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Siccità, a marzo è già emergenza. Coldiretti Macerata: "Danni incalcolabili ogni anno"

Siccità, a marzo è già emergenza. Coldiretti Macerata: "Danni incalcolabili ogni anno"

Parlare di siccità a marzo, in particolare nella giornata internazionale dell’acqua, offre già di per sé un chiaro termometro della situazione idrica che investe l’Italia e il mondo da anni. L’ultimo rapporto delle Nazioni Unite parla di "rischio imminente" per la crisi idrica globale legata al consumo eccessivo e ai cambiamenti climatici. Il mondo sta "percorrendo ciecamente un sentiero pericoloso" di "sovra-consumo e sovra-sviluppo vampiresco", si legge. 

Le Marche non fanno eccezione, anche loro già soggette a catastrofi come l’alluvione di Senigallia e messe in difficoltà nel 2022. A subire i danni più ingenti è qui il settore agricolo, di primo piano nel panorama economico regionale: con il cambiamento climatico le precipitazioni si sono fatte meno frequenti ma più copiose, con il terreno che non riesce ad assorbire acqua a sufficienza. Ad oggi servirebbero 50 giorni consecutivi con 15mm di pioggia al giorno per non rimanere senz’acqua quest'estate.  

Sul tema è intervenuto Francesco Fucili, presidente di Coldiretti della provincia di Macerata, che ha ripercorso le criticità degli ultimi anni e ha presentato soluzioni integrate per affrontare la questione su più fronti. La siccità sta infatti assumendo carattere endemico e attualmente circa il 10% della popolazione mondiale vive in condizioni di alto o critico stress idrico, con 3,5 miliardi di persone senz’acqua per almeno un mese l’anno (dati della Bbc). E, sia chiaro, le cose non miglioreranno per magia d’ora in avanti. Un piano d’azione è necessario.

Quanti i danni dell’anno scorso?

“Quantificare non è semplice: la siccità si ripercuote su tutti i settori dell’agricoltura, dalla zootecnia ai seminativi. I dati raccolti dopo il sisma del 2016 mettono in luce la maggiore difficoltà delle zone interne e montane rispetto a quelle collinari: il cambiamento del carattere delle precipitazioni durante i mesi invernali, con poche nevicate e una scarsa ricarica delle falde, impediscono l’approvvigionamento estivo di fontanili per l’abbeveraggio degli animali. Comuni come Pieve Torina, Visso o Fiastra, con molti animali da allevamento, ricorrono da anni ad autobotti o cisterne a spese proprie per portare l’acqua ai pascoli”.

“Per quanto riguarda i seminativi, il danno principale lo si riscontra sulle colture che hanno bisogno di più acqua nei mesi primaverili ed estivi, come il mais, la barbabietola da zucchero o il girasole – prosegue Fucili - Le alte temperature, il vento caldo e la scarsità di riserve idriche rendono difficili pratiche emergenziali come le irrigazioni di soccorso. Il rischio è di perdere una cospicua parte del raccolto come l’anno scorso: per le barbabietole da zucchero e per i girasoli abbiamo infatti registrato un calo nella produzione del 30% - 40% nel 2022; lo stesso vale per il fieno usato per il foraggio degli animali, l’erba medica non ricresce dopo la prima mietitura a causa della mancanza di piogge nei mesi caldi. Solo poche aree hanno potuto beneficiare di temporali estivi che hanno permesso altri tagli, ma dalla montagna fino al mare il fieno è stato poco prodotto e i prezzi sono saliti alle stelle”. 

“Reggono meglio le colture autunnali e invernali come i cereali (grano, orzo) - aggiunge - Bene o male da noi l’acqua ancora scende nei periodi freddi, mentre è a livello nazionale che emerge una situazione critica in regioni che storicamente non hanno mai avuto problemi idrici (si pensi a Piemonte e Lombardia, ad esempio). Durante l’ultima assemblea nazionale tenutasi 15 giorni fa, i colleghi piemontesi ci dicevano che ben 28 comuni si stanno rifornendo d’acqua tramite autobotti già dai primi di marzo”.

Quali le soluzioni da adottare?

In primo luogo è imperativo un utilizzo consapevole dell’acqua, che da un lato tagli gli sprechi inutili e dall’altro aggiorni il sistema idrico con nuove tecnologie in grado di razionalizzare questa risorsa (sistemi a basso volume d’irrigazione, sensoristica, droni, agricoltura 4.0). Per quanto il settore primario venga spesso additato come una delle principali fonti di spreco, l’acqua utilizzata in agricoltura viene in realtà sempre reinserita nel ciclo naturale grazie alle piante e al terreno. In secondo luogo, diventa urgente potenziare le infrastrutture per la raccolta delle precipitazioni, come invasi o laghetti che permetterebbero di immagazzinare l’acqua per non subire le mancanze estive”.

“La quantità d’acqua precipitata durante l’anno non è diminuita nelle Marche, in media scendono ancora fra i 700 e gli 800 mm di pioggia – spiega il presidente di Coldiretti Macerata - Ciò che è cambiato è il carattere delle precipitazioni, più distanti nel tempo e con una portata molto più copiosa (100mm in una giornata, o nei casi peggiori come l’alluvione di Senigallia anche 300/400mm). Quasi tutta l’acqua precipitata però finisce presto nel mare e non viene trattenuta dal sistema idrico, non progettato per questo tipo di eventi climatici. Sono anni che come Coldiretti portiamo avanti progetti per invasi e terrapieni nelle zone in cui si formano rivoli e ruscelli durante le piogge e che potrebbero raccogliere tutta quell’acqua. Con il consorzio di bonifica stiamo progettando anche una soluzione per le aree montane che prevede il collegamento in parallelo di due laghi, uno a monte e uno a valle, con dei pannelli fotovoltaici galleggianti in grado di produrre energia elettrica sopra gli specchi d’acqua senza consumare suolo. Con un sistema di pompaggio poi si potrebbe anche produrre altra energia idroelettrica, oltre che disporre di altra acqua per i pascoli e l’agricoltura.”

“Il problema è molto spesso quello delle autorizzazioni, degli iter burocratici lunghi, delle troppe competenze che si sovrappongono sui territori, dei pareri e dei vincoli che possono derivare in riserve naturali e parchi – conclude Francesco Fucili - In Italia abbiamo il brutto vizio di spendere soldi solo per le emergenze, mai per la prevenzione. Mi auguro che l’istituzione di un commissario nazionale e di una cabina di regia abbia lo scopo di ottenere tutta una serie di semplificazioni che risolverebbero i problemi di cui sopra. Azioni snelle e veloci che possano consentirci di prevenire il problema siccità senza rallentamenti, anche con poteri straordinari che permetterebbero ai nuovi organi di bypassare gli attuali iter normativi e autorizzativi dei vari territori. Saremo i primi a far presente al governo nazionale l’inefficacia di questo strumento se dovessero invece crearsi altri colli di bottiglia”. 

 

 

 

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