Dove potranno essere installati i nuovi impianti da fonti rinnovabili nelle Marche? È questa la domanda al centro del confronto avviato dalla Regione sulla proposta di legge per l'individuazione delle cosiddette "aree idonee", cioè le zone nelle quali potranno essere localizzati gli impianti per la produzione di energia rinnovabile.
Il punto di partenza è l'obiettivo fissato per il 2030: le Marche dovranno aggiungere 2,3 gigawatt di nuova potenza rinnovabile rispetto al 2020. Il Piano Regionale Energia e Clima quantifica il traguardo in 2.347 megawatt.
A pesare maggiormente sarà il fotovoltaico, con 1.747 MW, circa il 74% della nuova potenza prevista. I pannelli trasformano la luce del sole in energia elettrica e potranno trovare spazio soprattutto su tetti, aree industriali e zone già urbanizzate. Una parte dell'obiettivo riguarda anche l'agrivoltaico, dove produzione di energia e attività agricola possono convivere sullo stesso terreno.
L'altra grande voce è l'eolico, con 600 MW previsti. Si tratta degli impianti che sfruttano il vento per produrre elettricità. Il piano regionale attribuisce un ruolo importante all'eolico offshore, quindi realizzato in mare, mentre considera più limitato il potenziale dell'eolico terrestre.
Il tema delle aree idonee nasce proprio dalla necessità di capire dove collocare questi nuovi impianti. La Regione punta a privilegiare superfici già trasformate, come le aree industriali, cercando di limitare il consumo di nuovo suolo.
Secondo le stime regionali, per raggiungere l'obiettivo del 2030 saranno necessari circa 25 chilometri quadrati, pari allo 0,25% della superficie delle Marche.
Ed è proprio sul rapporto tra transizione energetica e tutela del territorio che interviene Giacomo Bugaro, assessore regionale all'Energia. «Lo sviluppo energetico non può però avvenire a discapito del territorio: vogliamo salvaguardare le colline, i terreni agricoli e il paesaggio delle Marche, coniugando la crescita delle rinnovabili con la tutela dell'agricoltura e dell'identità dei nostri territori», ha dichiarato Bugaro, come riportato dall'ANSA.
L'assessore ha inoltre spiegato che il confronto appena avviato con categorie economiche e portatori di interesse rappresenta un «percorso di ascolto» utile a migliorare il testo della proposta di legge, prima del passaggio in Giunta e poi in Consiglio regionale.
“Area idonea”, però, non significa automaticamente che lì verrà costruito un impianto. L'individuazione indica che quella zona può essere considerata compatibile con la localizzazione di determinati impianti, mentre ogni singolo progetto dovrà comunque rispettare vincoli e procedure autorizzative.
La partita, quindi, non riguarda soltanto quanta energia rinnovabile produrre, ma anche dove produrla, cercando di conciliare gli obiettivi energetici con la tutela del paesaggio, dell'agricoltura e del territorio marchigiano.
l Consiglio comunale di Macerata ha approvato l'ordine del giorno presentato dal consigliere Marco Bravi per valutare l'introduzione di agevolazioni sul trasporto pubblico locale a favore delle famiglie numerose. L'atto prevede un confronto con APM per verificare la possibilità di individuare una formula tariffaria che tenga conto del numero di figli che utilizzano il servizio.
L'obiettivo è intervenire su una voce di spesa che può diventare significativa quando più componenti dello stesso nucleo familiare ricorrono al trasporto pubblico. Tra le ipotesi che potranno essere approfondite figurano riduzioni progressive per più abbonamenti intestati a componenti della stessa famiglia, agevolazioni a partire dal terzo figlio e formule familiari.
"È un risultato concreto. Sono soddisfatto dell'approvazione perché il Consiglio ha condiviso un principio semplice: quando più figli all'interno della stessa famiglia utilizzano un servizio, il costo complessivo può diventare significativo ed è giusto verificare se sia possibile tenerne conto nella politica tariffaria", sottolinea Bravi.
L'ordine del giorno non stabilisce però una soluzione tecnica già definita. Il consigliere ha infatti scelto di non fissare in anticipo percentuali, soglie o modalità di applicazione, rimandando la valutazione ad APM e all'amministrazione comunale.
"Ho preferito non fissare a priori percentuali, soglie o formule perché ritengo più serio partire dall'obiettivo e verificare poi con APM costi, fattibilità e modalità di applicazione", spiega Bravi. "Non si tratta di creare un privilegio o una misura assistenziale, ma di riconoscere una specificità delle famiglie numerose e trovare uno strumento concretamente sostenibile per sostenerle".
Alla base della proposta c'è anche il richiamo all'articolo 31 della Costituzione, che prevede un "particolare riguardo alle famiglie numerose". Secondo Bravi, questo principio può trovare applicazione anche attraverso interventi di carattere locale.
"L'amministrazione comunale già mette in campo misure rivolte alle famiglie: questo ordine del giorno vuole aggiungere un ulteriore tassello, intervenendo su un ambito preciso come quello del trasporto pubblico", aggiunge il consigliere.
L'eventuale agevolazione potrebbe inoltre, secondo quanto evidenziato nella proposta, favorire l'utilizzo degli autobus da parte dei ragazzi, contribuendo alla loro autonomia e riducendo la necessità per i genitori di accompagnarli in automobile.
Ora il passaggio successivo sarà quello di verificare quanti nuclei familiari potrebbero beneficiare della misura, quali sarebbero i costi delle diverse ipotesi e quale formula potrebbe risultare sostenibile per il servizio.
"Adesso viene la parte più importante: trasformare l'indirizzo approvato dal Consiglio in una soluzione concretamente applicabile", conclude Bravi. "L'approvazione dell'ordine del giorno è un primo risultato. L'obiettivo finale è arrivare a una misura concreta che possa rendere il trasporto pubblico più accessibile alle famiglie con più figli".
Il bollo auto torna al centro del dibattito fiscale e, questa volta, con una misura concreta destinata a partire dal 2027. Il Consiglio dei ministri ha previsto l'esenzione dalla tassa automobilistica per le autovetture con potenza fino a 80 kW, circa 109 cavalli, oltre che per i motocicli, con un limite preciso: ogni contribuente potrà beneficiare dell'agevolazione per un solo veicolo.
La misura, secondo i dati diffusi dal Governo, interesserebbe oltre il 70% delle auto attualmente in circolazione, per un totale di circa 14,5 milioni di veicoli.
Non si tratta, dunque, dell'abolizione generalizzata del bollo per tutte le automobili. Per le auto il beneficio riguarda infatti quelle alimentate a benzina o gasolio, anche in combinazione con un'altra fonte di propulsione, con potenza non superiore a 80 kW. Nel caso di più veicoli che rientrano nei requisiti, l'esenzione viene riconosciuta a uno solo.
Anche per motocicli e ciclomotori alimentati a benzina o gasolio è prevista un'unica agevolazione, a condizione che il proprietario non ne usufruisca già per un'autovettura fino a 80 kW.
L'agevolazione è prevista per i versamenti con scadenza ordinaria compresa tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2027. Per compensare il mancato gettito delle Regioni, il provvedimento prevede trasferimenti statali per circa 2,3 miliardi di euro nel 2027.
La decisione riporta alla memoria una delle battaglie fiscali storicamente associate a Silvio Berlusconi. Nell'aprile del 2008, durante la campagna elettorale per le Politiche, l'allora candidato premier del Popolo della Libertà annunciò l'intenzione di "abolire gradualmente" il bollo su auto, moto e motorini. La proposta era stata presentata come un intervento da realizzare nel corso degli anni, compatibilmente con le risorse disponibili.
L'abolizione del bollo è rimasta negli anni successivi tra le proposte caratterizzanti di Berlusconi e di Forza Italia sul fronte della riduzione della pressione fiscale. Nel 2017, ad esempio, l'eliminazione del bollo sulla prima auto figurava ancora tra le principali proposte fiscali del partito.
A commentare il provvedimento arriva anche la sottosegretaria al ministero dell'Economia e delle Finanze Lucia Albano, esponente marchigiana di Fratelli d'Italia, che parla di una scelta rivolta soprattutto alle famiglie e a chi utilizza quotidianamente l'auto.
"L'abolizione del bollo auto è una scelta politica chiara: stare dalla parte di chi lavora, produce e non può fare a meno dell'auto per vivere", dichiara Albano.
Secondo la sottosegretaria, "per anni il bollo è stato una tassa ingiusta, una patrimoniale mascherata che colpiva proprio il ceto medio, le famiglie, i pendolari".
La rappresentante marchigiana attribuisce quindi la scelta all'esecutivo guidato da Giorgia Meloni: "C'è chi negli anni le tasse le ha aumentate e c'è chi invece, pur in un contesto non semplice, le ha tagliate per aiutare gli italiani. E questo è merito del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni".
La misura si inserisce nel decreto-legge approvato dal Governo insieme agli interventi sul costo dei carburanti, in particolare sulla riduzione temporanea delle accise sul gasolio. Il provvedimento sul bollo riguarda invece il 2027 e dovrà essere valutato anche alla luce del rapporto finanziario tra Stato e Regioni, considerando che la tassa automobilistica rappresenta un'entrata regionale.
Per milioni di automobilisti, quindi, il possibile addio al bollo avrebbe un effetto concreto a partire dal prossimo anno. Ma, almeno nella formulazione attuale, non si tratta della cancellazione della tassa per tutte le auto: il limite degli 80 kW e quello di un solo veicolo per contribuente restringono il campo dell'agevolazione rispetto all'abolizione integrale che Berlusconi aveva prospettato anni fa.
MACERATA - “Il Centro Storico non è una riserva di caccia politica”. Interviene il Comitato Civico Centro Storico Macerata sulla vicenda delle auto parcheggiate nell’area del cantiere di via Berardi, tornando sul caso emerso nei giorni scorsi.
La questione era stata sollevata dal capogruppo del Pd in consiglio comunale, Narciso Ricotta, che con toni ironici aveva parlato di una sorta di “Robin Hood dei parcheggi”, riferendosi alla consigliera comunale Laura Fortuna, la cui auto sarebbe stata lasciata all’interno dell’area di un cantiere. Ricotta aveva inoltre auspicato un intervento della Polizia locale sulla situazione.
Secondo quanto ricostruito dal Comitato, però, la vicenda non sarebbe nata da un’iniziativa politica, ma da una segnalazione e dalla protesta di chi vive il centro storico. Il Comitato richiama inoltre la comunicazione dell’Ufficio Occupazione Suolo Pubblico della Polizia Locale, che avrebbe inviato una Pec alla ditta concessionaria del cantiere intimando di non consentire la sosta di veicoli non utilizzati per i lavori, pena la revoca della concessione.
È su questo aspetto che il Comitato, invita a concentrare l’attenzione, spostando il confronto dalle schermaglie politiche alla questione del rispetto delle regole.
«La vicenda non nasce dal comunicato di un consigliere comunale – sottolineano– ma da una segnalazione e dalla protesta di chi vive il centro storico ogni giorno», spiega il vicepresidente del Comitato Marcello Marcelli.
La nota rivendica quindi la natura civica della segnalazione e respinge l’idea che la questione possa essere ricondotta a una disputa politica su chi abbia sollevato per primo il caso. «Non abbiamo bisogno di appropriarci delle battute di nessuno e nemmeno di fare concorrenza a chi arriva per primo sui giornali», si legge nel comunicato.
Il Comitato riporta quindi l’attenzione sulle difficoltà quotidiane dei residenti alle prese con la sosta nel centro storico. «Ci interessa una cosa sola: che le regole valgano per tutti», afferma, richiamando il rispetto di divieti, Ztl e stalli riservati ai residenti.
Da qui la domanda posta nella nota: «Perché un residente del centro storico deve faticare ogni sera per trovare un posto auto, mentre qualcuno può trovare soluzioni che per un normale cittadino sarebbero semplicemente impensabili?».
Una posizione che il Comitato sintetizza nella frase scelta come titolo del comunicato: «Il centro storico non ha bisogno di Robin Hood dei parcheggi. Ha bisogno di regole uguali per tutti».
Cambio al vertice del Gruppo Comunale di Protezione Civile di Potenza Picena. Il coordinatore Carlo Carlini ha rassegnato ufficialmente le proprie dimissioni dall'incarico in seguito alla recente nomina a commissario provinciale di un partito politico per la provincia di Macerata.
Una decisione assunta, come spiegato dallo stesso Carlini nella lettera inviata all'amministrazione comunale, nel segno della trasparenza e della distinzione tra i diversi ruoli.
«La decisione è legata al nuovo incarico che mi è stato conferito, che comporterà per me nuovi impegni e responsabilità – ha scritto Carlini –. Ritengo pertanto, per correttezza e rispetto dei ruoli, di dover lasciare l'incarico di coordinatore del Gruppo Comunale».
Carlini ha inoltre assicurato la propria disponibilità a garantire un corretto passaggio delle consegne, ringraziando l'amministrazione comunale «per la fiducia accordata e per l'opportunità di aver potuto svolgere questo ruolo al servizio della comunità».
Parole di apprezzamento sono arrivate anche dal sindaco Noemi Tartabini, che ha voluto sottolineare l'impegno profuso da Carlini negli anni alla guida del gruppo.
«Desidero rivolgere a Carlo Carlini il mio ringraziamento e quello di tutta l'amministrazione comunale per la grande disponibilità e per il prezioso lavoro svolto in questi anni alla guida della Protezione Civile, sempre in prima linea per la sicurezza e il supporto del nostro territorio», ha dichiarato il primo cittadino.
Ora l'attenzione si sposta sulla successione. Nei prossimi giorni il gruppo dei volontari sarà chiamato a riunirsi per procedere all'elezione del nuovo coordinatore. L'obiettivo è assicurare continuità alle attività del Gruppo Comunale e al lavoro svolto quotidianamente a supporto della comunità e del territorio di Potenza Picena.
Dopo oltre quindici anni Rifondazione Comunista torna nella sua storica sede di viale Indipendenza, a Macerata. Lo spazio, intitolato a Carlo Giuliani, riaprirà il prossimo 19 settembre con una giornata inaugurale che si protrarrà dall’ora di pranzo fino alla sera e che prevede dibattiti, stand-up comedy e musica.
Una giornata di festa, ma anche il primo appuntamento di un percorso che punta a fare della nuova sede un punto di riferimento per attività politiche, sociali e culturali.
«La riapertura della sede rappresenta un traguardo importante, frutto del lavoro svolto negli ultimi anni dai Giovani Comunisti nelle scuole, nelle università e sul territorio maceratese, oltre che della collaborazione di tanti cittadini e militanti interessati al progetto», spiega Alessandro Campetella, della segreteria provinciale di Rifondazione Comunista Macerata.
Il partito, sottolinea Campetella, non ha mai interrotto la propria attività sul territorio provinciale, concentrandosi negli ultimi anni soprattutto sui temi della sanità, della ricostruzione post-sisma e dei diritti dei terremotati, contribuendo anche alla nascita del Comitato 30 Ottobre di Tolentino. Attenzione è stata inoltre dedicata al rilancio delle aree interne e alla vicenda della gestione del servizio idrico pubblico, al fianco dei comitati per l’Acqua Bene Comune.
«Questo percorso ci ha permesso di ricostruire una presenza politica radicata, che ora vogliamo estendere ai luoghi di lavoro, ai quartieri e alla cittadinanza, mettendo in relazione generazioni, condizioni sociali ed esperienze differenti», aggiunge Campetella.
La nuova sede nasce anche con l’obiettivo di offrire spazi di aggregazione in una città nella quale, secondo Rifondazione, le occasioni di socialità libera sono sempre più limitate e spesso legate a logiche commerciali. All’interno della sede sono già presenti un’aula studio, una sala prove musicale e altri ambienti destinati a incontri, dibattiti e attività sociali.
Gli spazi saranno messi a disposizione gratuitamente di chi non dispone delle risorse necessarie per studiare, suonare, riunirsi o organizzare iniziative.
«La sede Carlo Giuliani vuole essere un luogo politico, sociale e culturale aperto a tutti, nella misura in cui ci sia una visione comune sulle tematiche affrontate», sottolinea Campetella. «Sarà uno spazio dichiaratamente comunista, orientato alla partecipazione democratica, al confronto e al dialogo con la cittadinanza, le forze sociali, politiche e le istituzioni, mantenendo la propria autonomia».
La riapertura della sede viene quindi presentata da Rifondazione come un nuovo punto di partenza per rafforzare la propria presenza sul territorio e costruire una comunità politica e sociale capace di coinvolgere lavoratori, studenti, precari e cittadini.
«Oggi il valore di un'organizzazione comunista sta anche nella capacità di costruire legami durevoli, ricondurre bisogni e difficoltà vissuti individualmente alle loro cause comuni e offrire strumenti concreti per organizzarsi e intervenire nella vita pubblica», conclude Campetella.
La Festa dell’Unità torna a Macerata il 19 e 20 settembre, con la Terrazza dei Popoli scelta dal Partito Democratico come luogo per due giornate di confronto politico, partecipazione e socialità. Al centro del programma anche una riflessione sul futuro del centrosinistra cittadino dopo le elezioni comunali del 2026.
Il filo conduttore dell'iniziativa sarà "La comunità politica al servizio della città", messaggio con cui il Pd intende caratterizzare una manifestazione aperta non soltanto agli esponenti politici, ma anche ad associazioni, sindacati, famiglie e cittadini.
Il programma prenderà il via sabato 19 settembre alle 18 con l'inaugurazione della mostra "Le Madri della Libertà", dedicata all'80° anniversario del voto alle donne e dell'elezione dell'Assemblea Costituente. Interverranno Irene Manzi, deputata e componente della Segreteria nazionale del Pd, e Albertina Soliani, vicepresidente nazionale dell'Anpi, mentre le letture saranno affidate a Elena Carrano.
Alle 21 si parlerà invece di "Rifiuti e futuro. Piano regionale dei rifiuti – Nodi e prospettive", con un confronto che coinvolgerà rappresentanti politici e istituzionali, esperti e associazioni. Tra gli interventi previsti quelli del segretario regionale del Pd Thomas Braconi, del deputato Augusto Curti, della capogruppo Pd Marche Valeria Mancinelli, del consigliere regionale Leonardo Catena, del consigliere provinciale Narciso Ricotta, dell'esperto Giorgio Marchetti e di Marco Ciarulli di Legambiente Marche.
La giornata di domenica 20 settembre alle 18 sarà invece dedicata direttamente alla politica maceratese con l'incontro "A che punto siamo – Riflessioni e prospettive: il centrosinistra dopo le elezioni comunali del 2026". Un appuntamento pensato per analizzare il risultato elettorale e interrogarsi sulle prospettive del centrosinistra in città, in vista della costruzione di una nuova proposta politica.
A chiudere gli appuntamenti politici, alle 21, sarà il confronto "Chi comanda i nostri mondi – I nuovi tiranni: conoscere per capire, scegliere e reagire". Sul palco Carlo Carboni, autore del libro e professore di Sociologia economica all'Università di Ancona, il politologo Piero Ignazi e il giornalista Alberto Orioli, già vicedirettore de Il Sole 24 Ore.
Accanto agli incontri, la Festa proporrà una "Piazza Aperta" con associazioni e sindacati, musica, mostre e attività per bambini. Non mancheranno i momenti conviviali, con la Cena democratica e il "Panino democratico", mentre domenica dalle 17 alle 18 è prevista anche una passeggiata podistica.
L'obiettivo dichiarato dagli organizzatori è fare della Festa un'occasione di incontro tra politica e città, unendo dibattito, socialità e partecipazione. "La comunità politica al servizio della città" sarà quindi il tema che accompagnerà le due giornate alla Terrazza dei Popoli.
La revoca delle deleghe all'Urbanistica a Roberta Belletti fa esplodere nuovamente lo scontro politico a Civitanova Marche. A intervenire è Fausto Troiani, consigliere comunale di Vince Civitanova ed ex presidente del Consiglio comunale, che annuncia la presentazione di una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco Fabrizio Ciarapica.
Una presa di posizione che arriva dopo la decisione del primo cittadino di trattenere per sé le deleghe all'Urbanistica, motivata dalla necessità di imprimere "un nuovo e deciso cambio di passo" e di recuperare maggiore condivisione all'interno della maggioranza. Parole alle quali Troiani replica con durezza, mettendo in discussione proprio la gestione politica del sindaco.
"Ciarapica revoca le deleghe all'urbanistica all'assessore Belletti di Vince Civitanova perché, dice lui, 'è necessario un cambio di passo e una maggiore coesione in quanto non sono stati raggiunti gli obiettivi prefissati'; prefissati da chi? - attacca Troiani -. O c'è stato un confronto in maggioranza, o erano stati prefissati dallo stesso Ciarapica che aveva promesso tante cose a tante persone senza avere il carisma e l'autorevolezza per compattare gli 'spiriti liberi' della maggioranza e per poter mantenere fede alle promesse fatte".
Secondo l'ex presidente del Consiglio comunale, proprio il sindaco dovrebbe assumersi per primo la responsabilità delle difficoltà sull'Urbanistica. "Se l'urbanistica non ha raggiunto i risultati prefissati da lui e dai suoi compari, il primo responsabile, il primo che dovrebbe dimettersi è lui stesso", sostiene Troiani, ricordando anche il periodo in cui ricopriva personalmente l'incarico di assessore all'Urbanistica.
"Fin dal primo mandato, quando ero io assessore all'urbanistica, le sue ingerenze e le sue pressioni presso gli uffici erano all'ordine del giorno", afferma.
Troiani torna quindi sulla vicenda che aveva riguardato anche la sua esperienza amministrativa: "La colpa dell'assessore Belletti è stata quella di non averlo assecondato nelle sue 'personali desiderata'".
La parte centrale dell'intervento riguarda però il quadro politico del centrodestra civitanovese. Troiani accusa Ciarapica di aver "tradito l'elettorato di centrodestra civitanovese", ricordando che il sindaco è stato eletto per due mandati "con i voti del centrodestra" e contestando anche le sue successive scelte politiche.
"Poi, morto politicamente per la sua incapacità di fare il sindaco e bocciato per ben due volte alle regionali, da ultimo, fregandosene allegramente dei partiti del centrodestra, bramoso di andare addirittura a fare il deputato a Roma, senza scomporsi più di tanto, lascia il centrodestra (nella fattispecie Forza Italia che non muove una paglia) e passa con Futuro Nazionale del generale Vannacci, fuori dalla coalizione di centrodestra sia a livello nazionale che a Civitanova", afferma il consigliere.
E proprio ai partiti del centrodestra Troiani rivolge una domanda: "E i partiti del centrodestra di Civitanova cosa fanno? Niente". Da qui la presa di posizione di Vince Civitanova, che rivendica di essere rimasta fedele agli accordi e all'elettorato. "Siamo sempre stati leali con il nostro elettorato, rispettosi della parola data e degli accordi presi", sottolinea Troiani, richiamando gli accordi "scaturiti dalle urne nel 2022".
Accordi che, secondo il consigliere, sarebbero stati disattesi prima con la sua sfiducia dalla presidenza del Consiglio comunale, avvenuta lo scorso gennaio, e ora con la revoca delle deleghe a Belletti. "Probabilmente una vendetta di Ciarapica, al quale nessun partito della coalizione ha ricordato quali fossero i suddetti patti", sostiene Troiani.
Il consigliere parla quindi di una maggioranza ormai profondamente divisa: "È ovvio, purtroppo, che ognuno pensa al suo piatto di lenticchie, ma il banco del centrodestra è saltato e se non si corre ai ripari quanto prima, le apparenti disarticolate e ridicole mosse di Ciarapica e dei suoi nuovi alleati, anch'essi senza un minimo di dignità, porteranno allo sfascio il centrodestra cittadino e alla vittoria del centrosinistra alle prossime imminenti elezioni amministrative".
Infine l'annuncio destinato ad aprire un nuovo fronte politico in Consiglio comunale: "Nei prossimi giorni presenteremo una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco". Troiani mette però le mani avanti rispetto all'eventuale sostegno dei gruppi di centrosinistra: "Se pure sarà condivisa dai gruppi di centrosinistra, non significa che Vince Civitanova si è alleata con il PD", afferma, definendo quella possibile convergenza "un atto di dignità per ridare voce ai cittadini di Civitanova".
CIVITANOVA MARCHE - "Verbali e documenti sbugiardano Ciarapica. Sull’urbanistica ha indirizzato e condiviso ogni cosa". Non si placa lo scontro politico dopo la revoca delle deleghe a Roberta Belletti da parte del sindaco Fabrizio Ciarapica. L’ex assessora della Giunta civitanovese replica duramente alle motivazioni contenute nel decreto di revoca e annuncia di voler rispondere “con gli atti”, sostenendo che documenti, verbali e relazioni dimostrerebbero il pieno coinvolgimento del primo cittadino sulle questioni urbanistiche.
Il punto contestato da Belletti riguarda in particolare il riferimento, contenuto nel decreto, a una presunta “non adeguata concertazione preventiva tra l’Assessorato, gli uffici tecnici e le forze politiche di maggioranza”.
Secondo l’ex assessora, si tratterebbe di una ricostruzione non corrispondente a quanto avvenuto durante il suo mandato. “Dal giorno del mio insediamento ho svolto incontri, riunioni sulle questioni urbanistiche. Il sindaco è sempre stato informato. Esistono verbali, date, relazioni e persone presenti”, sostiene Belletti.
Da qui la decisione di affidare la propria replica alla documentazione. “A parlare sono perciò i documenti”, afferma l’ex assessore, secondo la quale la revoca delle deleghe finirebbe paradossalmente per mettere in discussione anche l’attività dello stesso sindaco.
Belletti ricorda infatti che, nel novembre 2024, Ciarapica aveva dichiarato pubblicamente che avrebbe svolto personalmente un’attività di supervisione sull’Urbanistica, in un momento di tensione all’interno della maggioranza.
“Supervisionava, quindi sapeva”, è la conclusione dell’ex assessora, che sostiene come il sindaco fosse a conoscenza di “attività, obiettivi, problemi e stato delle pratiche” e che, in alcuni casi, avrebbe anche sollecitato e indirizzato le soluzioni ritenute più opportune.
Da questa ricostruzione Belletti trae una conseguenza politica precisa: "Se oggi gli obiettivi dell’assessorato non fossero stati raggiunti, sostiene, sarebbe lo stesso sindaco a dover rispondere dell’attività di supervisione esercitata sull’Urbanistica".
L’ex assessora sposta quindi il confronto anche sul tema della concertazione politica, chiedendo a Ciarapica di chiarire cosa intenda esattamente con questo termine.
Nel mirino c’è soprattutto la scelta politica compiuta dal sindaco durante l’attuale mandato. Belletti ricorda che Ciarapica è stato eletto nel 2022 alla guida di una coalizione di centrodestra composta da partiti e liste che avevano sostenuto insieme la sua candidatura. Successivamente, il sindaco ha scelto una diversa collocazione politica, aderendo a una formazione che non aveva partecipato alle elezioni comunali.
“Prima di compiere questa scelta ha convocato i consiglieri della sua maggioranza?”, domanda Belletti. E ancora: “L’ha condivisa preventivamente con le liste che lo hanno sostenuto e contribuito alla sua elezione? Ha chiesto ai consiglieri se, dopo aver cambiato la propria collocazione politica, fossero ancora disponibili a sostenerlo come sindaco?”.
Per l’ex assessora, proprio questo sarebbe un esempio di quella “concertazione preventiva” richiamata dal sindaco nel decreto di revoca.
“È chiaro a tutti che l’urbanistica non c’entra nulla, la sua è solo una vendetta politica”, accusa quindi Belletti, che annuncia di voler documentare la propria versione dei fatti attraverso gli atti amministrativi: “Io risponderò con gli atti. Con i verbali. Con le riunioni che ci sono state. Con le relazioni. Con le date”.
Belletti difende inoltre il proprio operato, rivendicando di non aver modificato il progetto politico e amministrativo con il quale si era presentata agli elettori.
“Non ho cambiato il progetto politico e amministrativo con il quale mi sono presentata agli elettori”, afferma, accusando Ciarapica di aver invece cambiato collocazione politica nel corso della consiliatura.
La conclusione è un nuovo affondo nei confronti del sindaco: “Se oggi Ciarapica ritiene così importanti la coerenza politica e la concertazione preventiva, allora sia coerente fino in fondo: tragga le conseguenze della propria scelta politica e si dimetta direttamente”.
Lo scontro tra l’ex assessora e il primo cittadino aggiunge così un nuovo capitolo alla crisi politica che ha portato alla revoca delle deleghe a Belletti. Ora l’attenzione è destinata a concentrarsi anche sugli atti e sulla documentazione che l’ex assessora ha annunciato di voler rendere pubblici per sostenere la propria ricostruzione.
La revoca delle deleghe a Roberta Belletti apre un nuovo fronte politico all’interno della maggioranza che governa Civitanova. A intervenire, con una presa di posizione durissima, è Vince Civitanova, che contesta nel metodo e nel merito la decisione del sindaco Fabrizio Ciarapica e parla di una rottura politica che, secondo la lista, «viene da lontano».
Nel mirino finisce innanzitutto il modo con cui il sindaco ha comunicato la revoca delle deleghe. «Ciarapica sceglie la sorpresa per comunicare il ritiro delle deleghe a Roberta Belletti», sostiene Vince Civitanova, sottolineando come, nella seduta del Consiglio comunale precedente all'annuncio, il primo cittadino non avrebbe fatto cenno alla decisione.
Per Vince Civitanova, però, la revoca delle deleghe non rappresenterebbe la causa della crisi politica, ma «la cartina di tornasole di una situazione che viene da lontano e che oggi non può più essere ignorata».
La lista accusa quindi Ciarapica di essersi progressivamente allontanato dal progetto politico con cui la maggioranza si era presentata agli elettori. Tra i passaggi indicati c'è anche la scelta di aderire al movimento di Roberto Vannacci, definita da Vince Civitanova una decisione assunta «senza alcun confronto con le forze che lo hanno sostenuto e portato alla guida della città».
Particolarmente contestate sono poi le motivazioni utilizzate dal sindaco per giustificare la revoca delle deleghe. Secondo Vince Civitanova, sostenere che «l’azione amministrativa non ha raggiunto gli obiettivi prefissati» sarebbe una giustificazione contraddittoria, dal momento che Ciarapica avrebbe condiviso nel corso degli anni le principali scelte amministrative.
«Per quattro anni ha condiviso decisioni, indirizzi e responsabilità. Poi, improvvisamente, alla vigilia delle elezioni della prossima primavera, scopre che il suo assessore non va più bene», afferma la lista.
Nel mirino finisce anche la scelta del sindaco di avocare a sé le deleghe all'Edilizia e all'Urbanistica, precedentemente affidate a Belletti. Una decisione che Vince Civitanova interpreta come la volontà di accentrare le competenze e che viene collegata al lavoro svolto dall'assessora nei quattro anni di amministrazione.
Il passaggio più politico della replica arriva però alla fine. Vince Civitanova sostiene infatti che il rapporto di fiducia con il sindaco sia ormai venuto meno: «Non per una delega revocata, ma perché sono venute meno le ragioni politiche sulle quali quella fiducia era stata costruita».
La lista rivendica quindi la propria coerenza rispetto al mandato ricevuto dagli elettori e respinge l'idea di essere responsabile della rottura: «Il patto sul quale questa maggioranza era nata è stato rotto da tempo. Non da Vince Civitanova, ma da chi ha scelto un percorso politico diverso da quello sottoposto al giudizio degli elettori».
La conclusione guarda dunque al futuro e al ruolo della lista nello scenario politico cittadino. «Continueremo a lavorare, con serietà e coerenza, nell’interesse esclusivo di Civitanova», afferma Vince Civitanova, ribadendo che la città, secondo la formazione, «merita chiarezza e un centrodestra che sappia essere rappresentato da gente seria e impegnata per il bene della città».
Altro terremoto politico nel comune di Civitanova Marche. Il sindaco Fabrizio Ciarapica revoca le deleghe all'assessore Roberta Belletti. "È una decisione che ho maturato con responsabilità e piena consapevolezza, nell'interesse esclusivo della nostra città - dichiara il primo cittadino -. Dopo un'attenta valutazione politica e amministrativa ritengo, infatti, che, su una materia strategica come l'Urbanistica, sia arrivato il momento di imprimere un nuovo e deciso cambio di passo".
"In questi anni abbiamo affrontato temi e questioni urbanistiche di grande rilevanza, ma ritengo che l'azione amministrativa non abbia raggiunto gli obiettivi prefissati. La scelta che ho assunto non mette in discussione l'impegno personale della Belletti, che ringrazio per questi anni al servizio dell'amministrazione, ma risponde alla necessità di cambiare metodo di lavoro, ristabilendo il confronto, ma ancor più la condivisione con tutta la maggioranza e con le forze politiche che sostengono l'amministrazione".
"È necessario recuperare quella sintonia e quella collaborazione politica che, nel tempo, proprio sull'urbanistica si erano progressivamente indebolite. Terrò per me la delega, e quelle ad essa connesse e correlate, con l'obiettivo di accelerare sulle questioni necessarie alla città e riportare le decisioni sull'Urbanistica dentro un percorso politico pienamente condiviso".
Una scelta di responsabilità, non una presa di distanza dal tema della sicurezza. Forza Italia torna sul voto espresso nell’ultimo Consiglio comunale sulla mozione dedicata alla sicurezza e, attraverso il segretario cittadino Paolo Giannoni e la consigliera comunale Paola Fontana, rivendica la linea adottata in Aula.
«Il dibattito in Aula avrebbe dovuto affrontare con equilibrio un tema fondamentale per la città, ma si è trasformato in un’occasione di scontro e di posizionamento personale che rischia di allontanare le istituzioni dai bisogni reali dei cittadini», sostiene Giannoni.
Il segretario cittadino rivendica quindi l’astensione del gruppo consiliare come una scelta dettata dalla volontà di mantenere un atteggiamento «maturo e responsabile». «Forza Italia ha scelto di mantenere una linea di profonda maturità e responsabilità. La nostra astensione è stata un atto di rispetto verso la comunità e un invito alla serietà», afferma.
Il punto, per Giannoni, è evitare che la sicurezza diventi esclusivamente materia di contrapposizione politica. «La sicurezza richiede una regia serena e pragmatica, non contrapposizioni d’Aula che rischiano di svuotare di senso i problemi della città».
Un tema che, secondo Paola Fontana, coinvolge direttamente l’intera comunità. «La sicurezza riguarda tutti: chi vive e lavora a Civitanova, le famiglie, i genitori che vedono i propri figli uscire la sera, i tanti turisti e i giovani che scelgono la nostra città», sottolinea la consigliera.
«Non possiamo permettere che il lavoro quotidiano di chi crea ricchezza e posti di lavoro venga penalizzato da narrazioni allarmistiche e speculazioni che trasmettono un'immagine distorta e ingiusta della nostra città». Per la consigliera, la priorità resta «il sostegno costante alle Forze dell'Ordine e interventi coordinati sul territorio, compresa la salvaguardia della Stazione dei Carabinieri di Civitanova Alta».
Fontana rivendica poi l'operato dell'amministrazione anche sul fronte del contrasto alla violenza di genere e della tutela della figura femminile: «Sulle polemiche ideologiche dell'opposizione la mia risposta è una sola: i fatti. L'impegno per le donne si misura con le azioni concrete, dalla campagna di sensibilizzazione "Respect is an Act of Love" nei luoghi di ritrovo e nelle scuole, fino al sostegno economico diretto al Centro Antiviolenza della Cooperativa Il Faro tramite le iniziative dello StraGalà».
In chiusura, il segretario Giannoni ribadisce la collocazione politica del partito: «Forza Italia conferma con coerenza la propria appartenenza al centrodestra e il rispetto del mandato ricevuto dagli elettori. Continueremo a lavorare con equilibrio, fermezza e spirito costruttivo, concentrandoci unicamente su ciò che serve davvero a Civitanova Marche».
L'amministrazione comunale di Matelica scende al fianco dei lavoratori dello stabilimento Beko di Melano, a Fabriano, alle prese con una fase di forte incertezza sulle prospettive occupazionali e produttive del sito.
Ieri, martedì 8 settembre, l’assessore alle Attività Produttive Barbara Cacciolari ha partecipato al presidio organizzato a sostegno dei dipendenti, portando personalmente la vicinanza dell’Amministrazione comunale. Una presenza che assume un significato particolare per la comunità matelicese: sono infatti circa 60 i lavoratori residenti a Matelica impiegati nello stabilimento di Melano.
Numeri che, sottolinea l’Amministrazione, raccontano non soltanto una realtà occupazionale, ma il futuro di decine di famiglie e di una parte significativa del tessuto sociale ed economico della città.
"Abbiamo voluto essere presenti accanto ai lavoratori dello stabilimento Beko di Melano - spiega l’assessore Cacciolari - per portare loro personalmente la vicinanza e il sostegno dell’Amministrazione comunale di Matelica in un momento di forte preoccupazione per il futuro occupazionale e produttivo dello stabilimento".
La vertenza riguarda direttamente anche Matelica. "Sono circa 60 i lavoratori della nostra città occupati nello stabilimento di Melano - prosegue Cacciolari -. Dietro questo numero ci sono sessanta persone, le loro famiglie, i loro progetti e anni di professionalità e sacrifici".
Strumentalizzati? Inopportuni? No, presidente Gentilucci. Noi siamo solamente disperati». Il Comitato No Discarica Montefano replica alle dichiarazioni di Alessandro Gentilucci, presidente della Provincia di Macerata e sindaco di Pieve Torina, dopo la manifestazione organizzata domenica 6 settembre proprio nel comune dell'entroterra per chiedere un confronto sulla possibile localizzazione della nuova discarica.
Una risposta lunga e dai toni duri, nella quale il Comitato contesta la ricostruzione della protesta e respinge l'accusa di essere stato strumentalizzato. «Noi non abbiamo agito su mandato di nessuno, ma esclusivamente in base alla nostra coscienza di cittadini», affermano gli organizzatori.
Al centro della replica ci sono innanzitutto le ragioni che hanno portato il gruppo a manifestare a Pieve Torina. Il Comitato sostiene di essere «disperato» per una situazione che, a suo dire, sarebbe iniziata con una cena tra amministratori nella quale sarebbe stata prospettata la realizzazione della discarica a Montefano per «salvare altri Comuni». Una ricostruzione che gli stessi promotori della protesta collegano poi alle decisioni assunte in sede Ata e ai criteri utilizzati per individuare i siti.
Il Comitato torna quindi a contestare la possibile localizzazione dell'impianto, sostenendo che "uno dei siti individuati si troverebbe in prossimità dei pozzi di captazione della condotta idrica del lago di Castreccioni, oltre che vicino ad abitazioni e centri abitati. Vengono inoltre richiamate le caratteristiche agricole del territorio montefanese, con particolare riferimento alle produzioni biologiche e al vino locale".
Nel mirino finisce anche il ruolo di Gentilucci. Il Comitato sostiene di averlo invitato più volte a un confronto, senza però ottenere, secondo quanto riferito, un incontro diretto. «La manifestazione non ci sarebbe mai stata se avessimo avuto la possibilità di incontrarla prima», scrivono rivolgendosi al presidente della Provincia, contestando anche quanto da lui dichiarato domenica in merito all'assenza di precedenti inviti.
Particolarmente critico il passaggio relativo alle parole pronunciate da Gentilucci dopo la manifestazione. Il Comitato contesta il riferimento ai partecipanti che sarebbero «tornati con i piedi per terra» e avrebbero chiesto scusa dopo aver compreso la situazione di Pieve Torina.
«Chi era a manifestare domenica oggi non può che sentirsi offeso per le parole che ha preferito affidare ai giornali il giorno successivo», sostiene il Comitato, sottolineando come la protesta, a loro dire, non sarebbe nata da alcuna regia politica. «Dice che siamo stati strumentalizzati? È fin troppo facile buttarla in caciara. La verità, però, è un’altra: noi non abbiamo agito su mandato di nessuno, ma esclusivamente in base alla nostra coscienza di cittadini».
Gli organizzatori rivendicano quindi la natura trasversale della mobilitazione, spiegando che tra i partecipanti ci sono persone con orientamenti politici diversi. «Chi c’era domenica, c’era personalmente, perché quello che è successo all’Ata è un sopruso così grave che travalica i colori politici», affermano.
Nel mirino del Comitato resta infatti la procedura che ha portato all'individuazione dei possibili siti per la nuova discarica e, in particolare, quello di Montefano. Secondo gli organizzatori, la vicenda riguarderebbe un’intera comunità che rischia di trovarsi «una discarica proprio sotto casa».
Il Comitato torna poi a rivolgersi direttamente a Gentilucci, ricordando il suo doppio ruolo di presidente della Provincia di Macerata e sindaco di Pieve Torina: «Noi siamo suoi cittadini e lei è il nostro presidente». Da qui la richiesta di non considerare i cittadini montefanesi meno importanti rispetto agli altri abitanti della provincia.
Gli organizzatori contestano inoltre il tono utilizzato da Gentilucci nel commentare la manifestazione, ritenendo «non molto istituzionale» che un presidente di Provincia «mortifichi pubblicamente i propri cittadini» attraverso dichiarazioni sulla protesta e sulle presunte scuse dei manifestanti.
Il Comitato ribadisce quindi di aver cercato più volte un confronto con Gentilucci e sostiene che la manifestazione a Pieve Torina avrebbe potuto essere evitata se fosse stato possibile incontrarlo in precedenza. «Non solo non si è mai presentato – affermano – ma ha addirittura sostenuto, davanti a tutti, di non essere mai stato invitato».
Infine, il messaggio è rivolto direttamente alla comunità di Pieve Torina. Il Comitato riconosce la drammaticità dell’esperienza vissuta dal paese dopo il terremoto, ma chiede di non essere giudicato per aver scelto la protesta. «Non potremmo mai chiedervi di capire fino in fondo quello che stiamo vivendo, perché voi avete perso una vita intera in una notte», si legge nella nota.
La preoccupazione, spiegano i promotori, è quella di ritrovarsi con «case invivibili, proprietà senza più valore, aria irrespirabile» e una discarica in prossimità dei pozzi di captazione che servono un’intera vallata.
«Siamo soltanto persone disperate, che temono di ritrovarsi con una discarica sopra pozzi di captazione», conclude il Comitato, ribadendo la volontà di continuare la mobilitazione contro quella che considera una decisione «ingiusta e discriminatoria».
«Le comunità vanno unite, non divise». È il messaggio lanciato da Alessandro Gentilucci, presidente della Provincia di Macerata e sindaco di Pieve Torina, tornando sulla protesta del Comitato No Discarica Montefano arrivato domenica nel comune dell’entroterra per chiedere un confronto sulla possibile localizzazione del nuovo impianto.
Gentilucci è tornato sulla questione ieri mattina, 8 settembre, ai nostri microfoni a margine del sopralluogo al Tolentino Campus, alla presenza del senatore Guido Castelli e del sindaco di Tolentino Mauro Sclavi. Il presidente ha ribadito che la protesta era legittima, ma che Pieve Torina non fosse il luogo adatto per una manifestazione di questo tipo, considerando la situazione ancora vissuta dalla comunità a quasi dieci anni dal terremoto del 2016.
«È la manifestazione dei terremotati che, quando si girano e tornano verso casa, la casa non c'è ma c'è una SAE», ha spiegato Gentilucci, ricordando le condizioni di un paese di circa 1.500 abitanti, tra i più colpiti dal sisma e ancora alle prese con una ricostruzione che procede tra cantieri ed edifici da recuperare. Il presidente ha raccontato anche della forte reazione dei cittadini di Pieve Torina, spiegando che alcuni partecipanti arrivati da Montefano, dopo aver compreso meglio la situazione locale, si sarebbero scusati. Da qui il suo appello a non mettere i territori uno contro l'altro e la critica a chi, secondo Gentilucci, avrebbe cercato di «infuocare le folle» per finalità politiche.
Sul tema della discarica, Gentilucci ha ricordato che l'impianto di Cingoli è autorizzato fino al 2033 e che sarà necessario verificare, attraverso gli strumenti tecnici e giuridici, il lavoro svolto dai tecnici e dall'Università Politecnica delle Marche nell'individuazione dei siti. Secondo il presidente, inoltre, Pieve Torina avrebbe un peso minimo nell'assemblea dell'ATA, tanto da rendere la protesta indirizzata verso il bersaglio sbagliato. «Nulla c'entra con un comune di 1.500 abitanti che ancora vive una condizione di emergenza», ha ribadito, definendo la manifestazione priva di elementi costruttivi e con una componente strumentale. Gentilucci ha quindi ringraziato i cittadini di Pieve Torina e i Carabinieri per la gestione della giornata.
Domenica il Comitato No Discarica Montefano aveva spiegato di essere arrivato a Pieve Torina con l'obiettivo di incontrare proprio Gentilucci, sostenendo di averlo invitato più volte a un confronto. La manifestazione, inizialmente prevista lungo il Percorso delle Acque, era stata spostata al Parco delle Rimembranze per ragioni di ordine e sicurezza. Gli organizzatori avevano inoltre chiarito di non voler protestare contro la comunità pievetorinese e avevano accolto positivamente il confronto con il presidente, che si era detto disponibile a visitare a Montefano i due siti ai primi posti della graduatoria. Restano invece le contestazioni sui criteri utilizzati per la valutazione delle aree, in particolare sul peso attribuito alla presenza delle falde acquifere e sul possibile ruolo di valutazioni politiche.
A intervenire è stata anche la sindaca di Montefano Angela Barbieri, che ha contestato alcune ricostruzioni di Gentilucci e chiesto maggiore trasparenza. Barbieri ha spiegato di non aver partecipato alla protesta per evitare uno scontro politico e ha contestato, tra gli altri aspetti, la ricostruzione relativa a una fotografia mostrata durante il confronto e la data di una cena tra amministratori, indicando il 4 maggio, due giorni prima dell'assemblea ATA del 6 maggio. La sindaca ha inoltre contestato il peso attribuito alla Provincia nell'assemblea, sostenendo che la rappresentanza provinciale sarebbe stata del 5%, oltre allo 0,1% di Pieve Torina.
Il confronto, dunque, resta aperto. Ma Gentilucci, ieri mattina, ha ribadito quale debba essere, secondo lui, la strada da seguire: «Le strumentalizzazioni non debbono esistere, debbono rimanere tali all'interno delle strutture preposte». Il futuro della discarica resta da definire, mentre il presidente della Provincia chiede che il tema venga affrontato nelle sedi istituzionali e senza trasformare il confronto tra territori in una contrapposizione.
Sciopero e presidio davanti ai cancelli dello stabilimento Beko di Melano, a Fabriano, dove questa mattina i lavoratori hanno manifestato per chiedere garanzie sul futuro occupazionale e industriale del sito. Alla protesta, indetta dalle organizzazioni sindacali di categoria e dalle Rsu, ha partecipato anche la segretaria nazionale del Partito Democratico Elly Schlein, intervenuta dopo l’assemblea dei lavoratori.
Al presidio erano presenti esponenti di diversi schieramenti politici, tra cui il deputato Antonio Baldelli e l’assessore regionale allo Sviluppo economico Giacomo Bugaro, entrambi di Fratelli d’Italia, i consiglieri regionali Mirella Battistoni e Marco Ausili, Chiara Biondi di Forza Italia, i consiglieri regionali del Pd Antonio Mastrovincenzo, Maurizio Mangialardi, Leonardo Catena, la sindaca di Fabriano Daniela Ghergo e il sindaco di Cerreto D'Esi David Grillini.
Al centro della protesta c’è la situazione dello stabilimento e, in particolare, l’attuazione degli impegni assunti con l’accordo sottoscritto nell’aprile 2025 al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Secondo quanto denunciato dalle organizzazioni sindacali, a sedici mesi dall’intesa la situazione all’interno dello stabilimento di Melano resta critica.
I sindacati evidenziano in particolare il ricorso alla cassa integrazione per l’intero mese di settembre, con una capacità produttiva indicata attorno al 60%, e la previsione di sei giorni di chiusura totale dello stabilimento, dal 23 al 30 settembre.
La situazione viene ricondotta dall’azienda al calo dei volumi produttivi. Le organizzazioni dei lavoratori contestano però il fatto che, nonostante le uscite incentivate realizzate dopo l’accordo del 2025, non si siano ancora concretizzati, a loro giudizio, miglioramenti strutturali sul fronte produttivo e occupazionale.
Secondo i dati forniti dai sindacati, le uscite incentivate avrebbero riguardato oltre 90 lavoratori, a fronte dei 62 esuberi inizialmente indicati.
La questione principale sollevata dai rappresentanti dei lavoratori riguarda il mancato raggiungimento degli obiettivi indicati nell’accordo, in particolare per quanto riguarda la riduzione del ricorso alla cassa integrazione.
«Il nostro sito non ha registrato alcun beneficio strutturale concreto», sostengono le organizzazioni sindacali, secondo le quali il calo della cassa integrazione, indicato come uno degli obiettivi centrali dell'intesa, sarebbe rimasto finora disatteso per una parte consistente dei lavoratori, con particolare riferimento a quelli con ridotte capacità lavorative.
Nel mirino dei sindacati anche gli investimenti previsti per circa 62 milioni di euro, destinati a prodotto e innovazione, sui quali viene denunciato un ritardo rispetto agli impegni annunciati.
La protesta si inserisce in una vicenda industriale che coinvolge il territorio fabrianese da anni. Nel 2024 Whirlpool ha ceduto le proprie attività europee a Beko, passaggio seguito dall’accordo sottoscritto al ministero nel 2025, sul quale oggi lavoratori e organizzazioni sindacali chiedono risposte concrete.
La presenza di Elly Schlein al presidio ha acceso anche il confronto politico. Durante la manifestazione l’assessore regionale allo Sviluppo economico Giacomo Bugaro ha rivolto critiche alla segretaria del Pd e alla sua partecipazione alla protesta.
A replicare è stata la sindaca di Fabriano Daniela Ghergo, che ha difeso la presenza di Schlein accanto ai lavoratori.
«Sorprende un po’ vedere un assessore regionale stupirsi della presenza di un parlamentare, leader di un partito nazionale, che, per dovere istituzionale, sceglie di essere vicino ai lavoratori alle prese con l’incertezza e con il rischio concreto di perdere il proprio posto di lavoro», ha dichiarato Ghergo.
La sindaca ha inoltre contestato il richiamo al governo Renzi e al passaggio di Indesit a Whirlpool nel 2014, ricordando che quella operazione, pur avendo avuto conseguenze rilevanti per il territorio, «ha comunque garantito dieci anni di lavoro».
Ghergo ha quindi ribadito la necessità, a suo giudizio, di un confronto «costruttivo e trasversale» sul futuro dello stabilimento, criticando quella che considera una tendenza a spostare sulle amministrazioni precedenti le responsabilità della situazione attuale.
Al di là del confronto politico, la vertenza resta concentrata sulle prospettive industriali e occupazionali del sito di Melano.
I lavoratori chiedono che gli impegni assunti nell’accordo ministeriale trovino attuazione concreta, a partire dagli investimenti, dai volumi produttivi e dalla riduzione del ricorso alla cassa integrazione.
Lo sciopero di oggi riporta quindi al centro dell’attenzione il futuro dello stabilimento fabrianese e dell’occupazione in un territorio storicamente legato alla grande industria degli elettrodomestici. La richiesta delle organizzazioni sindacali è quella di avere garanzie industriali e occupazionali di lungo periodo, dopo mesi caratterizzati, secondo la loro ricostruzione, da incertezze e mancati riscontri rispetto agli impegni annunciati.
(Foto Facebook sindaca Daniela Ghergo e sindaco David Grillini)
"Presidente, questa volta, dica la verità e renda tutto trasparente". È il passaggio con cui la sindaca di Montefano Angela Barbieri replica alle dichiarazioni del presidente della Provincia di Macerata e sindaco di Pieve Torina, Alessandro Gentilucci, sulla manifestazione organizzata dal Comitato No Discarica di Montefano a Pieve Torina.
Barbieri chiarisce innanzitutto di aver scelto volutamente di non partecipare alla manifestazione del 6 settembre, per evitare che la propria presenza potesse spostare il confronto dal tema della discarica a quello dello scontro politico.
"Mi sembrava sacrosanto che un gruppo di cittadini potesse avere la possibilità di parlare liberamente con il Presidente della Provincia, senza che la mia presenza potesse distogliere l’attenzione dal tema fondamentale - la discarica e il futuro del nostro territorio - per spostarla inevitabilmente sul terreno politico", spiega la sindaca.
Secondo Barbieri, però, la stessa correttezza non sarebbe stata adottata da Gentilucci. La sindaca contesta in particolare alcune affermazioni che, per come le sono state riferite dai manifestanti e per quanto riportato dalla stampa, ritiene gravi e non corrispondenti alla verità.
"Vorrei ricordare al Presidente Gentilucci una cosa molto semplice: quei cittadini che aveva davanti sono anche suoi cittadini, perché lei è il Presidente della Provincia di Macerata", afferma.
La fotografia mostrata ai manifestanti
Il punto centrale della replica riguarda una fotografia che, secondo quanto riferito alla sindaca da alcuni partecipanti alla manifestazione, sarebbe stata mostrata da Gentilucci ai cittadini presenti a Pieve Torina.
Nello scatto, stando al racconto di Barbieri, comparirebbero la sindaca e altri amministratori della Provincia durante una cena. Gentilucci avrebbe sostenuto che la serata si fosse svolta di lunedì e che soltanto il giorno successivo, martedì, si fosse tenuta la cosiddetta "cena carbonara" degli amministratori della maggioranza dell'ATA 3.
"Da quanto mi è stato raccontato, sarebbe stata scattata da lontano e apparentemente di nascosto, dato che nessuno di noi si è accorto, mentre ero con alcuni amministratori tranquillamente a cena in un ristorante aperto al pubblico, fuori dal ristorante stesso", sostiene Barbieri.
Da qui le domande rivolte dalla sindaca al presidente della Provincia: "Chi ha scattato quella fotografia? Chi gliel’ha inviata? Per quale motivo è stata scattata? Perché è stata conservata e tenuta nascosta fino a ieri?".
"La cena si è svolta il 4 maggio"
Barbieri contesta inoltre la ricostruzione della cronologia degli eventi. La cena tra amministratori della minoranza provinciale, afferma la sindaca, si sarebbe svolta il 4 maggio e non nella data indicata da Gentilucci.
Una circostanza che, secondo Barbieri, sarebbe facilmente verificabile attraverso la prenotazione del ristorante e i messaggi WhatsApp utilizzati per organizzare la serata.
La sindaca sottolinea inoltre che la cena si sarebbe tenuta due giorni prima dell'Assemblea dell'ATA 3 del 6 maggio, mentre della cosiddetta "cena carbonara", nella quale all'epoca si sarebbe discusso dell'individuazione di Pollenza e Loro Piceno come possibili siti per la discarica, "si parlava già da diversi giorni".
Barbieri non nega che durante quella cena si possa essere parlato anche della discarica, ma pone una domanda politica: "Quale potere avremmo avuto noi Sindaci di minoranza, non avendo i numeri, per imporre una qualsiasi decisione alla maggioranza? Nessuno".
"La Provincia aveva un peso del 5%"
La sindaca contesta poi un altro punto delle dichiarazioni di Gentilucci, relativo al peso del voto della Provincia nell'Assemblea ATA 3. Secondo Barbieri, il presidente avrebbe indicato il proprio voto come equivalente a circa lo 0,1%, mentre, nella sua ricostruzione, "come rappresentante della Provincia ha un voto che vale il 5%: 5+0,1=5,1%". "Questa è la reale influenza che il Presidente avrebbe potuto avere all'Assemblea ATA del 6 maggio, se solo avesse voluto", sostiene la sindaca.
"Non c'entra chi mi sostiene"
Barbieri respinge inoltre l'idea che la mobilitazione contro l'ipotesi della discarica possa essere ricondotta alla sua figura politica. La sindaca racconta di aver appreso da una cittadina che, durante la manifestazione, sarebbe stato chiesto a Gentilucci se sarebbe andato a Montefano qualora fosse stato invitato dal sindaco. La risposta che le è stata riferita sarebbe stata: "No, perché aizza i cittadini". "No, Presidente", replica Barbieri. "In questa battaglia contro quella che molti cittadini considerano un'ingiustizia non c’entra nulla chi mi sostiene".
La sindaca sottolinea infatti come alla mobilitazione abbiano partecipato anche persone che non l'hanno mai votata e cittadini politicamente più vicini a Gentilucci che a lei. "Queste persone non stanno combattendo per me. Stanno combattendo per la propria dignità e per la loro comunità. Stanno difendendo il diritto di essere considerati cittadini della Provincia di Macerata esattamente come tutti gli altri", afferma.
Aurora per le Marche aderisce a Spazio Pubblico. L'associazione marchigiana ha deciso di entrare nel nuovo progetto promosso da Pina Picierno, con l'obiettivo di "contribuire a un percorso politico basato su confronto, partecipazione e collaborazione tra esperienze e realtà provenienti dai diversi territori".
La decisione, annunciata dalla segretaria Martina Bonci e dal presidente Roberto Palumbo, arriva al termine di una riflessione interna e nasce dalla volontà di cogliere l'opportunità di ampliare il proprio raggio d'azione, mettendo a disposizione di Spazio Pubblico "il patrimonio di idee, iniziative e relazioni costruito da Aurora per le Marche nel corso del proprio percorso associativo".
Per l'associazione, l'ingresso nel nuovo progetto rappresenta uno "sbocco naturale rispetto alla visione politica e associativa sviluppata sul territorio marchigiano", con la possibilità di "confrontarsi con realtà e sensibilità differenti" senza rinunciare alle proprie peculiarità.
"Riteniamo che oggi vi sia bisogno di luoghi capaci di far dialogare persone, associazioni ed esperienze diverse, senza rinunciare alla pluralità e alle specificità di ciascuno", spiegano Bonci e Palumbo, sottolineando come l'adesione a Spazio Pubblico rappresenti per Aurora "un progetto di più ampio respiro che travalica i confini regionali".
Al centro della scelta c'è la volontà di mettere in rete il radicamento territoriale marchigiano con un percorso politico più ampio, condividendo competenze, sensibilità e quello che l'associazione definisce il proprio "capitale umano".
L'adesione, viene precisato, non comporterà però la rinuncia all'autonomia di Aurora per le Marche. L'associazione continuerà infatti a mantenere la propria autonomia politica, culturale, statutaria e organizzativa, proseguendo le attività e le iniziative già sviluppate sul territorio regionale.
"Vogliamo vivere questa nuova fase con pieno entusiasmo e convinzione e preservando ciò che Aurora è stata ed è: un'associazione autonoma, aperta e plurale", sottolineano la segretaria e il presidente.
Per Aurora per le Marche, dunque, Spazio Pubblico non rappresenta un punto di arrivo, ma una nuova occasione di confronto e collaborazione, attraverso la quale creare sinergie e dare maggiore forza alle idee e alle iniziative condivise.
È il sindaco di Pieve Torina e presidente della Provincia, Alessandro Gentilucci, a replicare alla protesta del Comitato No Discarica di Montefano, arrivato ieri in paese per manifestare contro l’ipotesi di realizzazione di un nuovo impianto (leggi qui).
Una protesta che, secondo il primo cittadino, avrebbe scelto il luogo sbagliato. Gentilucci sottolinea infatti come Pieve Torina, a quasi dieci anni dal terremoto, sia ancora alle prese con la ricostruzione e con numerosi cittadini che vivono nelle SAE.
«Ci sono luoghi deputati a ospitare manifestazioni, altri dove occorre rispetto e silenzio. Pieve Torina è tra questi», afferma Gentilucci, raccontando di aver trovato, insieme ai manifestanti, anche una folla di cittadini del paese.
«Quando i manifestanti del Comitato No Discarica di Montefano sono arrivati in paese hanno trovato, oltre a gru e cantieri, una folla di miei concittadini ad attenderli. Concittadini che, a dieci anni dal sisma, ancora vivono nelle SAE».
Secondo il sindaco, il confronto con i cittadini avrebbe portato i rappresentanti del comitato a riconoscere l’inopportunità della scelta. «I manifestanti sono tornati con i piedi per terra e si sono scusati. Ho accettato le scuse del presidente e del portavoce del Comitato No Discarica di Montefano», riferisce Gentilucci.
Il primo cittadino entra quindi nel merito della questione discarica e del ruolo di Pieve Torina nel processo decisionale. «Ho spiegato loro come stanno le cose, chiarendo che i siti idonei a ospitare la discarica li ha stabiliti l’Università Politecnica delle Marche e che il Comune di Pieve Torina conta in assemblea ATA meno dell’1%. Dunque, la loro protesta era mal indirizzata».
Gentilucci ribadisce di non mettere in discussione il diritto a manifestare, ma contesta la scelta del luogo. «È legittimo manifestare, ma avrebbero dovuto farlo nelle sedi opportune, non in un paese che è ancora un cantiere a cielo aperto».
Il sindaco ricorda inoltre la situazione attuale della gestione dei rifiuti: «Ad oggi, l’unica discarica autorizzata è quella di Cingoli, e lo sarà fino al 2033».
Nel suo intervento Gentilucci ringrazia anche il sindaco di Montefano Michele Vittori per la collaborazione e il comportamento tenuto nella vicenda, mentre critica quella che definisce una strumentalizzazione politica della protesta. «Purtroppo, non posso dire altrettanto di chi ha strumentalmente utilizzato sul piano politico la buonafede di tanti montefanesi», sostiene.
Per il primo cittadino di Pieve Torina, la questione dovrebbe essere affrontata soprattutto nelle sedi istituzionali. «La questione va affrontata sul piano istituzionale e non fomentando proteste, tanto che, alla fine, la vera manifestazione l’hanno fatta i cittadini pievetorinesi mettendo in difficoltà chi era venuto per provocare».
Gentilucci rivolge quindi un ringraziamento alle forze dell’ordine e alla cittadinanza. «Ringrazio il maresciallo dei carabinieri Montanaro che, insieme a un collega, ha garantito l’ordine pubblico e ringrazio i miei concittadini per la maturità dimostrata».
Infine, il sindaco ribadisce la propria disponibilità al confronto, ma pone una condizione precisa: «Da parte mia, rimarco la disponibilità a incontrare tutti nelle sedi preposte e senza ulteriori strumentalizzazioni».
Il Comitato No Discarica Montefano interviene dopo l’iniziativa organizzata a Pieve Torina, dove si è svolto un confronto con il presidente della Provincia di Macerata e dell’ATA 3, Alessandro Gentilucci. Il Comitato ricostruisce le ragioni della presenza sul posto, chiarisce e torna sui criteri adottati per la valutazione delle aree destinate a ospitare il nuovo impianto, sottolineando al tempo stesso l’importanza del dialogo avviato con il Presidente.
"L’iniziativa di oggi, così come tutte le precedenti promosse dal Comitato No Discarica Montefano, è stata un momento pacifico di confronto e di dialogo.
Il nostro obiettivo era incontrare il Presidente della Provincia e dell’ATA 3, Alessandro Gentilucci, che, nonostante i nostri inviti (dimostrabili dalle e-mail inviate dalla casella e-mail del Comitato alle caselle e-mail istituzionali) a partecipare alle nostre iniziative e a confrontarsi direttamente con noi cittadini di Montefano, non ci aveva mai incontrato né convocato."
Il Comitato si è soffermato quindi su quanto accaduto all’arrivo a Pieve Torina e sul confronto con i cittadini presenti sul posto.
"Appena arrivati sul luogo della manifestazione e appresa la presenza di un gruppo di cittadini di Pieve Torina, abbiamo ritenuto doveroso scusarci con loro, ancor prima di confrontarci con il Presidente. Il nostro intento non era in alcun modo di provocare o urtare la sensibilità di una comunità che conosciamo e rispettiamo, consapevoli delle difficoltà che il Comune sta affrontando a seguito del terremoto.
La nostra unica intenzione era poter avere un confronto sereno e civile con il Presidente. Proprio per questo abbiamo immediatamente accolto la proposta di spostare l’iniziativa dal Percorso delle Acque al Parco delle Rimembranze e abbiamo scelto di non portare festoni né cantare slogan."
Il momento centrale della giornata è stato poi l’incontro con Gentilucci, durante il quale sono state esposte le rispettive posizioni.
"Finalmente, il confronto con il Presidente c’è stato. Il Presidente Gentilucci ha illustrato le proprie ragioni, spiegando di non aver potuto intervenire sulla questione poiché, a suo dire, all’interno della Provincia il suo peso decisionale sarebbe limitato allo 0,1%."
Da parte sua, il Comitato ha ribadito le proprie contestazioni rispetto ai criteri utilizzati per la valutazione delle aree.
"Abbiamo spiegato le ragioni per cui riteniamo che alcuni criteri adottati nella valutazione delle aree, a nostro avviso, siano stati condizionati da logiche politiche e abbiano finito per privilegiare il peso degli amministratori di maggioranza all’interno dell’ATA rispetto alla tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente. Tra gli elementi che ci preoccupano maggiormente ci sono, ad esempio, la riduzione del peso di criteri che, come quello della presenza di falde acquifere, riteniamo fondamentale per garantire un’adeguata tutela del territorio e delle risorse idriche."
Nel corso del confronto è stata quindi posta una domanda diretta al presidente dell’ATA 3: "Abbiamo quindi posto al Presidente una domanda precisa: condivide o meno i criteri politici che hanno contribuito alla definizione della graduatoria? Purtroppo, a questa domanda non abbiamo ricevuto né un sì né un no."
Nonostante le distanze espresse, il Comitato ha giudicato positivamente l’avvio di un confronto diretto dopo i precedenti tentativi.
"Riteniamo comunque importante che, dopo diversi tentativi, sia stato finalmente possibile instaurare un confronto diretto. Il dialogo, soprattutto su questioni che riguardano la salute, l’ambiente e il futuro delle nostre comunità, è sempre un valore.
Abbiamo infine accolto con piacere la proposta del Presidente di invitarlo nel nostro Comune, presso il sito della discarica, per portarlo a vedere i due siti al primo e secondo posto, cosa che sicuramente faremo."
"Terminata la manifestazione- conclude il Comitato- siamo poi andati al Percorso delle Acque per una passeggiata in uno splendido ambiente naturale, un vero unicum nella nostra Regione, che invitiamo tutti a conoscere e a visitare almeno una volta nella vita".