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Politica Macerata

Il centrodestra ci rifletta: Parcaroli sepolto da una valanga di no

Il centrodestra ci rifletta: Parcaroli sepolto da una valanga di no

Seguo in questa mia riflessione che, so già, sarà cestinata come sgradita o fuori tema (sicuri?) i comandamenti di una scrittrice che amo sommamente Agatha Christie. “Consigliava” al suo Emile Poirot: si ricordi che tre indizi fanno una prova. L’esito del referendum sulla riforma Nordio a Macerata città è il terzo indizio che mancava e ora c’è la prova: Sandro Parcaroli è un candidato inadeguato a guidare una coalizione di centrodestra sempre più debole nel progetto politico e sempre meno autorevole negli esponenti.

Sanno tutti, anche se è una delle verità inconfessabili, che Francesco Acquaroli temendo una faida interna a Fratelli d’Italia qualora si fosse scelto di non ricandidare il sindaco uscente e, a questo punto difficilmente rientrante, abbia detto: lui ci garantisce l’equilibro. Perciò ha sollecitato Matteo Salvini, che non vedeva l’ora dato che con le percentuali di consenso attese per la Lega quando gli ricapita di avere il primo cittadino di un capoluogo oltre il lombardoveneto?, a "pretendere" la ricandidatura di questo canuto pensionato (non è più un imprenditore avendo ceduto il suo ingrosso di computer) dalla lacrima facile, dall’eloquio stento e dal pensiero semplice. E tuttavia ci sono i tre indizi.

Lo schema Christie sostiene che: il primo indizio è un sospetto inziale e rimanda al flop che il centrodestra ha subito in città alle regionali; il secondo indizio è una coincidenza o casualità e richiama il fatto che il centrodestra a Macerata nelle elezioni per il presidente della Provincia tra i consiglieri comunali ha avuto il peggior risultato e solo un intervento nascosto quanto energico di Anna Menghi su tre leghisti ha consentito ad Alessandro Gentilucci di farcela.

Su questo farò una necessaria notazione che dà il senso del disfacimento del Centrodestra in città. Il terzo indizio infine è la prova provata ed è il risultato che si è avuto in città sul referendum. Come si sa Macerata ha avuto un pessimo risultato: il NO ha vinto col 53,17% dei consensi contro un 46,83% dei SI’. A Civitanova dove pure ha vinto il NO il divario è assai meno consistente. Ma il dato di Macerata città diventa clamoroso se confrontato con quello della provincia dove invece ha prevalso il SI’ ed è al di fuori del Nord-Est del paese un’eccezione.

Ed è proprio la differenza tra Macerata e il suo territorio a marcare la disfatta del Centrodestra cittadino e a segnalare l’inadeguatezza della candidatura Parcaroli. Sento sibilare i difensori a gettone di colui che fu Godo e che tutto il Centrodestra aspettava come l’oracolo di Delfi, ma che c’entra il referendum sulla giustizia con “lu candidatu sindecu”? Apparentemente nulla, nella sostanza politica tutto. Proviamo a ragionare.

L’effetto Parcaroli si è sentito in negativo su Acquaroli alle regionali, segno evidente che l’attuale giunta e i “capi” locali dei partiti di Centrodestra non godono di un gradimento consolidato e che il Sindaco non è un fattore di spinta del consenso. Ancora più devastante è l’impatto di Parcaroli sulla Provincia (intesa come Ente). Alessandro Gentilucci - voluto a ogni costo da Francesco Acquaroli al punto che il presidente della Regione ha stretto un patto con l’ex consigliera regionale Anna Menghi che avrà, sempre ammesso che il Centrodestra vinca e oggi appare assai problematico, un posto da assessore - appena eletto ha dovuto misurarsi con le proteste per la tariffa Tari che aumenta e con la mancata soluzione della privatizzazione dell’acqua di cui porta una qualche responsabilità.

Per non dire delle continue lagnanze che si fanno sullo stato pietoso della viabilità provinciale, sul disordine delle aree faunistiche, sul deficit infrastrutturale. L’eredità Parcaroli per Gentilucci non è un cadeau di pregio e di certo nella prossima campagna elettorale sarà buon gioco delle opposizioni rimproverare al “bianconiglio” di essere stato contemporaneamente Sindaco e presidente della Provincia e di aver portato in dote, a tacer d’altro, ai maceratesi un rincaro onerosissimo della tassa per i rifiuti.

E poi c’è la circostanza del referendum che conferma come Macerata non solo non sia una granitica roccaforte di consensi per il Centrodestra, ma abbia perduto del tutto il suo ruolo e la propria autorevolezza di capoluogo. E’ facilissimo notare che nessun consigliere regionale è stato espresso dalla città e che gli eletti sono tutti politici del territorio provinciale. Macerata è la Cenerentola del centrodestra e davvero si fa fatica a comprendere come su questo appannamento di consenso e di autorevolezza non pesi il fattore Parcaroli.

A dimostrazione ulteriore si può citare che tocca a Renzo Marinelli, consigliere regionale e in procinto di assurgere ad un assessorato, da Castelraimondo venire a dirimere le questioni della Lega a Macerata ormai destinata a una frantumazione di quadri e dunque di consensi. L’assessora Laura Laviano (la sola eletta tra quelli del fu Carroccio che siedono nella giunta Paracroli) da tempo ha detto addio al partito, il presidente del consiglio comunale Francesco Luciani è già in lista con I Marchigiani, Aldo Alessandrini sinora capogruppo e segretario cittadino pare intenzionato a non ricandidarsi e così almeno tre dei consiglieri uscenti, l’assessore Lego che sarebbe fatto fuori da Anna Menghi se corresse con la Lega da quel che si dice starebbe pensando di candidarsi nella “civica con la camicia” di un gruppo di negozianti che avrebbe il sostegno anche del consigliere di minoranza di Appignano probabilmente pentitosi di aver abbandonato il carro del generale Roberto Vannacci al punto che il commissario provinciale Mauro Lucentini sarebbe preoccupato per lo svuotamento possibile di consensi dalla lista di Salvini.

Dove resta in attesa Anna Menghi decisa a candidarsi all’ultimo. In casa Forza Italia le cose non vanno moto meglio. Si sa che, sia pure surrettiziamente, l’assessore uscente Riccardo Sacchi avrebbe posto il veto alla candidatura nelle liste forziste di Laura Laviano e addirittura di Silvano Iommi che di Forza Italia è stato uno dei primi animatori ai tempi in cui Sacchi era ancora alla corte di Alleanza Nazionale.

Ci sarebbe una certa rinnovata frizione tra l’assessore comunale e il presidente del consiglio regionale – guarda te anche lui di Camerino, dunque non di Macerata – Gianluca Pasqui che invece spinge per le doppie candidature di Laviano e Iommi convinto che l’evidente debolezza e frammentazione della Lega potrebbe dare a Forza Italia maggior spazio nella eventuale giunta Paracaroli-bis.

Su questa disfida sotterranea c’è anche una interlocuzione di Barbara Antolini, segretaria cittadina e capogruppo in Comune di Forza Italia, che potrebbe aspirare a un posto da assessore anche per i limiti imposti dalla rappresentanza di genere. In Fratelli d’Italia la situazione è magmatica. Si sa che in quattro aspirano al posto di assessore: Paolo Renna vuole fare anche il vicesindaco, ma Francesca D’Alessandro legittimamente aspira alla conferma (dato anche il consenso raccolto alle regionali) in quel ruolo, Simone Livi rimasto a piedi in Regione pretende un posto e Pierfrancesco Castiglioni chiede un segno di riconoscimento alla sua fedeltà. Si accontenterebbe pare del ruolo di Presidente dell’assemblea comunale.

Ma al carro di Fratelli d’Italia c’è un vero e proprio assalto al punto che si mormora di una "lista dei ristoratori" che chiederebbe un posto in giunta. In questo marasma spuntano altre due incognite. La prima è la lista I Marchigiani che si presenta molto agguerrita e non si sa ancora se Claudio Carbonari vi confluirà o meno, la seconda è la lista dell’Udc con la presenza dell’assessore Marco Caldarelli che potrebbe finire per diventare un catalizzatore dei dissidenti dagli apparati del Centrodestra senza contare che, sia pure con ridottissime speranze, sono in campo Mattia Orioli e Giordano Ripa che pescano in un’area limitrofa al Centrodestra.

Francesco Acquaroli ha scelto di confermare Sandro Parcaroli per tentare di arginare le spinte centrifughe e le faide interne di un Centrodestra che pare del tutto inconsapevole dell’erosione di consensi che ha subito e sta subendo. E del tutto indifferente ai sommovimenti dell’elettorato che invece il voto referendario ha palesemente fatto emergere. Lo dimostra la difficoltà che i partiti hanno nel formare le liste. Probabilmente solo Fratelli d’Italia riuscirà a comporre l’elenco di tutti e trenta i candidati.

A due mesi esatti dalle elezioni il Centrodestra non ha ancora elaborato una piattaforma programmatica ed è stato paralizzato prima aspettando Godo, oggi dalle manovre in cerca di un posto con l’elettore considerato variabile indifferente, e tale non è! Non si rende conto che ad esempio Marco Sigona gli ha posto un problema serio: come dialogare con i ceti produttivi, con il mondo delle professioni e con l’università?

E sull’altro fronte Giancarlo Tittarelli può capitalizzare il dissenso giovanile ben espresso dal voto del referendum e il voto popolare del tutto trascurato dalla giunta Parcaroli che si è arroccata nel suo fortino di cemento armato inconsapevole della perdita di ruolo e di peso che Macerata ha subito come dimostrano i tre indizi elettorali. Il tempo per cambiare candidato Sindaco il Centrodestra lo avrebbe, ma non lo farà. Sarebbe il caso di suggerire però a Francesco Acquaroli che potrebbe essere un voto a perdere.

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