Emergenza rifiuti, Confindustria Macerata attacca la politica: "Costi insostenibili, serve soluzione subito"
Confindustria Macerata lancia l'ennessimo grido d'allarme. L'associazione degli industriali, stavolta, punta il dito contro lo stallo politico e istituzionale legato alla collocazione finale dei rifiuti. La posizione di Confindustria si evince da una nota rilasciata nella giornata di oggi. "Continuano a crescere i costi a carico delle imprese e dei lavoratori, rendendo insostenibile lo sviluppo del nostro territorio rispetto alle altre province delle Marche e al resto del Paese", si legge. Gli industriali stigmatizzano la paralisi a cui si assiste da mesi sul tema dell'ampliamento della discarica di Cingoli e sulla scelta dei nuovi siti idonei. "Assistiamo a continui scontri sulla stampa e a rimpalli di responsabilità politica che non aiutano a risolvere il problema - attacca la nota di Confindustria - L’impiantistica dei rifiuti è un tema di infrastrutture strategiche che dovrebbe non dividere la classe politica, ma appartenere alla cultura del governo di un territorio. Invece siamo costretti, imprese e cittadini, a conferire i nostri rifiuti fuori provincia e fuori regione con pesanti impatti sulla bolletta TARI e sui bilanci delle imprese". La criticità maggiore per Confindustria non riguarda soltanto la gestione della spazzatura urbana, ma colpisce soprattutto i rifiuti speciali generati dalle imprese. Da troppi anni nelle Marche non ci sono più discariche dedicate a questa categoria, viene denunciato: gli spazi residui ancora disponibili sono blindati per i rifiuti urbani e, in base alla nuova pianificazione regionale, la percentuale di conferimento degli speciali potrebbe "addirittura ridursi dal 50% al 30%". «Ci rammarica molto constatare di essere la Provincia meno virtuosa a livello impiantistico sul tema rifiuti - sottolineano gli industriali -. Nonostante i numerosi e reiterati appelli alle amministrazioni locali e ai governi regionali che si sono succeduti, tutti gli sforzi sono stati concentrati per raggiungere gli alti livelli di raccolta differenziata. Inoltre l’unico consorzio regionale presente, peraltro nella nostra provincia, avrebbe dovuto e potuto far dialogare tutti i Comuni della provincia. Niente di tutto questo: non si riesce a chiudere il cerchio della gestione sulla base dei principi di prossimità ed autosufficienza, richiesti dalla Comunità Europea e tanto decantati dalle Istituzioni". Se da un lato gli industriali guardano con favore all'inserimento del termovalorizzatore per il recupero energetico all'interno del nuovo Piano Regionale, dall'altro emerge una forte e immediata preoccupazione per il futuro prossimo e per i tempi di cantierizzazione dell'opera. "Ci conforta la previsione dell’impianto di chiusura ciclo inserito nel nuovo Piano Regionale, ma cosa accadrà nel periodo transitorio che prevede un arco temporale di almeno dieci anni fino alla realizzazione del termovalorizzatore?", si domandano da Confindustria. "La nostra Provincia non è ancora pronta per affrontare questo lungo periodo di transizione e siamo molto preoccupati che la situazione possa esplodere - prosegue la nota -. Se non verranno autorizzati ampliamenti e realizzati nuovi impianti, i costi diventeranno insostenibili. Il rischio altrimenti è del collasso della produzione". L'associazione confindustriale si rivolge quindi direttamente ai sindaci e alle istituzioni locali per sbloccare i progetti legati alle piattaforme di smaltimento, spronando la politica a un atto di responsabilità nei confronti del mondo del lavoro. "Confindustria Macerata rivolge l’ennesimo appello alla Provincia, alle amministrazioni locali ed alla collettività per individuare soluzioni rapide - conclude la nota -. È indispensabile e responsabile superare gli ostacoli tecnici ed ideologici che ostacolano la corretta gestione del rifiuto speciale e scoraggiano l’iniziativa privata alla realizzazione di nuovi impianti. La competitività di un territorio si misura sul possesso di infrastrutture in grado di accompagnare la crescita di una comunità. Troppo spesso si invoca l’incapacità di attrarre gli investimenti e la debolezza di un territorio, ma la causa è spesso l’assenza di queste infrastrutture di base. Purtroppo le imprese troppe volte vengono lasciate sole".

cielo sereno (MC)
