In una di quelle serate profumate di buona borghesia al Lauro Rossi vi sarà capitato di incontrare Estragone e Vladimiro. Oggi magari è meno probabile perché la programmazione del settecentesco palcoscenico voluto dai nobili della città è più una passerella di modeste ambizioni ideologiche che non un invito a ospitare musica e prosa di alto significato e quindi Samuel Beckett non è all’orizzonte.
Così come non sono all’orizzonte i lavori di consolidamento di questo capolavoro del Bibbiena che pure Estragone, al secolo l’assessore Lego, aveva sbandierato proclamando l’ennesimo iperbolico finanziamento da 3,9 milioni di euro per il post sisma. Deve essere nella stessa pratica del restauro del Convitto Nazionale che il Centrodestra aveva messo al primo punto del suo programma sei anni fa, ma evidentemente hanno avuto altro da fare. Per compitare le promesse mancate occorrerebbe non un articoletto, ma un censimento.
Estragone e Vladimiro, l’uomo con la camicia, stanno lì e a quattro giorni dal termine ultimo per la presentazione delle liste non hanno ancora notizie di Godo (ho tolto la t perché al personaggio di cui dico s’addice più il godereccio che il filosofico). Fuor di metafora la cosa curiosa – al netto di chi di Sandro Parcaroli ha detto peste e corna e poi si ripresenta glorificandolo nella speranza di uno strapuntino – è che a quattro giorni dalla scadenza perentoria per la presentazione delle liste quella che dovrebbe indicare Sandro Parcaroli come candidato sindaco non c’è.
Estragone e Vladimiro stanno aspettando Godo, ma c’è il rischio concreto che debbano affannarsi a presentare un listino che non raggiunge neppure i 32 nomi previsti, ma soprattutto che alla fine vengano frustrati dal materializzarsi di Anna Menghi che ha tre vantaggi: è donna e per le quote rosa ha la preferenza, ha i voti e soprattutto sa di amministrazione. Davvero sembra una piece teatrale. Fratelli d’Italia ha già schierato i suoi candidati e ha ingoiato il rospo del Parcaroli-bis per disciplina di partito.
Francesco Acquaroli – il presidente della Regione – sapeva benissimo che tolto Godo si sarebbe scatenata nel suo partito una guerra intestina. Su consiglio di Arianna Meloni ha posto il tema a Matteo Salvini che ha incoronato Godo per il secondo mandato. Ora va ricordato a tutti gli elettori che per le Comunali esiste il voto disgiunto. Si può votare per il consiglio comunale per un candidato di una lista di centro destra e votare per un candidato Sindaco non collegato a quella lista.
E però sono tutti convinti che l’effetto Parcaroli funzioni. Peccato che per ora Godo non abbia una lista dove compare come candidato. Così c’è un certo affanno dalle parti di Estragone, convinto di godere di una infinita popolarità, e di Vladimiro che doveva mobilitare un esercito di esercenti e pare si sia dovuto incontrare con quattro complici al bar. L’affanno è derivante dal fatto che non trovano né firme né candidati.
Ci sono su questa lista bottegaio-leghista due incognite enormi: Anna Menghi e Aldo Alessandrini che della Lega è segretario cittadino e ora siede nella commissione d’inchiesta sul mattatoio di cui nessuno parla. In questa situazione si ha uno schieramento per Parcaroli Sindaco con il non trascurabile particolare che sin qui Sandro Parcaroli non ha una lista dove presentarsi. E se la lista ci sarà, sarà una lista-Parca, non dal nome del capolista, ma dalla inconsistenza dei candidati.
Dato che le cose stanno così sembrano sgonfiarsi anche i bluff di una popolarità senza confini di Vladimiro e di una solidissima presa elettorale di Estragone-Lego che ha aperto tanti cantieri, ma non si è costruito un consenso. Per il Centrodestra l’avvio di questa competizione elettorale non è né dei più sereni né dei più decisi. Evidentemente contano sulla presunta debolezza dei competitori. Ma tra l’operare per vincere e il tentare di non perdere c’è una bella differenza. Staremo a vedere, per ora aspettando: Godo.

nubi sparse (MC)
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