Ascoli
Giorgia Meloni ad Ascoli Piceno per l'inaugurazione del parco Saladini Pilastri
Giorgia Meloni sarà ad Ascoli Piceno giovedì 8 ottobre. La presidente del Consiglio parteciperà alle 16 alla presentazione del restaurato parco di Palazzo Saladini Pilastri, uno degli interventi di recupero più significativi nel centro storico della città. L’annuncio è arrivato dal sindaco di Ascoli, Marco Fioravanti, che lo ha comunicato attraverso un video pubblicato sulla propria pagina Facebook. «Il palazzo sarà aperto a tutta la città a partire dal 2027», ha aggiunto il primo cittadino. Il complesso Saladini Pilastri, con il suo palazzo storico e il giardino monumentale, è ormai vicino alla conclusione dei lavori di restauro. Il progetto punta a restituire alla città uno dei suoi luoghi storici più importanti, coniugando la tutela del patrimonio con una nuova funzione sociale. Il parco sarà intitolato a Papa Niccolò IV, l’unico pontefice originario di Ascoli Piceno. Nel progetto è previsto anche uno spazio destinato alle associazioni del Terzo settore, mentre all’interno del parco sarà riqualificata la storica Coffee House. Una parte dell’intervento riguarda inoltre la dimensione sociale del complesso. All’interno della struttura sono infatti previste attività con finalità sociali, tra cui un albergo e un ristorante nei quali potranno trovare opportunità lavorative anche giovani con disabilità. L’operazione, secondo quanto riferito dalla senatrice di Fratelli d’Italia Elena Leonardi, coordinatrice regionale del partito nelle Marche, è stata finanziata attraverso fondi del Pnrr, per un investimento complessivo di circa 39 milioni di euro. «La visita di Giorgia Meloni ad Ascoli Piceno è un’ottima notizia e una bellissima occasione per celebrare il recupero della dimora Saladini Pilastri», ha dichiarato Leonardi, sottolineando il ruolo della collaborazione tra Comune, Regione e Governo nella realizzazione dell’intervento. La senatrice ha inserito la visita della premier nel quadro degli interventi realizzati o finanziati dal governo nelle Marche, citando tra gli altri le misure per la ricostruzione dopo l’alluvione, l’istituzione della Zes e gli investimenti destinati alle infrastrutture.
Bollette luce e gas, autunno 'caldo' nelle Marche: "Aumenti fino al 36%, Macerata la provincia più cara"
L’autunno potrebbe portare con sé un nuovo aumento delle bollette di luce e gas nelle Marche. Secondo un’analisi di Facile.it, tra settembre e dicembre 2026 la spesa energetica delle famiglie potrebbe aumentare di circa il 36% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A registrare l'incremento maggiore, secondo le stime, sarebbe la provincia di Macerata, dove la spesa complessiva per luce e gas potrebbe raggiungere circa 1.047 euro, con un aumento del 36,1% su base annua. Seguono Ancona, con una spesa stimata di 970 euro (+35,8%), Fermo, con 959 euro (+35,8%), Ascoli Piceno, con 948 euro (+35,9%), e Pesaro e Urbino, dove la spesa potrebbe attestarsi intorno ai 936 euro, con un incremento del 35,7%. Provincia Spesa stimata settembre-dicembre 2026 Aumento annuo Macerata 1.047 euro +36,1% Ancona 970 euro +35,8% Fermo 959 euro +35,8% Ascoli Piceno 948 euro +35,9% Pesaro e Urbino 936 euro +35,7% Alla base delle previsioni ci sono le quotazioni future dell'energia elaborate da Eex e analizzate da Facile.it. Per i prossimi quattro mesi, i forward indicano un Pun, il prezzo di riferimento all'ingrosso dell'energia elettrica, in aumento del 65% rispetto allo scorso anno. Ancora più marcata la crescita prevista per il gas: il Psv, indice di riferimento per il costo della materia prima, risulterebbe in aumento del 113% rispetto al 2025. «Il prorogarsi della situazione di conflitto – osserva Facile.it – potrebbe tradursi in un autunno e un inverno “bollenti” dal punto di vista delle bollette». L'analisi prende in considerazione i consumi del 2025 dichiarati dagli utenti di Facile.it. A questi dati sono state applicate le tariffe indicizzate del mercato libero in vigore tra settembre e dicembre 2025, confrontandole con i prezzi che il mercato si attende per lo stesso periodo del 2026, sulla base dei forward Eex aggiornati al 24 agosto 2026. Nel calcolo sono state considerate tutte le principali voci che incidono sul costo finale della bolletta: materia energia, trasporto e gestione del contatore, oneri, imposte e Iva. Per l'energia elettrica è stato considerato il Pun, a cui è stato aggiunto uno spread medio di 0,014 euro/kWh; per il gas il riferimento è il Psv, con uno spread medio di 0,0911 euro/Smc. Le cifre rappresentano quindi stime riferite a contratti del mercato libero a prezzo indicizzato e non costituiscono necessariamente l'importo che ogni famiglia si troverà a pagare. L'effettiva spesa dipenderà dai consumi, dal contratto sottoscritto e dall'andamento dei prezzi dell'energia nei prossimi mesi.
Rogo sui Sibillini, intervento di un elicottero a Montemonaco
Un elicottero è intervenuto nel corso del pomeriggio per contribuire allo spegnimento dell’incendio divampato dalla mattinata di oggi a Isola San Biagio, frazione di Montemonaco, sui monti Sibillini, in provincia di Ascoli Piceno. Il velivolo ha effettuato diversi lanci d’acqua dall’alto, fornendo un supporto importante alle squadre impegnate nelle operazioni di spegnimento. L’area interessata dalle fiamme è infatti particolarmente impervia e rende difficili le operazioni da terra. Il rogo, le cui cause sono ancora in corso di accertamento, ha interessato una zona piuttosto vasta caratterizzata dalla presenza di prato e piccoli arbusti. Sul posto sono intervenute le squadre del Comando provinciale dei vigili del fuoco di Ascoli Piceno e del distaccamento di Arquata del Tronto. L’intervento aereo si è concluso nel corso del pomeriggio, quando l’elicottero ha lasciato la zona. Le operazioni sono quindi proseguite da terra con le attività di bonifica, necessarie per mettere in sicurezza l’area ed evitare eventuali riprese delle fiamme. Alle operazioni partecipa anche una squadra di volontari della Protezione civile. È inoltre previsto un presidio durante la notte per monitorare la zona e intervenire tempestivamente nel caso in cui il rogo dovesse riattivarsi.
Calzature, nelle Marche export in calo del 9,9%: persi 73 aziende e 1.356 posti di lavoro
Il calzaturiero marchigiano chiude il primo semestre del 2026 con un bilancio ancora difficile. Nei primi sei mesi dell’anno, infatti, l’export delle Marche è sceso del 9,9% rispetto allo stesso periodo del 2025, fermandosi a 540,3 milioni di euro. A pesare sono soprattutto le difficoltà sui principali mercati internazionali, mentre sul fronte produttivo si registra una contrazione sia del numero delle imprese sia degli occupati. Il dato regionale si inserisce in uno scenario internazionale ancora caratterizzato da instabilità e tensioni geopolitiche. A livello nazionale, il settore calzaturiero ha chiuso il primo semestre con un fatturato in calo del 2,3%, mentre l’export nei primi cinque mesi dell’anno ha segnato una flessione del 2,4%. Nonostante il rallentamento delle vendite all’estero, il saldo commerciale è invece cresciuto del 9,6%, raggiungendo 2,16 miliardi di euro. Per le Marche il quadro appare più complesso. Le prime cinque destinazioni dell’export, che complessivamente rappresentano il 48,1% del totale, mostrano andamenti differenti. La Francia cresce del 4,3%, mentre diminuiscono le esportazioni verso Germania (-3,8%), Stati Uniti (-8,6%), Cina (-19,7%) e Paesi Bassi (-10,7%). Particolarmente pesante è la contrazione registrata verso alcuni mercati extraeuropei. L’export marchigiano di calzature verso il Medio Oriente è diminuito del 33,8%, mentre quello verso la Russia ha registrato un -43,5%. Alle difficoltà sui mercati si aggiunge la contrazione della struttura produttiva. Secondo le stime del Centro Studi Confindustria Accessori Moda, elaborate su dati Infocamere-Movimprese, tra industria e artigianato il numero delle imprese attive – considerando calzaturifici e produttori di parti per calzature – è diminuito di 73 aziende rispetto a dicembre scorso. Ancora più significativo il dato relativo all'occupazione: il saldo è negativo per 1.356 addetti. Sul fronte degli ammortizzatori sociali arriva invece un segnale meno negativo. Le ore di cassa integrazione autorizzate nella filiera della pelle sono diminuite del 20,5%, attestandosi a circa 2,4 milioni di ore. A livello nazionale, Assocalzaturifici sottolinea comunque la capacità del comparto di mantenere una forte presenza sui mercati internazionali. «Il settore calzaturiero italiano continua ad affrontare una congiuntura economica complessa in continuità con il 2025 – commenta la presidente di Assocalzaturifici, Giovanna Ceolini – tiene comunque un certo posizionamento nella manifattura e continua a dimostrare capacità di adattamento e una forte vocazione internazionale». Secondo Ceolini, le imprese stanno reagendo alle tensioni geopolitiche, al rallentamento della domanda e all'aumento dei costi. A rappresentare un elemento di forza resta il saldo commerciale, cresciuto del 9,6% nei primi cinque mesi dell’anno. «È un risultato che testimonia la competitività delle nostre imprese e la capacità del Made in Italy di continuare a creare valore anche in una fase particolarmente difficile», sottolinea la presidente. Qualche segnale positivo arriva anche dal mercato interno. Nel primo semestre gli acquisti delle famiglie italiane di calzature sono aumentati di circa il 2%, sia in volume sia in valore. A trainare la ripresa sono soprattutto le calzature da donna, che registrano una crescita del 4% sia nelle quantità acquistate sia nella spesa. In aumento anche le calzature sportive e le sneakers, che segnano un +1,5% e rappresentano ormai oltre il 42% della spesa complessiva. Per il comparto, dunque, il quadro resta caratterizzato da luci e ombre. Da una parte la capacità del sistema calzaturiero italiano di mantenere un saldo commerciale positivo e di intercettare alcuni segnali di ripresa dei consumi; dall'altra, per le Marche, una contrazione significativa dell’export e un ridimensionamento della base produttiva e occupazionale. Per Assocalzaturifici, la priorità è ora sostenere le imprese attraverso interventi in grado di rafforzare competitività, investimenti e occupazione, così da preservare il ruolo del settore tra le eccellenze del Made in Italy.
Il governo non impugna la legge "anti-kebab" delle Marche: via libera definitivo
Il Consiglio dei ministri, riunito ieri, giovedì 24 settembre a Palazzo Chigi sotto la presidenza di Giorgia Meloni, ha deciso di non impugnare la legge regionale delle Marche sulla "valorizzazione e la riqualificazione dei centri storici, dei luoghi del commercio di particolare interesse e delle attività economiche che concorrono alla salvaguardia delle caratteristiche storico-culturali dei luoghi". Il provvedimento, che ha ormai superato il vaglio del governo, è passato alla cronaca politica come legge "food e decoro" o, più semplicemente, legge "anti-kebab". Il testo, presentato dalla giunta guidata da Francesco Acquaroli, era stato approvato dal Consiglio regionale a fine luglio 2026, dopo essere stato inserito d'urgenza nell'ordine del giorno — una scelta che aveva scatenato le proteste dell'opposizione, secondo cui esistevano "priorità ben più urgenti", dalla sanità al caro-bollette. Il dibattito in Assemblea era stato animato dallo scontro tra centrodestra e opposizione. Quest'ultima aveva accusato la maggioranza di voler inseguire posizioni identitarie di stampo vannacciano attraverso una norma percepita come discriminatoria nei confronti delle attività commerciali gestite da cittadini stranieri. La maggioranza, presidente Acquaroli in testa, aveva invece respinto le accuse, sostenendo che l'obiettivo del provvedimento fosse fornire ai sindaci uno strumento concreto per "legare un luogo a un'identità gastronomica" e contrastare la desertificazione commerciale dei centri storici. Il punto più discusso della legge resta l'articolo 5, che attribuisce ai Comuni la facoltà di limitare "l'insediamento di determinate attività commerciali" nei centri storici e nelle aree di particolare interesse. Pur non citando mai esplicitamente kebab, minimarket etnici o altre attività riconducibili a specifiche comunità straniere, la norma lascia ai sindaci un margine di discrezionalità che, secondo le opposizioni, potrebbe tradursi in una selezione delle attività commerciali su base etnica piuttosto che su criteri oggettivi di decoro urbano. Con la decisione del Consiglio dei ministri di non sollevare questioni di legittimità costituzionale, la legge regionale marchigiana diventa pienamente efficace. Sarà ora compito dei singoli Comuni marchigiani tradurla in regolamenti attuativi concreti: solo in quella fase si capirà se il provvedimento resterà un generico sostegno al commercio di vicinato o se assumerà i contorni restrittivi che il soprannome "anti-kebab" gli attribuisce fin dalla sua presentazione.
Maceratese, beffa ad Ascoli. Alfonsi: "Ora servono risultati e punti". E mercoledì arriva l'Ancona
Il mister della Maceratese, Alfonsi, nel post-gara di Venarotta è dispiaciuto per la sconfitta beffa subita contro l’Atletico Ascoli, ma contento di come si siano mossi i suoi malgrado le difficoltà. «Spiace perdere la partita così. Loro hanno fatto un grande primo tempo, meritando forse di stare in vantaggio con più gol, mentre noi avevamo molte difficoltà nell’approccio della gara. In più, il gol subito da fallo laterale ci ha fatto buttare giù di morale. Nell’intervallo però abbiamo parlato e siamo rientrati bene in campo, bisogna dare merito di questo ai ragazzi. Abbiamo avuto anche dei contropiedi che potevamo sfruttare meglio, ma non stavamo più rischiando nulla. Perdere così fa male». Bisogna però tornare subito a concentrarsi e pensare al turno infrasettimanale di campionato, quando all’Helvia Recina Pino Brizi arriverà l’Ancona. «Ora dobbiamo ricaricare le batterie e prepararci al match con l’Ancona. Il campionato non ci aspetta, dobbiamo far girare la fortuna dalla nostra parte, ora servono risultati e punti, che devono arrivare per forza visto che stiamo facendo delle buone prestazioni». Dall’altra parte, il tecnico dell’Atletico Ascoli, Seccardini, è contento per prestazione e risultato, prima vittoria nella nuova casa dei bianconeri a Venarotta. «Abbiamo giocato bene e creato tanto. Però questo è il calcio, quando c’è un gran dispendio di energia e non concretizzi al meglio quanto fatto ci può essere un contraccolpo. Nel secondo tempo non siamo riusciti a chiudere la partita sia per nostri errori che per bravura del loro portiere. Non era facile poi anche per le temperature. Naturalmente la beffa di subire un gol all’unico tiro in porta poteva compromettere la giornata di festa che si era creata, ma così non è stato. Sono contento per noi, per la famiglia Giordani, tutto il paese di Venarotta e per i miei ragazzi. A volte il destino fa accadere belle cose. Non è un caso che la prima vittoria a Venarotta la siglano Vecchiarello e Minicucci, qui da tanto. Ora grazie alla famiglia Giordani abbiamo a disposizione un contesto dignitoso». Con l’approdo a Venarotta, in casa bianconera si può guardare più serenamente al futuro e alle prossime sfide, a partire dal match in trasferta di mercoledì contro l’Aquila. «Ho detto ai ragazzi di festeggiare. I primi anni in Serie D siamo stati itineranti tra Monticelli e il Del Duca. Nonostante ciò, pur cambiando ogni anno casa e interpreti, abbiamo saputo esprimerci al meglio e possiamo continuare a farlo». (Foto S.S. Maceratese)
Lavoro, nelle Marche calano gli infortuni mortali ma aumentano le malattie professionali
Nei primi sette mesi del 2026 nelle Marche diminuiscono gli infortuni mortali sul lavoro, ma crescono in modo significativo le denunce di malattia professionale. È il quadro che emerge dal report regionale relativo al periodo gennaio-luglio, elaborato sulla base della Banca dati Inail e degli Open data, dati ancora non consolidati. Complessivamente, le denunce di infortunio registrate nelle Marche sono state 10.134, 99 in più rispetto alle 10.035 dello stesso periodo del 2025, con un incremento dello 0,99%. A crescere sono sia gli infortuni avvenuti in occasione di lavoro, passati da 8.494 a 8.576 (+0,97%), sia quelli in itinere, che salgono da 1.541 a 1.558 (+1,10%). Il dato più incoraggiante riguarda gli infortuni mortali: nei primi sette mesi dell'anno sono stati 13, contro i 16 dello stesso periodo del 2025. La riduzione, tuttavia, non interessa gli eventi mortali avvenuti durante l'attività lavorativa, rimasti invariati a 11 casi. Il calo complessivo è quindi dovuto soprattutto agli incidenti in itinere, scesi da 5 a 2. Il quadro nelle province L'andamento degli infortuni non è uniforme sul territorio regionale. Ancona registra un aumento delle denunce, da 3.407 a 3.468, così come Ascoli Piceno, che passa da 1.301 a 1.342, e Fermo, dove i casi salgono da 781 a 826. In controtendenza Macerata, che scende da 2.128 a 2.098 denunce, e Pesaro Urbino, che passa da 2.418 a 2.400. Per quanto riguarda gli infortuni mortali, Ascoli Piceno e Fermo registrano entrambi un caso, rispetto ai tre complessivi del 2025. Malattie professionali, aumento del 20% È però il capitolo delle malattie professionali a evidenziare la variazione più significativa. Le denunce presentate nelle Marche nei primi sette mesi del 2026 sono state 5.882, contro le 4.892 dello stesso periodo dell'anno precedente. Si tratta di 990 casi in più, pari a un incremento del 20,24%. Anche in questo caso emergono differenze importanti tra le province. Ad Ascoli Piceno le denunce passano da 606 a 654, con un aumento del 7,92%. Più marcata la crescita a Fermo, dove si passa da 581 a 739 casi, pari al +27,19%. Particolarmente significativo è inoltre l'andamento della sanità e assistenza sociale, settore nel quale le denunce di malattia professionale salgono da 349 a 649, con un incremento dell'85,96%. In controtendenza le costruzioni, che registrano una diminuzione: da 913 denunce nel 2025 a 881 nel 2026, pari al -3,50%. Il comparto del terziario, invece, evidenzia una crescita del 4,45%. Un segnale positivo, ma con prudenza I dati restituiscono quindi un quadro fatto di luci e ombre. Da un lato diminuiscono gli infortuni mortali complessivi; dall'altro il numero totale degli infortuni rimane sostanzialmente stabile e le denunce di malattia professionale registrano una crescita particolarmente consistente. Guido Bianchini, past president del Co.Co.Pro. Inail di Ascoli Piceno, invita quindi a non interpretare il dato sugli infortuni mortali come la prova di un miglioramento ormai consolidato: «È un segnale positivo, ma non basta a parlare di miglioramento strutturale». Un richiamo alla prudenza che appare particolarmente significativo alla luce del dato sulle malattie professionali. L'aumento delle denunce può infatti riflettere sia una maggiore esposizione o insorgenza di patologie legate al lavoro, sia una maggiore capacità di riconoscere e denunciare queste condizioni. Saranno dunque i dati consolidati e l'andamento dei prossimi mesi a permettere di capire se il calo degli eventi mortali rappresenti una tendenza stabile o una variazione temporanea.
Maltempo nelle Marche, altri 90 interventi dei Vigili del fuoco: alberi caduti e strade bloccate
Non si ferma il lavoro dei Vigili del fuoco nelle Marche dopo l’ondata di maltempo che ha interessato il territorio regionale. Dalla mattinata di oggi sono stati effettuati altri 90 interventi, che si aggiungono ai 160 già portati a termine dopo le forti piogge e le raffiche di vento che hanno colpito diverse zone della regione nel tardo pomeriggio di ieri. Il maggior numero di richieste è arrivato dalle province di Ancona e Pesaro Urbino: 55 gli interventi effettuati nell’Anconetano, mentre sono 35 quelli registrati nel Pesarese. A impegnare maggiormente le squadre dei Vigili del fuoco sono stati soprattutto alberi e rami caduti sulla sede stradale o rimasti pericolanti a causa del forte vento. Le squadre sono state impegnate nelle operazioni di messa in sicurezza e nella rimozione degli ostacoli, con l’obiettivo di ripristinare la viabilità e mettere in sicurezza le aree interessate. Il bilancio complessivo degli interventi sale così a 250 operazioni in due giorni, a conferma della portata del fronte di maltempo che ha interessato la regione. La situazione resta sotto osservazione anche nelle prossime ore. Nel nord delle Marche e nell’area interna centrale della regione è stata infatti diramata un’allerta arancione, valida fino alla mezzanotte di oggi. Dopo le precipitazioni e il vento che hanno caratterizzato la giornata di ieri, l’attenzione resta quindi alta, soprattutto per il rischio legato alla caduta di alberi e rami e alle possibili conseguenze sulla viabilità. I Vigili del fuoco proseguono intanto le attività sul territorio per rispondere alle richieste di intervento e completare le operazioni di messa in sicurezza nelle zone maggiormente colpite.
Lupi vicino alle abitazioni, la Regione Marche rafforza i controlli: “Monitoraggio coordinato”
Rafforzare il monitoraggio, verificare con puntualità le segnalazioni e garantire un’azione coordinata tra tutti gli enti competenti. Sono queste le principali direttrici indicate dalla Regione Marche dopo le recenti segnalazioni della presenza di lupi in prossimità di aree abitate. L’assessore regionale alla Caccia, Giacomo Bugaro, ha inviato una comunicazione ai Comuni, ai Carabinieri Forestali, alle Polizie Provinciali e agli enti gestori delle aree naturali protette, chiedendo un impegno coordinato per seguire l’evoluzione del fenomeno e intervenire sulla base di informazioni verificate. “La Regione si è attivata tempestivamente per affrontare una problematica che sta suscitando attenzione e preoccupazione tra i cittadini”, spiega Bugaro. “Abbiamo immediatamente avviato un percorso di coordinamento con tutti gli enti competenti per garantire il monitoraggio delle situazioni segnalate e raccogliere informazioni certe e validate”. La priorità, sottolinea l’assessore, è gestire la presenza del lupo con la massima attenzione, nel rispetto delle indicazioni tecnico-scientifiche di Ispra, tutelando allo stesso tempo la sicurezza delle comunità locali. La Regione ha chiesto ai diversi soggetti coinvolti di operare secondo le rispettive competenze per assicurare un monitoraggio il più possibile omogeneo, con particolare attenzione alle zone vicine ai centri abitati, alle aree periurbane e ai luoghi caratterizzati da una significativa presenza di persone. Un ruolo specifico sarà svolto dai Carabinieri Forestali, che saranno coinvolti nella verifica e nella validazione delle segnalazioni, nei sopralluoghi e nelle attività di monitoraggio specialistico previste dal protocollo sperimentale Ispra/Life Wild Wolf. Le Polizie Provinciali collaboreranno invece al monitoraggio continuativo del territorio, alla raccolta delle segnalazioni e all’individuazione di eventuali fattori attrattivi che potrebbero favorire la presenza dei lupi nelle vicinanze delle abitazioni. Agli enti gestori delle aree naturali protette è stato chiesto di attivare le specifiche azioni di monitoraggio, anche attraverso l'utilizzo di fototrappole e altri strumenti tecnici. Le attività saranno orientate a individuare rapidamente eventuali comportamenti anomali o fenomeni di progressiva confidenza del lupo verso l'uomo, favorendo la prevenzione attraverso la rimozione di possibili attrattivi presenti nelle aree urbane e periurbane e il ricorso, se necessario, a sistemi di dissuasione non cruenta, come dispositivi sonori o luminosi. L'assessorato regionale garantirà il supporto tecnico necessario per coordinare la raccolta dei dati e affrontare eventuali criticità che dovessero emergere durante le attività di monitoraggio. Viene inoltre richiamata l'attenzione dei cittadini sull'importanza di adottare comportamenti corretti, evitando di avvicinare o alimentare la fauna selvatica e prestando particolare attenzione alla custodia degli animali domestici.
Marche, dopo il caldo arriva il maltempo: temporali intensi, scatta l’allerta arancione e gialla
È allerta arancione per i temporali in diverse zone delle Marche. La Protezione civile regionale ha diramato un avviso per le aree interne settentrionali, le zone collinari e costiere del Nord e le aree interne centrali. Per tutte le restanti zone della regione è invece prevista allerta gialla. La giornata di domani si annuncia particolarmente movimentata sul fronte meteorologico. Il cielo sarà nuvoloso o molto nuvoloso, con precipitazioni diffuse a prevalente carattere di rovescio o temporale. I fenomeni interesseranno inizialmente i settori settentrionali per poi estendersi, nel corso della giornata, al resto del territorio regionale. Particolare attenzione è rivolta ai temporali: dalla mattinata sono infatti previste condizioni favorevoli allo sviluppo e al transito di fenomeni intensi, diffusi e localmente persistenti, soprattutto nelle aree interne e settentrionali. Le precipitazioni potranno risultare localmente molto abbondanti, con cumulate elevate soprattutto nei settori interni e nel comparto settentrionale. I temporali, prevalentemente di tipo multicellulare, potranno essere accompagnati da frequenti fulminazioni, piogge di forte intensità, locali grandinate e violente raffiche di vento. La persistenza delle celle temporalesche e la loro possibile interazione con i rilievi potrebbero inoltre favorire criticità ed effetti al suolo. Sul fronte delle temperature è attesa una diminuzione, mentre i venti saranno deboli o moderati: dai quadranti sud-occidentali nelle zone interne e orientali lungo la fascia costiera. Il mare sarà inizialmente poco mosso, con moto ondoso in aumento nel pomeriggio. La situazione sarà dunque da monitorare con particolare attenzione nelle zone interessate dall'allerta arancione, dove la combinazione tra temporali intensi, forti rovesci, vento e possibile grandine potrebbe provocare disagi e criticità locali.
Aria di mare e iodio: il mito da sfatare per la salute della tiroide
Con l'estate che volge al termine, le giornate trascorse in spiaggia per molti sono ancora un ricordo vivido. Passeggiando sul bagnasciuga, quante volte ci siamo sentiti ripetere, magari fin da bambini, di “respirare a pieni polmoni l'aria di mare perché è ricca di iodio e fa bene alla tiroide”? È un consiglio tramandato di generazione in generazione, rassicurante e suggestivo. Eppure, dal punto di vista scientifico e fisiologico, la realtà dei fatti è molto diversa. Sfatare questo mito non significa togliere poesia alle passeggiate costiere, ma restituire allo iodio la sua reale e vitale importanza nutrizionale. L'evidenza clinica ci dice, infatti, che la quantità di iodio che il nostro corpo è in grado di assorbire attraverso le vie respiratorie o la pelle è fisiologicamente trascurabile. Per assimilare la dose quotidiana raccomandata respirando la brezza marina, dovremmo trascorrere mesi interi, ininterrottamente, sugli scogli. Lo iodio, per poter svolgere il suo complesso lavoro nel nostro organismo, deve essere necessariamente ingerito. Ma per quale motivo questo micronutriente è così cruciale? Alla base del collo si trova una ghiandola a forma di farfalla, la tiroide, che funge da vera e propria “centralina” di comando per il nostro metabolismo. Per sintetizzare i suoi ormoni, la tiroxina e la triiodotironina, la tiroide ha un bisogno assoluto di iodio: è letteralmente il substrato biochimico indispensabile per la loro costruzione. Questi ormoni regolano funzioni vitali, come il ritmo cardiaco, la termoregolazione, lo sviluppo del sistema nervoso e l'efficienza con cui le nostre cellule trasformano i nutrienti in energia. Se non forniamo un sufficiente apporto di iodio attraverso la dieta, la tiroide è costretta a un superlavoro compensatorio. Questo sforzo prolungato può portare a squilibri che si traducono clinicamente in stanchezza cronica, deficit di concentrazione, alterazioni del peso e, nei casi più evidenti, in un ingrossamento anomalo della ghiandola stessa, noto come gozzo tiroideo. Dove possiamo reperire, dunque, questo prezioso elemento? Il mare resta il suo serbatoio naturale d'elezione: pesce, molluschi e crostacei ne sono fonti eccellenti. Tuttavia, poiché gli alimenti di origine agricola ne sono spesso poveri a causa dell'impoverimento dei terreni, le massime autorità sanitarie mondiali e il nostro Ministero della Salute raccomandano una strategia preventiva tanto semplice quanto efficace: l'uso del sale iodato. Attenzione, però, a non fraintendere il messaggio nutrizionale. Non si tratta di consumare più sale (abitudine che metterebbe a serio rischio la salute cardiovascolare e la pressione arteriosa), ma di sostituire il normale sale da cucina con quello arricchito. Lo slogan istituzionale “Poco sale, ma iodato” è la regola d'oro da seguire. Una banale sostituzione nella nostra dispensa basta a coprire i fabbisogni giornalieri di tutta la famiglia in totale sicurezza. Mentre salutiamo l'estate e ci prepariamo a riprendere i ritmi autunnali, ricordiamoci che la prevenzione non si nutre di credenze popolari, ma di evidenze scientifiche. Continuare a godersi l'aria di mare fa indubbiamente bene all'umore, ma per proteggere davvero la nostra tiroide, la salute deve inevitabilmente passare per il nostro piatto.
Si ribalta col quad: conducente estratto dal mezzo e trasportato a Torrette
Si ribalta con il quad lungo una strada secondaria nella zona di Capodacqua, nel territorio comunale di Pieve Torina. È successo poco prima delle 13, quando il mezzo, per cause ancora in corso di accertamento, si è rovesciato. Il conducente è rimasto coinvolto nell’incidente e sono dovuti intervenire i vigili del fuoco delle squadre di Visso e Camerino per estrarlo dal mezzo. Una volta affidato alle cure del personale sanitario, il ferito è stato trasferito in eliambulanza all’ospedale regionale di Torrette, ad Ancona. I vigili del fuoco hanno quindi completato l’intervento mettendo in sicurezza il quad incidentato e l’area interessata. Sono in corso gli accertamenti per ricostruire le cause dell'incidente, sul posto i carabinieri forestali.
Caro carburante, agricoltura e pesca marchigiane in ginocchio: “Così non possiamo più fare reddito”
Il gasolio agricolo arriva a 1,202 euro al litro al netto dell’Iva. Cia Marche: “È in gioco il destino dell’agricoltura nazionale”. In difficoltà anche la pesca, con il carburante marino arrivato a 1,25 euro al litro nel porto di San Benedetto. Il caro carburante pesa sempre di più sui conti delle aziende agricole marchigiane, alle prese con costi di produzione che continuano a crescere e margini di redditività sempre più ridotti. L’ultima rilevazione disponibile dei “Prezzi medi al consumo dei prodotti petroliferi nella Regione Marche”, effettuata dalla Camera di Commercio delle Marche, fotografa una situazione particolarmente preoccupante: per le forniture comprese tra 1.001 e 5.000 litri, il prezzo del gasolio agricolo ha raggiunto 1,202 euro al litro al netto dell’Iva. Un livello che incide direttamente sui costi delle imprese agricole, soprattutto in un periodo dell’anno nel quale l’utilizzo di mezzi, macchinari e attrezzature continua a essere particolarmente intenso. «Forse non è chiaro che qui è in gioco il destino dell’agricoltura nazionale, non solo marchigiana – dichiara il presidente di Cia Marche Alessandro Taddei –. La curva del costo del carburante, purtroppo, sta confermando le ipotesi più pessimistiche: siamo a 1,50 euro al litro Iva compresa e molti riflettono sul proprio futuro». Il confronto con lo stesso periodo dello scorso anno rende ancora più evidente la portata dell'aumento. «In questo periodo, un anno fa, il gasolio agricolo si attestava intorno agli 80-90 centesimi Iva compresa», ricorda Taddei. Oggi, invece, il prezzo è arrivato a circa il doppio, con conseguenze pesanti sulla capacità delle aziende di produrre reddito. «Non ci permette più di fare reddito, perché il costo del carburante si ripercuote poi su aumenti generalizzati su tutto. Se un anno fa un’impresa agricola lavorava praticamente “alla pari”, oggi quegli 80 centesimi in più li mette di tasca propria». Secondo Cia Marche, i provvedimenti messi in campo a livello europeo e nazionale possono contribuire soltanto in parte ad attenuare gli effetti della crisi. «Europa e Governo italiano cercano di mitigare le nostre difficoltà, ma sono palliativi», sottolinea Taddei, riportando l’attenzione su quello che considera uno dei problemi strutturali del settore: gli squilibri lungo le filiere agroalimentari. L’aumento dei costi di gasolio, energia elettrica, concimi e sementi si scontra infatti con la difficoltà degli agricoltori di adeguare il prezzo della materia prima prodotta. «Siamo gli unici che, nonostante gli aumenti di gasolio, elettricità, concimi, sementi, non possiamo permetterci di chiedere un aumento del prezzo della materia prima che produciamo», spiega il presidente di Cia Marche. Il riferimento è anche al prezzo del grano e, più in generale, alla distribuzione del valore lungo la filiera. «Viene spontaneo pensare al prezzo del grano: tutti in filiera possono adeguare i prezzi tranne gli agricoltori e, nonostante questo, non possiamo nemmeno dire di fare un sacrificio per i consumatori, perché i prezzi agli scaffali aumentano, anche se non a nostro vantaggio». Una situazione che alimenta incertezza soprattutto in vista delle prossime campagne agricole. Secondo Taddei, nelle Marche sono ormai pochissimi i comparti agricoli che riescono a garantire una redditività soddisfacente. «I settori agricoli che vanno bene, nelle Marche, sono pochissimi e riceviamo decine di telefonate al giorno di associati che ci chiedono cosa potrebbero coltivare, in alternativa a quanto fanno, per risollevarsi». A preoccupare è anche il rischio che una parte degli agricoltori scelga di non coltivare i propri terreni, aprendo la strada a possibili operazioni speculative. «La nostra paura è che parecchi agricoltori quest’anno decidano di non lavorare i terreni, facendo partire le speculazioni da parte di quelle grosse compagnie che investono nei terreni per realizzare mega impianti fotovoltaici. Siamo disarmati». La crescita dei prezzi del carburante non riguarda soltanto il comparto agricolo. A essere duramente colpita è anche la pesca, settore particolarmente esposto all’andamento del costo del carburante marino. A fotografare la situazione è EUMOFA, l’Osservatorio europeo del mercato dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura della Commissione europea, che monitora anche l’andamento dei prezzi del carburante marino nei principali Paesi europei. Secondo i dati dell’Osservatorio, rispetto a marzo 2025, quando il gasolio marittimo veniva venduto a 0,64 euro al litro, nello stesso mese del 2026 il prezzo ha registrato un aumento di circa il 55%, raggiungendo 0,99 euro al litro. A metà maggio, inoltre, EUMOFA ha rilevato nei Paesi europei monitorati prezzi compresi tra 0,97 e 1,14 euro al litro, con un incremento medio dell’83,8% rispetto a maggio 2025. Un andamento che in pochi mesi ha inciso pesantemente sui costi sostenuti dalla flotta peschereccia italiana e, in particolare, dalle marinerie dell’Adriatico. A confermare la pressione sui costi è Pietro Ricci, armatore sambenedettese. «La tendenza all’aumento è evidente – dichiara Ricci – perché un mese fa il prezzo del carburante era di un euro, oggi siamo già a 1,25 euro al porto di San Benedetto, mentre a Chioggia siamo a 1,30 euro». Un incremento del 25% in appena un mese che rende ancora più difficile la gestione economica delle imprese della pesca. «È un dato preoccupante che, purtroppo, non ci sorprende – aggiunge Massimo Sandroni, direttore Cia Marche e della sezione PescAgri – perché si tratta dell’effetto congiunto di fattori interni ed esterni». Secondo Sandroni, se gli operatori non possono intervenire direttamente sulle dinamiche internazionali che stanno contribuendo alla crescita dei costi, esiste però la possibilità di costruire risposte più solide sul piano nazionale ed europeo. «Se non possiamo fare nulla sul fronte delle vicende internazionali che, indirettamente, stanno mettendo in ginocchio agricoltura e pesca, possiamo però organizzare strumenti economici e politici che non siano emergenziali ma strutturali». Il caro carburante si conferma così uno dei principali fattori di pressione per due comparti strategici dell’economia marchigiana. Agricoltura e pesca si trovano a fronteggiare costi crescenti, mentre la possibilità di trasferire gli aumenti lungo la filiera resta fortemente limitata. Una situazione che, secondo Cia Marche, rende sempre più urgente un intervento strutturale capace di sostenere la redditività delle imprese e garantire la continuità di attività che rappresentano una parte fondamentale del tessuto economico e produttivo delle Marche.
Sisma 2016, dieci anni dopo Acquaroli ad Arquata: "La ricostruzione è la nostra priorità"
Dieci anni dopo il terremoto, le Marche tornano a ricordare le vittime e a fare il punto sul percorso della ricostruzione. Nel giorno del decimo anniversario del sisma del 24 agosto 2016, il presidente della Regione Francesco Acquaroli ha partecipato alle celebrazioni di Arquata del Tronto, dove si è aperta la giornata commemorativa con il ricordo delle 52 vittime marchigiane. Alla celebrazione eucaristica, presieduta dal cardinale Matteo Maria Zuppi, ha preso parte anche il presidente Acquaroli. Le commemorazioni sono poi proseguite nel pomeriggio ad Amatrice, alla presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dello stesso Acquaroli, degli assessori regionali Francesca Pantaloni e Tiziano Consoli, del sottosegretario alla Presidenza della Giunta Silvia Luconi e delle autorità civili, militari e religiose. "Oggi ricordiamo le vittime, il dolore delle famiglie, delle comunità che purtroppo sono state devastate quella terribile notte che diede il via alle scosse", ha dichiarato Acquaroli, sottolineando come la ricostruzione delle aree maggiormente colpite rappresenti ancora una sfida complessa. "Dove la distruzione è stata totale la ricostruzione non è semplice, perché ha richiesto e richiede ancora un enorme lavoro e l'impegno costante e quotidiano di tutti gli attori e gli enti coinvolti", ha aggiunto il presidente della Regione. Nel suo intervento Acquaroli ha evidenziato i progressi compiuti negli ultimi anni, pur sottolineando che il percorso non è ancora concluso: "La ricostruzione è la nostra priorità e finalmente possiamo vedere importanti passi avanti", ha affermato. Poi ricorda: "Nelle Marche sono oltre 14.300 i cantieri avviati, dei quali 8.822 risultano conclusi. I contributi concessi per la ricostruzione privata ammontano a 8,8 miliardi di euro, mentre quelli già liquidati raggiungono i 5,9 miliardi". La regione rappresenta circa il 60% dell'intera ricostruzione privata del cratere. Sul fronte della ricostruzione pubblica sono invece programmati 1.872 interventi, per un valore complessivo superiore a 2,5 miliardi di euro. "Siamo arrivati a oltre il 60% della ricostruzione privata", ha sottolineato Acquaroli, evidenziando però la particolare complessità degli interventi nei borghi completamente distrutti e nei centri storici. Tra questi c'è proprio Arquata del Tronto, dove la ricostruzione presenta caratteristiche particolarmente complesse. "Penso ad Arquata e al progetto, unico al mondo, per la messa in sicurezza e la stabilizzazione della collina e la ricostruzione del centro storico", ha spiegato il presidente. Secondo i dati forniti dalla Regione, negli ultimi tre anni è stato erogato il 70% delle risorse complessivamente liquidate per la ricostruzione privata dell'intero cratere. Un risultato che Acquaroli attribuisce al lavoro congiunto dei diversi livelli istituzionali: "Queste consapevolezze ci guidano ogni giorno nel mettere il massimo impegno a tutti i livelli istituzionali: il Governo, la Struttura Commissariale, la Regione, l'Ufficio Speciale per la Ricostruzione, i Comuni, gli uffici tecnici e i professionisti". "Grazie soprattutto al Governo e al presidente Meloni che, non solo oggi con la sua presenza ad Amatrice, ma fin dal primo giorno di insediamento, ha dimostrato un'attenzione concreta attraverso misure e provvedimenti che hanno contribuito a risolvere questioni e a potenziare la ricostruzione. Penso anche alla Zona Economica Speciale, fondamentale per affiancare alla ricostruzione edilizia una ripartenza economica capace di attrarre nuove opportunità", ha aggiunto. "C'è ancora tanto lavoro da fare ma rinnoviamo oggi e ogni giorno il nostro più grande impegno per il futuro dei territori colpiti", ha concluso Acquaroli. Nel pomeriggio, ad Amatrice, il presidente della Regione ha partecipato alle celebrazioni insieme alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, rinnovando il ricordo delle 299 vittime complessive del terremoto del 2016 e l'impegno a proseguire il percorso di ricostruzione e rilancio delle comunità dell'Appennino Centrale.
Della Valle torna ad Arquata a dieci anni dal terremoto: "Realizzeremo altri due stabilimenti"
"Non bisogna abbassare la guardia. Questo è il momento di fare uno scatto di reni: poche chiacchiere e tanti fatti". A dieci anni dal terremoto che devastò il Centro Italia, Diego Della Valle torna a Pescara del Tronto e rilancia il proprio impegno per la rinascita del territorio. L'imprenditore marchigiano, presidente del gruppo Tod's, ha annunciato la volontà di realizzare almeno un altro stabilimento, se non due, con l'obiettivo di continuare a creare occupazione e contrastare lo spopolamento dell'entroterra. Della Valle fu tra i primi, subito dopo il sisma del 24 agosto 2016, a individuare nel lavoro uno degli strumenti fondamentali per mantenere vivo il territorio. Nel dicembre dello stesso anno presentò il progetto per la realizzazione di una nuova fabbrica ad Arquata del Tronto. I lavori procedettero rapidamente e lo stabilimento venne inaugurato il 20 dicembre 2017, a meno di un anno dalla presentazione del progetto. Un investimento di circa 10 milioni di euro per una struttura di duemila metri quadrati, inizialmente avviata con una cinquantina di dipendenti e progettata per arrivare a un organico di circa cento lavoratori. Ora, a dieci anni dal sisma, arriva l'annuncio di un possibile nuovo passo in avanti. "In 12 mesi abbiamo costruito uno stabilimento, ne vorremmo fare almeno un altro, se non due", ha dichiarato Della Valle, come riporta Ansa, spiegando che la sfida sarà anche quella di individuare le professionalità necessarie. "Adesso si tratta di coordinarsi per capire le maestranze, come prenderle e dove trovarle", ha aggiunto l'imprenditore, sottolineando la necessità di una collaborazione concreta tra istituzioni e imprese. Un modello che, secondo Della Valle, ha già dimostrato di poter funzionare proprio nel caso di Arquata. "La politica locale deve funzionare bene come ha funzionato quando abbiamo costruito l'azienda", ha osservato, ricordando anche il sostegno ricevuto a livello nazionale nella fase di realizzazione dello stabilimento. "Oggi le imprese devono mettersi a disposizione anche del forte problema sociale che c'è - ha affermato -. Guadagniamo, pensiamo al profitto, ma pensiamo anche a come agevolare la vita delle persone". Un ragionamento che l'imprenditore estende al rapporto tra mondo economico e istituzioni: "Dobbiamo metterci al centro della vita sociale italiana, insieme alla politica, per cercare di dare risposte sociali vere e farlo in fretta".

cielo coperto (MC)



