È scontro sui tesseramenti di Futuro Nazionale a Civitanova Marche. Da una parte le contestazioni lanciate sui social dalla pagina “Oh Frà… Citanò commanna”, che solleva interrogativi sulla regolarità di alcune adesioni; dall'altra la replica di Fabrizio Ciarapica, sindaco di Civitanova e coordinatore regionale del movimento fondato da Roberto Vannacci, che respinge le accuse e annuncia iniziative legali.
«Tutte illazioni», taglia corto Ciarapica, spiegando di aver già dato mandato al proprio legale di valutare le azioni giudiziarie a tutela del partito, dei suoi iscritti e dei dirigenti. «Ravvisiamo nelle ricostruzioni circolate gli estremi della diffamazione a mezzo stampa e altri reati ben più gravi di cui abbiamo ampia prova», dichiara.
Al centro della polemica c'è un documento che la pagina social afferma di aver ricevuto e che presenta come un elenco degli iscritti a Futuro Nazionale. Secondo quanto riportato nel post, numerosi nominativi risulterebbero associati allo stesso indirizzo di via Cesare Battisti 125, a Civitanova Marche.
Ma il punto più delicato, secondo gli autori della pubblicazione, riguarderebbe alcune persone che sarebbero state contattate e che avrebbero dichiarato di non essersi mai iscritte al movimento, né di aver autorizzato altri a farlo per loro conto.
«Dove sono i moduli di iscrizione? Esistono le firme e i relativi versamenti? Chi ha inserito quei nominativi?», sono alcune delle domande sollevate dalla pagina, che chiede chiarimenti sulle procedure di adesione e sulla formazione dell'elenco. La stessa pubblicazione precisa che l'origine delle presunte anomalie e le eventuali responsabilità non sono ancora accertate.
Ciarapica respinge però la ricostruzione e chiarisce il motivo della presenza dell'indirizzo comune. «L'indirizzo associato alla spedizione delle tessere non ha nulla di misterioso: è semplicemente quello del responsabile dell'organizzazione Marche del partito», afferma.
Il coordinatore regionale spiega che, quando si aderisce attraverso un comitato, le tessere possono essere spedite cumulativamente a un unico referente, che provvede poi alla distribuzione agli iscritti. «È una normale prassi, come fanno tutti i partiti», sottolinea, distinguendo questa modalità dalla spedizione individuale a domicilio prevista per chi completa autonomamente il modulo online.
«Trasformare una normale procedura logistica trasparente in un'anomalia significa voler mistificare la realtà dei fatti», aggiunge.
Il coordinatore regionale solleva inoltre dubbi sull'autenticità e sulla provenienza del documento diffuso sui social. «Di quale file stiamo parlando? Chi lo ha realizzato? È un file manomesso? È realmente del partito? Chi lo ha diffuso e con quali modalità?», domanda, annunciando che eventuali violazioni della normativa sulla protezione dei dati personali saranno perseguite nelle sedi competenti.
Sulle persone che sostengono di essere state iscritte senza averlo richiesto, Ciarapica invita a presentare elementi concreti: «Chi sostiene di essere stato tesserato senza averlo richiesto si faccia avanti, mostri la propria tessera e saremo i primi a verificare e fare piena luce su ogni singola situazione».
Il sindaco difende quindi gli iscritti al movimento, sostenendo che le contestazioni rischiano di mettere in discussione la scelta di cittadini che hanno aderito liberamente al progetto politico di Vannacci. «La nostra linea resta cristallina e irremovibile: trasparenza totale sui fatti, rispetto assoluto per i nostri iscritti e tutela legale in ogni sede opportuna», afferma.
Nella sua dichiarazione, Ciarapica lega inoltre la vicenda al clima politico cittadino, sottolineando che la polemica emerge a ridosso della seduta del Consiglio comunale chiamata a discutere e votare una mozione di sfiducia collegata alla sua adesione a Futuro Nazionale.
Il report “Fame di sapere” mette a confronto i portali istituzionali con la realtà di tre opere campione: a Fermo un polo scolastico concluso nel 2020 risultava ancora agli inizi, a Corridonia si è fermi al progetto preliminare A dieci anni dal sisma del 2016, le informazioni pubbliche sulla ricostruzione delle scuole non corrispondono allo stato reale dei cantieri.
È la conclusione del report “Fame di sapere”, pubblicato da Libera, che raccoglie gli esiti delle richieste di accesso civico generalizzato (FOIA) inviate l’8 giugno 2026 dal coordinamento regionale di Libera Marche. Le istanze riguardavano tre interventi campione nel cratere e rientrano nella campagna “Fame di Verità e Giustizia”.
L’edilizia scolastica è la voce più consistente della ricostruzione pubblica: 195 progetti per 675 milioni di euro, con un investimento medio di circa 3,46 milioni a intervento. È però anche tra i settori con la fase di attuazione media più bassa. L’indagine ha evidenziato un forte scollamento tra quanto registrato sui portali ufficiali e la situazione effettiva delle opere.
Fermo, polo scolastico “Betti-Fracassetti”. Dalla risposta del Comune risulta che l’intervento è concluso e collaudato fin dal 2020 e che la struttura è regolarmente utilizzata. Eppure, nei dataset istituzionali diffusi nel 2025, l’opera, da oltre 22 milioni di euro, compariva ancora nelle fasi iniziali.
Corridonia, istituto superiore “Filippo Corridoni” (IPSIA). Per la nuova costruzione con delocalizzazione, gestita tramite l’Accordo Quadro Invitalia, la progettazione preliminare è stata consegnata soltanto l’8 giugno 2026. A dieci anni dal terremoto l’iter è dunque ancora alla fase di progetto preliminare.
Tolentino, nuovo polo scolastico “Filelfo”. L’appalto integrato vale 23,3 milioni di euro, su un progetto complessivo di 31 milioni, ed è stato aggiudicato al raggruppamento formato da Apulia S.r.l. e Pagano S.p.A. I lavori, consegnati il 7 gennaio 2026, sono ora nella fase delle opere di fondazione. La fine dei lavori è prevista per il 21 aprile 2029.
«Ricostruzione e trasparenza non possono che viaggiare insieme», dichiara Paolo Gasperini, coordinatore regionale di Libera Marche. «Avere dati certi, aggiornati all’oggi, pienamente fruibili è una premessa necessaria ad ogni azione di monitoraggio civico, ma ancora prima un modo per le Istituzioni di far conoscere davvero quello che stanno facendo».
Gasperini indica anche le prossime mosse: Libera continuerà a rivolgersi ai livelli centrali, ma moltiplicherà soprattutto le domande FOIA alle stazioni appaltanti delle scuole del cratere, con l’obiettivo di contribuire alla conoscibilità pubblica e costruire dal basso una mappa aggiornata.
Il tema, sottolinea Leonardo Ferrante della direzione nazionale di Libera, non riguarda solo il centro Italia: «La nostra azione sul diritto di sapere l’abbiamo esercitata anche sui temi della Milano post Olimpica al Nord e, al Sud, attorno alla trasparenza delle bonifiche in Terra dei Fuochi. Crediamo che, in tutte queste situazioni complesse e strategiche, la trasparenza sia la premessa di ogni altra azione, istituzionale e civica».
Secondo Libera, la diffusione di informazioni non aggiornate "alimenta la sfiducia dei cittadini, distorce l’analisi della spesa e impedisce di individuare i veri blocchi burocratici e le lentezze amministrative".
"Apprendiamo con stupore che l'amministrazione Parcaroli tenta di giocare alle tre carte con i cittadini". È l'attacco di Michele Lattanzi, capogruppo della lista di minoranza 'L'Altra Macerata', che interviene sulla navetta attivata per collegare i giardini Diaz al centro storico durante i lavori di rifacimento degli ascensori, denunciando la contemporanea soppressione di alcune corse del trasporto pubblico urbano.
"Se da una parte si è annunciato, in pompa magna, con tanto di video l'attivazione della navetta che dai giardini Diaz porta in centro storico, iniziativa giusta il visto il disagio creato dal rifacimento degli ascensori. Nulla si dice che a pagare la navetta sono i cittadini stessi tramite le tasse e tramite i servizi che vengono tagliati, ci riferiamo alla soppressione di 5 corse di trasporto urbano per tre linee", sottolinea Lattanzi in riferimento alla linea numero 6 (quella delle 16 e delle 18), alla linea numero 2 (19:35) e alla linea 7/10 (15,10 - 18,00).
L'esponente dell'opposizione chiede al sindaco di ripristinare immediatamente i collegamenti eliminati, senza aspettare la conclusione dei lavori, e contesta le modalità con cui l'amministrazione avrebbe organizzato il servizio: "Un forte disagio ai cittadini soprattutto agli anziani e agli studenti che fino al 5 ottobre potevano usufruire di tali linee, che tra l'altro percorrono quartieri densamente popolati come Rione Marche, il Convitto, le Vergini e le frazioni Piediripa e Sforzacosta. Chiediamo al sindaco di ripristinare tali corse subito, senza attendere la fine dei lavori degli ascensori. E stigmatizziamo un modo di amministrare subdolo, quello di creare un servizio togliendone un altro e soprattutto mettendo cittadini con bisogni diversi in contrasto fra loro".
Il Terzo Polo rilancia la propria iniziativa politica e apre una nuova fase progettuale per il futuro di Macerata. La lista centrista, riunitasi la scorsa settimana, annuncia il lancio degli «Stati generali del Centro a Macerata», un percorso che punta a coinvolgere nuove energie politiche e civiche per costruire un progetto alternativo agli attuali schieramenti.
Protagonista dell'iniziativa è il gruppo che alle ultime elezioni amministrative ha sostenuto la candidatura a sindaco di Mattia Orioli, rappresentante provinciale di Base Popolare. Al suo fianco ci sono Federico Valori per Azione e Riccardo Cogliandro per il Partito Liberaldemocratico.
L'obiettivo dichiarato è mettere insieme forze politiche, associazioni e personalità del territorio che si riconoscano nei valori liberali, popolari e riformisti. Un progetto che, nelle intenzioni dei promotori, dovrà essere aperto e in continua evoluzione, capace di superare gli schemi tradizionali e di elaborare nuove proposte per la città.
«Occorre per Macerata un progetto politico-amministrativo aperto e in divenire che vada oltre l'attuale», sostengono i centristi, indicando come priorità il rilancio dello sviluppo e della crescita del capoluogo.
Nel comunicato non manca una critica all'attuale situazione cittadina. Secondo il gruppo, Macerata starebbe attraversando una fase di stallo politico e progettuale che rischia di indebolirne ulteriormente il ruolo di capoluogo di provincia. «La città ha fortemente bisogno di uscire da questa fase di stallo», affermano i promotori, denunciando un recupero del ruolo e delle prospettive del territorio che, a loro giudizio, non si sarebbe concretizzato.
L'appello alle forze centriste e riformiste
Gli Stati generali del Centro vogliono rappresentare il punto di partenza di un percorso più ampio. I promotori rivendicano il contributo delle forze che hanno già aderito al progetto e invitano altri soggetti politici a partecipare.
«Il passaggio elettorale appena trascorso ha posto il primo seme di un cambiamento necessario, anche se non facile da attuare», sottolineano Orioli, Valori e Cogliandro. Nel percorso, spiegano, si sono aggiunti anche Radicali, Repubblicani, Socialisti Liberali e Ora!, mentre l'appello resta aperto ad altre realtà interessate a condividere la proposta.
Nel loro intervento, i centristi rivolgono critiche sia alla maggioranza guidata dal sindaco Sandro Parcaroli sia alle forze di sinistra. Da un lato, evidenziano quelli che definiscono gravi problemi interni alla maggioranza dopo le amministrative e denunciano l'assenza di una visione amministrativa di lungo periodo. Dall'altro, richiamano la sconfitta elettorale delle sinistre, considerate dal gruppo sempre più lontane dai problemi concreti dei cittadini.
La proposta del Terzo Polo è quindi quella di costruire uno spazio politico autonomo, che non si limiti a riproporre la contrapposizione tra centrodestra e centrosinistra, ma provi a coinvolgere sensibilità diverse attorno a un programma condiviso.
«Costruiamo insieme un futuro vero per Macerata», è l'appello conclusivo del gruppo, che indica nella debolezza politica e amministrativa della città l'occasione per avviare una stagione nuova.
Gli Stati generali del Centro si presentano così come un tentativo di consolidare l'area centrista e riformista in città, trasformando il risultato delle ultime amministrative in una base da cui partire per costruire una proposta politica e amministrativa più ampia.
Avviare una sperimentazione per distribuire gratuitamente prodotti per l’igiene mestruale nelle farmacie comunali di Macerata, aiutando le persone in difficoltà economica ad accedere a beni essenziali e riducendo il peso della loro spesa. È quanto propone Tommaso Domizi, consigliere comunale del Partito Democratico e segretario cittadino dei Giovani Democratici, che ha depositato una mozione in Comune per chiedere all’Amministrazione di valutare l’introduzione dell’iniziativa a Macerata.
La proposta si inserisce nel percorso promosso dai Giovani Democratici in diversi Comuni italiani, dove progetti analoghi sono già stati approvati. Al centro c’è il riconoscimento dei prodotti mestruali come beni essenziali, il cui costo può rappresentare una difficoltà per chi si trova in condizioni economiche fragili.
«Nel 2026 non possiamo ignorare che per molte donne anche l’acquisto di prodotti mestruali può rappresentare una difficoltà economica. Parliamo di beni essenziali, non di lusso, e credo sia importante che anche il Comune faccia la propria parte per garantirne l’accesso», afferma Domizi.
La mozione individua nelle tre farmacie comunali gestite da Apm, in corso Cavour, a Piediripa e in via Pace, i punti da cui partire per avviare la sperimentazione.
Il sistema ipotizzato prevede una card rilasciata dagli uffici comunali competenti alle persone che dimostrino un legame con il territorio, per esempio attraverso la residenza, lo studio o il lavoro a Macerata. L’Amministrazione potrebbe inoltre introdurre un criterio di priorità basato sull’ISEE, in funzione delle risorse economiche effettivamente disponibili.
L’obiettivo è costruire un meccanismo di accesso semplice e trasparente, capace di raggiungere chi ha maggiormente bisogno del sostegno senza rinunciare al controllo delle risorse pubbliche.
Uno degli aspetti centrali della proposta riguarda la sostenibilità economica. La mozione non prevede una spesa senza limiti, ma invita a individuare preventivamente un budget, sulla base del quale stabilire il quantitativo massimo di prodotti distribuibili a ciascuna beneficiaria.
Tra le ipotesi da valutare c’è anche l’avvio con una dotazione iniziale di poche migliaia di euro, compatibilmente con le disponibilità di bilancio e con i costi effettivi dei prodotti. La cifra, tuttavia, non è ancora stata definita: spetterebbe all’Amministrazione comunale individuare le risorse necessarie per l’eventuale attuazione del progetto.
«La proposta è pensata proprio per essere sostenibile. Si può partire con un budget contenuto, stabilire quanti prodotti distribuire e verificare concretamente i risultati. Non chiediamo un impegno economico senza limiti, ma di valutare un intervento circoscritto, capace di rispondere a un bisogno reale senza compromettere il controllo della spesa pubblica», sottolinea il consigliere del Pd.
Al termine della fase sperimentale, è previsto un monitoraggio dei risultati attraverso il conteggio delle card rilasciate, dei prodotti distribuiti e dei costi sostenuti. A questi dati si aggiungerebbe un questionario anonimo e facoltativo rivolto alle beneficiarie, per raccogliere valutazioni sull’efficacia dell’intervento.
I risultati dovrebbero essere presentati al Consiglio comunale, che potrebbe così disporre di elementi concreti per valutare se proseguire l’iniziativa, modificarne le modalità oppure estenderla.
La proposta non si limita alla distribuzione gratuita dei prodotti, ma comprende anche attività di informazione e sensibilizzazione sulla salute mestruale e sulle difficoltà economiche legate all’acquisto dei beni necessari.
In quest’ottica, la mozione suggerisce di coinvolgere l’Azienda sanitaria territoriale, i consultori, le associazioni e gli enti del terzo settore, così da affiancare al sostegno materiale un percorso di informazione e consapevolezza.
«Come Giovani Democratici crediamo che la politica debba partire dai bisogni quotidiani delle persone e tradurli in proposte realizzabili. Il ciclo mestruale non è una scelta e i prodotti necessari per affrontarlo non devono diventare un ostacolo economico. Macerata può fare la propria parte, cominciando con una sperimentazione concreta, controllata e basata su risultati verificabili», conclude Domizi.
L'intelligenza artificiale e la guida autonoma potrebbero diventare nuovi strumenti per ripensare la mobilità nel Maceratese. È questa la proposta di Augusto Pellegrini, ex consigliere comunale di Treia, che torna sul progetto della “Città Granne”, immaginando un territorio capace di superare gli attuali confini amministrativi attraverso una rete integrata di trasporti, tecnologie e servizi.
Di seguito la proposta integrale firmata da Augusto Pellegrini.
"Siamo all’inizio di uno tsunami tecnologico guidato dall’intelligenza artificiale, un cambio di paradigma che Macerata non si può permettere di ignorare e che rappresenta un ulteriore fattore abilitante della costruzione di una “Città Granne”, un’unica città provinciale federata che possa rispondere all’esigenza di coordinare ed attrarre risorse per investire sul nostro futuro.
In molte città americane sono già realtà servizi di taxi senza conducente che si stanno espandendo molto rapidamente: solo Waymo, il leader, attualmente fa 500.000 corse a settimana con 3.000 veicoli operativi in 8 città, ma sta crescendo vertiginosamente di settimana in settimana.
Le statistiche e le stime degli analisti e dei ricercatori ci dicono che la guida autonoma ha tre principali benefici:
1) Costa molto meno rispetto ad un’auto a guida umana: attualmente il 30% in meno del costo tutto compreso, ma ci si attende il 70% in meno nel 2035.
2) È molto più sicura: si stima una riduzione degli incidenti dell’80-90%.
3) Restituisce tempo per fare altro - lavoro, studio, divertimento - al trasportato.
Per il territorio maceratese, caratterizzato da un’urbanizzazione policentrica e da un’orografia complessa, in combinazione con una ferrovia che diventasse “metropolitana di superficie”, la guida autonoma sarebbe il collante ideale per accorciare costi e tempi di percorrenza e “avvicinare” ancora di più i vari centri urbani del territorio, rendendoli ancora più compatibili con la partecipazione alla “Città Granne” e con un modello di sviluppo sostenibile.
Un sistema di trasporto provinciale integrato si comporrebbe di tre principali elementi.
1) La spina dorsale: velocità e capacità. Il treno elettrico cadenzato lungo la Val di Chienti collega rapidamente la costa, con Civitanova, al capoluogo, Macerata, e all’entroterra, con Tolentino, azzerando il traffico pesante sulla superstrada SS77.
2) I micro-hub di comunità: zero sosta, piena connessione. Le stazioni intermedie non sono più parcheggi dismessi, ma piazze tecnologiche dove i veicoli autonomi arrivano su chiamata, lasciano i passeggeri direttamente al binario e ripartono senza occupare suolo pubblico.
3) L’ultimo miglio intelligente: mobilità per tutti. Dalle frazioni collinari, come Treia, Pollenza e Montecassiano, gli shuttle autonomi a chiamata coprono i dislivelli e le distanze intermedie in tempi certi, tra 10 e 20 minuti, rendendo superfluo il possesso della seconda o terza auto di famiglia.
Inutile dire che pensare il trasporto in un’ottica integrata, oltre che sostenibile, porterebbe con ogni probabilità a un risparmio da far tremare i polsi. Solo alcuni dati per far comprendere il fenomeno e l’opportunità.
Oggi in provincia si contano in media 1,65 auto per famiglia, per un costo totale di utilizzo annuale “tutto compreso” di circa 7-8.000 euro l’anno: un miliardo di euro all’anno per tutte le famiglie della provincia. Il 70% di costo in meno promesso dai robotaxi - il trasporto su rotaia porterebbe ancora maggiori risparmi - vale 700 milioni complessivi l’anno.
E ciò non considera ancora i risparmi e i costi sociali evitabili grazie alla riduzione del numero di incidenti e dei relativi costi sanitari, nell’ordine di milioni di euro, al minore inquinamento, con un parco macchine elettrico e più utilizzato, e alla minore necessità di investire in costosi parcheggi nelle zone congestionate dei centri abitati. Ricordiamo i milioni di euro previsti per il parcheggio a Rampa Zara a Macerata.
Come fare? Servono importanti investimenti iniziali, ma soprattutto è necessaria una regia istituzionale con una visione strategica, in grado di unire intorno a un piano università, imprenditoria e filiera istituzionale, al fine di ottenere risorse e creare consenso.
Un'ulteriore validazione del fatto che a Macerata occorre pensare in “granne”, evitare di disperdere risorse su progetti potenzialmente anacronistici e, invece, puntare ad innalzare il profilo tecnologico della nostra economia.
Se vogliamo difendere la nostra isola felice ed evitare il declino economico e lo spopolamento dobbiamo federare i nostri Comuni, oltre i confini attuali che furono stabiliti a fine Ottocento, quando non c’erano i telefonini e ci si spostava a cavallo: serve creare una “Città Granne”!
Approfitto di un fine settimana a Cracovia per ragionare sulle cose maceratesi e dopo aver visitato il quartiere stalinista di Nova Huta mi sono persuaso che la giunta di Sandro Parcaroli è comunista. Lo scatolismo che scaturisce dai progetti dell’ingegnere capo Tristano Luchetti, pomposamente propagandato dall’assessore Lego (al secolo Andrea Marchiori) sono realizzazioni in perfetto stile stalinista.
L’architettura non è mera capacità edificatoria, prima di tutto è pensiero. Il De Architectura di Vitruvio – uno che una paio di migliaia di anni fa ha bazzicato dalle nostre parti – sostiene: “In tutte queste cose che si hanno da fare devesi avere per scopo la solidità, l'utilità, e la bellezza”.
Sull’utilità di tanti progetti infilati a forza nel Pnrr ci sarebbe da discutere, sulla solidità pure. Sto ancora aspettando di sapere – per dirne una – se esiste il collaudo delle scuole alla Vergini. Il Comune ha proclamato che godono di ottima salute. Sarebbe interessante sapere chi e quando lo ha constatato. Ma evidentemente quel collaudo è scomodo da trovare, se ne dovrebbe dedurre che il Sindaco e l’assessore Lego hanno mentito ai cittadini.
Proprio come faceva il regime comunista che ha compresso in scatole di cemento miglia di persone estirpando in loro ogni spirito critico. Operazione possibile se si contrabbanda il brutto per utile come capita con lo scatolismo, forma di neo-architettura stalinista.
Che la giunta Parcaroli sia stalinista lo si evince anche dal comportamento di un altro assessore: quello con la camicia. Il quale in nome e per conto dei suoi (amati o piuttosto utilizzati?) commercianti ormai ha travalicato ogni misura di decoro istituzionale.
Il primo approccio è stato una lettera vergata di suo pugno in data 3 agosto in cui si legge: ”La presente per invitare le ditte titolari di attività di somministrazione di alimenti e bevande e artigianali del settore alimentare presenti nel centro storico e zone adiacenti … a mantenere puliti e decorosi gli spazi e le aree antistanti le proprie attività commerciali, evitando situazioni di sporcizia o di danneggiamento, provvedendo, se necessario, anche al lavaggio del suolo pubblico. S’informa che, a tale scopo il personale del Comando di Polizia locale effettuerà le verifiche necessarie a partire dalla settimana successiva al ricevimento della presente”.
Non v’è chi non veda – e per primo se n’è accorto il comandante della polizia urbana Danilo Doria che col suddetto commerciante alla moda diventato per grazia di curia e volontà della nazione assessore è ai ferri cortissimi tanto che si narra di ricorsi alla magistratura – che si tratta di una lettera vagamente minatoria che, oltre ad avere un approccio assai approssimativo alla lingua italiana, lumeggia un potere che il suddetto non ha: disporre della polizia urbana. Si comprende come il suddetto non sappia distinguere tra i diktat che elargiva ai suoi “sudditi” nell’Associazione e il ruolo istituzionale che non parla per lettere, ma per determine degli uffici e per deliberazioni.
L’assessore con la camicia deve però aver studiato la storia di Macerata e deve aver scoperto che a partire dal 1290 il maestro Giulioso da Montegranaro per designazione del Comune istituì qui una cattedra di giureconsulti.
E così oggi a Macerata, a dispetto dell’università istituita nel 1540, s’insegna un nuovo Diritto Romano e ovviamente i titoli per la docenza ce li ha solo lui. Nel suo Diritto Romano usare gli operai pagati dal contribuente per rifarsi il “proprio” ufficio è lecito, ma ancora più lecito è dare una mano a chi ti ha fatto eleggere. Nelle carte del Comune – quelle che questa Giunta in perfetto stile sovietico tende a tenere al riparo dalla curiosità del popolo – si ritracciano alcune perle del Diritto Romano.
La prima è questa: aver preso 20 mila euro di contributo elargito dalla Camera di Commercio Marche Sud per inventarsi a coté di Evo, che ha minacciato fuoco e fiamme se fosse fatta confusione tra i due eventi, una sua festa: Evo Pop. Con determina n°1464 del 24 settembre in accoglimento della delibera di giunta del 17 settembre vengono elargiti 20.000 euro alla società Med Events di Ascoli Piceno.
Tra i soci di questa Med Events figura anche Niky Nardinocchi che è il segretario dell’onorevole Giorgia Latini, segretaria regionale della Lega con cui l’assessore con la camicia ha fatto la lista che lo ha eletto. In forza del Diritto Romano il titolare di tali pandette è vincolus solutus che in marchigiano vuol dire: faccio come me pare! A cominciare dai parcheggi in area di cantiere.
Ebbene ha elargito anche 8 mila euro a un suo candidato di lista che peraltro su Facebook si è molto inorgoglito per “un week end meraviglioso a Macerata! Una piazza piena di vita, di musica e sorrisi. Felicissimi di aver dato il nostro contributo!”. O di averlo ricevuto?
Perché sempre nell’ambito di Evo Pop a Euphoria è stato dato l’incarico, per ottomila euro, di organizzare il dj set in piazza della Repubblica. Si scopre che ad animare Euphoria è Michele Miconi che era il candidato numero 8 nella lista Lega-Civici per Parcaroli con cui è stato eletto il titolare della cattedra di Diritto Romano rivisitato in arte l’assessore con la camicia! Anche questo è un tratto dello stalinismo: si procede non per selezione, ma per cooptazione.
Alla definizione dell’ideologia stalinista della giunta di Sandro Parcaroli manca però l’ultimo decisivo tassello: la comunicazione. Molti a sinistra dicono che nella giunta di Macerata ci sono nostalgie fasciste. E’ sbagliato. Il fascismo perseguiva con un contenuto criminale abominevole la dittatura, ma aveva a riferimento il popolo; lo stalinismo si è macchiato di crimi orrendi servendosi del popolo per conservare il potere.
Ed è questa in ultima analisi la prassi della giunta Parcaroli. Che infischiandosene della volontà espressa dal Consiglio Comunale con un ordine del giorno approvato a maggioranza (che non è quella che sostiene la giunta) prosegue col Sindaco a pretendere il capo di gabinetto ma soprattutto il personale addetto alla comunicazione.
Chissà se la sigla CM significherà alla fine “cronache dal municipio”? Pare che si sia predisposto un bando per funzionario di categoria C a tempo pieno (36 ore settimanali) ritagliato su una specifica figura: niente laurea, ma dieci anni d’esperienza nell’informazione civica.
Sandro Parcaroli si è accorto che stando alle tabelle di retribuzione la paga era troppa bassa per invogliare il candidato già prescelto cosi ci ha aggiunto 7 mila euro. Domanda dell’ufficio personale: dove li trovo?
Pare che il Sindaco pare abbia risposto: li (pa)trassi dal bilancio! Gli hanno detto, ma non si fa così: bisogna fare un concorso. E lui: l’incarico lo do io perché me serve che "fa lo bono" e dunque la pratica me la pa(tra)ssi e soprattutto non mi trapassi i cabasisi: si facciano i necessari pa(tra)ssi perché io di questa comunicazione ho bisogno!
Il dialogo è un po’inventato, ma assicurano voci di corridoio non è lontano dal vero. Il Sindaco ha bisogno di una sua comunicazione come facevano i gerarchi, come sommamente ha fatto Stalin perché come diceva Bismarck il popolo meno sa come sono fatte le salsicce (o i collaudi alle scuole materne) e meglio sta.
Questo è lo stalinismo a Macerata: lo scatolismo come espressione di un’ideologia tetragona, il favoritismo come prassi di casta, l’imbonimento come cassa di risonanza del potente.
Nota a margine. L’assessore al bilancio – che non si è presentata in Consiglio comunale a discutere quello consuntivo: forse doveva fare esercizio sui numeri – Barbara Antolini che è anche segretaria di Forza Italia ha rampognato i consiglieri del suo partito Laura Laviano e Silvano Iommi per aver votato in difformità dai diktat della Giunta sull’ordine del giorno che respingeva l’istituzione del capo di gabinetto e del “megafono ad personam” per il Sindaco.
Non si è chiesta se i Consiglieri volessero evitare spese inutili per il Comune? Non si è chiesta se incaricare con lauto riconoscimento di compenso persone vicine all’assessore con la camicia non ledano non il Diritto Romano, ma il diritto italiano?
Non si è chiesta se in città non stia manifestandosi una sorta di rassegnata indignazione per la gestione della città con cui si dialoga solo per affermazioni apodittiche senza mostrare né documenti né assunzioni di responsabilità?
Ci sta che molti consiglieri comunali, e non solo di minoranza, si stiano chiedendo se il loro ruolo non venga svilito da questo pseudo-stalinismo. E può darsi che fatti i conti il bilancio preventivo non torni!
È l’avvocato Gianvittorio Galeota di Porto Sant’Elpidio, figura di alto profilo professionale e giurista di comprovata esperienza con oltre 35 anni di attività forense, il nuovo Responsabile regionale del Dipartimento Sicurezza, Remigrazione e Relazioni con le Forze dell’ordine di Futuro Nazionale nelle Marche. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Urbino Carlo Bo e insignito del titolo di Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana, Galeota è iscritto dal 1991 all’Albo degli Avvocati dell’Ordine di Fermo e dal 2001 all’Albo speciale per il patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori. È Presidente onorario dell’Associazione Europea Protezione Dati Personali e il suo profilo si distingue anche sul fronte accademico e formativo: è stato cultore della materia in Diritto Penale e Diritto Penale dell’Economia presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Camerino, professore a contratto all’Università di Macerata e già docente nei master in criminologia dell’Università dell’Aquila. Ha inoltre tenuto corsi di formazione per la Polizia di Stato presso la Questura di Macerata e per investigatori privati Federpol, ed è membro della Commissione Giustizia ex parlamentari a Roma.
“L'ingresso dell'Avvocato Gianvittorio Galeota alla guida del Dipartimento Sicurezza rappresenta un valore aggiunto straordinario per Futuro Nazionale Marche – dichiara il Coordinatore regionale Fabrizio Ciarapica – Parliamo di un professionista di altissimo spessore, la cui competenza, autorevolezza e profonda esperienza saranno centrali e determinanti per sviluppare le nostre proposte programmatiche in tema di sicurezza e strutturare una rete territoriale efficiente, radicata e vicina ai cittadini e alle forze dell'ordine. A lui va il mio più sentito e convinto augurio di buon lavoro, certo che saprà interpretare al meglio questo ruolo cruciale”.
“Ringrazio il Generale Roberto Vannacci, il coordinatore nazionale Massimiliano Simoni, il coordinatore regionale Fabrizio Ciarapica e il Vicario Danilo Zampaloni per la fiducia accordata – dichiara Gianvittorio Galeota –. Ho subito raccolto questa sfida e sono già al lavoro per individuare figure professionali di altissimo profilo che mi affiancheranno in questo percorso. Nello stesso tempo, ho già avviato un proficuo dialogo con l’Avvocato Carta, Responsabile nazionale del Dipartimento, che ho avuto il piacere di conoscere personalmente in occasione della sua recente visita a Porto San Giorgio. Siamo pronti a lavorare con dedizione per la sicurezza del nostro territorio e per raccogliere le istanze e le necessità delle nostre Forze dell'ordine”.
Con il Congresso fondativo tenutosi a Roma domenica 3 ottobre 2026, che ha visto la partecipazione di centinaia di delegati e moltissimi dei cinquemila iscritti, prende forma anche nelle Marche l'organizzazione del nuovo movimento politico "Italia Domani – Marco Rizzo".
Andrea Loccioni è stato nominato coordinatore regionale per le Marche, incarico che lo vede anche componente della Direzione nazionale. Insieme a lui, sono stati eletti per l'Assemblea Nazionale Claudio Bolletta e Luciano Astolfi (Ancona) e Giorgio Falghera (Pesaro Urbino), a comporre la rappresentanza marchigiana nel massimo organo del movimento.
Il Congresso nazionale ha eletto Marco Rizzo come leader politico e Francesca Antinozzi – avvocato che, con i suoi 28 anni, è ad oggi la più giovane segretaria nazionale di una forza politica italiana.
"Ringrazio Marco Rizzo per la fiducia accordatami" – dichiara Andrea Loccioni – "Accolgo questo incarico come una responsabilità, non come un privilegio. Le Marche hanno una solida tradizione produttiva, manifatturiera e agricola: artigiani, piccoli imprenditori, agricoltori, lavoratori dipendenti, autonomi e pensionati rappresentano quella straordinaria forza di popolo maggioritaria ed espropriata da una globalizzazione selvaggia, dei propri diritti economici, sociali e di sicurezza. La politica deve tornare a unire e rappresentare il popolo. Noi siamo nati per questo".
"Ringrazio tutti i territori e so che i dirigenti sapranno organizzare gli amici marchigiani", ha affermato Rizzo.
"Il programma di Italia Domani – unica forza sovranista – contro il partito unico del rigore e delle armi, è articolato in sette capitoli principali. Sul piano internazionale – spiega Rizzo – proponiamo un'Italia neutrale, lo stop all'invio di armi all'Ucraina, la fine delle sanzioni alla Russia e il superamento degli attuali schemi legati a UE e alla NATO.
Sul fronte economico, tra le proposte ci sono aumento dei salari, riduzione delle tasse, difesa delle piccole e medie imprese, il no all'euro digitale e la tutela costituzionale del contante.
Sul piano sociale, il programma prevede sanità pubblica accessibile, detassazione delle pensioni, sostegno a persone con disabilità e caregiver, oltre a misure per casa, famiglia e natalità.
Sul tema dell'immigrazione, vogliamo il controllo dei confini e il blocco vero dei flussi".
Il Consiglio comunale di Potenza Picena ha approvato la delibera che introduce la definizione agevolata delle entrate comunali non riscosse, consentendo ai contribuenti di regolarizzare la propria posizione con uno sconto su sanzioni e interessi.
Il provvedimento recepisce le opportunità offerte dalla normativa nazionale in materia di finanza locale e interessa i debiti relativi al periodo compreso tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023. La misura comprende tributi, altre entrate patrimoniali e sanzioni amministrative, con modalità differenti a seconda della tipologia di credito.
In particolare, la rottamazione riguarda le ingiunzioni di pagamento e gli avvisi di accertamento divenuti esecutivi entro il 31 dicembre 2023 e affidati al concessionario Ica Spa. I contribuenti potranno estinguere il debito pagando la quota capitale, le spese di notifica, gli eventuali costi delle procedure esecutive e gli oneri di riscossione, senza corrispondere sanzioni e interessi.
Per le multe stradali e le altre violazioni amministrative non tributarie, lo sgravio interesserà invece gli interessi e le maggiorazioni di mora.
Per usufruire della definizione agevolata sarà necessario seguire una procedura articolata in due passaggi. Innanzitutto, entro 60 giorni dalla pubblicazione dell'atto sul sito istituzionale del Comune, gli interessati dovranno richiedere il prospetto informativo dei carichi che possono rientrare nella misura.
Successivamente, la dichiarazione definitiva di adesione dovrà essere presentata entro il 31 gennaio 2027.
Per il pagamento sono previste due possibilità: saldare l'importo dovuto in un'unica soluzione entro il 26 febbraio 2027 oppure scegliere un piano di rateizzazione fino a un massimo di 72 rate mensili, in funzione dell'importo complessivo del debito.
L'adesione comporterà inoltre la rinuncia agli eventuali giudizi o ricorsi in corso relativi alle pendenze interessate. Per i debiti inseriti nel piano è previsto anche il blocco dell'avvio di nuove azioni esecutive o di fermi amministrativi, secondo quanto stabilito dal provvedimento.
A sottolineare le ragioni della scelta è l'assessore comunale al Bilancio e alle Finanze, Luca Strovegli.
«Abbiamo approvato questo provvedimento con il duplice obiettivo di venire incontro alle esigenze dei cittadini in un momento di difficoltà e, al contempo, rendere più efficiente e solida la gestione finanziaria del Comune di Potenza Picena», afferma l'assessore.
La misura punta infatti a favorire il recupero dei crediti di difficile esazione, offrendo allo stesso tempo ai contribuenti la possibilità di chiudere le pendenze con condizioni più sostenibili e di ridurre il contenzioso ancora aperto.
Duole davvero disturbare ulteriormente l’assessore Lego, ma qualcuno deve avvertirlo che la pubblica amministrazione parla per atti e non per affermazioni. E c’è un altro fastidioso particolare: in un regime democratico le affermazioni apodittiche degli amministratori non servono a nulla. È passato il tempo del marchigiano Marchese del Grillo, anche se lui tende un po’ a somigliargli, se non nel rango almeno nella proiezione esterna.
Ho scritto un articolo in cui affermo che la scuola materna alle Vergini è priva di collaudo e pongo alcune domande all’assessore Andrea Marchiori, in arte Lego, visto che si dà ormai alla carriera attoriale, e al dirigente dell’ufficio urbanistica e lavori pubblici (l’ANAC, Autorità anticorruzione, raccomanderebbe di separare le due incombenze, ma come esiste un rito ambrosiano nella Chiesa cattolica così esiste un rito maceratese nelle cose pubbliche), ingegner Tristano Luchetti, massimo esponente della scuola architettonica dello scatolismo.
Siccome l’opera rientra tra quelle del PNRR, sarà il caso, visto che la PA dovrebbe parlare per atti, che si forniscano i rendiconti. Magari a qualche consigliere comunale viene in mente di fare una domanda formale. Intanto è partito un corposo accesso agli atti chiesto dalle minoranze su gran parte dei lavori pubblici e del PNRR, scuole comprese. Ne vedremo gli esiti.
Ebbene, a queste mie perplessità l’assessore Andrea Marchiori risponde così in un post su Facebook: «C’è chi costruisce e chi tenta di demolire, ma i maceratesi sanno giudicare con la loro testa. Anche stavolta ha suonato la campanella e non l’allarme».
Sì, assessore Marchiori, i maceratesi sanno giudicare con la loro testa e vedremo quale «verdetto» emetteranno.
Perché, carissimo assessore, in base all’articolo 67 del Testo unico dell’edilizia (DPR 380/2001), che prevede «Tutte le costruzioni di cui all’articolo 53 comma 1 (sono quelle in cemento, cemento armato o metallo, ndr) la cui sicurezza possa comunque interessare la pubblica incolumità devono essere sottoposte a collaudo statico», lei dovrebbe citare il numero di verbale, la data, i tecnici che hanno operato per asseverare l’avvenuto collaudo statico della scuola alle Vergini.
Questi dati li ha sì o no? Il verbale ce l’ha sì o no? E siccome le ripeto che la PA parla per atti, è in grado di indicare la data e il numero di protocollo di questo certificato di collaudo statico?
Nel suo post l’assessore Lego allega – è il caso di dirlo – anche la risposta dell’amministrazione comunale, chiamando dunque direttamente in causa Sandro Parcaroli. Il Sindaco è il primo responsabile degli atti del Comune.
Ebbene, la risposta è: «La nuova scuola del quartiere Vergini sotto il profilo della sicurezza, della funzionalità, degli impianti e dei requisiti necessari all’apertura di un edificio scolastico gode ottima salute».
In questo comunicato il Sindaco fa sapere anche che: «In concomitanza con l’avvio del nuovo anno scolastico sono state effettuate tutte le verifiche, le prove e i collaudi previsti per un edificio di nuova realizzazione necessari a garantire la piena funzionalità e poter accogliere in sicurezza studenti, insegnanti e personale scolastico».
Al di là della semplificazione di individuare i bambini di una materna come «studenti», anche qui le chiacchiere stanno a zero.
L’agibilità questa scuola ce l’ha sì o no? La SCA, che si può erogare solo a seguito di collaudo statico, c’è sì o no?
Perché il Sindaco, ammesso che li abbia, invece di affidarsi a Facebook e a messaggi tranquillizzanti, non elenca – dovrebbe essere facile per lui farlo, visto che sono tutti atti che devono essere protocollati – quando e da chi è stato effettuato il collaudo statico, chi e quando ha rilasciato il collaudo di prevenzione incendi e quando e da chi sono stati effettuati collaudo e verifica dei sistemi di sicurezza antincendio, dove è protocollato e chi ha rilasciato il certificato di prestazione energetica, chi ha verificato e certificato il superamento delle barriere architettoniche, a che numero e in che data è stato protocollato il certificato di conformità igienico-sanitaria?
Ripeto: per il resto le chiacchiere stanno a zero.
Essendo la scuola un’opera eseguita nell’ambito del PNRR, oltre a tutti questi certificati c’è un ulteriore obbligo di cui non si fa menzione: la valutazione di vulnerabilità sismica.
Si sa che è prassi dell’ufficio tecnico del Comune di Macerata soprassedere al collaudo perché si applica o il certificato di idoneità statica o il certificato di regolare esecuzione dei lavori, che servono a pagare le ditte, perché le normative degli appalti sono chiare: non si possono saldare le fatture se non dopo il collaudo.
A Macerata si ricorre ad anticipazioni in corso d’opera – gravano un po’ sul bilancio: la cassa così si è quasi azzerata, ma fa niente – poi, con un certificato di regolare esecuzione, si elargisce il saldo.
Tutto regolare, peccato però che ci sia uno specifico limite di legge in cui ricadono le scuole alle Vergini: sopra i due milioni il collaudo statico è obbligatorio.
Anzi, sono proprio i costruttori che dovrebbero esigerlo perché, in base al Codice degli appalti, devono prestare una polizza di assicurazione, la cosiddetta decennale postuma, che le compagnie stipulano solo in presenza di un collaudo statico positivo perché, altrimenti, «l’opera non è formalmente idonea all’uso, e dal punto di vista assicurativo il rischio non è assumibile».
Ora, senza tediare ulteriormente chi legge, è di tutta evidenza che in questa faccenda ci sono in ballo elementi che ricadono sotto quattro diverse previsioni di legge: i collaudi tecnici e le certificazioni obbligatorie sono regolati dal Testo unico dell’edilizia (DPR 380/2001), dal Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023), dalle Norme tecniche per le costruzioni (NTC 2018) e dalle specifiche norme di sicurezza scolastica.
Ora, non c’è alcun motivo di dubitare dell’affermazione dell’assessore Andrea Marchiori e del Sindaco Parcaroli secondo cui la scuola alle Vergini «gode di ottima salute». Se si potesse però sapere in base a quali certificazioni, rilasciate da chi, quando e registrate dal Comune dove e in quale data, si starebbe tutti più tranquilli. Altrimenti siamo all’oste che garantisce: il vino è buono.
PS – Mi dicono che Sandro Parcaroli ha riunito ieri in tutta fretta i tecnici per valutare se mi poteva denunciare per «procurato allarme» in base all’articolo 658 del Codice penale, che prevede l’arresto fino a sei mesi e un’ammenda da 10 a 516 euro. In Giunta c’è una folta rappresentanza di avvocati: voglio augurarmi che siano in grado di spiegare all’ex commerciante di computer la ratio di quella norma.
ASCOLI PICENO – Visita lampo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni ad Ascoli Piceno per l’inaugurazione di Palazzo Saladini Pilastri e del suo storico giardino, restituiti alla città dopo anni di abbandono grazie a un importante intervento di recupero finanziato con circa 39 milioni di euro del PNRR.
La premier è arrivata per partecipare al taglio del nastro del complesso, uno degli interventi più significativi di rigenerazione urbana realizzati nel centro storico ascolano. Alla cerimonia erano presenti, tra le autorità, anche il presidente della regione Marche, Francesco Acquaroli, il commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli e il sindaco di Ascoli Piceno Marco Fioravanti, insieme alle altre rappresentanze istituzionali e al vescovo di Ascoli Piceno Gianpiero Palmieri.
All’arrivo Meloni si è soffermata brevemente con i ragazzi della Locanda Centimetro Zero, la cooperativa che sarà coinvolta nella gestione dell’albergo e del ristorante etico previsti all’interno della struttura.
Poi il momento ufficiale della cerimonia, con il taglio del nastro sulla scala che conduce al giardino storico, anch’esso interessato dagli interventi di recupero. La presidente del Consiglio ha quindi percorso gli spazi restaurati, fermandosi con cittadini, curiosi e sostenitori per alcune fotografie.
Durante la visita non sono mancati i riferimenti alla politica nazionale. Ai cronisti che le hanno chiesto della legge elettorale e del dibattito sulla possibile data del voto, Meloni ha risposto in maniera sintetica: «Sono concentrata sul mio lavoro», evitando di soffermarsi ulteriormente sulla questione.
La premier ha poi proseguito la visita nel giardino, prima di assistere, insieme alle autorità locali, alla benedizione impartita dal vescovo Gianpiero Palmieri.
Il recupero di Palazzo Saladini Pilastri non riguarda soltanto la conservazione di un bene storico. Il progetto punta infatti a coniugare la tutela del patrimonio con una forte dimensione sociale.
All’interno del complesso sono previste diverse funzioni, tra cui un albergo e un ristorante etico gestiti da ragazzi con disabilità, oltre a 138 alloggi a canone moderato.
Il progetto ha consentito di recuperare un luogo rimasto per decenni lontano dalla fruizione della cittadinanza, restituendogli nuove funzioni e una nuova centralità nel tessuto urbano di Ascoli.
Particolarmente significativo anche il recupero del giardino storico, uno degli elementi di maggior pregio dell’intero complesso.
All’interno del palazzo trova spazio anche una chiesa barocca, realizzata tra Seicento e Settecento, che conserva importanti opere d’arte, tra cui le tele del soffitto firmate da Ludovico Trasi e il monumentale altare maggiore scolpito da Lazzaro Giosafatti.
La piena apertura alla cittadinanza è prevista per il 2027, mentre nei prossimi giorni sarà possibile conoscere il complesso anche attraverso le iniziative delle Giornate del FAI.
(Foto pagina Facebook Guido Castelli)
In vista delle elezioni amministrative del 2027 prende ufficialmente il via a Civitanova il progetto "Alternativa Civica x Civitanova", promosso da Simone Garbuglia, già consigliere comunale durante le amministrazioni Mobili e Ciarapica. L'iniziativa nasce con l'obiettivo di costruire un percorso civico alternativo in vista del prossimo appuntamento elettorale.
Garbuglia annuncia il progetto "indipendentemente dall'esito della mozione di sfiducia nei confronti del sindaco Fabrizio Ciarapica", prevista nei prossimi giorni, e guarda già alla prossima tornata amministrativa. "Ho deciso di mettermi al servizio nuovamente della politica locale a distanza di diversi anni, in cui sono stato comunque spettatore attento delle vicende civitanovesi", aggiunge.
Il progetto, spiega il promotore, nasce anche dalle sollecitazioni ricevute da cittadini che chiedono un cambiamento nelle modalità di gestione della macchina amministrativa. "Osservando il panorama politico che ci porterà alle prossime elezioni comunali, considerando quanto accaduto nell'ultima amministrazione e viste le sollecitazioni di molti cittadini che chiedono un cambio nella modalità di gestione della macchina amministrativa del nostro Comune, mi rimetto in campo con altre persone con cui ho condiviso nell'ultimo periodo la volontà ed il senso civico per apportare un vero cambio di passo ed essere incisivi nella prossima legislatura locale".
L'obiettivo è ora quello di avviare una serie di incontri e verificare la possibilità di costruire una o più liste civiche. Il progetto denominato 'Alternativa Civica x Civitanova' porterà ad una serie di incontri ed alla costituzione di una o più liste civiche rispetto alle esistenti, oppure ed è quello che mi auspico la condivisione di un progetto più ampio di raggruppamento civico, con il quale si riesca a proporre un programma unitario", spiega l'ex consigliere.
Garbuglia descrive l'iniziativa come un progetto di centro e moderato, costruito attraverso l'ascolto dei cittadini e il confronto sul territorio. Una delle caratteristiche rivendicate dal promotore è la dimensione esclusivamente locale dell'iniziativa: "I partecipanti non hanno interessi politici fuori dal confine comunale e tanto meno nutrono ambizioni politiche regionali o nazionali; il nostro obiettivo è rappresentato dalla tutela dell'interesse pubblico per amministrare nel miglior modo possibile la nostra città che ha ancora margine di crescita".
Il percorso, nelle intenzioni di Garbuglia, dovrebbe basarsi su "impegno, concertazione e condivisione, ascolto, presenza sul territorio, competenza, onestà e merito", con l'obiettivo di coinvolgere anche nuove persone interessate alla politica cittadina.
Quanto alla composizione del gruppo, il promotore riferisce di poter già contare su numerosi partecipanti provenienti dalla società civile, tra professionisti, imprenditori, lavoratori, esponenti dell'associazionismo, del volontariato e dello sport, del commercio e dell'artigianato, insieme a giovani e persone con esperienza amministrativa.
Garbuglia precisa inoltre che all'interno del progetto non è prevista una leadership individuale: "Gli aderenti sono tutti allo stesso livello, non ci sarà nessun 'uomo solo al comando' e le decisioni saranno prese di comune accordo sia sul programma da presentare che sulla collocazione politica che verrà".
Il primo momento di verifica è fissato entro la fine dell'anno. "Tireremo le somme di questo progetto e non si esclude che tra le personalità che hanno aderito ci possa essere anche un eventuale candidato o candidata a sindaco da proporre", annuncia Garbuglia.
Il gruppo, infine, non esclude il dialogo con le altre forze politiche e civiche presenti in città. "Saremo inoltre attenti ed aperti al dialogo con le altre forze politiche e civiche e valuteremo anche le varie personalità che verranno presentate quali futuri candidati o candidate a sindaco, che determinerà di conseguenza anche la scelta di una eventuale coalizione che dovrà essere il più vicino possibile al nostro progetto e alle nostre proposte".
Il caro carburanti torna a pesare sui bilanci delle aziende agricole marchigiane. Per questo Coldiretti Marche ha scritto alla Regione chiedendo un ulteriore intervento sul costo del gasolio agricolo, da affiancare alle misure già previste a livello nazionale.
Secondo l'organizzazione agricola, dall'inizio della guerra in Iran il prezzo del gasolio destinato alle aziende agricole è passato da circa 85 centesimi al litro fino a punte di 1,75 euro, con un impatto significativo sui costi di produzione.
La richiesta rivolta alla Regione Marche è quella di prevedere uno stanziamento dedicato per ridurre il costo al litro del gasolio agricolo acquistato dalle imprese, seguendo l'esempio di quanto già messo in campo, con modalità e risorse differenti, da altre Regioni come Lazio, Sardegna e Sicilia.
L'obiettivo di Coldiretti è quello di sommare il nuovo eventuale sostegno regionale alle misure già esistenti, riportando il costo effettivamente sostenuto dagli agricoltori verso la soglia di un euro al litro.
Un primo intervento contro l'impennata dei prezzi è arrivato da Eni e altre compagnie, che, a seguito del confronto con i vertici nazionali di Coldiretti e con il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida, hanno introdotto uno sconto del 20% al netto dell'Iva sui carburanti destinati all'agricoltura e alla pesca.
«Da anni guerre e tensioni internazionali hanno ricadute pesantissime sull'agricoltura, incidendo soprattutto sui costi di produzione – sottolinea Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche –. Nel caso del gasolio agricolo, lo sconto del 20% deciso da Eni e altri è un segnale di attenzione verso le imprese agricole e della pesca e consente di dare continuità al processo produttivo, contribuendo a garantire alle famiglie la disponibilità e l'accessibilità di cibo sano e sicuro».
Coldiretti Marche ricorda inoltre di aver già ottenuto dalla Giunta Acquaroli un incremento del 30% della quota di gasolio agricolo agevolato che le aziende possono acquistare.
Il confronto con le istituzioni prosegue ora con l'obiettivo di individuare ulteriori strumenti di sostegno per il comparto agricolo, alle prese con l'aumento dei costi e con un quadro internazionale caratterizzato da forti tensioni.
«È in questo confronto che si inserisce ora la richiesta di un ulteriore intervento regionale sul prezzo – conclude Gardoni – con l'obiettivo di alleggerire una delle voci di costo che maggiormente incidono sui bilanci delle aziende agricole marchigiane».
Il Consiglio regionale delle Marche ha approvato il Rendiconto 2025 con 18 voti favorevoli e 10 contrari. Il risultato di amministrazione si attesta a 879,9 milioni di euro, mentre il disavanzo disponibile raggiunge i 64 milioni, in aumento rispetto ai 49,7 milioni registrati nel 2024.
Nel corso dell'esercizio le entrate accertate hanno raggiunto quota 5,7 miliardi di euro, di cui 3,78 miliardi provenienti dai tributi, con un incremento dello 0,62% rispetto all'anno precedente.
Sul fronte delle uscite, le spese impegnate ammontano a 5,67 miliardi di euro, 4,42 dei quali riferiti alla spesa corrente. La disponibilità di cassa al termine dell'esercizio è invece pari a 395 milioni di euro.
Sul rendiconto è già intervenuta anche la Corte dei conti. Nell'udienza di parifica dello scorso 30 luglio ad Ancona, la sezione regionale di controllo ha dato il via libera al documento, accompagnandolo però con alcuni richiami riguardanti in particolare le liste d'attesa e la mobilità sanitaria.
Il dato sul disavanzo rappresenta quindi uno degli elementi principali emersi dall'approvazione del Rendiconto: rispetto al 2024, la quota disponibile è cresciuta di 14,3 milioni di euro.
Giorgia Meloni sarà ad Ascoli Piceno giovedì 8 ottobre. La presidente del Consiglio parteciperà alle 16 alla presentazione del restaurato parco di Palazzo Saladini Pilastri, uno degli interventi di recupero più significativi nel centro storico della città.
L’annuncio è arrivato dal sindaco di Ascoli, Marco Fioravanti, che lo ha comunicato attraverso un video pubblicato sulla propria pagina Facebook. «Il palazzo sarà aperto a tutta la città a partire dal 2027», ha aggiunto il primo cittadino.
Il complesso Saladini Pilastri, con il suo palazzo storico e il giardino monumentale, è ormai vicino alla conclusione dei lavori di restauro. Il progetto punta a restituire alla città uno dei suoi luoghi storici più importanti, coniugando la tutela del patrimonio con una nuova funzione sociale.
Il parco sarà intitolato a Papa Niccolò IV, l’unico pontefice originario di Ascoli Piceno. Nel progetto è previsto anche uno spazio destinato alle associazioni del Terzo settore, mentre all’interno del parco sarà riqualificata la storica Coffee House.
Una parte dell’intervento riguarda inoltre la dimensione sociale del complesso. All’interno della struttura sono infatti previste attività con finalità sociali, tra cui un albergo e un ristorante nei quali potranno trovare opportunità lavorative anche giovani con disabilità.
L’operazione, secondo quanto riferito dalla senatrice di Fratelli d’Italia Elena Leonardi, coordinatrice regionale del partito nelle Marche, è stata finanziata attraverso fondi del Pnrr, per un investimento complessivo di circa 39 milioni di euro.
«La visita di Giorgia Meloni ad Ascoli Piceno è un’ottima notizia e una bellissima occasione per celebrare il recupero della dimora Saladini Pilastri», ha dichiarato Leonardi, sottolineando il ruolo della collaborazione tra Comune, Regione e Governo nella realizzazione dell’intervento.
La senatrice ha inserito la visita della premier nel quadro degli interventi realizzati o finanziati dal governo nelle Marche, citando tra gli altri le misure per la ricostruzione dopo l’alluvione, l’istituzione della Zes e gli investimenti destinati alle infrastrutture.
Prima il via libera alla selezione del portavoce del sindaco e responsabile della comunicazione, poi il voto del Consiglio comunale a seguito dell'ordine del giorno firmato dalla minoranza, che invitava l'amministrazione a soprassedere sull'istituzione delle figure di staff. È uno dei passaggi politicamente più significativi della seduta di ieri, con la maggioranza che è andata sotto sull'ordine del giorno presentato da Luciano Pantanetti di Uniamo Macerata. Il documento è stato approvato con 15 voti favorevoli, 14 contrari e 3 astensioni, evidenziando una divisione all'interno della maggioranza che sostiene il sindaco Sandro Parcaroli.
La vicenda nasce dalla decisione dell'amministrazione di rafforzare lo staff del primo cittadino attraverso due figure: il capo di gabinetto, poi sospeso dalla Giunta, e il portavoce del sindaco e responsabile della comunicazione, per il quale è stata invece avviata la procedura di selezione. Il ruolo prevede il supporto al sindaco nella comunicazione, nei rapporti con i media, nella redazione dei comunicati e nell'organizzazione delle conferenze stampa.
È proprio su questa scelta che si è concentrato l'ordine del giorno di Pantanetti. Il consigliere ha chiarito che l'obiettivo non era mettere in discussione la prerogativa del sindaco di dotarsi di figure fiduciarie, ma chiedere di soprassedere alle nomine, considerando le condizioni dell'ente e le carenze di personale.
Pantanetti ha ricordato che durante il primo mandato Parcaroli non aveva ritenuto necessario istituire queste figure, nonostante fosse contemporaneamente presidente della Provincia. Ha quindi posto l'accento sulla capacità assunzionale del Comune, sostenendo che l'inserimento delle due figure potrebbe limitare la possibilità di procedere con altre assunzioni nei settori ritenuti prioritari.
Nel suo intervento ha richiamato anche la situazione dell'ufficio stampa comunale, che in passato contava diversi giornalisti e che oggi è ridotto al minimo. L'ultima dipendente rimasta, ha spiegato, è prossima al pensionamento. Da qui la distinzione tra il portavoce del sindaco, destinato a lavorare esclusivamente al fianco del primo cittadino, e l'ufficio stampa comunale, che svolge invece una funzione per l'intero ente, quindi a servizio di sindaco, Giunta e Consiglio.
Di segno opposto l'intervento di Tommaso Lorenzini, che ha difeso la scelta del portavoce. Il consigliere ha sottolineato la necessità di comunicare in maniera più efficace l'attività dell'amministrazione, ricordando gli impegni del sindaco tra incontri istituzionali, trasferte, cerimonie e attività sul territorio. Con l'imminente pensionamento dell'ultima dipendente dell'ufficio stampa, secondo Lorenzini, il rischio sarebbe quello di ritrovarsi senza una struttura in grado di occuparsi della comunicazione.
Lorenzini ha inoltre sostenuto che la figura è prevista dalla normativa e che uno staff fiduciario del sindaco non rappresenta un'anomalia negli enti locali. Il portavoce, secondo la maggioranza, può quindi diventare uno strumento per rendere più efficace e tempestiva la comunicazione dell'attività amministrativa.
Sul piano economico è intervenuto Marco Caldarelli, che ha richiamato i costi complessivi degli organi politici e degli incarichi collegati all'amministrazione. Il consigliere ha sottolineato come le risorse disponibili debbano essere valutate anche alla luce delle esigenze della macchina comunale e ha richiamato il programma elettorale della maggioranza, nel quale viene indicato il rafforzamento dell'organico nei settori considerati nevralgici, dalla manutenzione ai servizi sociali e all'ufficio tecnico.
Anche Laura Laviano ha annunciato l'astensione, ribadendo la propria contrarietà al capo di gabinetto già espressa nella precedente consiliatura. La consigliera ha auspicato che la sospensione decisa dalla Giunta possa diventare definitiva. Diverso il giudizio sul portavoce del sindaco, figura che ha ritenuto legittima sul piano politico, pur sottolineando la differenza rispetto all'ufficio stampa comunale.
A sostenere l'ordine del giorno, oltre alla minoranza, sono stati Marco Caldarelli, Claudio Carbonari e Andrea Blarasin, mentre si sono astenuti Laura Laviano, Silvano Iommi e Alberto Tombesi. Il documento è quindi passato grazie alle divisioni interne alla maggioranza.
Il voto del Consiglio rappresenta un indirizzo politico, mentre la procedura per il portavoce del sindaco era già stata avviata dall'amministrazione. Resta quindi da capire quali saranno le conseguenze concrete della decisione dell'aula e se il sindaco Parcaroli intenderà proseguire con la selezione.
Tra gli altri provvedimenti affrontati nella seduta c'è stata l'approvazione della variante urbanistica per l'area ex Saram di via Roma, legata al progetto di un nuovo insediamento commerciale. Approvato anche un ordine del giorno sulla viabilità collegata all'intervento. Via libera all'unanimità, inoltre, alla proposta di Andrea Blarasin per un nuovo evento collegato al Macerata Opera Festival, mentre è stata ritirata la mozione di Alberto Cicarè relativa a uno strumento digitale per le segnalazioni dei cittadini, dopo che l'amministrazione ha riferito di essere già al lavoro su un'applicazione.
"Le bollette della luce sono arrivate il 5 ottobre e riportano come termine per il pagamento il 9 ottobre. Quattro giorni sono un periodo assolutamente insufficiente e chiediamo che la scadenza venga immediatamente prorogata al 31 ottobre, senza interessi di mora né ulteriori costi per i cittadini". È quanto dichiara Francesco Pio Colosi, capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio comunale di Tolentino, intervenendo sulla questione delle bollette recapitate in questi giorni.
"Non possiamo far finta di nulla davanti a una situazione che rischia di mettere in difficoltà tante famiglie - aggiunge Colosi -. Tra il momento della ricezione della bolletta e la scadenza indicata per il pagamento intercorrono appena quattro giorni. È una tempistica che non tiene conto delle esigenze concrete dei cittadini e delle normali modalità con cui una famiglia organizza le proprie spese".
Colosi chiede quindi un intervento immediato per spostare la scadenza al 31 ottobre, garantendo a tutti la possibilità di pagare regolarmente senza essere gravati da interessi di mora, sanzioni o altri oneri. "Non stiamo chiedendo un privilegio – sottolinea Colosi – ma semplicemente una misura di buon senso. Se le bollette vengono recapitate il 5 ottobre, non si può pretendere che tutti riescano a effettuare il pagamento entro il 9. La proroga al 31 ottobre consentirebbe di superare questa criticità senza penalizzare nessuno".
"Chiediamo dunque all'amministrazione e ai soggetti competenti di intervenire con urgenza presso la Prometeo affinchè questo disservizio sia risolto altrimenti molti utenti potrebbero decidere di cambiare fornitore. Prima vengono i cittadini e le loro esigenze, soprattutto in un momento in cui il costo della vita continua a pesare sui bilanci familiari. La scadenza deve essere prorogata e nessuno deve pagare interessi di mora per un termine così ravvicinato", conclude Colosi.
«Ho denunciato tutti coloro che hanno insultato e offeso la mia persona, la mia dignità di donna e di madre e, soprattutto, mio figlio». È netta la presa di posizione di Rosanna Virgili, 34 anni, insegnante e madre, finita al centro di una serie di attacchi sui social dopo la sua adesione a Futuro Nazionale e l’apertura a Potenza Picena del nuovo comitato, il numero 2244, del quale è referente.
Virgili racconta di aver raccolto e conservato i commenti comparsi sui social, consegnandoli al proprio avvocato. «Le offese non mi fermano. Al contrario, mi fortificano», afferma. Ma, secondo la referente, c'è un limite che non dovrebbe essere oltrepassato.
«Quando il confronto politico si trasforma in un attacco personale e, soprattutto, quando viene coinvolto un bambino, non si parla più di confronto, ma di qualcosa che va fermamente condannato», sostiene.
Tra le accuse che Virgili respinge c'è anche quella di essere “contro le donne”. «È un’accusa che respingo fermamente. Non sono contro le donne e non lo sarò mai», afferma.
La 34enne rivendica la propria posizione sul principio di uguaglianza davanti alla legge e sulla necessità, a suo giudizio, di valutare ogni reato in relazione alla gravità della condotta, indipendentemente dal sesso di chi lo commette.
«Trovo paradossale – prosegue Virgili – che proprio chi sostiene di difendere le donne abbia scelto di attaccarmi utilizzando contro di me il fatto di essere donna, madre e insegnante».
La referente del comitato aggiunge: «Per me il rispetto non è selettivo: deve valere sempre, soprattutto quando ci si confronta con chi ha idee politiche diverse dalle proprie».
Virgili replica anche a chi, sui social, l'ha definita «il troll di Turchi», con riferimento a Pierpaolo Turchi, coordinatore provinciale di Futuro Nazionale.
«Non sono il troll di nessuno. Sono una donna che ha scelto liberamente di mettersi in gioco, che crede nelle proprie idee e che porta avanti con convinzione questo percorso», ribadisce.
La referente del nuovo comitato ringrazia quindi «chi mi sostiene e chi mi guida», citando proprio Turchi, con il quale dice di stare affrontando la nuova esperienza politica.
«Gli attacchi personali non cambieranno le mie convinzioni», assicura Virgili. E traccia una linea netta tra critica politica e offese personali: «Le critiche politiche sono legittime. Gli insulti, le offese e il coinvolgimento dei familiari no».
Infine, la decisione di procedere per le vie legali: «Tutti risponderanno degli insulti che mi sono stati rivolti», conclude.
Il progetto di riqualificazione dell'area ex Donoma continua ad alimentare il dibattito in città. A intervenire ora è il Comitato del Centro, che esprime forti perplessità sull'ipotesi progettuale e chiede all'Amministrazione comunale un confronto pubblico con cittadini, associazioni e realtà economiche.
«Abbiamo letto con attenzione quanto riportato dalla stampa relativamente al progetto di riqualificazione dell'area ex Donoma», esordisce il Comitato, riconoscendo l'importanza del recupero di un'area oggi inutilizzata, ma contestando l'impostazione dell'intervento.
«Riteniamo che il progetto, nella sua scellerata impostazione attuale, rappresenti una scelta profondamente sbagliata per il futuro della città», sostiene il Comitato del Centro.
A preoccupare sono soprattutto le nuove residenze previste nell'area. «La realizzazione di un nuovo complesso residenziale di cinque piani, con decine di nuovi appartamenti concentrati nel cuore del centro urbano, comporterà infatti un inevitabile aumento del traffico veicolare, della pressione sui parcheggi e del carico sui servizi pubblici», afferma il gruppo.
Secondo il Comitato, la zona sarebbe già oggi alle prese con «strade congestionate, carenza cronica di posti auto e progressiva riduzione degli spazi destinati alla socialità e alla vita comunitaria». Da qui la domanda sulla direzione che si vuole imprimere allo sviluppo urbano: «Ci chiediamo se sia davvero questa la visione di città che si intende perseguire».
Nel mirino finiscono anche le opere compensative previste dal progetto. «Pur apprezzabili, non sembrano sufficienti a bilanciare l'impatto complessivo dell'intervento», sostiene il Comitato, che richiama in particolare la destinazione di una parte dell'area ad attività culturali.
«Un collegamento tra vie urbane, alcuni parcheggi aggiuntivi e la cessione di soli 150 metri quadrati, su 3.800 disponibili, destinati ad attività culturali non possono compensare la perdita di un'opportunità strategica per realizzare un vero spazio pubblico, un'area verde, un centro civico o servizi condivisi», si legge nella nota.
Per il Comitato del Centro, l'area ex Donoma avrebbe potuto rappresentare «un'occasione unica per restituire al centro una funzione sociale e collettiva», considerata anche la «scarsità di luoghi di aggregazione e di spazi aperti accessibili a famiglie, giovani e anziani».
La richiesta: «Un confronto pubblico prima della conclusione dell'iter»
Il Comitato pone quindi l'accento sul tema della partecipazione alle scelte urbanistiche e chiama in causa direttamente l'Amministrazione comunale.
«Per questo chiediamo all'Amministrazione comunale di aprire un confronto pubblico trasparente con i residenti, le associazioni e le realtà economiche del centro prima che l'iter urbanistico giunga a conclusione», afferma il gruppo.
Nel comunicato viene inoltre criticata la gestione delle deleghe all'urbanistica e il livello di coinvolgimento del Consiglio comunale. Il Comitato sostiene che, a fronte di una variante considerata «impattante», sarebbe necessaria «la massima partecipazione», con un coinvolgimento più ampio rispetto alla sola Giunta.
La richiesta è dunque quella di valutare anche «soluzioni alternative più sostenibili e più utili all'interesse generale», evitando che le decisioni sull'area siano determinate esclusivamente dai parametri edificatori.
«Il futuro di un'area così importante non può essere deciso esclusivamente sulla base di parametri edificatori», conclude il Comitato, rilanciando la propria idea di città: «La città ha bisogno di più spazi da vivere insieme, non di altro cemento».