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La saggezza del «Ma (間)»: il vuoto necessario per percepire il tutto

La saggezza del «Ma (間)»: il vuoto necessario per percepire il tutto

Nella pausa tra due respiri, si nasconde la chiave per superare ogni conflitto

Nella tradizione giapponese, il Ma (間) rappresenta l'equilibrio tra presenza e assenza, tra pieno e vuoto, lo spazio che dà senso alla forma. Nella musica è la pausa tra le note che impedisce loro di divenire rumore; nella pittura è il bianco che definisce i colori. In amore è il silenzio condiviso che disinnesca il conflitto e salva la relazione. Il Ma in questo caso diventa la chiave per dare un senso più profondo alle parole, specialmente quando queste rischiano di diventare armi durante un litigio.

In Occidente, siamo dominati dall’ esigenza del chiarimento immediato. Spinti dall'urgenza di aver ragione, cerchiamo lo scontro frontale senza la lucidità necessaria, finendo inevitabilmente per peggiorare la situazione. Dal punto di vista neuroscientifico, in quei momenti entriamo in uno stato emotivo alterato: il battito accelera, i livelli di cortisolo si impennano e l’amigdala prende il comando, attivando risposte arcaiche di attacco o fuga. In tale contesto si rivela impossibile l’ascolto empatico.

Il Ma interviene proprio qui, agendo come un regolatore del sistema nervoso. Non è silenzio punitivo o sintomo di freddezza, esso è, al contrario, un gesto d’amore. Praticarlo significa dire all'altro: « non voglio ferirti mentre la mia mente è offuscata». Siamo poco abituati al silenzio perché esso ci spoglia delle nostre difese e ci costringe ad ascoltarci.

La saggezza orientale ci insegna il valore del «vuoto condiviso». La coppia decide di comune accordo di fermarsi: pochi minuti di sola vicinanza fisica, in cui abitare lo stesso spazio e sentire il respiro dell’altro. È una forma di co-regolazione: i corpi si sincronizzano, uscendo dalla percezione di pericolo e placando lo stress. Solo allora la parola torna ad essere uno strumento di costruzione e non di distruzione.

Gli studi testimoniano che questo silenzio intenzionale agisce secondo una precisa sequenza temporale: 1-3 minuti: il respiro si regolarizza e il battito cardiaco si abbassa; 4-6 minuti: si riduce il cortisolo, riattivando la capacità di analisi; Oltre i 7 minuti: avviene la sincronizzazione corporea, con conseguente attivazione dell’empatia.

Il silenzio non è dunque un'assenza, ma un’intensità ritrovata. È la scelta consapevole di non cedere all’ascolto reattivo, nato dal bisogno egoistico di scaricare la rabbia sul partner. La maturità emotiva non risiede nel parlare di tutto subito, ma nel sapere quando tacere per proteggere chi amiamo.

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