Economia
Emergenza rifiuti, Confindustria Macerata attacca la politica: "Costi insostenibili, serve soluzione subito"
Confindustria Macerata lancia l'ennessimo grido d'allarme. L'associazione degli industriali, stavolta, punta il dito contro lo stallo politico e istituzionale legato alla collocazione finale dei rifiuti. La posizione di Confindustria si evince da una nota rilasciata nella giornata di oggi. "Continuano a crescere i costi a carico delle imprese e dei lavoratori, rendendo insostenibile lo sviluppo del nostro territorio rispetto alle altre province delle Marche e al resto del Paese", si legge. Gli industriali stigmatizzano la paralisi a cui si assiste da mesi sul tema dell'ampliamento della discarica di Cingoli e sulla scelta dei nuovi siti idonei. "Assistiamo a continui scontri sulla stampa e a rimpalli di responsabilità politica che non aiutano a risolvere il problema - attacca la nota di Confindustria - L’impiantistica dei rifiuti è un tema di infrastrutture strategiche che dovrebbe non dividere la classe politica, ma appartenere alla cultura del governo di un territorio. Invece siamo costretti, imprese e cittadini, a conferire i nostri rifiuti fuori provincia e fuori regione con pesanti impatti sulla bolletta TARI e sui bilanci delle imprese". La criticità maggiore per Confindustria non riguarda soltanto la gestione della spazzatura urbana, ma colpisce soprattutto i rifiuti speciali generati dalle imprese. Da troppi anni nelle Marche non ci sono più discariche dedicate a questa categoria, viene denunciato: gli spazi residui ancora disponibili sono blindati per i rifiuti urbani e, in base alla nuova pianificazione regionale, la percentuale di conferimento degli speciali potrebbe "addirittura ridursi dal 50% al 30%". «Ci rammarica molto constatare di essere la Provincia meno virtuosa a livello impiantistico sul tema rifiuti - sottolineano gli industriali -. Nonostante i numerosi e reiterati appelli alle amministrazioni locali e ai governi regionali che si sono succeduti, tutti gli sforzi sono stati concentrati per raggiungere gli alti livelli di raccolta differenziata. Inoltre l’unico consorzio regionale presente, peraltro nella nostra provincia, avrebbe dovuto e potuto far dialogare tutti i Comuni della provincia. Niente di tutto questo: non si riesce a chiudere il cerchio della gestione sulla base dei principi di prossimità ed autosufficienza, richiesti dalla Comunità Europea e tanto decantati dalle Istituzioni". Se da un lato gli industriali guardano con favore all'inserimento del termovalorizzatore per il recupero energetico all'interno del nuovo Piano Regionale, dall'altro emerge una forte e immediata preoccupazione per il futuro prossimo e per i tempi di cantierizzazione dell'opera. "Ci conforta la previsione dell’impianto di chiusura ciclo inserito nel nuovo Piano Regionale, ma cosa accadrà nel periodo transitorio che prevede un arco temporale di almeno dieci anni fino alla realizzazione del termovalorizzatore?", si domandano da Confindustria. "La nostra Provincia non è ancora pronta per affrontare questo lungo periodo di transizione e siamo molto preoccupati che la situazione possa esplodere - prosegue la nota -. Se non verranno autorizzati ampliamenti e realizzati nuovi impianti, i costi diventeranno insostenibili. Il rischio altrimenti è del collasso della produzione". L'associazione confindustriale si rivolge quindi direttamente ai sindaci e alle istituzioni locali per sbloccare i progetti legati alle piattaforme di smaltimento, spronando la politica a un atto di responsabilità nei confronti del mondo del lavoro. "Confindustria Macerata rivolge l’ennesimo appello alla Provincia, alle amministrazioni locali ed alla collettività per individuare soluzioni rapide - conclude la nota -. È indispensabile e responsabile superare gli ostacoli tecnici ed ideologici che ostacolano la corretta gestione del rifiuto speciale e scoraggiano l’iniziativa privata alla realizzazione di nuovi impianti. La competitività di un territorio si misura sul possesso di infrastrutture in grado di accompagnare la crescita di una comunità. Troppo spesso si invoca l’incapacità di attrarre gli investimenti e la debolezza di un territorio, ma la causa è spesso l’assenza di queste infrastrutture di base. Purtroppo le imprese troppe volte vengono lasciate sole".
GoldenPlast, bilancio da 36 milioni e svolta storica: Ercoli nomina un Cda di super esperti
La GoldenPlast S.p.A., colosso del territorio nel settore delle materie plastiche, ridisegna il proprio futuro e blinda i conti al termine di un anno complesso per i mercati internazionali. Doppia svolta cruciale per l'azienda guidata dal patron Germano Ercoli: l'assemblea degli azionisti ha approvato il bilancio d’esercizio 2025 e, contestualmente, ha sancito il superamento della storica figura dell'amministratore unico con il varo di un nuovo e prestigioso Consiglio di Amministrazione che traghetterà la società fino al 2028. L’anno finanziario 2025 si è rivelato particolarmente difficile a causa delle forti tensioni geopolitiche globali, a partire dal conflitto tra Russia e Ucraina, passando per i dazi imposti dagli Stati Uniti fino alla crescente e invadente concorrenza dei prodotti provenienti dalla Cina. Nonostante questo scenario, il fatturato di GoldenPlast ha raggiunto i 36 milioni di euro, registrando una flessione del 10% rispetto all'anno precedente ma blindando un utile netto di 3.810.000 euro, un dato giudicato "estremamente positivo poiché in linea con i già ottimi livelli del 2024", ha affermato Ercoli. A dimostrazione della solidità patrimoniale della GoldenPlast, l'azienda ha scelto di non fermare gli investimenti sul territorio, portandoli avanti in totale autofinanziamento. Nel corso dell'anno sono stati erogati circa 350.000 euro in più nel monte stipendi, risorse destinate all’inserimento di cinque nuove unità di personale necessarie per l’avviamento del nuovo impianto produttivo. Oltre alla linea per la lavorazione dei polimeri tecnici, la società ha ultimato la costruzione di un nuovo capannone di 2.100 metri quadrati adibito a magazzino per le materie prime. Questi interventi aprono ufficialmente la strada a una decisa diversificazione industriale: l'azienda affiancherà alla storica produzione di gomma termoplastica anche lo sviluppo dei polimeri tecnici avanzati. La vera svolta strategica per il colosso marchigiano risiede nel cambio di modello organizzativo. Seguendo la linea già tracciata per l'Eurosuole, la GoldenPlast si dota di un Cda d'eccellenza composto da cinque figure di altissimo profilo nel mondo della finanza, delle grandi opere e della gestione d'impresa. Germano Ercoli assume la carica di presidente e amministratore delegato del Cda. Al suo fianco siederà il dottor Guido Cesarini, commercialista ed esperto di diritto societario e consulenza aziendale con ruoli di rilievo in primarie società italiane. Ingresso di primissimo piano anche per il professor Gian Luca Gregori, già rettore dell’Università Politecnica delle Marche fino al 2025, attuale presidente della Fondazione Universitaria per lo sviluppo imprenditoriale nonché membro del board di Terna S.p.A. e presidente del Cda del gigante delle infrastrutture Webuild (ex Salini Impregilo). Del consiglio farà parte anche Salvatore Giordano, figura storica di Confindustria, già direttore dell'associazione industriali di Pesaro Urbino e attuale presidente del Cda di Assindustria Consulting. A completare l'organo di controllo sarà Roberto Emili, laureato alla Politecnica delle Marche e stimato responsabile amministrazione e finanza della stessa GoldenPlast. A chiusura di questo storico passaggio, l’ormai ex amministratore unico Germano Ercoli ha voluto esprimere un sentito ringraziamento a tutti i dipendenti e collaboratori che, in 32 anni di attività, hanno permesso alla GoldenPlast di "superare le crisi cicliche e raggiungere traguardi di leadership internazionale. L'auspicio per il futuro - ha concluso Ercoli - è quello di replicare i grandi successi del passato, tenendo d'occhio le evoluzioni della delicata crisi geopolitica nel Golfo Persico".
Sapore di Mare passa a Clessidra Capital Credit: operazione per il rilancio
Clessidra Capital Credit SGR S.p.A. ha annunciato il perfezionamento dell’acquisizione della maggioranza del capitale di D.I.MAR. S.r.l., società italiana specializzata nella distribuzione retail di prodotti surgelati, in particolare ittici, con il marchio “Sapore di Mare”. L’operazione è stata realizzata per conto dei fondi gestiti da Clessidra Capital Credit e rappresenta un intervento di finanza strutturata finalizzato al rilancio dell’azienda. Il gruppo ha infatti messo a disposizione nuove risorse finanziarie destinate sia al rimborso del debito esistente sia al rafforzamento della struttura patrimoniale della società. Oltre al supporto finanziario, Clessidra punta a sostenere la crescita futura di D.I.MAR. attraverso competenze manageriali e industriali, con l’obiettivo di consolidare e valorizzare ulteriormente il marchio “Sapore di Mare”. Fondata nelle Marche all’inizio degli anni Novanta, D.I.MAR. è oggi una delle principali realtà italiane nel settore della distribuzione specializzata di prodotti ittici surgelati. Attraverso il brand “Sapore di Mare”, l’azienda può contare su una rete di circa 90 punti vendita distribuiti in tutta Italia e su un importante presidio produttivo nelle Marche. Nel 2025 la società ha registrato un fatturato di circa 75 milioni di euro. Il marchio si distingue sul mercato per l’ampiezza dell’offerta, la specializzazione nel settore ittico, la qualità dei prodotti e la forte riconoscibilità presso il consumatore italiano. “Sapore di Mare rappresenta un marchio distintivo nel panorama retail italiano, con una storia solida, una presenza capillare sul territorio e importanti potenzialità di sviluppo”, ha dichiarato Mario Fera, Ceo di Clessidra Capital Credit. “Il nostro intervento nasce con l’obiettivo di accompagnare D.I.MAR. in una fase di rilancio, rafforzandone la struttura patrimoniale e finanziaria e mettendo a disposizione competenze manageriali, risorse e una visione strategica orientata alla creazione di valore sostenibile nel lungo periodo”. Secondo Fera, l’operazione conferma inoltre "l’approccio di Clessidra Capital Credit nel supporto alle realtà italiane impegnate in percorsi di rilancio aziendale, intervenendo su aziende caratterizzate da marchi riconosciuti, solidi fondamentali industriali e concrete prospettive di crescita".
La Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo lancia una selezione pubblica per un profilo amministrativo
Una nuova opportunità occupazionale arriva dal mondo delle fondazioni bancarie del territorio. La Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo ha ufficialmente indetto un avviso di selezione pubblica per l'assunzione di una figura amministrativa da inserire all'interno dell'organico presso la propria sede istituzionale. La risorsa selezionata sarà chiamata a svolgere mansioni di supporto tecnico e operativo nelle attività contabili, amministrative e fiscali dell'Ente, entrando a far parte di una realtà solida e centrale per lo sviluppo culturale, sociale ed economico del territorio fermano e delle aree limitrofe. I professionisti interessati a partecipare alla selezione avranno diverse settimane a disposizione per inviare il proprio curriculum e la documentazione richiesta. Il termine ultimo e perentorio per la presentazione delle candidature è stato fissato per il giorno 31 luglio 2026. Il testo integrale del bando di concorso, contenente tutti i requisiti specifici di ammissione, le modalità di invio della domanda e la relativa informativa sulla privacy, è già consultabile e scaricabile sul sito istituzionale dell'Ente all'indirizzo www.fondazionecrf.it, navigando all'interno della sezione interamente dedicata alle news. Per ricevere ulteriori informazioni sulla procedura selettiva o per richiedere chiarimenti in merito ai requisiti e alle prove, gli interessati possono fare direttamente riferimento alla Segreteria della Fondazione Carifermo. Gli uffici sono raggiungibili telefonicamente al numero 0734/286289. In alternativa, è possibile inviare una comunicazione scritta tramite posta elettronica ordinaria all'indirizzo email fondazione@carifermo.it oppure, per comunicazioni con valore legale, all'indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) fondazionecrf@pcert.postecert.it.
Banco Marchigiano chiude l’anno dei record: utile oltre i 15 milioni
Si è conclusa con l’approvazione unanime del bilancio e un clima di grande soddisfazione l’Assemblea dei Soci del Banco Marchigiano, chiamata a esaminare i risultati di un esercizio definito dai vertici dell’istituto “l’anno dei record”. I numeri confermano infatti una crescita significativa sia sul piano economico sia su quello patrimoniale, consolidando il ruolo della banca come punto di riferimento per famiglie e imprese nelle Marche e in Abruzzo. L’utile lordo ha raggiunto i 17 milioni di euro, mentre l’utile netto ha superato i 15 milioni, segnando un incremento del 20,5% rispetto all’anno precedente. A rafforzare ulteriormente il quadro positivo è il CET1 ratio, principale indicatore della solidità bancaria, salito al 28,2%, con un patrimonio netto che supera i 115 milioni di euro. «L’approvazione del bilancio da parte dei soci conferma la bontà della nostra strategia – ha dichiarato il presidente Sandro Palombini –. Siamo una banca che cresce e che riesce a trasformare i risultati economici in valore per il territorio. Gli oltre 800mila euro destinati a iniziative sociali, culturali, sportive e sanitarie rappresentano concretamente il nostro modo di fare banca». Importanti anche i risultati sul fronte del sostegno all’economia reale. Nel 2025 il Banco Marchigiano ha erogato nuovi finanziamenti per 140 milioni di euro, con una crescita del 16,6% rispetto all’anno precedente. Numeri che si traducono in interventi concreti sul territorio: circa 400 famiglie e giovani hanno potuto acquistare la prima casa grazie ai mutui concessi dall’istituto, mentre oltre 300 piccole imprese sono state supportate nei loro programmi di sviluppo e investimento. Il direttore generale Massimo Tombolini ha evidenziato come i risultati raggiunti siano il frutto di un percorso costruito negli ultimi anni. «Non si tratta di un exploit isolato – ha spiegato – ma del risultato di un lavoro portato avanti con continuità negli ultimi tre anni. Abbiamo incrementato la raccolta complessiva di oltre 300 milioni mantenendo al tempo stesso una qualità del credito molto elevata, con coperture sui crediti deteriorati superiori al 76%». Tombolini ha inoltre sottolineato l’importanza del capitale umano all’interno dell’istituto, ricordando l’ingresso negli ultimi tre anni di circa 20 giovani neolaureati. Anche il vicepresidente Marco Bindelli ha rimarcato il valore dell’appartenenza al Gruppo Cassa Centrale: «Far parte di un grande gruppo nazionale ci garantisce solidità e prospettive, ma restiamo profondamente legati ai distretti produttivi delle Marche e dell’Abruzzo e alle esigenze delle famiglie del territorio». Il bilancio approvato conferma dunque il percorso di crescita del Banco Marchigiano, sempre più orientato a coniugare stabilità finanziaria, sostegno all’economia locale e attenzione alla comunità.
Confapi riunisce il distretto del Cappello: “Servono collegamenti e sostegno alle imprese”
MONTAPPONE – Opportunità per le imprese, infrastrutture strategiche, formazione e innovazione: sono stati questi i temi al centro dell’incontro “Opportunità e Strumenti per le Imprese del Distretto del Cappello”, promosso da Confapi Industria Ancona insieme a Uniontessile Confapi Industria Ancona e ospitato giovedì 14 maggio nella sede del Comune di Montappone. L’appuntamento, patrocinato dai Comuni di Montappone, Massa Fermana, Falerone e Monte Vidon Corrado, oltre che dal commissario straordinario per la Ricostruzione Sisma 2016, ha riunito istituzioni, amministratori e imprenditori del territorio fermano per discutere delle prospettive di sviluppo del comparto manifatturiero legato al cappello, simbolo storico dell’economia locale. A moderare l’incontro è stato Paolo Marzialetti, presidente nazionale del Settore Cappello della Federazione italiana Tessilivari e presidente di Uniontessile Confapi Industria Ancona. Ad aprire i lavori sono stati il sindaco di Montappone Mario “Amerino” Clementi e il prefetto di Fermo Edoardo D’Alascio, che ha invitato amministrazioni e aziende a rafforzare le iniziative comuni per sostenere la crescita del distretto. Particolarmente atteso l’intervento del senatore Guido Castelli, commissario straordinario per la ricostruzione sisma 2016, che ha illustrato le opportunità previste per le imprese del cratere sismico e le azioni messe in campo a favore del territorio. Castelli ha inoltre evidenziato l’importanza dell’ingresso della Regione Marche nella ZES Unica a partire dalla fine del 2025, sottolineando le nuove misure che potranno integrare gli strumenti già esistenti per le aree colpite dal terremoto. Il direttore di Confapi Industria Ancona Michele Montecchiani ha ribadito il ruolo dell’associazione come punto di riferimento per la piccola e media industria privata, evidenziando l’importanza della formazione e delle competenze come leva strategica per la competitività aziendale. Ampio spazio è stato dedicato anche alle criticità infrastrutturali che interessano il territorio. I sindaci dei Comuni coinvolti hanno richiamato l’attenzione sulla necessità di superare l’isolamento logistico del Distretto del Cappello attraverso opere considerate fondamentali per lo sviluppo economico dell’area. Tra le priorità indicate figurano il collegamento del distretto alla Mezzina tramite la strada che costeggia l’Ete Morto, il completamento della Mezzina verso Teramo e la realizzazione della Mare-Monti connessa alla Pedemontana, infrastruttura destinata a collegare Belforte del Chienti alla Salaria. Nel corso dell’incontro, Eleonora Ferracuti, consigliere provinciale di Fermo, ha ricordato l’iter avviato per il riconoscimento del marchio IGP del Cappello Marchigiano e della Calzatura Fermano-Maceratese, mentre il tenente colonnello Alessandro Caputo, in rappresentanza del comandante provinciale della Guardia di Finanza Vittorio Angelini, ha sottolineato la vicinanza delle istituzioni alle imprese del territorio e il valore dell’eccellenza manifatturiera locale. Il confronto finale con gli imprenditori ha fatto emergere le principali preoccupazioni del settore: dall’incertezza geopolitica alle ripercussioni sul mercato del lusso, fino alla difficoltà nel reperire personale qualificato e nella formazione continua in azienda. Tra i temi più sentiti anche la necessità di ridurre i costi per la partecipazione alle fiere nazionali e internazionali e l’importanza di rafforzare la collaborazione con le università marchigiane per sviluppare applicazioni legate all’Intelligenza Artificiale e all’innovazione tecnologica.
Le cinque Confindustrie marchigiane fanno rete: nasce "Confindustria Servizi Marche"
Le cinque Confindustrie marchigiane fanno rete: Le società di servizi di Confindustria Ancona, Ascoli Piceno, Fermo, Macerata e Pesaro Urbino uniscono competenze, risorse e progettualità in "Confindustria Servizi Marche", "l'alleanza strategica che mette in rete le competenze delle cinque province marchigiane". L'obiettivo è "creare un sistema integrato di servizi per accompagnare le imprese marchigiane nei percorsi di crescita e competitività, attraverso strumenti innovativi e soluzioni condivise nei settori chiave dello sviluppo aziendale. La rete d'impresa, soggetto giuridico snello ideato per creare servizi su base regionale lasciando invariate le strutture di servizi provinciali, si concentrerà inizialmente sulla digitalizzazione ed il marketing, l'internazionalizzazione, la ricerca e selezione del personale e l'energia". La rete, fa sapere l'associazione degli industriali, sarà sviluppata nei prossimi mesi da Assindustria Consulting, Assindustria Servizi, Confindustria Servizi, S.i.f. e So.ge.s.i.,con il supporto di Carlo La Rotonda, direttore di Retimpresa, la struttura confederale dedicata allo sviluppo dei contratti di rete. Si tratta di un esempio pilota a livello nazionale. La sinergia rappresenta "un punto di svolta innovativo nelle strategie di affiancamento alle imprese e nelle opportunità di sviluppo per il territorio: il know-how maturato nelle diverse province converge in una visione condivisa, consentendo alle aziende marchigiane di accedere a competenze trasversali e servizi avanzati attraverso un modello gestionale integrato, che favorisce economie di scala, maggiore specializzazione e una più ampia capacità di risposta alle trasformazioni economiche, tecnologiche e organizzative in atto". Accanto al consolidamento delle attività esistenti la rete Confindustria Servizi Marche punta a "sviluppare interventi costruiti sui bisogni emergenti, soprattutto negli ambiti che richiedono investimenti che possono essere realizzati in modo più efficacie su base regionale". Oltre ai servizi già sopra elencati, si attiveranno collaborazioni con "Università, Its e centri di ricerca".
Crisi Electrolux, Acquaroli incontra i lavoratori: "Inaccettabile la chiusura di Cerreto d’Esi"
La Regione Marche alza il muro contro il piano di ridimensionamento della multinazionale svedese Electrolux. Al termine di un lungo confronto a Palazzo Raffaello tra il governatore Francesco Acquaroli, l’assessore al Lavoro Tiziano Consoli e le rappresentanze sindacali, la posizione dell’ente è netta: viene richiesto ufficialmente il ritiro del piano industriale che prevede la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi. Il presidente Acquaroli, che ha incontrato i lavoratori direttamente davanti ai cancelli della fabbrica, ha usato parole durissime contro la strategia dell'azienda: "La Regione e tutti i marchigiani sono al vostro fianco. Una ristrutturazione aziendale non può contemplare la chiusura di uno stabilimento. È una scelta unilaterale, inaccettabile e offensiva nei confronti di una comunità e di tutta la regione". Secondo il governatore, la storia produttiva del sito non giustifica tale decisione: "Parliamo di un sito che in oltre mezzo secolo di storia ha dimostrato grandi capacità produttive, raggiungendo sempre gli obiettivi prefissati dall’azienda. Qui ci sono maestranze con grande competenza che possono continuare a dare un contributo importante allo sviluppo produttivo". Acquaroli ha poi ricordato il ruolo della responsabilità sociale d'impresa: "Queste aziende hanno ricevuto sostegni pubblici, anche per ristrutturare la capacità produttiva. Per un territorio già colpito da altre crisi industriali, tutto questo è inaccettabile. Siamo indignati, preoccupati e dispiaciuti". L'obiettivo immediato è il tavolo del 25 maggio presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). L'assessore Tiziano Consoli ha ribadito la necessità di un fronte unito: "È necessario mettere in campo ogni azione utile per salvaguardare l'occupazione, la continuità produttiva e il tessuto economico e sociale del fabrianese e delle Marche. In questi giorni lavoreremo per acquisire tutte le informazioni necessarie per essere pronti all’incontro. Il ritiro del piano industriale è naturalmente l’aspetto principale". La Regione punta a far valere il peso di un territorio che, come ricordato da Acquaroli nel suo appello finale, non intende arrendersi: "È importante restare uniti e coesi a difesa di Cerreto d’Esi, dell’occupazione, del territorio e della sua competitività. Le Marche hanno una grande storia fatta da persone perbene che sanno cosa significa il lavoro, la serietà e il rispetto dei patti presi".
Salta il nuovo stabilimento Panatta ad Apiro, il colosso del fitness si sposta a Monte Roberto
Si ferma il piano di espansione della Panatta Srl ad Apiro e con esso sfuma definitivamente il progetto di realizzazione di due nuovi stabilimenti produttivi considerati strategici per la crescita del gruppo e per l’occupazione dell’entroterra maceratese. L’azienda, leader internazionale nel settore bodybuilding e fitness e simbolo del Made in Italy, aveva avviato già nel 2020 un percorso con il Comune di Apiro per ottenere una variante urbanistica che consentisse la costruzione di un nuovo polo industriale da 15-20mila metri quadrati su un’area di proprietà della famiglia Panatta. Dopo un iter durato oltre quattro anni, la proposta si è però tradotta nella possibilità di edificare una struttura ridimensionata a circa 7.200 metri quadrati, con prescrizioni tecniche ritenute economicamente insostenibili dall’azienda: gran parte dello stabilimento avrebbe dovuto essere interrato e ricoperto da terreno e manto erboso. Accantonato il primo progetto, il gruppo aveva deciso di investire comunque sul territorio acquistando due lotti edificabili vicino alla sede aziendale per realizzare un nuovo stabilimento da circa mille metri quadrati. Il progetto era stato definito, i contratti con le imprese firmati e già versati anticipi per oltre 450mila euro, con l’obiettivo di completare l’opera entro la fine del 2026. A bloccare definitivamente l’investimento è stato però un vincolo di inedificabilità imposto dall’Autorità di Bacino nel 2022, emerso solo durante l’iter per il rilascio del permesso di costruire, nonostante in precedenza il Comune avesse certificato la destinazione edificatoria dell’area. “È stato fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità per continuare a investire ad Apiro – dichiara il fondatore Rudy Panatta –. Sono stati impegnati capitali importanti, tempo e lavoro, ma oggi dobbiamo prendere atto che non è più possibile proseguire”. La società ha così deciso di trasferire il nuovo investimento nel vicino comune di Monte Roberto, dove nascerà il nuovo polo produttivo. Il trasferimento coinvolgerà circa 90 lavoratori e comporterà anche una revisione di ulteriori investimenti che il gruppo aveva programmato ad Apiro, compreso l’acquisto di nuovi appartamenti destinati ai dipendenti. Negli anni Panatta aveva consolidato il proprio rapporto con il territorio attraverso numerose iniziative: dal rilancio dell’Hotel Eldorado alle attività del parco acquatico, fino a progetti di welfare aziendale per lavoratori e famiglie. “La burocrazia, così come è concepita e gestita, rappresenta un freno allo sviluppo e alimenta lo spopolamento delle aree interne – conclude Panatta –. Apiro resterà il quartier generale e l’anima del gruppo, ma questa vicenda lascia una profonda amarezza”.
Cyber security e continuità operativa: a Belforte il confronto tra imprese e sistema finanziario
Belforte del Chienti– In un contesto caratterizzato da minacce informatiche sempre più sofisticate, la continuità operativa e la cyber security diventano temi centrali per la competitività e la resilienza delle imprese. Se ne è discusso nel pomeriggio presso la sede della Simonelli Group, durante l’incontro “C-Lab: continuità operativa e cyber security”, organizzato in collaborazione con Intesa Sanpaolo Assicurazioni nell’ambito del Laboratorio ESG Marche, iniziativa avviata nel 2024 da Intesa Sanpaolo, Confindustria Macerata e Fondazione Marche per sostenere la crescita sostenibile delle PMI. L’appuntamento ha riunito imprenditori, esperti e rappresentanti del mondo bancario e assicurativo per approfondire strategie di gestione del rischio cyber, modelli di prevenzione e strumenti di protezione per le imprese. Ad aprire i lavori sono intervenuti rappresentanti del sistema bancario e industriale regionale, seguiti da tavole rotonde dedicate alla gestione della continuità operativa e alla sicurezza informatica. Al centro del confronto anche il ruolo delle coperture assicurative come elemento strategico nella mitigazione degli impatti derivanti da attacchi informatici. Tra i contributi, è stato sottolineato come la cyber security non rappresenti più un tema esclusivamente tecnico, ma una componente strutturale della strategia aziendale. In particolare, è stato evidenziato che: la gestione del rischio digitale richiede un approccio integrato che unisca tecnologia, competenze e cultura organizzativa, in un contesto in cui le minacce diventano sempre più evolute. Nel corso dell’incontro è stata inoltre presentata un’analisi basata su un’indagine condotta da Intesa Sanpaolo tra fine 2025 e le imprese clienti, dalla quale emerge come la cyber security, insieme all’intelligenza artificiale, sia tra le principali priorità di investimento previste per il 2026. L’esperienza della Simonelli Group è stata portata come case history, illustrando le strategie adottate per la gestione della sicurezza informatica e della continuità operativa. L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso del Laboratorio ESG Marche, che punta a promuovere innovazione, transizione digitale e sostenibilità come leve di competitività per il tessuto produttivo regionale
Debiti bancari ed esecuzioni immobiliari: nuove difese per i debitori contro le irregolarità
Anche la Giurisprudenza di legittimità, oltre a quella di merito, apre recentemente nuovi spiragli per consentire ai debitori esecutati di difendersi più adeguatamente dalle ingiustizie bancarie. Mentre in passato si potevano definire "bonariamente" le controversie sorte fra le banche, cessionarie e debitori, ora per bloccare le esecuzioni immobiliari è necessario (quasi obbligatorio) il ricorso al Giudice di merito o, ancora meglio, al Giudice delle Esecuzioni. Infatti, tra le varie cessionarie dei crediti bancari, ultimamente, molte rinunciano strategicamente a fornire le dovute spiegazioni ed a documentare la regolarità del loro operato, comportamento che risulta comunque vantaggioso per le stesse in considerazione dell'elevato numero di pratiche coinvolte. "Di fronte a esplicite richieste sulla titolarità del credito e legittimazione ad agire, le cessionarie spesso rispondono in modo generico e totalmente incompleto", evidenzia il cav. rag. Giuseppe Tosoni, presidente dell'Associazione Tutela Impresa e delegato dello Sportello del Consumatore Italia per la Regione Marche "Ma ciò facilita la procedura del debitore, che è legittimato a conoscere con precisione se le azioni intraprese sono valide per una procedura esecutiva giudiziale", prosegue. A tal riguardo, emerge un dato singolare: circa 300 di tali società sono localizzate nello stesso indirizzo a Conegliano Veneto, la cui regolarità è oggetto di verifica da parte della Guardia di Finanza, iniziativa promossa dall'associazione in collaborazione con un'imprenditrice di Tolentino. "Pertanto, si invitano le parti debitrici a verificare preventivamente la legittimità delle cessionarie e valutare ulteriori contestazioni - conclude Tosoni ricordando l'urgenza del fenomeno -: in provincia di Macerata ci sono ben 1.200 immobili all'asta, di cui circa 120 solo a Civitanova Marche".
Imprese e crisi globale, l’analisi di Marco Ragni (Confindustria Macerata): “Fare sistema è l’unica strada" (VIDEO)
In un contesto economico segnato da tensioni internazionali, aumento dei costi energetici e forte incertezza globale, il sistema produttivo locale è chiamato a ripensare le proprie strategie. In questa intervista, Marco Ragni, presidente di Confindustria Macerata e amministratore delegato di Fatar, analizza lo stato dell’economia del territorio, evidenziando criticità, opportunità e il ruolo centrale della collaborazione tra imprese per affrontare una fase complessa ma non priva di prospettive. La provincia di Macerata è un territorio ampio e diversificato, in che modo si costruisce e si rafforza la coesione tra imprenditori appartenenti a settori differenti?La provincia di Macerata è un territorio dove c’è un tessuto imprenditoriale molto vario: manifatturiero, moda, agroalimentare, meccanica, arredo. Questo rappresenta da una parte un punto di forza e dall’altra una complessità. L’associazione lavora per creare connessioni vere tra le imprese, attraverso tavoli comuni dove condividere problemi e progetti. Costruiamo iniziative trasversali, come un importante progetto sull’introduzione delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale, e favoriamo lo scambio di competenze. Oggi nessuno compete da solo, ma all’interno di una filiera. Oggi la vera competitività nasce dalla capacità di fare sistema e non di restare isolati. Sta prendendo forma un’aggregazione tra Ancona, Fermo e Macerata: quali sono gli obiettivi e le ricadute sul territorio?Questo processo di aggregazione è un passaggio strategico, non formale. Da soli rischiamo di essere troppo piccoli per contare davvero. Mettere insieme Macerata, Ancona e Fermo significa fare massa critica e avere maggiore peso nei tavoli dove si decidono le politiche industriali, a livello regionale, nazionale ed europeo. Inoltre, questa rete permetterà di offrire servizi più evoluti alle aziende associate. Allargando lo sguardo allo scenario geopolitico internazionale, quanto incidono queste dinamiche sulla produzione locale?Le tensioni internazionali oggi si sentono in modo concreto anche sul nostro territorio. Conflitti, dazi e difficoltà nelle forniture rendono più complicato pianificare investimenti e strategie. Da una parte si registra un calo della domanda, dall’altra aumentano i costi delle forniture e dell’energia. Tutto questo incide direttamente sui bilanci delle imprese. Le aziende stanno reagendo, ma il contesto resta molto instabile. Quali sono oggi i settori maggiormente colpiti da questa fase di instabilità?In prima battuta i settori più colpiti sono quelli orientati all’export, come la moda e il calzaturiero, che subiscono la contrazione della domanda e le difficoltà nei mercati esteri. Anche altri comparti, come l’agroalimentare e l’arredo casa, risentono di problemi nelle catene di fornitura e nella logistica, con difficoltà a rimanere competitivi nelle filiere produttive. Quali interventi ritiene prioritari da parte della politica per sostenere il sistema produttivo?Le imprese hanno bisogno soprattutto di certezze e di risposte chiare. Da troppo tempo vengono rimandate decisioni importanti, a partire dalla politica energetica, che deve essere definita in modo chiaro a livello europeo, nazionale e regionale. Nelle Marche è fondamentale portare avanti il tema del termovalorizzatore. Serve inoltre intervenire sulla rete di distribuzione: molte aziende, soprattutto nelle aree interne, soffrono ancora di sbalzi e interruzioni di energia. C’è poi il paradosso degli investimenti nel fotovoltaico: da una parte vengono incentivati, dall’altra le imprese non riescono ad allacciarsi alla rete per mancanza di infrastrutture adeguate. A questo si aggiunge un quadro normativo complesso che aumenta la burocrazia. Le aziende sono ormai abituate a portare “zaini pesanti” sulle spalle: è il momento che la politica inizi a togliere qualche peso. Guardando al futuro, quali prospettive economiche si vedono nei prossimi mesi per il territorio?Il quadro resta molto complesso e fare previsioni è difficile, sia nel breve che nel medio termine, perché i conflitti internazionali influenzano direttamente gli equilibri economici globali. Le aziende sono reattive e si stanno organizzando, ma hanno poche leve strategiche per reagire in questa fase. Proprio per questo diventa ancora più importante fare sistema e affrontare insieme le difficoltà a livello associativo. Questo può rappresentare un vantaggio per tornare rapidamente competitivi quando la situazione tornerà a normalizzarsi.
Crisi energetica e mercati, Albano e Acquaroli in visita da Eurosuole: "Istituzioni al fianco delle imprese" (FOTO e VIDEO)
Eurosuole è uno dei simboli più riconoscibili del manifatturiero marchigiano e ha aperto le porte della sua sede di Civitanova Marche alla sottosegretaria alle Finanze, Lucia Albano, e al presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli. Una visita istituzionale durante la quale il presidente e fondatore Germano Ercoli ha illustrato una situazione segnata dalle difficoltà. «Il distretto fermano-maceratese, cuore della calzatura italiana, vive una fase di forte difficoltà, segnata dalla perdita di competenze, dalla riduzione della capacità produttiva e dalla crescente pressione della concorrenza internazionale – ha detto Ercoli - Molte imprese hanno chiuso o delocalizzato verso Paesi asiatici. In Europa, invece, il sistema produttivo si trova a fare i conti con vincoli normativi stringenti, burocrazia e soprattutto con il peso crescente dei costi energetici». Proprio l’energia rappresenta oggi una delle principali criticità. Le imprese registrano aumenti significativi delle bollette, con picchi mensili anche superiori al 25%, che incidono direttamente sulla competitività. In questo scenario, Eurosuole ha scelto di reagire investendo in autonomia energetica: è in fase di realizzazione un collegamento a un impianto fotovoltaico che consentirà di produrre circa 4 milioni di kWh all’anno, coprendo circa il 40% del fabbisogno aziendale. «Vogliamo difendere e rafforzare il tessuto imprenditoriale – ha spiegato il presidente Acquaroli – in questo siamo allineati al Governo nazionale. Dobbiamo continuare a investire sulle infrastrutture e affrontare un contesto internazionale sempre più instabile, che ormai rappresenta una difficoltà strutturale per imprese e famiglie. Guardiamo anche alla nuova programmazione europea come a un’opportunità per dare risposte concrete». La visita alla Eurosuole ha rappresentato anche l’occasione per osservare da vicino un modello industriale che incarna il cosiddetto genius loci marchigiano: capacità di innovare, attenzione alla qualità e forte legame con la comunità. Fondata nel 1976, negli anni è diventata un punto di riferimento europeo nella produzione di suole in gomma e poliuretano, con 230 dipendenti, 55 mila metri quadrati di stabilimento e oltre 13 milioni di paia prodotte ogni anno. Imprese come quella civitanovese continuano a rappresentare un presidio fondamentale, non solo dal punto di vista economico ma anche sociale. Il messaggio che emerge con forza è chiaro: difendere l’industria significa difendere il lavoro e il futuro delle Marche. Ma senza una strategia industriale condivisa, il rischio è quello di vedere progressivamente indebolirsi uno dei pilastri dell’economia regionale e nazionale. «Realtà eccellenti come Eurosuole – ha detto la sottosegretaria Albano – risentono di queste crisi lontane. Il messaggio che volevamo dare oggi è chiaro: le istituzioni devono essere al fianco di imprenditori e lavoratori, perché la ricchezza nasce dal loro lavoro, non dalle norme. L’Italia oggi può far valere una maggiore credibilità a livello internazionale e questo aiuta nel confronto europeo». «Un’azienda come Eurosuole – è la riflessione finale di Ercoli – deve andare avanti ma oggi più che mai è necessario che la politica esca dai meandri della burocrazia e pensi a difendere le proprie attività sul territorio perché senza di esse non ci saranno più beni e servizi e non ci sarà più impiego di manodopera».
“Insieme per il bene comune”: il Banco Marchigiano rilancia il crowdfunding per il Terzo Settore
Al via la seconda edizione di “Insieme per il bene comune”, il progetto di crowdfunding promosso dal Banco Marchigiano a sostegno del Terzo Settore. L’iniziativa sarà presentata il 22 aprile alle ore 17:30 presso la Sala Conferenze “Fratini” della banca, in vicolo Nettuno 29 a Civitanova Marche. L’evento è aperto anche ai non clienti dell’istituto di credito e rappresenta un’occasione per approfondire le modalità di partecipazione al progetto, conoscere i dettagli della nuova edizione e ascoltare le testimonianze di alcune realtà che, grazie al crowdfunding, hanno già trasformato le proprie idee in risultati concreti. La partecipazione è possibile tramite iscrizione sul sito ufficiale del Banco Marchigiano. I numeri della prima edizione raccontano un successo significativo: cinque progetti finanziati, 60.000 euro raccolti e oltre mille donatori coinvolti. Tra le iniziative sostenute nel 2025 figurano “Due di Noi” della Cooperativa Casa della Gioventù di Senigallia – Centro diurno “L’Aquilone” di Mondavio, “SuperVillage” dell’Associazione Culturale Il Borgo di Montecosaro, il progetto “Verso una biblioteca del cinema in memoria di Claudio Gaetani” del Civitanova Film Festival, “Lo studio di Rosy” dell’Associazione Grande Anima OdV di Montegiorgio ed “Espandiamo La Goccia” dell’associazione La Goccia Odv di Macerata. È inoltre ancora attiva la campagna dedicata al Premio Annibal Caro alla traduzione letteraria di Civitanova Marche. Con questa seconda edizione, il Banco Marchigiano rilancia l’iniziativa con un duplice obiettivo: fornire sostegno economico ai primi cinque progetti selezionati — coprendo il 30% dell’obiettivo di raccolta e mantenendo lo stesso contributo anche sulle eventuali eccedenze — e accompagnare le associazioni con competenze e strumenti utili per una comunicazione efficace e una raccolta fondi professionale. “Insieme per il bene comune” si conferma così un progetto che va oltre il semplice finanziamento, rafforzando il ruolo del Banco Marchigiano come banca di territorio, capace di unire risorse economiche, relazioni e visione strategica a servizio della comunità.
Bcc Recanati e Colmurano, rinnovati gli organi: Brandoni nuovo presidente, Rivetti alla guida del collegio sindacale
L’assemblea dei soci della Banca di Credito Cooperativo di Recanati e Colmurano, riunitasi sabato scorso, ha rinnovato gli organi di amministrazione e controllo dell’istituto. Dopo l’affermazione della compagine guidata da Gabriele Brandoni per il Consiglio di amministrazione, lo spoglio relativo all’organo di controllo ha confermato l’elezione di Giuseppe Rivetti alla presidenza del collegio sindacale. Insieme a lui sono stati eletti sindaci effettivi Lucia Carletta e Sergio Vincenzoni. Rivetti, risultato il più votato con oltre mille preferenze, è professore di Diritto tributario all’Università di Macerata. Nel commentare l’esito dell’assemblea, ha sottolineato che l’attività del collegio sarà improntata al rigore tecnico, con un’attenzione particolare al sostegno e allo sviluppo del territorio. Un obiettivo che, ha evidenziato, potrà contare anche sulle competenze degli altri componenti del collegio, riconosciute a livello centrale. La banca aderisce infatti al Gruppo BCC Iccrea, il principale gruppo bancario cooperativo del Paese, nonché l’unico a capitale interamente italiano e tra i primi gruppi bancari per attivi.

poche nuvole (MC)



