Economia
Viviamo Civitanova: "Senza parcheggi e accessibilità il commercio rischia”
Civitanova Marche conferma il suo ruolo di principale polo commerciale della provincia di Macerata. I dati ufficiali sulle imprese attive mostrano numeri inequivocabili: la città conta circa 4.500 imprese, di cui 1.150 nel settore commercio, superando anche Macerata, che ne registra circa 3.800 complessive e 856 nel comparto commerciale. A commentare questi numeri è il gruppo Viviamo Civitanova, che sottolinea l’importanza della centralità commerciale della città. “Civitanova non è una città come le altre della provincia – affermano –. La nostra vocazione è chiara: attrazione, consumo e commercio. È questa capacità di attrarre flussi di persone che rende la città strategica, ma anche più esposta a sfide legate all’accessibilità e all’accoglienza”. Secondo Viviamo Civitanova, il bacino reale di utenza della città supera le 100.000 persone, considerando i residenti dei comuni limitrofi e delle aree raggiungibili in 15-25 minuti. “Non siamo solo 42.000 abitanti: ogni giorno Civitanova serve più del doppio della sua popolazione residente”, sottolineano i rappresentanti dell’associazione. Il gruppo evidenzia come la tenuta del commercio cittadino sia legata alla capacità della città di accogliere visitatori. “Chi sceglie Civitanova lo fa perché trova più offerta, più servizi e più vitalità – spiegano –. Ma senza parcheggi adeguati e senza una città pensata per accogliere i flussi sovracomunali, il rischio è che l’utenza si sposti altrove, e la crescita graduale diventi un declino”. Viviamo Civitanova lancia quindi un chiaro appello all’amministrazione: “Lavorare su accoglienza, accessibilità e parcheggi non è una scelta, ma una necessità se vogliamo continuare a essere il bacino commerciale della provincia. Mettere oggi le basi per politiche concrete significa proteggere il commercio di domani.
Zes e agricoltura, Coldiretti illustra le opportunità alle imprese marchigiane
La Zona Economica Speciale può incidere anche sul comparto agricolo marchigiano. Per questo Coldiretti Marche ha avviato una serie di incontri informativi sul territorio, rivolti alle imprese, per illustrare contenuti, strumenti e ricadute operative della Zes, con il supporto di tecnici ed esperti del settore. Una delle tappe si è svolta all’Abbadia di Fiastra, dove Coldiretti Macerata, con il presidente Francesco Fucili e il direttore David Donninelli, ha approfondito temi centrali come lo sportello unico, il credito d’imposta Zes, il piano Industria 4.0, l’iperammortamento e le opportunità legate all’innovazione tecnologica. “In vista dell’apertura dei nuovi bandi – ha spiegato il presidente Fucili – abbiamo voluto avviare questo percorso di incontri insieme ai nostri fiscalisti per far comprendere fino in fondo la portata di uno strumento strategico, capace di sostenere la crescita e la competitività dei territori e rafforzare il ruolo dell’agricoltura come motore di sviluppo economico, occupazionale e ambientale”. Oltre alle semplificazioni amministrative valide su tutto il territorio marchigiano, le PMI agricole con sede nei Comuni ricadenti nelle aree più svantaggiate – 48 solo nella provincia di Macerata – possono accedere a un credito d’imposta pari al 58,78% per investimenti in macchinari agricoli, tecnologie 4.0, impianti di irrigazione, laboratori di trasformazione, energie rinnovabili ed efficientamento energetico. Gli esempi concreti illustrati durante l’incontro rendono evidente l’impatto della misura: a fronte di un investimento di 250mila euro per trattore e attrezzature, l’azienda può ottenere un beneficio fiscale di 146.950 euro, riducendo il costo reale a poco più di 103mila euro. Ancora più vantaggioso il caso di un trattore 4.0 interconnesso da 150mila euro, che consente di cumulare il credito Zes con Industria 4.0, arrivando a un recupero complessivo di oltre 118mila euro, pari a quasi il 79% dell’investimento. “Le imprese agricole – ha sottolineato il direttore Donninelli – avranno la possibilità di programmare gli investimenti con una visione di medio-lungo periodo, ammodernando il settore nel segno dell’innovazione tecnologica, al servizio dell’imprenditore e di una gestione sempre più efficiente”.
CBF Balducci vola oltre i 50 milioni e guarda a Oriente: "L'India è la nuova frontiera per il nostro export"
Un ponte commerciale tra le colline maceratesi e le metropoli indiane. Il Gruppo CBF Balducci di Montecassiano, punto di riferimento europeo nell’abbigliamento professionale, consolida la sua strategia di espansione globale puntando con decisione sul mercato asiatico. Una scommessa che i numeri premiano: il 2025 si è chiuso con un fatturato di 51,5 milioni di euro, segnando una crescita record del 20% rispetto all'anno precedente. Al centro di questa visione internazionale c'è l'acquisizione, avvenuta nel luglio 2024, del 49,5% di P&P Loyal, azienda di La Spezia (da 20 milioni di fatturato) che controlla una filiera tessile integrata a Chennai e in altre tre città indiane: Sattur, Kovilpatti e Cuddalore. "L'accordo commerciale siglato tra UE e India apre nuove frontiere e rappresenta una straordinaria opportunità sia per l’import che per l’export", spiega Massimiliano Balducci, Ceo di CBF Balducci Group. Secondo l'imprenditore, il nuovo trattato di libero scambio, che porterà i dazi vicino allo zero, garantirà un risparmio consistente e una maggiore competitività per le imprese del territorio che scelgono di internazionalizzarsi. L'operazione, tuttavia, non guarda solo ai profitti ma anche all'etica del lavoro. "Sotto l’aspetto sociale vi sono ancora disuguaglianze da sanare – aggiunge Balducci – e noi abbiamo preteso negli stabilimenti standard di sicurezza per la manodopera in linea con quelli europei. Per chi produce abbigliamento antinfortunistico, era inaccettabile qualsiasi compromesso". Il futuro del Gruppo è già tracciato: l'India non sarà più solo un centro produttivo, ma un mercato di destinazione dove il know-how italiano sarà fondamentale. "Molto presto il settore tessile indiano richiederà la nostra qualità, così come già accade per la meccanica e la chimica", conclude Balducci, sottolineando come l’eccellenza di Montecassiano sia pronta a rispondere alle sfide di un mondo che cambia velocemente.
Borghi terremotati, Federcontribuenti Marche al Governo:"Occorrono atti concreti. Qui c'è potenziale di crescita"
"Il Governo deve occuparsi di quel 96% di territorio che non è ancora una destinazione turistica. È in quelle aree che c’è il vero potenziale di crescita”: parole condivisibili della ministra Santanchè, ma che devono tradursi in atti concreti verso i territori più fragili e dimenticati, come i borghi dell’Italia centrale colpiti dal sisma del 2016 e 2017". E' il commento della Segretaria Regionale Marche di Federcontribuenti, Maria Teresa Nori, alle parole della ministra del turismo in una conferenza stampa al Forum internazionale di Milano soffermandosi sulla bellezza dei borghi storici. "Visso, Ussita, Castelsant’Angelo e tanti altri piccoli comuni in particolare del maceratese - fa presente Maria Teresa Nori - non sono solo “punti sulla mappa”, ma comunità che resistono ogni giorno alla crisi, alla burocrazia, allo spopolamento. La resilienza di commercianti, operatori economici, presìdi sanitari come le piccole farmacie, è l’anima viva di questi borghi". Federcontribuenti sottolinea infine "l'ottimo lavoro del Commissario alla Ricostruzione Guido Castelli" ma chiede al Governo "di non dimenticare questo pezzo d’Italia sventrato ma mai arreso. Investire qui non è solo doveroso, è un’occasione di rilancio per un’Italia più equa, coesa e viva".
Viviamo Civitanova incontra Confcommercio: “Affitti troppo alti, attività storiche con le spalle al muro”
Si è svolto nella giornata di venerdì un importante tavolo di confronto tra l’Associazione Viviamo Civitanova APS e Confcommercio Marche, dedicato alle principali criticità che interessano il commercio di vicinato e i centri urbani, con particolare riferimento alla realtà di Civitanova Marche. All’incontro, ospitato presso la sede di Confcommercio Marche, ha partecipato una delegazione dell’Associazione composta dalla presidente Manola Gironacci, dalla vicepresidente Barbara Martinarelli e da Vitaliana Acciarri. Per Confcommercio erano presenti il direttore generale di Confcommercio Marche e Confcommercio Marche Centrali, Massimiliano Polacco, la responsabile dell’Area sindacale, marketing e territorio, Federica Polacco, la responsabile del Servizio credito, Katia Cicola, e il referente sindacale per il settore commercio, Andrea Curtatoni. Il confronto, durato oltre due ore, si è svolto in un clima di ascolto e dialogo approfondito. L’Associazione Viviamo Civitanova ha portato al tavolo le istanze raccolte quotidianamente sul territorio, restituendo un quadro concreto delle difficoltà che oggi affrontano i commercianti locali. Il primo tema affrontato è stato quello della carenza cronica di parcheggi, considerata una delle principali cause di penalizzazione dell’accessibilità ai centri urbani. "È stato ribadito come nessuna misura di sostegno, incentivo o bando possa produrre effetti reali se cittadini e visitatori non hanno la possibilità concreta di raggiungere agevolmente le attività commerciali. Senza accessibilità, ogni politica di rilancio rischia di restare inefficace",spiega l'associazione. Ampio spazio è stato dedicato anche al tema dei canoni di locazione elevati, che colpiscono soprattutto le attività già insediate da anni. Se per le nuove aperture il mercato tende a riequilibrarsi in base alla domanda, per i commercianti storici il problema principale resta la difficoltà di rinegoziare i contratti. "Molti esercenti si trovano “con le spalle al muro”, consapevoli che un cambio di sede comporterebbe costi insostenibili legati al nuovo civico, all’allestimento dei locali e alla perdita dell’avviamento commerciale". L’Associazione ha inoltre sottolineato la necessità di un sostegno mirato alle attività storiche dei centri urbani, vere e proprie sentinelle di identità, vivibilità e qualità urbana. Imprese che hanno resistito nel tempo e che hanno attraversato anche il periodo più critico della pandemia. Proprio durante l’emergenza Covid, molte di queste attività hanno dovuto ricorrere a finanziamenti bancari, spesso garantiti dal Medio Credito, per far fronte ai pagamenti dei fornitori in una fase di totale blocco delle vendite. "Oggi quei mutui, sommati alla riduzione dei consumi, all’aumento dei costi e alla rigidità delle spese fisse, rappresentano un peso enorme sulla gestione quotidiana delle imprese decennali, rendendo urgente l’attivazione di strumenti di sostegno strutturali e specifici", prosegue l'associazione. Il confronto con Confcommercio Marche è stato definito dall’Associazione come reale, costruttivo e approfondito. Le criticità emerse sono state pienamente condivise e riconosciute come centrali, entrando a far parte delle analisi e delle linee di lavoro dell’Associazione di categoria, che ha espresso la volontà di muoversi in maniera coordinata su questi temi. Dall’incontro nasce dunque un percorso comune tra Confcommercio Marche e Viviamo Civitanova Aps, con l’obiettivo di condividere priorità, strategie e azioni da portare sui tavoli istituzionali, a tutela del commercio di vicinato e della vitalità dei centri urbani. L’Associazione Viviamo Civitanova ha infine espresso sincera gratitudine per l’ospitalità e il confronto, ribadendo la convinzione che solo attraverso un lavoro condiviso e coordinato sia possibile costruire risposte efficaci e durature per il commercio locale.
Nasce Certis Marche: a Civitanova la prima comunità energetica tra imprese per un’energia a chilometro zero
Il territorio marchigiano segna un passo storico nel percorso verso la transizione ecologica con la nascita ufficiale di CERTIS Marche, la nuova Comunità Energetica Rinnovabile (CER) tra imprese solidali che mette in rete per la prima volta tutte le cabine primarie della regione. L'iniziativa, presentata a Civitanova Marche, si pone l'ambizioso obiettivo di favorire la produzione e il consumo di energia rinnovabile reale, tracciata e misurata direttamente tra le realtà produttive del territorio. Il progetto vanta come partner capofila il Banco Marchigiano e la Claai Federazione Artigiani e PMI delle province di Fermo e Ascoli Piceno, con il supporto tecnico di Solar Info Community e dell'Associazione Centro per le Comunità Solari. Grazie a questo nuovo ecosistema, il Banco Marchigiano si distingue come la prima banca della regione a consumare "vera energia verde", ovvero energia prodotta e scambiata fisicamente all'interno della comunità e monitorata tramite smart meter. A differenza dei semplici certificati "green" d’acquisto, questo modello garantisce una filiera corta dell'energia che entra direttamente nei contatori delle imprese aderenti, introducendo uno standard ESG basato sulla tracciabilità territoriale. CERTIS Marche rappresenta un'evoluzione delle CER tradizionali, superandone i limiti normativi grazie a una piattaforma tecnologica inclusiva che permette anche a grandi soggetti come gli istituti bancari di certificare l'energia condivisa con la collettività. Il progetto si innesta su un'esperienza già consolidata dal 2023 nelle sezioni locali di Civitanova Marche, Pesaro e Montegiorgio, dove circa cinquanta famiglie condividono oltre 120 MWh di energia fotovoltaica domestica ogni anno. Di questa produzione, circa la metà viene ceduta a utenti esterni come lo stesso Banco Marchigiano, generando premialità per quasi 15.000 euro già erogati sotto forma di coupon spendibili nei negozi di prossimità. L’iniziativa punta dunque a rafforzare il tessuto produttivo regionale riducendo i costi energetici e migliorando il rating di sostenibilità delle imprese, trasformando progressivamente i centri urbani in vere "Città Solari" inclusive. Per illustrare nel dettaglio i vantaggi e le modalità di adesione, CERTIS Marche verrà presentata ufficialmente alla cittadinanza e alle imprese il prossimo 29 gennaio alle ore 17:30 presso la sala conferenze del Banco Marchigiano a Civitanova
Accordo Ue-Mercosur, via libera alla firma: opportunità globali e timori per la carne bovina marchigiana
Con il via libera del 9 gennaio dei 27 ambasciatori dell’Unione europea, l’accordo di libero scambio Ue-Mercosur entra nella fase conclusiva. Sabato 17 gennaio la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen firmerà ufficialmente l’intesa in Paraguay, aprendo a un mercato integrato da oltre 700 milioni di consumatori tra Europa e Sud America. L’accordo mira a ridurre o eliminare la maggior parte dei dazi doganali (91%), favorendo le esportazioni europee di auto, macchinari e farmaceutica e, al contempo, l’ingresso nel Mercato unico di prodotti agricoli sudamericani, dalla carne alla soia. Per Bruxelles è anche una scelta strategica per diversificare i partner commerciali e ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti, in un contesto internazionale segnato da nuove tensioni geopolitiche. Il percorso resta però politicamente fragile. Dopo oltre 25 anni di negoziati e un’intesa preliminare fallita nel 2019, l’accordo è stato sbloccato solo nel dicembre 2024, per poi subire un nuovo rallentamento a causa delle proteste degli agricoltori europei. Le garanzie offerte dalla Commissione, tra cui una clausola di salvaguardia sulle importazioni agricole e maggiori risorse per la Politica agricola comune, hanno convinto anche l’Italia a dare il proprio assenso. Resta ora il passaggio più delicato: la ratifica da parte del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali, dove il rischio di bocciature non è scongiurato. Tra i territori più esposti alle conseguenze dell’accordo ci sono le Marche e, in particolare, la filiera della carne bovina marchigiana. La regione rischia di trovarsi a competere direttamente con produzioni sudamericane ottenute dalla stessa razza Marchigiana, esportata geneticamente all’estero decenni fa ma allevata oggi con costi molto più bassi e regole meno stringenti. Un paradosso che mette in difficoltà un comparto già in declino da anni, caratterizzato da rese inferiori ma da una qualità elevata, non adeguatamente valorizzata né sostenuta da politiche strutturali di lungo periodo. (fonte Marche Agricole) Preoccupazioni analoghe arrivano anche da Assalzoo, che vede nell’accordo un rischio concreto di distorsione competitiva per l’intera filiera agro-zootecnica italiana. Le normative europee impongono standard molto elevati su sostenibilità, sicurezza alimentare e benessere animale, con costi che non trovano equivalenti nei Paesi del Mercosur. Senza una reale reciprocità delle regole e controlli efficaci, l’apertura del mercato potrebbe favorire importazioni a basso costo, mettendo sotto pressione il valore del Made in Italy e la trasparenza verso il consumatore finale. (Fonte Adriaeco) La firma in Paraguay segnerà solo l’inizio dell’ultima fase dell’accordo. Il confronto tra opportunità economiche e tutela delle filiere agricole è tutt’altro che chiuso. Sarà nelle ratifiche nazionali che si deciderà se il libero scambio prevarrà sulle paure del mondo rurale europeo. (foto Ansa)
Tombolini è ufficialmente "Marchio Storico": riconoscimento come eccellenza italiana dal Ministero
Un riconoscimento che profuma di storia, di ago e filo, ma soprattutto di futuro. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha conferito ufficialmente a Tombolini il prestigioso titolo di Marchio Storico di Interesse Nazionale, un’onorificenza riservata ai brand che rappresentano e custodiscono l’eccellenza produttiva del Paese. L’iscrizione nel Registro Speciale certifica il profondo valore culturale, identitario e imprenditoriale dell'azienda, confermandone il ruolo di custode della grande tradizione sartoriale italiana da oltre sessant'anni. Questo sigillo permetterà alla Maison di utilizzare il logo ufficiale per tutte le attività promozionali, attestando un’autenticità e una continuità produttiva che trovano riscontro anche nella versione internazionale, l'Italian Historical Trademark, pensata per certificare il prestigio del brand sui mercati esteri. Per Tombolini questo traguardo rappresenta un momento di svolta e una conferma autorevole di un percorso che da generazioni si fonda sul savoir-faire artigianale, sull'ingegno e sulla cultura del dettaglio coltivata con passione nel cuore delle Marche. Si tratta di un’eredità viva che continua a evolversi, trasformando la memoria storica in uno stile contemporaneo capace di guardare al domani. Proprio in quest’ottica di legame con il territorio e con le nuove generazioni, l’azienda porta avanti con successo il progetto educativo "Tombolini for Kids – Percorso Scuola". Si tratta di un’iniziativa che avvicina i più giovani al mondo della creatività e del Made in Italy, sensibilizzandoli al riuso consapevole dei materiali e invitandoli a progettare la loro personale giacca Zero Gravity attraverso laboratori dedicati. Il riconoscimento ministeriale arriva in un periodo di straordinaria vitalità per il brand, che ha appena presentato la nuova collezione Autunno/Inverno 2026 Zero Gravity Gold. In questa proposta l’eleganza maschile si fa morbida e vitale, con silhouette che si alleggeriscono e volumi rilassati che superano il concetto di slim-fit per abbracciare un dinamismo inedito. I codici classici dialogano armoniosamente con materiali di altissima qualità come il cashmere, i misti seta-lana resistenti al tempo e i velluti alleggeriti, arricchiti da dettagli in pelle e suede. La collezione diventa così un vero manifesto di stile e l’incarnazione autentica dei valori di una Maison che, rafforzando la propria visione orientata al futuro, entra ufficialmente nel novero delle eccellenze assolute del sistema moda italiano.
Svolta sui dazi della pasta italiana negli Usa: taglio delle tariffe antidumping di Trump, cosa comporta
La vicenda dei dazi americani sulla pasta italiana ha registrato una svolta rilevante che attenua un rischio inizialmente molto grave per il Made in Italy. Come ricordato dalla Farnesina, sulla base delle comunicazioni ufficiali del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, il 4 settembre 2025 erano stati pubblicati i risultati preliminari dell’indagine antidumping sulle importazioni di pasta straniera, con il coinvolgimento di 13 marchi italiani accusati di pratiche di dumping, ovvero di esportazioni verso gli Stati Uniti a prezzi inferiori a quelli di mercato. L’ipotesi iniziale prevedeva l’applicazione di un dazio del 91,74%, una percentuale che avrebbe compromesso in modo drastico la competitività della pasta italiana sul mercato americano. Nella fase preliminare dell’indagine, le autorità statunitensi avevano ritenuto insufficiente la cooperazione di due aziende individuate come rispondenti obbligatori, La Molisana e Garofalo, applicando loro il livello tariffario massimo previsto dalla procedura. Lo stesso trattamento era stato esteso anche agli altri undici produttori coinvolti, tra cui Barilla. Le imprese interessate hanno però respinto le accuse, sostenendo di aver sempre collaborato pienamente. Il Governo italiano ha fatto proprie queste argomentazioni, presentando una memoria difensiva tramite l’Ambasciata a Washington, affiancata da un intervento analogo della Commissione Europea. Successivamente le aziende hanno fornito documentazione supplementare al Department of Commerce, consentendo nuovi approfondimenti. I tempi dell'indagine si sono nel frattempo allungati anche a causa della sospensione provvisoria dell'amministrazione Usa legata al cosiddetto shutdown, che ha fatto slittare la conclusione al marzo 2026, poi fissata all’11 marzo. Alla luce delle verifiche svolte, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha comunicato in anticipo alcune valutazioni che riducono in modo significativo i dazi provvisori annunciati a settembre. Le aliquote sono state riviste dal 91,74% al 2,26% per La Molisana, al 13,98% per Garofalo e al 9,09% per gli altri undici produttori non campionati. Questi valori si aggiungono al 15% di dazi orizzontali concordati a fine luglio 2025 tra Usa e Unione Europea per la generalità dei prodotti europei. Le aziende hanno ora la facoltà di presentare ulteriori osservazioni, mentre l'efficacia delle misure resta sospesa fino alla conclusione definitiva dell’indagine. La riduzione delle aliquote rappresenta un segnale positivo per un comparto che negli Stati Uniti trova il primo mercato extraeuropeo, con un export che supera i 670 milioni di euro, evitando un impatto che avrebbe potuto superare il 100% di carico tariffario complessivo. Nelle Marche questa notizia ha un peso particolare, perché il mercato americano incide in modo significativo sull’equilibrio della filiera regionale della pasta. Quando gli Stati Uniti introducono barriere commerciali, l’export rallenta, gli ordini si bloccano e le imprese rinviano investimenti e assunzioni, con effetti che vanno oltre i singoli marchi coinvolti nell’indagine. In una regione dove operano realtà come Pasta di Camerino, i pastifici di Campofilone e la cooperativa Girolomoni nel Pesarese, che riunisce più di 450 aziende agricole e produttive, l’incertezza sui dazi crea instabilità prospettica e frena la crescita. I dati mostrano come l’export marchigiano di pasta secca verso gli Stati Uniti, pari a 2,6 milioni di euro nel 2024, abbia subito un rallentamento nel 2025, confermando quanto il clima politico-commerciale influenzi direttamente occupazione, investimenti e strategie industriali. La revisione al ribasso dei dazi offre quindi una boccata d’ossigeno, ma il settore resta in attesa della decisione finale, consapevole che dal dialogo tra istituzioni dipendono le prospettive future di una parte importante del Made in Italy regionale.
Legge di bilancio: nuove regole Zes Unica, stop alla maggiorazione con beni Transizione 5.0
Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge di Bilancio (legge 199/2025) emerge in modo chiaro una previsione destinata a incidere profondamente sull’operatività del credito d’imposta Zes Unica. Non si tratta di una possibile interpretazione né di un orientamento restrittivo della prassi amministrativa, ma di una scelta normativa esplicita: la maggiorazione del 14,6% non spetta nel caso in cui anche un solo bene incluso nel progetto di investimento risulti agevolabile nell’ambito della Transizione 5.0. La disposizione opera in modo automatico e generalizzato, colpendo l’intero investimento e non la singola componente riconducibile alla 5.0. È quindi sufficiente che una parte anche minima del progetto rientri nel perimetro della Transizione 5.0 affinché venga meno la maggiorazione Zes sull’intero valore dell’investimento, indipendentemente dalla sua dimensione complessiva e dalla natura degli altri beni coinvolti. Questo profilo appare particolarmente critico se si considera l’eterogeneità degli investimenti ammissibili alla Zes Unica. All’interno di uno stesso progetto possono coesistere beni strumentali ordinari, macchinari non interconnessi, opere infrastrutturali e, in alcune fattispecie, anche componenti immobiliari del tutto estranee alla Transizione 5.0. Tuttavia la norma non consente alcuna separazione o compartimentazione dell’investimento. È sufficiente, ad esempio, un singolo macchinario da 100 mila euro conforme ai requisiti 5.0 per determinare la perdita della maggiorazione su un investimento complessivo pari a 5 milioni di euro. Ne deriva un evidente effetto distorsivo. L’impresa che ha strutturato un progetto ampio e articolato, includendo anche una quota marginale di innovazione tecnologica avanzata, risulta penalizzata rispetto a chi mantiene l’investimento su un profilo meno evoluto. In questo modo l’innovazione non viene incentivata, ma si trasforma in un fattore di esclusione che azzera un beneficio territoriale concepito per sostenere i grandi insediamenti produttivi nel Mezzogiorno. La scelta legislativa costringe le imprese a una decisione forzata e poco efficiente. Da un lato si può rinunciare alla Transizione 5.0 per non compromettere la Zes Unica, dall’altro si può accettare la perdita della maggiorazione Zes anche su beni e spese che non presentano alcuna connessione con la 5.0. In entrambe le ipotesi viene meno la possibilità di realizzare progetti integrati, coerenti e industrialmente razionali. Questa previsione si inserisce in un contesto di progressiva compressione degli incentivi, non attraverso la loro eliminazione formale, ma mediante regole di cumulabilità sempre più rigide e incompatibilità generalizzate che incidono sull’intero investimento anziché sulle singole componenti. La Zes Unica, invece di rafforzarsi come strumento centrale di politica industriale, rischia così di perdere attrattività proprio per i progetti più rilevanti sotto il profilo dimensionale e tecnologico. Non vi è spazio per l’attesa di chiarimenti interpretativi, poiché la scelta è già stata compiuta dal legislatore. La legge di Bilancio ha fissato un principio netto e difficilmente superabile in sede applicativa: è sufficiente un singolo bene per compromettere l’intero impianto agevolativo.
Saldi invernali al via nelle Marche: "Attesa spesa media di 130 euro a persona"
Partono domani, 3 gennaio, i saldi invernali nelle Marche, uno degli appuntamenti commerciali più attesi dell’inizio dell’anno. Le vendite di fine stagione proseguiranno fino al 1° marzo 2026, secondo quanto stabilito dalla Giunta regionale lo scorso 1° dicembre, in linea con il calendario condiviso a livello nazionale dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome. Resta confermato anche nelle Marche il divieto di vendite promozionali nei 30 giorni precedenti l’avvio dei saldi, una misura pensata per garantire trasparenza e correttezza del mercato a tutela dei consumatori. Secondo le stime di Confcommercio Marche, elaborate dall’Ufficio Studi sulla base dei dati storici e delle dinamiche dei consumi regionali, la spesa media prevista si attesta intorno ai 130 euro a persona e ai 290 euro a famiglia. Un livello che colloca i saldi invernali tra i principali momenti di attivazione della domanda interna, con un giro d’affari complessivo stimato in diverse centinaia di milioni di euro. Numeri che confermano come i saldi rappresentino molto più di una semplice occasione di acquisti a prezzo ridotto: sono un vero indicatore dello stato di fiducia delle famiglie e un passaggio cruciale per il commercio marchigiano, in particolare per il settore moda, che riveste un ruolo centrale nel tessuto economico e occupazionale della regione. Confcommercio Marche richiama anche le valutazioni della Federazione Moda Italia-Confcommercio, secondo cui i saldi invernali costituiscono un appuntamento strategico per il rilancio dei consumi nel comparto moda e per il sostegno al potere d’acquisto delle famiglie. Le vendite di fine stagione producono benefici diffusi: consentono ai consumatori di acquistare prodotti di qualità a prezzi più convenienti e, allo stesso tempo, contribuiscono a rivitalizzare i centri urbani, rafforzando il ruolo dei negozi di prossimità come presìdi economici e sociali. Non manca anche un effetto positivo sul turismo, con visitatori attratti da un’esperienza di acquisto autentica, basata su convenienza reale, trasparenza e fiducia. L’avvio dei saldi si inserisce inoltre in un contesto macroeconomico in miglioramento, come evidenziato dai più recenti dati Istat analizzati dall’Ufficio Studi Confcommercio. A dicembre, l’indicatore di fiducia delle imprese sale a 96,5, mentre quello dei consumatori raggiunge 96,6, il valore più alto degli ultimi mesi. Migliorano sia le valutazioni sul presente sia le aspettative future, soprattutto tra le famiglie. Dal punto di vista normativo, i saldi rientrano nelle vendite straordinarie, così come definite dal Decreto legislativo 114/1998 e dalla Legge regionale Marche n. 29 del 2014. Durante il periodo dei saldi è obbligatorio indicare il prezzo più basso praticato nei 30 giorni precedenti, la percentuale di sconto e il prezzo finale. Devono essere accettati i pagamenti elettronici; il cambio della merce non è obbligatorio, salvo in caso di prodotti difettosi o non conformi. Le violazioni sono sanzionate con multe fino a 3.098 euro. Per Confcommercio Marche, i saldi invernali rappresentano dunque un passaggio decisivo non solo per l’impatto economico diretto, ma anche per il valore che assumono in termini di fiducia, vivacità urbana e qualità dell’offerta commerciale, in una fase che apre prospettive concrete di rilancio per l’economia regionale.
Crowdfunding, successo per “Due di Noi”: raccolti oltre 12mila euro per il film sull’inclusione
Si è conclusa con successo la prima campagna di crowdfunding organizzata nell’ambito del programma “Insieme per il Bene Comune “promosso e sostenuto dal Banco Marchigiano. Il progetto “Due di Noi”, per il quale nei mesi scorsi è scattata la raccolta fondi, è della cooperativa Casa della Gioventù di Senigallia – Centro diurno “L’Aquilone” di Mondavio - e prevede la realizzazione di un film che sarà dedicato ai temi dell’inclusione e dell’autodeterminazione delle persone con disabilità. La raccolta fondi ha oltrepassato quota 12 mila euro, più che raddoppiando l’obiettivo iniziale e avverando così il sogno della Cooperativa di dare il via alla produzione del film. Il Banco Marchigiano ha contribuito con l’erogazione di un contributo pari al 30 % dell’importo raccolto online, ovvero con un importo di quasi 4 mila euro. “Due di Noi”, che sarà anche il titolo del film stesso, è un progetto cinematografico che vede protagonisti 16 giovani attori con disabilità, tutti utenti del Centro diurno “L’Aquilone”. Attraverso le loro storie e la loro interpretazione, il film racconterà la forza della partecipazione, il valore della diversità e il potere trasformativo del lavoro di gruppo. Dopo l’esperienza di “Fuori Centro”, il documentario premiato al San Benedetto Film Fest e presentato persino in udienza papale, la cooperativa Casa della Gioventù torna a unire arte e sociale, ribadendo che la disabilità può essere non un limite, ma una forma potente di espressione. Il progetto, dunque, ha potuto contare su una campagna partecipata, che ha mobilitato una moltitudine di donatori e una rete di cittadini, associazioni e imprese locali. “La risposta del territorio è stata straordinaria – commenta il direttore generale del Banco Marchigiano, Massimo Tombolini – e conferma quanto una comunità unita possa generare valore. Come banca del territorio, il nostro obiettivo è accompagnare questi percorsi, sostenendo la trasformazione di buone idee in progetti concreti, capaci di creare impatto e valore duraturo per la comunità”. I fondi raccolti consentiranno di avviare le fasi di produzione, riprese e montaggio del film, che sarà presentato nel corso del 2026 in anteprima nelle Marche. La Cooperativa spende belle parole di ringraziamento per il Banco Marchigiano, che ha promosso il crowdfunding: “Grazie a Banco Marchigiano per questa opportunità di Crowdfunding che fa si che il nostro progetto cinematografico possa prendere vita e arrivare in breve tempo nelle sale cinematografiche per raccontare una sana inclusione e il valore della diversità”. Con questo progetto, il Banco Marchigiano ha lanciato una nuova iniziativa a sostegno del terzo settore, investendo su strumenti innovativi come il crowdfunding e la formazione specializzata. Inoltre in questi giorni sono partite altre campagne di crowdfunding a supporto di belle realtà territoriali: una per l’”Associazione Culturale il Borgo” di Montecosaro, una per il “Civitanova Film Festival” e una per l’Ambulatorio di Rosy”.
Lavoro, nelle Marche occupate solo il 69% delle mamme con figli minori: crescono i nuclei monoparentali
La ricerca "Le equilibriste. La maternità in Italia 2025" a cura di Alessandra Minello per Save the Children fotografa un decennio di persistenti squilibri tra genitorialità e partecipazione al lavoro. In Italia, le madri continuano a confrontarsi con un mercato del lavoro che penalizza la presenza di figli, in un contesto sociale che ancora attribuisce alla donna la responsabilità principale della cura familiare. La denatalità e il calo delle nascite, insieme a nuclei familiari sempre più piccoli e fragili, accentuano il fenomeno. Nel 2024 sono nati 370.000 bambini, con un calo del 2,6% rispetto al 2023, e il tasso di fecondità totale è sceso a 1,18 figli per donna, mentre l’età media al parto è di 32,6 anni (ISTAT, 2025). Nel Centro Italia e nelle Marche emerge chiaramente lo svantaggio occupazionale femminile legato alla maternità. Nel 2024, il tasso di occupazione delle donne tra i 25 e i 54 anni senza figli era del 74,3%, scendendo al 69,2% tra le madri con figli minori. La penalizzazione cresce con il numero di figli e nelle fasce d’età centrali: tra le donne 35-44enni con due o più figli minori, il tasso di occupazione scende al 67,1%, contro il 95% degli uomini nella stessa condizione. L’inattività delle donne aumenta dal 19,9% senza figli al 26,4% con figli minori, mentre per gli uomini con figli minori l’inattività è solo del 3% (Save the Children, 2025). Per quanto riguarda i nuclei monoparentali, al Centro Italia le quote di madri sole e padri soli con figli risultano più elevate rispetto alla media nazionale, pari rispettivamente al 20,6% e al 6,0% del totale dei nuclei. Nelle Marche e in altre regioni centrali, tra il 2011 e il 2021, l’aumento dei nuclei con madri sole ha superato il 40% (ISTAT, 2021). Anche la distribuzione dei figli mostra una prevalenza del figlio unico tra i nuclei monoparentali, con il 70% dei nuclei con un solo figlio residente, spesso maggiorenne. A livello nazionale, i dati confermano uno scenario complesso: il tasso di occupazione femminile nella fascia 25-54 anni è del 64,9%, quasi venti punti inferiore a quello maschile, con un tasso di disoccupazione del 7,5% rispetto al 5,6% degli uomini. L’inattività cresce sensibilmente con la maternità, e le famiglie monoparentali mostrano livelli più elevati di povertà e deprivazione materiale. Le politiche familiari, pur in aumento di spesa rispetto al Pil (1,55% nel 2022), non hanno ancora colmato le disparità strutturali tra donne e uomini, né risposto adeguatamente alle esigenze delle madri sole. La fotografia complessiva del Paese evidenzia l’urgenza di interventi mirati a sostenere la maternità, garantire pari opportunità nel lavoro e ridurre le disuguaglianze territoriali e di genere, in particolare nel Centro e nel Sud Italia (Save the Children, 2025). Questi dati suggeriscono una riflessione più ampia sul legame tra lavoro e genitorialità in Italia. Lo svantaggio occupazionale che le donne affrontano mette di fronte molte madri a una scelta difficile: conciliare la maternità con la propria carriera o rinunciare temporaneamente - o permanentemente - alla genitorialità per preservare l’indipendenza economica e professionale. Negli ultimi anni, alcune misure legislative hanno cercato di sostenere i genitori: il Bonus per le nuove nascite (1.000 euro una tantum per figli nati o adottati dal 2025 con ISEE fino a 40.000 euro), le maggiorazioni dell’Assegno unico e universale (AUU) per il primo anno di vita dei figli, la decontribuzione per le madri lavoratrici fino al compimento del decimo anno del figlio più piccolo, e l’incremento dell’indennità del congedo parentale all’80% della retribuzione per tre mesi entro il sesto anno di vita del bambino. A queste si aggiungono gli investimenti nei servizi educativi per la prima infanzia attraverso il Pnrr e la Legge di Bilancio 2022, con l’obiettivo di raggiungere il 33% di copertura dei bambini 0-3 anni, e strumenti di welfare aziendale per migliorare la conciliazione tra lavoro e cura dei figli. Tuttavia, nonostante queste misure, molte famiglie - in particolare quelle a basso reddito - restano escluse dai benefici dei servizi e dei trasferimenti monetari, e le difficoltà di accesso ai nidi d’infanzia rimangono rilevanti. L’insieme delle politiche dimostra che, senza interventi più mirati e integrati, il peso della genitorialità continua a ricadere in misura sproporzionata sulle donne, confermando il fenomeno della scelta forzata tra essere madri o mantenere indipendenza professionale, con effetti diretti sulla denatalità e sulla partecipazione femminile al lavoro (Save the Children, 2025; ISTAT, 2025). Fonti: Le equilibriste. La maternità in Italia 2025, maggio 2025, a cura di Alessandra Minello, Save the Children; I nuclei familiari nei Censimenti della popolazione, anni 2011-2021, ISTAT; Indicatori demografici - Anno 2024, Istat
Fisco, Tosoni (Tutela Impresa): "Dicembre è un campo minato di scadenze. L'assedio di Natale"
Mentre l’Italia si prepara alle luci e ai pranzi in famiglia, per milioni di contribuenti e professionisti il mese di dicembre si è trasformato in un vero e proprio "assedio fiscale". A lanciare l'allarme è il Giuseppe Tosoni, dell’associazione Tutela Impresa di Civitanova Marche, che fotografa senza giri di parole una realtà fatta di fiato corto e nervi a pezzi. Secondo Tosoni, ci troviamo di fronte a una maratona forzata di adempimenti che quest’anno ha raggiunto livelli definiti "grotteschi". Un concentrato di obblighi che, a detta dell'esponente di Tutela Impresa," sembra studiato appositamente per mettere a dura prova la pazienza dei cittadini". "Dicembre è diventato un labirinto – afferma Tosoni – dove tra acconti, saldi, dichiarazioni tardive e ravvedimenti, ogni giorno spunta un termine nuovo, spesso più pesante del precedente". L'analisi di Tosoni si sofferma su un calendario trasformato in un "campo minato": le date dell’11, 16, 18, 27, 30 e 31 dicembre rappresentano tappe di un percorso dove ogni distrazione può costare carissima in termini di sanzioni e more. "Lo Stato continua a pretendere una puntualità assoluta – sottolinea il presidente di Tutela Impresa– ignorando che famiglie e imprese sono già schiacciate da costi alle stelle e da una burocrazia che non concede tregua". Ciò che più indigna, secondo l'associazione Tutela Impresa, è l’assurdità di questa concentrazione temporale. Tosoni si chiede perché il Paese debba vivere un "incubo fiscale" proprio quando dovrebbe tirare il fiato: "L’impressione diffusa è che la macchina fiscale non tenga minimamente conto della realtà né della sostenibilità di un simile carico. Il risultato è un accumulo di malcontento e frustrazione, la sensazione di essere prigionieri di un sistema che chiede moltissimo senza restituire". Il quadro delineato da Tosoni è inesorabile: "Il secondo acconto delle imposte sui redditi che si somma ai versamenti Iva, ai contributi previdenziali, alle rateazioni e alle dichiarazioni integrative. Un elenco infinito che rischia di trasformare anche il giorno di San Silvestro in un frenetico conteggio di cassa anziché in un momento di riposo". "L’Italia reclama un sistema fiscale più umano, razionale e rispettoso del tempo dei cittadini", conclude Giuseppe Tosoni. Il messaggio inviato da Tutela Impresa è chiaro: finché non si correggerà questa stortura, lo spirito delle feste sarà sempre soffocato dal "ticchettio implacabile delle scadenze", rendendo ogni Natale "un periodo di trincea invece che di serenità".
Manovra 2026, Zes e Transizione 5.0 al Senato: servono altri 3,5 miliardi
Le sessioni dedicate alla legge di bilancio riservano spesso colpi di scena e anche quella sulla manovra 2026 non fa eccezione. Al senato questa mattina ha preso forma un nuovo capitolo quando il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si è presentato davanti all’ufficio di presidenza della commissione Bilancio per annunciare che servono 3,5 miliardi di euro aggiuntivi. Il punto centrale riguarda la Zes Unica del Sud, per la quale il Governo è chiamato a trovare 1,3 miliardi necessari a evitare un taglio secco del 39,62% ai crediti d’imposta già prenotati dalle imprese. Senza questo intervento, le aziende che hanno programmato investimenti contando sugli incentivi fiscali della Zona economica speciale si troverebbero con benefici drasticamente ridotti, mettendo a rischio piani industriali e cantieri già avviati. Le risorse dovrebbero arrivare da una combinazione di nuove coperture e rimodulazioni di fondi esistenti, in un quadro complessivo che mantiene invariati i saldi di deficit e debito. Sul tema delle Zone economiche speciali si inserisce anche il dibattito aperto nelle Marche, dove il Partito democraticoha presentato in Consiglio regionale una proposta per aiutare i Comuni, soprattutto del centro-nord della Regione, rimasti esclusi dai benefici Zes, in particolare dal credito d’imposta per gli investimenti e dagli aiuti di Stato. I dem chiedono di utilizzare subito risorse già disponibili della programmazione regionale 2021-2027, pari a quasi 800 milioni di euro non ancora impegnati, tra fondi Fse, Fesr e Fondo di coesione. Secondo la capogruppo Valeria Mancinelli, si tratta di una cifra molto superiore ai fondi aggiuntivi Zes assegnati dopo l’ingresso di Marche e Umbria, che potrebbe sostenere sia le aree in difficoltà sia quelle già competitive, trasformandole in motore di sviluppo. La proposta nasce anche dalle richieste delle associazioni imprenditoriali e punta a un’iniziativa che parta dalle Regioni e dal Governo nazionale. Gli altri miliardi richiesti dal correttivo alla manovra servono innanzitutto a finanziare le imprese rimaste escluse da Transizione 5.0, per un importo stimato tra 1,7 e 1,8 miliardi, necessario a coprire la lista d’attesa creatasi dopo l’esaurimento delle risorse. Una parte dei fondi è inoltre destinata a rafforzare il fondo per il caro materiali, come sollecitato dalle aziende dell’edilizia, e a compensare le minori entrate dell’Inps legate alla scelta dei lavoratori di aderire alla previdenza complementare. Sul fronte delle coperture, il Governo guarda a un superacconto dell’85% del contributo obbligatorio al servizio sanitario nazionale versato dalle assicurazioni sulle polizze di responsabilità civile, a un possibile contributo delle Regioni per circa 200 milioni e alla rimodulazione temporale di alcune grandi voci di spesa già previste.

nubi sparse (MC)



