Arriva la terza allerta gialla consecutiva in tre giorni per le Marche, e anche la provincia di Macerata sarà interessata dal peggioramento previsto per sabato 19 settembre. La nuova allerta, emanata dalla Protezione Civile regionale, sarà valida dalle 00:00 di sabato fino alla mezzanotte tra sabato e domenica e riguarda l'intero territorio marchigiano.
La permanenza di una saccatura depressionaria sull'Italia centrale, associata ad aria relativamente più fredda in quota, favorirà anche nella giornata di sabato condizioni di instabilità, soprattutto nelle ore pomeridiane. Sono attese precipitazioni sparse, prevalentemente sotto forma di rovesci o temporali, che localmente potranno assumere forte intensità.
I fenomeni saranno più probabili e insistenti sui settori collinari e montani, compresi quelli della provincia di Macerata. In occasione dei temporali non sono escluse piogge intense e raffiche di vento, con possibili criticità ed effetti al suolo nelle aree maggiormente interessate dalle precipitazioni.
La giornata inizierà con cielo sereno o poco nuvoloso, ma dalle ore centrali è previsto un progressivo aumento delle nubi cumuliformi. Il peggioramento si concentrerà quindi soprattutto nel pomeriggio, quando potranno svilupparsi rovesci e temporali sparsi.
Le temperature massime sono attese stazionarie o in lieve diminuzione, mentre i venti saranno prevalentemente nord-orientali, con intensità di brezza tesa. Il mare è previsto poco mosso.
Quella di sabato rappresenta il terzo giorno consecutivo interessato da un'allerta meteo nelle Marche. L'evoluzione dovrebbe, però, cambiare a partire da domenica: il progressivo avvicinamento di una struttura anticiclonica favorirà infatti un generale miglioramento delle condizioni atmosferiche.
Per sabato, dunque, l'attenzione resta concentrata soprattutto sulle ore pomeridiane e sulle zone collinari e montane, dove la combinazione tra temporali, precipitazioni localmente intense e raffiche di vento potrebbe determinare le maggiori criticità.
I dati realtivi al disturbo del gioco d'azzardo della regione Marche sono raccolti nel portale Agorà Telematica. Si tratta di uno strumento previsto dal Piano Regionale Integrato 2023-2025 e gestito dall’ARS Marche, le cui informazioni, una volta standardizzate, vengono condivise con gli stakeholder e permettono di implementare e aggiornare lo stato di avanzamento delle attività programmate dal Piano.
Soffermandosi su quelli che sono i dati economici e riducendo il campione alla sola provincia di Macerata (considerando quindi 55 comuni della Regione) il totale giocato è di 881.159.066,20 di euro.
Se si volesse legare questo dato alla popolazione della provincia, 301.689 abitanti stando ai dati Istat al 1 gennaio, si potrebbe calcolare un valore giocato pro capite di 2.917,80 euro.
Gli altri valori presi in considerazione dal portale sono: il totale di vincita, che si attesta a 762.851.698,90 euro; il totale speso, vale a dire quanto i giocatori hanno di fatto perso, ovvero 118.307.367,18 euro e il totale erario, che indica l’ammontare complessivo dell’imposizione fiscale dei giochi che entra nelle casse pubbliche, che risulta essere di 57.686.638,71 euro.
Dei comuni della provincia di Macerata, il dato più alto relativo al totale speso è quello di Civitanova Marche, pari a 34.390.515 euro, seguita da Corridonia (9.582.312 euro), Macerata (8.920.293 euro) e Tolentino (8.688.011 euro).
Di poco diversa la classifica relativa al gettito fiscale generato dal gioco in ciascun comune: Civitanova Marche (16.483.739 euro), Corridonia (4.669.858 euro), Tolentino (4.515.831 euro), Macerata (4.102.438 euro).
Un altro aspetto importante riguarda il canale di vendita. Quello maggiormente usato rimane l’online, che accumula un totale giocato di 516.865.032 euro rispetto ai 364.294.034 del fisico.
Nonostante questo, però, a influire maggiormente sul gettito erariale è la modalità di gioco fisica, che incide per 50.312.182 euro. All’interno di questa modalità rientra anche la maggior parte delle perdite dei giocatori: 91.788.539 euro.
Ma riducendo ancora di più la scala, e considerando unicamente i comuni della provincia che vanno dai 2000 ai 10000 abitanti i dati cambiano. Se infatti si escludono i comuni più piccoli, in cui il dato pro-capite è influenzato dai pochi abitanti, e quelli più grandi, che resterebbero nelle prime posizioni, quelli di fascia intermedia evidenziano risultati più significativi.
Su un campione di 19 comuni, quello che vede la cifra maggiore per il totale giocato è Morrovalle, con 36.147.116 euro. Seguono Montecassiano con 25.397.641 euro, Treia che vede un totale giocato di 20.609.204 e Matelica con 20.328.765.
Tra i 19 comuni, Morrovalle è quella con la popolazione maggiore, quindi è ragionevole che si trovi in prima posizione per totale giocato, mentre Montecassiano, che è al settimo posto nella classifica di densità abitativa (6694 abitanti contro i 9786 di Morrovalle) vede comunque il secondo posto nel totale speso. Al contrario invece Cingoli, pur essendo il secondo comune dei 19 per densità abitativa (9448 abitanti) è al sesto posto per totale giocato, con 19.065.547 euro.
In relazione alla spesa totale, che ricordiamo essere il valore delle vincite sottratto al giocato, al primo posto c'è di nuovo Montecassiano, con 4.102.462 euro. Al secondo posto c’è Matelica con 3.163.856 euro, poi Treia con 3.136.095 euro e Morrovalle con 3.111.846 euro.
Per quanto riguarda il ritorno sottoforma di vincite per i giocatori, la classifica vede al primo posto Morrovalle con 33.035.269 euro, Montecassiano con 21.295.179, Treia con 17.473.109 e Montecosaro con 17.261.515.
Anche in questo caso la modalità di gioco che prevale è quella telematica, con un totale giocato di 164.600.240 euro , mentre la fetta più grande di gettito continua a provenire dal fisico (13.926.469), così come quella di spesa totale: 24.499.606. A spendere di più nella modalità telematica è Treia con € 881.091, mentre nel fisico rimane Montecassiano con 3.670.397 euro.
Infine, come per i dati dell’intera provincia, la tipologia di gioco che prevale è quella dei giochi di abilità online, con un totale giocato di 136.204.868 euro, seguiti dalle AWP, ovvero le slot da bar (31.067.141), che però generano un totale speso di 10.812.295 euro, maggiore rispetto ai giochi di abilità online (€ 5.390.332).
Un confronto con i dati del 2024, sempre relativo ai 19 comuni della fascia intermedia, mostra un quadro complessivamente stabile: il totale giocato passa da 252,3 a 249,2 milioni di euro, la vincita da 219 a 216 milioni, l'erario da 16,7 a 16,4 milioni e lo speso da 33,3 a 33,2 milioni di euro, sostanzialmente invariato.
Dietro questa stabilità i singoli comuni si muovono in direzioni opposte. Montecassiano e Morrovalle, che restano ai primi due posti in entrambi gli anni sia per giocato che per spesa, registrano un calo su quasi tutte le voci. Il caso più netto in crescita è quello di Montecosaro, che aumenta su tutti e quattro gli indicatori risultando il comune con l'incremento più solido e uniforme della fascia. All'opposto, Urbisaglia cala su tutti i fronti, con l'erario che scende di oltre un quarto, il calo più marcato tra i 19 comuni su questo dato.
Nuova opportunità di lavoro al Cosmari. Il consorzio ha indetto una selezione pubblica, per titoli ed esami, finalizzata alla formazione di una graduatoria per l’assunzione a tempo indeterminato di un responsabile dell’Area Operativa Manutenzione Mezzi, inquadrato al livello A2 del vigente CCNL Igiene Ambientale Utilitalia.
La figura individuata opererà alle dirette dipendenze della direzione, nell’ambito dell’area gestione tecnica impianti e mezzi, e avrà il compito di coordinare e gestire la manutenzione dei mezzi utilizzati nei servizi territoriali e dell’officina meccanica interna.
Tra le responsabilità previste rientra anche la gestione della manutenzione dell’intero parco mezzi aziendale, sia di proprietà sia acquisito a noleggio. Il responsabile dovrà inoltre coordinare le attività dell’officina interna e i rapporti con le officine esterne, oltre alla gestione dei fornitori.
Per partecipare alla selezione è necessario possedere i requisiti generali previsti dall’avviso, tra cui la maggiore età, il godimento dei diritti civili e politici, l'idoneità psico-fisica alla mansione, l'assenza delle condizioni ostative indicate dalla normativa e la patente di guida di categoria B.
Sono inoltre richiesti specifici requisiti formativi e professionali. I candidati dovranno essere in possesso di un diploma di scuola secondaria superiore a indirizzo tecnico, nei settori meccanico, meccatronico, elettrico, elettronico, elettrotecnico o industriale, oppure di una laurea, anche triennale, in ingegneria meccanica, elettrica, elettronica, elettrotecnica o industriale, o titolo equipollente o equiparato secondo la normativa vigente.
È richiesta anche un'esperienza professionale di almeno due anni, maturata anche in periodi non continuativi e adeguatamente documentata, nell'ambito di rapporti di lavoro subordinato, in attività di manutenzione e/o coordinamento della manutenzione di veicoli industriali e mezzi destinati alla raccolta e al trasporto dei rifiuti.
Completano il profilo le competenze in meccanica, elettrica, elettronica, elettrotecnica e oleodinamica, oltre alla capacità di utilizzare strumenti informatici e gestionali.
La candidatura dovrà essere presentata esclusivamente online, attraverso l'apposito modulo elettronico predisposto dal Cosmari.
Il termine ultimo è fissato alle 23.59 del 15 ottobre 2026. La domanda sarà considerata validamente presentata soltanto se confermata e accettata dal sistema entro tale orario. Dopo la scadenza, il collegamento al form verrà disattivato.
Alla domanda dovranno essere allegati obbligatoriamente il curriculum vitae, la copia fronte-retro di un documento d'identità valido, la copia della patente di guida, l'eventuale permesso di soggiorno, la copia o l'autocertificazione firmata del titolo di studio e gli eventuali titoli o attestati utili ai fini dell'attribuzione del punteggio.
Prove e graduatoria
L'elenco degli ammessi e le date delle prove saranno pubblicati esclusivamente sul sito istituzionale del Cosmari, nella sezione dedicata alle selezioni del personale. La comunicazione è prevista entro un massimo di 120 giorni dalla scadenza dell'avviso, salvo eventuali proroghe dovute a cause di forza maggiore.
Le comunicazioni pubblicate sul sito avranno valore di notifica a tutti gli effetti.
La graduatoria rimarrà valida per due anni dalla data della sua approvazione da parte del Consiglio di amministrazione e potrà essere utilizzata, secondo l'ordine dei candidati, per l'assunzione nel profilo oggetto della selezione e, in presenza di esigenze aziendali, anche per profili che richiedano competenze analoghe o similari.
Tra gli ulivi e le colline di Botontano, con lo sguardo che arriva fino al Monte Conero, una piccola chiesa torna a raccontare la storia di Villa Castiglioni. Si sono conclusi i lavori di restauro e risanamento conservativo della chiesa di San Carlo fra gli ulivi, nel territorio di Cingoli al confine con Treia.
L'intervento, finanziato con i fondi Pnrr per il paesaggio rurale, ha restituito decoro a uno degli edifici più caratteristici del complesso monumentale, accanto alla villa il cui parco è stato recentemente aperto al pubblico grazie a un altro intervento finanziato dal Pnrr, quello dedicato a Parchi e Giardini storici.
Il cantiere è partito dalla bonifica della vegetazione infestante che circondava la chiesa. Sono poi arrivati il restauro delle facciate, il consolidamento del campanile e il recupero dell'antico portone d'ingresso, con l'obiettivo di preservare le caratteristiche storiche dell'edificio.
A volere la costruzione della chiesa fu il Marchese Gianstefano Castiglioni, che la dedicò a San Carlo Borromeo, santo particolarmente venerato dalla famiglia. Oggi l'edificio si inserisce nuovamente nel paesaggio che circonda Villa Castiglioni, in uno degli scorci più suggestivi del territorio.
Ma il progetto guarda anche a chi il territorio lo percorre. Accanto alla chiesetta è stata infatti realizzata una piccola area di sosta con un punto di ricarica per e-bike, pensata per i visitatori e per i cicloturisti che attraversano gli itinerari della zona.
Il recupero della chiesa diventa così anche un'occasione per fermarsi, scoprire un angolo del patrimonio storico di Cingoli e attraversare più lentamente il paesaggio rurale. Un nuovo tassello nel percorso di valorizzazione di Villa Castiglioni, dove conservazione del patrimonio e fruizione del territorio procedono insieme.
La violenza contro le donne può iniziare molto prima dell'età adulta e lasciare conseguenze che attraversano gli anni. È quanto emerge dal nuovo report Istat “Violenza contro le donne dall’infanzia all’età adulta”, realizzato nell’ambito della terza Indagine sulla Sicurezza delle donne, condotta tra marzo 2025 e gennaio 2026.
Tra le donne italiane tra i 16 e i 75 anni, il 15,3% dichiara di aver subìto almeno una forma di violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni, circa 3 milioni di donne. Tra le cittadine straniere la quota è dell’11,4%, pari a oltre 244mila donne. Considerando entrambe le popolazioni, il dato complessivo è del 14,9%.
Il 9,2% delle italiane riferisce di aver subìto violenza fisica prima dei 16 anni, mentre l'8,2% ha subìto almeno una forma di violenza sessuale. Per le straniere le percentuali sono rispettivamente del 9,6% e del 3,4%.
Le violenze avvengono soprattutto per mano di persone conosciute. Tra le italiane, il 13,5% dichiara di aver subìto violenza fisica e/o sessuale da parte di almeno una persona conosciuta, compresi familiari e parenti, mentre il dato riferito agli sconosciuti è del 2,1%. Nel caso della violenza fisica, padre o patrigno sono indicati come autori nel 27,3% dei casi, seguiti da amici, amici di famiglia o compagni di scuola con il 25,4%.
Particolarmente significativo il dato sul silenzio: il 58,4% delle italiane che hanno subìto una violenza sessuale prima dei 16 anni non ne ha parlato con nessuno al momento dell'episodio. Tra le straniere la percentuale è del 58,3%. Quando le vittime hanno raccontato quanto accaduto, le italiane si sono rivolte soprattutto a un familiare o parente, nel 29,9% dei casi. Solo il 2,6% ne ha parlato a scuola con professori o insegnanti e l'1,1% alla polizia.
L'indagine prende in considerazione anche la violenza assistita, ovvero l'esposizione durante l'infanzia a violenze o umiliazioni all'interno della famiglia. Il 10,3% delle donne italiane dichiara di aver assistito a violenze verbali o fisiche tra i genitori, oppure a umiliazioni rivolte ai fratelli. E il legame con la violenza subita direttamente appare particolarmente evidente: tra le italiane che non hanno assistito a violenza fisica tra i genitori, il 2,8% ha subìto violenza fisica o sessuale da parte dei genitori prima dei 16 anni; la quota sale al 34,8% tra quelle che vi hanno assistito.
Il rapporto tra le esperienze dell'infanzia e quelle dell'età adulta emerge anche dai dati successivi. Tra le italiane che hanno subìto violenza sessuale prima dei 16 anni, il 57,2% ha subìto violenza fisica o sessuale anche dopo i 16 anni, contro il 31,9% rilevato complessivamente. Tra le straniere il dato passa dal 27,4% complessivo al 56,8% tra quelle che hanno subìto violenza sessuale da bambine.
L'Istat parla di un carattere intergenerazionale della violenza, già rilevato nelle precedenti indagini del 2006 e del 2014. I dati mostrano dunque una forte associazione tra l'esposizione alla violenza durante l'infanzia e quella subita successivamente, senza indicare però un rapporto deterministico tra i due fenomeni.
Nel confronto con il 2014 emerge infine una diminuzione della violenza sessuale subita prima dei 16 anni: considerando le donne tra i 16 e i 70 anni, la quota passa dal 10,6% del 2014 al 7,8% del 2025.
Sulle creste incontaminate tra il Monte Bicco e il Monte Bove Sud è iniziato un intervento storico per il paesaggio dei Monti Sibillini: la rimozione definitiva dei piloni dell'ex funivia del Bove Sud. L'impianto, in disuso da oltre trent'anni e da tempo considerato un'evidente ferita visiva nel cuore del parco, viene finalmente smantellato grazie alla stretta collaborazione tra il Comune di Ussita e l'Ente Parco Nazionale dei Monti Sibillini.
L'operazione punta a ripristinare l'integrità ecologica e la tutela paesaggistica di un'area dal valore naturalistico straordinario. Particolare attenzione è stata riservata alla fauna locale: i lavori ad alta quota integrano specifiche misure di mitigazione per ridurre al minimo l'impatto del cantiere e preservare la tranquillità degli animali, in particolare dei camosci che popolano la zona.
Il presidente del Parco, Corrado Perugini, ha definito l'intervento un atto concreto e doveroso di cura verso la montagna, evidenziando come l'eliminazione delle vecchie infrastrutture obsolete consenta al profilo delle vette di recuperare la propria bellezza e autenticità.
A fianco della demolizione dell'ex funivia proseguono parallelamente i lavori per la nuova cabinovia Frontignano–Cornaccione. La sindaca di Ussita, Silvia Bernardini, ha spiegato che l'iniziativa si inserisce in una strategia precisa di destagionalizzazione del turismo e di rilancio del territorio a basso impatto ambientale. L'impegno per la sostenibilità si traduce anche nei numeri: a fronte di un totale di 72 vecchi piloni eliminati tra gli impianti dismessi, la nuova cabinovia ne prevederà soltanto 19, testimoniando la fondamentale sinergia con l'Ente Parco per un turismo di montagna sempre più consapevole.
Il bollo auto si ferma, almeno per il 2027. Il Consiglio dei ministri ha previsto l'esenzione dal pagamento della tassa automobilistica per le auto con potenza fino a 80 kW e per i motocicli. La misura, secondo le stime diffuse dal Governo, potrebbe interessare circa 14,5 milioni di veicoli e oltre il 70% delle auto attualmente in circolazione.
L'esenzione non sarà però generalizzata: ogni contribuente potrà beneficiarne per un solo veicolo. Nel caso di più auto che rientrano nei requisiti, lo stop riguarderà quella con la potenza più bassa; in caso di pari potenza, quella per cui il bollo sarebbe stato meno oneroso. La misura vale per i versamenti con scadenza tra il primo gennaio e il 31 dicembre 2027.
Il provvedimento arriva nel quadro degli interventi messi in campo dal Governo per contenere gli effetti dell'aumento del costo dei carburanti. Per le Regioni, che incassano il bollo auto, è previsto un fondo statale da circa 2,3 miliardi di euro per compensare il mancato gettito del 2027.
Una misura che, anche tra gli automobilisti, viene letta in modi diversi. C'è chi guarda con scetticismo alla decisione e teme che lo stop possa essere soprattutto una misura legata al consenso e alla prossima stagione elettorale. Il dubbio riguarda anche la durata: al momento l'esenzione è prevista per un solo anno, mentre il Governo ha parlato della volontà di renderla strutturale.
Dall'altra parte c'è chi, senza entrare nel merito delle motivazioni politiche, guarda al dato più immediato: una tassa in meno da pagare. Per chi possiede un'auto o una moto che rientra nei requisiti, il 2027 significherà infatti un risparmio rispetto alla situazione attuale.
Il video con i commenti degli automobilisti:
Sul fronte politico, le reazioni sono state differenti. Matteo Ricci, europarlamentare del Partito Democratico, ha definito la misura una «mossa che sa di spot elettorale del Governo», sollevando dubbi anche sulle coperture finanziarie. Ricci ha contestato in particolare l'ipotesi di utilizzare residui del PNRR per finanziare la misura, sostenendo che si tratterebbe di risorse destinate agli investimenti, mentre il bollo rappresenta una spesa corrente regionale. Ha inoltre richiamato il tema della sanità pubblica e chiesto come verranno garantite le coperture dal 2028.
Di segno opposto la posizione di Lucia Albano, sottosegretaria al Ministero dell'Economia e delle Finanze e deputata marchigiana di Fratelli d'Italia. Albano ha definito l'intervento «una scelta politica chiara» e una «boccata d'ossigeno per milioni di famiglie», sostenendo che il taglio del bollo permetterà di lasciare risorse nelle tasche dei cittadini.
Anche il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli figura tra i governatori di centrodestra che hanno espresso apprezzamento per il provvedimento. In una dichiarazione congiunta, Acquaroli e gli altri presidenti hanno sottolineato come l'esenzione possa alleggerire un onere fiscale per una parte significativa dei cittadini e, allo stesso tempo, come lo Stato abbia previsto il ristoro delle risorse alle Regioni.
Il confronto, quindi, non riguarda soltanto quanto si risparmierà nel 2027. La questione aperta è anche quella del dopo: se e come l'esenzione verrà confermata negli anni successivi e quali saranno le modalità con cui verrà garantita la copertura finanziaria. Per ora, il dato certo è che lo stop al bollo riguarda il solo 2027.
Tra le cinque dighe gestite dal Consorzio di Bonifica delle Marche, che si occupa del sistema di gestione e tutela delle risorse idrogeologiche della regione e delle attività di bonifica, la diga di Castreccioni, a Cingoli, rappresenta il 'polmone idrico delle Marche'.
Il Consorzio si occupa, oltre alla diga di Castreccioni, della diga di Mercatale (Pesaro-Urbino), della diga di Comunanza (Ascoli Piceno), della diga di San Ruffino (tra Fermo e Macerata) e di quella di Rio Canale (tra Ascoli Piceno e Fermo).
Al primo posto per volume di acqua disponibile, c’è proprio Castreccioni, che stando ai dati del 7 settembre 2026 vede la presenza di 28'000'000 di metri cubi. Un dato che evidenzia una diminuzione rispetto allo scorso anno, quando l’invaso ne aveva registrati 32'480'000.
La diga di Castreccioni è il primo bacino artificiale della regione a livello di dimensioni e presenta un volume di invaso di 42 milioni di metri cubi d’acqua, oltre che un volume di laminazione che si attesta a 8,7 milioni di metri cubi.
La diga, infatti, non svolge solo un importante ruolo della funzione di irrigazione della zona della Val Musone, in un’area che si estende per 3.700 ettari, ma è fondamentale anche nell’attività di laminazione. Quest’ultima descrive la gestione del surplus d’acqua nel caso di piogge eccezionalmente forti e prolungate e di piena, in modo da proteggere i territori a valle della diga.
Mettendo a confronto le cinque dighe, è possibile osservare che la diminuzione delle riserve d’acqua è stato un fenomeno che ha colpito tutti gli invasi, fatta eccezione per quello di Comunanza. Qui rispetto al 2025, quando erano presenti 5'717'520 metri cubi, al 7 settembre 2026 se ne contavano 6'923'920.
La presidente del Consorzio di Bonifica delle Marche Francesca Gironi, in relazione al calo che la diga di Castreccioni ha evidenziato rispetto allo scorso anno afferma che “nella sua complessità il sistema ha retto, naturalmente Castreccioni è il polmone idrico della nostra regione e del nostro servizio idrico. Ha ancora una quantità di milioni di metri cubi, circa 28, che sono molto elevati per rispondere ai fabbisogni”.
La presidente punta però anche l’attenzione sulle situazioni più fragili, quelle che hanno avuto bisogno di maggiore gestione e attenzione, in particolare nel periodo del caldo estivo, come quella della diga di Mercatale, nel Comune di Sassocorvato-Auditore: “L'acqua arriva dal fiume Foglia, che è un fiume torrentizio. Quest'anno a causa delle temperature elevate, che sono state alte del 5% in più dal 1950 ad oggi, quindi una stagione di un caldo veramente particolare e con assenza di acqua, e al fatto che il Foglia sia un fiume torrentizio e quindi riceve l'acqua dai torrenti, c’è stata meno disponibilità d’acqua sulla diga”.
“Nella zona del Tenna abbiamo dovuto procedere con la turnazione da fine agosto, perché a causa delle quantità che abbiamo rilasciato nei periodi precedenti, per evitare di lasciare gli agricoltori in difficoltà, abbiamo proceduto con questo sistema di alternanza, contando e sperando di arrivare così a fine stagione”, dice riferendosi alla situazione della diga di San Ruffino, tra i comuni di Amandola e Monte San Martino, all'interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.
Per evitare di lasciare gli agricoltori in difficoltà, infatti, il Consorzio di Bonifica delle Marche attua misure che rispondono all’andamento della stagione, ma anche misure di medio e lungo termine: “Misure di programmazione per le esigenze irrigue e tutti gli strumenti di pianificazione che possiamo mettere in atto: cercare di passare da impianti a canaletta, ovvero dove l'acqua scorre a pelo libero, a impianti a pressione; cercare di servire un numero maggiore di zone e di utenti. Oltre a questo stiamo indagando altri strumenti che possono essere sempre al servizio della custodia dell'acqua”, afferma la presidente, riferendosi anche ad un progetto sperimentale avviato con l’Università della Sapienza di Roma per la ricarica artificiale delle falde.
Capire cosa rende vivo un territorio, quali sono le sue risorse e dove invece intervenire. È l'obiettivo di CALEIDOS – Indice di Vitalità Territoriale, il progetto presentato oggi dall'Università di Camerino insieme alla Provincia di Macerata, pensato per leggere i Comuni andando oltre i tradizionali dati demografici ed economici.
Il punto di partenza è semplice: non tutti gli elementi che rendono attrattivo un territorio finiscono nelle statistiche. Relazioni sociali, identità, ambiente, servizi, cultura e opportunità contribuiscono a determinare la qualità della vita e la capacità di un luogo di trattenere o attirare nuovi abitanti.
A spiegare il progetto è Emanuele Tondi, prorettore di Unicam e responsabile scientifico di CALEIDOS, che parla di una vera e propria "firma territoriale". Non una classifica tra Comuni, quindi, ma uno strumento per individuare punti di forza e criticità di ciascun territorio.
La lettura avverrà attraverso otto dimensioni: Comunità, Ambiente, Luoghi, Esperienze, Innovazione, Diversità, Opportunità e Storia. A queste saranno affiancati dati, sopralluoghi, interviste, questionari e confronti con amministratori, cittadini, associazioni e imprese.
Per il rettore Graziano Leoni, CALEIDOS può diventare una sorta di carta d'identità dei territori, utile a far emergere le loro peculiarità e a trasformarle in strumenti di promozione e sviluppo.
Il progetto guarda in particolare alle aree interne e al problema dello spopolamento. Un tema sottolineato anche da Guido Egidi, fondatore e presidente di Friends for the Marche Italy: conoscere un territorio non basta, occorre approfondirne le caratteristiche e intervenire. In questo senso, CALEIDOS può diventare uno strumento per gli amministratori, attraverso tre parole chiave: conoscere, confrontare e agire.
Per il presidente della Provincia di Macerata Alessandro Gentilucci, il progetto può invece aiutare a orientare in modo più consapevole le scelte sul territorio, con l'obiettivo di creare condizioni più favorevoli per abitare, investire e tornare a vivere nei Comuni dell'entroterra.
La prima sperimentazione partirà ora da un gruppo di Comuni pilota. I risultati confluiranno in una banca dati aperta, nell'Atlante della Vitalità Territoriale e in una piattaforma digitale multilingue. Un lavoro che, nelle intenzioni dei promotori, dovrà trasformare la conoscenza dei territori in uno strumento concreto per affrontare il loro futuro.
Assonautica Macerata, l'associazione per lo sviluppo e l'economia del mare, si ricostituisce. L' obbiettivo è quello di rafforzare le attività del territorio dedicate a questo ambito e alla nautica.
Questa mattina, a sottoscrivere l'atto costitutivo, presenti il presidente della Camera di Commercio delle Marche Gino Sabatini e Giuseppe Micucci, che assume la presidenza del primo Consiglio direttivo di Assonautica Macerata. A comporre il Consiglio, inoltre, anche Cristiana Mazzaferro (vicepresidente), Piergiorgio Balboni, Gian Filippo Bianchi e Marco Scarpetta.
Assonautica Macerata nasce all’interno del Sistema Assonautica, in sinergia con il sistema camerale, e ha sede presso gli uffici della Camera di Commercio delle Marche di Macerata. Lo sviluppo dell'economia marittima passa per il sostegno degli attori della filiera, il diportismo e la valorizzazione delle attività turistiche, ricreative e sportive collegate alla nautica. Tra gli ambiti di intervento rientrano inoltre la ricerca, la formazione, lo sviluppo e la tutela ambientale.
"Sono lieto del risultato raggiunto oggi, insieme a Unioncamere e ad Assonautica Nazionale. Per noi, la ricostituzione di Assonautica Macerata è motivo di grande soddisfazione. Sono certo che il nuovo gruppo saprà portare avanti un lavoro capace di produrre risultati importanti e di valorizzare ulteriormente tutto il settore dell’economia del mare, in un momento particolarmente positivo, come dimostra anche la forte crescita dell’export marchigiano di navi e imbarcazioni, che nel primo semestre del 2026 ha raggiunto 1.132,4 milioni di euro, con un incremento dell’84% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente", dichiara il presidente Gino Sabatini.
“Sono molto felice – aggiunge il presidente di Assonautica nazionale Giovanni Acampora - che si sia costituita Assonautica Macerata, che va a completare l'organico di Assonautica italia, particolarmente presente nella regione Marche attraverso l'opera insostituibile del presidente Gino Sabatini. La sinergia tra Assonautica Italiana e il sistema delle Camere di Commercio è sempre più forte e dà credibilità ancora di più all'economia del mare, diventata strategica per il nostro Paese".
Giuseppe Micucci, individuato dalla Giunta camerale quale primo membro del Consiglio direttivo di Assonautica Macerata e incaricato di procedere alla costituzione dell’associazione, sottolinea il valore dell’iniziativa per il territorio: "La costituzione di Assonautica Macerata rappresenta un passaggio importante per tutta l’economia blu della provincia. L’obiettivo è mettere a sistema le possibili collaborazioni tra i diversi settori che compongono questa economia e creare le condizioni per un progetto comune di sviluppo. Il porto di Civitanova Marche rappresenta pienamente questa visione: è l’unico porto strutturato della provincia e convive con gli approdi di Porto Potenza e Porto Recanati, che Assonautica intende contribuire a valorizzare. Nel porto di Civitanova convivono la nautica da diporto, le attività sportive legate al mare, la cantieristica, le attività marinare e quelle pescherecce. Assonautica vuole quindi favorire il dialogo e la collaborazione tra queste diverse filiere, mettendole in sintonia e valorizzandone le potenzialità all’interno di un progetto comune di sviluppo".
La costituzione di Assonautica Macerata si inserisce nel percorso deliberato dalla Giunta della Camera di Commercio delle Marche nel luglio 2024, quando fu avviata la procedura per la costituzione delle Assonautiche provinciali di Ascoli Piceno, Macerata e Fermo, che si aggiungono a quelle già presenti nelle province di Ancona e Pesaro Urbino. L’obiettivo indicato dalla Camera è quello di favorire iniziative integrate per la crescita dell’economia del mare, beneficiando anche del collegamento con la rete nazionale di Assonautica e delle opportunità di collaborazione e confronto.
Un nuovo collegamento pedonale per superare i tre metri di dislivello e rendere finalmente accessibile uno degli angoli più suggestivi del centro storico. Morrovalle prepara un altro intervento di riqualificazione nel cuore del borgo: 180mila euro per i giardini di Santa Lucia e la piazzetta del Pozzo, con una nuova rampa destinata a eliminare le attuali barriere architettoniche.
L’intervento riguarda la porzione occidentale del centro storico, a nord della chiesa di San Bartolomeo. La piazzetta del Pozzo, alla quale si arriva da via Scuole, si trova infatti a una quota superiore rispetto ai giardini sottostanti. Attualmente i due spazi sono collegati da una scala in mattoni di laterizio, che rende difficoltoso il passaggio alle persone con mobilità ridotta e limita la fruibilità dell’area anche per passeggini e biciclette.
Il nuovo progetto punta a cambiare radicalmente la situazione. Il collegamento sarà garantito da una rampa pedonale accessibile, con corrimano in ferro zincato e verniciato color corten, che permetterà di raccordare i diversi livelli senza interruzioni.
Ma la rampa sarà soltanto uno degli elementi del progetto. I giardini di Santa Lucia saranno interessati da una riqualificazione complessiva, con la riorganizzazione del verde pubblico e il rifacimento della pavimentazione. È previsto inoltre il restauro dell’antico pozzo in mattoni che caratterizza la piazzetta, insieme all’adeguamento dell’impianto di illuminazione.
Particolare attenzione sarà riservata anche alla sostenibilità, attraverso l’utilizzo di materiali eco-compatibili e nel rispetto dei Criteri ambientali minimi, oltre che delle caratteristiche storiche e paesaggistiche del centro storico.
L’opera avrà un costo complessivo di 180mila euro. Circa 95mila euro arriveranno dalle economie residue dei lavori di recupero delle mura storiche e della Porta delle Fonti, conclusi lo scorso agosto. Le somme, il cui reimpiego è stato autorizzato dalla Regione Marche, saranno quindi utilizzate per un nuovo intervento nel centro storico, dando continuità al percorso di recupero e valorizzazione già avviato.
Un passaggio importante è arrivato con l’approvazione da parte della Giunta comunale della proposta di delibera relativa al Documento di indirizzo alla progettazione, predisposto dal responsabile unico del progetto, l’ingegner Lucia Ilari. Ora l’Area Lavori pubblici potrà procedere con le successive fasi per l’affidamento della progettazione e dei lavori.
La progettazione sarà affidata a un professionista esterno e comprenderà il progetto di fattibilità tecnico-economica e quello esecutivo. Trattandosi di un’area inserita nel contesto storico del borgo, sarà previsto anche il coinvolgimento della Soprintendenza.
«Questo progetto rappresenta perfettamente la nostra visione di Morrovalle – afferma il sindaco Andrea Staffolani – un borgo che non si limita a custodire gelosamente il proprio passato, ma che ha il coraggio di modellarlo per renderlo vivo, accessibile e vicino alle esigenze di tutti».
Per Staffolani, l’intervento consentirà di «cucire insieme i luoghi simbolo della nostra storia e della nostra identità», abbattendo non soltanto le barriere fisiche ma favorendo una maggiore fruibilità di uno spazio considerato di particolare valore panoramico e sociale.
«È la dimostrazione – aggiunge il sindaco – che una gestione virtuosa delle risorse e la capacità di intercettare opportunità ci permettono di continuare a investire concretamente sul futuro della nostra comunità».
Anche l’assessore al Centro storico Mauro Baldassarri sottolinea l’importanza dell’intervento: «La rigenerazione del nostro centro storico passa attraverso la cura dei dettagli e la capacità di rendere ogni angolo fruibile e accogliente».
L’obiettivo, spiega Baldassarri, è superare «un divario urbanistico importante», eliminando quei dislivelli che hanno finora limitato la piena fruibilità dei giardini. «Vogliamo un centro storico inclusivo – conclude – che sappia coniugare il rispetto assoluto per i materiali e le tecniche della nostra tradizione con la modernità dei servizi, la sicurezza e la sostenibilità ambientale».
Il nucleo cinofili dei vigili del fuoco delle Marche dice addio a Marley, cane da ricerca che per dieci anni ha affiancato i soccorritori in numerosi interventi di emergenza, anche in alcuni degli scenari più drammatici degli ultimi anni.
Marley è stato in servizio operativo dal novembre 2013 all’aprile 2023, sempre al fianco del suo conduttore, il capo reparto in quiescenza Dante Mariucci. Grazie all'addestramento e alle sue straordinarie capacità olfattive, ha preso parte a numerose operazioni di ricerca di persone disperse.
Tra gli interventi che hanno segnato la sua carriera ci sono le ricerche successive al terremoto che colpì il Centro Italia nell'agosto 2016 e quelle tra le macerie del crollo del Ponte Morandi a Genova. A queste si aggiungono innumerevoli attività di ricerca in superficie, nelle quali il contributo dei cani del nucleo cinofili si è rivelato fondamentale.
Per un decennio Marley ha dunque condiviso con i vigili del fuoco il lavoro sul campo, mettendo il proprio fiuto e il proprio addestramento al servizio delle persone da ritrovare.
Il Comando dei vigili del fuoco di Macerata e il Corpo nazionale lo hanno salutato ricordandone il prezioso contributo offerto nel corso della sua lunga attività operativa.
MACERATA – Cambio al vertice delle Compagnie dei Carabinieri di Macerata e Tolentino. Il comandante provinciale, colonnello Raffaele Ruocco, ha presentato i due nuovi ufficiali destinati a guidare i reparti: il capitano Francesco Grasso, 47 anni, assume il comando della Compagnia di Macerata, mentre il capitano Paolo Petruccelli, 36 anni, arriva alla guida della Compagnia di Tolentino dopo l’esperienza nel Nucleo investigativo del Comando provinciale di Palermo.
Per Grasso si tratta, di fatto, di un ritorno nelle Marche. Originario di San Severo, in provincia di Foggia, ha già prestato servizio sul territorio regionale e ha anche un legame familiare con la provincia di Ancona: la moglie è infatti originaria di Sassoferrato. “Amo questa terra, è la mia seconda casa”, ha raccontato, spiegando di voler mettere la propria esperienza al servizio dei cittadini della provincia di Macerata.
Il nuovo comandante della Compagnia di Macerata ha indicato con chiarezza le priorità del suo incarico: prevenzione, controllo del territorio e collaborazione istituzionale, con particolare attenzione alle vittime vulnerabili.
“Il cittadino deve sentirsi al sicuro, deve sentire e percepire la presenza dell’Arma sul territorio”, ha sottolineato Grasso, annunciando un impegno particolare sul fronte delle truffe agli anziani, dei reati informatici e della violenza di genere.
Grande attenzione sarà dedicata anche alla prevenzione, a partire dalle scuole e dai progetti sulla legalità, con iniziative rivolte ai giovani per contrastare fenomeni come bullismo e cyberbullismo. Prima di approdare a Macerata, ha guidato la Compagnia di Schio, in provincia di Vicenza, mentre in precedenza ha prestato servizio presso la Prima Sezione del Nucleo Investigativo di Venezia.
Il capitano Petruccelli, originario di Civitavecchia, arriva invece a Tolentino dopo una significativa esperienza investigativa maturata soprattutto a Palermo, dove si è occupato anche di criminalità organizzata. In precedenza ha prestato servizio in Puglia e in Toscana e ha maturato esperienze nell’Arma territoriale e investigativa.
Per lui è il primo incarico nelle Marche, un territorio che ha ammesso di conoscere soprattutto da visitatore e che ora si appresta a studiare direttamente sul campo.
“L’obiettivo principale che mi sono prefissato è quello di leggere il territorio, imparare a conoscerlo e confrontarmi costantemente con i comandanti di stazione”, ha spiegato Petruccelli, indicando nella prossimità ai cittadini uno dei cardini del proprio mandato.
Particolare attenzione sarà riservata anche al territorio interessato dalla ricostruzione post-sisma e dalle importanti movimentazioni economiche legate alla ricostruzione. "Un fenomeno che, ha sottolineato il nuovo comandante di Tolentino, dovrà essere analizzato senza giudizi affrettati, individuando di volta in volta criticità e fattori di rischio".
“L’Arma lavora e opera ogni giorno su fatti e comportamenti, non su provenienze”, ha ribadito Petruccelli, sottolineando la necessità di conoscere i fenomeni prima di formulare valutazioni.
Due esperienze diverse, dunque, che si incontrano in una nuova sfida professionale. Da una parte l’esperienza investigativa maturata anche sul fronte della criminalità organizzata, dall’altra la conoscenza del territorio marchigiano e dell’attività di comando.
Il colonnello Ruocco ha evidenziato l’importanza del cambio ai vertici come occasione per valorizzare anche le professionalità già presenti nell’Arma. “Il cambiamento ha degli aspetti sempre positivi”, ha osservato, paragonando il nuovo assetto a una squadra nella quale un giocatore può essere messo nella posizione più adatta alle proprie caratteristiche.
L’obiettivo comune indicato dai nuovi comandanti resta comunque uno: garantire sicurezza attraverso una presenza costante sul territorio e una forte collaborazione tra i diversi reparti e le istituzioni.
Ci sono campagne pubblicitarie che ricordi per un’immagine, altre per una musica. Questa, invece, mi ha colpita per una parola.
Brutiful.
L’ha inventata Boots mettendo insieme brutal e beautiful: il bello e il brutto, il glamour e la vita vera, i momenti perfetti e quelli decisamente meno perfetti. Tutto dentro una sola parola.
Ed è proprio questo che trovo interessante. Perché mentre continuiamo a produrre post, reel, stories, video e caroselli, forse quello che ci manca davvero è qualcosa che abbia un nome. Per molto tempo ci siamo chiesti cosa pubblicare, quale trend seguire, quante volte postare. Oggi, forse, la domanda più importante è un’altra: cosa posso creare che le persone riconoscano come mio?
I contenuti sono ovunque. Apri Instagram e in pochi minuti hai già visto una quantità enorme di video, ricette, outfit, tutorial, frasi, viaggi, persone che parlano davanti a una telecamera. Alcuni sono belli, altri decisamente meno. Ma spesso, dopo cinque minuti, non ricordi più chi li ha pubblicati.
Ed è qui che una parola come Brutiful funziona.
Boots avrebbe potuto dire: “La vita è fatta di momenti belli e momenti difficili”. Vero. Ma probabilmente lo avremmo dimenticato subito.
Ha fatto una cosa più semplice: ha dato un nome a quell’idea.
E quando dai un nome a qualcosa, quella cosa diventa più facile da ricordare. Succede con i soprannomi, con i modi di dire, con le frasi che qualcuno ripete sempre. Succede con una rubrica, con un format, con una battuta che finisce per appartenere a chi l’ha inventata.
Per un brand vale moltissimo. Ma vale anche per noi, nel nostro piccolo.
Per chi ha un profilo personale, per chi pubblica una foto, un pensiero, un selfie. Ormai i like sono diventati una piccola gratificazione quotidiana: fanno piacere, inutile negarlo. Ma proprio per questo forse vale la pena usare i social con un po’ più di consapevolezza.
Pubblicare qualcosa perché piace a noi va benissimo, ma pensare che debba piacere per forza anche agli altri, un po’ meno.
E soprattutto evitiamo quei complimenti automatici, sempre uguali, fatti quasi per abitudine. Se un selfie ci piace davvero, diciamolo, se non ci dice niente, possiamo anche passare oltre. Anche questo, in fondo, è un modo più autentico di stare sui social.
Perché il punto resta lo stesso: pubblicare è diventato facile, essere riconoscibili, e magari anche sinceri, molto meno.
A volte pensiamo che per comunicare bene servano sempre nuove idee, nuovi contenuti, nuovi effetti. In realtà può funzionare molto di più una cosa semplice ma riconoscibile: una parola, una frase, un modo particolare di raccontare una cosa che ci è successa.
Forse è questa la sfida più interessante dei social oggi. Non soltanto farsi vedere, ma farsi riconoscere.
Boots lo ha fatto con una parola Brutiful. Brutta e bella insieme, un po’ come la vita.E soprattutto abbastanza strana da farsi ricordare.
CHIC / NON CHIC
CHIC: creare una parola, una frase o un modo di raccontarsi che le persone riconoscano come tuo.NON CHIC: pubblicare soltanto per raccogliere like e complimenti automatici.
SAN SEVERINO MARCHE – Cambio al vertice della Pro Loco di San Severino Marche. L’associazione turistica e culturale cittadina ha rinnovato le proprie cariche sociali, affidando la presidenza a Michela Bussolotto, che prende il posto di Paola Miliani, alla guida dell’associazione negli ultimi anni.
Al fianco della nuova presidente ci sarà Marco Gianfelici, nominato vicepresidente. Il nuovo direttivo vede inoltre Serena Volponi nel ruolo di segretaria, Vanessa Domizi come tesoriera e Angelo Possanzini come magazziniere.
A completare il consiglio direttivo sono i consiglieri Luigi Gagliardini, Cristian Giovagnini, Edoardo Grillone, Gianna La Torre, Tanya Maltoni e Marco Perugini.
La nuova squadra raccoglie il testimone con l’obiettivo di proseguire il lavoro della Pro Loco nella promozione e valorizzazione del territorio settempedano, attraverso la tutela e la divulgazione del suo patrimonio storico, artistico e culturale, senza dimenticare le eccellenze enogastronomiche.
Tra i compiti dell’associazione resta centrale anche il lavoro di accoglienza e informazione turistica, insieme alla collaborazione nell’organizzazione delle numerose manifestazioni che animano la città durante l’anno e rappresentano un importante momento di aggregazione per la comunità.
Alla nuova presidente e al direttivo sono arrivati gli auguri dell’Amministrazione comunale. Il sindaco Rosa Piermattei, a nome proprio e dell’intera amministrazione, ha rivolto innanzitutto un sentito ringraziamento alla presidente uscente Paola Miliani, sottolineandone l’impegno e la dedizione.
“Desidero rivolgere un sentito ringraziamento alla presidente uscente Paola Miliani per il grande impegno, la dedizione e la passione dimostrate in questi anni alla guida della Pro Loco, portando avanti tantissime iniziative fondamentali per la vitalità della nostra città”, ha dichiarato Piermattei.
Il sindaco ha quindi rivolto i migliori auguri di buon lavoro a Michela Bussolotto e a tutti i componenti del nuovo direttivo, auspicando che possano guidare l’associazione “con entusiasmo, creatività e spirito di collaborazione per il bene e la crescita della nostra comunità”.
Con il rinnovo delle cariche si apre così una nuova fase per la Pro Loco settempedana, chiamata a proseguire il lavoro di promozione e valorizzazione della città, del suo patrimonio storico, artistico e culturale e delle sue eccellenze.
Prenderanno il via lunedì 14 settembre i lavori allo svincolo di Corridonia della Statale 77 Val di Chienti, con un cantiere destinato a protrarsi per circa un mese. L'intervento, comunicato da Anas all'amministrazione comunale, si rende necessario per il deterioramento della pavimentazione stradale e interesserà in momenti diversi le rampe delle due carreggiate.
Il cronoprogramma prevede due distinte fasi. Nella prima, della durata stimata di circa due settimane, verranno chiuse le rampe della carreggiata in direzione mare. Successivamente si procederà con la chiusura delle rampe della carreggiata in direzione monti, per un periodo di circa tre settimane.
In quest'ultima fase, oltre agli interventi sulle rampe, è previsto anche un lavoro sull'asta principale della superstrada, in prosecuzione dell'intervento che era stato sospeso prima dell'esodo estivo.
Dal punto di vista tecnico, in entrambe le direzioni "è previsto un risanamento profondo della pavimentazione stradale, considerato ormai necessario per le condizioni del fondo". A dare comunicazione dell'avvio del cantiere è stata la sindaca di Corridonia Giuliana Giampaoli parlando di "inevitabili disagi per gli automobilisti", ma "legati a un intervento ritenuto non più rinviabile, soprattutto in un tratto che costituisce uno snodo strategico per la viabilità provinciale e che sopporta un flusso di traffico veicolare pesantissimo".
"Si impone, come ho già avuto modo di dire, una riflessione seria sul potenziamento di questa infrastruttura sempre più centrale per tutta la regione ma ormai totalmente inadeguata - sottolinea Giampaoli -. Data la concomitanza con l’ultimazione dei lavori sul ponte a Piediripa e le possibili modifiche alla viabilità, raccomandiamo massima prudenza e attenzione".
Dopo 35 anni di servizio nell’Arma dei Carabinieri, arriva il momento del congedo per il maresciallo Danilo D’Afflisio, comandante della Stazione dei Carabinieri di Castelraimondo. Una cerimonia semplice ma profondamente sentita, organizzata per rendere omaggio a un uomo che per quasi vent’anni è stato una presenza costante e un punto di riferimento per la comunità.
Alla cerimonia hanno partecipato il sindaco Patrizio Leonelli, il consigliere regionale Renzo Marinelli, il capitano della Compagnia dei Carabinieri di Camerino Angelo Faraca, il vicesindaco e assessore alla Sicurezza Pupilli e gli assessori dell’Amministrazione comunale.
Un saluto che ha voluto andare oltre il semplice ringraziamento istituzionale, sottolineando il rapporto umano costruito negli anni tra il comandante, le istituzioni e i cittadini.
«Caro Maresciallo D’Afflisio, oggi è un giorno molto importante per la nostra comunità – ha detto il sindaco Leonelli –. Ci troviamo qui per ringraziarla di cuore per il lavoro straordinario che ha svolto in questi anni nel Comune di Castelraimondo. Non è stato soltanto un rappresentante delle Forze dell’ordine, ma soprattutto un punto di riferimento e un amico per tutti noi».
Il sindaco ha ricordato la disponibilità dimostrata da D’Afflisio nelle situazioni di difficoltà e di emergenza, sottolineando la capacità di coniugare il rigore richiesto dal ruolo con una particolare attenzione alle persone.
«Ha protetto il nostro territorio con coraggio, umanità e senso del dovere – ha aggiunto Leonelli –. Quando a vestire la divisa è un maresciallo dei carabinieri non parliamo semplicemente di un lavoro: parliamo di una missione, di una vita fatta di sacrifici e di reperibilità costante».
Nel suo intervento, il primo cittadino ha ricordato anche la collaborazione personale e istituzionale avuta con il comandante, definendolo un uomo delle istituzioni «guidato da un profondo senso della giustizia, ma anche da una straordinaria umanità».
«La forza del suo operato è stata proprio questa: saper unire il rigore della legge alla comprensione delle fragilità umane», ha concluso Leonelli, augurando a D’Afflisio «una pensione ricca di salute, di affetti e di tutto il tempo che merita per dedicarsi alle sue passioni».
Parole di riconoscenza sono arrivate anche dal consigliere regionale Renzo Marinelli, che ha ricordato come il maresciallo sia stato «per quasi vent’anni un punto di riferimento fondamentale per Castelraimondo».
Marinelli ha richiamato gli anni della collaborazione tra amministrazioni e Forze dell’ordine, ricordando anche l’inaugurazione della nuova Stazione dei Carabinieri. «La sicurezza delle nostre comunità, dei nostri bambini e di tutti i cittadini è fondamentale e richiede il lavoro di squadra di tutte le Forze dell’ordine, compresa la Polizia Locale», ha sottolineato.
Un saluto particolarmente personale è arrivato dal vicesindaco e assessore alla Sicurezza Pupilli, che ha a sua volta prestato servizio nell’Arma. «Forse sono stato io ad aprire per la prima volta la porta della caserma al maresciallo Danilo quando è arrivato a Castelraimondo», ha raccontato, ricordando i 26 anni trascorsi nella cittadina e il susseguirsi di diversi comandanti.
Pupilli ha riconosciuto in D’Afflisio la capacità di mantenere vivo «quell’animo dell’Arma di una volta, fatto di tradizioni, presenza e vicinanza alle persone». Poi una frase destinata a racchiudere il significato più profondo del congedo: «La vita è un percorso che va avanti, ma i gradi rimangono sempre cuciti sulla pelle. Sarai per sempre un Carabiniere».
Anche il Capitano Angelo Faraca ha voluto evidenziare le qualità professionali e umane del comandante. «Per quanto riguarda il maresciallo D’Afflisio devo dire che ha superato il limite del semplice dovere», ha affermato, definendolo un grande punto di riferimento per il territorio.
«Ha caratterizzato il suo comando con un’enorme umanità, vicinanza ed empatia nei confronti della popolazione e dei militari. All’interno della Stazione è stato davvero un padre di famiglia», ha aggiunto Faraca, sottolineando come D’Afflisio abbia mantenuto entusiasmo e professionalità fino all’ultimo giorno di servizio.
Il capitano ha quindi rivolto un ringraziamento non solo per il lavoro svolto, ma soprattutto per il modo in cui è stato svolto: «Con una grande carica umana e con un entusiasmo che ha mantenuto fino all’ultimo giorno di servizio». A garantire la continuità del servizio a Castelraimondo sarà il maresciallo Di Noia.
A chiudere la cerimonia sono state le parole dello stesso D’Afflisio, visibilmente emozionato. Un intervento breve e spontaneo, nel quale il comandante ha ripercorso il senso di una vita trascorsa al servizio degli altri.
«Siamo arrivati alla fine di una vita di sacrificio. Sono 35 anni di servizio e ho sempre ascoltato e affrontato i problemi degli altri», ha detto.
Poi il ringraziamento alla comunità per il riconoscimento ricevuto e una frase che racchiude il senso del suo congedo: «Spero soltanto di esservi servito e di avervi servito con onore. Più di questo non potevo dare: ho dato tutto quello che potevo».
Un congedo che segna la fine del servizio attivo, ma non certo del legame con una comunità che per quasi due decenni ha riconosciuto nel Maresciallo D’Afflisio non soltanto il comandante della propria Stazione dei Carabinieri, ma una presenza familiare, autorevole e sempre disponibile.
È stato inaugurato e restituito alla cittadinanza il nuovo ponte sul fosso Bagnolo, lungo la strada provinciale 6 a Morrovalle, nella zona di Trodica. Un'opera da 2,5 milioni di euro, realizzata dalla ditta Mannocchi, che interviene su uno dei punti più delicati del territorio dal punto di vista del rischio idrogeologico e, allo stesso tempo, migliora la sicurezza della viabilità.
Il nuovo ponte è lungo 25 metri ed è sostenuto da 23 manufatti in cemento armato. I lavori hanno riguardato anche la sistemazione e la messa in sicurezza del Fosso Bagnolo, con l'obiettivo di favorire il deflusso delle acque e ridurre il rischio per il territorio in occasione di precipitazioni particolarmente intense.
Per il sindaco Andrea Staffolani, si tratta di un intervento atteso da anni e destinato a segnare un passo importante per Morrovalle. «Un lavoro importante e fondamentale per la messa in sicurezza idrogeologica di questo territorio», ha sottolineato, ricordando il percorso già avviato con gli interventi sul torrente Trodica. «Ma soprattutto i cittadini possono dormire sonni più tranquilli nei momenti difficili di pioggia», ha aggiunto, evidenziando anche il miglioramento della viabilità.
Un intervento che, secondo il presidente della Regione Francesco Acquaroli, permette di affrontare in maniera strutturale una criticità che da tempo interessava l'area. «Questa è una zona particolarmente fragile», ha spiegato, sottolineando come il nuovo ponte consenta di «iniziare a rimuovere strutturalmente una criticità» che in occasione delle precipitazioni più abbondanti coinvolgeva il territorio di Morrovalle e Trodica.
Ma il nuovo ponte non rappresenta un punto di arrivo isolato. È infatti uno dei tasselli di un progetto più ampio che guarda anche alla viabilità della zona e, in prospettiva, alla realizzazione del sottopasso ferroviario. «È proprio propedeutico alla realizzazione di una grande opera, che sarà il sottopasso», ha spiegato Acquaroli, riferendosi alla necessità di superare una criticità storica nei collegamenti tra Morrovalle, Monte San Giusto e l'area compresa tra la valle del Potenza e quella del Chienti.
Sul territorio è infatti in corso un programma coordinato tra Regione Marche, Provincia e RFI, inserito in un più ampio Master Plan per la mitigazione del rischio idrogeologico e il miglioramento della viabilità. L'area, infatti, è caratterizzata dalla presenza di zone esondabili e il nuovo ponte rappresenta soltanto uno dei diversi interventi previsti.
«Si tratta di una decina di interventi», ha spiegato Stefano Stefoni, dirigente della Protezione civile, ricostruendo il percorso che parte dai lavori realizzati alcuni anni fa sul torrente Trodica e prosegue ora lungo il Bagnolo, fino alla ferrovia e oltre. Il programma prevede la pulizia e la sistemazione del fosso, il rifacimento del ponte ferroviario, alcune opere viarie a servizio della popolazione e, successivamente, il sottopasso destinato a chiudere il passaggio a livello.
A questi interventi si aggiunge il lavoro della Provincia sulla viabilità, con una nuova rotatoria prevista nella zona della bretella che conduce alla stazione. Nel complesso, ha spiegato Stefoni, si tratta di un sistema di opere che supera i 20 milioni di euro.
L'obiettivo non è soltanto evitare allagamenti, ma garantire che la viabilità rimanga percorribile anche durante gli eventi meteorologici più intensi.
Sul fronte regionale, l'assessore Tiziano Consoli ha sottolineato proprio il doppio valore dell'intervento: da una parte la riapertura della provinciale 6, dall'altra la messa in sicurezza del Fosso Bagnolo. «È un intervento importante di 2,5 milioni di euro», ha ricordato, evidenziando i lavori realizzati sul corso d'acqua e la struttura del nuovo ponte.
Il progetto, ha aggiunto Consoli, si inserisce nel più ampio impegno della Regione sul fronte della sicurezza idraulica e del dissesto idrogeologico. «Gli investimenti fatti finora sono pari a 140 milioni di euro», ha spiegato, sottolineando la collaborazione tra Regione, Consorzio di Bonifica e Comune.
Anche il presidente della Provincia Alessandro Gentilucci ha evidenziato la doppia funzione dell'opera, definendola «di fondamentale importanza» sia per la mitigazione del dissesto idrogeologico sia per la viabilità. «Prendiamo in carico questa importante opera nell'attesa di riuscire a realizzare anche il sottopasso della ferrovia», ha dichiarato, ricordando inoltre l'impegno per le nuove rotatorie.
A chiudere il quadro è il Consorzio di Bonifica Marche, che ha realizzato l'intervento in delega dalla Regione. Il vice direttore Paride Prussiani ha ricordato il ruolo dell'ente: «La Regione ci delega opere importanti come questa di sicurezza idraulica sul territorio. Noi diligentemente aiutiamo la Regione a fare questo». Un lavoro che, ha aggiunto, contribuisce concretamente alla sicurezza della cittadinanza.
Con la riapertura del ponte sul Bagnolo, dunque, un primo tassello del progetto è completato. Ma il programma guarda già ai prossimi interventi: la sistemazione del fosso fino alla ferrovia, il nuovo ponte ferroviario, le rotatorie e soprattutto il sottopasso, con l'obiettivo di rendere più sicura la viabilità e ridurre progressivamente la vulnerabilità idraulica di tutta l'area di Trodica.
Nei primi sette mesi del 2026 nelle Marche diminuiscono gli infortuni mortali sul lavoro, ma crescono in modo significativo le denunce di malattia professionale. È il quadro che emerge dal report regionale relativo al periodo gennaio-luglio, elaborato sulla base della Banca dati Inail e degli Open data, dati ancora non consolidati.
Complessivamente, le denunce di infortunio registrate nelle Marche sono state 10.134, 99 in più rispetto alle 10.035 dello stesso periodo del 2025, con un incremento dello 0,99%.
A crescere sono sia gli infortuni avvenuti in occasione di lavoro, passati da 8.494 a 8.576 (+0,97%), sia quelli in itinere, che salgono da 1.541 a 1.558 (+1,10%).
Il dato più incoraggiante riguarda gli infortuni mortali: nei primi sette mesi dell'anno sono stati 13, contro i 16 dello stesso periodo del 2025. La riduzione, tuttavia, non interessa gli eventi mortali avvenuti durante l'attività lavorativa, rimasti invariati a 11 casi. Il calo complessivo è quindi dovuto soprattutto agli incidenti in itinere, scesi da 5 a 2.
Il quadro nelle province
L'andamento degli infortuni non è uniforme sul territorio regionale. Ancona registra un aumento delle denunce, da 3.407 a 3.468, così come Ascoli Piceno, che passa da 1.301 a 1.342, e Fermo, dove i casi salgono da 781 a 826.
In controtendenza Macerata, che scende da 2.128 a 2.098 denunce, e Pesaro Urbino, che passa da 2.418 a 2.400.
Per quanto riguarda gli infortuni mortali, Ascoli Piceno e Fermo registrano entrambi un caso, rispetto ai tre complessivi del 2025.
Malattie professionali, aumento del 20%
È però il capitolo delle malattie professionali a evidenziare la variazione più significativa. Le denunce presentate nelle Marche nei primi sette mesi del 2026 sono state 5.882, contro le 4.892 dello stesso periodo dell'anno precedente. Si tratta di 990 casi in più, pari a un incremento del 20,24%.
Anche in questo caso emergono differenze importanti tra le province. Ad Ascoli Piceno le denunce passano da 606 a 654, con un aumento del 7,92%. Più marcata la crescita a Fermo, dove si passa da 581 a 739 casi, pari al +27,19%.
Particolarmente significativo è inoltre l'andamento della sanità e assistenza sociale, settore nel quale le denunce di malattia professionale salgono da 349 a 649, con un incremento dell'85,96%.
In controtendenza le costruzioni, che registrano una diminuzione: da 913 denunce nel 2025 a 881 nel 2026, pari al -3,50%. Il comparto del terziario, invece, evidenzia una crescita del 4,45%.
Un segnale positivo, ma con prudenza
I dati restituiscono quindi un quadro fatto di luci e ombre. Da un lato diminuiscono gli infortuni mortali complessivi; dall'altro il numero totale degli infortuni rimane sostanzialmente stabile e le denunce di malattia professionale registrano una crescita particolarmente consistente.
Guido Bianchini, past president del Co.Co.Pro. Inail di Ascoli Piceno, invita quindi a non interpretare il dato sugli infortuni mortali come la prova di un miglioramento ormai consolidato: «È un segnale positivo, ma non basta a parlare di miglioramento strutturale».
Un richiamo alla prudenza che appare particolarmente significativo alla luce del dato sulle malattie professionali. L'aumento delle denunce può infatti riflettere sia una maggiore esposizione o insorgenza di patologie legate al lavoro, sia una maggiore capacità di riconoscere e denunciare queste condizioni. Saranno dunque i dati consolidati e l'andamento dei prossimi mesi a permettere di capire se il calo degli eventi mortali rappresenti una tendenza stabile o una variazione temporanea.
Nuova configurazione territoriale per le Diocesi di Camerino-San Severino Marche e Fabriano-Matelica. Il Dicastero per i Vescovi, con l’approvazione di Papa Leone XIV, ha emanato il decreto che ridisegna i confini delle due circoscrizioni ecclesiastiche, al termine di un percorso di discernimento promosso dalla Conferenza Episcopale Marchigiana e condiviso con i Consigli Presbiterali e i Collegi dei Consultori delle due diocesi.
Il riassetto è stato elaborato anche attraverso il confronto con la Nunziatura Apostolica in Italia e con il Dicastero per i Vescovi e introduce come criterio fondamentale la coincidenza tra i confini delle circoscrizioni ecclesiastiche e quelli delle Province civili di Ancona e Macerata.
La principale novità riguarda Matelica che entra a far parte dell’Arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche. Vengono infatti aggregate le parrocchie di Santa Maria in Matelica, che è anche Concattedrale, Santa Teresa, Regina Pacis, Santa Maria delle Grazie a Braccano e San Giovanni Battista a Colferraio.
A seguito del provvedimento, l’Arcidiocesi assumerà la nuova denominazione di Arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche-Matelica.
Sul versante anconetano, invece, confluiscono nella Diocesi di Fabriano alcune parrocchie attualmente comprese nella circoscrizione di Fabriano-Matelica: San Lorenzo ad Avacelli di Arcevia, San Lorenzo a Castellaro di Serra San Quirico, San Lorenzo a Mergo, San Pietro Apostolo a Sasso di Serra San Quirico, San Quirico a Serra San Quirico e Santa Maria del Mercato a Serra San Quirico.
La Diocesi assumerà quindi la denominazione di Diocesi di Fabriano, adeguando i propri confini alla nuova configurazione territoriale.
Il principio seguito dal decreto è dunque quello della corrispondenza tra territorio ecclesiastico e territorio amministrativo provinciale: Matelica, appartenente alla provincia di Macerata, viene inserita nella nuova Arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche-Matelica, mentre Serra San Quirico e Mergo, entrambi in provincia di Ancona, vengono ricondotti alla Diocesi di Fabriano.
Resta invece invariata la modalità di governo delle due Chiese, unite in persona Episcopi, che continueranno a essere affidate alla guida pastorale del medesimo arcivescovo, Monsignor Francesco Massara.