Mattatoio, Parcaroli ha cercato di spiegare ma ha mostrato nervosismo: parte l'inchiesta
Certo non ha la forza di Oscar Lugi Scalfaro quando a reti unificate disse agli italiani: "Non ci sto" per allontanare da sé i sospetti di tangenti dal Sisde, però Sandro Parcaroli ci prova a fare l’altezzoso. Che abbia convinto i consiglieri dato anche il silenzio tombale della sua maggioranza – a parte una difesa d’ufficio del capogruppo di FdI Pierfancesco Castiglioni che ha ringraziato il Sindaco per aver salvato il mattatoio pure guardandosi bene dall’entrare nel merito – è tutto da dimostrare.
Di certo ha snobbato il Consiglio Comunale per almeno metà della seduta – quasi tutta incentrata su interrogazioni sull’Apm - evitando di rispondere a domande che lo riguardavano con Stefania Monteverde di Macerata Bene Comune che giustamente se ne è lamentata. Chissà se il Sindaco ha passato un paio d’ore a imparare a memoria la lezioncina che ha cercato di fare ai consiglieri così come a lui l’hanno fatta i consiglieri legali.
Che pure hanno sbagliato un paio di passaggi. Ieri in municipio era il giorno del "Mattatoio day" e siccome la faccenda è ingarbugliata assai era stato chiesto ai gruppi di maggioranza di passare in mattinata dai legali del Sindaco o del Comune – non è dato sapere – per prendere istruzioni. Com’è giusto che sia nessuno c’è andato così il Sindaco – che è stato costretto da una richiesta del gruppo Pd con Andrea Perticarari in testa a riferire all’assemblea - ha affrontato l’uditorio di petto ripetendo però né più né meno ciò che aveva fatto sapere nei giorni scorsi con diversi comunicati.
Sarà un po’ più complicato quando dovrà affrontare la commissione d’inchiesta consiliare chiesta da Andrea Perticarari (Pd) che ha steso al tappeto Parcaroli. Bisogna però riassumere i fatti. Tutto parte da quando il Sindaco il 13 dicembre annuncia che vuole salvare il mattatoio. Per la verità già a fine marzo aveva convinto Ilario Marcolini – il più consistente allevatore per numero di capi di razza Marchigiana in provincia di Macerata – a farsi carico delle attività del CoZoMa annunciando anche contributi regionali (ed in effetti centomila euro sono arrivati).
Ma a fine novembre Marcolini alza le mani. Così Parcaroli annuncia che parteciperà all’asta – bandita dal 20 di ottobre - come Comune per ripigliarsi il Co ZoMa che i realtà è in affitto dal CeMaCo società in liquidazione dal 2015 di cui però il Comune di Macerata è maggiore azionista con il 68% del capitale. Per partecipare all’asta il Sindaco fa approvare il 15 dicembre con la sola astensione di Alberto Cicarè, Strada Comune, che ieri ha rivendicato questa sua posizione, una delibera d’urgenza del Consiglio comunale con cui si fa una variazione di bilancio per 526 mila euro coperti da un mutuo da accendere finalizzato a prendere parte all’asta giudiziaria per il CoZoMa.
Il 2 gennaio Sandro Parcaroli fa convocare un’assemblea dell’APM (il Comune è socio al 99% dell’azienda) da tenersi il 12 gennaio con all’ordine del giorno la distribuzione straordinaria ai soci della quota di riserva sul bilancio 2024 di Apm per avere i soldi necessari a coprire l’asta. Il 9 gennaio però riceve in Comune Ilario Marcolini e decide di non partecipare più all’asta lasciando via libera all’imprenditore che si aggiudica il lotto per 390 mila euro con uno sconto del 25% come da legge, essendo stato l‘unico partecipante e proponente un’offerta grazie alla rinuncia del Comune.
Giova ricordare che la prima stima era di 3,5 milioni di euro. Questi i fatti suoi quali il Sindaco è stato chiamato a dare una spiegazione. E i fatti lui li ha più o meno così ripercorsi specificando alcune cose che viste dall’esterno non gli fanno fare una gran bella figura. Ha ribadito: "Avrei riferito spontaneamente al Consiglio senza che mi fosse chiesto. Ho agito per il meglio e sapevo che i tempi erano stretti. La mia volontà era di salvare il mattatoio e questo risultato lo abbiamo ottenuto, le illazioni mi offendono perché il mio comportamento è stato trasparente. La situazione è precipitata a novembre allora mi sono detto che toccava al Comune salvare il mattatoio. Io lo sapevo che non c’erano i tempi tecnici per attivare il mutuo, ma confidavo su una proroga dell’asta".
"In fin dei conti ci si poteva anche concedere -ha aggiunto -. Così ho fatto la variazione di bilancio che abbiamo votato il 15 e il 17 dicembre e ho chiesto alla curatrice la proroga dell’asta. Non ho attivato i fondi dell’APM perché l’azienda mi ha spiegato che sarebbe andata in gravissima difficoltà. Non ho voluto partecipare all’asta anticipando solo il 20% dell’importo perché se poi non mi avessero concesso il mutuo avrei creato un danno erariale al Comune. Tutto qua, comunque ora il mattatoio andrà avanti e con i legali stiamo già studiando un ricorso per sospendere la vendita, faremo istanza di sospensiva".
Non siamo ai livelli del “che ne sapio io” sfoggiato quando gli fu chiesto conto dei contributi per la festa di (alcuni) commercianti (leggi qui), ma poco ci manca. A quel punto ha preso la parola Andrea Perticarari: “Non voglio qui discutere della sua buona o mala fede, semmai ci saranno altre autorità deputate a stabilirlo e le dirò che le parlo da avvocato, neppure da consigliere del Pd. Lei ha mostrato un’abissale incompetenza. La richiesta di rinvio dell’asta la doveva presentare al Giudice, non alla curatrice dell’asta: questa è una cosa che s’impara al primo anno di giurisprudenza".
"E comunque l’asta era stata pubblicata il 30 ottobre se lei voleva intervenire aveva tutto il tempo - ha proseguito Perticarari -. Ma lei ci ha detto qualcosa di ancora più raccapricciante invocando il fatto che non c’erano i tempi tecnici per attivare il mutuo: lei ci sta dicendo che il Comune di Macerata non ha 105 mila euro per presentarsi all’incanto e che nei quasi cento giorni successivi non avrebbe trovato come accendere un mutuo? Lei si è ritirato dall’asta e ora ci sta dicendo che fa un’istanza di sospensiva e a che titolo se non ha neppure partecipato e per impedire l’attribuzione allo stesso soggetto che lei ha incontrato prima dell’incanto? Lei ha fatto convocare l’assemblea dell’Apm e poi non si è neppure presentato. Lei non ha chiarito nulla, ha portato in giro il Consiglio Comunale e l’Apm. Le anticipo che chiederò una commissione d’indagine speciale del Consiglio". Un intervento di fatto definitivo.
Ma a rincarare la dose, almeno sotto un certo aspetto, è intervenuto Alberto Cicarè che dopo aver ricordato la sua astensione dalla famosa delibera del 15 dicembre l’ha pure motivata: “Non ritenevo e non ritengo che si dovesse agire d’impulso per partecipare ad un’ asta che deriva dai beni del CeMaCo che è ancora di proprietà del Comune senza un piano organico. Le ricordo però che a marzo quando lei ha coinvolto Ilario Marcolini nel CoMaZo lo ringraziò e fu lei a dire che Marcolini avrebbe partecipato all’asta quando si sarebbe tenuta; signor Sindaco la sua ricostruzione è quanto meno confusa”.
Stefania Monteverde attacca e dice: “Sette Comuni hanno scritto per dirle di trovare il modo di salvare il CoMaZo, lei aveva avviato anche come presidente della Provincia un’interlocuzione con questi Comuni?”. Come si sa Parcaroli non tiene i tempi lunghi del dibattito e comincia irridere. Lo rimprovera (giustamente) la Monteverde: “Sindaco lei già si è sottratto a una mia interrogazione, sia più rispettoso: lei ci ha chiesto di votare una delibera nell’interesse comune e oggi vediamo i risultati".
Pacatissimo, ma dritto al punto va Giordano Ripa – peraltro sinora l’unico ad aver ufficializzato una sua candidatura a Sindaco – che dai banchi del gruppo misto dice: “Non spetta a me decidere se lei ha agito in buona o malafede, ma sa Sindaco, ho il brutto vizio d’informarmi. E risulta che per partecipare all’asta per il Comune era sufficiente avere a disposizione la cifra, diciamo massimo 150 mila euro, per depositare la cauzione. Dopo e solo dopo, come previsto dalla legge, avrebbe dovuto accendere il mutuo per pagare l’intero importo. Dunque ciò che lei ci ha detto del tempo tecnico che mancava non regge. Delle due l'una: o lei non conosce le procedure oppure ha scelto arbitrariamente di non partecipare all’asta senza tornare in Consiglio anzi ignorando il volere del Consiglio come già le è successo altre volte".
Maurizio Del Gobbo, che all’inizio di seduta ha comunicato di aver lasciato il gruppo Pd per confluire nel misto, ha provato la strada del tutto è bene quel che finisce bene e ripercorrendo al storia – accidentata - del CoMaZo ha sottolineato: "Non vuol dire che se ora il mattatoio è di un privato non possa continuare la sua attività nell’interesse di tutti". A quel punto Roberto Spedaletti, Movimento Cinque stelle, non si è tenuto più: "Lei ci ha detto Sindaco che l’emendamento che abbiamo votato al bilancio di previsione per consentire l’accensione del muto per partecipare all’asta del mattatoio era di massimo interesse pubblico e strategico e allora perché non ha partecipato all’asta e perché ha ricevuto Marcolini prima dell’asta? Di cosa avete parlato?".
Con fare sprezzante Sandro Parcaroli ha interrotto e ha ringhiato: "Di vacche!". Di rimando Spedaletti: “Sindaco non faccia lo spiritoso: non avete parlato di vacche, ma alla commissione d’inchiesta lo dovrà dire”. E’ scattato così il soccorso di Fratelli d’Italia perché dalla maggioranza non un fiato a sostegno del Sindaco, tanto meno dai banchi della Lega che è il partito del Sindaco. E allora Pierfrancesco Castiglioni capogruppo di FdI, si è lanciato in una perorazione troppo enfatica per non apparire come un dovere d’ufficio.
"La sinistra ha sperperato soldi in continuazione dentro il CeMaCo e il CoMaZo; quei Comuni di cui parlava la Monteverde sono quelli che si ritirarono lasciando la Provincia e il Comune di Macerata da soli a gestire una struttura che divenne improvvisamente elefantiaca e anti-economica. Il Sindaco ha dimostrato di voler salvare il mattatoio e il risultato è stato raggiunto. Devo solo dire che in base all’articolo 118 quarto comma della Costituzione il Sindaco ha favorito l’autonoma iniziativa di un cittadino a vantaggio dell’interesse pubblico. L’obiettivo finale di salvare il CeMaCo è stato raggiunto".
Eccesso di zelo? A giudizio di David Miliozzi (Macerata Insieme) le cose non sono andate proprio così: “Consigliere Castiglioni, un po’ di onestà intellettuale. Il Sindaco non ha salvato alcunché, Marcolini si è comprato il CoMaZo e ora può farne ciò che vuole. Il Sindaco ci ha dimostrato che come Consiglio comunale, e non è la prima volta, contiamo molto poco: l’assemblea ha adottato un indirizzo e in poche ore è stata smentita da un Sindaco che ha anche sbagliato indirizzo dove depositare la richiesta di rinvio dell’asta; l’ha mandata all’incaricata anziché al giudice. Evocare colpe passate non è di buon gusto. Mi auguro che un giorno avremo il museo Dante Ferretti che voi non volete e non per questo sarete rimproverati in eterno”.
Questo è solo il primo tempo. Sandro Parcaroli era molto scuro in volto: ha capito che la commissione d’inchiesta si farà ed è una scocciatura perché tra un paio di giorni voleva andare a Roma per farsi dare l’investitura alla candidatura bis. Forse partirà per Zanzibar senza avere, come avrebbe detto Lorenzo de’Medici sovrano lui sì illuminato, “del doman certezza”.

cielo coperto (MC)
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