di Simone A. Coppari

Buona la prima all'Homeless Factory:  tre ore di concerto per i giovani talenti marchigiani

Buona la prima all'Homeless Factory: tre ore di concerto per i giovani talenti marchigiani

Un successo oltre le aspettative per la prima serata evento organizzata dai ragazzi della Homeless Factory. L'”Homeless Party Beta Release”, tenutosi presso il magazzino dell’associazione nella zona industriale di Montecassiano nella serata di venerdì 6 gennaio, ha regalato un'esperienza musicale di alto livello al pubblico presente allo spettacolo. Tre talenti locali si sono esibiti in un concerto di circa tre ore sul palco dell’Homeless Factory, trasportando la qualità tipica del noto fetival annuale in un contesto da concerto, dove gli artisti hanno potuto esibirsi senza le meccaniche da competizione come limiti di tempo o giuria. “Sono molto soddisfatto del risultato di questo primo esperimento - spiega Alessandro Destro, Video Jockey e organizzatore del concerto -. Il nostro obiettivo è continuare a far crescere questo progetto, trasformando serate come questa in un appuntamento fisso dove gli artisti locali possono incontrarsi ed esprimersi, offrendo uno spettacolo di qualità ai nostri ospiti”. Il primo a calcare la scena è stato Daniele Gatto, in arte Mivergogno, che con il suo "urlautorato" ruggente ha aperto le danze riuscendo anche a regalare qualche sorriso al pubblico. "Per me è stato come giocare in casa - ha commentato a margine Mivergogno -. Collaboro con i ragazzi dell’Homeless da qualche anno ed è qui che registro i miei pezzi". "È stata però un’esperienza bellissima poter riscoprire questo luogo sotto un’altra luce e credo molto in questo progetto - continua Gatto -. Sono convinto che se dovesse continuare, la Factory potrebbe diventare un punto d’incontro per chi vuole ascoltare buona musica dal vivo, con la qualità di un vero concerto". Il turno di mezzo è spettato al duo degli Ikaros con le loro sonorità moderne dal retrogusto classico tipico del cantautorato italiano. Sperimentazione e cultura si uniscono in un connubio dinamico e sorprendete in pezzi come "Rana/Scorpione", "Cervo" o "Falena", tutti parte del disco in uscita "Bestie: Antologia animale". "Ci piace sperimentare e unire insieme diversi generi - dice Lorenzo Destro, chitarra e voce del duo -. Cerchiamo di unire le sonorità moderne della musica elettronica allo spirito originale del cantautorato italiano. Poter portare la nostra musica qui, poi, è stato bellissimo: come vivere la potenza dell’Homeless Festival condensata in un concerto". "Vedo molto potenziale nel progetto - sostiene Alessandro Marzioli degli Ikaros - e sono felice dell’opportunità che ci è stata data: poter cantare su un palco così bello, con tutti i crismi e la cura tipica dell’Homeless, è stato impagabile”. Il sipario cala con un concerto di musica ambient dai toni evocativi, quasi mistici: un viaggio nel mondo techno di Riccardo Andrenelli. “Il tentativo è quello di avvicinare le sonorità tipiche della musica elettronica al gusto di tutti, rendendo ascoltabile da chiunque un genere ai più sconosciuto - commenta Andrenelli, fonico e membro dell’associazione Homeless -. Credo che sia fondamentale dare più spazio alla musica, riabilitandone la veste culturale e promuovendo la scena musicale locale. Questo è lo scopo dietro il nostro progetto: l’underground è vivo e ha voglia di fare e noi vogliamo offrire uno sfogo serio e professionale a tutti gli appassionati”. "Un esperimento pienamente riuscito - chiosa Angelo Cioci, fondatore dell'associazione e regia luci della serata -. Vogliamo continuare a crescere, allargando il panorama di artisti da invitare e credendo nel progetto. Credo potrebbe rappresentare un ottimo modo di dare visibilità e continuità all’Homeless Festival, estendendo l’orizzonte musicale locale e ridando linfa vitale alla scena del territorio".

07/01/2023 16:42
Castelli al posto di Legnini, parlano i sindaci del cratere: "Speriamo sia un degno successore"

Castelli al posto di Legnini, parlano i sindaci del cratere: "Speriamo sia un degno successore"

"Cambia il vento e cambiano le persone". La sostituzione dell’ormai ex-commissario alla ricostruzione post-sisma, Giovanni Legnini, in favore di Guido Castelli, senatore di Fratelli d’Italia, è stata accolta generalmente con speranza dai sindaci della provincia di Macerata. Non mancano certo le perplessità sulla nomina, che paventa un possibile rallentamento dei lavori tanto faticosamente impostati e avviati da Legnini negli ultimi 6 anni. Quest'ultimo è stato inviato ad Ischia, al fine di gestire l'emergenza alluvionale che recentemente ha colpito l'isola campana.  Una decisione presa dalla premier Giorgia Meloni che ha recentemente firmato il Dpcm atto a nominare il senatore marchigiano Castelli come nuovo commissario alla ricostruzione del Sisma del Centro Italia e a reindirizzare il lavoro di Legnini. Le prime contestazioni erano arrivate già nei giorni passati mediante una lettera inviata dal coordinamento interregionale delle Anci regionali di Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo al Presidente del Consiglio e per conoscenza al Ministro per il Sud e al presidente di Anci, ma tali questioni sono rimaste inascoltate e ora non resta che accettare la nomina politica. La presidente di Anci Marche, Valeria Mancinelli, ha così commentato il cambio di direzione per la ricostruzione: “É una scelta su cui lo stesso Coordinamento interregionale Sisma aveva espresso motivate perplessità. […] Rimarco il grande e proficuo lavoro che la Cabina di Coordinamento Sisma 2016 aveva svolto con il Commissario uscente, con i Presidenti delle quattro Regioni ed i quattro sindaci in rappresentanza delle Anci regionali, innovando il modello di ricostruzione, consentendo a quella pubblica e a quella privata di avviarsi in modo significativo e di iniziare anche il lavoro con la Cabina Integrata Pnrr per il rilancio del tessuto socio economico delle nostre comunità così duramente colpite”.   “Rivolgo un profondo ringraziamento al commissario Legnini per l’eccellente lavoro svolto in questi anni per i nostri territori duramente colpiti dal terremoto del 2016 – ha commentato poi il vescovo di Camerino, Francesco Massara -, per la sua competenza, disponibilità e concretezza. Un benvenuto al nuovo commissario, il senatore Castelli, a cui auguro di proseguire il lavoro iniziato nella proficua collaborazione con tutte le istituzioni per dare risposte concrete al territorio, ancora faticosamente lontano dal rinascere”.  Si unisce agli auguri carichi di speranza il sindaco di Tolentino, Mauro Sclavi: “La strada verso la ripresa dei territori terremotati è a portata di mano e lavoreremo al meglio tutti insieme, affinché il fine ultimo resti sempre restituire alle comunità dell’Appennino centrale condizioni di vita normali nel nostro stupendo territorio ferito. "Un ringraziamento - prosegue il primo cittadino -  va all’Onorevole Giovanni Legnini per il lavoro svolto in questi oltre trenta mesi da Commissario Straordinario. Ha innegabilmente dato uno slancio alla ricostruzione grazie ai processi di snellimento delle procedure ed alla semplificazione normativa, fondamentale il lavoro svolto per redigere il nuovo testo unico della ricostruzione privata appena entrato in vigore”.  Oltre ai ringraziamenti di rito, un punto comune emerso dalle parole dei diversi sindaci ed esponenti delle istituzioni maceratesi intervenuti ai nostri microfoni è l’auspicio ad un ulteriore snellimento della burocrazia. Così la sindaca di Ussita, Silvia Bernardini: “Sono sicura che Castelli svolgerà con la stessa dedizione e competenza di Legnini questo ruolo così delicato ed importante per la rinascita dei nostri territori. Confido che il nuovo commissario possa sin da subito favorire un’ulteriore semplificazione delle procedure, che consenta di velocizzare ancora di più il processo di ricostruzione dei nostri Comuni”. Si pone sulla stessa linea il primo cittadino di Castelsantangelo sul Nera, Mauro Falcucci: "La politica ha fatto le sue scelte e queste vanno rispettate. Castelli era sindaco di Ascoli nel 2016 e da assessore regionale si è già occupato della ricostruzione, dimostrando impegno e competenza. Mi auguro che si riescano a tagliare ulteriormente quei tempi morti che tanto hanno rallentato la ricostruzione finora. In particolare mi riferisco alle norme spesso dimenticate che riguardano la stabilizzazione del personale: troppo di frequente ci siamo trovati sotto organico per ragazzi che, fatta esperienza, si trasferiscono altrove abbandonando il cratere del sisma. Un grazie di cuore al commissario Legnini che ha dato un cambio di passo oggettivo e significativo in questi 36 mesi”.  Più fredde le parole del sindaco di Muccia, Mario Baroni: “Il lavoro è già impostato e Castelli dovrà solo proseguire sul tracciato di Legnini. Ci sono già tutta una serie di ordinanze in piedi che attendono solo di essere attuate. Mi auguro che Castelli, anche in vista del precedente ruolo ricoperto in regione in qualità di assessore con delega alla ricostruzione, possa sostituire degnamente il commissario precedente”.   "Un’ opportunità politica - anche dal punto di vista delle gestione dei fondi, sottolinea l'ex senatore Mario Morgoni, pari a 160 milioni di euro dai contratti istituzionali di sviluppo e il miliardo e 780 milioni del fondo complementare del PNRR per il rilancio economico, sociale e dei servizi delle aree del cratere - che Fratelli d’Italia ha pensato bene di non lasciarsi sfuggire anche a costo di sacrificare la figura che ha rappresentato la vera svolta nel processo di ricostruzione. Il vero problema in realtà oggi, oltre alla necessità di non far perdere slancio al meccanismo della ricostruzione materiale magistralmente impostato da Legnini è questo: verso quale modello di crescita economica e di servizi orientare le grandi risorse disponibili?" "I precedenti di Castelli sulla ricostruzione e sull'affidamento delle risorse per progetti post sisma, all'epoca in cui era assessore, non sono affatto rassicuranti - conclude Morgoni -. La gestione dei 'contratti istituzionali di sviluppo' da parte dell’allora assessore Castelli fu caratterizzata da assenza di visione, incapacità di programmazione, esclusione di ogni coinvolgimento degli enti locali e mancanza di scelte equilibrate rispetto all’ intero territorio. C’è da augurarsi che la giostra si fermi e che Castelli metta, per un attimo almeno, da parte le sue personali  ambizioni di carriera, decida finalmente di dedicarsi ai problemi del territorio e lo faccia con lo spirito di far crescere le comunità più che i consensi del suo partito, Fratelli d’Italia"

04/01/2023 20:06
Germano Ercoli festeggia i successi del 2022: "Record di fatturato per il gruppo Eurosuole" (FOTO)

Germano Ercoli festeggia i successi del 2022: "Record di fatturato per il gruppo Eurosuole" (FOTO)

Nonostante le tante difficoltà esterne che hanno messo in difficoltà l’intero mercato – dalla guerra in Ucraina e gli annessi rincari su materie prime ed energia agli strascichi della pandemia - il gruppo Eurosuole ha registrato un fatturato senza precedenti, con un incremento del 24,5% (nello specifico +37,5% per Goldenplast, +12,5% per Eurosuole) per un totale di 123 milioni di euro. Si è tenuta nella sala conferenze dell’Eurosuole di Civitanova Marche la conferenza di fine anno durante la quale il patron Germano Ercoli, accompagnato dai responsabili amministrativi Piergiorgio Polenti (Eurosuole SpA) e Roberto Emili (Goldenplast SpA), ha ripercorso il 2022 mettendo a bilancio i successi dell’azienda in un momento di crisi. “Un successo derivante dalla versatilità tipica degli imprenditori italiani, l’adattabilità e il coraggio di rischiare che li caratterizza e li distingue dal resto d’Europa” - dice Ercoli in apertura -. “Quando il mercato mostra vivacità e la richiesta estera supera quella interna, questi sono i momenti in cui l’imprenditore italiano si scatena”. “All’occorrenza assume operai – continua il patron di Eurosuole - anche se non è sempre cosa semplice, controlla velocemente gli impianti, programma e organizza il lavoro in azienda, è lungimirante negli acquisti nei momenti cruciali di aumenti incredibili delle materie prime, cercando di mantenere così a lungo i listini e di non infastidire i clienti. Questi praticamente sono i segreti dietro i nostri successi”. L’invasione russa ha causato problemi notevoli per la reperibilità delle materie prime, con ricadute pesanti in termini di costi dell’energia. Eurosuole, al 30 giugno 2022, aveva registrato un incremento nelle spese per le materie prime di un milione di euro, pari all’aumento in bolletta per un totale di 2 milioni. Si pensi solo che nel 2019, prima del Covid nello stesso periodo, la bolletta della Eurosuole SpA ammontava a 1,3 milioni (2,2 milioni nel 2021), mentre lo scorso anno la spesa energetica ha raggiunto i 3 milioni di euro, al netto dei contributi. “Archiviamo il 2022 con notevole soddisfazione: la posizione finanziaria è a quota 32 milioni di euro e i dipendenti sono aumentati fino a 350 – continua Ercoli -. A dicembre è stato firmato il nuovo integrativo che ha un valore di circa 950,00 euro e a tutti i lavoratori, nel corso dell’anno, sono stati erogati ulteriori 500,00 euro”. Continuano a essere fonte di preoccupazione per il 2023 la guerra e il costo dell’energia: “Inoltre, con un’inflazione al 10%, la BCE ha bisogno di generare una recessione indotta: ai primi aumenti del tasso di sconto ne seguiranno sicuramente altri”. "Questo determinerà, conclude Ercoli, un periodo dai 6 ai 9 mesi di latitanza degli investimenti per forzare la recessione". “I metodi imposti dall’alto sono difficili da accettare, spiega. Questa non è l’inflazione da consumo degli anni ’80, ma una forma d’inflazione causata dai costi in aumento. Resteremo in balia delle onde finché il problema non verrà risolto alla radice", prosegue il patron del Gruppo Eurosuole. Per ora possiamo solo sperare di interpretare bene il 2023, continuando ad investire in ricerca e sviluppo come negli ultimi 10 anni”. Il 10% degli investimenti dell’Eurosuole SpA è rivolto alla transizione ecologica e digitale, con adeguamenti nel primo campo come l’installazione di un impianto a GPL in sostituzione del metano e il progetto di un impianto fotovoltaico per sostenere il 30% delle spese energetiche (ci vorrebbero ettari coperti pannelli solari per soddisfare pienamente il bisogno energetico congiunto delle due aziende pari a 20 GigaWatt). L’avanzamento del digitale prosegue con l’adeguamento agli standard europei anche grazie alla razionalizzazione della documentazione, la quale abbandona il supporto cartaceo in favore dell’informatizzazione. Discorso simile per la Goldenplast SpA che nel 2022 ha superato per la prima volta, in termini di fatturato, la crescita dell’Eurosuole. Il piano fotovoltaico qui è già stato predisposto sui tetti dei magazzini e già produce 310 kW di energia. Una percentuale ancora piccola sul fabbisogno aziendale che viene interamente autoconsumata. L’azienda Eurosuole SPA nel 2022 ha raggiunto un personale stabile di 305 dipendenti, mentre la Goldenplast, di più piccole dimensioni, è arrivata a quota 46. L’investimento nella sfera sociale è testimoniato ulteriormente dalle tante ore di formazione fornite dal gruppo ai propri dipendenti (3500 per Eurosuole, 170 per Goldenplast). Durante la conferenza stampa, Germano Ercoli ha anche ricordato il Papa emerito Benedetto XVI recentemente scomparso, rammentando di quando nel 2008 è stato ricevuto in udienza dallo stesso Ratzinger, durante una visita di Confindustria.          

03/01/2023 20:00
"Quel viaggio al centro del mondo con Pelè, Ancelotti e Sacchi": Alessandro Pica racconta 'O Rei'

"Quel viaggio al centro del mondo con Pelè, Ancelotti e Sacchi": Alessandro Pica racconta 'O Rei'

Una foto che racconta un'amicizia oltre il tempo. Alessandro Pica, dirigente maceratese Coni ed ex team manager della nazionale azzurra, ricorda il primo incontro con Pelè e il viaggio "al centro del mondo", compiuto con Ancelotti e Sacchi in Ecuador per visitare l'equatore: l'ultimo saluto a ‘O Rei’, spentosi ieri all’età di 82 anni. “Nel 1992 ero team manager della nazionale italiana allenata da Arrigo Sacchi e, insieme a Carlo Ancelotti, ci eravamo recati in Sud America per assistere alla Copa América – racconta Pica -. Alloggiavamo nello stesso albergo di Pelé ed è lì che ci siamo incontrati. Siamo stati insieme per circa 15 giorni e, durante uno dei pochi momenti liberi, abbiamo visitato l’Ecuador per raggiungere l’equatore, dove ci siamo scattati quella foto”. “Carletto – come Alessandro chiama affettuosamente mister Ancelotti - non aveva ancora il patentino ufficiale per poter stare in panchina ed era lì con noi per fare esperienza a livello internazionale. Era con noi anche quattro anni dopo, quando nel 1994 si tennero i mondiali negli Stati Uniti. Con Ancelotti c’è ancora oggi un rapporto di sincera amicizia. Gli ho promesso che in primavera sarei andato a trovarlo a Madrid e non vedo l’ora di rivederlo.” “Non era la prima volta che incontravamo Pelé: due anni prima, in occasione dei mondiali del 1990 in Italia, ricoprivo la carica di segretario del settore giovanile scolastico e lui era testimonial della Fifa - continua -. Fu in quell’occasione che lo conobbi nonostante passavamo il grosso del nostro tempo immersi nel fitto calendario dell’evento”. Che persona era Pelé fuori dal campo? "Pelé era una persona straordinaria, era un campione dentro e fuori dal campo. Non è mai stato un pallone gonfiato, tutto il contrario: negli anni successivi è anche diventato testimonial dell’Unicef e si è sempre impegnato moltissimo per la solidarietà e la beneficienza. Personalmente trovo irrispettosi i tanti paragoni che in questi giorni invadono i telegiornali: non ha senso tirare in ballo Maradona, ci sono centomila differenze fra i due e non solo sul piano tecnico”. "Spesso mi capita di veder passare vecchi amici nei programmi televisivi – conclude Pica -. Mi ritengo fortunato per la vita che mi è capitata: ho avuto l’occasione di lavorare nello sport ad altissimo livello e di incontrare persone eccezionali, molto spesso più da un vista umano che meramente tecnico. Mi vengono in mente talmente tanti episodi incredibili da poter riempire un libro".      

30/12/2022 16:48
Sferisterio, insorgono le maestranze: "Manca il personale e non ci pagano gli straordinari"

Sferisterio, insorgono le maestranze: "Manca il personale e non ci pagano gli straordinari"

“Non siamo più disposti a concedere nulla”. Questo l’ultimatum delle maestranze che ogni anno lavorano dietro le quinte dello Sferisterio rendendo possibile il successo della stagione. Alle 12 di oggi, mercoledì 28 dicembre, un gruppo di portavoce dell’arena maceratese ha incontrato la stampa per rendere pubbliche le preoccupazioni e le criticità che minacciano la buona riuscita del cartellone dell’anno a venire.  I locali del bar Samo, in piazza Vittorio Veneto a Macerata, hanno accolto il caposquadra Mauricio Pasquali, il rappresentante sindacale della CGIL Sauro Tartari, l’aiuto tecnico Andrea Gentilini, la sarta Daniela Batacchini e i fratelli Mauro e Pietro Pettinari, rispettivamente aiuto-tecnico e gruista, oltre che responsabile dei lavoratori. Tante le questioni che turbano le maestranze: dagli ingenti problemi tecnici che affliggono tanto lo Sferisterio quanto il Teatro Lauro Rossi ai ritardi nella programmazione del calendario della stagione, passando per il mancato adeguamento degli stipendi, alcuni dei quali rimasti invariati negli ultimi 13 anni.  Per quanto riguarda le questioni tecniche, da risolvere in tempi brevi, è stato già presentato un documento (riportato in calce) al neo-eletto sovrintendente Flavio Cavalli e agli assessori Katiuscia Cassetta (delega alla cultura) e Silvano Iommi (delega all’urbanistica), il solo al momento ad aver risposto dicendo di aver contattato direttamente l’ufficio tecnico del Comune.  “Siamo innamorati dello Sferisterio e vogliamo il meglio per questa struttura – afferma Pasquali -. Lo stesso vale per il Lauro Rossi, dentro il quale recentemente si sono verificati episodi inammissibili come la pioggia che filtra dal tetto o i calcinacci caduti in platea. Ne va della sicurezza stessa degli spettatori, prima che della qualità degli spettacoli”.   Intanto continua a accumularsi il ritardo per la stesura della programmazione finale, paventando il ripetersi delle difficoltà emerse già l’anno scorso quando tutti i reparti, a causa della carenza di organico, sono stati costretti a prestare servizio oltre gli orari contrattuali. Pare pleonastico sottolineare il mancato pagamento dei suddetti straordinari.  A trattare le questioni contrattuali è l’RSA Sauro Tartari: “Speriamo di poter instaurare un rapporto proficuo e continuativo con il sovrintendente Cavalli, come quello che c’era con Messi. Per ora rimaniamo in attesa del primo incontro ufficiale (richiesto lo scorso 20 dicembre ndr). Sono anni ormai che, arrivati a fine stagione, siamo costretti a gettare il cuore oltre l’ostacolo per portare degnamente a termine i lavori: è necessario riadeguare i contratti, alcuni dei quali sono rimasti invariati negli ultimi 12/13 anni. Sarebbe opportuno anche inserire un criterio di anzianità per tutelare ulteriormente i lavoratori, tanto in termini salariali quanto contributari.  “È innegabile che lo Sferisterio rappresenti un baluardo di legalità, nel mondo dello spettacolo che troppo spesso poggia su cooperative e lavoro a nero – continua Tartari -. Eppure, se siamo riusciti a portare a termine con successo nelle passate stagioni, è solo merito della compattezza dei vari reparti, che si sono sempre fatti carico della buona riuscita degli spettacoli nonostante le condizioni quantomeno sfavorevoli”. Si pensi solo che lo scorso anno era possibile richiedere la cassa integrazione se il luogo di lavoro avesse superato la temperatura di 36 gradi. Il palco dello Sferisterio raggiungeva anche i 48 gradi durante l’estate, eppure i lavoratori hanno perseverato per adempiere ai lavori. “Non è una questione politica – sottolinea Pasquali -. Non ci interessa il colore dell’amministrazione in carica quanto la costruzione di un dialogo proficuo e onesto. Ora come ora sentiamo il bisogno di una struttura dirigenziale a cui fare riferimento. Capiamo la difficoltà del momento, con Cavalli non ancora insediato e l’amministrazione in affanno, ma non può essere lo Sferisterio a pagarne lo scotto”. “Sono rimasto l’unico gruista dell’Associazione Arena Sferisterio – racconta Pietro Pettinari -. Fino allo scorso anno eravamo in due, ma il collega se n’è andato quando ha visto negata la sua richiesta di aumento. Una mancanza grave che già l’ultimo anno ha generato non pochi disagi quando sono rimasto a casa per il Covid e nessuno poteva sostituirmi”.  In piena stagione l’organico consta circa di 80 tecnici, per un totale di 150 impiegati fra figuranti, mascherine e biglietteria (500 in totale, compresi gli artisti). Un numero ben inferiore a quello necessario per uno svolgimento agevole e senza intoppi dei lavori.  "La formula dello scorso anno ci ha messo in seria difficoltà - continua Tartari - e temiamo che possa ripetersi anche per il prossimo nonostante le tante critiche: ad esempio, anziché lanciare le prime ravvicinate fra loro era stato deciso di diluirle in settimane diverse, estendendo la ‘tensione della prima’ e richiedendo uno sforzo ulteriore ai dipendenti".  A dare la propria testimonianza sono poi Andrea Gentilini e Daniela Batacchini, i quali riportano esperienze simili nei rispettivi reparti: straordinari che sforano di gran lunga le 7 ore contrattuali previste senza adeguato pagamento, carenza di personale deleteria che costringe i lavoratori a rimanere in servizio ben oltre le turnazioni previste. Questi, nello specifico, i lavori richiesti all’amministrazione comunale e al sovrintendente Cavalli: il completamento della pavimentazione del sottopalco e la copertura sotto le grate del palcoscenico; un miglioramento in termini di funzionalità del retropalco con quinte di fondo intercambiabili e leggere per permettere una maggiore e molteplice agibilità; il rifacimento di alcune parti del tavolato sia del palcoscenico che del soppalco a causa dell’usura; il prioritario riordino generale dei magazzini dove si trovano collocate scenografie e costumi, con il necessario recupero di spazi ormai colmi, individuando materiale obsoleto da eliminare e riciclando parti che potrebbero avere un nuovo utilizzo; la sistemazione adeguata e il necessario restauro di realizzazioni di punta del Mof come la Traviata di Svoboda, dotarsi di mezzi di trasporto di medie dimensioni per effettuare rapide movimentazioni di materiale da e verso i magazzini e Sferisterio o Teatro Lauro Rossi.  Per quanto riguarda il Teatro Lauro Rossi, con riferimento al luogo di lavoro, occorre mettere mano su una struttura a lungo trascurata nel settore palcoscenico e graticcia, includendo la pulizia e un riordino ormai indispensabili. Inoltre, il materiale di base per gli allestimenti scenografici tipo quinte e pedane praticabili ha bisogno di un radicale rinnovo, ne va della qualità degli spettacoli così come della sicurezza di chi sta sul palco, artisti e tecnici.

28/12/2022 16:45
Olumide, il Babbo Natale di Macerata. "Il razzismo c'è, ma voglio diventare cittadino italiano"

Olumide, il Babbo Natale di Macerata. "Il razzismo c'è, ma voglio diventare cittadino italiano"

Passeggiando per il centro storico di Macerata è impossibile non notare il vistoso e caloroso venditore ambulante che da anni anima la città con canzoni e balli "rivisitati". Durante le feste comandate, poi, la presenza di Olumide Akinmoluwa si fa ancora più vivace e colorata: vestito da Babbo Natale, con tanto di pancia e barba finte, intona canti 'addobbati' dal suo tocco personale.  Olumide, nigeriano classe 1973, ha conquistato nel tempo le simpatie dei cittadini, nonostante i casi in cui veniva preso di mira con insulti razzisti. Ma chi è l'uomo dietro il personaggio? Qual è la storia del "Babbo Natale sui generis" di Macerata? A raccontarsi è lo stesso Akinmoluwa, nell'intervista che segue. Da quanti anni sei in Italia? "Da quasi quindici anni ormai: nel 2008 sono partito dalla Nigeria e sono arrivato nelle Marche il 28 febbraio. Vivo a Fabriano e vengo ogni giorno a Macerata per lavorare. Ho deciso di emigrare in Italia perché le aspettative di vita sono nettamente più alte e desideravo un futuro migliore per la mia famiglia". La tua famiglia vive insieme a te? "Per i primi nove anni sono stato qui da solo: mia moglie è rimasta in Nigeria, in attesa che i bambini crescessero e che io trovassi le condizioni migliori per accoglierli. Da cinque anni si sono trasferiti con me a Fabriano e siamo tornati a vivere insieme".  Hai sempre fatto il venditore ambulante da quando sei emigrato? "No, per i primi tre anni ho lavorato come operaio in fabbrica, poi l’azienda ha fallito e ho deciso di prendere la licenza da ambulante. Pago regolarmente le tasse e ho anche avviato il processo per ottenere la cittadinanza italiana, voglio fare le cose come si deve".  Come ti senti a indossare i panni di Babbo Natale?  "Mi piace molto vestirmi in questo modo: ho la possibilità di portare gioia alle persone e questo mi rende felice. Anche polizia e carabinieri si avvicinano spesso col sorriso, credo siano contenti anche loro".  Stai pensando di tornare in Africa? "Sì, partirò la prossima settimana e starò via quattro mesi. Prima tornerò in Nigeria per riabbracciare la mia famiglia di origine, che non vedo da troppo tempo. Poi farò tappa a Londra, dove vive mio fratello".  Come ti sei trovato finora in Italia? "É un paese stupendo e amo vivere qui: i miei figli frequentano scuole italiane, parlano italiano e hanno amici italiani: non vorrebbero vivere altrove. Le persone sono gentili, specialmente se con loro ti comporti bene. Penso che gli italiani siano bravissime persone, anche se qualche volta sono capitati episodi spiacevoli".  Sei rimasto vittima di razzismo? "L’ho sperimentato sulla mia pelle: è successo fin troppo spesso che qualcuno mi insultasse, prendendomi in giro o dicendomi dietro delle parolacce. Io non ho mai risposto male a nessuno per evitare problemi, ma fa sempre male venire trattati in questo modo. Vedo le persone che si comportano così e hanno il volto sempre triste”.  Indica una coppia di passanti che conosce e dice: "Vedi, lui è cattivo e malizioso. Lei invece è gentile e saluta sempre". Anche mentre ci congediamo, un uomo ci passa accanto con il suo cane che annusa i pantaloni Olumide: "Vedi, cerca i suoi simili", dice lui. Un insulto detto quasi bonariamente, come se, tutto sommato, non fosse niente di grave.       

25/12/2022 10:00
Dagli ace esplosivi ai libri di studio: Alex Nikolov diventa studente Unimc  (FOTO)

Dagli ace esplosivi ai libri di studio: Alex Nikolov diventa studente Unimc (FOTO)

Alaksandar Nikolov, giovane opposto bulgaro in forze alla Cucine Lube Civitanova e astro nascente del panorama pallavolistico internazionale, ha deciso di intraprendere il corso di laurea in "International, European and Comparative Legal Studies” presso l’Università di Macerata. Una scelta lungimirante da parte del giovanissimo schiacciatore biancorosso che, all’età di 19 anni e con un futuro radioso nel volley, decide di investire nella sua formazione, seguendo le orme di ex-biancorossi come Marchisio e Corvetta.  Presenti alla conferenza stampa il rettore John McCourt, la delegata ai rapporti internazionali Benedetta Barbisan, il direttore generale Unimc Mauro Giustozzi e il direttore sportivo della Lube Giuseppe Cormio che hanno accolto lo schiacciatore classe 2003 con tutti gli onori presso la piccola sala del rettorato in via Crescimbeni.   "Sono felice di poter accogliere nel nostro Ateneo Aleksandar, uno studente che finalmente riesce a farmi sentire piccolo - esordisce scherzosamente McCourt -. Nikolov ha deciso di costruire il suo futuro oltre lo sport: un sacrificio e un impegno, ma anche un investimento concreto e un arricchimento. Abbiamo individuato insieme ad Alex uil percorso che potesse essere vincente per lui, dedicandogli la stessa attenzione riservata a tutti gli studenti internazionali".  In un italiano sorprendentemente buono data la breve permanenza nel Belpaese, Alex si è detto felicissimo di questa opportunità: "Non sarà facile conciliare lo studio e l’attività sportiva serratissima che la Lube richiede. Per questo primo anno seguirò un corso propedeutico di diritto in lingua inglese, mentre dal prossimo, presa maggiore confidenza con la lingua, mi sposterò al corso di business in italiano". "È stata principalmente mia madre ad aiutarmi in questa scelta e sono felice di averle dato ascolto: per ora sono sicuro di voler proseguire la mia carriera nella pallavolo ma quando questa sarà finita non credo di voler seguire le orme di mio padre (Vladimir Nikolov, portato in Italia dallo stesso Beppe Cormio nel 2007 e oggi allenatore del Levski Sofia in Bulgaria ndr)" conclude Alaksandar.  “Sono convinto che il primo obiettivo per ogni ragazzo giovane sia lo studio – ha detto il direttore generale della Lube Volley Giuseppe Cormio -. Alex sarà d’esempio per tutti quei ragazzi che decidono di abbandonare gli studi per proseguire un’attività sportiva agonistica o viceversa, dimostrando che è possibile portare avanti due attività di altissimo livello in contemporanea. La sua vita è sicuramente condizionata da trasferte e impegni da calendario serratissimi, ma sono certo che con l’aiuto della didattica a distanza e la giusta determinazione arriverà al suo obiettivo. Grazie quindi all’Unimc e in bocca al lupo ad Alex".  

13/12/2022 13:46
Cuneo fiscale, Ercoli incalza il governo Meloni: "Undici euro in più in busta paga, una presa in giro"

Cuneo fiscale, Ercoli incalza il governo Meloni: "Undici euro in più in busta paga, una presa in giro"

La conferenza stampa tenutasi questa mattina presso l'Ospedale di Civitanova (leggi qui) si è trasformata rapidamente in un dibattito politico e sociale che poco aveva a che fare con il tema dell’incontro, coinvolgendo principalmente il patron dell'Eurosuole Germano Ercoli e il vicepresidente della Regione Marche Filippo Saltamartini.  Dopo i convenevoli di rito della subcommissaria di Area Vasta 3 Daniela Corsi e del primario del reparto di Ostetricia Di Prospero, la discussione è virata su argomenti quali la guerra in Ucraina, la crisi energetica, la nuova legge di bilancio e le numerose, annose, questioni che da oltre due anni minano la stabilità dell'Italia e gettano un’ombra preoccupante sul futuro.  Ercoli, visibilmente coinvolto e preoccupato per le questioni di cui sopra, ha colto l’occasione per rivolgere direttamente le proprie impressioni all'assessore Saltamartini e all'onorevole Leonardi. In prima battuta, auspicando una risoluzione pacifica dell’aggressione russa (definendo Zelensky “un eroe a tutti i costi”); successivamente, esponendo tutti quei fattori che secondo lui segneranno la prossima recessione nel 2023 (caro bollette, crisi sanitaria, stipendi bassi, crisi dei consumi e delle aziende).  “La questione più urgente che questo governo avrebbe dovuto affrontare subito era quella del costo dell’energia - ha sottolineato Ercoli -. Non si può continuare a rimanere proni all’Europa, accettando un tetto al prezzo del gas appena inferiore alla già altissima soglia raggiunta a causa delle speculazioni. Sono entrato in contatto con i vertici dell’Enel grazie al ministro dell’Interno Crosetto e posso dire per esperienza diretta che se lo scorso anno eravamo arrivati a pagare 1,3 milioni di euro per le bollette, a partire dal gennaio 2023 i costi schizzeranno fino a 5 milioni”. “Dopo 46 anni di attività onesta, oggi rischio come tanti altri di dover chiudere. Per quanto riguarda l’ultima finanziaria, trovo un presa in giro gli 11 euro in più al mese garantiti in busta paga dal governo Meloni. È dal 2007 che lotto per un aumento concreto negli stipendi dei dipendenti: dovrebbe essere di almeno 500/600 euro perché i consumi ritornino a crescere. Il reddito di cittadinanza, nonostante le palesi mancanze dimostrate, ha aiutato i quasi 12 milioni di Italiani sotto o immediatamente prossimi alla soglia di povertà”. Breve riepilogo: il governo Meloni con la finanziaria ha scelto di tagliare il cuneo contributivo (quindi il costo del lavoro) a favore dei lavoratori dipendenti. La manovra è la stessa già prevista dal governo presieduto da Mario Draghi, con garanzia agli 8 milioni di lavoratori fino a 200 euro lordi in più nel 2023, 144 euro netti: 11 euro puliti al mese extra, tredicesima compresa. Nel frattempo, il Reddito di Cittadinanza veniva depotenziato e condannato a sparire entro il 2024.  Poche le risposte da parte dell’onorevole Elena Leonardi, che ha scelto di declinare ogni responsabilità dando la colpa ai governi precedenti e al poco tempo a disposizione per il neonato esecutivo: “La tutela delle imprese è una priorità assoluta del governo Meloni. Ma in soli 35 giorni questo è quello che siamo riusciti finora a fare”. A rispondere più profusamente è stato il vicepresidente della Regione Marche Filippo Saltamartini fra una citazione di Tocqueville, una considerazione sulle donne in quanto “le macchine più complesse e indispensabili per la specie umana”, e un aneddoto sulla proprietà privata. "Stamattina al bar ho incontrato una dottoressa dichiaratamente di sinistra col suo bambino, il quale stava giocando con tre macchinine. Quando gli ho chiesto di darmene una mi ha risposto «No, è mia». Allora mi sono girato verso la dottoressa e le ho detto «Vede che la proprietà privata è un diritto naturale?». Una presa di posizione netta, che in termini filosofici merita un accostamento alle argomentazioni di Rousseau nel "Discorso sull'origine e i fondamenti delle disuguaglianze tra gli uomini", da cui la celebre frase “Quando il primo uomo ha recintato una terra ed ha detto «questo è mio», dà lì sono nate le diseguaglianze". Saltamartini ha preso posizione anche sullo svilimento di un sistema sanitario in ginocchio dalla pandemia: “La situazione che ci siamo trovati ad affrontare era talmente compromessa che ora è difficile uscirne. Solo fra due anni si vedranno gli effetti delle nostre manovre (come l’aumento delle borse di specializzazione per i medici, salite dalle 5 del 2019 a 160 ndr). Ma ora dobbiamo continuare a navigare in questa palude finchè non torneranno medici di base e operatori di pronto soccorso”. Fra le soluzioni proposte dall’ex sindaco di Cingoli ci sono la tipizzazione degli ospedali pubblici, l’istituzione di più CUP provinciali in sostituzione dell’unico regionale ora attivo e l’aumento dei salari per il personale sanitario. “Concordo con ogni critica mossa da Ercoli – ha aggiunto Saltamartini –. Se un dipendente guadagna 1300 euro al mese, al datore di lavoro può arrivare a costare anche 3000 euro per via della tassazione. I consumi rimangono fermi e la tassazione grava troppo sulle piccole e medie imprese, cuore pulsante dell'Italia”. Sul tema della crisi energetica, l'assessore alla Sanità ha puntato il dito contro l’Ue e nello specifico contro la Francia che avrebbe minato l’indipendenza dell’Italia già all’epoca dell’affare Gheddafi, quando Saltamartini stesso sedeva a Palazzo Madama (2009-2013). “Avevamo sviluppato degli accordi con la Libia per garantire al Paese un approvvigionamento di risorse costante e sicuro ma questi saltarono quando Sarkozy decise di bombardare Tripoli".  

26/11/2022 18:25
Un maceratese in Guinea Bissau, la storia di Paolo: "Da occidentale privilegiato ho riscoperto l'umanità" (FOTO E VIDEO)

Un maceratese in Guinea Bissau, la storia di Paolo: "Da occidentale privilegiato ho riscoperto l'umanità" (FOTO E VIDEO)

Le nove ore di aereo che separano l’Italia dalla Guinea Bissau dischiudono una distanza culturale profonda, delle differenze difficili da immaginare - figuriamoci comprendere - per un occidentale pasciuto e immerso nella ricchezza europea.   A fare da ponte fra i due mondi è Paolo Rita, agronomo maceratese classe 1997 che da oltre un anno vive e lavora nel piccolo paese dell’Africa occidentale. Dopo la laurea magistrale conseguita all’Università di Bologna, ha ottenuto un tirocinio (poi convertito in un contratto regolare) nel programma europeo “Ianda Guiné”, tramite la ONG di Cuneo “LVIA” leader dell'azione legata alla produzione di riso. Non è certo questa la sede adatta per ripercorrere la storia del continente africano, complessa e profonda quanto sconosciuta all’eurocentrico occidentale di oggi. Basti ricordare che il piccolo paese (confinante con il ricco e filoeuropeo Senegal) rappresenta un’eccezione nel contesto dell’Africa occidentale, quasi esclusivamente francofona, in quanto ex-colonia portoghese. Una difficile storia di dominazione coloniale e riconquista dell’autonomia a partire dal 1959, guidata dall’eroe nazionale Amilcar Cabral (“il padre del paese”). Le cicatrici lasciate da secoli di sfruttamento e abbandono sono ancora visibili fra colpi di stato e instabilità economica, politica e sociale.  Quello di Paolo è un punto di vista privilegiato - in tutti i sensi - su uno dei paesi più poveri al mondo, come spiegato nell’intervista che segue. E nella quale emergono luci e ombre di un’esperienza che si propone di offrire una finestra dalla quale osservare un altro aspetto del mondo e della società occidentale.  “Non avrei mai pensato di finire in Africa - racconta -, sapevo di voler viaggiare ma non avevo preso in considerazione questa meta fino a quando non sono stato contattato da LVIA per Ianda Guiné, il progetto più grande dell’Unione Europea in Guinea Bissau. Si tratta di un programma che cerca di aiutare e sostenere in modo onnicomprensivo l’intero paese: dalla salute alla sovranità alimentare, con interventi mirati sulla società e sulle infrastrutture”.  Qual’è il tuo ruolo nel progetto? “Io lavoro come assistente agronomo junior all’interno di ‘Ianda Guiné Arrus’, l’azione principale fra le otto che costituiscono il progetto, e che si occupa della coltura del riso: fonte primaria di sostentamento interno della Guinea”. Hai avvertito lo shock culturale? “L’impatto con il paese è stato pittoresco e traumatico: se da un lato ci sono forti mancanze nelle infrastrutture, dall’altro a livello umano ci sono una coesione e una felicità che trovo invidiabili”.  “Se da un lato colpisce la condizione delle strade che, le rare volte in cui sono presenti, sono al limite del praticabile, dall’altro ci sono la spontaneità e il senso di comunità della popolazione - aggiunge Paolo -. Non voglio scadere nel banale ma devo dire che ora, quando torno a Macerata, rimango deluso dalla diffidenza e dalla freddezza dei miei concittadini. La serenità che si respira qui è assente nei paesi occidentali”.  Cosa ne pensi dei progetti UE per i paesi africani? “Arrivano a sovrapporsi allo Stato in molte occasioni. Interventi nella società per l’emancipazione femminile, però, sortiscono i loro effetti solo dopo decenni. Il budget è  collocato specificatamente in determinate aree in cui la differenza è palpabile: è stato costruito un ponte che collega le tabancas (i villaggi ndr) all’ospedale, riducendo i tempi di percorrenza da più di due ore a quindici minuti. O ancora, un altro progetto UE ha costruito un centro per donne che hanno subito violenza nel quale viene loro insegnato il lavoro sartoriale (di solito affidato agli uomini). Ora il centro è diventato una sorta di azienda tessile che produce e vende vestiti, garantendo uno stipendio fisso alle lavoratrici e, quindi, l’indipendenza economica”. E una volta che scadranno i contratti? “Lo Stato dovrà farsi carico delle spese di manutenzione e gestione. In realtà, succede fin troppo spesso che alcune costruzioni, ad esempio, diventino cattedrali nel deserto, abbandonate non appena gli Europei lasciano il paese”.  Per questo motivo, scopo principale dei progetti dell’Unione è quello di formare gli abitanti locali, cercando di trasmettere conoscenze e competenze. Ciononostante, sorgono altre problematiche: gli stipendi statali sono bassissimi, quando non completamente assenti. “I docenti non sono stati pagati per un anno - sottolinea - e i medici sono spesso costretti a chiedere un pagamento diretto ai pazienti, che nella maggior parte dei casi non possono permettersi. Con uno stipendio di 150 euro al mese da medico non sopravvivi”.  Potendo tornare indietro rifaresti le stesse scelte? “É la scelta migliore che abbia preso in vita mia: il perimetro del mio mondo si è allargato e inizio a rendermi conto di quanto il genere umano sia variegato e complesso. Ora, quando torno in Europa, guardo con occhi diversi le cose che fino ad un anno fa davo per scontate. Dall’efficenza di una sanità pubblica gratuita al semplice comfort della televisione. Eppure non riesco a non notare come i rapporti umani si siano svuotati nel nostro mondo. Qui le relazioni sono molto più vere ed oneste e anche il contesto lavorativo non è sempre e solo finalizzato al guadagno, ma c’è un risvolto sociale importante.”

16/11/2022 19:00
L’antenna 5G della discordia, il comitato di Rione Marche protesta. Laviano: "Compromesso inevitabile"

L’antenna 5G della discordia, il comitato di Rione Marche protesta. Laviano: "Compromesso inevitabile"

Sono iniziati i lavori di costruzione di un’antenna 5G nel quartiere Rione Marche, a Macerata. Un’antenna che era originariamente stata destinata a un'area privata in via Bizzarri, ma che l'amministrazione comunale ha deciso di spostare in via Cincinelli, a seguito di una protesta dei residenti. Il cantiere è aperto da quasi due settimane e il basamento della struttura è già presente in loco, con l’amministrazione stavolta sorda alle lamentele dei cittadini. Le contestazioni non sono infatti mancate nemmeno da parte degli abitanti del quartiere, che nel giro di due giorni hanno formato un comitato per fermare i lavori e raccolto una petizione che conta circa 230 firme. "Non riteniamo giusto che l’antenna venga costruita nel nostro quartiere senza essere interpellati - racconta uno dei membri del comitato - i residenti di via Bizzarri hanno ottenuto lo spostamento con le proteste, mentre le nostre voci sono rimaste inascoltate. Non ci hanno nemmeno avvisato dell’inizio dei lavori e siamo ancora in attesa di una risposta del Comune". Nonostante i decenni di ricerca, la sicurezza di questa tecnologia è stata spesso messa in discussione da una larga fascia dell’opinione pubblica, la quale sostiene un rapporto causale fra le onde elettromagnetiche e alcune patologie: non ultimo lo stesso coronavirus. Eppure ancora oggi non ci sono dati scientificamente affidabili a sostegno di questa tesi. A rispondere alle perplessità del comitato, è l’assessore all’ambiente di Macerata, Laura Laviano, incaricata al piano antenne e all’approvazione dei lavori: "A dirimere il piano antenne è un’azienda terza, la Polab Srl di Pisa, che ha disposto la posizione dei ripetitori nel rispetto della conformazione geografica di Macerata e delle norme vigenti. Il piano non è ancora stato approvato in Comune perché nell’ultimo anno sono occorse molte nuove norme comunitarie e nazionali, che hanno rivisto e modificato il piano". "Le antenne sono considerate ‘beni di pubblica utilità’ e non ci si può opporre alla loro installazione - continua -: se arriva la proposta di un operatore, come Iliad in questo caso, corredata degli appositi studi sui campi elettromagnetici, non possiamo fare nulla per negarne la costruzione. Il nostro compito si limita a valutare l’impatto urbanistico ed ambientale dei lavori, mentre l'Arpam certifica che la propagazione delle onde non abbia effetti sulla salute”. "L’antenna in questione, ora in costruzione nel piazzale dell’Oasi, non è diretta verso il Rione Marche ma verso il centro storico. Le onde non si propagano quindi in direzione delle case. Per quanto riguarda la scelta di spostare l’antenna da via Bizzarri in via Cincinelli, c’è stata una valutazione di maggioranza – sottolinea Laviano, prendendone le distanze – che ha optato per un posto pubblico anziché per quello privato. Fra le aree individuate dalla Polab c’era quella in questione e Iliad preferiva questa seconda opzione, per cui c’è stato questo spostamento”.  "Posso comprendere la posizione degli abitanti del quartiere e aggiungo che per me anche la prima domanda poteva andar bene - spiega l'assesore -, ma ha pesato il fatto che quella dell’Oasi fosse un’area pubblica, mentre via Bizzarri era un’area privata. Voglio rassicurare comunque sulla sicurezza delle posizioni individuate". "Prima il canone annuo arrivava fino a 15mila euro anche per le aree pubbliche – specifica l’assessore -, mentre ora c’è un tetto massimo fissato a 800 euro. Non c’è un business che favorisce i privati, al contrario anche a Iliad conviene pagare 800 euro al Comune, contro i 15mila che avrebbe invece dovuto pagare al privato. Se vogliamo continuare a vivere in questo modo – conclude Laviano -, ad utilizzare i telefoni ed internet, dobbiamo anche accettare questi compromessi".  Oltre all’Istituto Superiore di Sanità e al Comitato scientifico della Commissione Europea, che rassicurano sull’affidabilità di questa tecnologia, la comunità scientifica si occupa di monitorare e raccogliere dati per testare l’impatto che la costruzione di una rete 5G su larga scala avrebbe sulla popolazione. Le frequenze radio utilizzate in questo caso non sono dissimili da quelle emesse dai telefoni cellulari a partire dal 1998, quando la Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non-Ionizzanti (Icnirp) aveva pubblicato le prime linee guida sull’esposizione ai campi elettromagnetici: "L’elemento principale è che la fondamentale valutazione del rischio è rimasta invariata – traducendo le parole del dottor Jack Rowley, direttore al Gsma riportate dal Guardian -. I limiti che avevamo nel 1998 ci proteggono ancora oggi". E ancora: "Attualmente l’unico effetto comprovato dell’esposizione ai campi elettromagnetici, comprese le frequenze del 5G, è un leggero surriscaldamento dei tessuti – sostiene Steven Novella, fondatore ed editore della rivista ‘Science-Based Medicine’ -. Ci sono diversi altri effetti suggeriti dalla ricerca, ma nessuno di questi si è ripetuto al punto di essere considerato rilevante".    

05/11/2022 12:40
Omicidio Mastropietro. Gli avvocati di Oseghale: “La legge è uguale per tutti? Ce lo chiediamo ogni giorno” (FOTO e VIDEO)

Omicidio Mastropietro. Gli avvocati di Oseghale: “La legge è uguale per tutti? Ce lo chiediamo ogni giorno” (FOTO e VIDEO)

Dai quartieri Appio Tuscolano e San Giovanni di Roma alla casa di cura di Corridonia; la battaglia contro la tossicodipendenza e il disturbo di personalità borderline; la fuga ai Giardini Diaz di Macerata per procurarsi l’ennesima dose; l’incontro con Innocent Oseghale, ‘semplice spacciatore’ di marijuana reinvetatosi quel giorno mediatore della compravendita per conto terzi; il tragico epilogo dall’appartamento sito in via Spalato 124 al fossato di via dell’Industria. Guardando a ritroso e con occhio fatalista, quello di Pamela Mastropietro potrebbe sembrare quasi un destino già segnato, la cui sintesi passa attraverso la formula di ‘vittima’ (lei) e ‘carnefice’ (lui). Una formula che nel lungo termine, districandosi fra fiaccolate, striscioni, targhe, eventi e piccoli monumenti alla memoria, rischia di forgiare una cultura di massa inquinata, e di eleggere a simboli involontari i protagonisti di questa triste storia, da sbandierare per tutte le future battaglie che si condurranno sul campo della giustizia e della tolleranza.  Nella seconda parte del nostro servizio (qui la prima), gli avvocati difensori di Oseghale - Simone Matraxia e Umberto Gramenzi - tornano a porre l’accento su quanto il clamore mediatico e una certa strumentalizzazione politica abbiano contribuito a distorcere la percezione dell’intera vicenda, finendo col ridurre l’intero fatto di cronaca a una questione puramente faziosa frutto di una mentalità contaminata dal pregiudizio e dalla paura/odio verso lo straniero. Le premesse di una grossolana 'legge del taglione' che di norma non dovrebbe essere la risposta di un civile stato di diritto. La domanda da porsi a questo punto è: fino a che punto è necessario spingersi prima di sentire appagato il senso di giustizialismo? Laddove l’opinione pubblica finisce col confondere il reato con il peccato, il diritto con la morale e la giustizia processuale con la sommaria vendetta di piazza, ecco spuntare la letteratura giuridica insieme al numero tristemente alto di “esempi di macelleria giudiziaria all’ingrosso” (per usare le parole di Giorgio Bocca). Fra i tanti casi noti, riaffiorano alla memoria quelli di Enzo Tortora (1983), crocifisso pubblicamente in qualità di “ladro, farabutto, pezzo di merda” prima ancora che si aprisse ufficialmente l’inchiesta; fino ad arrivare a Stefano Cucchi, con tutti i vari depistaggi e le invettive della politica (da Giovanardi a Salvini e La Russa: “Era solo uno spacciatore morto per colpa della droga”), o persino a tutti quei casi di femminicidio o persecuzione nei confronti della donna (si veda il caso di Silvia Aisha Romano o il più recente di Alessia Piperno, detenuta in Iran e già vittima dell’odio via social) dove il giustizialismo da bar si riduce puntualmente al più semplicistico e sbrigativo “se l’è cercata”.  Una serie approssimativa di fatti di cronaca che possono sembrare agli antipodi rispetto a quello di Macerata, ma il cui comun denominatore risulta la supposta ed autoattribuita superiorità morale utile a gridare dall’alto dei propri profili social una sentenza (anche di morte) qualunque, purché cancelli la prova evidente del male dalla nostra vista. Ora, per l’atroce omicidio della giovane Pamela Mastropietro, Innocent Oseghale è già stato condannato colpevole, lasciando appena aperto lo spiraglio di una commutazione della pena a 30 anni qualora venisse a mancare l’aggravante della violenza sessuale (sulla quale la Cassazione si pronuncerà a novembre). E, si badi bene, l’intento qui non è giustificare le azioni del 34enne nigeriano (per le quali sarà costretto a farsi carico per tutta la vita), quanto piuttosto cercare di far emergere la complessità che un episodio tanto efferato si porta dietro, cercando di non cadere nella facile tentazione della “giustizia a tutti costi”. Quella che di base si nutre della frustrazione di una società e si autoalimenta attraverso lo specchio riflesso dell’odio e della violenza. Di seguito, la seconda parte del servizio:

09/10/2022 13:00
Overtime, mister Mancini e Scarponi fra calcio e ciclismo: "Da gioie incredibili a delusioni immeritate"

Overtime, mister Mancini e Scarponi fra calcio e ciclismo: "Da gioie incredibili a delusioni immeritate"

Il Teatro Lauro Rossi di Macerata si veste a festa per accogliere uno degli illustri ospiti dell’Overtime Festival, kermesse a tema sportivo radicata nel territorio della provincia di Macerata e punto di riferimento in tutto il centro Italia. Arrivati al termine della prima giornata di questa XII edizione, mercoledì 6 ottobre alle ore 19, fa il suo arrivo in città – il secondo in pochi giorni, dopo il sopralluogo della settimana scorsa – l’allenatore della nazionale azzurra e “Marchigiano dell’anno 2021” Roberto Mancini. L’attesissimo appuntamento con Mancini ha chiamato a raccolta un nutrito pubblico di ogni età - compresi i tanti giovanissimi accorsi per salutare il loro beniamino - ed è riuscito a soddisfare le alte aspettative costruite negli anni precedenti. Presente sul palco, oltre al giornalista RAI Andrea Marotta, moderatore dell’incontro, Marco Scarponi in rappresentanza della “Fondazione Michele Scarponi Onlus”. Dopo i rituali convenevoli presieduti dal primo cittadino di Macerata Sandro Parcaroli e dall’assessore Riccardo Sacchi, ha introdotto la manifestazione Michele Spagnuolo presidente dell’Associazione culturale Pindaro, organizzatrice di Overtime Festival. Il rapporto di amicizia fra Scarponi e Mancini ha radici profonde ed entrambi portano avanti da anni il ricordo di Michele Scarponi, fratello di Marco e campione di ciclismo scomparso in un incidente stradale nel 2017: “L’obiettivo della fondazione è quello di onorare in modo degno e duraturo la memoria di Michele, sensibilizzando sul tema della sicurezza stradale”, dice Scarponi in apertura. “Ho avuto la fortuna di incontrare Michele in diverse occasioni sia in bici che sul campo da calcio, ma lì non è mai stato un granché”, ha ricordato mister Mancini con il sorriso. “Mio fratello aveva un rapporto difficile con il calcio – aggiunge Marco –, e non solo perché tifava Inter. Non era bravo come credeva e abbandonò presto il pallone quando a 8 anni salì per la prima volta in bici. Da lì non è più sceso e il calcio lo ha solo seguito in TV”. “Lo sport è sport, indipendentemente dalla disciplina – ha detto Mancini -. Rispetto, impegno, fatica, lealtà, etica e dedizione sono quei valori autentici e fondamentali che ogni atleta impara nel suo percorso e che è importante trasmettere alle future generazioni”. La visione di un frammento del documentario “Gambe”, in cui la fondazione ha raccolto testimonianze di giornalisti e professionisti del mondo dello sport, ha lanciato il messaggio che “La strada è di tutti", soprattutto dei più deboli e fragili che rischiano di perdere la vita a causa della condotta irresponsabile di alcuni utenti: “Diamo per scontato che morire per strada sia una cosa normale, talmente è radicato nella nostra cultura e mentalità. Non dovrebbe essere così, credo invece sia una cosa terribile e inaccettabile da combattere. È più corretto parlare di violenza stradale che di incidente, non è mai un caso”. L’impegno per la sicurezza stradale, per una mobilità sostenibile nel rispetto dei soggetti più fragili sono valori cardine della Fondazione Scarponi che ha recentemente aperto una piccola scuola di ciclismo presso il bike park fra Filottrano e Cingoli: “Il progetto cresce e va avanti, sport e bambini sono la ricetta per un domani migliore – continua Marco Scarponi -. Il sorriso di Michele salverà molte vite”. Marotta si è poi concentrato sul Mancini allenatore, che ha subito raccontato le sensazioni della caduta dalla vetta d’Europa all’esclusione dal mondiale: “Salire e scendere nel calcio è normale. Lo sport è anche questo: gioie incredibili e inaspettate, seguite da delusioni terribili e immeritate. Abbiamo commesso degli errori che ancora adesso non ci spieghiamo. Ripartire dopo una delusione non è semplice, ci aspetta un momento di sofferenza che dovremo affrontare con perseveranza per migliorare ancora”. Più dura affrontare la tensione da giocatore alla partita decisiva o il fallimento da allenatore? “È più dura la sconfitta, una delusione enorme rischia di abbattere. Io e tutti i tecnici non abbiamo ancora superato il fallimento, mentre i ragazzi hanno la fortuna di giocare e mentalmente ne sono usciti più facilmente”.   Un messaggio per i tanti giovani oggi qui presenti? “Lavorare duro nel rispetto di sé stessi, degli altri e dello sport. A tutti i ragazzi che sognano di alzare quella coppa è questo che vorrei dire. Non basta il talento per arrivare al successo: ci vuole tantissimo impegno, costanza e dedizione. Io ho dovuto lasciare casa a 13 anni per andare a giocare a Bologna”. L’incontro si è concluso con la nomina di Roberto Mancini a membro onorario della Fondazione Michele Scarponi, in segno dell’affetto, dell’amicizia e del rispetto che da tanto tempo li legano.

05/10/2022 22:30
Terzo polo supera Lega e FI nel Maceratese, Fraticelli e Calamita: "Faremo opposizione costruttiva"

Terzo polo supera Lega e FI nel Maceratese, Fraticelli e Calamita: "Faremo opposizione costruttiva"

Ben lontani dalla forbice (9-14 %) prevista dal candidato al collegio uninominale Mariano Calamita, il Terzo – ormai quarto – polo si attesta a livello nazionale intorno al 7,5% delle preferenze, mantenendosi in linea con gli ultimi sondaggi delle settimane precedenti al voto. Un risultato che delude le aspettative del tandem Calenda-Renzi per palazzo Chigi, ma che a livello provinciale apre a più concreti orizzonti di crescita con risultati promettenti.  La coalizione Azione-Italia Viva nei comuni di Macerata, Recanati, Appignano e Tolentino ha raccolto circa il 9% dei voti, adombrando i risultati delle ancelle meloniane Lega e Forza Italia (rispettivamente attorno al 7% e 5% ndr) e quasi pareggiando l’11% del Movimento 5 Stelle. “Le soddisfazioni sono arrivate nelle località dove siamo più radicati e strutturati – dice Calamita -, abbiamo consolidato la base e punteremo sul collegamento tra territorio e Parlamento. Il nostro progetto parte da lontano per arrivare lontano e in soli due mesi di campagna elettorali siamo riusciti ad ottenere ottimi risultati. È un dare-avere in cui il Parlamento accoglie rappresentanti delle istanze locali per poi restituire al territorio l’attenzione che merita”.  Calamita definisce poi “preoccupante” il dato dell’astensionismo, il più basso della storia repubblicana con un indice del 64%: “Credo che le cause vadano individuate nella disillusione dell’elettorato verso la politica: troppo spesso l’espressione della volontà popolare è rimasta inascoltata e altrettanto di frequente i programmi presentati in campagna elettorale non sono mai stati rispettati. Bisognerebbe cercare di dare prospettive reali, fornendo coperture e specifiche trasparenti”. “Il nostro era un partito che si presentava per la prima volta alle elezioni politiche – commenta il coordinatore provinciale di Azione Massimiliano Fraticelli – e a livello locale questa è sicuramente una vittoria. Basti pensare che nel comune di Macerata non abbiamo nemmeno un consigliere comunale, eppure abbiamo battuto il partito del sindaco, fedele al Carroccio. Sento di poter dire di aver fatto un ottimo lavoro in questa provincia e ripartiremo proprio da qui per portare avanti il nostro movimento politico”. “L’astensionismo si combatte con la buona politica, non con l’assistenzialismo sfrenato e i sussidi - continua in merito il segretario Fraticelli -. È evidente che la politica oggi non sappia più rispondere alle problematiche reali dei cittadini”. Il coordinatore provinciale si concentra poi sul Movimento 5 Stelle, terza forza politica all’indomani del voto, riservando per loro parole di fuoco: “Sono la peggior sciagura capitata alla politica italiana. Al nord e al centro Italia hanno fallito su tutta la linea stando agli ultimi dati, e senza il cavallo di battaglia del Reddito di Cittadinanza non avrebbero raggiunto quel 15%".  Per quanto riguarda il prossimo governo e la posizione della coalizione in merito, Fraticelli e Calamita condividono la posizione del segretario Calenda, dicendosi aperti al dialogo per le questioni di interesse nazionale: “Resteremo attaccati ai programmi e faremo opposizione costruttiva, valutando di volta in volta le proposte avanzate e cercando di dare importanza ai contenuti. Se il governo che si formerà dovesse farsi portatore di politiche sagge, ad esempio il rigassificatore di Piombino, di certo noi ci saremo e non ci tireremo indietro. L’opposizione a prescindere non fa parte del nostro DNA politico".  “Il Partito Democratico è diventato il partito del potere - conclude il responsabile provinciale -, scollegato dalle classi sociali che lo hanno definito nel tempo e che è disposto a fare carte false per rimanere al governo. E gli italiani se ne sono accorti. Non hanno nemmeno avuto il buon gusto di cambiare gruppo ministeriale. La Lega paga invece lo scotto di Matteo Salvini: il partito del Carroccio è sempre stato un nostro importante interlocutore con i suoi eccellenti amministratori, ma il personaggio di Salvini ha eroso troppo la credibilità del suo partito e questo è il risultato”.    

26/09/2022 18:30
Tolentino, l'Ambient Pub chiude i battenti dopo 25 anni: "Costi non più sostenibili, ma non ho rimpianti"

Tolentino, l'Ambient Pub chiude i battenti dopo 25 anni: "Costi non più sostenibili, ma non ho rimpianti"

Tolentino saluta per l’ultima volta l’Ambient Pub, rinunciando ad un altro importante centro di aggregazione che negli ultimi 25 anni è diventato un punto di riferimento per i giovani della zona. In una lunga intervista, l’ex titolare e fondatore Emerson Crocetti ripercorre la storia del locale dalle sue origini fino all’ultima serata. Quali sono le motivazioni che ti hanno portato a voler chiudere l’Ambient Pub? "Il locale ha cessato l'attività per un insieme di motivi difficili da riassumere in poche battute: il tutto è esploso quando, scaduto il contratto d’affitto, il locatore ha avanzato un’offerta di vendita che non ho potuto accettare perché troppo alta. Ho aperto nel '97 che avevo 21 anni e posso dire di aver concluso il percorso senza rimorsi e senza rimpianti - dice orgoglioso -. In tanti fra i primi storici clienti sono passati nell’ultima settimana, e la serata di chiusura (lo scorso sabato) è stata una degna conclusione per l’Ambient". Hai già in mente nuovi progetti per i prossimi mesi? “Subito l’intenzione era quella di spostarsi verso San Severino, ma ora sto valutando di poter rimanere qui a Tolentino: il futuro rimane incerto, però sto progettando già la riapertura per il prossimo aprile, fra tempi tecnici e permessi comunali. Devo e voglio portare avanti un progetto che sia in linea con i miei 25 anni di esperienza: sono pronto a ripartire con la flessibilità necessaria ad adeguarsi ai tempi che cambiano. Il mercato è pronto a divorarti e se non ti approcci con professionalità e capacità sei destinato a fallire velocemente”. Emerson racconta poi, senza nascondere una certa amarezza, il dramma del sisma e il ruolo che il suo locale ha ricoperto in quegli anni. “Ho aperto con il primo sisma del ’97 e si può dire che ormai sono un habitué dei terremoti. Da allora il mio locale è diventato un importante centro di incontro dove i ragazzi rimanevano fino a tardi pur di non tornare a casa". "Nel 2016 - spiega -  non è andata così: fra ribaltamenti politici e disastri naturali, la provincia ha sofferto tantissimo. L’entroterra si è spopolato in favore delle città di mare, e cittadine come Tolentino hanno perso tantissimo in termini di motivazione e aggregazione. La ricostruzione è ancora un miraggio e la pandemia ha solo peggiorato la situazione. Un ragazzo che al tempo del sisma aveva 16/17 anni si è visto strappar via i momenti migliori della sua vita e nessuno glieli ridarà indietro”. “È cambiato molto nella mentalità di tutti, sia dei clienti che dei lavoratori intendo – continua Crocetti -: prima era più facile trovare personale disposto a lavorare tante ore, anche se la paga non era così alta. Oggi si preferisce lavorare meno ore e guadagnarne in qualità di vita. Dare la colpa a singoli aspetti della questione (come il reddito di cittadinanza, per citarne uno) significa semplificare e non voler guardare in faccia alla complessità di questa situazione nella sua interezza”. Quanto sono aumentati i costi per te negli ultimi anni? “Il caro bollette e la crisi energetica sono stati solo gli ultimi dei problemi e non posso nascondere di provare un certo sollievo per aver chiuso prima che le cose potessero andare peggio. Gli ultimi 20 anni di malagestione politica non mi fanno certo sperare in grandi miglioramenti da qui a breve. Sono tanti i locali che hanno chiuso in provincia ultimamente e ci sono tante altre cattive notizie all’orizzonte. Credo sia inutile piangere solo dopo che locali importanti per noi sono costretti a chiudere i battenti: bisognerebbe cercare di investire all’interno del proprio territorio e non mandare i soldi fuori, altrimenti è inevitabile che paesi come Tolentino si spengano lentamente”.  "Noi cittadini - aggiunge Emerson -  ora stiamo pagando lo scotto della pandemia e sentiremo gli effetti della guerra solo fra 2/3 anni. Le imprese arriveranno a pagare anche il 70% di tasse nel prossimo inverno: non c’è stata una politica seria di sviluppo e protezione negli ultimi 20 anni e queste sono le conseguenze".  Il commento finale rilasciato da Crocetti invita a riflettere e a riportare l’attenzione ad aspetti che una società frenetica e globalizzata tende troppo spesso a trascurare .“Io ritengo sia calata la voglia di vivere e che navighiamo tutti in un costante stato depressivo. Si lavora più per dovere, per necessità e per questo credo sia difficile trovare chi si vuole impegnare davvero nel lavoro. Questo è il risultato di tutto quello che ci è capitato e della società in cui viviamo. Ci stiamo riducendo sempre di più ad automi perdendo di vista ciò che più importante: gli affetti e la cultura".

14/09/2022 20:16
Aborto nelle Marche, quando il corpo delle donne diventa terreno di campagna elettorale

Aborto nelle Marche, quando il corpo delle donne diventa terreno di campagna elettorale

Abortire nelle Marche è difficile, se non proprio impossibile in alcune province. Accettare questo dato di fatto è il primo passo per muoversi in una direzione più giusta e più equa, nel rispetto dei diritti inviolabili della persona. Il diritto all’interruzione di gravidanza dovrebbe essere tutelato a prescindere dal colore politico, in quanto riconosciuto a livello internazionale fra i diritti umani. Eppure, negli ultimi 3 anni, la regione ha subito un tracollo in tal senso, andando a complicare una situazione che già di partenza non era delle più rosee.  A partire dal 2019 le linee guida del ministero della salute (adottate a partire da giugno 2014 per quanto riguarda la somministrazione della pillola Ru486 ndr) in materia abortiva sono state progressivamente riviste, negando la possibilità alle donne di sottoporsi all’interruzione farmacologica della gravidanza. Una messa al bando programmatica della Ru486, in pieno contrasto con la legge 194/78 del 1978 che garantisce a ogni donna la libertà di interrompere volontariamente la gestazione entro 90 giorni dal concepimento.  La maggior parte delle interruzioni di gravidanza nelle Marche vengono infatti effettuate con il ‘metodo karman’ (metodo chirurgico, più invasivo di quello farmacologico), per il 67,7% del totale, contro una media nazionale che si attesta al 40,9% e quella delle regioni del centro al 34,2%. Nel 2020 sono state registrate soltanto 153 IVG effettuate con metodo farmacologico (mifepristone e prostaglandine), pari all’ 11,3% del totale: una percentuale significativamente più bassa a quella delle altre regioni del Centro (39%) e dell’Italia nel complesso (31,9%). Inutili le contestazioni dall’opposizione che a gennaio del 2021, nella persona della consigliera dem Manuela Bora, aveva proposto una mozione per far rispettare le linee nazionali e continuare a garantire l’importante diritto abortivo alle donne marchigiane. La risposta ricevuta da Bora dopo aver incalzato Giorgia Latini furono 1450 pannolini, tanti quante le interruzioni effettuate nelle Marche nel 2019, inviati da un gruppo anti-abortista. L’indagine condotta dal gruppo transfemminista “Non una di meno”, risalente allo scorso 28 settembre, getta una luce inquietante sulla situazione marchigiana: nei reparti di ginecologia gli obiettori di coscienza fra il personale sanitario arrivano a picchi del 100%, rendendo impossibile in alcuni ospedali effettuare un’Ivg. In assoluto la cifra si attestava attorno al 71,2% (57 obiettori su 80, esclusa la provincia di Ancona che non ha risposto all’indagine) con gli ospedali di Jesi e Fermo all’ultimo posto.  Le uniche eccezioni Urbino e San Benedetto del Tronto che, con “solo” il 40% di obiettori fra ginecologi e ostetrici, si attestano come gli unici poli ancora in grado di sostenere le esigenze sanitarie delle donne marchigiane. La Ru486, a Macerata e Urbino, viene somministrata solamente entro le prime 7 settimane - invece che 9 – contro le linee del Ministero.  Nel 2020, gli obiettori di coscienza rappresentano il 70% dei ginecologi, il 42,6% degli anestesisti e il 22,5% del personale non medico (dati ministero della salute). Dunque, la percentuale di medici obiettori nelle Marche cresce rispetto al 2019 e supera quella della media nazionale (64,6%). Dal 2007 al 2020 i ginecologi obiettori nelle Marche sono aumentati del 12,3%, mentre il personale non medico obiettore ha visto un incremento del 15,4%.     L’interruzione di gravidanza è un diritto fondamentale e inalienabile che poggia sul presupposto di scelta individuale, di proprietà del proprio corpo e sui diritti alla salute, alla maternità e alla vita: “Costringere qualcuno a condurre una gravidanza indesiderata, o costringerlo a cercare un aborto non sicuro – si legge nella sezione dedicata su Amnesty International -, è una violazione dei diritti umani, inclusi i diritti alla privacy, all’autonomia e all’integrità corporea”.  Un report più recente della CGIL sottolinea come il tasso di abortività nelle Marche sia del 4,5% inferiore rispetto alle altre regioni d’Italia: nel 2020 le interruzioni volontarie di gravidanza registrate sono state 1351 (con un decremento del -2,7% rispetto al 2019, presumibilmente a causa della pandemia da Covid 19): 446 interventi nella provincia di Ancona, 335 nella provincia di Macerata, 299 ad Ascoli Piceno, 271 nella provincia di Pesaro Urbino e nessuna IVG nella provincia di Fermo. Delle 1327 donne che hanno scelto – e sottolineo “scelto” – di interrompere la propria gravidanza, 110 (8,3%) si sono recate in strutture fuori regione. A spiccare negativamente da questo punto di vista in senso provinciale è Fermo, con un allarmante 92,9% di donne recatesi fuori provincia per abortire (7,1% fuori regione). Altro record negativo per le Marche che si attesta alle ultime posizioni con quasi una donna su dieci costretta a recarsi in Emilia Romagna, Abruzzo e Umbria per accedere a tale diritto.   "Una donna su dieci si reca fuori Regione per una IVG, l’aborto farmacologico ha percentuali inferiori rispetto alle altre Regioni, la percentuale dei medici obiettori aumenta rispetto al 2019. Tutti dati che sono in controtendenza rispetto al dato nazionale – commenta il segretario regionale CGIL Marche Loredana Longhin – La 194/78 è una legge di civiltà. La Cgil si opporrà sempre al modello conservatore che questa Giunta sta cercando di imporre, e rivendicherà sempre il diritto sociale della maternità e il diritto alla salute delle donne".   (Fonte foto: pagina FB "Non Una di Meno Transterritoriale Marche")  

02/09/2022 10:00
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