Gianmarco Tamberi è in finale nel salto in alto agli Europei di atletica di Birmingham. Il campione marchigiano ha superato la qualificazione con 2,23 metri al secondo tentativo, dopo aver saltato senza problemi la quota di 2,19.
Una prova che rappresenta un passo avanti rispetto alle ultime uscite di Montecarlo e Firenze, anche se non ha soddisfatto pienamente l'azzurro. Dopo la gara, Tamberi non ha nascosto la propria insoddisfazione ai microfoni di RaiSport HD: "Era meglio se stavo a casa, così non ha senso. Questa roba qua non va bene".
Il problema, secondo Gimbo, è soprattutto tecnico: "La parte tecnica non funziona, il tutto è dovuto a un 2025 complicato. Devo ritrovare il mio salto. Mi devo lasciare andare e buttarmi dentro".
La qualificazione è comunque centrata. Ora l'obiettivo è la finale di venerdì 14 agosto (dalle ore 20:00) all'Alexander Stadium di Birmingham, dove Tamberi proverà a difendere il titolo europeo conquistato due anni fa a Roma.
Nato a Civitanova Marche il 1° giugno 1992 e cresciuto a Offagna, Tamberi è uno dei simboli dello sport marchigiano. Nel suo palmarès figurano l'oro olimpico di Tokyo 2020 e il titolo mondiale conquistato a Budapest, oltre al titolo europeo vinto nel 2024 a Roma.
Per andare a caccia di una nuova medaglia europea servirà però un passo avanti sul piano tecnico. Il primo ostacolo, intanto, è stato superato.
Il grande caldo mette alla prova soprattutto le persone più fragili. E tra queste ci sono gli anziani, in particolare quelli che vivono soli. È uno degli aspetti che emerge dal pronto soccorso dell'ospedale di Macerata durante questo inizio di agosto (e non solo) caratterizzato da temperature assai elevate, insieme al tema della medicina territoriale e dell'accesso alla guardia medica.
Nelle giornate più calde non si è registrata un'impennata degli accessi al pronto soccorso, ma a farsi notare è stata soprattutto la presenza di pazienti molto anziani. Per questa fascia di popolazione il caldo può rappresentare un rischio concreto, soprattutto quando alla fragilità si aggiunge la solitudine.
Uno dei principali pericoli è la disidratazione. Con le alte temperature si tende a bere meno e, per chi assume farmaci diuretici, la perdita di liquidi può essere ancora maggiore. Una situazione che può diventare più delicata durante l'estate, quando molte famiglie si spostano verso la costa e alcune persone anziane rimangono sole nell'entroterra.
Il quadro del pronto soccorso di Macerata va inoltre letto tenendo conto delle caratteristiche del territorio. Nei mesi estivi molti cittadini si spostano verso il litorale e la pressione sulle strutture sanitarie della costa può, quindi ,essere diversa rispetto a quella registrata nell'entroterra.
A questo si aggiunge il tema della medicina territoriale. Domenica 9 agosto, all'esterno della guardia medica di Macerata, era stato affisso un cartello che avvisava gli utenti della chiusura del servizio per l'intera giornata. Il cartello non è più presente.
Una situazione che riporta l'attenzione sulla disponibilità dell'assistenza territoriale e sul rischio che il pronto soccorso diventi il punto di riferimento anche per problemi che non hanno carattere di urgenza e che potrebbero essere gestiti attraverso i servizi territoriali.
Con l'aumento delle temperature, resta quindi centrale la prevenzione, soprattutto per le persone anziane che vivono sole: controllare le loro condizioni, assicurarsi che assumano regolarmente liquidi e prestare attenzione ai possibili segnali di disidratazione. Per i problemi non urgenti, quando disponibile, è invece importante rivolgersi alla medicina territoriale, lasciando il pronto soccorso alle situazioni che richiedono realmente un intervento d'emergenza.
Nel Maceratese quasi un euro su tre dei redditi dichiarati arriva dalle pensioni. È uno dei dati che emerge dall'analisi delle dichiarazioni dei redditi relative all'anno d'imposta 2024, pubblicate dal Ministero dell'Economia e delle Finanze. Un dato che racconta anche la diversa struttura demografica ed economica dei territori: nei piccoli comuni dell'entroterra il peso degli assegni previdenziali cresce sensibilmente, fino ad arrivare in alcuni casi a rappresentare quasi la metà del reddito complessivo dichiarato.
L'analisi dei dati comunali del Mef prende in considerazione i 55 Comuni della provincia di Macerata presenti nel dataset. Complessivamente si contano 233.887 contribuenti, dei quali 87.232 dichiarano un reddito da pensione. Si tratta del 37,3% dei contribuenti.
Ma è soprattutto osservando gli importi che emerge il peso economico delle pensioni. Nel complesso, i redditi da pensione dichiarati in provincia ammontano a circa 1,8 miliardi di euro, mentre il reddito complessivo dichiarato supera i 5,5 miliardi. In altre parole, la componente previdenziale rappresenta circa il 32,5% dell'intero reddito complessivo dichiarato nel territorio.
Un dato che, naturalmente, non significa che un terzo dei residenti della provincia viva di pensione. Le statistiche del Mef riguardano infatti i contribuenti e i redditi dichiarati, e non coincidono con la fotografia anagrafica della popolazione residente.
A fare la differenza è soprattutto la dimensione dei comuni e la loro struttura economica e demografica. Nei centri più piccoli dell'entroterra, dove la presenza di popolazione anziana è maggiore e il numero di redditi da lavoro è più contenuto, la quota riconducibile alle pensioni cresce in maniera evidente.
Il primato provinciale spetta a Gualdo: qui i redditi da pensione rappresentano il 47,6% del reddito complessivo dichiarato. Praticamente quasi la metà.
Subito dietro c'è Poggio San Vicino, dove la quota raggiunge il 45,4%, seguito da Castelsantangelo sul Nera con il 44,9%. Al quarto posto si trova Fiuminata, con il 43,7%, mentre Fiastra arriva al 42,9%.
La fotografia restituisce quindi una netta differenza tra i territori: più ci si sposta verso i piccoli centri dell'entroterra, maggiore tende a essere il peso della componente previdenziale sul reddito complessivo.
La situazione cambia, almeno in parte, nei Comuni con una maggiore presenza di attività produttive e redditi da lavoro.A Civitanova Marche, il Comune più popoloso della provincia tra quelli analizzati, i redditi da pensione rappresentano circa il 28,6% del reddito complessivo dichiarato, mentre a Macerata raggiunge circa il 35,1%.
Il dato del capoluogo è particolarmente significativo anche in termini assoluti: con 11.492 contribuenti che dichiarano redditi da pensione, Macerata raccoglie da sola circa 286 milioni di euro di redditi previdenziali.
Considerando il rapporto tra reddito da pensione e reddito complessivo dichiarato, questa è la graduatoria dei territori maceratesi dove le pensioni incidono maggiormente:
Dopo la decima posizione, si trovano San Ginesio, 38,3%, Cessapalombo, 37,4%, Camerino, 37,4%, Monte Cavallo, 36,9%, Loro Piceno, 36,6%, Urbisaglia, 36,3%, Valfornace, 36,3%, Monte San Martino, 36,1%, Gagliole, 35,6%, Sarnano, 35,5%, Visso, 35,5%, Castelraimondo, 35,4%, Matelica, 35,3%, e Macerata, 35,1%.
A seguire Tolentino, 34,4%, Serrapetrona, 34,4%, Petriolo, 34,2%, Apiro, 34,2%, Esanatoglia, 34%, San Severino Marche, 33,9%, Muccia, 33,3%, Montefano, 33,1%, Mogliano, 33%, Colmurano, 33%, Recanati, 32,9%, Cingoli, 32,6%, Potenza Picena, 32,5%, Montecassiano, 32,4%, Montelupone, 32,1%, Treia, 31,8%, Sefro, 31,6%, Monte San Giusto, 31,2%, Camporotondo di Fiastrone, 30,8%, Belforte del Chienti, 30,7%, Appignano, 30,6%, Pieve Torina, 30,6%, Pollenza, 30,4%, Ussita, 30,2%, Morrovalle, 29,8%, Caldarola, 29,7%, Corridonia, 29,5%, Ripe San Ginesio, 29,1%, Civitanova Marche, 28,6%, Porto Recanati, 27,3%, e infine Montecosaro, con il 26,9%.
Dietro i numeri fiscali c'è quindi anche una questione demografica. I comuni più piccoli dell'entroterra maceratese sono quelli che negli ultimi anni hanno maggiormente risentito dello spopolamento e dell'invecchiamento della popolazione. La conseguenza si riflette anche nella composizione dei redditi: con meno contribuenti occupati e una maggiore presenza di pensionati, la componente previdenziale finisce per assumere un peso maggiore sull'economia locale.
Nei centri più grandi e nei comuni maggiormente caratterizzati da industria, commercio e servizi, invece, la presenza di redditi da lavoro contribuisce a ridurre il peso percentuale delle pensioni.
I numeri del Mef, dunque, non raccontano soltanto quanto denaro viene distribuito sotto forma di pensione. Fotografano indirettamente anche le differenze tra il Maceratese delle città e quello dei piccoli borghi, tra territori con una maggiore capacità di attrarre lavoro e popolazione giovane e aree dove gli assegni previdenziali rappresentano una componente sempre più importante dell'economia locale.
C’è qualcosa di profondamente teatrale nei Carmina Burana: la loro forza non risiede soltanto nella celeberrima O Fortuna, ma nella capacità di mettere in scena, attraverso il suono, l’instabilità stessa dell’esistenza. Fortuna, desiderio, piacere, primavera, vino, amore, carne e morte si susseguono in una giostra che non conosce equilibrio. È una musica fatta di contrasti, di improvvise esplosioni e altrettanto improvvise sospensioni, che chiede all’interprete soprattutto una cosa: il dominio del tempo.
È proprio su questo terreno che si misura la prova del Macerata Opera Festival, che affida l’apertura dell’ultimo weekend della 62ª edizione a un’unica, attesissima serata dei Carmina Burana di Carl Orff, sold out allo Sferisterio. Sul podio Ramón Tebar, alla guida della FORM-Orchestra Filarmonica Marchigiana; Christian Starinieri, direttore del Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini”; Gian Luca Paolucci, maestro del coro di voci bianche Pueri Cantores “D. Zamberletti”; e i solisti Ruzil Gatin, Grisha Martirosyan e Karen Gardeazabal.
Una prova che cresce nel corso dell’esecuzione e che trova il proprio punto di forza soprattutto nella seconda parte. L’impressione iniziale è infatti quella di un organismo ancora non perfettamente oleato: alcune entrate appaiono prudenti, gli ottoni non sempre compatti e il rapporto tra le masse sonore sembra per qualche momento più una rincorsa al tempo che il suo effettivo governo.
È proprio qui, però, che la direzione di Tebar diventa interessante. Il direttore non cerca una facile spettacolarizzazione della partitura, né lascia che la potenza sonora finisca per schiacciare le diverse componenti dell’organico. Costruisce invece progressivamente una maggiore coesione, lavorando sulle dinamiche e sulla stratificazione dei blocchi orchestrali. Il suono prende corpo, il ritmo si fa più netto e l’esecuzione acquista quella necessaria fisicità che Orff pretende.
È in “In taberna” che l’organico trova finalmente piena compattezza: scattante, brillante e scherzoso. Ed è qui che Ruzil Gatin, nell'ironico Cigno arrosto, affronta una delle pagine più complesse della serata, dimostrando notevole sicurezza tecnica e una spiccata capacità interpretativa. Una prova in cui la componente vocale e quella teatrale si fondono efficacemente.
La direzione di Tebar segue la stessa traiettoria: dopo un avvio più incerto, orchestra e coro acquistano progressivamente coesione, fino a compiere un finale equilibrato e pienamente convincente. Quando la ruota di O Fortuna torna a chiudere il cerchio, la macchina sonora è ormai compatta e il direttore sembra reggerne con sicurezza le redini. Una lettura non priva di asperità, ma capace di crescere e di trasformare progressivamente un organico complesso in un corpo unico.
Il Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini”, diretto da Christian Starinieri, attraversa un percorso analogo. L’avvio appare leggermente trattenuto, ma il coro acquista sicurezza con il procedere della partitura, fino a raggiungere una presenza più autorevole e brillante. È in “Ecce gratum” che mostra forse la sua prova migliore: qui il coro trova particolare capacità e brillantezza, restituendo con efficacia il senso di quel fiorire primaverile che attraversa la pagina, tra energia ritmica e slancio vitale.
Accanto al coro, i Pueri Cantores, rappresentano una delle componenti più delicate della serata. Le loro voci introducono una qualità quasi sospesa, soprattutto in “Amor volat undique”, affidato a Karen Gardeazabal. È uno dei momenti più riusciti dell’esecuzione: il soprano spagnolo, al debutto al Macerata Opera Festival, dimostra grande agilità vocale e, allo stesso tempo, una notevole presenza espressiva. La voce assume una dimensione lirica, luminosa e quasi ultraterrena, capace di restituire ai Carmina il loro volto più intimo. Molto efficace anche il brevissimo e complicatissimo virtuosismo di “Dulcissime”, affrontato con naturalezza e precisione.
Più discontinua la prova di Grisha Martirosyan, che conferma le qualità attoriali già mostrate nel Barbiere di Siviglia, ma appare meno sicuro nei passaggi in falsetto, dove il controllo vocale non raggiunge ancora la stessa maturità della presenza scenica.
Se la componente musicale procede per accumulo e progressiva conquista, quella visiva compie invece fin dall’inizio una scelta precisa. Il grande fondale dello Sferisterio viene trasformato attraverso imponenti proiezioni affidate a Luca Agnani, che non si limitano a fare da sfondo, ma diventano parte integrante della lettura.
Il riferimento a Hieronymus Bosch appare particolarmente felice. Le immagini evocano un vero e proprio giardino delle delizie: un universo popolato di corpi, mostri, piaceri e tormenti che sembra trovare nei Carmina Burana una naturale corrispondenza. È lo stesso mondo di eccessi e contraddizioni evocato dalla musica di Orff: la gioia che convive con la morte, la sensualità con la spiritualità, la festa con la caducità.
Le immagini ampliano ciò che la musica racconta e, soprattutto, aiutano ad avvicinare una composizione che può risultare ostica proprio per la sua natura, restituendole una dimensione immediatamente sensoriale. Non è soltanto qualcosa da ascoltare: è qualcosa da guardare, attraversare, quasi abitare.
Del resto, facendoci prestare le parole da Hans Mayer, «la musica di Orff non è solo musica, ma è anche danza; non solo melodia, ma anche timbro; non solo canto ma anche scena e teatro».
Ed è forse questo il senso più profondo della serata maceratese.
I Carmina Burana sembrano riportare in vita un Medioevo fatto di luci e ombre, di sacro e profano, un Medioevo lontanissimo nel tempo, ma incredibilmente vicino nel modo in cui racconta l’uomo: fragile davanti alla sorte, affamato di piacere, innamorato, peccatore, spirituale, ironico.
La Fortuna, allora, non è soltanto quella che apre e chiude la composizione. È la struttura stessa dei Carmina: una ruota che sale e precipita, che concede e toglie, che rifiorisce per poi appassire; ed è proprio questo quello che succede durante la messa in scena: l'esitazione iniziale trova progressivamente il proprio centro, per arrivare a un finale in cui le diverse anime — orchestra, coro, solisti e immagini — finalmente coincidono.
Non una lettura perfetta, dunque, ma una lettura capace di conquistare la propria forza strada facendo. E, per un’opera che ha fatto della mutevolezza il proprio cuore, non poteva esserci conclusione più coerente.
Tosca, L’elisir d’amore e La traviata degli specchi. Sono questi i tre titoli scelti per il Macerata Opera Festival 2027, annunciati durante la conferenza stampa che ha chiuso ufficialmente la stagione 2026. Un programma che guarda alla tradizione dello Sferisterio, alternando nuove produzioni e grandi allestimenti già entrati nella storia del festival.
Ad aprire la prossima stagione sarà Tosca di Giacomo Puccini, con un nuovo allestimento realizzato in coproduzione con la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi. La regia sarà affidata al regista statunitense Tomer Zvulum, mentre sul podio tornerà Ramón Tebar, già protagonista quest’anno per la prima volta allo Sferisterio.
Per Tosca si tratta di un ritorno importante: l’ultima rappresentazione all’Arena risale al 2022, mentre la prima risale addirittura al 1968. Nella storia dello Sferisterio il titolo ha raggiunto circa 50 recite.
Il secondo titolo sarà L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti, già proposto a Macerata nel 2018. Il nuovo allestimento sarà firmato da Damiano Michieletto, tra i registi più affermati del panorama italiano, alla direzione musicale Corrado Rovaris. L’opera debuttò allo Sferisterio nel 1994.
A chiudere il trittico sarà invece un grande ritorno: Traviata, nella celebre versione de “Traviata degli specchi”, capolavoro del regista tedesco Henning Brockhaus, che torna a Macerata dopo quattro anni. Sul podio debutterà allo Sferisterio Lu Jia. La prima edizione dell'allestimento risale al 1992 e, da allora, ha collezionato oltre 50 riallestimenti e più di 100 repliche, diventando uno degli spettacoli d'opera più rappresentati e visti al mondo. Una produzione ormai entrata nell'immaginario del Macerata Opera Festival, il cui impatto scenico trova nello spazio dello Sferisterio una delle sue espressioni più suggestive.
Il programma del 2027 arriva al termine di una stagione 2026 che, secondo i dati presentati durante la conferenza stampa, ha registrato una crescita rispetto all’anno precedente. Sono stati circa 1.600 gli spettatori in più, mentre gli incassi della biglietteria sono aumentati di circa 48mila euro.
Numeri che per la sovrintendente Lucia Chiatti rappresentano «una grande soddisfazione» e una restituzione concreta del lavoro svolto durante la stagione. Chiatti ha sottolineato anche il ruolo dei giovani coinvolti nel festival e il clima di collaborazione costruito tra maestranze, sindacati e organizzazione.
Il 2026 ha visto inoltre oltre 16mila bambini coinvolti nelle attività di Sferisterio Scuola, un risultato che ha portato al riconoscimento della Medaglia d’oro del Presidente della Repubblica. Positivo anche il riscontro delle anteprime dedicate agli under 30.
Per il direttore artistico Marco Vinco, il bilancio della stagione è racchiuso in una parola: «Grazie». Il direttore ha parlato di un successo artistico accompagnato da un risultato positivo anche sul fronte del pubblico e degli incassi. Una stagione costruita su diverse scommesse, a partire da Nabucco, passando per il discusso Barbiere di Siviglia e arrivando al Trovatore. A chiudere il festival sarà Carmina Burana, già sold out da mesi.
Soddisfazione anche dal sindaco Sandro Parcaroli, che ha parlato di una stagione «meravigliosa», caratterizzata dalla presenza di molti giovani, spettatori da fuori regione e turisti europei. L’assessore alla Cultura Lorella Benedetti ha invece definito il Macerata Opera Festival parte dell’identità della città, indicando nel successo del 2026 un possibile volano per le prossime edizioni.
Ora lo sguardo è già rivolto al 2027: tre titoli, due grandi ritorni e una nuova produzione per riportare ancora una volta il pubblico nello Sferisterio.
Mancano ormai pochi giorni alla messa in scena dei Carmina Burana del Macerata Opera Festival sul palco dello Sferisterio e, se c'è un elemento destinato a conquistare il pubblico fin dalle prime note, è il coro. A guidarlo sarà Christian Starinieri, direttore del Coro Lirico Marchigiano "Vincenzo Bellini", già protagonista della scorsa stagione del MOF, che racconta come affrontare il capolavoro di Carl Orff significhi entrare in un universo completamente diverso rispetto al repertorio operistico tradizionale.
«Nei Carmina Burana il coro non accompagna l'azione: è l'azione stessa», spiega il maestro, sottolineando come l'opera si apra e si chiuda proprio con le voci corali, in una struttura circolare che rende il coro il vero filo conduttore dell'intera composizione. Una centralità che comporta anche un lavoro tecnico ed espressivo molto diverso rispetto all'opera lirica.
Dietro pagine celebri come "O Fortuna", infatti, si nasconde un percorso ricco di significati. Per Starinieri l'opera attraversa simbolicamente le stagioni della vita, passando tra desideri, piaceri, virtù e trasformazioni interiori. Un viaggio che il coro ha cercato di restituire non solo dal punto di vista musicale, ma anche interpretativo, approfondendo il significato di ogni singolo brano per inserirlo nel disegno complessivo immaginato da Orff.
La preparazione ha richiesto mesi di studio: ritmi complessi, armonie ricche di tensione, lingue antiche e continue sfumature espressive hanno reso il lavoro una sfida stimolante. Ma, racconta il direttore, è solo quando orchestra e coro si ritrovano finalmente insieme sul palco che tutto prende davvero vita e la musica si trasforma in emozione condivisa.
L'intervista è stata anche l'occasione per ripercorrere il sorprendente percorso umano e professionale di Starinieri. Nato come pianista, poi cantante lirico, docente di conservatorio e persino carabiniere per un periodo della sua vita, oggi è tornato a quella che definisce la sua più grande passione: dirigere un coro, mettendo al centro la forza dell'insieme e dell'armonia delle voci.
L'attesa, intanto, è già diventata entusiasmo: i Carmina Burana del Macerata Opera Festival sono sold out, confermando il richiamo di un'opera capace di attraversare il tempo e parlare ancora al pubblico di oggi. Quando le luci dello Sferisterio si abbasseranno e le prime, possenti note di "O Fortuna" riempiranno l'arena, prenderà vita un viaggio fatto di forza, mistero e suggestione, dove la voce del coro sarà il cuore pulsante di un'esperienza destinata a lasciare il segno.
La Fondazione Marche Cultura avvia la selezione pubblica per individuare il nuovo direttore. L’avviso, pubblicato lo scorso 3 agosto, resterà aperto fino al 2 settembre e punta a individuare una figura con esperienza manageriale, competenze amministrative e conoscenza del settore culturale, chiamata a guidare l’ente in una fase considerata strategica per il consolidamento delle sue attività.
La ricerca arriva dopo un periodo caratterizzato da una gestione temporanea degli incarichi direttivi e si inserisce nel percorso avviato dal nuovo Consiglio di amministrazione della Fondazione, insediatosi il 15 maggio scorso e composto dal presidente Andrea Agostini, dalla vicepresidente Francesca Filauri e dai consiglieri Alessandro Bettini e Marta Paraventi.
Proprio Agostini, nei mesi scorsi, aveva assunto anche il ruolo di direttore ad interim della Marche Film Commission, incarico dal quale ha poi rassegnato le dimissioni mantenendo la presidenza. La decisione era stata motivata dal venir meno delle condizioni che avevano portato all’affidamento dell’incarico.
«Non è possibile assumere responsabilità gestionali senza retribuzione», aveva spiegato Agostini, chiarendo che il ruolo di direttore prevedeva funzioni operative e responsabilità differenti rispetto alla carica di presidente, svolta senza compenso. Dopo le dimissioni, le funzioni direttive erano state assunte collegialmente dagli altri componenti del Consiglio di amministrazione.
Ora la Fondazione avvia quindi il percorso per individuare una figura stabile alla guida dell’ente. Il nuovo direttore sarà scelto attraverso una selezione pubblica e sarà assunto con un contratto a tempo determinato della durata di dodici mesi, rinnovabile per un ulteriore anno, con inquadramento nel contratto Federculture.
Tra i requisiti richiesti figurano almeno cinque anni di esperienza in ruoli direttivi o apicali in enti o aziende pubbliche e private nei settori di competenza della Fondazione, oltre a una comprovata esperienza nella gestione organizzativa, economica e amministrativa. Necessaria anche la conoscenza della normativa nazionale ed europea nei settori di riferimento, una certificazione della lingua inglese almeno di livello B2 e competenze informatiche di base.
La selezione nasce, secondo quanto comunicato dalla Fondazione, dopo un confronto tra il nuovo Cda, i professionisti della struttura interna e i referenti della Regione Marche, con l’obiettivo di definire il profilo della figura chiamata a guidare l’ente.
Torna al centro del dibattito politico la vicenda della futura discarica nel Maceratese. In Consiglio regionale i consiglieri di Progetto Marche, Massimo Seri e Michele Caporossi, hanno sollecitato nuovamente la Regione a intervenire sulla procedura portata avanti dall'Ata di Macerata, giudicando insoddisfacente la risposta fornita dall'assessore regionale Stefano Consoli.
Secondo i due consiglieri, la documentazione trasmessa dall'Ata alla Regione presenterebbe una "palese incongruenza". In particolare, contestano il riferimento a un presunto esito dello screening della Valutazione ambientale strategica (Vas) relativo alla fase di localizzazione della nuova discarica, sostenendo che tale atto, allo stato attuale, non esista.
Per Seri e Caporossi, proprio alla luce di questa situazione, la Regione avrebbe dovuto attivare i poteri sostitutivi previsti dalla normativa. I due consiglieri ricordano che la stessa Regione aveva fissato un termine massimo di dodici mesi dall'approvazione del Piano d'Ambito per arrivare alla localizzazione definitiva del sito, prevedendo, in caso di mancato rispetto dei tempi, il riconoscimento automatico di una situazione di inadempienza da parte dell'Ata.
"A distanza di un mese dalla risposta dell'Ata – affermano Seri e Caporossi – la Regione ci dice di non aver adottato alcun provvedimento. Non ha visto o non vuole vedere? Vuole rendersi complice di questo scempio amministrativo?".
I due esponenti di Progetto Marche si dicono quindi "del tutto insoddisfatti" dell'esito dell'interrogazione consiliare e chiedono alla Regione Marche di intervenire rapidamente per fare chiarezza sull'iter amministrativo che dovrà portare all'individuazione del nuovo sito destinato a ospitare la discarica provinciale.
Novità in arrivo per gli appassionati della raccolta dei funghi nelle Marche. Il Consiglio regionale ha approvato una serie di modifiche alla normativa che disciplina la raccolta e la commercializzazione dei funghi epigei spontanei, introducendo nuove disposizioni che entreranno in vigore dal 2027.
Tra le principali novità c'è l'importo della tassa di concessione annuale: i residenti nelle Marche pagheranno 20 euro, mentre per i raccoglitori provenienti da altre regioni il costo sarà di 50 euro. Il gettito continuerà a essere destinato alle Unioni Montane, ma sarà trasferito direttamente.
Il provvedimento è stato approvato a maggioranza, con l'astensione delle forze di opposizione, e nasce dall'unificazione di due proposte di legge: una presentata dai consiglieri regionali Giacomo Rossi (Civici Marche) e Marco Ausili (Fratelli d'Italia), l'altra dalla Giunta regionale.
Le modifiche riguardano anche gli aspetti sanitari legati al consumo dei funghi. Per far fronte alla carenza di micologi dipendenti del Servizio sanitario regionale, la legge consentirà anche ai micologi liberi professionisti di effettuare i controlli sulla commestibilità dei funghi e di far parte delle commissioni d'esame per il rilascio dell'abilitazione alla raccolta. L'estensione dell'incarico non comporterà costi aggiuntivi per il bilancio regionale.
Secondo la Regione, l'intervento punta ad aggiornare la disciplina introdotta nel 2022, rendendo più efficiente la gestione del servizio e garantendo continuità nelle attività di controllo e formazione dei raccoglitori.
Nuove risorse per sostenere le imprese della pesca e dell'acquacoltura colpite dal maltempo. Il Consiglio dei ministri ha approvato il rifinanziamento del Fondo di solidarietà nazionale della pesca e dell'acquacoltura, stanziando 3 milioni di euro per il 2026 destinati alle aziende che hanno subito danni a causa di calamità naturali ed eventi meteorologici e meteomarini eccezionali.
Una misura che interessa anche la costa della provincia di Macerata, dove il comparto ittico rappresenta una realtà economica importante, con le marinerie di Civitanova Marche, Porto Recanati e Porto Potenza Picena tra le più attive del litorale marchigiano.
I contributi potranno essere richiesti dalle imprese che hanno registrato danni alle produzioni o alle strutture produttive nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2026, anni caratterizzati da un aumento di mareggiate ed eventi climatici estremi.
«La pesca e l'acquacoltura rappresentano un patrimonio economico, produttivo e sociale strategico per l'Italia», ha dichiarato il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida, sottolineando come le nuove risorse serviranno a sostenere un comparto messo sotto pressione dai cambiamenti climatici e a garantire la continuità delle attività produttive.
Nelle Marche il settore continua ad avere un peso significativo. Secondo i dati della Regione, il comparto ittico conta circa 780 imbarcazioni, coinvolge 1.500 addetti diretti e genera un indotto di circa 2.500 lavoratori, con un valore economico complessivo stimato in 160 milioni di euro.
Per quanto riguarda il Maceratese, la pesca è concentrata soprattutto lungo la costa. I dati regionali sulla piccola pesca indicano 30 licenze a Porto Recanati, 19 a Civitanova Marche e 11 a Potenza Picena, a conferma dell'importanza del comparto per l'economia locale.
Le modalità di accesso ai contributi saranno definite attraverso i successivi provvedimenti attuativi, ma il rifinanziamento del Fondo rappresenta un primo segnale di sostegno per un settore che negli ultimi anni ha dovuto fare i conti non solo con l'aumento dei costi di gestione, ma anche con gli effetti sempre più frequenti delle mareggiate e del cambiamento climatico sulle attività di pesca.
Il Ferragosto è alle porte e milioni di italiani si preparano a una delle abitudini più amate dell’estate: una giornata al mare. Ma quanto bisogna mettere in conto per trascorrere qualche ora in spiaggia con tutta la famiglia?
Abbiamo fatto i conti immaginando una giornata tipo per una famiglia composta da due adulti e due bambini sulla costa maceratese, tra Civitanova Marche, Porto Recanati e Porto Potenza Picena. Il risultato? La cifra resta importante: tra parcheggio, ombrellone, pranzo e qualche piccolo extra si possono spendere facilmente 130-160 euro in un solo giorno. Una somma che pesa sul bilancio familiare, ma che resta comunque inferiore alla media nazionale, soprattutto rispetto alle località balneari italiane più costose.
La prima spesa è quella dell’auto. Per il parcheggio si parte da circa 6 euro per l’intera giornata nelle aree attrezzate, fino ad arrivare intorno ai 10 euro nelle zone con sosta a pagamento.
Poi c’è lo stabilimento balneare. Sul litorale maceratese il costo per un ombrellone con due lettini si aggira mediamente tra i 30 e i 40 euro al giorno, con differenze legate alla posizione e ai servizi offerti. Una cifra che consente ancora alla costa marchigiana di mantenersi più accessibile rispetto ad altre mete italiane.
Secondo l’indagine di Altroconsumo sugli stabilimenti balneari italiani, infatti, il costo delle spiagge è aumentato negli ultimi anni: nelle località più richieste un ombrellone con due lettini può arrivare a costare oltre 200 euro a settimana, soprattutto nelle prime file e negli stabilimenti più esclusivi.
La voce che incide di più, però, resta il pranzo. Per una famiglia di quattro persone che sceglie uno chalet sul mare, tra primi, piatti per bambini, qualche portata di pesce, acqua e bibite, la spesa media si aggira tra i 65 e gli 85 euro. Aggiungendo gelati e consumazioni al bar si possono mettere in conto altri 20-30 euro.
Alla fine della giornata il conto complessivo arriva quindi facilmente a 130-160 euro, senza considerare extra come pedalò, giochi per bambini o aperitivo sulla spiaggia.
Una cifra sicuramente considerevole, soprattutto per una famiglia che vorrebbe concedersi più giornate al mare durante l’estate. Ma il confronto con il resto d’Italia racconta anche un altro aspetto: la costa marchigiana, da Civitanova a Porto Recanati fino a Porto Potenza Picena, resta ancora una delle alternative più convenienti dell’Adriatico, riuscendo a offrire servizi e qualità senza raggiungere i prezzi delle mete balneari più blasonate.
Il futuro delle concessioni balneari torna al centro del dibattito politico regionale. A riaccendere la discussione è il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Corrado Canafoglia, che ha presentato un’interrogazione a risposta immediata chiedendo alla Regione Marche di fare chiarezza sull’applicazione delle nuove regole e sulla disponibilità effettiva di spiagge libere lungo il litorale.
Al centro della questione c’è l’obbligo o meno di procedere con i bandi per l’assegnazione delle concessioni, tema che da anni coinvolge migliaia di operatori balneari in tutta Italia. Secondo Canafoglia, infatti, la normativa europea legata alla Direttiva Bolkestein dovrebbe applicarsi soltanto nei casi in cui la risorsa naturale disponibile sia effettivamente scarsa.
"Se la spiaggia libera c’è, i bandi non sono obbligatori – sostiene il consigliere regionale –. I numeri parlano chiaro: nelle Marche circa il 28% delle spiagge è libero, mentre in alcune realtà come Senigallia si arriva quasi al 50%".
Per il rappresentante di FdI è quindi necessario partire dai dati reali prima di procedere con eventuali gare: "È urgente fare chiarezza normativa, partendo da elementi oggettivi". Una posizione che arriva mentre resta alta l’attenzione sul futuro delle imprese balneari, molte delle quali sono attività familiari che negli anni hanno investito sulla qualità dei servizi e sull’accoglienza turistica.
"Non possiamo rischiare la morte di centinaia di imprese balneari familiari, spina dorsale della nostra economia costiera, a causa di interpretazioni burocratiche errate - afferma Canafoglia -. La Regione deve verificare e certificare subito la reale disponibilità del nostro litorale".
Il consigliere richiama anche una recente pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che a suo avviso avrebbe chiarito il rapporto tra scarsità della risorsa e obbligo di gara. "Le regole europee vanno rispettate, ma fino in fondo e valorizzando i dati reali - conclude Canafoglia - per tutelare il lavoro degli operatori e la specificità del modello marchigiano".
La sanità marchigiana prova ad accelerare sul fronte delle liste d'attesa. Dopo le criticità evidenziate dalla Corte dei Conti, che nel giudizio di parifica aveva rilevato nel 2025 circa 110mila prestazioni ambulatoriali rimaste inevase, arrivano nuovi dati sul recupero delle attività sanitarie: tra marzo e luglio 2026 nelle Marche sono state erogate 898.486 prestazioni, contro le 823.219 dello stesso periodo del 2025, con un incremento di 75.267 visite ed esami, pari al +9,1%.
Numeri illustrati dall’assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro, che ha sottolineato come il lavoro avviato nei mesi scorsi abbia prodotto un primo cambio di passo. "È un lavoro difficile, duro, manca ancora tanto - ha spiegato Calcinaro - ma il segno positivo non può calare: deve tendere sempre a essere stabile o a crescere, per rispetto di tutti i marchigiani che sono in attesa".
Guardando al territorio maceratese, l’Ast di Macerata ha fatto registrare un aumento del 5%, con 1.102 prestazioni in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Un dato che conferma un trend positivo, anche se inferiore alla media regionale.
A crescere maggiormente sono state l’Ast di Fermo, con un incremento del 9,2% (+938 prestazioni), e quella di Pesaro Urbino, salita dell’8,8% (+3.090). Bene anche l’Ast di Ancona, che ha segnato un +5,5% (+1.771). In controtendenza invece il territorio ascolano, dove le prestazioni sono diminuite dell’1,3%.
L’aumento ha coinvolto anche le strutture ospedaliere regionali: l'Azienda ospedaliero universitaria delle Marche ha registrato un +7,7%, mentre l’Inrca ha fatto segnare un incremento del 12,3%.
Il ritmo della crescita, però, sembra essersi leggermente ridotto nel mese di luglio: rispetto allo stesso mese dello scorso anno l’aumento si è attestato al 6,2%, con circa 9mila prestazioni aggiuntive.
"Ci sono differenze tra le varie Ast - ha osservato Calcinaro -. Dobbiamo approfondire la situazione dell’Ast di Ascoli Piceno e continuare a stimolare tutte le aziende affinché questo lavoro iniziato a marzo non si attenui".
La Regione guarda quindi ai prossimi mesi con l’obiettivo di consolidare il recupero e introdurre nuove misure per aumentare ulteriormente l’offerta sanitaria. Perché, nonostante i segnali positivi, il nodo delle liste d’attesa resta ancora uno dei temi più sentiti dai cittadini marchigiani.
Sembrano piccole "patatine" di plastica, ma sono frammenti arrivati dal mare e ora l’Università Milano-Bicocca li sta studiando per capire come si trasformano nell’ambiente
Se durante una passeggiata sulla spiaggia vi capita di trovare piccoli dischetti neri, simili a minuscole patatine di plastica o a frammenti di carbone, non buttateli. Quelli che a prima vista possono sembrare semplici rifiuti potrebbero infatti diventare campioni utili per uno studio scientifico sull’inquinamento marino.
Si tratta di piccoli frammenti di plastica, spesso di forma circolare e dal colore scuro, che vengono trasportati dalle correnti e dalle onde fino alle coste. Nel tempo questi materiali possono accumulare sulla loro superficie sostanze inquinanti presenti nell’acqua e subire trasformazioni dovute all’esposizione al sole, al sale e agli agenti atmosferici.
Proprio per capire meglio il loro comportamento in mare, l’Università Milano-Bicocca ha avviato una ricerca dedicata a questi misteriosi dischetti neri. L'obiettivo degli studiosi è analizzare la composizione del materiale, verificare quali contaminanti abbiano assorbito durante la permanenza in acqua e capire se, con il passare del tempo, possano rilasciare altre sostanze nell'ambiente.
A diffondere l’appello ai cittadini è stata anche la pagina Archeoplastica, che ha invitato chiunque trovi questi frammenti sulla sabbia a conservarli e inviarli ai ricercatori. Più campioni arriveranno dalle spiagge italiane, più completo potrà essere il quadro fornito dallo studio.
Per partecipare alla raccolta basta raccogliere i dischetti e inserirli in una busta chiusa, indicando la località e la data del ritrovamento. Poi dovranno essere spediti al Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra dell’Università Milano Bicocca.
Un piccolo frammento raccolto sulla battigia può così trasformarsi in un tassello per comprendere meglio il problema della plastica nei nostri mari.
Undici vittime nel giro di un anno. È il dato che più preoccupa nel quadro degli infortuni sul lavoro nelle Marche, con la provincia di Macerata protagonista di una crescita drammatica degli incidenti mortali.
Secondo i dati Inail diffusi durante l'iniziativa “Inail insieme - incontri con il territorio. La persona al centro”, nel 2025 le morti sul lavoro nel Maceratese sono passate da 2 a 11, segnando l'aumento più rilevante tra le province marchigiane.
Un dato che incide fortemente sul bilancio regionale: nelle Marche gli infortuni mortali sono infatti saliti complessivamente da 15 nel 2024 a 27 nel 2025, in controtendenza rispetto al dato nazionale, dove invece si è registrata una lieve diminuzione, passando da 797 a 792 vittime.
L'aumento regionale è legato soprattutto alle province di Macerata e Ascoli Piceno: nel territorio ascolano le vittime sono cresciute da 2 a 5, mentre nel Maceratese il salto è stato ancora più evidente, da 2 a 11.
Un incremento che ha portato anche a un raddoppio dell'incidenza degli infortuni mortali ogni 100mila lavoratori nelle Marche: si è passati da 2,33 a 4,15.
Il dato arriva in un contesto di crescita occupazionale. Come spiegato dal direttore generale dell’Inail Marcello Fiori, nel 2025 le Marche hanno raggiunto circa 651mila occupati, un risultato positivo che però comporta anche un aumento delle persone esposte ai rischi.
«Le Marche stanno crescendo dal punto di vista occupazionale – ha spiegato Fiori – ma abbiamo registrato alcuni fenomeni in crescita rispetto al passato, soprattutto per quanto riguarda la mortalità». Il direttore generale dell'Inail ha sottolineato proprio il caso della provincia di Macerata: «Stiamo indagando, vogliamo capire perché da 2 vittime si è passato a 11».
Numeri che, come ricordato dallo stesso Fiori, non possono essere letti soltanto come statistiche: «Quelle 11 persone non tornano a casa e hanno messo in una situazione di grave disagio e dolore le proprie famiglie».
Accanto al dato sugli incidenti mortali, nel 2025 nelle Marche sono aumentate anche le denunce complessive di infortunio sul lavoro: da 11.949 a 12.006. Considerando però il rapporto con il numero degli occupati, si registra una lieve diminuzione dell'incidenza, passata da 1.855 a 1.844 denunce ogni 100mila lavoratori.
Un quadro più complesso riguarda invece gli incidenti in itinere, cioè quelli avvenuti nel tragitto casa-lavoro: nelle Marche sono aumentati dell'1,6%, passando da 2.701 a 2.745 casi, ma le vittime sono diminuite da 7 a 4.
Resta dunque il nodo principale: capire cosa abbia determinato l'impennata degli incidenti mortali nel Maceratese e quali misure possano essere messe in campo per invertire un trend che, almeno sul fronte delle vittime, appare in forte controtendenza.
Civitanova Marche entra nel cuore dell’estate con una stagione che, dopo un avvio condizionato dal maltempo, sembra aver ritrovato il suo ritmo. Spiagge, ristorazione e intrattenimento restano i punti di forza della proposta turistica cittadina, con gli operatori che raccontano un’estate caratterizzata da alcune conferme e da nuove tendenze, a partire dalla crescita delle presenze straniere.
A fare il punto è Marco Scarpetta, titolare di Rafael Beach e vicepresidente dell’Associazione Balneari Civitanovesi, che sottolinea come le difficoltà delle prime settimane siano ormai superate. “Finalmente è arrivato il caldo fisso – racconta – dopo diverse giornate di maltempo che hanno stressato strutture, operatori e anche i turisti che aspettavano di godersi il mare. Ora la gente è tornata tranquillamente in spiaggia”.
Sul fronte delle presenze, secondo Scarpetta il flusso appare leggermente più contenuto rispetto agli anni passati, ma con un elemento positivo: l’aumento dei visitatori stranieri, soprattutto dal Nord Europa. “Credo ci sia un po’ meno pressione, ma anche un aumento percentuale delle presenze straniere”, spiega, in attesa dei dati ufficiali di fine stagione.
Una tendenza confermata anche da Aldo Ascani, titolare dello Shada, che individua proprio nella crescita del turismo internazionale uno dei segnali più interessanti dell’estate 2026. “Mai come quest’anno ci sono tanti stranieri – sottolinea – ed è positivo anche perché molti hanno acquistato immobili nel Maceratese e frequentano le spiagge di Civitanova”.
Accanto alla spiaggia, continua a trainare la stagione anche la vita serale. La ristorazione e l’intrattenimento si confermano elementi centrali dell’offerta cittadina, come racconta Mauro Alberti, titolare del Muchacha, che ha registrato una risposta particolarmente positiva nelle ore della cena e del dopo cena. “Abbiamo fatto un exploit veramente inaspettato”, spiega, parlando di una stagione partita presto e comunque positiva, nonostante qualche difficoltà sul fronte delle presenze diurne infrasettimanali e della viabilità sul lungomare sud.
Anche per lo Shada il comparto dell’intrattenimento continua a rappresentare un punto di forza: la formula che unisce spiaggia, ristorazione e club mantiene il proprio richiamo senza particolari cali rispetto agli anni precedenti.
Il quadro che emerge dalle voci degli operatori è quindi quello di un’estate in equilibrio: Civitanova conferma la propria vocazione balneare, mentre cresce il peso di un turismo più internazionale e di un’offerta capace di vivere dalla mattina fino alla notte.
L'iscrizione del Sistema dei teatri condominiali all’italiana dell’Italia centrale tra XVIII e XIX secolo nella Lista del Patrimonio Mondiale Unesco rappresenta un riconoscimento storico per le Marche e per l'intero territorio dell'Italia centrale. Ma il risultato porta con sé anche una domanda: perché alcuni teatri, pur avendo partecipato al percorso di candidatura, non sono entrati nel sito riconosciuto?
È il nodo sollevato nell'interrogazione presentata dai consiglieri regionali Massimo Seri e Michele Caporossi, che chiedono alla Regione Marche di chiarire quali siano stati i criteri tecnico-scientifici, storico-artistici, architettonici e gestionali utilizzati nella selezione finale.
«Quali siano stati i criteri adottati per selezionare i teatri inseriti nel dossier di candidatura Unesco?», chiedono i consiglieri, domandando inoltre se «sarebbe stato possibile presentare la candidatura del sistema dei teatri storici delle Marche nella sua totalità, in quanto rete di grande livello sociale e culturale, un unicum che supera ed esalta la specificità di ogni struttura».
Ma la logica delle candidature Unesco non è quella di inserire tutti i beni di una determinata categoria, bensì di individuare quegli elementi capaci di rappresentare un valore universale eccezionale. Nel caso dei teatri condominiali all'italiana, il riconoscimento non riguarda soltanto il pregio architettonico dei singoli edifici, ma soprattutto il fenomeno storico e sociale che questi luoghi rappresentano: il modello del teatro "condominiale", nato dalla partecipazione di comunità locali, cittadini e istituzioni alla costruzione e gestione degli spazi teatrali.
La candidatura italiana è infatti nata come sito seriale, ovvero un insieme di beni diversi ma accomunati da caratteristiche e valori comuni. Il dossier iniziale comprendeva 18 teatri distribuiti tra Marche, Umbria ed Emilia-Romagna, individuati come testimonianza della diffusione del modello teatrale all'italiana tra XVIII e XIX secolo.
Tra questi figuravano anche alcuni teatri marchigiani oggi al centro del dibattito: il Teatro Rossini di Pesaro, il Teatro della Fortuna di Fano, il Teatro Giuseppe Persiani di Recanati, il Teatro Nicola Vaccaj di Tolentino e il Teatro Bruno Mugellini di Potenza Picena.
Durante la missione di valutazione Unesco, svolta tra il 31 agosto e il 7 settembre dello scorso anno, la commissione visitò proprio i 18 teatri candidati, verificando diversi aspetti: dai perimetri del sito allo stato di conservazione, dalle misure di tutela al sistema di gestione.
La selezione finale, però, ha seguito un criterio preciso: non una classifica tra teatri "più belli" o "più importanti", ma la capacità di ogni elemento di contribuire alla narrazione complessiva del fenomeno candidato. Il riconoscimento è infatti legato alla rappresentatività del sistema nel suo insieme: l'architettura delle sale all'italiana, la presenza di palchi, foyer e macchine sceniche storiche, ma soprattutto il ruolo sociale assunto dai teatri come luoghi civici e identitari delle comunità.
In altre parole, l'esclusione di un teatro dal sito Unesco non equivale necessariamente a un giudizio negativo sul suo valore storico o artistico. Il percorso di candidatura richiede una selezione del perimetro, proprio perché il bene riconosciuto deve mantenere una forte coerenza rispetto ai criteri individuati dall'organismo internazionale.
Resta però aperto un altro tema, quello sollevato dai consiglieri Seri e Caporossi: quale sarà il ruolo dei teatri rimasti fuori dal riconoscimento? Nell'interrogazione viene chiesto alla Regione «quali iniziative intenda assumere per valorizzare anche i teatri esclusi dal riconoscimento finale, garantendo pari opportunità di promozione culturale e turistica nell'ambito della rete dei teatri storici marchigiani».
Il marchio Unesco può rappresentare una grande occasione per promuovere l'intero patrimonio teatrale marchigiano. La sfida ora sarà capire se il riconoscimento riuscirà a rafforzare una rete complessiva di teatri storici oppure se creerà una distinzione tra strutture inserite nel sito e realtà rimaste ai margini del percorso.
La sicurezza torna al centro del dibattito politico a Civitanova Marche. Nel corso di una conferenza stampa ospitata questa mattina nella sala del consiglio comunale, Fratelli d'Italia ha rivolto un appello al sindaco Fabrizio Ciarapica, chiedendo un cambio di passo sulle politiche per il controllo del territorio e la prevenzione del degrado urbano.
L'incontro, convocato dai vertici regionali, provinciali e cittadini del partito, ha visto la partecipazione del consigliere regionale Pierpaolo Borroni, del coordinatore provinciale Massimo Belvederesi, dell'assessora Barbara Capponi e dei consiglieri comunali Paolo Nori, Siria Carella e Roberto Tiberi. Assenti per impegni sopraggiunti il capogruppo Andrea Ruffini, il consigliere Pierluigi Capozucca e l'assessore Roberto Pantella.
Il consigliere regionale Pierpaolo Borroni ha ricordato come Fratelli d'Italia avesse già sollevato la questione della sicurezza urbana lo scorso anno, chiedendo all'amministrazione comunale un rafforzamento dei controlli attraverso un maggiore utilizzo della videosorveglianza e il supporto della vigilanza privata. "Nel 2025, durante le riunioni di maggioranza, erano stati destinati 30 mila euro a questo scopo, risorse che però non sono mai state impiegate e sono confluite nell'avanzo di amministrazione. Oggi - ha aggiunto Borroni - non è più possibile aspettare".
Per il consigliere regionale la situazione richiede risposte tempestive. "Fratelli d'Italia, con tutti i vertici cittadini e provinciali, chiede all'amministrazione di riprendere in mano il tema della sicurezza perché non è più tollerabile quello che accade sul territorio cittadino, tra disordine, degrado urbano ed episodi che destano preoccupazione. È opportuno che l'amministrazione cambi decisamente rotta e avvii una vera politica della sicurezza seguendo gli indirizzi del progetto regionale 'Marche Sicure'".
Tra le richieste avanzate dal partito figurano il divieto di vendita di alcolici ed energy drink nei distributori automatici presenti in città, l'attivazione di un servizio di vigilanza privata con funzioni di controllo e segnalazione alle forze dell'ordine, l'istituzione di un tavolo permanente tra amministrazione comunale, assessorato al commercio e operatori economici del lungomare, oltre alla richiesta di una stazione mobile dei carabinieri sul lungomare durante la stagione estiva.
"Gran parte di questi interventi - ha spiegato Borroni - potrebbero essere attuati in tempi rapidi attraverso un'ordinanza sindacale e una variazione di bilancio che utilizzi il fondo di riserva. Ci aspettiamo che il sindaco accolga queste richieste in tempi brevi".
Nel corso della conferenza è intervenuta anche l'assessora ai servizi sociali Barbara Capponi, che ha illustrato le proposte elaborate da Fratelli d'Italia sulla base della delibera della giunta regionale n. 875 del 6 luglio 2026.
"L'atto approvato dalla Regione Marche individua diversi assi strategici per rafforzare la sicurezza - ha spiegato -. Per quanto riguarda l'asse dedicato all'educazione alla legalità e alla cittadinanza, proponiamo l'istituzione di un osservatorio istituzionale di prevenzione che metta in rete gli assessorati alle Politiche sociali e alle Politiche giovanili, l'Ambito territoriale sociale, l'Ast e, nelle nostre intenzioni, anche un referente del Tribunale per i minorenni".
L'obiettivo, secondo Capponi, è quello di creare uno strumento permanente capace di monitorare i fenomeni di disagio giovanile, favorire il confronto tra le istituzioni e programmare interventi educativi e di prevenzione più efficaci.
Le proposte illustrate da Fratelli d'Italia saranno ora sottoposte all'attenzione dell'amministrazione comunale, chiamata a valutare l'eventuale adozione delle misure richieste dal partito.
Ci sono fotografie che raccontano un momento e fotografie che raccontano un'intera vita. Sono quelle immagini capaci di fermare non soltanto un volto o un evento, ma un pezzo di storia, un'emozione, un'epoca. È questo il filo che ha unito la serata andata in scena domenica sera a Villa Berta Resort Restaurant, dove amici, familiari, istituzioni e protagonisti del territorio si sono ritrovati per presentare il libro “Guido Picchio, 30 anni di storia giornalistica e fotografica”, volume che raccoglie il lungo percorso professionale del fotoreporter e direttore di Picchio News.
Una serata dal sapore del racconto, più che della semplice presentazione editoriale: un viaggio dentro trent'anni di immagini, incontri e vicende vissute attraverso l'obiettivo di chi ha fatto della fotografia un modo per leggere il mondo.
La storia di Guido Picchio parte da lontano, da un negozio di fotografia nel cuore di Macerata, dove per anni ha immortalato matrimoni, ricorrenze e momenti familiari. Un lavoro fatto di pazienza, attenzione e capacità di cogliere l'attimo. Poi, nel 1992, la scelta che avrebbe cambiato tutto: chiudere quel capitolo per dedicarsi completamente a quella che nel tempo si sarebbe rivelata una vera vocazione, quella del fotoreporter capace di essere sempre dove accade qualcosa, pronto a trasformare un'immagine in una notizia.
A guidare la serata è stata Daniela Gurini, che ha accompagnato gli ospiti in un percorso fatto di ricordi, aneddoti e testimonianze. Sono intervenuti come rappresentati delle istituzioni, il sindaco di San Severino Marche Rosa Piermattei, il sindaco di Loro Piceno Robertino Paoloni e l'assessore del Comune di Macerata Deborah Pantana, insieme a rappresentanti del mondo dell'imprenditoria e dell'industria locale.
Il libro è stato soprattutto un pretesto per tornare alle storie dietro gli scatti. Quelle più note, ma anche quelle rimaste nei ricordi personali di chi ha condiviso con Guido anni di avventure. Tra i racconti più sentiti quello di Don Felice Riva, amico di una vita e compagno di molte esperienze, e quello di Andrea Angeli, funzionario Onu e amico fraterno, che nel lontano 1994 gli consegnò un giubbotto antiproiettile e un tesserino d'imbarco per Sarajevo, in quei giorni drammatici segnati dal lungo assedio della città.
Un episodio che racconta bene lo spirito con cui Guido Picchio ha sempre vissuto il proprio mestiere: la ricerca della notizia anche quando significava andare oltre la semplice cronaca, avvicinarsi a luoghi difficili e raccontare realtà che pochi avevano la possibilità di vedere.
Non sono mancati poi gli episodi più curiosi e divertenti, raccontati dallo stesso Guido, soprattutto legati agli anni da paparazzo. Un mestiere fatto di inseguimenti, intuizioni e anche qualche rischio: dai rullini sottratti e dalle conseguenti denunce, ai certificati medici necessari dopo alcune accese discussioni, fino agli scontri fuori dai locali con i buttafuori. Storie che oggi fanno sorridere, ma che restituiscono il clima di un'epoca in cui il fotografo era spesso chiamato a muoversi sul confine sottile tra pazienza, coraggio e ostinazione.
Una parte importante della serata è stata proprio questa: ricordare non solo il professionista, ma l'uomo dietro la macchina fotografica. Un uomo che negli anni ha costruito una rete di amicizie e rapporti rimasti saldi nel tempo, trasformando il proprio lavoro in un viaggio attraverso persone, luoghi e momenti irripetibili.
Il volume è stato dedicato da Guido alla moglie Antonella e alla sua famiglia, figure fondamentali nel lungo percorso raccontato nelle pagine del libro. Una presenza discreta ma essenziale, che negli anni ha permesso al fotoreporter di vivere pienamente tutte le avventure professionali, le trasferte, le sfide e i momenti vissuti dall'altra parte dell'obiettivo. Un ringraziamento a chi ha condiviso non soltanto i successi, ma anche i sacrifici e le assenze inevitabili di un mestiere fatto di improvvise partenze e inseguimenti alla notizia.
A chiudere il ricco menù proposto da Villa Berta, una ottima torta della rinomata gelateria Tutto Gelato di Macerata. E per concludere la serata, spazio allo spettacolo “90 Mania” di Daniele Mari, show che porta in giro per l'Italia le atmosfere, la musica e l'energia di uno dei decenni più amati.
Una festa, quindi, ma anche un album di famiglia allargato: quello di Guido Picchio e di una comunità che, attraverso i suoi scatti, ha imparato a riconoscersi.
Cinquanta nuovi posti letto per gli studenti universitari, 15 dei quali destinati ai borsisti ERDIS, e un investimento da oltre 998 mila euro finanziato attraverso il PNRR. È stata inaugurata oggi in via Gino Valentini, a Macerata, JHS Home, la nuova residenza universitaria realizzata nell'ambito del piano nazionale per l'housing studentesco promosso dal Ministero dell'Università e della Ricerca.
Al taglio del nastro hanno partecipato il ministro dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, la commissaria straordinaria per l'housing universitario Manuela Manenti, il sindaco Sandro Parcaroli, il presidente del Consiglio regionale Gianluca Pasqui, il presidente della Provincia Alessandro Gentilucci, la presidente di ERDIS Marche Agnese Sacchi e Giovanni Binci, rappresentante di JHS Srl.
La nuova struttura mette a disposizione 50 posti letto distribuiti in appartamenti dotati di cucina e servizi, ai quali si aggiungono spazi comuni, un bar e una lavanderia. L'obiettivo, hanno sottolineato i promotori del progetto, non è soltanto offrire un alloggio, ma creare un ambiente in cui gli studenti possano condividere esperienze, costruire relazioni e vivere pienamente la dimensione universitaria. Quindici posti saranno riservati, per almeno tre anni, agli studenti vincitori di borsa di studio ERDIS, mentre gli altri saranno offerti a tariffe calmierate.
«Il diritto allo studio deve avere un luogo, una stanza e dei servizi», ha affermato il ministro Anna Maria Bernini, ricordando come l'obiettivo di aumentare i posti letto universitari, avviato nel 2022, sia oggi una realtà grazie alla collaborazione tra istituzioni e operatori privati. «Non esistono decreti che costruiscono case, ma sinergie ed ecosistemi», ha aggiunto, evidenziando il valore di residenze pensate anche come luoghi di socialità e condivisione.
La commissaria straordinaria per l'housing universitario Manuela Manenti ha ricordato il lavoro svolto per raggiungere gli obiettivi del piano nazionale, sottolineando come investire nell'housing significhi permettere agli studenti di scegliere l'università più adatta ai propri talenti senza che il costo di un alloggio rappresenti un ostacolo. «Questa è solo la prima di tante inaugurazioni», ha affermato.
Per il sindaco Sandro Parcaroli la nuova residenza rappresenta «un segnale concreto di attenzione verso i giovani». «Garantire alloggi moderni, sicuri e sostenibili significa valorizzare la presenza degli studenti e rendere Macerata sempre più una città a misura di universitario».
«Qui non ci saranno soltanto studenti, ma ragazze e ragazzi che costruiranno un percorso di crescita e di vita», ha osservato il presidente del Consiglio regionale Gianluca Pasqui, evidenziando anche il valore dell'intervento dal punto di vista della riqualificazione urbana.
Sulla stessa linea il presidente della Provincia Alessandro Gentilucci, che ha parlato di un investimento capace di offrire opportunità anche a chi ha maggiori difficoltà economiche «fare politica significa non dimenticare nessuno».
Emozionata la presidente di ERDIS Marche Agnese Sacchi, che ha definito l'inaugurazione «un traguardo ma anche un nuovo inizio». «Adesso questi spazi inizieranno a popolarsi. Abbiamo il dovere di accompagnare chi ha talento e merito ma non dispone delle risorse economiche necessarie. Il gioco di squadra ci ha permesso di raggiungere questo risultato». Sacchi ha ricordato anche l'impegno dell'ente, che sta portando avanti cantieri per circa 64 milioni di euro destinati ad ampliare ulteriormente l'offerta di alloggi universitari nelle Marche.
A chiudere gli interventi è stato Giovanni Binci, rappresentante di JHS Srl: «Questo risultato è frutto della collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti. Vogliamo offrire agli studenti fuori sede un ambiente che permetta loro di vivere il percorso universitario con maggiore serenità».
L'apertura di JHS Home rappresenta un nuovo tassello nella crescita dell'offerta abitativa per gli universitari a Macerata. La struttura si inserisce nel programma nazionale finanziato dal PNRR e punta a rendere la città sempre più attrattiva per gli studenti che scelgono di frequentare l'Ateneo maceratese.