La dodicesima edizione del premio Città-Cultura-Solidarietà è stata assegnata al giornalista civitanovese Ennio Ercoli, figura di riferimento per la narrazione del territorio e la valorizzazione della memoria locale. La cerimonia di consegna si è svolta martedì 28 aprile al cine-teatro Cecchetti di Civitanova Marche, in apertura dell’appuntamento dei “Martedì dell’Arte”, promosso dall’associazione culturale Arte.
A introdurre il premiato è stata la presidente dell’associazione, Anna Donati, che ha ripercorso il lungo impegno di Ercoli, insegnante per quarant’anni all’Istituto Tecnico Commerciale e giornalista animato da una passione “incrollabile”. Nel corso della sua carriera ha collaborato con testate come Il Messaggero, Corriere Adriatico e Il Resto del Carlino, con cui scrive ancora oggi.
Particolarmente significativo è il suo contributo alla vita culturale locale attraverso la fondazione di Millepaesi, progetto editoriale nato nel 1982 che nel tempo è diventato un punto di riferimento per la racconta delle storie del territorio.
“Ennio ha un’attenzione quasi maniacale per la città nascosta – ha sottolineato Donati –. Scava nei fatti e nei personaggi, riportando alla luce storie dimenticate o poco conosciute, con una curiosità che va oltre Civitanova e abbraccia tutto il territorio circostante”. Un lavoro meticoloso, che unisce ricerca approfondita e cura anche dell’aspetto grafico, con l’obiettivo di offrire ai lettori un prodotto completo e di qualità.
A consegnare il riconoscimento è stata Maria Luce Centioni, presidente dell’Azienda dei Teatri, affiancata dalla vicepresidente Agnese Biritognolo. Presente anche il professor Stefano Papetti.
Nel suo intervento, Ercoli ha ringraziato l’associazione e i lettori, ripercorrendo la storia di Millepaesi, dai primi numeri ciclostilati fino a oggi. “Ogni persona è un romanzo – ha affermato – e l’idea è quella di dare spazio alle storie, costruendo una piccola enciclopedia del territorio”.
Un riconoscimento che celebra quasi mezzo secolo di impegno nella promozione della cultura e nella valorizzazione dell’identità locale.
Non una semplice esposizione fotografica, ma un’esperienza che avvolge i sensi e scava nella memoria collettiva della città. Ha aperto le porte presso la Palazzina Sud del Lido Cluana la mostra "Mare Vivo – Percorso sensoriale, fotografie che si sentono", un progetto curato dall’associazione Promea con il patrocinio del comune di Civitanova Marche.
L’allestimento trasforma completamente lo spazio espositivo: la Palazzina è immersa nel buio, permettendo ai visitatori di concentrarsi esclusivamente sulla luce e sull'ascolto. Dall’oscurità emergono i ritratti in bianco e nero dei protagonisti della comunità marinara civitanovese, illuminati in modo puntuale per restituire una presenza quasi fisica.
Ad accompagnare lo sguardo è un accurato paesaggio sonoro: lo sciabordio dell'acqua, il tendersi delle corde delle imbarcazioni e i canti dei pescatori all’alba. Un mix di materia sonora e visiva che invita a rallentare il passo e a entrare in connessione profonda con le storie di chi ha dedicato la vita al mare.
All’inaugurazione hanno preso parte il sindaco Fabrizio Ciarapica, l’assessore al Turismo Mara Orazi, il consigliere regionale Pierpaolo Borroni e il consigliere comunale Gianluca Crocetti.
"Questa mostra rappresenta un racconto autentico della nostra identità marinara e delle persone che la custodiscono ogni giorno – ha dichiarato il sindaco Ciarapica –. Attraverso immagini e suoni, ‘Mare Vivo’ restituisce alla comunità una memoria capace di emozionare. Un ringraziamento va a Promea e al presidente Massimo Mancini per questa iniziativa di grande valore".
L'esposizione, che si propone come un ponte tra il passato della tradizione e il linguaggio dell'arte contemporanea, resterà aperta al pubblico con ingresso libero fino al 2 maggio. Sarà possibile visitarla tutti i giorni, nella fascia oraria che va dalle 17:00 alle 22:00
Il cartellone della XXXVII edizione di Musicultura entra nel vivo. Dopo l'annuncio della presenza di Brunori Sas, il festival della canzone popolare e d’autore svela i nuovi grandi nomi che calcheranno il palco dello Sferisterio nelle serate finali del 19 e 20 giugno. Un cast che mescola sapientemente la storia della musica italiana con la freschezza delle nuove generazioni.
Per Ron e Tosca si tratta di un gradito ritorno a casa. Entrambi membri del Comitato Artistico di Garanzia di Musicultura, i due artisti sono considerati dal festival una certezza assoluta in termini di qualità. "Artisti come loro sono una garanzia di sostanza - ha dichiarato il direttore artistico Ezio Nannipieri - con la capacità di riversare nella dimensione live un plus di risorse espressive unico".
La loro esibizione è in programma per la serata di sabato 20 giugno, promettendo momenti di grande intensità emotiva sotto le stelle dell'Arena. La serata di apertura di venerdì 19 giugno vedrà invece protagonisti i marchigiani Maria Antonietta & Colombre. Reduci dal recente successo al Festival di Sanremo, il duo porterà a Macerata un progetto artistico che Nannipieri definisce "vivace e fresco", sottolineando come la coppia riesca a completarsi perfettamente non solo nella vita, ma anche nella scrittura delle canzoni. Nella stessa serata di venerdì, il pubblico potrà assistere anche alla performance del già annunciato Brunori Sas.
Le due serate rappresentano l'atto conclusivo di un lungo percorso di selezione che vedrà i vincitori del concorso sfidarsi per il titolo finale proprio insieme a questi grandi ospiti. Con questi nuovi innesti, Musicultura conferma la sua vocazione di "officina della canzone", capace di far dialogare i mostri sacri del cantautorato con le realtà più interessanti del panorama indipendente attuale.
Un viaggio emozionante tra volti, pennellate e storie di resilienza. Giovedì 30 aprile, alle 18, la suggestiva cornice del Museo delle Acque in piazza Umberto I a Belforte del Chienti ospiterà l’inaugurazione della mostra itinerante “Quando l’arte è donna. Omaggio a 13 artiste che hanno segnato la storia dell’arte”, firmata dall'artista Salvatore Ramaglia.
L’esposizione, oltre al patrocinio del Comune e della Pro Belforte, gode del prestigioso sostegno della Commissione Pari Opportunità della Regione Marche e nasce da un profondo lavoro di ricerca storica e artistica durato oltre un anno tra l’Italia e la Romania. L’obiettivo è puntare i riflettori su quelle figure femminili che, nonostante il talento straordinario, hanno spesso vissuto all'ombra dei colleghi uomini o sono state penalizzate da disparità di genere e pregiudizi.
La galleria di ritratti proposta da Ramaglia attraversa epoche e stili, affiancando icone mondiali come Frida Kahlo, Marina Abramović e Georgia O’Keeffe ad artiste dal talento immenso ma meno note al grande pubblico, come Camille Claudel, Lee Krasner o Helen Frankenthaler.
Ogni tela è una porta aperta sulla vita della protagonista. Grazie all'inserimento di codici Qr posti a margine delle opere, i visitatori potranno approfondire le singolari vicende personali e artistiche delle 13 donne ritratte, scoprendo come la loro forza e sensibilità abbiano lasciato un segno indelebile nel mondo dell'arte contemporanea e moderna.
Nato a Napoli nel 1954, Salvatore Ramaglia incarna la passione che non conosce età. Dopo una carriera lavorativa intensa, nel 2019 ha scelto di assecondare la sua vocazione artistica iscrivendosi all'Accademia di Belle Arti di Macerata. La mostra è il frutto maturo della sua tesi di laurea (conseguita con lode nel 2022), incentrata proprio sulla disparità di genere nel sistema artistico. Oggi Ramaglia vive e lavora tra Macerata e Corridonia, portando la sua sensibilità pittorica in mostre personali e collettive di rilievo.
La mostra sarà visitabile nei locali del Museo delle Acque fino al 4 maggio, tutti i giorni, dalle 16 alle 20.
Tutto esaurito al Multiplex di Piediripa per l’anteprima maceratese dell’art film “La paura dei numeri” di Mauro John Capece, prodotto dall’Associazione Culturale Picus e già premiato in diversi festival internazionali, tra cui l’American Golden Film Festival e l’Amsterdam Film Festival.
L’evento, condotto dal giornalista e attore David Romano – presente anche nel cast del film – ha accompagnato il pubblico dentro un incontro che è andato ben oltre la semplice proiezione, trasformandosi in un momento di confronto su cinema, territorio e soprattutto sul tema centrale dell’opera: lo spettro autistico. Il cortometraggio affronta infatti la condizione dello spettro autistico attraverso la storia di Anna e Maria, due bambine legate da un incontro che supera il tempo e le apparenze. Un racconto che sceglie una chiave simbolica e delicata, evitando ogni approccio didascalico per restituire invece una dimensione emotiva e relazionale della neurodivergenza, intesa come parte della complessità umana e non come limite.
Il progetto nasce dal racconto “Il fantasma della fontana”, pubblicato nell’antologia “Marche d’Autore – I Misteri”, e porta in modo decisivo la firma narrativa di Elisabetta Garbati, che ha raccontato così l’origine della storia: «Tutto nasce da un incontro e da una storia che mi appartiene, un ricordo d’infanzia a Sefro, una fontana, figure misteriose e una leggenda che nel tempo ho sentito il bisogno di raccontare e fissare sulla carta». Un’immagine che restituisce bene la genesi profondamente personale del racconto, nato da un legame con la memoria e con il territorio dell’Alto Maceratese.
Proprio da quella narrazione si è sviluppato il lavoro di adattamento firmato da David Miliozzi, Jonatan Arpetti e Valerio Tatarella, che hanno trasformato il racconto in sceneggiatura, mantenendo intatto il nucleo emotivo originale e costruendo un’opera corale che ha poi trovato la sua forma cinematografica grazie alla regia di Mauro John Capece.
Nel corso dell’incontro, la dottoressa Garbati ha sottolineato anche la dimensione umana e professionale che ha influenzato il suo contributo al progetto, legata alla sua esperienza medica e al contatto quotidiano con le fragilità delle famiglie. «Dover comunicare una diagnosi è la parte più difficile del mio lavoro», ha spiegato, evidenziando come il film nasca anche da una sensibilità maturata nel rapporto diretto con le persone e con le loro storie.
Il vicesindaco di Treia Davide Buschittari ha invece posto l’attenzione sul valore delle location utilizzate, come Villa Luzi, sottolineando il ruolo delle Marche come set cinematografico sempre più attrattivo grazie anche al lavoro delle film commission e alla valorizzazione del patrimonio storico e paesaggistico del territorio.
Il regista Mauro John Capece ha raccontato la genesi del film come un percorso corale e fortemente radicato nel lavoro di squadra, spiegando come l’obiettivo non fosse quello di “consolare” lo spettatore, ma di lasciare un segno: un’opera capace di restare, di interrogare e di stimolare una riflessione sulla diversità e sul modo in cui viene percepita.
Dopo la proiezione, il confronto si è arricchito con gli interventi del cast e dei protagonisti tecnici e artistici del progetto. Corinna Coroneo ha evidenziato la sensibilità con cui il film affronta la disabilità, sottolineando il cambiamento storico e culturale nel modo di percepire queste condizioni. Francesco Pugnaloni, al suo debutto cinematografico, ha raccontato l’impatto del set e la differenza tra teatro e cinema, definendo l’esperienza formativa e intensa.
Maurizio Boldrini ha parlato di un lavoro “poetico e malinconico”, mentre Andrea Pierdicca ha descritto la costruzione del suo personaggio e la complessità emotiva delle scene più forti. David Miliozzi, che ha affiancato la scrittura della sceneggiatura, ha invece posto l’accento sul lavoro di sottrazione necessario nella scrittura cinematografica e sul tema centrale del film, sintetizzato nella frase chiave: «noi non siamo diversi, sono gli altri che sono tutti uguali», a indicare una riflessione profonda sull’unicità di ciascun individuo.
Un contributo importante è arrivato anche da Jonatan Arpetti e Valerio Tatarella, che hanno raccontato il percorso produttivo dell’opera e la costruzione del progetto fin dalle sue origini, evidenziando il lavoro collettivo che ha permesso di dare forma al film.
A chiudere l’incontro è stata la testimonianza di Fabrizio Principi e Vito Catano, dell’associazione I Blu Infinito – Onfalos, che hanno riportato il tema del film nella dimensione concreta delle famiglie e della quotidianità legata all’autismo. Un intervento intenso, che ha sottolineato come la diagnosi non sia un punto di arrivo ma l’inizio di un percorso complesso, che richiede rete, sostegno e condivisione.
Il sold out di Piediripa ha così confermato non solo il successo dell’opera, ma anche la forza di un progetto nato dal territorio e capace di trasformare una storia locale in una riflessione universale sulla fragilità, sulla diversità e sul modo in cui si costruiscono le relazioni umane.
Dopo quattro anni di attesa, i tamburi tornano a rullare al Castello della Rancia. Dal 1 al 3 maggio 2026, Tolentino celebra la 25ª edizione della rievocazione storica della Battaglia del 1815, scontro epico tra le truppe austriache del Barone Bianchi e l’esercito franco-napoletano di Gioacchino Murat. Considerata dagli storici la prima battaglia per l’indipendenza italiana, l'evento trasformerà il territorio in un museo a cielo aperto con circa 300 rievocatori provenienti da tutta Europa.
L’Associazione Tolentino815, guidata da Paolo Scisiciani, ha messo a punto un programma che va ben oltre la simulazione bellica. Oltre ai combattimenti con armi ad avancarica, i visitatori potranno esplorare gli accampamenti militari, assistendo a scene di vita quotidiana del soldato tra fuochi di bivacco e parate in divise d’epoca fedelmente ricostruite.
Tra le novità di quest'anno, spicca lo spettacolo immersivo curato dal regista Fabrizio Romagnoli, dedicato alla figura complessa di Re Gioacchino Murat, e un approfondimento scientifico sul ruolo del medico nei campi di battaglia del XIX secolo. Per i più piccoli, l’associazione “La Storia Toccata con Mano” proporrà giochi e attività didattiche dell’epoca.
Il momento clou dell'atmosfera ottocentesca sarà sabato 2 maggio con la Notte 815. A partire dalle ore 21:00, il cortile del Castello sarà animato dalle danze d’epoca del Balletto storico del Battaglione Estense. Tra ronde militari, cartomanti e popolani, il pubblico potrà vivere una serata fuori dal tempo, immerso nei sapori delle degustazioni tipiche e nelle musiche dell'epoca.
Per agevolare l’afflusso di visitatori, l’organizzazione ha previsto un servizio navetta gratuito attivo sabato e domenica dalle ore 13:00. Le corse partiranno dall’area camper in zona Sticchi (piscina comunale), con fermata intermedia in piazza della Concordia (Cinema Giometti) e arrivo al Castello della Rancia.
L’Associazione Arena Sferisterio – Teatro di Tradizione compie un deciso passo verso il futuro grazie a un importante intervento di rinnovamento della propria infrastruttura informatica, dimostrando come innovazione tecnologica e tutela del patrimonio storico possano convivere in modo efficace. Il progetto ha interessato l’intero sistema IT dell’ente, consentendo di superare i limiti strutturali di un edificio storico e di dotare uffici e biglietteria di una rete moderna, sicura e ad alte prestazioni, completamente integrata e invisibile.
A guidare l’intervento è stato il network designer Paolo F. Appignanesi, che ha introdotto un approccio basato su una visione di “IT consapevole”, capace di coniugare efficienza, sostenibilità e sicurezza. Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il significativo miglioramento in termini di risparmio energetico. I vecchi server e firewall, caratterizzati da consumi elevati, sono stati sostituiti da apparati di nuova generazione ad altissima efficienza, in grado di gestire l’intero carico operativo utilizzando solo una minima parte della loro capacità. Questo ha permesso una drastica riduzione dell’impatto energetico, con benefici concreti sia per l’ambiente sia per i costi di gestione.
Parallelamente, è stato compiuto un salto di qualità sul fronte della sicurezza informatica. La nuova infrastruttura si basa su una rete segmentata di livello enterprise che garantisce la protezione dei dati sensibili e delle operazioni di biglietteria, con sistemi di difesa avanzati contro le minacce digitali. Le comunicazioni tra i diversi ambiti operativi sono ora protette da standard elevati, assicurando affidabilità e continuità nelle attività quotidiane.
Un altro elemento centrale del progetto è la realizzazione di uno spazio dati condiviso e centralizzato, progettato per semplificare il lavoro dello staff. Il nuovo sistema consente l’accesso ai documenti in modo rapido e sicuro da tutte le postazioni autorizzate, accompagnato da backup costanti che garantiscono la salvaguardia delle informazioni. Questo approccio favorisce una maggiore collaborazione interna e migliora l’efficienza organizzativa.
Importante anche il risultato ottenuto sul piano amministrativo, con il completamento dell’accreditamento dell’Associazione come ente no-profit presso i principali fornitori di software. Questo traguardo consente l’accesso a licenze e servizi cloud a condizioni fortemente agevolate o gratuite, liberando risorse economiche da destinare alle attività artistiche e culturali.
Il presidente Sandro Parcaroli ha espresso soddisfazione per il lavoro svolto, sottolineando come il progetto "abbia migliorato la sicurezza e la gestione dei dati, rendendo più semplice la fruizione dei documenti e aumentando l’efficienza complessiva, con un risparmio significativo sia in termini di tempo che di energia". Anche la sovrintendente Lucia Chiatti ha evidenziato l’importanza del nuovo sistema, che consente la creazione di un archivio condiviso e favorisce il lavoro di squadra, "superando la frammentazione delle informazioni e garantendo continuità operativa".
Particolarmente complessa è stata la sfida legata all’integrazione delle nuove tecnologie in un contesto architettonico storico. Come spiegato dal progettista, "non era possibile intervenire in modo invasivo sulle strutture, e il successo del progetto è stato proprio quello di riuscire a far transitare grandi quantità di dati attraverso le infrastrutture esistenti, mantenendo l’impatto visivo nullo. Il risultato è una rete potente ma invisibile, capace di semplificare il lavoro quotidiano e ridurre gli sprechi".
BELFORTE DEL CHIENTI – È stata inaugurata giovedì 23 aprile, presso il Centro Direzionale di Simonelli Group in via Emilio Betti 1, la mostra personale di Matteo Costanzo, vincitore nel 2025 dell’ottava edizione del Premio Pannaggi/Nuova Generazione.
L’iniziativa si inserisce nel percorso di impegno culturale dell’azienda, che da anni affianca all’attività industriale una costante attenzione all’arte contemporanea e alla valorizzazione dei giovani talenti, riconoscendo nella cultura un elemento strategico di crescita e innovazione responsabile.
La mostra è realizzata in collaborazione con l’Associazione Amici di Palazzo Buonaccorsi e i Musei Civici di Macerata, e si è aperta in occasione della tradizionale cerimonia di consegna dell’opera che il vincitore del Premio dona al main sponsor, Simonelli Group, consolidando così un dialogo virtuoso tra impresa, arte e territorio.
All’inaugurazione era presente anche l’artista, Matteo Costanzo, offrendo al pubblico l’occasione di un incontro diretto con il proprio percorso creativo. In esposizione una selezione di opere già presentate e apprezzate nei mesi scorsi a Palazzo Buonaccorsi di Macerata.
La personale, intitolata “CTRL+Z”, propone un percorso immersivo e concettualmente articolato che riflette sulle tensioni e fragilità della contemporaneità. Attraverso collage, stickerpainting, video loop e installazioni, Costanzo costruisce un linguaggio visivo in cui immagini, parole e frammenti della comunicazione digitale vengono decostruiti e rielaborati, dando origine a nuove possibilità di senso.
Le opere, realizzate con materiali come polistirene estruso, plastica liquida e vernice acrilica, si caratterizzano per superfici cromatiche instabili e luminose, evocando il disorientamento dell’epoca iperconnessa e la sovrabbondanza informativa che attraversa la società contemporanea.
La mostra, visitabile dal 24 aprile al 29 maggio 2026 presso il Centro Direzionale Simonelli Group (via E. Betti 1, Belforte del Chienti), dal lunedì al venerdì con orario 8:30-12:30 e 14:30-17:30, offre anche la possibilità di ammirare tutte le opere vincitrici delle precedenti edizioni del Premio Pannaggi/Nuova Generazione.
Un progetto che testimonia la continuità dell’impegno di Simonelli Group nel sostegno ai giovani artisti e nella promozione della cultura contemporanea, rafforzando il legame tra creatività, territorio e responsabilità sociale d’impresa.
All’inaugurazione erano presenti, tra gli altri, Sonia Boldrini (CDA Simonelli Group), Paola Ballesi (Associazione Amici di Palazzo Buonaccorsi), Nando Ottavi (presidente Simonelli Group), l’artista Matteo Costanzo e Marco Feliziani (amministratore delegato Simonelli Group).
TOLENTINO - Dopo quasi dieci anni di chiusura, si riaccende una prospettiva concreta per la Biblioteca Comunale Filelfica, inattiva dal 2016 a causa dei danni provocati dal sisma. Nel corso di una conferenza stampa, il sindaco Mauro Sclavi e l’assessore alla Cultura Fabio Tiberi hanno illustrato lo stato dell’arte e i prossimi passi per la riattivazione dei servizi bibliotecari.
All’incontro erano presenti anche i consiglieri Samanta Casali e Alba Mosca, insieme ai funzionari degli uffici comunali coinvolti.
L’Amministrazione, nei mesi scorsi, aveva avviato una manifestazione di interesse per individuare spazi idonei ad accogliere temporaneamente il patrimonio librario, rispondendo così alle esigenze di cittadini, studiosi e studenti rimasti per anni senza un punto di riferimento culturale. Dopo un’attenta valutazione, è stata deliberata la scelta dei locali che ospiteranno la biblioteca durante il periodo dei lavori di restauro della storica sede di Palazzo Fidi.
Gli spazi individuati sono quelli attualmente occupati dall’asilo “Nicholas Green”, in piazzale ‘815, che si libereranno a partire da settembre, una volta completato il trasferimento nella nuova sede di via Ugo La Malfa. A questi si aggiungeranno anche i locali dell’ex esposizione “La Fede nell’Arte”, situati nel palazzo delle ex carceri in via Filelfo, che potranno fungere da presidio nel centro storico, con funzioni di sale lettura o spazi multimediali.
Il progetto segna l’avvio di un percorso articolato: dalla ricognizione del patrimonio librario alla sua riorganizzazione e nuova collocazione. Un processo già sottoposto al vaglio della Soprintendenza, che ha espresso parere favorevole al trasferimento. Sarà inoltre mantenuta attiva la sala lettura per ragazzi presso l’ex centrale del Ponte.
L’obiettivo dell’Amministrazione è quello di restituire alla città non solo una biblioteca, ma un vero e proprio spazio culturale moderno, aperto e inclusivo. Una visione che supera il concetto tradizionale di semplice luogo di conservazione per trasformarlo in un centro di incontro, studio e scambio.
Non a caso, l’annuncio è stato dato simbolicamente il 23 aprile, in occasione della Giornata Internazionale del Libro. In questa direzione si inserisce anche l’iniziativa prevista per il 29 maggio, che vedrà ospite la professoressa Antonella Agnoli, autrice del libro La casa di tutti, occasione per avviare un confronto pubblico sul futuro della biblioteca.
Parallelamente, verrà affidato a personale specializzato il censimento del patrimonio, oggi stimato tra le 26mila e le 35mila unità tra volumi moderni, archivio storico e fondo antico. Un passaggio fondamentale per garantire una gestione efficace e valorizzare al meglio le risorse disponibili.
“Finalmente, dopo dieci anni, abbiamo una prospettiva concreta”, hanno sottolineato il sindaco e l’assessore, evidenziando come questa fase rappresenti anche un banco di prova per nuovi modelli organizzativi e servizi, in vista della futura riapertura definitiva della Biblioteca Filelfica.
Il suono che si fa immagine, il colore che segue il ritmo. Si è rinnovato ieri pomeriggio, presso la Galleria Belvedere Beligatti, il tradizionale dialogo tra l'associazione Appassionata e l’Accademia di Belle Arti di Macerata. L'occasione è l'inaugurazione di "Come un caleidoscopio", quattordicesima edizione del progetto "A più voci" che trasforma l'ascolto musicale in un'esperienza visiva coinvolgente.
La mostra, curata dalle professoresse Marina Mentoni ed Elena Giustozzi, trae ispirazione dal programma del Family Concert "Pierino, il lupo e altre storie". Gli studenti dell'Accademia hanno esplorato diverse linee di ricerca, partendo da un filone dedicato al movimento e alla metamorfosi ispirato all'Apprendista Stregone. Di particolare rilievo è il laboratorio di Mădălin Ciucă sulle tecniche pittoriche fluttuanti come Suminagashi, Ebru e marmorizzazione, dove il colore danza sulla superficie creando forme imprevedibili che richiamano l'essenza stessa del caleidoscopio.
Accanto alla sperimentazione sull'acqua, la mostra propone una rilettura contemporanea dei personaggi di Pierino e il lupo, tradotti in simboli e atmosfere grafiche. Un'ulteriore dimensione creativa è offerta dai libri d'artista, realizzati sotto la guida del professor Fabio Di Lizio, dove quaderni e narrazioni visive sostituiscono la scrittura tradizionale con il ritmo del segno e della composizione delle pagine.
Il legame con la musica troverà il suo culmine domenica 26 aprile alle ore 18.30 presso il Teatro Lauro Rossi. Sul palco si esibirà la FORM – Orchestra Filarmonica Marchigiana, diretta da Jacopo Rivani, con la voce recitante di Lucia Palozzi. Sarà un concerto pensato per le famiglie che darà idealmente "suono" alle opere esposte in galleria, completando il percorso multisensoriale del progetto.
La mostra, che vede protagonisti sedici giovani talenti dell'Accademia (da Aurora Basili a Alessio Veroli), resterà aperta fino al 3 maggio 2026 presso la sede di Via Mozzi, visitabile tutti i pomeriggi dalle 16.30 alle 19.00, con l'eccezione del lunedì.
Un finale monumentale per il Volume 12 del MountEcho’. La rassegna musicale sceglie la Basilica Imperiale di Santa Croce, gioiello romanico delle Marche consacrato nell’887, per ospitare il suo ultimo evento: un doppio concerto imperdibile che omaggerà anche la Maple Death Records, riconosciuta come l’etichetta indipendente più innovativa del panorama nazionale.
Sul palco salirà il duo composto da Francesca Bono e dalla batterista Vittoria Burattini (già colonna portante dei Massimo Volume). Presenteranno il loro nuovo lavoro discografico, “Ora sono un lago”, un album definito "risoluto e meditabondo". Le atmosfere spettrali del duo si muovono tra paesaggi kosmische, elettronica essenziale e una psichedelia oscillatoria che promette di trasformare l'acustica millenaria della Basilica in un’esperienza sensoriale densa e spietata.
Ad arricchire la serata sarà James Jonathan Clancy, figura di riferimento della scena indie e fondatore della stessa Maple Death Records. Dopo vent'anni di carriera, l'artista italo-canadese presenterà “Sprecato”, il primo album pubblicato a proprio nome. Accompagnato dalla sua band, Clancy porterà a Santa Croce un’atmosfera quasi apocalittica: un’opera introspettiva dove drum machine "estratte dalla terra" si intrecciano a pianoforti scordati e sintetizzatori bucolici.
L'evento si configura non solo come un concerto, ma come un tributo alla ricerca sonora contemporanea all'interno di uno dei luoghi più antichi e significativi delle Marche, creando un corto circuito affascinante tra architettura antica e avanguardia musicale.
Importante riconoscimento per la giovane pianista Benedetta Prestigiacomo, allieva della Scuola civica di musica “Stefano Scodanibbio”, nella classe di pianoforte del maestro Adamo Angeletti.
L’artista ha conquistato il secondo premio al concorso internazionale “Musica Italia Grand Prize”, svoltosi a Campobasso dal 15 al 19 aprile 2026. Prestigiacomo si è distinta nella categoria Kids 3, ottenendo un punteggio di 94/100, risultato che testimonia il suo talento e il costante impegno nel percorso di formazione musicale.
Il risultato assume particolare rilievo considerando il prestigio della competizione, che rappresenta una vetrina importante per giovani interpreti provenienti da diverse realtà musicali. Il concorso offre infatti un’occasione di confronto di alto livello e un contesto stimolante per la crescita artistica dei partecipanti.
Per la giovane pianista si tratta di un ulteriore passo avanti in un percorso che evidenzia già solide qualità tecniche e interpretative, confermate da questo significativo traguardo.
È già sold out l’evento in programma al Multiplex di Piediripa, dove venerdì 24 aprile alle ore 18:45 si terrà, in anteprima maceratese, la proiezione del pluripremiato Art Film “La Paura dei numeri” di Mauro John Capece, prodotto dall’Associazione Culturale Picus.
Il corto ha ottenuto diversi riconoscimenti internazionali, tra cui il Best Short all’American Golden Film Festival e il Best Short all’Amsterdam Film Festival, confermandosi come una delle opere più apprezzate nel circuito dei festival indipendenti.
La storia è tratta dal racconto di Elisabetta Garbati, “Il mistero della fontana”, inserito nella raccolta “Marche d’Autore – I Misteri”, curata da David Miliozzi e Jonatan Arpetti, che insieme a Valerio Tatarella hanno firmato anche la sceneggiatura del corto.
Il film affronta il tema del disturbo dello spettro autistico attraverso la vicenda di Anna e Maria, due bambine legate da un incontro che trascende il tempo e le apparenze.
«Noi non siamo diversi, sono gli altri ad essere tutti uguali – ha spiegato il regista – queste parole mi hanno colpito subito, ho capito che avevamo tra le mani una storia che doveva essere raccontata», sottolineando la sensibilità con cui è stato affrontato il tema.
Per la prima volta sullo schermo compaiono Margherita Caracini e Francesco Pugnaloni, insieme a Maurizio Boldrini, Meri Bracalente, Corinna Coroneo, Elisabetta Garbati, David Miliozzi, Andrea Pierdicca e David Romano.
Esistono storie capaci di trasformare il dolore in forza e il limite in un nuovo punto di partenza. Domani, sabato 18 aprile alle ore 21, il Teatro Lauro Rossi di Macerata ospiterà la quarta edizione di “Heroes – Storie di Rinascita”, l’evento benefico che mette al centro l’essere umano e la sua straordinaria capacità di rialzarsi. La serata, patrocinata dalle principali istituzioni locali e regionali, avrà uno scopo nobile: l’intero ricavato sarà devoluto alla Lega Italiana Fibrosi Cistica Marche ODV.
Il palco del Lauro Rossi vedrà alternarsi quattro protagonisti d’eccezione. Si parte con Andrea Lanfri, l’alpinista paralimpico che, dopo aver perso gambe e dita a causa di una meningite, ha sfidato le vette più alte del mondo. Dal ghiaccio delle cime si passerà all’inclusione sociale con Birracca, il progetto brassicolo artigianale che offre un’opportunità lavorativa concreta a giovani adulti con autismo.
Il viaggio nelle emozioni proseguirà poi negli abissi con l’apneista recordwoman Alessia Zecchini: «L’apnea insegna ad affrontare le profondità, il buio che la vita a volte ci presenta… Perché il limite siamo noi», scrive l'atleta, sintetizzando l'anima dell'evento. Infine, la testimonianza toccante di Paolo Simoncelli, che racconterà come sia riuscito a trasformare la tragica perdita del figlio Marco in un motore di solidarietà attraverso la Fondazione a lui dedicata.
La serata, presentata da Matteo Pasquali e accompagnata dalle suggestioni sonore del gruppo Mothra, promette di essere un percorso emotivo unico. Un appuntamento dove la parola "impossibile" viene cancellata dai fatti e dalla determinazione di chi ha saputo reinventarsi.
Il Comune di Fiastra lancia la prima edizione del Premio nazionale di poesia Pietro Polverini, un’iniziativa nata per ricordare il giovane poeta, originario del territorio, scomparso tragicamente nel novembre 2023. Il progetto prende forma grazie all’impegno di un gruppo di amici di Pietro, attivi nel panorama letterario, con la collaborazione di MediumPoesia e dell’associazione RicostruiAMO Fiastra.
Il premio si propone come un omaggio autentico alla passione di Pietro per la poesia, trasformando il ricordo in un’occasione di condivisione culturale aperta a livello nazionale.
La partecipazione è gratuita e aperta ad autrici e autori che abbiano pubblicato un libro di poesia in lingua italiana — inclusi testi in dialetto o lingue minoritarie — nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2025 e il 30 aprile 2026. Le opere dovranno essere inviate entro il 2 maggio 2026, sia in formato digitale che cartaceo.
Per quanto riguarda l’invio digitale, è richiesto l’inoltro via email del PDF editoriale del libro, accompagnato dalla copertina e da una scheda contenente biografia, dati anagrafici e recapiti dell’autore o dell’autrice. A questo si affianca l’invio cartaceo di una copia del volume, corredata dalla stessa documentazione, da spedire alla Biblioteca Comunale di Fiastra. La doppia modalità di partecipazione è condizione indispensabile per l’ammissione al concorso.
A valutare le opere sarà una giuria tecnica composta da figure di rilievo del panorama poetico italiano, tra cui Franco Buffoni (presidente onorario), Franca Mancinelli, Renata Morresi, Luigi Socci e Francesco Ottonello, segretario del premio.
I tre libri vincitori saranno premiati durante la cerimonia in programma il 25 luglio 2026, alle ore 18.00, nella suggestiva cornice del Castello Magalotti. A ciascun vincitore sarà assegnato un premio in denaro di 500 euro. Nel corso dell’evento, gli autori saranno intervistati e invitati a leggere una selezione delle loro poesie.
A rendere ancora più partecipata la serata sarà il coinvolgimento del pubblico: una giuria popolare decreterà infatti il vincitore assoluto, che riceverà un ulteriore premio di 1.000 euro.
«L’intento di questo Premio letterario – sottolinea l’assessore alla Cultura Caterina Belli – è tenere vivo il ricordo di Pietro e rendergli omaggio nel modo più vicino a quello che lui amava, la letteratura e la poesia». Un’iniziativa che nasce quindi non solo come evento culturale, ma come gesto di comunità e memoria condivisa.
Il bando completo è disponibile online.
Non è solo un esordio discografico, ma il manifesto di un’identità artistica che affonda le radici nell'entroterra maceratese per aprirsi ai ritmi del mondo. Perla Palmieri, giovane e talentuosa artista di Castelraimondo, presenta il suo primo album "My Jazz Identity" (etichetta Notami Jazz), un lavoro che arriva dopo il prestigioso riconoscimento internazionale del Premio Pathway To Jazz ricevuto negli USA nel 2025.
Il disco è un viaggio che attraversa lo swing, la bossa nova e il funk, partendo dal ritmo come dimensione essenziale. Nonostante il respiro internazionale, il legame con le Marche resta fortissimo: tra i dieci brani dell'album spicca infatti "La Terra Mia", un'intensa dedica ai borghi marchigiani e alla sua città d'origine. "Penso che non ci sia genere musicale che mi possa rappresentare più del jazz - racconta Perla Palmieri -, questo album è un progetto impegnativo, nato da anni di ricerca e studio. Sono io che mi racconto: rappresenta un capitolo della mia storia".
Ad accompagnarla in questo debutto, una band affiatata e la partecipazione speciale di un gigante del sax come Max Ionata. L'artista di Castelraimondo sottolinea l'importanza della condivisione musicale: "La bellezza del jazz sta nel suo carattere democratico: un brano funziona solo quando ogni componente del gruppo è davvero in ascolto degli altri. Il contributo dei musicisti ha saputo arricchire con sensibilità la mia musica, senza forzature". Il risultato è un lavoro raffinato che unisce la complessità dei ritmi afro-cubani all'eleganza della melodia italiana, portando il nome di Castelraimondo nelle vette della produzione jazz contemporanea.
My Jazz Identity è composto da dieci brani, quattro sono firmati da Perla (My Camellia, Maiolica, È per Te - uscito come primo singolo - e La Terra Mia), sei sono invece composizioni di figure amatissime come Tania Maria (Yatra-Tà), Clifford Brown (Daahoud), George Gershwin (Fascinating Rhythm), Chick Corea (500 Miles High), Leslie Bricusse e Anthony Newley (Pure Imagination, dalla colonna sonora di Willy Wonka) e Guinga (Choro pro Zé).
Ecco la tracklist completa:
My Jazz Identity:
1. Pure Imagination
2. Fascinating Rhythm
3. My Camellia
4. 500 Miles High
5. Maiolica
6. È Per Te
7. Daahoud
8. La Terra Mia
9. Yatra-Tá
10. Choro Pro Zé
Perla Palmieri: voce, composizioni e testi originali, arrangiamento
Simone Bortolami: chitarra classica e elettrica
Giuseppe Dato: pianoforte
Alberto Zuanon: contrabbasso
Max Verrillo: batteria
Special Guest Max Ionata: sax tenore
Lo Sferisterio di Macerata non è solo un tempio della lirica mondiale, ma si conferma un solido motore economico e sociale per il territorio. Lo scorso 14 aprile è stato siglato l’accordo integrativo aziendale tra l’Associazione Arena Sferisterio e le sigle sindacali SLC-CGIL e FISTEL-CISL, che ha definito il trattamento retributivo delle maestranze tecniche per l’intero 2026. Un’intesa che arriva in un momento cruciale, proprio mentre si preparano i lavori per la nuova stagione lirica, e che punta a dare stabilità e riconoscimento a chi lavora dietro le quinte.
Uno dei punti cardine dell'accordo è la volontà di superare la precarietà legata alla stagionalità. Grazie alla sinergia con l'amministrazione comunale, le maestranze dello Sferisterio verranno coinvolte anche nelle attività del Teatro Lauro Rossi durante i mesi autunnali e invernali. Questa scelta strategica permette di offrire continuità occupazionale e di valorizzare un patrimonio di competenze tecniche unico, trasformando il lavoro precario in un sistema più stabile e integrato tra le principali istituzioni culturali cittadine.
Il sovrintendente Lucia Chiatti ha espresso ringraziamento al Comune di Macerata per il sostegno ricevuto: "Un grazie all'amministrazione comunale che ha dimostrato in maniera concreta e continuativa la propria attenzione allo Sferisterio e, con esso, alle maestranze tecniche che ne rappresentano un elemento essenziale".
"Si tratta di una scelta chiara - prosegue la Chiatti - che testimonia la volontà di considerare la cultura e lo spettacolo dal vivo non come un ambito accessorio, ma come un investimento strategico di politica culturale per la città".
La rassegna culturale "Desidera", promossa dal Comune di Macerata per stimolare la riflessione attraverso letteratura, musica e saggistica, torna con un appuntamento di alto profilo intellettuale. Domenica 19 aprile, alle ore 18:00, il Teatro Lauro Rossi ospiterà lo scrittore e saggista Marcello Veneziani, protagonista di un incontro dal titolo “Nietzsche e Marx si davano la mano. Una chiave di lettura del presente”. L’evento, a ingresso libero fino a esaurimento posti, prende le mosse dall'ultima opera dell’autore per esplorare gli intrecci tra i due filosofi che hanno segnato il pensiero contemporaneo.
Al centro del dibattito ci sarà l'analisi delle vite e del pensiero di Friedrich Nietzsche e Karl Marx, figure tradizionalmente collocate agli antipodi ma che Veneziani rilegge attraverso i loro punti di contatto. Entrambi, infatti, concepiscono la realtà come un conflitto e condividono una critica radicale alle istituzioni tradizionali come la religione, la patria e la famiglia. Attraverso il dialogo con il giornalista Maurizio Verdenelli, l'autore approfondirà come la tensione verso il superamento dei limiti umani e il mito di Prometeo accomunino questi due "profeti" che hanno sconvolto il mondo.
Un passaggio fondamentale della serata sarà dedicato alla geopolitica contemporanea. Il pensiero dei due filosofi verrà utilizzato come lente d'ingrandimento per analizzare gli odierni equilibri mondiali e la crisi dei valori collettivi. La riflessione punterà a spiegare come il dissenso filosofico si trasformi oggi in dinamiche di potere e identità su scala globale, offrendo al pubblico una chiave di lettura critica per comprendere i complessi scenari del presente e le visioni del futuro.
MACERATA – Il cinema torna a essere uno spazio di confronto e socialità grazie a un gruppo di giovani locali che ha dato vita a SineClub, un nuovo progetto culturale che colma un vuoto nel territorio provinciale portando la formula del cineforum. L’iniziativa nasce dalla convinzione che il cinema lasci nello spettatore un carico di emozioni e pensieri che meritano di essere condivisi in un clima che unisca convivialità e professionalità. La scelta del Cinema Italia come sede degli incontri non è casuale: lo storico teatro è stato individuato come il luogo perfetto per far appassionare i neofiti e dare finalmente una "casa" ai tanti cinefili in cerca di dialogo.
Il debutto ufficiale è fissato per questo venerdì 17 aprile alle ore 21:00 con la proiezione de "La Haine – L’Odio", il celebre capolavoro di Matthieu Kassovitz. La serata inaugurale, organizzata in collaborazione con il gruppo scout Macerata 2, affronterà il delicato e attuale tema della violenza giovanile. Il film fungerà da scintilla per innescare un dibattito aperto dove il vero protagonista sarà il pubblico. L’obiettivo dei ragazzi di SineClub, che hanno potuto contare sul supporto del gruppo Nuovi Amici di Macerata, è infatti quello di spingere gli spettatori a condividere sensazioni e riflessioni partendo dall’esperienza della visione collettiva.
Il programma prevede una serie di tre proiezioni, programmate a distanza di quindici giorni l'una dall'altra, per garantire continuità al progetto e consolidare l'abitudine al confronto. Per la serata inaugurale l'ingresso sarà libero, un invito aperto a tutta la cittadinanza, dai semplici curiosi ai grandi appassionati, per riappropriarsi di uno spazio di socialità che a Macerata mancava da tempo. Tutte le informazioni e gli aggiornamenti sugli appuntamenti successivi saranno disponibili sui canali social ufficiali del club.
Dal 19 aprile al 17 maggio 2026 si apre al pubblico il secondo appuntamento della rassegna: la mostra “Dialoghi del presente”, dal titolo Paesaggi generativi di Francesca Tilio al Museo Arturo Ghergo di Montefano. Il progetto espositivo si presenta quale spazio critico e sensibile di riflessione sulle forme dell’identità contemporanea, sulle relazioni e sui linguaggi visivi attraverso cui il presente si rende intelligibile.
All’inaugurazione, prevista per il 19 aprile alle ore 17.00, interverrà il vicesindaco e l’assessore alla Cultura, Mirco Monina, a testimonianza dell’attenzione e del sostegno istituzionale alle pratiche artistiche contemporanee e ai processi di valorizzazione culturale del territorio.
L’esposizione nasce da un’attenta selezione e riorganizzazione di opere realizzate tra il 2013 e il 2026, secondo un principio curatoriale che privilegia non la linearità cronologica, bensì la costruzione di una costellazione di immagini articolata per nuclei tematici, risonanze e punti di emersione. Così, la mostra rilegge entro una nuova cornice interpretativa la produzione di Francesca Tilio, facendo affiorare connessioni inedite e attraversamenti concettuali.
Al centro del percorso si colloca una riflessione sulla fotografia come pratica generativa: un dispositivo capace di produrre senso attraverso la relazione fra corpo, ambiente, memoria e legame. L’immagine non è qui concepita come semplice registrazione del reale, ma come campo di interdipendenza, luogo in cui il soggetto si inscrive nello spazio e da esso viene trasformato. Il paesaggio cessa così di essere sfondo per divenire agente attivo, presenza che partecipa alla costruzione dell’identità.
Come osserva il curatore Andrea Carnevali: «La fotografia, in questo progetto, non rappresenta semplicemente il mondo, ma ne attiva le relazioni profonde, rendendo visibile ciò che, nel presente, resta spesso latente: il legame, la trasformazione, l’emergere del senso».
Le opere esposte restituiscono una pluralità di tensioni e direzioni. In alcune serie, il corpo appare in una condizione di abbandono e affidamento alla natura, secondo una figurazione che mette in discussione ogni centralità monumentale e apre a una visione porosa e instabile dell’identità. In altre, la relazione fra i soggetti diviene principio costitutivo dell’immagine: i corpi si cercano, si sostengono, si definiscono reciprocamente, dando forma a una concezione dell’esistenza fondata sul legame.
Particolarmente significativa è la presenza di lavori in cui lo spazio assume i tratti di un teatro psichico ed emotivo, entro cui si articolano temi quali la maternità, la fragilità, la cura e la resistenza. In tali immagini, il quotidiano si rivela come costruzione culturale, attraversata da tensioni simboliche e sedimentazioni affettive. Accanto a queste, una serie di ritratti sospesi e rarefatti restituisce una visione dell’infanzia e della giovinezza come condizioni liminari, segnate da una profonda apertura e da un’identità ancora in divenire.
Non meno rilevante è il gruppo di immagini caratterizzate da una marcata pittoricità, ottenuta attraverso sfocature, dissolvenze e processi di elaborazione visiva. In esse, la perdita di definizione si traduce in intensificazione percettiva, dando luogo a figure in transito, trattenute in uno stato di apparizione.
Il titolo della rassegna “Dialoghi del presente” allude precisamente a questa trama di relazioni, attraversamenti e aperture. Le immagini non si chiudono in un significato univoco, ma mantengono il senso in una condizione dinamica, disponibile all’interpretazione. La fotografia si afferma così come pratica capace non solo di rappresentare il mondo, ma di renderne visibili i legami, le tensioni e le possibilità ancora in atto.
Come sottolinea la presidente dell’Associazione Effetto Ghergo, Claudia Scipioni: «Questa mostra testimonia la volontà dell’associazione di promuovere una ricerca visiva capace di interrogare il presente con profondità e rigore, offrendo al pubblico non solo immagini, ma esperienze di pensiero e di relazione».
Occorre infine ricordare che la rassegna si inserisce nel più ampio contesto delle ricerche contemporanee sull’identità come processo aperto e mobile, offrendo al pubblico un’esperienza visiva insieme sensibile e critica, capace di interrogare il presente senza ridurlo a formula, ma lasciandolo emergere nella sua complessità.