di Silvia Ardini

Macerata, col caldo sale la 'febbre' per il gelato: "Il gusto dell'estate 2026? Il Dubai" (FOTO e VIDEO)

Macerata, col caldo sale la 'febbre' per il gelato: "Il gusto dell'estate 2026? Il Dubai" (FOTO e VIDEO)

Quando l'estate alza le temperature, c'è un appuntamento a cui in pochi rinunciano: il gelato. Una pausa fresca e golosa che, nelle serate più calde, diventa per molti un vero e proprio rimedio alla calura. A Macerata lo racconta bene l'atmosfera di Tutto Gelato. Il locale, in una calda serata d'agosto, è pieno tra clienti affezionati e nuovi arrivi. "Gente c'è, tantissima. Abbiamo riscontrato circa un 25% in più - racconta la titolare Barbara Trozzo - Naturalmente è dovuto alle alte temperature. L'unico momento di piacere, di gusto, di conforto è il gelato". E basta guardarsi intorno per capire quanto il gelato faccia parte della routine estiva. C'è chi entra e ordina ormai a memoria il solito gusto, senza pensarci troppo, e chi invece davanti alla vetrina si prende tutto il tempo necessario per scegliere. C'è chi punta sui grandi classici e chi si lascia tentare da coppe, variegati e cialde, costruendo una combinazione diversa ogni volta. Tra i clienti c'è anche chi il gelato lo considera una vera e propria cena. E non certo in versione minimal: c'è chi si presenta al bancone e ordina una quantità decisamente generosa, una vera e propria "fiamminga" di gelato, trasformando la pausa serale in una cena a tutti gli effetti. A cambiare, però, non sono solo le quantità, ma anche i gusti scelti. "Mi piace mettere ogni giorno un gusto in vetrina", spiega Trozzo. La vera sorpresa dell'estate è stato il Dubai, probabilmente spinto anche dalla popolarità sui social, seguito dal caramello salato. Restano immancabili i grandi classici come cioccolato, nocciola e pistacchio. Tra le proposte che caratterizzano la gelateria c'è poi Eccellenza Italiana, presente dal 2016: un mix di noci, nocciole, mandorle e pistacchi, in un variegato leggermente salato. "Non lo possiamo più togliere perché è tanto richiesto". E il gelato non è più soltanto quello da mangiare passeggiando. Crescono infatti anche le richieste di torte gelato, sempre più utilizzate per compleanni e ricorrenze. "Non possiamo dire che la gelateria è solo stagionale. Adesso c'è l'abitudine di mangiare gelato anche d'inverno", sottolinea Trozzo. Ma d'estate, con il termometro che continua a salire, il gelato resta soprattutto una piccola tregua dal caldo. Che sia il gusto di sempre, una coppa esagerata o una cialda piena di variegati, a Macerata la formula contro la calura sembra essere sempre la stessa: un buon gelato.

13/08/2026 12:00
L'acqua del mare sfiora quota 30 gradi: in venti anni aumento di 4,2°C

L'acqua del mare sfiora quota 30 gradi: in venti anni aumento di 4,2°C

Chi in questi giorni ha fatto il bagno lungo le coste marchigiane potrebbe aver avuto una sensazione insolita: un mare tutt’altro che fresco. Le misurazioni effettuate dall’ISPRA attraverso la Rete Mareografica Nazionale hanno registrato temperature dell’acqua arrivate a 29,5 gradi ad Ancona. Un dato che diventa ancora più significativo se confrontato con quello registrato nella stessa zona vent’anni fa. Il confronto tra le temperature rilevate dalla stazione di Ancona nel 2006 e quelle del 2026 mostra infatti differenze importanti, soprattutto all'inizio dell'estate. Il 1° luglio 2006, la temperatura dell'acqua ad Ancona era di 25 gradi. Vent'anni dopo, nello stesso giorno, il termometro dell'ISPRA ha segnato 29,2 gradi: quasi quattro gradi e mezzo in più. Anche il confronto con agosto restituisce un mare più caldo. Il 1° agosto 2006 la temperatura era di 27,6 gradi, mentre il 1° agosto 2026 è arrivata a 29,5 gradi, con una differenza di 1,9 gradi. Il dato di Ancona non rappresenta naturalmente l'intero Adriatico né permette, da solo, di stabilire l'andamento climatico di tutte le coste marchigiane. È però un confronto tra due misurazioni effettuate nello stesso punto e nello stesso periodo dell'anno, a vent'anni di distanza, e mostra una differenza che non passa inosservata. Il fenomeno si inserisce in un quadro più ampio che riguarda tutto il Mediterraneo. E non si tratta soltanto di una percezione legata alle temperature estive. Il Mediterraneo è considerato un "hotspot climatico", cioè una delle aree del pianeta in cui gli effetti del cambiamento climatico risultano particolarmente marcati. A livello globale, inoltre, il 2026 sta mostrando temperature eccezionalmente elevate degli oceani. Secondo Copernicus, la temperatura media globale della superficie dei mari e degli oceani nel luglio 2026 ha raggiunto 20,96 gradi, superando il precedente record di 20,89 gradi registrato nel 2023. Tra gennaio e giugno 2026, secondo i dati del servizio marino di Copernicus, le ondate di calore marine hanno interessato quasi l'intero bacino mediterraneo, con circa l'80% dell'area colpita da eventi classificati come forti, severi o estremi. Le cosiddette marine heatwaves sono periodi prolungati nei quali la temperatura del mare rimane molto più alta rispetto ai valori normalmente registrati in quella zona e in quel periodo dell'anno. E non sono prive di conseguenze. Un mare più caldo significa infatti modificare le condizioni nelle quali vivono numerose specie marine. Alcuni organismi possono essere particolarmente vulnerabili alle temperature elevate, mentre specie provenienti da aree più calde possono trovare condizioni sempre più favorevoli per espandersi nel Mediterraneo. Il riscaldamento delle acque può inoltre avere conseguenze sulle attività economiche legate al mare, dalla pesca all'acquacoltura. Gli ecosistemi costieri sono particolarmente sensibili a variazioni prolungate della temperatura e agli altri effetti collegati alla crisi climatica. C'è poi un altro aspetto. Un mare più caldo può contribuire a fornire maggiore energia e umidità all'atmosfera, creando condizioni favorevoli per fenomeni meteorologici più intensi quando si verificano le condizioni necessarie. Per le Marche, dunque, quei 29,5 gradi registrati ad Ancona dall'ISPRA raccontano qualcosa che va oltre la semplice curiosità estiva. Il confronto con i dati del 2006 mostra che, nello stesso periodo dell'anno, oggi l'acqua può raggiungere temperature sensibilmente più elevate. Non significa che ogni estate futura sarà necessariamente più calda della precedente, né che la differenza registrata in una singola stazione possa essere attribuita esclusivamente al cambiamento climatico. Ma vent'anni di distanza e quasi due gradi in più nel confronto di agosto, insieme alla differenza ancora maggiore registrata a luglio, sono un dato che merita attenzione.

13/08/2026 09:30
Macerata, il Ferragosto spegne il centro: strade vuote e attività chiuse

Macerata, il Ferragosto spegne il centro: strade vuote e attività chiuse

A guardarla così, sembra quasi che qualcuno abbia premuto il tasto pausa. Le strade del centro sono vuote, le piazze attraversate da poche persone, il rumore della città sembra essersi ritirato insieme a chi è partito per le vacanze. Restano le mura, i palazzi, le vie di pietra e il sole di agosto, che nelle ore più calde sembra occupare ogni spazio. Macerata, nella settimana di Ferragosto, assume quasi le sembianze di un quadro metafisico: una città reale, ma sospesa, dove il tempo sembra essersi fermato. Eppure basta tornare indietro di qualche settimana per ritrovare un'immagine completamente diversa. È stata un'estate piena di appuntamenti, concerti, spettacoli e iniziative che hanno portato persone nel centro storico, restituendo alle piazze il loro vociare e alle strade quel movimento che oggi sembra lontanissimo. Una Macerata che, di fronte agli eventi, ha risposto con presenze e partecipazione. Ora, invece, il centro sembra essersi svuotato proprio nel momento in cui l'estate raggiunge il suo culmine. C'è anche un'altra assenza che si percepisce: quella degli studenti. Una delle componenti più riconoscibili della vita quotidiana maceratese, ad agosto, lascia spazio a una città prevalentemente abitata da chi è rimasto. Le voci che normalmente animano le vie del centro, i gruppi che si spostano tra una lezione e un aperitivo, i tavolini occupati e il continuo viavai legato alla vita universitaria sembrano improvvisamente appartenere a un'altra stagione. È come se, insieme agli studenti, fosse partito anche una parte del ritmo quotidiano della città. Non è una città morta, naturalmente. È una città che, per qualche giorno, ha semplicemente smesso di correre. Le sue pietre sono ancora lì, le serrande torneranno ad alzarsi e le piazze torneranno a riempirsi. Ma nella settimana di Ferragosto Macerata sembra appartenere a un'altra dimensione: quella delle città sospese, dove il sole allunga le ombre e il silenzio fa sembrare infinito anche il tempo che separa un'estate dalla successiva.

12/08/2026 17:10
Musone, la foce torna “fortemente inquinata”: il monitoraggio di Goletta Verde

Musone, la foce torna “fortemente inquinata”: il monitoraggio di Goletta Verde

La foce del Musone, sulla costa della provincia di Macerata, torna sotto i riflettori di Goletta Verde. Nel bilancio finale 2026 della campagna di Legambiente, il punto di campionamento è stato classificato come “fortemente inquinato”, confermando una criticità che si ripete nel tempo: secondo l'associazione, la foce del Musone ha superato i limiti nei monitoraggi degli ultimi sei anni, con la sola eccezione del 2024. Un dato che inserisce il corso d'acqua tra i punti considerati più problematici lungo le coste italiane. Nel monitoraggio di quest'anno, infatti, su 391 campioni analizzati in 19 regioni, il 34% è risultato oltre i limiti di legge. La situazione appare ancora più critica alle foci: dei 188 punti campionati, il 54% è risultato inquinato o fortemente inquinato. Il Musone non è l'unico punto sotto osservazione nella regione. Nel monitoraggio marchigiano sono risultati inquinati anche il punto della Calata Caio Duilio a Pesaro e la foce del torrente Arzilla a Fano, in provincia di Pesaro Urbino. Il quadro regionale conferma così una tendenza evidenziata anche a livello nazionale: foci di fiumi, torrenti e canali sono tra i punti più vulnerabili, perché rappresentano il punto di arrivo al mare di acque che possono trasportare contaminanti. I campionamenti di Goletta Verde vengono realizzati dai volontari formati da Legambiente e riguardano sia aree di mare frequentate dai bagnanti sia punti considerati maggiormente esposti al rischio di inquinamento, come appunto le foci. Le analisi prendono in considerazione principalmente la presenza di Escherichia coli ed enterococchi intestinali, parametri utilizzati anche dalla normativa italiana per valutare la qualità delle acque di balneazione. I risultati vengono poi confrontati con i limiti previsti dalla legge. Per Legambiente, tra le principali cause delle criticità rilevate c'è la mala depurazione, un problema che continua a interessare diversi territori italiani. L'associazione richiama quindi la necessità di migliorare il trattamento delle acque reflue e il controllo degli scarichi, soprattutto nei territori dove i superamenti dei limiti si ripetono negli anni. Nel caso del Musone, proprio la continuità delle criticità nel tempo rende il dato particolarmente significativo. C'è infine anche il tema della sicurezza e dell'informazione ai bagnanti. Secondo il bilancio nazionale di Goletta Verde, nel 70% delle foci monitorate non sono stati trovati cartelli che indicassero il divieto di balneazione. Un elemento che Legambiente considera problematico, perché le aree in prossimità delle foci possono essere frequentate dai bagnanti nonostante rappresentino, dati alla mano, alcuni dei punti maggiormente esposti all'inquinamento. (foto e fonte: sito Legambiente)

12/08/2026 10:00
Macerata, il verde che manca: solo 12,41 alberi ogni 100 abitanti, il dato più basso nelle Marche

Macerata, il verde che manca: solo 12,41 alberi ogni 100 abitanti, il dato più basso nelle Marche

Quando arriva il grande caldo, in città anche l'ombra può diventare una questione di salute e vivibilità. Asfalto, cemento ed edifici assorbono il calore durante il giorno e lo restituiscono lentamente, mentre la presenza di alberi può contribuire a creare zone d'ombra e a raffrescare l'ambiente attraverso l'evapotraspirazione. È il fenomeno delle cosiddette isole di calore urbane, particolarmente evidente durante le ondate di temperature elevate. E proprio mentre le estati diventano sempre più segnate da episodi di caldo intenso, i dati sulla presenza di alberi nei capoluoghi marchigiani raccontano una situazione molto diversa da città a città. E Macerata è quella con il dato più basso tra i capoluoghi marchigiani per i quali l'Istat ha raccolto il numero di alberi. Nel capoluogo maceratese risultano infatti 12,41 alberi ogni 100 abitanti. Un dato che colloca Macerata al 69esimo posto nella graduatoria nazionale dei capoluoghi presenti nella rilevazione. Davanti ci sono tutte le altre città marchigiane comprese nel dataset. Fermo è nettamente prima, con 39,06 alberi ogni 100 abitanti, e si trova all'11esimo posto nazionale. Segue Pesaro, con 28,09 alberi ogni 100 abitanti e 23esima posizione. Più distaccata Ascoli Piceno, con 12,86 alberi ogni 100 abitanti, appena sopra Macerata. C'è però un'assenza importante nella fotografia regionale: Ancona non compare nella graduatoria, perché per il capoluogo regionale il dato sugli alberi non è disponibile. Il confronto tra le città marchigiane, quindi, riguarda soltanto Fermo, Pesaro, Ascoli Piceno e Macerata. Il dato diventa particolarmente interessante se messo in relazione con quello che è successo sul fronte delle temperature. Macerata è stata infatti una delle città marchigiane maggiormente esposte alle ondate di calore di questa estate, arrivando in una delle giornate più calde a un livello di allerta massimo e a una temperatura apparente di 42 gradi. Il 17 luglio, secondo il bollettino della Protezione civile regionale riportato dalla Tgr Marche, erano previsti 39 gradi a Macerata, con una temperatura percepita di 42. Ed è qui che si apre una domanda: può esserci una relazione tra la quantità di alberi presenti in una città e la sua esposizione al caldo? Non si tratta di dire che i 12,41 alberi ogni 100 abitanti di Macerata siano la causa delle temperature elevate registrate quest'estate. Il clima di una città dipende da moltissimi fattori, dalla posizione geografica alla conformazione urbana, dai materiali utilizzati alla ventilazione. Ma la relazione tra vegetazione e temperatura urbana è un tema ormai centrale nella progettazione delle città. Lo stesso Istat, nel suo rapporto sull'Ambiente urbano 2023, segnala infatti la crescita delle aree di forestazione urbana proprio in relazione alla necessità di mitigare l'isola di calore: nel 2023 queste aree sono aumentate del 6,7% rispetto all'anno precedente. Gli alberi possono intervenire sul microclima in diversi modi. La chioma intercetta la radiazione solare e crea ombra, mentre attraverso l'evapotraspirazione le piante contribuiscono allo scambio di calore e quindi al raffrescamento dell'ambiente circostante. Il beneficio, naturalmente, dipende anche dalla posizione, dalle dimensioni delle alberature, dalla specie e dalla disponibilità di acqua. Per questo 12,41 alberi ogni 100 abitanti non significa automaticamente che Macerata sia una città più calda di altre, così come 117,44 alberi ogni 100 abitanti non rendono automaticamente Modena una città fresca. Il dato Istat fotografa infatti una componente specifica del verde urbano e mette in rapporto gli alberi censiti con la popolazione residente. Ma proprio il confronto tra i numeri e le temperature apre una riflessione. Macerata è ultima tra le città marchigiane presenti nella rilevazione per numero di alberi e, nello stesso tempo, quest'estate è stata ripetutamente interessata da condizioni di caldo intenso. Una coincidenza che non dimostra un rapporto di causa-effetto, ma che pone una domanda concreta sulla capacità della città di mitigare il calore nei propri spazi urbani. La distanza rispetto alle prime posizioni nazionali è del resto enorme. Modena guida la graduatoria con 117,44 alberi ogni 100 abitanti, seguita da Trieste con 113,66 e Cremona con 107,53. Mantova arriva a 94,2, Brescia a 86,85 e Cosenza a 70,64. In fondo alla classifica si trovano invece Napoli, con 4,38 alberi ogni 100 abitanti, e Siracusa, ultima con 2,49. Il confronto, però, va letto con cautela. Il numero di alberi per abitante non coincide con la quantità complessiva di verde di una città e non dice dove siano collocate le alberature, quanto siano estese le loro chiome o quanto siano accessibili ai cittadini. È un indicatore utile per confrontare la dotazione arborea, ma non esaurisce la fotografia del verde urbano. Perché se il caldo estremo è destinato a diventare una delle sfide delle città dei prossimi anni, la domanda non è soltanto quanto alte potranno diventare le temperature. È anche quanto le città saranno attrezzate per renderle più sopportabili. E, tra le possibili risposte, gli alberi sono una delle infrastrutture naturali che l'Istat stessa indica come strumenti per la mitigazione dell'isola di calore. I dati sugli alberi provengono dall'indagine Istat “Dati ambientali nelle città – Ambiente urbano, anno 2023”, riferita ai 109 Comuni capoluogo di provincia o città metropolitana. L'Istat ha pubblicato il rapporto l'8 luglio 2025.

11/08/2026 17:45
Gimbo c'è: Tamberi conquista la finale europea nel salto in alto

Gimbo c'è: Tamberi conquista la finale europea nel salto in alto

Gianmarco Tamberi è in finale nel salto in alto agli Europei di atletica di Birmingham. Il campione marchigiano ha superato la qualificazione con 2,23 metri al secondo tentativo, dopo aver saltato senza problemi la quota di 2,19. Una prova che rappresenta un passo avanti rispetto alle ultime uscite di Montecarlo e Firenze, anche se non ha soddisfatto pienamente l'azzurro. Dopo la gara, Tamberi non ha nascosto la propria insoddisfazione ai microfoni di RaiSport HD: "Era meglio se stavo a casa, così non ha senso. Questa roba qua non va bene". Il problema, secondo Gimbo, è soprattutto tecnico: "La parte tecnica non funziona, il tutto è dovuto a un 2025 complicato. Devo ritrovare il mio salto. Mi devo lasciare andare e buttarmi dentro". La qualificazione è comunque centrata. Ora l'obiettivo è la finale di venerdì 14 agosto (dalle ore 20:00) all'Alexander Stadium di Birmingham, dove Tamberi proverà a difendere il titolo europeo conquistato due anni fa a Roma. Nato a Civitanova Marche il 1° giugno 1992 e cresciuto a Offagna, Tamberi è uno dei simboli dello sport marchigiano. Nel suo palmarès figurano l'oro olimpico di Tokyo 2020 e il titolo mondiale conquistato a Budapest, oltre al titolo europeo vinto nel 2024 a Roma. Per andare a caccia di una nuova medaglia europea servirà però un passo avanti sul piano tecnico. Il primo ostacolo, intanto, è stato superato.

11/08/2026 15:15
Macerata, agosto (e non solo) col grande caldo: cosa succede al pronto soccorso di Macerata (VIDEO)

Macerata, agosto (e non solo) col grande caldo: cosa succede al pronto soccorso di Macerata (VIDEO)

Il grande caldo mette alla prova soprattutto le persone più fragili. E tra queste ci sono gli anziani, in particolare quelli che vivono soli. È uno degli aspetti che emerge dal pronto soccorso dell'ospedale di Macerata durante questo inizio di agosto (e non solo) caratterizzato da temperature assai elevate, insieme al tema della medicina territoriale e dell'accesso alla guardia medica. Nelle giornate più calde non si è registrata un'impennata degli accessi al pronto soccorso, ma a farsi notare è stata soprattutto la presenza di pazienti molto anziani. Per questa fascia di popolazione il caldo può rappresentare un rischio concreto, soprattutto quando alla fragilità si aggiunge la solitudine. Uno dei principali pericoli è la disidratazione. Con le alte temperature si tende a bere meno e, per chi assume farmaci diuretici, la perdita di liquidi può essere ancora maggiore. Una situazione che può diventare più delicata durante l'estate, quando molte famiglie si spostano verso la costa e alcune persone anziane rimangono sole nell'entroterra. Il quadro del pronto soccorso di Macerata va inoltre letto tenendo conto delle caratteristiche del territorio. Nei mesi estivi molti cittadini si spostano verso il litorale e la pressione sulle strutture sanitarie della costa può, quindi ,essere diversa rispetto a quella registrata nell'entroterra. A questo si aggiunge il tema della medicina territoriale. Domenica 9 agosto, all'esterno della guardia medica di Macerata, era stato affisso un cartello che avvisava gli utenti della chiusura del servizio per l'intera giornata. Il cartello non è più presente. Una situazione che riporta l'attenzione sulla disponibilità dell'assistenza territoriale e sul rischio che il pronto soccorso diventi il punto di riferimento anche per problemi che non hanno carattere di urgenza e che potrebbero essere gestiti attraverso i servizi territoriali. Con l'aumento delle temperature, resta quindi centrale la prevenzione, soprattutto per le persone anziane che vivono sole: controllare le loro condizioni, assicurarsi che assumano regolarmente liquidi e prestare attenzione ai possibili segnali di disidratazione. Per i problemi non urgenti, quando disponibile, è invece importante rivolgersi alla medicina territoriale, lasciando il pronto soccorso alle situazioni che richiedono realmente un intervento d'emergenza.

11/08/2026 09:20
Pensioni, quanto pesano sui redditi? La classifica dei Comuni maceratesi

Pensioni, quanto pesano sui redditi? La classifica dei Comuni maceratesi

Nel Maceratese quasi un euro su tre dei redditi dichiarati arriva dalle pensioni. È uno dei dati che emerge dall'analisi delle dichiarazioni dei redditi relative all'anno d'imposta 2024, pubblicate dal Ministero dell'Economia e delle Finanze. Un dato che racconta anche la diversa struttura demografica ed economica dei territori: nei piccoli comuni dell'entroterra il peso degli assegni previdenziali cresce sensibilmente, fino ad arrivare in alcuni casi a rappresentare quasi la metà del reddito complessivo dichiarato. L'analisi dei dati comunali del Mef prende in considerazione i 55 Comuni della provincia di Macerata presenti nel dataset. Complessivamente si contano 233.887 contribuenti, dei quali 87.232 dichiarano un reddito da pensione. Si tratta del 37,3% dei contribuenti. Ma è soprattutto osservando gli importi che emerge il peso economico delle pensioni. Nel complesso, i redditi da pensione dichiarati in provincia ammontano a circa 1,8 miliardi di euro, mentre il reddito complessivo dichiarato supera i 5,5 miliardi. In altre parole, la componente previdenziale rappresenta circa il 32,5% dell'intero reddito complessivo dichiarato nel territorio. Un dato che, naturalmente, non significa che un terzo dei residenti della provincia viva di pensione. Le statistiche del Mef riguardano infatti i contribuenti e i redditi dichiarati, e non coincidono con la fotografia anagrafica della popolazione residente. A fare la differenza è soprattutto la dimensione dei comuni e la loro struttura economica e demografica. Nei centri più piccoli dell'entroterra, dove la presenza di popolazione anziana è maggiore e il numero di redditi da lavoro è più contenuto, la quota riconducibile alle pensioni cresce in maniera evidente. Il primato provinciale spetta a Gualdo: qui i redditi da pensione rappresentano il 47,6% del reddito complessivo dichiarato. Praticamente quasi la metà. Subito dietro c'è Poggio San Vicino, dove la quota raggiunge il 45,4%, seguito da Castelsantangelo sul Nera con il 44,9%. Al quarto posto si trova Fiuminata, con il 43,7%, mentre Fiastra arriva al 42,9%. La fotografia restituisce quindi una netta differenza tra i territori: più ci si sposta verso i piccoli centri dell'entroterra, maggiore tende a essere il peso della componente previdenziale sul reddito complessivo. La situazione cambia, almeno in parte, nei Comuni con una maggiore presenza di attività produttive e redditi da lavoro.A Civitanova Marche, il Comune più popoloso della provincia tra quelli analizzati, i redditi da pensione rappresentano circa il 28,6% del reddito complessivo dichiarato, mentre a Macerata raggiunge circa il 35,1%. Il dato del capoluogo è particolarmente significativo anche in termini assoluti: con 11.492 contribuenti che dichiarano redditi da pensione, Macerata raccoglie da sola circa 286 milioni di euro di redditi previdenziali. Considerando il rapporto tra reddito da pensione e reddito complessivo dichiarato, questa è la graduatoria dei territori maceratesi dove le pensioni incidono maggiormente: Dopo la decima posizione, si trovano San Ginesio, 38,3%, Cessapalombo, 37,4%, Camerino, 37,4%, Monte Cavallo, 36,9%, Loro Piceno, 36,6%, Urbisaglia, 36,3%, Valfornace, 36,3%, Monte San Martino, 36,1%, Gagliole, 35,6%, Sarnano, 35,5%, Visso, 35,5%, Castelraimondo, 35,4%, Matelica, 35,3%, e Macerata, 35,1%. A seguire Tolentino, 34,4%, Serrapetrona, 34,4%, Petriolo, 34,2%, Apiro, 34,2%, Esanatoglia, 34%, San Severino Marche, 33,9%, Muccia, 33,3%, Montefano, 33,1%, Mogliano, 33%, Colmurano, 33%, Recanati, 32,9%, Cingoli, 32,6%, Potenza Picena, 32,5%, Montecassiano, 32,4%, Montelupone, 32,1%, Treia, 31,8%, Sefro, 31,6%, Monte San Giusto, 31,2%, Camporotondo di Fiastrone, 30,8%, Belforte del Chienti, 30,7%, Appignano, 30,6%, Pieve Torina, 30,6%, Pollenza, 30,4%, Ussita, 30,2%, Morrovalle, 29,8%, Caldarola, 29,7%, Corridonia, 29,5%, Ripe San Ginesio, 29,1%, Civitanova Marche, 28,6%, Porto Recanati, 27,3%, e infine Montecosaro, con il 26,9%. Dietro i numeri fiscali c'è quindi anche una questione demografica. I comuni più piccoli dell'entroterra maceratese sono quelli che negli ultimi anni hanno maggiormente risentito dello spopolamento e dell'invecchiamento della popolazione. La conseguenza si riflette anche nella composizione dei redditi: con meno contribuenti occupati e una maggiore presenza di pensionati, la componente previdenziale finisce per assumere un peso maggiore sull'economia locale. Nei centri più grandi e nei comuni maggiormente caratterizzati da industria, commercio e servizi, invece, la presenza di redditi da lavoro contribuisce a ridurre il peso percentuale delle pensioni. I numeri del Mef, dunque, non raccontano soltanto quanto denaro viene distribuito sotto forma di pensione. Fotografano indirettamente anche le differenze tra il Maceratese delle città e quello dei piccoli borghi, tra territori con una maggiore capacità di attrarre lavoro e popolazione giovane e aree dove gli assegni previdenziali rappresentano una componente sempre più importante dell'economia locale.

10/08/2026 16:00
I Carmina Burana del MOF: nel giardino delle delizie la ruota continua a girare

I Carmina Burana del MOF: nel giardino delle delizie la ruota continua a girare

C’è qualcosa di profondamente teatrale nei Carmina Burana: la loro forza non risiede soltanto nella celeberrima O Fortuna, ma nella capacità di mettere in scena, attraverso il suono, l’instabilità stessa dell’esistenza. Fortuna, desiderio, piacere, primavera, vino, amore, carne e morte si susseguono in una giostra che non conosce equilibrio. È una musica fatta di contrasti, di improvvise esplosioni e altrettanto improvvise sospensioni, che chiede all’interprete soprattutto una cosa: il dominio del tempo. È proprio su questo terreno che si misura la prova del Macerata Opera Festival, che affida l’apertura dell’ultimo weekend della 62ª edizione a un’unica, attesissima serata dei Carmina Burana di Carl Orff, sold out allo Sferisterio. Sul podio Ramón Tebar, alla guida della FORM-Orchestra Filarmonica Marchigiana; Christian Starinieri, direttore del Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini”; Gian Luca Paolucci, maestro del coro di voci bianche Pueri Cantores “D. Zamberletti”; e i solisti Ruzil Gatin, Grisha Martirosyan e Karen Gardeazabal. Una prova che cresce nel corso dell’esecuzione e che trova il proprio punto di forza soprattutto nella seconda parte. L’impressione iniziale è infatti quella di un organismo ancora non perfettamente oleato: alcune entrate appaiono prudenti, gli ottoni non sempre compatti e il rapporto tra le masse sonore sembra per qualche momento più una rincorsa al tempo che il suo effettivo governo. È proprio qui, però, che la direzione di Tebar diventa interessante. Il direttore non cerca una facile spettacolarizzazione della partitura, né lascia che la potenza sonora finisca per schiacciare le diverse componenti dell’organico. Costruisce invece progressivamente una maggiore coesione, lavorando sulle dinamiche e sulla stratificazione dei blocchi orchestrali. Il suono prende corpo, il ritmo si fa più netto e l’esecuzione acquista quella necessaria fisicità che Orff pretende. È in “In taberna” che l’organico trova finalmente piena compattezza: scattante, brillante e scherzoso. Ed è qui che Ruzil Gatin, nell'ironico Cigno arrosto, affronta una delle pagine più complesse della serata, dimostrando notevole sicurezza tecnica e una spiccata capacità interpretativa. Una prova in cui la componente vocale e quella teatrale si fondono efficacemente. La direzione di Tebar segue la stessa traiettoria: dopo un avvio più incerto, orchestra e coro acquistano progressivamente coesione, fino a compiere un finale equilibrato e pienamente convincente. Quando la ruota di O Fortuna torna a chiudere il cerchio, la macchina sonora è ormai compatta e il direttore sembra reggerne con sicurezza le redini. Una lettura non priva di asperità, ma capace di crescere e di trasformare progressivamente un organico complesso in un corpo unico. Il Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini”, diretto da Christian Starinieri, attraversa un percorso analogo. L’avvio appare leggermente trattenuto, ma il coro acquista sicurezza con il procedere della partitura, fino a raggiungere una presenza più autorevole e brillante. È in “Ecce gratum” che mostra forse la sua prova migliore: qui il coro trova particolare capacità e brillantezza, restituendo con efficacia il senso di quel fiorire primaverile che attraversa la pagina, tra energia ritmica e slancio vitale. Accanto al coro, i Pueri Cantores, rappresentano una delle componenti più delicate della serata. Le loro voci introducono una qualità quasi sospesa, soprattutto in “Amor volat undique”, affidato a Karen Gardeazabal. È uno dei momenti più riusciti dell’esecuzione: il soprano spagnolo, al debutto al Macerata Opera Festival, dimostra grande agilità vocale e, allo stesso tempo, una notevole presenza espressiva. La voce assume una dimensione lirica, luminosa e quasi ultraterrena, capace di restituire ai Carmina il loro volto più intimo. Molto efficace anche il brevissimo e complicatissimo virtuosismo di “Dulcissime”, affrontato con naturalezza e precisione. Più discontinua la prova di Grisha Martirosyan, che conferma le qualità attoriali già mostrate nel Barbiere di Siviglia, ma appare meno sicuro nei passaggi in falsetto, dove il controllo vocale non raggiunge ancora la stessa maturità della presenza scenica. Se la componente musicale procede per accumulo e progressiva conquista, quella visiva compie invece fin dall’inizio una scelta precisa. Il grande fondale dello Sferisterio viene trasformato attraverso imponenti proiezioni affidate a Luca Agnani, che non si limitano a fare da sfondo, ma diventano parte integrante della lettura. Il riferimento a Hieronymus Bosch appare particolarmente felice. Le immagini evocano un vero e proprio giardino delle delizie: un universo popolato di corpi, mostri, piaceri e tormenti che sembra trovare nei Carmina Burana una naturale corrispondenza. È lo stesso mondo di eccessi e contraddizioni evocato dalla musica di Orff: la gioia che convive con la morte, la sensualità con la spiritualità, la festa con la caducità. Le immagini ampliano ciò che la musica racconta e, soprattutto, aiutano ad avvicinare una composizione che può risultare ostica proprio per la sua natura, restituendole una dimensione immediatamente sensoriale. Non è soltanto qualcosa da ascoltare: è qualcosa da guardare, attraversare, quasi abitare. Del resto, facendoci prestare le parole da Hans Mayer, «la musica di Orff non è solo musica, ma è anche danza; non solo melodia, ma anche timbro; non solo canto ma anche scena e teatro». Ed è forse questo il senso più profondo della serata maceratese. I Carmina Burana sembrano riportare in vita un Medioevo fatto di luci e ombre, di sacro e profano, un Medioevo lontanissimo nel tempo, ma incredibilmente vicino nel modo in cui racconta l’uomo: fragile davanti alla sorte, affamato di piacere, innamorato, peccatore, spirituale, ironico. La Fortuna, allora, non è soltanto quella che apre e chiude la composizione. È la struttura stessa dei Carmina: una ruota che sale e precipita, che concede e toglie, che rifiorisce per poi appassire; ed è proprio questo quello che succede durante la messa in scena: l'esitazione iniziale trova progressivamente il proprio centro, per arrivare a un finale in cui le diverse anime — orchestra, coro, solisti e immagini — finalmente coincidono. Non una lettura perfetta, dunque, ma una lettura capace di conquistare la propria forza strada facendo. E, per un’opera che ha fatto della mutevolezza il proprio cuore, non poteva esserci conclusione più coerente.

08/08/2026 16:15
Macerata Opera Festival, svelato il 2027: Tosca, Elisir d’amore e Traviata (FOTO e VIDEO)

Macerata Opera Festival, svelato il 2027: Tosca, Elisir d’amore e Traviata (FOTO e VIDEO)

Tosca, L’elisir d’amore e La traviata degli specchi. Sono questi i tre titoli scelti per il Macerata Opera Festival 2027, annunciati durante la conferenza stampa che ha chiuso ufficialmente la stagione 2026. Un programma che guarda alla tradizione dello Sferisterio, alternando nuove produzioni e grandi allestimenti già entrati nella storia del festival. Ad aprire la prossima stagione sarà Tosca di Giacomo Puccini, con un nuovo allestimento realizzato in coproduzione con la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi. La regia sarà affidata al regista statunitense Tomer Zvulum, mentre sul podio tornerà Ramón Tebar, già protagonista quest’anno per la prima volta allo Sferisterio. Per Tosca si tratta di un ritorno importante: l’ultima rappresentazione all’Arena risale al 2022, mentre la prima risale addirittura al 1968. Nella storia dello Sferisterio il titolo ha raggiunto circa 50 recite. Il secondo titolo sarà L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti, già proposto a Macerata nel 2018. Il nuovo allestimento sarà firmato da Damiano Michieletto, tra i registi più affermati del panorama italiano, alla direzione musicale Corrado Rovaris. L’opera debuttò allo Sferisterio nel 1994. A chiudere il trittico sarà invece un grande ritorno: Traviata, nella celebre versione de “Traviata degli specchi”, capolavoro del regista tedesco Henning Brockhaus, che torna a Macerata dopo quattro anni. Sul podio debutterà allo Sferisterio Lu Jia. La prima edizione dell'allestimento risale al 1992 e, da allora, ha collezionato oltre 50 riallestimenti e più di 100 repliche, diventando uno degli spettacoli d'opera più rappresentati e visti al mondo. Una produzione ormai entrata nell'immaginario del Macerata Opera Festival, il cui impatto scenico trova nello spazio dello Sferisterio una delle sue espressioni più suggestive. Il programma del 2027 arriva al termine di una stagione 2026 che, secondo i dati presentati durante la conferenza stampa, ha registrato una crescita rispetto all’anno precedente. Sono stati circa 1.600 gli spettatori in più, mentre gli incassi della biglietteria sono aumentati di circa 48mila euro. Numeri che per la sovrintendente Lucia Chiatti rappresentano «una grande soddisfazione» e una restituzione concreta del lavoro svolto durante la stagione. Chiatti ha sottolineato anche il ruolo dei giovani coinvolti nel festival e il clima di collaborazione costruito tra maestranze, sindacati e organizzazione. Il 2026 ha visto inoltre oltre 16mila bambini coinvolti nelle attività di Sferisterio Scuola, un risultato che ha portato al riconoscimento della Medaglia d’oro del Presidente della Repubblica. Positivo anche il riscontro delle anteprime dedicate agli under 30. Per il direttore artistico Marco Vinco, il bilancio della stagione è racchiuso in una parola: «Grazie». Il direttore ha parlato di un successo artistico accompagnato da un risultato positivo anche sul fronte del pubblico e degli incassi. Una stagione costruita su diverse scommesse, a partire da Nabucco, passando per il discusso Barbiere di Siviglia e arrivando al Trovatore. A chiudere il festival sarà Carmina Burana, già sold out da mesi. Soddisfazione anche dal sindaco Sandro Parcaroli, che ha parlato di una stagione «meravigliosa», caratterizzata dalla presenza di molti giovani, spettatori da fuori regione e turisti europei. L’assessore alla Cultura Lorella Benedetti ha invece definito il Macerata Opera Festival parte dell’identità della città, indicando nel successo del 2026 un possibile volano per le prossime edizioni. Ora lo sguardo è già rivolto al 2027: tre titoli, due grandi ritorni e una nuova produzione per riportare ancora una volta il pubblico nello Sferisterio.

07/08/2026 12:50
Non solo "O Fortuna": il volto nascosto dei Carmina Burana raccontato da Christian Starinieri (FOTO e VIDEO)

Non solo "O Fortuna": il volto nascosto dei Carmina Burana raccontato da Christian Starinieri (FOTO e VIDEO)

Mancano ormai pochi giorni alla messa in scena dei Carmina Burana del Macerata Opera Festival sul palco dello Sferisterio e, se c'è un elemento destinato a conquistare il pubblico fin dalle prime note, è il coro. A guidarlo sarà Christian Starinieri, direttore del Coro Lirico Marchigiano "Vincenzo Bellini", già protagonista della scorsa stagione del MOF, che racconta come affrontare il capolavoro di Carl Orff significhi entrare in un universo completamente diverso rispetto al repertorio operistico tradizionale. «Nei Carmina Burana il coro non accompagna l'azione: è l'azione stessa», spiega il maestro, sottolineando come l'opera si apra e si chiuda proprio con le voci corali, in una struttura circolare che rende il coro il vero filo conduttore dell'intera composizione. Una centralità che comporta anche un lavoro tecnico ed espressivo molto diverso rispetto all'opera lirica. Dietro pagine celebri come "O Fortuna", infatti, si nasconde un percorso ricco di significati. Per Starinieri l'opera attraversa simbolicamente le stagioni della vita, passando tra desideri, piaceri, virtù e trasformazioni interiori. Un viaggio che il coro ha cercato di restituire non solo dal punto di vista musicale, ma anche interpretativo, approfondendo il significato di ogni singolo brano per inserirlo nel disegno complessivo immaginato da Orff. La preparazione ha richiesto mesi di studio: ritmi complessi, armonie ricche di tensione, lingue antiche e continue sfumature espressive hanno reso il lavoro una sfida stimolante. Ma, racconta il direttore, è solo quando orchestra e coro si ritrovano finalmente insieme sul palco che tutto prende davvero vita e la musica si trasforma in emozione condivisa. L'intervista è stata anche l'occasione per ripercorrere il sorprendente percorso umano e professionale di Starinieri. Nato come pianista, poi cantante lirico, docente di conservatorio e persino carabiniere per un periodo della sua vita, oggi è tornato a quella che definisce la sua più grande passione: dirigere un coro, mettendo al centro la forza dell'insieme e dell'armonia delle voci. L'attesa, intanto, è già diventata entusiasmo: i Carmina Burana del Macerata Opera Festival sono sold out, confermando il richiamo di un'opera capace di attraversare il tempo e parlare ancora al pubblico di oggi. Quando le luci dello Sferisterio si abbasseranno e le prime, possenti note di "O Fortuna" riempiranno l'arena, prenderà vita un viaggio fatto di forza, mistero e suggestione, dove la voce del coro sarà il cuore pulsante di un'esperienza destinata a lasciare il segno.

06/08/2026 16:50
Fondazione Marche Cultura cerca il nuovo direttore: dopo l’addio di Agostini parte la selezione

Fondazione Marche Cultura cerca il nuovo direttore: dopo l’addio di Agostini parte la selezione

La Fondazione Marche Cultura avvia la selezione pubblica per individuare il nuovo direttore. L’avviso, pubblicato lo scorso 3 agosto, resterà aperto fino al 2 settembre e punta a individuare una figura con esperienza manageriale, competenze amministrative e conoscenza del settore culturale, chiamata a guidare l’ente in una fase considerata strategica per il consolidamento delle sue attività. La ricerca arriva dopo un periodo caratterizzato da una gestione temporanea degli incarichi direttivi e si inserisce nel percorso avviato dal nuovo Consiglio di amministrazione della Fondazione, insediatosi il 15 maggio scorso e composto dal presidente Andrea Agostini, dalla vicepresidente Francesca Filauri e dai consiglieri Alessandro Bettini e Marta Paraventi. Proprio Agostini, nei mesi scorsi, aveva assunto anche il ruolo di direttore ad interim della Marche Film Commission, incarico dal quale ha poi rassegnato le dimissioni mantenendo la presidenza. La decisione era stata motivata dal venir meno delle condizioni che avevano portato all’affidamento dell’incarico. «Non è possibile assumere responsabilità gestionali senza retribuzione», aveva spiegato Agostini, chiarendo che il ruolo di direttore prevedeva funzioni operative e responsabilità differenti rispetto alla carica di presidente, svolta senza compenso. Dopo le dimissioni, le funzioni direttive erano state assunte collegialmente dagli altri componenti del Consiglio di amministrazione. Ora la Fondazione avvia quindi il percorso per individuare una figura stabile alla guida dell’ente. Il nuovo direttore sarà scelto attraverso una selezione pubblica e sarà assunto con un contratto a tempo determinato della durata di dodici mesi, rinnovabile per un ulteriore anno, con inquadramento nel contratto Federculture. Tra i requisiti richiesti figurano almeno cinque anni di esperienza in ruoli direttivi o apicali in enti o aziende pubbliche e private nei settori di competenza della Fondazione, oltre a una comprovata esperienza nella gestione organizzativa, economica e amministrativa. Necessaria anche la conoscenza della normativa nazionale ed europea nei settori di riferimento, una certificazione della lingua inglese almeno di livello B2 e competenze informatiche di base. La selezione nasce, secondo quanto comunicato dalla Fondazione, dopo un confronto tra il nuovo Cda, i professionisti della struttura interna e i referenti della Regione Marche, con l’obiettivo di definire il profilo della figura chiamata a guidare l’ente.

06/08/2026 16:00
Nuova discarica nel Maceratese, Progetto Marche: "Serve un intervento immediato"

Nuova discarica nel Maceratese, Progetto Marche: "Serve un intervento immediato"

Torna al centro del dibattito politico la vicenda della futura discarica nel Maceratese. In Consiglio regionale i consiglieri di Progetto Marche, Massimo Seri e Michele Caporossi, hanno sollecitato nuovamente la Regione a intervenire sulla procedura portata avanti dall'Ata di Macerata, giudicando insoddisfacente la risposta fornita dall'assessore regionale Stefano Consoli. Secondo i due consiglieri, la documentazione trasmessa dall'Ata alla Regione presenterebbe una "palese incongruenza". In particolare, contestano il riferimento a un presunto esito dello screening della Valutazione ambientale strategica (Vas) relativo alla fase di localizzazione della nuova discarica, sostenendo che tale atto, allo stato attuale, non esista. Per Seri e Caporossi, proprio alla luce di questa situazione, la Regione avrebbe dovuto attivare i poteri sostitutivi previsti dalla normativa. I due consiglieri ricordano che la stessa Regione aveva fissato un termine massimo di dodici mesi dall'approvazione del Piano d'Ambito per arrivare alla localizzazione definitiva del sito, prevedendo, in caso di mancato rispetto dei tempi, il riconoscimento automatico di una situazione di inadempienza da parte dell'Ata. "A distanza di un mese dalla risposta dell'Ata – affermano Seri e Caporossi – la Regione ci dice di non aver adottato alcun provvedimento. Non ha visto o non vuole vedere? Vuole rendersi complice di questo scempio amministrativo?". I due esponenti di Progetto Marche si dicono quindi "del tutto insoddisfatti" dell'esito dell'interrogazione consiliare e chiedono alla Regione Marche di intervenire rapidamente per fare chiarezza sull'iter amministrativo che dovrà portare all'individuazione del nuovo sito destinato a ospitare la discarica provinciale.

05/08/2026 17:45
Raccolta funghi, cambiano le regole nelle Marche: tassa da 20 euro per i residenti

Raccolta funghi, cambiano le regole nelle Marche: tassa da 20 euro per i residenti

Novità in arrivo per gli appassionati della raccolta dei funghi nelle Marche. Il Consiglio regionale ha approvato una serie di modifiche alla normativa che disciplina la raccolta e la commercializzazione dei funghi epigei spontanei, introducendo nuove disposizioni che entreranno in vigore dal 2027. Tra le principali novità c'è l'importo della tassa di concessione annuale: i residenti nelle Marche pagheranno 20 euro, mentre per i raccoglitori provenienti da altre regioni il costo sarà di 50 euro. Il gettito continuerà a essere destinato alle Unioni Montane, ma sarà trasferito direttamente. Il provvedimento è stato approvato a maggioranza, con l'astensione delle forze di opposizione, e nasce dall'unificazione di due proposte di legge: una presentata dai consiglieri regionali Giacomo Rossi (Civici Marche) e Marco Ausili (Fratelli d'Italia), l'altra dalla Giunta regionale. Le modifiche riguardano anche gli aspetti sanitari legati al consumo dei funghi. Per far fronte alla carenza di micologi dipendenti del Servizio sanitario regionale, la legge consentirà anche ai micologi liberi professionisti di effettuare i controlli sulla commestibilità dei funghi e di far parte delle commissioni d'esame per il rilascio dell'abilitazione alla raccolta. L'estensione dell'incarico non comporterà costi aggiuntivi per il bilancio regionale. Secondo la Regione, l'intervento punta ad aggiornare la disciplina introdotta nel 2022, rendendo più efficiente la gestione del servizio e garantendo continuità nelle attività di controllo e formazione dei raccoglitori.

05/08/2026 16:40
Pesca, arrivano 3 milioni contro i danni del maltempo: aiuti anche per le imprese della costa maceratese

Pesca, arrivano 3 milioni contro i danni del maltempo: aiuti anche per le imprese della costa maceratese

Nuove risorse per sostenere le imprese della pesca e dell'acquacoltura colpite dal maltempo. Il Consiglio dei ministri ha approvato il rifinanziamento del Fondo di solidarietà nazionale della pesca e dell'acquacoltura, stanziando 3 milioni di euro per il 2026 destinati alle aziende che hanno subito danni a causa di calamità naturali ed eventi meteorologici e meteomarini eccezionali. Una misura che interessa anche la costa della provincia di Macerata, dove il comparto ittico rappresenta una realtà economica importante, con le marinerie di Civitanova Marche, Porto Recanati e Porto Potenza Picena tra le più attive del litorale marchigiano. I contributi potranno essere richiesti dalle imprese che hanno registrato danni alle produzioni o alle strutture produttive nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2026, anni caratterizzati da un aumento di mareggiate ed eventi climatici estremi. «La pesca e l'acquacoltura rappresentano un patrimonio economico, produttivo e sociale strategico per l'Italia», ha dichiarato il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida, sottolineando come le nuove risorse serviranno a sostenere un comparto messo sotto pressione dai cambiamenti climatici e a garantire la continuità delle attività produttive. Nelle Marche il settore continua ad avere un peso significativo. Secondo i dati della Regione, il comparto ittico conta circa 780 imbarcazioni, coinvolge 1.500 addetti diretti e genera un indotto di circa 2.500 lavoratori, con un valore economico complessivo stimato in 160 milioni di euro. Per quanto riguarda il Maceratese, la pesca è concentrata soprattutto lungo la costa. I dati regionali sulla piccola pesca indicano 30 licenze a Porto Recanati, 19 a Civitanova Marche e 11 a Potenza Picena, a conferma dell'importanza del comparto per l'economia locale. Le modalità di accesso ai contributi saranno definite attraverso i successivi provvedimenti attuativi, ma il rifinanziamento del Fondo rappresenta un primo segnale di sostegno per un settore che negli ultimi anni ha dovuto fare i conti non solo con l'aumento dei costi di gestione, ma anche con gli effetti sempre più frequenti delle mareggiate e del cambiamento climatico sulle attività di pesca.

05/08/2026 11:40
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