di Carlo Cambi

Il centrodestra ci rifletta: Parcaroli sepolto da una valanga di no

Il centrodestra ci rifletta: Parcaroli sepolto da una valanga di no

Seguo in questa mia riflessione che, so già, sarà cestinata come sgradita o fuori tema (sicuri?) i comandamenti di una scrittrice che amo sommamente Agatha Christie. “Consigliava” al suo Emile Poirot: si ricordi che tre indizi fanno una prova. L’esito del referendum sulla riforma Nordio a Macerata città è il terzo indizio che mancava e ora c’è la prova: Sandro Parcaroli è un candidato inadeguato a guidare una coalizione di centrodestra sempre più debole nel progetto politico e sempre meno autorevole negli esponenti. Sanno tutti, anche se è una delle verità inconfessabili, che Francesco Acquaroli temendo una faida interna a Fratelli d’Italia qualora si fosse scelto di non ricandidare il sindaco uscente e, a questo punto difficilmente rientrante, abbia detto: lui ci garantisce l’equilibro. Perciò ha sollecitato Matteo Salvini, che non vedeva l’ora dato che con le percentuali di consenso attese per la Lega quando gli ricapita di avere il primo cittadino di un capoluogo oltre il lombardoveneto?, a "pretendere" la ricandidatura di questo canuto pensionato (non è più un imprenditore avendo ceduto il suo ingrosso di computer) dalla lacrima facile, dall’eloquio stento e dal pensiero semplice. E tuttavia ci sono i tre indizi. Lo schema Christie sostiene che: il primo indizio è un sospetto inziale e rimanda al flop che il centrodestra ha subito in città alle regionali; il secondo indizio è una coincidenza o casualità e richiama il fatto che il centrodestra a Macerata nelle elezioni per il presidente della Provincia tra i consiglieri comunali ha avuto il peggior risultato e solo un intervento nascosto quanto energico di Anna Menghi su tre leghisti ha consentito ad Alessandro Gentilucci di farcela. Su questo farò una necessaria notazione che dà il senso del disfacimento del Centrodestra in città. Il terzo indizio infine è la prova provata ed è il risultato che si è avuto in città sul referendum. Come si sa Macerata ha avuto un pessimo risultato: il NO ha vinto col 53,17% dei consensi contro un 46,83% dei SI’. A Civitanova dove pure ha vinto il NO il divario è assai meno consistente. Ma il dato di Macerata città diventa clamoroso se confrontato con quello della provincia dove invece ha prevalso il SI’ ed è al di fuori del Nord-Est del paese un’eccezione. Ed è proprio la differenza tra Macerata e il suo territorio a marcare la disfatta del Centrodestra cittadino e a segnalare l’inadeguatezza della candidatura Parcaroli. Sento sibilare i difensori a gettone di colui che fu Godo e che tutto il Centrodestra aspettava come l’oracolo di Delfi, ma che c’entra il referendum sulla giustizia con “lu candidatu sindecu”? Apparentemente nulla, nella sostanza politica tutto. Proviamo a ragionare. L’effetto Parcaroli si è sentito in negativo su Acquaroli alle regionali, segno evidente che l’attuale giunta e i “capi” locali dei partiti di Centrodestra non godono di un gradimento consolidato e che il Sindaco non è un fattore di spinta del consenso. Ancora più devastante è l’impatto di Parcaroli sulla Provincia (intesa come Ente). Alessandro Gentilucci - voluto a ogni costo da Francesco Acquaroli al punto che il presidente della Regione ha stretto un patto con l’ex consigliera regionale Anna Menghi che avrà, sempre ammesso che il Centrodestra vinca e oggi appare assai problematico, un posto da assessore - appena eletto ha dovuto misurarsi con le proteste per la tariffa Tari che aumenta e con la mancata soluzione della privatizzazione dell’acqua di cui porta una qualche responsabilità. Per non dire delle continue lagnanze che si fanno sullo stato pietoso della viabilità provinciale, sul disordine delle aree faunistiche, sul deficit infrastrutturale. L’eredità Parcaroli per Gentilucci non è un cadeau di pregio e di certo nella prossima campagna elettorale sarà buon gioco delle opposizioni rimproverare al “bianconiglio” di essere stato contemporaneamente Sindaco e presidente della Provincia e di aver portato in dote, a tacer d’altro, ai maceratesi un rincaro onerosissimo della tassa per i rifiuti. E poi c’è la circostanza del referendum che conferma come Macerata non solo non sia una granitica roccaforte di consensi per il Centrodestra, ma abbia perduto del tutto il suo ruolo e la propria autorevolezza di capoluogo. E’ facilissimo notare che nessun consigliere regionale è stato espresso dalla città e che gli eletti sono tutti politici del territorio provinciale. Macerata è la Cenerentola del centrodestra e davvero si fa fatica a comprendere come su questo appannamento di consenso e di autorevolezza non pesi il fattore Parcaroli. A dimostrazione ulteriore si può citare che tocca a Renzo Marinelli, consigliere regionale e in procinto di assurgere ad un assessorato, da Castelraimondo venire a dirimere le questioni della Lega a Macerata ormai destinata a una frantumazione di quadri e dunque di consensi. L’assessora Laura Laviano (la sola eletta tra quelli del fu Carroccio che siedono nella giunta Paracroli) da tempo ha detto addio al partito, il presidente del consiglio comunale Francesco Luciani è già in lista con I Marchigiani, Aldo Alessandrini sinora capogruppo e segretario cittadino pare intenzionato a non ricandidarsi e così almeno tre dei consiglieri uscenti, l’assessore Lego che sarebbe fatto fuori da Anna Menghi se corresse con la Lega da quel che si dice starebbe pensando di candidarsi nella “civica con la camicia” di un gruppo di negozianti che avrebbe il sostegno anche del consigliere di minoranza di Appignano probabilmente pentitosi di aver abbandonato il carro del generale Roberto Vannacci al punto che il commissario provinciale Mauro Lucentini sarebbe preoccupato per lo svuotamento possibile di consensi dalla lista di Salvini. Dove resta in attesa Anna Menghi decisa a candidarsi all’ultimo. In casa Forza Italia le cose non vanno moto meglio. Si sa che, sia pure surrettiziamente, l’assessore uscente Riccardo Sacchi avrebbe posto il veto alla candidatura nelle liste forziste di Laura Laviano e addirittura di Silvano Iommi che di Forza Italia è stato uno dei primi animatori ai tempi in cui Sacchi era ancora alla corte di Alleanza Nazionale. Ci sarebbe una certa rinnovata frizione tra l’assessore comunale e il presidente del consiglio regionale – guarda te anche lui di Camerino, dunque non di Macerata – Gianluca Pasqui che invece spinge per le doppie candidature di Laviano e Iommi convinto che l’evidente debolezza e frammentazione della Lega potrebbe dare a Forza Italia maggior spazio nella eventuale giunta Paracaroli-bis. Su questa disfida sotterranea c’è anche una interlocuzione di Barbara Antolini, segretaria cittadina e capogruppo in Comune di Forza Italia, che potrebbe aspirare a un posto da assessore anche per i limiti imposti dalla rappresentanza di genere. In Fratelli d’Italia la situazione è magmatica. Si sa che in quattro aspirano al posto di assessore: Paolo Renna vuole fare anche il vicesindaco, ma Francesca D’Alessandro legittimamente aspira alla conferma (dato anche il consenso raccolto alle regionali) in quel ruolo, Simone Livi rimasto a piedi in Regione pretende un posto e Pierfrancesco Castiglioni chiede un segno di riconoscimento alla sua fedeltà. Si accontenterebbe pare del ruolo di Presidente dell’assemblea comunale. Ma al carro di Fratelli d’Italia c’è un vero e proprio assalto al punto che si mormora di una "lista dei ristoratori" che chiederebbe un posto in giunta. In questo marasma spuntano altre due incognite. La prima è la lista I Marchigiani che si presenta molto agguerrita e non si sa ancora se Claudio Carbonari vi confluirà o meno, la seconda è la lista dell’Udc con la presenza dell’assessore Marco Caldarelli che potrebbe finire per diventare un catalizzatore dei dissidenti dagli apparati del Centrodestra senza contare che, sia pure con ridottissime speranze, sono in campo Mattia Orioli e Giordano Ripa che pescano in un’area limitrofa al Centrodestra. Francesco Acquaroli ha scelto di confermare Sandro Parcaroli per tentare di arginare le spinte centrifughe e le faide interne di un Centrodestra che pare del tutto inconsapevole dell’erosione di consensi che ha subito e sta subendo. E del tutto indifferente ai sommovimenti dell’elettorato che invece il voto referendario ha palesemente fatto emergere. Lo dimostra la difficoltà che i partiti hanno nel formare le liste. Probabilmente solo Fratelli d’Italia riuscirà a comporre l’elenco di tutti e trenta i candidati. A due mesi esatti dalle elezioni il Centrodestra non ha ancora elaborato una piattaforma programmatica ed è stato paralizzato prima aspettando Godo, oggi dalle manovre in cerca di un posto con l’elettore considerato variabile indifferente, e tale non è! Non si rende conto che ad esempio Marco Sigona gli ha posto un problema serio: come dialogare con i ceti produttivi, con il mondo delle professioni e con l’università? E sull’altro fronte Giancarlo Tittarelli può capitalizzare il dissenso giovanile ben espresso dal voto del referendum e il voto popolare del tutto trascurato dalla giunta Parcaroli che si è arroccata nel suo fortino di cemento armato inconsapevole della perdita di ruolo e di peso che Macerata ha subito come dimostrano i tre indizi elettorali. Il tempo per cambiare candidato Sindaco il Centrodestra lo avrebbe, ma non lo farà. Sarebbe il caso di suggerire però a Francesco Acquaroli che potrebbe essere un voto a perdere.

24/03/2026 11:17
EDITORIALE - Il centrodestra subisce il diktat romano. E ricandida Parcaroli

EDITORIALE - Il centrodestra subisce il diktat romano. E ricandida Parcaroli

Il più soddisfatto è probabilmente Gianluca Tittarelli, il maggiore candidato del Centrosinistra, che ora sa di potercela fare. Ci sono già degli sconfitti dopo il pronunciamento che finalmente ha sciolto la riserva sulla ri-candidatura di Sandro Parcaroli. Il Sindaco uscente ha affidato alla città una lettera politicamente inconcludente, piena di buoni sentimenti, vuota di qualsiasi contenuto. Siamo tornati ai tempi della lacrima sul viso della prima campagna elettorale con un ulteriore balzo in avanti: a scrivere le lettere ora ci pensa l’intelligenza artificiale. Che ha un difetto: non ha sentimenti e dunque quando cerca suscitare emozioni è facile smascherarla. A dare l’esempio su un disinvolto ricorso a ChatGPT è uno dei componenti del quartetto eccetera. Ma l’IA applicata al Parcaroli pensiero (l’ossimoro è sempre in agguato) lascia sul campo dei caduti. ​Gli sconfitti sono Macerata impedita a esprimere una candidatura all’altezza della sfida culturale, sociale ed economica dei prossimi cinque anni e i partiti locali del Centrodestra che si fanno imporre il candidato dall’alto e non avranno alcuna autonomia nel condurre la campagna elettorale e tanto meno nell’elaborazione del programma che peraltro per questo Centrodestra è pleonastico. Ma c’è anche un altro sconfitto ed è lo stesso Sandro Parcaroli che finisce sotto tutela. Ha provato a pretendere un posto garantito per il quartetto eccetera: Festino, Valigetta, Lego e Imballo anche se su questo ultimo nome il Sindaco è disposto a cedere: c’è stato un inatteso “divorzio”. Gli è stato risposto: accontentati che non ti rimandiamo a casa, la giunta si sceglie in base al peso elettorale. ​Ed eccolo pronto camaleonticamente a trasformarsi da candidato della Lega in uomo di Fratelli d’Italia che però non vuole ufficialmente saperne. Parcaroli può perdere e l’ordine di scuderia partito da Giovanni Donzelli è “ce lo dobbiamo sorbire perché Matteo Salvini si è impuntato, ma sia chiaro: se perde deve essere una sconfitta della Lega”. Preso atto che il Sindaco non è in grado di pronunciare un discorso pubblico di spessore, la campagna elettorale viene affidata a una specie di commissario ad acta imposto alla Lega locale da Matteo Salvini, l’onorevole Riccardo Augusto Marchetti, a un esperto di comunicazione e poi viene resuscitato come pretoriano di ferro quel Fabio Pistarelli ora recuperato come cane da guardia di questo Sindaco per conto di Fratelli d’Italia con il compito di sorvegliare strettamente sulla composizione della futura giunta. ​Il Sindaco uscente così viene formalmente candidato da una Lega sfaldata, che sta perdendo i pezzi e che è in preda a una faida interna. L’escamotage è presentare Parcaroli come candidato di coalizione il che consente a Forza Italia di dettare pesanti condizioni. Lo scenario è comunque da tutti contro tutti. I sintomi? Laura Laviano assessore all’ambiente e alle attività produttive è uscita dalla Lega. E’ stata crocifissa dall’onorevole Giorgia Latini, che però è stata a sua volta costretta a digerire il commissariamento di Parcaroli da parte di Marchetti per evitare che Renzo Marinelli diventasse il plenipotenziario del maceratese, e da Mauro Lucentini. I modi sono stati maldestri, il contenuto politico inaccettabile. Si è detto alla Laviano: fatti da parte da assessore se non stai più nella Lega. Facile la risposta: io sto qui perché eletta. E non si può dire lo stesso di Andrea Marchiori o di Katiuscia Cassetta. ​E già questo la dice lunga su come la Lega locale considera l’elettore. Ma che in quel partito ci sia una serie di “ricatti” incrociati è testimoniato dal fatto che mentre si crocifigge Laura Laviano nulla si è detto di Francesco Luciani, presidente del Consiglio comunale in quota Lega, che correrà nella lista civica “I Marchigiani” animata dall’assessore regionale alla sanità Paolo Calcinaro. C’è poi l’incognita Claudio Carbonari anche lui ex Lega e ora pronto a fare una sua lista magari in raccordo con i Marchigiani, ma assai poco disponibile ad appoggiare Parcaroli, come del resto Maurizio Del Gobbo uscito dal Pd. Calcinaro è un civico che Guido Castelli ha convinto ad appoggiare Acquaroli, ma pare che tra i due non corra affatto buon sangue. ​Questo è il clima in un Centrodestra che è stato logorato nel consenso dallo stesso Parcaroli. Ci sono i risultati delle regionali a dirlo. Macerata è la città dove il Centrodestra è andato peggio. Acquaroli ha prevalso con appena il 50,4% e tutti i partiti che lo appoggiavano hanno avuto qui risultati deludenti: Fratelli d’Italia non è arrivata oltre il 28,3%, la Lega ha perso due voti su tre con un misero 7,8%, ancora peggio Forza Italia inchiodata al 6. Sommati fanno il 41% largamente insufficiente per vincere al primo turno. Parcaroli può contare solo su queste tre liste perché i civici al momento del formarsi della giunta presenteranno un conto salato. Al punto che si comincia a ragionare di un listone maceratese di personaggi della società civile “equivicino” a Parcaroli ma non di sostegno. ​Il non brillante risultato del settembre scorso potrebbe diventare un incubo tra tre settimane. Il referendum sulla riforma Nordio se a Macerata va male rischia di far implodere il Centrodestra. Il Sindaco non ha detto una parola, nessuno dei partiti di Centrodestra ha fatto campagna per il sì. Anche in questo l’ordine è partito da Roma; Giorgia Meloni non vuole che una eventuale sconfitta al referendum si riverberi su di lei. Dunque tutti allineati e coperti. A livello nazionale le forze minori del Centrodestra dicono di votare sì al referendum, ma in realtà voteranno no proprio per ridimensionare il potere e il peso di Giorgia Meloni. In fin dei conti la Riforma Nordio è cosa che sta a cuore solo a Forza Italia. ​In queste condizioni a Macerata il Centrodestra si trova a fare campagna elettorale con tre handicap. ​Il primo è dato dal fatto che a sostenere Parcaroli saranno solo i colonnelli dei partiti peraltro spaccati al loro interno. Non ha intorno a sé una parte viva della città fatta di professioni, imprenditori e intellettuali. ​Il secondo handicap è l’indagine sul mattatoio che peraltro tra meno di un mese chiude definitivamente. ​Il terzo handicap è che non può neppure indicare la squadra di governo perché ha un’autonomia assai limitata e non ha un esercito che va a caccia di voti per lui, tenendo conto che ci sono almeno altre due o tre liste nel centrodestra che comunque gli sottrarranno consenso. ​Parcaroli però va già promettendo posti raccontando che lui ha i pieni poteri. Stando ai sondaggi Fratelli d’Italia andrà attorno al 29, Forza Italia al 7, la Lega non può sperare di andare oltre il 4% perché erosa dalla lista Vannacci. Comunque il pallottoliere della giunta non torna. Fratelli d’Italia ha già prenotato i posti: Paolo Renna Vicesindaco, assessori Simone Livi, Pierfrancesco Castiglioni e Romina Leombruni. Nessuna possibilità per Francesca D’Alessandro la vicesindaco uscente sulla quale c’è un doppio veto. La Lega se prende il 4% deve accontentarsi di un solo assessore. Ci sarà una lotta al coltello tra Andrea Marchiori, Luca Buldorini e Giuseppe Romano, ma c’è una variabile: Anna Menghi, indispensabile per rispettare la quota di almeno tre assessori donna. ​E poi c’è Forza Italia che cercherà di avere due posti, ma probabilmente ne avrà uno solo. Altra lotta intestina tra Riccardo Sacchi e Barbara Antolini. C’è infine l’incognita dei civici: Francesco Luciani pretenderà un incarico. Nel Centrosinistra c’è una situazione analoga e tuttavia Gianluca Tittarelli si presenta come civico e ha dalla sua l’opportunità di raccogliere i delusi da sei anni di Centrodestra. Certo la lista di Marco Sigona e quella del Terzo polo possono essere elementi di attrazione dell’elettorato di centro. In proiezione ballottaggio è più probabile che il Centrosinistra ritrovi unità di quanto possa accadere nel Centrodestra dove se Paracroli non passa al primo turno potrebbe scontare una disaffezione dell’elettorato nella seconda e decisiva tornata. Questo è il quadro. Verrebbe da dire al Centrodestra: errare humanum est, perseverare autem diabolicum.

01/03/2026 09:20
Inchiesta europea sulla R-Store, è l’ex azienda di Parcaroli: per questo il Sindaco riflette?

Inchiesta europea sulla R-Store, è l’ex azienda di Parcaroli: per questo il Sindaco riflette?

Chi avesse letto stamattina i principali quotidiani italiani avrebbe potuto ritenere che le “riflessioni” di Sandro Parcaroli sull’opportunità o meno di ricandidarsi a Sindaco abbiano qualche motivo un po’ più concreto, ma assai meno dichiarato, per prolungarsi. Sia chiaro: Sandro Parcaroli in questa faccenda non c’entra nulla direttamente, ma comunque è probabile che gli crei qualche scomodità d’immagine.È curioso – vedi tu le coincidenze – che tutto accada il giorno dopo le dichiarazioni di assoluta trasparenza che il Sindaco ha fatto sulla faccenda del mattatoio su cui comunque si avvia un’indagine del Consiglio comunale. Di questo avrò modo di riparlare e forse ai partiti di maggioranza che ieri hanno tuonato: come si osa mettere in discussione la buona fede del Sindaco dovranno avviare delle riflessioni. Non è mai bene, quando si deve essere chiari e si richiederebbe eguale chiarezza dai protagonisti, evitare di affastellare troppi argomenti. Partiamo dai titoli di prima pagina. Corriere della Sera: “Docenti sotto accusa: Pc e smartphone con i soldi del Pnrr”. Il Mattino: “Cresta sui fondi Ue, indagati 16 docenti e ricercatori italiani”. La Repubblica: “Docenti sotto accusa: Pc e smartphone con i soldi del Pnrr”. Il Giornale: “Retata di prof al Sud, Pc, tablet e iPhone con i fondi europei”. La faccenda sembra seria assai. L’inchiesta parte da una richiesta che la Procura della Corte europea ha fatto alla magistratura italiana e i sostituti procuratori di Napoli e Palermo, Gery Ferrara e Amelia Luise, si sono messi al lavoro. Risultato: 16 richieste di arresto. Si legge in un passaggio dell’articolo di Lara Sirignano a pagina 25 del Corriere della Sera: “Due docenti avrebbero già confessato. L’AD (amministratore delegato) di R-Store, Giancarlo Fimiani, vicepresidente di Confindustria Napoli, il deus ex machina (così lo definiscono i magistrati napoletani) che avrebbe sfruttato proprie conoscenze per accaparrarsi le gare, si è dimesso.” Salvo Palazzolo, a pagina 26 di Repubblica, tra le altre cose scrive: “Intanto due manager della R-Store, Antonio Fedullo e Mario Piacenti, sono stati sospesi dall’incarico. L’Ad Giancarlo Fimiani si è invece dimesso. Anche loro rischiano i domiciliari”. Per sommi capi è successo questo: i docenti e ricercatori, anche di prestigiosi enti, si mettevano d’accordo con R-Store per fare avere alla società gli appalti di fornitura di strumenti elettronici, gonfiavano gli importi e poi riscuotevano da R-Store una tangente sotto forma di iPhone, televisori e tablet. Almeno questo è il quadro accusatorio che è però antipatico perché rivela che con gli appalti pubblici anche gli insospettabili ingrassano sulle spalle dei cittadini contribuenti. Domanda: e che c’entra Sandro Parcaroli? Nulla. Direttamente. Si dà però il caso che la Med-Store, anzi meglio la Juce che è la finanziaria di famiglia Parcaroli, e la R-Store oggi siano una cosa sola. Stefano Parcaroli, il figlio prediletto del Sindaco che lo ha accompagnato in tutta la stagione della scorsa campagna elettorale e per gran parte del percorso politico-amministrativo, al punto che in incontri istituzionali di altissimo livello partecipava a fianco del primo cittadino come consulente strategico, il 31 ottobre 2024 dichiarava a Il Resto del Carlino, edizione di Macerata, quanto segue: “Il gruppo Med annuncia la conclusione dell’operazione che porterà entro fine anno all’unione delle insegne Juice e R-Store (con un totale di 100 negozi) e all’ingresso di Rekordata s.r.l., Med Innovations s.r.l. e ICT Industries s.r.l. nel gruppo R-Store spa (guidato da Giancarlo Fimiani)”. Stefano Parcaroli, del gruppo implicato nell’inchiesta europea, è oggi – a meno di modifiche dell’ultima ora – vicepresidente e al tempo della fusione dichiarava con soddisfazione: “Nell’accordo raggiunto abbiamo garantito la persistenza a Macerata e provincia delle sedi legali e operative di molte aziende del gruppo in modo tale da salvaguardare tutto il personale attualmente presente. Accanto a me, alla guida e supervisione di molte di queste aziende e attività, rimarrà anche mia sorella Lucia, che entrerà nei Cda di alcune società del gruppo e continuerà a occuparsi di tutti gli aspetti legali e amministrativi. Insomma, non solo una grande opportunità per le nostre società, ma sicuramente una grande sicurezza per tutti i nostri collaboratori e per le loro famiglie, che ho voluto porre al primo posto nelle decisioni che abbiamo maturato in questi ultimi mesi". Applausi. Ma Stefano Parcaroli è rimasto vittima come “cieco strumento di occhiuta rapina?” Sarebbe interessante saperlo. Poi arriva la magistratura e qualche certezza forse viene messa in dubbio. È doveroso precisare che l’inchiesta in corso si riferisce a fatti che sarebbero accaduti nel 2023, cioè un anno prima del “matrimonio” tra l’azienda di Sandro e Stefano Parcaroli e la R-Store guidata da Giancarlo Fimiani, che però da un anno e mezzo è a capo anche delle aziende maceratesi e lavora gomito a gomito con il figlio del Sindaco, che probabilmente è ancora azionista, sia pure con una quota largamente minoritaria, del gruppo nato dalla fusione di Juce (Parcaroli) con R-Store (Fimiani). Certo non sarebbe un bel vedere in campagna elettorale se ad esempio la Guardia di Finanza andasse a fare qualche ispezione negli uffici dove ancora opera qualche membro della famiglia Parcaroli. Di certo il Sindaco in questa faccenda non c’entra nulla, ma in forza di quella trasparenza tanto invocata e rivendicata ieri sarebbe il caso chiarisse se sapeva, quando ha accettato l’offerta di R-Store, di questi traffici; se il pagamento delle sue azioni è avvenuto anche grazie ai proventi di queste tangenti e se infine è a conoscenza che pratiche simili continuano e soprattutto che cosa intende fare oggi nei confronti di R-Store e dei suoi rapporti con Giancarlo Fimiani. Non c’è nulla d’irregolare, ma insomma non è un bel vedere che un Sindaco sia in affari con chi fa la cresta sul Pnrr, quel fiume di soldi che consente oggi a lui, qui a Macerata, di farsi merito degli investimenti. Di quanto conta il Pnrr ne sa qualcosa l’assessore Lego che ieri, novello Orazio Coclite, mentre si discuteva della commissione d’inchiesta sul mattatoio in Consiglio comunale ha offerto il petto per difendere il suo Sindaco – per lui la candidatura di Parcaroli è la sola garanzia di rimanere in quel posto – affermando: “Nessuno può discutere sulla trasparenza dell’amministrazione del Sindaco Parcaroli, nessuno può mettere in discussione la lealtà del primo cittadino: la trasparenza non è solo un dovere giuridico, ma anche un dovere morale”. Ecco appunto: può dirci il Sindaco se conosce Giancarlo Fimiani? Se quando ha trattato la fusione tra Juce e R-Store era a conoscenza dell’inchiesta? Se ha il sospetto che le pratiche oggi sottoposte a censura dalle Procure di Napoli e Palermo, nell’azienda di cui è socio, continuino e se lui, avendone conoscenza, le ha denunciate? Può dire se quando suo figlio, attuale vicepresidente di R-Store, lo ha accompagnato negli appuntamenti istituzionali, eravate a conoscenza dell’indagine? Può dire infine se la sua lunga riflessione sull’accettare o meno la candidatura a Sindaco è legata in qualche misura alla vicenda giudiziaria? Domande se ne potrebbero fare molte altre, ma in virtù della trasparenza basterebbero queste prime risposte. Avvertendo che stavolta non basta un vernacolare “E che sapio io?”.  

25/02/2026 10:30
Parcaroli-Buldorini esultano, ma quella sul mattatoio è una vittoria che sa di sconfitta

Parcaroli-Buldorini esultano, ma quella sul mattatoio è una vittoria che sa di sconfitta

Verrebbe da dedicare a Luca Buldorini, vicepresidente pro tempore della Provincia e consigliere di minoranza ad Appignano,“Domani è un altro giorno” di Ornella Vanoni e un paio di versi di quella popolare quanto profonda canzone. “È uno di quei giorni in cui rivedo tutta la mia vita/Bilancio che non ho quadrato mai/Posso dire d'ogni cosa che ho fatto a modo mio/ Ma con che risultati, non saprei…” Appunto. Si dà il caso che Buldorini, non si sa a che titolo se non di amicizia con Sandro Parcaroli, di buon mattino abbia annunciato urbi et orbi che il Tribunale di Macerata ha accolto il ricorso presentato dal Sindaco ed ha annullato l’asta per il mattatoio con due motivazioni: incongruità del prezzo e il fatto che il Comune avesse comunque manifestato l’intenzione di partecipare. Buldorini esulta, ma siccome l’esultanza stavolta non gliel’ha scritta l’intelligenza artificiale a cui frequentemente e maldestramente ricorre per esporre il suo pensiero, ha sbagliato tutto. Scrive: “Un risultato che è stato possibile anche grazie alla competenza, alla lucidità tecnica e alla professionalità dell’avvocato Paolo Giustozzi” che, sia detto per inciso, è l’avvocato del sopradetto pompiere, soprannominato Valigetta per i suoi frequenti viaggi a Roma. Ebbene l’avvocato che ha istruito e sostenuto il ricorso è Massimo Bertola, ma gli errori del patrocinatore della dignità di Sandro Parcaroli sono soprattutto di sostanza. Per Buldorini oggi è uno di quei giorni che “ti prende la malinconia” perché se ha pazienza di leggere si accorgerà che all’euforia, ingiustificata dai fatti, per il mattatoio seguirà qualche preoccupazione per le candidature. Andiamo perciò con ordine. L’accoglimento del ricorso da parte del Tribunale sull’ormai famosa asta per il mattatoio vinta da Ilario Marcolini — che si è aggiudicato terreni e immobili del CeMaCo di proprietà del Comune al 68% per 395 mila euro — è un boomerang per Parcaroli. Ora siamo di fronte a uno scenario che dal punto di vista delle relazioni tra Parcaroli e Marcolini diventa dirimente. Come si ricorderà, Parcaroli, prima di decidere in perfetta solitudine di ritirare il Comune dall’incanto contro la delibera del Consiglio comunale che lo impegnava a partecipare all’asta, ricevette privatamente Ilario Marcolini. Dopo quel colloquio, Marcolini si è trovato da solo a concorrere e ha beneficiato dello sconto di legge del 25% sulla base d’asta di 525 mila euro. Ora delle due l’una: se Marcolini ricorre contro il pronunciamento odierno del tribunale si apre un contenzioso onerosissimo per il Comune e dall’esito incerto; ma se Marcolini non ricorre, significa che sull’asta c’era un’intesa preventiva col Comune. E poi ci sono altre due questioni che si aprono. Ora il Comune viene reimmesso nell’asta, ma la base resta sempre quella dei 525 mila euro e, per espressa dichiarazione del Sindaco, il Comune quei soldi non li ha. Deve accendere un mutuo e teoricamente potrebbe farlo in forza della delibera disattesa però dal Sindaco. E come si fa? Se la rimette in votazione è sicuro che gliela votano tutti? E se tiene fede alla variazione di bilancio che lui ha smentito, è sicuro che la Corte dei Conti non abbia nulla da dire? Sarebbe una straordinaria forma di autocrazia. Comunque la si guardi, questa faccenda rivela una incapacità amministrativa inqualificabile. Ed è un giudizio che nei prossimi giorni peserà e non poco sul futuro politico di Sandro Parcaroli e della sua corte. Seconda considerazione: fa sapere l’attuale direttore del CoZoMa che per far funzionare il mattatoio serve almeno un milione di euro da spendere in ristrutturazione. Il successo del Sindaco sbandierato da Buldorini sarebbe quello di esporre il Comune a un esborso minimo di 1,6 milioni di euro. Va sempre ricordato che i soldi del Comune escono dalle tasche dei contribuenti. Resta comunque da spiegare una terza cosa: se come ha affermato il Giudice il prezzo di aggiudicazione è troppo basso, perché il Comune non ha comunque partecipato all’asta che si sarebbe aggiudicata risparmiando molti quattrini? Parcaroli nella seduta del 25 gennaio scorso ha spiegato, con dotto ricorso al Devoto-Oli, “perché non c’avio li sordi”. Rendendo palese che il Comune di Macerata non dispone di circa 100 mila euro quanti ne servivano per il deposito cauzionale. Ciò che i trionfalismi odierni dimenticano è che la condotta di Parcaroli ha diversi aspetti di enorme criticità: mancanza di trasparenza, rischio di intervento della Corte dei Conti e una sciatteria amministrativa che erode l’autorevolezza dell’ente. Un pericolo avvertito anche dalle forze di maggioranza che hanno detto sì alla commissione d’inchiesta sul mattatoio voluta dal consigliere Pd Andrea Perticarari, ma con una postilla: indagare su tutti i precedenti vent’anni di gestione del CeMaCo. Questo clima ha allarmato Ancona, dove si starebbe ragionando sull’eventualità della ricandidatura di Parcaroli. Si comincia a pensare che non sia più un cavallo davvero vincente. Il Sindaco stesso pare aver detto, dopo un colloquio con il Presidente della Regione Francesco Acquaroli, che non vuole compiere in queste settimane che ci separano dal voto (fissato per il 24 e 25 maggio) atti tali da impegnare il futuro Sindaco. E dunque, se si riapre l’asta, parteciperà o meno? Ma due cose sono sicure: la prima è che l’offensiva lanciata da Luca Paolorossi, Sindaco di Filottrano, contro Francesco Acquaroli ha avuto un effetto immediato. La linea telefonica Ancona-Roma è diventata rovente: alla fine Matteo Salvini avrebbe chiamato Paolorossi per proporgli l’investitura a Presidente della Provincia di Ancona. Ma in politica non esistono pasti gratis. Salvini, per salvaguardare Paolorossi ed evitare che il Sindaco si ricordi di essere "camerata" di Roberto Vannacci (di cui Luca Buldorini è stato fino a ieri un fervente adepto), avrebbe acconsentito a ridiscutere la candidatura di Macerata. Al punto di scaricare Sandro Parcaroli? Non è detto. Di certo si sa che è già stato individuato un altro candidato che garantisce di più l’aderenza al Centrodestra e ha un grado di preparazione amministrativa assai più elevato. Staremo a vedere. Una cosa però è sicura: se venisse rilanciato Parcaroli, la giunta sarebbe scelta altrove e certo il “quartetto eccetera” (Festino, Valigetta, Lego e Imballo) non avrebbe più la certezza del posto. Eh sì, potrebbe essere uno di quei giorni che… si parte con l’illusione di aver portato a casa un grande successo e si finisce per scoprire che la realtà è un'altra. Insomma, la toppa peggiore del buco. Perché a volte succedono cose da matti, anzi da mattatoio!

20/02/2026 16:00
Si scrive Parcaroli, ma si legge Carancini. Il centro-destra si domanda: "È davvero dei nostri?"

Si scrive Parcaroli, ma si legge Carancini. Il centro-destra si domanda: "È davvero dei nostri?"

Che lo stellone di Sandro Parcaroli cominci ad appannarsi? Il Sindaco-yogurt ha fissato a fine mese la sua scadenza per svelare l’arcano sulla ri-candidatura. Non ha fatto in tempo a comunicarlo "con la massima trasparenza" – evidentemente ha sprezzo dell’ossimoro – visto che "la data delle amministrative non è stata ancora fissata" che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, anche lui come Godo in quota Lega, specifica: a Macerata si vota il 24 e il 25 maggio. Tutto questo mentre la presunta maggioranza si stringe a coorte per decidere se dire sì o no alla commissione d’inchiesta sul mattatoio chiesta dal consigliere del Pd Andrea Perticarari (ha impallinato Parcaroli facendogli notare: ma se hai fatto tutto nell’interesse della città perché devi aspettare a farci sapere se ti ricandidi?) argomento su cui il Sindaco, in nome della "massima trasparenza", dà di matto. Quelli del Centrodestra in obbedienza al 24 maggio hanno così reagito: muti passaron quella notte i fanti, tacere e bisognava andare avanti. E però nella Canzone del Piave c’è anche un'altra strofa che dovrebbe suonare a monito e spiega perché Parcaroli tema tanto la commissione d'inchiesta: "Ma in una notte triste si parlò di tradimento, e il Piave udiva l’ira e lo sgomento. Ahi, quanta gente ha visto venir giù, lasciare il tetto, per l’onta consumata a Caporetto!".  Comincia a serpeggiare un dubbio e anche un senso di disfacimento. Il dubbio è: ma Sandro Parcaroli è davvero di Centrodestra o ci ha usati perché nel 2020 eravamo dati per vincenti? E un altro dubbio, sorto anch’esso nelle ultime ore, è sulla tenuta del quadro politico ingessato da Francesco Acquaroli. Il sindaco di Filottrano Luca Paolorossi, camerata della prim’ora di Luca Buldorini nelle file del generale Roberto Vannacci, ha rotto il fronte facendo capire che la pretesa di Acquaroli di gestire il Centrodestra sul territorio come fosse una sezione di Fratelli d’Italia fedeli perinde ac cadaver al capo non solo non regge perché è fondata sul nulla, ma è contestabile proprio da destra. Di fronte a queste non dichiarate, ma presentissime incognite il Sindaco yogurt ha fatto finta di nulla e ha affermato con la sicumera che gli è caratteristica: "Voglio ricordare che nel 2020 è stata fatta una campagna elettorale di un mese e mezzo, per cui c’è ancora tutto il tempo per prendere le decisioni". Sandro Parcaroli è incapace di qualsiasi lettura politica e sia chiaro non è un difetto: nel 2020 per lui è stato un vantaggio perché si è presentato ai cittadini come l’imprenditore, l’uomo del fare. E ha vinto. Non gli sfuggirà però che molti di quella stagione sono stati da lui cocentemente delusi e sono lontanissimi dall’idea di sostenerlo di nuovo. E’ vero che in una prospettiva, più da pentastellato che da liberale, lui pensa che uno vale uno perché lui basta a sé stesso, ma sostituire chi lo aiutò nella corsa del 2020 col "quartetto eccetera" Festino, Valigetta, Lego e Imballo forse non è a valore. Giusto per fare un esempio: che ne sapio io? Degli Epstein Files per cui tutto il mondo è paese, della posizione del Centrodestra sul board of peace, di Karola Rachete o del Mercosur piuttosto che dell’accordo con Nerendra Modi. Che l’export sia fondamentale per le poche imprese di Macerata, che la moralità pubblica di chi amministra o amministrerà, che il contesto internazionale, che la gestione dei migranti (e per gli errori del centro sinistra a Macerata sulla gestione dei clandestini oggi lui è ancora Sindaco) siano fondamentali anche nell'azione amministrativa evidentemente a Sandro Parcaroli sfugge. Il Sindaco-yogurt si è interpretato come il gran questuante che "porta li sordi" e che finiscano nel "sottobasso" o nella festa di (alcuni) commercianti poco importa. Deve sapere però il Sindaco-yogurt che stavolta deve contare solo sui partiti. Di certo non può contare sui civici. Con estrema coerenza Gianluca Micucci Cecchi ha puntualizzato: prima il programma poi i nomi. Ha con intelligenza politica capito che un dubbio su Parcaroli davvero uomo di Centrodestra è più che legittimo. E l’area dei civici non si limita solo a Pensiero e Azione: c’è la lista che sta mettendo su Claudio Carbonari, c’è la lista di Giordano Ripa, c’è l’ottima candidatura del dermatologo Marco Sigona, c’è la lista “azionista-popolare” che propone Mattia Orioli, dunque al centro c’è una evidente insoddisfazione di Parcaroli che così viene confinato in un’area di destra destra. È un problema che si dovrà porre Forza Italia che rischia di vedersi risucchiata, per le ambizioni sbagliate di qualcuno, in un ristretto dove farà fatica a far risaltare la sua diversità. Della Lega converrà occuparsi più diffusamente in un’altra occasione, ma risulta evidente che il quadro attorno al Sindaco-yogurt è in questi sei anni (privilegio che è toccato solo a lui) radicalmente mutato. E il suo consenso si è eroso. Allora torna l’interrogativo: Parcaroli è di destra? A cui se ne aggiunge un altro: oggi chi è davvero Parcaroli? Sul primo esprimere dubbi è più che lecito. Appena si è saputo che Gianluca Tittarelli è il candidato designato del Centrosinistra sono circolate le foto di Stefano Parcaroli, figlio di Godo, insieme al medesimo Tittarelli e all’allora sindaco del Pd Romano Carancini. L’occasione era l’annuncio della sponsorizzazione da parte della Med (come passa il tempo!) del volley Macerata squadra che ha sempre avuto Tittarelli come presidente. La conferenza si svolgeva a Vere Italie (e di nuovo come passa il tempo) il ristorante dei Parcaroli, poi chiuso ora diventato Di Gusto che con altra gestione va alla grandissima. Quella foto racconta più di mille articoli! Tra Parcaroli e Carancini c’è sempre stata una solida amicizia. Più volte il primo cittadino Pd è stato ospite ai mitici veglioni di Capodanno a Villa Parcaroli in quel di Crispiero e tutti sanno che il primo approccio a una possibile candidatura di Parcaroli in politica è stato col Pd. Ne discussero con il vescovo di Camerino, Carancini, Marcolini e ovviamente Parcaroli per una candidatura alle regionali del ’20. Non se ne fece di nulla e il buon Sandro fu dirottato su Macerata consapevole il Pd che dopo il caso di Pamela Mastropietro avrebbe perso le elezioni. Piuttosto che niente, si disse dalle parti del Pd, meglio piuttosto: uno che non ci è ostile è già un ottimo risultato. Ecco perché la candidatura emerse all’ultimo! Il Centrodestra dilaniato l’afferrò senza farsi troppe domande. Ma la continuità tra Carancini e Parcaroli è nelle cose. Si è tenuto il Sindaco presunto di Centrodestra lo stesso ingegnere capo di Carancini e se si va a vedere le opere pubbliche iniziate (e ancora non terminate) sono tutte quelle del programma del Pd caranciniano: piscine, centro fiere, via dei Velini, gli ex Capannoni Rossini, ex casa del custode e giardini Diaz. Le opere che il Centrodestra aveva posto come prioritarie del suo programma sono state accantonate, sparite: Convitto, Belvedere Leopardi (o Rampa Zara), palazzo della Prefettura. Dell’ospedale è inutile parlare: è la barzelletta del secolo. Stiamo ancora aspettando che il Sindaco s’incateni e che la famosa cinghia di trasmissione con la Regione che doveva finanziare subito l’opera si metta in moto. Lo stesso vale per le manifestazioni culturali, per l’inesistente rapporto con l’università. Ma ciò che più conta sono gli ambiti economici di riferimento. Parcaroli ha detto sì ai Simonetti, ha detto sì alle ditte che già lavoravano con Carancini, ha di fatto confermato nei vertici delle partecipate tutti gli uomini di Carancini sacrificando solo l’unico che era emerso dal Centrodestra, anzi meglio da quella che si chiamava Lista Parcaroli: Gianluca Micucci Cecchi. Sul non fatto e il malfatto di questa giunta ci sarà ampio modo di ritornare. È la cifra del cambiamento che non è emersa. E non poteva essere altrimenti perché Sandro Parcaroli non è un uomo del Centrodestra. Non ha ancora detto se al referendum sulla riforma Nordio voterà si o no, e anzi non ha fatto proprio nulla per impegnare sé medesimo e i partiti nella campagna referendaria. Ha aumentato tutte le tariffe senza alcun ritegno per le imprese, non ha posta la minima attenzione a uno sviluppo economico imprenditoriale del territorio. Non si sa cosa pensa sull’immigrazione, sulla famiglia, niente ci dice sul fisco. Anzi pare avere una linea decisamente statalista. Sulle politiche culturali non si è reso conto che le manifestazioni più importanti a Macerata sono esattamente quelle del Centrosinistra. Non è mai intervenuto sulle autonomie. Lo sfidiamo a indicare un tema di Centrodestra su cui lui si sia espresso. Perfino sul mattatoio non ha saputo dire che il via libera al privato è stata una scelta politica che da un ex imprenditore di Centrodestra ci si deve attendere. Anche sui lavori si è molto vantato di aver impegnato soldi dei contribuenti, ma non ha mai fatto una conferenza per spiegare quante siano le aziende maceratesi che hanno eseguito quei lavori. Per dirne una; il calvario di via dei Velini è costato le pene agli abitanti di Villa Potenza, ma gli utili sono andati a Caserta. Se si vanno a vedere gli incarichi tecnici, e il Comune spende per questi un sacco di soldi, i beneficiari sono quasi tutti quelli che già lavoravano col Centrosinistra. Si dice che ci sarà un evento da oltre centomila euro affidato a un’azienda di Ascoli, perfino la famosa festa di (alcuni) commercianti è stata appaltata fuori città. La sgangherata Rassegna Esplicita accenno di una cultura di destra da Radiocorriere tv l’hanno appaltata a Voghera, ma quelli erano i giorni in cui andava adorato Roberto Vannacci. Sandro Parcaroli non è un uomo di Centrodestra perché non ha mai detto nulla che incarni una cultura liberale, nulla rispetto al valore dell’università, si è persa nel nulla l’idea di fare di Valle Verde un incubatoio d’impresa ad alta tecnologia. Sarà il caso che il Centrodestra rifletta: le elezioni del 2020 non le ha vinte, le ha perse il Centrosinistra che però ha avuto una continuità in Carancini. E quella fotografia, per dirla con i Rigueira, è tutto quel che ho. Rispetto al 2020 una domanda riguarda direttamente anche Sandro Parcaroli. Perché non è più l’imprenditore prestato alla politica di quasi sei anni fa. Con la discrezione del caso si è fatto di tutto per non far sapere che la Med, l’azienda commerciale della famiglia Parcaroli, non esiste più così come non esistono più le software-house collegate. Ora si chiama tutto R-Store grande gruppo campano che ha comprato dai Parcaroli (i due figli e la moglie del Sindaco restano però per un certo periodo a libro paga della nuova azienda) l’intero capitale della Med-Store. Dunque Sandro Parcaroli non è più un imprenditore, ma un politico a tutto tondo. E a lui è lecito fare domande da politico. Vedremo se sarà disposto a rispondere o si limiterà a "che ne sapio io?".  

19/02/2026 14:50
Parcaroli in affanno sul mattatoio: rischia di costare 60 milioni di euro per la tubercolosi delle vacche

Parcaroli in affanno sul mattatoio: rischia di costare 60 milioni di euro per la tubercolosi delle vacche

Ci fosse ancora Pasqualina si potrebbe chiedere a lei. La Montesanta che tutto vedeva e tutto guariva avrebbe ben aiutato a risolvere l’arcano della candidatura a Sindaco per il Centrodestra. Il Centrosinistra si è portato avanti col lavoro nominando, non senza gli inevitabili distinguo, Gianluca Tittarelli e già comincia a delineare programmi, candidature di eventuali assessori e ha intrapreso, cosa buona e giusta, un’interlocuzione con l’Università primo motore della città anche perché il rettore, professor John Francis McCourt, all’inaugurazione dell’anno accademico non è stato tenero. Ha posto la questione delle questioni: un ateneo può essere competitivo quanto si vuole, ma se intorno ha un territorio incapace di amplificarne il valore perde. Il Centrodestra invece vola piuttosto "sottobasso" visto che affida la sua proiezione pubblica all’opera omnia dell’assessore Lego che annuncia un po’ di lacrime e sangue ma, novello Mosé, promette, dopo aver speso 8,5 milioni di euro dei contribuenti, di traghettarci al di là dei binari. Per fare quest’opera che doveva chiudersi in dieci mesi ci sono voluti a oggi due anni, ma trattandosi dell’assessore Lego si sa che i tempi sono una variabile indipendente perché i lavori vanno fatti a “mestiere”. La dimostrazione? Per il “sottobasso” hanno dovuto rifare il progetto, per via dei Velini ci stano rimettendo mano. Però ogni volta si fa un po’ di revisione prezzi che peraltro è lo stile della casa. A Macerata i lavori pubblici funzionano così: ribasso d’asta, poi entro tre mesi rialzo dei prezzi a un valore superiore alla base d’asta così chi deve lavorare lo fa contento. Celermente è avverbio non contemplato, asta è parola oggi sconveniente per Sandro Parcaroli. Avrò modo di tornarci. Ora ciò che interessa è che il Centrodestra è totalmente immobilizzato aspettando Godo, un candidato imposto da Roma per il diktat di Matteo Salvini e subìto da Macerata perché Francesco Acquaroli così ha ordinato ai suoi. Che cosa ne pensi la base dei partiti maceratesi e la cittadinanza medesima è del tutto ininfluente. Ci sarà modo di domandarsi se questo sia dignitoso per un capoluogo di Provincia (anche in viale della Repubblica aspettano Godo che ha fatto mostra di volersi ricandidare anche lì) che esprime una delle più antiche università d’Europa e che rischia di essere governata per imposizione esterna da un ex commerciante di computer che non è neppure più il soi disant imprenditore della prim’ora visto che tutta la famiglia è ora a libro paga dei nuovi proprietari della fu Med, circondato dal quartetto Festino, Valigetta, Lego e Imballo. La questione candidatura diventerà spinosa nelle prossime ore; il nostro Godo imitando -si parva licet – Enrico Mattei ha deciso di usare i partiti come un taxi: pago, diceva Mattei, e scendo quando voglio. Domani Godo (è una contrazione dal protagonista del dramma di Samuel Becket aspettando Godot) deve affrontare la sua maggioranza sulla faccenda del mattatoio. Come si ricorderà il 13 il Sindaco ha dato buca ai suoi che dovevano decidere se aderire o meno alla richiesta avanzata dal consigliere Pd Andrea Perticarari di istituire una commissione d’inchiesta sulla mancata partecipazione del Comune all’asta per i locali e i terreni del mattatoio nonostante una delibera unanime del Consiglio comunale che imponeva di presentarsi all’incanto. L’orientamento della maggioranza è di consentire l’inchiesta anche perché il Sindaco ha spergiurato che “è tutto regolare”. Si viene però a sapere che domani a consiglieri e segretari di partito Sandro Parcaroli chiederà di respingere quella richiesta e semmai di far confluire il dibattito nella commissione consiliare bilancio presieduta dal capogruppo di Fratelli d’Italia e primo sponsor di Parcaroli Pierfrancesco Castiglioni dove la minoranza ha solo due voti. Pare che il Sindaco dirà: o così o non mi ricandido. A poker si chiama all in, ma non sempre va bene. I dubbi sulla ricandidatura di Parcaroli sono infatti crescenti. Di sicuro Gianluca Micucci Cecchi che guida la lista Pensiero Azione che è ciò che resta della Lista Parcaroli dopo il tradimento del Sindaco che una volta eletto è corso in braccio alla Lega non lo vuole e pone la questione: prima il programma e poi il nome. Parcaroli ha anche raggiunto il poco invidiabile record del più consistente gruppo misto dove due ex della Lega gli sono contro: Claudio Carbonari lavora ad una lista di centro con un supporto dei civici per le Marche assai consistente, Giordano Ripa si è candidato con una sua lista. Forza Italia vive una contraddizione interna. Riccardo Sacchi ora fa lo chaperon di Parcaroli fidando su una riconferma all’assessorato, ma è pronto però a correre come Sindaco se Parcaroli abdica. La capogruppo Barbara Antolini, da fine giurista qual è, rispetto al caso mattatoio ne fa più una questione di diritto che di maggioranza. Peraltro Forza Italia sa che con la Lega dilaniata da Vannacci assumere l’eventuale leadership di un’area di centro potrebbe portare grande beneficio elettorale e quindi la ricandidatura di Parcaroli non pare automatica. A questa ipotesi starebbero lavorando tanto l’Udc quanto i Popolari. La Lega è un caso a parte. Il segretario cittadino e capogruppo in Comune avvocato Aldo Alessandrini vuole la commissione d’inchiesta, i vannacciani Luca Buldorini - per interesse molto personale - e Mauro Lucentini vogliono la sua testa e assicurano a Parcaroli massimo sostegno cosa che invece la base del partito e il gruppo consiliare non sono disposti a concedere a scatola chiusa. Un elemento di frizione nella Lega che prevede di diminuire non poco i consensi sono i posti da assessore che Parcaroli ha già promesso a Imballo e Lego. Oriana Piccioni resterebbe fuori così come Laura Laviano, dimezzati i consiglieri che sin qui sono stati portatori d’acqua e fare una campagna elettorale in ritardo e con truppe decimate non è il massimo. Così la Lega di Macerata va verso il commissariamento. Si pensava tornasse in auge l’onorevole umbro Riccardo Augusto Marchetti, ma con tutta probabilità il tutoraggio sarà affidato a Renzo Marinelli. Mossa indispensabile a Giorgia Latini, l’onorevole segretaria regionale, per evitare di essere logorata dall’interno. E resta sempre l’incognita Anna Menghi che nella Lega ha una solidissima reputazione oltreché un consistente patrimonio di consensi. Dunque attualmente Sandro Parcaroli potrebbe essere candidato solo da Fratelli d’Italia col rischio concreto che mezzo partito meloniano si ribelli ai dirigenti. Perciò, indiscrezioni dell’ultima ora, dicono che il presidente del consiglio comunale starebbe studiando un cavillo per evitare di votare la richiesta di commissione d’inchiesta lunedì nell’assise cittadina. A Francesco Luciani che era intenzionato a fare una sua lista pare sia stato promesso un posto da assessore (la giunta dovrebbe essere infinita però) dando così la stura al mercato delle vacche. E di vacche si tratta. La vicenda del mattatoio sta diventando scomodissima. Ieri a Loreto si è riunito presente oltre che Francesco Acquaroli anche il ministro agricolo Francesco Lollobrigida lo stato maggiore agricolo per fare il punto sulle Marche nei campi. Accuratamente si è evitato di parlare di zootecnia che pure è il nerbo agricolo della provincia di Macerata. Perché? Per tre motivi che riconducono tutti a Sandro Parcaroli. Il primo è che il Sindaco ha fatto vane promesse sulla Raci, la più importante mostra mercato dedicata ala razza Marchigiana di cui la provincia di Macerata è il primo territorio per allevamento. La latitanza sulla Raci ha spostato il mercato in Campania e le Marche si avviano a perdere la leadership sul mercato della carne. Il secondo motivo è proprio la questione del CoZoMa. Come ha spiegato a più riprese Dino Carnevali che da più vent’anni guida il mattatoio di Villa Potenza: "Nonostante i tentativi di salvarlo, a oggi ci troviamo nella stessa situazione dello scorso aprile, ovvero quando eravamo in procinto di chiudere". Dunque sul mattatoio Sandro Parcaroli ha fatto del “millantato credito politico” se così si può dire atteso che Carnevali sottolinea: “Un mattatoio nuovo, invece, di dimensioni più ridotte, sarebbe molto più economico, moderno e sostenibile. E, in mano al privato, le procedure sarebbero di sicuro più snelle rispetto al pubblico". A tutto concedere il Sindaco non ha misurato la fattibilità del suo piano. E di questo deve averlo convinto Ilario Marcolini nell’incontro che ha preceduto la decisione di non partecipare all’asta. Ma ora c’è un terzo motivo di cui nessuno parla. Il CoZoMa se un patrimonio ha è il bollo europeo che garantisce la carne. Se chiude gli allevatori maceratesi hanno un problema enorme: si chiama tubercolosi bovina. Non ne vuole parlare nessuno, ma l’epidemia continua e continuano gli abbattimenti forzati dei capi. La Regione ha attivato bandi per il sostegno degli allevamenti colpiti, ma c’è una norma europea che vieta la vaccinazione delle bestie e l’immissione al consumo delle carni. L’avere messo in difficoltà il CoZoMa – il Comune che è proprietario del CeMaCo da cui il mattatoio aveva in affitto locali e ramo di azienda non ha rinnovato il contratto proprio in vista dell’asta – oggi non consente agli allevatori di razza Marchigiana di macellare. Il danno che è stato provocato è enorme e chiama in causa anche Sandro Parcaroli come presidente della Provincia. C’è un punto molto delicato: se il mattatoio è in mano a un solo privato che non ha le mandrie attaccate dalla tubercolosi e che però si è aggiudicato anche il bollo europeo per la macellazione non si determina un monopolio di fatto? Era compito specifico di Sandro Parcaroli come Sindaco e come presidente della Provincia salvaguardare il patrimonio zootecnico che solo per le bovine assomma ad oltre 23 mila capi. Per avere un’idea del valore basta dire che un capo di razza Marchigiana costa 3,40 euro al chilo peso vivo, il doppio di una Piemontese. Ogni capo di bestiame vale circa 2600 euro. Come presidente della Provincia Parcaroli aveva l’obbligo di controllare la proliferazione dei cinghiali che sono il primo vettore della tubercolosi bovina, ma anche della peste suina che sta egualmente attaccando gli allevamenti. Il valore della zootecnia bovina nel maceratese assomma a 60 milioni di euro, ma Parcaroli cerca di cavarsela col suo consueto "e che ne sapio io?". Le misure di contenimento sono state tardive e insufficienti, basti dire che sui 2,5 milioni spesi dalla Regione per rifondere i danni da cinghiali il 40% è erogato in provincia di Macerata. Chissà se domani qualcuno della sua maggioranza gliene chiederà conto e si renderà conto che la vicenda dell’asta del CoZoMa non è solo una bega da azzeccarbugli, ma ha un impatto economico rilevantissimo. Forse però resteranno tutti lì in attesa perché aspettando Godo!

17/02/2026 14:30
Parcaroli è in fuga dai suoi partiti: sul mattatoio niente chiarimenti. Il vertice di maggioranza va deserto

Parcaroli è in fuga dai suoi partiti: sul mattatoio niente chiarimenti. Il vertice di maggioranza va deserto

Non capiterà, ma a me piacerebbe poter discutere col nostro stimatissimo Sindaco (pro tempore) su un passaggio de Le Confessioni di Sant’Agostino relativo all’essenza del tempo. La faccenda è complessa e articolata assai, credo però che abbia a che fare con l’ipertrofia dell’ego del nostro primo cittadino. Egli rimanda sempre, allunga sine die le scadenze, se può si sottrae. Da Presidente della Provincia - dove vuole tornare - sull’acqua ha fatto una proposta che serve solo a prendere tempo. Lo scopo? Lo sanno tutti: vendere ai privati. C’è una questione difficilmente risolvibile che cade a fagiolo: è la partecipazione di Iren nel capitale di Astea. Ho come la sensazione che i reggiani abbiano detto per tanto vendo (35 milioni) per tanto compro. Sandro Parcaroli da Sindaco ha una gran voglia di cedere tanto le farmacie comunali quanto il servizio idrico di APM onusta di debiti e invece da presidente della Provincia proclama: l’acqua resti pubblica. Siamo a fine febbraio e fra dieci mesi, ferie comprese, scade anche l’ultima proroga. Anche le altre municipalizzate non stanno messe benissimo con i conti, così Alessandro Gentilucci viene fatto bollire a fuoco lento da Parcaroli visto che l’assemblea di Aato 3 non decide. Ma Fratelli d’Italia che ha giurato con Francesco Acquaroli che mai l’acqua sarà privatizzata continua a sponsorizzare Sandro Parcaroli per il bis a Macerata. Stessa strategia sui rifiuti; Parcaroli presidente della Provincia fa un (finto) sgarbo a Parcaroli Sindaco di Macerata individuando nella zona di Botonto la nuova discarica. La pratica è formalmente in mano a Luca Buldorini, il vice, ma non si è fatto un passo avanti: la Tari rincara, i rifiuti non si sa dove metterli, ma c’è sempre tempo. C’è stato un ultimo episodio in questi giorni. Il Sindaco aveva dato appuntamento ai coordinatori della maggioranza per discutere della richiesta avanzata dal consigliere del Pd Andrea Perticarari di una commissione consiliare d'indagine sulla vicenda della mancata partecipazione all’asta per il mattatoio. Giova ricordare che il Sindaco aveva sollecitato e ottenuto un voto unanime del Consiglio comunale che impegnava il Comune a comprare definitivamente il mattatoio. Poi è accaduto che ricevuto in udienza privata a cinque giorni dall’incanto Ilario Marcolini, il Sindaco ha deciso senza consultare nessuno di non partecipare all’asta. Da qui la richiesta dell’avvocato Perticarari della commissione d’indagine. A parere della maggioranza la richiesta va accolta. Il Sindaco vuole però una formula che faccia risaltare la rettitudine del suo comportamento e l’ineluttabilità delle decisioni assunte. Da qui l’incontro convocato per la tarda mattinata di venerdì 13 febbraio. Come capita da mesi gli esponenti della maggioranza hanno atteso invano: aspettando Godo s’è consumato il giorno senza che Sandro Parcaroli desse cenno di sé. La ragione c’è: ora lui vuole che la maggioranza bocci la richiesta di Perticarari e che il caso mattatoio sia affrontato nella commissione "ordinaria" di bilancio, presieduta da Pierfrancesco Castiglioni. I partiti di Centrodestra però su questa soluzione non ci stanno: se è tutto regolare accettiamo la sfida. Anche perché tra un po’ si vota e fare figure tartufesche con gli elettori non è garanzia di successo. Ma Parcaroli è convinto che dopo di lui il diluvio. Castiglioni è uno fedelissimo alla linea del partito e se Francesco Acquaroli ha detto: Parcaroli va difeso fino alla morte questo si fa. Perciò il Sindaco vuole che il caso mattatoio approdi alla commissione bilancio e nel frattempo si fa di nebbia. Perché? Parcaroli non è affatto sicuro che la sua maggioranza gli dica: va bene. L’obiezione più pacata, ma fermissima l’ha fatta trasparire Barbara Antolini di Forza Italia che ha difeso la richiesta di accesso agli atti di Aldo Alessandrini della Lega. A questo punto però la faccenda diventa più complessa: perché se è così sicuro di avere fatto tutto bene il Sindaco fugge dalla commissione consiliare d’inchiesta? Godo non si rende conto che così facendo logora la maggioranza. I civici di Pensiero e Azione non hanno alcuna intenzione di appoggiare una nuova candidatura Parcaroli; la Lega è spaccata, Forza Italia attende, nel centro si muove la lista di Claudio Carbonari. Sandro Parcaroli adesso è diventato il candidato di Fratelli d’Italia scatenando nel partito una rissa sotterranea. Ed ecco che lui gioca col tempo convinto che più il tempo passa più emerge la sua indispensabilità. L’impressione che si ha è che il Sindaco chiuso nel suo eterno presente non faccia i conti con la realtà. Per esempio: sapeva che Marcolini avrebbe partecipato all’asta fin da fine marzo? Perché ha raccontato che voleva partecipare all’asta e si è tirato indietro facendo sapere che il Comune non aveva i soldi? È vero o non è vero che la famosa mail per chiedere la sospensione dell’asta è stata inviata alla persona sbagliata? Domande analoghe gli si potrebbero fare sull’acqua, sui rifiuti, sulle gare di appalto che finiscono tutte con una revisione prezzi al rialzo. Ma lui chiede pazienza. Forse non si è accorto che il Centrosinistra il candidato sindaco lo ha scelto: Gianluca Tittarelli. Viene da chiedersi per quanto tempo i partiti del Centrodestra possono stare come coloro che son sospesi. Parcaroli è convinto che il Centrodestra sia ai suoi piedi e sta chiuso nel suo circoletto. Perché come dice lui: aspettando Godo.

13/02/2026 15:10
Parcaroli punta al bis in Provincia: il Centrodestra aspettando Godot non dà segni di vita

Parcaroli punta al bis in Provincia: il Centrodestra aspettando Godot non dà segni di vita

Verrebbe da dire che il Centrodestra è un macello pensando alle mezze verità spacciate sul mattatoio che nascondono, a esser generosi, errori tali da mettere seriamente in dubbio le capacità di amministrare di questa giunta e del primo cittadino. Ci s’è dati tanto da fare per evitare imbarazzi al signor Sindaco ormai passato alle cronache con il suo proverbiale "e che ne sapio io?" certificato anche dall’Accademia della Crusca. E’ così assorbente la faccenda del mattatoio che uno stimatissimo consigliere comunale, l’avvocato Aldo Alessandrini, è stato accusato di "tradimento" della causa del Centrodestra semplicemente perché esercitando le sue prerogative e compiendo un atto di lealtà verso gli elettori ha fatto un accesso agli atti per avere contezza della materia. Alessandrini peraltro ha raccolto l'invito del primo cittadino: "Verificate se non ho fatto tutto nell’interesse della città". La verifica ci sarà: per il 23 febbraio è convocato il Consiglio comunale che dovrebbe varare la commissione speciale d'indagine sul macello chiesta opportunamente dal consigliere del Pd avvocato Andrea Perticari. L’entourage del Sindaco ostenta sicurezza, ci sono però degli eventi che danno indicazioni contrarie. Le vicende del CoZoMa, di cui converrà dire successivamente, e il modo in cui sono gestite pongono un’altra domanda: il Centrodestra a Macerata esiste? In cosa consiste? E’ solo una compagnia di giro che ha come capocomico Sandro Parcaroli? Quale capacità di elaborazione ha? E’ imbarazzante notare come progredendo la campagna referendaria sulla riforma costituzionale della giustizia i partiti di Centrodestra a Macerata non abbiano saputo organizzare un benché minimo appuntamento. Solo la società civile – e va dato merito all’avvocato Bruno Mandrelli d’avervi provveduto – ha sentito il bisogno di offrire ai cittadini un confronto sulla materia. Oddio a pensarci bene se il vicepresidente della Provincia e indicato da Sandro Parcaroli come futuro vicesindaco dovesse esprimersi sulle implicazioni costituzionali del referendum probabilmente avrebbe qualche difficoltà. Peraltro sarebbe interessante sapere da ex seguace del generale Roberto Vannacci cosa pensa degli aiuti all’Ucraina. Si dirà: lui si deve occupare della discarica e quindi che "ne sapio io" dell’Ucraina. Però anche della discarica se ne sa il giusto. E comunque se i partiti non spiegano programmi, se non danno conto delle loro scelte, se non si pongono in posizione dialettica con la società civile a che servono? Egualmente unico accenno all'esistenza in vita dei partiti lo ha dato ancora una volta Aldo Alessandrini, segretario cittadino e capogruppo della Lega in Consiglio comunale, che ha organizzato i banchetti per la raccolta di firme sul decreto sicurezza. Del vertice leghista non si è visto nessuno. Mia figlia che quest’anno vota per la prima volta mi ha chiesto: come posso farmi un’idea? Le ho domandato su quali argomenti. E lei: sulla pace, sulla parità, sul lavoro, sulle opportunità per i giovani. Le ho detto: ma si vota per Macerata… E lei: ma che Macerata è fuori dal mondo? Certo poi vorrei sapere per l’università, per il centro storico, per l’ospedale… Mi sono detto: dove può informarsi? Potrebbe frequentare una sezione di partito, magari chiedere più pareri. Poi ho pensato e se sul rapporto città-università, per dirne una, si imbatte in chi s’imbuca nelle inaugurazioni a nome di una categoria in via d’estinzione quali informazioni può ricevere? Mi piacerebbe assistere a un dibattito tra l’esperto di asole e button down e il professor John Francis McCourt sul rapporto tra gentrificazione e narrazione dell’identità. Egualmente sarei curioso di assistere all’assessore Lego che illustra sulla scorta di Giacomo Becattini a una giovane elettrice come Macerata interpreta la coscienza del luogo, o sarebbe notevole assistere a una riflessione dell’assessora Imballo sul rapporto che c’è tra politica culturale e affermazione dell’io secondo lo schema hedeggeriano tra arte e verità. Ecco il Centrodestra dovrebbe nelle sue articolazioni fornire questi elementi di riflessione e trasformarli in azione politica. Ma non si coglie alcun accenno se non un sotterraneo chiacchiericcio che, stando sempre in tema mattatoio, sottende al mercato delle vacche: poltrone, seggiole e strapuntini. Sarebbe interessante sapere se Forza Italia, Fratelli d’Italia, la Lega (ma quale?) interrogati da mia figlia saprebbero rispondere a questa semplice domanda: perché dovrei votare centrodestra? Siccome a questa domanda non c’è una risposta in termini di elaborazione politica ci si chiede cosa stia accadendo. Se ho citato nell’ordine il pompiere, il camiciaio, l’assessore Lego e l’assessora Imballo è perché questi sono la corte di Sandro Parcaroli che egli intende, indipendentemente da quelli che saranno i risultati elettorali, far entrare a palazzo. Ecco un’altra domanda da porre al Centrodestra e ai partiti: ritenete davvero dignitoso restare appesi ai voleri del Signore? Ricordo ai segretari di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia che nella Costituzione c’è l’articolo 49 che recita: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Si può sapere il Centrodestra cosa dice a una giovane neoelettrice? La verità è che lor signori sono troppo impegnati ad aspettare Godo (anzi togliamo la t che Godo s’addice di più al Sindaco) che si prende il lusso di applicare anche ai partiti il metodo della rana bollita. Sandro Parcaroli sa perfettamente che la sua lezione è tutt’altro che scontata e quindi si è predisposto un piano B che nel misero teatro della politica cittadina fa somigliare i capogruppo in Comune e i segretari dei partiti come tre personaggetti in cerca d’autore. Il piano di Parcaroli che è sponsorizzato da Francesco Acquaroli è questo. Per intercessione del Commissario al terremoto senatore Guido Castelli ha ottenuto un emendamento che consente al Presidente della Provincia di rimanere in carica anche se nel frattempo decadesse da Sindaco per assicurare la continuità nella ricostruzione. La candidatura a Presidente della Provincia scade il 22 febbraio, il giorno prima della riunione del Consiglio comunale di Macerata che decreterà l’insediamento della commissione d’indagine sul mattatoio. L’idea di Parcaroli è molto semplice: torno in Provincia, mi tengo buono Luca Buldorini come vice, vediamo come va in Comune sul mattatoio. Se butta male non mi ricandido a Sindaco resto presidente della Provincia, mi faccio garantire la candidatura sicura alle politiche del ’27. Questa è la strategia di Sandro Parcaroli e per questo i partiti si fingono morti perché a seconda di come va si cercherà un candidato alternativo. Certo l’assessore Lego, l’assessora Imballo e il camiciaio rischiano di restare a piedi anche se il primo, vestendo i panni di Ettore Petrolini nella gag di Nerone, va ripetendo che “Macerata rinascerà più bella e più superba che pria”. Perché lui e altri del Centrodestra sono convinti che – sempre per dirla con Petrolini – al popolo “più gli dici le parole difficili e più s’affeziona”. Ma ci sta che il popolo abbandonato dal Centrodestra che non fa più alcuna iniziativa politica si sia invece stufato. Forse lo pensa anche Francesco Acquaroli che insiste però sulla candidatura Parcaroli – a rischio di paralizzare il Centrodestra verso la campagna elettorale – convinto che il Sindaco garantisca lo status quo e che se proprio va male è un sindaco della Lega che, riproposto com’è doveroso, ha perso. Al Presidente della Regione qualcuno dovrebbe spiegare che non è affatto detto che la Lega di Macerata intenda candidare Parcaroli che semmai ha avuto sponda da Fratelli d’Italia partito peraltro dilaniato al suo interno. E’ un Centrodestra che non ha ancora scritto un programma, che non ha fatto un incontro con nessuna categoria, che appunto come tre personaggetti in cerca d’autore sta aspettando Godo che però non viene. E che sul mattatoio rischia. Per tre motivi. Il primo è che la commissione d’inchiesta sarà approvata a larghissima maggioranza. La testimonianza è data da un appunto che la capogruppo di Forza Italia, l’avvocato Barbara Antolini, ha vergato a sostegno di Aldo Alessandrini “accusato” di lesa maestà per aver osato fare l’accesso agli atti. La Antolini ha scritto: ”Alessandrini ha fatto benissimo, è suo compito e suo diritto informarsi”. Che significa? Che in Forza Italia sull’appoggio a Parcaroli cominciano a nutrirsi dei dubbi. Il secondo pericolo viene dalle troppe contraddizioni che ci sono nel racconto del Sindaco sui fatti del mattatoio non ultima la e-mail con la richiesta di sospendere l’asta non solo inviata all’incaricata e non al Giudice e dunque priva di qualsiasi efficacia, ma inviata a un indirizzo Pec sbagliato, tant’è che non esisterebbe ricevuta. La terza circostanza è che il Sindaco – per dichiarazione del signor Dino Carnevali presidente del CoZoMa – non ha fatto in realtà nulla per salvare il mattatoio. Come CeMaCo (il Comune è il socio di maggioranza con il 68% delle azioni) non ha rinnovato l’affitto scaduto il 31 dicembre del mattatoio e sapeva fin da fine marzo quando Ilario Marcolini è entrato per tentare di salvare il macello che egli si sarebbe presentato all’asta. Chiede il signor Carnevali: “Con chi dobbiamo fare il nuovo contratto? Tra l’altro mettere a posto il mattatoio attuale costerebbe come minimo un milione. Resterebbe poi sempre il problema delle manutenzioni essendo la struttura vecchia. Un mattatoio nuovo, invece, di dimensioni più ridotte, sarebbe molto più economico, moderno e sostenibile. E in mano al privato, le procedure sarebbero di sicuro più snelle rispetto al pubblico". Dunque Godo cosa ha fatto di concreto? La commissione d’indagine lo vuole sapere, ma anche i cittadini. Che sarebbero curiosi di sapere anche che fine ha fatto il Centrodestra atteso che il Centrosinistra, in cerca di un candidato, certo litiga, ma almeno dà segni di esistenza in vita.

12/02/2026 10:16
“Ego te baptizo piscem”: e Parcaroli vegano si ritrovò creato Sindaco

“Ego te baptizo piscem”: e Parcaroli vegano si ritrovò creato Sindaco

“Ego te baptizo piscem”. S’usava così una volta quando i cardinali, o addirittura il Papa, rendevano plausibile l’assurdo. La storia si racconta a proposito del cardinale Egidio Albornoz – c’entra con Macerata perché le mura vennero rifatte per suo ordine: noi c’abbiamo l’assessore Lego e pure il Papa nel ’300 c’aveva il cardinale Lego – che giunto a Bologna come legato chiese alle suore di fargli i tortellini, ma era vigilia e le consacrate si rifiutarono. Allora il cardinale, che li pretese, per evitare lo scandalo li battezzò pesce: precetto di magro rispettato. A Sandro Parcaroli è successa la stessa cosa: scortato dai fidi Mauro Lucentini, il “Basettoni” della Lega in provincia di Macerata, e dal vice-provinciale Luca Buldorini, detto l’uomo con la valigetta perché è fornito del necessaire, si è presentato al cospetto di Matteo Salvini che è – come i porporati di una volta – onusto d’incarichi (ministro degli LL.PP. delle infrastrutture e dei treni in ritardo, vicepresidente del Consiglio, segretario federale della Lega), il quale non con la spada di Alberto da Giussano – passata un po’ in sordina come del resto anche la mitraglietta FN Minimi della Folgore – ma con una pacca sulla spalla gli ha detto: io ti creo sindaco. L’“ego te baptizo piscem” a Sandro Parcaroli, diventato vegano – per questo ha fatto ritrarre il Comune dalla gestione e dalla proprietà del mattatoio in favore dell’imprenditore Ilario Marcolini, così come ha di fatto messo da parte la Raci: è intima convinzione etica – è stato particolarmente gradito. Potrà dire di sé – come si scrive sui cosmetici cruelty free – “nessun animale è stato ucciso” per questa mia carica. Diciamo però che un paio di vittime in questa faccenda ci sono. La prima è sicuramente la dignità politica di Macerata. La città si sta facendo imporre il Sindaco da Roma con un processo che, almeno a giudicarlo da come viene proposto, tutto è tranne che democratico. S’usava appunto nello Stato pontificio del basso Medioevo la creazione delle cariche per decreto. La dignità di Macerata è stata calpestata nell’incontro d’investitura anche per l’assenza di qualsiasi rappresentante della comunità cittadina. A parte Parcaroli, che è un maceratese d’adozione, della città non c’era nessuno e francamente resta poco spiegabile perché in questo vertice leghista non fosse presente anche, anzi soprattutto, l’avvocato Aldo Alessandrini che della Lega è contemporaneamente segretario cittadino e capogruppo in Consiglio comunale. È pur vero che Sandro Parcaroli si è già fatto dettare la sua giunta bis: vicesindaco Luca Buldorini, l’uomo con la valigetta accolto a Roma come uno dei magi; assessore Lego e assessora Imballo confermati; Giuseppe Romano assessore al commercio e alla famiglia. Questi erano tutti alla cena con cui Luca Buldorini – ora rinnega – ha fondato Compagnia Marca Libera, la falange del generale Roberto Vannacci. Il fatto che l’ex parà ora abbia strappato con Salvini crea un qualche imbarazzo, ma comunque consegna a Macerata, forse in riparazione del fatto che appunto la città nella scelta del candidato sindaco del Centrodestra non conta nulla, un nuovo primato: sarà, ammesso ma niente affatto concesso che Parcaroli ce la faccia, la prima città ad avere come sindaco un’espressione diretta degli amici del generale Roberto Vannacci. Per la Civitas Mariae, per la città della pace, dove la carità cristiana, la tolleranza, la solidarietà sono i cardini del vivere civile, si prepara un’amministrazione che si fonda su concetti come “Mussolini è uno statista come lo sono stati Cavour e Stalin”, “Con me siete in tanti: è come avere davanti a me la decima legione”, “Che piaccia o no non nasciamo uguali su questa terra”, “Cari omosessuali normali non lo siete”, “Per quanto esecrabile l’odio è un sentimento che non può essere represso in un tribunale”. Ci sono in quella “falange” molti altri pensieri di ancor più pregnante profondità che sono il corredo ideale della squadra che attornia Sandro Parcaroli e che gli ha fatto da corteo verso l’investitura ricevuta da Salvini. La seconda vittima di questa faccenda è proprio il Centrodestra locale. Subisce un candidato calato da Roma, imposto da una forza politica che, stando alle elezioni regionali appena trascorse, è largamente minoritaria. Si dice: sono gli equilibri di coalizione. Ci sta; anche se Forza Italia, quando saprà che Fratelli d’Italia in cambio di Parcaroli vuole Civitanova Marche – che non è capoluogo, ma è la città di maggior peso della provincia – forse non ci resta tanto bene. E del resto gli stessi militanti meloniani si domanderanno perché un partito che ha un terzo dei consensi in città non debba avere anche il Primo cittadino. E poi c’è il comparto dei civici. Sandro Parcaroli è stato eletto dalla sua lista e i civici si sentono traditi: il gruppo misto in Consiglio comunale non è mai stato ampio come in questa sindacatura. C’è un’antica regola per ora mai smentita: per fare il Sindaco ci vogliono i voti. Qualcuno nel Centrodestra ha cominciato a domandarsi se il consenso su Parcaroli sia così granitico. Diciamo la verità: c’è una malcelata paura di perdere che comincia ad avere una qualche eco anche a palazzo Raffaello in quel di Ancona, dove siede colui che tutto può: Francesco Acquaroli, che certo non gradirebbe una sconfitta nella sua provincia. E allora ecco che scatta il metodo Parcaroli. Già sta dicendo in giro che, se anche Salvini lo ha indicato, e per lui è un onore sovrano, ci deve pensare. Ora va a Zanzibar; al ritorno dirà. Si accettano scommesse; non scioglierà alcuna riserva e cercherà di adottare con il Centrodestra, come ha fatto in tante altre occasioni, la tattica della rana bollita: far passare il tempo fino al punto in cui la sua candidatura diventa ineluttabile. Del resto l’Ego te baptizo piscem funziona così: prescinde dalla realtà.   P.S.: Ne riparleremo, comprate i pop corn perché siamo solo all’inizio.

30/01/2026 09:53
La vicenda del mattatoio pesa: cresce l'ostilità a Parcaroli che va a in cerca dell'investitura

La vicenda del mattatoio pesa: cresce l'ostilità a Parcaroli che va a in cerca dell'investitura

Diciamolo subito: questa è una chiacchiera da zanzi-bar, però pare che stia pesando non poco sul futuro del Centrodestra a Macerata. Si sa che Sandro Parcaroli, come ai tempi del Papa quando Macerata è la terza città dello Stato Pontificio, va a fare una visita "ad limina" a Roma per farsi dare dal Capo l'investitura. Trasferta certo non semplice e si dice neppure troppo felice. Matteo Salvini è stato raggiunto dalle tante incertezze che si stanno appalesando sulla bontà di riproporlo per il bis. A quel che si sa anche a palazzo Raffaello – la seconda curia a cui Sandro Parcaroli rivolge le sue preghiere – Franceso Acquaroli ha cominciato a interrogarsi sulle possibilità di successo dell’attuale Primo cittadino di Macerata. E Acquaroli non si può permettere d’incassare un insuccesso a Macerata. Sul fronte del consenso della Regione pesa e non poco la faccenda del mattatoio che ha molti punti oscuri, sul fronte romano c’è l’anatema verso il generale Vannacci che ha spostato totalmente gli equilibri. Se fino a una settimana fa Luca Buldorini era il plenipotenziario rampante della Lega, da domenica scorsa quando Salvini ha scomunicato l’attuale vicesegretario nazionale, le sue azioni sono drasticamente in ribasso. Il giovane appignanese da pompiere qual è ha cercato di spegnere l’incendio eliminando dai suoi profili social tutte le foto che lo ritraggono con Roberto Vannacci – ma le foto ci sono e qui potete ben vederle - cercando anche di oscurare il suo entusiasmo per la Compagnia Marca Libera che è diventata improvvisamente scomoda anche per Andrea Marchiori anche lui pronto ad ereditare la successione di Parcaroli qualora il Sindaco salti. Buldorini ci ha sperato, anzi ci spera tutt’ora, ma in casa Lega la resa dei conti è totale. Anche Giorgia Latini, la segretaria regionale che pare aver perso la battaglia per far tornare Andrea Maria Antonini in giunta, molto legata alla trilaterale Buldorini-Parcaroli-Marchiori, dovrà prima o poi rendere conto della sua benevolenza verso i vannaccisti. Al punto che si è saldato un nuovo asse tra Renzo Marinelli (campione di preferenze nel deludentissimo risultato del Carroccio alle scorse regionali) e Filippo Saltamartini con il primo destinato a diventare assessore regionale appena sarà concluso l’iter per l’allargamento dell’esecutivo regionale e il secondo pronto a tornare in Consiglio regionale. E’ la Lega della prima ora che si piglia la rivincita, è la Lega che parla con i ceti produttivi e si occupa dei territori più che preoccuparsi di piacere alla gente che piace. In questo contesto Sandro Parcaoroli e ancor di più Luca Buldorini non hanno spazio e da quel che si capisce anche Francesco Acquaroli sarebbe stanco di dare retta ai personalismi del Carroccio e vorrebbe chiudere la pratica Macerata con una garanzia di vittoria che in questo momento Sandro Parcaroli non offre. Anche perché contro il Sindaco si è scatenata una sotterranea quanto durissima offensiva di almeno metà della sua giunta (restano al suo fianco l’assessore Lego, l’assessora Imballo con una posizione del tutto attendista di Paolo Renna e di Oriana Piccioni) e di tre quarti dei consiglieri della maggioranza che, infatti, lunedì mentre il Sindaco veniva incalzato duramente dalla minoranza non ha detto un fiato in difesa del Primo Cittadino. A rendere incandescente il rapporto del Sindaco con i suoi è il passaggio finale del discorso che Sandro Parcaroli ha pronunciato al termine della sua arruffata e debole autodifesa sul caso mattatoio lunedì in Consiglio comunale: "Ritengo che le illazioni sul mio comportamento che si è arrivati a definire oscuro, o addirittura penalmente rilevante, siano frutto di una concezione ripugnante della politica, sulla quale (in italiano sarebbe in cui, ma trattandosi di Parcaroli un errore è concesso n.d.r) non mi rivedo affatto. Ringrazio la giunta e la maggioranza per il sostegno e la condivisione delle scelte, urgenti e indifferibili, che si è dovuti adottare in questa delicata vicenda". Mezz’ora dopo sulle chat è cominciata una serie di distinguo che è andata crescendo come una valanga. I pareri vanno “Da questa è una chiamata di correo” che lascia intravvedere una mai sopita preoccupazione per avvisi non troppo simpatici che potrebbero arrivare a seguito della vicenda, a “ma che vuole questo che ha fatto tutto da solo?” ad altri che contestano l’esistenza di un inner circle del Sindaco fino a chi apertamente dice: "Ci ha fatto votare chissà perché e poi ha fatto come gli è parso”. Le conseguenze sono pesanti anche per le segreterie dei partiti che devono cercare di contenere questa ondata crescente di malcontento. Da Forza Italia Gianluca Pasqui, presidente del Consiglio regionale, si è affrettato a dire che “se Parcaroli che noi appoggiamo non corre, noi abbiamo il candidato: Riccardo Sacchi".  E infatti l’assessore allo Sport sin qui prodigo di evviva per Parcaroli si è abilmente defilato. Caos totale nella Lega dove le ambizioni sbagliate di Andrea Marchiori e di Luca Buldorini sono tramontate con Vannacci e dove ufficialmente nulla si può dire essendoci la pesante ipoteca di Sandro Parcaroli in cerca d’investitura a questo punto assai poco probabile. Resta alla finestra Anna Menghi che certo ha oggi una posizione di oggettivo vantaggio: non è mai stata vannaccista, ha esperienza politico amministrativa da vendere e ha una solida “reputazione” in città avendo sempre mantenuto un filo di dialogo con tutte le componenti della società maceratese. Lei peraltro è la sola che può, passato il ciclone delle “ambizioni sbagliate” per citare uno stimolante classico di Alberto Moravia, rinsaldare la Lega a Macerata con l’aiuto di Aldo Alessandrini, capogruppo e segretario cittadino, che sulla vicenda mattatoio ha tenuto un a plomb invidiabile per correttezza politica difendendo col suo silenzio più l’istituzione Consiglio comunale che non il Sindaco. Il grande punto interrogativo resta Fratelli d’Italia. Pierfrancesco Castiglioni è stato il solo della maggioranza a prendere le difese (d’ufficio?) di Parcaroli in Consiglio comunale sul caso mattatoio.  Nella riunione di Roma con Giovani Donzelli, capogruppo alla Camera e responsabile organizzativo di Fratelli d’Italia, i meloniani maceratesi si sono sentiti dire: state pronti, perché abbiamo il piano B e il candiato sindaco deve essere nostro. Come dire Sandro Parcaroli non è scontato. Pare circoli un sondaggio molto riservato che lo darebbe perdente se solo il Centrosinistra mettese in campo un candidato non "estremo" perché Parcaroli ha perso il "fascino" dell’imprenditore di successo (ha ceduto gran pare delle sue attività) è sorretto da una "corte dei miracoli" che si è alienata gran parte dei commercianti, ha generato scontento per la bulimia d'investimenti tradotti in cantieri dell’eterna incompiuta che hanno generato certissimi disagi per incerti e futuri benefici, si è lanciato in un eccesso di promesse non mantenute prima tra tutte il nuovo ospedale, a seguire i rifiuti, l’acqua, e il rilancio economico della città, ha un’ostilità dichiarata delle frazioni: da Villa Potenza (non gli perdonano via dei Velini) a Sforzacosta, a Piediripa che si sentono trascurate per carenza di servizi ed eccesso di traffico. Ma il piano B di Fratelli d’Italia in sede locale è di difficile gestione. Si sussurra che Fabio Pistarelli potrebbe essere il cavallo di ritorno e le ragioni ci sono.  A cominciare da possibili sviluppi della vicenda mattatoio che finirà sotto la lente della commissione speciale d’indagine del Comune. Ma certo è che il Centrodestra oggi è in cerca di un centro di gravità. Che potrebbe essere proprio al centro. Mentre Sandro Parcaroli in partenza per una vacanza a Zanzibar non scioglie la riserva. Qualcuno deve avergli fatto capire che è lui destinato a fare la riserva: in panchina ai giardini Diaz. Ci sta che si senta dire a Roma: caro Sandro per te il grande fardello (di fare il Sindaco) finisce qui.   

27/01/2026 15:10
Mattatoio, Parcaroli ha cercato di spiegare ma ha mostrato nervosismo: parte l'inchiesta

Mattatoio, Parcaroli ha cercato di spiegare ma ha mostrato nervosismo: parte l'inchiesta

Certo non ha la forza di Oscar Lugi Scalfaro quando a reti unificate disse agli italiani: "Non ci sto" per allontanare da sé i sospetti di tangenti dal Sisde, però Sandro Parcaroli ci prova a fare l’altezzoso. Che abbia convinto i consiglieri dato anche il silenzio tombale della sua maggioranza – a parte una difesa d’ufficio del capogruppo di FdI Pierfancesco Castiglioni che ha ringraziato il Sindaco per aver salvato il mattatoio pure guardandosi bene dall’entrare nel merito – è tutto da dimostrare. Di certo ha snobbato il Consiglio Comunale per almeno metà della seduta – quasi tutta incentrata su interrogazioni sull’Apm - evitando di rispondere a domande che lo riguardavano con Stefania Monteverde di Macerata Bene Comune che giustamente se ne è lamentata. Chissà se il Sindaco ha passato un paio d’ore a imparare a memoria la lezioncina che ha cercato di fare ai consiglieri così come a lui l’hanno fatta i consiglieri legali. Che pure hanno sbagliato un paio di passaggi. Ieri in municipio era il giorno del "Mattatoio day" e siccome la faccenda è ingarbugliata assai era stato chiesto ai gruppi di maggioranza di passare in mattinata dai legali del Sindaco o del Comune – non è dato sapere – per prendere istruzioni. Com’è giusto che sia nessuno c’è andato così il Sindaco – che è stato costretto da una richiesta del gruppo Pd con Andrea Perticarari in testa a riferire all’assemblea - ha affrontato l’uditorio di petto ripetendo però né più né meno ciò che aveva fatto sapere nei giorni scorsi con diversi comunicati. Sarà un po’ più complicato quando dovrà affrontare la commissione d’inchiesta consiliare chiesta da Andrea Perticarari (Pd) che ha steso al tappeto Parcaroli. Bisogna però riassumere i fatti. Tutto parte da quando il Sindaco il 13 dicembre annuncia che vuole salvare il mattatoio. Per la verità già a fine marzo aveva convinto Ilario Marcolini – il più consistente allevatore per numero di capi di razza Marchigiana in provincia di Macerata – a farsi carico delle attività del CoZoMa annunciando anche contributi regionali (ed in effetti centomila euro sono arrivati). Ma a fine novembre Marcolini alza le mani. Così Parcaroli annuncia che parteciperà all’asta – bandita dal 20 di ottobre - come Comune per ripigliarsi il Co ZoMa che i realtà è in affitto dal CeMaCo società in liquidazione dal 2015 di cui però il Comune di Macerata è maggiore azionista con il 68% del capitale. Per partecipare all’asta il Sindaco fa approvare il 15 dicembre con la sola astensione di Alberto Cicarè, Strada Comune, che ieri ha rivendicato questa sua posizione, una delibera d’urgenza del Consiglio comunale con cui si fa una variazione di bilancio per 526 mila euro coperti da un mutuo da accendere finalizzato a prendere parte all’asta giudiziaria per il CoZoMa. Il 2 gennaio Sandro Parcaroli fa convocare un’assemblea dell’APM (il Comune è socio al 99% dell’azienda) da tenersi il 12 gennaio con all’ordine del giorno la distribuzione straordinaria ai soci della quota di riserva sul bilancio 2024 di Apm per avere i soldi necessari a coprire l’asta. Il 9 gennaio però riceve in Comune Ilario Marcolini e decide di non partecipare più all’asta lasciando via libera all’imprenditore che si aggiudica il lotto per 390 mila euro con uno sconto del 25% come da legge, essendo stato l‘unico partecipante e proponente un’offerta grazie alla rinuncia del Comune. Giova ricordare che la prima stima era di 3,5 milioni di euro. Questi i fatti suoi quali il Sindaco è stato chiamato a dare una spiegazione. E i fatti lui li ha più o meno così ripercorsi specificando alcune cose che viste dall’esterno non gli fanno fare una gran bella figura. Ha ribadito: "Avrei riferito spontaneamente al Consiglio senza che mi fosse chiesto. Ho agito per il meglio e sapevo che i tempi erano stretti. La mia volontà era di salvare il mattatoio e questo risultato lo abbiamo ottenuto, le illazioni mi offendono perché il mio comportamento è stato trasparente. La situazione è precipitata a novembre allora mi sono detto che toccava al Comune salvare il mattatoio. Io lo sapevo che non c’erano i tempi tecnici per attivare il mutuo, ma confidavo su una proroga dell’asta". "In fin dei conti ci si poteva anche concedere -ha aggiunto -. Così ho fatto la variazione di bilancio che abbiamo votato il 15 e il 17 dicembre e ho chiesto alla curatrice la proroga dell’asta. Non ho attivato i fondi dell’APM perché l’azienda mi ha spiegato che sarebbe andata in gravissima difficoltà. Non ho voluto partecipare all’asta anticipando solo il 20% dell’importo perché se poi non mi avessero concesso il mutuo avrei creato un danno erariale al Comune. Tutto qua, comunque ora il mattatoio andrà avanti e con i legali stiamo già studiando un ricorso per sospendere la vendita, faremo istanza di sospensiva".  Non siamo ai livelli del “che ne sapio io” sfoggiato quando gli fu chiesto conto dei contributi per la festa di (alcuni) commercianti (leggi qui), ma poco ci manca. A quel punto ha preso la parola Andrea Perticarari: “Non voglio qui discutere della sua buona o mala fede, semmai ci saranno altre autorità deputate a stabilirlo e le dirò che le parlo da avvocato, neppure da consigliere del Pd. Lei ha mostrato un’abissale incompetenza. La richiesta di rinvio dell’asta la doveva presentare al Giudice, non alla curatrice dell’asta: questa è una cosa che s’impara al primo anno di giurisprudenza". "E comunque l’asta era stata pubblicata il 30 ottobre se lei voleva intervenire aveva tutto il tempo - ha proseguito Perticarari -. Ma lei ci ha detto qualcosa di ancora più raccapricciante invocando il fatto che non c’erano i tempi tecnici per attivare il mutuo: lei ci sta dicendo che il Comune di Macerata non ha 105 mila euro per presentarsi all’incanto e che nei quasi cento giorni successivi non avrebbe trovato come accendere un mutuo? Lei si è ritirato dall’asta e ora ci sta dicendo che fa un’istanza di sospensiva e a che titolo se non ha neppure partecipato e per impedire l’attribuzione allo stesso soggetto che lei ha incontrato prima dell’incanto? Lei ha fatto convocare l’assemblea dell’Apm e poi non si è neppure presentato. Lei non ha chiarito nulla, ha portato in giro il Consiglio Comunale e l’Apm. Le anticipo che chiederò una commissione d’indagine speciale del Consiglio". Un intervento di fatto definitivo. Ma a rincarare la dose, almeno sotto un certo aspetto, è intervenuto Alberto Cicarè che dopo aver ricordato la sua astensione dalla famosa delibera del 15 dicembre l’ha pure motivata: “Non ritenevo e non ritengo che si dovesse agire d’impulso per partecipare ad un’ asta che deriva dai beni del CeMaCo che è ancora di proprietà del Comune senza un piano organico. Le ricordo però che a marzo quando lei ha coinvolto Ilario Marcolini nel CoMaZo lo ringraziò e fu lei a dire che Marcolini avrebbe partecipato all’asta quando si sarebbe tenuta; signor Sindaco la sua ricostruzione è quanto meno confusa”. Stefania Monteverde attacca e dice: “Sette Comuni hanno scritto per dirle di trovare il modo di salvare il CoMaZo, lei aveva avviato anche come presidente della Provincia un’interlocuzione con questi Comuni?”. Come si sa Parcaroli non tiene i tempi lunghi del dibattito e comincia irridere. Lo rimprovera (giustamente) la Monteverde: “Sindaco lei già si è sottratto a una mia interrogazione, sia più rispettoso: lei ci ha chiesto di votare una delibera nell’interesse comune e oggi vediamo i risultati".  Pacatissimo, ma dritto al punto va Giordano Ripa – peraltro sinora l’unico ad aver ufficializzato una sua candidatura a Sindaco – che dai banchi del gruppo misto dice: “Non spetta a me decidere se lei ha agito in buona o malafede, ma sa Sindaco, ho il brutto vizio d’informarmi. E risulta che per partecipare all’asta per il Comune era sufficiente avere a disposizione la cifra, diciamo massimo 150 mila euro, per depositare la cauzione. Dopo e solo dopo, come previsto dalla legge, avrebbe dovuto accendere il mutuo per pagare l’intero importo. Dunque ciò che lei ci ha detto del tempo tecnico che mancava non regge. Delle due l'una: o lei non conosce le procedure oppure ha scelto arbitrariamente di non partecipare all’asta senza tornare in Consiglio anzi ignorando il volere del Consiglio come già le è successo altre volte".  Maurizio Del Gobbo, che all’inizio di seduta ha comunicato di aver lasciato il gruppo Pd per confluire nel misto, ha provato la strada del tutto è bene quel che finisce bene e ripercorrendo al storia – accidentata - del CoMaZo  ha sottolineato: "Non vuol dire che se ora il mattatoio è di un privato non possa continuare la sua attività nell’interesse di tutti". A quel punto Roberto Spedaletti, Movimento Cinque stelle, non si è tenuto più: "Lei ci ha detto Sindaco che l’emendamento che abbiamo votato al bilancio di previsione per consentire l’accensione del muto per partecipare all’asta del mattatoio era di massimo interesse pubblico e strategico e allora perché non ha partecipato all’asta e perché ha ricevuto Marcolini prima dell’asta? Di cosa avete parlato?". Con fare sprezzante Sandro Parcaroli ha interrotto e ha ringhiato: "Di vacche!". Di rimando Spedaletti: “Sindaco non faccia lo spiritoso: non avete parlato di vacche, ma alla commissione d’inchiesta lo dovrà dire”. E’ scattato così il soccorso di Fratelli d’Italia perché dalla maggioranza non un fiato a sostegno del Sindaco, tanto meno dai banchi della Lega che è il partito del Sindaco. E allora Pierfrancesco Castiglioni capogruppo di FdI, si è lanciato in una perorazione troppo enfatica per non apparire come un dovere d’ufficio. "La sinistra ha sperperato soldi in continuazione dentro il CeMaCo e  il CoMaZo; quei Comuni di cui parlava la Monteverde sono quelli che si ritirarono lasciando la Provincia e il Comune di Macerata da soli a gestire una struttura che divenne improvvisamente elefantiaca e anti-economica. Il Sindaco ha dimostrato di voler salvare il mattatoio e il risultato è stato raggiunto. Devo solo dire che in base all’articolo 118 quarto comma della Costituzione il Sindaco ha favorito l’autonoma iniziativa di un cittadino a vantaggio dell’interesse pubblico. L’obiettivo finale di salvare il CeMaCo è stato raggiunto". Eccesso di zelo? A giudizio di David Miliozzi (Macerata Insieme) le cose non sono andate proprio così: “Consigliere Castiglioni, un po’ di onestà intellettuale. Il Sindaco non ha salvato alcunché, Marcolini si è comprato il CoMaZo  e ora può farne ciò che vuole. Il Sindaco ci ha dimostrato che come Consiglio comunale, e non è la prima volta, contiamo molto poco: l’assemblea ha adottato un indirizzo e in poche ore è stata smentita da un Sindaco che ha anche sbagliato indirizzo dove depositare la richiesta di rinvio dell’asta; l’ha mandata all’incaricata anziché al giudice. Evocare colpe passate non è di buon gusto. Mi auguro che un giorno avremo il museo Dante Ferretti che voi non volete e non per questo sarete rimproverati in eterno”. Questo è solo il primo tempo. Sandro Parcaroli era molto scuro in volto: ha capito che la commissione d’inchiesta si farà ed è una scocciatura perché tra un paio di giorni voleva andare a Roma per farsi dare l’investitura alla candidatura bis. Forse partirà per Zanzibar senza avere, come avrebbe detto Lorenzo de’Medici sovrano lui sì illuminato, “del doman certezza”.

27/01/2026 10:10
Macerata, "Buldorini resta col cerino in mano. Salvini scarica Vannacci e salta la corsa all'autocandidatura"

Macerata, "Buldorini resta col cerino in mano. Salvini scarica Vannacci e salta la corsa all'autocandidatura"

Inatteso sconquasso nella Lega dove molti sono saliti sul carro armato del vincitore con riflessi pesanti sul Comune e la Provincia di Macerata. “Vannaccia la miseria”/E il pompiere restò/col cerino in mano  Matteo Salvini di fatto caccia dalla Lega il Generale e ora Luca Buldorini vicepresidente della Provincia che voleva autocandidarsi a Sindaco di Macerata resta a piedi. Come il cofondatore della Compagnia Marca Libera, la formazione dei vannaccisti, Luca Paolorossi che si trova a fare “un sarto nel buio”. Ma questo complica anche un possibile Parcaroli bis (Di Carlo Cambi) Vannaccia la miseria! Lo hanno sentito smadonnare tra il costernato e l’irato il povero pompiere che ora è rimasto col cerino in mano, mentre pensava di candidarsi a sorpresa come Sindaco di Macerata. Insieme a lui c’è anche chi, come l’esuberante sindaco di Filottrano Luca Paolorossi che cerca d’imitare il suo collega di Terni Stefano Bandecchi con colorite esternazioni social, ha fatto un sarto nel buio. E’ l’allegra brigata di Compagnia Marca Libera presentata con muscolare enfasi il 12 luglio scorso con tanto di sfarzo alimentare alla Filarmonica di Macerata e che ora deve scegliere se stare con il Capitano (in arte Matteo Salvini) o con il generale (Roberto Vannacci). Certo che sono ore funeree per il vicepresidente della Provincia sempre in cerca di consenso. Il povero Luca Buldorini ha orizzonti convulsi davanti a sé e se ha un umore da funerale non è per prassi professionale, ma perché è rimasto in mezzo al guano. A dimostrazione però anche di una estrema debolezza della Lega che nelle Marche e in provincia di Macerata in particolare non è stata capace di consolidare una classe dirigente che non fosse autoriferita. Questo ha oggi conseguenze assai gravi sul Centrodestra di Macerata che deve decidere prima o poi che fare della sua rappresentanza in Comune. E’ vero che ha beneficato di un’ inaspettata proroga quasi annuale di mandato, ma le amministrative si avvicinano e il rischio di un dissolvimento dell’alleanza è dietro l’angolo. La ragione? L’attualità incombe e determina, al di là delle albagie personali, come si svolgono i fatti. La botta a Luca Buldorini è arrivata in diretta da Rivisondoli dove Matteo Salvini ha di fatto messo alla porta il generale passato da essere un “valore aggiunto” a uno che si appresta ad attraversare il “deserto che c’è fuori dalla Lega”. Chissà se Buldorini sceglierà di fare il beduino o si mette per un po’ ai margini? E’ curioso notare come siacstato il “partito” dei Governatori (Zaia, Fedriga e Fontana) a chiedere di rompere con Vannacci che si appresta a fondare una sorta di AFD in sansa tricolore. Luca Buldorini come amministratore doveva stare in quel “partito” e invece si è illuso che Vannacci fosse la scorciatoia per scalare la Lega e forse ora sta facendo i conti con la Lega che va al Contrario. In cerca di un incarico di prestigio l’ottimo pompiere di Appignano (due volte ha cercato di farsi eleggere Sindaco e per due volte i suoi compaesani gli hanno risposto picche) ha tentato di attizzare più di un incendio nel partito. Poi si è messo all’ombra di Sandro Parcaroli che lo ha “creato” vicepresidente della Provincia, ma ora rischia di finire su un binario morto. Oddio lui è del ramo e dunque potrebbe anche trovarci una certa convenienza. La cacciata di Vannacci complica molto le cose in casa Lega e le complica moltissimo per il Centrodestra. Sarà il caso di ricordare che il 12 luglio quando Buldorini e Paolorossi hanno presentato la Compagnia Marca Libera al tavolo c’erano tutti: dalla segretaria regionale onorevole Carla Latini al sindaco di Macerata nonché dirigente regionale della Lega (dopo essersi fatto leggere con una lista civica) Sandro Parcaroli con i suoi fidi scudieri, l’avvocato Andrea Marchiori assessore ai lavori pubblici di Macerata e noto ai più come l’assessore Lego per la sua inclinazione ad aprire cantieri ovunque – chiuderli è un altro fatto -  l’assessora Imballo e l’assessora al bilancio Oriana Piccini. Per uno strano caso domani Piccioni e il Sindaco saranno fianco a fianco in Consiglio Comunale a tentare di spiegare il gran rifiuto all’asta per il mattatoio: Sandro Parcaroli col saio di Celestino V chissà se fa la stessa figura... C’era anche il capogruppo in Comune avvocato Aldo Alessandrini che assai prudentemente disse: “"Ci sono state incomprensioni con Buldorini, ma siamo uniti". Ma ora il morto è nella bara- perdonerà il vicepresidente della Provincia, ma il riferimento viene spontaneo – nel senso che Vannacci è fuori e bisogna capire se la sua perorazione di metà luglio trova ancora orecchie pronte ad ascoltarla e se lui è ancora considerato appartenente alla Lega di cui peraltro occupa la poltrona di segretario provinciale. Disse allora: "Io ho sempre servito la Lega e continuerò a servirla, al contrario di chi si è servito invece della Lega salendo sul carro del vincitore”. Verrebbe da pensare che il carro armato del generale si è impantanato e ora scendere è un po’ complicato. Perché le conseguenze ci sono ed è inutile non vederle. Ammesso che Sandro Parcaroli passi indenne dalla possibile censura del Consiglio Comunale sulla faccenda del mattatoio, e ammesso che decida di ricandidarsi quale pezzo di Lega lo candida? Fino a ieri poteva con Luca Buldorini controllare il partito, ma ora pare essere Aldo Alessandrini, segretario cittadino e capogruppo in Comune, a dare le carte; un Alessandrini che peraltro troppe ha dovuto ingoiarne da Buldorini sempre desideroso di fare le onoranze funebri politiche a chi si frapponeva tra lui e qualsiasi incarico. Potrà Alessandrini ricandidare Parcaroli? Vorrà la Lega depurata dai vannaccisti proseguire sulla linea politica della trilaterale: Buldorini-Parcaroli-Marchiori con annesso codazzo di bottegai, ballerine, nani ricchi premi e cotillons? Può essere che la nuova giunta di Centrodestra accontenti la pletora di questuanti che faceva ala al Sindaco e al suo pompiere? O ci sarà un fuggi fuggi?  Peraltro già si vocifera che il presidente del consiglio comunale Francesco Luciani insieme con l’assessore Lego – entrambi simpatizzanti di  Compagnia Marca Libera che ora diventa Compagnia Liberi Tutti - starebbero preparando una loro lista civica. Lo stesso pompiere ora ha un problema: Sandro Parcaroli ha finito il suo percorso assai accidentato da presidente della Provincia (discarica, acquedotto ospedale giusto per dire tre incompiute) e ora il vice d’Appignano che fa? Dove si attacca se il suo mentore non corre più o viene messo da parte? Rischia di perdere anche il suo posticino in Provincia. Sempre nella famosa cena -a questo punto è diventata delle beffe – Luca Buldorini ebbe a mettere – come d’habitude verrebbe da dire – una pietra tombale sulle ambizioni di altri affermando: “La Lega sarà protagonista alle prossime Regionali” e quando Buldorini dice Lega intende, come il Re sole, “io”. Com’è andata lo sanno tutti. La Lega ha preso il 7,37 % dei voti alle regionali, meno di un terzo di cinque anni fa e Luca Buldorini 937 preferenze, la metà di Anna Menghi che di Vannacci non ha mai voluto sentir parlare. Alla famosa cena della Filarmonica lei non c’era. E qualcosa vorrà pur dire ora che, vannaccia la miseria, tramonta la Lega al contrario.  

25/01/2026 17:20
Parcaroli e l’asta per il mattatoio. Lui è vegano e non voleva farsi complice dell’eccidio bovino

Parcaroli e l’asta per il mattatoio. Lui è vegano e non voleva farsi complice dell’eccidio bovino

Credo che il signor Sandro Parcaroli meriti maggior rispetto da parte dei componenti del Consiglio comunale che lo chiamano a rispondere del suo comportamento sulla mancata partecipazione all’asta per il cosiddetto mattatoio di Villa Potenza. Anche fisicamente è molto lontano da Angelo Lombardi il pacioso veterinario che agli albori della Rai conduceva la trasmissione “L’Amico degli animali” il suo afflato sentimentale è il medesimo: liberare le vacche dall’incubo della mannaia. Se questo poi comporta un costo per i cittadini, si traduce in un favore a qualcuno e provoca addirittura un’inchiesta del Consiglio comunale che il Pd propone e il Centrodestra con le spalle al muro non può che accogliere è un effetto avverso. Si è letto sotto traccia un sospetto, infondato peraltro, di aver voluto da parte del sindaco favorire in qualche modo l’imprenditore zootecnico Ilario Marcolini. È noto a tutti che egli con la sua azienda Morica è il primo, per quantità di capi, allevatore di bovini di razza Marchigiana in provincia di Macerata e solo immaginare che abbia un suo interesse aziendale per il mattatoio è pura maldicenza. Ma ciò che più indigna è il mancato rispetto del sentimento del signor Parcaroli. Egli è vegano, convintamente vegano, così vegano al punto di accettare un’ombra su di sé pur di far cessare la mattanza degli animali che da troppo tempo si perpetua nelle camere della morte di Villa Potenza. Che il sindaco di Macerata, nonché presidente della Provincia che con circa novemila capi di razza Marchigiana allevati è la più importante per questa razza di bovine, avesse adottato come stile di vita quello vegano era evidente sin da quando ha annunciato che si sarebbe tenuta di nuovo la Raci nel bellissimo – anche se ancora oggetto misterioso per i più, ma non per i fortunati che hanno potuto farci le feste aziendali con una deroga specifica rispetto ai parametri di sicurezza – Centro Fiere di Villa Potenza, Raci di cui poi si sono perse le tracce perché il Centro Fiere non è finito e soprattutto perché è progettato in modo da essere inadatto a ospitare la rassegna bovina. Tant’è che ora la Raci si fa in provincia di Benevento, altro territorio che tallona da vicino come numero di capi allevato, con buona pace degli imprenditori marchigiani e maceratesi in particolare. Ma anche l’annuncio che è suonato come un boicottaggio della Raci fatto da Parcaroli aveva evidentemente uno scopo: non esporre questi poveri animali agli appetiti umani. Insomma il sindaco di Macerata immola sé stesso per salvare le vacche. Ora chiamarlo a rispondere dei suoi atti in Consiglio comunale per aver sbugiardato il Consiglio comunale esponendo il CeMaCo che anche se in liquidazione è sempre una società partecipata dal Comune a un danno certo; per aver favorito di fatto un singolo imprenditore Ilario Marcolini contro tuti gli altri; per aver privato il territorio di una struttura indispensabile ancorché obsoleta per le attività zootecniche come ricordano a Parcaroli 11 sindaci della provincia che lui tutt’ora presiede; per aver condotto una sorta di trattiva privata con il Marcolini medesimo in un incontro riservato a cui hanno partecipato soltanto l’assessore al bilancio Oriana Piccioni e il capo dell’ufficio tecnico ingegner Tristano Luchetti è di una protervia unica. Non si rispettano le profonde convinzioni di un uomo che, amicissimo degli animali, ha operato per salvarli chiudendo di fatto il mattatoio, anche al prezzo di sentirsi dire che potrebbe aver favorito una sorta di speculazione immobiliare. Si sa che Sandro Parcaroli ha chiesto un parere legale – ex post – per vedere se la sua militanza vegana sia andata o no contro la legge. Si sa che il legale, che gli è stato suggerito dal suo vice in Provincia tal Luca Buldorini che ha un qualche “expertise” nel ramo delle esequie, gli ha detto: tutto a posto e comunque vai avanti tu che a noi ci viene da ridere. Non so se i lettori hanno presente quella esilarante piece di Gigi Proietti nei panni dell’avvocato: pare che il colloquio sia andato più o meno in quella maniera (per gli smemorati: qui se l’incul.. qui te se incul…) e il richiamo a Proietti è d’obbligo per la nota barzelletta della vacca bianca e della vacca nera. E allora per la profonda stima che ogni cittadino deve avere per il suo sindaco soprattutto se mosso da nobilissimi, anche se non condivisibili, ideali come quelli della scelta vegana mi permetto di dare a Sandro Parcaroli un suggerimento; al consigliere del Pd Andrea Perticarari che osa chiedergli conto dell’operato sull’asta dei beni CeMaCo (e meno male che c’è Perticarari che si preoccupa di verificare se la legalità a Macerata sia rispettata) il sindaco opponga rispetto agli atti il suo inequivocabile “e che ne sapio io?” e rispetto alle motivazioni gli articoli 18 e 19 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo: “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione, inclusa la libertà di manifestare il proprio credo” e “Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, riceve e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”. Insomma non si può dubitare del sindaco in quanto vegano ed egli in quanto vegano ha diritto a operare per far chiudere il mattatoio. Se poi questo diventa, indirettamente, un favore per un amico, o quanto meno conoscente, fa parte dei cosiddetti “effetti avversi” di una militanza morale. Né deve menare stupore che un esponente del Centrodestra sia vegano. Giusto per memoria storica si possono leggere alcuni articoli della Tiergschutzgesetz, che il 24 novembre 1933 i gerarchi nazisti scrissero per tutelare i diritti degli animali. Himmler era un anti-caccia integralista, Hermann Goering era un amante degli animali e in quella legge si legge anche “È proibito operare o trattare animali vivi a scopo sperimentale in modo che possa essere loro provocato sensibile dolore”. Che poi lo abbiano fatto sui bambini ebrei è particolare trascurabile. Dunque come si vede lunedì in Consiglio comunale c’è il rischio concreto di chiedere conto a un uomo dei suoi comportamenti solo in quanto vegano. Si mettano una mano sul cuore i consiglieri e vedano se è il caso. Certo attorno all’operazione mattatoio ci sono delle perplessità che – solo per correttezza d’informazione – vanno riportate. La vicenda del CeMaCo è annosa di trenta anni - ci sarà modo di ripercorrerla – ma venendo all’attualità si sa che messo in liquidazione ha affittato l’attività di mattazione al CoZoMa. Anche quello è andato male. Da qui l’asta che è stata bandita la prima volta nel 2022 con base d’asta 3,5 milioni. I soldi dovevano ripianare i debiti del CeMaCo posto in liquidazione di cui il Comune di Macerata detiene il 68 % delle azioni. Tutte le aste sono andate deserte fino all’ultima del 15 gennaio quando Marcolini si è aggiudicato due ettari di terreno e alcuni fabbricati per 394200 euro ottenendo uno sconto di un 25% sulla base d’asta che era fissata a 525600. Ma questo sconto lo ha avuto perché il Comune di Macerata ha deciso all’ultimo di non partecipare all’incanto nonostante il sindaco Parcaroli avesse detto a squarciagola che lui avrebbe salvato il mattatoio. E per farlo il 15 dicembre ha fatto votare – all’unanimità – dal Consiglio comunale una delibera che impegna il Comune, con una variazione al bilancio preventivo, a contrarre un muto per l’importo a base d’asta. Non solo il 2 gennaio ha fatto convocare dal Cda dell’APM (società partecipata al 90% dal Comune di Macerata) un’assemblea dei soci fissata per il 12 gennaio con cui si sarebbe distribuito – in buona sostanza al Comune di Macerata – il fondo di riserva dal bilancio 20204 con lo scopo di avere i soldi per partecipare all’asta. Il sindaco ci teneva così tanto a salvare il CoZoMa attraverso l’acquisizione degli immobili e del terreno da svuotare di liquidità l’APM che nel frattempo ha dovuto contrarre un muto per 300 mila euro per pagare le tredicesime ai dipendenti. Ebbene il 9 gennaio il sindaco riceve – lo confermano decine di testimonianze – nel suo ufficio Ilario Marcolini e alla riunione riservata partecipa l’assessore al bilancio Oriana Piccioni leghista come il primo cittadino. A un certo punto viene convocato anche il capo dell’ufficio urbanistica/lavori pubblici ingegner Tristano Luchetti che si presenta con le mappe e le cartine dei terreni e degli edifici che vanno all’asta. Dopo la riunione il sindaco nella solitudine dei leader ha scelto: non partecipiamo all’asta. È in quel momento che nel suo foro interiore l’etica vegana s’è imposta. Perché sarebbe errato ritenere che lui abbia ripetuto a Marcolini quanto dichiarò il 13 dicembre scorso e cioè che esiste “l'interesse pubblico strategico ad acquisire la proprietà dell'intero complesso immobiliare nella zona di Villa Potenza, frazione che è interessata da un importante piano di sviluppo strategico”. In effetti a pensarci bene in forza della rinuncia all’asta da parte del sindaco – rinuncia che Parcaroli non ha comunicato a nessuno – Marcolini si è portato a casa a un decimo del valore stimato due ettari di terreno di estremo interesse commerciale in una delle poche zone di espansione di Macerata e che lo stesso presidente della Regione Francesco Acquaroli ha affermato essere punto nevralgico per lo sviluppo della Val Potenza. Ma si potrebbe pensare: Paracaroli lascia via libera a Marcolini perché già dall’arile scorso l’imprenditore è stato coinvolto dal sindaco nel salvataggio e nella prosecuzione dell’attività del Co MaZo, il consorzio per il mattatoio ormai in agonia. Ma è stato lo stesso Marcolini a decidere che l’esperienza del CoMaZo è arrivata la capolinea. Quel mattatoio però ha due atout vincenti: la prima un contributo di 300 milioni erogato o erogabile a vario titolo dalla Regione che a questo punto incassa Marcolini se decide di continuare a macellare e il bollo Ue per la macellazione. Nessuno però vieta a Marcolini di fare altrove un suo mattatoio con cui acquisire il marchio Ue facendo diretta concorrenza al CoMaZo avendo in mano una straordinaria leva per controllare il mercato della carne. Che a Parcaroli vegano fa orrore. Al punto di avere coscientemente abbassato l’introito dell’asta di circa 140 mila euro in danno del suo CeMaCo perché i soldi dell’asta dovranno andare a soddisfare i debiti pregressi del Consorzio di cui ancora oggi il Comune è proprietario. Dunque in nome della tutela animale si può fare di tutto: far incassare meno al Comune dopo aver fatto nel 2024 due variazioni di bilancio per sostenere gli oneri derivanti dalla liquidazione CeMaCo, indurre l’Apm a contrarre un mutuo per pagare le tredicesime, impegnare il Consiglio comunale a contrarre un mutuo e poi disattenderne la delibera e tutto questo col risultato che Ilario Marcolini si è portato a casa un patrimonio pubblico stimato in 3,5 milioni dieci anni fa a un decimo del valore. Dalla scelta vegana di Sandro Parcaroli derivano molti interrogativi. Il più pesante lo pone Simona Vincenzetti, che nella campagne di Treia ha un allevamento, e un’azienda di trasformazione, con maiali, vitelli, capre. Dichiara: “Insieme a un gruppo di allevatori, stavamo valutando se mettere su una cooperativa per partecipare all’asta. Ma è spuntato il Comune di Macerata dicendo che avrebbe acquistato il mattatoio. Bene, poi il colpo di scena: l’ente non si fa avanti e all’asta si presenta solo l’imprenditore. Adesso cosa dobbiamo pensare? La soluzione potrebbe essere stata la partecipazione di più Comuni all’asta, se i sindaci si fossero messi insieme, trattandosi di una struttura utile per tutto il territorio. Il timore è che il mattatoio, con il passare del tempo, perda la sua fruizione pubblica.” E poi ci sono i sindaci di 11 comune che dicono: “Chiediamo un incontro urgente al sindaco di Macerata Parcaroli, titolare dell’autorizzazione e delle potestà urbanistiche, affinché si eviti che il passaggio al privato possa configurarsi come una speculazione edilizia, considerata la presenza in adiacenza all’impianto di oltre due ettari di superfice molto appetibile dal punto di vista dello sfruttamento urbanistico”. Occorre aggiungere altro? Lunedì con tutta probabilità il Pd con a capo Andrea Perticari chiederà al Consiglio comunale di Macerata una commissione d’inchiesta sull’operato del sindaco sulla vicenda mattatoio. Il Centrodestra è pronto a votarla anche perché le elezioni si avvicinano e un Parcaroli-bis sotto la mannaia del mattatoio nascerebbe mutilo. Dicono che il sindaco stia per volare a Zanzibar dove rilassato penserà se riproporre o meno la sua candidatura. Speriamo confortato da un robusto parere legale perché a occhio, anche se è vero che non si processa un vegano, di cose da chiarire l’amico degli animali ne ha molte. Speriamo che abbia prenotato un volo dopo lunedì, altrimenti la sua sarebbe un’assenza sospetta. Con tutto il rispetto, ovviamente.  

24/01/2026 15:52
Il Centrodestra e il "Fattore P": Parcaroli affonda il consenso

Il Centrodestra e il "Fattore P": Parcaroli affonda il consenso

"I governi devono essere conformi alla natura degli uomini governati". Per Macerata questa icastica considerazione di Giambattista Vico è una sentenza. E non d’assoluzione. M’è tornata in mente venerdì scorso quando l’avvocato Bruno Mandrelli, con rara sensibilità di cui lo ringrazio come ringrazio Picchio News per darmi luogo di svolgere queste considerazioni, animando la riflessione del Circolo della Rosa mi ha offerto l’opportunità di ragionare assieme a tanti sul perché Macerata non abbia, per la prima volta in mezzo secolo, un suo consigliere regionale (leggi qui). Stefano Di Pietro, Massimiliano Sport Bianchini, l’ottimo Nicola Perfetti, il pregnante intervento di Marco Sigona, le considerazioni di Fabio Pallotta e Giorgio Meschini accanto alle riflessioni dei colleghi Luca Patrassi e Giuseppe Pozzi hanno tracciato itinerari di consapevolezza che hanno ruotato attorno alle “colpe” della politica. E’ toccato a Romano Carancini – commendevole e insospettabile il suo omaggio al lavoro convinto e indefesso compiuto da Anna Menghi in consiglio regionale nella commissione sanità – osservare come si sia indebolita la proposta e poi ad Angelo Sciapichetti analizzare i default del Pd. Sono stati atti di autocoscienza della sinistra-centro di fronte a un risultato elettorale negativo. Solo Anna Menghi, cui va riconosciuto il merito di metterci sempre la faccia, ha lumeggiato una qualche critica al Centrodestra e va dato merito ad Aldo Alessandrini e a Laura Laviano di avere seguito i lavori rendendo evidente che la Lega a Macerata sta messa come la Gallia narrata da Cesare nel De Bello: "Lega omnis divisa est in partes tres". C’è questo gruppo originario, poi c’è l’accoppiata Andrea Marchiori con Luca Buldorini – vedremo sulla discarica tra qualche giorno se regge alla prova del trasformismo - con aggregata Katiuscia Cassetta che si dà convegno sotto i gagliardetti di Vannacci e poi c’è il gruppo consiliare in Comune che sta come d’autunno sugli alberi le foglie. Stanno aspettando Godot nei panni di Sandro Parcaroli che nel dibattito politico è come la temperatura di Campobasso: non pervenuto. Tuttavia il Centrodestra sembra propenso a guardare alla scadenza elettorale di primavera – fortuna che hanno prorogato altrimenti il povero Marchiori non avrebbe inaugurato nulla e non lo farà visto che i cantieri sono chiusi a Luchetti, pardon a lucchetto – vagheggiando un Parcaroli-bis con Giuseppe Romano, nato con la camicia, assessore al commercio per alzare il livello delle competenze e i Vannacci-fans ipergarantiti con Fratelli d’Italia relegato al ruolo di portatore di voti. Uno schema possibile, anche se improbabile, visto che il sinistra-centro va in cerca come Diogene di un federatore giovane, piacione e rivoluzionario e alla fine scoprirà che solo Romano Carancini ha il passo e la garra per competere sempre che l’altro Romano, il dottor Mari, continui a ricalcitrare e che Irene Manzi scelga, com’è giusto che sia al contrario di quanto ha fatto Matteo Ricci, di tener fede al patto con gli elettori e restare in Parlamento dove peraltro opera – come impone la legge – con onore e disciplina. Nel mezzo – direbbe Giosuè Carducci visto che San Martino è appena trascorso – c’è un ribollir di tini: Giordano Ripa s’è portato avanti col lavoro e fa la sua lista (leggi qui), Flavio Corradini, ex rettore camerte, prova ad aggregare gli ottimati della sinistra con l’Officina delle Idee, si vocifera di almeno un paio di civiche d’ispirazione centrista dove Forza Italia – sempreché la diatriba sotterranea tra Riccardo Sacchi e il recordman delle preferenze Gianluca Pasqui non ingessi il partito – con le ambasciate dell’impeccabile Barbara Antolini potrebbe assumere un ruolo-guida. Si rischia di arrivare con almeno 8 candidati sindaco. Ci sarà modo di riparlarne, ma si sa che, main sponsor Pierfrancesco Castiglioni, la parola d’ordine nel presunto Centrodestra è avanti o forse, come cercherò di illustrare tra qualche riga, indietro con Sandro Parcaroli. Pare lo voglia Francesco Acquaroli la cui prima opzione è sempre queta non movere: Parcaroli, prontissimo a diventare Fratello d’Italia dopo essere stato sodale di Romano Carancini, poi civico infine chaperon di Matteo Salvini, secondo il vertice di FdI che non piglia in considerazione né il successo personale di Francesca D’Alessandro alle regionali né il consenso dal basso di Paolo Renna, è un elemento di stabilità. Peccato che lo sia al ribasso. E qui riprendo i temi che ho cercato d’illustrare nel convegno del Circolo della Rosa: Sandro Parcaroli è il primo responsabile dell’insuccesso del Centrodestra alle recentissime regionali. Qualcuno spieghi a Francesco Acquaroli che a Macerata ha perso vincendo. I numeri sono inequivocabili: Sandro Parcaroli è un brand appannato o in panne e ha zavorrato il risultato della coalizione. E’ – lo dicono le cifre – un elemento d’insuccesso. Per capirlo serve il confronto tra i risultati delle Regionali 2020 e le Comunali che si tennero in concomitanza e in cui l’attuale primo cittadino vinse con il 52,78% raccogliendo 12113 voti, appena 138 in meno di quelli che prese a Macerata Francesco Acquaroli che conquistò in città 12251 preferenze. Quest’anno Acquaroli ha avuto 9129 voti pari al 50,38% perdendo il 4,6% rispetto a cinque anni fa. Segno evidente che la giunta Parcaroli non ha funzionato da attrattore. Si dirà: ma c’è stata l’astensione. L’affluenza nel 2020 fu del 65,5%, quest’anno del 50,53%: quindici punti. Ma ammettendo che ad Acquaroli sia mancato il 15% dei voti il risultato fa 1837 voti in meno che non bastano a spiegare il crollo da oltre 12 mila a 9 mila: all’appello mancano oltre 3100 consensi e se si sottrae la presunta erosione da astensione (i 1800 voti virtuali mancanti) c’è sempre una perdita di consenso di 1285 voti. Dove sono finiti? Ricorriamo ai voti di lista. C’è la caporetto della Lega (se resta omnis divisa la soglia dell’estinzione è prossima) che è passata da 4141 voti alle regionali del 2020 – e alle Comunali il risultato fu di fatto il medesimo – a 1203, il 70% in meno: sono 2938 voti persi. Si dirà: i consensi leghisti sono passati tutti in Fratelli d’Italia. Non è vero. Il partito di Giorgia Meloni è salito da 3071 voti alle regionali di cinque anni fa (alle Comunali prese 800 voti in meno addirittura) agli attuali 4378, il che significa 1307 voti in più, meno della metà di quelli persi dalla Lega. C’è la variabile Marche per Acquaroli che però ha preso solo 428 voti e gli altri di Centrodestra non sono andati benissimo. Forza Italia ha il suo peggior risultato con 929 voti; alle Regionali-Comunali di cinque anni fa ne aveva quasi un terzo in più. Ma c’è un ulteriore argomento: alle comunali del 2020 la lista Parcaroli sindaco prese 2103 voti: dove sono finiti? Riepilogando il Centrodestra nel 2020 alle comunali con Sandro Parcaroli candidato sindaco prese 10924 voti, quest’anno dopo cinque anni di giunta con Sandro Parcaroli sindaco a Macerata ha preso 8980 voti lasciando per strada due punti percentuali, ma soprattutto lasciando per strada quasi tutti i duemila voti della lista Parcaroli sindaco. La riprova che il voto alle regionali sia una sonora bocciatura per la giunta e il Sindaco viene dai dati degli avversari. Il Pd, che aveva toccato il suo minimo alle comunali 2020, risale di 400 voti con un recupero del 6,8%, il Centrosinistra – depurato dai voti del Movimento cinque stelle che era in coalizione stavolta, ma che alle comunali e regionali del 2020 si presentava da solo – ha preso quasi gli stessi voti (furono 7373 nel 2020) superando i settemila consensi, ma con una percentuale che sale dal 34,7 al 41,4%. Oggi dopo cinque anni di giunta Parcaroli la città è contendibile e anzi se si dà credito alle tendenze c’è un Centrosinistra in ripresa e un Centrodestra in evidente affanno, esclusa la polarizzazione attorno a Fratelli d’Italia, con la presenza davvero ingombrante di questo Sindaco e di gran parte della sua giunta che tuttavia FdI s’appresta a voler confermare. E qui serve un’accennata considerazione rispetto alla riflessione di Vico. S’è letto in questi giorni l’affermazione vera per quanto superficiale che Macerata non esprime una nuova classe dirigente, che sono i dinosauri a condizionare la politica perché non si dà spazio alle generazioni emergenti, perché c’è una sostanziale stagnazione. E’ vero, ma anche no. Il dato anagrafico non conta nulla: conta la freschezza delle idee, conta la visione internazionale, conta l’esperienza. La verità è che questa giunta che è espressione anche delle segreterie di partito ha dato ampia dimostrazione d’incompetenza ed è ostaggio di una cupola trasversale e criptica che da decenni sgoverna la città costretta in un immobilismo compiacente da parte della popolazione. Recentissime nomine ai vertici della struttura amministrativa del Comune promosse (o subite?) da Sandro Parcaroli sono la dimostrazione che questa giunta per il tramite del suo Sindaco e di almeno un paio di assessori è eterodiretta e protegge conventicole alcune di alto cabotaggio, altre dedite ad affari di bottega. Non il bene comune né il bene del Comune (ci sarà modo di occuparsi del bilancio) hanno guidato questo Sindaco, ma la mera conservazione del potere attraverso un compromesso continuo per non turbare lo status quo. Macerata dice di sé di essere la città della pace e l’Atene delle Marche. Beh siamo al punto che la pace è forse quella eterna e per quel che riguarda Pericle deve essersi preso un lunghissimo periodo di ferie. Sono rimasti però i numeri e quelli non perdonano.

18/11/2025 11:50
Il Centrodestra si ricordi di Murat: non basta un generale per vincere

Il Centrodestra si ricordi di Murat: non basta un generale per vincere

di Carlo Cambi  Ricordatevi di Luigi D’Aquino, generale napoletano che aduso a fare il pendolo tra le fazioni non ebbe gloria, ma determinò il corso della storia. E’ con questo ammonimento che accetto l’invito dell’amico Guido Picchio a svolgere qualche considerazione attorno alle prossime elezioni amministrative che manderanno – questo è l’unico risultato già certo – in archivio dieci anni di “signoria” di Romano Carancini avendo attenzione a ciò che accade – o non accade -  nell’accampamento del Centrodestra. Per curiosa coincidenza della storia potrebbe verificarsi che si vada alle urne nell’imminenza di un anniversario troppo spesso negletto dalle nostre parti: la battaglia di Tolentino. Nulla a che vede con il sindaco Pezzanesi, beninteso. Ché la proporzione degli eventi è assai diversa. Molti storici negano che lo scontro tra l’audace Re di Napoli, cognato (poi traditore) di Napoleone Bonaparte, e gli austriacanti sia stato l’embrione del Risorgimento. Io invece me ne sono fatto persuaso e dico che se il Murat una colpa ce l’ha è di non aver saputo cogliere l’attimo che la Storia gli aveva offerto. L’avesse fatto sarebbero mutati i destini suoi, ma soprattutto di gran parte delle genti d’Italia. A Macerata in questi giorni accade lo stesso; mi auguro che il Centrodestra non disperda l’occasione che la storia gli propone. Sarebbe un danno per sé, ma soprattutto per i maceratesi. Ebbene la battaglia di Tolentino come si dovrebbe ricordare si combattè tra il 2 e il 3 maggio 1815. Gli scontri ebbero inizio quando il Re di Napoli stava ancora a palazzo Torri (vedete com’è Macerata? Non c’è nulla - lapidi risorgimentali a parte- che illustri come quelle mura avite siano state teatro per due volte della Storia grande col passaggio di Napoleone e del cognato, poi ragionano di turismo e di cultura…mah) e fu nella mattina del 3 che stava per vincere quando, contesa La Rancia, fu D’Aquino a combinare il pasticcio. Inquadrò i napoletani rendendoli facile bersaglio dei soldati austriaci, non solo a Murat mandarono falsi messaggi ed egli decise di ritirarsi. L’esercito si squagliò e con esso la speranza della “liberazione” dell’Italia dalla forza straniera e dal giogo del papato. Se ricordo questi eventi è perché attende il Centrodestra un altro 3 maggio. C’è l’opportunità di ocogliere l’attimo di un Risorgimento della città scivolata prima a valle, pi in posizione marginale rispetto alla sua provincia, quasi raggrumata in rancoroso isolamento dal resto dei territori, incattivita in fazioni all’ombra delle quali si coltivano meschini e privatissimi interessi. Macerata ha bisogno – indipendentemente dallo schieramento e dal condottiero – di tornare a essere città motrice del suo territorio, città promotrice di intelletto, città nutrice delle sue ambizioni guardando per prima cosa alle (scarse per consistenza purtroppo) nuove generazioni. L’errore di Murat fu quello di ascoltare falsi messaggi, il fato gli mise accanto per la fase finale della guerra un generale che aveva avuto intese con la monarchia borbonica, ma soprattutto rivelò ciò che Napoleone sapeva benissimo: egli era uomo di invidiabile coraggio, ma privo di qualsiasi senso tattico. Aveva costruito la sua fortuna militare sulla forza d’urto della cavalleria, ma quando si trattava di organizzare un piano di battaglia non aveva idea di come condurre il campo. Ora è tempo che io esca dalla metafora. Lascio a chi legge di considerare chi possa vestire nel Centrodestra i panni di Gioacchino Murat, ma so per certo – lo si è letto sulle cronache cittadine – che a qualcuno nello schieramento di Centrodestra è venuto in mente di affidare le truppe a una riedizione di D’Aquino. Infarcendo di falsi messaggi l’indicazione medesima. Non si va lontano con simili generali. Come Murat, qualche partito ritiene che basti lo sfondamento della cavalleria per aver ragione di linee avverse che hanno fatto dell’accerchiamento (e talvolta della circonvenzione) un’arte fino a rinserrare la città in un’autoreferenzialità da "ancien regime"! Ciò che servirebbe a Macerata è una propensione alla ricostituzione del tessuto produttivo, al restauro del tessuto urbano, sociale ed economico, alla capacità progettuale complessiva, alla produzione culturale. Ho in testa che il Centrodestra piuttosto che impastoiarsi in deboli e inconcludenti schermaglie interne che paiono più un prender o perder tempo in attesa non si sa di quale illuminazione messianica sulla scelta del candidato avrebbe dovuto stendere un programma comune e una volta fatto questo progetto vedere quale personalità meglio indossava questo abito. Che lo ricordo viene da abitare, perché il nuovo sindaco di Macerata dovrà indossare la città, dovrà portarla su di sé e accompagnarla di nuovo a sfilare sulla passerella del mondo. E’ priva questa città di progetto economico, è priva di dialogo con il suo più potente motore intellettuale, l’Università, è priva di una proiezione futura. I candidati alle primarie del Centrosinistra hanno squadernato sin qui visioni settoriali. Ciò che serve invece è una rifondazione della città in decisa rottura con i peggiori dieci anni della sua recente storia. Si pensa, per dirne una, veramente che il centro storico languente sia solo una questione di ztl, di negozi che chiudono, di desertificazione demica? Quelli sono gli effetti, ma la causa prima è la perdita d’identità della città. Macerata è ora in cerca d’autore, Macerata ha bisogno di ritrovare una sua funzione e una ragione della sua coesione. E poiché il centro è il luogo dell’identità urbana – intesa anche come comunità – avendo noi un’identità sdrucita è conseguenza che il centro perda peso e attrattiva. Del resto per chi ha governato sin qui era tatticamente comodo disperdere il senso di cittadinanza: è più facile governare delle monadi che non affrontare un’idea coesa e programmatica. Ciò detto, veniamo al Centrodestra nelle sue - non troppo evidenti - manifestazioni, che si segnalano più per enunciazioni che per elaborazioni. Si culla la Lega nell’illusione che l’effetto-Salvini sia bastevole a garantirsi il successo. Se i conti si fanno sui risultati prima delle politiche e poi delle europee diciamo che sono malcontati. C’è stato nell’imminenza di quelle consultazioni qualcosa di tremendo e di unico a Macerata e la reazione ha guidato d’impulso la matita elettorale. Ma il tempo ora è passato e la città per sua (positiva) natura è abituata non ai bruschi cambiamenti, a questa città – che non versò lacrime per Murat come successivamente elesse Garibaldi all’assemblea nazionale, ma come ultimo – non piacciono i sommovimenti, quanto piuttosto i convincimenti.  Dunque sarebbe urgente piuttosto che fare caminetti (fumosi) per decidere il candidato, aver fatto incontri pensosi per stendere un progetto di città. E cominciare un dialogo diuturno, sincero e profondo con la città. Bisogna avere un atteggiamento di razionale affetto per Macerata, non un prospetto muscolare! Non è avvenuto per ora ed è sperabile che accada prima dell’annuncio ufficiale del comandante in capo. Vi è un’altra esigenza: non disperdere l’esercito. Il Centrodestra deve restare coeso anche a costo di siglare patti in anticipo tra le diverse componenti per poi dividere il successo. Guai se accadesse il contrario. E del pari non s’abbia fretta a designare il candidato, s’abbia costanza nel disegnare un programma articolato. Il 16 febbraio il centrosinistra terrà le sue primarie e indicherà il suo conducator. Non resti il Centrodestra impiccato a quella circostanza, anche perché con tutta probabilità il competitor che emergerà dall’accolita del Pd porta per sua natura una data di scadenza. Insomma è prodotto deperibile! Il Centrodestra deve avere la forza di indicare il "che fare", e poi "chi" avrà il compito di coordinare il progetto. E’ abbastanza evidente che dopo dieci anni di metodo Carancini se si vuole avere una reale prospettiva di vittoria non si può pensare di indicare un uomo solo al comando. Ed è il bisogno stesso della città che lo indica: c’è bisogno per rivitalizzare Macerata di una molteplicità di competenze a cui il Sindaco deve dare ascolto e sintesi. E’ abbastanza imbarazzante che il Centrodestra non riesca a leggere la realtà fattuale che da sola s’incarica di indicare la strada per prevalere. E’ la città – o meglio il suo evidente impoverimento – a chiedere competenze plurali. Dunque, ogni possibile candidato e ogni diversa sensibilità che significa anche ogni diversa – quando c’è – identità culturale dello schieramento può e deve trovare nella composizione della lista una rappresentanza evidente. Piuttosto che dividersi sul candidato è bene che i diversi candidati s’intestino un pezzo di strada, un settore, una proposta, un’occasione di dialogo con la città. Tenendo conto che da sempre Macerata anticipa il quadro nazionale e fortemente è consonante alle vicende regionali. Insomma, scimmiottando Guido Piovene, si può ben dire che anche a livello politico le Marche sono l’Italia e Macerata è le Marche. Dopo, e solo dopo, si sceglierà il Comandante che però senza il concerto dei suoi generali rischia di non avere sufficiente acume tattico e sostegno dell’intendenza.  Si dirà, "ma il tempo stringe". E io rispondo al Centrodestra: "usalo per dirci che città hai in mente". Poi che la interpreti Andrea Marchiori o qualcun altro avrà un valore secondario. Ciò di cui il Centrodestra però deve tenere conto sono cinque caratteristiche che il candidato deve avere: autorevolezza, lungimiranza, popolarità, capacità di mediazione, intelletto programmatico. E’ possibile che queste doti non siano riunite in un solo nome. Ebbene, dove sta lo scandalo nel cercare fuori dalle coalizioni e delle fazioni, nella popolazione attiva, come nelle professioni, in chi suda il domani un simbolo? Se il Centrodestra avesse confezionato l’abito (il programma) potrebbe aver lanciato un concorso per scegliere chi meglio lo indossa. Si dirà: non è stato fatto e quindi… E quindi male. Non è stato fatto, ma forse si può ancora fare. Io potrei qui fare dei nomi, anzi li faccio: Silvano Iommi, Paola Ballesi, Giuseppe Rivetti, qualche avvocato di grandissimo spessore umano e professionale. Non cito esponenti di partito perché non voglio attizzare diatribe deleterie, ma insomma è noto a tutti che attorno al caminetto di Mosca c’è chi ha esperienza e amore per questa città da vendere e che forse meriterebbe di compiere oggi ciò che non fu consentito si compisse allora. Così come una candidatura al femminile darebbe un segno potente di discontinuità, capace di smentire “in res” la retorica della sinistra. Del pari la composizione delle liste ci dirà se si ha la forza e la prospettiva di cambiare la città partendo dalle competenze dei cittadini. Credo che questo sia il quadro. Credo che studiarsi appena un po’ gli errori che vennero commessi nella battaglia di Tolentino servirebbe a capire come non ripeterli. Sapendo che Macerata ha indifferibile bisogno del suo Risorgimento. Se volete ve la dico più piana: presto che è tardi, ma anche occhio che la gattina frettolosa fece i gattini ciechi. E davvero Macerata non ha bisogno di questo: da troppi anni naviga a vista e ora ha sbattuto contro il muro del declino.  

11/02/2020 16:04
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