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Aumenti su Tari e acqua, il Comune cerca risorse: a Macerata l’era Parcaroli è l’era dell’inflazione

Aumenti su Tari e acqua, il Comune cerca risorse: a Macerata l’era Parcaroli è l’era dell’inflazione

Leggevo stamani su La Stampa il sondaggio di Alessandra Ghisleri (Euromedia Research) dedicato questa settimana a ciò che maggiormente preoccupa gli italiani. Se ne ricava che l’84% è angosciato dal carovita e che le quattro priorità sono per il 47,9% l’inflazione, per il 35,2% le liste d’attesa e in genere la sanità, per il 25,5% le tasse ritenute eccessive e per il 24,6% il lavoro inteso come stabilità occupazionale. Sicurezza, immigrazione, evasione fiscale, microcriminalità sono assai marginali nelle preoccupazioni degli italiani.

A venti giorni dal voto a Macerata mi sono chiesto se le priorità indicate dai nostri connazionali abbiano trovato spazio nella campagna elettorale cittadina e se il candidato sindaco del Centrodestra che, essendo in cerca di riconferma, ha in qualche modo l’obbligo della prova di dimostrare che ha ben amministrato abbia dato un minimo spazio e dunque una risposta a quelle preoccupazioni. Farò su tutti questi temi delle riflessioni. Oggi ci occupiamo dei prezzi.

È interessante farlo perché lo slogan elettorale di Sandro Parcaroli, che aveva provato ad usare i numeri della provincia per farli ricadere in positivo sulla città, ma ha dovuto fare frettolosamente marcia indietro pena la non invidiabile contestazione di usare numeri falsi, è “Macerata continua a crescere”.

Verrebbe da dire che una cosa cresce di sicuro: l’inflazione, e con un’esuberanza che non ha pari in Italia. Macerata ha il poco invidiabile record di essere la seconda città più cara d’Italia in termini di balzo in avanti dell’inflazione e dunque è stimabile che i maceratesi, come e forse più degli italiani, siano preoccupati del carovita.

Sento già le obiezioni: ma il Sindaco che può farci sull’inflazione? Assai di più di quel che si pensi. Intanto potrebbe cercare di conoscere la composizione sociodemografica della sua città sapendo che su 40.585 (dati 2025) abitanti ne ha 11.194 sopra i 65 anni e dunque pensionati, per cui la preoccupazione sanitaria diventa preponderante e, visto che a Macerata si pagano poco meno di 11 mila pensioni con assegno medio di 1.300 euro, anche l’incidenza dell’inflazione conta, tarando i servizi su questa composizione. Invece non è così.

Ma cerchiamo di rispondere alla domanda: cosa può farci il Sindaco contro il carovita? Poteva cercare di mitigare l’impatto della Tari, ma da presidente della Provincia Sandro Parcaroli non ha saputo individuare la discarica alternativa a quella di Cingoli e costringe il Cosmari, che è una bomba finanziaria pronta ad esplodere, a portare i rifiuti in giro per l’Italia con aggravi di costi. Va anche detto che il Comune di Macerata è il primo azionista del Cosmari e non pare che il controllo di gestione sul Consorzio – si veda l’affare Pezzanesi o il concorso per direttore che ha esposto il “baraccone dei rifiuti” a spese aggiuntive e sentenze negative – sia stato il più efficace.

La Tari a Macerata è aumentata del 50% in sei anni di giunta di Centrodestra e incide mediamente per 250 euro a famiglia in più. Poi c’è la tariffa dell’acqua: in 12 mesi è cresciuta del 7,2% (14,4% in due anni, 25% in cinque). E anche qui Sandro Parcaroli sia da Sindaco che da Presidente della Provincia ha una qualche responsabilità sui ritardi per arrivare al gestore unico.

Senza considerare che per le attività economiche queste tariffe sono ancora più alte e si scaricano sui prezzi finali di beni e servizi. Andiamo avanti: il Comune ha aumentato tutti i diritti di segreteria e il costo dei parcheggi. Sembra poco in cifra assoluta: da 70 centesimi a un euro, ma se si fanno le percentuali ci si diverte. Allora i parcheggi Centro Storico, Ospedale e Sferisterio sono aumentati del 42%, Garibaldi e Tribunale del 14%.

Capitolo multe: Macerata ha incassato poco meno di 1,2 milioni di euro al netto di concedere il parcheggio gratis a qualche amico ora candidato, ma prevede di portare l’incasso a 3 milioni e soprattutto ha cominciato un’azione di recupero per 107 mila euro. Né va dimenticato che l’ufficio tributi – per le note difficoltà di cassa del Comune che ad esempio non hanno consentito al Sindaco di partecipare alla tanto strombazzata asta per il mattatoio – è stato messo sotto pressione per recuperare almeno 2,5 milioni di euro in un anno. Al netto della marea di contenziosi che questa pesca a strascico delle cartelle dormienti potrà produrre. E in parziale contrasto con le buone intenzioni sempre espresse dal ministro delle infrastrutture e segretario della Lega, il partito di Sandro Parcaroli, Matteo Salvini che ogni piè sospinto invoca la rottamazione delle cartelle.

Il biglietto del bus, e malgrado questo l’Apm registra un cronico sbilancio nei conti, è stato aumentato del 30% portandolo a 1,35 e a 2,50 euro se comprato a bordo a fronte di una riduzione delle corse.

Ma c’è molto dell’altro su cui riflettere. Ed è la struttura del commercio. La perdita continua di negozi di prossimità per i generi alimentari, la chiusura del mercato delle erbe, la non attivazione del nuovo mercato ortofrutticolo (era tra le priorità del Centrodestra, nell’elenco delle “faraoniche” realizzazioni di questa giunta chissà perché non figura) impedisce una distribuzione corta dei prodotti delle aziende agricole di Macerata che peraltro sono il secondo comparto più numeroso tra le attività produttive presenti nel territorio comunale.

Avere consegnato nelle mani della grande distribuzione – l’entusiasmo del Sindaco per il nuovo centro commerciale Simonetti dimostra quale sia la sua idea in fatto di commercio – il monopolio dei cosiddetti generi di prima necessità produce una lievitazione dei prezzi in sé. Così come la “gentrificazione”, e cioè l’accumulo di spacciatori di calorie in centro storico, innalza i prezzi della ristorazione.

Moltissimi sono gli esempi che si possono fare: uno su tutti la mancata funzione di calmierazione delle Farmacie comunali che anzi sono spinte a praticare prezzi pieni perché la gestione Apm è del tutto insoddisfacente, così come andrebbe valutata l’incidenza delle inefficienze di sistema sui prezzi.

Mentre il Sindaco parla di città smart sul modello di Barcellona (avere il senso delle proporzioni no?), qualcuno s’inventa Macerata “granne” resuscitando idee antiche di 50 anni, e Parcaroli s’arrampica a dire che bisogna arrivare a 42 mila abitanti mentre si fa bello del caso piscine su cui sarebbe consigliabile maggiore moderazione. Finirà che i maceratesi voteranno non con la scheda elettorale ma con lo scontrino. Che, almeno quello, a Macerata continua a crescere.

 

Alla prossima. (Continua).

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