"Scalo a Doha, poi bloccati in aeroporto 24 ore. Sentiamo bombe sopra le nostre teste, vogliamo tornare a casa"
Doveva essere solo uno scalo prima del rientro in Italia. Si è trasformato in un'attesa carica di tensione, tra allarmi, esplosioni in lontananza e notti trascorse in un bunker. Alice Traini, giovane cantante originaria di Porto San Giorgio, è attualmente bloccata a Doha a causa dell’escalation militare che nelle ultime ore ha coinvolto l’area del Golfo Persico, con chiusura dello spazio aereo e sospensione dei voli in diversi Paesi della regione. "Il 28 febbraio eravamo di transito a Doha. Stavamo tornando con un volo da Singapore. Dovevamo fare solo uno scalo lungo di 10 ore a Doha e poi saremmo ripartiti la mattina alle 9:30 per tornare a Roma alle 13:30". Ma qualcosa cambia mentre l'aereo è quasi pronto a decollare. "Mentre eravamo in fase quasi di decollo, il comandante ci dice che dovevamo cambiare rotta quindi abbiamo atteso all’interno del volo e poi ci hanno comunicato che, a causa di quello che inizialmente non avevamo capito stesse succedendo, dovevamo aspettare ancora". Poi l'allerta improvvisa sui telefoni dei passeggeri: "Dopo un po' arriva un’allerta nazionale su tutti i telefoni dei passeggeri all’interno dell’aereo. Non capivamo, ma guardando il telefono abbiamo capito che c’erano degli scontri in corso sul Golfo Persico". L’evacuazione è immediata: "Ci hanno fatto evacuare l’aereo e siamo stati 24 ore all’aeroporto di Doha, attendendo aggiornamenti". Le ore trascorrono all’interno dell’Hamad International Airport mentre la situazione regionale si complica: chiusura immediata dello spazio aereo del Golfo Persico, compreso Qatar, Abu Dhabi e Dubai. La fase più difficile è quella psicologica: "Noi sentiamo bombe, missili, armi da fuoco sopra le nostre teste. Il primo giorno ci siamo rifugiati nel basement, nel bunker. È tosta: non siamo tranquilli". Nonostante la città non sia stata colpita direttamente, le intercettazioni della contraerea producono esplosioni fortissime: "Anche quando i missili vengono intercettati a 30 chilometri di distanza lo scoppio è fortissimo. Ieri alle 8:30 di mattina ce n’è stato uno davvero potente: hanno vibrato tutte le finestre dell’hotel". Alice ha scelto di non dormire in camera: "Dormo nel basement, in una sorta di camerata. L’hotel ci dà camere stupende, ma non mi sento tranquilla". Con lei ci sono molti ragazzi del Centro Italia, tra marchigiani, toscani e romani. "Abbiamo formato una bella comunità di italiani e ci supportiamo a vicenda, ma ogni tanto si crolla. Quando senti il rumore delle bombe è dura". Alcuni connazionali hanno tentato di rientrare via terra attraversando l’Arabia Saudita, ma la situazione regionale resta instabile e complessa dal punto di vista logistico e della sicurezza. Alice sottolinea il supporto ricevuto sul posto: "La Qatar Airways è stata fantastica: in meno di 24 ore ci ha sistemati in hotel stupendi. Il governo qatarino ci fornisce vitto e alloggio. Chi sta facendo qualcosa di concreto in questo momento è il Qatar, la Qatar Airways e il governo qatarino. Purtroppo l’Italia, seppur comprendo non sia semplice, non si sta muovendo molto. Siamo andati all’ambasciata italiana che si trova a 2 km dall’Hotel". I genitori, in Italia, seguono ogni aggiornamento: "I miei genitori sono molto preoccupati. Ci sentiamo ogni ora. Ieri c’è stato il coprifuoco in hotel e non potevamo uscire. Oggi siamo un po’ più tranquilli e siamo potuti uscire". Alice tiene però a sottolineare ancora una volta l’assistenza ricevuta sul posto: "Qui il personale è fantastico". Sul suo profilo Instagram Alice ha taggato il ministro degli Esteri Antonio Tajani lanciando un appello: "Fortunatamente stiamo bene. Lo Stato del Qatar ci sta dando assistenza e sostegno. Ma siamo molto stanchi: sentire bombe e missili sopra le nostre teste non ci dà tranquillità. Vogliliamo tornare a casa il prima possibile. Vi prego, aiutateci". Mentre la situazione nel Golfo resta fluida e lo spazio aereo continua a essere gestito con restrizioni e riaperture parziali, per Alice e gli altri italiani bloccati a Doha il tempo scorre tra aggiornamenti, telefonate a casa e notti difficili. L’assistenza garantita dalla Qatar Airways e dalle autorità locali ha permesso ai passeggeri di trovare sistemazione e sicurezza logistica, ma l’incertezza sul rientro resta il nodo principale. La Farnesina monitora l’evolversi del quadro regionale, mentre eventuali soluzioni alternative via terra appaiono complesse in un contesto geopolitico ancora instabile. Intanto, dalle Marche cresce l’apprensione di familiari e amici. E se i palchi internazionali sono il terreno naturale della giovane artista sangiorgese, questa volta la priorità è un’altra: un volo che possa riportarla a casa, al più presto, lontano dal rumore di un conflitto che, pur a distanza, si fa sentire fin dentro le stanze di un hotel.

cielo coperto (MC)
