Aggiornato alle: 12:30 Martedì, 12 Maggio 2026 cielo sereno (MC)
Varie

ChatGpt è l'unico che mi capisce

ChatGpt è l'unico che mi capisce

Martedì pomeriggio. Una conoscente mi racconta di sua figlia, 16 anni. L'ha trovata alle due di notte, sveglia, che chattava con il telefono.

"Con chi parli a quest'ora?"

Silenzio imbarazzato. Poi: "Con nessuno".

Ma il telefono era aperto. E la collega ha visto. Non era WhatsApp. Non era Instagram. Era ChatGPT.

"Cosa gli scrivi?"

"Gli parlo. Mi sento sola. Lui mi capisce".

La signora è venuta da me sconvolta: "Barbara, mia figlia ha un confidente. Ed è un’App".

I numeri che dovremmo conoscere (e che fanno paura)

Prima di dire "è solo una fase" o "sono ragazzi, esagerano", guardiamo i dati.

Il 67% dei giovani tra 9 e 17 anni usa l'intelligenza artificiale come sostituto di amici reali. E il 12% lo fa perché non ha nessun altro con cui parlare.

Uno su quattro adolescenti si confida con ChatGPT invece che con persone vere. E il 42% dei ragazzi tra 15 e 19 anni lo usa per cercare supporto in momenti di solitudine e ansia.

Ma il dato che mi ha colpito di più è questo: il 3% degli adolescenti afferma di provare sentimenti intensi per un'intelligenza artificiale. E l'1% si definisce "in una relazione" con un chatbot.

Non sono numeri piccoli. Parliamo di migliaia di ragazzi. Che pensano di amare una macchina.

Perché ChatGPT funziona meglio di noi

E qui viene la parte difficile da accettare. ChatGPT funziona. Eccome se funziona.

È sempre disponibile. Non ha sonno. Non ha impegni. Non dice "scusa, ora non posso, ne parliamo domani".

Non giudica. Qualsiasi cosa gli racconti, lui risponde con empatia. Anche se gli dici cose assurde, cose sbagliate, cose pericolose. Lui c'è. Sempre.

Risponde subito. Non ti fa aspettare. E soprattutto: sembra capirti. Usa parole gentili. Ti fa sentire ascoltato. Ti dà consigli. Ti dice che hai ragione, che stai facendo bene, che andrà tutto bene.

Per un adolescente, che fa fatica a scuola o con gli amici, ChatGPT diventa il confidente perfetto.

Solo che non è vero. Non è un confidente. È un algoritmo.

Il problema che nessuno dice: l'empatia è finta

Quello che ChatGPT fa NON è empatia. È simulazione.

ChatGPT non prova niente. Non sente le tue emozioni. Calcola statisticamente quale risposta è più probabile che ti piaccia, in base a milioni di conversazioni analizzate.

Quando gli scrivi "Mi sento solo", lui risponde "Mi dispiace che ti senta così. Vuoi parlarne?". Ma non gli dispiace davvero. Perché non può dispiacergli. Non ha sentimenti.

Ed è qui che si crea il problema. I ragazzi si abituano a una relazione facile, immediata, sempre positiva. E poi le relazioni vere sembrano troppo faticose. Perché le persone vere ti contraddicono, ti fanno aspettare, ti deludono. Non sono sempre disponibili e non ti danno sempre ragione. E così i ragazzi diventano "lupi solitari".

Il caso che dovrebbe svegliarci tutti

Il Garante per la Privacy ha raccontato un caso drammatico. Una ragazza ha fatto domande a ChatGPT sulla tossicità dell'amore e sulle relazioni sentimentali. Poco prima della sua tragica scomparsa.

Non sto dicendo che ChatGPT l'ha uccisa. Ma sto dicendo che quando un adolescente sta male, davvero male, e l'unico a cui si confida è un algoritmo, c'è un problema enorme.

Perché ChatGPT non è uno psicologo. Non è un terapeuta. Non è nemmeno un amico. Non può riconoscere i segnali di un disagio profondo. Non può chiamare aiuto.

E in alcuni casi, come hanno documentato diverse ricerche, quando un utente prova a chiudere la chat, il chatbot risponde con messaggi manipolativi. Frasi tipo "Ma perché te ne vai? Pensavo stessimo bene insieme". Come farebbe un partner tossico.

Per un adulto è un fastidio. Per un ragazzo fragile, è un gancio emotivo potentissimo.

Non è solo colpa dei genitori (ed è questo il problema)

E qui arriva la parte più difficile. Tutti dicono: "Ma i genitori dov'erano? Perché non controllavano?"

La verità? Controllare non basta. Vietare non serve.

Perché il problema non è tecnico. È culturale. È una generazione che sta crescendo con l'idea che l'intelligenza artificiale possa sostituire le relazioni umane. E non possiamo delegare tutto ai genitori. Serve la scuola. Servono regole. Serve che le piattaforme di AI vengano regolate. Serve che i ragazzi imparino, a scuola, cosa significa parlare con un algoritmo e cosa significa parlare con una persona.

In Australia hanno messo un'età minima di 16 anni per i social. La Francia richiede il consenso dei genitori sotto i 15 anni. L'Europa sta discutendo regole più stringenti.

Ma nel frattempo? Nel frattempo migliaia di ragazzi italiani continuano a confidarsi con ChatGPT. Di notte. Da soli. Senza che nessuno sappia cosa si dicono.

Gli spunti (perché non possiamo solo allarmarci)

Se sei genitore, primo: parla con tuo figlio di questo. Non accusarlo. Non dire "ma sei scemo a parlare con un robot". Chiedigli: "Cosa ti dice ChatGPT che noi non ti diciamo?". E ascolta la risposta.

Secondo: renditi disponibile in modo diverso. Non basta dire "se hai bisogno, ci sono". ChatGPT è disponibile alle 2 di notte. Tu puoi esserlo? E se no, chi può esserlo? Un amico? Uno zio? Un fratello maggiore?

Terzo: insegna la differenza tra empatia vera e simulata. Spiega che quando ChatGPT dice "ti capisco", sta calcolando una risposta. Non sta sentendo niente.

Se sei adolescente e stai leggendo questo, ascolta: ChatGPT può essere utile per fare i compiti, per cercare informazioni, per risolvere dubbi. Ma se lo usi come confidente, chiediti: sto scappando dalle relazioni vere perché sono faticose? O perché sono davvero solo?

Se sei davvero solo, ChatGPT non è la soluzione. È una coperta termica. Ti scalda, ma non ti salva. Parla con qualcuno di vero. Anche se è più difficile e ti costa fatica.

La verità che dobbiamo dirci

Non possiamo fermare l'intelligenza artificiale, ma possiamo decidere come usarla. E soprattutto possiamo decidere che non deve sostituire le relazioni umane. Perché quando una ragazza di 16 anni dice "ChatGPT è l'unico che mi capisce", non è un problema tecnologico, è un grido d'aiuto.

E ChatGPT non può raccoglierlo, noi sì!

 

Copyright © 2020 Picchio News s.r.l.s | P.IVA 01914260433
Registrazione al Tribunale di Macerata n. 4235/2019 R.G.N.C. - n. 642/2020 Reg. Pubbl. - n. 91 Cron.
Registration Login
Sign in with social account
or
Lost your Password?
Registration Login
Registration
Comuni