Perdersi un po' di vista per continuare ad amarsi: il desiderio ha bisogno di spazio
Per generazioni abbiamo creduto che l’amore romantico fosse fusione. Condividere tutto - spazio, tempo, amicizie - è stato a lungo considerato il metro di misura della solidità di una coppia, una garanzia contro l'infedeltà e l'abbandono. Eppure, questa presenza fisica costante ha spesso rivelato i suoi limiti: la saturazione, l'illusione di possedere l'altro e il progressivo spegnimento del desiderio.
Nella contemporaneità sta emergendo una nuova consapevolezza: l’allontanamento non è più vissuto come una minaccia, ma come un luogo psichico in cui far nascere la mancanza e, con essa, la passione. La psicoterapeuta e saggista belga Esther Perel lo spiega nel suo lavoro Mating in Captivity: la scrittrice si chiede come possiamo desiderare ciò che già abbiamo, dato che il desiderio non si nutre di certezza, ma di mistero e di spazio.
Perel evidenzia un paradosso fondamentale della vita di coppia: «L'amore vuole accorciare le distanze per unire, ma il desiderio ha bisogno di distanza per esistere». Da un lato l’amore necessita di vicinanza e sicurezza, mentre dall'altro il desiderio trae linfa da ciò che è imprevedibile e nuovo. Sono due forze intense e al contempo opposte: la spinta a fondersi rischia di far morire l’erotismo, che al contrario vive di conquista. Per cui il problema non è scegliere tra amore e sesso, ma trovare il giusto equilibrio tra il bisogno di sicurezza e libertà.
Quando l'altro diventa del tutto prevedibile, quando la trasparenza è totale e l'individualità viene sacrificata per il "noi", l'eros si spegne perché non c'è più nulla da scoprire o da rincorrere. Spesso pretendiamo che il nostro partner racchiuda in sé la figura del genitore ideale, del migliore amico e del supporto emotivo, ma tutto ciò finisce per schiacciare la passione.
Secondo la scrittrice, un modo per mantenere viva la fascinazione è permettere al proprio compagno di alimentare la sua sfera autonoma, in cui continuare a crescere ed evolvere con le proprie inclinazioni. Solo così è possibile vederlo come un individuo indipendente anche in contesti diversi, ricreando la giusta distanza emotiva. Il concetto di "presenza ad ogni costo" confonde la vicinanza con la sicurezza. Ma la presenza fisica non è garanzia di presenza emotiva: l'amore adulto richiede il passaggio dall'invischiamento ad una relazione matura.
Questa capacità di vivere serenamente la distanza affonda le radici nella teoria dell'attaccamento di John Bowlby. Solo chi ha sviluppato un attaccamento sicuro possiede la vera "capacità di stare solo": la certezza interna che l'altro continui ad esistere e ad amarci anche quando non si trova nel nostro campo visivo. Ciò richiede la facoltà di rimanere se stessi, pur all'interno di un legame profondo in cui l'individualità è una risorsa (poiché i momenti di separazione permettono di coltivare i propri interessi, la carriera e il proprio mondo interiore) e il ritorno è un arricchimento, dato che tornare dall'altro con nuove esperienze e nuovi racconti impedisce alla coppia di ripiegarsi su se stessa.
Il coraggio di un amore adulto sta nel superare la convinzione per cui "se non ti vedo, ti perdo". Richiede invece fiducia in se stessi, nella propria stabilità emotiva e nel legame stabilito con il partner. La solidità nasce dalla libera scelta di ritrovarsi ogni volta. La distanza elimina il superfluo del quotidiano e trasforma il riavvicinamento in una riconquista consapevole.

pioggia moderata (MC)
Stampa
PDF
