"Contrari alla realizzazione della nuova discarica provinciale a Cantagallo, ma altrettanto contrari alla cancellazione di criteri che potrebbero rappresentare una tutela per il territorio di Tolentino". È questa la posizione espressa dal gruppo consiliare di Fratelli d'Italia all'indomani del Consiglio comunale del 28 maggio, durante il quale è stata discussa e approvata la mozione presentata dal centrosinistra sul possibile sito individuato nel territorio di Pollenza.
«La vicenda della nuova discarica provinciale non può essere affrontata con atti politici costruiti male. Dire no alla discarica a Cantagallo è giusto. Farlo chiedendo anche di cancellare criteri che possono tutelare Tolentino è invece un errore», affermano i consiglieri di Fratelli d'Italia.
Il gruppo ripercorre quindi l'iter che ha portato all'attuale situazione. L'Università Politecnica delle Marche ha infatti elaborato una graduatoria di 23 siti potenzialmente idonei ad ospitare il nuovo impianto provinciale. In tale elenco Tolentino non compare, mentre il sito di Pollenza risulta collocato nelle prime posizioni.
«Il 6 maggio scorso l'assemblea dei sindaci dell'ATA 3 ha approvato tre criteri aggiuntivi – densità abitativa, appartenenza al cratere sismico ristretto del 2016 e presenza di precedenti discariche sul territorio comunale – che incidono per il 40% sul punteggio finale», spiegano da Fratelli d'Italia.
Secondo il gruppo consiliare, proprio questi criteri rappresentano un elemento importante per la tutela dei territori che negli anni hanno già sostenuto un significativo carico ambientale.
«Il fatto che tali parametri riconoscano il peso già sopportato dai territori che hanno ospitato impianti di smaltimento è rilevante anche per Tolentino. Il nostro territorio ospita il Cosmari da circa cinquant'anni, oltre alla Mirr, e ha già avuto due discariche, tra cui quella di Santa Lucia, ancora oggi interessata dalla fase di post-mortem ambientale», sottolineano.
Da qui la critica alla posizione espressa dal sindaco nell'assemblea ATA 3 e successivamente contenuta nella mozione discussa in Consiglio comunale.
«Riteniamo sbagliato chiederne il rigetto. Sarebbe stato più utile rafforzare quei criteri e applicarli tenendo conto non soltanto dei confini amministrativi dei singoli Comuni, ma anche dei territori limitrofi che già convivono con impianti e infrastrutture legate al ciclo dei rifiuti», sostengono gli esponenti del centrodestra.
Per Fratelli d'Italia il nodo centrale resta infatti la vicinanza tra il sito di Cantagallo e il comprensorio tolentinate.
«Cantagallo si trova in un'area molto vicina al Cosmari e quindi anche a Tolentino. Una nuova discarica in quella zona finirebbe per aumentare ulteriormente il carico ambientale su un territorio che ha già dato molto», evidenziano.
Nel corso della seduta consiliare il gruppo di opposizione aveva presentato una proposta alternativa rispetto a quella avanzata dal Partito Democratico.
«Abbiamo presentato un testo che ribadiva il no alla discarica a Cantagallo, ma difendeva al tempo stesso il mantenimento dei criteri aggiuntivi. Una posizione che ritenevamo più equilibrata e maggiormente orientata alla tutela degli interessi della città», spiegano.
La proposta è stata però respinta dalla maggioranza, mentre la mozione del Pd, modificata attraverso gli emendamenti del sindaco, è stata approvata.
«Il nostro documento è stato bocciato, mentre la mozione del Pd è passata con i voti della maggioranza. Resta però il fatto che lo stesso Pd non ha votato il testo finale così come modificato. Una situazione che riteniamo paradossale», attaccano i consiglieri.
Fratelli d'Italia conclude ribadendo la propria linea politica sulla questione.
«La nostra posizione è chiara: siamo contrari alla discarica a Cantagallo perché troppo vicina al Cosmari e a Tolentino, ma siamo anche contrari a cancellare criteri che riconoscono il carico già sopportato dai territori che negli anni hanno ospitato discariche e impianti di smaltimento. Difendere Tolentino significa costruire una posizione seria, coerente e realmente utile per il territorio», conclude il gruppo consiliare.
Non si placa la bufera politica a Macerata sul voto dei cattolici e sulla designazione di Romano Mari nella squadra di giunta del centrosinistra in caso di vittoria elettorale al ballottaggio. Simone Livi, candidato consigliere di Fratelli d'Italia in questa tornata e quinto più votato della lista, prende le difese del sindaco uscente Sandro Parcaroli in una nota.
L'esponente di FdI critica aspramente le modalità comunicative utilizzate dal centrosinistra, spostando il focus sul tipo di linguaggio adottato nella polemica: "Colpisce anzitutto il tono utilizzato: attacchi personali, allusioni offensive, giudizi sprezzanti e una sequenza di insinuazioni che nulla hanno a che vedere con il confronto democratico e molto con la delegittimazione dell'avversario".
Secondo Livi, l'atteggiamento dei dem risulterebbe contraddittorio rispetto ai valori che dichiarano di voler difendere: "È curioso notare che chi si erge a difensore dei valori cattolici scelga di utilizzare proprio il linguaggio dell'insulto e della denigrazione personale. Se davvero si vuole richiamare il magistero della Chiesa, sarebbe opportuno partire dal rispetto della persona e dalla carità nel confronto, anziché distribuire patenti morali e scomuniche politiche a giorni alterni".
Nel respingere le tesi del Pd sul presunto nervosismo del centrodestra per il mancato successo immediato, Livi rimette al centro i dati emersi dalle urne. "Parcaroli, in questa campagna elettorale, non si è mai sottratto al confronto pubblico", evidenziando che "il primo turno ha consegnato un vantaggio netto al sindaco uscente, certificando una preferenza popolare inequivocabile. I numeri, a differenza delle polemiche, hanno il pregio di essere oggettivi".
L'esponente della coalizione a sostegno di Parcaroli ha poi ironizzato sul ritrovato entusiasmo delle forze di centrosinistra: "Fa sorridere, poi, sentire parlare di presunte paure del ballottaggio da parte di chi, fino a pochi giorni fa, sembrava crederci così poco da annunciare la propria sconfitta ancora prima che il responso delle urne fosse definitivo. Evidentemente qualcuno ha riscoperto l'ottimismo soltanto dopo aver iniziato a fare i conti con possibili accordi e nuove alleanze".
Poi, riferendosi a Romano Mari: "Se le personalità oggi presentate come risorse indispensabili per la città sono davvero così autorevoli, competenti e decisive, come mai non sono state coinvolte prima?". "Certe operazioni - incalza Livi - hanno molto più il sapore della spartizione preventiva delle poltrone che quello di una virtuosa scelta democratica".
Per il centrodestra si tratterebbe, in sostanza, del "prodotto di una disperata strategia elettorale costruita per recuperare consenso dove il voto popolare non è bastato".
"L'effetto concreto sarebbe quello di affidare incarichi decisivi a persone non sottoposte direttamente al parere degli elettori che viene totalmente bypassato - conclude Livi -. La democrazia vive del consenso espresso nelle urne, non delle nomine concordate nei retroscena delle trattative con esponenti che inizialmente non ne avevano condiviso il progetto".
La campagna elettorale in vista del ballottaggio del 7 e 8 giugno si accende sul tema del voto della comunità cattolica maceratese. Dopo gli attacchi frontali del centrodestra legati alla figura di Romano Mari, è arrivata la dura replica del candidato sindaco del centrosinistra Gianluca Tittarelli (leggi qui) a cui è seguita la presa di posizione del segretario provinciale del Partito Democratico, Angelo Sciapichetti, che ha affidato ai canali social una lettera aperta indirizzata direttamente al sindaco uscente Sandro Parcaroli.
Il segretario dem ha espresso forte contrarietà per i toni utilizzati dagli avversari politici, definendo la mossa del centrodestra come un tentativo di sfruttare a fini elettorali il sentimento religioso dei cittadini. Il rappresentante del Pd ha criticato apertamente la nota siglata dal sindaco uscente: "Non mi sarei mai aspettato un colpo così basso e volgare", ha scritto l'esponente dem, "perchè strumentalizzare come è stato fatto ieri il voto dei cattolici è quanto di più deplorevole ci possa essere".
"I cattolici non hanno bisogno né degli appelli di Parcaroli e dei suoi solerti amici, né di quelli di Mari - scrive Sciapichetti -. Ragionano come tutti con la loro testa e sanno come bene comportarsi; assegnare patentini, tirarli per la giacchetta significa solo offenderli". Nel post viene inoltre contestata la divisione netta operata dal centrodestra, definita come "un'operazione maldestra e profondamente sbagliata", richiamando il celebre monito di Papa Francesco: "chi sono io per giudicare?".
Il fulcro della replica si è poi spostato sulla figura di Romano Mari, difeso con forza dal segretario del Pd che ne ha ricordato lo spessore personale e l'ispirazione politica. "Vorrei ricordare a te e ai tuoi solerti sostenitori - si legge nella lettera rivolta da Sciapichetti a Parcaroli - che Romano Mari è un cattolico democratico che come diceva Benigno Zaccagnini è in politica 'non in nome, ma a causa della fede'".
L'esponente dem ha ribadito che l'ingresso di Mari nella squadra di giunta è legato esclusivamente alle sue competenze professionali e alla sua vicinanza ai più deboli, aggiungendo che "per lui parla la sua storia umana, professionale e politica che tutti i maceratesi conoscono" e che la comunità dei credenti non cambierà idea per via di quelli che definisce "attacchi scomposti".
"Capisco che siete 'nervosetti' per il ballottaggio che non vi aspettavate", ha punzecchiato Sciapichetti, lanciando infine un affondo politico finale sul piano nazionale e locale: "La Chiesa è madre e accoglie tutti, non sarai quindi certo tu e tanto meno il segretario del partito a cui sei iscritto [...] a dare giudizi o a dare patentini che non ti appartengono e non esistono".
Il candidato sindaco della coalizione di centrosinistra, Gianluca Tittarelli, respinge con fermezza - attraverso una nota - la polemica sollevata con un post social dal sindaco uscente di Macerata Sandro Parcaroli, che ha definito senza mezze misure l'accordo presentato in via ufficiale ieri con Romano Mari come un modo per "accaparrarsi i voti dei cattolici".
"I cattolici sanno benissimo cosa fare e come votare - dichiara Tittarelli -, non stiamo a tirare per la giacchetta nessuno. Loro non si preoccupano sicuramente di queste cose. È Parcaroli che dovrebbe preoccuparsi, e di qualcosa di ben più concreto".
Il riferimento di Tittarelli è al rifiuto del sindaco uscente di partecipare ai confronti diretti tra i candidati. Parcaroli, infatti, ha annunciato che non si presenterà ai dibattiti a due, una scelta che Tittarelli definisce "un fatto grave: un sindaco che ha governato la città e teme il confronto con il suo avversario non ha credibilità. Il confronto diretto lo sfugge e lo teme: questa è la vera notizia".
"La trasparenza e il coraggio di misurarsi sono la vera credibilità di chi chiede di guidare una città - prosegue Tittarelli -. Il sindaco deve tutelare i cittadini e mi chiedo come possa farlo uno che si sottrae al confronto. Parcaroli vorrebbe vincere a tavolino, invece noi vogliamo valorizzare le persone competenti, per metterci al servizio della città".
"La coalizione che sostiene Parcaroli è composta dalla destra-destra-destra - attacca ancora Tittarelli -. Se c'è un problema politico è solo loro, perché la vicinanza della coalizione avversaria a Vannacci e l'uso politico e strumentale del crocifisso che fa Salvini, leader del medesimo partito del sindaco Parcaroli, la Lega, è qualcosa che dovrebbe far riflettere. Noi siamo aperti alle migliori competenze, senza alcun uso strumentale della religione".
La sindaca Barbara Vecchi ha ufficializzato la composizione della nuova giunta comunale. Con le nomine prende ufficialmente il via il mandato amministrativo della prima donna eletta alla guida del Comune di Montecassiano.
Al suo fianco, nel ruolo di vicesindaca, ci sarà Ilaria Matteucci, assessora uscente della precedente amministrazione nonché la più votata tra i candidati consiglieri. Una squadra che coniuga esperienza amministrativa e nuove energie, competenze e una forte presenza femminile.
Barbara Vecchi manterrà le deleghe a Bilancio, Protezione civile, Personale, Società partecipate, Gentilezza e Tutela degli animali.
Alla vicesindaca Ilaria Matteucci sono affidati Affari generali, Cultura, Turismo, Comunicazione e Beni culturali.
Faranno parte della giunta anche Cinzia Paolucci (già assessora dal 2014 al 2022) che avrà le deleghe a Servizi sociali, Pari opportunità, Mense, Trasporti, Scuola, Famiglie e Disabilità; Cristian Bonfigli, il più giovane degli eletti (26 anni), sarà assessore ad Ambiente e verde pubblico, Rapporti con il Cosmari, Comunità energetiche, Sostenibilità, Ricerca finanziamenti e Associazionismo; Giampiero Virgili, assessore a Lavori pubblici, Manutenzioni, Gestione del territorio e Sport.
Capogruppo di maggioranza il consigliere Tristano Grandinetti, a cui sono state affidate anche le deleghe della Pro Loco, Grandi eventi, Commercio, Agricoltura e Attività produttive.
Ad affiancare la nuova sindaca saranno anche i consiglieri delegati Paolo Carnevali (Urbanistica, Polizia locale e Viabilità), Antonio Governatori (Politiche giovanili, Teatro e Festival) e Olivo Carbonari (Rapporti con la Parrocchia, Oratori e Anziani).
«Presentiamo una squadra che unisce esperienza, ma anche un grande entusiasmo, nuove idee e competenze – commenta la sindaca Vecchi - La composizione della giunta rispecchia la volontà espressa dagli elettori per consenso.
Ognuno avrà responsabilità precise, pur lavorando in uno spirito di collaborazione per dare risposte alla comunità e ascolto perché sono convinta che la forza stia proprio nel “fare insieme” e confrontarsi.
Non nascondo un po' di emozione. Inizia un percorso impegnativo: molto è stato fatto, ma molto resta ancora da fare».
A una settimana dal ballottaggio, il centrosinistra ufficializza l’ingresso di Romano Mari nella squadra che sostiene la candidatura a sindaco di Gianluca Tittarelli. L'annuncio è arrivato ieri, sabato 30 maggio, nel corso di una conferenza stampa convocata alle 17.30 nella sede elettorale di Tittarelli in via Garibaldi. Dopo giorni di confronti e discussioni, viene così sancita un’intesa politica che rafforza la coalizione in vista del voto del 7 e 8 giugno. Tra gli aspetti emersi durante l’incontro anche il ruolo di primo piano che Mari potrebbe ricoprire in caso di vittoria, pur senza che siano stati affrontati nel dettaglio gli assetti della futura giunta.
Ad aprire la conferenza è stato Tittarelli, che ha presentato Mari come la figura destinata ad accompagnare il centrosinistra nell’ultima fase della campagna elettorale e, auspicabilmente, nell’esperienza di governo della città. Il candidato sindaco ha sottolineato come i contatti avviati nei giorni precedenti abbiano portato a una scelta condivisa, definendo Mari una persona di grande esperienza, conosciuta e stimata, capace di offrire un contributo concreto al progetto politico. Secondo Tittarelli, il suo ingresso consentirà inoltre di allargare il dialogo con quella parte della società civile e del mondo politico che si riconosce nei valori della coalizione.
Mari ha spiegato che la proposta gli era stata avanzata direttamente da Tittarelli, il quale gli aveva chiesto di diventare una figura di riferimento all’interno della squadra. Prima di accettare, tuttavia, aveva ritenuto necessario verificare che tutta la coalizione condividesse la sua presenza. Ha ribadito la propria appartenenza storica al centrosinistra, ricordando di non aver mai cambiato schieramento politico nonostante nel corso degli anni avesse ricevuto altre offerte. Per l’ex sindaco di Colmurano, il governo della città deve essere orientato al bene comune e fondarsi sul confronto tra idee diverse, nella convinzione che la pluralità rappresenti un valore per la democrazia.
Nel ripercorrere la propria esperienza, Mari ha ricordato i suoi 35 anni di attività amministrativa e le numerose campagne elettorali affrontate. Oggi, a 72 anni, è presidente dell’Ordine dei medici e il medico di base più anziano ancora in servizio a Macerata, con il pensionamento previsto per la fine dell’anno. Nel suo percorso istituzionale figura anche l’esperienza da presidente del Consiglio comunale di Macerata tra il 2010 e il 2015.
Mari ha spiegato di considerare l’impegno politico una forma di servizio alla comunità, principio che ha sempre guidato la sua attività pubblica. Si è definito una persona orientata all’unità e non allo scontro, sostenendo di aver accettato l’incarico soltanto dopo aver verificato la compattezza dell’intera coalizione. A suo giudizio, solo attraverso una reale unità d’intenti sarà possibile convincere gli elettori e affrontare una sfida che si preannuncia tutt’altro che semplice.
L’operazione politica viene letta anche come un tentativo di intercettare l’elettorato moderato, considerato decisivo per l’esito del ballottaggio. Mari ha rivendicato la propria identità di cattolico democratico collocato nell’area del centrosinistra e ispirato ai principi della dottrina sociale della Chiesa. Ha ricordato come la sua azione politica, iniziata nel 1975 con l’ingresso in Consiglio comunale, sia sempre stata orientata al progresso della città e allo spirito di servizio. Ha inoltre sottolineato il forte legame con Macerata, città che gli ha dato molto sia sul piano professionale sia umano e alla quale ritiene ora di dover restituire qualcosa.
Tittarelli ha ribadito che l’ingresso di Mari non modifica il percorso costruito fino a questo momento dalla coalizione, ma rappresenta piuttosto un’apertura verso chiunque voglia contribuire al progetto. Il candidato sindaco ha evidenziato la determinazione con cui il centrosinistra intende affrontare gli ultimi giorni di campagna elettorale.
Nel corso dell’incontro Mari ha posto l’accento anche sull’importanza del coinvolgimento di giovani e donne nella vita pubblica. Secondo il presidente dell’Ordine dei medici esiste il rischio che l’impegno civile e politico non venga adeguatamente trasmesso alle nuove generazioni, che invece dovrebbero essere incoraggiate a partecipare attivamente alla gestione della cosa pubblica.
Non sono mancate le domande sulle polemiche relative al ritorno di figure considerate espressione della cosiddetta vecchia politica. Mari ha risposto sostenendo che il rinnovamento rappresenta un valore e che il centrosinistra ha fatto bene a puntare su Tittarelli come candidato sindaco. Allo stesso tempo ha evidenziato come l’esperienza amministrativa possa rappresentare un supporto importante per un candidato alla sua prima esperienza di questo livello. Ha inoltre precisato che il suo temporaneo allontanamento non era stato determinato da contrasti politici, ma dall’accettazione delle scelte compiute dal partito sia nella fase della selezione del candidato sindaco sia in quella attuale.
Sulle possibili divisioni interne alla sinistra causate dall’ingresso di Mari, Tittarelli ha infine assicurato che la coalizione si presenta compatta e che tutte le forze coinvolte condividono la scelta compiuta, come dimostrato dalla presenza unanime dei rappresentanti durante la conferenza stampa.
In vista del ballottaggio per il Comune di Macerata tra il sindaco uscente Sandro Parcaroli e Gianluca Tittarelli, Parcaroli interviene nel dibattito politico sul rapporto tra mondo cattolico, moderati e schieramenti, contestando le letture che attribuiscono alla sinistra un nuovo ruolo di riferimento per quell’area.
"Leggo in queste ore molte analisi e molte operazioni politiche che cercano di accreditare la sinistra e perfino l’estrema sinistra come nuovo punto di riferimento per il mondo cattolico e moderato".
Il ragionamento viene poi ricondotto alla sua esperienza personale e politica, con un richiamo al rapporto tra fede, impegno pubblico e scelte amministrative: «Da cattolico e da moderato, prima ancora che da amministratore pubblico, sento il dovere di fare una riflessione. La sinistra ha sempre accolto al proprio interno persone provenienti dal mondo cattolico. Ma troppo spesso ha considerato la fede come un fatto esclusivamente privato, da vivere nell’intimità della propria coscienza, senza che potesse incidere sulle scelte pubbliche e sull’idea di società».
Parcaroli sottolinea quindi il ruolo che, a suo avviso, i valori cristiani dovrebbero continuare ad avere nella vita pubblica e nell’amministrazione del bene comune: "Io credo fermamente, invece, che i valori cristiani abbiano contribuito, da tempo immemorabile, a costruire la grandezza della nostra civiltà e della nostra democrazia e debbano continuare ad essere una bussola per chi amministra il bene comune con spirito di servizio. I valori della famiglia, della vita, del lavoro, del merito, della solidarietà verso i più deboli, della libertà educativa, del progresso scientifico a favore dell’umanità intera sono quelli su cui si basa la nostra democratica convivenza. Valori che non devono essere chiusi in un cassetto, ma tradotti ogni giorno in azioni concrete per il bene comune, di tutti indistintamente".
Il sindaco uscente distingue poi il piano personale da quello politico e richiama il peso della coerenza nelle scelte compiute nel tempo: "Per questo guardo con rispetto alle persone, ma non confondo mai le persone con i valori e con la storia di una comunità politica".
Quindi aggiunge un avvertimento sul significato delle scelte politiche e sul modo in cui, secondo lui, gli elettori valuteranno le posizioni in campo: "Attenzione: una rondine non fa primavera".
Parcaroli insiste poi sulla differenza tra testimonianza personale e operazioni di natura elettorale: "Sono i valori vissuti con coerenza, le scelte compiute negli anni e la credibilità costruita sul campo che fanno la differenza. Ed è su questo che i cittadini sapranno giudicare. E credo che gli elettori cattolici sappiano distinguere molto bene tra una testimonianza autentica, che nasce da convinzioni profonde e da una visione della società ispirata ai principi della dottrina sociale della Chiesa, e una semplice operazione elettorale costruita per raccogliere consenso".
Il riferimento si sposta poi sul significato della fede, presentata non come elemento simbolico da utilizzare nella competizione politica, ma come impegno da tradurre in comportamenti coerenti: "La fede non è una bandiera da esibire quando conviene, né un'etichetta da applicare a una lista o a una candidatura. È un impegno che si misura nella coerenza, nella capacità di servire la collettività e nella fedeltà ai valori che si professano e che contribuiranno a rendere sempre più stabile la nostra democrazia".
In chiusura, Parcaroli torna sul tema delle alleanze e degli appelli elettorali, contrapponendo le scelte fondate sui valori a quelle che definisce di convenienza: "Per questo sono convinto che chi ha a cuore questi principi non si lascerà guidare da annunci dell’ultima ora o da accordi di convenienza, ma saprà riconoscere la differenza tra una scelta fondata su valori vissuti e una compravendita elettorale".
MACERATA – Arriva la fumata bianca nel campo del centrosinistra in vista del ballottaggio per l'elezione del sindaco di Macerata in programma il 7 e 8 giugno.
La coalizione guidata dal candidato sindaco Gianluca Tittarelli ha raggiunto un accordo con Romano Mari, presidente dell'Ordine dei Medici della provincia di Macerata ed ex presidente del Consiglio comunale.
L'intesa, maturata dopo giorni di confronto, punta a rafforzare il profilo moderato della coalizione e ad ampliare il consenso in vista della sfida decisiva contro il centrodestra. Tra gli obiettivi vi sarebbe anche quello di recuperare terreno nelle frazioni cittadine, dove al primo turno il centrodestra ha ottenuto risultati particolarmente significativi.
I dettagli dell'accordo e le modalità della collaborazione saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa convocata per oggi, sabato 30 maggio, alle ore 17.30 presso la sede elettorale di Gianluca Tittarelli.
L'incontro con i giornalisti servirà a chiarire il ruolo che Romano Mari assumerà nella fase finale della campagna elettorale e le prospettive politiche che hanno portato alla definizione dell'intesa tra le parti a pochi giorni dal voto.
Ci sono momenti in cui la storia politica di una città sembra divertirsi a tracciare nodi invisibili che collegano il presente al passato attraverso la spietata matematica delle urne. I dieci voti che lunedì scorso hanno negato a Sandro Parcaroli la riconferma immediata al primo turno non sono solo un dato statistico: sono il riflesso condizionato di una memoria collettiva che, inevitabilmente, riporta la mente a sedici anni fa.
Con la conferma dei dati da parte della commissione elettorale, è arrivata infatti anche l'ufficialità del ballottaggio a Macerata, che si terrà il 7 e l'8 giugno, con lo spoglio a seguire. Nelle ultime edizioni delle elezioni amministrative cittadine c’è un precedente che inevitabilmente torna alla mente. Era il 2010 quando la sfida tra Romano Carancini (centrosinistra) e Fabio Pistarelli (centrodestra) si trasformò in un testa a testa rimasto negli annali, risolto da un battito di ciglia elettorale.
Allora l’affluenza al primo turno fu molto alta, anche perché in contemporanea si votava per le elezioni regionali, vinte poi da Gian Mario Spacca. Gli elettori erano 36.341 e al primo turno votarono in 25.865, pari al 71,17%. Al secondo turno, invece, i votanti scesero a 21.571, con un’affluenza del 59,36%.
Le schede bianche furono 249 al primo turno e 112 al secondo, mentre le schede non valide, comprese le bianche, passarono da 716 a 317. Il ballottaggio del 2010 si risolse con uno scarto ridottissimo. Romano Carancini vinse con 10.690 voti, pari al 50,30%, dopo aver raccolto al primo turno 11.562 preferenze con il 45,97%. Dall’altra parte Fabio Pistarelli si fermò a 10.564 voti, pari al 49,70%, dopo i 10.335 voti ottenuti al primo turno con il 41,10%.
Una sfida decisa quindi da appena 126 voti, rimasta una delle più incerte nella storia recente delle amministrative maceratesi. Il quadro del 2026 presenta, però, alcune differenze importanti. Il candidato del centrodestra Sandro Parcaroli ha mancato la vittoria al primo turno per appena dieci voti, mentre il candidato del centrosinistra Gianluca Tittarelli arriva al ballottaggio da inseguitore, proprio come accadde a Pistarelli sedici anni fa.
Diverso anche il dato dell’affluenza. In questa tornata elettorale, infatti, al primo turno ha votato, su un totale di 36.441,il 56,47% degli aventi diritto, pari a 20.528 cittadini, una percentuale decisamente più bassa rispetto a quella del 2010.
Il numero dei candidati sindaci è rimasto identico: cinque allora e cinque oggi. Nel 2010 i candidati erano Fabio Pistarelli, Romano Carancini, Anna Menghi, Giorgio Ballesi e Paolo Ranzulli. Nel 2026, invece, la corsa ha visto protagonisti Sandro Parcaroli, Gianluca Tittarelli, Mattia Orioli, Marco Sigona e Giordano Ripa. Le tre proposte alternative hanno inciso di meno a questo giro, segno che la propaganda elettorale ha polarizzato il voto sulle due compagini principali.
Resta ora da capire se anche questa volta Macerata vivrà un ballottaggio sul filo dei voti, come accadde sedici anni fa, oppure se l’esito apparirà chiaro già dalle prime sezioni scrutinate.
Dopo il quasi ribaltone sfiorato da Pistarelli nel 2010, il centrosinistra con Tittarelli riuscirà stavolta nell’impresa oppure il vantaggio accumulato da Parcaroli al primo turno sarà decisivo?
CIVITANOVA MARCHE - Il consigliere comunale Pierpaolo Turchi annuncia la propria adesione al movimento politico Futuro Nazionale, guidato dal generale Roberto Vannacci, diventando il primo rappresentante in consiglio comunale a sostenere ufficialmente il progetto.
Contestualmente, Turchi lascia il gruppo consiliare “Lega più Civici”, segnando un passaggio politico significativo all’interno dell’assemblea cittadina.
Nel motivare la scelta, il consigliere ha richiamato il proprio lungo percorso politico e la coerenza delle sue posizioni, sottolineando la continuità delle idee maturate fin dagli anni ’90 e il proprio impegno svolto nel tempo senza tessere di partito, ma sempre in coerenza con i valori di riferimento.
Turchi ha spiegato di aver scelto ora di entrare in un partito perché nel progetto politico di Vannacci ritroverebbe “chiarezza, coraggio e identità”, oltre a una visione definita dell’Italia reale, centrata su sicurezza, rispetto delle regole, difesa della famiglia, tutela delle libertà individuali e amore per la Nazione.
Il consigliere ha inoltre rivendicato la continuità del proprio impegno amministrativo, sottolineando di non aver mai modificato le proprie posizioni per convenienza politica.
La scelta di Turchi si inserisce anche in un quadro politico più ampio che, secondo quanto emerge, segue la linea già tracciata dal sindaco Fabrizio Ciarapica, che nei mesi scorsi aveva avviato un percorso di dialogo e apertura verso lo stesso ambiente politico, contribuendo a delineare un nuovo assetto negli equilibri cittadini.
Con questa adesione, Turchi assegna una collocazione politica ufficiale ai valori che dichiara di aver sempre sostenuto e definisce il progetto di Futuro Nazionale come “l’unica destra” coerente con la propria visione.
Il passaggio segna dunque un nuovo equilibrio nel panorama politico civitanovese, con riflessi anche sugli assetti consiliari.
La commissione elettorale ha confermato ufficialmente il ballottaggio a Macerata, in programma il 7 e 8 giugno, ma resta ancora aperta la valutazione su un possibile ricorso al Tar da parte del centrodestra. La decisione definitiva dovrebbe arrivare entro la giornata di oggi, mentre l’avvocato incaricato sta analizzando insieme al segretario tutta la documentazione relativa al verbale della commissione elettorale.
L’ipotesi del ricorso era stata anticipata già nella notte elettorale da Renzo Marinelli e successivamente confermata dal sindaco uscente Sandro Parcaroli, dopo che la vittoria al primo turno è sfumata per appena dieci voti.
In queste ore il centrodestra sta lavorando con l’avvocato Massimo Spinozzi per capire se esistano effettivamente gli estremi per presentare ricorso al TAR. Da quanto emerge, non ci sarebbero contestazioni ufficiali registrate nei verbali di sezione e la commissione elettorale avrebbe confermato integralmente il quadro già noto.
Proprio l’assenza di contestazioni formali rende più delicata la valutazione legale. L’eventuale ricorso, infatti, non partirebbe da schede già contestate durante lo scrutinio, ma da alcune incongruenze presenti nella documentazione che gli avvocati stanno esaminando in queste ore.
L’obiettivo è capire se tali elementi possano essere sufficienti per chiedere al TAR una riapertura della verifica elettorale e un eventuale riconteggio delle schede. Una procedura che, però, non scatterebbe automaticamente. Sarà infatti il tribunale amministrativo a valutare se il ricorso sarà adeguatamente motivato oppure se confermare definitivamente il risultato uscito dalle urne.
Restano da capire i tempi. La richiesta, nel caso venisse presentata, arriverebbe già nei prossimi giorni e il TAR potrebbe pronunciarsi la prossima settimana, in piena vigilia del ballottaggio, e con un giorno di festivo in mezzo.
Anche Orioli, come aveva lasciato intendere nell’intervista rilasciata il giorno successivo allo scrutinio, starebbe valutando la possibilità di affidarsi ai legali dopo essere rimasto fuori dal consiglio comunale per una manciata di preferenze. Nel frattempo la campagna elettorale è già ripartita.
Parcaroli ha iniziato ieri con un nuovo video diffuso sui social allegato a un comunicato, mentre sul fronte opposto Tittarelli starebbe valutando un possibile avvicinamento a Romano Mari nel tentativo di rafforzare il consenso moderato e cattolico in vista della sfida decisiva del 7 e 8 giugno.
Il clima politico resta quindi particolarmente teso. Da una parte la corsa elettorale verso il ballottaggio, dall’altra l’attesa per capire se il centrodestra deciderà davvero di portare la questione davanti al TAR.
Il centrosinistra maceratese accelera la strategia in vista del ballottaggio del 7 e 8 giugno contro il sindaco uscente Sandro Parcaroli. secondo voci giornalistiche, dopo aver conquistato il secondo turno con un distacco di 1.609 voti, Gianluca Tittarelli sta lavorando su un doppio fronte: rafforzare il profilo moderato della coalizione e recuperare consensi nelle frazioni della città.
Tra le ipotesi che stanno prendendo quota c’è quella di affidare il ruolo di vicesindaco a Romano Mari, presidente dell’Ordine dei medici di Macerata ed ex presidente del consiglio comunale. Una scelta, parrebbe, sostenuta dallo stesso Tittarelli e considerata utile per rassicurare l’elettorato centrista e cattolico, ritenuto determinante in vista del secondo turno. Mari avrebbe però chiesto una convergenza unanime da parte della coalizione prima di accettare un eventuale incarico.
Il centrosinistra è infatti percepito da una parte dell’elettorato come sbilanciato a sinistra, anche per la presenza di liste come Movimento 5 Stelle, Strada Comune, Avs e L’Altra Macerata. Per questo proseguono anche i contatti con le forze centriste e civiche. Marco Sigona, candidato di Officina delle Idee, avrebbe annunciato il suo sostegno a Tittarelli, mentre i colloqui sono aperti con Mattia Orioli del Terzo Polo. Anche Giordano Ripa, prima di chiudere le comunicazioni sulle elezioni, ha espresso il proprio endorsement al candidato del centrosinistra.
Sul piano elettorale, l’analisi del voto ha evidenziato una buona tenuta del centrosinistra nel centro storico, ma forti difficoltà nelle frazioni, dove il centrodestra ha ottenuto risultati molto più netti.
Tittarelli quindi è li che deve andare per recuperare il distacco evidenziato nel primo turno.
Il verdetto della commissione elettorale di Macerata, arrivato nella tarda serata di ieri, congela l’esito delle urne e apre ufficialmente la strada alla battaglia legale. Quello che il centrodestra temeva – e aspettava di verificare – si è trasformato in realtà: al sindaco uscente Sandro Parcaroli (Lega) sono bastati appena dieci voti in meno del previsto per mancare la rielezione diretta al primo turno.
Un margine strettissimo che ha immediatamente fatto scattare lo stato di mobilitazione tra le fila della coalizione di governo cittadino. L'attenzione si sposta ora interamente sui dettagli del verbale: dalle carte emergono infatti 350 schede nulle e 72 schede bianche. Numeri su cui il centrodestra intende fare immediata chiarezza, partendo dalla richiesta di un riconteggio mirato delle schede annullate, che potrebbero ribaltare l'esito del voto. "Questa mattina faremo un passaggio con l'avvocato, ma la direzione è questa", fanno sapere dall'entourage del sindaco uscente.
La strategia è ormai tracciata e l'approdo al Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) appare l'opzione più probabile per bloccare o rimettere in discussione il risultato.
Nel frattempo, la macchina elettorale resta sospesa in un limbo. Si attende infatti la conferma ufficiale del ballottaggio, previsto per i prossimi 7 e 8 giugno. Se i numeri attuali venissero blindati, Parcaroli sarà costretto a sfidare al secondo turno il candidato dello schieramento di centrosinistra, Gianluca Tittarelli, in un testa a testa che si preannuncia infuocato. I prossimi giorni, e soprattutto le prossime mosse legali, saranno decisivi per capire il destino politico di Macerata.
Ci pareva che il caos - politico e mediatico - della notte elettorale di lunedì potesse aver rappresentato l'acme di questa tornata amministrativa nel comune di Macerata, e invece pare che si possano toccare nuove vette.
Nelle ultime ore, come sapete, a scuotere il dibattito cittadino è stato lo spettro della cosiddetta "anatra zoppa". Secondo questa ricostruzione, in caso di vittoria dello sfidante del centrosinistra Gianluca Tittarelli, il nuovo sindaco si troverebbe nell'impossibilità di governare, costretto a fare i conti con un Consiglio Comunale blindato dalla maggioranza di centrodestra.
Una proiezione che sembra quasi volersi sommare al caos andato in scena durante la notte elettorale, tra percentuali ufficiose sparate a raffica e anticipati festeggiamenti/amminissioni di sconfitta, di cui vi abbiamo già raccontato.
Ma le cose stanno davvero così? Dati alla mano (quelli ora a disposizione) e giurisprudenza alla mano, la risposta è no. L'anatra zoppa a Macerata è un bluff. Spieghiamo perché.
DAVVERO ANATRA ZOPPA? - Chi ipotizza questo scenario, infatti, si basa su un dato reale, ma incompleto: guardando esclusivamente alle preferenze ottenute dai simboli di partito, la coalizione di centrodestra a sostegno di Sandro Parcaroli ha racimolato il 50,46% dei voti di lista. Sulla carta, superando la soglia del 50%, il centrodestra avrebbe bloccato il premio di maggioranza per il centrosinistra.
A fare chiarezza definitiva interviene però il Ministero dell'Interno tramite Eligendo, il portale ufficiale della Direzione Centrale per i Servizi Elettorali che raccoglie, calcola e diffonde in tempo reale i dati ufficiali di tutte le consultazioni elettorali italiane.
Ed è proprio navigando su Eligendo che il castello di carte dell'anatra zoppa parrebbe crollare: la percentuale della coalizione di centrodestra calcolata sul totale dei voti validi ai candidati sindaco (che include le schede del voto disgiunto e quelle destinate al solo candidato primo cittadino) si attesta invece al 48,55%. Lo stesso ministero specifica sul portale che è proprio quest'ultimo valore - il 48,55% e non il voto di lista - il parametro di riferimento assoluto per stabilire l'attribuzione o meno del premio di maggioranza.
COSA DICE IL CONSIGLIO DI STATO - Quella dettata dal Ministero non è un'interpretazione arbitraria, bensì segue un orientamento granitico della giustizia amministrativa. Negli anni, il Consiglio di Stato (l'organo supremo d'appello che sta sopra ai TAR regionali) è intervenuto più volte per spegnere i dubbi (si vedano le sentenze n. 3021/2010, n. 2823/2012, n. 2174/2017 e n. 1067/2018).
La parola "fine" alla questione è stata scritta dalla giurisprudenza più recente, con la sentenza n. 3964 del 2022, che ha risolto un caso riferito al comune di di Volla, inserito nella città metropolitana di Napoli, in Campania.
I giudici di Palazzo Spada hanno chiarito che la legge elettorale delle comunali nasce con un obiettivo preciso: garantire la stabilità e la governabilità delle città, assicurando a chi vince almeno il 60% dei seggi. Per bloccare questo premio, le opposizioni devono aver ottenuto il 50% più uno di tutti i voti validi espressi al primo turno, non solo di quelli legati alle liste.
Questo sulla base dell’interpretazione del legislatore dei termini "cifra elettorale" e "voti validi", su cui non entriamo nel dettaglio per non tediarvi, ma tanto vi dovevamo.
IL CASO MACERATA - Ora passiamo ai dati propri di Macerata, che sottolineiamo nuovamente essere ufficiosi in attesa del bollo di ufficialità dell'Ufficio Centrale. Stando a quanto pubblicato sinora, le liste di Parcaroli hanno raccolto 9.762 voti, ma la percentuale del 48,55% non nasce dividendo questo dato per il totale delle liste, bensì per il totale dei voti validi andati a tutti i candidati sindaci (20.106).
Questa differenza è prodotta dagli elettori che hanno scelto il solo sindaco o fatto uso del voto disgiunto. In questo specifico bacino, Tittarelli ha superato Parcaroli ottenendo 380 voti personali oltre i suoi partiti rispetto ai 282 dello sfidante (in base ai dati diffusi al momento della pubblicazione), abbassando la quota della coalizione di centrodestra sotto la fatidica soglia del 50%.
Particolare curioso. Analizzando gli Open Data forniti dal Comune (ribadiamo, al momento ancora ufficiosi), il dato finale di Parcaroli risente di un saldo negativo nel gioco dei voti disgiunti: se da un lato ha incassato 334 voti 'solo sindaco' puri, dall'altro ha visto una parte di elettori delle proprie liste disperdere la preferenza per il primo cittadino a favore degli altri sfidanti, facendo scendere il suo saldo attivo di preferenze personali a +282.
IL CASO CAMPOBASSO - Inoltre, il caso dell'anatra zoppa di Campobasso (quello sì, effettivo) a seguito delle elezioni del 2024, richiamato da molti, non fa fede sotto questo punto di vista. In quella tornata, al primo turno, la coalizione di centrodestra (poi perdente al ballottaggio) aveva effettivamente totalizzato il 52,68% delle preferenze che nel calcolo ponderato superavano comunque la quota del 50% +1 (51,07% per l'esattezza). A Macerata, invece, il centrodestra - stando sempre ad Eligendo - si è fermato al 48,55% dei voti validi totali: la soglia non è stata superata e il premio di maggioranza, in caso di vittoria del centrosinistra, scatterebbe automaticamente.
Questo chiarimento tecnico si inserisce nell'attesa della ratifica ufficiale dei dati da parte dell'Uffico Centrale e nel contesto di un verdetto del primo turno che ha avuto del clamoroso, è sotto gli occhi di tutti ed è pendente, visto che il centrodestra aveva annunciato la volontà di ricorrere al Tar per ricalcolare le 350 schede nulle. Sandro Parcaroli è stato letteralmente beffato per una manciata di schede: fermandosi al 49,96%, gli sono bastati appena 10 voti in meno rispetto alla soglia della maggioranza assoluta per far saltare la riconferma immediata.
In conclusione, la partita per la guida di Macerata - allo stato attuale - non prevede governi dimezzati o paralisi. Nessuna anatra zoppa, dunque, all'orizzonte.
A Macerata, a due giorni dal voto che ha decretato il ritorno alle urne per il ballottaggio, è già partito il duello a distanza tra il sindaco uscente Sandro Parcaroli e lo sfidante del centrosinistra Gianluca Tittarelli. Dopo le dichiarazioni con cui Tittarelli aveva rivendicato di aver ottenuto più preferenze personali rispetto al candidato del centrodestra (leggi qui), è arrivata la replica social di Parcaroli, che a due giorni dal voto è tornato a commentare i risultati elettorali.
"Ho un'idea diversa sui numeri, che non hanno bisogno di interpretazioni: 10.044 voti raccolti contro 8.435. Partiamo e arriviamo qui, non c’è molto da aggiungere a questa differenza di 1.609 voti", scrive il sindaco uscente sul proprio profilo social, rivendicando il vantaggio maturato al primo turno.
Parcaroli entra poi direttamente nel merito dell’analisi fatta dal candidato del centrosinistra sul dato delle preferenze personali: "Il mio sfidante dice che ha ottenuto più voti di me come candidato sindaco, ma questa è una corsa che fa solo lui, perché magari cerca di disimpegnarsi dalla sua coalizione di sinistra-sinistra, guardando un’area moderata che non ha".
Il sindaco uscente rilancia quindi il valore della coalizione che lo sostiene: "Io dico che vince la squadra, che l'unione fa la forza e porta lontano. Questo la mia coalizione lo ha già dimostrato e continuerà a farlo. La sua?? Boh?". Uno scontro politico già entrato nel vivo, mentre la città si prepara a due settimane decisive prima del ballottaggio.
All'indomani del verdetto delle urne che ha sancito il ballottaggio tra Sandro Parcaroli e Gianluca Tittarelli, la lista civica "L'Altra Macerata" analizza un risultato elettorale che definisce «una delle sorprese più significative e dirompenti dell’intera tornata».
La lista, infatti, ha raccolto 800 voti e il 4,14% dei consensi. «Questo dato straordinario certifica e premia l'immenso e capillare lavoro svolto da questa compagine - dichiara Alessandro Savi -. Per mesi il nostro gruppo ha operato in totale assenza di risorse economiche o grandi finanziamenti, supplendo alla mancanza di mezzi con una passione travolgente e un’organizzazione interna che si è dimostrata pressoché inappuntabile».
Savi mette in evidenza la compattezza della squadra, sottolineando come la quasi totalità dei 29 candidati abbia attivamente trainato la lista portando preferenze personali. «I sondaggi della vigilia e i detrattori ci davano inizialmente per spacciati, stimandoci appena al 2%: con orgoglio possiamo dire di aver raddoppiato quelle previsioni. Siamo riusciti nell'impresa di superare liste strutturate, protette da simboli storici dei partiti tradizionali e sostenute da grandi apparati. In una sola parola: è stato un successo clamoroso».
Un passaggio cruciale delle dichiarazioni di Savi riguarda gli equilibri del prossimo Consiglio comunale e le voci circolate nelle ultime ore sul rischio di instabilità o di scenari complessi legati alla governabilità.
«Desideriamo ringraziare profondamente e uno ad uno i nostri 800 elettori - continua Savi - e vogliamo rassicurarli fermamente su un fatto politico ormai assodato e incontrovertibile: "L'Altra Macerata" farà il suo ingresso nell'assise cittadina e sarà presente in Consiglio Comunale con ben due consiglieri pronti a dare battaglia. Non esistono scenari di “anatre zoppe”, né alcun'altra fake news o speculazione strategica diffusa ad arte dagli avversari potrà impedire questo riconoscimento democratico».
Lo sguardo si sposta ora sul secondo turno, decisivo per l'assegnazione della fascia tricolore. La coalizione progressista si prepara a un'intensa mobilitazione per colmare il distacco e tentare la rimonta.
«Abbiamo fatto appieno la nostra parte, fornendo un contributo decisivo e determinante per sbarrare la strada alla destra - conclude Savi -. Adesso, però, il lavoro non è ancora finito. Si tratta semplicemente di compiere l'ultimo sforzo e tornare a votare in massa nelle giornate di domenica 7 e lunedì 8 giugno. È fondamentale confermare il sostegno a Gianluca Tittarelli per la carica di Sindaco, per dare finalmente a Macerata una nuova, concreta e lungimirante speranza di cambiamento».
MACERATA — Si è svolta nella sede maceratese del Corso di Laurea in Infermieristica dell’Università Politecnica delle Marche la cerimonia conclusiva del Corso di formazione IFoC, organizzato dalla Regione Marche e rivolto al personale infermieristico dell’Ast.
Nel corso della giornata sono stati consegnati gli attestati ai trenta infermieri selezionati e sono stati presentati i project work realizzati durante il percorso formativo, alla presenza della Direttrice Sanitaria dell’Ast di Macerata, dott.ssa Daniela Corsi.
La figura dell’Infermiere di Famiglia e di Comunità, introdotta dal DM 77/2022, rappresenta un elemento centrale del nuovo modello di assistenza territoriale e delle Case di Comunità. Si tratta di un professionista che garantisce assistenza infermieristica a diversi livelli di complessità, operando in stretta collaborazione con gli altri professionisti della rete sanitaria ospedaliera e territoriale.
Non solo cura e assistenza, ma anche prevenzione, orientamento e integrazione con le risorse della comunità per rispondere in modo più efficace ai bisogni di salute della popolazione.
«L’Infermiere di famiglia o di comunità svolge un ruolo preventivo e proattivo di medicina di prossimità – ha spiegato il dott. Paolo Antognini, dirigente delle Professioni sanitarie dell’Ast di Macerata – contribuendo a rendere le persone sempre più consapevoli e in grado di gestire la propria salute».
Il ruolo dell’IFoC è riconosciuto a livello internazionale: già dal 1998 l’OMS Europa, con il documento “Health 21”, ne promuove l’importanza nell’ambito della prevenzione e della presa in carico precoce dei fattori di rischio, così come l’Unione Europea nell’ambito degli obiettivi di salute pubblica.
MACERATA — Si accende il confronto politico in vista del ballottaggio del 7 e 8 giugno, con il Popolo della Famiglia che interviene rivendicando un ruolo centrale nell’esito elettorale e ponendo al centro del dibattito il tema della rappresentanza delle persone con disabilità.
Secondo Adinolfi, il Popolo della Famiglia sarebbe “decisivo” in questa tornata elettorale e avrebbe potuto incidere già al primo turno. Nel suo intervento ricostruisce anche le dinamiche legate alla lista civica “Macerata Unica – Noi Moderati – Civici Marche”, parlando di tensioni interne e di una presunta sottovalutazione del ruolo della candidata Cristiana Di Stefano.
“Chi prova a dire che non ci fossimo accordati sul simbolo mente sapendo di mentire”, afferma Adinolfi, sostenendo l’esistenza di un’intesa politica poi non concretizzatasi.
Il leader del Popolo della Famiglia sottolinea inoltre come il tema centrale debba essere quello delle politiche sociali e in particolare della disabilità. “A Macerata ci sono circa duemila disabili che vivono quotidianamente il grave disagio legato alla loro condizione”, afferma, chiedendo che il confronto elettorale si concentri su proposte concrete.
In questo quadro, Adinolfi lancia una proposta politica precisa: il sostegno al candidato sindaco vincente del ballottaggio sarà legato all’individuazione di una figura con disabilità per l’incarico di assessore ai servizi sociali. Tra i nomi indicati anche quello di Cristiana Di Stefano, dirigente nazionale del partito e coordinatrice regionale nelle Marche.
“Vogliamo una disabile protagonista della prossima giunta di Macerata”, ribadisce Adinolfi, sottolineando che la proposta non sarebbe una richiesta di rappresentanza partitica ma una scelta politica di valore simbolico e amministrativo.
Il Popolo della Famiglia dichiara inoltre disponibilità a sostenere anche altre eventuali candidature su questo tema, purché venga rispettato il principio della rappresentanza delle persone con disabilità negli organismi di governo.
Nel frattempo, viene richiamata anche la vicenda interna alla lista civica “Macerata Unica – Noi Moderati – Civici Marche”, dove erano circolate ipotesi di possibili esclusioni successivamente smentite dalla capolista Deborah Pantana, che aveva chiarito la regolarità della composizione della lista.
MACERATA — In vista del ballottaggio del 7 e 8 giugno per l’elezione del nuovo sindaco di Macerata, interviene il candidato del centrosinistra Gianluca Tittarelli, che rassicura i cittadini sulla futura governabilità del Comune e sulla solidità della possibile maggioranza consiliare.
“Vogliamo rassicurare tutti i cittadini maceratesi che si recheranno al voto per il ballottaggio — afferma Tittarelli —. La loro scelta permetterà comunque di eleggere un sindaco e un’amministrazione in grado di governare, potendo contare su una solida maggioranza del Consiglio comunale”.
Secondo il candidato del centrosinistra, le valutazioni circolate nelle ultime ore su possibili squilibri istituzionali non sarebbero corrette alla luce dell’attuale interpretazione giuridica del sistema elettorale. In caso di vittoria al ballottaggio, sostiene Tittarelli, la coalizione di centrosinistra avrebbe pieno titolo a ottenere il premio di maggioranza necessario per garantire stabilità amministrativa.
Il riferimento è anche al risultato del primo turno, dove la coalizione di centrodestra guidata dal sindaco uscente Sandro Parcaroli si è fermata al 48,5% dei consensi complessivi. Per Tittarelli, il sistema di calcolo non si baserebbe sulla semplice somma delle liste, ma su un computo ponderato che tiene conto anche dei voti ottenuti dai candidati sindaco.
“Non si tratta di anatra zoppa — prosegue il candidato — ma di un quadro amministrativo che garantisce comunque governabilità. I cittadini meritano una campagna elettorale centrata su programmi e progetti, non su interpretazioni giuridiche complesse o strumentali”.
Tittarelli conclude ribadendo la volontà di proporre “la migliore alternativa per il governo della città e del territorio”, in vista del confronto decisivo con il candidato del centrodestra Parcaroli nel ballottaggio imminente.
SEFRO — Una visita istituzionale all’insegna del confronto, della collaborazione e della volontà di accelerare il percorso di rinascita del territorio. Nella giornata del 26 maggio il Comune di Sefro ha accolto il commissario straordinario alla ricostruzione post sisma 2016, Guido Castelli, protagonista di un incontro particolarmente significativo per l’intera comunità locale.
Il Commissario, accompagnato dai dirigenti Chiara Ercoli e Michele Nolasco, è stato ricevuto nella sede comunale dal sindaco Pietro Tapanelli, dall’imprenditore ed ex sindaco Niccola Rossi e dal consigliere regionale Renzo Marinelli. Presenti anche i componenti del Consiglio comunale e i dipendenti dell’ente.
L’incontro ha rappresentato un’importante occasione per fare il punto sullo stato della ricostruzione e sulle prospettive future di uno dei comuni dell’entroterra marchigiano maggiormente segnati dagli eventi sismici del 2016.
Nel corso della visita, Guido Castelli ha effettuato un sopralluogo nelle aree più colpite dal terremoto, verificando direttamente alcune delle criticità ancora aperte. Un momento utile anche per approfondire possibili soluzioni operative in grado di accelerare gli interventi più complessi. Tra le ipotesi illustrate dal Commissario, anche il possibile ricorso allo strumento dell’ordinanza speciale per affrontare situazioni caratterizzate da particolari difficoltà procedurali o strutturali.
Il sindaco Pietro Tapanelli ha sottolineato l’importanza della presenza del commissario sul territorio, definendola “un segnale concreto di vicinanza dello Stato ai comuni colpiti dal sisma”.
«Abbiamo avuto modo di confrontarci apertamente sulle criticità ancora esistenti ma anche sui risultati raggiunti grazie al lavoro quotidiano dell’amministrazione, degli uffici comunali, dei tecnici e di tutti gli attori coinvolti nella ricostruzione — ha dichiarato Tapanelli —. C’è ancora molto da fare, ma siamo consapevoli che soltanto attraverso una forte sinergia istituzionale sarà possibile garantire un futuro stabile ai piccoli comuni dell’entroterra».
Parole di riconoscenza sono state rivolte anche a Niccola “Lino” Rossi, figura storica della comunità sefrense, per il sostegno costante garantito al territorio. Rossi ha evidenziato il ruolo fondamentale degli imprenditori locali nel mantenere vive le comunità montane: «Sefro continua a dimostrare una straordinaria capacità di resistenza e coesione sociale. Il dato sullo spopolamento praticamente vicino allo zero dimostra che qui esiste ancora una comunità viva che crede nel proprio futuro».
Il commissario Castelli ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto dall’amministrazione comunale e per il forte spirito collaborativo riscontrato durante la visita.
«La ricostruzione non è soltanto un insieme di opere pubbliche o pratiche amministrative — ha affermato — ma la capacità di restituire prospettive ai cittadini. Continueremo a lavorare fianco a fianco con i sindaci e con tutte le realtà locali per superare le criticità ancora presenti».
Anche il consigliere regionale Renzo Marinelli ha ribadito il sostegno della Regione Marche ai territori del cratere, sottolineando l’importanza di mantenere un dialogo costante tra istituzioni e comunità locali.
A chiudere la giornata è stato un momento particolarmente simbolico voluto dal sindaco Tapanelli. Al commissario Castelli è stato consegnato un omaggio istituzionale come segno di gratitudine per l’impegno a favore delle aree terremotate.
Un riconoscimento speciale è stato invece riservato a Niccola Rossi, al quale è stata consegnata una fascia tricolore personalizzata e ricamata, simbolo del forte legame con la comunità di Sefro. Contestualmente, il sindaco ha annunciato il conferimento a Rossi dell’incarico di Capo di Gabinetto del Comune, quale attestazione del supporto e della disponibilità sempre dimostrati verso l’amministrazione e il territorio.