Aggiornato alle: 13:08 Sabato, 25 Luglio 2026 poche nuvole (MC)
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Le locandine sono tutte uguali (e non ricordo più a quale festa sono invitata!)

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L'altro giorno un amico mi invita a una festa e mi manda la locandina su WhatsApp. Io la guardo, la leggo di sfuggita e gli rispondo tranquilla: "Ma non è la settimana prossima?" E lui: "No Barbara, quella è un'altra cosa, ti stai confondendo."Aveva ragione lui. Mi ero confusa con un altro evento, di un'altra associazione, in un altro posto, che però aveva esattamente la stessa identica locandina. Stesso fondo scuro, stesse luci sfumate, stessa geolocalizzazione con il pin, stessa iconcina del calendario, stesso font, stessa atmosfera vagamente misteriosa che non voleva dire assolutamente niente.

Ed è lì che ho capito che dovevo scriverne, perché non è un caso isolato, è diventata la regola dell'estate. Apri il telefono e ti arrivano locandine di concerti, di sagre, di presentazioni di libri, di degustazioni in cantina, di feste sulla spiaggia, di incontri culturali, e sono tutte, dico tutte, la stessa cosa. Sfondi neri o blu notte, effetti di luce che sembrano usciti da un thriller, colori tenebrosi che non hanno niente a che vedere con un aperitivo estivo, e sopra il pin della posizione e l'icona dell'orologio, come se senza quelle due iconcine nessuno riuscisse più a capire dove e quando si svolge una cosa.

Il motivo lo sappiamo tutti: sono fatte con l'intelligenza artificiale, in tre minuti, scrivendo due righe di richiesta e accettando il primo risultato che esce. E capisco benissimo la tentazione, perché chi organizza un evento ha mille cose da fare, il budget per un grafico spesso non c'è, e l'idea di risolvere la grafica in un lampo è comprensibilmente irresistibile. Ma il risultato è che l'estate di quest'anno ha un'unica identità visiva, cupa e anonima, in cui la serata della band rock è indistinguibile dalla presentazione del libro di poesie, e la festa in spiaggia sembra identica al convegno sull'agricoltura sostenibile.

E questa non è una questione estetica da fissati della grafica, è un problema di comunicazione vera. Perché una locandina serve a farti riconoscere, a farti ricordare, a dire chi sei prima ancora che il lettore abbia finito di leggere il titolo. Se la tua locandina è uguale a quella di altri quaranta eventi, non stai comunicando, stai solo occupando spazio nel feed di qualcuno che scorrerà oltre senza fermarsi. E se anche si ferma, come è successo a me, rischia pure di confondersi e di presentarsi alla serata sbagliata.

La cosa curiosa è che il mondo si sta già muovendo nella direzione opposta. YouTube, TikTok, Pinterest, Meta e perfino LinkedIn stanno introducendo sistemi per riconoscere ed etichettare i contenuti generati in serie con l'intelligenza artificiale, quelli che ormai vengono chiamati con una definizione spietata "AI slop", la brodaglia dell'intelligenza artificiale. Non perché l'AI sia il nemico, tutt'altro, ma perché quando la usi per sostituire completamente la testa e il gusto di una persona il risultato si vede, e si vede subito. L'AI è meravigliosa quando affianca il lavoro umano, quando ti fa risparmiare tempo sulle cose noiose, quando ti dà spunti. Diventa una trappola quando le deleghi anche l'identità.

Quindi ti faccio un appello, con tutto l'affetto di chi ha passato trentasei anni a costruire immagini per gli altri: se organizzi un evento, prenditi cinque minuti in più. Se presenti un libro, metti la copertina del libro, che è già bellissima e l'ha disegnata qualcuno con un'idea in testa. Se fai una festa in spiaggia, usa i colori del mare e non quelli di un film horror. Se hai una band, mettici la faccia dei musicisti. Se sei una cantina, fotografa le tue bottiglie vere, la tua terra, le tue mani. Perché le persone non vengono ai tuoi eventi per il pin della geolocalizzazione. Vengono perché hanno riconosciuto qualcosa di tuo.

E quel qualcosa di tuo, credimi, nessuna intelligenza artificiale te lo può inventare.

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