Curiosità
Montelago, i rifiuti diventano arte: il "Trono di gazebi" vince la prima edizione di RubbishArt
Ha ottenuto consensi unanimi l’edizione “zero” del concorso “RubbishArt” promosso dagli organizzatori di Montelago Celtic Festival e da Cosmari che da anni collaborano insieme per la preservazione e la puliza dei luoghi che ospitano l’evento. L’iniziativa è nata con l’intento di promuovere e preservare il patrimonio ambientale e culturale proprio di Montelago e delle terre alte della Marca come elemento fondante per uno sviluppo inclusivo e sostenibile della comunità, valorizzare il talento e la creatività, promuovere la consapevolezza dell’importanza della raccolta differenziata e della minor produzione dei rifiuti. Il concorso prevedeva la realizzazione di opere, installazioni e scultore eseguite obbligatoriamente con rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata, in piena libertà stilistica. Le opere partecipanti sono state valutate da una giuria composta da: Maurizio Serafini ideatore di Montelago, Paolo Gattafoni Presidente Cosmari, Marzia Mattioli Direttore Legambiente Marche, Michela Bussolotto e Andrea Bernabei di Cosmari. Organizzazione e segreteria Luca Romagnoli Ufficio Stampa Cosmari. E’ stato deciso di fare una classifica a parte per gli under 10 Leone e Ettore Magnaterra che hanno realizzato un “bigliardino pazzo” e una “spada” utilizzando cartone cannucce, posate, colori lattine e bottiglie. Tra gli adulti, ai primi posti, il simpatico cane “Whiskey”, ormai adottato come mascotte del festival, di razza “best bau”, realizzato con lattine di alluminio e plastica da Riccardo Serafini, seguita da “Perlifica”, un’opera di Elisa Sezlini, ispirata alla canzone di Caparezza, composta da lattine, filo di cotone, plastica e scotch. Molto apprezzato l’ecosistema fantasy intitolato “”Eco-Lives” fabbricato con semi, fil di ferro, the scaduto, carta, tela, cartone, gusci, bottiglie, fiammiferi usati, sale grosso e altri materiali usati. Al terzo posto la giuria ha voluto premiare “Il suono della fratellanza”, un’arpa ideata da Manolo Veroli e Cinzia Scarponi con l’intento di richiamare con gli elementi della natura tutti i fratelli del popolo di Montelago, utilizzando legno, alluminio e plastica. Al secondo posto la “Rinascita dopo il temporale” realizzata dopo la tempesta che ha distrutto 3 gazebi si 4 che come una fenice sono rinati sotto una nuova forma, usando proprio i resti di gazebo, nastro adesivo e “tanta speranza” dal gruppo capitanato da Stefano Bisonni. A vincere il concorso “RubbishArt” è stato il gruppo proveniente da La Spezia di Raffaele Biancalani che ha realizzato un maestoso “Trono di gazebi”, una originale istallazione fatta di bancali di legno, alluminio, acciaio e plastica dei gazebi “sacrificati dalla furia di Thor”. L’opera è stata particolarmente apprezzata tanto che moltissime persone hanno voluto sedersi sul trono per farsi fotografare. Abbiamo voluto promuovere questa originale iniziativa – sottolinea il Presidente di Cosmari Paolo Gattafoni – insieme agli amici di Montelago con i quali abbiamo una partnership importante da diversi anni per questo grande evento considerato eco-green per sensibilizzare i partecipanti sulle tematiche ambientali, sulla raccolta differenziata e sul riuso dei rifiuti e soprattutto sul rifiuto dei luoghi che ospita la manifestazione. Siamo certi che il nostro concorso “RubbishArt” sarà, negli anni a venire, istituzionalizzato all’interno del programma ufficiale di Montelago. Il concetto del contest voluto dal Cosmari a Montelago ha l'intento di trasformare in arte il rifiuto del festival – aggiunge Maurizio Serafini –, sviluppare creatività e riciclo è stato sempre un obiettivo da perseguire e quest' anno è stato lanciata la prima edizione del concorso tra il popolo di Montelago. Non avevo dubbi che avrebbe risposto alla grande. Dieci concorrenti per dieci opere, tutte profondamente legate allo spirito del festival. Ha vinto quella che reputavo più vicina alla filosofia che unisce i partecipanti, ovvero un trono (non di spade) realizzato con i resti della paletteria di un gazebo distrutto da un’improvvisa tempesta di pioggia e vento. Rappresenta la capacità di saper vedere oltre la disgrazia, la capacità di ricostruire, di dare un senso alle macerie e allo scarto. È una forma liquida di pensiero che simboleggia il valore effimero delle cose e la transitorietà della vita e della stessa città nomade.
Villa Cozza accoglie il RotaryClub: un pomeriggio all'insegna della condivisione e dell'altruismo
Il Rotary Club Macerata, in collaborazione con il Rotaract Club Macerata, ha promosso nei giorni scorsi un pomeriggio di incontro e condivisione presso la struttura di Villa Cozza, dedicato agli ospiti del centro. Ad accompagnare l’iniziativa sono stati la musica di Giorgio Marcolini e della sua Band, momenti di gioco, gelati e tanta voglia di stare insieme, con l’obiettivo semplice ma prezioso di regalare alcune ore di serenità e festa agli anziani ospiti della struttura. È stato un momento intenso, sereno e autentico, che ha ricordato a tutti quanto siano semplici e allo stesso tempo importanti la solidarietà, la compagnia e l’ascolto. Un pomeriggio vissuto con leggerezza, fatto di sorrisi, musica e relazioni sincere. Non solamente un pomeriggio dedicato agli ospiti di Villa Cozza, ma la possibilità di uscirne tutti quanti più arricchiti di prima, nel segno dell'altruismo. "Le persone anziane custodiscono un patrimonio di storie, esperienze, memoria e umanità che rappresenta una vera ricchezza per la comunità.Incontrarle, ascoltarle e condividere con loro momenti di gioia è stato un dono reciproco". Il Rotary Club Macerata e il Rotaract Club Macerata desiderano esprimere un sentito ringraziamento a Letizia Colucini, responsabile della struttura, e a Laura Panichelli, responsabile del settore educativo, per la disponibilità, l’accoglienza e la collaborazione che hanno reso possibile questa bella iniziativa. Per il Rotary, servire significa anche questo: creare occasioni di vicinanza, valorizzare le relazioni umane e ricordare che, spesso, il gesto più bello è semplicemente regalare un sorriso.
Un anno senza Mario Graziosi: il "poeta contadino" che continua a vivere nei suoi racconti
di Giovanni Paolo Carlino Giuliani Un anno fa, ci lasciava Mario Graziosi, conosciuto a Colmurano come il "poeta contadino". Questa indiscutibile e triste verità però nasconde tra le sue pieghe un'altra realtà, e cioè che Mario è ancora qui, vicino a noi, talmente vicino che se solo volessimo le sue parole risuonerebbero distintamente nel nostro cuore. Il ricordo è fondamentale per la nostra esistenza. Senza la memoria non esisterebbe l'esperienza e nessuno tra noi riuscirebbe a parlare neppure di sé stesso. Mario Graziosi scriveva della vita di campagna, degli usi e dei costumi di tempi passati, intimamente legati alla terra, all'aria, al fuoco, all'acqua... Ci parlava dell'importanza della semplicità e di come la "moderna società" ci stava cambiando profondamente senza che ce ne rendessimo conto... e questo produceva in lui una lacerante malinconia. Parlava di un passato amaro, faticoso, povero, fatto sì di grandi sacrifici, ma anche di profonda dignità. Un passato che, a ben guardare, non è peggiore del futuro che ci stiamo costruendo, fatto per lo più di fin troppo facili e vuote aspettative... imposte da altri. Ecco perché in questo nostro ricordo di Mario, lasciamo che sia Mario a ricordare: "Sono nato nei primi minuti del 2 febbraio 1948, al numero sei di contrada San Valentino Campolargo di Loro Piceno. Sono cresciuto "a pangótto" (pane bollito), come si diceva in quel tempo. Sì, nella "sotto-alimentazione" consentita dai circa ottomila metri quadrati di terreno [poco più della superficie di un campo di calcio per professionisti] di proprietà di nonna Carolina da cui attingere il sostentamento per la nostra famiglia composta da cinque persone; unitamente ai proventi di qualche giornata che, qua e là, mio padre poteva guadagnarsi grazie al suo duro lavoro. La nostra casa era più o meno simile alle altre della stessa zona: pavimento in mattoni, soffitto con travature in legno a vista, porte e finestre in legno... laddove per le porte, non esisteva il telaio, e questo consentiva l'agevole passaggio di insetti e di topi. A proposito di topi… quella casa, era attaccata a un'altra abitazione che era stata la prima a restare inabitata nell'ormai desolata contrada. Il proprietario, che a volte veniva per lavorare, spesso ci dormiva. Una di quelle notti sentimmo provenire dalla casa del vicino dei forti e ripetuti rumori. Al mattino ci raccontò di avere ucciso, con pugni e bastonate, ben quattordici topi, che avevano aperto un passaggio nell'angolo di muro prossimo al letto... Nella nostra casa gli interstizi delle porte lasciavano passare anche l'aria, che in inverno sembrava unirsi subdolamente alla drammatica scarsità di legna, e al fatto che i bambini, da dopo "la fasciatura" e fino alla cresima, circa sette/otto anni di età, vestivano con i pantaloni corti: a gambe nude... Ho ancora il vivo ricordo del dolore che provocavano i geloni ai piedi unitamente ai lividi di calore che si formavano per cercare di stare con le gambe il più possibile vicino al fuoco. Fuoco acceso in un camino che spesso rigurgitava una grande quantità di fumo che bruciava la gola e arrossava a tal punto gli occhi da farli lacrimare...". Cosa dire? Non si può aggiungere altro se non che Mario, dietro un volto scolpito dall'esperienza e dal sole della sua amata campagna, nella sua apparente semplicità fatta anche di prolungati silenzi e da un comportamento particolarmente schivo, contrario al moderno e assai comune desiderio di essere al centro di qualsiasi tipo di situazione... spesso ci stupiva, specialmente quando ricordava e raccontava aneddoti: storie più o meno vere e più o meno fantasiose, tramandate dalle "voci dei paesi" e, non da ultima, anche dalla sua. Questo è uno di quei racconti che ci aiuterà a sentirlo ancora qui, accanto a noi: "A Sarnano, molto tempo fa, viveva un bizzarro personaggio, famoso per la sua 'battuta facile'. I suoi numerosi racconti poi, oltre a suscitare ilarità, spesso lasciavano ampio spazio alla riflessione, il che non era poca cosa. Si chiamava Normato. Normato possedeva un piccolo cane che era libero di muoversi dove e come voleva. Un giorno, il macellaio del paese, pensò che fosse giunta l'ora di prendersi gioco di Normato e del suo cane, avrebbe così avuto anche lui la sua storiella da raccontare in giro. Con fare adirato il macellaio si avvicinò a Normato e gesticolando gli urlò: 'guarda che il tuo cane mi ha mangiato un chilo di carne!'. Normato, senza por tempo in mezzo e senza dire una sola parola, prese il cagnolino in braccio, mosse qualche passo, lo poggiò sulla bilancia della macelleria e finalmente parlò: 'Amico mio... vedi la bilancia? Segna poco meno di un chilo. Immaginiamo che questa sia la carne che ti manca... Ma ora, il mio cane dov'è?'" Grazie Mario. Aiutaci sempre a... ricordare.
Il Feronia di San Severino conquista Famiglia Cristiana: quattro pagine sul teatro diventato patrimonio Unesco
Il prestigioso teatro comunale Feronia di San Severino Marche continua a conquistare servizi e copertine: il numero 33 del settimanale Famiglia Cristiana dedica un'ampia inchiesta di quattro pagine, firmata dal giornalista Roberto Zichitella, al recente riconoscimento dei teatri condominiali dell'Italia centrale come Patrimonio Mondiale dell'Umanità Unesco. Tra le strutture premiate a Busan, in Corea del Sud, il Feronia emerge come uno degli esempi più affascinanti e rappresentativi di questo modello architettonico e sociale unico. Progettato nel 1828 dal celebre architetto Ireneo Aleandri e inaugurato con le opere Mosè in Egitto e Matilde di Shabran di Gioachino Rossini, il Feronia affonda le sue radici nella prima metà del Settecento. Come evidenziato nel servizio, il teatro settempedano vanta ben due strutture precedenti, che testimoniano la straordinaria continuità dell'istituzione condominiale in città. A guidare i lettori alla scoperta del valore storico e culturale del Feronia è Francesco Rapaccioni, dal 2011 direttore artistico de I Teatri di Sanseverino. Nell'intervista concessa a Roberto Zichitella, Rapaccioni ripercorre l'evoluzione sociale impressa nei regolamenti del condominio teatrale: "Potevano essere proprietari dei palchi prima di tutti le famiglie nobili consolari, che nominavano i consoli del Comune. Quando nel 1740 si realizza il nuovo teatro in piazza, il regolamento estende la proprietà dei palchi e così avverrà anche in seguito. Nel 1823 i regolamenti stabiliscono che non solo i nobili ma anche i borghesi possono essere proprietari dei palchi, purché paghino la quota di condominio. I biglietti erano assegnati ancora per censo: una tariffa per i nobili, una per i borghesi e una per gli artigiani. Dopo l'Unità d'Italia alla parola artigiani si aggiunge la parola operai. Così, seguendo la storia dei regolamenti del teatro Feronia, si capisce come è cambiata la società della provincia italiana". Il servizio di Famiglia Cristiana sottolinea come il Feronia rappresenti non solo una gemma dell'architettura neoclassica, ma un vero e proprio "collante sociale". Protagonista della vita cittadina, il teatro ha vissuto momenti di rilievo nazionale come le celebrazioni dell'80° anniversario della Liberazione alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in omaggio alla Medaglia d'Oro al Merito Civile conferita alla Città di San Severino Marche. Fondamentale è stata inoltre la sua resilienza: a seguito del terremoto del 2016, a differenza di altri edifici, il Feronia non ha subito danni profondi ed è rimasto sempre aperto, diventando un faro di speranza per l'intero territorio. Oggi si prepara a una nuova stagione da "tutto esaurito", confermandosi ancora una volta cuore pulsante della comunità.
Da Montecosaro un filo di lana che unisce generazioni: gli anziani realizzano coperte per Ninetta ed Edda
Una coperta può scaldare, ma quando a realizzarla sono le mani degli anziani per donarla a qualcuno che vive nella stessa comunità, il suo valore va ben oltre la lana. È questo lo spirito dell’iniziativa promossa dalla Residenza Anni Azzurri Santa Maria in Chienti di Montecosaro, che ha coinvolto i propri ospiti nella realizzazione di coperte destinate ad alcune donne del territorio unendo la lanoterapia al benessere degli anziani. Il progetto, nato in collaborazione con GomitoloRosa Fondazione Onda e con il comune di Montecosaro, è stato organizzato dalla Residenza con un obiettivo preciso: valorizzare le capacità, la creatività e il desiderio di partecipazione degli anziani, offrendo loro un’occasione concreta per essere protagonisti e, soprattutto, per prendersi cura degli altri con un progetto di maglia solidale. Il laboratorio di lavoro a maglia, inoltre, è un’attività occupazionale che valorizza abilità e memoria, stimola manualità e concentrazione e favorisce socialità e autostima, rendendo così le ospiti protagoniste attive nella realizzazione di progetti solidali nella fragilità. Con pazienza e impegno, le ospiti di Anni Azzurri Santa Maria in Chienti, affiancate dal servizio educativo della struttura guidato dalla dottoressa Donatella Cintio e dal prezioso aiuto di Mariella una volontaria del territorio, hanno lavorato alla realizzazione delle coperte, trasformando ogni punto di lana in un piccolo gesto di solidarietà. Non semplici manufatti, dunque, ma doni pensati per trasmettere vicinanza, attenzione e calore a chi li avrebbe ricevuti. Le coperte sono state quindi consegnate ad alcune signore del territorio, completando idealmente un percorso iniziato all’interno della Residenza e arrivato fino alla comunità di Montecosaro, nello specifico alla signora Ninetta di 103 anni e alla signora Edda di 90 anni: "Storie speciali legate da un filo di lana". Per la Residenza Anni Azzurri Santa Maria in Chienti la direttrice Monica Pennesi continua il percorso che punta a mantenere aperto e vivo il rapporto con il territorio, facendo della RSA un luogo integrato alla vita della comunità, uno spazio capace di generare relazioni, occasioni di incontro e partecipazione nonché speciali sintonie con la comunità locale. La Pennesi ringrazia "il Comune e il Sindaco Lorella Cardinali per la collaborazione e sinergia costantemente attiva e la Fondazione Onda per la preziosa opportunità sociale promossa con questo progetto".
SuperEnalotto, Marche a un passo dal colpaccio: sfiorato il “6” da 207 milioni
Il colpaccio è sfumato per un solo numero, ma nelle Marche il SuperEnalotto ha comunque regalato una vincita da oltre 30mila euro. Nel concorso di sabato 8 agosto 2026, come riporta Agipronews, a Fabriano, in provincia di Ancona, è stato centrato un “5” da 30.007,09 euro. La giocata vincente è stata registrata presso il Tabacchi di Piazza del Comune 12. Nessun “6”, invece, nell'ultima estrazione. Il jackpot continua così a crescere e, per il prossimo appuntamento di martedì 11 agosto, raggiungerà la cifra di 207,6 milioni di euro. Per trovare l'ultima sestina vincente bisogna tornare al 22 maggio 2025, quando a Desenzano del Garda, in provincia di Brescia, vennero vinti 35,4 milioni di euro. Intanto, a Fabriano, qualcuno si porta a casa una cifra decisamente più piccola ma comunque superiore ai 30mila euro, sfiorando il sogno del jackpot.
Tolentino festeggia Palma Fermanelli: la "nonnina" della città compie 103 anni
Grande festa a Tolentino per i 103 anni di Palma Fermanelli, la "nonnina" della città, che ha celebrato il prestigioso traguardo circondata dall'affetto dei propri familiari. Ospite dell'Asp di Tolentino, Palma Fermanelli è stata festeggiata con una bella festa di compleanno insieme ai figli, ai nipoti e ai pronipoti, che hanno voluto condividere con lei questo momento speciale. A portare gli auguri dell'amministrazione comunale e dell'intera comunità tolentinate è stata il vicesindaco Alessia Pupo, che ha fatto visita alla festeggiata consegnandole anche una pergamena celebrativa come ricordo dell'importante ricorrenza. Un momento di gioia e di affetto che ha permesso di rendere omaggio a una delle cittadine più longeve di Tolentino, circondata dall'abbraccio della famiglia e della comunità.
Tolentino, festa a sorpresa per don Gianni Compagnucci: "L'abbraccio della comunità di San Catervo"
Una serata di emozioni, affetto e gratitudine per don Gianni Compagnucci, parroco della comunità di San Catervo a Tolentino, che nei giorni scorsi ha festeggiato il traguardo dei sessant'anni con una sorpresa organizzata dai suoi parrocchiani. La festa è stata preparata in occasione della celebrazione della messa nella chiesa di San Catervo, dove la comunità ha voluto rivolgere al sacerdote i propri auguri. La funzione religiosa è stata celebrata da don Gianni insieme a don Ariel Veloz, al priore della Basilica di San Nicola, padre Massimo Giustozzo, e a padre Gabriele Pedicino. Al termine della celebrazione, il parroco pensava di trascorrere il compleanno in famiglia, ma ad attenderlo c'era una sorpresa organizzata nei minimi dettagli. Una volta entrato nel locale scelto per i festeggiamenti, don Gianni si è trovato davanti decine di parrocchiani pronti ad accoglierlo con entusiasmo e affetto. Alla serata hanno partecipato anche rappresentanti dell'amministrazione comunale di Tolentino, tra cui il sindaco Mauro Sclavi, il presidente del Consiglio comunale Alessandro Massi, l'assessore Benedetta Lancioni e i consiglieri comunali Monia Prioretti e Silvia Tatò. Presenti anche l'ex sindaco Giuseppe Pezzanesi, i sacerdoti della città e don Fabio Moretti, compagno di seminario di don Gianni. Un momento di condivisione che ha riunito fedeli, amici e istituzioni cittadine, testimonianza del forte legame costruito negli anni dal parroco con la comunità di San Catervo. La serata si è conclusa con il tradizionale taglio della torta e il brindisi per i sessant'anni di don Gianni Compagnucci, accompagnato dagli auguri per il suo servizio pastorale e per il cammino portato avanti alla guida della parrocchia.
Pitino ritrova il suo ultimo residente: visita emozionante di Pacifico Fattobene
Un ritorno carico di emozione, memoria e significato. A oltre cinquant'anni dall'acquisto del Castello di Pitino, il dottor Pacifico Fattobene, storico, scrittore e tra i più autorevoli custodi della memoria settempedana, è tornato a visitare l'antico fortilizio dopo il completamento dei lavori di restauro che lo hanno restituito al suo antico splendore. Classe 1938, Fattobene è considerato da tutti l'ultimo residente del maniero. Nel marzo del 1970 fu proprio lui a sottoscrivere l'atto di compravendita del castello, un momento destinato a entrare nella storia locale. Nella giornata di ieri, dopo il lungo intervento di recupero promosso dall'Amministrazione comunale, ha potuto rivedere quei luoghi ai quali ha dedicato una parte importante della propria vita. Ad accompagnarlo nella visita sono stati il sindaco di San Severino Marche, Rosa Piermattei, il nipote Nunzio, il coordinatore della Casa di riposo "Lazzarelli", Mauro Marcantonelli, dove Fattobene risiede attualmente, e il presidente del Consiglio comunale, Sandro Granata. Per lo storico settempedano è stata una visita dal forte valore simbolico. Camminare nuovamente tra le mura del castello restaurato ha rappresentato non solo un momento personale di intensa commozione, ma anche un tributo alla storia e all'identità della città. Studioso instancabile e autore di numerose pubblicazioni dedicate al territorio, Fattobene ha dedicato l'intera esistenza alla ricerca d'archivio e alla valorizzazione della memoria locale. Dai suoi studi sulla Resistenza e sulla figura di Enrico Mattei fino alle ricerche sulle ultime lettere di Giacomo Leopardi, il suo lavoro ha contribuito a preservare e tramandare il patrimonio storico e culturale della comunità settempedana. La sua figura è legata anche a numerose curiosità biografiche. Negli anni della formazione frequentò il seminario insieme al futuro cardinale Edoardo Menichelli e a don Giuseppe Branchesi. È inoltre cugino di primo grado del cantautore Renato Zero, che in passato avrebbe manifestato il desiderio di contribuire personalmente al recupero del Castello di Pitino. La visita è arrivata poche settimane dopo la riapertura ufficiale del complesso monumentale, inaugurato il 4 luglio scorso alla presenza del Commissario straordinario alla ricostruzione sisma 2016, Guido Castelli. Il progetto di recupero, che ha interessato il castello, la chiesa di Santa Maria della Pietà e quella di Sant'Antonio Abate, è stato realizzato grazie a un investimento superiore a 1,7 milioni di euro nell'ambito del Piano Nazionale Complementare al Pnrr. «È stato un momento di straordinaria intensità emotiva e umana poter accompagnare il dottor Pacifico Fattobene tra le mura rinate del Castello di Pitino – ha dichiarato il sindaco Rosa Piermattei –. A lui dobbiamo una gratitudine profonda per la passione e la dedizione con cui, in tutti questi anni, ha custodito la memoria di questo luogo simbolo della nostra città. Vedere la sua emozione davanti al castello restituito alla comunità è stata la testimonianza più autentica del valore di questo intervento. La sua presenza rappresenta il ponte ideale tra la storia che abbiamo ereditato e il futuro che vogliamo costruire per questo straordinario patrimonio».
Arriva dalle Marche il “gamberetto” sentinella delle acque pulite
Ci sono luoghi in cui il tempo sembra essersi fermato, dove le tracce della storia della Terra convivono con quelle lasciate dall’uomo nei secoli. Uno di questi è il Parco Naturale Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi, nelle Marche, un territorio capace di custodire ambienti unici e forme di vita che affondano le proprie origini in epoche lontanissime. Tra cavità sotterranee, boschi, praterie e paesaggi montani, il parco rappresenta un autentico scrigno di biodiversità: un ecosistema che ospita oltre 105 specie di uccelli nidificanti, 40 specie di mammiferi – tra cui 14 specie di chirotteri – 29 tra rettili e anfibi e più di 1.250 specie vegetali. L’area protetta si estende lungo il territorio dei comuni di Arcevia, Cerreto d’Esi, Fabriano, Genga e Serra San Quirico, offrendo un ambiente preappenninico di straordinaria ricchezza naturalistica. A rendere ancora più affascinante questo territorio è la presenza della Gola di Frasassi, modellata nel corso dei millenni dall’azione erosiva del fiume Sentino. Le acque hanno scavato nella roccia un complesso sotterraneo di rara bellezza, dando origine a un mondo nascosto dove sopravvivono specie adattate a condizioni ambientali particolari. Tra gli abitanti più sorprendenti delle grotte c’è il Niphargus ictus, un piccolo crostaceo dalle caratteristiche uniche. Il suo nome deriva dal greco e richiama il significato di “splendente come la neve”, per il suo aspetto chiaro e la particolare luminosità osservabile al microscopio. Questa specie, endemica degli ambienti ipogei, vive esclusivamente nelle acque sotterranee delle grotte, raggiunge dimensioni comprese tra i 12 e i 30 millimetri e svolge un ruolo importante nell’equilibrio dell’ecosistema. Essendo un organismo saprofago, contribuisce alla decomposizione della materia organica e al riciclo delle sostanze nutritive. La presenza del Niphargus ictus è considerata anche un importante indicatore ambientale: la sua sopravvivenza è infatti legata alla qualità delle acque e viene utilizzata negli studi di ecotossicologia e fisiologia per valutare lo stato degli ecosistemi sotterranei. Ma il fascino del Parco non si ferma al mondo naturale. Sopra il livello delle grotte, il paesaggio unisce natura e storia, accompagnando il visitatore tra antichi borghi, abbazie e castelli. Tra i luoghi più suggestivi troviamo il Santuario di Frasassi, le abbazie di Sant’Elena, San Vittore delle Chiuse e Valdicastro, oltre ai castelli di Genga, Pierosara, Avacelli e Castelletta. Un territorio dove geologia, biodiversità e memoria storica si incontrano, offrendo un viaggio attraverso milioni di anni di evoluzione e secoli di cultura. Il Parco della Gola della Rossa e di Frasassi è così un luogo in cui la natura non è soltanto da osservare, ma da ascoltare: una testimonianza vivente della lunga storia della Terra.
San Severino, il "verde itinerante” resta in piazza del Popolo: l’allestimento estivo conquista tutti
Il successo di pubblico premia “Il verde itinerante”. L’Amministrazione comunale di San Severino Marche ha deciso di prorogare fino alla fine di agosto l’allestimento temporaneo che ha trasformato piazza del Popolo in un elegante giardino a cielo aperto. L’iniziativa, inaugurata all’inizio di luglio e realizzata dall’azienda settempedana Manfrica Service di Filippo Sfrappini, ha riscosso grande apprezzamento da parte di cittadini, turisti, visitatori e operatori commerciali, diventando uno degli elementi caratterizzanti dell’estate settempedana. Il suggestivo ovale simbolo della città degli Smeducci si è arricchito di una scenografia verde composta da alberature ed essenze pregiate, capaci di creare un originale connubio tra natura e architettura storica. Tra le varietà presenti figurano olivi, meli, melograni, corbezzoli e lagerstroemie in piena fioritura, che hanno donato colore e freschezza alla piazza. Pensato inizialmente come allestimento limitato al solo mese di luglio, il progetto di decoro urbano proseguirà quindi per tutta la seconda parte della stagione estiva, continuando a valorizzare il centro storico e offrendo ai visitatori uno spazio accogliente dove sostare e vivere la piazza. «La risposta della comunità e dei tanti turisti che stanno frequentando San Severino Marche in queste settimane è stata straordinariamente positiva – sottolinea il sindaco Rosa Piermattei –. Piazza del Popolo è il salotto buono e il primo biglietto da visita della nostra città: con “Il verde itinerante” siamo riusciti a darle un tocco di freschezza, colore ed eleganza, creando un dialogo armonioso tra il patrimonio storico e la bellezza della natura». «Visto l’entusiasmo riscontrato – aggiunge il primo cittadino – abbiamo ritenuto importante prorogare l’allestimento per tutto il mese di agosto. La piazza continuerà così a essere un palcoscenico naturale per gli appuntamenti del cartellone estivo “Summer Time 2026” e per le passeggiate serali di residenti e visitatori». Oltre all’aspetto estetico, infatti, il giardino temporaneo continuerà ad accompagnare gli eventi culturali, musicali e di intrattenimento programmati dall’Amministrazione comunale, contribuendo a rendere ancora più suggestiva l’atmosfera del centro cittadino durante l’estate.
Tolentino celebra i 50 anni del Supermercato Mercurio: consegnata targa
Un traguardo importante per il commercio tolentinate. Il Comune di Tolentino ha voluto celebrare i 50 anni di attività della EMME 2001 Srl - Supermercato Mercurio, realtà fondata nel 1976 e diventata negli anni un punto di riferimento per la comunità. Il sindaco Mauro Sclavi, a nome dell’Amministrazione comunale e dell’intera città, ha consegnato una targa ricordo ai titolari e alle maestranze per riconoscere il valore di un’attività che da mezzo secolo opera al servizio dei cittadini. «Con dedizione, professionalità e competenza – ha sottolineato il sindaco Sclavi – titolari e lavoratori hanno collaborato per garantire servizi essenziali alla popolazione, contribuendo alla crescita economica e sociale della comunità tolentinate». Nel corso dei suoi cinquant’anni di storia, l’azienda ha saputo rinnovarsi e adattarsi ai cambiamenti del settore commerciale, ampliando la propria esperienza nel campo della vendita di generi alimentari e non solo, mantenendo un rapporto costante con il territorio. Un percorso costruito attraverso l’impegno quotidiano, la qualità del servizio e la capacità di evolversi, caratteristiche che hanno permesso al Supermercato Mercurio di diventare una presenza consolidata nella vita della città. L’Amministrazione comunale ha espresso ai titolari e ai dipendenti i propri ringraziamenti per il lavoro svolto in questi anni, formulando l’auspicio di nuovi importanti successi per il futuro.
Palazzo Cortesi ospita il "dopo" Macerata Opera Festival, un brindisi alla prima del Nabucco
Dopo il debutto del Macerata Opera Festival, inaugurato con la rappresentazione del Nabucco, Palazzo Cortesi ha accolto la delegazione del festival per il tradizionale appuntamento del “dopo” prima. Un momento di incontro e convivialità che ha riunito artisti, protagonisti e organizzatori della manifestazione dopo la tensione e l’emozione della serata inaugurale. Nel suggestivo spazio del dehors di Palazzo Cortesi hanno brindato insieme il direttore artistico Marco Vinco, la sovrintendente Lucia Chiatti, gli interpreti dell’opera e gli altri ospiti del MOF, accolti dalla struttura con un buffet pensato per accompagnare il momento di festa e condivisione. La scelta di Palazzo Cortesi come sede dell’appuntamento si inserisce nel più ampio progetto di valorizzazione dello storico edificio maceratese, recentemente restaurato e rilanciato come nuovo polo di aggregazione culturale e ricettiva nel cuore della città. La struttura, gestita da Sara Longarini, nasce con l’obiettivo di coniugare ospitalità, storia e convivialità, offrendo a cittadini e visitatori un’esperienza che unisce cultura, ristorazione e intrattenimento. Il palazzo custodisce un patrimonio architettonico di grande valore, con elementi che attraversano diversi secoli, dal Trecento all’Ottocento. Durante il recupero sono stati valorizzati dettagli storici come decorazioni originali, archi antichi e ambienti legati alla memoria della città, che secondo le ricostruzioni storiche sarebbero appartenuti anche alla dimora della famiglia del padre di Matteo Ricci. Nel corso dei lavori sarebbero inoltre emersi manoscritti e materiali collegati alla stampa rivoluzionaria risorgimentale, testimonianze del passato del palazzo come luogo legato anche all’attività tipografica clandestina. Con i lavori di ammodernamento Palazzo Cortesi si è dotato di una area Spa, che è attiva per gli ospiti, e sarà aperta al pubblico dopo ferragosto. La struttura è diventata recentemente Boutique Hotel 4 stelle. Il progetto di Palazzo Cortesi punta a trasformare lo storico edificio in un punto di riferimento per la vita cittadina, attraverso un’offerta che comprende un hotel destinato a diventare quattro stelle, nuove suite, una spa privata, un ristorante di fascia medio-alta e un lounge bar dedicato alla socialità. Nei mesi estivi, l’area esterna continuerà ad ospitare eventi, serate e iniziative culturali, rafforzando il legame tra il palazzo e il panorama culturale maceratese. Da questa sera infatti ci sarà il lounge bar con Jorge Soratti, bartender pluripremiato a livello mondiale, sempre con l'obiettivo di diventare un punto di riferimento elegante per la città di Macerata.
Tolentino, cinquant'anni di Dolci Delizie: il Comune rende omaggio a un'attività storica
Tolentino celebra i cinquant'anni di attività di Dolci Delizie – Forno Don Bosco, una delle realtà storiche del commercio cittadino, protagonista da mezzo secolo della vita della comunità. Per l'importante traguardo il sindaco Mauro Sclavi, insieme all'Amministrazione comunale e alla città, ha voluto rendere omaggio all'attività gestita da Luca Domizi e Monica Paolucci, sottolineandone il valore imprenditoriale e sociale. Luca Domizi, figlio di un panettiere che già negli anni Sessanta gestiva un'attività del settore, ha ereditato dal padre la passione e i segreti del mestiere. Insieme a Monica Paolucci ha poi rilevato il forno dalla famiglia Cruciani, dando avvio a un percorso di crescita caratterizzato da professionalità, dedizione e continui investimenti. Come hanno ricordato il sindaco Mauro Sclavi e il consigliere Fabio Montemarani, negli anni l'azienda ha saputo svilupparsi, ampliando l'attività con l'apertura di un secondo punto vendita in via La Malfa e creando nuove opportunità occupazionali, contribuendo così alla crescita economica e sociale della città. Un riconoscimento che premia anche la scelta di valorizzare i prodotti del territorio, l'attenzione verso la clientela e il forte legame con la comunità locale. Elementi che hanno reso Dolci Delizie un punto di riferimento non solo per i cittadini di Tolentino, ma anche per molti clienti provenienti dai comuni limitrofi. L'Amministrazione ha infine evidenziato come, in questi cinquant'anni, il forno abbia saputo mantenere elevati standard qualitativi, preservando la produzione del pane e delle specialità dolciarie della tradizione, "contribuendo a custodire e tramandare un patrimonio gastronomico che rappresenta un'eccellenza del territorio".
New Fashion Gia.Man.Dance da record ai Campionati Italiani: Morrovalle conquista 50 titoli tricolori
Una pioggia di medaglie e un dominio che non lascia spazio a interpretazioni. La New Fashion Gia. Man. Dance di Morrovalle torna dai Campionati Italiani Fidesm 2026 di Rimini con un bottino straordinario: 50 medaglie d'oro, 34 d'argento e 14 di bronzo, risultati che la consacrano tra le società più forti della danza sportiva italiana. La manifestazione, conclusasi domenica al palazzetto dello sport della città romagnola, ha richiamato migliaia di atleti provenienti da tutta Italia, impegnati nelle finali delle diverse discipline. Tra i protagonisti assoluti la società marchigiana, capace di imporsi soprattutto nelle danze caraibiche – salsa cubana, salsa portoricana, bachata e merengue – conquistando podi in numerose categorie. Oltre ai 98 piazzamenti sul podio, la spedizione di Morrovalle ha collezionato anche 9 quarti posti, 8 quinti e 5 sesti posti, a testimonianza della profondità del vivaio e dell'elevato livello tecnico dell'intera squadra. Un risultato costruito grazie al lavoro dello staff tecnico e dirigenziale guidato dalla presidente Federica Lorenzi, insieme ai maestri Gianni Crucianelli e Manola Fontana e ai responsabili tecnici Riccardo Ciminari e Silvia Fontana, che da anni rappresentano un punto di riferimento nel panorama nazionale della danza sportiva. Tra i protagonisti della rassegna spiccano Thomas Crucianelli, autore di numerosi titoli italiani nelle prove individuali e di coppia, Symon Crucianelli, Arianna Zanconi, Sandy Fiore, Federico Giardini, Simona Marucci, Siria Torresi e tanti altri atleti che hanno contribuito al ricchissimo medagliere della società. Con il successo di Rimini, la New Fashion Gia. Man. Dance conferma la propria crescita e rafforza il ruolo di eccellenza marchigiana nel panorama nazionale della danza sportiva. Archiviata la stagione dei trionfi, l'attenzione è già rivolta ai prossimi appuntamenti, con l'obiettivo di confermarsi ai vertici anche nel 2027.

poche nuvole (MC)



