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Politica Macerata

Il Centrodestra e il "Fattore P": Parcaroli affonda il consenso

Il Centrodestra e il "Fattore P": Parcaroli affonda il consenso

"I governi devono essere conformi alla natura degli uomini governati". Per Macerata questa icastica considerazione di Giambattista Vico è una sentenza. E non d’assoluzione. M’è tornata in mente venerdì scorso quando l’avvocato Bruno Mandrelli, con rara sensibilità di cui lo ringrazio come ringrazio Picchio News per darmi luogo di svolgere queste considerazioni, animando la riflessione del Circolo della Rosa mi ha offerto l’opportunità di ragionare assieme a tanti sul perché Macerata non abbia, per la prima volta in mezzo secolo, un suo consigliere regionale (leggi qui).

Stefano Di Pietro, Massimiliano Sport Bianchini, l’ottimo Nicola Perfetti, il pregnante intervento di Marco Sigona, le considerazioni di Fabio Pallotta e Giorgio Meschini accanto alle riflessioni dei colleghi Luca Patrassi e Giuseppe Pozzi hanno tracciato itinerari di consapevolezza che hanno ruotato attorno alle “colpe” della politica. E’ toccato a Romano Carancini – commendevole e insospettabile il suo omaggio al lavoro convinto e indefesso compiuto da Anna Menghi in consiglio regionale nella commissione sanità – osservare come si sia indebolita la proposta e poi ad Angelo Sciapichetti analizzare i default del Pd.

Sono stati atti di autocoscienza della sinistra-centro di fronte a un risultato elettorale negativo. Solo Anna Menghi, cui va riconosciuto il merito di metterci sempre la faccia, ha lumeggiato una qualche critica al Centrodestra e va dato merito ad Aldo Alessandrini e a Laura Laviano di avere seguito i lavori rendendo evidente che la Lega a Macerata sta messa come la Gallia narrata da Cesare nel De Bello: "Lega omnis divisa est in partes tres".

C’è questo gruppo originario, poi c’è l’accoppiata Andrea Marchiori con Luca Buldorini – vedremo sulla discarica tra qualche giorno se regge alla prova del trasformismo - con aggregata Katiuscia Cassetta che si dà convegno sotto i gagliardetti di Vannacci e poi c’è il gruppo consiliare in Comune che sta come d’autunno sugli alberi le foglie. Stanno aspettando Godot nei panni di Sandro Parcaroli che nel dibattito politico è come la temperatura di Campobasso: non pervenuto.

Tuttavia il Centrodestra sembra propenso a guardare alla scadenza elettorale di primavera – fortuna che hanno prorogato altrimenti il povero Marchiori non avrebbe inaugurato nulla e non lo farà visto che i cantieri sono chiusi a Luchetti, pardon a lucchetto – vagheggiando un Parcaroli-bis con Giuseppe Romano, nato con la camicia, assessore al commercio per alzare il livello delle competenze e i Vannacci-fans ipergarantiti con Fratelli d’Italia relegato al ruolo di portatore di voti.

Uno schema possibile, anche se improbabile, visto che il sinistra-centro va in cerca come Diogene di un federatore giovane, piacione e rivoluzionario e alla fine scoprirà che solo Romano Carancini ha il passo e la garra per competere sempre che l’altro Romano, il dottor Mari, continui a ricalcitrare e che Irene Manzi scelga, com’è giusto che sia al contrario di quanto ha fatto Matteo Ricci, di tener fede al patto con gli elettori e restare in Parlamento dove peraltro opera – come impone la legge – con onore e disciplina.

Nel mezzo – direbbe Giosuè Carducci visto che San Martino è appena trascorso – c’è un ribollir di tini: Giordano Ripa s’è portato avanti col lavoro e fa la sua lista (leggi qui), Flavio Corradini, ex rettore camerte, prova ad aggregare gli ottimati della sinistra con l’Officina delle Idee, si vocifera di almeno un paio di civiche d’ispirazione centrista dove Forza Italia – sempreché la diatriba sotterranea tra Riccardo Sacchi e il recordman delle preferenze Gianluca Pasqui non ingessi il partito – con le ambasciate dell’impeccabile Barbara Antolini potrebbe assumere un ruolo-guida.

Si rischia di arrivare con almeno 8 candidati sindaco. Ci sarà modo di riparlarne, ma si sa che, main sponsor Pierfrancesco Castiglioni, la parola d’ordine nel presunto Centrodestra è avanti o forse, come cercherò di illustrare tra qualche riga, indietro con Sandro Parcaroli. Pare lo voglia Francesco Acquaroli la cui prima opzione è sempre queta non movere: Parcaroli, prontissimo a diventare Fratello d’Italia dopo essere stato sodale di Romano Carancini, poi civico infine chaperon di Matteo Salvini, secondo il vertice di FdI che non piglia in considerazione né il successo personale di Francesca D’Alessandro alle regionali né il consenso dal basso di Paolo Renna, è un elemento di stabilità. Peccato che lo sia al ribasso.

E qui riprendo i temi che ho cercato d’illustrare nel convegno del Circolo della Rosa: Sandro Parcaroli è il primo responsabile dell’insuccesso del Centrodestra alle recentissime regionali. Qualcuno spieghi a Francesco Acquaroli che a Macerata ha perso vincendo. I numeri sono inequivocabili: Sandro Parcaroli è un brand appannato o in panne e ha zavorrato il risultato della coalizione.

E’ – lo dicono le cifre – un elemento d’insuccesso. Per capirlo serve il confronto tra i risultati delle Regionali 2020 e le Comunali che si tennero in concomitanza e in cui l’attuale primo cittadino vinse con il 52,78% raccogliendo 12113 voti, appena 138 in meno di quelli che prese a Macerata Francesco Acquaroli che conquistò in città 12251 preferenze. Quest’anno Acquaroli ha avuto 9129 voti pari al 50,38% perdendo il 4,6% rispetto a cinque anni fa. Segno evidente che la giunta Parcaroli non ha funzionato da attrattore.

Si dirà: ma c’è stata l’astensione. L’affluenza nel 2020 fu del 65,5%, quest’anno del 50,53%: quindici punti. Ma ammettendo che ad Acquaroli sia mancato il 15% dei voti il risultato fa 1837 voti in meno che non bastano a spiegare il crollo da oltre 12 mila a 9 mila: all’appello mancano oltre 3100 consensi e se si sottrae la presunta erosione da astensione (i 1800 voti virtuali mancanti) c’è sempre una perdita di consenso di 1285 voti. Dove sono finiti?

Ricorriamo ai voti di lista. C’è la caporetto della Lega (se resta omnis divisa la soglia dell’estinzione è prossima) che è passata da 4141 voti alle regionali del 2020 – e alle Comunali il risultato fu di fatto il medesimo – a 1203, il 70% in meno: sono 2938 voti persi. Si dirà: i consensi leghisti sono passati tutti in Fratelli d’Italia. Non è vero. Il partito di Giorgia Meloni è salito da 3071 voti alle regionali di cinque anni fa (alle Comunali prese 800 voti in meno addirittura) agli attuali 4378, il che significa 1307 voti in più, meno della metà di quelli persi dalla Lega.

C’è la variabile Marche per Acquaroli che però ha preso solo 428 voti e gli altri di Centrodestra non sono andati benissimo. Forza Italia ha il suo peggior risultato con 929 voti; alle Regionali-Comunali di cinque anni fa ne aveva quasi un terzo in più. Ma c’è un ulteriore argomento: alle comunali del 2020 la lista Parcaroli sindaco prese 2103 voti: dove sono finiti?

Riepilogando il Centrodestra nel 2020 alle comunali con Sandro Parcaroli candidato sindaco prese 10924 voti, quest’anno dopo cinque anni di giunta con Sandro Parcaroli sindaco a Macerata ha preso 8980 voti lasciando per strada due punti percentuali, ma soprattutto lasciando per strada quasi tutti i duemila voti della lista Parcaroli sindaco. La riprova che il voto alle regionali sia una sonora bocciatura per la giunta e il Sindaco viene dai dati degli avversari.

Il Pd, che aveva toccato il suo minimo alle comunali 2020, risale di 400 voti con un recupero del 6,8%, il Centrosinistra – depurato dai voti del Movimento cinque stelle che era in coalizione stavolta, ma che alle comunali e regionali del 2020 si presentava da solo – ha preso quasi gli stessi voti (furono 7373 nel 2020) superando i settemila consensi, ma con una percentuale che sale dal 34,7 al 41,4%.

Oggi dopo cinque anni di giunta Parcaroli la città è contendibile e anzi se si dà credito alle tendenze c’è un Centrosinistra in ripresa e un Centrodestra in evidente affanno, esclusa la polarizzazione attorno a Fratelli d’Italia, con la presenza davvero ingombrante di questo Sindaco e di gran parte della sua giunta che tuttavia FdI s’appresta a voler confermare.

E qui serve un’accennata considerazione rispetto alla riflessione di Vico. S’è letto in questi giorni l’affermazione vera per quanto superficiale che Macerata non esprime una nuova classe dirigente, che sono i dinosauri a condizionare la politica perché non si dà spazio alle generazioni emergenti, perché c’è una sostanziale stagnazione. E’ vero, ma anche no.

Il dato anagrafico non conta nulla: conta la freschezza delle idee, conta la visione internazionale, conta l’esperienza. La verità è che questa giunta che è espressione anche delle segreterie di partito ha dato ampia dimostrazione d’incompetenza ed è ostaggio di una cupola trasversale e criptica che da decenni sgoverna la città costretta in un immobilismo compiacente da parte della popolazione.

Recentissime nomine ai vertici della struttura amministrativa del Comune promosse (o subite?) da Sandro Parcaroli sono la dimostrazione che questa giunta per il tramite del suo Sindaco e di almeno un paio di assessori è eterodiretta e protegge conventicole alcune di alto cabotaggio, altre dedite ad affari di bottega. Non il bene comune né il bene del Comune (ci sarà modo di occuparsi del bilancio) hanno guidato questo Sindaco, ma la mera conservazione del potere attraverso un compromesso continuo per non turbare lo status quo.

Macerata dice di sé di essere la città della pace e l’Atene delle Marche. Beh siamo al punto che la pace è forse quella eterna e per quel che riguarda Pericle deve essersi preso un lunghissimo periodo di ferie. Sono rimasti però i numeri e quelli non perdonano.

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