Marco Vinco, il direttore artistico con l’anima del cantante: la sfida del Macerata Opera Festival
Cantante, interprete, direttore artistico. Tre definizioni che raccontano altrettante fasi della vita di Marco Vinco, ma che in realtà appartengono a un unico percorso: quello di un uomo cresciuto dentro l’opera e arrivato oggi dall’altra parte del sipario, a immaginare e costruire gli spettacoli che prendono vita sul palco dello Sferisterio.
Veronese, Vinco nasce in una famiglia in cui la lirica non è soltanto una professione, ma un linguaggio quotidiano. Lo zio Ivo Vinco e la zia Fiorenza Cossotto, due protagonisti assoluti dell’opera internazionale, sono presenze che segnano il suo rapporto con il canto fin dall’infanzia. Eppure il suo ingresso nel mondo della lirica non segue un percorso già scritto: arriva quasi per caso, da ragazzo, quando cerca un modo per proteggere la voce mentre canta rock con gli amici.
Quello che doveva essere soltanto un aiuto tecnico si trasforma in una scoperta. Dietro quella voce c’è una possibilità inattesa, un mondo nuovo da esplorare. Da lì nasce una carriera durata vent’anni sui grandi palcoscenici, fino alla scelta di cambiare prospettiva: lasciare il centro della scena per dedicarsi alla costruzione artistica, passando dall’interpretazione alla visione.
Una trasformazione che non è una rottura, ma una naturale evoluzione. Perché oggi, nel ruolo di direttore artistico del Macerata Opera Festival, Vinco porta con sé proprio lo sguardo di chi l’opera l’ha vissuta in prima persona: conosce la fatica, la responsabilità e la magia che si nascondono dietro una voce.

Alla guida del MOF si trova davanti a uno dei luoghi più suggestivi della lirica italiana: lo Sferisterio, un teatro unico nel suo genere, capace di unire la forza della storia alla spettacolarità di uno spazio all’aperto.Costruire una stagione qui significa muoversi tra tradizione e futuro, tra titoli che appartengono alla memoria collettiva e nuove possibilità di racconto. Ma nel modo di intendere la direzione artistica di Vinco c’è un elemento che occupa un posto centrale: le voci. Il suo passato da cantante influenza inevitabilmente la ricerca degli interpreti, perché un artista non è soltanto tecnica, ma capacità di dare anima a un personaggio e creare un legame con chi ascolta.
Per questo, nella sua idea di festival, accanto ai grandi interpreti internazionali trovano spazio anche giovani talenti chiamati a confrontarsi con un palcoscenico complesso e prestigioso come quello dello Sferisterio. Una scelta che è anche una scommessa: dare fiducia alle nuove generazioni significa accettare il rischio, ma anche contribuire alla nascita degli artisti di domani.

La stessa attenzione verso il futuro riguarda il pubblico. Una delle sfide più importanti della lirica contemporanea è riuscire a riaprire un dialogo con le nuove generazioni, mostrando loro che l’opera non è un linguaggio lontano o appartenente soltanto al passato.
Per Marco Vinco la strada non è quella di modificare l’opera per renderla più semplice o più vicina alle mode del momento, ma di permettere alle persone di incontrarla nella sua autenticità. La sua forza, infatti, sta proprio nella capacità di attraversare il tempo e continuare a parlare attraverso emozioni universali: l’amore, il dolore, la passione, il conflitto.

Il percorso di Marco Vinco, dalla scena alla direzione artistica, sembra quindi seguire un filo preciso: creare connessioni. Tra passato e presente, tra grandi nomi e nuove voci, tra il palcoscenico e il pubblico. È questa la sfida del Macerata Opera Festival: custodire una storia importante senza trasformarla in memoria immobile, ma restituirle energia e futuro, sotto il cielo dello Sferisterio.



cielo sereno (MC)
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