L’amministrazione comunale di Tolentino avvia una pianificazione strategica sul proprio patrimonio immobiliare in vista della futura conclusione dello stato di emergenza post-sisma, rispondendo contestualmente alle critiche sollevate di recente a livello locale. La giunta ha deciso di affidare un incarico professionale a un tecnico esperto per analizzare le modalità di utilizzo di circa 190 alloggi di proprietà comunale che torneranno a disposizione dell'ente. L'obiettivo del provvedimento è quello di "anticipare i tempi per farsi trovare pronti al termine del periodo emergenziale, definendo bandi e criteri di assegnazione utili a intercettare nuovi nuclei familiari e a rivitalizzare il tessuto sociale ed economico della città".
Tra le soluzioni al vaglio della municipalità spiccano progetti di housing sociale e formule innovative di locazione finalizzate a incentivare il rientro di chi ha dovuto abbandonare il territorio a causa del terremoto. Come spiegato dalla stessa nota dell'ente, si punta a "intercettare famiglie, magari giovani coppie, che a causa del sisma si siano trasferite altrove". Per favorire questo ritorno, l'amministrazione valuta "l'assegnazione dell'alloggio in locazione e con successivo riscatto con il riconoscimento di una significativa quota del canone versato nel frattempo". La scelta di attivare immediatamente questo screening nasce dalla volontà di "approcciare la fine dello stato di emergenza con idee e obiettivi ben definiti e di avviare senza indugio i bandi per la selezione degli assegnatari".
La nota del comune interviene poi in maniera diretta per replicare ad alcune "fuorvianti considerazioni sulla stampa locale", fornendo le cifre esatte dell'operazione. L'ammontare dell'incarico è pari a 7.700 euro oltre iva e oneri, una somma che gli amministratori definiscono "una cifra modesta se si considera che permetterà di gestire al meglio un patrimonio di proprietà comunale che può stimarsi in almeno 40 milioni di euro". Per contestualizzare la spesa, l'ente ricorda inoltre che nel triennio compreso tra il 2021 e il 2023 gli incarichi di consulenza attribuiti a vario titolo dalle passate gestioni erano stati ben 26, per un esborso complessivo superiore a 170mila euro.
Infine, la replica istituzionale chiarisce i confini normativi che regolano l'azione della giunta, escludendo interventi diretti dei componenti politici nella redazione di atti tecnici per via dei divieti imposti dallo statuto comunale, il quale vieta a sindaco e assessori di ricoprire incarichi o assumere consulenze, anche a titolo gratuito. "L'amministrazione – conclude il documento del comune – deve mantenere un ruolo di scelta politica sulla base anche di valutazioni tecniche, affidate stavolta a un professionista di indubbia competenza e esperienza specifica".
PETRIOLO – Sulla presunta perdita di una sezione della scuola dell’infanzia “Savini” interviene l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Matteo Santinelli, dopo le perplessità sollevate dal consigliere di minoranza di Petriolo Domani, Domenico Luciani. Il Comune parla di “informazioni incomplete” circolate in questi giorni e ricostruisce l’intero iter amministrativo, sottolineando che la procedura è ancora in corso.
«È doveroso fare chiarezza – spiega l’amministrazione – ricostruendo i fatti nella loro interezza. Il Comune non decide l’organizzazione delle sezioni né l’assegnazione del personale docente, competenze che spettano esclusivamente all’amministrazione scolastica. Il nostro ruolo è garantire edifici, servizi e condizioni adeguate».
Secondo quanto riferito, il 15 aprile la dirigenza scolastica avrebbe comunicato la soppressione di una sezione nell’organico di diritto. Due giorni dopo, il 17 aprile, il sindaco Santinelli avrebbe scritto all’Ufficio scolastico regionale, all’Ambito territoriale di Macerata, al commissario straordinario per la ricostruzione Guido Castelli e ad alcuni parlamentari, chiedendo il ripristino della sezione attraverso le deroghe previste per i Comuni del cratere sismico.
Il 23 aprile, prosegue il Comune, l’Ambito territoriale avrebbe indicato la possibilità di ripresentare la richiesta attraverso il cosiddetto “organico sisma”. Nella stessa giornata si sarebbe svolto un incontro tra amministrazione, dirigenza scolastica, insegnanti e rappresentanti dei genitori per illustrare la situazione e le possibili soluzioni.
Nel frattempo, il commissario Castelli avrebbe confermato pubblicamente il finanziamento delle classi in deroga. Il 30 giugno è stata poi pubblicata la circolare ministeriale sui posti aggiuntivi, mentre il 1° luglio l’istituto comprensivo ha formalmente avanzato la richiesta di personale. A seguire, il Comune ha inviato una nuova nota all’Ufficio scolastico regionale a sostegno dell’istanza.
«Questi sono i fatti – sottolinea l’amministrazione –. Dispiace che qualcuno abbia trasformato una fase ancora aperta in una presunta verità definitiva, diffondendo solo parte delle informazioni e generando allarmismo tra le famiglie».
Il riferimento, pur senza citazioni dirette, è alle osservazioni del consigliere di minoranza Domenico Luciani, che aveva espresso dubbi sulla tenuta dell’offerta formativa. L’amministrazione respinge le accuse di mancata trasparenza e rivendica il lavoro svolto: «Continueremo a seguire ogni passaggio della procedura fino alla conclusione, con l’obiettivo di garantire il mantenimento della sezione e tutelare il diritto allo studio dei bambini».
Il Comune conclude ribadendo la volontà di proseguire “con discrezione e collaborazione istituzionale”, invitando a evitare la diffusione di notizie non complete su una vicenda ancora in evoluzione.
Si è svolto questa mattina, presso la Provincia di Macerata, un incontro dedicato al percorso per la realizzazione del Centro per le Disabilità Gravi, progetto atteso da anni dal territorio di Civitanova Marche e considerato strategico sul piano sociale e assistenziale
Al tavolo hanno partecipato il presidente della provincia Alessandro Gentilucci, il sindaco Fabrizio Ciarapica, l’assessore all’Urbanistica Roberta Belletti, i consiglieri comunali Troiani, Croia e Carella, il presidente dell’ASP Paolo Ricci Alfredo Perugini, il consigliere Corrado Perugini, il direttore generale Zallocco, oltre ai rappresentanti delle famiglie, ai tecnici della Provincia e agli uffici comunali competenti.
L’incontro ha consentito di fare il punto sullo stato dell’iter e di condividere i prossimi passaggi operativi, confermando la volontà comune di tutte le istituzioni coinvolte di proseguire con determinazione verso la realizzazione dell’opera.
Il sindaco Ciarapica ha sottolineato il valore del progetto:“Ci sono opere che hanno un valore che va oltre l’intervento in sé. Il Centro per le Disabilità Gravi è una di queste, perché rappresenta una risposta concreta ai bisogni delle persone più fragili e delle loro famiglie. Oggi abbiamo registrato una piena sintonia tra tutti i soggetti coinvolti”, ha dichiarato.
Sulla stessa linea l’assessore all’Urbanistica Roberta Belletti, che ha evidenziato il lavoro tecnico e amministrativo necessario per portare avanti l’iter: “Dietro ogni progetto ci sono mesi di lavoro, approfondimenti e confronti tecnici. L’incontro di oggi conferma che il percorso procede con metodo e una direzione condivisa”, ha affermato.
Nel corso della riunione è stato espresso anche un ringraziamento al presidente della Provincia Alessandro Gentilucci per la disponibilità nell’ospitare l’incontro e per l’attenzione dimostrata verso il progetto, così come ai rappresentanti delle famiglie e ai tecnici coinvolti.
L’Amministrazione civitanovese ha ribadito che il confronto odierno "rappresenta un ulteriore passo in avanti in un percorso che punta alla realizzazione di una struttura ritenuta fondamentale per il territorio, con l’obiettivo di offrire risposte concrete e servizi adeguati alle persone con disabilità gravi e alle loro famiglie".
La riduzione del numero delle sezioni nella scuola dell’infanzia di Petriolo, che per l’anno scolastico 2026/2027 passerà da tre a due, sta sollevando preoccupazione nel territorio.
Il provvedimento è contenuto nel Decreto del Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per le Marche n. 768 del 5 maggio 2026, con cui sono stati definiti organici e sezioni delle scuole dell’infanzia per il prossimo anno scolastico.
Sulla vicenda interviene il consigliere comunale di Petriolo Domani, Domenico Luciani, che esprime forte contrarietà alla decisione.“Si tratta di una notizia preoccupante per la nostra comunità, che rischia di produrre conseguenze negative sia nell’immediato sia in prospettiva futura”, afferma Luciani.
Secondo il consigliere, la soppressione di una sezione rischia di incidere sull’organizzazione didattica, sulla capacità di accoglienza della scuola e, più in generale, sull’attrattività dell’istituto.
“La riduzione da tre a due sezioni può incidere negativamente sulla qualità dell’offerta educativa e sull’organizzazione scolastica”, sottolinea ancora.
Luciani richiama inoltre il contesto demografico del Comune e la sua collocazione nel cratere sismico del 2016, evidenziando come il ridimensionamento dei servizi scolastici possa rappresentare un ulteriore elemento di fragilità per la comunità.
Un ulteriore punto critico riguarda gli investimenti in corso sul plesso scolastico, interessato da interventi di ampliamento, adeguamento sismico ed efficientamento energetico finanziati con risorse Pnrr.
“Appare profondamente contraddittorio investire ingenti risorse pubbliche per una scuola più ampia e sicura e, allo stesso tempo, ridurne l’offerta educativa”, osserva Luciani.
Il consigliere sottolinea anche il ruolo della scuola dell’infanzia come primo anello del percorso scolastico locale e il possibile impatto sulla tenuta complessiva degli istituti del territorio.
“La posta in gioco è molto alta”, afferma, evidenziando come le scelte sulle iscrizioni iniziali possano influenzare anche la scuola primaria e secondaria.
Luciani riconosce comunque l’impegno della dirigenza scolastica nel tentativo di ottenere dall’Ufficio Scolastico Regionale un organico adeguato a tre sezioni, ma auspica un intervento più incisivo da parte delle istituzioni.
“Riteniamo che debba essere ripristinata la terza sezione e che la questione debba assumere il massimo rilievo politico e istituzionale”, dichiara.
Infine, il consigliere evidenzia anche la necessità di maggiore trasparenza e tempestività nella comunicazione istituzionale, sottolineando come la notizia sia emersa solo attraverso segnalazioni dei genitori.
“Su una questione così rilevante servono chiarezza, partecipazione e un’azione pubblica forte e incisiva”, conclude Luciani, annunciando che il tema sarà portato all’attenzione del Consiglio comunale per chiedere aggiornamenti e iniziative concrete da parte dell’amministrazione.
Il gruppo Petriolo Domani chiede infine un impegno condiviso per evitare il ridimensionamento dell’offerta scolastica e rilanciare l’attrattività del sistema educativo locale, anche attraverso azioni volte ad aumentare le iscrizioni e valorizzare i servizi del territorio.
Francesco Luciani (Maceratesi per Parcaroli) è il nuovo presidente del Consiglio comunale di Macerata, eletto nel pomeriggio di oggi alla quinta chiamata utile dopo il caos di lunedì scorso con 19 voti a favore, a fronte di 11 schede bianche e una scheda nulla recante il nome errato di "Lanciani". Per lui si tratta del secondo mandato, avendo già ricoperto il medesimo incarico nella precedente consiliatura.
Lo scrutinio decisivo ha permesso alla maggioranza di centrodestra di superare il quorum minimo di 17 preferenze, archiviando così l'impasse istituzionale e i quattro precedenti tentativi andati a vuoto nelle passate sessioni, scongiurando al contempo lo spettro delle dimissioni ventilate dal sindaco Sandro Parcaroli in caso di ulteriore fumata nera.
L'approdo all'urna è stato blindato da un accordo siglato in extremis nella notte attraverso un mini rimpasto di Giunta: la Lega ha acconsentito al passo indietro dell'assessore Oriana Piccioni, permettendo l'ingresso nell'esecutivo di Deborah Pantana (Noi Moderati) con la delega all'Ambiente, movimento che spalanca le porte del Consiglio a Claudio Carbonari.
Prima del voto, il dibattito si è acceso in aula sulle intenzioni di voto. Gli interventi politicamente più rilevanti sono arrivati proprio dall'interno della maggioranza, segno di una coalizione tutt'altro che serena. A cominciare dal monito di Alberto Tombesi (Fratelli d'Italia), che ha confermato il sì a Luciani lanciando però un severo avvertimento agli alleati: "Nessuno va avanti da solo, noi siamo qui per un'attività di controllo. Io sarò molto più rigoroso nel controllo della mia parte politica che non della parte opposta. Per prima cosa viene la mia coscienza. Votiamo Luciani in quanto consigliere, non in quanto carabiniere".
Tombesi ha poi espresso solidarietà all'assessore uscente: "L'amica ed ex assessore Piccioni è stata l'agnello sacrificale di qualcosa che è nato in maniera non corretta". Nel dibattito è intervenuta anche la stessa Deborah Pantana (Noi Moderati), in predicato di entrare nella squadra di governo come assessore, la quale ha annunciato l'intenzione di voto a favore del candidato della coalizione definendolo un "uomo rigoroso e rispettoso delle istituzioni", cogliendo inoltre l'occasione per auspicare l'elezione di una donna della minoranza alla vicepresidenza del Consiglio comunale.
Molto atteso anche il rientro dell'ex assessore Silvano Iommi (Forza Italia), che ha chiarito i retroscena sul suo precedente forfait ("ero assente per malattia e non per strategia") e ha marcato la sua linea: "Condivido la posizione di Caldarelli sull'importanza del presidente del Consiglio comunale, che deve essere il presidente di tutta l'assise e non della sola maggioranza".
Per l'Udc, infatti, Marco Caldarelli in precedenza aveva annunciato il voto a favore di Luciani, pur prendendo le distanze dalle tensioni dei giorni scorsi con chiaro riferimento al sindaco Parcaroli, che ha sottolineato di non sentire "da giorni". Indubbiamente il suo è l'intervento che vince la 'palma' di migliore del pomeriggio, con apprezzamenti espressi bipartisan: "Il Presidente del consiglio è un organo a sé stante, e nel rispetto dell’autodeterminazione del consiglio comunale, è auspicabile non interferire politicamente. Non mi piacciono i ricatti, le minacce e le lamentazioni, se gli stessi obiettivi si possono ottenere parlando. La condivisione e il dialogo sono per la politica necessarie".
Dalle fila delle opposizioni sono arrivati attacchi frontali e preannunci di voto non favorevole. Narciso Ricotta (Pd) ha formalizzato la scelta della scheda bianca da parte dei dem definendo la seduta una "farsa e un vilipendio alle istituzioni" che ha "ridicolizzato tutta la città", aggiungendo: "Pantana che lunedì non aveva votato Luciani ora lo vota perché ha ricevuto un assessorato. Peraltro lei, paladina della parità, toglie il posto a un'altra donna. Mostro totale solidarietà a Piccioni".
Durissimo anche l'affondo di Michele Lattanzi (L'Altra Macerata), che ha attaccato la Lega definendola "un partito razzista, lontano dalla tradizione marchigiana democratico-cristiana", provocando l'immediata reazione dell'assessore Marchiori e il richiamo all'ordine da parte del presidente provvisorio Andrea Blarasin. "Avete superato la soglia della dignità – ha incalzato Lattanzi –. Vincere non significa sempre avere ragione, le settimane prossime lo dimostreranno".
A chiudere il fronte delle minoranze, Alice Verdicchio ha annunciato l'astensione del Movimento 5 Stelle: "Un voto giustificato dallo spettacolo indegno che avete offerto alla nostra città. Le spartizioni che ci sono state hanno prevalso sul bene comune". Stessa linea per Alberto Cicarè (Strada Comune), anch'egli astenuto ("Un sindaco che fa fuori un proprio assessore per mantenere il posto"), mentre il consigliere Luciano Pantanetti (UniAmo Macerata) ha optato per la scheda bianca.
Subito dopo la proclamazione, il neoeletto presidente Francesco Luciani ha preso la parola per le sue prime dichiarazioni da presidente bis, visibilmente commosso: "È stato più emozionante della scorsa volta, voglio ringraziare in primis il sindaco per avermi fortemente voluto, credo sulla base di quello che è successo nei cinque anni precedenti. Non ci sarà un consigliere comunale che rimarrà fuori, sarò il presidente di tutti, la mia filosofia è sempre stata questa e non la cambierò mai".
Luciani ha poi rivolto ringraziamenti mirati alla propria civica (Maceratesi per Parcaroli), a Luciano Pantanetti, e ad alcuni esponenti che hanno contrassegnato il dibattito pre-voto, ovvero Marco Caldarelli (a cui si è stretto anche in un abbraccio), sottolineando di "condividere la sua idea di Consiglio comunale", e Silvano Iommi.
Alla vicepresidenza del Consiglio comunale,invece, è stata eletta Ninfa Contigiani (PD), indicata dalla minoranza. Anche in questo caso si è trattato di un’elezione tutt’altro che semplice: sono state infatti necessarie cinque votazioni per arrivare all’esito finale. La maggioranza aveva inizialmente indicato l’ex presidente Luciano Pantanetti, che tuttavia ha rinunciato alla candidatura.
Dopo una fase di stallo, l’accordo si è quindi spostato sulla proposta avanzata dalla minoranza, che ha portato all’elezione di Contigiani con 20 preferenze.
Nonostante il raggiungimento dell’obiettivo numerico e la formalizzazione della presidenza, i 19 voti ottenuti da Luciani, inferiori alla consistenza teorica della coalizione, insieme ai pesanti distinguo emersi in aula, delineano l’avvio di una seconda fase di consiliatura in cui la tenuta politica del centrodestra maceratese sarà verosimilmente oggetto di attenta verifica e monitoraggio.
Nel dibattito politico legato ai nuovi equilibri della Giunta comunale, uno degli aspetti meno immediati riguarda le conseguenze istituzionali che si producono quando un consigliere comunale viene nominato assessore e, successivamente, eventualmente estromesso dall’esecutivo.
Il tema è tornato di attualità anche a Macerata, dove la nuova consiliatura del sindaco Sandro Parcaroli è stata segnata da tensioni già dal primo Consiglio comunale del 29 giugno, nel quale non è riuscita per più votazioni l’elezione del presidente dell’assise, a causa di frizioni interne alla maggioranza.
La disciplina inerente questa casistica è contenuta nell’articolo 64 del Testo unico degli enti locali (TUEL, ndr), che regola il rapporto tra Giunta e Consiglio comunale nei Comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti. La norma stabilisce che la carica di assessore è incompatibile con quella di consigliere comunale e che, nel momento in cui un consigliere accetta la nomina in giunta, cessa automaticamente dalla carica consiliare, lasciando il proprio posto al primo dei non eletti della stessa lista, secondo il meccanismo della surroga previsto dall’ordinamento.
Il punto centrale riguarda ciò che accade nel caso in cui l’assessore venga successivamente revocato o coinvolto in un rimpasto di Giunta. La normativa vigente non prevede alcun rientro automatico in Consiglio comunale, perché la cessazione dalla carica consiliare avviene al momento dell’accettazione dell’incarico in giunta ed è definitiva. Il seggio, una volta attribuito al surrogante, resta a quest’ultimo fino a una nuova eventuale vacanza determinata secondo le ordinarie regole elettorali.
Questo significa che, anche in caso di uscita dall’esecutivo, l’ex assessore non torna automaticamente a sedere in Consiglio comunale. Il sistema è quindi costruito su una separazione netta tra ruolo esecutivo e ruolo consiliare, che produce effetti stabili sulla composizione dell’assemblea elettiva.
Un esempio concreto di questo meccanismo si sta verificando a Macerata con la composizione della nuova amministrazione, nella quale Maria Oriana Piccioni, nominata assessore, ha lasciato il seggio consiliare a Paolo Pesci, terzo dei non eletti della sua lista. ora che verrà estromessa dalla giunta a favore di Deborah Pantana, la normativa non consentirebbe il ritorno automatico della stessa Piccioni in Consiglio comunale, poiché il seggio è ormai attribuito al consigliere subentrato.
La fumata bianca arriva sul filo di lana, ridisegnando gli equilibri interni al centrodestra alla vigilia del decisivo Consiglio comunale convocato per le ore 15:00 di oggi. Le diplomazie dei partiti hanno siglato l'intesa definitiva per superare la crisi, blindando la candidatura di Francesco Luciani (Maceratesi per Parcaroli) alla presidenza dell'assise cittadina, per la quale è necessaria una base minima di 17 preferenze.
Un accordo strutturale che risponde al chiaro diktat del sindaco Sandro Parcaroli, il quale aveva chiesto stabilità per l'intero mandato, prospettando in alternativa le proprie dimissioni. La novità principale dell'accordo riguarderebbe il passaggio di consegna della delega all'Ambiente, precedentemente in capo all'assessore uscente Oriana Piccioni.
Con il passo indietro della rappresentante della Lega, la casella ambientale passerà ufficialmente nelle mani di "Noi Moderati" con l'ingresso in Giunta di Deborah Pantana, mossa che consentirà contestualmente l'ingresso sui banchi del Consiglio del consigliere Claudio Carbonari, pronto a garantire il proprio voto favorevole.
Sul fronte dell'Udc, l'alleanza avrebbe formalizzato l'assegnazione della presidenza della società partecipata Apm, che diventerà effettiva tra un anno alla scadenza naturale del direttivo attuale: resta ancora da sciogliere la riserva sul nome del futuro vertice, in bilico tra l'esponente Marco Caldarelli e un altro profilo espressione dello scudocrociato. La ratifica formale di questo mini rimpasto lampo avverrà subito dopo l'esito della votazione in aula di questo pomeriggio.
Sul fronte interno degli altri partiti non si registrano scossoni, nonostante le lunghe trattative notturne. La Lega, attraverso il segretario provinciale Mauro Lucentini, ha blindato le posizioni degli assessori Andrea Marchiori e Giuseppe Romano,e lo stesso ha fatto Fratelli d'Italia mantenendo inalterata la propria delegazione.
Resta da monitorare l'evoluzione in casa Forza Italia, dove si è discusso fino all'ultimo della possibile staffetta tra l'assessore Barbara Antolini e Laura Laviano (oggi assente per motivi di salute, con subentro eventuale di Alberto Binanti), scenario che potrebbe essere utile a disinnescare possibili voti in ordine sparso insieme all'ex assessore Silvano Iommi, oggi atteso al rientro in aula.
Dopo anni di attesa, l'area Cecchetti si avvia verso una nuova fase di riqualificazione. La Giunta comunale di Civitanova Marche ha approvato la ridefinizione del valore delle opere di urbanizzazione non realizzate, individuando gli interventi che sostituiranno il previsto sottopasso ferroviario, ormai definitivamente accantonato.
Il progetto del sottopasso, inizialmente previsto tra le opere strategiche dell'intervento urbanistico, non è infatti mai stato realizzato a causa del parere negativo della Soprintendenza e delle criticità ambientali legate alla vicinanza del basso bacino del fiume Chienti.
Di fronte a questa situazione, l'Amministrazione comunale ha deciso di ridefinire gli obblighi convenzionali, destinando le opere compensative a nuovi interventi pubblici ritenuti prioritari per la città.
Una parte delle risorse sarà investita per completare la riqualificazione dell'area Cecchetti, con il potenziamento degli spazi pubblici e dell'area verde attrezzata. Il progetto prevede inoltre la realizzazione di una struttura polivalente con museo archeologico, destinata a diventare un nuovo punto di riferimento culturale e ricreativo per la città.
La restante quota delle compensazioni sarà invece destinata a due opere considerate strategiche: la nuova palestra a servizio della scuola secondaria di primo grado "Annibal Caro" e il collegamento viario tra via Vela e via Nelson Mandela, intervento pensato per migliorare la viabilità, la mobilità ciclopedonale e l'accessibilità ai nuovi parcheggi previsti nell'area.
"Ci sono provvedimenti che vanno oltre il loro valore amministrativo perché contribuiscono a ridisegnare il futuro della città», commenta il sindaco Fabrizio Ciarapica. «Dopo una vicenda complessa, rimasta per troppo tempo senza una soluzione definitiva, abbiamo scelto di affrontarla con determinazione, restituendo una prospettiva concreta a un'area strategica per Civitanova. Il risultato è un progetto che completa la riqualificazione dell'area Cecchetti e permette allo stesso tempo di realizzare nuove opere pubbliche attese dalla comunità".
Sulla stessa linea l'assessore all'Urbanistica Roberta Belletti, che sottolinea come la revisione rappresenti "la dimostrazione che una pianificazione urbanistica moderna deve saper trasformare le criticità in opportunità". Secondo Belletti, la scelta consentirà di dare all'area Cecchetti un nuovo ruolo come polo pubblico, culturale e urbano, migliorando allo stesso tempo i servizi e la qualità della vita dei cittadini attraverso nuovi interventi infrastrutturali.
"Ben vengano le testimonianze di chi fa l’esperienza del carcere, anche quelle di Gianni Alemanno, nel momento in cui queste possano arrivare più facilmente di quanto non arrivino le denunce sulle condizioni delle carceri", ma "ci si domanda come sia possibile essere così cinici da vampirizzare le sofferenze di coloro con i quali si è condiviso un tratto della propria esistenza".
Così Alleanza Verdi e Sinistra Macerata interviene sulla presenza nel capoluogo di provincia dell’ex sindaco di Roma e già ministro Gianni Alemanno, ospite di uno degli appuntamenti della rassegna Macerata Racconta.
Secondo Avs Macerata, il rischio è che il tema delle carceri venga utilizzato in chiave politica o comunicativa, allontanandosi dalla necessità di affrontare le criticità strutturali evidenziate da anni da associazioni e osservatori indipendenti.
Il gruppo locale richiama inoltre il Rapporto Antigone sulle condizioni di detenzione, che descrive un quadro segnato da sovraffollamento, difficoltà organizzative e criticità diffuse negli istituti penitenziari italiani.
«Il tema carcerario richiede interventi concreti e responsabilità istituzionale – conclude Avs Macerata – e non può essere ridotto a terreno di propaganda o a operazioni di ritorno sulla scena politica».
Cgil, Cisl e Uil di Macerata, insieme alle federazioni dei pensionati Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp UIL, esprimono forte preoccupazione per la mancata apertura di un confronto da parte dell’AST di Macerata su temi considerati “centrali” per il diritto alla salute sul territorio.
Secondo le organizzazioni sindacali, da mesi sarebbero stati richiesti incontri senza ottenere riscontro. Una situazione definita “incomprensibile”, soprattutto alla luce della necessità di programmazione condivisa e trasparenza nella gestione della sanità territoriale.
Tra le questioni sollevate figura lo stato di attuazione delle Case di comunità previste dal Pnrr. In provincia di Macerata ne sono state programmate sette, ma al momento risulterebbe operativa soltanto quella di Treia. I sindacati segnalano inoltre criticità legate alla carenza di personale, che rischierebbe di compromettere l’effettiva erogazione dei servizi previsti dal DM 77/2022.
Un altro punto riguarda le rette delle strutture residenziali, con segnalazioni di possibili aumenti dei costi a carico degli ospiti e delle famiglie. Una situazione che, secondo Cgil, Cisl e Uil, sta generando difficoltà economiche in un contesto già segnato dalla crisi.
Le organizzazioni sindacali chiedono quindi un confronto urgente con la direzione dell’AST di Macerata, ribadendo che il dialogo tra istituzioni e rappresentanze sociali rappresenta uno strumento essenziale per affrontare le criticità del sistema sanitario territoriale.
In assenza di risposte, i sindacati annunciano la valutazione di iniziative pubbliche con lavoratori, pensionati e cittadini per tutelare il diritto a una sanità pubblica “efficiente, accessibile e sostenibile.
Una colazione all'aperto per ribadire il no alla nuova discarica. È l'iniziativa organizzata domenica mattina, alle 8.30, dal comitato contrario alla realizzazione dell'impianto nell'area di Montefano individuata come possibile sede del sito. All'appuntamento, chiamato "Una colazione in discarica prima della monnezza" hanno preso parte circa 300 persone.
L'incontro si è svolto direttamente nell'area interessata dalla proposta, scelta simbolicamente per mostrare ai partecipanti i terreni individuati dopo la revisione dei criteri successiva allo studio affidato all'Università Politecnica delle Marche.
Alla manifestazione hanno partecipato anche la sindaca di Montefano Angela Barbieri, la sindaca di Montecassiano Barbara Vecchi, l'assessore del Comune di Osimo Antonio Spilli, i consiglieri regionali Paolo Caporossi e Leonardo Catena, oltre ad alcuni esponenti dell'opposizione del Comune di Filottrano.
Nel corso dell'iniziativa il comitato ha ribadito le proprie preoccupazioni rispetto alla localizzazione dell'impianto. Prosegue intanto la raccolta firme promossa dal comitato, che ha annunciato di essere ormai vicino alla quota di 4mila sottoscrizioni. Le firme saranno consegnate il 7 luglio al Consiglio regionale delle Marche.
Secondo gli organizzatori le criticità sono molteplici. L'area sarebbe soggetta a problemi idrogeologici, nelle vicinanze ci sono abitazioni, strutture ricettive e aziende agricole di pregio. Tra gli elementi evidenziati dal comitato figura anche la presenza di residuati bellici nell'area.
Gli organizzatori avevano inoltre invitato il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli e l'assessore regionale all'Ambiente Stefano Aguzzi, "per fargli verificare di persona e comprendere le ragioni della nostra contrarietà", ha dichiarato il comitato.
Nel corso della manifestazione è intervenuto anche il consigliere regionale Leonardo Catena, che ha espresso sostegno alla mobilitazione e ha criticato il percorso che ha portato all'individuazione del sito.
"Per manifestare la nostra solidarietà rispetto a una vicenda davvero grave e vergognosa, ossia la decisione dell'Ata di Macerata di rovesciare la graduatoria elaborata dalla Politecnica delle Marche, dopo che questa era stata incaricata dalla stessa Provincia di Macerata, introducendo criteri politici che hanno sovvertito l'ordine dei siti dove dovrebbe essere realizzata la discarica provinciale di Macerata. Troviamo questa decisione davvero vergognosa, così come è vergognosa l'assenza delle istituzioni, dal presidente della Regione Acquaroli al presidente della Provincia Gentilucci, che con un atto di bullismo vanno a punire un Comune politicamente orientato in maniera diversa, finendo per danneggiare un'intera comunità", ha dichiarato Catena.
"La battaglia ora si sposta su due fronti. Dal punto di vista amministrativo aspettiamo il ricorso al Tar, dato che ci sono probabilmente profili di illegittimità, ma la cosa più importante è la lotta politica. Porteremo la discussione in Consiglio regionale e fondamentale è la vicinanza delle persone che in queste settimane hanno raccolto migliaia di firme. Cerchiamo di contrastare questa ingiustizia", ha concluso il consigliere regionale.
"La nuova consiliatura di Macerata parte nel peggiore dei modi”. È la valutazione del co-portavoce comunale di Alleanza Verdi e Sinistra, Andrea Maurilli, che interviene dopo la prima seduta del Consiglio comunale, culminata con il fallimento della riconferma di Francesco Luciani come presidente dell'assise e il rinvio dei lavori per la mancanza del numero legale.
Il rappresentante di AVS parla di “frizioni interne alla coalizione”, con particolare riferimento agli equilibri politici tra le liste che hanno sostenuto la vittoria elettorale. “Alla prima votazione la maggioranza implode – afferma – e si registrano evidenti contrasti nella gestione dei rapporti tra le forze politiche”.
Maurilli sottolinea inoltre come, nelle tre votazioni svolte, si siano verificati momenti di stallo e difficoltà nel garantire il numero legale, sia nella seduta di ieri che in quella odierna, interpretati dall’opposizione come segnale di instabilità politica.
“Il ricorso a tattiche dilatorie o all’assenza del numero legale – aggiunge – non è un modo serio di affrontare le responsabilità di governo della città”. Da AVS arriva infine un giudizio critico sull’avvio dell’amministrazione: “Macerata non merita uno spettacolo di questo tipo. È evidente una gestione fondata su equilibri fragili e su dinamiche interne che rischiano di pesare sull’azione amministrativa”.
Riceviamo e pubblichiamo la formale richiesta di smentita e rettifica inviata dall'avvocato Paolo Giustozzi per conto della dottoressa Katiuscia Cassetta in merito alle indiscrezioni politiche pubblicate dalla nostra testata nell'articolo dal titolo "Telefoni roventi". Attraverso la nota del proprio legale, la sig.ra Katiuscia Cassetta nega recisamente di aver mai esercitato pressioni, dirette o indirette, in ordine alla nomina dell'assessora alla cultura Lorella Benedetti o di altri componenti della giunta comunale.
Contestualmente, la dott.ssa Katiuscia Cassetta nega con altrettanta fermezza qualsiasi coinvolgimento di "ambienti curiali" a sostegno di sue presunte "istanze" politiche o personali volte ad arrestare le aspettative della dott.ssa D'Alessandro, precisando che non esiste alcun fondamento oggettivo alle affermazioni circa manovre di potere di cui sia resa protagonista.
Infine, nella medesima nota si specifica che la scelta di non ripresentare la propria candidatura è dipesa esclusivamente da valutazioni personali della dott.ssa Cassetta, legate ad esigenze di vita e di salute. Tale decisione non può essere pertanto ridotta, senza prova alcuna, alla volontà di "evitare il giudizio degli elettori" dai quali, al contrario, l'ex amministratrice riceve quotidiane manifestazioni di stima e apprezzamento per il lavoro svolto nel corso del proprio mandato quale assessore alla cultura.
Appare quasi blasfemo che nella stessa sala dove lunedì si è consumato uno degli episodi più espliciti di sciatteria istituzionale e protervia politica che Macerata abbia mai conosciuto si renda oggi l’estremo saluto all’onorevole Adriano Ciaffi: un gigante della politica, l’uomo che ha traghettato le macerie della Dc verso un nuovo orizzonte, che ha immaginato – criticabile o meno che fosse – una Macerata futura impegnandosi perché la costruzione si facesse; certo con logica di “parte”, ma mai con perseguimento di proprio interesse.
Ancor più "offensivo" della sua memoria è constatare che Adriano Ciaffi è l’artefice della riforma che ha portato all’elezione diretta del sindaco e che va incontro all’estremo saluto a 48 ore dalla presa d’atto da parte della città di non avere un sindaco, bensì un uomo che è eterodiretto, incapace di proporre alcunché al cospetto dell’invadenza di figure che nulla c’entrano con i destini della città e che perseguono un proprio interesse di bottega.
Per tutto il tempo del calvario del centrodestra che si è consumato lunedì pomeriggio al centro dei banchi della giunta non c’era un sindaco, ma il cartonato di Sandro Parcaroli con lo sguardo perso, a un tratto confortato dalle “pie donne” Francesca D’Alessandro e Barbara Antolini, in cerca di un cenno di assenso da parte dei suoi due “guardiani”: Mauro Lucentini il commissario ad acta della Lega e il consigliere di minoranza di Appignano, Luca Buldorini.
È un ritratto che molto somiglia all’indimenticabile pagina di Alessandro Manzoni quando Don Abbondio incontra i Bravi che lo ammoniscono: "il signor curato è un uomo che sa il viver del mondo; e noi siam galantuomini, che non vogliam fargli del male, purché abbia giudizio. Signor curato, l’illustrissimo signor don Rodrigo nostro padrone la riverisce caramente". Non stiamo certo qui a indagare se esista un don Rodrigo, ma di certo s’addice alla bisogna la “sentenza” manzoniana su don Abbondio: "Il coraggio se uno non ce l’ha mica se lo può dare".
Il cartonato di Parcaroli lunedì non ha guardato in faccia nessun consigliere, non è stato in grado di far sentire il peso personale. Di fronte ai continui colpi che lui e la sua presunta maggioranza ricevevano avrebbe potuto ben dire ritiriamo la candidatura di Francesco Luciani – tra l’altro mandato allo sbaraglio, convien dire, senza troppo rispetto – oppure rivediamo la giunta, o ancora fermi tutti io ci metto la faccia: o votate Lucentini o si va tutti a casa. Niente! Nascosto, mesto, cereo in volto.
A confermare che lui è stato messo lì per curare gli interessi di qualcun altro e che ha dei vincoli che molto somigliano a quelli del “curato” (e un po’ di curia qui c’entra): ai quali non si può sottrarre. Per la verità dal coté curiale – il mago delle preferenze Merlini e forse il capo di gabinetto Poletti – dopo che si è appalesato il ballottaggio si è tentata una ricopertura a sinistra con il via libera a Romano Mari, ma si sa com’è andata e oggi l’incertezza regna sovrana.
Il capogruppo di Fratelli d’Italia Pierfrancesco Castiglioni ha improvvisato uno show da urlatore per nascondere la pena di quello spettacolo, ma sa benissimo che lui e buona parte della dirigenza locale di Fratelli d’Italia porta il peso di questo indecoroso spettacolo. Ciò che più è stato sorprendente è che a nessuna delle comparse di questa tragicommedia è venuto fatto di pensare: ma quelli che ci hanno votato si aspettavano questo? E qui si devono avanzare altre considerazioni che aprono scenari a dir poco inquietanti per la città.
Si era scritto nei giorni andati che la giunta varata sotto dettatura dei “bravi” era una giunta di minoranza dove inspiegabilmente spuntano figure eccentriche e che aveva tagliato fuori due partiti di centro e cattolici che sono stati indispensabili alla vittoria del centrodestra. Qui si è manifestata la protervia della Lega. Non solo, in questo clima di esondante tracotanza anche altri parti hanno fatto errori nell’indicare o escludere i propri componenti della giunta.
E questo ha portato all’esito ridicolmente funesto per il centrodestra lunedì in consiglio comunale dove c’è stato anche un episodio di assoluta gravità e di cui il segretario generale si è reso corresponsabile. L’assessore in pectore ai lavori pubblici, Andrea Marchiori, avrebbe imposto ai cinque consiglieri della sua lista di scrivere sulle schede "Lucentini presidente" perché non si potesse dubitare della loro fedeltà alla linea. In una votazione a scrutinio segreto questa è una chiara indicazione vietata dai regolamenti comunali, ma anche dalla legge (perdoni onorevole Ciaffi, ma davvero non sanno quello che fanno) e tuttavia il segretario ha dato buone, inutilmente, quelle schede.
Tralasciamo – per carità di patria - di narrare la sceneggiata consiliare e veniamo agli interrogativi che pressano. Che succederà domani? Insisteranno col proporre Francesco Luciani, eletto nella lista emanazione di Paolo Calcinaro e questo è particolare non trascurabile, o cercheranno altro nome magari con un accordo? Si sa che si sono incontrati quelli di Fratelli d’Italia e nonostante le perorazioni di Pierfrancesco Castiglioni che ha alternato blandizie e minacce l’incertezza sul voto resta. La ragione c’è.
Si sa che Francesco Acquaroli sarebbe pronto a scaricare Sandro Parcaroli. Le motivazioni sono tre. La prima è l’assoluta inconsistenza del sindaco cartonato appalesatasi in tutta la sua evidenza lunedì; la seconda è che il prossimo anno ci sono le politiche e Acquaroli come esponente di punta di FdI ha bisogno di una vera coesione del centrodestra; sa perfettamente che questa Lega che ha cercato di arraffare tutto a Macerata non è la Lega che correrà, sa che ha bisogno come il pane dell’appoggio dei cattolici, sa infine che non può permettersi una lite in regione con Calcinaro.
L’ordine di Arianna Meloni è uno solo: vincere le politiche per governare a Roma. E, detto tra noi, palazzo Chigi val bene un Parcaroli che non ha invece capito, o forse non è in condizioni di praticarlo, che una giunta val bene un saluto (a) romano. Peraltro Acquaroli che vuole assolutamente prendere le distanze da questa Lega del maceratese ha i mezzi per farlo. Basta che allarghi la giunta regionale per far entrare come assessore Renzo Marinelli e coloro i quali tengono al guinzaglio Parcaroli vengono messi all’angolo.
Ma c’è la terza motivazione che pesa e conta più di tutte. Se Sandro Parcaroli è eterodiretto la giunta si trova in balia di interessi esterni e finisce che a governare la città non è più la politica, ma un comitato d’affari. Di questo il presidente ha gran timore senza contare che per come si sono messe le cose è evidente che questa giunta avrebbe vita difficilissima su ogni provvedimento. C’è poi il mistero del perché Sandro Parcaroli si sia tenuto per sé la delega all’urbanistica.
Una interpretazione che è giunta fino a palazzo Raffaello è che Parcaroli avrebbe promesso all’ingegnere capo Tristano Luchetti – che non a caso prima delle elezioni è stato riconfermato nell’incarico per un triennio – il ritorno a Macerata della dottoressa Francesca Pallotta (ora in forza al comune di Recanati) come dirigente dei lavori pubblici in modo da dare totale spazio al medesimo Luchetti sul settore urbanistico.
Ora che il Pnrr si è esaurito – e ci saranno delle sorprese non liete in bilancio per il comune di Macerata – l’urbanistica, settore che lo stesso Luchetti ha più volte detto di preferire, torna centrale anche perché ci sono nuove zone di espansione, nuovi terreni sui quali immaginare progetti. In campagna elettorale Parcaroli ha continuato a promettere "Macerata deve crescere" e chi meglio dell’ingegner Luchetti per farla crescere?
Per tutte queste ragioni – oltreché per le acque agitate nel rapporto con la curia e il mondo cattolico circostanza che certo non fa piacere al presidente della regione – Francesco Acquaroli avrebbe detto ad alcuni dei suoi: Parcaroli si può scaricare. Ecco perché Pierfrancesco Castiglioni, che non deve essere stato avvertito del cambio di linea, si danna con relativo scarso costrutto. Pare che Francesco Acquaroli – che ha parecchie gatte da pelare anche a Civitanova Marche e a San Benedetto – abbia aggiunto: va scaricato in fretta perché poi ci sono le politiche.
È del pari evidente che se giovedì (la seduta di oggi del Consiglio sarà rinviata in rispetto della memoria di Adriano Ciaffi, ndr) Francesco Luciani non riuscisse a passare la crisi di maggioranza sarebbe insanabile e Acquaroli dovrebbe convincere Parcaroli a farsi da parte per evitare contraccolpi in regione. Insomma si profila un braccio di ferro durissimo tra i “protettori” del sindaco cartonato e i vertici regionali testimoniato dai telefoni roventi di tutti i consiglieri sottoposti a fortissime pressioni. Nelle prossime 48 ore si verificherà se le cose stanno così. Nel frattempo Macerata assiste, piange e rimpiange Adriano Ciaffi.
Un piano di riordino complessivo per garantire legalità, equità e incolumità pubblica in quello che rappresenta un pezzo fondamentale della storia e dell'economia cittadina, ma che da tempo sconta "criticità non più sostenibili". L'assessore al commercio del comune di Civitanova Marche, Roberto Pantella, interviene direttamente per fare chiarezza sullo stato dell'arte del mercato del sabato: "Se oggi la situazione può apparire in una fase di stallo, e qualcuno potrebbe pensare che nel frattempo non sia stato fatto nulla, è solo perché alcuni ambulanti hanno scelto di intraprendere le vie legali che stanno purtroppo rallentando la procedura".
"Il mio obiettivo, e mio dovere, è semplicemente fare in modo che il mercato funzioni, con regole uguali per tutti e, soprattutto, si svolga in totale sicurezza" rimarca l'assessore, aggiungendo poi con fermezza che "la sicurezza non è negoziabile. L'obiettivo non è penalizzare chi lavora e fa sacrifici, ma garantire passaggi liberi, via di fuga e un mercato fruibile e sicuro per tutti. Le resistenze degli operatori e il rischio di controversie legali non possono fermare il percorso di riordino intrapreso".
"Nonostante la pendenza dei ricorsi, l'attività di monitoraggio non si è fermata e, grazie alla presenza costante degli agenti della polizia locale, le operazioni di "spunta" per l'assegnazione dei posti liberi "vengono chiuse già alle 8:45 del mattino", rimarca Pantella. Un risultato importante che, spiega l'assessore, serve a "permettere agli agenti della polizia locale, una volta terminata la spunta, di ritornare tra i banchi per monitorare l'area. Vogliamo evitare che qualcuno, pensando di farla franca, provi a sottrarsi ai controlli occupando abusivamente gli spazi in un secondo momento, a scapito di chi rispetta le regole".
Il piano di verifiche tocca da vicino anche la regolarità delle merci esposte, contrastando la vendita di materiale usato senza l'obbligatorio cartello informativo o di oggetti del proprio ingegno in palese violazione del regolamento di polizia urbana. "Rimettere in fila le cose, pur tra obiettive difficoltà, e far rispettare le regole, tra le quali quelle sugli ingombri e sulle merci, non è un atto di forza ma un dovere nei confronti della stragrande maggioranza degli ambulanti che lavorano onestamente e di tutti i cittadini che ogni sabato frequentano il nostro mercato" conclude l'assessore.
La città di Macerata si stringe nel ricordo e nel cordoglio per la scomparsa di Adriano Ciaffi, figura di primissimo piano della storia politica, istituzionale e culturale delle Marche, spentosi all'età di 90 anni. Per consentire a cittadini, amici e rappresentanti delle istituzioni di tributargli l'ultimo saluto, la camera ardente è stata allestita a partire da questa mattina all'interno del Palazzo Comunale in piazza della Libertà, dove resterà aperta per le visite dalle ore 10:00 alle ore 21:00.
Un omaggio doveroso a un uomo che ha incarnato una stagione nobilissima della Democrazia Cristiana e che si è ricongiunto idealmente a figure storiche del territorio come Elio Ballesi (unico precedente di una camera ardente allestita in Comune), già sindaco di Macerata per due mandati oltre che senatore della repubblica. Le esequie ufficiali si terranno invece domani mattina, con i funerali che saranno celebrati nella chiesa di Santa Croce.
Accanto al cordoglio del mondo politico, si leva in queste ore anche la voce del panorama culturale locale, da sempre sostenuto con passione dall'avvocato e parlamentare maceratese. Riceviamo e pubblichiamo integralmente il toccante e dettagliato ricordo espresso da Alberto Meriggi, presidente del centro studi storici maceratesi, associazione di cui Ciaffi era socio storico e attento sostenitore.
Il ricordo di Alberto Meriggi (Presidente del Centro Studi Storici Maceratesi)
"A nome mio personale, del Consiglio direttivo e di tutti i soci del Centro Studi Storici Maceratesi, associazione che ho l’onore di presiedere, desidero esprimere alla famiglia Ciaffi le più sentite condoglianze per la perdita del carissimo Adriano, da sempre socio e attento sostenitore dell’importanza della cultura e della storia dei nostri territori. Adriano Ciaffi ha sempre guardato con attenzione e con passione a coloro che si dedicavano a preservare la storia locale e, con il loro lavoro di ricerca, studio e pubblicazioni, a renderla conoscenza per tutti.
Desidero ringraziarlo anche per aver sempre sostenuto l’impegno del Centro Studi Storici Maceratesi rivolto alla tutela, alla valorizzazione e alla custodia della memoria, delle tradizioni e delle identità delle nostre comunità, piccole e grandi. Oggi resta il vuoto per la sua assenza, ma rimane la gratitudine per ciò che ha saputo donare con solidarietà, vicinanza e sostegno materiale, al volontariato locale impegnato nel difficile servizio per la crescita e promozione della cultura.
Ma sul piano strettamente personale non posso trascurare l’On. Adriano Ciaffi, uomo delle istituzioni e dell’impegno politico. Lo conobbi quando negli anni Sessanta del secolo passato le sue idee e le sue battaglie per la trasformazione della mezzadria in affitto e per un miglioramento delle condizioni dei mezzadri e dei lavoratori della terra fecero profonda presa sui sentimenti di mio padre, mezzadro a Chiesanuova di Treia e suo grande amico.
L’entusiasmo di mio padre e dei tanti giovani contadini di quegli anni, per quelle idee di miglioramento delle loro condizioni di vita, ebbero effetti anche su di me, poco più che adolescente, ma che ben presto mi coinvolsero al punto da convincermi a seguire la militanza politica di Adriano Ciaffi; rimasi incuriosito e interessato soprattutto da quel suo percorso che procedeva sul binario della politica intesa come servizio, umanità, dialogo e confronto e, soprattutto, rispetto delle persone di qualunque ceto sociale. Nella mia zona io e mio padre, più che democristiani, cominciammo ad essere considerati semplicemente "ciaffiani", e non ci dispiaceva.
Quando poi la vita mi immerse nel mondo della cultura e della ricerca storica, con all’inizio una particolare attenzione anche alla rivisitazione delle pagine più importanti della storia di Treia, la mia città, molto amata anche da Ciaffi, trovai in lui un entusiasta sostenitore di quel mio primo impegno nel mondo della cultura.
Quando nei primi anni Ottanta fondammo e avviammo a Treia un Centro Culturale Polivalente - una associazione che, fra l’altro, fece conoscere nella cittadina il nome, oggi prestigioso, di Dolores Prato - per rendere più suggestiva la cerimonia dell’inaugurazione di quel Centro Polivalente, Ciaffi portò a Treia il giornalista Nuccio Fava, allora direttore del TG1. Né mancò la sua vicinanza come socio e militante quando, alla fine degli anni Ottanta, si riuscì a ridar vita, sempre a Treia, alla prestigiosa Accademia Georgica.
Sempre convinto sostenitore dell’impegno del Centro Studi Storici Maceratesi fin dai tempi della sua fondazione, nel 1965, e vicino ai fondatori, Dante Cecchi, Pio Cartechini ed Aldo Adversi, ne ha sempre seguito con interesse le varie attività, considerandole di grande valore per la cultura del territorio.
Desidero sottolineare con soddisfazione che fin dall’inizio della mia presidenza nel Centro Studi sono state frequenti le sue telefonate dopo qualche evento a cui aveva partecipato, per congratularsi per la riuscita e per l’interesse suscitato dal tema trattato, conversazioni che chiudeva sempre con incitamenti e incoraggiamenti a proseguire su quella difficile ma preziosa strada.
Conosceva bene la storia di Macerata di ogni epoca, ma nelle conversazioni spesso amava ritornare alle vicende belliche che interessarono il Maceratese e le Marche durante la seconda guerra mondiale e spesso, in privato, amava soffermarsi su quanto accadde nella zona di San Lorenzo di Treia dove la famiglia aveva una abitazione. Sono certo che Adriano Ciaffi continuerà a vivere nel ricordo di chi lo ha conosciuto e apprezzato per la sua umanità, la sua umiltà, il suo legame per la nostra terra, per la politica come servizio e per la passione per la cultura e la storia. È stato di certo una delle figure più emblematiche della miglior gioventù maceratese e marchigiana del secondo dopoguerra. Ci mancherà!".
Quattro i punti all’ordine del giorno del consiglio comunale riunitosi ieri sera a Morrovalle, ma l’attenzione era tutta concentrata sulla valutazione e approvazione del progetto definitivo del futuro sottopasso ferroviario di Trodica, insieme al parere del Comune ai fini del nulla osta idraulico, della variante al Prg e delle interferenze con strade e altri impianti di proprietà comunale. Atti che consentiranno all’amministrazione di presentarsi alla conferenza dei servizi in programma giovedì, passaggio destinato a far compiere un ulteriore passo avanti all’iter dell’opera.
Il progetto, approvato all’unanimità, è stato illustrato nelle sue linee generali da Ernesto Tosoni, dirigente del settore Urbanistica del Comune. L’intervento prevede una struttura con conformazione a "ferro di cavallo", il cui punto di attraversamento della linea ferroviaria sarà collocato circa 170 metri più a valle rispetto all’attuale passaggio a livello. Sono inoltre previste una rotatoria, una nuova viabilità di collegamento tra via Giotto e via Brodolini e percorsi ciclopedonali affiancati alla carreggiata destinata ai veicoli.
Un’opera considerata strategica per Morrovalle e attesa da decenni. "Questo fu uno dei primi finanziamenti messi sul tavolo dalla giunta Acquaroli nel 2020, appena insediata - ha ricordato il sindaco Andrea Staffolani -. Negli anni il costo dell’intervento è cresciuto dai 6 milioni inizialmente previsti a 9 milioni, poi a 14 e oggi supera i 18 milioni. Oltre al sottopasso sono previste importanti opere di viabilità complementare, necessarie anche per la soppressione di altri due passaggi ferroviari minori. Abbiamo inoltre cercato di migliorare l’accesso alla stazione sfruttando anche il lato sud, chiedendo la realizzazione di un parcheggio di scambio e di un sottopassaggio pedonale per raggiungere i binari".
Il sindaco ha poi sottolineato come l’amministrazione attenda con fiducia l’esito della conferenza dei servizi: "Abbiamo ottenuto anche il parere favorevole del Genio Civile, che rappresentava uno degli aspetti più delicati per il rischio idrogeologico legato al torrente Bagnolo. Con i lavori già avviati nel primo stralcio questa criticità sarà risolta. La Provincia, invece, realizzerà la rotatoria all’incrocio della stazione grazie a un finanziamento di 700 mila euro, con lavori previsti all’inizio del 2027. Una volta completate queste opere propedeutiche si potrà procedere con la realizzazione del sottopasso".
Il Consiglio comunale ha inoltre approvato a maggioranza l’adesione alla Rottamazione quinquies e il regolamento per l’applicazione della definizione agevolata dei tributi comunali. Entrambi gli strumenti consentiranno ai contribuenti di regolarizzare la propria posizione debitoria senza il pagamento di sanzioni e interessi: nel primo caso nei confronti dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, nel secondo direttamente verso il Comune.
"Per quanto riguarda la Rottamazione quinquies – ha spiegato l’assessore al Bilancio Alfredo Benedetti – a Morrovalle si parla di un ammontare complessivo di circa 3,7 milioni di euro, con lo stralcio di circa 280 mila euro di sanzioni. Poiché queste somme confluiscono quasi interamente nel bilancio comunale rimanendo però vincolate nel fondo crediti di dubbia esigibilità, ridurre questo monte crediti significa liberare importanti risorse di cassa".
Analogo il ragionamento per i debiti nei confronti del Comune. "Una prima parte riguarda crediti già iscritti a ruolo, come Imu e Tari non pagate, sanzioni del Codice della strada e Cup – ha aggiunto Benedetti –. Parliamo di circa 250 mila euro di Imu, con 53 mila euro di sanzioni e 30 mila di interessi; 32 mila euro di Tari, con 14 mila euro di sanzioni e mille euro di interessi; e 173 mila euro di sanzioni del Codice della strada, con ulteriori 12 mila euro di interessi. Il 90% di questi crediti blocca risorse nel fondo crediti di dubbia esigibilità, per cui anche un recupero parziale consentirebbe di migliorare la disponibilità di cassa".
L’assessore ha infine ricordato che la definizione agevolata riguarderà anche le cosiddette autodenunce, come nel caso dei passi carrabili mai dichiarati al Comune. Chi regolarizzerà spontaneamente la propria posizione potrà farlo senza sanzioni né interessi e avrà inoltre la possibilità di usufruire della rateizzazione.
All’ultimo punto il Consiglio ha approvato a maggioranza anche il secondo passaggio relativo all’adozione di una variante parziale riguardante un’area comunale in via Luciano Laurana. L’obiettivo dell’amministrazione è procedere alla vendita di un piccolo appezzamento di terreno e destinare il ricavato alla realizzazione di un parcheggio a servizio della zona.
Una comunità ferita che cerca nel silenzio e nella vicinanza la forza di reagire a un dolore immenso. Dopo la tragica e prematura scomparsa del ventottenne Michele Caporali, il giovane residente a Cessapalombo che ha perso la vita nella serata di domenica a causa di un drammatico incidente stradale in sella alla sua motocicletta lungo la strada provinciale 147 nel territorio di Caldarola, l'intero paese si mobilita per rendergli omaggio. Nella serata di oggi, martedì 30 giugno, i cittadini, gli amici e le realtà locali si ritroveranno per dare vita a una commovente fiaccolata intitolata "Una luce per Michele".
L'iniziativa, nata dal profondo cordoglio che ha unito il piccolo centro dell'entroterra maceratese, vede la partecipazione attiva e il patrocinio del comune di Cessapalombo, della Pro Loco di Cessapalombo e dell'unione sportiva dilettantistica Palombese nella quale Michele militava, a testimonianza di quanto il ragazzo fosse amato e integrato nel tessuto sociale locale. L'appuntamento, per tutti coloro che vorranno stringersi attorno alla famiglia, è fissato per le ore 21:15 con ritrovo nel piazzale della scuola elementare di Cessapalombo.
Da lì partirà un cammino silenzioso, illuminato dalle fiamme delle candele, guidato da un messaggio semplice e profondo condiviso dagli organizzatori: "Il tuo sorriso rimarrà per sempre nei nostri cuori. Camminiamo insieme per non dimenticarti mai". Un momento di raccoglimento collettivo che trasformerà la disperazione di queste ore in un abbraccio ideale a un ragazzo strappato troppo presto alla vita.
Nel bel mezzo del terremoto politico che ha investito la neonata Giunta del Parcaroli bis e contrassegnato la prima seduta del Consiglio comunale di Macerata, culminata con il fallimento della riconferma di Francesco Luciani come presidente dell'assise e il rinvio dei lavori per la mancanza del numero legale, la minoranza già alza i toni.
A farsi portavoce del profondo dissenso tra i banchi dell'opposizione è il consigliere comunale del Partito Democratico Andrea Perticarari, già protagonista in aula durante le convulse fasi della quarta votazione per aver sollevato una mozione d'ordine contro alcune schede contestate.
Attraverso un durissimo intervento affidato ai propri canali social a pochissimi minuti dalla fine della seduta, l'esponente dem ha stigmatizzato l'atteggiamento della coalizione di centrodestra: "Dopo la mancata elezione del presidente del Consiglio da parte della maggioranza che addirittura abbandona l’aula facendo mancare il numero legale la faccio semplice perché il resto sono chiacchiere e giochetti politici che non interessano alle persone. Io da sindaco mi sarei dimesso, anche solo per dignità, ma si vede che ormai la politica non ha più nemmeno quella sull’altare del potere".
A fare eco alle dichiarazioni del consigliere, anche una nota del gruppo del Pd di Macerata: "La maggioranza ha provato a rinviare la seduta contro il regolamento e successivamente ha fatto mancare il numero legale già alla prima seduta. Ciò perché sono stati incapaci di dirimere i disaccordi interni riguardo alla proposta del nome da indicare per la Presidenza del Consiglio".
"L'ingovernabilità è generata dalle scelte del Sindaco che si è fatto imporre dalla lista della Lega le nomine della Giunta, creando da subito frizioni e rancori profondi. Si denota quindi fin dal primo giorno sia incapacità di governare che una pericolosa e inaccettabile torsione delle Istituzioni ad esigenze di parte. Il tutto a spese dei cittadini nella inevitabile ripetizione delle sedute consiliari", conclude la nota del Pd di Macerata.
Una partenza in salita che si trasforma in un lunedì di altissima tensione e sancisce un iniziale, clamoroso passo falso all'interno della neonata Giunta del Parcaroli bis. Al primo appuntamento della massima assise cittadina il centrodestra fallisce l'obiettivo principale, ovvero la riconferma di Francesco Luciani alla presidenza del Consiglio comunale, finendo sotto il fuoco incrociato dei franchi tiratori e decretando lo scioglimento della seduta per mancanza del numero legale.
Il verdetto dell'aula certifica nei fatti il forte malumore che serpeggiava alla vigilia all'interno delle anime escluse dall'esecutivo cittadino a trazione leghista e fortemente spostato a destra, una composizione che ha indispettito le liste di centro e cattoliche come "Macerata Unica" e "L'Unione di Centro", scontentando al contempo frange di Forza Italia e Fratelli d'Italia.
Il pomeriggio in aula è stato caratterizzato da continui colpi di scena: al termine del terzo scrutinio, andato a vuoto in quanto Luciani non ha raggiunto il quorum nonostante fosse necessaria soltanto la maggioranza assoluta dei votanti (a differenza delle prime due in cui servivano i 2/3 dei consiglieri eletti), la seduta è stata improvvisamente sospesa per presunti "motivi tecnici" in quanto "terminate le schede cartacee di voto".
Dopo anche la terza votazione infruttuosa, il clima si è surriscaldato prima del quarto scrutinio quando la consigliera Deborah Pantana di "Macerata Unica" ha proposto una mozione di sospensione per aggiornare i lavori a giovedì; la richiesta è stata tuttavia dichiarata inammissibile dal segretario comunale dopo minuti di accesa bagarre.
Al momento dello spoglio decisivo della quarta votazione è emerso il caos delle preferenze: il candidato Francesco Luciani si è fermato a quota 16 voti (sotto il quorum richiesto di 17), nonostante il segretario abbia convalidato ben cinque schede recanti la dicitura "Luciani Presidente" e una indicante "Luciani D." (pur chiamandosi l'esponente Francesco), scatenando la dura reazione del consigliere d'opposizione del Partito Democratico Andrea Perticarari, il quale ha sollevato una mozione d'ordine: "Sono stati ritenuti validi e legittimi i voti 'Luciani Presidente' e 'Luciani D'. Spero - ha dichiarato rivolgendosi al segretario comunale - che questo non sia un precedente anche per le prossime volte e che vengano considerati validi solo i voti senza segni di riconoscimento"
Constatata la mancanza di sicurezza sui numeri, la maggioranza ha optato per la strategia dell'abbandono dell'aula per congelare il voto (già assenti sin da inizio seduta Silvano Iommi e Laura Laviano, quest'ultima per malattia): la prima e la seconda chiamata della quinta votazione sono andate deserte per assenza di numero legale, fino all'epilogo finale della terza chiamata che ha registrato appena 14 presenti, costringendo al rinvio ufficiale del consiglio comunale a domani alle ore 15:00. Il tutto quando l'orologio segna quasi le 18:45, dopo ore dall'inizio del lavori.
Si apre così una faglia politica che investe direttamente anche i palazzi regionali. Il presidente della regione Marche Francesco Acquaroli aveva infatti raccomandato un esecutivo inclusivo per i centristi e il fallimento odierno potrebbe accelerare la rimozione del capo di gabinetto regionale Renato Poletti, accusato di non aver saputo gestire le trattative territoriali e i rapporti con la curia maceratese (come avevamo scritto ieri), dove l'esclusione dell'area cattolica è stata vissuta come uno schiaffo che ha messo in subbuglio l'intero mondo del volontariato. Con i franchi tiratori che hanno ufficialmente aperto le ostilità, la tenuta della maggioranza di Parcaroli si sposta ora sulle prossime ventiquattro ore di trattative.