Macerata, Alemanno racconta il carcere: "Se a un detenuto uccidi la speranza, si sdraia in branda e non ne esce più" (FOTO e VIDEO)
Nel quadro di Macerata Racconta, festival promosso dall’Associazione culturale ConTesto, si è svolto un dialogo pubblico dedicato al libro di Gianni Alemanno "L’emergenza negata, il collasso delle carceri italiane". Un confronto che ha riportato al centro del dibattito la condizione del sistema penitenziario italiano.
In apertura, l'assessore Riccardo Sacchi ha portato i saluti dell’amministrazione comunale, sottolineando il valore del festival come spazio di confronto culturale e l’urgenza di “accendere un faro sul durante e sul dopo”, cioè sulla detenzione e sul reinserimento sociale, troppo spesso ai margini del dibattito pubblico.
Il dialogo tra Lina Caraceni, Giancarlo Giulianelli e Gianni Alemanno ha offerto tre sguardi diversi ma convergenti sulla crisi del sistema penitenziario.

Lina Caraceni, professoressa di diritto processuale penale, ha richiamato il valore civile dell’iniziativa, parlando apertamente di condizioni che restano “incivili” e di una situazione che non può più essere rimossa dal dibattito pubblico. Ha insistito sul fatto che il carcere "è un pezzo di tutte le nostre vite" e che la trasformazione culturale e politica passa dalla capacità collettiva di ascoltare chi quella realtà l’ha vissuta direttamente: "La politica cambia soltanto se noi siamo disposti a cambiarla".
Giancarlo Giulianelli, garante regionale dei diritti della persona, ha invece posto l’accento sulle criticità strutturali del sistema, richiamando la situazione di alcuni istituti marchigiani in condizioni definite "disastrate". Ha utilizzato una metafora efficace per descrivere il limite dell’approccio attuale: "Il carcere è come un ospedale, ma a differenza di un sistema sanitario non distingue tra i pazienti e finisce per applicare a tutti la stessa cura, la restrizione, senza una reale personalizzazione del trattamento".
Al centro del confronto, l’intervento di Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma ed ex detenuto del carcere di Rebibbia, ha offerto una lettura critica e fortemente esperienziale del sistema penitenziario. L’ex sindaco ha ricordato di essere intervenuto per presentare il volume scritto insieme a Fabio Falbo, con la collaborazione di un terzo autore che ha scelto di non comparire pubblicamente, un lavoro nato proprio dall’esperienza diretta della detenzione.

Alemanno ha descritto il carcere come una realtà segnata da una crescente "deriva securitaria" e da condizioni materiali spesso critiche, legate al sovraffollamento e alla difficoltà di garantire percorsi trattamentali efficaci. Richiamando la propria esperienza nel carcere di Rebibbia, ha parlato di situazioni “disastrose” e di un contesto in cui la perdita di speranza rischia di bloccare ogni processo di recupero: "Se a un detenuto uccidi la speranza, si sdraia in branda e non ne esce più".
Nel suo intervento ha insistito anche sul fatto che il carcere non debba essere un tema confinato a chi lo ha vissuto direttamente o a chi ha familiari detenuti, ma una questione che riguarda l’intera società. Non si tratta, ha sottolineato, di una realtà lontana o eccezionale: "La gente finisce in carcere erroneamente e non tutti i giorni", richiamando così la possibilità concreta che errori giudiziari e fragilità del sistema coinvolgano persone comuni.
Alemanno ha inoltre criticato l’idea di una corrispondenza automatica tra sicurezza e durezza della pena, sostenendo che "certezza della pena non vuol dire certezza del carcere", e indicando nelle misure alternative - come semilibertà, lavoro esterno e messa alla prova - strumenti fondamentali per rendere il sistema più efficace e meno disfunzionale.
Il confronto si è chiuso su una riflessione condivisa: il carcere non può essere affrontato come un’emergenza permanente, ma come un nodo strutturale della società italiana che richiede interventi organici su detenzione, giustizia e reinserimento sociale.





cielo sereno (MC)
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