È già baruffa ai vertici marchigiani di Futuro Nazionale, a poco più di un mese dalla nomina di Paolo Diop a responsabile regionale dei rapporti con i comitati. Il recanatese ha infatti annunciato le proprie dimissioni dall'incarico, mantenendo però la sua permanenza nel movimento guidato dal generale Roberto Vannacci. Una decisione accompagnata da un attacco diretto al responsabile regionale Fabrizio Ciarapica, sindaco di Civitanova Marche.
Diop spiega di aver maturato la decisione "dopo un'attenta riflessione", precisando che la sua scelta riguarda esclusivamente il modo in cui, a suo avviso, Futuro Nazionale viene costruito e gestito nelle Marche.
"Rimango in Futuro Nazionale e continuo a stare, con stima e convinzione, al fianco del generale. La mia scelta riguarda esclusivamente il modo in cui, nelle Marche, si sta costruendo e gestendo l'associazione: un contesto nel quale, a mio avviso, è diventato sempre più difficile lavorare, confrontarsi e lottare per i nostri ideali", afferma Diop.
Poi il passaggio più duro, rivolto direttamente a Ciarapica: "A mio avviso, pensa soltanto ad arrivare a Roma e a sedersi in un bel posto, invece di lavorare per il bene del partito e dei militanti".
Secondo Diop, quello sarebbe diventato "il pensiero di chi, nelle Marche, pretende di governare ogni aspetto di Futuro Nazionale". Da qui la sua conclusione: "In queste condizioni diventa impossibile lavorare con serietà, trasparenza e unità".
L'esponente recanatese rivendica quindi la propria appartenenza alla destra, prendendo però le distanze dai percorsi politici di chi oggi guida il movimento nelle Marche. "Sono e rimango una persona di destra, una persona che non tradisce gli italiani. Allo stesso tempo, non provengo da quell'area di Forza Italia che oggi, nelle Marche, rappresenta Futuro Nazionale", dichiara.
Diop sostiene inoltre di aver assistito nel tempo a comportamenti e atteggiamenti che avrebbero ferito diversi militanti, puntando il dito in particolare contro la gestione del provinciale di Macerata. "Non posso accettare il modo in cui il provinciale della provincia di Macerata si è rivolto ai militanti, con toni e modalità che ho ritenuto irrispettosi e inaccettabili", afferma.
Tra gli episodi che avrebbero contribuito alla decisione c'è anche la vicenda dell'iniziativa con Lorenzo Gasperini, annunciata nelle scorse settimane dallo stesso Diop insieme a Ciarapica. Secondo il recanatese, l'evento sarebbe stato "sottratto" e compromesso.
"È impossibile lavorare serenamente quando gelosie, personalismi e tradimenti sembrano essere sempre dietro l'angolo", sostiene Diop, tornando poi sulle presunte ambizioni personali all'interno del movimento: "C'è anche chi, a mio avviso, sembra puntare soltanto ad arrivare a Roma, invece di lavorare per il bene del partito e per la crescita del movimento".
Le dimissioni, precisa Diop, non rappresentano dunque un addio a Futuro Nazionale. "Un movimento politico dovrebbe unire, valorizzare il lavoro dei militanti e rispettare chi si impegna ogni giorno, non creare ostacoli e divisioni", afferma.
Infine, l'annuncio di una nuova fase: "Da oggi scelgo di parlare. È tempo di parlare con chiarezza, senza rancore ma anche senza più silenzi". "Mi metto al fianco di tutti quei militanti che non intendono arrendersi alle ingiustizie e che continuano a credere nei nostri ideali. La mia battaglia non finisce qui: continueremo a lottare insieme, con coerenza, dignità e fedeltà agli italiani", conclude Diop.
CIVITANOVA – Su 28 attività commerciali di corso Dalmazia, 22 si dicono contrarie alla Ztl della domenica pomeriggio, che scatterà il 4 ottobre e durerà fino a maggio 2027. Lo rende noto l'associazione ViviAmo Civitanova Aps, che il 1° ottobre ha interpellato uno per uno gli operatori della via e ora chiede al Comune, con una Pec indirizzata a sindaco, assessori e consiglieri, di sospendere il provvedimento.
Il quadro emerso dalla consultazione, svolta su sollecitazione degli iscritti, è netto: 22 attività contrarie, 3 favorevoli, 3 indifferenti. Il 78,6% degli interpellati boccia dunque la chiusura al traffico del tratto tra via Duca degli Abruzzi e piazza XX Settembre, che riguarderà ogni domenica pomeriggio per quasi otto mesi. A loro si sono aggiunte le istanze di diversi residenti, che hanno chiesto la sospensione della Ztl, pur non rientrando nel campione delle 28 attività.
Non si tratta, precisa l'associazione, di una crociata contro le isole pedonali. I commercianti riconoscono che la Ztl abbia un senso nel periodo natalizio, quando ci sono i mercatini e la strada si anima. Il punto è un altro: la chiusura prolungata a tutte le domeniche pomeriggio, anche in assenza di iniziative capaci di generare movimento, rischia di penalizzare il commercio e creare disagi ai residenti.
Da qui la Pec, indirizzata in particolare all'assessore al Commercio Roberto Pantella, per chiedere la sospensione e il riesame del provvedimento. Un'istanza che, ricorda ViviAmo Civitanova, ripropone quella già presentata nel 2025. A oggi, fa sapere l'associazione, nessuna risposta.
«Una strada pedonale deve essere frequentata», sostiene l'associazione. «Deve portare persone, favorire il passeggio e aiutare le attività a lavorare. Chiudere alle automobili, da solo, non garantisce questi risultati». E ancora le domande: se l'accessibilità cala e il passeggio non cresce, quale vantaggio concreto giustifica la chiusura? Se la strada resta vuota, come si convincono le attività a restare aperte la domenica? Il timore è che la scarsa affluenza porti i negozi a serrare le saracinesche e che le vetrine spente allontanino ulteriormente i passanti.
Pesano anche le difficoltà di accesso al centro e la disponibilità di parcheggi nelle vicinanze, che secondo l'associazione vanno valutate insieme alle esigenze di commercianti e residenti. La riapertura della piazza ai parcheggi è utile, riconoscono, ma non risolve automaticamente i problemi di corso Dalmazia.
Uno spiraglio, almeno a parole, c'è. Nelle dichiarazioni via stampa, l'assessore Pantella si è detto disponibile a modificare le scelte qualora non dovessero funzionare. L'associazione chiede che quella disponibilità si traduca nell'ascolto delle istanze già raccolte, prima dell'attivazione della Ztl.
La richiesta finale è di sospendere l'avvio e rivedere la decisione, tenendo conto delle caratteristiche della strada e distinguendo i periodi animati da iniziative dalle domeniche prive di occasioni di richiamo. «Corso Dalmazia ha bisogno di accessibilità, persone e occasioni di lavoro. Le esigenze di chi vi lavora e vi abita devono pesare nelle scelte che riguardano la strada».
«La città merita chiarezza, non giochi di potere». È il messaggio lanciato dal consigliere indipendente Nicolò Renzi insieme a Vince Civitanova, dopo l’esclusione dalla riunione di maggioranza della lista civica e dello stesso consigliere.
Una decisione che riaccende le tensioni all’interno della coalizione e che, secondo Renzi e Vince Civitanova, rappresenta l’ennesimo segnale di una maggioranza sempre più divisa.
«Siamo di fronte a una situazione surreale, con una maggioranza sempre più confusa – attaccano –. Si convoca una riunione e si decide di escludere Vince Civitanova, la lista civica che quella stessa maggioranza ha contribuito, e non poco, a costruire, e il consigliere indipendente Nicolò Renzi».
Alla base dell’esclusione ci sarebbe la volontà di alcuni consiglieri di recarsi dal notaio per formalizzare le dimissioni da consiglieri comunali. Ma per Renzi e Vince Civitanova la questione va ben oltre la singola riunione.
«Quando si arriva al punto di decidere chi può sedersi al tavolo e chi no, siamo ben oltre la normale dialettica politica. Siamo davanti a una gestione del potere fatta di convenienze, ritorsioni e due pesi e due misure».
La posizione politica viene quindi messa nero su bianco: «Noi riteniamo conclusa questa esperienza amministrativa. Punto».
Renzi e Vince Civitanova respingono inoltre con fermezza qualsiasi ipotesi di accordo con il Partito Democratico.
«È ridicolo soltanto pensare che ci possa essere una qualsivoglia alleanza con il Pd. È evidente la pretestuosità e la strumentalità di chi afferma una simile stupidaggine».
Nel mirino finisce anche il tema del cosiddetto “tradimento”, evocato nelle ultime settimane nel confronto politico interno alla maggioranza. «In politica le parole molte volte sono dei macigni e, soprattutto, dovrebbero essere seguite dai fatti», sottolineano Renzi e Vince Civitanova. «Ci sono esponenti della maggioranza che oggi parlano di dimissioni, di sfiducia e di fine dell’esperienza amministrativa. Bene: vedremo se, quando arriverà il momento, alle dichiarazioni seguiranno davvero la votazione e le conseguenti assunzioni di responsabilità».
Un passaggio che richiama anche precedenti iniziative politiche assunte da esponenti dell’attuale maggioranza insieme alle opposizioni.
«Quando in passato altri esponenti dell’attuale maggioranza hanno assunto iniziative insieme alle opposizioni, nessuno ha pensato di convocare tribunali politici o di stabilire nuovi perimetri di maggioranza decidendo chi fosse degno di partecipare alle riunioni. Oggi, invece, sembra che ciò che ieri era legittimo sia improvvisamente diventato un tradimento. Alla faccia della coerenza».
Renzi e Vince Civitanova rivendicano quindi la propria autonomia politica. «Se qualcuno pensa che basti escluderci da una riunione per cancellare il nostro ruolo, si sbaglia. Noi non abbiamo bisogno del permesso di Ciarapica o di altri per essere ciò che siamo».
E ancora: «La nostra collocazione politica deriva dal voto dei cittadini, non dalle convocazioni di Ciarapica e nemmeno dalle decisioni di una maggioranza sempre più arroccata su sé stessa».
Nel mirino anche il sindaco Fabrizio Ciarapica, rispetto al quale viene contestata l’attuale collocazione politica: «Oggi, è bene ricordarlo, non rappresenta più quella squadra politica con cui era stato eletto».
Il messaggio finale è rivolto a tutti gli esponenti della maggioranza che in queste settimane hanno parlato di dimissioni e di fine dell'amministrazione.
«Invece di organizzare riunioni a porte chiuse per decidere chi è dentro e chi è fuori, sarebbe molto più serio guardare in faccia la realtà e assumersi ciascuno le proprie responsabilità».
La conclusione è altrettanto netta: «Noi la nostra scelta l’abbiamo fatta e ci mettiamo la faccia: riteniamo conclusa questa esperienza amministrativa e siamo pronti a sostenerne le conseguenze politiche».
E proprio a chi parla di sfiducia e dimissioni arriva l’ultima stoccata: «Dimostri, quando sarà il momento, che quelle parole non sono soltanto dichiarazioni da utilizzare nei comunicati o nelle interviste. Perché alla fine, più delle riunioni convocate per escludere qualcuno, più delle accuse di tradimento e più delle dichiarazioni di circostanza, conteranno le scelte concrete».
«La città merita chiarezza, non giochi di potere», concludono Renzi e Vince Civitanova.
Cambio al vertice di Copagri Marche Sud. È Yuri Maggi il nuovo presidente dell’organizzazione che riunisce gli agricoltori delle province di Macerata, Fermo e Ascoli Piceno. L’elezione è avvenuta al termine del congresso territoriale, ospitato all’Hotel Cosmopolitan di Civitanova Marche, al quale hanno partecipato i delegati delle tre province.
Maggi raccoglie il testimone da Massimo Maranesi, al quale sono stati rivolti i ringraziamenti per il lavoro svolto e per l’impegno profuso negli anni alla guida dell’organizzazione.
Giovane imprenditore agricolo di Serrapetrona, Maggi conduce l’azienda agricola biologica di famiglia, una realtà presente sul territorio da tre generazioni e caratterizzata da una particolare attenzione all’innovazione e alla sostenibilità ambientale. Attualmente è anche coordinatore nazionale dei giovani di Copagri, ruolo attraverso il quale ha sviluppato il proprio impegno sui temi del ricambio generazionale, dell’innovazione tecnologica e della valorizzazione del lavoro degli agricoltori.
Il congresso è stato occasione per fare il punto sulle prospettive del comparto agricolo e sulle principali sfide che attendono le imprese del territorio. Tra i temi affrontati, la necessità di rafforzare il sostegno alle aziende in una fase segnata da profondi cambiamenti economici, climatici e normativi.
Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo strategico dell’agricoltura per la tutela del territorio, la sicurezza alimentare e lo sviluppo delle aree rurali, oltre che alla necessità di sostenere la competitività delle imprese attraverso innovazione, semplificazione e valorizzazione delle produzioni locali.
“Ringrazio i delegati per la fiducia accordatami e per la responsabilità che oggi mi affidano”, ha dichiarato il neo presidente Yuri Maggi. “Assumo questo incarico con entusiasmo e con la volontà di lavorare insieme a tutti gli associati per rendere Copagri Marche Sud sempre più vicina alle esigenze delle aziende agricole”.
Maggi ha quindi indicato alcune delle priorità del nuovo mandato: “Le sfide che abbiamo davanti sono importanti: tutela del reddito degli agricoltori, semplificazione burocratica, innovazione, sostenibilità e valorizzazione delle nostre produzioni. Sarà fondamentale continuare a fare squadra e rafforzare il dialogo con le istituzioni affinché la voce delle imprese agricole venga ascoltata e sostenuta con interventi concreti”.
Un ringraziamento è stato rivolto anche al presidente uscente. “Desidero ringraziare Massimo Maranesi per il lavoro svolto e per il contributo dato alla crescita dell’organizzazione. Il suo impegno rappresenta una base solida sulla quale continueremo a costruire il futuro di Copagri Marche Sud”, ha sottolineato Maggi.
Con l’elezione del nuovo presidente si apre dunque una nuova fase per Copagri Marche Sud, nel segno del rinnovamento e della continuità. L’obiettivo condiviso al termine dei lavori è quello di rafforzare il ruolo dell’organizzazione come punto di riferimento per gli agricoltori di Macerata, Fermo e Ascoli Piceno, promuovendo una visione moderna, sostenibile e competitiva dell’agricoltura marchigiana.
Dieci anni dopo il terremoto, per le chiese di Caldarola non c'è ancora un solo progetto di ricostruzione presentato. E adesso la pazienza è finita. Il sindaco Giuseppe Fabbroni e il capogruppo di minoranza Giovanni Ciarlantini, per una volta sulla stessa barricata, hanno diffuso una nota congiunta durissima nei confronti della Curia vescovile di Camerino, accusata di non aver nemmeno risposto alle richieste del Comune.
L'incontro e la doccia fredda. Tutto parte dal vertice del 9 giugno scorso, convocato dall'Amministrazione con i vertici della Curia e con i parroci del paese. In quella sede il Comune ha fatto notare un dato che pesa come un macigno: tutte le chiese del territorio hanno un finanziamento a valere sui fondi sisma, eppure per nessuna è stato depositato un progetto. Non solo. Il rappresentante della Curia ha riferito che, a parte San Martino e Vestignano, per gli altri edifici non sono stati neppure nominati i progettisti.
Lettere senza risposta. Di fronte a quel quadro, il 30 giugno il Comune ha chiesto formalmente un cronoprogramma per l'affidamento degli incarichi e la presentazione dei progetti. Sollecito il 31 agosto. Esito: «nessuna risposta», sottolineano i due firmatari.
«Preoccupati e arrabbiati». Il tono della nota è senza giri di parole. «Siamo seriamente preoccupati e per molti versi anche arrabbiati», scrivono Fabbroni e Ciarlantini, che si chiedono cosa intenda fare la Curia nei confronti della comunità e se Caldarola non meriti almeno una replica. «Fino a dove arriva l'insensibilità, o l'incapacità?», l'interrogativo rivolto alla Diocesi. Quello che i caldarolesi vogliono, ribadiscono, è riavere le loro numerose e belle chiese nell'antico splendore il prima possibile.
La protesta. Se il silenzio dovesse continuare, il Comune è pronto a passare ai fatti: in segno di protesta non parteciperà più ad alcun evento pubblico organizzato dalla Curia di Camerino. Ma l'Amministrazione guarda anche oltre il gesto simbolico, e invita cittadini e parrocchiani a concordare iniziative di pressione per ottenere un quadro chiaro della ricostruzione, la presentazione dei progetti e l'avvio dei cantieri.
Prossimi passi. A breve sarà convocata un'assemblea popolare. Della situazione verrà inoltre informato ufficialmente il Commissario straordinario alla ricostruzione, Guido Castelli.
La Tari scende a Camporotondo di Fiastrone. In occasione della scadenza per il pagamento della tassa sui rifiuti, il Comune ha evidenziato le riduzioni previste per il 2026, sia per le utenze domestiche sia per diverse categorie di attività.
Per le attività commerciali e produttive, il calo è del 3,50% per bar e plurilicenze alimentari, del 3,30% per alberghi senza ristorante e agriturismi, del 3,35% per gli agriturismi con ristorazione, del 3,21% per i ristoranti e del 3,45% per le attività artigianali.
Riduzioni anche per le famiglie. Le abitazioni con un solo occupante registrano un calo del 3,30%, quelle con due occupanti del 3,21%, i nuclei di tre persone del 3,24%, quelli di quattro del 3,10%, mentre per le famiglie con cinque o più componenti la riduzione è del 2,70%.
Il Comune collega il risultato anche al percorso portato avanti negli anni sulla raccolta differenziata, che ha portato Camporotondo a essere più volte inserito tra i Comuni Ricicloni.
«L'impegno costante nella raccolta differenziata portato avanti da tutte le famiglie, unito alla collaborazione della nostra amministrazione comunale e del Cosmari, ha reso Camporotondo un punto di riferimento tra i Comuni Ricicloni», commenta il sindaco Massimiliano Micucci. «Si può e si deve fare sempre di più, ma la scadenza della Tari dimostra come differenziare bene i rifiuti possa rappresentare anche un vantaggio economico per la comunità».
Nei mesi scorsi l'amministrazione aveva organizzato, insieme al Cosmari, un incontro dedicato alla corretta gestione dei rifiuti. Alle famiglie era stato inoltre consegnato gratuitamente un cestino per la raccolta dell'umido, con l'obiettivo di facilitare il conferimento dei rifiuti organici.
Sul rapporto tra raccolta differenziata e costi interviene anche il presidente del Cosmari Paolo Gattafoni, secondo cui una corretta gestione dei rifiuti contribuisce all'ottimizzazione dei Pef, i piani economici finanziari che incidono sulla determinazione della Tari.
Gattafoni richiama inoltre la necessità di intervenire sul fronte degli abbandoni, rafforzare l'attività dei facilitatori ambientali e proseguire con le campagne di informazione, a partire dalle scuole. Tra gli interventi indicati dal Cosmari anche il rinnovo del parco mezzi e l'ammodernamento degli impianti e dei Centri di raccolta.
Si rafforza la presenza di Futuro Nazionale in provincia di Macerata. A Potenza Picena nasce infatti il circolo numero 2244 del partito, che conta già 17 iscritti e avrà come referente Rosanna Virgili, 34 anni, mamma e insegnante di scuola primaria.
«Sono felice di poter contribuire alla crescita di Futuro Nazionale sul territorio – dichiara Rosanna Virgili –. Da mamma e insegnante, vivo quotidianamente a contatto con le famiglie e con i bambini e conosco da vicino le esigenze della nostra comunità».
Virgili individua quindi alcuni dei temi che intende portare avanti attraverso il nuovo circolo: «Ritengo fondamentale dare voce a chi chiede maggiore attenzione a temi importanti come la famiglia, l'educazione, la sicurezza e l'identità. Per questo e per la stima che nutro nei confronti del Generale Vannacci e di tutta la struttura regionale delle Marche, ho scelto Futuro Nazionale».
La nuova referente rivolge inoltre un ringraziamento ai vertici territoriali del movimento: «Ringrazio il coordinatore regionale Fabrizio Ciarapica e il coordinatore provinciale Pierpaolo Turchi, che mi ha seguito e sostenuto fin dall'inizio di questo percorso».
L'obiettivo per i prossimi mesi è quello di consolidare la presenza del circolo sul territorio e ampliare la partecipazione. «Il nostro obiettivo – conclude Virgili – è far crescere il circolo di Potenza Picena, coinvolgere sempre più persone e renderlo una presenza concreta e operativa sul territorio».
Soddisfazione viene espressa anche dal coordinatore provinciale Pierpaolo Turchi, che commenta così la nuova apertura: «Faccio i miei complimenti a Rosanna e a tutti gli iscritti per questa nuova apertura. La nascita di nuovi circoli rappresenta un segnale importante e ci permette di essere sempre più presenti nei territori».
Turchi guarda già ai prossimi obiettivi organizzativi: «Il nostro obiettivo è continuare a crescere e aumentare il numero delle tessere in tutta la provincia di Macerata, costruendo una rete sempre più ampia e partecipata».
Infine, il coordinatore provinciale annuncia nuove aperture: «Presto apriremo altri circoli e tutti insieme sosterremo il nostro coordinatore regionale Fabrizio Ciarapica e il generale Roberto Vannacci».
Nei giorni scorsi, si è scatenato un vero e proprio linciaggio mediatico a reti unificate contro alcuni giovani del Partito Democratico che hanno coraggiosamente preso posizione contro la guerra e addirittura celebrato il comunismo storico novecentesco. Nel loro intervento, alcuni di questi ragazzi disallineati rispetto al verbo unico della globalizzazione neoliberale si sono detti contrari alla guerra contro la Russia e hanno addirittura dichiarato di essere pronti a organizzare la diserzione.
Come se non bastasse, violando l'etichetta di quel Partito Democratico che rappresenta non già la continuazione, bensì la tomba del pensiero e dell'azione di Marx e di Gramsci, hanno fatto professione di comunismo, rinnegando in toto l'ordine simbolico neo-liberale dominante.
Che la destra li abbia derisi e scherniti, non stupisce: essa vede il nome del comunismo come Superman vede la kryptonite. È, da sempre, la parte che supporta la società così com'è. Che anche larga parte della sinistra abbia agito egualmente, dovrebbe destare qualche riflessione critica: come non mi stanco di sottolineare, la sinistra, o meglio la sinistrash, facendosi indistinguibile dalla destra stessa, ha aderito al pensiero unico della globalizzazione liberale e imperialistica. È divenuta ciò che un tempo combatteva, facendosi in tutto e per tutto guardia arcobaleno della globalizzazione neoliberale.
La neo-sinistra post-comunista ha prodotto a propria immagine e somiglianza un presepe deplorevole – o, se si preferisce, un inferno dantesco –, popolato da radical chic tediati e da megalomani del leaderismo, da neofiti zelanti e da boriosi convertiti sulla via di Damasco, da pentiti per puro opportunismo, da “servi volontari”, da gatekeepers di professione e da Mattia Pascal la cui irresponsabilità è pari solo al cinismo: una tribù altamente differenziata al proprio interno, ma i cui abitatori sono accomunati dal transito, convinto o rassegnato, alla difesa della parte che un tempo combattevano e, sinergicamente, dall’abbandono, per inconsapevole oblio o per rivendicata volontà, di una storia e di una tradizione che avevano dato voce e organizzazione agli ultimi e ai loro desideri di migliori libertà.
A cagione di ciò, oggi la sinistra appare, se mai è possibile, ancor più spregevole della destra: quest'ultima, in quanto parte della apologia dello status quo, non ha deluso, rivelandosi sempre all'altezza delle aspettative. La sinistra, invece, ha rinnegato ciò che era per diventare ciò che combatteva, assumendo lo sguardo di chi, in alto, ci odia.
Sentire dei giovani che ripudiano la guerra e che ugualmente respingono il discorso unico della globalizzazione neoliberale ci segnala incontrovertibilmente che l'encefalogramma della società non è ancora del tutto piatto e che qualche bagliore di speranza, dopo tutto, sopravvive. L'opposizione alla guerra e all'imperialismo è un punto saldo, a cui tutti dovrebbero aderire, soprattutto i cittadini comuni, quelli che, per inciso, in caso di guerra, verranno mandati al fronte a sacrificarsi per i sacri valori dell'Occidente, cioè il mercato, la competitività, il nichilismo.
Per quel che riguarda, poi, il richiamo al comunismo, esso potrà apparire vintage e naturalmente la parola non gode oggi, nell'epoca post1989, di grande forza attrattiva: lo si potrà, allora, chiamare comunitarismo, socialismo o in molti altri modi ancora, ma, mutato nomine, resta la sostanza, ossia la sacrosanta esigenza di una rettifica della società iniqua in cui siamo incagliati, vale a dire il desiderio di migliori libertà e di ulteriorità nobilitanti rispetto alla lotta per la sopravvivenza innalzata a solo stile di vita. Con le parole di Bertolt Brecht, è la semplicità che è difficile a farsi. Forse - auspicabilmente - non tutto è perduto.
Le elezioni si sono celebrate da tempo perciò diventa incomprensibile l’affannosa ricerca di compiacere chi sta al potere. Ma tant’è. La sanità è il settore dove più immediata è la percezione di questo andazzo. La direttrice sanitaria dell’Ast dottoressa Daniela Corsi che - va ricordato - fu clamorosamente bocciata dal Tribunale perché non aveva sufficienti titoli per essere nominata direttore generale, ha varato un piano di risparmi che prevede la cancellazione di molte attività chirurgiche a Macerata.
Mentre le liste d’attesa restano chilometriche, al pronto soccorso perdura il suk delle prestazioni con continue aggressioni ai sanitari. La dottoressa Corsi, che ha bandito diversi concorsi e che sarà probabilmente sommersa dai ricorsi visto che molti punteggi – così si dice – sono stati attribuiti sia tra il personale medico che tra quello infermieristico non per competenza, ma per compiacenza è passata con assoluta entusiastica indifferenza dall’obbedire a Filippo Saltamartini alla genuflessione verso Paolo Calcinaro che nega le difficoltà, soprattutto a Macerata, evidentissime. Con una non trascurabile differenza: Calcinaro conta molto di più soprattutto in prospettiva. Le ragioni le approfondirò, a breve, in altra occasione.
Sta di fatto che se avesse voluto risparmiare davvero la dottoressa Corsi avrebbe potuto varare su tutta l’Ast il progetto che il dottor Franco Sopranzi - direttore del dipartimento specialità mediche di Macerata, nefrologo tra i più accreditati in Europa, volto storico della sanità pubblica nelle Marche - ha ideato di tele-medicina nei territori dopo che da anni ha sperimentato con successo la dialisi, per così dire, da remoto. I risparmi sono notevoli, i vantaggi per i pazienti addirittura superiori e le occasioni di crescita professionale degli operatori, siano essi medici o paramedici, assai consistenti. Ebbene la dottoressa Corsi non lo prende neppure in considerazione: taglia la chirurgia a Macerata per fare cassa.
Perché? La risposta c’è e significa ridimensionare, rinviando sine die, la costruzione del nuovo ospedale di Macerata con un doppio evidente vantaggio per Paolo Calcinaro. Tra meno di un mese a Macerata i turni in sala operatoria passeranno dalle 25 sedute attuali a 20 alla settimana con una riduzione di interventi su base mensile stimata tra 60 e 80. Non ci vuole la perspicacia del mago Otelma per sapere che questi interventi si faranno nel nuovo ospedale di Fermo - s’inaugura a fine anno - che ha dieci sale operatorie. Quell’ospedale benedetto da Paolo Calcinaro è sovradimensionato e tagliare a Macerata significa dare “carne” ai chirurghi fermani.
Con il vantaggio che l’assessore alla sanità può ben dire che il nuovo ospedale di Macerata può attendere perché l’ottima dottoressa Daniela Corsi spegne le stroboscopiche di via Santa Lucia e attiva le sinergie con gli anestesisti piceni. Del resto il paziente in sala operatoria deve stare (a) Fermo! Ecco perché viene bloccato il progetto di tele-medicina e probabilmente cercheranno di dare un segnale allo stesso dottor Sopranzi perché la smetta di sostenere questa sua idea. Chi scrive però è un ficcanaso. Così ho chiesto a Sopranzi: mi spiega come funziona e quali effetti e benefici ha la tele-medicina?
“Beh è abbastanza intuitivo: si tratta di rovesciare l’approccio che sin qui si è avuto della spedalizzazione a ogni costo: si tratta di portare l’ospedale dal paziente e non il paziente in ospedale. Il vantaggio in termini operativi è evidente e per quanto riguarda la spesa sanitaria significa tagliare liste d’attesa, ambulanze che vanno su e giù, ridondanza di personale".
"Significa anche introdurre un po’ di intelligenza artificiale per fare fronte all’incompetenza gestionale. Ma certo questo impone di pensare alla sanità in termini di efficacia e vantaggio per il paziente e non di progettarla come fosse un business qualsiasi. Perché la sanità ha un difetto difficilmente curabile: è fatta da uomini per gli uomini. E tu puoi inventare tutti i regolamenti che ti pare, ma se un paziente si fida di quel medico tu puoi trasferirlo, lo puoi degradare, puoi pigliare qualsiasi provvedimento quel paziente accetterà di essere curato solo da quel medico e siccome la sanità pubblica – com’è giusto che sia – ha l’obbligo della prestazione il paziente si sposterà verso quel medico e il bilancio della sanità ne pagherà le spese”.
Dotto Sopranzi lei ha già lungamente sperimentato la tele-medicina in nefrologia. Dove e con quali risultati?
“La facciamo a Camerino con ottimi risultati dove si fa appunto dialisi, per così dire, da remoto. Forse a molti sfugge che un paziente dializzato deve sottoporsi tre volte alla settimana a un trattamento che dura mediamente 4 ore. E’ d’immediata intuizione che un conto è affrontare un viaggio di molti chilometri, dove avere qualcuno che ti assiste, aspettare il turno, poi fare il trattamento magari partendo da Visso o da Fiuminata o in qualche caso da oltre provincia e un conto è trovare un presidio ospedaliero di prossimità dove vieni accolto senza file, fai il trattamento in tranquillità e te ne torni a casa. Per fare questo basta avere un protocollo operativo, una diagnosi aggiornata e controllare da remoto ciò che il tecnico che materialmente opera la dialisi sta facendo. Quali siano i vantaggi mi pare evidente. Aggiungo però che la malattia del rene è in rapidissima espansione perché le patologie renali sono in larga misura connesse con l’invecchiamento”.
Le dà del tu al rene e ne rivendica l’importanza. E’ l’emblema della tele-medicina?
“Scherzando potrei dire che il rene mi assomiglia e assomiglia alla stragrande maggioranza dei marchigiani, soprattutto a quelli di alta collina e di montagna. Che lavorano in silenzio, faticano, nessuno li considera sin quando dicono basta. E allora sono guai seri. Rene e cuore sono due che devono lavorare insieme. Il cuore pompa, il rene filtra, ma se lui non filtra quell’altro fa fatica a mandare in giro il sangue. Quello che non si considera è che col diabete in crescita, le obesità precoci si andrà incontro a un’espansione delle patologie renali anche tra i giovani, così le insufficienze cardiovascolari, l’ipertensione e l’aterosclerosi connesse con l’età aumentano il carico renale. Siamo già al 7% di popolazione colpita da insufficienza renale severa. Sono 21 mila soggetti e molti di questi, purtroppo, finirà dializzato. Possiamo “lavare” il sangue a tutti contemporaneamente a Macerata? Ecco che la tele-medicina diventa indispensabile. Come bisognerebbe fare molta, ma molta più prevenzione che prima di tutto significa informazione sulla malattia renale”.
Come si dovrebbe fare?
“Lavorando su reni di maiale modificati si possono fare i trapianti ed evitare la dialisi, si può fare una banca dati del Dna e predire chi patirà di una malattia renale visto che in molti casi la familiarità è la prima causa; si devono fare studi di genetica, si deve lavorare sulle patologia delle arterie e delle articolazioni per consentire all’anziano di camminare molto che è una delle prime precauzioni per allontanare le complicanze renali. Al contempo bisogna cambiare mentalità e gestione della sanità. Va ridata centralità al paziente e vanno valutati i risultati non dai conti, ma dalle guarigioni e dall’impatto sociale che l’operare in sanità consente. Altrimenti vince la sanità privata che dà risposte più immediate. Anche perché lì la convenienza è quella economica e non politica; ma per avere la massima performance di bilancio per via di quel rapporto fiduciario che c’è tra paziente e medico la sanità privata tende a mettere in rilievo la competenza e non l’appartenenza. Ecco che la tele-medicina è una risposta al bisogno di efficienza che c’è e la traduce in efficacia”.
Esempi possibili di tele-medicina?
“Qualsiasi patologia cronica può essere seguita con la tele-medicina. E moltissimi approcci diagnostici possono avvenire in tele-medicina. Il primo esempio che mi viene in mente l’elettro-cardiogramma si fa a Sefro e si legge a Macerata: la diagnosi arriva via e mail e si va in farmacia. Il carico sull’ospedale è pari a zero, la lista d’attesa sparisce, lo specialista è stato impiegato il tempo che serve. Basta addestrare gli operatori che stanno da una parte del terminale a fornire al medico che sta dà remoto le informazioni corrette e poi guidare nell’operare chi sta accanto al paziente. In Australia – tanto per dirne una – dove le distanze sono enormi da mezzo secolo si curano via radio! Oggi abbiamo scanner, banche dati, strumenti diagnostici fantastici che possono fornirci tutte le informazioni. Si blatera tanto dello spopolamento dei borghi ecco con la tele-medicina si può assistere il paziente ovunque”.
E gli ospedali che ci stanno a fare?
“Sono la casa degli specialisti che rispondono alla tele-medicina, sono il luogo dove si curano gli acuti, sono il luogo dove si fa ricerca, sono il luogo dove la sofferenza diventa immediato accudimento. Ma come pensano di mitigare l’overbooking al pronto soccorso se non si fa ricorso all’ammortizzatore della medicina di territorio? Come pensano di tagliare le liste d’attesa se i pazienti arrivano dallo specialista senza uno screening preventivo? Andando avanti con la pressione derivante da chi non ha assistenza diretta, penso ai tanti extracomunitari, e dall’invecchiamento della popolazione dovremmo avere dei pronto soccorso che sono cento volte più capienti di quelli attuali.
E così le radiologie, i laboratori di analisi, tutte le strutture di screening. Con la tele-medicina si rovescia il problema: devo avere un apparato diagnostico diffuso che fa da device, direbbero gli inglesi, con una “centrale” che legge i dati e prescrive la cura che nel caso di molti cronici può essere a prestazione domiciliare. Pensiamo che oggi con l’IA si possono consultare dati di ricorrenza di patologie raccolti a livello universale, dati di screening, di efficacia di trattamenti. Se si può fare questo con un computer perché non farlo con il paziente da remoto? Tutto questo ovviamente migliora anche le condizioni di operatività del personale sanitario che non è costretto a cambiare domicilio, a fare migliaia di chilometri per andare al lavoro e migliora enormemente i conti”. Insomma per curare il bilancio precario della Ast di Macerata basterebbe un po’ più di tele-medicina E non tagliare chi i tagli deve farli sui pazienti, ma a fin di bene.
Il ricorso è stato presentato nei giorni scorsi dallo Studio Legale Grimaldi di Roma, rappresentato dal professor Mattarella, che segue la vicenda fin dalle sue prime fasi.
Al centro delle contestazioni del Comitato No discarica Monteano-Recanati ci sono i criteri utilizzati per individuare e valutare i possibili siti destinati a ospitare la nuova discarica. Secondo il Comitato, nel corso del procedimento i criteri sarebbero stati più volte modificati.
«Si continuano a cambiare le carte in tavola come se nulla fosse – sostiene il Comitato – si inseriscono criteri di valutazione, poi gli stessi vengono tolti, modificati o ne vengono aggiunti altri, spesso con logiche al di fuori di ogni regola».
Una situazione che, secondo i rappresentanti del Comitato, non avrebbe comunque modificato la determinazione dei cittadini contrari all'ipotesi della nuova discarica.
«I membri del Comitato e migliaia di cittadini restano fermamente convinti che le regole ci siano e che vadano rispettate», si legge nella nota diffusa dal presidente pro tempore Fabio Lanari.
Il Comitato pone inoltre l'attenzione sul rapporto tra gli indirizzi regionali e le successive decisioni adottate a livello provinciale. «Ancora più sbalorditivo e deludente – affermano i rappresentanti – è il fatto che la Regione detti delle regole che poi la Provincia sembra non recepire».
La vicenda della localizzazione della discarica ha coinvolto nelle ultime settimane anche cittadini del territorio osimano. Due dei possibili siti individuati, infatti, si trovano nel territorio di Montefano, in prossimità del confine con Osimo.
Il Comitato ha quindi avviato un'attività di sensibilizzazione anche nella vicina realtà anconetana. In questo contesto si è svolto un incontro pubblico con l'associazione Senso Unico di Passatempo di Osimo, al quale ha partecipato il presidente del Comitato No Discarica Territorio Montefano-Recanati.
L'incontro ha portato anche a una mobilitazione concreta. Un gruppo consistente di cittadini osimani ha infatti deciso di contribuire economicamente alle spese necessarie per la presentazione del nuovo ricorso al Tar.
Il Comitato ha voluto ringraziare pubblicamente l'associazione e tutti i cittadini che hanno scelto di sostenere l'iniziativa.
«Cogliamo l'occasione per ringraziare l'associazione e tutti coloro che hanno creduto in noi», conclude Lanari.
La battaglia sulla localizzazione della nuova discarica provinciale prosegue dunque anche sul piano giudiziario, mentre resta aperto il confronto sui criteri adottati per individuare il sito destinato a ospitare l'impianto.
«Il nuovo arrivato della politica, Vannacci, parla del “mondo al contrario”, mentre a Civitanova abbiamo la “politica al contrario”». Esordisce così Sergio Marzetti, ex assessore di area centrodestra, nel commentare la situazione politica cittadina dopo il passaggio del sindaco Fabrizio Ciarapica a Futuro Nazionale.
Marzetti parla di una situazione a suo giudizio paradossale: «Qui da noi chi tradisce è protetto da chi è tradito».
Il riferimento è alla scelta di Ciarapica di aderire a Futuro Nazionale assumendo anche l'incarico di responsabile regionale del partito. Una decisione che, secondo Marzetti, pur rientrando nella libertà individuale garantita dalla Costituzione, avrebbe conseguenze sul piano politico.
«Il cambio di casacca è legittimo e nel rispetto della libertà individuale sancita dalla nostra Costituzione – sostiene Marzetti – ma politicamente scorretto, incoerente e offensivo verso gli elettori che lo hanno votato».
L'ex assessore ritiene inoltre che il nuovo ruolo politico assunto dal sindaco sia incompatibile con la carica istituzionale ricoperta a Civitanova. «Il suo ruolo di sindaco è assolutamente incompatibile con il suo nuovo indirizzo politico – afferma – che, peggio ancora, gli ha permesso di essere nominato responsabile regionale di FN».
Nel mirino di Marzetti finisce anche la posizione del centrodestra cittadino e, in particolare, quella della maggioranza consiliare. L'ex assessore richiama l'intervento del consigliere regionale Pierpaolo Borroni, che ha invitato Ciarapica a rassegnare le dimissioni.
«Questa inaccettabile, ma da alcuni tollerata, anomalia è stata correttamente sottolineata dal consigliere regionale Pierpaolo Borroni – dichiara Marzetti – che, con coerenza, coraggio e dignità per il suo ruolo, invita il sindaco a dimettersi, rappresentando così il giudizio e la volontà dei propri elettori».
Secondo Marzetti, però, la stessa posizione non sarebbe stata assunta dalla maggior parte dei consiglieri di maggioranza. «Purtroppo lo stesso coraggio manca in gran parte dei consiglieri di maggioranza», sostiene.
Il riferimento è anche alla mozione di sfiducia nei confronti del sindaco. Per consentire la discussione del documento in Consiglio comunale, osserva Marzetti, sarebbe stato necessario un accordo con alcuni consiglieri dell'opposizione.
L'ex assessore contesta inoltre le motivazioni utilizzate da alcuni esponenti della maggioranza per esprimere contrarietà alla sfiducia, citando tra le altre gli eventuali «ordini di partito» e il rischio di un blocco dell'attività amministrativa in caso di commissariamento.
«Fa rabbrividire le puerili motivazioni di alcuni consiglieri contro la sfiducia: ordini di partito, blocco dell’attività amministrativa, il commissario penalizzerebbe vari settori, eccetera», afferma Marzetti.
E conclude con una dura accusa politica: «Quando l’unica vera motivazione è sulla bocca di tutti: mantenere fino alla scadenza la poltrona. Per quanto riguarda la città, qualcuno poi ci penserà».
Il Consiglio dei ministri, riunito ieri, giovedì 24 settembre a Palazzo Chigi sotto la presidenza di Giorgia Meloni, ha deciso di non impugnare la legge regionale delle Marche sulla "valorizzazione e la riqualificazione dei centri storici, dei luoghi del commercio di particolare interesse e delle attività economiche che concorrono alla salvaguardia delle caratteristiche storico-culturali dei luoghi". Il provvedimento, che ha ormai superato il vaglio del governo, è passato alla cronaca politica come legge "food e decoro" o, più semplicemente, legge "anti-kebab".
Il testo, presentato dalla giunta guidata da Francesco Acquaroli, era stato approvato dal Consiglio regionale a fine luglio 2026, dopo essere stato inserito d'urgenza nell'ordine del giorno — una scelta che aveva scatenato le proteste dell'opposizione, secondo cui esistevano "priorità ben più urgenti", dalla sanità al caro-bollette.
Il dibattito in Assemblea era stato animato dallo scontro tra centrodestra e opposizione. Quest'ultima aveva accusato la maggioranza di voler inseguire posizioni identitarie di stampo vannacciano attraverso una norma percepita come discriminatoria nei confronti delle attività commerciali gestite da cittadini stranieri. La maggioranza, presidente Acquaroli in testa, aveva invece respinto le accuse, sostenendo che l'obiettivo del provvedimento fosse fornire ai sindaci uno strumento concreto per "legare un luogo a un'identità gastronomica" e contrastare la desertificazione commerciale dei centri storici.
Il punto più discusso della legge resta l'articolo 5, che attribuisce ai Comuni la facoltà di limitare "l'insediamento di determinate attività commerciali" nei centri storici e nelle aree di particolare interesse. Pur non citando mai esplicitamente kebab, minimarket etnici o altre attività riconducibili a specifiche comunità straniere, la norma lascia ai sindaci un margine di discrezionalità che, secondo le opposizioni, potrebbe tradursi in una selezione delle attività commerciali su base etnica piuttosto che su criteri oggettivi di decoro urbano.
Con la decisione del Consiglio dei ministri di non sollevare questioni di legittimità costituzionale, la legge regionale marchigiana diventa pienamente efficace. Sarà ora compito dei singoli Comuni marchigiani tradurla in regolamenti attuativi concreti: solo in quella fase si capirà se il provvedimento resterà un generico sostegno al commercio di vicinato o se assumerà i contorni restrittivi che il soprannome "anti-kebab" gli attribuisce fin dalla sua presentazione.
La chiusura delle gallerie di Pioraco sulla SS 361 Septempedana è destinata a proseguire fino alla fine di ottobre e i sindaci di Pioraco, Sefro e Fiuminata alzano il livello della protesta. Matteo Cicconi, Pietro Tapanelli e Vincenzo Felicioli contestano le modalità con cui Anas sta gestendo i lavori e chiedono che venga garantito il transito continuativo sulla strada, annunciando, in caso contrario, il ricorso alle sedi giudiziarie competenti.
Il provvedimento, inizialmente previsto per il periodo dal 14 al 25 settembre, era stato disposto per consentire il completamento dei lavori di unione tra le gallerie "Scoglio del Paradiso" e "della Cartiera". La nuova proroga porta invece le limitazioni fino alla fine di ottobre, prolungando ulteriormente i disagi per le comunità dell'Alta Valle del Potenza.
Secondo i tre sindaci, la decisione sarebbe stata comunicata senza un preventivo confronto istituzionale. La vicenda, ricordano, affonda le proprie radici nel distacco roccioso dell'autunno 2021, quando alcuni massi caddero sulla carreggiata colpendo un'automobile. Da allora, quello che avrebbe dovuto essere un intervento risolutivo si è protratto nel tempo tra ritardi nell'acquisizione dei casseri, periodi di stallo dei cantieri e successive proroghe delle scadenze.
La chiusura notturna della strada rappresenta un problema particolarmente rilevante per il territorio. La SS 361 è infatti il principale collegamento della vallata e l'unico accesso stradale diretto a Pioraco, oltre a costituire un collegamento fondamentale per Sefro e Fiuminata. Le limitazioni alla circolazione nelle ore notturne incidono, secondo i primi cittadini, sui turni serali e notturni degli addetti alle attività industriali del polo cartario, sul rientro delle famiglie e sulla mobilità quotidiana dei residenti, costretti a ricorrere a percorsi alternativi.
A guidare la protesta è il sindaco di Pioraco Matteo Cicconi, che contesta soprattutto l'ulteriore allungamento dei tempi: "Siamo stanchi di subire la totale indifferenza per le comunità montane. Avevamo concordato due settimane di sacrificio dal 14 al 25 settembre per chiudere una partita aperta nel novembre 2021. Apprendere solo per vie traverse che la chiusura notturna slitterà fino a fine ottobre costituisce un insulto al nostro senso civico e alla lealtà istituzionale".
Cicconi ribadisce quindi la necessità di una soluzione che permetta di mantenere aperta la strada: "La SS 361 non è un cantiere sperimentale abbandonato a sé stesso: è l'unica via d'accesso a Pioraco. Non accetteremo più rinvii, né chiusure di nessun tipo, né di giorno né di notte. Non lasceremo i nostri borghi ostaggio di un cantiere eterno".
Dura anche la posizione del sindaco di Fiuminata Vincenzo Felicioli, che parla di una situazione legata a una programmazione che, a suo giudizio, non sarebbe stata adeguata: "Abbiamo dimostrato comprensione negli anni scorsi, riconoscendo che i lavori di consolidamento fossero necessari dopo l'evento franoso del 2021. Oggi però siamo di fronte a una totale incapacità di programmazione".
Il primo cittadino di Fiuminata contesta anche le modalità di comunicazione delle decisioni: "Dilatare i tempi all'infinito e farlo comunicando le decisioni all'ultimo minuto significa paralizzare l'intera economia locale". Da qui la richiesta ad Anas di intervenire per garantire la continuità della circolazione: "L'Alta Valle del Potenza non è una periferia dimenticata: o si adotta all'istante un modello operativo che mantenga aperta la carreggiata senza alcuna interruzione, oppure chiameremo la magistratura a fare piena luce su ritardi, varianti e responsabilità contrattuali".
Il sindaco di Sefro Pietro Tapanelli parla invece di "pazienza finita", dopo anni di modifiche ai cronoprogrammi e periodi di stallo. "Non è ammissibile che per collegare due gallerie e mettere in sicurezza poche decine di metri si impieghino anni di transito a singhiozzo e si chieda ancora di chiudere la strada", afferma.
Tapanelli chiede quindi la revoca immediata dei blocchi alla circolazione notturna e soluzioni tecniche compatibili con il transito continuo. "Il diritto alla mobilità non si svende. Il comportamento dei vertici di Anas è ingiustificabile sotto il profilo tecnico e amministrativo", sostiene il sindaco, annunciando anche possibili iniziative legali: "In caso contrario, affiancheremo la protesta civile con ogni azione legale consentita dalla legge: presenteremo un esposto per interruzione di pubblico servizio e chiederemo il risarcimento dei danni arrecati ai nostri territori".
I tre sindaci chiedono infine la convocazione immediata di un tavolo di crisi in Prefettura, alla presenza dei dirigenti regionali e nazionali di Anas. La richiesta è quella di ottenere garanzie formali sul mantenimento del transito e sulla conclusione definitiva dei lavori. "Nessuna nuova proroga sarà accettata", ribadiscono i primi cittadini, avvertendo che, in assenza di risposte, la vertenza approderà nelle aule giudiziarie competenti.
Il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, ha espresso pieno sostegno alla misura annunciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni sull'introduzione di un tetto al numero di alunni stranieri per classe.
"Voglio fare un plauso alla presidente Meloni e al governo, perché questo è un tema molto sentito che aspettava una risposta da tanto tempo", ha dichiarato Acquaroli, spiegando di aver raccolto negli anni le testimonianze di numerosi insegnanti in difficoltà nel gestire classi con un'alta concentrazione di studenti stranieri.
Il tema ha aperto un fronte di tensione all'interno del centrodestra marchigiano dopo le critiche mosse ieri da Daniele Silvetti, sindaco di Ancona (Forza Italia) e vicepresidente vicario dell'Anci, secondo cui le scuole avrebbero bisogno di "integrazione vera, autentica, e non di numeri".
Interpellato sul punto, Acquaroli ha preso le distanze dalla posizione del collega di partito: "Quella è la posizione personale di Silvetti e non c'entra niente con la posizione del centrodestra, che è compatta sul tema".
Il governatore ha poi ribadito la sua lettura della misura, sottolineando che introduce un riferimento amministrativo su una questione già molto sentita nelle scuole. Ha infine chiarito che, a suo avviso, il tema dell'integrazione resta distinto dalla capacità didattica dei docenti: "Credo che l'integrazione sia un fenomeno che non abbia nulla a che vedere con la capacità di insegnare bene nelle nostre scuole".
Ci sono annunci politici che arrivano con il fragore della novità e poi, andando a scavare appena sotto la superficie, si scopre che la novità era già lì. Magari da qualche anno. A volte da qualche decennio.
È un po' quello che sta succedendo in questi giorni con Giorgia Meloni, il tetto agli studenti stranieri nelle classi e il divieto di burqa e niqab a scuola.
La premier, alla festa di Gioventù Nazionale, ha annunciato che in Consiglio dei ministri arriverà un provvedimento per introdurre per legge un numero massimo di studenti stranieri per classe e per vietare a scuola burqa e hijab, parlando anche dell'obbligo per i genitori degli studenti stranieri con gravi problemi di inserimento scolastico di imparare l'italiano.
Un annuncio bello carico. Poi, però, arrivano le carte.
Il famoso 30 per cento degli stranieri in classe esiste già dal 2010. Non è una scoperta dell'altro ieri e nemmeno un'idea partorita nelle stanze di Palazzo Chigi dopo il caldo dell'estate. È scritto nella circolare ministeriale n. 2 dell'8 gennaio 2010, che fissava proprio quel limite come criterio ordinario per la composizione delle classi. Lo scriveva allora lo stesso Ministero dell'Istruzione, nero su bianco.
Certo, una circolare non è una legge. Ed è proprio questo l’argomento del governo: secondo il ministro Giuseppe Valditara, il limite non è stato applicato efficacemente e ora serve una norma con forza di legge. Anche i presidi hanno ricordato che una circolare non ha valore cogente e che il problema, soprattutto nelle scuole di quartiere, è come applicare concretamente il tetto.
Ma il punto resta: il 30 per cento non nasce oggi.
E nelle Marche il tema non è affatto astratto. Secondo i dati dell’Ufficio scolastico regionale per il 2026/27, nella provincia di Macerata il 18,33% degli alunni ha cittadinanza non italiana: 7.114 studenti su 38.804, la percentuale più alta tra gli ambiti territoriali marchigiani. La media regionale è del 15,57%.
Il dato, però, va letto insieme a un’altra informazione: 191 delle 208 istituzioni scolastiche marchigiane sono sotto la soglia del 30%. Le sedi che la superano sono 17, cinque delle quali sono CPIA, cioè centri per l’istruzione degli adulti.
Poi c’è il capitolo del velo. E qui serve un piccolo corso accelerato di vocabolario.
Hijab, niqab e burqa non sono la stessa cosa. L’hijab copre i capelli e lascia scoperto il volto; il niqab copre anche il volto, lasciando normalmente visibili gli occhi; il burqa copre integralmente corpo e volto.
La distinzione non è secondaria, perché nelle cronache sull’annuncio di Meloni si sono alternati riferimenti a burqa e hijab e, in altre ricostruzioni, a burqa e niqab.
E anche qui la novità va maneggiata con cautela. Il problema del volto coperto non è comparso nel settembre 2026: l’Italia dispone dal 1975 di una norma generale sull’identificabilità delle persone nei luoghi pubblici. Il tema della sua applicazione a burqa e niqab è discusso da anni. L’hijab, invece, lascia scoperto il volto ed è un’altra questione.
A questo punto entra in scena l’altro elemento politico del racconto: Roberto Vannacci e lo spazio a destra di Fratelli d’Italia.
Il 4 settembre un sondaggio YouTrend per Sky TG24 attribuiva a Futuro Nazionale il 7,9%, contro il 7,1% di Forza Italia, mentre Fratelli d’Italia era al 26,5%. Un dato che fotografa un consenso rilevato in quel momento, non una previsione elettorale.
È quindi inevitabile che l’annuncio di Meloni venga letto anche alla luce della competizione politica a destra. Immigrazione, identità, integrazione, sicurezza e scuola sono infatti temi sui quali Vannacci ha costruito una parte importante della propria proposta politica.
E lo stesso Vannacci, dopo l’annuncio della premier, si è detto «assolutamente d’accordo» con i provvedimenti, aggiungendo però che sarebbero dovuti arrivare anni fa.
Perché annunciare come una nuova battaglia qualcosa che in parte esiste già? Perché trasformare una vecchia circolare in una nuova bandiera politica? Perché riprendere il tema del volto coperto come se l'Italia fosse improvvisamente diventata un Paese senza strumenti normativi per affrontarlo?
La comunicazione politica non serve soltanto a cambiare le regole. Serve anche a dire agli elettori da che parte stai.
E quando scegli di parlare proprio di stranieri nelle classi, di burqa, di integrazione, di identità e di "bambini italiani diventati minoranza", stai scegliendo un terreno politico. E quel terreno, oggi, è esattamente quello sul quale Vannacci sta cercando di costruire la propria casa.
Ed è qui che la faccenda smette di essere soltanto una discussione sul burqa o sugli studenti stranieri. Diventa una discussione sul modo in cui la politica costruisce le proprie emergenze.
Perché forse il vero obiettivo non è soltanto dire cosa farà il governo.Forse è anche ricordare chi è il governo a quegli elettori che cominciano a guardare qualche centimetro più a destra di Fratelli d'Italia.
Coincidenza? Può darsi. Ma in politica, quando le coincidenze iniziano a presentarsi tutte insieme, almeno una domanda vale la pena farsela.
A chiudere il discorso è arrivato poi il presidente Sergio Mattarella, che ad Amatrice ha ricordato come “la scuola è la più efficace leva di integrazione”, richiamando anche l’articolo 34 della Costituzione: “La scuola è aperta a tutti”. Parole che, nel pieno del dibattito sul tetto agli studenti stranieri, suonano come un richiamo alla funzione della scuola: includere, non alzare barriere, produrre coesione sociale.
La gestione dei rifiuti in provincia di Macerata continua a far discutere e a preoccupare politica e residenti. A riaccendere i riflettori su una crisi oramai strutturale è Paolo Dignani, coordinatore del movimento Tolentino Civico 22, che denuncia lo stallo decisionale e il conseguente impatto economico sulle tasche dei contribuenti.
Una battaglia, quella sulla trasparenza dei servizi ambientali, che il gruppo porta avanti da tempo in Consiglio comunale attraverso le azioni dell'ex consigliere Massimo D'Este e che oggi vede arrivare «tutti i nodi al pettine». «Lo stallo sull’individuazione del nuovo sito provinciale e la necessità di conferire i rifiuti fuori territorio stanno facendo schizzare le tariffe TARI alle stelle, scaricando sui cittadini i costi dell'inconcludenza politica», accusa Dignani.
La situazione della discarica di Cingoli resta uno dei nodi principali: nonostante l’iter per l'ampliamento con una nuova vasca da 250mila metri cubi sia concluso, i tempi operativi si preannunciano lunghi e scontrano con la ferma opposizione del sindaco cingolano, contrario a nuovi invasi senza la precisa indicazione del sito che ne raccoglierà l'eredità. Un'indicazione che l'autorità d'ambito non ha ancora formalizzato, malgrado la graduatoria redatta dall'Università Politecnica delle Marche.
«Riteniamo ormai sterile lo scontro e il continuo rinfacciarsi le colpe tra destra e sinistra — prosegue il coordinatore di Civico 22 —. Il pericolo reale è che la gestione sia ormai talmente compromessa da rischiare il ricorso ai privati, cedendo una fetta significativa del servizio pubblico con pesanti conseguenze economiche per l'utenza».
Nel mirino dell'associazione civica finiscono anche i ritardi del passato, in primis la mancata realizzazione del biodigestore al Cosmari e la perdita dei relativi fondi Pnrr: «Un'occasione persa che avrebbe consentito di ammodernare l'impianto e ricavare risorse dalla vendita del biometano, evitando forse che il sito di Tolentino diventi oggi candidato ad ospitare il nuovo termovalorizzatore previsto dal piano regionale».
Con una stoccata ironica sulle recenti misure regionali, Dignani conclude assicurando che il movimento non abbasserà la guardia: «Continueremo a batterci per fermare i rincari in bolletta e impedire che l'incapacità della politica trasformi un patrimonio pubblico in una risorsa da svendere o in una minaccia per il territorio».
Si è conclusa ieri, alla Terrazza dei Popoli di Macerata, la Festa dell'Unità organizzata dal Partito Democratico. La seconda giornata ha visto alternarsi momenti di confronto politico e dibattito, insieme alla parte conviviale della manifestazione, prima dell'appuntamento conclusivo dedicato al libro di Piero Carboni sulle nuove élite.
Nel corso della giornata si è tenuto anche un confronto tra le forze politiche e i movimenti locali che hanno sostenuto, alle recenti elezioni amministrative, la candidatura di Gianluca Tittarelli. Al centro dell'incontro le prospettive di un percorso politico comune e il futuro della città.
La Festa si è poi chiusa con il dibattito sul volume di Piero Carboni, dedicato alle nuove élite e ai rapporti tra potere economico, finanziario, tecnologico e politico. Un confronto che ha posto l'attenzione, in particolare, sui rischi legati alla concentrazione del potere nelle mani di un numero ristretto di soggetti e sulle possibili interconnessioni con la dimensione politica.
Al termine della manifestazione, il Partito Democratico di Macerata ha espresso soddisfazione per l'andamento della Festa, sottolineando la partecipazione registrata nelle due giornate. "Siamo molto soddisfatti del risultato di questa Festa dell'Unità perché abbiamo raggiunto l'obiettivo che ci eravamo posti: aprire la Festa alla città, ai cittadini, alle organizzazioni sociali, alle associazioni e alle forze politiche e civiche del territorio", hanno dichiarato dal Pd maceratese.
Tra gli elementi evidenziati dal partito c'è anche la scelta della Terrazza dei Popoli come sede della manifestazione. "Abbiamo riportato la Festa dell'Unità nel cuore della città, come accadeva un tempo, e la risposta dei cittadini è stata positiva. Non solo iscritti e simpatizzanti del Pd, ma persone che hanno scelto di partecipare, incontrarsi, ascoltare e confrontarsi", hanno aggiunto dal circolo.
Per il Pd di Macerata, l'appuntamento rappresenta quindi l'avvio di un percorso politico rivolto alla città, con l'intenzione di rafforzare il rapporto con cittadini, associazioni e realtà del territorio.
"Vogliamo una politica fatta di ascolto, analisi e proposte, ma anche di iniziative concrete. Perché la politica non si fa soltanto con il pensiero e con le parole: si fa anche con l'azione. E intorno alle azioni concrete le persone possono riconoscersi, partecipare, mobilitarsi e tornare a sentirsi parte di una comunità", è la posizione espressa dal Partito Democratico.
Il bilancio della Festa, dunque, viene letto dal Pd non soltanto in termini di partecipazione alla manifestazione, ma anche come occasione per riaprire un confronto sul futuro politico di Macerata e sulle modalità con cui costruire un rapporto più diretto con la comunità.
"La Festa si conclude, ma il lavoro comincia adesso. Quello di costruire, insieme alla città, un percorso politico nuovo, fondato sull'ascolto, sulla partecipazione e sulla capacità di trasformare le idee in iniziative concrete", conclude il Pd maceratese.
È stata ufficialmente depositata e protocollata questa mattina la mozione di sfiducia nei confronti del sindaco di Civitanova Marche, Fabrizio Ciarapica. A sottoscrivere il documento sono stati i consiglieri del gruppo "Vince Civitanova" insieme al consigliere indipendente Nicolò Renzi, al fianco di altri esponenti dell'assise cittadina provenienti da diverse collocazioni politiche.
La decisione rappresenta il punto di arrivo di una spaccatura maturata all'interno della maggioranza. I firmatari hanno ribadito come la scelta di sfiduciare il primo cittadino nasca dalla volontà di rispettare l'impegno preso con i cittadini nelle elezioni amministrative del 2022, quando la coalizione di centrodestra si presentò unita con un programma e un progetto politico ben definiti.
Secondo la nota diffusa dal gruppo "Vince Civitanova" e da Renzi, a rompere il patto con l'elettorato sarebbe stato lo stesso Ciarapica: «Nel corso del mandato ha scelto una diversa collocazione politica, posizionandosi al di fuori del perimetro della coalizione con cui era stato eletto e mettendosi addirittura contro lo stesso centrodestra». Da qui la scelta di sostenere la mozione, presentata come un atto di coerenza verso il progetto votato dai cittadini tre anni fa.
Il testo passa ora alla fase consiliare, dove verrà discusso e votato dall'aula. I promotori hanno precisato che la mozione resta aperta all'adesione di tutti i consiglieri che, attraverso autonome valutazioni, vorranno votare per la fine dell'amministrazione Ciarapica, sottolineando che «il mandato degli elettori viene prima di qualsiasi convenienza politica
Nessuna variazione al rialzo per la Tari a Castelraimondo. Il piano finanziario della tassa sui rifiuti, passato al vaglio del Consiglio comunale del 30 luglio, conferma per l'anno in corso una sostanziale stabilità delle tariffe destinate a utenze domestiche e commerciali, con un marginale scostamento al ribasso rispetto all'esercizio precedente.
Il dato contabile inserito nella delibera d'aula fissa dunque il blocco dei costi a carico dei contribuenti locali, mantenendo inalterato il gettito complessivo previsto per la copertura del servizio di gestione dei rifiuti. Una scelta di bilancio che si inserisce in un quadro generale caratterizzato dall'incremento dei costi operativi e dei servizi a livello nazionale.
Sulle cifre approvate è intervenuto il primo cittadino, Patrizio Leonelli: «Il dato più importante non è tanto la piccola diminuzione, quanto il fatto di essere riusciti a non aumentare la tari. In un momento nel quale famiglie e imprese devono fare i conti quotidianamente con costi sempre più elevati, abbiamo lavorato per mantenere l’equilibrio del servizio senza chiedere un ulteriore sacrificio alla nostra comunità».
Dal municipio ribadiscono la linea adottata nella stesura del documento contabile, mirata al pareggio di bilancio senza interventi sulle aliquote: «Non vogliamo enfatizzare una riduzione che è minima, ma riteniamo significativo poter dire che Castelraimondo non ha aumentato la Tari. È questo il dato concreto che vogliamo restituire ai cittadini».
CIVITANOVA MARCHE - «La fiducia politica nei confronti del sindaco Fabrizio Ciarapica è venuta meno. La sua scelta di aderire a una forza politica collocata fuori dal centrodestra e all'opposizione del Governo rappresenta una rottura evidente con la maggioranza che per nove anni lo ha sostenuto e con il mandato degli elettori. È una scelta che riteniamo, politicamente, un vero e proprio tradimento nei confronti della coalizione».
Ad attaccare il primo cittadino di Civitanova Marche è Igori Pettinelli, coordinatore cittadino di Fratelli d'Italia, che affida a una nota durissima la posizione del partito dopo gli ultimi sviluppi politici in Comune.
«Il paradosso e l'ipocrisia sono sotto gli occhi di tutti — attacca Pettinelli —. Nel 2023 Ciarapica giudicò inaccettabile la scelta dell'allora assessore Manola Gironacci di iscriversi alla Lega, arrivando a sfiduciarla e a revocarle le deleghe. Oggi invece che è lui stesso a posizionarsi fuori dal perimetro della coalizione che gli ha dato la fascia tricolore, non pensa minimamente di dimettersi e vuole andare avanti come se nulla fosse. Non è così che si amministra una comunità».
Il leader cittadino del partito di Giorgia Meloni rivendica poi il lavoro svolto finora a palazzo Sforza: «In questi anni Fratelli d'Italia è stato il motore politico di questa maggioranza. Abbiamo lavorato con lealtà mettendo al primo posto l'interesse di Civitanova, pur non nascondendo perplessità su alcune scelte. Grazie alla collaborazione con Governo e Regione abbiamo portato avanti progetti strategici, dal porto alla bretella di via Einaudi fino al nuovo Polo dell'Emergenza-Urgenza. Di contro, abbiamo assistito a una progressiva personalizzazione della politica del sindaco, che oggi sfocia in una fuga in avanti solitaria. Il centrodestra a Civitanova non può essere ostaggio delle ambizioni personali di chi ha deciso di voltare le spalle alla propria storia».
Sulle prospettive future della consiliatura, la linea di FdI resta rigorosa: «Il nostro senso di responsabilità verso le opere in corso ci guida in questa fase, ma questo non significa disponibilità a qualsiasi soluzione politica, né rassegnazione. Non accetteremo maggioranze trasversali. Per noi non esistono formule alternative a quella uscita dalle urne: il nostro sostegno resta vincolato al programma votato dai cittadini, e valuteremo con attenzione ogni scenario. Ciarapica ha fatto una scelta precisa e se ne assumerà fino in fondo la responsabilità. Noi continueremo a fare la nostra parte nell'interesse esclusivo della città».