Pesaro

Lavoro, nelle Marche calano gli infortuni mortali ma aumentano le malattie professionali

Lavoro, nelle Marche calano gli infortuni mortali ma aumentano le malattie professionali

Nei primi sette mesi del 2026 nelle Marche diminuiscono gli infortuni mortali sul lavoro, ma crescono in modo significativo le denunce di malattia professionale. È il quadro che emerge dal report regionale relativo al periodo gennaio-luglio, elaborato sulla base della Banca dati Inail e degli Open data, dati ancora non consolidati. Complessivamente, le denunce di infortunio registrate nelle Marche sono state 10.134, 99 in più rispetto alle 10.035 dello stesso periodo del 2025, con un incremento dello 0,99%. A crescere sono sia gli infortuni avvenuti in occasione di lavoro, passati da 8.494 a 8.576 (+0,97%), sia quelli in itinere, che salgono da 1.541 a 1.558 (+1,10%). Il dato più incoraggiante riguarda gli infortuni mortali: nei primi sette mesi dell'anno sono stati 13, contro i 16 dello stesso periodo del 2025. La riduzione, tuttavia, non interessa gli eventi mortali avvenuti durante l'attività lavorativa, rimasti invariati a 11 casi. Il calo complessivo è quindi dovuto soprattutto agli incidenti in itinere, scesi da 5 a 2. Il quadro nelle province L'andamento degli infortuni non è uniforme sul territorio regionale. Ancona registra un aumento delle denunce, da 3.407 a 3.468, così come Ascoli Piceno, che passa da 1.301 a 1.342, e Fermo, dove i casi salgono da 781 a 826. In controtendenza Macerata, che scende da 2.128 a 2.098 denunce, e Pesaro Urbino, che passa da 2.418 a 2.400. Per quanto riguarda gli infortuni mortali, Ascoli Piceno e Fermo registrano entrambi un caso, rispetto ai tre complessivi del 2025. Malattie professionali, aumento del 20% È però il capitolo delle malattie professionali a evidenziare la variazione più significativa. Le denunce presentate nelle Marche nei primi sette mesi del 2026 sono state 5.882, contro le 4.892 dello stesso periodo dell'anno precedente. Si tratta di 990 casi in più, pari a un incremento del 20,24%. Anche in questo caso emergono differenze importanti tra le province. Ad Ascoli Piceno le denunce passano da 606 a 654, con un aumento del 7,92%. Più marcata la crescita a Fermo, dove si passa da 581 a 739 casi, pari al +27,19%. Particolarmente significativo è inoltre l'andamento della sanità e assistenza sociale, settore nel quale le denunce di malattia professionale salgono da 349 a 649, con un incremento dell'85,96%. In controtendenza le costruzioni, che registrano una diminuzione: da 913 denunce nel 2025 a 881 nel 2026, pari al -3,50%. Il comparto del terziario, invece, evidenzia una crescita del 4,45%. Un segnale positivo, ma con prudenza I dati restituiscono quindi un quadro fatto di luci e ombre. Da un lato diminuiscono gli infortuni mortali complessivi; dall'altro il numero totale degli infortuni rimane sostanzialmente stabile e le denunce di malattia professionale registrano una crescita particolarmente consistente. Guido Bianchini, past president del Co.Co.Pro. Inail di Ascoli Piceno, invita quindi a non interpretare il dato sugli infortuni mortali come la prova di un miglioramento ormai consolidato: «È un segnale positivo, ma non basta a parlare di miglioramento strutturale». Un richiamo alla prudenza che appare particolarmente significativo alla luce del dato sulle malattie professionali. L'aumento delle denunce può infatti riflettere sia una maggiore esposizione o insorgenza di patologie legate al lavoro, sia una maggiore capacità di riconoscere e denunciare queste condizioni. Saranno dunque i dati consolidati e l'andamento dei prossimi mesi a permettere di capire se il calo degli eventi mortali rappresenti una tendenza stabile o una variazione temporanea.

11/09/2026 12:30
Trovato contenitore con indicazioni sulla radioattività in un liceo: esclusa contaminazione

Trovato contenitore con indicazioni sulla radioattività in un liceo: esclusa contaminazione

Intervento dei Vigili del fuoco, nella serata di ieri, al Liceo Scientifico Guglielmo Marconi di Pesaro, dove all’interno di uno scantinato dell’istituto è stato rinvenuto un involucro recante indicazioni relative alla presenza di materiale radioattivo. Sul posto è intervenuta la squadra dei Vigili del fuoco di Pesaro, supportata dal nucleo Nbcr (Nucleare, biologico, chimico e radiologico) di Ancona. Gli operatori hanno effettuato tutte le verifiche e le misurazioni necessarie per accertare l’eventuale presenza di radiazioni. Gli accertamenti hanno escluso la presenza di contaminazione e, di conseguenza, qualsiasi rischio per le persone presenti nell’istituto. Al termine delle operazioni, il materiale è stato messo in sicurezza. Non si è reso necessario adottare alcun provvedimento restrittivo nei confronti della scuola, che ha potuto proseguire la propria attività senza particolari conseguenze. L’intervento ha dunque consentito di verificare tempestivamente la situazione e di escludere eventuali condizioni di pericolo legate al materiale rinvenuto.

11/09/2026 09:47
Lupi vicino alle abitazioni, la Regione Marche rafforza i controlli: “Monitoraggio coordinato”

Lupi vicino alle abitazioni, la Regione Marche rafforza i controlli: “Monitoraggio coordinato”

Rafforzare il monitoraggio, verificare con puntualità le segnalazioni e garantire un’azione coordinata tra tutti gli enti competenti. Sono queste le principali direttrici indicate dalla Regione Marche dopo le recenti segnalazioni della presenza di lupi in prossimità di aree abitate. L’assessore regionale alla Caccia, Giacomo Bugaro, ha inviato una comunicazione ai Comuni, ai Carabinieri Forestali, alle Polizie Provinciali e agli enti gestori delle aree naturali protette, chiedendo un impegno coordinato per seguire l’evoluzione del fenomeno e intervenire sulla base di informazioni verificate. “La Regione si è attivata tempestivamente per affrontare una problematica che sta suscitando attenzione e preoccupazione tra i cittadini”, spiega Bugaro. “Abbiamo immediatamente avviato un percorso di coordinamento con tutti gli enti competenti per garantire il monitoraggio delle situazioni segnalate e raccogliere informazioni certe e validate”. La priorità, sottolinea l’assessore, è gestire la presenza del lupo con la massima attenzione, nel rispetto delle indicazioni tecnico-scientifiche di Ispra, tutelando allo stesso tempo la sicurezza delle comunità locali. La Regione ha chiesto ai diversi soggetti coinvolti di operare secondo le rispettive competenze per assicurare un monitoraggio il più possibile omogeneo, con particolare attenzione alle zone vicine ai centri abitati, alle aree periurbane e ai luoghi caratterizzati da una significativa presenza di persone. Un ruolo specifico sarà svolto dai Carabinieri Forestali, che saranno coinvolti nella verifica e nella validazione delle segnalazioni, nei sopralluoghi e nelle attività di monitoraggio specialistico previste dal protocollo sperimentale Ispra/Life Wild Wolf. Le Polizie Provinciali collaboreranno invece al monitoraggio continuativo del territorio, alla raccolta delle segnalazioni e all’individuazione di eventuali fattori attrattivi che potrebbero favorire la presenza dei lupi nelle vicinanze delle abitazioni. Agli enti gestori delle aree naturali protette è stato chiesto di attivare le specifiche azioni di monitoraggio, anche attraverso l'utilizzo di fototrappole e altri strumenti tecnici. Le attività saranno orientate a individuare rapidamente eventuali comportamenti anomali o fenomeni di progressiva confidenza del lupo verso l'uomo, favorendo la prevenzione attraverso la rimozione di possibili attrattivi presenti nelle aree urbane e periurbane e il ricorso, se necessario, a sistemi di dissuasione non cruenta, come dispositivi sonori o luminosi. L'assessorato regionale garantirà il supporto tecnico necessario per coordinare la raccolta dei dati e affrontare eventuali criticità che dovessero emergere durante le attività di monitoraggio. Viene inoltre richiamata l'attenzione dei cittadini sull'importanza di adottare comportamenti corretti, evitando di avvicinare o alimentare la fauna selvatica e prestando particolare attenzione alla custodia degli animali domestici. 

10/09/2026 16:10
Marche, dopo il caldo arriva il maltempo: temporali intensi, scatta l’allerta arancione e gialla

Marche, dopo il caldo arriva il maltempo: temporali intensi, scatta l’allerta arancione e gialla

È allerta arancione per i temporali in diverse zone delle Marche. La Protezione civile regionale ha diramato un avviso per le aree interne settentrionali, le zone collinari e costiere del Nord e le aree interne centrali. Per tutte le restanti zone della regione è invece prevista allerta gialla. La giornata di domani si annuncia particolarmente movimentata sul fronte meteorologico. Il cielo sarà nuvoloso o molto nuvoloso, con precipitazioni diffuse a prevalente carattere di rovescio o temporale. I fenomeni interesseranno inizialmente i settori settentrionali per poi estendersi, nel corso della giornata, al resto del territorio regionale. Particolare attenzione è rivolta ai temporali: dalla mattinata sono infatti previste condizioni favorevoli allo sviluppo e al transito di fenomeni intensi, diffusi e localmente persistenti, soprattutto nelle aree interne e settentrionali. Le precipitazioni potranno risultare localmente molto abbondanti, con cumulate elevate soprattutto nei settori interni e nel comparto settentrionale. I temporali, prevalentemente di tipo multicellulare, potranno essere accompagnati da frequenti fulminazioni, piogge di forte intensità, locali grandinate e violente raffiche di vento. La persistenza delle celle temporalesche e la loro possibile interazione con i rilievi potrebbero inoltre favorire criticità ed effetti al suolo. Sul fronte delle temperature è attesa una diminuzione, mentre i venti saranno deboli o moderati: dai quadranti sud-occidentali nelle zone interne e orientali lungo la fascia costiera. Il mare sarà inizialmente poco mosso, con moto ondoso in aumento nel pomeriggio. La situazione sarà dunque da monitorare con particolare attenzione nelle zone interessate dall'allerta arancione, dove la combinazione tra temporali intensi, forti rovesci, vento e possibile grandine potrebbe provocare disagi e criticità locali.

09/09/2026 15:33
Aria di mare e iodio: il mito da sfatare per la salute della tiroide

Aria di mare e iodio: il mito da sfatare per la salute della tiroide

Con l'estate che volge al termine, le giornate trascorse in spiaggia per molti sono ancora un ricordo vivido. Passeggiando sul bagnasciuga, quante volte ci siamo sentiti ripetere, magari fin da bambini, di “respirare a pieni polmoni l'aria di mare perché è ricca di iodio e fa bene alla tiroide”? È un consiglio tramandato di generazione in generazione, rassicurante e suggestivo. Eppure, dal punto di vista scientifico e fisiologico, la realtà dei fatti è molto diversa. Sfatare questo mito non significa togliere poesia alle passeggiate costiere, ma restituire allo iodio la sua reale e vitale importanza nutrizionale. L'evidenza clinica ci dice, infatti, che la quantità di iodio che il nostro corpo è in grado di assorbire attraverso le vie respiratorie o la pelle è fisiologicamente trascurabile. Per assimilare la dose quotidiana raccomandata respirando la brezza marina, dovremmo trascorrere mesi interi, ininterrottamente, sugli scogli. Lo iodio, per poter svolgere il suo complesso lavoro nel nostro organismo, deve essere necessariamente ingerito. Ma per quale motivo questo micronutriente è così cruciale? Alla base del collo si trova una ghiandola a forma di farfalla, la tiroide, che funge da vera e propria “centralina” di comando per il nostro metabolismo. Per sintetizzare i suoi ormoni, la tiroxina e la triiodotironina, la tiroide ha un bisogno assoluto di iodio: è letteralmente il substrato biochimico indispensabile per la loro costruzione. Questi ormoni regolano funzioni vitali, come il ritmo cardiaco, la termoregolazione, lo sviluppo del sistema nervoso e l'efficienza con cui le nostre cellule trasformano i nutrienti in energia. Se non forniamo un sufficiente apporto di iodio attraverso la dieta, la tiroide è costretta a un superlavoro compensatorio. Questo sforzo prolungato può portare a squilibri che si traducono clinicamente in stanchezza cronica, deficit di concentrazione, alterazioni del peso e, nei casi più evidenti, in un ingrossamento anomalo della ghiandola stessa, noto come gozzo tiroideo. Dove possiamo reperire, dunque, questo prezioso elemento? Il mare resta il suo serbatoio naturale d'elezione: pesce, molluschi e crostacei ne sono fonti eccellenti. Tuttavia, poiché gli alimenti di origine agricola ne sono spesso poveri a causa dell'impoverimento dei terreni, le massime autorità sanitarie mondiali e il nostro Ministero della Salute raccomandano una strategia preventiva tanto semplice quanto efficace: l'uso del sale iodato. Attenzione, però, a non fraintendere il messaggio nutrizionale. Non si tratta di consumare più sale (abitudine che metterebbe a serio rischio la salute cardiovascolare e la pressione arteriosa), ma di sostituire il normale sale da cucina con quello arricchito. Lo slogan istituzionale “Poco sale, ma iodato” è la regola d'oro da seguire. Una banale sostituzione nella nostra dispensa basta a coprire i fabbisogni giornalieri di tutta la famiglia in totale sicurezza. Mentre salutiamo l'estate e ci prepariamo a riprendere i ritmi autunnali, ricordiamoci che la prevenzione non si nutre di credenze popolari, ma di evidenze scientifiche. Continuare a godersi l'aria di mare fa indubbiamente bene all'umore, ma per proteggere davvero la nostra tiroide, la salute deve inevitabilmente passare per il nostro piatto.

29/08/2026 15:28
Cade in un pozzo profondo 20 metri: uomo salvato dai vigili del fuoco

Cade in un pozzo profondo 20 metri: uomo salvato dai vigili del fuoco

PESARO – Momenti di paura nella mattinata per un uomo caduto all’interno di un pozzo profondo circa 20 metri, nel quale era presente anche dell’acqua. Il fatto è avvenuto a Mombaroccio, nel Pesarese. L’allarme è scattato poco prima delle 10.30, e ha richiesto l’intervento dei vigili del fuoco. Sul posto è arrivata la squadra dei vigili del fuoco di Pesaro, supportata da un’autobotte e da un mezzo SAF (Speleo Alpino Fluviale), necessario per effettuare le operazioni di recupero in sicurezza. I soccorritori hanno raggiunto l’uomo all’interno del pozzo e lo hanno recuperato utilizzando le tecniche SAF. Nonostante la profondità e la presenza di acqua, la persona è rimasta sempre cosciente durante le operazioni. Una volta riportato in superficie, l’uomo è stato affidato alle cure del personale sanitario intervenuto sul posto per gli accertamenti e le necessarie valutazioni. Presenti anche i Carabinieri, impegnati nelle attività di supporto e negli accertamenti sull’accaduto. L’intervento dei vigili del fuoco ha permesso di portare rapidamente in salvo l’uomo, evitando conseguenze ancora più gravi.

29/08/2026 13:30
Caro carburante, agricoltura e pesca marchigiane in ginocchio: “Così non possiamo più fare reddito”

Caro carburante, agricoltura e pesca marchigiane in ginocchio: “Così non possiamo più fare reddito”

Il gasolio agricolo arriva a 1,202 euro al litro al netto dell’Iva. Cia Marche: “È in gioco il destino dell’agricoltura nazionale”. In difficoltà anche la pesca, con il carburante marino arrivato a 1,25 euro al litro nel porto di San Benedetto.    Il caro carburante pesa sempre di più sui conti delle aziende agricole marchigiane, alle prese con costi di produzione che continuano a crescere e margini di redditività sempre più ridotti.   L’ultima rilevazione disponibile dei “Prezzi medi al consumo dei prodotti petroliferi nella Regione Marche”, effettuata dalla Camera di Commercio delle Marche, fotografa una situazione particolarmente preoccupante: per le forniture comprese tra 1.001 e 5.000 litri, il prezzo del gasolio agricolo ha raggiunto 1,202 euro al litro al netto dell’Iva.   Un livello che incide direttamente sui costi delle imprese agricole, soprattutto in un periodo dell’anno nel quale l’utilizzo di mezzi, macchinari e attrezzature continua a essere particolarmente intenso.   «Forse non è chiaro che qui è in gioco il destino dell’agricoltura nazionale, non solo marchigiana – dichiara il presidente di Cia Marche Alessandro Taddei –. La curva del costo del carburante, purtroppo, sta confermando le ipotesi più pessimistiche: siamo a 1,50 euro al litro Iva compresa e molti riflettono sul proprio futuro».   Il confronto con lo stesso periodo dello scorso anno rende ancora più evidente la portata dell'aumento.   «In questo periodo, un anno fa, il gasolio agricolo si attestava intorno agli 80-90 centesimi Iva compresa», ricorda Taddei. Oggi, invece, il prezzo è arrivato a circa il doppio, con conseguenze pesanti sulla capacità delle aziende di produrre reddito.   «Non ci permette più di fare reddito, perché il costo del carburante si ripercuote poi su aumenti generalizzati su tutto. Se un anno fa un’impresa agricola lavorava praticamente “alla pari”, oggi quegli 80 centesimi in più li mette di tasca propria».   Secondo Cia Marche, i provvedimenti messi in campo a livello europeo e nazionale possono contribuire soltanto in parte ad attenuare gli effetti della crisi.   «Europa e Governo italiano cercano di mitigare le nostre difficoltà, ma sono palliativi», sottolinea Taddei, riportando l’attenzione su quello che considera uno dei problemi strutturali del settore: gli squilibri lungo le filiere agroalimentari.   L’aumento dei costi di gasolio, energia elettrica, concimi e sementi si scontra infatti con la difficoltà degli agricoltori di adeguare il prezzo della materia prima prodotta.   «Siamo gli unici che, nonostante gli aumenti di gasolio, elettricità, concimi, sementi, non possiamo permetterci di chiedere un aumento del prezzo della materia prima che produciamo», spiega il presidente di Cia Marche.   Il riferimento è anche al prezzo del grano e, più in generale, alla distribuzione del valore lungo la filiera.   «Viene spontaneo pensare al prezzo del grano: tutti in filiera possono adeguare i prezzi tranne gli agricoltori e, nonostante questo, non possiamo nemmeno dire di fare un sacrificio per i consumatori, perché i prezzi agli scaffali aumentano, anche se non a nostro vantaggio».   Una situazione che alimenta incertezza soprattutto in vista delle prossime campagne agricole.   Secondo Taddei, nelle Marche sono ormai pochissimi i comparti agricoli che riescono a garantire una redditività soddisfacente.   «I settori agricoli che vanno bene, nelle Marche, sono pochissimi e riceviamo decine di telefonate al giorno di associati che ci chiedono cosa potrebbero coltivare, in alternativa a quanto fanno, per risollevarsi».   A preoccupare è anche il rischio che una parte degli agricoltori scelga di non coltivare i propri terreni, aprendo la strada a possibili operazioni speculative.   «La nostra paura è che parecchi agricoltori quest’anno decidano di non lavorare i terreni, facendo partire le speculazioni da parte di quelle grosse compagnie che investono nei terreni per realizzare mega impianti fotovoltaici. Siamo disarmati».   La crescita dei prezzi del carburante non riguarda soltanto il comparto agricolo. A essere duramente colpita è anche la pesca, settore particolarmente esposto all’andamento del costo del carburante marino.   A fotografare la situazione è EUMOFA, l’Osservatorio europeo del mercato dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura della Commissione europea, che monitora anche l’andamento dei prezzi del carburante marino nei principali Paesi europei.   Secondo i dati dell’Osservatorio, rispetto a marzo 2025, quando il gasolio marittimo veniva venduto a 0,64 euro al litro, nello stesso mese del 2026 il prezzo ha registrato un aumento di circa il 55%, raggiungendo 0,99 euro al litro.   A metà maggio, inoltre, EUMOFA ha rilevato nei Paesi europei monitorati prezzi compresi tra 0,97 e 1,14 euro al litro, con un incremento medio dell’83,8% rispetto a maggio 2025.   Un andamento che in pochi mesi ha inciso pesantemente sui costi sostenuti dalla flotta peschereccia italiana e, in particolare, dalle marinerie dell’Adriatico.   A confermare la pressione sui costi è Pietro Ricci, armatore sambenedettese.   «La tendenza all’aumento è evidente – dichiara Ricci – perché un mese fa il prezzo del carburante era di un euro, oggi siamo già a 1,25 euro al porto di San Benedetto, mentre a Chioggia siamo a 1,30 euro».   Un incremento del 25% in appena un mese che rende ancora più difficile la gestione economica delle imprese della pesca.   «È un dato preoccupante che, purtroppo, non ci sorprende – aggiunge Massimo Sandroni, direttore Cia Marche e della sezione PescAgri – perché si tratta dell’effetto congiunto di fattori interni ed esterni».   Secondo Sandroni, se gli operatori non possono intervenire direttamente sulle dinamiche internazionali che stanno contribuendo alla crescita dei costi, esiste però la possibilità di costruire risposte più solide sul piano nazionale ed europeo.   «Se non possiamo fare nulla sul fronte delle vicende internazionali che, indirettamente, stanno mettendo in ginocchio agricoltura e pesca, possiamo però organizzare strumenti economici e politici che non siano emergenziali ma strutturali».   Il caro carburante si conferma così uno dei principali fattori di pressione per due comparti strategici dell’economia marchigiana. Agricoltura e pesca si trovano a fronteggiare costi crescenti, mentre la possibilità di trasferire gli aumenti lungo la filiera resta fortemente limitata.   Una situazione che, secondo Cia Marche, rende sempre più urgente un intervento strutturale capace di sostenere la redditività delle imprese e garantire la continuità di attività che rappresentano una parte fondamentale del tessuto economico e produttivo delle Marche.  

28/08/2026 10:53
Sisma, dieci anni dopo. Castelli: "Ricostruzione atto di giustizia verso le comunità, il riferimento è il Friuli"

Sisma, dieci anni dopo. Castelli: "Ricostruzione atto di giustizia verso le comunità, il riferimento è il Friuli"

Dieci anni non bastano per colmare il dolore, ma sono un tempo sufficiente per misurare la forza di chi ha deciso di non arrendersi. Alle 3.36 del 24 agosto 2016 la terra tremò e il Centro Italia sprofondò nell'incubo: 299 vittime, paesi rasati al suolo e un’intera comunità ferita al cuore. A un decennio da quella notte, Amatrice, Accumoli, Arquata e tutti i borghi del cratere ricordano chi non c’è più, ma guarda avanti. Nel più grande cantiere d’Europa, la ricostruzione ha finalmente ingranato la marcia giusta, trasformandosi in una storia di riscatto e dignità. I numeri del Rapporto 2026 raccontano una svolta concreta, ma ancora molta strada c'é da percorrere. "Quasi il 98 per cento delle opere pubbliche programmate è stato sbloccato e oltre 14 mila cantieri privati sono già stati completati", spiega il commissario sisma Guido Castelli. "Le gru dominano ancora il paesaggio, ma oggi restituiscono case sicure, scuole moderne come l'istituto Betti di Camerino e il Divini di San Severino, ed edifici simbolici della nostra identità spirituale, primo tra tutti la Basilica di San Benedetto a Norcia". Ma la sfida vera, come sottolinea il commissario straordinario non è stata soltanto posare mattoni, bensì "ricucire il tessuto sociale ed economico di un territorio che rischiava lo spopolamento definitivo. Attraverso i fondi dedicati e la strategia di riparazione economica, l'Appennino centrale sta difendendo con le unghie il diritto a restare. I dati confermano una ripartenza reale: l'occupazione cresce a ritmi superiori alla media nazionale, mentre la percentuale di giovani che non studiano e non lavorano è crollata, toccando ad Ascoli e Macerata valori tra i più bassi d'Italia". "Il punto di riferimento resta lo storico modello del Friuli del 1976, ma con la consapevolezza di dover gestire un territorio vastissimo diviso tra quattro regioni. A metà strada da quel traguardo, la rinascita procede a passo spedito. Ogni cantiere che chiude, ogni famiglia che rientra a casa e ogni attività che riapre i battenti rappresentano la vittoria della speranza sulla tragedia, l'omaggio più bello a chi ha perso la vita in quella terribile notte di fine estate".

23/08/2026 15:37
Dalla missione per Gaza alla protesta in Albania: cinque marchigiani con la Global Sumud Flotilla

Dalla missione per Gaza alla protesta in Albania: cinque marchigiani con la Global Sumud Flotilla

Dalla missione diretta verso Gaza alla protesta in Albania. Cinque attivisti marchigiani partecipano alla nuova iniziativa della Global Sumud Flotilla, dopo aver preso parte alla precedente missione diretta verso la Striscia e fermata dalla Marina israeliana in acque internazionali lo scorso 18 maggio. Si tratta di Marco Montenovi, Maurizio Menghini e Vittorio Sergi, già protagonisti della precedente missione, ai quali in questa occasione si sono aggiunti Daniele Randelli e Valeria Tinti. Le imbarcazioni, recuperate e riparate dai volontari dopo l'episodio dello scorso maggio, sono partite il 16 agosto da Augusta con destinazione Valona, in Albania, dove è previsto l'arrivo dopo una tappa a Brindisi, il 20 agosto. La nuova missione non avrà come destinazione Gaza. L'obiettivo è infatti raggiungere l'isola di Sazan e la zona della laguna di Narta e Zvernec, dove da mesi è in corso una mobilitazione ribattezzata «rivoluzione dei fenicotteri», nata in opposizione a un progetto immobiliare che coinvolge una società legata a Jared Kushner, genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Tra i partecipanti ci sono anche esponenti del Coordinamento Marche per la Palestina. Montenovi, Sergi e Tinti fanno parte del coordinamento e prenderanno parte alle iniziative previste in Albania nelle giornate del 21 e 22 agosto. Il programma prevede anche la partecipazione al corteo contro il governo di Edi Rama, in programma nella serata del 22 agosto a Tirana. La missione rappresenta dunque una nuova tappa dell'impegno degli attivisti marchigiani, dopo l'esperienza dello scorso maggio. Le imbarcazioni utilizzate nella precedente iniziativa erano state recuperate e successivamente riparate dai volontari, tornando ora in mare per una nuova mobilitazione. Il rientro nelle Marche dei cinque attivisti è previsto entro la fine di agosto. (Foto Ansa) 

19/08/2026 17:34
Donna colpita da un bovino durante l'escursione in bici: interviene l'elisoccorso

Donna colpita da un bovino durante l'escursione in bici: interviene l'elisoccorso

Due interventi in rapida successione per il Soccorso Alpino e Speleologico Marche, impegnato oggi in altrettante operazioni di soccorso sul Monte Nerone e sul Monte Catria. In entrambi i casi è stato necessario l'intervento dell'elisoccorso regionale Icaro 02, che ha consentito di raggiungere rapidamente le persone infortunate e concludere le operazioni senza ulteriori criticità. Il primo intervento si è verificato sul Monte Nerone, dove una donna è stata urtata da un bovino e spinta contro un muretto mentre attraversava un tratto di strada occupato da una mandria di animali con vitelli. La donna si trovava insieme al marito, che si era fermato a causa di una foratura alla bicicletta. Durante l'attraversamento della strada, uno degli animali l'ha colpita, provocandone la caduta contro un muretto. Immediatamente è scattata la macchina dei soccorsi. Sul posto è intervenuto Icaro 02, mentre le squadre territoriali del Soccorso Alpino e Speleologico Marche sono state attivate per fornire supporto alle operazioni. La donna, fortemente spaventata per l'accaduto, è stata presa in carico dal personale sanitario e successivamente trasferita in ambulanza per gli accertamenti del caso. Poco dopo la conclusione del primo intervento, i soccorritori hanno ricevuto una seconda richiesta di aiuto per un'infortunata sul Monte Catria, che aveva riportato un trauma alla caviglia sinistra, con sospetta frattura. L'eliambulanza, trovandosi a pochi minuti di volo dalla zona, ha raggiunto rapidamente il luogo dell'incidente. Il tecnico del Soccorso Alpino e Speleologico Marche, insieme al medico e all'infermiere dell'equipaggio sanitario, ha raggiunto la donna e proceduto alla sua stabilizzazione. Le caratteristiche della zona e le condizioni dell'infortunata hanno reso necessario il recupero mediante verricello, per una calata di circa 50 metri. La donna è stata quindi issata a bordo dell'elicottero e trasferita all'ospedale di Fabriano per ricevere le cure necessarie. Anche in questo secondo caso erano state attivate le squadre territoriali del Soccorso Alpino e Speleologico Marche, pronte a intervenire a supporto dell'equipaggio dell'elisoccorso. Entrambi gli interventi si sono conclusi rapidamente e senza ulteriori criticità, consentendo alle due donne di essere affidate alle cure del personale sanitario. (Foto di repetorio) 

19/08/2026 14:50
Muore dopo inseguimento e colluttazione con i carabinieri: la Procura dispone autopsia e verifiche sul taser

Muore dopo inseguimento e colluttazione con i carabinieri: la Procura dispone autopsia e verifiche sul taser

Un'autopsia per chiarire le cause del decesso e accertamenti tecnici sul funzionamento del taser in dotazione ai carabinieri. Sono i due principali filoni dell'indagine aperta dalla Procura di Ancona sulla morte di un 35enne di nazionalità ucraina, deceduto per arresto cardiaco a bordo di un'ambulanza dopo un pericoloso inseguimento in auto e una violenta colluttazione con i militari a Senigallia. Il fascicolo, affidato alla pm Valeria Cigliola e sotto la guida del procuratore capo Monica Garulli, verrà iscritto con la formula dell'annotazione preliminare, procedura adottata quando sussiste un fatto compiuto in presenza di una causa di giustificazione, senza procedere per ora all'iscrizione immediata nel registro degli indagati. Secondo le prime ricostruzioni, l'uomo, in forte stato di alterazione, avrebbe iniziato una serie di manovre azzardate a bordo di una Bmw bianca tra Fano e Marotta, guidando contromano e urtando diversi veicoli. Intercettato a Senigallia, ha speronato una gazzella dell'Arma prima di tentare la fuga a piedi. Raggiunto dalle forze dell'ordine, ne è nata una violenta colluttazione nella quale il 35enne ha morso un dito a un militare. I carabinieri hanno fatto ricorso al dispositivo taser, ma gli inquirenti intendono verificare se l'apparecchiatura abbia funzionato correttamente, dato che l'uomo avrebbe continuato a reagire con aggressività. I soccorritori del 118 e della Croce Rossa sono intervenuti sedando l'uomo le cui condizioni iniziali e i cui parametri vitali risultavano sotto controllo; tuttavia, durante il tragitto verso l'ospedale, si è verificato il repentino ed esiziale arresto cardiaco. L'esame autoptico verrà eseguito nei prossimi giorni all'ospedale regionale di Torrette ad Ancona.

03/08/2026 16:50
Marche senza sportelli bancari: oltre 103 mila cittadini vivono in comuni privi di filiali

Marche senza sportelli bancari: oltre 103 mila cittadini vivono in comuni privi di filiali

Nove marchigiani su dieci sono insoddisfatti della riduzione o della chiusura delle filiali bancarie nel proprio territorio. È uno dei dati più significativi che emerge dal terzo Rapporto Uilca sulla desertificazione bancaria, “L’impatto della desertificazione bancaria sugli italiani 2025”, che fotografa le conseguenze della progressiva riduzione della presenza degli istituti di credito nelle comunità locali. Secondo l’indagine, nelle Marche il 91,4% dei cittadini considera negativa la diminuzione degli sportelli bancari nei luoghi in cui vive. La presenza di un bancomat, sottolinea il rapporto, non viene percepita come una sostituzione adeguata del rapporto diretto con il personale bancario. I numeri raccontano una trasformazione profonda del sistema bancario regionale. Tra il 2020 e il 2025 i comuni marchigiani serviti da banche sono passati da 184 a 143, con una riduzione del 22,3%. Nello stesso periodo le filiali sono scese da 790 a 585, con un calo del 25,9%: significa che in cinque anni sono stati chiusi 205 sportelli, con una media di 3,4 chiusure al mese. La conseguenza è che oggi 103.439 cittadini marchigiani risiedono in comuni privi di uno sportello bancario. Una situazione che, secondo Uilca, non riguarda soltanto la comodità di effettuare operazioni bancarie, ma coinvolge anche il ruolo sociale delle banche nei territori. “Dietro ogni sportello chiuso – evidenzia il segretario generale Uilca Fulvio Furlan – c’è un anziano che non sa più come prelevare la pensione, un piccolo imprenditore costretto a percorrere chilometri per gestire le proprie finanze, una famiglia che perde un presidio di fiducia”. Il fenomeno viene collegato anche al rischio di ulteriore spopolamento delle aree interne e dei piccoli centri. Per il 63,4% dei cittadini marchigiani, infatti, la presenza di una filiale bancaria rappresenta un elemento che può influenzare la scelta di vivere o meno in un territorio. Inoltre, l’82,3% degli intervistati ritiene che la chiusura degli sportelli contribuisca alla marginalizzazione delle comunità locali. Tra le criticità evidenziate dal rapporto c’è anche il tema della sicurezza. La riduzione del rapporto diretto con gli operatori bancari potrebbe aumentare la vulnerabilità dei cittadini più fragili rispetto a truffe e frodi. Nelle Marche il 79% delle persone intervistate ritiene che la scomparsa delle filiali favorisca il rischio usura, mentre l’86,6% considera la presenza del personale bancario importante per aiutare i cittadini a difendersi da phishing e truffe online. La Uilca chiede quindi un cambio di prospettiva: non solo una rete bancaria basata sull’efficienza economica, ma anche un presidio vicino alle persone e ai territori. “La banca – conclude Furlan – deve recuperare e rafforzare il proprio ruolo sociale, mettendo al centro le persone”.

01/08/2026 13:28
Maltempo, stato di Calamità nelle province di Ascoli e Fermo - Acquaroli: "lo chiederemo per tutta la regione

Maltempo, stato di Calamità nelle province di Ascoli e Fermo - Acquaroli: "lo chiederemo per tutta la regione

Le Marche fanno i conti con gli effetti dell’ondata di maltempo che ha colpito diversi territori, provocando danni al comparto agricolo, alle attività produttive e alle infrastrutture. Da sud a nord della regione sono arrivate segnalazioni di criticità e la Regione ha avviato il percorso per chiedere al Governo il riconoscimento dello stato di calamità naturale. Il presidente della Regione Francesco Acquaroli ha annunciato l’avvio della ricognizione dei danni, con il coinvolgimento dei Comuni chiamati a raccogliere e trasmettere le informazioni necessarie per delineare il quadro complessivo delle conseguenze provocate dagli eventi atmosferici e predisporre la richiesta di intervento. “Ci sarà lo stato di calamità per la provincia di Ascoli e per alcuni comuni della provincia di Fermo, ma noi chiederemo per tutta la regione, perché ci sono stati danni anche nella provincia di Pesaro, qui a Macerata sulla costa, nell’Anconetano”, ha spiegato Acquaroli ieri a Macerata, intervenendo al convegno organizzato dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili. La richiesta regionale punta quindi ad ampliare il riconoscimento dell’emergenza anche alle altre aree marchigiane che hanno registrato danni, oltre ai territori già interessati dal provvedimento nazionale. Nel frattempo è arrivata la decisione del Consiglio dei ministri sullo stato di emergenza per gli eccezionali fenomeni meteorologici che hanno interessato, tra il 26 marzo e il 3 aprile, la provincia di Ascoli Piceno e il Comune di Amandola, in provincia di Fermo. Il provvedimento avrà una durata di dodici mesi. Per fronteggiare le prime esigenze sono stati messi a disposizione 4 milioni e 310 mila euro, attraverso il Fondo per le emergenze nazionali. Le risorse saranno destinate agli interventi più urgenti a sostegno delle zone colpite. La Regione prosegue ora il lavoro di raccolta delle segnalazioni per arrivare a una stima completa dei danni e definire il fabbisogno necessario per accompagnare la ripartenza dei territori coinvolti.

24/07/2026 17:45
Maltempo nelle Marche, quasi 300 interventi dei vigili del fuoco. Piergallini: "Subito lo stato di emergenza"

Maltempo nelle Marche, quasi 300 interventi dei vigili del fuoco. Piergallini: "Subito lo stato di emergenza"

MARCHE – Prosegue l'intensa attività dei vigili del fuoco per fronteggiare i danni provocati dall'ondata di maltempo che nelle ultime ore ha investito la regione. Finora sono stati effettuati circa 300 interventi, in gran parte per la rimozione di alberi e rami caduti, allagamenti e danni causati dalle forti raffiche di vento. Per sostenere il dispositivo di soccorso marchigiano è stato inviato anche un modulo operativo del Comando dei vigili del fuoco di Roma, entrato in azione per dare supporto alle squadre impegnate a rispondere alle numerose richieste ancora aperte. Nella notte, tra le 20 di ieri e le 7 di questa mattina, i vigili del fuoco hanno effettuato 22 interventi nella provincia di Pesaro Urbino, 33 in quella di Ancona, 21 nel Maceratese, 22 nel Fermano e 38 nell'Ascolano. Le operazioni proseguono anche oggi per completare gli interventi e ripristinare le condizioni di sicurezza nelle aree più colpite. Sul fronte politico, il vicepresidente dell'Assemblea legislativa delle Marche e consigliere regionale del Partito Democratico, Enrico Piergallini, chiede alla Regione di attivarsi immediatamente presso il Governo per ottenere il riconoscimento dello stato di emergenza. Secondo Piergallini, dopo le violente grandinate che hanno colpito il Piceno e altre zone delle Marche, causando danni ad abitazioni, automobili, colture e attività produttive, è necessario garantire risorse straordinarie a famiglie, imprese e aziende agricole. Il consigliere sottolinea inoltre come molte aziende rischino di vedere compromesso il lavoro di un'intera stagione e invita la Giunta regionale ad avviare con la massima urgenza una ricognizione dei danni, coinvolgendo Comuni, Protezione civile e associazioni di categoria, così da attivare rapidamente tutte le procedure necessarie per ottenere risposte concrete. Alla richiesta di interventi immediati si associa anche Cna, che sollecita misure tempestive a sostegno delle imprese colpite dagli eventi meteorologici estremi.

22/07/2026 10:15
Marche, via libera alla legge "anti Kebab": la maggioranza parla di identità, l’opposizione attacca

Marche, via libera alla legge "anti Kebab": la maggioranza parla di identità, l’opposizione attacca

ANCONA – Dopo settimane di polemiche, il Consiglio regionale delle Marche ha approvato la proposta di legge presentata dalla Giunta guidata dal presidente Francesco Acquaroli, ribattezzata nel dibattito politico e mediatico "legge anti kebab". Il provvedimento, approvato con 19 voti favorevoli e 9 contrari, punta a fornire ai Comuni nuovi strumenti per la valorizzazione dei centri storici, favorendo le attività considerate espressione dell'identità del territorio e limitando l'insediamento di alcune tipologie commerciali ritenute non coerenti con il contesto urbano. La norma nasce con l'obiettivo dichiarato di contrastare il progressivo impoverimento commerciale dei centri cittadini, sostenendo botteghe artigiane, produzioni locali, attività legate alla tradizione marchigiana e iniziative capaci di preservare il decoro urbano. Per la maggioranza si tratta di una risposta concreta a un fenomeno che negli ultimi anni ha visto molti negozi storici chiudere i battenti, lasciando spazio a serrande abbassate e locali sfitti. A difendere il testo in Aula è stato Marco Ausili, consigliere regionale di Fratelli d'Italia e relatore di maggioranza. «La legge approvata oggi serve a ridare identità, qualità e futuro ai nostri centri storici, non a discriminare nessuno», ha dichiarato, respingendo le accuse rivolte dalle opposizioni. Secondo Ausili, il provvedimento mette a disposizione dei Comuni strumenti per programmare meglio lo sviluppo commerciale e salvaguardare le caratteristiche delle città marchigiane. Di segno opposto la posizione del centrosinistra, che ha contestato il provvedimento sia nel metodo sia nel merito. Le opposizioni hanno criticato l'assenza di risorse economiche dedicate, ritenendo difficile rilanciare davvero il commercio senza investimenti concreti, e hanno evidenziato il mancato coinvolgimento delle associazioni di categoria e degli operatori economici nella fase di elaborazione della legge. Per Massimo Seri, consigliere della lista Ricci Presidente e relatore di minoranza, il testo non offre risposte efficaci alle difficoltà dei Comuni e delle imprese. «Mi aspettavo qualche elemento innovativo che aiutasse concretamente amministrazioni e operatori economici, ma non lo ritrovo», ha affermato, tornando a sottolineare anche il tema delle coperture finanziarie. Il confronto si è concentrato anche su uno degli aspetti più discussi della norma: la possibilità di limitare l'apertura di attività commerciali legate a prodotti etnici o non riconducibili alle produzioni tipiche locali. Un punto che ha alimentato il dibattito politico fin dalla presentazione della proposta e che ha portato il provvedimento a essere definito, dai suoi critici, "legge anti kebab". Con l'approvazione in Consiglio regionale si chiude l'iter legislativo della norma. Ora l'attenzione si sposterà sulla sua attuazione concreta e sul ruolo dei Comuni, chiamati a tradurre le nuove disposizioni in strumenti urbanistici e regolamenti locali. Sullo sfondo resta un confronto politico destinato a proseguire, tra chi vede nella legge un'opportunità per rilanciare i centri storici e chi, invece, la considera un intervento privo delle risorse necessarie per affrontare la crisi del commercio di prossimità.

21/07/2026 19:09
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