Aggiornato alle: 20:46 Domenica, 19 Luglio 2026 cielo sereno (MC)
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Il rischio dell’incompiuto: quando difendere un amore nel silenzio ci impedisce di vivere

incompiuto
 
 
 
 
 

Ogni giorno, nell’incontro con l’altro misuriamo il rischio. Cerchiamo relazioni "assicurate" contro danni, ancora non ben definiti, dove dichiararsi appare pura utopia.

Ci muoviamo con lentezza, a volte in modo incoerente, nel tentativo di dare un senso a ciò che proviamo. Stiliamo calcoli dettagliati sulle probabilità di successo o di fallimento; aspettiamo che sia l’altro a fare la prima mossa e rimandiamo la confessione per il terrore di un "no". E intanto, la vita scorre silenziosa.

Da dove nasce questa paralisi? Ma soprattutto: richiede una forza maggiore rivelarsi o custodire il proprio sentimento nel segreto, pur di proteggersi dal dolore?

Dichiararsi significa abbandonare la terra ferma della razionalità per abbracciare l'assoluto dell'altro, senza alcuna garanzia. Chi tace, chi aspetta che "qualcosa dentro di sé o nell'altro cambi" senza agire, resta sospeso in un limbo consolatorio. È un rifugio di infinite possibilità, un mondo di sogni dove non si rischia nulla e si coltiva l'illusione che l’amore, prima o poi, si realizzi da sé.

In realtà, in questo spazio non accade nulla. Il silenzio diventa una ritirata strategica: permette al sentimento di rimanere perfetto e ideale nella mente, piuttosto che consegnarlo alla realtà, dove l’altro potrebbe ridimensionarlo o rifiutarlo. Costruiamo giustificazioni per rimanere fermi: «Non è il momento giusto», «Capirà da solo». Ci raccontiamo menzogne per non assumerci la responsabilità di un'azione e delle sue conseguenze, terrorizzati all'idea di infrangere un sogno ben orchestrato.

Scegliere la paralisi per evitare la sofferenza significa, di fatto, rinunciare a esistere. Una vita non espressa diventa una vita subita.

Viene da chiedersi se l'amore possa aspettare o se possieda una sua intrinseca urgenza. Forse non si tratta di una fretta cronologica, ma di un allenamento emotivo: ascoltare i nostri stati d’animo ci aiuta a vivere il presente con maggiore consapevolezza, insegnandoci ad afferrare l’istante prima che si dissolva. Spesso, invece, è la mente a prendere il sopravvento, innalzando barriere di filtri razionali. Ci illudiamo, così, di poter gestire un’emozione, impedendole di esprimersi.

La salute psicologica e la pienezza dell'esistenza passano inevitabilmente attraverso l'azione. Chi sceglie di non sbilanciarsi per paura di soffrire finisce per condurre un'esistenza protetta, ma spenta. L’amore è una forza attiva che richiede l’ardire di fare il primo passo, il coraggio di mettersi a nudo e di accettare la propria fragilità, compresa la possibilità di un rifiuto.

Ma il rifiuto appartiene alla vita ed è un motore fondamentale per la nostra crescita. Al contrario, tacere significa reprimere il domani, scivolando in una rassegnazione sterile.

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