Sala piena e clima teso a Muccia, uno dei centri più colpiti dal terremoto del 2016, dove si è riunito il Consiglio regionale delle Marche in seduta aperta, intitolata «A dieci anni dal sisma, le istituzioni nei territori». Un appuntamento atteso da amministratori e cittadini del cratere, ma che si è svolto con sullo sfondo l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia sulla ricostruzione, culminata in otto arresti e 51 indagati complessivi. L’indagine ipotizza appalti pubblici pilotati e infiltrazioni della criminalità organizzata nei cantieri privati attraverso i subappalti.
All’ingresso, fin dal mattino, è comparso uno striscione di Rifondazione comunista che chiede le dimissioni del presidente della Regione Francesco Acquaroli e del commissario alla ricostruzione Guido Castelli.
Al centro delle critiche delle opposizioni c’è proprio Acquaroli, perché tra gli arrestati figura Fabio Pistarelli, suo ex capo di gabinetto, dimessosi nel dicembre 2025. Il governatore ha parlato di un «tradimento» e ha riferito di aver chiesto verifiche interne dopo alcune segnalazioni, senza che emergessero elementi. Le minoranze avevano chiesto di modificare l’ordine del giorno per aprire i lavori con le comunicazioni del presidente sull’indagine e un successivo dibattito. La proposta è stata respinta a maggioranza dalla Conferenza dei capigruppo, e i gruppi di opposizione hanno contestato la decisione, chiedendo chiarezza e risposte per le comunità colpite dal sisma.
La tensione è esplosa durante l’intervento di Castelli. Il commissario ha richiamato i numeri dell’impresa Crucianelli: 415 cantieri in corso e 396 conclusi, tra cui una decina di interventi pubblici. Quanto all’affidamento dei lavori, ha spiegato che nella ricostruzione privata «sono i proprietari degli immobili a scegliere le imprese» e che «non li dà il pubblico»: «In Europa c’è la libera concorrenza, non si può limitare il libero mercato». Una delle letture emerse sul perché tanti committenti si siano rivolti alla stessa ditta, ha aggiunto, riguarda la capacità di neutralizzare l’accollo grazie al Superbonus 110%, cioè di evitare ai proprietari di sostenere una parte dei costi non coperti dai contributi. Un meccanismo delicato, che secondo Castelli ha inciso anche sull’aumento dei costi della ricostruzione.
Respingendo poi le accuse di una gestione politica della ricostruzione, il commissario ha assicurato che nel cratere «non ci sono stati sindaci genuflessi». Molti sindaci del Pd, ha riferito, lo hanno chiamato per chiedere aiuto, che a suo dire è sempre stato dato. Ha quindi citato Leonardo Catena, ex sindaco di Montecassiano e oggi consigliere regionale dem, in relazione alla vicenda della casa di riposo, invitando i sindaci che avessero subito pressioni a farsi avanti. Ipotesi che ha respinto.
Il riferimento a Catena ha fatto scattare la protesta. La capogruppo del Pd Valeria Mancinelli e il consigliere Fabrizio Cesetti si sono alzati contestando che non fosse concesso il diritto di replica, e Cesetti ha chiamato in causa Acquaroli e il presidente del Consiglio regionale Gianluca Pasqui: «Non potete permettere a Castelli di citare il sindaco senza dargli la possibilità di replicare». Pronta la risposta: «Venga qui il sindaco e mi dica che non è vero». Castelli ha respinto l’immagine di un «Castelli belzebù» e ha attaccato: «I voti non li prendete così, strumentalizzando la vicenda giudiziaria».
I consiglieri di opposizione hanno quindi lasciato l’aula, tranne Mancinelli, rimasta per replicare. All’esterno Cesetti ha rincarato: «Il commissario ha ribadito diverse volte di non aver chiesto a nessun sindaco di genuflettersi: ma se per la ricostruzione del mio paese fossi costretto a genuflettermi, sa come si chiama questo? Concussione. Perché Castelli ha dovuto dirlo? Perché il presidente del Consiglio e il governatore hanno consentito di dirlo?».
Sala piena e clima teso a Muccia, uno dei centri più colpiti dal terremoto del 2016, dove si è riunito il Consiglio regionale delle Marche in seduta aperta, intitolata «A dieci anni dal sisma, le istituzioni nei territori». Un appuntamento atteso da amministratori e cittadini del cratere, ma che si è svolto con sullo sfondo l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia sulla ricostruzione, culminata in otto arresti e 51 indagati complessivi. L’indagine ipotizza appalti pubblici pilotati e infiltrazioni della criminalità organizzata nei cantieri privati attraverso i subappalti.
All’ingresso, fin dal mattino, è comparso uno striscione di Rifondazione comunista che chiede le dimissioni del presidente della Regione Francesco Acquaroli e del commissario alla ricostruzione Guido Castelli.
Al centro delle critiche delle opposizioni c’è proprio Acquaroli, perché tra gli arrestati figura Fabio Pistarelli, suo ex capo di gabinetto, dimessosi nel dicembre 2025. Il governatore ha parlato di un «tradimento» e ha riferito di aver chiesto verifiche interne dopo alcune segnalazioni, senza che emergessero elementi. Le minoranze avevano chiesto di modificare l’ordine del giorno per aprire i lavori con le comunicazioni del presidente sull’indagine e un successivo dibattito. La proposta è stata respinta a maggioranza dalla Conferenza dei capigruppo, e i gruppi di opposizione hanno contestato la decisione, chiedendo chiarezza e risposte per le comunità colpite dal sisma.
La tensione è esplosa durante l’intervento di Castelli. Il commissario ha richiamato i numeri dell’impresa Crucianelli: 415 cantieri in corso e 396 conclusi, tra cui una decina di interventi pubblici. Quanto all’affidamento dei lavori, ha spiegato che nella ricostruzione privata «sono i proprietari degli immobili a scegliere le imprese» e che «non li dà il pubblico»: «In Europa c’è la libera concorrenza, non si può limitare il libero mercato». Una delle letture emerse sul perché tanti committenti si siano rivolti alla stessa ditta, ha aggiunto, riguarda la capacità di neutralizzare l’accollo grazie al Superbonus 110%, cioè di evitare ai proprietari di sostenere una parte dei costi non coperti dai contributi. Un meccanismo delicato, che secondo Castelli ha inciso anche sull’aumento dei costi della ricostruzione.
Respingendo poi le accuse di una gestione politica della ricostruzione, il commissario ha assicurato che nel cratere «non ci sono stati sindaci genuflessi». Molti sindaci del Pd, ha riferito, lo hanno chiamato per chiedere aiuto, che a suo dire è sempre stato dato. Ha quindi citato Leonardo Catena, ex sindaco di Montecassiano e oggi consigliere regionale dem, in relazione alla vicenda della casa di riposo, invitando i sindaci che avessero subito pressioni a farsi avanti. Ipotesi che ha respinto.
Il riferimento a Catena ha fatto scattare la protesta. La capogruppo del Pd Valeria Mancinelli e il consigliere Fabrizio Cesetti si sono alzati contestando che non fosse concesso il diritto di replica, e Cesetti ha chiamato in causa Acquaroli e il presidente del Consiglio regionale Gianluca Pasqui: «Non potete permettere a Castelli di citare il sindaco senza dargli la possibilità di replicare». Pronta la risposta: «Venga qui il sindaco e mi dica che non è vero». Castelli ha respinto l’immagine di un «Castelli belzebù» e ha attaccato: «I voti non li prendete così, strumentalizzando la vicenda giudiziaria».
I consiglieri di opposizione hanno quindi lasciato l’aula, tranne Mancinelli, rimasta per replicare. All’esterno Cesetti ha rincarato: «Il commissario ha ribadito diverse volte di non aver chiesto a nessun sindaco di genuflettersi: ma se per la ricostruzione del mio paese fossi costretto a genuflettermi, sa come si chiama questo? Concussione. Perché Castelli ha dovuto dirlo? Perché il presidente del Consiglio e il governatore hanno consentito di dirlo?».
Una presa di distanza netta dal suo ex capo di gabinetto, Fabio Pistarelli, e una altrettanto forte presa di distanza, anche dal punto di vista dei toni, da qualsiasi ipotesi di collusione o contiguità con la criminalità organizzata che possa riguardarlo: "Corruzione e mafia, sono due parole che non conosco". Così il presidente della regione Marche, Francesco Acquaroli, ha chiuso il discorso, durato oltre mezz'ora, che ha posto fine ai lavori del Consiglio regionale riunito a Muccia, in occasione della seduta aperta dedicata ai dieci anni dal terremoto del 2016.
Un intervento nel quale Acquaroli ha proceduto quasi integralmente a braccio, inizialmente con voce un poco incerta, ma poi divenuta - nel corso dell'eloquio - progressivamente più decisa, in un climax voluto e ricercato. Tra i temi affrontati, la spiegazione della natura del rapporto con Pistarelli è quella che ha coperto il maggior minutaggio. Andiamo per ordine.
La nomina di Pistarelli e il rapporto di fiducia
Dopo aver messo anche in discussione l'opportunità di svolgere il Consiglio regionale aperto a Muccia - "forse sarebbe stato più opportuno rinviarlo, ma abbiamo ritenuto importante comunque essere qui" - Acquaroli ha spiegato che la scelta di affidare a Pistarelli il ruolo di capo di gabinetto, nel 2020, era stata motivata dalla conoscenza del territorio e dell’attività istituzionale. L’ex collaboratore, ha ricordato, era stato consigliere regionale per tre legislature, oltre ad aver ricoperto il ruolo di capogruppo, ed era avvocato.
"L’elemento principale era la fiducia", ha sottolineato il governatore. Con l’avvio della nuova legislatura, tuttavia, Acquaroli ha raccontato di aver manifestato alcune perplessità sulla prosecuzione dell’incarico. Le ragioni indicate erano soprattutto operative: l’impegno richiesto dal ruolo, le modalità di lavoro e l’efficacia dell’azione amministrativa. "Non posso fare io il capo di gabinetto di me stesso", ha ribadito.
Per questo, secondo la sua ricostruzione, venne concordata una proroga di tre mesi per consentire di individuare una soluzione alternativa. "Il primo arcano è chiarito", ha detto il presidente.
Le voci, le verifiche e le dimissioni del 2 dicembre
Il passaggio successivo dell’intervento ha riguardato le segnalazioni ricevute, sempre nel mese di novembre 2025. Acquaroli ha raccontato di essere venuto a conoscenza, intorno alla metà del mese, di "alcune voci" relative a un possibile interessamento del suo ex capo di gabinetto su "determinate procedure". "Non erano notizie di reato, ma per l'appunto voci, visto che qualcuno ha fatto dell'ironia anche su questo" ha precisato, aggiungendo di aver trasmesso le informazioni "agli uffici regionali".
Il presidente ha riferito di aver chiesto approfondimenti al segretario generale e ad altri dirigenti, coinvolgendo anche persone esterne alla struttura regionale per verificare quanto segnalato. Secondo il suo racconto, dagli accertamenti emerse una conferma, almeno da parte di alcune delle persone interessate, dell’interessamento di Pistarelli a una procedura.
A quel punto, ha spiegato, la decisione fu immediata: "Io lo chiamo e gli dico che era incompatibile la sua presenza nel palazzo Raffaello e quindi, o dava le dimissioni o le avrei rimosso io la sera stessa".
Acquaroli ha collocato l'episodio al 2 dicembre 2025, data in cui, secondo la sua ricostruzione, si interruppe il rapporto di lavoro con Pistarelli. Il governatore ha insistito sulla sequenza temporale, sostenendo che, dopo le prime informazioni e gli approfondimenti, la decisione venne presa quando emersero elementi che riteneva incompatibili con la permanenza dell’ex collaboratore nell’incarico.
"Un atteggiamento di uno che vuole coprire qualcuno?"
Nel corso del discorso Acquaroli ha richiamato le regole che, a suo dire, aveva imposto ai collaboratori: rispetto della legalità e nessuna interferenza nelle procedure, negli appalti e nei bandi regionali. Il termine utilizzato per sintetizzare tale orientamento è stato "regole d'ingaggio". Da qui la domanda rivolta all’aula: "Ma secondo voi, quello che ho tenuto, è un atteggiamento di uno che vuole coprire qualcuno?".
Sul comportamento che viene contestato a Pistarelli, Acquaroli ha parlato di un possibile errore nella scelta politica: "Ho sbagliato, perché una persona che si comporta così è una persona che non poteva aiutarmi a fare quello che era il grande progetto che noi avevamo e abbiamo in mente per la nostra regione", ha dichiarato. Ha, quindi, aggiunto: "Fare una scelta sbagliata non significa diventare complice".
Il crescendo finale: "La prima vittima sono io"
Nell'ultima parte dell’intervento, il tono del presidente si è fatto più netto. Acquaroli ha rivendicato la necessità di non confondere la vicenda giudiziaria che coinvolge l'ex capo di gabinetto con l’intera attività di ricostruzione e con il lavoro delle istituzioni regionali.
Ha ricordato le misure e i protocolli messi in campo per contrastare le infiltrazioni mafiose, riconoscendo al tempo stesso che l’inchiesta può evidenziare fragilità nella ricostruzione privata, in particolare nelle scelte delle imprese affidatarie e nei subappalti. "La riflessione che dobbiamo fare è cosa possiamo fare di più", ha detto.
In ogni caso, "da quello che mi risulta non sono indagato io, non è indagato nessuno della Giunta, non sono indagati i consiglieri regionali", ha dichiarato con fermezza Acquaroli, aggiungendo che, sempre secondo le informazioni in suo possesso, non risultavano indagati neppure dirigenti e funzionari regionali. Quindi la frase che ha segnato il crescendo conclusivo: "La prima vittima, se volete, insieme ai terremotati, ai marchigiani e alle istituzioni sono io".
Il Superbonus 110% e la possibilità di neutralizzare l’accollo per i proprietari degli immobili danneggiati dal terremoto. È uno dei temi affrontati dal commissario straordinario alla ricostruzione post-sisma Guido Castelli durante la seduta aperta del Consiglio regionale delle Marche a Muccia, dedicata ai dieci anni dal terremoto del 2016.
Il suo intervento è stato segnato anche dalla protesta dei consiglieri di opposizione, che hanno contestato alcune sue dichiarazioni e la mancata possibilità di replica. Al centro del dibattito anche i cantieri affidati alla Rest Edile di Tolentino, il cui titolare Enrico Crucianelli è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Ancona sulle presunte infiltrazioni criminali nella ricostruzione.
"I cantieri di Rest Edile sono tutti in parte del territorio di Macerata", ha dichiarato Castelli, citando in particolare le zone di San Severino Marche e Tolentino. Il commissario ha quindi richiamato quella che ha definito la lettura data da molti alla concentrazione degli interventi affidati alla stessa impresa: "Quella ditta garantiva la neutralizzazione dell'accollo con il 110%, una scelta che abbiamo pagato tanto".
Il riferimento è al meccanismo che consentiva di evitare ai proprietari di sostenere direttamente la quota dei costi dei lavori non coperta dai contributi pubblici, grazie all'intervento del Superbonus. Un elemento che, secondo Castelli, avrebbe contribuito a orientare le scelte dei committenti nella ricostruzione privata.
Nel corso dell'intervento, il commissario ha ricordato che gli appalti della ricostruzione privata vengono affidati direttamente dai proprietari degli immobili danneggiati, senza intermediazione pubblica. "Avranno sempre la mia tutela", ha assicurato, ribadendo che la struttura commissariale non poteva limitare il numero dei contratti affidati alle singole imprese. "In Europa c'è la libera concorrenza", ha affermato, richiamando le norme che prevedono limiti per gli incarichi tecnici nei lavori post-sisma, ma non per il numero di contratti affidati alle imprese.
Questi passaggi si sono inseriti in una seduta caratterizzata da momenti di tensione. Quando Castelli ha affrontato il tema della gestione della ricostruzione e ha respinto le accuse di pressioni politiche sui sindaci, citando anche il consigliere regionale del Pd Leonardo Catena, la capogruppo dem Valeria Mancinelli e il consigliere Fabrizio Cesetti si sono alzati per contestare il mancato diritto di replica.
Cesetti ha chiamato in causa il presidente della Regione Francesco Acquaroli e il presidente del Consiglio regionale Gianluca Pasqui, chiedendo perché fosse stato consentito al commissario di citare un sindaco senza dargli la possibilità di rispondere. Castelli ha replicato invitando il sindaco a intervenire direttamente e accusando le opposizioni di strumentalizzare la vicenda giudiziaria. La protesta è poi sfociata nell'uscita dall'aula dei consiglieri di opposizione, con l'eccezione di Mancinelli, rimasta per replicare.
Un altro passaggio dell'intervento ha riguardato l'impatto del Superbonus sui costi della demolizione e ricostruzione. "Con il 110% abbiamo registrato un aumento esponenziale del costo delle demolizioni-ricostruzione: da 2.800 euro a 4.500 al metro quadrato", ha spiegato il commissario.
"Chi aveva capacità bancarie e di plafond ha fatto queste cose", ha aggiunto, riferendosi alle possibilità offerte dal meccanismo fiscale. Secondo Castelli, le pratiche di questo tipo avviate nei cantieri tra il 2020 e il 2022 sarebbero state circa 400. Un fenomeno che, nella sua ricostruzione, ha contribuito alla crescita dei costi nella provincia di Macerata, dove sono comunque presenti tavoli e protocolli per la legalità.
Castelli ha inoltre ripercorso i provvedimenti adottati dal 2023 dalla struttura commissariale per rafforzare la vigilanza e garantire la legalità negli appalti della ricostruzione, ribadendo che gli affidamenti nella ricostruzione privata sono una scelta dei proprietari degli immobili danneggiati.
Le dichiarazioni si inseriscono nel dibattito sulla ricostruzione post-sisma apertosi a Muccia, in una seduta segnata dalle polemiche politiche e dalle richieste di chiarimenti sull'inchiesta della Dda di Ancona, che coinvolge anche il settore dei subappalti nei cantieri privati.
MUCCIA - Dopo l’uscita dall’aula delle minoranze, a prendere la parola a nome dei cinque gruppi del centrosinistra è stata Valeria Mancinelli, capogruppo del Pd al Consiglio regionale delle Marche. Il suo intervento, nella seduta aperta dedicata al decimo anniversario del sisma, si è concentrato quasi per intero sull’inchiesta sulla ricostruzione che ha portato all’arresto di otto persone, tra cui l’ex capo di gabinetto della Regione, Fabio Pistarelli.
Mancinelli è partita da una considerazione sui tempi: “Questo Consiglio era stato convocato prima che scoppiasse quella che i sindaci del territorio definiscono come uno tsunami, che mina la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni e della Regione”.
Un’assemblea, ha ricordato, nata con altri obiettivi: “Era stato pensato come un’assemblea che facesse il punto sull’andamento della ricostruzione o al massimo una solita passerella a cui si era abituati”. Con l’inchiesta, però, il quadro è cambiato, e per le opposizioni la seduta avrebbe dovuto cominciare in modo diverso: “Noi però pensavamo e volevamo che l’Assemblea si aprisse con il discorso di Acquaroli”.
È qui che si colloca l’affondo più duro nei confronti del governatore. “Il vertice istituzionale di una comunità quando accadono fatti di questo tipo non fugge”, ha affermato Mancinelli, aggiungendo: “Dobbiamo purtroppo registrare che ad oggi il presidente Acquaroli, credo spinto e consigliato malamente dalla sua maggioranza, abbia deciso di fuggire se no avrebbe aperto i lavori di questo Consiglio e avrebbe dato la sua versione dei fatti”.
La capogruppo ha poi motivato la scelta di lasciare l’aula: “Non vogliamo continuare ad assistere all’ennesima parata, alla genuflessione alla filiera. A questo teatrino non intendiamo fare da comparse”. E ha puntato il dito sulla scelta di far intervenire il presidente a fine seduta: “Risponderà ad alcune delle cose nell’intervento finale, quando non c’è più possibilità di replica. Si tratta di un evidente segno di debolezza e di paura”.
Undici nazioni oggi si sono ritrovate questa mattina all'Auditorium Benedetto XIII per l'inaugurazione del 691esimo anno accademico dell'Università di Camerino. Accanto all'Italia, Portogallo, Olanda, Bulgaria, Slovacchia, Svezia, Repubblica Ceca,Polonia, Turchia, Germania e Romania nella settimana dedicata a KreativEU, l'alleanza nata con l'obiettivo di dar vita ad un' Università Europea fondata sulla cultura e sul patrimonio condiviso, tema che ha poi costituito gli interventi della conferenza.
"Non solo l'Europa delle istituzioni, ma delle persone che insieme studiano, progettano e fanno ricerca. Camerino puo dire con orgoglio di dare il proprio contributo. Grazie ad Unicam vediamo arrivare qui studenti e ricercatori che creano la ricchezza che appartiene all'intera comunità" afferma il sindaco di Camerino Roberto Lucarelli. "L'Europa - prosegue - cresce anche nei piccoli territori che coltivano la capacità di coniugare radicamento territoriale e apertura internazionale".
Una menzione poi, anche all'anniversario dei dieci anni dal sisma che ha segnato profondamente il territorio di Camerino: "Credo sia giusto ricordare come in questi anni città e università abbiamo guardato avanti insieme. La rinascita del territorio si fonda sulla presenza di persone, sulla vitalità delle istituzioni e sulla capacità di creare fiducia nel futuro".
Anche l'intervento di Enrico Rossi, vicepresidente della giunta regionale delle Marche si è soffermato sul valore dell'identità territoriale, parlando dell'ateneo come di un luogo che "non è solo uno spazio e una sommatoria di luoghi dove gli studenti assimilato conoscenza, ma è soprattutto un luogo che deve diventare una casa accogliente". Un asset strategico di crescita sociale, culturale e economica di cui cuore e cervello sono il motore principale.
Altri valori importanti, come quello della pace e della democrazia, al centro del discorso di Edoardo Pettinari, Presidente del Consiglio degli Studenti e delle Studentesse dell'Università di Camerino: "A noi studenti è stato detto di far sentire la nostra voce. Oggi, quindi, la prima parola che vogliamo pronunciare è pace", ha sostenuto, affermando che le manifestazioni pacifiche che hanno interessato l'Italia in questi giorni non debbano essere temute, ma incoraggiate.
Un incoraggiamento e un faro acceso anche nei confronti dell'importanza di sentirsi parte della comunità Europea: "Siamo figli della stessa scelta di essere Europa. La scienza e il sapere al posto delle armi, costruendo ponti e non innalzando muri. Oggi diciamo all'Europa che la pace comincia da chi resta".
Creatività e Europa, le parole scelte dal Direttore generale Andrea Braschi che ha investito gli studenti, i ricercatori e il personale universitario di due impegni. "Siate creativi e siate europei. Di una creatività che diventa cura e di un'Europa che diventa alleanza".
A prendere parola anche il Presidente dell’Alleanza João Freitas Coroado. che ha ripercorso la storia e le sfide di KreativEU, il cui volere era quello di dare vita ad un'Università europea basata su impegno, sulla salvaguardia e sull'interazione con il patrimonio culturale: "Oggi vogliamo che il patrimonio culturale europeo sia il centro delle attività di insegnamento, ricerca e trasferimento delle conoscenze. Desideriamo creare un sistema europeo di istruzione e ricerca competitivo e attraente che promuova una stretta collaborazione tra università, amministrazioni locali e regionali, imprenditori e società civile".
Ha poi sottolineato il ruolo che Unicam svolge nella gestione operativa del Campus europeo KreativEU Heritage, fondato sulla sostenibilità intelligente, contribuendo a sviluppare spazi e strumenti condivisi per studenti, docenti, ricercatori e personale degli atenei partner.
Una strada impegnativa ma che Unicam sta portando avanti con dedizione e impegno, senza perdere di vista il mantenimento del livello accademico che ogni anno propone ai nuovi studenti. Successi presentati e raccontati dal rettore Graziano Leoni: "L'Università di Camerino è prima di tutto 'Universitas'. ovvero comunità di maestri e studenti uniti dal desiderio di conoscere. Questo è quello che vogliamo dimostrare in primis, non vogliamo diventare altro. In KreativEU portiamo la nostra storia e il nostro territorio".
Traguardi che vedono l'Università di Camerino al primo posto degli atenei entro i 10mila iscritti, che hanno portato a nuove iniziative come quello del progetto "Metaverso Unicam", dell'apertura di percorsi di due nuovi corsi di laurea dedicati al settore del benessere (Scienze delle attività motorie e sportive e Biotecnologie per le scienze mediche e veterinarie).
Alcune parole anche nei confronti della situazione relativa all'inchiesta sulla ricostruzione, ricordando le recenti inaugurazioni del Polo Santa Caterina e della foresteria di Palazzo Ribechi: "Avrei voluto dire che la ricostruzione sta procedendo con ritmo sostenuto, ma su di essa è calata un'ombra. I progetti Unicam non si fermeranno, anche questa volta sapremo reagire".
Un'apertura di anno accademico che volge lo sguardo alla dimensione internazionale, ma che rimane fortemente ancorata allo sviluppo territoriale e alla promozione dell'impegno e della cultura che si costruiscono quotidianamente all'interno delle aule.
A dieci anni dal terremoto del 2016, lo scenario che ci si sarebbe aspettati per la ricostruzione è inevitabilmente diverso da quello che oggi si presenta davanti agli occhi di cittadini, amministratori e lavoratori. Un percorso lungo, fatto di attese e cantieri ancora aperti, che ora deve fare i conti con l'inchiesta Ricostruzione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Ancona, con otto arresti e 51 indagati. Una vicenda giudiziaria che rischia di segnare ulteriormente un territorio ancora in attesa di tornare alla normalità.
A Tolentino, uno dei Comuni maggiormente interessati dagli interventi post-sisma, la preoccupazione è che l'inchiesta finisca per rallentare i lavori. Tra gli arrestati figura l'imprenditore Enrico Crucianelli, la cui azienda è impegnata in numerosi cantieri della ricostruzione. Intanto, Crucianelli ha lasciato la carica di amministratore unico della Crucianelli Rest Edile, con la nomina di Luca Mira al suo posto.
A fare il punto è il sindaco di Tolentino, Mauro Sclavi, che invita a tenere alta l'attenzione sulle conseguenze concrete della vicenda: «L'auspicio che ho è quello di non far fermare la ricostruzione. Il terremotato vuole rientrare a casa, l'operaio vuole essere pagato, i fornitori vogliono essere pagati». La necessità, ribadisce, è quella di consentire alla magistratura di fare il proprio corso senza compromettere la continuità dei cantieri.
La preoccupazione riguarda soprattutto i lavoratori e le imprese coinvolte. Nei giorni scorsi, tre operai erano saliti su una gru in piazza San Nicola per protestare contro il mancato pagamento degli stipendi. Proprio da quella mobilitazione era nato il confronto in Prefettura, svoltosi nel pomeriggio di ieri, che ha inevitabilmente affrontato anche gli sviluppi dell'inchiesta.
«Abbiamo parlato di cosa accadrà dopo. L'interesse è cercare di non far fermare questa macchina, questo volano che ormai gira», spiega Sclavi. Il sindaco ribadisce tuttavia che gli sviluppi dipenderanno anche dalle valutazioni degli organi competenti, dalla magistratura alla Dda.
Sulla decisione di Enrico Crucianelli di lasciare la guida dell'azienda, Sclavi mantiene una posizione prudente. «Se l'ha fatto per mettere a disposizione la ditta e tutelare i suoi lavoratori e coloro che devono rientrare a casa, è un bel gesto. Dobbiamo però capire dove ci porterà».
Il Comune, assicura il sindaco, è pronto a svolgere un ruolo di mediazione, se necessario, affinché siano tutelati sia i lavoratori sia le famiglie che attendono di rientrare nelle proprie abitazioni.
Sul fronte politico, Sclavi invita a evitare contrapposizioni che rischiano di distogliere l'attenzione dal problema principale: «Al di là delle appartenenze politiche, che sono legittime, bisognerebbe essere più solidali verso un problema sociale, che riguarda gli uomini e le donne che vivono e lavorano in questo territorio. La politica faccia la politica, ma non cavalchi o strumentalizzi qualcosa che può ledere questa società e questi cittadini».
Il messaggio finale è rivolto a chi, dopo dieci anni, aspetta ancora di riprendere in mano la propria vita: «I lavoratori hanno la loro vita: se togliamo loro la possibilità di avere uno stipendio, la loro vita cambia. Coloro che devono rientrare a casa hanno la loro vita e la loro speranza: se togliamo loro la speranza, la loro vita cambia». La priorità, per il sindaco, resta quindi una sola: fare chiarezza sulle responsabilità senza fermare la ricostruzione.
In queste ore è venuto a mancare Adriano Marzioni, storico presidente della sezione Avis di Tolentino. Per anni ha lavorato alla Conceria del Chienti nel settore economico, ha ricoperto la carica di Console provinciale (poi Console onorario) dei Maestri del Lavoro e, soprattutto, sarà ricordato per il suo costante impegno all'interno dell'Avis, associazione dei donatori di sangue e per le sue attività nel Coro Polifonico Città di Tolentino e l’associazione San Vicenzo.
Sempre sorridente, incarnava i più alti valori di cui era difensore e testimone. Si distingueva per la sua educazione e per la sua intelligenza. Ha dato un apporto fondamentale ala crescita esponenziale delle donazioni di sangue, facendo percepire a tutta la Comunità tolentinate e non solo l’importanza del donare e di sacrificarsi per gli altri.
"Ricordiamo con affetto e stima Adriano Marzioni - ha detto il sindaco Mauro Sclavi in una nota di cordoglio - che ha dedicato la propria vita alla valorizzazione dell’importanza del lavoro e della donazione. Ha lasciato un segno indelebile nelle nostre associazioni e, soprattutto grazie al suo impegno nel volontariato e alla sua continua disponibilità, ha contribuito ad educare tanti tolentinati sulla bellezza e sull’utilità del donare senza chiedere, con una attenzione particolare alle giovani generazioni. Il nostro pensiero, dell'amministrazione comunale e di tutta la comunità va alla moglie che ricordo sempre insieme, mano nella mano, sorridenti, ai figli e a tutti i familiari".
ANCONA – È morto Kabir Mohidul, l’operaio bengalese di 29 anni rimasto gravemente ferito nell’incidente avvenuto la sera del 29 settembre alla Fincantieri di Ancona. A darne notizia è la Fiom Cgil di Ancona.
Il giovane aveva riportato gravi ustioni ed era stato trasferito prima al pronto soccorso di Ancona e poi al Centro grandi ustionati dell’ospedale di Pisa. Nello stesso incidente aveva perso la vita il collega Sofiane Boutraa, tunisino di 55 anni e padre di tre figli. Entrambi lavoravano per una ditta appaltatrice e si trovavano nel cuore dello stabilimento, impegnati in un lavoro di carpenteria in uno spazio angusto del blocco quinta marcia, quando improvvisamente sono divampate le fiamme, che non hanno lasciato né spazio né tempo per mettersi al sicuro.
Dura la reazione del sindacato. «La strage sul lavoro non si ferma, il sistema selvaggio degli appalti porta a queste situazioni e come Fiom ci costituiremo parte civile contro Fincantieri», ha dichiarato all’Ansa Sara Galassi, segretaria della Fiom Cgil di Ancona. «È il quarto morto in tre anni negli stabilimenti Fincantieri. Siamo convinti oggi di costituirci parte civile perché non si può continuare a morire sul lavoro».
Un anniversario che non sia solo il ricordo di un trauma, ma il simbolo del desiderio di rinascita di un territorio. Con questo spirito Pieve Torina si prepara a vivere venerdì 30 ottobre la giornata dedicata al decimo anniversario del terremoto, tra inaugurazioni, memoria e momenti di festa.
A illustrare il programma è il sindaco, Alessandro Gentilucci. “Noi festeggeremo il decennale del sisma: non può essere solo un anniversario che segna un trauma per tutto il cratere, ma una data che simboleggia il desiderio di rinascita di un territorio. Una rinascita concreta, reale, tangibile”, sottolinea il primo cittadino, spiegando che le due inaugurazioni, quella del ristorante panoramico e quella della vasca riscaldata del percorso Kneipp, “rappresentano due nuovi passi avanti verso il futuro”.
Il calendario si aprirà al mattino: i tagli del nastro sono fissati alle 11 e alle 11.30. Nel tardo pomeriggio, al Palazzetto dello Sport, sarà proiettato un documentario che ripercorre i dieci anni trascorsi dalle scosse, con immagini e testimonianze dirette. “Vogliamo dare voce ai nostri cittadini, a chi finalmente ha ritrovato una casa e a chi ancora vive nelle SAE e coltiva la speranza di abbandonarla presto”, spiega Gentilucci.
L’obiettivo, aggiunge il sindaco, è restituire il senso di “una comunità vera, che ha creduto nella possibilità di ripartire dimostrando coraggio e visione del futuro”. La giornata prevede anche un momento ludico, con spettacoli teatrali al Museo della Nostra Terra, e si concluderà con una degustazione al ristorante panoramico.
Cambio al vertice dell’Area territoriale sindacale della Cisl di Tolentino-Camerino: David Ballini passa il testimone a Marco Squartini, eletto ieri a Tolentino dal Consiglio generale della Cisl Marche.
Squartini opera da vent’anni nel sindacato e ha ricoperto il ruolo di responsabile della categoria del commercio e dei servizi nella provincia di Macerata. Assume l’incarico in una fase delicata per il territorio, nell’anno in cui ricorrono i dieci anni dal sisma che ha segnato profondamente l’entroterra maceratese.
«È un incarico di responsabilità in territori che conosco molto bene e ai quali sono profondamente legato», ha dichiarato a margine della proclamazione. «La ricorrenza dei dieci anni dal sisma avrebbe dovuto raccontare una ricostruzione ormai compiuta, fatta di cantieri terminati e comunità tornate a guardare avanti. Invece attraversiamo giorni difficili».
Il riferimento è all’inchiesta che ha investito il settore della ricostruzione. Su questo fronte Squartini ribadisce la linea del sindacato: «Continueremo a chiedere che siano accertate le responsabilità e contrastate con fermezza tutte le situazioni di illegalità, come abbiamo fatto fin dall’inizio, vigilando perché non si verificassero».
La priorità, però, è un’altra: trovare soluzioni che tutelino l’occupazione. Sono centinaia, se non migliaia, i lavoratori diretti e dell’indotto coinvolti, e interi paesi rischiano di vedere bloccata una ricostruzione che in alcuni casi era arrivata quasi a conclusione. «Lavoreremo perché si trovino soluzioni capaci di salvaguardare i posti di lavoro e dare continuità alla rinascita di questi territori», assicura il neosegretario. «Non dobbiamo lasciare che la fiducia venga meno: queste comunità hanno il diritto di tornare a costruire il proprio futuro».
"Parlare di tutto, tranne che dell'essenziale". È la critica di Rifondazione Comunista Marche al Consiglio regionale aperto che si è svolto a Muccia, al Centro polifunzionale "Prof. Cesare Lami Angelucci", in occasione dei dieci anni dal terremoto del 2016. All'esterno della struttura il partito ha organizzato un presidio di protesta, esponendo uno striscione con la scritta "Acquaroli + Castelli = dimissioni".
Secondo Rifondazione, "quella che avrebbe dovuto essere una occasione per fare chiarezza sulle responsabilità politiche connesse alle vicende giudiziarie che hanno portato agli arresti, tra gli altri, dell'ex capo gabinetto del presidente Acquaroli e del presidente provinciale dell'Ance nonché titolare di una delle aziende più importanti della ricostruzione e figlio dello storico esponente del MSI maceratese Crucianelli, si è risolta in una inutile passerella degli esponenti della destra regionale". Ad affermarlo, in una nota, è Gabriele Marcozzi, segretario regionale del 'Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea', che contesta l'impostazione della seduta, ritenuta un'occasione mancata per affrontare le responsabilità politiche legate all'inchiesta sulla ricostruzione post-sisma.
Nel mirino del partito ci sono anche gli spazi riservati agli interventi durante la seduta. "Non è stato concesso uno spazio per le comunità locali, nessuna parola data agli studenti del cratere o alle attività produttive, solo un'inutile passerella mediatica", sostiene Marcozzi.
"Ribadiamo l'urgenza delle dimissioni del presidente della regione, reo politicamente di 'aver udito voci strane' riguardo il suo ex braccio destro, ma anche del commissario straordinario per la ricostruzione Castelli che, da bravo avvocato, ha lasciato intendere che i cantieri oggetto degli interessi malavitosi erano per lo più privati, pertanto la responsabilità tende a ricadere guarda caso sui terremotati", ribadisce Marcozzi.
"Siamo consapevoli che così facendo la declamata 'filiera di governo'', che tanto consenso ha portato a FdI ed alla destra regionale, si spezzerà, ma il fatto che le mani dei Casalesi siano giunte nei nostri territori, impone un senso di responsabilità che, purtroppo sappiamo, non abita nel governo regionale", conclude Marcozzi.
MACERATA - «Il Comune non ha mai affidato appalti pubblici all’impresa Crucianelli, né risulta che questa sia subappaltatrice di lavori pubblici». Lo afferma il sindaco di Macerata Sandro Parcaroli, intervenendo sull’inchiesta «Ricostruzione» condotta dalla Guardia di Finanza di Ancona e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia. Il primo cittadino ha messo in fila le priorità dell’amministrazione: far proseguire i cantieri, tutelare i lavoratori e dare risposte ai proprietari che hanno affidato alle ditte coinvolte la riparazione delle loro case.
Il tema avrebbe dovuto essere discusso ieri in Consiglio comunale, ma la seduta non è arrivata a trattarlo. Se ne tornerà a parlare il 9 novembre, data della prossima convocazione.
Nella sua nota Parcaroli rivendica un doppio binario: «piena fiducia nell’operato della magistratura» e «massimo rispetto del principio di non colpevolezza», due princìpi che a suo dire vanno tenuti insieme «con equilibrio e responsabilità». Il sindaco esprime solidarietà ai dipendenti delle imprese finite nell’indagine, ai fornitori che rischiano di non essere pagati e ai proprietari degli immobili, e mette in guardia dal rischio di strumentalizzazioni: il lavoro degli inquirenti, sostiene, «non deve essere oggetto di sciacallaggio politico contro amministratori che non sono stati coinvolti in alcun modo». Sarà la magistratura, aggiunge, a fare chiarezza e a stabilire le eventuali responsabilità.
I numeri in città. Dal 2016 a oggi, a Macerata sono state presentate 485 pratiche edilizie legate al sisma. Di queste 169 sono concluse, 41 sono state rigettate e 43 hanno visto la rinuncia dei richiedenti. Delle restanti, 54 sono in fase istruttoria, 132 hanno i lavori avviati e 46 attendono di partire.
Il sindaco ha anche descritto l’iter delle pratiche private, per chiarire dove si colloca l’ente locale. L’istanza viene presentata dal tecnico incaricato sulla piattaforma Gedisi, gestita dall’Ufficio speciale per la ricostruzione, che chiede al Comune un parere sugli aspetti edilizi e urbanistici. Lo sportello edilizia verifica eventuali difformità o sanatorie, acquisisce la documentazione integrativa e chiude l’istruttoria con il parere. Poi, durante tutta la fase dei lavori, il Comune non svolge alcuna attività tecnica o amministrativa. Solo a cantiere concluso, con l’agibilità asseverata, l’ente revoca l’ordinanza di inagibilità e completa l’erogazione del contributo di autonoma sistemazione.
Resta aperto il fronte dei cantieri privati toccati dall’inchiesta. Parcaroli assicura che l’amministrazione si sta già confrontando con la struttura commissariale per individuare «con la massima sollecitudine» una soluzione tecnica e amministrativa che consenta di proseguire i lavori. Un’urgenza che il sindaco lega al decennale del terremoto: a dieci anni dal sisma, ricorda, ci sono ancora famiglie che non sono rientrate nelle loro case.
L’Azienda sanitaria territoriale di Macerata rafforza il proprio percorso di miglioramento della qualità dei servizi. Al termine delle verifiche condotte nei giorni scorsi dagli organismi accreditati, l’Ast ha ottenuto la conferma della certificazione ISO 9001:2015 per 11 Unità operative, estendendo il riconoscimento ad altre due strutture, che lo conseguono per la prima volta.
Le nuove certificazioni riguardano la Patologia clinica degli ospedali di Macerata, San Severino Marche e Camerino e la Radiodiagnostica delle strutture di Macerata, Tolentino e Treia. Il risultato porta a 13 il numero complessivo delle Unità operative certificate.
Le attività di verifica si sono svolte con la supervisione del direttore amministrativo, il dottor Milco Coacci, e il coordinamento operativo della coordinatrice infermieristica, la dottoressa Beatrice Venanzetti.
La certificazione ISO 9001:2015 attesta la conformità del sistema di gestione della qualità a uno standard internazionale che punta a garantire processi organizzativi strutturati, procedure controllate e un costante monitoraggio delle attività. Il modello prevede l’analisi e la gestione dei rischi, l’ottimizzazione delle risorse e la verifica dell’efficacia dei processi, con particolare attenzione alla sicurezza, alla trasparenza e ai bisogni degli utenti.
«L’estensione del perimetro di certificazione ad altre due Unità operative evidenzia la volontà dell’Ast di diffondere in modo capillare le buone pratiche organizzative su tutta la rete dei servizi territoriali e ospedalieri, grazie all’impegno costante di tutto il personale medico, infermieristico, tecnico e amministrativo», ha dichiarato il direttore generale dell’Ast di Macerata, Alessandro Marini. «Mantenere ed estendere questi standard significa offrire ai cittadini servizi sanitari sempre più efficienti, tracciabili e orientati all’eccellenza», ha aggiunto.
Il riconoscimento ISO 9001:2015 interessa complessivamente l’Oncologia di Macerata, la Fisica medica, la Medicina nucleare, la Terapia del dolore, la Radioterapia oncologica, il Servizio di prevenzione e protezione, il Blocco operatorio di Macerata, le Professioni sanitarie, la Farmacia ospedaliera di Macerata, la Centrale operativa 118 di Macerata e l’Anestesia e rianimazione di Macerata, oltre alla Patologia clinica degli ospedali di Macerata, San Severino Marche e Camerino e alla Radiodiagnostica degli ospedali di Macerata, Tolentino e Treia.
La conferma della certificazione e la sua estensione rappresentano un ulteriore passaggio nel percorso intrapreso dall’Ast di Macerata per consolidare procedure organizzative condivise e promuovere il miglioramento continuo delle prestazioni. Un lavoro che coinvolge le diverse professionalità sanitarie e amministrative e che punta a rendere i servizi sempre più rispondenti alle esigenze dei cittadini.
La menopausa è una fase naturale della vita, eppure è spesso accompagnata da preoccupazioni che riguardano soprattutto il peso, la forma fisica e i cambiamenti che si riflettono sul corpo. Si parla meno, invece, di ciò che accade alla massa muscolare, alle ossa e alla salute metabolica.
Proprio da qui vale la pena partire per comprendere come l'alimentazione possa diventare un'alleata in questa fase. La riduzione degli estrogeni che accompagna la menopausa favorisce alcuni cambiamenti nella distribuzione del grasso corporeo, con una maggiore tendenza ad accumularlo nella zona addominale. L'aumento di peso osservato nella mezza età, tuttavia, non dipende esclusivamente dagli ormoni: anche l'invecchiamento, la riduzione dell'attività fisica e i cambiamenti del dispendio energetico contribuiscono.
Non è quindi inevitabile ingrassare, né è necessario ricorrere a diete drastiche per contrastare ogni cambiamento.
Un aspetto particolarmente importante riguarda la massa muscolare. Con l'avanzare dell'età, questa tende progressivamente a ridursi, soprattutto in assenza di un'attività fisica adeguata. Preservarla significa sostenere la forza, l'autonomia e la funzionalità dell'organismo. In questo contesto, le proteine assumono un ruolo importante: pesce, uova, latticini, legumi e altre fonti proteiche possono contribuire a soddisfare il fabbisogno, all'interno di un'alimentazione varia e adeguata alle necessità individuali. A completare il quadro è il movimento, in particolare l'esercizio contro resistenza, che aiuta a mantenere massa e forza muscolare.
Anche le ossa meritano attenzione. La diminuzione degli estrogeni accelera la perdita di massa ossea e può aumentare, nel tempo, il rischio di osteoporosi. Per sostenerne la salute è importante assicurare un apporto adeguato di calcio, presente per esempio in latte e derivati, in alcune acque minerali e in alimenti vegetali come alcune verdure e semi di sesamo. La vitamina D contribuisce all'assorbimento del calcio e alla salute ossea; l'eventuale integrazione va valutata in base alle esigenze individuali e al rischio di carenza. Anche in questo caso, l'alimentazione lavora insieme all'attività fisica e agli altri fattori di prevenzione.
Non esiste, dunque, un alimento capace di riequilibrare da solo gli ormoni o una dieta specifica adatta a tutte le donne in menopausa. Un modello alimentare ispirato alla dieta mediterranea, ricco di vegetali, legumi, cereali integrali, fonti proteiche varie e grassi insaturi, rappresenta una buona base per la salute complessiva.
Infine, vampate, disturbi del sonno e cambiamenti dell'umore non devono essere semplicemente sopportati: quando incidono sulla qualità della vita, meritano un confronto con il medico. L'alimentazione può sostenere la salute, ma non sostituisce le terapie indicate per i sintomi. La menopausa non è una condizione da combattere, ma una fase naturale della vita da vivere con consapevolezza, imparando a comprendere i cambiamenti del proprio corpo e a rispondere alle sue nuove esigenze con strumenti adeguati, senza rincorrere soluzioni rapide o modelli estetici irrealistici.
Finisce 1-1 tra Aurora Treia e Fermana la semifinale di andata di Coppa Italia Eccellenza Marche. Non ha deluso la partita del Capponi, che al suo termine lascia tutto in equilibrio: i biancorossi conducono dopo il vantaggio iniziale, ma vengono riagganciati nel finale. Tutto aperto per il return match al Recchioni, con la tegola per il tecnico cuciniero Ricci degli infortuni di Sbaffo e Melchiorri (neanche convocato) a cui pensare per la prossima sfida di campionato.
La Fermana parte meglio e al minuto 11 si fa pericolosa con Hussein, che, servito dal traversone di Thiakane dalla destra, non trova sottoporta lo specchio col piattone. L’Aurora replica col gol al 18': punizione dalla mancina affilata di Senigagliesi che sorprende Gagliardini. I treiesi sono più pericolosi degli avversari e praticamente creano tutte le chance della prima frazione: al 23' richiesto un fallo da rigore dalla formazione di casa per tocco di mano, si prosegue.
Al 26' Sbaffo pesca al centro Senigagliesi che gira col mancino, riflessi di Gagliardini che salva. Al 28' Senigagliesi parte in contropiede, triangola con Sbaffo e scarica per Nasic al limite, che fa partire una fucilata che centra la traversa. Al 40' cross per Seye a centro area che colpisce male da buona posizione.
Si riprende e al 53' Fofi chiama alla parata in presa Barbacani dal limite. Un minuto dopo, in un’azione convulsa, un tiro deviato di Calamita porta Smetana davanti a Gagliardini, ma il portiere fermano mura l’avanti rivale. Al 58' Senigagliesi ci prova dalla distanza, la sfera sorvola la traversa. Fofi ed Hussein cercano successivamente da fuori la porta, ma i tiri sono deboli. Al 78' invece Hussein colpisce l’esterno della rete su punizione. Un minuto dopo Seye va in terra dopo un contrasto in area, ma si prosegue. Al minuto 87' si lamenta invece la Fermana per un contatto tra Fofi e Barbacani in uscita, giallo per proteste a Bert Alan. Al 91' la Fermana impatta: una combinazione di prima intenzione porta Fofi davanti a Barbacani, il numero 9 ospite scavalca col cucchiaio il portiere avversario e regala l’1-1 definitivo.
AURORA TREIA 1: Barbacani, Calamita, Vanzan, Favo, Cantarini, Ale (79' Bartolini), Senigagliesi, Nasic (89' Giuliodori), Sbaffo (31' Seye), Alla, Smetana (77' Nouri). All. Ricci.
FERMANA 1: Gagliardini, Malafronte (52' Incelli), Ruano Castellanos (46' Lattanzi), Barellini, Barculli (67' Carosi), Fofi, Hussein, Thiakane, Matini, Seproni, Bert Alan (89' Raparo). All. Sansovini.
ARBITRO: Houssam Eddin Chenouf di Pesaro
RETI: 18' Senigagliesi, 91' Fofi.
Note: ammoniti Vanzan, Ruano, Bert Alan, Fofi. Corner: 3 a 2. Recupero: 1', 6'.
Dopo il pesante ko interno contro il Tolentino, l’Aurora Treia risponde con un nuovo innesto. Alla rosa biancorossa si aggiunge Youssef Nouri, esterno classe 2001 reduce dall’ultima stagione alla Trestina.
Giocatore duttile e dinamico, Nouri può agire sia da ala sia lungo l’intera fascia, mettendo a disposizione della squadra qualità e versatilità. Cresciuto nel vivaio della Pro Vercelli, ha costruito il proprio percorso soprattutto in Serie D, dove ha collezionato oltre cento presenze con le maglie di Chieri, Casale, Sanremese e, appunto, Trestina.
Per lui si tratta di un ritorno nel campionato di Eccellenza Marche, dopo l’esperienza con l’Urbania nella stagione 2023/2024.
Queste le sue prime parole da giocatore dell’Aurora: “Sono davvero felice di far parte di questa società. Fin dalle prime chiamate ho percepito chiaramente la serietà del progetto e l’ambizione. Per me questa è una grande responsabilità, ma anche una motivazione enorme. Non vedo l’ora di indossare questa maglia, mettermi a disposizione del mister e dei compagni e dare il massimo ogni singolo giorno per ripagare la fiducia e regalare grandi soddisfazioni”.
La società ha rivolto al nuovo arrivato il più caloroso benvenuto, augurandogli una stagione ricca di soddisfazioni e traguardi importanti con la maglia biancorossa.
Le notizie emerse dall’inchiesta sulla ricostruzione post sisma hanno colpito duramente il mondo produttivo maceratese. A commentarle è Simone Giglietti, presidente di Cna Macerata, che parla di un quadro «inquietante» e di un colpo pesante per il territorio, per le famiglie e per l’economia locale.
L’attenzione dell’associazione, che rappresenta le piccole e medie imprese della provincia, si concentra soprattutto sulle aziende corrette, che rischiano di pagare le conseguenze di condotte altrui. Si tratta di imprese che potrebbero aver già perso occasioni di lavoro a causa di una concorrenza falsata da pratiche illecite e che ora rischiano un’ulteriore penalizzazione per le ricadute dell’indagine.
La preoccupazione, spiega Giglietti, non riguarda solo le imprese edili ma l’intera filiera della ricostruzione: elettricisti, impiantisti, termoidraulici, fornitori e le molte attività artigiane presenti nei cantieri, con i loro dipendenti e le rispettive famiglie. Eventuali sospensioni dei lavori, ritardi nei pagamenti e difficoltà operative potrebbero innescare un effetto a catena sull’intera economia locale, già alle prese con una fase complessa.
Da Cna arriva comunque un messaggio di rassicurazione per chi ha lavorato nel rispetto delle norme: la ricostruzione deve andare avanti e c’è fiducia che i cantieri estranei all’inchiesta possano proseguire regolarmente. Per quelli coinvolti nelle indagini, l’auspicio è che si trovino rapidamente soluzioni che garantiscano la continuità degli interventi, nel rispetto della legalità e nell’interesse delle famiglie e delle comunità colpite dal sisma.
Giglietti, che è anche costruttore, solleva poi un interrogativo: le irregolarità contestate riguardano solo gli aspetti economici e amministrativi o hanno toccato anche l’esecuzione dei lavori? Il presidente pensa, ad esempio, all’eventuale impiego di materiali di qualità inferiore a quella prevista o in quantità non conformi al progetto, oppure a errori di lavorazione e posa da parte di manodopera non adeguatamente formata. Circostanze che, se verificate, potrebbero compromettere la sicurezza e la stabilità di edifici e opere.
«Per quanto ci risulta non ci sono elementi per affermare che sia accaduto», precisa, ma in un territorio ad alto rischio sismico è fondamentale fugare ogni dubbio. Su questo fronte le imprese del territorio si dicono pronte a mettere a disposizione competenze e professionalità, nelle forme opportune, per collaborare con istituzioni e organismi competenti.
«Dobbiamo impegnarci tutti affinché questa vicenda non provochi una nuova paralisi della ricostruzione», conclude Giglietti, «penalizzando ancora una volta proprio chi è stato vittima del terremoto».
Enrico Crucianelli, presidente di Ance Macerata e componente del Consiglio di presidenza di Confindustria Macerata, ha deciso di autosospendersi dagli incarichi associativi in seguito al suo coinvolgimento nell'inchiesta giudiziaria sulla ricostruzione post-sisma. La decisione è stata accolta da Confindustria Macerata, che ha diffuso una nota ufficiale per esprimere la propria posizione sulla vicenda.
L'indagine riguarda presunti illeciti negli appalti pubblici e nei cantieri della ricostruzione dopo il terremoto, nell'ambito di un'inchiesta che ha portato all'esecuzione di misure cautelari. Una vicenda delicata, sulla quale l'associazione imprenditoriale dichiara di voler mantenere la massima attenzione, nel rispetto dell'attività degli inquirenti e delle garanzie riconosciute alle persone coinvolte.
Nel comunicato diffuso il 23 ottobre, Confindustria Macerata prende atto della scelta di Crucianelli, riconoscendo «il senso di tempestiva responsabilità» che, secondo l'associazione, caratterizza la decisione di autosospendersi in questa fase.
L'organizzazione sottolinea inoltre di seguire con attenzione gli sviluppi dell'indagine, ribadendo il pieno rispetto per il lavoro della magistratura e delle autorità competenti, insieme alla necessità di tutelare le garanzie individuali e il principio di presunzione di non colpevolezza.
Nel documento, Confindustria Macerata richiama con fermezza i valori sui quali si fonda l'attività associativa. «La legalità, l'integrità e la trasparenza sono principi costitutivi dichiarati nel proprio codice etico e nella carta dei valori associativi, e condizioni non negoziabili», si legge nella nota.
Una presa di posizione con cui l'associazione ribadisce la propria linea di condotta in una fase in cui l'inchiesta sulla ricostruzione post-sisma ha acceso i riflettori sul sistema degli appalti e sugli interessi economici legati agli interventi nei territori colpiti dal terremoto.
Confindustria Macerata conferma quindi l'intenzione di proseguire il proprio impegno nel segno dei principi etici dichiarati, sottolineando la responsabilità nei confronti degli associati, delle istituzioni e dell'intera comunità.
Cinquant'anni dopo l'interruzione degli studi in Argentina, Julio Velasco riceverà dall'Università di Macerata la laurea magistrale honoris causa in Scienze filosofiche, riallacciando un percorso accademico lasciato incompiuto a pochi esami dal traguardo. La cerimonia è in programma mercoledì 11 novembre alle 11 al Teatro Lauro Rossi e sarà uno dei due appuntamenti che uniranno sport, formazione e università nella città.
Nella stessa giornata, infatti, verrà inaugurata anche la nuova sede del Centro universitario sportivo (Cus) in viale Indipendenza 10, nel quartiere di Santa Croce. L'apertura della struttura è prevista alle 9.30 e rappresenta un nuovo tassello nel progetto di campus diffuso dell'ateneo maceratese.
Prima di diventare uno degli allenatori più vincenti della pallavolo mondiale, Velasco sognava di insegnare Filosofia. Aveva studiato per cinque anni all'Università di La Plata, in Argentina, ma il colpo di Stato militare del 1976 lo costrinse a lasciare la città e trasferirsi a Buenos Aires, interrompendo il percorso universitario.
La pallavolo divenne così la sua strada professionale. Dopo aver avviato la carriera italiana a Jesi nel 1983, Velasco è stato protagonista dei successi della "Generazione di fenomeni" con la nazionale maschile negli anni Novanta. Più recentemente ha guidato la nazionale italiana femminile alla conquista del primo oro olimpico della sua storia, a Parigi 2024, e al titolo mondiale nel 2025.
Il riconoscimento dell'Università di Macerata vuole valorizzare non soltanto i risultati sportivi, ma anche il legame tra il pensiero filosofico e il suo modo di guidare le squadre e valorizzare le persone.
"Per Julio, aver dovuto interrompere gli studi di Filosofia a pochi esami dalla laurea è sempre stato un cruccio", ha ricordato Marcello Mancini, presidente e amministratore delegato di ROI Group, che collabora con Velasco dal 2010. "Ma la filosofia l'ha sempre portata in campo, nel modo di guidare le squadre e valorizzare le persone". Mancini ha sottolineato anche una delle caratteristiche del tecnico: "La sua forza è che non motiva gli altri, ma li aiuta a sviluppare le motivazioni che hanno già".
La nuova sede del Cus: palestra, fitness e spazi accessibili
L'inaugurazione del nuovo polo sportivo aprirà la giornata alle 9:30 in viale Indipendenza 10. La struttura, nel quartiere di Santa Croce e a poca distanza dalle residenze universitarie Matteo Ricci, è pensata per ampliare le opportunità sportive e di socialità della comunità accademica.
"Il nuovo polo, nel quartiere di Santa Croce, diventerà uno dei cuori della nostra Università", ha dichiarato il rettore John McCourt, sottolineando che lo sport deve essere un'opportunità sia per chi pratica attività agonistica sia per chi cerca occasioni di benessere e incontro. Le strutture saranno inoltre una risorsa per il corso di laurea in Scienze motorie, che ha già raggiunto 175 iscrizioni.
Il complesso comprende una grande palestra attrezzata per ospitare competizioni di pallavolo, pallacanestro e calcio a cinque anche di livello nazionale, con una tribuna da oltre 300 posti. Sono previsti inoltre spazi per il fitness, una sala pesi e una palestra per il judo.
Particolare attenzione è stata riservata all'accessibilità e alla sostenibilità ambientale, con la riqualificazione delle aree esterne e la piantumazione di 88 nuovi alberi. "Con il nuovo polo sportivo non solo offriamo ulteriori spazi alla comunità universitaria, ma contribuiamo a valorizzare il quartiere di Santa Croce", ha evidenziato il direttore generale dell'ateneo, Domenico Panetta.
Come seguire la cerimonia
La cerimonia per il conferimento della laurea honoris causa a Julio Velasco sarà riservata agli invitati, ma potrà essere seguita in diretta dall'Auditorium UniMc, in via Padre Matteo Ricci 2, e online sul sito www.unimc.it/velasco.
La giornata unirà così il riconoscimento a una figura simbolo dello sport italiano all'apertura di un nuovo spazio universitario, nel segno del valore educativo e sociale dello sport.
Camerino si apre all’Europa e rafforza il proprio ruolo nella costruzione di uno spazio universitario comune. Ha preso il via questa mattina, nell’Agorà del ChIP dell’Università di Camerino, la settimana di incontri e attività dedicata a KreativEU, l’Alleanza europea che riunisce undici università di altrettanti Paesi e che vede Unicam come unico partner italiano.
Fino al 31 ottobre, l’Ateneo camerte ospita rettori e rappresentanti delle università aderenti, docenti e personale amministrativo impegnati nelle attività del progetto, per un totale di circa 120 partecipanti. Una settimana di confronto e progettazione per rafforzare le relazioni tra gli atenei e costruire un campus europeo condiviso, capace di ampliare le opportunità di formazione, ricerca e mobilità per studenti e personale universitario.
La giornata inaugurale si è aperta con il saluto del rettore di Unicam, Graziano Leoni, seguito dall’introduzione di Renato De Leone, coordinatore istituzionale di KreativEU per l’Università di Camerino. Sono quindi intervenuti il presidente dell’Alleanza, João Freitas Coroado, il segretario generale Célio Gonçalo Marques e il prorettore vicario con delega all’internazionalizzazione Emanuele Tondi, componente del Managing Board di KreativEU. Spazio anche alla rappresentanza studentesca con Rebeka Juhászova ed Edoardo Pettinari, rispettivamente presidente e vicepresidente della Student Union dell’Alleanza. Le conclusioni sono state affidate a Renato De Leone.
Avviata nel gennaio 2025 e cofinanziata dalla Commissione europea nell’ambito dell’iniziativa European Universities del programma Erasmus+, KreativEU coinvolge università di Italia, Portogallo, Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia, Svezia e Turchia.
Il progetto proseguirà fino al 2028 e può contare su un finanziamento complessivo di 14,4 milioni di euro, di cui oltre 1,5 milioni destinati all’Università di Camerino. Cultura, creatività e patrimonio condiviso costituiscono le basi di un percorso che punta a rendere sempre più stretta la collaborazione tra gli atenei, favorendo nuove forme di didattica e ricerca e promuovendo innovazione, inclusione e sviluppo sostenibile.
L’obiettivo è superare i confini tradizionali delle singole istituzioni per dare vita a una comunità accademica europea in cui competenze, esperienze e patrimoni culturali possano dialogare e arricchirsi reciprocamente.
Il programma della settimana proseguirà con incontri istituzionali e sessioni di lavoro dedicate alle attività dell’Alleanza. Tra gli appuntamenti principali figura la cerimonia di inaugurazione del 691° anno accademico dell’Università di Camerino, in programma mercoledì 28 ottobre e dedicata al tema “Essere Università, costruire Europa”.
La cerimonia vedrà anche l’intervento del presidente di KreativEU, João Freitas Coroado, e sarà seguita dal KreativEU Day. Le università partner presenteranno le proprie attività attraverso apposite postazioni, offrendo alla comunità universitaria l’occasione di conoscere da vicino gli atenei coinvolti e le opportunità di collaborazione sviluppate nell’ambito dell’Alleanza.
Nelle prime ore di domenica 4 ottobre 2026, giorno in cui la Chiesa cattolica fa cadere l’ottavo centenario della morte di san Francesco di Assisi, ho avuto il piacere di ricevere un messaggio digitale nel quale il mittente, conoscendo la mia ricerca quasi maniacale dei particolari, mi chiedeva che cosa riuscissi a vedere e che cosa si potesse celare nell'immagine digitale che aveva allegato alla comunicazione e che raffigurava una tela, gravemente danneggiata, dove san Francesco riceve le stigmate.
Ora, sebbene la bellezza in tutte le sue espressioni mi affascini in modo particolare e che la Cultura in generale mi interessi anche dal punto di vista storico, iconografico, religioso e simbolico...io, sono e resto un semplice cittadino, che non ha nulla da insegnare a chi restaura professionalmente e digitalmente le opere d’arte; questo però mi permette, proprio in qualità di privato cittadino, di poter esprimere liberamente un mio giudizio in merito a questa tela, con la speranza, che possa essere d’aiuto a chi vorrà, in qualsiasi modo, prenderla in considerazione.
Credo che il miglioramento della nostra società si costruisca, giorno dopo giorno, attraverso le azioni quotidiane dei singoli cittadini. Perché tutto ciò che diciamo e facciamo rappresenta anche un esempio per gli altri, nel bene e nel male; ecco perché i nostri pensieri e le nostre azioni dovrebbero sempre avere come fondamento il bene comune, perché solo così possono avere il potere di migliorare profondamente la nostra cultura. A tale riguardo mi permetto di rivolgere a tutte le autorità competenti e alle moderne figure di “mecenatismo culturale”, il mio accorato messaggio di aiuto, perché non si perda un’opera che potrebbe essere molto preziosa, e non solo a livello artistico, considerando ciò che sicuramente nasconde; ecco perché credo che varrebbe la pena tentarne un restauro anche se l’incuria l'ha abbandonata in pessime condizioni. Non nascondo che sono stati fatti vari tentativi di ricostruzione digitale, utilizzando la cosiddetta “intelligenza artificiale”.
Ma malgrado sia stata usata una famosa IA a pagamento, considerata di medio livello (livello nel quale ritengo possano essere collocate la mia intelligenza e la mia cultura), utilizzata anche da professionisti... e che siano state poste diverse domande, anche molto complesse e ricche di informazioni... ebbene, tutti i risultati sono stati a dir poco deludenti e in alcuni casi addirittura sconcertanti, quando, solo per fare pochi esempi, l’IA ha spostato sul braccio sinistro di Francesco la stigmate che avrebbe dovuto essere nel costato; quando ha inserito un’aureola, chiaramente non presente sulla tela originale; o quando ha letteralmente schiacciato, sotto un blocco di roccia, la figura di un povero frate inginocchiato in preghiera...
Questo ci dovrebbe far riflettere sui tempi che la moderna società si sta imponendo, perché occorre veramente poco tempo per compiere degli errori, che però ne richiedono molto, anche solo per tentare di portarli alla luce. Naturalmente nel restauro professionale e digitale delle opere d’arte, per ricostruire le parti mancanti o danneggiate... sono utilizzate IA particolarmente evolute; questo però, non può inficiare le mie conclusioni negative riguardanti i risultati ottenuti con uno specifico sistema tecnologico che gli “ingegneri” hanno chiamano “intelligenza artificiale”, e che non ha visto ciò che avrebbe potuto facilmente vedere, ha tolto ciò che doveva essere lasciato e aggiunto ciò che non era presente... usando qualcosa di molto simile a quella che negli esseri umani si chiama... fantasia.
Purtroppo però, anzi, per fortuna, il ripristino delle parti mancanti di un’opera d’arte non dovrebbe mai essere fatto seguendo la fantasia, ma attenendosi scrupolosamente a vari criteri fondamentali, come ad esempio quello di intervenire, in modo riconoscibile, solo laddove fosse necessario. Oltre a questo sarebbe doveroso studiare anche i materiali usati dall’artista, la sua tecnica pittorica, la storia dell’evento e dei personaggi in essa raffigurati; e, non da ultimo, cercare di approfondire i significati simbolici che la tradizione artistica normalmente applica, sia al tema rappresentato nell’opera presa in esame, sia ai soggetti e agli oggetti che “vivono” in essa. Ecco perché in questo caso, come prima cosa, parlerò della storia che si cela dietro l’evento raffigurato nella tela, mentre, successivamente, avrò ben cura di parlare dei suoi contenuti simbolici.
Nel maggio del 1213, nel castello di San Leo (nel Montefeltro), il conte Orlando Cattani di Chiusi, profondamente colpito dalla predicazione di Francesco d’Assisi, gli fece dono del monte della Verna (o Vernia e anticamente Laverna). Il Conte definì il monte “divotissimo”, adatto alla vita solitaria e alla penitenza. Prima dell’arrivo dei frati, la presenza umana in quei luoghi isolati era esclusivamente composta da persone che sfuggivano ad altri uomini o alla Legge.
Francesco si recò diverse volte sul monte, e costruì insieme ai confratelli una chiesetta in legno e pietra, sul modello della Porziuncola di Assisi. Era un minuscolo luogo di preghiera, isolato e pensato per raccogliere pochi frati in un contesto di totale solitudine e contemplazione. Pertanto, quando Francesco nel settembre del 1224 giunse sul monte accompagnato da frate Leone per ritirarsi in preghiera, non trovò grandi edifici, conventi, o costruzioni di altro genere, ma solamente quella chiesetta immersa in una natura selvaggia, e in un bosco plurisecolare famoso per le sue imponenti rocce dalle profonde fenditure prodotte, secondo alcune credenze devozionali religiose, da una sorta di “risonanza sismica cosmica” ... originatasi nel momento in cui Gesù morì sulla croce. Frate Leone era uno dei compagni più fidati e vicini a Francesco; e ci sono opinioni discordanti riguardanti ciò che vide e dove si trovasse quando il 17 settembre del 1224 il “Poverello di Assisi”, che si era appartato in preghiera, ricevette le stigmate.
I documenti più accreditati parlano solamente di ciò che vide Francesco (anche se non amava affrontare l’argomento o mostrare le ferite), e cioè la figura di un angelo Serafino con sei ali tanto luminose quanto infuocate, che disceso dai cieli con un rapidissimo volo e tenendosi librato nell’aria, gli giunse talmente vicino da permettergli di vedere che tra le sue ali si trovava la figura di un uomo che aveva braccia e gambe distese su una croce, dove le mani e i piedi erano stati inchiodati. Vide due ali che si alzavano sopra il capo dell’uomo, due che si dispiegavano in volo e due che coprivano parte del corpo. Sul Monte della Verna Francesco spesso dialogava con Gesù chiedendogli di sentire, nella sua anima e nel suo corpo, il dolore che il Signore sostenne nell’ora della “acerbissima passione”, e che potesse sentire nel suo cuore quell’ “eccessivo amore” del quale Gesù era “acceso”, per tutti gli esseri umani.
I fatti miracolosi accaduti quel 17 settembre avevano dato compimento all’intenso anelito di condividere umanamente quel dolore, poiché il corpo di Francesco fu segnato da profonde ferite alle mani, ai piedi e al costato (chiamate stigmate), simili a quelle subite da Gesù prima di essere deposto dalla croce. Passiamo ora alla tela. In alto a sinistra (guardando) si vede abbastanza chiaramente la figura di Gesù crocifisso portato in volo da un angelo, che però non sembra essere un Serafino, poiché questi angeli hanno la particolarità di possedere sei ali, mentre nella tela le due ali superiori non si vedono e questo, o perché in quella zona la tela è particolarmente deteriorata, oppure perché l’autore le ha volutamente omesse, per non so quali motivi.
In diversi dipinti che rappresentano l’evento (così come in questo caso), Francesco riceve le stigmate per mezzo di raggi luminosi che partono dalle ferite inferte a Gesù e giungono specularmente sui punti delle corrispondenti stigmate. Nella tela analizzata, Francesco è colto in ginocchio ed è privo di aureola, questo ci dice che l’artista ha voluto rappresentare il “Poverello di Assisi” nel preciso momento storico in cui ha ricevuto le stigmate, cioè prima che fosse dichiarata ufficialmente la sua santità, iconograficamente identificata con l’aureola. Altro elemento interessante, che ci servirà più avanti, è dato dal colore del saio, che ai tempi di Francesco era “bruno bigio” (o, se preferite, “grigio cenere”), poiché rispettando il concetto di semplicità e il voto di povertà, era fatto con lana grezza non tinta, che poteva essere più o meno scura in relazione alla sua qualità, e naturalmente, al degrado dovuto dal trascorrere del tempo. Infatti, osservando attentamente la tela in prossimità del fondo del saio di Francesco, è possibile trovare una zona non particolarmente danneggiata che mostra ancora il colore “bruno bigio” dell’indumento.
Un’ultima nota utile alla ricostruzione delle parti mancanti si riferisce al cingolo, cioè alla corda che i francescani usavano (e usano) per cingere i loro sai intorno alla vita. Nel cingolo usato originariamente dai francescani non era presente alcun nodo lungo i due capi che pendevano; successivamente i capi presero a mostrare tre nodi (esistono dipinti raffiguranti Francesco con questo tipo di cingolo) per simboleggiare i tre voti della “Professione Religiosa” cioè: povertà, castità e obbedienza; infine, i nodi diventarono cinque, come il numero di ferite inferte al corpo di Gesù sul Golgota e ricevute miracolosamente da Francesco.
A mio giudizio, proprio considerando il fatto che l’artista ha voluto cogliere Francesco in un preciso momento storico, propenderei per la scelta di un cingolo senza nodi. Passiamo al paesaggio. Nei dipinti che raffigurano Francesco nel momento del miracolo, le case, le grandi chiese o le intere città cinte da mura; visibili in lontananza o separate da barriere naturali dal luogo isolato e selvaggio in cui si trova il santo, rappresentano, in una buona parte di casi, il simbolico allontanamento fisico e spirituale dalla civiltà e dai “valori materiali” del “Poverello di Assisi”.
In questo caso però le cose si complicano, perché sulla parte destra della tela, nella zona alta, è parzialmente visibile l'inizio di un agglomerato urbano. Guardando con maggiore attenzione si possono notare almeno cinque case con il tetto piano; almeno due torri slanciate che terminano con il tetto conico allungato e che hanno un ballatoio sottostante (probabilmente tre, una delle quali in una zona molto danneggiata del dipinto); una cupola semisferica e una specie di duna in corrispondenza di una porta. Da notare, inoltre, che all’interno della città le case sono particolarmente ammassate tra loro, mentre nella parte esterna sono attaccate l’una all’altra, formando così una sorta di muro protettivo. È presente anche una costruzione con il tetto spiovente.
Dunque, considerando che la maggior parte delle costruzioni e la conformazione sia interna che esterna del centro abitato, mostrano le caratteristiche tipiche dell’architettura e della cultura islamica, mi sento di ritenere valide due possibilità: o l’artista ha voluto rappresentare una città del meridione italiano (largamente influenzato da tale cultura), oppure, una città situata in un paese islamico non italiano. Non mi risulta che san Francesco d’Assisi abbia compiuto una grande attività missionaria nel meridione d’Italia, con importanti viaggi strutturati o permanenze prolungate, così come non mi risulta che vi abbia compiuto qualcosa di particolare rilevanza storica; quindi, mi domando: perché inserire in una tela ricca di simboli una città del sud Italia?
La cosa acquisirebbe ben altra consistenza se considerassimo la possibilità che quell'agglomerato urbano si fosse trovato in un paese arabo. Questo perché Francesco compì un viaggio di straordinaria rilevanza storica e dai profondi significati sia religiosi, sia umani, proprio in Egitto, giungendo a Damietta per incontrare il Sultano al-Malik al-Kamil. E questo avvenne nel 1219, proprio durante la quinta crociata. L'unico elemento discordante con questa ipotesi, è la presenza nella tela di una costruzione con il tetto spiovente, quando, nel periodo della quinta crociata, tale tipologia costruttiva non era in uso a Damietta.
L’artista però potrebbe averla inserita perché ignorava questo fatto, oppure, perché ha voluto usarla in modo simbolico indicando una sorta di presenza cattolico-cristiana in quei luoghi. Per confermare in qualche modo la scelta della città, vorrei farvi notare che, più o meno al’altezza dei fianchi di Francesco e sulla destra, si intravedono almeno due arcate dotate di un piano stradale che, sempre a mio opinabile giudizio, appartengono a un ponte.
Il mio parere è che anche in questo caso l'artista abbia inserito come elemento simbolico la struttura piuttosto importante di un ponte, volendo rappresentare il “vero e proprio ponte di pace” costruito da Francesco in quell'incontro con il Sultano. Rivolgiamo ora il nostro sguardo alla sinistra della figura di Francesco, dove, sotto una specie di riparo che non sembrerebbe naturale, si possono facilmente notare le classiche pieghe (o se preferite, panneggi) di un saio con il cappuccio abbassato. Il colore della stoffa non lascia spazio a dubbi: si tratta di un saio francescano.
Nelle rappresentazioni artistiche classiche del miracolo delle stigmate, è spesso presente anche la figura di frate Leone, raffigurata mentre sta dormendo, oppure mentre sta pregando o leggendo, non molto distante da Francesco. Questo, per testimoniare simbolicamente la sua vicinanza al “Poverello di Assisi”, anche se, molto probabilmente, pur essendo alla Verna insieme a Francesco, non assistette direttamente all’evento miracoloso.
Ora, qualcuno potrebbe azzardare l’ipotesi che si possa trattare dello stesso Francesco, colto in un’altra situazione, ma sinceramente non riesco a trovare una valida motivazione che giustifichi questa inconsueta scelta storico-artistica, oltre che simbolica, in una tela che a partire dalla parte centrale fino a sinistra, a mio giudizio, esprime chiaramente una vicenda storica ben precisa, immortalata nel preciso momento in cui si è realizzata. D’altro canto però, quella zona, ci mostra qualcosa che potrebbe aiutarci a capire cosa in realtà ci fosse; ma questo solo osservando con estrema attenzione la tela. Alla sinistra del frate inginocchiato sotto una copertura che sembrerebbe una sorta di arco, si intravede una zona biancastra recante alcuni frammenti di lettere; il tutto poggiato sul piano superiore di qualcosa di squadrato. In questo caso sono più che certo che si tratti di un libro aperto e rivolto più o meno verso di noi, poggiato su una specie di altare.
Quindi, ricollegando tutti i dati, posso avanzare con maggiore sicurezza l’ipotesi che il frate inginocchiato sotto l’arcata sia frate Leone che sta pregando davanti a un altare sul quale è poggiato un libro con le pagine aperte, e tutto questo, dentro l’unica costruzione in legno e pietra presente in quel momento sul monte della Verna, cioè la piccola chiesa edificata da Francesco insieme ai suoi confratelli. Dulcis in fundo, prendiamo in esame i tre riquadri posti nella parte bassa della tela (va detto che questa fascia orizzontale inferiore, solitamente si trova nelle pale d’altare lignee e nei trittici...) dove a sinistra possiamo vedere una figura femminile.
Questa figura, che appartiene decisamente a una “santa” laica (considerando la presenza dell’aureola e il fatto che non indossi il saio o una tunica penitenziale, ma vesti civili bianche e rosse), ci fa di fatto escludere tutte le figure femminili legate all’Ordine francescano che indossavano il saio o indumenti simili, come ad esempio santa Chiara (che fondò l’Ordine delle Povere Dame di san Damiano, poi chiamate Clarisse) o come sua sorella sant’Agnese (che entrò nello stesso Ordine monastico). Questo fatto orienta la mia scelta sulle figure femminili laiche, che condivisero, protessero e diffusero il carisma di Francesco d’Assisi; come ad esempio Jacopa de’ Settesoli, legata alla nobile e potente Casata dei Frangipane; presente al capezzale di Francesco alla Porziuncola nei suoi ultimi istanti di vita, in quel tragico 3 ottobre 1226, e le cui spoglie riposano nei pressi della tomba del santo. Il pittore e miniatore, Simone Martini, la ritrasse con indumenti bianchi e rossicci e con l’aureola (anche se non era stata proclamata santa).
Un’altra candidata a occupare il riquadro in questione, potrebbe essere santa Elisabetta d’Ungheria, una nobile, più precisamente una principessa, protettrice e principale patrona dell’Ordine Francescano Secolare o Terzo Ordine, nel quale entrò dopo la morte del marito. Entrambe le donne rappresentavano il modello perfetto per comprovare che il messaggio di Francesco poteva essere vissuto anche dai laici che rimanevano nel “mondo” e persino tra le più alte sfere della nobiltà europea. La particolare presenza femminile nella tela mi fa arrischiare un’altra ipotesi, e cioè che questa simbolica opera sia stata commissionata, o quanto meno finanziata, da una donna...Il riquadro centrale mostra uno scritto che probabilmente ci darebbe informazioni utili sul significato della tela, su chi l’avesse commissionata, sul suo autore e sulla data di esecuzione, ma le parole, quasi certamente in latino, non sono facilmente distinguibili; quindi, purtroppo, non ho nessuna ipotesi valida da sottoporvi, almeno per il momento.
Al centro del riquadro di destra si intravede un’unica figura, purtroppo non ben definita, che secondo un’altra delle mie stravaganti congetture, potrebbe essere persino una donna, cosa questa, che si accorderebbe con l’ipotesi relativa alla committenza della tela e con la presenza di un’altra donna nel riquadro di sinistra.
Per concludere, sostengo che ci troviamo davanti a un’opera di particolare pregio storico, religioso, artistico e simbolico, che merita di ritornare ai suoi antichi onori e... splendori, considerando anche l’ottima qualità d’esecuzione di ciò che rimane del volto di san Francesco e soprattutto considerando che non casualmente “si sia rivelata” in un preciso momento storico in cui l’intera umanità sembra aver cancellato dal cuore i fondamentali valori della Fraternità, della Pace... dell’Amore; tanto cari a san Francesco d’Assisi.
N.B. Ringrazio, per la sua preziosa collaborazione, l’amico Mario Lambertucci.
Doppio appuntamento venerdì 30 ottobre a Tolentino con Domenico Iannacone e lo spettacolo «Il senso dell’umano», con le musiche di Samuele Giacomozzi. L’iniziativa è promossa dall’Assessorato alle Politiche sociali.
Al mattino, dalle 9.30 alle 12, il giornalista incontrerà al Teatro Spirito Santo gli studenti dell’Istituto di istruzione superiore «Filelfo» e dell’Istituto «Leopardi-Frau». La sera, alle 21.15, al Teatro Nicola Vaccaj, andrà in scena lo spettacolo, aperto a tutta la cittadinanza con ingresso gratuito su prenotazione. Ci si può prenotare ai numeri 0733.901320 e 0733.901299, dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 13.30 e il martedì e giovedì anche dalle 16 alle 18.
Iannacone, da sempre voce autorevole del giornalismo d’inchiesta e narratore degli «ultimi», già premio Ilaria Alpi e autore di programmi come «I Dieci Comandamenti» e «Che ci faccio qui», porta in teatro la sua capacità di scavo interiore. «Il senso dell’umano» è un viaggio di impatto civile e sociale, prodotto da Vincenzo Fazio e Arturo Morano per Art Show. In un’epoca segnata dall’alienazione tecnologica e dalla perdita dei legami comunitari, lo spettacolo prova a squarciare il velo dell’indifferenza attraverso storie di riscatto, di dolore, di bellezza e di profonda dignità.
Al racconto si affianca la dimensione sonora, interamente curata dal compositore Samuele Giacomozzi. Le sue musiche e sonorizzazioni, eseguite dal vivo, non sono un semplice sfondo ma agiscono come una seconda voce narrante, capace di amplificare le suggestioni poetiche e la tensione civile dei racconti.
A 64 anni dalla morte, Matelica torna a rendere omaggio a Enrico Mattei, protagonista della storia industriale ed energetica italiana e autore di una visione che ha inciso profondamente sul futuro del Paese. Il legame tra la città e Mattei affonda le radici nella sua vicenda personale e imprenditoriale, ed è un rapporto che l’Amministrazione comunale continua a custodire e valorizzare, nella convinzione che il suo pensiero conservi intatta la sua attualità.
Le celebrazioni sono iniziate lunedì 26 ottobre con il convegno “Il Metodo Mattei: cooperazione, sviluppo e opportunità per le imprese marchigiane in Africa”, promosso dalla Fondazione Enrico Mattei di Matelica e ospitato al Teatro Piermarini e nella sala Boldrini. L’incontro è stato un momento di confronto sull’attualità dell’approccio di Mattei, con particolare attenzione alla cooperazione internazionale, alle prospettive di crescita del continente africano e alle opportunità di internazionalizzazione per le aziende marchigiane.
Al centro del dibattito anche il Piano Mattei e la possibilità di costruire partenariati basati sul dialogo, sulla crescita condivisa e sulla valorizzazione delle competenze. L’obiettivo dell’iniziativa è stato mettere in relazione l’eredità storica e culturale di Mattei con le sfide economiche e internazionali di oggi, favorendo il confronto tra istituzioni e mondo imprenditoriale. Presente ai lavori il sindaco di Matelica, Denis Cingolani.
Oggi, martedì 27 ottobre, l’Amministrazione comunale ha preso parte alla commemorazione ufficiale nell’anniversario della scomparsa. La cerimonia è cominciata alle 10.30 nella chiesa di Santa Maria Cattedrale con la Santa Messa in suffragio. Al termine della funzione, i partecipanti si sono trasferiti al Cimitero comunale, dove è stata deposta una corona d’alloro sulla tomba di Mattei.
«Ricordare Enrico Mattei significa rendere omaggio a una figura che ha saputo guardare lontano, contribuendo a scrivere una pagina fondamentale della storia del nostro Paese – ha dichiarato il sindaco Cingolani –. Il suo coraggio, la sua capacità di innovare e la sua visione dello sviluppo sono ancora oggi un patrimonio prezioso, da cui trarre ispirazione per affrontare le sfide del presente e costruire nuove opportunità. Per Matelica, Mattei è molto più di una figura storica: è parte della nostra identità e un motivo di orgoglio che abbiamo il dovere di custodire e tramandare. Come Amministrazione continueremo a sostenere le iniziative che ne valorizzano la memoria e il pensiero, perché il suo esempio possa parlare anche alle nuove generazioni».
San Severino Marche si prepara a festeggiare Halloween con una giornata all’insegna del divertimento, tra animazione per bambini, musica e intrattenimento per tutte le generazioni. Sabato 31 ottobre il programma si svilupperà in due momenti distinti, pensati per coinvolgere famiglie, giovani e appassionati di musica.
Ad aprire la festa sarà, a partire dalle ore 16, l’Halloween Party promosso dalla Pro Loco. Il pomeriggio sarà dedicato soprattutto ai più piccoli, con laboratori creativi, giochi, animazione e attività di intrattenimento. Non mancherà l’immancabile postazione “truccamostri”, dove i bambini potranno trasformarsi nei loro personaggi più spaventosi, dando libero sfogo alla fantasia.
Con l’arrivo della sera, l’atmosfera cambierà per lasciare spazio alla musica e ai dj set di “HappyWeen 2026”, l’evento che punta a riunire pubblici di età e gusti diversi attraverso una formula originale: due palchi in contemporanea e due proposte musicali, nel segno dello slogan “Doppio lato, doppio divertimento”.
Da una parte tornerà “90Mania”, il format dedicato ai grandi successi dance ed eurodance degli anni Novanta. Sul palco si alterneranno il frontman Lelemari, Igor Dj e le performance dal vivo di Mas Flow, per una serata all’insegna delle sonorità che hanno segnato un’intera generazione.
Sull’altro palco spazio a “Young Mania”, il format rivolto ai più giovani e agli amanti delle tendenze musicali più attuali. Alla voce ci sarà Matteo Panichelli, affiancato in consolle dai dj Emanuele Saltari, Dj Sant, Leonardo Simoncini e Francesco Pugnotti.
Una proposta che punta a trasformare Halloween in una festa condivisa, capace di mettere insieme generazioni diverse attraverso il gioco, la creatività e la musica, con un programma che accompagnerà il pubblico dal pomeriggio fino alla serata.
L’iniziativa è organizzata con il patrocinio del Comune di San Severino Marche, in collaborazione con Isolani Spettacoli, ed è curata da D.M. Show Solutions, con il supporto di Ecosystem Noleggio.
L’ingresso a tutte le manifestazioni è libero
Cento anni di ricordi, esperienze e legami familiari. Celestino Morosi ha raggiunto lo straordinario traguardo del secolo di vita e ha festeggiato il compleanno nella casa di riposo di Castelraimondo, dove è attualmente ospite, circondato dall'affetto dei figli Simonetta e Aurelio, dei nipoti e dei suoi cari.
Originario di Castelraimondo, Morosi ha trascorso gran parte della propria vita a Matelica, mantenendo il legame con il territorio d'origine. La ricorrenza è stata l'occasione per riunire la famiglia e celebrare un percorso lungo un secolo, caratterizzato da tante esperienze e dagli affetti costruiti nel tempo.
Alla festa ha partecipato anche Barbara Cacciolari, assessore del comune di Matelica, che ha portato al centenario gli auguri e i saluti del sindaco Denis Cingolani. Gli auguri sono arrivati anche dall'amministrazione comunale di Castelraimondo. Il sindaco Patrizio Leonelli e l'assessore Ilenia Cittadini hanno rivolto a Celestino un messaggio di affetto: "Raggiungere i cento anni è un traguardo davvero speciale, che porta con sé una vita intera di ricordi, esperienze e affetti. A Celestino rivolgiamo i nostri più affettuosi auguri e l'abbraccio di tutta Castelraimondo".
Gli amministratori hanno sottolineato anche il valore della festa organizzata nella struttura cittadina: "Siamo felici che questo compleanno sia stato festeggiato nella nostra Casa di riposo, circondato dall'affetto della sua famiglia e delle persone che ogni giorno se ne prendono cura. A Celestino auguriamo serenità e ancora tanti momenti belli da condividere". Un ringraziamento è stato infine rivolto alla Casa di riposo di Castelraimondo per aver accolto e celebrato questo importante traguardo, rendendo speciale il compleanno del centenario.
Cucine Lube rinnova la propria presenza nella casa di Amici, con un nuovo allestimento dello spazio cucina per l'edizione 2026. È il modello Immagina quello scelto per il talent show condotto da Maria De Filippi. Modello contraddistinto da materiali innovativi, eleganza delle forme e soluzioni progettuali capaci di coniugare estetica e funzionalità.
Il progetto per la "casetta" di Amici 26 si distingue per un linguaggio architettonico essenziale, caratterizzato dalla pulizia delle linee e da un'organizzazione funzionale degli spazi. Al centro si sviluppa una grande isola multifunzionale, che integra la zona cottura e un'ampia superficie di lavoro, prolungandosi in un'area snack pensata per i momenti di condivisione. La particolare composizione garantisce elevate prestazioni tecniche e un'estetica materica ispirata alle texture del mondo naturale.
La collaborazione tra Cucine Lube e Amici si conferma un'occasione per portare la cultura del design italiano in un contesto vicino alle nuove generazioni. Nella casa, la cucina accompagna gli allievi nei momenti che scandiscono la vita al di fuori delle attività artistiche, contribuendo a creare un'atmosfera familiare durante un'esperienza di formazione e confronto.
Con la nuova cucina Immagina per l'edizione 2026, Cucine Lube prosegue un percorso che unisce qualità del Made in Italy, innovazione e attenzione alle persone, riaffermando il valore della cucina come elemento centrale dell'abitare e della vita domestica.
La cultura si prepara a tornare nel cuore del centro storico di Camerino. Sono stati consegnati i lavori di recupero, restauro e adeguamento funzionale dell’ex Banca Marche, edificio storico danneggiato dal terremoto del 2016 che diventerà la nuova sede della Biblioteca Valentiniana, con il suo patrimonio di circa 130mila volumi. L’intervento, dal valore di 7,1 milioni di euro, avrà una durata prevista di 730 giorni e punta a restituire alla città uno degli immobili più significativi del centro storico.
Il progetto è finanziato attraverso l’Ordinanza speciale per Camerino del 2021 della Struttura commissariale per la ricostruzione e si inserisce nel percorso di recupero degli edifici pubblici danneggiati dal sisma.
«Con la consegna dei lavori di oggi proseguiamo concretamente nel percorso di ricostruzione del centro storico di Camerino. Si tratta di uno degli edifici più rappresentativi tra quelli inseriti nell’Ordinanza speciale, un intervento che segna un punto di arrivo per la fase progettuale e, allo stesso tempo, un nuovo punto di partenza con l’apertura di un altro cantiere pubblico nel cuore della città», ha dichiarato il sindaco Roberto Lucarelli.
Il primo cittadino ha sottolineato anche il significato dell’intervento a dieci anni dal terremoto, ringraziando il commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli per l’impegno e il sostegno nel portare avanti il progetto.
Proprio Castelli ha evidenziato il valore culturale dell’opera: «Il ritorno della Biblioteca Valentiniana nel cuore della città va proprio in questa direzione: la cultura diventa uno strumento di valorizzazione e di rinascita, capace di creare occasioni di incontro, partecipazione e crescita».
L’obiettivo, ha aggiunto il commissario, è fare in modo che il centro storico torni a essere un luogo vissuto e frequentato. «Ricostruire significa anche creare le condizioni affinché le nostre comunità possano guardare al futuro».
Una biblioteca in cerca di casa dal terremoto del 1997
La nuova sede rappresenta un passaggio importante per la Biblioteca Valentiniana, una delle istituzioni bibliotecarie più longeve delle Marche. Il suo patrimonio comprende circa 130mila volumi, tra libri antichi, manoscritti, incunaboli e fondi storici che attraversano secoli di storia, dal Medioevo fino all’Ottocento inoltrato.
Dopo il terremoto del 1997 e quello del 2016, la biblioteca ha attraversato una lunga stagione di trasferimenti e sistemazioni provvisorie. Attualmente i libri si trovano in parte in un deposito e presso l’aula San Sebastiano. Con il recupero dell’ex Banca Marche si apre finalmente la prospettiva di una sede stabile, pensata per garantire la conservazione del patrimonio, la sua valorizzazione e la fruizione pubblica.
L’intervento punta quindi non soltanto a recuperare un edificio storico, ma anche a riportare nel centro di Camerino un luogo dedicato alla conoscenza, allo studio e alla ricerca. La futura biblioteca sarà destinata ad accogliere studenti, studiosi, cittadini e visitatori, contribuendo alla rigenerazione urbana e alla ripresa della vita culturale della città.
L’ex Banca Marche tra storia e nuovi spazi culturali
L’edificio si trova in via Varino Favorino, accanto al Palazzo Ducale, e fu costruito tra il 1913 e il 1918 su progetto dell’ingegnere Filippo Amici. Nato come sede della storica Cassa di Risparmio di Camerino, ospitò successivamente Banca Marche. L’immobile conserva elementi architettonici neoclassici e liberty, oltre ad ambienti di particolare pregio, tra cui il monumentale salone centrale vetrato e la storica Sala del Consiglio.
Il progetto di recupero prevede di coniugare la messa in sicurezza e il restauro dell’edificio con la realizzazione di una biblioteca moderna e funzionale. Il salone monumentale sarà trasformato in un grande spazio di accoglienza e consultazione, affiancato da sale studio e lettura, depositi librari specializzati per la conservazione dei volumi storici e ambienti dedicati alle attività culturali e di ricerca.
Sono previsti anche una sala polifunzionale per conferenze, presentazioni ed eventi culturali e un caffè letterario con terrazza panoramica.
Con la consegna dei lavori prende così avvio una nuova fase per un immobile storico che tornerà a vivere e per un patrimonio librario che attende una sede stabile dal 1997. Il traguardo è restituire alla comunità non soltanto una biblioteca, ma un nuovo polo culturale nel cuore di Camerino.
L’affitto di un immobile rappresenta per molti proprietari una fonte di reddito importante, ma comporta anche rischi legati all’inadempienza dell’inquilino. Per tutelarsi, il mercato immobiliare offre diverse soluzioni di garanzia, tra cui la fideiussione bancaria e quella assicurativa. Comprendere le differenze tra queste forme di tutela, i relativi costi, le condizioni di attivazione e le procedure in caso di morosità è essenziale sia per i locatori che per gli inquilini e le agenzie. In questo scenario, servizi evoluti come quelli proposti da AffittoAssicurato, che affiancano alla garanzia anche la gestione della morosità e l’assistenza legale, stanno modificando le aspettative e le esigenze di chi si muove nel settore della locazione.
Fideiussione bancaria e assicurativa: i soggetti coinvolti
La fideiussione bancaria e quella assicurativa sono strumenti giuridici diversi, emessi rispettivamente da banche e da compagnie di assicurazione. Nel caso della fideiussione bancaria, l’istituto di credito si impegna a garantire il pagamento dei canoni o di altri obblighi contrattuali dell’inquilino, subentrando nel caso di inadempienza. Il rapporto si instaura tra banca, locatore e conduttore, ma la banca richiede spesso garanzie patrimoniali, analisi di affidabilità e talvolta il vincolo di somme a deposito.
La fideiussione assicurativa, invece, viene emessa da una compagnia assicurativa che, dietro il pagamento di un premio, si assume l’obbligo di risarcire il proprietario in caso di mancato pagamento dei canoni o di altri danni coperti dal contratto. In questo caso, l’iter di rilascio può risultare più snello e meno vincolante dal punto di vista patrimoniale per l’inquilino. Entrambe le soluzioni prevedono la stipula di un contratto accessorio al contratto di locazione, ma coinvolgono attori diversi e rispondono a logiche differenti in termini di valutazione del rischio e di gestione delle pratiche.
Premi, commissioni ed eventuale liquidità vincolata
Uno degli aspetti più rilevanti nella scelta tra fideiussione bancaria e assicurativa riguarda il costo effettivo della garanzia. Nel caso della banca, il rilascio della fideiussione comporta generalmente il pagamento di una commissione annuale calcolata in percentuale sull’importo garantito. A questa spesa si possono aggiungere costi di istruttoria e, non di rado, la richiesta di un deposito cauzionale vincolato a garanzia dell’operazione. Questo può rappresentare un ostacolo per molti inquilini, che si trovano a dover immobilizzare somme rilevanti per tutta la durata del contratto.
La fideiussione assicurativa, invece, prevede il pagamento di un premio assicurativo una tantum o annuale. Il premio varia in base a diversi fattori: durata della garanzia, importo coperto, profilo di rischio dell’inquilino e condizioni specifiche della polizza. In genere, non è richiesta la costituzione di un deposito vincolato, il che rende questa soluzione più accessibile per chi non dispone di liquidità immediata. Tuttavia, il premio non è rimborsabile e non costituisce una cauzione restituibile a fine contratto.
Nella scelta tra le due forme di garanzia, è quindi importante valutare non solo l’importo della commissione o del premio, ma anche l’eventuale immobilizzazione di capitali e le condizioni di rimborso o restituzione delle somme versate.
Massimali, durata e documentazione per l’attivazione
Un altro elemento di confronto riguarda i massimali di copertura, la durata della garanzia e la documentazione richiesta per l’attivazione. La fideiussione bancaria copre solitamente un importo pari a un certo numero di mensilità di canone, stabilito nel contratto, e può includere anche somme relative a spese condominiali o danni, se espressamente previsto. La durata è di norma coincidente con quella del contratto di locazione, ma può essere soggetta a rinnovo annuale con relativo pagamento della commissione.
La fideiussione assicurativa offre massimali analoghi, ma alcune polizze consentono una maggiore flessibilità nella scelta della copertura, includendo anche danni all’immobile o spese accessorie. La documentazione richiesta per l’attivazione varia: la banca può esigere attestazioni reddituali, garanzie personali e informazioni patrimoniali dettagliate, mentre la compagnia assicurativa si concentra maggiormente sulla valutazione del rischio locativo, talvolta tramite la verifica del merito creditizio dell’inquilino. Per entrambe le soluzioni, la chiarezza sulle condizioni di attivazione, la durata della copertura e la possibilità di estensione o rinnovo sono elementi da verificare attentamente prima della scelta.
Inadempimento dell’inquilino: cosa accade dopo
Quando l’inquilino non adempie al pagamento dei canoni, la procedura di attivazione della garanzia si differenzia tra fideiussione bancaria e assicurativa. Nel caso della banca, il locatore deve presentare una richiesta formale, corredata dalla documentazione che attesti l’inadempienza (ad esempio, copia del contratto, solleciti inviati, estratti conto). La banca, dopo le verifiche di rito, provvede al pagamento nei limiti del massimale e secondo le tempistiche previste dal contratto. Tuttavia, la procedura può risultare burocraticamente complessa e non sempre tempestiva, soprattutto se la banca solleva eccezioni o richiede integrazioni documentali.
La fideiussione assicurativa segue un iter simile, ma spesso con tempistiche più snelle, grazie a processi digitalizzati e a una minore rigidità nella valutazione della documentazione. Anche in questo caso, il pagamento avviene nei limiti del massimale e solo per le voci espressamente previste dalla polizza. È importante sottolineare che nessuna delle due forme di garanzia copre automaticamente tutte le spese o i danni: occorre verificare cosa sia effettivamente incluso e quali siano le esclusioni.
Nel panorama attuale, le garanzie assicurative per l'affitto si stanno affermando anche grazie alla possibilità di integrare la copertura con servizi aggiuntivi, come la gestione della morosità e l’assistenza legale, che si rivelano particolarmente utili nei casi più complessi.
Gestione della morosità e assistenza legale previste dal servizio
Un elemento distintivo introdotto da operatori come AffittoAssicurato riguarda la gestione della morosità e l’assistenza legale integrata nel servizio. A differenza della semplice fideiussione, che si limita a garantire il pagamento di somme dovute, questi servizi prevedono un supporto attivo nella fase di recupero dei crediti e, se necessario, nella procedura di sfratto.
Il servizio di gestione della morosità comprende la verifica preventiva dell’affidabilità dell’inquilino, la gestione stragiudiziale dei solleciti e, nei casi più gravi, l’attivazione di avvocati convenzionati che si occupano delle pratiche giudiziarie. Il vantaggio pratico per il proprietario consiste nel non dover anticipare i compensi legali per l’avvio dello sfratto: la società che offre il servizio remunera direttamente i professionisti secondo quanto previsto dal contratto, riducendo l’impatto economico immediato sul locatore. Questo approccio è stato particolarmente apprezzato da chi, in passato, si è trovato a dover sostenere spese legali senza la certezza di recuperare i canoni dovuti.
Va precisato che la presenza dell’assistenza legale non garantisce automaticamente il recupero integrale delle somme o tempi certi per lo sfratto, ma offre un supporto concreto nella gestione delle controversie, alleggerendo il carico operativo e finanziario per il proprietario.
Come confrontare davvero due offerte
La scelta tra fideiussione bancaria, assicurativa e servizi integrati di gestione della morosità non può basarsi solo sul confronto dei costi. È essenziale valutare attentamente il livello di copertura, le condizioni di attivazione, la flessibilità della durata, la presenza di servizi aggiuntivi e la facilità di accesso alle risorse in caso di inadempienza. Un’analisi accurata deve considerare anche la solidità dell’ente emittente, la chiarezza delle clausole contrattuali e la presenza di eventuali franchigie o esclusioni.
Per proprietari, inquilini e agenzie, la scelta migliore dipende dalle esigenze specifiche: chi privilegia la rapidità e la semplicità può orientarsi verso la fideiussione assicurativa; chi dispone di liquidità e cerca una soluzione tradizionale può preferire quella bancaria; chi desidera un supporto completo nella gestione della morosità e nell’assistenza legale può trovare nei servizi integrati un valore aggiunto, soprattutto in contesti di maggiore rischio locativo. In ogni caso, è consigliabile leggere con attenzione le condizioni contrattuali, confrontare più preventivi e valutare il rapporto tra costi, benefici e servizi inclusi, senza trascurare l’importanza di un’assistenza qualificata nella gestione di eventuali controversie.