Migliaia di amici su Facebook ma nessuno da chiamare: il paradosso dei social
La settimana scorsa ho incontrato una persona che lavora con me da anni. Stavamo parlando di social, del suo profilo Facebook, e a un certo punto mi dice: "Sai, ho superato i 2.500 amici, non male, no?" E sorride, orgogliosa. Le chiedo: "Ma quanti di questi conosci davvero?" Silenzio. "Voglio dire, se domani hai un problema serio, quanti ne chiameresti?" Ci pensa. "Boh... cinque? Forse sei." E lì ho capito che dovevamo parlarne. Perché è esattamente questo il problema. Abbiamo costruito un'illusione collettiva dove la quantità ha sostituito la qualità. E nel frattempo ci sentiamo sempre più soli.
È uscito uno studio pubblicato su Public Health Reports che ha analizzato oltre 1.500 persone tra i 30 e i 70 anni. I dati sono chiari e spietati: il 35% dei contatti virtuali sono persone che non abbiamo mai visto dal vivo. E la cosa più sorprendente è questa: chi ha più amici sui social riferisce livelli di solitudine più alti, non uguali, più alti. Cioè più amici virtuali hai, più ti senti solo. Lo studio conclude che accumulare contatti online non migliora il benessere psicologico, ma anzi aumenta ansia e stress. La felicità, dicono i ricercatori, passa da legami reali, non da follower.
Io che con i social ci lavoro da tanti anni non mi sorprendo più di tanto. Lo vedo ogni giorno. Persone con profili pieni di contatti che non hanno nessuno con cui parlare davvero. Gente che riceve auguri di compleanno da 500 persone e passa la serata da sola. Profili con migliaia di follower che scrivono post disperati alle tre di notte sperando che qualcuno risponda. E nessuno risponde. Perché quelle migliaia di persone non sono amici, sono spettatori. E gli spettatori guardano, mettono un like, e vanno oltre.
C'è uno studio dell'Università del Kansas che dice una cosa molto semplice ma devastante: per costruire un'amicizia intima servono almeno 200 ore. Duecento ore di tempo insieme, non di chat, non di like, di presenza fisica e di conversazioni vere. E allora fai i conti. Se hai 2.000 amici su Facebook, per costruire un legame vero con ognuno di loro ti servirebbero più o meno 45 anni di vita!
Il problema è che abbiamo sostituito la qualità con la quantità. Quanti amici ho? Quanti follower? Quanti like sul mio ultimo post? E in questo gioco perverso, abbiamo perso di vista cosa significa davvero avere un amico. Un amico vero è quello che chiami alle tre di notte quando stai male. È quello che ti dice la verità anche quando fa male. È quello che c'è nei momenti brutti, non solo in quelli belli da fotografare. È quello con cui puoi stare in silenzio senza sentire il bisogno di riempire lo spazio. Ma quante di queste persone hai nella tua lista di 1.500 amici su Facebook? Tre? Cinque? Dieci se sei fortunato!
E intanto continuiamo ad aggiungere contatti. Accettiamo richieste di amicizia da persone che abbiamo incontrato una volta a una festa, aggiungiamo colleghi che non salutiamo nemmeno in corridoio e mettiamo like a post di gente di cui non sappiamo nemmeno il cognome. Stiamo diluendo le relazioni vere in un mare di contatti inutili, e alla fine ci sentiamo soli in mezzo a migliaia di persone.
Qualche settimana fa una ragazza mi ha scritto sulla pagina di #chicFORLIFE: "Ho 3.200 follower su Instagram, ma quando ho avuto un momento difficile, non sapevo chi chiamare, mi sono sentita davvero sola." E io le ho risposto con una domanda: "Di questi 3.200, quanti ti hanno scritto per chiederti come stai nell'ultimo mese?" Risposta: nessuno. Perché quei 3.200 non sono amici. Sono numeri. Sono persone che guardano la tua vita da fuori, che consumano i tuoi contenuti, che ti mettono un cuore quando posti qualcosa di carino, ma non ti conoscono e tu non conosci loro.
Allora cosa facciamo? Buttiamo via i social? Cancelliamo tutti i contatti e ripartiamo da zero? No. Non è questa la soluzione. I social sono uno strumento, e come tutti gli strumenti, dipende da come li usi. Smettere di accettare richieste di amicizia da chiunque e iniziare a chiedersi: questa persona aggiungerebbe qualcosa alla mia vita? Io aggiungerei qualcosa alla sua? Ci conosciamo davvero?
Una cosa che consiglio sempre è questa: scorri la tua lista di amici su Facebook o Instagram e per ogni nome chiediti: se domani avessi bisogno di aiuto, lo chiamerei? Se la risposta è no, chiediti: perché questa persona è nella mia lista? Cosa mi dà? Cosa gli do io? E se la risposta è "niente", forse è il momento di fare pulizia.
La verità è che la solitudine non si cura con i numeri. Si cura con la presenza e con le conversazioni vere. Con le persone che conosci da anni e che sanno come stai solo guardandoti negli occhi. Quelle persone valgono più di 10.000 follower. Perché quelle persone ci sono, davvero, non virtualmente.

nubi sparse (MC)
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