Cultura

È morto Francesco Guccini: a Musicultura il suo addio al palco, poi la magia di Lunaria a Recanati

È morto Francesco Guccini: a Musicultura il suo addio al palco, poi la magia di Lunaria a Recanati

È morto a 86 anni Francesco Guccini, uno dei più grandi cantautori italiani, poeta e narratore capace di attraversare generazioni con le sue parole. Il "maestrone" di Pavana si è spento questa mattina nella sua casa sull'Appennino tosco-emiliano, circondato dall'affetto della moglie Raffaella, della figlia Teresa e dei familiari. La famiglia ha fatto sapere che, nel rispetto delle sue volontà, le esequie si svolgeranno in forma strettamente privata, mentre nel mese di settembre sarà organizzata una cerimonia commemorativa per permettere a chi lo ha amato di salutarlo e ricordarlo. Un legame speciale quello tra Guccini e la provincia di Macerata, dove il cantautore aveva lasciato un segno indelebile soprattutto attraverso Musicultura e il palco di Lunaria a Recanati, in una delle sue ultime apparizioni pubbliche. Era il 2013 quando Francesco Guccini salì sul palco dello Sferisterio di Macerata per la finale della 24esima edizione di Musicultura, manifestazione che proprio in quell'occasione visse anche il suo definitivo addio alla scena musicale. Dopo l'uscita dell'album "L'ultima Thule", Guccini aveva annunciato il ritiro dai concerti, scelta poi concretizzata proprio durante quelle serate maceratesi. "Non mi mancherà il palco, ma il prima e il dopo con gli amici della band, tirar tardi fino a notte. Lascio perché sono stanco", aveva raccontato. Un addio senza nostalgia, fedele al suo carattere schietto e ironico: "I bis sono roba da fighetti", diceva parlando dei suoi concerti, che per anni aveva chiuso immancabilmente con "La locomotiva", lasciando poi spazio ai suoi Musici. Ma il rapporto con il territorio marchigiano aveva vissuto un altro momento simbolico pochi mesi dopo, quando Guccini era stato protagonista di una serata memorabile a Lunaria, in Piazza Leopardi a Recanati. Davanti a una piazza gremita, il cantautore era salito sul palco senza chitarra e senza cantare, ma riuscendo comunque a conquistare il pubblico con la forza delle sue parole. In dialogo con Massimo Cirri, aveva ripercorso la sua carriera tra aneddoti, ricordi e riflessioni, dalla prima chitarra agli inizi con il gruppo "I Gatti", fino alla consacrazione come uno degli artisti più amati della musica italiana. "Prima ero libero di camminare e nessuno mi fermava, ora mi riconoscono e ci sono persone che fanno una sorta di pellegrinaggio per venirmi a trovare nella mia casa in montagna", aveva raccontato con il consueto sorriso. A Recanati aveva parlato anche del suo rapporto con Giacomo Leopardi, ricordando la comune origine dalla provincia e quella data curiosa che li accomunava: il 14 giugno, giorno della nascita di entrambi. "Sono un affezionato lettore del sommo poeta, non solo per motivi scolastici. Sarà che entrambi veniamo dalla provincia, entrambi siamo pessimisti", aveva detto. Quella sera Guccini aveva dimostrato che la sua arte non aveva bisogno necessariamente della musica: bastavano la voce, i racconti e quella capacità unica di trasformare la memoria personale in patrimonio collettivo. Sul palco con lui erano saliti anche I Musici, la band che lo aveva accompagnato per una vita, insieme a Lo Stato Sociale e Paola Turci, che avevano reinterpretato alcuni dei suoi brani più celebri, da "Quattro Stracci" a "L'Avvelenata", fino ai grandi classici come "Autogrill", "Incontro" e "La locomotiva". "Anche il percorso artistico di un grande cantautore come Guccini può interessare un pubblico talmente vasto ed eterogeneo - aveva dichiarato il direttore artistico di Musicultura Piero Cesanelli - Guccini lo ha fatto con le parole, I Musici, Paola Turci e Lo Stato Sociale con la musica, annullando qualsiasi distanza generazionale". Un'eredità fatta di canzoni, racconti e poesia che oggi lascia un vuoto enorme nella cultura italiana. 

06/08/2026 12:20
Civitanova accoglie la prima mostra in Italia di Fares Cachoux

Civitanova accoglie la prima mostra in Italia di Fares Cachoux

Si prepara ad accogliere la prima mostra in Italia di Fares Cachoux la città di Civitanova Marche. Dal 13 agosto al 3 novembre, lo Spazio Multimediale San Francesco a Civitanova Alta ospiterà la personale intitolata "...Oltre", un viaggio espositivo nell'arte grafica dell'artista franco-siriano attiva su temi complessi come politica, società e ambiente. L'evento, a cura di Cristina Falco ed Enrico Lattanzi, è organizzato dal museo MAGMA e dall'associazione Cartacanta APS. Il percorso raccoglierà le serie più significative dell'artista, ripercorrendo le tappe principali della sua carriera. Nato ad Homs e formatosi a Parigi, Fares Cachoux si caratterizza per uno stile minimalista fatto di tinte vibranti e forme nette. Le sue opere nascono come manifesti visivi d'impatto, concepiti per stimolare la coscienza del pubblico sulle emergenze contemporanee. L'inaugurazione ufficiale si terrà il 13 agosto alle ore 18:00. La mostra sarà accessibile al pubblico con un biglietto d'ingresso al costo di 5 euro, con prevendite attive sul circuito Ciaotickets.

04/08/2026 09:00
Il Ginesio Fest riparte nel segno di Remo Girone: Alessio Boni presidente della giuria, premiati Paiato e Binasco

Il Ginesio Fest riparte nel segno di Remo Girone: Alessio Boni presidente della giuria, premiati Paiato e Binasco

Presentata alla Camera dei Deputati la settima edizione del Ginesio Fest, in programma dal 25 al 30 agosto 2026 a San Ginesio, uno degli appuntamenti culturali più significativi dell'estate marchigiana. Un'edizione che segna un passaggio storico per la manifestazione, con il Premio San Ginesio "All'Arte dell'Attore" che assume ufficialmente il nome di Premio Remo Girone "All'Arte dell'Attore", in omaggio all'attore che ne fu ideatore e punto di riferimento fin dalla nascita del festival. Nel corso della conferenza stampa romana sono stati annunciati anche i primi vincitori del nuovo riconoscimento: Maria Paiato e Valerio Binasco, due protagonisti assoluti della scena teatrale italiana contemporanea, scelti per rappresentare il valore artistico e umano che il premio intende celebrare. Alla presentazione hanno preso parte, tra gli altri, il presidente della Commissione Cultura della Camera Federico Mollicone, la senatrice Elena Leonardi, il sottosegretario alla Presidenza della Regione Marche Silvia Luconi, il sindaco di San Ginesio Giuliano Ciabocco, il direttore artistico Leonardo Lidi, il presidente della giuria Alessio Boni e la fondatrice del festival Isabella Parrucci. Il cambio di denominazione rappresenta un tributo alla figura di Remo Girone, che ha contribuito a costruire l'identità del festival trasmettendo una visione del mestiere dell'attore fondata su rigore, responsabilità, studio e autenticità. La nuova giuria sarà presieduta da Alessio Boni e composta da Lino Musella, Iaia Forte, Manuela Mandracchia, Rodolfo Di Giammarco, Francesca Merloni e Giampiero Solari. La cerimonia di consegna del premio aprirà ufficialmente il festival il 25 agosto e sarà condotta da Rebecca Liberati e Christian La Rosa. Per il quinto anno consecutivo la direzione artistica è affidata a Leonardo Lidi, che ha scelto come filo conduttore della manifestazione il tema "Illusioni". Un concetto che invita a riflettere sul ruolo del teatro come spazio capace di immaginare il futuro, creare comunità e alimentare nuove possibilità attraverso l'arte. Lidi ha sottolineato come il Ginesio Fest sia diventato negli anni un luogo di incontro tra grandi maestri e nuove generazioni, offrendo opportunità concrete ai giovani artisti e trasformando San Ginesio in un punto di riferimento nazionale per il teatro contemporaneo. Nel corso degli interventi è stato ribadito il valore culturale e sociale del festival, considerato un modello di rilancio delle aree interne colpite dal sisma. Il presidente della Commissione Cultura Federico Mollicone ha definito il Ginesio Fest un esempio virtuoso di integrazione tra spettacolo dal vivo, valorizzazione del patrimonio e sviluppo dei territori. Sulla stessa linea il sottosegretario regionale Silvia Luconi, che ha evidenziato come il festival rappresenti uno strumento di crescita culturale e promozione delle Marche. Il sindaco Giuliano Ciabocco ha invece ricordato il percorso iniziato dopo il sisma del 2016, sottolineando come il festival sia diventato uno degli elementi identitari di San Ginesio e parte integrante del cosiddetto "piano della bellezza", capace di accompagnare la ricostruzione attraverso la cultura. Alessio Boni, presidente della giuria, ha ricordato la figura di Remo Girone definendolo «un maestro capace di scomparire dietro il personaggio, facendo emergere soltanto la verità della scena». Boni ha spiegato di aver accettato con convinzione questo incarico perché il Ginesio Fest rappresenta «un progetto autentico, costruito con qualità, ricerca e onestà», sottolineando inoltre come il teatro sia oggi uno dei pochi luoghi in cui la finzione riesce ancora a raccontare una profonda verità umana.a le novità illustrate durante la conferenza anche il progetto TETA – Teatro e Tavola, sostenuto con 3,5 milioni di euro attraverso il programma Next Appennino. L'iniziativa, che sarà completata entro il 2028, unirà teatro ed eccellenze enogastronomiche in un nuovo spazio dedicato sia alla valorizzazione del territorio sia all'accoglienza di artisti e compagnie teatrali. La fondatrice Isabella Parrucci ha inoltre ricordato come il Ginesio Fest sia stato riconosciuto dal Ministero della Cultura tra i progetti triennali del Fondo nazionale, ottenendo il punteggio più alto nella propria categoria. Dal 25 al 30 agosto, il pubblico potrà assistere a un programma che alterna prime nazionali, anteprime, spettacoli, laboratori e residenze artistiche. Tra i protagonisti figurano Antonio Latella, Babilonia Teatri, Enzo Vetrano e Stefano Randisi, Giulia Scotti, Marco Coscucci, Gruppo Uror, Francesco Marilungo, Riccardo Micheletti, Davide Calvaresi, Nicolò Tomassini e lo stesso Leonardo Lidi, che firmerà la regia della prima nazionale de "Il taccuino di Trigorin" di Tennessee Williams. Il festival si conferma così uno degli appuntamenti culturali più importanti dell'estate marchigiana, capace di coniugare qualità artistica, valorizzazione del territorio e sostegno alle nuove generazioni, trasformando ancora una volta San Ginesio nel cuore pulsante del teatro contemporaneo.    

30/07/2026 17:37
Castello di Pitino, una storia millenaria portata alla luce: aperte le visite guidate al sito

Castello di Pitino, una storia millenaria portata alla luce: aperte le visite guidate al sito

Dopo essere tornato fruibile da cittadini, escursionisti e visitatori, uno dei luoghi simbolo del patrimonio storico e paesaggistico del territorio settempedano, l' antico castello di Pitino, apre le sue porte per essere ammirato. Il complesso monumentale situato a circa 11 chilometri dal centro storico e a 660 metri di altitudine, offrirà uno sguardo privilegiato su un paesaggio mozzafiato e su una storia millenaria per tutta l’estate con i seguenti orari di apertura: dal lunedì al giovedì dalle ore 8:00 alle 21:00, dal venerdì alla domenica dalle ore 8:00 alle 24:00. Al momento l'accesso è consentito a tutta l'area esterna e panoramica del complesso, mentre restano momentaneamente esclusi dalle visite gli interni delle chiese e degli altri locali chiusi, in attesa del completamento di alcune piccole opere di rifinitura. Per valorizzare al meglio questo straordinario scenario, vengono periodicamente organizzate visite guidate condotte da esperti del territorio. Proprio nei giorni scorsi si è tenuto un affascinante appuntamento in notturna che ha visto un'ampia e partecipata adesione: a guidare i visitatori tra le mura e le suggestioni sotto le stelle è stata la guida abilitata della Regione Marche Paola Pistoni. L' amministrazione comunale continuerà a promuovere iniziative per far conoscere sempre di più questo prezioso scrigno di storia e bellezza. Il sito su cui sorge il castello vanta radici antichissime: esso sorge, infatti, su uno dei più importanti insediamenti piceni dell' entroterra maceratese che ha conosciuto una vita ininterrotta dal VII al V secolo a.C., come testimoniato dalle tre necropoli di Monte Penna, Frustellano e Ponte di Pitino, oltre che dai reperti risalenti al Paleolitico riemersi durante gli scavi del Novecento. Secondo alcune fonti storiche, la prima fondazione medievale si deve al nobile settempedano Marco Petilio nel XII secolo. Il castello vero e proprio fu edificato nel XIII secolo in una posizione altamente strategica per il controllo dell'alta valle del Potenza. Proprio per questo motivo, nel corso dei secoli fu al centro di accese e lunghissime controversie armate tra i Comuni di San Severino Marche, Treia, Cingoli, Tolentino e Camerino. Nel 1239 fu l'imperatore Federico II di Svevia a cederlo al Comune di San Severino, che ne mantenne il controllo anche in epoca pontificia. Tra le sue pagine belliche più celebri si ricorda l' ultimo assedio dell' estate del 1426 da parte delle truppe pontificie contro la signoria degli Smeducci. Dichiarato di notevole interesse storico-artistico e sottoposto a vincolo nel 1974, il complesso è stato acquistato dal Comune di San Severino Marche il 7 gennaio 1988 per avviarne la definitiva tutela e valorizzazione.    

30/07/2026 14:48
Teatri Unesco, perché alcuni sono rimasti fuori?

Teatri Unesco, perché alcuni sono rimasti fuori?

L'iscrizione del Sistema dei teatri condominiali all’italiana dell’Italia centrale tra XVIII e XIX secolo nella Lista del Patrimonio Mondiale Unesco rappresenta un riconoscimento storico per le Marche e per l'intero territorio dell'Italia centrale. Ma il risultato porta con sé anche una domanda: perché alcuni teatri, pur avendo partecipato al percorso di candidatura, non sono entrati nel sito riconosciuto? È il nodo sollevato nell'interrogazione presentata dai consiglieri regionali Massimo Seri e Michele Caporossi, che chiedono alla Regione Marche di chiarire quali siano stati i criteri tecnico-scientifici, storico-artistici, architettonici e gestionali utilizzati nella selezione finale. «Quali siano stati i criteri adottati per selezionare i teatri inseriti nel dossier di candidatura Unesco?», chiedono i consiglieri, domandando inoltre se «sarebbe stato possibile presentare la candidatura del sistema dei teatri storici delle Marche nella sua totalità, in quanto rete di grande livello sociale e culturale, un unicum che supera ed esalta la specificità di ogni struttura». Ma la logica delle candidature Unesco non è quella di inserire tutti i beni di una determinata categoria, bensì di individuare quegli elementi capaci di rappresentare un valore universale eccezionale. Nel caso dei teatri condominiali all'italiana, il riconoscimento non riguarda soltanto il pregio architettonico dei singoli edifici, ma soprattutto il fenomeno storico e sociale che questi luoghi rappresentano: il modello del teatro "condominiale", nato dalla partecipazione di comunità locali, cittadini e istituzioni alla costruzione e gestione degli spazi teatrali. La candidatura italiana è infatti nata come sito seriale, ovvero un insieme di beni diversi ma accomunati da caratteristiche e valori comuni. Il dossier iniziale comprendeva 18 teatri distribuiti tra Marche, Umbria ed Emilia-Romagna, individuati come testimonianza della diffusione del modello teatrale all'italiana tra XVIII e XIX secolo. Tra questi figuravano anche alcuni teatri marchigiani oggi al centro del dibattito: il Teatro Rossini di Pesaro, il Teatro della Fortuna di Fano, il Teatro Giuseppe Persiani di Recanati, il Teatro Nicola Vaccaj di Tolentino e il Teatro Bruno Mugellini di Potenza Picena. Durante la missione di valutazione Unesco, svolta tra il 31 agosto e il 7 settembre dello scorso anno, la commissione visitò proprio i 18 teatri candidati, verificando diversi aspetti: dai perimetri del sito allo stato di conservazione, dalle misure di tutela al sistema di gestione. La selezione finale, però, ha seguito un criterio preciso: non una classifica tra teatri "più belli" o "più importanti", ma la capacità di ogni elemento di contribuire alla narrazione complessiva del fenomeno candidato. Il riconoscimento è infatti legato alla rappresentatività del sistema nel suo insieme: l'architettura delle sale all'italiana, la presenza di palchi, foyer e macchine sceniche storiche, ma soprattutto il ruolo sociale assunto dai teatri come luoghi civici e identitari delle comunità. In altre parole, l'esclusione di un teatro dal sito Unesco non equivale necessariamente a un giudizio negativo sul suo valore storico o artistico. Il percorso di candidatura richiede una selezione del perimetro, proprio perché il bene riconosciuto deve mantenere una forte coerenza rispetto ai criteri individuati dall'organismo internazionale. Resta però aperto un altro tema, quello sollevato dai consiglieri Seri e Caporossi: quale sarà il ruolo dei teatri rimasti fuori dal riconoscimento? Nell'interrogazione viene chiesto alla Regione «quali iniziative intenda assumere per valorizzare anche i teatri esclusi dal riconoscimento finale, garantendo pari opportunità di promozione culturale e turistica nell'ambito della rete dei teatri storici marchigiani». Il marchio Unesco può rappresentare una grande occasione per promuovere l'intero patrimonio teatrale marchigiano. La sfida ora sarà capire se il riconoscimento riuscirà a rafforzare una rete complessiva di teatri storici oppure se creerà una distinzione tra strutture inserite nel sito e realtà rimaste ai margini del percorso.

30/07/2026 11:53
I sindaci della provincia uniti allo Sferisterio nel decennale del sisma: gran finale per "Il Trovatore"

I sindaci della provincia uniti allo Sferisterio nel decennale del sisma: gran finale per "Il Trovatore"

Un appuntamento altamente simbolico che torna a riunire la comunità locale nel decennale del terremoto del 2016. Nella serata di venerdì 31 luglio, in occasione dell'ultima recita de Il trovatore, lo Sferisterio ospiterà la decima edizione di "Territorio e Comunità", l'evento nato all'indomani della tragedia sismica per unire nel segno dell'opera, della cultura e della solidarietà istituzionale i cinquantacinque sindaci della provincia di Macerata e i rappresentanti dei comuni del territorio, pronti a punteggiare la platea con le loro fasce tricolori al fianco di personalità della politica e della cultura regionale. L’iniziativa corona il successo delle tre fortunate recite del capolavoro verdiano firmato dal regista Negrin, una produzione firmata dall'Associazione Arena Sferisterio con la FORM-Orchestra Filarmonica Marchigiana, il Coro Lirico Marchigiano "Vincenzo Bellini" diretto dal maestro del coro Christian Starinieri e il complesso di palcoscenico Ams – Helvia Recina Ensemble. Un allestimento capace di registrare un'ottima tenuta al botteghino ed entusiasmo di pubblico e critica nonostante le minacce di maltempo e le indisposizioni degli artisti titolari. Proprio gli imprevisti si sono trasformati in straordinarie opportunità, confermando il ruolo del Macerata Opera Festival come talent scout di livello internazionale. La produzione ha infatti calato un vero e proprio "poker di debutti" con i quattro ruoli principali affidati a giovani interpreti alla prima sfida nel titolo o sul maestoso palco maceratese: dal Manrico del giovane tenore cinese Haiyang Guo, all'Azucena di Sofija Petrovich, fino al debutto all'aperto di Martina Gresia che, subentrata nel ruolo di Leonora per sostituire l'indisposta Marta Torbidoni, ha conquistato ampi consensi per doti vocali e preparazione. Archiviata l'ultima replica del Trovatore, la rassegna proseguirà con una ricca serie di appuntamenti collaterali. A partire da sabato 1° agosto, alle ore 18:30, la Sala Cesanelli ospiterà i concerti pomeridiani della Abf Masterclass di Alta Formazione Artistica, dedicati al canto lirico e alla musica da camera. Il terzo weekend del festival si concluderà poi martedì 4 agosto a Monte San Giusto con il tradizionale ed atteso gala lirico che vedrà salire sul palco le voci di Alessia Camarin, Haiyang Guo e Marco Filippo Romano. (Photo credits: Macerata Opera Festival)

29/07/2026 10:10
Matelica, il Teatro Piermarini fuori dal riconoscimento Unesco: "Delusione, continueremo a valorizzarlo"

Matelica, il Teatro Piermarini fuori dal riconoscimento Unesco: "Delusione, continueremo a valorizzarlo"

Il Teatro Giuseppe Piermarini di Matelica non è stato inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale Unesco, nell'ambito della candidatura del "Sistema dei teatri condominiali all'italiana dell'Italia centrale fra il XVIII e il XIX secolo". Una decisione che lascia l'amaro in bocca alla comunità matelicese, come sottolinea il sindaco Denis Cingolani, che ha espresso il proprio rammarico pur rivolgendo le congratulazioni ai teatri marchigiani che hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento. «Desidero innanzitutto esprimere le più sincere congratulazioni ai teatri marchigiani e ai territori che hanno ottenuto il riconoscimento Unesco – afferma il primo cittadino –. Si tratta di un risultato storico che rende onore alla straordinaria tradizione dei teatri storici della nostra regione. A questa soddisfazione, però, per Matelica si accompagna un profondo rammarico». Progettato dall'architetto Giuseppe Piermarini, autore anche del celebre Teatro alla Scala di Milano, il teatro matelicese rappresenta da oltre due secoli uno dei principali simboli della città. Al suo interno custodisce inoltre i resti di un antico impianto termale di epoca romana, elemento che ne accresce ulteriormente il valore storico e culturale. «Il Teatro Piermarini costituisce il cuore della vita culturale, sociale e civile della nostra comunità – prosegue Cingolani –. È un teatro che ha conservato intatti la propria identità, il proprio valore storico e la propria funzione pubblica. Per questo la sua esclusione suscita inevitabilmente una grande delusione, peraltro già emersa nelle prime fasi della candidatura». Il sindaco precisa comunque che l'Amministrazione rispetta il percorso di valutazione seguito dall'Unesco, pur non condividendone l'esito. «Siamo perfettamente consapevoli che le valutazioni si fondano su criteri rigorosi e su un complesso percorso tecnico-scientifico. Non è una questione di campanile, ma di rispetto verso una comunità che da oltre duecento anni custodisce con orgoglio questo straordinario bene culturale, investendo risorse, competenze e passione per mantenerlo vivo e fruibile». Secondo il primo cittadino, il mancato riconoscimento non diminuisce il prestigio del teatro. «Il Teatro Piermarini non perde certamente il proprio valore perché non inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale. Il suo prestigio resta immutato e continuerà a essere riconosciuto da quanti ne conoscono la storia, la raffinatezza e la bellezza. È però innegabile che il riconoscimento Unesco avrebbe rappresentato un'importante opportunità di crescita culturale, turistica ed economica per Matelica e per tutto l'entroterra marchigiano». Cingolani conclude ribadendo l'impegno dell'Amministrazione comunale nella tutela e nella valorizzazione del teatro. «Continueremo con ancora maggiore determinazione a investire nel Teatro Piermarini, a promuoverne la conoscenza e a valorizzarne il ruolo come luogo di cultura, partecipazione e crescita civile. I riconoscimenti sono importanti, ma ancora più importante è il dovere di custodire e tramandare alle future generazioni un patrimonio che nessuna esclusione potrà mai sminuire».    

27/07/2026 19:46
Chiara Francini inaugura “Maestria Letteraria”: a Corridonia il nuovo festival del libro

Chiara Francini inaugura “Maestria Letteraria”: a Corridonia il nuovo festival del libro

Debutta a Corridonia la prima edizione di “Maestria Letteraria – Festival del Libro e della Cultura”, una nuova rassegna dedicata alla lettura, alla cultura e al dialogo diretto tra autori e pubblico. L’appuntamento si terrà il 28 luglio alle ore 21.00 nella suggestiva cornice di Villa Fermani e vedrà protagonista Chiara Francini, che presenterà il suo libro “Le querce non fanno limoni”. Attrice, autrice e interprete tra le più apprezzate del panorama italiano, Francini porterà al pubblico un romanzo che intreccia memoria personale e storia collettiva, raccontando vite segnate dagli eventi del Novecento italiano, tra Resistenza, trasformazioni sociali e il valore delle scelte individuali. La serata si aprirà con la presentazione del libro “Destinazione accompagnamento” di Silvio Natali, primo momento di un incontro dedicato alle storie, agli autori e alla scoperta della narrativa contemporanea. “Maestria Letteraria – Festival del Libro e della Cultura” nasce con l’obiettivo di creare uno spazio di confronto, partecipazione e condivisione, valorizzando il libro come strumento di conoscenza e come occasione di incontro per tutta la comunità. L’ingresso è libero e gratuito, con posti a sedere disponibili.

27/07/2026 19:15
Teatri Unesco, il Vaccaj di Tolentino resta fuori dalla lista: “Dispiaciuti, lavoreremo per il reinserimento”

Teatri Unesco, il Vaccaj di Tolentino resta fuori dalla lista: “Dispiaciuti, lavoreremo per il reinserimento”

Il riconoscimento Unesco al Circuito dei Teatri Condominiali all’Italiana dell’Italia centrale rappresenta un traguardo storico per il patrimonio culturale italiano, ma porta con sé anche una nota di amarezza per Tolentino, il cui Teatro Nicola Vaccaj non è stato inserito nella lista definitiva dei beni riconosciuti. Le motivazioni ufficiali della decisione non sono ancora state rese note, ma alla base dell’esclusione, secondo le prime valutazioni, vi sarebbero i rigidi criteri adottati dall’Unesco e dall’Icomos, l’organismo incaricato di esaminare le candidature dei beni culturali. Tra i parametri principali figurano autenticità e integrità del bene storico, elementi ritenuti fondamentali per l’inserimento nella lista del patrimonio mondiale. Il Teatro Vaccaj, pur essendo stato oggetto di un importante intervento di recupero e restituito alla città nel rispetto del principio del “com’era, dov’era”, avrebbe risentito, secondo la valutazione tecnica, delle trasformazioni intervenute nel corso del tempo, che avrebbero fatto venir meno alcuni requisiti richiesti per il riconoscimento. Il sindaco di Tolentino Mauro Sclavi ha espresso il proprio rammarico per la mancata inclusione, sottolineando però il valore del percorso intrapreso. «La proclamazione del Circuito dei Teatri Condominiali all’Italiana come patrimonio Unesco dell’Italia centrale è una notizia di portata storica – ha dichiarato Sclavi –. Le Marche sono capofila di questo riconoscimento con otto teatri, dopo una selezione partita da 62 candidature e una lista ristretta di 14 beni, nella quale era presente anche il Teatro Vaccaj». Il primo cittadino ha spiegato che l’amministrazione attende ora di conoscere nel dettaglio le motivazioni tecniche dell’esclusione "per poter avviare un confronto con la Regione Marche e con gli altri teatri non inseriti nell’elenco finale, valutando eventuali possibilità future di reinserimento". Sclavi ha inoltre ringraziato tutte le istituzioni e i soggetti coinvolti nel percorso di candidatura, tra cui il Governo, il Ministero della Cultura, la Regione Marche, il coordinamento tecnico-scientifico, gli uffici regionali e comunali e la Compagnia della Rancia per il contributo fornito. «Sono certo del valore storico e culturale del nostro teatro – ha aggiunto il sindaco – che continuerà a rappresentare un punto di riferimento per la vita culturale della città e dell’intera comunità». Il Teatro Nicola Vaccaj, uno dei luoghi simbolo della storia culturale tolentinate, resta dunque escluso dal riconoscimento Unesco, ma il Comune punta a proseguire il percorso di valorizzazione di un patrimonio considerato centrale per l’identità della città.    

27/07/2026 16:13
Macerata Opera Festival, oltre 6.300 spettatori nel secondo weekend

Macerata Opera Festival, oltre 6.300 spettatori nel secondo weekend

Oltre 6.300 spettatori hanno partecipato al secondo fine settimana del Macerata Opera Festival, che ha confermato il positivo andamento della manifestazione nonostante le incertezze legate alle previsioni meteo e alcune sostituzioni nel cast de Il Trovatore. Le tre recite hanno raccolto il consenso del pubblico, composto da appassionati provenienti dalle Marche, da tutta Italia e dall'estero. Tra i protagonisti del weekend si è distinta il soprano Martina Gresia, chiamata a sostituire Marta Torbidoni, indisposta, nel ruolo di Leonora. La giovane artista ha affrontato uno dei personaggi più complessi del repertorio verdiano ricevendo un'ottima accoglienza dagli spettatori. Consensi anche per il tenore Haiyang Guo, interprete di Manrico, che recita dopo recita continua a consolidare la propria crescita artistica grazie a qualità vocali, espressività e dizione. Il festival si conferma così una vetrina internazionale per i giovani talenti dell'opera, capace di offrire importanti opportunità di crescita artistica e, allo stesso tempo, di richiamare un pubblico composto anche da abbonati e frequentatori di prestigiosi teatri europei, dalla Royal Opera House all'Opera di Vienna. Accanto agli spettacoli lirici, il weekend è stato arricchito da numerose iniziative collaterali promosse insieme ai partner della manifestazione. Tra queste gli appuntamenti realizzati con Mapei, TecnoCredito e Fratelli Simonetti, oltre allo spazio dedicato a Laboratori Ernesi 1978, che ha raccontato al pubblico la storia dell'azienda marchigiana, il suo percorso di ricerca e innovazione e il forte legame con il territorio e le materie prime locali. Anche attraverso queste attività il Macerata Opera Festival rafforza il proprio ruolo di ambasciatore delle eccellenze marchigiane, promuovendo non solo la grande tradizione operistica ma anche il patrimonio produttivo, culturale e creativo di un territorio che unisce mare, colline e montagne. La manifestazione può contare sul sostegno di una vasta rete di partner. Finproject è main sponsor, Banco Marchigianomajor sponsor, mentre tra i top sponsor figurano Enel, APM, Mapei, Rematarlazzi, Sardellini Costruzioni, TecnoCredito Commerciale e Laboratori Ernesi 1978. Accessibility partner è Simonelli Group. Tra gli sponsor sono presenti anche Romcaffè, Elettronica S.p.A. e Centro Accessori, mentre i children partner sono Astea Energia – Gruppo SGR, Clementoni e Naturneed. Automotive sponsor è Dongfeng Italia. Il festival è inoltre sostenuto da numerosi ordini professionali, associazioni di categoria, fornitori ufficiali, media partner, cultural partner e network internazionali che contribuiscono alla crescita e alla promozione della manifestazione.

27/07/2026 14:30
Aperitivi Culturali, tre incontri tra Verdi, Rossini e arte a Macerata

Aperitivi Culturali, tre incontri tra Verdi, Rossini e arte a Macerata

Proseguono gli appuntamenti degli Aperitivi Culturali del Macerata Opera Festival, che dal 31 luglio al 2 agostoaccompagneranno il pubblico con tre nuovi incontri dedicati all'opera lirica, all'arte e all'approfondimento culturale. Gli eventi, ospitati come sempre alle ore 12 agli Antichi Forni, rientrano nelle iniziative per celebrare il ventennale della rassegna. Il programma ripartirà giovedì 31 luglio con "Ferro, fuoco e sangue: un approccio antropologico al Trovatore", incontro affidato all'antropologa napoletana Annalisa Di Nuzzo. Seguendo il percorso di studi tracciato da Ernesto De Martino, la relatrice analizzerà i tre elementi simbolici che attraversano il capolavoro verdiano: il ferro degli zingari, il fuoco degli accampamenti, delle pire e delle passioni, e il sangue che accompagna il destino dei protagonisti travolti dalla vendetta. Sabato 1° agosto sarà invece il momento del dialogo tra opera e arti figurative con "Visioni e profezie: tra dipinti e musica nell'età di Verdi". A guidare il pubblico sarà il critico d'arte Roberto Cresti, che approfondirà il fascino esercitato dall'Oriente e dal mito di Babilonia sulla pittura ottocentesca e sulle scenografie del Nabucco, mostrando come l'immaginario orientalista abbia influenzato anche la rappresentazione dell'opera. Domenica 2 agosto l'appuntamento sarà dedicato a Rosina, protagonista del Barbiere di Siviglia, con l'incontro "In difesa di Rosina", affidato alla giornalista e critica musicale Carla Moreni, storica firma de Il Sole 24 Ore. L'iniziativa sarà anche l'occasione per ricordare Angelo Foletto, giornalista e musicologo scomparso quest'anno, figura profondamente legata agli Aperitivi Culturali. Per molti anni Foletto è stato tra i protagonisti degli incontri, commentando le prime dello Sferisterio insieme ai registi e ai direttori d'orchestra. Nel 2024 aveva inoltre curato il volume dedicato ai sessant'anni dello Sferisterio, lasciando un contributo significativo alla divulgazione della storia del festival. Come di consueto, le letture saranno affidate a Gabriela Lampa, mentre video e regia sono curati da Riccardo Minnucci. Partner gastronomici dei tre appuntamenti saranno, nell'ordine, Basquiat, Antica Gastronomia e Centrale. Proseguono infine le iniziative dedicate ai vent'anni degli Aperitivi Culturali. È visitabile una mostra che ripercorre tutti i programmi realizzati dal 2006 al 2026, affiancata da un'esposizione multimediale con i contributi video trasmessi nel corso di questi due decenni, curata da Simone Pianesi di Limone Blu Studio. Per l'occasione è inoltre disponibile un opuscolo celebrativo realizzato per il ventennale della manifestazione.

27/07/2026 13:45
Da Marilyn a Moulin Rouge: a Popsophia il mito delle dive e la filosofia del musical

Da Marilyn a Moulin Rouge: a Popsophia il mito delle dive e la filosofia del musical

«The show must go on», cantavano i Queen. Ma a quale prezzo? Cosa spinge l’essere umano a ricercare il riconoscimento pubblico  pur di non rimanere nell'ombra? Se lo chiede Popsophia, il festival  nato 15 anni fa e che fino a lunedì trasformerà Civitanova Alta in un laboratorio di riflessioni sul presente. L’apertura di ieri sera, sotto la direzione artistica di Lucrezia Ercoli, ha inaugurato tre giorni dedicati al mondo dello spettacolo, all’illusione della fama e alla complessa anatomia del successo. La prima giornata si è aperta con una potente immersione nell'immaginario femminile del Novecento. Tre dive, tre icone universali, esplorate e svelate oltre la superficie della pura estetica. Brigitte Bardot e il mito della liberazione: Il sociologo Ivo Stefano Germano ha ripercorso l'impatto culturale della B.B. nazionale. Non una semplice stella del cinema, ma il simbolo di un'emancipazione sfrontata, capace di scandalizzare e rivoluzionare i costumi di un'intera epoca. Marilyn Monroe, cent'anni di enigma: nel centenario della nascita dell'attrice, lo scrittore Guido Vitiello ha tratteggiato la parabola tragica della diva per eccellenza. Monroe viene restituita come icona di una fragilità specchio di Hollywood: un corpo desiderato da tutti, ma una solitudine compresa da pochi. Claudia Cardinale, la metamorfosi della voce: ampio spazio è stato dedicato alla stella del nostro cinema da Gennaro Carillo. Per anni la Cardinale è stata solo «un corpo bellissimo senza voce», costretta a farsi doppiare per via della cadenza francese. È stato Federico Fellini, nel suo capolavoro 8½, a compiere il miracolo: restituirle la sua voce profonda, permettendole di abitare il film non più solo come oggetto dello sguardo, ma come soggetto narrativo. «Che cos'è la bellezza?» si è chiesto Carillo durante l’incontro. La risposta è stata: «Tutto ciò che turba, che sgomenta, che spezza l’equilibrio». Esattamente ciò che la Cardinale ha saputo fare sul grande schermo. La serata è poi proseguita con  il primo Philoshow: “È nata una stella. Filosofia del musical da Moulin Rouge a La La Land”. Sotto la direzione artistica di Lucrezia Ercoli, affiancata dalla filosofa e scrittrice Ilaria Gaspari, la musica diventa una  lente d'ingrandimento filosofica. Tra le note dei brani più celebri di Broadway e Hollywood, eseguiti dal vivo, l'analisi si è mossa sui seguenti temi:  Il bisogno primordiale di “essere visti”: Quanto la ricerca del successo risponde a una necessità identitaria e quanto alla paura dell'oblio? Il prezzo dell'ambizione: la gloria chiede sempre un prezzo, che spesso coincide con il sacrificio degli affetti o della propria autenticità. Il confine sottile tra finzione e realtà: Quando il riflettore si spegne, cosa rimane dell'artista? PopSophia conferma la sua cifra stilistica unica: abbattere la distanza  tra cultura alta e pop, dimostrando che anche dietro le  luci di un musical si nascondono le grandi domande che da sempre tormentano la filosofia. Lo spettacolo continuerà nella giornata di oggi e domani con altri incontri, spettacoli e philoshow.

26/07/2026 14:22
San Severino, il Teatro Feronia è patrimonio dell’umanità: "Premiata cura e tutela costante"

San Severino, il Teatro Feronia è patrimonio dell’umanità: "Premiata cura e tutela costante"

Il Teatro Comunale Feronia scrive la pagina più gloriosa della sua storia recente. Da oggi, il gioiello architettonico settempedano entra ufficialmente a far parte del patrimonio dell'umanità Unesco, inserito in una ristrettissima e selezionata cerchia di teatri storici distribuiti tra le regioni Marche, Umbria ed Emilia Romagna. Una consacrazione globale che premia non solo il valore artistico e monumentale della struttura, ma anche il legame indissolubile che, nei secoli, ha unito questo capolavoro di eleganza alla sua comunità, rendendolo il simbolo indiscusso della vita culturale cittadina. La notizia è stata accolta con profondo orgoglio e commozione dai vertici dell'amministrazione e della cultura locale, pronti a cogliere le enormi opportunità di visibilità internazionale che questo sigillo comporta. «Siamo immensamente orgogliosi di questo traguardo storico che dà lustro non solo a San Severino Marche ma all'intera regione, afferma il sindaco Rosa Piermattei. Questo riconoscimento premia la cura, la tutela e la costante valorizzazione del nostro patrimonio. Il Feronia è il cuore pulsante della nostra città, un luogo in cui la storia incontra il futuro. Continueremo a lavorare affinché questo tempio dell'arte resti un faro di crescita e coesione sociale». Francesco Rapaccioni (direttore de "I Teatri di Sanseverino"): «Entrare nel patrimonio Unesco è la consacrazione definitiva della nostra grandezza artistica e storica. Un risultato che premia la qualità della nostra programmazione e la capacità di mantenere vivo un palcoscenico che sa dialogare con il presente. Si apre ora una stagione di grandissime opportunità per la valorizzazione internazionale delle nostre attività culturali e di tutto il territorio». Con il prestigioso riconoscimento dell'Unesco, il Teatro Feronia si appresta a inaugurare una nuova era. L'obiettivo immediato è l'apertura a una platea globale, posizionando la città come meta imperdibile per gli amanti del turismo culturale e dello spettacolo dal vivo. Il sipario del Feronia è pronto ad alzarsi su grandi eventi internazionali, riaffermando con forza il suo ruolo centrale nella vita sociale e artistica della comunità marchigiana.

26/07/2026 13:12
“Il nostro onore si chiama fedeltà”: a Montecosaro la storia di Ordine Nuovo nel libro di Loredana Guerrieri

“Il nostro onore si chiama fedeltà”: a Montecosaro la storia di Ordine Nuovo nel libro di Loredana Guerrieri

Che cosa è stato davvero Ordine Nuovo? A questa domanda tenta di rispondere il nuovo saggio della storica Loredana Guerrieri, “Ordine Nuovo. Il nostro onore si chiama fedeltà” (Futura Edizioni), presentato ieri sera a Montecosaro presso la casetta “Cavalieri”. L'iniziativa, organizzata dal Laboratorio di Idee locale, ha visto dialogare l'autrice e il vicepresidente dell'associazione Reano Malaisi in un viaggio documentale dentro l'ideologia, i paradossi e le derive radicali del neofascismo italiano tra gli anni Cinquanta e Settanta. Il volume, che vede la prefazione di Valerio Renzi, propone un’analisi storica del movimento Ordine Nuovo, ricostruendone la vicenda dagli inizi degli anni Cinquanta fino alla metà degli anni Settanta, in una fase caratterizzata dalle profonde trasformazioni politiche italiane e dalla contrapposizione ideologica della Guerra fredda. Guerrieri, dottoressa di ricerca in Storia politica contemporanea all’Università di Macerata, studiosa del neofascismo italiano e dell’estrema destra europea del Novecento, ha illustrato il percorso di un’organizzazione nata nei primi anni Cinquanta come centro studi interno al Movimento Sociale Italiano e successivamente separatasi dal partito nel 1956. Un rapporto complesso, segnato da momenti di distanza e da tentativi di ricomposizione, fino al rientro nell’area del Msi nel 1969. Nel corso dell’incontro è stato approfondito il profilo politico e culturale di Ordine Nuovo, movimento neofascista ispirato alla filosofia della Tradizione di Julius Evola e caratterizzato da una visione nazional-rivoluzionaria contraria al sistema democratico e partitico. Un’organizzazione che, come evidenziato nel libro, guardava non soltanto all’esperienza fascista storica, ma anche a suggestioni provenienti dall’ambiente dell’estrema destra europea e dal nazionalsocialismo. Il volume analizza il movimento attraverso documenti di polizia, riviste e materiali prodotti dagli stessi militanti, ricostruendo il percorso di una realtà che visse il paradosso di essere “fascista in democrazia”, oscillando tra il tentativo di partecipazione politica e le derive più radicali che portarono una parte degli aderenti verso la clandestinità, fino allo scioglimento del gruppo nel 1973. Particolare attenzione è stata dedicata anche al significato del motto “Il nostro onore si chiama fedeltà”, espressione ripresa dalle SS naziste e utilizzata dal movimento come simbolo di appartenenza e continuità ideale con il mondo dei vinti di Salò, che rivendicavano il legame con un passato considerato fondativo della propria identità politica e culturale. Durante l’incontro si è parlato ampiamente degli anni della tensione politica e delle vicende legate agli anni di piombo, incluse le connessioni tra i vertici del movimento e il terrorismo nero. Un focus particolare è stato dedicato alle complesse dinamiche generazionali dell'epoca: è emersa infatti l'iniziale e sorprendente vicinanza di Ordine Nuovo ad alcune istanze del '68, seguita però da un rapido e netto distacco per insanabili divergenze ideologiche. Ciononostante, il dibattito ha evidenziato come vi siano state persino temporanee convergenze e connessioni con la sinistra extraparlamentare, sviluppatesi esclusivamente in chiave critica e strategica contro il comune nemico: il sistema capitalista e la società borghese. Infine, sono stati sviscerati il tormentato rapporto con il Movimento Sociale Italiano, la peculiare concezione evoliana dell’Europa e la complessiva evoluzione del pensiero della destra radicale. Nel confronto con il pubblico è stato affrontato anche il tema dei possibili collegamenti con la destra contemporanea. Secondo l’autrice, le connessioni dirette con Ordine Nuovo sono oggi limitate, anche se alcuni esponenti della politica attuale possono talvolta richiamare simboli e linguaggi appartenuti a quella stagione, anche senza una piena consapevolezza delle origini storiche. L’incontro ha offerto una necessaria chiave di lettura su una delle pagine più oscure e meno indagate del secondo dopoguerra. Se la storiografia ha spesso concentrato l'attenzione su altri capitoli della strategia della tensione, il saggio di Loredana Guerrieri ha il merito di colmare un vuoto critico fondamentale. Attraverso un esame rigoroso di documenti d’archivio, rapporti di polizia e materiali della stessa militanza, il volume non si limita a ricostruire la parabola di Ordine Nuovo, ma ne svela i profondi legami ideologici e le derive radicali, restituendo complessità a un fenomeno che ha segnato tragicamente la storia della destra extraparlamentare italiana. (E.L.)  

24/07/2026 17:26
Camerino, il Convento di Renacavata conquista il Fai: è terzo nella classifica nazionale

Camerino, il Convento di Renacavata conquista il Fai: è terzo nella classifica nazionale

Con oltre 350mila voti già raccolti a soli due mesi dal lancio della 13ª edizione del censimento "I Luoghi del Cuore" del FAI - Fondo per l'Ambiente Italiano, realizzato in collaborazione con Intesa Sanpaolo, prende forma una mappa dell'Italia meno conosciuta ma ricca di tesori storici, artistici e ambientali che le comunità locali vogliono tutelare e valorizzare. Tra i voti già conteggiati figurano anche oltre 62mila schede cartacee pervenute al FAI entro il 6 luglio, mentre sarà possibile continuare a sostenere i propri luoghi del cuore fino al 15 dicembre. Il censimento conferma ancora una volta il forte legame tra cittadini e territorio. Dai comitati spontanei alle associazioni, passando per Comuni, parrocchie e scuole, sono già circa un centinaio le realtà impegnate nella raccolta delle preferenze con l'obiettivo di far conoscere luoghi spesso esclusi dai grandi circuiti turistici oppure di raggiungere la soglia minima di 3.000 voti, necessaria per accedere ai bandi che consentono di richiedere contributi economici per interventi di recupero e valorizzazione. I primi tre classificati a livello nazionale potranno inoltre concorrere all'assegnazione di contributi rispettivamente da 70mila, 60mila e 50mila euro, previa presentazione di un progetto di restauro o valorizzazione. Nelle Marche il sito che sta ottenendo il maggior consenso è il Convento dei Frati Cappuccini di Renacavata, nel territorio di Camerino, che occupa attualmente il terzo posto nella classifica nazionale e il primo tra i luoghi marchigiani. Immerso tra le colline boschive e costruito in pietra locale, il complesso rappresenta il primo convento dell'Ordine dei Frati Cappuccini, nato nel 1528 grazie a Matteo da Bascio, frate francescano osservante originario del Montefeltro che intendeva recuperare lo stile di vita improntato a solitudine e penitenza di San Francesco. La struttura, acquistata nel 1529 da Caterina Cybo, vedova del duca di Camerino e sostenitrice di Matteo da Bascio, esisteva già nel Quattrocento come ospizio per pellegrini e viandanti lungo la Via Lauretana antica. Successivamente furono realizzati il dormitorio dei frati e gli spazi destinati all'accoglienza dei pellegrini. Nello stesso periodo venne riorganizzata la chiesa, all'interno della quale trova posto la preziosa terracotta invetriata policroma realizzata da Santi Buglioni tra il 1530 e il 1532 per la cappella di Santa Maria delle Grazie. Accanto al convento è presente anche un piccolo museo dell'arte cappuccina che custodisce una collezione di tabernacoli lignei marchigiani. Oggi il convento è ancora abitato dai frati e rappresenta il cuore spirituale del Cammino dei Cappuccini, itinerario di quasi 400 chilometri percorso ogni anno da migliaia di pellegrini. La partecipazione al censimento nasce dall'esigenza di reperire risorse per la riqualificazione degli spazi interni ed esterni del complesso. A supportare la raccolta voti sono i volontari FAI delle Marche. Al secondo posto nella classifica regionale si colloca Villa del Balì di Colli al Metauro, nel Pesarese, che ha già superato il migliaio di preferenze. La villa sorse attorno a una cappella altomedievale dedicata a San Martino e divenne proprietà dei conti Negusanti di Fano nel 1399. Nel 1568 il vescovo Vincenzo Negusanti fece costruire accanto alla cappella una grande residenza di campagna che utilizzava anche per le sue osservazioni astronomiche. Le quattro torri dell'edificio, infatti, consentivano di osservare il cielo da diverse prospettive. Nel 1677 la proprietà passò al conte Antonio Marcolini, Balì dell'Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano, titolo dal quale deriva il nome con cui la villa è ancora oggi conosciuta. Dal 1944 appartiene al Comune di Fano ed è concessa in comodato al Comune di Colli al Metauro. Dal 2004 ospita uno dei più importanti musei della scienza italiani, inserito dal Ministero dell'Istruzione tra i quattro più rilevanti del Paese. Con oltre 2.000 metri quadrati di spazi espositivi, rappresenta il secondo science center italiano per dimensioni e qualità delle attrezzature. La raccolta voti è sostenuta dai volontari FAI di Fossombrone. Tra i luoghi più segnalati figura anche Le Due Sorelle di Sirolo, il celebre doppio faraglione simbolo della Riviera del Conero. Le due formazioni rocciose emergono dal mare davanti a una piccola spiaggia di ciottoli bianchi raggiungibile esclusivamente via mare. L'area è uno degli scorci più suggestivi dell'Adriatico ma costituisce anche un ecosistema particolarmente fragile dal punto di vista geologico. Da anni infatti la falesia del Conero, come altri tratti costieri tra Numana e Portonovo, evidenzia criticità che richiedono interventi di tutela e conservazione. Molti voti stanno arrivando anche per la Chiesa dell'Assunta di Recanati, chiusa e inagibile dal terremoto del 2016. L'edificio venne costruito nel 1622 all'interno del Conservatorio dell'Assunta, istituito dalla nobildonna Barbara Massilla di San Ginesio, figura di primo piano nella Recanati del Cinquecento. Donna colta, religiosa e impegnata nel sociale, destinò la propria abitazione a monastero, successivamente trasformato in orfanotrofio ed educandato. La chiesa, progettata da Pietro Paolo Iacometti, rappresenta una rara testimonianza del passaggio tra Rinascimento e Barocco nelle Marche. Se l'esterno appare semplice e incompiuto, l'interno custodisce un ricco apparato decorativo con stucchi policromi, marmi, elementi scultorei e un altare maggiore di forte impatto scenografico. È presente inoltre un piccolo matroneo protetto da una grata che consentiva alle religiose di assistere alle funzioni senza essere viste. Dopo i danni provocati dal sisma del 2016, la copertura dell'edificio è stata gravemente compromessa e la chiesa è rimasta chiusa al pubblico. Per questo motivo la Fondazione IRCER, proprietaria dell'immobile, promuove la raccolta voti con il sostegno dei volontari FAI di Recanati. Completa la classifica regionale provvisoria Villa Salvati di Monte Roberto, uno dei più significativi esempi di architettura neoclassica marchigiana dell'età napoleonica. La villa, preceduta da un lungo viale alberato, fu costruita tra il 1805 e il 1820 per volontà di Serafino Salvati, ricco proprietario terriero che affidò il progetto all'architetto romano Giuseppe Camporese, tra i maggiori interpreti del primo Neoclassicismo. L'edificio presenta una pianta simmetrica e un ricco apparato decorativo riconducibile all'ambito di Felice Giani, con soffitti impreziositi da stucchi geometrici, motivi vegetali e richiami all'antichità classica. Il piano nobile è decorato da affreschi e il complesso comprende anche una cappella di famiglia a pianta centrale preceduta da un portico con colonne corinzie. Il comitato "Uniti per Villa Salvati", costituito appositamente per il censimento dal Comune di Monte Roberto, dalla Fondazione Salvati, dalla Pro Loco e dal Comitato tutela Pianello Vallesina e Municipi, punta a raccogliere i voti necessari per completare il recupero della villa e restituirla pienamente alla fruizione pubblica. La campagna è sostenuta dai volontari FAI di Jesi e della Vallesina. Per partecipare al censimento è possibile votare online sul sito dedicato oppure attraverso i moduli cartacei distribuiti nei punti di raccolta organizzati dai comitati promotori. Intesa Sanpaolo, partner del progetto dal 2004, continua a sostenere l'iniziativa nell'ambito del proprio impegno per la valorizzazione del patrimonio culturale italiano. La XIII edizione dei Luoghi del Cuore si svolge con il patrocinio del Ministero della Cultura e vede anche il sostegno della Rai, Main Media Partner del FAI, attraverso la collaborazione di Rai per la Sostenibilità ESG.

24/07/2026 16:25
Copyright © 2020 Picchio News s.r.l.s | P.IVA 01914260433
Registrazione al Tribunale di Macerata n. 4235/2019 R.G.N.C. - n. 642/2020 Reg. Pubbl. - n. 91 Cron.