A guardarla così, sembra quasi che qualcuno abbia premuto il tasto pausa. Le strade del centro sono vuote, le piazze attraversate da poche persone, il rumore della città sembra essersi ritirato insieme a chi è partito per le vacanze.
Restano le mura, i palazzi, le vie di pietra e il sole di agosto, che nelle ore più calde sembra occupare ogni spazio. Macerata, nella settimana di Ferragosto, assume quasi le sembianze di un quadro metafisico: una città reale, ma sospesa, dove il tempo sembra essersi fermato.
Eppure basta tornare indietro di qualche settimana per ritrovare un'immagine completamente diversa. È stata un'estate piena di appuntamenti, concerti, spettacoli e iniziative che hanno portato persone nel centro storico, restituendo alle piazze il loro vociare e alle strade quel movimento che oggi sembra lontanissimo.
Una Macerata che, di fronte agli eventi, ha risposto con presenze e partecipazione. Ora, invece, il centro sembra essersi svuotato proprio nel momento in cui l'estate raggiunge il suo culmine.
C'è anche un'altra assenza che si percepisce: quella degli studenti. Una delle componenti più riconoscibili della vita quotidiana maceratese, ad agosto, lascia spazio a una città prevalentemente abitata da chi è rimasto.
Le voci che normalmente animano le vie del centro, i gruppi che si spostano tra una lezione e un aperitivo, i tavolini occupati e il continuo viavai legato alla vita universitaria sembrano improvvisamente appartenere a un'altra stagione. È come se, insieme agli studenti, fosse partito anche una parte del ritmo quotidiano della città.
Non è una città morta, naturalmente. È una città che, per qualche giorno, ha semplicemente smesso di correre. Le sue pietre sono ancora lì, le serrande torneranno ad alzarsi e le piazze torneranno a riempirsi.
Ma nella settimana di Ferragosto Macerata sembra appartenere a un'altra dimensione: quella delle città sospese, dove il sole allunga le ombre e il silenzio fa sembrare infinito anche il tempo che separa un'estate dalla successiva.

poche nuvole (MC)
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