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Parcaroli e l’asta per il mattatoio. Lui è vegano e non voleva farsi complice dell’eccidio bovino

Parcaroli e l’asta per il mattatoio. Lui è vegano e non voleva farsi complice dell’eccidio bovino

Credo che il signor Sandro Parcaroli meriti maggior rispetto da parte dei componenti del Consiglio comunale che lo chiamano a rispondere del suo comportamento sulla mancata partecipazione all’asta per il cosiddetto mattatoio di Villa Potenza.

Anche fisicamente è molto lontano da Angelo Lombardi il pacioso veterinario che agli albori della Rai conduceva la trasmissione “L’Amico degli animali” il suo afflato sentimentale è il medesimo: liberare le vacche dall’incubo della mannaia. Se questo poi comporta un costo per i cittadini, si traduce in un favore a qualcuno e provoca addirittura un’inchiesta del Consiglio comunale che il Pd propone e il Centrodestra con le spalle al muro non può che accogliere è un effetto avverso.

Si è letto sotto traccia un sospetto, infondato peraltro, di aver voluto da parte del sindaco favorire in qualche modo l’imprenditore zootecnico Ilario Marcolini. È noto a tutti che egli con la sua azienda Morica è il primo, per quantità di capi, allevatore di bovini di razza Marchigiana in provincia di Macerata e solo immaginare che abbia un suo interesse aziendale per il mattatoio è pura maldicenza. Ma ciò che più indigna è il mancato rispetto del sentimento del signor Parcaroli.

Egli è vegano, convintamente vegano, così vegano al punto di accettare un’ombra su di sé pur di far cessare la mattanza degli animali che da troppo tempo si perpetua nelle camere della morte di Villa Potenza. Che il sindaco di Macerata, nonché presidente della Provincia che con circa novemila capi di razza Marchigiana allevati è la più importante per questa razza di bovine, avesse adottato come stile di vita quello vegano era evidente sin da quando ha annunciato che si sarebbe tenuta di nuovo la Raci nel bellissimo – anche se ancora oggetto misterioso per i più, ma non per i fortunati che hanno potuto farci le feste aziendali con una deroga specifica rispetto ai parametri di sicurezza – Centro Fiere di Villa Potenza, Raci di cui poi si sono perse le tracce perché il Centro Fiere non è finito e soprattutto perché è progettato in modo da essere inadatto a ospitare la rassegna bovina.

Tant’è che ora la Raci si fa in provincia di Benevento, altro territorio che tallona da vicino come numero di capi allevato, con buona pace degli imprenditori marchigiani e maceratesi in particolare. Ma anche l’annuncio che è suonato come un boicottaggio della Raci fatto da Parcaroli aveva evidentemente uno scopo: non esporre questi poveri animali agli appetiti umani. Insomma il sindaco di Macerata immola sé stesso per salvare le vacche.

Ora chiamarlo a rispondere dei suoi atti in Consiglio comunale per aver sbugiardato il Consiglio comunale esponendo il CeMaCo che anche se in liquidazione è sempre una società partecipata dal Comune a un danno certo; per aver favorito di fatto un singolo imprenditore Ilario Marcolini contro tuti gli altri; per aver privato il territorio di una struttura indispensabile ancorché obsoleta per le attività zootecniche come ricordano a Parcaroli 11 sindaci della provincia che lui tutt’ora presiede; per aver condotto una sorta di trattiva privata con il Marcolini medesimo in un incontro riservato a cui hanno partecipato soltanto l’assessore al bilancio Oriana Piccioni e il capo dell’ufficio tecnico ingegner Tristano Luchetti è di una protervia unica.

Non si rispettano le profonde convinzioni di un uomo che, amicissimo degli animali, ha operato per salvarli chiudendo di fatto il mattatoio, anche al prezzo di sentirsi dire che potrebbe aver favorito una sorta di speculazione immobiliare. Si sa che Sandro Parcaroli ha chiesto un parere legale – ex post – per vedere se la sua militanza vegana sia andata o no contro la legge. Si sa che il legale, che gli è stato suggerito dal suo vice in Provincia tal Luca Buldorini che ha un qualche “expertise” nel ramo delle esequie, gli ha detto: tutto a posto e comunque vai avanti tu che a noi ci viene da ridere.

Non so se i lettori hanno presente quella esilarante piece di Gigi Proietti nei panni dell’avvocato: pare che il colloquio sia andato più o meno in quella maniera (per gli smemorati: qui se l’incul.. qui te se incul…) e il richiamo a Proietti è d’obbligo per la nota barzelletta della vacca bianca e della vacca nera.

E allora per la profonda stima che ogni cittadino deve avere per il suo sindaco soprattutto se mosso da nobilissimi, anche se non condivisibili, ideali come quelli della scelta vegana mi permetto di dare a Sandro Parcaroli un suggerimento; al consigliere del Pd Andrea Perticarari che osa chiedergli conto dell’operato sull’asta dei beni CeMaCo (e meno male che c’è Perticarari che si preoccupa di verificare se la legalità a Macerata sia rispettata) il sindaco opponga rispetto agli atti il suo inequivocabile “e che ne sapio io?” e rispetto alle motivazioni gli articoli 18 e 19 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo:

“Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione, inclusa la libertà di manifestare il proprio credo” e “Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, riceve e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”.

Insomma non si può dubitare del sindaco in quanto vegano ed egli in quanto vegano ha diritto a operare per far chiudere il mattatoio. Se poi questo diventa, indirettamente, un favore per un amico, o quanto meno conoscente, fa parte dei cosiddetti “effetti avversi” di una militanza morale. Né deve menare stupore che un esponente del Centrodestra sia vegano.

Giusto per memoria storica si possono leggere alcuni articoli della Tiergschutzgesetz, che il 24 novembre 1933 i gerarchi nazisti scrissero per tutelare i diritti degli animali. Himmler era un anti-caccia integralista, Hermann Goering era un amante degli animali e in quella legge si legge anche “È proibito operare o trattare animali vivi a scopo sperimentale in modo che possa essere loro provocato sensibile dolore”. Che poi lo abbiano fatto sui bambini ebrei è particolare trascurabile. Dunque come si vede lunedì in Consiglio comunale c’è il rischio concreto di chiedere conto a un uomo dei suoi comportamenti solo in quanto vegano. Si mettano una mano sul cuore i consiglieri e vedano se è il caso.

Certo attorno all’operazione mattatoio ci sono delle perplessità che – solo per correttezza d’informazione – vanno riportate. La vicenda del CeMaCo è annosa di trenta anni - ci sarà modo di ripercorrerla – ma venendo all’attualità si sa che messo in liquidazione ha affittato l’attività di mattazione al CoZoMa.

Anche quello è andato male. Da qui l’asta che è stata bandita la prima volta nel 2022 con base d’asta 3,5 milioni. I soldi dovevano ripianare i debiti del CeMaCo posto in liquidazione di cui il Comune di Macerata detiene il 68 % delle azioni. Tutte le aste sono andate deserte fino all’ultima del 15 gennaio quando Marcolini si è aggiudicato due ettari di terreno e alcuni fabbricati per 394200 euro ottenendo uno sconto di un 25% sulla base d’asta che era fissata a 525600. Ma questo sconto lo ha avuto perché il Comune di Macerata ha deciso all’ultimo di non partecipare all’incanto nonostante il sindaco Parcaroli avesse detto a squarciagola che lui avrebbe salvato il mattatoio.

E per farlo il 15 dicembre ha fatto votare – all’unanimità – dal Consiglio comunale una delibera che impegna il Comune, con una variazione al bilancio preventivo, a contrarre un muto per l’importo a base d’asta. Non solo il 2 gennaio ha fatto convocare dal Cda dell’APM (società partecipata al 90% dal Comune di Macerata) un’assemblea dei soci fissata per il 12 gennaio con cui si sarebbe distribuito – in buona sostanza al Comune di Macerata – il fondo di riserva dal bilancio 20204 con lo scopo di avere i soldi per partecipare all’asta. Il sindaco ci teneva così tanto a salvare il CoZoMa attraverso l’acquisizione degli immobili e del terreno da svuotare di liquidità l’APM che nel frattempo ha dovuto contrarre un muto per 300 mila euro per pagare le tredicesime ai dipendenti.

Ebbene il 9 gennaio il sindaco riceve – lo confermano decine di testimonianze – nel suo ufficio Ilario Marcolini e alla riunione riservata partecipa l’assessore al bilancio Oriana Piccioni leghista come il primo cittadino. A un certo punto viene convocato anche il capo dell’ufficio urbanistica/lavori pubblici ingegner Tristano Luchetti che si presenta con le mappe e le cartine dei terreni e degli edifici che vanno all’asta. Dopo la riunione il sindaco nella solitudine dei leader ha scelto: non partecipiamo all’asta. È in quel momento che nel suo foro interiore l’etica vegana s’è imposta. Perché sarebbe errato ritenere che lui abbia ripetuto a Marcolini quanto dichiarò il 13 dicembre scorso e cioè che esiste “l'interesse pubblico strategico ad acquisire la proprietà dell'intero complesso immobiliare nella zona di Villa Potenza, frazione che è interessata da un importante piano di sviluppo strategico”.

In effetti a pensarci bene in forza della rinuncia all’asta da parte del sindaco – rinuncia che Parcaroli non ha comunicato a nessuno – Marcolini si è portato a casa a un decimo del valore stimato due ettari di terreno di estremo interesse commerciale in una delle poche zone di espansione di Macerata e che lo stesso presidente della Regione Francesco Acquaroli ha affermato essere punto nevralgico per lo sviluppo della Val Potenza. Ma si potrebbe pensare: Paracaroli lascia via libera a Marcolini perché già dall’arile scorso l’imprenditore è stato coinvolto dal sindaco nel salvataggio e nella prosecuzione dell’attività del Co MaZo, il consorzio per il mattatoio ormai in agonia. Ma è stato lo stesso Marcolini a decidere che l’esperienza del CoMaZo è arrivata la capolinea.

Quel mattatoio però ha due atout vincenti: la prima un contributo di 300 milioni erogato o erogabile a vario titolo dalla Regione che a questo punto incassa Marcolini se decide di continuare a macellare e il bollo Ue per la macellazione. Nessuno però vieta a Marcolini di fare altrove un suo mattatoio con cui acquisire il marchio Ue facendo diretta concorrenza al CoMaZo avendo in mano una straordinaria leva per controllare il mercato della carne. Che a Parcaroli vegano fa orrore. Al punto di avere coscientemente abbassato l’introito dell’asta di circa 140 mila euro in danno del suo CeMaCo perché i soldi dell’asta dovranno andare a soddisfare i debiti pregressi del Consorzio di cui ancora oggi il Comune è proprietario.

Dunque in nome della tutela animale si può fare di tutto: far incassare meno al Comune dopo aver fatto nel 2024 due variazioni di bilancio per sostenere gli oneri derivanti dalla liquidazione CeMaCo, indurre l’Apm a contrarre un mutuo per pagare le tredicesime, impegnare il Consiglio comunale a contrarre un mutuo e poi disattenderne la delibera e tutto questo col risultato che Ilario Marcolini si è portato a casa un patrimonio pubblico stimato in 3,5 milioni dieci anni fa a un decimo del valore.

Dalla scelta vegana di Sandro Parcaroli derivano molti interrogativi. Il più pesante lo pone Simona Vincenzetti, che nella campagne di Treia ha un allevamento, e un’azienda di trasformazione, con maiali, vitelli, capre.

Dichiara: “Insieme a un gruppo di allevatori, stavamo valutando se mettere su una cooperativa per partecipare all’asta. Ma è spuntato il Comune di Macerata dicendo che avrebbe acquistato il mattatoio. Bene, poi il colpo di scena: l’ente non si fa avanti e all’asta si presenta solo l’imprenditore. Adesso cosa dobbiamo pensare? La soluzione potrebbe essere stata la partecipazione di più Comuni all’asta, se i sindaci si fossero messi insieme, trattandosi di una struttura utile per tutto il territorio. Il timore è che il mattatoio, con il passare del tempo, perda la sua fruizione pubblica.”

E poi ci sono i sindaci di 11 comune che dicono: “Chiediamo un incontro urgente al sindaco di Macerata Parcaroli, titolare dell’autorizzazione e delle potestà urbanistiche, affinché si eviti che il passaggio al privato possa configurarsi come una speculazione edilizia, considerata la presenza in adiacenza all’impianto di oltre due ettari di superfice molto appetibile dal punto di vista dello sfruttamento urbanistico”.

Occorre aggiungere altro? Lunedì con tutta probabilità il Pd con a capo Andrea Perticari chiederà al Consiglio comunale di Macerata una commissione d’inchiesta sull’operato del sindaco sulla vicenda mattatoio. Il Centrodestra è pronto a votarla anche perché le elezioni si avvicinano e un Parcaroli-bis sotto la mannaia del mattatoio nascerebbe mutilo.

Dicono che il sindaco stia per volare a Zanzibar dove rilassato penserà se riproporre o meno la sua candidatura. Speriamo confortato da un robusto parere legale perché a occhio, anche se è vero che non si processa un vegano, di cose da chiarire l’amico degli animali ne ha molte. Speriamo che abbia prenotato un volo dopo lunedì, altrimenti la sua sarebbe un’assenza sospetta. Con tutto il rispetto, ovviamente.

 

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