Una truffa ai danni di un’anziana residente nel Fermano è stata sventata dai Carabinieri, che hanno arrestato in flagranza due uomini di 49 e 27 anni, entrambi di nazionalità marocchina, uno dei quali richiedente protezione internazionale, con l’accusa di concorso in truffa aggravata.
Il raggiro, messo in atto con il noto schema del “finto nipote” e del “finto carabiniere”, ha portato alla sottrazione di circa 5mila euro tra denaro e monili in oro a una donna di 84 anni.
L’intervento è scattato pochi giorni fa a seguito di diverse segnalazioni giunte al 112 da parte di cittadini che avevano notato tentativi sospetti di truffa telefonica nella zona. I truffatori si spacciavano per appartenenti all’Arma dei Carabinieri, sostenendo che un familiare della vittima fosse coinvolto in problemi giudiziari e che fosse necessario consegnare denaro e gioielli per evitare conseguenze legali.
Le indagini e il pronto intervento dei militari della Compagnia di Fermo hanno permesso di individuare un’auto a noleggio proveniente da Napoli, ferma nei pressi di un’abitazione nel quartiere Santa Caterina. Gli agenti hanno osservato un uomo scendere dal veicolo, entrare nell’abitazione e uscirne poco dopo con una scatola, prima di risalire rapidamente in auto.
A quel punto è scattato il blocco del veicolo e la perquisizione dei due occupanti. Il passeggero è stato trovato in possesso di 500 euro in contanti, mentre nella scatola sono stati rinvenuti numerosi gioielli in oro. Gli accertamenti hanno permesso di ricostruire l’inganno ai danni dell’anziana, che era stata convinta telefonicamente a consegnare beni e denaro a un presunto “amico carabiniere” per evitare l’arresto di un parente.
Il bottino è stato interamente recuperato e restituito alla vittima, che ha successivamente sporto denuncia presso il Comando dei Carabinieri di Fermo.
I due arrestati sono stati trasferiti nel carcere locale. Dopo la convalida, per entrambi è stato disposto il divieto di ritorno nelle Marche e l’obbligo di firma quotidiano presso le autorità competenti nei rispettivi luoghi di residenza.
Una truffa ai danni di un’anziana residente nel Fermano è stata sventata dai Carabinieri, che hanno arrestato in flagranza due uomini di 49 e 27 anni, entrambi di nazionalità marocchina, uno dei quali richiedente protezione internazionale, con l’accusa di concorso in truffa aggravata.
Il raggiro, messo in atto con il noto schema del “finto nipote” e del “finto carabiniere”, ha portato alla sottrazione di circa 5mila euro tra denaro e monili in oro a una donna di 84 anni.
L’intervento è scattato pochi giorni fa a seguito di diverse segnalazioni giunte al 112 da parte di cittadini che avevano notato tentativi sospetti di truffa telefonica nella zona. I truffatori si spacciavano per appartenenti all’Arma dei Carabinieri, sostenendo che un familiare della vittima fosse coinvolto in problemi giudiziari e che fosse necessario consegnare denaro e gioielli per evitare conseguenze legali.
Le indagini e il pronto intervento dei militari della Compagnia di Fermo hanno permesso di individuare un’auto a noleggio proveniente da Napoli, ferma nei pressi di un’abitazione nel quartiere Santa Caterina. Gli agenti hanno osservato un uomo scendere dal veicolo, entrare nell’abitazione e uscirne poco dopo con una scatola, prima di risalire rapidamente in auto.
A quel punto è scattato il blocco del veicolo e la perquisizione dei due occupanti. Il passeggero è stato trovato in possesso di 500 euro in contanti, mentre nella scatola sono stati rinvenuti numerosi gioielli in oro. Gli accertamenti hanno permesso di ricostruire l’inganno ai danni dell’anziana, che era stata convinta telefonicamente a consegnare beni e denaro a un presunto “amico carabiniere” per evitare l’arresto di un parente.
Il bottino è stato interamente recuperato e restituito alla vittima, che ha successivamente sporto denuncia presso il Comando dei Carabinieri di Fermo.
I due arrestati sono stati trasferiti nel carcere locale. Dopo la convalida, per entrambi è stato disposto il divieto di ritorno nelle Marche e l’obbligo di firma quotidiano presso le autorità competenti nei rispettivi luoghi di residenza.
Un laboratorio calzaturiero che di giorno produceva tomaie, ma che di notte si trasformava in una vera e propria casa da gioco clandestina. È quanto scoperto dai carabinieri della stazione di Montecosaro che, nella serata del 30 aprile, hanno portato a termine l’operazione convenzionalmente denominata "Game Over".
L'indagine, nata da una capillare attività informativa sul territorio, è culminata in un’irruzione fulminea in un locale seminterrato di un edificio di tre piani. I militari, supportati dai colleghi di Porto Potenza Picena e del nucleo radiomobile di Civitanova Marche, hanno sorpreso all'interno 13 cittadini di nazionalità cinese impegnati in sessioni di "Mahjong", un gioco d’azzardo basato sulla fortuna e su forti puntate di denaro.
Il locale era stato allestito nei minimi dettagli: tre tavoli tecnici professionali erano già pronti con tessere e fiches per la gestione delle puntate, ricreando l’ambiente di una bisca a tutti gli effetti.
L’attività investigativa ha permesso di denunciare a piede libero tutte le 13 persone presenti per esercizio di gioco d'azzardo. Tra questi, i carabinieri hanno individuato i presunti organizzatori: una coppia di coniugi residenti a Montecosaro, trovati in possesso della "cassa" dell'attività illegale.
Il bilancio dell'operazione comprende: 6.500 euro in contanti, rinvenuti tra i giocatori e nella cassa centrale; attrezzatura professionale, tra cui tavoli tecnici, fiches e tessere da Mahjong; sequestro preventivo dell'immobile, l'intero seminterrato è stato infatti sigillato dai militari.
"Questo risultato testimonia l'importanza della presenza capillare dell'Arma territoriale", commentano dal Comando Provinciale. La capacità dei militari di intercettare segnali anomali in contesti produttivi apparentemente silenti si è rivelata decisiva per smascherare un giro d'affari sommerso che operava nel cuore della zona industriale.
Una violenta spedizione punitiva, nata per "chiarire" vecchi dissapori per futili motivi, si è trasformata in una brutale colluttazione che ha macchiato il cuore di Porto Potenza Picena. A distanza di mesi dai fatti, la meticolosa attività investigativa dei carabinieri della locale Stazione si è chiusa con la denuncia a piede libero di otto giovani, tutti di età compresa tra i 20 e i 22 anni.
I fatti risalgono alla notte del 15 giugno 2025. Intorno alle 00:30, la centralissima Piazza Douhet è diventata il ring di uno scontro tra due fazioni contrapposte. I giovani coinvolti, provenienti da vari comuni della provincia (Corridonia, Potenza Picena, Pollenza, Civitanova Marche e Macerata), si erano dati appuntamento per risolvere alcune pendenze personali.
La situazione è però degenerata rapidamente: quello che doveva essere un confronto verbale è diventato uno scontro fisico fatto di calci e pugni. Ad avere la peggio è stato un ragazzo di Potenza Picena che, nello scontro, ha riportato una frattura composta al cranio, giudicata guaribile dai sanitari con una prognosi di 30 giorni.
Il deferimento degli otto responsabili, accusati di rissa e lesioni personali, è stato possibile grazie a un incrocio tra tecnologia e indagini tradizionali. Fondamentali sono state le riprese del sistema di videosorveglianza comunale, che hanno permesso ai militari di cristallizzare le fasi del pestaggio e i volti dei partecipanti.
Gli uomini dell’Arma hanno poi incrociato i frame video con la conoscenza del territorio, riconoscendo diversi soggetti già noti alle forze dell’ordine e ricostruendo la rete di contatti che aveva portato il gruppo in piazza quella notte.
L'operazione, conclusasi formalmente lo scorso 30 aprile, ribadisce la linea della fermezza contro la violenza urbana. L'identificazione di tutti i coinvolti a distanza di quasi un anno sottolinea la determinazione dei carabinieri nel non lasciare impuniti episodi che minano la sicurezza pubblica e il decoro dei luoghi di aggregazione sociale.
A Macerata una piazza piena di entusiasmo ha accolto la visita della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, arrivata per sostenere il candidato sindaco Gianluca Tittarelli. Un momento politico fatto di incontro diretto con i cittadini. “Macerata si riparte” è lo slogan che accompagna una campagna elettorale costruita sull’"ascolto e sulla partecipazione", elementi che il candidato del centrosinistra indica come fondamentali per il cambiamento.
Tittarelli si presenta con un profilo che intreccia esperienze diverse, dall’imprenditoria allo sport fino al volontariato, sottolineando come queste abbiano formato il suo approccio amministrativo. “Vengo dall’imprenditoria dove bisogna fare quadrare i conti, dal mondo dello sport dove ho imparato il lavoro di squadra e dalla Caritas dove ho imparato il senso di servizio per gli ultimi”, afferma, indicando una visione concreta e allo stesso tempo sociale della politica. Al centro del suo programma c’è il tema della sanità, considerato prioritario e oggi trascurato: “Il diritto alla salute è fondamentale e con questa amministrazione è passato in secondo piano. L’ospedale è solo un progetto lontano”.
Nel suo intervento emerge anche una critica netta alla gestione attuale della città, descritta come priva di slancio e incapace di incidere davvero sul futuro del territorio. “Macerata ha perso centralità. Un tempo guidava, ora segue”, dice Tittarelli, evidenziando le conseguenze concrete di questo declino: chiusura di attività, perdita di servizi e una città sempre più percepita come luogo di passaggio. La sua proposta punta invece a un cambio di paradigma, perché “un sindaco non deve fare l’amministratore di condominio”, ma deve rappresentare e far valere la città in ogni sede.
Durante l’incontro con i cittadini emerge una forte esigenza di dialogo. Tittarelli racconta il clima della campagna elettorale come un percorso condiviso, sottolineando che “c’è una grande necessità di essere ascoltati” e che la partecipazione continuerà anche dopo le elezioni. Il progetto per Macerata si fonda sulla valorizzazione delle risorse esistenti, dalle associazioni al patrimonio culturale, con l’obiettivo di metterle in rete e renderle protagoniste dello sviluppo. “La città se riparte, riparte insieme”, ribadisce, indicando nella collaborazione il motore del cambiamento.
A rafforzare questo messaggio arriva l’intervento di Schlein, che lega la sfida locale a una visione più ampia. “Le parole chiave sono ascolto e partecipazione”, afferma, sottolineando l’importanza di una coalizione ampia e civica capace di rispondere ai bisogni reali delle persone. La segretaria dem pone l’accento su temi cruciali come la sanità pubblica, il lavoro e le opportunità per i giovani, denunciando le difficoltà crescenti per molti cittadini. “Sono molti gli italiani che rinunciano a curarsi perché non se lo possono più permettere”, ricorda, indicando la necessità di invertire questa tendenza.
Nel suo discorso emerge anche l’attenzione alla mobilità e allo sviluppo sostenibile, elementi considerati fondamentali per una città che vuole crescere e trattenere le nuove generazioni. Il sostegno a Tittarelli viene definito convinto e strategico, in una sfida che guarda al futuro di Macerata come laboratorio di una politica più vicina alle persone. “Vogliamo rianimare la città, mettere in rete le sue realtà e trasformarla in una comunità che si prende cura dei suoi cittadini”, conclude Schlein.
Un 28enne di Recanati è stato arrestato dai Carabinieri della Stazione di Montecassiano con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. L’operazione è stata condotta nella tarda mattinata lungo la strada provinciale 77, in località Valle Cascia, nell’ambito di un servizio mirato al contrasto dei reati legati alla droga.
Il giovane, già noto alle forze dell’ordine, è stato fermato mentre era alla guida della propria autovettura. Durante il controllo, i militari hanno rinvenuto una prima dose di cocaina all’interno dell’abitacolo. La successiva perquisizione personale ha consentito di trovare, nascosti in un marsupio, ulteriori 3,53 grammi della stessa sostanza.
Le verifiche sono state quindi estese all’abitazione del 28enne, dove nella camera da letto sono stati trovati 2.740 euro in contanti, ritenuti riconducibili all’attività di spaccio.
L’operazione ha avuto un ulteriore sviluppo con la perquisizione presso l’abitazione dei genitori della convivente del giovane, luogo nella sua disponibilità. Nella soffitta i Carabinieri hanno scoperto un ingente quantitativo di droga: 5,376 chilogrammi di hashish suddivisi in 55 panetti e 555 grammi di cocaina, oltre a materiale per il confezionamento e la pesatura delle dosi.
Lo stupefacente, il telefono cellulare e gli strumenti utilizzati per il taglio sono stati sequestrati, mentre il denaro sarà versato al Fondo Unico Giustizia.
Al termine delle formalità di rito, il 28enne è stato trasferito presso la casa circondariale di Ancona, a disposizione dell’autorità giudiziaria, in attesa dell’udienza di convalida.
Si è svolta alla Domus San Giuliano la presentazione ufficiale della lista Futuro per Macerata, a sostegno del candidato sindaco Giordano Ripa, in un incontro che ha segnato l’avvio della campagna elettorale. Durante l’evento, Ripa ha illustrato le linee guida del progetto e anticipato i contenuti principali del programma, sottolineando fin da subito la natura civica della lista.
“Oggi presenteremo la lista e il programma elettorale”, ha dichiarato Giordano Ripa, spiegando però che il documento completo, composto da 44 pagine, non poteva essere esposto integralmente durante l’incontro. “Faremo dei cenni significativi per ogni capitolo del nostro programma elettorale”, ha aggiunto, annunciando che il testo sarà distribuito alle testate giornalistiche, sia cartacee che online, per permettere un’analisi approfondita già dal primo pomeriggio.
Uno degli aspetti più evidenziati riguarda la composizione della lista. “La nostra lista è composta esclusivamente da persone che provengono dal mondo civico”, ha ribadito Ripa, sottolineando l’assenza totale di legami con i partiti. “Siamo del tutto estranei come estrazione politica dai partiti, sia di qualsiasi colore”. Una scelta netta, che si traduce in una lista definita dallo stesso candidato “autentica civica”.
Ripa ha voluto rimarcare anche un altro punto chiave del progetto: “Non ci sono infiltrati, non ci sono personaggi ex politici in cerca di ricollocazione”, spiegando che i 32 candidati sono stati selezionati proprio sulla base della loro non appartenenza a forze politiche. Un criterio preciso che, nelle intenzioni, punta a garantire indipendenza e un legame diretto con il territorio.
Nel corso della presentazione sono stati inoltre toccati i principali temi della campagna elettorale. “I temi sono tantissimi”, ha affermato Ripa, citando tra i più rilevanti sanità, lavori pubblici, sicurezza, urbanistica, politiche sociali, politiche giovanili e sviluppo economico. Il programma è articolato in 14 punti complessivi e rappresenta la base dell’azione amministrativa proposta.
La lista dei candidati al consiglio comunale rispecchia questa impostazione civica, raccogliendo figure provenienti da diversi ambiti della società. Tra i nomi presentati figurano Giulia Pirillo, Carla Baldoni, Rosalba Catarini, Bruno Castelli, Andrea Celi, Sabrina Ciccioli, Cinzia Compagnucci, Angelica Cristofanelli Broglio Rainaldi, Vanessa Farneti, Bruno Giusti, Alberto Giustozzi, Giorgia Guazzaroni, Giuseppe Labombarda, Virzanire Leka, Leonida Leli, Antonietta Marcantoni, Virgilio Mietti, Luciana Monachesi, Michele Morichetta, Morris Nicolai, Gianluigi Pace, Ennio Paoloni, Marco Pesaola, Laura Principi, Maria Teresa Romagnoli, Jacopo Rosetti, Ivo Schiaffi, Riccardo Scoppa, Durim Selimi, Stefania Vecchioni, Riccardo Vincenzetti e Victor Alonzo Junior Zamora.
Momenti di paura questa mattina lungo l’autostrada A14, dove intorno alle 10:45 una coppia di motociclisti è rimasta coinvolta in un incidente nel tratto in direzione Ancona, tra i caselli di Loreto e Ancona Sud. I due, entrambi 50enni residenti a Pollenza, viaggiavano a bordo di una Bmw quando la donna, che si trovava come passeggera, è stata colta da un malore improvviso perdendo conoscenza.
Il marito, accortosi immediatamente della situazione, ha cercato di mantenere il controllo del mezzo, ma il peso della donna priva di sensi ha reso impossibile evitare la caduta, con la moto che è finita a terra. L’incidente avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi, ma fortunatamente è avvenuto in un momento senza traffico sopraggiungente, evitando il rischio di essere investiti da altri veicoli.
Dopo la caduta, i due sono riusciti a fermarsi nella corsia di emergenza, in attesa dei soccorsi, allertati da alcuni automobilisti di passaggio. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 112, con l’automedica dell’ospedale di Osimo e un’ambulanza della Croce Verde di Castelfidardo, oltre alle pattuglie della polizia Stradale. Inizialmente è stato richiesto anche l’intervento dell’eliambulanza da Torrette, poi rientrato.
La donna, dopo le prime cure sul posto, è stata trasportata al pronto soccorso di Torrette in codice rosso precauzionale, mentre il marito ha riportato escoriazioni e contusioni non gravi. Nonostante la dinamica dell’incidente, entrambi non risultano in pericolo di vita.
Non si ferma l’attività di prevenzione e contrasto al consumo di stupefacenti in città. I carabinieri della sezione radiomobile della Compagnia di Macerata hanno condotto nelle ultime ore una serie di controlli mirati che hanno portato alla segnalazione alla Prefettura di tre giovani, sorpresi in contesti diversi con dosi di hashish e cocaina.
Il primo intervento è avvenuto nel cuore della città, dove i militari hanno fermato per un controllo un 24enne di origini egiziane, residente a Milano ma domiciliato nel capoluogo. Il giovane, già noto alle forze dell'ordine, è stato trovato in possesso di 1,52 grammi di hashish.
Più pesanti le conseguenze per un 29enne di origini marocchine intercettato in tarda serata in via Verga alla guida di una Seat Althea. Durante l’ispezione del veicolo, i carabinieri hanno rinvenuto 0,62 grammi di cocaina e 0,85 grammi di hashish.
Oltre alla segnalazione amministrativa, per l'uomo è scattato l'immediato ritiro della patente di guida, come previsto dalla normativa per chi viene colto in possesso di sostanze stupefacenti al volante.
L'ultimo sequestro è avvenuto nel pomeriggio di ieri nella frazione di Piediripa. I militari del Nucleo Operativo e Radiomobile sono intervenuti inizialmente per sedare una lite tra familiari, ma durante le fasi di identificazione dei presenti l'attenzione si è spostata su un 22enne ungherese residente a Mogliano. La perquisizione sul posto ha confermato i sospetti degli operanti: il giovane nascondeva 13,73 grammi di hashish.
Tutta la droga rinvenuta è stata posta sotto sequestro e sarà successivamente distrutta. I tre giovani dovranno ora rispondere della violazione dell'Art. 75 del D.P.R. 309/1990 per detenzione di stupefacenti ad uso personale.
È stato presentato questa mattina presso la Pinacoteca di Ripe San Ginesio il nuovo canale podcast Le Vie dei Monti Azzurri, promosso dall’Unione Montana dei Monti Azzurri – ente che riunisce e coordina le strategie di sviluppo dei Comuni dell’area – e realizzato in collaborazione con Loquis, la prima piattaforma al mondo di travel podcast geolocalizzati.
Il progetto nasce nell’ambito delle strategie di valorizzazione territoriale promosse dall’Unione Montana dei Monti Azzurri, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio culturale, paesaggistico e identitario delle Marche interne attraverso il linguaggio del podcast, trasformando la scoperta del territorio in un’esperienza immersiva capace di accompagnare cittadini e visitatori lungo un viaggio fatto di storie, natura, tradizioni e comunità.
L’iniziativa si inserisce quindi in un percorso più ampio di sviluppo e promozione coordinato dall’Unione Montana dei Monti Azzurri, che negli ultimi anni ha lavorato alla costruzione di un sistema territoriale integrato, fondato sulla collaborazione tra Comuni, sulla valorizzazione delle risorse locali e su modelli di turismo sostenibile. In questo contesto, il progetto rappresenta uno strumento innovativo per rendere accessibili e raccontabili luoghi, paesaggi e comunità, rafforzando l’identità dell’area e la sua attrattività.
Chiusura temporanea per lo stabilimento termale di Sarnano, in via Alcide De Gasperi. La decisione è stata assunta dalla società Sarnano Terzo Millennio srl, che ha disposto lo stop alle attività a partire da oggi, 2 maggio 2026.
Alla base del provvedimento, spiegano dalla direzione, c’è il mancato aggiornamento del Certificato di Prevenzione Incendi (CPI), attualmente in fase di istruttoria presso il Comando dei Vigili del Fuoco. Una situazione che ha portato l’azienda a optare per una sospensione precauzionale delle attività, in attesa del completamento dell’iter burocratico.
Secondo quanto comunicato, la questione sarebbe legata anche al fatto che i precedenti organi amministrativi non avrebbero portato a termine gli interventi previsti da un progetto presentato nel 2018, né completato le procedure necessarie, tra cui la Scia richiesta dalla normativa vigente.
“La sicurezza di dipendenti, collaboratori e visitatori è la nostra priorità assoluta”, sottolinea la società, spiegando che la chiusura si è resa necessaria per garantire il pieno rispetto delle norme in materia di sicurezza.
La struttura resterà chiusa fino a nuova comunicazione. Alla riapertura, gli appuntamenti già fissati saranno riprogrammati in base alle esigenze della clientela.
Nel frattempo, la direzione ha avviato le procedure per regolarizzare la posizione nel più breve tempo possibile, con l’obiettivo di ottenere tutte le autorizzazioni necessarie e riprendere l’attività.
“Ci scusiamo per il disagio arrecato – conclude la società – ma si tratta di una scelta dettata dal massimo senso di responsabilità e dal rispetto delle normative vigenti”.
Il consigliere comunale Pierfrancesco Castiglioni interviene con una dura replica alle dichiarazioni del capogruppo PD in consiglio provinciale Narciso Ricotta, parlando apertamente di una “polemica strumentale per nascondere il non voto sull’affidamento in house del servizio idrico”.
Castiglioni accusa Ricotta di avere “la memoria corta”, ricordando che lo scorso 10 marzo, con la delibera di consiglio n. 3, lo stesso voto fu espresso all’unanimità sulla variazione di bilancio che stabiliva le indennità del futuro presidente della Provincia di Macerata. “Il 16 marzo, appena sei giorni dopo, il brutto risveglio: Gentilucci ha vinto le elezioni. E così, quello ch’era giusto il 10 marzo diventa sbagliato il 16”, afferma il consigliere, parlando di una polemica “meramente strumentale”.
Secondo Castiglioni, “il problema non è l’indennità prevista per legge (L. 234/2021), bensì chi la percepisce”, mentre il vero nodo della vicenda sarebbe un altro. “Alzare questo polverone serve a nascondere quella che è la vera notizia: il PD non ha votato, proprio nell’ultima assise provinciale, la delibera assunta unitariamente da tutti i sindaci dell’ATO 3, compresi quelli del PD, per la gestione pubblica dell’acqua”.
Il consigliere parla di una scelta grave, che “manifesta una responsabilità distante dagli interessi dei cittadini” e che evidenzierebbe uno “scollamento del gruppo consiliare del PD con i sindaci che fanno riferimento alla loro stessa parte politica”.
In chiusura, Castiglioni invita a cambiare tono: “Si può comprendere la delusione di Ricotta per un esito elettorale diverso da quello che auspicava, ma è ora di guardare avanti, superare i livori e le delusioni della sconfitta e collaborare invece fattivamente per il bene delle comunità maceratesi”.
Sembra che il sindaco di Genova in quota alla sinistra fucsia, Silvia Salis, sia il nuovo volto politicamente prescelto dal potere dominante per rappresentare le sue istanze. L’ordine del discorso e dell’immagine continua a proporre a pie’ sospinto la figura di Silvia Salis, presentandola come il nuovo volto della politica e financo come la possibile nuova guida del Paese dopo che la figura di Giorgia Meloni, come già ha iniziato a fare, sarà definitivamente tramontata sul piano politico.
Addirittura il noto rotocalco iperliberista “Vanity Fair” ha dedicato la copertina a Silvia Salis, come già fece a suo tempo con il tosco rottamatore Matteo Renzi. In effetti, Silvia Salis pare la figura ottimale per rappresentare le istanze dell’ordine dominante: anzitutto non ha una provenienza politica ed è dunque perfettamente malleabile per l’ordine discorsivo e politico dominante.
Non ha un’identità politica sua propria e dunque è pronta ad assumere quella di volta in volta richiesta dallo spirito del tempo, dunque dalla globalizzazione neoliberale in tinta arcobaleno.
Nei suoi discorsi, il grande assente è la politica, poiché ella parla soltanto di questioni irrilevanti e marginali legate alle chiacchiere arcobaleno e ai temi vuoti dell’inclusività, buoni sempre e solo a nascondere il conflitto di classe e lo sfruttamento annesso, l’imperialismo americano e la questione sociale.
Insomma, sembra proprio che Silvia Salis farà ancora parlare molto di sé e anzi diventerà, come in parte già sta diventando, la protagonista dello scenario politico a venire, traghettando come sempre il consenso delle masse verso il potere della globalizzazione neoliberale. E intanto, puntuale come un orologio elvetico, adesso spunta il marchio depositato dalla Salis: si chiama “Futuro Democratico”, come rivelato da diversi quotidiani nazionali.
Tutto come da copione, dunque: Silvia Salis, come abbiamo già sottolineato, rappresenta il nuovo volto della politica spuntato dal nulla, almeno in apparenza; in realtà, si tratta dell’ennesimo prodotto politico dell’ordine dominante e in funzione della riproduzione dei rapporti di forza dominanti.
Incessantemente le classi dominanti sono alla ricerca di nuovi personaggi politici affidabili, che possano rappresentare al meglio le loro istanze e il loro programma liberalprogressista, ma poi anche – non dimentichiamolo – di personaggi che rappresentino al meglio l’opposizione controllata e la messa in scena di un dissenso funzionale esso stesso allo status quo.
In questa luce debbono leggersi tanto il “Futuro Democratico” di Silvia Salis, quanto il “Futuro Nazionale” del generale Vannacci. Il primo rappresenta il lato del consenso alla civiltà dei consumi e al sinedrio liberalprogressista, il secondo simboleggia il lato della contestazione addomesticata ed essa stessa funzionale alla dominazione dell’ordine egemonico (giacché il Vannacci non mette in discussione il liberismo, l’atlantismo e lo schema di destra e sinistra).
Sia la Salis, sia il Vannacci – i nuovi volti politici del presente – accettano senza batter ciglio il neoliberismo e l’atlantismo, cosicché, dietro l’opposizione fittizia, si nasconde l’identità di vedute che garantisce l’indisturbata dominazione dei gruppi egemonici e delle classi dirigenti, voglio dire il mantenimento dello status quo della civiltà liberalatlantista.
Il potere dominante crea le sue immagini politiche prodotte in vitro grazie a martellanti campagne mediatiche e pubblicitarie, con le quali propone alle masse teledipendenti e tecnonarcotizzate figure che non hanno storia politica e che sembrano spuntate dal nulla, quando in realtà sono selezionate con cura dall’ordine dominante per rappresentare al meglio le proprie istanze e per illudere le masse popolari circa l’esistenza di un’alternativa in realtà inesistente, poiché a esistere nel quadro politico dominante è soltanto l’alternanza tra partiti tutti interni al partito unico fintamente articolato del turbocapitale sans frontières.
Abbiamo festeggiato il 1° maggio, i lavoratori nelle piazze hanno dimostrato il loro orgoglio, rivendicato le conquiste e fatto conoscere le nuove aspettative per poi magari esprimere tutta la loro gioia in spettacoli musicali e di costume. Il 1° maggio festeggia il diritto universale a un luogo di lavoro dignitoso, sano e sicuro, non solo come obbligo morale ed etico, ma come necessità imprescindibile per il benessere individuale e collettivo e per la produttività delle imprese.
Abbiamo quotidianamente il dovere di garantire luoghi di lavoro dove i lavoratori non vadano incontro ad infortuni e a malattie professionali e dove la salute e la sicurezza vengano tutelate. Erano queste le tematiche della Giornata Internazionale sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro celebrata il 28 aprile, due date connesse con le considerazioni sul problema salute nel lavoro.
Ne parliamo con la dottoresssa Lucia Isolani Direttore UOC Prevenzione Sicurezza Ambienti di Lavoro - AST Macerata, Professore Medicina del Lavoro presso l’Università degli Studi Carlo Bo' di Urbino. Il suo un impegno va oltre le competenze territoriali per l’organizzazione di un servizio sempre più presente ed utile per tutti i lavoratori, con una visione illuminata che coinvolge l’intero patrimonio medico-scientifico dei territori.
Dott.ssa Isolani, quanti sono gli infortuni sul lavoro in Italia?
"Nel 2024 sono state registrate 593 mila denunce di infortunio, con un lieve aumento rispetto al 2023: il 68,4% degli infortuni interessa il genere maschile e la classe di età con il maggior numero di infortuni è quella 50-64 anni. Gli infortuni sul lavoro con esito mortale sono stati 1.202. Il settore delle costruzioni e dell’agricoltura si confermano come settori produttivi più pericolosi, dove più frequentemente si verificano infortuni gravi, gravissimi e mortali".
Ancora troppi infortuni. E cosa possiamo fare per evitare che accadano?
"Sono fondamentali le regole, le procedure, la formazione ed i comportamenti. Nel momento in cui all’interno di un’azienda tutti i lavoratori, colletti bianchi e colletti blu, acquisiscono comportamenti sicuri che diventano naturali ed ordinari gli infortuni non accadono. Si tratta di un processo culturale da costruire assieme, lavorando su modifiche tecniche, organizzative e procedurali, con attenzione anche ai quasi infortuni (near miss), che ci possono far apprendere importanti lezioni di prevenzione.
Dovremmo inoltre evitare di avere una visione miope e considerare non solo gli infortuni, ma anche le malattie professionali, di cui ancora si parla poco e che costano molto di più degli infortuni, con costi sanitari, economici e sociali che gravano allo stesso tempo su lavoratore, impresa e stato".
Quante e quali sono le malattie professionali?
"Nel 2024 le patologie di origine professionale denunciate all’Inail sono salite a oltre 88mila, con un incremento del 21,8% rispetto al 2023, interessando 58mila lavoratori, con un trend in crescita ininterrotto dal 2000. La crescita delle malattie professionali denunciate non è necessariamente conseguenza di un peggioramento delle condizioni di lavoro, ma può essere attribuita ad una maggiore consapevolezza dei lavoratori e dei medici certificatori in merito alle coperture assicurative e al progressivo ampliamento delle patologie riconoscibili.
Le malattie professionali sono prevalentemente muscoloscheletriche (tre su quattro). Seguono le neuropatie come la sindrome del tunnel carpale, le ipoacusie, le dermatopatie e i tumori professionali".
Quali sono le priorità attuali e le prospettive future della prevenzione in un luogo di lavoro?
"Certamente è prioritario accrescere la cultura della prevenzione nelle scuole, apprendendo fin da piccoli regole e comportamenti che possano garantire sicurezza nei luoghi di vita e di lavoro, con una formazione costante nel tempo. L’attenzione deve essere tenuta alta in settori complessi come l’edilizia e l’agricoltura, dove tradizionalmente i rischi e i pericoli sono numerosi e gli infortuni frequenti, anche in considerazione del lavoro irregolare e dell’impiego di lavoratori stranieri.
Bisogna inoltre far emergere malattie professionali ancora oggi sommerse come i tumori, promuovendo screening e vaccinazioni in un’ottica più ampia di sanità pubblica. Le malattie muscoloscheletriche, così frequenti e destinate ad aumentare con il crescere dell’età, dovranno essere affrontate affinché non divengano causa di disabilità, abbattendo barriere, modificando condizioni ambientali sfavorevoli e trovando soluzioni ergonomiche, anche ricorrendo a dispositivi robotici passivi come gli esoscheletri.
In considerazione dell’aumento dell’età pensionabile, visto il tempo che si dovrà trascorrere al lavoro, diviene necessario che i lavoratori stiano bene, dal punto di vista sia fisico che psichico, creando sia lavori flessibili in grado di rispondere alle esigenze di vita delle persone, sia luoghi di lavoro che possano favorire il benessere psichico, campagne di screening e stili di vita salutari. Insomma, in prevenzione molto è stato fatto, ma ancora molto certamente si deve fare, costruendo reti solide e definendo collaborazioni valide: la scommessa per il futuro è senz'altro avvincente".
Molte persone riescono a perdere peso almeno una volta nella vita. Molto più difficile, invece, è riuscire a mantenerlo nel tempo. Spesso chi riprende i chili persi vive questa esperienza come un fallimento personale, come la prova di non avere abbastanza volontà o costanza. In realtà, il recupero del peso dopo un dimagrimento, definito in ambito scientifico weight regain, è un fenomeno molto comune e oggi sappiamo che non dipende soltanto dalla disciplina. Dietro questo processo esistono meccanismi biologici profondi che il nostro organismo mette in atto per difendere il peso corporeo.
Quando il corpo perde peso, soprattutto in modo significativo, non interpreta sempre questo cambiamento come qualcosa di positivo. Dal punto di vista evolutivo, una riduzione delle riserve energetiche può essere percepita come una possibile minaccia alla sopravvivenza. Per questo l’organismo tende a reagire cercando di riportare il peso verso il valore precedente. Uno dei primi cambiamenti riguarda il metabolismo, che diventa meno efficiente e consuma meno energia rispetto a prima. Questo significa che, dopo il dimagrimento, il corpo può arrivare a bruciare meno calorie anche svolgendo le stesse attività quotidiane, rendendo più facile recuperare peso.
Accanto al metabolismo cambiano anche i segnali ormonali che regolano fame e sazietà. Dopo una perdita di peso si osserva spesso una riduzione della leptina, l’ormone che comunica al cervello la presenza di adeguate riserve energetiche, mentre tende ad aumentare la grelina, che stimola l’appetito. Il risultato è che molte persone, dopo una dieta, non solo consumano meno energia ma avvertono anche più fame. Questo spiega perché mantenere il peso perso può diventare una sfida molto più complessa di quanto appaia dall’esterno.
Anche il cervello partecipa a questo processo. Dopo una restrizione calorica prolungata, le aree coinvolte nella ricompensa diventano più sensibili alla vista e al consumo di cibi ricchi di zuccheri e grassi. In pratica, il cibo può diventare più attraente proprio nel momento in cui si sta cercando di controllarlo. Stress, stanchezza e sonno insufficiente possono amplificare ulteriormente questi meccanismi, rendendo più facile tornare gradualmente alle vecchie abitudini.
Per questo le diete troppo rigide, anche quando portano a risultati rapidi, spesso aumentano il rischio di ritrovarsi dopo qualche mese al punto di partenza. Una restrizione eccessiva può accentuare l’adattamento metabolico, aumentare la fame e favorire anche la perdita di massa muscolare, che rappresenta una componente essenziale per mantenere attivo il dispendio energetico. Più il corpo percepisce una condizione di privazione, più tenderà successivamente a compensare.
Per ridurre il rischio di weight regain è importante cambiare prospettiva. Il vero obiettivo non dovrebbe essere soltanto perdere peso, ma creare condizioni che permettano al corpo di mantenere quel risultato nel tempo. Questo significa evitare approcci estremi, proteggere la massa muscolare, curare il sonno, gestire lo stress e soprattutto non considerare il percorso concluso nel momento in cui si raggiunge il peso desiderato.
Un altro aspetto fondamentale è imparare a riconoscere precocemente i piccoli segnali. Il recupero del peso raramente avviene all’improvviso; più spesso inizia con variazioni graduali che, se affrontate subito, possono essere gestite con maggiore facilità.
Riprendere peso non significa aver fallito. Significa confrontarsi con una biologia che, in molti casi, cerca naturalmente di difendere il peso precedente. Comprendere questo meccanismo non serve a giustificarsi, ma a smettere di colpevolizzarsi. Perché spesso il successo più grande non è perdere peso velocemente, ma costruire un equilibrio che il corpo possa davvero sostenere nel tempo.
La Halley Matelica è già con le spalle al muro. In gara 1 degli ottavi di finale, i biancorossi cedono alla College Borgomanero per 91-106, pagando a caro prezzo un secondo tempo in cui l’energia e la profondità degli ospiti hanno fatto la differenza.
La squadra marchigiana riesce a restare in partita per due quarti, rispondendo colpo su colpo all’intensità imposta dai piemontesi. Nonostante una situazione complicata sul piano fisico – con diverse assenze e alcuni giocatori recuperati solo in extremis – la Vigor accetta la sfida sul ritmo, cercando di non farsi travolgere.
Nel primo tempo, però, sono soprattutto alcune disattenzioni difensive a permettere agli ospiti di condurre senza mai riuscire a dare lo strappo decisivo. La Halley si affida alle iniziative di Marrucci e al lavoro sotto canestro di Mozzi, bravo a guadagnarsi falli preziosi. Anche quando Borgomanero prova l’allungo sul +7 nel secondo quarto, i padroni di casa restano agganciati e, con un canestro allo scadere, chiudono sul 50-50 all’intervallo.
L’equilibrio si spezza al rientro dagli spogliatoi. Due triple del veterano Benzoni aprono la fuga del College, che alza ulteriormente l’intensità con Alberti e Buttiglione. In pochi minuti il divario si amplia fino al +15 e la Vigor, a corto di rotazioni e di energie, fatica a reggere l’urto.
Il solco si allarga ulteriormente in avvio di quarto periodo, quando Borgomanero tocca il +22. La Halley prova a reagire con orgoglio, accorciando fino al -14 grazie alle triple di Davico, ma gli ospiti controllano senza tremare e chiudono i conti con un successo netto e meritato.
Ora per Matelica la strada si fa in salita: mercoledì sera in Piemonte servirà un’impresa per riportare la serie in parità e guadagnarsi la “bella” davanti al proprio pubblico.
A fine gara, il tecnico Andrea Trullo analizza con lucidità: «Per le condizioni fisiche in cui siamo, questo era probabilmente l’accoppiamento peggiore. Per due quarti abbiamo retto contro una squadra molto fisica e atletica, ma alla lunga abbiamo pagato. Con rotazioni così ridotte è difficile mantenere alta l’intensità. Loro hanno meritato, ma in gara 2 proveremo a rendergli la vita difficile: non sarà semplice, ma abbiamo il dovere di provarci».
Halley Matelica – College Borgomanero 91-106 (serie 0-1) Parziali: 21-26, 29-24, 13-26, 28-30
Domenica 26 aprile si è rivelata una giornata memorabile per l’APD Juvenilia, protagonista al Trofeo città di Pollenza – “XI Memorial Gilda Leopardi”, appuntamento di rilievo per il pattinaggio corsa marchigiano. La manifestazione, valida come seconda tappa del Circuito Centro Marche, ha regalato emozioni, spettacolo e una grande partecipazione di atleti, favoriti anche da condizioni meteo ideali.
In pista si sono confrontati numerosi giovani pattinatori, dai Giovanissimi agli Allievi, offrendo gare avvincenti e di alto livello tecnico. Tra questi, si è distinta la squadra gialloblù della Juvenilia, capace di conquistare importanti risultati e numerosi piazzamenti sul podio.
Nella categoria Giovanissimi, Giorgia Crocetti ha ottenuto un ottimo terzo posto nella prova di destrezza. Tra gli Esordienti, grande protagonista Teodora Paesani, che ha centrato un doppio secondo posto sia nella destrezza che nel giro sprint. Ottime soddisfazioni anche nella categoria Ragazze, con Aurora Angelica Idda che ha dominato i 300 metri sprint conquistando il primo posto, seguita dalla compagna Susanna Baldassarri, seconda nella stessa gara.
Tra gli Allievi, si segnala la brillante prestazione di Davide Sdrubolini, capace di salire sul secondo gradino del podio nei 500 metri sprint.
Grazie alla determinazione e all’impegno di tutti gli atleti, la Juvenilia ha raggiunto un prestigioso secondo posto nella classifica generale, distinguendosi tra ben 29 società partecipanti e confermandosi tra le realtà più competitive del circuito.
Il fine settimana si era aperto nel migliore dei modi già il giorno precedente a Terni, dove, in occasione del XIV Memorial D. Pioli, la squadra aveva ottenuto risultati di grande rilievo, conquistando il primo Trofeo degli Appennini.
Un doppio successo che rappresenta motivo di orgoglio per tutta la società, premiando non solo le prestazioni sportive ma anche l’impegno organizzativo dimostrato nell’allestimento dell’evento di Pollenza. Con entusiasmo e fiducia, la Juvenilia guarda ora ai prossimi appuntamenti stagionali, forte di una crescita costante e di uno spirito di squadra sempre più solido.
Anche la Giurisprudenza di legittimità, oltre a quella di merito, apre recentemente nuovi spiragli per consentire ai debitori esecutati di difendersi più adeguatamente dalle ingiustizie bancarie.
Mentre in passato si potevano definire "bonariamente" le controversie sorte fra le banche, cessionarie e debitori, ora per bloccare le esecuzioni immobiliari è necessario (quasi obbligatorio) il ricorso al Giudice di merito o, ancora meglio, al Giudice delle Esecuzioni.
Infatti, tra le varie cessionarie dei crediti bancari, ultimamente, molte rinunciano strategicamente a fornire le dovute spiegazioni ed a documentare la regolarità del loro operato, comportamento che risulta comunque vantaggioso per le stesse in considerazione dell'elevato numero di pratiche coinvolte.
"Di fronte a esplicite richieste sulla titolarità del credito e legittimazione ad agire, le cessionarie spesso rispondono in modo generico e totalmente incompleto", evidenzia il cav. rag. Giuseppe Tosoni, presidente dell'Associazione Tutela Impresa e delegato dello Sportello del Consumatore Italia per la Regione Marche
"Ma ciò facilita la procedura del debitore, che è legittimato a conoscere con precisione se le azioni intraprese sono valide per una procedura esecutiva giudiziale", prosegue. A tal riguardo, emerge un dato singolare: circa 300 di tali società sono localizzate nello stesso indirizzo a Conegliano Veneto, la cui regolarità è oggetto di verifica da parte della Guardia di Finanza, iniziativa promossa dall'associazione in collaborazione con un'imprenditrice di Tolentino.
"Pertanto, si invitano le parti debitrici a verificare preventivamente la legittimità delle cessionarie e valutare ulteriori contestazioni - conclude Tosoni ricordando l'urgenza del fenomeno -: in provincia di Macerata ci sono ben 1.200 immobili all'asta, di cui circa 120 solo a Civitanova Marche".
In un contesto economico segnato da tensioni internazionali, aumento dei costi energetici e forte incertezza globale, il sistema produttivo locale è chiamato a ripensare le proprie strategie. In questa intervista, Marco Ragni, presidente di Confindustria Macerata e amministratore delegato di Fatar, analizza lo stato dell’economia del territorio, evidenziando criticità, opportunità e il ruolo centrale della collaborazione tra imprese per affrontare una fase complessa ma non priva di prospettive.
La provincia di Macerata è un territorio ampio e diversificato, in che modo si costruisce e si rafforza la coesione tra imprenditori appartenenti a settori differenti?La provincia di Macerata è un territorio dove c’è un tessuto imprenditoriale molto vario: manifatturiero, moda, agroalimentare, meccanica, arredo. Questo rappresenta da una parte un punto di forza e dall’altra una complessità. L’associazione lavora per creare connessioni vere tra le imprese, attraverso tavoli comuni dove condividere problemi e progetti. Costruiamo iniziative trasversali, come un importante progetto sull’introduzione delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale, e favoriamo lo scambio di competenze. Oggi nessuno compete da solo, ma all’interno di una filiera.
Oggi la vera competitività nasce dalla capacità di fare sistema e non di restare isolati. Sta prendendo forma un’aggregazione tra Ancona, Fermo e Macerata: quali sono gli obiettivi e le ricadute sul territorio?Questo processo di aggregazione è un passaggio strategico, non formale. Da soli rischiamo di essere troppo piccoli per contare davvero. Mettere insieme Macerata, Ancona e Fermo significa fare massa critica e avere maggiore peso nei tavoli dove si decidono le politiche industriali, a livello regionale, nazionale ed europeo. Inoltre, questa rete permetterà di offrire servizi più evoluti alle aziende associate.
Allargando lo sguardo allo scenario geopolitico internazionale, quanto incidono queste dinamiche sulla produzione locale?Le tensioni internazionali oggi si sentono in modo concreto anche sul nostro territorio. Conflitti, dazi e difficoltà nelle forniture rendono più complicato pianificare investimenti e strategie. Da una parte si registra un calo della domanda, dall’altra aumentano i costi delle forniture e dell’energia. Tutto questo incide direttamente sui bilanci delle imprese. Le aziende stanno reagendo, ma il contesto resta molto instabile.
Quali sono oggi i settori maggiormente colpiti da questa fase di instabilità?In prima battuta i settori più colpiti sono quelli orientati all’export, come la moda e il calzaturiero, che subiscono la contrazione della domanda e le difficoltà nei mercati esteri. Anche altri comparti, come l’agroalimentare e l’arredo casa, risentono di problemi nelle catene di fornitura e nella logistica, con difficoltà a rimanere competitivi nelle filiere produttive.
Quali interventi ritiene prioritari da parte della politica per sostenere il sistema produttivo?Le imprese hanno bisogno soprattutto di certezze e di risposte chiare. Da troppo tempo vengono rimandate decisioni importanti, a partire dalla politica energetica, che deve essere definita in modo chiaro a livello europeo, nazionale e regionale. Nelle Marche è fondamentale portare avanti il tema del termovalorizzatore. Serve inoltre intervenire sulla rete di distribuzione: molte aziende, soprattutto nelle aree interne, soffrono ancora di sbalzi e interruzioni di energia. C’è poi il paradosso degli investimenti nel fotovoltaico: da una parte vengono incentivati, dall’altra le imprese non riescono ad allacciarsi alla rete per mancanza di infrastrutture adeguate. A questo si aggiunge un quadro normativo complesso che aumenta la burocrazia. Le aziende sono ormai abituate a portare “zaini pesanti” sulle spalle: è il momento che la politica inizi a togliere qualche peso.
Guardando al futuro, quali prospettive economiche si vedono nei prossimi mesi per il territorio?Il quadro resta molto complesso e fare previsioni è difficile, sia nel breve che nel medio termine, perché i conflitti internazionali influenzano direttamente gli equilibri economici globali. Le aziende sono reattive e si stanno organizzando, ma hanno poche leve strategiche per reagire in questa fase. Proprio per questo diventa ancora più importante fare sistema e affrontare insieme le difficoltà a livello associativo. Questo può rappresentare un vantaggio per tornare rapidamente competitivi quando la situazione tornerà a normalizzarsi.
Sarà dedicato all’influencer marketing e alla sua crescente rilevanza giuridica, economica e sociale il convegno in programma martedì 5 maggio alle ore 9:30 al Polo Pantaleoni dell’Università degli Studi di Macerata.
L’iniziativa, promossa dal Dipartimento di Giurisprudenza nell’ambito del Laboratorio di Diritto del Fashion, rappresenta il momento conclusivo di un percorso formativo avanzato dedicato alle trasformazioni della comunicazione commerciale, dell’economia dell’influenza e della proprietà intellettuale. L’incontro sarà fruibile anche online.
Ad aprire i lavori sarà Stella Menna, conosciuta sui social con il profilo “Una stella in cucina”. Con oltre un milione di follower, rientra nella categoria dei macro-influencer secondo le linee guida dell’Agcom, rappresentando una figura sempre più centrale nel panorama della comunicazione digitale. La sua testimonianza offrirà uno spunto concreto di confronto tra mondo accademico, professionale e regolatorio.
Il convegno vedrà la partecipazione di un panel di esperti, con l’obiettivo di garantire un approccio multidisciplinare. I saluti istituzionali saranno affidati a Laura Marchegiani, delegata del rettore al placement, mentre la moderazione sarà curata dalla professoressa Federica Monti.
L’iniziativa si inserisce nel progetto Digital Education Hub – Higher Education (DEH2023-00010), finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Next Generation EU e del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), Missione 4 “Istruzione e Ricerca”.
È inoltre in corso l’accreditamento presso il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Macerata ai fini della formazione professionale.
L’evento si propone di offrire a studenti, professionisti e operatori del settore strumenti aggiornati per comprendere il quadro normativo e autodisciplinare della comunicazione commerciale digitale, coniugando rigore accademico e applicazione pratica.
CAMERINO – Rafforzare il legame tra formazione universitaria e pratica forense nel campo del diritto penale: è questo l’obiettivo del Protocollo di Intesa firmato oggi presso la Scuola di Giurisprudenza dell’Università di Camerino, nel corso della tavola rotonda dal titolo “Formare alla difesa: il diritto penale tra studio e pratica”.
L’accordo, sottoscritto con l’Unione delle Camere Penali Italiane, punta a offrire a studentesse e studenti un percorso formativo più completo, capace di integrare lo studio teorico con esperienze concrete sul campo. Tra le iniziative previste figurano attività congiunte, momenti di osservazione diretta delle udienze e percorsi guidati all’interno delle aule di giustizia, con l’obiettivo di approfondire il significato del diritto di difesa e del giusto processo.
Uno dei primi risultati tangibili dell’intesa è l’attivazione di una Clinica giuridica in materia penale, che consentirà agli studenti di confrontarsi con casi reali. Le attività prevedono analisi, simulazioni e discussioni guidate, con il coinvolgimento diretto degli avvocati della Camera Penale di Macerata. Un’esperienza formativa innovativa, pensata per sviluppare competenze pratiche, spirito critico e maggiore consapevolezza del ruolo del difensore nel sistema giudiziario.
L’incontro si è aperto con i saluti del rettore Graziano Leoni e dell’avvocata Enrica Paesano, responsabile dell’Osservatorio “Progetto Università” dell’Unione delle Camere Penali Italiane. A seguire, gli interventi del professor Paolo Bianchi, coordinatore del corso di laurea in Giurisprudenza, dell’avvocato Paolo Giustozzi, responsabile della Scuola di Formazione della Camera Penale di Macerata, e dei professori Antonella Merli e Ugo Pioletti, referenti del Protocollo per Unicam.
Le conclusioni sono state affidate all’avvocato Donato Attanasio, presidente della Camera Penale di Macerata.
Con la firma del Protocollo, l’Università di Camerino consolida il proprio impegno verso una formazione giuridica sempre più orientata all’integrazione tra sapere accademico e professione, nella prospettiva di preparare futuri giuristi con competenze solide e immediatamente spendibili.
Una serata "elettrica", autentica e fuori dagli schemi. Il comune di Castelraimondo archivia con soddisfazione il grande successo dell'Electric Tour 2026 di Enrico Ruggeri, che giovedì 30 aprile ha infiammato il Lanciano Forum.
L'artista milanese ha regalato al pubblico una performance rock pura, basata sull'improvvisazione e sulla musica suonata rigorosamente dal vivo. In un’epoca dominata da basi e sequenze digitali, il concerto di Ruggeri si è distinto per la sua natura diretta: una scaletta scelta sul momento che ha dato vita a un dialogo costante e spontaneo tra il palco e la sala gremita.
Accompagnato da una band di altissimo livello - composta da Sergio Aschieris e Johnny Gimpel alle chitarre, Francesco Luppi alle tastiere, Mitia Maccaferri al basso e voce e Lele Veronesi alla batteria - Ruggeri ha interpretato circa venti brani. Il filo conduttore è stato il rock, attraverso il quale il cantautore ha ripercorso i grandi successi che hanno segnato intere generazioni della musica italiana.
Lo stesso Ruggeri ha voluto ringraziare il pubblico marchigiano attraverso i propri canali social, definendo la data di Castelraimondo come una "partenza perfetta". «I giorni di prove ci hanno caricato, sembrava già un concerto di metà tour - ha scritto il cantante - grande band ma soprattutto grandi voi! Spero siate stati ben ripagati dei chilometri fatti, sappiate che siete preziosi».
MACERATA – Cambia volto e calendario Macerata Racconta, che nel 2026 giunge alla sua sedicesima edizione e si prepara a una significativa novità: per la prima volta, la manifestazione si svolgerà in estate, dal 30 giugno al 5 luglio, abbandonando la tradizionale collocazione nella prima settimana di maggio.
Una scelta già sperimentata nel 2021 per ragioni legate alla pandemia, ma che questa volta nasce da esigenze organizzative. L’Associazione culturale ConTesto, in accordo con il Comune di Macerata, ha infatti deciso di riprogrammare l’evento per evitare sovrapposizioni con altri appuntamenti cittadini e la concomitanza con le elezioni comunali.
Il passaggio alla stagione estiva rappresenta anche un’opportunità per ripensare gli spazi del festival. Gli incontri potranno infatti svolgersi all’aperto, tra piazze e cortili, valorizzando in modo nuovo il centro storico e offrendo al pubblico un’esperienza ancora più suggestiva.
“Sarà sicuramente un’edizione speciale – spiega il direttore artistico Giorgio Pietrani – che ci richiederà uno sforzo organizzativo maggiore. Dovremo prevedere allestimenti sia all’aperto sia al chiuso, in caso di maltempo, e concentrare molti appuntamenti nelle ore serali. Ma l’obiettivo resta invariato: mantenere alto il livello della proposta culturale, con ospiti di qualità e storie capaci di coinvolgere il pubblico”.
Intanto, la macchina organizzativa non si è mai fermata. Si sono infatti concluse proprio in questi giorni le attività dedicate alle scuole, anticipate rispetto alle nuove date del festival. Il 29 aprile si è chiusa l’edizione 2026 del Premio Macerata Racconta Giovani, che ha fatto registrare numeri record: ben 1.327 studenti coinvolti tra scuole primarie, secondarie e università.
Le premiazioni si sono svolte tra l’aula sinodale e l’auditorium dell’Università di Macerata, con la presentazione degli elaborati e dei booktrailer realizzati dagli studenti, disponibili anche online. Nei prossimi giorni si concluderanno inoltre i laboratori didattici nei vari istituti del territorio, con la partecipazione degli autori Pino Pace, Ivan Sciapeconi, Eva Pigliapoco e Tobias Giacomazzi.
Negli anni, Macerata Racconta si è affermato come uno degli appuntamenti culturali più attesi non solo in città ma anche nel panorama regionale. Il programma dell’edizione 2026 è ormai in fase di definizione: per conoscere tema e ospiti bisognerà attendere l’inizio di giugno, quando verranno svelati tutti i dettagli di questa inedita versione estiva.
Il Rotary Club Tolentino conferma il proprio impegno nella diffusione della cultura medico-scientifica con un incontro di alto profilo dedicato alle nuove frontiere della cardiologia interventistica. L’iniziativa, promossa dalla presidente Iole Rosini, si è svolta nella suggestiva cornice del Country House La Contrada.
Protagonisti della serata, intitolata “Evoluzioni della cardiologia interventistica”, sono stati Francesco Pellone, direttore dell’Unità operativa semplice dipartimentale di Cardiologia interventistica ed emodinamica dell’AST di Macerata, e Leonardo Ciurlandi, anch’egli in servizio nella stessa struttura.
Nel corso dell’incontro, Pellone ha sottolineato i significativi progressi compiuti nel settore a livello territoriale, evidenziando il salto di qualità raggiunto dalla cardiologia interventistica negli ultimi anni. Ciurlandi ha invece offerto una prospettiva storica sull’evoluzione della disciplina, mettendo in luce le tappe fondamentali che, nel corso dei decenni, ne hanno rivoluzionato l’approccio. Uno sguardo è stato rivolto anche al futuro, con particolare attenzione al contributo crescente dell’intelligenza artificiale nello sviluppo di nuove tecniche e metodologie.
La serata ha avuto anche un momento istituzionale di rilievo con l’ingresso di una nuova socia, Lucia Pellegrini. Inoltre, il prestigioso riconoscimento rotariano Paul Harris Fellow è stato conferito a Mario Marinelli e Leonardo Compagnucci, per il loro impegno e contributo all’attività del club.
Presente all’evento anche Stefano Gobbi, governatore del Distretto Rotary 2090 per l’anno rotariano 2026-2027.
L’incontro si inserisce nel calendario di iniziative promosse dal Rotary Tolentino, volte a offrire occasioni di approfondimento accessibili e qualificato, favorendo il dialogo tra specialisti e comunità su temi centrali per la salute pubblica.
In occasione della Giornata internazionale delle ostetriche, in programma domani 5 maggio, il AST di Macerata promuove un convegno aperto alla cittadinanza dal titolo “L’ostetrica non è solo sala parto”. L’appuntamento si terrà presso il Cinema Italia, dalle ore 16:30 alle 18:30.
L’iniziativa, organizzata dall’équipe delle ostetriche del Consultorio familiare del Distretto di Camerino, si svolge con il patrocinio del Comune di San Severino Marche, dell’Ordine Regionale della Professione di Ostetrica delle Marche, della Commissione per le Pari Opportunità tra uomo e donna della Regione Marche e del Centro Culturale Rete.
Obiettivo dell’incontro è quello di valorizzare e far conoscere le molteplici attività svolte dalle ostetriche sul territorio, nell’ambito del Progetto Obiettivo Materno Infantile (POMI), che promuove modelli assistenziali orientati a una sanità sempre più umanizzata e vicina ai bisogni delle persone.
La figura dell’ostetrica, infatti, rappresenta un punto di riferimento fondamentale non solo durante la gravidanza e il parto, ma anche nella prevenzione e nella promozione della salute psico-fisica della donna in tutte le fasi della vita. Un ruolo che si estende al sostegno dell’allattamento, al benessere del bambino e al supporto della coppia, in un’ottica multidisciplinare e integrata con gli altri professionisti del servizio sanitario territoriale.
A cinquant’anni dall’istituzione dei consultori familiari con la legge 405 del 1975, in un contesto profondamente mutato sotto il profilo sociale ed economico, restano attuali gli obiettivi originari di questi servizi, centrati sull’accesso, la prevenzione e l’educazione alla salute.
Il convegno sarà moderato dall’ostetrica Maria Teresa Gervasio e vedrà gli interventi di Vittoria Motta e Alessia Tranà. L’ingresso è libero.
Ci sono occhi che, per quanto scrutino lo stesso orizzonte ogni giorno, finiscono per non vedere più nulla. È l’abitudine alla bellezza, quella sorta di assuefazione che colpisce chi nasce circondato dalle colline pettinate e dai borghi di mattoni della provincia di Macerata. E poi ci sono gli occhi di Alexandra Costina Munteanu, 23 anni, una vita che inizia in Romania e mette radici a Corridonia.
Occhi che, proprio perché arrivati da altrove, riescono a scorgere l’incanto dove gli altri vedono solo la routine. La storia di Alexandra è quella di una giovane donna che ha scelto di non seguire la strada più semplice. Avrebbe potuto continuare l'attività di famiglia, una palestra avviata e sicura, ma ha deciso di scommettere su qualcosa di immateriale: l’emozione.
Oggi, come organizzatrice di eventi e promotrice del territorio, Alexandra lavora per trasformare le Marche in una esperienza da vivere, mossa dal paradosso di essere "straniera" per amare questa terra quasi più di chi ci è nato.
Tutto ha inizio quando Alexandra ha solo cinque anni. I suoi genitori sono in Italia già da un po’, a costruire mattone dopo mattone un futuro migliore. Dopo anni di attesa e sacrifici, vissuti con i nonni in Romania, la famiglia si riunisce. Prima il caos di Roma, poi, a sette anni, l’approdo nelle Marche. È qui che Alexandra cresce, studia all’Alberghiero di Cingoli e inizia a nutrire quella curiosità che diventerà una missione.
«Spesso chi nasce in un posto smette di vederne la bellezza, dandola per scontata - racconta la giovane con una maturità che sorprende -. Io guardo le Marche con occhi da "straniera": mi incanto davanti a un pomodoro colto dal campo, una scena che in una grande metropoli è pura magia».
La scintilla definitiva scocca lontano da casa, tra il 2024 e il 2025, durante un periodo di specializzazione in Toscana. Osservando la capacità dei toscani di valorizzare ogni zolla di terra, Alexandra avverte un sussulto d’orgoglio.
«Mi sono chiesta: perché le Marche non fanno lo stesso? Cosa hanno loro che a noi manca?». La risposta non stava nelle risorse, ma nella narrazione. Da quel momento, il suo obiettivo è diventato quello di rompere il muro della timidezza marchigiana, quella gelosia discreta affiancata da umiltà e operosità che portano a tenere il bello per sé, quasi per timore di contaminarlo.
Il suo non è un approccio commerciale, ma umano. Alexandra non vende "pacchetti", offre frammenti di vita. «Il mio progetto nasce dal desiderio profondo di riscatto per il territorio marchigiano», spiega. Attraverso i suoi laboratori di esperienza, Alexandra invita i visitatori - e gli stessi locali - a entrare in simbiosi con la terra.
Una immersione nei mestieri antichi e nei paesaggi ordinari che diventano straordinari se osservati sotto la giusta luce. «Dobbiamo puntare sull’autenticità - dice -, evitando la commercializzazione di massa per proteggere l'anima di questi luoghi». In un momento storico in cui molti giovani cercano fortuna all'estero, la storia di questa 23enne nata in Romania è un inno alla forza generazionale e all'integrazione culturale.
È la dimostrazione che l’appartenenza non è data solo dal certificato di nascita, ma dalla capacità di prendersi cura di un luogo. Alexandra ha scelto di investire il suo talento e le sue competenze tecniche nel Maceratese, convinta che la sua provincia non abbia nulla da invidiare alle mete internazionali più blasonate. Il suo è un invito alla collaborazione: «Vorrei spingere i marchigiani a unire le forze, a non essere più "gelosi" ma orgogliosi. Perché se una ragazza arrivata da lontano riesce a emozionarsi per un tramonto su queste colline, allora forse è tempo che tutti tornino a guardare fuori dalla finestra con lo stesso stupore».
Bellezze e tipicità di San Severino Marche ancora sotto le luci della ribalta. Nelle scorse ore, il popolare conduttore televisivo Federico Quaranta, volto storico di Rai 1, ha fatto tappa in città con la sua troupe per registrare le immagini di una nuova puntata di Linea Verde Discovery, che sarà trasmessa nelle prossime settimane.
Nonostante viga il massimo riserbo sui contenuti specifici del servizio - definiti dalla produzione come "top secret" - l'itinerario delle riprese ha toccato i punti più iconici del patrimonio settempedano. Il tour televisivo è iniziato nel piazzale di Castello al Monte, luogo simbolo della città, per poi spostarsi sulla Torre Civica, nel piazzale Degli Smeducci, per catturare immagini mozzafiato dall'alto.
La troupe ha fatto tappa anche al Marec, il Museo dell'Arte Recuperata, che custodisce i tesori salvati dalle chiese del territorio dopo il sisma, confermando l'interesse del programma per il connubio tra valorizzazione artistica e resilienza delle comunità locali.
Federico Quaranta, già conduttore di successi come Linea Bianca e Il Provinciale, è da anni uno dei narratori più apprezzati del territorio italiano. Con Linea Verde Discovery, lo spin-off dedicato ai viaggi esperienziali, il racconto si focalizza su percorsi meno battuti, eccellenze enogastronomiche e progetti di sostenibilità.
La partecipazione di San Severino Marche a questo format rappresenta un'altra importante vetrina promozionale per la città, inserendola in un circuito di visibilità nazionale dedicato al turismo consapevole e di qualità. I dettagli sulla data e l'orario della messa in onda verranno comunicati non appena resi noti dal palinsesto ufficiale.
Esiste un’espressione giapponese, Ichigo-ichie, che potremmo tradurre letteralmente come "una volta, un incontro". Racchiude un concetto profondo: ogni momento è un’occasione unica, un frammento di tempo che non potrà mai essere replicato. Anche se tornassimo nello stesso luogo o rivedessimo la stessa persona, noi stessi saremmo già diversi; il nostro respiro avrebbe cambiato ritmo, il mondo sarebbe mutato. Ogni istante non colto è, per definizione, un istante perso per sempre.
Vivere nel presente richiede il coraggio della consapevolezza. Significa accettare l’impermanenza e abbracciare il "semplice stare" invece del "dover fare". Quando riconosciamo che ogni percezione è irripetibile, conferiamo alla vita intensità e colori nuovi. È in questa piena presenza che l’ego si dissolve: mentre la mente tende a fuggire altrove, il corpo rimane ancorato al "qui e ora", offrendoci i cinque sensi come bussole per orientarci nel reale.
Perché facciamo così fatica ad abitare il presente?
Se il presente è l’unico spazio in cui la vita accade, perché l’essere umano sembra programmato per stare ovunque tranne che nel momento attuale? La risposta risiede in parte nella nostra biologia. Il cervello attiva il cosiddetto Default Mode Network (DMN), un circuito neurale che entra in funzione quando la mente è a riposo. In quel limbo, il pensiero viaggia verso il passato o il futuro, analizzando vecchi conflitti o simulando scenari ipotetici, spesso angoscianti.
In passato, questa capacità è stata una straordinaria strategia di sopravvivenza: ricordare i pericoli vissuti serviva a prevenire quelli futuri. Oggi, però, questo meccanismo si trasforma spesso in una strategia di fuga. Ci rifugiamo nel "poi" o nel "prima" per anestetizzare il dolore, la noia o la solitudine del presente. Cerchiamo dopamina nella pianificazione di stimoli futuri, convinti che il controllo e la programmazione possano proteggerci dall’imprevedibilità della vita.
Come possiamo onorare la vita nel quotidiano?
Siamo educati a vivere in funzione dei risultati, proiettati costantemente verso il prossimo traguardo. Eppure, la vita accade quasi sempre mentre siamo impegnati a fare altro. Praticare l’Ichigo-ichie - o la moderna Mindfulness - significa interrompere la dinamica dell'ansia e tornare a valorizzare i gesti minimi.
Bere un caffè al mattino senza guardare lo smartphone, ascoltare un amico abitando le sue parole, significa riconoscere l'essenza di ciò che abbiamo di fronte. È un atto di rispetto verso l'esistenza: smettere di dare per scontato il mondo solo perché ci siamo abituati alla sua presenza.
Abbracciare la filosofia dell’Ichigo-ichie è oggi un atto contro la distrazione di massa. È l’antidoto al rimpianto. Se iniziamo a considerare ogni incontro come il primo e l'ultimo, la qualità della nostra attenzione cambia radicalmente.
Non abbiamo bisogno di eventi straordinari per sentirci vivi; abbiamo bisogno di una presenza vera nell'ordinario. Togliere il telefono dalla tavola, guardare negli occhi chi ci parla, trasformare un errore inatteso in una sfumatura unica che ci caratterizza: sono queste le piccole cerimonie quotidiane che possiamo accogliere con gratitudine. In un eterno fluire, l'unica dimora che possediamo è l'istante che stiamo respirando proprio ora.
Torna, come ogni domenica, la rubrica curata dall’avv. Oberdan Pantana, “Chiedilo all'avvocato”. Questa settimana, le numerose mail arrivate hanno interessato principalmente la tematica relativa alle infiltrazioni nei condomìni e alla ripartizione delle spese, con attenzione ai profili di responsabilità tra proprietari e condominio.
Ecco la risposta dell’avv. Oberdan Pantana, alla domanda posta da un lettore di Macerata che chiede: “Se dal lastrico solare di un condomino provengono infiltrazioni d’acqua chi è tenuto a pagare?”.
Le infiltrazioni d’acqua nei condomìni continuano a rappresentare una delle principali fonti di contenzioso tra proprietari di appartamenti, ma non sempre le spese vengono ripartite in modo coerente con la reale funzione dei beni coinvolti.
È proprio su questo punto che interviene una recente decisione della Corte di Cassazione, destinata a incidere in modo significativo sulla prassi, affrontando il tema delle infiltrazioni provenienti da lastrici solari o terrazze a livello di proprietà esclusiva e dei relativi criteri di imputazione dei costi.
La vicenda origina da un giudizio instaurato dinanzi al Tribunale di Torre Annunziata, nel quale i proprietari di un’unità immobiliare avevano convenuto in giudizio la titolare dell’appartamento sovrastante, lamentando danni causati da ripetute infiltrazioni d’acqua provenienti dal terrazzo di proprietà esclusiva di quest’ultima; gli attori chiedevano l’accertamento della responsabilità esclusiva della convenuta, la sua condanna al risarcimento dei danni subiti e l’esecuzione delle opere necessarie ad eliminar le cause di infiltrazione.
Nel corso del giudizio veniva accertato che le infiltrazioni erano dovute a una inadeguata impermeabilizzazione e a un sistema di deflusso delle acque non idoneo, senza che emergessero elementi sufficienti per imputare tali carenze a una condotta diretta della proprietaria del lastrico.
I giudici di merito, sia in primo grado sia in appello, escludevano una responsabilità esclusiva della stessa e ritenevano applicabile il criterio di cui all’art. 1126 c.c., che disciplina la ripartizione delle spese per i lastrici solari ad uso esclusivo, ponendo un terzo dell’importo a carico del titolare e i restanti due terzi a carico dei condomini le cui unità risultano coperte dal lastrico; in tale prospettiva, la responsabilità per i danni veniva distribuita tra le parti.
La decisione veniva impugnata dai proprietari dell’immobile sottostante, i quali contestavano l’applicazione automatica dell’art. 1126 c.c., evidenziando come nel caso di specie il lastrico solare non svolgesse una funzione di copertura a favore di una pluralità di unità immobiliari, ma incidesse solo su una.
Tale circostanza, unitamente alla presenza di un edificio composto da due soli proprietari, avrebbe dovuto condurre, secondo i ricorrenti, all’applicazione di un diverso criterio di riparto, più coerente con la funzione effettiva del bene.
Investita della questione, la Corte di Cassazione accoglie il motivo di ricorso relativo alla violazione di legge e introduce un chiarimento di rilievo sistematico, essa osserva come il criterio previsto dall’art. 1126 c.c. abbia natura derogatoria rispetto al principio generale di cui all’art. 1123 c.c. e trovi giustificazione solo quando il lastrico, pur essendo di uso o proprietà esclusiva, svolge anche una funzione di copertura a vantaggio di più unità immobiliari, così da bilanciare l’utilità esclusiva del titolare con quella, più ampia, degli altri condomini.
Diversamente, quando il lastrico solare o la terrazza a livello copre una sola unità immobiliare, viene meno la ratio della norma: applicare l’art. 1126 c.c. determinerebbe un effetto sproporzionato, imponendo al proprietario dell’immobile sottostante di sostenere una quota rilevante di spesa per un bene dal quale trae un’utilità limitata; in tali casi, afferma la Corte, il criterio corretto è quello di cui all’art. 1125 c.c., quale espressione del principio generale di proporzionalità tra spese e utilità sancito dall’art. 1123 c.c.
La decisione valorizza dunque la funzione concreta del bene, imponendo di verificare se il lastrico serva più unità o una soltanto, con conseguenze dirette sulla ripartizione delle spese.
Resta fermo che, in materia di infiltrazioni, può configurarsi una responsabilità concorrente tra il proprietario del lastrico, quale custode ex art. 2051 c.c., e il condominio, salvo prova contraria. Pertanto, in risposta al nostro lettore, si può affermare che: "Se il terrazzo o lastrico solare da cui provengono le infiltrazioni copre esclusivamente il suo appartamento, non si applica il criterio dell’art. 1126 c.c., ma quello dell’art. 1125 c.c., con una ripartizione delle spese più aderente all’effettiva utilità del bene; resta comunque possibile una responsabilità concorrente tra il proprietario del terrazzo e il condominio, a seconda delle cause del danno" (Cass. civ., sez. II, ord., 21 aprile 2026, n. 10534). Rimango in attesa come sempre delle vostre richieste via mail, dandovi appuntamento alla prossima settimana.