Politica
Piscine, via libera della Camera alla stretta sulla sicurezza degli impianti
La Camera ha approvato un emendamento al decreto legge Sport che introduce nuove misure per la sicurezza delle piscine, prevedendo la chiusura degli impianti dotati di bocchettoni di aspirazione e grate non conformi alle norme vigenti. L'obiettivo del provvedimento è ridurre il rischio del cosiddetto "effetto ventosa", un fenomeno che può provocare l'intrappolamento dei bagnanti e che negli anni è stato all'origine di numerosi incidenti, molti dei quali hanno coinvolto bambini. L'approvazione arriva all'indomani della tragedia avvenuta a Monterotondo, dove ha perso la vita un bambino di cinque anni. La misura, elaborata in Commissione Cultura e sostenuta trasversalmente da tutte le forze politiche, si applica alle piscine pubbliche e private aperte al pubblico, comprese quelle di strutture ricettive e circoli. Per proprietari e gestori degli impianti la scelta sarà obbligata: adeguare i sistemi di aspirazione oppure sospendere l'attività. Tra le principali novità introdotte dal provvedimento figura l'obbligo di installare sistemi anti-intrappolamento, con griglie e bocchettoni progettati per distribuire i flussi di aspirazione ed evitare fenomeni vorticosi in grado di bloccare i bagnanti. È prevista inoltre la sospensione immediata dell'impianto qualora i controlli accertino irregolarità non sanate. Il testo istituisce anche un fondo statale da 4,7 milioni di euro per il 2026, destinato a sostenere Comuni ed enti pubblici nell'adeguamento delle piscine di loro competenza. A sottolineare l'importanza dell'intervento è stato il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento e presidente della Federnuoto, Paolo Barelli, secondo cui l'approvazione "rappresenta un passaggio significativo per rafforzare la sicurezza nelle strutture acquatiche e prevenire nuovi incidenti". Una volta entrata in vigore la norma, saranno i controlli sul territorio a verificare il rispetto degli obblighi previsti.
Rifiuti inerti, Ruggeri: “Il Piano Marche è una scatola vuota”
Rifiuti da costruzione e demolizione, il Movimento 5 Stelle attacca l’aggiornamento del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti della Regione Marche e chiede una nuova strategia per il riciclo degli inerti. In vista della seduta del Consiglio regionale del 28 luglio, dedicata alla discussione del Piano, la capogruppo M5S Marta Ruggeri interviene sul capitolo dei rifiuti speciali, in particolare quelli prodotti dal settore edilizio. «Il nuovo Piano della Giunta analizza i rifiuti da costruzione e demolizione, ma senza una vera strategia di impatto – sostiene Ruggeri -. Parliamo di materiali che rappresentano quasi la metà dei rifiuti speciali prodotti nelle Marche, ma la loro gestione resta legata a indirizzi regionali vecchi di oltre vent’anni». Secondo la consigliera, il settore avrebbe bisogno di un aggiornamento alla luce delle normative europee e degli attuali strumenti ambientali, che puntano sul recupero degli inerti e sull’utilizzo di materiali riciclati nelle opere pubbliche. Ruggeri evidenzia inoltre le difficoltà per imprese e centri di raccolta nel reimmettere sul mercato gli aggregati riciclati: «Serve un coordinamento pubblico efficace e una vera politica di filiera per trasformare questi materiali in una risorsa». Per questo la capogruppo M5S ha depositato una mozione, sottoscritta anche dagli altri gruppi di opposizione, con alcune proposte rivolte alla Giunta regionale: aggiornare le linee guida sugli inerti, individuare nei nuovi strumenti urbanistici aree dedicate allo stoccaggio di terre e materiali da scavo, rendere più competitivi gli aggregati riciclati e promuoverne l’utilizzo nelle grandi opere infrastrutturali. «I rifiuti da demolizione non devono finire in discarica o restare inutilizzati nei piazzali – conclude Ruggeri -. Devono diventare una risorsa per la transizione ecologica del comparto edile marchigiano».
Macerata, Pantana a Roma: confronto con Lupi e Dell'Utri
Giornata di incontri istituzionali a Roma per l'assessore all'Ambiente del Comune di Macerata, Deborah Pantana, che mercoledì 22 luglio ha preso parte a una serie di confronti con i vertici nazionali di Noi Moderati. L'assessore ha incontrato il presidente del partito, Maurizio Lupi, e il sottosegretario di Stato agli Affari Esteri, Massimo Dell'Utri, per discutere delle prospettive di sviluppo della città e del territorio maceratese. Al centro dei colloqui, la condivisione di strategie programmatiche orientate al rilancio economico di Macerata, con particolare attenzione ai progetti di gemellaggio e cooperazione internazionale, considerati strumenti per rafforzare l'attrattività della città, creare nuove opportunità di crescita e sostenere il tessuto produttivo locale. Tra i temi affrontati anche la sostenibilità ambientale e la valorizzazione del territorio attraverso iniziative capaci di coniugare sviluppo e qualità della vita. L'incontro è stato inoltre l'occasione per ribadire il ruolo che Noi Moderati intende svolgere a fianco delle amministrazioni locali, valorizzando il contributo delle liste civiche e promuovendo un dialogo costante con gli enti territoriali. "È stato un momento di confronto estremamente positivo e costruttivo – ha dichiarato Deborah Pantana –. Con il sottosegretario Dell'Utri ci siamo soffermati in particolare sull'importanza dello sviluppo di gemellaggi strategici, strumenti fondamentali per promuovere le nostre eccellenze sul piano internazionale, attirare opportunità e dare nuova linfa allo sviluppo economico di Macerata. Con l'onorevole Lupi abbiamo ribadito la volontà comune di mettere sempre al centro la città e i suoi cittadini. Noi Moderati dimostra nei fatti di essere vicina alle amministrazioni locali e di saper dare voce concreta alle esigenze della comunità e al mondo delle liste civiche". Nel corso degli incontri è stato fatto il punto anche sulle principali linee programmatiche del partito a sostegno delle comunità locali. Tra le priorità indicate figurano il rafforzamento dei gemellaggi internazionali per favorire scambi turistici, culturali e commerciali, il sostegno al civismo e agli amministratori locali, oltre a misure finalizzate a promuovere uno sviluppo sostenibile che sappia coniugare tutela ambientale, innovazione e crescita economica. L'obiettivo condiviso è quello di consolidare un canale di dialogo diretto con il Governo e i vertici nazionali, trasformando progetti di cooperazione internazionale e iniziative territoriali in opportunità concrete per lo sviluppo di Macerata. Nel corso della giornata, il presidente di Noi Moderati, Maurizio Lupi, ha inoltre ringraziato i vertici locali del partito per il lavoro svolto, rivolgendo un riconoscimento al commissario regionale Tablino Campanelli, alla commissaria provinciale Maika Gabellieri, al coordinatore comunale Luigi Carelli e ai componenti della lista "Civici per le Marche".
Marche, via libera alla legge "anti Kebab": la maggioranza parla di identità, l’opposizione attacca
ANCONA – Dopo settimane di polemiche, il Consiglio regionale delle Marche ha approvato la proposta di legge presentata dalla Giunta guidata dal presidente Francesco Acquaroli, ribattezzata nel dibattito politico e mediatico "legge anti kebab". Il provvedimento, approvato con 19 voti favorevoli e 9 contrari, punta a fornire ai Comuni nuovi strumenti per la valorizzazione dei centri storici, favorendo le attività considerate espressione dell'identità del territorio e limitando l'insediamento di alcune tipologie commerciali ritenute non coerenti con il contesto urbano. La norma nasce con l'obiettivo dichiarato di contrastare il progressivo impoverimento commerciale dei centri cittadini, sostenendo botteghe artigiane, produzioni locali, attività legate alla tradizione marchigiana e iniziative capaci di preservare il decoro urbano. Per la maggioranza si tratta di una risposta concreta a un fenomeno che negli ultimi anni ha visto molti negozi storici chiudere i battenti, lasciando spazio a serrande abbassate e locali sfitti. A difendere il testo in Aula è stato Marco Ausili, consigliere regionale di Fratelli d'Italia e relatore di maggioranza. «La legge approvata oggi serve a ridare identità, qualità e futuro ai nostri centri storici, non a discriminare nessuno», ha dichiarato, respingendo le accuse rivolte dalle opposizioni. Secondo Ausili, il provvedimento mette a disposizione dei Comuni strumenti per programmare meglio lo sviluppo commerciale e salvaguardare le caratteristiche delle città marchigiane. Di segno opposto la posizione del centrosinistra, che ha contestato il provvedimento sia nel metodo sia nel merito. Le opposizioni hanno criticato l'assenza di risorse economiche dedicate, ritenendo difficile rilanciare davvero il commercio senza investimenti concreti, e hanno evidenziato il mancato coinvolgimento delle associazioni di categoria e degli operatori economici nella fase di elaborazione della legge. Per Massimo Seri, consigliere della lista Ricci Presidente e relatore di minoranza, il testo non offre risposte efficaci alle difficoltà dei Comuni e delle imprese. «Mi aspettavo qualche elemento innovativo che aiutasse concretamente amministrazioni e operatori economici, ma non lo ritrovo», ha affermato, tornando a sottolineare anche il tema delle coperture finanziarie. Il confronto si è concentrato anche su uno degli aspetti più discussi della norma: la possibilità di limitare l'apertura di attività commerciali legate a prodotti etnici o non riconducibili alle produzioni tipiche locali. Un punto che ha alimentato il dibattito politico fin dalla presentazione della proposta e che ha portato il provvedimento a essere definito, dai suoi critici, "legge anti kebab". Con l'approvazione in Consiglio regionale si chiude l'iter legislativo della norma. Ora l'attenzione si sposterà sulla sua attuazione concreta e sul ruolo dei Comuni, chiamati a tradurre le nuove disposizioni in strumenti urbanistici e regolamenti locali. Sullo sfondo resta un confronto politico destinato a proseguire, tra chi vede nella legge un'opportunità per rilanciare i centri storici e chi, invece, la considera un intervento privo delle risorse necessarie per affrontare la crisi del commercio di prossimità.
Potenza Picena, il Pd attacca: “Tari in aumento e rifiuti fuori controllo”
Il Partito democratico di Potenza Picena interviene sul tema della gestione dei rifiuti e dell’aumento della Tari, chiedendo chiarimenti all’amministrazione comunale e annunciando un approfondimento sui dati, sui costi del servizio e sulle strategie future per il territorio. Nel comunicato diffuso dal Pd vengono evidenziate criticità legate al decoro urbano, alla raccolta differenziata e alla necessità di nuovi interventi strutturali. Vi copiamo integralmente il comunicato che è stato divulgato. Una delle sorprese più scottanti di questa già torrida estate è l’impennata della tassa sui rifiuti, già aumentata negli scorsi anni e che non sembra destinata a riduzioni. Molti gli aspetti che concorrono a questa situazione per le tasche dei cittadini di Potenza Picena e il Partito Democratico si è preso l’impegno di approfondirli, al fine di garantire una corretta informazione alla cittadinanza. Già a colpo d’occhio sconcerta l’impegno economico crescente richiesto ai potentini, per nulla ripagato da strade pulite e sgombre da rifiuti. Sacchetti conferiti nei giorni e nei momenti sbagliati, ingombranti a bordo strada e cassonetti differenziati ormai solo dalle scritte esposte, ma che in realtà ospitano ogni genere di rifiuto indifferenziato. Partiamo quindi dalle basi, da quanto avviene dentro le nostre case. Come è possibile che il Comune che fu pilota del progetto porta a porta si sia ridotto a non distinguere i diversi cassonetti? Come possiamo giustificare che una comunità che ha bonificato una discarica non riesca a conferire uno stendino rotto all’isola ecologica e preferisca invece abbandonarlo a bordo strada? Cosa ha reso un territorio virtuoso una fotografia sbiadita e logora di sé stesso? Cosa è cambiato? Innanzitutto è cambiato il governo del Paese. È infatti innegabile che quello che nei primi anni Duemila era solo un comune di provincia oggi è una città che esprime una giunta filogovernativa, ha eletto un suo concittadino presidente della Regione e può vantare addirittura il presidente della ditta Cosmari, Consorzio Smaltimento Rifiuti per l’appunto. È giustificabile una tale involuzione proprio oggi, quando l’agire del nostro Comune potrebbe essere esemplare per la Regione o quanto meno rispettoso delle tasche dei cittadini? Noi crediamo di no. Dati alla mano, la produzione totale dei rifiuti del nostro Comune è salita da 534,86 kg di rifiuti per abitante prodotti nel 2014 (anno che vede uscire il Pd dal governo della città) a 554,35 kg nel 2024. A questo va aggiunto un significativo calo nella raccolta differenziata, passata da 6.322,685 tonnellate nel 2014 a 6.188,086 tonnellate nel 2024: una flessione che produce un aumento dei rifiuti non differenziati, quindi destinati allo smaltimento in discarica. Non si parla a caso di gestione dei rifiuti perché, come per qualsiasi questione amministrativa, le scelte dovrebbero essere oculate e aderenti alle specificità del territorio. Gestite, appunto, non lasciate all’emergenza o alla singola iniziativa virtuosa. I costi che le famiglie sostengono sono infatti il risultato delle scelte fatte dalla politica e negli ultimi anni, purtroppo, gli investimenti che traducono le direzioni politiche delle giunte prima Acquaroli e poi Tartabini hanno solo perpetuato trascuratezza e mancanza di visione. E pensare che qualche investimento sui rifiuti non nutrirebbe solo la gloria del Comune, ma anche la salute, il decoro urbano e, non ultimo, permetterebbe ai cittadini di risparmiare qualche centinaio di euro. È incredibile che in dodici anni di governo non si sia individuato un solo grande intervento strutturale. Altrettanto grave è la mancanza di campagne di sensibilizzazione continue ed efficaci, che si sarebbero potute realizzare anche a costo zero attraverso i canali social. È certamente lodevole l’iniziativa di sensibilizzazione rivolta ai turisti, così come necessaria la figura del vigilante dei rifiuti, ma si tratta di azioni puntuali e isolate in un contesto che avrebbe bisogno di interventi organici. Quanto sarebbe invece risultato incisivo un intervento di formazione pensato per la cittadinanza residente, magari partendo dai quartieri con maggiori problematiche, così come il rilancio della pratica virtuosa attraverso una sperimentazione della tariffa puntuale, capace di premiare i cittadini più attenti? Crediamo infatti che una corretta gestione dei rifiuti sia anche un veicolo di legalità, dove il rispetto delle regole tutela il territorio di tutti e le tasche del singolo. Guardando al futuro, spiace constatare come le tematiche ambientali siano sempre molto lontane dalla sensibilità della giunta Tartabini. L’Unione Europea ha individuato il punto d’origine della catena del rifiuto come il più importante e impattante nella gestione dello smaltimento: produrre meno rifiuti significa gestire e smaltire meno rifiuti. Sarà quindi necessario capire come riusciremo entro il 2035, secondo la Direttiva (UE) 2018/850, a limitare al 10% il conferimento dei rifiuti in discarica con gli attuali dati di produzione. Una strategia di facile realizzazione come il compostaggio rionale potrebbe rappresentare un’ulteriore soluzione per ridurre i costi e contribuire alla cura del verde urbano, quartiere per quartiere. Meno rifiuti in discarica dovrebbe essere un obiettivo chiaro della nostra Giunta, anche alla luce delle vicende che stanno interessando il Comune di Montefano e Macerata per la realizzazione della nuova discarica. Il percorso dei rifiuti prodotti nelle nostre case attraversa infatti altri territori e spesso termina a casa dei “nostri vicini”. È proprio in questo contesto che un’amministrazione seria non può cedere alla propaganda né arroccarsi nei propri confini, considerando estraneo ciò che accade fuori dal proprio territorio. Sappiamo bene che è proprio il percorso compiuto dai rifiuti a generare costi significativi sulle nostre tasche, così come sappiamo che la gestione consorziale dello smaltimento è nata per aumentarne l’efficacia, garantire un ambiente più pulito e contenere i costi. Non vogliamo tornare indietro: lasciamo volentieri le roccaforti alle rievocazioni storiche. Dai banchi dell’opposizione esigiamo soluzioni efficaci, capaci di rispettare il nostro territorio e, soprattutto, i suoi abitanti.
Porto Recanati, le opposizioni fanno squadra in vista delle elezioni 2027
I consiglieri comunali di minoranza Nalmodi, Rovazzani, Sabbatini, Piscitelli e Ubaldi annunciano l'avvio di un percorso comune di collaborazione e confronto programmatico in vista delle elezioni amministrative della primavera 2027. L'iniziativa punta a costruire un'alternativa all'attuale amministrazione comunale guidata dal sindaco Andrea Michelini. In una nota congiunta, i consiglieri spiegano che la decisione di unire le forze nasce da una condivisa preoccupazione per la situazione della città e dalla volontà di proporre un progetto amministrativo alternativo. Secondo gli esponenti dell'opposizione, negli ultimi anni l'amministrazione avrebbe privilegiato «proclami e propaganda» senza affrontare in modo efficace le principali esigenze del territorio, lasciando irrisolte le priorità della comunità. L'obiettivo dichiarato è quello di avviare una nuova fase amministrativa capace di riportare Porto Recanati a ricoprire un ruolo centrale nel territorio attraverso una pianificazione sui temi ritenuti strategici, tra cui sicurezza e decoro urbano, welfare e sostegno alle famiglie, infrastrutture, servizi e sviluppo economico. «Non stiamo parlando di una semplice alleanza elettorale, ma di un patto di responsabilità per la nostra comunità– dichiarano congiuntamente i consiglieri di opposizione –. Porto Recanati non può più permettersi di essere governata a colpi di slogan pubblicitari e promesse mai mantenute. Gli unici risultati tangibili sono stati ottenuti grazie al supporto della Regione Marche. Per il resto il nulla assoluto. Di fronte a un'azione amministrativa inconcludente e permalosa noi rispondiamo unendo le nostre voci e le nostre competenze. Vogliamo offrire ai cittadini un progetto di governo alternativo, solido e concreto. Porto Recanati deve tornare a essere fiera, dinamica e protagonista». I consiglieri definiscono il percorso avviato come un laboratorio programmatico, aperto a quanti condividano l'obiettivo di costruire una proposta politica alternativa per il governo della città e di offrire risposte alle esigenze della maggioranza dei cittadini.
Cherubini (M5S): "Oltre 10mila euro per le aiuole dello Sferisterio, il Comune chiarisca"
Una spesa da oltre 10mila euro per la sistemazione delle aiuole davanti allo Sferisterio finisce al centro della polemica politica. A sollevare la questione è Roberto Cherubini, esponente del Movimento 5 Stelle di Macerata, che chiede maggiore trasparenza sull'intervento disposto dal Comune in vista del Macerata Opera Festival. Nel mirino c'è una determina con cui l'amministrazione ha affidato i lavori di "sistemazione e rinnovo del verde urbano" in piazza Nazario Sauro, per un importo di oltre 10.800 euro. Cherubini precisa di non mettere in discussione la necessità di curare il decoro della città, soprattutto in occasione di una manifestazione di rilievo come il Macerata Opera Festival. Le perplessità riguardano invece le modalità con cui è stato affidato l'intervento. «L'affidamento è diretto, senza gara e senza confronto tra più operatori», osserva l'esponente del M5S. Una procedura consentita dalla normativa per importi inferiori alle soglie previste dal Codice degli appalti, ma che, secondo Cherubini, «apre una questione di opportunità politica». Per il rappresentante pentastellato, infatti, resta da chiarire se l'amministrazione abbia realmente ricercato la soluzione economicamente più vantaggiosa. «Oltre 10.800 euro per aiuole e verde urbano non sono pochi. Sarebbe opportuno conoscere nel dettaglio come è composta questa spesa: materiali utilizzati, ore di lavoro, piante installate e manutenzione prevista». Cherubini evidenzia inoltre che nella determina si fa riferimento a una ditta «in possesso di idonea esperienza», ma si domanda quali siano stati i criteri adottati per la scelta dell'operatore economico. «È stato effettuato un confronto, anche informale, con altri preventivi oppure si è proceduto direttamente all'affidamento?», chiede. Secondo il M5S, la questione non riguarda tanto la regolarità amministrativa dell'atto quanto il principio della trasparenza nell'utilizzo delle risorse pubbliche. «Quando si spendono soldi dei cittadini – sostiene Cherubini – il criterio dovrebbe essere sempre quello del massimo controllo, del massimo risparmio e della massima trasparenza». L'esponente pentastellato sottolinea inoltre come, a suo giudizio, la documentazione disponibile non consenta di comprendere in maniera puntuale le lavorazioni eseguite e ricorda che, in passato, lo stesso assessore Iommi aveva definito "funerea" la realizzazione di quell'aiuola. «La domanda è semplice – conclude Cherubini –: i cittadini stanno pagando il giusto oppure stanno pagando troppo? Anche i piccoli affidamenti meritano attenzione, perché è proprio dalla gestione delle spese ordinarie che passa la credibilità di un'amministrazione».
Morrovalle, al via la rottamazione quinquies: sanzioni e interessi azzerati su tributi e multe
Il Comune di Morrovalle apre la strada alla Rottamazione Quinquies, offrendo a cittadini e imprese la possibilità di regolarizzare i debiti relativi ai tributi locali e alle sanzioni del Codice della strada con un'importante agevolazione economica. Grazie al regolamento approvato dal Consiglio comunale, sarà infatti possibile estinguere le proprie pendenze pagando esclusivamente la quota capitale dovuta e le eventuali spese di notifica o procedura, ottenendo l'azzeramento totale delle sanzioni e degli interessi di mora. Le domande dovranno essere presentate entro il prossimo 30 settembre. La misura interessa tutti i carichi pendenti e gli accertamenti divenuti esecutivi, purché non ancora affidati alla riscossione coattiva, emessi entro il 31 dicembre 2024. Rientrano nella definizione agevolata le principali entrate comunali, tra cui Imu, Tari, Cup – relativo a passi carrabili, pubblicità e occupazione del suolo pubblico – oltre alle multe per violazioni del Codice della strada. Oltre alla cancellazione di sanzioni e interessi, il provvedimento offre una significativa flessibilità nei pagamenti. I contribuenti potranno scegliere se versare l'importo dovuto in un'unica soluzione oppure richiedere una rateizzazione fino a un massimo di 48 rate mensili, con una rata minima di 80 euro. La presentazione della domanda consentirà inoltre di sospendere eventuali procedure cautelari o esecutive già avviate, evitando allo stesso tempo l'apertura di nuovi contenziosi tributari. L'iter prevede la presentazione dell'istanza entro il 30 settembre, la successiva verifica da parte degli uffici comunali, la comunicazione dell'esito entro il 30 novembre 2026 e il pagamento dell'intero importo o della prima rata entro il 31 dicembre 2026. «Abbiamo voluto tendere una mano a tutti i cittadini e alle attività economiche del nostro territorio che si trovano in una situazione di temporanea difficoltà – afferma il sindaco Andrea Staffolani –. Non si tratta di una sanatoria che premia chi non rispetta le regole, ma di un patto di collaborazione e buona fede per favorire la regolarizzazione spontanea dei debiti accumulati». Sottolinea la portata dell'iniziativa anche l'assessore al Bilancio e ai Tributi Alfredo Benedetti, che definisce il provvedimento «un intervento ad alto impatto sociale che offre la possibilità di ripartire». L'assessore evidenzia inoltre come la definizione agevolata consenta anche di autodenunciare eventuali irregolarità di cui il Comune non è ancora a conoscenza, evitando così il pagamento di sanzioni e interessi. «La misura riguarda oltre 560 mila euro di entrate sanabili, con un risparmio complessivo per i contribuenti di oltre 110 mila euro tra sanzioni e interessi», spiega Benedetti, precisando che la definizione si articola in due ambiti: il primo riguarda gli atti notificati e divenuti definitivi entro il 31 dicembre 2024, mentre il secondo offre la possibilità di regolarizzare spontaneamente le violazioni esistenti al 31 dicembre 2025 per le quali il Comune non ha ancora notificato alcun atto. Gli uffici comunali sono già a disposizione dei cittadini per fornire informazioni e assistenza nella compilazione e nella presentazione delle domande di adesione.
Pd Marche, Thomas Braconi è il nuovo segretario regionale
Il Partito Democratico delle Marche riparte da Thomas Braconi, eletto all'unanimità nuovo segretario regionale nel corso dell'assemblea del partito. L'elezione arriva dopo le dimissioni dell'ex segretaria Chantal Bomprezzi, rassegnate all'indomani delle ultime elezioni amministrative. Braconi, già eletto un anno fa alla guida del PD della provincia di Ancona, assume ora la responsabilità di guidare il partito marchigiano in una fase considerata cruciale per il rilancio dell'organizzazione e per la preparazione delle prossime sfide politiche. Soddisfazione è stata espressa da Matteo Ricci, che ha definito l'elezione il risultato di un lungo lavoro di ricomposizione interna. «Finisce l'era delle divisioni. È stato un lungo mese di faticosa tessitura unitaria e sono molto soddisfatto del risultato raggiunto. Finalmente è prevalsa la responsabilità di tutti e la voglia di ricostruire e rilanciare il partito marchigiano, che viene da almeno dieci anni di grandi difficoltà. L'unità è la precondizione per tornare a vincere», ha dichiarato. Ricci ha inoltre sottolineato come l'accordo raggiunto abbia consentito di evitare il commissariamento del partito regionale. «Oggi non abbiamo solo evitato un commissariamento, che avrebbe avvilito ulteriormente il nostro elettorato, ma abbiamo posto le basi per tornare a essere forti in vista delle prossime sfide e per costruire un'opposizione efficace al sempre più mediocre governo della Regione», ha aggiunto. Con l'elezione di Thomas Braconi si apre dunque una nuova fase per il Partito Democratico delle Marche, chiamato a ritrovare compattezza interna e a rafforzare la propria azione politica sul territorio in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.
Marche - Allarme giovani, persi 28 mila under 35 in sei anni. Cisl: "La sfida è rendere la regione attrattiva"
ANCONA – Una regione che perde giovani, cresce meno delle aree più dinamiche del Paese e fatica a garantire salari competitivi, ma che continua a possedere un tessuto produttivo solido, una buona qualità della vita e un capitale umano di valore. È questa la fotografia delle Marche scattata dalla seconda edizione del Report dell'Ufficio Studi della CISL Marche, presentata al Ridotto del Teatro delle Muse di Ancona nel corso dell'incontro dedicato al tema "Per lo sviluppo delle Marche. Il ruolo delle giovani generazioni". Ad aprire i lavori è stato il segretario generale della CISL Marche, Marco Ferracuti, che ha posto al centro del dibattito la questione giovanile. Il dato più preoccupante riguarda proprio la demografia. Negli ultimi sei anni le Marche hanno perso oltre 28 mila residenti tra gli 0 e i 34 anni e, secondo le proiezioni, entro il 2050 potrebbero venir meno oltre 100 mila giovani, con inevitabili ripercussioni sul mercato del lavoro, sulla sostenibilità del welfare e sulla competitività dell'intero sistema economico regionale. A illustrare il rapporto è stato il coordinatore dell'Ufficio Studi della CISL Marche, Matteo Moretti, che ha evidenziato una serie di criticità strutturali. Tra queste emergono una crescita del PIL inferiore rispetto alle regioni più dinamiche del Nord-Est, investimenti fermi da oltre vent'anni, livelli di produttività inferiori ai principali territori concorrenti, salari medi sotto la media nazionale, aumento della povertà relativa, crescita dei giovani Neet e del disagio psicologico, oltre a un utilizzo ancora limitato del trasporto pubblico locale e a un ricorso eccessivo alla discarica per lo smaltimento dei rifiuti. Il report, tuttavia, mette in luce anche gli elementi positivi su cui costruire il rilancio della regione. Le Marche possono infatti contare su un diffuso sistema di piccole e medie imprese, una buona qualità della vita e un capitale umano qualificato, con una significativa presenza di laureati e punte di eccellenza nella formazione tecnica. Ad arricchire il confronto, moderato dalla giornalista Chiara Cuccinella, sono state le testimonianze di Raffaello Cesoni, Maria Laura Berti, Guido Mancini, Simone Neri, Tamara Smolina e Ledjana Sula, giovani che hanno deciso di restare o tornare nelle Marche. Esperienze differenti, ma accomunate dagli stessi valori: il forte legame con il territorio, l'importanza della formazione, la qualità della vita e la convinzione che la regione possa ancora rappresentare un luogo capace di attrarre competenze e opportunità. Nel suo intervento, Marco Ferracuti ha ribadito come il vero nodo non sia trattenere i giovani, ma creare le condizioni affinché scelgano di vivere e lavorare nelle Marche. "Abbiamo incontrato ragazze e ragazzi preparati, consapevoli e competenti. La domanda non è se siano all'altezza delle sfide del futuro, ma se le Marche saranno all'altezza dei loro giovani", ha affermato. Secondo il segretario della CISL Marche, senza lavoro di qualità diventa difficile costruire qualsiasi progetto di vita. I salari, ha spiegato, dipendono dalla competitività del sistema produttivo, ma il lavoro significa anche benessere e qualità della vita. Ferracuti ha inoltre ricordato il Protocollo sul benessere lavorativo, annunciato dall'assessore regionale Giacomo Bugaro e in programma per la firma il prossimo 31 luglio con la Regione Marche, definendolo un passo importante verso un nuovo modello di sviluppo. Fondamentale, infine, il tema della formazione: "La vera tutela non è soltanto conservare un posto di lavoro, ma possedere le competenze per trovarne sempre uno nuovo. Il futuro non si aspetta: si costruisce", ha concluso. Il presidente del Comitato Scientifico del Report, Gian Luca Gregori, già rettore dell'Università Politecnica delle Marche, ha sottolineato la necessità di una strategia di lungo periodo. "Serve un modello di sviluppo coerente. Il fattore decisivo resta il capitale umano: senza capitale umano non c'è competitività", ha evidenziato. L'assessore regionale Giacomo Bugaro ha ricordato le difficoltà affrontate negli ultimi anni dalla regione, dal fallimento di Banca Marche e della Antonio Merloni fino alle conseguenze del terremoto. Oggi, ha osservato, in uno scenario internazionale complesso e altamente competitivo, le Marche hanno bisogno di un autentico piano industriale capace di rilanciare il sistema economico regionale. Il presidente dell'ISTAT, Francesco Maria Chelli, ha richiamato l'importanza delle analisi statistiche come base delle politiche pubbliche. "Senza dati non si governa", ha affermato, ricordando anche come le Marche presentino un saldo migratorio positivo, segnale che la regione continua ad attrarre nuovi residenti, compresi giovani provenienti da altri territori. A chiudere l'incontro è stata la segretaria generale della CISL nazionale, Daniela Fumarola, che ha indicato le priorità per rendere le Marche una regione capace di trattenere e attrarre nuove generazioni. "Un giovane resta, o torna, se trova lavoro di qualità, formazione, servizi efficienti, trasporti, sanità, casa e opportunità per costruire il proprio progetto di vita", ha dichiarato. Fumarola ha riconosciuto il valore del sistema produttivo marchigiano, fondato su manifattura, artigianato, agricoltura, turismo e università, ma ha anche ricordato le difficoltà ancora aperte: la crisi dell'industria, il rallentamento dell'export delle piccole imprese e il recupero ancora incompleto del potere d'acquisto dei salari. Particolare attenzione è stata dedicata alle aree interne, per le quali la leader della CISL ha invocato una strategia integrata che metta insieme sanità, scuola, formazione, trasporti, infrastrutture, sostegno alle imprese e incentivi fiscali. Infine, il riferimento all'estensione della Zona Economica Speciale (ZES) a Marche e Umbria, considerata un'opportunità importante, ma solo se accompagnata da investimenti, infrastrutture, risorse europee, sviluppo delle filiere produttive e occupazione di qualità. Il messaggio emerso dal confronto è chiaro: le Marche possiedono ancora le risorse per costruire il proprio futuro, ma sarà necessario un progetto condiviso che metta al centro giovani, lavoro, formazione e innovazione, trasformando le criticità evidenziate dal Report in occasioni di crescita e sviluppo sostenibile.
Caso Paolorossi, Iezzi (Pd): "Le mani devono stare al loro posto, grave comportamento del sindaco di Filottrano"
Continua la polemica dopo i fatti avvenuti a margine dell’iniziativa con il generale Roberto Vannacci allo Shada di Civitanova Marche. A intervenire è la segretaria del Partito Democratico cittadino Lidia Iezzi, che critica duramente le dichiarazioni del sindaco di Filottrano Luca Paolorossi relative allo strattonamento del blogger e streamer Ivan Grieco. Secondo Iezzi, la vicenda solleva una questione più ampia sul linguaggio e sui comportamenti nella politica. «La forza delle idee – afferma – non si misura con l’esibizione della muscolarità, con la ricerca dello scontro o con atteggiamenti che sembrano voler incutere timore». La rappresentante del Pd sostiene che le parole pronunciate dal primo cittadino di Filottrano, sia nell’intervista rilasciata dopo l’episodio sia nel successivo video pubblicato sui social, non contribuiscano a rasserenare il clima. «Il tono utilizzato – spiega Iezzi – trasmette un’immagine di aggressività e intimidazione che mal si concilia con il ruolo di un amministratore pubblico. Chi ricopre un incarico istituzionale dovrebbe contribuire ad abbassare i toni del confronto politico, non alimentare un clima di contrapposizione permanente». Nel suo intervento la dirigente dem pone l’accento anche sul ruolo delle istituzioni e delle forze dell’ordine: «Le mani devono stare al loro posto. Il comportamento del sindaco di Filottrano è grave perché non compete a un amministratore intervenire fisicamente. In caso di necessità c’erano le forze dell’ordine che sarebbero intervenute». Sul piano politico, secondo Iezzi, il rischio è quello di una progressiva normalizzazione di atteggiamenti aggressivi. «Non ci si può non preoccupare – afferma – perché sembra emergere un giustificazionismo rispetto ad azioni violente, in un contesto dove aumentano l’odio nella rete e l’intolleranza tra le persone». La rappresentante del Pd parla di una crescente competizione a chi utilizza toni più duri e provocatori: «Assistiamo ormai a una sorta di gara a chi alza di più la voce, a chi si mostra più aggressivo, quasi per conquistare attenzione e consenso». Un meccanismo che, secondo Iezzi, non riguarderebbe soltanto il caso civitanovese, ma anche altri episodi che hanno coinvolto esponenti o sostenitori vicini al movimento Futuro Nazionale. «La sensazione – conclude – è che qualcuno pensi di costruire il proprio consenso attraverso la provocazione, l’intimidazione e l’ostentazione della forza. È una deriva che non fa bene né alla politica né alla convivenza civile. Se viene sdoganato il fai da te, si rischia il trionfo dell’inciviltà».
Caro Livi errare è umano ma perseverare diabolico
Salvate il soldato Simone Livi, anche da sé medesimo. E con lui tutto il Centrodestra. Se il consigliere trombato prima dall’assise regionale e poi dalla presidenza della Commissione urbanistica seguita con le sue intemerate, fa un danno irreparabile alla credibilità dell’alleanza che dovrebbe reggere il Comune e fa risaltare in modo plastico che la Giunta è sorretta da un comitato d’affari, esterno certo, ma contiguo. Viene da dire che errare è umano, ma perseverare è diabolico. Se ne occuperà, credo, la Procura della Repubblica, indotta a osservare la correttezza dell’amministrazione nello specifico dell’asta chiesta, revocata, richiesta sul CeMaCo. L’attenzione della magistratura inquirente è sollecitata da un esposto di Ilario Marcolini. Come dice giustamente il consigliere del Pd Andrea Perticarari, che ha presieduto la specifica commissione consiliare a cui è stato di fatto reso impossibile operare – credo che anche su questo la Procura cercherà lumi – “ora sul mattatoio va fatta chiarezza fino in fondo” e l’inchiesta, se sarà avviata dai pm maceratesi, punta dritto a Sandro Parcaroli. Ma una volta aperto il vaso di Pandora comunale col grimaldello del mattatoio potrebbero esservi altre sorprese. Ecco che urlare alla luna, come si sta facendo in queste ore per la mancata nomina a presidente della Commissione urbanistica di Livi, che parla di sé in terza persona – già questo dice molto: non siamo al voi d’antica memoria, ma poco ci manca – non è cosa buona e tanto meno giusta. Sostiene il trombato: “La candidatura di Simone Livi a presidente della Commissione urbanistica era stata comunicata a Iommi dal suo capogruppo… è fuorviante trasformare questa vicenda in una discussione sulle competenze personali. Nessuno ha mai messo in dubbio l’esperienza o le capacità dei componenti della Commissione… la scelta del presidente risponde a una valutazione politica, non tecnica”. Verrebbe da osservare che forse è proprio per questo motivo che le liste di attesa nella sanità sono come gli esami: non finiscono mai. Ma Livi rincara accusando di fatto Forza Italia: “È inevitabile che si apra una riflessione sulla tenuta e sulla futura stabilità dell’azione di governo”. Premesso che, trattandosi di un Comune, non c’è governo alcuno ma semmai amministrazione, ciò che sfugge a Livi è che è proprio questo insistere a minarne la tenuta. La sproporzione tra ciò che è avvenuto – e cioè che un architetto di stimata fama professionale, già assessore all’Urbanistica del Centrodestra, diventa presidente della Commissione urbanistica – e le intemerate di Livi rende evidentissimo che proprio sull’urbanistica c’è un nervo scoperto. Forse il comitato d’affari che pare intravedersi dietro questa Giunta, sia chiaro che nulla c’entra con la Giunta medesima, non ha bisogno di un controllo tecnico degli atti, ma di un lasciapassare dei propri atti senza colpo ferire? È quel comitato d’affari, più che l’alleanza di Centrodestra, a non digerire la presenza di Silvano Iommi in Commissione? Diversamente non si spiega perché Sandro Parcaroli abbia tenuto per sé la delega all’Urbanistica. Ce lo diranno i pm se spulciano le carte dell’amministrazione? Ah, saperlo. Come sarebbe interessante capire come fa Livi, con Fratelli d’Italia e pure Forza Italia che sta facendo di tutto perché Iommi si dimetta, dando prova di una miopia politica davvero desolante, a spiegare ai cittadini che un architetto di Centrodestra che diventa presidente della Commissione urbanistica è inadeguato al compito, anzi ostile al Centrodestra medesimo. E qui c’è un paragone che fa risaltare come la questione della Commissione urbanistica abbia un suo specifico, perché dall’urbanistica passano – ormai scemata l’ubriacatura da Pnrr, anche se ci sono ancora decine di cantieri aperti che non si sa perché non vengono chiusi – fiumi di quattrini. Non c’è stata nessuna levata di scudi – così correggo anche ciò che ho scritto ieri errando – per la trombatura che ha subito Romina Leombruni, anche lei come Livi di Fratelli d’Italia, anche lei come Livi onusta di promesse del partito per avere un posto di rilievo, come mancata presidente della Seconda Commissione, dove approda la consigliera Alessandra Procaccioli della Lega, che così continua a intestarsi posti ben oltre il suo reale peso elettorale. Forse perché la Seconda Commissione si occupa delle materie che ricadono nelle competenze dell’assessore con la camicia? E dunque ciò che c’è da amministrare viene fatto in presa diretta dall’interessato, senza passare dal via, come è accaduto per i famosi 20.000 euro erogati dalla Regione per la festa dei commercianti all’insaputa di Sandro Parcaroli, detto da quel momento “che ne sapevo io”? A proposito di competenze, non si è ancora sentito l’assessore con la camicia dare una spiegazione convincente di due fenomeni: la moria di esercizi commerciali in centro e il fatto che Macerata sia la seconda città più cara d’Italia, con il 3,9% d’inflazione. Il delegato alle botteghe, ammesso che ne abbia le competenze, forse dovrebbe spiegare che accade. Perché la nomina della Procaccioli, che pure negli equilibri di coalizione sottrae spazio a Fratelli d’Italia e sicuramente mortifica Romina Leombruni, non dà luogo ad alcun dissenso? Forse è il peso della posta in gioco? Forse agli amici della Giunta interessano più i cantieri delle botteghe? Ci sta. Ma c’è un altro portato che dimostra la scarsa dimestichezza della cosiddetta coalizione con la politica. La segretaria cittadina di Forza Italia, nonché assessora al Bilancio, Barbara Antolini, minaccia fuoco e fiamme contro il suo consigliere Silvano Iommi. Così facendo non fa né il bene del suo partito né quello della coalizione. Mettiamo che Iommi sia spinto a confluire nel gruppo misto perché espulso da Forza Italia: c’è qualcuno che può farlo dimettere da consigliere? No. Se Iommi viene indotto a lasciare Forza Italia, il gruppo si riduce a due consiglieri: sono giustificabili due assessori per una forza politica così esigua? Non crede che proprio lei, Barbara Antolini, sarebbe sottoposta a una pressione continua per indurla a lasciare l’assessorato, così magari per accontentare Simone Livi? L’assessora Antolini deve apprendere in fretta a fare i conti, perché si troverà di fronte a questa immediata obiezione da parte delle minoranze: come pensate di mantenere le piscine, il Centro fiere, il mercato ortofrutticolo non avendo trovato gestioni esterne? E tutti gli impianti sportivi – la domanda potrebbe essere rivolta non a caso all’assessora al Bilancio di Forza Italia che ha anche l’assessore allo Sport nella persona di Riccardo Sacchi – come vengono gestiti? Chi ricopre i costi? Deve essere avvertita l’assessora Antolini che quelli sono costi incomprimibili e che quegli impianti non generano utili, ma lei ha una certa penuria di cassa a cui far fronte. A dirle, facendo leva sul tema della competenza, che forse è bene che passi la mano, la coalizione a cui lei tiene tanto non ci mette molto. E del pari è bene che tutto il Centrodestra consideri che alla prima prova non aveva i voti per essere maggioranza in Consiglio. Indurre Iommi verso il gruppo misto per rispondere ai suggerimenti del comitato d’affari potrebbe essere esiziale, anche perché una volta che comincia la diaspora si sa quando inizia ma non dove finisce. Per mandare a casa sindaco e Giunta bastano cinque consiglieri che si staccano dalla maggioranza. Se su Iommi continua il bombardamento, diciamo che ne mancano quattro. Forse il comitato d’affari sa dare le carte del poker degli incarichi, ma gestire il consenso è altra cosa. E continuare la polemica sull’urbanistica potrebbe rivelarsi un pessimo affare!
Commissione Urbanistica, Livi replica a Iommi: “Le indicazioni erano chiare, nessun dissenso prima del voto
Dopo la vicenda emersa nel corso dell’ultimo Consiglio comunale, relativa all’elezione del presidente della Commissione Urbanistica, e alle successive dichiarazioni del consigliere comunale Silvano Iommi, arriva la replica di Simone Livi, indicato dalla coalizione di maggioranza per la presidenza della Commissione. Di seguito pubblichiamo integralmente la nota inviata alla nostra redazione. "Iommi non riscriva i fatti: le indicazioni le conosceva e non espresse alcun dissenso. Le dichiarazioni di Silvano Iommi non corrispondono a quanto realmente accaduto. Il suo tentativo di difesa dimostra, semmai, la piena consapevolezza delle conseguenze politiche delle proprie scelte. Non si è trattato, come sostiene, di generiche "indicazioni via etere" o di messaggi che avrebbe potuto non leggere. La candidatura di Simone Livi alla presidenza della Commissione Urbanistica era stata comunicata dal capogruppo, come confermato anche dai comunicati di Gianluca Pasqui e Barbara Antolini. Inoltre, durante un incontro dedicato proprio a questo tema con lo stesso Livi, Iommi non manifestò alcun dissenso, non avanzò obiezioni e non dichiarò l'intenzione di seguire una linea diversa. Se non condivideva la decisione della coalizione, avrebbe dovuto dirlo apertamente in quella sede. Anche la sospensione della seduta, concessa proprio per consentire un confronto interno, non ha prodotto alcun chiarimento. Per questo non è possibile ridurre quanto accaduto a un equivoco o a un problema di comunicazione. Si è trattato di una scelta politica consapevole, che ciascuno è libero di compiere, ma della quale è altrettanto doveroso assumersi la responsabilità davanti alla coalizione e ai cittadini. È inoltre fuorviante trasformare questa vicenda in una discussione sulle competenze personali. Nessuno ha mai messo in dubbio l'esperienza o le capacità dei componenti della Commissione Urbanistica. In una commissione ogni consigliere contribuisce con il proprio bagaglio di conoscenze, ma la scelta del presidente risponde innanzitutto a una valutazione politica. Chi presiede una commissione rappresenta l'indirizzo della maggioranza ed è chiamato a garantire coesione, affidabilità e stabilità nell'azione amministrativa. Per questo motivo le coalizioni concordano preventivamente l'assegnazione dei diversi ruoli, evitando incomprensioni e tensioni interne. Non a caso, nelle altre commissioni insediate nello stesso giorno, presidenti e vicepresidenti sono stati eletti all'unanimità, nel rispetto di quel principio di buon senso richiamato dallo stesso Simone Livi durante la seduta. Va inoltre ricordato che Simone Livi non era stato indicato soltanto per ragioni di equilibrio politico, ma anche per le competenze maturate nel settore urbanistico grazie all'esperienza nella III Commissione del Consiglio regionale delle Marche, competente in materia. Un percorso istituzionale che rappresenta un valore aggiunto per l'attività della Commissione comunale. Questo episodio, purtroppo, non appare isolato. Si inserisce in una serie di prese di posizione pubbliche dello stesso Iommi che, fin dall'inizio del mandato, lo hanno progressivamente allontanato dalla linea condivisa della maggioranza, alimentando polemiche anziché favorire il lavoro comune. È inevitabile che tutto ciò apra una riflessione sull'affidabilità politica e sulla tenuta dell'azione amministrativa. Che l'opposizione abbia colto l'occasione per mettere in difficoltà la maggioranza rientra pienamente nel suo ruolo. Proprio per questo, però, chi fa parte della coalizione dovrebbe evitare comportamenti che offrano il fianco a divisioni interne e finiscano per indebolire il mandato ricevuto dagli elettori. Il punto non è limitare la libertà di un consigliere, che resta pienamente garantita, ma richiamare ciascuno alla responsabilità politica che deriva dall'appartenenza a una coalizione di governo. La coerenza con gli impegni assunti davanti agli elettori non è un dettaglio formale, ma il presupposto per garantire stabilità amministrativa, credibilità istituzionale e fiducia dei cittadini."
Macerata, più che una giunta è un contratto: il “caso” Iommi scopre il gioco
È comprensibile che dopo la non esaltante performance con la faticosa elezione di Francesco Luciani a presidente del Consiglio comunale la fazione dei parcaroliani "per amore o per forza" abbia subito un altro duro colpo con l’elezione di Silvano Iommi a presidente della commissione urbanistica, così come Romina Leombruni – che aspirava a un assessorato più volte promessole dai vertici di FdI – di certo non è entusiasta di essere stata fatta fuori da presidente della seconda commissione dove è stato insediato a forza Sandro Montaguti, che Riccardo Sacchi ha voluto lì per blindare l’alleanza dei forzisti con il partito dei parcaroliani. Ciò che tutto questo appalesa è che non esiste un Centrodestra a Macerata, ma uno stato di necessità che si è coagulato attorno alla rielezione del sindaco nella speranza di tenere la guida della città da parte di chi ancora ha una sorta di militanza ideologica, nella certezza di ottenere vantaggi da parte di chi ha usato questa rielezione come un contratto. A rendere palese che esiste questo "partito del vantaggio" all’ombra di Sandro Parcaroli è il caso urbanistica. La Settimana Enigmistica pubblica da 94 anni la rubrica "unisci i puntini". È un esercizio agevole da fare a Macerata. Il sindaco tiene per sé, senza darne motivazione alcuna, la delega all’urbanistica e chiede a Fratelli d’Italia di avere a presiedere la commissione consiliare che della materia si occupa un uomo di fiducia, ma non già esperto quanto ubbidiente alle necessità di coalizione. Si dà però il caso che in Consiglio comunale sia rientrato come primo dei non eletti l’architetto Silvano Iommi, uno degli urbanisti più stimati nel Centro Italia che è stato assessore proprio con quella delega nella precedente giunta Parcaroli. A riportarlo in consiglio è stato Riccardo Sacchi che ha spuntato per Forza Italia, nonostante l’esiguità dei consensi appena sopra il 7 per cento, ben due assessorati. Succede che Silvano Iommi viene eletto presidente della Commissione urbanistica e Forza Italia, che dovrebbe essere il partito delle professioni e dei ceti produttivi, s’inalbera più di tutti. Al netto delle considerazioni diciamo un po’ affrettate del designato ufficiale Simone Livi che nel perorare la propria candidatura ha esternato un’idea singolare della democrazia che non si esprime, a parer suo, nel deliberato dei consiglieri eletti, ma nelle intese di partito. Il che rafforza l’idea che l’alleanza dei parcaroliani sia non un’opzione politica, ma un contratto. Uniamo i puntini: Parcaroli tiene per sé l’urbanistica, il direttore dell’ufficio tecnico ingegner Tristano Luchetti sovrastima l’area del nuovo ospedale mantenendo la cosiddetta "variante Carancini" anche se la Regione ha già detto che il progetto dell’area sanitaria si riduce da 24 a 10 ettari, Silvano Iommi eccepisce su questa “concessione” e la sua nomina a presidente della Commissione urbanistica per espressa volontà del Consiglio diventa un “atto antidemocratico”. Perché la casella Iommi, come s’usa sulla Settimana Enigmistica, doveva essere occupata da Livi non in una logica di competenza, ma in una di convenienza di coalizione. C’è un puntino, quello di Iommi, che evidentemente ha deviato dalla traiettoria attesa. La cornice del gioco “unisci i puntini” è assai più ampia dei 14 ettari concessi in più e sottratti alla campagna: a Macerata, contraddicendo la legge regionale voluta da Francesco Acquaroli, il consumo di suolo non è un valore da preservare. Balza agli occhi che l’area ospedaliera – dieci ettari che dovrebbero ospitare l’ospedale – è molto futura e altrettanto incerta per quel che riguarda la realizzazione del nosocomio, ma attualissima per quel che riguarda l’urbanizzazione accessoria. Non sfugge a chi disegna lo schema dei puntini che la legge regionale 19/2023 obbliga a rivedere i piani urbanistici evitando il consumo di suolo. A Macerata sarà il festival della variante in deroga. Ecco che l’arrivo di Iommi, uno che se ne intende, complica un po’ la traiettoria per unire i puntini. Nel frattempo succedono anche altre cose che evidentemente il contratto che sostiene Sandro Parcaroli non aveva previsto e che però sempre vanno unite con gli altri puntini. Stamane Ilario Marcolini ha presentato alla Procura della Repubblica di Macerata un esposto per turbativa d’asta relativa all’aggiudicazione del mattatoio. Che la faccenda avesse tratti se non di opacità almeno di sciatteria e protervia amministrativa, caratteristiche che ben si attagliano ai partecipanti al contratto Parcaroli anche se non sono comuni a tutto il Centrodestra, si era capito da subito tant’è che si è insediata una commissione consiliare d’indagine che non ha fatto molti passi avanti ed è stata sempre boicottata. Ora spetterà alla Procura accertare se c’è materia penalmente rilevante come prescritto dall’articolo 353 del codice penale (la pena edittale arriva fino a 5 anni), ma anche questa iniziativa di Marcolini, con il quale Sandro Parcaroli ha sempre ostentato fraterna colleganza, è un puntino che si disallinea. Per due motivi. Il primo è che l’area del CeMaCo sono tre ettari di possibile espansione in zona di sviluppo come quella di Villa Potenza (ecco che torna l’interesse urbanistico); il secondo è che il sindaco ha esposto il Comune a un esborso finanziario oneroso sia per tentare di tenere in vita il Mattatoio sia per fare annullare e bandire di nuovo l’asta. La faccenda non deve lasciare affatto tranquilli i contraenti del "lodo Parcaroli" – intendendosi con questa espressione gli attori che hanno disegnato l’attuale profilo di questa giunta e hanno gestito le trattative per la sua formazione – e a dire la verità anche i partiti del Centrodestra, intesi come espressione di linee politiche, non devono averla presa benissimo, anche perché a suo tempo Parcaroli lasciò intendere: "per Marcolini garantisco io". Il Centrodestra batte molto in testa: forse per salvarsi bisognerebbe che facesse un rimpastone. A imporlo è proprio il caso Iommi perché di fronte alla competenza talvolta è necessario che la convenienza passi in secondo piano. Ma il rimpastone significherebbe mandare a casa i tenutari del contratto Parcaroli! C’è poi un aspetto politico molto rilevante. È singolare che a Macerata arrivino distorti gli echi di quanto sta accadendo a Roma nel Centrodestra. Simone Livi, una volta trombato nella commissione urbanistica (gli era già capitato alle elezioni regionali: che sia una coazione, o coalizione, a ripetere?), ha scagliato l’anatema: "Forza Italia – si è chiesto – sostiene ancora il sindaco? Quello di Iommi è un comportamento inqualificabile". A questa intemerata del "fratello d’Italia" ci si sarebbe aspettato che da Forza Italia arrivasse – com’è successo alla Camera con qualche franco tiratore – una tutela di Iommi. E invece la segretaria comunale nonché assessore in quota Sacchi al bilancio, l’avvocatessa Barbara Antolini, ha addirittura chiesto scusa addossando all’architetto ogni responsabilità. È comprensibile che l’assessore Antolini non accetti consigli di strategia politica, ma ha commesso un doppio grosso errore: politico e d’immagine. È difficilmente contestabile che Silvano Iommi abbia le competenze per presiedere la commissione urbanistica e Forza Italia per la sua storia avrebbe dovuto difendere quelle competenze. Non farlo significa rendere palese che esiste non un’alleanza di Centrodestra dove i partiti hanno messo insieme una capacità progettuale per immaginare lo sviluppo della città ognuno con le proprie convinzioni e competenze, ma che la giunta Parcaroli nasce come un contratto. L’assessore Antolini ha commesso anche un altro errore di prospettiva. Spetterà a lei illustrare in novembre il bilancio del Comune di Macerata e lei avrebbe dovuto preservare una propria autonomia di giudizio. Anche perché dopo il caso Iommi sarà molto misurata sulle competenze. E a far quadrare sia in termini ragionieristici che politici il bilancio del Comune di Macerata ce ne vogliono di solide. Da quel che si sa il Comune, per tenere buone le ditte che su impulso del capo dell’ufficio tecnico – i puntini tornano sempre – stanno tenendo in piedi un consistente numero di cantieri, ricorre sempre più di frequente alle anticipazioni di cassa. Così facendo la cassa che era di circa 7 milioni lo scorso anno si sarebbe ridotta a meno di 1,5 milioni al punto che per fare fronte alle esigenze più urgenti si è attinto anche al fondo di riserva. È molto rischioso. La faccenda è tecnicamente complicata e ne tratteremo a tempo debito, ma una cosa è sicura: a Barbara Antolini converrebbe avere più prudenza nell’esprimersi e mantenere maggiore autonomia rispetto al contratto Parcaroli. Perché la via della disubbidienza dei consiglieri che preferiscono la competenza alla convenienza è tracciata, ma anche quella degli esposti in Procura ormai è stata aperta. Non vorremmo dover unire altri puntini.
Tolentino, Sclavi rompe gli indugi: “Mi ricandido”. Sfida in famiglia con Pezzanesi
La corsa verso le elezioni comunali del 2027 entra nel vivo. Mauro Sclavi sarà nuovamente candidato alla carica di sindaco di Tolentino. L’annuncio è arrivato ieri, a margine dell’incontro sulla ricostruzione organizzato nel cortile della Biblioteca Filelfica, dove il primo cittadino ha confermato la volontà di proseguire il percorso amministrativo iniziato nel 2022. Sclavi ha spiegato di voler continuare a lavorare con le tre liste civiche che lo hanno sostenuto nella precedente tornata elettorale, ma ha anche lasciato aperta la porta a nuove adesioni e possibili allargamenti della coalizione in vista della prossima sfida elettorale. La partita, al momento, vede già un primo sfidante ufficiale: Giuseppe Pezzanesi, cugino di Sclavi ed ex sindaco di Tolentino per due mandati, che nelle scorse settimane aveva annunciato la propria disponibilità a tornare in campo. Una sfida dai contorni particolari, considerando il rapporto familiare tra i due protagonisti e il peso politico che entrambi hanno avuto negli ultimi anni nella città. Nel frattempo arriva anche un primo endorsement per lo Sclavi bis da parte del Partito Comunista Italiano di Tolentino, che ha ricordato il sostegno dato alla coalizione vincente nel 2022, poi interrotto dopo pochi mesi per scelta dello stesso partito. «Come Partito Comunista Italiano – afferma il segretario cittadino Sandro Ruggeri – vogliamo ricordare la nostra adesione e il nostro appoggio alla coalizione di maggioranza attuale nel 2022, anche per aver proposto l’apertura in città di un “Museo Storico della Resistenza” dedicato alla memoria degli eroi caduti contro il nazifascismo nei territori della provincia e dell’Alto Maceratese». Proprio sul progetto del museo, però, il PCI solleva alcune perplessità. Il partito lamenta che l’iniziativa non sarebbe stata inserita tra i punti principali del programma del possibile Sclavi bis, nonostante fosse stata prevista nel precedente accordo elettorale e accompagnata anche dalla nascita dell’associazione “Memoria della Resistenza”. «Dispiace leggere dalla stampa che questo progetto non sia stato citato nei punti chiave del programma – sottolinea Ruggeri –. Qualche anno fa era stata presentata una conferenza stampa alla presenza dello stesso sindaco, che si era impegnato a individuare un immobile comunale dove ospitare il museo, naturalmente dopo la fase della ricostruzione post sisma». Da qui la richiesta ufficiale rivolta al primo cittadino: reinserire il progetto nel nuovo programma elettorale oppure spiegare le ragioni della sua eventuale esclusione. «Il PCI di Tolentino – conclude Ruggeri – continuerà a ricordare al futuro sindaco e alla maggioranza che si formerà nel 2027 l’importanza di portare avanti questo progetto, che rappresenterebbe un riconoscimento per una città insignita della medaglia d’argento al valor militare per il contributo dato alla Resistenza».

cielo sereno (MC)



