Il Superbonus 110% e la possibilità di neutralizzare l’accollo per i proprietari degli immobili danneggiati dal terremoto. È uno dei temi affrontati dal commissario straordinario alla ricostruzione post-sisma Guido Castelli durante la seduta aperta del Consiglio regionale delle Marche a Muccia, dedicata ai dieci anni dal terremoto del 2016.
Il suo intervento è stato segnato anche dalla protesta dei consiglieri di opposizione, che hanno contestato alcune sue dichiarazioni e la mancata possibilità di replica. Al centro del dibattito anche i cantieri affidati alla Rest Edile di Tolentino, il cui titolare Enrico Crucianelli è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Ancona sulle presunte infiltrazioni criminali nella ricostruzione.
"I cantieri di Rest Edile sono tutti in parte del territorio di Macerata", ha dichiarato Castelli, citando in particolare le zone di San Severino Marche e Tolentino. Il commissario ha quindi richiamato quella che ha definito la lettura data da molti alla concentrazione degli interventi affidati alla stessa impresa: "Quella ditta garantiva la neutralizzazione dell'accollo con il 110%, una scelta che abbiamo pagato tanto".
Il riferimento è al meccanismo che consentiva di evitare ai proprietari di sostenere direttamente la quota dei costi dei lavori non coperta dai contributi pubblici, grazie all'intervento del Superbonus. Un elemento che, secondo Castelli, avrebbe contribuito a orientare le scelte dei committenti nella ricostruzione privata.
Nel corso dell'intervento, il commissario ha ricordato che gli appalti della ricostruzione privata vengono affidati direttamente dai proprietari degli immobili danneggiati, senza intermediazione pubblica. "Avranno sempre la mia tutela", ha assicurato, ribadendo che la struttura commissariale non poteva limitare il numero dei contratti affidati alle singole imprese. "In Europa c'è la libera concorrenza", ha affermato, richiamando le norme che prevedono limiti per gli incarichi tecnici nei lavori post-sisma, ma non per il numero di contratti affidati alle imprese.
Questi passaggi si sono inseriti in una seduta caratterizzata da momenti di tensione. Quando Castelli ha affrontato il tema della gestione della ricostruzione e ha respinto le accuse di pressioni politiche sui sindaci, citando anche il consigliere regionale del Pd Leonardo Catena, la capogruppo dem Valeria Mancinelli e il consigliere Fabrizio Cesetti si sono alzati per contestare il mancato diritto di replica.
Cesetti ha chiamato in causa il presidente della Regione Francesco Acquaroli e il presidente del Consiglio regionale Gianluca Pasqui, chiedendo perché fosse stato consentito al commissario di citare un sindaco senza dargli la possibilità di rispondere. Castelli ha replicato invitando il sindaco a intervenire direttamente e accusando le opposizioni di strumentalizzare la vicenda giudiziaria. La protesta è poi sfociata nell'uscita dall'aula dei consiglieri di opposizione, con l'eccezione di Mancinelli, rimasta per replicare.
Un altro passaggio dell'intervento ha riguardato l'impatto del Superbonus sui costi della demolizione e ricostruzione. "Con il 110% abbiamo registrato un aumento esponenziale del costo delle demolizioni-ricostruzione: da 2.800 euro a 4.500 al metro quadrato", ha spiegato il commissario.
"Chi aveva capacità bancarie e di plafond ha fatto queste cose", ha aggiunto, riferendosi alle possibilità offerte dal meccanismo fiscale. Secondo Castelli, le pratiche di questo tipo avviate nei cantieri tra il 2020 e il 2022 sarebbero state circa 400. Un fenomeno che, nella sua ricostruzione, ha contribuito alla crescita dei costi nella provincia di Macerata, dove sono comunque presenti tavoli e protocolli per la legalità.
Castelli ha inoltre ripercorso i provvedimenti adottati dal 2023 dalla struttura commissariale per rafforzare la vigilanza e garantire la legalità negli appalti della ricostruzione, ribadendo che gli affidamenti nella ricostruzione privata sono una scelta dei proprietari degli immobili danneggiati.
Le dichiarazioni si inseriscono nel dibattito sulla ricostruzione post-sisma apertosi a Muccia, in una seduta segnata dalle polemiche politiche e dalle richieste di chiarimenti sull'inchiesta della Dda di Ancona, che coinvolge anche il settore dei subappalti nei cantieri privati.
MUCCIA - Dopo l’uscita dall’aula delle minoranze, a prendere la parola a nome dei cinque gruppi del centrosinistra è stata Valeria Mancinelli, capogruppo del Pd al Consiglio regionale delle Marche. Il suo intervento, nella seduta aperta dedicata al decimo anniversario del sisma, si è concentrato quasi per intero sull’inchiesta sulla ricostruzione che ha portato all’arresto di otto persone, tra cui l’ex capo di gabinetto della Regione, Fabio Pistarelli.
Mancinelli è partita da una considerazione sui tempi: “Questo Consiglio era stato convocato prima che scoppiasse quella che i sindaci del territorio definiscono come uno tsunami, che mina la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni e della Regione”.
Un’assemblea, ha ricordato, nata con altri obiettivi: “Era stato pensato come un’assemblea che facesse il punto sull’andamento della ricostruzione o al massimo una solita passerella a cui si era abituati”. Con l’inchiesta, però, il quadro è cambiato, e per le opposizioni la seduta avrebbe dovuto cominciare in modo diverso: “Noi però pensavamo e volevamo che l’Assemblea si aprisse con il discorso di Acquaroli”.
È qui che si colloca l’affondo più duro nei confronti del governatore. “Il vertice istituzionale di una comunità quando accadono fatti di questo tipo non fugge”, ha affermato Mancinelli, aggiungendo: “Dobbiamo purtroppo registrare che ad oggi il presidente Acquaroli, credo spinto e consigliato malamente dalla sua maggioranza, abbia deciso di fuggire se no avrebbe aperto i lavori di questo Consiglio e avrebbe dato la sua versione dei fatti”.
La capogruppo ha poi motivato la scelta di lasciare l’aula: “Non vogliamo continuare ad assistere all’ennesima parata, alla genuflessione alla filiera. A questo teatrino non intendiamo fare da comparse”. E ha puntato il dito sulla scelta di far intervenire il presidente a fine seduta: “Risponderà ad alcune delle cose nell’intervento finale, quando non c’è più possibilità di replica. Si tratta di un evidente segno di debolezza e di paura”.
Sala piena e clima teso a Muccia, uno dei centri più colpiti dal terremoto del 2016, dove si è riunito il Consiglio regionale delle Marche in seduta aperta, intitolata «A dieci anni dal sisma, le istituzioni nei territori». Un appuntamento atteso da amministratori e cittadini del cratere, ma che si è svolto con sullo sfondo l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia sulla ricostruzione, culminata in otto arresti e 51 indagati complessivi. L’indagine ipotizza appalti pubblici pilotati e infiltrazioni della criminalità organizzata nei cantieri privati attraverso i subappalti.
All’ingresso, fin dal mattino, è comparso uno striscione di Rifondazione comunista che chiede le dimissioni del presidente della Regione Francesco Acquaroli e del commissario alla ricostruzione Guido Castelli.
Al centro delle critiche delle opposizioni c’è proprio Acquaroli, perché tra gli arrestati figura Fabio Pistarelli, suo ex capo di gabinetto, dimessosi nel dicembre 2025. Il governatore ha parlato di un «tradimento» e ha riferito di aver chiesto verifiche interne dopo alcune segnalazioni, senza che emergessero elementi. Le minoranze avevano chiesto di modificare l’ordine del giorno per aprire i lavori con le comunicazioni del presidente sull’indagine e un successivo dibattito. La proposta è stata respinta a maggioranza dalla Conferenza dei capigruppo, e i gruppi di opposizione hanno contestato la decisione, chiedendo chiarezza e risposte per le comunità colpite dal sisma.
La tensione è esplosa durante l’intervento di Castelli. Il commissario ha richiamato i numeri dell’impresa Crucianelli: 415 cantieri in corso e 396 conclusi, tra cui una decina di interventi pubblici. Quanto all’affidamento dei lavori, ha spiegato che nella ricostruzione privata «sono i proprietari degli immobili a scegliere le imprese» e che «non li dà il pubblico»: «In Europa c’è la libera concorrenza, non si può limitare il libero mercato». Una delle letture emerse sul perché tanti committenti si siano rivolti alla stessa ditta, ha aggiunto, riguarda la capacità di neutralizzare l’accollo grazie al Superbonus 110%, cioè di evitare ai proprietari di sostenere una parte dei costi non coperti dai contributi. Un meccanismo delicato, che secondo Castelli ha inciso anche sull’aumento dei costi della ricostruzione.
Respingendo poi le accuse di una gestione politica della ricostruzione, il commissario ha assicurato che nel cratere «non ci sono stati sindaci genuflessi». Molti sindaci del Pd, ha riferito, lo hanno chiamato per chiedere aiuto, che a suo dire è sempre stato dato. Ha quindi citato Leonardo Catena, ex sindaco di Montecassiano e oggi consigliere regionale dem, in relazione alla vicenda della casa di riposo, invitando i sindaci che avessero subito pressioni a farsi avanti. Ipotesi che ha respinto.
Il riferimento a Catena ha fatto scattare la protesta. La capogruppo del Pd Valeria Mancinelli e il consigliere Fabrizio Cesetti si sono alzati contestando che non fosse concesso il diritto di replica, e Cesetti ha chiamato in causa Acquaroli e il presidente del Consiglio regionale Gianluca Pasqui: «Non potete permettere a Castelli di citare il sindaco senza dargli la possibilità di replicare». Pronta la risposta: «Venga qui il sindaco e mi dica che non è vero». Castelli ha respinto l’immagine di un «Castelli belzebù» e ha attaccato: «I voti non li prendete così, strumentalizzando la vicenda giudiziaria».
I consiglieri di opposizione hanno quindi lasciato l’aula, tranne Mancinelli, rimasta per replicare. All’esterno Cesetti ha rincarato: «Il commissario ha ribadito diverse volte di non aver chiesto a nessun sindaco di genuflettersi: ma se per la ricostruzione del mio paese fossi costretto a genuflettermi, sa come si chiama questo? Concussione. Perché Castelli ha dovuto dirlo? Perché il presidente del Consiglio e il governatore hanno consentito di dirlo?».
MACERATA - «Il Comune non ha mai affidato appalti pubblici all’impresa Crucianelli, né risulta che questa sia subappaltatrice di lavori pubblici». Lo afferma il sindaco di Macerata Sandro Parcaroli, intervenendo sull’inchiesta «Ricostruzione» condotta dalla Guardia di Finanza di Ancona e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia. Il primo cittadino ha messo in fila le priorità dell’amministrazione: far proseguire i cantieri, tutelare i lavoratori e dare risposte ai proprietari che hanno affidato alle ditte coinvolte la riparazione delle loro case.
Il tema avrebbe dovuto essere discusso ieri in Consiglio comunale, ma la seduta non è arrivata a trattarlo. Se ne tornerà a parlare il 9 novembre, data della prossima convocazione.
Nella sua nota Parcaroli rivendica un doppio binario: «piena fiducia nell’operato della magistratura» e «massimo rispetto del principio di non colpevolezza», due princìpi che a suo dire vanno tenuti insieme «con equilibrio e responsabilità». Il sindaco esprime solidarietà ai dipendenti delle imprese finite nell’indagine, ai fornitori che rischiano di non essere pagati e ai proprietari degli immobili, e mette in guardia dal rischio di strumentalizzazioni: il lavoro degli inquirenti, sostiene, «non deve essere oggetto di sciacallaggio politico contro amministratori che non sono stati coinvolti in alcun modo». Sarà la magistratura, aggiunge, a fare chiarezza e a stabilire le eventuali responsabilità.
I numeri in città. Dal 2016 a oggi, a Macerata sono state presentate 485 pratiche edilizie legate al sisma. Di queste 169 sono concluse, 41 sono state rigettate e 43 hanno visto la rinuncia dei richiedenti. Delle restanti, 54 sono in fase istruttoria, 132 hanno i lavori avviati e 46 attendono di partire.
Il sindaco ha anche descritto l’iter delle pratiche private, per chiarire dove si colloca l’ente locale. L’istanza viene presentata dal tecnico incaricato sulla piattaforma Gedisi, gestita dall’Ufficio speciale per la ricostruzione, che chiede al Comune un parere sugli aspetti edilizi e urbanistici. Lo sportello edilizia verifica eventuali difformità o sanatorie, acquisisce la documentazione integrativa e chiude l’istruttoria con il parere. Poi, durante tutta la fase dei lavori, il Comune non svolge alcuna attività tecnica o amministrativa. Solo a cantiere concluso, con l’agibilità asseverata, l’ente revoca l’ordinanza di inagibilità e completa l’erogazione del contributo di autonoma sistemazione.
Resta aperto il fronte dei cantieri privati toccati dall’inchiesta. Parcaroli assicura che l’amministrazione si sta già confrontando con la struttura commissariale per individuare «con la massima sollecitudine» una soluzione tecnica e amministrativa che consenta di proseguire i lavori. Un’urgenza che il sindaco lega al decennale del terremoto: a dieci anni dal sisma, ricorda, ci sono ancora famiglie che non sono rientrate nelle loro case.
Un tetto al numero di cantieri che una singola impresa può gestire contemporaneamente, la rimozione forzata di chi non rispetta i tempi e la stabilizzazione del personale assunto per il sisma. Sono le richieste che la segreteria regionale di Federcontribuenti Marche, guidata da Maria Teresa Nori, rivolge al commissario straordinario per la Ricostruzione dopo le recenti indagini sul post terremoto del 2016, che avrebbero fatto emergere una ristretta cerchia di imprese appaltatrici con un numero sproporzionato di lavori in mano, di fatto un regime di monopolio. Una situazione che, secondo l’associazione, rischia di paralizzare i cantieri, far lievitare i costi e penalizzare l’intero territorio.
La proposta parte da un precedente. «In passato l’allora commissario Giovanni Legnini introdusse una regola di buon senso e trasparenza: un tetto massimo ai progetti che ingegneri, architetti e geometri potevano assumere contemporaneamente», ricorda Nori. Un principio pensato per garantire qualità, tempi certi e una giusta distribuzione del lavoro, che ora Federcontribuenti chiede di estendere alle imprese esecutrici. «Non è tollerabile che poche aziende monopolizzino decine di cantieri. La ricostruzione deve appartenere a tutta la comunità e non trasformarsi in un feudo per pochi grandi player».
Il problema, spiega la segretaria, ha effetti diretti su efficienza e costi. Molte delle aziende che accentrano i lavori ricorrerebbero in maniera massiccia ai subappalti, creando lunghe catene di commessa che portano a ritardi nelle consegne e al mancato rientro dei cittadini nelle loro case. Per uscire dall’impasse, Federcontribuenti propone di mutuare dagli enti locali il potere sostitutivo per inerzia. Come il segretario comunale interviene quando un ufficio non funziona, così la Struttura commissariale dovrebbe poter rimuovere l’impresa che non rispetta le tempistiche o blocca il cantiere e riassegnare d’ufficio i lavori. Una regola, precisa Nori, che dovrebbe valere per qualsiasi impresa, sia che operi in regime di monopolio sia che non lo faccia.
Il vantaggio, secondo l’associazione, sarebbe duplice. Si riaprirebbe il mercato alla concorrenza, spezzando le rendite di posizione, con consegne più rapide e costi più contenuti a beneficio delle casse pubbliche e dei cittadini. «Queste situazioni hanno determinato accolli mostruosi per i terremotati che volevano solo rientrare a casa», afferma Nori, chiedendo che la struttura commissariale si impegni a garantire appalti a costi zero per i cittadini.
Capitolo personale. Federcontribuenti auspica che entro fine anno si arrivi alla stabilizzazione definitiva di tutto il personale tecnico e amministrativo assunto per le esigenze del sisma 2016 che abbia maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2026. Stabilizzare, sottolinea Nori, significa dare certezze a questi lavoratori ed evitare che debbano partecipare ad altri concorsi, con il rischio di una migrazione di professionalità che svuoterebbe gli uffici dei Comuni del cratere proprio nella fase cruciale della ricostruzione. La stessa logica, aggiunge, dovrebbe valere per chi è andato in pensione e, custode di una preziosa memoria storica, vorrebbe continuare a lavorare per altri 6-12 mesi: possibilità da concedere in deroga al contratto degli enti locali, come già avvenuto in tante altre occasioni per il comparto sisma.
«La ricostruzione delle Marche non può più essere ostaggio di monopolisti, ritardi o precarietà lavorativa», conclude Nori. «Servono tetti ai cantieri, poteri sostitutivi contro le inerzie, garanzie di costi zero per i cittadini e la stabilizzazione dei lavoratori. È l’unico modo per garantire equità, efficienza e stabilità a un territorio che merita risposte concrete».
Bisogna porsi una domanda: com’è possibile che la criminalità organizzata abbia così profondamente e al tempo stesso silenziosamente infiltrato l’economia e la società maceratese? La risposta purtroppo sta anche in quanto accade in queste ore e nel manifestarsi dell’inesistente senso delle istituzioni della nostra classe politica ed in particolare del Centrodestra a Macerata: il presidente dell’Apm società pubblica del Comune va a guidare la società cardine delle intese corruttive (stando sempre alle accuse) senza che nessuno sollevi l’opportunità che egli si dimetta dal vertice della società pubblica.
Va detto che già nel lontano 2016 il procuratore generale della Corte d’Appello di Ancona dottor Vincenzo Macrì denunciò questo pericolo. Lo fece in due momenti successivi: all’inaugurazione dell’anno giudiziario in cui smentì il luogo comune delle Marche isola felice e successivamente, dopo il devastante terremoto di cui in queste ore si commemora il decimo anniversario, disse a chiare lettere: "La mafia qui è dappertutto, non usa le pallottole, ma spara cemento".
Il Pd allora al “governo” negava la possibilità dell’infiltrazione mafiosa così come oggi Fratelli d’Italia sta imbastendo una cortina fumogena di annunci di querele per separare il partito dall’inchiesta. Comportamento che esclude che si stia operando nell’interesse dei cittadini e se ne voglia recuperare la fiducia.
Ciò detto è’ accaduto che ieri sera con metaforico squillo di trombe il dottor Luca Mira sia stato scelto e annunciato quale nuovo amministratore unico incaricato di guidare l'azienda Crucianelli Rest-Edile di Enrico Crucianelli attualmente ristretto nel carcere di Monte Acuto ad Ancona dove si trova agli arresti anche Fabio Pistarelli esponente di primo piano di Fratelli d’Italia a Macerata e già capo di gabinetto del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli sempre di Fratelli d’Italia.
Crucianelli si è dimesso da tutte le cariche societarie e anche da presidente della sezione provinciale di Macerata dell’Ance, l’associazione delle imprese edili. Da qui la scelta del dottor Mira uno dei commercialisti di maggior prestigio professionale del centro Italia, già presidente dell’ordine provinciale. Dunque un nome prestigioso per cercare di evitare il tracollo di un’azienda cresciuta in frettissima: è passata da 20 milioni di euro di fatturato nel 2019 a oltre 230 milioni nel 2025 (utile netto di quasi 11 milioni) con un balzo sorprendente dal 2021. Ha all’attivo, solo in provincia di Macerata, attualmente più di 400 cantieri.
La Rest-Edile però ha meno di 270 dipendenti, circa mezzo operaio per cantiere. È di tutta evidenza che ha lavorato solo con i sub-appalti e le proteste dei lavoratori sfruttati sono state reiterate e reiteratamente ignorate. La politica che avesse contezza di sé, del proprio ruolo qualche domanda sull’azienda di Enrico Crucianelli se la sarebbe pur dovuta porre. E invece no: tutti genuflessi.
Così come verso altri costruttori: emblematico a Macerata l’affare delle Monachette che interessa Andrea Intermesoli (indagato), illuminanti le intercettazioni tra Cervigni ed Ezechielli che dicono apertamente: dobbiamo pagare la campagna elettorale ai partiti. Il clima che l’inchiesta rivela è questo: un sodalizio tra politica, anzi esplicitamente alcuni esponenti dei partiti del Centrodestra, e affari sulla pelle dei cittadini.
Ma la postura di sudditanza e insieme di compiacimento verso i costruttori (e ora sappiamo anche corruttori) si legge in ogni capitolo dell’euforia cementizia che soprattutto a Macerata ha segnato la narrazione del Sindaco e dell’assessore Lego. Viene in mente la gag di Petrolini che nei panni di Nerone di fronte all’incendio che devasta Roma ripete: "E Roma rinascerà più bella e più superba che pria". E il popolo rispondeva: Bravo: E lui: grazie!
Per poi concludere: "Il popolo quando si abitua a dire che sei bravo, pure che non fai niente, sei sempre bravo". Ebbene questo spiega perché ieri all’annuncio della salita del dottor Luca Mira al vertice di Rest-edile il Sindaco non abbia detto nulla. Eppure Sandro Parcaroli è in quanto Sindaco pro tempore di Macerata il primo azionista dell’Apm di cui detiene il 99,6% del capitale. Si dà il caso che il dottor Mira sia il presidente dell’Apm voluto da Parcaroli.
Che "ne sapìo io" peraltro non può neppure invocare una distrazione perché ieri il Consiglio Comunale (con una interrogazione ottima di Claudio Carbonari presidente della commissione urbanistica e una risposta stizzita e poco motivata dell’assessora forzista al bilancio Barbara Antolini che dà l’impressione di non avere dimestichezza né con le cifre né con la materia contabile) si è lungamente occupato dell’Apm.
Come ha dimostrato il bilancio consolidato del Comune (anche qui la Antolini non ha dato prova di volare alto),ben criticato da Alice Verdicchio (pentastellata) che dimostra una invidiabile competenza tecnica e dal capogruppo del Pd Narciso Ricotta, Apm è un buco nero nei conti: 3,5 milioni di debito verso la controllante (il Comune), un indebitamento cumulato vicino ai 30 milioni, una gestione deludente al netto dei ricchi premi stipendiali riservati solo ai dirigenti.
Ebbene a fronte di una Apm in grave sofferenza e al presidente che si mette al soldo della società perno del malaffare (almeno stando all’inchiesta della Dda di Ancona) il Sindaco sempre più in modalità “che ne sapìo io” non reagisce, non avverte la necessità di mettere quanta più distanza possibile tra l’amministrazione cittadina e l’inchiesta. Sia chiaro: il dottor Mira ha pienissimo diritto di assumere l’incarico di vertice alla Rest-Edil e a quel che pare (anche questo però è singolare) non ci sono ragioni d’incompatibilità tra questa posizione e la sua condizione di presidente dell’Apm.
Ma c’è una questione di opportunità grossa come uno dei condomini che Crucianelli andava restaurando in combutta con la Ndrangheta (stando sempre alle accuse ancora da provare). Il fatto che il Sindaco non la colga dice tutto. Anzi, com’è nello stile dell’assessore Lego, arriveremo a sentire dire che Mira si prodiga per evitare il blocco dei cantieri (non dipende da lui, dipende se la Procura chiede il sequestro e il Gip lo accorda) per assicurare i terremotati che aspettano la casa e il lavoro degli operai.
Ci diranno che Mira lavora per il bene della società. Di una di certo: la Rest-Edile. Si tratta di capire se lavorerà anche per il patrimonio dei cittadini che è l’Apm e quanto riuscirà a tenere distante l’ombra che grava inevitabilmente sulle attività Crucianelli dalla partecipata del Comune. Ma l’aspetto più grave di questa ulteriore distrazione del Sindaco è che si avverte l’assoluta non considerazione del bene pubblico e la proterva pretesa di trattare il Comune come cosa sua, non avendo ancora compreso - da ex commerciante qual è - che un conto è la propria azienda un conto è la rappresentanza della città e che i suoi azionisti di riferimento oggi sono i cittadini.
È un atteggiamento che lo accomuna all’assessore Lego. Siamo ancora in attesa di sapere se le certificazioni di collaudo delle scuole alle Vergini ci sono o no e di sapere perché, come abbiamo appresso ieri nonostante l’incerta rappresentazione dei conti da parte dell’assessora al bilancio Antolini, vi è un abnorme e sistematico ricorso alle anticipazioni di cassa per saldare, anzi meglio per evitare che si chiudano, i cantieri Pnrr. Anche quelli sono soldi dei cittadini.
Di cui non si tiene minimo conto e sui quali si arzigogola anche un po’. Viene in mente un’interrogazione di circa un anno fa dell’allora consigliera Sabrina De Padova – forse l’hanno fatta fuori per questo? - che chiedeva perché fosse stato riconfermato l’incarico all’ingegner Tristano Luchetti come unico responsabile dell’ufficio tecnico (edilizia privata più lavori pubblici) nonostante una previsione di legge imponga la rotazione degli incarichi e vi sia una indicazione cogente in tal senso dell’Autorità anti-corruzione.
Rispondeva i Sindaco in data 28 aprile 2025: "Si ritiene che la rotazione è auspicabile, tuttavia tenendo in considerazione il numero esiguo di dirigenti in organico e la carenza di risorse, che rende difficile e talvolta impossibile inserire nuove figure dirigenziali nella dotazione organica del Comune di Macerata"; manca la subordinata, ma il Sindaco di Macerata scrive così.
La sostanza però è che a fronte di un dilagare corruttivo che riguarda gli appalti Sandro Parcaroli oltre un anno fa non riteneva di rafforzare l’operatività del Comune nel settore nevralgico dell’edilizia, ma anzi ha cercato una strada per evitare di dare piena attuazione alla legge.
Accampa che non vi sono risorse, ma a distanza di un anno e con un bilancio peggiorato sta cercando un capo di Gabinetto e un addetto stampa personale (con un contratto configurato sull’unico candidato da lui individuato) e in più non ritiene di operare perché il presidente dell’Apm, società che dovrebbe fornire e non drenare come attualmente accade risorse al Comune, assicuri totale operatività, ma anzi acconsente tacendo che egli si metta al servizio della società cardine nello scandalo delle sisma-tangenti. Se questo è il senso delle istituzioni di chi oggi sta al vertice della città non c’è da stupirsi se poi la criminalità organizzata trova spazi immensi dove infiltrarsi.
La vicenda giudiziaria che sta interessando la ricostruzione post sisma nelle Marche approda alla Camera dei deputati. Giorgio Fede, deputato e coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle, ha presentato una richiesta di informativa urgente alla Presidenza del Consiglio per chiedere al Governo chiarimenti sull’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Ancona, che ipotizza irregolarità nella gestione degli appalti e dei finanziamenti pubblici destinati ai territori colpiti dal terremoto del 2016.
«La ricostruzione è una responsabilità dello Stato e il Parlamento ha il diritto di sapere quali controlli siano stati esercitati», afferma Fede, sottolineando la necessità che le istituzioni nazionali forniscano risposte sulla vicenda. Secondo il parlamentare, non è possibile lasciare che un’inchiesta di tale portata rimanga senza chiarimenti sul piano politico e istituzionale, mentre numerose famiglie attendono ancora il completamento del percorso di ricostruzione.
Nel suo intervento a Montecitorio, Fede richiama i numeri dell’indagine: otto arresti, 51 persone indagate e sequestri per oltre 57 milioni di euro. Il quadro investigativo, ancora al vaglio della magistratura, riguarda ipotesi di corruzione, truffe e infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti e nei finanziamenti pubblici.
Tra le persone coinvolte figurano Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, ed Enrico Crucianelli, presidente di Ance Macerata. Due figure di rilievo nel panorama politico e imprenditoriale regionale, la cui presenza nell’inchiesta, secondo il deputato pentastellato, rende necessario approfondire i rapporti istituzionali e i meccanismi di controllo attivati nella gestione delle risorse pubbliche.
Fede richiama in particolare il ruolo ricoperto da Pistarelli nell'ambito della struttura regionale, chiedendo che venga chiarito quali funzioni abbia svolto e quali verifiche siano state effettuate. Si tratta di aspetti sui quali, precisa il parlamentare, occorre fare piena luce nel rispetto della presunzione di innocenza e senza anticipare valutazioni sulle eventuali responsabilità penali, che spettano esclusivamente alla magistratura.
Per Fede, la questione assume una rilevanza nazionale anche alla luce del ruolo istituzionale di Francesco Acquaroli, presidente della Regione Marche e vicecommissario straordinario per la ricostruzione post sisma.
Il deputato del M5S ritiene quindi necessario che il Governo chiarisca quali strumenti di vigilanza siano stati predisposti per tutelare i fondi pubblici, quali verifiche antimafia siano state effettuate e quali garanzie siano state adottate nelle procedure di affidamento.
Nel suo intervento, Fede richiama inoltre i giudizi positivi espressi in passato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni sull’operato amministrativo di Acquaroli, sostenendo che la gravità della vicenda richieda ora risposte puntuali e verificabili.
«La presunzione di innocenza deve valere per tutti», ribadisce il parlamentare, precisando tuttavia che questo principio non può impedire i necessari chiarimenti politici e istituzionali.
La richiesta di informativa urgente punta dunque a portare il caso all’attenzione del Parlamento, con particolare riferimento ai controlli sugli appalti e sull’impiego dei finanziamenti destinati alla ricostruzione. Risorse che, sottolinea Fede, «devono essere utilizzate esclusivamente per restituire abitazioni, servizi e prospettive alle comunità colpite dal terremoto».
L’inchiesta sulla ricostruzione post-sisma nelle Marche continua ad alimentare il confronto politico. A intervenire sono la sottosegretaria alla Giunta regionale Silvia Luconi e il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Pierpaolo Borroni, che respingono le critiche delle opposizioni e confermano la fiducia nel presidente Francesco Acquaroli.
Entrambi chiedono che siano gli inquirenti a fare piena luce sui fatti, contestando al centrosinistra quello che considerano un tentativo di utilizzare la vicenda per colpire politicamente l’amministrazione regionale. Luconi esprime «pieno sostegno» alla magistratura e alla Guardia di Finanza, affinché «facciano luce su ogni fatto, perché ciascuno risponda delle proprie condotte».
Allo stesso tempo, ribadisce la fiducia in Acquaroli e respinge «con fermezza ogni generalizzazione contro Fratelli d'Italia», criticando le posizioni espresse da Catena, Carancini e dagli altri esponenti dell’opposizione regionale. «Usare una vicenda così grave e delicata per colpire l'avversario politico è semplicemente raccapricciante», afferma la sottosegretaria, che invita chi formula accuse a dimostrarne la fondatezza.
Rivolgendosi direttamente a Catena, lo sollecita a indicare eventuali passaggi degli atti ufficiali che attesterebbero una responsabilità del presidente della Regione: «Se negli atti ufficiali trova una responsabilità del presidente Acquaroli, indichi il passaggio preciso. Altrimenti abbia il pudore di fermarsi». Nel suo intervento, Luconi richiama anche la propria esperienza personale di cittadina che vive nel cratere sismico, sottolineando le difficoltà di chi attende ancora di rientrare nella propria abitazione e di chi lavora ogni giorno per portare avanti la ricostruzione.
Famiglie preoccupate per i cantieri, lavoratori che temono per il proprio posto e imprese che aspettano risposte rappresentano, secondo la sottosegretaria, le priorità da tutelare. «Un intero indotto che tiene in piedi le comunità colpite dal sisma», osserva, evidenziando la necessità di evitare che le polemiche politiche finiscano per mettere in secondo piano le esigenze dei territori.
Sulla stessa linea si colloca Borroni, che concentra il proprio intervento sul principio del garantismo e su quello che definisce il «doppiopesismo della sinistra». Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia sottolinea che, allo stato delle informazioni da lui richiamate, non risultano indagati Acquaroli, consiglieri regionali, assessori o dirigenti dell’Ufficio speciale per la ricostruzione (Usr). Per questo contesta le richieste di dimissioni rivolte al presidente e invita l’opposizione a mantenere lo stesso atteggiamento garantista adottato in altre circostanze.
Borroni richiama in particolare il caso di Matteo Ricci, candidato del Pd alla presidenza della Regione, sostenendo che Fratelli d’Italia non ne abbia chiesto il ritiro della candidatura né le dimissioni da europarlamentare. «La sinistra invocò il garantismo e giustamente. Perché oggi quel principio non vale più?», domanda, ribadendo che «non si può trasformare un’indagine in uno strumento per colpire un’intera amministrazione regionale, tanto meno un presidente che non risulta indagato».
Il consigliere precisa, comunque, che la difesa dell’amministrazione non significa sminuire la gravità dei fatti oggetto dell’inchiesta, che nel suo intervento riconduce a un ex collaboratore del presidente. «Le istituzioni devono essere trasparenti, ispirate alla legalità e utilizzare correttamente le risorse pubbliche. Sarà la magistratura a valutare le responsabilità individuali», dichiara, ringraziando gli inquirenti per il lavoro svolto e aggiungendo: «Chi ha sbagliato pagherà».
Nel finale, Borroni riporta l’attenzione sulla ricostruzione, sostenendo che da quando la struttura commissariale è guidata dal centrodestra il processo abbia registrato «un’accelerazione significativa». «Speculare sui terremotati e su un cantiere ereditato fermo è un atteggiamento vergognoso, che si ritorcerà contro chi lo pratica. Così come lo è lanciare dubbi su eventuali finanziamenti pubblici per fini elettorali, che sono solo illazioni e per le quali è giusto che il nostro partito si tuteli nelle sedi opportune», conclude il consigliere regionale.
Sono 119 le famiglie di Macerata rimaste senza il contributo della Carta "Dedicata a Te" 2025 a causa dei mancati recapiti contestati alla società One Click Srl, incaricata del servizio postale. Per tutelare i cittadini coinvolti, l'amministrazione comunale ha deciso di intraprendere un’azione legale nei confronti dell'azienda, con l'obiettivo di accertare le responsabilità e ottenere il risarcimento dei danni.
La vicenda è stata affrontata dal Comune attraverso una serie di iniziative, a partire dalle verifiche amministrative e dall'attivazione delle procedure contrattuali e assicurative previste. La compagnia assicurativa ha riconosciuto le penali contrattuali, ma ha contestato la copertura dei 59.500 euro relativi ai contributi che le famiglie non hanno potuto percepire.
Di fronte a questa posizione, l'amministrazione ha scelto di procedere per vie legali, conferendo un incarico a un avvocato e promuovendo un’azione giudiziaria contro One Click Srl. La causa è stata iscritta presso il Tribunale di Macerata, al quale spetterà ora valutare le responsabilità e stabilire le eventuali somme dovute.
Il Comune ha annunciato che continuerà a seguire il procedimento con l’obiettivo di tutelare gli interessi dell'Ente e delle famiglie coinvolte, che non hanno potuto beneficiare del sostegno previsto.
"Come Comune siamo al fianco delle famiglie - afferma la vicesindaco e assessore alle Politiche sociali, Francesca D'Alessandro -. Quando un sostegno destinato a chi ne ha diritto viene meno a causa di un disservizio, il nostro compito è fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità per tutelare i cittadini".
"Per questo il Comune, pur essendo parte lesa, non è rimasto fermo. Si è attivato e ha intrapreso un'azione legale concreta e continueremo a seguire la vicenda con attenzione e determinazione. Continueremo a lavorare, con serietà, responsabilità e rispetto per tutti i cittadini coinvolti", conclude D'Alessandro.
Scrive Niccolò Machiavelli nel celeberrimo capitolo XVIII de Il Principe: «Né mai a un Principe mancheranno cagioni legittime di colorare l’inosservanza». Si discetta di volpe e leone e si capisce che un governante non deve andare per il sottile se gli conviene mancare alla parola data o alla buona fede. Il problema è quando uno non sa essere né volpe né leone perché è solo un «bianconiglio». Il riferimento al sindaco Sandro Parcaroli è volutamente causale.
Si sente a Macerata, che è l’epicentro del malaffare, deflagrata la questione della «cricca» – me ne occuperò con cognizione, avendo però le carte, e dunque tra un po’ – un fragoroso silenzio. S’è acquetata la frenesia cementizia che in alcuni momenti, non sporadici né brevi, è diventata tracotanza e il sindaco è rapidamente rientrato in modalità «che ne sapìo io».
Però sarà complicato levarsela fingendosi estranei alla terra. M’accingo a ragionare delle conseguenze cittadine di un’inchiesta che, se confermata, è capace di seppellire il centrodestra per i prossimi secoli, anche perché appare evidente che il centrodestra maceratese, ma direi marchigiano, è in larga misura popolato da nani e ballerine. Manca il coraggio di metterci la faccia e manca la forza politica di portare elementi a discarico.
Ciò che andrò argomentando parte tuttavia da un’inderogabile esigenza: affermare che la presunzione d’innocenza è sacra e che chiunque sia incappato in questa inchiesta deve essere considerato non colpevole fino a sentenza passata in giudicato. Proprio in forza di questa considerazione, se si debbono avere cautele nella cronaca, non si debbono invece tacere le conseguenze che sono manifeste. E che investono quattro ambiti: la maggioranza e la giunta che governano il Comune di Macerata; la statura del personale politico, tanto di maggioranza quanto di opposizione; il tessuto economico e sociale della città e della provincia; la dignità e i bisogni tanto delle popolazioni colpite dal sisma, che da dieci anni (tra quattro giorni sarà l’anniversario di quella gigantesca tragedia) attendono una casa, quanto degli operai impegnati nel cratere.
Comune di Macerata
Appare di tutta evidenza che non sono più tollerabili opacità di alcun tipo. L’accesso agli atti promosso dalla minoranza sui lavori pubblici in città dovrà essere il più rapido e il più esaustivo possibile e sarà il caso che il presidente del Consiglio comunale, Francesco Luciani, dia la massima priorità e pubblicità ai lavori d’assemblea in cui queste risultanze saranno affrontate.
Resta infatti un mistero come a Macerata, a ogni gara al ribasso, corrisponda un sistematico rialzo in corso d’opera e nel volgere di poche settimane, che finisce per superare la base d’asta. Resta un mistero come una medesima ditta abbia avuto 14 incarichi sotto soglia. Resta un mistero come mai i cantieri a Macerata non si chiudano mai.
Il garrulo assessore Lego parla adesso solo nelle chat della maggioranza per esprimere solidarietà ai colleghi di Fratelli d’Italia, avvisare che vi saranno attacchi e che bisogna avere la schiena dritta. Beh, forse bisognerebbe cominciare a dire la verità.
Le mamme e i papà dei bambini della scuola materna sorta alle Vergini stanno ancora aspettando di sapere se quella scuola abbia o non abbia tutti i collaudi. E io sono in trepida attesa della denuncia che «che ne sapìo io» ha annunciato contro di me per procurato allarme, solo perché, facendo il mio mestiere, ho osato chiedere se quelle scuole abbiano tutte le certificazioni di legge.
L’assessore Andrea Marchiori – in arte Lego – ieri, 25 ottobre, in un articolo comparso sulla cronaca locale de Il Resto del Carlino, spiega che ogni giorno si reca al cantiere del polo delle Vergini per sorvegliare che sia tutto a posto. Certo, slitta un po’ l’apertura della scuola, ma pazienza. E tuttavia, in un passaggio, dice: «In questa settimana sono stati allestiti i nuovi arredi nella scuola dell’infanzia già operativa».
Dunque, la scuola dell’infanzia è stata aperta incompleta. E allora sorge una domanda: come ha ottenuto la certificazione antincendio, visto che per averla è indispensabile che l’edificio sia arredato?
Ora, è vero che alcuni autorevoli esponenti politici affini all’assessore Marchiori sono componenti del meritorio corpo dei pompieri e che addirittura si è parlato di un ex comandante come possibile capo di gabinetto del sindaco, ma una risposta sarebbe d’uopo, sempre per la trasparenza.
Andiamo avanti, avvertendo che questo è solo il primo atto di una più ampia riflessione.
Il Comune di Macerata è uno dei pochi in cui le funzioni di dirigente dell’ufficio Urbanistica e dell’ufficio Lavori pubblici sono in capo alla medesima persona: l’ingegnere Tristano Luchetti. A novembre 2025 il sindaco ha prorogato, in zona Cesarini rispetto alla fine del mandato del precedente segretario comunale Francesco Massi, per altri tre anni l’incarico a Luchetti alla guida dei servizi tecnici del Comune, sia per l’edilizia privata sia per i lavori pubblici. E questo nonostante la legge 190/2012 obblighi la rotazione degli incarichi dirigenziali.
In particolare, l’Anac – Autorità nazionale anticorruzione – fin dal giugno 2022, con una propria circolare, richiama: «La rotazione è necessaria per prevenire la corruzione soprattutto in quei servizi a più alta probabilità di fenomeni corruttivi».
Alla luce dell’inchiesta sulla cricca degli appalti, è ancora sostenibile la posizione del sindaco Parcaroli di strenua difesa del doppio incarico all’ingegner Luchetti?
Andando avanti, ci si domanda perché «che ne sapìo io» abbia voluto tenere per sé la delega all’Urbanistica. Magari è in grado di spiegarci come l’ex hotel Claudiani abbia ottenuto il cambio di destinazione d’uso e, parimenti, com’è stato possibile per l’ex complesso delle Monachette. Ma ci torno tra qualche riga.
Forse ha tenuto la delega perché i cantieri aperti dalla Rest-edil a Macerata sono troppo pochi e andavano incrementati? Di certo l’assessore Lego avrà modo di spiegare perché il Centro Fiere – costato, pare, 13 milioni – non sia ancora operativo e perché sul Centro agroalimentare ci siano tante domande aperte.
Perché improvvisamente Marchiori, che si è vantato del profluvio di quattrini e di cemento piovuto su Macerata, ora tace? Una domanda: quanti sono i lavori finiti e collaudati? E quanto hanno pesato i SAL (stati di avanzamento dei lavori) sulla cassa comunale?
Torno sulle Monachette. Al netto del fatto che il cantiere sia stato un’utile zona di sosta per l’auto di una neoconsigliera, che talvolta ha lasciato il posto anche a un neoassessore a lei particolarmente vicino, si ricorderà che l’assessore Lego se la prese con gli abitanti del centro storico che lamentavano la carenza di parcheggi per i troppi cantieri. Che fa, Marchiori, si scusa? E soprattutto è in grado, visto che i cantieri saranno tutti sotto sequestro, di dire alla città come si convive con questi fantasmi? E ancora: che sapeva lui dell’appalto Monachette, visto che lo ha tanto magnificato?
Resta aperto il mistero glorioso delle Giuseppine: 18 milioni di contributo. Evidentemente, tra monache e suore, a Macerata l’edilizia è una faccenda confessionale! Da qui partirà un successivo approfondimento.
La politica
È stupefacente constatare come nessun segretario cittadino di partito del centrodestra abbia detto un fiato sull’inchiesta che riguarda la cricca. Eppure Macerata è l’epicentro dello scandalo, sempre stando alle accuse – ancora tutte da provare, poiché non passate al vaglio del processo – della Direzione distrettuale antimafia.
Non ha parlato il sindaco, ma è scontato, perché quasi mai costui ha qualcosa da dire che superi il confine della banalità. Non ha parlato l’assessore Lego, che però è anche segretario della Lega. Non un fiato da Barbara Antolini, segretaria di Forza Italia. Fratelli d’Italia non dà cenni d’esistenza in vita.
Il che rende palese come assommare il doppio incarico di assessore e rappresentante di partito ingessi il dibattito. Ma anche l’opposizione appare molto cauta. Pare che non ci sia la sufficiente consapevolezza che la mafia è tra noi!
Eppure, in questa inchiesta c’è un salto di qualità. Si parla d’infiltrazione della malavita organizzata nel tessuto economico della città. A nessuno viene in mente il collegamento con le bande criminali che gestiscono un imponente traffico di stupefacenti a Macerata? A nessuno viene in mente di chiedersi quanto le attività economiche – che so? Negozi di abbigliamento, sedicenti ristoranti, pseudo-consulenti, affittacamere – siano implicate e impiegate per il riciclaggio? Se e quanto le liste dei partiti siano state infiltrate?
Se e quanto alcune esclusioni – viene in mente il caso dell’ex consigliera Sabrina De Padova, che molto si è impegnata nel chiedere lumi su lavori e appalti – alcune resistenze – il non volere l’architetto Silvano Iommi presidente della commissione Urbanistica – e alcune dimenticanze – la commissione d’inchiesta sul mattatoio – siano state condizionate da poteri esterni e opachi alla vita democratica della città?
Fa meraviglia che su questo punto le opposizioni e il Pd in particolare non chiedano non solo un dibattito, ma un impegno serio alla trasparenza.
E che il personale politico della città, ma anche della Regione, non sia del tutto attrezzato a sostenere l’urto della «cricca» che lo ha infiltrato e manovrato a suo piacimento, forse spartendo un po’ di tornaconto, appare evidente da due fatti.
Il primo è che il presidente della Regione, Francesco Acquaroli, è venuto a Macerata a ragionare del nuovo ospedale sapendo tre cose: i soldi per farlo non ci sono, l’area è sovradimensionata e pone problemi di trasparenza sull’esproprio; da Fermo emergono intercettazioni che coinvolgono direttamente l’edificazione dell’ospedale di quella città, in diretta concorrenza con il futuro e del tutto incerto nosocomio maceratese.
Il secondo fatto è che si continua a sostenere che il presidente Acquaroli, sapute di voci attorno al suo ex capo di gabinetto, abbia attivato un audit interno e che ciò soddisfi ogni esigenza di trasparenza.
Vengono almeno due dubbi: se le «voci» erano consistenti, perché non si è attivata la magistratura? E, in ogni caso, perché si è dato – di certo involontariamente – al sospettato il tempo di eliminare le prove (che peraltro la Guardia di Finanza già possedeva, almeno così risulterebbe dall’inchiesta) dai computer della Regione?
Ebbene, a questi interrogativi la sinistra risponde con un’aggressione, la destra con una difesa tanto scontata quanto sconclusionata. Nessuno che sin qui abbia condotto una seria riflessione su come recuperare la fiducia dei cittadini.
Eppure un modo c’è: si chiama trasparenza. Si chiama mettere in piazza le carte, si chiama mettersi a disposizione della magistratura sul piano della legittimità e accettare il confronto sui dati di realtà – a partire dal famoso accesso agli atti – sul piano politico.
Il tessuto economico-sociale
Non è sin qui emersa alcuna riflessione attorno a tre temi. Primo: con i cantieri bloccati e sotto sequestro, per quanto tempo la cittadinanza dovrà sopportare i disagi? E, se del caso, come si possono alleviare? L’euforia cementizia e la protervia dei cantieri quanto distacco hanno oggi prodotto tra cittadino e istituzioni?
Secondo tema: a che livello di credibilità sono scese le istituzioni? Quando si parlerà di nuovi appalti, di lavori che vanno a rilento, di proclami come in passato sulla famosa filiera di governo che da Roma arriva a Macerata passando per Ancona, scaricando miliardi, c’è qualcuno ancora disposto a crederci? E cosa fanno i dirigenti del centrodestra per porre rimedio a questa caduta verticale di fiducia e credibilità? Continueranno come in passato a chiedere atti di fede o saranno disposti a passare la mano?
Non sfuggirà a nessuno che l’avvocato Fabio Pistarelli – per il quale deve valere la massima garanzia del rispetto della presunzione d’innocenza – era stato presentato da Fratelli d’Italia come il tutore della rielezione di Sandro Parcaroli. Né sfuggirà che esponenti della Lega hanno affinità con alcuni degli indagati.
È possibile che dagli interrogatori programmati da mercoledì al 4 novembre emergano verità scomode. Sono attrezzati i partiti per farvi fronte? Hanno aperto al loro interno un dibattito di chiarimento? Nulla di tutto ciò è accaduto.
Egualmente, si è misurato l’impatto economico che il blocco della ricostruzione avrà sul Pil provinciale? «Che ne sapìo io» fino a qualche mese fa era al vertice della Provincia. A proposito: non si è accorto di nulla delle attività di Crucianelli? E che rapporti aveva con i costruttori? È questione che dovrà essere attentamente approfondita.
Senza dimenticare che il coinvolgimento, a vario titolo, dell’Università di Macerata e di quella di Camerino toglie ulteriore credibilità e, dunque, attrattività ai nostri territori.
Le vittime
Con una dichiarazione che sa di assoluta improvvisazione, la senatrice nonché coordinatrice regionale di Fratelli d’Italia, Elena Leonardi, ha detto: «Le famiglie terremotate e le imprese sane non devono pagare colpe altrui: la loro tutela è la nostra priorità».
Sembra un pezzo di cabaret. Viene da chiedersi come tutto ciò si realizzi se i cantieri hanno i sigilli. Viene da chiedersi come tutto ciò sia possibile se il Governo – giustamente – che ella sostiene ha decretato al 31 dicembre la fine dell’emergenza terremoto. Al punto che i mutui non saranno più sospesi e i contributi per la sistemazione temporanea non ci saranno più.
Ecco qui altre domande. Possibile che nessuno abbia vigilato sui subappalti? Che il grido di chi lavorava sottopagato non sia stato ascoltato? Possibile che la «destra sociale» non si sia fatta carico di comprendere come stavano davvero le cose? Era meglio tagliare nastri e farsi le foto opportunity che vigilare? Che interrogare direttamente i territori?
È da questo deficit di credibilità che difficilmente il centrodestra troverà il modo di uscire.
Per ora non si è vista alcuna iniziativa di legge che tenti di attutire il colpo, di dare una prospettiva alle famiglie – e sono ancora tante, troppe – che non hanno un tetto.
Con uno strano fenomeno: sul caso Marche si fanno solo sussurri. Nei territori di mafia si chiama omertà. E che piaccia o no, oggi i nostri sono territori di mafia.
"Pistarelli nella mia struttura? Ipotesi mai presa in considerazione". Così il commissario straordinario alla ricostruzione post-sisma, Guido Castelli, interviene - con una nota - sull'inchiesta "Ricostruzione" della Dda di Ancona e chiarisce i propri rapporti con l'ex capo di gabinetto Fabio Pistarelli e il proprio ruolo nelle vicende relative al complesso delle Monachette di Macerata, destinato a diventare uno studentato universitario.
"Il primo elemento da chiarire riguarda l’incontro propiziato a Palazzo Raffaello dall’allora capo di Gabinetto Pistarelli del quale, visti gli anni intercorsi, non ricordo con precisione i dettagli - scrive Castelli in una nota -. L’oggetto, comunque, era la richiesta di chiarimenti da parte di Erdis relativamente a informazioni di natura pubblica, inerenti a procedure amministrative disciplinate dalla normativa sulla ricostruzione post-sisma, a partire dal decreto-legge n. 189 del 2016, ed in particolare se un immobile privato lesionato dal sisma avente diritto al contributo, mantiene tale diritto se lo stesso viene acquistato da un ente pubblico, in questo caso l’Erdis".
Castelli sostiene che l'interlocuzione fosse legata a informazioni accessibili e a questioni di carattere amministrativo, senza alcuna rilevanza riservata: "Informazioni pubbliche che, proprio per la loro natura, non avevano alcun carattere riservato e che rientravano nell’ordinaria attività istituzionale esercitata dal sottoscritto in qualità di assessore alla ricostruzione".
I finanziamenti per il complesso Le Monachette
Il commissario ricostruisce l'iter che ha portato al finanziamento del complesso immobiliare delle 'Monachette' a Macerata, inserito in un progetto per la realizzazione di posti letto destinati agli studenti universitari.
"Erdis aveva partecipato al bando DM 1257/2021 del Ministero dell’Università e della Ricerca che prevedeva il finanziamento di interventi volti alla creazione, rifunzionalizzazione, ristrutturazione di fabbricati da adibire a studentati universitari. Tra i diversi progetti presentati dall’Erdis, quello del complesso 'Le Monachette' di Macerata è rientrato tra quelli finanziati nella graduatoria approvata con DM n. 1488 del 6 novembre 2023", spiega Castelli.
Secondo il senatore di Fratelli d'Italia, l'ente regionale aveva chiesto alla struttura commissariale un'integrazione urgente delle risorse per rispettare i termini imposti dal finanziamento ministeriale: "La struttura commissariale era chiamata quindi ad agire con urgenza al fine di evitare che l’ente pubblico Erdis della Regione Marche perdesse l’importante finanziamento ministeriale".
Il contributo è stato approvato con l'ordinanza speciale numero 68 del 21 dicembre 2023, con un contributo di quasi quattro milioni di euro (3.951.011,47 euro, ndr). "Detto contributo si è dunque aggiunto a quello garantito dal Mur, di euro 8.287.506,98, e a quello dello stesso Erdis, per euro 1.795.342,78", ricorda Castelli.
E prosegue: "Occorre evidenziare che la proprietà, anche qualora non avesse alienato il bene ad Erdis, avrebbe avuto diritto al contributo della ricostruzione privata essendo l’edificio in questione inagibile con il nesso di causalità con il sisma, dichiarato e verificato secondo le disposizioni del testo unico della ricostruzione privata".
Il ruolo di Pompili e il chiarimento sul RUP
Un altro punto affrontato dal commissario riguarda il presunto coinvolgimento nella scelta del responsabile unico del progetto (Rup) per i lavori delle Monachette: "Nella primavera 2025 (quando la procedura di affidamento per i lavori del complesso 'Le Monachette' si era già conclusa) Pompili, che per quanto di mia conoscenza si era dimesso da tempo da Erdis e che lavorava alla Politecnica delle Marche, in via del tutto riservata, mi rappresentò di aver ricevuto da Erdis la richiesta di assumere il ruolo di Responsabile unico del progetto. Mi chiese un consiglio personale sull’opportunità di accettare tale incarico".
"Conoscendolo come persona competente, gli suggerii di valutare positivamente la possibilità vista anche la complessità del progetto - ricorda Castelli -. Questo è il perimetro: un consiglio espresso a fronte di una richiesta personale, successiva alla procedura di aggiudicazione della gara dei lavori, senza alcuna interferenza nelle procedure di Erdis. Ogni commento, interpretazione o insinuazione contenuti a questo proposito nelle dichiarazioni degli indagati sono destituite di qualsivoglia fondamento".
"Mai preso in considerazione un incarico per Pistarelli"
Nella parte finale del comunicato, Castelli affronta anche i riferimenti a un possibile ingresso di Fabio Pistarelli nella struttura commissariale, ipotesi che sarebbe stata evocata nelle conversazioni degli indagati.
"Per quello che riguarda, infine, i commenti e gli auspici degli indagati riguardanti un ipotetico coinvolgimento di Fabio Pistarelli nella Struttura commissariale - scrive Castelli nella nota -, preciso che mai ho preso in considerazione la possibilità che l’avvocato Pistarelli potesse essere reclutato a qualsiasi titolo all’interno della struttura medesima; circostanza che in effetti mai si è verificata a dimostrazione della totale inconsistenza del 'chiacchiericcio' riferito dagli indagati".
Il commissario conclude rivendicando la correttezza del proprio operato: "La mia condotta è sempre stata trasparente, diligente e ossequiosa del principio di legalità. Il resto sono solo millanterie".
Il sindaco di Tolentino, Mauro Sclavi, interviene sul caso della ricostruzione post-sisma dopo l'inchiesta che ha coinvolto anche l'imprenditore tolentinate Enrico Crucianelli. Al centro del suo messaggio, la necessità di tutelare le famiglie in attesa di rientrare nelle proprie abitazioni e le imprese che rischiano ripercussioni sulla propria attività.
"Forse c’è chi è interessato a utilizzare questo momento più che altro per alimentare uno scontro tra schieramenti, ma respingo con fermezza ogni tentativo di trasformare una situazione così delicata in una mera polemica politica", scrive Sclavi in una nota.
"Le nostre priorità sono altre: tutelare le famiglie che oggi vivono nell’incertezza e che rischiano di vedere rallentati o addirittura bloccati i lavori di ricostruzione delle proprie abitazioni e salvaguardare imprese e lavoratori onesti che rischiano di pagare cara la situazione creatasi", aggiunge il primo cittadino.
"La ricostruzione non può essere affrontata con slogan o dichiarazioni ad effetto: servono soluzioni operative. Per questo non ci siamo mai sottratti al confronto istituzionale e continueremo a farlo nell’interesse esclusivo della città. Lunedì è programmato un incontro in Prefettura nel quale saranno approfondite le possibili misure da adottare per gestire la crisi e garantire continuità ai lavori della ricostruzione. Questo è il compito di un’amministrazione responsabile: affrontare i problemi e cercare soluzioni", conclude Sclavi.
"Chiediamo al Presidente delle Marche ed allo stesso Commissario al terremoto - non indagati - di offrire alla Commissione ogni elemento utile di conoscenza e valutazione su queste gravissime situazioni". Sono le parole del Senatore Walter Verini, Capogruppo PD Antimafia, riguardo i recenti fatti relativi all'inchiesta giudiziaria sulla ricostruzione post-sisma relativamente ai presunti illeciti negli appalti pubblici e nei cantieri del terremoto.
"Le notizie venute dalle Marche, con arresti e avvisi di garanzia a imprenditori, personaggi legati alla politica, come l’ex capo Gabinetto del Presidente Acquaroli, sono gravissime e inquietanti. Sono emerse notizie di presenza e collusioni e reati della criminalità organizzata, di aziende legate alla camorra e al clan dei Casalesi, per impadronirsi di appalti e lavori legati alla ricostruzione dal terremoto" - continua il Senatore Verini in una nota riferendosi a ciò che ha portato al sequestro preventivo di 56.802.639,57 euro per le presunte frodi aggravate per il conseguimento di erogazioni pubbliche e all'ulteriore sequestro preventivo di 257.200 euro per corruzione.
"Grazie, innanzitutto, alla Procura, alla Direzione distrettuale antimafia per le indagini che confermano quanto invasiva e quanto pericolosa la penetrazione delle mafie nell’economia e, in questo caso, della ricostruzione, proprio a dieci anni dal sisma" - termina nella nota Verini.
«Dimettersi». È la richiesta che Romano Carancini, esponente del Partito democratico ed ex consigliere regionale, rivolge al presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, intervenendo con una dura presa di posizione sull'inchiesta relativa alla ricostruzione post-sisma e sui presunti illeciti negli appalti pubblici.
Per Carancini, il rischio è che il dibattito pubblico si concentri esclusivamente sulla sorpresa, sull'indignazione e sulle persone arrestate o indagate, senza interrogarsi sulle responsabilità politiche e amministrative che, a suo giudizio, devono essere approfondite. L'esponente dem invita quindi a guardare oltre gli sviluppi giudiziari, ponendo al centro il funzionamento del sistema regionale e le scelte compiute negli ultimi anni.
Nel mirino finiscono soprattutto Acquaroli e Guido Castelli, commissario straordinario alla ricostruzione. Secondo Carancini, la vicenda non può essere affrontata soltanto come un caso giudiziario circoscritto alle persone coinvolte nell'indagine, ma impone una riflessione più ampia sulle responsabilità di chi ha guidato le istituzioni regionali e sulle modalità con cui sono state gestite le politiche della ricostruzione.
Uno dei punti centrali dell'intervento riguarda le dichiarazioni di Acquaroli sul rapporto con Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente, coinvolto nell'inchiesta.
Il presidente regionale ha riferito di aver ricevuto alcune «voci» su Pistarelli e di averle trasmesse agli organi di vigilanza della Regione, precisando che non ne sarebbe stata riscontrata la fondatezza. Ha inoltre spiegato di aver chiesto all'ex collaboratore di fare un passo indietro.
Carancini chiede ora chiarimenti sulla gestione di quelle informazioni e sui tempi in cui sarebbero arrivate. In particolare, domanda se la Procura sia stata informata, se siano stati indicati i nomi delle persone eventualmente coinvolte nelle segnalazioni e quale ruolo abbiano avuto gli organi regionali di vigilanza.
L'ex consigliere regionale solleva inoltre un interrogativo sul coinvolgimento di Castelli: il commissario straordinario, si chiede Carancini, era stato informato delle presunte segnalazioni?
Si tratta di questioni che, nella ricostruzione dell'esponente del Pd, chiamano in causa non soltanto la gestione del rapporto personale e professionale con l'ex capo di gabinetto, ma anche il dovere delle istituzioni di affrontare tempestivamente eventuali elementi rilevanti.
Per Carancini, la questione investe direttamente il ruolo del presidente della Regione e la scelta dei suoi più stretti collaboratori. L'ex consigliere sottolinea infatti che il capo di gabinetto rappresenta una figura centrale nell'azione politica e amministrativa del governatore.
Da qui la contestazione politica ad Acquaroli: secondo Carancini, le responsabilità di chi guida un'istituzione non possono essere considerate estranee alle scelte delle persone chiamate a ricoprire incarichi strategici e alla capacità di vigilare sul loro operato.
L'esponente dem estende poi la propria critica alla gestione regionale degli ultimi sei anni, chiamando in causa le politiche sulla ricostruzione post-terremoto, la sanità, i trasporti, le aree interne e il sistema sociosanitario. Nel suo intervento contesta anche i criteri con cui sarebbero state distribuite alcune risorse legate al sisma, sostenendo che le scelte di finanziamento avrebbero risposto anche a logiche di consenso politico.
Si tratta di accuse e valutazioni politiche formulate da Carancini, che punta a riportare al centro del dibattito il rapporto tra gestione delle risorse pubbliche, trasparenza amministrativa e fiducia dei cittadini.
L'inchiesta, secondo l'ex consigliere regionale, rischia di riaprire una ferita profonda nelle comunità colpite dal terremoto del 2016. A dieci anni dal sisma, osserva, la vicenda potrebbe alimentare nuovamente sfiducia e preoccupazione tra cittadini, imprese e lavoratori impegnati nella ricostruzione.
Carancini critica anche la conferenza stampa di Acquaroli e Castelli, giudicando contraddittorie alcune delle dichiarazioni rese e chiedendo che vengano forniti chiarimenti sulle circostanze emerse.
Nel suo intervento, l'esponente del Pd sostiene inoltre che gli annunci e le iniziative della Regione, compresi quelli relativi al nuovo ospedale di Macerata, rischino di distogliere l'attenzione dalla vicenda giudiziaria. Una lettura politica che accompagna la sua richiesta di risposte puntuali e verificabili.
La conclusione dell'intervento di Carancini è un attacco diretto al presidente della Regione. Richiamando la decisione di chiedere a Pistarelli di lasciare l'incarico, il rappresentante dem sostiene che Acquaroli dovrebbe applicare a sé stesso lo stesso principio di responsabilità politica.
«Francesco Acquaroli, è più grave, molto più grave il suo tradimento nei confronti delle istituzioni, dei marchigiani, della comunità e soprattutto dei terremotati rispetto a quello che Fabio Pistarelli – lei sostiene – ha avuto nei suoi confronti», afferma Carancini.
Da qui la richiesta conclusiva: «Per le stesse ragioni, spontaneamente, con dignità, dovrebbe fare lo stesso gesto. Dimettersi».
Una presa di posizione che alza il livello dello scontro politico nelle Marche e che sposta il confronto dall'inchiesta giudiziaria alle responsabilità di governo.
Corinna Rotili lascia il gruppo consiliare “Scegliamo Matelica” e resta in Consiglio comunale come consigliera indipendente. La decisione, comunicata nei giorni scorsi, ha avuto ieri la presa d’atto da parte dell’assemblea cittadina.
«Una scelta maturata dopo una riflessione lunga, approfondita e tutt’altro che semplice, che non nasce da un impulso né da una circostanza contingente», spiega Rotili, «ma dalla consapevolezza che le distanze politiche e di metodo, diventate evidenti nel tempo, non siano più colmabili».
La consigliera definisce la decisione «sofferta», perché, afferma, «conosco il valore dell’impegno assunto e il peso della responsabilità che deriva dal rappresentare i cittadini. Ma in politica come nella vita arriva un momento in cui occorre avere il coraggio di compiere scelte difficili, senza rinnegare le proprie convinzioni».
Al centro del dissenso ci sono la linea politica del gruppo e, soprattutto, il modo di intendere il ruolo di opposizione. «Fare opposizione non significa, a mio avviso, contrapporsi per principio, alimentare continuamente lo scontro o trasformare ogni questione in una battaglia politica», sottolinea. «Significa esercitare un controllo serio sull’operato dell’Amministrazione, avanzare proposte, esprimere critiche fondate e agire sempre con un unico obiettivo: l’interesse della comunità. È su questo terreno che le nostre posizioni si sono progressivamente allontanate, fino a rendere impossibile proseguire insieme».
Rotili respinge ogni lettura che parli di abbandono o di tradimento: «La mia decisione non è una rinuncia alle responsabilità che mi sono state affidate, né un tradimento della fiducia degli elettori. Al contrario, è proprio il rispetto per quella fiducia che mi impone di agire con trasparenza e coerenza. Il mandato ricevuto dai cittadini è un impegno personale e istituzionale che intendo onorare fino alla fine».
Il percorso in Aula proseguirà dunque «senza appartenere ad alcun gruppo consiliare, con autonomia di giudizio e piena libertà nelle mie valutazioni». La consigliera non nasconde le difficoltà operative che la nuova collocazione comporta, in particolare per le commissioni consiliari: «Chiederò, dove consentito, di poter partecipare come uditrice e, negli altri casi, di poter disporre dei verbali e della documentazione necessaria per seguire con attenzione il lavoro amministrativo. Nessuna difficoltà organizzativa cambierà la mia volontà di essere presente, informata e responsabile».
Nessuna intenzione, assicura, di trasformare la scelta in una resa dei conti: «Non voglio alimentare polemiche personali e non ho bisogno di delegittimare nessuno per spiegare le mie ragioni. Ritengo però doveroso affermare con chiarezza che l’appartenenza a un gruppo non può venire prima della coerenza con i propri principi e con il modo in cui si ritiene giusto servire la propria comunità».
Poi la conclusione: «La mia collocazione consiliare cambia, ma non cambia il mio impegno per Matelica. Valuterò ogni questione nel merito, con serietà, spirito critico, indipendenza e rispetto per le istituzioni, senza pregiudizi e senza vincoli di appartenenza. Non lascio il mio ruolo, non abbandono i cittadini e non rinuncio alle mie responsabilità: scelgo semplicemente di proseguire il mio percorso con la libertà e la coerenza che ritengo indispensabili per svolgere fino in fondo il compito che mi è stato affidato».
Fratelli d'Italia fa quadrato attorno a Francesco Acquaroli dopo le richieste di dimissioni avanzate dalle opposizioni in seguito alla maxi-inchiesta sulla ricostruzione post-sisma. A intervenire sono l'assessore regionale Giacomo Bugaro e il capogruppo del partito in Consiglio regionale, Andrea Putzu, che contestano le critiche rivolte al governatore e accusano il centrosinistra di applicare un doppio criterio nel richiamo alla presunzione di innocenza.
"Utilizzare le sue dichiarazioni per chiederne le dimissioni è un vergognoso atto di sciacallaggio politico", afferma Bugaro, riferendosi alle parole pronunciate da Acquaroli in conferenza stampa.
Bugaro riconosce la gravità delle ipotesi investigative: "Se qualcuno ha commesso illeciti, dovrà risponderne senza sconti né protezioni". "Le minoranze domandano perché sia stato chiesto a Pistarelli un passo indietro, se come oggi il presidente ha chiarito con grande trasparenza che dalle verifiche effettuate internamente non era emerso nulla di concreto - prosegue -. Nella loro foga accusatoria hanno considerato che un rapporto fiduciario possa esaurirsi anche per l’insoddisfazione verso l’impegno e il modo di svolgere un incarico? Presentare la conclusione dell’incarico come la prova della conoscenza di presunti illeciti è dunque una lettura arbitraria e fuorviante. Ma da parte della sinistra di certo non ci stupisce. L’opposizione ha pieno diritto di fare politica, ma pretendiamo che lo faccia con correttezza".
"Pretendere le dimissioni di Acquaroli senza indicare elementi concreti di un suo coinvolgimento è una pretesa lunare, espressione di quel moralismo a senso unico che troppo spesso prende il posto del confronto politico. E, seguendo il metro oggi adottato dalle opposizioni, che cosa avremmo dovuto dire noi lo scorso anno di fronte all’indagine che coinvolge Matteo Ricci? I principi devono valere sempre. Non si può invocare il garantismo per la propria parte politica e pretendere le dimissioni degli avversari addirittura per le presunte condotte di un ex collaboratore. Il metro non può cambiare secondo la convenienza", conclude Bugaro.
Sulla stessa linea Putzu, che parla di "doppiopesismo della sinistra" e di "garantismo a targhe alterne". Il capogruppo regionale di Fratelli d'Italia sostiene che Acquaroli non sia indagato né coinvolto nell'inchiesta e contesta il fatto che venga chiamato a rispondere politicamente delle presunte condotte di un ex collaboratore.
Nel suo intervento, anche Putzu richiama la vicenda giudiziaria che ha coinvolto Matteo Ricci, europarlamentare del Partito democratico, per evidenziare quella che considera una disparità di trattamento da parte delle opposizioni. "Sono garantisti per il loro eurodeputato indagato da oltre un anno, e sono forcaioli con il presidente della Regione chiedendo addirittura le dimissioni?", domanda.
Il capogruppo di Fratelli d'Italia precisa, comunque, che la contestazione politica non intende ridimensionare la portata dell'inchiesta: "Nessuno intende minimizzare la gravità delle ipotesi investigative emerse nell'inchiesta sulla ricostruzione. La giustizia deve fare il proprio corso, senza interferenze e senza strumentalizzazioni". "Le istituzioni hanno il dovere di garantire trasparenza, legalità e tutela delle risorse pubbliche", conclude Putzu.
A dieci anni dal terremoto del 2016, il Consiglio regionale delle Marche si riunirà a Muccia per una seduta aperta dedicata alle comunità colpite dal sisma e al futuro dell'Appennino marchigiano. L'appuntamento è fissato per mercoledì 28 ottobre, alle ore 12, al Centro polifunzionale "Prof. Cesare Lami Angelucci", in via Pian di Giove.
La seduta si svolgerà mentre è al centro dell'attenzione la maxi-inchiesta giudiziaria sulla ricostruzione post-sisma, che ha portato all'esecuzione di misure cautelari nell'ambito di un'indagine su presunti illeciti negli appalti pubblici e nei cantieri del terremoto. Portare l'assemblea legislativa a Muccia offrirà l'occasione, come sottolineato dalla Regione in una nota, "per ricordare quanto accaduto, rendere omaggio alle comunità coinvolte e a quanti hanno operato nell'emergenza".
Il programma prevede in apertura gli interventi del presidente del Consiglio regionale Gianluca Pasqui e del sindaco di Muccia Stefano Antonelli. Seguiranno quelli del presidente della Giunta regionale Francesco Acquaroli, dell'assessore regionale alla Protezione civile Tiziano Consoli e del commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli.
Sono previsti anche gli interventi dei presidenti delle Province marchigiane e, in chiusura, quelli dei presidenti dei gruppi consiliari.
"Presidente Acquaroli, l'unica cosa utile che possa fare per i marchigiani è dimettersi". È l'affondo del consigliere regionale del Partito democratico Leonardo Catena, che in un video interviene sulla maxi-inchiesta relativa alla ricostruzione post-sisma, chiamando direttamente in causa il presidente della regione Marche Francesco Acquaroli e il commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli.
Al centro delle critiche c'è anche il coinvolgimento nell'indagine di Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto di Acquaroli e figura di riferimento di Fratelli d'Italia, destinatario di una misura cautelare nell'ambito dell'inchiesta. Catena contesta al presidente regionale le dichiarazioni rilasciate durante la conferenza stampa successiva all'emergere dell'indagine, soffermandosi in particolare sul riferimento a voci di cui sarebbe venuto a conoscenza e alle quali, secondo il consigliere dem, non sarebbero seguite iniziative per verificarne la fondatezza.
"Alla luce dei gravissimi fatti che sono emersi con l'indagine della Guardia di finanza e delle dichiarazioni rilasciate in conferenza stampa, in cui ammette di essere venuto a conoscenza di alcune voci, alle quali però non ha fatto seguito alcuna sua azione affinché venissero verificate dagli organi competenti, credo che l'unica cosa utile che possa fare per i marchigiani è dimettersi", afferma Catena.
Il consigliere del Pd respinge, inoltre, quella che definisce una reazione vittimistica da parte del presidente: "Risparmiateci almeno il vittimismo. A sentirsi traditi sono i tanti marchigiani e soprattutto le famiglie che, a dieci anni dal terremoto, vivono ancora nelle casette e aspettano di tornare a casa".
Nel suo intervento, Catena allarga poi il campo alle politiche regionali e alla gestione della ricostruzione, richiamando gli scandali che, a suo giudizio, hanno già coinvolto altri organismi e società legati all'amministrazione regionale. "Da anni celebrate il vostro modello Marche. Adesso un'inchiesta sulla ricostruzione parla di presunte truffe, corruzione e infiltrazioni mafiose calabresi e campane, dopo gli scandali Atim, Svem e ora un comitato d'affari che specula sui terremotati", dichiara il consigliere dem.
Tra i passaggi centrali del video c'è il riferimento a Pistarelli, che Catena descrive come dirigente di Fratelli d'Italia, ex consigliere regionale e collaboratore stretto del governatore per cinque anni, riconfermato anche dopo le elezioni regionali del 2025. Secondo il consigliere del Pd, il ruolo ricoperto dall'ex capo di gabinetto avrebbe conferito al gruppo coinvolto nell'indagine "la capacità di incidere sulle procedure amministrative e sugli appalti".
È proprio sulla distinzione tra responsabilità giudiziarie e responsabilità politiche che il consigliere insiste nel rivolgersi ad Acquaroli e Castelli: "Le responsabilità penali le accerterà la magistratura. Delle scelte politiche e dei controlli dovete rispondere voi". Da qui le domande rivolte direttamente al presidente della Regione e al commissario alla ricostruzione: "Presidente Acquaroli, com'è possibile che lei non sappia mai nulla? E mi rivolgo anche al commissario Castelli. Dov'era lei? Come intendete garantire la legalità nei cantieri e tutelare i lavoratori e le famiglie?".
La conclusione del video è un appello a passare dalle dichiarazioni pubbliche a risposte concrete per chi attende ancora il rientro nelle proprie abitazioni dopo il terremoto. "Basta autocelebrazioni. Ora dovete dare risposta alle persone. Anche ai tanti che vi hanno dato fiducia non bastano video o comunicati stampa", afferma Catena. Il consigliere dem chiude richiamando gli obiettivi che, a suo avviso, dovrebbero guidare l'intera gestione della ricostruzione: "Dalla ricostruzione ci aspettiamo case sicure, lavoratori pagati e denaro pubblico speso bene. È questo che dovete ai terremotati ed è di questo che dovete rendere conto".
«Sono basito, amareggiato e incredulo». Il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, interviene così sull’inchiesta sulla ricostruzione post sisma, che ha portato a otto arresti e a 51 indagati in varie regioni, e respinge ogni ipotesi di un suo coinvolgimento o di responsabilità dell’amministrazione regionale. Lo ha fatto questa mattina a Corridonia, nella conferenza stampa di presentazione dei dati della ricostruzione 2016, a dieci anni dal terremoto.
L’inchiesta, ancora nella fase delle indagini preliminari, vede tra gli arrestati Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto dello stesso Acquaroli, accusato di corruzione nel filone sugli appalti. Per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza.
«Questa indagine riguarda una persona in tutta la regione Marche, ma non ha toccato nessuno all’interno della Regione», ha affermato il presidente. «A chi dice che il presidente poteva non sapere, chiedo di portarmi una prova che io sapessi. Devo difendere la mia integrità morale e quella delle istituzioni regionali».
Acquaroli ha espresso fiducia nel lavoro della Procura e richiamato la presunzione d’innocenza: «Se una persona ha sbagliato è giusto che sia giudicata e, se condannata, paghi. Ma non è giusto cumulare il sacrificio e il lavoro di tanti con gli eventuali errori di qualcuno».
Il presidente ha ricostruito il rapporto con l’avvocato maceratese. Lo conosceva dagli anni Novanta e nel 2020 lo scelse come capo di gabinetto per l’esperienza nelle istituzioni e la conoscenza del territorio. «Alla fine della prima legislatura gli manifestai delle criticità rispetto a quello che mi aspettavo dal suo ruolo», ha raccontato.
Gli chiese poi di prolungare l’incarico per tre mesi e, in quel periodo, gli arrivarono alcune «voci» su Pistarelli. «Le trasmisi alla vigilanza del segretario generale della Regione: non hanno avuto una fondatezza riscontrata, ma chiesi a Pistarelli di fare un passo indietro». Acquaroli ha precisato di non voler entrare nel merito delle contestazioni: «Se ci fosse stata una fondatezza riscontrata sarei stato io a dover procedere con le segnalazioni dovute». Il rapporto di lavoro si è interrotto nel dicembre 2025 e, ha concluso, da allora «non ci sono stati ulteriori rapporti di lavoro con la Regione».
Sulla nomina, Acquaroli ha ammesso: «Al di là di come finirà l’indagine, era chiaro che quella era stata una scelta che oggi ritengo non congrua. È stato un errore di valutazione». Ha però distinto la scelta di un collaboratore da una scelta politica: «Quando si sceglie un collaboratore si hanno delle aspettative. Non è che stiamo nella testa delle persone: giudichiamo per quello che conosciamo». La vicenda emersa dall’inchiesta lo ha lasciato «profondamente amareggiato».
Il presidente ha infine escluso di lasciare l’incarico: «Lasciare sarebbe la conferma di qualcosa che non c’è e l’ingiustizia più grande che potrei fare a me stesso, alla mia squadra e alla mia comunità».
La Lega Marche prende posizione sull’inchiesta “Ricostruzione” della Procura di Ancona, che ha portato a otto arresti in carcere e a sequestri per oltre 57 milioni di euro, con 51 indagati. Tra i nomi più noti figurano l’imprenditore Enrico Crucianelli e l’avvocato Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Marche.
Con una nota, il partito esprime sostegno al presidente Francesco Acquaroli: «Esprimiamo la nostra massima solidarietà al presidente, totalmente estraneo ai fatti, a cui rinnoviamo la nostra fiducia e stima». Secondo la Lega, Acquaroli ha dimostrato in questi anni «grande rettitudine, onestà ed etica», spendendosi con dedizione per la ricostruzione e per le aree del cratere. Per questo il partito intende continuare a lavorare al suo fianco, perché la ricostruzione prosegua «nella legalità e nella trasparenza», restituendo ai marchigiani ciò che il terremoto ha tolto loro.
Il partito sostiene che la Regione Marche e il territorio siano parte lesa nella vicenda. Sfruttare una tragedia come il terremoto del 2016, che ha colpito intere comunità e costretto migliaia di famiglie a lasciare le proprie case, è per la Lega «un fatto gravissimo».
La Lega dice di essere «in prima linea» nel chiedere la massima chiarezza sui fatti e di riporre piena fiducia nel lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine. «Chi ha commesso illeciti deve pagare, senza sconti per nessuno, a cominciare da chi ha avuto la fiducia dei cittadini e delle forze politiche a sostegno della maggioranza», sottolinea la nota.
Le accuse, se comprovate, sarebbero secondo il partito «inaccettabili» e rappresenterebbero un tradimento della fiducia dei marchigiani, delle comunità colpite dal sisma e della stessa Lega, «come consiglieri e come forza politica». Chi avesse speculato sulla sofferenza dei terremotati, aggiunge, dovrà risponderne personalmente davanti alla legge.
Il passaggio finale è un avvertimento: «Non accettiamo che le responsabilità individuali vengano scaricate su un’intera istituzione e su una comunità che è la prima vittima di quanto accaduto».