Scuola e università
Civitanova, "nessuno studente rinunci a viaggi e stage per difficoltà economiche": nasce il Fondo di Inclusività
Una difficoltà economica o familiare non dovrà più essere un ostacolo alla partecipazione a un viaggio d’istruzione, a uno stage linguistico o alla Settimana Bianca. È questo l’obiettivo del nuovo Progetto di Inclusione per le attività formative curriculari ed extra-curriculari dell’IIS “Leonardo da Vinci” di Civitanova Marche, approvato dal Consiglio d’Istituto lo scorso marzo e operativo a partire dal nuovo anno scolastico. L’iniziativa nasce con l’intento di garantire a tutti gli studenti le stesse opportunità di partecipazione alle esperienze formative organizzate dalla scuola. Non si tratta di un intervento occasionale, ma di un progetto pensato per diventare parte stabile dell’offerta formativa dell’istituto, nella convinzione che le attività svolte fuori dall’aula rappresentino importanti occasioni di crescita educativa, relazionale e personale. A sostenere concretamente l’avvio del progetto sarà il Banco Marchigiano Credito Cooperativo, che metterà a disposizione 10mila euro, attraverso il Trust Carla Pepi, per contribuire all’operatività del Fondo di Inclusività Scolastica. Il sistema prevede un sostegno economico progressivo sulla base dell’ISEE, con contributi che potranno arrivare fino alla copertura integrale dei costi nei casi di maggiore difficoltà. È inoltre prevista una forma di tutela per quelle situazioni in cui, nonostante il contributo, la quota residua risulti comunque insostenibile a causa di particolari condizioni familiari o sociali. Particolare attenzione sarà riservata anche alle cosiddette “rinunce silenziose”: studenti che, consapevoli delle difficoltà economiche della propria famiglia, decidono di non chiedere nemmeno di partecipare alle attività. Il progetto punta proprio a intercettare queste situazioni, evitando che il disagio economico diventi motivo di esclusione o di isolamento. L’iniziativa, quindi, non vuole limitarsi a fornire un aiuto economico. Alla base c'è l'idea di considerare l'inclusione come una vera e propria scelta educativa, fondata sui principi del diritto allo studio, della dignità della persona, della solidarietà e della corresponsabilità. Un'impostazione che si lega anche ai valori propri del Credito Cooperativo. Il contributo del Banco Marchigiano rappresenta infatti il primo passo di un percorso nel quale mutualità e solidarietà possono tradursi in azioni concrete anche all’interno della comunità scolastica. Un ruolo importante sarà affidato anche a studenti, famiglie e docenti, chiamati a partecipare alla costruzione del progetto. L’obiettivo è fare degli studenti non soltanto i destinatari degli interventi, ma anche protagonisti di iniziative capaci di diffondere una vera cultura dell’inclusione. Con l’avvio del nuovo anno scolastico, la sfida si allarga dunque all’intero territorio: costruire intorno alla scuola una comunità capace di contribuire, ciascuno secondo le proprie possibilità, affinché le opportunità formative siano realmente accessibili a tutti. Perché, come sottolineano i promotori, dietro una rinuncia silenziosa può esserci uno studente che rischia di sentirsi escluso. Dietro un’opportunità resa possibile, invece, c’è una comunità che sceglie di crescere insieme.
UniMc protagonista a Glasgow: McCourt unico rettore italiano alla conferenza EAIE 2026
L’Università di Macerata guarda sempre più oltre i confini nazionali e porta la propria esperienza a Glasgow, dove è in corso la 36ª Conferenza annuale della European Association for International Education (EAIE 2026), principale appuntamento europeo dedicato all’internazionalizzazione dell’istruzione superiore. Tra gli oltre 7mila partecipanti provenienti da tutto il mondo c’è anche il rettore dell’Università di Macerata, John McCourt, presente con una doppia veste: quella di guida dell’Ateneo maceratese e quella di presidente del Board of Rectors della European Reform University Alliance (ERUA). Una presenza che assume anche un particolare rilievo sul piano nazionale, dal momento che McCourt è l’unico rettore di un ateneo italiano presente alla conferenza. A Glasgow, insieme al rettore, sono presenti la prorettrice all’Internazionalizzazione Emanuela Giacomini e Antonella Tiberi, responsabile dell’Area Internazionalizzazione dell’Ateneo. Una delegazione che consente di unire la rappresentanza istituzionale di ERUA alla possibilità di sviluppare nuovi rapporti e partnership internazionali per l’Università di Macerata. Nel corso della conferenza sono infatti numerosi gli incontri bilaterali con università, reti e potenziali partner internazionali. Tra gli appuntamenti istituzionali, McCourt ha incontrato anche il console generale d’Italia per la Scozia, Luca Fratini. Il rettore, inoltre, nella sua veste di componente del Consiglio di amministrazione di Uni-Italia in rappresentanza della Crui, ha portato il saluto all’Italian Reception organizzato da Uni-Italia e Indire. L’incontro ha riunito almeno quaranta rappresentanti di università e agenzie internazionali, insieme a numerosi atenei italiani. Il tema della conferenza di Glasgow è “Il ritmo della rivoluzione”, un invito rivolto al mondo universitario a ripensare i modelli esistenti e a rafforzare le forme di collaborazione internazionale. Un confronto ampio, articolato in oltre 240 sessioni, che affrontano questioni centrali per il futuro dell’istruzione superiore: dai programmi europei alle politiche universitarie, dalle partnership internazionali alla mobilità, dall’innovazione nella didattica alla responsabilità sociale. “Essere presenti a Glasgow significa partecipare al luogo nel quale si sta discutendo il futuro internazionale dell’università”, sottolinea McCourt. In un contesto internazionale segnato da nuove divisioni e contrapposizioni, secondo il rettore le università devono invece mantenere aperto il dialogo. “In un mondo che sembra spesso orientarsi verso nuove chiusure e contrapposizioni, le università devono muoversi nella direzione opposta. La loro natura è transnazionale: devono costruire ponti verso nuove conoscenze, mantenere aperti gli spazi del dialogo e creare opportunità per studenti, ricercatori e territori”. Da qui la convinzione che l’internazionalizzazione non possa essere considerata un'attività secondaria, ma rappresenti una componente fondamentale della missione degli atenei. “L’internazionalizzazione non è un’attività accessoria, ma una responsabilità fondamentale dell’università contemporanea”, ribadisce il rettore. La presenza a Glasgow permette dunque all’Università di Macerata di muoversi su più livelli, mettendo insieme la dimensione istituzionale, quella accademica e quella operativa. “La presenza congiunta del rettore, della prorettrice e dell’Area Internazionalizzazione – conclude McCourt – ci permette di tenere insieme la dimensione politica, quella accademica e quella operativa”. Un’occasione non soltanto per rappresentare ERUA, ma anche per presentare a livello internazionale le competenze e le peculiarità dell’Ateneo maceratese. “Rappresentiamo ERUA, ma nello stesso tempo presentiamo la specificità e le competenze di UniMC, costruendo rapporti che possano tradursi in opportunità concrete per tutta la nostra comunità universitaria”.
Scuola media, un giorno gratis per provarla: a Civitanova la "Middle School Free Experience"
Come scegliere la scuola secondaria di primo grado più adatta al proprio figlio? La Marche International School propone per tutto il mese di settembre un'iniziativa pensata proprio per aiutare famiglie e studenti a trovare una risposta concreta: è la "Middle School Free Experience", un'esperienza completamente gratuita che permette ai ragazzi di vivere per una giornata la scuola prima di sceglierla. L'iniziativa è rivolta agli studenti che stanno per concludere la scuola primaria e si preparano ad affrontare il passaggio alla secondaria di primo grado. Le famiglie possono scegliere liberamente il giorno e il periodo, dal lunedì al venerdì, e concordare direttamente con la scuola la giornata di prova. Non si tratta di una semplice visita. Il ragazzo o la ragazza potrà infatti entrare nella quotidianità scolastica, partecipare alle attività in classe, conoscere gli insegnanti, confrontarsi con gli altri studenti e familiarizzare con gli spazi e con il metodo educativo della Middle School. L'obiettivo è andare oltre le informazioni che normalmente vengono raccolte durante un Open Day o attraverso il sito internet dell'istituto. La Middle School della Marche International School propone un ambiente moderno, internazionale e innovativo, nel quale l'apprendimento viene affiancato allo sviluppo dell'autonomia, della creatività, delle competenze linguistiche e della capacità di collaborare con gli altri. "La scelta della scuola non dovrebbe basarsi soltanto su ciò che si legge o si vede durante una visita – spiegano dalla Marche International School –. Con la Middle School Free Experience vogliamo dare ai ragazzi la possibilità di essere davvero protagonisti della scelta, entrando in classe, partecipando alle attività e vivendo per un giorno la loro possibile nuova realtà scolastica". La proposta punta quindi a coinvolgere direttamente gli studenti in un passaggio importante della loro crescita, lasciando che siano l'esperienza personale e il contatto diretto con l'ambiente scolastico a orientare la scelta. La partecipazione alla Middle School Free Experience è gratuita e può essere programmata durante tutto il mese di settembre, dal lunedì al venerdì. Per concordare la giornata è necessario contattare direttamente la Marche International School. L'idea alla base del progetto è semplice: per capire se una scuola può essere davvero quella giusta, a volte non basta visitarla, bisogna viverla. Ed è proprio ai ragazzi che viene affidata la domanda decisiva: "Mi vedo qui?".
Alzheimer, il sonno può rivelare i segnali della malattia: la scoperta del gruppo Unicam guidato da Michele Bellesi
Uno studio condotto dal gruppo di ricerca coordinato dal professor Michele Bellesi della Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria dell'Università di Camerino, in collaborazione con l'Università di Bristol e pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Alzheimer's & Dementia: The Journal of the Alzheimer’s Association ha rivelato che il sonno potrebbe contenere informazioni preziose per comprendere e, in futuro, monitorare alcune delle alterazioni cerebrali associate alla malattia di Alzheimer. Il legame tra sonno e malattia di Alzheimer è da tempo oggetto di grande interesse. Chi soffre di Alzheimer presenta spesso importanti alterazioni del sonno, ma oggi sappiamo che dormire male potrebbe non essere soltanto una conseguenza della malattia, ma contribuire attivamente alla sua progressione. Durante il sonno il cervello svolge infatti attività fondamentali per la sua salute: consolida i ricordi, riequilibra la propria attività e attiva meccanismi che contribuiscono a mantenerlo efficiente. Capire come questi processi cambiano nell’Alzheimer potrebbe quindi aiutare a comprendere meglio la malattia stessa.Il gruppo di ricerca si è concentrato in particolare sulle oscillazioni ultra-lente dell’attività cerebrale che si verificano durante il sonno NREM. Queste oscillazioni contribuiscono a regolare la comparsa dei cosiddetti fusi del sonno, brevi segnali elettrici prodotti dal cervello che hanno un ruolo importante anche nei processi legati alla memoria. Secondo diversi studi sperimentali, queste lente oscillazioni potrebbero essere legate all’attività di alcuni sistemi che regolano il funzionamento del cervello e, in particolare, del locus coeruleus, una piccola area cerebrale che rappresenta la principale fonte di noradrenalina. Il dato è particolarmente interessante per lo studio dell’Alzheimer, perché il locus coeruleus è una delle prime aree del cervello ad essere interessate dalla malattia. Durante il sonno, la noradrenalina sembra avere un ruolo anche nella regolazione dei vasi sanguigni cerebrali e nei meccanismi che favoriscono la circolazione del liquido cerebrospinale, contribuendo così all’eliminazione delle sostanze di scarto dal cervello. Un’alterazione di questo naturale sistema di “pulizia” potrebbe contribuire all’accumulo di beta-amiloide, una delle proteine coinvolte nella malattia di Alzheimer. I ricercatori hanno quindi ipotizzato che le oscillazioni ultra-lente rilevabili durante il sonno potessero rappresentare un segnale attraverso il quale intercettare alcune di queste alterazioni fisiologiche.Per verificarlo è stato analizzato il sonno di persone con malattia di Alzheimer o deterioramento cognitivo lieve appartenenti allo spettro Alzheimer e di soggetti cognitivamente sani della stessa fascia di età. Le registrazioni sono state effettuate per più notti direttamente a casa dei partecipanti attraverso un dispositivo EEG portatile. Complessivamente, lo studio ha preso in esame circa 170 ore di sonno NREM, provenienti da oltre 150 registrazioni notturne.Il risultato principale riguarda proprio la forza delle oscillazioni ultra-lente: nelle persone con Alzheimer l’ampiezza di queste oscillazioni è risultata ridotta di circa il 27% rispetto ai soggetti cognitivamente sani. “Il sonno non è uno stato passivo, ma un momento nel quale il cervello attraversa dinamiche fisiologiche estremamente organizzate – sottolinea il professore Michele Bellesi – I nostri risultati suggeriscono che, imparando a osservare con maggiore precisione queste dinamiche, possiamo ricavare informazioni sul funzionamento di sistemi cerebrali che sappiamo essere coinvolti nella malattia di Alzheimer”. Un altro risultato interessante riguarda il rapporto tra queste oscillazioni del sonno e alcuni segnali biologici della malattia misurabili nel sangue. Le persone con oscillazioni più robuste tendevano ad avere un profilo più favorevole della beta-amiloide, una delle proteine coinvolte nell’Alzheimer. Altre caratteristiche delle oscillazioni erano invece legate a indicatori di sofferenza delle cellule cerebrali e, in parte, alla capacità di ricordare ciò che era stato appreso prima di dormire. Nel complesso, questi risultati suggeriscono che l’analisi delle oscillazioni ultra-lente durante il sonno potrebbe fornire informazioni utili sui processi biologici associati alla malattia di Alzheimer. Lo studio identifica così una nuova firma elettrofisiologica del sonno associata all’Alzheimer e apre alla possibilità di considerare in futuro queste oscillazioni come un nuovo potenziale biomarcatore digitale, misurabile in maniera non invasiva attraverso l’EEG durante il sonno.Particolarmente interessante, in una prospettiva applicativa, è la possibilità di rilevare questo segnale mediante registrazioni ripetute effettuate direttamente a domicilio. Se i risultati saranno confermati ed estesi attraverso studi longitudinali, le misure EEG ottenute durante il sonno potrebbero contribuire allo sviluppo di strumenti non invasivi per seguire nel tempo le alterazioni associate alla malattia, affiancandosi ai biomarcatori biologici oggi disponibili. “Il messaggio che emerge dal nostro lavoro – conclude Bellesi – è che nel sonno potrebbe essere contenuta un’informazione sulla malattia che finora abbiamo sfruttato solo in parte. Registrare il sonno non significa soltanto misurarne durata o profondità: significa osservare il cervello mentre attraversa spontaneamente diversi stati fisiologici. Imparare a leggere questi segnali può aiutarci a comprendere meglio il rapporto tra sonno e Alzheimer e, in prospettiva, a sviluppare nuovi strumenti per osservare nel tempo la salute del cervello”.
Unimc, 35 borse di studio da 2.500 euro grazie al lascito del professor Bolognini
Saranno 35 borse di studio da 2.500 euro ciascuna quelle erogate dal Consiglio del Dipartimento di Giurisprudenza per l'anno accademico 2026/2027 rivolte a studenti e studentesse che si immatricoleranno o iscriveranno al primo anno dei corsi del Dipartimento. L' importo complessivo di 87.500 euro deriva dal lascito testamentario di 500 mila euro disposto a favore del Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Macerata dal professor Franco Bolognini, scomparso lo scorso 11 gennaio. Docente dell’Università di Macerata dal 1965 fino al pensionamento nel 2010, Franco Bolognini ha legato gran parte della propria vita accademica alla Facoltà di Giurisprudenza, dove è stato professore ordinario di Diritto canonico e punto di riferimento per generazioni di studenti e studiosi. "Quello del professor Bolognini – sottolinea il rettore John McCourt - è un gesto di straordinaria generosità e, insieme, di autentica lungimiranza. Ha scelto di trasformare il frutto di una vita e di oltre quarant’anni dedicati all’Università di Macerata in un investimento nel futuro delle nuove generazioni. Il suo lascito non rappresenta soltanto un sostegno economico di eccezionale rilievo: è un grande atto di fiducia nell’Università, nel valore della conoscenza e nelle capacità dei nostri giovani. Grazie a questa scelta, il merito potrà tradursi in opportunità concrete e molti studenti e studentesse potranno affrontare con maggiore serenità il proprio percorso universitario. Il professor Bolognini continuerà così a vivere nella nostra comunità e nel cammino di coloro che beneficeranno della sua generosità. È nostra responsabilità onorarne pienamente la volontà, amministrando queste risorse con rigore e facendone un sostegno duraturo al talento e al diritto allo studio". A restituire anche il profilo più personale del docente è il professor Giuseppe Rivetti, che a Bolognini era legato da un lungo rapporto professionale e di amicizia: "Il prof. Bolognini è stato un giurista colto e raffinato. La tradizione era il suo punto fermo e ispirava le sue riflessioni. Ci accumunava l’interesse per la dimensione tributaria che declinavamo in entrambi gli ordinamenti. L’Università era la sua casa, la sua famiglia, tutto. Ogni volta che passo davanti a quello che era il suo ufficio mi sembra di vederlo tra i suoi libri con una fila interminabile di studenti in attesa di chiedere la tesi o parlare dell’esame. E proprio agli studenti, tanto amati, il suo ultimo gesto di generosità". L’iniziativa rafforza gli interventi del Dipartimento di Giurisprudenza di Unimc per il diritto allo studio e il welfare per la sostenibilità sociale. “Il lascito del prof. Bolognini – commenta la direttrice Claudia Cesari - ci commuove e ci onora: è un gesto di grande generosità, che attesta il duraturo legame del collega con il nostro Dipartimento, ma anche il suo costante apprezzamento per noi e la sua fiducia nella nostra capacità di formare e offrire opportunità alle giovani generazioni. Di questo gli siamo grati e terremo fede alla sua volontà anche per i prossimi anni, continuando a supportare gli studenti e le studentesse capaci e meritevoli lungo il loro percorso di studio presso di noi”. Le modalità e i termini per la presentazione delle domande saranno definiti nei bandi predisposti dall’Ateneo che saranno pubblicati sul sito unimc.it e giurisprudenza.unimc.it.
La fisica del futuro passa da Unicam: al via SuperFluctuations con il Nobel Klaus von Klitzing
La fisica delle nuove frontiere quantistiche si dà appuntamento nelle Marche. Ha preso il via oggi, nella sede dell'Università di Camerino a San Benedetto del Tronto, "SuperFluctuations 2026 - Fluctuations and Highly Non Linear Phenomena in Superfluids and Superconductors", la conferenza internazionale che fino al 9 settembre riunirà scienziate e scienziati provenienti da prestigiose istituzioni italiane e internazionali. A rendere particolarmente prestigiosa la giornata inaugurale è stata la presenza di Klaus von Klitzing, Premio Nobel per la Fisica e scienziato del Max Planck Institute for Solid State Research di Stoccarda, e della scienziata Francesca Ferlaino, dell'Università di Innsbruck e dell'Institute for Quantum Optics and Quantum Information. Ferlaino è stata nominata "Austria's Scientist of the Year 2025" ed è stata inserita tra le 100 donne di successo da Forbes Italia nel 2026. Von Klitzing ha affrontato il tema dei fenomeni di condensazione eccitonica e della superfluidità nei sistemi Quantum Hall, mentre Ferlaino ha presentato le più recenti ricerche sull'emergere degli stati quantistici supersolidi. Nel corso delle tre giornate, studiosi e studiose si confronteranno sulle più recenti frontiere della fisica della materia e dei sistemi quantistici, affrontando temi che spaziano dalla superfluidità alla superconduttività, dalle tecnologie e dai dispositivi quantistici fino all'utilizzo di machine learning e quantum computing per lo sviluppo di nuovi metodi numerici. L'edizione 2026 assume inoltre un significato particolare perché è dedicata alla memoria del professor Antun Balaz, dell'Institute of Physics dell'Università di Belgrado, scomparso prematuramente. Balaz era stato protagonista, come invited speaker, di tutte le edizioni della conferenza a partire dal 2017. Per ricordarne l'eredità scientifica e il contributo alla fisica teorica e computazionale dei condensati di Bose-Einstein e dei sistemi correlati, gli organizzatori hanno istituito l'"Antun Balaz – SuperFluctuations Prize", destinato a giovani ricercatrici e ricercatori e agli studiosi nelle fasi iniziali e intermedie della carriera. "SuperFluctuations è ormai un appuntamento di riferimento per la comunità scientifica internazionale che si occupa di queste tematiche", sottolinea il professor Andrea Perali, docente dell'Università di Camerino e chair della conferenza. "Quest'anno assume per noi un significato particolare perché abbiamo voluto dedicarlo alla memoria di Antun Balaz, collega e amico che ha accompagnato SuperFluctuations fin dalla prima edizione". Perali evidenzia inoltre il valore della presenza dei due scienziati chiamati ad aprire i lavori: "Siamo inoltre particolarmente orgogliosi di poter aprire i lavori con due scienziati di straordinario prestigio come Klaus von Klitzing e Francesca Ferlaino: la loro presenza conferma il livello scientifico raggiunto dalla conferenza e rappresenta una importante opportunità, soprattutto per le giovani ricercatrici e i giovani ricercatori presenti". La conferenza è organizzata congiuntamente dall'Università di Camerino, dall'Università di Padova e dall'Università di Salerno, nell'ambito dell'International MultiSuper Network, con il patrocinio del Comune di San Benedetto del Tronto e del Consiglio regionale delle Marche. Per tre giorni, dunque, San Benedetto diventa un punto di incontro internazionale per la ricerca sui fenomeni quantistici, mettendo in dialogo studiosi affermati e giovani ricercatori su alcuni dei temi destinati a segnare lo sviluppo della fisica e delle tecnologie del futuro.
Unicam, la dottoranda Natasha Waris tra i 100 giovani talenti della ricerca europea
Dalle microalghe ai fondi di caffè, passando per le trebbie di birra: la ricerca di Natasha Waris, dottoranda dell’Università di Camerino, arriva sul palcoscenico europeo. La giovane ricercatrice è stata infatti selezionata tra i 100 finalisti europei di EU TalentOn 2026, la competizione scientifica promossa dalla Commissione europea e dedicata a ricercatrici e ricercatori all’inizio della loro carriera. L’appuntamento è in programma a Brest, in Francia, dal 7 all’11 settembre, dove i finalisti provenienti da diversi Paesi europei si confronteranno per cinque giornate attraverso sessioni di brainstorming, workshop, incontri e attività dedicate alle grandi sfide della ricerca europea. La candidatura di Waris nasce dal suo percorso di dottorato a Unicam ed è stata selezionata nell’ambito della Mission Arena “A Soil Deal for Europe”, collegata alla Missione dell’Unione europea dedicata alla tutela e alla salute dei suoli. La ricercatrice svolge la propria attività presso il Soil Biodiversity and Monitoring Lab della Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria dell’Università di Camerino, sotto la supervisione della professoressa Antonietta La Terza, responsabile del laboratorio. Al centro del suo lavoro c’è il progetto AlgaeBrew, finanziato nell’ambito di EU ERA-NET SUSFOOD2, attraverso il quale Natasha studia lo sviluppo e la valutazione di biofertilizzanti e biostimolanti a base di microalghe e sottoprodotti organici. Tra le materie prime analizzate ci sono anche prodotti di scarto apparentemente lontani dal mondo della ricerca, come fondi di caffè e trebbie di birra. L’obiettivo è capire come questi materiali possano essere trasformati in risorse utili per l’agricoltura, valutandone gli effetti sulle proprietà del suolo, sulla crescita e sulla salute delle piante e sul microbioma della rizosfera. Una ricerca che si inserisce pienamente nella transizione verso modelli agricoli più sostenibili e circolari: trasformare i flussi di scarto in nuove risorse significa infatti favorire il riciclo dei nutrienti e la salute del suolo, riducendo allo stesso tempo lo spreco di materiali. La partecipazione a EU TalentOn rappresenterà ora per la dottoranda Unicam un’importante occasione di confronto internazionale. A Brest i 100 giovani ricercatori saranno chiamati a lavorare insieme sulle cinque Missioni europee di Horizon Europe, attraverso sessioni di brainstorming, workshop, incontri e attività di confronto dedicate alle grandi sfide della ricerca e dell’innovazione.
Unimc torna in Libia: cinque anni di ricerche archeologiche a Cirene
Dopo oltre dieci anni, l’Università di Macerata torna a lavorare in Cirenaica, in Libia, con un nuovo importante progetto di ricerca dedicato al patrimonio archeologico dell’antica Cirene. Il 28 luglio, a Tripoli, è stato sottoscritto un nuovo permesso di lavoro nei siti archeologici tra l’Ateneo maceratese e il Department of Antiquities (DoA) della Libia. A firmare l’accordo sono stati Emanuela Stortoni, docente di Archeologia pubblica e Metodologie della ricerca archeologica dell’Università di Macerata, e il presidente del Dipartimento, Mohamed Faraj Mohamed al-Faloos. L’intesa avrà una durata di cinque anni e consentirà all’Università di Macerata di sviluppare un programma di studi e ricognizioni nel territorio di Cirene, la prima colonia greca in Africa, nell’area dell’attuale Shahhat. Il progetto, già avviato con le prime ricognizioni nel 2025, punta in particolare allo studio dell’antico paesaggio e interesserà alcune aree ancora scarsamente documentate. Tra queste figurano Gasr Battah, Siret el-Bab, la necropoli di Snibat el-Awila, la necropoli di Balagrae e il complesso di Siret el-Giamel. La ricerca, condotta con il supporto del DoA di Cirene, diretto da Adel Bufejra, si avvarrà di un approccio multidisciplinare e di tecnologie avanzate. Le attività comprenderanno ricognizioni sul terreno, rilievi Gps, immagini satellitari, riprese con drone, fotogrammetria e sistemi Gis. L’obiettivo è quello di censire le principali testimonianze archeologiche della chora cirenaica, nei settori meridionale, orientale e occidentale, ricostruendo i rapporti tra insediamenti, necropoli e antichi percorsi viari e monitorando al tempo stesso lo stato di conservazione di un patrimonio diffuso e particolarmente fragile. Una prima mappatura delle evidenze archeologiche ha già permesso di delineare un quadro particolarmente ricco. Dall’età greca a quella romana e bizantina, il territorio conserva fortificazioni, abitati, impianti produttivi e necropoli monumentali, inseriti in una fitta rete viaria che in passato collegava città, villaggi, porti e aree desertiche. Non solo ricerca sul campo. L’accordo prevede infatti anche il coinvolgimento degli operatori locali e lo sviluppo di iniziative di formazione e valorizzazione del patrimonio. Una particolare attenzione sarà riservata alle attività didattiche rivolte alle scuole locali e agli studenti universitari italiani e libici, con l’obiettivo di favorire occasioni di confronto, formazione e scambio culturale. La nuova missione, riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, si inserisce nella lunga tradizione di studi e attività archeologiche condotte dall’Università di Macerata in Libia, anche nella regione della Tripolitania. Con la firma della nuova licenza quinquennale, l’Ateneo consolida dunque la propria presenza scientifica nel Paese e torna a confrontarsi direttamente con un patrimonio ancora in larga parte inesplorato e oggi particolarmente esposto a rischi, in una regione che da millenni rappresenta un crocevia di popoli, culture e scambi, al centro delle dinamiche del Mediterraneo.
Andrea Angeli, il cordoglio del sindaco e dell'Unimc: “Un grande concittadino, una vita al servizio della pace”
MACERATA – È un cordoglio unanime quello espresso da Macerata per Andrea Angeli. A ricordare la figura del peacekeeper, scrittore ed ex funzionario delle Nazioni Unite sono il sindaco Sandro Parcaroli, la Giunta e l’amministrazione comunale, insieme all’Università di Macerata, con cui Angeli aveva mantenuto negli anni un legame profondo. «Macerata piange la scomparsa di un grande concittadino capace di percorrere le strade del mondo e di tessere trame di pace», sottolinea il sindaco Sandro Parcaroli, ricordando una figura che per diversi decenni è stata protagonista delle missioni internazionali di pace. Dal Cile del dopo Pinochet ai Balcani, passando per il Kosovo e l’Iraq. Angeli era stato per tre anni a Sarajevo durante la guerra in Bosnia-Erzegovina e aveva poi operato in Iraq dopo la caduta di Saddam Hussein, dove fu anche testimone dell’attentato di Nassiriya del 12 novembre 2003. «Una vita trascorsa al servizio della pace e delle istituzioni in giro per il mondo ma sempre con le radici nella nostra città», prosegue Parcaroli. Angeli era infatti tornato a vivere a Macerata, alternando periodi a New York e Roma. Le sue esperienze nei teatri di crisi internazionali erano diventate anche il tema di diversi libri. Il sindaco ne ricorda soprattutto la capacità di creare rapporti umani al di là delle differenze: «Ovunque nel mondo è riuscito a costruire e mantenere rapporti basati sulla disponibilità, sulla lealtà e sulla collaborazione a prescindere dalle barriere culturali, sociali, etniche, religiose». Un ricordo condiviso anche dall’Università di Macerata, dove Angeli si era laureato in Giurisprudenza nel 1980 e in Scienze politiche nel 1982. Nel 2013 l’Ateneo lo aveva scelto tra i primi insigniti del riconoscimento di “Laureato dell’Anno”, assegnato insieme all’Alam, l’Associazione Laureati dell’Ateneo Maceratese. «La scomparsa di Andrea Angeli ci addolora profondamente e rappresenta una perdita molto significativa per tutta la nostra comunità», afferma il rettore John McCourt. «Andrea è stato una figura davvero unica, capace di unire in modo esemplare il profondo attaccamento alle proprie radici e una straordinaria apertura al mondo». McCourt ricorda anche «la grande generosità umana, la disponibilità e la semplicità con cui condivideva le sue esperienze, soprattutto con i giovani». Per l’Università, Angeli è stato non soltanto un laureato illustre, ma una figura capace di trasformare il proprio percorso professionale in una testimonianza concreta di impegno, dialogo e apertura verso il mondo. Un legame con l’Ateneo che avrebbe dovuto rinnovarsi il prossimo 16 ottobre, nell’ambito del Macerata Humanities Festival, con la presentazione del suo ultimo libro, Fede, ultima speranza. Storie di religiosi in aree di conflitto. L’incontro, organizzato dall’Alam, si terrà comunque e sarà dedicato al suo ricordo. «Avevamo fortemente voluto questo incontro e Andrea aveva accolto con entusiasmo il nostro invito», ricorda la presidente dell’Alam Daniela Gasparrini. «Per noi non era soltanto un laureato di successo, ma una persona capace di incarnare i valori più autentici che l’Università cerca di trasmettere: apertura, curiosità, coraggio, responsabilità verso gli altri». Un appuntamento che ora assumerà un significato diverso, ma ancora più profondo: sarà l’occasione per raccontare ai giovani la straordinaria esperienza umana e professionale di Andrea Angeli e mantenere vivo quel filo che, nonostante i tanti anni trascorsi lontano, lo aveva sempre legato a Macerata.
Chiesanuova, prende forma il nuovo asilo nido: 28 posti per i bambini e investimento da 872mila euro
Ventotto posti per i bambini, spazi moderni e un'attenzione particolare all'efficienza energetica. Prende forma a Chiesanuova di Treia il nuovo asilo nido realizzato dal comune di Treia all'interno del complesso scolastico della frazione, nell'ambito degli interventi per il potenziamento dell'offerta educativa dedicata alla fascia 0-6 anni. La nuova struttura, pensata per offrire alle famiglie un servizio stabile e qualificato, ha richiesto un investimento complessivo di 872.200 euro, di cui 672mila euro finanziati attraverso il Pnrr e oltre 200mila euro con fondi di bilancio comunale. L'edificio si sviluppa interamente al piano terra ed è affiancato da un'area verde destinata alle attività all'aperto e al gioco. La progettazione prevede inoltre una componente costruttiva in legno e soluzioni orientate alla sostenibilità: il nido sarà infatti classificato come NZEB (Nearly Zero Energy Building), grazie alla presenza di un impianto fotovoltaico, una pompa di calore, sistemi di isolamento e un impianto di ventilazione meccanica con recupero di calore. Gli ambienti sono stati organizzati in due sezioni, entrambe dotate di spazi dedicati al soggiorno-pranzo, al riposo e ai servizi igienici. A questi si aggiunge un'area comune destinata alle attività e alla conservazione del materiale didattico. Una distribuzione degli spazi pensata per garantire funzionalità e sicurezza e, allo stesso tempo, rispondere alle esigenze dei bambini e degli operatori. La realizzazione del nuovo nido rientra negli interventi finanziati dal PNRR per il potenziamento dei servizi per la prima infanzia. A completare il progetto è arrivato anche un ulteriore finanziamento di oltre 56mila euro per gli arredi. Il Comune di Treia si è, infatti, classificato al secondo posto nella graduatoria marchigiana del Programma operativo complementare al Programma operativo nazionale "Per la Scuola" 2014-2020, cofinanziato da fondi europei. Le risorse permetteranno di dotare il nuovo asilo di arredi innovativi, con l'obiettivo di rendere gli ambienti ancora più funzionali e accoglienti. "Con la realizzazione del nido di Chiesanuova si arricchisce ulteriormente l'offerta scolastica del nostro territorio, ma soprattutto si mette a disposizione delle famiglie un servizio importante per la prima infanzia", sottolinea il sindaco Franco Capponi. L'obiettivo dell'amministrazione è costruire una rete di servizi per la prima infanzia distribuita sul territorio comunale. "A Passo Treia il nido è già presente, a Chiesanuova abbiamo realizzato questa nuova struttura e nel nuovo polo scolastico di Treia è previsto anche un asilo nido - aggiunge il primo cittadino -. In questo modo possiamo offrire un servizio rivolto alle famiglie e ai bambini di tutto il territorio comunale, avvicinando le opportunità alle diverse realtà del nostro Comune". Per Capponi, il progetto presenta anche una valenza sociale. "Questi servizi possono favorire una maggiore integrazione tra i bambini. Bambini che magari non avrebbero occasione di incontrarsi prima della scuola primaria possono, invece, iniziare a conoscersi, giocare insieme e costruire relazioni già nell'età prescolare". Con il nuovo asilo nido di Chiesanuova, dunque, Treia amplia il sistema dei servizi dedicati alla prima infanzia, puntando su una struttura inserita direttamente nel complesso scolastico della frazione e pensata per accompagnare bambini e famiglie già nei primi anni del percorso educativo.
Morrovalle, giovani e anziani insieme per riqualificare l’ex scuola dell’Ente Canale
Giovani, ragazzi con disabilità e anziani insieme per prendersi cura di uno spazio della comunità. È partito a Morrovalle il progetto di cittadinanza attiva “Insieme si può! Educhiamoci al bene comune”, promosso dall’associazione di volontariato Amici del Talento con il patrocinio del Comune. Per due settimane, dal 31 agosto all’11 settembre, trenta giovani morrovallesi tra i 14 e i 18 anni, cinque tutor, sei ragazzi con disabilità della cooperativa sociale Il Talento e gli anziani della Caritas Interparrocchiale e dei circoli di Morrovalle e Trodica lavoreranno fianco a fianco per riqualificare l’ex scuola dell’infanzia dell’Ente Canale. Le attività si svolgono dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 12.30. Lo spazio, al termine degli interventi, sarà destinato in autunno ai laboratori mattutini e pomeridiani rivolti ai ragazzi con disabilità. L’iniziativa si inserisce nel Programma 2024-2027 del Patto educativo territoriale di Morrovalle, nell’ambito dell’annualità 2026-2027 dedicata al quarto valore del Patto: “Educare al Bene Comune”. L’obiettivo non è soltanto quello di restituire alla comunità uno spazio più curato e funzionale, ma soprattutto creare un’occasione concreta di incontro tra generazioni e di inclusione. Giovani e ragazzi della cooperativa Il Talento lavoreranno come un unico gruppo, affiancati dai tutor e dall’esperienza degli adulti e degli anziani. La riqualificazione diventa così uno strumento educativo. Attraverso le attività pratiche condivise, i partecipanti potranno sviluppare capacità relazionali e cooperative e sperimentare direttamente il valore dell’impegno civico e della collaborazione. Non mancheranno anche momenti di convivialità, con merende e pause condivise pensate per favorire la conoscenza reciproca e la nascita di nuove relazioni. Il progetto prevede inoltre un riconoscimento economico per i giovani partecipanti: ogni ragazzo, regolarmente assicurato, riceverà un buono spesa di 60 euro a settimana per il proprio impegno. «Un progetto che parla di cittadinanza attiva, inclusione, conoscenza e cooperazione intergenerazionale», sottolinea la vicesindaco e assessore alle Politiche sociali Fabiana Scarpetta. «Quando un Comune, Enti del Terzo settore e i circoli anziani del territorio decidono di camminare nella stessa direzione – aggiunge – il risultato non è solo la riqualificazione di uno spazio, ma la costruzione di legami che resteranno ben oltre le due settimane di attività». Per Scarpetta, vedere «ragazzi con abilità diverse lavorare fianco a fianco, imparare gli uni dagli altri e riscoprire insieme il valore del prendersi cura di ciò che è di tutti» rappresenta «la dimostrazione più concreta di cosa significhi davvero educare al bene comune». “Insieme si può!” vuole essere infatti solo il primo passo di un percorso educativo più ampio, con l’obiettivo di trasformare l’impegno civico in una pratica quotidiana. I giovani partecipanti saranno chiamati a raccontare e condividere l’esperienza con i propri coetanei, diventando promotori di una cultura della partecipazione. Il progetto punta infine a rafforzare la rete educativa del territorio, mettendo in relazione giovani, famiglie, scuola, associazioni, enti del Terzo settore e istituzioni locali. Un lavoro comune che parte dalla cura di uno spazio fisico per arrivare alla costruzione di una comunità più partecipata e inclusiva.
Unicam apre le porte ai futuri studenti: tour guidato tra aule, laboratori e campus
Le porte dell'università di Camerino si sono aperte oggi, primo settembre, per accogliere il "Tour in UNICAM: visita guidata con i tutor", un evento mattutino pensato per far immergere i futuri studenti e studentesse negli spazi e nell'atmosfera dell'Ateneo. il tour, durato dalle ore 9:00 alle ore 13:00 ha visto i tutor guidare ragazzi e ragazze, insieme alle loro famiglie, alla scoperta delle aule, laboratori didattici, biblioteche, strututre universitarie, alloggi e impianti sportivi e raccontare loro, attraverso la propria esperienza personale, le opportunità che offrono Unicam e la vita universitaria. Il tour ha toccato il Polo di Bioscienze, il Polo di Geologia, il ChIP – Chemistry Interdisciplinary Project, i Poli di Matematica, Fisica e Informatica, il Polo Sant’Agostino, la Scuola di Studi Superiori “C. Urbani”, l’Orto Botanico, il Polo di Giurisprudenza, gli alloggi universitari e gli impianti sportivi del CUS. La mattinata si è conclusa alla Rocca dei Borgia con un aperitivo di saluto. L'evento è stato anche un'occasione per incontrare docenti, tecnici e personale amministrativo per approfondire i corsi di studio di proprio inteersse. “Anche grazie a queste iniziative - hanno sottolineato il rettore Unicam Graziano Leoni e la delegata all’Orientamento Isolina Marota - vogliamo illustrare al meglio l’offerta formativa del nostro Ateneo, un Ateneo vivo e vivace che le studentesse e gli studenti continuano a scegliere con grande entusiasmo. L’offerta formativa è costantemente aggiornata ed implementata per fornire alle nostre laureate ed ai nostri laureati le competenze necessarie affinché siano competitivi e possano ottenere un proficuo inserimento nel mondo del lavoro”.
UniMc arriva a Cork: l'unica università italiana partecipe al progetto Cardea
"La partecipazione dell’Università di Macerata conferma il nostro impegno nel rafforzare la dimensione europea dell’Ateneo e il supporto alla ricerca". Con queste parole il rettore Jhon McCourt si riferisce al progetto europeo Cardea, conclusosi lo scorso luglio alla University College Cork, in Irlanda, e di cui Macerata rappresenta l'unico ateneo italiano. L'Università ha partecipando al progetto attraverso l'Ufficio Ricerca Internazionale, Progettazione e Open Science. "Cardea ha permesso di valorizzare professionalità indispensabili per il futuro della ricerca europea. I Research Manager sono figure capaci di aprire opportunità, costruire reti e accompagnare la ricerca in un contesto internazionale sempre più complesso", continua il rettore. Il lavoro del Research Manager è quello di cercare opportunità di finanziamento, costruire partenariati internazionali, inteprtare regole complesse e accompagnare ricercatori e ricercatrici nella gestione dei progetti: un impegno costante e decisivo ma poco visibile. Il progetto europeo "CARDEA – Career Acknowledgement for Research Managers Delivering for the European Area" si è impegnato proprio nel riconoscimento professionale del Research Manager e sulla definizione di strumenti comuni a livello europeo. All'interno della CARDEA Academy, il percorso formativo online gratuito e articolato in 17 moduli, l'Università di Macerata ha avuto un ruolo diretto nella creazione di contenuti che spaziano dalle comeptenze di base per il supporto alla ricerca fino ai temi più recenti, come l'impiego dell'intelligenza artificiale. Al termine del percorso è possibile ottenere gratuitamente un open badge e una micro-credenziale. Tra i principali risultati figurano RM Comp, il quadro europeo delle competenze per chi opera nella gestione della ricerca, la CARDEA Academy e la proposta di una Charter for Research Managers. RM Comp, sviluppato insieme al progetto europeo RM Roadmap e lanciato ufficialmente dalla Commissione europea nel gennaio 2025. Il quadro individua le competenze richieste ai Research Manager e può essere utilizzato sia dai professionisti sia dalle organizzazioni per orientare formazione e sviluppo professionale. Per Francesca Spigarelli, responsabile del progetto per UniMC, la sfida è trovare "un equilibrio tra apertura alla collaborazione internazionale e sicurezza della ricerca e dei dati", costruendo forme di cooperazione dalle quali tutti gli attori possano trarre beneficio. Il nome del progetto richiama Cardea, la dea romana dei cardini, scelta come immagine simbolica di professionisti che facilitano l’accesso a nuove opportunità. A Cork il rettore ha ringraziato il team UniMC coinvolto nel progetto, composto da Barbara Chiucconi, Erica Feliziani e Federica De Romanis, insieme alle colleghe e ai colleghi che hanno contribuito alle attività, e Mary Kate O’Regan della University College Cork, coordinatrice di Cardea.
Medicina, parte il semestre aperto: all’Univpm 1.060 studenti ai blocchi di partenza
Primo settembre, 10 dicembre e 11 gennaio 2027. Queste le date che i nuovi iscritti al Semestre aperto dell'Università Politecnica delle Marche per l'anno accademico 2026/2027 devono tenere a mente. La rinnovata modalità d' ingresso ai corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia e in Odontoiatria e Protesi Dentaria prevede, per il polo anconetano, l'inizio delle lezioni il 1 settembre e gli appelli per gli esami di profitto nelle date successive del 10 dicembre e dell'11 gennaio 2027. Ad occupare le aule universitarie della sede di Ancona e frequentare i tre i corsi che fanno da cardine al semestre aperto saranno 1.060 studenti. Per un totale di 18 Cfu, i corsi da frequentare obbligatoriamente saranno Biologia, Chimica e Propedeutica Biochimica e Fisica. La facoltà dell'Univpm permetterà agli studenti di frequentare le lezioni sia in presenza che in streaming e, tramite la Piattaforma Semestre Aperto e l'applicazione Mood, fruirà agli iscritti simulazioni di prove d'esame, verifiche di autovalutazione sui syllabus ministeriali e corsi dedicati. Nel mese di novembre, verrà inoltre data loro la possibilità di partecipare a sessioni di approfondimento ed esercitazioni con i docenti dei corsi ed i tutor dedicati. Una preparazione che porterà gli studenti ad affrontare la selezione per i posti a disposizione al Corso di laurea di Medicina e Chirurgia, che arrivano a 402 e a 30 per il corso di Odontoiatria e Protesi Dentaria. Una volta terminate le sessioni di esame, i risultati alimenteranno la Graduatoria Nazionale di Merito, e assegneranno i posti per l'immatricolazione finale ai corsi di laurea.
Tolentino, inaugurato il nuovo asilo nido "N. Green": struttura moderna e posti aumentati da 45 a 60
È stato inaugurato domenica 30 agosto il nuovo asilo nido "N. Green" di Tolentino, una struttura completamente rinnovata e progettata per rispondere alle esigenze educative dei bambini e del territorio. L'intervento ha previsto la demolizione del precedente edificio e la costruzione di un nuovo plesso, realizzato in parte sull'area di sedime della struttura originaria e in parte su un lotto adiacente. La cerimonia si è aperta con il taglio del nastro e la benedizione del nuovo stabile, alla presenza del sindaco Mauro Sclavi, del presidente della Provincia Alessandro Gentilucci e del sottosegretario della Giunta regionale Silvia Luconi. A illustrare le caratteristiche del progetto sono stati l'assessore alle Politiche sociali Benedetta Lancioni, Paolo Bini, responsabile della gestione degli asili nido comunali, la direttrice dei lavori Silvana Lisi e la RUP dell'Ufficio Lavori Pubblici Katiuscia Faraoni. La giornata ha visto anche la partecipazione dei bambini, con laboratori creativi particolarmente apprezzati. Il nuovo "N. Green" nasce da un progetto sviluppato con l'obiettivo di realizzare una struttura a misura di bambino, capace al tempo stesso di integrarsi con il paesaggio e il contesto urbano di Tolentino. L'idea progettuale, sviluppata dall'architetto Carlo De Mattia insieme all'architetto Eleonora Crucianelli, è stata elaborata anche attraverso uno studio presso la struttura di Reggio Emilia di Reggio Children. L'edificio è concepito non come un elemento separato dal quartiere, ma come un luogo di relazione tra spazi interni ed esterni, con una particolare attenzione alla permeabilità visiva e al rapporto con il verde. Uno degli aspetti più significativi riguarda la ricettività della struttura, che passa dai precedenti 45 posti a 60, suddivisi in 53 posti per divezzi e 7 per lattanti. Dal punto di vista architettonico, il nuovo asilo è composto da sei moduli longitudinali, collegati e suddivisi da elementi portanti. Le ampie facciate trasparenti consentono agli ambienti interni di dialogare costantemente con gli spazi esterni, mentre la copertura a falde, caratterizzata da pendenze e altezze differenti, richiama idealmente il paesaggio collinare marchigiano. All'interno trovano spazio aule, uffici, mensa, ambienti di servizio e una grande area centrale, pensata come una vera e propria "Agorà". Il grande atrio, illuminato anche da due lucernai, rappresenta il fulcro dell'edificio e un luogo di incontro tra le diverse sezioni. Particolare attenzione è stata riservata anche agli spazi destinati ai bambini. Ogni sezione è collegata direttamente al proprio giardino esterno, considerato parte integrante dell'attività didattica. Gli ambienti sono stati progettati per favorire il rapporto con la natura e consentire ai bambini di percepire costantemente lo spazio esterno. La struttura comprende inoltre una cucina per la preparazione interna dei pasti, una mensa capace di ospitare fino a 36 bambini, locali per il personale educativo, uffici, lavanderia, depositi e locali tecnici. Il progetto dedica particolare attenzione anche all'accessibilità, con soluzioni pensate non soltanto per le persone con ridotta capacità motoria, ma anche per favorire l'inclusione di persone con diverse abilità fisiche, sensoriali o cognitive. Sul fronte energetico, il nuovo asilo è stato progettato secondo criteri di elevata efficienza e ha raggiunto la qualifica di edificio nZeb (Nearly Zero Energy Building). L'impianto di climatizzazione utilizza pompe di calore e un sistema radiante a pavimento, mentre la ventilazione meccanica è garantita da recuperatori di calore. L'acqua calda sanitaria viene prodotta attraverso boiler a pompa di calore. A completare le dotazioni sono i corpi illuminanti a LED e un nuovo impianto fotovoltaico, destinato a contribuire alla produzione dell'energia elettrica necessaria per i consumi dell'edificio. L'intervento è stato finanziato nell'ambito del PNRR, Missione 4, Componente 1, Investimento 1.1, con un investimento complessivo di 3 milioni e 300mila euro. La progettazione definitiva è stata affidata dal Comune di Tolentino al gruppo composto da ORA Ingegneria Architettura STP Srl, Per. Ind. Fabrizio Mancini, ingegner Carlo Costantini e geologo Roberto Pucciarelli. La direzione dei lavori è stata affidata all'architetto Silvana Lisi, mentre il coordinamento per la sicurezza è stato curato dall'ingegner Michele Bonfigli. RUP dell'intervento è l'ingegner Katiuscia Faraoni. I lavori sono stati eseguiti dalla Cetola Spa. Con la conclusione dell'intervento, Tolentino dispone quindi di un nuovo asilo nido più grande, accessibile e tecnologicamente avanzato, con una capacità ricettiva aumentata e spazi pensati per integrare attività educative, rapporto con la natura ed esigenze delle famiglie.

nubi sparse (MC)


