Attualità
Civitanova, ViviAmo rinnova il direttivo: commercio, parcheggi e centro tra le priorità
Nuove energie e nuove idee per ViviAmo Civitanova APS. Si è svolta il 24 settembre, alle 21, nei locali della Pasticceria Romana, l’assemblea generale dei soci dell’associazione, occasione per fare il punto sulle attività portate avanti e programmare i prossimi mesi, ma anche per rinnovare il Consiglio direttivo. Durante l’incontro sono stati affrontati alcuni dei temi più sentiti per la città, dal commercio al rilancio del centro urbano, passando per il problema dei parcheggi, le iniziative di promozione e accoglienza e il progetto “Civitanova, un giorno da sogno”, che vede l’associazione impegnata insieme alle attività cittadine. Al termine dell’assemblea è stato eletto il nuovo Consiglio direttivo, composto da Antonella Galiè, Manola Gironacci, Francesca Ercoli, Ildebrando Saltari, Moira Carducci, Ubaldo Mosca e Manuela Flamini. Un gruppo con esperienze professionali e sensibilità differenti, accomunato dalla volontà di dedicare tempo ed energie alla città. «ViviAmo Civitanova si rifà il look, ma soprattutto si arricchisce di nuove energie», commenta Manola Gironacci. «Vedere persone che scelgono spontaneamente di mettersi a disposizione mi dà ancora più forza per continuare il lavoro iniziato. Nessuno di noi ha interessi personali da difendere: abbiamo semplicemente voglia di fare qualcosa di concreto per Civitanova e di dare voce ai cittadini, ai commercianti e a chi vive ogni giorno questa città». Tra i nuovi ingressi anche Manuela Flamini, che lega la sua scelta al rapporto costruito con Civitanova, città nella quale vive da oltre trent’anni. «Ho deciso di partecipare innanzitutto perché credo nella serietà, nell’intraprendenza e nella correttezza con cui viene portata avanti l’associazione, ma soprattutto perché amo Civitanova», spiega. Tra le questioni che conosce direttamente, anche quella dei parcheggi, «che per chi non dispone di un garage, soprattutto d’estate, diventa davvero pesante». Ubaldo Mosca ha invece spiegato di voler mettere a disposizione del gruppo la propria esperienza. «Non sono un commerciante in senso classico, ma conosco e comprendo le esigenze della categoria e credo che molte delle richieste avanzate siano assolutamente concrete», afferma, assicurando il proprio contributo alle iniziative che verranno individuate dal direttivo. Per Francesca Ercoli, il nuovo incarico rappresenta soprattutto un modo per trasformare la partecipazione in impegno concreto. «Una città può migliorare quando le persone decidono di non limitarsi ad osservare, ma si mettono in gioco», sottolinea, spiegando di voler contribuire «ascoltando le esigenze delle persone e lavorando insieme agli altri componenti del Direttivo». Sulla collaborazione punta anche Moira Carducci, che ha sottolineato l’importanza di mettere insieme persone diverse attorno a progetti condivisi. «Credo molto nel lavoro di squadra e nella possibilità di costruire iniziative capaci di rendere Civitanova ancora più accogliente, viva e partecipata», afferma. Antonella Galiè ha scelto invece di aderire al progetto con l’idea di trasformare le proposte in iniziative concrete. «Mi piace l’idea di un’associazione che non rimanga ferma alle parole ma cerchi di trasformare le idee in iniziative», spiega. Nel nuovo direttivo anche Ildebrando Saltari, già impegnato nel percorso dell’associazione, che sottolinea l’importanza di dare continuità al lavoro svolto finora. «Ci sono ancora molte cose da fare e il nuovo Direttivo può rappresentare un’occasione per dare maggiore forza ai progetti già avviati e svilupparne di nuovi», afferma. Nei prossimi giorni il nuovo Consiglio direttivo si riunirà per procedere all’attribuzione delle cariche interne e definire il programma operativo per i prossimi mesi. L’obiettivo, ribadito dall’associazione, è proseguire il lavoro sui temi che riguardano da vicino la vita cittadina, rafforzando il confronto con residenti, commercianti e attività del territorio. «Ripartiamo con entusiasmo – conclude Gironacci – con persone che hanno scelto di esserci senza chiedere nulla in cambio. Otto persone diverse, unite dall’amore per la stessa città. Ora ci aspetta il lavoro e noi abbiamo tanta voglia di farlo».
Valfornace, a Campi il nuovo parcheggio pubblico: area verde e illuminazione
Sono terminati i lavori per la realizzazione di un nuovo parcheggio pubblico nella frazione di Campi, una delle più popolose del territorio comunale. L'intervento, finanziato con fondi comunali, ha riqualificato un'area di circa 85 metri quadrati che finora non era destinata alla sosta dei veicoli. La mancanza di uno spazio regolamentato per il parcheggio era un problema noto, soprattutto nei mesi estivi e nei periodi di maggiore afflusso turistico, quando le auto in sosta selvaggia creavano disagi alla circolazione. Oltre agli stalli, il progetto ha previsto la sistemazione di un'area verde con la piantumazione di alberi e una siepe perimetrale, una staccionata in pali di castagno e una zona ristoro con tavoli e panche in legno. È stata inoltre installata una nuova illuminazione, con 11 corpi luminosi segnapassi per garantire visibilità anche nelle ore serali. Il nuovo parcheggio si trova a pochi passi da due dei principali beni storici della frazione: la torre colombaia in pietra arenaria del XIV secolo, un tempo con funzioni difensive, e Palazzo Marchetti, risalente al XV secolo. "Rispondiamo a un'esigenza che residenti e visitatori segnalavano da tempo, in particolare nei periodi di maggiore afflusso turistico", ha commentato il vicesindaco di Valfornace, Ivan Cecola. "Oltre agli stalli per le auto, abbiamo curato anche il verde, l'illuminazione e una zona di sosta, con l'obiettivo di rendere più vivibile e sicura una frazione che ospita due beni storici importanti per il territorio".
Porto Recanati, tagliati quattro pini al condominio Pineta: la protesta dei residenti
Riceviamo e pubblichiamo il comunicato inviato da alcuni condomini del Condominio Pineta di via Salvo D’Acquisto 6, a Porto Recanati, che contestano la gestione dell’amministratrice del condominio in merito al taglio di quattro pini ad alto fusto presenti nell’area condominiale. «Una quindicina di condomini si sono trovati ad opporsi alla decisione dell’amministratrice Fava in merito al taglio di quattro pini secolari, che erano la storia del condominio, oltre al paesaggio e alla mitigazione del clima. I fatti: l’amministratrice incarica, a febbraio 2026, un agronomo per la valutazione dello stato di salute dei pini ad alto fusto e non ci ha mai comunicato quanto stava facendo. Da febbraio all’assemblea ordinaria del 3 agosto, nessuno sapeva della perizia. In assemblea lei ha detto che doveva tagliare gli alberi, senza però illustrare né le modalità né i relativi costi. Noi abbiamo chiesto via PEC sia la relazione dell’agronomo, mai pervenuta, sia un preventivo di spesa. Sempre via PEC abbiamo inviato due nostri preventivi, che non sono stati presi in considerazione, e lei ha proceduto ugualmente. Il dramma è che in assemblea non ha mai proferito menzione sul fatto specifico. Abbiamo chiesto il verbale di assemblea, ma ad oggi non ci è ancora stato inviato e nemmeno al nostro avvocato, Brandoni di Porto Recanati, che ci segue, perché un condomino non era presente e quindi aveva diritto, come recita il regolamento, entro cinque giorni. Ma, nonostante tutto, ad oggi nemmeno lui ha avuto il verbale. Ad oggi vediamo il parco del condominio distrutto, senza i nostri meravigliosi alberi, i pini. L’amministratrice si è arrogata il diritto di decidere in modo padronale, senza informare chi la paga. Allo stato abbiamo avuto il preventivo la sera prima, cioè il 22 settembre scorso alle ore 21.15, praticamente impossibile agire. E non abbiamo nemmeno la spesa dell’agronomo. Tutto questo è stato ribadito in tutte le salse, ma lei tira dritto, causando ulteriori danni al condominio. La geometra Fava, avendo avuto cinque mesi abbondanti, avrebbe potuto fare una relazione ambientale, considerato l’importanza del valore ambientale e paesaggistico. Oltretutto, a Porto Recanati non si vedono molti pini ad alto fusto e anche l’ufficio del Comune che ha ricevuto la pratica e di cui ha la Commissione del paesaggio si è espresso solo con la richiesta della ditta. Tutto questo è inaccettabile».
Sisma, a Sefro arrivano oltre 2 milioni: in sicurezza muraglione e strada
SEFRO – Oltre due milioni di euro per mettere in sicurezza due infrastrutture considerate strategiche per il territorio e per consentire alla ricostruzione di proseguire. La Cabina di coordinamento sisma ha raggiunto l’intesa sull’Ordinanza speciale dedicata al Comune di Sefro, che finanzia due interventi urgenti e di particolare criticità per un investimento complessivo di 2 milioni e 37mila euro. Il primo intervento riguarda il muraglione sulla sponda sinistra del torrente Scarzito, nei pressi della scuola del capoluogo. L’opera, del valore complessivo di 750.582,89 euro, prevede la riparazione dei danni e il miglioramento sismico della struttura. La nuova Ordinanza stanzia 673.750 euro, mentre altri 76.832,89 euro, relativi alla progettazione, erano già stati finanziati con l’Ordinanza numero 137 del 2023. Si tratta di un intervento particolarmente importante sul fronte della sicurezza. Un eventuale cedimento del muraglione potrebbe infatti ostacolare il regolare deflusso delle acque dello Scarzito e aumentare il rischio di esondazione. Una criticità resa ancora più delicata dalla presenza, nelle immediate vicinanze, della scuola pubblica e della sede comunale. Il secondo intervento riguarda invece la strada di via Cerreto, nella località Sorti-Butino. Per il consolidamento strutturale della viabilità sono stati previsti 1.286.447,67 euro. La strada riveste un ruolo strategico per la frazione perché costituisce l’unico accesso utilizzabile dai mezzi pesanti. La sua messa in sicurezza è quindi necessaria anche per permettere di proseguire con la ricostruzione privata. Il progetto comprende inoltre opere di urbanizzazione primaria, tra cui interventi sulle pavimentazioni e sull’illuminazione pubblica. «Con questa Ordinanza interveniamo su due criticità che hanno un'incidenza diretta sulla sicurezza e sulla possibilità stessa di far avanzare la ricostruzione a Sefro», sottolinea il commissario straordinario alla Ricostruzione sisma 2016 Guido Castelli. «Ricostruire significa anche intervenire sulle infrastrutture e sulle opere di urbanizzazione che rendono concretamente possibile il ritorno alla piena normalità». Castelli evidenzia inoltre l’obiettivo di «rimuovere gli ostacoli, accelerare i lavori e creare le condizioni affinché queste comunità possano continuare a vivere e progettare il proprio futuro nei territori dell’Appennino centrale», ringraziando il presidente della Regione Francesco Acquaroli, l’Usr Marche e il sindaco di Sefro Pietro Tapanelli per la collaborazione. Soddisfazione anche da parte del primo cittadino. «Un ringraziamento particolare alla struttura commissariale e al commissario Castelli per la disponibilità, lo sforzo e l’attenzione rivolti ai piccoli centri del cratere. In questo caso si risolvono due criticità importanti», afferma Tapanelli, che ringrazia anche il capo di gabinetto Lino Rossi per aver seguito la questione. L’Ordinanza rappresenta dunque un passaggio importante per Sefro: da una parte la messa in sicurezza di un'area delicata del capoluogo, dall’altra il consolidamento di una strada indispensabile per la ricostruzione della frazione Sorti-Butino.
Stangata Rc Auto nel Maceratese: premio medio sopra i 500 euro, in un anno rincari dell'8,6%
Il costo dell'Rc Auto continua a crescere anche nella provincia di Macerata. Ad agosto 2026 il premio medio per assicurare un'auto nel Maceratese si è attestato a 502,92 euro, con un aumento dell’8,6% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. È il terzo valore più alto tra le province marchigiane, alle spalle di Fermo e Pesaro e Urbino. Il dato emerge dall’Osservatorio assicurativo di Segugio.it, che fotografa l’andamento dei prezzi delle polizze RC Auto a livello nazionale e regionale. Nelle Marche, nel complesso, il premio medio ad agosto è stato di 484,92 euro, 17,67 euro in meno rispetto alla media italiana, ma in aumento del 6,4% su base annua. A livello provinciale, Fermo risulta la provincia marchigiana con il premio medio più elevato, pari a 509,08 euro, anch’esso in crescita del 6,4% rispetto ad agosto 2025. Al secondo posto si trova Pesaro e Urbino, con un premio medio di 504,51 euro e un incremento particolarmente marcato, pari al 14,4%. Segue quindi Macerata con 502,92 euro, dove l'aumento annuo dell'8,6% risulta superiore alla media regionale. Ad Ancona il premio medio raggiunge invece 485,34 euro, con una crescita del 4,1%, mentre Ascoli Piceno è la provincia meno cara della regione, con un prezzo medio di 409 euro. Guardando al quadro nazionale, ad agosto il premio medio per l’RC Auto in Italia ha raggiunto 502,59 euro, circa 17 euro in più rispetto allo stesso mese del 2025, per un incremento del 3,5%. A sostenere maggiormente la spesa sono i giovani. Gli Under 25 pagano mediamente 1.053,64 euro, seppure in leggero calo rispetto ai 1.069,77 euro di un anno fa. La cifra resta comunque nettamente superiore a quella delle altre fasce d'età: tra i 25 e i 34 anni il premio medio è di 587,92 euro, mentre tra i 35 e i 44 anni scende a 475,41 euro. Per la fascia 45-59 anni il costo medio è di 452,32 euro, mentre gli Over 60 registrano il premio più basso, pari a 420,47 euro. Secondo i dati relativi agli ultimi dodici mesi, la fascia più numerosa tra i proprietari di veicoli in Italia è quella compresa tra i 45 e i 59 anni, che rappresenta il 36,5% del totale. Seguono gli Over 60 con il 23,1%, i 35-44enni con il 19,6%, la fascia 25-34 anni con il 16,5% e gli Under 25, che costituiscono il 4,2%. Secondo Emanuele Anzaghi, amministratore delegato di Segugio.it, il mercato sarebbe arrivato "all’apice della fase rialzista dei prezzi RC Auto". L’aspettativa indicata dall’AD è quella di prezzi che nei prossimi mesi potrebbero mantenersi stabili o registrare una lieve contrazione. Tra i fattori considerati viene indicato anche l’aumento dei costi del carburante, che potrebbe portare a una riduzione delle percorrenze e, di conseguenza, del numero di sinistri.
Energia cara, Macerata seconda nelle Marche: extracosto da 22 milioni per le piccole imprese
Il Pil si discute, le bollette si pagano. E il giorno dopo la polemica di Giorgia Meloni con l'Istat sulle stime della crescita, arriva dalle Marche un numero che porta la discussione sui problemi strutturali dell'economia italiana molto più vicino alla realtà quotidiana delle imprese: 103 milioni di euro. Ieri sera, ospite di Porta a Porta, la presidente del Consiglio ha contestato le revisioni delle stime Istat sulla crescita, chiedendosi se «Istat sottostima gli italiani o il governo». Ma nel corso dell'intervista ha parlato anche di altro: secondo Meloni, l'Italia non cresce come dovrebbe per ragioni «prevalentemente di carattere strutturale». Tra queste ha indicato la bassa produttività, legata anche alla particolare composizione del tessuto produttivo italiano, fatto di moltissime micro e piccole imprese, oltre alla necessità di maggiori investimenti in innovazione e capitale umano. E quanto pesa questa struttura nell'economia italiana? Tantissimo. Secondo i dati raccolti da Confartigianato, le micro e piccole imprese, quelle fino a 49 addetti, sono 4,68 milioni e rappresentano il 99,3% delle imprese attive. Gli occupati sono oltre 11,59 milioni, pari al 62,2% degli occupati nelle imprese attive. Insomma, non si tratta di una componente marginale del sistema produttivo: è praticamente l'intero tessuto imprenditoriale italiano. Ed è proprio qui che il discorso sulla crescita si incrocia con quello sui costi. Secondo l'analisi dell'Ufficio Studi di Confartigianato, le micro e piccole imprese marchigiane sostengono un extracosto energetico di 103 milioni di euro rispetto alla media europea. Per la provincia di Macerata, il conto è di 22 milioni di euro, pari allo 0,22% del Pil provinciale. Una cifra che colloca Macerata, a pari merito con Pesaro-Urbino, subito dietro Ancona, che raggiunge i 33 milioni. Ascoli Piceno è a 15 milioni, Fermo a 11. E qui il collegamento con la discussione sulla crescita diventa meno astratto. Se le micro e piccole imprese rappresentano il 99,3% delle imprese attive e oltre il 60% dell'occupazione nelle imprese, i costi che gravano su questo sistema non sono un dettaglio. L'energia è uno di questi. In Italia le piccole imprese pagano mediamente 25,99 centesimi di euro per kWh, contro i 22,04 centesimi della media europea: il divario è del 17,9%. A pesare è anche la componente fiscale e parafiscale della bolletta, che secondo Confartigianato è superiore del 47,4% rispetto alla media Ue. E il momento non sembra particolarmente favorevole per chi sperava in un alleggerimento. A settembre, fino al 22 del mese, il prezzo del gas sul mercato italiano è aumentato del 24,1% rispetto alla media di agosto, mentre il prezzo all'ingrosso dell'elettricità, il PUN, è salito del 17,3%. C'è poi l'altro lato della questione, quello della produttività. L'OCSE, nel suo rapporto sull'Italia 2026, sottolinea che le imprese più piccole sono mediamente meno produttive di quelle più grandi e che il divario italiano è più ampio rispetto ad altre grandi economie europee. Tra i fattori indicati ci sono le minori economie di scala, livelli più bassi di investimento e innovazione e maggiori difficoltà nell'attrarre personale qualificato. Così la discussione sul Pil e sulle stime di crescita si può anche fare sui decimali. Ma per le imprese che compongono quasi tutto il tessuto produttivo italiano, la crescita passa anche da questioni molto meno teoriche: quanto costa produrre, quanto costa l'energia e quanto rimane da investire. A Macerata, secondo la stima di Confartigianato, solo il primo di questi conti vale già 22 milioni di euro.
Civitanova, demolita la struttura per i rifiuti del porto: "Era diventata una discarica a cielo aperto"
Sono in corso, e termineranno oggi, i lavori di demolizione di una struttura in cemento situata all'interno del Porto di Civitanova Marche, nei pressi dei cantieri portuali. L'edificio, in origine destinato alla raccolta differenziata a servizio degli operatori portuali, era diventato negli anni una vera e propria discarica a cielo aperto, a causa del mancato rispetto delle modalità di conferimento da parte di chi vi si serviva. Una situazione che aveva trasformato progressivamente l'area in una grave criticità sotto il profilo del decoro, dell'ambiente, della sicurezza e dei costi per la collettività. L'intervento risolutivo arriva al termine di un percorso di incontri operativi che hanno coinvolto l'assessore all'Ambiente Giuseppe Cognigni, l'assessore con delega al Porto Roberto Pantella, il funzionario del Demanio Paolo Raganini, insieme alle aziende che operano nell'area portuale. "Con questo intervento chiudiamo una pagina di degrado e restituiamo decoro, sicurezza e dignità a un'area situata all'interno del Porto", dichiara il Sindaco Fabrizio Ciarapica, che ringrazia gli assessori Cognigni e Pantella, il Demanio e le società portuali per aver affrontato la criticità, trasformando quello che definisce un costo insostenibile e un grave problema di sicurezza e decoro in un'opportunità di civiltà e rispetto per il territorio. I numeri raccontano bene la gravità della situazione: l'area produceva dai 50 ai 60 quintali al mese di rifiuti indifferenziati di ogni genere, con un costo per le casse pubbliche di circa 90 mila euro all'anno solo per il trasporto e lo smaltimento fuori provincia. A questo si sommavano gravi criticità legate alla sicurezza, tra cui la presenza sul posto di materiali pericolosi come bombole di gas. Con l'abbattimento della struttura il problema viene ora risolto alla radice, e d'ora in avanti la gestione della raccolta differenziata all'interno del porto avverrà in modo regolare e controllato, affidata direttamente alle aziende preposte. "Mettere fine a questa situazione era un atto dovuto nei confronti della città e dei cittadini", dichiara l'assessore Giuseppe Cognigni, che ricorda come il sito generasse decine di quintali al mese di rifiuti indifferenziati, con un esborso per la collettività di circa 90 mila euro annui per lo smaltimento fuori provincia. Oltre al danno economico e ambientale, sottolinea l'assessore, c'erano evidenti e impellenti problemi di sicurezza: l'area torna ora libera e, da questo momento in avanti, la gestione della differenziata avverrà in modo ordinato e sicuro attraverso le ditte preposte.
Sicurezza sul lavoro: nelle Marche calano le morti, ma gli infortuni aumentano del 5,5%
Nelle Marche l'incidenza degli infortuni mortali sul lavoro si mantiene sotto la media nazionale, ma il fenomeno continua a mostrare numeri significativi. È quanto emerge dall'elaborazione dell'Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega Engineering sui dati Inail relativi al primo semestre 2026, aggiornati al 30 giugno e confrontati con lo stesso periodo degli ultimi quattro anni. Tra gennaio e giugno 2026, nelle Marche l'indice di incidenza degli infortuni mortali, esclusi quelli avvenuti in itinere, si è attestato a 13,8 morti ogni milione di occupati, a fronte di una media nazionale di 14,5. La regione rientra quindi nella cosiddetta zona gialla, quella con un'incidenza inferiore alla media italiana. Fonte: Mappa creata da Vega osservatorio sicurezza e ambiente Il dato marchigiano segna un miglioramento rispetto allo stesso periodo del 2025, quando l'incidenza era arrivata a 17,6, mentre nel 2024 era pari a 12,4 e nel 2023 a 14,0. Il valore del 2026 è dunque inferiore a quello dello scorso anno, ma superiore a quello registrato due anni fa. A livello nazionale, nei primi sei mesi del 2026 sono stati registrati 482 infortuni mortali, contro i 502 dello stesso periodo del 2025. Si tratta di 20 decessi in meno. Di questi, 350 sono avvenuti in occasione di lavoro e 132 durante il tragitto casa-lavoro o lavoro-casa. Nel 2025 erano stati rispettivamente 362 e 140. Il quadro cambia però se si guardano gli infortuni complessivi. Le denunce presentate all'INAIL nei primi sei mesi del 2026 sono state 315.452, contro le 299.130 dello stesso periodo del 2025: 16.322 in più, pari a un incremento di circa il 5,5%. A crescere sono sia gli infortuni avvenuti durante l'attività lavorativa, passati da 252.839 a 264.890, sia quelli in itinere, saliti da 46.291 a 50.562. Il report evidenzia inoltre quali siano i settori maggiormente coinvolti negli infortuni mortali. Nel primo semestre 2026 è il comparto delle costruzioni a registrare il maggior numero di vittime, seguito da trasporto, commercio e attività manifatturiere. Un altro elemento riguarda l'età dei lavoratori. L'incidenza degli infortuni mortali cresce sensibilmente con l'aumentare dell'età: nel primo semestre 2026 raggiunge 45 vittime ogni milione di occupati tra gli over 65, contro 22,8 nella fascia 55-64 anni. Il dato va letto come indice di incidenza e non come numero assoluto di decessi. Anche la modalità dell'infortunio presenta differenze significative. Nel quadriennio analizzato gli uomini registrano un'incidenza maggiore di infortuni mortali rispetto alle donne sia durante l'attività lavorativa sia in itinere. Per le denunce complessive, invece, l'incidenza degli infortuni in itinere risulta più elevata tra le donne. Sul fronte della prevenzione, il Governo ha introdotto nuove misure con il decreto sicurezza sul lavoro, convertito nella legge 198 del 29 dicembre 2025. Il provvedimento interviene su più fronti: dalla formazione e dai controlli al rafforzamento degli organici impegnati nella vigilanza, fino al badge di cantiere e ai sistemi di premialità per le imprese legati all'andamento degli infortuni. A queste misure si aggiunge, dal 2026, un Fondo da 500mila euro l'anno destinato a sostenere programmi aziendali di screening e prevenzione delle malattie cardiovascolari e oncologiche, oltre all'acquisto di defibrillatori da parte delle imprese. Per il 2026 il Ministero ha previsto rimborsi fino a 2mila euro per gli screening e fino a mille euro per l'acquisto dei DAE. Il quadro restituito dall'Osservatorio, dunque, è quello di un fenomeno che presenta luci e ombre: le morti sul lavoro diminuiscono rispetto al primo semestre 2025, mentre le denunce complessive di infortunio tornano a crescere in maniera significativa. Le nuove misure sulla prevenzione si inseriscono quindi in un contesto nel quale, accanto alla riduzione degli incidenti mortali, resta alta l'attenzione sul numero complessivo degli infortuni.
Marche, il calo degli occupati danneggia maggiormente le donne (-4,4%)
Secondo il quadro emerso dall’elaborazione dei dati Istat di Ires Cgil, diminuisce il numero degli occupati nelle Marche nel secondo trimestre del 2026. Sono 651 mila le unità presenti, lo 0,4% in meno (circa 3000 occupati) rispetto allo stesso periodo del 2025, a causa della diminuzione continua della popolazione in età attiva. A salire è però il tasso di occupazione, che si attesta al 67,8% cresciuto dello 0,7% rispetto a quello dello scorso anno (67,1%). Un dato più alto sia della media nazionale (63,4) che di quella del centro Italia (67,7%). Il tasso di occupazione (percentuale) può infatti vedere un aumento anche se il numero assoluto dei lavoratori diminuisce. Ciò a causa del fatto che la percentuale è calcolata rispetto alla popolazione in età lavorativa: se a causa di fattori quali l'invecchiamento e il calo demografico (che interessano anche le Marche) essa diminuisce più velocemente rispetto ai posti persi, il rapporto percentuale aumenta, anche se gli occupati effettivi sono meno. Gli autonomi subiscono il crollo più grande, con una diminuzione di 38 mila unità (-25,1%), passando dai 150 mila del 2025 ai 112 mila del 2026. I dipendenti, invece, osservano un aumento del 7%. Rispetto al 2025, infatti, passano da 503 mila a 538 mila. Relativamente ai settori produttivi, quello che ha subito una frenata maggiore è quello delle costruzioni, che scende di 7 mila occupati (-17%), seguito da commercio, alberghi e ristoranti che hanno subito una diminuzione di occupati del 4,4%. Un dato positivo, al contrario, lo vede l’agricoltura, che passa dai 10 mila occupati del 2025 ai 13 mila del 2026, osservando un incremento del 34,8%. I disoccupati vedono un crollo di 8 mila unità (-19,2%), di molto superiore rispetto alla media nazionale che si attesta a -9,8%, di pari passo al tasso di disoccupazione che passa dal 5,9% al 4,9% (la media nazionale passa dal 6,6% al 5,9%). Osservando il fenomeno attraverso la lente del genere è possibile notare che l’aumento di occupazione maschile di 11 unità rispetto al 2025 (+3,1%) non riesce a sopperire alla diminuzione delle occupate donne, che scendono di 13 mila unità (-4,4%), passando da 301 mila a 288 mila. Queste ultime subiscono una diminuzione del tasso di occupazione del 1,5%. Simile la situazione degli inattivi, dove le donne vedono un aumento di 13 mila unità (dell’8,9%) mentre gli uomini scendono di 12 mila unità (-10,8%). Sotto questo punto di vista, positivo il dato relativo ai disoccupati (che segue quello generale della regione), dove le donne diminuiscono del 32%, con un tasso di disoccupazione ad esse relativo che scende dell’ 1,9%.
Palazzo Cortesi – Dal Cinquecento a oggi, la storia di Macerata dentro un hotel: "Abbiamo ridato vita a una perla nascosta" (VIDEO e FOTO)
Ci sono edifici che raccontano una città anche quando sembrano aver smesso di farlo. È il caso di Palazzo Cortesi, nel cuore del centro storico di Macerata, una dimora le cui prime testimonianze documentarie risalgono al 1580 e che oggi, dopo un importante intervento di recupero, è tornata a vivere con una nuova funzione. Il palazzo ospita oggi Palazzo Cortesi Boutique Hotel, una struttura quattro stelle che ha trasformato gli spazi della dimora in un luogo di accoglienza, mantenendo però il più possibile leggibili le tracce della sua storia. Non una semplice struttura ricettiva, dunque, ma un intervento che restituisce alla città ambienti rimasti per anni nascosti e oggi nuovamente fruibili. «Questa era una perla incastonata nel centro di Macerata ma nascosta da tanti anni – racconta Sara Longarini di Palazzo Cortesi – e abbiamo deciso di ridargli una vita rendendolo interamente fruibile sia dagli ospiti sia dagli utenti della città o da chi vuole venire soltanto per una giornata senza pernottare». Il recupero ha interessato l'intero edificio, dall'ultimo piano fino agli spazi al piano terra. Le camere occupano gli ultimi livelli, mentre il piano nobile ospita in parte altre camere e in parte uffici. Al piano terra, affacciato su piazza Cesare Battisti, trovano spazio la reception, il ristorante e la lounge. Al livello inferiore si estende invece un'area benessere di oltre 300 metri quadrati, con spa, sale trattamenti e sala fitness. È però la storia dell'edificio a rappresentare uno degli elementi più caratterizzanti dell'esperienza. I primi documenti rinvenuti nel palazzo risalgano al 1580 e attestano come l'edificio sia stato legato a famiglie nobili e a una delle tipografie più importanti di Macerata nel periodo dei moti risorgimentali e della Carboneria. Durante i lavori sono emerse ulteriori tracce di questo passato, che la proprietà ha scelto di conservare anziché cancellare. «In tantissimi ambienti non siamo mai intervenuti sulle pareti – spiega Longarini – abbiamo lasciato i decori, gli affreschi e qualsiasi traccia del passato potesse essere raccontata ancora». Così gli elementi storici convivono con un progetto contemporaneo fatto di pietra, marmo, legno e arredi su misura, con l'obiettivo dichiarato di unire architettura, design, eleganza e comfort. È la filosofia sintetizzata dallo stesso Palazzo Cortesi: «recuperare il passato per valorizzare il presente, in un continuo divenire». Ma il rapporto con la città non passa soltanto dalla storia custodita nelle sue stanze. I diversi affacci del palazzo aprono scorci sul centro storico e permettono di osservare Macerata da una prospettiva diversa, più intima e raccolta. Un modo per vivere gli spazi della città e, allo stesso tempo, per riscoprirne angoli e atmosfere. E la struttura non si esaurisce nell'ospitalità alberghiera. Il ristorante e l'enoteca Cucina & Vino, ospitati nella dimora, puntano sulla tradizione enogastronomica e sugli ingredienti locali, mentre gli spazi dedicati al benessere ampliano l'offerta anche a chi vuole trascorrere qualche ora nel palazzo senza soggiornarvi. «Dalla mattina fino alla sera abbiamo tantissime opportunità – conclude Longarini – per chi vuole dedicarsi una coccola al ristorante o al bar e per chi vuole rilassarsi o concedersi del fitness qui in centro storico a Macerata». Il risultato è un palazzo che non è stato semplicemente riportato a nuova vita, ma restituito a una funzione contemporanea senza rinunciare alla propria identità. Gli affreschi, le volte, i mattoni, gli ambienti che si susseguono e gli affacci sul centro diventano così parte di una nuova storia: quella di una dimora cinquecentesca che torna a essere vissuta, non soltanto conservata.
Macerata, acqua razionata: scatta il divieto per piscine, lavaggi e irrigazione
Stretta sull'utilizzo dell'acqua potabile. Dopo un’estate particolarmente calda e siccitosa, gli acquiferi che alimentano la rete idrica sono in sofferenza e il Comune di Macerata corre ai ripari con un’ordinanza che limita gli utilizzi non essenziali della risorsa. Il provvedimento, firmato dal sindaco Sandro Parcaroli, è in vigore con decorrenza immediata e resterà valido fino al 15 novembre 2026. La decisione arriva dopo la segnalazione dell’A.P.M. – Azienda Pluriservizi di Macerata, gestore del servizio idrico, che ha evidenziato la situazione degli acquiferi e chiesto all’amministrazione comunale di intervenire per contenere i consumi. L’obiettivo è garantire la disponibilità dell’acqua per i bisogni primari e prevenire una situazione di crisi idrica. Per questo l’ordinanza introduce una serie di divieti per l’utilizzo dell’acqua proveniente dal pubblico acquedotto. In particolare, "è vietato lavare cortili e piazzali, utilizzare acqua potabile per il lavaggio domestico delle automobili, riempire piscine private e vasche da giardino, ornamentali e simili. Stop anche all'irrigazione di giardini e orti nella fascia oraria compresa tra le 6 e le 22". Non si tratta dunque di un divieto generalizzato all'utilizzo dell'acqua, ma di una limitazione dei consumi considerati non strettamente necessari, con l'obiettivo di concentrare la risorsa sugli usi alimentari e igienici. Il Comune invita inoltre i cittadini a prestare particolare attenzione agli sprechi. Tra le raccomandazioni c'è quella di controllare periodicamente il contatore, verificando che non continui a registrare consumi quando tutti i rubinetti sono chiusi: un'anomalia potrebbe infatti segnalare una perdita occulta. Viene inoltre raccomandato di riparare tempestivamente anche le piccole perdite di rubinetti e sciacquoni e di installare i cosiddetti rompigetto, dispositivi che consentono di ridurre i consumi mantenendo un flusso d'acqua adeguato. Il Comune suggerisce poi di limitare la ricarica degli sciacquoni, utilizzare lavatrici e lavastoviglie soltanto a pieno carico e preferire la doccia al bagno. Altri consigli riguardano le attività quotidiane: evitare di lasciare scorrere inutilmente l'acqua mentre ci si lava i denti o ci si rade, utilizzare l'acqua di lavaggio di frutta e verdura per innaffiare le piante e, quando possibile, recuperare anche l'acqua di cottura della pasta per il lavaggio manuale delle stoviglie. A vigilare sul rispetto dell'ordinanza sarà la Polizia municipale, che potrà avvalersi del supporto del personale Apm. Il provvedimento è immediatamente esecutivo ed è stato pubblicato all'Albo Pretorio online del Comune. La durata dell'ordinanza è fissata fino al 15 novembre, salvo eventuali successivi provvedimenti legati all'evoluzione della situazione della risorsa idrica.
Macerata, la città è terza in classifica per inflazione più alta in Italia
Sono stati resi noti i dati Istat dell’inflazione di agosto, a seguito dei quali l’Unione Nazionale Consumatori ha redatto la classifica delle città più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita. Macerata è sul podio per inflazione più alta d’Italia (al mese di agosto), attestandosi al terzo posto (+4,3%) e vedendo una spesa aggiuntiva per famiglia media di 938 euro (che la posiziona al 24esimo posto). Il comune marchigiano segue quello di Siracusa (+4,5%) con un aumento di 1039 euro e Reggio Calabria (+4,6%) interessata da un aumento di 943 euro. Relativamente alle altre città della Regione presenti nella classifica, Ascoli Piceno vede una posizione molto più bassa nella graduatoria nazionale, presentando un’inflazione del 3,4% e un rincaro stimato di 742 euro. Ancona, invece, registra un’inflaziona ancora più bassa (3,0%) osservando un rincaro di 700 euro e posizionandosi all’ultimo posto tra le dieci città con i rincari annui più bassi. La Regione Marche, nella sua media totale, si classifica al quindicesimo posto, con l'inflazione annua del mese di agosto al 3,4% e un rincaro di 770 euro. La media regionale e anche quella maceratese, quindi, superano quella nazionale pari al 3,3%. La stessa Unione Nazionale Consumatori ha anche classificato le voci che hanno interessato il rincaro percentuale mensile di agosto. Nella top 20, al primo posto compare il trasporto marittimo, ma il gasolio per il riscaldamento si attesta già al quarto posto con un +10,7% e vedrà un probabile e notevole aumento con l'arrivo della stagione più fredda. Il gas, infine, pur stabilendosi in quattordicesima posizione vede un rincaro del 6,2%, mentre la benzina di 6,3%.
San Severino, studenti in campo per l’ambiente: ripulita l’area di borgo Conce
Due giornate all’insegna dell’ambiente, del senso civico e della cura del bene comune. Anche a San Severino Marche ha partecipato a “Puliamo il Mondo”, la campagna nazionale promossa da Legambiente che, in città, ha visto protagonisti il circolo “Il Grillo”, presieduto da Francesco Ranciaro, e gli alunni dell’Istituto comprensivo “P. Tacchi Venturi”. A collaborare all’iniziativa anche l’Amministrazione comunale e il gruppo comunale di Protezione Civile, coordinato da Dino Marinelli. A scendere in campo sono stati soprattutto gli studenti settempedani, che, armati di guanti e sacchetti, hanno dedicato il loro tempo alla pulizia degli spazi esterni del plesso scolastico e dell’intera area di borgo Conce. Un’attività concreta che ha permesso di raccogliere una notevole quantità di rifiuti: cartacce, vaschette, contenitori di plastica e materiali di vario genere accumulatisi nel tempo. Tra i ritrovamenti anche un oggetto decisamente ingombrante e insolito: una grande poltrona abbandonata, recuperata dagli studenti e successivamente presa in carico per il corretto smaltimento. Un episodio che, al di là della curiosità, ha riportato l’attenzione sul problema dell’abbandono dei rifiuti e sull’importanza di comportamenti rispettosi degli spazi comuni. Prendersi cura dell’ambiente, infatti, significa anche rispettare i luoghi che ogni giorno vengono vissuti dalla comunità, evitando di trasformarli in discariche a cielo aperto. L’iniziativa ha avuto anche un importante valore educativo: per gli studenti è stata un’occasione per confrontarsi concretamente con le conseguenze dei comportamenti poco rispettosi e comprendere come la tutela del territorio parta anche dai piccoli gesti quotidiani. La giornata si è conclusa con la soddisfazione di organizzatori, insegnanti e ragazzi, ma soprattutto con la consapevolezza che il senso civico si costruisce anche attraverso esperienze concrete. E proprio dai più giovani è arrivato un messaggio semplice ma significativo: il bene comune appartiene a tutti e tutti possono contribuire a mantenerlo pulito e decoroso.
"Kinda chic to”, quando essere normali diventa di moda
C’è una frase che in queste settimane sta comparendo sempre più spesso sui social: “Kinda chic to…”. Più o meno significa: “È quasi chic fare…”. E dopo quei puntini può esserci di tutto. Restare a casa il sabato sera, indossare di nuovo lo stesso vestito, portare i capelli naturali, mangiare da soli, chiamare un’amica prima di prendere una decisione. Fare cose normalissime, insomma, ma raccontate con quella punta di ironia che le rende improvvisamente desiderabili. Il bello del trend è proprio questo: prende qualcosa che fino a ieri non avremmo neppure pensato di mostrare e lo trasforma in una piccola dichiarazione di stile. Kinda chic to repeat outfits.Quasi chic rimettere lo stesso vestito. E forse, dopo anni passati a mostrarci sempre nuovi, perfetti, interessanti e possibilmente impegnati in qualcosa di molto instagrammabile, la vera novità è diventata questa: essere normali. Ammetto che la cosa mi diverte molto. Perché sui social abbiamo costruito per anni una specie di vita parallela, quella in cui la colazione è sempre bellissima, i capelli vengono bene anche al mare, la casa è ordinata, il tramonto arriva esattamente quando serve e nessuno litiga mai appena prima di scattare una foto. Poi arriva Kinda chic e ci dice che può essere elegante anche fare qualcosa di assolutamente ordinario. E forse aveva ragione da tempo. Indossare un vestito comprato dieci anni fa perché ci piace ancora. Restare a casa invece di uscire per forza. Fare personalmente una telefonata invece di mandare l’ennesimo messaggio. Dire “non lo so”. Ammettere che dobbiamo ancora imparare qualcosa. Naturalmente, essendo un trend, sappiamo già come andrà a finire. Fra un po’ vedremo Kinda chic scritto dappertutto, usato per qualsiasi cosa, finché qualcuno non inventerà la frase successiva e passeremo tutti oltre. Ma prima che succeda, una piccola lezione possiamo portarcela a casa. Un trend funziona davvero quando non viene semplicemente copiato, ma quando ci metti dentro qualcosa di tuo. Per un negozio potrebbe essere: Kinda chic to indossare ancora il cappotto comprato da noi dieci anni fa. Per un’azienda: Kinda chic to rispondere personalmente a un cliente. Per un professionista: Kinda chic to dire “questa cosa devo ancora impararla”. E per una persona qualsiasi? Potrebbe essere semplicemente: Kinda chic to smettere ogni tanto di voler sembrare interessante. Perché forse siamo arrivati al punto in cui l’imperfezione, la semplicità e persino la normalità ci sorprendono più della perfezione. Ed è curioso: abbiamo passato anni a costruire vite da mostrare.Adesso sembra quasi chic tornare a viverle. CHIC / NON CHIC CHIC: prendere un trend e usarlo per raccontare qualcosa di tuo.NON CHIC: copiarlo identico solo perché in quel momento lo fanno tutti.
Ascensori dei Giardini Diaz, niente rinvio: il cantiere verso la partenza a ottobre
MACERATA - l rinvio dei lavori per la sostituzione dei due ascensori che collegano il parcheggio Centro Storico e i Giardini Diaz con via Crescimbeni appare sempre più difficile. La riunione di ieri tra il Comune di Macerata e l’Apm non è stata decisiva per sciogliere definitivamente il nodo relativo alla data di avvio del cantiere, ma l’ipotesi di posticipare l’intervento a gennaio, avanzata nei giorni scorsi dai commercianti, sembra perdere terreno. Comune e Apm continueranno a effettuare approfondimenti e valutazioni, anche alla luce delle esigenze espresse dalle attività commerciali della zona. Al momento, però, l’impressione è che non ci siano margini sufficienti per uno slittamento dei lavori. Salvo colpi di scena, dunque, il cantiere dovrebbe partire nel mese di ottobre. L’intervento comporterà la chiusura contemporanea dei due ascensori per un periodo previsto di almeno sei mesi, con inevitabili ripercussioni sui collegamenti tra il parcheggio e il centro storico. La richiesta dei commercianti era quella di rinviare l’avvio del cantiere a gennaio, così da evitare che i lavori incidessero sull’attività durante un periodo particolarmente delicato per il commercio, comprendente anche le festività natalizie. La decisione definitiva sulla tempistica non è ancora stata formalizzata, ma dopo il confronto tra amministrazione comunale e Apm l’ipotesi di un avvio a ottobre resta quella maggiormente concreta. Nei prossimi giorni potrebbero quindi arrivare ulteriori valutazioni e chiarimenti, ma al momento il calendario dell’intervento sembra indirizzato verso l’autunno, con la prospettiva di almeno sei mesi di indisponibilità dei due impianti.

cielo sereno (MC)



