Attualità
Bollette italiane tra le più care d’Europa: nel 2025 l’energia costa alle imprese fino al 30% in più
Le elaborazioni di Confindustria su dati Eurostat e GME relativi al 2025 confermano che le bollette italiane restano tra le più care d’Europa, evidenziando un gap competitivo e strutturale rispetto ai principali Paesi UE in tutte le fasce di consumo. Un divario che pesa in modo trasversale su PMI e grandi imprese e che deriva da una combinazione di fattori: prezzo della materia prima più elevato, costi di rete e di dispacciamento superiori e compensazioni ETS meno incisive rispetto a quelle garantite ai competitor europei. Nel primo semestre del 2025 il prezzo medio dell’energia elettrica per le imprese in Italia ha raggiunto 278 euro/MWh, a fronte dei 242 euro/MWh della Germania, 183 della Francia, 171 della Spagna e 216 della media europea. Il dato colloca l’Italia quasi il 30% sopra la media UE, con un aggravio strutturale che riduce la competitività del sistema produttivo nazionale e incide direttamente sui margini delle imprese. Il differenziale emerge con ancora maggiore chiarezza osservando i prezzi all’ingrosso. Tra gennaio e ottobre 2025, secondo il GME, il prezzo medio dell’energia elettrica all’ingrosso in Italia è stato pari a 116 euro/MWh, contro 87 euro/MWh in Germania, 65 in Spagna e 61 in Francia. Alla base di questo scarto c’è la diversa composizione del mix energetico. In Italia il gas naturale copre circa il 70% delle ore di produzione, rendendo il sistema fortemente dipendente dalla tecnologia marginale più costosa e più esposta alla volatilità dei mercati. In Francia il prezzo è spesso determinato dal nucleare, che non emette CO₂ in fase di generazione, mentre in Germania prevalgono carbone ed eolico e in Spagna un mix più bilanciato tra gas, nucleare e rinnovabili. Il meccanismo del prezzo marginale fa sì che l’impianto più costoso necessario a soddisfare la domanda determini il prezzo dell’energia per tutte le unità prodotte. In Italia questo ruolo è svolto per la maggior parte delle ore da centrali a gas, con un impatto diretto sui costi. A ciò si aggiunge uno spread strutturale tra il prezzo del gas italiano PSV e il TTF tedesco, che si riflette sul prezzo elettrico e genera un extracosto stimato in circa 1 miliardo di euro l’anno, pari a 5–6 euro/MWh a carico di tutti i consumatori. Oltre alla componente energia, i costi di rete e di dispacciamento rappresentano un ulteriore elemento di penalizzazione. Un’impresa con consumi medi pari a 3,7 GWh sostiene in Italia una spesa di circa 133.000 euro, contro i 78.000 euro della Francia, con un differenziale di circa il 70%. Per una piccola impresa con consumi di 755 MWh, il costo italiano si attesta intorno ai 25.000 euro, più del doppio rispetto ai meno di 10.000 euro registrati in Spagna. Ancora più marcato è il divario sul fronte delle compensazioni per i costi indiretti ETS. La Germania destina a questo strumento 2,4 miliardi di euro, mentre l’Italia si ferma a 150 milioni, con un incremento previsto fino a 600 milioni dal 2025. Una distanza che continua a penalizzare in modo significativo le imprese energivore italiane, riducendo la loro capacità di competere sui mercati internazionali. Secondo Confindustria, colmare il gap energetico è una priorità strategica per il futuro dell’industria italiana. L’obiettivo è allineare i costi energetici nazionali alla media europea, intervenendo su più leve: dal disaccoppiamento del prezzo dell’elettricità rinnovabile da quello del gas, anche attraverso contratti di lungo termine, alla piena attuazione dell’energy release, dal rafforzamento delle compensazioni ETS alla riduzione degli oneri generali di sistema e dei costi di rete. Centrale è anche la costruzione di un mix energetico più competitivo, basato su rinnovabili e nucleare, insieme all’eliminazione dello spread gas PSV–TTF e alla promozione di contratti di lungo periodo per il biometano. In sintesi, senza un intervento strutturale sul costo dell’energia, il rischio è che il divario con i principali Paesi UE continui ad ampliarsi, compromettendo competitività, investimenti e crescita sostenibile del sistema produttivo italiano. (Fonte Confindustria)
Marche: "Consiglio di Stato sospende la chiusura anticipata della caccia a beccacce e turdidi
Il Consiglio di Stato ha sospeso l’efficacia della sentenza n. 965/2025 del Tar Marche, che prevedeva la chiusura anticipata della caccia a beccaccia e turdidi. La decisione consente alla Regione Marche di mantenere operativo il calendario venatorio originario, che fissava al 31 gennaio il termine dell’attività per entrambe le specie. A comunicarlo è l’assessore regionale con delega alla Caccia, Giacomo Bugaro, precisando che la Giunta "sta adottando tutti gli atti necessari per garantire il pieno svolgimento della stagione venatoria secondo le disposizioni originarie". I giudici del Consiglio di Stato hanno riconosciuto la legittimità delle scelte della Giunta regionale, sottolineando che esse sono state adottate sulla base di valutazioni tecniche coerenti e motivate. Particolarmente rilevante è il riconoscimento del ruolo del comitato tecnico faunistico venatorio nazionale, organo consultivo ministeriale composto da esperti in materia faunistica e ambientale. Il Comitato aveva infatti espresso parere favorevole al calendario venatorio predisposto dalla Regione, ritenendolo compatibile con la tutela delle specie interessate. Alla luce della sospensione della sentenza del Tar, la caccia a beccaccia e turdidi (tordo sassello, tordo bottaccio e cesena) potrà proseguire fino al termine previsto del 31 gennaio, nel rispetto delle modalità stabilite dal calendario regionale.
San Severino, lavori urgenti alla rete fognaria in via XX Settembre: come cambia la viabilità
Il Comune di San Severino Marche informa la cittadinanza che, a causa di urgenti lavori di scavo per la riparazione della condotta fognaria, la viabilità in via XX Settembre subirà alcune variazioni temporanee nella giornata di giovedì 15 gennaio. I provvedimenti saranno in vigore dalle ore 08:15 di giovedì e fino alle ore 18 di venerdì 16 gennaio o comunque fino al termine effettivo dell'intervento da parte della municipalizzata Assem. Il provvedimento in questione prevede il divieto di transito e sosta in via XX Settembre nel tratto compreso tra via Manzoni e via Roma/Matteotti. Per i veicoli in difetto sarà applicata la rimozione forzata. All'intersezione tra via XX Settembre e via Manzoni, vige l'obbligo di svolta a destra per le vetture, mentre gli autocarri superiori a 3,5 tonnellate e gli autobus dovranno deviare obbligatoriamente verso via Ludovico Ariosto. All'altezza dell'incrocio tra via Porta Orientale e via XX Settembre, i mezzi pesanti (sopra le 3,5 t) e gli autobus avranno l'obbligo di svoltare a destra verso via Ludovico Ariosto per tutte le direzioni. I soli residenti del tratto senza sbocco di vicolo Lumi potranno entrare e uscire verso via Manzoni seguendo le indicazioni fornite dal personale di cantiere presente sul posto.
Villa Potenza, lo studio fotografico di Mirko Isidori compie 30 anni: "Dall'analogico al digitale, ecco come tutto è cambiato"
MACERATA - Villa Potenza, Borgo Peranzoni, una vetrina che da mezzo secolo racconta volti, famiglie, eventi e cambiamenti di un territorio. Qui, il 13 gennaio 1996, un giovane ventiduenne di nome Mirko Isidori decideva di fare una scommessa: aprire il proprio studio fotografico. Oggi, 13 gennaio 2026, a distanza di trent’anni, quella scommessa è diventata una storia di lavoro, passione e legame con il territorio. «È nato tutto quasi una scommessa», racconta Mirko. Il fotografo storico di Villa Potenza stava chiudendo e l’idea fu del padre, Giuseppe Isidori, già attivo nel mondo delle foto e dei video. «Mi chiese se me la sentivo. Avevo 22 anni, una piccola esperienza di due anni da Photoshop, uno studio di via Roma a Macerata, e il militare appena finito. Non avevo un lavoro stabile e mi sono buttato». Una passione, quella per la fotografia, nata quasi per osmosi. «All’inizio aiutavo mio padre, lo seguivo nei matrimoni. Diciamo che la passione c’è sempre stata. Poi è diventata un mestiere». In trent’anni il mondo della fotografia è stato rivoluzionato e Mirko ha vissuto tutte le epoche: dalla pellicola al digitale, dalla camera oscura ai software di post-produzione. «Nel ’96 esisteva solo l’analogico, il rullino. La gente veniva in negozio a portare le pellicole da sviluppare. Oggi il fotografo è anche grafico, videomaker, content creator. È cambiato tutto». Un cambiamento che non è stato indolore. «L’avvento del digitale è stato devastante dal punto di vista commerciale: niente più sviluppo, niente più stampe. Le foto finivano negli hard disk e non uscivano più». A questo si sono aggiunte le crisi del 2003, quando la vendita di fotocamere digitali superò quella delle analogiche, quella economica del 2008, la pandemia. «Eppure siamo riusciti a superarle tutte». Ma proprio mentre il digitale prendeva il sopravvento, l’analogico — il “primo amore” — non ha mai smesso di far battere il cuore. «Sta tornando forte, soprattutto tra i giovani. Ragazzi stanchi del “tutto e subito” che rispolverano le macchine dei padri e dei nonni». Un segnale chiaro: «Dopo dodici anni, a novembre, ho ricomprato i rullini, un evento eccezionale per uno studio fotografico. Fuji, Kodak e altri grandi marchi hanno rimesso in commercio le pellicole storiche degli anni ’80 e ’90. Quando entra in negozio un ragazzo con una vecchia reflex, a me si riempie il cuore». Il legame con Villa Potenza resta fortissimo. Lo studio è un punto di riferimento da quasi cinquant’anni: «Qui il fotografo c’è dal 1976. Prima Paolo Rossi di Montecassiano, poi Giovanni Scarpetta di Morrovalle, dal ’96 ci sono io». Terzo proprietario, stesso luogo e stessa funzione sociale, con quello studio che da mezzo secolo racconta la vita della Val Potenza attraverso immagini, volti e storie. Se dovesse scegliere un’immagine simbolo di questi trent’anni, Mirko un'idea ce l'ha: «La nevicata del ’96 a Macerata. Uscii alle tre di notte per fotografare il Monumento ai Caduti, con corso Cavour completamente innevato. Ero agli inizi, ma venne fuori uno scatto incredibile». Tra i ricordi più forti c’è anche la magia della camera oscura, vissuta in prima persona agli inizi dell’attività. «Nei primi anni avevo tutta l’attrezzatura qui in negozio, addirittura nel bagnetto. Sviluppavo e stampavo le foto da solo», racconta. «La fotografia ha una magia incredibile: dal nulla, sotto i tuoi occhi, viene fuori la stampa. È un’emozione pazzesca, difficile da spiegare a chi non l’ha mai vissuta». E sul finale dell’intervista non poteva mancare una battuta, inevitabile conoscendo la sua fede calcistica (nerazzurra, ndr). Lo abbiamo stuzzicato chiedendogli se, per celebrare i trent’anni di attività, avesse in programma di pitturare lo studio di bianconero. Mirko sorride e ricorda un episodio diventato ormai leggenda tra gli amici: «Nel 2017 ho rischiato fortissimo. Se la Juve avesse fatto il triplete, mi avevano promesso di murarmi il negozio». Per sua fortuna, la storia ha preso un’altra piega: «Grazie a Dio – e al 4-1 segnato da Asensio – non è successo». E lo studio, oggi come allora, resta orgogliosamente e rigorosamente… di tutt’altri colori. Trent’anni dopo, la tecnologia è cambiata, il mondo corre veloce, ma dietro quell’obiettivo a Villa Potenza c’è ancora la stessa passione di un ragazzo di 22 anni che, nel 1996, decise di crederci.
Morti sul lavoro, Macerata la più colpita nelle Marche nel 2025: "Il 71% delle vittime è over 50"
Nei primi undici mesi del 2025 torna a crescere il numero degli infortuni sul lavoro nelle Marche, segnando un’inversione di tendenza che desta forte allarme. Secondo i dati Inail rielaborati, tra gennaio e novembre sono state presentate 15.661 denunce, con un incremento dell’1,6% rispetto allo stesso periodo del 2024. Il dato più grave riguarda però i decessi, che passano da 19 a 28 vittime, registrando un aumento del 47,4% in un solo anno. Di questi, 19 lavoratori hanno perso la vita durante l'attività lavorativa, mentre quattro decessi sono avvenuti in itinere, cioè nel tragitto casa-lavoro. Particolarmente critico risulta il settore manifatturiero, dove i morti salgono da 2 a 9, evidenziando un forte peggioramento delle condizioni di sicurezza. Sul piano territoriale, la provincia più colpita è Macerata con 9 vittime, seguita da Pesaro Urbino con 6. Ancona, Ascoli Piceno e Fermo contano 4 decessi ciascuna, ma proprio Ascoli Piceno mostra l’aumento più marcato, passando da una a quattro vittime in dodici mesi. L’analisi del profilo delle persone coinvolte conferma criticità strutturali già note. Il 71,4% delle vittime aveva un’età compresa tra 50 e 75 anni. I decessi riguardano in larga parte uomini, 25 su 28, mentre tre sono donne, con una netta prevalenza di lavoratori italiani. La maggioranza degli incidenti mortali si concentra nei comparti industria e servizi, mentre l’agricoltura registra quattro casi. Restano elevati anche gli infortuni non mortali, con Ancona che guida la classifica per numero di denunce, seguita da Pesaro Urbino, Macerata e Ascoli Piceno. Si segnala una crescita significativa nei settori delle costruzioni, della sanità, dell’istruzione e dell’industria alimentare. Preoccupa inoltre l’aumento delle malattie professionali, in particolare quelle legate a disturbi psichici, al sistema respiratorio e a quello nervoso.
Macerata, aria più pulita in provincia: il 2025 segna il record positivo per le polveri sottili
I primi dati diffusi da ARPA Marche sulla qualità dell’aria nel 2025 consegnano un bilancio estremamente positivo per il territorio maceratese, inserendosi in un trend regionale di netto miglioramento. Per quanto riguarda il PM10, l'anno appena trascorso viene definito come il "migliore di sempre". In particolare, la centralina di Macerata si è distinta come una delle sei località regionali in cui non è stato registrato alcun superamento del limite giornaliero di 50 μg/m³. Insieme a Civitanova Marche, il capoluogo ha fatto segnare i valori medi annuali più bassi degli ultimi cinque anni, restando ampiamente al di sotto del limite di legge di 40 μg/m³. Anche per gli altri inquinanti i risultati sono rassicuranti. Il PM2,5, la frazione più fine e pericolosa del particolato, è rimasto sotto i limiti in tutte le stazioni della regione. Allo stesso modo, il biossido di azoto (NO2) non ha presentato criticità, mantenendo concentrazioni basse anche nelle zone più esposte al traffico veicolare. Questo quadro complessivo di miglioramento fa ben sperare in vista del 2030, quando entreranno in vigore i nuovi e più stringenti limiti imposti dalla Direttiva Europea 2024/2881. Tuttavia, non mancano le note dolenti, rappresentate principalmente dall'ozono (O3). Questo gas, che si forma soprattutto durante i mesi estivi a causa delle alte temperature e del forte irraggiamento solare, continua a essere la principale criticità per le aree interne. Macerata figura infatti tra le cinque stazioni regionali che nel 2025 hanno superato il limite dell’Obiettivo a Lungo Termine. Secondo le analisi di ARPA Marche, le ondate di calore sempre più frequenti giocano un ruolo determinante in questo fenomeno, rendendo la gestione dell’ozono la sfida principale per il futuro. Se da un lato i cittadini possono godere di un'aria sensibilmente più povera di polveri sottili, dall'altro la combinazione tra emissioni da traffico e cambiamenti climatici richiede ancora attenzione e misure mirate per i picchi di calore estivi.
'L’apittu rusciu e niro' cantato dai Vincisgrassi è realtà': nasce Fiat tris, lo spot girato a Elcito (FOTO)
«So partito dall’Apiro, co l’apittu rusciu e niro… me so spinto tanto giù e so arrivato a Ouagadougou». Chiunque sia cresciuto tra Macerata e dintorni ha cantato almeno una volta questo verso, uno dei passaggi più iconici e surreali del repertorio dei Vincisgrassi. La storia è quella di Vincè, che scappa da Apiro a bordo dell’Ape rossa e nera del padre per arrivare fino in Burkina Faso, salvo poi tornare a casa dopo la “gita del buon Gesù con Don Terno e mezza Apiro a Ouagadougou”. Ecco, oggi possiamo finalmente dirlo: l’apittu rusciu e niro esiste davvero. Due giorni fa, infatti, al Salone dell’Auto di Bruxelles 2026, ha debuttato ufficialmente Fiat Tris, il nuovo veicolo commerciale elettrico a tre ruote che raccoglie l’eredità della storica Ape Piaggio e la rilancia in chiave moderna, urbana e sostenibile. Un mezzo compatto, agile e pensato per districarsi nei centri storici più congestionati, con tanto spazio di carico e zero emissioni. In poche parole: piccolo fuori, pratico dentro. Fiat Tris è lungo poco più di tre metri, gira praticamente su sé stesso, può trasportare carichi importanti ed è spinto da un motore elettrico con un’autonomia più che sufficiente per le consegne quotidiane in città. Arriverà sul mercato nel 2026: partirà dall’Italia, ed entrerà a far parte della gamma Fiat Professional. Altro che fuga da Apiro: qui si punta a conquistare le ZTL. Ma non è finita qui, perché la storia si fa ancora più marchigiana. In arrivo c’è anche uno spot pubblicitario girato proprio nelle Marche, tra Jesi, il Monte Conero ed Elcito. Ed è stato proprio Maurizio Serafini, storico cantante e fondatore dei Vincisgrassi (oltre che anima del Montelago Celtic Festival), a imbattersi quasi per caso nella troupe. «Abito a Elcito e alle prime ore della mattina vedo arrivare una fila di automobili e camion. Mi sono chiesto: che succede, è arrivata una produzione hollywoodiana?», racconta Serafini. «C’era di tutto: camion, truccatori, oggetti di scena… e ovviamente gli apetti Fiat». Lo scorso novembre Serafini aveva anche pubblicato un video sui social con le riprese dello spot (GUARDA QUI), accompagnato – manco a dirlo – proprio dal celebre brano dei Vincisgrassi. E la chicca finale è tutta per i fan storici: «Io nella canzone l’avevo messo rusciu e niro… e il caso ha voluto che sia stato realizzato proprio così». Alla domanda su come commenta l’arrivo del Fiat Tris, Maurizio Serafini risponde con una battuta che è già storia: «Chissà se ci arriva a Ouagadougou?» Per ora si ferma alle città europee. Ma, come ci hanno insegnato i Vincisgrassi, con l’apittu giusto non si sa mai dove si può arrivare.
San Severino, via libera alla riparazione dei danni della Cappella di Pitino
Un altro passo avanti nel percorso di recupero delle strutture monumentali e dei luoghi della memoria della città: l’Ufficio Speciale per la Ricostruzione (USR) della Regione Marche ha ufficialmente approvato il progetto esecutivo relativo all'intervento denominato “Riparazione danni cimitero di Pitino con cappella” concedendo al Comune di San Severino Marche, in qualità di soggetto attuatore, la somma di 238.610,00 euro quale contributo ammissibile per l'esecuzione delle opere. Il progetto rientra nel quadro delle disposizioni dell'Ordinanza n. 137/2023 del Commissario Straordinario per la Ricostruzione Sisma 2016, senatore Guido Castelli. La gestione della procedura è affidata al responsabile unico del procedimento, il geometra Massimo Boldrini. L'approvazione definitiva del progetto esecutivo e la concessione del finanziamento rappresentano il passaggio fondamentale per l'avvio della fase di affidamento dei lavori. L'obiettivo è riparare completamente i danni subiti dal cimitero e, in particolare, dalla cappella restituendo decoro e sicurezza a un sito di grande valore per la comunità locale.
Notte gelida sui Sibillini: il Pian Grande tocca -27°C
Una notte da brividi sui Monti Sibillini ha visto Castelluccio di Norcia svegliarsi sotto una coltre di gelo. Le condizioni meteorologiche – cielo sereno, aria ferma e neve al suolo – hanno favorito un forte calo termico, con temperature che sono scese fino a -26°C durante le ore più fredde della notte. Il valore più basso è stato registrato al Pian Grande, dove la minima ha raggiunto -27°C intorno alle 6.44 del mattino, confermando condizioni di freddo estremo per la zona. Il raffreddamento notturno è stato favorito dall’irraggiamento e dall’inversione termica, un fenomeno che “intrappola” l’aria fredda nei fondovalle, causando gelate diffuse anche nei bassi strati. Di conseguenza, molte aree della regione hanno registrato temperature sotto lo zero, con un paesaggio completamente imbiancato e ghiacciato. Le gelate persistenti, unite al paesaggio innevato, hanno trasformato Castelluccio e il Pian Grande in uno scenario invernale spettacolare, ma richiedono attenzione a chi si sposta in auto o si trova all’aperto nelle ore più fredde della giornata. (Foto di Scenari digitali)
Civitanova, “Fontanelle chiuse e bagni assenti: così l’accoglienza non c’è”
Nella discussione sul turismo e sulla vivibilità urbana, spesso l’attenzione si concentra su eventi, promozione e numeri di presenze. Un altro aspetto, però, riguarda i servizi di base che incidono sull’esperienza quotidiana di residenti e visitatori: dalla disponibilità di acqua pubblica ai servizi igienici accessibili e funzionanti. Su questo tema interviene Manola Gironacci di Viviamo Civitanova: "L’accoglienza che non c’è Parlo da cittadina, da ex assessore e da presidente di Viviamo Civitanova aps, ma soprattutto da persona che Civitanova la vive ogni giorno. E mi faccio una domanda semplice: di che turismo stiamo parlando, se poi mancano i servizi essenziali? Fontanelle chiuse e bagni pubblici assenti non sono dettagli. Sono il minimo indispensabile per una città che si definisce turistica". Gironacci prosegue approfondendo quelle che sarebbero le criticità sulla gestione dei servizi tutto l’anno:"Da anni le fontanelle sul lungomare restano chiuse, nonostante esistano e siano mappate. E lo stesso vale per i bagni pubblici: annunci, rassicurazioni, ma nella realtà manca un servizio stabile, soprattutto in centro e al Borgo Marinaro. E sentire dire che d’inverno i bagni vanno chiusi “per sicurezza” mi lascia sinceramente allibita. Allora che facciamo? Chiudiamo i parchi, le panchine, le stazioni? Nel mondo civile i servizi si gestiscono, non si eliminano. Civitanova è una città turistica tutto l’anno. Famiglie, anziani, bambini, persone con disabilità e turisti non possono sentirsi dire: se ti scappa, arrangiati". "Il decoro- conclude Manola Gironacci-non è togliere servizi.Il decoro è saperli gestire. Prima di chiederci quanti turisti arrivano, dovremmo chiederci come li accogliamo. E oggi, purtroppo, la risposta non è all’altezza delle ambizioni che raccontiamo".
Marche, torna l'allerta per neve: rovesci fino in pianura domenica, possibili accumuli sulle colline
La Protezione Civile ha diramato un’allerta meteo per neve per la giornata di domenica, a causa dell’ingresso di aria fredda dal mare Adriatico. Nella prima parte della giornata sono attesi rovesci nevosi fino a quote di pianura, soprattutto lungo la fascia costiera e il primo collinare. Sulle zone costiere e nel primo entroterra i fenomeni saranno prevalentemente di pioggia mista a neve o brevi nevicate senza accumuli significativi. Diversa la situazione nelle aree collinari, dove oltre i 50-100 metri di quota potranno registrarsi accumuli locali di neve tra i 5 e i 10 centimetri. Per la giornata di lunedì è previsto un miglioramento delle condizioni meteo, con progressiva attenuazione dei fenomeni.
Appignano, Giessegi completa a proprie spese i lavori sulla “Jesina variante”
Una collaborazione pubblico-privata ha permesso di completare i lavori di risanamento della strada provinciale 183, nota come “Jesina variante”, nel territorio di Appignano. L’intervento ha visto la Provincia di Macerata collaborare con la ditta Giessegi Industria Mobili S.p.A., che si è offerta di completare, a proprie spese, l’asfaltatura e il ripristino del manto stradale su un tratto della provinciale. La scelta dell’azienda è legata all’importanza dell’arteria per la sua attività: la strada è infatti molto frequentata dai mezzi pesanti aziendali e dalle auto dei dipendenti. La Provincia, che aveva già appaltato diversi tratti della “Jesina” per un importo complessivo di circa 150mila euro, ha accolto positivamente la proposta, permettendo così di finanziare ulteriori interventi di manutenzione. “Ringraziamo sentitamente l’ingegner Gabriele Miccini e tutta la Giessegi per il significativo contributo economico che ha reso possibile il completamento dei lavori, essenziale per garantire la sicurezza della circolazione e degli utenti”, hanno commentato il presidente Sandro Parcaroli e il vicepresidente Luca Buldorini. Secondo i vertici provinciali, questa collaborazione pubblico-privata non solo ha consentito di terminare l’intervento sulla provinciale, ma ha anche liberato risorse che potranno essere destinate alla manutenzione di altre strade. Allo stesso tempo, l’azienda ha dimostrato attenzione al territorio, garantendo maggiore sicurezza sia ai propri dipendenti che a tutti gli utenti della strada.
Nuovo anno, nuovo feed (stesso algoritmo)
È il 10 gennaio, hai già fatto il giro completo dei restyling social? Bio aggiornata con frase motivazionale. Foto profilo nuova con te più sorridente. Copertina cambiata con colori "del 2026". Magari anche qualche post di presentazione: "Chi sono, cosa faccio, dove voglio arrivare quest'anno". Ti senti rinnovato. Pronto. "Quest'anno spacco!". Peccato che l'algoritmo non abbia letto il memo! Per la mia esperienza da sempre, Gennaio è il mese in cui vedo più cambiamenti estetici e meno cambiamenti sostanziali. Tutti pensano che cambiare la vetrina significhi cambiare il negozio. Ma non funziona così! L'illusione del nuovo inizio digitale Cambiare la bio è facile. Cambiare la strategia è difficile. Mettere una foto nuova richiede 5 secondi e poi oggi con la nuova App gratuita Meta.AI puoi farla anche animata! Analizzare cosa ha funzionato e cosa no negli ultimi 12 mesi richiede ore. E nessuno ha voglia di passare ore a guardare dati quando può semplicemente cambiare font alla bio e sentirsi produttivo. Ma ecco la verità scomoda: all'algoritmo non importa se hai messo "2026 vibes" nella bio. All'algoritmo importa solo una cosa: se i tuoi contenuti funzionano o no. Se generano interazioni. Se le persone si fermano a guardarli. Se commentano, condividono, salvano. Il resto? Rumore. Cosa NON cambiare a gennaio La foto profilo ogni due settimane. Le persone ti riconoscono per quella. Cambiarla in continuazione confonde, non rinnova. I colori del feed se hai appena trovato una palette che funziona. La coerenza visiva si costruisce in mesi, non si ricomincia da zero ogni gennaio. Il tono di voce perché hai letto che "nel 2026 si usa uno stile più informale". Se il tuo pubblico ti segue per come parli tu, non cambiare. La nicchia perché pensi che "quest'anno voglio parlare di tutto". Concentrazione batte dispersione. Sempre. Cosa cambiare DAVVERO Ecco i cambiamenti che contano davvero e che nessuno fa perché richiedono lavoro vero: Analizza dicembre. Quali post hanno funzionato? Quali sono morti? Non a sensazione, ma con i numeri veri. Instagram Insights, analytics, dati. I post con più interazioni hanno qualcosa in comune? Ripeti quello. I post flop hanno qualcosa in comune? Elimina quello. Copia quello che funziona. Se hai fatto un post a Novembre che ha fatto il doppio dei like della media, perché non ne hai fatto altri 10 uguali? "Ma così sono ripetitivo". No, così sei strategico. Le persone vogliono vedere più di quello che gli piace, non più varietà random. Butta quello che non funziona. Quel formato che provi da mesi e fa sempre schifo? Smetti. Sul serio. Non è che "non hai ancora trovato il modo giusto". È che al tuo pubblico non interessa. Accettalo e vai avanti. Studia i timing. A che ora posti? Sempre alla stessa? Prova orari diversi. Magari il tuo pubblico è online quando tu dormi e posti quando loro sono a lavoro. Due settimane di test e capisci più di mille bio nuove. Sperimenta un formato nuovo. Uno. Non cinque. Non "tutto diverso". Uno. Provalo per un mese. Funziona? Tienilo. Non funziona? Passa al prossimo. Ma fallo con metodo, non a caso. Il trucco che nessuno ti dice Vuoi davvero un "nuovo inizio" social a gennaio? Fai questo: prendi i 10 post che hanno funzionato meglio nel 2025. Guardali. Analizzali. Capisci perché hanno funzionato. Ora fai altri 10 post così. Non uguali. Ma con la stessa struttura, lo stesso stile, lo stesso tipo di contenuto. Questo è ripartire con strategia. Non estetica. Perché il segreto che i guru dei social non ti dicono è questo: il 2026 non sarà diverso dal 2025 solo perché hai cambiato la bio. Sarà diverso se farai più di quello che già funzionava e meno di quello che non ha mai funzionato. Quindi sì, cambia pure la foto profilo se proprio devi. Ma poi siediti, apri gli analytics e fai il lavoro vero. Quello che non si vede. Quello che non fa post motivazionali. Quello che però fa crescere davvero. Buon 2026. Quello strategico, non quello estetico!
Accordo UE-Mercosur, Bruxelles apre alla firma. Cia Marche: "Servono regole uguali e clausole efficaci"
Una serie di provvedimenti varati dalla Commissione europea potrebbe consentire già oggi ai Ventisette di dare il via libera alla firma del trattato commerciale UE-Mercosur. Il 7 gennaio, al termine di un incontro straordinario dei ministri dell’Agricoltura, Bruxelles ha accolto le richieste di Paesi come Italia e Francia, annunciando nuove misure sui fertilizzanti e la possibilità di sospendere, anche in modo retroattivo, il dazio ambientale in caso di circostanze impreviste. «Credo che abbiamo affrontato le vere preoccupazioni del mondo agricolo con vere soluzioni», ha dichiarato il commissario al Commercio Maros Sefcovic, ricordando anche le semplificazioni normative pensate per favorire il consenso sull’intesa. La firma dell’accordo, rinviata nei mesi scorsi proprio per le proteste degli agricoltori, richiede una maggioranza qualificata dei governi europei. Oggi il quadro politico resta diviso: la Francia voterà contro, come annunciato dal presidente Emmanuel Macron, mentre la posizione dell’Italia appare sempre più orientata al sì. «Se verranno certificate le premesse di garanzia del mondo produttivo che chiediamo, noi approveremo la sottoscrizione dell’accordo», ha spiegato il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, aggiungendo di aver chiesto che le clausole di salvaguardia scattino già con un calo dei prezzi agricoli del 5%. Anche con il no francese, a Bruxelles si ritiene possibile raggiungere i numeri necessari per procedere alla firma. Dal mondo agricolo continuano però le preoccupazioni. Cia-Agricoltori Italiani, con il presidente nazionale Cristiano Fini e quello regionale marchigiano Alessandro Taddei, aveva accolto con favore il rinvio della firma, definendolo «un segnale importante». Taddei avverte che il Mercosur, una volta approvato, potrebbe favorire l’ingresso nel mercato europeo di carne, riso, miele e altri prodotti sudamericani realizzati con costi e regole diverse dagli standard UE. «Il rinvio è un primo risultato, ma non basta», sottolinea, perché «senza risorse adeguate, regole uguali per tutti e una Pac forte, il reddito delle imprese agricole e la tenuta delle aree rurali sono seriamente a rischio». Per il presidente di Cia Marche, l’accordo potrà funzionare solo «se le clausole di salvaguardia saranno applicate in modo tempestivo e trasparente, garantendo una concorrenza davvero equa».
Macerata, lavori in via Zara: divieti e limitazioni fino a marzo
Il comando della Polizia locale di Macerata ha emesso un’ordinanza per la regolamentazione temporanea della circolazione stradale in occasione dei lavori di rifacimento del marciapiede di via Zara. Il provvedimento sarà in vigore dal 12 gennaio al 12 marzo, con validità h24, e interesserà un tratto significativo della viabilità cittadina. In particolare, in via Zara, nel segmento compreso tra viale Giacomo Leopardi e via Armaroli, sarà istituito il divieto di sosta con rimozione coatta su entrambi i lati della carreggiata, ad eccezione dei veicoli della ditta incaricata dell’esecuzione dei lavori. Nello stesso tratto verrà inoltre introdotto un limite massimo di velocità di 30 chilometri orari, al fine di garantire la sicurezza di operai e utenti della strada. Ulteriori modifiche alla sosta riguarderanno viale Giacomo Leopardi, in prossimità della fermata degli autobus. In questa area sarà attivo il divieto di sosta con rimozione coatta in corrispondenza degli stalli, per un totale di sei posti auto, anche in questo caso riservando l’accesso ai soli mezzi della ditta impegnata nei lavori. L’Amministrazione invita i cittadini a prestare attenzione alla segnaletica temporanea e a programmare gli spostamenti tenendo conto delle modifiche alla viabilità, necessarie per consentire il regolare svolgimento dell’intervento e migliorare la sicurezza e la fruibilità degli spazi urbani.

cielo coperto (MC)



