Curiosità
Urbisaglia, aggiungi un posto a tavola: da "Ciochetta" la tradizionale colazione pasquale diventa rito
URBISAGLIA – C’è un profumo che sa di casa, di festa e di memoria. È quello che, la mattina di Pasqua, si è diffuso da “Ciocchetta”, dove Mirko Salvatori ha aperto le porte della sua tavola per una colazione che è molto più di un semplice pasto: è un racconto di famiglia. Un nome, quello dei Salvatori, che nel territorio non passa inosservato. Mirko è infatti figlio di Duilio Salvatori, storico chef locale e anima della Filarmonica, celebre per aver cucinato per ospiti illustri come Tognazzi, Maradona e Katia Ricciarelli. Un’eredità importante, che oggi rivive in una forma nuova ma profondamente radicata nella tradizione. "Abbiamo voluto seguire la tradizione, offrendo prodotti del territorio”, racconta Mirko, sintetizzando lo spirito dell’iniziativa. E così, fin dalle 9 del mattino, la tavola si è riempita dei sapori autentici della Pasqua marchigiana: torta di Pasqua al formaggio, coratella, ciauscolo, uova immancabili, frittata con mentuccia e lenticchie. Piatti semplici solo in apparenza, capaci invece di custodire storie, gesti e identità. Erano una ventina i commensali, ma il numero conta poco quando al centro c’è la convivialità. “La colazione è iniziata alle 9, ad oltranza”, sorride Mirko, lasciando intendere che il tempo, in certe occasioni, smette di essere una misura e diventa un’esperienza. E come ogni vera festa che si rispetti, anche chi passava per caso non è rimasto escluso. “A chi passava di lì lo abbiamo accolto con del vino”, aggiunge Mirko. Alla Ciocchetta, dunque, la Pasqua non è stata solo celebrata: è stata vissuta. Tra passato e presente, tra memoria e innovazione, la tradizione di famiglia continua a rinnovarsi, mantenendo intatto il suo sapore più autentico.
Amministrazione di sostegno: basta la tendenza a spendere oltre misura?
Torna, come ogni domenica, la rubrica curata dall’avv. Oberdan Pantana, “Chiedilo all'avvocato”. Questa settimana, le numerose mail arrivate hanno interessato principalmente la tematica relativa alla capacità di autodeterminazione delle persone e ai limiti dell’amministrazione di sostegno. Ecco la risposta dell’avv. Oberdan Pantana, alla domanda posta da una lettrice di Porto Sant’Elpidio che chiede: “È possibile essere sottoposti ad amministrazione di sostegno per una cattiva gestione del denaro?”. Il caso di specie ci porta ad affrontare una tematica familiare spesso molto delicata e dolorosa affrontata recentemente dalla Suprema Corte, riguardo ad un caso di una donna di 70 anni circa sottoposta alla misura di amministrazione di sostegno su iniziativa dei familiari per ragioni patrimoniali vista la buona pensione della madre nonostante che sul piano clinico venisse esclusa la presenza di patologie psichiatriche invalidanti pur ritenendo che la donna fosse incline a spese superflue e che, senza amministratore, il patrimonio si sarebbe ridotto. La Suprema Corte investita del caso, in primo luogo, ribadiva che l’amministrazione di sostegno richiedesse un accertamento concreto della condizione di vulnerabilità della persona, verifica questa specifica e basata su elementi reali, non potendo fondarsi solamente su mere valutazioni di opportunità economica; la misura, infatti, deve essere calibrata sulle effettive esigenze dell’interessato, limitandone il meno possibile l’autonomia (cfr. Cass. civ., n. 6553/2025). Particolarmente significativo, inoltre, è il passaggio sulla cosiddetta “prodigalità”; la Cassazione chiarisce che comportamenti di spesa eccessiva possono assumere rilievo solo se determinano un concreto rischio di indigenza (cfr. Cass. civ., n. 36176/2023); in assenza di tale rischio, la libertà di disporre del proprio patrimonio deve essere pienamente garantita. In questa prospettiva, la Corte richiama l’esigenza di evitare applicazioni distorte dell’istituto, che finirebbero per snaturarne la funzione originaria di tutela della persona, infatti, non ogni comportamento economicamente discutibile è indice di incapacità, né può giustificare automaticamente un intervento limitativo della capacità di agire; spetta quindi al giudice verificare con particolare attenzione che la misura risponda a un bisogno reale e attuale di protezione, e non a mere esigenze di controllo o gestione del patrimonio. Ne consegue che la misura si è tradotta in un indebito controllo delle scelte di vita. La Corte sottolinea quindi che l’amministrazione di sostegno non può essere utilizzata per condizionare o correggere le scelte personali di una persona capace, infatti, in assenza di una reale fragilità, un simile intervento finisce per comprimere ingiustificatamente la libertà individuale. In tale ottica, assume rilievo centrale il principio di proporzionalità, che impone di adottare la misura meno invasiva possibile e solo quando strettamente necessaria, evitando indebite compressioni della sfera personale e decisionale dell’individuo. La pronuncia si inserisce in un orientamento consolidato volto a preservare la natura dell’amministrazione di sostegno come strumento di tutela e non di controllo. Il principio è chiaro: la libertà di autodeterminazione, anche nelle scelte economiche, può essere limitata solo in presenza di una concreta e dimostrata condizione di vulnerabilità. Pertanto, in risposta alla nostra lettrice, si può affermare che, “L’amministrazione di sostegno non può essere disposta o mantenuta al solo fine di limitare la libertà di spesa di una persona capace; anche scelte economiche discutibili rientrano nella sfera di autodeterminazione individuale, salvo che comportino un reale rischio di indigenza” (Cass. Civ., Ord. del 13.03.2026, n. 5763). Rimango in attesa come sempre delle vostre richieste via mail, dandovi appuntamento alla prossima settimana.
Corridonia celebra i 100 anni di Anedelia Cardinali: consegnata targa speciale
La città di Corridonia celebra oggi un traguardo straordinario: la signora Anedelia Cardinali, nata e cresciuta in città, ha spento 100 candeline. Un secolo di vita contrassegnato da coraggio, dedizione e amore per la famiglia. Anedelia ha vissuto con forza le difficoltà della vita: rimasta vedova in giovane età, ha saputo dedicarsi con impegno al lavoro e alla cura dei suoi cari, supportata dalla mamma. Oggi, con mente lucida e grande simpatia, continua a recitare antiche preghiere e poesie, tramandando così un patrimonio prezioso della tradizione corridoniese. La signora Cardinali ha festeggiato insieme alla figlia Giuseppina, al genero Resio, alle nipoti Paola e Laila e alle pronipoti, circondata dall’affetto della sua famiglia e della comunità. «A nome dell’Amministrazione comunale e di tutta la città di Corridonia – commenta il sindaco Giuliana Giampaoli – rivolgo ad Anedelia i più sinceri auguri per questo importante traguardo, con l’auspicio che possa continuare a essere un esempio di saggezza e tenacia per tutti noi». Un compleanno che va oltre le cifre: 100 anni di vita, esperienza e memoria vivente, un esempio di resilienza e di amore familiare che illumina la comunità.
Ciambelle pasquali marchigiane: le “strozzose”, dolce antico della tradizione contadina
La Pasqua si avvicina e cosa c’è di meglio di un dolce made in Marche, capace di raccontare storia, tradizioni e profumi di una volta. Le ciambelle pasquali marchigiane, dette anche "strozzosse", rappresentano uno dei simboli più autentici della cultura gastronomica locale, un dolce semplice ma ricco di significato che ancora oggi resiste al tempo. Le loro origini affondano in un passato contadino, quando a prepararle erano le “Vergare”, le donne delle famiglie rurali custodi dei saperi domestici. Si tratta di una ricetta antica e povera, realizzata con pochi ingredienti facilmente reperibili, ma proprio per questo capace di racchiudere un forte valore simbolico legato alla condivisione e alla festa. Tradizione vuole che queste ciambelle venissero preparate nella notte del Venerdì Santo, per poi essere cotte la domenica di Pasqua. Un gesto che segnava la fine della Quaresima e l’inizio della celebrazione, con un dolce che riuniva la famiglia attorno alla tavola. Gli ingredienti sono semplici: uova, zucchero, olio, farina e mistrà o liquore all’anice, che dona al dolce il suo aroma caratteristico. Nel fermano sono conosciute come “strozzosse”, un nome curioso che secondo la tradizione popolare potrebbe derivare dalla loro consistenza compatta. Il procedimento è essenziale ma presenta una particolarità che rende questo dolce unico. Si inizia montando uova e zucchero, poi si aggiungono olio e farina, seguiti dal mistrà. Una volta ottenuto l’impasto, si formano le ciambelle che vengono prima lessate per circa quindici minuti. vengono poi fatte riposare e spaccate ai lati per poi venir cotte in forno per un'altra mezzora circa. La doppia cottura è l’elemento distintivo che conferisce una consistenza a metà tra biscotto e pane dolce. Qualcuno poi, più goloso, aggiunge una glassa sopra dopo cottura. Proprio questa lavorazione rappresenta una delle curiosità più interessanti della ricetta, piuttosto rara nella tradizione dolciaria italiana. Anche la forma è particolare, un cerchio che si spacca sui lati. Oggi le "strozzosse" continuano a essere protagoniste delle tavole marchigiane, spesso gustate a colazione o accompagnate da un bicchiere di vino dolce nei giorni di festa. C'è anche chi le mangia con il salato per un antipasto diverso. Un dolce che è molto più di una ricetta, ma una vera e propria testimonianza di identità, memoria e tradizione che continua a vivere nel presente.
Un whisky scozzese dal cuore marchigiano: nasce "Ratalanga", il distillato della Taverna dell'Artista
Dalle nebbiose Highlands della Scozia al cuore medievale di Montelupone. Nasce Ratalanga, uno Scotch Whisky unico nel suo genere, frutto del sogno di Leonardo Bedini, gestore della Taverna dell'Artista, locale storico del borgo e punto di riferimento per l'enogastronomia del territorio. Il nome è un omaggio colto e identitario: Ratalanga è l’anagramma di Gabriele Galantara, l'illustre artista satirico di Montelupone a cui la Taverna deve il suo nome. L’etichetta, gialla con scritte nere, riporta la silhouette di un uomo che cammina, tratta da un'autocaricatura originale dell'artista, suggellando un legame indissolubile tra il distillato e le sue radici marchigiane. Nonostante l'anima sia di Montelupone, il "corpo" è rigorosamente scozzese. Si tratta di un Single Cask proveniente dalla storica distilleria Inchgower, nella regione dello Speyside. Maturato per quasi 10 anni in un’unica botte che in precedenza ospitava sherry oloroso, il whisky vanta una gradazione del 54,2%. La scelta del "first fill" (primo riempimento) conferisce al distillato un'impronta decisa ma accessibile: a differenza dei classici whisky torbati, il Ratalanga si presenta delicato e "beverino", ideale anche per chi si avvicina per la prima volta a questo mondo. "A volte penso che si debba essere matti per fare una cosa del genere", racconta Leonardo Bedini. "È un passo enorme per un piccolo ristorante a conduzione familiare; credo che la Taverna dell'Artista sia una delle prime realtà italiane di queste dimensioni ad aver imbottigliato il proprio whisky". Il progetto è stato realizzato in collaborazione con un altro esperto del territorio, Andrea Morisco di Morisco Spirits, imbottigliatore indipendente marchigiano. Per Morisco si tratta del 25esimo prodotto, ma il primo con un legame così stretto con una realtà locale: "Poter collaborare con una realtà territoriale è per me motivo di grande orgoglio". L'obiettivo per il futuro è ora quello di creare un ponte gastronomico, proponendo il Ratalanga in abbinamento alle eccellenze locali, dalle carni ai dolci marchigiani. Il whisky è disponibile da lunedì 30 marzo fisicamente presso la Taverna dell'Artista a Montelupone e online sui canali ufficiali della Taverna e di Morisco Spirits.
C’è una giovane ingegnere dietro l’Anello della Val di Fiastra: il progetto di Lucia Barchetta per rigenerare i borghi
C’è un filo invisibile che unisce i borghi della Val di Fiastra, un tracciato che non è solo una linea su una mappa, ma il risultato di un’esperienza collettiva nata "dal basso". A raccontare la genesi e l’anima dell’Anello della Val di Fiastra è Lucia Barchetta, ingegnere edile e coordinatrice della progettazione, figura che incarna perfettamente l'unione tra rigore tecnico e passione per il territorio. Il legame di Lucia Barchetta con queste terre nasce nel cratere sismico. "Sono arrivata nella valle dopo anni di lavoro sulla ricostruzione e ricerca dedicata alla resilienza dei centri storici", spiega l'ingegnere. Una formazione tecnica che si è intrecciata con la sua esperienza nel CAI di Fermo: "L’Anello è stata l'occasione per unire la dimensione personale del cammino a un lavoro di progettazione territoriale. Questo progetto ha rafforzato la mia decisione di restare e contribuire allo sviluppo della valle". L'idea dell'Anello affonda le radici nell'estate del 2020, in piena epoca post-lockdown, grazie a un'intuizione del festival Borgofuturo. In quell'occasione nacque il cosiddetto "buon contagio": eventi diffusi nei paesi della valle da raggiungere rigorosamente a piedi. Sotto la guida dei Comuni di Ripe San Ginesio, Colmurano e Loro Piceno, il progetto si è trasformato in un processo di partecipazione diffusa. "Abbiamo avviato un lavoro complesso di mappatura e revisione dei tracciati - racconta Barchetta - cercando percorsi che fossero accessibili ma anche significativi dal punto di vista paesaggistico. Camminando si vedono cose che in macchina sfuggono completamente". L'Anello si sviluppa in sette tappe, una per ogni comune della valle. Non si tratta solo di una destinazione turistica, ma di uno spazio di cura condiviso da amministrazioni, abitanti e associazioni. Il lavoro di comunicazione dell'agenzia Tonidigrigio ha poi contribuito a rendere visibile questa natura plurale e partecipata. Per Lucia Barchetta, l’Anello è "un’infrastruttura leggera che mette in relazione paesaggio, borghi e persone", trasformando il semplice atto di camminare in una pratica concreta di presidio e valorizzazione del patrimonio marchigiano.
I Beatles parlano (anche) maceratese: i Ladders conquistano la Francia con "Hey Jude"
Le note dei Fab Four risuonano con accento marchigiano nel nord della Francia. Si è conclusa con un autentico trionfo la partecipazione dei The Ladders alla "Beatles Night 2026" di Wasquehal, vicino a Lille. La band, colonna portante del tributo beatlesiano in Italia, è stata tra i grandi protagonisti della 21ª edizione di uno degli eventi europei più prestigiosi dedicati alla band di Liverpool. Il successo in terra francese porta la firma di un quintetto che unisce diverse anime della nostra regione. Sul palco dell’Espace Gérard Philipe, davanti a un teatro sold out, hanno brillato il maceratese Riccardo Scarponi e Mauro Cimarra di Jesi. A completare l'ossatura della band, portando alta la bandiera di Camerino, sono stati i due storici musicisti camerti Massimo Gerini e Brizio Romagnoli. Insieme a loro, a chiudere il cerchio di questa eccellenza regionale, anche Gabriele Chiappa di Fabriano. I Ladders hanno infiammato il pubblico francese con un set dedicato ai brani più rock’n’roll dei Beatles, culminato in un momento di rara intensità emotiva. Per il gran finale, la band marchigiana ha chiamato sul palco le altre formazioni della serata – i francesi The Eggmen e i belgi The Beatlephonics – per un'esecuzione corale di "Hey Jude" che ha fatto scattare la standing ovation dell'intero palazzetto. "È stata una serata fantastica - hanno commentato i membri della band al rientro - ma il merito va ai Beatles e alla splendida organizzazione di Pierre e di tutto lo staff francese che ci ha accolto come amici di vecchia data". Attivi da ormai 15 anni, i Ladders si confermano una realtà internazionale capace di esportare il talento marchigiano oltre confine. Dopo il successo d'oltralpe, il tour tributo ai Fab Four non si ferma: il prossimo appuntamento è fissato per il 4 aprile allo Skylight Club di Foligno, per poi proseguire con le date estive in tutta la penisola.
Alberto Angela accende i riflettori sullo Sferisterio: Ulisse dedica una puntata speciale a Giacomo Leopardi
MACERATA – Le telecamere della Rai accendono i riflettori sullo Sferisterio. Nella giornata di oggi (lunedì), una troupe ha effettuato alcune riprese all’interno dell’arena maceratese che saranno inserite in una prossima puntata di Ulisse, il piacere della scoperta, il celebre programma di divulgazione condotto da Alberto Angela. Secondo quanto trapela, il servizio sarà parte di una puntata speciale dedicata a Giacomo Leopardi, tra le figure più alte della letteratura italiana e simbolo indiscusso delle Marche. Un racconto che, inevitabilmente, coinvolgerà anche il territorio e i suoi luoghi più rappresentativi. Oltre a Macerata, infatti, è facile immaginare che ampio spazio sarà riservato a Recanati, città natale del poeta, con i suoi luoghi simbolo come il Colle dell’Infinito e Palazzo Leopardi, da sempre tappe imprescindibili per raccontarne la vita e l’operAlberto Angela accende i riflettori sullo Sferisterio: Ulisse dedica una puntata speciale a Giacomo Leopardia. Un legame, quello tra Leopardi e il territorio, che rappresenta il cuore stesso della narrazione. Non solo riprese: la presenza in città ha avuto anche un momento più informale. Lo stesso Alberto Angela si è infatti concesso un pranzo da Osteria Agnese, che ha condiviso sui propri canali social una foto dell’incontro accompagnata da un messaggio ironico: “Allerta spoiler: dopo ‘Il Piacere della Scoperta’, non poteva mancare ‘Il Piacere della Scarpetta’. Grazie ad Alberto Angela per averci scelto in questo passaggio a Macerata. Per noi è stato una grande piacere ed un onore!”. La sera, invece, il conduttore si è spostato proprio a Recanati, scegliendo per la cena il ristorante Il Borgo Antico, dove non è mancato un momento ricordo: un selfie insieme alle titolari del locale, condiviso con entusiasmo. Al momento non è stata ancora comunicata la data di messa in onda della puntata, ma cresce già l’attesa per vedere lo Sferisterio protagonista in prima serata su Rai 1, all’interno di un format che negli anni ha saputo coniugare rigore scientifico, racconto e spettacolo. La nuova stagione di Ulisse ha preso il via lo scorso 2 marzo con una puntata dedicata alla Reggia di Versailles, confermando ancora una volta la vocazione internazionale del programma. Ora, però, l’attenzione si sposta sulle Marche, con un focus che promette di valorizzare non solo la figura di Leopardi, ma anche il patrimonio culturale e paesaggistico della provincia di Macerata. Per il territorio si tratta di una vetrina importante a livello nazionale: la presenza delle telecamere Rai rappresenta infatti un’occasione preziosa per raccontare storia, identità e bellezza a milioni di telespettatori.
Arte e tradizione: Samuel Art regala una sedia artistica a Civitanova Alta
Un gesto carico di significato unisce idealmente Abruzzo e Marche: l’artista abruzzese Samuel Art, insieme al socio Albeat, ha donato una sedia artistica a via dei Sediari, cuore storico della città marchigiana. La via, un tempo animata dagli artigiani che impagliavano a mano le sedie in legno, è oggi uno dei luoghi più suggestivi e visitati di Civitanova Alta. L’opera rappresenta un omaggio alla tradizione e alla memoria del territorio. “Ho conosciuto questa via lo scorso febbraio, durante l’evento Seminiamo Arte per i luoghi di interesse o caratteristici di un paese – spiega l’artista – un progetto che consiste nel collocare dipinti raffiguranti scorci storici o luoghi caratteristici direttamente negli spazi rappresentati, per poi donarli al primo passante o turista che li scopre. Questa via mi ha colpito subito e per questo ho voluto donare una mia opera, che per me ha un significato importante: un ‘pezzo’ d’Abruzzo oggi ha trovato casa in una delle parti più belle della città marchigiana”. Ad accogliere Samuel Art, sabato mattina, erano presenti il sindaco di Civitanova Marche Fabrizio Ciarapica, l’assessore al Turismo Mara Orazi e i consiglieri comunali Paola Campitelli e Gianluca Crocetti. Il Sindaco ha espresso grande apprezzamento per l’iniziativa: “Accogliamo con entusiasmo questo dono, che arricchisce ulteriormente via dei Sediari, simbolo della nostra tradizione artigiana”. L’assessore al Turismo ha aggiunto: “L’arte, quando dialoga con i luoghi e la loro storia, diventa uno straordinario strumento di valorizzazione culturale e turistica”. Con questa donazione, via dei Sediari si arricchisce di un’opera che racconta passato e presente, rafforzando il legame tra arte, tradizione e comunità.
Pollenza, i bambini diventano "Guardiani dell’Acqua": scienza e creatività per la Giornata Mondiale
In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, il comune di Pollenza ha lanciato un’importante iniziativa di sensibilizzazione che ha trasformato gli alunni dell’Istituto Comprensivo "Vincenzo Monti" in piccoli custodi della risorsa idrica. Il progetto, promosso dall’amministrazione Romoli, ha coinvolto le classi terze e quarte della primaria "Anna Frank" di Pollenza e tutti i bambini della "Carlo Urbani" di Casette Verdini. Il percorso didattico è iniziato con una lezione interattiva tenuta dal consigliere con delega all’Ambiente, Cristian Paparoni. Attraverso un vero e proprio esperimento chimico, gli studenti hanno potuto osservare da vicino gli effetti dell’inquinamento e comprendere l'importanza vitale della purezza dell’acqua. L’incontro ha toccato temi di stretta attualità, ricordando le recenti crisi idriche che hanno colpito i comuni limitrofi come Urbisaglia, Mogliano e Petriolo, sottolineando la necessità di ridurre gli sprechi quotidiani specialmente nei periodi di siccità. Oltre alla teoria, i bambini si sono messi alla prova con laboratori creativi, realizzando bandierine, slogan e i caratteristici "medaglioni dei guardiani dell’acqua". Questi lavori, carichi di messaggi di speranza e buoni propositi, sono ora esposti alla cittadinanza all'interno del Palazzo Comunale e negli spazi esterni della scuola di Casette Verdini. Dall'amministrazione comunale trapela grande soddisfazione per la riuscita dell'evento. "Sensibilizzare i più piccoli sui temi ambientali è un investimento fondamentale per il futuro della nostra comunità", spiega il sindaco Mauro Romoli, nel ringraziare la dirigente scolastica e gli insegnanti per la collaborazione. L'obiettivo è chiaro: formare oggi cittadini consapevoli che domani saranno chiamati a governare e proteggere il territorio.
San Severino sbarca in tv: le bellezze del borgo protagoniste su BomChannel
Il fascino di San Severino Marche si prepara a conquistare il piccolo schermo. Il borgo settempedano sarà infatti il cuore pulsante della prossima puntata di "Paesi d’Italia", il format televisivo dedicato alla scoperta delle eccellenze culturali, paesaggistiche ed enogastronomiche dei centri più autentici della penisola. Le riprese, ultimate nei giorni scorsi tra gli scorci più suggestivi del territorio, hanno l'obiettivo di raccontare l'anima profonda di una comunità ricca di storia e tradizioni. L’appuntamento televisivo è fissato per domenica 26 aprile, dalle ore 12:30 alle 13:00, su BomChannel (canale 68 del digitale terrestre). A guidare i telespettatori in questo viaggio emozionale sarà Antonio Di Luca, regista e conduttore noto per la sua capacità di valorizzare le storie umane e i dettagli architettonici dei borghi italiani. Il racconto per immagini, curato dai videomaker Umberto D’Ambrosio e Francesco Pompilio, promette di restituire un ritratto vivido e coinvolgente delle atmosfere settempedane. Ampio spazio all'interno della puntata è stato riservato alle voci delle istituzioni locali. Attraverso le interviste al sindaco e al presidente della Pro Loco, verranno illustrati i progetti di valorizzazione turistica e le peculiarità storiche che rendono unica San Severino Marche. Un momento centrale sarà dedicato alla tavola: lo chef Paolo Severini, del ristorante "Due Torri", mostrerà davanti alle telecamere la preparazione di un piatto tipico locale, svelando i segreti di una tradizione culinaria che affonda le radici nella biodiversità del territorio maceratese. Ad arricchire ulteriormente la narrazione sarà la partecipazione del Corpo Filarmonico "F. Adriani", le cui note faranno da colonna sonora al racconto, sottolineando il legame indissolubile tra il borgo e le sue radici culturali.
Camerino alla ribalta nazionale: il Centro Stric protagonista su Rai 3 a "Il posto giusto"
Il futuro della ricostruzione e dell'innovazione tecnologica dell'Appennino centrale approda sul piccolo schermo. Domenica 22 marzo, alle ore 13:00, il programma di Rai 3 "Il posto giusto" dedicherà un ampio servizio al progetto Stric (Centro Internazionale per la Ricerca sulle Scienze e Tecniche della Ricostruzione Fisica, Economica e Sociale), l'ambiziosa infrastruttura che sorgerà a Camerino, in località Torre del Parco. Si tratta di un'occasione di visibilità nazionale per una delle esperienze più avanzate nate nel cratere del sisma 2016, simbolo di una rinascita che non si limita alle mura, ma punta sulla scienza e sullo sviluppo sociale. Il Centro STRIC, che vede l'Università di Camerino nel ruolo di soggetto capofila, nasce per offrire una risposta multidisciplinare alle crisi sismiche. L'obiettivo è creare un modello integrato che connetta la sicurezza degli edifici al rilancio economico e alla tenuta delle comunità montane. Tra le dotazioni tecnologiche più attese spicca un simulatore sismico basato su tavole vibranti con una configurazione unica in Europa, destinato a trasformare Camerino in un punto di riferimento internazionale per la ricerca sulla sicurezza strutturale. Il progetto, sostenuto dai finanziamenti della Struttura commissariale e dal programma NextAppennino, coinvolge un partenariato scientifico d'élite che include enti come l'INGV, il CNR, l'ENEA, l'INFN e il Gran Sasso Science Institute. Soddisfazione è stata espressa dal Commissario Straordinario Guido Castelli, che ha definito lo STRIC un modello di eccellenza per il futuro del territorio. Secondo Castelli, il progetto incarna un'idea moderna di ricostruzione che va oltre la semplice riparazione, puntando a creare condizioni di sviluppo duraturo attraverso l'innovazione e la coesione sociale. Il Commissario ha inoltre sottolineato il legame simbiotico tra la città e il suo Ateneo, guidato dal Rettore Graziano Leoni - che proprio in questi giorni ha inaugurato il suo 690° anno accademico - ribadendo come queste risorse siano la dimostrazione concreta di come la ricostruzione possa trasformarsi in una vera leva di crescita per l'intero Appennino.
Villa Potenza baciata dalla fortuna: vinti 500mila euro con un "Gratta e Vinci" da 5 euro
La dea bendata ha fatto tappa a Villa Potenza, portando con sé un regalo da mezzo milione di euro. La notizia, che sta già facendo il giro della frazione, riguarda una vincita straordinaria realizzata presso la Tabaccheria di Monica Principi. Con un biglietto della serie "Il Miliardario", dal costo di soli 5 euro, un fortunato giocatore è riuscito a centrare il premio massimo, portandosi a casa la bellezza di 500.000 euro. La vincita risale allo scorso 11 marzo, ma i titolari della ricevitoria ne sono venuti a conoscenza soltanto in queste ore, a seguito della comunicazione ufficiale da parte di Brightstar, la società che gestisce i giochi. Un ritardo che non ha smorzato l'entusiasmo della tabaccheria, dove ora è caccia al vincitore o alla vincitrice. "Siamo felicissimi che una vincita così grande sia passata tra le nostre mani - spiegano dalla Tabaccheria Principi -. Non avevamo mai registrato un premio di questa portata prima d'ora e siamo entusiasti all'idea di aver contribuito a cambiare in meglio la vita di qualcuno". Identificare il neo-miliardario, tuttavia, non sarà un'impresa facile. L'attività si trova infatti in una posizione di forte passaggio, servendo quotidianamente sia i residenti della zona sia i molti clienti occasionali che transitano lungo la direttrice che collega Macerata alle località limitrofe. "Non abbiamo idea di chi possa essere il vincitore - aggiungono dalla tabaccheria - proprio perché il nostro locale è frequentato da una clientela molto variegata". Mentre nel quartiere è scattato l'immancabile "totovincitore", resta la certezza di un evento record per la ricevitoria di via Borgo Peranzoni.
Sulle vette dei Sibillini tornano a contarsi le aquile: concluso il censimento dei record
Lo scorso sabato, le vette del Parco Nazionale dei Monti Sibillini sono state teatro del censimento annuale dell'aquila reale. Per la prima volta, l’operazione ha varcato i confini dell’area protetta coinvolgendo l’intero Appennino umbro-marchigiano. L’attività, coordinata da Jacopo Angelini dell’associazione A.L.T.U.R.A., ha visto la partecipazione corale di ornitologi volontari e del personale dei Carabinieri Forestali. I dati storici raccontano una crescita straordinaria per il rapace più maestoso del Parco. Nel 1993, anno di istituzione dell'area protetta, le coppie nidificanti accertate erano appena due; nel 2025 il numero è salito a otto coppie, segnando una delle densità più alte di tutto l’Appennino. Il mese di marzo è stato scelto strategicamente per il monitoraggio: è questo, infatti, il periodo in cui le aquile iniziano i rituali di accoppiamento e la preparazione dei nidi sulle pareti rocciose, rendendosi più visibili agli esperti. Il successo della specie è attribuibile a diversi fattori: una maggiore sensibilità verso la biodiversità, il controllo serrato del territorio e, non ultimo, l’aumento delle prede disponibili come volpi, lepri e piccoli di ungulati, tra cui il camoscio appenninico. Nonostante il trend positivo, l’aquila reale deve ancora fare i conti con gravi pericoli. Se all’interno del Parco molti elettrodotti sono stati interrati o messi in sicurezza, le linee elettriche più vecchie situate all'esterno dei confini rimangono letali. Un tragico promemoria è arrivato lo scorso 18 febbraio, con il ritrovamento di un'aquila morta per elettrocuzione nelle campagne di Gualdo. A questo si aggiunge la piaga mai del tutto debellata del bracconaggio. Al censimento ha preso parte attivamente anche il Commissario Straordinario del Parco, l'ingegnere Corrado Perugini, che ha sottolineato il valore anche turistico della specie: "La presenza di questo rapace è indice di buona salute dell’ambiente, ma rappresenta anche uno straordinario elemento di valorizzazione del territorio. Osservare il suo volo tra le vette è un'emozione unica e un motivo in più per visitare il Parco". I risultati ufficiali del monitoraggio, che dovrebbero confermare la stabilità delle otto coppie nidificanti, saranno resi noti nei prossimi giorni.
Sorpresa a "Orchestra Parallela": Sergio Reggioli dei Nomadi e il Banco Marchigiano in visita ai ragazzi
Una mattinata fuori dall’ordinario ha rotto la routine delle prove settimanali per i ragazzi del progetto "Orchestra Parallela". Nei locali di via Guerrazzi, il gruppo guidato da Renzo Morreale ha ricevuto una doppia visita a sorpresa: quella di Massimo Tombolini, direttore fenerale del Banco Marchigiano, e di Sergio Reggioli, storico violinista dei Nomadi. L'incontro ha rappresentato un momento di forte impatto emotivo sia per i giovani artisti sia per gli ospiti. In particolare, il dg Tombolini ha potuto vedere da vicino l'evoluzione di un progetto che l'istituto di credito sostiene da tempo, credendo fermamente nelle sue finalità inclusive. La realtà de "Orchestra Parallela" nasce anni fa da un’intuizione di Renzo Morreale, ex calciatore della Civitanovese, capace di trasferire i valori della squadra e dello sport nel mondo della disabilità. Quello che era nato come un progetto pomeridiano di musica e teatro è oggi un punto di riferimento per l'integrazione a Civitanova Marche. Proprio la sinergia con il partner strategico ha permesso al progetto di compiere un salto di qualità. Come spiegato da Morreale, l'apice di questo percorso è la nascita dell'Orchestra Parallela. Grazie al supporto del Banco Marchigiano e alla visione dell'autore Mattia Toccaceli, il collettivo è approdato recentemente a Sanremo durante la settimana del Festival, trasformando un’iniziativa locale in un modello di integrazione nazionale. "Un progetto che offre uno spazio di espressione oltre le barriere della disabilità", ha commentato Morreale, rivolgendo un ringraziamento speciale ai musicisti professionisti che accompagnano i ragazzi con umiltà: Massimo Saccutelli, Luigi Gnocchini, Andrea Zaccari, Renzo Gnocchini, Bip Gismondi e la voce di Gloria Foresi. Fondamentale anche il supporto degli allievi, dei volontari e dei musicoterapeuti in formazione Shanti Starnoni e Giona Pasquali, che insieme rendono "Orchestra Parallela" una vera orchestra senza confini.

cielo coperto (MC)



