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Caro affitti per gli universitari: "A Macerata il vero problema è la mancanza di alloggi"

Caro affitti per gli universitari: "A Macerata il vero problema è la mancanza di alloggi"

La fine del periodo pandemico e la speculazione hanno portato, soprattutto nelle grandi città italiane, una fortissima crisi immobiliare legata agli affitti di camere e abitazioni per studenti. Sono giorni, infatti, che nelle piazze di Milano, Roma, Firenze, Pavia, Padova, Venezia, Bologna, Perugia, Bari, Torino e Cagliari i giovani universitari si sono sollevati per denunciare la situazione, accampandosi con le tende di fronte agli atenei e avanzando proposte per risolvere la crisi. 

A portare l’attenzione sul tema, più che le tendopoli allestite dagli studenti, è stato il ministro all’istruzione Valditara che ha deciso di puntare il dito contro le amministrazioni di centrosinistra, dimenticando che la crisi abitativa sta colpendo anche città governate dalla maggioranza.

“Noi di Officina ci impegniamo su questo tema a Macerata almeno dal 2017 – sottolinea il coordinatore Lorenzo Di Nello - e nessuna amministrazione ci ha mai ascoltato. Serviva il caso nazionale per attirare l’attenzione sulla questione anche a livello locale”. 

Dalla sterile polemica esplosa a palazzo Chigi dopo le dichiarazioni di Valditara, ha preso il via la misura proposta dalla ministra dell’università Bernini che, sbloccando i 660milioni di euro previsti nel 2022 per l’emergenza-abitativa, renderà disponibili diversi immobili inutilizzati in accordo con il demanio.

Macerata, nella sua ristretta dimensione di piccola città universitaria, non è esclusa dal problema. Fra la scarsa reperibilità dei locali e l’aumento dei prezzi, sempre più studenti lamentano difficoltà e meccanismi contorti fra privati ed istituzioni.

A fotografare la situazione maceratese è il coordinatore di Officina Universitaria, Lorenzo Di Nello: “Per quanto Macerata sia in linea con il resto d’Italia, bisogna tenere conto del sisma e delle sue conseguenze”. 

Macerata ha un prezzo accessibile rispetto a molte altre città universitarie, motivo che spinge molti studenti a sceglierla a monte, come dimostra l’altissimo numero di ‘no tax area’ (esentati dal pagamento di tasse universitarie). Gli incrementi economici qui si sono avvertiti in misura minore, con le singole che sono passate da un costo medio di 170 euro ad un minimo di 200”.

“Il vero problema di Macerata - spiega ancora Di Nello -  sta nella reperibilità delle case: il terremoto ha dato un duro colpo alla disponibilità di alloggi in centro, con moltissimi edifici oggi in ristrutturazione per effetto di bonus ricostruzione e 110%. Il centro storico è il luogo più abitato da studenti e la ridotta disponibilità ha influito anche sui costi in crescita”.

"Va anche considerato che la quota di borsisti Erdis aventi diritto all’alloggio (ente regionale per il diritto allo studio delle Marche ndr) è molto più alta dei locali effettivamente disponibili: chi rimane senza casa ha poi diritto al rimborso dell’affitto di un alloggio privato, che deve essere trovato autonomamente dal borsista entro un mese dall’uscita delle graduatorie - aggiunge -. Per non perdere il contributo d’affitto lo studente è quindi costretto a trovare e firmare un contratto di almeno 10 mesi. Dato, però, che di solito le graduatorie vengono pubblicate a ottobre e che i maceratesi non affittano a studenti ad agosto per il turismo estivo, si instaura un meccanismo contorto che penalizza ulteriormente gli studenti”.

"La scarsità di alloggi è la prima causa contingente: per quanto Camerino abbia subito danni ben più ingenti, i finanziamenti ricevuti hanno sopperito bene con il nuovo campus. A Macerata invece ci sono ancora molte strutture universitarie chiuse e i tanti locatori privati non bastano a coprire la mancanza di alloggi Erdis - conclude Di Nello -. Bisognerebbe effettuare una ricognizione accurata degli edifici privati abitabili, con la collaborazione costante di Università, Comune e privati cittadini, così da capire l’effettiva disponibilità di case a Macerata anche fuori dal centro. Si potrebbe ad esempio lavorare sui collegamenti fra quartieri periferici, come le Vergini, e il centro storico, così da non escludere a priori chi non è dotato di un’auto. Troppo si fa ancora per passaparola sui social, sarebbe necessario mettere tutto in regola e trovare il modo migliore per gestire la situazione”. 

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