Dieci anni possono sembrare un tempo lunghissimo quando si aspetta di tornare nella propria casa. A Muccia il terremoto del 2016 ha lasciato una ferita ancora visibile, ma il percorso della ricostruzione procede e cominciano ad arrivare anche alcuni segnali positivi. A raccontare lo stato dell'arte è il sindaco Stefano Antonelli, che fotografa una situazione ancora complessa ma con una parte importante del percorso già avviata.
«La ricostruzione sta andando discretamente bene», spiega il primo cittadino. Sono circa 880 gli edifici inagibili, mentre 112 sono già stati conclusi e le persone sono rientrate nelle proprie abitazioni. Le pratiche attualmente in gestione sono circa 280: numeri che portano il Comune a una percentuale di ricostruzione intorno al 31%.
Accanto alla ricostruzione privata procede quella pubblica, con diversi interventi già decretati. Tra questi ci sono il teatro Leopoldo Marenco e la casa di riposo, mentre a breve dovrebbe partire il condominio di via Clementina, dove il Comune dispone di due appartamenti.
Ci sono poi gli edifici storici, tra cui l'ex palazzo Paparelli, destinato a diventare la nuova sede comunale. Anche in questo caso il percorso attraverso l'Ufficio speciale per la ricostruzione è in corso e il decreto è atteso a breve.
Ma il terremoto non ha cambiato soltanto il volto degli edifici. Ha modificato anche le abitudini delle persone, soprattutto di chi da dieci anni vive nelle SAE, le soluzioni abitative di emergenza realizzate dopo il sisma.
Una permanenza che, con il passare del tempo, ha finito in alcuni casi per trasformarsi in una nuova normalità. «La gente nelle SAE ormai si è abituata», racconta Antonelli. Per alcune persone anziane, addirittura, lasciare queste abitazioni non è necessariamente percepito come un miglioramento: «Qualcuno non vorrebbe nemmeno uscire perché ha la comodità di stare tutto su un piano e quindi per loro è più accessibile, è più facile la vita».
Un paradosso prodotto da dieci anni di emergenza: ciò che era nato come una soluzione temporanea è diventato, per alcune famiglie, un ambiente nel quale ci si è abituati a vivere.
Il sindaco, però, guarda alla necessità di tornare alla normalità. «Piano piano bisogna andare avanti», sottolinea, perché la ricostruzione delle abitazioni significa anche ricostruire una comunità e restituire vitalità al paese.
E proprio sul fronte demografico arriva uno dei segnali più incoraggianti. Nonostante le difficoltà e i tempi lunghi della ricostruzione, qualcuno ha scelto di vivere a Muccia. Due abitazioni sono state acquistate da privati provenienti da fuori comune e questo rappresenta un segnale tutt'altro che secondario.
«Qualcuno che vuole tornare ad abitare a Muccia c'è, accogliamo queste due nuove famiglie», osserva Antonelli. Una controtendenza ancora limitata, ma importante perché dimostra che il paese può continuare a essere una scelta abitativa anche dopo la devastazione del terremoto e gli anni trascorsi lontano dalle proprie case.
Il bilancio, a dieci anni dal sisma, resta quindi fatto di luci e ombre. La ricostruzione è partita, alcune famiglie sono rientrate, gli interventi pubblici avanzano e arrivano anche nuovi residenti, ma una parte consistente del lavoro deve ancora essere completata.
Il messaggio del sindaco alla comunità è soprattutto un invito alla pazienza, senza però nascondere la fatica di un'attesa ormai decennale: «Dieci anni sono lunghi, stringiamo i denti per un altro po'». L'obiettivo è riuscire, «nel breve, tra cinque e dieci anni», a vedere il territorio tornare «quasi tutto alla normalità».
Un traguardo che oggi può sembrare ancora lontano, ma che per Muccia significa soprattutto una cosa: tornare a essere un paese abitato, vissuto e non soltanto un territorio in ricostruzione.
Dieci anni possono sembrare un tempo lunghissimo quando si aspetta di tornare nella propria casa. A Muccia il terremoto del 2016 ha lasciato una ferita ancora visibile, ma il percorso della ricostruzione procede e cominciano ad arrivare anche alcuni segnali positivi. A raccontare lo stato dell'arte è il sindaco Stefano Antonelli, che fotografa una situazione ancora complessa ma con una parte importante del percorso già avviata.
«La ricostruzione sta andando discretamente bene», spiega il primo cittadino. Sono circa 880 gli edifici inagibili, mentre 112 sono già stati conclusi e le persone sono rientrate nelle proprie abitazioni. Le pratiche attualmente in gestione sono circa 280: numeri che portano il Comune a una percentuale di ricostruzione intorno al 31%.
Accanto alla ricostruzione privata procede quella pubblica, con diversi interventi già decretati. Tra questi ci sono il teatro Leopoldo Marenco e la casa di riposo, mentre a breve dovrebbe partire il condominio di via Clementina, dove il Comune dispone di due appartamenti.
Ci sono poi gli edifici storici, tra cui l'ex palazzo Paparelli, destinato a diventare la nuova sede comunale. Anche in questo caso il percorso attraverso l'Ufficio speciale per la ricostruzione è in corso e il decreto è atteso a breve.
Ma il terremoto non ha cambiato soltanto il volto degli edifici. Ha modificato anche le abitudini delle persone, soprattutto di chi da dieci anni vive nelle SAE, le soluzioni abitative di emergenza realizzate dopo il sisma.
Una permanenza che, con il passare del tempo, ha finito in alcuni casi per trasformarsi in una nuova normalità. «La gente nelle SAE ormai si è abituata», racconta Antonelli. Per alcune persone anziane, addirittura, lasciare queste abitazioni non è necessariamente percepito come un miglioramento: «Qualcuno non vorrebbe nemmeno uscire perché ha la comodità di stare tutto su un piano e quindi per loro è più accessibile, è più facile la vita».
Un paradosso prodotto da dieci anni di emergenza: ciò che era nato come una soluzione temporanea è diventato, per alcune famiglie, un ambiente nel quale ci si è abituati a vivere.
Il sindaco, però, guarda alla necessità di tornare alla normalità. «Piano piano bisogna andare avanti», sottolinea, perché la ricostruzione delle abitazioni significa anche ricostruire una comunità e restituire vitalità al paese.
E proprio sul fronte demografico arriva uno dei segnali più incoraggianti. Nonostante le difficoltà e i tempi lunghi della ricostruzione, qualcuno ha scelto di vivere a Muccia. Due abitazioni sono state acquistate da privati provenienti da fuori comune e questo rappresenta un segnale tutt'altro che secondario.
«Qualcuno che vuole tornare ad abitare a Muccia c'è, accogliamo queste due nuove famiglie», osserva Antonelli. Una controtendenza ancora limitata, ma importante perché dimostra che il paese può continuare a essere una scelta abitativa anche dopo la devastazione del terremoto e gli anni trascorsi lontano dalle proprie case.
Il bilancio, a dieci anni dal sisma, resta quindi fatto di luci e ombre. La ricostruzione è partita, alcune famiglie sono rientrate, gli interventi pubblici avanzano e arrivano anche nuovi residenti, ma una parte consistente del lavoro deve ancora essere completata.
Il messaggio del sindaco alla comunità è soprattutto un invito alla pazienza, senza però nascondere la fatica di un'attesa ormai decennale: «Dieci anni sono lunghi, stringiamo i denti per un altro po'». L'obiettivo è riuscire, «nel breve, tra cinque e dieci anni», a vedere il territorio tornare «quasi tutto alla normalità».
Un traguardo che oggi può sembrare ancora lontano, ma che per Muccia significa soprattutto una cosa: tornare a essere un paese abitato, vissuto e non soltanto un territorio in ricostruzione.
Un violento nubifragio si è abbattuto nella tarda mattinata sul territorio di Tolentino, provocando diversi disagi e danni in città e nelle aree esterne. La grande quantità di pioggia caduta in pochi minuti ha messo sotto pressione la rete di smaltimento delle acque, causando allagamenti, problemi alla viabilità e alcuni smottamenti.
Tra le zone maggiormente interessate dagli allagamenti figura il Ponte di Mancinella, dove l’acqua ha raggiunto la sede stradale. Problemi anche nel sottopasso ferroviario nella zona compresa tra via Vittorio Veneto, via King e corso della Repubblica e all’incrocio della rotatoria Avis, tra via Nazionale e via Repubblica.
Particolarmente intensa la situazione in via Filzi, dove la potenza dell’acqua ha provocato il distacco e il sollevamento di alcune caditoie, a causa dell’enorme quantità di pioggia riversatasi sulla strada in un arco di tempo molto breve.
Il maltempo ha interessato anche la viabilità nelle zone periferiche e nelle campagne. Diverse strade esterne hanno riportato danni a causa degli scoli e dei ruscellamenti provocati dalla grande quantità di acqua che si è riversata sulle sedi stradali non asfaltate.
Non sono mancati episodi legati alla caduta di rami. In zona Pianciano, una quercia è caduta all’interno di una proprietà privata, senza creare problemi alla circolazione.
Un smottamento si è inoltre verificato lungo la strada di Santa Lucia, rendendo necessario l’intervento per mettere in sicurezza la zona e ripristinare le condizioni di transitabilità.
Di fronte alle diverse criticità si sono immediatamente attivati gli operai del Servizio Manutenzione del Comune di Tolentino e gli agenti della Polizia Locale, impegnati nei sopralluoghi e negli interventi necessari per affrontare le conseguenze del nubifragio.
Allagati anche i locali della chiesa nel rione Settempeda
Il nubifragio ha provocato disagi anche nella chiesa del rione Settempeda a San Severino Marche, dove si sono allagati i locali tecnici e quelli che ospitano le caldaie. L’acqua ha interessato anche gli spazi dove erano presenti tavoli e sedie, rendendo necessario un intervento per liberare i locali e verificare le condizioni degli ambienti.
A intervenire sono stati anche i volontari del Gruppo comunale di Protezione civile impegnati nelle operazioni di emergenza. I volontari sono entrati in azione intorno alle 14, proseguendo le attività fino alle 17, per far fronte alle conseguenze del nubifragio e contribuire al ripristino delle condizioni di sicurezza.
Chiusa la statale 256 Muccese tra Matelica e Cerreto d’Esi
Le conseguenze del maltempo interessano anche la viabilità extraurbana del territorio macera
tese. La strada statale 256 “Muccese” è stata temporaneamente chiusa in entrambe le direzioni nel tratto compreso tra Matelica e Cerreto d’Esi, a causa di una colata di fango e detriti che ha invaso la carreggiata dopo le forti piogge.
Il traffico viene deviato sulla viabilità alternativa, con indicazioni predisposte sul posto. Il personale Anas è intervenuto per rimuovere il materiale e ripristinare la transitabilità nel più breve tempo possibile.
Anas (Gruppo FS) invita gli automobilisti alla massima prudenza e ricorda la campagna di sicurezza stradale “Quando sei alla guida tutto può aspettare!” – “Guida e Basta!”.
Incidente sul lavoro nel tardo pomeriggio a Santa Maria in Selva di Treia, dove un operaio è rimasto ferito mentre era impegnato nelle operazioni di lavaggio di un camion.
L’allarme è scattato intorno alle 17.30 all’interno di una ditta di via Arno. Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli operatori intervenuti, l’uomo si trovava sul mezzo ed era intento a lavare il cassone quando, per cause che dovranno essere accertate, avrebbe perso l’equilibrio e sarebbe scivolato.
Nella caduta l’operaio ha battuto la testa. Immediata la richiesta di soccorso e l’intervento del personale sanitario del 118.
Considerata la dinamica dell’incidente e le condizioni dell’uomo, è stato disposto il trasferimento all’ospedale regionale di Torrette, ad Ancona, effettuato con l’eliambulanza.
Sul posto, oltre ai soccorritori, sono intervenuti anche gli operatori dello Spasal dell’Ast di Macerata, che hanno avviato gli accertamenti di competenza per ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente e verificare il rispetto delle condizioni di sicurezza.
Saranno ora gli accertamenti a chiarire l’esatta sequenza dei fatti e le cause che hanno portato alla caduta dell’operaio.
Controlli nel centro storico di Monte San Giusto e una denuncia per presunti abusi edilizi e cambio abusivo di destinazione d'uso. A finire nei guai è un 34enne di origini pakistane, cittadino italiano e residente in paese, già noto alle forze dell'ordine.
L'uomo è stato denunciato in stato di libertà dai carabinieri della stazione di Monte San Giusto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Macerata, al termine di una serie di accertamenti condotti nel settore edilizio e urbanistico su alcuni immobili del centro cittadino.
Secondo quanto ricostruito dai militari, il 34enne, in qualità di proprietario di un immobile sviluppato su tre piani, avrebbe realizzato una serie di interventi senza le necessarie autorizzazioni. L'edificio è composto da un laboratorio e da un'abitazione, entrambi locati a cittadini di nazionalità cinese.
Gli accertamenti avrebbero permesso di rilevare che, a partire dai primi mesi del 2025, il proprietario avrebbe eseguito diversi lavori di ristrutturazione, sia all'interno sia all'esterno dell'immobile, procedendo contestualmente anche a un cambio di destinazione d'uso dei locali.
Gli interventi sarebbero stati effettuati, secondo quanto contestato dai carabinieri, in totale assenza dei titoli abilitativi previsti e del permesso di costruire, senza inoltre effettuare le comunicazioni richieste agli uffici comunali competenti.
Per questi motivi è scattata la denuncia in stato di libertà nei confronti del proprietario, che dovrà ora rispondere delle presunte violazioni contestate nell'ambito degli accertamenti trasmessi alla Procura.
Un falso operatore del servizio di gestione dei pagamenti digitali è riuscito a convincere una donna a consegnargli le credenziali del conto corrente, facendo poi sparire 1.660 euro. È quanto emerso al termine di un'indagine condotta dai carabinieri della stazione di Caldarola, che hanno denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Macerata un 54enne di origini napoletane, disoccupato e già noto alle forze dell'ordine.
L'uomo è ritenuto responsabile, secondo gli accertamenti, di una truffa aggravata attraverso la tecnica del vishing, una forma di phishing realizzata tramite telefonate. L'indagine è partita dalla denuncia presentata da una 35enne residente a Serrapetrona, contattata telefonicamente da un uomo che si sarebbe spacciato per un operatore del servizio di gestione dei pagamenti digitali di Nexi.
Il presunto truffatore avrebbe raccontato alla donna che sul suo conto era stata registrata una transazione fraudolenta da 4.990 euro, in realtà mai autorizzata. Con il pretesto di doverla annullare, sarebbe riuscito a convincere la vittima a fornire le credenziali di accesso al conto corrente.
Solo successivamente la donna si sarebbe accorta del raggiro: dal suo conto era stata infatti prelevata indebitamente la somma complessiva di 1.660 euro. A quel punto sono scattate le indagini dei carabinieri di Caldarola. I militari hanno analizzato il traffico telefonico e ricostruito i flussi finanziari legati alla movimentazione del denaro, riuscendo così a risalire al presunto autore della truffa.
Gli accertamenti avrebbero inoltre permesso di verificare che il 54enne risultava essere anche l'intestatario della scheda telefonica utilizzata per contattare e raggirare la vittima. Al termine dell'attività investigativa, l'uomo è stato quindi denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Macerata. La sua posizione resta ora al vaglio dell'autorità giudiziaria.
Quattro giorni di piazze piene, musica, tradizione e spettacolo hanno accompagnato Morrovalle fino al gran finale della Festa di San Bartolomeo, che lunedì 24 agosto ha chiuso un’edizione particolarmente partecipata. Una manifestazione che, anno dopo anno, continua a essere uno degli appuntamenti più sentiti dell’estate morrovallese.
A catalizzare l’attenzione del pubblico è stato soprattutto Angelo Famao, protagonista del concerto conclusivo in un Piazzale Matteotti gremito. Uno spettacolo trascinante, seguito in particolare da tantissimi giovani che hanno cantato e ballato insieme all’artista trasformando il concerto in una vera festa collettiva. La serata è poi proseguita con l’estrazione della tombola e, a seguire, con il DJ set di Matteo Cecchi, accompagnato dalla voce di Giorgio Paciarelli.
Ma il successo di San Bartolomeo 2026 si misura soprattutto guardando all’intero programma. Fin dalla prima serata la risposta del pubblico è stata importante: dalla commedia dialettale “Roba da matti” al Festival Internazionale del Folklore con Li Pistacoppi, passando per i momenti più legati alla tradizione e alla devozione, come la processione in onore di San Bartolomeo, fino al concerto del Corpo Bandistico “G. Verdi” di Morrovalle. Serate diverse tra loro, capaci però di riunire generazioni e pubblici differenti e di riportare ogni volta tante persone nel cuore della città.
E quest’anno anche una piccola novità, decisamente golosa: durante il concerto conclusivo sono arrivati i bomboloni caldi, alla crema e alla crema al cioccolato, che hanno aggiunto un ultimo sapore di festa a una notte già piena di musica.
Grande la soddisfazione dell’Amministrazione comunale per la riuscita della manifestazione e, soprattutto, grande il ringraziamento rivolto alla Pro Loco Morrovalle, ai suoi volontari e alle associazioni del territorio che hanno lavorato dietro le quinte. Perché dietro una piazza piena ci sono sempre molte persone che montano, organizzano, preparano, sistemano e restano fino all’ultimo.
San Bartolomeo 2026 si chiude così: con Morrovalle piena di gente e con quella sensazione, difficile da costruire a tavolino, che per qualche sera un paese intero abbia avuto voglia di ritrovarsi per festeggiare.
Uno scontro tra un'auto e uno scooter si è verificato nella serata di oggi a Sambucheto di Montecassiano, all'altezza dell'incrocio situato davanti alla pasticceria Paradiso. L'incidente è avvenuto poco dopo le 20:15.
Ad avere la peggio è stato lo scooterista, un uomo di 62 anni residente a Tolentino, rimasto coinvolto nell'impatto con un'autovettura. Le condizioni del ferito hanno richiesto l'intervento dei sanitari del 118, che dopo le prime operazioni di soccorso hanno disposto il trasferimento all'ospedale regionale di Torrette, ad Ancona.
Sul posto, insieme al personale dell'emergenza sanitaria, sono intervenuti anche i vigili del fuoco e i carabinieri, impegnati negli accertamenti e nella ricostruzione della dinamica dell'incidente.
Inizialmente era stato valutato anche l'intervento dell'elisoccorso, ma il trasporto è poi avvenuto in ambulanza, con il 62enne trasferito presso il nosocomio anconetano.
Restano da chiarire le cause e l'esatta dinamica dello scontro: saranno i rilievi effettuati dai carabinieri a consentire di ricostruire quanto accaduto all'incrocio.
Ha chiesto l'intervento dei Carabinieri per una lite, ma una volta arrivati i militari ha rivolto proprio a loro insulti e minacce. È quanto accaduto a Civitanova Marche, dove un 19enne del posto è stato denunciato.
L'intervento è stato effettuato dai Carabinieri dell'Aliquota Radiomobile della Compagnia di Civitanova Marche, intervenuti presso un noto esercizio del centro cittadino in seguito a una lite nella quale, secondo quanto ricostruito dai militari, era coinvolto lo stesso giovane.
Quando i Carabinieri sono arrivati sul posto, il 19enne avrebbe iniziato a rivolgersi agli operanti con insulti e minacce, davanti agli altri avventori presenti nel locale.
Il giovane, disoccupato e già gravato da precedenti di polizia, avrebbe inoltre mostrato un evidente stato di alterazione alcolica.
Al termine degli accertamenti, i militari lo hanno denunciato in stato di libertà all'autorità giudiziaria. Il 19enne dovrà rispondere dei reati di minaccia e oltraggio a Pubblico Ufficiale.
L'episodio è ora al vaglio dell'autorità giudiziaria competente.
USSITA - Il 24 agosto 2016 è una data che ha segnato per sempre la memoria delle comunità dell’Appennino marchigiano. Dieci anni dopo quella prima, devastante scossa, il ricordo del terremoto resta profondamente legato ai luoghi e alle persone che hanno vissuto la vita dei Monti Sibillini prima del sisma.
A Frontignano di Ussita, nel piazzale antistante la Domus Laetitiae, a circa 1.300 metri di quota, il decennale del terremoto è diventato anche l’occasione per un incontro carico di emozioni. Qui si sono ritrovati spontaneamente alcuni ex dipendenti della storica struttura ricettiva, tornati davanti a quello che per molti di loro è stato molto più di un semplice luogo di lavoro.
Un appuntamento nato dalla volontà di condividere ricordi, riannodare i fili di un passato comune e rendere omaggio a un’esperienza professionale e umana che ha accompagnato per anni la vita di tante persone.
Per chi ci ha lavorato, la Domus Laetitiae rappresentava una vera e propria comunità. «Vivevamo la Domus Laetitiae h24», raccontano gli ex dipendenti, ricordando giornate che iniziavano con la colazione dei gruppi e terminavano soltanto a tarda sera.
La struttura era un punto di riferimento per famiglie, escursionisti, gruppi parrocchiali, giovani in ritiro e comitive in vacanza studio, soprattutto nei periodi di maggiore afflusso turistico. D'estate come d'inverno, con le attività legate agli impianti di Frontignano, la Domus era in grado di accogliere contemporaneamente numerosi gruppi, diventando uno dei principali punti di riferimento dell'ospitalità in quota.
Tra quelle mura sono passate generazioni di giovani e famiglie, in un ambiente che gli ex lavoratori ricordano come caratterizzato da accoglienza, spirito di gruppo e familiarità.
A guidare la struttura per oltre 25 anni sono stati gestori che, secondo il ricordo degli ex dipendenti, hanno saputo trasmettere allo staff professionalità, attenzione verso gli ospiti e capacità di affrontare quotidianamente le difficoltà di un'attività ricettiva in montagna.
«È grazie a tutto lo staff e alla dedizione vissuta stagione dopo stagione – spiegano gli ex lavoratori – che la struttura è arrivata a essere un vero e proprio fiore all'occhiello e un punto di riferimento turistico per l'intero Parco dei Monti Sibillini».
Un patrimonio fatto non soltanto di numeri e presenze turistiche, ma soprattutto di relazioni umane e di ricordi che, a distanza di dieci anni dal sisma, rimangono ancora fortemente presenti.
Proprio il confronto tra il passato e il presente ha reso particolarmente intenso il ritrovo di Frontignano.
La Domus Laetitiae, gravemente danneggiata dal terremoto, appare oggi segnata dal tempo e dall'abbandono. Per chi ha trascorso lì anni della propria vita, assistere al degrado della struttura significa confrontarsi con una delle immagini più dolorose della ricostruzione ancora incompiuta.
«Vederla così degradata e abbandonata è un vero e proprio colpo al cuore», raccontano gli ex dipendenti. «È un colpo al cuore di chi questa struttura l'ha vissuta veramente, lavorandoci e abitandoci h24 e dedicandovi anni di cura ed entusiasmo».
Il decennale del sisma diventa così anche un'occasione per riportare l'attenzione su uno dei luoghi simbolo di Frontignano e sul futuro di una struttura che per decenni ha rappresentato un importante presidio turistico e sociale della montagna.
Dalla giornata di memoria arriva quindi anche un appello rivolto al futuro e alle istituzioni impegnate nella ricostruzione.
«Ci auspichiamo con tutto il cuore che la Domus Laetitiae possa risorgere presto», concludono gli ex dipendenti. «Questo territorio ha bisogno di ritrovare i suoi luoghi simbolici. Restituire una prospettiva di futuro a questa struttura significa dare un segnale concreto di rinascita a Frontignano, a Ussita e a tutte le comunità dei Monti Sibillini».
A dieci anni dal terremoto, il ritrovo degli ex lavoratori ha così trasformato un luogo segnato dalle ferite del sisma in uno spazio di memoria e, soprattutto, di speranza. Perché dietro le mura della Domus Laetitiae non ci sono soltanto anni di storia alberghiera: ci sono persone, famiglie, generazioni e una parte importante della vita di Frontignano.
Pieve Torina si aggiudica il bando “Sport e Periferie” e compie un nuovo passo nel percorso di ricostruzione e rilancio del territorio dopo il sisma. Il progetto per la realizzazione del nuovo campo di calcio, della pista di atletica e delle strutture dedicate alla ginnastica ha infatti ottenuto i pareri favorevoli del Coni e della Fidal, aprendo la strada alla realizzazione di un altro importante tassello del polo sportivo comunale.
L’intervento nasce con l’obiettivo di rafforzare la qualità dei servizi e, soprattutto, di ricostruire quei legami sociali che il terremoto ha profondamente indebolito. Il nuovo impianto andrà a completare un’area destinata a diventare un vero e proprio punto di riferimento per lo sport, il tempo libero e la socialità.
«Nel dopo sisma l’indebolimento dei legami sociali che ha colpito le nostre comunità ci ha spinto a progettare iniziative volte a migliorare la qualità della vita e il benessere dei cittadini», sottolinea il sindaco di Pieve Torina, Alessandro Gentilucci. «In quest’ottica si colloca la realizzazione del nuovo campo di calcio con la pista d’atletica e le strutture per la ginnastica, a completamento del polo che include la piscina, il palazzetto dello sport, il nuovo ristorante, i campi di padel, da tennis e da calcetto e il centro benessere».
Per l’amministrazione comunale, dunque, lo sport rappresenta molto più della realizzazione di nuove strutture. È uno strumento di inclusione, aggregazione e promozione del benessere, oltre che un elemento strategico per rendere il paese sempre più attrattivo per famiglie e giovani.
«In questo percorso di rinascita lo sport rappresenta un pilastro essenziale per l’inclusione sociale, la salute delle comunità e la valorizzazione del territorio», prosegue Gentilucci. «Stiamo ricostruendo una realtà urbana a misura di famiglie e giovani e l’investimento in strutture sportive è una delle risposte più concrete ed efficaci per il rilancio e il futuro di Pieve Torina».
Il nuovo campo di calcio e la pista di atletica si inseriscono così in una visione più ampia della ricostruzione, che punta a restituire alla comunità non soltanto edifici e servizi, ma anche occasioni di incontro e spazi capaci di favorire una nuova socialità. Un progetto che guarda quindi oltre la ricostruzione materiale e che individua nello sport uno dei motori della rinascita di Pieve Torina.
Dieci anni dopo il terremoto, le Marche tornano a ricordare le vittime e a fare il punto sul percorso della ricostruzione. Nel giorno del decimo anniversario del sisma del 24 agosto 2016, il presidente della Regione Francesco Acquaroli ha partecipato alle celebrazioni di Arquata del Tronto, dove si è aperta la giornata commemorativa con il ricordo delle 52 vittime marchigiane.
Alla celebrazione eucaristica, presieduta dal cardinale Matteo Maria Zuppi, ha preso parte anche il presidente Acquaroli. Le commemorazioni sono poi proseguite nel pomeriggio ad Amatrice, alla presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dello stesso Acquaroli, degli assessori regionali Francesca Pantaloni e Tiziano Consoli, del sottosegretario alla Presidenza della Giunta Silvia Luconi e delle autorità civili, militari e religiose.
"Oggi ricordiamo le vittime, il dolore delle famiglie, delle comunità che purtroppo sono state devastate quella terribile notte che diede il via alle scosse", ha dichiarato Acquaroli, sottolineando come la ricostruzione delle aree maggiormente colpite rappresenti ancora una sfida complessa.
"Dove la distruzione è stata totale la ricostruzione non è semplice, perché ha richiesto e richiede ancora un enorme lavoro e l'impegno costante e quotidiano di tutti gli attori e gli enti coinvolti", ha aggiunto il presidente della Regione.
Nel suo intervento Acquaroli ha evidenziato i progressi compiuti negli ultimi anni, pur sottolineando che il percorso non è ancora concluso: "La ricostruzione è la nostra priorità e finalmente possiamo vedere importanti passi avanti", ha affermato. Poi ricorda: "Nelle Marche sono oltre 14.300 i cantieri avviati, dei quali 8.822 risultano conclusi. I contributi concessi per la ricostruzione privata ammontano a 8,8 miliardi di euro, mentre quelli già liquidati raggiungono i 5,9 miliardi".
La regione rappresenta circa il 60% dell'intera ricostruzione privata del cratere. Sul fronte della ricostruzione pubblica sono invece programmati 1.872 interventi, per un valore complessivo superiore a 2,5 miliardi di euro.
"Siamo arrivati a oltre il 60% della ricostruzione privata", ha sottolineato Acquaroli, evidenziando però la particolare complessità degli interventi nei borghi completamente distrutti e nei centri storici. Tra questi c'è proprio Arquata del Tronto, dove la ricostruzione presenta caratteristiche particolarmente complesse. "Penso ad Arquata e al progetto, unico al mondo, per la messa in sicurezza e la stabilizzazione della collina e la ricostruzione del centro storico", ha spiegato il presidente.
Secondo i dati forniti dalla Regione, negli ultimi tre anni è stato erogato il 70% delle risorse complessivamente liquidate per la ricostruzione privata dell'intero cratere. Un risultato che Acquaroli attribuisce al lavoro congiunto dei diversi livelli istituzionali: "Queste consapevolezze ci guidano ogni giorno nel mettere il massimo impegno a tutti i livelli istituzionali: il Governo, la Struttura Commissariale, la Regione, l'Ufficio Speciale per la Ricostruzione, i Comuni, gli uffici tecnici e i professionisti".
"Grazie soprattutto al Governo e al presidente Meloni che, non solo oggi con la sua presenza ad Amatrice, ma fin dal primo giorno di insediamento, ha dimostrato un'attenzione concreta attraverso misure e provvedimenti che hanno contribuito a risolvere questioni e a potenziare la ricostruzione. Penso anche alla Zona Economica Speciale, fondamentale per affiancare alla ricostruzione edilizia una ripartenza economica capace di attrarre nuove opportunità", ha aggiunto.
"C'è ancora tanto lavoro da fare ma rinnoviamo oggi e ogni giorno il nostro più grande impegno per il futuro dei territori colpiti", ha concluso Acquaroli. Nel pomeriggio, ad Amatrice, il presidente della Regione ha partecipato alle celebrazioni insieme alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, rinnovando il ricordo delle 299 vittime complessive del terremoto del 2016 e l'impegno a proseguire il percorso di ricostruzione e rilancio delle comunità dell'Appennino Centrale.
La bocciatura della variante urbanistica per la ex zona industriale “B” di Civitanova Alta apre un nuovo capitolo. Dopo il voto contrario espresso dal Consiglio comunale nella seduta del 29-30 luglio, la società proprietaria di un compendio produttivo ricompreso nell’area ha notificato al Comune una formale diffida a provvedere, chiedendo che venga concluso il procedimento di ripianificazione.
La votazione si era chiusa con 12 voti contrari e 10 favorevoli, respingendo il passaggio della variante che lo stesso Consiglio comunale aveva invece approvato in via preliminare nell'aprile del 2025.
Contestualmente alla diffida, la società ha presentato anche una istanza di accesso agli atti, chiedendo il verbale integrale della seduta consiliare, la trascrizione e le registrazioni del dibattito, oltre alla documentazione istruttoria e agli elaborati tecnici relativi al procedimento.
La questione riguarda un'area che attende da anni una nuova disciplina urbanistica. Il problema nasce dallo stralcio disposto dalla Provincia nel 2007, che ha lasciato il quadrante in una situazione di cosiddetta “zona bianca”.
La stessa delibera consiliare numero 16 dell'aprile 2025 aveva preso atto di questa situazione e della necessità di procedere alla riconfigurazione urbanistica dell'area.
Quella delibera aveva rappresentato il risultato di un'istruttoria sviluppatasi nell'arco di diversi anni, con elaborati progettuali, studi geologici e il coinvolgimento degli enti sovraordinati. Il successivo voto di luglio ha però bloccato il percorso, lasciando nuovamente senza una disciplina urbanistica definitiva l'area interessata.
È proprio la contraddizione tra i due passaggi consiliari, a distanza di circa quindici mesi, a essere ora contestata dalla proprietà.
La vicenda richiama anche un precedente già affrontato dalla giustizia amministrativa. Nel 2019 il Tar Marche, con la sentenza numero 231, aveva condannato il Comune di Civitanova Marche al risarcimento del danno da ritardo per la mancata ripianificazione della contigua area Ceccotti, anch'essa rimasta “zona bianca” dopo lo stralcio del 2007.
In quella circostanza il tribunale aveva evidenziato come le varianti avviate e successivamente abbandonate per divergenze di natura politico-amministrativa potessero comunque produrre conseguenze nei confronti di chi attendeva una nuova pianificazione.
È su questo precedente che si inserisce ora la posizione della società proprietaria, assistita dall'avvocato Renzo Tartuferi.
«La proprietà chiede ciò che la legge garantisce: che dopo trent'anni il procedimento si chiuda con una decisione espressa, motivata e coerente con l'istruttoria svolta», dichiara il legale.
Secondo Tartuferi, la questione non riguarda la possibilità per l'amministrazione di esercitare le proprie prerogative in materia urbanistica, ma la necessità che tale discrezionalità venga esercitata attraverso una decisione motivata.
«La discrezionalità urbanistica esiste, ma non è arbitrio: un'amministrazione che ha riconosciuto il vuoto di disciplina, ha istruito per anni la soluzione, l'ha sottoposta al sovraordinato parere della Regione, che è stato favorevole, e l'ha approvata in via preliminare non può poi fermarsi sulla soglia, avvitandosi su se stessa e contraddicendosi».
Il legale richiama quindi il carattere provvisorio del regime delle zone bianche e la necessità, a suo avviso, di arrivare alla conclusione del procedimento. «La giurisprudenza è chiara: il regime delle "zone bianche" è per definizione provvisorio, e colmarlo non è una facoltà del Comune, è un obbligo».
La società, precisa il legale, non esclude il confronto con l'amministrazione, ma considera ormai necessario arrivare a una conclusione. «Il ricorso al giudice e la richiesta di risarcimento restano l'estrema ratio: nessuno ha interesse a ripetere l'esperienza già vissuta da questo Comune con l'area Ceccotti, quando basta una delibera per chiudere la vicenda. Ma la disponibilità al confronto tecnico non va scambiata per disponibilità ad attendere ancora».
La diffida assegna ora al Comune il termine previsto dalla legge per fornire una risposta. L'istanza di accesso agli atti dovrà invece essere riscontrata entro 30 giorni.
In assenza di un riscontro, la società si riserva di intraprendere le ulteriori iniziative formali previste dalla legge. La vicenda della ex zona industriale di Civitanova Alta torna così al centro del confronto tra proprietà e amministrazione comunale, dopo anni di attesa e un procedimento urbanistico che, con il voto di luglio, è nuovamente rimasto senza una conclusione.
Un bambino di 12 anni, affetto da una forma gravissima di scoliosi, è stato operato all’AOU delle Marche con una tecnica mininvasiva mai utilizzata prima nella regione su un paziente così piccolo.
L’intervento è stato eseguito dalla Clinica Ortopedica dell’Adulto e Pediatrica, diretta dal professor Antonio Pompilio Gigante, utilizzando la tecnica di correzione bipolare percutanea senza artrodesi.
“Questa particolare procedura non era mai stata utilizzata negli ospedali della regione”, spiega la dottoressa Monia Martiniani, responsabile dell’Ambulatorio di Scoliosi e Deformità della Colonna. La famiglia del ragazzo, dopo essersi rivolta ad altre strutture, ha scelto di affidarsi all’équipe dell’AOU delle Marche.
La procedura permette di correggere la deformità attraverso piccoli accessi chirurgici, evitando la fusione definitiva delle vertebre. L’impianto è inoltre dotato di un sistema auto-allungante che segue la crescita del bambino, riducendo la necessità di ulteriori interventi.
“Le incisioni molto ridotte garantiscono tempi chirurgici inferiori, con il vantaggio di ridurre le perdite ematiche, il rischio infettivo e i tempi anestesiologici”, sottolinea Martiniani.
La tecnica è stata approfondita dall’équipe anche grazie all’esperienza maturata nel 2023 all’ospedale pediatrico Necker di Parigi, dove viene utilizzata da diversi anni.
L’intervento ha coinvolto un’équipe multidisciplinare del Salesi e rientra nel Progetto Scoliosi e nel Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale dell’AOU delle Marche, con l’obiettivo di offrire trattamenti sempre più specialistici per le deformità vertebrali pediatriche.
"Cerco di spiegarlo anche con un video perché evidentemente per qualcuno che fa solo polemica leggere è troppo pesante". Paolo Calcinaro interviene così, con un video pubblicato sui social, per rispondere alle polemiche nate attorno alla modifica dell’accordo tra Regione Marche, AIOP e le strutture private accreditate.
Al centro della questione ci sono quasi 3,3 milioni di euro nel biennio 2026-2027: 795mila euro per il 2026 e 2.437.886 euro per il 2027. Secondo la Regione, non si tratta di nuove risorse per la sanità privata, ma di fondi già disponibili che vengono riconvertiti dalla mobilità attiva alle prestazioni per i cittadini marchigiani.
Ed è proprio questo il punto che Calcinaro vuole chiarire.
"Da anni, da decenni, da giunte di destra, di sinistra, di centro c’è una convenzione con alcune realtà private marchigiane", spiega l’assessore, ricordando il ruolo delle strutture private nel supportare il sistema pubblico nelle operazioni chirurgiche, nei ricoveri e nelle visite ed esami legati alle liste d’attesa.
Secondo Calcinaro, una parte del budget era destinata ai pazienti provenienti da fuori regione. La scelta fatta ora è quella di spostare quelle risorse sui residenti. "Abbiamo semplicemente cambiato questo budget - sostiene - portandolo dalle prestazioni ai fuori Regione a prestazioni ai cittadini marchigiani senza un euro di più”.
Le risorse saranno indirizzate in particolare alla diagnostica per immagini, come risonanze, ecografie e mammografie, e alla chirurgia ambulatoriale, con particolare attenzione alla cataratta. L’obiettivo dichiarato è ridurre le liste d’attesa e, allo stesso tempo, limitare la cosiddetta mobilità passiva, cioè il ricorso dei marchigiani a prestazioni sanitarie fuori regione.
"Cosicché invece di aumentare la mobilità attiva si va anche ad abbassare la mobilità passiva", ribadisce Calcinaro nel video. L’assessore respinge, quindi, la lettura secondo cui l’operazione rappresenterebbe un incremento delle risorse destinate alla sanità privata.
"Più prestazioni per i marchigiani senza un euro in più alla sanità privata", è la sintesi della sua posizione. E alla fine arriva anche la stoccata a chi ha criticato il provvedimento: "Si vuole continuare solamente a fare polemica e mettere in evidenza titoli errati per fare solamente cagnara".
L’Associati Fisiomed Macerata è tornata in città e si prepara ad affrontare la nuova stagione di Serie A2. Per la formazione biancorossa è tempo di visite mediche e di rimettersi al lavoro in vista di un campionato che si preannuncia intenso e competitivo.
Nella giornata odierna i ragazzi di mister Giannini hanno effettuato le visite mediche di rito presso la sede del Centro Medico Fisiomed di Sforzacosta, sponsor della società maceratese. Un passaggio necessario prima dell’inizio ufficiale della preparazione, fissato per domani.
Da quel momento prenderà il via un mese e mezzo di allenamenti e test amichevoli, con lo staff tecnico chiamato a mettere a punto la squadra in vista dell’esordio nel campionato di seconda serie nazionale.
Prima di tuffarsi completamente nella nuova stagione, però, ci sarà spazio per il tradizionale abbraccio con la città. La squadra verrà infatti presentata ufficialmente lunedì 31 agosto in piazza della Libertà, nell’ambito dei festeggiamenti patronali di San Giuliano.
Sarà dunque l’occasione per conoscere da vicino la formazione che rappresenterà Macerata nel prossimo campionato e per creare il primo contatto ufficiale con i tifosi.
Sul fronte societario resta invece da definire la questione relativa alla presidenza. Il ruolo è attualmente vacante dopo le dimissioni di Gianluca Tittarelli, costretto a lasciare l’incarico per incompatibilità legata alla sua attività di consigliere comunale.
Per quanto riguarda il campo, invece, è già fissato l’appuntamento con il debutto stagionale. L’Associati Fisiomed Macerata scenderà in campo il 18 ottobre, quando sarà ospite della Virtus Volley Napoli al PalaVesuvio.
La marcia di avvicinamento è dunque ufficialmente iniziata: un mese e mezzo di lavoro attende la formazione biancorossa, con allenamenti, amichevoli e preparazione tattica in vista di un campionato nel quale Macerata sarà chiamata a confrontarsi con diverse realtà ambiziose e competitive.
Continua a muoversi il mercato nel campionato di Eccellenza. A rispondere al doppio colpo piazzato dall’Aurora Treia con gli arrivi di Satta e Capriotti ci pensa il Trodica, letteralmente scatenato in questi giorni di agosto. Come la formazione targata Lube, si punta sulla linea green: arrivano infatti alla corte di mister Buratti i giovani Alejo Villalba e Stefano Carbone, che fanno il paio con i rinnovi di Nicolas Elladi e Federico Violini.
Partendo dai nuovi arrivi, si può notare come ambedue siano under, classe 2008, giunti a Trodica con profili interessanti e voglia di fare bene. Sarà la prima esperienza tra i grandi per entrambi.
Villalba, di origini argentine, è schierabile come esterno offensivo o seconda punta e proviene dal club argentino ADIUR. Carbone, invece, di ruolo centrocampista, è stato prelevato dal Pescara, dove ha compiuto tutta la trafila nel settore giovanile.
Resteranno inoltre in maglia biancazzurra anche altri due giovani, Nicolas Elladi e Federico Violini. La società ha infatti annunciato nelle scorse ore di aver rinnovato la fiducia ai due attaccanti, che quindi rimarranno dalle parti dello stadio San Francesco anche nella stagione ormai ai blocchi di partenza.
Si continua così a delineare il Trodica che affronterà il campionato di Eccellenza 2026/27.
"Non bisogna abbassare la guardia. Questo è il momento di fare uno scatto di reni: poche chiacchiere e tanti fatti". A dieci anni dal terremoto che devastò il Centro Italia, Diego Della Valle torna a Pescara del Tronto e rilancia il proprio impegno per la rinascita del territorio. L'imprenditore marchigiano, presidente del gruppo Tod's, ha annunciato la volontà di realizzare almeno un altro stabilimento, se non due, con l'obiettivo di continuare a creare occupazione e contrastare lo spopolamento dell'entroterra.
Della Valle fu tra i primi, subito dopo il sisma del 24 agosto 2016, a individuare nel lavoro uno degli strumenti fondamentali per mantenere vivo il territorio. Nel dicembre dello stesso anno presentò il progetto per la realizzazione di una nuova fabbrica ad Arquata del Tronto.
I lavori procedettero rapidamente e lo stabilimento venne inaugurato il 20 dicembre 2017, a meno di un anno dalla presentazione del progetto. Un investimento di circa 10 milioni di euro per una struttura di duemila metri quadrati, inizialmente avviata con una cinquantina di dipendenti e progettata per arrivare a un organico di circa cento lavoratori.
Ora, a dieci anni dal sisma, arriva l'annuncio di un possibile nuovo passo in avanti. "In 12 mesi abbiamo costruito uno stabilimento, ne vorremmo fare almeno un altro, se non due", ha dichiarato Della Valle, come riporta Ansa, spiegando che la sfida sarà anche quella di individuare le professionalità necessarie.
"Adesso si tratta di coordinarsi per capire le maestranze, come prenderle e dove trovarle", ha aggiunto l'imprenditore, sottolineando la necessità di una collaborazione concreta tra istituzioni e imprese.
Un modello che, secondo Della Valle, ha già dimostrato di poter funzionare proprio nel caso di Arquata. "La politica locale deve funzionare bene come ha funzionato quando abbiamo costruito l'azienda", ha osservato, ricordando anche il sostegno ricevuto a livello nazionale nella fase di realizzazione dello stabilimento.
"Oggi le imprese devono mettersi a disposizione anche del forte problema sociale che c'è - ha affermato -. Guadagniamo, pensiamo al profitto, ma pensiamo anche a come agevolare la vita delle persone".
Un ragionamento che l'imprenditore estende al rapporto tra mondo economico e istituzioni: "Dobbiamo metterci al centro della vita sociale italiana, insieme alla politica, per cercare di dare risposte sociali vere e farlo in fretta".
La voglia di fare impresa, nel Maceratese, resta forte. La provincia è infatti nona in Italia per numero di imprese rispetto alla popolazione, con 93,1 attività ogni mille abitanti. Un dato che supera nettamente la media nazionale, ferma a 80,6.
A fotografare la situazione è l’Area Studi e Ricerche Cna sulla base dei dati Istat. Una graduatoria che vede nelle prime posizioni soprattutto territori del Centro-Nord e che conferma anche la particolare vocazione imprenditoriale delle Marche. Fermo è quinta in Italia, con 95,5 imprese ogni mille abitanti, mentre Macerata si piazza al nono posto.
In testa c’è Prato, con 112,4 imprese ogni mille abitanti, seguita da Milano (110,6) e Rimini (105,5). Poi Firenze (98,2), Fermo, Valle d’Aosta (94,3), Padova e Lucca (93,9), Macerata e Roma (92,1).
Numeri che, secondo la CNA, raccontano una caratteristica precisa del territorio: qui l’impresa è soprattutto piccola, familiare e profondamente legata alla comunità.
«Essere tra le prime dieci province italiane non è soltanto un dato statistico – sottolinea il presidente di CNA Macerata Simone Giglietti – ma racconta quanto l’impresa sia radicata nella storia e nella struttura economica del nostro territorio».
Nel Maceratese, infatti, fare impresa significa spesso lavorare in piccole realtà, mantenere competenze e professionalità e creare occupazione anche nei centri più piccoli e nelle aree interne.
È uno dei tratti distintivi dell’economia italiana. Nel Paese ci sono poco meno di 4,8 milioni di imprese, con quasi 18,9 milioni di addetti e una dimensione media di circa quattro occupati. E la maggior parte non si trova nelle grandi città.
Le 14 città metropolitane concentrano infatti il 38,1% delle imprese e il 43,3% degli addetti. Il resto del tessuto produttivo è distribuito tra province, città intermedie, distretti e piccoli Comuni.
Il peso delle piccole attività
Per Macerata questo modello è particolarmente importante. La presenza delle piccole imprese non rappresenta soltanto un dato economico, ma contribuisce a mantenere vivi i territori, soprattutto quelli più lontani dai principali centri.
Il confronto con il resto d’Italia evidenzia però anche forti differenze. In fondo alla classifica c’è il Sud Sardegna, con 53,4 imprese ogni mille abitanti. Seguono Enna (55,9), Caltanissetta (56,5), Agrigento (58,4) e Taranto (58,8).
Dove la propensione a fare impresa è più bassa, pesano anche spopolamento, invecchiamento della popolazione, difficoltà di accesso al credito, infrastrutture insufficienti e una minore presenza di filiere produttive.
Per Giglietti, dunque, il buon piazzamento di Macerata non deve far abbassare la guardia.
L’Università di Macerata e l'intero mondo accademico piangono la scomparsa di Pietro Rescigno, figura di primissimo piano della giurisprudenza italiana del Novecento e maestro riconosciuto del diritto civile. Il suo straordinario percorso accademico prese il via proprio nell'Ateneo marchigiano, segnando l'inizio di una stagione intellettuale che avrebbe ridefinito il dibattito giuridico nazionale.
Era il 1954 quando un giovanissimo Rescigno, appena venticinquenne, vinceva il concorso per la cattedra di Diritto civile prendendo servizio a Macerata. In soli quattro anni di insegnamento, fino al 1958, il docente riuscì a lasciare un segno indelebile negli studenti e nei colleghi, avviando quelle riflessioni sui soggetti collettivi e sul ruolo del diritto privato in una società pluralista che lo avrebbero poi reso celebre.
Nonostante una carriera luminosa che lo ha portato ai vertici della cultura giuridica, il legame con la città delle Marche non si è mai spezzato. Un filo rosso riemerso con forza il 21 maggio 2008, in occasione del conferimento della laurea honoris causa in Teoria e tecniche della normazione giuridica. Tornato in quella stessa Aula Magna dove nel 1954 aveva pronunciato il discorso di apertura dell'anno accademico, il giurista ricordò con commozione gli esordi: «Macerata ha conservato per me un valore preziosissimo e inestimabile», affermò, evidenziando come l'Ateneo avesse saputo preservare nel tempo «l'attitudine al dialogo e allo scambio della piccola comunità di allora».
Con la scomparsa di Pietro Rescigno si chiude una pagina fondamentale della storia del diritto italiano, ma resta viva l'eredità scientifica e umana di un maestro che a Macerata trovò il primo terreno fertile per il suo pensiero.
Il rettore John McCourt, a nome dell’intera comunità universitaria, si unisce al cordoglio del mondo accademico e giuridico, ricordando con gratitudine uno studioso insigne e un maestro profondamente legato alla storia dell’Ateneo.
Sono aperte fino al 3 settembre le iscrizioni alla Scuola di Studi Superiori "Carlo Urbani" dell'Università di Camerino, un percorso rivolto a studentesse e studenti meritevoli e motivati che vogliono affiancare al normale corso di laurea un'esperienza formativa di alto livello.
La Scuola, diretta dalla professoressa Loredana Cappellacci, propone un programma interdisciplinare finalizzato allo sviluppo di competenze trasversali, spirito critico, capacità di leadership e apertura al dialogo tra diversi ambiti del sapere.
Il percorso prevede attività formative aggiuntive, seminari, laboratori e occasioni di confronto con docenti, ricercatori e professionisti. Al termine degli studi, il diploma rilasciato dalla Scuola è equiparato a quello conseguito al termine di un master universitario di secondo livello.
Le parole del rettore Leoni
"La Scuola di Studi Superiori 'Carlo Urbani' rappresenta una delle eccellenze del nostro Ateneo sulla quale abbiamo sempre investito", ha sottolineato il rettore Graziano Leoni, definendola "una importante opportunità che offriamo alle nostre studentesse ed ai nostri studenti migliori".
Il rettore ha evidenziato in particolare il valore dell'interdisciplinarietà tra le aree scientifiche, giuridiche e sanitarie, che permette agli studenti di confrontarsi e apprendere attraverso un percorso parallelo a quello universitario.
Tra le opportunità offerte figurano anche mobilità internazionale, stage all'estero e un supporto personalizzato per accompagnare gli studenti nelle scelte legate alla propria carriera accademica e professionale.
Due percorsi di studio
Attiva dal 2010, la Scuola di Studi Superiori "C. Urbani" rappresenta uno dei percorsi con cui Unicam punta a valorizzare il talento degli studenti universitari e accompagnarli verso un percorso di alta formazione.
La Scuola è articolata in due percorsi.
Il primo è quello delle Scienze Sperimentali e Sociali, rivolto a chi sceglie i corsi di studio delle Scuole di Bioscienze e Medicina Veterinaria, Giurisprudenza, Scienze e Tecnologie.
Il secondo è quello delle Scienze della Salute, dedicato agli studenti iscritti ai corsi delle Scuole di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute e di Bioscienze e Medicina Veterinaria.
Esonero dalle tasse, borsa e alloggio gratuito
Per gli studenti ammessi sono previsti importanti benefici. Oltre all'esonero dalle tasse universitarie, la Scuola garantisce una borsa di studio di 1.400 euro, l'alloggio gratuito presso il campus universitario e la presenza di un docente tutor.
Per il prossimo anno accademico saranno disponibili 18 posti.
Le candidature potranno essere presentate fino al 3 settembre 2026. Il bando completo e tutte le informazioni relative alle modalità di ammissione sono disponibili sul sito della Scuola di Studi Superiori "Carlo Urbani" di Unicam.
Nuove importanti evidenze archeologiche sono emerse nell'area di Potentia, l'antica colonia romana di Porto Recanati, dove nel pomeriggio di giovedì 20 agosto il cantiere di scavo è stato eccezionalmente aperto al pubblico nell'ambito dell'iniziativa "Tra le vie di Potentia. L'archeologia incontra la comunità".
Accompagnati dagli archeologi della Soprintendenza e di ArcheoLAB, i partecipanti hanno potuto visitare il nuovo cantiere di scavo e conoscere da vicino le metodologie utilizzate e i risultati delle indagini preventive effettuate in vista della realizzazione del nuovo accesso all'area dal lato nord. I due saggi stratigrafici hanno restituito elementi di particolare interesse per ricostruire l'organizzazione urbana dell'antica colonia romana.
Nel primo saggio è emersa la fase tardoantica di sistemazione di una grande area aperta, verosimilmente identificabile con il foro cittadino. Il secondo ha invece portato alla luce l'intersezione tra un cardo e un decumanus, oltre ad alcune strutture edilizie affacciate sulla strada, con resti di intonaci e porzioni di pavimentazione ancora conservate.
L'iniziativa è stata promossa dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, in collaborazione con il comune di Porto Recanati e ArcheoLAB. Il progetto "Potentia: accessibilità, inclusione e rigenerazione culturale" è inserito nel Piano Olivetti per la Cultura.
"Accogliamo con grande entusiasmo la ripresa degli scavi archeologici a Potentia, un patrimonio straordinario che può ancora restituire importanti testimonianze sulla storia del nostro territorio", dichiara il sindaco Andrea Michelini.
"L'auspicio è che questa nuova fase di ricerca possa proseguire a lungo e con continuità, permettendo di approfondire la conoscenza dell'antica città e di rendere il sito sempre più accessibile e vicino alla comunità".
Il primo cittadino ha inoltre ringraziato l'architetto Giovanni Issini, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, la dottoressa Nicol Tiburzi, funzionario dell'Area archeologica, e il professor Frank Vermeulen dell'Università di Gent, Dipartimento di Archeologia, per il contributo offerto alla ricostruzione dell'assetto urbano di Potentia.
L'apertura del cantiere rappresenta il primo passo di un percorso più ampio finalizzato a rendere Potentia sempre più accessibile, conosciuta e integrata negli itinerari culturali e turistici del territorio.
Il progetto prevede infatti visite guidate, attività didattiche, iniziative divulgative e percorsi inclusivi, con l'obiettivo di rafforzare il legame tra l'antica città romana e la comunità, valorizzandone il patrimonio storico e archeologico.
È stato un giovanissimo pianista di appena nove anni, Alberto Cartuccia Cingolani, il protagonista del gran finale del Quiete Music Festival di Treia, chiuso con un'autentica ovazione e un nuovo sold out a Villa Spada.
Davanti a un pubblico numeroso, con una significativa presenza anche di spettatori arrivati dall'estero, il giovane artista ha trasformato il concerto in un vero spettacolo fatto di musica, racconti, ironia e sorprendente spontaneità. Una serata che ha confermato anche il successo della rassegna, aperta a inizio luglio con un altro tutto esaurito e conclusa con Villa Spada nuovamente gremita.
Cartuccia Cingolani ha affrontato l'intero programma senza spartito, mostrando una sicurezza e una preparazione musicale fuori dal comune. A colpire il pubblico non è stata però soltanto la sua tecnica: il giovane pianista ha dimostrato anche una notevole presenza scenica, presentando personalmente ogni brano e raccontandone caratteristiche, atmosfere e curiosità.
Alle domande rivoltegli durante la serata ha risposto con chiarezza e competenza, sorprendendo per la maturità delle sue risposte ma senza perdere quella leggerezza e quell'umorismo tipici della sua età che hanno contribuito a rendere ancora più speciale il concerto.
"È stato un concerto straordinario, degno di un festival che ha oggettivamente entusiasmato", ha commentato il sindaco Franco Capponi, ricordando anche un curioso fuori programma della serata. A un certo punto, infatti, è stato persino il fonico, solitamente discreto dietro la consolle, a prendere il microfono per invitare il pubblico a tributare un grande applauso ad Alberto per la sua capacità di suonare senza spartito.
Un momento che, secondo il primo cittadino, ha fotografato perfettamente l'atmosfera della serata: il pubblico è stato conquistato non soltanto dal talento del giovane pianista, ma anche dalla sua personalità.
"Siamo molto soddisfatti di questa stagione del Quiete Music Festival", ha aggiunto Capponi, sottolineando la qualità degli artisti portati a Villa Spada e la risposta del pubblico. "La risposta è stata importante, come dimostrano i sold out che hanno aperto e chiuso la rassegna e ci ha fatto particolarmente piacere vedere una presenza così numerosa anche di spettatori stranieri".
Per il sindaco, tuttavia, la serata conclusiva ha avuto qualcosa di ancora più speciale: "Abbiamo visto un artista di appena nove anni capace di emozionare con una naturalezza davvero rara. Quella sicurezza e, allo stesso tempo, tutta la spontaneità e l'ironia di un bambino sono qualità che difficilmente si dimenticano".
Al termine del concerto è arrivato anche un invito ufficiale a tornare a Treia per la prossima stagione, subito accettato dal giovane pianista. E non è mancata una piccola sfida per il futuro.
Capponi ha infatti chiesto ad Alberto se, in occasione della prossima edizione, preparerà la "Polonaise" di Chopin dedicata alla contessa Komar, figura legata alla storia di Villa Spada. Il giovane pianista, con la consueta sincerità, ha ammesso che Chopin non è il suo compositore preferito, ma ha comunque promesso che si metterà al lavoro.
Un arrivederci che ha già una possibile colonna sonora e che chiude nel migliore dei modi un'edizione del Quiete Music Festival capace di portare a Villa Spada musica, qualità e pubblico, superando serata dopo serata le aspettative degli organizzatori.
Una nuova opera in ceramica per Porta Vittorio Emanuele II. È questo l'obiettivo di "CeramicAppignano – Convivium", il nuovo concorso internazionale promosso dal comune di Appignano nell'ambito del progetto eco-museale MUDAPP – Museo Diffuso di Appignano.
Appignano, tra le 60 città italiane della ceramica e tra le cinque della Regione Marche, invita artisti, ceramisti e designer italiani e internazionali a progettare un'opera d'arte contemporanea destinata a uno dei luoghi più significativi del borgo storico: la parete interna della Porta Vittorio Emanuele II.
Il tema scelto per questa prima edizione è "Intramoenia – Extramoenia", una riflessione sul rapporto tra appartenenza e libertà, identità e apertura, protezione e scoperta. La porta diventa così non soltanto un elemento architettonico, ma una vera e propria soglia fisica e simbolica tra ciò che è noto e ciò che ancora deve essere esplorato.
"Con CeramicAppignano – Convivium vogliamo dare un nuovo spazio ad una tradizione profondamente radicata nella storia della nostra comunità", spiega il sindaco Mariano Calamita. "La ceramica appignanese, l'arte antica dei nostri 'coccià', è un patrimonio vivo, capace di dialogare con la contemporaneità e di proiettare il nostro territorio verso il futuro".
Secondo il primo cittadino, la nuova opera andrà ad arricchire l'itinerario museale urbano a cielo aperto già presente ad Appignano, contribuendo a raccontare l'identità del paese attraverso gli scorci del centro storico.
"La Porta Vittorio Emanuele II diventerà una soglia ancora più forte e riconoscibile, un luogo in cui la storia di Appignano incontra la creatività degli artisti di oggi e si offre allo sguardo di cittadini e visitatori", aggiunge Calamita.
Un'opera tra tradizione e contemporaneità
La nuova realizzazione dovrà essere prevalentemente in ceramica e svilupparsi su una superficie di circa 280 x 400 centimetri, coprendone almeno il 75%. Il progetto dovrà inoltre essere concepito in forma modulare, attraverso più lastre o elementi distinti, così da garantire sicurezza, stabilità, durata nel tempo e facilità di installazione.
"La scelta del tema Intramoenia – Extramoenia ci permette di raccontare Appignano attraverso una metafora universale", sottolinea l'assessora alla Cultura Lucia Santanatoglia. "La porta è il luogo in cui identità e apertura non si contrappongono, ma si incontrano. Chiediamo agli artisti di interpretare questa soglia con libertà e originalità, costruendo un'opera capace di dialogare con il borgo, con la sua storia ceramica e con la comunità", aggiunge.
Per l'amministrazione, il concorso rappresenta inoltre un'occasione per portare l'arte contemporanea nello spazio pubblico e nella vita quotidiana dei cittadini. Anche il vicesindaco e assessore al Turismo Stefano Montecchiarini evidenzia il valore dell'iniziativa sul piano turistico. "Il concorso valorizza l'arte ceramica come una delle principali attrattive turistiche di Appignano", afferma.
La nuova opera, collocata in un luogo simbolico e di passaggio come Porta Vittorio Emanuele II, sarà infatti parte dell'itinerario museale del borgo e potrà diventare un ulteriore punto di riferimento per cittadini e visitatori interessati a conoscere storia, tradizioni, enogastronomia e patrimonio artistico del territorio.
Come partecipare al concorso
La partecipazione è aperta, singolarmente o in gruppo, ad artisti, ceramisti e designer italiani e internazionali che abbiano compiuto 18 anni entro la scadenza del bando. Ogni partecipante potrà presentare una sola candidatura e i progetti dovranno essere inediti e non essere stati precedentemente presentati in concorsi, premi o esposizioni pubbliche nazionali o internazionali.
La candidatura è gratuita e dovrà essere presentata online attraverso il form pubblicato sul sito del Comune di Appignano entro le ore 12.30 del 14 settembre 2026.
Alla domanda dovranno essere allegati tre fotografie del modello in scala, realizzato nelle misure di 35 x 50 centimetri e ripreso da diversi punti di vista, oltre a una scheda descrittiva del progetto, una breve didascalia con misure, tecniche, materiali e motivazione artistica e un curriculum sintetico dell'autore o del gruppo, della lunghezza massima di 1.000 battute.
La giuria selezionerà fino a un massimo di 20 idee progettuali. Gli artisti selezionati dovranno quindi realizzare e consegnare un modellino tridimensionale in scala 1:8, prevalentemente in ceramica, entro le ore 12 del 16 ottobre 2026.
I modellini saranno esposti durante LEGUMINARIA, la tradizionale manifestazione popolare ed enogastronomica di Appignano che unisce i piatti della tradizione contadina all'antica arte della ceramica, in programma dal 16 al 18 ottobre 2026.
La premiazione si terrà sabato 17 ottobre. Al primo classificato sarà assegnato un premio di 5.000 euro e l'artista vincitore dovrà realizzare l'opera entro sei mesi dalla comunicazione dell'esito.
Durante la mostra sarà inoltre il pubblico a poter esprimere la propria preferenza attraverso una votazione popolare. L'artista più votato dai visitatori avrà la possibilità di allestire gratuitamente una mostra personale nell'ambito dell'edizione 2027 di Leguminaria.
Un progetto che punta dunque a unire la tradizione ceramica di Appignano con la creatività contemporanea, trasformando una delle porte storiche del borgo in un nuovo elemento del percorso artistico e culturale del paese.
Il Ginesio Fest entra nel vivo con una giornata dedicata alla letteratura, al teatro e alla formazione. La settima edizione della rassegna, diretta da Leonardo Lidi, propone quest'oggi a San Ginesio un programma articolato che mette in dialogo spettacoli, incontri e attività rivolte anche ai più piccoli.
La giornata si aprirà alle 17 alla Biblioteca "Tra le righe" con la presentazione di "Irene", libro scritto da Caroline Baglioni e Michelangelo Bellani, pubblicato dalla casa editrice Rrose Sélavy.
Alle 18, invece, saranno due gli appuntamenti in programma. In piazza Alberico Gentili è prevista la restituzione del laboratorio per bambini "Il più grande illusionista del mondo", condotto da Ivan Mistreko. Un momento pensato per portare nello spazio pubblico il lavoro svolto con i più piccoli, trasformando il tema dell'illusione in un'esperienza concreta e condivisa.
Alla stessa ora, all'Auditorium Sant'Agostino, andrà in scena "Per sempre", spettacolo di Alessandro Bandini prodotto da LAC Lugano Arte e Cultura. Il lavoro nasce dalle lettere e dalle cartoline inedite di Giovanni Testori, figura centrale della cultura italiana del Novecento, e racconta la relazione tra lo scrittore e il mercante d'arte francese Alain Toubas.
Al centro dello spettacolo c'è una corrispondenza intensa, composta da lettere scritte in francese, disegni e cartoline, attraverso la quale emerge un lato meno conosciuto di Testori. Una storia d'amore fatta di desiderio, dolore e bisogno di sentirsi amati, che permette di rileggere la figura dello scrittore attraverso una prospettiva contemporanea.
La serata del Ginesio Fest subirà invece una variazione rispetto al programma originario. Per importanti motivi di salute, lo spettacolo "Abracadabra", inizialmente previsto alle 21.15 al Chiostro Sant'Agostino, è stato sostituito da "The End" di Babilonia Teatri.
Il riallestimento dello spettacolo, a quindici anni dal debutto, vedrà sul palco Valeria Raimondi, Enrico Castellani e Luca Scotton, con la produzione di Babilonia Teatri e SCARTI Centro di Produzione Teatrale d'Innovazione.
"The End" affronta uno dei grandi tabù della contemporaneità: la morte. In una settima edizione del festival dedicata alle "Illusioni", lo spettacolo mette in discussione proprio l'idea dell'eterna giovinezza e dell'immortalità, interrogando il rapporto tra la società contemporanea e il tema della fine.
La morte, spiegano gli autori, viene spesso rimossa, nascosta e separata dalla quotidianità. Vecchiaia, malattia e morte vengono allontanate dallo sguardo, mentre l'illusione di poter prolungare indefinitamente la vita alimenta la difficoltà di confrontarsi con la propria fragilità.
A quindici anni dalla prima rappresentazione, "The End" torna così a interrogare il confine tra vita e morte, mantenendo al centro le contraddizioni di un presente che vorrebbe cancellare l'idea della fine. Uno spettacolo che, nelle parole della compagnia, vuole essere allo stesso tempo "un grido e una carezza": un gesto verso chi se ne va e verso ciò che lascia, ma anche una riflessione sulla difficoltà di accettare ogni conclusione.
Con questa giornata, il Ginesio Fest conferma dunque la propria vocazione a costruire un programma in cui il teatro non vive isolato, ma dialoga con la letteratura, la formazione e la comunità, trasformando San Ginesio in uno spazio di incontro e confronto attraverso le diverse forme della scena contemporanea.
È stato accolto questa mattina in Municipio a Matelica Diego Ricci, il giovane concittadino che ha appena completato il percorso di formazione ed è entrato ufficialmente in servizio come vigile del fuoco.
A riceverlo è stato il sindaco Denis Cingolani, che ha voluto congratularsi personalmente con il giovane matelicese per il traguardo raggiunto e per la scelta di intraprendere una professione al servizio della comunità.
Il percorso di Ricci è iniziato nel luglio 2024, quando ha presentato la propria candidatura al concorso pubblico per entrare nel Corpo nazionale dei vigili del fuoco. "Dopo una prova preselettiva di teoria, una prova motorio-attitudinale e le visite mediche, il 27 ottobre 2025 sono entrato a far parte del 102º corso allievi vigili del fuoco", racconta Ricci.
Il percorso si è concluso con la cerimonia di giuramento del 29 luglio 2026, momento che ha sancito l'ingresso ufficiale nel Corpo.
La formazione ha previsto un articolato percorso teorico e pratico. Il corso è stato strutturato in sei mesi di addestramento presso le Scuole Centrali Antincendi di Roma e la Scuola di Formazione Operativa di Montelibretti, seguiti da tre mesi di applicazione pratica presso il comando di residenza.
Durante il periodo formativo, Ricci ha affrontato diversi corsi dedicati alla preparazione e all'utilizzo delle attrezzature necessarie per intervenire nelle differenti situazioni di emergenza. Tra le specializzazioni e le attività affrontate figurano NBCR, antincendio aeroportuale, TPSS, Costruzioni e Dissesti, USAR, ATP, SAF e TAS.
Un percorso intenso, pensato per fornire ai nuovi vigili del fuoco le competenze necessarie ad affrontare interventi complessi e situazioni di emergenza con professionalità e preparazione. Al termine della formazione, per Diego Ricci è quindi iniziata la nuova esperienza professionale al servizio del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
Il sindaco Denis Cingolani ha espresso le proprie congratulazioni al giovane matelicese per il risultato raggiunto.
"Mi complimento con Diego Ricci per lo splendido risultato raggiunto e per aver scelto una carriera al servizio degli altri e del bene comune. Tanti auguri per il cammino che hai intrapreso!", ha dichiarato il primo cittadino.
distanze. Loro Piceno e Sankt Nikolai im Sausal hanno celebrato domenica 23 agosto il 40° anniversario del gemellaggio che unisce le due comunità dal 1986, rinnovando un rapporto che nel corso dei decenni è diventato sempre più profondo.
La giornata si è aperta con la musica del corpo bandistico di Loro Piceno, prima del saluto del sindaco Robertino Paoloni alla delegazione austriaca guidata dal primo cittadino di Sankt Nikolai im Sausal, Gerhard Hartinger, e a tutti i presenti.
Un ringraziamento particolare è stato rivolto anche ad Andrea Guidassoni e Mauro Taccari, che hanno curato la traduzione durante la giornata, favorendo il dialogo e la partecipazione tra le due comunità.
Un gemellaggio nato da una storia d'amore
Nel suo intervento, il sindaco Paoloni ha ripercorso le origini del gemellaggio, nato da una vicenda profondamente umana. Durante la Seconda guerra mondiale, il lorese Rinaldo Tirabasso trovò accoglienza nelle campagne austriache nei pressi di Sankt Nikolai, dove conobbe Anna, la donna che sarebbe diventata la sua compagna di vita.
Una storia personale diventata nel tempo il punto di partenza di un rapporto tra due comunità.
"Il gemellaggio non è nato per interessi economici o turistici, ma è nato grazie a quello di più importante che il genere umano possa avere: l'amore", ha sottolineato Paoloni.
Un pensiero è stato rivolto anche ai due sindaci che nel 1986 sottoscrissero il primo Patto di Gemellaggio, Mario Verdicchio ed Erwin Aistleitener, entrambi scomparsi, oltre a tutte le persone che nel corso degli anni hanno contribuito a mantenere vivo il rapporto.
Tra i momenti ricordati dal primo cittadino anche la vicinanza della comunità austriaca dopo il terremoto del 2016, quando il legame tra Loro Piceno e Sankt Nikolai si è manifestato concretamente nel momento della difficoltà.
"Il vero valore di un'amicizia non si misura soltanto nei momenti di festa, ma anche nei momenti di difficoltà", ha ricordato Paoloni.
Il rinnovo del Patto di Gemellaggio
Parole condivise dal sindaco Gerhard Hartinger, che ha sottolineato il valore di un'amicizia costruita attraverso quarant'anni di incontri, rapporti personali e momenti condivisi. Il primo cittadino austriaco ha evidenziato anche la necessità di trasmettere questo legame alle nuove generazioni, invitando la comunità di Loro Piceno a Sankt Nikolai im Sausal il prossimo anno per un nuovo momento di incontro.
A portare la propria testimonianza sono stati anche gli ex sindaci di Loro Piceno Claudio Tedeschi, Daniele Piatti e Ilenia Catalini, che hanno ricordato gli anni trascorsi a stretto contatto con la comunità austriaca e il proprio impegno nella gestione del gemellaggio.
Il momento più solenne della giornata è stato il rinnovo del Patto di Gemellaggio, sottoscritto nuovamente dai due sindaci. Quarant'anni dopo quella prima firma, le due comunità si sono ritrovate fianco a fianco per confermare un legame che il tempo non ha indebolito, ma reso ancora più forte.
Particolarmente significativo il gesto di Robertino Paoloni, che per l'occasione ha ritrovato e indossato la fascia originale appartenuta a Mario Verdicchio, il sindaco che nel 1986 firmò il primo patto. Un simbolico filo conduttore tra quella giornata di quarant'anni fa e la celebrazione di oggi.
A suggellare il rinnovo sono stati lo scambio delle targhe commemorative, la donazione di uno stendardo realizzato dai bambini di Sankt Nikolai e la fotografia ufficiale delle due delegazioni.
Una storia iniziata nel 1986 che, dunque, non si chiude, ma apre un nuovo capitolo con lo sguardo già rivolto al traguardo dei cinquant'anni.
La giornata è proseguita con il corteo verso la chiesa, accompagnato dalla banda, per la celebrazione della Santa Messa. A seguire, il pranzo conviviale ha riunito ancora una volta italiani e austriaci in un clima di festa e amicizia.
Tra scambio di doni, musica, canti e balli, gli amici di Sankt Nikolai hanno coinvolto i presenti trasformando il momento conviviale in una vera festa condivisa.
"Quarant'anni sono oggi una storia da raccontare. Cinquant'anni saranno una storia da costruire insieme", ha concluso Paoloni.
Divieto di utilizzare apparecchiature a fiamma libera o in grado di produrre scintille, stop alla vendita per asporto di bevande in vetro o alluminio e importanti modifiche alla viabilità. Sono le principali disposizioni adottate dal Comune di Macerata in vista delle celebrazioni di San Giuliano e della Fiera patronale del 30 e 31 agosto.
I primi provvedimenti scatteranno già nei prossimi giorni, mentre le principali limitazioni alla circolazione entreranno in vigore dalle ore 10:00 del 30 agosto e resteranno attive fino alla conclusione delle operazioni di pulizia, prevista indicativamente per le ore 3:00 del 1° settembre.
Fiamme libere vietate: multe fino a 5mila euro
Particolare attenzione è stata riservata alle disposizioni sulla sicurezza e sull'incolumità pubblica. L'ordinanza vieta l'utilizzo di apparecchiature a fiamma libera o comunque in grado di produrre scintille. Il divieto sarà in vigore nel centro storico, all'interno delle mura urbiche, dalle 18 del 28 agosto alle 6 del 29 agosto e dalle 18 del 29 agosto alle 6 del 30 agosto.
Dalle 12 del 30 agosto alle 6 del 1° settembre, il divieto sarà esteso all'intera area interessata dalla Fiera di San Giuliano, comprendente viale Puccinotti, viale Trieste, piazza Nazario Sauro, piazza Mazzini, piazza Cesare Battisti, corso Matteotti, piazza Annessione, via Garibaldi, piazza Garibaldi, corso Cavour, l'inizio della discesa di via dei Giardini e le relative traverse.
Previsto inoltre il divieto, per gli esercizi e le attività di commercio e somministrazione, di vendere per asporto bevande contenute in bottiglie o contenitori di vetro o alluminio. La disposizione non riguarda la somministrazione al tavolo, anche all'aperto.
Anche i partecipanti alle manifestazioni non potranno detenere bevande contenute in contenitori di vetro o alluminio. Le sanzioni sono particolarmente pesanti: il mancato rispetto dei divieti relativi alla vendita per asporto e all'utilizzo di apparecchiature a fiamma libera comporta una multa da 500 a 5.000 euro. Per chi viene trovato in possesso di bevande in contenitori di vetro o alluminio la sanzione va invece da 25 a 500 euro.
Le modifiche alla viabilità
In occasione della Fiera saranno numerose le strade interessate da divieti di transito, sensi di marcia modificati e sbarramenti. Dalle 10 del 30 agosto sarà interdetto il transito, salvo le categorie autorizzate, in alcune delle principali vie interessate dalla manifestazione, tra cui viale Puccinotti, viale Trieste, via Caduti di Nassiriya, via Pannelli, corso Cavour, piazza Garibaldi e l'area dei Giardini Diaz.
Limitazioni specifiche riguarderanno anche l'accesso al centro storico da via Zara, all'altezza dell'intersezione con via Armaroli. In base alle fasce orarie previste potranno transitare polizia e mezzi di soccorso, taxi, residenti, persone con disabilità, veicoli autorizzati e mezzi degli operatori della Fiera.
In caso di necessità, le limitazioni potranno essere estese anche all'imbocco di Rampa Zara. Per garantire la gestione dei flussi di traffico e mantenere libere le vie di emergenza, saranno inoltre interessate da modifiche temporanee via Padre Matteo Ricci, Piaggia della Biblioteca, via Ciccarelli, piazza Mazzini, Porta Convitto e via Armaroli.
I percorsi alternativi
Il Comune ha predisposto anche una serie di percorsi alternativi per il traffico diretto verso la stazione ferroviaria, l'ospedale e i quartieri Cairoli e Pace. Tra le strade individuate figurano via Trento, piazza della Vittoria, via Roma e via Issy Les Moulineaux, con ulteriori collegamenti possibili attraverso via Cioci, via Cadorna, via Mugnoz, via Mameli, via Piave e viale Don Bosco oppure via Mattei, via San Francesco e via Braccialarghe.
La Polizia Locale potrà comunque introdurre ulteriori modifiche o restrizioni qualora fossero necessarie per motivi di sicurezza, ordine pubblico o in presenza di un consistente afflusso di persone.
Attenzione ai divieti di sosta
I divieti di sosta con rimozione forzata scatteranno dalle 8 del 30 agosto e resteranno in vigore fino alle 3 del 1° settembre in numerose aree del centro e della zona fieristica. Tra le aree interessate ci sono piazza Mazzini, piazza Cesare Battisti, via Gramsci, corso Matteotti, via Tommaso Lauri, via Garibaldi, piazza Annessione, viale Trieste, piazza Nazario Sauro, corso Cavour, piazza Garibaldi, Giardini Diaz e via Morbiducci.
Divieti specifici riguarderanno anche le aree destinate al mercatino Coldiretti e CNA, in corso della Repubblica e piazza Vittorio Veneto, oltre alle altre zone interessate dagli allestimenti e dagli spazi fieristici.
Le agevolazioni per i residenti
Sono previste agevolazioni per i residenti della zona A e A+Park. Dalle 7 del 30 agosto alle 9 del 1° settembre, i veicoli muniti di permesso residenti zona A e A+Park potranno sostare gratuitamente nelle aree di sosta a pagamento gestite da APM che non siano interessate dai divieti temporanei.
L'agevolazione comprenderà anche le aree in struttura e gli stalli riservati ai residenti delle altre zone, oltre al tratto di viale Leopardi riservato ai residenti, da Rampa Zara fino all'ultimo attraversamento pedonale.
I residenti del centro storico titolari di aree private ma privi del permesso di sosta zona A potranno richiedere ad APM un apposito permesso per usufruire delle stesse agevolazioni.
I primi provvedimenti già dal 26 agosto
Le modifiche inizieranno già mercoledì 26 agosto. Dalle 15 sarà istituito il divieto di sosta con rimozione forzata su tutta piazza della Libertà, fino alle 15 del 1° settembre, per consentire il montaggio e lo smontaggio del palco e delle attrezzature.
Dal 28 agosto arriveranno inoltre modifiche alla circolazione e alla sosta in via Don Minzoni e via Zara, con l'attivazione del varco elettronico della Ztl di via Don Minzoni nella serata del 28 agosto.
Il Comune invita cittadini e visitatori a prestare attenzione alla segnaletica temporanea, a non lasciare i veicoli nelle aree interessate dai divieti e, quando possibile, a utilizzare i parcheggi esterni al centro e i percorsi alternativi.
È inoltre prevista la sospensione del rilascio dei permessi temporanei per la ZTL dalle 12 del 30 agosto alle 6 del 1° settembre. Entro le 17 del 30 agosto, tutti i veicoli degli operatori commerciali dovranno essere rimossi dalle aree interessate dalla fiera e trasferiti nei parcheggi autorizzati, fatta eccezione per i mezzi degli operatori assegnatari di posteggio secondo quanto previsto dall'ordinanza.
Doria: "Rispettare segnaletica e divieti"
"Tutte le disposizioni adottate sia per la viabilità che per la sicurezza servono a garantire il regolare svolgimento della fiera come avvenuto negli ultimi anni", spiega il comandante della polizia locale, Danilo Doria.
L'obiettivo, aggiunge, è permettere a tutti i cittadini di vivere la manifestazione "in assoluta tranquillità", anche grazie alla presenza degli operatori della Polizia Locale e delle associazioni di viabilità e Protezione Civile.
"Ci sarà un margine di tolleranza ma resta la raccomandazione a rispettare la segnaletica e i divieti predisposti al fine di evitare le sanzioni che è il nostro obiettivo ultimo", sottolinea Doria. Il comandante ha inoltre evidenziato l'ampliamento delle aree di parcheggio, anche in risposta alle richieste dei residenti del centro storico, con una zona che va da Rampa Zara lungo viale Leopardi fino ai Cancelli.
La nuova palestra di via Metauro a Piediripa si prepara ad aprire le porte alle associazioni sportive. Questa mattina è stato consegnato al Comune di Macerata un defibrillatore DAE donato da Fisiomed, dispositivo che completa la dotazione necessaria per rendere pienamente operativo l'impianto.
A consegnare il dispositivo direttamente al sindaco Sandro Parcaroli è stato l'amministratore delegato di Fisiomed, Enrico Falistocco. Alla cerimonia erano presenti anche la vicesindaca Francesca D'Alessandro, l'assessore allo Sport Riccardo Sacchi, l'assessore ai Lavori Pubblici Andrea Marchiori e l'assessore ai Servizi Amministrativi Pierfrancesco Tasso.
Presenti inoltre Simone Ciattaglia, dirigente del Servizio Welfare, Cultura e Risorse Umane, e Tristano Luchetti, dirigente del Servizio Tecnico del Comune di Macerata.
"Grazie di cuore a Fisiomed – ha commentato il sindaco Parcaroli –. Una realtà sempre presente non solo per lo sport ma per tutte le iniziative che si svolgono in città. Con questa donazione mettiamo a punto la dotazione della palestra che da ora potrà entrare in funzione a tutti gli effetti".
Da settembre spazio alle associazioni sportive
Il defibrillatore va a completare la strumentazione prevista dalla normativa per gli impianti sportivi. La palestra di Piediripa sarà gestita direttamente dal Comune e gli spazi verranno assegnati alle associazioni sportive su base oraria, attraverso una procedura attualmente in fase di ultimazione.
L'obiettivo è permettere l'avvio delle attività a partire da settembre, con la struttura pronta ad accogliere diverse realtà sportive del territorio, tra cui l'Asd Macerata Scherma e le associazioni di arti marziali.
"Con l'espletamento della procedura di assegnazione degli orari – spiega l'assessore allo Sport Riccardo Sacchi – da settembre la palestra sarà a disposizione delle attività delle associazioni sportive, tra cui l'Asd Macerata Scherma e le associazioni di arti marziali". "Grazie al gruppo Fisiomed per questo fondamentale strumento che ci consente di aprire l'impianto in tutta sicurezza", aggiunge Sacchi.
Fisiomed: "Uno strumento imprescindibile per chi fa sport"
La donazione rappresenta anche un ulteriore segnale di vicinanza di Fisiomed alla città di Macerata. L'amministratore delegato Enrico Falistocco ha ricordato il legame della struttura sanitaria con il territorio, sottolineando come proprio nella vicina Sforzacosta sia nata la prima delle attuali undici sedi del gruppo.
"A due passi da qui, nella vicina Sforzacosta, è sorta la prima delle nostre attuali undici sedi e pertanto è con ancor più piacere essere intervenuti in favore del Comune di Macerata con questa donazione", ha spiegato Falistocco.
Il DAE rappresenta infatti uno strumento fondamentale per intervenire tempestivamente in caso di arresto cardiocircolatorio, aumentando le possibilità di soccorrere la persona colpita e di limitare il rischio di danni irreversibili agli organi vitali.
"Uno strumento imprescindibile, tanto più per chi vuol fare sport", ha concluso l'ad di Fisiomed, sottolineando l'importanza della presenza del dispositivo all'interno della nuova struttura di Piediripa.