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Ricostruzione: perché per il Commissario i cantieri sono al 97% e per ActionAid solo al 33% (VIDEO)

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A un decennio dalle scosse che hanno sconvolto il Centro Italia, fare il punto sulla ricostruzione pubblica è un atto dovuto. Tuttavia, addentrarsi tra le pieghe dei dati non è semplice, ed è proprio da un paio di settimane a questa parte che il dibattito si è riacceso con forza, rendendo necessario fare chiarezza su una questione di fondo: come si misura davvero l'avanzamento di un'opera pubblica? Il tema è rimbalzato al centro dell'attenzione in seguito alle analisi e ai rilievi emersi dal report di ActionAidDieci anni dopo: i dati raccontano”, pubblicato nell’agosto 2026, che ha messo in luce il divario tra la comunicazione istituzionale e la realtà fisica dei cantieri.

La questione assume un peso rilevante nel Maceratese, la provincia che concentra la quota più consistente della ricostruzione pubblica marchigiana, con ben 1.048 interventi programmati. Secondo il Rapporto sulla ricostruzione 2026 della Struttura Commissariale, queste opere ammontano a un valore che supera 1,46 miliardi di euro, inserite in un quadro regionale marchigiano che conta complessivamente 1.872 interventi per oltre 2,51 miliardi.

Ed è proprio per rispondere alle sollecitazioni sollevate dal monitoraggio civico che si innestano le recenti dichiarazioni rilasciate dal Commissario Straordinario alla Ricostruzione, Guido Castelli, a margine della camminata di supervisione al Campus di Tolentino.

Nel suo dossier, ActionAid ha preso come esempio emblematico proprio la struttura tolentinate da 31 milioni di euro per spiegare il cuore della questione. Per capire cosa sta succedendo bisogna comprendere la differenza metodologica tra i due report: per la Struttura Commissariale un'opera risulta "avviata" quando entra nella macchina burocratica, ovvero quando le viene assegnato il CUP (Codice Unico di Progetto) che è unicamente una targa amministrativa, ma che non ha nulla a che fare con l'apertura del cantiere. Per ActionAid, invece, un'opera è "avviata" solo ed esclusivamente quando raggiunge la Fase 7, ossia quando gli operai entrano in cantiere e i lavori partono concretamente. Tutto ciò che sta prima, nelle fasi da 0 a 6 — tra pareri, carteggi e gare d'appalto — per il monitoraggio civico è ancora semplice burocrazia.

Emblematico il caso del Liceo Filelfo: pratica aperta nel 2019 ma ancora registrata come burocrazia nei report 2026, proprio mentre se ne annunciava l'avvio dei cantieri. È la denuncia di ActionAid: senza dati aggiornati, si crea un corto circuito tra gli annunci pubblici e la realtà delle carte.

Durante il sopralluogo al cantiere tolentinate, Castelli ha voluto replicare punto su punto, rivendicando la concretezza dei fatti rispetto al ritardo delle banche dati: «In occasione del decennale c'erano state delle sottolineature probabilmente non corrette da parte di alcune associazioni che legittimamente monitorano l'andamento di questo cantiere, che qualcuno sosteneva non essere neanche avviato. In realtà c'è stato un tema probabilmente di dati non aggiornati, ma spesso e volentieri la ricostruzione va ancora più veloce di quanto vadano le informazioni. Questo è un fatto positivo perché non sono importanti i dati, sono importanti la realtà dei fatti. Qualche volta ci sono asimmetrie, come nel caso del Filelfo. La realtà è quella che è rappresentata dietro le mie spalle».

Il caso del Filelfo racchiude in sé l'intera questione: da un lato una macchina burocratica i cui registri faticano a stare al passo con l'evoluzione dei cantieri reali; dall'altro, la dimostrazione di come due sguardi diversi possano condurre a narrazioni opposte.

Ma quindi, concretamente, quanto differiscono i dati di ActionAid da quelli del commissario? E perché? La risposta sta proprio nel confronto tra queste due lenti. Applicando i due diversi metri di misura ai medesimi dati ufficiali dell'intero cratere, le cifre si ribaltano completamente.

Secondo la Struttura Commissariale, il 97,5% delle opere pubbliche è sbloccato e avviato, con un residuale 2,5% di interventi non ancora avviati e circa il 40% della programmazione totale coperta da lavori in corso o già conclusi. Guardando invece ai cantieri reali, ActionAid rileva che le opere entrate in Fase 7 (quelle che hanno visto l'effettivo inizio dei lavori o la loro conclusione) sono appena il 33,6%, pari a 1.232 interventi su 3.667 analizzati nell'intero cratere. 

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La differenza emerge forte anche sul piano economico: se per la Struttura quasi tutti i 4,85 miliardi di euro stanziati risultano in movimento, per ActionAid il 74,4% delle risorse (circa 3,6 miliardi) è ancora immobilizzato in opere che non hanno mai visto la posa della prima pietra. Nella nostra regione, infine, ActionAid rileva che 1.243 interventi (il 66,4%) sono ancora fermi alla sola fase burocratica, trattenendo il 73,9% dei fondi regionali destinati alle opere pubbliche.

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Questo non significa sminuire i progressi istituzionali. Tra il 2025 e il 2026 i numeri mostrano comunque una progressione: le opere in attesa di cantiere sono scese da 2.521 a 2.432, quelle con cantiere aperto sono salite da 444 a 548 e quelle tra fine lavori e collaudo da 574 a 684.

Ma per le comunità, la distinzione tra fase burocratica ed esecutiva non è un mero esercizio tecnico. Un'opera può essere sbloccata, finanziata e progettata, ma il passaggio decisivo resta quello in cui le ruspe entrano e il cantiere apre. A dieci anni dal sisma, la misura della ricostruzione si gioca tutta nella distanza che separa un faldone avviato su una scrivania da un edificio restituito alla collettività.

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