La verità non ha bisogno di tifoserie. Ha bisogno di giustizia, trasparenza e coraggio. Anche quello di guardare dove, fino a ieri, forse non conveniva guardare». Lo dice Massimo D’Este, esponente di Civico 22 Tolentino, dopo l’arresto di Enrico Crucianelli, imprenditore molto attivo nella ricostruzione post sisma.
D’Este avverte il rischio che una vicenda giudiziaria diventi terreno di scontro politico. «La macchina del fango è già in movimento», afferma, ma la verità non si stabilisce con insinuazioni e condanne preventive: accertare i fatti e le eventuali responsabilità spetta alla magistratura. Non è la difesa di qualcuno, precisa, ma «una questione di civiltà e di rispetto della giustizia».
La prima preoccupazione dell’esponente di Civico 22 riguarda il futuro dei tanti lavoratori e delle loro famiglie. Chi ha sbagliato dovrà risponderne, ma a pagarne le conseguenze non devono essere anche le persone che hanno soltanto svolto il proprio lavoro.
D’Este prende le distanze da chi oggi esclama «Si sapeva». E domanda: «Davvero si sapeva?». Si chiede dove fossero allora quelli che oggi si indignano, quando i costi della ricostruzione lievitavano a dismisura, e chi abbia denunciato con la stessa determinazione i casi in cui si è arrivati a parlare di 5.000 euro al metro quadrato, anche per appartamenti realizzati con materiali di qualità medio-bassa e risultati non sempre soddisfacenti.
Il discorso si allarga alle distorsioni legate alla circolazione di un’enorme quantità di denaro pubblico: il mercato degli affitti, i possibili contratti in nero, i contributi per l’autonoma sistemazione (CAS) e i benefici economici che, direttamente o indirettamente, hanno interessato una parte del territorio per anni.
La ricostruzione, osserva D’Este, ha generato lavoro e ricchezza, ma avrebbe richiesto anche controlli rigorosi e una vigilanza collettiva. «Non tutto è illecito e non tutti sono responsabili», e proprio per questo occorre guardare all’intero sistema.
D’Este richiama poi la lezione dell’Aquila: la sofferenza di una popolazione non può diventare un’occasione di guadagno senza scrupoli. La ricostruzione deve essere un impegno verso le persone, non un’opportunità di speculazione.
La disonestà, aggiunge, non ha un solo volto: riguarda chi viola la legge, chi specula sul bisogno, chi affitta in nero, chi sfrutta il lavoro e chi, avendo responsabilità pubbliche, chiude gli occhi davanti alle storture. Le responsabilità individuali, naturalmente, devono essere provate e non presunte.
«L’indignazione è credibile soltanto quando è coerente», sostiene D’Este, spiegando che non può accendersi solo quando una vicenda serve a una battaglia politica e spegnersi davanti a domande scomode che toccano interessi più vicini.
L’invito è dunque a lasciar lavorare la magistratura, tutelare i diritti di tutti e fare piena luce sui fatti, senza trasformare un’inchiesta in un regolamento di conti politico. Dietro la ricostruzione, ricorda, ci sono case, imprese, stipendi e famiglie che aspettano ancora di ritrovare una normalità troppo a lungo negata. «Il terremoto ha già distrutto abbastanza», conclude D’Este: non si deve permettere che siano ancora i cittadini più fragili a pagare il prezzo di errori, omissioni ed eventuali speculazioni altrui.
Roberto Pupilli ha rassegnato le dimissioni dall’incarico di vicesindaco del Comune di Castelraimondo. Una decisione che suscita dispiacere nel sindaco Patrizio Leonelli e nell’intera Amministrazione comunale, che prende atto della scelta nel rispetto delle motivazioni personali e conferma la volontà di proseguire l’attività amministrativa con impegno e continuità.
A commentare la notizia è lo stesso primo cittadino, che sottolinea il rapporto di collaborazione costruito con Pupilli nel corso degli anni e il lavoro condiviso al servizio della comunità.
«Prendo atto della decisione di Roberto, che mi rattrista sinceramente – dichiara Leonelli –. In questi anni abbiamo lavorato fianco a fianco, confrontandoci costantemente e condividendo scelte, obiettivi e responsabilità nell’interesse della nostra comunità. Ho sempre apprezzato il dialogo e la collaborazione che hanno caratterizzato il nostro rapporto».
Il sindaco esprime quindi il proprio ringraziamento al vicesindaco dimissionario per il contributo garantito all’attività amministrativa, ribadendo al tempo stesso il rispetto per una scelta personale.
«Rispetto la sua scelta e le motivazioni personali, ringraziandolo per l’impegno e il contributo offerto all’Amministrazione comunale», aggiunge Leonelli.
Le dimissioni non cambiano, tuttavia, la linea dell’Amministrazione, che intende proseguire il percorso intrapreso e portare avanti gli impegni assunti con la cittadinanza.
«Adesso il nostro compito è continuare a lavorare con lo stesso spirito di squadra, la stessa determinazione e il medesimo senso di responsabilità che ci hanno guidato fino a oggi – conclude il sindaco –. L’attività amministrativa proseguirà con continuità, portando avanti il programma e gli impegni assunti nei confronti dei cittadini di Castelraimondo, con l’obiettivo di dare risposte concrete alle esigenze del territorio».
Il messaggio dell’Amministrazione è dunque improntato alla continuità operativa e alla volontà di proseguire il lavoro avviato, mantenendo al centro le necessità della comunità di Castelraimondo.
Una giornata vissuta tra «incredulità» e poi «un misto di amarezza e delusione». È quella del presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, dopo l’arresto dell’ex capo di Gabinetto Fabio Pistarelli, dimessosi nel dicembre 2025, con l’accusa di corruzione nell’ambito dell’inchiesta della Dda e della Guardia di Finanza sulla ricostruzione post sisma 2016.
L’operazione «Ricostruzione» ha portato a otto misure di custodia cautelare in carcere, 51 indagati e al sequestro di beni per oltre 57 milioni di euro.
Acquaroli è intervenuto con un video sui social. «Se le contestazioni mosse al mio ex capo di Gabinetto dovessero trovare conferma nei prossimi passaggi giudiziari o nei processi, di quanto è avvenuto si può parlare di un tradimento», ha detto.
Un tradimento, ha spiegato il presidente, «nei confronti della comunità marchigiana»: quella dei territori colpiti dal sisma del 2016, che attendeva risposte e confidava nel lavoro della Regione per riavere ciò che il terremoto aveva tolto. Ma sarebbe anche, ha aggiunto, un tradimento verso chi lo aveva scelto, cioè verso lo stesso Acquaroli, che aveva voluto Pistarelli al proprio fianco per migliorare le condizioni della regione e della comunità.
«Quando ho fatto quella scelta all’inizio del mio mandato, nel 2020, sicuramente non potevo neanche lontanamente immaginare giornate come quella di oggi», ha concluso.
Dopo l’operazione, i gruppi di minoranza in Consiglio regionale hanno chiesto al presidente di convocare un’assise straordinaria. Fratelli d’Italia aveva sostenuto che il presidente è «parte lesa» nella vicenda.
ANCONA – Otto misure di custodia cautelare in carcere, 51 indagati e beni sequestrati per oltre 57 milioni di euro: è il bilancio dell’operazione «Ricostruzione» della Guardia di Finanza di Ancona, coordinata dalla Dda (leggi qui per saperne di più). L’inchiesta ipotizza truffa aggravata, infiltrazioni della criminalità organizzata di stampo mafioso e corruzione, in un sistema di commesse per la ricostruzione privata post sisma 2016 e di appalti banditi da Regione Marche, Erdis Marche e Università di Camerino.
Tra gli arrestati ci sono il costruttore maceratese Enrico Crucianelli e l’avvocato Fabio Pistarelli, ex capo di Gabinetto del presidente Francesco Acquaroli, a cui viene contestata la corruzione. Pistarelli aveva lasciato l’incarico nel dicembre 2025, mentre Crucianelli è presidente di Ance Macerata. L’ordinanza è stata emessa dal gip di Ancona il 12 ottobre 2026 e prevede, oltre al carcere per otto indagati, l’interrogatorio preventivo per altri cinque e il sequestro di tre società. All’operazione hanno partecipato circa 230 finanzieri, in oltre 50 perquisizioni in tredici province.
Castelli: «Quadro di estrema gravità». Sull’inchiesta è intervenuto il commissario alla ricostruzione sisma 2016, Guido Castelli, che ha espresso «profondo sconcerto» per un quadro «di estrema gravità». Castelli ha ringraziato magistratura e Guardia di Finanza, parlando di vicende che, «se confermate», sarebbero «un’offesa inaudita alle istituzioni» e alle comunità colpite dal terremoto. «A dieci anni dal sisma è inaccettabile anche solo l’ipotesi che qualcuno abbia tentato di lucrare sulle difficoltà delle popolazioni», ha dichiarato.
Il commissario ha ricordato gli strumenti antimafia previsti fin dal decreto-legge 189 del 2016, tra cui l’Anagrafe antimafia degli esecutori, il Durc di congruità e il badge di cantiere, e il divieto di subappalto a cascata introdotto con un’ordinanza del 2024. Questi presidi, ha spiegato, hanno portato negli ultimi tre anni a 102 interdittive antimafia e 13 provvedimenti di vigilanza collaborativa. Dalle informazioni diffuse dalla Finanza, ha aggiunto, emergono però ipotesi di falsificazioni che avrebbero permesso di eludere i controlli alterando elementi essenziali dell’Anagrafe: meccanismi «particolarmente insidiosi», individuabili solo con gli strumenti dell’autorità giudiziaria. La priorità della struttura commissariale, ha concluso, è difendere le famiglie incolpevoli, garantire la continuità della ricostruzione e tutelare le imprese oneste: «La legalità non è un ostacolo alla ricostruzione, ma un presupposto perché possa completarsi».
FdI: «Acquaroli parte lesa». Sul fronte politico interviene il gruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale: «Il presidente Francesco Acquaroli è parte lesa in questa vicenda. È questo il punto da cui partire». Secondo il gruppo, dalle comunicazioni della Procura emerge che il presidente e la Giunta sono estranei ai fatti contestati; l’ex capo di Gabinetto avrebbe agito per proprio conto e alcune condotte non si sarebbero concretizzate proprio per la cessazione del suo incarico. FdI dichiara piena fiducia nella magistratura, senza «sconti né protezioni legate all’appartenenza politica», e respinge i tentativi di attribuire al presidente responsabilità altrui: «Non è accettabile trasformare un’indagine su condotte individuali in un processo politico contro chi, da quelle stesse condotte, risulta danneggiato». Il gruppo ricorda infine di aver rispettato la presunzione di innocenza anche verso il candidato del centrosinistra alle scorse regionali e chiede «la stessa serietà» a chi oggi è all’opposizione.
L’opposizione: «Convocare un Consiglio straordinario». I gruppi di minoranza in Consiglio regionale (Pd, M5S, Avs, Progetto Marche e Lista Ricci) parlano di sconcerto, sgomento e fortissima preoccupazione e chiedono ad Acquaroli di convocare un’assise straordinaria.
Passo avanti per il centro dedicato ai gravi disturbi del comportamento, in particolare all’autismo, fermo dal 2021. Il presidente della Provincia di Macerata, Alessandro Gentilucci, e il sindaco di Civitanova Marche, Fabrizio Ciarapica, hanno firmato la convenzione che avvia la procedura di Accordo di programma in variante al Piano regolatore generale vigente, passaggio necessario per realizzare la struttura nell’area di proprietà dell’ASP Paolo Ricci.
Il centro sorgerà a Civitanova Alta e sarà articolato in un Centro diurno e in un Centro residenziale, pensati per rispondere a bisogni assistenziali complessi e sostenere le persone coinvolte e le loro famiglie.
«La Provincia si è resa disponibile fin dall’inizio ad accompagnare il percorso individuato dal Comune, con l’obiettivo di risolvere una vicenda ferma dal 2021», ha spiegato Gentilucci, che ha ricordato di aver incontrato più volte una delegazione di genitori di ragazzi con disturbi dello spettro autistico, ascoltandone esigenze e preoccupazioni. «Non sfugge alla Provincia l’importanza di arrivare a una struttura dedicata, capace di offrire risposte adeguate ai ragazzi e alle loro famiglie».
Soddisfatto il sindaco Ciarapica, che ha parlato di un progetto atteso da anni e che «torna a camminare nella direzione giusta». Il primo cittadino ha ringraziato Gentilucci per la collaborazione e rivendicato il risultato di aver riportato l’opera al centro dell’agenda istituzionale. Ora, ha aggiunto, «occorre proseguire senza esitazioni» affinché la firma si traduca nei successivi atti necessari alla realizzazione.
Non si spegne la polemica dentro quello che fu il perimetro del centrodestra civitanovese. Vince Civitanova risponde alla segretaria cittadina della Lega, Veronica Fortuna, e lo fa rilanciando l’accusa: il sindaco Fabrizio Ciarapica, sostengono, ha tradito il patto politico ed elettorale del 2022.
Secondo il movimento, la Lega “ripercorre passaggi, accordi e vicende politiche” ma evita quella che per Vince Civitanova è “la questione centrale”. Ciarapica, ricordano, fu eletto grazie a una coalizione di centrodestra a cui la lista ha contribuito “in maniera determinante”. Oggi, affermano, quel progetto sarebbe stato sacrificato “a scelte personali e a logiche di conservazione del potere”. Da qui la frase che apre la replica: “Non siamo noi ad aver tradito il centrodestra. È Ciarapica ad aver tradito il patto”.
Per Vince Civitanova la responsabilità politica non ricade solo sul primo cittadino, ma anche sulle forze che hanno scelto di continuare a sostenerlo. Una decisione che, a giudizio del movimento, appare finalizzata più alla “conservazione dei propri ruoli e del proprio status” che alla difesa del progetto originario.
Netto il rifiuto della rappresentazione data dalla Lega. “Non accettare compromessi politici, esprimere dissenso e rifiutarsi di sostenere un percorso che non si condivide più non è un ricatto. È una scelta di responsabilità”.
Poi il contrattacco sulla coerenza. Vince Civitanova ricorda che esponenti della Lega avrebbero collaborato con forze di diversi schieramenti, centrosinistra compreso, per promuovere la mozione di sfiducia all’allora presidente del Consiglio comunale Fausto Troiani, espressione proprio di Vince Civitanova. Una scelta che, sottolineano, “ricordiamo bene” e a cui oggi andrebbe applicato lo stesso metro di giudizio.
Il movimento rammenta che furono anche esponenti di Lega più Civici a chiedere pubblicamente la rimozione dell’assessore Roberta Belletti: un precedente che rende “quantomeno singolari” le lezioni impartite oggi.
Vince Civitanova precisa di non mettere in discussione le prerogative istituzionali del sindaco, ma di non riconoscere più a Ciarapica “la rappresentanza politica del centrodestra che vinse le elezioni del 2022”. La legittimazione politica di quel patto, avvertono, “è un’altra cosa”.
“La vera domanda non è chi abbia cambiato posto in Consiglio comunale, ma chi abbia cambiato gli impegni presi con gli elettori.” Il movimento rivendica di non aver rinnegato il patto, mentre “altri hanno fatto scelte diverse e dovranno assumersene la responsabilità politica davanti alla città”. Chiusura a effetto: “Le poltrone passano. Il tradimento della fiducia degli elettori resta”.
"Il centrodestra a Civitanova c'è e va avanti senza ricatti e senza veti. Non prendiamo ordini da chi ha deciso di uscire dal perimetro della coalizione". È quanto afferma il segretario cittadino della Lega, Veronica Fortuna.
Il riferimento è a Vince Civitanova e al suo leader Fausto Troiani, precisa Fortuna: "Prima il tentativo di firmare atti dal notaio con il Pd e le liste di centrosinistra per far cadere l'amministrazione Ciarapica, poi hanno firmato la mozione di sfiducia con la sinistra. Due mosse politiche fallite che parlano da sole".
"Troiani è andato dal sindaco Ciarapica a chiedere il ritiro delle deleghe del vicesindaco Morresi, che è espressione di Forza Italia, indicando anche un suo sostituto - prosegue Fortuna -. Il sindaco non lo ha ascoltato e ha fatto bene, era una richiesta irricevibile. Non si chiede la testa di un alleato del centrodestra per prendersi un posto".
E sull'urbanistica: "A chiedere commissioni d'indagine sull'urbanistica sono proprio quelli che hanno gestito e cogestito l'urbanistica a Civitanova fino ad ora, negli ultimi dieci anni. Se ci sono state trasformazioni pesanti che la città paga, le responsabilità sono loro".
"La commissione sulle convenzioni urbanistiche l'ha già chiesta e protocollata il nostro gruppo, Lega più civici, ben prima di Vince Civitanova. La mozione è stata presentata dal capogruppo Giorgio Pollastrelli e firmata da Fabiola Polverini e da Pierpaolo Turchi, ed è già depositata alla vigilia della conferenza dei capigruppo sulla sfiducia - aggiunge Fortuna -. Non è una mossa dell'ultima ora. Già due anni fa, con una interrogazione a firma Pollastrelli, avevamo chiesto all'allora assessora all'Urbanistica Roberta Belletti di verificare tutte le convenzioni ancora pendenti». "La Lega - conclude la nota - sta con gli alleati leali, con chi vuole costruire e non con chi lavora per dividere. Il centrodestra non si ricatta".
Dimensione Bandecchi punta su Morrovalle per avviare il proprio percorso politico nelle Marche. Il movimento ha nominato Larry Cesanelli coordinatore regionale e lo ha indicato come candidato sindaco alle prossime elezioni amministrative. La doppia investitura è stata ufficializzata il 21 ottobre e, secondo quanto comunicato dal partito, rientra nella strategia di rafforzamento della propria presenza sul territorio.
La nomina è arrivata su indicazione dei vertici del movimento, in linea con l'indirizzo del presidente Stefano Bandecchi. Cesanelli avrà il compito di coordinare l'organizzazione regionale e, allo stesso tempo, guidare la lista che si presenterà agli elettori di Morrovalle.
Tra le priorità indicate da Dimensione Bandecchi figurano "sviluppo economico, sicurezza e rilancio dei servizi local"i. Il movimento dichiara di voler proporre "un'alternativa alle forze politiche tradizionali", puntando su un" approccio pragmatico" e sull'efficienza amministrativa.
"Assumo questo doppio ruolo con grande determinazione e senso di responsabilità - ha dichiarato Cesanelli -. Il modello politico di Stefano Bandecchi, fatto di azione, risultati e vicinanza reale ai problemi delle persone, guiderà la crescita di Dimensione in tutta la regione Marche. Iniziamo questo cammino proprio da Morrovalle, mettendoci la faccia in prima persona con l'obiettivo di portare quel cambio di passo e quell'efficienza amministrativa che il territorio attende da tempo".
Il movimento annuncia inoltre che nelle prossime settimane saranno organizzati i primi incontri pubblici sul territorio, seguiti da una conferenza stampa dedicata alla presentazione della struttura regionale e delle prime linee programmatiche per il futuro amministrativo di Morrovalle.
Circa quindici lavoratori, in gran parte di origine egiziana, hanno scioperato questa mattina nel cantiere Erap di via Alfieri, a Macerata, nell’area dell’ex Genio Civile. Al centro della protesta il mancato pagamento degli stipendi da luglio, nonostante i dipendenti siano ancora impegnati nelle attività di cantiere.
I lavoratori sono alle dipendenze della Sogema, impresa che opera in subappalto per Baiocco. A sostegno della mobilitazione è intervenuta la Fillea CGIL di Macerata, che si è immediatamente attivata contattando Erap, in qualità di committente, e le due imprese coinvolte, per sollecitare una soluzione rapida alla vertenza. Tra le richieste avanzate, anche l’anticipo delle somme arretrate, così da garantire ai lavoratori il pagamento delle retribuzioni dovute e scongiurare un ulteriore inasprimento della protesta.
La vicenda riporta l’attenzione sul problema dei salari non corrisposti nella filiera degli appalti e dei subappalti. Per la Fillea Cgil si tratta di un nuovo episodio che conferma le preoccupazioni espresse da mesi dal sindacato, a poche ore dalla protesta dei lavoratori saliti sulla gru a Tolentino.
«La frammentazione degli appalti non può diventare un alibi per scaricare le responsabilità e lasciare senza salario chi lavora», è la posizione del sindacato, che chiede ai committenti e alle imprese appaltatrici controlli effettivi lungo tutta la filiera. Il rispetto delle retribuzioni, della normativa vigente e dei contratti collettivi, sottolinea la Fillea, deve essere garantito in ogni passaggio del sistema degli appalti.
Il sindacato rinnova infine la propria disponibilità a sostenere i lavoratori in difficoltà su tutto il territorio provinciale e invita a segnalare tempestivamente i primi mancati pagamenti, anche quando riguardano una sola mensilità, o eventuali violazioni contrattuali.
Intervenire fin dalle prime criticità, conclude la Fillea Cgil, è fondamentale per tutelare i diritti dei lavoratori, prevenire l’aggravarsi dei conflitti e garantire la legalità, soprattutto nei cantieri del cratere sismico interessati dalla ricostruzione.
"Non basta indignarsi, bisogna fermare la proposta". Strada Comune prende posizione contro l’ordine del giorno che punta a sostituire il gettone di presenza dei consiglieri comunali di Macerata con un’indennità mensile di funzione e chiede che venga ritirato. Il gruppo invita, inoltre, tutte le forze di opposizione a unirsi nella battaglia e a votare contro l'iniziativa, giudicata inopportuna rispetto alle priorità della città.
"La nostra contrarietà è netta - affermano il portavoce Andrea Tonnarelli e il consigliere comunale Alberto Cicarè -. La politica è responsabilità e servizio alla comunità e non può considerare il proprio trattamento economico una priorità".
"Nessuno intende negare che l’attività di un consigliere comunale non si esaurisce nelle ore trascorse in aula e richiede studio, preparazione, confronto e responsabilità", si legge nella nota dei due esponenti di Strada Comune, che aggiungono come "riconoscere l’impegno di chi svolge un mandato elettivo non significa necessariamente condividerne la soluzione economica proposta".
Per Cicarè e Tonnarelli, infatti, "il bene comune deve venire prima dell’interesse di chi è chiamato a rappresentarlo". Un passaggio del comunicato riguarda la definizione dell’iniziativa come proposta "bipartisan" e "trasversale", circolata nelle ultime ore. Strada Comune contesta questa rappresentazione: "Ne avremmo parlato in Consiglio comunale al momento di trattare l’argomento, ma ci sono state uscite sui mezzi di stampa e sui social che hanno puntato a far emergere un’immagine lontana dalla realtà, come se la proposta fosse ascrivibile all’intero Consiglio comunale", sostengono Tonnarelli e Cicarè.
La nota specifica che "solo due consiglieri di opposizione l’hanno sottoscritta" e che mancano anche le firme di diversi consiglieri di maggioranza. Da qui la critica alla comunicazione che ha accompagnato l’iniziativa: "La realtà va raccontata bene, altrimenti dal populismo si cade nella scorrettezza".
Il gruppo ribadisce quindi di non voler lasciare spazio a equivoci sulla propria posizione e sposta l’attenzione dalle dichiarazioni alle azioni concrete: "Se giudichiamo questa iniziativa inopportuna e contraria alle priorità della città, dobbiamo avere il coraggio di dirlo con chiarezza e la coerenza di agire di conseguenza. Non basta dichiararsi indignati o prendere le distanze: occorre fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità istituzionali per impedire che questa proposta venga portata avanti".
L’appello è rivolto a tutte le forze di opposizione, al di là delle appartenenze politiche: "Uniamoci nel chiedere il ritiro dell’ordine del giorno e impegniamoci a votare contro". L’obiettivo, spiegano, non è alimentare "contrapposizioni strumentali e personali", ma difendere un principio politico e istituzionale condiviso.
Strada Comune chiama in causa anche la maggioranza, invitandola a riflettere sull’opportunità di proseguire con la proposta. Nel comunicato viene richiamato il precedente aumento, "fino al massimo consentito dalla legge, delle indennità di carica del sindaco, della giunta e del presidente del Consiglio comunale".
Secondo il gruppo, insistere anche sull’indennità mensile per i consiglieri rischierebbe di aumentare ulteriormente la distanza tra cittadini e politica: "Ai cittadini non servono politici che chiedono di essere rassicurati sul valore economico del proprio ruolo. Servono amministratori capaci di dimostrare, ogni giorno, il valore del proprio impegno".
"Noi la politica la facciamo per scelta e per passione; per questo consideriamo assolutamente fuori contesto questa proposta che, anche indirettamente, rischia di far apparire come un privilegiato chi è stato eletto a esercitare una funzione pubblica", concludono Tonnarelli e Cicaré.
"La politica deve essere una missione, non un mestiere". Sabrina De Padova, ex consigliera comunale di Macerata, interviene sull’ordine del giorno presentato in Consiglio comunale per chiedere che ai consiglieri venga riconosciuta un’indennità mensile anziché il gettone di presenza.
"Comprendo perfettamente quanto tempo richieda il consigliere comunale nello studiare gli atti, approfondire le questioni, effettuare accessi agli atti, confrontarsi con gli uffici e informarsi per poter prendere decisioni consapevoli", afferma. Un’attività che, osserva, comporta un sacrificio di tempo ed energie, spesso sottratti "al lavoro, alla famiglia e alla propria vita personale".
"Credo che la politica debba restare, prima di tutto, una missione al servizio dei cittadini, non un mestiere da cui ricavare un reddito fisso o costruire una carriera personale", sostiene l’ex consigliera. E insiste: "Fare politica non significa cercare un posto da occupare, ma assumersi una responsabilità verso la propria comunità". Una responsabilità che, secondo De Padova, "non si misura con un’indennità mensile, ma con l’impegno, le scelte, la trasparenza e i risultati concreti che si riescono a portare ai cittadini".
"Questo principio dovrebbe valere ancora di più per assessori e parlamentari", dichiara, invitando a interrogarsi su come recuperare il significato più autentico dell’attività politica. "Impegnarsi per il bene comune, non per il proprio tornaconto: solo questo permetterebbe di contrastare l’astensionismo".
"Nella mia esperienza ho sempre cercato di tutelare gli interessi dei cittadini, anche quando questo ha significato mettermi in contrasto con la mia stessa amministrazione", afferma De Padova. Tra gli aspetti su cui si è concentrata cita "le spese comunali, i tempi di realizzazione delle opere pubbliche" e le ragioni alla base di determinate decisioni.
"Avrei potuto non contestare nulla, non perdere ore sui documenti e limitarmi ad approvare ciò che veniva proposto. Sarebbe stato certamente più semplice. Ma non sarebbe stato il modo in cui intendevo fare politica", aggiunge De Padova, criticando quella che definisce una deriva verso la politica intesa come percorso professionale: "Purtroppo, troppo spesso, la politica diventa una questione di carriera".
"Ritengo che si debba discutere di come riconoscere l’impegno effettivo, senza trasformare la carica politica in una professione remunerata indipendentemente dal contributo dato", prosegue De Padova. Una possibile alternativa, secondo l’ex consigliera, potrebbe essere "un sistema di gettoni legato non soltanto alla presenza, ma anche alla partecipazione concreta ai lavori consiliari".
Nel suo ragionamento, infatti, non tutti i modi di esercitare il mandato sarebbero equivalenti: "Ci sono consiglieri che intervengono, studiano, propongono, controllano e si assumono la responsabilità delle proprie posizioni. E ce ne sono altri che raramente prendono la parola e si limitano ad approvare ogni decisione senza un confronto visibile".
La domanda che pone è diretta: "Possiamo davvero pensare che il valore dell’impegno politico sia lo stesso in entrambi i casi?". Il tema, conclude, riguarda il modello di rappresentanza che si vuole costruire: "Vogliamo evidenziare sempre di più una politica fatta da persone che cercano una posizione, uno stipendio e una carriera, oppure da persone disposte a impegnarsi, anche sacrificando tempo e tranquillità personale, per il bene della comunità? È tempo che la politica torni ai suoi valori, partendo dal buon esempio: meno privilegi, meno stipendi e più spirito di servizio".
«Il sindaco di Macerata non ha pagato nulla e tantomeno il Comune ha visto uscire un euro dalle casse pubbliche per l'evento svoltosi a Pechino». Sandro Parcaroli interviene sulle polemiche legate al suo recente viaggio in Cina e chiarisce la propria posizione, respingendo le contestazioni relative ai costi della trasferta e alle presunte spese sostenute dal figlio.
Il primo cittadino spiega di aver partecipato a Pechino a un convegno internazionale dedicato alle smart city su invito degli organizzatori. Una circostanza che, secondo Parcaroli, chiarisce le modalità della partecipazione e l'assenza di costi a carico dell'amministrazione comunale.
Nel suo intervento, il sindaco allarga il discorso alle trasferte effettuate dall'inizio del mandato, nell'ottobre 2020, sostenendo di non aver mai richiesto rimborsi per le spese personali sostenute in occasione di convegni, eventi pubblici, cerimonie e incontri istituzionali.
«In questi sei anni non ho chiesto il rimborso di un solo euro», ribadisce Parcaroli, ricordando anche gli spostamenti effettuati con la propria auto per raggiungere i ministeri.
Il sindaco contesta inoltre le affermazioni secondo cui le spese sostenute dal figlio per il viaggio in Cina sarebbero state inserite nel bilancio del Comune. Parcaroli definisce tali dichiarazioni «false e diffamatorie» e annuncia l'intenzione di tutelarsi nelle sedi competenti.
Nel suo intervento, il primo cittadino invita quindi a distinguere le polemiche dai fatti che, secondo la sua ricostruzione, dimostrerebbero come la trasferta a Pechino non abbia comportato esborsi per le casse comunali.
La vicenda si inserisce nel dibattito pubblico seguito alla partecipazione del sindaco al convegno internazionale in Cina. Al centro della replica di Parcaroli ci sono soprattutto due aspetti: le modalità con cui è stato organizzato il viaggio e la sua affermazione di non aver mai richiesto rimborsi per le trasferte istituzionali nel corso del mandato.
«Il sindaco Sandro Parcaroli non ha mai chiesto il rimborso di un euro delle spese sostenute, la trasferta a Pechino non è costata un centesimo al Comune», ribadisce il primo cittadino, riservandosi di agire nelle sedi competenti nei confronti di quelle che considera affermazioni diffamatorie.
«IIl consiglio comunale più farsesco e comico al quale abbia mai partecipato». È il giudizio espresso da Fausto Troiani, consigliere comunale di Vince Civitanova, sulla seduta del 14 ottobre, durante la quale è stata respinta la mozione di sfiducia nei confronti del sindaco Fabrizio Ciarapica.
Troiani, in Consiglio comunale dal dicembre 1995, con l’esclusione dei cinque anni dell’amministrazione Corvatta, affida a una lunga presa di posizione una dura critica agli atteggiamenti e alle scelte dei diversi protagonisti della seduta. «In tutti questi anni non sono mai mancato a un consiglio comunale, a mia memoria, e di consigli pessimi ne ho visti, di argomenti strani ne ho sentiti, di personaggi infami ne ho conosciuti», scrive, definendo quella del 14 ottobre una seduta senza precedenti per il suo carattere, a suo giudizio, farsesco.
Tra i passaggi più critici c’è quello rivolto alla consigliera Silvia Squadroni, alla quale Troiani contesta la scelta di lasciare di fatto il fronte dell’opposizione, entrare in Forza Italia e votare contro la mozione di sfiducia al sindaco.
Nel suo intervento, Troiani sostiene che la consigliera abbia cercato di giustificare il proprio cambiamento di schieramento con paragoni e accuse rivolti a lui e ai consiglieri del centrosinistra, che avevano sottoscritto la mozione insieme a Vince Civitanova.
Per il consigliere, si sarebbe trattato di argomentazioni utilizzate per motivare una scelta politica che segna una discontinuità rispetto alle posizioni assunte in passato nei confronti di Ciarapica.
Nel mirino di Troiani finisce anche Fratelli d’Italia. Il consigliere sottolinea la contraddizione che, a suo giudizio, sarebbe emersa durante la seduta: da una parte, le dure critiche rivolte al sindaco dal capogruppo del partito, con l’invito persino a dimettersi; dall’altra, l’astensione che ha contribuito a evitare l’approvazione della mozione di sfiducia.
Troiani contesta anche le motivazioni addotte per giustificare questa posizione, in particolare i dubbi sulla capacità di un eventuale commissario prefettizio di gestire questioni come l’evoluzione della direttiva Bolkestein e il centro per l’autismo.
Secondo il consigliere di Vince Civitanova, la scelta potrebbe avere anche conseguenze sul piano politico. Troiani ritiene infatti che Fratelli d’Italia rischi di subire la crescita di Futuro Nazionale, partito al quale riconduce l’attuale collocazione politica del sindaco, indicato nel suo intervento come responsabile regionale della formazione.
Troiani riserva ulteriori passaggi polemici ai consiglieri Pollastrelli e Turchi.
Al primo contesta di aver interpretato il suo intervento in aula come un racconto della storia di Vince Civitanova, mentre, precisa Troiani, il suo intento era ricostruire quelli che considera i ripetuti cambiamenti di schieramento di Ciarapica nei confronti dei partiti e degli elettori del centrodestra.
Il consigliere critica inoltre il voto contrario di Pollastrelli alla mozione di sfiducia, ricordando che in passato, a suo dire, avrebbe manifestato una posizione diversa. Richiama poi le indiscrezioni relative a un possibile interesse per un incarico nel Consiglio provinciale, senza presentarlo come un fatto accertato.
Più duro il giudizio su Turchi, che, secondo il racconto di Troiani, avrebbe partecipato in passato alle riunioni di Vince Civitanova sostenendo la necessità di mandare a casa Ciarapica, per poi diventare un suo difensore dopo la nomina a responsabile provinciale di Futuro Nazionale.
Nella parte finale del suo intervento, Troiani richiama anche le notizie circolate sulla stampa in merito a presunte adesioni non autorizzate a Futuro Nazionale, con persone che avrebbero dichiarato di essere state iscritte a loro insaputa e intenzionate a rivolgersi alle autorità competenti.
Il consigliere pone interrogativi sulle eventuali responsabilità, ma non indica elementi che consentano di attribuirle a una persona specifica.
La conclusione di Troiani riguarda i nuovi equilibri politici emersi dopo la seduta del 14 ottobre. Secondo la sua ricostruzione, il sindaco sarebbe oggi sostenuto da sette voti su 25: il proprio, quello della consigliera proveniente dall’opposizione e altri cinque riconducibili al variegato residuo della precedente maggioranza di centrodestra.
Una lettura che Troiani utilizza per mettere in evidenza la fragilità politica dell'attuale assetto amministrativo e le contraddizioni che, a suo giudizio, attraversano gli schieramenti cittadini.
La sua presa di posizione si chiude con la locuzione latina «Omnia munda mundis», traducibile come «tutto è puro per i puri», una conclusione che accompagna una critica complessiva ai comportamenti e alle scelte dei protagonisti della politica civitanovese.
Chissà se il nostro amatissimo Sindaco ha mai letto uno dei capolavori di Robert Louis Stevenson; alcuni sostengono che si sia dilettato solo con i manuali di vendita della Apple. È una diceria infondata: basta ascoltare i suoi alti interventi in Consiglio comunale per rendersene conto. Peraltro, novello Matteo Ricci, è andato in missione a Pechino accompagnato dal figlio, che per la Cina ha un’autentica passione. Parcaroli, dirigente della Lega, è andato dai comunisti a farsi insegnare come si fa l’albergo diffuso, come si fa accoglienza – al netto dei campi di concentramento dove Xi Jinping rinchiude gli Uiguri e i dissidenti – e come si risponde al telefono al popolo. Dà un po’ meno risposte alla stampa, ma quando gli consegneranno il megafono ad personam inquadrato in Comune, categoria C, a spese del contribuente, sapremo tutto quello che fa comodo a lui: pa(tra)ssi a pa(tra)ssi. In perfetto stile cinese, cioè comunista.
Sul viaggio in Cina, visto che ora ha appreso dai compagni come si risponde ai cittadini (Sindaco, ci dice qualcosa sui collaudi alle scuole alle Vergini?), ci fa sapere chi ha pagato per quella sua gitarella fuori porta? E l’accompagnatore Stefano Parcaroli ha cacciato di tasca o abbiamo provveduto noi?
Volevo suggerire al nostro amatissimo Sindaco di approfondire lo «Strano caso del dottor Jekyll e Mr Hyde» perché davvero non ci si capacita di come in pubblico abbia la lacrima sul viso e nel chiuso del fortino municipale si dedichi, sulla scorta di Rigoletto, a meditare «Sì, vendetta, tremenda vendetta». I suoi «cortigiani» lo spingono a simili congetture per punire i giornalisti scomodi che si fanno i fatti della giunta. Forse per questo «Una lacrima sul viso» o forse sarebbe meglio chiamarlo Scottex, dai fazzoletti tergi-commozione, va anelando un suo megafono stampa capace di zittire quei ficcanaso (per la verità un po’ troppo pochi) che chiedono conto dell’operato della giunta.
Sgombro subito il campo da congetture: che sulle scuole alle Vergini ci sia qualcosa da chiarire è vox populi. Vogliamo dire delle mamme preoccupate perché nella scuola non ci sarebbero gli estintori, perché mancano spazi verdi, perché le finestre si chiudono male e sono troppo basse e possono far venir voglia ai piccoli di arrampicarsi e sporgersi pericolosamente? Ma forse questi sono i canoni estetici dello «scatolismo», il nuovo stile architettonico imposto alla città dall’ingegner Tristano Luchetti, ormai supplente del Sindaco, come dimostrano recenti adunanze.
Rincuoro la polizia politica della giunta anche sui dubbi relativi ai conti. Che il bilancio faccia acqua da tutte le parti si evince da quello consuntivo, su cui l’assessore deputata Barbara Antolini si è ben guardata dal metterci la faccia. Non ci vuole un master alla Bocconi per capire che, se la cassa è stata depauperata perché l’ufficio lavori pubblici, per tener buone le ditte, concede continui SAL (stati di avanzamento lavori), restano esigue risorse.
Deve essere sfuggita la sentenza della Corte di Cassazione n. 29342 del 19/07/2024, che sottolinea come «la responsabilità per l'utilizzazione degli immobili non collaudati non può essere evitata, poiché i proprietari sono tenuti a garantire la conformità delle strutture alle normative vigenti».
Pare però che la santissima trinità – l’assessore Andrea Marchiori, in arte Lego, l’ingegnere capo Tristano Luchetti e il Sindaco, legati a triplo filo – abbia stabilito: «A quello lo facciamo nero, sulle Vergini abbiamo ciò che serve». In che senso? La richiesta è elementare: quando sono stati fatti i collaudi (dallo statico all’antincendio, passando per il certificato d’idoneità sanitaria), chi li ha fatti e dove sono protocollati? Questi dati, per ora, non sono disponibili.
Intanto si è concluso un complesso accesso agli atti chiesto dalla minoranza sui lavori pubblici, che pare abbia evidenziato molte lacune. Vedremo.
Se la cassa è quasi azzerata, se da Apm non verrà alcun contributo, essendo la partecipata cospicuamente debitrice verso il Comune, al punto che si è dovuto appaltare a privati il servizio navetta per fare fronte ai disagi per l’annoso cantiere degli ascensori, se non ci sarà alcuna sospensione delle rate dei mutui, come ormai appare inevitabile dato che il 31 dicembre cessa l’emergenza terremoto, non è difficile prevedere che il bilancio preventivo 2027 sarà da lacrime e sangue.
Se ripartono le rate, lo sbilancio potrebbe essere di 2 milioni; diversamente, ci sono sempre da coprire almeno 600.000 euro che mancano in cassa.
Tenendo conto che ci sono ancora alcune questioncelle in sospeso: chi gestirà la piscina? Chi gestirà il Centro Fiere, ammesso che veda la luce?
Intanto la giunta disquisisce su quanti volantini debbano stamparsi per un evento contro la violenza sulle donne (di assoluta importanza, va detto!) e tralascia di fare il punto sull’andamento di bilancio. Ma il tempo stringe.
Il Governo deve fare una finanziaria striminzita: difficile che possa dire ai Comuni «si sospendono le rate dei mutui», mentre si chiede alle banche un sovrappiù di prelievo fiscale. Difficile che possa intervenire la Regione Marche. Perché, al di là delle regole contabili – esistono anche se la giunta Parcaroli, a cominciare dall’assessore con la camicia che dà incarichi retribuiti ai suoi sodali di lista, sembra ignorarle – anche la Regione Marche avrà ristrettezze di finanza, con un PIL tra il Foglia e il Tronto che non va oltre lo 0,5%, ben al di sotto della media nazionale.
E ora forse c’è da contabilizzare anche la trasferta cinese. Di sicuro il dottor Stefano Parcaroli avrà saldato di persona, perché ha una particolare attrazione per Pechino.
Risulterebbe che un paio di anni fa, mentre da responsabile della Med stava discutendo con R-Store – la società napoletana implicata in un’inchiesta tutt’altro che piacevole su un’ipotizzata truffa alla UE, che ha acquisito il commercio dei Parcaroli – mentre emergevano 5 milioni di debiti non previsti e si discuteva di licenziare qualche dipendente a Macerata per ridurre i costi, lui abbia annunciato di aver prenotato un viaggio a Pechino e di non poter seguire la pratica.
Quando emerse la notizia dell’inchiesta della Procura europea sulla truffa, la famiglia Parcaroli insorse dicendo: «Con R-Store non c’entriamo nulla, né Sandro Parcaroli ha mai avuto un ruolo nel rapporto Med-R-Store».
Verissimo, però almeno fino all’ottobre del 2024 Stefano Parcaroli, ma anche Sandro Parcaroli, interloquivano con Giancarlo Fimiani, amministratore delegato di R-Store, di cui è stato chiesto l’arresto ai domiciliari nel febbraio scorso, cercando di evitare contraccolpi all’immagine del Sindaco da eventuali licenziamenti alla Med.
Sorge un interrogativo: se Fimiani chiedeva conto di 5 milioni di buco, perché i Parcaroli non chiedevano conto della correttezza degli affari di R-Store?
Per dimenticare, Stefano Parcaroli volava allora a Pechino e c’è tornato in viaggio con papà.
Ecco dove il dottor Jekyll si trasforma in mister Hyde: nella rabbiosa reazione alla realtà che va in direzione ostinata e contraria a quanto Scottex si aspetta.
La psicologia – il romanzo di Robert Louis Stevenson è psicologico – conosce i narcisisti. Incorrono in una sindrome che si manifesta con la negazione dell’evidenza, la ricerca continua di un capro espiatorio, l’ostracismo per punire chi ha osato incrinare il loro specchio.
È Mr Hyde che si manifesta e così capita, per esempio, che quando si scrive Sandro Parcaroli si legga sempre più spesso Tristano Luchetti che, con la copertura politica dell’assessore Lego, sembra sia il vero dominus del Comune di Macerata, dato «il trattamento del silenzio», alternato a improvvisi sbuffi di nervosismo, che il primo cittadino impone a chi gli sta accanto.
Un episodio di un qualche peso si è verificato lunedì scorso. A una riunione con i consiglieri di maggioranza sulla lottizzazione Simonetti – il Sindaco dichiarò in Consiglio che voleva comprarsi un lotto di quel terreno dai Simonetti quando ancora era proprietario della Med attraverso la sua società di famiglia Astro Srl, che ha chiuso il 2025 con un utile netto al di sotto dei 38 mila euro – si sono presentati Tristano Luchetti, il segretario comunale Benedetto Perroni, ma non il Sindaco, che stava prendendo lezioni di buona amministrazione dai comunisti di Xi Jinping.
Si è detto che era una riunione tecnica e un bis si farà lunedì, perché la decisione sull’area Simonetti va presa entro ottobre.
Qui però sorge un dubbio: se quella era una riunione tecnica e, visto che il capo dell’ufficio tecnico e il segretario comunale sono al servizio della città, perché non sono stati invitati anche i consiglieri di minoranza, che hanno diritto a ottenere le medesime informazioni della maggioranza?
Forse il dottor Jekyll ha lasciato campo a Mr Hyde?
Uomini in abito nero al suo fianco prima della seduta del Consiglio comunale, un diverbio con un cittadino presente in aula e l'invito a lasciare la sala ripetuto più volte. È quanto accaduto mercoledì scorso a Civitanova Marche, durante la discussione sulla mozione di sfiducia al sindaco Fabrizio Ciarapica, poi respinta.
Protagonista della vicenda l'avvocato e rappresentante di Fratelli d'Italia Alberto Feliziani, che ora replica alla denuncia annunciata da Fausto Troiani e Ivo Costamagna, respingendo le contestazioni e affidando la propria tutela legale al penalista Paolo Giustozzi. Sui fatti prende posizione anche la sezione Anpi "Natale Mecozzi" di Civitanova-Montecosaro, che condanna duramente quanto avvenuto nell'aula consiliare.
Poco prima della seduta, infatti, Feliziani aveva avuto un alterco con Paolo Biancucci, marito dell'ex assessore Roberta Belletti. La presenza delle guardie del corpo e la discussione hanno alimentato le polemiche attorno a una seduta già politicamente tesa.
Fausto Troiani, consigliere comunale e responsabile di Vince Civitanova, e Ivo Costamagna, ex presidente del Consiglio comunale e responsabile di Azione, hanno annunciato di aver conferito un "mandato congiunto allo Studio Valori" per presentare una "denuncia" nei confronti di Feliziani "ai sensi dell'articolo 338 del Codice penale", che riguarda la violenza o la minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario.
I due hanno definito l'accaduto di "estrema gravità istituzionale", precisando che la loro iniziativa non riguarda il merito della mozione di sfiducia, sulla quale avevano una posizione convergente, ma il "rispetto delle regole e del funzionamento delle istituzioni democratiche".
Nella sua replica, Feliziani definisce "deplorevole" l'iniziativa dei due esponenti politici, accusandoli di aver annunciato la denuncia alla stampa per ottenere visibilità dopo i fatti in Consiglio. L'avvocato sostiene che i due tentino di "ritagliarsi una fetta di notorietà" e di recuperare credibilità politica.
Sul piano giuridico, contesta l'ipotesi di reato: "Anche per chi non fosse esperto di diritto, non vi è alcun reato perimetrato dall'articolo 338 del Codice penale perché non ho minacciato alcun corpo politico, peraltro assente quando si è verificato mio malgrado l'alterco in questione".
Feliziani attribuisce l'inizio della discussione a un "noto provocatore" e afferma di essersi preoccupato che altre persone potessero trascendere anche nei suoi confronti. Aggiunge che la situazione sarebbe stata preceduta da messaggi sui social che definisce "impropria chiamata alle armi in stile curva sud, disdicevole per una istituzione e per chi ne fa parte. Tutto documentato".
L'avvocato interviene anche sull'abbigliamento dei sei accompagnatori che lo affiancavano in aula: "A mia memoria il total black risulta usuale nei locali notturni della costa civitanovese ma certamente la prossima volta, semmai questi ragazzi dovessero nuovamente accompagnarmi in qualche altra occasione, chiederò loro di indossare pantaloni grigi fumo di Londra e blazer blu notte con bottoni oro con camicia azzurra e cravatta regimental".
Feliziani ha quindi annunciato di aver affidato la propria tutela all'avvocato Paolo Giustozzi, "anche in funzione attiva", dichiarando di rimettersi alle valutazioni della magistratura "visto che probabilmente con la mia presenza e con quella di almeno trenta tra iscritti e militanti civitanovesi , all’interno dell’aula aperta al pubblico, abbiamo garantito la libertà di voto proprio a quei consiglieri che ribellandosi ad un sistema hanno convintamente bocciato la mozione di sfiducia al sindaco promossa da Vince Civitanova , PD e liste della sinistra".
Sulla vicenda è intervenuta anche la sezione Anpi "Natale Mecozzi" Civitanova-Montecosaro, che sottolinea "la gravità del comportamento" di Feliziani, definito "irrispettoso dell'assise comunale e verso la presenza di numerosi cittadini oltre che dell'evento istituzionale stesso".
La sezione evoca inoltre "le squadracce del disastroso ventennio del secolo scorso" e chiede di conoscere quali iniziative il sindaco Fabrizio Ciarapica "intenda attivare nei confronti della magistratura competente".
Anche il vice segretario facente funzione di Azione Provincia di Macerata, Alessio Botticelli, esprime la propria posizione e definisce quello di Feliziani "un gesto dalla gravità istituzionale inaudita, tanto più per chi esercita la professione di avvocato ed è, quindi, perfettamente consapevole delle conseguenze penali delle proprie azioni".
E ribadisce: "Noi siamo moderati per natura e riformisti per convinzione, ma quando si tratta di difendere le istituzioni sappiamo essere più estremisti degli estremisti stessi. In politica la forma è sostanza, e l'avvocato Feliziani nell'ultimo Consiglio Comunale ha oltrepassato un limite che rischia di aprire un precedente che definire pericoloso è un eufemismo".
Due opere strategiche per la città, due percorsi con tempi e criticità differenti. Il recupero della scuola primaria “Alessandro Luzio” e la delocalizzazione della Casa di riposo “Lazzarelli” sono stati al centro dell’ultima seduta del Consiglio comunale di San Severino Marche, durante la quale il sindaco Rosa Piermattei ha risposto alle interrogazioni presentate dai gruppi consiliari “Insieme per San Severino” e “San Severino Futura”.
L’obiettivo dell’amministrazione, ha spiegato la prima cittadina, resta quello di portare a termine entrambi gli interventi, nel rispetto delle procedure, dei finanziamenti assegnati e della qualità delle opere. La situazione, tuttavia, è diversa per i due progetti: se per la scuola Luzio l’iter procede attraverso le necessarie verifiche tecniche, per la Casa di riposo Lazzarelli sono emerse criticità economiche che richiedono ulteriori approfondimenti.
Per l’adeguamento sismico della scuola primaria “Alessandro Luzio” è stato approvato un importo complessivo superiore a 10 milioni di euro, di cui oltre 8,1 milioni destinati ai lavori.
Il sindaco ha ricostruito le tappe della progettazione, affidata nel dicembre 2025 e avviata formalmente il 12 gennaio 2026, dopo che l’immobile era tornato nella piena disponibilità del Comune, al termine dell’utilizzo da parte degli studenti dell’Itts “Divini”.
Nel corso dell’iter si è resa necessaria una consegna parziale della progettazione, in attesa di acquisire alcuni pareri, tra cui quelli della Soprintendenza e dei Vigili del fuoco. Le prescrizioni degli enti competenti hanno inoltre richiesto revisioni e approfondimenti, ai quali si è aggiunta la progettazione di una cabina elettrica dedicata, concordata con il gestore Assem.
Una volta completato e verificato il progetto esecutivo, la documentazione sarà trasmessa all’Ufficio Speciale per la Ricostruzione per l’approvazione finale. I servizi tecnici comunali hanno già predisposto gli atti necessari per la gara d’appalto, che saranno sottoposti ai controlli previsti dalla legge, compresi quelli dell’Anac.
Più articolata la situazione della Casa di riposo “Lazzarelli”, per la quale è previsto un finanziamento di 13.690.950 euro nell’ambito della ricostruzione post-sisma, attraverso l’Ordinanza speciale n. 45 del 2023.
Il progetto di fattibilità tecnica ed economica, affidato nell’agosto 2025, è stato consegnato dal raggruppamento incaricato nel settembre 2026, oltre la scadenza contrattuale. Dall’esame degli elaborati sono emerse criticità sostanziali, in particolare il mancato rispetto dei limiti economici stabiliti dall’ordinanza commissariale.
La principale difficoltà riguarda la stima dei lavori, che presenta un incremento significativo rispetto agli importi consentiti. Una situazione che impone al Comune di valutare come procedere senza compromettere la realizzazione dell’opera e nel rispetto delle condizioni previste per il finanziamento.
Il sindaco ha illustrato due possibili strade: chiedere un rifinanziamento dell’intervento oppure procedere alla risoluzione del contratto con il raggruppamento incaricato. Per individuare la soluzione più adeguata è stato fissato un incontro a Roma con la Struttura commissariale.
Nel rispondere ai consiglieri, Piermattei ha ribadito che la tutela delle risorse assegnate rappresenta una priorità per l’amministrazione. Per la Lazzarelli, ha spiegato, è stata richiesta una verifica formale proprio per fare chiarezza sul quadro economico e sulle condizioni da rispettare.
«Non esiste la possibilità di perdita o revoca del finanziamento», ha dichiarato la sindaca, rassicurando il Consiglio comunale sulla tenuta dei fondi.
L’amministrazione intende quindi proseguire il percorso per entrambe le opere, pur nella consapevolezza delle differenti difficoltà. Per la scuola Luzio il lavoro si concentra sul completamento della progettazione e sull’iter necessario per arrivare alla gara; per la Casa di riposo Lazzarelli occorrerà invece individuare una soluzione alle criticità economiche emerse, attraverso il confronto con la Struttura commissariale.
Due interventi centrali per il futuro della città, sui quali resta alta l’attenzione dell’amministrazione e dei gruppi consiliari.
Dopo l'enorme polverone alzatosi a seguito delle dichiarazioni della consigliera di Fdi Maria Grazia de Angelis, il Coordinamento Marche per la Palestina ha deciso di convocare un presidio il 20 ottobre davanti al comune di Ancona per poter accedere alla seduta del Consiglio comunale e richiedere le dimissioni della consigliera.
Le motivazioni che hanno portato la de Angelis al centro delle polemiche risalgono a qualche giorno fa, a seguito delle parole dette durante la seduta di consiglio in cui si stava discutendo la mozione presentata da lei stessa sulla tutela dei cristiani perseguitati nel mondo.
"Vorrei capire perchè anche la morte ci vede schierati solo per alcuni. Ritengo che questa cosa sui cristiani debba essere detta perchè questo silenzio e questa indifferenza è una vergogna. 388 milioni di cristiani sono attualmente perseguitati in tutto il mondo, uccisi e privati della libertà e relegati in zone che Gaza, a confronto, diventa una riviera romagnola" ha affermato la De Angelis.
A seguito delle parole della consigliera le opposizioni di centrosinistra hanno abbandonato l'aula prima ancora del voto. La mozione si è conclusa con l'approvazione a maggioranza con 19 voti favorevoli, un astenuto (Francesco Andreani della lista civica Ripartiamo dai Giovani) e zero contrari.
L'imbarazzo della maggioranza è stato comuqnue percepito, il presidente del Consiglio comunale di Ancona Simone Pizzi ha commentato: "Approvo il documento per quello che c'è scritto, ma non condivido il modo in cui è stato argomentato".
Più dure le parole dell'opposizione, da cui si alza la voce di Francesco Rubini, capogruppo della lista di sinistra Altra idea di città che afferma: "È indecente che, a fronte del genocidio perpetrato dal governo criminale di Israele ai danni del popolo palestinese, ci siano rappresentati istutizionali che affermino certe bestialtà".
Nel post pubblicato sui profili social per diffondere l'appuntamento del 20 ottobre il Coordinamento afferma che "Le affermazioni della De Angelis sono gravissime perché strumentali, fuorvianti e frutto di una retorica disumana e velenosa che vuole trasformare il genocidio in Palestina in un conflitto religioso o peggio in una crociata e che vuole sminuire e ridicolizzare le atroci sofferenze di un popolo soggetto a un genocidio descritto anche dalle Nazioni Unite ed oggetto di indagine dalla Corte Penale Internazionale. Allo stesso tempo sono un insulto alla sensibilità umana e solidale della città di Ancona, porto di mare e di accoglienza da secoli e città impegnata da anni in una diffusa attività di solidarietà con la Palestina".
"Solidarietà ai cittadini di Montefano, Pollenza e Loro Piceno. La scelta del sito poggi su valutazioni trasparenti e motivate, no ai soprusi politici". È quanto dichiarato dai consiglieri regionali di minoranza del Partito Democratico Leonardo Catena e Valeria Mancinelli e Michele Caporossi (Progetto Marche Vive) sulla vicenda della nuova discarica della provincia di Macerata.
I tre esponenti politici si sono schierati al fianco della sindaca di Montefano, Angela Barbieri, e degli amministratori locali di Montefano, Pollenza e Loro Piceno, contestando il percorso seguito per individuare il sito destinato a ospitare il nuovo impianto.
La presa di posizione è arrivata nel corso di una conferenza stampa, durante la quale i consiglieri hanno espresso solidarietà alle comunità coinvolte e chiesto maggiore trasparenza sulle valutazioni tecniche che hanno portato alla revisione della graduatoria dei siti potenzialmente idonei.
"La provincia ha bisogno di una soluzione sostenibile per i rifiuti. Ma i ritardi accumulati dal 2016 non autorizzano il presidente Gentilucci e i sindaci di destra a cambiare le regole alla fine del percorso e a imporre, con un sopruso politico aggravato dall'arroganza, una scelta di cui non hanno spiegato le ragioni tecniche", dichiarano Catena, Mancinelli e Caporossi.
Al centro della contestazione c'è la modifica dei criteri di valutazione approvata dall'assemblea dell'Ata il 6 maggio. Secondo quanto ricostruito dai consiglieri, i nuovi parametri aggiuntivi avrebbero acquisito complessivamente un peso del 40%, riducendo al 60% quello dei fattori utilizzati nel precedente lavoro dell'Università Politecnica delle Marche, elaborato sulla base delle indicazioni fornite dagli stessi sindaci.
Una modifica che, secondo i tre esponenti regionali, avrebbe determinato un significativo ribaltamento della graduatoria approvata il 15 maggio. I siti situati nei Comuni guidati dal centrosinistra, precedentemente collocati alle posizioni 4, 9, 15 e 18, sarebbero passati ai primi quattro posti.
"Come si spiega che il peso attribuito alla densità abitativa sia del 5% e pesi di più del rischio idrogeologico (2,4%) o delle zone di interesse agrituristico (3,6%)?", chiedono i consiglieri, sollecitando chiarimenti sulle ragioni tecniche dei nuovi criteri, sul peso assegnato a ciascuno e sul momento in cui sono stati introdotti.
Le accuse rivolte all'Ata e agli amministratori che hanno sostenuto la modifica rappresentano la posizione politica dei tre consiglieri. Sulla legittimità degli atti, sottolineano gli stessi esponenti, dovranno pronunciarsi i giudici: i Comuni di Montefano e Pollenza hanno infatti impugnato le delibere dell'Ata.
La vicenda, secondo Catena, Mancinelli e Caporossi, si intreccia anche con i costi sostenuti per la gestione dei rifiuti nel territorio provinciale. I consiglieri attribuiscono una parte significativa dei ritardi al sindaco di Macerata, Sandro Parcaroli, e agli amministratori dello stesso schieramento politico, richiamando il ricorso ai conferimenti fuori provincia e alle soluzioni provvisorie.
Nel mirino finisce anche la misura compensativa approvata per la discarica di Cingoli. L'Ata avrebbe stabilito un nuovo ecoindennizzo di 18,33 euro a tonnellata, più del doppio rispetto ai precedenti 8,21 euro e superiore, secondo i consiglieri, ai valori previsti per altri impianti nelle Marche e in altre regioni.
L'onere complessivo, secondo la stima riportata dai tre esponenti regionali, sarebbe di 5,2 milioni di euro a carico di cittadini e imprese del Maceratese, con un incremento di 2,7 milioni rispetto al passato. I consiglieri collegano questi costi all'andamento della Tari, sostenendo che le tariffe siano già aumentate di oltre il 30% e siano destinate a crescere ulteriormente nei prossimi anni, anche in relazione alla situazione finanziaria del Cosmari.
Un altro punto riguarda il trattamento riservato alla sindaca di Montefano nel confronto pubblico. I consiglieri hanno espresso solidarietà ad Angela Barbieri, rivendicando il diritto degli amministratori locali a difendere le proprie comunità e quello dei cittadini e dei comitati a chiedere spiegazioni e manifestare pacificamente il proprio dissenso.
Da qui la richiesta alla Regione Marche di riferire sull'esito delle verifiche annunciate in Consiglio regionale e di chiarire gli eventuali rilievi relativi al procedimento. Catena, Mancinelli e Caporossi chiedono inoltre di valutare, qualora l'Ata non fosse in grado di garantire un percorso solido e tempestivo, l'esercizio dei poteri sostitutivi attraverso il commissariamento dell'ente.
"Non chiediamo di spostare il problema da un Comune all'altro. Chiediamo che una decisione destinata a incidere per anni su ambiente, salute e costi del servizio sia presa con criteri motivati, regole trasparenti e rispetto per tutte le comunità coinvolte", concludono i consiglieri regionali.
La mozione di sfiducia non passa e Fabrizio Ciarapica resta sindaco di Civitanova Marche. Ma il Consiglio comunale di ieri sera consegna l'immagine di una maggioranza profondamente divisa, tra accuse di tradimento politico, contestazioni e un clima sempre più acceso. A pesare sul risultato sono stati soprattutto i sei astenuti, tra cui i cinque consiglieri di Fratelli d'Italia, mentre il voto contrario della consigliera della lista civica "SìAmo Civitanova" Silvia Squadroni ha contribuito a impedire il raggiungimento della soglia necessaria.
Ad aprire il dibattito è stato Francesco Micucci, capogruppo del Partito democratico e tra i promotori della mozione. Il consigliere ha contestato la permanenza di Ciarapica alla guida della città dopo il passaggio a Futuro Nazionale, il movimento di Roberto Vannacci. «Il suo treno per Ancona ha deragliato due volte e oggi deve prendere il treno per Roma», ha dichiarato, facendo riferimento alle sconfitte elettorali del sindaco e alle sue ambizioni politiche. Per Micucci, il cambio di schieramento rappresenta una rottura rispetto agli accordi con cui Ciarapica era stato eletto nel 2022.
Il primo cittadino ha respinto le contestazioni, sostenendo che la mozione non metta in discussione l'operato amministrativo, ma una scelta politica personale. Ha quindi rivendicato il lavoro svolto e la necessità di completare i progetti avviati prima della fine del mandato. Un intervento lungo, accompagnato da proteste e richieste di concludere da parte del pubblico.
Il passaggio più atteso è stato quello di Silvia Squadroni, che ha spiegato perché non abbia firmato la mozione. «Il fine non giustifica i mezzi», ha dichiarato, aggiungendo: «Quando fai un patto con il diavolo, il diavolo ti mangia l'anima». La consigliera ha attaccato duramente il gruppo 'Vince Civitanova', accusando il gruppo di utilizzare «la minaccia e la prevaricazione» come metodo politico.
Nel suo intervento, Squadroni ha anche preso posizione contro gli attacchi personali ricevuti negli ultimi giorni sui social, dove sarebbe stata definita una «banderuola», contestando le offese rivolte sia alla sua persona sia alla sua professione. Ha annunciato di aver presentato una denuncia-querela.
Il Consiglio comunale si è svolto in un'aula attraversata da una tensione palpabile, con una significativa partecipazione di pubblico che ha accompagnato l'intera discussione. Il clima, tuttavia, si era fatto acceso già prima dell'inizio della seduta, quando Paolo Biancucci, marito dell'ormai ex assessora all'Urbanistica Roberta Belletti, ha avuto un acceso scambio con l'avvocato Alberto Feliziani, iscritto del partito Fratelli d'Italia, arrivato in aula accompagnato da guardie del corpo.
La replica di Fausto Troiani, leader di Vince Civitanova, non si è fatta attendere. Il consigliere ha accusato Squadroni di aver descritto Ciarapica come incapace di intendere e di volere, ricordandole la candidatura con Vince Civitanova nel 2012. Ha poi rivendicato la scelta di sostenere la sfiducia, spiegando che l'ipotesi di dimissioni contestuali dei consiglieri era stata valutata per accelerare la fine dell'esperienza amministrativa. Troiani ha inoltre difeso l'ex assessora Roberta Belletti, definendola il "miglior assessore all'Urbanistica degli ultimi tempi".
A intervenire è stato anche Giorgio Pollastrelli, della Lega, che ha liquidato come «nulla cosmico» la ricostruzione di Troiani. «Cambiare partito è un diritto costituzionale», ha osservato, contestando che la mozione fosse fondata principalmente sulla scelta politica del sindaco anziché su presunte inadempienze amministrative. Lo stesso Pollastrelli ha votato contro la mozione di sfiducia al primo cittadino.
Dai banchi dell'opposizione sono arrivate anche le critiche di Lidia Iezzi e Mirella Paglialunga, mentre Elisabetta Giorgini ha definito quella in carica «la peggiore giunta nella storia della città». Fratelli d'Italia, pur attraverso il duro intervento del capogruppo Andrea Ruffini, ha scelto di astenersi: «Ciarapica è un sindaco dimezzato, appeso a un filo», ha dichiarato, accusandolo di aver tradito gli accordi elettorali.
La mozione si è così fermata a undici voti favorevoli, sette contrari e sei astensioni. Ciarapica resta alla guida del Comune, ma la seduta ha reso evidente quanto sia fragile il sostegno politico che gli rimane, a pochi mesi dalla fine della legislatura.
Consentire ai lavoratori con diabete di utilizzare liberamente lo smartphone per monitorare la glicemia durante l’orario di lavoro, superando eventuali divieti aziendali che ostacolano l’impiego dei dispositivi. È la richiesta rivolta alla Regione Marche da Sandro Scipioni, segretario del Partito Socialista Italiano di Macerata, insieme all’attivista Damiano Iulio, promotore del principio di "digitalizzazione umana".
Al centro dell’appello c’è il riconoscimento dello smartphone come strumento essenziale per la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, in particolare per chi utilizza i sensori per il monitoraggio continuo del glucosio (CGM), come quelli della linea FreeStyle. Questi dispositivi permettono di controllare i livelli glicemici in tempo reale attraverso un’applicazione, contribuendo a individuare tempestivamente situazioni di rischio.
La proposta punta a fare in modo che i regolamenti aziendali non impediscano l’utilizzo di questi strumenti durante il servizio, quando sono necessari per gestire il diabete. Secondo i promotori, oggi la tutela dei diritti delle persone con questa patologia deve confrontarsi anche con le opportunità offerte dalle nuove tecnologie.
"La digitalizzazione umana significa far sì che l'innovazione tecnologica sia uno strumento di dignità e tutela della persona - dichiara Damiano lulio -. Come sta già avvenendo in Emilia-Romagna con l'impegno istituzionale del consigliere Andrea Massari, chiediamo che anche le Marche adottino questo provvedimento per consentire ai lavoratori diabetici di monitorare la propria salute in tempo reale tramite smartphone, senza ostacoli, discriminazioni o vincoli burocratici".
Sulla stessa linea Sandro Scipioni, Segretario del PSI di Macerata: "L'aumento costante dei casi di diabete impone risposte concrete e pragmatiche. Riconoscere lo smartphone come strumento salvavita all'interno dei protocolli di sicurezza aziendali é una misura di civiltà a costo zero per le casse pubbliche, ma dal valore inestimabile per la salute pubblica. Sollecitiamo l'Assemblea Regionale delle Marche ad approvare al più presto questo atto per garantire pari dignità e massima sicurezza a tutti i lavoratori del territorio".