembre alle ore 17:30, segnando così la terza tappa di un progetto di grande respiro culturale. Il progetto, realizzato grazie al sostegno dell’Amministrazione comunale di Civitanova Marche, del Sindaco Fabrizio Ciarapica, dell’Assessore al Turismo Mara Orazi e del consigliere comunale Gianluca Crocetti, è ideato dagli artisti napoletani Alfonso Caccavale e Antonio D’Antonio. L’esposizione presenta 120 opere di artisti nazionali e internazionali, realizzate su rotoli di carta da pacchi. Caratteristica distintiva di "RotolArt" è il formato arrotolato delle opere: moduli di 100 × 50 cm che si sviluppano in un racconto visivo continuo. Le opere, che integrano una vasta gamma di tecniche – dall'acrilico all'acquerello, dal collage materico all'arte digitale, fino a grafismi e forme astratte – si configurano come una sequenza di "fermi immagine" che, accostati, generano una narrazione dinamica, simile a un cortometraggio. Per questa tappa civitanovese, il progetto è curato dalla docente Lucia Spagnuolo, alla quale gli ideatori hanno affidato la responsabilità della mostra. L’evento vedrà anche la partecipazione della Dottoressa Maria Giuseppina Coppola e dello scrittore Marco Rotunno e 10 artisti del territorio, selezionati per rappresentare al meglio la realtà artistica della zona. "Siamo orgogliosi di accogliere alla Palazzina Cluana questa importante tappa di RotolArt. È un evento che arricchisce la nostra offerta culturale e consolida la nostra strategia di destagionalizzazione, offrendo alla città un’occasione di confronto con linguaggi artistici internazionali, senza dimenticare la valorizzazione delle eccellenze del nostro territorio", dichiara il Sindaco Fabrizio Ciarapica. L'assessore al Turismo Mara Orazi ha aggiunto: "Vogliamo che la nostra città sia una meta viva per tutto l'anno. RotolArt è un’occasione in più per attrarre visitatori e curiosità. Ringrazio tutti gli artisti e continueremo a lavorare per una Civitanova che sappia parlare al turista in ogni stagione."

Curiosità

Le Winx accendono i social insieme a Zara Larsson: oltre 50 milioni di visualizzazioni

Le Winx accendono i social insieme a Zara Larsson: oltre 50 milioni di visualizzazioni

01/09/2026 13:10

È già un successo la collaborazione esclusiva realizzata tra l'artista Zara Larsson e Winx Club, un duo che ha acceso l'attenzione del pubblico e dei social. L'universo delle amatissime fate incontra quello della popstar internazionale in un crossover che porta la magia di WInx nel cuore della cultura pop contemporanea e che unisce musica, animazione, moda e nuove generazioni.  Oltre 50.2 milioni di visualizzazioni complessive in tutto il mondo tra Instagram, TikTok e YouTube per i contenuti dedicati alla collaborazione, accompagnate da più di 600.000 condivisioni e repost.  Questi numeri sono testimoni della capacità del progetto di intercettare pubblici diversi, unendo la fanbase internazionale di Zara Larsson a quella di Winx club, che attraversa le generazioni.  La performance live di "Midnight Sun", successo dell'artista del 2025 nominato ai Grammy Awards come Best Dance Pop Recording, si fonde perfettamente con la presenza delle fate e con l'inconfondibile stile animato che ha reso Winx Club un classico internazionale. Un estratto del video sarà disponibile all'interno dei nuovi episodi di "Winx Club: The Magic is Back", la cui stagione completa sarà lanciata in Italia su Rai Gulp e RaiPlay nel mese di settembre. Sei nuovi episodi sono inoltre già disponibili su Netflix. Anche la 'Dance Challenge', format ormai consolidato sui social che invita il pubblico a replicare alcuni passa di danza 'reinterpretati' dalla popstar nel mondo Winx sulle note di Midnight Sun, ha ottenuto grande partecipazione ed un elevato numero di visualizzazioni sui profili social ufficiali di Winx Club. Chi è Zara Larsson Zara Larsson è una delle artiste più influenti della scena pop contemporanea. A soli dieci anni aveva già conquistato il grande pubblico, vincendo “Talang” (la versione svedese di “Got Talent”). Da allora è diventata una vera star mondiale, con una solida fanbase e miliardi di stream. I suoi successi, tra cui “Symphony” (realizzato insieme ai Clean Bandit), “Lush Life” e “Never Forget You”, hanno ottenuto numerose certificazioni multi-platino e raggiunto le classifiche di tutta Europa, Regno Unito e Stati Uniti. Nel corso della sua carriera si è aggiudicata cinque MTV Europe Music Awards, quattro Grammy Awards, tre Nickelodeon Kids' Choice Awards, ed è stata candidata ai BRIT Award e agli MTV Video Music Awards. Il successo di Raimbow e Winx Club Fondato nel 1995, il Gruppo Rainbow è una delle eccellenze della creatività italiana nel mondo dell’intrattenimento, in grado di competere con i colossi globali, vantando prodotti trasmessi in oltre 130 Paesi che spaziano dall’animazione al live action fino al licensing. Rainbow si afferma con il successo planetario della saga Winx Club, divenuto un fenomeno della cultura pop. Winx è entrato nell’immaginario collettivo e continua a ispirare nuove generazioni di fan in tutto il mondo. Tra i principali motivi di questo grande successo, la capacità del concept originario di svilupparsi in nuovi percorsi di racconto, sempre al passo con i tempi e senza mai perdere di vista i valori identitari della saga. Sin dal suo esordio nel 2004 Winx Club ha conquistato milioni di giovani e ha raggiunto traguardi straordinari: 9 stagioni animate coprodotte con Rai, 3 film per il cinema, 4 film per la TV, 2 serie animate coprodotte con Netflix, 2 stagioni live-action Netflix Original "Fate - The Winx Saga" e milioni di fan in tutto il mondo.    

A Petriolo torna il Saltarello Folk Festival: musica, tradizioni e un omaggio a Domenico Ciccioli

A Petriolo torna il Saltarello Folk Festival: musica, tradizioni e un omaggio a Domenico Ciccioli

31/08/2026 20:00

Dopo la pausa dello scorso anno, il Saltarello Folk Festival "Pitriò' mmia" torna a Petriolo per la sua terza edizione. Sabato 5 e domenica 6 settembre il centro storico del paese si trasformerà in un palcoscenico dedicato alla musica popolare, con una grande novità: il confronto tra la tradizione folkloristica petriolese, quella napoletana e quella della Murgia. Due giornate tra concerti, laboratori, incontri e momenti di condivisione, con la presenza di artisti di rilievo nazionale. Per la prima volta nella terra di Giovanni Ginobili, poeta vernacolare, folklorista e considerato uno dei padri dell'etnomusicologia moderna nelle Marche, arriveranno Carlo Faiello, direttore artistico della Notte della Tammorra di Napoli, e Maria Moramarco, tra le più autorevoli interpreti della tradizione musicale della Murgia. Ma la terza edizione del festival avrà anche un significato particolare per la comunità di Petriolo. Domenica sera, durante il concerto di Maria Moramarco, sarà ricordato Domenico Ciccioli, detto "Dumì", uno degli ultimi custodi dei canti della tradizione petriolese e ideatore e anima del gruppo folkloristico Pitriò' mmia. Un momento dedicato alla memoria di chi ha contribuito a mantenere vive le radici musicali del paese. Il programma di sabato La manifestazione prenderà il via sabato 5 settembre alle 10 con il laboratorio di strumenti popolari dedicato ad adulti e ragazzi. "Suoni Erranti", primo Dipartimento di musiche tradizionali e world music delle Marche, proporrà una giornata di seminari dalle 10 alle 12:30 e dalle 14:30 alle 17, con i docenti Anissa Gouizi per il canto tradizionale, Francesco Savoretti per le percussioni tradizionali, Mattia Console per il violino popolare e Andrea Branchetti per l'organetto. Alle 18, sul belvedere davanti al Bar Centrale, si terrà l'esibizione dei partecipanti al laboratorio. La giornata proseguirà alle 21 in piazza Umberto I con il concerto napoletano di Carlo Faiello "Ensemble in Ballanza", insieme a Paola Salurso, interprete della canzone popolare cilentana. Compositore, cantautore e musicologo napoletano, Faiello ha dedicato gran parte della sua carriera alla valorizzazione della musica popolare campana, proponendo un ponte tra passato e presente. Domenica tra stornelli, folklore e tradizioni La giornata di domenica 6 settembre inizierà alle 10 sul belvedere con la presentazione di "Radeche Fonne", ultimo lavoro del fiuminatese Matteo Stella, definito come un "ecosistema sonoro che trasforma l'entroterra marchigiano in un organismo musicale vivente". Alle 10:45 spazio al confronto con "Tradizioni a confronto", un dibattito dedicato alla tradizione napoletana e a quella petriolese. A seguire, alle 11:30, l'"Aperitivo musicale tra stornelli e tammurriate", una libera esecuzione di canti tradizionali che vedrà da una parte Carlo Faiello, Biagio De Prisco e Paola Salurso per la tradizione napoletana e dall'altra i "Moschettieri dello stornello petriolese", Elia Salvucci, Mattia Ranalli e Samuele Tammaro. Alle 17, le vie del paese torneranno a riempirsi di suoni e colori con il folklore. In piazza Umberto I si esibirà il gruppo folk "Città di Matelica", mentre il pomeriggio sarà arricchito dalla sfilata dei trattori d'epoca, con il loro caratteristico ritmo e scoppio. Il gran finale è in programma alle 21, sempre in piazza Umberto I, con Maria Moramarco e il suo ensemble nel concerto "Sulle tracce della terra: canti e ritmi della Murgia". Originaria di Altamura e appartenente a una famiglia di cantori, Moramarco è cantante, ricercatrice e interprete della musica popolare pugliese. Dagli anni Settanta si dedica alla ricerca e alla valorizzazione delle tradizioni musicali e della cultura contadina dell'Alta Murgia. La sua voce, profondamente legata alla tradizione orale, l'ha portata a collaborare con numerosi artisti italiani e internazionali. Nel corso della serata ci sarà anche il momento dedicato a Domenico Ciccioli, con un omaggio sulle note del gruppo folkloristico Pitriò' mmia. "Un appuntamento con la memoria, la musica e le nostre radici sulle note del gruppo folkloristico Pitriò' mmia", anticipano gli organizzatori. "Riscoprire ciò che siamo stati e trasmetterlo ai giovani" Il festival è fortemente voluto dall'amministrazione comunale, con la direzione artistica di Massimiliano Luciani e Francesco Savoretti. "Petriolo torna il centro dei canti e dei balli tradizionali – dichiara il sindaco Matteo Santinelli – non solo marchigiani ma con un respiro nazionale, ospitando anche gruppi campani e pugliesi. Il Saltarello Folk Festival non vuole essere solo uno sguardo nostalgico sul passato, ma una riaffermazione delle nostre radici e tradizioni, una riscoperta della nostra cultura soprattutto rivolta alle fasce più giovani, che saranno protagoniste di questa manifestazione". "A Petriolo abbiamo un patrimonio di canti, musiche, balli, racconti e consuetudini che rischierebbe di perdersi se non riuscissimo a trasmetterlo alle nuove generazioni. È questo il senso del festival: riscoprire ciò che siamo stati, valorizzare il prezioso lavoro di ricerca di studiosi come Giovanni Ginobili e, soprattutto, creare le condizioni perché quella cultura possa continuare a vivere, reinterpretata e condivisa anche dai giovani". "La terza edizione – conclude il sindaco – conferma la volontà dell'amministrazione di investire nella cultura popolare come elemento di identità, di comunità e, nello stesso tempo, di apertura e di incontro con altre esperienze". A chiudere è il maestro Massimiliano Luciani, direttore artistico del festival: "Riprendiamo con grande gioia il nostro festival del saltarello. Quest'anno sarò affiancato dalla figura magistrale di Francesco Savoretti. Tanti eventi in due giorni, che porteranno a Petriolo emozioni uniche". Tutti gli aggiornamenti sulla manifestazione sono disponibili sulle pagine Facebook e Instagram del Saltarello Folk Festival.

Varie

Fiere e imprese marchigiane: il follow-up comincia da ciò che resta sulla scrivania

Fiere e imprese marchigiane: il follow-up comincia da ciò che resta sulla scrivania

03/09/2026 09:50

Le fiere sono momenti intensi: incontri brevi, materiali raccolti in fretta e decine di conversazioni da riprendere nei giorni successivi. Per le piccole e medie imprese marchigiane, il valore non si esaurisce nella presenza allo stand, ma dipende dalla capacità di trasformare un contatto in una relazione. Anche un oggetto semplice può aiutare, se viene collegato a un messaggio preciso e utilizzato nel lavoro quotidiano. Prima dello stand, progettare il dopo La preparazione dovrebbe includere una domanda: quale azione vogliamo compiere dopo ogni incontro? Può essere l’invio di una scheda, una telefonata, una visita o un approfondimento tecnico. Materiali e omaggi devono sostenere quel passaggio, non competere con esso. Le penne personalizzate sono tra gli oggetti più comuni in fiera, ma possono ancora avere senso quando scrivono bene, sono comode e vengono consegnate nel contesto giusto. Usarle durante la compilazione di una nota, una dimostrazione o un confronto rende immediata la loro funzione. Lasciarle in grandi contenitori all’ingresso riduce invece il legame con l’impresa. Il prodotto semplice richiede più attenzione Proprio perché una penna appare familiare, è facile sottovalutare qualità e dettagli. Impugnatura, apertura, tratto, colore dell’inchiostro e resistenza incidono sull’uso reale. Un campione dovrebbe essere provato da più persone prima di scegliere, soprattutto se l’articolo è destinato anche a clienti e partner. La superficie disponibile impone una grafica essenziale. Ragione sociale, simbolo o indirizzo web possono essere sufficienti; aggiungere più messaggi rende difficile la lettura. Il contrasto tra corpo e stampa deve essere verificato nella dimensione effettiva, non soltanto su una visualizzazione ingrandita. Distretti e reti: dare ordine ai marchi Quando una fiera riunisce consorzi, reti o progetti territoriali, più soggetti desiderano essere rappresentati. Su un oggetto piccolo, la somma dei loghi raramente funziona. È preferibile dare priorità all’identità comune e spiegare i partner nei materiali di accompagnamento. Le penne personalizzate possono adottare colori o dettagli che richiamano il territorio senza ricorrere a stereotipi. Una serie coordinata per settori o tappe di un progetto permette di differenziare gli incontri mantenendo coerenza. L’importante è che ogni variante abbia una funzione e non moltiplichi inutilmente le scorte. Segmentare la distribuzione Non tutti i visitatori hanno lo stesso rapporto con l’impresa. Per il pubblico generale può bastare materiale informativo essenziale; a chi partecipa a un colloquio approfondito si può consegnare un piccolo set utile al follow-up; partner e clienti consolidati possono ricevere un oggetto diverso. Questa segmentazione tutela il budget e rende il gesto più pertinente. Lo staff deve conoscere criteri e quantità. Se la decisione viene lasciata al momento, gli articoli possono esaurirsi nelle prime ore o rimanere inutilizzati. Una dotazione giornaliera e una riserva separata facilitano la gestione. Trasformare l’oggetto in promemoria Il vero vantaggio di un articolo da scrivania è la continuità. Per favorirla, la consegna può essere accompagnata da un riferimento alla conversazione: una scheda annotata, il nome del referente o l’invito a un passaggio concordato. Nei giorni successivi, il messaggio di follow-up dovrebbe riprendere quell’elemento senza artifici. È meglio evitare meccaniche digitali inutili. Un codice o un collegamento ha senso se porta a documentazione, prenotazioni o contenuti pertinenti; se apre soltanto una pagina generica, aggiunge attrito. Anche in una campagna moderna, semplicità e utilità restano decisive. Valutare rimanenze e risultati Al termine della fiera vanno registrati pezzi distribuiti, rimanenze e osservazioni dello staff. Il dato può essere confrontato con numero e qualità dei contatti, senza attribuire all’omaggio risultati che dipendono dall’intera attività commerciale. Se molti articoli restano sul tavolo o non vengono usati, il progetto va ripensato. Per le imprese marchigiane, la fiera continua nelle telefonate, nelle visite e nelle proposte che seguono. Un oggetto semplice può sostenere questa continuità quando resta sulla scrivania perché funziona bene e ricorda un incontro utile. Il marchio viene dopo: prima viene la relazione che quel piccolo strumento aiuta a riprendere.

Potenza Picena, cambio al vertice della 114ª Squadriglia Radar: De Simone nuovo comandante

Potenza Picena, cambio al vertice della 114ª Squadriglia Radar: De Simone nuovo comandante

02/09/2026 18:45

Cambio al vertice della 114ª Squadriglia Radar Remota dell'Aeronautica Militare di Potenza Picena. Dopo oltre tre anni alla guida del reparto, il Maggiore Luciano Speranza ha lasciato il comando, cedendo il testimone al Capitano Giorgio De Simone, che assume ora la responsabilità della struttura radar potentino. La cerimonia si è svolta questa mattina alla presenza del Generale di Brigata Giacomo Ghiglierio, comandante della 4ª Brigata Telecomunicazioni e Sistemi per la Difesa Aerea e l'Assistenza al Volo di Borgo Piave. All'appuntamento hanno preso parte numerose autorità civili e militari della provincia di Macerata, a testimonianza del legame consolidato negli anni tra la Squadriglia e il territorio. Tra i presenti anche il sindaco di Potenza Picena Noemi Tartabini, il vicesindaco di Macerata Francesca D'Alessandro, il viceprefetto aggiunto di Macerata Maria Strino, la presidente regionale della Croce Rossa Italiana Rosaria Del Balzo Ruiti e il comandante del Presidio aeronautico di Macerata e Ancona, Colonnello Marco Attanasio. Alla cerimonia hanno partecipato inoltre alcuni dei precedenti comandanti della 114ª Squadriglia Radar Remota: Raimondo Lanzarini, primo comandante del reparto, Nunzio Pisano e Alessandro Grossi. Una presenza che ha sottolineato la continuità e il forte legame costruito nel tempo attorno alla struttura dell'Aeronautica Militare. Nel corso della cerimonia, il Generale Ghiglierio ha conferito al Maggiore Luciano Speranza un encomio per l'attività svolta durante i suoi oltre tre anni di comando. Il riconoscimento ha premiato non soltanto l'operato professionale, ma anche l'impegno nelle iniziative sociali e di sensibilizzazione promosse per far conoscere più da vicino l'attività dell'Aeronautica Militare e rafforzare il rapporto tra la Forza Armata e la comunità maceratese. Durante il suo incarico, Speranza ha infatti contribuito a consolidare il rapporto tra la 114ª Squadriglia e il territorio, favorendo occasioni di incontro, collaborazione e conoscenza reciproca con istituzioni e cittadini. Parole di stima e gratitudine sono arrivate anche dal sindaco di Potenza Picena Noemi Tartabini, che ha sottolineato l'importanza della presenza della Squadriglia sul territorio e il rapporto costruito negli anni con le istituzioni e la cittadinanza.   Con il passaggio di consegne si apre ora una nuova fase per la 114ª Squadriglia Radar Remota, che proseguirà la propria attività sotto la guida del Capitano Giorgio De Simone, nel solco della professionalità e dell'impegno che hanno caratterizzato il reparto.

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