Mare, tramonti, aperitivi, monumenti, figli, amici, cene, piatti, piedi nella sabbia, cieli bellissimi e almeno dieci versioni quasi identiche dello stesso panorama. Durante le vacanze fotografiamo tutto, a volte ancora prima di guardarlo davvero.
Poi torniamo a casa, e quelle immagini restano lì.
Nella galleria del telefono, insieme agli screenshot, alle foto dei parcheggi, alle ricette salvate al volo e a quella bolletta che avevamo fotografato per ricordarci di pagarla.
Ed è curioso, se ci pensi. Organizziamo per mesi una vacanza, scegliamo il posto, prenotiamo, prepariamo le valigie, aspettiamo quel viaggio come una piccola ricompensa. Quando finalmente siamo lì scattiamo centinaia di foto per fermare ogni momento. E poi, una volta tornati, molte di quelle immagini non le riguarderemo quasi più.
Una volta era diverso.
Si tornava dalle vacanze con i rullini da sviluppare. Si aspettava qualche giorno, poi arrivava quella bustina piena di fotografie. Alcune erano bellissime, altre mosse, altre ancora con qualcuno tagliato a metà. Non potevi cancellarle, migliorarle, fare altri venti tentativi.
Erano quelle, e finivano in un album.
Ogni tanto quell’album tornava fuori da un cassetto. Magari anni dopo, lo aprivi e improvvisamente ricordavi una spiaggia, una persona, una risata, persino un vestito che avevi completamente dimenticato.
Oggi abbiamo molte più fotografie e, paradossalmente, rischiamo di avere meno ricordi.
Perché il problema non è fotografare tanto, anche io lo faccio. Il problema è che accumuliamo immagini come accumuliamo qualsiasi altra cosa digitale: convinti che, siccome sono lì, resteranno per sempre disponibili.
Solo che essere conservato non significa essere ricordato.
Ci sono fotografie bellissime che vivono 24 ore nelle storie di Instagram e poi spariscono. Altre finiscono in cartelle con nomi affascinanti come “IMG_6513” e non le vedremo mai più. E intanto continuiamo a scattarne di nuove.
Forse dovremmo tornare a fare una cosa molto semplice: scegliere.
Non stampare trecento fotografie. Magari dieci, quelle che raccontano davvero qualcosa.
Una foto che, tra 10 anni, ti farà ricordare non soltanto dove eri, ma come stavi. Chi avevi accanto. Che estate era, che persona eri in quel momento.
Perché una fotografia stampata ha ancora un piccolo potere che quella dentro uno smartphone ha perso: ogni tanto ti capita davanti anche quando non la stai cercando.
È su un mobile, dentro un libro, in un album, in una cornice. Entra nella tua vita quotidiana e ti restituisce un pezzo di tempo.
Forse il vero lusso digitale, oggi, sarà proprio questo: smettere di conservare tutto e tornare a scegliere cosa vale la pena ricordare.
Perché duemila fotografie nella memoria del telefono occupano spazio.
Dieci fotografie scelte bene possono occupare un posto nella nostra memoria.
CHIC / NON CHIC
CHIC: scegliere alcune fotografie dell’estate e stamparle davvero.
NON CHIC: avere 2.813 foto delle vacanze e non ricordarsi più nemmeno dove sono.

cielo sereno (MC)
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