Macerata, tagliare la chirurgia per salvare i conti. E la telemedicina resta al palo
Politica
26/09/2026 17:30

Macerata, tagliare la chirurgia per salvare i conti. E la telemedicina resta al palo

Le elezioni si sono celebrate da tempo perciò diventa incomprensibile l’affannosa ricerca di compiacere chi sta al potere. Ma tant’è. La sanità è il settore dove più immediata è la percezione di questo andazzo. La direttrice sanitaria dell’Ast dottoressa Daniela Corsi che - va ricordato - fu clamorosamente bocciata dal Tribunale perché non aveva sufficienti titoli per essere nominata direttore generale, ha varato un piano di risparmi che prevede la cancellazione di molte attività chirurgiche a Macerata. Mentre le liste d’attesa restano chilometriche, al pronto soccorso perdura il suk delle prestazioni con continue aggressioni ai sanitari. La dottoressa Corsi, che ha bandito diversi concorsi e che sarà probabilmente sommersa dai ricorsi visto che molti punteggi – così si dice – sono stati attribuiti sia tra il personale medico che tra quello infermieristico non per competenza, ma per compiacenza è passata con assoluta entusiastica indifferenza dall’obbedire a Filippo Saltamartini alla genuflessione verso Paolo Calcinaro che nega le difficoltà, soprattutto a Macerata, evidentissime. Con una non trascurabile differenza: Calcinaro conta molto di più soprattutto in prospettiva. Le ragioni le approfondirò, a breve, in altra occasione. Sta di fatto che se avesse voluto risparmiare davvero la dottoressa Corsi avrebbe potuto varare su tutta l’Ast il progetto che il dottor Franco Sopranzi - direttore del dipartimento specialità mediche di Macerata, nefrologo tra i più accreditati in Europa, volto storico della sanità pubblica nelle Marche - ha ideato di tele-medicina nei territori dopo che da anni ha sperimentato con successo la dialisi, per così dire, da remoto. I risparmi sono notevoli, i vantaggi per i pazienti addirittura superiori e le occasioni di crescita professionale degli operatori, siano essi medici o paramedici, assai consistenti. Ebbene la dottoressa Corsi non lo prende neppure in considerazione: taglia la chirurgia a Macerata per fare cassa. Perché? La risposta c’è e significa ridimensionare, rinviando sine die, la costruzione del nuovo ospedale di Macerata con un doppio evidente vantaggio per Paolo Calcinaro. Tra meno di un mese a Macerata i turni in sala operatoria passeranno dalle 25 sedute attuali a 20 alla settimana con una riduzione di interventi su base mensile stimata tra 60 e 80. Non ci vuole la perspicacia del mago Otelma per sapere che questi interventi si faranno nel nuovo ospedale di Fermo - s’inaugura a fine anno - che ha dieci sale operatorie. Quell’ospedale benedetto da Paolo Calcinaro è sovradimensionato e tagliare a Macerata significa dare “carne” ai chirurghi fermani. Con il vantaggio che l’assessore alla sanità può ben dire che il nuovo ospedale di Macerata può attendere perché l’ottima dottoressa Daniela Corsi spegne le stroboscopiche di via Santa Lucia e attiva le sinergie con gli anestesisti piceni. Del resto il paziente in sala operatoria deve stare (a) Fermo! Ecco perché viene bloccato il progetto di tele-medicina e probabilmente cercheranno di dare un segnale allo stesso dottor Sopranzi perché la smetta di sostenere questa sua idea. Chi scrive però è un ficcanaso. Così ho chiesto a Sopranzi: mi spiega come funziona e quali effetti e benefici ha la tele-medicina? “Beh è abbastanza intuitivo: si tratta di rovesciare l’approccio che sin qui si è avuto della spedalizzazione a ogni costo: si tratta di portare l’ospedale dal paziente e non il paziente in ospedale. Il vantaggio in termini operativi è evidente e per quanto riguarda la spesa sanitaria significa tagliare liste d’attesa, ambulanze che vanno su e giù, ridondanza di personale". "Significa anche introdurre un po’ di intelligenza artificiale per fare fronte all’incompetenza gestionale. Ma certo questo impone di pensare alla sanità in termini di efficacia e vantaggio per il paziente e non di progettarla come fosse un business qualsiasi. Perché la sanità ha un difetto difficilmente curabile: è fatta da uomini per gli uomini. E tu puoi inventare tutti i regolamenti che ti pare, ma se un paziente si fida di quel medico tu puoi trasferirlo, lo puoi degradare, puoi pigliare qualsiasi provvedimento quel paziente accetterà di essere curato solo da quel medico e siccome la sanità pubblica – com’è giusto che sia – ha l’obbligo della prestazione il paziente si sposterà verso quel medico e il bilancio della sanità ne pagherà le spese”. Dotto Sopranzi lei ha già lungamente sperimentato la tele-medicina in nefrologia. Dove e con quali risultati? “La facciamo a Camerino con ottimi risultati dove si fa appunto dialisi, per così dire, da remoto. Forse a molti sfugge che un paziente dializzato deve sottoporsi tre volte alla settimana a un trattamento che dura mediamente 4 ore. E’ d’immediata intuizione che un conto è affrontare un viaggio di molti chilometri, dove avere qualcuno che ti assiste, aspettare il turno, poi fare il trattamento magari partendo da Visso o da Fiuminata o in qualche caso da oltre provincia e un conto è trovare un presidio ospedaliero di prossimità dove vieni accolto senza file, fai il trattamento in tranquillità e te ne torni a casa. Per fare questo basta avere un protocollo operativo, una diagnosi aggiornata e controllare da remoto ciò che il tecnico che materialmente opera la dialisi sta facendo. Quali siano i vantaggi mi pare evidente. Aggiungo però che la malattia del rene è in rapidissima espansione perché le patologie renali sono in larga misura connesse con l’invecchiamento”. Le dà del tu al rene e ne rivendica l’importanza. E’ l’emblema della tele-medicina? “Scherzando potrei dire che il rene mi assomiglia e assomiglia alla stragrande maggioranza dei marchigiani, soprattutto a quelli di alta collina e di montagna. Che lavorano in silenzio, faticano, nessuno li considera sin quando dicono basta. E allora sono guai seri. Rene e cuore sono due che devono lavorare insieme. Il cuore pompa, il rene filtra, ma se lui non filtra quell’altro fa fatica a mandare in giro il sangue. Quello che non si considera è che col diabete in crescita, le obesità precoci si andrà incontro a un’espansione delle patologie renali anche tra i giovani, così le insufficienze cardiovascolari, l’ipertensione e l’aterosclerosi connesse con l’età aumentano il carico renale. Siamo già al 7% di popolazione colpita da insufficienza renale severa. Sono 21 mila soggetti e molti di questi, purtroppo, finirà dializzato. Possiamo “lavare” il sangue a tutti contemporaneamente a Macerata? Ecco che la tele-medicina diventa indispensabile. Come bisognerebbe fare molta, ma molta più prevenzione che prima di tutto significa informazione sulla malattia renale”. Come si dovrebbe fare? “Lavorando su reni di maiale modificati si possono fare i trapianti ed evitare la dialisi, si può fare una banca dati del Dna e predire chi patirà di una malattia renale visto che in molti casi la familiarità è la prima causa; si devono fare studi di genetica, si deve lavorare sulle patologia delle arterie e delle articolazioni per consentire all’anziano di camminare molto che è una delle prime precauzioni per allontanare le complicanze renali. Al contempo bisogna cambiare mentalità e gestione della sanità. Va ridata centralità al paziente e vanno valutati i risultati non dai conti, ma dalle guarigioni e dall’impatto sociale che l’operare in sanità consente. Altrimenti vince la sanità privata che dà risposte più immediate. Anche perché lì la convenienza è quella economica e non politica; ma per avere la massima performance di bilancio per via di quel rapporto fiduciario che c’è tra paziente e medico la sanità privata tende a mettere in rilievo la competenza e non l’appartenenza. Ecco che la tele-medicina è una risposta al bisogno di efficienza che c’è e la traduce in efficacia”. Esempi possibili di tele-medicina? “Qualsiasi patologia cronica può essere seguita con la tele-medicina. E moltissimi approcci diagnostici possono avvenire in tele-medicina. Il primo esempio che mi viene in mente l’elettro-cardiogramma si fa a Sefro e si legge a Macerata: la diagnosi arriva via e mail e si va in farmacia. Il carico sull’ospedale è pari a zero, la lista d’attesa sparisce, lo specialista è stato impiegato il tempo che serve. Basta addestrare gli operatori che stanno da una parte del terminale a fornire al medico che sta dà remoto le informazioni corrette e poi guidare nell’operare chi sta accanto al paziente. In Australia – tanto per dirne una – dove le distanze sono enormi da mezzo secolo si curano via radio! Oggi abbiamo scanner, banche dati, strumenti diagnostici fantastici che possono fornirci tutte le informazioni. Si blatera tanto dello spopolamento dei borghi ecco con la tele-medicina si può assistere il paziente ovunque”. E gli ospedali che ci stanno a fare? “Sono la casa degli specialisti che rispondono alla tele-medicina, sono il luogo dove si curano gli acuti, sono il luogo dove si fa ricerca, sono il luogo dove la sofferenza diventa immediato accudimento. Ma come pensano di mitigare l’overbooking al pronto soccorso se non si fa ricorso all’ammortizzatore della medicina di territorio? Come pensano di tagliare le liste d’attesa se i pazienti arrivano dallo specialista senza uno screening preventivo? Andando avanti con la pressione derivante da chi non ha assistenza diretta, penso ai tanti extracomunitari, e dall’invecchiamento della popolazione dovremmo avere dei pronto soccorso che sono cento volte più capienti di quelli attuali. E così le radiologie, i laboratori di analisi, tutte le strutture di screening. Con la tele-medicina si rovescia il problema: devo avere un apparato diagnostico diffuso che fa da device, direbbero gli inglesi, con una “centrale” che legge i dati e prescrive la cura che nel caso di molti cronici può essere a prestazione domiciliare. Pensiamo che oggi con l’IA si possono consultare dati di ricorrenza di patologie raccolti a livello universale, dati di screening, di efficacia di trattamenti. Se si può fare questo con un computer perché non farlo con il paziente da remoto? Tutto questo ovviamente migliora anche le condizioni di operatività del personale sanitario che non è costretto a cambiare domicilio, a fare migliaia di chilometri per andare al lavoro e migliora enormemente i conti”. Insomma per curare il bilancio precario della Ast di Macerata basterebbe un po’ più di tele-medicina E non tagliare chi i tagli deve farli sui pazienti, ma a fin di bene.

Macerata, tagliare la chirurgia per salvare i conti. E la telemedicina resta al palo

Macerata, tagliare la chirurgia per salvare i conti. E la telemedicina resta al palo
26/09/2026 17:30

Le elezioni si sono celebrate da tempo perciò diventa incomprensibile l’affannosa ricerca di compiacere chi sta al potere. Ma tant’è. La sanità è il settore dove più immediata è la percezione di questo andazzo. La direttrice sanitaria dell’Ast dottoressa Daniela Corsi che - va ricordato - fu clamorosamente bocciata dal Tribunale perché non aveva sufficienti titoli per essere nominata direttore generale, ha varato un piano di risparmi che prevede la cancellazione di molte attività chirurgiche a Macerata. Mentre le liste d’attesa restano chilometriche, al pronto soccorso perdura il suk delle prestazioni con continue aggressioni ai sanitari. La dottoressa Corsi, che ha bandito diversi concorsi e che sarà probabilmente sommersa dai ricorsi visto che molti punteggi – così si dice – sono stati attribuiti sia tra il personale medico che tra quello infermieristico non per competenza, ma per compiacenza è passata con assoluta entusiastica indifferenza dall’obbedire a Filippo Saltamartini alla genuflessione verso Paolo Calcinaro che nega le difficoltà, soprattutto a Macerata, evidentissime. Con una non trascurabile differenza: Calcinaro conta molto di più soprattutto in prospettiva. Le ragioni le approfondirò, a breve, in altra occasione. Sta di fatto che se avesse voluto risparmiare davvero la dottoressa Corsi avrebbe potuto varare su tutta l’Ast il progetto che il dottor Franco Sopranzi - direttore del dipartimento specialità mediche di Macerata, nefrologo tra i più accreditati in Europa, volto storico della sanità pubblica nelle Marche - ha ideato di tele-medicina nei territori dopo che da anni ha sperimentato con successo la dialisi, per così dire, da remoto. I risparmi sono notevoli, i vantaggi per i pazienti addirittura superiori e le occasioni di crescita professionale degli operatori, siano essi medici o paramedici, assai consistenti. Ebbene la dottoressa Corsi non lo prende neppure in considerazione: taglia la chirurgia a Macerata per fare cassa. Perché? La risposta c’è e significa ridimensionare, rinviando sine die, la costruzione del nuovo ospedale di Macerata con un doppio evidente vantaggio per Paolo Calcinaro. Tra meno di un mese a Macerata i turni in sala operatoria passeranno dalle 25 sedute attuali a 20 alla settimana con una riduzione di interventi su base mensile stimata tra 60 e 80. Non ci vuole la perspicacia del mago Otelma per sapere che questi interventi si faranno nel nuovo ospedale di Fermo - s’inaugura a fine anno - che ha dieci sale operatorie. Quell’ospedale benedetto da Paolo Calcinaro è sovradimensionato e tagliare a Macerata significa dare “carne” ai chirurghi fermani. Con il vantaggio che l’assessore alla sanità può ben dire che il nuovo ospedale di Macerata può attendere perché l’ottima dottoressa Daniela Corsi spegne le stroboscopiche di via Santa Lucia e attiva le sinergie con gli anestesisti piceni. Del resto il paziente in sala operatoria deve stare (a) Fermo! Ecco perché viene bloccato il progetto di tele-medicina e probabilmente cercheranno di dare un segnale allo stesso dottor Sopranzi perché la smetta di sostenere questa sua idea. Chi scrive però è un ficcanaso. Così ho chiesto a Sopranzi: mi spiega come funziona e quali effetti e benefici ha la tele-medicina? “Beh è abbastanza intuitivo: si tratta di rovesciare l’approccio che sin qui si è avuto della spedalizzazione a ogni costo: si tratta di portare l’ospedale dal paziente e non il paziente in ospedale. Il vantaggio in termini operativi è evidente e per quanto riguarda la spesa sanitaria significa tagliare liste d’attesa, ambulanze che vanno su e giù, ridondanza di personale". "Significa anche introdurre un po’ di intelligenza artificiale per fare fronte all’incompetenza gestionale. Ma certo questo impone di pensare alla sanità in termini di efficacia e vantaggio per il paziente e non di progettarla come fosse un business qualsiasi. Perché la sanità ha un difetto difficilmente curabile: è fatta da uomini per gli uomini. E tu puoi inventare tutti i regolamenti che ti pare, ma se un paziente si fida di quel medico tu puoi trasferirlo, lo puoi degradare, puoi pigliare qualsiasi provvedimento quel paziente accetterà di essere curato solo da quel medico e siccome la sanità pubblica – com’è giusto che sia – ha l’obbligo della prestazione il paziente si sposterà verso quel medico e il bilancio della sanità ne pagherà le spese”. Dotto Sopranzi lei ha già lungamente sperimentato la tele-medicina in nefrologia. Dove e con quali risultati? “La facciamo a Camerino con ottimi risultati dove si fa appunto dialisi, per così dire, da remoto. Forse a molti sfugge che un paziente dializzato deve sottoporsi tre volte alla settimana a un trattamento che dura mediamente 4 ore. E’ d’immediata intuizione che un conto è affrontare un viaggio di molti chilometri, dove avere qualcuno che ti assiste, aspettare il turno, poi fare il trattamento magari partendo da Visso o da Fiuminata o in qualche caso da oltre provincia e un conto è trovare un presidio ospedaliero di prossimità dove vieni accolto senza file, fai il trattamento in tranquillità e te ne torni a casa. Per fare questo basta avere un protocollo operativo, una diagnosi aggiornata e controllare da remoto ciò che il tecnico che materialmente opera la dialisi sta facendo. Quali siano i vantaggi mi pare evidente. Aggiungo però che la malattia del rene è in rapidissima espansione perché le patologie renali sono in larga misura connesse con l’invecchiamento”. Le dà del tu al rene e ne rivendica l’importanza. E’ l’emblema della tele-medicina? “Scherzando potrei dire che il rene mi assomiglia e assomiglia alla stragrande maggioranza dei marchigiani, soprattutto a quelli di alta collina e di montagna. Che lavorano in silenzio, faticano, nessuno li considera sin quando dicono basta. E allora sono guai seri. Rene e cuore sono due che devono lavorare insieme. Il cuore pompa, il rene filtra, ma se lui non filtra quell’altro fa fatica a mandare in giro il sangue. Quello che non si considera è che col diabete in crescita, le obesità precoci si andrà incontro a un’espansione delle patologie renali anche tra i giovani, così le insufficienze cardiovascolari, l’ipertensione e l’aterosclerosi connesse con l’età aumentano il carico renale. Siamo già al 7% di popolazione colpita da insufficienza renale severa. Sono 21 mila soggetti e molti di questi, purtroppo, finirà dializzato. Possiamo “lavare” il sangue a tutti contemporaneamente a Macerata? Ecco che la tele-medicina diventa indispensabile. Come bisognerebbe fare molta, ma molta più prevenzione che prima di tutto significa informazione sulla malattia renale”. Come si dovrebbe fare? “Lavorando su reni di maiale modificati si possono fare i trapianti ed evitare la dialisi, si può fare una banca dati del Dna e predire chi patirà di una malattia renale visto che in molti casi la familiarità è la prima causa; si devono fare studi di genetica, si deve lavorare sulle patologia delle arterie e delle articolazioni per consentire all’anziano di camminare molto che è una delle prime precauzioni per allontanare le complicanze renali. Al contempo bisogna cambiare mentalità e gestione della sanità. Va ridata centralità al paziente e vanno valutati i risultati non dai conti, ma dalle guarigioni e dall’impatto sociale che l’operare in sanità consente. Altrimenti vince la sanità privata che dà risposte più immediate. Anche perché lì la convenienza è quella economica e non politica; ma per avere la massima performance di bilancio per via di quel rapporto fiduciario che c’è tra paziente e medico la sanità privata tende a mettere in rilievo la competenza e non l’appartenenza. Ecco che la tele-medicina è una risposta al bisogno di efficienza che c’è e la traduce in efficacia”. Esempi possibili di tele-medicina? “Qualsiasi patologia cronica può essere seguita con la tele-medicina. E moltissimi approcci diagnostici possono avvenire in tele-medicina. Il primo esempio che mi viene in mente l’elettro-cardiogramma si fa a Sefro e si legge a Macerata: la diagnosi arriva via e mail e si va in farmacia. Il carico sull’ospedale è pari a zero, la lista d’attesa sparisce, lo specialista è stato impiegato il tempo che serve. Basta addestrare gli operatori che stanno da una parte del terminale a fornire al medico che sta dà remoto le informazioni corrette e poi guidare nell’operare chi sta accanto al paziente. In Australia – tanto per dirne una – dove le distanze sono enormi da mezzo secolo si curano via radio! Oggi abbiamo scanner, banche dati, strumenti diagnostici fantastici che possono fornirci tutte le informazioni. Si blatera tanto dello spopolamento dei borghi ecco con la tele-medicina si può assistere il paziente ovunque”. E gli ospedali che ci stanno a fare? “Sono la casa degli specialisti che rispondono alla tele-medicina, sono il luogo dove si curano gli acuti, sono il luogo dove si fa ricerca, sono il luogo dove la sofferenza diventa immediato accudimento. Ma come pensano di mitigare l’overbooking al pronto soccorso se non si fa ricorso all’ammortizzatore della medicina di territorio? Come pensano di tagliare le liste d’attesa se i pazienti arrivano dallo specialista senza uno screening preventivo? Andando avanti con la pressione derivante da chi non ha assistenza diretta, penso ai tanti extracomunitari, e dall’invecchiamento della popolazione dovremmo avere dei pronto soccorso che sono cento volte più capienti di quelli attuali. E così le radiologie, i laboratori di analisi, tutte le strutture di screening. Con la tele-medicina si rovescia il problema: devo avere un apparato diagnostico diffuso che fa da device, direbbero gli inglesi, con una “centrale” che legge i dati e prescrive la cura che nel caso di molti cronici può essere a prestazione domiciliare. Pensiamo che oggi con l’IA si possono consultare dati di ricorrenza di patologie raccolti a livello universale, dati di screening, di efficacia di trattamenti. Se si può fare questo con un computer perché non farlo con il paziente da remoto? Tutto questo ovviamente migliora anche le condizioni di operatività del personale sanitario che non è costretto a cambiare domicilio, a fare migliaia di chilometri per andare al lavoro e migliora enormemente i conti”. Insomma per curare il bilancio precario della Ast di Macerata basterebbe un po’ più di tele-medicina E non tagliare chi i tagli deve farli sui pazienti, ma a fin di bene.

Cronaca

Pollenza, Vinicio muore a 25 anni: tre anni di lotta dopo l'incidente

Pollenza, Vinicio muore a 25 anni: tre anni di lotta dopo l'incidente

26/09/2026 20:00

Quella sera, un sabato, erano circa le 21.30 quando Vinicio Fungo, allora 22enne, guidava la sua Volkswagen Polo lungo la provinciale Rotelli, in via Galilei, diretto verso Macerata per gli Aperitivi Europei. Per cause ancora da accertare, perse il controllo dell'auto, che finì fuori strada sull'erba prima di cappottarsi più volte. Nessun altro veicolo fu coinvolto. I soccorsi arrivarono subito, ma la situazione apparve drammatica fin dai primi minuti: i Vigili del Fuoco dovettero estrarre il ragazzo dalle lamiere contorte, trovandolo in arresto cardiaco. Rianimato sul posto dal personale del 118 e intubato d'urgenza, Vinicio fu trasportato al pronto soccorso di Macerata e poi trasferito in Rianimazione all'ospedale di Torrette, ad Ancona. Da lì è iniziato un calvario clinico durato oltre trentasei mesi, segnato dalla speranza costante di familiari e amici. Nei giorni scorsi, però, il cuore di Vinicio Fungo ha smesso di battere. La notizia della sua morte ha scosso profondamente Pollenza e i paesi limitrofi, stringendosi con affetto attorno al dolore della famiglia, che in questi tre anni non ha mai smesso di stargli accanto.   La camera ardente è stata allestita presso la Casa del Commiato dell'impresa funebre Pelagalli, a Casette Verdini, dalle 8 alle 20. I funerali si terranno lunedì mattina alle 10 nella chiesa della Natività della Beata Vergine Maria, a Passo di Treia.

Doppio intervento dell'elisoccorso: due motociclisti feriti tra Sarnano e Camerino

Doppio intervento dell'elisoccorso: due motociclisti feriti tra Sarnano e Camerino

26/09/2026 19:45

Due richieste di intervento dell'elisoccorso nel giro di circa un'ora, per due incidenti che hanno coinvolto altrettanti motociclisti. È successo nel pomeriggio di oggi, 26 settembre, prima a Sarnano e poi a Camerino. Entrambi i feriti sono stati trasferiti all'ospedale regionale di Torrette. Il primo intervento è scattato intorno alle 16:30, lungo la provinciale 120 a Sarnano. Il motociclista, secondo una prima ricostruzione, avrebbe perso autonomamente il controllo della moto, finendo fuori dalla carreggiata. Non risultano coinvolti altri mezzi. A prestare le prime cure all'uomo, sulla cinquantina, è stato il personale del 118. Valutate le sue condizioni, i sanitari hanno richiesto l'intervento dell'eliambulanza, che ha successivamente trasferito il ferito a Torrette. Quando era trascorsa appena un'ora, un secondo allarme ha richiesto nuovamente l'intervento dell'elisoccorso. Questa volta l'incidente è avvenuto a Camerino, nella zona di Polverina, dove, intorno alle 17:30, una moto è entrata in collisione con un'auto. Ad avere la peggio è stato il motociclista, un uomo di 59 anni, sbalzato dalla sella nell'impatto. Il personale del 118 lo ha soccorso e accompagnato inizialmente all'ospedale di Camerino. In seguito è stato disposto il trasferimento in eliambulanza all'ospedale regionale di Torrette. Per gli accertamenti sulla dinamica del secondo incidente è intervenuta la polizia stradale, impegnata nei rilievi sul posto.

Attualità

San Severino Marche, al via i lavori per il nuovo ponte sulla Septempedana

San Severino Marche, al via i lavori per il nuovo ponte sulla Septempedana

26/09/2026 18:00

Sono iniziati a San Severino Marche (Mc) i lavori per la realizzazione del nuovo ponte lungo la strada statale 361 “Septempedana”, un intervento destinato a risolvere una delle principali criticità della viabilità cittadina e a migliorare la sicurezza lungo uno dei collegamenti più importanti tra Marche e Umbria. L'opera è finanziata nell'ambito degli interventi per il recupero del tessuto socio-economico delle aree colpite dal sisma, previsti dall'ordinanza commissariale 137 del 2023, e rappresenta un tassello strategico del progetto di potenziamento delle infrastrutture dell'entroterra. «Con l'apertura del cantiere si entra nella fase operativa di un'opera attesa da anni, frutto della intensa collaborazione tra enti, aspetto che rende l’intervento ancor più importante - conferma il commissario straordinario, Guido Castelli -. Comune, Struttura commissariale, Usr e la Regione guidata dal presidente Acquaroli hanno agito in sinergia attraverso uno specifico Accordo di Programma finalizzato a garantire il completamento dell'intervento e la piena copertura delle risorse necessarie. L'obiettivo è quello di eliminare una criticità storica della viabilità severinate, migliorare l'accessibilità all'area urbana e all'ospedale cittadino e rafforzare i collegamenti strategici tra la vallata del Potenza e le aree interne colpite dal terremoto». «L'avvio di questo cantiere rappresenta un momento storico e di straordinaria importanza per la nostra città e per tutto il territorio – dichiara il sindaco di San Severino Marche, Rosa Piermattei –. Finalmente diamo il via a un'opera attesa da anni, fondamentale per cancellare una volta per tutte una criticità viaria che penalizzava la circolazione, la sicurezza dei nostri concittadini e l'accesso ai servizi essenziali, a partire dall'ospedale. Voglio ringraziare vivamente il commissario straordinario Guido Castelli, il presidente della Regione Francesco Acquaroli e gli uffici regionali e comunali per la straordinaria sinergia istituzionale che ci ha permesso di unire gli sforzi, raddoppiare gli obiettivi e sbloccare le risorse necessarie. Questo traguardo dimostra che lavorando in squadra si possono superare gli ostacoli e dare risposte concrete alla nostra comunità e alla ripartenza delle aree interne». L'intervento interessa dunque il cosiddetto Ponte dell'Intagliata, dove l'attuale carreggiata subisce un restringimento che provoca rallentamenti, code e situazioni di potenziale pericolo per automobilisti e pedoni. Il nuovo collegamento consentirà di superare questa strozzatura trasferendo il traffico su una nuova infrastruttura moderna, progettata per accogliere entrambe le corsie di marcia e garantire standard di sicurezza più elevati. Nel corso della progettazione, attraverso il confronto tra gli enti coinvolti e il gestore della strada, si è deciso di andare oltre l'impostazione iniziale dell'intervento. La nuova soluzione ha infatti consentito di unificare in un unico progetto funzionale i due stralci previsti originariamente, realizzando un attraversamento dimensionato sin da subito per entrambe le direzioni di marcia e predisponendo il completo trasferimento della viabilità sul nuovo tracciato. Una scelta che permetterà di ottenere benefici immediati in termini di fluidità del traffico e sicurezza stradale. Per rendere possibile questa soluzione, il quadro economico dell'opera è stato adeguato fino a raggiungere l'importo complessivo di 1,9 milioni di euro. Alla copertura finanziaria concorrono sia la Struttura commissariale, con un finanziamento di 1,25 milioni di euro, sia la Regione Marche, che ha stanziato ulteriori 650.000 euro attraverso la legge di assestamento di bilancio 2025. L'intervento prevede la realizzazione di una nuova bretella stradale, di un nuovo ponte sul fosso dell'Intagliata, del collegamento con la rotatoria esistente e della nuova rampa di accesso proveniente dal centro abitato.

Macerata, il questore Mangino consegna le medaglie di commiato ai poliziotti in pensione

Macerata, il questore Mangino consegna le medaglie di commiato ai poliziotti in pensione

26/09/2026 13:50

Il questore di Macerata, Luigi Mangino, ha consegnato le medaglie di commiato in argento nominative, rilasciate dal capo della Polizia – direttore generale della Pubblica Sicurezza, Prefetto Vittorio Pisani, ai dipendenti che hanno concluso il proprio percorso professionale. La sobria cerimonia si è svolta presso la sala riunioni "Angelozzi-Caucci", all'interno della Caserma della Polizia di Stato "Pasquale Paola" di Macerata, alla presenza del cappellano provinciale per Ascoli Piceno, Macerata e Fermo, Don Adam Krzysztof Barański, e del presidente della Sezione provinciale dell'Associazione Nazionale della Polizia di Stato, Giorgio Iacobone. Nel corso dell'incontro, il questore ha espresso la propria profonda gratitudine e ammirazione per il servizio svolto nel corso degli anni dai colleghi congedati, sottolineando il valore della professionalità, della dedizione e dell'impegno profusi al servizio delle istituzioni e della collettività. «È con particolare orgoglio e sincera gratitudine che consegno queste medaglie ai colleghi che hanno concluso il loro servizio», ha dichiarato Mangino. «In ciascuno di loro riconosciamo il valore di tanti anni dedicati al servizio della comunità. A loro va la mia profonda ammirazione e la riconoscenza di tutta la Polizia di Stato della provincia di Macerata». Nel corso della cerimonia, il cappellano provinciale Don Adam Krzysztof Barański ha rivolto ai presenti parole di vicinanza e di affetto, ricordando il significato del percorso professionale compiuto e il valore dei legami costruiti nel corso degli anni, destinati a proseguire anche dopo la conclusione del servizio.

Politica

Montefano-Recanati, nuova graduatoria per la discarica: il Comitato ricorre nuovamente al Tar

Montefano-Recanati, nuova graduatoria per la discarica: il Comitato ricorre nuovamente al Tar

26/09/2026 17:00

Il ricorso è stato presentato nei giorni scorsi dallo Studio Legale Grimaldi di Roma, rappresentato dal professor Mattarella, che segue la vicenda fin dalle sue prime fasi.  Al centro delle contestazioni del Comitato No discarica Monteano-Recanati ci sono i criteri utilizzati per individuare e valutare i possibili siti destinati a ospitare la nuova discarica. Secondo il Comitato, nel corso del procedimento i criteri sarebbero stati più volte modificati. «Si continuano a cambiare le carte in tavola come se nulla fosse – sostiene il Comitato – si inseriscono criteri di valutazione, poi gli stessi vengono tolti, modificati o ne vengono aggiunti altri, spesso con logiche al di fuori di ogni regola».  Una situazione che, secondo i rappresentanti del Comitato, non avrebbe comunque modificato la determinazione dei cittadini contrari all'ipotesi della nuova discarica.  «I membri del Comitato e migliaia di cittadini restano fermamente convinti che le regole ci siano e che vadano rispettate», si legge nella nota diffusa dal presidente pro tempore Fabio Lanari.  Il Comitato pone inoltre l'attenzione sul rapporto tra gli indirizzi regionali e le successive decisioni adottate a livello provinciale. «Ancora più sbalorditivo e deludente – affermano i rappresentanti – è il fatto che la Regione detti delle regole che poi la Provincia sembra non recepire». La vicenda della localizzazione della discarica ha coinvolto nelle ultime settimane anche cittadini del territorio osimano. Due dei possibili siti individuati, infatti, si trovano nel territorio di Montefano, in prossimità del confine con Osimo.  Il Comitato ha quindi avviato un'attività di sensibilizzazione anche nella vicina realtà anconetana. In questo contesto si è svolto un incontro pubblico con l'associazione Senso Unico di Passatempo di Osimo, al quale ha partecipato il presidente del Comitato No Discarica Territorio Montefano-Recanati. L'incontro ha portato anche a una mobilitazione concreta. Un gruppo consistente di cittadini osimani ha infatti deciso di contribuire economicamente alle spese necessarie per la presentazione del nuovo ricorso al Tar. Il Comitato ha voluto ringraziare pubblicamente l'associazione e tutti i cittadini che hanno scelto di sostenere l'iniziativa. «Cogliamo l'occasione per ringraziare l'associazione e tutti coloro che hanno creduto in noi», conclude Lanari. La battaglia sulla localizzazione della nuova discarica provinciale prosegue dunque anche sul piano giudiziario, mentre resta aperto il confronto sui criteri adottati per individuare il sito destinato a ospitare l'impianto.

Civitanova, Marzetti attacca la maggioranza: "Chi tradisce è protetto da chi è tradito"

Civitanova, Marzetti attacca la maggioranza: "Chi tradisce è protetto da chi è tradito"

26/09/2026 16:24

«Il nuovo arrivato della politica, Vannacci, parla del “mondo al contrario”, mentre a Civitanova abbiamo la “politica al contrario”». Esordisce così Sergio Marzetti, ex assessore di area centrodestra, nel commentare la situazione politica cittadina dopo il passaggio del sindaco Fabrizio Ciarapica a Futuro Nazionale. Marzetti parla di una situazione a suo giudizio paradossale: «Qui da noi chi tradisce è protetto da chi è tradito». Il riferimento è alla scelta di Ciarapica di aderire a Futuro Nazionale assumendo anche l'incarico di responsabile regionale del partito. Una decisione che, secondo Marzetti, pur rientrando nella libertà individuale garantita dalla Costituzione, avrebbe conseguenze sul piano politico. «Il cambio di casacca è legittimo e nel rispetto della libertà individuale sancita dalla nostra Costituzione – sostiene Marzetti – ma politicamente scorretto, incoerente e offensivo verso gli elettori che lo hanno votato». L'ex assessore ritiene inoltre che il nuovo ruolo politico assunto dal sindaco sia incompatibile con la carica istituzionale ricoperta a Civitanova. «Il suo ruolo di sindaco è assolutamente incompatibile con il suo nuovo indirizzo politico – afferma – che, peggio ancora, gli ha permesso di essere nominato responsabile regionale di FN». Nel mirino di Marzetti finisce anche la posizione del centrodestra cittadino e, in particolare, quella della maggioranza consiliare. L'ex assessore richiama l'intervento del consigliere regionale Pierpaolo Borroni, che ha invitato Ciarapica a rassegnare le dimissioni. «Questa inaccettabile, ma da alcuni tollerata, anomalia è stata correttamente sottolineata dal consigliere regionale Pierpaolo Borroni – dichiara Marzetti – che, con coerenza, coraggio e dignità per il suo ruolo, invita il sindaco a dimettersi, rappresentando così il giudizio e la volontà dei propri elettori». Secondo Marzetti, però, la stessa posizione non sarebbe stata assunta dalla maggior parte dei consiglieri di maggioranza. «Purtroppo lo stesso coraggio manca in gran parte dei consiglieri di maggioranza», sostiene. Il riferimento è anche alla mozione di sfiducia nei confronti del sindaco. Per consentire la discussione del documento in Consiglio comunale, osserva Marzetti, sarebbe stato necessario un accordo con alcuni consiglieri dell'opposizione. L'ex assessore contesta inoltre le motivazioni utilizzate da alcuni esponenti della maggioranza per esprimere contrarietà alla sfiducia, citando tra le altre gli eventuali «ordini di partito» e il rischio di un blocco dell'attività amministrativa in caso di commissariamento. «Fa rabbrividire le puerili motivazioni di alcuni consiglieri contro la sfiducia: ordini di partito, blocco dell’attività amministrativa, il commissario penalizzerebbe vari settori, eccetera», afferma Marzetti. E conclude con una dura accusa politica: «Quando l’unica vera motivazione è sulla bocca di tutti: mantenere fino alla scadenza la poltrona. Per quanto riguarda la città, qualcuno poi ci penserà».

Sanità

Tessuto adiposo: cosa succede al corpo quando dimagriamo

Tessuto adiposo: cosa succede al corpo quando dimagriamo

26/09/2026 18:30

Per molto tempo abbiamo pensato al tessuto adiposo come a una sorta di magazzino: un deposito nel quale il nostro organismo accumula l’energia in eccesso sotto forma di grasso, da utilizzare nei momenti di bisogno. Un’immagine semplice, ma oggi sappiamo che è decisamente incompleta. Il tessuto adiposo è infatti un organo metabolicamente molto attivo, capace di produrre e liberare numerose sostanze che comunicano con il resto dell’organismo e partecipano alla regolazione della fame, del metabolismo, dell’infiammazione e dell’equilibrio energetico. Le cellule che lo compongono, gli adipociti, non si limitano quindi a conservare energia: ricevono segnali e ne inviano a loro volta. Tra le sostanze più conosciute ci sono le adipochine, molecole che agiscono come veri e propri messaggeri. Una di queste è la leptina, prodotta in quantità proporzionale alla quantità di tessuto adiposo e coinvolta nella comunicazione con il cervello: in condizioni normali contribuisce a segnalare che le riserve energetiche sono sufficienti e partecipa alla regolazione dell’appetito e del dispendio energetico. Un’altra è l’adiponectina, associata invece a effetti favorevoli sulla sensibilità all’insulina e sul metabolismo dei grassi. Quando il tessuto adiposo aumenta, però, non cresce soltanto il numero o la dimensione delle cellule. Soprattutto quando l’accumulo è importante, gli adipociti possono diventare molto grandi e il tessuto può andare incontro a cambiamenti nella sua struttura e nel suo funzionamento. Si modifica anche la produzione delle sostanze che vengono rilasciate nell’organismo: aumenta la presenza di segnali pro-infiammatori e si altera l’equilibrio tra molecole con funzioni diverse. Si sviluppa così uno stato di infiammazione cronica di basso grado, che può contribuire a rendere meno efficace la risposta all’insulina e a influenzare il metabolismo di altri organi. Non tutto il grasso, inoltre, si comporta allo stesso modo: la posizione conta. Il tessuto adiposo viscerale, quello che si accumula intorno agli organi addominali, presenta caratteristiche metaboliche differenti rispetto a quello sottocutaneo e, quando è presente in eccesso, è maggiormente associato ad alterazioni metaboliche. Per questo motivo peso e composizione corporea raccontano una parte della storia, ma non tutta: anche dove si accumula il tessuto adiposo è importante. E cosa succede quando iniziamo a dimagrire? Anche qui il tessuto adiposo non rimane semplicemente “fermo” mentre diminuisce di volume. Riducendosi le riserve energetiche, diminuisce rapidamente anche la leptina prodotta dal tessuto adiposo. Il cervello interpreta questo cambiamento come un segnale di minore disponibilità energetica e può aumentare la spinta verso la ricerca di cibo e modificare il dispendio energetico. È uno dei motivi per cui, dopo una perdita di peso, mantenere il nuovo peso può risultare più difficile di quanto immaginiamo. Questo non significa che il nostro organismo sia “programmato per farci ingrassare”, né che dimagrire sia inutile. Significa piuttosto che il corpo cerca continuamente di mantenere un equilibrio e reagisce ai cambiamenti delle proprie riserve energetiche. Allo stesso tempo, la riduzione del tessuto adiposo può migliorare il suo funzionamento: possono diminuire alcuni segnali associati all’infiammazione e migliorare diversi aspetti del metabolismo. Ed è proprio qui che vale la pena cambiare prospettiva. Un percorso nutrizionale non dovrebbe essere considerato riuscito soltanto quando porta al raggiungimento di un determinato numero sulla bilancia o di un presunto “peso ideale”. Anche una riduzione della massa grassa più contenuta può accompagnarsi a miglioramenti importanti della salute metabolica, soprattutto quando si associa a un’alimentazione equilibrata, attività fisica e abitudini sostenibili nel tempo. Il beneficio, quindi, non è necessariamente tutto o niente: può iniziare prima di arrivare al peso che ci eravamo prefissati.

Macerata, un gesto di solidarietà per i pazienti di Medicina Interna: donati dieci televisori

Macerata, un gesto di solidarietà per i pazienti di Medicina Interna: donati dieci televisori

25/09/2026 14:42

 Un gesto concreto di solidarietà per rendere più confortevoli le giornate trascorse in ospedale. L’Associazione Casa Accoglienza Maceratese, presieduta dal dottor Claudio Gigli, ha donato al reparto di Medicina Interna dell’ospedale di Macerata, diretto dal dottor Roberto Catalini, dieci televisori di grandi dimensioni, completi dei relativi supporti a parete. Una donazione pensata per restituire ai pazienti un piccolo frammento della quotidianità durante la degenza, soprattutto a chi è costretto a trascorrere in ospedale periodi anche molto lunghi, lontano dalla propria casa, dagli affetti e dalle abitudini di tutti i giorni. «I nostri pazienti sono spesso persone anziane, fragili, con più patologie e con degenze che a volte durano settimane – spiega il dottor Roberto Catalini, primario della Medicina Interna di Macerata –. Le giornate in ospedale possono diventare lunghe e pesanti, soprattutto quando i familiari se ne vanno. In questo modo un telegiornale, una partita o un programma che si guardava a casa possono restituire un po’ di normalità». Un gesto semplice, dunque, ma con un valore importante per chi si trova ad affrontare una fase delicata della propria vita. La possibilità di guardare la televisione direttamente dalla propria stanza può contribuire a rendere meno pesante il tempo della degenza e a mantenere un legame con le proprie consuetudini. Il ringraziamento alla Casa Accoglienza Maceratese arriva anche dalla direzione sanitaria. «Ringrazio il dottor Claudio Gigli e con lui tutta l’Associazione Casa Accoglienza Maceratese per il sostegno costante che rivolge alla nostra realtà sanitaria», sottolinea la direttrice sanitaria Daniela Corsi. Quella dei televisori, infatti, rappresenta solo l’ultima di una serie di donazioni effettuate dall’associazione a favore della realtà sanitaria locale. «Questa è l’ultima donazione in ordine di tempo – aggiunge Corsi – e si aggiunge a una serie di elargizioni a favore della nostra Ast, testimoniando l’attenzione dell’Odv al territorio e soprattutto alle persone più fragili». Un sostegno che va quindi oltre la semplice dotazione di strumenti e apparecchiature e che punta a migliorare anche la dimensione umana dell’assistenza. “Curare significa anche questo: prendersi cura della persona nella sua interezza, non solo della sua malattia”, è il senso espresso dalla direzione sanitaria, a sottolineare il valore di iniziative che contribuiscono a rendere l’esperienza ospedaliera più accogliente e vicina ai bisogni dei pazienti.

Sport

Memorial Furiassi Valenti, l’Abba Pineto si conferma campione: Macerata chiude terza

Memorial Furiassi Valenti, l’Abba Pineto si conferma campione: Macerata chiude terza

26/09/2026 20:20

Il Memorial Furiassi Valenti va all’Abba Pineto. La formazione abruzzese bissa il successo nella manifestazione organizzata dall’Associati Fisiomed Macerata imponendosi contro Campobasso e gli stessi maceratesi, che chiudono l’edizione 2026 al terzo posto, dietro anche i molisani. Tanto equilibrio al Banca Macerata Forum (tutte e tre le sfide sono terminate 2-1) e condizioni non ancora ottimali dalle varie parti. Ora testa al prossimo test in casa biancorossa, la trasferta di Perugia contro i campioni di tutto della Sir Safety. Si comincia con la giornata con Macerata – Campobasso. Nel primo set si parte in equilibrio (8-8), poi gli uomini di Giannini prendono il comando delle operazioni con un buon servizio e un muro efficace (16-12). I biancorossi tengono sostanzialmente bene il tentativo di rimonta ospite (21-16) e trascinati da Novello chiudono (25-19). Al ritorno in campo i molisani scattano meglio mentre la Fisiomed commette alcuni errori di troppo (5-8). Il copione resta lo stesso anche sul proseguimento del set anche se il solito Novello guida la rimonta biancorossa (16-15). Qualcosa però non funziona nel momento decisivo sottorete (19-21) e anche se Dadash e Novello la portano ai vantaggi, gli ospiti chiudono 24-26. Nel terzo parziale la buona vena degli ospiti dopo un iniziale punto a punto (7-8) si fa sentire: Valchinov e Arienti picchiano forte mentre i maceratesi soffrono (12-16). Il tentativo di rientro questa volta non funziona (15-21) e Campobasso la porta a casa sul 19-25. Nel secondo match in programma, Pineto – Campobasso, i ragazzi di Bua si confermano in condizione facendo soffrire gli abruzzesi, che comunque si impongono 2-1 in rimonta (22-25, 26-24, 25-20). Nella terza giornata e piatto forte del triangolare, Macerata – Pineto, i locali cercano di fare male trascinati da due aces di Sandu (8-5). De Silvestre riavvicina dal servizio (11-10) e ad impattare ci pensa Lycek (14-14). Si procede a braccetto con Macerata avanti al cambio palla (20-20), ma nel momento chiave un doppio muro firmato Candeli regala il set agli ospiti (23-25). Al rientro la Fisiomed, dopo una fase di parità (8-8), cercano la fuga: tra errori ospiti e un muro efficace arriva il +3 (17-14), ampliato da Novello e un ace di Frage (22-16). Un servizio a rete di Rescignano fissa il 25-19 Fisiomed. Nell’ultimo set di match e torneo, Pineto tenta una prima fuga contrastata da un doppio servizio a segno di Dadash (7-7). A spaccare il set ci pensa il turno in battuta di Di Felice e il blackout maceratese che tra errori sottorete e difese avversarie costa il -8 (10-18). La partita in pratica finisce qui: Compagnoni mette giù il 16-25. Macerata Campobasso 1-2 (25-19, 24-26, 19-25) Pineto Campobasso 2-1 (22-25, 26-24, 25-20) Macerata Pineto 1-2 (23-25, 25-19, 15-25). Classifica: Pineto 4, Campobasso 3, Macerata 2.

La Yuasa Battery vince il derby delle Marche: Lube battuta 3-0 all'Eurosuole Forum

La Yuasa Battery vince il derby delle Marche: Lube battuta 3-0 all'Eurosuole Forum

26/09/2026 20:15

Indicazioni importanti per Cucine Lube Civitanova e Yuasa Battery Grottazzolina, impegnate oggi pomeriggio all'Eurosuole Forum in un allenamento congiunto utile a mettere minuti e ritmo nelle gambe in vista della stagione. A imporsi è stata la formazione di Grottazzolina, vittoriosa in tre set (21-25, 21-25, 24-26), con le due squadre che hanno poi disputato anche un quarto parziale supplementare, terminato 23-25. La Lube si è presentata all'appuntamento ancora priva di nove atleti, mentre la Yuasa ha dovuto fare a meno del centrale Matteo Zamagni. La sfida ha regalato anche un curioso incrocio familiare: da una parte lo schiacciatore Luka Stankovic, classe 2011 e giovane promessa dell'Academy Volley Lube, dall'altra suo padre Dragan Stankovic, classe 1985, centrale della Yuasa e giocatore con un passato da capitano e baluardo della Lube. La formazione cuciniera è partita con Zoppellari al palleggio, Penna, Gardini e Gatto in attacco, Gargiulo e Polo al centro e Bisotto libero. Grottazzolina ha risposto con la diagonale composta da Mancini e Guzzo, Cavuto e Fedrizzi in banda, Cubito e Dragan Stankovic al centro e Russo libero. LA GARA – La Yuasa approccia meglio il primo set e si porta subito sul 4-8. La Lube prova a ricucire il divario e arriva sul 13-16. Un mani out di Penna, con i cucinieri che attaccano con il 58%, permette ai padroni di casa di avvicinarsi ulteriormente sul 17-19. Nel finale Medei concede spazio anche a Zamparini e ad altri giovani dell'Academy, tra cui Talevi e Luka Stankovic. Proprio quest'ultimo si ritrova così dall'altra parte della rete il padre Dragan. Grottazzolina, però, mantiene il vantaggio e chiude il parziale sul 21-25. Nel secondo set le due squadre ripartono con gli stessi 6+1 iniziali. Il copione sembra ricalcare quello del parziale precedente, con la Yuasa avanti 8-12. La Lube reagisce e, grazie a un parziale di cinque punti a uno, ristabilisce la parità sul 13-13. Il mani out di Gargiulo vale quindi il sorpasso biancorosso sul 15-14. La fase centrale è molto combattuta e Grottazzolina torna avanti. La Lube inserisce per alcuni scambi Talevi al palleggio e Stankovic junior in banda, trovando il 17-17. Gargiulo firma il nuovo vantaggio sul 18-17, ma sul 20-20 la Yuasa piazza due attacchi vincenti, ai quali si aggiunge un errore dei biancorossi: 20-23. Gli ospiti gestiscono il margine e chiudono ancora sul 21-25. Nel terzo parziale Antonov prende il posto di Cavuto nella formazione ospite. La Lube parte forte e costruisce subito un vantaggio di 8-5. Grottazzolina prova a rientrare, portandosi sull'11-10, ma Civitanova resta avanti grazie anche alle combinazioni tra Zoppellari e Gardini, che valgono il 13-10. I biancorossi giocano con maggiore disinvoltura e trovano il massimo vantaggio sul 18-12, anche grazie alla presenza in campo dei giovani Stankovic, accolto dal boato del pubblico al suo primo punto, e Zamparini. La Yuasa non molla e accorcia fino al 19-18, prima di raggiungere il pareggio sul 20-20. Un errore di Mancini e un muro di Polo riportano avanti la Lube sul 22-20. Grottazzolina risponde con l'ace di Fedrizzi, che vale il 22-22. Antonov firma poi il punto del 24-23 per gli ospiti, ma Luka Stankovic trova un mani out che ristabilisce la parità sul 24-24. Nel finale è Guzzo a mettere a terra i palloni decisivi per il 24-26 che consegna il 3-0 alla Yuasa. Le due squadre disputano quindi anche un quarto set supplementare, fuori tabellino e concordato dai due tecnici per permettere a tutti gli atleti della panchina di trovare spazio. Anche questo parziale va a Grottazzolina, che si impone 23-25. Cucine Lube Civitanova – Yuasa Battery Grottazzolina 0-3 (21-25, 21-25, 24-26) Civitanova: L. Stankovic 2, Wang, Gargiulo 10, Zamparini 1, Bisotto (L), Polo 10, Gardini 13, Penna 5, Talevi, Gatto, Zoppellari 1, Amadio ne. All. Medei Grottazzolina: Antonov 5, Cubito 2, Guzzo 21, Cavuto 6, D. Stankovic 5, Rossato ne, Moretti ne, Mancini 2, Fedrizzi 15, Mazzon ne, Michelini ne, Stella (L) ne, Russo (L). All. Ortenzi NOTE: durata set 20’, 24’, 27’. Totale: 1h 11’. Spettatori: 250.

Economia

Caro carburanti, l’allarme degli autotrasportatori: “Rischiamo di non avere liquidità per fare rifornimento”

Caro carburanti, l’allarme degli autotrasportatori: “Rischiamo di non avere liquidità per fare rifornimento”

25/09/2026 13:15

Il caro carburanti torna a mettere sotto pressione il settore dell’autotrasporto. Una situazione che interessa direttamente anche la provincia di Macerata, dove sono 394 le imprese attive nel trasporto merci, sulle 2.074 complessivamente presenti nelle Marche. Un comparto composto in larga parte da piccole imprese, per le quali il gasolio rappresenta una delle principali voci di costo. Ogni aumento, spiegano gli operatori, si ripercuote quindi immediatamente sulla gestione finanziaria delle aziende. A lanciare l’allarme è Cna Fita, che a livello nazionale chiede al Governo un patto sociale sui carburanti, con misure immediate e strutturali per evitare che l'aumento dei costi finisca per compromettere la continuità operativa delle imprese. «Per un autotrasportatore il carburante non è un costo che può essere rinviato: bisogna fare rifornimento ogni giorno per poter lavorare», sottolinea Nazzareno Latini, imprenditore e presidente degli autotrasportatori Cna Macerata. Il problema, secondo Latini, riguarda soprattutto la liquidità delle aziende di dimensioni più contenute. «Nelle piccole imprese gli aumenti si scaricano immediatamente sui conti e sulla disponibilità finanziaria. Non parliamo quindi soltanto di margini che si riducono: se questa situazione prosegue, per alcune aziende il problema può diventare avere la liquidità sufficiente per mettere il gasolio nei mezzi e continuare a garantire i trasporti». L’autotrasporto rappresenta un anello fondamentale della filiera economica. Ogni giorno garantisce la movimentazione delle merci e collega imprese manifatturiere, artigiane e commerciali, oltre ai settori dell’edilizia e dell’agroalimentare. Per questo Cna Fita riconosce gli interventi già adottati dal Governo, tra crediti d’imposta e misure sulle accise, ma ritiene necessario rafforzare il sostegno al comparto e renderlo maggiormente strutturale. L’allarme dell’associazione non riguarda, in questa fase, l’ipotesi di un fermo organizzato della categoria, considerata una soluzione estrema. Il rischio indicato è piuttosto quello di imprese che, non riuscendo a sostenere i costi anticipati del carburante, possano essere costrette a lasciare i mezzi fermi nei piazzali. Sono sei, secondo Cna Fita, gli interventi prioritari da mettere in campo. La prima richiesta riguarda l’introduzione del fuel surcharge, un meccanismo che consenta di adeguare il prezzo del trasporto all’andamento del costo del carburante, sulla base di criteri pubblici e trasparenti. L’associazione chiede inoltre risorse straordinarie per sostenere la liquidità delle imprese, senza escludere quelle che utilizzano veicoli di minore massa, e procedure più semplici e rapide per l’utilizzo dei crediti d’imposta. Tra le proposte figura anche l’aggiornamento dei valori di riferimento dei costi dell’autotrasporto, con una maggiore precisione nell’indicazione dell’incidenza del carburante e considerando anche i costi dei noli marittimi. Un altro capitolo riguarda la sicurezza: Cna Fita chiede maggiori controlli e tutele nelle aree di sosta e nei parcheggi autostradali per contrastare anche i furti di gasolio. Infine, l’associazione sollecita il Governo a intervenire in sede europea per ottenere misure temporanee sulla tassazione dei carburanti, riducendone il peso fiscale e rivedendo anche le regole relative al gasolio commerciale. «L’aumento del carburante non può ricadere solo ed interamente sull’autotrasportatore», conclude Latini. «Serve una corretta ripartizione dei maggiori costi tra committenti, operatori della logistica e imprese di trasporto, insieme a strumenti rapidi per sostenere la liquidità, soprattutto delle aziende più piccole». Per Cna Macerata, dunque, la priorità è un intervento rapido che consenta di preservare la continuità operativa delle imprese. Una questione che non riguarda soltanto gli autotrasportatori, ma l’intero sistema produttivo, considerando il ruolo che il trasporto su gomma svolge nel garantire ogni giorno la circolazione delle merci.

Da Cinecittà al Gruppo Rainbow: Nicola Maccanico assume la guida di Colorado Film

Da Cinecittà al Gruppo Rainbow: Nicola Maccanico assume la guida di Colorado Film

21/09/2026 17:35

Importante novità ai vertici dell’industria cinematografica italiana: il Gruppo Rainbow ha annunciato la nomina di Nicola Maccanico nel ruolo di amministratore delegato di Colorado Film, la celebre società di produzione e distribuzione controllata dal gruppo. Figura di riferimento nel panorama dell’intrattenimento nazionale, Maccanico vanta una consolidata traiettoria manageriale tra distribuzione, produzione audiovisiva e gestione strategica. Il suo percorso inizia in Sky Italia come European Affairs Manager, per poi proseguire nel 2004 in Warner Bros. Pictures, dove ricopre il ruolo di Marketing Director e, dal 2009 al 2016, quello di managing director theatrical, posizionando la major tra i leader di mercato in Italia e sostenendo rilevanti produzioni locali. Successivamente, dal 2016 al 2021, guida in veste di Ceo Vision Distribution — la realtà nata dall'alleanza tra Sky Italia e importanti produttori indipendenti —, ricoprendo parallelamente la carica di executive vice president programming di Sky Italia. Tra il maggio 2021 e il giugno 2024, Maccanico ha guidato Cinecittà S.p.A. nel ruolo di amministratore delegato, gestendo il piano di rilancio e valorizzazione industriale degli iconici studi romani. L'innesto di Maccanico si colloca nella strategia di crescita del Gruppo Rainbow, con l'intento di consolidare la presenza di Colorado Film sia sul mercato italiano che su quello internazionale, incrementando la capacità produttiva e valorizzandone il patrimonio d'autore. «L’arrivo di Nicola Maccanico è il motore di una nuova fase strategica per il futuro di Colorado Film», ha dichiarato Iginio Straffi, presidente del Gruppo Rainbow. «La sua competenza e la capacità di coniugare visione creativa e strategia industriale saranno fondamentali per la nostra espansione. Continueremo a puntare sull’eccellenza e sul talento italiano per farli emergere anche all'estero. Un sincero ringraziamento va a Thomas J. Ciampa per l’eccellente lavoro svolto in questi anni». Entusiasta anche il commento del neo Ad Nicola Maccanico: «Contribuire allo sviluppo di Colorado Film è una sfida importante, e farlo al fianco di un imprenditore visionario come Iginio Straffi è un privilegio. Il settore audiovisivo necessita di case di produzione italiane con una forte vocazione industriale, capaci di competere a livello globale. È esattamente questo il ruolo che intendiamo consolidare per Colorado Film». Con questo nuovo assetto manageriale, la società conferma la volontà di investire su racconti d'impatto, innovazione linguistica e produzioni di alta qualità rivolte al pubblico globale.

Scuola e università

San Ginesio, 2,5 milioni per la strada del nuovo Ipsia "Renzo Frau": lavori in vista dell’apertura nel 2027

San Ginesio, 2,5 milioni per la strada del nuovo Ipsia "Renzo Frau": lavori in vista dell’apertura nel 2027

25/09/2026 15:10

Via libera a un finanziamento da 2,5 milioni di euro per via Nunzio Giuliani, la strada comunale che garantisce l’accesso al nuovo plesso dell'Ipsia "Renzo Frau" di San Ginesio. L’intervento servirà a riparare i danni provocati dal sisma e a ripristinare la viabilità in vista dell’ingresso degli studenti nella nuova scuola, previsto per gennaio 2027. L'opera è stata inserita tra gli interventi collegati all'ordinanza speciale numero 9 del 2021, dedicata alla ricostruzione del polo scolastico di San Ginesio. La misura è stata condivisa nella recente Cabina di coordinamento sisma con l’obiettivo di accelerare le procedure e coordinare i lavori sulla strada con quelli del nuovo edificio scolastico, realizzato in collaborazione con la Andrea Bocelli Foundation e ormai prossimo alla conclusione. Il progetto definitivo approvato dal Comune prevede un investimento complessivo di 2,5 milioni di euro, dei quali 1.461.079,20 euro destinati ai lavori e alla sicurezza e 1.038.920,80 euro per le somme a disposizione dell'amministrazione. La progettazione della strada era già stata finanziata nel 2023 con uno stanziamento di 156mila euro. "Con questo intervento interveniamo su un’infrastruttura strettamente connessa al nuovo Ipsia 'Renzo Frau', con l’obiettivo di arrivare pronti all’ingresso degli studenti nel nuovo plesso", ha dichiarato il commissario straordinario alla Ricostruzione sisma 2016 Guido Castelli. "Non avrebbe senso completare una scuola così importante senza garantire contestualmente una viabilità adeguata, sicura e pienamente funzionale". Il sindaco di San Ginesio Giuliano Ciabocco ha sottolineato l'importanza del finanziamento per il percorso di ricostruzione: "L’assegnazione di 2,5 milioni di euro per la sistemazione di via Nunzio Giuliani rappresenta un risultato di grande rilevanza per San Ginesio e per l’intero percorso di ricostruzione del nostro territorio. La nuova sede dell’IPSIA 'Renzo Frau' costituisce un investimento strategico sul futuro della nostra comunità e, proprio per questo, era indispensabile garantire contestualmente una viabilità adeguata, sicura e funzionale all’accesso al nuovo plesso". L'intervento si rende necessario anche alla luce delle condizioni di forte ammaloramento di via Nunzio Giuliani e viale del Tramonto, la viabilità adiacente al nuovo istituto. Inoltre, una parte delle aree interessate dai lavori stradali si sovrappone all’attuale perimetro del cantiere scolastico: sarà quindi necessario coordinare le diverse lavorazioni per evitare interferenze e consentire il completamento delle opere. Per accelerare la realizzazione, il Comune di San Ginesio, in qualità di soggetto attuatore, potrà ricorrere a un appalto integrato, comprendente la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori, avvalendosi delle misure acceleratorie previste dalla disciplina commissariale. L’ordinanza prevede inoltre, qualora ritenuto necessario, la possibilità di ricorrere all’affidamento diretto secondo le deroghe stabilite dal provvedimento.   L’obiettivo è quello di procedere parallelamente sulla scuola e sulla viabilità, così da arrivare a gennaio 2027 con il nuovo IPSIA pronto ad accogliere gli studenti e una strada adeguata a garantire l’accesso al plesso.

Università di Macerata, Domenico Panetta confermato direttore generale

Università di Macerata, Domenico Panetta confermato direttore generale

25/09/2026 13:30

Fiducia e continuità per la guida della macchina amministrativa dell’Università di Macerata. Domenico Panetta è stato confermato direttore generale dell’Ateneo per il triennio 2027-2029. La decisione ha raccolto il consenso unanime sia del Senato accademico sia del Consiglio di amministrazione, a testimonianza dell’apprezzamento per il lavoro svolto nel primo mandato e della volontà di proseguire il percorso avviato negli ultimi tre anni. Panetta era arrivato a Macerata il 1° gennaio 2024. La sua nomina per il triennio 2024-2026 era giunta al termine di una procedura pubblica alla quale avevano partecipato professionisti con elevata qualificazione ed esperienza dirigenziale. Anche allora la proposta del rettore John McCourt aveva ottenuto il consenso unanime degli organi accademici. Nel corso del primo mandato, l’azione della Direzione generale si è concentrata anche sulla riorganizzazione interna della struttura amministrativa e su un ulteriore impulso alla digitalizzazione dei procedimenti, con l’obiettivo di rendere i processi più efficienti, integrati e funzionali alle esigenze della comunità universitaria. “Il voto unanime degli organi esprime con grande chiarezza la fiducia maturata nei confronti del direttore generale e del lavoro condotto insieme in questi anni – commenta il rettore John McCourt –. Domenico Panetta ha saputo accompagnare l’Ateneo in una fase particolarmente intensa, contribuendo alla riorganizzazione interna, al rafforzamento dei processi amministrativi e a una ulteriore spinta verso la digitalizzazione. La sua conferma ci permette di dare continuità a questo lavoro e di affrontare con una struttura amministrativa solida, moderna e sempre più efficiente le sfide e gli obiettivi che ci attendono nei prossimi anni”. “Sono molto grato al rettore, al Senato accademico e al Consiglio di amministrazione per la fiducia che hanno voluto rinnovarmi – dichiara Domenico Panetta –. Considero questo incarico prima di tutto una responsabilità nei confronti dell’intera comunità universitaria. I risultati raggiunti sono il frutto di un lavoro collettivo e della professionalità del personale tecnico-amministrativo e bibliotecario dell’Ateneo. Il prossimo triennio dovrà consentirci di riesaminare, con apertura e senso critico, il percorso compiuto, consolidare quanto realizzato, proseguire nel percorso di innovazione organizzativa e digitale e rendere l’amministrazione sempre più efficace, semplice e capace di sostenere gli obiettivi strategici dell’Università”. Panetta, nato nel 1963 a Melito di Porto Salvo, prima dell’arrivo a Macerata aveva maturato una lunga esperienza nel sistema universitario, lavorando dal 1991 al 2021 all’Università di Brescia e successivamente all’Università di Bergamo, dove aveva ricoperto l’incarico di dirigente dell’Area risorse umane.

Cultura

Civitanova, tornano i Martedì dell'Arte: lectio di Roberto Mancini su Maria Zambrano

Civitanova, tornano i Martedì dell'Arte: lectio di Roberto Mancini su Maria Zambrano

26/09/2026 13:00

Prosegue la ventesima edizione de I Martedì dell'Arte, la storica rassegna culturale curata dall'Associazione Arte e promossa dalla presidente Anna Donati, realizzata con il sostegno del Comune di Civitanova e dell'Azienda Teatri. Il prossimo appuntamento è in programma martedì 29 settembre 2026, quando salirà in cattedra il professor Roberto Mancini, protagonista di una lectio dal titolo Seguire la verità: Maria Zambrano, dedicata alla figura della filosofa e pensatrice spagnola. Come da tradizione, l'incontro si terrà alle ore 18 al cine-teatro Cecchetti di Civitanova, con ingresso libero. Un traguardo importante, quello dei vent'anni, che l'Associazione Arte festeggia con un calendario particolarmente ricco: trenta incontri di alto profilo distribuiti lungo un percorso culturale che, da settembre a maggio, attraverserà i più diversi ambiti del sapere. Tra i relatori che si alterneranno sul palco del Cecchetti figurano, tra gli altri: Mauro Perugini, Valerio Vernesi, Maria Letizia Papiri, lo stesso Roberto Mancini, Giorgio Medori, Giancarlo Trapanese, Yuri Marano, Sauro Bedini, Vito Mancino, Andrea Foresi, Stefano Papetti, Fulvio Rusticucci, Stefano Finocchi, Andrea Baffoni, Mario Savini, Giulio Vesprini, Francesco Sagripanti, Peppe Barbera, Andrea Rebichini, Luciano Mei e Pierluigi Cavalieri. Per chi lo desidera, al termine del percorso l'Azienda Teatri di Civitanova rilascerà un attestato di partecipazione.

Cingoli, nasce il Laboratorio d’Arte Ivana Marchegiani

Cingoli, nasce il Laboratorio d’Arte Ivana Marchegiani

23/09/2026 19:40

Cingoli si arricchisce di un nuovo spazio dedicato all’arte, all’artigianato e alla valorizzazione delle tradizioni locali. Sabato 26 settembre, alle 16.30, in Corso Garibaldi, sarà inaugurato il Laboratorio d’Arte Ivana Marchegiani, un progetto che punta a diventare un punto di riferimento per la comunità, mettendo insieme creatività, tipicità del territorio e formazione. A dare vita all'iniziativa è Ivana Marchegiani, imprenditrice cingolana con 36 anni di esperienza professionale nel settore. Un ritorno alle origini per la fondatrice, che torna a vivere nel luogo in cui è nata attraverso un progetto rinnovato e più ampio, pensato come un piccolo polo culturale aperto alla comunità. Nel nuovo laboratorio troveranno spazio l'artigianato artistico, la valorizzazione dei prodotti tipici e delle identità locali, insieme a momenti dedicati alla formazione e alla crescita culturale. L'obiettivo è creare un luogo d'incontro dove poter creare, apprendere e condividere esperienze legate al sapere artigiano e alla bellezza. Marchegiani ha ricevuto dalla Regione Marche il riconoscimento di Maestra Artigiana e Bottega Scuola ed è iscritta all'Albo dei mestieri artistici e tradizionali. Per i suoi meriti professionali le è stata inoltre riconosciuta l'iscrizione all'Albo d'Oro delle imprese artigiane della Camera di Commercio di Macerata. Il progetto guarda quindi al futuro senza rinunciare al legame con la storia e con l'identità di Cingoli, proponendo uno spazio nel quale tradizione e creatività possano incontrarsi e diventare occasione di formazione e condivisione. L'inaugurazione di sabato sarà anche un momento di festa e convivialità, con un brindisi aperto a tutti coloro che vorranno partecipare all'avvio della nuova attività. 

Eventi

Torna il Festival "Visioni": tre giorni di poesia tra i Monti Sibillini

Torna il Festival "Visioni": tre giorni di poesia tra i Monti Sibillini

26/09/2026 15:02

Torna uno degli appuntamenti culturali più attesi dell'autunno: dal 2 al 4 ottobre si alza il sipario sulla quarta edizione del Festival di Poesia "Visioni", ideato e diretto artisticamente da Marco Onofrio e organizzato dalla Casa Editrice Edilazio, in collaborazione con l'Associazione Acab/BiblioPop APS e la FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori. Il festival, che gode del patrocinio dei Comuni di Valfornace, Camerino, Muccia e Sarnano, oltre che dell'Unione Montana dei Monti Azzurri e di importanti realtà del territorio, si conferma un presidio culturale d'eccellenza: un evento diffuso che valorizza il patrimonio paesaggistico, storico e spirituale dei Monti Sibillini attraverso il potere evocativo della parola poetica, dell'arte e della musica. La manifestazione prenderà il via presso la sala Ciccotti con l'inaugurazione ufficiale e i saluti istituzionali. Nel pomeriggio spazio al vernissage della mostra fotografica "Intimi orizzonti. La forma dei Sibillini" di Benedetta Micheli e all'approfondimento "La poesia nei Monti Sibillini. Paesaggi umani e letterari", curato da Augusto Ciuffetti. La giornata si chiuderà con il reading "Distillati d'amore", arricchito dal tradizionale brindisi Varnelli e dagli intermezzi musicali di Lorenzo Giammarioli e Valentina Onofrio, per poi proseguire nella canonica della chiesa di San Giusto a San Maroto con il momento poetico "Visioni del silenzio". Il Festival si sposterà nell'Auditorium Corelli di Camerino, dove, dopo i saluti istituzionali del sindaco Roberto Lucarelli e dei rappresentanti delle associazioni culturali locali, la mattinata proporrà una conversazione sulla poesia tra Paolo Di Paolo e Marco Onofrio, seguita dall'adattamento poetico-musicale "Maledizione della guerra" con i Primo Consumo e la partecipazione straordinaria di Sonia Miranda e Fabio Sebastiani. Nel pomeriggio, tappa al Museo Diocesano per un focus sul sacro nella poesia rumena a cura di Simona Stancu, prima di raggiungere Muccia, dove nella sala Lami andrà in scena la sessione "Preghiere laiche" e "Inni alla vita", concerto poetico dei Primo Consumo. Gran finale tra le due località: si parte al mattino sulle sponde del lago di Boccafornace con "Specchio delle emozioni", impreziosito dal flauto traverso di Bibiana Carusi. A seguire, spostamento a Sarnano: prima alla pinacoteca comunale per l'esposizione temporanea del dipinto "San Francesco d'Assisi" del maestro Maurizio Caruso, poi in biblioteca per l'approfondimento "Poesia e Intelligenza Artificiale", a cura di Fabio Sebastiani. Il sipario calerà nella chiesa di San Francesco con il reading "Creatura di parole", la partecipazione di P. Reniel Alì Ramirez Herrera e i canti del Coro "Monti Azzurri", diretto dal maestro Maurizio Maffezzoli. La quarta edizione vanta ospiti di spicco: accanto al direttore artistico Marco Onofrio, parteciperanno i poeti Cinzia Demi, Maresa Elia, Gabriele Garofalo, Maria Lenti, Chiara Moimas, Cristina Polli e Fabio Sebastiani, affiancati dai poeti uditori Emanuela Dalla Libera, Gabriella Maggio, Sonia Miranda, Lucia Ileana Pop e Anna Valenza. Arricchiranno il festival gli ospiti internazionali Simona Stancu e P. Reniel Alì Ramirez Herrera, insieme agli ospiti d'onore Maurizio Caruso, Augusto Ciuffetti e Paolo Di Paolo.   Tutti gli eventi in programma sono a ingresso libero e gratuito.

Naza inaugura il Civitanova Film Festival 2026: sette lungometraggi al Cecchetti

Naza inaugura il Civitanova Film Festival 2026: sette lungometraggi al Cecchetti

25/09/2026 16:30

Il Civitanova Film Festival (9-18 ottobre 2026) non sarà solo il concorso dedicato ai cortometraggi e i tanti eventi paralleli legati al grande schermo. Nella dodicesima edizione della rassegna troveranno infatti ampio spazio i lungometraggi, con ben sette titoli in programma, tutti ospitati al cinema Cecchetti. Si parte con un documentario di forte attualità reduce dall’ultima Mostra del Cinema di Venezia: Naza (2026, regia di Yuval Abraham e Rachel Szor), una delle opere più potenti e discusse dell’anno. La pellicola inaugurerà il CFF venerdì 9 ottobre alle ore 21.15, con repliche previste per sabato 10 ottobre (ore 18.15) e domenica 11 ottobre (ore 21.15). A seguire, spazio a un trittico di proiezioni promosso in sinergia con il Tavolo Tecnico Permanente per la Salute delle Nuove Generazioni del Comune di Civitanova: un percorso ideato come momento di confronto intergenerazionale sui temi chiave della crescita e dell’adolescenza.  Sabato 10 ottobre (ore 21.15) verrà proiettato Un anno di scuola, accompagnato dalla presenza della sceneggiatrice Elisa Dondi per approfondire il rapporto tra scuola e formazione. Mercoledì 14 ottobre (ore 21.15) sarà la volta del film Ketticè, seguito da un dibattito sulla dinamica tra giovani e famiglia alla presenza degli attori Salvatore Gallina e Rachele Testagrossa. Infine, domenica 18 ottobre (ore 21.15), il ciclo si chiuderà con Santiago - Un cammino per ricominciare, per riflettere sulla capacità di revisione critica dei giovani sui propri comportamenti. “Quello dell’adolescenza è un tema che ci riguarda da vicino e che richiede la massima attenzione, di fronte a un’emergenza educativa costante che riscontriamo ogni giorno nella cronaca e nel quotidiano”, spiega la presidente dei Teatri di Civitanova Maria Luce Centioni, entrando in merito alla collaborazione con il Tavolo Tecnico. Il programma dei lungometraggi si arricchisce di altri tre titoli inseriti nella fascia pomeridiana delle ore 18.15: Orfeo (martedì 13 ottobre), Marco Bellocchio - La porta della realtà (giovedì 15 ottobre) e Il Grande Boccia (venerdì 16 ottobre). “Nello spazio pomeridiano abbiamo voluto dare visibilità a opere meno commerciali e più sperimentali – aggiungono Peppe Barbera e Michele Fofi, direttori artistici del CFF – proponendo linguaggi cinematografici ricercati, capaci di affiancare l’offerta più accessibile e d’intrattenimento prevista negli altri momenti della rassegna”. Biglietti all’ingresso del cinema a 5 euro (ridotto, 4 euro). Il CFF - il programma completo sarà presto presentato - è promosso e organizzato dall’APS Favolacce, dall’Azienda dei Teatri e dal Comune di Civitanova Marche. Aggiornamenti sul sito www.civitanovafestival.it.

Curiosità

Leo Gassmann incontra il suo hairstylist a Belforte: “Qui mi sento a casa”

Leo Gassmann incontra il suo hairstylist a Belforte: “Qui mi sento a casa”

26/09/2026 11:19

 Dal palco di Foligno a Belforte del Chienti, per una tappa speciale legata a un rapporto professionale che dura ormai da diversi anni. Il cantautore Leo Gassmann ha fatto visita al salone Idea Due Hair Styling di Andrea Rilli, accogliendo l’invito del professionista che dal 2020, anno della partecipazione e della vittoria a Sanremo Giovani, si occupa della sua acconciatura nelle esperienze sanremesi. Un legame nato dietro le quinte del Festival e consolidatosi negli anni, accompagnando le diverse partecipazioni di Gassmann alla kermesse musicale. Rilli e il suo team sono infatti da tempo tra i professionisti dell’hairstyling impegnati a Sanremo, portando nella manifestazione musicale italiana anche l’esperienza maturata a Belforte del Chienti. Ad accogliere il giovane artista nel salone c’era anche il sindaco Alessio Vita, che ha condiviso con Gassmann, Rilli, il team e alcuni clienti un momento di convivialità. Inevitabili selfie, fotografie e video con l’artista, che si è concesso con disponibilità agli scatti e agli incontri. Nel corso della visita, Rilli – che nel territorio è anche presidente di Confartigianato Tolentino – ha voluto omaggiare Gassmann con alcune opere realizzate da artigiani locali, in un incontro che ha unito musica, professionalità e valorizzazione del territorio. Tra Rilli e Gassmann c'è anche un'altra particolare affinità: entrambi sono figli d'arte, cresciuti in famiglie legate a figure affermate nei rispettivi ambiti professionali. «Essere figli d’arte significa avere la fortuna di crescere accanto a persone che hanno costruito qualcosa di importante – ha spiegato Rilli – ma anche sapere che per affermarsi con il proprio talento bisogna spesso lavorare ancora di più per uscire dall’ombra di chi ci ha preceduto. È una condizione che conosco e che condivido con Leo, al quale sono legato professionalmente da diversi anni. Per questo sono stato particolarmente felice di poterlo accogliere qui, a Belforte, insieme a tutto il mio team». Il sindaco Vita ha sottolineato soprattutto il valore umano dell'incontro e il legame costruito nel tempo tra il professionista belfortese, il suo team e l'artista. «È stato bellissimo vedere il rapporto che si è creato in questi anni tra Andrea, il suo team e Leo Gassmann – ha commentato il sindaco –. Al di là dell’artista, abbiamo incontrato un ragazzo speciale, che ha dimostrato grande disponibilità e umiltà». Per il primo cittadino, la visita rappresenta anche un'occasione per sottolineare il valore del lavoro svolto da Rilli fuori dal territorio: «Quando lavorano fuori dal nostro territorio, professionisti come Andrea riescono a portare con sé non soltanto la loro professionalità, ma anche l’accoglienza, il calore e il valore di Belforte del Chienti». Prima di lasciare il paese, il sindaco ha consegnato a Gassmann una riproduzione di Belforte del Chienti, invitandolo a tornare per conoscere più da vicino il borgo. I tempi stretti, legati all'impegno serale dell'artista a Foligno, non hanno consentito una visita più lunga. Ma l'invito è già partito: Belforte aspetta Leo Gassmann per una prossima occasione.    

AI, le big tech chiedono di rallentare. Il professor Corradini: "Non dobbiamo fermarla, ma governarla"

AI, le big tech chiedono di rallentare. Il professor Corradini: "Non dobbiamo fermarla, ma governarla"

21/09/2026 11:30

Rallentare la corsa all'intelligenza artificiale per avere più tempo da dedicare alla sicurezza e al controllo. È l'appello che è arrivato, qualche giorno fa, proprio da alcuni dei protagonisti dello sviluppo dell'AI. Dario Amodei, cofondatore e ceo di Anthropic, ha chiesto di ridurre il ritmo con cui vengono migliorate le capacità dei modelli più avanzati. Una posizione alla quale si è detto d'accordo anche Sam Altman, ceo di OpenAI. Alla base delle preoccupazioni ci sono anche alcuni incidenti emersi durante i test dei sistemi più avanzati. In un caso citato nelle ultime settimane, un modello sperimentale di OpenAI sarebbe riuscito ad aggirare le barriere che avrebbero dovuto mantenerlo isolato da Internet, arrivando ad accedere a sistemi esterni. Episodi che hanno riacceso il dibattito sulla capacità di mantenere sotto controllo modelli sempre più autonomi. Amodei ha parlato di rischi “gravi” e ha sostenuto la necessità di lasciare più spazio a test, sicurezza e supervisione. Il ceo di Anthropic ha anche affermato che, senza adeguate misure di sicurezza, l'AI potrebbe arrivare nei prossimi 6-12 mesi ad avere un controllo molto maggiore delle infrastrutture Internet. Nelle stesse ore Anthropic ha inoltre riferito di aver bloccato l'utilizzo di Claude da parte di un gruppo legato all'Iran per attività di raccolta e analisi di informazioni sulla Marina statunitense. Non tutti, però, hanno utilizzato gli stessi toni o espresso le stesse valutazioni. Elon Musk, in un primo momento, aveva definito una possibile “messa in scena” le dichiarazioni più allarmistiche di alcuni ricercatori di Anthropic sui rischi estremi dell'intelligenza artificiale. Pochi giorni dopo, però, lo stesso Musk ha scritto di essere d'accordo con Dario Amodei sulla necessità di rallentare il ritmo di sviluppo delle tecnologie di frontiera. Anche Sam Altman ha sostenuto la necessità di gestire con maggiore attenzione i tempi di sviluppo e ha appoggiato l'idea di valutatori indipendenti. Il dibattito, quindi, non si divide semplicemente tra chi considera l'AI un pericolo e chi invece nega i rischi: anche all'interno dell'industria le posizioni possono cambiare e concentrarsi soprattutto su come conciliare innovazione, sicurezza e controllo. Il punto, quindi, non è soltanto chiedersi se l'intelligenza artificiale possa arrivare a scenari estremi, ma capire quanto velocemente stiano crescendo le sue capacità rispetto alla nostra capacità di controllarle. E soprattutto se sia possibile conciliare la necessità di innovare con quella di garantire sicurezza e supervisione. Per provare a distinguere i rischi concreti dagli scenari più estremi e capire cosa significhi davvero rallentare lo sviluppo dell'AI, abbiamo intervistato il professor Flavio Corradini, docente di informatica ed ex rettore dell'Università di Camerino, al quale abbiamo rivolto quattro domande. Professor Corradini, partiamo proprio dall'appello arrivato dai vertici di Anthropic e OpenAI: è davvero necessario rallentare la corsa all'intelligenza artificiale? "La questione posta è interessante, ma molto complessa. I fattori in gioco sono numerosi e di natura diversa. Esiste senza dubbio un problema tecnico reale, poiché la velocità con cui evolvono i modelli rischia di superare la capacità delle nostre attuali metodologie di validazione, verifica e controllo. Non possiamo però ignorare che questi appelli provengono dai vertici delle aziende che oggi occupano posizioni dominanti nel mercato e che dispongono di conoscenze privilegiate sulle potenzialità e sulle vulnerabilità dei propri sistemi. È quindi legittimo domandarsi se, accanto alle autentiche preoccupazioni per la sicurezza, non vi sia anche l’interesse a tutelare le posizioni acquisite. Un rallentamento imposto attraverso vincoli normativi e operativi molto onerosi potrebbe infatti creare nuove barriere all’ingresso e rendere più difficile ai nuovi concorrenti recuperare il divario. Non credo che dovremmo avere paura dell’intelligenza artificiale. Dovremmo però avere rispetto per la sua potenza. La vera sfida non è fermarla, ma svilupparla abbastanza rapidamente da generare valore e abbastanza responsabilmente da mantenerla sotto un effettivo controllo umano. Ciò significa anche fare in modo che le metodologie di verifica e i test di sicurezza evolvano almeno alla stessa velocità dei modelli e accompagnino ogni fase del loro rilascio". Uno dei timori riguarda la crescente autonomia dei sistemi e la possibilità che possano aggirare i meccanismi di sicurezza e interagire con Internet. Quanto è realistico questo scenario e qual è oggi il vero limite nel controllo dell'AI? "Lo scenario di una perdita di controllo “in stile fantascientifico” non rappresenta la minaccia più immediata. Il vero limite, oggi, risiede nella distanza tra la nostra capacità di costruire modelli sempre più potenti e la nostra capacità di comprenderne pienamente il funzionamento, prevederne il comportamento in situazioni nuove e garantire che perseguano gli obiettivi assegnati entro i limiti stabiliti. Gli episodi nei quali alcuni sistemi, durante test controllati, hanno aggirato barriere di isolamento non dimostrano che l’intelligenza artificiale abbia sviluppato una propria volontà o una coscienza. Mostrano, piuttosto, che quando assegniamo a un algoritmo un obiettivo complesso e gli consentiamo di utilizzare strumenti, per esempio navigare in Internet o eseguire codice, esso può individuare strategie inattese e non previste da chi lo ha progettato. Non è il segno di una ribellione, ma un problema tecnico di controllo, reso più serio dalla crescente capacità operativa dei sistemi. Questi episodi, dunque, non ci parlano soltanto delle capacità dell’intelligenza artificiale, ma mettono anche in evidenza la possibile vulnerabilità degli strumenti, delle applicazioni e dei sistemi di protezione che utilizziamo già oggi. La sicurezza, pertanto, non può dipendere soltanto dalle istruzioni impartite al modello. Servono limiti tecnici esterni, come accessi minimi e temporanei, separazione degli ambienti, autorizzazione umana per le azioni più critiche, registrazione delle operazioni, monitoraggio continuo e possibilità di interrompere immediatamente il sistema. Non dobbiamo limitarci a confidare nel fatto che l’AI “obbedisca”. Dobbiamo progettare l’ambiente affinché, anche quando il sistema sbaglia o individua una strada imprevista, non possa produrre conseguenze irreversibili. Il controllo umano non si perde necessariamente da un giorno all’altro. Può erodersi gradualmente, se accettiamo di sacrificare trasparenza e supervisione in nome della velocità di adozione. Sarebbe sbagliato sia presentare come certa una futura catastrofe, sia concludere che non esista alcun rischio. L’intelligenza artificiale è una delle tecnologie più potenti mai sviluppate e richiede livelli di responsabilità, trasparenza e controllo adeguati alla portata delle sue possibili conseguenze". Diversi esperti chiedono anche regole e standard di sicurezza comuni tra le aziende. È possibile rallentare lo sviluppo dell'AI in un settore dove la competizione tecnologica è così forte? "Un rallentamento generale e coordinato dello sviluppo dell’intelligenza artificiale è difficilmente realizzabile. La competizione non coinvolge soltanto le aziende, ma anche Stati e aree geopolitiche che considerano l’AI una tecnologia strategica. Se un’impresa o un Paese decidesse unilateralmente di fermarsi, altri potrebbero continuare ad avanzare. Tutti avrebbero interesse a una maggiore sicurezza, ma ciascuno teme di perdere terreno rispetto agli altri. Questo non significa, però, che non sia possibile intervenire. Più che pretendere di rallentare indiscriminatamente lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, occorre stabilire condizioni comuni per lo sviluppo e soprattutto per l’immissione sul mercato dei sistemi più avanzati. Standard condivisi di valutazione, test indipendenti, obblighi di segnalazione degli incidenti, tracciabilità e requisiti minimi di sicurezza possono impedire che la competizione si trasformi in una corsa al rilascio più rapido a scapito dell’affidabilità. È quanto già avviene in altri settori ad alto rischio. Un nuovo aereo deve essere certificato prima di trasportare passeggeri, un farmaco deve superare sperimentazioni e controlli prima di essere commercializzato e un impianto nucleare deve rispettare rigorosi requisiti di sicurezza. Anche nel sistema delle carte di credito, banche, circuiti e operatori tecnologici continuano a competere, ma devono rispettare standard condivisi per la protezione dei dati, l’autenticazione delle operazioni e la gestione delle frodi. In tutti questi casi le regole non eliminano la competizione e l’innovazione, ma stabiliscono una soglia di sicurezza al di sotto della quale non è consentito operare. Le regole, inoltre, dovrebbero essere proporzionate alle capacità e ai rischi dei sistemi. Imporre gli stessi obblighi a una piccola impresa che sviluppa un’applicazione circoscritta e a una grande azienda che realizza modelli utilizzabili su scala globale sarebbe inefficace e potrebbe rafforzare proprio gli operatori già dominanti. Non è quindi realistico immaginare un unico freno azionato contemporaneamente in tutto il mondo. È invece possibile concordare regole comuni per governare la competizione. Non si tratta di fermare la corsa, ma di impedire che la sicurezza diventi il terreno sul quale risparmiare per arrivare prima e che, per vincere, qualcuno sia incentivato a rinunciare ai controlli essenziali". Infine, guardando alla nostra vita quotidiana: quali sono i rischi dell'intelligenza artificiale ai quali dovremmo prestare maggiore attenzione già oggi, senza però cadere negli allarmismi? "I rischi ai quali dovremmo prestare maggiore attenzione sono probabilmente meno spettacolari di quelli raccontati dalla fantascienza, ma sono già concretamente presenti nella nostra quotidianità. Il primo è l’eccesso di fiducia. I sistemi di intelligenza artificiale producono risposte ben costruite e molto convincenti anche quando contengono errori, informazioni inventate o interpretazioni distorte. Il pericolo aumenta quando iniziamo ad affidare a questi strumenti decisioni delicate che riguardano la salute, il lavoro, l’accesso al credito, l’istruzione o i diritti delle persone senza un’effettiva verifica umana. Un secondo rischio riguarda la manipolazione dell’informazione e la sicurezza informatica. Testi, immagini, clonazioni vocali e video artificiali sono sempre più facili da generare su vasta scala e sempre più difficili da distinguere da contenuti autentici. Questo apre la strada a truffe sofisticate, furti di identità, campagne di disinformazione e forme di condizionamento personalizzato. Non significa che non potremo più credere a nulla, ma che dovremo sviluppare una nuova alfabetizzazione digitale e imparare a verificare le fonti, la provenienza e il contesto dei contenuti. Dobbiamo poi prestare particolare attenzione ai dati che forniamo a questi strumenti. Inserire informazioni personali, documenti riservati o dati aziendali in un sistema di AI può esporli a utilizzi non previsti. A questo si aggiunge il fatto che i modelli, essendo addestrati anche su dati storici, possono riprodurre discriminazioni e pregiudizi già presenti nella società, restituendoci risultati che sembrano neutrali e oggettivi, ma che in realtà non lo sono. Vi è poi un ulteriore rischio, forse il più urgente dal punto di vista economico e sociale, del quale si parla ancora troppo poco. È la nascita di un nuovo e profondo “AI Divide”. L’intelligenza artificiale non è soltanto un acceleratore di produttività, ma anche un moltiplicatore di competitività. Chi impara a integrarla rapidamente ed efficacemente nei propri processi, che si tratti di un’impresa, di un professionista, di un territorio o di un intero Paese, può accumulare un vantaggio crescente. Chi rimane indietro, non dispone delle competenze necessarie o sceglie semplicemente di ignorarla rischia invece una progressiva marginalizzazione. Esiste infine un rischio più silenzioso. È quello di delegare progressivamente non soltanto le attività ripetitive, ma anche la capacità di leggere, scrivere, valutare, scegliere e assumerci la responsabilità delle nostre decisioni. L’indebolimento del pensiero critico è un pericolo concreto. L’intelligenza artificiale ha un potenziale straordinario e può ampliare enormemente le nostre capacità, ma nelle decisioni che incidono sulle persone non deve sostituire il giudizio e la responsabilità umani. Non possiamo permetterci né di guardarla con diffidenza pregiudiziale né di adottarla in maniera acritica. La vera sfida istituzionale e formativa consiste nel democratizzare l’accesso all’AI e la conoscenza dei suoi meccanismi, affinché diventi uno strumento di emancipazione e crescita per tutti e non una leva capace di accentuare le disuguaglianze. Dobbiamo imparare a utilizzarla con consapevolezza, sapendo quando fidarci, quando verificare e quando la decisione deve restare interamente nostra".  

Varie

Fontenoce, inaugurato il nuovo parco pubblico: 2mila metri quadrati per la comunità

Fontenoce, inaugurato il nuovo parco pubblico: 2mila metri quadrati per la comunità

26/09/2026 19:15

Il nastro è stato tagliato e, da oggi (26 settembre, ndr), anche la frazione di Fontenoce, a Recanati, ha il suo luogo di aggregazione per i residenti. È il nuovo parco pubblico di via Gaetano Koch, uno spazio verde polivalente pensato non solo come luogo di ritrovo, ma destinato anche ad ospitare eventi, occasioni di divertimento e tanto altro. L’inaugurazione ha avuto luogo nel pomeriggio di oggi, alla presenza del sindaco Emanuele Pepa, del vicesindaco con delega ai Lavori pubblici Roberto Bartomeoli, dell’assessore ai quartieri Maurizio Paoletti. Presenti anche le Assessore al Bilancio Sabrina Bertini e alla Pubblica Istruzione Manuela Pergolesi e il consigliere comunale Enrico Gelosi Enrici. La cerimonia inaugurale ha visto anche la partecipazione del Consigliere Regionale Luca Marconi e del presidente della Fondazione IRCER Riccardo Ficara Pigini. Non sono mancati anche i rappresentanti del quartiere nelle persone del Presidente del Comitato Roberto Buldorini e di Silvia Polenta, segretaria dell’associazione ‘La fonte e il noce’. A benedire la nuova area verde è stato il viceparroco della Parrocchia Santa Maria della Pietà, padre Stefano Rossi, dopo un momento di raccoglimento in preghiera, mentre il tutto è stato allietato dal Concerto Musicale ‘Beniamino Gigli’ di Recanati. “Oggi inauguriamo insieme un luogo che non è soltanto un nuovo spazio pubblico, ma un segno concreto di attenzione verso una comunità che da tempo chiedeva cura, ascolto e opportunità di incontro – ha detto il sindaco Emanuele Pepa - Il nuovo parco di Fontenoce è la dimostrazione che quando un territorio viene messo al centro delle politiche amministrative, può tornare a vivere, a crescere, a generare relazioni. Dov’era un campo incolto, oggi restituiamo la vita della comunità”. Un risultato raggiunto grazie anche alla sinergia creata con i quartieri, attraverso il lavoro di ascolto e di relazione con i territori voluto fortemente dal sindaco con il conferimento della delega ai quartieri all’assessore Paoletti. “Come Amministrazione – ha sottolineato Roberto Bartomeoli – abbiamo messo a terra uno degli aspetti qualificanti del nostro programma: creare nuovi spazi di aggregazione. Siamo intervenuti in una frazione, quella di Fontenoce, dove un luogo come questo mancava, rivalutando con un grande investimento un’area verde a lungo trascurata”. Il parco nasce dalla riqualificazione di un terreno di duemila metri quadrati di proprietà di Fondazione IRCER, concesso al Comune di Recanati in comodato d’uso gratuito. Il nuovo parco pubblico potrà ora contare su giochi per bambini, panchine e cestini, una rinnovata illuminazione e la piantumazione di nuovi alberi, che renderanno questo spazio fruibile ai cittadini di tutte le età, dai giovani ai più anziani. Tra le nuove dotazioni del parco, è stato installato anche un piccolo chiosco in legno che servirà come base logistica per le attività ludico-ricreative che presto animeranno il parco. L’inaugurazione è stata accompagnata da eventi in grado di coinvolgere residenti e cittadini, rispettando lo spirito di un parco rivolto ai residenti di tutte le età: al momento istituzionale, cui è seguito il taglio del nastro, si è avvicendato un laboratorio di lettura ad alta voce pensato per i bambini a cura di Giaconi Editore. La serata si è conclusa in allegria con il concerto del gruppo musicale ‘I resilienti’.

Treia, inaugurato il nuovo manto del campo sportivo Leonardo Capponi

Treia, inaugurato il nuovo manto del campo sportivo Leonardo Capponi

26/09/2026 19:00

Un pomeriggio di festa per lo sport treiese e per l’impianto “Leonardo Capponi”, che ha ufficialmente il suo nuovo manto in erba sintetica. Il nuovo campo è stato inaugurato in un momento partecipato, alla presenza delle autorità civili, militari e religiose, dei rappresentanti provinciali e regionali di Lnd e Figc, della società Aurora Treia e di tanti appassionati. A dare il primo calcio al nuovo terreno di gioco sono stati due piccoli calciatori, scelti simbolicamente per aprire una nuova pagina dell’impianto sportivo treiese. Dopo due mesi di lavori della ditta 2P di Paoloni, iniziati lo scorso luglio, il nuovo sintetico è realtà grazie a un accordo tra pubblico e privato. L’Aurora Treia, con il sostegno della Lube, si è fatta carico dell’intervento di rifacimento del terreno di gioco, nell’ambito della convenzione che affida alla società la gestione dell’impianto per dodici anni. Il campo continuerà comunque a essere a disposizione delle altre società sportive autorizzate, delle attività scolastiche e delle iniziative promosse o patrocinate dal Comune. «Oggi consegniamo alla città un campo nuovo, ma soprattutto una struttura che torna pienamente a disposizione dello sport – commenta il sindaco Franco Capponi –. Questo risultato nasce dalla collaborazione tra amministrazione, Aurora Treia e Lube e dimostra che, quando pubblico e privato lavorano insieme con un obiettivo comune, si possono realizzare interventi importanti. Il Leonardo Capponi ha già avuto investimenti significativi negli ultimi anni e questo nuovo manto rappresenta un altro passo avanti». Soddisfatto anche il presidente dell’Aurora Treia Stefano Cegna: «Per noi è una giornata importante. Vedere il campo finito e poterlo utilizzare subito è una grande soddisfazione. Ringrazio il Comune per la collaborazione e la Lube per aver creduto in questo progetto e aver sostenuto un intervento importante per tutta la nostra attività. Ora possiamo guardare avanti con ancora più entusiasmo, a partire dalla partita di domani». Il nuovo manto in erba sintetica è stato inaugurato e, praticamente senza fermarsi, è già tornato a essere campo da gioco. Già nel pomeriggio, sul nuovo terreno sono scesi gli Allievi, mentre domani, domenica, sarà l’Aurora Treia a giocare la prima partita casalinga di Eccellenza nella sua nuova casa.

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