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Dalle ferite del sisma alla rinascita: riapre la Pinacoteca di Serrapetrona (FOTO e VIDEO)

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Dopo i lavori di ricostruzione e recupero seguiti agli eventi sismici del 2016, la Pinacoteca di Serrapetrona torna ad aprire le sue porte, restituendo alla comunità e ai visitatori un luogo che si propone come vero e proprio scrigno di arte, memoria e identità locale. Un ritorno atteso, che segna non solo la riapertura di uno spazio espositivo, ma anche un passaggio simbolico di rinascita per il territorio.

All’interno della Pinacoteca trovano posto opere d’arte sacra e contemporanea, il Museo dell’Uomo – custode di strumenti e testimonianze legate alle arti e ai mestieri dell’età preindustriale – oltre a una suggestiva sezione dedicata alla mostra ornitologica. Un percorso museale articolato che restituisce la complessità della vita rurale e culturale del territorio.

A sottolineare il valore simbolico e comunitario dell’iniziativa è intervenuta per prima il sindaco di Serrapetrona Silvia Pinzi, che ha richiamato il significato profondo del legame tra comunità e territorio: «Pavese in La luna e i falò disse che un paese vuole dire non sentirsi soli, nel paese ci sono le nostre radici. Questo è quello che rappresenta questo luogo».

Come ben si sa, il sisma segna un prima e un dopo, ed è proprio il “dopo” quello che la Pinacoteca significa per Serrapetrona: la restituzione alla comunità di un luogo così identitario rappresenta un tassello fondamentale nel percorso di rinascita che le popolazioni del cratere stanno costruendo giorno dopo giorno. «Oggi parliamo di rinascita, non di resilienza. Resilienti lo siamo per natura», ha affermato il primo cittadino. «Siamo come la vernaccia, vitigno prepotente coltivato in un piccolo pezzo di terra: il chicco è duro, ma diventa amabile da chi sa come trattarlo». Un’immagine efficace per raccontare la capacità di trasformazione della natura e delle persone.

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Tra gli interventi tecnici, Luca Vallesi ha evidenziato la funzione del museo come spazio di trasmissione della memoria: «Un museo ha il compito di tramandare, fare in modo che le radici non si perdano». Il percorso espositivo, ha spiegato, restituisce pienamente questo intento, esprimendo la ruralità del territorio attraverso tre sezioni capaci di raccontare l’eterogeneità dell’entroterra marchigiano.

Sul versante venatorio è intervenuto il presidente provinciale di FedercacciaNazzareno Galassi, che ha sottolineato quanto la caccia e la salvaguardia della fauna selvatica siano radicate nella cultura locale. Ne è testimonianza proprio la sezione museale di ornitologia, che conserva tracce e documenti di questa tradizione.

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Il direttore artistico dell’Appennino Foto FestivalStefano Ciocchetti, ha invece rimarcato il valore simbolico del tema scelto per l’edizione: «Il tema è rinascita e questo luogo lo incarna in pieno. Anche noi proviamo a portare rinascita attraverso piccoli eventi».

La giornata inaugurale è stata arricchita anche dall’apertura della mostra temporanea “Quello che resta”, del poeta e fotografo Emiliano Cribari, inserita nel programma dell’Appennino Foto Festival. Lo stesso Cribari ha offerto una riflessione sul senso del suo lavoro: «Attraverso la fotografia cerco di ascoltare ciò che i luoghi comunicano. L’arte serve a far passare il sangue della ferita, ma anche la luce della rigenerazione».

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Momenti di forte partecipazione hanno accompagnato anche l’intervento dell’ex sindaco e presidente dell’Unione MontanaGiampiero Feliciotti, che ha espresso soddisfazione per il percorso di recupero e per il ruolo svolto dalle associazioni e dal volontariato nella gestione degli spazi pubblici.

La chiusura istituzionale è stata affidata al senatore e commissario straordinario per la ricostruzione Guido Castelli, che ha richiamato il valore trasformativo degli eventi sismici: «La catastrofe lascia cicatrici ma anche segni di vitalità». E ancora: «Da questi piccoli borghi, grazie alla concretezza che vi contraddistingue, si schiude una capacità operativa che diventa anche sorriso». Un invito a non cedere alla rassegnazione: «Il nostro solo nemico è la rassegnazione».

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La giornata si è conclusa con la benedizione di don Osman e il ringraziamento a don Aronne, in un clima di partecipazione corale che ha suggellato il ritorno della Pinacoteca alla vita pubblica. A chiudere simbolicamente la cerimonia, un brindisi ideale alla comunità e alla sua identità: «Viva Serrapetrona, viva la vernaccia».

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