Ancona
Guida senza patente da 14 anni: 45enne denunciato dai Carabinieri
Era alla guida di un'auto nonostante la patente gli fosse stata revocata ben 14 anni fa. Un uomo di 45 anni, residente in un comune dell'entroterra senigalliese e già noto alle forze dell'ordine, è stato denunciato a piede libero dai Carabinieri di Senigallia per guida senza patente. Il controllo è scattato durante un servizio notturno predisposto dai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile lungo le strade della fascia costiera, nell'ambito dei controlli straordinari intensificati nel periodo estivo per garantire maggiore sicurezza alla circolazione stradale. Fermato mentre era alla guida di un'utilitaria, l'uomo è stato sottoposto agli accertamenti di rito. Dai controlli è emerso che il 45enne non avrebbe potuto mettersi al volante: nei suoi confronti, infatti, era stato emesso un provvedimento prefettizio di revoca della patente nel 2012. Non si sarebbe trattato, inoltre, della prima violazione. Lo scorso anno l'uomo era già stato sanzionato per la stessa infrazione. La recidiva ha fatto scattare la denuncia all'autorità giudiziaria.
Perugia-Ancona, aperto l'ultimo tratto a quattro corsie: completata la SS76 nelle Marche
La società Quadrilatero Marche-Umbria, controllata da Anas, ha aperto ufficialmente al traffico in configurazione definitiva a quattro corsie l’ultimo tratto della strada statale 76 "della Val d’Esino" lungo la direttrice Perugia-Ancona, nel segmento compreso tra gli svincoli di Borgo Tufico e Genga/Valtreara, in provincia di Ancona. Alla cerimonia di inaugurazione hanno preso parte il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, il sindaco del comune di Genga Marco Filipponi, l’amministratore delegato di Anas Claudio Andrea Gemme e l’amministratore delegato e direttore generale di Quadrilatero Marche Umbria s.p.a. Eutimio Mucilli. L'opera restituisce alla collettività un tracciato ammodernato di 2,2 chilometri che include il viadotto "Mariani" (lungo circa 170 metri) e le due gallerie Sassi Rossi 1 (141 metri) e Sassi Rossi 2 (572 metri). Gli interventi, realizzati per un importo complessivo di 13,7 milioni di euro, dei quali oltre un milione destinato specificamente agli impianti tecnologici all'interno dei tunnel, hanno compreso anche i raccordi tra le due carreggiate, l'asfaltatura della sede stradale e l'aggiornamento della segnaletica. I lavori giungono a compimento dopo lo stop forzato causato dal ritrovamento nel cantiere di rifiuti speciali, una criticità risolta grazie alla sinergia tra enti locali e istituzioni nazionali. "Oggi si completa un percorso complesso per l’ammodernamento di questa importante direttrice. Il ritrovamento di rifiuti speciali durante i lavori aveva reso necessaria la sospensione delle attività che, grazie alla collaborazione tra le varie istituzioni, sono riprese secondo le procedure di legge fino al risultato di oggi che consente di restituire alla collettività un’infrastruttura interamente a quattro corsie con benefici rilevanti in termini di sicurezza stradale, tempi di percorrenza e accessibilità delle aree interne. Nelle Marche Anas ha in corso investimenti per 5,8 miliardi di euro tra nuove opere e manutenzione della rete stradale. Siamo impegnati su direttrici strategiche con l’obiettivo di rendere i territori sempre più accessibili con infrastrutture sicure per agevolare lo sviluppo economico e la qualità della vita dei cittadini", ha dichiarato l'amministratore delegato di Anas, Claudio Andrea Gemme. L'apertura dell'arteria marchigiana si inserisce in un quadro di generale completamento dell'opera: sul versante umbro della medesima arteria sono in fase di ultimazione i lavori di raddoppio a quattro corsie di un breve tratto della strada statale 318 "di Valfabbrica" tra le località di Valfabbrica e Casacastalda. Entro il prossimo autunno, dunque, l'intero collegamento strategico Perugia-Ancona sarà percorribile a quattro corsie su tutta la sua estensione.
Nazionale, Roberto Mancini di nuovo commissario tecnico: l'annuncio di Malagò
Roberto Mancini è il nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana. L'annuncio è arrivato nel corso del Consiglio federale, dove il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ha comunicato la scelta, ponendo così fine alle indiscrezioni circolate negli ultimi giorni. Secondo quanto emerso, nelle prossime ore dovrebbe essere ufficializzato anche l'incarico di Claudio Ranieri come direttore tecnico della Nazionale, completando così il nuovo assetto dell'area tecnica azzurra. A commentare la nomina è stato il presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Giancarlo Abete, che ha definito Mancini «un tecnico di qualità», spiegando che si tratta di una scelta compiuta dal presidente federale «in sintonia con il direttore tecnico». Interpellato sul consenso della Serie A rispetto alla decisione, Abete ha precisato che la domanda andrebbe rivolta al presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, collegato da remoto durante il Consiglio federale. «L'indicazione è stata chiara, la scelta è stata individuata e comunicata da Malagò. Non c'erano altre opzioni – ha aggiunto Abete –. Parliamo di un allenatore che ha conquistato il Campionato Europeo alla guida della Nazionale». Per quanto riguarda la figura del direttore tecnico, Abete ha infine spiegato che l'argomento non è stato approfondito nel corso del Consiglio federale.
Arriva dalle Marche il “gamberetto” sentinella delle acque pulite
Ci sono luoghi in cui il tempo sembra essersi fermato, dove le tracce della storia della Terra convivono con quelle lasciate dall’uomo nei secoli. Uno di questi è il Parco Naturale Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi, nelle Marche, un territorio capace di custodire ambienti unici e forme di vita che affondano le proprie origini in epoche lontanissime. Tra cavità sotterranee, boschi, praterie e paesaggi montani, il parco rappresenta un autentico scrigno di biodiversità: un ecosistema che ospita oltre 105 specie di uccelli nidificanti, 40 specie di mammiferi – tra cui 14 specie di chirotteri – 29 tra rettili e anfibi e più di 1.250 specie vegetali. L’area protetta si estende lungo il territorio dei comuni di Arcevia, Cerreto d’Esi, Fabriano, Genga e Serra San Quirico, offrendo un ambiente preappenninico di straordinaria ricchezza naturalistica. A rendere ancora più affascinante questo territorio è la presenza della Gola di Frasassi, modellata nel corso dei millenni dall’azione erosiva del fiume Sentino. Le acque hanno scavato nella roccia un complesso sotterraneo di rara bellezza, dando origine a un mondo nascosto dove sopravvivono specie adattate a condizioni ambientali particolari. Tra gli abitanti più sorprendenti delle grotte c’è il Niphargus ictus, un piccolo crostaceo dalle caratteristiche uniche. Il suo nome deriva dal greco e richiama il significato di “splendente come la neve”, per il suo aspetto chiaro e la particolare luminosità osservabile al microscopio. Questa specie, endemica degli ambienti ipogei, vive esclusivamente nelle acque sotterranee delle grotte, raggiunge dimensioni comprese tra i 12 e i 30 millimetri e svolge un ruolo importante nell’equilibrio dell’ecosistema. Essendo un organismo saprofago, contribuisce alla decomposizione della materia organica e al riciclo delle sostanze nutritive. La presenza del Niphargus ictus è considerata anche un importante indicatore ambientale: la sua sopravvivenza è infatti legata alla qualità delle acque e viene utilizzata negli studi di ecotossicologia e fisiologia per valutare lo stato degli ecosistemi sotterranei. Ma il fascino del Parco non si ferma al mondo naturale. Sopra il livello delle grotte, il paesaggio unisce natura e storia, accompagnando il visitatore tra antichi borghi, abbazie e castelli. Tra i luoghi più suggestivi troviamo il Santuario di Frasassi, le abbazie di Sant’Elena, San Vittore delle Chiuse e Valdicastro, oltre ai castelli di Genga, Pierosara, Avacelli e Castelletta. Un territorio dove geologia, biodiversità e memoria storica si incontrano, offrendo un viaggio attraverso milioni di anni di evoluzione e secoli di cultura. Il Parco della Gola della Rossa e di Frasassi è così un luogo in cui la natura non è soltanto da osservare, ma da ascoltare: una testimonianza vivente della lunga storia della Terra.
I teatri storici delle Marche diventano patrimonio dell’umanità: il sì dell'Unesco a Busan
Il comitato del patrimonio mondiale dell'Unesco, riunito a Busan in Corea del Sud per la sua quarantottesima sessione, ha iscritto ufficialmente nella Lista dei beni protetti "Il sistema dei teatri condominiali all’italiana del XVIII e XIX secolo nell’Italia centrale". Il verdetto, giunto nella giornata di domenica 26 luglio, riconosce il valore storico e architettonico di una rete di strutture diffusa in particolare nel territorio marchigiano. Con questo nuovo inserimento, l'Italia consolida il primato per il maggior numero di siti registrati all'interno della lista internazionale, raggiungendo una quota complessiva di sessantadue beni. Il progetto di candidatura, avviato nel 2020, ha visto come capofila la Regione Marche, affiancata dalle amministrazioni regionali di Umbria ed Emilia-Romagna, in collaborazione con numerosi enti locali e sotto il coordinamento tecnico-scientifico del Ministero della Cultura e del Ministero degli Affari Esteri. Alla sessione coreana del comitato, per la delegazione italiana, hanno preso parte la dirigente della Direzione Cultura regionale Daniela Tisi e la sottosegretaria alla presidenza delle Marche Silvia Luconi, insieme all'ambasciatore Liborio Stellino, rappresentante permanente d’Italia presso l’Unesco, e all'ambasciatrice a Seul Emilia Gatto. In una nota ufficiale, il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, ha espresso soddisfazione per il traguardo istituzionale raggiunto, definendolo il compimento di un percorso formale lungo e rigoroso. Il governatore ha sottolineato come il provvedimento dell'agenzia ONU ratifichi la peculiarità di un territorio che presenta un'elevata densità di questo tipo di strutture storiche, rivolgendo un ringraziamento alle strutture tecniche regionali, al Ministero della Cultura guidato da Alessandro Giuli e alle iniziative avviate nella precedente legislatura con l'allora assessora Giorgia Latini. Da Busan, il sottosegretario Luconi ha evidenziato come il riconoscimento non costituisca un punto d'arrivo, bensì l'inizio di una fase che richiederà nuovi impegni sul fronte della tutela, della conservazione e della gestione cooperativa del sito seriale. La designazione Unesco si concentra sulle caratteristiche specifiche del teatro condominiale, un modello architettonico e gestionale sviluppatosi tra il diciassettesimo e il diciannovesimo secolo. In base a questa formula, la costruzione e la manutenzione degli edifici venivano finanziate direttamente dalle famiglie residenti nei borghi e nelle città attraverso l'acquisto e la proprietà dei singoli palchi. Secondo i dati tecnici presentati nel dossier, tali istituzioni hanno storicamente svolto una funzione di aggregazione civica e sociale per le comunità locali, oltre a quella strettamente legata all'attività culturale. Nelle intenzioni dei promotori, l'inserimento nella lista globale mira ora a incrementare la tutela del patrimonio immobiliare diffuso, favorire lo studio accademico di queste strutture e razionalizzare i flussi turistici legati ai beni storici dell'Italia centrale.
Maltempo, stato di Calamità nelle province di Ascoli e Fermo - Acquaroli: "lo chiederemo per tutta la regione
Le Marche fanno i conti con gli effetti dell’ondata di maltempo che ha colpito diversi territori, provocando danni al comparto agricolo, alle attività produttive e alle infrastrutture. Da sud a nord della regione sono arrivate segnalazioni di criticità e la Regione ha avviato il percorso per chiedere al Governo il riconoscimento dello stato di calamità naturale. Il presidente della Regione Francesco Acquaroli ha annunciato l’avvio della ricognizione dei danni, con il coinvolgimento dei Comuni chiamati a raccogliere e trasmettere le informazioni necessarie per delineare il quadro complessivo delle conseguenze provocate dagli eventi atmosferici e predisporre la richiesta di intervento. “Ci sarà lo stato di calamità per la provincia di Ascoli e per alcuni comuni della provincia di Fermo, ma noi chiederemo per tutta la regione, perché ci sono stati danni anche nella provincia di Pesaro, qui a Macerata sulla costa, nell’Anconetano”, ha spiegato Acquaroli ieri a Macerata, intervenendo al convegno organizzato dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili. La richiesta regionale punta quindi ad ampliare il riconoscimento dell’emergenza anche alle altre aree marchigiane che hanno registrato danni, oltre ai territori già interessati dal provvedimento nazionale. Nel frattempo è arrivata la decisione del Consiglio dei ministri sullo stato di emergenza per gli eccezionali fenomeni meteorologici che hanno interessato, tra il 26 marzo e il 3 aprile, la provincia di Ascoli Piceno e il Comune di Amandola, in provincia di Fermo. Il provvedimento avrà una durata di dodici mesi. Per fronteggiare le prime esigenze sono stati messi a disposizione 4 milioni e 310 mila euro, attraverso il Fondo per le emergenze nazionali. Le risorse saranno destinate agli interventi più urgenti a sostegno delle zone colpite. La Regione prosegue ora il lavoro di raccolta delle segnalazioni per arrivare a una stima completa dei danni e definire il fabbisogno necessario per accompagnare la ripartenza dei territori coinvolti.
Grandine come albicocche sulle Marche, vigneti e uliveti devastati: "Danni fino al 90% alle colture"
Chicchi di grandine grandi anche quanto albicocche, vigneti e uliveti colpiti, impianti fotovoltaici distrutti e strutture agricole danneggiate. È pesantissimo il primo bilancio dell’ondata di maltempo che nella notte ha investito gran parte delle Marche, interessando in particolare le province di Ancona, Macerata, Fermo e Ascoli Piceno. La conta dei danni è iniziata già dalle prime ore del mattino con gli uffici territoriali di Coldiretti impegnati nel contattare le aziende agricole e raccogliere le prime segnalazioni. Un quadro definitivo sarà possibile soltanto nei prossimi giorni, ma le prime stime delineano una situazione critica, soprattutto per le colture di pregio. A pagare il prezzo più alto sono stati infatti vigneti e oliveti, già provati dalle precedenti ondate di maltempo. Nel Maceratese la situazione appare particolarmente difficile: la violenta perturbazione ha interessato le aree agricole di Matelica e Serrapetrona, colpendo i vigneti, ma anche i territori di Tolentino, Belforte del Chienti, Sant’Angelo in Pontano e San Ginesio. Il fronte temporalesco ha poi proseguito verso il Fermano e l’Ascolano, coinvolgendo numerosi comuni tra cui Servigliano, Falerone, Belmonte Piceno, Monsampietro Morico, Montottone, Ortezzano, Montalto delle Marche e Ripatransone, prima di tornare verso la costa interessando anche le coltivazioni di Petritoli e i vivai della zona di Grottammare e San Benedetto del Tronto. Secondo le prime valutazioni, i danni alle colture potrebbero oscillare tra il 60% e il 90% per frutteti, vigneti, oliveti e ortaggi. Per i seminativi, invece, le perdite stimate si attestano tra il 50% e il 70%. Una situazione che ha spinto Coldiretti Marche a chiedere alla Regione Marche il riconoscimento dello stato di calamità naturale, alla luce della gravità dei danni subiti dalle imprese agricole. Non solo coltivazioni: la grandine ha provocato problemi anche alle strutture aziendali. Sono stati segnalati danni agli impianti fotovoltaici installati sui tetti, alle coperture agricole e alle tensostrutture utilizzate per il ricovero degli animali, in particolare nelle aree terremotate. In alcuni casi i crolli hanno provocato il ferimento degli animali, colpiti anche direttamente durante il pascolo. Per gli agricoltori marchigiani si tratta dell’ennesimo duro colpo in una stagione segnata da eventi climatici estremi, con aziende chiamate ora a fare la conta delle perdite e a valutare gli interventi necessari per ripartire.
Maltempo nelle Marche, quasi 300 interventi dei vigili del fuoco. Piergallini: "Subito lo stato di emergenza"
MARCHE – Prosegue l'intensa attività dei vigili del fuoco per fronteggiare i danni provocati dall'ondata di maltempo che nelle ultime ore ha investito la regione. Finora sono stati effettuati circa 300 interventi, in gran parte per la rimozione di alberi e rami caduti, allagamenti e danni causati dalle forti raffiche di vento. Per sostenere il dispositivo di soccorso marchigiano è stato inviato anche un modulo operativo del Comando dei vigili del fuoco di Roma, entrato in azione per dare supporto alle squadre impegnate a rispondere alle numerose richieste ancora aperte. Nella notte, tra le 20 di ieri e le 7 di questa mattina, i vigili del fuoco hanno effettuato 22 interventi nella provincia di Pesaro Urbino, 33 in quella di Ancona, 21 nel Maceratese, 22 nel Fermano e 38 nell'Ascolano. Le operazioni proseguono anche oggi per completare gli interventi e ripristinare le condizioni di sicurezza nelle aree più colpite. Sul fronte politico, il vicepresidente dell'Assemblea legislativa delle Marche e consigliere regionale del Partito Democratico, Enrico Piergallini, chiede alla Regione di attivarsi immediatamente presso il Governo per ottenere il riconoscimento dello stato di emergenza. Secondo Piergallini, dopo le violente grandinate che hanno colpito il Piceno e altre zone delle Marche, causando danni ad abitazioni, automobili, colture e attività produttive, è necessario garantire risorse straordinarie a famiglie, imprese e aziende agricole. Il consigliere sottolinea inoltre come molte aziende rischino di vedere compromesso il lavoro di un'intera stagione e invita la Giunta regionale ad avviare con la massima urgenza una ricognizione dei danni, coinvolgendo Comuni, Protezione civile e associazioni di categoria, così da attivare rapidamente tutte le procedure necessarie per ottenere risposte concrete. Alla richiesta di interventi immediati si associa anche Cna, che sollecita misure tempestive a sostegno delle imprese colpite dagli eventi meteorologici estremi.
Marche, via libera alla legge "anti Kebab": la maggioranza parla di identità, l’opposizione attacca
ANCONA – Dopo settimane di polemiche, il Consiglio regionale delle Marche ha approvato la proposta di legge presentata dalla Giunta guidata dal presidente Francesco Acquaroli, ribattezzata nel dibattito politico e mediatico "legge anti kebab". Il provvedimento, approvato con 19 voti favorevoli e 9 contrari, punta a fornire ai Comuni nuovi strumenti per la valorizzazione dei centri storici, favorendo le attività considerate espressione dell'identità del territorio e limitando l'insediamento di alcune tipologie commerciali ritenute non coerenti con il contesto urbano. La norma nasce con l'obiettivo dichiarato di contrastare il progressivo impoverimento commerciale dei centri cittadini, sostenendo botteghe artigiane, produzioni locali, attività legate alla tradizione marchigiana e iniziative capaci di preservare il decoro urbano. Per la maggioranza si tratta di una risposta concreta a un fenomeno che negli ultimi anni ha visto molti negozi storici chiudere i battenti, lasciando spazio a serrande abbassate e locali sfitti. A difendere il testo in Aula è stato Marco Ausili, consigliere regionale di Fratelli d'Italia e relatore di maggioranza. «La legge approvata oggi serve a ridare identità, qualità e futuro ai nostri centri storici, non a discriminare nessuno», ha dichiarato, respingendo le accuse rivolte dalle opposizioni. Secondo Ausili, il provvedimento mette a disposizione dei Comuni strumenti per programmare meglio lo sviluppo commerciale e salvaguardare le caratteristiche delle città marchigiane. Di segno opposto la posizione del centrosinistra, che ha contestato il provvedimento sia nel metodo sia nel merito. Le opposizioni hanno criticato l'assenza di risorse economiche dedicate, ritenendo difficile rilanciare davvero il commercio senza investimenti concreti, e hanno evidenziato il mancato coinvolgimento delle associazioni di categoria e degli operatori economici nella fase di elaborazione della legge. Per Massimo Seri, consigliere della lista Ricci Presidente e relatore di minoranza, il testo non offre risposte efficaci alle difficoltà dei Comuni e delle imprese. «Mi aspettavo qualche elemento innovativo che aiutasse concretamente amministrazioni e operatori economici, ma non lo ritrovo», ha affermato, tornando a sottolineare anche il tema delle coperture finanziarie. Il confronto si è concentrato anche su uno degli aspetti più discussi della norma: la possibilità di limitare l'apertura di attività commerciali legate a prodotti etnici o non riconducibili alle produzioni tipiche locali. Un punto che ha alimentato il dibattito politico fin dalla presentazione della proposta e che ha portato il provvedimento a essere definito, dai suoi critici, "legge anti kebab". Con l'approvazione in Consiglio regionale si chiude l'iter legislativo della norma. Ora l'attenzione si sposterà sulla sua attuazione concreta e sul ruolo dei Comuni, chiamati a tradurre le nuove disposizioni in strumenti urbanistici e regolamenti locali. Sullo sfondo resta un confronto politico destinato a proseguire, tra chi vede nella legge un'opportunità per rilanciare i centri storici e chi, invece, la considera un intervento privo delle risorse necessarie per affrontare la crisi del commercio di prossimità.
Autovelox, nelle Marche spenti 15 dispositivi dopo la riforma: 76 quelli omologati
La nuova disciplina sugli autovelox entra in vigore e nelle Marche scatta la revisione dei dispositivi presenti sul territorio. Dopo la riforma voluta dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, sono stati 15 gli autovelox disattivati perché non ancora in possesso dei requisiti previsti dalla nuova normativa. A comunicarlo è lo stesso Ministero, che fa il punto sulla situazione regionale: attualmente risultano 76 dispositivi omologati sui 91 complessivamente installati nelle Marche. La riforma punta a introdurre criteri uniformi per tutti gli strumenti di rilevazione automatica della velocità, mettendo ordine in un sistema che, secondo il Ministero, è rimasto senza regole comuni per oltre trent'anni. "Dopo 34 anni si è dunque messo fine al caos delle multe da rilevamento automatico grazie all'individuazione di criteri univoci per tutti i dispositivi utilizzati", si legge nella nota del dicastero. Il ministro Salvini ha sottolineato come il controllo della velocità debba avere come obiettivo principale la sicurezza degli automobilisti e non possa trasformarsi in un semplice strumento per aumentare gli incassi degli enti locali. "Se da un lato è fondamentale garantire la sicurezza stradale con misure chiare che devono essere rispettate dagli automobilisti, dall'altra il controllo per la sicurezza non può trasformarsi in un modo poco trasparente per fare cassa alle spalle dei cittadini", ha ribadito il ministro. La revisione degli autovelox proseguirà anche nei prossimi mesi con l'obiettivo di uniformare il sistema nazionale e garantire maggiore chiarezza sulle modalità di utilizzo degli apparecchi di controllo della velocità.
Pd Marche, Thomas Braconi è il nuovo segretario regionale
Il Partito Democratico delle Marche riparte da Thomas Braconi, eletto all'unanimità nuovo segretario regionale nel corso dell'assemblea del partito. L'elezione arriva dopo le dimissioni dell'ex segretaria Chantal Bomprezzi, rassegnate all'indomani delle ultime elezioni amministrative. Braconi, già eletto un anno fa alla guida del PD della provincia di Ancona, assume ora la responsabilità di guidare il partito marchigiano in una fase considerata cruciale per il rilancio dell'organizzazione e per la preparazione delle prossime sfide politiche. Soddisfazione è stata espressa da Matteo Ricci, che ha definito l'elezione il risultato di un lungo lavoro di ricomposizione interna. «Finisce l'era delle divisioni. È stato un lungo mese di faticosa tessitura unitaria e sono molto soddisfatto del risultato raggiunto. Finalmente è prevalsa la responsabilità di tutti e la voglia di ricostruire e rilanciare il partito marchigiano, che viene da almeno dieci anni di grandi difficoltà. L'unità è la precondizione per tornare a vincere», ha dichiarato. Ricci ha inoltre sottolineato come l'accordo raggiunto abbia consentito di evitare il commissariamento del partito regionale. «Oggi non abbiamo solo evitato un commissariamento, che avrebbe avvilito ulteriormente il nostro elettorato, ma abbiamo posto le basi per tornare a essere forti in vista delle prossime sfide e per costruire un'opposizione efficace al sempre più mediocre governo della Regione», ha aggiunto. Con l'elezione di Thomas Braconi si apre dunque una nuova fase per il Partito Democratico delle Marche, chiamato a ritrovare compattezza interna e a rafforzare la propria azione politica sul territorio in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.
Marche - Allarme giovani, persi 28 mila under 35 in sei anni. Cisl: "La sfida è rendere la regione attrattiva"
ANCONA – Una regione che perde giovani, cresce meno delle aree più dinamiche del Paese e fatica a garantire salari competitivi, ma che continua a possedere un tessuto produttivo solido, una buona qualità della vita e un capitale umano di valore. È questa la fotografia delle Marche scattata dalla seconda edizione del Report dell'Ufficio Studi della CISL Marche, presentata al Ridotto del Teatro delle Muse di Ancona nel corso dell'incontro dedicato al tema "Per lo sviluppo delle Marche. Il ruolo delle giovani generazioni". Ad aprire i lavori è stato il segretario generale della CISL Marche, Marco Ferracuti, che ha posto al centro del dibattito la questione giovanile. Il dato più preoccupante riguarda proprio la demografia. Negli ultimi sei anni le Marche hanno perso oltre 28 mila residenti tra gli 0 e i 34 anni e, secondo le proiezioni, entro il 2050 potrebbero venir meno oltre 100 mila giovani, con inevitabili ripercussioni sul mercato del lavoro, sulla sostenibilità del welfare e sulla competitività dell'intero sistema economico regionale. A illustrare il rapporto è stato il coordinatore dell'Ufficio Studi della CISL Marche, Matteo Moretti, che ha evidenziato una serie di criticità strutturali. Tra queste emergono una crescita del PIL inferiore rispetto alle regioni più dinamiche del Nord-Est, investimenti fermi da oltre vent'anni, livelli di produttività inferiori ai principali territori concorrenti, salari medi sotto la media nazionale, aumento della povertà relativa, crescita dei giovani Neet e del disagio psicologico, oltre a un utilizzo ancora limitato del trasporto pubblico locale e a un ricorso eccessivo alla discarica per lo smaltimento dei rifiuti. Il report, tuttavia, mette in luce anche gli elementi positivi su cui costruire il rilancio della regione. Le Marche possono infatti contare su un diffuso sistema di piccole e medie imprese, una buona qualità della vita e un capitale umano qualificato, con una significativa presenza di laureati e punte di eccellenza nella formazione tecnica. Ad arricchire il confronto, moderato dalla giornalista Chiara Cuccinella, sono state le testimonianze di Raffaello Cesoni, Maria Laura Berti, Guido Mancini, Simone Neri, Tamara Smolina e Ledjana Sula, giovani che hanno deciso di restare o tornare nelle Marche. Esperienze differenti, ma accomunate dagli stessi valori: il forte legame con il territorio, l'importanza della formazione, la qualità della vita e la convinzione che la regione possa ancora rappresentare un luogo capace di attrarre competenze e opportunità. Nel suo intervento, Marco Ferracuti ha ribadito come il vero nodo non sia trattenere i giovani, ma creare le condizioni affinché scelgano di vivere e lavorare nelle Marche. "Abbiamo incontrato ragazze e ragazzi preparati, consapevoli e competenti. La domanda non è se siano all'altezza delle sfide del futuro, ma se le Marche saranno all'altezza dei loro giovani", ha affermato. Secondo il segretario della CISL Marche, senza lavoro di qualità diventa difficile costruire qualsiasi progetto di vita. I salari, ha spiegato, dipendono dalla competitività del sistema produttivo, ma il lavoro significa anche benessere e qualità della vita. Ferracuti ha inoltre ricordato il Protocollo sul benessere lavorativo, annunciato dall'assessore regionale Giacomo Bugaro e in programma per la firma il prossimo 31 luglio con la Regione Marche, definendolo un passo importante verso un nuovo modello di sviluppo. Fondamentale, infine, il tema della formazione: "La vera tutela non è soltanto conservare un posto di lavoro, ma possedere le competenze per trovarne sempre uno nuovo. Il futuro non si aspetta: si costruisce", ha concluso. Il presidente del Comitato Scientifico del Report, Gian Luca Gregori, già rettore dell'Università Politecnica delle Marche, ha sottolineato la necessità di una strategia di lungo periodo. "Serve un modello di sviluppo coerente. Il fattore decisivo resta il capitale umano: senza capitale umano non c'è competitività", ha evidenziato. L'assessore regionale Giacomo Bugaro ha ricordato le difficoltà affrontate negli ultimi anni dalla regione, dal fallimento di Banca Marche e della Antonio Merloni fino alle conseguenze del terremoto. Oggi, ha osservato, in uno scenario internazionale complesso e altamente competitivo, le Marche hanno bisogno di un autentico piano industriale capace di rilanciare il sistema economico regionale. Il presidente dell'ISTAT, Francesco Maria Chelli, ha richiamato l'importanza delle analisi statistiche come base delle politiche pubbliche. "Senza dati non si governa", ha affermato, ricordando anche come le Marche presentino un saldo migratorio positivo, segnale che la regione continua ad attrarre nuovi residenti, compresi giovani provenienti da altri territori. A chiudere l'incontro è stata la segretaria generale della CISL nazionale, Daniela Fumarola, che ha indicato le priorità per rendere le Marche una regione capace di trattenere e attrarre nuove generazioni. "Un giovane resta, o torna, se trova lavoro di qualità, formazione, servizi efficienti, trasporti, sanità, casa e opportunità per costruire il proprio progetto di vita", ha dichiarato. Fumarola ha riconosciuto il valore del sistema produttivo marchigiano, fondato su manifattura, artigianato, agricoltura, turismo e università, ma ha anche ricordato le difficoltà ancora aperte: la crisi dell'industria, il rallentamento dell'export delle piccole imprese e il recupero ancora incompleto del potere d'acquisto dei salari. Particolare attenzione è stata dedicata alle aree interne, per le quali la leader della CISL ha invocato una strategia integrata che metta insieme sanità, scuola, formazione, trasporti, infrastrutture, sostegno alle imprese e incentivi fiscali. Infine, il riferimento all'estensione della Zona Economica Speciale (ZES) a Marche e Umbria, considerata un'opportunità importante, ma solo se accompagnata da investimenti, infrastrutture, risorse europee, sviluppo delle filiere produttive e occupazione di qualità. Il messaggio emerso dal confronto è chiaro: le Marche possiedono ancora le risorse per costruire il proprio futuro, ma sarà necessario un progetto condiviso che metta al centro giovani, lavoro, formazione e innovazione, trasformando le criticità evidenziate dal Report in occasioni di crescita e sviluppo sostenibile.
Finti investimenti dopo i “like” sui social: sottratti oltre 1.700 euro, denunciate due donne
Due donne sono state denunciate in stato di libertà per truffa aggravata in concorso al termine di un’indagine condotta dai carabinieri della Stazione di Castelplanio, in provincia di Ancona, sulla cosiddetta “truffa dei like”, un raggiro sempre più diffuso che sfrutta le piattaforme social attraverso la promessa di facili guadagni. L’indagine è partita alla fine dello scorso marzo, quando una 42enne residente in un comune della zona si è rivolta ai militari raccontando di essere stata contattata tramite annunci online che proponevano compensi in cambio di semplici interazioni sui social, come mettere “mi piace” a video pubblicati sulle piattaforme. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, un presunto broker avrebbe inizialmente accreditato alla donna piccole somme di denaro, con l’obiettivo di conquistare la sua fiducia e convincerla della bontà dell’operazione. Successivamente, la vittima sarebbe stata indotta a effettuare finti investimenti, fino a versare complessivamente oltre 1.700 euro attraverso due distinti bonifici. Dopo aver ricevuto il denaro, il contatto avrebbe però interrotto ogni comunicazione rendendosi irreperibile. I carabinieri hanno quindi avviato gli accertamenti, concentrandosi in particolare sul tracciamento dei flussi finanziari. Attraverso l’analisi dei movimenti bancari e dei conti destinatari delle somme, i militari sono riusciti a risalire alle presunte beneficiarie del denaro. Sono state così identificate una 35enne di origine straniera residente in provincia di Ragusa e una 37enne residente in provincia di Como, entrambe già note alle forze dell’ordine per precedenti di polizia. Gli elementi raccolti nel corso dell’attività investigativa hanno consentito ai carabinieri di deferire le due donne all’autorità giudiziaria per l’ipotesi di reato di truffa aggravata in concorso.
Maltempo Marche, alberi e rami caduti: 70 interventi dei Vigili del fuoco nella notte
È stata una notte di intenso lavoro per i Vigili del fuoco delle Marche, impegnati in circa 70 interventi a causa del forte vento che ha interessato gran parte della regione. Le richieste di soccorso hanno riguardato soprattutto alberi e rami caduti sulla carreggiata, oltre alla messa in sicurezza di elementi pericolanti che rappresentavano un rischio per la circolazione e la pubblica incolumità. La provincia maggiormente interessata è stata quella di Macerata, dove sono stati effettuati 30 interventi. Seguono Ancona con 21, Pesaro Urbino con 10, Fermo con 6 e Ascoli Piceno con 5. Nel frattempo, i Vigili del fuoco marchigiani sono stati chiamati a fornire supporto anche fuori regione. Nella serata di ieri personale dei Comandi delle Marche è partito alla volta di Reggio Emilia per affiancare i colleghi emiliani, impegnati a far fronte alle numerose richieste di soccorso provocate dall'ondata di maltempo che ha colpito il territorio.
Omicidio di Loreto: "Luigia uccisa con circa 50 coltellate". Il Comune annuncia lutto cittadino
Emergono nuovi dettagli dall'autopsia sulla morte di Luigia Fortunato, la 33enne originaria di Cerignola (Foggia) uccisa nella sua abitazione di via Bramante a Loreto. Secondo i primi riscontri dell'esame autoptico, eseguito ad Ancona dal medico legale Angelo Montana, la donna sarebbe stata colpita da circa 50 coltellate durante l'aggressione avvenuta nella serata di giovedì. La relazione completa degli accertamenti, disposti nell'ambito dell'inchiesta coordinata dal pubblico ministero Rosario Lioniello, non è ancora stata depositata. Al momento non sono stati resi noti ulteriori dettagli sulle zone del corpo raggiunte dai fendenti né quali siano stati quelli risultati fatali. Dagli esami sarebbe però emerso che la vittima ha tentato di difendersi: sarebbero state riscontrate ferite sugli avambracci, compatibili con un tentativo di protezione durante l'aggressione. Per l'omicidio è detenuto nel carcere anconetano di Montacuto il marito della donna, Sami Khemais, 39 anni, di origine tunisina. L'uomo è accusato di omicidio volontario pluriaggravato per l'utilizzo dell'arma e per l'uccisione della coniuge. Al momento non è stata contestata l'aggravante del femminicidio. Dopo il delitto, Khemais era uscito dall'abitazione con i vestiti sporchi di sangue e si era presentato ai carabinieri. Nel corso dell'interrogatorio davanti al pubblico ministero, assistito dall'avvocato Simone Matraxia, avrebbe sostenuto la versione secondo cui la moglie lo avrebbe minacciato con un coltello e che lui l'avrebbe prima disarmata e poi colpita. La ricostruzione dei fatti resta ora affidata agli inquirenti, che stanno proseguendo gli accertamenti per chiarire ogni aspetto della vicenda. La comunità di Loreto si prepara a ricordare Luigia Fortunato. Il sindaco Moreno Pieroni ha annunciato una giornata di lutto cittadino in occasione dei funerali, la cui data non è stata ancora stabilita. È stata inoltre annunciata una fiaccolata di solidarietà e vicinanza, con partenza da via Bramante e arrivo alla Basilica della Santa Casa, che dovrebbe svolgersi venerdì o lunedì prossimo. Un momento di raccoglimento per una tragedia che ha profondamente colpito la città.

poche nuvole (MC)



