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Inchiesta europea sulla R-Store, è l’ex azienda di Parcaroli: per questo il Sindaco riflette?

Inchiesta europea sulla R-Store, è l’ex azienda di Parcaroli: per questo il Sindaco riflette?

Chi avesse letto stamattina i principali quotidiani italiani avrebbe potuto ritenere che le “riflessioni” di Sandro Parcaroli sull’opportunità o meno di ricandidarsi a Sindaco abbiano qualche motivo un po’ più concreto, ma assai meno dichiarato, per prolungarsi.

Sia chiaro: Sandro Parcaroli in questa faccenda non c’entra nulla direttamente, ma comunque è probabile che gli crei qualche scomodità d’immagine.È curioso – vedi tu le coincidenze – che tutto accada il giorno dopo le dichiarazioni di assoluta trasparenza che il Sindaco ha fatto sulla faccenda del mattatoio su cui comunque si avvia un’indagine del Consiglio comunale. Di questo avrò modo di riparlare e forse ai partiti di maggioranza che ieri hanno tuonato: come si osa mettere in discussione la buona fede del Sindaco dovranno avviare delle riflessioni.

Non è mai bene, quando si deve essere chiari e si richiederebbe eguale chiarezza dai protagonisti, evitare di affastellare troppi argomenti.

Partiamo dai titoli di prima pagina. Corriere della Sera: “Docenti sotto accusa: Pc e smartphone con i soldi del Pnrr”. Il Mattino: “Cresta sui fondi Ue, indagati 16 docenti e ricercatori italiani”. La Repubblica: “Docenti sotto accusa: Pc e smartphone con i soldi del Pnrr”. Il Giornale: “Retata di prof al Sud, Pc, tablet e iPhone con i fondi europei”.

La faccenda sembra seria assai. L’inchiesta parte da una richiesta che la Procura della Corte europea ha fatto alla magistratura italiana e i sostituti procuratori di Napoli e Palermo, Gery Ferrara e Amelia Luise, si sono messi al lavoro. Risultato: 16 richieste di arresto.

Si legge in un passaggio dell’articolo di Lara Sirignano a pagina 25 del Corriere della Sera:

“Due docenti avrebbero già confessato. L’AD (amministratore delegato) di R-Store, Giancarlo Fimiani, vicepresidente di Confindustria Napoli, il deus ex machina (così lo definiscono i magistrati napoletani) che avrebbe sfruttato proprie conoscenze per accaparrarsi le gare, si è dimesso.”

Salvo Palazzolo, a pagina 26 di Repubblica, tra le altre cose scrive:

“Intanto due manager della R-Store, Antonio Fedullo e Mario Piacenti, sono stati sospesi dall’incarico. L’Ad Giancarlo Fimiani si è invece dimesso. Anche loro rischiano i domiciliari”.

Per sommi capi è successo questo: i docenti e ricercatori, anche di prestigiosi enti, si mettevano d’accordo con R-Store per fare avere alla società gli appalti di fornitura di strumenti elettronici, gonfiavano gli importi e poi riscuotevano da R-Store una tangente sotto forma di iPhone, televisori e tablet.

Almeno questo è il quadro accusatorio che è però antipatico perché rivela che con gli appalti pubblici anche gli insospettabili ingrassano sulle spalle dei cittadini contribuenti.

Domanda: e che c’entra Sandro Parcaroli? Nulla. Direttamente. Si dà però il caso che la Med-Store, anzi meglio la Juce che è la finanziaria di famiglia Parcaroli, e la R-Store oggi siano una cosa sola.

Stefano Parcaroli, il figlio prediletto del Sindaco che lo ha accompagnato in tutta la stagione della scorsa campagna elettorale e per gran parte del percorso politico-amministrativo, al punto che in incontri istituzionali di altissimo livello partecipava a fianco del primo cittadino come consulente strategico, il 31 ottobre 2024 dichiarava a Il Resto del Carlino, edizione di Macerata, quanto segue:

“Il gruppo Med annuncia la conclusione dell’operazione che porterà entro fine anno all’unione delle insegne Juice e R-Store (con un totale di 100 negozi) e all’ingresso di Rekordata s.r.l., Med Innovations s.r.l. e ICT Industries s.r.l. nel gruppo R-Store spa (guidato da Giancarlo Fimiani)”.

Stefano Parcaroli, del gruppo implicato nell’inchiesta europea, è oggi – a meno di modifiche dell’ultima ora – vicepresidente e al tempo della fusione dichiarava con soddisfazione:

“Nell’accordo raggiunto abbiamo garantito la persistenza a Macerata e provincia delle sedi legali e operative di molte aziende del gruppo in modo tale da salvaguardare tutto il personale attualmente presente. Accanto a me, alla guida e supervisione di molte di queste aziende e attività, rimarrà anche mia sorella Lucia, che entrerà nei Cda di alcune società del gruppo e continuerà a occuparsi di tutti gli aspetti legali e amministrativi. Insomma, non solo una grande opportunità per le nostre società, ma sicuramente una grande sicurezza per tutti i nostri collaboratori e per le loro famiglie, che ho voluto porre al primo posto nelle decisioni che abbiamo maturato in questi ultimi mesi".

Applausi. Ma Stefano Parcaroli è rimasto vittima come “cieco strumento di occhiuta rapina?” Sarebbe interessante saperlo. Poi arriva la magistratura e qualche certezza forse viene messa in dubbio.

È doveroso precisare che l’inchiesta in corso si riferisce a fatti che sarebbero accaduti nel 2023, cioè un anno prima del “matrimonio” tra l’azienda di Sandro e Stefano Parcaroli e la R-Store guidata da Giancarlo Fimiani, che però da un anno e mezzo è a capo anche delle aziende maceratesi e lavora gomito a gomito con il figlio del Sindaco, che probabilmente è ancora azionista, sia pure con una quota largamente minoritaria, del gruppo nato dalla fusione di Juce (Parcaroli) con R-Store (Fimiani).

Certo non sarebbe un bel vedere in campagna elettorale se ad esempio la Guardia di Finanza andasse a fare qualche ispezione negli uffici dove ancora opera qualche membro della famiglia Parcaroli.

Di certo il Sindaco in questa faccenda non c’entra nulla, ma in forza di quella trasparenza tanto invocata e rivendicata ieri sarebbe il caso chiarisse se sapeva, quando ha accettato l’offerta di R-Store, di questi traffici; se il pagamento delle sue azioni è avvenuto anche grazie ai proventi di queste tangenti e se infine è a conoscenza che pratiche simili continuano e soprattutto che cosa intende fare oggi nei confronti di R-Store e dei suoi rapporti con Giancarlo Fimiani.

Non c’è nulla d’irregolare, ma insomma non è un bel vedere che un Sindaco sia in affari con chi fa la cresta sul Pnrr, quel fiume di soldi che consente oggi a lui, qui a Macerata, di farsi merito degli investimenti.

Di quanto conta il Pnrr ne sa qualcosa l’assessore Lego che ieri, novello Orazio Coclite, mentre si discuteva della commissione d’inchiesta sul mattatoio in Consiglio comunale ha offerto il petto per difendere il suo Sindaco – per lui la candidatura di Parcaroli è la sola garanzia di rimanere in quel posto – affermando:

“Nessuno può discutere sulla trasparenza dell’amministrazione del Sindaco Parcaroli, nessuno può mettere in discussione la lealtà del primo cittadino: la trasparenza non è solo un dovere giuridico, ma anche un dovere morale”.

Ecco appunto: può dirci il Sindaco se conosce Giancarlo Fimiani? Se quando ha trattato la fusione tra Juce e R-Store era a conoscenza dell’inchiesta? Se ha il sospetto che le pratiche oggi sottoposte a censura dalle Procure di Napoli e Palermo, nell’azienda di cui è socio, continuino e se lui, avendone conoscenza, le ha denunciate?

Può dire se quando suo figlio, attuale vicepresidente di R-Store, lo ha accompagnato negli appuntamenti istituzionali, eravate a conoscenza dell’indagine? Può dire infine se la sua lunga riflessione sull’accettare o meno la candidatura a Sindaco è legata in qualche misura alla vicenda giudiziaria? Domande se ne potrebbero fare molte altre, ma in virtù della trasparenza basterebbero queste prime risposte.

Avvertendo che stavolta non basta un vernacolare “E che sapio io?”.

 
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