Il Comitato No Discarica Montefano interviene dopo l’iniziativa organizzata a Pieve Torina, dove si è svolto un confronto con il presidente della Provincia di Macerata e dell’ATA 3, Alessandro Gentilucci. Il Comitato ricostruisce le ragioni della presenza sul posto, chiarisce e torna sui criteri adottati per la valutazione delle aree destinate a ospitare il nuovo impianto, sottolineando al tempo stesso l’importanza del dialogo avviato con il Presidente.
"L’iniziativa di oggi, così come tutte le precedenti promosse dal Comitato No Discarica Montefano, è stata un momento pacifico di confronto e di dialogo.
Il nostro obiettivo era incontrare il Presidente della Provincia e dell’ATA 3, Alessandro Gentilucci, che, nonostante i nostri inviti (dimostrabili dalle e-mail inviate dalla casella e-mail del Comitato alle caselle e-mail istituzionali) a partecipare alle nostre iniziative e a confrontarsi direttamente con noi cittadini di Montefano, non ci aveva mai incontrato né convocato."
Il Comitato si è soffermato quindi su quanto accaduto all’arrivo a Pieve Torina e sul confronto con i cittadini presenti sul posto.
"Appena arrivati sul luogo della manifestazione e appresa la presenza di un gruppo di cittadini di Pieve Torina, abbiamo ritenuto doveroso scusarci con loro, ancor prima di confrontarci con il Presidente. Il nostro intento non era in alcun modo di provocare o urtare la sensibilità di una comunità che conosciamo e rispettiamo, consapevoli delle difficoltà che il Comune sta affrontando a seguito del terremoto.
La nostra unica intenzione era poter avere un confronto sereno e civile con il Presidente. Proprio per questo abbiamo immediatamente accolto la proposta di spostare l’iniziativa dal Percorso delle Acque al Parco delle Rimembranze e abbiamo scelto di non portare festoni né cantare slogan."
Il momento centrale della giornata è stato poi l’incontro con Gentilucci, durante il quale sono state esposte le rispettive posizioni.
"Finalmente, il confronto con il Presidente c’è stato. Il Presidente Gentilucci ha illustrato le proprie ragioni, spiegando di non aver potuto intervenire sulla questione poiché, a suo dire, all’interno della Provincia il suo peso decisionale sarebbe limitato allo 0,1%."
Da parte sua, il Comitato ha ribadito le proprie contestazioni rispetto ai criteri utilizzati per la valutazione delle aree.
"Abbiamo spiegato le ragioni per cui riteniamo che alcuni criteri adottati nella valutazione delle aree, a nostro avviso, siano stati condizionati da logiche politiche e abbiano finito per privilegiare il peso degli amministratori di maggioranza all’interno dell’ATA rispetto alla tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente. Tra gli elementi che ci preoccupano maggiormente ci sono, ad esempio, la riduzione del peso di criteri che, come quello della presenza di falde acquifere, riteniamo fondamentale per garantire un’adeguata tutela del territorio e delle risorse idriche."
Nel corso del confronto è stata quindi posta una domanda diretta al presidente dell’ATA 3: "Abbiamo quindi posto al Presidente una domanda precisa: condivide o meno i criteri politici che hanno contribuito alla definizione della graduatoria? Purtroppo, a questa domanda non abbiamo ricevuto né un sì né un no."
Nonostante le distanze espresse, il Comitato ha giudicato positivamente l’avvio di un confronto diretto dopo i precedenti tentativi.
"Riteniamo comunque importante che, dopo diversi tentativi, sia stato finalmente possibile instaurare un confronto diretto. Il dialogo, soprattutto su questioni che riguardano la salute, l’ambiente e il futuro delle nostre comunità, è sempre un valore.
Abbiamo infine accolto con piacere la proposta del Presidente di invitarlo nel nostro Comune, presso il sito della discarica, per portarlo a vedere i due siti al primo e secondo posto, cosa che sicuramente faremo."
"Terminata la manifestazione- conclude il Comitato- siamo poi andati al Percorso delle Acque per una passeggiata in uno splendido ambiente naturale, un vero unicum nella nostra Regione, che invitiamo tutti a conoscere e a visitare almeno una volta nella vita".
Sono oltre 350 le persone partite dalle Marche alla volta di Bari per partecipare all'iniziativa con la premier Giorgia Meloni in programma oggi al porto pugliese per celebrare il record di longevità raggiunto dal Governo. La delegazione marchigiana è composta da "parlamentari, amministratori, dirigenti, militanti e sostenitori, arrivati in pullman, pulmini e auto". Ad annunciarlo è la senatrice di Fratelli d'Italia Elena Leonardi, che in merito ai risultati raggiunti dall'esecutivo Meloni è chiara:
"Dopo anni di tagli, il Governo Meloni è tornato ad assumere sul fronte della sicurezza: 45mila nuove assunzioni nelle forze dell'ordine, e altre 25mila previste entro la fine della legislatura, con 2.500 unità in più rispetto al turnover - dichiara Leonardi -. I contratti a tempo indeterminato sono aumentati di oltre un milione, gli occupati sono passati da 23,2 a 24,3 milioni, il deficit è sceso dall'8,1% al 3,1% del Pil, e l'export ha raggiunto i 643 miliardi di euro. Sono numeri che dimostrano come la stabilità non sia un traguardo da esibire, ma la condizione che permette a un Paese di programmare, decidere e mantenere gli impegni presi".
Leonardi cita, tra le misure raggiunte, anche il "Bonus Mamme, il Bonus Nido da 3.600 euro, il Bonus Nascite da 1.000 euro, l'incremento dell'indennità di congedo parentale dal 30 all'80% e l'estensione della durata da uno a tre mesi, oltre al taglio del cuneo fiscale e alla riforma dell'Irpef". Citato anche il Fondo sanitario nazionale, "in crescita dai 126 miliardi di euro del 2022 ai quasi 143 miliardi previsti per il 2026".
"Anche le Marche hanno visto risultati concreti in questi anni - dichiara ancora la senatrice portorecanatese -. Sulla ricostruzione, da quando c'è il Governo Meloni il cambio di rotta si vede nei fatti: sono sempre di più le famiglie che sono tornate a vivere nelle proprie case. Sulla cultura, sono stati destinati alle Marche 22,64 milioni di euro tra il 2025 e il 2027, con interventi diffusi tra le province di Macerata, Ancona e Fermo. Sulle infrastrutture prosegue il finanziamento della Pedemontana delle Marche, con 95 milioni di euro stanziati, mentre la Zona economica speciale, annunciata da Giorgia Meloni ad Ancona nell'agosto del 2025, sta già dando i suoi frutti su tutto il fronte economico, sia sul piano occupazionale che su quello imprenditoriale. Anche per quanto riguarda il sociale, il bando nazionale per l'assunzione di psicologi, educatori e pedagogisti negli Ambiti Territoriali Sociali si sta traducendo in nuove assunzioni anche nelle Marche".
Dopo la notizia dell’approvazione della legge sul suicidio medicalmente assistito da parte del Consiglio regionale del Veneto, che lo rende di fatto la prima regione governata dal centrodestra a regolamentare le procedure e le tempistiche della pratica, la questione ha riaperto il dibattito.
L’eco di quanto avvenuto, si fa sentire forte anche nella regione Marche, dove già da tempo è depositata in Consiglio regionale una proposta di legge di ugual misura, presentata da parte del consigliere Pd Maurizio Mangialardi nel 2022.
La notizia è stata accolta dalla consigliera regionale del M5S Marta Ruggeri come una vittoria di civiltà e un atto di sensibilità e responsabilità politica. Ruggeri osserva come il superamento delle barriere ideologiche rappresenti un elemento importante, soprattutto quando il tema sono la dignità dei cittadini e le loro sofferenze, oltre che i loro diritti fondamentali.
"La scelta maturata a Venezia dimostra che anche nell'alveo del centrodestra è possibile un confronto maturo e rispettoso della libertà individuale", afferma Ruggeri.
Secondo la consigliera anche all’interno della coalizione di centrodestra si può avviare un "dialogo maturo, che rispetti le libertà individuali e che consenta ai cittadini di accedere a questo servizio nei giusti tempi e modalità".
È osservando il modello veneto che Ruggeri si augura che la regione Marche possa trarre spunto ed esempio per "sbloccare la situazione" circa "la proposta di legge ad iniziativa del collega Maurizio Mangialardi, che mi vede cofirmataria con convinzione. È giunto il momento che la maggioranza di centrodestra marchigiana dimostri la stessa maturità del Veneto: non possiamo continuare a voltarci dall'altra parte o a rimandare una discussione che riguarda la vita, la dignità e i diritti delle persone".
L’invito è quello di dimostrare pari maturità, avviando il prima possibile un dibattito da svolgersi in Commissione e poi in Aula, due strumenti istituzionali fondamentali e irrinunciabili “per dotare la regione di una norma di civiltà e umanità”.
La legge sul 'fine vita'
La Toscana è stata la prima regione ad approvare una legge sul suicidio medicalmente assistito, seguita da Sardegna, Emilia Romagna ed ora, Veneto. Il tema di una possibile legge sul 'fine vita' in Italia si muove in uno spazio grigio che non è ancora regolamentato. Per questo le regioni devono muoversi autonomamente, spinte, molto spesso, da numerose raccolte firme indipendenti.
Nonostante questo, nel nostro Paese non è illegale ricorrere ad una pratica simile. Questo è possibile a causa di un precedente storico: una sentenza della Corte costituzionale del 2019 (242/2019) che chiarisce le situazioni in cui il suicidio assistito non può essere punito (e quindi quando è possibile effettuarlo), lasciando comunque grandi difficoltà circa le modalità ed i tempi di attuazione.
Le condizioni da verificare sono che il soggetto richiedente sia capace di prendere decisioni libere e consapevoli, che sia affetto da patologie irreversibili fonti di sofferenza fisica o patologica ritenuta intollerabile e che sia tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale (cosa rientri in quest’ultima dicitura è uno degli aspetti più critici perché interpretabile in maniera differente da parte delle aziende sanitarie).
La Corte Costituzionale ha cercato più volte di fare pressione al Parlamento per spingerlo a legiferare sul tema ma senza alcun successo. L'ultimo affossamento risale al 3 giugno scorso, quando il ddl proposto da Alfredo Bazoli durante l'esame in aula di Senato ha subito il rinvio alle commissioni di Giustizia e Affari sociali, con 88 voti favorevoli e 59 contrari.
Quale sicurezza serve oggi alle nostre città? E come conciliare la tutela dei cittadini con la difesa delle libertà e dei diritti? Saranno questi alcuni degli interrogativi al centro dell’incontro con Franco Gabrielli, in programma venerdì 4 settembre alle 21.15 al Cinema Cecchetti di Civitanova Marche.
L’appuntamento, organizzato dal Partito Democratico di Civitanova Marche, vedrà protagonista una delle figure più autorevoli del panorama italiano sui temi della sicurezza e dell’ordine pubblico. Gabrielli, nel corso della sua carriera, è stato capo della Polizia, capo del Dipartimento della Protezione civile e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai servizi di informazione e sicurezza.
A intervistarlo sarà il giornalista Maurizio Blasi, in una serata che prenderà spunto dal volume “Contro la paura – Manifesto per una sicurezza democratica”, scritto da Gabrielli insieme a Carlo Bonini, vicedirettore di Repubblica, e pubblicato da Feltrinelli nell’aprile 2026.
Il libro sarà il punto di partenza per affrontare un tema particolarmente presente anche nel dibattito pubblico cittadino: quello della sicurezza, spesso al centro di contrapposizioni politiche e di narrazioni contrapposte.
Gabrielli e Bonini propongono nel volume un'idea di sicurezza democratica e relazionale, nella quale sicurezza e libertà non vengono considerate come valori contrapposti, ma come elementi entrambi necessari alla convivenza civile.
Un approccio sintetizzato dagli stessi autori nell’idea che «è possibile difendersi senza perdersi» e che «la sicurezza non è il privilegio dei più forti, ma il diritto dei più deboli».
Nel corso dell’incontro saranno quindi affrontate alcune delle questioni più attuali legate alla sicurezza: migrazioni, gestione dell’ordine pubblico, zone rosse, tutela delle forze dell’ordine, carceri, minori e sicurezza digitale.
Uno dei temi centrali sarà anche il rapporto tra sicurezza reale e percezione dell’insicurezza. Il confronto partirà dalla necessità di guardare ai dati e ai fenomeni concreti, senza tuttavia trascurare il modo in cui i cittadini vivono e percepiscono il tema della sicurezza nella quotidianità.
La serata offrirà così l’occasione per approfondire una questione complessa, andando oltre le semplificazioni e le contrapposizioni: come rendere le città più sicure senza comprimere diritti, libertà e coesione sociale.
L’incontro con Gabrielli rientra nel programma della Festa dell’Unità provinciale itinerante e rappresenta uno degli appuntamenti dedicati al confronto sui temi di maggiore attualità.
L’appuntamento è per venerdì 4 settembre alle 21.15 al Cinema Cecchetti di Civitanova Marche.
Sono in corso a Monte Cavallo i lavori per la messa in sicurezza della parete rocciosa che sovrasta Piazza Caduti di Nassiriya e una parte del centro abitato. L'intervento, finanziato con 1,08 milioni di euro attraverso l'ordinanza commissariale 137 del 2023, è stato affidato al Comune, individuato come soggetto attuatore.
Si tratta di un'opera considerata strategica per la sicurezza del capoluogo, in un'area caratterizzata da scarpate rocciose di notevole altezza e pendenza che nel corso degli anni hanno evidenziato fenomeni di crollo e scivolamento di materiale lapideo.
L'obiettivo è ridurre il rischio di distacco di massi e garantire una maggiore protezione non soltanto agli spazi pubblici e alla viabilità, ma anche alle abitazioni situate nella zona sottostante. Proprio nell'ambito dell'avanzamento dell'intervento, l'Ufficio Speciale per la Ricostruzione ha recentemente liquidato un importo di 82.405 euro.
Nel dettaglio, le opere prevedono il disgaggio e la rimozione controllata dei massi instabili, il rafforzamento dei tratti più critici della parete attraverso reti metalliche e chiodature, oltre alla fasciatura e all'imbragaggio dei blocchi rocciosi maggiormente esposti al rischio di distacco. È inoltre prevista l'installazione di nuove barriere paramassi ad alta resistenza.
"La prevenzione e la sicurezza dei territori sono elementi fondamentali del percorso di ricostruzione", ha sottolineato il commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli, evidenziando come l'intervento vada ad affrontare una criticità che interessa direttamente il centro abitato di Monte Cavallo. "Continuiamo a lavorare affinché la ricostruzione significhi non soltanto ripristino, ma anche maggiore resilienza dei territori", ha aggiunto, ringraziando il Comune, l'Usr e la Regione Marche.
Soddisfazione anche da parte del sindaco Pietro Cecoli, che ha rimarcato l'importanza dell'intervento per rendere il capoluogo "più sicuro e resiliente al dissesto da caduta massi". Il primo cittadino ha inoltre sottolineato il ruolo della collaborazione tra Comune, Usr e struttura commissariale nel portare avanti l'opera.
Rafforzare il dialogo con le realtà territoriali e costruire una rete regionale sempre più strutturata. È questo l'obiettivo alla base della nomina di Paolo Diop a responsabile regionale dei rapporti con i comitati di Futuro Nazionale.
Diop avrà il compito di "favorire il confronto e il coordinamento tra la struttura regionale e i diversi comitati, raccogliendo esperienze, proposte e istanze provenienti dalle varie province e contribuendo a creare collegamenti più efficaci tra le realtà locali".
La nuova figura, viene precisato, "non andrà a sovrapporsi alle competenze dei responsabili provinciali, né ne modificherà ruoli e responsabilità". L'attività di Diop sarà infatti svolta in collaborazione con i referenti provinciali, che continueranno a rappresentare il punto di riferimento di Futuro Nazionale nei rispettivi territori.
"Accolgo questo incarico con grande senso di responsabilità e con la volontà di mettermi al servizio del percorso che Futuro Nazionale sta costruendo sul territorio", dichiara Paolo Diop. "Il mio compito sarà innanzitutto ascoltare, favorire il confronto e creare collegamenti sempre più efficaci tra i comitati, lavorando in stretta collaborazione con i responsabili provinciali, che in questa fase costituente rappresentano il partito nelle rispettive realtà".
Diop ha quindi rivolto un ringraziamento all'ex generale Roberto Vannacci, al coordinatore nazionale Massimiliano Simoni e al responsabile regionale Fabrizio Ciarapica per la fiducia accordata e per il lavoro portato avanti nella fase di crescita e organizzazione della formazione politica.
Dalla battaglia sul progetto eolico che interessa il territorio di Caldarola alla richiesta di un confronto diretto con la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein. Il sindaco Giuseppe Fabbroni, tra i promotori locali della mobilitazione, e la Coalizione TESS (Transizione Energetica Senza Speculazione) rilanciano la loro posizione sui grandi impianti energetici previsti sui territori appenninici e lo fanno attraverso una lettera aperta indirizzata alla leader dem.
L'iniziativa arriva dopo l'incontro del 28 agosto tra Elly Schlein e alcuni promotori dell'appello per accelerare lo sviluppo degli impianti da fonti rinnovabili, durante il quale sono state rivolte critiche alle Regioni accusate di rallentare la transizione energetica attraverso le proprie scelte sulla localizzazione degli impianti.
Una posizione che ha spinto la Coalizione TESS e i suoi sostenitori a chiedere un confronto per portare all'attenzione della segretaria del PD anche il punto di vista di amministratori locali, comitati, associazioni e rappresentanti dei territori che non mettono in discussione la necessità di sviluppare le energie rinnovabili, ma contestano il modello dei grandi impianti industriali in aree agricole, naturali e di particolare pregio paesaggistico.
È una posizione che a Caldarola trova un importante punto di riferimento proprio nel sindaco Giuseppe Fabbroni, che nei mesi scorsi aveva espresso la propria contrarietà al progetto eolico previsto sul territorio comunale. L'intervento ipotizzato prevede sette aerogeneratori da 5 MW, inizialmente dodici, con opere e infrastrutture connesse alla realizzazione dell'impianto.
Il tema, dunque, torna al centro del confronto politico locale e regionale dopo la recente bocciatura del progetto eolico Wind Energy Gagliole, decisione sulla quale Fabbroni e TESS avevano già espresso apprezzamento, chiedendo alla Regione Marche di assumere una posizione altrettanto netta anche sugli altri mega-progetti previsti nell'Appennino, compreso quello che interessa Caldarola.
Ora la Coalizione TESS guarda anche al confronto nazionale e, nella lettera a Schlein, mette nero su bianco una richiesta: "Non siamo contro le rinnovabili: chiediamo che la transizione sia pianificata, senza sacrificare paesaggio, agricoltura e territori".
Secondo i promotori dell'iniziativa, infatti, la discussione non può essere ridotta alla contrapposizione tra chi sostiene la transizione energetica e chi vi si oppone. Il nodo, sostengono, riguarda soprattutto dove e come realizzare gli impianti, quali aree destinare alle installazioni e quali territori, invece, debbano essere tutelati.
Nella lettera vengono richiamate le posizioni assunte da diversi presidenti di Regione del centrosinistra. Dalla Sardegna, dove la presidente Alessandra Todde ha più volte sottolineato la necessità di privilegiare aree industriali e già compromesse, all'Emilia-Romagna di Michele de Pascale, che ha evidenziato l'esigenza di collocare gli impianti dove gli impatti paesaggistici risultino più contenuti. Vengono inoltre citate le posizioni della Toscana e dell'Umbria, fino alla Puglia, come esempi di una discussione sulla transizione energetica che, secondo TESS, non può prescindere dalla tutela dei territori.
Nella missiva viene ricordato anche un precedente intervento della stessa Schlein, che nel maggio 2024 aveva parlato della necessità di coinvolgere le popolazioni locali nelle scelte sulla transizione energetica. Un principio che, secondo la coalizione, dovrebbe trovare applicazione concreta anche davanti ai progetti di grandi impianti eolici che interessano le aree interne e montane.
Uno dei punti centrali della lettera riguarda proprio le dimensioni degli impianti previsti sui crinali appenninici. TESS evidenzia come aerogeneratori alti oltre 200 metri, insieme a strade di accesso, piazzole, elettrodotti e altre infrastrutture, possano incidere in maniera significativa sull'assetto dei territori, con possibili conseguenze sul paesaggio, sulla biodiversità, sull'agricoltura e sulla vocazione turistica delle aree interne.
Il ragionamento si lega direttamente alla situazione di Caldarola, dove l'amministrazione comunale ha già espresso la propria contrarietà al progetto eolico. Fabbroni aveva infatti sottolineato come il problema non fosse rappresentato dalle fonti rinnovabili in sé, ma dal modello scelto per realizzarle: "Il rapporto costi-benefici dei grandi impianti in montagna è nettamente negativo. Noi non siamo contro le rinnovabili, ma contro questo modo di realizzarle".
La Coalizione TESS pone inoltre l'accento sul rischio di una "forte pressione speculativa" legata allo sviluppo dei grandi impianti, chiedendo maggiore trasparenza sugli investitori, sulle società proponenti e sulle effettive ricadute economiche per le comunità che ospitano le infrastrutture.
Altro capitolo contestato è quello degli eventuali espropri dei terreni, considerando che gli impianti possono essere qualificati come opere di pubblica utilità quando ne ricorrono i presupposti. Per TESS, proprio il richiamo all'interesse pubblico dovrebbe comportare una valutazione rigorosa delle alternative meno impattanti, soprattutto quando sono coinvolti terreni agricoli e aree di particolare valore paesaggistico.
La proposta della coalizione non si limita quindi alla contestazione dei progetti. Nella lettera vengono indicate anche alcune alternative considerate meno impattanti, come il fotovoltaico sui tetti e sulle superfici già urbanizzate o produttive, l'autoconsumo, le comunità energetiche, l'efficientamento energetico e l'ammodernamento delle infrastrutture esistenti, oltre alla valorizzazione delle diverse vocazioni energetiche dei territori.
Il fronte contrario ai mega-impianti industriali, intanto, punta ad allargarsi. La Coalizione TESS ricorda che sono oltre 100 i sindaci che hanno aderito all'appello nazionale trasmesso alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni il 5 luglio 2026, insieme a oltre 500 tra associazioni, comitati, amministratori, personalità pubbliche e rappresentanti della società civile.
Da qui la richiesta rivolta a Schlein: un incontro diretto con una delegazione della Coalizione TESS e dei firmatari della lettera, insieme a tecnici del CNR e di ISPRA, ingegneri e rappresentanti dei territori.
L'obiettivo dichiarato è aprire un confronto sul futuro della transizione energetica, mettendo sul tavolo dati, esperienze e proposte. Una partita che, per il territorio maceratese e per Caldarola in particolare, assume un peso concreto alla luce dei progetti eolici che continuano a interessare i crinali dell'Appennino.
La raccolta delle adesioni alla lettera aperta a Elly Schlein resterà aperta fino al 15 settembre. Per Fabbroni e la Coalizione TESS, la richiesta resta quella già espressa a livello locale: sviluppare le energie rinnovabili senza trasformare i territori appenninici nel prezzo da pagare per la transizione energetica.
Futuro Nazionale rafforza la propria presenza nelle Marche e apre una nuova sede a Tolentino, in via Pace. Un nuovo punto di riferimento per il movimento, nato dall'impegno di Antonio Trombetta, consigliere comunale di Tolentino e referente del Comitato 773, e presentato alla presenza di militanti e sostenitori.
All'appuntamento hanno partecipato il responsabile regionale Fabrizio Ciarapica, il responsabile provinciale di Macerata Pierpaolo Turchi, il consigliere comunale di Macerata Andrea Blarasin e i referenti dei comitati Antonella Parrucci per Tolentino, Carlo Broglia per Porto San Giorgio e Salvatore Pensato per Recanati.
L'apertura della sede viene presentata dal movimento come un ulteriore passo nel percorso di radicamento sul territorio marchigiano. Un luogo che, nelle intenzioni dei promotori, non dovrà limitarsi alle attività politiche, ma diventare uno spazio di confronto con la cittadinanza.
“Via Pace non sarà soltanto una sede di partito, ma una casa aperta alla città - ha detto il responsabile regionale Fabrizio Ciarapica -. Vogliamo riportare la politica tra le persone, nei quartieri e nelle comunità, con serietà, coraggio e capacità di ascolto. Il nostro obiettivo è costruire una presenza politica autorevole, ma soprattutto concreta, capace di confrontarsi ogni giorno con i problemi reali dei cittadini. Ringrazio Trombetta e tutti presenti per la passione e l’entusiasmo che stanno mettendo a servizio del territorio”.
Nel corso dell'incontro è stato sottolineato anche il percorso di crescita del movimento nella provincia di Macerata, con la nascita e il rafforzamento di nuovi comitati.
“C’è un entusiasmo crescente in tutta la provincia e la nascita di nuovi comitati ne è la dimostrazione - ha spiegato il responsabile provinciale Pierpaolo Turchi -. Stiamo costruendo una rete che vuole essere protagonista della vita politica del territorio. Da Macerata parte un messaggio chiaro: Futuro Nazionale c’è, si struttura e vuole mettere radici per dare una rappresentanza concreta ai cittadini”. A chiudere l'incontro è stato Antonio Trombetta, che ha illustrato le motivazioni alla base dell'apertura della nuova sede di Tolentino.
“Questa sede nasce con un obiettivo preciso: dare ai cittadini di Tolentino un luogo in cui poter essere ascoltati e partecipare. Vogliamo costruire un rapporto stabile con la città, fatto di confronto, idee e impegno. Tolentino ha bisogno di una politica presente, competente e capace di guardare al futuro. È su questo che intendiamo lavorare”.
Un progetto politico e amministrativo costruito con metodo, una squadra composta da persone competenti e rappresentative del territorio e un confronto aperto con le altre forze della coalizione. È questa la linea tracciata da Noi Moderati in vista delle prossime sfide politiche e amministrative a Civitanova Marche.
A fare il punto è il coordinatore regionale delle Marche, Tablino Campanelli, che annuncia un lavoro già avviato per costruire una proposta capace di coinvolgere le migliori energie della città.
“Stiamo già lavorando con grande attenzione alla costruzione di un progetto politico e amministrativo serio, credibile e capace di coinvolgere le migliori energie del territorio”, sottolinea Campanelli. L'obiettivo, spiega, è affiancare a Noi Moderati una lista formata da “persone competenti, rappresentative e profondamente legate alla realtà locale”.
Il coordinatore regionale conferma inoltre che sarebbero già stati individuati alcuni profili considerati autorevoli, compresi nomi che potrebbero mettere a disposizione esperienza e competenze per incarichi di particolare responsabilità, fino alla candidatura a sindaco.
La direzione indicata è quella di costruire una proposta alternativa e competitiva, prendendo spunto anche da esperienze amministrative considerate positive. Tra queste, Campanelli cita in particolare il modello di San Benedetto del Tronto, dove, a suo giudizio, il lavoro di squadra, il radicamento territoriale, il dialogo con i cittadini e il coinvolgimento di persone qualificate hanno prodotto un risultato politico significativo.
“Noi Moderati vuole essere una forza sempre più presente, concreta e determinante”, ribadisce Campanelli, indicando nel mondo moderato e civico il naturale spazio politico nel quale costruire una proposta capace di contribuire a una coalizione “forte, coesa e vincente”.
Il prossimo passaggio sarà il confronto con i coordinamenti provinciali e regionali degli altri partiti della coalizione. Un tavolo che, secondo quanto annunciato, sarà avviato nel corso della prossima settimana con l'obiettivo di condividere un percorso sulle future scelte politiche e amministrative.
Sul ruolo di Civitanova interviene anche la coordinatrice provinciale di Macerata, Maika Gabellieri, che rivendica per la città un'attenzione particolare.
“Civitanova non è un comune qualunque. È una delle città più importanti delle Marche, con un potenziale enorme che troppo spesso resta inespresso”, afferma Gabellieri. Proprio per questo, aggiunge, la città avrebbe bisogno di una classe dirigente “all’altezza delle sue ambizioni: servono persone preparate, competenze reali, una classe dirigente all’altezza delle sue ambizioni. Non ci si improvvisa alla guida di una città così".
"Per liberare davvero il potenziale di Civitanova serve un cambio di passo nel metodo. Servono logiche nuove e sane, trasparenti, che abbiano come unico scopo il bene della città e non la conservazione di equilibri e posizioni. È esattamente la stagione che Noi Moderati vuole aprire: superare la politica delle stanze chiuse e degli accordi precotti, e restituire le scelte ai cittadini e a chi ha le competenze per servirli".
"In questo quadro stupisce, e non poco, il tentativo di confusione che in questi giorni provano ad alimentare alcuni navigati della politica civitanovese. Chi assegna caselle, distribuisce ruoli e arruola a mezzo stampa forze politiche che a lui non rispondono, non sta costruendo il futuro della città: sta provando a trattenere il passato, aggrappandosi con le unghie a vecchie logiche che i cittadini hanno imparato a riconoscere".
"Sia chiaro un punto: le alleanze e le scelte di Noi Moderati sul territorio le definisce Noi Moderati, nei propri organi e attraverso il proprio coordinamento provinciale. Non le annuncia chi vorrebbe soltanto usarne il nome".
"Noi Moderati c’è, con serietà e spirito costruttivo. Siamo pronti a sederci al tavolo della coalizione, come indicato dal nostro Coordinatore Regionale, da protagonisti e non da comparse, portando persone, idee e competenze. Perché Civitanova non ha bisogno dell’ennesima operazione di palazzo: ha bisogno di una guida preparata".
"Le aree interne rappresentano una risorsa strategica per l’Italia – ha osservato De Meo –. Dobbiamo costruire politiche che consentano a questi territori di essere competitivi, investendo sui servizi, sulla capacità di attrarre imprese e sulla valorizzazione delle loro identità. Qui c’è un patrimonio umano ed economico che merita di essere sostenuto con strumenti adeguati". Le parole dell' europarlamentare di Forza Italia Salvatore De Meo durante la sua visita al territorio maceratese insieme al presidente del Consiglio regionale Gianluca Pasqui.
La serie di incontri che ha messo in dialogo De Meo con il mondo produttivo e gli amministratori locali è iniziato con la visita alla CBF Balducci. In quest'occasione De Meo e Pasqui hanno avuto la possibilità di confrontarsi con la dirigenza dell’azienda relativamente alle prospettive di crescita del comparto manifatturiero, alle esigenze delle imprese le opportunità offerte dalle politiche europee e regionali.
"Le istituzioni europee devono saper ascoltare chi ogni giorno crea lavoro e valore sui territori – ha sottolineato Salvatore De Meo –. Incontri come questo sono preziosi perché consentono di raccogliere direttamente le esigenze delle imprese e trasformarle in proposte concrete. L’Europa non può essere percepita come distante: deve diventare uno strumento capace di accompagnare lo sviluppo delle nostre comunità e delle nostre eccellenze".
"Abbiamo voluto che questa fosse innanzitutto una giornata di ascolto – ha espresso Pasqui – La politica deve uscire dai palazzi e confrontarsi direttamente con chi investe, produce e tiene viva l’economia dei nostri territori. Il dialogo tra Bruxelles, Regione e realtà locali è fondamentale per trasformare le opportunità in risultati concreti".
L'europarlamentare ha poi raggiunto Sarnano, dove, durante l'incontro con il sindaco Fabio Fantegrossi sono stati toccati i temi delle esigenze dei Comuni interni, delle infrastrutture, del turismo e della valorizzazione delle eccellenze locali.
Il presidente del Consiglio regionale ha sottolineato: "I piccoli Comuni non chiedono assistenza, ma opportunità. Qui troviamo amministratori che ogni giorno lavorano con passione per mantenere vivi i propri territori. Il nostro compito è fare in modo che le istituzioni, a ogni livello, siano alleate di questo impegno".
De Meo ha, infine, ribadito l’importanza di mantenere un rapporto costante con il territorio: "Forza Italia cresce quando ascolta le persone, valorizza gli amministratori e costruisce una rete capace di collegare i Comuni, le Regioni e l’Europa. Questo contatto diretto con le comunità è il modo migliore per rendere la nostra azione politica più efficace e vicina ai cittadini".
La crisi politica che da mesi attraversa la maggioranza di centrodestra torna a scuotere Palazzo Sforza. A Civitanova l’opposizione tenta nuovamente la carta della mozione di sfiducia contro il sindaco Fabrizio Ciarapica, con l’obiettivo di mettere fine anticipatamente alla consiliatura.
È il terzo tentativo promosso dalle forze di minoranza, che questa volta hanno sottoscritto il documento in nove: Francesco Micucci, Mirella Paglialunga, Letizia Murri, Elisabetta Giorgini, Lidia Iezzi, Piero Gismondi, Yuri Rosati, Silvia Squadroni e Giuseppe Lepretti.
Nel testo viene contestata duramente la gestione dell’Amministrazione. Secondo i firmatari, Civitanova sarebbe ormai «bloccata da mesi» dalle divisioni interne alla maggioranza, con un sindaco accusato di aver disatteso gli impegni elettorali e un centrodestra «spaccato» e condizionato da «lotte di potere personali».
Per l’opposizione, la situazione avrebbe raggiunto un punto tale da non poter essere ulteriormente trascinata. «Civitanova non merita questo degrado amministrativo e istituzionale», si legge nella mozione, mentre viene definito «irresponsabile» protrarre quella che i consiglieri di minoranza considerano una situazione di «agonia istituzionale e mera sopravvivenza politica».
Il primo ostacolo, però, è tutto politico e aritmetico. Le firme raccolte sono nove, mentre ne servono almeno dieci per poter portare la mozione in Consiglio comunale e discuterla.
Per raggiungere la quota necessaria, dunque, dovrebbe arrivare la firma di almeno un consigliere della maggioranza di centrodestra. È proprio a loro che l’opposizione rivolge il proprio appello, chiedendo di mettere gli interessi della città davanti a quelli di partito.
«Abbiate il coraggio di mettere il bene di Civitanova davanti agli interessi personali e di partito», è l’invito rivolto ai consiglieri di maggioranza, ai quali viene chiesto di firmare la mozione e sostenerla successivamente in aula.
Ma anche l’eventuale raggiungimento delle dieci firme non basterebbe a far cadere l’Amministrazione. In Consiglio servirebbero infatti 13 voti favorevoli per approvare la sfiducia e interrompere definitivamente la consiliatura.
È qui che si gioca la partita più difficile per l’opposizione. Finora i precedenti tentativi di mettere in discussione la permanenza di Ciarapica alla guida della città non hanno prodotto risultati, nonostante le tensioni e i malumori che continuano a emergere all’interno della maggioranza.
La risposta del centrodestra arriva da Piepaolo Turchi di Futuro Nazionale, che attacca innanzitutto la strategia scelta dalle opposizioni.
«Chi presenta una mozione di sfiducia deve avere la forza e la responsabilità per sostenerla. Se non si riescono nemmeno a raccogliere le firme necessarie, è difficile presentarsi alla città come alternativa credibile», sostiene Turchi.
Il consigliere considera inoltre singolare il fatto che l’opposizione chieda proprio alla maggioranza di fornire il numero di firme che le manca per portare avanti la propria iniziativa politica.
Per Turchi, la mozione di sfiducia è «uno strumento serio della vita democratica» e non dovrebbe trasformarsi in un appuntamento ricorrente utile soprattutto ad alimentare comunicati e polemiche.
«Se esiste una reale alternativa all’Amministrazionee esiste una reale alternativa all’Amministrazione in carica, l’opposizione la costruisca, la presenti ai cittadini e trovi al proprio interno i numeri per sostenerla. Noi continueremo invece a fare ciò per cui siamo stati eletti: lavorare in Consiglio comunale, sostenere l’azione amministrativa e affrontare i problemi concreti della città».
«Civitanova Marche non ha bisogno di una politica costruita sulla propaganda permanente. Ha bisogno di una maggioranza che governi e di un’opposizione capace, quando lo ritiene necessario, di contrapporsi con serietà, proposte e responsabilità». Il confronto politico è legittimo e necessario. La ricerca permanente del colpo di scena, senza avere nemmeno i numeri per sostenerlo, è un’altra cosa».
«La maggioranza continuerà a lavorare, senza farsi distrarre da iniziative prive dei requisiti necessari e lontane dalle reali esigenze dei cittadini».
Sono in fase avanzata i lavori di potenziamento dell’area camper, avviati il 13 luglio 2026 e la cui conclusione è prevista nella prima metà di ottobre. L’intervento, nato per garantire migliori e più tecnologici servizi, gode di un finanziamento di 75.600 euro del Ministero del Turismo e rappresenta un investimento importante per rafforzare l’accoglienza e le opportunità legate al turismo itinerante e all’aria aperta.
Il progetto prevede la delimitazione dell’area con siepi alternate a recinzione metallica, la messa a dimora di nuovi alberi e la realizzazione di un sistema automatico di irrigazione, collegato a una nuova vasca interrata per la raccolta delle acque piovane.
Saranno inoltre realizzati un varco pedonale controllato per pedoni e biciclette e un nuovo vano adiacente al blocco bagni, nel quale saranno installate lavatrice e asciugatrice a gettoni. Tutti interventi che ampliano in modo significativo i servizi a disposizione degli utenti.
L’area camper, inoltre, sarà dotata di sistema di lettura targhe e videosorveglianza, Infopoint a controllo remoto e colonnina per la ricarica delle e-bike.
La nuova segnaletica completa il progetto: otto segnali stradali saranno posizionati a partire dai confini comunali lungo i principali assi viari nelle direzioni di Camerino, San Severino Marche, Matelica e Pioraco, così da rendere l’area facilmente individuabile da chi raggiunge Castelraimondo.
«Stiamo portando verso la conclusione un intervento che migliora ulteriormente l’offerta turistica di Castelraimondo – dichiara il sindaco Patrizio Leonelli –. L’investimento ci permette di dotare l’area camper di nuovi servizi, più verde, maggiore sicurezza e soluzioni dedicate alla mobilità sostenibile. Vogliamo creare le condizioni affinché chi arriva in camper non trovi solo un luogo nel quale sostare, ma scelga di fermarsi, conoscere Castelraimondo e vivere il nostro territorio, in maniera da generare opportunità anche per il commercio, la ristorazione e le altre attività locali».
In vista del completamento dell’intervento, il Comune di Castelraimondo ha pubblicato anche la procedura aperta per l’affidamento in concessione del servizio di gestione dell’area attrezzata per la sosta camper.
L’amministrazione invita pertanto gli operatori interessati a prendere visione della procedura, con l’obiettivo di individuare un soggetto in grado di garantire una gestione efficace della struttura e di valorizzare appieno le nuove dotazioni e le potenzialità turistiche dell’area.
Le ultime misure introdotte dal Governo per i territori colpiti dal terremoto del 2016 riaccendono il dibattito all'interno del cratere. Di fronte a quello che dall'amministrazione di Visso viene definito un "silenzio assordante", il sindaco Rosella Sensi ha deciso di far sentire la propria voce, inviando una lettera ufficiale al presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al commissario straordinario Guido Castelli e al presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli.
Al centro della contestazione c'è il recente provvedimento che prevede interventi specifici, la stabilizzazione del personale e la proroga della Zona Franca Urbana per tre soli Comuni: Accumoli, Amatrice e Arquata del Tronto. Pur ribadendo il massimo rispetto per tre comunità così duramente colpite e per le loro vittime, da Visso si solleva un grido d'allarme per l'intera area sismica: se il terremoto ha distrutto le case, il tempo rischia di distruggere la comunità, ed è necessario estendere gli stessi interventi a tutto il cratere.
Nella sua missiva ai vertici istituzionali, la prima cittadina ha voluto sottolineare la sofferenza di un territorio che non può essere diviso: "Oggi non possa più esistere una distinzione tra cittadini di serie A e cittadini di serie B. Il dolore non può essere graduato", osserva Rosella Sensi. "La sofferenza non può essere misurata esclusivamente sulla base del numero delle vittime registrate il giorno del sisma, perché in questi dieci anni migliaia di persone hanno continuato a pagare un prezzo altissimo in termini di qualità della vita, lavoro, salute, relazioni sociali e prospettive future".
La prima cittadina esprime forte preoccupazione per la disparità di trattamento riservata sia ai lavoratori della ricostruzione che alle attività economiche: "Apprendo che il provvedimento tutela il personale impiegato nei tre Comuni sopracitati. Mi domando, però, quale sarà il destino delle migliaia di lavoratori che, in tutti gli altri Comuni colpiti dal sisma, da quasi dieci anni garantiscono con competenza e dedizione il funzionamento degli uffici".
Allo stesso modo, il sindaco critica la gestione della Zona Franca Urbana, la cui proroga selettiva "rischia di creare un’ingiustificata disparità proprio nel momento in cui sarebbe necessario rafforzare la coesione dell’intero territorio. La ricostruzione immateriale non può realizzarsi attraverso misure che finiscono per dividere territori accomunati dalla stessa tragedia".
Richiamando anche le recenti denunce dell'Arcivescovo di Camerino-San Severino Marche, Monsignor Francesco Massara, sul forte incremento del disagio psicologico e sul ricorso agli antidepressivi nelle aree terremotate, la Sensi ribadisce che la precarietà del territorio va ben oltre le macerie materiali.
La lettera si conclude con un appello all'unità e al rispetto dei principi fondamentali: "Questa non vuole essere una contrapposizione tra territori né, tantomeno, una guerra tra poveri. Al contrario, è un appello affinché nessuna comunità venga lasciata indietro", dichiara il sindaco di Visso. "Il diritto di tornare a vivere nel proprio Comune, nella propria casa, con servizi adeguati, opportunità di lavoro e condizioni di normalità, appartiene a tutti i cittadini del cratere e non solo, senza alcuna distinzione. Da Sindaco ho il dovere di difendere il principio costituzionale dell’uguaglianza tra i cittadini, affinché vengano individuate misure capaci di garantire pari dignità e pari opportunità a tutti", conclude Sensi.
Inizierà il 28 agosto, per concludersi il 27 settembre, la quarta edizione della Festa dell'Unità itinerante della provincia di Macerata, organizzata dal Partito Democratico. La manifestazione toccherà quattordici tappe in tredici comuni del territorio, con un programma che alternerà talk di approfondimento, momenti di convivialità, presentazioni di libri e musica.
La Festa dell'Unità punta a coinvolgere circoli e comuni in un'ottica di sostenibilità economica, contando sui contributi che sostengono i circoli organizzatori, primo fra tutti quello del 2x1000.
Al centro della presentazione dei programmi dei singoli comuni la volontà è quella di dare spazio alla comunità. Il responsabile dei circoli Pd Raffaele Consalvi ha sottolineato l'importanza del momento, in vista delle elezioni politiche del prossimo anno e delle amministrative in diversi comuni della provincia: le feste rappresentano un segnale di apertura verso il territorio. La volontà espressa è quella di lavorare alla costruzione di un'ampia coalizione progressista, sia a livello locale che nazionale.
L'approccio scelto è quello di partire dai problemi concreti, come l'esclusione dei comuni montani, la sanità e la questione dei rifiuti nella provincia di Macerata, cercando in primis soluzioni piuttosto che colpevoli, con l'obiettivo di costruire una visione collettiva e orientata al futuro, ripartendo dal basso e dai contenuti, attraverso l'ascolto di cittadini e amministratori del territorio.
Un ulteriore tema che verrà portato al centro degli incontri, con la presenza dei Giovani Democratici, è quello dei giovani che scelgono di restare nel territorio marchigiano e le sfide che questi ultimi devono affrontare: partendo dal punto di vista economico, culturale e delle opportunità lavorative per arrivare ad interrogarsi su come la modernità può confrontarsi con il mondo del lavoro attuale, non sempre al passo con quello del progresso tecnologico.
A dieci anni dal terremoto che ha colpito il Centro Italia, il tema della ricostruzione torna al centro del confronto al Meeting di Rimini, dove è intervenuto il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli insieme al ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare Nello Musumeci, al commissario straordinario per la ricostruzione del sisma 2016 Guido Castelli e all’amministratore delegato dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale Antonella Baldino.
Il confronto è stato dedicato al passaggio dall’emergenza alla ricostruzione e dalla ricostruzione alla rinascita delle comunità. Nel suo intervento, Acquaroli ha sottolineato come il completamento degli interventi edilizi non possa rappresentare da solo il traguardo del percorso, indicando nella ripresa economica e sociale dei territori uno degli obiettivi principali.
"Certamente – ha sottolineato il presidente, rispondendo alle domande del moderatore – non basterà il completamento dei cantieri per ritrovare la normalità. Dobbiamo considerare terminata la ricostruzione quando quelle comunità avranno ritrovato la normalità economica, la normalità sociale e anche la capacità di poter elaborare quello che sarà il loro futuro".
Secondo Acquaroli, il sisma ha colpito territori che già prima del 2016 erano interessati da spopolamento e carenza di infrastrutture strategiche. La ricostruzione viene quindi indicata come un'opportunità per intervenire anche su questi elementi e rafforzare la capacità delle comunità di guardare al futuro.
Tra gli aspetti richiamati dal presidente ci sono paesaggio, gastronomia, artigianato, cultura, spiritualità e borghi, considerati elementi distintivi dell'Appennino marchigiano e potenziali leve per rendere i territori più attrattivi.
"Questi territori hanno una forza enorme, ma spesso non ne sono consapevoli. La vera sfida è far comprendere la loro importanza, la loro bellezza e la loro forza", ha spiegato Acquaroli, indicando anche il ruolo della Regione nel coordinare e accompagnare i processi di sviluppo e nell'individuare nuove prospettive per le aree colpite dal sisma.
In questa direzione si inserisce anche la scelta di investire, attraverso la programmazione europea, sulla valorizzazione dei borghi e della loro autenticità. Un approccio che, secondo il presidente, può rappresentare un elemento di competitività in un contesto sempre più globalizzato.
"Se diventiamo tutti uguali, non c’è un motivo per raggiungere un luogo che è identico a un altro. Un territorio diventa attrattivo se riesce a puntare sull’autenticità".
La strategia indicata non riguarda esclusivamente il settore turistico, ma anche la possibilità di trattenere i giovani, sostenere l'imprenditorialità e creare nuove opportunità nei settori della gastronomia, dell'artigianato e dell'innovazione, valorizzando al tempo stesso la qualità della vita offerta dai territori dell'Appennino.
"C’è un mondo da scoprire e qualcosa di enorme che va condiviso – ha detto il presidente – perché la forza delle comunità e l’autenticità dei luoghi possano diventare elementi di attrazione e sviluppo".
Nel corso dell'intervento, Acquaroli ha inoltre richiamato il percorso della ricostruzione materiale nel cratere, ringraziando il commissario Guido Castelli e il Governo Meloni per il lavoro svolto e sottolineando il ruolo della volontà politica e istituzionale nel sostenere gli obiettivi indicati dalle comunità e dai sindaci.
"Quando noi troveremo la possibilità di parlare del futuro – ha insistito Acquaroli – mettendo completamente alle spalle tutto quello che è stata la dinamica dovuta al sisma, potremo dire di aver ritrovato la normalità".
Un passaggio specifico è stato dedicato ai giovani, considerati uno degli elementi centrali della prospettiva futura dei territori colpiti. Acquaroli ha ricordato sia chi ha lasciato le aree del cratere sia chi, proprio durante l'emergenza, ha scelto di restare e investire sul territorio: "Rappresentano una delle ragioni per cui la ricostruzione non può fermarsi alla dimensione edilizia. Ci sono giovani che se ne sono andati, ma attenzione: ci sono giovani che nel sisma, nella difficoltà, nell’emergenza si sono innamorati di questi territori e lì hanno deciso di investire".
In conclusione, il presidente ha indicato nella capacità delle istituzioni di accompagnare le comunità oltre l'emergenza uno degli elementi centrali del percorso: "Il ruolo delle istituzioni è questo: cercare di essere vicino all’emergenza, ma progettare il futuro, la normalità, la competitività e la capacità di recuperare quell’orgoglio di essere marchigiani, di vivere nell’Appennino e di poter tramandare alle generazioni future questo patrimonio".
Il 36° posto di Civitanova nella classifica nazionale dell’Indice di vitalità delle città medie è «un risultato di cui essere orgogliosi», ma non può diventare una medaglia da appuntarsi sul petto. A sostenerlo è Maika Gabellieri, esponente di Noi Moderati ed ex assessore della prima amministrazione Ciarapica, che interviene sul dato emerso dalla ricerca della Fondazione B.Live, rilanciata dall’inserto Affari & Finanza di Repubblica.
Lo studio ha messo a confronto 260 città italiane tra 30mila e 100mila abitanti. Civitanova ha ottenuto un punteggio di 70,1, risultando prima città delle Marche, davanti a Fano, Pesaro, San Benedetto del Tronto e Ancona.
«È un risultato di cui essere orgogliosi. Ma va letto per quello che è, non per quello che fa comodo», sottolinea Gabellieri.
Secondo l’ex assessore, infatti, l'indice «non è una pagella dell'amministrazione comunale». «Non misura le scelte di una giunta, né premia chi siede a Palazzo Sforza. Misura un potenziale», afferma, richiamando lo stesso concetto di «potenziale dormiente» utilizzato dalla ricerca.
E proprio dai numeri, sostiene Gabellieri, emerge la vera origine del primato civitanovese. «Se poi si guardano i numeri di Civitanova, si capisce a chi va intestato quel primato. Non al reddito: il reddito medio, 21.862 euro, è addirittura sotto la media regionale».
Il dato più significativo sarebbe invece quello legato all'imprenditorialità: «Il 10,6% delle dichiarazioni fiscali, il valore più alto tra tutte le città marchigiane, e una demografia ancora giovane». Da qui la sua lettura: «Quel 36° posto lo hanno costruito i nostri imprenditori, i nostri artigiani, i professionisti dei più diversi settori, il distretto calzaturiero che questa città ha edificato in sessant’anni di lavoro. Lo ha costruito chi ogni mattina alza la saracinesca, non chi taglia un nastro».
Per Gabellieri, dunque, il dato dovrebbe essere utilizzato come punto di partenza per una riflessione sulle politiche future, non come strumento di autocelebrazione. E porta l'esempio di Alba, arrivata settima nella stessa classifica.
«La politica ha fatto una cosa semplice e adulta: ha portato lo studio in Consiglio comunale, ha convocato la Fondazione per un approfondimento, ha deciso di condividere i dati con tutta l’assemblea e di usarli per costruire le politiche di sviluppo future», racconta.
Un metodo che, secondo Gabellieri, dovrebbe essere seguito anche a Civitanova. «Il mio interesse non è “mettere il cappello” su questo risultato», è il principio che richiama.
La critica all'Amministrazione è quindi netta: «A Civitanova, invece, quel dato è stato trasformato in autocelebrazione anziché in un piano di lavoro: la prova, si è detto, del “lavoro serio di questi anni”».
Gabellieri parla di «un riflesso di un metodo che conosciamo bene» e cita in particolare il settore turistico: «Tanta comunicazione e poca strategia, tanta vetrina e poca sostanza». Il riferimento è a «fuochi d’artificio, tagli di nastro, qualche fotografia sui social», che a suo giudizio sono «utili all’immagine, incapaci di costruire economia, presenze e futuro».
Per l'esponente di Noi Moderati, il potenziale di Civitanova non è certo una scoperta recente. «La posizione geografica di Civitanova, il suo tessuto imprenditoriale, le sue infrastrutture — il porto turistico, un lungomare che ha riconquistato la Bandiera Blu, un borgo come Civitanova Alta, un tessuto vivo di eventi e cultura — raccontano un potenziale enorme».
Un potenziale che, però, deve essere trasformato in una strategia. «Il potenziale, per definizione, è dormiente: se non lo si lavora, se non lo si predispone, non esplode», sostiene Gabellieri, che indica nel turismo una delle principali direttrici di sviluppo.
«La strada per attivarlo ha un nome preciso: turismo. Non il turismo degli eventi-spot, ma il turismo come asse strategico di sviluppo», afferma.
Ma per l'ex assessore il turismo non può essere affrontato isolatamente. «Ha bisogno della Cultura e dello Sport per riempire i mesi vuoti e destagionalizzare i flussi; dell’Università e della Progettazione europea per portare competenze e intercettare i fondi che trasformano le idee in opere».
E ancora: «Serve un dialogo permanente con Urbanistica, Lavori Pubblici e Ambiente, perché una destinazione la si disegna prima nel piano regolatore, la si rende raggiungibile con le infrastrutture, e la si costruisce a partire dal mare, dalle spiagge e dal verde che sono il nostro primo prodotto».
Gabellieri richiama anche la programmazione regionale. «È esattamente ciò che chiede anche la Regione: il Piano turistico 2026-2028 punta su destination management e destagionalizzazione, e indica come criticità proprio la frammentazione dell’offerta e la stagionalità».
Da qui l'appello: «Una città che è prima nelle Marche per vitalità economica dovrebbe essere in testa a questa sfida, non alla rincorsa».
Il dato della classifica, dunque, secondo Gabellieri dovrebbe rappresentare «la miglior notizia possibile», ma anche «una base di partenza, non un traguardo».
«Un’amministrazione seria, davanti a quella fotografia, non si appunta una medaglia: si rimbocca le maniche e chiede, di quel potenziale, che cosa ne facciamo. Da quale strada lo si fa esplodere».
L'intervento si chiude con una critica politica alla maggioranza. «Un’amministrazione seria non disperde le sue energie dietro ai litigi di potere, alle spartizioni interne, alle fughe dall’aula e ai regolamenti di conti tra chi dovrebbe governare insieme».
E aggiunge: «Ogni giornata spesa a contarsi i voti dentro la maggioranza è una giornata sottratta al futuro della città».
Infine, la conclusione: «Chi legge ogni dato soltanto come un merito proprio, e intanto lascia che la città resti ostaggio delle proprie divisioni, ha già smesso di lavorare. Chi legge quel dato come un compito, invece, ha appena cominciato».
«E questa città, il suo potenziale, se lo merita fino in fondo», conclude Gabellieri.
MACERATA – «Con il bando sull’assistenza scolastica alla disabilità a Macerata, l’Amministrazione fa il gioco delle tre carte: scarica i tagli sui lavoratori e impoverisce il servizio per gli studenti». È un attacco diretto quello di Ninfa Contigiani, consigliera comunale del Partito democratico, che interviene sul nuovo capitolato d’appalto per l’assistenza all’autonomia scolastica, dopo la formale diffida presentata da USB Lavoro Privato al Comune.
Contigiani, che è anche docente dell’Università di Macerata impegnata nella formazione degli operatori del sociale, chiede all’Amministrazione di fermare l’iter e aprire immediatamente un confronto con le rappresentanze dei lavoratori.
«Non si può fare cassa e cercare il risparmio sui diritti degli alunni con disabilità e sulla pelle degli educatori», sostiene la consigliera dem, secondo la quale «il Comune di Macerata dovrebbe sospendere il bando e aprire subito un tavolo di confronto».
Nel mirino ci sono soprattutto le condizioni previste dal nuovo capitolato. «La diffida del sindacato solleva questioni di straordinaria gravità che toccano sia la dignità del lavoro sia la qualità dei servizi dedicati ai soggetti più fragili della nostra comunità», afferma Contigiani.
Tra le criticità indicate dalla consigliera ci sono «il sotto-inquadramento delle figure educative, la mancata attribuzione di un livello contrattuale coerente con la complessità del ruolo, il trasferimento del rischio economico sui lavoratori in caso di assenza dell’alunno e clausole di tutela occupazionale deboli».
Per Contigiani, si tratta di «scelte che vanno nella direzione opposta a quella di un welfare moderno e credibile».
La consigliera richiama anche la propria esperienza accademica e il lavoro svolto nella formazione degli operatori sociali. «Nella mia esperienza di docente, insieme a tanti colleghi dei corsi professionalizzati per il lavoro sociale, ci spendiamo per valorizzare le competenze e l'importanza della relazione umana tra operatore e assistito», spiega. Da qui, aggiunge, la contraddizione che vede nella scelta dell’Amministrazione di «svalutare proprio questa specificità».
Il nodo, secondo Contigiani, non riguarda soltanto le condizioni contrattuali degli educatori, ma rischia di avere ricadute dirette sulla qualità dell’assistenza. «Un welfare pubblico non può prescindere dalla tutela dei suoi lavoratori», sottolinea. E avverte: «Far finta di non sapere che la precarietà di chi educa mina la qualità dell'assistenza significa fare il “gioco delle tre carte”: si vende l'idea di offrire un servizio e si pompa comunicativamente la crescita dei numeri, ma nei fatti se ne scarica il costo e la fatica sulle spalle degli operatori, tenendoli legati a condizioni precarie».
Un sistema che, secondo la consigliera, rischierebbe di produrre conseguenze anche sul piano sociale. «Tutto questo rischia di diventare un sistema e non ce lo possiamo permettere mentre il bisogno sociale cresce sempre più», afferma, collegando la questione anche alla condizione occupazionale delle donne. «Aggraverebbe anche la forbice di differenza salariale e di garanzie lavorative del lavoro femminile da quello maschile, perché sappiamo tutti che sono ambiti professionali a fortissima femminilizzazione».
Contigiani guarda quindi alle conseguenze di lungo periodo. «Mi sento di mettere in guardia dalle conseguenze a lungo termine sul tessuto sociale della nostra città», dice. E pone una domanda all’Amministrazione: «A conti fatti, quanto può resistere un sistema in cui l’ente pubblico si disinteressa della qualità del lavoro che usa per dare i suoi servizi nascondendosi dietro gli appalti con i contratti privatistici?».
La consigliera teme che le difficoltà degli operatori possano alla fine ripercuotersi sull’intero sistema di welfare: «Quanto tempo passerà prima che il boomerang torni indietro, reimmettendo quegli stessi lavoratori e le loro famiglie nel circuito del bisogno sociale?».
Al centro resta però la continuità educativa degli studenti con disabilità. «La continuità educativa e la stabilità delle figure di riferimento sono elementi fondamentali per il benessere degli alunni con disabilità e delle loro famiglie: frammentare questo lavoro significa impoverire moltissimo il servizio», sostiene Contigiani.
Infine, l’appello diretto al sindaco. «È inaccettabile che il Comune proceda in direzione ostinata e contraria, rifiutando da mesi ogni dialogo con le rappresentanze dei lavoratori», afferma la consigliera Pd. La richiesta è netta: «Fermi l'iter del capitolato e convochi immediatamente un tavolo di confronto con le parti sociali».
«La tutela del lavoro e il benessere degli studenti con disabilità devono tornare al centro dell'agenda pubblica con investimenti reali, non solo a parole», conclude Contigiani.ChatGPT ha
Dieci anni dopo il terremoto, le Marche tornano a ricordare le vittime e a fare il punto sul percorso della ricostruzione. Nel giorno del decimo anniversario del sisma del 24 agosto 2016, il presidente della Regione Francesco Acquaroli ha partecipato alle celebrazioni di Arquata del Tronto, dove si è aperta la giornata commemorativa con il ricordo delle 52 vittime marchigiane.
Alla celebrazione eucaristica, presieduta dal cardinale Matteo Maria Zuppi, ha preso parte anche il presidente Acquaroli. Le commemorazioni sono poi proseguite nel pomeriggio ad Amatrice, alla presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dello stesso Acquaroli, degli assessori regionali Francesca Pantaloni e Tiziano Consoli, del sottosegretario alla Presidenza della Giunta Silvia Luconi e delle autorità civili, militari e religiose.
"Oggi ricordiamo le vittime, il dolore delle famiglie, delle comunità che purtroppo sono state devastate quella terribile notte che diede il via alle scosse", ha dichiarato Acquaroli, sottolineando come la ricostruzione delle aree maggiormente colpite rappresenti ancora una sfida complessa.
"Dove la distruzione è stata totale la ricostruzione non è semplice, perché ha richiesto e richiede ancora un enorme lavoro e l'impegno costante e quotidiano di tutti gli attori e gli enti coinvolti", ha aggiunto il presidente della Regione.
Nel suo intervento Acquaroli ha evidenziato i progressi compiuti negli ultimi anni, pur sottolineando che il percorso non è ancora concluso: "La ricostruzione è la nostra priorità e finalmente possiamo vedere importanti passi avanti", ha affermato. Poi ricorda: "Nelle Marche sono oltre 14.300 i cantieri avviati, dei quali 8.822 risultano conclusi. I contributi concessi per la ricostruzione privata ammontano a 8,8 miliardi di euro, mentre quelli già liquidati raggiungono i 5,9 miliardi".
La regione rappresenta circa il 60% dell'intera ricostruzione privata del cratere. Sul fronte della ricostruzione pubblica sono invece programmati 1.872 interventi, per un valore complessivo superiore a 2,5 miliardi di euro.
"Siamo arrivati a oltre il 60% della ricostruzione privata", ha sottolineato Acquaroli, evidenziando però la particolare complessità degli interventi nei borghi completamente distrutti e nei centri storici. Tra questi c'è proprio Arquata del Tronto, dove la ricostruzione presenta caratteristiche particolarmente complesse. "Penso ad Arquata e al progetto, unico al mondo, per la messa in sicurezza e la stabilizzazione della collina e la ricostruzione del centro storico", ha spiegato il presidente.
Secondo i dati forniti dalla Regione, negli ultimi tre anni è stato erogato il 70% delle risorse complessivamente liquidate per la ricostruzione privata dell'intero cratere. Un risultato che Acquaroli attribuisce al lavoro congiunto dei diversi livelli istituzionali: "Queste consapevolezze ci guidano ogni giorno nel mettere il massimo impegno a tutti i livelli istituzionali: il Governo, la Struttura Commissariale, la Regione, l'Ufficio Speciale per la Ricostruzione, i Comuni, gli uffici tecnici e i professionisti".
"Grazie soprattutto al Governo e al presidente Meloni che, non solo oggi con la sua presenza ad Amatrice, ma fin dal primo giorno di insediamento, ha dimostrato un'attenzione concreta attraverso misure e provvedimenti che hanno contribuito a risolvere questioni e a potenziare la ricostruzione. Penso anche alla Zona Economica Speciale, fondamentale per affiancare alla ricostruzione edilizia una ripartenza economica capace di attrarre nuove opportunità", ha aggiunto.
"C'è ancora tanto lavoro da fare ma rinnoviamo oggi e ogni giorno il nostro più grande impegno per il futuro dei territori colpiti", ha concluso Acquaroli. Nel pomeriggio, ad Amatrice, il presidente della Regione ha partecipato alle celebrazioni insieme alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, rinnovando il ricordo delle 299 vittime complessive del terremoto del 2016 e l'impegno a proseguire il percorso di ricostruzione e rilancio delle comunità dell'Appennino Centrale.
La bocciatura della variante urbanistica per la ex zona industriale “B” di Civitanova Alta apre un nuovo capitolo. Dopo il voto contrario espresso dal Consiglio comunale nella seduta del 29-30 luglio, la società proprietaria di un compendio produttivo ricompreso nell’area ha notificato al Comune una formale diffida a provvedere, chiedendo che venga concluso il procedimento di ripianificazione.
La votazione si era chiusa con 12 voti contrari e 10 favorevoli, respingendo il passaggio della variante che lo stesso Consiglio comunale aveva invece approvato in via preliminare nell'aprile del 2025.
Contestualmente alla diffida, la società ha presentato anche una istanza di accesso agli atti, chiedendo il verbale integrale della seduta consiliare, la trascrizione e le registrazioni del dibattito, oltre alla documentazione istruttoria e agli elaborati tecnici relativi al procedimento.
La questione riguarda un'area che attende da anni una nuova disciplina urbanistica. Il problema nasce dallo stralcio disposto dalla Provincia nel 2007, che ha lasciato il quadrante in una situazione di cosiddetta “zona bianca”.
La stessa delibera consiliare numero 16 dell'aprile 2025 aveva preso atto di questa situazione e della necessità di procedere alla riconfigurazione urbanistica dell'area.
Quella delibera aveva rappresentato il risultato di un'istruttoria sviluppatasi nell'arco di diversi anni, con elaborati progettuali, studi geologici e il coinvolgimento degli enti sovraordinati. Il successivo voto di luglio ha però bloccato il percorso, lasciando nuovamente senza una disciplina urbanistica definitiva l'area interessata.
È proprio la contraddizione tra i due passaggi consiliari, a distanza di circa quindici mesi, a essere ora contestata dalla proprietà.
La vicenda richiama anche un precedente già affrontato dalla giustizia amministrativa. Nel 2019 il Tar Marche, con la sentenza numero 231, aveva condannato il Comune di Civitanova Marche al risarcimento del danno da ritardo per la mancata ripianificazione della contigua area Ceccotti, anch'essa rimasta “zona bianca” dopo lo stralcio del 2007.
In quella circostanza il tribunale aveva evidenziato come le varianti avviate e successivamente abbandonate per divergenze di natura politico-amministrativa potessero comunque produrre conseguenze nei confronti di chi attendeva una nuova pianificazione.
È su questo precedente che si inserisce ora la posizione della società proprietaria, assistita dall'avvocato Renzo Tartuferi.
«La proprietà chiede ciò che la legge garantisce: che dopo trent'anni il procedimento si chiuda con una decisione espressa, motivata e coerente con l'istruttoria svolta», dichiara il legale.
Secondo Tartuferi, la questione non riguarda la possibilità per l'amministrazione di esercitare le proprie prerogative in materia urbanistica, ma la necessità che tale discrezionalità venga esercitata attraverso una decisione motivata.
«La discrezionalità urbanistica esiste, ma non è arbitrio: un'amministrazione che ha riconosciuto il vuoto di disciplina, ha istruito per anni la soluzione, l'ha sottoposta al sovraordinato parere della Regione, che è stato favorevole, e l'ha approvata in via preliminare non può poi fermarsi sulla soglia, avvitandosi su se stessa e contraddicendosi».
Il legale richiama quindi il carattere provvisorio del regime delle zone bianche e la necessità, a suo avviso, di arrivare alla conclusione del procedimento. «La giurisprudenza è chiara: il regime delle "zone bianche" è per definizione provvisorio, e colmarlo non è una facoltà del Comune, è un obbligo».
La società, precisa il legale, non esclude il confronto con l'amministrazione, ma considera ormai necessario arrivare a una conclusione. «Il ricorso al giudice e la richiesta di risarcimento restano l'estrema ratio: nessuno ha interesse a ripetere l'esperienza già vissuta da questo Comune con l'area Ceccotti, quando basta una delibera per chiudere la vicenda. Ma la disponibilità al confronto tecnico non va scambiata per disponibilità ad attendere ancora».
La diffida assegna ora al Comune il termine previsto dalla legge per fornire una risposta. L'istanza di accesso agli atti dovrà invece essere riscontrata entro 30 giorni.
In assenza di un riscontro, la società si riserva di intraprendere le ulteriori iniziative formali previste dalla legge. La vicenda della ex zona industriale di Civitanova Alta torna così al centro del confronto tra proprietà e amministrazione comunale, dopo anni di attesa e un procedimento urbanistico che, con il voto di luglio, è nuovamente rimasto senza una conclusione.
Il Consiglio di Stato si è pronunciato nel merito sul calendario venatorio 2025/2026 della Regione Marche, riconoscendo, secondo quanto riferito dall'assessore regionale alla Caccia Giacomo Bugaro, la legittimità delle scelte adottate dalla Regione sulla chiusura della stagione venatoria per beccaccia e turdidi, tra cui tordo bottaccio, tordo sassello e cesena.
Una decisione che Bugaro definisce "storica", destinata a poter rappresentare un precedente significativo anche per le altre Regioni italiane nella definizione dei calendari venatori.
La vicenda era nata dal ricorso presentato dalle associazioni ambientaliste contro il calendario approvato dalle Marche. Il TAR Marche aveva successivamente disposto l'anticipazione al 10 gennaio 2026 della chiusura della caccia alle specie interessate. Contro quella decisione la Federazione Italiana della Caccia e Federcaccia Marche avevano presentato appello al Consiglio di Stato, con la Regione Marche costituita in giudizio a sostegno delle proprie scelte.
Già lo scorso gennaio il Consiglio di Stato aveva accolto l'istanza cautelare, sospendendo gli effetti della sentenza del TAR e consentendo il ripristino delle date originariamente previste dal calendario regionale. Ora è arrivata la pronuncia definitiva sul merito della controversia.
Secondo l'assessore Bugaro, uno degli aspetti centrali della sentenza riguarda il ruolo del parere ISPRA. "Il primo punto fondamentale – sottolinea – è il riconoscimento del fatto che il parere ISPRA non ha natura vincolante. Le Regioni possono discostarsene quando la propria decisione sia adeguatamente motivata e sostenuta da elementi tecnico-scientifici idonei. È esattamente ciò che le Marche avevano fatto".
La pronuncia, sempre secondo la Regione, assume particolare rilievo anche per quanto riguarda i Key Concepts, i documenti utilizzati come riferimento per individuare i periodi della migrazione prenuziale delle diverse specie.
Il Consiglio di Stato avrebbe infatti riconosciuto la possibilità di valutare tali indicazioni alla luce di dati scientifici più aggiornati e specifici, che devono essere presi in considerazione nell'istruttoria relativa alle decisioni regionali.
"Le decisioni sulla gestione faunistica devono fondarsi sulla scienza e sull'esame complessivo dei dati disponibili", sostiene Bugaro, secondo il quale non è possibile trasformare "un singolo parere tecnico o un documento di riferimento in un vincolo automatico e insuperabile".
Altro elemento sottolineato dall'assessore regionale è il riferimento al Comitato Tecnico Faunistico-Venatorio Nazionale, organismo ricostituito per volontà del ministro dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida.
"Il Consiglio di Stato riconosce l'autorevolezza scientifica del Comitato nazionale e la rilevanza del suo parere nell'istruttoria che conduce alla formazione dei calendari venatori regionali", afferma Bugaro.
Nel caso delle Marche, il Comitato aveva espresso parere favorevole alle scelte contenute nel calendario regionale. Bugaro precisa però che la pronuncia non mette in discussione il ruolo dell'ISPRA: "Non significa, naturalmente, mettere in discussione il ruolo dell'ISPRA. Significa qualcosa di molto diverso e molto più importante: la scienza si confronta con la scienza e le decisioni devono essere assunte valutando tutti gli elementi scientifici disponibili".
Secondo l'assessore, le Regioni mantengono quindi la propria responsabilità decisionale, potendo adottare scelte differenti rispetto alle indicazioni dell'ISPRA quando queste siano sostenute da un'istruttoria completa, adeguatamente motivata e fondata su elementi tecnico-scientifici.
Bugaro rivendica infine la scelta della Regione di proseguire il contenzioso dopo la decisione del TAR: "Quando il TAR impose la chiusura al 10 gennaio decidemmo di non limitarci a prendere atto di quella decisione, ma di difendere fino in fondo le ragioni della Regione Marche e dei cacciatori marchigiani, perché eravamo convinti della solidità scientifica e giuridica del nostro calendario".
"Questa – conclude Bugaro – non è una vittoria contro qualcuno, ma una vittoria del diritto, dell'equilibrio istituzionale e di una gestione della fauna fondata su dati scientifici reali e aggiornati".