Maturità e social: i ragazzi li usano per studiare (ma le previsioni di TikTok erano tutte sbagliate)
Mercoledì mattina, la figlia di una mia cara amica, 18 anni, maturità domani. La chiamo per sapere come sta. "Sto studiando", mi dice. "Bene", rispondo io. "Sì, sto guardando una diretta su TikTok con altri ragazzi che studiano."
Silenzio dalla mia parte.
"Una diretta su TikTok per studiare?"
"Sì Bà, si chiama Study with me. Siamo in duemila collegati in questo momento. Tutti in silenzio, ognuno alla propria scrivania. Mi aiuta a concentrarmi."
Ho dovuto fermarmi un momento a riflettere, perché questa cosa mi ha colpita davvero. Duemila ragazzi connessi in silenzio, ognuno sui propri libri, insieme ma ognuno nella propria stanza. Un'aula studio virtuale che non avremmo mai immaginato.
Il fenomeno Study with me è esploso in queste settimane su TikTok, YouTube e Twitch. Funziona in modo elementare: uno studente avvia una diretta puntando la telecamera sulla propria scrivania, quaderni e libri in vista, e studia in silenzio. Chi ha bisogno di una spinta per mettersi sui libri si collega e studia insieme, in quella compagnia silenziosa che allontana l'ansia e il senso di solitudine. E i numeri dicono che funziona davvero, perché migliaia di maturandi in tutta Italia stanno usando questo formato per ripassare, concentrarsi e sentirsi meno soli in uno dei momenti più carichi di aspettative della loro giovinezza.
Ma c'è un altro lato della storia, quello che fa sorridere e riflettere allo stesso tempo. Per mesi, su TikTok e su tutti i siti specializzati nelle cosiddette "toto tracce", si sono rincorsi pronostici, previsioni, anticipazioni sulle tracce della maturità 2026. Pirandello era dato per certo. D'Annunzio quasi sicuro. Grazia Deledda, a cent'anni dal Nobel, sembrava impossibile da ignorare. Creator con centinaia di migliaia di follower hanno costruito video su video spiegando ai maturandi su cosa concentrarsi, cosa studiare, cosa aspettarsi. E poi le tracce sono uscite: l'oracolo di TikTok aveva sbagliato tutto.
E questo ci porta al cuore di una domanda che agita il dibattito da mesi: dobbiamo bloccare i social ai ragazzi più giovani, o dobbiamo insegnare loro a usarli meglio?
Nel frattempo Meta ha introdotto anche in Italia i profili "teen" per gli under 18, con contenuti filtrati e interazioni limitate, come una sorta di zona protetta all'interno della piattaforma. Un passo nella direzione giusta, dicono alcuni. Un cerotto su una ferita che richiederebbe punti di sutura, dicono altri.
La verità è che i maturandi di quest'anno ci stanno dando una lezione. Non sono vittime passive dei social, come spesso li dipingiamo. Sono ragazzi che hanno imparato, in modo autonomo, a usare questi strumenti anche per fare cose serie. Studiano insieme in silenzio su TikTok, si interrogano su ChatGPT, si scambiano appunti su Instagram. E poi sbagliano, come sempre hanno fatto i ragazzi di ogni generazione, fidandosi troppo dell'oracolo sbagliato, che una volta era il compagno di banco secchione e oggi è il creator con più follower.
Il punto non è vietare. Il punto è educare. Insegnare ai ragazzi a distinguere il contenuto utile da quello inutile, la fonte affidabile dalla bufala costruita per fare visualizzazioni, la community che ti aiuta dalla distrazione che ti svuota. Ed è un lavoro che non possono fare i social da soli, né i genitori da soli, né la scuola da sola. Va fatto insieme.
Forse non è così semplice come sembra.

cielo sereno (MC)
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