Momenti di apprensione questa mattina, intorno alle 12.20, in via Pitignano a Civitanova Marche, dove un uomo di 78 anni è finito in un fosso mentre si trovava a caccia. A permettere di rintracciarlo è stato un residente della zona, che ha udito le richieste di aiuto provenire dalla vegetazione e si è messo a cercarne l’origine, fino a individuare l’uomo in difficoltà e chiamare i soccorsi.
L’allarme ha mobilitato i vigili del fuoco, il personale sanitario del 118 e i carabinieri. I pompieri si sono addentrati nella boscaglia per individuare il punto in cui era caduto il settantottenne, riuscendo a raggiungerlo nel giro di pochi minuti.
Una volta localizzato, l’uomo è stato aiutato a risalire dal fosso e sistemato su una barella, per poi essere affidato agli operatori sanitari. Il cacciatore è stato infine trasportato all’ospedale di Macerata per ricevere le cure necessarie.
Foto di repertorio.
Momenti di apprensione questa mattina, intorno alle 12.20, in via Pitignano a Civitanova Marche, dove un uomo di 78 anni è finito in un fosso mentre si trovava a caccia. A permettere di rintracciarlo è stato un residente della zona, che ha udito le richieste di aiuto provenire dalla vegetazione e si è messo a cercarne l’origine, fino a individuare l’uomo in difficoltà e chiamare i soccorsi.
L’allarme ha mobilitato i vigili del fuoco, il personale sanitario del 118 e i carabinieri. I pompieri si sono addentrati nella boscaglia per individuare il punto in cui era caduto il settantottenne, riuscendo a raggiungerlo nel giro di pochi minuti.
Una volta localizzato, l’uomo è stato aiutato a risalire dal fosso e sistemato su una barella, per poi essere affidato agli operatori sanitari. Il cacciatore è stato infine trasportato all’ospedale di Macerata per ricevere le cure necessarie.
Foto di repertorio.
Valorizzare il talento, le competenze e il ruolo delle donne nel mondo del lavoro e dell’impresa. È questo l’obiettivo del Premio Donna Cultura 2026, che venerdì 9 ottobre ha fatto tappa a Macerata, al ristorante e resort Le Case, per celebrare Francesca Orlandi ed Eleonora Guzzini, protagoniste di due percorsi professionali distintisi nei rispettivi ambiti.
L’iniziativa è stata organizzata dall’Associazione Donne e Cultura Marche, in collaborazione con Confindustria Macerata, con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni regionali, comunali e provinciali. La cerimonia è stata anche l’occasione per ribadire l’importanza di riconoscere modelli professionali capaci di ispirare le nuove generazioni, soprattutto in settori nei quali la presenza femminile ha storicamente incontrato maggiori ostacoli.
«Quest’anno abbiamo voluto essere in modo particolare vicini a Confindustria Macerata e quindi evidenziare due donne che si sono fortemente distinte nell’ambito lavorativo», ha spiegato Graziella Vitali, presidente dell’associazione. Nata 17 anni fa come ANDE, l’organizzazione promuove iniziative e momenti di confronto sui temi di interesse nazionale e sociale. Il premio, ha sottolineato Vitali, nasce proprio dalla volontà di mettere in luce le donne che contribuiscono alla crescita del territorio.
La collaborazione con Confindustria si inserisce in un percorso condiviso di attenzione alle competenze, alla responsabilità sociale e al rapporto tra imprese e comunità. «Quando metti sul piatto la promozione delle competenze, del talento, della leadership femminile, quando invochi principi come responsabilità sociale d’impresa e identità territoriale, vai a riscoprire un modo di fare impresa qualitativo», ha affermato Gianni Niccolò, direttore di Confindustria Macerata, sottolineando il valore della crescita professionale delle donne e dei modelli imprenditoriali capaci di contribuire allo sviluppo del territorio.
Per Francesca Orlandi, il riconoscimento è arrivato con emozione e gratitudine. «Sono felice di questa riconoscenza, anche perché è la prima che ricevo e quindi l’onore è ancora maggiore», ha raccontato. La premiata ha voluto condividere il merito del percorso con le persone che l’hanno accompagnata, a partire dalla famiglia, fino all’esperienza in Confindustria, che le ha trasmesso i valori della partecipazione e del lavoro di squadra.
Anche Eleonora Guzzini ha accolto il riconoscimento con emozione, interpretandolo come un nuovo punto di partenza. Il suo messaggio è rivolto in particolare alle donne che intraprendono percorsi nelle discipline tecniche e ingegneristiche, ambiti nei quali ritiene importante continuare a promuovere la presenza e il contributo femminile.
Il valore dell’iniziativa è stato sottolineato anche dai rappresentanti delle istituzioni presenti. Marco Ausili, consigliere regionale, ha evidenziato l’importanza di offrire alle nuove generazioni modelli fondati su responsabilità, impegno e sacrificio, mentre Lorella Benedetti, assessore alla Cultura del Comune di Macerata, ha richiamato il legame tra cultura e impresa: «Fare impresa è cultura anche questa».
La vicesindaca Francesca D’Alessandro, presente in rappresentanza del Comune, ha a sua volta sottolineato il contributo delle donne in ambiti professionali tradizionalmente considerati maschili, riconoscendo alle premiate la capacità di valorizzare un’eredità familiare e, allo stesso tempo, di costruire un percorso personale.
Nel corso dell’evento è stata inoltre conferita a Diego Mingarelli la qualifica di socio onorario dell’associazione.
La serata si è conclusa con un’intervista alle due premiate, moderata dalla conduttrice Catia Ventura, e con l’annuncio della prossima edizione del Premio Donna Cultura, prevista nel 2027 a Fermo. Un appuntamento che rinnova l’intento dell’associazione: dare visibilità alle donne che, attraverso il proprio lavoro, contribuiscono alla crescita economica, sociale e culturale delle Marche.
Minacce di morte rivolte a un educatore, una svastica e gli ambienti messi a soqquadro. È quanto denunciato dal Centro Fonti San Lorenzo APS ETS di Recanati, dove nella notte tra venerdì e sabato ignoti si sono introdotti nella struttura, svuotando due estintori negli spazi interni accessibili. L’associazione ha presentato denuncia alle autorità competenti e lancia un appello alla città: «I luoghi educativi devono restare luoghi sicuri».
L’episodio, secondo quanto riferito dal Centro, arriva a pochi giorni da altre minacce analoghe e si inserisce in una serie di fatti che da circa un anno interessano gli spazi dell’associazione. Nel tempo si sono verificati atti vandalici, minacce e aggressioni fisiche, in un contesto di disagio giovanile che coinvolge la città.
La struttura dal 2012 ospita anche la Ludoteca comunale e il Centro di aggregazione giovanile. Proprio la convivenza tra la necessità di affrontare i comportamenti problematici e la tutela di chi frequenta quotidianamente gli spazi ha guidato finora l’azione dell’associazione.
In accordo con l’amministrazione comunale, il Centro ha cercato di mantenere aperto il dialogo con i gruppi di ragazzi coinvolti negli episodi, puntando sull’educazione e sulla possibilità di favorire un cambiamento. Allo stesso tempo, ha continuato a informare il Comune, la Polizia Locale e i Carabinieri, segnalando quanto accaduto e collaborando con le istituzioni. Per alcuni soggetti è stato inoltre disposto il divieto di accesso alla struttura.
Una strategia che, denuncia l’associazione, non ha impedito il ripetersi degli episodi, culminati nelle recenti minacce di morte e nell’irruzione. Il limite, sottolinea il Centro, resta la sicurezza dei tanti bambini, bambine e giovani che utilizzano quotidianamente gli spazi e che non possono essere penalizzati dalle condotte violente di gruppi che li frequentano saltuariamente.
L’associazione ribadisce la volontà di proseguire il lavoro educativo e di collaborare con le istituzioni, ma ritiene che la situazione richieda ora una risposta più ampia. Gli atti denunciati, evidenzia il Centro, non colpiscono soltanto chi vi lavora: rischiano anche di compromettere la serenità di chi trova nella struttura un luogo di incontro, crescita e partecipazione.
Da qui la richiesta di un sostegno pubblico da parte della comunità recanatese. Il Centro Fonti San Lorenzo si rivolge ad associazioni, scuole, famiglie, istituzioni e cittadini, chiedendo di fare fronte comune per difendere gli spazi educativi dalla violenza e dalle intimidazioni.
Nei prossimi giorni l’associazione annuncia nuove iniziative pubbliche per coinvolgere la cittadinanza e raccogliere attorno al Centro un segnale concreto di vicinanza. L’obiettivo è riaffermare il valore di luoghi in cui ragazzi e ragazze possano incontrarsi, costruire relazioni e sviluppare un senso di comunità in condizioni di sicurezza.
Negli studi di Picchio News abbiamo ospitato Gigi Riva e Faruk Hadžibegić, ospiti di questa edizione di Overtime, che li ha portati davanti alle nostre telecamere per ripercorrere la genesi di L’ultimo rigore di Faruk. Nel libro, Riva ricostruisce una vicenda in cui la memoria di un singolo gesto sportivo si intreccia con la dissoluzione della Jugoslavia e con le conseguenze umane di una delle pagine più drammatiche della storia europea recente. Al centro del racconto c’è il rigore sbagliato da Hadžibegić il 30 giugno 1990, a Firenze, nei quarti di finale dei Mondiali di Italia ’90 contro l’Argentina di Diego Armando Maradona.
Quella sera, dopo lo 0-0 nei tempi regolamentari e supplementari, la Jugoslavia venne eliminata ai calci di rigore. La nazionale, ricca di talento e capace di riunire giocatori provenienti da diverse realtà del Paese, sarebbe rimasta l’ultima rappresentativa jugoslava a disputare una fase finale dei Mondiali prima della dissoluzione dello Stato. Negli anni successivi, il tiro fallito dal suo capitano avrebbe assunto un significato ben più ampio di quello legato alla sconfitta sportiva, fino a diventare, nella memoria collettiva, una sorta di immagine simbolica della fine di un Paese. Non fu quel rigore a provocare la guerra, ma gli eventi che seguirono finirono per caricarlo di un peso che, in quel momento, nessuno avrebbe potuto prevedere.
La genesi del libro risale al 1994, quando Gigi Riva, giornalista e inviato nei Balcani durante i conflitti degli anni Novanta, incontrò per la prima volta Hadžibegić. In quell’occasione, l’ex capitano jugoslavo si presentò come «l’uomo che con un calcio di rigore aveva distrutto la Jugoslavia». Una frase rimasta impressa nella memoria di Riva, che continuò a interrogarsi sul significato di quelle parole e sul modo in cui un episodio calcistico potesse trasformarsi, agli occhi di chi lo aveva vissuto, in una responsabilità personale per una tragedia collettiva. Circa vent’anni dopo, il giornalista decise di ricontattarlo per tornare su quella storia. Da quel confronto nacque L’ultimo rigore di Faruk. Una storia di calcio e guerra, pubblicato nel 2016.
Nel ricordare quel momento, Hadžibegić ha spiegato che, quando si presentò sul dischetto, pensava soltanto alla partita e alla responsabilità che sentiva nei confronti dei compagni. Non avvertiva il peso delle tensioni politiche che attraversavano il Paese, né immaginava che quel tiro sarebbe rimasto legato, negli anni, alla dissoluzione della Jugoslavia. Anche all’interno della nazionale, ha raccontato, le divisioni che agitavano il Paese non si traducevano in scontri tra i giocatori. L’allenatore Ivica Osim contribuiva a mantenere il gruppo concentrato sul calcio, senza aggiungere ulteriori pressioni. La sconfitta lasciò spazio alla delusione, ma fu solo negli anni successivi, con lo scoppio della guerra e la fine della Jugoslavia, che Faruk iniziò a sentire il peso di quell’errore in modo diverso. Un ricordo che, ancora oggi, riaffiora quando qualcuno lo ferma per strada per parlargli di quel rigore, spesso con un rimprovero scherzoso.
Da questa vicenda individuale, il racconto si allarga al rapporto tra calcio e politica, uno dei temi centrali del lavoro di Riva. Nel corso dell’intervista, il giornalista ha ricordato come lo sport sia stato spesso utilizzato dal potere per alimentare il consenso e rafforzare un’identità nazionale. È quanto accadde anche in Italia, con i Mondiali vinti nel 1934 e nel 1938, successi che il regime fascista sfruttò a fini propagandistici. Nella ex Jugoslavia, il legame tra appartenenza nazionale e calcio assunse contorni particolarmente drammatici: le divisioni politiche e identitarie attraversavano anche il mondo sportivo, mentre gli stadi diventavano luoghi in cui quelle tensioni potevano manifestarsi apertamente. La storia della nazionale jugoslava restituisce così l’immagine di un Paese in cui le fratture della società si riflettevano anche sul campo, fino a diventare parte di una crisi destinata a travolgerlo.
L’ultimo rigore di Faruk ha trovato una nuova forma anche a teatro, attraverso il monologo scritto dallo stesso Riva e interpretato da Damiano Grasselli, attore e direttore artistico di Teatro Caverna. Ai microfoni di Picchio News, Grasselli ha sottolineato l’universalità di una storia che, pur partendo dal calcio, finisce per parlare di esperienze e sentimenti condivisi. Al centro della rappresentazione c’è un personaggio complesso, attraversato da emozioni diverse, che cambiano con il passare del tempo e assumono significati nuovi senza scomparire. Il percorso di Faruk diventa così il modo per raccontare come un episodio apparentemente circoscritto possa continuare a influenzare la vita di una persona, soprattutto quando la storia collettiva finisce per sovrapporsi a quella individuale.
Dal libro al palcoscenico, la vicenda di Hadžibegić continua a offrire una prospettiva umana sulla dissoluzione della Jugoslavia. Il rigore di Firenze resta il punto di partenza di un racconto che va oltre il risultato di una partita e restituisce voce a chi si è trovato, suo malgrado, a portare il peso simbolico di una tragedia molto più grande.
Tre uomini di origine albanese sono stati arrestati nell’ambito di un’indagine su una serie di furti in abitazione commessi nelle Marche. Oltre al colpo messo a segno a Osimo nella notte del 14 aprile, ai tre vengono contestati altri 19 episodi, di cui 16 consumati e tre tentati, avvenuti tra gennaio e aprile 2026 nei territori di Osimo, Sant’Elpidio a Mare, Recanati e Montecosaro.
L’operazione è il risultato di una complessa attività investigativa condotta dai carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Osimo, con il supporto, durante la fase esecutiva, dei militari delle Compagnie di Roma San Pietro e Francavilla al Mare, in provincia di Chieti.
L’inchiesta ha preso avvio da un furto in abitazione avvenuto a Osimo nella notte del 14 aprile. In quell’occasione i tre uomini erano stati fermati per un controllo a bordo di un’auto al casello autostradale di Loreto. Durante la perquisizione, i militari avevano trovato una fede nuziale, un ferma-banconote in oro e 2.090 euro in contanti, ritenuti provento del furto commesso poco prima nell’abitazione osimana.
Da quel primo episodio gli investigatori hanno concentrato l’attenzione sull’autovettura utilizzata dal gruppo, ricostruendo attraverso gli accertamenti una serie di presunti collegamenti con altri furti registrati sul territorio marchigiano.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i tre, di 48, 38 e 36 anni, avrebbero seguito uno schema operativo consolidato, riconducibile al cosiddetto pendolarismo criminale. Partivano da Silvi Marina, in provincia di Teramo, a bordo della stessa automobile, raggiungevano le località individuate e agivano durante la notte, approfittando del fatto che i proprietari fossero nelle abitazioni e presumibilmente dormissero.
Per entrare nelle case avrebbero praticato fori nelle finestre oppure forzato gli infissi. Una volta portati a termine i furti, facevano ritorno in Abruzzo.
Gli investigatori avrebbero inoltre ricostruito una suddivisione precisa dei compiti: due uomini sarebbero stati incaricati di entrare nelle abitazioni e impossessarsi dei beni, mentre il terzo avrebbe svolto la funzione di autista, accompagnando i complici sul posto e recuperandoli al termine delle incursioni.
Il valore complessivo della refurtiva ricostruita nel corso delle indagini ammonta, secondo le stime, a circa 55mila euro. Oltre a 5mila euro in contanti, sarebbero stati sottratti soprattutto gioielli in oro e argento, per un valore approssimativo di 50mila euro.
Il giudice per le indagini preliminari ha disposto per i tre indagati la custodia cautelare agli arresti domiciliari, con l’applicazione del braccialetto elettronico. Nel provvedimento sarebbe stata inoltre evidenziata la pericolosità del gruppo, ritenuto dedito ai furti in abitazione come principale fonte di sostentamento. Due dei tre uomini risultavano già noti alle forze dell’ordine.
Le contestazioni riguardano complessivamente 20 episodi, compreso il furto di Osimo da cui è partita l’indagine. Le responsabilità dei tre dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento giudiziario.
Duole davvero disturbare ulteriormente l’assessore Lego, ma qualcuno deve avvertirlo che la pubblica amministrazione parla per atti e non per affermazioni. E c’è un altro fastidioso particolare: in un regime democratico le affermazioni apodittiche degli amministratori non servono a nulla. È passato il tempo del marchigiano Marchese del Grillo, anche se lui tende un po’ a somigliargli, se non nel rango almeno nella proiezione esterna.
Ho scritto un articolo in cui affermo che la scuola materna alle Vergini è priva di collaudo e pongo alcune domande all’assessore Andrea Marchiori, in arte Lego, visto che si dà ormai alla carriera attoriale, e al dirigente dell’ufficio urbanistica e lavori pubblici (l’ANAC, Autorità anticorruzione, raccomanderebbe di separare le due incombenze, ma come esiste un rito ambrosiano nella Chiesa cattolica così esiste un rito maceratese nelle cose pubbliche), ingegner Tristano Luchetti, massimo esponente della scuola architettonica dello scatolismo.
Siccome l’opera rientra tra quelle del PNRR, sarà il caso, visto che la PA dovrebbe parlare per atti, che si forniscano i rendiconti. Magari a qualche consigliere comunale viene in mente di fare una domanda formale. Intanto è partito un corposo accesso agli atti chiesto dalle minoranze su gran parte dei lavori pubblici e del PNRR, scuole comprese. Ne vedremo gli esiti.
Ebbene, a queste mie perplessità l’assessore Andrea Marchiori risponde così in un post su Facebook: «C’è chi costruisce e chi tenta di demolire, ma i maceratesi sanno giudicare con la loro testa. Anche stavolta ha suonato la campanella e non l’allarme».
Sì, assessore Marchiori, i maceratesi sanno giudicare con la loro testa e vedremo quale «verdetto» emetteranno.
Perché, carissimo assessore, in base all’articolo 67 del Testo unico dell’edilizia (DPR 380/2001), che prevede «Tutte le costruzioni di cui all’articolo 53 comma 1 (sono quelle in cemento, cemento armato o metallo, ndr) la cui sicurezza possa comunque interessare la pubblica incolumità devono essere sottoposte a collaudo statico», lei dovrebbe citare il numero di verbale, la data, i tecnici che hanno operato per asseverare l’avvenuto collaudo statico della scuola alle Vergini.
Questi dati li ha sì o no? Il verbale ce l’ha sì o no? E siccome le ripeto che la PA parla per atti, è in grado di indicare la data e il numero di protocollo di questo certificato di collaudo statico?
Nel suo post l’assessore Lego allega – è il caso di dirlo – anche la risposta dell’amministrazione comunale, chiamando dunque direttamente in causa Sandro Parcaroli. Il Sindaco è il primo responsabile degli atti del Comune.
Ebbene, la risposta è: «La nuova scuola del quartiere Vergini sotto il profilo della sicurezza, della funzionalità, degli impianti e dei requisiti necessari all’apertura di un edificio scolastico gode ottima salute».
In questo comunicato il Sindaco fa sapere anche che: «In concomitanza con l’avvio del nuovo anno scolastico sono state effettuate tutte le verifiche, le prove e i collaudi previsti per un edificio di nuova realizzazione necessari a garantire la piena funzionalità e poter accogliere in sicurezza studenti, insegnanti e personale scolastico».
Al di là della semplificazione di individuare i bambini di una materna come «studenti», anche qui le chiacchiere stanno a zero.
L’agibilità questa scuola ce l’ha sì o no? La SCA, che si può erogare solo a seguito di collaudo statico, c’è sì o no?
Perché il Sindaco, ammesso che li abbia, invece di affidarsi a Facebook e a messaggi tranquillizzanti, non elenca – dovrebbe essere facile per lui farlo, visto che sono tutti atti che devono essere protocollati – quando e da chi è stato effettuato il collaudo statico, chi e quando ha rilasciato il collaudo di prevenzione incendi e quando e da chi sono stati effettuati collaudo e verifica dei sistemi di sicurezza antincendio, dove è protocollato e chi ha rilasciato il certificato di prestazione energetica, chi ha verificato e certificato il superamento delle barriere architettoniche, a che numero e in che data è stato protocollato il certificato di conformità igienico-sanitaria?
Ripeto: per il resto le chiacchiere stanno a zero.
Essendo la scuola un’opera eseguita nell’ambito del PNRR, oltre a tutti questi certificati c’è un ulteriore obbligo di cui non si fa menzione: la valutazione di vulnerabilità sismica.
Si sa che è prassi dell’ufficio tecnico del Comune di Macerata soprassedere al collaudo perché si applica o il certificato di idoneità statica o il certificato di regolare esecuzione dei lavori, che servono a pagare le ditte, perché le normative degli appalti sono chiare: non si possono saldare le fatture se non dopo il collaudo.
A Macerata si ricorre ad anticipazioni in corso d’opera – gravano un po’ sul bilancio: la cassa così si è quasi azzerata, ma fa niente – poi, con un certificato di regolare esecuzione, si elargisce il saldo.
Tutto regolare, peccato però che ci sia uno specifico limite di legge in cui ricadono le scuole alle Vergini: sopra i due milioni il collaudo statico è obbligatorio.
Anzi, sono proprio i costruttori che dovrebbero esigerlo perché, in base al Codice degli appalti, devono prestare una polizza di assicurazione, la cosiddetta decennale postuma, che le compagnie stipulano solo in presenza di un collaudo statico positivo perché, altrimenti, «l’opera non è formalmente idonea all’uso, e dal punto di vista assicurativo il rischio non è assumibile».
Ora, senza tediare ulteriormente chi legge, è di tutta evidenza che in questa faccenda ci sono in ballo elementi che ricadono sotto quattro diverse previsioni di legge: i collaudi tecnici e le certificazioni obbligatorie sono regolati dal Testo unico dell’edilizia (DPR 380/2001), dal Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023), dalle Norme tecniche per le costruzioni (NTC 2018) e dalle specifiche norme di sicurezza scolastica.
Ora, non c’è alcun motivo di dubitare dell’affermazione dell’assessore Andrea Marchiori e del Sindaco Parcaroli secondo cui la scuola alle Vergini «gode di ottima salute». Se si potesse però sapere in base a quali certificazioni, rilasciate da chi, quando e registrate dal Comune dove e in quale data, si starebbe tutti più tranquilli. Altrimenti siamo all’oste che garantisce: il vino è buono.
PS – Mi dicono che Sandro Parcaroli ha riunito ieri in tutta fretta i tecnici per valutare se mi poteva denunciare per «procurato allarme» in base all’articolo 658 del Codice penale, che prevede l’arresto fino a sei mesi e un’ammenda da 10 a 516 euro. In Giunta c’è una folta rappresentanza di avvocati: voglio augurarmi che siano in grado di spiegare all’ex commerciante di computer la ratio di quella norma.
Tolentino perde uno dei protagonisti della propria storia imprenditoriale. Renzo Foglia, fondatore della Erreuno, è morto a 72 anni a causa di una malattia improvvisa. Il suo nome è legato a un’attività che, nata nel 1997 con sei dipendenti, è arrivata a dare lavoro a circa 90 persone, affermandosi nella produzione di rivestimenti in pelle e nella pelletteria artigianale per importanti marchi della moda e del lusso.
Il 2025 era stato un anno particolarmente significativo per l’imprenditore, che aveva ricevuto due riconoscimenti per il percorso professionale e il contributo dato alla comunità. A giugno, durante le celebrazioni per la Festa della Repubblica a Macerata, gli era stato conferito il titolo di commendatore. L’onorificenza gli era stata attribuita per l’impegno dimostrato in ambito lavorativo.
"Voglio mantenere vivo nella memoria di tutti noi il ricordo di un uomo molto amato dai suoi dipendenti ma anche così provvido a favore della nostra società perchè aveva una azienda florida e perché era un vero filantropo che aiutava senza farsi vedere, sempre nascosto, senza clamore o pubblicità, era una persona che incarnava il vero significato della carità cristiana. Ci mancheranno il suo esempio, la sua personalità di imprenditore, la sua umanità. Siamo vicini alla famiglia e a tutte le persone care a cui la sua morte crea un vuoto incolmabile", il ricordo del sindaco di Tolentino Mauro Scalvi.
A ottobre era arrivato anche il riconoscimento cittadino: Foglia era stato scelto come Cittadino dell’anno 2025 nell’ambito del premio Ponte del diavolo. Una scelta che aveva valorizzato la sua capacità di fare impresa e di consolidare rapporti destinati a lasciare un segno nel tessuto economico e sociale del territorio.
La sua avventura imprenditoriale era cominciata dopo una lunga esperienza da dipendente. Per oltre vent’anni aveva lavorato alla Nazzareno Gabrielli, azienda storica della pelletteria tolentinate. Proprio lì, trascorrendo circa metà di quel periodo nell’ufficio tecnico, aveva acquisito le competenze sui materiali e sui processi produttivi che sarebbero diventate una componente centrale della sua attività.
Nel 1997 la decisione di intraprendere una strada autonoma e fondare la Erreuno. La crescita è passata attraverso la ricerca sui materiali, la precisione delle lavorazioni e l’investimento nella qualità, elementi che hanno permesso all’impresa di conquistare commesse di rilievo nel settore della moda. L’azienda è arrivata inoltre a collocarsi tra le prime 150 della provincia di Macerata per volume d’affari.
Foglia era presidente del consiglio di amministrazione della Erreuno e guidava anche la Monologo Design Industry, società attiva nella produzione di mobili per l’arredamento domestico, dove ricopriva il ruolo di amministratore unico.
La sua scomparsa lascia un vuoto in una realtà produttiva che ha contribuito a mantenere viva la tradizione manifatturiera di Tolentino, accompagnandola verso nuove dimensioni di mercato. Resta il percorso di un imprenditore che ha costruito la propria azienda partendo dall’esperienza sul campo, trasformando un progetto di piccole dimensioni in una realtà capace di offrire occupazione a decine di persone.
Nel pomeriggio di ieri, 9 ottobre 2026, i Carabinieri della Sezione Operativa del N.O.R.M. della Compagnia di Macerata hanno arrestato in flagranza di reato due cittadini di origine albanese, rispettivamente di 21 e 23 anni, entrambi incensurati e senza fissa dimora sul territorio nazionale, ritenuti responsabili del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti in concorso. L’operazione si inserisce nell'ambito dei mirati servizi di contrasto al traffico di stupefacenti disposti sul territorio provinciale.
Nel primo pomeriggio, i militari dell'Arma hanno avviato un servizio dinamico di osservazione, nella frazione Sforzacosta, individuando un’autovettura con a bordo il primo dei due soggetti attenzionati. Dopo averlo seguito negli spostamenti lungo la SP 78 fino al confinante comune di Urbisaglia, il conducente è stato visto scendere dal mezzo e addentrarsi brevemente in una vicina area boschiva. All'uscita dal bosco, il giovane è stato fermato e sottoposto a perquisizione personale: difatti, nella sua disponibilità, sono stati rinvenuti diversi involucri contenenti complessivamente 59,38 grammi di cocaina suddivisi in microdosi, la somma contante di 850 euro in banconote di vario taglio, due smartphone e una scatola in latta dotata di calamita per il trasporto dissimulato.
Gli approfondimenti investigativi condotti nell'immediato hanno spinto i Carabinieri a riprendere tempestivamente il servizio di appostamento nel medesimo punto, teatro del primo controllo. Poco dopo, infatti, i militari hanno sorpreso un secondo soggetto, rivelatosi poi essere il complice del primo, mentre usciva dalla stessa area boschiva per ripartire a bordo di un'altra autovettura, questa volta una Fiat Panda. La successiva perquisizione personale a suo carico ha permesso di rinvenire un'ulteriore scatola in latta magnetica contenente 13 microdosi di cocaina per un peso complessivo di 8,76 grammi, due smartphone e 1.250 euro in contanti.
L'operazione si è conclusa con il sequestro di oltre 68 grammi complessivi di cocaina, quattro smartphone, le scatole metalliche impiegate per l'occultamento e la somma totale di 2.100 euro, ritenuta provento dell'attività illecita e destinata al versamento sul Fondo Unico di Giustizia. Al termine delle formalità di rito, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria competente, i due arrestati sono stati tradotti presso la Casa Circondariale di Ancona Montacuto, in attesa dell’udienza di convalida.
SAN SEVERINO MARCHE - Un nuovo passo per la valorizzazione di Elcito, il suggestivo borgo del territorio di San Severino Marche conosciuto come il «Piccolo Tibet delle Marche». Prende ufficialmente forma il progetto di recupero e rilancio del paese, con l’affidamento del cantiere per il restauro dell’antico fontanile e la riqualificazione delle aree circostanti.
L’intervento rientra nel bando regionale «Borgo Accogliente», inserito nel progetto «Genus Marche», iniziativa che punta a preservare, rigenerare e promuovere il patrimonio storico e paesaggistico dei borghi marchigiani.
Il Comune di San Severino Marche, ente capofila, coordina il progetto insieme ai Comuni di Cingoli e Filottrano. L’obiettivo è restituire piena dignità a uno dei luoghi simbolo di Elcito, migliorandone la funzionalità e l’accoglienza nel rispetto dell’identità architettonica del borgo.
Il cuore dell’intervento sarà il recupero conservativo dell’antico fontanile, con particolare attenzione alla salvaguardia degli elementi originari. Le murature esistenti saranno mantenute e integrate, valorizzandole con un nuovo rivestimento in pietra locale.
Anche la copertura sarà completamente rinnovata: quella attuale in cemento armato lascerà spazio a una struttura lignea, completata da pianelle in cotto e da un manto in coppi, in armonia con i materiali e le caratteristiche dell’architettura tradizionale.
Il progetto prevede inoltre il restauro delle vasche del lavatoio, per recuperarne la piena funzionalità, e l’installazione di una nuova rubinetteria. A completare l’intervento sarà un sistema di illuminazione artistica sulla parete di fondo, studiato per valorizzare la pietra e rendere il fontanile suggestivo anche nelle ore serali.
La riqualificazione interesserà anche l’area esterna, con una trasformazione degli spazi che oggi circondano il manufatto.
L’asfalto esistente sarà sostituito da una nuova pavimentazione in pietra arenaria, così da creare una superficie più omogenea e coerente con il contesto storico. Sarà inoltre ricavato uno spazio dedicato alla sosta e verranno sistemate le scale laterali al fontanile.
Anche i gradoni che conducono alle aree verdi saranno riprofilati, mentre saranno eliminate le recinzioni improprie attualmente ancorate al fabbricato, con l’obiettivo di restituire maggiore ordine e continuità visiva all’insieme.
Una parte importante dei lavori riguarderà gli aspetti tecnici necessari a garantire la durata dell’intervento. Sono previste l’impermeabilizzazione delle superfici esterne e la realizzazione di un sistema di drenaggio per favorire il corretto deflusso delle acque meteoriche e proteggere le murature controterra.
Le opere saranno eseguite nel rispetto delle prescrizioni di tutela e del Piano di recupero di Elcito, con una particolare attenzione alla conservazione dei caratteri storici del borgo.
L’intervento punta così a migliorare non soltanto l’aspetto del fontanile, ma anche la qualità e la fruibilità dell’area che rappresenta una sorta di porta d’ingresso al nucleo abitato.
Dai banchi della Scuola Marescialli e Brigadieri di Firenze al lavoro quotidiano sul territorio. Sono arrivati nella provincia di Macerata sette allievi marescialli dei Carabinieri, pronti a cimentarsi con la pratica dopo il percorso di formazione teorica e professionale.
I militari, quattro donne e tre uomini, frequentano il 14° Corso triennale del Ruolo ispettori e stanno completando l’ultimo anno di studi. Per loro si apre ora una fase importante: un tirocinio di quasi tre mesi nelle Stazioni dell’Arma, durante il quale potranno affiancare i colleghi nelle attività quotidiane e confrontarsi direttamente con le esigenze delle comunità locali.
Le assegnazioni riguardano sette presidi del territorio provinciale: Porto Recanati, Recanati, Montefano, San Severino Marche, Cingoli, Treia e Civitanova Marche.
Ad accogliere ufficialmente i futuri marescialli, nella sede del Comando provinciale di Macerata, è stato il comandante provinciale, il colonnello Raffaele Ruocco. Nel corso dell’incontro ha dato loro il benvenuto, illustrando le caratteristiche del territorio maceratese, le peculiarità delle comunità locali e le principali sfide operative che i militari sono chiamati ad affrontare.
Non sono mancati i consigli professionali in vista di un’esperienza che rappresenta un passaggio decisivo nel percorso verso il completamento della formazione e l’assunzione delle responsabilità proprie del ruolo.
Durante il tirocinio, gli allievi potranno lavorare al fianco dei comandanti di Stazione e del personale già in servizio nei reparti territoriali, partecipando alle attività a tutela della sicurezza e a contatto diretto con i cittadini.
Un’occasione per mettere in pratica quanto appreso durante il corso e acquisire esperienza sul campo, misurandosi con situazioni concrete e con il rapporto quotidiano tra l’Arma e la popolazione.
Dal Comando provinciale arriva infine l’augurio di un tirocinio proficuo e formativo, con l’auspicio che i sette giovani militari possano cogliere appieno le opportunità offerte da questa esperienza e consolidare le competenze necessarie per il futuro servizio.
È l’avvocato Gianvittorio Galeota di Porto Sant’Elpidio, figura di alto profilo professionale e giurista di comprovata esperienza con oltre 35 anni di attività forense, il nuovo Responsabile regionale del Dipartimento Sicurezza, Remigrazione e Relazioni con le Forze dell’ordine di Futuro Nazionale nelle Marche. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Urbino Carlo Bo e insignito del titolo di Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana, Galeota è iscritto dal 1991 all’Albo degli Avvocati dell’Ordine di Fermo e dal 2001 all’Albo speciale per il patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori. È Presidente onorario dell’Associazione Europea Protezione Dati Personali e il suo profilo si distingue anche sul fronte accademico e formativo: è stato cultore della materia in Diritto Penale e Diritto Penale dell’Economia presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Camerino, professore a contratto all’Università di Macerata e già docente nei master in criminologia dell’Università dell’Aquila. Ha inoltre tenuto corsi di formazione per la Polizia di Stato presso la Questura di Macerata e per investigatori privati Federpol, ed è membro della Commissione Giustizia ex parlamentari a Roma.
“L'ingresso dell'Avvocato Gianvittorio Galeota alla guida del Dipartimento Sicurezza rappresenta un valore aggiunto straordinario per Futuro Nazionale Marche – dichiara il Coordinatore regionale Fabrizio Ciarapica – Parliamo di un professionista di altissimo spessore, la cui competenza, autorevolezza e profonda esperienza saranno centrali e determinanti per sviluppare le nostre proposte programmatiche in tema di sicurezza e strutturare una rete territoriale efficiente, radicata e vicina ai cittadini e alle forze dell'ordine. A lui va il mio più sentito e convinto augurio di buon lavoro, certo che saprà interpretare al meglio questo ruolo cruciale”.
“Ringrazio il Generale Roberto Vannacci, il coordinatore nazionale Massimiliano Simoni, il coordinatore regionale Fabrizio Ciarapica e il Vicario Danilo Zampaloni per la fiducia accordata – dichiara Gianvittorio Galeota –. Ho subito raccolto questa sfida e sono già al lavoro per individuare figure professionali di altissimo profilo che mi affiancheranno in questo percorso. Nello stesso tempo, ho già avviato un proficuo dialogo con l’Avvocato Carta, Responsabile nazionale del Dipartimento, che ho avuto il piacere di conoscere personalmente in occasione della sua recente visita a Porto San Giorgio. Siamo pronti a lavorare con dedizione per la sicurezza del nostro territorio e per raccogliere le istanze e le necessità delle nostre Forze dell'ordine”.
Con il Congresso fondativo tenutosi a Roma domenica 3 ottobre 2026, che ha visto la partecipazione di centinaia di delegati e moltissimi dei cinquemila iscritti, prende forma anche nelle Marche l'organizzazione del nuovo movimento politico "Italia Domani – Marco Rizzo".
Andrea Loccioni è stato nominato coordinatore regionale per le Marche, incarico che lo vede anche componente della Direzione nazionale. Insieme a lui, sono stati eletti per l'Assemblea Nazionale Claudio Bolletta e Luciano Astolfi (Ancona) e Giorgio Falghera (Pesaro Urbino), a comporre la rappresentanza marchigiana nel massimo organo del movimento.
Il Congresso nazionale ha eletto Marco Rizzo come leader politico e Francesca Antinozzi – avvocato che, con i suoi 28 anni, è ad oggi la più giovane segretaria nazionale di una forza politica italiana.
"Ringrazio Marco Rizzo per la fiducia accordatami" – dichiara Andrea Loccioni – "Accolgo questo incarico come una responsabilità, non come un privilegio. Le Marche hanno una solida tradizione produttiva, manifatturiera e agricola: artigiani, piccoli imprenditori, agricoltori, lavoratori dipendenti, autonomi e pensionati rappresentano quella straordinaria forza di popolo maggioritaria ed espropriata da una globalizzazione selvaggia, dei propri diritti economici, sociali e di sicurezza. La politica deve tornare a unire e rappresentare il popolo. Noi siamo nati per questo".
"Ringrazio tutti i territori e so che i dirigenti sapranno organizzare gli amici marchigiani", ha affermato Rizzo.
"Il programma di Italia Domani – unica forza sovranista – contro il partito unico del rigore e delle armi, è articolato in sette capitoli principali. Sul piano internazionale – spiega Rizzo – proponiamo un'Italia neutrale, lo stop all'invio di armi all'Ucraina, la fine delle sanzioni alla Russia e il superamento degli attuali schemi legati a UE e alla NATO.
Sul fronte economico, tra le proposte ci sono aumento dei salari, riduzione delle tasse, difesa delle piccole e medie imprese, il no all'euro digitale e la tutela costituzionale del contante.
Sul piano sociale, il programma prevede sanità pubblica accessibile, detassazione delle pensioni, sostegno a persone con disabilità e caregiver, oltre a misure per casa, famiglia e natalità.
Sul tema dell'immigrazione, vogliamo il controllo dei confini e il blocco vero dei flussi".
La prevenzione dell’influenza entra nel vivo. Prenderà il via lunedì 12 ottobre, in tutte le Marche, la campagna di vaccinazione antinfluenzale 2026-2027. L’obiettivo della Regione è garantire un’offerta capillare, coinvolgendo medici di famiglia, pediatri, servizi sanitari territoriali e farmacie aderenti, così da facilitare l’accesso alla vaccinazione e proteggere soprattutto le persone più vulnerabili.
La programmazione regionale prevede complessivamente 375.100 dosi di vaccino, suddivise tra diverse tipologie in base all’età e alle categorie di destinatari. Tra le novità di questa stagione c’è la raccomandazione preferenziale dei vaccini potenziati per le persone dai 60 anni in su, estesa quindi anche alla fascia compresa tra i 60 e i 64 anni.
La vaccinazione sarà raccomandata e offerta gratuitamente alle categorie individuate dalle indicazioni nazionali: persone dai 60 anni, soggetti fragili e con patologie croniche, donne in gravidanza, bambini nelle fasce previste, operatori sanitari, familiari di persone ad alto rischio, addetti ai servizi pubblici di primario interesse e donatori di sangue.
Anche il medico curante, sulla base della storia clinica dell’assistito, potrà valutare l’opportunità della vaccinazione.
La campagna coinvolgerà i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta, i Servizi di igiene e sanità pubblica, i Distretti, le strutture ospedaliere e residenziali e le farmacie che aderiranno all’iniziativa.
Particolare attenzione sarà riservata agli anziani e alle persone fragili, per le quali è fondamentale rendere la vaccinazione accessibile nei luoghi di vita e di cura. Nei Distretti e nelle strutture residenziali saranno organizzate attività specifiche, mentre per le persone non trasportabili potrà essere prevista la vaccinazione a domicilio.
Gli ospedali potranno inoltre raggiungere pazienti fragili ricoverati o già presi in carico. Anche le Case della Comunità potranno diventare progressivamente un ulteriore punto di riferimento per la vaccinazione, rafforzando la medicina di prossimità e facilitando l’accesso alla prevenzione per chi convive con patologie croniche.
In linea con il Piano nazionale della prevenzione 2026-2031, la Regione punta inoltre a sviluppare la somministrazione del vaccino antinfluenzale direttamente in ospedale, prima della dimissione, per i pazienti ricoverati per i quali la vaccinazione è raccomandata.
La campagna antinfluenzale si svolgerà in concomitanza con le attività di vaccinazione contro il Covid-19. Quando appropriato, i due vaccini potranno essere somministrati nella stessa seduta.
L'appuntamento vaccinale sarà anche un'occasione per verificare lo stato delle altre vaccinazioni raccomandate in base all'età e alle condizioni di rischio, in particolare quelle contro pneumococco, herpes zoster e tetano.
«Vaccinarsi significa scegliere consapevolmente di proteggere la propria salute e, allo stesso tempo, contribuire alla protezione delle persone più fragili con cui entriamo in contatto», sottolinea l'assessore regionale alla Sanità, Paolo Calcinaro.
L'assessore evidenzia inoltre l'importanza di un'organizzazione coordinata tra i diversi servizi sanitari, per avvicinare la vaccinazione ai cittadini e rendere più semplice l'accesso alla prevenzione, soprattutto per le persone maggiormente esposte ai rischi.
Le informazioni aggiornate sui punti vaccinali, sulle farmacie aderenti e sulle modalità di accesso saranno disponibili attraverso i canali istituzionali della Regione Marche e delle Aziende sanitarie territoriali.
Un nuovo macchinario per aiutare i bambini oncologici a gestire uno degli effetti collaterali più dolorosi delle terapie. È il risultato della donazione di 8mila euro delle “Nonne Laboriose” di Ancona e Falconara Marittima, a cui si è aggiunto il contributo della Fondazione Ospedale Salesi Ets, che ha permesso di acquistare un K-Laser Cube 4 destinato all'Oncoematologia Pediatrica del Presidio Ospedaliero Salesi dell'Aou delle Marche.
Il dispositivo è già in dotazione al reparto e viene utilizzato per il trattamento della mucosite, un'infiammazione del cavo orale che può comparire come effetto collaterale dei trattamenti chemioterapici e radioterapici. Nei casi più gravi può provocare lesioni, dolore intenso e difficoltà ad alimentarsi, arrivando in alcuni casi a rendere necessario il ricorso agli oppioidi per controllare la sintomatologia.
Secondo quanto spiegato dalla responsabile della SOSD Oncoematologia Pediatrica dell'Aou delle Marche, Paola Coccia, il macchinario contribuisce ad accelerare il processo di guarigione e a ridurre significativamente il dolore, con un impatto diretto sulla qualità della vita dei piccoli pazienti durante il percorso di cura. "Siamo orgogliosi di essere tra i pochissimi centri in Italia a poter offrire questa possibilità ai bambini delle Marche", sottolinea Coccia.
La presentazione della donazione si è tenuta oggi nell'Aula didattica di Villa Maria, ad Ancona, alla presenza della direttrice della Fondazione Salesi Laura Mazzanti, di quattro rappresentanti delle “Nonne Laboriose”, della responsabile dell'Oncoematologia Pediatrica Paola Coccia, della coordinatrice infermieristica Sabrina Pesaresi e dell'infermiera Katia Oro.
"Desidero ringraziare profondamente ciascuna di queste donne per aver scelto di sostenerci e per il bellissimo esempio di partecipazione e solidarietà che hanno saputo offrire", dichiara il presidente della Fondazione Ospedale Salesi Ets, Saverio Sabatini. "Hanno trasformato il loro tempo, la loro creatività e la voglia di stare insieme in un aiuto concreto per i bambini e le loro famiglie".
La storia delle “Nonne Laboriose” nasce dall'iniziativa di due amiche e si è sviluppata nel corso degli anni grazie al coinvolgimento di un gruppo sempre più numeroso. Cucito, lavori all'uncinetto e piccoli manufatti artigianali sono alcune delle attività attraverso cui le partecipanti raccolgono fondi, insieme a gite in pullman, tombolate e altri momenti di aggregazione.
Un'esperienza nata soprattutto come occasione di incontro e socialità, che nell'ultimo anno il gruppo ha deciso di trasformare in un sostegno concreto per i bambini in cura al Salesi. La donazione alla Fondazione, insieme al contributo della stessa Fondazione, ha così permesso di acquistare una tecnologia destinata a migliorare la gestione di una delle complicanze più difficili delle terapie oncologiche pediatriche.
"Ci tenevamo molto a fare qualcosa di concreto", racconta Liviana Bartozzi, una delle due donne che hanno dato vita al gruppo. "L'idea è nata da me e da un'altra nonna, con la quale lavoriamo insieme da circa quindici anni. Abbiamo iniziato coinvolgendo altre persone attraverso il passaparola e, piano piano, siamo riuscite a creare un gruppo sempre più numeroso".
"Ognuna ha dato il proprio contributo, mettendo a disposizione il proprio tempo, le proprie capacità e soprattutto la voglia di fare qualcosa per gli altri", aggiunge Bartozzi.
La scelta di destinare i fondi al Salesi è stata legata alla volontà di sostenere i bambini e le famiglie che affrontano un percorso oncologico. Un impegno che, nelle intenzioni del gruppo, non si fermerà a questa iniziativa.
"Vorremmo che questa iniziativa potesse essere anche un esempio per altre persone. Non servono grandi mezzi per fare qualcosa di utile: anche un piccolo contributo, se condiviso e portato avanti insieme, può trasformarsi in qualcosa di concreto e importante", conclude Bartozzi, invitando altre persone a unirsi alle “Nonne Laboriose”.
La donazione si traduce così in uno strumento concreto a disposizione dei piccoli pazienti del Salesi, con l'obiettivo di alleviare il dolore e rendere più sostenibile il percorso di cura.
La Settempeda ha un nuovo look. Stiamo parlando della nuova e bellissima divisa da rappresentanza che la squadra sta utilizzando in questa stagione: jeans scuri, t-shirt bianca e cardigan beige. Indumenti pensati e scelti con gusto e cura da Giacomo Vignati, titolare del negozio di abbigliamento uomo “Cozy Store” sito in Via Dante Alighieri 2 a San Severino Marche, uno dei nuovi partners della società biancorossa.
E’ lo stesso Giacomo Vignati a raccontare come è nata la collaborazione con la Settempeda. “Quando sono stato contattato dal presidente Luca Crescenzi e dal direttore generale Niccolò Paciaroni, mi sono sentito gratificato per la fiducia che la dirigenza ha riposto nei miei confronti e per la possibilità che mi stava dando. Mi sono sentito subito lusingato e carico e così la decisione di accettare è arrivata di conseguenza. Ci siamo messi subito al lavoro per realizzare nel minor tempo possibile questo progetto, curando ogni dettaglio. Tra le molte idee emerse, ne ho poi messe in pratica alcune, selezionando ogni elemento della divisa usando gli stessi criteri che utilizzo nel mio lavoro per la scelta dei vari capi: comodità, essenzialità, qualità e capacità di durata nel tempo. In seguito-continua Giacomo-ho curato la personalizzazione dell’abbigliamento attraverso il linguaggio di Cozy, ovvero linee pulite, identità chiara e dettagli mirati”.
Cosa significa per te questo connubio con una realtà sportiva conosciuta e importante di San Severino? “Vuol dire molto. Contribuire all’immagine con cui la squadra della città si presenta e rappresentarla con l’abbigliamento, ha avuto per me un valore particolare. il progetto è stato molto stimolante e mi ha permesso di offrire la mia esperienza e visione in un settore del tutto nuovo; inoltre è stato importante e significativo che la Settempeda abbia scelto una realtà piccola come la mia quando di solito ci si rivolge a realtà molto più grandi e magari non del territorio. Questo è significativo e mi lusinga anche personalmente oltre che come attività”.
“Voglio inviare-conclude Vignati-i più sentiti ringraziamenti al Presidente ed a tutta la Settempeda per la stima e per la fiducia che hanno deciso di riporre in me per questa iniziativa”.
Un argento che vale doppio, tra talento, carattere e margini di crescita. Michele Marini del Cus Macerata è vice campione delle Marche nella categoria 'Ragazzi' sui 1000 metri, grazie al secondo posto conquistato ai campionati regionali disputati a Fabriano. Un risultato sorprendente per il giovane atleta, che pratica atletica leggera da appena un anno e si presentava alla competizione con il quinto miglior tempo tra gli iscritti.
Sulla pista fabrianese, Marini si è confrontato con altri 19 avversari delle annate 2013 e 2014, in rappresentanza di alcune delle società podistiche più quotate della regione. Nonostante il divario di esperienza rispetto a tanti concorrenti, il portacolori cussino è riuscito a ritagliarsi un ruolo da protagonista, conquistando una medaglia d'argento impreziosita dal miglioramento di nove secondi del proprio record personale.
La gara ha avuto un andamento particolare: due atleti inizialmente non indicati tra i favoriti hanno tentato di allungare sul gruppo, pagando però lo sforzo nella fase successiva. A quel punto Albertini ha preso il comando della corsa, mantenendolo fino al traguardo.
Marini, invece, ha trovato il ritmo giusto nella seconda parte della prova, staccandosi dal gruppo degli inseguitori e lasciando alle spalle tutti gli altri avversari. Il giovane atleta del Cus Macerata ha così sfiorato la possibilità di giocarsi anche il titolo regionale, chiudendo comunque con un secondo posto di grande valore.
Alle spalle del risultato c'è il lavoro svolto nell'ultimo anno sotto la guida del tecnico Daniele Luciani, che sta accompagnando la crescita atletica del giovane mezzofondista. Anche il richiamo al talento sportivo di famiglia non passa inosservato: Michele è infatti il fratello di Elisa, altro nome legato ai colori del Cus Macerata.
La medaglia conquistata a Fabriano rappresenta un'importante conferma delle potenzialità del giovane cussino e aggiunge un nuovo risultato positivo all'autunno della sezione atletica universitaria, che continua a raccogliere soddisfazioni nelle competizioni regionali.
Ottanta imprese marchigiane hanno incontrato 16 Camere di Commercio Italiane all’Estero per confrontarsi sui mercati internazionali, individuare nuovi partner e costruire opportunità commerciali. È il cuore di “Open Marche”, l’iniziativa promossa dalla Camera di Commercio delle Marche e ospitata all’Hotel Il Casale di Colli del Tronto.
Una giornata dedicata all’internazionalizzazione del sistema produttivo regionale, che ha messo direttamente in contatto le aziende con rappresentanti delle Camere italiane presenti nei principali mercati mondiali.
«Le adesioni confermano quanto le nostre imprese vogliano confrontarsi direttamente con i mercati internazionali», ha sottolineato il presidente della Camera di Commercio delle Marche Gino Sabatini, evidenziando il ruolo del sistema camerale nel sostenere le aziende impegnate sui mercati esteri.
L’auspicio del sindaco di Colli del Tronto Luca Morganti è invece che dall’iniziativa possano nascere nuove collaborazioni e iniziative imprenditoriali.
Incontri diretti per conoscere i mercati
La mattinata è stata dedicata agli incontri individuali tra gli imprenditori e i rappresentanti delle CCIE. Ogni azienda ha potuto indicare fino a cinque mercati di interesse, approfondendo possibilità commerciali, potenziali partner, canali distributivi e modalità di accesso ai diversi Paesi.
«Crediamo fortemente che il sistema camerale possa essere un volano importante per l’internazionalizzazione», ha spiegato Sabatini, ricordando la presenza a Colli del Tronto di rappresentanti di Camere attive nei mercati più importanti.
L’appuntamento si inserisce nel percorso avviato nel 2023 con la Convention Mondiale delle Camere di Commercio Italiane all’Estero, ospitata proprio a Colli del Tronto. Mario Pozza, presidente di Assocamerestero, ha sottolineato la volontà di consolidare il rapporto con le Marche, definendole un territorio dinamico e fortemente orientato all’export.
Secondo Pozza, le opportunità per il Made in Italy sui mercati internazionali sono numerose, soprattutto per le produzioni di qualità. Manifattura, design, agroalimentare e moda rappresentano alcuni dei comparti sui quali le imprese italiane possono continuare a competere.
L'export come leva di crescita
L’internazionalizzazione è stata indicata come una delle principali sfide per il sistema produttivo anche dal presidente di Confindustria Marche Roberto Cardinali.
«È un tema fondamentale per le nostre imprese», ha sottolineato, definendolo uno dei veicoli più importanti per sostenere la crescita del sistema industriale regionale in un contesto internazionale complesso.
Un’opportunità che riguarda diversi comparti dell’economia marchigiana, dal legno-arredo alla moda, dall’agroalimentare alla manifattura. Lorena Fulgini, coordinatrice Legno e Arredo di Confindustria Marche, ha evidenziato l’importanza di creare un rapporto diretto con le Camere italiane all’estero per individuare percorsi utili alla competitività delle aziende.
Anche Doriana Marini, consigliera della Camera di Commercio delle Marche per l’artigianato e consigliera nazionale Federmoda, ha sottolineato la capacità delle imprese regionali di continuare a investire e crescere nonostante le difficoltà. «Siamo una regione manifatturiera e abbiamo molto da dire», ha osservato, richiamando in particolare le potenzialità del settore della moda e del Made in Marche.
Le opportunità nei mercati esteri
Il confronto con le Camere italiane all’estero ha permesso alle imprese di entrare in contatto con realtà che operano quotidianamente sui diversi mercati.
Gabriele Musto, segretario generale della Camera di Commercio italiana in Guatemala e Honduras, ha ricordato i rapporti avviati con le aziende marchigiane dalla Convention del 2023 e le prime collaborazioni sviluppate nel settore della tecnologia applicata all’agroalimentare. Tra i comparti con prospettive interessanti anche vino, tartufo, moda, costruzioni e infrastrutture.
Dalla Polonia, Alessio Racioppoli, business service manager della Camera di Commercio italiana, ha evidenziato il valore dell’incontro diretto con le imprese e la possibilità di offrire loro un supporto concreto nei percorsi di internazionalizzazione.
Per la Francia, Simona Manzi, assistente commerciale estero della Camera di Commercio italiana a Lione, ha sottolineato l’interesse delle aziende marchigiane verso il mercato francese.
Francia primo mercato, forte crescita negli Usa
I dati elaborati dall’Ufficio Statistica e Studi di Camera Marche su fonte ISTAT restituiscono una presenza internazionale diversificata.
La Francia si conferma il principale mercato, con un interscambio che nel 2025 ha raggiunto 1,37 miliardi di euro. Nei primi sei mesi del 2026 l’export marchigiano verso il Paese è cresciuto del 12,8%.
Positivo anche il dato della Spagna, che nel 2025 ha registrato 789 milioni di euro di export marchigiano, con una crescita dell’8,4% nel primo semestre 2026. In aumento anche il Canada, dove le esportazioni regionali sono cresciute del 20,4%.
Tra i mercati più importanti ci sono gli Stati Uniti, che nel 2025 hanno rappresentato 956 milioni di euro di export marchigiano. Nei primi sei mesi del 2026 le esportazioni verso gli Usa hanno registrato una forte accelerazione, con macchinari e moda tra i comparti principali.
Guardando all’Asia, la Cina vale 296 milioni di euro di export, mentre il Giappone raggiunge quota 101 milioni. Particolarmente significativo il dato del Vietnam, che, pur partendo da valori ancora contenuti, registra una crescita del 62,6% nel primo semestre 2026.
Segnali positivi arrivano anche da Australia e Sudafrica, dove nello stesso periodo l’export marchigiano è cresciuto rispettivamente del 21,2% e del 19,7%.
Il quadro restituisce una presenza internazionale sempre più articolata. Accanto ai mercati europei consolidati, le imprese marchigiane stanno guardando con crescente interesse alle opportunità offerte da America, Asia, Oceania e Africa.
“Open Marche” ha messo così attorno allo stesso tavolo chi produce nelle Marche e chi presidia quotidianamente i mercati internazionali. Un confronto pensato per trasformare informazioni e relazioni in nuove partnership, nuovi sbocchi commerciali e occasioni di crescita per il Made in Marche.
L’iniziativa è stata realizzata dalla Camera di Commercio delle Marche, in collaborazione con le Aziende Speciali TECNE, LINEA e LINFA e con Assocamerestero.
Avere un conto corrente personale, conoscere gli strumenti finanziari, amministrare consapevolmente il proprio denaro e poter prendere decisioni autonome sulle proprie risorse. L'indipendenza economica rappresenta uno degli elementi fondamentali per la libertà e l'emancipazione delle donne e sarà al centro del primo Forum nazionale sull'indipendenza economica e finanziaria al femminile, in programma il 16 ottobre a Civitanova Marche.
L'iniziativa è promossa da Banco Marchigiano e organizzata da INHUB, associazione nata con l'obiettivo di accompagnare le imprese verso modelli organizzativi più inclusivi. L'appuntamento si terrà nella sala conferenze di Banco Marchigiano, in vicolo Nettuno 29.
A fotografare la situazione italiana sono alcuni dati che evidenziano ancora un significativo divario. Secondo l'Edufin Index 2025, le donne italiane registrano mediamente cinque punti in meno rispetto agli uomini nelle competenze finanziarie. Inoltre, solo il 58% delle donne in Italia possiede un conto corrente personale.
Il tema dell'autonomia finanziaria si intreccia anche con quello della violenza economica. Secondo i dati richiamati dagli organizzatori, il 40% della popolazione femminile italiana sarebbe stata vittima di forme di violenza economica, mentre una parte consistente delle donne non riconosce questo tipo di comportamento come una forma di violenza.
Il problema riguarda anche la gestione delle risorse all'interno della coppia. Il 13,6% delle donne che vivono con un partner dichiara di non considerarsi economicamente indipendente. Il 24,3% non partecipa alle decisioni economiche familiari, mentre il 42,4% riferisce di aver subito forme di violenza legate allo squilibrio economico.
Numeri che saranno al centro della giornata organizzata a Civitanova, con l'obiettivo di promuovere una maggiore consapevolezza e fornire strumenti concreti per rafforzare l'autonomia finanziaria.
«Promuovere la cultura e l'educazione finanziaria non è un servizio in più: è una cosa che sentiamo di dover fare», ha spiegato Massimo Tombolini, direttore generale di Banco Marchigiano. «Con questo Forum vogliamo dare un aiuto concreto: strumenti per orientarsi e per decidere con consapevolezza, per ridurre il divario di genere. L'autonomia economica non è solo una scelta personale: è ciò che permette a una donna di essere libera, di vedere riconosciuta la propria dignità e di avere le stesse opportunità degli altri».
Il programma prenderà il via con un sondaggio live interattivo dedicato al tema dell'indipendenza finanziaria. Seguiranno le testimonianze di Sara, Giada e Gina, chiamate a raccontare il proprio rapporto con la gestione del denaro e con gli investimenti.
Spazio poi agli interventi di sensibilizzazione e divulgazione curati da Monica Rivelli, responsabile sviluppo progetti della Fondazione per l'Educazione finanziaria e al Risparmio (FEduF).
La giornata si concluderà con una tavola rotonda moderata dalla giornalista e avvocata Ester Viola, alla quale parteciperanno figure provenienti dal mondo delle istituzioni, dell'economia, dell'università e dei servizi di contrasto alla violenza.
Tra gli ospiti ci saranno Elsa Fornero, già ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali; Massimiliano Colombi, direttore scientifico della Fondazione B.live ETS; Giulia Bettin, professoressa di Economia politica alla Facoltà di Economia dell'Università Politecnica delle Marche; Roberta Famà, Chief ESG, Brand e Rapporti Istituzionali di Cassa Centrale Banca; ed Elisa Giusti, responsabile del servizio antiviolenza Il Faro.
Le conclusioni saranno affidate al direttore generale di Banco Marchigiano, Massimo Tombolini. L'obiettivo del Forum è quello di trasformare il tema dell'indipendenza economica femminile da questione privata a tema di consapevolezza, inclusione e cittadinanza, fornendo alle donne strumenti utili per gestire le proprie risorse e compiere scelte finanziarie con maggiore autonomia.
Un riconoscimento internazionale per la ricerca giuridica dell’Università di Macerata e per il lavoro svolto negli anni nel rafforzare i rapporti con gli atenei europei. Il professor Ermanno Calzolaio, ordinario di Diritto privato comparato nel Dipartimento di Giurisprudenza e direttore della Scuola di Dottorato dell’Ateneo maceratese, ha ricevuto venerdì 9 ottobre la laurea honoris causa in Giurisprudenza dall’Università di Orléans, in Francia.
La cerimonia si è svolta nell’ambito delle celebrazioni per i 720 anni dalla fondazione dell’università francese. Alla base del conferimento, le ricerche condotte da Calzolaio nel campo del diritto privato comparato e il contributo offerto allo sviluppo della collaborazione tra le due istituzioni accademiche. L’assegnazione del titolo ha seguito un percorso istituzionale che ha ottenuto l’approvazione del Ministero degli Affari Esteri francese.
Per il Dipartimento di Giurisprudenza di UniMC, già riconosciuto come Dipartimento di Eccellenza, il premio rappresenta anche un riconoscimento del percorso scientifico e della proiezione internazionale raggiunti negli ultimi anni. «La laurea honoris causa al collega Calzolaio ci rallegra e ci onora», ha commentato la direttrice Claudia Cesari, sottolineando come il titolo valorizzi sia la carriera del docente sia il prestigio conquistato dal Dipartimento nella ricerca e nella didattica giuridica anche fuori dai confini nazionali.
Il ruolo di Calzolaio è stato significativo anche nella costruzione di due percorsi strategici per la crescita della struttura: i progetti ministeriali dedicati ai Dipartimenti di Eccellenza e l’accordo per il doppio titolo con l’Università di Orléans. Quest’ultimo, attivo da oltre dieci anni, permette agli studenti ammessi di svolgere una parte del proprio percorso formativo in Francia e conseguire un titolo riconosciuto da entrambi gli atenei. Si tratta di un’opportunità ancora poco diffusa in Italia nell’ambito degli studi giuridici, che offre una dimensione europea alla formazione universitaria.
La visita in Francia era iniziata già giovedì 8 ottobre, quando il docente ha tenuto una conferenza per i professori della Faculté de Droit, Economie, Gestion. Il suo intervento, intitolato “Creare il diritto senza dirlo: il volto del giudice tra civil law e common law”, ha affrontato il tema del ruolo del giudice nei diversi sistemi giuridici.
Insieme a Calzolaio, l’Università di Orléans ha conferito la laurea honoris causa anche a Petra Reinke, docente di Scienza e Tecnologia dei Materiali all’Università di Costanza, e a Peter Haring-Bolivar, professore di Elettronica delle Alte Frequenze e Quantistica all’Università di Siegen.
Il riconoscimento attribuito al docente maceratese premia dunque il suo percorso accademico e, allo stesso tempo, il lavoro di cooperazione internazionale sviluppato tra i due atenei, con ricadute sulla ricerca e sulle opportunità formative per gli studenti.
Le Grotte di Frasassi ampliano la propria offerta dedicata alle scuole con l’apertura della nuova Aula Didattica, realizzata negli spazi al piano inferiore della biglietteria e dell’ufficio informazioni.
Ambienti prima inutilizzati sono stati recuperati e trasformati in uno spazio stabile destinato a laboratori, attività interattive e percorsi educativi, con l’obiettivo di rafforzare il legame tra visita, conoscenza scientifica e tutela dell’ambiente.
Tra le attività principali c’è il Frasassi Green Challenge, il progetto che coinvolge bambini e ragazzi sui temi della sostenibilità attraverso giochi, prove pratiche e sfide a squadre. Risparmio idrico, gestione dei rifiuti, inquinamento atmosferico ed economia circolare diventano così contenuti da comprendere e sperimentare in modo diretto.
La nuova Aula ospita anche laboratori in realtà virtuale, dedicati alla speleologia, alla geologia e alla scoperta di ambienti delle Grotte normalmente non accessibili al pubblico. Le tecnologie immersive permettono agli studenti di approfondire ciò che hanno osservato durante la visita e di esplorare il mondo sotterraneo da nuove prospettive.
Il progetto si integra con il vicino Museo Speleo-Paleontologico e Archeologico di San Vittore, contribuendo a costruire un vero e proprio polo didattico Frasassi, nel quale Grotte, Museo, laboratori e strumenti digitali diventano parti di un unico percorso educativo.
L’intervento rappresenta inoltre un investimento nella valorizzazione del patrimonio immobiliare della società: spazi precedentemente inutilizzati acquisiscono oggi una funzione permanente e strategica, destinata a produrre valore nel tempo.
«Le Grotte di Frasassi, società controllata dal Comune di Genga, investono per migliorare la qualità dell’offerta didattica rivolta agli insegnanti e agli studenti provenienti da tutta Italia – dichiara il Sindaco di Genga, Avvocato Marco Filipponi –. La nuova Aula offre ambienti moderni e accoglienti, dotati di tecnologie avanzate, dove la visita alle Grotte si arricchisce di esperienze di apprendimento e partecipazione.»
Con la nuova Aula Didattica, Frasassi rafforza così il proprio ruolo non soltanto come luogo da visitare, ma come spazio in cui la meraviglia della natura diventa conoscenza, consapevolezza e cura.
TOLENTINO - Sette artisti, oltre cento opere e un legame comune con la città. Si intitola “Album” la mostra che sarà inaugurata giovedì 15 ottobre, alle 18, nelle sale espositive delle Grotte di Palazzo Sangallo, a Tolentino. Un’esposizione che riunisce le esperienze artistiche di sette autori locali, accomunati dalle origini tolentinati e da un percorso di ricerca portato avanti negli anni attraverso tecniche, materiali e sensibilità differenti.
Curata da Antonio Mercuri, con il patrocinio dell’Amministrazione comunale e dell’Accademia Filelfica, la mostra resterà aperta fino al 1° novembre. In esposizione le opere di Lanfranco Casadidio, Alberto Cespi, Franca Di Filippo, Elmore Ferretti, Luigi Ferretti, Mauro Miconi e Angelo Tonnarelli.
Il titolo richiama l’idea di un album di ricordi, nel quale esperienze e visioni diverse trovano spazio una accanto all’altra, componendo un racconto collettivo dell’arte e del territorio.
Le opere esposte restituiscono la varietà dei linguaggi dei sette protagonisti. Lanfranco Casadidio lavora con collage, stele e sculture in legno realizzate anche attraverso materiali di recupero, ai quali restituisce nuova vita, affiancando composizioni pittoriche dalle campiture calde ed equilibrate.
Alberto Cespi presenta sculture e dipinti nei quali emerge il legame con la figura, insieme a una costante ricerca nell’ambito dell’informale e dell’astrazione. La pittura di Franca Di Filippo si distingue invece per una tavolozza ricca di cromatismi simbolici, attraverso cui l’artista propone una lettura critica della realtà, affidata a composizioni dal carattere deciso.
Elmore Ferretti esplora un linguaggio astratto basato sull’equilibrio tra forme e colori, mentre Luigi Ferretti propone sculture informali che prendono origine dal legno, talvolta trattato con patine scure capaci di conferirgli un aspetto simile al metallo.
Il percorso di Mauro Miconi si sviluppa attorno alla rappresentazione realistica e allo studio del rapporto tra gli oggetti e l’ambiente che li circonda. Angelo Tonnarelli, infine, espone disegni a matita e acquerelli dedicati a volti e ambienti particolarmente significativi, nei quali prendono forma le emozioni e le suggestioni del momento.
Come sottolinea il curatore nel catalogo, la mostra mette insieme artisti con linguaggi, temi, tecniche e sensibilità differenti, invitandoli a condividere un’esperienza comune, proprio come accade sfogliando un album di ricordi.
Tra le particolarità dell’esposizione c’è anche la presenza di un’opera dello stesso Antonio Mercuri, che torna a essere esposta al pubblico a oltre trent’anni dalla sua realizzazione.
“Album” avrà inoltre un significato speciale per la sede che la ospita: sarà infatti l’ultima occasione per visitare gli spazi espositivi delle Grotte di Palazzo Sangallo prima dell’avvio dei lavori di restauro.
Un appuntamento che unisce così la valorizzazione dell’arte locale alla possibilità di riscoprire uno degli ambienti storici della città, attraverso un percorso che racconta la creatività e le esperienze di sette artisti legati a Tolentino.
Il catalogo della mostra sarà disponibile in sede.
Una villa cinquecentesca, una contessa misteriosa, sette giovani e un tesoro da scoprire. Ma dietro le atmosfere da ghost story si nasconde una riflessione sulle relazioni umane, sulla memoria e sul valore delle scelte. È questo il cuore di Quello che resta di noi, il nuovo film diretto da Simone Riccioni ed Emilio Mercanti, prodotto da Linfa Crowd 2.0 e presentato ufficialmente questa mattina nella Sala consiliare del Comune di Corridonia.
La storia prende avvio quando sette ragazzi, ciascuno spinto da motivazioni differenti, varcano la soglia di un antico maniero appartenuto a una contessa scomparsa nel tempo. Quello che sembra un’avventura alla ricerca di un tesoro si trasforma presto in un’esperienza sospesa tra paura, mistero e realtà.
Corridoi bui, stanze abbandonate, antichi ritratti e presenze inquietanti costruiscono un’atmosfera da racconto soprannaturale, mentre il confine tra realtà e spettacolo si fa progressivamente più sottile. Quando il mistero sembra ormai risolto, però, la vicenda prende una nuova direzione: la contessa si rivela e accompagna i protagonisti verso una scoperta destinata a cambiare il significato della loro esperienza.
Il vero tesoro, infatti, non è quello che i ragazzi immaginavano di trovare, ma qualcosa di più prezioso: la memoria, la storia condivisa, i legami e la possibilità di comprendere ciò che conta davvero.
«Il titolo Quello che resta di noi racchiude il senso più profondo del film – spiega Simone Riccioni –. Quando tutto finisce, quando le luci si spengono e le telecamere non stanno più registrando, ciò che rimane sono le scelte che abbiamo fatto, i legami che abbiamo costruito e il modo in cui abbiamo scelto di comportarci con gli altri».
Un messaggio che attraversa l’intera pellicola, nella quale gli elementi del giallo, del mistery e del soprannaturale diventano strumenti per affrontare temi attuali, come il rapporto con la propria immagine, la ricerca del successo e il bisogno di essere osservati.
«Con Quello che resta di noi abbiamo voluto raccontare una storia che partisse dal mistero e dall’intrattenimento per arrivare a qualcosa di più profondo – sottolinea il regista Emilio Mercanti –. La villa, la contessa e il tesoro sono gli elementi attraverso cui i protagonisti vengono messi davanti alle proprie paure, alle proprie ambizioni e soprattutto alle proprie scelte».
La villa diventa così molto più di una semplice ambientazione: è il luogo in cui i personaggi sono costretti a confrontarsi con se stessi e con il valore delle relazioni umane. Una storia di mistero che lascia spazio a una riflessione sull’amicizia, sulla solidarietà e su ciò che rimane quando lo spettacolo finisce.
Il legame con il territorio è uno degli elementi centrali del progetto. Il film è stato girato in gran parte a Corridonia e coinvolge numerosi attori marchigiani, molti dei quali hanno intrapreso il percorso professionale dopo aver frequentato la scuola di recitazione Cinema che passione, diretta da Simone Riccioni proprio nella città.
Una scelta che valorizza le competenze artistiche locali e offre ai giovani del territorio l’opportunità di misurarsi con una produzione cinematografica.
Alla presentazione è intervenuta anche la sindaca Giuliana Giampaoli, che ha sottolineato il legame tra il film e la comunità.
«È un piacere presentare quello che non è solo un film, ma un racconto che, oltre ad avere un legame stretto con la nostra città, spinge a una riflessione profonda sul senso della bellezza e sulla necessità di guardarsi dentro. Una riflessione che deve servire come leva per spingerci a un nuovo legame con gli altri, con la comunità». La sindaca ha quindi rivolto, a nome suo e dell’intera città, un augurio di successo al progetto, capace di credere nelle nuove generazioni.
Sull’importanza culturale e sociale dell’iniziativa si è soffermato anche l’assessore alla Cultura Massimo Cesca.
«In questa società che mette da parte i dubbi c’è bisogno di “testimoni”. Questo film cerca di dare delle risposte senza dover per forza anestetizzare le domande», ha affermato, ringraziando la produzione e i registi per aver scelto Corridonia come luogo delle riprese. «Sono convinto che oggi più che mai il cinema possa essere un volano per la promozione dei nostri territori».
Il debutto di Quello che resta di noi è fissato per il 24 ottobre a Roma, nell’ambito del festival Alice nella Città. Nei giorni successivi il film arriverà anche nelle sale della provincia di Macerata, con tre appuntamenti dedicati al pubblico marchigiano.
Il 25 ottobre sono previste due proiezioni: alle 18 al Cinema Giometti di Tolentino e alle 20.45 al Cinema Giometti di Matelica. Il giorno successivo, 26 ottobre, sarà la volta del Cinema Multiplex di Macerata, con inizio alle 20.45.
Un percorso che parte da Corridonia e porta sul grande schermo una storia capace di intrecciare mistero, crescita personale e relazioni umane, dando spazio anche ai talenti e alle professionalità del territorio. Perché, come suggerisce il titolo, quando le luci si spengono e la scena si svuota, a fare la differenza sono le scelte compiute e i legami che restano.
Circa mille persone si sono ritrovate ieri sera, 9 ottobre, al Palazzetto dello Sport di Matelica per l’incontro con Paolo Borzacchiello, tra i principali esperti italiani di intelligenza linguistica e programmazione neurolinguistica (PNL). Un pubblico numeroso ha seguito l’appuntamento “Il potere delle parole – Un viaggio alla scoperta del linguaggio che educa, ispira e trasforma”, dedicato al ruolo della comunicazione nella vita quotidiana e nelle relazioni.
In dialogo con la giornalista e docente dell’Università di Macerata Alessandra Pierini, Borzacchiello ha approfondito il modo in cui le parole possono influenzare pensieri, emozioni e comportamenti. Il linguaggio, oltre a essere alla base dei rapporti interpersonali, può diventare uno strumento per educare, motivare e favorire una maggiore consapevolezza di sé e degli altri.
L’iniziativa è stata promossa dall’Assessorato alla Cultura e all’Istruzione del Comune di Matelica in collaborazione con HELP S.O.S. Salute e Famiglia ODV, A.Ge. Marche, il Forum delle Associazioni Familiari delle Marche e l’Associazione Italiana Maestri Cattolici delle Marche. L’incontro si inserisce nel format “Parole che curano, parole che costruiscono”, pensato per valorizzare la comunicazione nei percorsi educativi, nelle relazioni e nella crescita individuale e collettiva.
Soddisfazione per la partecipazione è stata espressa dall’assessore alla Cultura Barbara Cacciolari, che ha sottolineato come la presenza di circa mille persone rappresenti un risultato significativo, non soltanto per il successo dell’iniziativa, ma anche per l’interesse dimostrato verso occasioni di approfondimento culturale.
«Paolo Borzacchiello è stato semplicemente straordinario», ha dichiarato Cacciolari, evidenziando la capacità dell’esperto di trasformare un tema quotidiano in «un’esperienza di grande valore umano e culturale». Per l’assessore, le parole possono «costruire ponti o innalzare muri, incoraggiare o ferire, creare fiducia oppure alimentare divisioni»: una responsabilità che riguarda tutti, in particolare gli adulti chiamati a essere un riferimento per le nuove generazioni.
Cacciolari ha infine ringraziato Cristina Marcucci, l’associazione HELP e tutte le realtà coinvolte nell’organizzazione. «Investire nella cultura e nell’educazione significa investire nel futuro della nostra comunità», ha concluso l’assessore, indicando nella partecipazione registrata al Palazzetto uno stimolo a proseguire con nuove iniziative rivolte alla cittadinanza.
Quattro incontri tra libri, storie di campioni e memoria sportiva hanno animato il venerdì di Overtime, il Festival nazionale del racconto, dell’etica e del giornalismo sportivo in corso a Macerata. La terza giornata della sedicesima edizione, venerdì 9 ottobre, ha portato sul palco Giuseppe Pastore, Marco Cattaneo, Alessandro Antinelli e Luca Telese, accompagnando il pubblico tra vicende personali, grandi imprese e pagine indimenticabili dello sport.
Ad aprire il programma all’Overtime Arena di piazza Cesare Battisti è stato Giuseppe Pastore, che ha presentato in anteprima nazionale il suo libro La migliore delle ipotesi. Dieci atleti olimpici e il giorno della vita. In dialogo con la giornalista Marta Elena Casanova, l’autore ha raccontato dieci percorsi sportivi e umani, soffermandosi sui passaggi decisivi che hanno segnato le vite e le carriere dei protagonisti.
Al Teatro della Filarmonica, Marco Cattaneo ha invece ripercorso con Fabrizio Maiello e Antonino Di Gregorio la vicenda narrata nel volume Rapirò Gianfranco Zola. La vera storia di Fabrizio Maiello, il Maradona delle carceri. Al centro dell’incontro, la storia dell’ex promessa del calcio italiano e il suo rapporto con il campione sardo. Nell’autunno del 1994, l’incontro con il proprio idolo, Gianfranco Zola, e un gesto di umanità contribuirono a cambiare il corso della sua vita, portandolo ad abbandonare il progetto di rapirlo per ottenere un riscatto.
La Nazionale italiana e i suoi momenti più significativi sono stati invece al centro del confronto tra Alessandro Antinelli, caporedattore calcio di Rai Sport, e Dario Ricci, giornalista di Radio 24. Partendo dal libro Desideri mondiali, i due hanno ripercorso le tappe della storia azzurra, dalla celebre semifinale Italia-Germania 4-3 ai più recenti passaggi della nazionale, compreso il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina italiana.
L’ultimo appuntamento della serata ha riportato il pubblico alle emozioni del calcio di una volta. Luca Telese, tifoso del Cagliari, ha dialogato con Marco Ardemagni, autore e conduttore Rai, nell’incontro Desideri a confronto. Il filo conduttore è stato lo storico scudetto conquistato dal Cagliari nel 1970, con il ricordo di Gigi Riva e di una squadra entrata nella storia del calcio italiano. Un racconto approfondito nel libro Cuori rossoblù, nel quale Telese intreccia ricostruzione giornalistica e testimonianze per raccontare quella stagione.
Il Festival si avvia ora alla conclusione, con gli ultimi appuntamenti in programma tra sabato 10 e domenica 11 ottobre. Questa sera, al Teatro Lauro Rossi, è atteso Rocco Papaleo, mentre la giornata conclusiva di domani propone incontri dedicati alla fede calcistica, al mondo arbitrale, alla boxe e alla storia dei grandi attaccanti.
Il programma di domenica 11 ottobre si apre alle 10 alla libreria Giunti al Punto, in corso Matteotti, con Fulvio Paglialunga, giornalista Rai, che presenterà Nel nome del pallone. Il calcio come religione: la fede e i santi, i templi e i rituali, intervistato da Andrea Capretti, direttore di Radio Sportiva.
Alle 11 la Galleria Antichi Forni ospiterà Marco Severini con 120 motivi (e anni) per tifare Toro, in dialogo con Vincenzo Federiconi. Nella stessa sede, alle 12, il giornalista Valentino Losito presenterà Un uomo «solo» al comando. Storie, segreti e silenzi di un giovane arbitro, insieme a Katia Senesi dell’Aia e con la moderazione di Andrea Capretti.
Nel pomeriggio, alle 17, il Macerata Boxing Club, in via Roma, ospiterà Il desiderio sul ring, incontro con la pugile Pamela Malvina Noutcho Sawa, intervistata da Alberto Facchinetti del Foglio. Alle 18 si tornerà agli Antichi Forni per la presentazione in anteprima nazionale di Pasquale Luiso. Il guerriero del gol, con l’ex attaccante in dialogo con Andrea Capretti.
La chiusura della sedicesima edizione è affidata alle 19 al Teatro della Filarmonica, dove Fabrizio Gabrielli proporrà il reading Splendori e miserie del gioco del calcio, dedicato ai testi di Eduardo Galeano. A seguire, il tradizionale brindisi finale anticiperà il tema della prossima edizione di Overtime.
A un mese circa dal delicato intervento conclusosi con il ritorno a casa di un 17enne, il comune di San Severino Marche ha accolto e premiato la squadra dei vigili del fuoco protagonista del soccorso. La cerimonia si è svolta nella Sala del Consiglio di Palazzo Comunale, dove il sindaco Rosa Piermattei ha voluto tributare un riconoscimento all'intero Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco per il lavoro svolto quotidianamente a tutela della comunità.
All'incontro hanno partecipato il comandante provinciale dei vigili del fuoco di Macerata, il primo dirigente ingegner Leonardo Rampino, il Direttore Coordinatore Speciale, ingegner Carlo Iammarino, e i componenti della squadra intervenuta nell'operazione: il capo squadra esperto Michele Sciapichetti, i vigili del fuoco coordinatori Roberto Savoretti e Federico Girolimini e la giovane settempedana Nicoletta Raggi, prima donna vigile del fuoco nella storia di San Severino Marche.
Proprio Raggi, insieme ai colleghi, era stata protagonista dell'intervento che aveva permesso di riportare a casa il ragazzo, con sindrome dello spettro autistico, allontanatosi dalla propria abitazione di Villa Potenza. Dopo essere stato individuato dai soccorritori, il 17enne non era stato immediatamente convinto a seguirli. Era stata quindi la giovane vigile del fuoco ad avvicinarsi con cautela, rispettando i suoi tempi e conquistandone progressivamente la fiducia attraverso il dialogo, fino a convincerlo a tornare verso casa e a ricongiungersi con la famiglia.
Un approccio basato sulla pazienza e sulla sensibilità che aveva permesso di portare a termine positivamente una fase particolarmente delicata del soccorso.
Nel corso della cerimonia, alla presenza anche del comandante della Polizia Locale, vice commissario Adriano Bizzarri, il sindaco Piermattei ha espresso la gratitudine della comunità settempedana all'intero Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco.
"Si è colta l'occasione di questa ennesima operazione conclusasi positivamente per tutti per presentare un ringraziamento sentito all'intero Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco da cui la nostra comunità ha ricevuto sempre tantissimo – ha sottolineato il primo cittadino -. Sapere che voi ci siete sempre mette sicurezza e dà tranquillità, anche nelle situazioni più difficili".
Piermattei ha quindi consegnato ai componenti della squadra una speciale pergamena di encomio, come riconoscimento per la professionalità, il coraggio e la sensibilità dimostrati nell'intervento e, più in generale, per il servizio quotidiano svolto a tutela della collettività.
Un attestato che il Comune ha voluto rivolgere non soltanto ai protagonisti dell'operazione, ma simbolicamente all'intero Corpo dei Vigili del Fuoco, indicato dall'amministrazione come un presidio costante di sicurezza e un esempio di dedizione al bene comune.
Al comandante Rampino e all'ingegner Iammarino, infine, il sindaco ha consegnato una guida della città, come segno di accoglienza e di riconoscenza da parte dell'intera comunità di San Severino Marche.
Al via le iscrizioni al corso di formazione per il riconoscimento dei funghi epigei organizzato dall'Unione Montana Potenza Esino Musone. L'iniziativa, prevista dalla Legge Regionale n. 18/2022, è rivolta a tutti i cittadini interessati e punta a preparare i partecipanti all'esame necessario per ottenere l'abilitazione alla raccolta dei funghi.
Il corso avrà una durata complessiva di 21 ore e si svolgerà nel mese di novembre. Le lezioni in presenza sono state fissate per le serate dell'11, 12, 13, 18, 19, 24 e 25 novembre e si terranno a San Severino Marche, al teatro Italia di via Roma 24.
L'obiettivo è fornire ai partecipanti le conoscenze necessarie per affrontare e superare l'esame di abilitazione previsto dalla normativa regionale, passaggio propedeutico e obbligatorio per il successivo rilascio del tesserino che consente la raccolta dei funghi.
La partecipazione è aperta a tutti. Nel caso in cui le domande dovessero superare la capienza massima della sala, sarà data priorità ai residenti nei Comuni che fanno parte dell'Unione Montana Potenza Esino Musone.
Per iscriversi è necessario compilare l'apposito modulo, richiedibile all'ufficio competente, e inviarlo entro e non oltre il 31 ottobre all'indirizzo email demanio@umpotenzaesino.it. Per ulteriori informazioni e chiarimenti è possibile rivolgersi allo stesso indirizzo di posta elettronica oppure contattare il numero 0733 637245 (interno 6) negli orari di apertura al pubblico degli uffici.
A 16 anni, Sophia Testella, cantautrice di Porto Potenza Picena, si avvicina a una nuova tappa del suo percorso musicale: la selezione per le audizioni di Area Sanremo 2026. La giovane artista presenterà un brano inedito scritto da lei e prodotto da Vittorio Conte, con l’obiettivo di proseguire il cammino verso il Festival di Sanremo 2027.
Le audizioni sono previste a Sanremo nella prima decade di novembre. Per Sophia sarà l’occasione di sottoporre alla commissione una nuova composizione, il cui titolo e contenuto restano per ora riservati. Una prova importante per un percorso che, negli ultimi anni, l’ha portata a concentrarsi sempre di più sulla scrittura e sulla ricerca di una propria identità musicale.
Tra i componenti della Commissione musicale figura Noemi, cantante che Sophia apprezza da tempo. Le due si sono idealmente incontrate attraverso la musica quando, durante l’esperienza televisiva a November Sound, la giovane artista aveva interpretato Briciole, brano della cantante romana. Questa volta, però, la prospettiva cambia: non sarà soltanto un’interpretazione di una canzone altrui, ma un inedito con cui presentare la propria visione artistica.
La commissione comprende anche il direttore artistico del Festival, Stefano De Martino, insieme a Ema Stokholma, Fabio Volo, Cesare Pastore, Pino Perris e Claudio Fasulo.
La selezione di Area Sanremo arriva dopo un percorso iniziato quando Sophia era ancora bambina. Dalla danza al teatro e al musical, fino al canto, ai concorsi, alle esperienze con le band e allo studio della chitarra, le diverse tappe della sua formazione hanno contribuito a consolidare la passione per la musica e a orientarla verso la composizione.
Un passaggio significativo è stato Itiner, il suo primo singolo ufficiale, scritto dalla stessa Sophia e prodotto da Vittorio Conte. Il brano ha segnato un momento di svolta, portando al centro la volontà di raccontarsi attraverso testi e melodie originali. La canzone scelta per Area Sanremo prosegue su questa strada: a 16 anni, Testella si presenta alla selezione non soltanto come interprete, ma come cantautrice con un progetto personale.
Il percorso verso il Festival prevede diversi passaggi. Per l’edizione 2027, la selezione porterà all’individuazione di sei finalisti entro il 15 novembre. Gli artisti scelti potranno esibirsi dal vivo con i propri inediti nell’ambito degli appuntamenti televisivi Rai, fino a Sarà Sanremo, la serata finale in programma a dicembre su Rai 1. In quell’occasione verrà individuato il vincitore che conquisterà l’accesso al 77° Festival di Sanremo, previsto nel 2027 nella categoria Campioni.
Per Sophia, dunque, la selezione per le audizioni rappresenta un primo traguardo, ma anche una prova importante: sarà la sua nuova canzone a dover convincere la commissione. Il sogno dell’Ariston è ancora da conquistare, ma la giovane cantautrice marchigiana ha ora un’opportunità in più per provare a trasformarlo in realtà.
Una rosa deposta sul monumento ai Caduti per la Patria, quale segno di omaggio, memoria e rispetto. Si è svolta questa mattina, in piazza Douhet a Porto Potenza Picena, la manifestazione commemorativa “Una Rosa per Norma Cossetto”, organizzata dal Comitato 10 Febbraio con il patrocinio dell’Amministrazione comunale di Potenza Picena. Un momento di raccoglimento per ricordare la giovane istriana, vittima nel 1943 di una brutale violenza che l’ha consegnata alla memoria collettiva come simbolo del sacrificio e della dignità umana. Sequestrata, violentata e torturata, venne infine gettata dai partigiani jugoslavi in una foiba profonda circa 130 metri nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 1943, dopo essersi rifiutata di rinnegare la propria identità italiana.
“I suoi aguzzini volevano cancellarne il ricordo – ha sottolineato il Sindaco Noemi Tartabini – ma non sapevano che il loro disprezzo per la vita umana avrebbe trasformato Norma nel simbolo delle donne che, ancora oggi, in tempo di pace e durante i conflitti armati, sono vittime di violenze e dei cosiddetti stupri di guerra”. Un richiamo che supera i confini della ricostruzione storica per diventare un monito contro ogni forma di violenza sulle donne e contro la sopraffazione della persona, affinché la memoria delle vittime continui a parlare anche alle generazioni presenti e future.
Nel 2005, l’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi conferì a Norma Cossetto la Medaglia d’Oro al Merito Civile, riconoscendone il valore e il sacrificio. Il suo ricordo è oggi mantenuto vivo da centinaia di iniziative in Italia e all’estero: sono infatti oltre 400 le città che partecipano alle commemorazioni, tra cui New York, Dublino, Melbourne, Buenos Aires, Montevideo e Santa Cruz de Tenerife.
Alla cerimonia di Porto Potenza Picena, insieme al Sindaco Noemi Tartabini, erano presenti i consiglieri comunali Raffaella Spettoli, delegata alle Pari Opportunità, e Attilio Minoliti, a testimonianza della partecipazione delle istituzioni cittadine a un’iniziativa dedicata alla memoria e alla riflessione civile.
Nel corso dell’incontro, il Comitato 10 Febbraio di Potenza Picena ha ufficializzato anche la richiesta di intitolare una panchina tricolore a Norma Cossetto, con l’obiettivo di lasciare sul territorio un segno permanente del suo ricordo. La proposta è stata accolta dal Sindaco Tartabini a nome dell’Amministrazione comunale, che ha fissato per il prossimo 10 febbraio, in occasione del Giorno del Ricordo, la data per l’inaugurazione della panchina commemorativa.