Parcaroli si gioca la maggioranza e perde gli equilibri con Regione e Curia
MACERATA - Per commentare il “parto” della giunta di Macerata si dovrebbero scomodare categorie della politica che vanno da Machiavelli a Winston Churchill, ma il livello della campagna elettorale e quello di alcuni assessori incaricati consiglia di rifugiarsi nel nazional popolare. Va detto però che appena scattata la foto dell’esecutivo cittadino è già sfocata e lunedì si capirà perché. Ci sono due canzonette che, adattate alla civitas Mariae, si prestano. La prima intonata, tra gli altri, da Lando Fiorini fa più o meno così: il “Parcarolo va contro corrente e quando canta l’eco s’arisente”; l’altra portata al successo da Alan Sorrenti ha questo motivetto: “Noi siamo figli della luce, figli della luce che ti porta i voti”. Solo che queste due canzonette rischiano di essere la colonna sonora di una giunta destinata a morire nella culla. Per due peccati originali che Esopo, guardando alla Lega, spiegherebbe con la favola del bue e della rana che per invidia della bestia si gonfiò tanto da scoppiare e, guardando al sindaco, col corvo e la volpe: l’uccello, sentendosi adulato, finisce per dare il suo pezzo di formaggio in pasto alla volpe. Dette così le cose forse anche qualche neo-assessore le capisce. Partiamo dall’eco che s’arisente. È quello del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli: un signore dai modi felpati soprattutto in politica. Pare che al varo di questa giunta le urla si sentissero dal Passetto. Lui si era raccomandato che la formula fosse 3, 2, 2, 1, 1 (tre assessori a Fratelli d’Italia, due alla Lega e Forza Italia, uno ciascuno alle due formazioni di centro e cattoliche). Acquaroli è ben consapevole che farà fatica a spiegare ai suoi di Fratelli d’Italia perché, avendo vinto le elezioni in Regione e, anche se con qualche patema, a Macerata subisce un k.o. tecnico dalla Lega. In più Acquaroli ha già enormi problemi a Civitanova Marche e a San Benedetto dove il suo partito è di fatto solo un portatore di voti, ma non ha adeguati posti di responsabilità. Il presidente della Regione guarda lungo: verso le politiche, e sa che la giunta Parcaroli, composta com’è composta, darà durissimi contraccolpi. Sicuramente Acquaroli esce sconfitto dalla partita di Macerata e si vocifera che Mauro Lucentini – commissario ad acta della Lega – vada in giro vantandosene e destinando al Presidente epiteti non proprio da alleato. Questo è il difetto della Lega che si è fatta rana. Perché intanto Acquaroli ha rinfoderato l’idea di allargare la giunta regionale a otto assessori. Significa che Renzo Marinelli resta consigliere, che Filippo Saltamartini non rientra nell’assise regionale e che Giorgia Latini, segretario regionale della Lega, tra un anno, se vuole tornare in Parlamento, dovrà sudare le sette camicie. Evidentemente a Lucentini deve sfuggire il detto che la vendetta è un piatto che si gusta freddo. Ma una finestra sulle politiche l’ha aperta anche il sindaco Parcaroli: vedremo come. Tra gli sconfitti di questa giunta ci sono sicuramente quattro figure storiche della destra: Pierfrancesco Castiglioni, che resta consigliere semplice e forse viene retrocesso anche da capogruppo di FdI; Simone Livi, che azzoppato in Regione non riemerge neppure a Macerata; Andrea Blarasin, scontentato su tutti i fronti; e soprattutto Massimo Belvederesi, il segretario provinciale di Macerata, che deve spiegare il flop di Civitanova Marche e perché ha ceduto a Macerata alle pretese della Lega. Dunque la giunta Parcaroli parte con Francesco Acquaroli che la guarda in cagnesco e con Fratelli d’Italia largamente insoddisfatti. C’è l’altra canzonetta. Non è un mistero che don Gianluca Merlini abbia dirottato centinaia di voti sulla Lega. Lui è il “padre” dei cosiddetti “figli della luce” che in realtà sono ragazze e che a Macerata la vulgata popolare ha già ribattezzato come le “sottanone”. Pare che abbia cercato di arginare i “comunisti” facendo votare i leghisti. Ma non era previsto che Deborah Pantana e Marco Caldarelli fossero sfrattati. Pare che il vescovo, che pure ufficialmente si è tenuto lontanissimo dalla disputa elettorale, non abbia gradito e che con molta probabilità don Merlini sia destinato a breve ad altro incarico in un’altra diocesi. Sin qui le conseguenze meno visibili: Sandro Parcaroli con la sua giunta si è giocato in un colpo solo l’appoggio della Regione e la benevolenza della Chiesa. Ma lui ha la sindrome del corvo e non si accorge che c’è una volpe, anzi ci sono molte volpi, in attesa che lui apra il becco per fargli cadere il formaggio. È sufficiente aspettare lunedì quando il consiglio comunale dovrà votare il nuovo presidente dell’assemblea. L’accordo di maggioranza dice che deve toccare di nuovo a Francesco Luciani, stavolta eletto nei “Maceratesi per Parcaroli” dopo aver lasciato la Lega. A Luciani servono almeno 17 voti che, sulla carta, il centrodestra ha avendo la coalizione incassato il premio di maggioranza che la porta a venti consiglieri. Ma con la giunta appena formata Sandro Parcaroli è riuscito a fare ciò di cui quasi nessuno è stato capace: perdere il consenso ancora prima di insediarsi. Deborah Pantana ha già annunciato che farà opposizione, Marco Caldarelli ha avuto le mani libere dall’Udc che c’è rimasta malissimo dall’esclusione. Da venti consiglieri di maggioranza siamo già a diciotto. In Forza Italia ci sono due scontenti (con la nomina degli assessori entrano in consiglio alcuni non eletti e la “Lega rana” di questo non ha tenuto conto) e altri due stanno in Fratelli d’Italia. Se va così, e l’opposizione vota compatta contro, Luciani non va oltre i 14 voti. E a quel punto lui pretenderà un posto in giunta. Chi è disposto Sandro Parcaroli a sacrificare? Teoricamente a farsi da parte dovrebbe essere Giuseppe Romano che, avendo già accettato la delega, si deve dimettere da consigliere. Ma se esce dalla giunta si trova con un pugno di mosche in mano. E cosa questo significhi come conseguenza Sandro Parcaroli lo sa fin troppo bene. Se Luciani non passa, chi assicura a questa giunta di avere i voti per andare avanti quando ci saranno da approvare atti esiziali come il bilancio? Il Consiglio comunale sarà trasformato in un suk dove si mercanteggiano i voti? Sono considerazioni che, a tutta prima, la Lega pigliatutto (seguendo il manuale Cencelli si è portata a casa 6 posti su 10 avendo solo il 12% dei voti: ha retto grazie all’apparentamento con i commercianti e con gli elettricisti di “mago” Merlini) pare non aver fatto. C’è il serio rischio che la famosa anatra zoppa di cui si vociferava in caso di vittoria di Gianluca Tittarelli sia la compagna di Sandro Parcaroli. Che però due conti se li deve essere fatti. A lui serve constatare che non ha la maggioranza, ma deve evitare di farsi sfiduciare, altrimenti con la politica ha chiuso, per dimettersi e poi presentarsi da vittima sacrificale a Matteo Salvini (ammesso che il capo attuale della Lega regga un anno) e chiedere la candidatura blindata al Senato fregando sia Giorgia Latini che Filippo Saltamartini. Perciò si stanno già stampando le nuove schede elettorali per Macerata. Ma è ipotesi remota; molto più prossima è la possibilità che a Parcaroli si ponga un dilemma che fu di Enrico di Navarra: se Luciani vuole il posto da assessore, fare il sindaco val bene un saluto (a) romano? PS - Queste cose succedono se uno per consigliere politico si sceglie chi per due volte ha cercato di fare il Sindaco in un paese di 4 mila abitanti e al massimo ha raccolto il 23% dei voti. La politica è una scienza: la furbizia non basta.

cielo sereno (MC)
