di Silvia Ardini

Premio Donna Cultura 2026, a Macerata riconoscimenti a Francesca Orlandi ed Eleonora Guzzini

Premio Donna Cultura 2026, a Macerata riconoscimenti a Francesca Orlandi ed Eleonora Guzzini

Valorizzare il talento, le competenze e il ruolo delle donne nel mondo del lavoro e dell’impresa. È questo l’obiettivo del Premio Donna Cultura 2026, che venerdì 9 ottobre ha fatto tappa a Macerata, al ristorante e resort Le Case, per celebrare Francesca Orlandi ed Eleonora Guzzini, protagoniste di due percorsi professionali distintisi nei rispettivi ambiti. L’iniziativa è stata organizzata dall’Associazione Donne e Cultura Marche, in collaborazione con Confindustria Macerata, con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni regionali, comunali e provinciali. La cerimonia è stata anche l’occasione per ribadire l’importanza di riconoscere modelli professionali capaci di ispirare le nuove generazioni, soprattutto in settori nei quali la presenza femminile ha storicamente incontrato maggiori ostacoli. «Quest’anno abbiamo voluto essere in modo particolare vicini a Confindustria Macerata e quindi evidenziare due donne che si sono fortemente distinte nell’ambito lavorativo», ha spiegato Graziella Vitali, presidente dell’associazione. Nata 17 anni fa come ANDE, l’organizzazione promuove iniziative e momenti di confronto sui temi di interesse nazionale e sociale. Il premio, ha sottolineato Vitali, nasce proprio dalla volontà di mettere in luce le donne che contribuiscono alla crescita del territorio. La collaborazione con Confindustria si inserisce in un percorso condiviso di attenzione alle competenze, alla responsabilità sociale e al rapporto tra imprese e comunità. «Quando metti sul piatto la promozione delle competenze, del talento, della leadership femminile, quando invochi principi come responsabilità sociale d’impresa e identità territoriale, vai a riscoprire un modo di fare impresa qualitativo», ha affermato Gianni Niccolò, direttore di Confindustria Macerata, sottolineando il valore della crescita professionale delle donne e dei modelli imprenditoriali capaci di contribuire allo sviluppo del territorio. Per Francesca Orlandi, il riconoscimento è arrivato con emozione e gratitudine. «Sono felice di questa riconoscenza, anche perché è la prima che ricevo e quindi l’onore è ancora maggiore», ha raccontato. La premiata ha voluto condividere il merito del percorso con le persone che l’hanno accompagnata, a partire dalla famiglia, fino all’esperienza in Confindustria, che le ha trasmesso i valori della partecipazione e del lavoro di squadra. Anche Eleonora Guzzini ha accolto il riconoscimento con emozione, interpretandolo come un nuovo punto di partenza. Il suo messaggio è rivolto in particolare alle donne che intraprendono percorsi nelle discipline tecniche e ingegneristiche, ambiti nei quali ritiene importante continuare a promuovere la presenza e il contributo femminile. Il valore dell’iniziativa è stato sottolineato anche dai rappresentanti delle istituzioni presenti. Marco Ausili, consigliere regionale, ha evidenziato l’importanza di offrire alle nuove generazioni modelli fondati su responsabilità, impegno e sacrificio, mentre Lorella Benedetti, assessore alla Cultura del Comune di Macerata, ha richiamato il legame tra cultura e impresa: «Fare impresa è cultura anche questa». La vicesindaca Francesca D’Alessandro, presente in rappresentanza del Comune, ha a sua volta sottolineato il contributo delle donne in ambiti professionali tradizionalmente considerati maschili, riconoscendo alle premiate la capacità di valorizzare un’eredità familiare e, allo stesso tempo, di costruire un percorso personale. Nel corso dell’evento è stata inoltre conferita a Diego Mingarelli la qualifica di socio onorario dell’associazione. La serata si è conclusa con un’intervista alle due premiate, moderata dalla conduttrice Catia Ventura, e con l’annuncio della prossima edizione del Premio Donna Cultura, prevista nel 2027 a Fermo. Un appuntamento che rinnova l’intento dell’associazione: dare visibilità alle donne che, attraverso il proprio lavoro, contribuiscono alla crescita economica, sociale e culturale delle Marche.

10/10/2026 10:15
L’ultimo rigore di Faruk, Gigi Riva e Hadzibegic ospiti del nostro podcast: calcio e guerra nella fine della Jugoslavia

L’ultimo rigore di Faruk, Gigi Riva e Hadzibegic ospiti del nostro podcast: calcio e guerra nella fine della Jugoslavia

Negli studi di Picchio News abbiamo ospitato Gigi Riva e Faruk Hadžibegić, ospiti di questa edizione di Overtime, che li ha portati davanti alle nostre telecamere per ripercorrere la genesi di L’ultimo rigore di Faruk. Nel libro, Riva ricostruisce una vicenda in cui la memoria di un singolo gesto sportivo si intreccia con la dissoluzione della Jugoslavia e con le conseguenze umane di una delle pagine più drammatiche della storia europea recente. Al centro del racconto c’è il rigore sbagliato da Hadžibegić il 30 giugno 1990, a Firenze, nei quarti di finale dei Mondiali di Italia ’90 contro l’Argentina di Diego Armando Maradona. Quella sera, dopo lo 0-0 nei tempi regolamentari e supplementari, la Jugoslavia venne eliminata ai calci di rigore. La nazionale, ricca di talento e capace di riunire giocatori provenienti da diverse realtà del Paese, sarebbe rimasta l’ultima rappresentativa jugoslava a disputare una fase finale dei Mondiali prima della dissoluzione dello Stato. Negli anni successivi, il tiro fallito dal suo capitano avrebbe assunto un significato ben più ampio di quello legato alla sconfitta sportiva, fino a diventare, nella memoria collettiva, una sorta di immagine simbolica della fine di un Paese. Non fu quel rigore a provocare la guerra, ma gli eventi che seguirono finirono per caricarlo di un peso che, in quel momento, nessuno avrebbe potuto prevedere. La genesi del libro risale al 1994, quando Gigi Riva, giornalista e inviato nei Balcani durante i conflitti degli anni Novanta, incontrò per la prima volta Hadžibegić. In quell’occasione, l’ex capitano jugoslavo si presentò come «l’uomo che con un calcio di rigore aveva distrutto la Jugoslavia». Una frase rimasta impressa nella memoria di Riva, che continuò a interrogarsi sul significato di quelle parole e sul modo in cui un episodio calcistico potesse trasformarsi, agli occhi di chi lo aveva vissuto, in una responsabilità personale per una tragedia collettiva. Circa vent’anni dopo, il giornalista decise di ricontattarlo per tornare su quella storia. Da quel confronto nacque L’ultimo rigore di Faruk. Una storia di calcio e guerra, pubblicato nel 2016. Nel ricordare quel momento, Hadžibegić ha spiegato che, quando si presentò sul dischetto, pensava soltanto alla partita e alla responsabilità che sentiva nei confronti dei compagni. Non avvertiva il peso delle tensioni politiche che attraversavano il Paese, né immaginava che quel tiro sarebbe rimasto legato, negli anni, alla dissoluzione della Jugoslavia. Anche all’interno della nazionale, ha raccontato, le divisioni che agitavano il Paese non si traducevano in scontri tra i giocatori. L’allenatore Ivica Osim contribuiva a mantenere il gruppo concentrato sul calcio, senza aggiungere ulteriori pressioni. La sconfitta lasciò spazio alla delusione, ma fu solo negli anni successivi, con lo scoppio della guerra e la fine della Jugoslavia, che Faruk iniziò a sentire il peso di quell’errore in modo diverso. Un ricordo che, ancora oggi, riaffiora quando qualcuno lo ferma per strada per parlargli di quel rigore, spesso con un rimprovero scherzoso. Da questa vicenda individuale, il racconto si allarga al rapporto tra calcio e politica, uno dei temi centrali del lavoro di Riva. Nel corso dell’intervista, il giornalista ha ricordato come lo sport sia stato spesso utilizzato dal potere per alimentare il consenso e rafforzare un’identità nazionale. È quanto accadde anche in Italia, con i Mondiali vinti nel 1934 e nel 1938, successi che il regime fascista sfruttò a fini propagandistici. Nella ex Jugoslavia, il legame tra appartenenza nazionale e calcio assunse contorni particolarmente drammatici: le divisioni politiche e identitarie attraversavano anche il mondo sportivo, mentre gli stadi diventavano luoghi in cui quelle tensioni potevano manifestarsi apertamente. La storia della nazionale jugoslava restituisce così l’immagine di un Paese in cui le fratture della società si riflettevano anche sul campo, fino a diventare parte di una crisi destinata a travolgerlo. L’ultimo rigore di Faruk ha trovato una nuova forma anche a teatro, attraverso il monologo scritto dallo stesso Riva e interpretato da Damiano Grasselli, attore e direttore artistico di Teatro Caverna. Ai microfoni di Picchio News, Grasselli ha sottolineato l’universalità di una storia che, pur partendo dal calcio, finisce per parlare di esperienze e sentimenti condivisi. Al centro della rappresentazione c’è un personaggio complesso, attraversato da emozioni diverse, che cambiano con il passare del tempo e assumono significati nuovi senza scomparire. Il percorso di Faruk diventa così il modo per raccontare come un episodio apparentemente circoscritto possa continuare a influenzare la vita di una persona, soprattutto quando la storia collettiva finisce per sovrapporsi a quella individuale. Dal libro al palcoscenico, la vicenda di Hadžibegić continua a offrire una prospettiva umana sulla dissoluzione della Jugoslavia. Il rigore di Firenze resta il punto di partenza di un racconto che va oltre il risultato di una partita e restituisce voce a chi si è trovato, suo malgrado, a portare il peso simbolico di una tragedia molto più grande.

09/10/2026 17:50
Scuole e caldo, a Macerata 3mila euro per istituto: sono 8 i beneficiari

Scuole e caldo, a Macerata 3mila euro per istituto: sono 8 i beneficiari

Poco più di 3mila euro a scuola per combattere il caldo nelle aule. È questo il risultato, a Macerata, del piano da 20 milioni di euro varato dal Ministero dell'Istruzione e del Merito per il raffrescamento degli ambienti scolastici. Sono otto le istituzioni scolastiche della città inserite nell'elenco definitivo dei beneficiari: per ciascuna arriveranno 3.153,57 euro, per un totale di 25.228,56 euro. Una cifra che, soprattutto per istituti con più plessi e numerose aule, appare necessariamente limitata rispetto ai costi che possono essere necessari per acquistare, installare e mettere in funzione dispositivi destinati al raffrescamento. Il contributo, infatti, non è destinato semplicemente all'acquisto di un singolo apparecchio, ma può coprire anche installazione e messa in esercizio. Le scuole maceratesi ammesse al finanziamento sono G. Leopardi Macerata, Garibaldi-Bramante-Pannaggi, Cantalamessa, Enrico Mestica, Enrico Fermi, Liceo Scientifico G. Galilei Macerata, I.I.S. Matteo Ricci e Dante Alighieri. Il dato finale è, però, diverso da quello che si poteva immaginare al momento dell'annuncio della misura. Il decreto ministeriale n. 179 del 2 settembre 2026 aveva infatti messo a disposizione 20 milioni di euro per l'acquisto, l'installazione e la messa in esercizio di apparecchi e dispositivi per il raffrescamento e il miglioramento del comfort microclimatico delle aule. Nel primo provvedimento non veniva indicata una quota prestabilita da assegnare a ciascuna scuola né era già definito che lo stanziamento sarebbe stato ripartito in parti uguali tra tutte le istituzioni che avrebbero presentato domanda. Il successivo avviso pubblico del 4 settembre ha stabilito una procedura "a sportello", con le candidature esaminate secondo l'ordine cronologico di arrivo e fino all'esaurimento delle risorse. Le scuole potevano presentare la propria richiesta tra il 7 e l'11 settembre, indicando le effettive necessità di raffrescamento. Alla fine sono state 6.342 le istituzioni scolastiche ammesse, mentre 12 candidature sono risultate inammissibili. Il decreto direttoriale n. 574 del 18 settembre ha quindi fissato l'importo effettivo: 3.153,57 euro per ogni istituzione, per un impegno complessivo di 19.999.940,94 euro. Per le otto scuole di Macerata significa dunque 25.228,56 euro complessivi. La prima tranche sarà pari al 70%, ovvero 2.207,50 euro per istituto; il restante 30% arriverà dopo la verifica della rendicontazione. Gli interventi dovranno essere conclusi e rendicontati entro il 31 marzo 2027. Il tema era già stato affrontato con un servizio dedicato alle condizioni delle scuole maceratesi e alla presenza degli impianti di climatizzazione. In quell'occasione l'assessore alla cultura e alla scuola del Comune di Macerata Lorella Benedetti aveva invitato gli istituti a partecipare alla selezione, pur esprimendo già qualche perplessità sull'entità dello stanziamento nazionale. "Se pensiamo a tutte le scuole d'Italia immagino che 20 milioni di euro possano non essere sufficienti, però intanto è una misura. Noi come Ufficio scuola abbiamo anche mandato una comunicazione agli istituti scolastici per suggerire proprio di partecipare alla selezione di questi fondi messi a disposizione per il raffrescamento delle scuole – aveva dichiarato Benedetti – Speriamo, quanto meno, che questi soldi arrivino e che vengano utilizzati al meglio". Ora i soldi sono stati assegnati, ma il risultato porta con sé una considerazione immediata: 3.153,57 euro per ciascuna istituzione scolastica rappresentano una somma che può contribuire ad affrontare il problema, ma che difficilmente può essere considerata risolutiva laddove siano necessari interventi più ampi. Per le scuole maceratesi, dunque, la partita del raffrescamento parte con otto beneficiari e poco più di 25mila euro complessivi.

05/10/2026 17:40
Politica, social e consenso: Maurizio Lombardi presenta "Politikè" negli studi di Picchio News (VIDEO)

Politica, social e consenso: Maurizio Lombardi presenta "Politikè" negli studi di Picchio News (VIDEO)

Come si fa politica nell'epoca dei social? E quanto è cambiato il rapporto tra chi governa e chi viene governato? È da queste domande che parte Politikè, il nuovo libro di Maurizio Lombardi, giornalista, editorialista ed esperto di comunicazione politica, ospite negli studi di Picchio News per una conversazione dedicata alla politica contemporanea. Già dal titolo, Lombardi rivendica un'idea precisa: la politica è una cosa seria, una “scienza” che merita di essere presa sul serio. Il suo è però un approccio dichiaratamente “cinico e pragmatico”: Politikè si propone come una sorta di manuale per chi vuole entrare in politica, per chi già la pratica e anche per chi deve imparare a riconoscere i meccanismi della comunicazione politica di oggi. Al centro c'è soprattutto il cambiamento portato dai social. Lombardi parla di “sòcialdemocrazia” per descrivere una politica sempre più disintermediata, nella quale il rapporto tra eletto e cittadino può essere diretto e immediato. «Oggi l'eletto, il politico, anche quando amministra, può instaurare un rapporto diretto con il cittadino», spiega. Ma la velocità ha anche un prezzo. Tra commenti, provocazioni e contenuti costruiti per diventare virali, il rischio è che la politica finisca per trasformarsi in una sequenza infinita di botta e risposta. Nel libro Lombardi dedica spazio anche al “dissing” politico, invitando a non trasformare ogni confronto in una guerra permanente: a volte rispondere serve, altre volte il silenzio può essere la strategia più efficace. C'è poi una domanda più profonda: che cosa deve fare un politico? Lombardi mette da parte la retorica del “bene comune” come punto di partenza e insiste sulla necessità di una politica capace di scegliere e di agire. «Le scelte penalizzano sempre qualcuno», osserva, e la ricerca dell'unanimità può finire per rallentare quella che definisce la “politica del fare”. Un'altra distinzione attraversa la conversazione: fare politica e amministrare non sono la stessa cosa. Una volta eletto, il politico deve governare anche chi non lo ha votato. E proprio qui, secondo Lombardi, la comunicazione deve lasciare spazio alla responsabilità istituzionale. Politikè si rivolge quindi a chi la politica la fa, a chi vuole iniziare a farla, ma anche a chi la osserva dall'esterno. Perché, nell'epoca dei social, comprendere come viene costruito e comunicato un messaggio politico significa anche avere più strumenti per interpretarlo. Una conversazione che parte da un libro per arrivare a una domanda molto attuale: come si comunica la politica quando tra il politico e il cittadino non c'è quasi più nessun filtro?

04/10/2026 12:30
Tartaruga, la storica discoteca diventa una palestra: InCentroFitness riapre gli spazi di Palazzo Torri (VIDEO)

Tartaruga, la storica discoteca diventa una palestra: InCentroFitness riapre gli spazi di Palazzo Torri (VIDEO)

Un luogo storico di Macerata torna a vivere, questa volta con una nuova destinazione. Negli spazi del Tartaruga, all'interno dello storico Palazzo Torri, sta per aprire la nuova sede di InCentroFitness, con un modello di fitness costruito intorno alla persona e, soprattutto, alla particolarità del luogo che la ospita. I lavori sono ancora in corso e l'apertura, inizialmente prevista per l'inizio di settembre, è slittata indicativamente a metà ottobre. Per Gabriele Micarelli, titolare del progetto, trasferire un'attività di questo tipo non è stato semplice, anche perché la necessità di lasciare la precedente sede è arrivata in modo inatteso. Ma la scelta di restare in centro ha portato a un'opportunità particolare: recuperare uno spazio che per generazioni di maceratesi è stato sinonimo di divertimento. «Non è facile spostare una palestra, è molto impegnativo. Però ne vale la pena, perché riportiamo al centro di Macerata e all'attenzione dei maceratesi questo locale storico, dove praticamente siamo passati quasi tutti», racconta. Il Tartaruga cambia così funzione, ma non identità. Gli interventi sono stati volutamente poco invasivi: la struttura non è stata stravolta, ma ripulita e rinfrescata, lasciando intatti gli elementi che raccontano la storia del locale. Sono gli spazi esistenti ad aver guidato la progettazione della palestra, e non il contrario. «Noi ci adeguiamo alla struttura», spiega Gabriele. «Non abbiamo modificato nulla, se non ripulito e rinfrescato dove si poteva». All'interno sono state quindi inserite le attrezzature necessarie a un moderno centro fitness, anche grazie alla collaborazione con Matrix, mantenendo però architettura e caratteristiche originali del locale. Una scelta che rende il nuovo centro particolarmente legato al contesto: allenarsi non significa entrare in un ambiente neutro e standardizzato, ma in uno spazio che conserva la memoria di uno dei locali storici della città. Il progetto nasce dall'esperienza maturata negli anni da InCentroFitness, realtà che dal 2019 ha portato una palestra nel centro di Macerata, rivolgendosi soprattutto al mondo universitario. La nuova sede mantiene quella vocazione, ma punta ad ampliare il pubblico: studenti, lavoratori, pendolari e residenti. E proprio qui entra in gioco un'altra delle caratteristiche del nuovo progetto: la possibilità di costruire la propria formula di allenamento. Le quote potranno essere personalizzate in base alla frequenza, ai giorni, alle fasce orarie e ai servizi scelti. «Abbiamo sconvolto il metodo delle quote della palestra: ognuno se la crea da solo», spiega Gabriele. L'obiettivo è andare incontro a esigenze diverse e permettere a ciascuno di pagare in relazione all'utilizzo effettivo della struttura. Il Tartaruga Fitness Club non si fermerà però agli spazi dell'ex locale. L'apertura rappresenta infatti il primo step di un progetto più ampio, che nelle intenzioni della proprietà potrebbe estendersi anche ai piani superiori di Palazzo Torri, con servizi ancora più mirati alla persona. Per ora, dunque, il primo obiettivo è riportare il Tartaruga nella quotidianità dei maceratesi. Non più come discoteca, ma come luogo dedicato al benessere. Una trasformazione che prova a tenere insieme passato e presente: da una parte un pezzo della memoria della città, dall'altra una palestra contemporanea che sceglie di adattarsi al palazzo che la ospita.

02/10/2026 19:00
Confisca del profitto, la Cassazione cambia le regole: a Macerata il confronto tra magistrati e avvocati

Confisca del profitto, la Cassazione cambia le regole: a Macerata il confronto tra magistrati e avvocati

La confisca del profitto cambia volto dopo la pronuncia delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. E cambia, di conseguenza, anche il lavoro di magistrati, investigatori e avvocati. È la questione al centro del convegno organizzato dalla Camera Penale di Macerata "O. Olivelli - D. Valori" all'Auditorium Dante Cecchi della Biblioteca Mozzi Borgetti. «Abbiamo chiamato fra i maggiori esperti nazionali in materia di confische», ha spiegato l'avvocato Paolo Giustozzi, responsabile della Scuola di formazione della Camera Penale, introducendo il confronto dedicato alla sentenza n. 13783, depositata l'8 aprile 2025. La pronuncia interviene sulla confisca nei casi di concorso nel reato e stabilisce che, esclusa ogni forma di solidarietà passiva, ciascun concorrente possa essere sottoposto a confisca limitatamente a quanto concretamente conseguito. La quota deve essere provata nel contraddittorio tra le parti e, quando non sia possibile individuarla, può essere applicato il criterio della ripartizione in parti uguali. Gli stessi principi valgono per il sequestro finalizzato alla confisca. A spiegare la portata della decisione è stato Raffaello Magi, consigliere della Corte di Cassazione, Prima sezione penale. Il punto centrale riguarda la posizione dei singoli concorrenti: «Mentre prima si poteva aggredire ciascun concorrente nel reato per l'intera somma che si era realizzata, adesso si può aggredire ciascun concorrente solo per la parte del profitto che è stata effettivamente incamerata». «Non è una riforma di tipo legislativo, è una riforma di tipo interpretativo», ha precisato Magi. La pronuncia è quindi già applicabile e incide direttamente sulle modalità con cui vengono affrontati sequestri e confische nei procedimenti penali. Una novità che interessa anche il lavoro di magistrati e investigatori. Giovanni Fabrizio Narbone, procuratore della Repubblica di Macerata, ha sottolineato come la sentenza «cambia il modo di lavorare di tutti noi», aprendo nuovi problemi soprattutto nella fase delle indagini. Il nodo è riuscire a ricostruire quanto abbia effettivamente ottenuto ciascun concorrente, mantenendo insieme «l'interesse della collettività a recuperare i profitti illeciti derivanti dai reati» e la tutela dei diritti delle persone sottoposte a procedimento. Il confronto ha riunito magistratura, avvocatura e università. Oltre a Magi e Narbone, sono intervenuti Lorena Puccetti, avvocata del Foro di Vicenza e componente dell'Osservatorio misure patrimoniali e di prevenzione dell'Unione delle Camere Penali, Vincenzo Gramuglia, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Macerata, e il professor Roberto Acquaroli, ricercatore di diritto penale all'Università di Macerata, avvocato e membro della Camera Penale. L'iniziativa è stata organizzata con il patrocinio del Comune di Macerata e la partecipazione di Banca Macerata. A portare i saluti istituzionali sono stati, tra gli altri, l'assessore alla Cultura Lorella Benedetti, il presidente del Tribunale Paolo Vadala, la presidente della Sezione penale Francesca Grassi e il presidente dell'Ordine degli Avvocati Paolo Parisella.            

02/10/2026 17:50
Palazzo Cortesi, taglio del nastro per il boutique hotel nel cuore di Macerata (FOTO e VIDEO)

Palazzo Cortesi, taglio del nastro per il boutique hotel nel cuore di Macerata (FOTO e VIDEO)

C'era praticamente tutta la giunta comunale ieri sera al taglio del nastro di Palazzo Cortesi. Un segnale dell'importanza attribuita dall'amministrazione all'apertura completa dello storico edificio nel cuore di Macerata, che da ieri può finalmente essere vissuto in tutti i suoi ambienti: dalle camere alla spa di 300 metri quadrati, passando per il ristorante, il bar e il “salotto”. A tagliare il nastro sono stati il sindaco Sandro Parcaroli e il vescovo di Macerata Nazzareno Marconi, insieme a Sara Longarini di Palazzo Cortesi, alla presenza di numerose autorità del territorio e, appunto, di una giunta comunale quasi al completo. «Quello che c'è dentro ci dà lustro», ha commentato Sandro Parcaroli, sottolineando il valore dell'investimento per l'accoglienza. «Tante volte è stato detto che la ricettività poteva essere uno dei problemi, invece iniziano ad arrivare le risposte». Per il sindaco, Palazzo Cortesi rappresenta inoltre un investimento di qualità, con «una struttura in centro, non grandissima, ma con la qualità dei quattro stelle». Con il completamento dei lavori, Palazzo Cortesi apre ora anche gli ultimi spazi rimasti da inaugurare. La spa privata e la palestra sono accessibili al pubblico, così come il “salotto”, la zona bar che da oggi sarà aperta tutti i giorni dalla mattina alla sera. «Finalmente abbiamo tagliato il nastro e aperto le porte della spa, della palestra e del salotto», ha spiegato Sara Longarini, annunciando anche nuove iniziative per i prossimi mesi. Il “salotto” propone la colazione continentale e l'aperitivo, mentre Cucina e Vino è operativo sia a pranzo sia a cena, dopo una stagione estiva giudicata positiva dalla struttura. La spa, inoltre, non è riservata esclusivamente agli ospiti dell'hotel. «È possibile prenotarla anche se non si è ospiti dell'hotel», ha spiegato Longarini. Sono disponibili percorsi benessere, trattamenti e massaggi, anche di coppia, grazie alle due sale dedicate. Un'apertura alla città sottolineata anche dalla vicesindaca Francesca D'Alessandro, che ha definito Palazzo Cortesi «un regalo per la città» da parte della famiglia Margione. «È un palazzo storico completamente ristrutturato, una struttura ricettiva per i turisti ma non solo». Per D'Alessandro, infatti, la possibilità di accedere al centro benessere rappresenta un'opportunità anche per i maceratesi: «Un luogo per la cittadinanza, dove poter godere di qualche momento di relax e dedicarsi qualche ora di benessere». La serata di inaugurazione sancisce così il completamento di un progetto che mette insieme ospitalità, ristorazione e benessere, riportando nel pieno della sua funzionalità uno degli edifici storici del centro di Macerata. Un luogo pensato per chi arriva in città, ma anche per chi a Macerata ci vive e ora può entrarvi per concedersi qualche ora di relax, una cena o un aperitivo.

01/10/2026 11:00
Nel cuore di Macerata, la spa di Palazzo Cortesi per ritagliarsi un momento di benessere (FOTO e VIDEO)

Nel cuore di Macerata, la spa di Palazzo Cortesi per ritagliarsi un momento di benessere (FOTO e VIDEO)

Sotto le stanze di un antico palazzo, dove un tempo si custodivano altre storie, oggi scorrono acqua e vapore. È nei sotterranei di Palazzo Cortesi, la dimora storica nel cuore di Macerata trasformata in hotel quattro stelle, che nasce una spa capace di mettere in dialogo la storia degli ambienti con un'idea contemporanea di benessere. Il cuore del progetto è proprio nel recupero di questi spazi: una delle vasche idromassaggio è stata inserita all'interno di un'antica cantina, trasformando un ambiente che apparteneva alla vita quotidiana del palazzo in un luogo dedicato al relax. Non una ricostruzione del passato, ma un modo diverso di farlo vivere. A rendere particolare l'atmosfera è anche l'uso della luce. Illuminazioni calde e studiate accompagnano il percorso senza imporsi, disegnando angoli, mettendo in risalto la materia degli ambienti e creando zone più raccolte. La luce cambia la percezione degli spazi: la pietra, l'acqua e il vapore diventano elementi di un ambiente quasi sospeso, intimo e silenzioso. Un'atmosfera pensata per lasciare fuori, almeno per qualche ora, il ritmo della città. Il percorso comprende idromassaggio, vasca fredda, bagno di vapore, sauna, doccia emozionale e area relax, con la possibilità di alternare caldo e freddo e poi fermarsi nelle sedute della sala relax. A completare l'esperienza ci sono due sale per i trattamenti, dove è possibile prenotare massaggi singoli o di coppia. «Abbiamo cercato di creare un'esperienza che fosse davvero dedicata alla persona – spiega Sara Longarini di Palazzo Cortesi – con la possibilità di costruire il proprio momento di benessere, dalla spa al massaggio, fino alla palestra». Perché la struttura non è pensata soltanto per chi soggiorna nell'hotel. La spa e la palestra sono aperte anche agli utenti esterni, con la possibilità di organizzare allenamenti programmati con personal trainer. Un modo per vivere Palazzo Cortesi anche senza pernottare, entrando in questi spazi semplicemente per qualche ora di benessere. E per chi cerca un'esperienza ancora più raccolta, il 30 settembre sarà inaugurata “Segreta”, la private spa riservata a due persone, fino a un massimo di quattro. Un ambiente completamente privato con vasca massaggiante, bagno di vapore, sauna, doccia emozionale e zona relax. «L'idea è quella di offrire uno spazio in cui potersi dedicare del tempo di qualità – aggiunge Longarini – anche in coppia, per un momento romantico, oppure semplicemente per staccare dalla quotidianità». Nel cuore di Macerata, dunque, antichi ambienti cambiano ancora una volta destinazione. Questa volta non per custodire qualcosa, ma per far vivere un'esperienza: tra il calore della luce, la materia delle vecchie cantine e il silenzio di una pausa tutta per sé.  

26/09/2026 10:10
EVO 2026, il gioco invade Macerata: oltre 60 eventi tra Nintendo, Winx, tornei e degustazioni (VIDEO)

EVO 2026, il gioco invade Macerata: oltre 60 eventi tra Nintendo, Winx, tornei e degustazioni (VIDEO)

Il centro storico di Macerata si mette in gioco. Ha preso il via la quinta edizione di EVO – I linguaggi del gioco, il festival che fino a domenica 27 settembre trasforma la città in un grande spazio dedicato al gioco nelle sue diverse forme: dal videogame ai giochi da tavolo, dal gusto alla formazione, fino alla cultura e alla socialità. Un'edizione diffusa che coinvolge diversi luoghi del centro e propone oltre 60 appuntamenti in quattro giorni, con cinque luoghi principali, 12 proposte gastronomiche e il coinvolgimento di decine di associazioni e realtà del territorio. Il cuore della manifestazione è l'EVO Village, in piazza della Libertà, dove il gioco incontra il gusto con food & drink, degustazioni e attività per famiglie. Nel percorso cittadino ci sono poi la Sala Giochi all'Asilo Ricci, dedicata a giochi da tavolo, giochi di ruolo, carte, wargames, tornei e laboratori, e Casa Nintendo agli Antichi Forni, dove tornano le esperienze dedicate al mondo della casa giapponese. Proprio la presenza di Nintendo è una delle conferme dell'edizione 2026, insieme a due importanti realtà proprio della provincia di Macerata: Clementoni e Rainbow. All'Asilo Ricci il pubblico può incontrare il mondo dei giochi educativi di Clementoni e quello dell'intrattenimento firmato Rainbow, con un'area dedicata anche alle Winx. «Le novità ce ne sono tante perché il programma cresce, trova il gradimento del pubblico, soprattutto il gioco, non inteso solo come divertimento puro, ma il gioco nelle sue varie sfaccettature che significa socializzare, fare nuove amicizie e significa anche didattica», spiega Angelo Serri, fondatore e direttore di Tipicità. Un concetto che guarda soprattutto alle nuove generazioni e ai loro nuovi modi di avvicinarsi all'apprendimento. Per Serri, la conferma di Nintendo rappresenta «un grande risultato», mentre l'ingresso di Clementoni e Rainbow amplia ulteriormente la rete di realtà coinvolte. EVO, però, non si ferma alle aree dedicate al gioco: il festival attraversa il centro storico e porta con sé anche una dimensione legata al territorio e alle sue eccellenze. Il Circuito EVO, infatti, coinvolge bar, ristoranti e locali cittadini, chiamati a reinterpretare il tema del gioco attraverso piatti, cocktail e iniziative speciali. Un modo per costruire un vero e proprio itinerario nel centro di Macerata, mettendo insieme gioco, gusto e scoperta della città. Accanto alle esperienze più ludiche trovano spazio anche gli appuntamenti dedicati alla cultura e all'approfondimento, con incontri e attività pensate per diverse generazioni. La collaborazione con l'Università di Macerata, partner scientifico della manifestazione, sottolinea proprio la dimensione culturale e formativa del gioco. Un aspetto sottolineato anche dalla vicesindaca di Macerata Francesca D'Alessandro, che parla di una progettualità capace di accompagnare l'evoluzione della città senza dimenticarne le radici. Al centro, ancora una volta, il gioco come strumento per creare comunità. «Oggi più che mai abbiamo bisogno di ricostruire le maglie di una comunità che sembra sfilacciarsi», osserva D'Alessandro, richiamando il paradosso di una società sempre più connessa attraverso il web ma, allo stesso tempo, spesso più sola. Da qui l'importanza di uno spazio fisico e condiviso nel quale tornare a incontrarsi, giocare e creare relazioni. EVO diventa così non soltanto un festival dedicato agli appassionati, ma un'occasione per leggere il gioco come un linguaggio capace di attraversare età e generazioni: divertimento, apprendimento, creatività, socialità e scoperta. Quattro giorni nei quali il centro storico di Macerata diventa una città da vivere attraverso esperienze diverse, con il gioco come filo conduttore.

24/09/2026 14:30
Sanità, come vanno le Marche nei Livelli essenziali di assistenza

Sanità, come vanno le Marche nei Livelli essenziali di assistenza

Le Marche restano adempienti nei Livelli essenziali di assistenza (LEA), ma nel 2024 registrano un peggioramento dei punteggi rispetto all'anno precedente. A pesare maggiormente è la prevenzione, che perde 9 punti, mentre cresce l'assistenza distrettuale e diminuisce quella ospedaliera. Nel dettaglio, secondo il monitoraggio 2024 del Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) del Ministero della Salute, il punteggio delle Marche per la prevenzione collettiva e sanità pubblica passa da 74 a 65 punti. È il calo più marcato tra le tre aree considerate e porta la regione a collocarsi al 18° posto per questo indicatore nel confronto nazionale. Diverso il dato dell'assistenza distrettuale, che sale da 83 a 85 punti, mentre l'assistenza ospedaliera scende da 91 a 87. Tutti e tre i valori restano comunque sopra la soglia di 60 punti, fissata dal sistema come livello di sufficienza. Il Nuovo Sistema di Garanzia monitora infatti i LEA attraverso una serie di indicatori distribuiti in tre macro-aree: prevenzione, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera. Ogni area riceve un punteggio da 0 a 100 e, per essere considerata adempiente, una Regione deve raggiungere almeno 60 punti in tutte e tre: i risultati non possono compensarsi tra loro. Nel 2024 le Marche superano la soglia in tutte le aree. A livello nazionale, le uniche realtà che non raggiungono il livello richiesto in almeno una macro-area sono Calabria, Provincia autonoma di Bolzano e Sicilia. Guardando invece al confronto complessivo, le Marche totalizzano 237 punti, contro i 248 del 2023. Si tratta della somma dei tre punteggi di macro-area, elaborata dalla Fondazione GIMBE sui dati del Ministero della Salute: il Ministero, infatti, non attribuisce un unico punteggio complessivo alle Regioni. Con 237 punti, le Marche si trovano all'11° posto, a pari merito con il Lazio. In testa al confronto elaborato da GIMBE ci sono Veneto (288), Emilia-Romagna (282) e Toscana (280). Il dato marchigiano restituisce quindi un quadro a due velocità: l'assistenza distrettuale migliora di 2 punti, mentre la prevenzione perde 9 punti e l'assistenza ospedaliera 4. Il risultato complessivo elaborato da GIMBE scende così di 11 punti in un anno, pur mantenendo le Marche sopra la soglia di garanzia in tutte e tre le aree.

23/09/2026 18:00
Energia cara, Macerata seconda nelle Marche: extracosto da 22 milioni per le piccole imprese

Energia cara, Macerata seconda nelle Marche: extracosto da 22 milioni per le piccole imprese

Il Pil si discute, le bollette si pagano. E il giorno dopo la polemica di Giorgia Meloni con l'Istat sulle stime della crescita, arriva dalle Marche un numero che porta la discussione sui problemi strutturali dell'economia italiana molto più vicino alla realtà quotidiana delle imprese: 103 milioni di euro. Ieri sera, ospite di Porta a Porta, la presidente del Consiglio ha contestato le revisioni delle stime Istat sulla crescita, chiedendosi se «Istat sottostima gli italiani o il governo». Ma nel corso dell'intervista ha parlato anche di altro: secondo Meloni, l'Italia non cresce come dovrebbe per ragioni «prevalentemente di carattere strutturale». Tra queste ha indicato la bassa produttività, legata anche alla particolare composizione del tessuto produttivo italiano, fatto di moltissime micro e piccole imprese, oltre alla necessità di maggiori investimenti in innovazione e capitale umano. E quanto pesa questa struttura nell'economia italiana? Tantissimo. Secondo i dati raccolti da Confartigianato, le micro e piccole imprese, quelle fino a 49 addetti, sono 4,68 milioni e rappresentano il 99,3% delle imprese attive. Gli occupati sono oltre 11,59 milioni, pari al 62,2% degli occupati nelle imprese attive. Insomma, non si tratta di una componente marginale del sistema produttivo: è praticamente l'intero tessuto imprenditoriale italiano. Ed è proprio qui che il discorso sulla crescita si incrocia con quello sui costi. Secondo l'analisi dell'Ufficio Studi di Confartigianato, le micro e piccole imprese marchigiane sostengono un extracosto energetico di 103 milioni di euro rispetto alla media europea. Per la provincia di Macerata, il conto è di 22 milioni di euro, pari allo 0,22% del Pil provinciale. Una cifra che colloca Macerata, a pari merito con Pesaro-Urbino, subito dietro Ancona, che raggiunge i 33 milioni. Ascoli Piceno è a 15 milioni, Fermo a 11. E qui il collegamento con la discussione sulla crescita diventa meno astratto. Se le micro e piccole imprese rappresentano il 99,3% delle imprese attive e oltre il 60% dell'occupazione nelle imprese, i costi che gravano su questo sistema non sono un dettaglio. L'energia è uno di questi. In Italia le piccole imprese pagano mediamente 25,99 centesimi di euro per kWh, contro i 22,04 centesimi della media europea: il divario è del 17,9%. A pesare è anche la componente fiscale e parafiscale della bolletta, che secondo Confartigianato è superiore del 47,4% rispetto alla media Ue. E il momento non sembra particolarmente favorevole per chi sperava in un alleggerimento. A settembre, fino al 22 del mese, il prezzo del gas sul mercato italiano è aumentato del 24,1% rispetto alla media di agosto, mentre il prezzo all'ingrosso dell'elettricità, il PUN, è salito del 17,3%. C'è poi l'altro lato della questione, quello della produttività. L'OCSE, nel suo rapporto sull'Italia 2026, sottolinea che le imprese più piccole sono mediamente meno produttive di quelle più grandi e che il divario italiano è più ampio rispetto ad altre grandi economie europee. Tra i fattori indicati ci sono le minori economie di scala, livelli più bassi di investimento e innovazione e maggiori difficoltà nell'attrarre personale qualificato. Così la discussione sul Pil e sulle stime di crescita si può anche fare sui decimali. Ma per le imprese che compongono quasi tutto il tessuto produttivo italiano, la crescita passa anche da questioni molto meno teoriche: quanto costa produrre, quanto costa l'energia e quanto rimane da investire. A Macerata, secondo la stima di Confartigianato, solo il primo di questi conti vale già 22 milioni di euro.

23/09/2026 16:00
Sicurezza sul lavoro: nelle Marche calano le morti, ma gli infortuni aumentano del 5,5%

Sicurezza sul lavoro: nelle Marche calano le morti, ma gli infortuni aumentano del 5,5%

Nelle Marche l'incidenza degli infortuni mortali sul lavoro si mantiene sotto la media nazionale, ma il fenomeno continua a mostrare numeri significativi. È quanto emerge dall'elaborazione dell'Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega Engineering sui dati Inail relativi al primo semestre 2026, aggiornati al 30 giugno e confrontati con lo stesso periodo degli ultimi quattro anni. Tra gennaio e giugno 2026, nelle Marche l'indice di incidenza degli infortuni mortali, esclusi quelli avvenuti in itinere, si è attestato a 13,8 morti ogni milione di occupati, a fronte di una media nazionale di 14,5. La regione rientra quindi nella cosiddetta zona gialla, quella con un'incidenza inferiore alla media italiana. Fonte: Mappa creata da Vega osservatorio sicurezza e ambiente Il dato marchigiano segna un miglioramento rispetto allo stesso periodo del 2025, quando l'incidenza era arrivata a 17,6, mentre nel 2024 era pari a 12,4 e nel 2023 a 14,0. Il valore del 2026 è dunque inferiore a quello dello scorso anno, ma superiore a quello registrato due anni fa. A livello nazionale, nei primi sei mesi del 2026 sono stati registrati 482 infortuni mortali, contro i 502 dello stesso periodo del 2025. Si tratta di 20 decessi in meno. Di questi, 350 sono avvenuti in occasione di lavoro e 132 durante il tragitto casa-lavoro o lavoro-casa. Nel 2025 erano stati rispettivamente 362 e 140. Il quadro cambia però se si guardano gli infortuni complessivi. Le denunce presentate all'INAIL nei primi sei mesi del 2026 sono state 315.452, contro le 299.130 dello stesso periodo del 2025: 16.322 in più, pari a un incremento di circa il 5,5%. A crescere sono sia gli infortuni avvenuti durante l'attività lavorativa, passati da 252.839 a 264.890, sia quelli in itinere, saliti da 46.291 a 50.562. Il report evidenzia inoltre quali siano i settori maggiormente coinvolti negli infortuni mortali. Nel primo semestre 2026 è il comparto delle costruzioni a registrare il maggior numero di vittime, seguito da trasporto, commercio e attività manifatturiere. Un altro elemento riguarda l'età dei lavoratori. L'incidenza degli infortuni mortali cresce sensibilmente con l'aumentare dell'età: nel primo semestre 2026 raggiunge 45 vittime ogni milione di occupati tra gli over 65, contro 22,8 nella fascia 55-64 anni. Il dato va letto come indice di incidenza e non come numero assoluto di decessi. Anche la modalità dell'infortunio presenta differenze significative. Nel quadriennio analizzato gli uomini registrano un'incidenza maggiore di infortuni mortali rispetto alle donne sia durante l'attività lavorativa sia in itinere. Per le denunce complessive, invece, l'incidenza degli infortuni in itinere risulta più elevata tra le donne. Sul fronte della prevenzione, il Governo ha introdotto nuove misure con il decreto sicurezza sul lavoro, convertito nella legge 198 del 29 dicembre 2025. Il provvedimento interviene su più fronti: dalla formazione e dai controlli al rafforzamento degli organici impegnati nella vigilanza, fino al badge di cantiere e ai sistemi di premialità per le imprese legati all'andamento degli infortuni. A queste misure si aggiunge, dal 2026, un Fondo da 500mila euro l'anno destinato a sostenere programmi aziendali di screening e prevenzione delle malattie cardiovascolari e oncologiche, oltre all'acquisto di defibrillatori da parte delle imprese. Per il 2026 il Ministero ha previsto rimborsi fino a 2mila euro per gli screening e fino a mille euro per l'acquisto dei DAE. Il quadro restituito dall'Osservatorio, dunque, è quello di un fenomeno che presenta luci e ombre: le morti sul lavoro diminuiscono rispetto al primo semestre 2025, mentre le denunce complessive di infortunio tornano a crescere in maniera significativa. Le nuove misure sulla prevenzione si inseriscono quindi in un contesto nel quale, accanto alla riduzione degli incidenti mortali, resta alta l'attenzione sul numero complessivo degli infortuni.

23/09/2026 11:30
Palazzo Cortesi – Dal Cinquecento a oggi, la storia di Macerata dentro un hotel: "Abbiamo ridato vita a una perla nascosta" (VIDEO e FOTO)

Palazzo Cortesi – Dal Cinquecento a oggi, la storia di Macerata dentro un hotel: "Abbiamo ridato vita a una perla nascosta" (VIDEO e FOTO)

Ci sono edifici che raccontano una città anche quando sembrano aver smesso di farlo. È il caso di Palazzo Cortesi, nel cuore del centro storico di Macerata, una dimora le cui prime testimonianze documentarie risalgono al 1580 e che oggi, dopo un importante intervento di recupero, è tornata a vivere con una nuova funzione. Il palazzo ospita oggi Palazzo Cortesi Boutique Hotel, una struttura quattro stelle che ha trasformato gli spazi della dimora in un luogo di accoglienza, mantenendo però il più possibile leggibili le tracce della sua storia. Non una semplice struttura ricettiva, dunque, ma un intervento che restituisce alla città ambienti rimasti per anni nascosti e oggi nuovamente fruibili. «Questa era una perla incastonata nel centro di Macerata ma nascosta da tanti anni – racconta Sara Longarini di Palazzo Cortesi – e abbiamo deciso di ridargli una vita rendendolo interamente fruibile sia dagli ospiti sia dagli utenti della città o da chi vuole venire soltanto per una giornata senza pernottare». Il recupero ha interessato l'intero edificio, dall'ultimo piano fino agli spazi al piano terra. Le camere occupano gli ultimi livelli, mentre il piano nobile ospita in parte altre camere e in parte uffici. Al piano terra, affacciato su piazza Cesare Battisti, trovano spazio la reception, il ristorante e la lounge. Al livello inferiore si estende invece un'area benessere di oltre 300 metri quadrati, con spa, sale trattamenti e sala fitness. È però la storia dell'edificio a rappresentare uno degli elementi più caratterizzanti dell'esperienza. I primi documenti rinvenuti nel palazzo risalgano al 1580 e attestano come l'edificio sia stato legato a famiglie nobili e a una delle tipografie più importanti di Macerata nel periodo dei moti risorgimentali e della Carboneria. Durante i lavori sono emerse ulteriori tracce di questo passato, che la proprietà ha scelto di conservare anziché cancellare. «In tantissimi ambienti non siamo mai intervenuti sulle pareti – spiega Longarini – abbiamo lasciato i decori, gli affreschi e qualsiasi traccia del passato potesse essere raccontata ancora». Così gli elementi storici convivono con un progetto contemporaneo fatto di pietra, marmo, legno e arredi su misura, con l'obiettivo dichiarato di unire architettura, design, eleganza e comfort. È la filosofia sintetizzata dallo stesso Palazzo Cortesi: «recuperare il passato per valorizzare il presente, in un continuo divenire». Ma il rapporto con la città non passa soltanto dalla storia custodita nelle sue stanze. I diversi affacci del palazzo aprono scorci sul centro storico e permettono di osservare Macerata da una prospettiva diversa, più intima e raccolta. Un modo per vivere gli spazi della città e, allo stesso tempo, per riscoprirne angoli e atmosfere. E la struttura non si esaurisce nell'ospitalità alberghiera. Il ristorante e l'enoteca Cucina & Vino, ospitati nella dimora, puntano sulla tradizione enogastronomica e sugli ingredienti locali, mentre gli spazi dedicati al benessere ampliano l'offerta anche a chi vuole trascorrere qualche ora nel palazzo senza soggiornarvi. «Dalla mattina fino alla sera abbiamo tantissime opportunità – conclude Longarini – per chi vuole dedicarsi una coccola al ristorante o al bar e per chi vuole rilassarsi o concedersi del fitness qui in centro storico a Macerata». Il risultato è un palazzo che non è stato semplicemente riportato a nuova vita, ma restituito a una funzione contemporanea senza rinunciare alla propria identità. Gli affreschi, le volte, i mattoni, gli ambienti che si susseguono e gli affacci sul centro diventano così parte di una nuova storia: quella di una dimora cinquecentesca che torna a essere vissuta, non soltanto conservata.  

22/09/2026 13:10
La Sagra della Polenta compie 50 anni: a Santa Maria in Selva una festa lunga mezzo secolo (FOTO e VIDEO)

La Sagra della Polenta compie 50 anni: a Santa Maria in Selva una festa lunga mezzo secolo (FOTO e VIDEO)

La Sagra della Polenta di Santa Maria in Selva ha raggiunto quest'anno un traguardo importante e lo ha festeggiato nel fine settimana appena trascorso, con la manifestazione pronta a proseguire anche il prossimo weekend. Un anniversario che porta con sé una storia fatta di persone. Tra i protagonisti dei primi anni c'è don Peppe, ricordato durante la festa come una delle figure che più hanno creduto nella sagra e nella sua capacità di diventare un momento di incontro. Attorno a quel piatto semplice, la polenta, negli anni si è costruita una vera occasione di convivialità, capace di coinvolgere non soltanto la comunità parrocchiale, ma anche le tante persone che gravitano attorno a Santa Maria in Selva e Treia. «Cinquant'anni di fatiche, di soddisfazioni, di grande lavoro», ha raccontato Antonio Pettinari, sottolineando come nel tempo sia cresciuta non solo la comunità parrocchiale, ma anche quelle che vivono il territorio. E proprio la polenta, nella visione di don Peppe, rappresentava uno strumento per avvicinare le persone: un piatto attorno al quale la famiglia si riuniva e affrontava insieme anche le difficoltà più grandi. Un'idea di comunità che negli anni ha superato anche i confini della festa. Santa Maria in Selva fa infatti parte dell'Associazione nazionale polentari d'Italia, nata proprio dalla volontà di mettere in rete realtà accomunate dalla tradizione della polenta. E oggi quella stessa filosofia continua grazie al lavoro dei volontari. «Grazie all'aiuto di tutto il comitato e alla collaborazione di tutti i ragazzi», ha spiegato Gabriele Soldini, ricordando il ruolo dei tanti impegnati durante le serateche, con le loro magliette gialle sono pronti ad occuparsi delle diverse necessità della manifestazione, con l'obiettivo di far sentire gli ospiti «come a casa loro». Poi c'è lei, naturalmente: la polenta. Il menù propone diverse interpretazioni della pietanza simbolo della sagra: dal classico condimento con sugo di papera a quello con salsiccia, passando per il baccalà e per la possibilità di abbinare papera e salsiccia. La novità di quest'anno è la versione dolce con la sapa. A completare il menù ci sono carne alla brace e alla griglia, patatine fritte, insalata e frittelle. A tavola, però, non si esaurisce la festa. Ogni sera è accompagnata dall'animazione e dalla musica, con diversi gruppi coinvolti nel programma. E il colpo d'occhio restituisce l'immagine di una manifestazione che continua ad attirare persone: le lunghe file davanti agli stand sono diventate una delle fotografie più evidenti di queste serate. Tra gli ospiti e degustatori non sono mancati anche Luciano e Simona Sileoni della Lube, arrivati a Santa Maria in Selva per assaggiare le specialità della sagra. Ma per i 50 anni c'è anche un altro modo per raccontare questa storia. È la mostra fotografica “Dove le anime s'incontrano” di Mirko Pizzichini, dedicata ai volti di chi la sagra la rende possibile. Ritratti che spostano l'attenzione dal piatto alle persone: perché una sagra non è soltanto ciò che arriva sulla tavola, ma è soprattutto l'intreccio di storie, relazioni e umanità che si crea attorno a quella tavola. E la festa non è ancora finita. Il prossimo weekend la Sagra della Polenta di Santa Maria in Selva tornerà con un appuntamento in più rispetto agli anni passati: il venerdì sera. Una serata pensata anche per coinvolgere maggiormente i giovani, con il gruppo Sugar Club e, a seguire, il dj set di Luca Moretti. Cinquant'anni dopo, dunque, la polenta resta il simbolo. Ma il vero ingrediente della sagra sembra essere rimasto quello di sempre: stare insieme.

21/09/2026 13:20
Sanità, dal 21 settembre cambiano le tariffe delle visite e degli esami: aumenti medi del 5,8%

Sanità, dal 21 settembre cambiano le tariffe delle visite e degli esami: aumenti medi del 5,8%

Dopo l'accordo raggiunto in Conferenza Stato-Regioni a luglio, da lunedì 21 settembre entreranno in vigore le nuove tariffe nazionali per le prestazioni di specialistica ambulatoriale e per l'assistenza protesica. Il nuovo tariffario riguarda 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e 222 codici della protesica, dagli ausili per le persone con disabilità alle visite specialistiche e agli esami diagnostici. La revisione comporta un aumento medio del 5,8%, ma circa otto prestazioni su dieci non cambiano tariffa. Tra le prestazioni interessate dagli aumenti ci sono diverse prime visite specialistiche. La prima visita oculistica passa da 25,80 a 26,80 euro, quella dermatologica o allergologica da 25,40 a 26,40 euro, mentre la prima visita otorinolaringoiatrica sale da 26,20 a 27,20 euro. La prima visita cardiologica con elettrocardiogramma passa invece da 33,60 a 38 euro. Aumenti più contenuti riguardano alcune prestazioni molto comuni: l'elettrocardiogramma passa da 11,60 a 12,05 euro, la spirometria semplice da 24 a 24,90 euro e il prelievo di sangue venoso da 3,80 a 4,30 euro. Restano invece invariate, tra le altre, la visita specialistica di controllo, la radiografia del torace, l'ecografia ginecologica e la densitometria ossea. Attenzione però a un punto: la nuova tariffa non coincide automaticamente con il ticket pagato dal cittadino. Il decreto stabilisce infatti le tariffe riconosciute dal Servizio sanitario nazionale alle strutture, mentre la compartecipazione dell'assistito dipende dalle regole sul ticket, dalle eventuali esenzioni e dal tetto previsto per la ricetta. Il limite ordinario è di 36,15 euro per ricetta, salvo le diverse condizioni previste dalla normativa. Per questo, ad esempio, il passaggio della prima visita cardiologica con ECG a 38 euro non significa necessariamente che un cittadino non esente pagherà 38 euro: laddove si applichi il tetto di 36,15 euro, quello resta il limite massimo della compartecipazione. L'aumento effettivo può quindi essere inferiore a quello della tariffa. Il nuovo sistema arriva dopo il contenzioso sul precedente tariffario del novembre 2024, annullato dal Tar del Lazio in seguito ai ricorsi delle strutture private accreditate. Il nuovo aggiornamento vale complessivamente 210,7 milioni di euro l'anno e punta ad adeguare le remunerazioni delle prestazioni erogate dalle strutture del Servizio sanitario nazionale. Nelle Marche la novità si inserisce inoltre nel quadro delle misure regionali sulle liste d'attesa. Proprio l'8 settembre la Regione ha approvato nuovi indirizzi operativi per il governo dei tempi di attesa delle prestazioni specialistiche ambulatoriali.

18/09/2026 16:30
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