Aggiornato alle: 13:32 Sabato, 12 Settembre 2026 poche nuvole (MC)
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Brutiful: quando una parola vale più di cento post

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Ci sono campagne pubblicitarie che ricordi per un’immagine, altre per una musica. Questa, invece, mi ha colpita per una parola.

Brutiful.

L’ha inventata Boots mettendo insieme brutal e beautiful: il bello e il brutto, il glamour e la vita vera, i momenti perfetti e quelli decisamente meno perfetti. Tutto dentro una sola parola.

Ed è proprio questo che trovo interessante. Perché mentre continuiamo a produrre post, reel, stories, video e caroselli, forse quello che ci manca davvero è qualcosa che abbia un nome. Per molto tempo ci siamo chiesti cosa pubblicare, quale trend seguire, quante volte postare. Oggi, forse, la domanda più importante è un’altra: cosa posso creare che le persone riconoscano come mio?

I contenuti sono ovunque. Apri Instagram e in pochi minuti hai già visto una quantità enorme di video, ricette, outfit, tutorial, frasi, viaggi, persone che parlano davanti a una telecamera. Alcuni sono belli, altri decisamente meno. Ma spesso, dopo cinque minuti, non ricordi più chi li ha pubblicati.

Ed è qui che una parola come Brutiful funziona.

Boots avrebbe potuto dire: “La vita è fatta di momenti belli e momenti difficili”. Vero. Ma probabilmente lo avremmo dimenticato subito.

Ha fatto una cosa più semplice: ha dato un nome a quell’idea.

E quando dai un nome a qualcosa, quella cosa diventa più facile da ricordare. Succede con i soprannomi, con i modi di dire, con le frasi che qualcuno ripete sempre. Succede con una rubrica, con un format, con una battuta che finisce per appartenere a chi l’ha inventata.

Per un brand vale moltissimo. Ma vale anche per noi, nel nostro piccolo.

Per chi ha un profilo personale, per chi pubblica una foto, un pensiero, un selfie. Ormai i like sono diventati una piccola gratificazione quotidiana: fanno piacere, inutile negarlo. Ma proprio per questo forse vale la pena usare i social con un po’ più di consapevolezza.

Pubblicare qualcosa perché piace a noi va benissimo, ma pensare che debba piacere per forza anche agli altri, un po’ meno.

E soprattutto evitiamo quei complimenti automatici, sempre uguali, fatti quasi per abitudine. Se un selfie ci piace davvero, diciamolo, se non ci dice niente, possiamo anche passare oltre. Anche questo, in fondo, è un modo più autentico di stare sui social.

Perché il punto resta lo stesso: pubblicare è diventato facile, essere riconoscibili, e magari anche sinceri, molto meno.

A volte pensiamo che per comunicare bene servano sempre nuove idee, nuovi contenuti, nuovi effetti. In realtà può funzionare molto di più una cosa semplice ma riconoscibile: una parola, una frase, un modo particolare di raccontare una cosa che ci è successa.

Forse è questa la sfida più interessante dei social oggi. Non soltanto farsi vedere, ma farsi riconoscere.

Boots lo ha fatto con una parola Brutiful. Brutta e bella insieme, un po’ come la vita.
E soprattutto abbastanza strana da farsi ricordare.

CHIC / NON CHIC

CHIC: creare una parola, una frase o un modo di raccontarsi che le persone riconoscano come tuo.
NON CHIC: pubblicare soltanto per raccogliere like e complimenti automatici.

 

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