Uccisione del corvo imperiale, Federcaccia: "Chi sbaglia paga, ma non si criminalizzi l’intera categoria"
«Se c’è un errore, chi sbaglia paga». È il presidente provinciale di Federcaccia Macerata, Nazzareno Galassi, a intervenire sul caso della morte del corvo imperiale Morla, avvenuta a Caldarola, esprimendo innanzitutto «dispiacere per quanto accaduto» e vicinanza alla giovane proprietaria dell’animale.
Una presa di posizione che, da un lato, ribadisce la necessità di accertare eventuali responsabilità individuali e, dall’altro, invita a non trasformare il comportamento di una singola persona in un atto d’accusa nei confronti dell’intera categoria dei cacciatori.
«La morte di un animale al quale una persona era profondamente legata – afferma Galassi – è un fatto doloroso che merita rispetto e sensibilità». Ma altrettanto chiaro è il principio che Federcaccia intende ribadire: «Se un cacciatore commette un errore, viola una norma o tiene un comportamento incompatibile con le responsabilità che derivano dall’utilizzo di un’arma e dall’esercizio dell’attività venatoria, è giusto che ne risponda nelle sedi competenti, secondo quanto previsto dalla legge».
«Se c’è errore, chi sbaglia paga – aggiunge Galassi – e deve assumersi personalmente le conseguenze delle proprie azioni».

Il presidente di Federcaccia Macerata prende però le distanze dalle accuse generalizzate rivolte all’intera categoria, soprattutto attraverso i social. «In questi giorni abbiamo letto espressioni che non si limitano alla comprensibile critica nei confronti dell’episodio – osserva – ma arrivano a rivolgere insulti, offese e accuse indiscriminate nei confronti dell’intera categoria venatoria».
Per Galassi, il diritto di esprimere dissenso deve essere tutelato, ma senza oltrepassare i limiti del confronto civile. «La libertà di esprimere il proprio dissenso deve essere sempre rispettata, anche quando le posizioni sono profondamente differenti dalle nostre. Altra cosa, però, è trasformare un episodio individuale nell’occasione per diffondere odio, offese o accuse generalizzate contro migliaia di persone».
Federcaccia sottolinea quindi come la responsabilità debba rimanere personale. Secondo l’associazione, la maggior parte dei cacciatori esercita l’attività venatoria nel rispetto delle norme, dei periodi, delle specie cacciabili e delle regole di sicurezza, partecipando anche ad attività di gestione, monitoraggio e conoscenza della fauna selvatica e del territorio.
Sul fronte della sicurezza, Galassi ribadisce un principio che definisce fondamentale: «Chi impugna un’arma deve farlo con prudenza, preparazione e piena consapevolezza». E aggiunge: «Uno dei principi fondamentali dell’attività venatoria è semplice e non ammette deroghe: prima di sparare occorre avere la certezza di ciò che si ha davanti».
Qualora questo principio venga meno, sottolinea Federcaccia, non si tratta di un comportamento che debba essere difeso dalla categoria. «Al contrario – afferma Galassi – è proprio il mondo venatorio il primo ad avere interesse affinché episodi simili non accadano».
Da qui l’appello a lasciare che siano le autorità competenti a ricostruire quanto accaduto e ad accertare fatti e responsabilità. «Come non sarebbe corretto attribuire a un’intera categoria professionale o sociale la responsabilità dell’errore commesso da un singolo individuo – conclude Galassi – allo stesso modo non è accettabile utilizzare questo episodio per alimentare odio e disprezzo generalizzato nei confronti di tutti i cacciatori».
Federcaccia Macerata conferma infine l’impegno a promuovere, all’interno del mondo venatorio, «conoscenza, responsabilità, sicurezza e rispetto della fauna e del territorio».

cielo sereno (MC)
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