Il Pd di Potenza Picena accende i riflettori sulla ricostruzione pubblica a dieci anni dal terremoto: “Palazzo del Podestà, asilo nido, sede dell’UTC, ex avviamento professionale e scuole medie sono ancora in attesa”
Dieci anni possono sembrare lunghi, lunghissimi. Ma per la ricostruzione pubblica a Potenza Picena, secondo il Partito democratico locale, sono trascorsi quasi senza lasciare traccia.
A sostenerlo è il Pd di Potenza Picena in una nota dedicata alla situazione degli edifici pubblici danneggiati dal sisma. “Tutto è come allora, immutato, come se il sisma fosse stato ieri”, denuncia il partito.
Nel mirino ci sono alcuni degli edifici pubblici più importanti della comunità: il Palazzo del Podestà, l’asilo nido, la sede dell’UTC, i locali dell’ex avviamento professionale a Potenza Picena e le scuole medie di Porto Potenza.
Secondo il Pd, si tratta di interventi che, se fossero stati completati e oggi fossero pienamente funzionanti, garantirebbero un beneficio significativo alla comunità, riducendo i disagi per cittadini, famiglie e dipendenti comunali.
“Immaginate se il Palazzo del Podestà, l’asilo nido, la sede dell’UTC, i locali dell’ex avviamento professionale a Potenza Picena e le scuole medie a Porto Potenza fossero ultimati e funzionanti: che vantaggio enorme sarebbe per la nostra comunità?”, si legge nella nota.
Il problema, sottolinea il Partito democratico, riguarda anche l'aumento dei costi determinato dal tempo trascorso. Gli interventi risultano finanziati da anni, ma i prezzi attuali non sono più quelli di dieci anni fa.
Di conseguenza, la lunga attesa obbliga a rivedere i quadri tecnico-economici dei progetti e a reperire ulteriori risorse per adeguare gli interventi ai costi odierni.
Per il Pd, quindi, il ritardo nella ricostruzione non rappresenta soltanto un problema legato alla mancata disponibilità degli edifici, ma produce anche un effetto economico concreto.
“Il tempo che passa non solo priva i cittadini di una fetta consistente degli edifici pubblici di questo Comune ma fa lievitare i costi, in un’eterna corsa a riscrivere i quadri tecnico-economici e a reperire i fondi aggiuntivi”, sostiene il partito.
Da qui la conclusione della nota, che punta direttamente sulle conseguenze dei ritardi: “L’inerzia costa, costa tanto”.
Secondo il Pd, infatti, a pagare il prezzo dell'attesa sono sia i cittadini, attraverso il peggioramento dei servizi, sia le casse pubbliche, costrette a sostenere maggiori esborsi per finanziare interventi diventati nel frattempo più costosi.
“Un pessimo affare per l’intera comunità”, conclude il Partito democratico di Potenza Picena.
I motori sono ufficialmente accesi per la fase costituente di Futuro Nazionale nel territorio marchigiano. D’intesa con il coordinatore nazionale Massimiliano Simoni e con il generale Roberto Vannacci, la guida del movimento su scala regionale è stata affidata al coordinatore regionale Fabrizio Ciarapica, affiancato dai nuovi referenti provinciali nominati per strutturare il radicamento della formazione politica sul territorio.
Per quanto riguarda l'organigramma marchigiano, l'incarico di vicario regionale farà capo a Danilo Zampaloni. Guardando alle singole realtà provinciali, la guida per l'area di Pesaro e Urbino andrà all'avvocato Pia Perricci, mentre per la provincia di Ancona la scelta è ricaduta su Fabio Berto. Nel Maceratese il punto di riferimento sarà Pierpaolo Turchi, mentre a Fermo le redini passeranno al professor Paolo Orlandi. A chiudere il quadro dei territori c'è la provincia di Ascoli Piceno, affidata alla dottoressa Alessia Serrao, mentre l'importante ruolo di responsabile organizzativo regionale è stato assegnato a Mirko Bianchini.
«Abbiamo scelto donne e uomini che conoscono profondamente le proprie comunità, che hanno esperienza, competenza e soprattutto la volontà di mettersi in gioco — ha affermato Ciarapica —. A loro affido una responsabilità importante: ascoltare, dialogare, aggregare e dare voce alle istanze dei cittadini, costruendo provincia dopo provincia una realtà capace di guardare al futuro con coraggio e determinazione. Ringrazio il generale Roberto Vannacci e il Coordinatore Nazionale Massimiliano Simoni per la fiducia e per il percorso che stiamo costruendo insieme. Ai nuovi coordinatori provinciali rivolgo il mio più sincero augurio di buon lavoro. Da oggi inizia una nuova sfida: costruire, insieme, una presenza politica forte, radicata e autorevole, capace di rappresentare le Marche e di contribuire concretamente a costruirne il futuro».
Il segretario cittadino di Forza Italia, Paolo Giannoni, interviene sulle ultime notizie diffuse a mezzo stampa e sulla decisione di alcuni esponenti di restituire la tessera del partito. L'obiettivo dichiarato è fare chiarezza sulla posizione della segreteria cittadina e sul percorso politico portato avanti a Civitanova Marche.
«Prendiamo atto delle decisioni annunciate – dichiara Giannoni – e, senza alcuna ipocrisia, ringraziamo chi ha fatto questa scelta ed è finalmente uscito allo scoperto». Il segretario rivendica una concezione del partito fondata sulla lealtà al programma elettorale votato dai cittadini e sul lavoro quotidiano per la comunità, prendendo le distanze da quelli che definisce «tesseramenti di massa promossi a fini tattici per tentare di condizionare dall'esterno la linea politica».
«Forza Italia non è un taxi sul quale si sale per una candidatura e dal quale si scende quando quel progetto prende un'altra strada», aggiunge.
Nel merito della vicenda, Giannoni sostiene che chi ha scelto di restituire la tessera avrebbe avuto l'obiettivo di influenzare le decisioni del partito attraverso liste civiche e gruppi esterni. «Chi oggi sceglie di restituire la tessera – per giunta dopo non essersi mai visto a una riunione di partito – aveva un obiettivo preciso: imporre da liste civiche e gruppi esterni nomi e decisioni a Forza Italia, come si è tentato di fare anche nell'ultimo Consiglio comunale».
Secondo il segretario, la riconsegna delle tessere sarebbe arrivata dopo il rifiuto della segreteria di accogliere tali richieste. «Di fronte al nostro “no” fermo e coerente, è arrivata la riconsegna delle tessere», afferma Giannoni, che parla di una «coincidenza che fa chiarezza» e che, a suo giudizio, «libera finalmente Forza Italia da ingerenze che nulla avevano a che fare con i nostri valori, ma molto con l'opportunismo politico».
Nel comunicato non manca un riferimento diretto a Sergio Marzetti, nei confronti del quale Giannoni esprime una dura critica: «Spiace vedere Sergio Marzetti cimentarsi oggi nel ruolo di professore di morale e coerenza, da diversi mesi pseudo-stratega per altri, ma in realtà grande assente forzista da tempo».
Il segretario cittadino rivendica quindi il percorso compiuto da Forza Italia a Civitanova Marche. «Ha portato avanti in questi anni un percorso di crescita e radicamento chiaro, che ha condotto il partito a risultati importanti e riconosciuti», sottolinea.
Per Giannoni, consenso e rappresentatività devono essere costruiti attraverso il rispetto degli impegni assunti con gli elettori, «non con i pacchetti di tessere esibiti a comando». La tutela dell'identità del partito, aggiunge, significa distinguere «chi condivide una visione sincera da chi cerca solo opportunità di comodo a scopi elettorali».
«Non è una perdita ma un atto di trasparenza e forza», sostiene il segretario.
La segreteria cittadina, conclude Giannoni, proseguirà il proprio lavoro insieme ai rappresentanti nelle istituzioni, ai militanti e al gruppo dirigente, concentrandosi «sulle priorità della comunità e sull'interesse generale». E sulle polemiche delle ultime settimane il messaggio è netto: «Le polemiche estive finiscono qui: Forza Italia continua a lavorare con serietà e lealtà verso la città e i cittadini, senza farsi condizionare da ingerenze esterne o manovre di comodo».
Circa 200 tesserati di Forza Italia a Civitanova Marche, oltre la metà della base cittadina, hanno deciso di riconsegnare le tessere e di non rinnovare l'adesione al partito. Una scelta politica che arriva dopo mesi di tensioni interne e che coinvolge anche i consiglieri comunali Piero Croia e Nicolò Renzi, che hanno lasciato Forza Italia e nel luglio scorso hanno aderito alla lista Vince Civitanova.
La decisione è stata formalizzata attraverso una lettera indirizzata alla segreteria nazionale, al coordinamento regionale delle Marche e a quello provinciale di Macerata di Forza Italia. Nel documento, i circa 200 iscritti parlano di una "scelta politica netta", maturata a seguito di una "profonda e ormai insanabile distanza" dalla gestione cittadina del partito rappresentata dal segretario Paolo Giannoni.
Secondo i firmatari, negli ultimi mesi sarebbe venuta meno la condivisione con la base e le decisioni sulla linea politica del partito sarebbero state concentrate nelle mani di pochi. "Da troppo tempo assistiamo a una conduzione nella quale la condivisione con la base è venuta meno", si legge nella lettera, con gli iscritti che contestano una gestione ritenuta "chiusa, autoreferenziale e affidata alle decisioni di pochi".
Nel documento viene inoltre evidenziato il progressivo ridimensionamento della presenza di Forza Italia nelle istituzioni cittadine. "Nel giro di pochi mesi Forza Italia a Civitanova ha perso il sindaco, il proprio capogruppo e i consiglieri comunali eletti nelle sue liste", sostengono i firmatari.
Tra i consiglieri che hanno abbandonato Forza Italia figurano Piero Croia e Nicolò Renzi, entrambi approdati nel luglio scorso alla lista Vince Civitanova. Il caso riguarda anche gli equilibri interni al Consiglio comunale. I firmatari parlano infatti di un "paradosso": oggi Forza Italia in Consiglio comunale sarebbe rappresentata da chi non era stato eletto con il simbolo del partito, mentre chi aveva ricevuto direttamente dagli elettori il mandato di rappresentarlo non ne farebbe più parte.
Nel febbraio scorso, intanto, era stato registrato anche il passaggio in direzione opposta: Paola Fontana aveva lasciato la lista Civitanova Unica per aderire a Forza Italia.
Le critiche degli iscritti non si fermano alla segreteria cittadina e chiamano in causa anche il livello regionale del partito. Secondo i firmatari, il segretario regionale avrebbe continuato a sostenere politicamente la gestione locale nonostante le tensioni crescenti tra il segretario cittadino, il capogruppo, i consiglieri eletti e una parte della base.
"Ci saremmo aspettati da chi rappresenta il partito a livelli superiori un intervento capace di ricomporre, ascoltare e garantire pari dignità alle diverse componenti", scrivono i circa 200 tesserati. "Abbiamo visto invece avallare una gestione che ha prodotto l'esatto contrario".
La lettera rivendica comunque la permanenza nei valori politici di riferimento di Forza Italia. "Non rinneghiamo i valori nei quali abbiamo sempre creduto e sempre crederemo", precisano gli iscritti, distinguendo la propria posizione dalla contestazione alla gestione locale del partito.
"Circa 200 tessere riconsegnate non sono una polemica e non sono un incidente di percorso. Sono una sfiducia politica. E questa volta sarà difficile rimanere indifferenti!", si legge nella parte finale del documento, firmato dai tesserati e accompagnato dalle copie delle tessere riconsegnate.
La vicenda apre ora un nuovo capitolo nel centrodestra civitanovese e, più nello specifico, nel futuro di Forza Italia a Civitanova Marche, dopo la perdita di diversi esponenti eletti e, ora, di una parte consistente della base del partito.
Un contributo di 300 euro per sostenere le famiglie e, allo stesso tempo, incentivare la scelta della scuola secondaria di primo grado di Valfornace. È la misura confermata dall’Amministrazione comunale in vista del nuovo anno scolastico 2026/2027, con l’obiettivo di rafforzare l’offerta formativa locale e contrastare lo spopolamento.
Il Comune ha stanziato complessivamente 3.300 euro per l’iniziativa. Il contributo, una tantum, è destinato ai genitori degli alunni iscritti alla scuola media di Valfornace.
Una scelta che l’Amministrazione lega a una precisa strategia: investire sulle giovani generazioni, sostenere concretamente le famiglie che vivono sul territorio e valorizzare le opportunità offerte dalle scuole locali.
«Abbiamo voluto dare nuovamente un segnale di attenzione, riproponendo un’iniziativa che abbiamo fatto nostra negli anni passati», spiega il sindaco Massimo Citracca.
Il primo cittadino sottolinea anche il particolare momento che sta vivendo Valfornace sul fronte dell’edilizia scolastica. «Stiamo vivendo una stagione storica – afferma –. Prosegue a ritmo serrato il cantiere per la realizzazione del nuovo Polo scolastico “Ugo Betti”».
Il nuovo plesso, nelle intenzioni dell’Amministrazione, rappresenterà un investimento strategico per il futuro della comunità: una struttura moderna e sostenibile, con spazi polifunzionali e dotazioni pensate per una didattica adeguata alle esigenze degli studenti.
«Il nuovo polo rappresenta un vero fiore all’occhiello e una certezza per il futuro dei nostri ragazzi», aggiunge Citracca, secondo il quale anche il contributo economico alle famiglie può contribuire a rendere più attrattiva la scuola del territorio.
«L’offerta delle nostre scuole è unica sul fronte della didattica – prosegue il sindaco – e il contributo economico pensato per le famiglie costituisce un ulteriore tassello tangibile con cui il Comune intende accompagnare la crescita dei nostri giovani e contrastare lo spopolamento, incentivando la frequenza dei plessi locali».
Le famiglie interessate potranno presentare la domanda entro e non oltre il 4 settembre 2026. Per partecipare è necessario utilizzare l’apposito modulo predisposto dal Comune, disponibile insieme all’avviso completo sul sito istituzionale dell’ente.
Sulla scuola Enrico Medi di Macerata il Comune interviene per fare chiarezza, soprattutto nei confronti delle famiglie e della comunità del quartiere Vergini. Al centro del confronto c’è la proposta avanzata da Michele Lattanzi, capogruppo de L’Altra Macerata, di riconvertire l’attuale edificio scolastico in uno spazio destinato ad attività culturali e sociali (leggi qui).
Una proposta alla quale l’Amministrazione risponde ribadendo un punto: la demolizione dell’edificio non sarebbe una scelta discrezionale della Giunta, ma una condizione legata al finanziamento ottenuto attraverso il bando Scuola Futura.
A spiegare la posizione del Comune è l’assessore ai Lavori Pubblici Andrea Marchiori. «Il Comune di Macerata si è aggiudicato il bando Scuola Futura – chiarisce – che prevedeva la demolizione e la ricostruzione di una scuola caratterizzata da un basso indice di vulnerabilità sismica e situata in un’area classificata a rischio».
Il progetto, dunque, prevede la sostituzione dell’attuale edificio con una nuova struttura, pensata per garantire maggiore sicurezza e rispondere alle esigenze della comunità scolastica. Marchiori sottolinea inoltre il lavoro svolto con il Ministero per consentire la delocalizzazione della nuova scuola e mantenere operativa quella attuale fino alla conclusione dei lavori. «È stata una scelta importante per evitare disagi alle famiglie e garantire la continuità delle attività didattiche», aggiunge l’assessore.
Il punto centrale della replica riguarda il Pnrr. Il target relativo alla demolizione è fissato al 31 agosto 2026 e, secondo l’Amministrazione, si tratta di un termine vincolante.
«Rispettarlo non è una scelta dell’Amministrazione, ma un requisito inderogabile del bando e del finanziamento ottenuto», ribadisce Marchiori.
L’assessore entra quindi direttamente nel merito della proposta di Lattanzi: «La sinistra, che per venti anni ha promesso alle famiglie la nuova scuola delle Vergini, oggi crea ad arte una polemica priva di fondamento. È desolante come possa essere strumentalizzata una notizia così bella per la città, per i bambini e i docenti. Questo non è solo populismo, ma incompetenza».
E rivolgendosi direttamente al capogruppo de L’Altra Macerata conclude: «Il consigliere Lattanzi dovrebbe sapere che la demolizione è un target del bando Pnrr, non una scelta derogabile».
Sul tema interviene anche l’assessora alla Cultura e all’Istruzione Lorella Benedetti, che respinge l’ipotesi di conservare l’attuale edificio per destinarlo ad altre funzioni.
«Comprendiamo il valore affettivo che la scuola Medi rappresenta per il quartiere Vergini, ma un’Amministrazione ha il dovere di assumere decisioni responsabili e guardare prima di tutto alla sicurezza dei ragazzi», sottolinea Benedetti.
Per l’assessora, non è possibile mettere sullo stesso piano il valore storico e affettivo dell’edificio e la necessità di garantire agli studenti una struttura adeguata. «Stiamo parlando di una scuola con un basso indice di vulnerabilità sismica, inserita in un’area a rischio. Il finanziamento ottenuto attraverso il Pnrr nasce proprio dalla necessità di sostituire quell’edificio con una struttura nuova, sicura, moderna ed efficiente».
Benedetti definisce quindi irrealizzabile l’ipotesi di rinunciare alla demolizione per trasformare la vecchia scuola in uno spazio culturale o sociale. «Non si tratta di scegliere se conservare o meno un edificio per una diversa destinazione d’uso. Rinunciare alla demolizione significherebbe mettere in discussione il finanziamento ottenuto e perdere risorse fondamentali per il quartiere e per la città».
E aggiunge: «Non possiamo chiedere alle famiglie di rinunciare a una scuola nuova, sicura e adeguata per mantenere un immobile che presenta criticità strutturali e che, in caso di mancata demolizione, dovrebbe essere mantenuto con risorse comunali».
La replica alla proposta di Michele Lattanzi, capogruppo de L’Altra Macerata, è dunque diretta: «Il confronto è sempre possibile, ma non sulle condizioni del finanziamento. Le risorse Pnrr vanno utilizzate rispettando gli obiettivi per i quali sono state assegnate. Il nostro compito è consegnare ai bambini e alle famiglie del quartiere una scuola all’altezza delle loro esigenze, non conservare a ogni costo un edificio che il progetto prevede di sostituire».
«Questa – conclude Benedetti – non è una scelta contro il quartiere, ma una scelta per il quartiere. E soprattutto è una scelta fatta nell’interesse degli studenti, dei docenti e delle famiglie».
La decisione dell’Amministrazione comunale di procedere con la demolizione della scuola Enrico Medi divide e suscita la netta opposizione de L’Altra Macerata. La lista consiliare esprime «dissenso e sconcerto» per la scelta della Giunta Parcaroli e chiede di valutare una possibile riconversione dell’immobile in uno spazio a disposizione del quartiere delle Vergini e dell’intera città.
A intervenire è Michele Lattanzi, capogruppo de L’Altra Macerata, secondo cui l’ex plesso scolastico potrebbe rappresentare una risposta concreta alla carenza di spazi destinati all’associazionismo e alla socialità.
«Un immobile che potrebbe essere riconvertito come spazio per il quartiere delle Vergini e dell’intera città, vista anche la carenza di spazi per l’associazionismo culturale, sociale e ricreativo», sostiene Lattanzi.
Il tema si inserisce, secondo la lista, in una proposta già avanzata durante la campagna elettorale: quella di realizzare un centro di aggregazione in ogni quartiere, con particolare attenzione alle giovani generazioni.
«In campagna elettorale abbiamo lanciato l’idea di un centro di aggregazione per ogni quartiere come strumento di crescita soprattutto per le nuove generazioni – spiega Lattanzi –. La scuola Medi poteva essere un’occasione per dimostrare come l’Amministrazione comunale possa realmente rispondere a un bisogno diffuso di socializzazione».
La scelta di demolire l’edificio viene invece giudicata dall’Altra Macerata come un’occasione persa.
«La Giunta Parcaroli sceglie di demolire la vecchia scuola spendendo decine di migliaia di euro inutilmente e creando una ferita con i cittadini che per decenni hanno frequentato il plesso scolastico, prima come alunni e poi come genitori», afferma il capogruppo.
Da qui la richiesta rivolta direttamente al sindaco di Macerata.
«Chiediamo al sindaco di fare un passo indietro su questa scelta e di aprire un dibattito nella città con i cittadini per scegliere la migliore destinazione da dare alla scuola», sottolinea Lattanzi.
L’Altra Macerata annuncia inoltre che continuerà a seguire la vicenda, ponendo particolare attenzione alla futura destinazione dell’area.
«In ogni caso vigileremo affinché questa demolizione non sia l’anticamera di una futura speculazione edilizia», conclude il capogruppo Michele Lattanzi.
Il nodo, dunque, non riguarda soltanto la sorte dell’edificio scolastico, ma anche il futuro di uno spazio pubblico che, secondo L’Altra Macerata, potrebbe essere trasformato in un luogo di aggregazione e socialità al servizio del quartiere e della città.
«Nessuna forzatura, ma una scelta nell’interesse del territorio». Il sindaco di Appignano, Mariano Calamita, replica alle recenti dichiarazioni del consigliere di opposizione Luca Buldorini sulla delibera di giunta relativa alla concessione di un locale comunale al presidente del Consiglio regionale delle Marche Gianluca Pasqui.
L’Amministrazione comunale interviene per chiarire, si legge nella nota del sindaco, «il percorso della delibera numero 141 del 30 luglio 2026», ribadendo che l’iter amministrativo si sarebbe svolto «nel pieno rispetto delle norme».
Il primo punto riguarda il parere di regolarità tecnica. «Il parere espresso dagli uffici comunali, presente fin dalla fase di proposta, è rimasto pienamente valido ed efficace anche nel testo definitivo della delibera», precisa Calamita, sottolineando che la responsabile dell’Area amministrativa era presente alla seduta di giunta.
Secondo il sindaco, dunque, il parere confermerebbe la legittimità dell’operazione, nata dalla richiesta formale presentata il 15 luglio 2026 dal presidente dell’Assemblea legislativa regionale delle Marche, Gianluca Pasqui.
La questione sollevata da Buldorini riguarda anche l’individuazione del beneficiario nella versione definitiva della delibera. Su questo punto Calamita precisa che «non costituisce una variazione sostanziale dell’oggetto», ma una «necessaria declinazione operativa» legata alla disponibilità degli spazi.
A seguito della ricognizione del patrimonio immobiliare comunale, spiega infatti il sindaco, l’unico locale disponibile sarebbe risultato essere l’ufficio antistante la Sala consiliare. Uno spazio che, per non compromettere le esigenze quotidiane degli uffici comunali, non potrebbe essere messo a disposizione in maniera più ampia.
Da qui la scelta di intestare la delibera al presidente Pasqui, «in quanto vertice e rappresentante istituzionale dell’intero Consiglio regionale e quindi di tutti i consiglieri regionali», affidandogli la gestione dell’utilizzo dello spazio sulla base delle effettive disponibilità del Comune.
«Non vi è stata alcuna forzatura – ribadisce Calamita – ma solo la declinazione di un interesse pubblico: quello di creare un canale di ascolto istituzionale costante per il nostro Comune e per i Comuni limitrofi, favorendo così un rapporto proficuo con l’Istituzione regionale nel suo complesso».
Il sindaco precisa inoltre che il presidente del Consiglio regionale potrà eventualmente delegare singoli consiglieri qualora emergano specifiche tematiche da affrontare.
Altro punto sottolineato dall’Amministrazione riguarda i costi. «La convenzione non comporta alcun aggravio di spesa né per il Comune di Appignano né per la Regione Marche», viene ribadito nella nota.
Infine, la replica politica a Buldorini. L’Amministrazione invita il consigliere di opposizione «a superare sterili polemiche e a guardare al merito dell’iniziativa», che secondo Calamita punta esclusivamente a «facilitare il contatto tra il territorio e le istituzioni regionali nell’esclusivo interesse dei cittadini».
«Le squadre di caccia al cinghiale devono essere coinvolte nelle decisioni che riguardano la gestione della specie». È la posizione dell’Associazione Cacciatori di Cinghiale della Provincia di Macerata, presieduta dall’avvocato Paolo Cecchetti, dopo il comunicato diffuso da ATC Macerata 1 e ATC Macerata 2 sulla nuova filiera della selvaggina.
L’associazione precisa innanzitutto di condividere l’importanza del Centro di Lavorazione Selvaggina di Caccamo di Serrapetrona, definito «un’iniziativa assolutamente lodevole e condivisa dalla gran parte del mondo venatorio».
La contestazione riguarda invece il mancato coinvolgimento delle squadre nell’incontro del 20 luglio tra gli ATC e le associazioni agricole. «Nella riunione – sottolinea Cecchetti – non sono stati coinvolti i cacciatori di cinghiale che esercitano la caccia in forma collettiva, ossia le squadre».
Una scelta ritenuta «del tutto errata», anche alla luce dei numeri. «Dati alla mano – afferma il presidente, richiamando quanto riferito dall’assessore regionale alla Caccia nella riunione del 3 agosto – nella Regione Marche l’abbattimento dei cinghiali con forme di caccia collettiva rappresenta l’85% degli abbattimenti totali».
«Sarebbe stato quindi ragionevole – prosegue Cecchetti – coinvolgere l’attore principale della caccia al cinghiale, ossia le squadre di caccia».
L’associazione ricorda anche l’incontro organizzato lo scorso 11 giugno, al quale avevano partecipato rappresentanti del mondo venatorio e agricolo. In quell’occasione, secondo i cacciatori, erano emerse diverse criticità: dal rapporto tra attività venatoria e attività di controllo alla necessità di una riforma del Regolamento regionale 3/2012, fino alla gestione dei cinghiali presenti nelle aree protette e interdette alla caccia.
Proprio queste ultime, secondo l’associazione, rappresentano «la problematica più seria e di più difficile soluzione», poiché il controllo con metodi venatori individuali viene ritenuto «inefficace e inadeguato».
I cacciatori chiedono quindi un cambiamento delle norme a livello regionale e nazionale e, soprattutto, «il coinvolgimento dei Cacciatori di Cinghiale riuniti in questa Associazione nelle decisioni che li riguardano direttamente o indirettamente».
Nonostante la mancata partecipazione al tavolo decisionale, l’associazione assicura la propria disponibilità a collaborare alla nuova filiera della selvaggina. «I cacciatori delle squadre – conclude Cecchetti – assicurano la loro collaborazione», chiedendo però che l’iniziativa «mai possa essere strumentalizzata per penalizzare ulteriormente le squadre» o comportare future conseguenze o sanzioni nei loro confronti.
"In politica le alleanze si misurano nella correttezza dei comportamenti. Quanto accaduto ad Appignano pone una questione che Forza Italia non può liquidare come ordinaria collaborazione istituzionale". È quanto afferma Luca Buldorini, consigliere comunale di minoranza e capogruppo di "Tutti Insieme", intervenendo sulla vicenda relativa all'utilizzo dell'ufficio del sindaco da parte del presidente del Consiglio regionale Gianluca Pasqui.
Al centro della contestazione c'è il percorso che ha portato la Giunta Calamita ad approvare, il 30 luglio, una convenzione che riserva l'utilizzo dei locali comunali al "solo presidente dell'Assemblea legislativa regionale".
Buldorini ricostruisce la vicenda partendo dal parere tecnico favorevole del 23 luglio, che riguardava una proposta diversa: l'utilizzo dei locali "da parte dei consiglieri regionali", senza una destinazione esclusiva.
"Il 30 luglio la Giunta Calamita ha approvato qualcosa di sostanzialmente diverso. Il riferimento a tutti i consiglieri è scomparso e l'Ufficio del Sindaco è stato riservato al solo Presidente del Consiglio regionale Gianluca Pasqui, segretario provinciale di Forza Italia", sostiene il capogruppo.
Secondo Buldorini, dunque, "non è cambiata una formula burocratica: è cambiato il beneficiario politico". Da qui le domande rivolte all'amministrazione: "Chi ha chiesto questa trasformazione? Perché una possibilità generale è stata personalizzata? La modifica è stata sottoposta a un nuovo vaglio tecnico oppure il parere del 23 luglio è rimasto associato a un oggetto differente?".
Il ruolo del vicesindaco Montecchiarini
Nel comunicato, Buldorini pone l'attenzione anche sulla posizione del vicesindaco Stefano Montecchiarini, esponente di Forza Italia e collaboratore dell'Ufficio di Presidenza regionale.
"Alla votazione unanime ha partecipato anche il vicesindaco Stefano Montecchiarini, esponente di Forza Italia e collaboratore dell'Ufficio di Presidenza regionale, con un rapporto retribuito per circa 40.000 euro lordi annui", afferma il consigliere. Secondo Buldorini, questa situazione avrebbe richiesto "trasparenza e astensione, almeno per opportunità istituzionale".
"Le coalizioni richiedono reciprocità"
Il capogruppo di "Tutti Insieme" allarga quindi la questione ai rapporti politici all'interno del centrodestra: "Le coalizioni richiedono reciprocità, confronto e pari dignità. Non si può pretendere lealtà dagli alleati e contemporaneamente coltivare iniziative territoriali unilaterali", sostiene Buldorini.
Da qui la richiesta di chiarimenti ai tre principali protagonisti della vicenda: "Pasqui spieghi perché sia stato individuato come unico beneficiario. Montecchiarini chiarisca il proprio ruolo. Calamita dica se abbia cambiato collocazione politica o stia costruendo un asse trasversale funzionale a nuove ambizioni personali".
Buldorini richiama inoltre le precedenti scelte politiche dell'amministrazione comunale di Appignano, ricordando che alle elezioni regionali aveva sostenuto Matteo Ricci e che, alle successive elezioni provinciali, si era schierata contro il candidato presidente del centrodestra Alessandro Gentilucci.
"È incomprensibile che Forza Italia consolidi oggi un rapporto privilegiato con chi ha sostenuto e votato contro la nostra coalizione", afferma il consigliere.
"L'Ufficio del Sindaco sia disponibile a tutti i consiglieri regionali"
La proposta di Buldorini è quindi quella di estendere l'utilizzo dell'Ufficio del Sindaco a tutti i consiglieri regionali, alle medesime condizioni previste dalla convenzione. "Non basterà rispondere che la convenzione serve ad avvicinare la Regione ai cittadini. Se questa è davvero la finalità, l'Ufficio del Sindaco venga reso disponibile, alle stesse condizioni, a tutti i consiglieri regionali, come prevedeva la proposta sottoposta al parere tecnico", sostiene.
E conclude: "La Regione non coincide con il suo Presidente del Consiglio Regionale. Se non esiste alcuna esclusiva politica, Calamita e Pasqui accettino questa soluzione. Diversamente, spieghino perché un'opportunità prevista per tutti sia diventata un privilegio riservato a uno solo".
"Facile fare allarmismo e demagogia sulla questione mattatoio, più difficile è assumersi responsabilità, come sta facendo l'amministrazione comunale, per sostenere nei fatti gli allevatori maceratesi". Il sindaco di Macerata Sandro Parcaroli interviene così nel dibattito sulla chiusura temporanea del mattatoio comunale di Villa Potenza, dopo lo stop al servizio di macellazione comunicato dal Cozoma e diventato effettivo con la ripresa delle attività dopo la pausa di Ferragosto.
"Spesi 400mila euro per acquistare il mattatoio"
"Il comune di Macerata nel maggio scorso ha partecipato all'asta bandita dal giudice delegato del Tribunale di Macerata e si è aggiudicato il lotto comprendente il mattatoio e un'area adiacente dando seguito alla delibera di Consiglio comunale", spiega il sindaco.
Per l'acquisto, sottolinea Parcaroli, sono stati spesi 400mila euro. A questi si aggiunge il finanziamento comunale di 25mila euro già destinato al Cozoma per evitare la chiusura del servizio. Il sindaco precisa, però, che il mattatoio non è ancora formalmente passato nella proprietà comunale, poiché sono ancora necessari i tempi tecnici per la registrazione dell'atto.
Nel frattempo, l'amministrazione ha avviato le attività preparatorie in vista del passaggio definitivo: "Il Comune, nella consapevolezza che l'attuale gestione non è economicamente più sostenibile e ben ricordando le gestioni fallimentari dei decenni scorsi che sono all'origine del dissesto finale, ha messo in campo una serie di iniziative per trovarsi pronto al momento del passaggio formale di proprietà", afferma Parcaroli.
Sopralluoghi e nuovo avviso per la gestione
Tra le iniziative citate dal sindaco c'è un sopralluogo effettuato dai tecnici comunali, finalizzato a verificare lo stato degli impianti e individuare i primi interventi necessari. Successivamente è stato pubblicato un avviso all'Albo pretorio per verificare l'interesse degli operatori alla gestione del mattatoio, prevedendo un incentivo di 75mila euro per l'avviamento.
Secondo Parcaroli, l'interesse non sarebbe mancato: "Sono stati diversi gli imprenditori che hanno chiesto notizie e dunque è possibile che questo si traduca in risposte positive all'avviso pubblico", afferma il sindaco.
La scelta del futuro gestore, aggiunge, avverrà attraverso una procedura ad evidenza pubblica, nell'ottica della trasparenza e con l'obiettivo di individuare una soluzione sostenibile nel lungo periodo.
"La gestione ha bisogno di numeri e concretezza economica"
Il sindaco respinge quindi le letture più allarmistiche sulla situazione del mattatoio e rivendica il lavoro svolto dall'amministrazione: "Il Comune, anche per il mattatoio, segue la strada della trasparenza e dunque il ricorso a una procedura ad evidenza pubblica per la scelta del gestore mettendo in campo tutte le azioni possibili per incentivare soluzioni a vantaggio degli allevatori maceratesi", sottolinea Parcaroli.
Il primo cittadino torna poi sul tema del dibattito pubblico: "Libero poi ognuno di continuare a fare allarmismo e demagogia: sarebbe però più utile partecipare agli incontri dando collaborazione concreta".
Secondo Parcaroli, infatti, il futuro della struttura dipenderà soprattutto dalla sostenibilità economica della gestione: "La gestione di un mattatoio ha bisogno di numeri e di concretezza economica".
"L'amministrazione sta facendo la sua parte con trasparenza e con azioni concrete", conclude il sindaco. La replica arriva mentre il servizio di macellazione resta temporaneamente sospeso e la procedura per individuare il nuovo gestore è in corso. Sullo sfondo rimane quindi la necessità di garantire la continuità di un servizio considerato strategico per la filiera zootecnica del territorio maceratese.
Fino a 10mila euro di contributo per chi acquista un immobile nel centro storico di Potenza Picena e vi avvia una nuova attività commerciale o professionale. È la nuova misura introdotta dall'amministrazione comunale nell'ambito del progetto "Galleria Naturale", pensato per sostenere gli investimenti e favorire il rilancio del cuore storico della città.
La nuova linea di intervento si aggiunge al contributo già previsto per l'affitto dei locali, ampliando così gli strumenti a disposizione di chi sceglie di investire nel centro storico.
Il contributo per l'acquisto può arrivare a un massimo di 10mila euro, pari al 40% del costo complessivo dell'immobile, secondo le modalità e i requisiti stabiliti dall'avviso pubblico recentemente pubblicato dal Comune.
I requisiti per ottenere il contributo
Tra le condizioni previste dal bando c'è l'obbligo di avviare la nuova attività entro sei mesi dalla sottoscrizione e registrazione del contratto di compravendita. Chi beneficia dell'agevolazione dovrà inoltre impegnarsi a mantenere l'attività all'interno del locale acquistato per almeno tre anni.
La misura punta quindi non soltanto a incentivare l'acquisto di immobili, ma soprattutto a favorire nuovi insediamenti commerciali e professionali, contribuendo a rendere più vivo e attrattivo il centro storico di Potenza Picena.
Un nuovo tassello del progetto "Galleria Naturale"
Con il nuovo contributo, il progetto Galleria Naturale amplia il ventaglio di opportunità rivolte alle attività economiche. L'obiettivo dell'amministrazione è sostenere chi decide di investire in modo strutturale nel centro storico, affiancando gli incentivi alle locazioni con un sostegno diretto all'acquisto degli immobili.
"Con l'introduzione del contributo per l'acquisto dei locali ampliamo concretamente le opportunità offerte dal progetto Galleria Naturale - sottolinea l'amministrazione comunale -. Dopo il sostegno alle locazioni, mettiamo a disposizione un ulteriore strumento rivolto a chi sceglie di investire in maniera strutturale nel nostro centro storico, acquistando un immobile e avviando una nuova attività".
"Stupisce notare con quale sfrontatezza l’opposizione di sinistra riesca a montare un "caso politico" attorno a una guida per gite scolastiche, dimenticandosi del tutto la realtà sotto i loro occhi: a Morrovalle il turismo non è mai andato così bene". Risponde cosi il sindaco Andrea Staffolani alla polemica sollevata dalla minoranza di sinistra "Cura e Partecipazione" relativa all’assenza del borgo dalla pubblicazione "Un viaggio fuoriclasse" (leggi qui).
"L'opposizione "cura" soprattutto la propria visibilità, mistificando la realtà - aggiunge Staffolani - cerca un titolo, e pur di trovarlo dipinge Morrovalle come una 'destinazione invisibile'. Un solo strumento promozionale, tra i tanti che la Regione produce ogni anno, diventa per la minoranza la prova provata del fallimento di un’amministrazione. Un metodo - prosegue il sindaco - che dice più su chi scrive che su chi amministra: si vive di comunicati e non si ha la pazienza, o la competenza, di leggere i numeri veri, quelli che la nostra amministrazione ha costruito giorno per giorno da cinque anni e certificano presenze nel borgo in costante aumento".
L’amministrazione puntualizza che il volume in questione non è un guida turistica della Regione Marche, né un censimento completo dei Comuni. "Mentre l'opposizione si sofferma su una guida didattica - evidenza Staffolani - Morrovalle viene celebrata su portali e circuiti nazionali e internazionali di primaria importanza".
Il borgo, ricorda il sindaco, è "confermato tra le eccellenze del Touring Club Italiano come Bandiera Arancione, è presente sul portale ufficiale del turismo italiano Italia.it e sui circuiti Let's Marche della Regione. È promosso nelle principali guide nazionali dedicate al turismo dei borghi, dei percorsi enogastronomici (Colli Maceratesi Doc e Ciauscolo), della rete dei Cammini Francescani e delle mete per il turismo outdoor cicloturistico"
"Altro che comune invisibile, il vero termometro del lavoro svolto dalla nostra amministrazione in questi cinque anni, è nei numeri ufficiali rilevati dall'Istat e dalla Regione Marche", ribadisce. "I dati per il periodo 2020-2025 raccontano un'esplosione turistica senza precedenti che ridicolizza qualsiasi attacco pretestuoso: Morrovalle ha registrato la bellezza di 86.486 presenze turistiche ufficiali e 34.888 arrivi. Siamo passati - prosegue - dalle 13mila presenze del 2020 alle 17mila dello scorso anno".
"Nello stesso arco temporale, i Comuni vicini registrano numeri nettamente inferiori - chiarisce Strafflani -: Monte San Giusto: 59.041 presenze, Montecassiano: 46.829 presenze e Montecosaro: 35.739. Dal 2020 al 2025 gli arrivi in città sono passati da 4.044 a 6.959 (+72%), con presenze schizzate da 10.749 a 17.204 (+60%). Gli arrivi internazionali hanno segnato una crescita esponenziale, portando le presenze estere da 821 nel 2020 all'incredibile cifra di 5.218 nel 2025 (un balzo da capogiro superiore al +530%)".
Staffolani evidenzia poi il grande lavoro svolto per il recupero del centro storico, portato avanti della sua amministrazione proseguendo nel percorso iniziato nel 2011 dall’allora sindaco Stefano Montemarani. "Se la sinistra avesse passato meno tempo a cercare polemiche e più tempo a leggere le delibere - punge il primo cittadino - saprebbe quali enormi sforzi sono stati fatti per la valorizzazione del borgo, della rete museale, con la riqualificazione di Palazzo Lazzarini, della cinta muraria appena restituita in tutto il suo splendore, della sentieristica collinare e del sostegno al tessuto enogastronomico e ricettivo della città".
"Senza contare - conclude - i 4 milioni di euro a fondo perduto ottenuti per la ristrutturazione di Palazzo Vicoli, uno dei più importanti del centro storico, per il quale siamo in fase di ultimazione della progettazione".
Sulla questione interviene anche l’assessore al Turismo Desirèe Lupi: "Credo sia importante ricordare che la valorizzazione turistica di Morrovalle passa dal lavoro che portiamo avanti durante tutto l’anno, insieme alle tante associazioni culturali del territorio e alle Pro Loco. Penso, ad esempio, al Presepe Vivente, uno degli appuntamenti più importanti della nostra programmazione, che si lega naturalmente al Museo Internazionale del Presepe, una realtà di grande valore per la nostra identità e le nostre tradizioni".
"A questo si aggiungono importanti riconoscimenti e collaborazioni: siamo inoltre Bandiera Gialla del circuito PleinAir dedicato al turismo in camper e facciamo parte di Noi Marche Bike, il circuito che promuove il territorio marchigiano attraverso itinerari e percorsi dedicati al cicloturismo. Abbiamo un’area sosta camper proprio nel cuore del centro storico, che in occasione della Festa PleinAir arriva ad accogliere ogni anno più di 50 camper - aggiunge Lupi -. Possiamo contare inoltre su un’offerta ricettiva ed enogastronomica che negli ultimi anni si è arricchita e che rappresenta un ulteriore elemento di attrattività del nostro territorio.
"Sono tutti tasselli - evidenzia l'assessore - di una proposta turistica che vogliamo continuare a far crescere, valorizzando cultura, tradizioni, enogastronomia, turismo lento e accoglienza. Il nostro obiettivo è far conoscere e vivere Morrovalle durante tutto l’anno, lavorando insieme alle associazioni e a tutte le realtà del territorio".
La nuova guida per le scuole 2026 di Atim, l’ente della Regione Marche per la promozione del turismo e l’internazionalizzazione del territorio, e Didatour è recentemente uscita ma all’appello manca qualcuno: Morrovalle non è stata inserita.
"Nella cartina, tra Macerata e la costa, il nostro Comune semplicemente manca". A denunciarlo è il gruppo di minoranza "Cura e Partecipazione" con una nota firmata dai consiglieri Paolo Manciola, Francesco Sopranzi, Silvia Dalloro, Francesco Puggioni e Marco Morresi.
"Eppure abbiamo un patrimonio che pochi territori possono vantare - viene sottolineato nella nota -: dal Beato Giovanni da Morrovalle a Sora Lalla, dai legami con Gioacchino Belli al Miracolo Eucaristico, dal Museo Internazionale del Presepe al centro storico, dalle nostre chiese ai ritrovamenti archeologici, dal Presepe Vivente alle tradizioni, al paesaggio e alle nostre eccellenze enogastronomiche. Il problema non è quello che abbiamo. È il modo in cui non siamo riusciti a farlo conoscere".
La guida, intitolata "Marche – Un viaggio Fuoriclasse", si pone l'obiettivo di mettere in luce il territorio marchigiano come meta per le uscite didattiche e dei viaggi di istruzione per le scuole secondarie di primo e secondo grado di tutta Italia. La guida sarà distribuita in 20.000 copie ai docenti di tutta Italia, per far conoscere borghi, musei, storia e tradizioni delle Marche.
Non manca una stilettata al sindaco Andrea Staffolani sulla vicenda: "La tanto sbandierata amicizia con il presidente della regione Acquaroli, immortalata in tante fotografie, vale davvero quanto ci raccontano? Oppure non siamo stati capaci di promuovere Morrovalle come meritava? O magari entrambe le cose. In ogni caso, una spiegazione ai cittadini è doverosa"
"Amministrare un territorio non significa soltanto celebrarsi nei comunicati o nelle pubblicazioni istituzionali. Significa costruire una strategia perché quelle bellezze arrivino fuori dai nostri confini", viene ribadito dal gruppo 'Cura e Partecipazione'.
"In questi giorni un giornalino istituzionale, realizzato con risorse della collettività, racconta Morrovalle come una destinazione turistica sempre più importante, valorizzando la Bandiera Arancione - attaccano ancora i consiglieri di minoranza -. Ma la stessa Regione non inserisce Morrovalle nella propria guida dedicata ai viaggi d'istruzione. Che valore ha un riconoscimento se non viene trasformato in promozione concreta? Dopo il credito d'imposta della ZES, un'altra occasione persa".
"Morrovalle non ha bisogno di essere inventata. Non ha bisogno di slogan e di una narrazione propagandistica. Ha bisogno di essere conosciuta, di essere raccontata e di essere promossa. Perché nessun territorio diventa attrattivo se non sa valorizzare la propria identità. La storia non si celebra. Si conosce. E si valorizza. Il futuro di Morrovalle passa dalla conoscenza del suo passato", concludono dalla minoranza.
"Passi in avanti" per il progetto della nuova strada che collegherà lo svincolo della SS77 a Civitanova Marche con Sant'Elpidio a Mare e Porto Sant'Elpidio. Ad annunciarlo è il presidente della regione Marche Francesco Acquaroli, in un post pubblicato sulla propria pagina Facebook.
"Avanza a grandi passi un'altra opera strategica che abbiamo messo in campo e finanziato in questi anni, la strada che dallo svincolo della SS77 a Civitanova, via Einaudi, proseguirà verso sud a Sant’Elpidio a Mare e Porto Sant’Elpidio. Un'opera volta a decongestionare la SS16 e dare a chi transita dal Maceratese al Fermano la possibilità di raggiungere in pochi minuti i principali centri senza dover attraversare Civitanova", scrive Acquaroli.
"Siamo alla fase di valutazione ambientale e fra poco partirà la gara per l’appalto definitivo: quello che potete vedere nella foto (vedi copertina, ndr) è un rendering dell'opera", aggiunge Acquaroli. "Un percorso lungo che consegnerà alla nostra Regione un'opera strategica per collegare due territori e centri molto popolosi e ricchi di importanti imprese", sottolinea il presidente.
"In questi giorni che per molti sono di ferie e riposo, giorni di spostamenti, di eventi sul nostro territorio, pensavo alle opere infrastrutturali che stiamo realizzando per le Marche. Da nord a sud, dall'entroterra alla costa, da grandi reti viarie a bretelle e intervallive, il lavoro di questi anni si è orientato sempre nel potenziare la nostra viabilità, perché il primo passo per lo sviluppo della Regione è quello di migliorarne i collegamenti, la percorribilità e l'accessibilità", conclude il presidente della Regione Marche.
Il tema della sicurezza torna al centro del dibattito politico a Civitanova Marche. Il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia ha protocollato una mozione che sarà discussa nel prossimo Consiglio comunale, chiedendo all'amministrazione di rafforzare le politiche di sicurezza urbana e di intervenire sui fenomeni legati alla cosiddetta “mala movida”.
La mozione riprende le richieste già avanzate dal gruppo durante una precedente conferenza stampa e punta, secondo FdI, a trasformare il tema della sicurezza in una serie di interventi concreti. I consiglieri, nel documento, ringraziano innanzitutto le Forze dell'ordine per il lavoro svolto sul territorio e per i controlli interforze effettuati soprattutto nei fine settimana, ma chiedono al Comune di intervenire nell'ambito delle proprie competenze.
Sei le direttrici indicate nella mozione. FdI propone il rafforzamento dei presidi di sicurezza nelle zone considerate più critiche, l'istituzione di un Osservatorio istituzionale sul disagio giovanile e la creazione di un Tavolo permanente per la sicurezza urbana.
Tra le richieste c'è poi la definizione di protocolli di collaborazione tra Comune, Forze dell'ordine, Polizia Locale, attività economiche e vigilanza privata, con l'obiettivo di prevenire e contrastare i fenomeni legati alla “mala movida”.
Particolare attenzione viene dedicata anche agli strumenti tecnologici. FdI chiede infatti il potenziamento della videosorveglianza, con l'obiettivo di arrivare progressivamente a dotare tutti i parchi comunali di telecamere, oltre al rafforzamento dei sistemi di lettura delle targhe e degli strumenti tecnologici a supporto delle attività investigative.
L'ultima richiesta riguarda invece la possibilità di intercettare finanziamenti regionali, statali ed europei destinati alla sicurezza, così da sostenere gli interventi e potenziare ulteriormente il servizio.
Secondo il gruppo consiliare, si tratta di misure che rientrano nelle competenze dell'amministrazione comunale e che dovrebbero affiancare il lavoro svolto dalle Forze dell'ordine. «Il problema – sostiene FdI – è che non può essere sempre e soltanto lo Stato a dover intervenire. Anche il Comune deve fare la propria parte».
Nel mirino del gruppo finisce quindi l'amministrazione guidata dal sindaco Fabrizio Ciarapica, accusata di non aver dato seguito alle richieste già avanzate sul tema. La mozione viene presentata da FdI come un passaggio attraverso il quale il primo cittadino sarà chiamato a esprimersi sulle proposte.
«La sicurezza non si governa con i comunicati stampa dopo le risse, né con gli annunci quando la situazione diventa politicamente imbarazzante», afferma il gruppo consiliare, chiedendo che prevenzione, coordinamento e presenza sul territorio diventino parte di una strategia strutturale.
La discussione della mozione in Consiglio comunale rappresenterà ora il prossimo passaggio. FdI chiede all'amministrazione di chiarire se intenda mettere in pratica le misure proposte e, più in generale, quale strategia intenda adottare sul fronte della sicurezza urbana e della “mala movida”.
Sono centinaia gli alberi interessati dagli interventi, che coinvolgono anche spazi verdi e aree giochi frequentate quotidianamente da famiglie, bambini e anziani. Una situazione che, secondo il Pd, ha suscitato domande e preoccupazioni tra i residenti.
Il partito riconosce la necessità di intervenire di fronte alla diffusione del tarlo asiatico, sottolineando però come una vicenda di questa portata debba essere accompagnata da "attenzione, trasparenza e coinvolgimento della cittadinanza".
Per il Pd, infatti, Collevario rappresenta uno dei quartieri più popolosi di Macerata e i suoi spazi verdi hanno un valore non soltanto ambientale, ma anche sociale. Da qui la richiesta di capire se siano state valutate modalità e tempistiche alternative per ridurre l'impatto degli abbattimenti sulla fruibilità delle aree verdi, soprattutto in un periodo caratterizzato da temperature particolarmente elevate.
Il Partito Democratico pone inoltre l'attenzione sulla tutela della biodiversità. In particolare, chiede di conoscere quali verifiche preventive siano state effettuate per accertare l'eventuale presenza di nidificazioni negli alberi interessati dagli interventi.
"Non intendiamo alimentare polemiche su un problema fitosanitario che deve essere affrontato con serietà", sottolinea il Pd, secondo cui però all'emergenza deve accompagnarsi una strategia di cura e ricostruzione.
Da qui la richiesta all'Amministrazione comunale di presentare "tempestivamente un cronoprogramma delle ripiantumazioni" e delle misure previste per accompagnare il quartiere nella fase di transizione. Il Pd richiama anche la necessità di garantire alle nuove piante un adeguato sistema di irrigazione, così da assicurare nel tempo la loro crescita.
La questione di Collevario, secondo il partito, dovrebbe inoltre diventare l'occasione per una riflessione più ampia sul verde urbano di Macerata. Il riferimento è anche ai recenti dati Istat sulla presenza di alberi nei capoluoghi italiani, dai quali Macerata risulta il capoluogo marchigiano con il valore più basso: 12,41 alberi ogni 100 abitanti.
Per il Pd serve quindi "un programma di monitoraggio, tutela e incremento del patrimonio arboreo" che guardi ai prossimi anni e consideri gli alberi come una vera infrastruttura pubblica, importante per la salute, la qualità urbana e la capacità della città di affrontare il cambiamento climatico.
La sfida, conclude il partito, "non è soltanto sostituire gli alberi che oggi vengono abbattuti", ma costruire una Macerata "più verde, più vivibile e più preparata ad affrontare le trasformazioni ambientali".
La manutenzione del verde pubblico e le nuove spese previste per lo staff del sindaco finiscono al centro della polemica politica a Macerata. A sollevare la questione è Michele Lattanzi, esponente de L’Altra Macerata e rappresentante della minoranza in Consiglio comunale, che si rivolge direttamente al sindaco Sandro Parcaroli chiedendo di rivedere le scelte dell’amministrazione.
Secondo Lattanzi, mentre la Giunta sarebbe chiamata a contenere la spesa corrente, anche alla luce dei richiami arrivati dal Collegio dei revisori, il Comune avrebbe previsto nuove figure da affiancare al primo cittadino. Il riferimento è alla delibera numero 311, che prevede l’ampliamento dell’ufficio di staff con un Capo di Gabinetto e un responsabile della comunicazione.
Una scelta che, secondo l'esponente de L’Altra Macerata, rappresenterebbe una spesa che potrebbe essere evitata e le cui risorse potrebbero invece essere destinate alla manutenzione della città. Nel mirino finiscono in particolare parchi, aree verdi e marciapiedi, che a suo giudizio verserebbero in condizioni sempre più critiche.
Tra gli esempi citati c'è il parco di Fontescodella, dove Lattanzi segnala la presenza di aghi di pino non raccolti, rami di alberi abbattuti lasciati da mesi, pozzetti di scarico ostruiti dal fogliame ed erba cresciuta lungo i marciapiedi senza adeguata manutenzione.
Da qui la richiesta rivolta al sindaco Parcaroli: ritirare la delibera e destinare le risorse previste per le nuove figure dello staff all'Ufficio Ambiente, con l'obiettivo di rafforzare gli interventi di manutenzione del verde pubblico.
La chiusura della Guardia Medica di Macerata nella giornata di domenica 9 agosto, nel pieno dell’estate e durante un periodo caratterizzato da un’elevata presenza di cittadini e turisti, ha suscitato la preoccupazione dell'amministrazione comunale. Il sindaco Sandro Parcaroli e la vicesindaca con delega alla struttura ospedaliera Francesca D'Alessandro hanno immediatamente rappresentato ai vertici dell’Ast il proprio disappunto, chiedendo chiarimenti sull’accaduto.
"La chiusura della Guardia medica, di domenica, ad agosto, nel pieno dell’ondata di caldo e nel cuore della stagione turistica, è un fatto che ha richiamato subito l’attenzione e la preoccupazione dell'amministrazione comunale", spiegano Parcaroli e D’Alessandro. L’amministrazione ha quindi sottolineato all’Ast "l’importanza di garantire la continuità dei servizi sanitari territoriali".
"L’episodio, al di là delle ragioni organizzative che possono averlo determinato, richiama l’attenzione sulla necessità di una programmazione dei servizi che sappia rispondere in modo efficace alle esigenze della comunità, soprattutto nei periodi e nelle giornate caratterizzati da una maggiore presenza di cittadini, visitatori e situazioni di fragilità socio-sanitarie", affermano sindaco e vicesindaca.
"È quindi importante che eventuali difficoltà organizzative possano essere affrontate attraverso una programmazione preventiva e soluzioni che consentano di evitare, per quanto possibile, interruzioni o scoperture dei servizi", sottolineano.
Il Comune pone inoltre l'accento sul rischio che eventuali carenze nell'assistenza territoriale finiscano per ripercuotersi sul pronto soccorso. "In questa ottica è necessario pertanto scongiurare ad ogni costo che il pronto soccorso supplisca alla criticità del territorio", evidenziano Parcaroli e D’Alessandro.
L'amministrazione comunale ribadisce, allo stesso tempo, la volontà di mantenere aperto il confronto con l’Ast, in un'ottica di collaborazione istituzionale e senza alimentare tensioni.
"In un’ottica di collaborazione istituzionale, con l’obiettivo di contribuire a individuare le soluzioni più appropriate e sostenibili", spiegano sindaco e vicesindaca, "l’obiettivo comune deve essere quello di assicurare ai cittadini un servizio sanitario territoriale efficace ed efficiente, organizzato tenendo conto della popolazione residente, dei flussi di persone che interessano la città e delle specifiche esigenze del territorio".
Da parte del Comune, dunque, "non c’è alcuna volontà di alimentare una contrapposizione con l’Ast, ma la precisa richiesta di prestare la massima attenzione alla programmazione dei servizi e alla loro continuità".
"La tutela della salute e la continuità dei servizi rivolti alla comunità restano una priorità: su questo l’Amministrazione continuerà a mantenere alta l’attenzione, nel rispetto dei diversi ruoli istituzionali e con l’obiettivo di assicurare risposte adeguate alle esigenze dei cittadini", concludono Parcaroli e D’Alessandro
Sulla mancata attivazione del servizio di Continuità Assistenziale a Macerata nella giornata di oggi, 9 agosto, intervengono il Circolo PD Macerata e il Gruppo consiliare PD, che chiedono al sindaco di attivarsi nei confronti dell’Ast per limitare i disagi e fare chiarezza sulla situazione.
«Oggi, 9 agosto, dalle ore 9 alle ore 20, il servizio di Continuità Assistenziale, la Guardia Medica, non sarà attivo a Macerata – sottolineano gli esponenti dem –. Una situazione che determinerà certamente ulteriori accessi al Pronto Soccorso dell’ospedale cittadino, già impegnato a fronteggiare condizioni operative particolarmente complesse».
Il Partito Democratico riconosce come alla base delle difficoltà vi sia una problematica più generale legata alla disponibilità di personale sanitario, ma ritiene che la situazione richieda comunque un intervento delle istituzioni locali.
«Siamo consapevoli che questa criticità, che esiste ormai da mesi, deriva dalla grave carenza di medici che interessa il sistema sanitario. Tuttavia, ciò non può tradursi nell’assenza di un servizio essenziale per una città di oltre 40 mila abitanti».
Da qui la richiesta rivolta direttamente al primo cittadino: «Chiediamo al sindaco di Macerata, in qualità di massima autorità sanitaria locale, di attivarsi immediatamente nei confronti dell’Ast affinché siano adottate tutte le misure possibili per contenere i disagi ai cittadini e garantire un’adeguata informazione alla popolazione».
Secondo il Circolo PD e il Gruppo consiliare, a rendere la questione ancora più delicata sono anche le alte temperature di questi giorni e le possibili conseguenze sulle fasce più vulnerabili della popolazione.
«La vicenda assume una rilevanza ancora maggiore in giornate segnate dall’allerta per le alte temperature, che aumentano i rischi per le persone anziane, fragili e affette da patologie croniche. In questo contesto, la sospensione della Guardia Medica rappresenta un elemento di ulteriore preoccupazione».
Il PD chiede inoltre che venga chiarito se quella di oggi sia una circostanza isolata o se possano verificarsi nuove interruzioni del servizio nel corso dell’estate.
«Riteniamo necessario che il sindaco verifichi con l’Ast se si tratti di un episodio eccezionale o se esista il rischio che analoghe sospensioni possano ripetersi nel corso delle prossime settimane. I cittadini hanno il diritto di sapere quali misure si intendano adottare per garantire la continuità dell’assistenza sanitaria territoriale durante il periodo estivo».
In chiusura, Circolo PD Macerata e Gruppo consiliare PD ribadiscono la richiesta di una risposta da parte delle istituzioni competenti.
«Non possiamo accettare che una città come Macerata resti priva per un’intera giornata di un presidio sanitario fondamentale senza che venga messa in campo una risposta adeguata da parte delle istituzioni competenti».