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Farina di grilli, Nutrinsect sulle scelte del governo: "L'approccio ideologico danneggia le aziende italiane"

Farina di grilli, Nutrinsect sulle scelte del governo: "L'approccio ideologico danneggia le aziende italiane"

I grilli gettano l’Italia nel caos: neanche le bibliche locuste avrebbero causato tanti fastidi al popolo italiano che, un po’ spaventato dalle novità e un po’ attaccato orgogliosamente alle proprie tradizioni culinarie, è insorto più e più volte contro "l’Europa tiranna che vuole costringerci a mangiare insetti". Anche la politica offre una sponda agli allarmismi, intavolando l’ennesimo scontro ideologico sui grilli che si fanno simbolo e campo di battaglia. 

C’è chi grida al pericolo per salute pubblica, chi vede minacciato il "Made in Italy" e chi già recita le esequie della cucina italiana. Ma il panico non è mai una saggia scelta di fronte a qualcosa che non si conosce: molto più proficuo è munirsi di curiosità, in modo da costruire una conoscenza adatta e raccogliere informazioni verificate e sufficienti a prendere una scelta libera e consapevole. 

 “Siamo di fronte a una nuova era agroalimentare”, ha detto Jose Francesco Cianni, Ceo della Nutrinsect di Montecassiano, l’azienda locale che dopo più di 6 anni di studio è pronta alla produzione di farina di grillo per il consumo umano (leggi qui). Le fonti parlano chiaro: si tratta di farine altamente proteiche, rischiose solo per soggetti allergici alla chitina (come già accade per molti altri alimenti come arachidi o crostacei), e rappresentano una soluzione per diminuire l’impatto ambientale causato da allevamenti animali, per quanto un prodotto ancora di nicchia.

Francesco Lollobrigida, ministro dell’agricoltura, ha annunciato pochi giorni fa la regolamentazione per le farine a base di insetti: 4 decreti per 4 farine specifiche (grillo, locusta migratoria, verme della farina e larva gilla) che impongono l’apposizione di etichette specifiche sui prodotti che le contengono e il posizionamento su scaffalature dedicate nei punti vendita, esattamente come già accade per prodotti senza glutine o dedicati al mondo del fitness. 

"La paura che vedo in giro è frutto della disinformazione - commenta Cianni - La preoccupazione forte, che posso legittimamente capire, è che per ora si parla solo di farine che provengono dall’altra parte del mondo (l’unica azienda autorizzata è la Cricket One del Vietnam, ndr), dove le normative di controllo e di qualità sono inferiori rispetto a quelle applicate in Italia. Credo che chi in futuro vorrà acquistare della farina di grillo, preferirebbe sapere che questa viene prodotta in Italia, con tutti i controlli e HCCP del caso". 

"Sicuramente si fa più clamore di quanto non si dovrebbe - aggiunge il Ceo in merito alle scelte del governo - Per quanto riguarda l’etichettatura non c’è nulla di strano, i clienti hanno sempre il diritto di sapere cosa stanno acquistando e mangiando, da dove viene ciò che finisce nel loro piatto e come è stato prodotto. Lo stesso vale per la scaffalatura apposita: come i prodotti biologici e quelli senza glutine c’è una segnalazione chiara ed è giusto che sia così”. 

"Il problema è il modo in cui si fanno passare queste cose, come se si trattasse di qualcosa di pericoloso o di nocivo - prosegue Josè Cianni -. Questo è sbagliato, è una presa di posizione ideologica che va anche contro le aziende italiane. Ciò che viene dimenticato è che l’industria agroalimentare italiana è fortemente interessata a questo settore: ricevo telefonate quasi quotidianamente di agricoltori e allevatori italiani che vogliono iniziare questa attività". 

"Sarebbe uno spreco precludersi questa opportunità a priori, in Italia siamo da sempre in grado di tirare fuori il meglio da ingredienti importati dall’estero - conclude Jose - (si pensi al caffè, ai pomodori, alla cioccolata, alle patate, al mais, ai fagioli, ai peperoni, alle zucche, al peperoncino - ndr) e non possiamo permetterci di rimanere indietro rispetto al resto d’Europa e del mondo”. 

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