Con 227 voti favorevoli, all'unanimità, il 19 novembre l’aula della Camera ha approvato in via definitiva e all’unanimità il ddl che istituisce il reato di femminicidio. Il provvedimento, che aveva già ottenuto il via libera anche dal Senato, diventerà ora legge e introduce nel Codice penale l’articolo 577-bis, il delitto di femminicidio, prevedendo l’ergastolo quando l’omicidio di una donna sia commesso per discriminazione di genere, odio o per reprimere la libertà della vittima. Un passaggio che ha segnato un momento di rara compattezza parlamentare su uno dei temi più drammatici dell’attualità.
Diverso, invece, il destino dell’altro provvedimento che nelle stesse ore era finito al centro del dibattito politico: il ddl sulla violenza alle donne che introduce il principio del consenso informato, già approvato all’unanimità alla Camera. Questo testo, giornalisticamente noto come "Ddl consenso", non è infatti arrivato all’esame dell’Aula del Senato, dove era atteso per il via libera definitivo, a causa dei dubbi sollevati da alcuni rappresentanti dei partiti di maggioranza in Commissione. Uno stop che ha riaperto tensioni e fratture.
A giustificare la frenata sono arrivate le parole di Matteo Salvini, secondo cui la legge è importante ma va scritta con attenzione “perché non diventi un’arma di chi si vuole vendicare”. Sulla stessa linea la senatrice leghista Giovanna Bongiorno, da sempre impegnata sul tema e fondatrice di Doppia Difesa, che ha parlato della necessità di migliorare il testo: "Ci sono due Camere. È stata rilevata dai rappresentanti del centrodestra l’esigenza di migliorare il testo. Ho accolto la richiesta perché presenta ottimi spunti, ma merita un approfondimento. Il 25 era una data simbolo. Avremmo potuto celebrarla con uno spot su due leggi a favore delle donne, sarebbe stato bello… Ma il senso di responsabilità ha prevalso".
Le opposizioni, che avevano accolto con entusiasmo l’unanimità della Camera sul ddl consenso e il clima di collaborazione tra Schlein e Meloni, hanno parlato apertamente di un regolamento di conti interno alla maggioranza, in particolare tra Lega e Fratelli d’Italia. La premier, dal canto suo, ha cercato di rassicurare, ribadendo che la norma sul consenso si farà, ma che deve essere scritta nel modo giusto, e che tutte le forze politiche concordano sulla necessità di superare l’attuale disciplina.
Mentre a Roma il confronto è passato rapidamente dal dialogo allo scontro, lo stesso tema è stato al centro anche del dibattito nelle Marche, durante la seduta aperta del Consiglio regionale dedicata alla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Il presidente della Regione Francesco Acquaroli ha parlato di una “piaga sociale che richiede un impegno concreto e condiviso”, ricordando come la violenza assuma molteplici forme e spesso si consumi per anni tra le mura domestiche, a opera di persone considerate vicine alla vittima e spesso alla presenza di minori.
I numeri del Rapporto regionale 2024 confermano una situazione allarmante: le donne che si sono rivolte ai servizi sono state 663 nel 2021, 705 nel 2022, 748 nel 2023 e 841 nel 2024. Un aumento che, da un lato, segnala una crescita del fenomeno e, dall’altro, è anche frutto di una maggiore sensibilizzazione. “Come istituzioni – ha concluso Acquaroli – dobbiamo proseguire nel rafforzamento delle misure di tutela, attraverso politiche integrate, investimenti economici e normativi e il consolidamento della rete territoriale”.
Durante la stessa seduta è intervenuta anche l’assessora regionale alle Pari Opportunità Francesca Pantaloni, che ha ribadito: “La violenza contro le donne non è un fatto privato né una fatalità, ma una ferita alla dignità di tutta la nostra comunità”. Il Rapporto 2024 mostra che le 841 donne che hanno chiesto aiuto ai centri antiviolenza segnano un aumento del 12,4% rispetto all’anno precedente; il 71,9% sono italiane, il 28,1% straniere. I consultori femminili hanno registrato 971 accessi, con un incremento del 44,1%, mentre i casi di violenza sui minori sono cresciuti del 78,9% dal 2020. Anche le Procure marchigiane hanno fatto registrare aumenti significativi dei procedimenti penali per violenza di genere.
Per affrontare l’emergenza, la giunta regionale ha stanziato 1,65 milioni di euro per il biennio 2024-2025 destinati alla prevenzione e al contrasto della violenza di genere nelle cinque province. I fondi finanziano i centri antiviolenza, le case rifugio, i consultori, i programmi per uomini autori di violenza e le attività di formazione. È stata inoltre potenziata la rete dei Pronto soccorso, dove nel 2024 si sono registrati 224 accessi correlati a episodi di violenza.
Forse in queste settimane si è persa un’occasione per lanciare un messaggio davvero unitario sul tema del contrasto alla violenza di genere. Da una parte, nei territori come le Marche, si investe in modo concreto su prevenzione, protezione e servizi; dall’altra, a livello nazionale, il confronto politico sul consenso "libero e attuale" continua a dividersi tra timori, veti incrociati e calcoli politici. La legge sul femminicidio è ormai realtà, ma la partita sul consenso resta aperta. E quello che sembrava un percorso lineare verso un ulteriore avanzamento dei diritti si è trasformato, ancora una volta, in un terreno di scontro che rischia di allontanare la politica dalle esigenze reali delle vittime.
Il Consiglio comunale di Tolentino non ha ammesso l’ordine del Giorno urgente presentato dalla minoranza di centrodestra sul tema delle sanzioni inviate ai commercianti in relazione al Canone Unico. L’iniziativa dei consiglieri (Silvia Luconi, Silvia Tatò, Francesco Colosi e Monia Prioretti) mirava a correggere le modalità con cui l'amministrazione ha gestito, nelle ultime settimane, l’applicazione del tributo relativo a insegne e vetrofanie.
Secondo la minoranza, gli avvisi e le sanzioni arrivati a numerose attività commerciali "sono arrivati senza un’adeguata informazione preventiva e senza considerare le condizioni straordinarie in cui vive ancora la città".
I consiglieri hanno chiarito il loro punto di vista: "Non discutiamo l’esistenza del tributo - dichiarano -, ma il modo in cui è stato applicato. In una comunità impegnata nella ricostruzione post-sisma, con cantieri, ponteggi e visibilità ridotta per molte attività, serviva un approccio basato sulla collaborazione e sulla chiarezza".
La minoranza ha sottolineato come l’intervento dell'amministrazione sia stato percepito da molti operatori come un’imposizione improvvisa, aggravata da una comunicazione istituzionale arrivata solo dopo l'invio delle sanzioni.
"È mancato il metodo, è mancata l’attenzione al contesto, ed è mancata soprattutto la coerenza tra ciò che la Giunta dichiara, una visione di amministrazione condivisa, e ciò che poi avviene sul piano operativo", hanno aggiunto.
I consiglieri hanno richiamato la necessità di ristabilire un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni: "Un’amministrazione non si giudica solo per le norme che applica, ma per come le applica. La città ha bisogno di un Comune che accompagni, non che complichi. Che ascolti, non che sorprenda. Che tenga insieme indirizzo politico e azione amministrativa".
L’Ordine del Giorno chiedeva di rivedere le procedure adottate, prevedere una fase transitoria chiara e comunicata con anticipo e avviare un confronto con le categorie economiche. "Non si tratta di un atto contro qualcuno - conclude la minoranza -, ma di un invito a correggere un percorso che ha generato tensione inutile in un momento in cui la città ha bisogno di fiducia e collaborazione. Governare significa anche saper riconsiderare le proprie scelte quando rischiano di allontanare chi ogni giorno tiene viva la nostra comunità".
Il sindaco Mauro Sclavi, pur non accogliendo l’Ordine del Giorno urgente, si è impegnato a convocare un tavolo tecnico a stretto giro e a discutere della questione in commissione affari istituzionali con la partecipazione delle parti interessate.
Una priorità divenuta improrogabile risolvere le problematiche che affliggono quel tratto di strada ormai da anni, per il quale sarà realizzato un intervento di riqualificazione e valorizzazione con particolare attenzione alla sicurezza degli utenti e all’abbattimento delle barriere architettoniche
Con delibera 172 del 15 novembre 2025 la Giunta comunale di Corridonia ha approvato il progetto di fattibilità per la riqualificazione di viale Montolmo. L’obiettivo è stato sin da subito quello di individuare una soluzione che potesse contemperare le esigenze di sicurezza di pedoni e veicoli, il superamento delle barriere architettoniche e il rispetto delle prescrizioni paesaggistiche.
Il tratto di strada, compreso tra viale Italia e l’ex Mattatoio Comunale, presenta al momento un elevato stato di degrado, dovuto anche alla presenza di alberature di alto fusto lungo le fasce laterali. Per effetto dell’azione delle radici si sono verificati, nel corso degli anni, evidenti danneggiamenti sia della sede stradale che dei marciapiedi laterali, con potenziali pericoli per la circolazione sia veicolare che pedonale. La ridottissima ampiezza dei marciapiedi impedisce una corretta percorribilità in sicurezza, in modo particolare ai soggetti più fragili.
Volontà dell’Amministrazione Comunale è stata quella di intervenire, dopo un attento esame, su di un tratto di strada che rappresenta un asse stradale di particolare interesse per la sua funzione di fulcro di una zona con alta densità abitativa ed elevato traffico sia veicolare che pedonale, proponendo una riqualificazione e una valorizzazione in termini anche di incremento della sicurezza e di eliminazione delle barriere architettoniche.
«È stata una decisione a lungo soppesata e sofferta, ma necessaria – afferma il sindaco di Corridonia Giuliana Giampaoli – Una decisione che possiamo definire senza dubbio coraggiosa e “storica”, vista la valenza strategica ed affettiva del tratto di strada in questione, ma che abbiamo assunto con profondo senso di responsabilità per risolvere problematiche che affliggono viale Montolmo da moltissimi anni e che richiedevano soluzioni efficaci e urgenti».
Il progetto era stato illustrato e condiviso con la cittadinanza nel corso di una assemblea pubblica lo scorso 26 settembre, direttamente dai progettisti incaricati. Il prossimo passo, ora, sarà la presentazione del progetto esecutivo, che sarà pronto nei primi mesi del 2026. I lavori sono previsti per il periodo estivo, in modo da interferire il meno possibile con il transito dei veicoli e dei mezzi di trasporto scolastico.
Il Consiglio regionale delle Marche ha bocciato oggi le mozioni abbinate presentate dalle minoranze (Pd, Avs e M5s) che chiedevano il riconoscimento dello Stato di Palestina.
Dopo un dibattito durato oltre un'ora nell'Assemblea legislativa ad Ancona, l'Aula si è espressa con una netta maggioranza: 16 voti contrari della maggioranza di Centrodestra e 9 favorevoli dell'opposizione. Non si è registrato nessun astenuto.
Le mozioni erano state presentate dai consiglieri Maurizio Mangialardi (Pd), Andrea Nobili (Avs) e Marta Ruggeri (M5s).
Al termine della votazione, il consigliere Maurizio Mangialardi ha espresso profondo rammarico per l'esito: "La destra ha scelto di negare questo riconoscimento umiliando un popolo martoriato, che subisce da decenni una intollerabile occupazione militare." Mangialardi ha aggiunto che la decisione non sarebbe "in linea con la tradizione della nostra Regione, che negli anni sempre in prima linea nell'impegno per la pace e per l'autodeterminazione e la libertà dei popoli".
Il capogruppo di Fratelli d'Italia, Andrea Putzu, ha difeso la scelta della maggioranza, accusando l'opposizione di preferire posizioni di principio: "La sinistra preferisce le piazze ideologiche, noi lavoriamo per la pace e la sicurezza".
Putzu ha spiegato che la maggioranza aveva proposto una risoluzione alternativa, "che ricalcava quella approvata dal parlamento il 2 ottobre 2025, in linea con la posizione del Governo Meloni". Tale linea politica, ha ribadito Putzu, "difende il diritto di Israele alla propria sicurezza, denunciando la brutalità di Hamas e, allo stesso tempo, lavorando per una prospettiva politica stabile, basata sulla soluzione dei due Stati e sul rafforzamento dell'Autorità nazionale palestinese".
Cresce ancora la rappresentanza dei Civici Marche in provincia di Macerata. Il nuovo ingresso nel movimento politico che annovera tra le sue fila il vicepresidente del Consiglio Regionale Giacomo Rossi, potrà ora contare sull'esperienza e la determinazione di Paolo Pacetti di Montecassiano, comune dove nelle recenti elezioni regionali Civici Marche ha ottenuto un più che dignitoso 3.03%.
"Pacetti è un punto di riferimento nel territorio con il movimento cittadino Montecassiano Libera Voce di cui è il portavoce nonché presidente. Negli ultimi anni si è fatto carico di esporre, individuare e proporre soluzioni su tematiche molto importanti come, ad esempio, la complessa vicenda della Fornace Smorlesi", afferma soddisfatto il presidente dei Civici Marche, Matteo Pompei.
"Non sono un politico ma sono solo un semplice operaio - dichiara con umiltà Pacetti - ma il progetto di un movimento civico radicato in tutta la Regione mi ha dato quell'entusiasmo per provare a dare, in maniera fattiva, il mio contributo alla realtà di Montecassiano e del suo territorio". "Montecassiano merita di più - conclude Pacetti - e con esso tutti i montecassianesi che mi hanno adottato, non essendo io natio del posto, ma che mi hanno sempre rispettato apprezzando il mio impegno per la comunità".
Il sindaco di Civitanova Marche, Fabrizio Ciarapica, ha firmato questa mattina i decreti di nomina di due nuovi assessori, completando così la squadra di governo dopo le dimissioni di Francesco Caldaroni. A subentrare è Roberto Pantella, 49 anni, consigliere comunale in quota Fratelli d’Italia, capo ufficio logistico nonché responsabile del personale della Croce Verde.
A lui il sindaco ha assegnato le stesse deleghe precedentemente attribuite a Caldaroni: Commercio, Politiche Giovanili, Attività produttive, Pesca, Porto, sviluppo e valorizzazione del mare, Osap attività commerciali. Entra in Giunta anche Mara Orazi, 48 anni, docente della scuola dell’infanzia di Via Tacito, nominata in rappresentanza di Civitanova Unica. A lei sono state conferite le deleghe al Turismo, Spettacolo, Grandi Eventi, Politiche di aggregazione, iniziative di valorizzazione della città, rapporto con i quartieri e centri civici, gemellaggi.
"Con l’ingresso di Roberto Pantella e Mara Orazi la nostra Giunta si arricchisce di entusiasmo, competenza e senso di responsabilità – ha dichiarato il sindaco Ciarapica –. Sono due persone che conoscono bene la nostra città e che hanno dimostrato, ciascuno nel proprio ambito, capacità di ascolto, impegno e vicinanza alla comunità. Sono certo che sapranno dare un contributo concreto e immediato al percorso che stiamo portando avanti: rendere Civitanova sempre più accogliente, dinamica e attrattiva. A entrambi rivolgo i miei migliori auguri di buon lavoro".
"Inizio questo nuovo percorso con umiltà, determinazione e un profondo senso di responsabilità – ha dichiarato Roberto Pantella - .Ringrazio il Sindaco per la fiducia e il mio predecessore Francesco Caldaroni. Raccogliere il testimone in corsa è una sfida impegnativa, ma la affronto con la volontà di dare da subito il massimo nelle deleghe che mi sono state affidate. Per tutti sarò semplicemente Roberto, una persona attenta, responsabile e trasparente. Il metodo sarà chiaro: confronto continuo, trasparenza e regole uguali per tutti. Credo - ha aggiunto - in una Civitanova dove le idee migliori possano trovare spazio, sostenute da procedure chiare, rispetto reciproco e un metodo trasparente che garantisca a tutti le stesse opportunità. Con serietà e collaborazione possiamo costruire una città più viva, attrattiva e capace di guardare al futuro con fiducia".
"Per me è la prima esperienza amministrativa e la vivo con grande emozione e senso di responsabilità - ha dichiarato Mara Orazi -. Voglio ringraziare sinceramente il sindaco per aver creduto in me e per avermi affidato un incarico così importante. Mi metterò al lavoro con umiltà, determinazione e spirito collaborativo, pronta a valorizzare le potenzialità turistiche di Civitanova e a promuovere progetti che rendano la nostra città sempre più attrattiva".
Mentre l'amministrazione comunale si appresta a festeggiare con nastri tricolori e brindisi l'inaugurazione di palazzi, musei e piazzette ristrutturate, finanziate principalmente con fondi Pnrr, ll'esponente provinciale di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS), Patrizia Sagretti, lancia un forte monito: "La vita quotidiana dei cittadini sta diventando sempre più complessa a causa della carente manutenzione ordinaria".
"Questo è quello che pensano i miopi e la nostra giunta di destra" , dichiara Sagretti in riferimento all'ottimismo sui "tagli di nastri" che dureranno fino a primavera. "Il pensiero delle persone, probabilmente, è un altro".
Secondo Avs, il rischio è che le grandi opere non abbiano un impatto sulle "problematiche quotidiane" dei maceratesi, che sono fatte di "azioni semplici, ma fondamentali", come il camminare a piedi.
Il cuore della critica di Avs è rivolto allo spazio residuale e alla scarsa sicurezza dedicati ai pedoni. L'attività di camminare a piedi, svolta quotidianamente da tutti, si scontra con una realtà critica: "Marciapiedi stretti e impraticabili: la pavimentazione è spesso sconnessa o lo spazio risulta ingombro da erbacce e arbusti".
Attraversamenti pedonali "ideali": Macerata, secondo Sagretti, si distingue negativamente per la quasi totale invisibilità delle strisce pedonali. "Le famose strisce bianche sono un concetto ideale. Sono da cercare, da intuire e una volta che si pensa di averle trovate rimane sempre il dubbio se siano quelle ufficiali o quelle vecchie non ben cancellate", afferma la segretaria Avs.
Sicurezza stradale "a parole" , Avs accusa Lega e Fratelli d'Italia di tenere alla "sicurezza del cittadino solo a parole", escludendo il tema della sicurezza stradale dal loro concetto di gestione urbana.
"A dimostrazione di questo, ahinoi, sono gli incidenti che coinvolgono sempre più spesso i pedoni", si legge nella nota. "Nonostante le statistiche e le richieste dei cittadini, non si percepisce che l'amministrazione abbia adottato misure concrete per migliorare la visibilità delle strisce o limitare la velocità nelle aree più popolate".
Il nodo della questione risiede, secondo Avs, nelle priorità di bilancio: "La manutenzione delle opere pubbliche ha un costo e nel bilancio attuale le risorse per le spese correnti sono limitate". La conclusione è amara: le piccole opere non generano titoloni sui giornali e, quindi, "forse valgono meno nell'ordine delle idee di Parcaroli & co".
"Macerata ha bisogno di strade sicure per tutti, di marciapiedi comodi, di strisce pedonali ben visibili", conclude Patrizia Sagretti, rilanciando la necessità di un cambio di prospettiva sulle priorità urbane.
Nel dibattito regionale marchigiano su sanità, interruzione volontaria di gravidanza con Ru486 e liste d’attesa, l’assessore alla Sanità Paolo Calcinaro ha illustrato la propria posizione in un’intervista al Tgr Marche, soffermandosi sia sul ruolo dei consultori sia sulla necessità di riorganizzare il sistema delle prenotazioni.
Rispondendo a una domanda sulla Ru486 e sui consultori, Calcinaro ha sottolineato l’importanza di garantire pluralità e accesso ai servizi: "È bene che siano rappresentati tutti i punti di vista, ma soprattutto è bene che tutti i presidi possano avere la possibilità effettiva di far svolgere appieno un diritto sancito da una legge dello Stato".
Sul fronte delle liste d’attesa, l’assessore ha evidenziato la necessità di intervenire sull’organizzazione interna delle strutture: serve, ha spiegato, "un monitoraggio e una razionalizzazione delle prese in carico ospedaliere, che a volte sono vuoto per pieno". Da qui l’idea di ampliare le prestazioni anche nei giorni festivi — "inviteremo a compierle anche nei giorni festivi" — e di "introdurre un sistema sanzionatorio per il 4% di utenti che prenota e non si presenta», per ridurre gli sprechi e liberare posti per altri pazienti".
Negli ultimi anni la tassa rifiuti (TARI) a Potenza Picena ha registrato nuovi incrementi, che i cittadini stanno riscontrando nelle bollette appena recapitate, con ulteriori aumenti già preannunciati per il 2026. Il gruppo di opposizione “Idea Futura”, rappresentato dal consigliere comunale Richard Dernowski, collega questi rincari a un quadro più ampio di criticità nella gestione del ciclo dei rifiuti a livello provinciale. In particolare, viene evidenziata la mancata individuazione di un nuovo sito di discarica e il conseguente aumento dei costi di conferimento. Sullo sfondo, nel suo intervento, emergono anche le responsabilità degli enti sovracomunali, il ruolo finora poco incisivo del Comune e le criticità legate alla qualità della raccolta differenziata.
Da qui la denuncia del consigliere Dernowski: “In questi giorni i cittadini di Potenza Picena stanno ricevendo la nuova bolletta TARI e molti si stanno accorgendo di un fatto ormai evidente: la tariffa dei rifiuti è aumentata di nuovo. Ma c’è una notizia ancora più preoccupante: sono già previsti altri aumenti anche per il 2026.Non si tratta di un imprevisto né di una sorpresa. Questo aumento è il risultato di un problema che la politica provinciale e regionale conosce da anni, ma che nessuno ha avuto il coraggio o la capacità di risolvere: la mancanza di un nuovo sito di discarica”.
Entrando nel merito delle responsabilità a livello provinciale, aggiunge: “Dal 2017 la Provincia di Macerata — governata sempre dal centrodestra, così come Regione, ATO3 e Cosmari — avrebbe dovuto individuare un nuovo sito per la discarica provinciale.In otto anni non è stato costruito nulla; non è stato trovato un luogo definitivo sono state cambiate più volte le regole e ogni decisione è stata rimandata. Il risultato? Senza una discarica, i rifiuti devono essere conferiti fuori provincia, con costi molto più elevati. Costi che oggi ricadono inevitabilmente sulle famiglie. E anche questa settimana, durante la riunione dell’Assemblea dei Sindaci, è arrivato l’ennesimo rinvio. L’ennesimo rinvio che si tradurrà, ancora una volta, in bollette più care”.
Soffermandosi poi sul ruolo del Comune di Potenza Picena, prosegue: “Il nostro Comune è uno dei soci del Cosmari. Potrebbe avere un ruolo centrale nelle decisioni, potrebbe proporre soluzioni, potrebbe guidare un cambiamento.Invece, negli ultimi anni, Potenza Picena è rimasta completamente silente: nessuna proposta su impiantistica o nuovi siti nessun investimento in educazione ambientale. Nessuna sperimentazione di tariffazione puntuale. Nessuna iniziativa per migliorare la qualità della raccolta differenziata. Nessun intervento per contenere i costi e il prezzo di questa inattività lo pagano oggi i cittadini”.
Guardando infine alle prospettive future del servizio e delle tariffe, conclude: “Potenza Picena è ferma anche sulla qualità della raccolta differenziata. Senza iniziative nelle scuole, senza campagne informative, senza controlli e senza innovazione, il livello della differenziata non migliora e non scattano le riduzioni previste dal regolamento comunale. Meno qualità = più costi. E il futuro? Ancora aumenti. Con una discarica che non c’è, decisioni rimandate all’infinito e una Provincia incapace di prendere una direzione chiara, il quadro è già scritto: TARI aumentata ora, altri aumenti già previsti nel 2026, nessun intervento strutturale in arrivo. E così, mentre sindaci e istituzioni rinviano, i cittadini aprono la bolletta e pagano. Pagano oggi e pagheranno anche domani, per scelte che non sono state fatte ieri”.
Aria pesante e tensione politica a Filottrano, dove in rapida successione si sono verificati due gravi episodi di intimidazione, diretti contro il sindaco e un gruppo giovanile d’opposizione. I destinatari dei messaggi inquietanti hanno reagito con ferma condanna, ribadendo la volontà di non farsi zittire.
L'intimidazione al sindaco: "Testa di cavallo mozzata"
L'episodio più recente riguarda il sindaco,Luca Paolorossi, che ieri si è trovato davanti un macabro oggetto: una statuetta rappresentante una testa di cavallo mozzata, "impalata e a testa in giù".
Il Sindaco ha immediatamente denunciato l'accaduto con toni provocatori e di sfida sui social media: "Mamma mia che bel soprammobile. sarà un messaggio? Io non mi lascio intimidire. Continuerò a battermi per le mie idee e contro chi mi vorrebbe solo zittire, perché evidentemente do fastidio". Paolorossi ha ironizzato sul destino dell'oggetto e sulla necessità di coinvolgere le autorità competenti".
L'aquila impalata ai Giovani Democratici
Solo due giorni prima, il 19 novembre, un atto altrettanto vergognoso aveva colpito la sede dei Giovani Democratici di Filottrano. Il gruppo ha trovato una statuetta rotta raffigurante la testa di un'aquila, anch'essa "infilzata ad un'asta" e circondata da cocci.
I Giovani Democratici hanno condannato l'atto come "vergognoso e indegno", ribadendo che "nessuna forza politica che si batte su un terreno democratico meriterebbe di ricevere" un simile gesto. Il gruppo ha citato precedenti intimidazioni, tra cui la devastazione della sede nel giugno 2023 e l'esplosione di petardi durante una riunione, rischiando di ferire i presenti.
"Noi continueremo a batterci per le nostre idee e contro chi ci vorrebbe solo zittire", hanno affermato, concludendo con un messaggio di ferma resistenza: "Non ci siamo arresi quando ci avete vandalizzato la sede nel giungo 2023, non ci fermerete neanche ora”.
MACERATA – L'Assemblea dell'ATA3 (Ambito Territoriale Ottimale) si è riunita ieri in Provincia, ma l'attesa decisione sull'individuazione del sito provinciale per la discarica è stata rinviata ancora una volta. La seduta, presieduta dal vicepresidente della Provincia, Buldorini, in assenza del presidente Parcaroli, si è trasformata in un franco e acceso dibattito tra i sindaci, mettendo in luce profonde divisioni e il nervosismo della politica locale.
Buldorini ha proposto di spostare l'approvazione del Piano di Localizzazione al primo trimestre del 2026, motivando la richiesta con la "necessità di ulteriori approfondimenti e l'apertura di un tavolo di discussione con i comitati di cittadini".
La proposta di rinvio ha immediatamente acceso le polemiche. Il sindaco di Tolentino, Mauro Sclavi, ha criticato l'atteggiamento, sottolineando che, "sebbene i comitati abbiano il loro ruolo, le istituzioni devono assumersi le proprie responsabilità e compiere le scelte necessarie, giudicando assenti le motivazioni valide per l'ennesimo slittamento".
Dello stesso parere il sindaco di Loro Piceno, Roberto Paoloni, che ha duramente contestato il continuo rinvio di una decisione, definendolo "un'altra spada di Damocle sui sindaci". Ha puntato il dito contro gli errori procedurali, come la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) che andava svolta prima, e ha avvertito che il rinvio si tradurrà in una nuova ritassazione dei cittadini.
Anche la sindaca di Corridonia, Giuliana Giampaoli, pur non avendo approvato i criteri iniziali nel 2020, ha espresso scetticismo, domandando apertamente cosa cambierà con un ritardo di pochi mesi. "Alla fine del percorso bisognerà accettare l'esito, altrimenti non andava iniziata questa procedura" , ha dichiarato, parlando di scarsa credibilità nel ritardare la decisione.
A infiammare il dibattito sono state le osservazioni di Macerata. L'assessora Laura Laviano si è detto favorevole al rinvio, motivando la scelta con la necessità di considerare criticità della sua città che, a suo dire, non sarebbero state contemplate nella relazione dell'Università di Ancona.
Il sindaco di Pollenza, Mauro Romoli, ha fatto notare la grande confusione: "Macerata non aveva mai sollevato tali critiche fino ad ora" , ha osservato, mettendo in discussione la coerenza dell'assessora.
Ancora più diretto il sindaco di Cingoli, Michele Vittori, che ha chiesto spiegazioni sull'importanza data ad alcuni comitati specifici incontrati da Buldorini rispetto a tutti gli altri che protestano. Ha poi criticato la condotta dell'esecutivo: "Voi avete convocato l'assemblea e proponete il rinvio. Fate tutto voi. Ci vuole coerenza". L'intervento ha richiesto il ripristino del comitato consultivo dei sindaci.
Il sindaco di Monte San Giusto, Andrea Gentili, si è espresso a favore del rinvio, ma con riserva sulla proposta di Buldorini. Ha inoltre sollevato la questione di un possibile Ato unico regionale, che renderebbe superflua una discarica provinciale.
Alla fine del confronto, il rinvio dell'approvazione è stato votato a maggioranza, subordinato all'apertura di un tavolo tecnico con la Provincia di Macerata e la Regione Marche. Hanno votato contro i sindaci di San Ginesio, Monte San Martino, Cingoli, Loro Piceno, Urbisaglia, mentre Appignano si è astenuto.
Il Comitato No Discarica Corridonia ha colto l'occasione per lanciare una provocazione al vicepresidente Buldorini: "Se l'attenzione al dialogo e alla trasparenza è così fervente a fine mandato, il Comitato chiede formalmente di poter assistere al tavolo tecnico appena approvato".
MACERATA - Una partecipazione numerosa e attenta ha accolto l’iniziativa politica di Forza Italia Marche, intitolata "Il Giorno della Giustizia Negata", tenutasi al Centrale Plus di piazza della Libertà. L’evento ha dimostrato il forte interesse dei cittadini verso i temi delle garanzie costituzionali e la riforma di un sistema giudiziario ritenuto critico, posizionando il partito al centro del dibattito locale.
n una nota il segretario regionale del partito, il deputato azzurro Francesco Battistoni, spiega che la data è stata scelta perché il 21 novembre del 1994 Silvio Berlusconi apprese dalla stampa di essere indagato per corruzione. "Il caso del nostro leader fu eclatante e doloroso, ma da oltre trent'anni migliaia di cittadini ogni anno sono vittime di errori giudiziari - ha detto Battistoni - Questa iniziativa è dedicata ai tanti Enzo Tortora, ai tanti Silvio Berlusconi e ai tantissimi cittadini che sono stati e continuano ad essere vittime di errori giudiziari".
I lavori sono stati abilmente guidati da figure chiave del partito e dell’amministrazione comunale: Barbara Antolini, segretario comunale di Macerata, l’avvocato Stefano Montecchiarini, responsabile provinciale del Dipartimento Giustizia e Affari Costituzionali di Forza Italia, e l’assessore di Macerata Riccardo Sacchi.
Il momento centrale è stato l’intervento dell’avvocato Paolo Giustozzi, responsabile della Scuola territoriale della Camera Penale, che ha offerto una riflessione tagliente sulle inefficienze del sistema, presentando al pubblico testimonianze concrete ed emblematiche di "giustizia negata" che hanno riscosso particolare apprezzamento.
L’incontro ha visto la presenza dei principali esponenti di Forza Italia nelle Marche: Gianluca Pasqui, presidente del Consiglio Regionale e segretario provinciale di Macerata, e appunto l’onorevole Francesco Battistoni, segretario regionale del partito.
Entrambi i leader hanno ribadito con forza l’impegno di Forza Italia per ottenere "una giustizia più equa, rapida e pienamente rispettosa dei diritti dei cittadini". Pasqui e Battistoni hanno sottolineato come iniziative di questo tipo siano cruciali "per ricollocare al centro dell'agenda pubblica le tematiche fondamentali per la vita democratica, spesso trascurate".
Il dibattito sul futuro di Musicultura e sulla sua collocazione all'interno delle politiche culturali di Macerata ha spinto la consigliera di maggioranza Sabrina De Padova (Gruppo Misto) a intervenire, chiarendo la posizione dell'Amministrazione e smentendo categoricamente le voci di un possibile allontanamento del festival.
"Il dibattito di questi giorni sul futuro di Musicultura ha riportato al centro dell’attenzione un tema essenziale per Macerata: quale ruolo vogliamo che la cultura giochi nella crescita della nostra città?" Ha esordito la consigliera.
De Padova ha subito voluto smontare le speculazioni circolate in città, definendole strumentali: "Sento il dovere di chiarire un punto che troppo spesso è stato strumentalizzato: nessuno, nella maggioranza, ha mai pensato di mandare via Musicultura".
Secondo la consigliera, le insinuazioni non solo non corrispondono alla realtà, ma rischiano di alimentare tensioni inutili che distolgono dal vero obiettivo: "costruire un futuro solido per il festival e per Macerata". Un obiettivo rafforzato dai numeri: con 1.328 iscritti, la prossima edizione si preannuncia la più partecipata di sempre, confermando Musicultura come un riferimento nazionale per la canzone d’autore.
Il punto cruciale del confronto non è quindi se Musicultura debba restare a Macerata – su questo, per la consigliera, c'è un consenso totale – ma come garantirle condizioni stabili e trasparenti, nel rispetto delle esigenze del Comune.
È in questo contesto che si confrontano sensibilità diverse all’interno della maggioranza: da un lato l'attenzione all'uso attento delle risorse pubbliche, dall'altro la consapevolezza che il festival è un patrimonio identitario che necessita di certezze per la programmazione.
La soluzione proposta dalla consigliera De Padova è chiara: "Personalmente credo che l’unica strada davvero efficace, oggi, sia quella di una convenzione pluriennale con verifiche annuali. Una formula che garantisce stabilità al festival e allo stesso tempo tutela l’Amministrazione, permettendole di monitorare i risultati e orientare le scelte future con dati concreti". Musicultura viene definita non solo un evento, ma un "luogo di cultura e di sostegno sociale, una casa per giovani artisti, per studenti, per l’università e per l’intera comunità".
Il timore della consigliera è che le incertezze possano spingere il festival "a guardare altrove, come purtroppo è già accaduto con altre realtà culturali migrate verso Civitanova". Per questo, rilanciare il festival significa anche invertire una "tendenza dolorosa" che ha visto Macerata perdere eccellenze negli anni.
"Non possiamo assistere passivamente alla fuga di eccellenze culturali: dobbiamo costruire condizioni affinché Macerata diventi di nuovo un punto di approdo, non di partenza", ha concluso la consigliera, invitando a superare divisioni politiche e narrazioni infondate, perché "La cultura non è terreno di scontro, ma uno dei beni più preziosi che abbiamo".
La Consulta delle donne della città di Tolentino torna pienamente operativa con un nuovo direttivo pronto a imprimere un rinnovato slancio alle politiche di promozione delle pari opportunità, inclusione e benessere femminile nel territorio. L'organismo consultivo "in rosa" si è riorganizzato con un gruppo eterogeneo di undici rappresentanti e un programma ambizioso.
Lo scorso 12 novembre è stato eletto il nuovo direttivo, e il 18 novembre Solidea Vitali, imprenditrice, è stata nominata presidente all’unanimità.
Il nuovo direttivo, definito un "gioco di squadra" che unisce esperienza e nuove energie, è composto da donne provenienti da diverse età, professioni e ambiti sociali. L’obiettivo è chiaro: elaborare proposte concrete, ascoltare le esigenze del territorio e contribuire al dibattito pubblico con un approccio costruttivo e complementare.
La squadra guidata da Solidea Vitali vanta competenze multidisciplinari. Al fianco della neo-eletta presidente, lavorano Isa Vitaliani De Bellis, presidente dell’Auser Tolentino, nominata vice presidente; Carla Passacantando, giornalista e presidente dell’associazione “I Ponti del diavolo”, che ricopre il ruolo di economa e addetto stampa; e Laila Cervigni, psicologa e responsabile della struttura Asp Tolentino, nominata segretaria.
Il gruppo di lavoro è completato da figure professionali fondamentali come la pediatra Loredana Piermattei, la responsabile amministrativa d’azienda Fiorella Sampaolo, la pittrice Gabriella Gattari, l’educatrice Fabiola Cavarischia (responsabile della progettazione di Legambiente “Il Pettirosso” Tolentino), Maria Paola Giorgi (vice presidente di Hub 62029), la coach facilitatrice Inna Apekina e Stefania Francioni. Questo gruppo apartitico e senza scopo di lucro ha il fine di elaborare proposte concrete sul mondo femminile.
La Consulta delle donne opera in stretta sinergia con la Commissione Pari Opportunità del Comune di Tolentino, presieduta dalla consigliera Alba Mosca (con Monia Prioretti come vice).
L'assessore Benedetta Lancioni e la consigliera Alba Mosca hanno espresso vivo apprezzamento per l'impegno: "Un ringraziamento a tutte le donne che hanno scelto di condividere le proprie competenze e il tempo per la comunità. Auguriamo un buon lavoro alla presidente Solidea Vitali e a tutto il direttivo, con la promessa di un lavoro in sinergia."
La collaborazione tra i due organismi permetterà di sviluppare iniziative condivise e rafforzare l’impatto delle attività rivolte a eliminare gli ostacoli che ancora limitano la piena partecipazione delle donne alla vita pubblica, sociale, culturale ed economica della città. La rinascita della Consulta è un segnale forte per la comunità tolentinate: il nuovo direttivo è già operativo e sta lavorando per programmare incontri e iniziative che saranno presentati nelle prossime settimane.
L'eco dei tagli ai fondi e delle convenzioni non rinnovate per Musicultura, lo storico festival della canzone popolare d'autore, si fa sentire con forza nel dibattito politico locale. A intervenire duramente è l'esponente del Pd, Romano Carancini, ex sindaco di Macerata e già consigliere regionale, che solleva la questione oltre la mera contabilità economica, parlando di un vero e proprio "voltafaccia" della politica maceratese e regionale nei confronti della cultura.
"La cultura è coscienza", afferma Carancini, ponendo un interrogativo diretto ai vertici amministrativi: "Dove stiamo andando? E soprattutto: cosa stiamo perdendo?"
L'ex sindaco sottolinea come Musicultura sia molto più di un semplice festival. Per Macerata e per l’intero territorio marchigiano, al quale non ha mai voltato le spalle pur ambendo a orizzonti nazionali, l'evento rappresenta un "patrimonio collettivo, un crocevia di linguaggi e di idee".
Carancini rende omaggio alla visione del suo fondatore, Piero Cesanelli, definendo Musicultura come "la storia di una mente illuminata, il palcoscenico degli incontri artistici più improbabili e, allo stesso tempo, più efficaci della storia della canzone d’autore italiana" . Il Festival è descritto come uno "spazio di cura e di attenzione" per il talento emergente, un luogo che mantiene viva la cultura, fornendo "memoria e spirito critico" e agendo come "casa per intere generazioni di artisti e cittadini".
La critica si fa diretta nei confronti degli attuali amministratori. "Se il sindaco Parcaroli e il presidente Acquaroli non riconoscono il valore sempre maggiore di Musicultura – lo confermano anche i numeri – non stanno solo tagliando fondi o bloccando convenzioni" , sostiene Carancini.
La sua conclusione è netta: le istituzioni "stanno letteralmente abdicando all’idea di una città e di una regione in cui la cultura può e deve essere bellezza, esperimento e connessione. Senza pregiudizi, senza muri".
Mettetevi comodi che qui si raccontano le gesta del Bianconiglio maceratese. È in fuga dalle responsabilità perché sa perfettamente che gli toccherebbe ammettere ciò che ormai hanno capito tutti: del bene comune non gli interessa gran che, ma soprattutto non lo sa coltivare. Succede che domattina alle ore 10 e 30 in Provincia dove il Bianconiglio ha preteso di essere nominato presidente in parte per bulimia di potere, ma in gran parte per insipienza politica non avendo valutato che se si è sindaco del capoluogo non conviene dover interpretare la parte del mediatore perché si finisce per danneggiare la propria città, si deve discutere della nuova discarica.
Come ognun sa l’expertise della Politecnica delle Marche non lascia adito a dubbi sul piano formale: il primo sito indicato per diventare il nuovo immondezzaio provinciale è a Macerata. Il Bianconiglio si è anche complimentato con sé stesso, pare per l’operazione di trasparenza. Poi i comitati civici, quelli di Macerata, ma anche quelli di Corridonia e probabilmente eguali formazioni spontanee di Pollenza gli hanno fatto capire che non era aria. E allora cosa fa il Bianconiglio? Scappa, come farebbe ogni coniglio, scappa delle responsabilità.
Anzi si mostra abilissimo nel gioco del discarica barile. Al Giullare è venuto spontaneo attribuire questo nomignolo benevolo a Sandro Parcaroli evocato dalla sua glauca capigliatura per un motivo molto semplice: ricorda in negativo il personaggio creato da Lewis Carroll (pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson) seguendo il quale la povera Alice si ritrova a precipitare in un buco che si rivelerà essere il Paese delle Meraviglie. Se qualcuno ha letto il romanzo sa che queste meraviglie hanno a che fare più col monstrum che con il pulchrum: sono più incredibili che affascinanti.
Bene Macerata è come Alice: è precipitata in un universo parallelo dove si sta smarrendo. E c’è un altro motivo per cui si può paragonare il nostro Sindaco al personaggio di Carroll: mentre il suo coniglio bianco è ossessionato dal tempo e ripete sempre “è tardi, è tardi”, il nostro usa il tempo per un continuo rinvio. Ormai è chiamato lo schema Parcaroli: aspettare che le cose o si aggiustino per proprio conto o che non ci sia più tempo per una soluzione diversa se non quella auspicata, ma non dichiarata dal Bianconiglio.
È esattamente ciò che accadrà domattina sulla discarica dei rifiuti. E a suggerire il che fare al nostro Bianconiglio, il Giullare è persuaso che questo sia accaduto involontariamente ai tecnici che hanno stilato la lista dei siti candidati a ospitare i rifiuti, è proprio il sito che guida la graduatoria. Vogliono portare l’immondizia a Botonto luogo di straordinario valore paesistico, dove ci sono decine di aziende agricole a coltivazione biologica, dove ha sede il seminario internazionale Redemptor Matris e dove il Comune fa passare un pezzo della fantasmagorica ciclovia da 3 milioni di euro per 40 chilometri di percorso annunciato.
La cittadinanza si è sollevata, hanno anche dimostrato con una simulazione che i camion con i rifiuti fanno fatica ad arrivarci. E allora che fa il Bianconiglio che è finito in trappola con le sue mani? Ispirandosi alla toponomastica pensa: a chi mi chiede se lì si fa la discarica rispondo boh e se qualcuno insiste nel volere che prenda una decisione mi fingo tonto.
Ecco la soluzione il Bianconiglio in fuga fa il boh-tonto per evitare di pronunciarsi su Botonto! Ma le decisioni vanno prese: scatta il discarica barile, così tocca al vicepresidente Luca Buldorini che pure qualche favore al Bianconiglio glielo deve restituire. Dicono che sarà lui domattina a gestire la riunione del cosiddetto ATA3 dove si deve affrontare il caso discarica.
Il signor Buldorini alfiere del generale Vannacci dovrebbe essere un decisionista, ma pare che col Bianconiglio in fuga sceglierà il rinvio: chiederà ai sindaci di non decidere. La faccenda non è indolore: ai maceratesi se non si trova una soluzione costa come minimo un ulteriore rincaro di un terzo della Tari. I Banconigli fanno così: di fronte al pericolo scappano e si nascondono. Perché se domattina non passa il rinvio ci si troverà nella scomoda posizione che il Sindaco di Macerata in quanto Presidente della Provincia riceve un voto contrario dalla città che amministra. Già un paio di settimane fa l’assessora all’ambiente Laura Laviano, peraltro della Lega come Parcaroli e come Buldorini, ha annunciato il voto contrario del Comune di Macerata allo studio della Politecnica delle Marche che individua nel sito di Botonto l’immondezzaio provinciale. Tutti i partiti di Macerata hanno detto no alla discarica e Sandro Parcaroli per evitare di essere sfiduciato non si presenta.
A Luca Buldorini, il decisionista, gli tocca di ricordarsi del suo originario mestiere: fa il pompiere e proverà a spegnere l’incendio, ma non è detto che gli riesca. Perché se i sindaci s’impuntano per votare e siccome Macerata è inevitabilmente in minoranza potrebbe accadere che il Presidente della Provincia e Sindaco di Macerata contro il parere della sua maggioranza e dei sui cittadini deve dare corso alla discarica a Botonto. La faccenda però non è finita qui: diventa tutta politica, anzi tutta interna alla Lega.
Il Bianconiglio e con lui il segretario provinciale della Lega che pare abbia detto che non può essere Laura Laviano, nonostante abbia la delega all’ambiente come assessore, a rappresentare Macerata nell’assemblea dell’ATA3 (tutti gli altri Comuni mandano il Sindaco, ma Macerata non può perché Parcaroli siede nell’assemblea come presidente della medesima in quanto presidente della Provincia) perché se per caso non passa la discarica a Botonto lei sarebbe la salvatrice della città. Ma siccome nella Lega Laviano è considerata eretica rispetto all’asse di comando Buldorini-Marchiori-Parcaroli con Katiuscia Cassetta ospite d’onore non le può essere offerta questa opportunità. Inoltre Laviano è tropo vicina ad Anna Menghi e al Bianconiglio questa presenza mette timore (un po’ come in Alice nel paese delle meraviglie la carta della Regina di cuori).
Ma per la stessa ragione non può essere delegata la vicesindaco Francesca D’Alessandro che in più è anche di Fratelli d’Italia e l’immondizia è di stretta competenza leghista. Pare che la scelta cadrà su Oriana Piccioni, assessora al bilancio, leghista mansueta che si accoda a qualsiasi (non) decisione assuma Buldorini. Che non vuole accedere all’unica, strettissima via d’uscita, e cioè cedere a Filippo Saltamartini che avrebbe fatto sapere: se non viene ostacolato il mio ritorno in Consiglio regionale posso tentare di convincere il Sindaco di Cingoli ad accettare un rapido ampliamento della discarica. Come si sa Michele Vittori, primo cittadino del Balcone delle Marche, è in ottimi rapporti con Saltamartini, ma è lui che ha il pallino dei rifiuti in mano.
La discarica di Cingoli è satura, lui non ha ancora ricevuto i soldi che gli sono dovuti e dunque i rifiuti emigrano con il sovrapprezzo della Tari che i maceratesi conoscono bene e subiscono male. Saltamartini avrebbe fatto sapere alla Lega, ed in particolare alla segretaria regionale onorevole Giorgia Latini che ne ostacola il ritorno in consiglio regionale e, d’accordo pare con Buldorini e Parcaroli, non vuole Renzo Marinelli assessore perché questo lascerebbe il seggio a Filippo Saltamartini, che se ha garanzie si riapre la discarica di Cingoli, altrimenti i rifiuti continuano ad emigrare. Così dal prossimo anno la Tari subirebbe un ulteriore aumento del 30% visto che il Cosmari con i conti non sta messo benissimo e che sul Cosmari la vigilanza dell’ATA3 non è stata così mirata. Il Bianconiglio tutto questo lo sa e si nasconde, ma non medita che tutto ciò accade perché lui ha voluto essere doppiamente Re: Sindaco e Presidente della Provincia. Ma i guai non sono finiti.
Ha firmato Sandro Parcaroli un’ordinanza per limitare il consumo dell’acqua: non piove e dunque bisogna risparmiare. Ma anche sull’acqua il Presidente della Provincia ha preso tempo. Se il Bianconiglio di Carroll ossessione tutti con è tardi, è tardi, lui cerca di tenere tutti buoni con c’è tempo, c’è tempo. Perché sa che quando la soluzione diventa ineluttabile alla fine le cose vanno come lui desidera. Alla fine di dicembre scadono le concessioni dell’acqua.
Il Sindaco di Pieve Torina Alessandro Angelucci e presidente dell’assemblea Aato3 di cui Sandro Parcaroli, come Sindaco di Macerata, ma soprattutto in qualità di Presidente della Provincia è magna pars, che dovrebbe deliberare la fusione di tutte le municipalizzate in un unico soggetto per poi vedersi riassegnata la concessione dell’acqua pubblica anche nell’ultima assemblea ha registrato l’ennesimo stop. Ma sono rimasti ormai solo 30 giorni utili. Dunque l’acqua andrà con tutta probabilità ai privati.
Lo sapevano tutti che sarebbe finita così perché l’Astea che è la municipalizzata che gestisce l’acqua per Loreto, Montecassiano, Montefano, Montelupone, Osimo, Porto Recanati, Potenza Picena e Recanati ha il famoso socio privato che nessuno nomina mai. È il Consorzio GPO che ha il 21% del capitale e che è però di proprietà di Iren la terza multiutility italiana che fattura 6 miliardi e passa di euro. Per mollare la presa su Astea chiede non meno di 35 milioni e nessuno ce li ha. Dunque è possibile che alla fine l’acqua ai maceratesi gliela dia l’Iren.
Il bello è che Sandro Parcaroli ha giurato e spergiurato anche di fronte a Francesco Acquaroli che sulla privatizzazione dell’acqua ha detto dei no grossi come palazzo Raffaello che come Presidente della Provincia avrebbe trovato la soluzione. Che c’è, ma è di vendere l’acqua e va ricordato che l’Apm, la società multiservizi del Comune di Macerata (fatturato attorno ai 26 milioni) proprio sull’acqua fa i maggiori utili economici, ma dalla vendita ricaverebbe quanto basta a far tornare conti che zoppicano.
Perciò il Bianconiglio forse farà anche il buco nell’acqua. E si presenterà – pare che soprattutto Fratelli d’Italia lo voglia ricandidare nonostante lo scherzetto probabile sui rubinetti visto che la Lega ormai va in ordine sparso e Forza Italia ha altri orizzonti – per chiedere la rielezione a Sindaco con la Tari raddoppiata e l’acqua svenduta. Per sapere come finisce Macerata nel paese delle meraviglie basta solo far passare il tempo.
La carenza idrica che sta colpendo diversi Comuni della provincia di Macerata è la dimostrazione concreta degli effetti del cambiamento climatico, un fenomeno che “nonostante qualche scettico e negazionista, esiste e si fa sentire nella vita quotidiana delle persone”. A dichiararlo sono Andrea Maurilli (segreteria provinciale Alleanza Verdi e Sinistra) e Leonardo Piergentili (co-portavoce provinciale Alleanza Verdi e Sinistra), che denunciano la mancanza di programmazione da parte delle istituzioni locali.
Secondo i due esponenti, di fronte alla crisi attuale, sindaci e amministratori delle società multiservizi “appaiono sorpresi di fronte a problematiche prevedibili, dopo aver fatto orecchie da mercante”. Le risposte politiche adottate in questi giorni vengono definite “raffazzonate” e prive di una visione strutturale. Tra gli esempi citati, lo stop al riempimento delle piscine private e all’innaffiamento dei giardini, misure necessarie ma considerate solo “toppe cucite addosso a un problema trattato come emergenza del momento”, nonostante l’imminente arrivo dell’inverno.
Nel mirino anche il ruolo del presidente della Provincia e sindaco di Macerata Sandro Parcaroli, accusato di ignorare la portata della crisi climatica e di adottare interventi tardivi. “Come tutta la destra, si ritrova costantemente in ritardo. Non pianifica, non previene, non anticipa: rincorre (neanche troppo in fretta)”, affermano Maurilli e Piergentili. Gli esponenti di AVS ricordano inoltre che la giunta Parcaroli avrebbe perso l’occasione offerta dal PNRR, che avrebbe potuto consentire di ripensare una gestione virtuosa della risorsa idrica.
Un altro punto critico riguarda le deroghe al Deflusso Minimo Vitale dei fiumi, considerate da AVS una scelta dannosa: “Pensare di risolvere il problema idrico attaccando ancora una volta i fiumi, a discapito del loro ecosistema, è una scelta miope che ricade negativamente su ambiente e biodiversità”. Per Maurilli e Piergentili, “è inammissibile continuare a far pagare all’ambiente la nostra mancanza di azioni e strategie”.
La posizione di Alleanza Verdi e Sinistra è chiara: serve un cambio di passo immediato e una pianificazione politica di lungo periodo, non interventi urgenti dell’ultimo minuto. L’obiettivo, concludono, deve essere l’uscita dalla logica emergenziale e dallo sfruttamento senza limiti dell’acqua, puntando su investimenti nelle reti per ridurre le perdite e su una gestione idrica che metta al centro sostenibilità e prevenzione.
La maggioranza in Consiglio comunale a Recanati prende posizione e dice no alla mozione presentata dalla sinistra cittadina per sostenere gli appelli del gruppo Saturdays for Palestine. Una scelta che, nelle intenzioni dei consiglieri che hanno respinto il testo, non nasce da disinteresse verso la tragedia in corso in Medio Oriente, ma dalla convinzione che il ruolo delle amministrazioni locali debba restare distinto dalle dinamiche internazionali del conflitto.
Secondo la maggioranza, infatti, il dramma palestinese non può essere ignorato, ma non è compito del Comune “garantire una cultura di pace in Medio Oriente”. L’ente locale – sostengono – deve concentrarsi sulle necessità concrete dei cittadini, mentre la sinistra, con questa iniziativa, si muoverebbe su un piano ideologico che esula dalle competenze dell’amministrazione.
La gestione dei rapporti internazionali e del sostegno umanitario, ricordano i consiglieri, spetta al Governo nazionale. Roma, sottolineano, ha già intrapreso diverse iniziative a favore della popolazione di Gaza: dalle oltre 2.000 tonnellate di aiuti alimentari consegnati tramite Croce Rossa al lancio aereo di rifornimenti nelle aree non raggiungibili via terra, fino ai fondi stanziati e alla nave-ospedale Vulcano a El-Arish. Un impegno che, pur limitato dal contesto di guerra, viene rivendicato come concreto e operativo.
La maggioranza respinge anche l’idea di una presa di posizione politica locale che, a loro avviso, rischierebbe di schierare la città all’interno del conflitto anziché promuovere una ricomposizione. Ogni percorso di pace – sostengono – non potrà prescindere dal superamento degli estremismi, in particolare di Hamas, definito senza ambiguità come “movimento terroristico” e accusato di ostacolare una pace giusta e di reprimere la popolazione di Gaza.
Richiamando anche gli appelli del cardinale Pierbattista Pizzaballa, i consiglieri insistono sulla necessità di una linea che non sia né neutralità passiva né militanza di parte, ma sostegno a un processo di pacificazione fondato su diritti e riconoscimento reciproco.
Per queste ragioni, la mozione – pur considerata animata da buone intenzioni – viene ritenuta strumentalizzabile politicamente e potenzialmente divisiva per la comunità recanatese.
La maggioranza conferma infine il proprio sostegno a una soluzione basata su “due popoli, due Stati”, con la prospettiva di due democrazie libere da estremismi e terrorismo. E ribadisce: il voto contrario non è un rifiuto della pace, ma il tentativo di non trasformare il Comune in un attore improprio del conflitto mediorientale.
Sarnano, 19 novembre 2025 – Una seduta del Consiglio Comunale convocata d’urgenza si è conclusa con l’interruzione per mancanza del numero legale. A denunciare quanto accaduto sono i consiglieri comunali Tartabini Cristina, Battaglioni Stefano e Merli Andrea, che hanno diffuso un comunicato in cui parlano di un “clamoroso flop della maggioranza”.
Secondo i consiglieri, il Consiglio era stato convocato d’urgenza per discutere la revoca di una delibera di agosto, recentemente impugnata con un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale, la cui pronuncia è prevista per giovedì 20 novembre. Si tratta, spiegano, di un atto finalizzato ad accertare l’incompatibilità di alcuni consiglieri di maggioranza, presentato dagli stessi Tartabini, Battaglioni e Merli.
I consiglieri sottolineano di essere stati costretti ad abbandonare l’aula per evitare un conflitto d’interessi, come consigliato dal loro legale. “Purtroppo il Sindaco, convocando il Consiglio prima della sentenza, ha di fatto impedito ai consiglieri di esprimere il loro voto su un argomento di fondamentale importanza per il paese e di svolgere correttamente il loro ruolo di amministratori”, affermano i tre.
Secondo i consiglieri, quanto accaduto non si limita a un semplice errore di procedura, ma rappresenta "una manovra volta a evitare che si facesse chiarezza sulla regolarità delle votazioni fino a oggi effettuate, in particolare in relazione alla società Sarnano Terzo Millennio".
Nel comunicato viene inoltre evidenziata la preoccupazione per i tempi persi e le procedure gestite in maniera inadeguata dall’amministrazione: “Fantegrossi e Piergentili hanno voluto portare avanti queste decisioni insieme, palesando e certificando questa nuova alleanza ‘fatta a tavolino’, fuori dalle urne, che non può essere accettata dai cittadini e che sta portando risultati disastrosi, come già visto sulla questione Terme”, dichiarano Tartabini, Battaglioni e Merli.
I consiglieri concludono ribadendo la loro disponibilità a confrontarsi nell’interesse di Sarnano e delle Terme: “Siamo pronti chiaramente a confrontarci per seguire quella che da sempre era la strada che abbiamo indicato”.
Il Sindaco Fabrizio Ciarapica interviene in merito alle notizie apparse sulla stampa riguardo il presunto mancato utilizzo dei fondi destinati agli Obiettivi dei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (LEPS), precisando: “Civitanova Marche non è in alcuna ‘lista nera’ per inefficienza, ma è un Comune che lavora con serietà e investe concretamente nel futuro dei suoi bambini e nella qualità della vita delle famiglie”.
Ciarapica chiarisce che il cosiddetto “commissariamento” non rappresenta una sanzione né un cartellino giallo, ma “uno strumento di flessibilizzazione e accelerazione messo a disposizione dallo Stato per facilitare il raggiungimento dei target numerici, tenendo conto delle specificità territoriali”. In questo caso, il Commissario è lo stesso Sindaco, cui spetta il compito di riprogrammare la piccola quota di risorse non utilizzate, individuando gli strumenti più efficaci. “Un incarico che costituisce dunque una responsabilità e un gesto di fiducia, non un demerito”, rimarca Ciarapica.
Sul fronte degli asili nido l’Amministrazione ha agito con ampio anticipo. L’obiettivo LEPS che prevede il 33% di copertura per la fascia 3–36 mesi è fissato per il 2027, ma è già stato avviato un piano per raggiungerlo nel 2026, con la partecipazione ai bandi per la realizzazione di due nuovi nidi comunali, la ristrutturazione di due dei quattro esistenti e l’aumento dei posti disponibili. È stato completato l’ampliamento del Nido La Lumachina nel 2023 ed erogati i Voucher Asilo Nido per i bambini frequentanti nidi privati, con risorse in crescita: 28.000 euro nel 2022, 31.024,85 euro nel 2023 e circa 61.000 euro nel 2024. Il mancato raggiungimento del target 2024 riguarda una sola unità, 38 posti invece di 39, per ragioni tecniche oggettive e non di inefficienza; la quota non utilizzata, pari a circa 7.200 euro su 222.000 assegnati, sarà immediatamente destinata all’acquisto di attrezzature per i nuovi nidi.
Relativamente al trasporto scolastico per studenti con disabilità, il Comune ha attivato il servizio con fondi propri ancor prima dell’assegnazione delle risorse statali, rispondendo tempestivamente alle esigenze delle famiglie e raggiungendo pienamente i target numerici previsti per il 2022 e il 2023. Tutte le richieste presentate dalle famiglie negli anni 2022, 2023 e 2024 sono state integralmente accolte, senza che alcuno studente rimanesse privo del servizio e soddisfacendo pienamente tutte le istanze. Il mancato raggiungimento del target 2024 dipende esclusivamente dall’esclusione formale dalla rendicontazione del trasporto verso le scuole superiori, sebbene il Comune abbia garantito anche questo servizio; si tratta quindi di un aspetto burocratico e non di una mancanza verso i cittadini.
In conclusione il Comune di Civitanova Marche ha operato con la massima attenzione e responsabilità, garantendo e potenziando servizi essenziali per le famiglie, senza perdere alcuna risorsa: le somme non ancora utilizzate, non per carenze dei servizi ma per motivazioni tecniche oggettive, saranno ora riprogrammate attraverso gli strumenti più idonei che ci consentiranno di conseguire rapidamente gli obiettivi prefissati.