Curiosità
Dallo scoop su Re Baldovino agli eroi maceratesi a Kindu: Verdenelli e Censi presentano il nuovo libro a Macerata
Non solo Baldovino e Fabiola, la coppia reale del secolo, ma c'è tanta Macerata e tanta Italia nel libro "Loreto, all'alba il Gran Re bussò alla porta della Santa Casa" (Ilari editore). Al di là della storia che rivelò quell'alba straordinaria del 30 gennaio 1990, allorché il re del Belgio varcò con la sua sposa il portone del santuario lauretano per pregare nella Santa Casa dopo il passo segreto e temporaneo di abdicare per non firmare la legge sull'aborto (la coppia non aveva avuto eredi), c'è nella pubblicazione la terra marchigiana "degli eroi". Quella di tanto tempo fa. L'appuntamento per scoprire i dettagli di questo volume è alla Bottega del Libro a Macerata, venerdì alle ore 18:30. Ma cosa c'entra Macerata con il Re del Belgio? C'entra se si pensa al Congo Belga subito dopo l'indipendenza, alla strage di Kindu del novembre del 1961 - tutte vittime italiane: 13 caschi blu partiti da Pisa - e dunque all'inviato dell'Onu, il maceratese Giorgio Pagnanelli, che assumendosi rischi mortali portò a termine la sua missione di Pace. E il pensiero non può non correre pure al maceratese Tullio Moneta, comandante del 5° Battaglione della Legione Straniera che contribuì grandemente a portare l'ordine nella Kindu insanguinata. Il ricordo di "zio Giorgio" (il capitolo nel libro è a firma del funzionario internazionale Onu, Andrea Angeli) sarà tracciato dalla nipote, la professoressa Annarita Liverani. Altri interventi previsti durante la presentazione sono di Donatella Medei, figlia di Luciano, treiese, dipendente della sede diplomatica romana del Belgio; dei curatori Gabriele Censi e Maurizio Verdenelli, e di Giovanni Santachiara. Quest'ultimo fu il tramite ideale tra il giornalista che firmò lo scoop dell'epoca (Verdenelli) e lo zio frà Stanislao Santachiara, nato a Santa Fè ma settempedano da parte dei genitori, per lunghi anni rettore illustre della Santa Casa. Fu proprio lui, in quel ruolo, ad accogliere nell'inverno del '90 i reali del Belgio. Frà Stanislao è uno degli autori del libro, tra le cui pagine fa capolino persino Renato Zero, notoriamente devoto alla Madonna di Loreto. Con lui (parente, fra l'altro, del famoso cantante di origini marchigiane) figurano anche Alberto Meriggi, presidente del Centro studi maceratesi (che scrive sulla celebre beffa di Chiesanuova di Treia), Fulvio Fulvi (firma di "Avvenire") e la giornalista Anna Maria Cecchini, autrice di un suggestivo cameo sulle "nozze del secolo" tra Baldovino e Fabiola. La prefazione dell'opera è firmata da Luigi Accattoli, già celebre vaticanista del Corriere della Sera e di Repubblica, mentre la postfazione è a cura di Matteo Bonvecchi. Il libro reca inoltre una dedica principale e sentita: quella a don Giuseppe Branchesi, indimenticato parroco di Santa Maria in Selva (Treia) e primo religioso del territorio caduto sulla 'trincea' del Covid.
Canili sovraffollati e abbandoni, nasce "Uniti per chi non ha voce": sei associazioni maceratesi in prima linea
Superare l'isolamento operativo che per anni ha frenato le battaglie animaliste e unire le forze per fare pressione sulle istituzioni. Con questo obiettivo ambizioso nasce ufficialmente "Uniti per chi non ha voce", la prima grande rete regionale delle associazioni animaliste delle Marche. Il coordinamento, costituito per far fronte in modo strutturato alle criticità legate alla tutela e al benessere degli animali, vede la provincia di Macerata come assoluta protagonista del progetto, potendo contare su ben sei associazioni del territorio maceratese sulle tredici complessive che hanno siglato l'accordo a livello regionale. Nello specifico, la colonna portante della provincia di Macerata è rappresentata da: Dolci Musetti (Tolentino), Lndc sezione Camerino e Matelica (Camerino), Associazione di volontariato Argo (Macerata), U.N.A. Potenza Picena Macerata (Morrovalle), Animals Mago Ranch (Cingoli) e Una cuccia per tutti (Mogliano). Insieme a loro, nel sodalizio figurano altre importanti realtà marchigiane tra le province di Ancona, Fermo e Ascoli Piceno (Amici di Gioia e Romeo, Amici Animali, Noi Animali, Amici di Fido, A-Mici a 4 zampe, A Zampe Scalze e Cani Liberi). La prima e più urgente questione sul tavolo del neonato coordinamento riguarda la gestione dei cosiddetti cani da lavoro, una problematica che minaccia di trasformarsi in una vera emergenza. “Uniti per chi non ha voce” ha annunciato l’avvio di uno studio a livello regionale sulle cause del sovraffollamento dei canili e dei rifugi nelle Marche. Secondo i dati raccolti dalle associazioni, la saturazione delle strutture è dovuta in gran parte alla massiccia presenza di cani da guardiania e da caccia non più utili o non adatti al lavoro (come Pastori Maremmani, Abruzzesi e relativi incroci adibiti al controllo delle greggi), che vengono sistematicamente abbandonati sul territorio. La rete punta il dito contro una serie di criticità strutturali ben note ma non ancora affrontate con soluzioni tangibili: l'assenza di microchip e la mancata registrazione all'Anagrafe, che impediscono di risalire ai proprietari degli animali vaganti; le cure veterinarie scarse con il conseguente rischio di malattie infettive; le cucciolate incontrollate dovute alle mancate sterilizzazioni. Tutto questo si traduce in cuccioli abbandonati in zone impervie, avvelenamenti e in un aumento insostenibile dei conferimenti nei canili, con un pesante impatto finanziario per i Comuni, sui quali gravano per legge le spese di mantenimento di ogni cane accalappiato nel proprio territorio. «Non è più il tempo delle risposte parziali. È il momento di affrontare il problema alla radice, esaminando una strategia condivisa con le Istituzioni, fatta di rispetto delle leggi in vigore, controlli frequenti e prevenzione», spiegano i promotori, richiamando anche la memoria dei tragici eventi di Scossicci (leggi qui) che hanno profondamente scosso l'opinione pubblica nazionale. Per queste ragioni, il coordinamento ritiene non più rinviabile un confronto urgente e strutturato con la Regione Marche e con le amministrazioni locali. Per incidere con maggior forza sulle decisioni pubbliche, la rete ha lanciato un appello a tutte le altre realtà animaliste marchigiane affinché si uniscano alla causa: l’adesione è libera, volontaria, non comporta costi e ogni associazione manterrà la propria autonomia. Anche i singoli cittadini possono fare la loro parte iscrivendosi e sostenendo il gruppo tramite la pagina Facebook ufficiale "Uniti per chi non ha voce", per dare finalmente forza a chi non può difendersi da solo.
Una ex fabbrica diventa la casa dei giovani: a Monte San Martino nasce "Martinelli 603"
È stata inaugurata ieri pomeriggio a Monte San Martino la nuova sede dell’associazione giovanile "Martinelli 603", un progetto nato dal desiderio semplice e potente di ritrovarsi, stare insieme e immaginare il futuro del paese. La nuova casa dei giovani è stata realizzata nei locali di una ex fabbrica, una maglieria nata più di cinquant’anni fa per dare lavoro a tante ragazze del paese. Oggi quello stesso spazio torna a vivere con una nuova vocazione: come luogo di relazioni, idee, incontri, feste, iniziative e partecipazione. Un passaggio di testimone ideale tra generazioni, dentro mura che hanno già custodito lavoro, sogni e pezzi importanti di vita comunitaria. Il nome scelto racconta bene lo spirito dell’associazione. "Martinelli" è infatti il soprannome con cui vengono chiamati i ragazzi di Monte San Martino, mentre "603" richiama i metri di altitudine del paese sul livello del mare. Un nome identitario, affettuoso, profondamente legato alla terra da cui nasce. "L’idea è nata quasi per caso, durante una cena della Pro Loco - racconta il presidente Daniele Ercoli - ma in realtà rispondeva a un bisogno che sentivamo tutti. Negli ultimi anni diversi esercizi pubblici del paese hanno chiuso e i luoghi di ritrovo sono diventati sempre meno. Noi giovani volevamo creare uno spazio nostro, ma aperto a tutti, un’occasione per uscire di casa, incontrarsi, organizzare qualcosa, sentirsi parte attiva della comunità". La risposta è stata immediata. Ancora prima dell’inaugurazione, “Martinelli 603” aveva già superato i sessanta iscritti tra i giovani del paese, a cui si aggiungono amici dei Comuni vicini legati in vario modo a Monte San Martino, che si propone quindi come polo di attrazione sociale per i giovani. La sede resterà aperta soprattutto durante l’inverno, quando le occasioni di aggregazione sono più rare, mentre in estate l’associazione affiancherà e completerà le attività del chiosco ai giardini pubblici, con l’obiettivo di animare le serate e creare nuovi momenti di incontro. "La sede è a disposizione della comunità e delle altre associazioni del paese – prosegue Ercoli –. Già da subito ospiterà iniziative e momenti conviviali, a partire dalla festa scudetto dell’Inter organizzata dal gruppo Monte San Martino Nerazzurra. Vogliamo che questo diventi un luogo vivo, attraversato da tante persone e da tante energie diverse". Un risultato reso possibile grazie a un grande lavoro collettivo. I locali sono stati concessi gratuitamente dai proprietari e tanti ragazzi, insieme a tecnici e volontari, hanno contribuito alla sistemazione degli spazi senza chiedere compensi. "Senza l’aiuto di tutti sarebbe stato impossibile – sottolinea il presidente –. I costi sarebbero stati troppo alti e non ce l’avremmo fatta. Ma anche questo significa comunità: mettere a disposizione tempo, competenze e passione per raggiungere insieme un obiettivo comune". I giovani si sono dati uno statuto, hanno registrato formalmente l’associazione e hanno eletto un direttivo composto da undici persone. Daniele Ercoli è il presidente, Caterina Ghezzi la vicepresidente, Riccardo Pietrangeli il segretario e Marta De Angelis la tesoriera. Fanno parte del direttivo anche Alessandro Ghezzi, Irene Virgili, Federico Pietrangeli, Lucia Regoli, Matteo Paciaroni, Mattia Recchioni e Valerio Virgili. Sono gli stessi giovani che già da anni animano la vita del paese in forme diverse: suonano nella banda e nel gruppo pop locale, giocano nella squadra di calcio, collaborano con la Pro Loco, organizzano giochi, feste e attività estive. Giovani che, spesso, indossano più “divise” della stessa comunità, come Mattia Recchioni, esempio di una generazione che non vuole limitarsi a guardare, ma sente il bisogno di partecipare. Per sostenere le prime spese l’associazione ha già realizzato una linea di merchandising con felpe, magliette, shopper e adesivi, caratterizzati da grafica, colori e logo di “Martinelli 603”. Tra le idee più originali spicca una t-shirt dedicata ai cambiamenti climatici, che immagina ironicamente una Monte San Martino nel 2067 con la spiaggia: un modo leggero e creativo per parlare anche dei grandi temi del presente. Il programma dei prossimi mesi è già ricco di idee. I ragazzi stanno lavorando all’organizzazione di eventi, feste, viaggi e anche a un’iniziativa di beneficenza, confermando la volontà di non limitarsi alla gestione di uno spazio, ma di costruire un vero percorso associativo e inclusivo. A tagliare il nastro è stato il vicesindaco Piernicola Abbati, che ha sottolineato il valore simbolico e concreto dell’iniziativa. "Quello di oggi non è un semplice taglio del nastro – ha sottolineato Abbati – ma l’inizio di un percorso coraggioso. Questi ragazzi hanno scelto di mettersi in gioco, di non aspettare che qualcosa accada, ma di costruire con le proprie mani un luogo e una possibilità. Devono continuare a sognare il loro futuro e quello della nostra comunità, senza fermarsi alle prime difficoltà. La loro energia può diventare un esempio per le generazioni che verranno. L’amministrazione comunale sarà al loro fianco". La parola futuro accompagna ogni iniziativa che vede protagonisti i giovani, ma nei piccoli paesi dell’entroterra, segnati dallo spopolamento e dalla difficoltà di trattenere energie nuove, assume un significato ancora più profondo. Diventa una parola concreta, quasi una forma di resistenza. Restare, incontrarsi, aprire una sede, organizzare attività, ridare vita a uno spazio chiuso: sono gesti che raccontano una volontà precisa, quella di continuare a credere nel proprio paese. A ricordarlo c’è anche lo striscione che campeggia sopra l’ingresso principale della nuova sede. Una linea del tempo parte dal 1240, anno del riconoscimento di Monte San Martino come Comune autonomo, e attraversa alcune delle tappe più significative della storia locale: le opere dei Crivelli, la fondazione della Società Operaia, la nascita della Sportiva, la visita di Re Carlo d’Inghilterra. Poi la linea prosegue con un tratteggio infinito. "Perché il futuro del paese è ancora tutto da scrivere", ha tenuto a precisare Daniele Ercoli. E da ieri, a Monte San Martino, quella pagina bianca ha una nuova casa, una nuova voce e il volto dei suoi ragazzi. (Articolo di Leonardo Virgili per i ragazzi del paese)
Kate Middleton a Reggio Emilia: la maceratese Petra Carsetti cura il galateo per il ritorno in pubblico della Principessa
La Principessa del Galles Kate Middleton ha scelto l’Emilia per il suo primo viaggio all’estero dopo la malattia. Una visita semi-privata, lontana dai clamori ufficiali ma ricca di significati, che l’ha portata a Reggio Emilia, città simbolo del tricolore e punto di riferimento internazionale nel campo dell’educazione dell’infanzia. La visita si inserisce nel progetto promosso dalla principessa dedicato al benessere e allo sviluppo dei bambini nel Regno Unito. Per approfondire modelli educativi innovativi, Kate Middleton ha voluto incontrare la Fondazione Reggio Children-Centro Loris Malaguzzi ETS, realtà che da oltre trent’anni rappresenta un’eccellenza mondiale nella pedagogia e nella gestione dei servizi educativi per l’infanzia. Ad accoglierla nella storica Sala del Tricolore — dove dal 1797 è custodita la bandiera della Repubblica Cispadana, destinata a diventare il vessillo dell’Italia unita — è stato il sindaco di Reggio Emilia Marco Massari, che ha organizzato un ricevimento in onore di Sua Altezza Reale. Dietro le quinte dell’evento, un ruolo centrale è stato affidato alla maceratese Petra Carsetti, esperta di galateo e campionessa mondiale di apparecchiatura della tavola. A lei è stata affidata la supervisione del protocollo e dell’allestimento del buffet di benvenuto, curato da Locanda Ca’Matilde attraverso i titolari Marcella Abbadini e Andrea Incerti Vezzani, con il servizio in sala affidato ad Andrè Joao Cunha Fiaes. Ogni dettaglio è stato studiato secondo il rigido protocollo reale: tazze bianche decorate con piccoli fiori, piattini color Tiffany coordinati, tovaglioli in lino bianco, posate in argento e una raffinata selezione di tè, tra cui il pregiato Qimen Jinzhen dalla fragranza delicata. Alcune delle miscele provenivano dalla storica maison britannica Fortnum & Mason. Grazie anche alla collaborazione con un Royal Butler britannico, Petra Carsetti ha saputo soddisfare una delle passioni gastronomiche della Principessa del Galles: i biscotti biologici alla lavanda, vaniglia e arancia. Accanto ai sapori inglesi non poteva mancare un omaggio alla tradizione emiliana, con un assaggio di erbazzone, antichissima torta salata reggiana di origine ebraica preparata con bietole stufate. La scelta di Ca’Matilde non è stata casuale. Kate Middleton, da sempre amante della cucina vegetale, del giardinaggio e delle erbe spontanee, ha apprezzato particolarmente l’orto della struttura, considerato tra i più belli e premiati della zona. Una sensibilità che richiama quella di suo suocero, Carlo III, noto sostenitore dell’ambiente e grande estimatore della campagna italiana. A Petra Carsetti è spettato anche il compito di vigilare sul rispetto del dress code, delle precedenze istituzionali e delle tradizionali forme di saluto riservate alla famiglia reale britannica, tra inchini e riverenze. Un’accoglienza impeccabile che, secondo i presenti, è stata molto apprezzata dalla Principessa del Galles e che ha trasformato Reggio Emilia, per un giorno, in un piccolo salotto reale nel cuore dell’Emilia.
Stanley Tucci a Macerata: protagonisti della sua docuserie l’Osteria dei Fiori e i vincisgrassi
Un viaggio nel cuore della cucina italiana attraverso sapori, tradizioni e storie dei territori. È questa la filosofia di Stanley Tucci, protagonista del format Tucci in Italy prodotto da National Geographic e disponibile su Disney+. Tra le tappe della produzione anche una puntata girata all’Osteria dei Fiori a Macerata, dove Tucci e la sua troupe hanno raccontato e valorizzato la cultura gastronomica locale, con un focus sui tradizionali vincisgrassi, sempre più apprezzati anche a livello internazionale. “È stato un piacere e un onore accogliere Stanley Tucci e la sua troupe – racconta la struttura – e far conoscere la nostra storia, le nostre tradizioni e i nostri piatti”. Il viaggio televisivo ha toccato anche altre eccellenze marchigiane: Campofilone, dove viene raccontata la storia della famiglia Spinosi e dei celebri maccheroncini, e il ristorante “Emilia” nella riviera del Conero, ulteriore tappa dedicata alla cucina del territorio. Il format prosegue così la sua esplorazione dell’Italia gastronomica, portando sullo schermo ricette e identità locali attraverso un racconto autentico e divulgativo. Stanley Tucci è inoltre tra i protagonisti de “Il Diavolo veste Prada 2”, già uscito e attualmente nelle sale, attesissimo sequel del celebre film. La puntata di Tucci in Italy è disponibile su Disney+.
Da Belforte ai David di Donatello: Delsa annuncia "Celestia", la nuova capsule con Eleonora Storaro
In un momento di grande visibilità internazionale per il cinema italiano, con la premiazione del tre volte Premio Oscar Vittorio Storaro durante la serata dei David di Donatello, la storica maison Delsa di Belforte del Chienti annuncia una prestigiosa collaborazione. Dalla sinergia creativa con la designer Eleonora Venturini Storaro, nipote del Maestro, nasce "CELESTIA – The Radiant Bride", una capsule collection bridal couture che proietta l'artigianato maceratese verso le nuove frontiere dell'eleganza contemporanea. L’operazione rappresenta molto più di una semplice partnership commerciale: è l’incontro tra due giovani donne che portano sulle spalle il peso e l’orgoglio di una grande eredità familiare. Da una parte Eleonora Venturini Storaro, cresciuta nel solco della visione estetica del nonno Vittorio; dall’altra Anna Cristina Salvucci, terza generazione alla guida di Delsa e nipote della fondatrice Maria Cristina Craglia, storica imprenditrice del territorio insignita del titolo di Commendatore della Repubblica. «Si tratta di un percorso unito dalla stessa idea di continuità, eleganza ed eccellenza italiana», spiegano dalla maison. La collezione fonde infatti il savoir-faire artigianale che Delsa tramanda dal 1969 nelle Marche con la ricerca innovativa sulla corsetteria contemporanea che caratterizza il brand della giovane designer Storaro. Interamente sviluppata all’interno dell’atelier Delsa a Belforte del Chienti, la linea Celestia interpreta una nuova idea di sposa attraverso silhouette scolpite, costruzioni sartoriali e volumi luminosi. La capsule, che anticipa la stagione bridal 2027, conferma la capacità dell'azienda maceratese di rinnovarsi costantemente, mantenendo intatta quella tradizione manifatturiera Made in Italy che da oltre cinquant'anni la rende un punto di riferimento nel settore. La nuova collezione verrà presentata ufficialmente nel corso dell'estate attraverso un racconto visivo dedicato, segnando un nuovo capitolo nella storia di successo di una delle realtà produttive più prestigiose della provincia.
Appignano in festa per Nazzarena: la "super-nonna" compie 106 anni
C’è un segreto tra i vicoli di Appignano, un borgo dove il tempo sembra scorrere con una benevolenza speciale. A confermarlo è lo straordinario traguardo raggiunto dalla signora Nazzarena Cicarè, vedova Prenna, che il 3 maggio ha spento ben 106 candeline, circondata dall’affetto incondizionato di un’intera comunità. Nata il 3 maggio 1920, Nazzarena Cicarè, oltre ad essere la memoria storica del paese, è l’esempio vivente di quella "qualità della vita" che rende Appignano un’eccellenza del territorio marchigiano. I festeggiamenti, curati con amore dalla figlia Lella, dai parenti e dai numerosi amici, sono stati un momento di profonda commozione. A portare l’omaggio ufficiale della cittadinanza sono stati il sindaco Mariano Calamita e il vicesindaco Stefano Montecchiarini. "È un onore per me e per la nostra comunità festeggiare la signora Nazzarena che incarna il nostro spirito di resilienza e gioia di vivere - ha dichiarato il sindaco Mariano Calamita -. La sua longevità è una testimonianza preziosa delle virtù del nostro territorio, dove l’aria incontaminata, le tradizioni autentiche e la buona tavola si fondono per creare un ambiente ideale per vivere a lungo e in salute. A nome dell'amministrazione comunale e di tutti i cittadini di Appignano, auguro a Nazzarena ancora tanti momenti di gioia e serenità". La festa si è trasformata in un inno alla vita, confermando Appignano come un luogo dove il benessere non è solo un dato statistico, ma un valore condiviso che si respira negli incontri quotidiani e nella forza di queste "super-nonne" che continuano a ispirare le nuove generazioni con il loro sorriso e la loro saggezza.
Civitanova, fine di un'era: il Donoma chiude i battenti dopo 13 anni
"La musica è finita, gli amici se ne vanno”. Potrebbe essere questo l’incipit simbolico per raccontare la chiusura del Donoma di Civitanova, storico locale della movida cittadina che dopo 13 anni di attività spegne definitivamente le luci negli spazi dell’ex cinema Adriatico. L’intero edificio sarà infatti riconvertito in un grande complesso residenziale. La struttura ha avuto nel tempo una lunga storia: ha ospitato il pub O’Connell, poi la discoteca Taboo e successivamente altre attività, fino all’attuale configurazione che comprende anche spazi destinati alla ristorazione e servizi. Sul lato sud, inoltre, per anni ha trovato sede anche un presidio delle forze dell’ordine. La gestione più recente, durata circa cinque anni, si conclude dopo un periodo complesso caratterizzato da trattative non andate a buon fine con la proprietà dell’immobile, la società Saci dei fratelli Torresi. Non è stato raggiunto un accordo per una prosecuzione temporanea dell’attività, nonostante fosse stata ipotizzata una soluzione transitoria con rinnovi a breve termine. Il contratto di affitto risultava già scaduto a dicembre 2025, dopo dodici anni di attività, con una proroga temporanea che ha consentito di proseguire per un ultimo periodo. La proprietà ha ora richiesto la liberazione dei locali entro 40 giorni, rendendo necessario lo smantellamento della struttura con il coinvolgimento di ditte specializzate. Nel corso degli anni il Donoma ha rappresentato uno dei principali punti di riferimento della movida civitanovese e dell’intrattenimento notturno regionale, contribuendo anche all’indotto turistico e commerciale della città, con ricadute su bar, ristoranti e strutture ricettive. L’attività ha impiegato tra le 50 e le 70 persone tra staff interno e sicurezza. La chiusura ha suscitato preoccupazione tra i lavoratori, mentre viene sottolineato come la movida negli ultimi anni sia cambiata, con un aumento di episodi problematici e criticità legate alla sicurezza non solo a livello locale ma nazionale. Nonostante la fine dell’esperienza a Civitanova, il marchio Donoma potrebbe non scomparire. Sono infatti in corso valutazioni per nuove aperture in altre sedi e con nuovi investitori, anche al di fuori della città, con particolare attenzione a possibili sviluppi nella zona di Porto Sant’Elpidio.
Dalla Romania a Corridonia: la storia di Alexandra e la scommessa sulla bellezza delle Marche
Ci sono occhi che, per quanto scrutino lo stesso orizzonte ogni giorno, finiscono per non vedere più nulla. È l’abitudine alla bellezza, quella sorta di assuefazione che colpisce chi nasce circondato dalle colline pettinate e dai borghi di mattoni della provincia di Macerata. E poi ci sono gli occhi di Alexandra Costina Munteanu, 23 anni, una vita che inizia in Romania e mette radici a Corridonia. Occhi che, proprio perché arrivati da altrove, riescono a scorgere l’incanto dove gli altri vedono solo la routine. La storia di Alexandra è quella di una giovane donna che ha scelto di non seguire la strada più semplice. Avrebbe potuto continuare l'attività di famiglia, una palestra avviata e sicura, ma ha deciso di scommettere su qualcosa di immateriale: l’emozione. Oggi, come organizzatrice di eventi e promotrice del territorio, Alexandra lavora per trasformare le Marche in una esperienza da vivere, mossa dal paradosso di essere "straniera" per amare questa terra quasi più di chi ci è nato. Tutto ha inizio quando Alexandra ha solo cinque anni. I suoi genitori sono in Italia già da un po’, a costruire mattone dopo mattone un futuro migliore. Dopo anni di attesa e sacrifici, vissuti con i nonni in Romania, la famiglia si riunisce. Prima il caos di Roma, poi, a sette anni, l’approdo nelle Marche. È qui che Alexandra cresce, studia all’Alberghiero di Cingoli e inizia a nutrire quella curiosità che diventerà una missione. «Spesso chi nasce in un posto smette di vederne la bellezza, dandola per scontata - racconta la giovane con una maturità che sorprende -. Io guardo le Marche con occhi da "straniera": mi incanto davanti a un pomodoro colto dal campo, una scena che in una grande metropoli è pura magia». La scintilla definitiva scocca lontano da casa, tra il 2024 e il 2025, durante un periodo di specializzazione in Toscana. Osservando la capacità dei toscani di valorizzare ogni zolla di terra, Alexandra avverte un sussulto d’orgoglio. «Mi sono chiesta: perché le Marche non fanno lo stesso? Cosa hanno loro che a noi manca?». La risposta non stava nelle risorse, ma nella narrazione. Da quel momento, il suo obiettivo è diventato quello di rompere il muro della timidezza marchigiana, quella gelosia discreta affiancata da umiltà e operosità che portano a tenere il bello per sé, quasi per timore di contaminarlo. Il suo non è un approccio commerciale, ma umano. Alexandra non vende "pacchetti", offre frammenti di vita. «Il mio progetto nasce dal desiderio profondo di riscatto per il territorio marchigiano», spiega. Attraverso i suoi laboratori di esperienza, Alexandra invita i visitatori - e gli stessi locali - a entrare in simbiosi con la terra. Una immersione nei mestieri antichi e nei paesaggi ordinari che diventano straordinari se osservati sotto la giusta luce. «Dobbiamo puntare sull’autenticità - dice -, evitando la commercializzazione di massa per proteggere l'anima di questi luoghi». In un momento storico in cui molti giovani cercano fortuna all'estero, la storia di questa 23enne nata in Romania è un inno alla forza generazionale e all'integrazione culturale. È la dimostrazione che l’appartenenza non è data solo dal certificato di nascita, ma dalla capacità di prendersi cura di un luogo. Alexandra ha scelto di investire il suo talento e le sue competenze tecniche nel Maceratese, convinta che la sua provincia non abbia nulla da invidiare alle mete internazionali più blasonate. Il suo è un invito alla collaborazione: «Vorrei spingere i marchigiani a unire le forze, a non essere più "gelosi" ma orgogliosi. Perché se una ragazza arrivata da lontano riesce a emozionarsi per un tramonto su queste colline, allora forse è tempo che tutti tornino a guardare fuori dalla finestra con lo stesso stupore».
San Severino Marche su Rai 1: Federico Quaranta registra una puntata di Linea Verde Discovery
Bellezze e tipicità di San Severino Marche ancora sotto le luci della ribalta. Nelle scorse ore, il popolare conduttore televisivo Federico Quaranta, volto storico di Rai 1, ha fatto tappa in città con la sua troupe per registrare le immagini di una nuova puntata di Linea Verde Discovery, che sarà trasmessa nelle prossime settimane. Nonostante viga il massimo riserbo sui contenuti specifici del servizio - definiti dalla produzione come "top secret" - l'itinerario delle riprese ha toccato i punti più iconici del patrimonio settempedano. Il tour televisivo è iniziato nel piazzale di Castello al Monte, luogo simbolo della città, per poi spostarsi sulla Torre Civica, nel piazzale Degli Smeducci, per catturare immagini mozzafiato dall'alto. La troupe ha fatto tappa anche al Marec, il Museo dell'Arte Recuperata, che custodisce i tesori salvati dalle chiese del territorio dopo il sisma, confermando l'interesse del programma per il connubio tra valorizzazione artistica e resilienza delle comunità locali. Federico Quaranta, già conduttore di successi come Linea Bianca e Il Provinciale, è da anni uno dei narratori più apprezzati del territorio italiano. Con Linea Verde Discovery, lo spin-off dedicato ai viaggi esperienziali, il racconto si focalizza su percorsi meno battuti, eccellenze enogastronomiche e progetti di sostenibilità. La partecipazione di San Severino Marche a questo format rappresenta un'altra importante vetrina promozionale per la città, inserendola in un circuito di visibilità nazionale dedicato al turismo consapevole e di qualità. I dettagli sulla data e l'orario della messa in onda verranno comunicati non appena resi noti dal palinsesto ufficiale.
Giacomo Seri, il mago maceratese incanta Milano poi vola a Barcellona
Da Macerata alle capitali europee, il percorso di Giacomo Seri è una scalata all’insegna della magia e del talento. Il prestigiatore, cresciuto nel cuore delle Marche, ha recentemente portato il suo spettacolo tra Italia e Spagna, confermando il suo valore artistico e la capacità di sorprendere il pubblico. Al Fuorisalone di Milano, Seri ha partecipato a un evento privato organizzato da Candyslab, lasciando gli ospiti a bocca aperta con le sue performance originali e coinvolgenti. Il successo milanese è stato solo il primo passo di un tour che lo ha portato a Barcellona il 25 aprile, dove ha dato il via a un mini tour di nove spettacoli che si concluderà il 4 maggio. Finora, cinque date sono state accolte con entusiasmo, e quattro rappresentazioni attendono ancora il pubblico catalano. Ma il viaggio di Seri non si ferma in Spagna: il 5 maggio tornerà in Italia, a Fermo, per una conferenza sull’ipnosi, prima di proseguire verso Bologna e poi Stoccarda, tra performance e incontri esclusivi. Un talento che parte da Macerata e non smette di sorprendere.
San Severino festeggia i 100 anni di Maria Carletti: è festa nella comunità di Colleluce
La comunità di San Severino Marche si è stretta in un nuovo caloroso abbraccio per festeggiare una sua concittadina: Maria Carletti, residente nella frazione di Colleluce, ha tagliato il prestigioso traguardo del secolo di vita. Il sindaco, Rosa Piermattei, ha voluto onorare personalmente la signora Maria facendole visita per consegnarle una pergamena ricordo e un omaggio floreale, brindando insieme a lei e alla sua famiglia. Nata a Santa Maria in Piana di Treia il 20 aprile 1926, Maria è rimasta vedova Albino Scagnetti oltre quarant'anni fa dopo averlo sposato a vent’anni d’età. Ha dedicato la sua esistenza ai figli Rita e Mario, anche lui scomparso, e circondandosi dell'affetto dei nipoti Fabiana e Simone, e della pronipote Sofia, campionessa marchigiana di ballo. Nonostante il secolo di vita, Maria conserva una tempra straordinaria e un'ironia pungente. Grande lettrice di riviste e libri sulla storia locale, non rinuncia a seguire i programmi televisivi, dichiarando una simpatia per Gerry Scotti e Stefano De Martino. Famosa per le sue tagliatelle, Maria ha cucinato per anni non solo per i propri cari ma anche per i clienti del ristorante "La Lucciola" dove il 25 aprile, in una data densa di significato per la città e per l'Italia, ha raccolto gli auguri di parenti ed amici. Per l'occasione è stata celebrata una messa da padre Luciano Genga che ha suggellato un momento di gioia condivisa per tutta la frazione di Colleluce e l'intera comunità settempedana.
Nozze a Sirolo per Marco Battellini e Alina Duleanti: quando un incontro diventa destino
In una limpida giornata di primavera, la Riviera del Conero ha fatto da cornice a un evento che celebra la forza dei nuovi inizi. Lo scorso 24 aprile, presso il municipio di Sirolo, Marco Battellini e Alina Duleanti si sono uniti in matrimonio, formalizzando un legame nato poco più di un anno fa da un fortuito incontro domenicale. La cerimonia, caratterizzata da un tono di sobria eleganza, ha visto la partecipazione di familiari e amici vicini. Tra i presenti, hanno voluto portare il proprio saluto anche figure di rilievo istituzionale come Vincenzo Bennardo, direttore generale dei Vigili del Fuoco delle Marche, e Varo Benucci, alto ufficiale della Marina Militare di Ancona, a testimonianza dell'amicizia e della stima che circonda la coppia. Il seguito dei festeggiamenti si è svolto a Porto Recanati, dove il ristorante Mami ha accolto gli ospiti per un pranzo conviviale. L'atmosfera, intima e raccolta, ha messo al centro il valore degli affetti più cari: accanto agli sposi sedevano le madri, Francesca Ascenzo e Filotea Duleanti, testimoni di un passaggio importante che ha visto l'abbraccio tra due famiglie. Il momento più significativo della giornata è stato rappresentato dalla presenza delle figlie, Greta e Rebecca per Marco, e Alessia e Francesca per Alina. La loro partecipazione ha trasformato la celebrazione in un autentico progetto di vita condiviso, segnando l'inizio di un cammino comune fondato sulla serenità e sulla reciproca appartenenza.
Matelica, lettera di un bambino di 4ª elementare al sindaco: "L'uomo distrugge le bellezze di questa Terra"
A volte le grandi verità arrivano dalle voci più piccole. È il caso di Valerio, un alunno di quarta elementare dell'Istituto Comprensivo "Enrico Mattei", che ha preso carta e penna per scrivere una lettera a cuore aperto al sindaco di Matelica, Denis Cingolani. Un messaggio di rara potenza che l'amministrazione comunale ha deciso di condividere con orgoglio, vedendovi un monito per l'intera cittadinanza. Nella sua missiva, il giovanissimo cittadino non usa giri di parole e punta dritto alla responsabilità degli adulti verso l’ambiente e il territorio. Valerio scrive: "Salve, sindaco sono un piccolo cittadino e le voglio chiedere di rispettare questa bellissima città. La prego di far rispettare le regole a tutti gli adulti di tipo: non inquinare, non incendiare le foreste... Perché l’uomo distrugge le bellezze di questa Terra. La prego che mi risponda. Da un suo cittadino. Tantissimi saluti da un bambino di 4ª elementare, Valerio". Una richiesta di protezione verso la natura e la propria città che ha colpito profondamente il primo cittadino per la sua schiettezza e profondità. Il sindaco Denis Cingolani ha voluto rispondere personalmente a Valerio, accogliendo il suo invito come un impegno solenne per l'amministrazione: "Caro Valerio, ho letto con attenzione la tua lettera e ti ringrazio per le parole sincere e per l’impegno che dimostri verso la nostra città e l’ambiente. Hai perfettamente ragione: non inquinare e non distruggere le nostre foreste è un dovere di tutti". Cingolani ha poi rassicurato il bambino sul lavoro quotidiano del Comune: "Ci impegniamo ogni giorno per sensibilizzare i cittadini e proteggere il nostro patrimonio naturale, che è una ricchezza preziosa per tutti. Accolgo con piacere il tuo invito: continueremo a promuovere iniziative per educare grandi e piccoli, ma il contributo di ciascuno di noi è fondamentale".
Fiocco azzurro (o rosa) al Parco Zoo di Falconara: nasce un piccolo grifone per salvare la specie
In occasione della Giornata della Terra, il Parco Zoo Falconara ha annunciato la nascita di un pullo di avvoltoio grifone (Gyps fulvus). Il piccolo, nato nelle scorse settimane, è stato avvistato solo pochi giorni fa mentre faceva capolino dal nido, protetto dai genitori Daniel e Marta. La nascita non è solo un evento emozionante, ma parte di un rigoroso progetto di conservazione. Il nuovo arrivato seguirà infatti le orme del fratello maggiore, Sky, nato nel 2024 e attualmente in Sardegna. Sky sta completando il suo percorso di acclimatazione nell'ambito del progetto europeo "Life Safe for Vultures" e verrà rilasciato in natura il prossimo autunno. Anche per l'ultimo nato, una volta determinato il sesso e completata la crescita, l'obiettivo sarà il ritorno in libertà per contrastare il rischio di estinzione della specie in Italia. Il grifone, soprannominato lo "spazzino della natura", svolge un ruolo ecologico vitale pulendo gli ecosistemi dalle carcasse, ma è minacciato da avvelenamenti e attività umane. Per questo, la riproduzione in ambiente controllato a Falconara rappresenta un polmone fondamentale per il ripopolamento. In occasione del ponte della Liberazione, lo Zoo ha preparato un ricco calendario di appuntamenti per coinvolgere i visitatori. Sabato 25 e domenica 26 aprile sarà possibile partecipare a tour guidati dalla biologa per scoprire da vicino i segreti di okapi (ore 11), grifoni (12), fenicotteri (15.30), canguri (16.30) e ippopotami (17.30). Per i più piccoli non mancherà il truccabimbi (disponibile in diverse fasce orarie in entrambi i giorni), mentre domenica 26 aprile, presso l’Aia del Contadino, si terrà l'evento speciale "MIC: Millepiedi, Insetti & Co.", un laboratorio dedicato all'affascinante mondo degli invertebrati. Il Parco è aperto tutti i giorni con orario continuato 9:00 – 19:30 (ultimo ingresso alle 18:00).

poche nuvole (MC)



