A dieci anni dal sisma del 2016 che ne aveva danneggiato gli ambienti, riaprono oggi le porte del Cappellone di San Nicola, nell’omonima chiesa della città di Tolentino. I lavori di consolidamento e restauro che hanno interessato il ciclo di affreschi trecentesco di scuola giottesco-riminese, sono oramai giunti al termine, restituendo così ai cittadini, ai fedeli e ai turisti, un grande patrimonio artistico e religioso.
Dopo la benedizione del Cappellone da parte del vescovo di Macerata Nazzareno Marconi, che lo ha definito “la Sistina delle Marche del 1300” la parola è passata al sindaco di Tolentino, Mauro Sclavi: “Con questa illuminazione, con la luce che vedete, abbiamo voluto dare un senso di intimità - afferma -. Ma questa mattina c'era anche una luce data dalle persone. Questa mattina qui si lavorava, qui si è lavorato sempre. Questa mattina qui c'era un lavoro spirituale e un lavoro fisico". E aggiunge: “Sono orgoglioso di essere sindaco di questa città che oggi non riapre solo ai cittadini, ma anche al mondo, questa bellezza che trasmette quella spiritualità che vedete ancora scritta sulle pareti”.
Durante i saluti istituzionali è intervenuto anche Padre Massimo Giustozzo, priore della comunità agostiniana di San Nicola, che ha sottolineato come sia stato proprio l’Ordine dei monaci agostiniani a volere, nel 1300, la realizzazione di questo lavoro. Poi il ricordo al sisma del 2016 che ha impedito di poter accedere al Cappellone per dieci anni: “Per noi è stato come non poter più avere contatti con i propri genitori, coi i propri avi. Ci siamo sentiti un po’ spezzati”.
L’augurio di Padre Massimo è quello di non fermarsi, di andare oltre la sola riapertura, unendosi in uno sguardo comune che possa continuare a dare la giusta dignità a questo patrimonio artistico. Quest'ultimo è stato raccontato anche da Padre Gabriele Pedicino, priore provinciale della Provincia d'Italia degli Agostiniani.
Sul sisma che ha colpito la città di Tolentino, torna poi il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli: “Ringrazio chi ha lavorato alla riapertura della Cappella di San Nicola e chi sta lavorando ogni giorno per restituire normalità a questa terra a dieci anni dal sisma - ha affermato -. La ricostruzione è un dovere, una sfida costante e una responsabilità che sentiamo nostra dal primo giorno. Quella di oggi è una bella giornata perché, proprio nella ricorrenza di San Nicola, restituiamo alla comunità un luogo dal profondo valore simbolico e spirituale”.
Acquaroli, inoltre, riconosce le difficoltà che hanno reso lungo e complesso il processo di ricostruzione soprattutto nella prima fase, quando a pesare è stata in particolar modo la burocrazia: “La nostra è una storia e una civiltà imponente, che trae forza dalle persone e dai valori profondi che ci sono stati trasmessi. Principi che abbiamo il dovere di recuperare, proprio oggi che in molti li stanno smarrendo. Quanto realizzato qui è la dimostrazione di come la fede e la spiritualità sappiano rigenerarsi, generando speranza e futuro. L'augurio è che l'apertura di questa Cappella sia un'occasione per riflettere sul senso della nostra storia e sulle basi della nostra civiltà”.
La fama del Cappellone di San Nicola deriva soprattutto dal ciclo di affreschi di scuola giottesco-riminese che ricopre la volta a crociera e le pareti, risalente al terzo decennio del Trecento. Le storie narrate sono quelle della Vergine, di Cristo e di San Nicola. Sulla volta sono invece presenti i quattro Evangelisti e i dottori della Chiesa.
Nel corso del tempo il Cappellone ha assunto sempre più rilievo per i fedeli, diventando luogo di culto e pellegrinaggio alla tomba del Santo, morto a Tolentino nel 1305.
Ad intervenire, inoltre, anche Ilaria Persico, ingegnere dello Studio Acale e direttore dei lavori, ricordando “il lungo e complesso percorso che ci ha consentito di arrivare fino a qui” e ribadendo l’impegno che il cantiere ha richiesto e continua a richiedere: “Abbiamo lavorato all'interno di ogni scelta tecnica, della sicurezza e della ricostruzione, oltre che con problematiche amministrative e finanziarie".
"Proprio per questo desidero sottolineare i valori di collaborazione che si è creati in questi anni. In un intervento come questo non è possibile procedere a compartimenti separati. I problemi devono essere affrontati insieme - ha sottolineato Persico, ribadendo i suoi ringraziamenti -. Il nostro compito è stato soprattutto quello di prendercene cura, proteggerlo e riconsegnarlo alla comunità nella sua straordinaria bellezza” , ha aggiunto riferendosi al Cappellone.
A prendere parola, anche Katiuscia Faraoni, responsabile dei lavori pubblici del comune di Tolentino, che ha sottolineato il grande impegno dell'importanza che il coordinamento ha avuto nella fase dei lavori e Marta Paraventi, professoressa di Storia dell'Arte Medievale all'Accademia di Belle Arti di Macerata, oltre che assessore alla Cultura del Comune di Ancona che ha tenuto una lectio magistralis dal titolo “Il Medioevo ritrovato. Il Cappellone di San Nicola torna a parlare”.
Cinquantadue storie di uomini catturati e deportati dopo l'8 settembre 1943, rimaste per decenni affidate soprattutto alla memoria delle loro famiglie, saranno presto ricordate attraverso un riconoscimento ufficiale dello Stato. Saranno 52 le Medaglie d'Onore agli Internati Militari Italiani (IMI) della provincia di Macerata che verranno consegnate ai familiari dei reduci nel corso della cerimonia in programma il prossimo 22 settembre al Teatro Lauro Rossi.
Dietro quelle onorificenze c'è anche un lungo lavoro di ricerca condotto dalla sezione maceratese dell'Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti Decorati al Valor Militare, che ha permesso di individuare gran parte dei nominativi successivamente utilizzati per presentare le richieste ufficiali di riconoscimento.
Un'attività durata oltre un anno e portata avanti in particolare da Mario Barbera Borroni, potentino, Cavaliere della Repubblica e Guardia d'Onore presso il Sacrario Militare di Macerata. Per mesi ha consultato i fogli matricolari conservati all'Archivio di Stato di Macerata, ricostruendo le vicende dei militari che, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, furono catturati dalle forze tedesche e deportati nei territori controllati dalla Germania.
Un lavoro fatto di nomi, date e documenti che ha consentito di ricostruire vicende personali rimaste a lungo nell'ombra. Molti di quei militari avevano infatti rifiutato di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e di continuare a combattere al fianco dei tedeschi, scegliendo invece di rimanere internati. Una decisione che per migliaia di italiani significò prigionia, fame, lavoro coatto e, in numerosi casi, la morte.
Gli Internati Militari Italiani furono infatti i militari catturati dalle forze tedesche dopo l'8 settembre 1943 e deportati nei campi di prigionia. La loro condizione fu particolarmente dura anche perché, a differenza dei prigionieri di guerra, vennero qualificati dai tedeschi come internati militari e sottoposti a un sistema di detenzione e sfruttamento legato anche al lavoro coatto.
La cerimonia del 22 settembre, organizzata dalla Prefettura di Macerata, rappresenterà quindi un momento istituzionale ma anche un'occasione per riportare nella memoria collettiva vicende rimaste per generazioni all'interno delle famiglie. Dietro ogni medaglia c'è la storia di un giovane partito per la guerra, catturato e deportato, ma anche quella dei suoi familiari, che hanno conservato fotografie, lettere e racconti spesso frammentari.
Il lavoro dell'Istituto del Nastro Azzurro ha permesso di partire proprio da quelle tracce documentali per ricostruire l'identità di molti degli internati e trasformare una memoria familiare in un riconoscimento ufficiale della Repubblica.
La ricerca, però, non è conclusa. L'Istituto rivolge un appello alle famiglie della provincia di Macerata che ritengano di avere avuto un proprio congiunto deportato o internato nei campi di prigionia durante la Seconda guerra mondiale e vogliano verificare la possibilità di ottenere la Medaglia d'Onore.
Per informazioni è possibile contattare l'Istituto del Nastro Azzurro all'indirizzo email federazione.macerata@istitutonastroazzurro.org oppure al numero 333/9406078. È inoltre possibile recarsi personalmente al Sacrario Militare di Macerata ogni venerdì dalle 10 alle 12, dove verranno fornite indicazioni e assistenza per avviare le necessarie ricerche.
A un decennio dalle scosse che hanno sconvolto il Centro Italia, fare il punto sulla ricostruzione pubblica è un atto dovuto. Tuttavia, addentrarsi tra le pieghe dei dati non è semplice, ed è proprio da un paio di settimane a questa parte che il dibattito si è riacceso con forza, rendendo necessario fare chiarezza su una questione di fondo: come si misura davvero l'avanzamento di un'opera pubblica? Il tema è rimbalzato al centro dell'attenzione in seguito alle analisi e ai rilievi emersi dal report di ActionAid “Dieci anni dopo: i dati raccontano”, pubblicato nell’agosto 2026, che ha messo in luce il divario tra la comunicazione istituzionale e la realtà fisica dei cantieri.
La questione assume un peso rilevante nel Maceratese, la provincia che concentra la quota più consistente della ricostruzione pubblica marchigiana, con ben 1.048 interventi programmati. Secondo il Rapporto sulla ricostruzione 2026 della Struttura Commissariale, queste opere ammontano a un valore che supera 1,46 miliardi di euro, inserite in un quadro regionale marchigiano che conta complessivamente 1.872 interventi per oltre 2,51 miliardi.
Ed è proprio per rispondere alle sollecitazioni sollevate dal monitoraggio civico che si innestano le recenti dichiarazioni rilasciate dal Commissario Straordinario alla Ricostruzione, Guido Castelli, a margine della camminata di supervisione al Campus di Tolentino.
Nel suo dossier, ActionAid ha preso come esempio emblematico proprio la struttura tolentinate da 31 milioni di euro per spiegare il cuore della questione. Per capire cosa sta succedendo bisogna comprendere la differenza metodologica tra i due report: per la Struttura Commissariale un'opera risulta "avviata" quando entra nella macchina burocratica, ovvero quando le viene assegnato il CUP (Codice Unico di Progetto) che è unicamente una targa amministrativa, ma che non ha nulla a che fare con l'apertura del cantiere. Per ActionAid, invece, un'opera è "avviata" solo ed esclusivamente quando raggiunge la Fase 7, ossia quando gli operai entrano in cantiere e i lavori partono concretamente. Tutto ciò che sta prima, nelle fasi da 0 a 6 — tra pareri, carteggi e gare d'appalto — per il monitoraggio civico è ancora semplice burocrazia.
Emblematico il caso del Liceo Filelfo: pratica aperta nel 2019 ma ancora registrata come burocrazia nei report 2026, proprio mentre se ne annunciava l'avvio dei cantieri. È la denuncia di ActionAid: senza dati aggiornati, si crea un corto circuito tra gli annunci pubblici e la realtà delle carte.
Durante il sopralluogo al cantiere tolentinate, Castelli ha voluto replicare punto su punto, rivendicando la concretezza dei fatti rispetto al ritardo delle banche dati: «In occasione del decennale c'erano state delle sottolineature probabilmente non corrette da parte di alcune associazioni che legittimamente monitorano l'andamento di questo cantiere, che qualcuno sosteneva non essere neanche avviato. In realtà c'è stato un tema probabilmente di dati non aggiornati, ma spesso e volentieri la ricostruzione va ancora più veloce di quanto vadano le informazioni. Questo è un fatto positivo perché non sono importanti i dati, sono importanti la realtà dei fatti. Qualche volta ci sono asimmetrie, come nel caso del Filelfo. La realtà è quella che è rappresentata dietro le mie spalle».
Il caso del Filelfo racchiude in sé l'intera questione: da un lato una macchina burocratica i cui registri faticano a stare al passo con l'evoluzione dei cantieri reali; dall'altro, la dimostrazione di come due sguardi diversi possano condurre a narrazioni opposte.
Ma quindi, concretamente, quanto differiscono i dati di ActionAid da quelli del commissario? E perché? La risposta sta proprio nel confronto tra queste due lenti. Applicando i due diversi metri di misura ai medesimi dati ufficiali dell'intero cratere, le cifre si ribaltano completamente.
Secondo la Struttura Commissariale, il 97,5% delle opere pubbliche è sbloccato e avviato, con un residuale 2,5% di interventi non ancora avviati e circa il 40% della programmazione totale coperta da lavori in corso o già conclusi. Guardando invece ai cantieri reali, ActionAid rileva che le opere entrate in Fase 7 (quelle che hanno visto l'effettivo inizio dei lavori o la loro conclusione) sono appena il 33,6%, pari a 1.232 interventi su 3.667 analizzati nell'intero cratere.
La differenza emerge forte anche sul piano economico: se per la Struttura quasi tutti i 4,85 miliardi di euro stanziati risultano in movimento, per ActionAid il 74,4% delle risorse (circa 3,6 miliardi) è ancora immobilizzato in opere che non hanno mai visto la posa della prima pietra. Nella nostra regione, infine, ActionAid rileva che 1.243 interventi (il 66,4%) sono ancora fermi alla sola fase burocratica, trattenendo il 73,9% dei fondi regionali destinati alle opere pubbliche.
Questo non significa sminuire i progressi istituzionali. Tra il 2025 e il 2026 i numeri mostrano comunque una progressione: le opere in attesa di cantiere sono scese da 2.521 a 2.432, quelle con cantiere aperto sono salite da 444 a 548 e quelle tra fine lavori e collaudo da 574 a 684.
Ma per le comunità, la distinzione tra fase burocratica ed esecutiva non è un mero esercizio tecnico. Un'opera può essere sbloccata, finanziata e progettata, ma il passaggio decisivo resta quello in cui le ruspe entrano e il cantiere apre. A dieci anni dal sisma, la misura della ricostruzione si gioca tutta nella distanza che separa un faldone avviato su una scrivania da un edificio restituito alla collettività.
La crisi climatica in corso non interessa solamente il settore agroalimentare, energetico o quello turistico. A fare i conti con le temperature estreme che hanno accompagnato quest’estate e che stanno caratterizzando i primi giorni di settembre, sono anche gli studenti che in questa settimana stanno tornando sui banchi di scuola.
Il rientro in aula è iniziato lo scorso lunedì nella Provincia autonoma di Bolzano ed è previsto per il 14 settembre nella provincia di Macerata e, in base alle varie Regioni, proseguirà fino al 17 settembre.
Ma accanto al generale malcontento che può suscitare l’inizio di un nuovo anno scolastico, questo settembre prevede anche un caldo sofferto, che le strutture scolastiche italiane non sono pronte ad affrontare.
All’interno del documento Sicurezza e Benessere nelle scuole. Indagine sulla qualità dell’aria e sull’ergonomia a cura dell’INAIL si legge che “gli ambienti scolastici, al pari di quelli d’ufficio, possono essere classificati tra quelli di tipo 'moderato' (in riferimento agli ambienti termici). In essi le condizioni climatiche non compromettono l’incolumità degli occupanti, ma possono alterare il loro benessere psicofisico, condizionando l’efficacia dell’apprendimento".
Il testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro, inoltre, descrivendo le caratteristiche relative alle temperature degli uffici afferma che “in estate la differenza tra temperatura interna ed esterna, non dovrebbe superare i 7 gradi. Rispetto al problema della temperatura dei locali la risposta è più semplice: il datore di lavoro deve garantire, ai sensi dell'art 65 e allegato 4 del D.Lgs 81/08, una temperatura adeguata dei locali di lavoro connessa con la tipologia d'attività ed il consumo energetico (sforzo) del lavoratore: ad esempio per il lavoro d'ufficio (21-23 gradi); lavoro fisico di media intensità (18-21 gradi). In ogni caso nel periodo estivo la temperatura dei locali non deve superare i 24 gradi”.
Sulla base di questi dati, il think-tank indipendente Tortuga ha rilevato che ad oggi, “circa il 45% delle scuole sono senza climatizzazione ed esposte a caldo critico, per una popolazione di circa 2,7 milioni di studenti”. Inoltre, all’interno dello studio si osserva come il Rapporto sull’edilizia scolastica della Fondazione Agnelli abbia rilevato che “gli edifici scolastici italiani hanno un'età media di 52 anni e in gran parte non sono più adeguati alle esigenze del futuro prossimo dal punto di vista della sicurezza, della sostenibilità e degli spazi per una buona didattica. Si tratta, in larga misura, di scuole costruite tra gli anni Sessanta e Ottanta e pensate per un'altra epoca e per un altro clima”.
Nel campione di edifici scolastici presi in considerazione, il 30% non riporta se è dotato o meno di un impianto funzionante: “le scuole del Centro-Sud e delle Isole hanno una probabilità più elevata di non riportare questa informazione, pari a circa il 35%, mentre nelle regioni del Nord la quota si colloca intorno al 15%”. Escludendo gli edifici per cui questa informazione è mancante, il dato relativo alle scuole italiane che dispongono di un impianto di climatizzazione si attesta al 10%.
All'interno del report di Tortuga, tra le regioni italiane, quella che spicca in particolare e che supera di gran lunga la media nazionale è la regione Marche, “dove circa il 40% degli istituti scolastici dispone di aria condizionata”.
Il dato, stando allo studio, è da collegare al processo di ricostruzione che ha interessato la regione nel periodo post sisma del 2016. Nonostante questo, però, la presenza di sistemi di raffrescamento è presente in meno di una scuola su due.
A donare un quadro della situazione relativa alla prensenza di questi sistemi sono anche i dati del Portale Unico MIM 2024-2025. Al 6 agosto 2025 gli istituti rilevati nella provincia di Macerata sono 333. Di questi, 114 sono Scuole dell’infanzia, 103 Scuole primarie, 55 istituti comprensivi e secondarie di primo grado e 61 comprendono istituti superiori, licei e tecnici.
Scendendo più nello specifico, di questi 333 istituti solamente 121 dispongono di un impianto di condizionamento e ventilazione (pari a circa il 36%); maggiormente diffusi all'interno delle Scuole Primarie. Risultano invece sprovvisti di sistemi di raffrescamento ben 206 plessi (all'incirca il 62%), per la maggior parte Scuole dell'Infanzia. Infine, quelle presenti sotto la dicitura "non definito" sono sei.
Il ministro dell'istruzione Giuseppe Valditara ha comunicato lo stanziamento di 20 milioni di euro per rispondere all'emergenza caldo all'interno delle strutture scolastiche. I soldi saranno destinati a tutte le scuole ma dovranno essere gli stessi istituti a fare richiesta per ottenerne una parte e potranno farlo solamente fino a venerdì, seguendo il modello del 'Click day'. Quest'ultimo meccanismo prevede che a ricevere il supporto economico saranno solo le scuole che riusciranno a fare domanda per prime, fino a completo esaurimento.
"Se pensiamo a tutte le scuole d'Italia immagino che 20 milioni di euro possano non essere sufficienti, però intanto è una misura. Noi come Ufficio scuola abbiamo anche mandato una comunicazione agli istituti scolastici per suggerire proprio di partecipare alla selezione di questi fondi messi a disposizione per il raffrescamento delle scuole - afferma l'assessore all'Istruzione e alla Cultura del Comune di Macerata Lorella Benedetti - Speriamo, quanto meno, che questi soldi arrivino e che vengano utilizzati al meglio".
Da oltreoceano per conoscere da vicino le radici dell'eccellenza italiana. Nella giornata di ieri, a Belforte del Chienti, una delegazione di 45 giovani imprenditori brasiliani, impegnati in uno Studio Tour attraverso l'Italia alla scoperta delle realtà che hanno costruito e continuano a rappresentare il successo del Made in Italy.
Il gruppo, nei giorni precedenti, ha fatto tappa in altre due leggende assolute del settore: il lanificio Cariaggi, leader mondiale indiscusso nella filatura del cashmere più pregiato, e le storiche Seterie Ratti di Como, un vero mito internazionale nella stampa e nel disegno della seta d'alta moda.
Il percorso ha poi portato la delegazione nel Comune maceratese, accompagnata da Angelo Accorsi e Romano Benini, con cui il tema del territorio è stato messo al centro della discussione. La visita a Belforte è iniziata a Villa Valentini, storica dimora del XVII secolo oggi sede di Manifatture Alessia Srl.
Ad accogliere gli imprenditori brasiliani sono stati i titolari Roberto Giujusa e Isabella Del Vecchio, che hanno raccontato la scelta di acquisire e riqualificare la villa, trasformandola nella sede della propria attività. Una scelta imprenditoriale che nasce dalla convinzione che il luogo in cui si lavora non sia un semplice contenitore, ma possa contribuire in maniera concreta alla creatività e alla qualità del lavoro.
"Il luogo forma il gusto e la sensibilità", ha spiegato Giujusa, introducendo uno dei concetti centrali dell’incontro: quello del Genius Loci, inteso come l’influenza che il territorio, la cultura e l’ambiente esercitano sul modo di pensare e di lavorare delle persone.
La riflessione sul Made in Italy instaurata con la delegazione nasce proprio sullo stretto rapporto che intercorre tra luogo, competenze e capacità produttiva. "È impossibile per una persona che non vive in Italia raggiungere certi livelli", ha osservato Giujusa, sottolineando come l’eccellenza italiana non sia riconducibile a un singolo elemento, ma alla capacità di mettere insieme componenti diverse: "La materia prima, la tecnica, l’artigianalità, l’architettura, il paesaggio".
Un patrimonio costruito nel tempo, nel quale un ruolo fondamentale è svolto dalle competenze che si tramandano di generazione in generazione. Dopo la visita a Villa Valentini, la delegazione è stata accompagnata dal presidente di Confartigianato Tolentino Andrea Rilli nel centro storico di Belforte dove, in piazza Umberto I, ad accoglierla c'erano il sindaco Alessio Vita e la vicesindaco Mariella Migliorelli.
Il confronto sul significato profondo dell'eccellenza italiana è proseguito all'ex Oratorio, messo a disposizione dal Comune. A dialogare con i giovani imprenditori brasiliani sono stati ancora Roberto Giujusa e Andrea Rilli. "Noi lavoriamo con le mani, siamo artigiani. E sono i dettagli a fare la differenza in tutti i lavori", ha sottolineato Rilli, richiamando l’importanza del metodo e dell’empatia nel rapporto con il lavoro e con le persone.
Una competenza che non è soltanto teorica, ma che si costruisce attraverso l’esperienza, attraverso quella che Giujusa ha definito una vera e propria "laurea sul campo": il sapere acquisito facendo, osservando, provando e tramandando. Il confronto si è concluso con un messaggio rivolto direttamente ai giovani imprenditori brasiliani: "I sogni sono l’inizio di tutto. Realizzate i vostri sogni", ha detto Rilli.
A portare il saluto dell’amministrazione comunale è stato il sindaco Alessio Vita, che ha illustrato agli ospiti le principali eccellenze di Belforte del Chienti e l’impegno dell’amministrazione nella valorizzazione del patrimonio storico e imprenditoriale del paese. "È motivo di grande orgoglio per tutta la nostra comunità aver potuto accogliere a Belforte una delegazione internazionale di giovani imprenditori - ha detto il sindaco Alessio Vita - Questo incontro dimostra che anche un piccolo Comune può dialogare con il mondo quando sa valorizzare le proprie eccellenze. Abbiamo avuto la possibilità di presentare loro non soltanto i nostri prodotti, ma soprattutto il nostro territorio, la nostra storia e le competenze che ancora oggi rappresentano una parte importante della nostra identità".
Prosegue il piano di manutenzione e riqualificazione della rete stradale cittadina. La Giunta comunale ha approvato due delibere che prevedono altrettanti interventi di manutenzione straordinaria del manto stradale, per un investimento complessivo di 200mila euro.
Il primo intervento, del valore di 150mila euro, riguarda il rifacimento del manto stradale di corso Umberto, nei tratti compresi tra via Lauro Rossi e via Duca degli Abruzzi. Si tratta di una delle principali arterie del centro cittadino, sulla quale è previsto un intervento finalizzato a migliorare le condizioni della sede stradale e la qualità della viabilità.
Il secondo intervento interesserà invece la Strada della Chiusa 1, in contrada Piane di Chienti. In questo caso l'Amministrazione ha stanziato 50mila euro per la manutenzione della sede stradale nel tratto compreso tra la Strada del Vallato e la SP Montecosaro.
I due provvedimenti si inseriscono nel più ampio programma di manutenzione della viabilità cittadina, con l'obiettivo di intervenire sulle strade che presentano le maggiori necessità.
«Con questi due interventi continuiamo a dare attuazione al piano asfalti, con l'obiettivo di intervenire progressivamente sulle strade che necessitano di maggiore manutenzione – dichiara il sindaco Fabrizio Ciarapica –. La sicurezza e la qualità della viabilità rappresentano una priorità per l'Amministrazione. Stiamo lavorando per programmare gli interventi in modo puntuale, destinando risorse alle situazioni più urgenti e garantendo una manutenzione sempre più capillare del territorio».
Con le due nuove opere, dunque, l'Amministrazione comunale prosegue il programma di riqualificazione della rete stradale, destinando risorse sia alle vie del centro sia alla viabilità delle aree periferiche e delle contrade.
Via libera della Giunta comunale al progetto di fattibilità tecnico-economica per la manutenzione straordinaria delle vasche della piscina comunale di contrada San Domenico.
L’intervento, per un importo complessivo di 55mila euro finanziati con fondi comunali, riguarda le parti di calcestruzzo ammalorate delle vasche situate al piano seminterrato dell’impianto, gestito dalla società cooperativa sportiva dilettantistica “Il Grillo”.
I lavori prevedono la demolizione delle porzioni di calcestruzzo deteriorate, il trattamento dei ferri di armatura con prodotti passivanti e il successivo ripristino mediante l’utilizzo di una specifica malta.
Il progetto è stato redatto dall’Ufficio tecnico comunale – Settore V, Servizio Patrimonio edilizio. Progettista è il geometra Daniele Brecciaroli.
Sciopero e presidio davanti ai cancelli dello stabilimento Beko di Melano, a Fabriano, dove questa mattina i lavoratori hanno manifestato per chiedere garanzie sul futuro occupazionale e industriale del sito. Alla protesta, indetta dalle organizzazioni sindacali di categoria e dalle Rsu, ha partecipato anche la segretaria nazionale del Partito Democratico Elly Schlein, intervenuta dopo l’assemblea dei lavoratori.
Al presidio erano presenti esponenti di diversi schieramenti politici, tra cui il deputato Antonio Baldelli e l’assessore regionale allo Sviluppo economico Giacomo Bugaro, entrambi di Fratelli d’Italia, i consiglieri regionali Mirella Battistoni e Marco Ausili, Chiara Biondi di Forza Italia, i consiglieri regionali del Pd Antonio Mastrovincenzo, Maurizio Mangialardi, Leonardo Catena, la sindaca di Fabriano Daniela Ghergo e il sindaco di Cerreto D'Esi David Grillini.
Al centro della protesta c’è la situazione dello stabilimento e, in particolare, l’attuazione degli impegni assunti con l’accordo sottoscritto nell’aprile 2025 al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Secondo quanto denunciato dalle organizzazioni sindacali, a sedici mesi dall’intesa la situazione all’interno dello stabilimento di Melano resta critica.
I sindacati evidenziano in particolare il ricorso alla cassa integrazione per l’intero mese di settembre, con una capacità produttiva indicata attorno al 60%, e la previsione di sei giorni di chiusura totale dello stabilimento, dal 23 al 30 settembre.
La situazione viene ricondotta dall’azienda al calo dei volumi produttivi. Le organizzazioni dei lavoratori contestano però il fatto che, nonostante le uscite incentivate realizzate dopo l’accordo del 2025, non si siano ancora concretizzati, a loro giudizio, miglioramenti strutturali sul fronte produttivo e occupazionale.
Secondo i dati forniti dai sindacati, le uscite incentivate avrebbero riguardato oltre 90 lavoratori, a fronte dei 62 esuberi inizialmente indicati.
La questione principale sollevata dai rappresentanti dei lavoratori riguarda il mancato raggiungimento degli obiettivi indicati nell’accordo, in particolare per quanto riguarda la riduzione del ricorso alla cassa integrazione.
«Il nostro sito non ha registrato alcun beneficio strutturale concreto», sostengono le organizzazioni sindacali, secondo le quali il calo della cassa integrazione, indicato come uno degli obiettivi centrali dell'intesa, sarebbe rimasto finora disatteso per una parte consistente dei lavoratori, con particolare riferimento a quelli con ridotte capacità lavorative.
Nel mirino dei sindacati anche gli investimenti previsti per circa 62 milioni di euro, destinati a prodotto e innovazione, sui quali viene denunciato un ritardo rispetto agli impegni annunciati.
La protesta si inserisce in una vicenda industriale che coinvolge il territorio fabrianese da anni. Nel 2024 Whirlpool ha ceduto le proprie attività europee a Beko, passaggio seguito dall’accordo sottoscritto al ministero nel 2025, sul quale oggi lavoratori e organizzazioni sindacali chiedono risposte concrete.
La presenza di Elly Schlein al presidio ha acceso anche il confronto politico. Durante la manifestazione l’assessore regionale allo Sviluppo economico Giacomo Bugaro ha rivolto critiche alla segretaria del Pd e alla sua partecipazione alla protesta.
A replicare è stata la sindaca di Fabriano Daniela Ghergo, che ha difeso la presenza di Schlein accanto ai lavoratori.
«Sorprende un po’ vedere un assessore regionale stupirsi della presenza di un parlamentare, leader di un partito nazionale, che, per dovere istituzionale, sceglie di essere vicino ai lavoratori alle prese con l’incertezza e con il rischio concreto di perdere il proprio posto di lavoro», ha dichiarato Ghergo.
La sindaca ha inoltre contestato il richiamo al governo Renzi e al passaggio di Indesit a Whirlpool nel 2014, ricordando che quella operazione, pur avendo avuto conseguenze rilevanti per il territorio, «ha comunque garantito dieci anni di lavoro».
Ghergo ha quindi ribadito la necessità, a suo giudizio, di un confronto «costruttivo e trasversale» sul futuro dello stabilimento, criticando quella che considera una tendenza a spostare sulle amministrazioni precedenti le responsabilità della situazione attuale.
Al di là del confronto politico, la vertenza resta concentrata sulle prospettive industriali e occupazionali del sito di Melano.
I lavoratori chiedono che gli impegni assunti nell’accordo ministeriale trovino attuazione concreta, a partire dagli investimenti, dai volumi produttivi e dalla riduzione del ricorso alla cassa integrazione.
Lo sciopero di oggi riporta quindi al centro dell’attenzione il futuro dello stabilimento fabrianese e dell’occupazione in un territorio storicamente legato alla grande industria degli elettrodomestici. La richiesta delle organizzazioni sindacali è quella di avere garanzie industriali e occupazionali di lungo periodo, dopo mesi caratterizzati, secondo la loro ricostruzione, da incertezze e mancati riscontri rispetto agli impegni annunciati.
(Foto Facebook sindaca Daniela Ghergo e sindaco David Grillini)
Il cantiere del nuovo ponte lungo la provinciale 34 Corridoniana entra nella fase conclusiva. Da domani, mercoledì 9 settembre, cambierà temporaneamente la viabilità sul ponte di Piediripa: il traffico diretto da Macerata verso Corridonia verrà deviato su una delle due corsie del nuovo ponte.
Una soluzione studiata dalla Provincia di Macerata per consentire alla ditta di portare a termine le ultime lavorazioni senza interrompere il collegamento stradale e senza ricorrere all’installazione di semafori.
Il provvedimento riguarda in particolare le opere strutturali ancora da completare in prossimità della rotatoria del Corridomnia. L’apertura di una corsia del nuovo ponte permetterà di mantenere attivo il flusso dei veicoli, garantendo allo stesso tempo agli operai condizioni di maggiore sicurezza durante le ultime fasi del cantiere.
«I lavori sul nuovo ponte lungo la provinciale 34 Corridoniana sono ormai in dirittura d’arrivo», spiega il presidente della Provincia di Macerata Alessandro Gentilucci. La scelta di aprire una corsia del nuovo ponte, sottolinea, nasce dalla necessità di garantire la sicurezza durante le lavorazioni e, contemporaneamente, consentire il completamento dell’opera senza interrompere la viabilità.
L’obiettivo è quindi ridurre al minimo i disagi per automobilisti e cittadini, mantenendo il collegamento tra Macerata e Corridonia mentre vengono portati a termine gli ultimi interventi.
La modifica alla circolazione rappresenta uno degli ultimi passaggi prima della conclusione del cantiere. Terminati gli interventi ancora necessari e definite le condizioni per la piena apertura dell’infrastruttura, è prevista l’inaugurazione ufficiale del nuovo ponte.
La struttura è destinata a rappresentare un intervento strategico per la mobilità lungo una delle arterie maggiormente trafficate del territorio e a migliorare il collegamento viario nella zona di Piediripa.
Per gli automobilisti, dunque, si apre una fase transitoria in vista del completamento definitivo dell’opera. La viabilità resterà garantita, mentre gli interventi proseguiranno nell’area della rotatoria del Corridomnia.
Il conto alla rovescia per la conclusione dei lavori è ormai iniziato: dopo le ultime opere strutturali e le verifiche necessarie, il nuovo ponte potrà essere aperto integralmente al traffico e presentato ufficialmente alla comunità.
Un nuovo spazio dedicato ai più piccoli e un servizio pensato per sostenere concretamente le famiglie. È stato inaugurato ad Appignano il nuovo Asilo Nido comunale, una struttura moderna e accogliente che è già operativa per l’anno educativo 2026/2027.
L’intervento rappresenta una delle opere più significative realizzate dall’Amministrazione comunale nell’ambito delle politiche per l’infanzia, la famiglia e la coesione sociale. Il percorso di progettazione è stato avviato nel febbraio 2022 e ha trovato una delle principali fonti di finanziamento nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Il progetto iniziale prevedeva un finanziamento di 1.130.400 euro per una struttura destinata ad accogliere 29 bambini. Nel corso dell’iter progettuale, grazie all’ottimizzazione degli spazi, è stato possibile aumentare la capienza fino a 35 posti, senza incrementare il costo originariamente previsto. A seguito dell’adeguamento del finanziamento PNRR legato all’aumento dei prezzi, l’investimento è salito a 1.243.440 euro.
A questa cifra si sono aggiunti ulteriori interventi per complessivi 183.500 euro, necessari per completare l’opera e renderla pienamente funzionale.
Di questi, 67.500 euro, provenienti dall’avanzo di bilancio 2025, sono stati destinati agli arredi didattici, alla cucina e alla sistemazione della recinzione esterna. Altri 27 mila euro sono serviti per il potenziamento del sistema di climatizzazione. Infine, 89 mila euro, finanziati attraverso contributi statali previsti dalla legge 145/2018, sono stati impiegati per la messa in sicurezza e la manutenzione straordinaria di via Carlo Urbani e delle strade limitrofe.
La nuova struttura comprende spazi educativi e di relazione, ambienti per le attività, aree di servizio, una cucina e spazi esterni, con una recinzione dedicata a garantire sicurezza e funzionalità.
«Inaugurare questo asilo nido significa investire concretamente nel futuro della nostra comunità, offrire un sostegno reale alle famiglie e garantire ai bambini un luogo sicuro, moderno e accogliente in cui crescere», ha dichiarato il sindaco Mariano Calamita, sottolineando il lavoro svolto dall’Amministrazione per trasformare una risorsa del Pnrr in un servizio concreto per il territorio.
L'obiettivo, ha aggiunto il primo cittadino, è fare di Appignano una comunità sempre più «accogliente, inclusiva e a misura di famiglia», attraverso una rete di servizi capace di accompagnare i cittadini nelle diverse fasi della vita.
In attesa di una successiva procedura ad evidenza pubblica per affidare la gestione stabile e pluriennale della struttura, il Comune ha approvato una concessione temporanea d’uso a favore della società Gli Amici di Pollicino S.n.c., che gestirà il servizio per l’anno educativo in corso.
L’apertura del nido rappresenta quindi un risultato immediatamente concreto per le famiglie di Appignano, che possono contare su un nuovo servizio dedicato alla prima infanzia.
L’inaugurazione è stata anche l’occasione per sottolineare il valore educativo e sociale del nido all’interno della più ampia rete di servizi comunali. Il progetto si collega infatti alle attività del Centro per le Famiglie, alla collaborazione con la scuola nell’ambito del progetto 0-6, al rapporto con l’ATS 15, alle associazioni e alle altre realtà del territorio.
«Nei primi anni di vita si costruiscono competenze, relazioni e fiducia ed è fondamentale offrire ai bambini ambienti qualificati, stimolanti e ricchi di cura», ha evidenziato l’assessore alle Politiche sociali e dell’età evolutiva Silvia Persichini. Il nuovo servizio, ha aggiunto, punta ad accompagnare le famiglie nel percorso della genitorialità e a promuovere una vera cultura della cura, mettendo al centro il benessere dei bambini.
L'Amministrazione comunale lega così il nuovo asilo nido a una strategia più ampia di sostegno alle famiglie, contrasto alle disuguaglianze e promozione della natalità. Un investimento che non riguarda soltanto la realizzazione di una nuova struttura, ma la costruzione di una rete di servizi destinati alle nuove generazioni.
La cerimonia si è conclusa con il taglio del nastro e la benedizione della struttura, impartita dal parroco don Gianluca Cerolini.
Proseguono i lavori per la costruzione del nuovo polo scolastico di Tolentino, dove la realizzazione del corpo centrale dell’edificio sta iniziando a prendere forma. Il sopralluogo tecnico che si è svolto questa mattina in via Pace e a cui hanno partecipato il sindaco di Tolentino Mauro Sclavi, la sottosegretaria alla Presidenza della regione Marche Silvia Luconi, il presidente della Provincia di Macerata Alessandro Gentilucci e il commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli, ha permesso di ispezionare il cantiere del polo che ospiterà il Liceo Classico, il Liceo Scientifico, il Liceo Coreutico “Filelfo”, l’Ite “Filelfo” e l’Ipia “Frau”, riunendo così gli istituti superiori in un unico complesso.
Durante la visita è stato possibile constatare l'avanzamento dell’intervento di costruzione, i cui tempi proseguono in linea con il cronoprogramma. La consegna del corpo in costruzione, infatti, è prevista per il prossimo agosto, mentre l’officina e la palestra saranno pronte per la fine del 2028 e l’inizio del 2029.
"Credo che nel prossimo anno scolastico potremmo vedere entrare qui i primi studenti e questa è la più grande soddisfazione che da Presidente della Provincia posso avere", afferma il presidente Gentilucci con l'augurio di "ridare, dopo gli eventi sismici, dignità e rispetto a questi ragazzi che rappresentano le generazioni del futuro” e ricordando come la realizzazione di scuole e la creazione di spazi funzionali alle nuove generazioni per la formazione e l'inserimento all'interno del territorio sia stata messa al centro del suo mandato.
Sulla situazione dei lavori e sulla loro fine, le parole del sindaco Sclavi sono di grande fiducia: “Le parole più eloquenti sono quelle alle mie spalle. I lavori stanno andando molto velocemente e il primo blocco è quasi ultimato. Questo è il simbolo di una rinascita e la speranza è quella di riaprire il prima possibile, così come era stato detta dal cronoprogramma”.
Il percorso di riqualificazione e realizzazione da parte della struttura commissariale dell'Usr per l’edilizia scolastica prevede 450 edifici scolastici in tutto il cratere sismico, di cui 220 solamente nella regione Marche, tra cui il Campus di Tolentino.
“Tutto questo ha uno scopo, ovvero garantire che degli anni, la sicurezza degli edifici scolastici possa essere la massima immaginabile - afferma il commissario Castelli -. Questo è un edificio molto impegnativo dal punto di vista del sacrificio e del costo finanziario perché prevede l’impegno di 31 milioni di euro. Nonostante questo avrà il massimo grado di invulnerabilità sismica ma anche un’ autosufficienza energetica".
"Deponiamo ora ogni cura terrena". Per onorare la memoria di Andrea Angeli, i monaci del monastero di Visoki Dečani hanno recitato l’Inno dei cherubini, uno dei canti più solenni della liturgia ortodossa, nel quale i fedeli rappresentano misticamente gli angeli che intonano l'Inno alla Trinità, lasciando da parte ogni preoccupazione mondana.
Queste parole antiche, che risalgono almeno al sesto secolo, riassumono il senso di una vita trascorsa al servizio delle vittime delle guerre, dal Kosovo all’Irak, dall’Afghanistan alla Cambogia. La scelta dell’inno non è casuale: i cherubini cantano per il funzionario delle Nazioni Unite appena scomparso che, per nome e per vocazione, è sempre stato al servizio degli altri.
Andrea Angeli era molto legato al monastero serbo-kosovaro, a cui aveva dedicato uno dei suoi libri: L’assedio invisibile, Rubbettino editore. Un legame così intenso che Padre Mariano Asunis, il cappellano della Brigata Sassari, lo ha ricordato durante l'omelia funebre sabato 5 settembre nella chiesa di Santa Croce a Macerata, citando l'abate padre Sava Janjic.
"Il suo lavoro si è contraddistinto per coraggio, discrezione e un profondo rispetto per la dignità umana" si legge nel ricordo scritto dalla fratellanza del monastero il 3 settembre su X. "Per noi di Dečani, tuttavia, Andrea è stato soprattutto un amico fidato e sincero. Durante gli anni trascorsi in Kosovo, ha dimostrato particolare attenzione per la Chiesa serbo-ortodossa, le sue comunità monastiche e la tutela del suo patrimonio spirituale e culturale".
Per difendere il monastero, Andrea si dava da fare in silenzio, com'era sua abitudine. Con un sms del 25 luglio 2021, nel suo stile telegrafico mi segnalava: "Se può servire sappi che i deputati Sgarbi e Emiliozzi M5S hanno presentato interrogazione parl. chiedendo al Governo di sostenere l'accordo nelle sedi int.li". Si riferiva all’atto con cui i due deputati chiedevano al Ministro degli Affari esteri come intendesse dare continuità al modello diplomatico e militare dello "storico accordo per la salvaguardia del Monastero di Dečani".
"Dečani gli era proprio entrato nel cuore - ricorda oggi Guido Picchio, la sua memoria storica maceratese - Me ne parlava sempre". I monaci hanno ben presente le "cure terrene" che Andrea prodigava per il loro monastero. "Ricordiamo con gratitudine il suo discreto sostegno al lungo impegno per ottenere il riconoscimento e la registrazione dei 24 ettari di terreno del nostro Monastero" hanno scritto i monaci nel testo In Memoriam: Andrea Angeli, a Dear Friend of Dečani Monastery, "nonché il suo importante contributo al dialogo sulla contesa strada che attraversa la Zona di Protezione Speciale".
Adesso Andrea è diventato a tutti gli effetti un angelo, forse un cherubino. E ha deposto ogni cura terrena. Ma non credo che abbia smesso di vegliare su Dečani.
A Macerata gli affitti sono aumentati negli ultimi sette anni, ma con una particolarità: nel 2025 il canone medio dei nuovi contratti a canone concordato risulta più alto di quello a libero mercato.
È quanto emerge dai dati dell'Osservatorio sul mercato immobiliare (Omi) dell'Agenzia delle Entrate, elaborati dal Sole 24 Ore, che ha confrontato i nuovi contratti di locazione registrati nei capoluoghi italiani tra il 2018 e il 2025.
A Macerata, nel 2025, il canone medio dei nuovi contratti a libero mercato è di 416 euro al mese. Rispetto al 2018, il valore è cresciuto del 13,5%.
Il canone concordato, invece, raggiunge i 461 euro al mese, con una crescita del 13,3% rispetto al 2018.
Tradotto in cifre, oggi la differenza tra le due formule è di circa 45 euro al mese: sulla media dei nuovi contratti, il concordato risulta quindi più alto del libero mercato.
È un dato che può sembrare sorprendente, perché il canone concordato nasce proprio per offrire affitti più accessibili rispetto al normale contratto a libero mercato. Ma i numeri vanno letti con attenzione: i dati Omi non mettono a confronto la stessa abitazione con due contratti diversi. Le case considerate possono infatti avere dimensioni, caratteristiche e posizione differenti.
Il dato di Macerata va quindi letto soprattutto come una fotografia del mercato dei nuovi contratti. E racconta che, tra il 2018 e il 2025, entrambe le formule sono diventate più care, con aumenti molto simili: +13,5% per il libero e +13,3% per il concordato.
Il caso marchigiano si inserisce in un fenomeno più ampio. A livello nazionale, nei 103 capoluoghi analizzati, il canone libero è aumentato mediamente del 27,9%, mentre quello concordato è cresciuto del 24,6%.
Ma il rapporto tra le due formule sta cambiando. Nel 2025, nei capoluoghi monitorati, i nuovi contratti a canone concordato sono arrivati a circa 145mila, superando i circa 141mila contratti a libero mercato. Nel 2018 il concordato rappresentava il 43,6% dei nuovi affitti lunghi; nel 2025 è arrivato al 50,8%.
Per Macerata, quindi, il dato più significativo non è soltanto quanto è aumentato l'affitto, ma come si sono avvicinati i due tipi di contratto. Nel 2025 la differenza media è di 45 euro al mese, con il concordato sopra il libero.
In concreto, però, questo non significa che per un inquilino maceratese sia sempre più conveniente scegliere un contratto libero. Il prezzo effettivo dipende dall'abitazione, dalla zona e dalle caratteristiche dell'immobile. I dati mostrano piuttosto come è cambiato, nel complesso, il valore dei nuovi affitti registrati in città.
Ripartono in anticipo i lavori per la difesa della costa sul litorale di Scossicci. L’Amministrazione comunale ha infatti accolto la richiesta avanzata dal Provveditorato e dalla ditta esecutrice di autorizzare in deroga la ripresa delle opere, inizialmente prevista dopo il 15 settembre, una volta conclusa la stagione estiva.
Il cantiere è tornato operativo nella giornata di oggi e consentirà di proseguire senza ulteriori interruzioni verso il completamento degli interventi programmati per contrastare l’erosione e proteggere il tratto di costa.
La prima fase riguarda la realizzazione delle scogliere emerse di Scossicci, i cui lavori dovrebbero concludersi entro la fine di settembre.
Terminato questo intervento, il programma prevede la realizzazione dei nuovi pennelli nella zona nord del litorale. Il cronoprogramma complessivo indica nel 31 dicembre 2026 il termine previsto per il completamento dell’intero intervento di difesa della costa.
La decisione di anticipare la ripresa dei lavori punta dunque a recuperare continuità nelle attività e a procedere con maggiore rapidità verso la conclusione delle opere, evitando ulteriori pause nel cantiere.
L’intervento rappresenta uno dei passaggi principali del programma di protezione del litorale di Scossicci, alle prese da tempo con la necessità di rafforzare le opere di difesa e contenere gli effetti dell’erosione costiera.
Dopo cinque anni alla guida della Compagnia dei carabinieri di Tolentino, il maggiore Giulia Maggi si prepara a lasciare il comune. La comandante sarà trasferita a Perugia per un nuovo incarico. A salutarla ufficialmente, nella mattinata di lunedì 7 settembre, è stato il sindaco di Tolentino Mauro Sclavi, che ha ricevuto in Comune anche il nuovo comandante della Compagnia, il Capitano Paolo Petruccelli.
Un incontro che ha avuto un forte valore istituzionale, ma che ha lasciato spazio soprattutto ai rapporti umani costruiti nel corso dei cinque anni di permanenza del Maggiore Maggi a Tolentino, caratterizzati da numerose attività e occasioni di collaborazione con l'amministrazione comunale e con il territorio.
"Nel corso del nostro incontro l'istituzionalità ha lasciato spazio alle tante attività e collaborazione che ci hanno visti in prima linea insieme e ha lasciato spazio a quella particolare luce negli occhi che si trasforma in umile e lucida emozione", ha dichiarato il sindaco Sclavi al termine dell'incontro.
Il primo cittadino ha voluto rivolgere un ringraziamento non soltanto al comandante dei carabinieri, ma anche alla persona che in questi anni ha saputo instaurare un rapporto diretto con la comunità.
"È con grande sentimento di riconoscenza che ringrazio e saluto il comandante maggiore Maggi ma anche l'amica Giulia che si è spesa sul territorio portando quello che di più bello c'è nel mondo femminile, l'essere donna, l'essere mamma, inserita in un contesto sociale come il nostro che ha tanto bisogno di Istituzioni ma che ha anche tanto bisogno di umanità, e lei ne ha portata davvero tanta", ha aggiunto Sclavi.
"È il nostro ringraziamento al Maggiore dei darabinieri ma anche alla donna a cui noi tutti auguriamo le migliori fortune", ha concluso il sindaco.
Nel corso della mattinata è stato quindi ufficializzato anche l'arrivo del nuovo comandante della Compagnia dei carabinieri di Tolentino, il capitano Paolo Petruccelli. Originario di Civitavecchia, Petruccelli proviene dal Nucleo Investigativo di Palermo e prenderà servizio a Tolentino a partire dall'11 settembre.
Un passaggio di consegne che segna, dunque, l'inizio di una nuova fase per la Compagnia tolentinate, dopo il quinquennio del Maggiore Maggi.
Al termine dell'incontro il sindaco Sclavi ha consegnato al comandante uscente una stampa a tiratura limitata raffigurante una veduta dall'alto di piazza della Libertà, mentre al Capitano Petruccelli è stata donata la Guida della Città. Al successivo brindisi hanno preso parte anche alcuni assessori e consiglieri comunali e i dirigenti del comune di Tolentino.
Ha un nome e un volto la vigile del fuoco che, con pazienza ed empatia, è riuscita a conquistare la fiducia del 17enne con sindrome dello spettro autistico allontanatosi ieri dalla sua casa di Villa Potenza. Si chiama Nicoletta Raggi, ha 32 anni, è originaria di San Severino Marche e presta servizio al Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Macerata. Nei prossimi giorni sarà ricevuta in Comune dal sindaco Rosa Piermattei, che vuole rivolgerle il grazie dell'intera comunità settempedana.
La storia dell'intervento ve l'abbiamo raccontata ieri: il ragazzo, dopo essersi allontanato dalla propria abitazione, era stato individuato dai soccorritori mentre camminava lungo una strada, nella frazione. A quel punto, però, la fase più delicata dell'operazione era appena iniziata.
Nicoletta Raggi si è avvicinata al giovane con cautela, senza forzare il contatto e rispettando i suoi tempi, iniziando a parlargli tranquillamente. Per quasi mezz'ora ha costruito progressivamente un rapporto di fiducia, fino a convincerlo a incamminarsi verso casa e a ricongiungersi con i familiari.
Un approccio che ha fatto la differenza e che ha permesso di trasformare un intervento di ricerca e soccorso in un momento di ascolto, pazienza e relazione.
Per il comune di San Severino Marche, quello della giovane vigile del fuoco è un esempio che va oltre la professionalità tecnica. "La nostra comunità è orgogliosa dell'azione portata a termine da Nicoletta Raggi - sottolinea il sindaco Rosa Piermattei -. Il suo intervento non dimostra soltanto una grande preparazione tecnica ma evidenzia una sensibilità e un bel coraggio. Con la sua prontezza ha evitato che una situazione di grande pericolo potesse trasformarsi in tragedia".
Piermattei annuncia, quindi, l'incontro con la giovane vigile del fuoco, al quale intende portare il ringraziamento dell'intera comunità: "A nome dell'intera comunità credo sia giusto ringraziarla per il suo esempio virtuoso di altruismo, dedizione e spirito di servizio a favore degli altri".
Quella di Nicoletta Raggi è, del resto, una storia di servizio alla comunità iniziata ben prima di indossare la divisa. È stata la prima donna vigile del fuoco di San Severino Marche e la sua vocazione è maturata anche attraverso l'esperienza vissuta all'indomani del terremoto del 2016.
All'epoca Raggi prestava attività di volontariato con gli scout settempedani, impegnati nel supporto logistico alle squadre dei vigili del fuoco provenienti da tutta Italia e impegnate nelle aree colpite dal sisma.
Quell'esperienza ha contribuito a rafforzare la volontà di trasformare l'impegno per gli altri in una professione. Nicoletta Raggi ha, quindi, affrontato il concorso pubblico e completato il percorso di formazione alle Scuole Centrali Antincendi di Roma Capannelle e al polo didattico di Senigallia.
Nel 2023 ha coronato il sogno di vestire la divisa operativa dei vigili del fuoco. Oggi, a distanza di pochi anni, il suo nome è legato a un intervento nel quale la preparazione professionale si è unita a una qualità altrettanto importante nei soccorsi: la capacità di comprendere chi si ha davanti e di trovare il modo giusto per raggiungerlo.
Ed è proprio questo aspetto che San Severino Marche vuole celebrare, accogliendo in Comune Nicoletta Raggi per dirle, a nome della città, semplicemente grazie.
Dopo quasi dieci anni torna finalmente pienamente fruibile uno dei tesori più preziosi di Tolentino. Giovedì 10 settembre, alle 12.15, sarà ufficialmente riaperto il Cappellone della Basilica di San Nicola, al termine dei lavori di consolidamento e restauro resi necessari dagli effetti del sisma.
Il capolavoro trecentesco di scuola giottesco-riminese, messo in sicurezza dopo il terremoto e per lungo tempo non completamente accessibile a fedeli e visitatori, torna così a essere protagonista della vita della Basilica e del patrimonio culturale della città.
Alla cerimonia saranno presenti il sindaco di Tolentino Mauro Sclavi, il priore della Comunità Agostiniana di San Nicola padre Massimo Giustozzo, il vescovo di Macerata e Tolentino monsignor Nazzareno Marconi, il commissario straordinario alla Ricostruzione Guido Castelli, il padre provinciale degli Agostiniani padre Gabriele Pedicino e il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli.
Dopo i saluti istituzionali interverranno la direttrice dei lavori Ilaria Persico e Katiuscia Faraoni, Rup e responsabile dei Lavori pubblici del Comune di Tolentino.
A concludere la mattinata sarà la lectio di Marta Paraventi, docente di Storia dell'Arte Medievale all'Accademia di Belle Arti di Macerata e assessore alla Cultura del Comune di Ancona, dal titolo “Il Medioevo ritrovato. Il Cappellone di San Nicola torna a parlare”.
Considerate le dimensioni del Cappellone, gli ospiti che non potranno accedere direttamente alla sala potranno seguire la cerimonia dalla navata centrale della Basilica attraverso appositi monitor.
La riapertura restituisce alla città un ambiente di straordinario valore artistico. Il Cappellone conserva infatti un imponente ciclo di affreschi trecenteschi, caratterizzato da colori intensi e dal particolare sfondo blu. Le decorazioni raffigurano i quattro Evangelisti, ciascuno affiancato da uno dei Dottori della Chiesa, oltre a episodi della vita della Madonna, di Gesù e di San Nicola da Tolentino.
L'intero percorso pittorico culmina nella Crocifissione di Cristo, collocata sopra un piccolo altare marmoreo, e costituisce uno dei più importanti esempi di pittura trecentesca presenti nel territorio.
Il completamento dei lavori segna dunque un momento particolarmente atteso per Tolentino e per il patrimonio culturale delle Marche. Dopo anni di limitazioni legate alla sicurezza e agli interventi post-sisma, il Cappellone torna a essere pienamente valorizzato e restituito alla comunità.
Giovani volontari da tutta Italia al lavoro nel Maceratese per prendersi cura del territorio. Si è concluso ieri a Tolentino “GenerAzione ambiente”, l’unico campo di volontariato organizzato da Legambiente nelle Marche e ospitato dal circolo locale. Protagonisti ragazze e ragazzi tra i 14 e i 18 anni, arrivati da diverse regioni italiane e impegnati per alcuni giorni in attività di tutela, riqualificazione e conoscenza del territorio.
Il lavoro dei giovani volontari ha interessato diversi spazi naturali pubblici della provincia di Macerata. Tra gli interventi principali quello nell’area verde del Ponte del Diavolo, dove i ragazzi hanno provveduto alla rimozione dei graffiti e alla manutenzione del verde. Attività di riordino e riorganizzazione hanno interessato anche la sede del circolo Legambiente di Tolentino.
Il campo ha portato i volontari anche sulla costa, nell’area faunistica dunale di Civitanova Marche, ambiente di particolare valore per la conservazione dell’ecosistema costiero e per la protezione della duna sabbiosa. L’area ospita anche il corriere piccolo, specie che nidifica lungo questo tratto di costa. Un'altra giornata di attività è stata dedicata alla cura delle rive del fiume Fiastra.
Non solo lavoro sul campo. L’esperienza è stata anche un'occasione per conoscere più da vicino il patrimonio storico, culturale e produttivo del Maceratese. I partecipanti hanno visitato l’Abbadia di Fiastra, l’Hotel Interno Marche e alcune importanti realtà dell’industria locale, tra cui Poltrona Frau e Nuova Simonelli.
Le visite hanno permesso ai ragazzi di entrare in contatto con realtà diverse, dal patrimonio storico e architettonico fino al mondo dell'impresa, approfondendo temi come l'innovazione, la sostenibilità e la responsabilità sociale. Particolare attenzione è stata dedicata al valore del lavoro artigianale, racchiuso nel concetto di “intelligenza delle mani”, e alle iniziative capaci di produrre ricadute concrete sul territorio.
Un percorso che, secondo gli organizzatori, ha avuto un valore formativo anche al di là delle singole attività svolte. Il lavoro fisico, la collaborazione e la gestione autonoma delle diverse esperienze hanno permesso ai giovani di confrontarsi con nuove responsabilità e di vedere concretamente i risultati del proprio impegno.
Il campo “GenerAzione ambiente” si è così concluso dopo aver unito volontariato, educazione ambientale e scoperta del territorio, lasciando ai partecipanti non soltanto l'esperienza del lavoro svolto, ma anche la consapevolezza di aver contribuito in prima persona alla cura di alcuni luoghi del Maceratese.
Un passo decisivo verso la rinascita dell’Abbazia di Roti. L’Unione Montana Potenza Esino Musone ha indetto la gara per l’affidamento dei lavori di restauro e valorizzazione dello storico complesso monastico medievale, nel territorio comunale di Matelica.
L’intervento rientra nel programma della ricostruzione pubblica post-sisma 2016 ed è finanziato attraverso l’ordinanza del commissario straordinario alla Ricostruzione numero 137 del 2023. Il finanziamento complessivo ammonta a circa 3,5 milioni di euro, mentre l’importo posto a base di gara è di 2.565.595,79 euro, oltre Iva.
Per l’Abbazia di Roti, immersa nella Riserva naturale regionale del Monte San Vicino e del Canfaito, si tratta di un passaggio particolarmente importante in vista del recupero e della futura riapertura del complesso, bene storico e architettonico di grande pregio sottoposto a tutela.
Il progetto prevede un articolato intervento di consolidamento strutturale, restauro conservativo e adeguamento funzionale dell’intero aggregato monastico. I lavori interesseranno sia gli edifici sia gli spazi esterni.
Tra le opere previste ci sono il restauro e la manutenzione degli immobili tutelati, interventi strutturali, il consolidamento delle murature e delle fondazioni e il miglioramento sismico di alcune parti del complesso. Sono inoltre previsti il rifacimento di coperture e solai, degli impianti elettrici e tecnologici e interventi di messa in sicurezza.
Una parte significativa del progetto riguarda anche la valorizzazione del complesso e la sua futura fruizione. Gli spazi esterni saranno sistemati con la realizzazione di percorsi destinati ai visitatori, mentre uno degli edifici sarà rifunzionalizzato come punto di ristoro.
La procedura di gara sarà gestita interamente in modalità telematica. L’aggiudicazione avverrà attraverso il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, sulla base del miglior rapporto tra qualità e prezzo.
Le imprese interessate avranno tempo fino al 28 settembre per presentare le proprie offerte.
Responsabile unico del progetto è l’ingegner Iole Anna Folchi Vici D’Arcevia, mentre il direttore dei lavori sarà l’architetto Massimo Fiori.
Questa mattina Macerata saluta due importati figure dell’arma dei Carabinieri: il tenente Colonnello Giorgio Picchiotti, comandante della Compagnia di Macerata e il maggiore Giulia Maggi, comandante della Compagnia di Tolentino.
“Così come c'è particolare attenzione alla novità quando arrivano dei nuovi comandanti, per me bisogna dare altrettanta attenzione anche a un saluto perché è ciò che permette di verificare quanto ci si è attenuti a quella che era l'idea del primo giorno”.
Così il colonnello Raffaele Ruocco li ha ringraziati per il lavoro svolto nel territorio maceratese, ricordando che la collaborazione tra le due compagnie, assieme a quelle del territorio limitrofo, ha rappresentato l’elemento centrale per la buona riuscita dell’operato di questi anni.
Giorgio Picchiotti ha guidato la Compagnia di Macerata dal 2022 ed ora andrà al comando del reparto operativo provinciale dei Carabinieri di Arezzo. In questi quattro anni la necessità di interventi eclatanti non è stata particolarmente necessaria “però questo non vuol dire che non c’è stato impegno costante, anzi, tutt’altro” – afferma il tenente colonnello – “Abbiamo cercato di puntare molto e soprattutto sull’aspetto preventivo, di aumentare la proiezione esterna dei servizi del controllo sul territorio con l’apertura delle caserme al cittadino, con l’ascolto e mettendoci a disposizione della comunità”.
Facendo riferimento a questo tipo di intervento si ritiene particolarmente soddisfatto, perché è proprio da questa presenza sul territorio che le problematiche riscontrate si sono poi potute risolvere.
Il maggiore Giulia Maggi è stata la prima donna ufficiale nella provincia di Macerata, ruolo che ha ricoperto per cinque anni e che lascia per l’ufficio logistico del comando regionale Carabinieri Umbria, dove sarà capo sezione antinfortunistica e ambiente.
Le parole che spende per descrivere i suoi anni al servizio della città di Tolentino sono ricche di gratitudine verso una comunità che, con il sisma del 2016 prima, e con l’avvento della pandemia poi, non ha smesso di essere presente e collaborare.
Il maggiore ripercorre l'impegno della Compagnia sugli aspetti più critici del territorio: “Sul fronte stupefacenti abbiamo cercato di affrontare il fenomeno con metodo. Siamo un terminale variegato, perché lo stupefacente riguarda tutte le classi sociali e le età – afferma il maggiore – “È un problema che va affrontato con impegno e spero che i risultati degli ultimi mesi, dello scorso anno e quello recente che ha portato al carcere per lo spaccio di cocaina, siano dei segnali che dimostrino come abbiamo lavorato tanto su questo fronte”.
Le parole sono anche di ringraziamento per il lavoro corale, per la sinergia interna e con le altre forze di polizia che hanno caratterizzato gli interventi sul territorio di questi anni.
A sostituire il colonnello Picchiotti sarà il capitano Francesco Grasso, proveniente dal Comando di compagnia di Schio, mentre a prendere il posto del maggiore Maggi sarà il capitano Paolo Petruccelli del nucleo investigativo di Palermo.